La minaccia degli sguiscianti - Anteprima

Page 1

Quando a Sun Rain City, città nota per il suo clima mite, comincia a nevicare copiosamente e fuori stagione per di più, Xiangu comincia a sospettare che ci sia qualcosa di strano. Quando un meteorite cade alla periferia della città, la ragazza ha la conferma che eventi straordinari stanno per accadere. E quando infine scopre che i suoi genitori, di notte, divorano la carta dei libri, capisce di trovarsi al centro di un incubo. Una storia che gioca con la fantascienza, con l’horror, perfino con il western, per provare a raccontare il mondo di oggi in modo diverso.

€ 13

Federica D’Ascani


Federica D’Ascani


Questo libro usa la font leggimi ad alta leggibilità

© 2021 Sinnos. Diritti riservati per tutti i paesi. Sinnos soc. cooperativa via dei Foscari 18 – 00162 Roma tel. 06.44119098 – fax 06.62276832 libri@sinnos.org – www.sinnos.org ISBN 978-88-7609-502-3 L'illustrazione di copertina è di Paolo Domeniconi Font leggimi © Sinnos Finito di stampare in Italia da Rubbettino Print nel mese di novembre 2021 Sinnos editrice è socio di IBBY Italia. Sostieni anche tu: www.ibbyitalia.it


Il punto non è credere se esistano o no gli alieni, amici miei. Il punto è non abbandonare le persone a cui vogliamo bene per colpa della paura.



Invasione a LeFreu (Da un racconto di Zack Roswell)

«Angelina, il solito!». Jack Barry, chiamato dalle tribù dei dintorni “Pistola Fumante”, entrò nel Saloon facendo oscillare le porte va e vieni alle sue spalle. Aveva il ghigno e l’espressione burbera di sempre, uno stelo di fieno tra le labbra e un cappello a tesa larga sulla testa. A prima vista poteva sembrare un furfante di ritorno da un assalto al carro portavalori di qualche riccastro, ma chi lavorava con lui sapeva quanto in realtà Jack fosse giusto. Era un pistolero famoso e implacabile, ma onesto e sincero. Del resto, Jack Barry era lo sceriffo di LeFreu: doveva far rispettare la legge e proteggere tutti dai delinquenti, preservando anche i nativi che abitavano nelle terre limitrofe. «Sceriffo, ha una faccia… cos’è successo? Ancora i ladri di bestiame?», lo interrogò la locandiera mettendogli davanti un boccale colmo di birra mentre schiacciava un insetto con la mano libera. «No», rispose Jack con un sospiro. «La situazione è molto tranquilla. Troppo tranquilla». «Troppo?», domandò Angelina, aggrottando

~5~


la fronte. «E non è contento? Niente sparatorie, niente regolamenti di conti…». La locandiera adocchiò un altro insetto e, quasi ringhiando, lo scacciò con uno strofinaccio. «LeFreu è strana, negli ultimi tempi. E quella nevicata di due giorni fa… Be’, non mi fa dormire bene». «Ah, quella. In effetti è stata una cosa bizzarra», annuì la locandiera. «Come lo è stato quel sasso caduto dal cielo. Che spavento mi ha messo!». Poi la donna, facendo volare zampe all’aria l’ennesimo insetto sguisciante, sospirò per la frustrazione. «Queste maledette bestiacce… sono uscite fuori all’improvviso e non c’è verso di farle andare via. È tutto il giorno che pulisco, e loro invece sempre qui a zampettare!». Angelina aggirò il bancone e, prima di prendere la ramazza per pulire il pavimento, sbirciò fuori dalla finestra. Le stelle erano alte e brillanti, e la luna era così piena da illuminare buona parte della piazza centrale. In lontananza, tuttavia, dei bagliori sinistri catturarono la sua attenzione. Erano luci colorate, simili a lucciole, ma molto più grandi. E volteggiavano nell’aria, riunendosi nei pressi del magazzino dell’emporio. «Ehi, cos’è quello?», domandò Chuck Larry, avvicinandosi alla locandiera. L’uomo aguzzò la vista, cercando di distinguere

~6~


i puntini lampeggianti che saltellavano sul terreno, poco distante dal Saloon. «Quelli, vorrai dire», intervenne John Foreman. «Sembrano animaletti», sussurrò Chuck, incredulo. «Io vedo… oddio, li vedete anche voi quei tentacoli?», squittì Angelina, terrorizzata. Alzò una mano e puntò l’indice contro la finestra, e quel gesto sembrò attirare l’attenzione di… qualsiasi cosa ci fosse là fuori. Jack Barry, che fino a quel momento aveva continuato a bere la sua birra, posò il boccale sul bancone e uscì dal Saloon senza dire una parola, mano sulla fondina: era pronto a sparare a chiunque rappresentasse una minaccia. Camminò con lentezza verso l’emporio, osservando le luci che a mano a mano si avvicinavano. Dal locale i suoi concittadini gli gridavano di stare attento, di tornare indietro, ma Jack non era diventato sceriffo per caso, né si era guadagnato il suo soprannome per nulla. Doveva proteggere la sua città, anche se questo voleva dire combattere contro l’ignoto. Ma quello che vide, non appena arrivò davanti al magazzino dell’emporio, lo lasciò a bocca aperta. Un’enorme gelatina tremolante, fatta di occhi bianchi e tentacoli da piovra, lo fissava senza tuttavia muoversi. Jack Barry tirò fuori la sua pistola deglutendo,

~7~


ma quando fu a un passo dal fare fuoco, la gelatina gigante si sciolse sotto il suo sguardo e si dissolse in mille insetti argentati, che penetrarono nel terreno e si dileguarono. Ma non sarebbero restati nell’ombra ancora per molto.

~8~


1. Una neve particolare Oh, se nevicava! Xiangu osservava i fiocchi bianchi che volteggiavano dal cielo fino a terra con la bocca spalancata. Accadeva raramente che nevicasse lì, lontani com’erano dalla foresta, ed era la prima volta che ne faceva così tanta. Perlomeno, era la prima volta che lei ne vedeva così tanta. Le cime degli alberi erano ormai tutte bianche, e l’aria sembrava quasi cristallizzata, al di là del vetro. In casa c’era un bel calduccio, ma i loro nani da giardino sembravano passarsela decisamente peggio. Xiangu ridacchiò, ripensando alla faccia che aveva fatto suo padre l’anno precedente, quando sua madre era tornata a casa con Pisolo e Dotto tra le braccia. “Non metterai quei cosi nel mio giardino!”, aveva tuonato, additando le piccole statuine sorridenti con l’indice. «E infatti li metterò nel mio, di giardino», lo aveva rimbeccato la madre di Xiangu, alzando il mento con fare battagliero. «Vedrai, staranno d’incanto vicino ai tuoi soldati di terracotta. Almeno renderanno il clima meno… austero», aveva aggiunto 9


prima di lasciare suo padre in salone, bocca spalancata e neanche una parola per controbattere. «Xiangu, sta per iniziare il nostro programma!», le urlò proprio suo padre dalla sala, sovrastando le voci della tv. «Arrivo!», rispose. «È solo che…». Si zittì, tornando a guardare lo spettacolo sulla strada innevata. «Cosa succede, tesoro?», le chiese sua madre, facendo capolino nella sua camera. «Sta nevicando!», esclamò lei, il naso attaccato alla finestra. Dal riflesso del vetro vide sua madre avvolgersi lo scialle di lana con maggiore intenzione attorno alle spalle. «Ecco cos’era questo freddo improvviso… eppure il meteo non segnalava niente del genere», commentò sua madre raggiungendola. Restarono entrambe a guardare l’oscurità punteggiata d’argento, incantate, per un lungo momento di silenzio. «Ah, che nostalgia. Quando ero piccola non vedevo l’ora che arrivasse questo periodo per uscire e giocare a palle di neve con i miei amici», le disse sua madre, sospirando. «Credevo che, una volta trasferitami qui, non ne avrei più vista così tanta». Xiangu rifletté su quelle parole, poi osservò il prato ammantato e candido e aggrottò la fronte. 10


«È come nel libro, mamma… quello di Zack Roswell», sussurrò. «Oh, hai ragione… credo che dovremmo proprio vedere come va a finire la storia. Non vorrei ritrovarmi con qualche alieno tentacolare alla porta, domani!», esclamò l’altra, ridacchiando. Erano entrambe delle fan sfegatate di Zack Roswell, l’autore dei racconti più horror che Xiangu avesse mai letto. Si perdevano nelle storie di LeFreu ogni sera prima di andare a dormire, e sua madre non perdeva mai occasione per sottolineare quanti brividi generasse anche in lei quel misterioso autore. Misterioso, già, perché nessuno lo aveva mai visto. «A proposito, cara, credo sia ora di andare a letto. Domani hai scuola. Neve o no». «Ma papà mi aveva promesso che avremmo guardato Running Man via satellite!», piagnucolò lei, mettendo il broncio. «Te lo aveva detto mezz’ora fa, Xi-Xi». Poco più tardi, gli occhi puntati al soffitto e il piumone fin sotto il naso, Xiangu ripensò a ciò che sapeva della strana città fantasma sulle cui rovine era sorto il paesino in cui viveva con la sua famiglia, ovvero Sun Rain City. Era ben consapevole che le storie inventate da Zack Roswell erano tutte di fantasia, che LeFreu 11


era caduta in declino per altre questioni e che mostri e alieni non c’entravano niente, eppure quella nevicata… E se davvero tutto fosse dipeso da alieni gelatinosi? Da migliaia di piccoli insetti argentati che, unendosi, davano vita a una creatura gigantesca e assetata di umani? Xiangu chiuse gli occhi, stringendo le coperte in maniera convulsa. «Uffa, è tutta colpa mia! Più amo le storie del terrore, più dormire diventa difficile. Ma quel Roswell è così bravo a raccontare…», gemette, rigirandosi nel letto e infilando la testa sotto il piumone.

*** A poche case di distanza, Alex stava infilando nello zaino di scuola la sua pistola ammazza fantasmi, perché non si poteva mai sapere. D’altronde, la prima regola di un buon investigatore dell’ignoto era non farsi mai trovare impreparati. Anche Zack Roswell ne parlava, nei suoi libri, e Alex era un suo fedele lettore. Nessuno sapeva che aspetto avesse lo scrittore dell’horror più famoso di Sun Rain City, nessuno lo aveva mai visto, eppure Alex pendeva dalle sue labbra. Ed era certo di non essere l’unico. «Ehi, mostriciattolo, hai messo il naso fuori dalla finestra negli ultimi minuti?», gli chiese Fred, 12


entrando di colpo in camera per buttarsi sul suo letto. Alex lo ignorò, preparando sulla sedia il vestiario per il giorno seguente. «Sta nevicando», aggiunse il fratello maggiore. A quelle parole, Alex lanciò tutto per aria e corse alla finestra. «È vero… sta davvero nevicando», mormorò, incredulo. «È proprio come nel racconto…». «Che racconto?», domandò Fred, mangiucchiandosi l’unghia del pollice. «Nel tuo caso, la vera domanda è: cos’è un racconto?», lo schernì lui, facendo una smorfia, ma Fred non si scompose, stringendosi nelle spalle. «Non capisco che ci trovi in quei “cosi”. E comunque ho chiesto a mamma di poter uscire per fare un pupazzo di neve, ma ha detto di no». «Perché è una nevicata strana», mormorò Alex, pensieroso. Provava l’istinto di aprire i vetri e mettere una mano fuori, ma una parte di lui gli gridava di non farlo, come se quei fiocchi candidi nascondessero un segreto. Un segreto pericoloso.

*** La neve cadde e andò avanti a coprire tutta la cittadina per l’intera notte, ma non fu l’unica cosa che scese dal cielo. 13


Mentre quasi tutti gli abitanti di Sun Rain City ormai dormivano, nel buio freddo e pungente di quello strano novembre presero a volteggiare dei sottili granelli di polvere colorati. Erano ovunque e danzavano tra i fiocchi come fossero aliti di fumo appena sbuffati dalla bocca dell’Universo. Erano piccoli e impalpabili, come zucchero, tanto che neppure all’Osservatorio spaziale, tanto preoccupati da stare col naso all’insù nel bel mezzo della notte, se ne accorsero. Eppure, una volta toccata terra, quella sorta di pulviscolo penetrò nella neve e poi nel terreno bagnato. Alle sette del mattino dopo, quando un lampo accecante attraversò il cielo e un boato fragoroso buttò giù dal letto Xiangu, Alex e i loro genitori, il pulviscolo aveva cessato di scendere. E qualcosa aveva iniziato a brulicare sotto terra.

14


2. Meteore e incontri Un fumo denso e biancastro si innalzava in ampie volute occupando il cielo grigio. Xiangu scavalcò i gradini di corsa e, senza aspettare i suoi genitori, attraversò la strada quasi scontrandosi con Alex che proveniva dal senso opposto. Anche lui era corso fuori di casa, tallonato da Fred, con la bocca spalancata, le guance rosse e un cappello con un vistoso pompon che ballonzolava a ogni passo. Appena lo vide, Xiangu distolse lo sguardo e si mise a correre verso il punto in cui erano tutti radunati. “Che vergogna, cavolo!”. «Ehi, fratellino, quella è la tua ragazza?», sentì Fred che chiedeva alle sue spalle. «La smetti?», sibilò Alex, e il suo tono imbarazzato fece arrossire Xiangu, la quale non si sarebbe voltata neanche sotto tortura per sbirciare la scena. Non le sarebbe piaciuto scoprire sul viso del compagno di classe un’espressione disgustata al solo pensiero di stare con lei. La solita espressione che vedeva fin troppo spesso sulle facce di tanti altri. Quel giorno faceva freddo, un freddo penetrante a cui nessuno, a Sun Rain City, era abituato. 15


Eppure il boato tremendo che aveva buttato giù tutti loro era stato in grado di far passare in secondo piano persino la neve. «Xiangu, aspettaci per favore», le gridò sua madre, arrancando tra i fiocchi soffici come meglio poteva. Ma il pensiero di doversi voltare e fronteggiare Alex… faceva più paura del mistero che aleggiava su quel mattino glaciale. La strada era gremita di vicini affannati e guardinghi, e tutti erano incuriositi da quel frastuono che li aveva svegliati, sorpresi o interrotti. C’era chi si era riversato fuori di casa con il pigiama, come Lindsay, o chi era già in giacca e cravatta, pronto per andare al lavoro. Addirittura, c’era qualche temerario in canottiera e boxer, la schiuma da barba ancora in faccia e un asciugamano tra le braccia. Xiangu, nel vedere il signor Loyd in quello stato, mentre cercava di ripararsi dal gelo con le mani tremanti, ridacchiò sotto la sciarpa. Ma anche lei aveva paura, come tutti gli altri. Perché, tra la nevicata fuori programma e il fumo che si levava via via più fitto sulle loro teste, era chiaro che qualcosa di enorme stava per accadere. Oppure che qualcosa di enorme e terribile fosse già accaduto! “Ah”, pensò lei, “ma forse mi sto facendo condizionare dai racconti di Zack Roswell!”. 16


Si avvicinò al punto in cui si erano radunati i concittadini più celeri, allungando il collo per sbirciare oltre le teste assiepate, ma non ottenne altro risultato che qualche piccato: «Ehi, ragazzina, attenta a dove metti i piedi!». Lei era fin troppo bassina, anche per la sua età, mentre gli altri… be’, gli altri erano semplicemente più grandi. Xiangu si intrufolò oltre la folla. Una volta giunta proprio ai primi posti, allungò di nuovo il collo e questa volta ottenne la tanto agognata visuale. Ma a quel punto il cuore le balzò in gola, battendo forsennato, e lei sgranò gli occhi, attonita. Davanti a loro giaceva un sasso enorme, una roccia fumante, rossa come il fuoco e nera come il petrolio. Tutt’intorno, la neve si era sciolta e c’era un tepore quasi piacevole, che scaldava i presenti neanche fossero tutti in attesa di qualche marshmallow ben arrostito. «Ma cos’è?», domandò qualcuno. «Sembrerebbe un… Ma sì, è un asteroide!», rispose qualcun altro. «Un asteroide?», intervenne una ragazza, alzando le sopracciglia e scuotendo la testa con fare saputo. «Se la Terra fosse stata colpita da un asteroide, non saremmo tutti qui a parlarne e il signor Loyd non starebbe tentando di farsi una coperta con il povero barboncino della signora Willis. 17


Ci sarebbe stata un’esplosione nell’impatto, che avrebbe cancellato tutta la città. Questo è solo un meteorite, ovvero ciò che rimane dopo l’ablazione di un meteoroide», concluse, alzando il mento con soddisfazione. «Abla-che?». «Ablazione», puntualizzò la ragazza, roteando gli occhi. «Significa che il meteoroide, cadendo, si surriscalda e disintegra, rimpicciolendo sempre di più. In poche parole, qua avete una stella cadente che ce l’ha fatta!», esclamò, indicando il sasso fumante con un sorriso tronfio sul viso. «Ma non sarà pericoloso stare qui davanti? Non emettono radiazioni questi affari?», chiese la già citata signora Willis che, tirando il guinzaglio del suo barboncino Richard Castle – chiamato così in onore del famoso detective –, cercava di strapparlo alle grinfie del sempre più infreddolito signor Loyd. A quelle parole, Xiangu indietreggiò d’istinto. Radiazioni? Non si poteva mai sapere… Tuttavia, le persone che si erano assembrate alle sue spalle le impedirono qualsiasi altro movimento, fino addirittura a spingerla in avanti. «In effetti sì», tuonò una voce poco distante. «Può essere molto pericoloso stare qui», proseguì, avvicinandosi via via che le spinte si facevano sempre più frenetiche. «È per questo che sto 18


cercando di farvi allontanare tutti, signori. Per favore, fatevi indietro e lasciatemi passare! Sono Sandra Kellerman, dottoressa di medicina sperimentale nella facoltà di Hellermore. Per favore, è pericoloso!». Con suo grande orrore, Xiangu si rese conto che nessuno sembrava dare credito alla scienziata, la quale stava tentando ancora di farsi strada sgomitando. La folla spingeva. E continuò a spingere e spingere. Pur puntando i piedi, Xiangu non riuscì ad arrestare quella marea umana, e i suoi stivaletti presero a scivolare sulla neve. Mancava davvero un soffio al burrone creato dal cratere, tanto che ora poteva vedere fin troppo bene la roccia fusa e fumante. Poi un guizzo catturò la sua attenzione. Tra la terra e la roccia aveva visto qualcosa che strisciava veloce. Sembrava proprio… Ma no, non poteva essere un tentacolo fosforescente. Era di sicuro la sua fantasia che… «Attenta!».

19


Millions discover their favorite reads on issuu every month.

Give your content the digital home it deserves. Get it to any device in seconds.