Le avventure di Coniglio & Elefante - Anteprima

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Uno spavento per Elefante Elefante era intento a masticare le tenere foglie degli alberi nella parte bassa della giungla. Un po’ di queste e un po’ di quelle, piano piano, gustandosi ogni morso. Ad un tratto, un rumore tra le piante lo spaventò ed Elefante corse a gambe levate fin nel folto della giungla. 5


Si nascose tra gli alberi ma sentì di nuovo un rumore tra le piante. E questa volta era vicino alle sue zampe...

Elefante era terrorizzato, ma si fece coraggio e gridò: «Vattene via, topastro!». 6


Le piante si scossero ancora. Quello che c’era si stava incamminando verso la sua proboscide. Elefante si abbracciò ad un albero. «Ho detto di andartene, topastro!». Una voce si fece sentire tra l’erba. «Come fai a sapere che sono un topo?». «Ti muovi proprio come un topo!». «Hai paura di me, Elefante?». «Ummmh… Per ora prendo solo precauzioni». «Ah! Ma precauzioni per cosa?». 7


Un altro movimento scosse le piante. «E se io non fossi un topo, cosa faresti?». Stavolta la voce venne da dietro le spalle di Elefante. Elefante fece un salto e si arrampicò su un albero.


«Ehi Elefante! Ma se stai solo prendendo precauzioni, perché ho l’impressione che tu sia terrorizzato?». «Perché i topi sono bestie terrificanti! E ai topi piace spaventare gli elefanti! I topi ti si arrampicano sempre su per le zampe e ti rosicchiano le orecchie!». «Ma tu perché continui a pensare che io sia un topo?». «Perché stai facendo solo cose da topo. Ti muovi velocemente, fai dei rumori, ti nascondi…». «E vorresti vedermi?». 9


Elefante non rispose, ma si arrampicò un po’ più in alto. Piano piano tra le piante spuntarono due orecchie. «Ecco, lo vedi? Sei un topo! Hai due orecchie pelose come i topastri!». «Ne sei proprio sicuro? Aspetta che mi faccio vedere un’altro po’...». Dall’erba alta fece capolino una zampetta. «Ecco, avevo ragione! Quella è una zampa da topo! Ed è anche piuttosto grassoccia! Allora devi essere un topastro bello grande…». 10


I rami dell’albero scricchiolarono sotto il peso di elefante. «Vuoi vedermi tutto intero?». I rami si spaccarono. Elefante scivolò sul tronco. «Allora, vuoi vedermi oppure no?». «E sia! Esci fuori, una volta per tutte!».

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In un batter d’occhio, sotto l’albero comparve un animaletto che Elefante non aveva mai visto prima di allora. Era piccolo, peloso e con una piccola coda a palla. «Per essere un topo, devo ammettere che sei parecchio strano!». Elefante era stanco. Ormai riusciva a rimanere aggrappato al tronco con le ultime forze. «Ma non ti rendi conto che io... potrei non essere un topo?». «E che cosa sei allora?».

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«Guarda come sono lunghe le mie orecchie! Guarda la mia coda, guarda le mie zampe…». «…». «Io sono un coniglio!». «E i conigli sono parenti dei topi?». «Nossignore! Non siamo nemmeno lontani cugini!». «Ma allora, se non sei un topastro, io non ho paura di te!». Elefante tirò un sospiro di sollievo e si lasciò scivolare fino a terra.

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«E adesso dove sei finito, Coniglio?». La voce di Coniglio arrivò attutita. «Sono qui… Proprio sotto di te…». Elefante si alzò pian piano. «Scusa Coniglio, ma il fatto è che per noi elefanti non c’è niente di più spaventoso di un minuscolo topo». Coniglio si alzò dolorante e si spolverò le orecchie. «Non preoccuparti. Adesso siamo pari. Per i conigli, infatti, non c’è niente di più spaventoso che vedersi cadere addosso un elefante!». 14


Si era fatto mezzogiorno. Ancora una volta era ora di mangiare. Così, mentre tutti e due se ne tornavano in quella parte bassa della foresta dove crescono le foglie e le radici più gustose, Elefante domandò: «Allora… Ma che razza di bestie sono i conigli?».

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