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Anno 1

N u me r o 9

S ka n

M a g g io 2 0 1 3

La rivista multicanale di narrativa fantastica liofilizzata istantanea

Bright Side Steampact 2013

AMAZING MAGAZINE

Stefania

Deflazione

Prototipo Alfa Antropomorfo Minuti Contati

Non è un paese per... Lacrime di sposa Una Storia al Mese

Era un mondo Piccolo

NASF: Le Tre Lune

I sentieri degli indiani

I romanzi di Franco Forte Engineman Le radici del male Aladino e le Perle di Saggezza d i J a c k ie d e R ip p e r

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Lady Blood

d i L u c a Ole a s t r i


N o n pe r d e t e i l n u m er o d i G i u g n o 2 01 3

N e l m e zzo d e l c a m m i n d i n o s t r a vi t a . . .


Sommario

del

Hanno collaborato L'editoriale ............................. 5

Jackie de Ripper kaipirissima Nozomi e

Giorgio Sangiorgi Roberto Bommarito Andrea Viscusi Luigi Bonaro Stefano Pastor Maurizio Bertino Michele Vaccaro Andrea Atzori Massimo Luciani Leonardo Boselli

di Jackie de Ripper Reportage Steampact 2013 ................. 6 di Giorgio Sangiorgi Una voce da Malta "Stefania" .......................... 10 di Roberto Bommarito Being Piscu "Defalzione" ...................... 11 di Andrea Viscusi Guest Stars "Prototipo Alfa" ............... 14 di Luigi Bonaro "Antropomorfo" ................ 18 di kaipirissima Oltre lo Skannatoio Minuti Contati "Lacrime di sposa" di Stefano Pastor ......... 21 "Non è un paese per..." di Maurizio Bertino ..... 22 USAM ­ Una Storia al Mese "Piccolo" di Stefano Pastor ......... 24 "Era un mondo" di Michele Vaccaro ...... 33 NASF ­ Le Tre Lune "I sentieri degli indiani" di Nozomi ..................... 34 Nella pancia del Drago "Sono Pdor! Figlio di Kmer! della tribù degli Star!" di Andrea Atzori .......... 37

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Bright Side

Il Giudizio... Di Dio I romanzi storici di Franco Forte di Diego Di Dio ............ 39 Il libro da rileggere "Engineman" di Massimo Luciani ..... 42 L'eBook nell'eReader "Le radici del male" (presentazione) ............. 44 Narrativa interattiva "Aladino e le Perle di Saggezza" di Leonardo Boselli ...... 45 Vale più di mille parole "Super in Paris" .................50 di Giorgio Sangiorgi DARK SIDE ........................... 51


Sommario

Hanno collaborato Vale piĂš di mille parole

TETRACTYS Sol Weintraub Nozomi 2.0 Polly Russell Smilodon shanda06 anark2000 e Luca Oleastri

del

Dark Side

"Lady Blood" .................... 51 di Luca Oleastri

Skannatoio edizione XVII Le specifiche ..................... 52 di TETRACTYS "Effimero panico" ............. 53 di Sol Weintraub "Cobalto estatico dializzami l'anima" ....... 58 di Nozomi 2.0 "La scelta" ......................... 61 di Polly Russell "Grigio d'amor perduto" .. 64 di Smilodon

Speciale ventiquattr'ore "Tanz bambolina" di Sol Weintraub .......... 66 "Non c'è scoperta senza ricerca" di Polly Russell ............ 69 "Materia prima" di shanda06 ................... 75 "La danse de la Mort" di anark2000 ................. 78

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Il Lato Oscuro "Le viscere della mente" di TETRACTYS ............. 81 Domande retoriche TETRACTYS intervista Sol Weintraub .............. 86 Risultati e classifiche "Skannatoio 5 e mezzo"... 90


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AMAZING MAGAZINE Stasera l'aria E' fresca...

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S t e a mp a c t 2 0 1 3 Reportage

Mascherati per non farsi notare: Edizioni Scudo allo Steampact

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S ka n Stefania

Territori d'oltremare

Una voce da Malta

Ro b e r t o Bo mma r i t o

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S ka n Deflazione

Being Piscu

An d r e a Vi s c u s i

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S ka n

Guest Stars

Bo n a r o ­ K a i p i r i s s i ma

Prototipo Alfa

- Siamo rimaste sole, uccellino mio , mi vuoi bene? - Sì, mamma…

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- E questo quaderno zeppo di numeri che cos’è? - Non lo so, me lo dica lei. Ieri, ho dato alla classe il compito di copiare dal libro di testo e questo è l’elaborato di sua figlia. - In effetti, anche a casa riempie spesso fogli interi con tutti questi numeri senza senso. - Signora, sua figlia è molto introversa, violenta con i compagni, non si integra con gli altri bimbi della classe. Siamo fortunati che i genitori di Enrico non abbiano sporto denuncia, il bimbo stava morendo carbonizzato in quell’incendio nel ripostiglio dei giochi. Le dico che per colpa di sua figlia abbiamo rischiato di chiudere. Sono stata rimproverata a lungo dal Direttore didattico… Guardi signora, voglio esser franca, temo che si dovrà rivolgere a uno specialista. - Ho capito, vieni Lory, andiamo a casa. — Disse Geltrude guardando per terra. La bimba tese la piccola mano a sua madre e si avviarono. Il sole aveva tinto il cielo di intensi colori, era pomeriggio inoltrato, varcato il cancello della scuola una pioggerellina leggerissima sorprese le due, Geltrude aprì l’ombrello e trasse a sé la piccola, un tramonto anomalo si specchiava, intervallato da puntini d’acqua, sul lunotto oscurato di una Punto bianca parcheggiata dall’altro lato del marciapiede.

avvelenato. L’autopsia ha mostrato tracce di Digitalis purpurea, le stesse sono state trovate nel tessuto del divano. - E che cos’è? - È un fiore velenoso signora, come quelli che ha in giardino. - Come? Le mie campanelle viola sono velenose? - Stiamo facendo delle indagini sul cibo che abbiamo preso in casa e stiamo verificando se suo marito avesse avuto dei nemici o fosse in situazioni di pericolo. - Mio marito era un brav’uomo, faceva una vita tranquilla. - Lo sappiamo ma non possiamo trascurare nulla. La saluto, per adesso. Sappia che stiamo lavorando per far luce sulla vicenda.

- L’ospedale era appeso in cima a una collina, lontano dal centro abitato, vicino alle autostrade. Una vecchia, vestita in modo sobrio, era seduta su di una panchina, nel giardino incolto, antistante la clinica. Indossava degli occhiali scuri, quasi fosse cieca, con le mani spargeva del pane, intorno a lei piccioni aggressivi s’ingozzavano con fare vorace. Tra le sterpaglie serpeggiavano piccoli animali. - Ecco dottore, siamo venuti. - Come sta? — Il dottor Corbi tese la mano alla signora, poi fece una carezza sul capo di Lory. - Ciao piccolina. — Disse il dottore sorridendo. - Questo è il quaderno e i fogli - Venga si accomodi. — Il mi chiedeva. — Esclamò commissario era passato a tro- che Geltrude vare Geltrude, erano sull’uscio. agitazione.in evidente stato di - Mi dispiace non posso tratte- - Stia tranquilla. — Replicò il nermi, mi rincresce dirglielo dottor Corbi. così ma suo marito è stato - Ah, senta signora, posso

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parlare con Lory da solo? Lei vada pure a casa. Manderò un’auto a prenderla quando avremo finito. - Allora Lory, puoi chiamarmi Pietro. Parliamo un poco di te e facciamo dei test con questi nuovi macchinari. Ti va? - Cosa vuole che faccia? — Replicò la piccola. - Nulla, dobbiamo solo parlare... - Secondo la teoria talamica, la sede dell’emozione è situata a livello neurofisiologico. Cannon attribuisce al talamo un ruolo essenziale. Secondo lui, sia le vie corticali che le vie sottocorticali, hanno un ruolo primario nella mediazione dell’esperienza emotiva. Talamo e ipotalamo rappresentano i centri di controllo delle azioni motorie che includono, a loro volta, cambiamenti nel sistema periferico. Ecco, sembra che nella tua fisiologia il talamo non svolga nessuna di queste funzioni, e, in considerazione di quella strana membrana che lo avvolge, sembra essere quasi una sorta di ricevitore biologico che traduce informazioni a più alta frequenza in un linguaggio riconoscibile dal sistema nervoso. È un ipotesi, non ho mai visto nulla del genere, dovrei approfondire lo studio. Quel che è certo è che la tua ghiandola non percepisce, come di norma, stimoli di tipo emotivo. Tu sei del tutto incapace di provare emozione non è vero? Quanto al fatto di non parlare, credo che sia normale per te. La maggior parte delle cose che gli uomini dicono sono irrazionali, tu non parli semplicemente perché non sapresti cosa dire, giusto? Sono


sicuro che mi capisci bene. Il tuo libro di testo si chiama Impariamo a scrivere? - Sì. - Il tuo compito è perfetto. È solo scritto con un codice diverso, non alfabetico. Lo hai scritto in binario vero? — La bimba non replicò. - È incredibile. Abbiamo trovato tutti i dettagli del libro di testo, incluso il formato, gli elementi in merito alle modalità di stampa offset, le spaziature, l’interlinea, la grammatura della carta. Insomma, con i soli dati presenti nel tuo quaderno è possibile dare istruzioni complete a una qualsiasi computer per stampare completamente il testo scolastico in uso nella tua classe. - La maestra ci aveva detto di copiare. Ma il compito poi non le è piaciuto. — Replicò la bimba. - Dal codice assembler che avevi scritto sui fogli che ci ha dato tua madre invece, abbiamo trovato delle coordinate di ripetitori governativi, delle parti di sequenze numeriche che corrispondono a delle trasmissioni televisive, stavi guardando un documentario su dei bellissimi fiori viola a campana, le Scrophulariaceae e, credo, tu abbia recepito insieme alle immagini anche tutte le coordinate di trasmissione. Avete per caso la tv satellitare in casa? - Quei fiori alla tv mi piacevano molto e li ho disegnati. - Sembra che tu percepisca l’informazione nella sua globalità e riesca anche a restituirla esattamente com’è, ma questo non è un difetto, semmai un’anomalia e insieme una dote eccezionale. - Il problema consiste semmai

nel fatto che questa eccessiva razionalità, la completa assenza di emozioni, sembrerebbero portarsi dietro ciò che viene definito disturbo delirante, una sorta di paranoia. Non hai nessun tipo di preconcetto morale o culturale vero? Però percepisci il mondo come se fosse contro di te? - La maggior parte delle persone fa cose irrazionali, illogiche. - Senti Loredana, tu non sei come gli altri, ma allo stato attuale non posso sostenere che tu abbia dei disturbi, sei solo fisiologicamente diversa. Se mi consenti di approfondire gli studi, potremmo trovare una soluzione di compromesso che possa integrarti meglio. Che dici? Vuoi provare? Non ti succederà nulla. Io ti proteggerò… - A quest’ora ti staranno già cercando tutti. — La vecchia punto bianca andava veloce, la strada lunga e veloce costeggiava case dei pescatori in calce viva da una parte, il lago che era dall’altra parte finiva sui pini di un enorme montagna, un sole rosso si rifletteva sullo specchio d’acqua. - Allora, Beta dodici perché hai avvelenato tuo padre? — Disse a un certo punto Alfa undici mentre era alla guida dell’autovettura. - Voleva riportarmi da Loro, al Centro Sperimentale. Avrebbero ricominciato con il Programma Alfa, con tutti quegli esperimenti dolorosi. E comunque, non era mio padre, io non sono nata, sono stata creata da Loro. Dovresti saperlo, sei come me. — Alfa undici si faceva chiamare Carla Morlon, era una bellissima donna sulla

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quarantina, capelli nerissimi,

carnagione molto chiara, pelle delicata, espressione arcigna, sopracciglia aguzze, due accenti, uno acuto e uno grave calcavano su due splendidi occhi cerulei. Non rideva mai,

lei e Lory erano identiche, solo che Alfa undici era ormai una donna. - Perché sei venuta a cercarmi? — Disse Lory senza espressione. - Sto provando a sottrarvi al Loro controllo, voglio prendervi tutte con me. Vivremo tutte insieme come una famiglia. Qui dietro c’è Beta nove. Stiamo andando a prendere la piccola Beta sette a Milano. — Alfa undici indicò con un dito i sedili posteriori, una ragazzina identica a Lory stava giocando con un orsacchiotto. - Siamo delle assassine, è vero, ma, malgrado la nostra natura, vorrei provare a rieducarvi. La nostra genetica non può essere una predestinazione. Sono circa dieci anni che non uccido più. Fidatevi, possiamo cambiare. Con la volontà possiamo migliorarci. Insomma, uccidere è la cosa più grave di cui si possa macchiare un essere umano. - Ma noi non siamo umane.— Replicò la piccola. - Smettila, non dire così. Ce la faremo… - Signora, sono il dottor Corbi, quando mi ha detto che Lory è stata rapita sono venuto subito da lei. - Mi aiuti dottore, sono sicura che lei può riuscire a trovare la mia bambina. — Proruppe Geltrude disperata. - Signora, devo chiederle una cosa che credo sia molto importante per poter ritrovare


sua figlia. - Tutto, dottor Corbi, le dirò tutto ciò che vuole sapere. - Lory è stata adottata? - No, dottore. Guardi, qui ci sono le foto di quando ho partorito. Avevamo dei problemi, siamo stati tanti anni alla ricerca di un bambino. Poi, un ente statale ha avviato un Programma Sperimentale di fecondazione presso un Centro medico e ci siamo rivolti a loro. - Buongiorno, sono il dottor Corbi del Centro Universitario, avrei bisogno di consultare i vostri archivi per una ricerca scientifica. Mi serve il file di Loredana Panico. - Un attimo, faccio una ricerca — Replicò l’impiegato. — Ecco, mi dispiace. Tutto il materiale relativo all’operato della dottoressa Carla Moron non è disponibile. È protetto da password. Non ho accesso ai file. - Perché mai? - La dottoressa che dirigeva il reparto è stata sospesa. Dicono che si sia macchiata di gravi colpe, pare che sia impazzita. Un bel giorno i militari sono venuti qui, hanno sequestrato tutto e poi sono spariti portandosi via la dottoressa. - E se volessi informazioni sul file della famiglia Panico? - Dovrebbe far domanda al Ministero della Difesa e poi tornare con l’autorizzazione e la password per consultarli. - E questa dottoressa Moron, è rintracciabile in qualche modo? - Non lo so, però, visto che è un dottore, la posso farla parlare con il Dirigente medico dell’ospedale.

- La punto bianca era riversa sulla strada, le ruote continuavano a girare rivolte verso il tramonto. All’interno, Alfa undici con il cranio fracassato e il volante nello sterno, gli occhi cerulei erano spalancati, guardavano fissi nel vuoto. - Poco più in là, mentre i soccorsi sfrecciavano verso la Punto bianca, Aristide Scroto, camionista di Segrate diretto a Birmingham, accoglieva due piccole gemelle nel suo tir, avevano capelli nerissimi, carnagione molto chiara, pelle delicata, espressione arcigna, sopracciglia aguzze, due accenti, uno acuto e uno grave calcavano su splendidi occhi cerulei.

- Era pomeriggio inoltrato quando il dottor Corbi venne accompagnato nella cella di Alfa Uno. - E così mi hai trovato dottor Corbi… - Come sa il mio nome, come faceva a sapere che la cercavo… Lei dev’essere Carla Moron… - Se preferisci chiamarmi così… — Era una donna sulla quarantina, era bellissima, aveva i capelli nerissimi, carnagione molto chiara, pelle delicata, espressione arcigna, sopracciglia aguzze, due accenti, uno acuto e uno grave calcavano su splendidi occhi cerulei.

- Prima slegami, poi parliamo… - Dev’esserci una buona ragione se è legata… - Ho mangiato un orecchio a un infermiere, era sgarbato, mi

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trattava sempre male. Ma non mi sembra il tuo caso, tu sei una persona molto buona e soprattutto educata. — Disse la donna prorompendo in una risata folle. - Sei nuovo, dottorino, lo so che stai pensando che sono identica alla piccolina che conosci e ti stai chiedendo se sono intelligente come lei? Sappi che siamo molto brillanti noi Alfa, è una cosa di famiglia. Tu non lavori per Loro, non è vero? - Chi sono Loro? - Ti rispondo subito. La ragazzina non si chiama Loredana ma Beta dodici, allo stato attuale è diretta in Inghilterra a bordo di un Tir in compagnia di Beta nove. - Come sa tutte queste cose? È lei Carla Moron? - Non è il mio nome, ma io sono lei, siamo identiche, noi Alfa siamo tutte uguali e tutte in comunione psichica. - Nel ’92 ha lavorato al Programma sperimentale presso la Clinica per la fecondazione artificiale? - Nel 1992 ero reclusa al Centro Sperimentale Alfa, sottoposta continuamente ai test, sai qual era la mia colpa? - No. Non lo so... - Essere me stessa. Loro mi hanno prodotta. Dicono che sono pericolosa, un’assassina. Ma mi hanno creata Loro in questo modo. Adesso sono in questo posto, l’unica ragione per cui mi tengono in vita è il Loro progetto segreto. - Quale progetto segreto? Di che parla? - Parlo d’ibridazione aliena. Io sono la prima, Alfa Uno. Vengono qui, mi fanno i test, mi studiano per vedere cosa è


andato storto. - Loro vengono? Chi vuole che venga qui? - Lo so, stai pensando che ho fatto io gli esperimenti sulle bambine Beta e che adesso mi sto inventando tutto. - Cosa è andato storto? - Non ci sono uomini tra noi, le Alfa sono solo femmine. Noi non possiamo partorire… Non possiamo generare quello che Loro chiamano il Prototipo Al-

fa. Questo è ciò che andato

storto. Inoltre, in virtù dell'alterazione genetica, abbiamo tutto in eccesso, eccessiva forza, eccessiva intelligenza, capacità extrasensoriali, capacità di percepire le onde cerebrali e i pensieri altrui, ma abbiamo eccessive paranoie, naturale inclinazione all'omicidio e non abbiamo emozioni. In breve, siamo molto pericolose. Non mi credi vero? Guarda quella

Antropomorfo

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foto al muro, cosa vedi? - Vedo bambine, tutte uguali, sono tutte identiche a Lory… - Non sono Lory, siamo tutte noi da piccole. Lory, come la chiami tu, appartiene alla seconda generazione di Alfa, gli Esemplari Beta. Loro stanno continuando a replicarci… - Ma Loro chi sono…


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OLTRE LO skannatoiO Minuti ContatI NEW AGE

Lacrime di sposa

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Non è un paese per...

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OLTRE LO skannatoiO

USAM - una storia al mese

Piccolo

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Era un mondo

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OLTRE LO skannatoiO

Le Tre Lune

Nuovi Autori di Sfi-Fi

I sentieri degli indiani

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Nella pancia del Drago

http://www.sulromanzo.it/redazione/andrea-atzori

S o n o P d o r ! F ig lio d i Kmer! Della trib첫 degli Star!

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S ka n Diego Di Dio valuta i romanzi storici di Franco Forte

Il Giudizio... Di Dio I romanzi storici di Franco Forte

I BASTIONI DEL CORAGGIO

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ROMA IN FIAMME

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IL SEGNO DELL'UNTORE

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Il Libro da rileggere E n gi n e m a n d i E r ic B r o wn

Engineman di Eric Brown

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M

L' Book nell' Reader Le

Le Radici del Male di Alda Teodorani Illustrazione di copertina di Alan M. Clark Mezzotints Ebook - Collana Ombre Formato ebook (epub, mobi) Pagine: 145 - Lingua: Italiano ISBN epub: 9788890814563 ISBN mobi: 9788890814570 Prezzo di copertina: € 2,99

Le Radici del Male contiene tre lunghi racconti: Giù, nel delirio, Specchi di sangue e Soluzione finale. L’autrice in

questa sua opera storica presenta un viaggio crudele e violento nella psiche umana, tra solitudine e delirio. Le Radici del Male è già stato pubblicato in edizione cartacea, per Granata Press nel 1993 e Addiction nel 2002. L’opera è stata ampiamente editata e aggiornata per questa nuova edizione digitale.

Il Libro: Il velo viene squarciato, così che noi possiamo osservare l'abisso: non tanto per capire , quanto per conoscere

la materia di cui siamo fatti. Questi tre racconti scavano là dove nessuno vorrebbe mai guardare, dentro il tessuto più distorto della natura umana, e dissotterrano incubi scomodi, ma così reali e vicini a noi da risultarci familiari, nella loro crudeltà devastante. Antonio Giordani sembra aver toccato il fondo: percepisce il mondo – percepisce l'amore – attraverso la deformazione allucinante delle droghe. Di professione fa il fotografo, le immagini che scatta sono il frutto di terribili torture e omicidi, atrocità e depravazioni, l’unico linguaggio che lo coinvolge a fondo è quello del sesso, un sesso deviato, aggressivo, fatale. Al centro del suo personale abisso trova un'anima affine in Grazia Greuter: la “pittrice degli incubi”, proprio come lui traduce in immagini le violenze umane, dipingendo tele tormentate e mostruose.

adici del ale di Alda Teodorani

Il loro rapporto sarà benedizione e condanna, elevazione e rovina, perché il buio in cui Antonio si muove nasconde ben altre profondità, e la sua discesa nel delirio non si è ancora arrestata. Mac Ewan, invece, è un sicario: spietato, infallibile, il coltello che usa per uccidere è un’estensione del suo corpo. I suoi lavori sono studiati nei dettagli, portati a termine con dovizia, ferocia e indifferenza. Nel succedersi delle efferatezze il suo lato oscuro emerge prepotente: vuole riscuotere il suo debito di vita e di morte, vuole togliersi di dosso ogni inibizione, vuole mietere l'esistenza, strappare al mondo fino all'ultimo dei suoi servigi per soddisfare ogni suo più osceno desiderio. Vuole provvedere che le sue piante acquatiche abbiano la migliore, la più delicata e commovente delle cure. E che nessuno osi mettersi davanti al suo cammino insanguinato. In questa galleria implacabile tutto ritorna, i fili sbrogliati vengono a riallacciarsi al cospetto di un investigatore dalla mente deviata, contorta, che ha uno rapporto deformato con la madre – e quindi con tutte le donne: secondo lui Grazia deve per forza conoscere l’autore dei feroci delitti commessi in città, visto che i suoi dipinti ritraggono con disumana efficacia tali atrocità. Le indagini di Valenti proseguono con metodica efficienza, portandolo sempre più vicino al collasso nervoso, mentre il suo fanatismo lo spinge a ergersi a solutore, giudice, giustiziere. Un testo ultra-violento, denso di un sesso esposto e sfrenato, la parola non fa sconti a niente e a nessuno, sputa in faccia le sordide, perverse pieghe che l’uomo cerca di mantenere sotterranee, e tenta di nascondere anche ai propri occhi. Radici che ci serrano nella loro morsa, s’incuneano sempre più a fondo, anche dentro di noi, nel nostro animo. E ci trascinano giù, nel delirio.

L’autore: Alda Teodorani ha spaziato tra vari generi letterari tra

cui l'horror, il giallo, l'erotico. All'attività di scrittrice affianca quella di traduttrice. Ha pubblicato racconti in antologie, quotidiani e riviste. Ha esordito pubblicando il racconto Non hai capito in Nero Italiano, 27 racconti metropolitani (Oscar Mondadori). Con Carlo Lucarelli, Loriano Macchiavelli e Marcello Fois ha fondato il Gruppo 13. Insegna scrittura alla Scuola Internazionale di Comics di Roma. Gli altri suoi romanzi: Giù, nel delirio (Granata Press, 1991), Belve (Addictions, 2003), La Signora delle torture (Addictions, 2004), Incubi (Halley Edizioni, 2005), Bloody Rainbow (Hacca, 2006), I sacramenti del male (Il Giallo Mondadori, 2008). Suoi racconti sono pubblicati in diverse antologie da Stampa Alternativa, Einaudi, Giallo Mondadori.

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Narrativa Interattiva A l a d i n o E le P e rl e d i S a gge z z a di Leonardo Boselli

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Aladino e le Perle di Saggezza Un'avventura testuale surreale di Leonardo Boselli

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VALE PIU' di mille parole

S u p e r i n Pa r i s

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VALE PIU' di mille parole

Lady Blood

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AMAZING MAGAZINE

S k a n n a t o i o e d i z i o n e XV I I S ta s e r a l ' a r i a è fr e s c a . . .

&

S k a n n a t o i o s p e c i a l e XV I I V e n t i qu a t t r ' o r e n e l tu n n e l s e n za fi n e

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dagli ambienti accadeE f f i m e r o p a n i c o mento mici.

Trovandomi quindi in ristrettezze economiche accettai "La Terra sollevò il capo di buon grado l'invito dell'amidall'oscurità cupa e minaccio- co Theo, figlio di quel Wolfart4 sa. già allievo di Mesmer, a trasfeLa luce scomparve: atroce rirmi presso di lui a Berlino per terrore! E i suoi capelli coperti continuare i miei studi. di disperazione grigia" (William Blake, "I canti Prima di continuare permettimi dell'esperienza) di spendere alcune parole riguardo il mio singolare mecenate. Rubizzo e gioviale, Theo Caro Oswald¹, Wolfart assomigliava più «scrivo con la morte, la gelida all'oste di una taverna che non a morte nel cuore. Anzi, dal più un uomo di cultura. Istrione profondo di me, dal cuore stes- apprezzato e ricercato, era coso, mi pare che qualcosa mi nosciuto nei salotti per le feste trafigga con acuminati straordinarie organizzate nella ghiaccioli i nervi percorsi da grande casa sul una corrente di fuoco ». Kurfürstendamm. Le maleRubo le parole dello scrittore lingue degli esclusi volevano tedesco a te tanto caro² perché questi ricevimenti come crapuio stesso non potrei descrivere le ai limiti della lascivia, dove meglio il mio stato d'animo il padrone di casa in abiti da mentre, a malapena rassicurato dandy, il pince-nez ben calato dal chiarore del lume, mi sul naso, si aggirava irretendo appresto a lasciarti queste rile nobildonne come Priapo ghe, memoria e monito dei nella favola milesia. miei errori. Se mi dilungo in questi dettagli, L'orrore è un tarlo che si annida all'apparenza privi di interesse, tra le pieghe del quotidiano e è per farti comprendere la mia lentamente rode, fino a lasciare cecità. Chi meglio di me, da scoperte le nervature dell'ina- sempre esploratore attento della spettato. mente umana, avrebbe dovuto Ma affinché tu comprenda con leggere in quelle pulsioni, chiarezza è necessario tornare neppure troppo celate, il seme indietro, quando tutto ha avuto degli eventi che sarebbero seinizio. guiti? Devo dire a mia discolpa che mai una volta egli aveva teCome tu ben sai la divulgazio- nuto in mia presenza atteggiane delle mie teorie scientifiche, menti sconvenienti, portandomi che ora riconosco avventata, e a liquidare le voci sul suo conto l'accesa controversia con lo come dicerie prive di fondastrutturalismo di Wundt³ aveva- mento. no causato la perdita della mia Nel corso della nostra amicizia, cattedra a Lipsia e l'allontana-

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nata ai tempi dell'università, si era anzi rivelato uomo di grande ingegno e di ampie vedute. Al di fuori dell'ambiente mondano il suo temperamento subiva una profonda trasformazione, rendendolo esasperante agli occhi dei più: non si stancava mai infatti di sminuire l'interesse per le scienze esatte, contrapponendolo alla dedizione verso l'empirico e il trascendente. I suoi delatori lo definivano un illuso, ma gli ammiratori, di fronte al suo ardente zelo, quasi si vergognavano di avere aspirazioni estranee alla sfera della conoscenza pura. Giunsi nella capitale pochi giorni prima di Natale, accolto dallo scampanio festoso del «rorate coeli». Attraverso i finestrini della vettura vedevo soavi volti di angeli sorridermi dalle bancarelle illuminate, mentre il fumo acre delle castagne arrosto si mescolava ai profumi della festa. Theo mi accolse con gioia fraterna, come se gli anni di lontananza, appena stemperati dalla saltuaria corrispondenza, avessero rinsaldato la nostra amicizia anziché quietarla. La casa, un sontuoso edificio barocco nel centro di Grunewald, era se possibile ancora più bella di quanto mi aspettassi: l'opulenza architettonica era infatti messa in ombra, una volta varcato l'ingresso, dalle opere straordinarie custodite nelle sale. Statue greche dalle forme aggraziate facevano bella mostra tra quadri del ma-


nierismo italiano in un bisticcio di forme e colori. Nei corridoi dalle volte affrescate, bronzi mediterranei accompagnavano arazzi di Leyda dalle trame perfette. Ma ciò che più colpiva l'attenzione erano gli scuri idoli lignei che Theo aveva portato con se dai suoi viaggi in oriente, esseri mostruosi e malsani dei quali mi guardavo bene del chiedere il nome. Altrettanto sinistra ai miei occhi appariva la servitù: figure scure e minute, dagli occhi a mandorla, provenienti, seppi, da quelle remote regioni dell'Asia dove si dice il pensiero permetta di volare e gli uomini conoscano ancora la lingua degli dei. Nonostante le mie insistenze Theo non volle parlarmi subito dei suoi progetti, preferendo posticiparli dopo le feste. Anzi, versatomi un congruo anticipo per quelle che lui definì «future consulenze», mi invitò ad assaporare la gioiosa vita berlinese, imbarazzandomi non poco. Il giorno di Natale, dopo la messa solenne alla quale il mio ospite preferì non accompagnarmi, pranzammo in compagnia di alcuni cittadini notabili, tra i quali lo stesso consigliere di giustizia, invitati per l'occasione. Fu una giornata di sana e piacevole allegria, impreziosita dall'oratoria brillante del padrone di casa, e questo non fece che allontanare gli ultimi dubbi riguardo i pettegolezzi sul conto del mio amico. Ma sto divagando.

Conobbi Elizabeta il giorno prima di San Silvestro. Quella mattina mi ero alzato presto per studiare alcune carte che Theo aveva messo a mia disposizione. Si trattava della corrispondenza del padre con Mesmer, risalente agli ultimi anni di vita del maestro. Le lettere erano un ricettacolo di considerazioni, maturate nello scienziato durante il suo esilio di Meersburg e mai condivise con altri, se non l'amato discepolo. Mi ero persuaso che tra quegli appunti avrei trovato prove inconfutabili delle teorie, riguardo l'origine dei sogni e il loro legame con alcune patologie, che mi avevano trascinato in disgrazia e provocato la derisione dei colleghi. Assorto nella lettura non udii l'arrivo della carrozza né mi accorsi di Theo finché, giunto alle mie spalle, non mi chiamò per nome. Mi voltai per rispondere ma le parole morirono in gola. La giovane che mi trovai davanti era di una bellezza tale da indurmi ad abbassare lo sguardo, come se il fissarla più del dovuto avesse potuto farmi perdere il senno. Il volto, incorniciato dai capelli ramati, sembrava uscito da un pennello fiammingo; non doveva avere più di quattordici anni, ma la pienezza delle forme faceva già presagire la donna che, di lì a poco, sarebbe sbocciata. Mi vergogno a lasciarmi andare a certe confidenze, ma ammetto di essere rimasto immobile, come colpito all'improvviso da un sortilegio, finché Theo,

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afferratomi il braccio, mi scosse con delicatezza. - Georg, - disse, riavuta la mia imbarazzata attenzione - lascia che ti presenti mia figlia Elizabeta. Balbettai qualcosa, ricevendo in cambio un compito inchino. A dire il vero ero piuttosto interdetto: Theo non aveva mai accennato a una moglie, tanto meno a una figlia. Lui continuò tuttavia a parlare, incurante della mia perplessità. - Normalmente frequenta un collegio a Königsberg, ma ho ritenuto opportuno farla tornare a casa affinché potessi conoscerla. È per lei infatti che ho richiesto la tua consulenza, nella speranza che la tua scienza prevalga là dove la mia ha fallito. Eravamo seduti in uno dei grandi salotti del pianterreno, dominato da Venere, Amore, la Follia e il Tempo del Bronzino che avrei detto autentico. Nella luce del mattino i capelli di Elizabeta sembravano avvampare e non potei fare a meno di assimilare la sua figura a quella della dea del dipinto. Per un istante immaginai me stesso, in luogo di Eros, baciare quelle labbra e saggiare la morbidezza del corpo e fu con grande sforzo che mi strappai a quelle visioni, aggrappandomi alle parole di Theo come un naufrago a uno scoglio tra i marosi. - Da sempre mia figlia soffre di disturbi del sonno - continuò il mio amico, dopo aver servito da bere a entrambi. - Incubi terribili che le impediscono da anni di riposare senza l'ausilio


di medicine e misture, minando la sua salute già cagionevole. È inoltre spesso preda di attacchi di sonnambulismo. Ho cercato in tutti i modi di venire a capo della causa di tali fenomeni, inutilmente. Ho piena fiducia nel tuo lavoro Georg e poco mi importa dell'opinione altrui. Elizabeta era rimasta fino ad allora in silenzio, giocando nervosamente con l'orlo del vestito. Solo alla fine sollevò lo sguardo, cercandomi. Quando incrociai quegli occhi, Oswald, capii di essere perduto. Ricordare è importante, ma lo è altrettanto dimenticare. Tra questi due estremi si muovevano le mie teorie tanto osteggiate. Ho sempre ritenuto la malattia originata da un dolore che, a sua volta, scaturisce dalla coscienza. Se la patologia esterna è sintomo di una causa interna, curare il disturbo del corpo equivale ad arginare, non a eliminare il problema. Come la chiocciola, se minacciata, si ritrae nel suo guscio così i traumi della mente si annidano nel profondo della coscienza, svanendo nei recessi della memoria laddove non possono essere trovati e quindi combattuti. Elizabeta non ricordava nulla dei suoi incubi, se non il senso di angoscia che la perseguitava, ma era certamente in loro a essere celata la chiave per la sua guarigione. Theo mi disse di aver già provato più volte ad accedere alla

inferiore a sorseggiare punch; il virtuoso compositore si era seduto al pianoforte, calamitando l'attenzione, e io ne approfitti per tornare al piano di sopra in cerca di solitudine. Uscii sulla terrazza per fumare, potevo sentire la musica festosa degli organetti provenire dalle strade. Sui tetti delle case le banderuole stridevano, come se i meccanismi del tempo si fossero messi in moto per scalzare il vecchio anno dalla sua sede, scagliandolo nell'oblio. Una brezza gelida aveva iniziato a soffiare, increspando le acque della Sprea e frammentando il riflesso della luna; sembrava che l'astro fosse esploso, spargendosi nel cielo. Il freddo e l'inquietudine mi spinsero a rientrare alla ricerca di un cappotto. Il primo piano era vuoto e silenzioso, le luci erano state smorzate lasciando il tutto in penombra. Giunto a metà del corridoio mi fermai, attirato dal chiarore proveniente da una porta socchiusa. Accostai l'occhio, vergognandomi per quel gesto sconveniente, e ciò che vidi mi fece gelare il sangue. Seduta sul sofà del salotto, EliLa sera di Capodanno Theo organizzò una grande festa alla zabeta si era slacciata il quale furono invitati il fior fio- corsetto per rivelare i seni re della società berlinese. Era candidi che il commissario di presente, tra gli altri, quel gio- giustizia succhiava avidamente, emettendo grugniti sommessi. vane Ries5 famoso per le sue suite per violino e pianoforte. Ero impietrito, incapace di Avrei preferito rimanere nelle muovermi, eppure sentivo una mie stanze ma l'insistenza del rabbia bruciante ardermi dentro, avvampandomi il volto. mio ospite mi fece desistere. Lei alzò gli occhi e guardò Al termine della cena la compagnia si spostò nel salone nella mia direzione, o almeno mente della figlia tramite il sonno mesmerico, inutilmente. Nei miei studi avevo più volte postulato, partendo dalle teorie di Mesmer, la possibilità di utilizzare il fluido universale come veicolo per la coscienza senza tuttavia supportare la mia intuizione con prove effettive. Con mio grande stupore appresi come Theo fosse riuscito a trasporre il tutto nella pratica. Durante i suoi viaggi in oriente era entrato in contatto con alcune pratiche mediche, come l'agopuntura e la moxibustione, molto simili nei principi a quelle del medico viennese. Da questi presupposti aveva dedotto la possibilità di utilizzare alcuni punti del corpo come «porte» attraverso le quali penetrare in quella regione extramondana che non faceva mistero di definire anima. Se mi fossi soffermato a ragionare sull'entusiasmo con il quale mi esponeva le sue scoperte forse avrei agito in maniera meno avventata, ma troppo era il desiderio di rivalsa verso i miei delatori. Fissammo l'esperimento di lì a due giorni.

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ne ebbi l'illusione, poi sollevò la veste e dischiuse le gambe. So di darti un dolore, mio buon amico, ma è necessario che tu conosca ogni dettaglio, affinché possa comprendere l'orrore e venga preservato dagli errori ai quali la follia mi ha condotto. Irruppi nella stanza urlando e afferrato un bastone da passeggio da un'ombrelliera lo brandì minacciosamente. Al mio ingresso il commissario era trasalito, pallido in volto balbettava scuse, coprendosi il viso con le mani. - Se ne vada! - intimai in un soffio. L'uomo non se lo fece ripetere e corse via, senza neppure ricomporsi. Elizabeta era rimasta immobile, lo sguardo vacuo perso tra le fiamme del camino. Provai a toccarle il braccio senza ottenere reazione. Avevo abbastanza dimestichezza con gli episodi di sonnambulismo da escludere una simile possibilità; lo stato della giovane era ascrivibile alla catatonia lucida, effetto del sonno mesmerico. All'improvviso mi afferrò il polso, guardandomi con occhi ora vivi e presenti. - Un amant qui craint les voleurs, - sussurrò, guidando la mia mano tra le rotondità del suo petto - n'est point digne d'amour. Sotto le dita la pelle era calda e morbida. Dimentico di me stesso mi ritrovai a stringerle con forza il seno, cercando le sue labbra come la fonte un assetato. Oswald, fossi stato in grado di

fermarmi sa Dio se lo avrei fatto, ma in quell'istante non potevo, non volevo. Mentre le strappavo i vestiti di dosso e la voltavo, per possederla come fanno le bestie, vedevo la realtà cambiare: sentivo le ginocchia sprofondare nella terra umida, mentre attorno a noi alberi secolari prendevano il posto delle pareti; nell'aria risuonava una musica assordante e canti, simili a grida disperate, si innalzavano da figure danzanti perse nell'oscurità. Sentivo Elizabeta dibattersi sotto di me mentre le mie mani le cingevano i lombi e a ogni mio affondo la vedevo mutare: fu un leone e poi una tigre, un caprone scalpitante, una lince e un delfino; infine fu di nuovo donna e io mi persi in lei, gridando, per poi crollare. Edera e tralci di vite erano cresciuti attorno a noi, avviluppandoci. Una figura emerse allora dal buio, le corna arcuate si confondevano con l'argentea falce di Luna. Parlò, e pur non avendole comprese ricordo le sue parole. - Επάν δ'ο Βάκχος ευάσας πληγήσεται, τότε αιµα καί πυρ καί κόνις µιγήσεται6. Non fu un sogno, anche se così può sembrare. Quando riaprì gli occhi mi trovai sul pavimento del salotto, ancora avvinto al corpo di lei, i vestiti a brandelli. Attorno a noi i servitori dalla pelle scura ci osservavano, continuando a cantare. Cercai d'istinto di coprirmi con quello che restava del cappotto. Poi Iddio ebbe misericordia, e

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svenni. Quando mi svegliai Theo era al mio fianco. Riconobbi la mia stanza. Il sole del tramonto già allungava le ombre. - Amico mio, credo che tu desideri della spiegazioni – disse, nel porgermi un bicchiere di cordiale che bevvi d'un fiato. Annuii senza parlare. Mi raccontò di come avesse trovato la giovane più di vent'anni prima, durante un viaggio nelle profonde regioni dell'India. Gli anziani di quel popolo raccontavano leggende su di lei, su come fosse giunta da occidente cavalcando la luce della Luna. Avevano parlato a lungo, del mondo e di come fosse cambiato nel corso dei secoli. Theo le aveva raccontato dei progressi della scienza e della tecnica, delle innovazioni della medicina e delle grandi conquiste dell'uomo. Infine le aveva proposto di seguirlo e lei aveva accettato. Alcuni dei khasi li avevano seguiti, rifiutandosi di abbandonare la loro divinità. - Per anni ho appreso da lei segreti così profondi da temerne il solo ricordo, - la voce di Theo era poco più che un sussurro, mentre le ombre della sera ci avvolgevano - eppure non sono che granello sul fondo di un oceano di sapienza. Non mi basterebbe una vita, molte vite, per apprenderlo tutto. Ma ora noi abbiamo la possibilità di farlo Georg, tu e io. Abbiamo la possibilità di


entrare in diretto contatto con la sua mente, di condividerne l'intera esistenza. So di averti mentito, ma ora non è più necessario. Aiutami, e saremo grandi insieme. Dalla finestra la falce lunare riversava su di me la sua luce. - Cosa ti fa pensare che accetterà di farlo? - chiesi infine. Theo mi strinse le mani, lo sentivo tremare. - Lo ha già fatto.

mio sogno. - Ανάγετ'ευρυχωρίαν ειτε τωι ϑεωι. Εϑέλει γάρ ορϑός εσϕυδόµενος διά µέσου βαδίζειν8. Il suo corpo cominciò a dibattersi mentre la carne di sfaldava, come divorata dall'interno, scoprendo le ossa. Urla e canti provenivano ora da ogni direzione mentre vedevo i muri distorcersi e scomparire. Oltre quel velo di sogno uomini e Quando raggiungemmo il labo- donne danzavano e si dibattevano ratorio lei era già lì. Contornata in un'orgia ancestrale: lo spirito dai suoi oscuri servitori, attende- primordiale della pulsione umana va. prostrato al cospetto del Dio che, Nessuno di noi parlò mentre pre- reggendo il Tiaso, guida la mente paravamo le vasche di rame, nelle regioni ctonie del del delirio riempiendole di acqua magnee della trascendenza. tizzata. Elizabeta si spogliò, per permettere a Theo di segnarle Dio mi perdoni per ciò che ho sulla pelle i punti esatti in cui fatto! avrei inserito gli aghi polarizzati Ricordo a malapena la fuga e io tremai nel rivedere quella disperata dalla casa. Fui ritrovato carne che tanto barbaramente la mattina dopo, febbricitante e in avevo posseduto. stato confusionale, o almeno così Poi il mio amico le prese le mani, mi dissero, lungo la riva dell'Habaciandone i palmi. - È già da vel. molto che ti cammino a fianco. Ovviamente avvertì le autorità, Ora lascia che continui da solo ma non trovarono nulla: la resiper questa strada. denza dei Wolfart era in ordine e i Sentivo dentro di me un'inquietu- servitori riferirono che il padrone dine crescente mentre, terminate era nuovamente partito per seguile operazioni, mi sedevo alla re gli affari, senza lasciare nessuglassarmonica7 e iniziavo a suo- na consegna. nare. Ho pensato a lungo di aver Da principio non accadde nulla, immaginato tutto, di essere stato immersi nell'acqua Theo ed Eli- io stesso vittima di quei deliri che zabeta rimanevano immobili per anni ho cercato di mentre le note dello strumento comprendere e combattere. Eppuarmonizzavano i loro fluidi, spro- re ogni volta che chiudo gli fondandoli nel sonno magnetico. occhi, odo ancora il suono grottePoi all'improvviso una nota sco dei baccanali e sento dentro esplose nell'aria, e poi un'altra e di me un richiamo che a stento un'altra ancora, sempre più forti. riesco a dominare. Theo aprì gli occhi e spalancò la Ti lascio queste mie memorie per bocca come per urlare, ma al po- metterti in guardia, affinché la tua sto del grido fuoriuscì la voce del ricerca non si spinga troppo a

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fondo negli abissi insondabili della mente umana. L'uomo ha creato in se delle prigioni per trattenere le forze che, dalla notte dei tempi, ancora albergano, sopite ma non defunte, dentro di noi. A queste influenze, giunte a noi sotto spoglie mitologiche e cultuali provenienti da un tempo immemore, per grazia di Dio la storia ha posto un veto.

Note: 1: Si tratta di Oswald Kulpe

(1862-1915), psicologo e filosofo tedesco della scuola di Wurzburg. È considerato il precursore del moderno metodo introspettivo. 2: La frase è tratta da “Le avventure della notte di San Silvestro ” di E.T.A. Hoffmann.

3: Willhelm Wundt (1832-1920),

psicologi e fisiologo tedesco, considerato tra i padri fondatori del metodo sperimentale. 4: Hans Wolfart, allievo di Mesmer e suo esecutore testamentario. Dal 1811 detentore Berlino della Cattedra di Magnetismo Animale. 5: Franz Ries (1846-1932), violinista e compositore tedesco. 6: «Dopo che Bacco, avendo gridato euoi, è colpito, sangue, fuoco e polvere si mischieranno »,

inno sacrificale ascritto alla comunità dionisiaca di Perinto. 7: strumento musicale utilizzato da Mesmer nelle sue pratiche. 8: «Ritiratevi, fate posto al dio!

Perché egli vuole, eretto e turgido, procedere in mezzo a voi»,

canto dei fallofori del poeta Semos di Delo.


S ka n

Cobalto estatico dializzami l'anima

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S ka n

La scelta

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S ka n Grigio d'amor perduto

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S ka n tunnel senza fine Ventiquattr'ore nel

Tanz bambolina

I see faces staring. Other faces staring. Don't talk, don't tell.

[Theatre of Tragedy, Starlit] Apro gli occhi sul soffitto del cubo. Il gelo del cromo accoglie il mio risveglio. Vorrei l'azzurro e nuvole tra cui abbandonare l'anima. Il cortex rileva i miei pensieri e per un istante volo tra i gabbiani. «Com'è misterioso il cielo, esiste da sempre, lassù, trascendendo il tempo. L'eternità, forse, è il cielo stesso.» La voce mi accompagna mentre mi alzo verso il sole. Tutto scompare e sono di nuovo tra le pareti d'acciaio.

marshmallow gioco con Pantouffle. Mi chiedo come sarebbe essere là, oltre lo schermo, a inseguire farfalle tra i papaveri. Gli compro carote azzurre e un nuovo pelo, rosso come i fiori del prato. La mia eidolon ammicca mentre scorre il guardaroba. Le

scelgo un tubino lavanda e scarpette d'argento. Vorrei farle i capelli dello stesso colore, come quelli di Aleξ dell' interlink, ma il prezzo mi blocca. La lascio uscire nella Σity, sola. Non posso permettermi di acquistarle degli amici. Il segnale del cortex mi scuote «Spalanca le tue ali e goditi la con un brivido neurale. È l'ora del mio turno. libertà. Compra il tuo cielo. SkyUpΣ, dalla Gibson-Mayanet Esco dal cubo, nuda, e mi incammino nella galleria. direttamente sul tuo cortex. » Il prezzo lampeggia sulla retina «Il corpo è offerta sacrificale.» come una sentenza. Lo scaccio Dagli altoparlanti la voce mi accompagna. in un battito di ciglia. «Il corpo implora il ritorno Mentre bevo latte al

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all'inorganico, nel frattempo non si nega nulla.» Entro nella campana e il vetro nero diventa trasparente, scoprendomi. «Il corpo non importa, ciò che conta è la mente.» Nel grande tunnel la gente cammina e mi osserva. Qualcuno si ferma al terminale, scorre i prezzi delle varie prestazioni. Immagina le possibilità. Richiamo nel cortex Pantouffle e lo guardo saltare tra i fiori. È un giorno come tanti, a OZ.

--OZ, il Tunnel di Smeraldo. Dove i sogni diventano realtà. Sei stanco delle stimolazioni sensoriali indotte? Nei nostri due chilometri di esposizione potrai trovare il meglio dell'intrattenimento, completamente personalizzabile, per dare corpo alle tue fantasie segrete. Dalle industrie genetiche Bionomos, la nuova frontiera del


dell'ombelico, che mi fa sorridere, senza ragione. Sento la porta aprirsi. Lui è lì davanti a me. I suoi occhi si --riempiono di lacrime. - Emma - dice, con voce strozzata. Poi si getta tra le mie braccia. L'uomo mi guarda a lungo. Stu- Schiudo le labbra e cerco la sua dia il mio corpo. lingua. Le mani mi sfiorano È giovane. Troppo per il appena, come fossi di vetro. completo severo da corporativo Sussurra domande delle quali in carriera. non conosco risposta, è il Le luci verdi del tunnel si ricortex a parlare, leggendogli la flettono sul biondo cenere dei mente. suoi capelli. Tra le lenzuola di raso facciaHa gli occhi dolci. Tristi, mo l'amore con dolcezza. Al sconfitti. culmine della passione lo tengo Chino sull'interfaccia evita il in me e lui si adagia sul mio mio volto mentre inserisce i petto. dati. Mentre gli accarezzo i capelli Il vetro della campana si oscura dico di amarlo; che lo amerò e io chiudo gli occhi. per sempre. Gli aghi penetrano nella carne, Oltre le palpebre chiuse vedo i le lame la incidono. Laser NeoYen aumentare. azzurri suturano e cancellano le cicatrici. È solo un istante prima che il --cortex rilasci le droghe, ma in quell'attimo c'è tutto il dolore del mondo. I due uomini sono così simili La stanza è grande e luminosa, da poter essere gemelli. dalla finestra posso vedere il Sotto le t-shirt in latex i muscomare. li tesi sembrano esplodere. Allungo una mano per aprirla Arrivano dal tunnel e si fermama incontro il freddo della no al terminale. Iniziano a digiparete del tunnel. L'ologramma tare senza neppure guardarmi. sfarfalla appena. Non gli importa chi sono, ma Un grande specchio dalla chi potrò essere. cornice dorata riflette la mia Uno di loro ha un pugno chiuimmagine. Capelli scuri, lunghi so, rosso, tatuato sul collo. fino alle spalle. Gocce di sudore scivolano sul Mi accarezzo il collo, la morbi- cranio rasato. da curva del seno. Sotto la pelle Si guardano l'un l'altro un sento il profilo delle costole. istante e sorridono. Ho un neo, proprio a fianco Poi il vetro si oscura. divertimento estremo. OZ. Dove tutto è possibile.

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Lo schiaffo mi colpisce in pieno volto. Cado a terra e sento in bocca il sapore del sangue. Provo a sfiorarmi le labbra spaccate ma un calcio mi raggiunge allo stomaco, togliendomi il fiato. Attorno a me nessuna immagine, solo le verdi pareti del tunnel. Uno degli uomini mi afferra per i capelli e mi volta. Si slaccia i pantaloni, mi stringe le guance cercando di aprirmi la bocca. Vorrei farlo per evitare il dolore ma il cortex me lo impedisce, leggendo in lui il desiderio di reticenza. Alla fine cedo e lui mi infila il cazzo fino in gola, soffocandomi. Sento i conati stringermi lo stomaco mentre le lacrime inondano il viso. - Succhia, negra di merda! urla, spingendo più a fondo. Tossisco mentre lotto per respirare. L'altro intanto mi ha alzato la gonna, penetra con le dita nella fica e nel culo. - Senti com'è stretta la troia scoppia a ridere. - Togliti, voglio sentirla gridare. Come mi lascia andare crollo a terra, sbavando. L'aria riempie i polmoni. È un attimo, poi il dolore mi pervade mentre, a turno, mi scopano da dietro. Piango e urlo. La loro eccitazione riversa denaro sul mio credito.


--La mia eidolon passeggia per le strade della Σity, vestita come una diva del passato. Pantouffle scappa felice dalle onde della sua nuova spiaggia. Mi è costata il guadagno di tutta la giornata ma è bello vederlo felice, anche se non esiste. La mia pelle è di nuovo bianca, le ferite sono scomparse. Seduta al terminale mangio orsetti gommosi e angurie di marzapane. Presto arriverà il sonno e il cortex cancellerà i brutti ricordi, lasciando il dolce tepore del vuoto. «Da qualche parte oltre l'arcobaleno, lassù in alto, c'è un posto di cui, una volta ho sentito parlare in una ninnananna. Da qualche parte oltre l'arcobaleno il cielo è azzurro e i sogni impossibili diventano realtà. Da qualche parte oltre l'arcobaleno volano uccelli azzurri, volano oltre l'arcobaleno, non posso farlo anch'io? Se ci volano felici gli uccellini, oltre l'arcobaleno, non posso volarci anch'io?»

Mentre camminiamo mi prende per mano. Ride, scherza. Ogni tanto si ferma e gioca con i miei capelli. A un distributore automatico mi compra un gelato a forma di unicorno. È stata la Corporazione a mandarlo, dice, per propormi un lavoro speciale. Il cliente che lo ha richiesto è molto importante e facoltoso. Uno di quegli uomini a cui non è possibile dire di no. Ovviamente la decisione finale spetta a me, ma la Compagnia mi chiede di ponderare bene un eventuale rifiuto. Annuisco appena mentre il gelato si scioglie, sporcandomi le dita. Lui continua, senza smettere di sorridere. Mi rassicura sul fatto che la Bionomos si occuperà di me a lavoro terminato. Sarà come se non fosse successo nulla. E verrò pagata più di quanto possa immaginare.

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Mi guardo. Sono bellissima. Capelli rossi, ricci, scendono sulla schiena nuda. I miei occhi verdi sembrano splendere. Mi specchio nel laghetto dove L'uomo attende nel tunnel le nuvole si riflettono mentre principale. corrono veloci, sospinte dal Il suo viso è perfetto, scolpito vento. della bellezza dei sogni. Sotto Le pareti del tunnel sono le luci smeraldo sembra irreale scomparse, lasciando alti alberi come un principe da fiaba. a circondarmi. Mi vergogno della mia divisa Lui cammina verso di me, informe, l'unica che ci è canticchiando. concessa portare fuori servizio. È grassoccio e bonario. Gli

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occhiali tondi lo fanno assomigliare a un impiegato o a un buffo professore. - Ciao Stella - mi sorride. Estrae la pistola e preme il grilletto.

--Mangio granita all'anice da un bicchiere turchese e rido, succhiando rumorosamente il fondo con la cannuccia. Pantouffle corre sulla neve rosa, tra orsetti, foche e pinguini. La mia eidolon scuote i capelli d'argento mentre passeggia per le strade di Σity con Amber e Dary, le sue amiche del cuore. Mi sdraio sul letto, chiudo gli occhi e sono nel cielo, a volare tra i gabbiani. Guardo l'azzurro e le nuvole. Vorrei avere ancora un'anima da lasciare andare.


S ka n Non c'è scoperta senza ricerca

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S ka n Materia prima

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S ka n La danse de la Mort

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S ka n

Jl Lato Oscuro

Karl Vogel

Le viscere della mente

d i T E T RA CT Y S

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S ka n Tetractys intervista Sol Weintraub

Domande retoriche

(stasera si replica a soggetto)

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S ka n

risultati e classifiche

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N o n pe r d e t e i l n u m er o d i G i u g n o 2 01 3

N e l m e zzo d e l c a m m i n d i n o s t r a vi t a . . .


S ka n

M a g g io 2 0 1 3

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La scelta

d i P o lly R u s s e ll

Grigio d'amor perduto d i S milo d o n

Ventiquattr'ore nel Tunnel senza fine

Tanz bambolina di Sol Weintraub

Non c'è scoperta senza ricerca di Polly Russell Materia prima di shanda06

La danse de la Mort di anark2000

Karl Vogel

d i T E T R A CT Y S

Intervista a Sol Weintraub

Super in Paris

di Giorgio Sangiorgi

d i T E T R A CT Y S


Skan Magazine n.9