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il Colle Rosso

Periodico | N. 23| Ottobre 2012 | A cura del circolo SEL di Priverno | selpriverno.netsons.org

Un’altra Priverno p.2

Questioni di

Musei, Dio Apollo cercansi p. 6

primarie importanza

I mali della scuola sono i nostri mali

Scongiuriamo il falimento della fabbrica del futuro Zero in condotta alla politica locale e nazionale per non aver dato ascolto ad una semplice lezione

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di Angelo Delogu

ipartire dalla formazione: questo è lo snodo su cui il nazionale e il locale s’intrecciano. Si tratta di uno dei capitoli più importanti dell’idea di Paese con cui Vendola si candida alle primarie, per cambiare l’Italia. Dalla scuola, dall’Università, dalla ricerca passa e si crea la società del futuro. Contemporaneamente sull’istruzione pubblica si è accanita la mannaia del Governo. Sugli insegnanti, sui precari e sugli operatori della scuola viene scaricato il peso della crisi. Tra concorsi farsa e inverosimili aumenti di orario, viene ancor più mortificata una delle professioni peggio considerate e retribuite del ‘bel Paese’. Negli altri Stati per uscire dalla crisi si investe in istruzione e ricerca, in Italia si fa il contrario. Si tagliano le risorse alla scuola pubblica, senza toccare i fondi per le

scuole paritarie, le spese militari e i costi della politica. Poi c’è un immenso problema strutturale. Gli edifici scolastici sono pericolosi e fatiscenti. Anche a Priverno sono annunciati interventi di messa in sicurezza, ma ancora si è visto poco. Restano – nonostante l’impegno di insegnanti, operatori e genitori – questioni di ordinaria manutenzione, pulizia e decoro. A Ceriara, ad esempio, è tuttora irrisolto il problema delle perdite dal tetto e del riscaldamento. In molte scuole i genitori lamentano la scarsa pulizia dei giardini e dei cortili. Poi c’è il capitolo mensa. Abbiamo denunciato l’irragionevolezza delle tariffe e l’assurda discriminazione dei non residenti. Soprattutto c’è il problema della qualità dei pasti e del modello di alimentazione. Con una battuta:

siamo passati dai prodotti biologici, dalla dieta mediterranea, dai cibi locali alla ‘mozzarella polacca’. In questo senso ci arrivano altre segnalazioni: vediamo di non ‘scherzare’ e di vigilare con estrema attenzione! Infine una buona notizia: nel Piano di dimensionamento scolastico viene accolta la proposta di accorpare l’Istituto d’arte all’Isiss, in modo da rispettare il parametro regionale dei 600 iscritti. Tuttavia, si tratta esclusivamente di un primo passo nella giusta direzione e bisogna evitare trionfalismi. Questa scelta mette solo momentaneamente in sicurezza il sistema di istruzione superiore, mantenendo la dirigenza, ma non risolve i problemi dell’avvenire. Resta la preoccupazione per il calo degli iscritti. Occorre, perciò, sviluppare una seria politica di rilancio delle nostre sedi scolastiche.

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Uno sviluppo sostenibile per Priverno è possibile?

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riverno è veramente destinata ad essere un paese-dormitorio? E’ realmente destinata ad essere legata a doppio filo al futuro delle imprese di costruzione che fanno della cementificazione e della costruzione il loro scopo ultimo oppure è possibile trovare un nuovo sbocco anche produttivo che possa rispettare e rilanciare il territorio e la comunità? Le domande non sono retoriche anche se potrebbero sembrarlo; esse ad un’attenta analisi risultano essere invece punti centrali, se si vuole davvero creare un nuovo immaginario di paese. Bisogna quindi cominciare ad analizzare più da vicino le risorse diffuse che si hanno a disposizione sul territorio. Scopriamo quindi di avere grossi patrimoni sotto forma di edifici storici e di interesse artistico, una discreta estensione di terreni coltivabili con una notevole potenzialità di generare risorse tipiche ed un fiume che, seppur tormentato da interventi barbari ed il più delle volte dissennati, mantiene

di Carlo Miccinilli un grande potenziale attrattivo e quindi di sviluppo anche economico. Tutto sta quindi ad imbroccare le scelte giuste, scelte impegnative ma che vadano in direzione “ostinata e contraria” rispetto a quelle fatte - o non fatte - in questi dieci lunghi anni. Una tra le tante idee che potreb-

bero portare un significativo miglioramento della condizione occupazionale nel comune potrebbe essere quella di cominciare a sviluppare un progetto di “riscoperta” dell’agricoltura biologica e di qualità, abbandonando, per quanto possibile, la produzione di tipo intensivo e dando priorità assoluta allo sviluppo delle colture tradizionali che stanno lentamente scomparendo; praticando così

anche un atto di disobbedienza civile contro le scandalose decisioni della Corte di Giustizia UE e di Monti che vorrebbero impedire il libero scambio e la commercializzazione delle sementi tradizionali ed il km0. Per realizzare questi “nobili” intenti ci sono varie vie d’azione: si può pensare infatti di creare degli orti didattici e/o terapeutici per distruggere il falso stereotipo che lega l’agricoltura ad un’idea di lavoro umile e umiliante; si può pensare inoltre di dare in gestione ad associazioni di giovani terreni comunali lasciati all’abbandono con il vincolo che le colture debbano essere Biologiche e che debbano essere “riassorbite” nel territorio. Questo ovviamente vuole essere solo uno “sPunto” per la riconversione economica della nostra comunità, che si andrebbe a collegare egregiamente con gli altri settori - turismo ed edilizia sostenibile-. Un’altra Priverno non è solo possibile, è necessaria.

La selva oscura...

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di Davide Di Legge

la terza segnalazione. Nessuna risposta. Nessun segnale. Niente di niente. Eppure sono passati due anni: due anni nei quali SEL Priverno ha più volte posto l’attenzione sulla disastrosa situazione delle Autolinee e più in generale delle scale che giungono a Porta Romana. Illuminazione scarsa o del tutto assente, sporcizia e rifiuti ovunque e piante che ormai hanno formato una specie di giungla tra il cemento (questo sarebbe un altro argomento da affrontare). L’amministrazione continua ad essere cieca di fronte a questa realtà, come se nulla esistesse, sebbene tutto ciò si trovi in una delle zone più frequentate del nostro paesino. Sinistra Ecologia e Libertà Priverno in passato ha organizzato due giornate ecologiche in quella zona per cercare di far svegliare chi di dovere. Siamo di fronte ad una realtà da sempre difficile, eppure nulla si muove. Per non parlare degli ascensori, anche se è più opportuno parlare al singolare...

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Acqualatina, arecaccia gli bocchi!!

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l gioco è già riuscito quattro anni fa, con qualche centinaio di migliaia di euro allegramente distribuiti in giro con la scusa del Bilancio Partecipativo e poi con un paio di rotonde e qualche marciapiede; la maggioranza degli elettori cadde nella trappola e dimenticò troppo facilmente errori e ritardi della Giunta Macci e (colpa anche degli errori del Centro Sinistra) confermò loro la fiducia. Oggi, a pochi mesi dalle elezioni e con un clamoroso fallimento politico e amministrativo che è sotto gli occhi di tutti ci riprovano, sperando che funzioni ancora. Il Bilancio comunale è sull’orlo del fallimento ma si è trovato lo stesso il modo di accendere un mutuo milionario perchè un pò di asfalto non si nega a nessuno, qualche altra rotonda o qualche marciapide saranno certamente apprezzati, e poi c’è il disastro di via Consolare da riparare; stanno finendo il restauro delle Mura Medievali e certamente proveranno, con l’inaugurazione, a far dimenticare il ritardo biblico

con cui quell’opera viene ultimata e soprattutto il buco nero nel quale è sprofondato ormai Palazzo Zaccaleoni o le case popolari di Via Volpe (e forse troveranno il modo di riaprire la torre di San Giorgio, magari solo per qualche giorno, come fecero tre anni fa); certamente inaugureranno il nuovo Museo di Palazzo Antonelli, bella e costosa opera sulla cui convenienza ci siamo sempre interrogati, ma che non può coprire il collasso di un Sistema Museale che una volta era una eccellenza regionale e oggi è ridotto a una misera cosa, per non parlare dello scandalo senza fine dell’Area Archeologica. E a completare l’operazione “scurdammoce ‘o passato” ci penserà l’Assessore Provinciale Martellucci con qualche guard rail e forse una rotonda da sistemare. Riusciranno i nostri amici a far dimenticare a questa Comunità il disastro in cui l’hanno condotta in questi nove anni? Stavolta scommettiamo sulla maturità delle donne e degli uomini di questo nostro paese.

Nelle scorse settimane abbiamo, come molti cittadini hanno già avuto modo di notare ed apprezzare, abbiamo dato il via ad una campagna di “Obbedienza civile” nei confronti degli esiti referendari del Luglio 2011. In quell’occasione, oltre 26 milioni di italiani si recarono a votare e scelsero, tra le altre cose, di trasformare nuovamente l’acqua in un servizio pubblico. Ma cosa vuol dire, nel concreto, questo? Che, semplicemente, il gestore del servizio idrico non potrà più trarre profitto dalle sue attività. E, quindi, non potrà ricaricare le nostre bollette di una eprcentuale minima del 7%. Nell’ultimo anno e mezzo circa AcquaLatina, come molti altri gestori del servizio idrico in Italia, hanno “casualmente” ignorato l’esito referendario, continuando ad applicare la percentuale “variabile” dei loro guadagni. Ciò si è tradotto in un incremento del 10% per le bollette del 2011 e del 7,3% per quelle del 2012. Soldi indebitamente riscossi da AcquaLatina. Per questo stiamo distribuendo una lettera con la quale i cittadini possano richiedere la restituzione di questi soldi. Perché i cittadini facciano rispettare i loro diritti e tornino in posesso del loro denaro. Ci troverai ogni mercoledì al mercato, potrai avere tutte le info che cerchi.

Ripetizioni gratuite, atto terzo

Vogliamo una scuola che impieghi molto tempo ai giovani provenienti dalle classi più povere e disagiate, una scuola che non sia semplicemente un luogo dove imparare concetti, ma che insegni a ragionare con la propria testa, a valutare persino cosa si studia, e criticarlo se necessario. Cosa possiamo fare noi giovani compagni di SEL Priverno? Un’azione simbolica, e al tempo stesso concreta, arrivata ormai al suo terzo anno di vita: le Ripetizioni Gratuite. Quest’anno l’offerta formativa si allargherà notevolmente: Fisica ogni giovedì, dalle 17,00 alle 20,00. A cura di Carlo Miccinilli: carlo. miccinilli@gmail.com Filosofia, Storia ed Italiano, su appuntamento. A cura di Luigi Teodonio: luigi.teodonio@gmail.com Disegno Tecnico, su appuntamento. A cura di Gabriele Delogu: delogugabriele@gmail.com Matematica ogni mercoledì, dalle 17,30 alle 20,00. A cura di Pierluigi Vellucci ed Hashem Fayyazy: pierluigi.vellucci@gmail.com

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Sistema Museale privernate, futuro incerto

Apollo, Dio delle Arti, aiutaci tu!!

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onoscere il patrimonio significa far crescere opinioni, sentimenti, creatività. Significa diventare cittadini di domani consapevoli delle nostre radici”. Questa è l’idea base di “Sistema Museo”, ovvero la cooperativa che gestisce i servizi didattici dei musei di Priverno. Ogni anno, alla riapertura degli istituti scolastici, gli addetti trasmettono i materiali informativi per poter prendere appuntamento per le visite ed i laboratori, tagliati a misura di diverse fasce d’età infantili. L’approccio scelto dagli educatori al patrimonio ed il materiale a disposizione renderanno l’apprendimento più semplice e divertente, ma al tempo stesso più completo. Al bambino è rimesso un ruolo attivo, si pensi, per citarne uno, al laboratorio “costruiamo un orologio notturno” utilizzato per leggere le ore di notte con la semplice osservazione del cielo stellato, previsto dal Museo per la Matemati-

I genietti dell’appalto

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on c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. O, tanto per restare nell’alveo delle frasi fatte e dei proverbi, di chi vuol fare orecchie da mercante. Esattamente come recita il titolo di questa nostra rubrica. Perché i nostri carissimi amministratori potranno anche accusarci di tutte le nefandezze di questo mondo, ma di certo non potranno dirci che li avevamo avvertiti.

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di Martina D’Atino

ca. Il connubio scuola-museo è un chiaro segno di attenzione all’educazione e alla cultura e lascia esperienze che segnano la nostra memoria. Importante sarebbe coltivare questo ricordo, magari rivisitando i musei in età adulta e informare circa la loro esistenza anche i nostri amici “forestieri”. Discorso a parte meritano le scelte amministrative. Facciamo un esiguo quadro della situazione. Sappiamo che la sede del museo archeologico è stata trasferita dalla struttura di Santa Chiara al Palazzo Valeriani Guarini in piazza del Comune. Sconosciuta la data di apertura, come sconosciuto è l’uso al quale sarà destinata la ormai vecchia struttura di Santa Chiara. A proposito invece del

museo medievale, quello situato nel Borgo di Fossanova, sappiamo che è in vendita e che il Ministero dei Beni culturali vanti il diritto di prelazione, che probabilmente non è intenzionato ad esercitare. La conseguenza è che questo bene sarebbe sul libero mercato, ma con il vincolo di destinazione allo stesso uso attuale e cioè a museo. Nessuna svolta per l’area archeologica di Privernum ormai transennata e abbandonata, anche se sul sito internet del Comune risulta visitabile su prenotazione e con la foto illustrativa potremmo giocarci a “trova le differenze” con una foto di scatto recente. Comune dovrebbe essere il desiderio di tutela e rivendicazione del nostro patrimonio storico-artistico, dovremmo metterlo al centro per attirare quello “strano” fenomeno chiamato turismo, che non ci farebbe altro che bene, ma sul quale si ha la sensazione di avere paura ad investire.

«Attenti, che su questi ultimi appalti state prendendo delle cantonate pazzesche». O, ancora. «Attenzione, perché se continuate su questa strada potreste finire con lo scottarvi». Suonavano più o meno così, le nostre raccomandazioni. Consigli quasi da genitore che vede il figlio andare a sbattere contro un palo della corrente. Ma niente, hanno preferito fare di testa loro e ora ne pagano, amaramente, le conseguenze. Come, ad esempio, nel caso dell’appalto sui trasporti pubblici locali. Sospeso prima e cancellato dopo a seguito del ricorso al TAR del Lazio da parte della Satline. La prima aggiudicazione era di fatto irregolare perché le buste sono state aperte in seduta privata anziché pubblica. Come vuole, ingenuamente, la Legge della Repubblica Italiana. Questa piccola “disattenzione” è costata altri 16.000 euro alle esangui casse comunali: 10.000 euro per le spese legali e 6.000 euro per pagare gli esperti (sic.) che si sono occupati della faccenda. Davvero gran begli esperti. Complimenti. Stessa fine, sembra, sta facendo l’appalto per la realizzazione del parcheggio presso la stazione ferroviaria di Fossanova. Quale assessore ci aveva rassicurato che fosse tutto apposto. Un’inezia, una piccolezza; la sospensiva avanzata dalla ditta che aveva vinto il bando ma la cui offerta non era stata ritenuta tecnicamente valida non sarebbe mai stata accettata dal TAR del Lazio. La storia, purtroppo, racconta tutt’altro. E i lavori sono ancora tristemente bloccati.


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Il pianto dei quartieri che si sentono traditi da chi ha promesso e non mantiene

Lamento notturno di un cittadino errante di Ceriara di Erica Serra notte fonda e lontano, molto lontano si sentono delle voci. È quasi inafferrabile il suono, ma tendendo l’orecchio si può quasi distinguere il timbro vocale. Ma a dire il vero non è un suono è un lamento. Sì, mi pare sia un pianto leggero. Parto da via Sant’Angelo, la macchina, ultimo ausilio della tecnologia, copre ogni rumore. Nella velocità l’occhio perde la vista di qualsiasi particolare, gli odori vengono sopraffatti dalla puzza di benzina. È la morte dei sensi, ma necessaria. Cambio lentamente le marce. Valle Sparna, via Schito, Colle Sughereto. Poi torno indietro. Vado verso Mezzagosto, verso Le Crete. Via Spadelle, via Stradone Largo. Passo davanti l’area archeologica abbandonata e quel suono copre quasi il rombo dell’auto. Dovunque sento questo rumore. Allora costeggio il fiume Amaseno, proseguo sotto Roccasecca, che mi guarda minacciosa dall’alto. Mi reco alla Fornace, arrivo a Fossanova. Ancora un fortissimo lamento. Torno indietro. San Martino, salgo a Boschetto, Macallè. Scendo ai Cricilli. Ritorno a Ceriara. Passando per Pruneto, arrivo a Colle Menardo e, infine, ritorno al punto di partenza. Ovunque quel lamento, ovunque è degrado. Strade abbandonate, cumuli di immondizia, erbacce, rovi. Nel parco vicino alle poste di Ceriara quel rumore si sente più forte. Mai quanto a ridosso della scuola: lì sembra di sentire le grida dei bimbi. Eppure c’è un certo attivismo. Noto persone che si muovono acquattate. Camminano a passi felpati, si nascondono. S’incontrano ai lati delle strade, parlano fitte. Nessuno riesce a capire cosa sia quel suono e come si possa farlo tacere, per riuscire a dormire. Ho quasi paura, premo più forte sull’acceleratore. Trovo una persona in mezzo alla strada che non si sposta. Ho una fifa terribile. Non so come, ma mi faccio coraggio. Apro il finestrino e gli dico di spostarsi. A quel punto inizia tra noi un discorso lungo e cordiale. Lui mi dice che quello che si sente è il lamento delle periferie. Le periferie che dopo troppe promesse non mantenute, non ne possono più. Si sentono trascurate e abbandonate. Per questo piangono le lacrime più amare. È l’unico modo che hanno per ribellarsi. Parliamo di Ceriara e di tutte le periferie di Priverno, dei loro problemi. Dei problemi degli agricoltori. Da buoni ceriaroli ci capiamo al volo. Gli chiedo: “Ma di che parte di Ceriara sei?”. “Io? Ma io so’ delle Farneta!”

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passato circa un anno dal primo furto di rame al cimitero di Priverno. Sdegno e incredulità furono le prime sensazioni che colpirono la nostra comunità: nessun cittadino si aspettava un simile gesto; né tanto meno se lo aspettavano il custode e gli addetti ai lavori. I quali, commentando con sarcasmo il fattaccio, attribuirono la colpa alla crisi che attanaglia il paese, quasi a giustificare il gesto di qualche balordo spinto dall’estremo bisogno. La frequenza dei furti, però, non possiamo continuare a dire la stessa cosa. I furti sono avvenuti a ripetizione, ogni settimana un caso, ogni settimana altro rame razziato. Grondaie, tubi, perfino i collari, infine effigie raffiguranti i Santi: nulla sembra salvarsi dalla “furia devastatrice” degli ignoti malviventi. E in tutto ciò, l’amministrazione comunale cosa sta facendo per impedire che tutto ciò accadesse? Come reagisce a tale sopruso? Al momento pensa... E nel frattanto che loro pensano, studiano soluzioni e gridano allo scandalo, i furti sono ormai all’ordine del giorno. I ladri agiscono indisturbati e la povera gente corre ai ripari comprando materiale in PVC color

Il cimitero degli sciacalli di Peppe Scarpinella

testa di moro per sostituire degnamente il pregiato rame. Basterebbe poco, molto poco per porre freno allo scempio che sta accadendo. Una telecamera finta, ad esempio, sarebbe perfetta per l’occorrenza. E il menefreghismo che regna sovrano sulla faccenda fa rabbrividire i futuri inquilini di quei luoghi, che nulla possono contro l’assordante silenzio della giustizia. Per gli inquilini del Palazzo Comunale, invece, sembra avere molta più importanza la scadenza trentennale dell’affitto dei loculi. I lavori di liberazione e ristrutturazione dei loculi procedono a gran ritmo sotto la direzione della “Agape società cooperativa sociale”. Gente per bene, senza dubbio. Ma il frastuono e la confusione che si creano, fanno da contraltare al silenzio eterno tipico del camposanto. I ritmi serrati dei lavori hanno poi provocato qualche frizione tra i parenti dei defunti e l’amministra-

zione. In molti lamentano il fatto di non essere stati avvertiti per tempo, ma di aver trovato un fogliettino appiccicato sulla lapide che li avvertiva di quanto accaduto. Certo, non c’è più l’obbligo di chiamata, ma i più hanno avuto la sensazione di essere trattati alla stregua di sciacalli pronti ad impossessarsi del posto. Con la speranza che la riesumazione sia stata effettuata a “regola d’arte”. Non essendo più obbligatoria la presenza del medico della ASL alla riapertura della bara, si è proceduto un po’ a “spanne”. Se la salma era decomposta, i resti venivano chiusi in una cassettina e conservate nel deposito comunale; in caso contrario, veniva chiusa nuovamente nella bara e sepolta a terra. D’altronde c’era bisogno di liberare quei loculi così che l’amministrazione potesse far cassa rivendendoli a caro prezzo. Questa storia ci insegna che gli sciacalli sono dappertutto, anche al cimitero. Non c’è più la quiete all’ombra dei cipressi, solo desolazione, amarezza e ingiustizia. L’unico sistema per fermare questo sciacallaggio è l’uguaglianza dei loculi, lapidi e decorazioni come sta avvenendo in diversi paesi. Amen.

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Questioni primarie per cambiare l’Italia di Paolo Bovieri

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l 25 novembre ci saranno le primarie per la leadership del centro-sinistra. Per la prima volta, le primarie nazionali si preannunciano come una vera sfida , nella quale la competizione sarà reale , grazie a candidati che pongono all’interno dell’agenda politica istanze alternative tra loro. Rilevante sarà il risultato finale: con esso verrà definito l’itinerario politico del centro-sinistra dei prossimi anni e probabilmente il futuro dell’intero Paese. La contingenza economica non permette passi falsi o cambiamenti solo illusori: è necessario che la politica riprenda il suo ruolo con proposte che siano in grado di incidere realmente sulla vita della persone. Negli ultimi trent’anni, la crescita economica ha fortemente favorito la rendita dei capitali a tutto svantaggio del reddito da lavoro. La distribuzione del reddito si è polarizzata,rendendo ricchissimi i (pochi) ricchi e più poveri tutti gli altri. Alla base di questo mutamento epocale, in cui coesione sociale e piena occupazione appaiono traguardi sempre più irraggiungibili, ci sono anni di ideologia ipercapitalista che ha convinto i governi di tutto il mondo che un certo modo di perseguire la crescita economica, in cui gli Stati non interferivano troppo negli affari dell’economia, fosse l’unico obiettivo di cui ci si doveva necessariamente preoccupare, quasi che il resto seguisse da sé. La giustizia sociale è invece il punto da porre all’interno di una qualsiasi ipotesi di governo alternativo. Bisogna mettere in discussione i rapporti di forza sui quali questo Paese per troppo

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i torna in Piazza. si torna a raccogliere firme per due altri referendum. Questa volta, mirino centrato verso il mondo del lavoro. I quesiti referendari che dovrebbero essere sottoposti al giudizio dei cittadini riguardano le riforme dell’articolo otto e dell’articolo diciotto dello Statuto dei Lavoratori. L’articolo 8 venne cancellato con un colpo di mano del Governo Berlusconi nell’Agosto del 2011. Con questa riforma, venne sostanzialmente abolito il valore del contratto nazionale del lavoro, permettendo con accordi aziendali, deroghe sui diritti fondamentali dei lavoratori fondamentali

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tempo si è basato, colpendo privilegi e corporazioni varie, nel pubblico e nel privato. Occorre una riorganizzazione del settore pubblico che lo renda più efficiente, abbattendo sprechi affinché nemmeno un euro delle tasse vada sprecato. Se agiremo cosi uno stato sociale generoso ed efficiente diventerà l’inattaccabile orgoglio di un paese e non l’emblema del suo declino. Abbiamo il compito creare un settore produttivo d’avanguardia in cui si ponga in essere una adeguata politica industriale , innovando e convertendo ecologicamente le produzioni . La formazione, la creatività, sono la vera via d’uscita per il nostro Paese ed è giunto il momento per la politica di dare delle priorità di sviluppo. La cultura è il petrolio d’Italia e con esso potremmo creare realmente un distretto economico, ponendo fine alla vergognosa incuria dei nostri beni artistico-culturali. E poi bisogna ridurre i contratti atipici,restituendo dignità nel lavoro alle giovani generazioni attraverso l’introduzione del reddito minimo garantito, tassare le rendite, le transazioni finanziare ed i grandi patrimoni, riducendo al contempo le spese militari. Sono temi fondamentali nella costruzione dell’alternativa, sono temi che poniamo grazie alla candidatura di Nichi Vendola. Dobbiamo riprenderci il nostro Paese, prima che sia troppo tardi: per questo vi invitiamo ad unirvi a noi affinchè queste importanti idee possano far cambiare, per davvero, il contesto in cui viviamo. Proviamoci, proviamoci insieme. dei lavoratori quali la classificazione e l’inquadramento del personale, l’orario di lavoro e i contratti a orario ridotto. L’articolo 18, invece, è stato “modificato” all’interno della Riforma Fornero, cancellando la norma che imponeva il reintegro dei lavoratori in caso di licenziamento senza giusta causa o giustificato motivo. L’articolo 18 è stato quindi manomesso nella sua essenza e nella sua funzione. Con i due quesiti, vogliamo ripristinare la certezza dei diritti per tutti e rispettare i principi della Costituzione. Firma, è per una giusta causa!!

Firma, è per una giusta causa


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Scuola, del doman non v’è certezza di Domenico De Angelis

Siamo all’improvvisazione, viviamo ormai alla giornata; per la scuola non c’è un disegno, una visione, un obiettivo se non quello di degradarla, di umiliarla, di depredarla. Si inseriscono qua e là articoli ora in una legge di stabilità, ora in una legge di rivisitazione della spesa pubblica, ora in una manovra che cambiano le regole del gioco da un momento all’altro in barba ai contratti nazionali, alle più elementari regole del vivere civile, alla necessità di condividere, di concertare. Aumento dell’età pensionabile, diminuzione degli ammortizzatori sociali, tagli alla sanità, tagli alla scuola, tutto in perfetta continuità con i tagli orizzontali di non lontana memoria che finiscono per colpire solo e sempre le fascie sociali più deboli. Senza vere riforme strutturali che possano incidere veramente sugli sprechi e che facciano pagare secondo principi di proporzionalità e di equità. Tra i tanti il tema del dimensionamento scolastico e quello, dibattuto negli ultimi giorni, sull’aumento delle ore di lezione frontale dei docenti. Il dimensionamento scolastico è stato tema di forti controversie tra Regioni e Stato sfociate in sette diversi ricorsi delle regioni Toscana, Emilia Romagna, Liguria, Umbria, Puglia, Basilicata e Sicilia (da notare l’assenza della Regine Lazio) presso la Corte Costituzionale dubbi di legittimità costituzionale tra gli altri dell’art. 9 comma 4 del d.L. 98/2011 convertito nella legge 111/2011 che prevedeva, in estrema

sintesi, la costituzione di istituti comprensivi con non meno di mille alunni. La Corte Costituzionale con sentenza del 4 giugno 2012 dichiara l’illegittimità costituzionale del comma detto. Senza entrare troppop in dettagli giuridici, l’incostituzionalità deriva dal fatto che la materia è oggetto di legislazione concorrente tra Stato e Regioni. Comunque a seguito della citata L. 111/2011 si è proceduto ad accorpamenti, spesso anche folkloristici e fantasiosi, che a seguito della sentenza detta non sono comunque stati rivisti. Le considerazioni sono quindi che tutto è avvenuto in totale spregio di ogni principio didattico – organizzativo, delle competenze delle Regioni e della sentenza, disattesa, della Corte Costituzionale. Ultimo attacco alla scuola, in ordine di tempo, quello contenuto negli articoli da 30 a 48 della proposta, ormai definitiva, della legge di stabilità che a breve dovrebbe essere discussa in Parlamento. In particolare l’art. 42 prevede che “l’impegno per l’insegnamento

del personale docente … è di 24 ore settimanali” senza aumenti stipendiali. Non si capisce cosa voglia significare “impegno”, infatti l’impegno già oggi è più che doppio di quello indicato che viene speso per la preparazione delle lezioni, per i progetti curriculari ed extra-curriculari, per la programmazione, per la preparazione dei compiti e per la loro correzione, per la partecipazione agli organi collegiali, per la formazione e per l’autoformazione, per il ricevimento dei genitori, per i corsi di recupero, per l’organizzazione e l’effettuazione dei viaggi d’istruzione. Se invece vuol significare ore di lezione frontale ciò vorrebbe dire parlare e vigilare continuativamente per 5 ore al giorno; sfido chiunque a farlo sempre e solo nella stessa disciplina. In entrambi i casi, a parte che la questione è di competenza della contrattazione collettiva nazionale, chi ha pensato questa norma non sa nemmeno lontanamente cosa sia il mondo della scuola. O può darsi che abbia voluto solo infliggere l’ennesima umiliazione a tutti quelli che lavorano nel pubblico impiego e in particolare nella scuola. Le questioni poste sono avvenute a distanza di un anno una dall’altra, ma nel corso di questo anno solo se volessimo elencare gli attacchi subiti dalla scuola non basterebbero le pagine di questo giornalino. Domani, tornando a scuola, non sono sicuro se sarà come oggi o se nella nottata qualcos’altro sarà cambiato. Carpe diem.

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Italiani, popolo in sovrappeso? di Lorenzo Proietti

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econdo alcuni studi condotti a livello europeo è emerso che l’Italia è il Paese più indisciplinato a livello alimentare tra quelli dell’Unione Europea. Purtroppo dopo un’attenta analisi si è scoperto che i bimbi italiani sono quelli con il più alto tasso di obesità infantile, dato sconfortante per il Paese della Dieta Mediterranea, per il Paese dove la buona cucina è uno dei fiori all’occhiello e degli orgogli nazionali. Da quanto emerso dagli studi i bimbi obesi in Italia sono il 21%, un dato incredibilmente alto se comparato con il 14% fatto segnare dai pari età danesi. Spesso e volentieri i bimbi obesi sono quelli che in famiglia hanno almeno un genitore in sovrappeso. E non è raro trovare nelle famiglie italiane un adulto con qualche chilo di troppo. Anche per i più grandi, infatti, restiamo nelle primissime posizioni della poco onorevole graduatoria europea. Secondo questi dati il 65% degli italiani è sovrappeso, mentre la percentuale di italiane sovrappeso si attesta al 35%. Dati poco incoraggianti, insomma. Spesso e volentieri, questi chili di troppo sono dovuti alla cattiva

alimentazione e alla scarsa attività fisica. Non solo siamo i più indisciplinati a livello alimentare, ma anche i più pigri in quanto a

movimento quotidiano. La gran parte della popolazione italiana passa sempre più tempo davanti la tv piuttosto che all’aria aperta, stanno pian piano sparendo le

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passeggiate domenicali all’aperto per lasciar spazio ai pomeriggi da spettatore davanti la tv a oziare sul divano a discapito della forma fisica. Mai come in questo caso, insomma, è il caso di tornare alle vecchie abitudini. Come, ad esempio, lasciare qualche volta macchina in garage e muoversi di più a piedi: ne trarremmo giovamento sia a livello fisico che pecuniario visti i continui rincari del prezzo della benzina. Dovremmo favorire lo sport in età infantile affinché le nuove generazioni possano crescere sane, preservandosi da tutti i problemi che l’obesità porta. Avremmo generazioni future libere, o quasi, da disfunzioni cardiocircolatorie, diabete e soprattutto un’aspettativa di vita superiore rispetto a una persona sovrappeso o addirittura obesa. Non sempre, però, buona salute e peso nella norma vogliono dire voler rinunciare ai piaceri della buona tavola. Anche l’adulto, se pratica regolare attività fisica – basta anche una sana camminata o un po’ di attività fisica in palestra – può tenere sotto controllo il proprio peso senza rinunciare alla lasagna domenicale della nonna.


Colle Rosso Settembre 2012