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NUMERO 6| OTTOBRE 2013

“LO SCOPO DELL’ARTE MEDICA E’ LA SALUTE, IL FINE E’ OTTENERLA”

Galeno

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Numero 6 | Ottobre 2013

SISM Il SISM - Segretariato Italiano Studenti in Medicina è un’associazione noprofit creata da e per gli studenti di medicina. Si occupa di tutte le grosse tematiche sociali di interesse medico, dei processi di formazione di base dello studente in medicina, degli ordinamenti che regolano questi processi, dell’aggiornamento continuo dello studente e riesce a realizzare tutto ciò attraverso il lavoro di figure preposte a coordinare i diversi settori sopraddetti sia a livello locale che nazionale. Il SISM è presente in 37 Facoltà di Medicina e Chirurgia sparse su tutto il territorio. Aderisce come membro effettivo all’IFMSA (International Federation of Medical Students’ Associations), forum di studenti di medicina provenienti da tutto il mondo riconosciuto come Associazione Non Governativa presso le Nazioni Unite.

LA REDAZIONE Publishing Group Coordinator Stefano Guicciardi - Sede Locale di Modena Responsabile Redazione Irene Mameli - Sede Locale di Cagliari Redazione Marta Caminiti - Sede Locale di Roma Sant’Andrea Federico D’Attilio - Sede Locale di Parma Francesca Farina - Sede Locale di Catania Francesco Fasano - Sede Locale di Padova Matteo Marsico - Sede Locale di Perugia Paolo Miccichè - Sede Locale di Palermo

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info: publishing@sism.org www.sism.org


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INDICE EDITORIALE di Stefano Guicciardi IL SALUTO DELLA REDAZIONE di Irene Mameli COME NASCE UN OC: OBIETTIVO CONGRESO di Erika Meleddu HANDOVER di Matteo Marsico OMS: AGGIUNGI UN POSTO A TAVOLA? IL MODELLO MULTI-STAKEHOLDERS di Marta Caminiti PINKOCTOBER - IL ROSA NON PASSA MAI DI MODA di Paolo Miccichè COI: IL WORKSHOP SISMICO SUL CONFLITTO DI INTERESSI E LA PRATICA MEDICA di Francesco Fasano e Francesca Farina LEARN TO DIE di Federico Cavallo

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EDITORIALE Stefano Guicciardi Carissimi SISMici da tutta Italia, Zona SISMica è tornata anche questo mese, puntuale come sempre. il Congresso è ormai alle porte e le Sedi Locali di Roma sono alle prese con i lavori per regalarci un evento unico e indimenticabile. Molte sono le novità che si profilano all’orizzonte e l’entusiasmo è sempre più tangibile.

shop sul conflitto di interesse alle politiche dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Ci auguriamo che anche in questo numero possiate trovare qualcosa che vi incuriosisca e vi faccia riflettere! A Novembre! Buona lettura!

Nella frenesia dell’ultimo mese di preparativi, si sovrappongono gli impegni SISMici e si moltiplicano i meeting Skype. Per questo, nonostante l’apparente tranquillità di inizio anno accademico, l’Associazione è in fermento. Ma non vi preoccupate, Zona SISMica vi accompagna anche in questo inizio autunno con articoli che spaziano dal mondo SISMico all’attualità, dal Work-

IL SALUTO DELLA REDAZIONE Irene Mameli Ecco di nuovo Zona SISMica per il primo numero autunnale!

Queste foglioline verdi e vitali aspettano solo di essere lette

Per inaugurare la nuova stagione vi illustreremo il nostro albero ricco di rigogliose foglie, a partire da come nasce un OC, passando attraverso il significato di handover, arrivando fino al modello multi-stake holders dell Organizzazione Mondiale della Sanità.

What you waiting for?

Dall’altra parte del tronco troviamo invece il conflitto sulla pratica medica, informazioni sulla cura per la morte ed in fine la giornata per la prevenzione sul tumore alla mammella.

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COME NASCE UN OC: OBIETTIVO CONGRESSO Erika Meleddu Ricordo che a pochi giorni dalla fine dell’incredibile Meeting di Palermo, commenti allusivi imperversavano nelle bacheche dei SISMici, del tipo: “Ci vediamo a Roma, eh!”. Leggevo e mi convincevo di non aver registrato nella mia agenda mentale l’ennesimo evento, una conferenza, una giornata tematica, una riunione, e per questo non ero in grado di capire perché tutti si dessero appuntamento nella Capitale. In realtà, il mio subconscio aveva già capito tutto. Seguirono settimane di amorevoli pressioni psicologiche, durante le quali vivere a Roma e partecipare ad un On-line meeting equivaleva a sottoporsi alla macchina della verità e cercare di impedire una fuga di notizie. Purtroppo non sono brava a mentire e qualcosa con qualcuno di voi deve essermi scappato di bocca, ma la verità è che non sapevo mentire nemmeno a me stessa: l’idea del Congresso a Roma mi elettrizzava. Speravo che da un momento all’altro arrivasse la conferma, cosciente del fatto che alcuni ostacoli che ci si ponevano davanti erano difficili da sormontare… ma questa è un’altra storia.

Chissà se per gola o per dovere, ci si ritrova tutti insieme per decidere sul da farsi e risolvere “inconvenienti”; si condividono posate e germi e si torna a casa arricchiti di nuove esperienze, ma soprattutto un po’ più panciuti. Per non parlare poi delle incredibili doti organizzative che si sviluppano, non tanto nel cercare di mettere su il Congresso in sé, ma piuttosto nel tentativo di prendere le ordinazioni di quindici persone. Insomma, il pasto è un momento imprescindibile per la coesione di una squadra (vedi cene di Arcore) e tra un “vammi a prendere il ketchup!” e un “al vino ci penso io” si impara a collaborare, a conoscersi.

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Consiglio Esecutivo

Fossi in voi, proporrei una mozione per la creazione della Supper Division! Curriculum. Avete la sensazione che da quando frequentate l’università il vostro cervello si sia come atrofizzato?

La storia che vi voglio raccontare non è su come nasce un Congresso, ma sul perché nasce un Organizing Committee. Cibo. Mentre scrivo sto tentando di digerire la frittura di calamari post-riunione dell’OC in hotel. Quando una persona si prende troppa confidenza con voi, a Roma si dice: “Che avemo mai magnato insieme?!”. Vien da sé che condividere i pasti è un momento importante per un gruppo che si va formando e quando questo gruppo è composto da studenti di quattro università diverse, fidatevi che una pizza può voler dire molto. www.sism.org

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Numero 6 | Ottobre 2013 Volete riattivare quelle connessioni sinaptiche messe in stand-by da ore e ore di noiosissime lezioni frontali e inconcludenti libri di testo? Essere membro di un OC è ciò che fa per voi! Potrete cimentarvi con mansioni degne del migliore event planner sul mercato e svilupperete skills da far invidia ad Enzo Miccio: accostamenti di colore, frasi accattivanti, trattative infinite sugli alcolici, conversazioni virtuali multiple e simultanee, opere di convincimento, spostamenti ed elemosina.

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Consiglio Esecutivo

Imparerete anche ad apprezzare il lavoro di squadra, a fidarvi dei vostri compagni e a capire quando invece è meglio prendere la situazione in mano. Riuscirete a non abbattervi quando le cose non andranno come previsto, ma saprete anzi tirare fuori il coniglio dal cilindro al momento opportuno. Vi arricchirete del bagaglio culturale di chi lavora con voi e lascerete qualcosa di vostro al prossimo. Tutto questo (unito a far spostare, mangiare, divertire, dormire 250 persone), non comparirà mai nel vostro curriculum, nessun ospedale saprà mai di quella volta in cui organizzaste un evento per il SISM. Ricordatevi, però, che oltre al sapere ci sono il saper fare ed il saper essere.

Non vi ho convinto? Vi assicuro che nessun membro del Consiglio Esecutivo mi sta puntando una pistola alla tempia per costringermi a scrivere. Non è affatto propaganda quella che state leggendo, bensì il resoconto di uno dei tanti aspetti del SISM che ci permettono di equipaggiarci al meglio per affrontare qualunque tipo di strada. Concedetemi un’ultima smanceria: un grazie alla mia Sede Locale perché rappresenta un paio di scarpe veramente comodo, con il quale poter fare lunghe passeggiate. Brace yourselves… CONGRESS IS COMING!

In entrambi i campi sarete sicuramente ripagati. Percorso. “Il camminare presuppone che ad ogni passo il mondo cambi in qualche suo aspetto e pure che qualcosa cambi in noi”. Questa è la frase che potete trovare sul sito del XLIII Congresso Nazionale del SISM. L’abbiamo affiancata all’immagine di una strada romana come allusione del percorso che stiamo compiendo e che ci porterà fino al 7 novembre. Un percorso a tratti in salita, impossibile da affrontare da soli, che forse ci lascerà un po’ esauriti e provati, ma sicuramente soddisfatti. L’evento in sé è solo la punta dell’iceberg; tutti i passi che avremo mosso voi non li vedrete, ma speriamo che noterete i nostri polpacci tonici. E soprattutto, speriamo di lasciare un’impronta nei vostri ricordi.

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HANDOVER Matteo Marsico Ave a tutti sismici d’Italia! Questo mese vorrei approfondire con voi una tematica legata ad una parola: HANDOVER. Lo so, da buoni SISMici pensate all’hangover, ma riservatevelo e provatelo per il Congresso! Per saperne di più mi sono rivolto a chi di certo ne sa più di me: ho infatti consultato Simone Lo Baido, NOME, e a altri tre LOME, che ho il piacere di considerare amici, che conoscono cosa è l’handover e ci diranno come l’hanno vissuto, affrontato e ci illustreranno inoltre cosa pensano che il SISM possa fare a riguardo. Simone Lo Baido, NOME: “Handover” in inglese significa “Consegnare”, nel linguaggio delle telecomunicazioni significa “cambiare cella durante una comunicazione”. Il tempo è quello giusto perchè si avvii. Le modalità sono le più disparate. Ma cos’è questo tanto nominato handover? Lo scoprirete grazie alle 3 fantastiche persone che si alterneranno sotto di me e con il quale ho avuto il piacere di lavorare durante tutto un anno e che sono tra le più informate su COSA questa parola realmente significhi. Laura Marcolin, LOME Sede Locale di Padova: Credo che l’handover sia uno dei processi fondamentali del SISM: è il passaggio di conoscenze, informazioni ed esperienze tra due persone. Per colui che lo “subisce” è il modo perfetto per entrare nella realtà del mondo sismico e apprenderne le difficoltà e le problematiche ma anche la voglia di fare e di mettersi in gioco in ogni progetto. Tra due Officers è sicuramente il modo migliore per evitare errori già commessi e portare avanti al meglio il lavoro per un nuovo Anno Associativo, sfruttando i punti di forza di precedenti progetti. E’ a mio parere compito di ogni Officwww.sism.org

er imparare e capire durante l’anno il modo migliore per fare un buon handover! Laura Marcolin, LOME Sede Locale di Padova: Credo che l’handover sia uno dei processi fondamentali del SISM: è il passaggio di conoscenze, informazioni ed esperienze tra due persone. Per colui che lo “subisce” è il modo perfetto per entrare nella realtà del mondo sismico e apprenderne le difficoltà e le problematiche ma anche la voglia di fare e di mettersi in gioco in ogni progetto. Tra due Officers è sicuramente il modo migliore per evitare errori già commessi e portare avanti al meglio il lavoro per un nuovo Anno Associativo, sfruttando i punti di forza di precedenti progetti. E’ a mio parere compito di ogni Officer imparare e capire durante l’anno il modo migliore per fare un buon handover! Matteo Cavagnacchi, LOME Sede Locale di Bologna: L’handover, questo sconosciuto! E’ molto più di un semplice “passaggio di consegne”, è un processo di passaggio fondamentale per la continuità del lavoro associativo, è quella fase in cui il lavoro di un anno viene raccolto e trasmesso per essere poi (r)accolto da chi lo riceverà per proseguirlo e ampliarlo. E’ indispensabile per chi si appresta ad entrare nel nostro magico mondo, se fatto bene può essere davvero utile per non perdersi nel suo marasma, ma lo è anche per chi c’è dentro già da un po’, per continuare a migliorarsi, crescere, imparare sempre qualcosa di nuovo e portare avanti sempre con più entusiasmo il proprio lavoro. Quindi quello che posso dirvi è di pretendere che questo strumento vi venga fornito, se siete giovani aspiranti sismici, e di non scordarvene se invece siete delle vecchie glorie navigate! In ogni caso, in bocca al lupo a tutti per questo nuovo anno!

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Eleonora Leopardi, LOME Sede Locale Roma La Sapienza: Cos’è l’handover? Bella domanda! Magari fosse così facile come cambiare la firma della mail ufficiale! ;) L’handover è la versione SISMica del rapporto genitori-figli, molto accelerato, ma per certi versi assolutamente affine. Esistono molti tipi di rapporto parentale, così come esistono molti stili di handover e ce ne sono chiaramente alcuni migliori di altri, tuttavia non credo che ci sia una ricetta per un perfetto handover: essendo un rapporto tra due persone, questo deve costruirsi tra i due, modellato dalle scelte e dalle personalità di entrambi. Di certo, quando lasciamo o stiamo per lasciare una carica, la peggior cosa che possiamo fare è sparire dalla circolazione, ma è forse altrettanto dannoso l’essere particolarmente invadente, intromettendosi nelle scelte del nuovo arrivato o mettendole costantemente in discussione. Penso che il ruolo dell’Officer uscente sia quello di consigliare quando richiesto, di fornire spunti di riflessione, di aiutare nelle difficoltà, senza mai imporsi o privare l’Officer entrante della propria autonomia.

dell’anno. In entrata, si vive con tante incertezze ed una certa apprensione: ci si domanda se si sarà all’altezza, se e quanto il nostro incarico si rivelerà difficile o stressante. La migliore soluzione a questo groviglio di pensieri è certamente una lunga chiacchierata a cuore aperto (aaah, lo so, sono proprio una femminuccia!), in cui non si deve temere di fare domande o chiedere consiglio.

Da entrambe le parti, è una situazione che si vive con molti sentimenti contrastanti! In uscita si è certamente un po’ esauriti, con una punta di malinconia. Eppure, per quanto possiamo essere stati stremati dal nostro lavoro di un anno, dovremmo ricordarci l’entusiasmo con cui avevamo iniziato e cercare di trasmettere questo stesso entusiasmo al giovane Officer entrante, fornendogli tutto il materiale che pensiamo possa essere utile e fornendogli un dettagliato report delle attività da noi svolte, contatti e valutazioni raccolte nel corso

Simone Lo Baido: Quindi che si tratti di una consegna di informazioni ai più “giovani ed inesperti”, un passaggio di dati sensibili, una cena per definire assieme lo spirito giusto col quale affrontare un nuovo inizio anno, handover spesso significa solo far sentire l’altro, parte di una grande “famiglia” SISMica. Cari SISMici spero che le spiegazioni dei miei autorevoli compagni d’avventura SISMica siano state esaurienti.

Credo che il mio migliore lascito come LOME sarà quello di aver mostrato e raccontato mille volte alle mie ragazze che pianificare in anticipo permette di lavorare al proprio ritmo, senza perdere notti di sonno o sessioni d’esame. Se c’è un solo altro consiglio che penso di poter dare è quello di non sottovalutare mai il contributo di un forte spirito di squadra, tra tutti i componenti della Commissione Locale e tra tutti i collaboratori di un’area. Certo, ci sono impegni, scadenze e temi differenti da trattare, ma la vostra Sede Locale è la vostra rete di salvezza quando pensate di non farcela più, quando non vi va più di andare avanti o quando vi sembra che non ci siano abbastanza ore in un giorno.

Sfruttiamo i consigli dei nostri amici!

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OMS: AGGIUNGI UN POSTO AL TAVOLO? IL MODELLO MULTI-STAKEHOLDERS Marta Caminiti Aggiungi un posto al tavolo, che c’è un nemico in più! Al tavolo di chi? Dell’Organizzazione Sanità (OMS).

mondiale

della

Questa non è l’idea per un nuovo musical, bensì una delle reali proposte che fanno parte dell’esigente percorso di riforma dell’OMS a cui si lavora da due anni, che mira a “ridefinire il ruolo dell’associazione nell’ambito della salute globale e ridisegnare il modo in cui essa è governata, gestita e finanziata” (dalla prefazione di “OMS e diritto alla salute: quale futuro?”, quinto Rapporto dell’Osservatorio Italiano sulla Salute Globale). I punti trattati sono tantissimi, ma uno ha catturato immediatamente la mia attenzione: si propone di accogliere allo stesso tavolo differenti attori, pubblici e privati, che abbiano influenze nel campo della salute, con particolare attenzione per le malattia non trasmissibili. Attori pubblici, e PRIVATI. Non solo quindi organizzazioni non gov-

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ernative, organizzazioni dei consumatori, istituti di ricerca, organizzazioni governative, ma anche aziende, operatori economici, multinazionali. Questo è un modello chiamato multistakeholders, quindi dei “portatori di interesse”: sono stakeholders, ad esempio di un’azienda, tutti coloro che ne sono influenzati o che ne influenzano il percorso. È un modello preso in prestito dal mondo economico, nato per il miglioramento della gestione delle aziende, con l’obiettivo di includere nelle decisioni non soltanto i manager o i dipendenti, bensì anche i consumatori, il governo, o chi dall’esterno interagisce con l’azienda stessa. Questo modello è chiaramente funzionale per la gestione di un’impresa. Ma per l’OMS? Come si è arrivati a prenderlo in considerazione? Chi sono i suoi stakeholders? Vi racconto la storia dall’inizio. L’attenzione internazionale è rivolta alla sempre crescente rilevanza delle malattie non trasmissibili.

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Numero 6 | Ottobre 2013 Dei 57 milioni di decessi che si sono verificati nel 2008, 36 milioni erano dovuti a malattie non trasmissibili, prevalentemente patologie cardiovascolari, tumori, diabete e patologie polmonari croniche. Tre sono i principali obiettivi che l’OMS si prefigge per vincere la lotta contro questo nemico: monitorare l’epidemia ed analizzarne i determinanti (sociali, politici, economici e comportamentali), ridurre l’esposizione ai fattori di rischio e rafforzare i sistemi sanitari. Per quanto riguarda i fattori di rischio, i quattro più significativi sono il tabagismo, il consumo di alcool, l’alimentazione scorretta e la sedentarietà: sono fattori modificabili su cui si può agire con interventi di salute pubblica sulla popolazione. Questi fattori riguardano tanto i comportamenti dei singoli individui, quanto le politiche delle grandi multinazionali alimentari, del tabacco e dell’alcool. Da qui l’idea dell’OMS di coinvolgere i settori privati, così direttamente protagonisti (per non dire carnefici) di questo quadro sanitario preoccupante, con la speranza di arrivare all’adozione di pratiche più salutari e vantaggiose per la salute pubblica. Ed è questo quindi che propone il modello multi-stakeholders: dare la parola in temi di salute a coloro che maggiormente rappresentano una minaccia per la salute stessa.

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Far sedere al tavolo dell’OMS potenti multinazionali, certo non spinte dall’obiettivo di una genuina tutela della salute, bensì da interessi commerciali. Comprensibile è dunque la perplessità internazionale riguardo l’adozione di questo modello: non è evidente che si allestirà un teatro di conflitto d’interessi? Allo stesso tavolo siederanno attori che dovrebbero avere uguale importanza ma che possiedono diversi obiettivi e diverso potere di influenzare le decisioni. A Marzo si è tenuto il primo incontro multi-stakeholders sulla situazione delle patologie non trasmissibili in Africa, a Johannesburg. Questo nuovo modello sta già iniziando quindi ad essere messo in pratica in campo di salute: speriamo che il carattere più positivo di questa scelta, ovvero il dialogo aperto tra le parti interessate, non venga schiacciato dagli interessi economici, dal potere e dal cieco desiderio di mettere i soldi davanti a problematiche di salute globale. Troppo cinismo? Forse. Speriamo davvero sia infondato. Nel frattempo seguiamo in modo critico le evoluzioni di questo sistema, parliamone, confrontiamoci, capiamolo, interroghiamoci, informiamoci. Se necessario, scriviamoci su un musical. Il titolo, già ce l’abbiamo (sigh!).

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PINKOCTOBER IL ROSA NON PASSA MAI DI MODA Paolo Miccichè Ormai da molti anni, e, fortunatamente, sempre più copiosamente si sente dire che “Ottobre è il mese rosa” ossia il mese della “prevenzione del cancro al seno”. Il tema del cancro al seno sta diventando uno dei temi più sentiti e pubblicizzati in ambito di prevenzione. Secondo le stime dell’AIRC infatti, ogni anno vengono diagnosticati 46 mila nuovi casi e, questa patologia, conta 11 mila morti l’anno, piazzandosi al primo posto come causa di mortalità nell’ambito dei tumori per le donne. Ma la gran parte di coloro che sopravvivono alla patologia decide di diventare un componente della società attivo nella pubblicizzazione e nell’informazione della patologia e soprattutto dell’importanza della prevenzione. Come studenti di Medicina ci troviamo spesso a sentire pareri discordanti riguardo un tema o un altro,e anche in questo caso, soprattutto ora c’è sempre un crescente contrasto riguardo alle modalità di fare prevenzione di questo tumore. Questo accade poiché, con lo sviluppo e l’impiego delle nuove tecnologie, i macchinari in ambito ospedaliero e ambula-

toriale sono in grado di rilevare noduli e neoplasie troppo piccole per essere rilevate con la semplice palpazione. Ciò porterebbe a pensare che la palpazione e l’autopalpazione non servano più e siano ormai antiquate, ma di certo non si può di continuo andare a fare esami e screening di vario genere che comportano una spesa e magari un certo quantitativo di radiazioni. E’ quindi necessario intraprendere una via di mezzo che, tenendo ben presente il fine ultimo della prevenzione, trovi il miglior modo per tenere sottocontrollo il proprio petto. Sì petto, perché è molto importante ricordare che, per quanto molto più raro, il cancro alla mammella si può presentare nella donna così come nell’uomo, che, spesso, convinto di non avere il “seno” non crede di poter essere soggetto a questo tipo di tumore. Certamente quindi, la parola fondamentale insieme a informazione è PREVENZIONE. Ma quali sono i modi per effettuarla? Prima di tutto l’autopalpazione. Nonostante, come già accennato, si dica che l’autopalpazione non sia più utile a confronto con le nuove tecniche di screening, questo non è del tutto vero. L’effettuazione di un’autopalpazione in periodi non troppo dilazionati (come una cadenza di 2-4 settimane) aiuta a tenere sotto controllo eventuali modificazioni del seno nei periodi di tempo fra uno screening e l’altro. Se è vero che essa possa generare false e infondate preoccupazioni a causa di eventuali e fisiologici cambiamenti (generalmente di tipo ormonale o comunque innocue), è pur vero che essa essendo a costo zero, non avendo problematiche come le radiazioni o altro, e potendo essere effettuata ovunque (bè quasi ovunque, di certo non per strada!) rappresenta una buona abitudine da accostare allo screening.

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Oltretutto l’effettuare una autopalpazione porta la donna non solo a conoscere il proprio seno, ma anche a prendere consapevolezza di eventuali problemi e affrontare la paura di parlarne con un medico poiché qualcosa di molto “intimo”. Ciò che è da sottolineare però, è che l’autopalpazione deve rappresentare un’abitudine e NON un’alternativa allo screening, deve cioè accostarsi al controllo medico e non sostituirlo. I test di screening, nella nostra era, sono ormai diventati molto precisi, accurati e per nulla invasivi o dolorosi. Inoltre visto il costo di questi test lo Stato e i Medici seguono delle linee guida per i tipi di screening da effettuare. Il test base è la mammografia, che in Italia viene offerta gratuitamente ogni due anni alle donne in età compresa fra i 50 e i 69 anni (lasciando però la libertà alle aziende ospedaliere delle varie regioni di modificare i parametri). Essa non è altro che una semplice radiografia della mammella che comporta una dose davvero bassa di radiazioni (e per questo praticamente innocue) e che è in grado di individuare lesioni piccole, asintomatiche e rimovibili con interventi chirurgici assolutamente non invasivi. A volte però la mammografia non basta a distinguere una neoplasia in benigna

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o maligna. In donne più giovani, ancora in età fertile o con un seno di dimensioni ridotte, la densità della mammella può far sì che la mammografia non sia in grado di distinguere noduli solidi da cisti liquide ed innocue, per cui si ricorre ad una ecografia. L’ecografia della mammella oltre che evidenziare se la neoplasia è benigna o no, qualora fosse un nodulo, è in grado di mostrarne anche lo stato di vascolarizzazione utilizzando una tecnica che sfrutta colori differenti in base al flusso che c’è (color doppler). Qualora fosse diagnosticato un rischio nella donna, chiaramente prima di ricorrere alla chirurgia, si utilizzano degli esami diagnostici per approfondire la conoscenza della noplasia. Esami utili a fugare ogni dubbio sono l’agoaspirato, l’agobiopsia e la risonanza magnetica. Qualora fosse confermata la necessità di rimozione del nodulo, si passerà a tecniche chirurgiche che variano in base alla gravità della situazione. E’ istintivo quindi comprendere che una mastectomia completa (la rimozione totale di un seno) sia assolutamente più invalidante (nonché invadente e complicata) psicologicamente e fisicamente rispetto ad una rimozione con tecniche microchirurgiche e non invasive utilizzate per rimuovere un nodulo neoformato. www.sism.org


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E’ istintivo quindi comprendere che una mastectomia completa (la rimozione totale di un seno) sia assolutamente più invalidante (nonché invadente e complicata) psicologicamente e fisicamente rispetto ad una rimozione con tecniche microchirurgiche e non invasive utilizzate per rimuovere un nodulo neoformato.

suggerire degli accorgimenti a riguardo? (Certo magari evitate nei momenti topici!).

Dopo tutte queste considerazioni, chiudendo il circolo, è quindi evidente che la prima cosa da fare per evitare una reazione a catena è proprio un’adeguata prevenzione che si divida in due fronti: quello ben più preciso, importante e esauriente, “medico-ospedaliero”, ossia lo screening; e quello più frequente, facile e immediato, “casalingo”, ossia l’autopalpazione (correttamente effettuata).

E così deve essere anche la prevenzione!

Il cancro al seno è un problema delle donne di mezza età. Ma anche di uomini. Di giovani e di anziani.

Essendo studenti di medicina, e ancor prima, giovani donne e uomini, è nostro DOVERE dare l’esempio sottoponendoci per prima ad una corretta prevenzione e condividendo le nostre esperienze e le nostre CONOSCENZE con tutti coloro che possano ancora trovarsi disinformati e al di fuori della conoscenza dell’utilità di un importante prevenzione! Quindi, quando vedrete qualcuno toccarsi il seno, al di là di quale sia lo scopo con cui lo stanno facendo, perché non www.sism.org

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COI: IL WORKSHOP SISMICO SUL CONFLITTO DI INTERESSI E LA PRATICA MEDICA Francesco Fasano e Francesca Farina L’etimologia di farmaco è “pharmakon”, in greco antico veleno. Ma il farmaco è un veleno speciale, perché custode di una duplice potenzialità: curativa e letale; in cui il sottile equilibrio tra vita e morte risiede nella dose somministrata. Un tempo le ricette mediche e le farmacie non esistevano: le pratiche curative si perdevano nei fumi magici delle guaritrici di campagna o in quelli domestici della casa della nonna. E’ solo fra il 1800 e il 1900 che nasce il concetto di farmacia (come azienda) e di farmaco come prodotto, ambedue inglobati nel mondo del commercio in rapida espansione. Al giorno d’oggi di farmaci ce n’è di tutti i gusti, e Salute fa rima con Mercato. Obiezione legittima: quello della salute non è un mercato come un altro, necessita di una regolamentazione sui generis e di una supervisione imparziale, ciò non lo differenzia? Questa è una delle tante domande che ci siamo posti al COI: il Workshop SISMico sul conflitto di interessi e la pratica medica. L’edizione del 2013 ha visto nella Sede Locale di Perugia la partecipazione di

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ben 7 facilitatori (alias formatori) e di una quarantina di studenti di Medicina (dal primo al sesto anno di corso) provenienti da tutta Italia. L’evento è durato solo tre giorni, ma è stato un concentrato di ricerca e formazione, emozioni e – non meno importante – divertimento. Aggiungerei, tra il serio e il faceto, che il COI non è uno spettacolo per cardiopatici o stomaci deboli: è un mix di verità schiaccianti, scomode e difficili da accettare, storia e paradossi riguardanti non soltanto il campo della Sanità e dell’industria farmaceutica, ma anche la storia dell’umanità dal XX secolo ad oggi. Spesa sanitaria – il rapporto 2013 dell’agenzia italiana del farmaco (Aifa) si apre con una spesa farmaceutica totale di 25,5 miliardi di euro (il 76% rimborsato dal Sistema Sanitario Nazionale), ricerca scientifica (finanziata per la maggior parte dall’industria farmaceutica), pubblicità del farmaco (l’industria farmaceutica spende in pubblicità più di quanto investe nella ricerca!), disease mongering (alias mercificazione della malattia), il ruolo dell’informatore scientifico sono solo alcuni dei temi affrontati.

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Numero 6 | Ottobre 2013 La facoltà di Medicina in Italia non sembra affrontare il problema né di punta né di taglio. In attesa di virtuose smentite, affermiamo che nei curricula studiorum non si trovano tracce di analisi del “Conflitto d’interessi” o del “Bilancio di case farmaceutiche”. E’ pur vero che titoli di corso simili potrebbero sembrare eccessivi, tuttavia manifestiamo un certo disagio nel constatare che non ne esistono neanche di “Etica medica” o “Medicina e Mercato”, se non in gocce omeopatiche soffocate all’interno di altri corsi. Le domande che poniamo sono le seguenti: Qual è il ruolo del Medico? Qual è il dovere formativo dell’Accademia? Qual è il ruolo dello studente di Medicina? Per essere un buon medico cosa occorre? In che misura scelte quali andare o non andare ad un convegno, possono realmente influenzare la salute dei nostri pazienti? E se una scelta come la precedentemente enunciata fosse rilevante, l’accademia non dovrebbe porla come una delle domande fondamentali del nostro lavoro? Come può lo studente di Medicina intervenire nel proprio processo formativo? Sarebbe giusto fornire una cognizione critica del contesto politico ed economico attuale in modo tale da facilitare una scelta cosciente? Un medico può svolgere il proprio lavoro senza porsi certe domande, senza chiedersi se prescrivere questo o l’altro farmaco in base al nome che ha sull’etichetta? La nostra carriera sarà costellata di numerose occasioni in cui ribadire le proprie posizioni etiche, e a nostro avviso non è possibile esimersi. L’articolo 32 della costituzione italiana è chiaro in materia e non dà adito a fraintendimenti : la tutela della salute è da conseguire come fine primo e unico, e perché ciò avvenga è necessario agire in ogni occasione nel modo adeguato. Accettare l’ingerenza delle case farmaceutiche sulla formazione del medico e www.sism.org

sulle sue scelte professionali significa, in ultima analisi, non agire ai fini della salute del paziente. Se ciò avviene in maniera consapevole, dev’essere a tutti gli effetti un reato contro cui procedere d’ufficio, e anche se agito nell’inconsapevolezza, per quanto colposo è un atto altrettanto nocivo per la società tutta. La fortuna di aver a disposizione un laboratorio critico come il Workshop COI del SISM è una ricchezza inestimabile, che affermiamo (senza timore ed esitazione!) essere un’occasione imperdibile di formazione per uno studente che ambisca a diventare medico. La nostra formazione è ciò su cui noi futuri medici possiamo agire. Il patto che stringiamo col paziente – di impegnarci appieno nella tutela della sua salute – passa dall’acquisizione del nostro sapere riguardo la salute, passa per sapere, saper essere e saper fare in maniera equivalente tra loro. Per cui la formazione riguardo tale tematica non può essere opzionale o facoltativa: dev’essere costituzionale! Probabilmente nella nostra futura attività lavorativa, il personale contributo di ognuno alla salute delle genti nel mondo sarà dato in misura maggiore dal fatto di non accettare finanziamenti di alcun genere da parte di una casa farmaceutica, piuttosto che dal nostro giornaliero ambulatoriale servizio in comunità. La provocazione è forte e va discussa chissà se potremo discuterla insieme alla prossima occasione: al prossimo Workshop. Perché quantunque sia, noi ci saremo. Non perderemo l’occasione per nulla al mondo. E voi? Valutate attentamente questa opportunità. Perché la qualità dell’evento è altissima, le relazioni dei formatori contenutisticamente preziose e entusiasmantemente innovative nelle metodiche. Senza dubbio un corso di formazione simile costerebbe davvero un sacco di soldi, anche se fosse pagato dalle case farmaceutiche.

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Numero 6 | Ottobre 2013

LEARN TO DIE Federico Cavallo ne sappia fino ad ora, il vivere ha una percentuale di mortalità del 100% . Possiamo fingere di non saperlo, possiamo cercare di dire o fare altro, o passare la nostra vita a non pensarci, come facciamo molto molto spesso; cercando di essere quanto più lontano possibile da questo pensiero in ogni istante della nostra esistenza.

Se guardate questi due segni così, senza un particolare senso, il significato che assumeranno cambierà per ognuno di voi, a seconda del contesto in cui siete, di quello che è stato il vostro trascorso, a seconda di quello che vi interessa, studiate, fate o vorreste fare nella vita. (L’avreste voluto non è contemplato). Se ruotate lo schermo di circa 90 gradi verso destra, od inclinate la testa verso sinistra, se decidete insomma di cambiare il vostro punto di vista dalla situazione nella quale siete calati, verso una nuova prospettiva nella quale vi troverete forse in questo istante, allora potrete osservare un cerchio sopra una X. Potrete chiedervi di che si tratta, ed interrogarvi a lungo sul significato che potrebbe avere, ammesso che ne abbia uno. Ognuno ancora una volta, darà la sua interpretazione e magari sarà curioso di sapere quello che ne pensano altri che si sono trovati nella stessa situazione, che hanno dovuto affrontare la stessa domanda. Nonostante tutto questo, saremo alla fine tutti molto più vicini di quanto potessimo aspettarci all’inizio di queste righe, perché ci avremo ragionato insieme. Qualsiasi sia il nostro trascorso, la nostra opinione e la nostra posizione nella vita, infatti, tutti condividiamo il medesimo destino, poiché per quanto se

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La Cura per la Morte è il nome del progetto che avevo deciso di seguire col SISM, in parte spronato da amici di Sede Locale, in parte incuriosito da un’idea ossimorica espressa in quello stesso titolo. Maggio 2013 e siamo pronti a partire, destinazione “Cura per la Morte”. Eravamo pronti finalmente a ricevere l’illuminazione della Vita, la cura al peggiore dei mali, e chiunque abbia conosciuto Francesco “Phasa” Fasano capirà perché mi esprimo in questi termini. La verità è che mi sono però ritrovato e con me gli altri, in una situazione analoga a quella di qualche rigo più in su. Ho dovuto quindi fare come voi. Ho cambiato il mio punto di vista, ho analizzato e ri-analizzato la situazione, mi sono interrogato, ho cercato di vedere la soluzione anche negli altri, ho chiesto cosa loro ne pensassero e ne abbiamo discusso insieme. Mentre facevamo tutto questo, il tempo passava inesorabilmente come quasi sempre: dove con sempre si intende come quando sei seduto a pensare alla tua “bucket list”, ovvero le cose che faresti prima della fine, a cerchi sempre più stretti, come gli anni dell’albero che si avvicinano troppo rapidamente. Veloce come quando sei seduto su una spiaggia per un rave, letterario nello specifico, e non riesci ad averne abbastanza di favole di lupi ed agnelli, poesie e brandelli di anima di lettori ed attori improvvisati. www.sism.org


Numero 6 | Ottobre 2013

Ma a volte il tempo si può anche fermare, facendo simulazione e moviola della vita, come quando ti vengono regalati gli occhi nuovi dell’ oppresso e ti chiedi dove tu abbia guardato fino all’attimo prima, domandandoti se avessi i mezzi per poterlo fare effettivamente. Alla fine del nostro viaggio c’era qualcosa di nuovo che avevamo costruito e vissuto sì insieme, ma allo stesso tempo ognuno per sè, scavandoci dentro, trovando il giusto tempo per porci quegli interrogativi che di solito evitiamo come la peste. Ci siamo resi conto che non c’è maestro che possa insegnare quale sia questa famosa Cura, ma che tutti possono dire la loro ed arrivare ai risultati più disparati, come sono i riti funerei e le idee, i mondi, gli incubi, i sogni, che ruotano intorno al concetto stesso della Morte. Ci siamo resi conto che quello che stavamo facendo non era stato curarci, come potevamo forse pensare all’inizio quali studenti di medicina, ma da esseri umani quali tutti siamo, stavamo imparando. Imparando a morire, Learn to Die. (Che probabilmente in ultima analisi vuol dire Imparare a Vivere). Ecco quindi il bisogno di condividere questo percorso con chiunque abbia la stessa curiosità, senza possibilità di insegnare, avendo capito che da tutto questo si può solo imparare, osservando e condividendo l’uno con l’altro per la Vita.

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SISM - Segretariato Italiano Studenti Medicina Ufficio Nazionale: Padiglione Nuove Patologie, Policlinico Sant’Orsola, via Massarenti 9, 40138 Bologna. tel/fax: +39 051 399507 – e-mail: nationaloffice@sism.org web: www.sism.org Codice Fiscale 92009880375

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Zona SISMica - Ottobre 2013  

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