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il Colle Rosso

Periodico | N. 16 | Marzo 2012 | A cura del circolo SEL di Priverno | selpriverno.netsons.org

L’editoriale IL TEMPO DELL’ALTERNATIVA DI PAOLO BOVIERI

Lo scorso 11 marzo c’è stata la festa di apertura del tesseramento 2012 di Sinistra Ecologia e Libertà - Priverno. È stato per noi un momento di importante confronto e di dibattito per capire i pregi ed i difetti della azione politica del nostro circolo e soprattutto per delineare una prospettiva per il nostro paese. In questa situazione abbiamo il dovere di allargare il giro, di allargare la platea delle persone interessate a costruire una idea di progettualità per il paese. Emerge chiaramente la voglia di cambiamento, emerge chiaramente una esigenza di cambiamento. La destra di Macci ha, in 10 anni, destrutturato questo paese, lo ha privato delle sue migliori forze ed esperienze , dal punto di vista culturale e sociale, e ha sopratutto minato quel concetto di solidarietà che è la necessaria chiave di volta per la costruzione di una prospettiva politica all’interno di un piccolo paese come Priverno. E’ quindi nostro compito rovesciare la prospettiva della destra, dando un disegno realmente organico al paese. Un disegno che faccia dell’innovazione politica il tratto essenziale, la caratteristiche centrale per assicurare lo sviluppo del paese. Parliamo del risparmio energetico, delle politiche di riciclo e riutilizzo dei materiali, di semplificazione burocratica e digitalizzazione nelle pratiche amministrative, di open source, di rinnovamento culturale, di mobilità e urbanistica sostenibili, di edilizia di manutenzione, di riqualificazione abitativa: tutti pezzi necessari per la costruzione dell’alternativa politica alla destra di Macci. La costruzione del programma dovrà avvenire con la partecipazione diretta dei cittadini: la politica ha il compito di ascoltare, di capire, di interrogarsi sui propri limiti e soprattutto di essere curiosa di apprendere le istanze provenienti dalla popolazione locale. Cittadinanza attiva, associazioni, sindacati e giovani dovranno essere gli attori sociali dell’alternativa. Abbiamo avuto un incontro con molti giovani del paese per intraprendere un percorso comune sui temi prospettati, poi cercheremo di rivolgerci agli altri. Abbiamo bisogno di tutti per dare un futuro a Priverno e quindi a tutti ci rivolgiamo per recepire il nostro messaggio. Affinchè il paese non torni nelle mani di persone poco raccomandabili è necessario che i cittadini si uniscano, perchè non ci si salva da soli ma solo tutti assieme.

UNA STRAGE NEL SILENZIO

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SPECIALE LAVORO p.5

FINCHÉ LA BARCA VA, LASCIALA... AFFONDARE

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di Federico D’Arcangeli

l Sindaco-Schettino praticamente sta abbandonando la nave alla deriva. La nave imbarca acqua e incomincia pericolosamente ad inclinarsi, ma il Capitano festeggia tutto preso dalla sua dimensione cultural-mondano-religiosa con proiezioni europee . Le opere bloccate, il Sistema Museale distrutto, la Sanità a pezzi (come pure gli altri servizi che tra poco non si saprà come gestire) , il senso di degrado e di perdita di identità che questa Comunità comincia a percepire; i ritardi, i disservizi e le inadempienze che la “rottamazione” dei 42 LSU sta provocando nella macchina comunale (non si riesce nemmeno ad emettere i ruoli per i tributi che il Comune dovrebbe incassare: nei prossimi mesi i cittadini saranno sommersi da un diluvio di cartelle) ; il blocco dei pagamenti dei fornitori e delle ditte che per il Comune hanno eseguito lavori, con le conseguenti ingiunzioni di pagamento quasi mai eseguite e che hanno perciò generato un contenzioso gigantesco di cui probabilmente nemmeno gli amministratori hanno contezza. Tutto questo non preoccupa minimamente il Sindaco-Schettino, semplicemente perchè tra qualche mese il suo ingaggio sarà scaduto e al timone di questa nave (se sarà ancora a galla) si dovrà mettere qualcun altro. Lo scorso giovedì 15 Marzo, il “nostro” Angelo Delogu ha ricevuto, dalle mani del Ministro Elsa Fornero, il premio “Marco Biagi” per la miglior Tesi di Laurea in Diritto del Lavoro. Questo riconoscimento premia l’impegno e la dedizione con cui Angelo ha da sempre trattato questi temi. A lui vanno i complimenti di tutta la redazione di Colle Rosso e di tutti gli iscritti e simpatizzanti della sezione di SEL Priverno, con l’augurio di una splendente carriera.


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Neuropsichiatria infatile, pericolo scampato. Per ora. di Federico D’Arcangeli

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primi di Aprile probabilmente diverrà efficace l’affidamento alla stessa Cooperativa che fino allo scorso Dicembre forniva il personale necessario alla gestione del Day Hospital e tutti tireremo un piccolo sospiro di sollievo; ma molto piccolo, perché comunque si parla solo di portare a termine il progetto, pochi mesi e poi non si sa. E sarebbe davvero inaccettabile mettere a repentaglio la funzionalità di un Centro che nel corso degli anni è riuscito a diventare una vera eccellenza per tutta l’ Azienda, che offre prestazioni altamente qualificate a centinaia e centinaia di bambini e adolescen-

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ti, e che ha proprio nel Day Hospital uno degli elementi qualificanti. Non possiamo accettare che alle criticità che già siamo costretti a registrare (Consultorio soprattutto, ma anche Dialisi), alle difficoltà quotidiane di tutti i Servizi Diagnostici e alle incertezze generali sulle risorse umane da destinare alla nuova struttura di Madonna delle grazie ( quando sarà terminata !!?? ) si aggiungano anche i pericoli di un progressivo e sostanziale smantellamento della Neuropsichiatria Infantile. Per questo ci vogliono garanzie certe per il personale e per la continuità del servizio.

Se non ora quando? di Simone D’Errico desso! Lo scorso 14 Marzo anche Priverno ha visto la nascita del suo comitato territoriale S.N.O.Q. acronimo di Se Non Ora Quando. Quel giorno molte donne hanno aperto un serio dialogo sugli intenti cui si vuole dar seguito nella nostra comunità. SNOQ è un gruppo di donne diverse per età, professione, provenienza, appartenenza politica e religiosa che raccoglie associazioni e gruppi femminili, donne del mondo della politica, dei sindacati, dello spettacolo e di tutte le professioni. Costituitosi lo scorso 13 Febbraio 2011, SNOQ ha saputo dare libero sfogo a quel fermento che da molto tempo si avvertiva nel mondo femminile. Un fermento di rabbia per la consapevolezza del fatto che l’Italia non sia ancora un paese per donne. Di indignazione che si prova nel vedere ancora oggi, il corpo delle donne reso mercimonio dall’industria del basta apparire.

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svolto per l’immigrazione dal ’amministrazione coSe il Comune fraintende nostro Comune. Ma torniamo munale, infatti, ha a ripetere che la nostra propogià aderito con dele nostre proposte... sta simbolica sulla cittadinanlibera n° 239 dello scorso 21 di Federica Cristofari za, non entra in conflitto in dicembre 2011 alla Campagna nessun modo con quanto già informativa “18 anni in Comune” promossa dall’ANCI, unitamente alle associazio- attuato dall’amministrazione. Il Sindaco può senz’alni Save the Children e Rete G2- Seconde Generazioni, tro continuare ad inviare tutte le lettere che vuole ai che da la possibilità ai cittadini stranieri nati e vissuti cittadini stranieri appena maggiorenni, informandoli in Italia, di chiedere la cittadinanza italiana”. Queste sulle procedure e i requisiti necessari per ottenere la parole sono state direttamente riprese dal comunica- cittadinanza italiana, ma non sarà di certo questo a to stampa del 23 Febbraio 2012, rilasciato dal Comune dare un segnale di cambiamento a favore dell’intedi Priverno, in risposta alla proposta sulla cittadinan- grazione. Forse, a questo punto e di fronte a quanto za avanzata dal nostro Circolo. Un bel comunicato detto, non è di certo il nostro consigliere Federico che mette in risalto l’attivismo comunale in favore D’Arcangeli a non essere a conoscenza di una delibedell’integrazione dei cittadini stranieri. Peccato che ra già esistente, ma è l’amministrazione a fare conla nostra proposta, rifacendosi a quella della Provin- fusione tra la Campagna “18 anni in Comune” e la cia di Pescara e a sostegno della Campagna naziona- richiesta di cittadinanza onoraria, che, in onor delle “L’Italia sono anch’io” (che ha oltretutto raccolto la chiarezza, torniamo a riproporre: riconoscimento complessivamente per entrambe le proposte più di simbolico della cittadinanza italiana, seguito da ceriduecentomila firme, a fronte delle cinquantamila ne- monia con consegna della nostra Costituzione, di un cessarie), chiedeva simbolicamente il riconoscimento attestato e della maglietta della nazionale di calcio. della cittadinanza onoraria ai bambini nati in Italia on ci resta che “sperare” che l’amministrazione ricoda genitori stranieri, secondo il principio dello “Ius nosca di non aver realmente compreso il valore delSoli”, non sindacando assolutamente, secondo quan- la nostra proposta, o di averlo comunque frainteso. to viene affermato nel Comunicato in questione, E che non ignorino il significato simbolico ma forte sull’attivismo del Comune in materia di integrazio- della richiesta, che lo stesso presidente della Repubne. Il plauso tanto richiesto dall’Ufficio Staff del Sin- blica ha condiviso riferendosi all’iniziativa promossa daco, lo facciamo, senza alcuna reticenza, al lavoro dal pesarese, alla quale noi ci rifacciamo.

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Il rilancio della città passa anche dal rinnovamento dell’offerta culturale

Biblioteca, necessità di un radicale rinnovo

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a riqualificazione del tessuto culturale del nostro paese è un elemento necessario ed imprescindibile per costruire una alternativa politica alla destra che Umberto Macci ha incarnato per ben 10 anni a Priverno. In questo arco temporale il nostro paese ha vissuto una situazione di sostanziale deserto culturale, il quale solo poche volte è stato disatteso dall’opere e dall’ingegno delle associazioni locali, soprattutto dal punto di vista teatrale. Occorre tuttavia un cambio di passo, occorre un disegno organico che metta la cultura e il sapere al primo posto in un’ opera di rigenerazione della quale Priverno ha evidentemente bisogno. Il rinnovamento culturale può e deve essere avviato anche attraverso la rigenerazione del sistema bibliotecario comunale. Mi è capitato più di qualche volta di studiare all’interno della biblioteca del nostro territorio e , come molti altri , ho notato più di qualche carenza all’interno della struttura. Occorrono dei cambiamenti. Come prima cosa occorrerebbe potenziare l’offerta dei volumi

di Paolo Bovieri a disposizione dei cittadini: questo può essere fatto attraverso un adeguato scambio interbibliotecario. Bisogna estendere la connessione wifi per permettere l’accesso alla rete. E poi bisogna estendere l’orario di apertura: non essendo possibile il prolungamento dell’orario di lavoro del personale addetto si potrebbe pensare a dei progetti di Servizio Civile che vedano coinvolti dei giovani privernati nel ruolo di “assistenti bibliotecari”, permettendo così di prolungare l’orario di apertura. Le biblioteche pubbliche sono radicalmente cambiate nel tempo, tuttavia, una caratteristica fondante non è mai mutata: le biblioteche sono, oggi come ieri, autentici magazzini del sapere e della cultura, luoghi in cui il sapere e la cultura diventano fruibili. La biblioteca deve quindi essere capace di rigenerarsi, di essere non solo al passo coi tempi, ma persino di anticipare costumi e tendenze: quindi non c’è alcun problema nell’associare le biblioteche alle nuove tecnologie, così come non c’è alcun impedimento nel pensare ad un grande polo attrattore

delle istanze culturali e sociali: un luogo al’interno del quale poter conversare e al contempo leggere, un luogo ricreativo e aggregativo. Ci sono esempi del genere dentro e fuori l’Italia e abbiamo quindi la responsabilità di tentare: ripensare la cultura e gli spazi entro i quali essa viene espressa è una necessità e noi abbiamo il dovere di farlo.

Orecchie da

Mercante

Ovvero, domande di pubblica utilità a cui il Sindaco preferisce non rispondere... a cura di

Federico D’Arcangeli

APPARTAMENTI DI VIA VOLPE

Quattordici appartamenti di edilizia popolare da anni in via di ristrutturazione. Insieme a quelli ultimati e consegnati di via Zaccaleoni (e allo stesso Palazzo Zaccaleoni) rappresentavano il grande contributo pubblico al processo di recupero e riqualificazione del Centro Storico. Un patrimonio abitativo prezioso, di buon pregio, da mettere sul mercato a prezzi calmierati. L’ennesimo contenzioso con la ditta costruttrice ha portato al blocco dei lavori. Come si pensa di procedere? Se il Comune non dispone dei fondi necessari per ultimare i lavori, è possibile un accordo con altri enti (magari l’ATER) in grado di farlo?

FOSSANOVA

A fronte della pratica per acquisire la proprietà dell’Abbazia, avevamo chiesto se l’Amministrazione (d’intesa con Provincia e Regione) avesse qualche idea su come eventualmente utilizzare e valorizzare non solo quell’edifico (dai costi di manutenzione prevedibilmente altissimi) ma l’insieme del Borgo (Albergo, Infermeria, ecc.) .Richiamando anche proposte di lavoro da noi stessi lanciate anni fa e dalla Regione accolte e finanziate (Laboratorio di Restauro innanzitutto). Il Sindaco ha fatto finta di rispondere, in realtà raccontando in cosa consista quel Federalismo Demaniale che permette ai Comuni di acquisire beni come Fossanova, ma senza saper dire una sola parola su cosa fare di quei beni. Si naviga a vista…

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Il Femicidio è violenza contro le donne curato dalla “Casa delle donne per non subire violenza” ONLUS -Bologna

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ome la cronaca puntualmente ci riporta, in Italia ogni 2-3 giorni una donna viene uccisa per il fatto di essere donna, dalla mano di un uomo che è od è stato con lei in una relazione di intimità. La Casa delle donne per non subire violenza di Bologna effettua annualmente dal 2005 un’indagine sulla stampa per rilevare i casi di femicidio e per denunciare all’opinione pubblica e alle istituzioni la rilevanza e la recrudescenza di questo fenomeno. In un contesto come quello italiano infatti, in cui la frequenza degli omicidi che non hanno a che fare col genere è, a partire dagli anni ’90, in netta diminuzione, le uccisioni di donne sono in opposta tendenza crescendo di anno in anno: dal 2005 sono state infatti oltre 800 le donne uccise, secondo i dati emersi dalle indagini della Casa delle donne, che, basandosi esclusivamente su quanto riportato dalla stampa, devono ritenersi sottostimati. Per evidenziare come queste morti non siano ascrivibili a fenomeni di criminalità comune o organizzata, bensì riguardino la “normalità” della vita di relazione tra uomini e donne, e come pertanto debbano essere indagati sotto tutt’altra lente, le ricercatrici della Casa delle donne hanno utilizzato un termine non neutro, quello di “femicidio” appunto, coniato già svariati anni or sono in ambito anglosassone da studiose come D.Russell e J.Campbell. Esso evidenzia la matrice sessuata di questi delitti e rinvia ad un altro neologismo, quello di “femminicidio”, adottato dalle femministe sudamericane per denunciare tutte le forme di violenza che le donne subiscono: fisica, psicologica, economica e simbolica, inclusa quella istituzionale, in tutti gli ambiti della loro vita, e che può

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sfociare nella loro eliminazione fisica. È infatti imprescindibile quando ci si occupa di femicidio evidenziare come questi delitti non nascano dal nulla, non siano frutto di una follia omicida, o peggio ancora di una troppo accesa passione dell’autore, così come molto spes-

so viene riferito dai media, che riproducono pericolosi stereotipi e mistificazioni, spesso con l’esito di attenuare la responsabilità dell’autore, bensì nascano all’interno della relazione uomo-donna, una relazione ancora troppo spesso segnata da squilibrio di potere, sia nella famiglia che nella società, e da violenza. Una violenza che si acuisce di fronte alle istanze di autonomia e di indipendenza conseguenti ai diversi ruoli, percezione e consapevolezza di sé che le donne sempre più hanno conquistato nel corso degli ultimi 30-40 anni. Di fronte ai cambiamenti e ancor più di fronte alle difficoltà, non solo economiche, ma di ridefinizione di identità e valori che l’attuale crisi porta con sé, sembra che

la risposta maschile voglia essere ancora e sempre quella di rimettere le donne “al loro posto”, del resto come ci insegna Pierre Bourdieu il dominio maschile oltre ad essere la più antica, è anche la più persistente forma di oppressione esistente. Se si va ad esaminare chi sono gli autori dei femicidi troviamo infatti che essi sono per lo più persone comuni, di ogni ceto sociale, uomini in età matura e in larghissima maggioranza – quasi l’80% - italiani, che ammazzano donne che ritengono “appartenere” loro, molto spesso come estrema rivendicazione di questo possesso. Le ammazzano nelle loro case, nei luoghi dunque comunemente ritenuti come i più sicuri, e nella relazione familiare o di coppia appunto, quindi in quel contesto familiare anch’esso considerato protettivo, ma che per le donne non può essere certo definito tale. Spesso i femicidi avvengono dopo anni di violenze: secondo i dati ricavati da una ricerca svolta a livello europeo (Daphne 2007/2013), tra il 70 e l’80% dei femicidi sono preceduti da altre forme di violenza di genere. Per contrastare la violenza e la sua forma estrema rappresentata dal femicidio è quindi necessario che le istituzioni, la politica e l’intera società civile si misurino col riconoscimento della violenza come problema non delle donne ma sociale, pratichino il contrasto alla cultura della violenza e della sua accettazione, che, come rilevato anche nella recente missione in Italia della Special Rapporteur Onu per vagliare lo stato di applicazione della Convenzione contro le discriminazioni sulle donne nel nostro paese, continua ad essere prevalente e pervasiva, insieme ad attitudini socio-culturali che la condonano.


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SPECIALE SCIOPERO GENERALE FIOM 9/03

El Pueblo Unido jamas serà vencido Democrazia al lavoro di Carlo Miccinilli

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mi viene da pensare che la lotta col padrone è una lotta tra l’amore e l’egoismo, è una lotta con il ricco, che non ama che i suoi soldi, ed il popolo che vuole l’altruismo...” È strano come queste parole di Pierangelo Bertoli possano risultare attuali ancora oggi a più di trent’anni di distanza. È anche molto curioso che,

nonostante siamo passati dall’epoca del carosello a quella dell’I-phone, alla fine le problematiche di fondo nel mondo del lavoro siano ancora oggi più o meno le stesse - o forse addirittura peggiori in prospettiva - di quelle degli anni ‘70. continua a pagina 7

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SPECIALE SCIOPERO GENERALE FIOM 09/03

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SPECIALE SCIOPERO GENERALE FIOM 09/03 Il 9 marzo è sceso in piazza, in una Roma pienamente primaverile, il popolo dei metalmeccanici, sostenuto da una grossa fetta del popolo di tutte le “sfumature del rosso”. Tutti uniti per proteggere i diritti sul posto di lavoro, ma soprattutto per lanciare forte un’apertura verso una concezione diversa del futuro ribadendo che non esiste La verità unica ed obbligata che ci vogliono propinare i liberisti ogni volta che si parla di sviluppo. Sul palco in piazza San Giovanni si sono alternati molti volti di realtà diverse: dal lavoro alla scuola, passando per i movimenti come quello dei NO-TAV. È stata una piazza che non ha chiesto conservazione ma innovazione sostenibile nella produzione, che non vuole imporsi autoritariamente ma che chiede allo stesso tempo con forza nuo-

ve regole per una rappresentanza sindacale il più “democratica” possibile all’interno delle aziende. Eravamo in tanti. L’aria che si respirava era pregna di sentimenti tra loro anche molto contrastanti, come lo possono essere: la speranza del ragazzo studente, la fiducia dell’operaio in cassa integrazione del gruppo Marcegaglia o la rabbia dell’uomo licenziato da Fincantieri. In queste situazioni così eterogenee è difficile tenere il polso della situazione soprattutto se si è in attesa di importanti sviluppi come possono il tavolo di trattativa governo - sindacati sul mercato del lavoro o la vicenda Marchionne. Probabilmente i tempi che verranno saranno duri, ma una cosa è certa: la FIOM è intenzionata a dare battaglia e SEL non può che sostenerla.

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SPECIALE SCIOPERO GENERALE FIOM 09/03

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Da Almalaurea e ISTAT arrivano dati preoccupanti per i giovani

Lavoro, questo sconosciuto di Antonio Bilancia

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Italia: terra di santi, poeti, navigatori…..e disoccupati. E’ questo il nuovo appellativo che rispecchia in toto l’attuale condizione economica e sociale degli italiani. Una condizione precaria che trova il suo fondamento nei numeri e nelle percentuali derivanti da una recente indagine di AlmaLaurea, che ha coinvolto i profili di 400mila neolaureati e ne ha attestato le numerose difficoltà nell’entrare nel campo lavorativo. Ad oggi il 19,6% dei laureati, ad un anno dal conseguimento del titolo accademico, non hanno ancora un lavoro. Nel 2008 erano a “malapena” il 10,8%. Ma non è tutto. Perché il cosiddetto spread tra Germania e Italia non riguarda solo l’ambito economico: anche in campo lavorativo esiste un divario enorme tra i due paesi europei, con un tasso di disoccupazione del popolo teutonico under-25 pari al 7,9%, a dispetto di un 30% che riguarda il popolo italico. Forse non è un caso se molti dei nostri migliori laureati decidono di emigrare all’estero alla ricerca di quell’isola che non c’è chiamata “posto fisso”. Sta di fatto che le imprese nostrane hanno recepito alla lettera il monito del presidente Monti e le sue considerazioni sulla monotonia del posto fisso, attuando sul mercato del lavoro domande d’assunzione di laureati pari al 12,5% delle assunzioni totali. Negli USA la richiesta di laureati da parte delle imprese statunitensi è pari al 30%; probabilmente lì non considerano monotono il posto fisso. Sono dati quanto meno allarmanti, frutto di un ciclo capitalistico che alterna fasi di boom economici a regressioni depressive, scherzando con il destino di milioni di giovani che, anche se meritevoli, non riescono a ricevere quel premio lavorativo tanto agognato a causa delle pretese di quei grandi speculatori che decidono quando un paese debba andare bene e quando debba cadere in una depressione finanziaria. A tutto ciò aggiungiamoci la totale assenza di meritocrazia che accompagna le già poche assunzioni in qualunque ambito lavorativo, dove chi conosce supera chi merita. Si è arrivati in una situazione in cui il lodevole, finisce nel precariato. Evidentemente c’è qualche falla nel sistema, ma chi ci rappresenta non la pensa cosi: secondo i nostri ministri la colpa è proprio di quei ragazzi neolaureati che pretendono tutti i possibili vantaggi nella ricerca di un lavoro. D’altronde il nostro ministro dell’interno, Anna Maria Cancellieri, ha recentemente affermato che “noi italiani siamo fermi al posto fisso nella stessa città di mamma e papà”. Un’affermazione emblematica che simboleggia di nuovo come, chi ci rappresenti, abbia una percezione molto distaccata dall’effettiva realtà.

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Tangentopoli, Craxi, nani, ballerine di Sandro Trani

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volte l’impressione che il tempo passi inesorabilmente l’hai di fronte a certe ricorrenze: sono passati già 20 anni dall’inizio di quella che fu definita “mani pulite”. Pertanto un giovane, oggi, di 20 anni era appena nato e forse non sa nulla di quegli accadimenti; dello sgomento e delle speranze che provarono gli Italiani dell’epoca. Non è male spendere in proposito poche parole: l’Italia è il paese degli smemorati. Tutto nacque dal fatto che Chiesa, giovane rampollo socialista, rubava ai poveri vecchi del Pio Albergo Trivulzio. Un mariuolo disse Craxi cercando di sminuire ed arginare il problema. Ma l’inchiesta andò avanti e i governanti del tempo il CAF (Craxi, Andreotti, Forlani) si dimostrarono corrotti e corruttori: intascavano tangenti, bustarelle su qualsiasi cosa si muovesse nella vita della nazione; dai neonati ai loculi dei morti. I segretari politici della DC e i suoi satelliti (Liberali, Socialdemocratici, repubblicani ecc..) fecero gli gnorri: non sapevano nulla e tutto ricadde sugli amministratori del loro partito (Citarristi DC, fu chiamato in giudizio per più di 300 reati). Forlani, interrogato da Di Pietro in tribunale, faceva la schiuma dalla bocca. Craxi invece, da quell’uomo arrogante e supponente che era, ammise tutto dicendo, alla Mozart, così fan tutti. Ma non gli andò bene! Ancora non c’erano le leggi ad personam di Silvio con la prescrizione incorporata, vero ammazza processi. Vennero allora alla luce i 50 miliardi nascosti nei conti Northern Holding e Constellation Financière e sulle rivelazioni dei prestanomi Raggio e Tradati si seppe dell’uso personale che Craxi faceva delle mazzette: un aereo privato, appartamenti a Barcellona, New York, La Thuile, Campidoglio, una villa a St Tropez per il piccolo Bobo, un’altra per il fratello Antonio un hotel e addirittura una tv privata per l’amica del cuore Anja Pieroni: splendida donna dagli occhi sublimi e dalla carrozzeria invitante. Alla fine dei processi, viste le prove inconfutabili, fu condannato in tutti e tre i giudizi a 10

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anni di galera per corruzione e finanziamento illecito, tangenti: ENI-SAI e metro di Milano. Ma avete mai visto un ricco e potente in prigione? Al massimo ma proprio al massimo lo puoi trovare in infermeria. Bettino scappò; fuggì. Non si fece neanche un’ora di galera. In un sistema così corrotto qualche schizzo di fango colpì anche la sinistra allora rappresentata dal PCI (la metro, Greganti). Poca cosa se si paragona a quello che accadeva in casa DC e PSI. Vale il detto popolare “chi amministra, amminestra”. Sguinzagliarono allora contro il PCI il giudice Nordio che dopo 2 anni di intense indagini si arrese perché non c’erano né mazzette né bustarelle. Si sa che il ladro, quando scappa, porta con se il bottino. E si è parlato allora del tesoro di Craxi finito in una sorta di scatole cinesi con ordini di spostamento da una banca all’altra nel mondo difficile da individuare e districare. Ma non c’era un solo tesoro di Bettino Craxi, ce ne erano 2. Il più grande e misterioso ruotava intorno al conto Idaho, alle Bahamas. Agostino Ruju non ebbe difficoltà ad ammettere tutto ciò. Gianfranco Troielli, grandissimo amico di Bettino, aveva costruito una rete di conti esteri per far sparire flussi di denaro, con conti in Svizzera, Hong Kong, Singapore. Il blitz a Singapore naufragò, accorse un avvocato del posto e la scia del denaro si perse infine alle Bahamas. Si parlò di 50 milioni di euro scomparsi tra i due oceani. Il secondo tesoro craxiano era invece maneggiato da amici di infanzia di Bettino, come Giorgio Tradati che ammise non solo di aver finanziato la tv romana di Anja, ma di aver avuto l’ordine da parte di Craxi, quando Mani Pulite incalzava, di passare le consegne a Maurizio Raggio, il quale tra latitanza e carceri in Messico sperperò quasi 2,5 milioni di euro e si comprò pure, con i soldi prelevati dal conto di Craxi in Svizzera, un piccolo aereo: il tutto mentre il fuggiasco non poteva muoversi dalla Tunisia per paura di essere arrestato. Alla fine della storia che cosa successe? Craxi e la sua famelica corte distrussero il più antico e glorioso partito italiano a 100 anni dalla nascita. Scomparve anche la DC dopo 50 anni di potere; ma si riciclò subito in Forza Italia. Hammamet, in Tunisia, divenne il pellegrinaggio obbligato di tutti quelli che erano stati favoriti da Bettino; neanche fosse la Mecca. Ma c’è anche di peggio. In quel periodo il CAF governava sperperando: deficit dello stato si accumulava ad altri deficit. Non è un dettaglio se il debito pubblico, nei quattro anni del governo Craxi, passò da 400 mila a un milione di miliardi portando il rapporto debito-pil dal 70 al 92%. E tu caro lettore, che stai leggendo queste righe, lo stai pagando! E pagheranno i tuoi figli e i nipoti chissà fino a quando. Ecco i risultati della politica quando è incompetente ed incosciente.


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La compagnia teatrale di Priverno torna in scena al teatro replicando “Filumena Marturano”

A Teatro con “Diritto e Rovescio”

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Associazione Culturale Teatrale “Diritto & Rovescio” al suo sesto anno di attività continua a proporsi con l’intento di promuovere la cultura teatrale nel contesto locale privernate e nei paesi limitrofi. Molti gli eventi di piazza, le opere teatrali, le serate di solidarietà che l’hanno vista protagonista nel suo percorso. Grazie all’amore per il teatro e la recitazione della regista-attrice

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di Enrica Onorati Marina Martini alla sua passione spesa per coinvolgere gli appassionati che come lei sono attori amatoriali mossi da tanta volontà e voglia di sperimentarsi. In questi 6 anni, infatti, l’associazione ha proposto diversi spettacoli teatrali, da piéces famose a sketch scritti dagli attori, in dialetto privernate e in lingua. Per la stagione teatrale di Priverno, gli appassionati di Eduardo potranno rivivere le emozioni della sua famosa opera edoardiana,“Filumena Maturano”. Lo spettacolo che la compagnia riproporrà il prossimo 29 marzo al Teatro Comunale di Priverno, ha riscosso già lo scorso anno notevole apprezzamento da parte del pubblico. Ciò è dovuto sia all’opera d’autore scelta che alla messa in scena da parte del gruppo. La commedia presenta la drammatica storia di un’ex prostituta, Filumena Maturano. La donna, concubina del ricco dolciere Domenico Soriano da venticinque anni, riesce con l’inganno, fingendosi morente, a farsi sposare dal suo amante, confessandogli successivamente di avere tre figli. Nell’evolversi della trama, coinvolgente, altamente emotiva e a tratti straziante, non manca-

no spunti di comicità e simpatico umorismo dai tratti tipicamente napoletani, che alleggeriscono la visione e stimolano il riso degli spettatori. Per la compagnia si è trattato di un progetto molto ambizioso che ha richiesto un impegno notevole. Di seguito il cast: Filumena Maturano, Marina Martini; Domenico Soriano, Maurizio Lattanzi; Alfredo Amoroso, fedele servitore di Don Domenico, Gianni Pucci; Rosalia Solimene, anziana governante di Filumena, Letizia Giorgi; Diana, l’amante di Don Domenico, Silvia Iacoacci; la cameriera, Enrica Onorati; Riccardo, il camiciaio, Danilo Paniccia; Umberto, il ragioniere, Roberto D’Atino; Michele, l’operaio, Fernando Cardinali; l’Avvocato Nocella, Pietro Giusti. L’Associazione Diritto e & Rovescio è lieta di anticipare che per la stagione 2012 è in lavorazione l’opera teatrale de “Il Berretto a Sonagli”, di Luigi Pirandello. Un altro progetto diretto da Marina Martini e che farà rivivere allo spettatole la cultura siciliana di inizio ‘900 tra tradimenti, ipocrisie, pazzia ed omertà con una chiave tutta pirandelliana. Il Debutto previsto per il mese di Maggio.

zone contaminate: alcuacrime, fiori in riva ne delle zone più a ridosal mare. Pochi giorso della centrale nucleani fa il Giappone si è di Sheri Kamili re di Fukushima saranno fermato per un minuto di dichiarate inabitabili per silenzio, in un’atmosfera quasi surreale, per ricordare i devastanti effetti del decenni. Nel giorno di lutto nazionale le strade di terremoto e dello tsunami che lo colpirono l’ 11 mar- Tokyo e di molte città europee sono state invase da zo del 2011. Una tragedia immane che ha portato anti-nuclearisti che hanno chiesto ai rispettivi govia con sé migliaia di vittime (ed i dispersi sono anco- verni l’abbandono dell’energia atomica: alcune rira 3.000), migliaia di abitazioni e cambiato la vita a cerche svolte da Greenpeace attestano che quasi ad centinaia di migliaia di persone. Ad oggi, a distanza un anno dall’incidente, la radioattività rappresenta di un anno dall’accaduto, oltre 350.000 persone vivo- ancora una seria minaccia per la popolazione locale, no in rifugi temporanei, sono ancora molti i disoccu- con le autorità tutt’ora incapaci di tutelare la salute pati. è stato un anno molto difficile e pesante, ritardi dei cittadini. Una situazione di preoccupazione diffuburocratici rallentano le operazioni di ricostruzione sa in tutti gli strati sociali, come dimostra anche una ed impediscono a molti di tornare alla normalità, in recente dichiarazione dell’imperatore giapponese: alcuni casi i lavori di ricostruzione ancora non han- “Questo avvenimento ci sia da insegnamento per le no preso il via. Il primo ministro nipponico promette generazioni future per poter garantire un paese più che la situazione migliorerà al più presto e nei primi sicuro”. Intanto il Giappone, con dignità e forza, è giorni di aprile verrà resa nota la classificazione delle ripartito chiedendo solidarietà e coesione.

Giappone, un anno dopo

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Un’Italia migliore c’è

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Colle Rosso - Marzo 2012