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il Colle Rosso

Periodico | N. 17| Aprile-Maggio 2012 | A cura del circolo SEL di Priverno | selpriverno.netsons.org

Ceriara, scuola dimenticata p.3 Zaccaleoni, il rilancio pp.4-5

Ladroni a casa nostra? p.

Ripartire dal Lavoro

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di Davide di Legge

vederlo così, il Primo Maggio, sembrerebbe quasi un giorno come gli altri. Relegato in secondo piano da una politica giunta a livelli beceri. Una macchina del privilegio che calpesta tutto e tutti in nome dell’equità, della sobrietà, dell’Europa liberista che impone e pretende. Eppure, in un mondo che sembra destinato all’annullamento totale dei diritti lavorativi, la “Festa dei Lavoratori” assume ancora più significato, diventa ancora più importante per la riscoperta di quei valori comunitari che pian piano stanno scomparendo. Eppure, il Primo Maggio non è un giorno come gli altri: è il compleanno di chi ogni giorno dell’anno, con sacrifici e dignità, cerca di mandare avanti con il Lavoro la propria famiglia, i propri figli. E’ la ricorrenza in cui si celebrano le lotte e le vittorie di chi non chinava la testa davanti alla sopraffazione e allo sfruttamento. Bisogna riappropriarsi di questa festività: un baluardo su cui è stata costruita l’Italia, prima e dopo i due conflitti mondiali. Oggi c’è chi fa finta di non riconoscerne l’importanza, o chi vorebbe direttamente spazzarla via con riforme che distruggono ulteriormente il mondo lavorativo italiano, ormai in una condizione comatosa da anni. Una giornata che deve riportare al centro dell’agenda politica non soltanto le belle parole e i ricordi di ciò che ha rappresentato la festività del Primo Maggio, ma che deve far comprendere come il Lavoro vada riportato nella sua dimensione essenziale di diritto, di moralità ed etica, di crescita economica. Il Lavoro come fondamento dello Stato. Il Lavoro come punto di partenza del rinnovamento economico. Un Lavoro svincolato dal controllo bancario e dalla finanza mondiale e europea. Al centro di tutto la gente, le persone, il popolo. E’ il momento in cui la politica deve tornare a parlare di concretezza e di temi come quello del lavoro, per affrontare nel modo migliore la realtà, che è l’espressione della società, del popolo. La data simbolo del primo giorno di maggio è il punto di ri-partenza. Come disse uno dei martiri che ha permesso la nascita della festività mondiale del Primo Maggio: “lasciate che si senta la voce del popolo...”

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Ultimo anno, ultimo giro

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di Federico D’Arcangeli

i riprova , o meglio ci riprovano Macci e i suoi alleati di ieri e di oggi, protagonisti di questo sciagurato decennio, ad alzare una cortina di fumo sui disastri provocati dalla loro pessima Amministrazione. Una manciata di strade asfaltate o riselciate, qualche marciapiede e forse qualche rotonda e probabilmente anche qualche finta inaugurazione per far dimenticare il disastro in cui questo paese è stato trascinato. L’isolamento totale, il blocco di tutte quelle opere messe in cantiere negli ultimi decenni (Zaccaleoni, S Giorgio, Mura Medievali, Area Archeologica) che insieme ad un Sistema Museale di altissimo livello (anch’esso mortalmente ferito, vedi San Martino ) poteva-

no rappresentare una occasione di crescita e di sviluppo. L’incapacità di mettere a frutto un patrimonio di opportunità (l’Albergo del Borgo o quello del Castello, per non parlare del Bar), come pure i finanziamenti per il Grande Attrattore di Fossanova, finora senza nessun risultato. E l’agonia della Multiservizi (i lavoratori devono aspettare in media 5-6 mesi per uno stipendio) o quella dei LSU, trattati dagli Amministratori come nemici da combattere anziché come un patrimonio da tutelare (un monte di 30-40 salari fa bene o male a questa comunità? E le loro funzioni che adesso nessuno svolge? - vedi Musei chiusi). E il disinteresse, la mancanza di qualsiasi iniziative a difesa di una Sanità impoverita al

limite della indecenza nonostante le tante promesse della loro Polverini (i servizi dell’ex Ospedale in affanno perenne, Madonna delle Grazie una incognita, il Consultorio smantellato, solo per dire). E la gestione avventurosa dei rifiuti? (di cui parliamo in altro articolo). E il blocco dei lavori per il Parcheggio della Stazione, l’opera che sembrava finalmente arrivata in porto, dopo venti anni? Ma ci riprovano, tenteranno ancora di gettare fumo negli occhi dei cittadini. Tra un viaggio e una Festa e un Gemellaggio, incuranti del deficit spaventoso, forti di un mutuo di un milione di euro e di qualche regalo che pioverà dall’alto, si apprestano a quest’ultimo giro. E poi si scende.

Partiti... non si sa per dove

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di Federico D’Arcangeli

olo tra qualche mese, fatture alla mano, sarà possibile verificare l’efficacia di quelle Isole Ecologiche che il Podestà Macci e i suoi collaboratori passati e presenti hanno testardamente imposto, contro tutto e contro tutti. Quando cioè avremo la documentazione sulla quantità di materiale differenziato raccolto e consegnato ai diversi Consorzi, in rapporto a quello che continueremo a trasportare in discarica a Bgo Montello. Intanto registriamo alcuni piccoli segnali relativi alla sicurezza (il manicotto dell’impianto idraulico che si sgancia in piena manovra); all’orario di conferimento semplicemente assurdo (ore 22-4,30) e che immaginiamo non verrà semplicemente rispettato da nessuno; agli inconveniente che la mancanza di informazione provoca quotidianamente, allorché gli addetti trovano materiali di natura diversa mescolati tra di loro con inevitabile annullamento della differenziazione; alla assurda esclusione dell’umido (scarti di cucina e simili) dalla raccolta, con il risultato di rinunciare già in partenza a differenziare il 25/30% dei rifiuti. E siamo appena all’inizio…..

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uscito in questi giorni il primo libro del “nostro” Sandro Trani. “Il vento racconta”, questo il titolo del volume, è una raccolta di racconti nella quale Sandro si mette un po’ a nudo con il suo solito stile tagliente e chiaro. A lui vanno i complimenti di tutta la redazione di Colle Rosso e di tutta la sezione di Sinistra Ecologia e Libertà e gli auguri di una fulgida carriera anche in ambito letterario. Ad Maiora, Sandro.


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Scuola di Ceriara, lotta continua contro il degrado di Simone D’Errico

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on sono bastate le continue segnalazioni - sotto forma di inviti, lettere etc - che i genitori ed il corpo docente hanno inviato. Chi occupa attualmente gli scranni più alti lì nel Palazzo comunale deve avere il sonno particolarmente pesante e per svegliarli sembra esser necessario ben altro. Non è bastato aver lasciato che gli alunni di Ceriara passassero gran parte dell’inverno senza riscaldamento, così come non basta la consapevolezza del pericolo che ogni giorno si corre in quella scuola, per via delle condizioni igieniche e di sicurezza in cui la struttura versa. Finestre rotte, crepe nei muri, umidità, erbacce, alberi pericolanti e persino la presenza di uno stabile abbandonato confinante con la scuola che necessiterebbe di una bonifica urgente; tutto questo e molto altro sembra non interessare a chi, in qualità di eletto dai cittadini do-

vrebbe farsi carico dei problemi del paese che amministra. Il sindaco Macci e chi siede al suo fianco dovrebbero vergognarsi. Ma c’è del buono in questa vicenda di abbandono e disinteresse,

come spesso accade quando le istituzioni falliscono, i dimenticati, ovvero i cittadini, mutano l’indignazione in forza di volontà e allora esce fuori quel tipico sapore di rivoluzione. Rivoluzione magari in sedicesimi, ma che sta dando uno smacco non indifferente a quei pigri sederi che poggiano sulle poltrone comunali. Infatti

San Martino, un fallimento lungo 9 anni di Federico D’Arcangeli E oggi certificato dalla decisione della Giunta di affidare ad una Società di consulenza, la Sviluppo Lazio, il compito di elaborare un progetto di valorizzazione del Castello. Cioè dopo che per nove anni si sono ingegnati a distruggere sistematicamente tutto ciò che di buono c’era e a mortificare ogni possibile potenzialità di quel luogo ( hanno smantellato un Museo prestigioso; hanno giocato con il Bar fino alla farsa finale ; non hanno nemmeno provato a far partire l’Albergo ; hanno cacciato il custode condannando il Parco all’all’abbandono e al degrado; hanno scempiato il patrimonio boschivo con la strage dei Pini; hanno ridotto a nulla un efficientissimo Laboratorio di Educazione Ambientale ) e oggi, alla

i genitori degli alunni da tempo hanno fondato un’associazione “Uniti per la scuola di Ceriara”e insieme al corpo docente e all’instancabile preside Luisella Fanelli stanno conducendo una vera e propria battaglia contro l’abbandono. Ceriara odia gli indifferenti! E lo sta dimostrando con la mobilitazione continua e costante, con riunioni aperte al pubblico in cui si delinea l’organizzazione di tutte le iniziative, ma soprattutto rimboccandosi le maniche e lavorando nei giorni feriali sopperendo così ai doveri di altri... L’auspicio è che si arrivi presto ad un livello di sensibilizzazione di tutti i concittadini e in particolare degli enti locali, tale per cui finalmente la scuola di Ceriara possa vedere realizzati i lavori di messa in sicurezza di cui ha urgente bisogno. Non finisce quì, i nostri amministratori sono avvertiti. Presto ci saranno nuove iniziative, in particolare si sta pensando a come poter riutilizzare le aree strappate al degrado, forse un orticello biologico da coltivare. Perché gli alunni e le loro maestre vogliono una scuola sostenibile e non vedono l’ora di realizzarla. Per questo presto si tornerà a pulire e a svolgere altri lavori di manutenzione, tutti insieme, uniti per la scuola di Ceriara.

vigilia di una scadenza elettorale che segnerà certamente la fine ingloriosa di questa brutta avventura, si ricordano che forse bisognava avere una qualche idea in testa per fare del Castello e del Parco un elemento di possibile sviluppo per l’intera comunità. Ma in testa il Podestà e la sua allegra brigata avevano tutt’altro…..

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Palazzo Zaccaleoni, il fu È

questo probabilmente, per la quantità di risorse impegnate, l’ambizione del progetto iniziale, l’imponenza dell’area interessata e anche per i problemi che si trascina ormai da circa sei anni, lo scandalo maggiore tra i tanti con i quali ci dobbiamo purtroppo confrontare. Idea nata nel lontano 1988 (in un box a fianco una breve cronologia della vicend ) per utilizzare le risorse messe a disposizione da una legge speciale per lo sviluppo del Mezzogiorno, la 64 ; idea che mette insieme il vecchio, imponente Palazzo e la vecchia torre medievale di S Giorgio in un progetto di restauro e recupero dell’intero

a cura di Paolo Bovieri

Centro Storico. Finalità e utilizzazione generiche e non ben definite come purtroppo all’epoca si usava (Scuola di Formazione Professionale ed altro), ma chiara l’intenzione di fare di questo intervento pubblico il nucleo di attrazione per un complessivo intervento di riqualificazione e rivitalizzazione di un patrimonio urbanistico e abitativo prezioso. E la presenza nel “progetto Zaccaleoni” di un parcheggio interrato per circa 50 posti auto è un ulteriore elemento fortemente qualificante di questa stessa idea. Le

cose purtroppo sono andate come sappiamo, e anche su quei lavori si è abbattuta la “maledizione di Macci” che come un re Mida al contrario riesce a ridurre in cenere tutto quel che tocca. Scontro con la Direzione dei Lavori, contenzioso, blocco del

La nostra proposta

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a rigenerazione del sistema culturale privernate è un elemento imprescindibile per la costruzione dell’alternativa politica alla destra che Umberto Macci ha incarnato negli ultimi 10 anni. Per questo riteniamo sia necessario fare scelte politiche volte a valorizzare la cultura e la fruizione di sapere e conoscenza tra le persone che vivono nel nostro paese. Occorre quindi creare luoghi che stimolino il rinnovamento culturale, la volontà di incontrarsi e di fare cose insieme. Pensiamo che tutto ciò possa avverarsi attraverso la creazione di un centro culturale presso Palazzo Zaccaleoni. Esso potrebbe essere il volano delle sviluppo del nostro paese, potrebbe essere il luogo di incontro di persone tra loro diverse che abbiano però in comune il desiderio di amare la cultura come strumento di emancipazione sociale. Vero e proprio elemento centrale del progetto è la realizzazione all’interno del palazzo di una biblioteca tutta nuova. Pensiamo che il trasferimento dell’attuale biblioteca comunale potrebbe essere un importante occasione per il nostro paese ma affinchè ciò avvenga è necessario ripensare il concetto stesso di biblioteca. Bisogna delineare un nuovo modo di concepire gli spazi entro i quali potersi esprimere: bisogna coniugare cultura e aggregazione. L’idea è partire dal libro per poi offrir ai cittadini una serie di iniziative di svago, aggregazione e di formazione. In questo modo si potrebbe creare quella sinergia di interessi necessaria per rivitalizzare il sistema bibliotecario nel suo complesso. Creare un luogo all’interno del quale, oltre a leggere e studiare, si possano vedere film, fare arte ,teatro,pittura musica e letteratura è ciò a cui miriamo. Un luogo all’interno del quale i cittadini possano esprimere la propria creatività. Naturalmente è necessario per la riuscita dell’operazione che siano fatti determinati passaggi: estendere la connessione wi-fi, istituire un orario di apertura che metta i giovani in condizione di studiare anche in orari meno convenzionali(magari attraverso dei progetti di Servizio Civile oppure attraverso la collaborazione con as-

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sociazioni) e potenziare il volume librario mediante il prestito interbilbiotecario . Non vogliamo prendere in giro nessuno e sappiamo che tutte queste cose non si fanno in un giro di valzer ma crediamo che il compito della politica sia quello indicare un progetto di ampio respiro solido e concreto, in grado di aprire un orizzonte nuovo alla ripresa sociale ed economica di Priverno. Non sarà facile ma ci proveremo: è questa la nostra scelta politica, è questa la nostra scelta per Priverno.

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uturo passa dalla cultura e Federico D’Arcangeli

cantiere ormai dal lontano 2006. E in più una torbida vicenda intorno al parcheggio interrato ripudiato dalla stessa Amministrazione, che proprio in questi giorni è tornato di grande attualità visto che il proprietario del terreno espropriato sul quale

il parcheggio doveva sorgere ha ottenuto dal Tar Lazio una sentenza favorevole alla restituzione di quel terreno , visto che non serve più...; senza contare che dal lontano 2003 è scaduta la convenzione con la Regione e quindi ci sarebbe bisogno di una nuova progettazione. Un pasticcio cosmico. assegnarsi? Nemmeno per sogno. Occorre anzi rilanciare con forza e fin da ora dichiarare che l’ultimazione di quell’opera dovrà essere messa tra le emergenze che una futura

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Amministrazione di Centro Sinistra dovrà affrontare; che per questo si dovrà fare ogni sforzo, anche finanziario, e che quel complesso dovrà diventare il nostro Monumento alla Cultura , sede di una Biblioteca totalmente rinnovata e casa di tutte le attività artistico-culturali che nel nostro territorio si svolgono. Musica, Cinema, Teatro, Pittura, Fotografia, Letteratura e Poesia, per ognuno può esserci uno spazio e una opportunità, per crescere e far crescere questa nostra Comunità. E gli spazi preziosi per l’accoglienza (cucina, posti letto) occasione di scambi e di conoscenza con i giovani del Mondo, invece dei gemellaggi patacca del Podestà.

La cronologia dei lavori

Temi di politica... spicciola

I miei due centesimi

eduecento euro. Che, visti i tempi di vacche mae casse del Comune di Priverno vivono ormai da ono una gran bella cifra. Una cifra che finirà dritdell’Associazione Priverno-Europa (la stessa che elcome Point di Fossanova e si occupa dell’orgalla Festa Medievale. Una predestinata, insomma.) e del servizio biblioteca perché “dotata di persolivello di professionalità e in grado di assicurare la ionalità dello stesso”. Naturalmente, per gli LSU possibilità alcuna di esser riconfermati all’interno comunale, ma quando si tratta di amici, il sindaco pre dimostrato di sapersi ben destreggiare.

1988 il Comune approva il progetto di “ recupero e restauro di Palazzo Zaccaleoni e S. Giorgio” 1990 la Regione ammette il progetto ai finanziamenti previsti dalla legge 64 per un importo di circa 12 miliardi di vecchie lire 1997 gara d’appalto e consegna dei lavori 1999 variante per adeguare metodi e tecnologie di intervento ad una situazione che nel frattempo ha subito elementi di degrado (otto anni per iniziare i lavori) 2001 gennaio, approvazione variante 2001 settembre, ripresa dei lavori 2002 febbraio, scoperta di pitture murali di gran pregio. La Soprintendenza chiede nuova variante per inserire tecnologie e metodologie adatte agli interventi necessari. 2003 maggio, presentata variante richiesta 2003 luglio, riprendono i lavori 2004-2005 primi problemi per la realizzazione del parcheggio interrato 2005 giugno, ripresa dei lavori 2006 marzo, il Sindaco chiede ai Direttori dei Lavori polizza assicurativa di garanzia 2006 giugno, i Direttori dei Lavori trasmettono copia delle polizze assicurative 2006 luglio, viene revocato l’incarico ai Direttori dei Lavori 2007 febbraio, su richiesta dell’impresa viene affidato l’incarico per un nuovo studio geologico per confermare la possibilità di realizzare il parcheggio interrato. Il responso, a differenza degli studi precedenti, è naturalmente negativo. A partire da quel momento si blocca tutto. Un nuovo progetto elaborato da nuovi incaricati non sarà mai approvato, mentre la cancellazione del parcheggio interrato apre la strada alla sentenza del TAR Lazio di questi giorni con la quale si accoglie il ricorso del proprietario del terreno sul quale originariamente si doveva costruire il parcheggio; se non si fa più, quel terreno va riconsegnato al proprietario, Elementare.

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R Tecnici e art. 18

Se si scrive riforma e si legge ricatto

di Carlo Miccinilli ome tutti ormai sappiamo finalmente è stato non sia masochista, non utilizzerà mai). reso noto il testo della nuova riforma del “mer- C’è però una grande differenza rispetto al passato: il cato” del lavoro. licenziamento illegittimo potrà essere monetizzato, Ora abbiamo finalmente le prove che gli interessi e le ovvero l’azienda che licenzierà un lavoratore con un visioni del governo dei “tecnici” possono essere ben motivo economico infondato, rischierà una sanzione delineate rispetto alla direzione che dovrà prendere di tipo economico che varierà tra le 12 e le 24 menil “progresso” in questo paese. silità, mentre prima era previsto, oltre ad un indenDirezione: ben lontana dall’immaginario di progres- nizzo, anche il “famigerato” reintegro del posto di so e benessere che in genere le persone comuni pos- lavoro. sono avere. Consolidandosi invece su una via vecchia, C’è da dire che la tutta la riforma è scritta in modo che fa coincidere gli interessi della grande economia molto quanto meno arzigogolato: il che genererà, con l’interesse generale. soprattutto nei casi di licenziamento, delle aspre Il che sarebbe come dire: “riempiamo il bicchiere dei battaglie legali che tenteranno di far passare come ricchi così da farlo traboccare e speriamo che qualche discriminatori tutti quei licenziamenti che verranno goccia arrivi anche a voi che siete ad aspettare sotto riconosciuti privi del motivo economico. il tavolo”. A brindare saranno quindi gli avvocati del lavoro e si Detto questo, prima di vedere qual’è il vero nodo del- tenderà ad ingolfare ancora di più la già intasatissila discussione sulla modifica dell’ex articolo 18 della ma giustizia italiana. legge 300 del 1970 meglio conosciuta come: “Statuto Detto questo non credo che ci sia il bisogno di ridei Lavoratori”, vorrei mettere l’accento sul fatto che badire che l’introduzione della monetizzazione del le cose per le piccole aziende cambieranno ben poco licenziamento illegittimo possa creare una leva per in quanto l’art 18 si applicava solo ad aziende con più tenere, in ultima analisi, il lavoratore sotto ricatto, di 15 dipendenti. Si mantiene invece il reintegro per in quanto permetterà di mascherare, con motivi ecomotivo discriminatorio (che deve essere comunque nomici, i licenziamenti di quelle persone “scomode” specificato dal datore di lavoro il quale, a meno che all’azienda.

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la “fine dell’impero” tra la questione Lega ed i rimborsi elettorali

Spesso il male della politica ho incontrato

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enza rincorrere i fatti che, per quanto argomenti testardi, sono noti, mi permetto una riflessione generale su vicende che nuovamente denunciano il malaffare e il malcostume italiota di un magma informe e di una galleria dell’orrore che si fregia indegnamente del nobile appellativo di politica. Di fronte alla bassezza attuale risuonano altissime le parole di Berlinguer, il quale, in una premonitrice denuncia della questione morale, ammoniva: “I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela”. Addirittura la maleodorante tangentopoli appare emanare, a confronto dei miasmi nauseabondi che oggi invadono l’aria, un leggero profumo di violetta. Se allora si rubava per il partito, ora si ruba per se stessi o per la famiglia. Già, la famiglia: da topos tipicamente meridionale, invade il

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di Angelo Delogu

profondo Nord. Curiosi paradossi della storia: i leghisti si ritrovano al collo quello stesso cappio che negli anni ’90 sventolavano tronfiamente nell’aula di Montecitorio. La stessa “Roma ladrona” impallidisce di fronte all’abilità del popolo delle valli padane. Ma non c’è di che stupirsi: questi signori hanno governato insieme alla classe politica più corrotta di sempre. Figure allucinanti e allucinate hanno occupato la scena pubblica: Borghezio, Calderoli,

ed oggi, Rosi Mauro e il Trota. Poi ci sono quelli che reggevano i cordoni della borsa, come i Lusi e i Belsito: dal mito ottocentesco della caccia al tesoro, si è passati a quello della caccia al tesoriere. Perché si completi la Banda degli Onesti, o dell’Ortica, manca solo il guercio che fa da palo. Scenette da piccola commedia italiana che nulla hanno a che vedere con la politica. Di fronte a tutto ciò monta (ma neanche troppo) l’indignazione: è sacrosanto! Ma, a costo di essere impopolare, trovo che sia giusto in principio attribuire un contributo pubblico ai partiti; altrimenti lasceremmo la democrazia nelle mani di pochi “ricchi”. Onestamente mi preoccupano molto più i finanziamenti privati. La questione, semmai, è di ammontare, regole, controlli e trasparenza. Ma questa classe politica saprà autoriformarsi? Difficile che le trote costruiscano ami.


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La “mia” Italia di Sheri Kamili

Da quanto tempo soggiorni in Italia? “Da circa sei anni” Che cosa ti ha suscitato il distaccamento dal tuo paese d’origine? “All’inizio ero entusiasta poiché finalmente potevo vivere “ufficialmente” con i miei genitori, che vivevano in Italia da circa 10 anni. Sono arrivata ad un certo punto, però, in cui mi sono accorta che il distacco dai miei nonni (i quali mi hanno cresciuta per 13 anni) sarebbe stato doloroso tanto da decidere di non voler partire più”. Nonostante non volessi venire in Italia, per ragioni affettive,cosa ti ha spinta a venire alla fine? “Dovevo! Perché, vista la crescita adolescenziale, ho iniziato ad avere diverse esigenze alle quali i miei nonni, per l’età avanzata, secondo i miei genitori non potevano riuscire a soddisfare, quando invece erano e ancora oggi sono intenzionati a sostenermi e crescermi”. Qual è stata la prima impressione appena sei arrivata? “Soffrivo così tanto per la mancanza dei miei nonni, che me ne

fregavo di tutto il resto. Purtroppo è stato così inizialmente”. Ad oggi pensi di aver superato le difficoltà che ti si sono presentate? “Con il tempo ho superato questo dolore iniziale e mi sento meglio, nonostante brevi momenti di malinconia che continueranno a persistere”. ..E come sei riuscita a superare queste difficoltà? “Venendo in Italia mi sono costruita una nuova vita,in primis perché stavo andando incontro ad un “nuovo mondo”. Grazie soprattutto alle amicizie che ho coltivato nonostante la mancanza della conoscenza della lingua” Ti senti completamente integrata? “Se dovessi fare una scala da 1 a 100, direi che mi sento integrata al 85%, visto che faccio la stessa vita di una qualsiasi persona “italiana”. Fortunatamente, salvo casi rari eccezionali, vado a scuola e gli aperitivi con gli amici non mancano mai. Ovviamente questa sorta di libertà dipende dalla mentalità del genitore”. ..E il restante 15%?

“ Per il restante 15% non mi sento integrata, perché le discriminazioni di alcune persone nei miei confronti esistono”. Come combatti questa discriminazione? “Me ne frego, semplice. Le persone hanno la libertà di parola e di pensiero. Essere discriminata fa male,ma si va avanti comunque! “ Ad oggi vorresti tonare in Albania? “No! fortunatamente sono riuscita a costruirmi una nuova vita qui. Dover cambiare nuovamente abitudini ed ambiente mi impaurisce, visto che sono riuscita ad integrarmi abbastanza bene tanto da essermi costruita un futuro”. Cosa ne pensi riguardo la cittadinanza? “Penso che sia importane nel nostro presente, perché senza di essa non potrei accedere facilmente alle cariche lavorative. Non vedo la cittadinanza come annullamento delle mie origini, ma solo come una cosa burocratica. Non posso dimenticare tredici anni della mia vita passati in Albania, i miei bellissimi 13 anni”.

Dalì. Un artista, un genio di Alice Urciolo

Gil: “Vedete, ragazzi, ho un problema. Fra pochi giorni devo sposarmi, ma ho conosciuto una ragazza di nome Adriana e lei è fantastica, fantastica. Io non so veramente cosa fare.” Man Ray: “Io ci vedo una foto.” Buñuel: “Io ci vedo un film.” Dalì: “Io ci vedo… un rinoceronte!”

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ià in Midnight in Paris, l’ultimo film di Woody Allen nelle sale, avevamo visto Salvador Dalì. Non poteva di certo mancare lui nella Parigi degli anni ’20, nel gruppo degli artisti surrealisti. Durante questi giorni Dalì fa un salto a Roma, giusto il tempo di godersi la primavera romana e di andarsene per evitare il caldo afoso della capitale. Al Complesso del Vittoriano la mostra vuole ripercorrere sia il cammino umano che quello artistico della vita di Dalì. Oltre alle numerosissime opere, per la prima volta sarà possibile ammirare a Roma gli scatti che Philippe Halsman, il grande fotografo russo-americano, ha dedicato al pittore spagnolo. Dalì, infatti, aveva fatto di se stesso e del suo stesso corpo una grande opera d’arte, anticipando così quella cultura di massa che avrebbe poi caratterizzato il mondo negli anni successivi. “Il capolavoro sono io”, diceva il genio della pittura e dell’autopromozione, che riuscì ad anticipare di gran lunga l’atteggiamento di Andy Warhol. Una sezione della mostra, inoltre, è interamente dedicata al suo rapporto con l’Italia, fino ad oggi quasi del tutto ignoto. Imperdibile l’intervista con un giornalista della Rai che cerca senza successo di trattenere un sorriso quando Dalì gli posa un corno del suo adorato rinoceronte sulla testa.

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Addio Sasà

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di Sandro Trani

i è spento a Roma Rosario Bentivegna, da sempre Sasà per gli amici, medaglia d’argento della Resistenza. Dopo l’8 settembre 1943 aderì al PCI e partecipò alla guerra di liberazione con il nome di Paolo “da uno degli apostoli di Gesù”. Era tanto temuto da i nazifascisti che gli misero sulla testa una taglia di 1 milione e 850 mila lire: una cifra enorme a quei tempi; con 50 mila lire ti compravi un appartamento. Fu proprio lui, travestito da spazzino, ad accendere la miccia dell’esplosivo che fece saltare in aria 32 soldati SS del III battaglione Polizei Regiment Bozen a via Rasella il 23 marzo 1944 (attenzione alla data!); era questo un reggimento tenuto a battesimo da Himmler, reggimento della polizia militare delle SS.

Nella commemorazione così si sono espressi: Nicola Zingaretti “Fa parte di un gruppo di uomini e donne che ha permesso a noi di vivere in un paese democratico”; Patrizia Toraldo, da 38 anni compagna di Rosario “Era una persona straordinaria, coraggiosa, pulita. Chi lo conosceva non poteva fare a meno di amarlo. Aveva il coraggio delle sue idee e pertanto poteva risultarescomodo”; Giorgio Napolitano “Il suo fu un coraggioso apporto alla liberazione della capitale e del paese dalla tirannia nazifascista”. Ma c’è anche qualcuno (vedi Storace) che schiuma ancora veleno e che con altri consiglieri nostalgici è invece uscito dall’aula capitolina al grido di “Assassino”; Fabio Sabbatani schiuma “Bentivegna un vero eroe l’avrebbe potuto diventare se si fosse consegnato alle autorità tedesche evitando l’eccidio delle Fosse Ardeatine.” È questa una grossolana falsità; una panzana! Non ci fu nessun ordine di presentarsi, ma vediamo la verità. Questa diceria, messa ad arte pubblicamente è una mascalzonata, una bugia che ha dato però i suoi frutti sperati; non a caso Voltaire affermava:

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S “Gettate, gettate fango, discredito e menzogne. Vedrete che qualcosa resterà!” Via Rasella fu un’azione di combattimento indetta e portata avanti da combattenti regolari che per quella azione sono stati decorati al valore militare. L’azione di Via Rasella avvenne alle 15,45 del 23 marzo e la rappresaglia di Kesserling alle ore 14.00 del 24 marzo. Non fu emesso perciò alcun comunicato di presentarsi al comando tedesco per evitare la rappresaglia. (scritto su manifesti affissi per giunta!) E addirittura Kappler e Kesserling stessi ,smentirono di averlo fatto, anche se aggiunsero che “sarebbe stata una buona idea”. Roma era una città esplosiva e la rappresaglia fu fatta perciò nella più grande segretezza. La notizia dell’eccidio delle Fosse Ardeatine divenne pubblica alle ore 12.00 del 24 marzo (attenzione alla data!), tramite il “Il Messaggero” che terminava “… quest’ordine è stato eseguito”. Una volta Rosario Bentivegna venne a Priverno a presentare un suo libro e gli fu fatta di nuovo la stessa domanda: “… perché non vi presentaste al Comando Tedesco e salvare così la vita ai martiri delle Ardeatine?” questo dimostra ancora una volta che le menzogne sono dure a morire. Ma oltre alla risposta che non ci fu nessun invito in proposito (come ampiamente dimostrato) sarebbe comunque stato illogico senza senso: fai un’azione di guerra; la vinci. E poi? Ti presenti al nemico e ti fai fucilare. E’ assurdo. Se così fosse, se questa fosse la regola, non ci sarebbe stata nessuna Resistenza in Europa, nel mondo, mai. Il nemico vince sempre; se invece vinci tu, vai da lui e ti fai sterminare! Eppure questa cretinata ha fatto strada …. E quanta. Il luogo dell’esecuzione fu tenuto a lungo segreto. Dal processo di Norimberga “… la rappresaglia di guerra contro le popolazioni civili, contro prigionieri di guerra o persone comunque detenute estranee ai fatti, contro città o villaggi inermi è un crimine contro l’Umanità … la responsabilità degli orrori di un’ingiusta rappresaglia di guerra ricade solo ed esclusivamente su chi la commette. Essa disonora la divisa dei soldati che la compiono e addita al disprezzo ed alla esecrazione la bandiera sotto la quale combattono. Essa umilia e sconfigge in primo luogo la loro stessa gente”. La menzogna ebbe lunghi strascichi giudiziari dove Sasà uscì sempre con assoluzioni piene (senza mai una prescrizione. Sic) Sasà fece diverse azioni di fuoco e di sabotaggio: Albergo Flora; Piazza Barberini, dove attaccò i tedeschi in … bicicletta. Roma è l’unica città d’Italia, forse d’Europa dove fu proibito l’uso della bicicletta; Roma è la città che ebbe l’ora di coprifuoco più estesa di qualsiasi altra città italiana. La Resistenza a Roma durò 9 mesi fino al 4 giugno del 1944 quando arrivarono gli Alleati perciò dieci mesi prima che finisse la Resistenza nelle altre zone del Paese; ebbene in questi 9 mesi le azioni dei partigiani in città sono state le maggiori di qualsiasi altra città d’Italia. Addio Sasà, addio Carla Capponi medaglia d’oro e grazie per aver contribuito a fare di me un uomo libero così come tutti quelli che mi stanno leggendo anche se non ne sono completamente consapevoli.


Colle Rosso Aprile-Maggio 2012 2.0