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Copia omaggio

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GP MAGAZINE ANNO 13 © Simone Lettieri

NUMERO 132 WWW.GPMAGAZINE.IT

EMANUELA PANATTA Carla Accardi • Eugenio Bennato Elisabetta Pellini • Silvia Salemi


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EMANUELA PANATTA

E’ stata una delle ragazze più amate di “Non è la Rai”. Ha avuto grandi maestri e una formazione ricca di preziosi insegnamenti. Sta lavorando da tempo sul progetto del “teatro fisico” e ad ottobre uscirà il suo primo libro, “Privato 33”

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VALENTINA VEZZALI

E’ la portabandiera azzurra alle Olimpiadi di Londra. E’ stata la prima schermitrice al mondo a vincere tre medaglie d’oro olimpiche in tre edizioni consecutive

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TRANSILVANIA

THE WITCH PAINTER


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CARLA ACCARDI

64 ELISABETTA PELLINI

E’ stata una delle protagoniste nella serie di Canale 5 “Le Tre Rose di Eva”. In autunno la vedremo nel film tv “La stagione delle piccole pioggie”

71 EUGENIO BENNATO

68 SILVIA SALEMI

L’artista siciliana è tornata a far parlare di sé dopo un periodo di silenzio nel quale si è dedicata alla famiglia. Un ritorno in grande stile con “Silvia Salemi Tour 2012”

79 PERCFEST NOTE JAZZ

Etnomusicologo, cantautore, taumaturgo della musica popolare, nel 1969 fonda la “Nuova Compagnia di Canto Popolare” e da lì parte il suo successo

Laigueglia, in Liguria, ha ospitato la 17esima edizione del Festival del jazz e delle percussioni. Molto ricco è stato il parterre di ospiti internazionali e non


ZOOM di Alessandro Cerreoni

IL BRAVO ITALIANO Abitanti Stati Uniti: 308 milioni. Abitanti Italia: 60 milioni. Senatori negli Stati Uniti: 100. Senatori in Italia: 315. Deputati negli Stati Uniti: 440. Deputati in Italia: 630. Ministeri negli Stati Uniti: 17. Ministeri in Italia: 23. Auto blu negli Stati Uniti: 90 mila. Auto blu in Italia: 650 mila. Morale? Siamo cinque volte di meno degli americani ma abbiamo i costi dello Stato largamente superiori a loro. Eppure da noi si continua a tagliare sempre dalla stessa parte: sanità, istruzione, servizi, ricerca, pensioni. Bravi! Troppo facile governare in questa maniera, quando dalla propria parte si ha il massimo appoggio dei politici e la complicità dei media che non mostrano mai le cifre reali dello spreco “made in politica italiana”. Inutile stare qui a fare il solito pistolotto della serie “i sacrifici devono farli tutti e anche i parlamentari dovrebbero dimezzarsi lo stipendio ma non lo fanno”. Basta con questo populismo di bassa lega. Tanto quelli lì se ne fregano di tutto ciò e continuano a difendere e a mantenere i propri lauti stipendi e tutti i privilegi possibili. D’altronde, come diceva Giulio Andreotti, il potere logora chi non ce l’ha. Chi comanda – o in maggioranza o all’opposizione poco importa - non andrà mai contro i propri interessi e se c’è da racimolare qualche soldo per far fronte alle emergenze di cassa, sa che c’è quel fesso del cittadino da spremere come un limone. Perché, ormai è ampiamente dimostrato, l’italiano protesta, s’indigna, si scaglia (a parole) ma poi china mestamente la testa e fa ciò che gli viene detto di fare. Senza ragionare se è giusto o sbagliato. Senza abbozzare una contromossa o una reazione, civile è ovvio. L’italiano mi ricorda la storiella della ranocchia messa a far cuocere dentro il pentolone, con l’acqua che da tiepida diventa calda, poi caldissima e infine bollente… Ma la ranocchia rimane sempre lì, si abitua all’innalzarsi della temperatura dell’acqua fino a quando arriva alla giusta cottura e non c’è più niente da fare. L’italiano paga silenziosamente l’imu e non gli importa nulla se poi tagliano i posti letto negli ospedali. Paga la tassa sui rifiuti e non si rende conto se poi le città sono sempre più sporche. Paga gli alti pedaggi dell’autostrada e continua a farsi ogni giorno ore di coda per andare a lavoro. Paga le tasse scolastiche-universitarie e poi il governo taglia le spese per la ricerca. Paga il canone della Rai e non sa che quei soldi servono anche per “mantenere” i raccomandati e i familiari che affollano le stanze di viale Mazzini, via Asiago, Saxa Rubra e tutte le sedi regionali. Paga e accetta tutto. Silenziosamente. Da bravo italiano. E’ così che lo vogliono ed è così che lo hanno fatto diventare. Tra un “Beautiful” e una “Domenica In”, tra un “Uomini e Donne” e un “Grande Fratello”. Silenziosamente e pericolosamente.

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Autorizzazione del Tribunale di Roma n. 421/2000 - del 6 Ottobre 2000

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fOcus

GRAN BRETAGNA OCCHIO ALLE SPESE

MYSPACE VA CONTROCORRENTE

In tempi di crisi, bisogna stringere la cinghia e nell’austera Gran Bretagna si tiene il conto anche di quanto spende la futura regina d’Inghilterra per vestirsi. Per questo il principe Carlo, suocero di Kate e responsabile delle sue spese ufficiali, ha comunicato con un bollettino che gli abiti della nuora per le cerimonie ufficiali gli sono costati 35.000 sterline, circa 43.800 euro. A queste cifre la stampa inglese ha affiancato quelle di quanto negli ultimi 12 mesi è costato l'intero guardaroba di Kate, arrivando alla ragguardevole cifra di 105.000 sterline, ovvero 131.4102 euro. Insomma un bel patrimonio che di sicuro non passa inosservato, anche se è pur vero che essere elegante e sempre all’altezza della situazione è un dovere istituzionale che riguarda la futura regina. (f.d.g.)

MySpace il primo social network, nato nel 2003, torna alla ribalta e lo fa scegliendo la qualità della carta stampata. In un periodo in cui anche i giornali tradizionali cavalcano l’importanza della velocità della notizia Myspace, per un po’ messa in un angolo da social network come Facebook, fa una scelta che va in controtendenza optando per l’approfondimento della carta stampata e addirittura tentando di sviluppare lo spirito critico degli utenti. Avrà una nuova homepage che mostrerà in tempo reale tutti i contenuti, assecondando i gusti dell'utente e potrà essere visualizzata come un magazine. Pagine a tema raggrupperanno articoli, video e foto e sarà navigabile e gestibile attraverso tecnologia WAP, iPhone e Android. Il nuovo MySpace è già in parte attivo negli Stati Uniti in versione beta e da metà novembre sbarcherà anche in Italia. (f.d.g.)

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PROFEZIA MAYA CI RISIAMO

RESTO A ROMA, IL NUOVO TORMENTONE

Si riparla della profezia della fine del mondo. Nel sito archeologico di La Corona, in Guatemala, gli archeologi hanno rinvenuto delle “nuove” incisioni che confermano il 21 dicembre 2012 come data prestabilita per un evento che porterà ad una fine. C’è da premettere però che non si tratta necessariamente della fine del mondo. Secondo Marcello A. Canuto, direttore degli scavi a La Corona e direttore della Tulane American University, il testo parla di fine della “storia politica” Maya e non di profezia relativa ad un evento catastrofico che riguarda il nostro pianeta. Il riferimento al 2012 è stato rilevato su un blocco della scala che porta 56 geroglifici finemente scolpiti e racconta una visita reale a La Corona effettuata nel 696 a.C. dal sovrano Maya più potente di quel tempo, Yuknoom Yich'aak K'ahk' di Calakmul, solo pochi mesi dopo la sconfitta ricevuto da parte del rivale Tikal. (a.c.)

Dopo “Ostia Beach” è ancora Radio Globo a riproporre il nuovo tormentone estivo. “Resto a Roma (me conviene)” è questo il titolo del pezzo dance che sta facendo ballare l’Italia, stavolta con la rivisitazione in chiave ironica dell’inno di Euro 2012, “Endless summer” di Oceana Mahlmann. Il motivo è questo: le vacanze dei forzati delle ferie in città. Il brano, che sta facendo il giro su Facebook, ricalca perfettamente la stagione dell’austerity. Restare in città in fondo è bello e piacevole. E conviene. A lanciare il messaggio è addirittura Carlo Verdone che, dal terrazzo di un anonimo condominio popolare romano, si è attrezzato appositamente per questa estate, non prima di aver provato a svoltare proponendo improbabili vacanze a conoscenti appena conosciuti. “Ahò, te ricordi? Ce semo conosciuti all’ufficio contravvenzioni… Te propongo una cosetta…”. Un videoclip da vedere. (a.c.)

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cuRIOsITY di Cristiano De Masi

RUSSIA

AVVISTATA L’ORCA BIANCA Alcuni scienziati hanno documentato a largo delle coste della Kamchatka, in Russia, quella che si crede essere la prima orca completamente bianca adulta avvistata allo stato selvaggio. Scienziati e studenti del Russian-American Far East Russia Orca Project avevano già avvistato il maschio di orca, soprannominato Iceberg, nei pressi dell'isola di Bering nell'agosto 2010. Secondo Eric Hoyt, reponsabile del FEROP, Iceberg è la terza orca bianca documentata dal 1970, ma la prima adulta con un'età stimabile intorno ai 16 anni

THAILANDIA

PASSIONE PER GLI INSETTI

Ecco come ti trasformo insetti e soprattutto ragni in creature simili a maghi, astronauti e alieni. L'idea tanto semplice quanto a effetto è venuta a uno studente thailandese di 25 anni, Theerasak Saksritawee. Il giovane e provetto fotografo ha speso il suo tempo libero a catturare questi amati animali, bagnarli con delle gocce d'acqua e poi scattare delle istantanee. Il risultato delle foto è sorprendente con ragni e insetti che sembrano uscire da un cartone animato o da un pianeta interstellare. Guardare per credere.

LOS ANGELES

PREPARATIVI PER LA FINE DEL MONDO A prescindere dai sostenitori e dai detrattori della teoria Maya relativa alla fine del mondo, in Kansas c'è già chi si è organizzato per tale nefasta evenienza, in modo da poter assistere all'armageddon comodamente seduti in poltrona. Larry Hall, un ingegnere americano, ha trasformato un sito dismesso di missili nucleari in un albergo di lusso che si estende in profondità. Un solo piccolo problema per chi volesse trovare riparo nella struttura: le prenotazioni sono già al completo. Urge trovarne un'altra prima che sia troppo tardi...

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SOMERSET:

FANTASTICHE SCULTURE DI SABBIA Quale bambino non si è divertito a costruire castelli di sabbia sulla spiaggia, sentendosi un piccolo Brunelleschi e facendo a gara con I suoi amici per la costruzione più bella e imponente? I partecipanti all’annuale Festival delle sculture di sabbia di Weston Super Mare, nel Somerset, hanno avuto la possibilità di tornare ai giochi della loro infanzia grazie al tema di quest’anno, "Giochi e divertimento". Se da piccoli, però, bastavano palette e secchiello, ora bisogna dotarsi almeno dello scalpello e del compressore per dar vita ai capolavori di sabbia!

AUSTRIA:

LA CASA A TESTA IN GIÙ "Nel mio mondo ideale, tutto ciò che non è sarebbe e tutto ciò che è non sarebbe," raccontava Alice nel cartone animato Disney Alice nel Paese delle meraviglie, prima di inseguire un coniglio bianco in ritardo e ritrovarsi in un mondo tutto all'incontrario. Sarebbe stata dunque felice di una visitina al villaggio austriaco di Terfens, dove c'è una casa tutta per aria nel vero senso della parola, visto che è capovolta. Opera di due architetti polacchi, Irek Glowacki e Marek Rozhanski, la casa a testa in giù comprende anche una stanza dei bambini, garage e bagno: una creazione davvero inconsueta, da far girar la testa!

MESSICO

UN BAGNO DA VERTIGINI Condensare negli spazi delle case moderne, sempre più piccole, gli spazi che una volta erano appannaggio di sistemazioni ben più ampie, è la grande sfida che impegni gli architetti del terzo millennio e che li spinge a cercare soluzioni creative e funzionali. Come quella scovata dallo studio di architetti di Guadalajara Hernandez Silva, che ha progettato il minibagno di questo attico proprio sopra il vano ascensore. Una soluzione ingegnosa, da sconsigliare tuttavia a chi soffre di vertigini... persino da seduto.

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cOVER STORY di Alessandro Cerreoni

Foto: Simone Lettieri Abiti: Andrea Di Calisto Scarpe: Iron’g Make up: Anna Ushakov

E’ stata una delle ragazze più amate di “Non è la Rai”. Ha avuto grandi maestri e una formazione ricca di preziosi insegnamenti. Lo spettacolo per lei è passione, sacrificio e desiderio di mettersi alla prova. Sta lavorando da tempo sul progetto del “teatro fisico” e ad ottobre uscirà il suo primo libro, intitolato “Privato 33”

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EMANUELA PANATTA “IL PALCOSCENICO È LA MIA STANZA” appuntamento è al Caffè Elena, uno dei locali più noti di Piazza Vittorio a Torino. Lei romana, io romano. Un appuntamento insolito nel capoluogo piemontese. Sarebbe stato più facile vedersi in centro a Roma, magari a due passi dal Pantheon. Invece no, evidentemente ci piacciono le cose difficili. E poi, un’intervista all’ombra della Mole ha tutto un altro sapore e un’altra magia. Torino è la patria degli scrittori e ad entrambi piace scrivere. Al sottoscritto, come ad Emanuela Panatta. Ve la ricordate? Era una delle ragazze più vivaci e più in gamba di “Non è la Rai”, la grandiosa trasmissione quotidiana di Gianni Boncompagni che per un po’ di tempo ha allietato i pomeriggi di milioni di adolescenti. E come non ricordare le folle di ragazzini “innamorati”

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di quelle graziose fanciulle che ogni giorno stazionavano fuori gli studi televisivi del Centro Palatino? Sembra passata un’epoca ma a vedere Emanuela sembra di rivedere ancora quella scanzonata passione e quel talento che albergava in buona parte di quelle ragazzine “terribili”. Emanuela Panatta la conosco da qualche anno e mi ha sempre dato l’idea di una persona con mille risorse e con un grande entusiasmo per il suo lavoro. Di lei mi colpisce il suo essere eclettica. Non è stata fortunata come avrebbe meritato ma per gli artisti il cammino non è mai facile. Lei è ancora molto giovane per coltivare sogni di gloria e il successo arriverà di sicuro. Intanto ad ottobre uscirà il suo primo libro, dal titolo “Privato 33”, una raccolta di monologhi femminili teatrali. Il suo presente artistico è il “teatro fisico”, un progetto che sta portando avanti da più di un anno con un laboratorio tutto suo. Emanuela, partiamo dall’inizio, che ricordi hai dei tuoi esordi? “A quattro anni ho iniziato a fare danza e a otto ho fatto il mio primo spettacolo, dove ho anche recitato. La prima persona del settore che ho incontrato, Maurizio Angeloni, mi scelse per fare un film, ‘La mia musica’, quando avevo solo dodici anni. Erano anni in cui mi divertivo ad imitare Heather Parisi, Sandra Mondaini e la Carrà. Sono stata fortunata perché in quel periodo esisteva ancora il varietà”. E poi da lì che è successo? “Prima di allora, a otto anni ho incontrato il grande Nino Manfredi, in occasione di un saggio di danza, che fu la prima persona che al mio insegnante di danza disse: ‘questa bambina può fare l’attrice’. Così feci un provino a casa sua, all’Aventino a Roma, accompagnata dai miei insegnanti di danza. Di lui mi ricordo l’energia che aveva nello sguardo!”. E arriviamo a “Non è la Rai”… “Vennero delle persone nella scuola di danza che frequentavo dicendo che cercavano delle ragazze per un programma estivo. Venni scelta insieme ad un gruppo di altre cinque e andammo a fare il provino al Centro Palatino. E così nacque la mia partecipazione a ‘Non è la Rai’ quando avevo quattordici anni e di questo ringrazio Gianni Boncompagni per la grande possibilità che mi ha dato”. Nella tua carriera hai lavorato con grandi maestri. Cosa ti hanno insegnato?

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“Sì ho avuto la fortuna di lavorare con Gianni Boncompagni, Pippo Baudo, Gino Landi, Roberto Croce, Milly Carlucci, Enrico Brignano, ed altri, che mi hanno trasmesso la disciplina, il rispetto, il sacrificio per questo lavoro e la consapevolezza che in questo campo non ci si può improvvisare”. A proposito di improvvisazione, che ne dici della tv di oggi? “C’è un altro modo di fare televisione. Prima esisteva il varietà, che apprezzavo molto. Oggi c’è la filosofia del reality che permette a chiunque di farsi conoscere e di ottenere popolarità”. Ti hanno mai chiesto di fare un reality? “In passato sono stata proposta ma per mia scelta non sono andata neanche a fare il provino, anche perché in quel momento lavoravo al teatro di Rebibbia per un progetto a cui tenevo molto”. Con le vecchie amiche di “Non è la Rai” che rapporti hai mantenuto? “Buoni. Ma colei con cui è nata una bella amicizia è Pamela Petrarolo, che tra l’altro è stata tra le interpreti di ‘Persone’, una performance di teatro-fisico andato in scena a giugno al Teatro Millelire di Roma”. Cos’è esattamente il teatro-fisico? “E’ un progetto a cui sto lavorando da tempo. Ho messo su un laboratorio permanente che mira a mettere in scena uno spettacolo attraverso il linguaggio del corpo”. Hai rimpianti? “Ricordo più i brutti che i bei momenti. Gli errori che commettiamo ci rendono quello che siamo. La gavetta che ho fatto, la rifarei con passione, anche se mi è costata lacrime e sorrisi ma mi ha reso determinata e forte. Con rammarico posso dire che in giro non c’è meritocrazia. Il sistema poi blocca l’arte e ci si mette anche la politica che ha tagliato i fondi. Non è un bel momento per l’artista. Paghiamo le tasse ma la nostra professione non è riconosciuta”. So che ti piace scrivere. “E’ vero. Ad ottobre esce il mio primo libro, ‘Privato 33’, scritto per

una mia esigenza personale. Si tratta di dieci monologhi al femminile pensati per la messa in scena teatrale. Ci sono poi 33 poesie che raccontano la società, alcuni passaggi della mia vita e altre che raccontano sentimenti e stati d’animo personali. 33 perché ho scritto quando ho compiuto 33 anni. Il 3 poi ha un significato particolare per me, è il numero della quinta essenza, il numero del destino e dell’espressione. Ed è il numero che sogno spesso”. Hai un sogno nel cassetto? “Mi piacerebbe tornare in tv e presentare un programma. Anche se è il palcoscenico la mia stanza ideale, e lo è fin da quando ero bambina”. Che rapporto hai con l’amore? “Credo molto nei sentimenti. Amo l’uomo intelligente che deve avere una grande forza interiore. Sono innamorata e penso di essere fortunata ad avere incontrato chi mi sopporta”. (ride) E con l’amicizia? “Ho fatto pulizia dopo varie delusioni ed ora sto bene così”. La prima cosa a cui pensi la mattina quando ti svegli? “Chissà oggi cosa succederà! E sono molto fiera quando mi guardo allo specchio e mi riconosco nella bambina interiore che è in me”. E a fine giornata cosa fai? “Scrivo molto prima di addormentarmi. Su un quaderno scrivo le sensazioni della giornata”. C’è un regista italiano che ammiri particolarmente? “Più di uno. Diciamo, Bellocchio, Saverio Costanzo, Salvadores”. Un attore? “Due: Elio Germano e Claudio Santamaria”. E tra le attrici? “Stefania Rocca, Maia Sansa e Anna Valle”. Se non avessi fatto questo lavoro? “Avrei fatto la rockstar! Parlando seriamente mi sarebbe piaciuto fare il medico”.

CHi è EMANUELA PANATTA E’ nata a Roma il 13 dicembre del 1977. E’ un Sagittario ascendente Vergine. Caratterialmente si definisce vitale, ottimista, dinamica, libera, indipendente, intuitiva, ironica, idealista, tollerante ma non permissiva, ribelle e non sopporta chi le vorrebbe organizzare la vita. “Preferisco sbagliare da sola!”, dice senza mezzi termini. Vive tra Torino e Roma ma le città che ama di più sono appunto la Capitale e Londra. Ama il cinema in bianco e nero e la sua favola preferita è Pinocchio. i libri che ha letto più volte sono: “Donne che corrono coi lupi” di Clarissa Pinkola Estes, “Aspettando Godot” di S. Beckett e “Romeo e Giulietta” di W. Shakespeare. i suoi fiori preferiti sono i tulipani e i girasoli, e i colori il viola e il nero. Per saperne di più: www.emanuelapanatta.it

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LO sAPEVATE CHE di Camilla Rubin

VALENTINA VEZZALI LA REGINA DEL FIORETTO AZZURRO

E’ una rubrica che ha lo scopo di farvi conoscere in maniera diversa i personaggi che ogni giorno sono acclamati da folle di ammiratori. Questa volta dedichiamo il nostro spazio all’atleta italiana portabandiera alle Olimpiadi di Londra

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@ Foto gentilmente concesse da Kika Press

LO SAPEVATE CHE… Il nome completo è Maria Valentina Vezzali. E’ nata a Jesi il 14 febbraio 1974 (come la sua storica amica e avversaria Giovanna Trillini) ed è una schermitrice italiana della specialità del fioretto. LO SAPEVATE CHE… Valentina è stata la prima schermitrice al mondo ad essersi aggiudicata tre medaglie d'oro olimpiche in tre consecutive edizioni, più altri due ori olimpici in squadra; è stata vincitrice anche di sei titoli mondiali e di cinque titoli europei (individuali).

LO SAPEVATE CHE… In carriera ha vinto 11 volte la Coppa del mondo (76 prove vinte) e 14 volte il titolo nazionale assoluto individuale, a cui si aggiungono i 12 conquistati a squadre. Pratica anche altri sport tra cui tennis e la vela. LO SAPEVATE CHE… Valentina dice che la sua vittoria più bella è quella del 1984 a 10 anni, il suo primo Campionato Italiano, categoria “Prime Lame”, la sua prima vittoria nazionale. Il suo momento più difficile è stato nel 2006 dopo il Mondiale, a causa dell’infortunio al crociato.

LO SAPEVATE CHE… A sua detta, in gara i suoi punti di forza sono la concentrazione, la lucidità e il carattere mentre i punti deboli sono la fragilità, la spontaneità. LO SAPEVATE CHE… Il suo rituale pregara è una preghiera e cantare ad alta voce. Inoltre dice che i suoi pregi sono la caparbietà, la determinazione, la voglia di migliorarsi, mentre i difetti sono l’essere abbastanza disordinata. LO SAPEVATE CHE… Il suo cantante preferito è Eros Ramazzotti. Il suo film preferito è “Braveheart”. Gli attori che ammira di più sono Johnny Depp, Julia Roberts e Michelle Pfeiffer. E i suoi programmi tv preferiti sono “la Casa di Topolino”, “i Teletubbies” e i cartoni in genere. LO SAPEVATE CHE… Il poco tempo libero che ha lo passa con suo figlio, con lei anche nello spot di una celebra marca di merendine. LO SAPEVATE CHE… E’ tifosa dell’Inter da generazioni ed è ambasciatrice della Fao. LO SAPEVATE CHE… E’ è riuscita a vincere un campionato del mondo a quattro mesi dalla nascita di suo figlio. Fonte: www.valentinavezzali.com

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MAPPAMONDO di Véronique Haentjens

La Transilavania è una delle regioni più belle della Romania, se non la più bella. Un paesaggio mozzafiato di montagne, gole, laghi, boschi, grotte e valli popolato di romeni, magiari, tedeschi, zingari ed altre etnie minori insediatesi nei secoli di migrazioni e colonizzazioni. Nota soprattutto per la leggenda del Conte Dracula, attira migliaia di visitatori per vedere il suo castello, dove, in realtà, non visse mai

TRANSILVANIA UN VIAGGIO TANTO AFFASCINANTE QUANTO SORPRENDENTE 24 GP MAGAZINE


Il servizio fotografico è a cura di Véronique Haentjens

a Bucarest si arriva in Transilvania percorrendo la valle di Prahova con uno splendido panorama e spettacolari montagne, attraversando amene cittadine come Bustini e Predeal. Lungo le strade, tutte case individuali costruite secondo lo stile sassone: una facciata anonima quasi blindata con internamente pezzi di terreno e l’ingresso vero e proprio dell’abitazione mentre le ville di recente costruzioni sono improntate sullo stile europeo. - BRASOV è una città fortificata dall’aspetto medievale con sette bastioni che furono affidati a ciascuna corporazione. Il meglio conservato è quello dei tessitori ma la costruzione ricorda il triste passato costellato da ripetuti attacchi di tatari, turchi e di Vlad Tepes

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(il Conte Dracula) detto l’impalatore proprio perché impalava i suoi prigionieri. I romeni, all’epoca, erano costretti a vivere fuori le mura e solo in occasioni speciali potevano entrare per vendere i loro prodotti pagando un pedaggio. Il centro storico con la Piazza del Consiglio seduce per le sue case dai tetti rossi spioventi. La Casa del Consiglio ora Museo di Storia ricostruisce il passato delle corporazioni e delle associazioni mercantili che un tempo dominavano Brasov. La Chiesa Nera, chiamata cosi per le pareti annerite dalla fuliggine quando l’esercito austriaco incendiò la città nel 1689, è il più grande edificio di culto in stile gotico dell’Europa orientale. La campana bronzea nel campanile è anche la più grande della Romania (6 tonnellate) e la chiesa vanta una collezione di tappeti

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orientali appesi alle pareti non indifferente: doni dei mercanti. Da vedere la Sinagoga del 1901, restaurata e di nuovo in uso. La Chiesa di San Bartolomeo in stile gotico del 1260 fu costruita sulla collina di San Giacomo dove Vlad Tepes impalava le sue vittime. - A RASNOV, visitare quel che resta di una vecchia fortezza, la Cetatea Rasnovolum, fondata intorno al 1225 dai cavalieri teutonici. Ci si arriva salendo una ripida stradina con un trenino trainato da un trattore. In cima si ha una veduta spettacolare e camminando in mezzo alle rovine ci si rammarica per lo scempio che un italiano aveva intrapreso trasformando la fortezza in luogo di villeggiatura con una costruzione moderna che fungeva da pizzeria. Un esempio palese di corruzione? Probabile. - BRAN è forse la meta turistica più frequentata. Nonostante il Conte Dracula sia una leggenda, non si può fare a meno di visitare il Castello medievale arroccato su uno sperone di roccia. Costruito originariamente per difendere e controllare la via commerciale di grande importanza tra la Valacchia e la Transilvania, rimane un posto molto suggestivo. Abitato dalla Regina Maria di Romania fino al 1948, il Castello è impregnato in ogni angolo del suo spirito ribelle e si accede alle stanze attraverso un dedalo di scale a chiocciola che contribuiscono a rendere il luogo ancora più misterioso con tanto di stanze segrete… Nulla, quindi, a che vedere con i vampiri sebbene facciano parte del folclore locale ma i romeni non li hanno mai associati all’immagine di Dracula. - SIBIU è la città sassone per eccellenza ed era abitata da mercanti raggruppati in corporazioni che detenevano il controllo del com-

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mercio tra la Valacchia e la Transilvania. Molto ricchi, erano anche molto invidiati e le fortificazioni testimoniano quanto fecero per difendersi dagli attacchi degli stranieri. Ancora oggi, Sibiu ha legami commerciali stretti con la Germania. Il Centro storico si snoda tra Piazza Grande e Piazza Piccola. E’ una città da visitare a piedi, deambulando nei vicoletti e ammirando le case di colore pastello con tetti particolari che sembrano avere occhi che spiano ogni movimento. Nella Piazza Grande, da una strana fontana escono getti d’acqua ad intermittenza direttamente dal lastricato senza recinzione. Se si è un po’ distratti, camminando, si rischia di trovarsi nel bel mezzo della fontana. Da notare la Sinagoga per i circa venti ebrei di Sibiu e la Chiesa delle Orsoline frequentata dai cattolici e dagli ortodossi. Nella Piazza Piccola sono raccolte le antiche case dei commercianti e si può visitare sia il Museo Storico ospitato nel vecchio Palazzo Comunale per saperne di più sulla storia locale sia il Museo Brukenthal che ha sede nell’ex dimora del governatore imperiale della Transilvania Samuel von Brukenthal per ammirare una notevole collezione d’arte della Romania. Nella Piazza Huet, l’imponente cattedrale custodisce il più grande organo della Romania e la cripta ospita la tomba di Mihnea il Cattivo, figlio di Dracula. Attraversare il Ponte di Ferro chiamato anche Ponte dei bugiardi, ovviamente senza dire una bugia perché la leggenda vuole che il ponte crolli se non si dice la verità. Interessante è anche il Museo farmaceutico, con arredi antichi. Commemora Samuel Hahnemann, il fondatore dell’omeopatia. La Romania è stata fra i primi paesi a legittimare l’omeopatia a causa della carenza di far-


maci allopatici durante la dittatura di Ceausescu. - BIERTAN è un villaggio che vale la deviazione per visitare la più grande Chiesa Fortificata della Transilvania, arroccata su una collina con due cinte di mura unite da una scalinata coperta. La chiesa in stile gotico a tre navate contiene un altare con 28 pannelli dipinti, un pulpito intagliato nella pietra, una serratura molto particolare per l’epoca sulla porta della sagrestia con diciannove chiavistelli (motivo di riconoscimento all’Esposizione di Parigi del ‘900) e una stanza che, si dice, serviva a rinchiudere per 2 settimane le coppie che intendevano divorziare. - SIGHISOARA è inserita nel Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco ed è la città natale di Vlad l’Impalatore (Dracula). La casa di Vlad Dracul (suo padre) si affaccia sulla piazza Muzeului. La cittadella conserva ancora nove torri sulle quattordici iniziali che prendono il nome delle corporazioni incaricate del loro mantenimento e della loro difesa. La città vecchia con la Torre dell’Orologio (allo scoccare della mezzanotte esce una statua di legno che rivolge lo sguardo verso la città bassa mentre altre due statue che rappresentano il giorno e la notte si affacciano verso la città alta) è in qualche modo il simbolo di Sighisoara. Al suo interno, un museo di storia vale la sosta. Vicino alla Torre si trova la Chiesa del Monastero con un interno molto semplice e con tappeti appesi al muro come nella Chiesa Nera di Brasov. Può essere interessante assistere ai concerti d’organo che si svolgono una volta la settimana, in estate. La Chiesa sulla Collina domina la città. La sua costruzione richiese quasi 2 secoli e per accedervi bisogna salire la Scala degli

Studenti coperta di legno con 175 gradini e 29 pianerottoli (così chiamata perché la scuola Bergschule è vicina alla chiesa). - TARGU MURES era una città abitata prevalentemente da ungheresi. Di recente, l’immigrazione di molti romeni e zingari hanno quasi dimezzato la presenza magiara. L’architettura rispecchia l’influenza ungherese ma la Cattedrale ortodossa in stile neobizantino si contrappone ai numerosi edifici magiari che predominano. Il Palazzo della Cultura è splendido e merita una visita. Anche Targu Mures deve essere vista a piedi con lo sguardo rivolto in alto per ammirare le tegole policrome della Prefettura, i balconi particolari, le finestre colorate e le belle facciate dei palazzi. Raggiungere la Chiesa in legno all’interno di un grande cimitero per ammirare le stupende decorazioni e non dimenticare di salire fino alla fortezza. - A BISTRIZ fermarsi per visitare la città vecchia con i loggiati di Sugalete, sede dei mercanti nel XV secolo e la Chiesa nella piazza centrale con il più alto campanile della Transilvania. Quel che resta delle fortificazioni dopo diversi incendi ricordano che un tempo Bistriz fu un antico insediamento tedesco. Una sosta al LAGO ROSSO durante la traversata dei Carpazi è rilassante. La Transilvania, come tutta la Romania, sorprende per la sua bellezza e il suo patrimonio culturale. Si scopre un popolo ospitale, delle città pulite e una natura splendida. Persino gli zingari vivono nelle case e non nei campi come da noi. Un paese multietnico come la Romania insegna che si può convivere in pace e che c’è posto per tutti. L’unico neo è il prezzo sproporzionato richiesto per fotografare o filmare nei musei, circa 15 euro.

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FASHION di Fabiola Di Giov Angelo

COSTUME INTERO TRÈS CHIC! Dal gusto un po’ retrò, ma anche in versione moderna e futuristica, il costume intero torna alla ribalta come protagonista sofisticato dell’estate ondata retro glamour che ha toccato design, cinema, musica, ha investito anche la moda e si è riversata sulle spiagge con il ritorno del costume intero. Anche se il bikini resta intramontabile, sulle passerelle, e ormai su tutte le spiagge, sono tornati a sfilare i costumi interi, tutti eleganti e sofisticati. Molti stilisti si sono ispirati per le loro creazioni alle dive del passato, proponendo modelli sensuali e allo stesso tempo castigati. Perché spesso il costume intero è calzato perfettamente proprio da corpi sinuosi, morbidi e generosi, che ne valorizzano le scollature e ne mettono in risalto i tagli e le linee. Ma la novità è che questi costumi rappresentano una controtendenza, perché in un momento in cui mostrare tutto il mostrabile è diventato un’abitudine e quasi un diktat, lanciare modelli di costumi che celano pur restando sensuali, diventa straordinario e trasgressivo. Complici del boom del costume intero sono anche gli studi sui tessuti che hanno fatto passi da gigante negli ultimi anni, per cui grazie ai nuovi filati e alle cuciture tecnologiche il costume intero è un vero alleato in spiaggia perché sostiene il corpo, scolpendolo. Le varianti di colore sono moltissime, dalla fantasia all’intramontabile total black, ma anche toni più vivaci e brillanti come il giallo, il fucsia, il verde e il rosso e tessuti riflettenti e metallizzati. Anche i modelli di questo sensuale indumento sono molti, da quelli monospalla a quelli un po’ retrò con aperture e inserti davanti, dal classico doppia spalla a quello a fascia molto sexy, che sottolinea le forme e scopre abilmente le spalle, tutti sempre impreziositi da dettagli gioiello come laccetti, pendenti, paillettes e pietre colorate.

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FASHION di Adriana Soares

In questo momento dilaga una piaga che s’insinua in tutti i livelli della società: la maleducazione. Questa non solo tocca il piano dei rapporti interpersonali ma influenza soprattutto il rispetto tra le persone e l’ambiente in cui ci si rapporta

IL GALATEO DEI BAMBINI on il termine galateo ci si riferisce al complesso delle regole per comportarsi convenientemente e dignitosamente nei rapporti sociali. Il termine deriva dal nome di Galateo (Galeazzo) Florimonte (1503-1556), vescovo di Sessa, che diede l’idea a Monsignor (Giovanni) della Casa, ecclesiastico e letterato, di scrivere il libro “Galateo ovvero de’ costumi” (sec. XVI), storica opera didattica e testo di riferimento per l’uso delle buone maniere che fin dalla pubblicazione godette di grande successo. Galateo, bon ton, buone maniere, sembrano oggi parole che riportano al tempo lontano dei nostri nonni, quando ogni aspetto della vita sociale era minuziosamente regolato e che sembra uno stile di vita obsoleto. Un’epoca alla quale risale anche un noto proverbio: «La cortesia ci procura gli amici». Il galateo, infatti, non è solo una serie di regole comportamentali, ma un sistema di valori che, armonizzando la vita di tutti i giorni, mira a non offendere gli altri e noi stessi. Se le regole del saper vivere sono patrimonio di tutte le epoche e di tutte le culture, non è sempre facile distinguere le buone maniere dai costumi, perché spesso le prime divengono i costumi della generazione successiva. Ora più che mai ne sentiamo l’esigenza e credo ci sia una sorta di “Emergenza dei valori educativi”. Si parte già dalla famiglia, che ne è quasi priva… Non dobbiamo dimenticare, infatti, che la civiltà è qualcosa di più della giustizia sociale e della sicurezza: è la scoperta ogni volta delle cose belle e amabili e del piacere delle relazioni che rendono più vivibile la nostra vita. Oggi le buone maniere sembrano

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se non sparite, profondamente ignorate. Quella che fino a pochi decenni fa era indicata come la buona educazione, non occupa più quella centralità di un tempo. I giovani guardano con ostilità, se non con disprezzo, chiunque voglia suggerire regole che, ritengono, limitano la loro libertà. Ciononostante, si sente sempre più l’esigenza di immaginare nuove regole di comportamento per i nostri tempi. Per cui l’unica speranza è formare i bambini. Solo i bambini assorbono in modo naturale ciò che gli si viene insegnato. Una buona educazione riesce a formare l’animo dei bambini sin dalla più tenera età. Crescere un bambino rispettoso di sé e degli altri è per i genitori un compito fra i più difficili, ma anche un piacere, veder crescere in modo sano e felice il proprio figlio è una sensazione di grande soddisfazione personale. La loro formazione dipende da noi adulti, soprattutto quella morale. La cosa importante è cercare di spiegargli con pazienza e in totale sincerità le cose giuste e quelle sbagliate. Ricordatevi che i bambini hanno bisogno di una mamma e di un papà presenti, vicini con il loro esempio. "Il compito più duro per i bambini di oggi è imparare le buone maniere senza mai vederle”, affermava Donna Letizia nel suo manuale di Bon Ton del 1960. Un buon atteggiamento da parte del genitore è di fondamentale importanza per i figli. Se in casa la mamma e il papà sono soliti esprimersi in un linguaggio scurrile, non c’è da meravigliarsi se poi i piccoli imiteranno le loro parole. Come affermava il grande Bruno Bettlelheim: “Educare i figli deve essere considerata un’arte”.

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ART&FASHION

THE WITCH PAINTER 'iconica e talvolta pacchiana avvenenza delle streghe cattive di disneyana memoria non ha mai abbandonato davvero l'immaginario collettivo occidentale. Ma in tempi di nouvelle boheme, ai quali siamo ricacciati anche grazie alla congiuntura economica, la mordace immagine di Grimilde ben si sposa con un gusto radical chic e sincretico legato al mondo della pittura e dell'underground. È anzitutto improntata alla fusione di temi e di stili l'ispirazione degli abiti, quasi tutti confezionati con tessuti africani e costruiti con una tecnica che richiama visivamente il Collage. Da qui si parte per omaggiare via via l'Art Nouveau, l'Astrattismo e il Surrealismo. La strega-pittrice è intenta a preparare pozioni magiche con i suoi colori, il suo studio è un monumento dedicato alla pittura, un luogo in cui si diverte a creare strane ricette a base di accostamenti cromatici. Più che cattiva è forse incazzata, ma di certo converrebbe non contrariarla. Specchio, specchio delle mie brame dimmi chi è la più bella del reame?". (Giovanni Merone)

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Photo: Antonio Guzzardo Assistente fotografo: Valentina Faraone MUA: Valentina Pintus Abiti e stylist: Rachele Terrinoni Model: Nicole@GMM thanks to Giovanni Merone e Giovanni Carramusa

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eROS di Fabiola Di Giov Angelo

UOMINI CHE SPARISCONO Molti uomini ad un certo punto di una relazione amorosa inaspettatamente spariscono. Perché? Ne parliamo con il dottor Marco Rossi, sessuologo e psicoterapeuta embra che sia sempre lo stesso teorema. Una coppia, un rapporto erotico-sentimentale che va a gonfie vele. Un apparente coinvolgimento che riguarda entrambi i partners, una bella frequentazione appagante con sintonia di sentimenti, tempi amorosi ed emozioni e poi all’improvviso tutto viene inspiegabilmente interrotto. Senza il minimo preavviso. Anzi spesso la ritirata di questo tipo di uomini è inattesa e spesso preceduta da un periodo di attenzioni e tenerezze che nell’immaginario femminile hanno un forte significato e un grosso peso. Possibile che sia ancora valida la spiegazione secondo la quale l’uomo appagato il suo desiderio e ottenuto ciò che cercava fugga alla ricerca di una cosa diversa, nuova e più stimolante? O forse il motivo è, per citare il titolo di un film, che “non gli piaci (più) abbastanza?” “Comincerei dicendo che nessuno, uomo o donna, è affidabile al cento per cento – risponde Marco Rossi – e che l’amore raramente è per sempre. Per cui come casualmente ci siamo innamorati di una persona, altrettanto casualmente possiamo innamorarci di un’altra. Inol-

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tre è importante ricordare che per stare insieme è necessario l’impegno da parte di entrambi, per cui se uno dei due smette di impegnarsi, il rapporto inevitabilmente è destinato ad interrompersi. In particolare – spiega il dottor Rossi – l’uomo che fugge è un partner concentrato su di sé, vanitoso, che vuole conquistare una donna, ma che una volta raggiunto l’obiettivo tende a distrarsi e a fuggire. Ci sono però alcuni comportamenti che possono essere interpretati come segnali e che quindi possono essere utili per comprendere in tempo con chi si ha a che fare. Innanzitutto il fatto che il partner non parli mai del futuro e non faccia progetti neanche a breve scadenza; poi un modo di essere sempre un po’ selvatico e libero, perennemente da addomesticare; il continuo parlare del passato; un forte legame con la mamma; il fatto di non lasciare mai qualcosa di personale a casa della partner e di non mettere a disposizione della compagna spazi nella propria casa e infine - conclude Rossi – essere spesso irraggiungibile,anche telefonicamente, per conservare un margine di libertà e segretezza”. www.marcorossi.tv


LIFe COACH di Stefania Di Benedetto

ATTRARRE AMORE uanti di noi non hanno mai pensato alla parola estate come sinonimo di amore? Chi affronta un percorso di risveglio spirituale scopre che questa parola magica, l’Amore, è davvero il segreto della felicità se sentita e vissuta amando tutto ciò che abbiamo intorno e che fa parte di noi e accettando che tutto ciò che ci accade è ciò che è giusto per la nostra evoluzione. Ma andiamo all'amore nella coppia. Le nostre ben radicate credenze ci fanno spesso scontrare con aspettative sentimentali deluse e dunque coinvolgiamo Simonetta Pozzati, Life Coach ed esperta Guida Trasformazionale, per cercare di capire quanto la Legge di Attrazione Universale possa influire nei rapporti d'amore. Ecco cosa ci risponde: "In realtà non è come speriamo. La Legge di Attrazione non è manipolazione della volontà altrui, ma controllo dei nostri pensieri dominanti. Posso ‘attrarre’ una persona nel mio cammino, ma la libertà di amarmi dipenderà esclusivamente da lui/lei. Nella Legge di Attrazione vige una regola fondamentale: il Rispetto del Libero Arbitrio". Quindi non possiamo ottenere sempre ciò che vogliamo, perché la Legge di Attrazione non è manipolazione ma libertà e responsabilità. Eppure ci troviamo sovente a concludere che "l'amore è solo un'illusione!", ed è spontaneo chiedersi se il ricorso a questa Legge naturale possa portare a ferirci da soli, inventandoci nuove illusioni. L'esperta spiega che "il soggetto pensante deve assumersi sempre la responsabilità di tutto ciò che gli accade. Quindi se attrae una persona che poi lo delude, non deve ‘dare colpa’ alla Legge di Attrazione, ma interrogarsi sul perché di

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La Legge di Attrazione può influire nei rapporti sentimentali? Ne parliamo con Simonetta Pozzati, Master Life Coach in Programmazione Neuro Linguistica

quella sfida, su cosa vuole insegnargli e - aggiunge Simonetta l'importante è capire perché viviamo situazioni frustranti e cercare di ‘lavorare’ per cambiare i nostri pensieri dominanti". E così, le due grandi emozioni della nostra realtà, l'Amore e la Paura, sono sempre vicine, e le parole di Simonetta Pozzati tolgono ogni dubbio sul fatto che il timore di perdere ciò che amiamo faccia sì che proprio questo in molti dei nostri rapporti si verifichi: l'abbandono. "Dovremmo indagare – spiega la Life Coach - quali ferite di abbandono abbiamo subito nella nostra infanzia e quanto abbiano condizionato la nostra visione di una relazione sentimentale. Consciamente potremmo affermare di volerla far durare tutta la vita, ma inconsciamente potremmo invece boicottarla con il timore di venire abbandonati e quindi trasformare questa paura in un pensiero dominante, fortemente catalizzatore". Le nostre false convinzioni sull'amore ci condizionano ed è certamente più facile rifugiarsi in uno scetticismo che è quasi sempre conseguenza delle nostre esperienze passate, piuttosto che lavorare su se stessi. C'è anche però chi con decisione sceglie di ribaltarle e si domanda finalmente come un life coach possa insegnargli ad uscirne. "Con le stesse condizioni che un bravo personal coach applicherebbe ad un suo cliente in ambito sportivo: individuazione dei punti deboli (le credenze errate, autosabotanti), rafforzamento degli stessi attraverso un costante allenamento motivazione e ripetizione delle credenze autopotenzianti)". Questa è la invogliante risposta di Simonetta Pozzati, che costantemente ribadisce: "Dai amore con amore!". Per saperne di più: www.latuapersonalcoach.eu


SALUTe di Claudio Testi

Stefani Marzi spiega gli innumerevoli benefici dell’acqua alcalina ionizzata sul nostro organismo

IL BUON GIORNO SI VEDE DALL’ACQUA na buona salute non può prescindere dall’acqua che beviamo. A tal proposito, abbiamo posto allo studioso Stefano Marzi, presidente dell’Associazione Punto Benessere Alcalino, una realtà senza fini di lucro, alcune domande utili al nostro benessere che può nascere partendo proprio dall’acqua. Perché bere acqua alcalina ionizzata? E quali benefici si possono ottenere? “Perché ha una struttura molecolare molto più piccola dell’acqua normale, è molto più ricca di ossigeno e di ioni negativi i quali combattono l’invecchiamento cellulare e favoriscono l’eliminazione delle scorie acide prodotte dal nostro metabolismo. Questa sua proprietà fa si che: migliora il livello di glucosio nel sangue nei casi di diabete. Migliora la circolazione periferica nella cancrena diabetica. Migliora il livello di acido urico nei casi di gotta. Migliora le funzioni del fegato nei casi di epatite, cirrosi e malattie epatiche. Normalizza il livello del colesterolo, ipertensione e angina. Fa regredire l'ulcera gastro-duodenale. Migliora la qualità della vita nel caso dei reumatismi, artrite e malattie di collagene. Fa regredire l'asma,

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l’urticaria e la dermatite atipica. Rimedia alla disidratazione patita dai bambini nei casi di vomito e diarree di infezioni virale. Migliora il livello di bilirubina nei neonati. Genera miglioramenti nei casi di tumori maligni del fegato e metastasi. Ha un effetto salutare nelle donne in gravidanza, attenuando moltissimo la sensazione di nausea. Migliora gli eventuali problemi di dentizione. Inoltre ci rende più energici ed elimina i residui acidi del corpo. Cosicché gli elementi nutritivi sono può assimilabili dal corpo ed idrata il corpo stesso sei volte più efficacemente dell'acqua normale. E' il più forte antiossidante in commercio, riduce i radicali liberi in modo molto più efficace della vitamina C. Ossigena il corpo più efficacemente di qualunque altra terapia di ossigenazione. E’ eccellente come trattamento per obesità, diabete, psoriasi, osteoporosi e artrite. Purifica il corpo molto più efficacemente di qualunque alto metodo di purificazione. Rallenta l’evoluzione del cancro, il diabete, l'artrite, malattie renali, malattie cardio-vascolari, ecc. Regola l'ipertensione arteriosa. Inoltre, bere l'acqua alcalina, unita agli esercizi fisici, equilibra il sistema elettrolitico del corpo tre volte più velocemente rispetto all'assunzione di acqua nor-

male e sotto sforzo si sente meno la stanchezza”. Possono berla anche coloro che hanno delle patologie in corso ? “Assolutamente sì, la possono bere tutti perché non ha effetti collaterali di nessun tipo. Anzi, è usata in Corea e in Giappone negli ospedali pubblici da oltre trent’anni con l’approvazione dei relativi Ministeri della Salute, proprio per il trattamento di moltissime patologie con risultati molto positivi. Quali cibi sono più consigliati per una corretta alimentazione volta alla prevenzione di moltissime patologie ? “Tutti i cibi alcalinizzanti quali, verdure di tutti i tipi, legumi e frutta poco zuccherina (pompelmi, limoni, lime, peperoni, pomodori, preferire le proteine vegetali a quelle animali). E’ bene cuocere queste verdure preferibilmente al vapore o senza superare i 47° gradi, soglia oltre la quale si perdono quasi tutte le proprietà benefiche dei suddetti alimenti. Il massimo dell'alcalinizzazione si ottiene con le verdure crude. Evitare l'alcool, i dolci e tutti i cibi conservati, preferire le verdure di stagione e possibilmente del luogo dove si vive”. www.puntobenesserealcalino.it

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HOMe & DESIGN di Fabiola Di Giov Angelo

Maiuguali Drink Code. www.maiuguali.it

Set di formine colorate e stampi dalle sagome fantasiose per preparare snack e bevande, sani rimedi per combattere il caldo estivo

OGGETTI DEL DESIDERIO a stagione bollente induce a desiderare un periodo di riposo, magari in un posto fresco o comunque dove ci si possa alleggerire dagli impegni e vivere in libertà le proprie giornate. Ma ovunque ci si trovi in estate ci si sente comunque fortemente attratti da cibi e bevande fresche, da consumare nei momenti più caldi per trovare un po’ di refrigerio anche quando si è a casa. Inizia allora la produzione do-

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mestica di gelati e bibite energizzanti, grazie a set di stampini e formine colorate dalla forma classica o più fantasiosa per i ghiaccioli, oppure vivaci coppette dove gustare creme gelato e sorbetti. Inoltre caraffe e frullatori dove preparare e conservare ottimi succhi o frullati di frutta e verdura, amati sia dai bambini che dai grandi, che d’estate, quando fa molto caldo, sono dissetanti e graditissimi, veri e propri oggetti del desiderio.


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CITY

GRAZIA DELEDDA SARDEGNA IN TAVOLA innovarsi ma mantenere sempre elevati i suoi punti di forza. E’ un anno ormai che il noto ristorante di via di Sacco Pastore (nel quartiere Nomentano a Roma) ha cambiato veste e si presenta totalmente rinnovato e ancora più accogliente. Una scelta che sta dando grandi soddisfazioni ai due soci Paolo Porcu e Andrea Sanna. “Avevamo l’esigenza di ampliare gli spazi, compresa la cucina – afferma Paolo – e da qui è nata l’idea di rinnovare il locale. Siamo molto soddisfatti del risultato ed ora i nostri clienti hanno come la sensazione di mangiare dentro la ‘pancia’ di un galeone”. In effetti l’impatto che si ha entrando dentro Grazia Deledda è proprio questo. Dopo 14 anni era giusto cambiare look. E in tutto questo rimangono inalterate le caratteristiche vincenti del ristorante. Dal pesce fresco appena pescato all’infinita cordialità dei proprietari e del personale, passando per una cucina semplice e mediterranea, che fa sì che dal 1997 Grazia Deledda è uno dei più apprezzati ristoranti esistenti. Il locale è aperto tutti i giorni, a pranzo e a cena, ad eccezione della seconda metà di agosto e delle festività natalizie. Il punto

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di forza è il pesce fresco ma c’è anche un’ottima cucina alternativa: dal prosciutto alla bresaola, dalle salsicce sarde alla carne, dai ravioli sardi agli gnocchetti sardi, senza trascurare l’eccellente maialino sardo. E su richiesta lo chef è pronto a preparare le tipiche cene sarde. Via di Sacco Pastore, 14-16-18 – ROMA Tel. 06.8604333 www.graziadeledda.com

TIRO A SEGNO, I PROSSIMI APPUNTAMENTI erminato il circuito di gare valide per l’ammissione ai Campionati Italiani 2012, è arrivato il momento di tirare qualche conclusione e di esprimere la soddisfazione per l’accesso ai campionati ottenuti dai diversi tiratori. Il prossimo appuntamento sarà a Milano, dal 20 al 23 Settembre, per la finale nazionale alla quale sono stati ammessi per la specialità di carabina ad aria compressa a 10 metri Augusto Mozzetta nella categoria uomini, Francesca Siracusa e Ilaria Fagiani nella categoria donne, per le pistole Alessandro Caselli, Marco Certomà e Alfredo Marconi nella pistola libera a 50 metri, ed ancora Alessandro Caselli, Marco Certomà e Marco Badaracchi nella pi-

dal 6 al 9 Settembre, Ilenia Marconi e Diana Sternini qualificati nella pistola ad aria compressa a 10 metri. A tutti un grande in bocca al lupo e un auspicio per la gara del campionato. Per il rilascio dei certificati maneggio armi, attestazione di frequenza dei corsi di tiro, allenamenti soci volontari, gli orari sono:

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stola ad aria compressa a 10 metri. Mentre invece per quanto riguarda i giovani disputeranno la finale a Napoli,

Lunedì 17.30-20.00 Martedì 9.00-11.30 e 17.30-20.00 Mercoledì 9.00-11.30 e 17.30-20.00 Giovedì 9.00-11.30 Venerdì 17.30-20.00 Sabato 9.00-13.00 Tel. 0774.313918 Fax. 0774.313553 www.tsntivoli.it - info@tsntivoli.it

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ARTe & DESIGN di Donatella Lavizzari

L’ispirazione giunse dopo una “crisi artistica”. Si mise a terra e iniziò a fare dei segni non neri su bianco…

CARLA ACCARDI LA FORZA DEL SEGNO 58 GP MAGAZINE


l lavoro di Carla Accardi si concentra in un percorso di immagini che si snoda, in maniera inconfondibile, attraverso una metodologia creativa che si affida alla persistenza del segno. Quella dell’Accardi è una ricerca che individua la propria identità, il desiderio di inventare il tragitto del segno dentro l’infinita dimensione della superficie e di determinare i passaggi cromatici senza via d’uscita, facendo dell’opera il luogo totale della visione. “Il mio scopo è di rappresentare l’impulso vitale che è nel mondo”, scriveva l’artista nel 1956, dieci anni dopo il suo arrivo a Roma, pronta ad immergersi nella situazione complessa di un’arte alla ricerca di una nuova identità. E’ un’ispirazione dettata da un candore e da una profonda semplicità nel modo di intendere il lavoro artistico. E’ l’intuizione cosciente che il gesto creativo non può disgiungersi dallo slancio del vivere ma deve sempre ricongiungersi con le energie dell’esistenza, essere un atto di testimonianza del proprio rapporto con il mondo. La volontà di approfondire i valori della pittura, il ruolo della forma, la funzione conoscitiva dei suoi specifici elementi, sono per la giovane Accardi un bisogno primario, in una situazione, quella del dopoguerra, nutrita da forti tensioni, attraversata da opposte ideologie, proiettata verso un necessario dialogo con l’arte europea. “Ho avuto un anno di crisi prima del 1954, e non mi rispondevano nemmeno i mezzi pittorici. Non sapevo cosa fare, ed allora mi è venuto di tentare l’esperienza del bianco su nero come antipittura, e ho detto: mi metto a terra e faccio dei segni non neri su bianco, perché sarebbe scrittura, ma bianchi su nero. Allora mi appariva come qualcosa che non sapevo se potesse essere accettato come pittura o no. Un americano poi ha detto che il nero mi era venuto fuori dai manti neri della Sicilia e il bianco dalle saline. Effettivamente sono nata in quella terra. Io condivido questa idea nei limiti. Poi Tapiè si è occupato di me e mi ha cominciato ad inserire in una situazione informale, per via del segno, ecc. Ma forzando finché non mi ha proposto di includermi nella collana del barocco. Ed io ho dovuto rifiutare. Poi questo fatto ha coinciso con una crisi mia, perché io ho avuto una crisi del bianco e nero, quando veramente mi stavo avvolgendo in questa rete di segni, in questo modo spasmodico, capisci? Allora mi sono ripresa e ho cercato di staccarmi, questo nel 1959-1960, cioè quando ho ricominciato con i colori”. Perché usa i colori abbaglianti? “Perché corrispondono appunto al clima di disturbo del colore artificiale. Non ci può essere paesaggio senza neon e luci fosforescenti, ed è per questo che sono poi arrivata a questi colori di oggi. Un bleu e un rosso ripetuti molte volte e avvicinati in piccole zone, rispondono ad una legge additiva della luce, mentre quella usata sempre per fare quadri è sottrattiva. Sono per una pittura che è veramente astratta, però con un contenuto attuale, che magari sarà solo questo dei colori o magari la relatività del sentimento del tempo: non c’è più niente di assoluto in cui si possa credere”. E per quanto riguarda la ripetizione? “La ripetizione mi interessa non come dato immanente dell’oppressa ma come registrazione liberatoria di una condizione. E’ come la fragilità, la riconosco, mi piace ma sono contraria a rivalutare certi contenuti del lavoro femminile come tali. Sono per la rivalutazione culturalmente cosciente. E poi i valori che manifesto devono essere recepiti da chi li stimerà, altrimenti da chi non li stimerà, saranno sempre “interiorizzati”. Io, come altre donne, parlo spesso di autenticità, ma non voglio identificare l’autenticità con la semplicità, la bontà. Dunque mi ripugna l’idea d’autenticità che implica una carenza di fantasia, di curiosità. Autenticità per me significa invece amore della qualità, l’imprevisto che tale qualità può dare, mi piace per il suo lato aristocratico e disimpegnato ed il suo contenuto non ideologico”.

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LIBRI DEL MESE

LA BANDA DEL MENO DOVE di Stefano Greco - Ed. Lit Edizioni Dopo sei anni si ripete lo scandalo del calcio scommesse. E’ l’estate del 1986 e per la Lazio si profila una clamorosa retrocessione in serie C1. Alla fine niente retrocessione per la società biancoceleste ma nove punti di penalizzazione. Un macigno enorme visto che la vittoria assegna due punti. Guidata dal mister Eugenio Fascetti inizia un’avventura diventata leggenda. Al pari delle due Lazio che hanno vinto lo scudetto nel 1974 e nel 2000. Giuliano Fiorini, Fabio Poli, Mimmo Caso, Antonio Elia Acerbis, Angelo Gregucci, Giuliano Terraneo, Massimo Piscedda, Gabriele Podavini, sono solo alcuni calciatori di quella squadra capace di raggiungere un difficile traguardo al termine di una stagione maledettamente complicata. Il libro di Stefano Greco racconta quella leggendaria stagione.

LA META DELL’ESSERE

NON È TE CHE SCEGLIERÒ

LA FENICE ROSSA

di Paolo Cordaro – Ed. Tracce

di Adele Grisendi – Ed. Rizzoli

di Tess Gerritsen – Ed. Longanesi

E’ la quarta raccolta di poesie del poeta Paolo Cordaro, ormai una realtà nel panorama letterario. Questa raccolta è il frutto di due anni di esperienze e collaborazioni artistiche del poeta. Componimenti ispirati ad opere pittoriche e letterarie, maturate dalle emozioni di questi incontri. Nella silloge ci sono poesie con tematiche che un po’ sono legate alla precedente pubblicazione: i ricordi dell’infanzia, l’amore, il sociale, la natura. La raccolta ha il privilegio di avere la prefazione curata da Marcia Theophilo, poetessa candidata al Nobel per la Letteratura. Artista a cui Paolo Cordaro s’ispira molto.

La fioca poesia della terra padana è ben descritta e raccontata in questa storia, che, a ben vedere, sembra più che altro un pretesto per rievocare vita, lavoro e curiosità di coloro che, attraverso gli anni e i secoli, hanno lavorato, amato, onorato la terra nelle campagne emiliane. In effetti, gran parte del libro è, in realtà, dedicata, più che alla storia di Elena, alla rievocazione, per bocca di suo nonno e dei suoi genitori, della storia della sua terra. Attraverso il racconto del fidanzamento e del matrimonio di nonno Evaristo e di nonna Natalina apprendiamo molto sui rapporti interpersonali del secolo scorso.

E’ un romanzo emozionante ed avvincente, senza dubbio apprezzato dagli estimatori dei thriller, ma anche da chi ricerca un libro con un pizzico di paranormale. Una mano ed una testa mozzata vengono trovate in un vicolo ed il resto del corpo sul tetto di un palazzo vicino, la scena del crimine è pericolosamente vicina al ristorante "la Fenice Rossa", teatro, decenni prima, di un massacro indagato ed archiviato come omicidio suicidio: un cuoco cinese uccise quattro persone presenti nel ristorante per poi togliersi la vita. Si parte da alcuni indizi…

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TV&CINEMA di Alessandro Cerreoni

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E’ stata una delle protagoniste nella serie di Canale 5 “Le Tre Rose di Eva”. In autunno la vedremo nel film tv “La stagione delle piccole pioggie”, in onda su Rai 1

EISABETTA PELLINI ISTINTIVA E PASSIONALE a quattro nomi anagrafici: Beatrice, Susanna, Antonietta e Margherita. “Nomi dedicati alle mie nonne e zie”, dice. Fa l’attrice e finora ha messo in fila tante esperienze in campo televisivo, cinematografico, pubblicitario e nell’ambito dei cortometraggi. Di recente è stata una delle protagoniste della fiction di Canale 5 “Le Tre Rose di Eva”, una produzione che ha ottenuto un ottimo seguito di pubblico. Dopo l’estate, Elisabetta Pellini si appresta a vivere un autunno importante per la sua carriera. Per conoscerla meglio non vi rimane che leggere questa intervista. Elisabetta, parlaci di te. “Sono del segno dell'Ariete, ascendente Leone. Nell'oroscopo cinese sono Tigre. Mi piace leggere, scrivere, dipingere, amo la musica e adoro viaggiare e mi piace partire all’avventura. Amo tutto il cinema, italiano e straniero, e di tutti i generi. Rimango incantata davanti ad ogni forma di arte e appena possibile

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vado alla ricerca di mostre”. Sei una donna molto attiva. Caratterialmente come ti definisci? “Credo, a detta di chi mi conosce, che ho un buon carattere. Sono solare, mi piace stare con i miei amici, sono testarda e non sopporto le bugie e la mancanza di rispetto. Sono istintiva e passionale e a volte probabilmente dovrei ragionare di più e non agire d’istinto. Amo riappacificarmi quando litigo e spesso sono insicura e malinconica, anche se apparentemente non sembra”. Parliamo dell’aspetto professionale. Che esperienza è stata quella di "Le Tre Rose di Eva"? “E' stata un esperienza bellissima e sono molto felice del successo che tutti abbiamo avuto, grazie alla gente che si è affezionata alla fiction. E’ stata dura, perché avevamo tempi di lavorazione strettissimi e Laura Sommariva è un personaggio complesso. Sono felice che sia stato credibile e di esser riuscita a trasmettere la sua fragilità e disperazione ma anche la sua grande rivincita su Edoardo. E’ un personaggio che ho amato moltissimo e che mi ha aperto un mondo che non conoscevo. Laura è fragile, non sopporta la solitudine, è coraggiosa e purtroppo autolesionista. Con i registi e tutta la produzione mi sono trovata benissimo. Sul set si respirava una bella energia e credo che questa sia arrivata anche al pubblico”. Sei nata in Svizzera. Fin quando hai vissuto lì e che ricordi hai? “Sono nata a Sorengo, in provincia di Lugano. Ho abitato fino a 18 anni a Marchirolo, un paesino al confine in provincia di Varese. Spesso andavo a Lugano a fare spese con mia madre, a passeggiare sul lago, a cercare i funghi nei boschi. Ho dei bellissimi ricordi di quel periodo. Mangiavo i würstel, i crauti e tantissimo cioccolato, che è la mia passione”. Come e quando ti sei scoperta attrice? “Credo che tra le mie prime parole, dopo mamma e papà, ci sia stata la parola ‘cinema’. La prima esperienza teatrale è avvenuta durante il primo saggio di danza classica al teatro di Varese, all’età di cinque anni. La fatica, il sipario, lo scricchiolio degli assi del teatro, l’emozione. E' stato il mio primo grande amore. Poi respiravo questa passione in casa. Mio padre negli anni ‘60 fece due documentari in Camerun. Amava l’arte, il cinema, i viaggi e io ho assorbito e fatto mie le sue passioni. Mi ricordo quando con mia cugina Benedetta, mia coetanea, organizzavamo spettacoli e balletti tutte le sere per i nostri genitori e parenti. In inverno poi ero capace di guardare quattro o cinque film alla tv, dimenticandomi di tutto e poi ripetevo le scene che vedevo, imitando le attrici che vedevo recitare, da Mariangela Melato a Monica Vitti. I miei primi film sono stati con la regia di Neri Parenti (‘Il Cucciolo’) e con Carlo Vanzina (‘Il cielo in una stanza’)”. Che formazione hai avuto? “Ho studiato in modo indipendente ma approfondito e non smetto mai

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di cercare di crescere. Ho studiato recitazione e dizione con Annabella Cerliani, che mi ha insegnato anche a vivere e guardarmi dentro e intorno. Ho studiato canto, perché credo che un attore debba essere intonato. Poi ho studiato movimento e danza classica per sette anni e balli latino-americani. Ho studiato bioenergetica, per capire come utilizzare la nostra energia e cercare di renderla positiva, trasformarla, e per cercare di rendere carismatico e vero ogni personaggio che interpreto”. Hai fatto tante cose in tv, al cinema e in pubblicità. C'è qualche lavoro a cui sei rimasta più legata e perché? “Sono rimasta molto legata a un film tv in onda in autunno su Rai 1, ‘La stagione delle piccole piogge’, con la regia di Sergio Martino, perché ho avuto la possibilità di conoscere il Kenya. Interpreto la dottoressa senza frontiere Victoria Berman, che con un’amica italiana aiuta un villaggio africano, Mtangani, con il sistema del microcredito. Ho scoperto un mondo di umanità che mi è entrato nel cuore”. Hai fatto anche diversi spot televisivi. Che cosa ti hanno dato professionalmente queste esperienze? “Ogni lavoro ti lascia qualcosa. Gli spot mi hanno permesso di lavorare nella pubblicità, viaggiare, guadagnare bene e conoscere grandi registi italiani e stranieri. Ferzan Ozpetek mi ha chiamato dopo uno spot per prendere parte ad un suo film ed è stata una grande soddisfazione”. Hai un sogno nel cassetto? “Sì, certo. Quello di essere felice e in equilibrio con chi amo e con il mio lavoro”. Facciamo un gioco. Torni la sera tardi, prendi il telecomando in mano e accendi la tv... Qual è il canale o il programma sul quale va la tua scelta? “Accendo la tv e guardo telegiornali e canali di cinema come Rai 4, Rai Movie e Iris. Oppure cerco bei film che generalmente trasmettono la notte o la mattina presto. Mi piacciono i cartoni animati e i fumetti”. Riesci a dedicare del tempo ai tuoi amici? “I miei amici e le amiche sono il mio tesoro, il più prezioso e il più importante. Sono sempre presenti nella mia vita e sono la mia forza nei brutti momenti e nei momenti di felicità”. L'attrice, italiana o straniera, che ammiri o hai ammirato di più? “Ho ammirazione assoluta per Monica Vitti e Mariangela Melato. Tra le straniere mi piacciono Nicole Kidman, Sharon Stone e tutte le attrici belle che con la loro bravura fanno dimenticare quanto lo siano”. Progetti futuri? “Uscirà in autunno su Rai 1 il film tv dal titolo ‘La stagione delle piccole piogge’, con la regia di Sergio Martino. Ora sto girando sei puntate di ‘Rosso San Valentino’, con la regia di Fabrizio Costa, che andranno in onda sempre su Rai 1, e comincerò la seconda serie di ‘Le Tre Rose di Eva’ a febbraio. Poi ho progetti per il cinema ma non sono ancora definiti e per scaramanzia preferisco non parlarne”.


MUSICA di Silvia Giansanti

la prima volta che mi capita di intervistare una mia omonima e allora, come si suol dire, un occhio di riguardo. Quando poi ti trovi davanti una persona simpatica, solare e vitale, allora la conversazione diventa molto piacevole. Ringraziamo Silvia Salemi non solo per le belle canzoni, ma anche per avermi concesso uno spazio mentre era al mare con la sua famigliola in una giornata afosa di fine giugno con Caronte alle porte e con tanto di omino urlante del cocco fresco che disturbava la nostra intervista. Lei adesso è tornata sulle scene musicali con un ricco tour e con tanta voglia di fare. Silvia, come ben sappiamo il Festival di Sanremo del 1987 ti ha dato la notorietà attraverso un famoso pezzo quale “A casa di Luca”. Ecco, da allora cos’è successo a casa di Luca? “C’era una diciannovenne che aveva fatto la sua gavetta nelle cantine con i gruppi musicali e a cui è piombata addosso improvvisamente la notorietà e che ha continuato a crescere a pane e musica. Ad un certo punto questa donna ormai adulta, ha deciso di privilegiare l’aspetto personale e privato. Ho conosciuto mio marito nel 2003 e abbiamo deciso di sposarci, mettendo su famiglia. Ho avuto un periodo di silenzio, dopo cinque album in cinque anni, un periodo molto intenso della mia vita artistica e quindi ho deciso di fare altre scelte. Ora sono tornata con un bel tour”. Parliamone. “Il tour ‘Silvia Salemi 2012’ mi vedrà impegnata fino ad ottobre, toccando varie città italiane. Sarà un periodo pregno con molti spettacoli all’aperto insieme alla mia band, prendendo parte anche ad alcune manifestazioni musicali. Il tema del tour è naturalmente la musica. Abbiamo tirato giù un repertorio anni ’80 più il mio, rivedendo alcune cose. Lo spettacolo ha una formula molto ben riuscita, al punto che credo di riproporlo anche per il prossimo anno. In più in cantiere ho anche un progetto teatrale con Marco Falaguasta”. Qual è stato un periodo particolarmente felice della tua carriera? “La mia carriera si divide in tre fasi. Quella della scoperta della musica e del canto, avvenuta a quattro anni, per superare la mia leggera balbuzie, una salvezza! La seconda fase è stata quella della nascita artistica e di conseguenza di una maggiore consapevolezza e infine la fase della scelta da donna. A trentaquattro anni e con figlie a carico, ho deciso di rimettermi in gioco”. Riguardo ai tuoi gusti, a quale periodo musicale sei legata? “Sicuramente agli anni ’80. E’il mio periodo musicale di riferimento con la musica elettronica e sintetica e con le grandi sperimentazioni”. Sei anche direttrice artistica di una web radio. “Sì, è un progetto della scuola romana Musica Incontro. Da noi vengono a suonare gli anziani, i ragazzini e i ragazzi tolti dalla strada che hanno voglia di sperimentare musica. Si tratta di una web radio dedicata ai nuovi talenti”. Noto che anche tu hai subito il fascino della radio. “Certamente, nel passato ho avuto anche uno spazio su Radio Due. Credo che questo potente mezzo sia una fucina di talenti e un grande laboratorio. Vedi gli esperimenti di Fiorello, di Max Giusti, di Luca Barbarossa e di tanti altri. Tutti i più grandi personaggi si sono formati con la radio”. C’è un noto giovane talento musicale che gode della tua stima? “Noemi, perché ha uno spiccato elemento cantautorale. Mi piace moltissimo la sua forza che mette nelle parole”. Negli ultimi anni sono scomparse prematuramente molte rockstar. Ce

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n’è una in particolare alla quale eri molto legata e quindi ti è dispiaciuto particolarmente? “Sicuramente Michael Jackson, uno dei miei amori musicali. E’ stata una perdita notevole, anche se negli ultimi tempi si era perso da solo, specie nella vita privata. Un vero peccato, mi mancano molto i suoi show”. Quanto ti travolgono invece i tuoi show? “Un mondo. L’adrenalina fa vivere momenti meravigliosi. Una volta scesa dal palco, occorrono quattro ore per calmarsi”. Parlando della sfera personale, come procede la tua esperienza di mamma? “Faticosa come tutte le esperienze importanti, anche se questa non ha rivali. Non esiste nulla di paragonabile al fatto di diventare mamma. Sono felice di aver messo al mondo due ‘monelline’. Mi spiace solo di aver dovuto lasciare da mia madre in Sicilia i gatti per il rischio di toxoplasmosi quand’ero incinta”. Infine, a quando un look con i capelli lunghi? (Ride) “Ti racconto una cosa. Proprio in questi giorni avevo i capelli che mi arrivavano sulle orecchie. Ero in Sardegna per motivi di lavoro, ho incontrato un amico parrucchiere di Roma che era lì in vacanza e allora ho approfittato per farmeli tagliare perché non ce la facevo più. Non sono abituata a portarli lunghi. La prossima volta, se volessi portarli lunghi metterò una parrucca”.


SILVIA SALEMI “SONO TORNATA!” L’artista siciliana è tornata a far parlare di sé dopo un periodo di silenzio nel quale si è dedicata completamente alla famiglia. Un ritorno in grande stile con “Silvia Salemi tour 2012”, due ore di spettacolo con cinque musicisti, un concerto rock con una parentesi dedicata ad alcuni pezzi rivisitati degli anni ’80 GP MAGAZINE 69


MUSICA di Donatella Lavizzari

Etnomusicologo, cantautore, taumaturgo della musica popolare, Eugenio Bennato fonda nel 1969 la "Nuova Compagnia di Canto Popolare", il più importante gruppo di ricerca e revival della musica etnica dell'Italia del sud e nel 1976, insieme a Carlo d'Angiò, dà vita al gruppo "Musicanova"…

EUGENIO BENNATO TARANTA POWER ompositore di molte colonne sonore per cinema, teatro e balletto, per le quali riceve importanti riconoscimenti, è da sempre impegnato in un’attività di sviluppo artistico-culturale del Sud, che lo ha portato a fondare nel 1998 “Taranta Power", movimento che si pone come fine la riscoperta della tarantella rituale attraverso le diverse forme artistiche e che ne vuole enfatizzare il potere quale strumento di liberazione

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individuale e di aggregazione sociale. Nei suoi concerti musica, espressività corporea e danza si mescolano armoniosamente sfiorando la pièce teatrale. Grazie all’intensità delle sue performance, Eugenio Bennato ci incanta con i sogni di un Sud in movimento e ci avvolge in una miscela preziosa di travolgente energia, ritmi, suoni e parole dalle sfumature variopinte: semplicemente irresistibile!

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Ciao Eugenio, quanto sono importanti le radici culturali per te? “Vado a ritroso nel tempo e ricordo quando da ragazzo ho iniziato a battere strade diverse per quanto riguarda la musica e la poesia. Seguivo il filo della bellezza, intendo dire il filo estetico, nel senso che avvertivo che andare ad ascoltare la musica degli antichi cantori del Gargano non significava compiere un gesto in qualche modo snobistico o intellettuale ma, semplicemente, seguire delle cose che mi prendevano emotivamente e si trattava di voci, ritmi, strumenti. Mi affascinava la bellezza di una melodia popolare che ritengo sia, mediamente, superiore, e riesca a toccare punte mai raggiunte dalla musica classica. Seguivo quella strada e oggi la ritrovo, a distanza di decenni, in un mondo in cui quel valore è ancora più importante perché il dibattito generale, culturale e politico ideologico è sulla globalizzazione, l’appiattimento di tutto il mondo su un unico modello,

a partire da quello urbanistico per finire a quello musicale, linguistico e del tempo libero”. La ricchezza sta, quindi, nella diversificazione, nelle differenze dei vari linguaggi? “Sì, assolutamente, perché questo rappresenta il massimo della democrazia. L’alternativa è il prevalere di un modello sugli altri. E’ importante che ognuno manifesti la propria cultura. Un artista africano è interessante perché rappresenta la propria terra. Un artista italiano che canta in inglese la musica rock è un ibrido che, a mio parere, è destinato al fallimento. Io credo infatti che l'originalità oggi equivalga alla qualità e al bello”.

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Mi piace molto la definizione di musica popolare data da Pasolini e cioè che serve a conservare l’Italia delle favole e delle lucciole, sei d’accordo? “Sì, lo sono. Ho incontrato una sola volta Pasolini all’aeroporto di Linate a Milano. Ci guardammo ed io pensai: ‘questo è il mio maestro’. Speravo di rincontrarlo ma, purtroppo, non avvenne. Lui aveva un grande amore per il Sud, per la sua cultura ‘maledetta’. Per molti di noi è stato un punto di riferimento straordinario”. Tu sei un ambasciatore della Musica popolare all’estero, sei da sempre socialmente e politicamente impegnato a diffondere il Pensiero Meridiano, la tradizione, l’identità culturale di un sud per troppo tempo vittima della retorica rinascimentale, ce ne vuoi parlare? “La premessa è che certe istanze che riguardano la rivendicazione di una verità storica non devono essere confuse con istanze separatiste perché, per scelta, non mi riguardano. Nella mia musica seguo un filo non vittimista anzi trionfalista. Mi piacciono le melodie, le arie che rappresentano gli orizzonti di paesaggi per certi versi disperati ma, comunque, favolosi”. Frederick Nietzsche diceva “Senza musica, la vita sarebbe un errore”. Quanto ritieni sia importante stimolare l’interesse dei giovani alla musica ai fini di una formazione culturale e spirituale? “Ritengo che la musica sia fondamentale nel processo formativo. La tamburellista, Chiara, che ha vent’anni e che ho da poco coinvolto nel progetto Taranta Power, è un esempio straordinario di come i giovani vengano indotti dalla mia musica ad iscriversi alle scuole di tecnica strumentale popolare. Questo rappresenta il riscatto della cultura del Sud. Di pari passo si riscopre una storia diversa e si conoscono personaggi di grande fascino che sono stati classificati come ‘maledetti’, per esempio i briganti”. Tu hai affermato che i tuoi brani dedicati alla contro storia sono una forma di manifestazione trasgressiva e che il brigantaggio era una rivendicazione sociale, ce ne vuoi parlare? “Nel 1979 scrissi ‘Brigante se more’, brano che è diventato un inno per milioni di ragazzi. Era la prima voce che si levava dalla parte dei briganti, dei perdenti. Parlo dei briganti al tempo dell’unificazione fatta con l’esercito piemontese, la prima grande globalizzazione. C’è una volontà di far conoscere la storia dell’Unità d’Italia, di quanto finora taciuto dalla storiografia ufficiale, sugli eccidi compiuti durante la cosiddetta lotta al brigantaggio, sugli squilibri tra nord e sud, su cui fu basata tutta l’economia del nascente Regno d’Italia, che hanno provocato, in seguito al depauperamento, una sorta di vittimismo e di abitudine all’assistenzialismo”. Credo che nella tua poetica sociale, nel senso dell’incarnare le voci dei più deboli, e nella tua musica ci sia un filo conduttore che riporta a Fabrizio De André. Cosa ne pensi? “Non è la prima volta che mi viene detto e ciò mi fa molto piacere anche perché ho avuto il piacere di conoscere De André ma soprattutto perché l’ho amato come tanti ragazzi di allora e di oggi. Quello che mi stai dicendo lo prendo come un grande complimento. Sicuramente abbiamo molte cose che ci accomunano. Ci siamo incontrati molte volte e abbiamo vissuto delle cose insieme silenziosamente. Una volta accompagnammo Dori Ghezzi per un concerto in un paesino del casertano e passammo tutta la sera in giro e la cosa divertente fu che nessuno ci riconobbe. Questo è uno dei tanti ricordi”.


MUSICA

CHARTS CLASSIFICHE TOP TEN EUROPA 1”THIS IS LOVE” – WILL.I.AM. FT. EVA SIMONS 2 “DON’T WAKE UP” – CHRIS BROWN 3 “ WIDE AWAKE” – KATY PERRY 4 “THERE SHE GOES AGAIN” – TAIO CRUZ FT. PITBULL 5 “EXPRESS YOURSELF” – LABIRINTH 6 “WHISTLE” – FLO.RIDA 7 “CALL MY NAME” – CHERYL 8 “BLACK HEART” – STOOSHE 9 “FEEL THE LOVE” – RUDIMENTAL FT. JOHN NEWMAN 10 “PRINCESS OF CHINA” – COLDPLAY & RIHANNA

TOP 10 USA 1 “CALL ME MAYBE” – CARLY RAE JEPSEN 2 “WIDE AWAKE” – KATY PERRY 3 “BURN IT DOWN” – LINKIN PARK 4 “PAYPHONE” – MAROON 5 FT. WIZ KHALIFA 5 “LIGHTS” – ELLIE GOULDING 6 “WHERE HAVE YOU BEEN” – RIHANNA 7 “IT’S TIME” – IMAGINE DRAGONS 8 “TITANIUM” – DAVID GUETTA FT. SIA 9 “SOME NIGHTS” – FUN 10 “MERCY” – KANYE WEST, BIG SEAN, PUSHA T, 2

TOP TEN ITALIA 1 “PER DIRTI CIAO” – TIZIANO FERRO 2 “ORA IL MONDO È PERFETTO” – P.FUNK FT. G.SANGIORGI 3 “IL COMICO” – CESARE CREMONINI 4 “TU MI PORTI SU” – GIORGIA 5 “LA LUNA” – PATTY PRAVO 6 “L’AMORE È UN’ALTRA COSA” – ARISA 7 “NON VIVO PIÙ SENZA TE” – BIAGIO ANTONACCI 8 “PER LE STRADE” – NINA ZILLI 9 “UNA GIORNATA DI ORDINARIA MAGIA” – NEGRITA 10 “MA QUALE MUSICA LEGGERA – L.BERTÈ FT. E. BENNATO

LABIRINTH Timothy McKenzie è il vero nome di questo cantautore britannico alle prese con il suo album di debutto “Electronic Earth”, dal quale saranno estratti altri singoli. Siamo esattamente al quarto. STOOSHE Si tratta di un trio femminile R&B, pop e hip pop britannico formato da Alexandra Bugs, Karis Anderson e Courtney Rumbold, formatisi un anno fa. Il pezzo è contenuto nell’album di debutto intitolato “Swings and Roundabouts”.

FUN E’ il gruppo rivelazione del momento, grazie all’enorme successo di “We are young”, risalente a qualche mese fa. La voce di Nate Ruess contribuisce ad impreziosire questo nuovo singolo del loro secondo album. KANYE WEST Il pezzo in questione, molto teso e ipnotico, contiene un sample di “Dust a sound boy” dei Super Beagle. Il famoso rapper è intanto a lavoro sul nuovo album. Nel corso della sua carriera si è aggiudicato ben 18 Grammy Awards. PATTY PRAVO A distanza di molto tempo il soprannome “La ragazza del Piper” le è rimasto cucito addosso. Un ritorno in grande stile, questo, con un pezzo scritto da Vasco Rossi e Gaetano Curreri. NEGRITA Ennesimo singolo estratto dall’album “Dannato vivere”, il cui video è stato girato tra Los Angeles e lo studio della band. Al momento la nota band è impegnata nel tour estivo. Il loro inizio attività risale agli anni novanta.


di Silvia Giansanti - in collaborazione con la Foxy John Production - www.foxyjohnproduction.com

SPECIAL GUEST OCEANIA COLORATA RIVELAZIONE ero nome Oceana Mahlmann, classe 1982, è nata il 23 gennaio a Wedel vicino Amburgo in Germania, da padre dj originario della Martinica e da madre tedesca. Alla tenera età di cinque anni ha iniziato a prendere lezioni canto e di danza. Da adolescente ha ricevuto una borsa di studio per studiare musica e studiare seriamente canto. Su consiglio di un amico di famiglia, ha intrapreso la carriera di cantante, facendo subito parte della band Seed, lavorando parallelamente sulle sue prime canzoni che conosciamo. Oceana nel 2009 ha pubblicato il suo primo album di genere soul, funk e R&B intitolato “Love Supply”. Quest’anno il pezzo “Endless Summer” è stato scelto come canzone ufficiale degli Europei di calcio di Polonia e Ucraina. Il motivo di questa scelta sta nel fatto che il personaggio ha conquistato le classifiche di questi due Paesi con il singolo “Cry Cry”. Del pezzo degli Europei sono state fatte già alcune versioni e Radio Globo ne ha fatto una parodia intitolata “Resto a Roma”, il cui video vede la partecipazione straordinaria di Carlo Verdone.

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NEWS I Gossip, dopo la cancellazione di un concerto che avrebbero dovuto tenere a Lucca nel mese di luglio, hanno annunciato una nuova data. Si esibiranno il 27 novembre prossimo all’Alcatraz di Milano. Beth Ditto e soci stanno promuovendo il loro ultimo lavoro intitolato “A Joyful Noise”. Adele è raggiante per l’arrivo del suo primogenito, tanto da spendere una fortuna per rendere la casa perfetta dopo la nascita, arrivando a spendere 500 mila sterline. Il compagno della pluripremiata cantante britannica si chiama Simon e la coppia sta insieme dalla scorsa estate. Justin Bieber, l’idolo canadese per eccellenza delle ragazzine, ha annunciato le tappe del suo tour europeo che lo por-

terà in Italia il 23 marzo del prossimo anno in provincia di Bologna. La tournèe prenderà il via dal mese di febbraio da Manchester. Bruce Springsteen verrà premiato nei primi mesi del 2013 dalla Recording Academy che assegna i Grammy Awards per il suo grande contributo alla musica. Il boss sarà premiato come Person of the Year. Nel corso dei suoi quarant’anni di attività, ha vinto venti Grammy. I Keane, nota band britannica, sarà il 26 ottobre a Bologna per presentare i nuovi pezzi tratti dall’ultima fatica discografica “Strangeland”. Si tratta dell’unica tappa italiana e negli ultimi tempi il singolo “Silenced by the night” ha scalato con successo le classifiche inglesi.

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EVENTI di Donatella Lavizzari

Laigueglia (Liguria) ha ospitato la 17esima edizione del Festival del jazz e delle percussioni

PERCFEST MAGICHE NOTE JAZZ ari amici, voglio inaugurare questo Festival dando risalto ad una notizia che nel mio cuore ‘musicale’ e in quello di molti altri in tutto il mondo ha avuto una risonanza speciale: l’Unesco ha decretato il 30 aprile come il giorno internazionale della musica jazz. Un riconoscimento che va oltre l’aspetto artistico e musicale e vuole essere un messaggio di grande libertà e cultura per tutti noi. Un’occasione per ricordare a tutti l’importanza di una musica che che ha fatto della libertà creativa la propria forza, lottando contro ogni barriera culturale ed etnica. E’ un riconoscimento davvero importante per la musica afroamericana, per i suoi valori di emancipazione e protesta e per il dialogo interculturale. Vi invito a credere ancor più nel jazz, un’arte che qui a Laigueglia festeggiamo da anni. Il Jazz è la Musica che arriva a tutti noi attraverso le forme più diverse ed ha influenzato il messaggio musicale universale grazie a migliaia di artisti”. Queste parole sono parte del discorso con cui Rosario Bonaccorso, direttore artistico, ha dato il via al Percfest, Festival del Jazz e delle percussioni che si svolge da 17 anni a Laigueglia, in Liguria, e che per questa edizione ha offerto 120 appuntamenti musicali in 6 giorni di kermesse. Un appuntamento a livello internazionale di spettacolo, cultura e divertimento che dal 1996 ha coinvolto migliaia di persone

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Alvin Queen

con le performance di artisti di grande eccellenza, provenienti da tutto il mondo. In contemporanea il “Memorial Naco”, dedicato alla memoria di Giuseppe NACO Bonaccorso, caposcuola della percussione italiana, ha visto il susseguirsi di Master Class, corsi, attività didattiche e seminari di percussioni, coordinati da Giorgio Palombino, e la Premiazione del Concorso per Percussionisti creativi che ha visto in giuria artisti affermati come Billy Cobham, Christian Meyer, Giovanni Hidalgo, Tullio De Piscopo, Ellade Bandini, Walter Calloni. Laigueglia per una settimana si è trasformata in un “luogo dell’anima” dove ogni sera si è ripetuta la stessa magia. Sul palco si sono esibiti Giovanni Mazzarino 4th, Tullio De Piscopo, Tucci e Mannutza, Israel Varela Trio, Danilo Rea e Flavio Boltro, Alvin Queen, Roberto Gatto e Han Bennink, Cordoba Reunion Quartet, Dado Moroni e Max Ionata, Sergio Cammariere, Matteo Scarpettini Trio, Giorgio Di Tullio e Mattia Cigalini Trio, Eduardo e Roberto Taufic, OrchestrAnikè del Burkina Faso, Giorgio Palombino con gli A Kind Of Rock. Il Percfest si è concluso con quella che sin dalla prima edizione viene chiamata la Notte dei Tamburi ed ha ospitato una selezione di artisti nei cui gruppi la percussione è regina. The Great Naco Orchestra, composta da tutti gli artisti presenti, ha salutato in musica il pubblico con un emozionante arrivederci al 2013.

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Copia omaggio

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GP MAGAZINE ANNO 13 © Simone Lettieri

NUMERO 132 WWW.GPMAGAZINE.IT

EMANUELA PANATTA Carla Accardi • Eugenio Bennato Elisabetta Pellini • Silvia Salemi

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