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NUMERO 7| NOVEMBRE 2013

“E IN OGNI LUOGO DOVE ANDRETE, SARA’ PER IL SOLLIEVO DEI MALATI. E NON DESISTETE DAL PRESTAR LORO ATTENZIONE, E ASCOLTATE I LORO PROBLEMI”

Ippocrate

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Numero 7 | Novembre 2013

SISM Il SISM - Segretariato Italiano Studenti in Medicina è un’associazione noprofit creata da e per gli studenti di medicina. Si occupa di tutte le grosse tematiche sociali di interesse medico, dei processi di formazione di base dello studente in medicina, degli ordinamenti che regolano questi processi, dell’aggiornamento continuo dello studente e riesce a realizzare tutto ciò attraverso il lavoro di figure preposte a coordinare i diversi settori sopraddetti sia a livello locale che nazionale. Il SISM è presente in 37 Facoltà di Medicina e Chirurgia sparse su tutto il territorio. Aderisce come membro effettivo all’IFMSA (International Federation of Medical Students’ Associations), forum di studenti di medicina provenienti da tutto il mondo riconosciuto come Associazione Non Governativa presso le Nazioni Unite.

LA REDAZIONE Publishing Group Coordinator Stefano Guicciardi - Sede Locale di Modena Responsabile Redazione Irene Mameli - Sede Locale di Cagliari Redazione Marta Caminiti - Sede Locale di Roma Sant’Andrea Federico D’Attilio - Sede Locale di Parma Francesca Farina - Sede Locale di Catania Francesco Fasano - Sede Locale di Padova Matteo Marsico - Sede Locale di Perugia Paolo Miccichè - Sede Locale di Palermo

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info: publishing@sism.org www.sism.org


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INDICE EDITORIALE di Stefano Guicciardi IL SALUTO DELLA REDAZIONE di Irene Mameli IL SEGRETO DEL SEGRETARIO di Federico D’Attilio UN GIORNO DA NOME di Matteo Marsico LE DIECI COSE CHE HO IMPARATO AL WORLD HEALTH SUMMIT ‘13 A BERLINO di Marta Caminiti MOVEMBER - E’ TEMPO DI BAFFI! di Paolo Miccichè N-PET di Francesca Farina IL TRENINO NON ESISTE di Francesco Fasano WORLD HEALTH SUMMIT ‘13 di Ivana Di Salvo FORMAZIONE SPECIALISTICA IN MEDICINA, UN CAMBIAMENTO CHE NON CI PUO’ METTERE DA PARTE di Marco Bonsano e Enrica Teresa Tanda

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EDITORIALE Stefano Guicciardi Carissimi SISMici da tutta Italia, è con emozione sincera che inizio questo editoriale. Quello che state per leggere è l’ultimo numero di Zona SISMica di cui mi occuperò personalmente, dato che il mio mandato come Publishing Group Coordinator è giunto ormai al termine. E’ in questo “saluto di commiato” è doverosa una riflessione sull’Anno Associativo appena trascorso. All’inizio del mandato non sapevo con esattezza come avrei potuto dare forza ad un progetto che solo l’Anno precedente si era rimesso in carreggiata con un “restyling” grafico e strutturale. Non avevo idea, inoltre, delle persone con cui avrei lavorato e mi sembrava di dover compiere un salto nel vuoto. Eppure, sin dal primo meeting online effettuato con la neonata redazione, ho capito di essere stato davero fortunato nel trovare una squadra così eterogenea eppure così già in sintonia.

Tutto ciò che è venuto dopo è stato costruito assieme con le idee che si accavallavano l’una dopo l’altra. La cosa forse più importante su cui ci siamo concentrati è stata quella di dare un’impostazione e una continuità che sentivamo necessarie per avvicinare quanto più possibile i SISMici (e non) al nostro giornale. Un primo passo è stato fatto, ma ci sono ancora molte cose su cui lavorare, e mi auguro che il futuro PG Coordinator possa continuare sullo stesso percorso. Passando ai saluti, desidero ringraziare tutti voi, Marta, Phasa, Fede, Matteo, Mirko, Francesca e Paolo, per l’impegno di cui vi siete fatti carico e che avete onorato fino alla fine. Siete stati l’anima del giornale. E ringrazio ovviamente Irene, senza la cui costanza e i punti esclamativi (!!!) la Redazione non sarebbe stata così unita. Arrivederci e buona lettura!

IL SALUTO DELLA REDAZIONE Irene Mameli Salve a tutti! Eccoci per l’ultimo numero di ZS per quest’anno! Cosa tratteremo? Beh partendo dal periodo in cui esce, ovvero Novembre, tratteremo il movimento “Movember”, per poi analizzare l’ultimo WHS e i temi che sono stati trattati ( per chi di voi non ci fosse stato) oltre a un simpatico riassunto sul PET svoltosi non molti giorni fa. Non mancherà la chiusura della trilogia sul CE con l’analisi del segretario per poi spostarci, di corsa, in Brasile con una graffiante analisi del Sistema Sanitario

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e dell’educazione Medica in questo bellissimo paese. Per ultimi, ma non meno importanti, i temi della riforma delle scuole di specializzazione con tutti gli aggiornamenti e le considerazioni degli ultimi giorni per poi lasciare temi così importanti e rilassarci un po con la frenetica e simpaticissima vita del NOME! Essendo questo l’ultimo numero di quest anno colgo l’occasione per ringraziare brevemente tutta la redazione di ZS, l’intero PG e soprattutto Stefano, è stato un onore lavorare con voi! Vi auguro una buona lettura! www.sism.org


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IL SEGRETO DEL SEGRETARIO Federico D’Attilio Ebbene, miei fidi ed appassionati lettori, siamo ormai giunti all’ultimo numero di questo nostro anno insieme, trascorso tra interviste, considerazioni e chiacchiere d’ogni sorta. Ahimè il tempo in vostra compagnia è volato e quasi non mi pare vero che mi accingo a donarvi il mio ultimo articolo dell’anno. Se non altro ho la consolazione che fra pochi giorni avrò modo di vedere molti di voi al Congresso Nazionale a Roma. O almeno, così spero. Ma tornando a noi, con l’articolo di oggi concludo finalmente quella che ho deciso di ribattezzare “La Trilogia del CE”. Dopo l’articolo sull’Incaricato e quello sull’Amministratore è giunto il momento di parlare anche del Segretario Locale. Non me ne vogliano i cari Segretari, il fatto che siano stati l’ultima carica che ho preso in considerazione non ha alcun motivo specifico se non la pura casualità. Anzi, prima di proseguire vorrei ringraziare il Segretario della mia Sede, la piccola Lara, che ormai da due anni mi regge e mi sopporta mentre svolge impeccabilmente i suoi compiti. Poverina, dovrò farle fare una statua prima o poi. Eh già, perché checchè ne possiate pensare, quello del Segretario è un compito tutt’altro che semplice. Potremmo quasi definirlo come l’anello di congiunzione tra l’Esecutivo e il resto dell’Associazione. Dire che il Segretario svolge solo i compiti da segretario (come leggere e scrivere mail, controllare la corrispondenza, compilare i moduli) sarebbe decisamente riduttivo. Altrimenti non si spiegherebbe quell’altisonante “S” maiuscola della carica, non trovate? Nella mia visione il Segretario Locale rappresenta la coscienza organizzativa e regolamentatrice delle attivwww.sism.org

ità della Sede, in contrapposizione all’Amministratore, il quale ne rappresenta la coscienza economica. Non si tratta di un freddo e grigio burocrate che passa il suo tempo nascosto dietro una scrivania col muso attaccato al monitor di un PC, bensì del canale tramite il quale tutti gli eventi, le decisioni e le direttive provenienti dal Consiglio Esecutivo e dal resto della Commissione raggiungono i nostri amati associati. Proprio grazie al suo lavoro, il Segretario permette nella vita associativa una efficace e rapida comunicazione tra gli Officers e con i Soci Ordinari, elemento fondamentale per la buona riuscita di tutte le attività della Sede e per rendere al massimo tutte le potenzialità del buon lavoro svolto da una Commissione Locale. Come se non bastasse, ecco che questa eroica figura affianca l’Incaricato Locale e l’Amministratore Locale nei vari incontri di rappresentanza anche al di fuori della nostra Associazione, con le varie organizzazioni con cui si può avere a che fare nel corso della routinaria vita SISMica. Non so voi, ma io sono convinto che senza un buon Segretario si sarebbero persi nel corso degli anni migliaia e migliaia di piccoli dettagli che potrebbero sembrare irrilevanti, ma che invece sono fondamentali per la buona riuscita di qualsiasi progetto. C’è d’altro canto da dire che purtroppo il Segretario, come scrissi anche per l’Amministratore, non gode dei vantaggi di cui può alle volte godere un Incaricato, ossia la visibilità, la fama e la squisita soddisfazione di poter piazzare la propria firma su tutti i documenti ufficiali. Anche se ribadisco che, dal canto mio, tutta sta fama e visibilità da Incaricato non l’ho mai vista. Ma lasciamo stare, che sarebbe polemica sterile.

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Numero 7 | Novembre 2013 Spero di aver assolto almeno a livelli di sufficienza il mio compito come responsabile dell’area “CE ed Eventi Nazionali”. Alcuni di voi li rivedrò tra pochi giorni a Roma, altri avrò modo di relazionarli tramite mail o comunque per vie informatiche, mentre la gran parte di voi non avrò mai l’onore di conoscerla di persona. Mi consolo sperando di essere stato in grado in questo breve tempo che abbiamo speso insieme di incuriosirvi, di interessarvi e forse, se non chiedo troppo, di divertirvi ed appassionarvi. Io ci ho provato, poi sta a voi giudicare. Questo silenzioso eroe, questo fantomatico salvatore della Sede svolge dunque il suo lavoro in sordina, vegliando come un eroe mascherato sui tranquilli sonni dei suoi tesserati e provvedendo a curarli e sorvegliarli come madre protettiva e severa, controllando che non si allontanino dal seminato e non “sgarrino” le poche semplici regole della vita associativa.

Vi mando un abbraccio di cuore e un ammaccabanane sincero. Vostro, Federico

Il Segretario è la prova provata che non è necessario essere sempre in primo piano per avere un ruolo fondamentale nell’equilibrio della Sede Locale, ma bastano impegno, attenzione e dedizione, prerogative che non possono assolutamente mancare in chi si faccia carico di tale carica. Oddio, che gioco di parole agghiacciante. Star qui ad elencare tutte i compiti e gli impegni del Segretario sarebbe decisamente troppo lungo ed estenuante ed io, da buon Incaricato Locale, so bene che dilungarsi troppo in elenchi e definizioni è deleterio per l’attenzione dei Soci come di qualsiasi altro tipo di pubblico. Spero soltanto che quanto ho scritto vi serva a ragionare sull’effettiva importanza di questa carica, di modo che possiate anche voi capire come me la vera essenza dei compiti che le sono affidati. Che dire di più? Con questo ultimo articolo si conclude per quest’anno il mio viaggio con voi tra le pagine della nostra amata “Zona SISMica”.

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UN GIORNO DA NOME Matteo Marsico Ave a tutti SISMici d’Italia! In occasione dell’ultimo numero dell’anno SISMico di questa redazione continuo a dare il mio spazio ad altri SCOMEdians. Vi terrà quindi compagnia il NOME uscente in persona, quale migliore degna conclusione poteva esserci?! Ci parlerà di come può essere un “giorno da NOME”. Buona lettura! La sveglia suona, inesorabile, in quella buia mattina di fine Marzo. Le 7:00 dice. “Le 7:00 non sono un orario che esiste nel mondo”, pensa il protagonista della nostra storia. Cacchio [francesismo rivisitato] ma sono andato a letto nemmeno 4 ore fa! “E che ho fatto ieri…? Un festino a base di coca e alcool? Ero ad un party esclusivo ballando swing? Ah, no. Ero nella mia stanza con le cuffiette nelle orecchie per parlare su Skype. Ma con chi ero? Un fidanzato lontano? Un amico che non sento da tempo? Aspetta, ora ricordo: parlavo con più persone. Si parlava di SCOME, di un gruppo, di progetti.” La sveglia suona di nuovo: stavolta urla “SONO LE SETTE e MEZZAAA”. “Ha una voce familiare questa sveglia, non avevo messo Bach per svegliarmi?” Poi il sussulto. La sveglia, comunemente chiamata Madre è entrata come una furia nella piccola stanza silenziosa portando un uragano di vita in quella, momentaneamente immobile, del NOME. “Cavolo è tardi!” pensa con un francesismo degno dei suoi studi universitari. “La prof mi ammazza se arrivo tardi!”. In quel momento, proprio lì, in una frazione di secondo, vede tutta la sua giornata in potenza scorrergli davanti. Si butta giù dal letto frullandosi in cucina per ingurgitare assai rapidamente www.sism.org

una colazione, ormai inevitabilmente fredda. Conclusasi la colazione ed i saluti di rito si dedica all’attività sportiva di cui ormai è campione regionale: il tuffo in doccia. In 7 minuti riesce ad essere pronto; manca solo la solita cotonatura dei capelli ed è pronto per lasciare il nido raggiungendo il luogo dove lo porterà il cuore (inesorabilmente il cuore punta sempre verso il mare, la testa vince a mani basse e lo porterà verso l’università). 7:40. Venti minuti prima dell’inesorabile uscita di casa. Prima di cotonare i capelli il giovane NOME di bell’aspetto e troppe speranze sceglie inconsapevolmente di guardare le mail, partendo con l’accendere il suo smartphone e il pc fisso, ancora caldi dal lavoro notturno da poco terminato. All’apertura del cellulare si riscontrano in ordine: 68 messaggi in 5 conversazioni, 23 nuove mail nella posta del suddetto NOME, 15 mail in posta privata, 35 notifiche di Facebook e 5 messaggi privati. Mentre con rapidità scorre la moltitudine immane di messaggi su Whatsapp dallo smartphone, che già implora pietà, con un occhio scorre le notifiche di Facebook dal pc fisso, risponde ai messaggi, twitta. Poi arriva il turno delle mail: una quindicina da segnare come “già lette” [SCORP, SCORP, SCORP, SCOPE, SCOPE ecc…] altre che richiedono una risposta urgente, come se da quella mail dipendesse il futuro della nazione. “Churchill ed Eisenhower non dovevano avere proprio nulla da fare per metterci tanto per conquistare quella Normandia al confronto di queste urgenze!” pensa ingenuamente. Nel momento in cui tutto sembra “momentaneamente” sistemato il NOME dà un’occhiata all’ora: le 8:10. Già stremato ed in ritardo di 10minuti si affretta ad uscire espletando le ultime, fisiologiche e casalinghe faccende che lo mantengono in piedi.

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8:20. Palese ritardo del National Officer che si riprende facendo le scale in discesa a quattro a quattro, scartando la vecchina vicina di casa che vuole proprio quella mattina chiacchierare, salto in lungo finendo inevitabilmente nella pozza fangosa, incastro tra le macchine del parcheggio che non lo fanno passare… ed è FUORI! Eccolo lì che si dirige spedito per i suoi 30km mattutini di autostrada per raggiungere la sua sede universitaria, dove sa già che, per un motivo o per l’altro, vi rimarrà perlomeno fino alle 19:3020:00. Mentre è alla guida del suo bolide in miniatura continuano imperiose a giungere mail: SCOPE/SCORP/SCOPH in testa per numero di invii nella gara del ditino più veloce, le altre a poca distanza. Continuano i messaggi privati. Qualcuno prima del caffè al ginseng OSA anche chiamare. “Tu…Tu…Tu…” Chiamata rifiutata. Ops. 8:55. La lotta al parcheggio gratuito nell’università in mezzo ai campi si fa serrata, tra vecchietti aggressivi e studentesse in esaurimento mestruale. 9:10. Si riesce ad uscire dal fatidico parcheggio passando dal portabagagli e si corre verso la struttura ospedaliera pronti ad entrare in aula come Diabolik durante i suoi furti. Giunto in prossimità della porta dell’aula, il nostro eroe, conscio del ritardo, è pronto ad infilarsi di soppiatto quando viene raggiunto dalla seguente combo: due

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chiamate, cinque messaggi e 10 mail che decidono di suonare tutte assieme generando, grazie alla polifonia del suo smartphone, una compilation di suoni e vibrazioni pari, per intensità, ad alcuni concerti da camera per orchestra. Si ritira dalla lezione, ormai estremamente in ritardo per capire o firmare la presenza, per fuggire in reparto dove, spera, le quattro solide mura in cemento armato ed il conservante chimico, lo proteggeranno dall’arrivo di ulteriori infauste novelle. Tutto inutile, tra un pezzo di grosso intestino ed un epitelio uterino lo smartphone indemoniato vibra, sbuffa, si dimena nella tasca del camice, incapace di contenere la sua SISMica esuberanza di comunicazione. Esuberanza placata almeno una decina di volte fino al pranzo, dove, cercando un conforto umano, si ritrova a parlare di SISM anche con le persone più disparate, cuoche della mensa comprese (che ormai pensano sia un paziente appena uscito da una Rehab della confinante psichiatria). 14:00. L’attività clinica obbligatoria di reparto si fa improcrastinabile, ma dove tutti i colleghi – clinici ferratissimi – sono intenti a palpare, dubitare, anamnestizzare lo sventurato di turno, lui continua a programmare impegni inincastrabili per la serata, arrivando a cambiare il piano d’agenda 4 volte in due ore, per poi terminare buttando l’agenda e cercando di fare a mente. Stremato e dolorante (per il tipico mal di testa delle 18, puntuale ed immancabile come un thè inglese) si butta rovinosamente sui libri, anche qui con evidente scarso successo, perché interrotto di persona o telematicamente, riuscendo a strappare una media di 10 minuti di studio per ogni 20 minuti di lavoro. Portare un computer in questo periodo significherebbe per lui l’annichilimento totale. 19:45. Lanciato verso casa ricorda che proprio in quel momento inizia la prima skype conference della serata. Collega lo smartphone alle casse audio del mini-bolide, attiva la conversazione, fa un profondo respiro e comincia a confrontarsi con altre persone, nel resto d’Italia o del mondo, altrettanto stanche e altrettanto in ritardo con le scadenze. www.sism.org


Numero 7 | Novembre 2013 20:15. Giunto a casa continuando a parlare su skype non saluta genitori, ruba il desinare dal tavolo e si rifugia in camera. Gli avi, domandandosi cosa stia succedendo, dapprima si affacciano nella piccola e buia camera, poi osservando la scena, accostano silenziosamente la porta. 21:00-3:00. Si susseguono altre tre teleconferenze, di cui una a ritmi sostenuti con toni di voce alla “Pavarotti and Friends”, solo senza Friends. Nei momenti di pausa tra una conferenza ed un’altra il NOME beve, espleta funzioni fisiologiche, si cambia mettendosi il pigiama, legge e risponde a qualche mail, scrive un paio di righe di un Report che dovrebbe consegnare il giorno dopo, ma di cui solo l’intestazione è stata completata. 3:05. Il letto lo chiama. Il NOME si rivolta verso la parete dove si trovano le foto dei suoi amici e si ferma un attimo a pensare a com’era la sua vita PRIMA. Cosa facesse in tutto quel tempo. Su 21 anni, quante ore avrà sprecato oziando? Ma è un attimo perché la sua mente vaga già tra le braccia di Morfeo. 7:50. “Ma che stai facendo? Guarda che devi andare a lezione ed è già tardi! Ma che fai la notte anziché dormire? Vai a letto prima no?” “Dannazione. Mi sono riaddormentato e stavo sognando. Ora sì che mi aspetta proprio una giornata pesante.” Bene ragazzi, avete avuto un assaggio di cosa vuol dire fare il NOME; per chiunque pensasse di poter concorrere per questa carica un mio personalissimo e spassionato commento: me co..me complimento!

Piazza, Marco Papalino) che mi tiene compagnia ogni giorno e con il quale sono convinto di aver dato tanto al SISM. Siete grandi! Un ringraziamento a Stefano Guicciardi, per la simpatia, la professionalità e il lavoro oscuro, tutto condito da un bell’accento modenese che non guasta mai! La mitica Irene Mameli; senza di lei niente ma dico niente di tutto ciò che avete letto sarebbe mai stato pubblicato. A lei va un grande abbraccio, sei una persona fantastica! A tutti i redattori: Paolo, Francesca, Mirko, Federico, Marta. Insieme a voi ho condiviso una bella avventura, non pensavo sarei mai stato capace di scrivere un articolo e di renderlo fruibile a tutti. Ho l’onore di considerarvi amici. Un grazie speciale va a Francesco Phasa Fasano! Ho trovato un grande amico ed una grande persona, continua così a tracciare “traiettorie migliori”. Io, se sarò capace quanto te, lo farò! Last but non least un grazie sincero e profondo a voi SISMici che avete letto ciò che ho scritto in questi mesi, io ho messo tanta passione e voglia, spero di averla trasmessa anche a voi! Ad maiora, SISM up your life!

Ora ragazzi qualche altro secondo concedetemelo. Smetto i panni del giornalista dilettante e rientro nei molto più comodi di Matteo! Approfitto dell’uscita dell’ultimo numero per doverosi ringraziamenti, che ho fatto e farò in forma privata, ma che voglio rendere anche pubblici. Ringrazio quindi Simone Lo Baido per avermi concesso di lavorare con lui nello SCOME team e che ha proposto il mio nome alla redazione nascente di ZS; lo SCOME Team (Riccardo Stanzani, Samantha Bozzo, Laura Marcolin, Pietro www.sism.org

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LE DIECI COSE CHE HO IMPARATO AL WORLD HEALTH SUMMIT ‘13 A BERLINO Marta Caminiti Dal 18 al 22 Ottobre sono stata a Berlino, per il World Health Summit (WHS) e per il workshop indirizzato agli studenti che lo ha preceduto. I primi due giorni, nel “pre-WHS”, 44 studenti provenienti da 18 nazioni diverse si sono incontrati, conosciuti ed insieme preparati per affrontare il WHS, dove medici, professori, diplomatici, studenti e ministri sarebbero stati tutti allo stesso tavolo a discutere di salute internazionale. La mia testa sta ancora elaborando tutti gli stimoli ricevuti e l’esperienza vissuta, perciò ho deciso di condividere su Zona SISMica qualche pensiero-cometa, che sta iniziando selvaggio a brillare e ad illuminare il mio MartUniverso. Ecco cosa ho imparato: “Academics need diplomatics” Questo l’hanno chiarito subito: per affrontare le tematiche della Salute, non basta più confrontarsi solo tra medici o professori universitari: è fondamentale che la comunicazione avvenga anche con gli attori politici e diplomatici. I problemi sanitari infatti trascendono i confini nazionali, “la differenza tra NOI e LORO si sta dissolvendo” (J.Kleiner, 2012): per questo si sta procedendo verso norme internazionali che facciano camminare l’umanità in un percorso condiviso verso la Salute. Kishore Mahbubani, professore dell’Università di Singapore, ha descritto questo quadro: 7 miliardi di persone sono a bordo della “global boat” (la “nave globale”), divise in tante cabine. Non c’è un solo uomo a guidare, bensì abbiamo diversi capitani della stessa nave: la sfida dei nostri tempi sarebbe dunque quella di persuadere gli esseri umani di essere tutti sulla stessa barca, per poi farli uscire dalle proprie cabine per chiedere a gran voce il confronto tra i loro capitani. “E’ come se stessimo trattando lo stesso paziente senza parlarci”. E per questa comunicazione, per questo confronto, non basta che parlino solo gli uomini di scienza, ma anche coloro che gestiscono i rap-

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porti e le politiche internazionali. “Giovani: una soluzione, non un problema!” Forse l’aspetto più emozionante ed inaspettato. Gli studenti hanno avuto un ruolo chiave in questo evento: infatti è stato organizzato un evento di preparazione al Summit dedicato esclusivamente ai “Leader di domani” (è così che ci vedono!). Inoltre, ben 4 ragazzi dell’IFMSA (Josko Mise, President IFMSA; Roopa Dhatt, Past-President IFMSA; Michael Kalmus Eliasz, Think GlobalCoordinator IFMSA e Waruguru Wanjau, liaison officer to the WHO per IFMSA) erano tra gli speaker del Summit e, insieme a ministri e professori, hanno tenuto sessioni sulla salute adolescenziale, l’educazione alla salute globale, lo sviluppo sostenibile e le politiche di salute post-2015. Inoltre, tutti e 44 gli studenti partecipanti sono stati coinvolti in ogni dibattito o discussione…e non per una questione di formalità, ma perché i “grandi” erano sinceramente interessati a capire quale fosse la nostra opinione riguardo la leadership, l’educazione, la salute globale. Venendo dall’Italia, dove il SISM non viene considerato né riconosciuto dalle autorità, arrivare in questo luogo magico dove i professionisti ti vedono come una risorsa preziosa e dove il governo sponsorizza e finanzia le associazioni di studenti, ti lascia un po’ senza fiato. Finalmente qualcuno ci inizia a vedere per quello che siamo, ovvero l’energia, il motore, il futuro! I grandi del mondo parlano SISMico (e sono pure molto SCORP) Quali sono state le tematiche affrontate al Summit? Accesso universale alle cure, climate change, Millennium Development Goals (MDGs), salute mentale, sviluppo sostenibile, salute adolescenziale, leadership, agende post-2015, determinanti sociali della salute, accesso ai farmaci e molte altre su cui noi SISMici ci stiamo formando da tempo. www.sism.org


Numero 7 | Novembre 2013 Sarà capitato a tutti voi almeno una volta nella vostra carriera SISMica di sentirvi dire: “Ma che fai, organizzi un’altra conferenza? Stai su skype anche stasera? Ma quando studi medicina? Non ti sembra di perdere tempo? Pensa a laurearti!”. A me, per lo meno, è capitato. Questa esperienza mi ha fatto capire quanto sia ricco e meraviglioso il nostro percorso di formazione su queste tematiche: è importante sapere l’anatomia, la fisiologia e la patologia per curare un malato, ma solo riuscire a inserire queste informazioni in un contesto più ampio ci può dare un quadro reale, considerando i determinanti sociali, economici, politici ed ambientali che incidono concretamente sulla salute degli individui! Questa consapevolezza ci può permettere di avere un ruolo attivo nel miglioramento della situazione sanitaria mondiale. Perché è proprio di questi argomenti che i “capitani della nave globale” si incontrano per parlare e per decidere la rotta dell’umanità. Esperienze internazionali e lavoro SISMico: la grande palestra per futuri medici. Quali sono le funzionalità che ci si aspetta siano incluse nel pacchetto “Futuro-Medico 2.0”? Cosa doveva fare lo studente partecipante al WHS? Leggere, comprendere, esporre paper

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in inglese e creare una presentazione di gruppo in 15 minuti. Rispondere alle domande di un professore di Oxford, fare osservazioni di senso compiuto sul discorso del Ministro degli Esteri del Ghana, chiedere spiegazioni a una ricercatrice australiana. Essere recettivo, avere spirito critico, farsi venire la parola corretta in inglese. Assorbire almeno l’1% delle infinite informazioni ascoltate, prendere appunti, parlare in pubblico. Riuscire a far comprendere la propria posizione, cercare un confronto costruttivo, far valere le proprie idee. Per i più audaci, andare al galà e ballare accanto a diplomatici turchi. Ci sono riuscita? A volte si, altre non del tutto, ma ci ho provato, e attraverso i miei tentativi ho imparato tantissimo! Non è solo cosa dici…è come lo dici! Di fronte a certi oratori, non potevo che rimanere in silenzio rapita con la bocca un po’ aperta, dando vita ad una espressione che certo non rendeva onore alla mia intelligenza. L’enfasi, le giuste pause, la gestualità, lo sguardo; le metafore vive che toccano il pubblico, l’uso di parole graffianti; frasi che, una volta ascoltate, aprono mondi. E questi grandi oratori, come ad esempio Michael Mormot, li puoi stare a sentire anche tutto il giorno, e non volertene andare mai.

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Numero 7 | Novembre 2013 Poi ci sono invece quelli che si tengono stretti stretti al power point, legati come ad una coperta di Linus, la cui voce non varia d’intonazione, i cui occhi non si staccano dal computer: ebbene loro potrebbero anche star raccontando la formula per l’elisir di lunga vita, ma pochi li starebbero ad ascoltare, e quei pochi comunque non crederebbero alle loro parole. Se vogliamo essere ascoltati non dobbiamo quindi sapere solo cosa dire, ma anche imparare a dirlo nel modo più efficace possibile!

percorso? Devo fare di più (Do more)! Ed infine, “se sei la Svezia”: ho fatto tanto? Facciamolo meglio (Do better)! Prima di agire, ognuno deve capire qual è il suo punto di partenza e qual è il suo ruolo, ma tutti ne abbiamo uno da giocare: così che ognuno dia il suo apporto secondo le proprie possibilità, procedendo sempre in un percorso di crescita. Questa importantissima lezione può essere a mio parere estesa a tante situazioni nella nostra vita, compreso il lavoro sismico, e credo che la porterò a lungo con me.

La Salute al primo punto delle agende politiche

“It’s not enough to show each other power points”

Le emergenze sanitarie, le epidemie, il moltiplicarsi delle patologie croniche, il cambiamento climatico: queste problematiche non rispettano i confini tra paesi o le nazionalità, colpiscono tutta l’umanità senza distinzioni. E la salute è un diritto, è la condizione imprescindibile per la vita umana e per questo deve essere tutelata con primaria urgenza, dandole la massima priorità nelle agende politiche. Si è arrivati ad una consapevolezza: tutti i settori impattano sulla salute, ma soprattutto la salute impatta su tutti i settori. Anche quello economico! Diventare più ricchi non equivale a diventare più sani: infatti, non c’è relazione tra paesi più ricchi, come gli USA, e maggior aspettativa di vita (M. Mormot). Bensì, si deve ragionare a partire dalla sanità: diventare meno sani impatta negativamente sull’economia del paese; la buona sanità di un paese invece concorre alla sua crescita e al suo sviluppo. Le ineguaglianze sanitarie devono ritenersi non-necessarie, evitabili e ingiuste: bisogna perseguire gli MDGs e far capire a ogni governo nel mondo che la salute debba venire al primo posto nelle agende politiche.

E’ importante riunirsi, confrontarsi, scambiarsi conoscenze e pareri. E’ una condizione necessaria, ma non sufficiente! Non basta certo vedersi una volta l’anno al Summit per cambiare le politiche sanitarie: ognuno deve tornare nel suo paese e iniziare a lavorare. Do something, do more, do better.

“Do something … Do more … Do better” Michael Mormot ha chiuso con questo aforisma il suo discorso, parlando del fatto che ogni nazione avrebbe dovuto farsi una “analisi di coscienza” riguardo le ineguaglianze socio-sanitarie, pensando: non ho ancora fatto nulla a riguardo? Iniziamo a fare qualcosa (Do something)! Oppure: ho già avviato un

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L’Italia? Quasi assente! L’Italia praticamente non c’era. Gli unici italiani eravamo io, Ivana di Salvo (LORMA IFMSA) e un professore della Bocconi, Eduardo Missioni, che è stato uno tra gli speaker nella conferenza sulla “Universal Health Coverage”. Altri professori, o politici, o diplomatici? Non era una nostra priorità avere una voce nelle decisioni internazionali? O forse non siamo così forti sulle tematiche di Salute Globale? Non so quale sia il motivo della nostra latitanza, ma spero ci renderemo presto conto di quanto sia fondamentale questo approccio alla salute, a partire dall’educazione alla Salute Globale e dall’adozione di politiche sanitarie che riducano le ineguaglianze. E spero l’anno prossimo di vedere una maggiore rappresentanza italiana a questo evento nel quale ci si riunisce per decidere quali strade politiche intraprendere per i prossimo 20 anni. Se siete all’estero, anche se vi giurano che è davvero cappuccino… non ci credete. Mai!

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Numero 7 | Novembre 2013

MOVEMBER E’ TEMPO DI BAFFI! Paolo Miccichè Sempre più grandi sono i movimenti che mirano a fermare quella che è la dilagante misconoscenza sul tumore alla mammella così da salvaguardare principalmente la salute della donna ed abbattere il rischio di eventuali interventi di mastectomia che mutilano il corpo femminile. Oltretutto l’attenzione sulla tematica della salute della donna in generale sta avendo sempre più presa sia tra la popolazione che tra chi gestisce le strutture ospedaliere. Anche i ragazzi del SISM, in particolare SCOPH e SCORA, ogni anno producono nuove idee e nuove iniziative per attenzionare l’importanza della prevenzione. Ma se ci occupiamo di salute riproduttiva, non dovremmo pensare anche alla salute degli uomini? Così come la possibilità di un tumore alla mammella diventa più frequente dalla seconda età nelle donne, così avviene per il tumore alla prostata negli uomini. Secondo le fonti AIRC infatti, il tumore della prostata è uno dei tumori più diffusi nella popolazione maschile e rappresenta circa il 15 per cento di tutti i tumori diagnosticati nell’uomo; sono circa 23.500 nuovi casi ogni anno in Italia, fortunatamente però, se diagnosticato in tempo, difficilmente arriva all’exitus, ossia porta alla morte del paziente. Sempre secondo AIRC, secondo i dati più recenti, circa un uomo su 16 nel nostro Paese sviluppa un tumore della prostata. Il numero di nuovi casi registrati in un dato periodo di tempo, è in continua crescita, con un raddoppio negli ultimi 10 anni, grazie all’introduzione di nuove tecniche di diagnosi. E dire che un paio di baffi possono fare la differenza! Certamente farsi crescere i baffi non è un modo per evitare il rischio di tumore alla prostata, ma porta avanti la prevenzione e fa in modo che l’attenzione della gente possa focalizzarsi di più sul tema. www.sism.org

Sembra assurdo ma è così! Ad avere l’idea dei baffi per la prevenzione sono stati un padre e un figlio a Melbourne nel 2003. Da quell’iniziativa portata avanti da due uomini che sembravano avere delle pretese un po’ troppo esagerate per un semplice paio di baffi, è nato un vero e proprio movimento chiamato Movember (Mo, è l’abbreviazione di Moustache che in inglese sono i baffi) che in dieci anni di strada ne ha fatto davvero parecchia. Secondo le stime fatte dall’Associazione ora ci sono più di 1,9 milioni di Mo Bro e Mo Sista (soci uomini e donne) in 21 paesi di tutto il mondo. Ma come funziona questo Movember? In cosa consiste? E cosa si prefigge? L’iniziativa comincia il primo novembre di ogni anno con il postare sul sito movember.com la foto del proprio volto totalmente rasato. Ciò che si chiede ai partecipanti al MOvimento è di non tagliarsi i baffi per i trenta giorni di novembre radendosi però il resto del viso. Ovviamente ognuno sul sito crea il proprio account che può aggiornare ogni volta che vuole per mostrare i fieri progressi dei suoi virili sforzi. I baffi, soprattutto fra le nuove generazioni, sono il taglio di barba che meno frequentemente si incontra sul viso dei ragazzi.

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In questo modo, compiendo questa azione diversa dal solito, i partecipanti si trasformano in “sensibilizzatori e promotori ambulanti” senza il minimo sforzo. E, avendolo anche provato l’anno scorso in prima persona, vi assicuro che funziona! Chiunque ti vede coi baffi, dai parenti, agli amici ai colleghi, la prima domanda che fa è “ma come mai quei baffi?”; in sostanza i baffi diventano il palese invito a porre la fatidica domanda la cui risposta altro non sarà che la diffusione di nozioni e sull’importanza della prevenzione del tumore alla prostata. Ma il movimento Movember non finisce qui. Oltre a farsi promotore di conoscenza e sensibilizzazione sul tema, ogni partecipante può aiutare l’associazione a raccogliere fondi per la ricerca. Movember infatti sostiene programmi di salute maschile di livello mondiale che si prefiggono di sconfiggere il cancro della prostata e dei testicoli e i problemi di igiene mentale. Questi programmi, diretti proprio dalla Fondazione Movember, si focalizzano sulla sensibilizzazione e sulla ricerca. Ogni anno la Commissione Scientifica dell’associazione si riunisce per individuare il gruppo di ricercatori nel mondo che, in base ai loro progetti, potrebbero apportare gli avanzamenti più significativi nel campo della ricerca contro il tumore alla prostata, sfruttando i fondi donati e raccolti dall’associazione.

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In particolare nell’ultimo anno, la Fondazione Movember sta cercando di realizzare una piattaforma informatica dove anche più gruppi di ricercatori nel mondo possano collaborare in tempo reale per favorire l’avanzamento della ricerca. L’associazione è presente attivamente in moltissimi paesi del mondo con delle Sedi fisiche, ma l’Italia non figura fra queste. In Italia infatti è presente un gruppo di Mo Bros e Mo Sistas attivo e che si riunisce nella pagina Facebook ufficale creata da Movember per l’Italia, ma il movimento è ancora troppo poco conosciuto nel nostro paese. Cosa quindi si può fare? Parlare alle persone dell’importanza della prevenzione del tumore sperando nel loro interesse? Anche, ma perché non farci crescere tutti un bel paio di baffi e indurre gli altri ad interessarsi al nostro look e alle motivazioni che ci hanno portato a questo cambio di stile?! Un metodo originale e semplice per fare advocacy, per fare in modo che le persone spontaneamente si interessino al tema. Per cui cosa aspettate? Rasoio alla mano, account su movember.com e confronto dei nostri baffi (magari anche aggiornando la propria foto profilo) sui Social Networks! Movember is Coming! www.sism.org


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N-PET Francesca Farina L’ottobre di quest’anno ha visto la nascita di un nuovo evento SISMico: il NPET (National Pre-Exchange Training), ospitato a Cerbaia dal 4 al 6 del mese. Si tratta di un evento di cui si parlava da tempo: dopo aver infiammato il cuore della NEO Viviana Storbini e aver mobilitato uno Small Working Group ad hoc, ha riscosso l’approvazione dei partecipanti SCOPE-SCORE al SISMeeting 2013 e ha finalmente preso vita. I partecipanti alla prima edizione sono stati in tutto 25, tra cui un sostanzioso gruppo di formatori (9 provenienti dallo Small Working Group omonimo e Davide Tinti del TNT). Parlando al telefono con Claudia Chiurlia, LORE e LPO della Sede Locale di Bari (che ringrazio pubblicamente per la disponibilità e i minuti!) sono stata travolta dal suo entusiasmo. Claudia – che ha partecipato al N-PET in quanto formatrice – mi ha descritto l’evento nei minimi particolari (a tratti mi sentivo tra i colli della Toscana).

Le attività sono state articolate in tre giorni: il venerdì è stato dedicato al team-building, il sabato alle tematiche proprie del PET (discussione sui sistemi sanitari, case studies e intercultural learning, riflessione sul mondo della ricerca), la domenica alla valutazione complessiva e al feedback da parte dei partecipanti. Il PET è stato strutturato come un classico evento SISMico: lezioni frontali, lavoro a piccoli gruppi, training e festini serali. Trasportata dalle parole di Claudia, mi sono sentita pervasa dallo spirito di condivisione, divertimento ed emozione che rende ciascuno di questi eventi speciale. Ma il Pre-Exchange Training ha qualcosa in più: è un evento inter-area. E’ vero che il target primario sono stati i LEO e i LORE d’Italia, ma le tematiche affrontate sono state tutt’altro che tecniche. La discussione sul Sistema Sanitario Nazionale italiano e il confronto con la sanità di alcuni paesi stranieri (sui quali lo Small Working Group ha lavorato assiduamente per reperire ed elaborare informazioni) è un tema a cavallo tra l’area SCORP e SCOPH, e che tocca (si spera) da vicino qualsiasi studente di Medicina. Il momento dedicato ai case studies ha

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messo i partecipanti di fronte a casi controversi, chiamandoli a riflettere sulla base delle loro conoscenze teoriche senza sopprimere la componente emotiva: “Cosa faresti nel caso di un’emergenza in un villaggio se una donna ti chiedesse aiuto?”; “E’ etico andare in Clerkship in paesi dove è possibile fare pratica in maniera più libera (il fenomeno del turismo medico), con potenziali rischi per la salute del paziente?”. Il confronto sul mondo della ricerca è un valido strumento non soltanto per gli studenti degli Scambi Research, ma per chiunque si interessi al tema: i formatori hanno guidato i partecipanti con attività pratiche alla scoperta delle varie fasi della ricerca (osservazione del fenomeno, ipotesi, raccolta dati, analisi dati, verifica, conferma o smentita), preparandoli a quanto avrebbero potuto incontrare in eventuali esperienze future.

trova a fronteggiare nella vita quotidiana. E’ per questo che il N-PET non deve restare un evento isolato: domenica, prima dei saluti e del ritorno a casa, partecipanti e formatori si sono impegnati nella pianificazione di PET locali. I feedback ricevuti sono stati estremamente positivi e tutte le Sedi Locali aderenti si sono mostrate estremamente interessate. A livello locale, infatti, i LEO potrebbero riproporre l’evento ai futuri Outgoings per prepararli al viaggio che dovranno affrontare. Mettendoli nelle condizioni di saper ascoltare, prima ancora di giudicare: l’essenza di uno vero scambio interculturale!

Ma il PET di Cerbaia è stato anche una forte esperienza di training: educazione all’ascolto attivo, alle modalità di comunicazione e al miglioramento della stessa, al superamento delle barriere culturali e dei pregiudizi. Ostacoli verso i quali è facile imbattersi durante una Clerkship, e che ciascuno si

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IL TRENINO NON ESISTE Francesco Fasano Senhoras e senhores, comincia ora e qui la saga brasileira della rubrica SCORP di Zona SISMica! Nel prossimo futuro su queste pagine firmeranno SISMici d’onore quali Luigi Sportelli e Laura Cuccurru articoli esplosivi che giustificheranno il tanto interesse dimostrati per un paese in via di sviluppo dove si svolgeranno mondiali di calcio e olimpiadi a breve. Come prima puntata vi do il benvenuto con un estratto dal mio diario di bordo e con le prime impressioni di Brasile ch’ebbi a suo tempo. Buona lettura, d’accompagnare con caipirinha e Chico Buarque alla chitarra. Era la prima volta che spendevo tanto con la carta di credito. 1200 euro per 20 ore! Non avevo mai volato tanto in vita mia, avevo un po’ di fifa. Finchè si trattava dello scalo in Germania non mi sentivo ancora in viaggio, ma poi appena ho capito che non c’era più terra sotto in miei piedi ma l’immenso oceano ho cominciato a rendermi conto che stavo veramente andando da un’altra parte, che stavo per dare la mano ad un nuovo mondo. Forse così riassumerei la mia superficialità di europeo eurocentrico: viaggi solo fuori dal

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continente, e viaggio vuol dire esotico. La mia ignoranza a riguardo era stordente: conoscevo a malapena 30 vocaboli di portoghese e mentre aspettavo il check in sfogliavo avidamente il mio piccolo dizionario tascabile in cerca di rivelazioni illuminanti. “E se ti morde un serpente che fai?”; “E se apri la finestra e c’è una tigre?”. Io non ho grossi problemi coi felini, ma i rettili.. diciamo devo ancora farci due spaghi. La guida consigliava di tenere sempre a portata di tasca una banconota da 20 reais (7 euro) nel caso in cui minacciati da banditi urbani si volesse risolvere rapidamente l’episodio. Potrei raccontarvi quintali di storie, ma l’idea importante è che m’aspettavo un Brasile di spiagge, con bambini abbastanza neri che giocavano a calcio scalzi e danzavano la capoeira, mentre genitori e nonni “sambavano” fino all’alba intonando a ritmo un trenino “pepepepepepepe”. Questo piccolo articolo vuole essere uno spunto di riflessione che parte dal quanto mi sia sentito un cretino arrivato in Brasile 3 anni fa, credendo di essere nel Terzo Mondo. E così è.

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Numero 7 | Novembre 2013 Quindi cominciamo dalla prima delle cose importanti: il Brasile non è uno stato, è un continente! E’ una federazione di stati molto lontani tra loro che vanno dalle spiagge dove si sciolgono le pietre alle montagne dove si gela dal freddo. Apparentemente non sembra ci sia nulla a connettere le culture diverse che la compongono, le indigene come le africane, se non la lingua: il portoghese, il dolore più grande forse. Da un certo punto di vista ciò che lega più fortemente questa federazione è la lingua del colonizzatore, dell’oppressore, e il calcio. La mia prima volta in Brasile è stata nel 2010, e senza mezzi termini ha cambiato la mia vita. Il sole sempre alto e la frutta matura per le strade hanno aiutato, ma neanche la calorosa accoglienza brasiliana è stata realmente il motivo per cui mi sono convinto che questo sarebbe stato il paese in cui avrei voluto studiare medicina. Poi ve lo spiego cos’è stato. L’Università di Medicina in Brasile è molto valida. Noi europei guardiamo con occhio scettico i paesi del continente americano, diversi dagli USA, come paradigma di educazione. Io da buon studente della più quotata università italiana (sarebbe Padova) pensavo di avere dei vantaggi, delle conoscenze migliori per tutto quel che avevo studiato e che loro non

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potevano aver acquisito meglio di me. Così conobbi Marilia, una città dell’interior de Sao Paulo, nella quale dal 1967 l’università di Medicina FAMEMA “forma persone orgogliose” secondo la pratica didattica del PBL. (Gli episodi buffi già fin d’ora sarebbero molti da raccontare: spiega tu che la tua facoltà ha circa 800 anni di storia a persone di una nazione che ha 500 anni di storia. Sembri un dinosauro.) Ero d’intercambio in un laboratorio di ematologia che poco mi ha lasciato in verità, ma ho seguito con brama famelica tutte le attività che gli studenti svolgevano durante le loro giornate. La giornata tipica di uno studente di Medicina è insostenibile, perché se è vero che hanno tante lezioni quante noi (ed è vero), è anche vero che fanno le notti in reparto fin dal quinto anno (obbligatorie e molte), che hanno lezione almeno una volta ogni due giorni anche la sera e che si svegliano alle 6, fanno una doccia, tornano da lezione alle 9, fanno una doccia, vanno a tutoria (discussione in gruppo di casi clinici con un prof), vanno a prova pratica simulata (c’è un attore pagato dall’università che finge la patologia e una studentessa lo visita davanti a tutta la classe che la guarda), fanno lezioni in PEER education alle quali assistono i professori, organizzano dibattiti di salute pubblica, esplorano tattilmente tutte le scienze di base nel laboratorio morfofunzionale (dove quei fantastici organi, occhi e tessuti in

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Numero 7 | Novembre 2013 che sembrava tutto trenini e pallone proprio non potevo aspettarmelo. Tornato a casa ho raccontato tutto ai miei compagni e ho rischiato il linciaggio, della serie “meglio non sapere”. Così dalla mia prima esperienza ho capito che stavo investendo tanto di me in un processo che era ben poco efficiente: l’università di medicina che stavo facendo. Che la mia formazione non era del livello sperato e che sarebbe dovuta essere per forza migliore per tutto il tempo, l’energia, la voglia e il denaro che c’avevo investito.

plastica che vediamo nelle nostre bacheche sono a disposizione assoluta degli studenti), studiano tra un ora e l’altra sfogliando i libri, lavorando sempre gomito a gomito con studenti di infermeria e funzionari didattici (segretari) dell’università, e con la consapevolezza che tutto questo è loro pagato dalla nazione. Ah, scusate: la parte più importante. Finito lezione alla sera alle 22:00 ci si trova a far festa in garage, strade, churrascaria, sempre autofinanziata, con cerveija a 1 reais (30 centesimi) fino alle 2 di notte. Alle 2 si chiude, si dorme 3-4 ore e poi via, a lezione. Il sole sorge presto, e non lascia pelandrare. Inutile dire che per un iperattivo come me era il paese dei balocchi, ma se mi chiedeste come mi sentivo risponderei arrabbiato. Si, ero sempre arrabbiato. Perché nessuno me l’aveva detto prima, perché il terzo mondo permette ad un ragazzino di 18-19 anni di avere una formazione valida quanto la mia, e forse persino migliore, senza le spese insostenibili di libri e rate scolastiche, e divertendosi facendolo, essendo veramente parte del suo processo di educazione. E poi proprio da quel terzo mondo che per secoli abbiamo provato a soffocare, www.sism.org

Tornai dal Brasile col cuore spezzato, con relazioni importanti che lasciavo al di là dell’oceano e con la consapevolezza che al ritorno a casa avrei avuto l’inevitabile contraccolpo della frustrazione del ricercatore all’estero. Tuttavia non la presi poi male. Non sono un pessimista. Sono un’inguaribile ottimista cronico con episodi acuti di incontenibile entusiasmo. Mi resi conto che la preparazione medica-universitaria aveva bisogno di essere riconsiderata e rivista nel suo valore: non poteva essere totalizzante come era e men che meno potevo immaginare che fosse lei sola a dovermi dare tutto il minimo necessario per diventare un medico e una persona. Così la pippa filosofica mi ha fatto incontrare il LabMond, il gruppo QuellidiBologna, la SCORP, attività SISM laterali come la “non formal education” di cui sono diventato un cultore appassionato e ora devo essere sincero credo di avere una strada, e per questo mi trovo di nuovo in Brasile. In questo momento vi scrivo da Sao Paolo, inviato speciale di Zona SISMica, perché avevo bisogno di tornare e capire un paio di cose. Cos’è il Brasile? Qual’è la sua storia? Come funziona il sistema sanitario brasiliano? Mi vogliono qui?

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Numero 7 | Novembre 2013 Son qui da 20 giorni circa e ancora non posso dire di essere sicuro di capire molto, ma molto semplicemente e talora semplificatoriamente vorrei mostrarvi perché in questo posto per me sarebbe meraviglioso farla la medicina. Il governo è socialista, falso socialista, populista: etichette. La morale è che propone numerose iniziative molto popolari per le fasce molto basse della popolazione e cerca in tutti i modi di muovere la popolazione contro alcune elite professionali come quella dei medici per lottare assieme contro queste. In questo processo l’alta corruzione e probabilmente il relativo disinteresse nei confronti della classe media potrebbero essere elementi del futuro fracasso del progetto, tuttavia agi occhi di un occidentale ancora di primo pelo e assetato di idealismo la lotta ai poteri forti basata sul diritto alla salute è sufficiente a giustificare molte cose. Fatto sta che parlando con gli stranieri qui, con Luigi e Laura in testa all’articolo, è palpabile la prima sensazione che si ha.

non riescano a fermare un processo che ha un fascino irresistibile. La morale è che il Brasile va conosciuto ora per me più di tante altre cose. E’ il teatro mondialmente e umanamente parlando di qualcosa di unico, vivo e attivo, in una cornice esplosiva di fortissimo interesse quale l’America latina. Non andateci. Leggetelo. Studiate i classici, guardate i film, e chiedete, chiedete chiedete! E’ ora di distruggere gli stereotipi. Il trenino non esiste.

Le diseguaglianze sono fortissime, ma non è nella strada di Bahia che è più palese, dove a pochi metri dorme un bambino su un cartone e un tipo sfreccia su un hammer, quanto sull’assistenza. L’ospedale universitario da fuori sembra dismesso, le code sono lunghissime e talora alle chirurgie manca il ghiaccio. L’ospedale privato è il tipico albergo ristorante di Grey’s Anatomy. E’ per questo che il Brasile è per me tanto interessante come studente di medicina e futuro medico. Mi ha permesso di valutare cose che prima erano solo secondarie, come la classe medica e l’assistenza in realtà possano produrre male alla società più che bene in certe circostanze, come il medico anche buono professionista e brava persona quando entra in un sistema marcio e corrotto pur rimanendo buono e bravo produca diseguaglianze e malessere. Il sistema brasiliano di salute nasce su un terreno fertile e ricco di buona filosofia, c’è così tanto da imparare e c’è da sperare assieme che i poteri forti, dall’elitarismo alla mala politica,

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WORLD HEALTH SUMMIT ‘13 Ivana Di Salvo Il Do something, do more, do better esortativo di Sir Michael Marmot si trasforma in azione? Dal 20 al 22 Ottobre presso il Federal Foreign Office di Berlino si è svolto il 5° World Health Summit, al quale hanno partecipato accademici, scienziati, politici, rappresentanti del settore privato, dell’industria ed anche una piccola rappresentanza della società civile. Un forum le cui discussioni mirano a condizionare le agende di global health policy, ma si riesce veramente a passare all’attuazione? Le impressioni, che sono pur sempre quelle di una studentessa, fanno pensare che i risvolti concreti siano pochi. Lo spirito nobile con il quale nasce il Summitt nel 2009 in ricorrenza del Tricentenario del Charitè Universitätsmedizin Berlin, noto ospedale universitario, cozza infatti con i pochi riscontri reali. Il leitmotiv è proprio collegare le discussioni alla realtà ed anche i temi sembrano richiamare questo obiettivo, che poi stenta a prendere forma concreta. I temi, organizzati in quattro sottogruppi sono stati Research and Innovation, Education and Leadership, Evidence to

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Policy e Global Health for Development. Sono stati scelti dalla M8 (Alliance of Academic Health Centers and Medical Universities), che raccoglie membri provenienti da eminenti università, dal Charitè all’Imperial College, alla Bloomberg School of Public Health, alla Monash University,ed è supportata dalle Accademie Nazionali della Scienza di 67 paesi. Questo raduno dal carattere elitario, finisce con l’ignorare i veri bisogni della società in termini di Salute, mancando di aspetti critici che possano mettere in discussione i vari argomenti trattati e trasformare il dibattito in concrete politiche sul piano sanitario. Nonostante ciò, non sono mancati degli interventi interessanti come alcuni fatti durante il symposium Grand Challenges for Genomics and Public Health in Developing Countries. L’incoraggiante progresso nel campo della genomica, vuole contribuire a tradurre il progresso della ricerca biomedica in progresso nel campo della salute. Il divario tra paesi in via di sviluppi e sviluppati nella ricerca è ancora ampio, tuttavia esistono delle potenzialità che possono essere sviluppate e sulle quali si può investire utilizzando risorse limitate.

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Numero 7 | Novembre 2013 L’esito di una iniziativa Delphi promossa dalla WHO, utilizzando i risultati di un sondaggio in cui sono stati coinvolti esperti internazionali di Scienza e Salute Globale, è stato sfruttato per individuare quattro grandi sfide: introdurre la genomica nell’agenda internazionale e nazionale riguardante la salute, rinoscere e contribuire a potenziare il forte legame tra ricerca e sanità, sviluppo di infrastrutture e coinvolgere chi usufruisce dell’assistenza sanitaria con la genomica. L’intervento successivo del ricercatore Dr Yongyuth Yuthavong del National Science & Technology Development Agency (Thailandia), ha spiegato come la genomica possa contribuire non solo nella Medicina, ma anche nella Sanità, in termini di trainings, sviluppo, istruzione, infrastrutture e tecnologie, coinvolgendo anche la società. Altre riflessioni importanti sono state quelle sulla mancanza di collaborazione tra ricercatori e policy decision makers. I ricercatori dovrebbero essere consultati e le priorità nella ricerca andrebbero decise di comune accordo, condividendo le reciproche responsabilità sui risultati finali. Secondo il Dr. Figueras, Direttore dell’ European Observatory on Health Systems and Policies e del WHO European Centre on Health Policy a Brussels, la research evidence contribuisce alle decisioni prese nella sanità solo per il 3040%. Questo dato, come molti altri presentati durante il Summit, fa capire quanto sia difficile agire garantendo la partecipazione di tutti gli attori coinvolti nella Sanità, avendo degli scopi comuni che tengano conto dei bisogni della società. La necessità di valorizzare il legame tra ricerca e mondo reale è stato evidenziato soprattutto durante il symposium A New Paradigm for Using Evidence for Improved Policy Decision-Making, con gli interventi di Abdul Ghaffar (Executive Director, Alliance Health Policy & Systems Research – WHO) e Nhan Tran (Implementation Research Platform, WHO). La ricerca dovrebbe andare di pari passo con la gestione dei sistemi sanitari e trasformarsi in strategie nazionali, che vadano dalla scelta dei soggetti di ricerca, delle priorità, alle decisioni ed

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alle linee politiche, in un processo in cui l’inchiesta scientifica contribuisce come strumento di problem solving e funge da veicolo per identificare problemi ai quali non sempre viene rivolta l’attenzione. La presenza dei giovani al World Summit è stata garantita da 25 giovani delegati dell’IFMSA (International Federation of Medical Students’ Associations) che in collaborazione con BVMD Germany, EMSA (European Medical Students Associations) e UAEM (Universities Allied for Essential Medicines) hanno anche organizzato un preWHS Health in All Policies; Building Future Leaders. Durante il workshop sono stati affrontati vari temi, per preparare i delegati al Summit. Tra tutti è stato affrontato il nuovo concento di Global Health Diplomacy, che raccoglie Salute Pubblica, Affari Internazionali, Management, Economia, per porre le basi delle negoziazioni e dei global policy. “I giovani sono una soluzione, non un problema. La popolazione è formata per il 43% di persone sotto i 25, con i giusti investimenti i giovani possono trasformare le loro grandi potenzialità ed essere fautori di cambiamento”. Josko Mise. La partecipazione dell’IFMSA è stata garantita anche grazie ai quattro speaker: Josko Mise in Adolescent Health – a Missing Link in the Development Agenda, in cui è stata sottolineata l’importanza della considerazione dell’opinione dei diretti interessati per poi sviluppare politiche di salute che riguardino i giovani, Roopa Dhatt in Health in All Policies in the post-2015 global Agenda, Michael Kalmus-Eliasc in Sustainable Development and Health e Waruguru Wanjau in Global Health Education, intervento con il quale state condivise le nostre esperienze di Salute Globale ed è stata ribadita l’importanza della necessità di questa nel curriculum dello studente in Medicina.

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Numero 7 | Novembre 2013

FORMAZIONE SPECIALISTICA IN MEDICINA, UN CAMBIAMENTO CHE NON CI PUO’ METTERE DA PARTE Marco Bonsano e Enrica Teresa Tanda I profondi sconvolgimenti che si profilano all’orizzonte relativamente alla formazione medica specialistica non possono essere trascurati e devono essere al centro di un dibattito continuo che coinvolga tutti gli studenti di medicina. Premessa: In data 31 Ottobre 2013 è stato approvato alla Camera la Conversione in legge del decreto-legge 12 settembre 2013, n. 104, recante misure urgenti in materia di istruzione, università e ricerca.(1) Con questa riforma è stata sancita (Articolo 21) l’instaurazione di una graduatoria nazionale, non più locale, per l’accesso alle scuole di specializzazione; nel corso della discussione parlamentare è stato inoltre introdotto ed approvato un ulteriore emendamento che propone una riduzione della durata delle scuole di specializzazione. Nello specifico: “Con decreto del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, di concerto con il Ministro della Salute, da emanarsi entro il 31 marzo 2014, la du-

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rata dei corsi di formazione specialistica viene ridotta rispetto a quanto previsto nel Decreto del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca 1 agosto 2005, con l’osservanza dei limiti minimi previsti dalla normativa europea in materia, riorganizzando altresì le classi e le tipologie di corsi di specializzazione medica. Eventuali risparmi derivanti dall’applicazione del presente comma sono destinati all’incremento dei contratti di formazione specialistica medica.” Si sta quindi profilando una situazione in cui le scuole di specializzazione verranno completamente rivoluzionate nella loro struttura: si tratta di uno scenario sostenibile? E se sì, siamo consapevoli di cosa questo comporti? Proviamo a dare struttura a una problematica che anche solo accennata, appare molto complessa. E’ un problema di soldi? Le problematiche più urgenti, come sempre, sono di aspetto economico.

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Numero 7 | Novembre 2013 Tradotto in pratica: i contratti per accedere alle scuole di specializzazione diminuiranno.

maticamente questa tendenza.

Il problema del finanziamento dei contratti per la formazione specialistica ha le sue radici nel mancato adeguamento del fondo storico adibito per il finanziamento degli stessi in rapporto all’aumento del numero di specializzandi.

La struttura attuale delle scuole di specializzazione italiane non prevede una progressiva acquisizione di competenze del medico neolaureato, tale da portarlo, a partire da una formazione post-laurea di base, verso una solida conoscenza della Medicina generale “di branca” (area chirurgica, area medica etc), fino a una eventuale formazione specialistica. Nel mondo anglosassone ad esempio, ciò che corrisponde alla nostra specializzazione si articola in 2 tempi: una “bassa livello di specializzazione” e una “alto livello di specializzazione”.

Storicamente, il finanziamento copriva 5000 contratti per una durata di specializzazione di 4 anni. A seguito del decreto ministeriale del 1 Agosto 2005, dall’a.a. 2008/2009 le specializzazioni furono ricalibrate sulla loro attuale durata (5 anni) senza però modificare i fondi allocati per il pagamento di contratti. Mantenendo costante il finanziamento ed entrando gli specializzandi anziani nel loro ultimo anno di formazione, i fondi non saranno sufficienti per il finanziamento dello stesso numero di contratti che potrebbe passare, nella peggiore delle ipotesi, da 4500 a 2500 per l’anno 2014-2015. Un taglio lineare ed acritico del numero di borse per futuri specializzandi è un intervento potenzialmente problematico in quanto, se isolato e non inserito in una rivisitazione strutturale dei meccanismi di inserimento nella formazione specialistica dei medici neolaureati, potrebbe avere la conseguenza di creare una nuova classe di disoccupati che non potranno, per ragioni numeriche, accedere al percorso post-laurea. Come si evince dal grafico, già adesso, è in progressivo allargamento una preoccupante forbice tra il numero di neolaureati in Medicina e Chirurgia ed il numero di contratti disponibili annualmente per la formazione specialistica. Inoltre, nel corso degli anni si sta assistendo ad un progressivo aumento del numero di accessi alle Facoltà di Medicina e Chirurgia senza che vengano valutate le ripercussioni che questa linea di condotta avrà sull’inserimento nella formazione post-laurea. Un eventuale ulteriore intervento di drastica riduzione dei posti in formazione specialistica asseconderebbe dram-

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Ma è SOLO un problema di soldi?

La bassa specializzazione permette allo studente di acquisire una formazione orientata ma non iper-specialistica (es. area chirurgica). L’alta specializzazione permette di di acquisire una conoscenza specialistica all’interno del percorso orientato svolto fino a quel momento (es. chirurgia toracica). Nel sistema attuale, l’unico sistema che si avvicina a una “bassa specializzazione”, si rivela il tronco comune, di breve durata e non sempre svolto dagli studenti, per varie ragioni. Quindi? La situazione che si profila è dunque la seguente: - molti più neolaureati; - molti meno posti in specializzazione; - un percorso formativo iper settoriale fin dall’inizio; La ricetta perfetta per creare una nuova classe di disoccupati. Agire immediatamente per far sentire la propria voce, in maniera critica e consapevole, non solo è importante, ma è un obbligo morale anche nei confronti delle future generazioni di medici. Tuttavia, più che agire, diventa importante avere chiari gli obiettivi dell’azione ed essere consapevoli dei problemi per i quali agire. Concorso nazionale: i problemi di molti sono adesso i problemi di tutti. www.sism.org


Numero 7 | Novembre 2013 Con il D.L. del 31 Ottobre a partire dal prossimo anno accademico si accederà alle scuole di specializzazione attraverso una graduatoria nazionale. Il cambiamento introdotto con questo provvedimento costituisce un primo ed importante passo, proponendo un metodo che si avvicina a quelli utilizzati nel resto del mondo. Le modalità con cui si svolgerà nello specifico il nuovo concorso a graduatoria nazionale verranno determinate attraverso un successivo Decreto Ministeriale che verrà discusso in Consiglio di Stato. Tuttavia, questa riforma mette in luce importanti lacune relative all’organizzazione e alla qualità delle Facoltà di Medicina e Chirurgia e delle scuole di specializzazione in area medica in Italia, e ne permetterà una valutazione univoca e uniforme. Non sono problemi nuovi. Ci sono sempre stati, adesso però saranno problemi di tutti, e in quanto tali, tutti sono responsabili della loro reiterazione o della loro soluzione. Come scegliere la scuola migliore? Come essere sicuri di avere comunque una formazione valida anche se verremo assegnati ad una scuola che non era in cima alle nostre preferenze? Da quali università provengono gli studenti meglio preparati ed in quali scuole si concentreranno le loro preferenze? Non si può. Al momento del concorso nazionale è diritto dello studente essere dotato di strumenti e parametri oggettivi per poter esprimere delle preferenze in base alla qualità delle scuole. E’ inoltre diritto dello studente ricevere una formazione che risponda a standard di livello elevato condivisi sul territorio nazionale, tali da fornirgli un’ottima preparazione, a prescindere dalla scuola scelta (in prima, seconda o terza preferenza). Tutto bello, si potrà dire, ma non succederà mai. Innanzi tutto, e ci tengo a sottolinearlo con forza, dovrebbe già succedere. www.sism.org

Esiste già un organo preposto per la valutazione delle scuole di specializzazione, l’Osservatorio Nazionale delle scuole di specializzazione, un organo del MIUR, che nel 2010 ha definito le modalità per la realizzazione della prima parte del monitoraggio dei risultati della qualità della formazione specialistica dei medici attraverso la somministrazione di un questionario anonimo di autovalutazione riservato ai singoli specializzandi ed ai Direttori di Scuola. I fallimentari risultati ottenuti con questo strumento (poche risposte e tutt’altro che obiettive) sono emblematici di come fino ad ora sia stato difficile strutturare un sistema di accreditamento oggettivo e trasparente. Un cambiamento in tal senso sarà possibile solamente se gli studenti ed i futuri specializzandi si organizzeranno e parteciperanno nel promuovere una pressione sistematica affinché questo rinnovamento si realizzi. Avere un documento univoco ed un sistema di accreditamento che possa essere condiviso su tutto il territorio nazionale relativo all’organizzazione e agli obiettivi formativi delle scuole di specializzazione a oggi sembra un’impresa quanto mai ardua. Attualmente gli obiettivi formativi di una scuola di specializzazione sono contenuti stati definiti, come citato nel testo della legge, dal precedente decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca 1 o agosto 2005, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 258 del 5 novembre 2005. (2) Nello specifico l’organizzazione di ogni singola scuola di specializzazione venne strutturata all’interno dell’ Ordinamenti Didattici Scuole Di Specializzazione di Area Sanitaria, il documento allegato al succitato decreto del 2005. (3) Dalla lettura di quest’ultimo documento si può evincere che i problemi dell’attuale sistema sono sostanzialmente due: 1. a fronte di alcune scuole di fatto ben strutturate sulla carta, in realtà funzionano molto male e nessuno verifica o supervisiona che rispondano a standard specifici;

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Numero 7 | Novembre 2013 2. già nel documento le informazioni contenute sono superficiali ed aleatorie. Scuole ben strutturate sulla carta sono, per esempio, la Medicina Interna o la Cardiologia. Ma come è la realtà? Non tutte le scuole di Medicina Interna hanno un tirocinio obbligatorio in Medicina d’Urgenza e Pronto Soccorso (che invece è previsto dall’ordinamento didattico). Alcune scuole di Cardiologia o di Oncologia non hanno didattica ospedaliera ma solo ambulatoriale. A molti specializzanti è proibito assentarsi dal reparto per svolgere il tronco comune perché altrimenti lascierebbero sguarnito il reparto (e così via…). Ma come si può ristrutturare degli ordinamenti didattici se non sono mai stati discussi, esaminati e sistematizzati esaustivamente? Prendiamo, per esempio, gli obiettivi didattici di una scuola di Chirurgia Generale (pagina 62 doc. 3), sofferandoci sulle mancanze più eclatanti: “Sono attività professionalizzanti obbligatorie per il raggiungimento delle finalità didattiche della tipologia: - almeno 50 interventi di alta chirurgia di cui il 10% come primo operatore. Il resto come secondo operatore; - almeno 100 intereventi di media chirurgia di cui il 25% come primo operatore. Il resto come secondo operatore; - almeno 250 interventi di piccola chirurgia di cui il 40% come primo operatore. (Sono incluse le procedure di chirurgia laparoscopica nonché quelle ambulatoriali e in D.H.). Il resto come secondo operatore; - aver prestato assistenza diretta e responsabile con relativi atti diagnostici e terapeutici in un adeguato numero di pazienti in elezione, critici e in emergenza/urgenza”;

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gli obiettivi formativi se non si sa nemmeno adesso quali debbano essere? Meglio in meno tempo? Un altro importante cambiamento che si sta verificando in questi giorni è il cambiamento della durata delle scuole di specializzazione contenuto all’interno D.L. 104 sempre all’Articolo 21. La legge propone inoltre una retroattività per gli specializzandi degli anni precedenti al quarto, che vedranno comunque ridotta la durata della loro scuola da 5 a 4 anni. Come riportato nello specifico emendamento: “La durata dei corsi delle formazioni specialistiche, così come definita dal decreto di cui al comma 3-bis, si applica agli specializzandi che nell’anno accademico successivo all’emanazione del medesimo decreto, sono immatricolati al primo anno di corso. Per gli specializzandi che nel medesimo anno sono iscritti al secondo ed al terzo anno di corso, il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca provvede, con proprio decreto, ad adeguare l’ordinamento didattico alla durata così definita. Per gli specializzandi che nel medesimo anno accademico sono iscritti al quarto o successivo anno di corso, resta valido l’ordinamento previgente.” Per molti specializzanti che rintengono al momento che la propria formazione stia venendo condotta in maniera insoddisfacente, anche con un piano didattico articolato in 5 o 6 anni, questo provvedimento dovrebbe scatenare una reazione di protesta. Niente di più sbagliato.

Il problema è semplice: nessuno si è mai posto il problema di definire quali interventi fossero classificabili come Alta, Media o Piccola Chirurgia.

In realtà lo scenario che si sta realmente verificando è esattamente l’opposto: alcune scuole in Italia funzionano così male che molti specializzandi hanno minacciato ricorsi ai Tribunali Amministrativi Regionali (TAR) se la retroattività non venisse applicata anche a chi si trova agli ultimi anni di scuola.

Ora, come è possibile organizzare de-

Il problema dunque è duplice. www.sism.org


Numero 7 | Novembre 2013 E’ indiscutibilmente vero che, alcune scuole, a fronte di una maggiore organizzazione ed un insegnamento più intensivo e sistematico, potrebbero trovare 4 anni più che sufficienti per formare professionisti competenti nel loro settore specialistico (come per altro avviene in molte realtà all’estero). Ma le altre? Quelle che non sono in grado di formare gli studenti nei tempi canonici attuali, come potranno farlo in meno tempo? E’ è stato ritenuto possibile ed opportuno deliberare una riduzione dei percorsi formativi; I razionali di questa decisione possono essere due: 1. per formare uno specialista si è riscontrato che sono necessarie minori competenze di quelle che si riteneva in passato; oppure 2. le stesse competenze possono essere acquisite in realà in minor tempo;

tivamente al cambiamento che si prospetta e che è necessariamente inevitabile. Bibliografia e legislazione citata: 1. Conversione in legge del decreto-legge 12 settembre 2013, n. 104, recante misure urgenti in materia di istruzione, università e ricerca (testo originario, successivamente emendato) http:// www.sanita.ilsole24ore.com/pdf2010/ Sanita2/_Oggetti_Correlati/Documenti/In-Parlamento/DL104_OKcamera.pdf 2. Decreto Ministeriale 1 agosto 2005 Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 5 novembre 2005 n. 285 – supplemento ordinario n. 176: Riassetto Scuole di Specializzazione di Area Sanitaria http:// attiministeriali.miur.it/anno-2005/agosto/dm-01082005.aspx 3. Ordinamenti Didattici Scuole Di Specializzazione di Area Sanitaria (allegato tecnico D.M. 5 Novembre 2005 n. 285) HYPERLINK “http://attiministeriali. miur.it/UserFiles/2198.S. AREA

E alla luce di quanto detto prima, come sarà possibile riorganizzare in minor tempo la struttura delle scuole se già adesso non si conoscono gli obiettivi e le strutture vigenti? Sarebbe cioè possibile ottimizzare i tempi formativi degli specializzandi? Conclusioni Questi temi attualmente sono oggetto di discussione solamente da parte di associazioni di categoria di medici già in formazione specialistica, mentre gli studenti di medicina, i diretti interessati, che inoltre avrebbero importanti e potenti spazi a disposizione in cui promuovere ed organizzare il dibattito su questi temi, ancora non si sono resi conto che la responsabilità del futuro è totalmente nelle loro mani. Questi argomenti sono quasi sempre stati trascurati e toccati solo marginalmente dalle grandi manifestazioni che mobilitano le folle inferocite di giovani specializzandi, o aspiranti tali, semplicemente perché si sentono toccare il portafoglio. Oggi, possiamo fare, anzi dobbiamo fare, di necessità virtù partecipando atwww.sism.org

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SISM - Segretariato Italiano Studenti Medicina Ufficio Nazionale: Padiglione Nuove Patologie, Policlinico Sant’Orsola, via Massarenti 9, 40138 Bologna. tel/fax: +39 051 399507 – e-mail: nationaloffice@sism.org web: www.sism.org Codice Fiscale 92009880375

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Zona SISMica - Novembre 2013