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ROBERTO MARCHESINI

Il cane

Un mondo in gioco

Quaderni di cinologia


Il marchio Trixie è leader europeo nel settore degli accessori per animali, con oltre 7000 articoli per cani, gatti, uccelli, pesci, roditori e rettili. Da oltre 40 anni, l’azienda realizza accessori esclusivi per il canale pet specializzato. Prodotti innovativi, ampio assortimento, servizio clienti eccellente e logistica all’avanguardia sono alla base di un sistema che permette una distribuzione capillare in tutta Italia e nel mondo. La sede italiana è situata ad Alonte in provincia di Vicenza dove è possibile visitare lo showroom e la produzione su appuntamento. Il catalogo, aggiornato più volte durante l’anno, ha come linee di punta gli snack, la guinzaglieria, i giochi e i prodotti Dog on Tour per cani. La filosofia dell’azienda si fonda sul rispetto degli animali e sul legame con l’uomo. Il fine è quello di incentivare e rafforzare il legame fra cane e proprietario durante le molteplici attività di una giornata: una passeggiata, uno spostamento in auto, un viaggio o semplicemente un momento di relax. La collaborazione con Siua nasce dalla necessità di spiegare a tutti i proprietari di cani quanto importanti siano i momenti di interazione e gioco con i propri animali. Questa pubblicazione ne illustra le corrette modalità e offre spunti da mettere in pratica nella vita di tutti i giorni. Per ulteriori informazioni visita: www.trixie.it Buona lettura!


Nati per giocare

Il gioco rappresenta uno dei momenti fondamentali nella vita dei mammiferi, animali che sembrano proprio tagliati in questa dimensione. Fin dai primi momenti, quando ancora l’andatura è barcollante, si affacciano alla vita con l’impulso di esprimersi giocosamente. Il micetto che rincorre la coda della mamma, i cagnolini che interagiscono tra loro in un caleidoscopico tramestio di bocche che si cercano e si provano. Si gioca per entrare in relazione con il mondo, per esercitare le proprie disposizioni, per allenare il corpo... ma soprattutto per costruire relazioni. Per questo ad aprire la sessione ludica troviamo varie forme d’ingaggio: il balzo laterale nei gattini, l’inchino per gioco nei cani. Giocare non è soltanto

piacevole, nel senso di suscitare emozioni positive, rilassare, gratificare, ma è ancor prima appagante, vale a dire capace di acquietare il bisogno di essere protagonista, quel languore di mondo che percorre la mente e il corpo. È appagante nel senso di consentire di esprimere e incanalare le proprie energie in attività che, essendo per finta, sono esenti da paura, frustrazione, stress. Tutto il corpo sembra desiderarlo, entrare in fibrillazione nel piacere di lasciarsi coinvolgere in questa attività dal saldo puntualmente positivo. Entriamo allora nell’universo del gioco. 1


Gioco quindi sono

Ti capisco anche perché giochi: un legame di simpatia che va oltre il confine di specie. Noi mammiferi siamo tutti uniti da una dimensione dai forti tratti condivisivi: la magia del gioco, l’irrefrenabile desiderio di scherzare con la realtà, d’immergerci in un mondo intriso di esuberanza e curiosità, di esagerazioni e scoperte, di atletismi e clownesche cadute rovinose. Nel gioco ci riconosciamo e nelle stesso tempo ritroviamo il passato remoto della nostra filogenesi. Giocare è divertente, ma soprattutto gratificante in sé, al di là degli obiettivi conseguiti. In realtà il gioco non è solo piacevole anzi, possiamo dire che è piacevole perché utile: solo i comportamenti che apportano un vantaggio sono premiati dalla selezione naturale. 2

I caratteri che ci vengono dati in eredità dalla lunga storia filogenetica sono stati messi alla prova dalla selezione naturale e sono presenti in noi perché si sono rivelati utili ai nostri progenitori. Il gioco è un connotato molto antico che accomuna cane, gatto ed essere umano, per cui non è difficile e non è un’umanizzazione il rivedersi nel cane che sta giocando e capire per simpatia quello che sta provando. Entrambi abbiamo ricevuto in dote quella propensione. Ma attenzione: una volta che un carattere è presente nell’individuo diventa a tutti gli effetti un bisogno proprio come mangiare, bere, respirare - che se espresso determina piacere altrimenti inquietudine.


Da adulti spesso ci dimentichiamo quanta parte l’attività ludica ha avuto nel costruire il profilo della nostra identità, per poi scoprire che le nostre passioni, quelle che tuttora sostengono le nostre occupazioni, hanno avuto proprio in un gioco remoto il loro incipit. Se è così presente, pressante, urgente, in questi strani animali che hanno fatto delle cure parentali il loro asso nella manica, una ragione ci dev’essere. Pertanto occorre chiedersi quali vantaggi ha apportato il gioco nei mammiferi. Le ipotesi sono molteplici. Innanzitutto, attraverso il gioco, l’animale allarga il suo orizzonte esperienziale, perché prende contatto con l’ambiente, si relaziona con le cose presenti

nella realtà esterna, interagisce con i propri simili. Poi, grazie al gioco, il cucciolo prende sicurezza nelle proprie capacità, attraverso una corretta gradualità di esercizio, vale a dire affrontando per piccole prove quelli che saranno i grandi problemi della sua esistenza. Inoltre attraverso il gioco il cucciolo può sperimentare, affinare i propri strumenti di conoscenza, realizzare in pienezza la propria individualità. Infine possiamo affermare che grazie al gioco il cucciolo può esercitare i propri comportamenti di adulto sotto la supervisione del genitore che, così facendo, è in grado di orientare, indirizzare, strutturare in lui uno stile corretto di specie.

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In fondo, in fondo… c’è sempre un gioco

Nell’immensa varietà di modalità e stili si rischia di non capire quando inizia e quando finisce il gioco. Cominciamo con il dire che il gioco non è un comportamento specifico, ma una famiglia di comportamenti. In fondo non c’è espressione che non possa essere presentata nello scrigno divertente e rassicurante della finzione. Impossibile perciò costruirne una categoria che possa manifestare un minimo comune denominatore, né si può tracciarne un confine netto. Tante sono le diverse tipologie di gioco e non credo di sbagliare se affermo che l’attività ludica altro non sia che una “dimensione particolare” dei comportamenti ordinari. Un gatto, per esempio, può rincorrere un topo in un’attività di predazione, come peraltro può mettere in atto le stesse sequenze comportamentali, gli stessi gesti e atteggiamenti, per raggiungere una pallina: l’unica differenza 4

sta nel fatto che nel secondo caso lo fa “per gioco”. Spesso la differenza non è così netta: il gatto può anche giocare col topo predato e il più delle volte il passaggio è repentino o addirittura sempre compresente. Possiamo dire che in ogni attività di un mammifero in fondo si nasconda una traccia ludica, forse il ricordo della prima esperienza infantile che ha confezionato quel pattern comportamentale. Alcuni animali poi mantengono anche in età adulta una forte predisposizione al gioco e i motivi sembrano essere due: 1) una tendenza neotenica della specie, aspetto che accumuna l’uomo e gli animali domestici; 2) uno sviluppo ontogenetico dell’individuo mantenuto in una condizione di agio.


Spesso il gioco si stempera nelle diverse attività che l’individuo mette in atto cosicché è arduo e forse futile cercare di delimitarne il dominio. Altre volte, invece, il fatto di trovarsi in una condizione di finzione è ben marcato, al punto che l’animale si preoccupa di ribadire che si tratta di gioco, che cioè il suo comportamento non va preso sul serio. Questo vale soprattutto se si tratta di un gioco sociale. Giocando con Maya, una femmina di rottweiler, ci divertivamo come matti a esagerare minacce l’uno verso l’altra, ma non ho mai avuto dubbi sulla natura del suo ringhiare. Tutto era molto esplicito, grazie a un

insieme di rituali che andavano a introdurre la fase ludica. Nei cani, infatti, si è sviluppata una coreografia comunicativa che ha come primo obiettivo proprio il segnalare a un compagno che ci si trova all’interno di una condizione di gioco. L’inchino è una particolare postura che ogni proprietario conosce bene e che apre una sessione ludica, quasi un virgolettato attraverso cui il cane rimarca che tutto quello che farà o esprimerà d’ora innanzi va considerato “per gioco”. Per questo tra gli etologi questo rituale comunicativo è considerato un metasegnale ovvero un segno che si riferisce ad altri segni.

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Il gioco è un passepartout

Quando il gioco diventa un lasciapassare utile per favorire una relazione sociale positiva. Il gioco diminuisce le distanze sociali: è, a tutti gli effetti, una specie di collante che può stemperare una criticità o rendere possibile un avvicinamento. I segnali che un cane invia per aprire una dimensione ludica possono servire per ingaggiare, vale a dire coinvolgere in un’attività, come per esprimere le proprie buone disposizioni. L’inchino per gioco è pertanto molto di più di una semplice apertura, è una sorta di passepartout che consente al cane di trovare soluzione in una molteplicità di situazioni. Volendo fare solo qualche esempio - nella consapevolezza di trovarci di fronte a un universo che stiamo cominciando a esplorare - possia6

mo dire che questo rituale è una sorta di cerimonia conviviale che facilita l’interazione sociale amichevole. Un cane può mettere in atto un inchino per prevenire una situazione che lascia presagire qualche difficoltà, per abbassare una tensione sociale, per pacificare di fronte a un atteggiamento minaccioso, per corteggiare una femmina, per ingaggiare qualcuno in una certa attività, per impostare una direzione di marcia, per mettersi in attesa. Abituiamoci a pensare che quasi mai un segnale è utilizzato per un unico scopo. Il gioco è una disposizione e come tale può consentire molte declinazioni dell’essere sociale.


Il gioco presenta una significatività, all’interno della comunicazione sociale, assai accentuata perché entra nel profondo dei comportamenti interattivo-relazionali, ove affiliazione, collaborazione, ingaggio, competizione e posizionamento di ruolo/rango assumono una rilevanza notevole. Nel gioco ci si conosce e ci si mette alla prova, il gioco è agone e parimenti modo per abbattere le barriere. Non ci si deve meravigliare, pertanto, se il virgolettato che indica “per finta” si manifesti con diverse variazioni sul tema. L’inchino per gioco può essere fatto attraverso una postura più o meno eretta, da fermo o in movimento, accompagnato da altre forme di in-

gaggio, come lo scarto laterale, oppure da segnali giovanili, come il leccarsi il naso o l’uggiolare. Spesso il cane abbaia, ridirige il comportamento di presa buccale sugli oggetti che gli capitano a tiro, può ringhiare o brontolare, rizzare il pelo, agitare la coda a bandiera assertiva o a ciondoloni, ma in tutta questa fantasmagoria espressiva di ingaggio, che varia a seconda del cane e delle situazioni, ci sta dicendo qualcosa di ben preciso: è un gioco. Ci sta mostrando un’intenzione, si sta proiettando in una condizione futura. Tutte le diverse situazioni in cui il cane utilizza l’inchino hanno qualcosa in comune: buttiamola sulla finzione e tutto sarà più facile.

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L’importanza delle motivazioni

Il gioco come espressione delle diverse motivazioni. La dimensione ludica, allo stesso modo di quella performativa, si basa sulle coordinate motivazionali, vale a dire su quelle tendenze espressive che differenziano una specie da un’altra - per cui un cane si dispone nel gioco in maniera differente da un gatto - e all’interno della stessa specie caratterizzano una particolare razza. Non ci dobbiamo pertanto meravigliare se un coniglio non si presta a quei giochi predatori che affascinano tanto un gatto oppure che il cane non sia tentato a giocare al trapezismo come invece fa comunemente il piccolo felino. Allo stesso modo, mentre un rottweiler andrà pazzo per il gioco del tira-molla, molto probabilmente un border collie preferirà rincorrere una pallina. 8

Dimmi quali sono le tue prevalenze motivazionali e ti dirò come giocherai. Nel cucciolo le disposizioni motivazionali sono all’ennesima potenza, vere e proprie miniere di energie da spendere, comportamenti in potenza che spingono per germogliare. D’altro canto il cucciolo, grazie alle cure materne, si trova nella magica condizione di essere al riparo dalle necessità che le leggi della sopravvivenza gli imporrebbero. La dimensione ludica diviene perciò il modo attraverso cui esprimere le proprie motivazioni, provando quei comportamenti che gli saranno indispensabili da adulto. In un certo senso possiamo dire che il gioco può essere ricondotto a un esubero motivazionale: se qualcuno assolve i tuoi bisogni di base è più probabile che giocherai.


Ho sempre trovato affascinante l’apparente contraddizione che si cela all’interno della dimensione ludica. Nel gioco si fingono attività di base nel corredo comportamentale di un adulto, ma nello stesso tempo finché il gioco permane si mantiene il fanciullino vivo. Le motivazioni sono infatti delle tendenze espressive - rincorrere, raccogliere, esplorare, difendere - che hanno un loro sistema interno di gratificazione, ma altresì non vi è dubbio che abbiano un legame molto forte con i bisogni fisiologici e di sopravvivenza. Un predatore rincorre per mangiare e, quanto più è portato a orientarsi sul movimento e a

cercare di raggiungere ciò che si muove, tanto più sarà avvantaggiato: ecco perché i nostri gatti e cani hanno ricevuto in eredità questo tratto comportamentale. Ma possedere la motivazione predatoria significa essere interessati verso tutto ciò che si muove e desiderare di acchiapparlo. Se al gatto date la ciotola ricolma di cibo spegnete in lui la fame, non il desiderio di rincorrere. Quando per una qualunque circostanza il bisogno viene assolto - qualcuno ti dà da mangiare - si viene a realizzare uno stato di esubero motivazionale che trova la propria soddisfazione nel gioco. Anche la mente ha i suoi languori!

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Giocando ci si comprende

Il gioco ci aiuta a comprendere le propensioni e i bisogni del nostro cane. Il gioco può essere una buona cartina al tornasole per comprendere quali siano le tendenze di un cane e quali, di conseguenza, i suoi bisogni. Se un cane presenta particolari vocazioni e attitudini i casi sono due: o li può esprimere in una cornice ludica o prima o poi cercheranno soddisfazione in altro modo. Le motivazioni rappresentano la componente più importante nell’attività ludica, al punto tale che possiamo riconoscere in ogni gioco quali siano le motivazioni prevalenti che ne sostengono l’espressione. Come ho detto, ogni cane - per caratteristiche individuali e di razza - presenta delle precise propensioni motivaziona10

li: ci sarà quel cane che è fortemente orientato sul rincorrere, quello che ama la competizione, quello che preferisce mettersi in un contesto collaborativo, il cane più riflessivo che si concentra a esplorare un oggetto e quello che viceversa ha bisogno di camminare in lungo e in largo perlustrando il territorio. Le diverse prevalenze motivazionali indicano le propensioni espressive di quel cane vale a dire: ciò che è portato a fare, che desidera mettere in atto, che lo gratifica realizzare, che lo richiama nel mondo esterno, che lo appaga se può tradurlo in attività e al contrario lo inquieta se ne viene privato.


Spesso le persone credono che il cane abbia bisogno di cibo, di situazioni confortevoli e di tanto amore. Beh, non voglio smontare completamente questa idea, ma in parte occorre proprio rivedere la presunzione del “nido caldo”. Ogni animale ha prima di tutto necessità di esprimersi secondo le proprie coordinate motivazionali, di muoversi e di stancarsi in attività verso cui è portato. E non si tratta di semplice moto ma di espressione nel senso pieno del termine ovvero di poter portar fuori le proprie tendenze, di tradurre le motivazioni in comportamenti. L’azione è l’ossigeno per il suo respiro mentale. Tuttavia non dobbiamo pensare a un

agire fine a se stesso bensì di un realizzare dei desideri interiori: esplorare, rincorrere, collaborare. Essere animale significa vivere somaticamente il proprio presente, non starsene in panciolle nell’inanizione. Possiamo dire che il riposo ha senso quando il corpo ha potuto esprimere il suo agire nel mondo, il suo portare fuori quelle vocazioni che albergano nei fondali dei meccanismi di gratificazione. Potersi esprimere, anche nella fatica e nelle difficoltà, rappresenta ciò che un animale si aspetta dalla vita. Il gioco diventa un modo e un’occasione per dare al corpo uno spazio di agibilità comportamentale.

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Desidero giocare

Il coinvolgimento come principio di pieno protagonismo: desidero quindi sono. Il gioco ha un non-detto importante che sta alla radice dell’essere-animali: il desiderio. Ma attenzione! I desideri sono predicati verbali non oggetti: i desideri sono, per l’appunto, le motivazioni. Gli oggetti rappresentano solo i target occasionali su cui indirizziamo il nostro desiderare: non è importante la pallina, ma il poter rincorrere. Se ogni gioco è riconducibile a una motivazione prevalente - l’acchiappare un freesby al predatorio, il tira-molla al competitivo, etc. - è ovvio che l’appeal di una certa attività ludica sarà direttamente proporzionale al livello di coinvolgimento (grado di desiderio riferito 12

a una certa attività) che quel cane presenta rispetto alla motivazione implicata in quel gioco. È cioè assai difficile coinvolgere un cane nel tira-molla se in lui tale motivazione è scarsamente presente, come viceversa, laddove questa propensione sia forte, ci ritroveremo un cane che tende a interpretare come un tira-molla qualunque attività ludica. Se in un cane la motivazione che regge un certo gioco è scarsa, per esempio un predatorio debole, lui si stancherà presto del gioco in sé, in questo caso di rincorrere la pallina. Occorre pertanto conoscere molto bene le propensioni del proprio cane anche per scegliere il gioco giusto per lui.


Spesso si sottolinea l’importanza del gioco per accrescere la fantasia, favorire lo sviluppo individuale, consentire al soggetto di mettere in atto dei tentativi singolari e di provarsi. Poche volte si riflette sul fatto che il gioco è fondamentale per acquisire dei limiti e delle regole. Siamo portati a credere che queste siano impedimenti per lo sviluppo identitario quando, al contrario, rappresentano risorse preziose e sovente insostituibili per la relazione sociale. Laddove si riscontri una motivazione forte è buona cosa definire bene le regole del gioco, senza preoccuparsi troppo della fatica del cane ad appren-

derle, giacché lui pur di poter giocare farà di tutto per impararle. Anzi, possiamo dire che per insegnare le attività più complesse è proprio necessario appoggiarsi alle motivazioni forti. D’altro canto una motivazione forte rischia sempre di tracimare in contesti che non le appartengono, vale a dire di dar avvio a comportamenti fuori luogo. Quando qualcuno si lamenta del proprio cane, enumerando questo o quel problema, la prima cosa che mi viene in mente è che lì, dove lui vede un problema, in realtà c’è una risorsa non incanalata e non valorizzata. Il gioco è pertanto una grande opportunità per insegnare al cane a stare alle regole.

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Il gioco come disciplina

Il gioco come palestra per disciplinare le propensioni più marcate. Incanalare una motivazione significa individuare nel gioco delle specificazioni ben precise: verso cosa si fa, quali sono le regole del gioco, quale il rituale d’inizio e di chiusura, quale lo spazio e il contesto di gioco. Anche i comportamenti apparentemente più problematici se incanalati in un gioco disciplinato diventano opportunità educative. La disciplina è competenza non inibizione: proprio come nelle arti marziali. Molti giochi se disciplinati diventano preziosi passatempi che consentono di scaricare la tensione del cane, di offrire spazi di gratificazione, di rafforzare il legame tra noi e il cane, di consentire quel senso di appagamento che è alla base del suo equilibrio psicologico. Disciplinare un’attività ludica significa 14

consentire l’espressione di una certa disposizione motivazionale però all’interno di una ben definita cornice. Non dobbiamo peraltro credere che le regole siano un’imposizione per il cane, tutt’altro! I cani discendono dai lupi, animali che hanno fatto degli schemi operativi e della concertazione la ragione del loro successo evoluzionistico. Un gioco ben disciplinato può evolvere in un’attività sportiva, più o meno articolata sotto il profilo performativo, oppure in un’attività collaborativa con l’essere umano. Il gioco allora si carica di altri significati, mette insieme realtà e finzione, ritaglia dalla quotidianità un ambito che non è sbagliato definire di lavoro. Sempre che abbiamo capito che per il cane lavorare è un piacere.


Se una motivazione è forte occorre darle competenza espressiva perché diventi una dote, altrimenti rischia di decadere in una mania. Quando una motivazione è forte occorre farla scorrere, come un fiume all’interno di un alveo, avendo cura che gli argini tengano, solo allora diventa una risorsa e non un problema. Il gioco è pertanto il miglior modo per costruirne un letto. Ma valorizzare una predisposizione significa anche utilizzarla per allargare lo spazio di gioco. Se prendiamo il tira-molla, per esempio, ci accorgiamo che lo spazio di gioco rischia di essere limitato al momento di presentazione, agonismo sulla treccia e chiusura.

Volendo, al contrario, ampliare lo spazio di gioco posso farmi portare la treccia, in modo tale da inserire una motivazione collaborativa come propedeutica all’attività ludica sostenuta dalla motivazione competitiva. Posso altresì nascondere la treccia e inserire una ricerca prima della collaborazione e quindi della competizione. Posso insegnare il nome di luoghi precisi - la sedia, il divano, la poltrona, la cucina - mettere la treccia in questi posti e chiedere al cane di andare a prenderla in modo diretto, inserendo in questo caso un gioco di memoria: così facendo ho ampliato lo spazio del gioco, permettendomi di costruire delle attività ponte per altri giochi.

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Ti coinvolgo giocando

Attraverso il gioco si possono orientare gli interessi del cane, costruendo dei riferimenti di gratificazione. Molti giochi permettono di aumentare il valore di un certo oggetto, sia esso una pallina, una treccia, un riportello o una manica. Abbiamo visto come il gioco consente di trasformare una motivazione forte in una risorsa spendibile per ampliare lo spazio ludico e quindi accrescere l’interesse del cane verso altre attività. Occorre infatti rimarcare l’importanza di aprire i giochi anche se contengono sequenze che possono essere molto disciplinate e quindi apparire ripetitive. La rincorsa di una pallina, il modo di superare un certo ostacolo, la presa su una manica o lo strattonare nel tira-molla devono essere fortemente disciplinati, sia perché questo accresce l’aspettativa del cane, sia perché la definizione fissa del target e delle rego16

le evitano che quel comportamento si estenda su altro. L’oggetto-target gestito dal proprietario diventa inoltre un “premio sociale” che può essere utilizzato per aumentare le capacità d’ingaggio su molte altre attività. L’indirizzo allora non dà luogo a una fissità, ma a un modo per trasformare il gioco in un volano di coinvolgimento. Modificando il contorno - per esempio le attività che introducono il gioco - possiamo creare situazioni capaci di coniugare la disciplina con la fantasia, perché non sono affatto due qualità in contrasto, come molti credono. Accrescendo il valore del target, lo si può far diventare un obiettivo chiaro capace di giustificare i suoi sforzi, ancor meglio del bocconcino.


Molto spesso a mancare è la nostra fantasia, non la capacità cognitiva del quattrozampe. Altre volte, a venir meno, è il desiderio autentico di fare qualcosa con il proprio cane. Talvolta l’affettività e le cure parentali nascondono la nostra poca voglia di dedicarci veramente al cane come compagno di vita. Eppure quando una motivazione forte è incanalata in un gioco e quando il piacere di giocare - ovvero di esprimere le proprie disposizioni più consistenti - ha fatto emergere un target come premio ambito, il cane è nelle migliori disposizioni per apprendere. Per questo, in qualunque testo di pedagogia troveremo ripetuto, quasi fosse un “mantra”, il legame profondo tra gioco è apprendimento. In realtà, se

si è capito quanto detto finora, il legame è tra la motivazione e la soluzione, giacché si apprende quando si ha un obiettivo senza avere gli strumenti per raggiungerlo. L’obiettivo è l’oggetto su cui converge una motivazione: la pallina diventa target perché il soggetto ha la motivazione predatoria. Nell’imparare ci si costruisce una ricetta solutiva ovvero lo strumento per raggiungere il target. L’apprendimento chiede un coinvolgimento, un essere attivo e non passivo. Nel gioco il soggetto diviene protagonista, in quanto lui per primo è motivato a risolvere il problema, ossia a colmare la distanza o rimuovere l’ostacolo che lo separa dal target agognato.

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Una mente sempre in gioco

Nell’attività ludica la mente è sempre in gioco, sempre coinvolta in modo diretto. Qualunque attività ludica stimola la mente del cane, per cui chiamare alcuni giochi con l’appellativo di “attivazione mentale” è quanto mai inesatto. Il gioco sempre aguzza l’ingegno del cane e quanto più lo spazio ludico è ampio tanto maggiore sarà il livello di flessibilità cognitiva che produce. Come abbiamo visto, non dobbiamo spaventarci se il gioco prevede delle fasi molto standardizzate o ripetitive, ma se queste non sono arricchite da una serie di attività a latere che moltiplicano le condizioni di svolgimento del gioco stesso. Per fare questo l’ingrediente più importante è la nostra fantasia e soprattutto 18

una voglia autentica di giocare con il cane. Spesso vedo dei proprietari che con noia e poco coinvolgimento gettano il classico legnetto o lasciano a disposizione del cane una cesta di giocattoli. Questo è il modo per uccidere il gioco, soprattutto se consideriamo che il cane è un animale dal profilo sociale intenso, operoso e collaborativo. La chiusura pertanto non sta nel gioco in sé ma nel modo in cui noi stessi lo proponiamo. Quando questi giocattoli, che io preferisco chiamare “solutivi”, vengono proposti in modo ripetitivo e senza traccia di relazione è più facile che producano fissità che attivazione.


Può essere una buona cosa variare i giochi che facciamo con il cane cercando di esercitare in lui le diverse disposizioni, come il rincorrere, la ricerca, la competizione, la collaborazione e - perché no? - le competenze solutive. L’importante è avere l’accortezza di declinare sempre il gioco in senso relazionale, di vivere con coinvolgimento l’attività ludica con il proprio cane - dobbiamo divertirci anche noi -, di ampliare con fantasia gli spazi di gioco, di variare attività più di ordine statico o comunque di concentrazione con giochi più improntati sul movimento e sulla reattività. Dobbiamo metterci la fantasia sia nel preparare l’attività ludica che durante la fase realizzativa.

Il gioco solutivo può essere peraltro inventato, spesso adoperando materiale di riciclo o comunque oggetti comuni, facendo attenzione a utilizzare cose che non siano pericolose per il cane oppure che non lo abituino a distruggere materiale di casa. Se prendo, per esempio, i pantaloni o gli asciugamani per fare il tira-molla poi sarà difficile convincere il cane che mi voglio solo asciugare. Di certo è più facile acquistare un giocattolo solutivo già preconfezionato, ma occorre sempre evitare la ripetizione e il pensare che il cane si debba divertire in solitudine. Torno a dire: per un cane il più bel gioco siete voi quando volete fare un’attività con lui.

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Gioco vigilato, divertimento assicurato

Quando cani e bambini giocano insieme occorre sempre che gli adulti mantengano una forte vigilanza. Nel gioco spesso sono coinvolti cani e bambini e allora occorre fare attenzione - molta attenzione! - perché il pericolo è sempre dietro l’angolo. Certo, il gioco è divertimento, piacere, rilassamento... ma non dobbiamo dimenticare che giocando ci si può far male, spesso ci si mette in pericolo, talvolta ci si ferisce. Insomma tale eventualità non è affatto un’ipotesi remota. Tanto il bambino quanto il cane possono far male l’uno all’altro semplicemente perché l’eccitazione del gioco libera in loro un’esplosione di esuberanza, il più delle volte incontrollata. Se si è sopra un prato difficilmente una caduta è fonte d’infortunio, ma in casa la faccenda è più seria, perché tanti, troppi sono gli oggetti che, rovesciandosi, possono ferire anche in modo grave. Se poi si gioca in casa 20

tenendo il cane al guinzaglio - magari perché si è appena entrati dalla passeggiata oppure, al contrario, perché ci si prepara a essa - è quasi impossibile non farsi male. Attenzione perché i bambini arrivano a fare cose inimmaginabili, come legarsi il guinzaglio intorno al collo, inserire oggetti nei padiglioni auricolari del cane, salire sul monopattino e farsi trainare dal cane, montare sulla tavola col cane o arrampicarsi con lui sulla cucina attrezzata. Senza poi contare che nel gioco si libera sempre un po’ di competitività, che la dimensione ludica libera comportamenti spontanei che tuttavia possono essere fonti di malintesi (come l’abbracciare), che nel gioco l’essere umano usa troppo le mani e il cane troppo la bocca. Insomma... vigilate genitori, vigilate.


Il gioco tra il bambino e il cane contempla spesso degli oggetti che tuttavia possono rivelarsi pericolosi o per l’uno o per l’altro - se non addirittura per entrambi. Quando si mette a punto un giocattolo per un bambino ovviamente lo si studia avendo in mente lui come fruitore e non immaginando che possa finire nella lista dei preferiti del cane. Allo stesso modo quando si progetta un giocattolo per il cane difficilmente si prende in considerazione che esso possa finire nel novero degli oggetti accessibili a un bambino. In realtà bambino e cane

giocano insieme e puntualmente utilizzano gli stessi oggetti per giocare. Tra le attenzioni che bisogna sempre avere c’è quella di badare che i giocattoli siano sicuri per entrambi, tenendo conto che è arduo che il bambino arrivi a ingoiare la gommapiuma del peluche, ma il cane sì, e che difficilmente il cane manderà giù interi dei piccoli oggetti, a differenza del bambino che può persino arrivare a soffocarsi per questo. Inoltre non dimentichiamoci che gli oggetti scatenano il senso di possessività sia nel cane che nel bambino, aumentando le situazioni di conflitto.

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Giocare in cucciolata

Giocare in cucciolata è un apprendistato utile per il futuro di adulti. Non c’è niente di più bello che osservare dei cuccioli mentre giocano tra loro in libertà. È un vero spettacolo che ci comunica la gioia di vivere, l’entusiasmo che caratterizza quella splendida epoca dell’immaturità. I cuccioli giocano utilizzando prima di tutto le proprie armi - il cane gioca preferibilmente con la bocca, il gatto invece esplora il mondo con le zampe anteriori - e imparando così a calibrarne l’operatività. Se durante il gioco un cucciolo stringe troppo, con i suoi aguzzi dentini da latte, l’altro si lamenterà facendo intervenire la mamma oppure smetterà di giocare. In tal modo il cucciolo impara il cosiddetto “morso inibito” ovvero controllato, che gli consentirà in futuro 22

di utilizzare la bocca in modo più plastico - vale a dire: specifico a seconda dello scopo - evitando di ferire quando vuole semplicemente giocare. Si tratta di una competenza molto importante sia nella relazione con gli altri cani sia nel rapporto con l’essere umano. Un cane che non ha acquisito tale competenza si troverà in seria difficoltà nella relazione sociale e sarà altresì fonte di sofferenza per il proprietario in tutte le situazioni di gioco. Nel gioco inoltre si costruiscono altre doti sociali essenziali, come la gestione della frustrazione, vale a dire la capacità di rassegnarsi se non sempre le cose vanno come avremmo voluto. Prima il cane lo impara e meglio è.


È vero, da un punto di vista meramente biologico “cane si nasce”... tuttavia, da un punto di vista comportamentale “cane si diventa”, attraverso un complesso apprendistato di esperienza sociale. Si chiama socializzazione primaria, o specie specifica, e contempla tutte quelle esperienze che il cucciolo deve compiere se vuole completare la sua identità di cane. Alcune di queste esperienze riguardano il rapporto con la mamma che fa da modello, orienta l’interesse, calibra il sistema di attivazione, interviene per incentivare o chiudere, consente l’allargamento dello spazio esperienziale, pone dei limiti e insegna delle regole. Molte altre esperienze nascono direttamente nel rapporto ludico che il cucciolo instaura con i fratelli.

Ogni comportamento richiede infatti una “messa a punto”, che in termini etologici viene definita come “strutturazione”. In pratica significa la definizione di una base di partenza, di una corretta sequenza dei movimenti, di uno spazio di espressione, di una tempistica di realizzazione, di una fase di chiusura. L’attività ludica incentiva l’espressione comportamentale tenendola al riparo dalle conseguenze che gli insuccessi di un principiante potrebbero avere. Realizzandoli nel gioco, ossia nella comoda palestra della finzione di cucciolata, il cane va a completare tutto il suo catalogo comportamentale, preparandosi così a entrare ben equipaggiato nel mondo degli adulti.

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Giocare intensamente…

La competizione non è un problema, ma una risorsa da indirizzare. Il gioco ha spesso una componente competitiva, ma questo non deve spaventarci perché attraverso l’agonismo il cucciolo rafforza la consapevolezza delle proprie capacità e nello stesso tempo impara ad accettare i limiti. È importante tuttavia trasformare la motivazione competitiva - che può comprendere anche una disposizione aggressiva, non necessariamente pericolosa - in un momento di relazione capace di sviluppare l’agonismo, ovvero la voglia di confrontarsi, e non l’antagonismo, vale a dire la pretesa di bloccare l’altro. Il confronto agonistico si basa sull’incentivo espressivo, è cioè un gioco o un’attività dove chi è in competizione dà campo espressivo all’altro e non glielo nega. Nel confronto agonistico si desidera l’azione del competitor, 24

a differenza di un’azione antagonista che si propone di chiudere lo spazio espressivo dell’interlocutore. Quando giocavo al tira-molla, Maya mi sollecitava all’azione e io facevo ugualmente con lei. In altre parole, il gioco era divertente solo a patto che entrambi partecipassimo pienamente. Spesso i cani ci ingaggiano su giochi competitivi non per entrare in conflitto ma per esprimersi e provarsi in senso relazionale. Nel gioco del tira-molla, inscenato con una pantomima divertente e articolata, la motivazione competitiva assumeva dei tratti concertativi, vale a dire si basava su un’implicita collaborazione. Il gioco può pertanto aiutare ad aprire gli spazi di complicità tra la persona e il proprio cane, riducendo contemporaneamente gli ambiti e le occasioni di conflittualità.


Alcuni proprietari si lamentano perché il proprio cane mette in atto comportamenti eccessivi, manifesta un surplus di esuberanza, tende a essere distruttivo o a mettere in atto comportamenti compulsivi, come il leccarsi ripetutamente o strapparsi il pelo. Altri si lamentano di un eccesso di sensibilità del proprio cane: un essere sempre in allerta, un rispondere al più piccolo stimolo, un abbaiare reiterato come se qualunque evento li mettesse in difficoltà, una facile caduta nell’ansia. Seppur differenti sono le cause e la natura di questi disagi, tuttavia spesso hanno una base comune che, per voler semplificare, potremmo individuare in un deficit di attività. I cani sono animali operosi, che desiderano esprimere la loro esistenza nell’azione, che amano la partecipazio-

ne attiva... insomma che mal sopportano l’inattività. Questo è particolarmente vero per certe razze che, dopo generazioni di selezione per il lavoro, oggi non possono sopportare l’inanizione, seppur condita da tutte le possibili comodità. Il modo migliore per riequilibrare il loro stato psicologico è proprio quello di consentire loro di trovare soddisfazione in campo, facendo attività che possono essere ludiche, sportive, di ricerca, di lavoro o quant’altro. Del resto chi adotta un cane di queste razze deve avere piena consapevolezza dei bisogni e non può pretendere che sia un peluche vivente da tenere sopra un divano. La vitalità del cane è la qualità più bella, il suo pregio più grande, il significato profondo della sua genealogia: dobbiamo imparare a riscoprire questi connotati, se vogliamo ritrovare il cane.

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Chi ben comincia…

Giochi di cucciolo, abitudini di adulto: il gioco non è mai solo un gioco. Noto sovente che le persone si lamentano per comportamenti che sono diretta conseguenza dei giochi fatti da cucciolo. Se abbiamo giocato con il micetto a indirizzare le sue mire predatorie sulle nostre mani, quando il gatto sarà adulto continuerà a farlo e allora saranno dolori. Così, se abbiamo insegnato al cane ad afferrare indumenti al volo, da cucciolo è divertente, da adulto può rivelarsi assai pericoloso, oltre che fastidioso. Nelle attività ludiche si assumono stili e abitudini che andranno poi a costituire il catalogo comportamentale dell’adulto. Per questo è indispensabile non fermarsi a guardare il cane limitandosi alla sua dimensione di cucciolo - che lo rende buffo e divertente in qualunque espressione - ma cercare sempre di trasferire quel medesimo comportamento in un 26

soggetto adulto e cercare di comprenderne le criticità. Anche la scelta degli oggetti è importante, perché saranno quelli che il cane ricercherà come target del suo estro ludico, che inevitabilmente sarà all’insegna della distruttività. Già, perché il cane gioca con la bocca, mastica accuratamente gli oggetti-target del gioco... e non può certo distinguere tra la maglietta di scarso valore e la camicia di marca o tra le scarpe vecchie e l’ultimo supermodello appena acquistato. Il tipo di oggetto, il materiale con cui è fatto, le situazioni che lo caratterizzano sono punti di generalizzazione che consentono al cane di passare dal target che gli abbiamo affidato ad altri oggetti che, viceversa, vorremmo salvaguardare. Sempre meglio allora scegliere oggetti specifici.


Come abbiamo visto, a seconda delle caratteristiche del cane - soprattutto riguardanti la razza - avremo predisposizioni motivazionali differenti, che si traducono in propensioni ludiche altrettanto diverse. La persona deve cercare di comprendere le tendenze del proprio cane e individuare delle attività ludiche che siano in grado di dare uno spazio espressivo disciplinato e possibilmente aperto a queste vocazioni. Il mondo della cinofilia è estremamente ricco al riguardo: innumerevoli sono le discipline sportive, accurate sono le prassi addestrative utili ad acquisire competenza espressiva e relazionale nello svolgimento dell’attività. Accanto a queste attività è buona cosa sviluppare altri giochi, magari

avvalendosi delle proprie capacità d’ingaggio, valorizzandoli e incentivandoli attraverso gratificazioni, dando loro valore mantenendo sempre un po’ di languore. Il motivo è molto semplice: dare al cane l’opportunità di divertirsi in un ampio spettro di possibilità ludiche. Insomma, non sempre si potrà fare il gioco preferito e tuttavia si può evitare la noia attraverso altre attività che sanno mettere in campo un po’ di spensieratezza e di piacere. In questo modo il cane avrà un profilo più flessibile ed equilibrato, vale a dire meno focalizzato su un’unica attività e un’unica fonte di divertimento. Inoltre la molteplicità dei giochi insegnerà al cane ad adeguare sempre il suo livello di attivazione a ciò che l’attività richiede.

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Qualche volta serve anche un po’ di relax

Quando il gioco è un semplice passatempo, giocare vuol dire rilassarsi. Non è detto che il gioco debba essere necessariamente sociale e performativo, né che debba sganciarsi in modo eclatante da altre espressioni. Gli etologi, come peraltro ogni scienziato, cercano parametri di distinzione e di catalogazione, proprio per mettere ordine nel grande frastuono di fenomeni, ma la realtà presenta contorni sfumati. Alcuni giochi sono così stemperati nelle prassi ordinarie che si fa fatica ad attribuirli alla dimensione ludica quando, al contrario, assolvono ancor più di altri proprio questa funzione. Una treccia da mordicchiare, un kong da esplorare, una pallina da lanciare sono piccoli esempi di quasi-gioco, di espressioni ludiche sottili che aiutano a superare la noia, a riempire certe pause, a colmare le attese. Non devono sostituire i giochi sociali, ma possono aiu28

tare a dirigere le attenzioni del cane al di fuori del proprio corpo - evitando leccamenti ripetuti o altre azioni compulsive di autogrooming - o di altri oggetti che potrebbero essere rovinati, come per esempio la gamba di un tavolo. La presenza di giocattoli non deve mai essere eccessiva, perché altrimenti perdono d’importanza per il cane: sempre meglio mettergliene a disposizione uno alla volta. Se vogliamo valorizzare un giocattolo agli occhi del cane dobbiamo noi per primi considerarlo importante, evitando di lasciarlo abbandonato da una parte per terra. Custodirlo in un cassetto, tenerlo in mano con fare possessivo, accrescere l’eccitazione quando lo si ha, darlo al cane solo dopo che lo ha un po’ desiderato... ecco le migliori strategie per accrescerne il valore!


Una situazione del tutto opposta rispetto al passatempo riguarda il gioco performativamente coinvolgente, espresso con un alto livello di attivazione. Si tratta di giochi che accontentano sia le necessità motorie del corpo - la cosiddetta “ginnastica funzionale”, utile per il benessere di tutti gli apparati, soprattutto quello cardiocircolatorio - sia quelle di ordine motivazionale. Al ritorno a casa avremo un cane molto più rilassato e meno predisposto a comportamenti problematici. Il piacere che esita da questo tipo di attività si chiama appagamento e conta molto di più di qualunque altra cosa per trasmettere al cane un senso di sazietà e di equilibrio

che potremmo avvicinare al cosiddetto “sonno del giusto”. Queste attività infatti liberano neuromodulatori fondamentali, come la serotonina e le endorfine, in grado di rasserenare l’individuo. Non dobbiamo dimenticare che il cane è un animale di resistenza, racchiuso in un corpo che ha nell’espressione motoria il suo punto di equilibrio. Se si viene meno a questo principio inevitabilmente il cane ne soffrirà, come se fosse posseduto da un esubero di energie che non può esprimere. E allora sarà utile cercare di compensare con altri surrogati. Ogni animale può veramente stare bene se gli darete l’opportunità di esprimere ciò che è.

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Giocare per riflettere

Non sempre la reattività e l’espressione performativa rappresentano il fulcro dell’attività ludica. Ci sono alcuni giochi che sono, per così dire, più riflessivi, dove cioè quello che conta non è tanto la vigilanza, la reattività, la performatività, bensì la capacità di concentrazione, l’autocontrollo, il non farsi distrarre e soprattutto il saper mettere in campo lo strumentario di conoscenze acquisite. Tre sono le tipologie di gioco basate sulla concentrazione e sulla riflessività: 1) i giochi di ricerca, 2) i giochi di memoria, 3) i giochi solutivi. Nei giochi di ricerca s’individua un target specifico, lo si fa annusare al cane e poi lo si va a nascondere da qualche parte, per chiedere quindi al cane di trovarlo. Si tratta di giochi che lavorano sulla sua capacità di seguire una pista, di captare la fonte odorifera dell’oggetto e di scovarlo. Tante possono essere le variazioni sul tema dei giochi di ri30

cerca, alcuni estremamente semplici - come nascondere la pallina in casa altri assai più complessi, come la ricerca in campo dimostra. La ricerca può assumere un significato di sillegico (di raccolta), se l’oggetto trovato è in sé gratificante per il cane, oppure un significato collaborativo, quando la segnalazione o il riporto dell’oggetto viene premiato da parte del partner umano con un bocconcino o un riportello. Questo gioco può diventare una vera e propria attività di lavoro, quando la persona e il cane fanno attività di protezione civile dopo essere stati opportunamente preparati al riguardo. La ricerca di dispersi - sulla neve, su macerie, in zone boschive - rappresenta qualcosa di straordinario nella storia della partnership tra essere umano e cane. E pensare che tutto nasce da un gioco!


Il gioco rappresenta sicuramente il miglior antidoto all’invecchiamento cognitivo, un problema che ahimè diventa sempre più pressante con l’allungamento della speranza di vita dei nostri cani. Ecco allora che assume un’importanza fondamentale il tener in allenamento alcune funzioni del sistema cognitivo come la capacità mnemonica e le funzioni logico-solutive. Il gioco può far molto per tenerle in allenamento, avendo cura di abituare il cucciolo fin dalla più tenera età a esercitarsi anche su attività ludiche di questo tipo. I giochi di memoria si differenziano dai giochi di ricerca perché il cane deve ricordarsi un certo item per esempio che la pallina si trova sul divano - e, dopo essere stato condotto fuori dal contesto per qualche minuto,

va rinviato in modo diretto (cioè senza ricerca) a riprenderla. In questo caso il cane utilizza la memoria a breve durata. Se invece insegniamo al cane il significato allocativo di sedia, divano, poltrona e cucina, quindi non visti poniamo la treccia su uno di questi luoghi, il gioco consiste nel dire il nome del luogo per consentire al cane di prendere la treccia. In questo caso utilizziamo la memoria a lunga durata. I giochi solutivi infine sono quelle attività in cui il cane deve recuperare un target - in genere un premio alimentare - agendo sul gioco stesso: per esempio spostando dei tasselli o alzando delle coppette. L’importante è variare sempre o il modale del gioco o la tipologia di gioco, in modo da consentire effettivamente uno sforzo solutivo.

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GIOCHI INTELLIGENTI TX32017 - Aiutate il cane a far fronte al suo compito, in modo da tenere alta la sua motivazione. E’ importante, soprattutto nello stadio iniziale, che il cane si guadagni velocemente la sua ricompensa per fare in modo che associ un pensiero positivo al nuovo gioco. Vi suggeriamo di dargli una leccornia anche solo per i primi tentativi. Appena il cane realizzerà che questo è un ‘gioco-snack’, capirà come agire e si divertirà. Iniziate nascondendo delle piccole leccornie sotto ai coni. Il vostro cane cercherà di soffiarle fuori dai fori. Dovrà quindi imparare a sollevare i coni con il suo naso per raggiungere il bocconcino saporito. TX32011 - Iniziate il gioco con solo un cassetto. All’inizio rimuovete sia lo scompartimento sul tetto che il secondo cassetto. Appena il cane sarà in grado di aprire il cassetto senza problemi, dategli subito un nuovo obiettivo. TX3490 - Snacky è un gioco speciale che associa cibo e divertimento. La palla in plastica rotola e rimbalza molto tranquillamente. Snacky offre la possibilità al vostro cane di fare giochi vari e dinamici. Il labirinto evita che le leccornie escano fuori facilmente ed è un piacevole 32011 passatempo.

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GIOCHI AGILITY

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TX3230 - Fun-Mot®, gioco stimolante in gomma GIOCHI naturale, molto resistente. Il gioco è adatto per essere lanciato e per giochi di trazione. La super- DI RICERCA ficie ondulata facilita al cane una buona presa ed impedisce al gioco di deformarsi. TX3307 - Palla da calcio in gomma morbida con corda lunga 100 cm, adatta per essere lanciata anche nell’acqua. TX33500 - Dog Disc in gomma naturale flessibile e morbida, adatto anche per cani giovani e sensibili. Non deve essere lanciato in direzione del cane. Ottimo per giocare all’aria aperta o in spiaggia con il proprio cane.

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GIOCHI DI MEMORIA

TX3270 / TX3259 Nascondete la corda o la pallina! I giochi Denta Fun aiutano a pulire i denti in modo giocoso. Mentre il cane mastica, le varie parti del gioco penetrano nello spazio interdentale e provvedono ad una efficace pulizia dei denti. TX33640 - Gioco in TPR o gomma termoplastica. Molto resistente, galleggiante e con colori sgargianti. Perfetto per cani che amano masticare e distruggere i giochi. La palla riccio lampeggiante in TPR, si attiva rimbalzando sul pavimento. Risveglia l’istinto giocherellone del cane.

Raccomandiamo di lasciare il gioco al cane SOLO sotto supervisione e di somministrarlo per un periodo limitato di tempo. Nessun gioco è indistruttibile: vi consigliamo di verificare regolarmente lo stato di usura del gioco e sostituirlo per evitare incidenti. Leggete sempre le istruzioni.

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Scuola d’interazione uomo-animale Direttore: Roberto Marchesini Sede Nazionale: via Ca’ Bianca, 40015 Galliera (BO) Tel 051 6661562 - Fax 051 0822156 Cell 340 2513890 e-mail: info@siua.it - www.siua.it

Siua nasce nel 1997, fondata da Roberto Marchesini, suo attuale direttore, in qualità di Istituto di ricerca e applicazione della zooantropologia. La Scuola è di fatto l'esito di una ricerca sviluppata dal suo fondatore nel corso degli anni '80 sui caratteri della relazione tra l'uomo e gli altri animali e sui benefici che tale incontro produce. L'approccio relazionale si affianca a una concezione cognitiva nella spiegazione del comportamento, un approccio che modifica molti ambiti applicativi, quali per esempio la didattica in cinofilia. Nasce così la metodologia cognitivo-zooantropologica, un approccio fondato e sviluppato in Siua. A oggi la Scuola ha centri in tutto il territorio nazionale e all'estero, con una rete di operatori qualificati a sviluppare in tutti gli ambiti tale approccio. Siua si conferma come un polo di eccellenza nella ricerca, nella rete di servizi che mette a disposizione sui territori e soprattutto nella sua grande esperienza in ambito di formazione professionale. Siua realizza corsi di formazione per operatori e per professionisti che vogliono acquisire competenze come educatori e istruttori cinofili, come operatori di zooantropologia didattica e di pet therapy. Siua consiglia: Apeiron www.trixie.it

Editoria e comunicazione srl via Belle Arti, 40 - Bologna

Il cane  

Un mondo in gioco Quarto libretto della collana "Quaderni di cinologia" edito da Apeiron Editoria per conto di Siua (Scuola di interazione u...

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