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Settembre-Novembre 2008

Salute in piccole dosi Assumere correttamente le vitamine 10 >

In collaborazione con Alliance Healthcare

Emicrania Qualcosa di pi첫 che un mal di testa 6 > Forfora e pidocchi Mantenere i capelli sani, quindi belli 18 >


In questo numero

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SALUTE DA...

Informazioni di attualità

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Vitamine, salute in piccole dosi

SALUTE E VITA QUOTIDIANA

Emicrania, qualcosa di più d’un semplice mal di testa

Ricomincia la vita di un anno intero hi l’ha detto che l’anno comincia a gennaio? Nei calendari è così, certo, ma in realtà lo sappiamo tutti che la vera cesura, l’interruzione di tutte le attività dopo la quale si ricomincia da capo, è quella dell’estate. E’ a settembre che tutto riparte, è in questo momento che un anno nuovo comincia davvero. L’autunno, in questo senso, è la prima stagione del ciclo, quella in cui raccogliere energie che dovranno durare, a parte qualche interruzione più o meno protratta, per un’altra decina di mesi e oltre. E allora per ricominciare occorre, tra l’altro, mettersi in pari con le vitamine, sostanze che vanno assunte nelle giuste dosi - perché esagerare non fa bene nemmeno in questo campo - ma che, soprattutto, non devono mancare mai, perché sono essenziali per molti processi biologici. Ne parleremo in questo numero di Alphega Farmacia magazine, nel quale tratteremo pure di un sintomo che con l’arrivo delle prime giornate fredde tende quasi inevitabilmente a ripresentarsi: la tosse, un disturbo contro il quale esistono validi rimedi da usare, però, a ragion veduta; perché ogni tosse è diversa dall’altra, sia per l’origine sia per la natura, e quindi per il trattamento che richiede. E con le attività abituali tendono a ripresentarsi anche gli episodi di una patologia che spesso, a torto, viene sottovalutata, e confusa con un semplice mal di testa: l’emicrania, che in realtà è qualcosa di più e risulta in molti casi invalidante, durante gli attacchi, più di malattie come diabete e Aids, parola di Organizzazione mondiale della sanità. Vedremo come affrontarla. Ma parleremo pure di cura dei capelli, di certi piccoli stravizi (con caffè e cioccolato, per esempio) che possono far bene, di farmaci contraffatti, di un lassativo naturale come la cascara sagrada. Buona lettura.

DOSSIER PREVENZIONE

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SALUTE A TAVOLA

Quando qualche stravizio non fa male, anzi fa bene SALUTE E BELLEZZA

Mantenere i capelli sani per averli anche belli

C

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SALUTE ALL’ARIA APERTA

Tosse, prima di calmarla occorre riconoscerla

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IL CONSIGLIO DEL FARMACISTA

Attenzione ai medicinali contraffatti

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DI SANA PIANTA

Intestino regolare con la cascara

Anno IV, numero 3 (Settembre-Novembre 2008) Registrazione Tribunale di Milano N. 882 del 22 novembre 2005 Periodico trimestrale di DI PHARMA s.r.l., via Moggia 75/A, 16033 Lavagna - GE Edizione in esclusiva per le farmacie Alphega. Direttore responsabile Angelo Cambié ancambi@tin.it Redazione Florio Bovio Coordinamento scientifico e redazionale, grafica e impaginazione InterMedia Servizi Editoriali, via S. Antonino 3, 24122 Bergamo, tel. 035.226859, fax 035.4178840 (Consulenza scientifica Mariapia Fazio) Pubblicità InterMedia Servizi Editoriali, via S. Antonino 3, 24122 Bergamo tel. 035.226859, fax 035.4178840 (Gestione spazi e materiali pubblicitari Maria Grazia Palmerio) Editore Sinergie s.r.l., Corso Italia 1, 20122 Milano Stampa Galli Thierry Stampa s.r.l., via Caviglia 3, 20139 Milano Amministrazione DI. PHARMA s.r.l., via Moggia 75/A, 16033 Lavagna - Ge Tel. 0185.315755, fax 0185.315745 © Proprietà letteraria riservata. La riproduzione intera o parziale in ogni forma e su qualunque supporto, anche citando la fonte, è vietata in ogni lingua. Diritti riservati in tutto il mondo.

Alphega Farmacia magazine

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Attualità in breve

SALUTE DA… CAMBRIDGE

La Harvard University a Cambridge nel Massachusetts

La dieta mediterranea aiuta a tenere lontano il cancro. Una ricerca eseguita nella Harvard University americana ribadisce ancora una volta che se si vuol vivere sani e a lungo bisogna mangiare molta frutta e verdura, sostituire il burro con l’olio di oliva e dare più spazio al pesce che alla carne. Il gruppo coordinato da Dimitrios Trichopoulos sostiene che chi attua integralmente la dieta mediterranea abbassa del 22 per cento il rischio di tumori, e chi la adotta parzialmente di un 12 per cento. E un’altra ricerca, dell’Institute of Food Research britannico, segnala che broccoli, cavoli, cavolfiori e cavoletti di Bruxelles hanno una importante capacità di prevenzione verso il tumore alla prostata.

GENOVA • E’ lo stress il principale fattore che determina la caduta dei capelli. Oltre 300 tricologi riuniti a Genova per il congresso annuale della European Hair Research Society hanno sfatato alcuni luoghi comuni: sole, mare, casco e lavaggi frequenti non incidono su questo fenomeno, nel quale ha invece un ruolo determinante la tensione nervosa, o, meglio, la frequenza delle situazioni che la determinano. “E’ prassi di tutti i giorni”, ha affermato Alfredo Rebora, presidente del convegno, “verificare che alla base di un incanutimento precoce o di una improvvisa caduta dei capelli ci sia un episodio di disagio psicologico, che il paziente somatizza in questo modo.”

PARIGI • Che gli uomini possano procreare tranquillamente fino a tarda età è solo un luogo comune: in realtà anche nei maschi esiste un ‘orologio biologico’, che accelera dopo i 35 anni. Lo afferma uno studio eseguito nell’Eylau Centre for Assisted Reproduction di Parigi. Secondo i dati raccolti dai ricercatori su 12mila coppie curate nel centro, la percentuale di aborti spontanei quando i padri hanno superato i 40 è del 33%: quasi il doppio del 16,7% relativo ai 30-34 enni. La produzione di spermatozoi diminuisce all’aumentare dell’età e può divenire via via più imperfetta, il che aumenta il rischio che il nascituro abbia anomalie genetiche.

BERLINO I telefoni cellulari non mettono a rischio la salute degli adulti. E’ quanto emerge da uno studio dell’Ufficio federale tedesco per la protezione contro le radiazioni. La ricerca, che è durata quasi dieci anni, non ha trovato alcuna prova del fatto che i cellulari e i telefoni senza fili provochino tumori al cervello, né che inducano mal di testa e insonnia se lasciati sul comodino di notte. I ricercatori, però, evidenziano che non si possono trarre al momento le stesse conclusioni per i bambini.

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ROMA

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L’acqua potabile dura protegge dalle malattie cardiovascolari. Lo segnala il Dipartimento di Ambiente dell’Istituto superiore di sanità, sulla base di vari studi relativi all’incidenza di queste patologie e alle abitudini di vita. La durezza di un’acqua è principalmente riconducibile al suo contenuto in sali di calcio e di magnesio, sotto forma di carbonati, bicarbonati, solfati, cloruri e nitrati, e dipende dall’origine superficiale o profonda e dalla geologia dell’area di captazione. I primi studi che dimostrano una correlazione inversa tra contenuto in sali delle acque e malattie cardiovascolari risalgono agli anni ’50. Da allora si sono susseguite centinaia di ricerche che hanno confermato tali dati, ascrivendo l’effetto protettivo soprattutto al magnesio e al calcio. Su queste basi, l’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda, per le acque demineralizzate destinate al consumo umano, l’arricchimento in sali di calcio e magnesio e una corretta informazione ai consumatori.


Salute e vita quotidiana

Un tipo di cefalea che si presenta con molti sintomi

Emicrania,qualcosadipiù d’unsemplicemalditesta  Dolore forte, pulsante, da

un solo lato della testa. E poi nausea, ipersensibilità alla luce e ai rumori, a volte preceduti da disturbi visivi o formicolii. Una patologia invalidante, che si può trattare e anche prevenire.

LE RISPOSTE DEL VOSTRO FARMACISTA I farmaci per trattare l’emicrania sono di libera vendita?  Solo alcuni. I medicinali contro questa patologia sono suddivisi in tre categorie: • gli analgesici, alcuni dei quali, come quelli a base di acido acetilsalicilico, paracetamolo, naprossene, si possono acquistare senza ricetta, mentre altri, come quelli con indometacina o oppioidi, richiedono la ricetta; • i farmaci in grado di interrompere le crisi, come quelli a base di ergotamina, diidroergotamina, proclorperazina o dei triptani, tutti da prescrizione; • i farmaci per la prevenzione, come quelli che contengono metisergide, propanololo, valproato, verapamil: anche per questi è necessaria la ricetta.

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Solo in Italia ne soffrono sei milioni di persone, per lo più donne (18 per cento contro il 6-9 per cento degli uomini). L’emicrania è una patologia altamente invalidante: il 68 per cento di duemila pazienti intervistati in dieci paesi europei nell’indagine Migraine experience survey ha dichiarato che durante gli attacchi presenta difficoltà non solo a compiere attività complesse come lavorare o

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studiare, ma anche a eseguire compiti semplici come guidare l’automobile, fare sport o uscire con gli amici. Si stima che una persona affetta da emicrania, in media, sia costretta ad assentarsi dal lavoro per quasi 20 giorni all’anno e che, considerando come durata di una vita media quella di 75 anni, perda cinque anni a causa degli attacchi. Pochi sanno che l’emicrania non è un semplice mal di testa. Con le sue varie forme cliniche, rientra nel capitolo delle cefalee primarie, ossia di quelle forme in cui il mal di testa si presenta cronicamente senza che sia individuabile una causa organica. E’ una patologia caratterizzata da crisi intense e ricorrenti di dolore pulsante,

accresciuto dai rumori e dalla luce, che generalmente interessa un solo lato della testa, dura fra le quattro e le 72 ore ed è accompagnato da vari altri sintomi. Prima di una crisi emicranica molti pazienti sono soggetti a depressione, irritabilità, agitazione, perdita di appetito. Inoltre, un 15 per cento circa accusa emicranie con aura, un termine usato per indicare che le crisi sono precedute da sintomi sensoriali temporanei, come disturbi visivi che in genere riguardano un solo occhio e che possono variare dalle macchie cieche e dalle luci lampeggianti alla distorsione delle immagini; ma l’aura può anche essere costituita da altri disturbi, come


una sensazione di formicolio agli arti. In alcuni casi le aure si presentano senza cefalea. Gli attacchi di emicrania possono essere anche scatenati da alcuni fattori specifici, fra i quali i cambiamenti nei ritmi del sonno, lo stress, determinati alimenti (vino rosso, cioccolata, formaggi stagionati, cibi contenenti glutammato come dadi da brodo e piatti cinesi) e gli estrogeni, fatto questo che potrebbe spiegare perché l’emicrania possa essere messa in relazione con l’andamento del ciclo mestruale e perché questa patologia si manifesti più frequentemente nelle donne che negli uomini. Benché le crisi possano iniziare a qualsiasi età, la prima manifestazione si presenta di solito fra i 10 e i 40 anni; la familiarità è un fattore predisponente.

COME SI CURA Le due principali forme di cura dell’emicrania sono la terapia per contrastare la fase acuta e l’intervento a livello preventivo. Scopo del primo tipo di terapia, da somministrare non appena si manifestano i sintomi, è soltanto quello di ridurre la gravità e la durata dell’attacco. Negli individui soggetti a episodi frequenti o altamente disabilitanti, però, la sola terapia sintomatica potrebbe non bastare. Questi pazienti potrebbero invece trarre beneficio da un trattamento preventivo giornaliero capace di ridurre la frequenza, la gravità e la durata degli episodi. Si ricorre a questo tipo di terapia quando le crisi sono più di due al mese, sono protratte e invalidanti e non sono contrastabili con le terapie sintomatiche.

Vero/ o Falso ? !

Emicrania è sinonimo di mal di testa.

? !

L’emicrania è una patologia di origine neurologica.

FALSO. Il mal di testa è in realtà un sintomo mentre l’emicrania è una condizione patologica cronica, che di fatto non viene diagnosticata in almeno il 50 per cento di coloro che ne soffrono. Accanto al dolore di testa, negli attacchi di emicrania sono presenti molti altri sintomi quali nausea, vomito e ipersensibilità alla luce e ai rumori intensi.

PROBABILMENTE VERO. L’ipotesi finora più accreditata per quanto riguarda le cause è che l’emicrania dipenda da disordini di circolazione, nelle quali le variazioni di calibro dei vasi sanguigni all’interno del cranio costituiscono la principale causa del problema; ma accanto a questa teoria si sta affermando anche l’ipotesi che l’emicrania sia causata da un’ipersensibilità del sistema nervoso centrale: le crisi sarebbero il risultato di uno squilibrio nelle attività della parte di cervello responsabile del controllo sul dolore. I fattori che originano questo squilibrio (disturbi nel ciclo sonno-veglia, sostanze contenute nel cibo, particolari condizioni meteorologiche, stress) divengono condizioni in grado di scatenare gli attacchi.

? Non c’è nulla che si possa fare per combattere l’emicrania: bisogna solo saper convivere con la malattia e con le sue conseguenze. ! FALSO. Una terapia efficace per il mal di testa da emicrania, con farmaci sintomatici che aiutano a controllare il dolore dopo il manifestarsi dell’attacco, può migliorare la vita quotidiana riducendo la frequenza, la durata e la gravità degli attacchi, e di conseguenza la disabilità associata alla malattia. E se, nonostante la terapia, gli attacchi continuano a succedersi con frequenza, si può anche trarre giovamento da un eventuale trattamento preventivo. ? !

L’emicrania è una patologia disabilitante.

VERO. L’Organizzazione mondiale per la sanità l’ha valutata tra le prime venti cause di disabilità, in una classifica che la pone prima del diabete e dell’Aids. L’effetto disabilitante provocato da un grave attacco di emicrania è stato paragonato a quello prodotto da paralisi di tutti gli arti, demenza o schizofrenia. Eppure le persone che ne sono affette sono spesso soggette a pregiudizi o sul posto di lavoro per ciò che riguarda l’assenteismo, o nelle relazioni personali. Spesso per chi soffre di questa malattia combattere simili pregiudizi è difficoltoso quanto superare gli episodi dolorosi delle crisi.

Ora la spegne un telecomando Un dispositivo portatile messo a punto in America e provato già su molti pazienti si è dimostrato in grado di prevenire l’emicrania, in particolare per ora quella con aura. Ai primi sintomi premonitori, basta azionare il ‘telecomando’ e il mal di testa si blocca sul nascere. Sperimentato dalla Ohio State University, il dispositivo è basato sulla stimolazione magnetica transcranica, una procedura indolore e non invasiva che da anni è usata per studiare e modificare l’attività del cervello, e trova già impiego in numerose patologie come la depressione.

UN PO’ DI STORIA UNA PATOLOGIA NOTA DA MILLENNI  La prima testimonianza sull’emicrania risale al 3000 avanti Cristo. Nell’antica Grecia, Areto di Cappadocia raccomandava la birra come rimedio contro le crisi, malgrado sia oggi riconosciuto che l’alcol può scatenare un attacco di emicrania.

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Salute all’aria aperta

Un disturbo che torna con il freddo

Tosse, prima di calmarla occorre riconoscerla  C’è quella grassa e quella

LE RISPOSTE DEL VOSTRO FARMACISTA Quando bisogna rivolgersi al medico per la tosse?  Quando il catarro è

denso, grigio o gialloverdastro, se la tosse si prolunga per 7-10 giorni mentre altri sintomi eventualmente associati scompaiono. E ancora, se la tosse dura da più di tre settimane, se è accompagnata da febbre persistente o superiore a 39° C, se il respiro è difficoltoso o sibilante, se si vede sangue nell’espettorato. Al medico è bene riferire alcuni aspetti che vale la pena annotare prima della visita: • se la tosse è secca o grassa; • in quale momento della giornata si manifesta con maggior frequenza; • da quanto dura; • da quali condizioni ambientali viene aggravata; • se la si accusa più frequentemente da fermi o in movimento, da sdraiati oppure in piedi; • se peggiora in particolari periodi dell'anno.

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secca, e si trattano in maniera diversa. Chiedete come al farmacista. Dai 750 ai 1200 chilometri orari. L’aria espulsa con un colpo di tosse viaggia più o meno a questa velocità, grosso modo quella di un jet supersonico. Già da un dato del genere risulta chiaro quanto l’organismo investa energie in questo che se esteriormente appare come un disturbo fastidioso, uno dei più tipici nella stagione fredda, è in

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realtà un meccanismo difensivo di prim’ordine, destinato com’è a rimuovere ostruzioni dell’albero respiratorio che potrebbero bloccare la più vitale delle attività, il respiro. E’ un processo molto complicato, la tosse, che si attiva quando qualcuno degli specifici recettori distribuiti lungo tutte le vie aeree vengono stimolati da fattori di diverso tipo: un’infiammazione (sia infettiva sia allergica o di altra origine), la presenza di polveri, corpi estranei, accumuli di secrezioni, gas irritanti, e anche il

passaggio di aria troppo calda o troppo fredda. Proprio per questo, la tosse costituisce uno dei sintomi più frequenti nelle malattie dell’apparato respiratorio: come tale, si presenta in genere o secca, cioè non dovuta alla presenza nei bronchi di secreto da far fuoriuscire, oppure produttiva, vale a dire accompagnata da espettorato. Nel secondo caso si tratta di un sintomo prezioso, da non combattere pena la permanenza di secrezioni all’interno dell’albero


respiratorio; nel caso invece della tosse secca - che viene provocata in genere da irritanti ambientali, o da allergie respiratorie, o ancora dalle prime manifestazioni di un’infezione virale a carico delle vie aeree non esiste alcuna utilità: i colpi sono del tutto inefficaci e, casomai, potenzialmente dannosi. In circostanze di questo tipo occorre dunque fare in modo che il sintomo scompaia: innanzitutto si deve eliminare la causa dell’irritazione che provoca i colpi di tosse, e trasformare questi ultimi da secchi in produttivi. Per ottenere ciò può essere sufficiente umidificare l’ambiente e praticare suffumigi con acqua calda, in cui può essere disciolto bicarbonato di sodio; è anche importante bere in maniera abbondante, soprattutto bevande calde, in modo da ottenere un effetto emolliente sulle secrezioni.

QUANDO SERVONO I FARMACI Qualora queste misure non risultassero efficaci, e la tosse si mantenesse stizzosa e insistente, si può ricorrere a un farmaco antitussivo, che elimina lo stimolo agendo su uno specifico centro del cervello. I medicinali di questo tipo, alcuni dei quali possono essere acquistati senza ricetta medica, inducono talvolta una certa sonnolenza, soprattutto se assunti in dosi elevate; ciò va tenuto presente se si deve guidare un’automobile o manovrare macchinari pericolosi. Va inoltre evitata l’associazione tra questi sedativi della tosse e bevande alcoliche o altri farmaci che agiscono sul sistema nervoso centrale, come gli ansiolitici o gli antidepressivi. La tosse produttiva non va invece

REGOLE D’ORO

Per tenere lontano un sintomo fastidioso 1

Smettere di fumare. Il fumo può provocare durante la notte attacchi di tosse occasionali. Nei fumatori incalliti, con il passare degli anni, la tosse può trasformarsi in cronica, a causa di una infiammazione permanente dei bronchi. La tosse può colpire anche chi inala il fumo altrui, soprattutto i bambini.

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Se si vive in città particolarmente inquinate o si soffre di allergia, tutte le volte che è possibile si deve cambiare aria recandosi in località più salubri. In questo modo, l'irritazione delle mucose delle vie respiratorie, e di conseguenza la tosse, si attenuano.

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Durante l’inverno mantenere un buon grado di umidità negli ambienti in cui si vive, cambiando spesso l'aria e mettendo vaschette di acqua sui termosifoni.

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Nei casi in cui la gola è molto irritata può essere utile inalare vapori di acqua calda.

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Quando il sintomo diventa fastidioso si può ricorrere a sedativi della tosse per brevi periodi.

sedata, ma solo ‘aiutata’ se si presentano difficoltà a espellere il secreto dai bronchi: in casi del genere, possono allora essere assunti farmaci in grado di fluidificare le secrezioni, facilitando la loro eliminazione; anche tra questi medicinali, alcuni possono essere acquistati senza ricetta medica. I prodotti di questo tipo possono provocare, a loro volta, disturbi gastrici e nausea, tutti inconvenienti che in genere vengono evitati se si rispettano le dosi consigliate. Le persone sofferenti di fegato, reni o cuore, inoltre, devono evitare l’uso di fluidificanti a base di ammonio cloruro. I diabetici, infine, devono fare a meno degli sciroppi - che contengono notevoli quantità di zucchero - indirizzandosi verso altre formulazioni. E’ importante chiedere sempre consiglio al proprio farmacista: l’uso di un antitussivo contro una tosse produttiva, infatti, è controproducente, e altrettanto lo è l’impiego di un fluidificante contro una tosse secca.

Ma non sarà pertosse? Una tosse che dura per più di tre settimane è il sintomo principale della pertosse, una malattia di origine batterica molto contagiosa, che colpisce prevalentemente bambini sotto i cinque anni. L’uomo è l’unico serbatoio noto del batterio; di conseguenza la trasmissione della malattia avviene solo fra esseri umani, proprio attraverso la tosse. Il batterio della pertosse causa infezioni alle vie respiratorie che possono essere inapparenti, ma anche estremamente gravi, soprattutto quando il paziente è un neonato. Dopo un’incubazione di circa dieci giorni, la malattia si manifesta con una tosse lieve, accompagnata da qualche linea di febbre e abbondanti secrezioni nasali: è la fase catarrale, che dura da una a due settimane. Progressivamente la tosse diventa parossistica e si associa a difficoltà respiratorie: è la fase convulsiva, che può durare più di due mesi in assenza di trattamento. Nei neonati e nei bambini al di sotto di un anno, la pertosse può essere molto grave, addirittura mortale. Di qui l’importanza della vaccinazione, che in Italia non è obbligatoria ma viene raccomandata nei bambini a partire dall’ottava settimana di vita. A causa della perdita di immunità nel tempo, sono necessari più richiami, fin verso i due anni.

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Dossier prevenzione

Hanno un ruolo importante quali catalizzatori dei processi biologici, e devono essere assunte in maniera costante. Quando l’alimentazione non ne fornisce abbastanza, si può ricorrere agli integratori. 10

Vitamine, salute in piccole dosi Importante soddisfare il fabbisogno, ma senza esagerare

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 Vitamine suonava meglio; altrimenti il nome per esteso sarebbe stato, in latino, vitae aminae: amine della vita. Il medico polacco Kazimierz Funk, quando nel 1911 scoprì la prima (la vitamina B1), la chiamò così per indicare che da essa dipendevano processi biologici essenziali per

l’organismo. Poi vennero individuate, via via, tutte le altre; e il nome rimase, anche se in alcuni casi si trattava di sostanze a cui non si adattava, a differenza della B1, la denominazione chimica di amine. Oggi di queste sostanze si sa praticamente tutto. La loro comune


caratteristica è di essere attive in piccole dosi e indispensabili all’organismo, che ha bisogno di assumerle preformate visto che non è in grado di produrle o non lo fa a sufficienza. Il fatto che le vitamine agiscano in minime quantità è connesso con la loro funzione, che è di accelerare, da sole o combinate con altre sostanze elaborate dallo stesso organismo, reazioni chimiche che intervengono in essenziali processi biologici. Esse si comportano cioè come veri e propri catalizzatori organici, e come tali ad esempio rendono possibili le reazioni attraverso le quali l’organismo trasforma gli alimenti nei materiali e nell’energia necessari per la crescita e il funzionamento delle sue strutture; oppure influenzano la produzione di alcuni ormoni e degli anticorpi, o ancora prendono parte a processi come quello della visione (è il caso della vitamina A), o rendono possibile la sintesi di sostanze che intervengono nella coagulazione del sangue (la vitamina K). In tutte queste caratteristiche le vitamine risultano assai simili ai cosiddetti oligoelementi (magnesio, zinco, manganese, eccetera), dai quali differiscono tuttavia per la loro natura chimica molto più complessa.

DUE GRANDI GRUPPI Le vitamine vengono suddivise in due grandi gruppi: • idrosolubili, che si sciolgono cioè nell’acqua e non sono accumulabili dall’organismo,

dovendo essere quindi assunte quotidianamente con l’alimentazione: si tratta di tutte le vitamine del gruppo B, compreso l’acido folico, e poi delle vitamine H, PP e C, oltre che dell’acido pantotenico; • liposolubili, che si sciolgono cioè nei grassi, assieme ai quali vengono assorbite e accumulate nel fegato, tanto che la carenza si manifesta in seguito a una mancata assunzione per tempi lunghi: ne fanno parte le vitamine

“ ”

Non sempre con gli alimenti si riesce ad assumere tutte le vitamine nella quantità necessaria, specie se la richiesta è accresciuta e la dieta non è razionale. A, D, E e K (riquadri nelle pagine successive). Le vitamine vengono assunte attraverso i cibi, soprattutto quelli

Chi rischia di più uno stato di carenza Sono diverse le categorie di persone esposte, per lo più a causa di un accresciuto fabbisogno, a una carenza di vitamine:  adolescenti, per via della crescita e delle cattive abitudini alimentari che molti giovani tendono a contrarre: particolarmente necessarie le vitamine B1, B2, C, D e PP;  gestanti e donne che allattano, che hanno una maggiore richiesta di vitamine B2, B6, B12, A, oltre che di acido folico: la mancata integrazione dell’apporto di vitamina B6, in particolare, origina spesso spossatezza mattutina nei primi mesi di gravidanza; questa vitamina è inoltre essenziale per lo sviluppo del feto prima e del neonato poi: neonati di madri affette da carenze di vitamina B6 presentano spesso un peso inferiore alla media;  anziani, che spesso si alimentano poco e male, assumono molti farmaci, possono avere problemi di assorbimento e in genere, anche per difficoltà di

masticazione, consumano poca frutta e verdura fresca e molti cibi cotti, nei quali la maggior parte delle vitamine viene distrutta dal calore: servono loro le vitamine del gruppo B, la A, la D e la C;  persone sottoposte a stress fisico e convalescenti, soprattutto se hanno assunto antibiotici: in questo caso sono necessarie le vitamine del gruppo B, la A, la D e la C;  donne che impiegano contraccettivi orali, visto che gli estrogeni contenuti nella ‘pillola’ possono provocare carenze di vitamina B6 e C, oltre che di acido folico;  fumatori, cui le sigarette creano il bisogno di un apporto quasi raddoppiato di vitamina C;  forti bevitori, che si alimentano male per l’inappetenza generata dall’alcol, soffrono spesso di disturbi digestivi e hanno una alterata funzionalità del fegato, che immagazzina e attiva le vitamine: a loro servono soprattutto la B1 la B6, la C e l’acido folico;  persone che si sottopongono a diete particolari, soprattutto quelle dimagranti, che risultano spesso inadeguate a garantire un sufficiente apporto di vitamine.

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Dossier prevenzione

LE VITAMINE IDROSOLUBILI FABBISOGNO QUOTIDIANO VITAMINE

LE RISPOSTE DEL VOSTRO FARMACISTA  I farmaci possono interferire con le vitamine?

Alcuni sì: ci sono medicinali che riducono la disponibilità o l’attività di queste sostanze. Gli antibiotici e i sulfamidici, per esempio, provocano un elevato consumo di vitamine del gruppo B e inoltre, distruggendo i batteri normalmente presenti nell’intestino, riducono l’apporto che questi producono di vitamina K e acido folico. Alcuni antiinfiammatori possono ridurre la concentrazione di vitamina C, gli antitubercolari in qualche caso provocano carenza di vitamina B6, qualche antidiabetico a lungo andare abbassa la quantità di vitamina B12 e certi antitumorali impediscono l’azione dell’acido folico.

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FUNZIONI

SINTOMI DI CARENZA

Interviene nei processi di trasformazione dei carboidrati e nel funzionamento dei nervi periferici

Inappetenza, debolezza, perdita di peso, irritabilità

Partecipa ai processi di trasformazione di proteine, carboidrati e grassi; protegge le mucose di bocca e occhi

Lesioni della pelle e delle mucose; lacrimazione, intolleranza alla luce, congiuntivite

Interviene nei processi di trasformazione delle proteine; contribuisce al corretto funzionamento del cervello

Depressione; infiammazione di bocca e lingua, lesioni della pelle intorno a occhi, bocca e naso

a) 3 microgrammi b) 6 microgrammi c) 4-5 microgrammi

Prende parte alla formazione dei globuli rossi e alla sintesi del materiale genetico; permette l’accrescimento corporeo

Anemia; disturbi del sistema nervoso

a) 0,4 mg b) 3 mg c) 0,2 mg

Partecipa alla formazione dei globuli rossi e alla sintesi del materiale genetico

Anemia

Agrumi, vegetali verdi, latte, fegato

a) 75 mg b) 100 mg c) 50 mg

Interviene nella sintesi della sostanza cementante dei tessuti; favorisce l’assorbimento del ferro; potenzia i sistemi di difesa immunitaria

Ritardo nella rimarginazione delle ferite e nella saldatura delle fratture; emorragie, gonfiore e sanguinamento delle gengive; debolezza

H (biotina)

Latte, carne, lievito di birra, tuorlo d’uovo

a) 0,1-0,3 mg b) 0,2-0,3 mg c) 0,1 mg

Interviene nei processi di Rari: alterazione della trasformazione dei carboidrati, pelle, anemia, perdita dei grassi e delle proteine dell’appetito

PP (niacina)

Fegato, carni, lievito di birra, farina integrale, uova

a) 18-20 mg b) 22-24 mg c) 10-12 mg

Catalizza i processi di ‘combustione’ del materiale energetico

a) 4-7 mg b) 10 mg c) 2-3 mg

Consente l’immagazzinamento dell’energia nelle cellule; Stanchezza; disturbi prende parte ai processi all’apparato intestinale di trasformazione dei grassi

B1 (tiamina)

FONTI

a = adulto b = gestante c = bambino

Lievito di birra, legumi, frutta a) 1,2-1,5 mg oleosa, germe b) 1,8 mg dei cereali, farine c) 0,8-1 mg integrali, fegato, carne di maiale Latte, uova,

pesce, carne, B2 (riboflavina) germe dei cereali

a) 1,6-1,7 mg b) 2,0 mg c) 1,2-1,5 mg

Latte, uova, carni a) 2-4 mg rosse, legumi, B6 b) 10 mg germe dei (piridossina) c) 0,4 mg cereali Carne, pesce, uova, latte,

B12 formaggi, (cianofrattaglie cobalamina) (è assente

nei vegetali) Uova, formaggi, legumi, fegato, Acido folico carne, verdure a foglie scure

C (acido ascorbico)

Lievito di birra, tuorlo d’uovo, Acido fegato, cuore, pantotenico cuticola del riso, pappa reale

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Lesioni della pelle; diarrea; disturbi del sistema nervoso; perdita di peso; cefalea


LE VITAMINE LIPOSOLUBILI FABBISOGNO QUOTIDIANO VITAMINE

A (retinolo)

FONTI

a = adulto b = gestante c = bambino

Latte, formaggi, burro, olio di fegato a) 1,0 mg di pesce, fegato, b) 1,2 mg uova, carote, c) 0,7 mg spinaci, broccoli, zucca gialla

FUNZIONI

SINTOMI DI CARENZA

 Mentre per le

Interviene nel processo della visione, soprattutto notturna; è necessaria al mantenimento dell’integrità della pelle e di altri tessuti, come la cornea dell’occhio

Perdita di peso, alterazioni della pelle e della cornea, difficoltà nella visione notturna

Insufficiente deposizione di calcio nelle ossa in formazione e decalcificazione di quelle già formate

Latte, burro, tuorlo d’uovo, D (calciferolo) olio di fegato di merluzzo

a) 5 microgrammi b-c) 10 microgrammi

Favorisce l’assorbimento del calcio introdotto con la dieta e controlla la sua deposizione nelle ossa

Olio di germe di grano, olio E (tocoferolo) di oliva, vegetali verdi

a) 10 mg b) 12 mg c) 5 mg

Preserva le sostanze biologiche dall’ossidazione; Anormale nutrimento dei mantiene integre le membrane muscoli; riduzione della delle cellule; interviene in vita dei globuli rossi diverse reazioni biochimiche

a) 4 mg b) 6 mg c) 2 mg

Partecipa ai processi di formazione di sostanze indispensabili per la coagulazione del sangue

Spinaci, cavoli,

K piselli, carote, (menadione) lattuga

crudi visto che la cottura inattiva molte di esse: una dieta equilibrata dovrebbe contenerne in quantità sufficienti al fabbisogno dell’organismo, che varia tuttavia a seconda della costituzione fisica, delle condizioni di salute, del tipo di attività, dell’età e così via. Non sempre, però, con gli alimenti si riesce a fornire tutte le vitamine nella necessaria quantità, soprattutto se la richiesta da parte dell’organismo risulta per qualche ragione accresciuta, o se le abitudini alimentari non consentono una dieta razionale.

LE IPOVITAMINOSI Si determinano allora, quando l’apporto vitaminico non è sufficiente, stati patologici (ognuno tipico della carenza di una particolare vitamina) che prendono il nome di ipovitaminosi, o, nei casi estremi, di avitaminosi. Queste ultime consistono in vere e proprie malattie (il beri beri per la vitamina B1, lo scorbuto per la C, la pellagra per la PP eccetera), che un tempo costituivano importanti cause di morte, ma che oggi sono decisamente rare nei paesi industrializzati, dove anche la peggiore alimentazione

SENZA RICETTA COME INTEGRARE L’APPORTO

Rallentamento della coagulazione

riesce a garantire un certo apporto vitaminico. Piuttosto frequenti sono invece stati di ipovitaminosi non attribuibili a totale assenza di vitamine, ma derivanti da parziali carenze. Questi stati, definiti carenze vitaminiche marginali e originati da varie possibili cause, conoscono sei gradi progressivi di sviluppo. I primi sono caratterizzati da diminuzione della concentrazione di vitamine nel sangue e da conseguenti alterazioni biochimiche nel funzionamento delle cellule, che non comportano tuttavia sintomi

preparazioni farmaceutiche contenenti vitamine a elevati dosaggi è necessaria la ricetta del medico, per quelle destinate a coprire il fabbisogno è consentita la libera vendita dietro consiglio del farmacista. I prodotti acquistabili liberamente sono tutti da assumere per bocca: gocce da diluire in acqua, compresse effervescenti, confetti, capsule, fiale per uso orale e così via. Alcune preparazioni contengono una sola vitamina, altre associazioni di più vitamine (A+E, vitamine del complesso B, tutte o in parte, eccetera); altre infine comprendono tutte le vitamine - e alcune anche gli oligoelementi con dosaggi proporzionati al fabbisogno. Maggiore è il numero di vitamine impiegate, più problematica è la stabilità della preparazione farmaceutica, di cui occorrerà dunque controllare attentamente la data di scadenza, che spesso è ravvicinata a quella di preparazione. Per lo stesso motivo la conservazione deve essere accurata: evitare i luoghi umidi e quelli esposti a luce e calore, e conservare i preparati sempre nel contenitore con cui vengono venduti.

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Dossier prevenzione

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sufficiente, si creano stati patologici che nei casi estremi consistono in vere malattie, come pellagra o scorbuto. apprezzabili; tipica dei successivi è invece la comparsa di manifestazioni cliniche, dapprima aspecifiche quali debolezza,

insonnia, irritabilità, depressione o diminuzione di peso, e in seguito di natura diversa a seconda della vitamina carente. Il persistere di questo stato caratterizza gli stadi più evoluti delle carenze marginali, che impongono un immediato trattamento per il reintegro delle riserve vitaminiche.

COME SI CREA LA CARENZA Le cause che possono determinare una carenza di

LA POLEMICA

Ma è vero che le vitamine fanno male? Ha tenuto banco su giornali e notiziari radiotelevisivi, nei mesi scorsi, una ricerca dell’organizzazione britannica Cochrane Collaboration secondo la quale gli integratori a base di vitamine, in particolare quelle A ed E, non fanno bene alla salute, non allungano la vita e, anzi, “sembrano aumentare la mortalità”. In realtà è noto da tempo che gli integratori vitaminici non sono privi di tossicità come ci si aspetterebbe da questi farmaci un po’ particolari, che contengono sostanze non estranee all’organismo ma abitualmente presenti al suo interno. Non bisogna tuttavia drammatizzare: l’importante è chiedere consiglio sul loro uso al medico o al farmacista, e non superare le dosi consigliate. Il fatto è che alcune vitamine possono provocare le cosiddette ipervitaminosi, ovvero stati dovuti alla loro eccessiva concentrazione nell’organismo, che si determinano in genere per l’assunzione di dosi superiori di molte volte (anche decine o centinaia) al fabbisogno. Sono diversi gli inconvenienti che possono essere provocati dalle vitamine a dosi molto alte. La A, oltre a poter originare vari disturbi reversibili, è sospettata di un’azione dannosa sul feto e perfino di una cancerogena opposta a quella di prevenzione dei tumori che ha a dosi normali. La D può provocare non solo diverse reazioni avverse transitorie, ma anche calcificazioni dei tessuti molli che creano danni irreversibili; la E può indurre alcuni sintomi, tutti passeggeri, e la B1, assunta mediante iniezioni, può dare reazioni anche gravi. Sempre a dosi esagerate, l’acido folico può generare alterazioni del midollo osseo, la vitamina PP può creare vari effetti indesiderati tra cui l’aggravamento di gastriti e ulcera, la vitamina B6 può provocare interferenze con la levodopa utilizzata nella malattia di Parkinson. E perfino la più diffusa delle vitamine, la C, può originare, se sovradosata, vari disturbi, e secondo alcuni studi anche favorire la formazione di calcoli renali. Per altre vitamine, come la B2, l’acido pantotenico e la B12, la possibilità di disturbi derivanti da una eccessiva assunzione è praticamente assente.

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vitamine consistono in genere in un insufficiente apporto alimentare e/o in un aumentato fabbisogno. L’introduzione di queste sostanze può risultare inadeguata a causa di diete squilibrate come quelle indotte dalla povertà, da abitudini alimentari sregolate, da una non varia scelta dei cibi, da mancanza di appetito. Ma le vitamine possono risultare insufficienti anche qualora la loro assunzione con gli alimenti sia corretta: in alcuni casi è infatti carente l’assorbimento, e ciò a causa di disfunzioni dello stomaco o dell’intestino, di vomiti ripetuti, di diarrea (anche conseguente all’abuso di lassativi), di alterazioni della superficie interna del tubo digerente, di amputazione di ampi tratti di questo, di diminuzione della secrezione di bile e così via. L’assorbimento e l’utilizzazione delle vitamine possono inoltre essere ostacolati da sostanze dette antivitamine, come gli oli minerali di alcuni lassativi - che rendono inassorbibili le vitamine liposolubili - o l’avidina contenuta nel bianco dell’uovo, che impedisce l’utilizzazione della vitamina H, o ancora alcuni farmaci (trafiletto a pagina 12). La causa più frequente delle carenze vitaminiche è tuttavia l’aumentato fabbisogno, che si crea con maggior frequenza in particolari situazioni (periodi di stress fisico, per esempio) e in alcune categorie di soggetti (riquadro a pagina 11).


Salute a tavola

Caffè, cioccolato, tè e vino riabilitati da studi scientifici per varie proprietà protettive

DONNE ANZIANE IL TE’ PROTEGGE DALL’OSTEOPOROSI  Bere il tè protegge le anziane dall’osteoporosi. I ricercatori della di Perth hanno seguito per cinque anni oltre mille donne tra 70 e 85 anni, osservando una densità ossea, nell’anca, superiore di quasi il 3% nelle donne che bevevano tè rispetto a quelle che non lo bevevano. Inoltre le consumatrici di tè, nel corso dei cinque anni, sono andate incontro a un minor impoverimento osseo, perdendo in media l’1,6% della densità ossea, contro il 4% delle altre.

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Quando qualchestravizio non fa male, anzi fa bene  Tutte le cose belle della vita - diceva Bernard Shaw - o sono immorali o sono illegali o fanno ingrassare. O fanno male, potremmo aggiungere. Ma ora per i golosi arrivano diverse buone notizie: alcuni alimenti di cui è meglio non abusare, da sempre messi all’indice da salutisti e medici, in piccole dosi fanno bene. Caffè, cioccolato, tè, vino, spesso demonizzati, vengono oggi riabilitati da una serie di studi scientifici. Il caffè, per esempio, è benefico per il fegato: secondo uno studio dell’Istituto Mario Negri di Milano, protegge questo organo da malattie gravi come la cirrosi e il tumore, soprattutto quando la persona è ad alto rischio di queste malattie perché per esempio è un forte bevitore di alcolici. E poi il caffè fa bene agli anziani,

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aiutandoli soprattutto a mantenere una mente giovane e fresca, migliorando memoria, capacità di apprendimento e funzioni cognitive. Addirittura il consumo di caffeina sembra ridurre il rischio di essere colpiti dalla malattia di Alzheimer, secondo i risultati dello studio europeo FINE (Finland, Italy and Netherlands Elderly) cui ha preso parte anche l'Istituto Superiore di Sanità. E non basta. Il caffè potrebbe rivelarsi anche - secondo uno studio sui topolini eseguito dalla Oklahoma Medical Research Foundation - un’arma per prevenire la sclerosi multipla. Non c’è niente di più rincuorante, poi, di sapere che il cioccolato, pur così ricco di grassi, fa bene grazie ai flavonoidi, sostanze antiossidanti che tengono pulite le arterie e proteggono il cuore. Ne

danno prova numerosi studi, tra cui uno con cui ricercatori giapponesi hanno dimostrato che il cioccolato fondente migliora la capacità di dilatarsi delle coronarie, che lasciano passare così una quantità maggiore di sangue. Un altro studio, dell’Università tedesca di Colonia, ha svelato che mangiare poco più di sei grammi al giorno di cioccolato fondente, pari a 30 calorie, abbassa la pressione senza far ingrassare. Un’ulteriore ricerca ha dimostrato che il cioccolato ha un’azione antitrombotica. E secondo gli scienziati della Georgetown University di Washington DC, mangiare cioccolata può servire a combattere quattro tumori, in particolare in due varietà di cancro all’intestino, di cui rallenta la crescita anche del 50 per cento. E poi il vino rosso. Contiene una molecola semplice ma preziosissima contro l’invecchiamento, il resveratrolo, un flavonoide che secondo David Sinclair della Harvard Medical School di Cambridge, in Massachusetts, favorisce la longevità e allontana effetti dell’invecchiamento come la cataratta e le malattie cardiovascolari, oltre a rafforzare le ossa. Inoltre molti studi dimostrano che un moderato consumo di vino riduce rischio cardiovascolare e mortalità.


Salute e bellezza

Una corretta igiene combatte la forfora e altri disturbi

Mantenere i capelli sani per averli anche belli  La desquamazione

eccessiva del cuoio capelluto e l’eccesso di sebo creano inestetismi che possono essere evitati. Lavare i capelli, asciugarli, spazzolarli sono pratiche igieniche semplici, di cui spesso 18

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si sottovaluta l’importanza: invece dal modo in cui vengono attuate dipende molto della salute dei capelli, e quindi anche della loro bellezza. Una corretta igiene, per esempio, è in grado di correggere alcuni disturbi che sono fonte anche di inestetismi, come la forfora e la seborrea,

mentre pratiche sbagliate possono determinare un peggioramento delle condizioni. La forfora, il cui nome scientifico è pitiriasi semplice, è una eccessiva desquamazione del cuoio capelluto, che si manifesta con il distacco, spontaneo o provocato da grattamento, di


squame fini, secche, grigiastre, che aderiscono ai capelli o cadono sui vestiti sotto forma di una polvere biancastra; il tutto si accompagna a un fastidioso prurito. La desquamazione tipica della forfora è associata ad alterazioni del normale ciclo di crescita dell’epidermide, tali da comportare un aumento del numero di cellule che continuamente, in maniera del tutto fisiologica, si distaccano dallo strato più superficiale, quello corneo.

FORFORA E SEBORREA Un particolare tipo di forfora è la pitiriasi steatoide, nella quale il sebo lega le squame in agglomerati grassi e spessi, di colorito giallastro; questa forma si accompagna spesso ad alterazioni infiammatorie del cuoio capelluto, conducendo verso la dermatite seborroica. Del resto la forfora si accompagna spesso all’eccessiva produzione di grasso da parte del cuoio capelluto, la seborrea, che ne viene considerata una concausa: il sebo, infatti, oltre a essere il materiale di partenza per la formazione - a opera di alcuni microrganismi - di sostanze che provocano irritazione del cuoio capelluto, è anche un buon terreno per la proliferazione di questi stessi microrganismi, ed esercita inoltre un’azione occlusiva che non permette il normale continuo distacco di cellule cornee, determinando quindi il loro accumulo e la formazione di squame. La forfora ha un andamento stagionale, e peggiora spesso dopo alcuni trattamenti cosmetici

poco salutari come messa in piega, permanente, tinture. La terapia di questo disturbo consiste nel controllare le manifestazioni con trattamenti locali, che devono essere ripetuti a intervalli regolari secondo un adeguato programma di igiene. I capelli vanno lavati una o due volta a settimana con uno shampoo antiforfora, e a questi lavaggi possono esserne alternati altri con detergenti poco sgrassanti o ‘delicati’, o meglio ancora con shampoo seboequilibranti; oppure si potrà adoperare direttamente uno shampoo antiforfora adatto a lavaggi frequenti, utilizzabile tutte le volte che è necessario. Svariati sono i principi attivi contenuti nei preparati contro la forfora: la maggior parte possiede proprietà antibatteriche e antifungine tali da ridurre la microflora del cuoio capelluto, una parte della quale è ritenuta responsabile dei processi che conducono alla formazione e al distacco delle squame. Si utilizzano inoltre principi attivi ad azione antiinfiammatoria e altri che ritardano la crescita dell’epidermide e quindi il suo ricambio, e che limitano la produzione di sebo. Pure impiegate - negli shampoo ma anche in altri prodotti come le lozioni - sono sostanze in grado di sciogliere, con azione cheratolitica, il tessuto corneo: in questo modo provocano il distacco delle squame di forfora, consentendone l’allontanamento. Come detergenti si impiegano tensioattivi che non irritino il cuoio capelluto. Il farmacista saprà consigliarvi il prodotto con la formulazione più adatta al vostro caso.

Attenti a non confondere la forfora con i pidocchi A volte si scambia per forfora quella che invece è una infestazione da pidocchi, o pediculosi: si crede che siano scaglie di epidermide le lendini, vale a dire le uova di questi insetti. Le lendini, distinguibili dalla forfora per il fatto che non si allontanano facilmente dalla capigliatura, sono deposte dalla femmina adulta, che le cementa alla base del capello; grandi meno di un millimetro, si schiudono 6-9 giorni dopo la deposizione rilasciando la ninfa, che è grande quanto una capocchia di spillo e nel giro di una settimana si trasforma in pidocchio adulto (nella foto). Questo è lungo 2-3 millimetri e ha un colore grigio-biancastro; vive circa un mese e si nutre di sangue, che succhia dal cuoio capelluto dopo averlo punto, provocando con la saliva una irritazione che si manifesta con prurito. Lontano dall’uomo, il pidocchio non sopravvive più di un giorno o due, tant’è che la trasmissione più frequente dell’infestazione è per contatto diretto - tipico dei bambini mentre più rara è quella attraverso vestiti, pettini, asciugamani, cuscini e così via. In ogni caso, il pidocchio non vola e non salta da una persona all’altra. L’infestazione non è segno di cattiva igiene, né è associata alla lunghezza dei capelli. Per il trattamento sono disponibili diversi prodotti che possono essere acquistati dietro consiglio del farmacista, a base di principi attivi insetticidi o di sostanze che eliminano i pidocchi per effetto fisico (ostruendo le vie respiratorie dell’insetto). Il prodotto va applicato su tutti i capelli e sul cuoio capelluto, dopo di che si deve pettinare la testa con un apposito pettine in vendita in farmacia, che rimuove le lendini. Dopo il trattamento - che va ripetuto a distanza di 2-3 giorni - si devono usare abiti e biancheria puliti, e lavare a 60 gradi quelli in uso precedentemente.

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Il consiglio del vostro farmacista

DIETILENGLICOLE NON SOLO FALSO MA PURE VELENOSO  Un tipico componente dei farmaci contraffatti, presente anche nel dentifricio Colgate falso scoperto poco tempo fa nei supermercati, è il , composto velenoso impiegato in Cina come sostituto della più costosa glicerina.

Attenti ai farmaci contraffatti  Un medicinale su dieci tra quelli in commercio nel mondo è falso e, secondo le stime dell’Organizzazione mondiale della sanità, il fenomeno interessa non più solo i paesi poveri, ma anche gli Stati Uniti e l’Unione europea. Ma la contraffazione è ancora più diffusa tra i medicinali venduti su Internet, che sono falsi per oltre la metà. Le vendite di farmaci on line costituiscono il mezzo più facile per smerciare prodotti

Una truffa tipica Le autorità americane hanno esaminato un prodotto antiobesità venduto su vari siti Internet, trovando che nessuna delle capsule conteneva il principio attivo del farmaco, alcune contenevano solo talco e amido, e in altre era presente un principio attivo di un altro farmaco antiobesità, che però differisce dal primo sia per i soggetti in cui può essere impiegato, sia per la dose.

contraffatti. Accanto a qualche sito legale gestito da farmacie che vendono sul web prodotti veri su richiesta di regolare ricetta medica, proliferano infatti molti siti fuori legge che, nell’ipotesi più favorevole, vendono prodotti da prescrizione senza richiedere una ricetta, ma che il più delle volte diventano il canale internazionale per distribuire medicinali di origine sconosciuta e spesso fraudolenta. Diversi sono i tipi di farmaci contraffatti in circolazione:  falsi perfetti, cioè prodotti che contengono gli stessi componenti dell’originale, nella giusta quantità, correttamente confezionati ed etichettati, ma sono importati mediante operazioni di mercato parallelo;  falsi imperfetti, ovvero medicinali che contengono i componenti giusti ma non in quantità esatte, e/o formulazioni che non rispettano, per esempio, i requisiti della scadenza;  falsi solo apparenza, cioè prodotti esteriormente simili a quelli autentici, che però non contengono principi attivi;  falsi criminali, prodotti

anch’essi esteriormente simili a quelli autentici, ma a base di sostanze diverse, talvolta anche nocive. Ci sono poi le falsificazioni sui farmaci in origine autentici, che vengono manipolati e resi così inefficaci se non nocivi.

Su Internet falso un medicinale ogni due, e il problema non si esaurisce con le vendite on line

Il parere del magistrato  Sul problema delle contraffazioni dei farmaci, il sostituto procuratore nazionale antimafia Luigi De Ficchy ha denunciato una situazione fortemente a rischio per la sicurezza dei cittadini italiani. “Aver consentito la vendita dei medicinali senza prescrizione nei supermercati e nelle parafarmacie”, ha affermato il magistrato, “ha aperto una pericolosa breccia concettuale nel sistema di cautele che deve circondare la vendita dei farmaci.” Questa, consentita in esercizi sottoposti a minori verifiche, “induce alle più ragionevoli preoccupazioni, considerato il rischio che nelle maglie di un sistema meno rigido si faccia strada la vendita di farmaci contraffatti”, un traffico osserva De Ficchy - gestito per gran parte dalla criminalità cinese, che nel nostro paese è molto attiva. “Troppo alto”, rileva il magistrato antimafia, “è il rischio derivante da una eccessiva liberalizzazione nel settore: al contrario è necessario aumentare i controlli lungo la catena distributiva dei farmaci per salvaguardare la salute dei cittadini.”

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Di sana pianta

Un lassativo da usare con qualche precauzione

La cascara sagrada è un arbusto che può raggiungere i 18 metri di altezza. Il tronco è ricoperto da una corteccia rugosa, mentre i rami sono lisci. Le foglie, ovate, hanno il margine dentato; i fiori sono bianco-verdastri, il frutto è una drupa nerastra.

Intestino regolare con la cascara  In spagnolo il nome significa corteccia sacra: e sacra la cascara sagrada era agli indiani d’America, ma gli esploratori spagnoli, quando la scoprirono nel XVI secolo, ne apprezzarono soprattutto le proprietà lassative. A metà del 1800 la pianta era ampiamente utilizzata dai pionieri cercatori d’oro, che la chiamavano, con accezione più laica e prosaica, corteccia cagona, alludendo proprio a quell’uso contro la stipsi: ma solo a fine XIX secolo la cascara fu inserita nelle farmacopee. Utilizzata a lungo come rimedio per i disturbi di digestione, come protettore del fegato e contro i calcoli biliari, la corteccia di cascara sagrada è oggi usata

La carta d’identità NOME BOTANICO: . FAMIGLIA: . DOVE CRESCE: originaria delle coste di California e Cile, è oggi diffusa in tutto il mondo e coltivata in maniera particolare sulla costa occidentale del Canada e degli Stati Uniti e su quella orientale dell'Africa. QUALI PARTI SI USANO: la corteccia del tronco e dei rami, invecchiata di un anno o trattata con il calore per permettere l’ossidazione di alcuni composti che, presenti nella corteccia fresca, possono causare irritazione gastrointestinale con vomito e coliche; i lembi di corteccia vengono arrotolati in tubi, e così si presentano spesso sul mercato erboristico. CHE COSA CONTIENE: ( , , , , ed ), che sono glucosidi antrachinonici.

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principalmente per il trattamento per brevi periodi della stipsi occasionale, indicazione questa che è anche l’unica a essere stata verificata clinicamente. I cascarosidi contenuti nella corteccia della pianta stimolano la mucosa del colon, eccitando in questo modo la motilità intestinale: il risultato è il ristabilimento della normale funzionalità dell’intestino. Come avviene per tutti i lassativi, l’uso deve essere accorto. Occorre evitare gli abusi e i trattamenti prolungati, e bisogna inoltre tenere presente che la cascara può provocare crampi intestinali. Prima di assumerla dovrebbe essere consultato il proprio medico in ognuna di queste condizioni: • durante il ciclo mestruale (è possibile una stimolazione dell’utero); • se si è affetti da malattia di Crohn; • se si è affetti da colite ulcerosa; • se si è affetti da appendicite; • se si è affetti da qualsiasi malattia infiammatoria intestinale; • se si accusano dolori addominali (soprattutto se di origine sconosciuta); • se si stanno assumendo digitale o farmaci antiaritmici (la cascara può causare perdita di potassio); • se si stanno assumendo diuretici tiazidici, liquirizia o corticosteroidi (la perdita di potassio può essere aumentata da queste sostanze).

In ogni caso la cascara è da evitare nelle seguenti condizioni: • durante la gravidanza o nei periodi in cui la si programma; • durante l'allattamento; • sotto i due anni di età; nei bambini oltre i due anni occorre l’approvazione del medico; • se si è affetti da malattie del fegato.

Come si utilizza Sono disponibili capsule o compresse, da ingerire assieme a quantità abbondanti di acqua. E’ possibile preparare un decotto ponendo 2 grammi di corteccia tagliata in piccoli pezzettini in acqua bollente per 10 minuti. La dose di estratti di cascara sagrada da assumere giornalmente è 20-30 mg di derivati idrossiantracenici; la somministrazione non va protratta per più di una-due settimane.



Alphega Farmacia Magazine n°3 Settembre-Novembre 2008