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Uscita di Sicurezza

Dicembre 2011 - Gennaio 2012

Con un anno di ritardo finalmente la Regione stanzierà l'ultima assegnazione delle borse di studio

BORSE DI STUDIO PER NATALE (IN RITARDO DI UN ANNO) Ma l'anno prossimo la situazione sarà ancora più incerta, tra tagli al fondo statale e nessuna rassicurazione da parte della Regione Agli studenti italiani sembrerà strano, eppure il loro diritto allo studio è € sancito all’art. 34 della nostra Costituzione, dove, oltre a garantirlo, si afferma che la Repubblica si impegna a renderlo effettivo, erogando borse di studio per chi non si può permettere di sostenere le spese universitarie. Eppure questa cornice non sembra contenere il quadro dell’odissea degli studenti veneti: ad oggi, tra gli aventi diritto alla borsa di studio dell’anno 2010/11, risultano percepenti solo l’81% di loro. La situazione creatasi in Veneto è a dir poco imbarazzante e alquanto irrispettosa dei sacrifici fatti da giovani studenti e dalle loro famiglie per potersi pagare gli studi; infatti la Regione aveva inizialmente deciso di ritirare i 5 milioni di finanziamento per le borse di studio e di non utilizzare nemmeno i fondi statali destinati a questo scopo. Certo,

perché mai in un momento di crisi voler finanziare la crescita e lo sviluppo di un paese? Era comodo congelare proprio quelli per riuscire a rientrare nel patto di stabilità… Noi del Sindacato degli Studenti non siamo stati fermi a guardare che il nostro diritto allo studio venisse con noncuranza cancellato. Siamo stati a Venezia e, grazie all’effetto mediatico suscitato dalla nostra manifestazione e all’intervento di alcuni consiglieri regionali, l’assessore Donazzan ha promesso lo stanziamento dei fondi statali trattenuti dalla regione e 800.000 euro in più stanziati dalla Regione stessa. Ma quanto abbiamo dovuto aspettare per vederli veramente questi soldi? Circa cinque mesi! Infatti, se a luglio siamo andati a Venezia vestiti da pirati a reclamare ciò che era nostro per diritto, solo verso la fine di novembre è arrivata la notizia della mantenuta promessa della Regione, con l’erogazione degli 800.000 euro in più e i 5

milioni di fondi statali inizialmente trattenuti. A questi si aggiungono gli oltre agli 11 milioni ricavati dalle tasse studentesche universitarie, che da sole coprono il 65% delle borse, ma per dare ciò che spetta a tutti gli idonei dell’anno scorso servirebbero ancora 4 milioni per tutti gli aventi diritto del Veneto: per quelli di Padova circa due milioni, che l’Università di Padova ha promesso di coprire. Il buon risultato finora raggiunto non ci può tranquillizzare: ciò che si prospetta per l’anno prossimo è ancora incerto, e l’unica cosa ormai sicura è il taglio di 170.000 euro del fondo statale. La Regione in merito ancora non si pronuncia, se non con un consiglio per niente conveniente per gli studenti: prendere in considerazione il prestito d’onore; in altre parole suggerisce ai giovani di indebitarsi per anni, in un momento in cui le aspettative lavorative sono ai minimi storici, invece di garantire ciò che agli studenti spetta per diritto! Sara Ghezzo

COMING SOON: MARZOLO IS BACK Grazie al Sindacato degli Studenti riapre la trattativa fra ESU e Università Se non siete troppo giovani vi ricorderete sicuramente della mensa Marzolo e dei suoi abbondanti pasti. Forse vi ricorderete anche come d'improvviso, un giorno di gennaio del 2010, le porte della Marzolo si sono chiuse per non riaprirsi più. Il motivo ufficiale è legato a un problema strutturale del vecchio edificio, che l'ESU avrebbe dovuto riparare in pochi mesi. Invece la mensa, che raccoglieva ogni giorno 1600 studenti dell'area scientifica, dopo due anni, è ancora chiusa, e i lavori non sono mai iniziati. Così, un po' per caso, veniamo a sapere che c'è qualcos'altro dietro al problema del cedimento strutturale: una vecchissima causa legale, datata 1996. Dopo diversi anni di contesa, infatti, la corte d'appello ha riconosciuto che la mensa è di proprietà della fondazione "Casa dello Studente" (fondazione mista fra ESU e Università, ma controllata da quest'ultima). Appena appresa la notizia l'ESU è ricorso in cassazione per cercare di conservare la proprietà dell'immobile che gestiva di fatto da anni. La causa è a tutt'oggi in corso. Se vi state chiedendo come questa contesa fra i due enti incida sulla riapertura della mensa, la risposta è

semplice: l'ESU non è il proprietario formale della struttura, per cui non ha avviato i lavori, e dall'altro verso l'Università si è ben guardata dallo spendere soldi per uno stabile che non è sicura di possedere. Con il risultato che a perderci sono gli studenti, che ogni giorno devono farsi fino a quaranta minuti di coda nell'unica mensa aperta per le facoltà di Farmacia, Scienze, Psicologia, Economia e Ingegneria (totale di circa 30.000 persone) Dopo due anni di attesa, tuttavia, qualcosa si muove nelle stanze del Bo: rettore dell'università e commissario dell'ESU si sono incontrati per discutere della situazione della mensa Marzolo, su incessante richiesta del Sindacato degli Studenti che ha svolto a ottobre diverse iniziative pubbliche (una raccolta di firme e due pranzi sociali che hanno avuto molto successo). Qualche settimana fa, infatti, dopo due colloqui separati con gli interessati, ESU e Università hanno deciso di incontrarsi e provare a raggiungere un intesa indipendentemente dall'esito

della contesa legale. La situazione per gli studenti dell’area scientifica è infatti più che mai critica: le code alla Piovego, unica alternativa alla mensa chiusa, possono durare anche 40 minuti. Il Sindacato degli Studenti, in continuo contatto con gli studenti e con i firmatari della petizione, chiede a Università ed ESU di agire il più rapidamente possibile per ripristinare un servizio essenziale come quello della Mensa Marzolo: se le promesse saranno prontamente mantenute, la mensa potrà riaprire i battenti nell’autunno 2012 o all'inizio dell'anno solare 2013. Marco Maggioni


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Dicembre 2011 - Gennaio 2012

La contribuzione studentesca nell'ateneo di Padova

L'AUMENTO DELLE TASSE UNIVERSITARIE L'unica risposta arrivata fino a oggi alla crisi del finanziamento universitario è stato l'aumento delle tasse studentesche In questo periodo di governo tecnico l'argomento più in voga € riguarda le tasse: ICI, IVA, accise sui carburanti, eccetera; c'è però un'altra tassazione che riguarda noi da più vicino, quella universitaria. La maggioranza degli studenti del nostro ateneo si è vista aumentare le tasse dallo scorso anno accademico. Per chi non si ricordasse gli eventi ecco un brevissimo riepilogo. Estate 2008: il neoinsediato governo Berlusconi tramite il decreto legge 133 (poi decreto 180, infine legge 1/09) applica dei tagli a tutti gli atenei, oltre che al diritto allo studio; l'università di Padova quindi decide di recuperare i fondi che le sono stati tolti dal ministero, e qui dimostra che la fantasia in fondo non è molta in Italia: mancano i soldi? Aumentiamo le tasse! Per non sembrare eccessivamente sfacciata l'Unipd ha mascherato questo aumento delle tasse con degli sgravi per coloro che occupano le due più basse soglie di reddito presentato tramite ISEE, per la precisione venne proposta una riduzione di circa 80 € alle fasce con un ISEE da 0 a 22000 €, una riduzione di circa 50 €, per la fascia che va da 22000 a 28000 €, un incremento proporzionale all'ISEE per chi si trova nella fascia tra i 28000 e i 50000 € e un aumento di 300 € per tutti gli altri.. Bene, bravi direte tutti voi. Una riduzione, seppur simbolica per le fasce più deboli e un aumento di 300 € per chi ha 50000. In fondo cosa saranno 300 euro per chi ha un ISEE così elevato? Ed è proprio qui che ci sta l'inghippo, bisogna stare attenti e studiarsi bene le cose: il modello ISEE prende in considerazione la dichiarazione dei redditi (per cui come sempre ci sarà chi fa il furbo) e i conti in banca di tutto il nucleo familiare residente (nonni compresi, ad es), e se la casa di residenza è di proprietà, conteggiando il valore della casa. Prendiamo però l'esempio di uno studente che si è trasferito a Padova, non ha aiuti dai

genitori o perché non vogliono darglieli o perché non li vuole, che lavora per mantenersi la "stanza" e gli studi. Questo ragazzo non può presentare un ISEE personale perché difficilmente avrà richiesto il cambio di residenza; e se l'avesse fatto da subito, comunque per due anni non avrebbe potuto presentare un ISEE personale perché, e questo è il vero capolavoro, l'ISEE, utilizzando la dichiarazione dei redditi che è fatta sull’anno solare precedente, e i conti al 31/12 precedente, fotografa in pratica la situazione di due anni prima. Oltre al danno poi c'è anche una beffa, perché per essere considerato con nucleo familiare a sé stante, uno studente dovrebbe lavorare in regola, per almeno 18

LA TASSAZIONE Le tre fasce ISEE

+

{

{

"MERITO"

> 50.000 23.000 - 50.000 0 -23.000 Chi si discosta per meno del 30% dalla media (in crediti e voti) del proprio corso non ha variazione Gli altri hanno un bonus o un malus da 40€ a 200€ in base al loro posto in classifica

ore a settimana, con un contratto da almeno due anni, e guadagnando almeno 6500 euro all'anno; ma così facendo si lasciano fuori tutte le forme di Servizio Civile, sarà un caso? Fra l’altro non si tiene assolutamente in considerazione la situazione del mercato del lavoro saltuario in nero a cui spesso uno studente squattrinato si piega. Tornando quindi al nostro ragazzo che non può presentare l’ISEE, uno che magari vive con uno stipendio da 600 € al mese da cui fare uscire minimo 250 € per i costi di una stanza: dovrebbe sostenere anche un aumento di 300 euro annuale sulle tasse universitarie? Se proprio non accettavano alternative

all’aumento degli introiti provenienti dagli studenti, avrebbero almeno potuto individuare ad esempio un’altra fascia sopra i 50mila di ISEE a cui chiedere uno sforzo in più che per loro non sarebbe stato tale. Anche la contemporanea introduzione del sistema del bonus-malus (il sistema per cui a seconda di quanto il suo coefficiente di merito si scosta da quello medio del suo corso di laurea, uno studente paga una multa o viene gratificato da uno sconto) ha poco a che fare con il merito, e molto a che fare col fatto che in questo modo le entrate dei contributi studenteschi sono aumentate di un bel milioncino di euro… La valutazione del merito fra l’altro non dovrebbe essere slegata dal reddito dello studente, perché è più facile essere meritevoli quando ce lo si può permettere, mentre è più difficile (e quindi da premiare) se nel frattempo ci si deve anche mantenere da soli agli studi. A questo improvviso aumento delle tasse dell’anno scorso noi fummo gli unici a votare no in sede istituzionale, ritenendo profondamente sbagliato che, al di là delle imperfezioni del sistema ISEE, si facesse pagare agli studenti il prezzo dei tagli, senza tentare invece di eliminare alcuni sprechi dell'ateneo. Sempre da soli dimostrammo la nostra contrarietà a questa operazione mettendoci in mutande davanti all'ingresso principale del palazzo del Bo. Gli altri rappresentanti degli studenti non hanno manifestato alcuna contrarietà a questo aumento del peso contributivo degli studenti, un peso contributivo che sfondava il tetto del 20% del fondo di finanziamento ordinario (le entrate che arrivano dallo stato all'università), noto come FFO. Ci sono dei rappresentati degli studenti, che oltre a non aver votato contro l'aumento delle tasse, ora parlano di un recente aumento delle tasse, un aumento che sarebbe provato dall'aumento delle entrate dalle tasse, che è dovuto però all'aumento degli iscritti. Il vero aumento delle tasse l'avevano votato loro. Maurizio Marinaro


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Dicembre 2011 - Gennaio 2012

AULA STUDIO POLLAIO: UNA CONQUISTA STUDENTESCA Come è stata salvata l'autogestione dell'aula studio in via Paolotti

Lo scorso agosto ha finalmente avuto una soluzione positiva una questione che da ormai due anni vedeva contrapposti l'Ateneo e gli studenti dell'aula studio “Pollaio”. “Pollaio” ed “Acquario” sono due storiche aule studio del dipartimento di Fisica, affiancate e comunicanti, nelle quali da anni migliaia di studenti hanno preparato i propri esami. Nella prima in rigoroso silenzio, nella seconda anche più rumorosamente, studiando in gruppo. La particolarità di queste due aule è però quella di essere autogestite dagli studenti che riescono così a garantire orari di apertura più estesi (fino all'una di notte e tutto l'anno) e un ambiente più umano e adatto allo studio, al confronto e alla socialità. Questa importante esperienza è potuta esistere per anni in accordo col dipartimento di Fisica, che ha accettato l'autogestione in varie forme fin dagli anni Settanta (per chi volesse sapere di più della storia di questo luogo tutte le informazioni sono disponibili su pollaio.org). Tutto bene, finché nel 2009, a seguito di accordi presi in precedenza, l'esperienza del “Pollaio” si sposta dalla storica sede in via Marzolo a quella dell'edificio “Paolotti” in via Belzoni (attuale sede). Purtroppo però, durante questa delicata fase i vertici dell'Università cambiano e l'aula studio di via Paolotti passa di responsabilità da Fisica all'Ateneo. I nuovi responsabili rifiutano gli accordi presi in precedenza, purtroppo mai ratificati ufficialmente, e decidono di gestire l'aula come una normale aula studio, ignorando le richieste degli studenti e i 30 anni di storia dietro ad esse. Iniziano quindi una serie di trattative

tra gli studenti, i rappresentanti del Sindacato degli Studenti di Scienze e Ingegneria e il delegato del Rettore che purtroppo non riescono a trovare una soluzione. Per molti mesi la situazione rimane in stallo e le numerose riunioni non portano a niente, così gli studenti del “Pollaio” a gennaio 2010 decidono che l'unica possibilità rimasta è quella di occupare la vecchia sede in via Marzolo riaprendo così uno spazio inutilizzato da un anno, aumentando i luoghi dove studiare e rioffrendo il servizio svolto per anni prima della chiusura. Dopo questa forzatura, finalmente le trattative si sbloccano e l'Ateneo, messo alle strette dagli studenti, decide di concedere l'autogestione dell'aula purché nella nuova aula studio in via Paolotti e purché la responsabilità formale sia data al Consiglio degli Studenti, l'organo massimo della rappresentanza studentesca. Una serie di assemblee molto partecipate (più di cento persone) decidono dopo una lunga discussione, che queste condizioni, anche se non ottimali, potevano essere accettate. Finalmente quindi dagli inizi di agosto l'autogestione di un comitato di studenti è stata riconosciuta nell'aula studio di via Paolotti, sotto la supervisione del Consiglio degli Studenti, consentendo così l'apertura dell'aula fino all'una di notte e 365 giorni all'anno. E' sancito così il principio che siano gli studenti a occuparsi dei luoghi della propria formazione, gestendoli in accordo con l'Ateneo, ma potendosi prendere cura e vivendo quello spazio non come una fredda somministrazione di un servizio, di un luogo dove ogni studente come singolo si sieda a studiare il suo “pacchetto” di crediti, ma piuttosto come un luogo di condivisione, di confronto e di fraternità,

in cui lo studente non è solo un numero e un cliente, ma attivamente protagonista della propria formazione e di quella degli altri. Inutile aggiungere che come sempre a Padova solo una lista di rappresentanza si è preoccupata di affrontare la situazione, il Sindacato degli Studenti. Gianluca Pozza, Alberto Pallone, Stefano Pozza e Marco Maggioni, come rappresentanti in diversi organi (in ordine, presidente del Consiglio degli Studenti, rappresentanti delle facoltà di ingegneria, scienze e rappresentante del Consiglio di Amministrazione) si sono occupati di affiancare nelle trattative e nelle lotte gli studenti, rispettando le peculiarità e la neutralità di schieramento di quell'esperienza, ma agendo con costanza e senza mai arrendersi in tutte le fasi. Questa unione di pratiche, dalle occupazioni alle trattative, dagli strumenti istituzionali a quelli di lotta come l'occupazione, hanno consentito di ottenere questa importante vittoria. Questo perché le diverse modalità sono state utilizzate non come marchio identitario, ma come mezzo per ottenere l'obiettivo che ci si era posti: la riapertura del “Pollaio”. E pare che ci si sia riusciti. Rimangono però molte questioni ancora aperte: dal miglioramento dell'aula con una sua espansione nell'edificio, al proseguimento dell'esperienza risolvendo i problemi di gestione e di rapporto con l'Ateneo che si possono presentare. Ma soprattutto ci chiediamo quale sarà l'utilizzo dell'ex struttura in cui era ospitato il “Pollaio” in via Marzolo; ora lo stabile è inutilizzato e quindi vorremmo che a breve venisse sistemato e assegnato ad attività utili agli studenti.


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Dicembre 2011 - Gennaio 2012

PADOVA CITTÀ PER VECCHI? Padova città per vecchi. È da un po’ che si sente dire questo, ma sembra che l’argomento interessi solo gli studenti. Stiamo parlando di una città di 200.000 residenti, con 60.000 studenti universitari che la percorrono ogni giorno. A questo si devono aggiungere gli studenti delle superiori, i laureati che si fermano in città, i lavoratori sotto i 35 anni, insomma, si arriva ad una cifra veramente alta in proporzione al numero di abitanti. Ciononostante ogni anno è più difficile promuovere eventi culturali, ogni anno vengono approvate nuove ordinanze con nuove restrizioni per rendere la città meno frequentata, ogni anno vengono costretti bar e circoli a chiudere od a trasferirsi fuori città. Il fatto drammatico è che, con la scusa della sicurezza e della tranquillità, questa città si sta gettando in pasto allo spaccio ed alla pericolosità notturna delle proprie strade. È noto, e basterebbe fare un giro delle grandi città europee per scoprirlo, senza dover per forza conoscere la materia: una città è sicura solo quando le sue vie sono frequentate. Le città con più alti tassi di criminalità dopo il tramonto sono quelle che di notte chiudono i battenti, e che quindi lasciano agire non visti ed indisturbati i malintenzionati. Padova, per precisa volontà di questa amministrazione, sta correndo in questa direzione. Già pochi anni fa il Portello era un luogo di notte tranquillo, ora una ragazza da sola teme ad attraversarlo a piedi. Questo dimostra i danni che questa amministrazione compie per fini meramente elettorali. Di esperimenti e di festival in città ce ne sarebbero, e valorizzarli e sostenerli potrebbe essere un primo modo per riavvicinare la città ai suoi abitanti reali. Pensiamo ad esempio al nuovissimo CeRebration, od ai più storici Hey Sun e

Summer Student Festival, solo per riferirci agli eventi del centro, o ancora ai progetti Radar e Pulse, che portano regolarmente il top della scena indipendente in città. Eppure pare che il Comune non sia interessato a favorire il richiamo culturale, il lavoro creativo alle spalle ed il richiamo di immagine che la città intera ricava da questi eventi. Durante gli ultimi mesi, dopo la sensibilizzazione operata dall’Associazione Studenti Universitari e dal Sindacato degli Studenti con la campagna Senza noi Padova Muore, alcune realtà ed alcuni personaggi di spicco della città, come il prof. Stefano Allievi, od il circolo ARCI La Mela di Newton, hanno chiesto di aprire un

Segui la nostra campagna "Senza noi Padova muore" all'indirizzo senzanoipadovamuore.wordpress.com

dibattito con la cittadinanza per trovare le forme ed i modi per valorizzare quelle realtà che attraverso varie attività hanno un effetto positivo sulla città stessa e la rendono più interessante, più attraente e più abitabile. L’amministrazione, secondo alcuni studenti che hanno partecipato alla campagna, potrebbe sostenere quei locali che si preoccupano di mantenere ordine e tranquillità di fronte al proprio esercizio, e che fanno scelte di valorizzazione dei prodotti di qualità. Questo potrebbe essere fatto concedendo l’apertura fino alle 2 di notte per chi si attiene ad un codice di comportamento simile, e quindi favorendo da un lato un maggior controllo sulle strade, e dall’altro un’attenzione alla città da parte dei gestori. I gestori di molti locali, tra gli altri quelli di Chocolat, del Rogue, de L’Ultima Ombra, de La Plaka, de La Mela di Newton, sentiti sulla proposta, si sono detti entusiasti, dimostrando che studenti e cittadini, se fatti interagire nella maniera giusta, possono trovare grandi sinergie, per rilanciare la dimensione umana e vitale di Padova. A questo punto la palla torna all’amministrazione comunale, ed al sindaco in prima persona: Zanonato continuerà a ritenere l’invecchiamento precoce della città uno strumento funzionale per la sua amministrazione? Padova ha veramente intenzione di naufragare lentamente nel silenzio e nell’intolleranza verso i propri abitanti anziché cercare di costruire una vera comunità urbana? È possibile cambiare gli attriti storici costruendo una Padova nuova, di tutti e capace di accogliere chi la abita senza turbare la serenità dei Mattia Bertin residenti?


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Dicembre 2011 - Gennaio 2012

COSTITUIAMOCI ! riscoprire la nostra Costituzione

Costituiamoci! è un progetto nato l'anno scorso da alcuni studenti de Il Sindacato degli Studenti e dell'ASU, con l'intento di sensibilizzare i giovani alla Costituzione e ai temi attuali riguardanti il Paese e la crisi democratica che lo sta attraversando. Lo scorso anno abbiamo parlato di temi forti, come il Diritto allo Studio, il Diritto al Lavoro, i Diritti dei migranti e il Diritto alla libertà religiosa. Quest'anno abbiamo voluto affrontare tematiche più specifiche, come il Diritto all'informazione e il Testamento Biologico. Nel primo incontro, svoltosi il 22 novembre nella Facoltà di Scienze Politiche, hanno partecipato Elvira Grilli, regista e semiologa della comunicazione di massa, e il prof. Matteo Conz, docente di Diritto Pubblico dell'Università degli Studi di Padova. Ci hanno parlato di libertà dell'informazione, riferendosi in particolar modo all'articolo 21 della nostra Costituzione, che sancisce la libertà di pensiero e di parola attraverso ogni mezzo, e protegge la stampa da ogni censura. La nostra esperienza quotidiana, però, ci fa intuire che questi diritti vengono in buona

C!

parte disattesi. La manipolazione delle masse attraverso i media è un tema attuale, ha spiegato Elvira Grilli, che passa molto spesso inosservato. Non ci accorgiamo di quanto la televisione e gli altri media influiscano nei nostri pensieri, imponendoci subliminalmente linee culturali, politiche e ideologiche predeterminate. E' seguito un bel dibattito con il pubblico, in cui si sono portati alla luce vari argomenti, tra cui il web e i nuovi spazi per fare informazione. Il 6 dicembre invece Palazzo Liviano ha ospitato un uomo dai grandi valori, Beppino Englaro, che insieme al dott. Cristiano Samueli, presidente dell'Associazione Italiana per le Decisioni di Fine Vita, ci ha parlato delle tematiche solitamente indicate come “testamento biologico”. Dopo un'esauriente spiegazione del Dott. Samueli sulla desistenza terapeutica e sul non rispetto dell'art. 13 co.1 e art. 32 co.2, che sanciscono la libertà inviolabile dell'uomo e la non obbligatorietà di sottoporsi ad un trattamento sanitario, il sig. Englaro ci ha raccontato la storia di sua figlia Eluana e della sua battaglia per la libertà durata diciotto anni. Libertà da

una non vita, da una violenza e da un accanimento terapeutico contro la stessa volontà che Eluana aveva espresso sin da piccola, quella di seguire il corso naturale della morte, nel caso fosse sopravvenuta prima del tempo. Più di duecento tra studenti e cittadini hanno applaudito la forza e il coraggio di Beppino, che ha risposto con entusiasmo a tutte le domande e gli interventi che si sono susseguiti. Il signor Englaro ha poi aggiunto che all’inizio della sua vicenda non trovò nessuna risonanza e appiglio all’interno del mondo accademico, come invece si sarebbe aspettato: ci sono voluti molti anni per estendere il dibattito su queste questioni. Eppure, ha sottolineato Englaro, fin dall’inzio la sua richiesta, come ha effettivamente concluso la Corte Costituzionale, era assolutamente all’interno dello spirito preciso della Costituzione e della legalità. Concordiamo con lui che ogni cittadino deve assumersi la responsabilità di conoscere e di esigere il rispetto dei suoi diritti: con questo spirito, stiamo organizzando i prossimi incontri del progetto, a presto! Giada Pigatto

GENNAIO 2012: COME CAMBIA LA STRUTTURA DELL'ATENEO Scuola di Scienze MMFFNN

Dipartimento Matematica

Matematica

Informatica

Dipartimento Sc. Geologiche

Dipartimento Fisica

Geologia

Fisica

Corsi di Dipartimenti Studio

Scuole

Un esempio della nuova struttura dell'università*

* i nomi e le afferenze dell'esempio sono ipotetici, non essendo ancora determinati uffcialmente

La riforma Gelmini e il conseguente nuovo statuto dell'Università di Padova stanno per cambiare l'organizzazione interna del nostro ateneo. Fino a oggi, infatti, la gestione della didattica era affidata alla Facoltà, anche attraverso i corsi di studio ad essa afferenti. A fianco a questa struttura esistono i Dipartimenti, organi che finora hanno gestito la ricerca, ma non si sono mai occupati di didattica. Dal prossimo anno le Facoltà non esisteranno più e ogni corso di laurea afferirà a un Dipartimento, che assumerà così tutti i compiti fino a oggi svolti dalla Facoltà. Al fine di permettere un miglior coordinamento fra i Dipartimenti saranno inoltre istituite le Scuole, organi di raccordo fra i vari dipartimenti, che tuttavia non vanno confuse con le Facoltà, dato che di fatto non avranno alcun potere reale sulla gestione dei nostri corsi e insegnamenti. L'unica eccezione a questa struttura potrebbero essere i corsi di laurea della Facoltà di Medicina e a quella di Giurisprudenza. Questi corsi, infatti, saranno fatti afferire alle rispettive nuove Scuole.


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Dicembre 2011 - Gennaio 2012

VUOTI A PERDERE Dai quintali di bicchieri della mensa ai dubbi sulla raccolta differenziata in Ateneo

Quella che vado a raccontare è la triste storia di un bicchiere di plastica qualunque, uno di quelli che tieni in mano davanti alle macchinette del caffè o che alle feste delle elementari imbrattavi per scriverci il tuo nome. Oppure uno di quelli che la mensa ti mette a disposizione per poi riempirlo al distributore di bevande. Parlerò di uno di loro, ma siate consci che non si tratta di un caso isolato, bensì di un fenomeno che accade decine di migliaia di volte al giorno nelle sole mense universitarie padovane. B.P., queste le sue iniziali, è composto appunto di plastica, eppure deve essere gettato nel bidone dei rifiuti indifferenziati, una volta terminato di usarlo. La domanda che ci si pone è scontata: per quale motivo lo si chiama 'bicchiere di plastica' quando poi si deve buttare nel secco? Il motivo è tutto legislativo ed è racchiuso all'interno del Dlgs 22/97, meglio noto come Decreto Ronchi, con il quale sono state recepite le direttive comunitarie 91/156, 91/689 e 94/62 in materia di rifiuti, rifiuti pericolosi e rifiuti di imballaggio. Queste normative impongono una sorta di responsabilità condivisa tra le pubbliche amministrazioni e i produttori di materiali (plastici e non solo, anche carta, vetro, alluminio ecc) nello smaltire i prodotti dopo il loro scarto. Per quanto riguarda la plastica le normative prevedono l'obbligo del riciclo per i soli imballaggi -quindi bottiglie, flaconi, shopper, vaschette, contenitori e barattoli vari- attraverso il pagamento del contributo ambientale Conai (COnsorzio NAzionale Imballaggi), non richiesto per i bicchieri di plastica. Meglio ripeterlo, affinché ci si renda conto che non è un errore di comprensione: i

bicchieri di plastica non vengono riciclati perché non sono considerati imballaggi, e quindi non è prevista la loro raccolta a livello nazionale a scopo di riciclo. I bicchieri sarebbero riciclabili, ma per interessi economici vengono mandati direttamente al termovalorizzatore! Come rendere giustizia a B.P.? Se non è possibile consentirgli la fine ecosostenibile

BP, il protagonista della nostra storia

che meriterebbe, allora bisogna cercare di limitare alla base lo sterminio dei bicchieri di plastica. L'alternativa è davvero banale: i bicchieri di vetro! Comporterebbero una spesa iniziale maggiore, chiamiamola pure investimento, ma proviamo ad analizzare quanto spreco di materiale si potrebbe evitare. Il Gazzettino nel 2007 stimava un milione di pasti annui offerti dalle mense padovane, a cui corrispondono un milione di bicchieri di plastica, senza contare che molto spesso gli studenti utilizzano più di

un bicchiere a pasto. Un bicchiere di plastica pesa circa 4 grammi; moltiplicando per il consumo di bicchieri si giunge ad avere 40 quintali di bicchieri consumati e gettati come rifiuti indifferenziati ogni anno, e il risultato è perfino sottostimato. Per rendersi conto di cosa significhino 40 quintali di rifiuti basta pensare che mediamente un italiano impiega 7 anni per produrre tale quantità. Per non parlare del lato economico. Il costo dello smaltimento per i Comuni appartenenti al Consorzio Padova 2, in cui è compreso anche il Comune di Padova, è stimato dal gestore operativo dello smaltimento Acegas Aps S.p.A. in 131€/ tonnellata, ossia 524€ annui spesi esclusivamente per smaltire i bicchieri. L'impatto della scelta di impiegare il nostro effimero B.P. è quindi più vasto di quel che si potrebbe pensare: si dovrebbe partire anche da questi aspetti che sembrano minimi per invertire la tendenza all'usa e getta, e dovrebbe essere responsabilità degli enti pubblici dare il buon esempio. Mentre per la gestione dei rifiuti delle mense è coinvolto l'ESU, per quanto riguarda l'Ateneo questo compito è del Servizio Prevenzione, protezione, ambiente e sicurezza; li abbiamo interpellati proprio in questi giorni in merito alla raccolta differenziata nella nostra Università, che sarebbe attiva da 15 anni ma che alla nostra osservazione presenta spesso delle falle: cercheremo di capire meglio come funziona la gestione per individuare i punti problematici. Probabilmente non è semplice, ma è anche necessario che ognuno si senta responsabilizzato e coinvolto. Silvia Donà


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Marzo 2011 - Gennaio 2012

CONOSCI L'ASU? Anche quest'anno l'ASU, l'Associazione Studenti Universitari con sede in via S.Sofia che da decenni a Padova si dedica al miglioramento della vita studentesca fornendo servizi di vario tipo, spendendosi per la sensibilizzazione dei problemi degli studenti, impegnandosi a difenderne i diritti, vi propone svariate iniziative e attività per tutti i gusti. Come attività culturali sono già in corso nei luoghi dell'università nostre iniziative di formazione come ad esempio Costituiamoci!, una serie di incontri per sensibilizzare gli studenti alla nostra Costituzione. Martedì prossimo alle ore 20:30 alla Mela di Newton si parlerà di neutrini al primo incontro de L'ombra di Galileo, un'occasione di convivialità per parlare di scienza con chi la pratica tutti i giorni. Per quanto riguarda le serate di intrattenimento vi proponiamo il Mondayscreen, la storica rassegna cinematografica completamente gratuita che proietta ogni lunedì sera (presso l’aula magna della residenza Ederle in via Belzoni) una scelta di film di ogni genere con attenzione alla riscoperta di grandi autori e ai registi esordienti. I concerti di Pulse portano in città a prezzi accessibili il meglio della scena indipendente o comunque di ricerca e avanguardia (per info: http://pulsedata.blogspot.com). Ormai conosciuto e sempre molto partecipato è il Summer Student Festival, che ogni anno tra maggio e giugno vi regala per una settimana (sempre a ingresso gratuito) ottima musica, buon cibo e bevande a prezzi popolari, dando anche uno spazio a diverse associazioni amiche. Per gli appassionati di fotografia riproponiamo per il secondo anno il workshop di camera oscura e il corso di fotografia: per coltivare una passione o semplicemente per dilettarsi in un'attività interessante. Riproporremo anche quest’anno Pit stop bici,

appuntamento utile e divertente per imparare in compagnia a riparare la tua bicicletta, se sei stufo di spendere soldi dai biciclettari o di cambiare una bicicletta al mese incrementando il mercato nero! Per un consumo consapevole ed ecosostenibile il Gruppo d'Acquisto Solidale tenuto dall'ASU "Gastroculture" vi permette di acquistare prodotti di qualità, da agricoltura anche biologica, o a chilometro zero e tradizionali radicati nel territorio circostante, e a prezzi a misura di studente. Il GAS organizza anche serate culinarie! Una novità è il corso di arabo che stiamo organizzando e che inizierà nei prossimi mesi, tenetevi aggiornati! Le nostre iniziative non si esauriscono qui: se avete bisogno di una consulenza legale sul vostro contratto d'affitto non esitate a chiamarci, il nostro avvocato è a vostra disposizione per una consulenza gratuita. L’ASU ha molto a cuore l'obiettivo di migliorare il rapporto tra lo studente e la città di Padova, per questo motivo abbiamo deciso di iniziare una campagna che già dal titolo lancia un messaggio forte e chiaro: Senza Noi Padova Muore vuole ricordare al Comune e ai cittadini padovani il valore fondamentale della presenza studentesca in questa città, in ambito economico, culturale e sociale tramite una serie di iniziative volte a mettere in risalto una componente centrale della vita cittadina che spesso viene trascurata o presa in considerazione poco seriamente. Se credi anche tu che sia arrivato il momento di far sentire l'importanza di noi studenti in questa città o semplicemente ti hanno incuriosito le proposte della nostra associazione, o hai delle proposte da farci, passa dalla nostra sede in via Santa Sofia 5! Puoi trovare ulteriori informazioni sul nostro sito: asu.blogsome.com o sulla pagina FB Asu Padova.

Ilaria Merlo

USCITA DI SICUREZZA Anno XXVI - numero 3 - Dicembre 2011 Autorizzazione del Tribunale di Padova n. 978 del 18/11/1986 REDAZIONE Stefano Pozza, Serena Maule, Marco Maggioni, Gianluca Pozza, Maurizio Marinaro, Giada Pigatto, Silvia Donà, Mattia Bertin, Ilaria Merlo EDITORE Associazione Studenti Universitari via S. Sofia 5, 35121 Padova telefono 0498753923 fax 0498756005 www.asupadova.it asudipadova@gmail.com DIRETTORE RESPONSABILE Lorenzo Zamponi GRAFICA Stefano Pozza IMPAGINAZIONE Stefano Pozza Printing by press-press.org

Profile for il Sindacato degli Studenti (Padova)

Uscita di Sicurezza - dicembre 2011  

I diritti non sono un lusso.

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