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NUMERO 37|OTTOBRE 2016 “CHE L’ENTUSIASMO VI PORTI SEMPRE, PERCHÉ È CON QUESTO CHE CAMBIEREMO TUTTO.” MARCO IOZZIA

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Numero 37 | Ottobre 2016

SISM Il SISM - Segretariato Italiano Studenti in Medicina è un’associazione no-profit creata da e per gli studenti di medicina. Si occupa di tutte le grosse tematiche sociali di interesse medico, dei processi di formazione di base dello studente in medicina, degli ordinamenti che regolano questi processi, dell’aggiornamento continuo dello studente e riesce a realizzare tutto ciò attraverso il lavoro di figure preposte a coordinare i diversi settori sopraddetti sia a livello locale che nazionale. Il SISM è presente in 37 Facoltà di Medicina e Chirurgia sparse su tutto il territorio. Aderisce come membro effettivo all’IFMSA (International Federation of Medical Students’ Associations), forum di studenti di medicina provenienti da tutto il mondo riconosciuto come Associazione Non Governativa presso le Nazioni Unite.

LA REDAZIONE Coordinatore di Progetto Carlo Chessari - Sede Locale di Catania Redazione Francesco Valente - Sede Locale di Catanzaro Arianna Caracciolo - Sede Locale di Parma Mariachiara Ippolito - Sede Locale di Palermo Giovanni D’Angelo - Sede Locale di Palermo Barbara Zimotti - Sede Locale di Foggia Andrea Berti - Sede Locale di Ferrara Publications Group Coordinator Maria del Prato - Sede Locale di Siena

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Numero 37 | Ottobre 2016

INDICE EDITORIALE di Carlo Chessari PGC’S WELCOME di Maria del Prato WORKSHOP SUL CONFLITTO DI INTERESSI di Francesco Valente ARRIVA DOVE VUOI, NON SOLO DOVE PUOI di Marco Iozzia TAIWAN - TOUCH YOUR HEART! di Flavia Ciranni LA SALUTE PUBBLICA NEI DISASTRI: TUTTO ORO QUEL CHE LUCCICA? di Giovanni D’Angelo TUMORE DELLA MAMMELL: INFORMAZIONE E PREVENZIONE IN PILLOLE di Barbara Zimotti POLSTENA: UNA STORIA CHE CAMBIA di Sara Saffo, Carlotta Damiani, Silvia Brognoli, Francesca D’Imprima e Maria Rosini SALUTE E SVILUPPO GLOBALMENTE #PSDIMMIDIPIÙ! #SBHMM: SISM BETTER HAVE MY MONEY PAROLA AL CN! Parola al CE: Amministratore Nazionale e VicePresidente agli Affari Esterni

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Quarta seduta del Consiglio Nazionale 2016 del SISM Roma, 7 - 8 - 9 Ottobre La quarta seduta del Consiglio Nazionale si è svolta a Roma nei giorni del 7-8-9 ottobre. Il Consiglio Nazionale ha discusso temi cari all’associazione e ha iniziato ad impostatare il lavoro per la seduta autunnale del XLIX Congresso SISM. Gli observer hanno partecipato alle discussioni dei punti a porte aperte arricchendole di ulteriori punti di vista. Questa appena svolta ha segnato l’ultima seduta del Consiglio Nazionale 2015/2016.


TIPE 10 Cavazzo Carnico (UD), 29 settembre - 2 ottobre 2016 Il Training Italiano in Peer Education è un evento formativo durante il quale i soci SISM partecipanti ricevono le basi e le tecniche di Educazione Non Formale e conoscenze riguardo determinati argomenti, come la Salute Riproduttiva. Questa può essere applicata in contesti diversi (scuole, comunità, gruppi) per poter affrontare diversi argomenti approcciandosi non con un rapporto docente-discente, ma tra pari. Il TIPE 10 è stato ospitato dalle Sedi Locali di Udine e Padova


TNT 5.0 Almese (TO), 6-9 ottobre 2016 Il Training for New Trainers è un corso di formazione che ha lo scopo di fornire ai partecipanti gli strumenti e la metodologia di educazione non formale in modo tale da poter formare altri soci. L’educazione non formale si basa sul fatto che i partecipanti sono coinvolti in modo attivo nel processo di apprendimento. Il TNT 5.0 è stato ospitato dalla Sede Locale di Torino


Volcan Cotopaxi Ecuador, settembre 2016 Foto di Paolo Miccichè Il Cotopaxi è un vulcano delle Ande che si trova in Ecuador. Ha un’altezza di più di 3000 metri. Il suo nome significa “Collo della Luna” nella locale lingua quechua e la luna sembra in effetti posarsi sopra il cono del vulcano, dando l’impressione che il Cotopaxi sia il suo collo.


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EDITORIALE Carlo Chessari Affezionate lettrici, affezionati lettori, Il percorso di Zona SISMica entra nell’ultima fase del 2016. Anche questo mese cercheremo di allietarvi con articoli e spunti interessanti, aspettando il prossimo numero e… il prossimo Congresso Nazionale del SISM! Sarà la Sede Locale di Palermo ad ospitare l’evento, il mese prossimo. Un grosso in bocca al lupo dalla redazione di Zona SISMica!

Parleremo di eventi formativi, di viaggi, di prevenzione dei tumori al seno e dei disastri, di progetti e rapporto con i docenti. A nome di tutta la redazione, una buona lettura!

Carletto

All’interno di questo numero troverete articoli di tutte le aree tematiche, la sezione fotografica, le rubriche #PSDimmidipiù, Globalmente e Parola al CN!

PGC’S WELCOME Maria del Prato Carissimi SISMici tutti,

vi deluderà, ne sono certa!

bentornati tra le pagine della nostra rivista, che tra impegni universitari e associativi vi chiede scusa per il ritardo della pubblicazione ma è qui come sempre, piena di informazioni, di emozioni e di condivisione da parte dei nostri meravigliosi autori.

Vi auguro quindi una buonissima lettura, senza volervi intrattenere altro! Un baScione,

Mari del PG

Viaggi che vi ruberanno il cuore, sogni che diventano realtà, esperienze che vi faranno crescere... come al solito, Zona SISMica non

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WORKSHOP SUL CONFLITTO DI INTERESSI di Francesco Valente Il conflitto di interessi è un tema di cui il SISM ha sempre discusso, mirando a formare futuri medici che mettano la salute del paziente prima di tutto il resto, offrendo la migliore cura possibile in accordo con la propria etica professionale e senza alcuna influenza esterna. Questo argomento è un punto cardine anche del Codice Deontologico a cui tutti i medici devono fare riferimento, ma a cui poche volte viene data una vera importanza, soprattutto nelle nostre Università. Negli ultimi tempi si è aperto un vero e proprio dibattito sul tema del Conflitto di interessi in Medicina, partito dalla presentazione di una serie di casi che dimostrarono come alcune pubblicazioni di risultati di ricerca fossero state “inquinate” dalle case farmaceutiche. Emerse l’esistenza di interessi economici per il ricercatore, la mancata trasparenza nella trasposizione dei dati, una falsata valutazione economica dei farmaci e delle tecnologie, la pubblicazione selettiva degli studi positivi con influenze verso autori di studi i cui risul-

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tati non erano graditi agli sponsor. Da questo scaturì la presa di posizione di alcuni editori di riviste mediche che hanno annunciato che, in futuro, pubblicheranno articoli di studi clinici sponsorizzati da case farmaceutiche solo se gli autori accertino che hanno avuto pieno accesso a tutti i dati dello studio e si assumano tutta la responsabilità dell’integrità e dell’accuratezza di analisi dei dati. Proprio per questo, l’evento che si svolgerà dal 25 al 27 novembre a Cave (RM), ospitato dalla Sede Locale di Roma Sant’Andrea, sarà un momento di profonda formazione per i partecipanti: si tratterà di accesso alle cure, delle strategie di marketing delle case farmaceutiche, dell’influenza dell’industria del farmaco sulla ricerca scientifica ed infine di etica medica; il tutto principalmente attraverso lezioni frontali, a cui saranno associate sessioni di educazione non formale, role playing e discussioni in piccoli gruppi. I posti disponibili sono 44 e verrà dunque fatta una selezione dei candidati:

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Numero 37 | Ottobre 2016 sarà selezionata inizialmente una persona per Sede e successivamente si riempiranno i posti dando spazio a persone che in Sede non hanno persone formate sul conflitto di interessi. I posti vacanti verranno assegnati in base all’anno di corso, in senso decrescente, ed alla motivation letter; qualora i posti non verranno riempiti, saranno riaperte le iscrizioni. Il conflitto di interesse deve essere un argomento che coinvolga tutta la popolazione studentesca in Medicina e questo workshop può essere un passo avanti per far acquisire a tutti gli studenti una maggiore sensibilità verso questo tema.

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ARRIVA DOVE VUOI, NON SOLO DOVE PUOI di Marco Iozzia A volte tutto parte da una semplice e piccola idea. Qualche tempo fa sentii parlare del Famulus Nursing, progetto attraverso il quale far accedere gli studenti ancora in età pre-tirocinio in ospedale al seguito di un tutor di infermieristica che facesse da guida nell’apprendimento e nell’esecuzione di quelle tecniche pratiche che noi studenti di medicina ci sogniamo la notte. Rimasi sconvolto. Non solo per il lato accademico-formativo della questione, ma anche e soprattutto perché permetteva di andare a scavare a fondo dentro l’interprofessionalità, che da anni mi affascina e mi fa sorgere domande e questioni sul modo in cui le nostre università e i nostri ospedali gestiscono questi ruoli, così legati e così troppo spesso posti su piani opposti - tanto da osservarne le conseguenze nelle aule, nelle parole acide dei diversi professionisti delle diverse categorie gli uni contro gli altri, ma soprattutto negli studenti. Noi studenti, che dovremmo essere la voce nuova, la voce giovane portatrice di apertura, accoglienza, forza e spirito di squadra. Noi, invece, spesso ci troviamo ad essere i primi a guardarci come se appartenessimo a due specie umane distinte e inavvicinabili. Non potevo stare fermo. Non potevo non innamorarmi. Lo volevo. Lo volevo nella mia università, volevo che una modalità nuova si inserisse nella nostra formazione. Volevo che fossimo uniti, che ci fosse compattezza, che fin dagli anni dello studio si creasse una Equipe, un gruppo di persone che lavorano con un unico scopo, quello per cui studiamo: la salute vera e reale del paziente. Tempo due mesi ed eravamo al lavoro: perché non chiedere aiuto al SimNova (il nuovo Centro di ricerca in Simulazione Medica attivo a Novara) per inserire nel progetto anche una componente di simulazione pre-esperienza in reparto? L’idea piacque tantissimo al Direttore del Centro, un professore di Anestesiwww.sism.org

ologia e Rianimazione ed ex Sismico e Socio Onorario. Cominciò allora questa collaborazione che, da un inizio un po’ a tentoni si evolse in qualcosa che potrei quasi definire “amicizia”, quell’amicizia che si può avere con qualcuno molto più grande, che ti stima e con cui si parla, ci si racconta e ci si scambiano pareri e problemi, uno di quei qualcuno cui si può chiedere come interpretare le difficoltà di un percorso come il nostro, lungo, estenuante, temprante, ma bellissimo. Da lì cominciò tutto l’iter: la ricerca dell’assicurazione, la scelta dei criteri, la valutazione delle competenze da inserire e altro ancora, fino alla presentazione dell’idea ai “Capi Supremi” (come vengono chiamati qui da noi a Novara), ovvero i Direttori di Dipartimento e i Presidenti di Corso di Laurea. Dovetti presentare perciò il corso, il modo nuovo con cui lo volevamo attuare a Novara e le mie richieste al Presidente di Corso di Laurea di Infermieristica, il Professor G., tra le altre cose mio Professore di Patologia Medica. Fu assurdo. Si innamorò della cosa, si innamorò delle potenzialità, si innamorò di ogni singolo aspetto. Mi sommerse di lavoro da fare per mettere tutto a posto e, come tutti i professori, andava incalzato per ricordarsi anche solo di esistere, ma fu incredibile: smosse il mondo pur di farmi conoscere e parlare con tutti coloro che potevano darmi una mano nella sua realizzazione, stimava tantissimo me, la Sede Locale e il nostro impegno. Quando ad una riunione vide entrare me e tre miei assistant, tutti a fargli domande e a pensare soluzioni, si fermò e disse: “Questo SISM è proprio una bomba”. E l’iter continuò, pieno dei soliti cavilli e intrugli burocratici che conosciamo tutti noi, quelli che sembra nascano apposta per mettere i bastoni tra le ruote ad ogni idea che si allontani anche un minimo dal recinto antico dell’Università. Ma l’idea piaceva, piaceva parecchio.

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Numero 37 | Ottobre 2016 Ad aprile 2016 finalmente si realizzò anche un altro mio piccolo sogno: un grande ed enorme OdP di più giorni con studenti di varie professioni sanitarie a collaborare insieme. Furono tantissimi i corsi di formazione che tenemmo per riuscire a star dietro ai numeri, ma alla fine con noi c’erano infermieri, infermieri pediatrici e fisioterapisti...fu uno spettacolo! Intanto arrivò maggio e si tenne la riunione conclusiva, quella per verificare che ormai si fosse pronti, che non ci fossero più né problemi né cavilli ancora da risolvere. Ed è durante quella riunione che sentii le due proposte più incredibili della storia: il Prof. G. voleva che si organizzasse una conferenza stampa a Novara per ottobre in cui descrivere ad alta voce il progetto, in cui far parlare noi studenti di quel qualcosa che ci muove dentro e ci spinge a perdere ore e tempo per organizzare e mettere in piedi idee del genere, in cui far emergere le numerose possibilità offerte da questo corso, in cui parlare a piena voce del ruolo enorme che NOI STUDENTI abbi-

amo nella nostra formazione. Se già a quel punto ero pronto a saltargli in braccio, la proposta successiva fu talmente sconvolgente da lasciarmi quasi inebetito: “Dopo che avrai dato il mio esame, vorrei che tu valutassi il mio corso. Vorrei che mi contestassi ciò che pensi non vada bene. Vorrei cambiare le cose”. Ero felice. Felice perché finalmente avevo davanti la dimostrazione pratica che non siamo petali liberi al vento, ma piccoli tronchi che crescono saldi e producono frutto. Che non siamo invisibili, ma che possiamo essere un motore rumoroso e scalpitante in grado di smuovere i macigni della conservazione e gli scogli della pigrizia. Un mese dopo gli feci la mia valutazione, nella quale non tralasciai nulla di ciò in cui credevo, nulla delle critiche mosse dai miei compagni, nulla che non potesse essere costruttivo e ispirato ad un cambio vero, magari lento e pericolante, ma comunque importante.

Che l’Entusiasmo vi porti, Perché possiamo e siamo Motore. Che l’entusiasmo vi porti, Perché siamo forza e vitalità. Che l’entusiasmo vi porti, Perché il nostro cuore parla per noi. Che l’entusiasmo vi porti SEMPRE, Perché è con questo che cambieremo tutto.

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TAIWAN TOUCH YOUR HEART! di Flavia Ciranni Il giorno dell’assegnazione delle mete continuavo a ripetere compulsivamente la domanda che mi tormentava da una settimana: “Taiwan o Paraguay?”. Avevo raccolto i racconti delle persone che avevano fatto lo scambio negli anni precedenti e non riuscivo a scegliere. “Ciranni, che meta?” Panico. Cosa faccio? Adoro l’America Latina ma non sono mai stata ad Oriente. Indecisione mortale. “Ragazzi, cosa faccio?” Una voce amica accanto a me suggerisce “Taiwan, dai!”. Ed è così che è iniziato il mio terzo scambio, nonché l’avventura più bella che abbia mai vissuto. Sono partita la mattina dopo la mia festa di laurea con appena un’ora di sonno alle spalle. Atterrata a Taipei ho conosciuto Chihyi, la mia Contact Person, persona incredibilmente generosa, accogliente, terribilmente distratta, incosciente quanto basta e con una miriade di passioni.

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Uscita dall’aeroporto ho fatto i conti con l’estrema umidità che caratterizza quest’isola: il primo respiro all’aria aperta è stato faticoso come il primo respiro della mia vita, i capelli hanno assunto la forma di quelli di Mafalda, i miei vestiti e la mia pelle si sono ricoperti di uno strato acquoso che avrebbero conservato per l’intero mese. Il dormitorio in cui vivevo era quello dello staff dell’università militare che mi aveva accettata per lo scambio. La stanza era estremamente spartana, sporca e con l’aria condizionata costantemente a 23°C. In un paio di giorni, dopo le pulizie e con un minimo di spirito di adattamento, in quella stamberga in cima a sei rampe di scale mi sono sentita a casa. L’ospedale era un labirinto infinito in cui era comunque impossibile perdersi grazie alle indicazioni in inglese scritte su tutte le pareti. La clerkship a Taiwan è più che altro una observership: non mi è stato permesso di fare nulla di pratico, ho soltanto assistito agli interventi che una specializzanda mi spiegava in un inglese perfetto. Purtroppo non molti Taiwanesi parlano l’inglese a un buon livello, ma cercano di farsi capire usando tutti i mezzi

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Numero 37 | Ottobre 2016 di comunicazione possibili per il genere umano! La generosità e la disponibilità scorrono nel sangue di tutti gli abitanti dell’isola: un passante per strada capisce che hai bisogno di aiuto e interrompe le sue attività per accompagnarti a destinazione, l’amica della tua CP decide di invitare 7 europei sconosciuti a cena dalla sua famiglia, Chihyi fa venire suo padre dall’altra parte dell’isola per venirti a prendere in aeroporto in macchina, un automobilista qualunque di passaggio prende in macchina 5 ragazzi, li porta alle cascate, aspetta che finiscano di divertirsi e li riporta in città. Taipei è una metropoli: impiegavo almeno un’ora per raggiungere qualunque posto tramite un sistema di mezzi pubblici perfettamente coordinato. Le strade sono pulite nonostante non esistano i cestini della spazzatura, apparentemente la criminalità è assente, il costo della vita è piuttosto basso e il livello di sicurezza è altissimo. La città è un mix di grattacieli, templi, parchi e night market. Questi ultimi sono dei mercati che aprono alle 18 e vendono qualunque cosa: vestiti, apparecchi elettronici, incensi, sedie, teiere, scarpe, noodle, frutta, serpenti, profumi, tutto-quello-che-puoi-immaginare fritto, CD,

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mango ice. Non è un paese per divertimenti matti: pub, bar, discoteche non sono facili da trovare e sono poco frequentati dai Taiwanesi; tuttavia con la compagnia giusta si possono fare le 5 del mattino bevendo Taiwan Beer in un parco, cantando e ascoltando canzoni degli aborigeni, mangiando snack dagli ingredienti volutamente sconosciuti per poi tornare in residenza con le bici dell’economicissimo bike sharing. L’isola non è grandissima ma c’è davvero tanto da esplorare. Con la Lonely Planet sempre in mano, io e la mia piccola, adorabile famigliola internazionale abbiamo scoperto scalino dopo scalino, sentiero dopo sentiero e fune dopo fune le cascate, gli insetti giganti, le piante esotiche, le incisioni sulle rocce, i macachi giocherelloni, i percorsi segreti e i vapori di zolfo distribuiti lungo gli hiking trail delle montagne e dei parchi naturali più belli di Taiwan per poi ritrovarci in cima, stanchi e soddisfatti, a mangiare frutta secca o tornare giù e rilassarci alle terme – davanti agli sguardi divertiti dei Taiwanesi al cospetto di un gruppo di Europei bizzarri diventati aragoste dopo due minuti. Ci siamo lasciati trasportare dal profu-

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Numero 37 | Ottobre 2016 mo dell’incenso dal magnifico Longshan Temple al semplicissimo e silenziosissimo Confucius Temple, abbiamo interrogato gli dei a Tainan, la capitale dei templi, e siamo sbucati fuori dal tempio di Hsinchu nel bel mezzo di un night market pervaso dallo stinky tofu. Abbiamo augurato fortuna e salute al mondo intero attraverso una lanterna rossa che abbiamo seguito con lo sguardo mentre bruciava verso le stelle e abbiamo contemplato tramonti dalle montagne e dalle terrazze di tutta l’isola. Abbiamo fatto body surf sulle onde altissime di Fulong Beach, abbiamo dormito sulla sabbia grossa di Kenting e abbiamo nuotato con le tartarughe di Xiao Liu Qiu Island. “Taiwan – Touch your heart!” è lo slogan che si legge sui bus e nei principali siti turistici. Se vi state ancora chiedendo il perché, prenotate il vostro volo, partite e poi tornate per raccontarmelo ancora.

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LA SALUTE PUBBLICA NEI DISASTRI: TUTTO ORO QUEL CHE LUCCICA? di Giovanni D’Angelo Carissimi SISMici e SISMiche dello stivale questo mese parliamo di Salute Pubblica nei disastri; un tema tornato tragicamente alla ribalta dopo il recente terremoto che ha devastato il nostro paese. Per fare ciò mi rifarò alle mie conoscenze da disastrologo e soprattutto alla collaborazione di Andrea de Rosa e Giancarlo Bruno, rispettivamente Coordinatore del Progetto Nazionale Disaster SISM e NOME 2015/2016. Quando accadono tragedie di tali proporzioni come quelle avvenute in Agosto nel Centro Italia, tutti noi pensiamo, anche e soprattutto grazie ad input provenienti dai mass media, che sia necessario un afflusso di materie prime davvero importante. Ma la domanda da porci è: davvero tutti questi beni sono necessari in ogni situazione? Le materie prime spesso vanno a male prima di rendersi veramente utili alla popolazione locale o, come spesso accade nei paesi più sviluppati, risultano superflue; mentre per quanto riguarda i beni sanitari possono essere addirittura eccessivi in proporzione ai bisogni;

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questo è relativo ad emazie ed emoderivati che da elemento fondamentale e salvavita possono divenire elemento di spreco venendo richiesti in maniera inappropriata. Nella cronaca dei giorni successivi al terremoto nel Centro Italia è stata riportata da diverse testate la notizia di una, paradossale, “emergenza donazioni”, in cui la corsa alla solidarietà si è trasformata in una saturazione di beni di prima necessità al punto tale che molti di questi beni, in particolare i più freschi, sono stati, di fatto, inutili. Con ciò non si vuole giudicare l’intenzione nobile e disinteressata dei donatori, a cui anzi va un plauso e l’ammirazione, quanto invece invitare tutti i protagonisti della solidarietà (donatori e coordinatori delle operazioni di “calcolo” del bisogno effettivo, raccolta e smistamento dei beni) a ponderare bene le richieste e a seguire le indicazioni delle autorità a riguardo. Quindi cosa si dovrebbe fare per aiutare veramente in una situazione del genere?

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Numero 37 | Ottobre 2016 PREVENIRE e OTTIMIZZARE! Ma come farlo? La prevenzione consiste nell’eliminare tutte le possibili fonti situazioni di contagio e, soprattutto, garantire un’adeguata vaccinazione della popolazione a rischio, in particolare anziani e infanti, mentre l’ottimizzazione deve mirare al miglior sfruttamento possibile delle risorse senza cadere nell’eccesso e nello spreco, quindi sfruttando un’attenta pianificazione gestionale e sanitaria, stimando le possibili necessità e garantirsi le risorse idonee a soddisfarle. Ma perché questo riguarda anche noi studenti? Perché siamo e saremo i medici del domani, i protagonisti del mondo sanitario, e quindi dobbiamo essere i primi a sapere questi semplici ma fondamentali concetti; perché anche se non faremo tutti gli operatori di pronto soccorso saremo sempre a contatto con la popolazione e dobbiamo essere i primi a dare le giuste informazioni. In conclusione vorrei mandare un grande abbraccio a tutti i SISMici e non che sono stati colpiti da questa tragedia e ribadire il concetto che bisogna sempre dare ed essere generosi ma questo va fatto con consapevolezza e con criterio.

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TUMORE DELLA MAMMELLA:

INFORMAZIONE E PREVENZIONE IN PILLOLE. di Barbara Zimotti

Molti già sapranno (chi poco, chi tanto) qualcosa sul tumore alla mammella, ma credo che sia sempre un bene parlarne poiché essere informati permette di avere maggiore consapevolezza data dalla sensibilizzazione al tema, al fine di una migliore e tempestiva prevenzione e/o diagnosi precoce, che si rivela utilissima. Spesso si tende a sottovalutare qualcosa che è mediamente alla portata di tutti a carattere informativo, perché “tanto ormai ne parlano tutti”, con la tendenza a definirlo come un qualcosa di “normale”, conosciuto, ma non è così, visto che la disinformazione è ancora notevole. Non è un caso che abbia scelto di parlarne questo mese, visto che ottobre è il mese della prevenzione di questo male. Il tumore alla mammella rappresenta attualmente la più frequente neoplasia maligna della donna (è possibile riscontrarla anche nell’uomo, ma essen-

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do meno frequente rispetto alle donne tende a essere del tutto trascurato, come se non potesse esser possibile, il che è falso), dovuto alla moltiplicazione incontrollata di alcune cellule anomale della ghiandola mammaria, che si trasformano in cellule maligne. Tali cellule hanno la capacità di diventare metastasi ovvero di staccarsi dal tessuto che le ha generate per invadere i tessuti circostanti dove possono riprodursi e generare altri tumori. Molti studi hanno rilevato una correlazione tra aumentata morbilità e mortalità e il ritardo della diagnosi – e conseguente trattamento del carcinoma – e spesso tutto ciò è molto trascurato e banalizzato nelle persone di giovane età o anche per via degli alti costi dei servizi sanitari (anche degli screening). La diagnosi precoce è dunque importantissima perché aumenta notevolmente le possibilità di sopravvivenza. Non è ancora chiaro il perché della trasformazione delle cellule mammarie in www.sism.org


Numero 37 | Ottobre 2016 cellule maligne, ma vi sono alcuni fattori di rischio che aumentano la probabilità di trasformazione delle cellule stesse:

mammella aumenta con la quantità di alcol che viene introdotta nel corpo. Lo stesso dicasi per il fumo, che viene considerato come altro fattore di rischio.

1) Età: Il rischio di tumore alla mammella aumenta con l’età, soprattutto dopo i cinquant’anni;

7) Nulliparità;

2) Anamnesi familiare: avere un parente (specie prossimo) che ha avuto il tumore alla mammella aumenta il rischio che dà quindi una predisposizione; 3) Fattori genetici: oltre alla predisposizione familiare si hanno delle rare forme ereditarie che in genere insorgono in età giovanile. La trasmissione di geni alterati (BRCA1 e BRCA2) determina un rischio elevato di sviluppare nel corso della vita un carcinoma mammario poiché i geni mutati sono inattivati, con la conseguenza di una mancata presenza di proteine che riparano il DNA, a sua volta maggiormente esposto a mutazioni e danneggiamenti che sono causa dello sviluppo del tumore. 4) Precedenti tumori alla mammella; 5) Esposizione agli estrogeni (ormoni presenti fisiologicamente nell’organismo) che possono permettere la crescita delle cellule tumorali. 6) Fattori di rischio come il sovrappeso, l’obesità, il consumo di alcol: la maggiore percentuale di grasso corporeo somma in sé una maggiore produzione di estrogeni, mentre il rischio di tumore alla

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8) Menarca precoce e/o prima gravidanza tardiva. Il primo sintomo riconoscibile è un nodulo oppure un ispessimento di un’area del seno. La maggior parte delle lesioni mammarie sono palpabili e si presentano sotto forma di noduli, che possono avere natura benigna (cisti, adenomi, fibroadenomi, fibromi, iperplasie) oppure maligna (carcinomi). Essi generalmente non sono dolorosi. Altri possibili sintomi del tumore del seno sono: cambiamenti nella forma o nelle dimensioni di uno o di entrambe le mammelle, cambiamenti del capezzolo (arrossamenti, retrazione), perdite dai capezzoli di liquido sieroso e/o sangue, rigonfiamenti ascellari, alterazioni cutanee del seno (la cosiddetta “pelle a buccia d’arancia”), dolore al seno o all’ascella. Una patologia neoplastica non ha una vera e propria prevenzione, ma adottare uno stile di vita salutare assieme al sottoporsi ai programmi di screening può aiutare a ridurre il rischio di ammalarsi. La dieta può essere inserita tra le forme di prevenzione primaria (per le per-

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Numero 37 | Ottobre 2016 sone che non hanno ancora sviluppato la malattia), assieme all’attività fisica (fonte: AIRC). Viene detto che uno degli esami più facili da effettuare, l’autopalpazione (è preferibile farla una volta al mese alla fine del ciclo mestruale), permette di riscontrare qualsiasi patologia del seno, e questo è un falso mito. Per quanto sia comoda ed effettuabile da ogni donna a casa propria e per quanto permette di individuare mutazioni nella forma del seno o del capezzolo, essa è soltanto un primo strumento di prevenzione, ma che non permette di conoscere tutto e come tale deve essere abbinata a delle visite senologiche e alle visite strumentali. Se si sente un nodulo con l’autopalpazione, la prima cosa da fare è andare dal proprio medico di fiducia, sarà poi il medico a indirizzare la persona a eventuali indagini diagnostiche che possono essere: 1) Mammografia: è il primo test a cui si ricorre; consiste in un esame ai raggi X della mammella. È usato come screening per la diagnosi precoce di questa neoplasia

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2) Ecografia: usa gli ultrasuoni ed è particolarmente utile in caso di seno denso, quindi in donne giovani dato che il seno denso fa calare la sensibilità della mammografia. I programmi di screening si rivolgono maggiormente per le donne tra i cinquanta e i sessantanove anni e la mammografia viene eseguita ogni due anni. Nel caso in cui si ha familiarità con la patologia è possibile iniziare fare i controlli prima, verso i quaranta anni. Se la mammografia ha esito positivo vi sono altri accertamenti diagnostici come una seconda mammografia, un’ecografia, una biopsia ossia il prelievo di un piccolo campione di tessuto dal seno (o anche dei linfonodi dell’ascella per verificare se le cellule tumorali si sono diffuse ad altri tessuti), con le cellule che vengono poi analizzate al microscopio per verificare se sono o meno tumorali. I test genetici sono indicati in caso di specifiche forme di trasmissione della malattia nella famiglia e ci si può rivolgere a un genetista. Parlare di una patologia, specie nell’epoca dell’informazione multimediale,

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Numero 37 | Ottobre 2016 che permette il “bombardamento” del singolo da parte di molte informazioni date da tantissimi media, è spesso un azzardo, dato che spesso vengono spacciate per “informazioni a carattere medico” molte cose che tali non sono. Tuttavia l’entusiasmo e la consapevolezza che riusciamo ad avere noi SISMici per voler aumentare la conoscenza di tutti è un messaggio di speranza, rinfrancante, e ci ricorda come la salute sia strettamente collegata alla conoscenza, derivata dall’informazione. Ed è sempre un bene parlarne e fare la propria parte nei mezzi e nei modi che si hanno a disposizione. *Tutte le immagini di questo articolo appartengono a:

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POLISTENA: UNA STORIA CHE CAMBIA di Sara Saffo, Carlotta Damiani, Silvia Brognoli,Francesca D’Imprima, Maria Rosini I singoli fili di una trama sono consapevoli di ciò che, insieme, creano? Ciascun nodo di una rete ha idea di quanto resistente sarà quella, nel complesso? E quand’è che il blu smette di esser tale per sfumare nel verde? Polistena è stata l’occasione per prendere coscienza di questo. Lunedì 1 Agosto, infatti, proprio nella città reggina è iniziato il campo tematico di Libera “Diritti negati e corruzione in ambito sanitario”, organizzato da Massimo Brunetti, membro del progetto” Illuminiamo la Salute” e responsabile del settore Prevenzione Corruzione e Trasparenza dell’Ausl di Modena e Antonio Napoli, socio fondatore della cooperativa Valle del Marro, nata ufficialmente nel 2004 in seguito all’opportunità offerta dalla legge 109/96 e da un progetto di Libera sul riutilizzo sociale dei beni confiscati alla mafia. L’inizio di questo percorso affonda le radici nel vissuto di giovani che all’interno della propria famiglia, nell’associazionismo, nel cortile dell’oratorio, scelgono di combattere la mentalità mafiosa. Il denominatore comune che ha spinto ciascuno di noi partecipanti, studenti o lavoratori nel settore medico, a partire, è stata la voglia di venire a contatto con aspetti differenti di un ambiente che è e sarà quotidiano impegno, oltre che impiego, anche quelli meno visibili e chiari e avere la possibilità di sentire un territorio spesso soggetto a pregiudizi, preconcetti e distanze, che rischiano di far percepire, al di fuori di esso, un’immunità soltanto fittizia. La città che ci ha ospitato si trova nell’entroterra della Calabria, si affaccia sulla piana di Gioia Tauro ed è a circa 250 metri sopra il livello del mare. Dalla parte più alta è possibile vedere il mar Tirreno e le colossali gru del porto di

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Gioia Tauro, che si stagliano verso il cielo spezzando la continuità dell’azzurro del mare. Quello di Gioia Tauro è il secondo porto più grande in Europa per scambio di merci e di droga. L’intera zona è stata per molti anni, ed è ancora, teatro di scontri e vicende mafiose. Lo stesso palazzo in cui eravamo alloggiati era di proprietà della famiglia Versace, una delle famiglie mafiose di Polistena. È un edificio molto imponente, a quattro piani. Al piano terra c’era prima un bar che è stato chiamato, negli anni ’80, “Bar 2001” a significare che anche dopo 20 anni loro, i Versace, ci sarebbero stati. Adesso non c’è più perché è presente il presidio di Emergency, aperto nel 2011, e una biblioteca che Antonio, il contadino filosofo, con tanta dedizione e passione sta mettendo in funzione. Al primo piano si apre un immenso salone con una grande vetrata che dà sulla strada principale. Era la sala dove la famiglia mafiosa obbligava a fare tutti i ricevimenti di matrimonio di giovani coppie di Polistena. Adesso non più, ora ci siamo noi che facciamo incontri con testimoni della lotta alla mafia. Al secondo piano c’è l’ostello in cui eravamo alloggiati, con camere ampie e coloratissime, bagni, cucina e refettorio. La funzione precedente di questo piano era ospitare la sede della scuola pubblica; lo Stato Italiano pagava l’affitto dei locali alla famiglia Versace! La struttura ha cambiato nome e natura: costituisce ora il centro polifunzionale “Padre Pino Puglisi”, un punto di riferimento per la gente del paese e delle zone attorno, occasione per venire a contatto con una realtà sana, se non addirittura bonificata. Uno dei ragazzi che ha aiutato a far nascere il Centro di Aggregazione Giovanile “Luigi Marafioti” racconta di come, inizialmente, vi fosse remora da parte delle persone anche solo ad entrare nel centro, ma, poco alla volta, la struttura intera e la piazza antistante (Piazza Giuseppe Vawww.sism.org


Numero 37 | Ottobre 2016 larioti, vittima di mafia, ma chiamata da tutti Piazza 2001) si sono liberate del patronimico legato ai Versace. La giornata aveva orari ben precisi: la sveglia al mattino presto, inizio del lavoro nel campo per le 8,30 proseguendo fino alle 12,30 con in mezzo qualche minuto di pausa. Il lavoro manuale svolto è stato quello di spietrare un campo di ulivi e togliere le erbacce intorno a una siepe. Dopo il pranzo, preparato dalle volontarie della parrocchia, seguiva un’oretta di riposo e poi l’incontro pomeridiano con interventi diversi a seconda del tema trattato. I primi giorni abbiamo ascoltato due testimonianze che hanno permesso di affacciarsi alla realtà intorno. La prima è stata quella di Don Pino De Masi, parroco della chiesa di Polistena e referente di Libera per la Piana di Gioia Tauro. Quando vi arrivò negli anni ‘80, Polistena era la più grande piazza dello spaccio, e, a causa della sua esplicita presa di posizione, aiutando i tossicodipendenti e organizzando campi estivi per i ragazzi, venne più volte minacciato. Denunciando gli illeciti di cui chiunque era a conoscenza e facendolo direttamente a tutta la comunità, durante la Messa, ha pure risolto il “problema dell’inchino” durante le processioni, impedendo così di celebrare, come è tristemente usanza, la potenza del clan locale pubblicamente. La seconda è stata invece quella del Dott. Paci, Procuratore aggiunto presso la Procura di Reggio Calabria. Grazie alla sua ricostruzione, abbiamo potuto cogliere gli intrecci che intercorrono tra mafia e Sanità, in una regione, la Calabria, che ha subito plurimi commissariamenti. Nel transito da mafia “agricola” alla sua evoluzione più imprenditoriale, la figura del medico è stata fondamentalmente resa garante della necessità, per chiunque, di entrare in contatto con il mafioso, distorcendo il concetto di fiducia del rapporto medico-paziente e, in senso più ampio, medico-comunità. Una vera e propria opera di legittimazione sociale, oltre che una rapida via di accesso al finanziamento pubblico: boss mafiosi e affiliati laureati in medicina, cliniche private riconducibili a loro, concorsi pubblici manovrati. Un chiaro esempio di questo anello di congiunzione, in cui il diritto alla salute viene convertito in uno scambio di favori, www.sism.org

concedendo quindi una solida base clientelare ed elettorale, è raccontato da Francesco Forgione in “Porto Franco” quando descrive la persona del sindaco Vincenzo Gentile: “A Gioia c’è ancora chi racconta che quando lo chiamavano per fare le visite in casa lui, la prima cosa che faceva, prima ancora di lavarsi le mani nella bacinella e di prendere l’apparecchio della pressione, era quella di togliersi la pistola da dietro la cinta e posarla al capezzale. Cecè era così, un uomo vero, carne e sangue, e per questo gli volevano bene. Le elezioni le stravince e nessuno se lo aspettava. Ma ora tutti cominciano a capire. Pure i comunisti, che fino a quel momento non li aveva nemmeno sfiorati l’idea di nominare la parola mafia nei loro volantini e nei loro comizi. Dietro le quinte invece c’erano loro, i Piromalli. (...) Il dottor Gentile, tra gli oltre 2200 assistiti, ne aveva uno che spiccava su tutti: era il medico personale di Peppino Piromalli, che (…) era diventato il capo dei capi della Piana e della Calabria”. Si rimane increduli ad ascoltare cose simili. L’incredulità interpone una distanza immateriale, talvolta aggravata, nella mentalità comune, da quella fisica: “Al Nord queste cose non succedono, e se succedono le portano gli altri”. Ben chiaro il contrario nelle parole di un altro testimone, Domenico Cordopatri, medico radiologo presso l’Ospedale di Polistena. Studi conseguiti tra Verona e Piacenza, un curriculum eccellente, eppure anche qui ha difficoltà ad avanzare, perché privo di raccomandazioni e conoscenze, in questo caso nell’ambito della massoneria. Modus operandi affine. Dopo essere tornato in Calabria, riesce ad ottenere, per merito, il posto di direttore dell’Unità di Radiologia, superando il raccomandato di turno. La forza di chi quotidianamente deve interfacciarsi con queste realtà è emersa nelle storie raccontate in altri incontri, come quello con i familiari delle vittime Matteo Luazza, Annamaria Torre e Vincenzo Frangella, i quali hanno perso rispettivamente il fratello, “reo” di essersi innamorato della ragazza sbagliata, il padre, sindaco di Pagani attivo contro la camorra, e lo zio, medico di Gioia

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Numero 37 | Ottobre 2016 Tauro impegnato nel sociale. Il dottor Ioculano era certo che la cultura fosse “una delle terapie più utili per contribuire a guarire la società gioiese dai malanni e dai veleni che l’appestano, convinti come eravamo che più l’uomo è istruito e colto, più sa servirsi con discernimento di tutto ciò che conosce, usandolo per il bene e per l’uomo, certamente non per il male e contro l’uomo”. Michele Albanese, giornalista de “Il Quotidiano del Sud” ora sotto scorta, ha permesso di integrare queste e altre testimonianze all’interno del territorio fisico in cui eravamo immersi, facendosi regista nella ricostruzione di più vicende che hanno avuto come sfondo l’Aspromonte. Il Monte Bianco (da ἄσπρος, appunto) si è rivelato essere prigione e nascondiglio ideale per i sequestri di persona, attività in cui l’ndrangheta si specializzò per avere un rapido aumento del capitale. Uno dei casi più noti è stato quello di Cesare Casella, rilasciato dopo due anni di prigionia, anche grazie alla pressione mediatica suscitata da sua madre, soprannominata Mamma Coraggio, che arrivò ad incatenarsi ai piedi della statua del Cristo di Zervò, ferito esso stesso da un colpo di lupara e sotto il quale avveniva il pagamento dei riscatti. L’esperienza del campo di Libera “Illuminiamo la Salute” è stata aperta a tutta la popolazione, ma rivolta in par-

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ticolare alle figure sanitarie, che già si trovano o si troveranno a lavorare in un settore dove la corruzione, per quanto forse poco percepita e magistralmente tenuta nascosta, esiste e comporta delle rilevanti conseguenze, tra le quali le più importanti sono lo spreco delle risorse e la qualità dei servizi. È d’altronde risaputo che, quale settore in cui si muovono ingenti flussi di denaro, sia fertile terreno per lo sviluppo di fenomeni quali la corruzione, l’illegalità, i favoritismi e la mafia. Secondo il Quotidiano “Sanità” il 7,2% della spesa pubblica in Italia è destinato alla sanità e di questi soldi, più del 5%, corrispondente ad una cifra stimata di 6 miliardi di euro, sono sprecati a causa della corruzione. La Sanità risulta al terzo posto tra i comparti della Pubblica Amministrazione maggiormente a rischio di corruzione, preceduta da Ministeri e Regioni-Province-Comuni (ed è curioso, per noi studenti, notare che al quarto posto si posiziona l’Università). Gli ambiti maggiormente a rischio di corruzione sono l’acquisto di beni e servizi, le gare di appalto per la realizzazione di opere, l’assunzione di personale, le nomine dei soggetti apicali (ad esempio i primari), l’accreditamento a strutture private, l’utilizzo improprio di farmaci, le liste d’attesa, lo smaltimento dei rifiuti e le false certificazioni. Come possiamo notare, le porte d’ingresso alla corruzione sono davvero molte ed

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è molto facile per un operatore sanitario entrare e rimanere avviluppato, vittima, se non addirittura artefice, di questi meccanismi. Secondo una rilevazione effettuata nell’ambito del progetto Curiamo la Salute, dopo aver effettuato indagini all’interno di strutture interessate come Aziende Sanitarie locali, le Aziende Ospedaliere, le Aziende Ospedaliere integrate con le Università, le Aziende Ospedaliere Universitarie integrate con il SSN, gli Enti di Ricerca, è risultato che la corruzione è percepita dall’87,2% degli intervistati come un problema che rimane grave e che necessita di una pluralità di interventi. Addirittura, il 98,7% degli intervistati ritiene che si tratti di uno dei maggiori problemi che in questo momento affliggono il nostro Paese. La mafia esiste, non soltanto al sud e forse è ancora più pericolosa quando “infetta” la Sanità, proprio a causa del suo modo subdolo di manifestarsi, apparendo come un fenomeno quasi normale, una consuetudine, un meccanismo attraverso il quale è necessario passare per farsi strada. Al contrario: il messaggio che è importante trasmettere è che la mafia non è normale, che esistono modi per indebolirla ed eliminarla: parlare della mafia, conoscere il fenomeno, “illuminare” ciò che è oscuro e sospetto e studiare, imparando a non negarlo, sminuirlo o nascondere la realtà. Il www.sism.org

campo di Libera” Illuminiamo la Salute” è stato oltremodo prezioso per noi studenti futuri medici, perché ci ha offerto la grande opportunità di vivere il fenomeno dall’interno, in una delle terre dove la mafia è più radicata e diffusa e ci ha introdotto agli strumenti grazie ai quali è possibile riconoscere e prevenire la corruzione. Così come le malattie vengono approcciare su più fronti, grazie a prevenzione, presa in carico e cura, anche la Mafia, questo morbo che affligge la nostra terra, può essere attaccata da più lati, con il contributo di ciascuno. Il singolo -medico, studente, dirigente- forse può fare poco: il gruppo può formare una rete ben resistente e oltre a fornire gli strumenti per combattere, garantire protezione e tutela. Sicuramente è stata un’esperienza pazzesca, senza paragoni. Si avverte, tra le righe dei nostri racconti, la sensazione che il campo ci ha lasciato: un’immensa voglia di essere parte del cambiamento, di essere gli anticorpi della nostra terra, infettata dalla disonestà, dall’illegalità, dall’omertà. Allo stesso tempo però, siamo tornati con il cuore colmo di paura: no, non la nostra, bensì di chi ci ha salutato, l’ultimo giorno, dicendoci “Non dimenticatevi di noi, domani”. Eh sì, perché è così che succede, a

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Numero 37 | Ottobre 2016 Giornata Nazionale Contro la Corruzione in Sanità. Il 21 marzo è la Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. Rammentiamolo a coloro che affermano con tranquillità che la mafia esiste solo al Sud Italia, facciamo aprire gli occhi ai tanti medici che, sbadatamente, si dimenticano delle iniquità a cui hanno assistito, e che, evidentemente, erano tanto vicine da annebbiare loro la vista. Parliamone, così che ogni giorno sia memoria e divulgazione.

volte: si passa una settimana immersi in un ambiente completamente nuovo, ci si abitua alle frasi, si capiscono i meccanismi che stanno dietro a questo macchinario che sembra appartenere ad un universo parallelo al nostro. Si torna a casa, con in testa tante promesse e nel cuore tanta voglia di cambiare, ma poi i giorni passano: la voglia si fa meno forte, i ricordi svaniscono. È umano. Questo è esattamente ciò che vogliamo e che dobbiamo evitare: abbiamo il compito di remare contro il nostro essere umani, di combattere contro il declino della consapevolezza, di mantenere vivo il ricordo. Non si tratta della rimembranza di un evento passato della nostra vita, che a volte riemerge dal mare di ricordi che inonda la nostra mente. Si tratta invece della realtà, dell’attualità, così vicina da rendersi poco nitida, come succede quando un oggetto viene avvicinato troppo agli occhi dell’osservatore. A volte sembra che i giorni si susseguano inesorabilmente uno dopo l’altro, tutti identici. Si sente velocemente una notizia al telegiornale e, come al solito, si sbuffa: “Tanto non cambierà mai niente”. E se invece non fosse così? E se, invece, decidessimo di ricordare alle persone che i giorni non sono tutti uguali tra loro? Il 9 dicembre è la Giornata Internazionale Contro la Corruzione. Il 6 aprile è la

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Gli anniversari e le ricorrenze sono il nostro mezzo per renderci conto che il tempo si può fermare, che il passato si può ricordare, e che il futuro si può cambiare. La parola è l’arma più potente di cui disponiamo, e i membri della nostra meravigliosa associazione lo sanno molto bene. Ci piacerebbe fare conoscere questa nostra esperienza ad altri studenti di Medicina e di altre facoltà, oltre che con questo articolo, anche attraverso attività e conferenze nelle diverse realtà locali: illustrazione di foto e filmati del campo, lettura di testimonianze e interviste dei protagonisti della lotta alla mafia, giochi di ruolo per far provare sulla propria pelle i meccanismi della corruzione in sanità, proiezione e discussione del film “Il venditore di medicine” (che abbiamo visto e commentato al campo) ci sembrano ottimi strumenti per sensibilizzare altri ragazzi come noi ad un tema così importante. Si inizia dalle piccole cose, e poi, con il crescere della consapevolezza delle persone, potranno nascere nuove idee e proposte. Ciò che è più importante è diffondere ed impedire che i fatti cadano nell’oblio. Possiamo essere il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo, se lo vogliamo davvero. http://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_ id=37841 https://www.curiamolacorruzione.it/sanita-bruciati-per-corruzione-e-frodi-6-miliardi-di-euro/ http://www.reforming.it/doc/873/report-curiamo-la-corruzione-aprile2016. pdf

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Salute e Sviluppo GLOBALMENTE

02.09.16

27.09.16

Tutti gli attacchi contro gli ospedali in Siria in una mappa

I ritratti di una donna che raccontano l’inquinamento dell’ambiente

La mappa, i cui dati sono ripresi dal sito dell’organizzazione umanitaria Physicians for human rights, mostra nel dettaglio quanti e da chi sono stati condotti gli attacchi. Consigliata la visita al sito internet dell’organizzazione!

In questo articolo troverete una suggestiva galleria fotografica che attinge dal progetto “Galla Muta” di Giampaolo Flamini per raccontare in modo originale l’inquinamento ambientale.

http://www.tpi.it/mondo/siria/attacchi-ospedali-siria-mappa

http://www.tpi.it/mondo/italia/ritratti-donna-inquinamento-ambiente/ smog-1

09.09.16

27.09.16

Negli ultimi 20 anni è scomparso un decimo delle terre selvagge della Terra

Il Nord Italia è tra i luoghi d’Europa con inquinamento atmosferico più alto

A causa delle attività umane, l’ambiente sta pagando gravi implicazioni in termini di biodiversità, di cambiamento climatico. Articolo ad hoc per l’anima ecosostenibile della SCORP.

Secondo un rapporto Oms, oltre il 90 per cento della popolazione mondiale vive in aree in cui i livelli di inquinamento atmosferico superano la soglia di sicurezza minima. In questo articolo mappe e link ai dati completi relativi a questa emergenza di salute pubblica e clima.

http://www.tpi.it/mondo/stati-uniti/ scomparsa-terre-selvagge-studio

http://www.tpi.it/mondo/stati-uniti/inquinamento-atmosferico-europa-tasso-alto-nord-italia

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Numero 37 | Ottobre 2016 30.09.16 La Turchia sta costruendo un muro lungo 900 km al confine con la Siria Un altro muro sta per essere costruito tra due Paesi; l’obiettivo è quello di arrestare il flusso migratorio e l’ingresso di terroristi.

limento al referendum, l’Europa si trova ancora ad affrontare un irrisolto problema. http://www.internazionale.it/notizie/2016/10/04/ungheria-referendum-migranti-respinto

http://www.tpi.it/mondo/turchia/turchia-muro-confine-siria

03.10.16 Quanto costano davvero gli immigrati in Italia Uno studio della fondazione Leone Moressa ha realizzato il bilancio economico della presenza degli stranieri in Italia (rapporto 2015); per cercare di rispondere ai commenti o provocazioni demagogici. h t t p : / / w w w. t p i . i t / m o n d o / i t a l i a / quanto-costano-davvero-gli-immigrati-2015

03.10.16 Il referendum sui migranti in Ungheria non ha raggiunto il quorum Ma nonostante questo, la situazione ungherese in merito all’immigrazione non promette bene: la quasi totalità dei votanti al referendum si è espressa per la non accoglienza. Ed è un risultato che il Governo non può ignorare. http://www.tpi.it/mondo/ungheria/ referendum-ungheria-non-raggi unge-quorum

04.10.16 Ungheria: respinto il referendum sui migranti Il presidente ungherese Orbàn non ha ottenuto abbastanza affluenza al referendum che avrebbe dovuto bocciare le quote dei richiedenti asilo proposte dall’Unione Europea. Nonostante il fal-

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#PSDimmidipiù! #SBHMM: SISM BETTER HAVE MY MONEY

Perchè un progetto smette di esistere? Spulciando il database dei vari progetti, ne abbiamo trovati molti di cui non sapevamo nemmeno l’esistenza. Quando un progetto nasce persegue un ideale: cercare di migliorare qualcosa che manca nella nostra formazione. Il motivo per cui un progetto può smettere di essere riproposto può essere sia quello di aver centrato l’obiettivo, cosa improbabile dato il turnover di studenti, sia il fatto di non aver avuto i risultati sperati. Sul secondo punto, potremmo però avere diverse motivazioni che cercheremo di analizzare insieme. Nel precedente articolo, abbiamo parlato dell’organizzazione di un evento; penserete che le due cose non siano correlate ma, invece c’è una grande somiglianza fra la realizzazione di un progetto e quella di un grande o piccolo evento. Abbiamo detto che per far fronte all’organizzazione di un evento, è necessaria una squadra forte (organizing committe) che rimanga coesa prima e per tutta la sua durata. Ecco la prima cosa in comune: entrare in conflitto tra gli organizzatori che hanno ideato un progetto può essere una delle cause del fallimento dello stesso. Tensioni che, www.sism.org

in momenti di stress, possono venire a crearsi, possono interferire anche con i rapporti con docenti o figure esterne che prendono parte al progetto stesso. Come l’organizzazione di un evento, quella di un progetto per acquisire importanza, necessita di una buona pubblicità che in parole “sismiche” altro non è che la PP. Stilare una project proposal è un buon punto da cui partire, e scriverla in modo esaustivo, chiaro ma sintetico è il biglietto da visita verso sponsor e partners. Come detto in precedenza, trovare degli sponsor è la tappa principale per fare fundraising. Letteralmente “fundraising” significa “raccolta fondi”. In realtà è un’attività strutturata che implica una profonda conoscenza dell’Associazione, dei suoi progetti, e si basa sulla reciprocità e sullo scambio essendo finalizzata a creare una rete di contatti che possano costituire il nostro capitale sociale. Essendo il SISM un’associazione no profit, i fondi che raccogliamo devono essere utilizzati come puro strumento di realizzazione e di sostentamento delle nostre attività. Il fundraising è un’attività ben pianifica-

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ta che ha l’obiettivo di raccogliere fondi per poter sostenere le spese di un evento o progetto. La raccolta fondi avviene tramite contributi volontari monetari o risorse utili alla realizzazione della nostra attività. Per far sì che il fundraising sia efficace sarà necessario pianificare una strategia e coltivare giorno dopo giorno la rete di contatti acquisiti anche in ottica di future collaborazioni. Ogni programma di fundraising passa attraverso tre fasi: • la fase iniziale è rappresentata da un gruppo inesperto che non ha chiara la mission, ma ha la necessità di raccogliere denaro subito. E’ necessario quindi sviluppare tecniche specifiche per aumentare l’efficacia del fundraising. • nella fase di crescita è utile creare un piano di raccolta fondi, nell’ot-

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tica di identificare, sviluppare e mantenere relazioni con persone chiave che possano far aumentare le donazioni e allo stesso tempo creare un efficace gruppo fundraising coordinato da un responsabile. • nella fase di maturità si è raggiunto il punto in cui si ha chiara la vision e la mission; il responsabile integra nel miglior modo le capacità del gruppo per incentivare la ricerca dei donatori. E’ fondamentale che ogni componente del gruppo di fundraising abbia chiara la propria responsabilità e gli obiettivi del piano. Inoltre può essere utile mantenere attiva la rete dei contatti costruita in occasione dell’organizzazione dell’evento o progetto, al fine di rendere durature nel tempo tali collaborazioni, a sostegno delle attività della Sede Locale.

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Numero 37 | Ottobre 2016 I punti di forza per un fundraising efficace sono: • Mission chiara • Buona visibilità dell’Associazione • Buona comunicazione degli obiettivi associativi • Organizzazione del fundraising: piano realistico e strategie efficaci. Nel fundraising, una figura fondamentale è quella del fundraiser, le cui caratteristiche sono: • Chiarezza: bisogna essere sintetici ma efficaci. • Competenza: avere tutte le informazioni del progetto da presentare, conoscere a fondo la Project Proposal e il budget, enfatizzare i punti di interesse per l’azienda a cui si propone il progetto e prevedere possibili critiche. E’ fondamentale conoscere gli obiettivi del fundraising e del SISM. • Carisma, motivazione, positività e tenacia. • Capacità di creare un gruppo in grado di portare a termine la causa comune. Esistono alcuni errori da evitare durante il fundraising: • Ritardare l’invio della lettera di ringraziamento agli sponsor oltre le 24-48 ore dall’ottenimento di un finanziamento. • Non inviare al finanziatore il report

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dell’attività e il bilancio consuntivo a evento concluso. • Dimenticarsi di aggiornare correttamente il database dei finanziatori. Esempi di fundraising: • Feste (concerti, discoteche) Merchandising (magliette, gadget, regali utili) • Bandi Università, EDISU / ERSU, ecc. • Banchetti per la sensibilizzazione e la raccolta fondi • Fornitura di risorse tecniche e materiali • Patrocini Onerosi (Comune, Provincia, Regione, Università, Facoltà • Limitare le spese • Ampio spazio alla creatività Insomma il fundraising ha un ruolo chiave nella riuscita di un progetto! Un altro motivo che può portare a non centrare l’obiettivo che il progetto si propone, è giustappunto la mancanza di stimoli perdendo di vista le motivazioni che spingono all’attivazione del progetto, le finalità, non essere stati capaci di un accurato handover o averlo fatto in maniera incompleta, non trovare sponsor e mancanza di fondi. In queste situazioni, si esplicita il ruolo della PSD che può aiutare la realizzazione del progetto, consigliando miglioramenti nella forma e presentazione, creando un database che conserva le project proposal

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Numero 37 | Ottobre 2016 da cui attingere, insegnando a scrivere correttamente una project proposal e portando dei bandi che possano garantire dei fondi per il progetto. E’ importante creare situazioni che possano avere una continuità perchè una volta che il progetto è avviato, con il giusto handover, può camminare tranquillamente senza intoppi. Create e riproponete tutti i progetti che sono nel vostro cassetto, perché i mezzi ci sono e se non li conoscete avete chi può informarvi su ogni segreto che un progetto può celarvi: la PSD, non abbiate paura di chiedere anche le cose più semplici. Se seguirete qualche consiglio con coraggio e fiducia nel gruppo e nel progetto, potrete portare avanti qualsiasi cosa che possa anche avere una continuità nel tempo. Questo sarà il nostro ultimo articolo per quest’anno associativo, speriamo di avervi dato qualche dritta e di avervi fatto conoscere qualcosa in più sulla progettualità che sembra spesso molto noiosa, ma contiene in sé un mondo di idee e progetti che vanno oltre a documenti e scartoffie! E’ stato un piacere e un onore aver lavorato con tutti voi durante l’anno! Ci vediamo a Palermo!

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Parola al CN! PAROLA AL CE: AMMINISTRATORE NAZIONALE E VICEPRESIDENTE AGLI AFFARI ESTERNI La rubrica “Parola al CN” offre la possibilità ai lettori di conoscere, ogni mese, un National Officer del SISM. Questo mese conosciamo Andrea Calandrino, AN Amministratore Nazionale 2016 e Jolanda Gurnari, VPE Vice Presidente per gli affari Esterni 2016. Innanzitutto, conosciamoci! Chi è Jolanda Gurnari, oltre che il VPE?

Innanzitutto, conosciamoci! Chi è Andrea Calandrino, oltre che AN?

Jolanda è una ragazza nata e cresciuta a Sanremo, cittadina vicina al confine con la Francia, di cui risente molte influenze. È un conturbante misto tra una piccola Milano e un paradiso temperato fatto solo di mare e sole, e forse chi cresce lì diventa proprio così. Figlia unica, un cane, quattro gatti e due pesci, una passione per la vela e convinta che sia sempre meglio pensare in positivo e fare un sorriso.

È sempre difficile esprimere se stessi in due parole...Sono uno studente come tutti voi a cui piace occuparsi di cose noiose, vivo a Genova ma sono orginario di Alassio, vi evito di googlarlo dicendovi che è una piccola cittadina sulla costa famosa per le sue spiagge e ambita meta turistica, ragione per cui in ultima analisi io detesto andare a spiaggia (espressione tipica del savonese che ho volutamente non corretto) e odio i turisti. Purtroppo questo genere di introspezioni alimentano la mia sociopatia pertanto vi lascio il piacere di scoprirmi attraverso ciò che dirò nel seguito dell’intervista.

L’altro lato della medaglia: chi è il VPE? Il VPE è una persone che ama profondamente questa associazione, che ci crede davvero, nonostante gli alti e i bassi. Il VPE ha uno sguardo ampio su quasi tutte le tematiche che vengono trattate ed è parte attiva del CE. Vorrei che il VPE fosse una guida e un sostegno per gli Officer di Area tematica e per chiunque ne abbia bisogno, perché esperto e pronto ad affrontare ogni problema che si possa dover affrontare. Vorrei anche che fosse la finestra verso l’esterno, verso nuovi punti di vista e nuove idee. Qual è stato il tuo percorso SISMico e perché hai scelto l’area dei Consigli Esecutivi? Non ho scelto quest’area, è lei che ha scelto me. Sono nata nell’area scambi di Genova, l’ho scelta, l’ho amata, sono stata NORE per due anni, ed è stato bellissimo. Poi mi son resa conto che mi mancava qualcosa, che chi tira davvero le fila e fa funzionare la macchina da dietro le quinte è il CE e da questo sono stata richiamata. Devo dire che analizzando ora il mio percorso sismico ormai al termine, posso considerarmi come la www.sism.org

L’altro lato della medaglia: chi è l’Amministratore Nazionale, o meglio perchè il #grazieCalla? Sono un Amministratore Nazionale come tanti, attento ai soldi e immerso nella creazione di bellissime tabelle e i sismici mi prendono in giro per il mio troppo spammare nelle liste e su Facebook. Grazie al lavoro degli ultimi mesi sono anche un esperto assicuratore perciò se vi servono dritte per la vostra RC auto non esitate a contattarmi! Qual è stato il tuo percorso SISMico e perché hai scelto l’area dei Consigli Esecutivi? Ho iniziato come LOIT della SL di Genova, successivamente la mia propensione per la burocrazia (come ci piace tanto definirla nel SISM) e la mie esperienza maturata come segretario di una ONLUS mi hanno portato alla candidatura come Incaricato Locale e, successivamente Amministratore Locale. La decisione di candidarmi come Am-

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paladina delle “cariche dimenticate”, passatemi il termine. Ho sempre creduto che per poter andare avanti, migliorare, maturare, si debba essere ben consci dei mezzi che si hanno e di tutti i pezzi che compongono questa grande macchina. Così prima ho cercato di far avere al NORE la stessa importanza che viene data ai NEO e poi ho cercato di far capire a tutti i soci chi è il VPE e cosa fa, di dargli quindi un’identità. Il futuro si costruisce su basi solide. Cosa è stato fatto finora e cosa vuoi apportare alla tua area quest’anno? Tanto lavoro è stato fatto quest’anno, ma tanto, davvero tanto deve essere ancora svolto. Prima di tutto ci vuole ordine, dobbiamo fermarci e capire cosa c’è nelle fondamenta di questa associazione e cose è stato fatto negli anni. Dobbiamo consolidare le basi, se no una struttura sempre più grande non starà più in piedi da sola. Quello che è stato fatto finora è un lavoro di collaborazione con le aree, affinché potessero avere collaborazioni solide e reali da cui partire; sono state offerte occasioni formative, per poter essere consci delle proprie conoscenze e donarle agli altri; è stato fatto ordine tra le nostre partnership, cercando di capire quali fossero, come funzionano e chi le sfrutta; è stato studiato il modo migliore di porsi verso gli esterni e migliorati i mezzi per farlo: e infine, si è cercato di portare la realtà internazionale, nella quotidianità locale. E da qui bisogna partire e continuare a consolidare.

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ministratore nazionale è stata quasi naturale, il completamente di un percorso associativo che, seppur settoriale e spesso noioso, mi ha dato molte soddisfazioni e insegnato davvero davvero tanto. Le competenze che ho maturato durante questi anni sono enormi e hanno profondamente cambiato il mio atteggiamento verso la realtà (o almeno verso gli aspetti pompa di questi) e di questo sarò per sempre grato a questa associazione. Il futuro si costruisce su basi solide. Cosa è stato fatto finora e cosa vuoi apportare alla tua area quest’anno? Queelo che è stato fatto alla macchina amministrativa è stato grosso, spesso di difficile gestione, abbiamo evidenziato numerosi problemi strutturali e abbiamo cercato di risolverli. Tutti voi ricorderanno la sessione al Congresso sulle associazioni e tutti sapranno che ci stiamo muovendo nella direzione definitiva del cambio di status associativo. L’altro aspetto che è stato preponderante è stata la questione assicurazioni che, dopo mille peripezie, è giunta finalmente ad una conclusione, forse non quella che ci aspettavamo ma almeno è un lavoro in meno di lasciare in handover. Ultimo aspetto è stato quello della “piattaforma gestionale associativa”, uno strumento molto potente che lasceremo in handover ai futuri Consigli Esecutivi ma che ha semplificato già notevolmente il mio lavoro e sono certo semplificherà quello di tutti durante il prossimo anno; è sicuramente perfezionabile e mi auguro che chi ci succederà sarà in www.sism.org


Numero 37 | Ottobre 2016 Personalmente, invece, cosa ti aspetti da questa esperienza?

grado di potenziarlo e migliorarlo sempre di più.

Questa esperienza mi ha dato tanto, tante soddisfazioni, un legame umano con tante persone valide e motivate. Mi ha dato anche tanto su cui riflettere, mi ha fatto analizzare tante difficoltà, mettendomi nella condizione di doverle superare per forza. Come dice il nostro SecGen Danilo, non c’è palestra di vita migliore del SISM, nel male e nel bene. Questa associazione ti rende pronto ad affrontare qualsiasi cosa, dalle istituzioni, altezzose e arroganti, alle matricole, impaurite e riverenti a volte, spocchiose e irrispettose molte altre. Ebbene se ricopri una carica nel SISM, dall’assistant al Presidente Nazionale, sei tenuto ad avere a che fare con ogni tipo di persona e a dover gestire ogni tipo di rapporto umano. E, tirando le somme, cosa c’è di meglio?

Personalmente, invece, cosa ti aspetti da questa esperienza? Quello che mi aspettavo da questo incarico era appunto la maturazione di competenze forti a livello associativo, sia mie che degli altri SISMici che con me collaborano o che sono semplicemente interessati al mio ambito. Il lavoro è stato davvero tanto e spesso esasperante (odio le email e quando suona il cellulare mi viene un brivido lungo la schiena), ma le emozioni che provoca tenere una sessione o avere una parola su tematiche così complesse ma allo stesso tempo importanti è davvero un’esperienza che vi consiglio e che spero mi abbia reso una persona migliore. Lavorare con il Team of Officials è stato complesso ma allo stesso tempo gratificante, mettere insieme tante idee e riuscire a parlare di tutto è un’impresa ardua ma posso dire che in qualche modo ce l’abbiamo fatta e ce la stiamo facendo nonostante le difficoltà.

Riprendiamo a conoscerti un po’ di più. Un film, una canzone e un luogo che ti porti nel cuore. Un film, “Crash, Contatto fisico”, lo consiglio a chiunque abbia voglia di vivere i risvolti del relativismo culturale nella vita di tutti i giorni. Crudo e autentico. Una canzone, su tutte, “Thunder Road” di Bruce Springsteen, per sperare che ognuno di noi trovi qualcuno che offre di più e ci promette un futuro migliore. Un luogo Samnøya, Fusa, Norvegia lingua di terra che si fa spazio tra i fiordi,

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Riprendiamo a conoscerti un po’ di più. Un film, una canzone e un luogo che ti porti nel cuore. Questo genere di domanda non è il mio forte lo ammetto...farò finta di non averla letta bene e mi soffermerò sul luogo (che mi viene meglio)... Ci sono tanti luoghi che porto nel cuore, così come tante persone, ma ora leg-

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Numero 37 | Ottobre 2016 lì ho trovato una pace e un silenzio che pensavo non esistessero. Non possiamo non concludere parlando di Zona SISMica. Non posso che essere felice e fiera che questo progetto continui a crescere, proponendo sempre nuove rubriche e nuovi punti di vista sull’associazione. Bel lavoro! Grazie Jole, buon lavoro!

gendo la domanda così di primo acchito mi viene in mente il messico, come tutti saprete ci sono stato in occasione dell’AM2016, è davvero un luogo fantastico, ovviamente con i suoi pregi e i suoi enormi difetti, ma è un posto magico, davvero niente di simile a quanto avessi mai visto. Le persone che ho conosciuto, i luoghi che ho visitato, gli odori, i sapori, la luce...ecco...la luce: credo che laggiù la luce sia particolare, che abbia qualcosa di totalmente nuovo, rende le cose diverse, da un sapore esotico allla realtà; è una sensazione che mi porto dietro da allora e che credo mi porterò per tutta la vita. Ecco, questo è l’esperienza che mi sentivo di condividere ora. Non possiamo non concludere parlando di Zona SISMica. ZS è un progetto davvero grande e importante, l’ho visto crescere e maturare in questi anni e davvero voglio complimentarmi con tutta la redazione per la cura che hanno e che hanno avuto in passato nella realizzazione di ogni singolo numero. Davvero una bomba, siamo quasi a livelli professionali secondo me:) Grazie Calla, buon lavoro!

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SISM - Segretariato Italiano Studenti Medicina Ufficio Nazionale: Padiglione Nuove Patologie, Policlinico Sant’Orsola, via Massarenti 9, 40138 Bologna. tel/fax: +39 051 399507 – e-mail: nationaloffice@sism.org web: www.sism.org Codice Fiscale 92009880375

Zona SISMica - Ottobre 2016  

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