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il Colle Rosso

Periodico | N. 15 | Febbraio 2012 | A cura del circolo SEL di Priverno | selpriverno.netsons.org

FOSSANOVA, QUALE FUTURO? p. 3

OGGI ATENE, DOMANI ROMA? p.5

ITALIANI COME NOI. p.6

L’editoriale ORA TOCCA A NOI DI PAOLO BOVIERI

VIVIAMO un passaggio d’epoca: la crisi finanziaria mette in pericolo la stabilità del Paese, il nostro modello sociale. Il nostro mondo non tornerà come prima. A fare fallimento è stato un modello che sembrava invincibile: il turbo-capitalismo finanziario, quello che si è progressivamente imposto a partire dai tempi di Reagan e Thatcher e ha conquistato il mondo, devastando a poco a poco lo stato sociale. Le maggiori diseguaglianze sociali sono tra le cause della crisi, non solo la conseguenza. Abbiamo quindi un disperato bisogno di politica. Della politica democratica. Perché la politica abbia senso, però, è necessario che abbia una forma. Che sia espressione di una comunità. Di un laboratorio vivo, percorso da interessi e sentimenti. Una politica che sia partecipazione di tutti al processo democratico; una politica che faccia della cooperazione tra tutte le fasce sociali il suo faro; una politica aperta a tutti, anche e soprattutto ai più giovani . E’ questo il nostro compito, anche qui a Priverno. Ci stiamo provando, per riuscirci però abbiamo di tutti voi. Il 2013 è vicino: costruiamo l’alternativa, facciamolo insieme per il bene della nostra città.

IL CIMITERO DEGLI ELEFANTI

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di Luigi Teodonio

e mura medievali, Palazzo Zaccaleoni, Palazzo S. Giorgio, gli scavi archeologici di Mezzagosto, le case popolari di Via Volpe, un sistema museale eternamente incompiuto. E da ultimo il parcheggio della stazione di Fossanova. Queste, in quasi 10 anni di amministrazione, sono le medaglie che il sindaco Macci e la sua Giunta possono appuntarsi sul petto. Una serie di opere, più o meno grandi, che avrebbero dovuto cambiare il volto di Priverno ed offrire nuovi sbocchi all’economia cittadina, troppo legata all’ormai asfittico settore dell’edilizia. Ed invece no. Secondo il sindaco Macci c’erano cose ben più importanti da realizzare; come, ad esempio, le celeberrime isole ecologiche mai entrate in funzione o le 3 o 4 rotonde che dovrebbero essere il cartellino da visita della città e che invece servono solo a creare ingorghi. La nostra città, dall’essere uno dei “portoni d’ingresso” per il turismo made in Lazio (vedi il progetto degli attrattori turistici ideato dall’ex assessore regionale Giulia Rodano) è diventata un immenso cimitero per elefanti. Una città ferma, bloccata, ancorata ai fantasmi del suo passato. È ora di cambiare marcia, è ora di tornare a lavorare per il futuro della città e dei suoi abitanti e non per interessi personali. È ora di tornare a fare politica. Seriamente.


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A disposizione dell’ente 250.000 € per la manutenzione delle strade

Sicurezza stradale, i fondi ci sono

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ia Consolare, Via della Grotta, Via Matteotti, il tratto iniziale di Via Torretta Rocchigiana, Via Spirito Santo, Via Madonna del Calle, Via Cesare Battisti, Viale del Giglio, Via della Cupa. E mi fermo qui, perché l’elenco potrebbe andare avanti ancora per molto. Ben inteso, non volevo elencare tutte le strade del nostro comune, semplicemente mi limitavo a segnalarne qualcuna che si contraddistingue per il pessimo stato in cui versa. Più che strade di una città moderna, infatti, sembrano tanti scorci rubati ad una foto del suolo lunare: una lunga distesa di profondi crateri sempre pronti ad “inghiottire” i nostri pneumatici. È inutile volersi nascondere dietro un dito: lo stato di salute del nostro sistema viario è a dir poco cagionevole e, nel migliore dei casi, l’ultima volta che una strada del nostro comune è stata “rinfrescata” con una “slinguazzata” di asfalto è stato parecchi anni fa. Spesso si dice che non ci sono soldi in cassa e quindi, per ora, di predisporre un piano serio per il rifacimento del manto stradale proprio non se ne parla. Nulla di più falso. I soldi a disposizione per il rifacimento delle strad ci sono, ed è scritto chiaramente nell’assestamento di bilancio approvato non più di un paio di mesi fa dal Consiglio Comunale.

di Luigi Teodonio Tra le poche voci in attivo del bilancio c’è quella relativa alle entrate dell’autovelox, con 1.000.000 (un milione) di euro messi a bilancio. L’articolo 208 del Codice della Strada stabilisce che la metà dei proventi spettanti agli Enti Locali deve essere dedicata ad attività di sicurezza stradale e metà di questa quota (quindi un quarto del totale), deve essere destinata “...ad altre finalita’ connesse al miglioramento della sicurezza stradale, relative alla manutenzione delle strade di proprieta’ dell’ente, all’installazione, all’ammodernamento, al potenziamento, alla messa a norma e alla manutenzione delle barriere e alla sistemazione del manto stradale delle medesime strade...” (Art. 208, comma 4, lettera c). A disposizione del comune, quindi, ci sono ben 250.000 euro per la manutenzione stradale. I paraventi del “non ci sono più soldi” sono quindi caduti. Quella che manca, probabilmente, è la volontà e, forse, la speranza di poter coprire un po’ di più il sostanzioso buco di bilancio (più largo, addirittura, delle molte buche presenti nelle strade privernati). Ma noi di SEL vigileremo affinché questi soldi vengano utilizzati come da disposizione di legge: per la manutenzione della sede stradale, così da garantire la sicurezza di tutti gli automobilisti.

Acqua del rubinetto, i perché di una scelta

Conveniente, pubblica e sicura di Simone D’Errico

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al 96% dei rubinetti italiani esce acqua potabile. Eppure siamo i maggiori consumarori di acqua imbottigliata. Ogni anno spendiamo 3,2 miliardi di euro per comprare acqua minerale, quella che si trova nei supermercati. Una spesa elevata, per un paese le cui città sono servite da acquedotti che dstribuiscono ovunque acqua potabile. Le società del servizio idrico integrato, garantiscono un prezzo per metro cubo (1000 litri d’acqua) inferiore a quello di una bottiglia da mezzo litro comprata in un distributore self service. L’acqua imbottigliata è “diversamente” potabile, ovvero risponde a una legislazione più soft rispetto a quella cui è sottoposta l’acqua dei nostri rubinetti (D.L. numero 31 del 2001). Quest’ultima subisce un doppio controllo: uno interno effettuato dal gestore del servizio, l’altro esterno dall’Asl affiancato da enti per la protezione ambientale. Qui vengono controllati parametri come l’eventuale presenza di batteri, di metalli

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Ultim’ora LSU, ultime dal fronte... Dunque, la Regione ha finalmente licenziato quella Delibera che tutti aspettavano come risolutiva ma che sembra non risolva nulla; almeno non il dramma dei LSU di Priverno. Per come è stata pensata e realizzata la delibera, infatti, il Comune avrà gioco facile nel dire che non ci sono garanzie sufficienti per procedere con una qualche stabilizzazione, e la stessa ASL, disposta ad assorbire un certo numero di lavoratori, continua ad essere bloccata dal Piano di Rientro con cui la Regione blocca qualsiasi assunzione. E i lavoratori, come al solito in mezzo ai due fronti in guerra...

pesanti etc.; il D.L. 31 fissa anche le frequenze dei controlli in base al volume distribuito ogni giorno. Insomma, l’acqua del supermercato costa di più ed è meno controllata. Inoltre le aziende imbottigliatrici (Ferrarelle, Nestlé etc.) in 7 regioni su 20 non pagano un canone di concessione per lo sfruttamento di sorgenti di falde; anche laddove esistono delle tariffe, queste non superano i 3€ al metro cubo di acqua estratta e considerando che in media una cassa d’acqua costa circa 4€, i guadagni sono enormi - nell’ordine delle centinaia di milioni di € annui. La crisi impone da una parte la riduzione del potere d’acquisto, dall’altra la necessità di una conversione ecologica a tutela dei beni comuni come l’acqua. Ecco le proposte di SEL Priverno: • Acqua di rubinetto nelle mense scolastiche e in tutte le abitazioni, usando filtri e brocche. Risultato: meno rifiuti e soldi risparmiati. • Pubblicare l’”etichetta dell’acqua di rubinetto” dove sono riportati tutti i parametri da confrontare con quelli dell’acqua imbottigliata. Così da rassicurare la gente. • Acqua del sindaco: ovvero impianti per l’erogazione dell’acqua pubblica di qualità, naturale e frizzante.


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Fossanova attrattore culturale: chi se ne ricorda? di Federico D’Arcangeli

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ossanova, Grande Attrattore di Bene, a distanza di qualche anno il ingenti che dovevano garantirne la Cultura e di Turismo. Sembra bilancio è assolutamente negativo. riqualificazione e il potenziamento passato un secolo ed invece Con diversi Accordi di Programma turistico. Ritardi della Giunta Macsono solo pochi anni che la Giunta Quadro la Regione aveva destinato ci, definanziamento da parte della Marrazzo (e l’Assessore Rodano più all’Attrattore di Fossanova risorse Giunta Polverini ( 30 milioni di euro destinati a tutti gli atdi ogni altro) assegnatrattori del Lazio dirotva al nostro gioiello gotati altrove ), mancantico-cistercense il ruolo A NOSTRA PROPOSTA za di idee originali e di “porta di ingresso” Un Laboratorio di di capacità di iniziativa per il comprensorio Restauro al servizio hanno di fatto bloccalepino e non solo. Un della Rete Museale to la situazione e nesforte richiamo storidell’intera Provincia sun passo avanti è stato co, religioso, culturale cui affiancare For- compiuto. Eppure proed architettonico per mazione e Ricerca poste e progetti erano la massa di turisti che su nuovi Materiali stati messi in campo e nella bella stagione afe nuove Tecnolo- una idea su cosa quel follano non solo il nogie; il tutto nei locali Borgo potesse divenstro litorale ma la stesdell’ex Foresteria (in tare c’era, a cominciare sa area romana e che realtà già completa- dal Laboratorio e dalla attraverso un monumente restaurata dal Scuola di Restauro alla mento universalmente conosciuto potevano Ministero e graziosamente concessa in uso ai religiosi) e con riqualificazione dell’Inscoprire le bellezze di un finanziamento di 850 mila euro deciso dalla Regione con fermeria fino all’utilizun intero territorio e uno dei primi APQ. Un progetto su cui coinvolgere la Provin- zo dell’Albergo. La rifavorirne in qualche cia (sulla scia di analoga esperienza a Viterbo) e l’Università. E sposta finora è stata la modo lo sviluppo; per- ancora un delicato intervento di “infrastrutturazione” sull’ex messa in vendita dei lochè forse con la cultu- Infermeria (reception, servizi e poco altro) in modo da ren- cali del Museo Mediera non si mangia (Tre- derla ancor più appetibile per meeting, congressi, mostre e vale e forse dei locali monti dixit) ma con il conferenze legate anche a questa nuova destinazione di Re- dell’ex Scuola, mentre turismo intere Regioni stauro e Formazione; e l’Albergo al servizio di queste attività, noi (vedi box) avevamo ben altri progetti per il d’Italia hanno costruito con i privati pronti a fare la loro parte. Borgo. sviluppo e benessere.

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Una Protezione Civile ...molto protettiva

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anno fatto di tutto in queste due settimane Massimiliano e i suoi ragazzi del Centro Operativo Circe; hanno sparso di notte la neve per le strade del paese, hanno tolto dalla strada alberi caduti, hanno liberato greggi rimaste isolate nella montagna di Prossedi, hanno spalato neve a Frosinone e “adottato” il comune di Patrica sommerso dalla neve e privo di aiuti cui hanno fornito ogni genere di assistenza ( persone anziane isolate, “recuperato” un disabile in grave difficoltà, distribuita acqua e viveri, impiantati gruppi elettrogeni, liberate le strade del Centro Storico ). Un’azione a tutto campo, al di là dei confini territoriali, ovunque serva aiuto. A dimostrazione del ruolo insostituibile del Volontariato. La sola amarezza, il sottoutilizzo di mezzi di cui ci sarebbe un gran bisogno in quei momenti e che sono nella disponibilità di altri Enti incapaci però di creare sinergia: un mezzo polifunzionale che d’estate serve come autopompa e d’inverno può diventare spalaneve e spargisale e che la Comunità Montana tiene stranamente in qualche garage. Si può fare qualcosa?

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Controriforme del lavoro

La Neolingua dell’economia surclassa l’Archelingua dei diritti di Angelo Delogu

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l confronto tra parti sociali e Governo in tema di riforma del lavoro non dà segnali di avanzamento e niente fa presagire una svolta positiva. Si capisce che si interverrà sulle forme contrattuali di ingresso, sugli ammortizzatori sociali, sul licenziamento, ma in che modo e termini non è agevole capirlo. Comunque appare chiaro che, se ci sarà uno scambio, a fronte di qualche irrisorio vantaggio per i neoassunti, verrà intaccato definitivamente il sistema di tutele che da molti anni è assediato dall’ideologia unica della libera impresa e del selvaggio mercato. In questa fase può essere utile riflettere su un punto. Col tempo è stato truccato il linguaggio. Leggendo 1984 di Orwell la cosa più impressionante del regime era il continuo intervenire sul dizionario eliminando le parole scomode, in modo che ogni pensiero “eretico” non avesse più strumenti per formarsi ed esprimersi. Quando si discute di lavoro mi pare che la Neolingua dell’economia abbia soppiantato l’Archelingua dei di-

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ritti. Si dice “Mercato del lavoro”, come se il lavoro fosse un qualsiasi prodotto, un anonimo bene che si vende al miglior offerente sul banco delle carni. Eppure una delle prime conquiste della nostra civiltà fu il non considerare più il lavoro una merce, dal momento che è inseparabile dalla persona che lo esegue. Perciò si disse: “il lavoro è una merce che pensa”. Poi c’è la flessibilità che si sdoppia: in entrata e in uscita. Per flessibilità in entrata si intende la selvaggia libertà contrattuale che conduce a schiavizzare e togliere ogni speranza di futuro ai neoassunti. Flessibilità in uscita è il lemma della Neolingua che sostituisce una brutta parola: licenziamento. “Occorre più flessibilità in uscita”, si traduce in “ci vogliono più licenziamenti”, oppure “bisogna dare all’impresa quest’arma di ricatto”. Come dimenticare il “dualismo del mercato del lavoro”, cioè il mare di precarietà che hanno creato con la legge Biagi? Inoltre ci sono i “lavoratori ipertutelati”, che sarebbero quei privilegiati che lavorano alla catena di montaggio, nei cantieri, negli alti forni. Le parole diritti, tutela, dignità, invece, scompaiono dal dizionario della Neolingua, si riassumono in un unico vocabolo: “rigidità”. Chi ama questa parola ingessata? In Archelingua noi avremmo detto: “Smantellare i diritti dei lavoratori conquistati in centinaia di anni di lotta”. In Neolingua la traduzione suona più fluida ed elegante: “Eliminare le rigidità del mercato del lavoro, per renderlo flessibile e al passo coi tempi”.

Il 9 Marzo si torna in piazza con la Fiom

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i torna in piazza, si torna in strada, si torna tra la gente per far sentire forte la propria voce di dissenso e di contrarietà ad una riforma del mondo del lavoro che, come al solito, andrà a colpire le fasce di lavoratori più deboli. E sarà ancora la FIOM del Segretario Generale Maurizio Landini ad ergersi come ultimo baluardo a difesa dei diritti dei lavoratori con uno sciopero generale dei metalmeccanici di 8 ore ed una manifestazione in quel di Roma. In particolare, come sottolineato dallo stesso Landini, si vuole respingere “l’assalto alla diligenza” nei confronti dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori partito in queste ultime settimane. “L’art.18 non può essere oggetto né di trattativa, né di negoziato - ha detto Landini nel corso della conferenza stampa per l’annuncio dello sciopero generale e della manifestazione -.Oltre a confermare le ragioni precedenti, nell’ultima settimana l’accelerazione di alcuni processi portano alla necessità di mettere in atto uno sciopero generale”. Al centro delle motivazioni che hanno portato la FIOM ad indire lo sciopero non c’è solo l’articolo 18. Nel documento approvato all’unanimità comitato centrale del sindacato dei metalmeccanici, infatti, si richiede la riunificazione dei diritti nel lavoro, la difesa dell’occupazione e la costruzione di nuovi posti di lavoro; un piano straordinario di investimenti pubblici e privati per il rilancio del sistema industriale italiano e la riconquista del Ccnl e la qualificazione della contrattazione collettiva.


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Il parlamento greco approva il piano di austerity e prova ad evitare il collasso. Ora tocca all’Italia?

Se Atene piange, Roma non ride

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di Carlo Miccinilli

lla fine è accaduto davvero. Nella notte di domenica 12 febbraio 2012 si è sancito in un parlamento sovrano in Europa la sostanziale subordinazione del popolo agli interessi finanziari di un manipolo di banchieri internazionali e non. Alle 23:51, il parlamento greco con 199 voti a favore, 74 contrari e 5 astenuti ha approvato il nuovo piano di Austerity dettato dalla Troika (BCE, FMI, UE) per ricevere un rifinanziamento di 130 miliardi di euro. Prestito che, se e quando arriverà, servirà secondo gli accordi per di più a ripianare parte del debito pubblico ellenico e non per rilanciare l’economia greca. Con la conseguenza di ingrassare i soliti noti sia stranieri che greci e buona pace al popolo greco. Ma in cosa consiste però questo nuovo piano “lacrime e sangue”? In poche parole si chiede di accettare i seguenti tagli: 22% al salario minimo il quale arriverà a circa 400€, 20% alle pensioni e licenziamento di 15.000 - 30.000 lavoratori pubblici. Tutto questo, in un paese in recessione del 7% e dove il costo della vita è molto alto per via delle importazioni dei generi alimentari (ricordiamo che la Grecia è un paese prevalentemente montuoso) e di prima necessità, significa la sostanziale condanna a morte non solo delle fasce più deboli della popolazione ma della maggior parte di essa. Nel frattempo, mentre nel parlamento il PASOK e Nuova Democrazia espellevano oltre 40 deputati che si erano rifiutati di votare la manovra, in piazza Syn-

tagma, scoppiava la rivolta. Una rivolta disperata, iniziata ore prima del voto in parlamento, che ha visto sin dall’inizio una repressione brutale da parte della polizia contro un primo lancio di mandarini da parte dei manifestanti ed è continuata a sera con l’arrivo degli “incappucciati” e con la messa a ferro e fuoco di Atene. Per la prima volta però tutto ciò è stato accompagnato dagli applausi di una folla che non si è dispersa per le violenze. Segno della grave esasperazione che serpeggia in un popolo messo in ginocchio. È quindi legittimo chiedersi dove sia finita la democrazia, il potere popolare, in un mondo ed in un’Europa dove un sistema di banche può decidere se e quante volte al giorno puoi mangiare o se puoi permetterti di avere la luce elettrica o l’acqua corrente in casa. Sembra paradossale ma a pensarci bene stiamo vivendo quello che molti paesi in Africa vivono dai primi anni 70, ovvero la logica liberista del: “o nuoti o affondi” applicata a Stati interi. Per questo noi italiani non possiamo rimanere inermi di fronte al popolo greco che arranca, perché la logica speculativa che oggi ha toccato la Grecia, domani potrebbe toccare l’Irlanda ed il Portogallo e così via. L’Italia non è al sicuro da questa giostra e già stiamo assaporando le prime avvisaglie; con un governo Monti che parla la lingua della contrazione dei diritti e della dignità dei lavoratori nel nome di una crescita che probabilmente non verrà.

Al via il Forum di formazione politica targato SEL

Pronti, partenza... REaD’!!! di Federica Cristofari alkin’ ‘bout My Gene- “Crediamo sia ora di studiare, anaration”. Nasce il Forum lizzare, tentare di comprendere e formazione politiche interpretare il tessuto sociale e culgiovanili del Lazio, presentato uf- turale la cui trama abbiamo tutti i ficialmente Sabato 18 Febbraio. giorni sotto gli occhi. Crediamo sia ora di attivare quello spirito avido di conoscenza, quella curiosità sana e un po’ folle, quel carattere sereno e quell’umiltà che fa del “sapere di non sapere” lo stimolo per migliorare se stessi in funzione di un miglioramento collettivo.

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[...] Per tutto questo, le ragazze e i ragazzi iscritti a Sinistra Ecologia Libertà del Lazio, costituiscono il “Forum formazione delle politiche giovanili”. Un luogo aperto, plurale, rappresentativo delle diverse esperienze maturate fin qui nei territori della regione, nel quale ogni singolo o gruppo interessato all’aspetto formativo possa trovare e proporre sostegno, materiali, iniziative, metodi e forme di diffusione e sensibilizzazione. Il Forum sarà anche un luogo di produzione e fruizione culturale (mostre, concerti, reading, presentazioni di libri, rappresentazioni teatrali e così via), dove lo spazio per la sperimentazione legata alle espressioni artistiche e comunicative nell’ambito politico sia il più ampio e inclusivo possibile”.

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uesto mese riportiamo per intero la lettera scritta dal Circolo di Sinistra Ecologia Libertà Priverno, per la richiesta della concessione della cittadinanza onoraria ai bambini nati da genitori stranieri regolarmente residenti nel nostro Comune.

La lettera è stata inviata al sindaco della nostra città, l’Avv. Umberto Macci, ai gruppi consiliari e alle sezioni locali dei partiti politici, con la viva speranza che condividano con noi questa lotta di cività. Perché anche loro sono italiani esattamente come noi.

Italiani come noi La nostra lettera

Il diritto alla cittadinanza (con i conseguenti diritti politici) degli immigrati nel nostro Paese è diventata ormai questione all’attenzione delle istituzioni, delle forze politiche e dell’opinione pubblica dopo che campagne nazionali, iniziative istituzionali e prese di posizione autorevolissime (il Presidente Napolitano su tutti) hanno con nettezza sollevato il velo su di essa. Si discute sulle forme e sui tempi, ma la necessità di riconoscere ai bambini nati in Italia da genitori immigrati regolari un elementare diritto di ” suolo” che li renda uguali ai loro coetanei italiani per diritto di “sangue” è ormai largamente condivisa; al punto che molti Comuni, Province e Regioni stanno discutendo sulla possibilità di concedere a questi bambini una sorta di “cittadinanza onoraria” , un riconoscimento simbolico ma estremamente significativo di una volontà politica che si spera venga al più presto trasformata in norma di legge. E’ chiaro, quindi, che è arrivato il momento di fare qualcosa anche per i nostri concittadini stranieri, per le decine di bambini nati a Priverno e che con i nostri bambini condividono scuola, lingua ( spesso il dialetto ), giochi, tradizioni e speranza di futuro, e che si ritengono ormai italiani a tutti gli effetti, lanciando un messaggio forte, seppur simbolico, che qualcosa per loro sta davvero cambiando. Sinistra Ecologia Libertà di Priverno accoglie il messaggio del Capo dello Stato e chiede che si inserisca all’O.D.G del Consiglio Comunale una risoluzione ( possibilmente unitaria da concordare tra tutte le forze presenti ) che preveda la “concessione della cittadinanza onoraria ai bambini nati in Italia da genitori stranieri regolari”, sulla scia di quanto già approvato nella provincia di Pesaro. Concedere la cittadinanza ai cittadini stranieri è un atto di civiltà. Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese». (Articolo 3 della Costituzione Italiana) Federica Cristofari Federico D’Arcangeli

Il Carnevale nel mondo: come si festeggia

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di Sheri Kamili

uando si parla di carnevale si parla di:allegria divertimeno ed un pizzico di follia e chi meglio dei paesi più folckloristici del mondo ha saputo interpretare questa pazza festa? Il carnevale di Rio è di certo l’avvenimento dell’an-no considerato il più famoso tra i carnevali internazionali; si dice che la gente stia sveglia tutta la notte a guardare e festeggiare, gli occhi sono pieni di luce e calore, nelle orecchie rimbomba il samba, ci si sente felici. Altrettanto divertimento è presente nel carnevale in Sudamerica, considerato tra i più sfarzosi del mondo e dove il popolo in questo periodo di festa sfoga la propria tristezza attraverso il divertimento: colore, rumore e spontanetà caratterizzano questo carnevale. Dif-

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ferente il caso di New Orleans dove, per la sua trasgressività, il carnevale è divenuta la festa più pazza del mondo, si accolgono carri folli travestimenti e corpi decorati. Il carnevale a Londra, il Notting Hill Carnival, nella città più multietnica del mondo il carnevale non può che essere uno spettacolo nel quale le tradizioni folckloristiche di tutto il mondo si mescolano per dare origine ad un unico cocktail. Come si può immaginare il carnevale in Canada si festeggia spesso tra la neve, tanto che in Quebec la mascotte è Bonhomme Carnaval, l’incarnazione vivente del pupazzo di neve. A Nizza, invece, si svolgono le sfilate di carri e di maschere e sopratutto le caratteristiche “battaglie dei fiori”. Come si può ben vedere quindi il carnevale è rimasta una festa che non ha perso le proprie tradizioni e contuina ad essere festeggiata in tutto il mondo portando nell’animo di ogni persona gioia, allegria e sopratutto divertimento.


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“SII IL CAMBIAMENTO CHE VUOI VEDERE AVVENIRE NEL MONDO” L’AFFETTUOSA PROTESTA DEGLI STUDENTI DI BOGOTÀ di Alice urciolo

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ra la violenza dei black bloc e gli scontri fra polizia e studenti che manifestavano contro i tagli del governo all’istruzione successi a Roma pochi mesi fa, è passata in secondo piano (se non inosservata) la notizia dell’ “affettuosa protesta” degli studenti che si è svolta nello stesso periodo a Bogotà, in Colombia. In piazza Bolivar, il 10 novembre 2011, gli studenti rivendicavano la stessa cosa degli studenti italiani: il diritto all’istruzione pubblica. Solo che l’hanno fatto in maniera piuttosto peculiare ed inusitata. Osservate le immagini: le definireste le immagini di uno scontro tra polizia e studenti? O le immagini di poliziotti che cercano di arginare la violenza e l’aggressività dei manifestanti? A Bogotà si sono visti solo abbracci, baci e strette di mano e tanti sorrisi. “Gli studenti di Bogotà hanno deciso di andare oltre il concetto di manifestazione pacifica. – ha scritto Diletta Gari - La si potrebbe definire un’affettuosa protesta.” Sì, gli studenti di Bogotà hanno deciso di andare oltre l’acronimo “A.C.A.B.” – perché non sono i poliziotti il vero nemico. Il vero nemico, ciò che avrebbe

Sempre più lanciata la band privernate

Un aperitivo con i Re del Silenzio di Antonio Bilancia n gruppo di ragazzi uniti dalla passione per i Litfiba, accomunati dai valori che tale gruppo trasmette ormai da decenni e decisi ad inoltrare tali principi tramite una riproposizione dei loro più celebri brani; il tutto mescolato alla voglia di divertirsi e di far divertire il pubblico, che è la priorità basilare per chi apprezza la musica. Questa è la breve descrizione de “I re del silenzio”, noto gruppo musicale tra le mura privernati che col passare degli anni si sta ritagliando una grossa fetta di popolarità tra la nostra comunità, tramite cover di brani dei Litfiba. Com’è partita l’idea di creare un gruppo cover dei Litfiba? Il tutto si deve ad un concerto di Piero Pelù, a cui io (Tommaso Volpe, cantante del gruppo) ho assistito nel 2006 a Frosinone. E’ da quel concerto che mi è venuta l’idea di creare una cover band. Ho immediatamente contattato alcuni miei amici musicisti, che sapevo apprezzassero la musica di Pelù, proponendogli di mettere su un tale progetto. Sono apparsi subito entusiasti di tutto ciò.

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potuto davvero minacciare la protesta dei ragazzi è il governo, che avrebbe potuto usare gli eventuali ed isolati episodi di violenza all’interno della manifestazione come uno strumento per screditare la manifestazione stessa, attirando l’attenzione dell’opinione pubblica solo su di essi – cosa che, infatti, è successa in Italia. In Piazza Bolivar il governo ha ricevuto una vera e propria lezione di civiltà da parte dei propri studenti: uno schiaffo morale per tutti quelli che credono nell’inefficienza dell’istruzione pubblica.

Qual è stato il vostro trampolino di lancio? Senza alcun dubbio il primo concerto che svolgemmo nel 2006 nell’ex Overdrive. Ci fu il tutto esaurito e questo ci dette una carica di fiducia impressionante nel proseguire il nostro progetto. I concerti di Latina nel 2007, di San Martino nel 2008 (in cui registrammo un nuovo tutto esaurito) e di Terracina nel 2009 rappresentarono il culmine della nostra ascesa. È appena uscito “Grande nazione”, il nuovo album dei Litfiba. Siete già al lavoro sui nuovi brani di questo album? Si, non ci diamo un attimo di tregua. Già stiamo lavorando su tre nuovi brani che sono “Squalo”, “La mia valigia” e “Elettrica”. Ma non escludiamo di produrre cover anche su altri brani. Per il futuro quali sono le vostre ambizioni? Al momento fare cover ci diverte e ci consente di partecipare a più serate. Ma non escludiamo nemmeno l’opportunità di divenire un gruppo autonomo che si compone e suona le proprie canzoni. D’altronde in questa direzione abbiamo già abbozzato un approccio realizzando il nostro primo singolo, “SOS Terra allarme pianeta”, che tratta temi di estrema attualità, come l’inquinamento atmosferico, con sottile ironia. Delle tematiche a cui, in fondo, ci hanno reso sensibili proprio i Litfiba.

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