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AIPE NEWS Notizie dall’ Associazione Italiana Polistirolo Espanso

Tecnologie Il pavimento galleggiante Il “pavimento galleggiante” è senza dubbio la miglior soluzione per la riduzione dei rumori di calpestìo in un edificio. Si tratta in sostanza di separare il massetto sottopavimento dalla struttura, interponendo uno strato di materiale sufficientemente elastico da attenuare le vibrazioni indotte dalla percussione sul pavimento e però sufficientemente resistente alla compressione per sostenere il carico imposto. E’ chiaro che, in fase di progettazione e di esecuzione, si dovrà porre la necessaria attenzione per evitare la creazione di continuità fra struttura e massetto, i cosiddetti “ponti acustici”, che vanificherebbero l’ adozione della pur valida soluzione tecnologica. Nella figura a lato è schematizzata la struttura di un pavimento galleggiante, che mostra anche alcuni degli accorgimenti costruttivi che vanno adottati.

Il tema del pavimento galleggiante e la problematica generale dell’ isolamento acustico in edilizia sono trattati in dettaglio nel volume “Costruire con EPS-Edifici silenziosi”, della collana “I libri di AIPE”, edita da BEMA. Presso l’ Associazione sono disponibili anche documentazioni specifiche sull’ impiego dell’ EPS in tale campo.


Un materiale idoneo all’ utilizzo come fonoisolante per pavimento galleggiante deve possedere, oltre evidentemente a quelle acustiche, le seguenti caratteristiche:

della conducibilità termica (secondo UNI 7357) resta quello del normale EPS di pari massa volumica, cioè 0,045 W/m°K.

- Resistenza alla compressione adeguata - Insensibilità all’ acqua ed alla colata della malta del massetto - Leggerezza e basso spessore - Imputrescibilità, inerzia all’ attacco di muffe e altri microrganismi - Facilità di posa - Costo contenuto Tra i materiali proposti per l’ applicazione (pannelli in fibre minerali, sughero, agglomerati elastomerici, espansi plastici), il Polistirolo Espanso Elasticizzato (EEPS) è forse quello che presenta il mix ottimale delle suddette caratteristiche, come dimostra la sua affermazione in Germania (dove da tempo l’ isolamento dai rumori di calpestìo è regolamentato...ed effettuato), con circa 2,5 milioni di m 2 all’ anno. L’ EEPS si ottiene da normali blocchi di EPS con massa volumica di circa 13 Kg/m 3, ottenuti con granulometria, condizioni di stampaggio e di maturazione appropriate. Tali blocchi vengono pressati fino a circa 1/3 del loro spessore originario; rilasciata la pressione, essi si stabilizzano a circa l’ 85% del suddetto spessore, con una densità di circa 15 Kg/m 3. Essi vengono quindi tagliati in lastre perpendicolarmente alla direzione di compressione. Il trattamento di elasticizzazione determina una deformazione permanente nella struttura cellulare, come mostra la figura a lato: le celle assumono una forma lenticolare e le loro pareti risultano spiegazzate, come un foglio di carta che sia stato accartocciato e poi nuovamente disteso. Ciò non altera le caratteristiche chimico-fisiche del materiale. In particolare, il valore di calcolo

Si abbassa invece notevolmente il modulo elastico, specie nella direzione della compressione. Ciò determina una diminuzione della rigidità dinamica, pur mantenendo una sufficiente resistenza alla compressione, e conferisce quindi al materiale le caratteristiche adatte all’ impiego come fonoisolante in un pavimento galleggiante, conservando il suo potere termoisolante. La norma DIN 18164 p.2 stabilisce le caratteristiche dei tipi di EEPS in relazione all’ impiego. Nella tabella qui sotto riportiamo le caratteristiche principali di lastre di EEPS negli spessori normalizzati.


Ricordiamo che, secondo la DIN 18164 p.2, la differenza fra dL e dB deve essere ≤ 4 mm per gli

impieghi generali (tipo T) e ≤ 3 mm per impieghi particolari (tipo TK).

Imballaggi in espanso - Capacità protettiva e temperatura di esercizio Com’ è noto, le caratteristiche meccaniche dei materiali plastici variano, anche sostanzialmente, in relazione alla temperatura. Per esempio, il polietilene sotto i -25 °C diventa fragile come vetro. Uno studio sull’ influenza della temperatura sulle capacità di protezione degli imballaggi in plastici espansi è stato recentemente effettuato dal Dr. Jorge Marcondes della San Jose State University. Secondo la norma ASTM D4332, le temperature di esercizio di riferimento per un imballo sono: -Surgelati

: -18 °C

-Refrigerati

: +5 °C

co statico. All’ aumentare della temperatura, la capacità di assorbimento diminuisce e così anche il carico statico ottimale. Di conseguenza, un imballo ottimizzato per basse temperature, può non essere efficace a temperature più elevate.

-Condizioni tropicali : +40-60 °C E’ quindi di estrema importanza verificare se la capacità di assorbire l’ energia d’ urto sia adeguata in un intervallo di temperatura così ampio. Lo studio ha preso in considerazione i tre prodotti di maggior impiego: schiuma di poliuretano flessibile (EPU), Polietilene espanso (EPE) ed EPS. I materiali sono stati condizionati a quattro livelli di temperatura, ritenuti i più rappresentativi delle reali situazioni di impiego: -17°, 2°, 23°, 43°C e quindi sottoposti a misure di assorbimento di energia d’ urto e decelerazione per caduta da un’ altezza di 30”, a cinque livelli di carico statico (rapporto fra il peso del contenuto dell’ imballo e la sua superficie di appoggio). I risultati delle prove hanno dimostrato il buon comportamento dell’ EPS in confronto agli altri due materiali. Per l’ EPU si è infatti evidenziata una diminuzione della capacità di assorbimento dell’ urto con il diminuire della temperatura. L’ EPE, oltre ad una sensibilità della capacità di assorbimento dell’ urto alla temperatura, mostra anche una variazione del livello ottimale di cari-

Nel caso dell’ EPS, la temperatura non mostra effetti sulle prestazioni dell’ imballo: la capacità di assorbimento dell’ urto resta invariata ed il livello ottimale di carico statico varia in modo trascurabile. Ciò si deve al fatto che, nell’ intervallo di temperatura considerato, la rigidità del polistirolo non varia sostanzialmente. L’ Autore dello studio sottolinea che i suoi risultati non significano che EPU e EPE non siano materiali idonei, in quanto, con opportune soluzioni progettuali e densità del materiale, si possono realizzare imballi efficienti. Essi dimostrano soltanto una caratteristica peculiare dell’ EPS, che rende senz’ altro più agevole la progettazione di un imballaggio. (jorge_marcondes@sjsu.edu.)


Riciclaggio Organizzazione e cooperazione Nel numero scorso del Notiziario avevamo riportato la situazione del riciclaggio degli imballaggi in EPS in Giappone nella sua evoluzione 1991-1998. La Japan Expanded Polystyrene Recycling Association (JEPSRA) ha pubblicato i dati relativi al 1999, che mostrano come, su un mercato del vergine statico (182 Kt come nel 1998), il volume di riciclato sia aumentato del 6,4 % circa, arrivando a circa 60.400 ton, pari al 33,2% del consumo nazionale. Inoltre, sia pure lentamente, si evidenzia la tendenza alla diminuzione della soluzione “discarica”, come mostrato nella tabella qui sotto.

e meccanica) ed è perciò fortemente impegnato nell’ organizzazione del recupero degli scarti risultanti. Già nel 1992 fu siglato un accordo fra le Associazioni dei produttori di manufatti in EPS di Giappone, USA, Germania e Austria, in base al quale ciascun sottoscrittore si impegnava a riciclare i residui di imballi in EPS immessi sul suo territorio, indipendentemente dal Paese di loro provenienza. Ad oggi 28 Paesi, tra cui l’ Italia, nella persona di AIPE, hanno aderito all’ iniziativa. In questo contesto si iscrive l’ Destinazione scarti di imballaggio di EPS in Giappone Azione di AIPE, che ha supportato il ciclo di recupero de1998 1999 gli imballaggi usati per la speKton % Kton % dizione di parti di ricambio delRiciclaggio 56,8 31,3 60,4 33,2 la Jeep da Mitsubishi a PininRecupero energia 37,0 20,3 39,6 21,8 farina di S. Giorgio Canavese. Gli imballi, ritirati da EcoCleCombustione 26,0 14,3 27,5 15,1 an s.r.l. di Borgaro Torinese, Discarica 62,2 34,2 54,5 29,9 che effettua la gestione dei riTOTALE 182,0 100 182,0 100 fiuti dell’ insediamento PininFonte JEPSRA farina, vengono inviati a SIIl Giappone presenta un’ esportazione netta di cir- PEA di Bairo Canavese ed a TECNITAL di Torica 30.000 ton/anno di imballi in EPS (essenzial- no, che provvedono al loro riciclaggio, utilizzanmente imballi pieni, nei settori ittico, elettronica doli nelle proprie produzioni.

AIPE ASSOCIAZIONE ITALIANA POLISTIROLO ESPANSO VIA M.U. TRAIANO, 7 - 20149 MILANO TEL. 02/33.60.65.29 - FAX 02/33.60.66.04 POSTA ELETTRONICA: “aipe@epsass.it” INDIRIZZO INTERNET: “http://www.epsass.it”

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