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il Colle Rosso

Periodico | N. 22| Settembre 2012 | A cura del circolo SEL di Priverno | selpriverno.netsons.org

Per una Priverno senza più barriere

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San Martino, 5 (s)spunti

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Ius Soli, vergogna!!!

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Noi, opposizione propositiva che si candida alla guida del paese di Angelo Delogu opo le feste d’estate – che hanno visto un enorme successo, di partecipazione, coinvolgimento, qualità di dibattiti e eventi – il Centrosinistra si avvia ad affrontare più fiducioso l’autunno. Le vicende estive ci hanno consegnato una consapevolezza: siamo in campo, forti, uniti e abbiamo le competenze e le qualità per governare questo paese sottraendolo alle tenebre che l’hanno avvolto per un decennio di mala amministrazione. Negli ultimi tempi abbiamo affiancato alla denuncia più proposte per la Priverno del domani. Nel numero di agosto tracciavamo delle linee programmatiche contenute in otto (s)punti per la rinascita. Durante la festa abbiamo fatto degli approfondimenti tematici sul rilancio del Museo della matematica di S. Martino e sulla creazione di una “Casa della cultura” a Palazzo Zaccaleoni. Poi ci siamo rivolti a questa sorda amministrazione, suggerendo alcuni interventi che potrebbero consegnarci un paese nuovo. A fronte di questo dinamismo propositivo, abbiamo ascoltato un silenzio assordante: non ci hanno degnati neppure di una misera risposta. Tuttavia, poiché siamo convinti della bontà di questa opposizione responsabile, non ci diamo per vinti e continuiamo ad insistere per il bene di Priverno. Riassumiamo, quindi, 3 delle proposte avanzate, sperando di trovare orecchie migliori.

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Urbanistica

Il Decreto sviluppo prevede un Piano nazionale per le città predisposto dal Ministero delle infrastrutture e dedicato alla riqualificazione di aree urbane con particolare riferimento a quelle degradate. I Comuni per partecipare al piano e ricevere i sostanziosi finanziamenti messi a disposizione debbono attivarsi tempestivamente. Occorre presentare proposte di Contratti di valorizzazione urbana, che verranno selezionate sulla base di una serie di specifici criteri. Si tratta di un’opportunità eccezionale per gli enti locali, sia per migliorare il tessuto urbano e le condizioni di vita dei cittadini, che per riattivare un tessuto economico in un momento di crisi e di ristrettezza di risorse come quello attuale. A Priverno la quasi totalità dei quartieri e delle periferie necessitano di una sensibile riqualificazione urbana. Si pensi, ad esempio, a tutto il centro storico, a Madonna del Calle, Spirito Santo, Caciara, San Lorenzo, Ceriara, Fossanova, etc. Il nostro paese, quindi, avrebbe tutte le carte in regola per partecipare a questa eccezionale opportunità di sviluppo e, cosa che il nostro Comune non sta facendo, ci si dovrebbe muovere al più presto.

Scuola

La Regione ha stabilito che le scuole, per mantenere l’autonomia, devono avere un numero di alunni compreso tra 600 e 1200. Questo limite genera preoccupazione perché l’emorragia di iscritti dell’Isiss T. Rossi di Priverno ne potrebbe mettere a rischio la dirigenza. Tuttavia, il Liceo artistico di Latina dovrebbe chiudere, perché, nonostante l’accorpamento del nostro Istituto d’arte, ha un numero insufficiente di iscritti (550). L’ipotesi più probabile è la fusione con il Liceo classico di Latina. Ecco la nostra proposta, che ci auguriamo venga sostenuta dai nostri distratti amministratori e accolta nel Piano provinciale: accorpare l’Istituto d’arte (180 iscritti) al Teodosio Rossi. Così avremmo un’unica scuola superiore con quattro indirizzi (scientifico, industriale, agrario e artistico) e, con la somma degli alunni, mettere momentaneamente in sicurezza il sistema di istruzione superiore. Tutto questo, però, non può bastare, perché, se continua il calo vertiginoso delle iscrizioni, darà un respiro solo momentaneo. Se si vuole salvare la scuola, occorre, quindi, una seria politica per il rilancio delle sedi di Priverno, in stretto rapporto con la dirigenza scolastica.

Parcheggi

Un bando regionale prevede finanziamenti per realizzare parcheggi e i Comuni per goderne debbono dotarsi di strumenti pianificazione (Programma urbano dei parcheggi e Piano urbano del traffico). È un’ottima occasione per migliorare la qualità urbana del paese e le condizioni di vita dei cittadini. C’è, infatti, lo stimolo ad una pianificazione che disegni un’idea complessiva di mobilità: opportunità storica per Priverno, perché si archivierebbe la stagione degli interventi estemporanei e scoordinati, che hanno reso la città più caotica e meno vivibile. Inoltre, sebbene occorra puntare più decisamente sul trasporto pubblico, si possono immaginare almeno due interventi a basso impatto, non più rinviabili. Primo, va potenziato il parcheggio della stazione di Fossanova, per cui da tempo abbiamo lanciato l’idea di un punto di snodo nella parte opposta della stazione. Secondo, occorrerebbe una riqualificazione dell’autolinea e del suo parcheggio. Anzi, sarebbe il caso di ridiscutere dell’idea di una moderna concezione del Terminal, come punto di scambio da spostare fuori dal centro, realizzando altri parcheggi al posto del termina esistente.


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La Priverno futura, la Priverno che vorrei: senza ostacoli e senza barriere

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di Luciano Caradonna

egli ultimi anni il nostro paese, “Priverno” ha subito un progressivo impoverimento e un continuo degrado nell’offerta dei servizi, che hanno causato un forte danno e grandi disagi per la comunità. Le cause sono riconducibili in parte alla crisi mondiale, in parte a fattori e politiche locali. Penso che per il bene di tutti noi occorrerebbe cambiare strategia e mentalità. Bisognerebbe riorganizzare, riattivare e far riemergere quei servizi essenziali (sociali, culturali, ambientali) per la vita del cittadino, in modo da poter ricavare le risorse economiche che garantiscano il benessere dell’intera comunità e non solo di una sua parte. Nel mio paese, “Priverno”, vorrei che non ci fossero più barriere architettoniche per poter uscire di casa senza problemi,

con mezzi di trasporto adeguati e poter passeggiare liberamente. Bisognerebbe creare delle strutture ricreative, con piscine, maneggi, parchi, piste ciclabili, dove tutti i ragazzi possano incontrarsi, socializzare, scambiare opinioni e divertirsi. I servizi dovrebbero essere adeguati a tutte le esigenze, anche a quelle delle persone che vivono situazioni di disagio, cosicché tutti possano accedervi senza problemi di trasporto e di assistenza. Il mio paese, “Priverno”, vorrei che fosse, oltre che più vivibile, anche un po’ più pulito. Si potrebbe, ad esempio, attivare la raccolta differenziata porta a porta, in questo modo i cittadini si sentirebbero più responsabilizzati. Sarebbe, inoltre, importante svolgere un’attività educativa sul tema “Raccolta Differenziata”

fin dalla scuola primaria. Nel mio paese, “Priverno”, ci sono molti negozi e pochi parcheggi, oppure quelli che ci sono, risultano essere mal organizzati e distribuiti. Questa situazione crea dei disagi, sia per cittadini, che per i commercianti. In molti luoghi ci sono mezzi parcheggiati disordinatamente, il che non è né “igienico”, né bello da vedere, ma soprattutto crea problemi per chi vuole camminare a piedi o ha difficoltà di deambulazione. In conclusione, in questo paese ci sono molte persone che vorrebbero cambiare per avere un futuro migliore. Soprattutto, bisogna ripristinare e migliorare l’offerta dei servizi di assistenza e sostegno, così da essere concorrenti con gli altri Comuni, che già si sono avviati da tempo sulla via della modernità.

Al di là delle più ro(s)see aspettative

Una Priverno bellissima festeggia con SEL

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e la ricorderemo per un pezzo. Sarà davvero difficile dimenticare la terza edizione della nostra festa, andata “in onda” dal 17 al 19 Agosto. Siamo stati sommersi, non senza un po’ di sorpresa, da un’ondata di partecipazione, di entusiasmo e di affetto. Migliaia di concittadini hanno affollato Piazza del Comune, rendendola ancora più bella di quanto già non sia. Hanno partecipato in tanti, attivamente, con gioia e calore. Si sono entusiasmati per le performance musicali dei tanti artisti succedutisi sul “palco”, hanno seguito con attenzione e si sono appassionati ai dibattiti che abbiamo proposto. Hanno mostrato una faccia della città che pensavamo fosse scomparsa. Al di là di tutto, questo è stato probabilmente il più grande risultato che abbiamo ottenuto: il gran numero di privernati e non che, in tutti e tre i giorni, sono scesi in Piazza ed hanno festeggiato con noi. I

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nostri concittadini hanno mostrato che, nonostante 10 anni di “cura Macci”, sono ancora “vivi”. Hanno ancora voglia di partecipare. Vanno ancora alla ricerca di spazi che permettano loro di discutere, dibattere ed informarsi. Nonostante tutto, hanno ancora voglia di lottare per migliorare la loro città. Hanno ancora voglia di impegnarsi e metterci la faccia. Vogliono avere l’opportunità di dire la loro, di mettersi a disposizione per un progetto serio che dia nuovo slancio alla nostra città. Soprattutto, sono stufi del pressappochismo e dell’incapacità che il centrodestra guidato da Macci e Martellucci ha mostrato nei suoi dieci anni di governo cittadino. La nostra città ed i nostri concittadini sono vivi. Tentano di respirare, anche se un po’ a fatica e spesso sono costretti a trattenere il fiato. Ora vogliono tornare a respirare liberamente, non vogliono più essere costretti a turarsi il naso.


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Museo per la Matematica 5 (s)punti per il rilancio di Pierluigi Vellucci

Punto 0: dialogo

Non vogliamo commettere lo stesso errore del Centrodestra, che salito al Comune decise di epurare coloro che si trovavano nel campo politico opposto. Noi vogliamo collaborare con tutti coloro che hanno lavorato in questi anni al sistema culturale locale, senza futili pregiudizi di parte. La proposta non vuole essere un pezzo di verità tirato fuori dalla tasca, insindacabile, ma una base aperta ai contributi di tutti. Quindi: diteci la vostra!

Punto 1: pubblico più giovane

Le guide sono preparate ma c’è poco coinvolgimento nella spiegazione dei giochi, e per i più piccoli il museo diventa un ambiente ingessato, nel complesso abbastanza noioso, che non riesce ad uscire dallo schema alunno – professore, guida – visitatore. Immaginiamo una ridefinizione del ruolo di “guida”, meno distante dagli studenti più giovani; ambiente più colorato, meno rigido; giochi più variegati nelle età alle quali essi sono destinati.

Punto 2: scuole e Museo

Il Museo deve aprirsi alle competenze degli studenti di medie e superiori e degli allievi dei corsi e delle scuola di artigianato (che come partito intendiamo avviare e promuovere nel paese). Potranno partecipare alla “rigenerazione” del museo costruendo – per esempio – giochi e disegnando cartelloni (con materiale riciclato, magari). Saranno previsti premi per gli studenti e le classi meritevoli.

Punto 3: valorizzazione di Teodosio Rossi

Il grande matematico nato a Priverno e vissuto in età barocca deve ricevere gli onori e l’attenzione che merita. Vogliamo instituire dei premi in suo onore e promuovere, anche attraverso il Museo, la conoscenza dei suoi lavori (pubblicandoli) e della sua meridiana.

Punto 4: studio e ricerca

Proponiamo di valorizzare la biblioteca già presente nel museo, rendendola un posto dove: consultare quelle opere di cultura matematica presenti raramente tra gli scaffali delle normali biblioteche; poter accedere ad alcuni testi “originali” di grandi matematici in formato digitale. Un giusto mix tra libri nuovi, prestito interbibliotecario, notevole presenza di testi consultabili tramite eventuali postazioni PC presenti in biblioteca e libri usati. Saranno previsti premi per gli studiosi che presenteranno i premi più originali.

Notte Bianca, un esempio da cui (ri)partire

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di Domenico De Angelis

’è voluto tempo, ma finalmente anche a Priverno possiamo registrare una manifestazione degna di nota. Una manifestazione che, dopo anni di immobilità e approssimazione, è riuscita a mettere insieme tutte le associazioni e tutti i commercianti di Priverno che hanno voluto prendervi parte. Da tempo non si vedevanole strade della nostra cittadina così piene; e tutto grazie all’ampio successo che la Notte Bianca del 1 Settembre scorso ha riscosso. Queste iniziative, prescindendo dal colore politico dell’amministrazione, devono continuare e migliorare negli anni. Questi devono essere gli spazi e le opportunità da offrire alle associazioni, ai commercianti, ai gruppi sportivi che, in questa occasione, hanno dimostrato di essere numerosi e attivi. Si è palesata la voglia di partecipazione e di condivisione. Quindi questo deve essere l’atteggiamento da assumere da chi ha l’ambizione di voler amministrare un paese: condividere, concertare, ascoltare, prestare attenzione alle istanze che provengono da chiunque, partecipare, armonizzare, dare opportunità. Da questo successo potrebbe nascere l’idea di creare una sorta di cittadella della cultura e dello sport semplicemente razionalizzando l’uso degli spazi a disposizione. Si potrebbe pensare a diverse collocazioni e piccole rivisitazioni della viabilità. Ad esempio nella zona di San Lorenzo, con costi pari a zero, si potrebbero rendere maggiormente utilizzabili gli ambienti a disposizione delle associazioni culturali, sportive (soprattutto dei cosiddetti sport minori) e delle istituzioni scolastiche. A questo si deve aggiungere una maggiore disponibilità e sensibilità dell’amministrazione per rendere fruibili gli spazi esterni (piazze, verde pubblico, sale) ad esempio programmando per tempo il calendario delle varie attività che si intende svolgere nel corso dell’anno. La nuova amministrazione dovrà perciò porre tutta l’attenzione necessaria perché si sviluppi e si potenzi la pertecipazione alla vita sociale e pubblica di Priverno da parte di tutte le associazioni, dei commercianti e di tutti coloro che a vario titolo si vogliono mettere in gioco per rendere più vivibile e piacevole la nostra cittadina.

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Figli di un dio minore Lo scorso 12 Settembre, mi è capitato di leggere su Twitter un cinguettio piuttosto interessante. Recitava così: “In bocca al lupo ai seienni che iniziano oggi la scuola e che parlano fiorentino, romano, torinese, catanese ma che non sono ancora italiani”. Nel caso parlaste anche pipernese, fatti vostri. Quell’esempio di fulgida razionalità che è la maggioranza consiliare guidata dal sindaco Umberto Macci ha rigettato la mozione “L’Italia sono anch’io” presentata mesi addietro dal SEL. Chiedevamo semplicemente di concedere la cittadinanza onoraria ai figli di immigrati nati in Italia e residenti a Priverno. Nulla di trascendentale, insomma. Una decisione che disattende in parte il desiderio espresso dal Presidente della Repubblica meno di un anno fa. Evidentemente, però, il nostro caro Presidente non aveva pensato ai sentimenti dei suoi connazionali, che possono sentirsi discriminati e peggio ancora penalizzati (?!?!) da tale decisione. Per fortuna che c’è il nostro sindaco e la sua maggioranza a ricordarcelo e ricordarlo al Presidente della Repubblica. Meno male che Umberto c’è.

Io mi sento italiana

di Sheri Kamili ochi giorni fa sono venuta a conoscenza del fatto che la maggioranza del sindaco Macci abbia bocciato la proposta di concedere la cittadinanza onoraria ai bambini stranieri nati in Italia. Un fatto triste, sul quale tengo vivamente a fare delle considerazioni personali. Penso che un bambino nato da genitori stranieri o un bambino nato da genitori italiani, entrambi nati in Italia, non abbiano grosse differenza “conoscitive” per quanto riguarda la storia e la cultura italiana. Entrambi sono sulla stessa linea di partenza. Cresceranno insieme e insieme impareranno Dante e Leopardi, l’Unità d’Italia e la Resistenza, Giotto e il Bernini. Tuttavia, se le tradizioni civili avessero ancora un valore, si potrebbe pensare che il bambino straniero sarebbe “avvantaggiato” poiché avrebbe la straordinaria opportunità di attingere contemporaneamente da due tradizioni: quella italiana e quella del paese d’origine dei genitori. Non so, però, quante famiglie di immigrati conservino nel loro “nuovo” paese le loro tradizioni. Anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha affermato che è “Assurdo e folle negare cittadinanza ai bimbi nati in Italia”. Forse dovremmo prendere esempio dagli Stati Uniti o da uno di quei moltissimi altri stati in cui la cittadinanza viene concessa dopo 5 anni lavorativi e se non si hanno condanne penali a carico. Ad oggi io mi sento italiana a tutti gli effetti ed è triste e amareggiante vivere in una realtà dove, per vedersi riconosciuti i diritti di cittadinanza, bisogna portare avanti un lungo iter burocratico, il più delle volte a vuoto. Concludendo, vorrei appellarmi al buon senso del sindaco ricordandogli le parole del grandissimo filosofo tedesco Kant: c’è una distinzione tra politico morale (per me un ossimoro) e moralista politico. Il primo si muove nella piena legalità (morale e giuridica), mentre il secondo non rispetta i limiti e le regole, ordisce inganni, calunnia e ricorre volentieri a mezzi condannati dalla morale. Alla luce di ciò che è accaduto in questi giorni, mi sembra che esistano solo politici della seconda categoria. Spero con forza che il sindaco e la sua giunta tornino sui loro passi e mi aiutino a cambiare idea.

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Sanità, finalmente qualcosa si muove

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di Federico D’Arcangeli

inalmente una buona notizia dal fronte Sanità: i lavori a Madonna delle Grazie, dopo otto mesi di blocco, dovrebbero (il condizionale è d’obbligo) riprendere nei prossimi giorni. Il cronoprogramma è ormai saltato, la scadenza di Dicembre dovrà essere spostata molto più in là, ma a meno di nuovi ostacoli (sempre in agguato, visti i tempi) la possibilità di costruire finalmente la nostra Casa della Salute si avvicina. Anche perchè la recente riforma della Sanità, approvatanei giorni scorsidal Governo, va proprionella direzione indicata dall’Azienda fin dai tempi della dott. ssa Coiro. Il riferimento, è alla possibilità per i medici di famiglia di associarsi in strutture polispecialistiche aperte 24 ore sette giorni su sette, e all’opportunità per le asl di integrare queste strutture con le proprie, per arricchire l’offerta di servizi, garantire la continuità assistenziale, ridurre il ricorso al Pronto Soccorso, riqualifi-

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care al meglio la spesa sanitaria senza intaccare quantità e qualità dei servizi erogati. Madonna delle Grazie, del resto, nasce già con questa missione; che adesso potrà essere meglio precisata e più qualificata. Madonna delle Grazie, infatti, nasce già con questa missione; adesso potrà essere meglio precisata e più qualificata. Nel frattempo, in attesa che i lavori siano ultimati, Priverno deve recuperare anche in questo nuovo contesto il ruolo di sperimentazione che Azienda e Regione avevano immaginato all’indomani della chiusura del Regina Elena; e allora si può pensare di anticipare i tempi e iniziare già nei locali del vecchio Ospedale a sperimentare la possibilità di integrare i servizi là esistenti (carenti drammaticamente di personale) con i medici di base che decidono di associarsi e trasferiscono in quei locali i loro ambulatori? Si può aprire un confronto su questa ipotesi?


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Perché l’agricoltura non perda terreno...

di Gabriele Delogu e si parla di periferie, non si può non pensare l’abrogazione della norma che consente di destinaalla nostra agricoltura sempre più minacciata re parte dei contributi di costruzione alla copertura dal costante incedere del cemento, che relega delle spese correnti dei comuni, invece che alle spese in un angolo i terreni agricoli, e da altri fattori come, di urbanizzazione primaria e secondaria; l’incentivaad esempio: i forti cambiamenti climatici e lo sfrutta- zione, per finire, al recupero del patrimonio edilizio mento intensivo dei terreni a causa dell’agricoltura rurale, attraverso la ristrutturazione e il restauro deindustriale. Di questi tre ostacoli all’attività agrico- gli edifici esistenti. la, però, è forse proprio il cemento a far pagare le Tuttavia, accanto alle cose positive non mancano almaggiori conseguenze. Anche perché fin qui è stato cune criticità, come ad esempio: l’individuazione delle fatto poco o niente per limitare il consumo di suo- aree agricole sulla base della strumentazione urbanilo. Del resto i dati parlano chiaro: dal 1956 al 2012 il stica esistente o la proposta di contenimento del conterritorio nazionale edificato è aumentato del 166%, sumo di suolo alle sole aree agricole, non consideranmentre gli ettari di terreno agricolo sono passati da do l’ampio patrimonio naturalistico non coltivato. 18 milioni a poco meno di 13. Auspicando non solo l’approvazione di questo ddl, Ai “piani alti” pare, però, che si stia finalmente muo- ma una futura discussione sulla necessità di affrontavendo qualcosa, lo scorso 14 Settembre, infatti, il re al più presto una riforma più ampia del governo Consiglio dei ministri ha approvato un disegno di del territorio, una piccola riflessione sul livello locale, legge quadro su «valorizzazione delle aree agricole e credo sia d’obbligo. Un territorio a forte vocazione contenimento del consumo del suolo». Il fine ultimo, agricola come il nostro, infatti, potrebbe sicuramensarebbe quello, appunto, di porre un limite massimo te trovare giovamento da queste misure e di conseal consumo del suolo, stimolando il riutilizzo di zone guenza dare molto di più all’economia della nostra già urbanizzate. cittadina lepina. È per questo che tra gli intenti della Al di là dei dubbi sul sostegno che il ddl governativo futura amministrazione comunale ci dovrà essere siriceverà da parte di alcune forze politiche che siedo- curamente quello di puntare sullo sviluppo del settono in parlamento, occorre evidenziare alcune misu- re agricolo e zootecnico: attraverso la promozione di re interne al testo indubbiamente innovative e da prodotti tipici locali e avviando un circuito di produaccogliere positivamente. Facciamo degli esempi: il zione a Km zero e di autoconsumo. La grande sfida divieto di cambiare la destinazione d’uso dei terreni dev’essere quella di introdurre i prodotti della nostra agricoli che hanno usufruito di finanziamenti statali terra nella rete dei negozi già presenti nel nostro tero europei, per almeno 5 anni (erano 10 nella prima ritorio, nelle nostre mense scolastiche e all’interno dei bozza del ddl); l’introduzione di un meccanismo di nostri mercatini gestiti direttamente dai produttori. identificazione, a livello nazionale, dell’estensione Del resto l’unica via praticabile per lasciarci alle spalmassima di terreni agricoli edificabili per garanti- le questa crisi che stiamo attraversando è quella della re uno sviluppo equilibrato dell’assetto territoriale salvaguardia del territorio e dell’ambiente attraverso e una ripartizione calibrata tra zona suscettibili di il recupero delle produzioni locali e degli antichi meutilizzazione agricola e zone edificate/edificabili; stieri.

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ualche tempo fa abbiamo denunciato il degrado e l’abbandono in cui versavano la scuola di Boschetto; l’area urbanizzata delle Crete; le panchine e pensiline a Gricilli, il Giardino adiacente l’Ufficio postale di Ceriara e la Fontana vecchia. Siamo felici che almeno per quel che riguarda Ceriara e Fontana vecchia il nostro appello sia stato accolto e ci sia stato un primo intervento di ordinaria manutenzione. Altra situazione che suscita allarme tra la popolazione è quella dei canali, da tempo abbandonati alla totale incuria. I rovi, le erbacce, gli alberi, i rifiuti e in generale l’abbandono possono creare problemi l’estate, favorendo lo sviluppo

staccionata quasi completamente distrutto. Il problema non è nuovo e l’assenza di qualsiasi protezione ha posto già da tempo in allarme la popolazione locale. Ma a fronte delle proteste e segnalazioni nessun intervento è stato finora realizzato. Occorre richiamare chi di dovere, gli enti e le amministrazioni competenti, ad interessarsi al problema, e correre al più presto ai ripari. Credo che l’attenzione alle periferie, che a ragione si sentono spesso lasciate a sé stesse, dovrà essere uno dei punti qualificanti della città dell’avvenire, che ricrea quello spirito di comunità in cui nessuno si sente escluso o dimenticato.

Degrado, è l’ora dei canali di Angelo Delogu

degli incendi, come è avvenuto per il Canale di Roccagorga. Ma possono divenire ancora più pericolosi l’autunno con l’intensificarsi delle piogge, perché in tempo di piene aumenta la probabilità di pericolose esondazioni. Tra le situazioni che suscitano maggiore apprensione c’è quella di canale Iavone. Quel canale è stato lasciato completamente a sé stesso ed è sommerso dalla vegetazione che ne ostruisce completamente il percorso. In quest’ultimo caso, poi, c’è anche il problema del ponte all’altezza di “via Ponte barilotto”, che ha il parapetto a

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Lavoratori, situazione “precaria” di Paolo Bovieri

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ome stanno i lavoratori? Settant’anni fa Simone Weil la vedeva così: “Bisognerebbe anzitutto che gli specialisti, gli ingegneri e gli altri fossero sufficientemente preoccupati non solo di costruire oggetti, ma di non distruggere uomini. Non di renderli docili, e neppure felici, ma solo di non costringere nessuno di loro ad avvilirsi”. Oggi le cose sono molto diverse: i processi produttivi sono cambiati, e molti aspetti del male venuto con l’introduzione del lavoro di fabbrica sono stati per fortuna superati. Ma le cose sono diverse anche perché noi la condizione operaia non la vediamo proprio, nelle fabbriche non entriamo più. Sono piuttosto gli operai ad uscirne: vuoi perché cala drammaticamente l’occupazione, togliendo a un’intera generazione il fondamento della cittadinanza repubblicana, vuoi perché sono costretti, per esempio, a salire sul silo dell’impianto Alcoa di Portovesme, per richiamare l’attenzione di un’opinione pubblica distratta, troppo distratta; vuoi, perché accade di essere in balìa assoluta di un amministratore delegato, della FIAT ad esempio. Per spostare qualche riflettore occorrono spesso gesti eclatanti. Gesti particolari, eccezionali, attraverso i quali si mette in gioco nulla meno della totalità della propria esistenza. Si sospende la propria vita sulla ringhiera di una torre, a decine di metri di altezza, o ci si dà addirittura fuoco, per bruciare la propria disperazione. Chi conosce la logica e le sue determinazioni non può non notare il terribile corto circuito che così si produce: nello spazio pubblico si fa sempre più fatica a rispettare la funzione della rappresentanza, di modo che la parte viene spinta con brutalità a identificarsi da sola con il tutto, a coincidere immediatamente con l’universale, senza la mediazione del generale, senza il riconoscimento e la valorizzazione di una

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comune appartenenza. In sostanza nessuno entra più nello spazio pubblico in virtù di una storia collettiva, ma solo in forza di una storia individuale. La prima richiede una risposta politica, la seconda riceve per lo più una risposta morale. Umana comprensione, accompagnata da un brivido estetico di terrore o di pietà, ma poco altro. E invece dell’altro ci vuole: un modo per cucire le esistenze insieme ci vuole, è l’opera della politica. Mesi fa Draghi ha dichia-

rato che il welfare state è morto e qualche giorno fa Monti ha affermato che lo statuto dei lavoratori limita l’occupazione. Tutto è cambiato, il mondo del lavoro è oggi un’altra cosa: lo sappiamo. Ma per questo va sconfessata l’idea stessa che occorre trovare i modi per portare i lavoratori fuori da una condizione di inferiorità non solo economica ma anche sociale e civile, in un percorso di diritti, sicurezza, minori diseguaglianze? No,non credo proprio..


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La partita è riaperta

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di Federico D’Arcangeli

’Assemblea Nazionale di Sinistra Ecologia e Libertà nei giorni scorsi ha approvato a stragrande maggioranza la linea dell’accordo con il PD ma ha anche confermato l’indisponibilità ad aprire all’UDC perché il partito di Casini è estraneo al campo del Centro Sinistra che vogliamo costruire. Dall’alleanza PDSEL resta fuori per ora l’IDV, ma SEL ritiene che questo rapporta possa e debba essere recuperato, al di là delle intemperanze di Di Pietro. La scelta del candidato premier del centrosinistra avverrà tramite elezioni primarie, che si terranno nei prossimi mesi, e Nichi Vendola sarà tra i partecipanti. In questi giorni un vasto schieramento di Sinistra (SEL, IDV, VERDI, Federazione della Sinistra e FIOM) ha presentato due proposte di Referendum per difendere la “Civiltà del Lavoro” dalle cosiddette riforme di Berlusconi prima (con-

trattazione collettiva) e di Monti adesso (smantellamento dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori), ma questo non appanna il nostro profilo di forza di governo (non vogliamo più essere “i migliori perdenti” ha detto Vendola nel corso del suo intervento).

Questo è il quadro che abbiamo difronte in questo momento, con in più alcuni altri dettagli che non fanno di certo dormire sonni tranquilli. Come, ad esempio, le divi-

sioni interne ai nostri del Partito Democratico (Renzi il rottamatore contro tutti in primis, seguito da molti altri che vorrebbero rottamare anche lui), il populismo di Grillo e, dulcis in fundo, un dibattito inconcludente sulla nuova legge elettorale. Si dovrebbe cancellare il “ Porcellum” ma si rischia addirittura di fare peggio: la nuova proposta somiglia sempre di più ad una “ Porcata”, se davvero non dovesse restituire agli elettori la possibilità di scegliere gli eletti e le forze che governeranno il Paese. Sinistra Ecologia e Libertà è nata tre anni fa per “riaprire la partita”, per ricostruire un vasto schieramento di forze di Centrosinistra che si propone di governare per cambiare questo Paese. La strada è ancora lunga e in salita, ma la partita intanto è riaperta.

Oltre un milione e mezzo di famiglie eterosessuali ed omosessuali non hanno accesso a molti diritti soprattutto in materia di successione, salute e previdenza. Firma anche tu la proposta di legge perché il valore di una famiglia si riconosca nei fatti.

Cerca su Facebook “Una volta per tutti”e clicca Mi Piace

La campagna “Una volta per Tutti” promuove la raccolta firme per una legge di iniziativa popolare che per la prima volta in Italia propone allo stesso tempo l’introduzione delle Unioni civili, i Patti civili di solidarietà e il riconoscimento delle unioni di fatto, perché solo un futuro plurale che incontra le esigenze di tutti è per tutti.

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omano Battisti: un ventare per qualche giornome che è divenno non solo tifosi, ma, da tato motivo di orbuoni italiani, “esperti” goglio e vanto cittadino in materia. Ci ha tenuti dopo l’impresa olimpioniincollati davanti la televidi Lorenzo Proietti ca di luglio, nel “due con” sione a tifare e urlare con insieme al compagno di lui, a spingere con la speTerracina Alessio Sartori. ranza la sua barca. Credo che ognuno di noi, se aves“Romano è un ragazzo come tanti, semplice, gentile, se potuto, sarebbe sceso in acqua con lui e lo avrebbe di sani valori, legato alla famiglia e alle amicizie, con aiutato a vogare. il sogno di diventare grande nel canottaggio”. Que- “Purtroppo” Romano e Alessio non sono riusciti a porsto è quello che si sente dire spesso dalle persone che tare a casa la medaglia più ambita ma, viste le avverlo conoscono e che gli sono più vicine. Da ragazzi si sità e i problemi avuti nel periodo preolimpico,quella sogna spesso di diventare stelle del calcio o di emula- medaglia può considerarsi una medaglia d’oro. Nore le grandi imprese dei piloti di F1. Romano, invece, nostante si siano dovuti arrendere alla coppia neozeha scelto di diventare grande in uno di quei sport landese a poche decine di metri dall’arrivo, Sartori e che non si sognano da ragazzino, uno sport fatto di Battisti sono stati felicissimi e restano indimenticabili sacrifici, di sudore e fatica. Uno sport in cui all’ordine le loro lacrime nel momento della premiazione. Ladel giorno non ci sono i milioni di euro guadagnati, crime di commozione e gioia. La speranza ora è che ma piuttosto ore interminabili ad allenarsi alla ricer- i due “terribili” del canottaggio italiano e pontino ca del tempo vincente. Nonostante non sia uno sport abbiano ancora fame di vittorie e, in attesa della riamato o conosciuto dalla maggior parte delle perso- vincita nei Giochi olimpici di Brasile 2016, continuino ne, Romano è stato grande non solo nel coronare il ad aggiungere altre medaglie a quelle conquistate a suo sogno olimpico, ma anche nel rendere partecipe Londra e, più recentemente, a Varese nei Campionati tutto il popolo privernate (e non solo) facendoci di- Europei di categoria.

Battisti-Sartori, un argento dai riflessi dorati

La bellezza senza volto del Web di Alice Urciolo

Poco tempo fa, navigando su Internet, mi ritrovai per caso all’interno di un sito che permetteva a tutti gli utenti registrati di crearsi un profilo, caricare i propri scatti e poi condividerli. Non si trattava di un social network, ma di una galleria di “immagini ispiratrici” il cui accesso e la cui registrazione erano consentiti a tutti, fotografi professionisti e non, e le foto che si potevano trovare all’interno del sito erano delle più varie. La maggior parte ritraevano oggetti feticcio, come un paio di scarpe, un tubino, un cupcake, un libro, una macchina fotografica, una borsa griffata. Ma quello che mi colpì più di tutto furono la maggior parte delle immagini che raffiguravano esseri umani, principalmente donne: i soggetti erano tutti – o quasi – immortalati dal collo in giù. Corpi perfetti e curatissimi, dall’abbigliamento rigorosamente modaiolo, ma senza volto. Ne rimasi colpita e un po’ in disappunto, non riuscivo a capire perché mai pubblicare una foto di sé stessi nelle vesti di un manichino elegantissimo a cui hanno

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staccato la testa. Certo, come aveva osservato Lorella Zanardo nel documentario “Il corpo delle donne”, quello non era altro, appunto, che l’autonomizzazione delle diverse parti del corpo di una donna. Solo che io pensavo che la sfida si facesse anche a colpi di sguardi, di labbra, di occhi e di zigomi, e non che questi, fattori identifica-

tivi della bellezza forse molto più di altri elementi, ne venissero tagliati fuori. Poi, mesi dopo, lessi altrettanto per caso su di un blog un articolo sull’analisi che Davide, uno studente al primo anno della magistrale in Semiotica, aveva realizzato sulla rappresentazione dell’omosessualità maschile in un corpus di riviste. Diceva Davide che la presenza di corpi senza volto era imprescindibile. “Il culto del bello degenera in una riduzione oggettuale della sessualità all’immagine. Differentemente dalla necessità di spiritualizzazione dell’attività sessuale che si avvertiva nella mentalità greca e poi, ancora più forte, in quella cristiana, qui la desiderabilità dell’individuo si gioca sulla restrizione fisica che, com’è ovvio, inerisce la conformità del corpo ai canoni normativi capitalizzabili e specifici”. È chiara, in quest’ottica, continuava Davide, la totale assenza di volti, che rappresentano una bellezza molto più qualitativa, molto più personale. Siamo già nel futuro. I cloni siamo noi.


ColleRosso Settembre 2012