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Federico Appel

rt Storie di spo razzismi sfide


TO HA FAT LLE COME , A N A FREEM Y, CATHY DI DI SIDNE IA . OLIMP 0 0 0 NEL 2

SI CORREVA LA FINALE DEI 400 METRI E CATHY, AUSTRALIANA, ABORIGENA, ERA LA FAVORITA PER LA VITTORIA.

cATHY SI PRESENTò AI BLOCCHI DI PARTENZA CON UNA SPECIE DI TUTA SPAZIALE CHE SEMBRAVA FATTA APPOSTA PER ATTIRARE L’ATTENZIONE. mA LA SUA FACCIA, QUELLA SERA, ESPRIMEVA SOLO CONCENTRAZIONE E DETERMINAZIONE. e FORSE ANCHE UN PO’ DI RABBIA SOTTO LA CENERE. cATHY DOVEVA DIMOSTRARE QUALCOSA, QUELLA SERA. qUALCOSA DI GROSSO.

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cathy era già stata scelta come ultimo tedoforo a quelle stesse olimpiadi E gli occhi di tutti erano puntati su di lei.


anni di violenze e soprusi, gli aborigeni avevano subito diritti, erano emarginati. ano avev non a. eric come i neri d’am lie d’origine e affidati famig alle i tolt molti bambini vennero più possibile traccia il re ella a bianchi, per cercare di canc a. igen abor ura cult della e se dovesse essere incinta ancora, ci avverta...

ma dove lo portate? e perché?

il cognome di cathy parlava di libertà, ma il suo popolo non ne aveva mai avuta molta: deportazioni, divieti, razzismo, insulti, povertà, omicidi.

quella sera, alle olimpiadi, cathy voleva dire qualcosa. era la sua occasione e doveva vincere a tutti i costi. la sua grande rivale, marie josè Perec, aveva dato forfait, poche ore prima della finale, schiacciata probabilmente dalla enorme tensione e dalla paura di perdere... Cathy partì dai blocchi come una furia, con un ritmo martellante e frenetico. aveva le ali ai piedi quella sera.

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cathy era già stata la prima atleta aborigena a vincere una medaglia alle olimpiadi, aveva vinto due volte i mondiali, ma era sempre stata sconfitta dalla perec, ogni volta che avevano gareggiato contro. ma stavolta era diverso. toccava a lei, e basta.

stravinse, cathy, e alla fine, esausta, nonostante non fosse permesso usare bandiere non ufficiali, fece il giro d’onore alzando la bandiera dell’australia e la bandiera aborigena. le alzò al cielo insieme, unite, non per protesta ma per riconciliazione.

come tommie smith e john carlos si tolse le scarpe, ma per un motivo diverso voleva solo dire che gli aborigeni hanno con la terra un rapporto speciale e che la terra, forse, è di tutti.

è una fissazione, questa di levarsi le scarpe eh!

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il basket è nato nei college, ma dai parchi e dai prati si è subito trasferito nelle città, giocato nelle strade, contro i muri, da bianchi, e più spesso da neri. A volte da neri e bianchi insieme, più che in altri sport.

i new york rens, scquadra composta da soli neri, furono protagonisti di sfide appassionanti, seppur non ufficiali, contro i bianchissimi boston celtics.

nel 1966 i texas miners, guidati da un allenatore bianco, furono la prima squadra di college a schierare giocatori neri nel campionato NCAA. Vinsero sconfiggendo in finale kentucky (che schierava invece ostinatamente solo bianchi).

Anche l’NBA offrì moltissimi confr onti, tutti sportivi e fisici, tra grand i cestisti neri, che dominavano sotto canestro, e sporadici campioni bianch i: il basket sembrava mostrare che il razzismo, forse, si poteva superare.

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ma a volte ci sono storie in cui il razzismo, o qualcosa di simile, esce fuori a tradimento proprio dove meno ce lo si potrebbe aspettare. Drazen Petrovic, croato, e Vlade divac, serbo, ma jugoslavi tutti e due, giocavano a basket ed erano amici. amicissimi. quasi fratelli.

vlade, altissimo e forte, giocava nel ruolo di centro, svettando nelle battaglie sotto canestro per conquistare rimbalzi o segnare. drazen invece era guardia, con fantasia inesauribile e grande visione di gioco. lo chiamavano il mozart dei canestri.

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entrambi erano colonne della nazionale jugoslava che si presentò da favorita ai mondiali del 1991. in squadra c’erano serbi, croati, bosniaci, sloveni e montenegrini.

a ha d oazia ttuto r c a l omba i. noi re c ch semp i tur vi o r cont mo i nuo sia iati! croc

IN PATRIA, INIZIAVA A SUCCEDERE QUALCOSA. NELLE DIVERSE REGIONI, SI COMINCIARONO A FORMARE GRUPPI ARMATI (A VOLTE ULTRà ORGANIZZATI), CHE PRETENDEVANO DI DIFENDERE, CONTRO LE ALTRE, QUALCUNA DELLE MOLTE IDENTITà (CRISTIANA, MUSULMANA, SERBA, CROATA, BOSNIACA) CHE COMPONEVAno LA JUGOSLAVIA.

STRANI PERSONAGGI COME RADOVAN kARADZIC, POETA SCARSO, PSICOLOGO DELLO SPORT E MILLANTATORE, RIUSCIRONO A PRENDERE POTERE E A SOBILLARE, FOMENTARE, INCITARE ALLA VIOLENZA.

è INTOLLERABILE CHE IN BOSNIA CI SIANO MUSULMANI. NOI DELLA REPUBBLICA SERBA DI BOSNIA, RIVENDICHIAMO LE NOSTRE ORIGINI PURE!

ma sul campo, il basket jugoslavo esibiva tranquillità e affiatamento. drazen, vlade e gli altri non ebbero quasi avversari per tutto il torneo. squadre forti come gli USA (che non schieravano ancora i giocatori NBA) furono schiantate come dilettanti allo sbaraglio.

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Pesi massimi iied  
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