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PENSIERI IN LINEE - LINEE DI PENSIERO

ASSOCIAZIONE ARMONIA 0


In copertina: “Il bozzetto “Quadro II Gnomus” realizzato da Kandinskij nel 1928 per una composizione di Modest Mussorsgkij concepita formalmente come il percorso di un visitatore tra i dipinti di una mostra, nella quale, una sorta di motivo conduttore – la Promenade - inframezza la contemplazione dei dipinti in esposizione” (Tania Pallabazzer)


2016


ASSOCIAZIONE ARMONIA Info:3248244998


MOSTRA DI OPERE ASTRATTO GEOMETRICHE IN UN ORTO-GIARDINO A CURA DI PINA CARINI E CARLO PALERMO


PREFAZIONE

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CONTRIBUTI CRITICI

Yvonne Carbonaro Clementina Gily Franco Lista Annamaria Santarpia


YVONNE CARBONARO ARTEINCAMPO 2016 – PENSIERI IN LINEE LINEE DI PENSIERO


Seconda edizione di Arteincampo, nuovamente nell’orto-giardino in zona Camaoldoli. La prima era a tema libero, questa invece è indirizzata specificamente sulla tematica dell’astrattismo geometrico. L’iniziativa è stata voluta e curata da Pina Carini e Carlo Palermo. Con loro mi lega un sodalizio di vari decenni di amicizia, condivisione di esperienze ed emozioni nel campo del teatro e dell’arte. Fu la scuola Darmon per anni il luogo delle nostre sperimentazioni poi continuate e ampiamente sviluppate al di fuori della scuola. Pina Carini è la Presidente dell’Associazione Armonia. La musica, il canto, la danza, insieme all’arte, sono sempre stati i suoi interessi ed è suo il bisogno di “recupero di dialogo e comunicazione nella valorizzazione delle differenze, di aspetti ludici e conviviali, del senso del sociale in ineludibile corrispondenza con l’Armonia della Natura...” Dunque, Arteincampo: L’Arte nella natura, nell’orto, nel “verziere” in una rivalutazione di origini agresti di tutti noi che abitiamo in un territorio tra terra e mare, e dove i dotti del ‘600 discettavano Se ’il Mare sia più delizioso della selva” come il poeta napoletano Onofrio Riccio, morto di peste nel 1656. Per non dire della “disputa favolosa” tra forze silvestri capeggiate da Pan e marine capeggiate da Venere a cura dell’Accademia degli Oziosi. Carlo Palermo, appassionato di scenografia e scultore, ha attraversato come artista varie fasi espressive utilizzando materiali e supporti diversi. Abbandonando, non credo definitivamente, la figurazione, a seguito di un lungo iter di studio e riflessione e speculazione filosofica e qualche anno fa propose una sua personale di “visioni geometriche”. Inoltre egli vede forti collegamenti con l’espressione musicale Oggi approda a questa collettiva sull’astrattismo geometrico, tema a cui sta dedicando anni di ricerca e di studio. Nell’astrattismo l’essenza geometrica delle forme reali è la elaborazione immaginativa della realtà attraverso la creatività dell'artista. 1908 Wilhelm Worringer parla di astrazione dell’uomo dal mondo reale, e un atteggiamento di rifiuto, di angoscia e precarietà per la condizione dell'essere uomo. Secondo Worringer, lo stato di estraneità fra uomo e natura spinge ad un allontanamento da essa: la volontà di astrarsi, da questo rapporto non naturalistico deriva la rappresentazione di una realtà alla quale l'artista non riconosce di appartenere, dando quindi origine alla pittura astratta. Pensieri in linee e linee di pensiero è intitolata questa mostra e nella brochure, sotto il titolo c’è una successione di punti e linee che sono quelli dell’alfabeto morse, codice di comunicazione per eccellenza. Carlo Palermo ci richiama a Kandisky nella teoria e nelle opere. Ma, mentre per Kandisky la componente emotiva è fondamentale, per Mondrian (1872-1944) l’astrattismo è di tipo geometrico basato sulla creazione di forme pure e bidimensionali. Carlo Palermo è di suo molto razionale, dunque si sente attratto dall’astrattismo geometrico e io credo che questa mostra per il suo inesausto bisogno di indagine sia per lui l’occasione per stabilire un confronto sull’astrattismo nelle sue varie espressioni e forme e aprire un dibattito sia tra gli artisti, dato che ciascuno di loro, a seconda di come interpreta la realtà all’immagine mentale, la trasfigura in una sintesi di segni e linee, sia naturalmente tra i critici.

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CLEMENTINA GILY REDA MOSTRA PERFORMANCE A MARANO

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CAMMINARE: Il 900 sottolinea con il camminare quello che è il quotidiano percorso dell’arte. L’estetica non va più ad esaltare il genio, tenta di capirne le intenzioni, il modo in cui le realizza; da ciò il declino del concetto di ‘capolavoro’, che invece anche nel museo è l’unico oggetto di attenzione comune e critica. Un’opera fa parte di un mondo culturale e ne esprime i sintomi nell’ambito di una storia delle idee di cui costruisce forme riconoscibili, che diventano classiche e si prestano a molte letture. Perché già il ‘sentire’ dell’arte è un camminare, un moto di esplorazione e formulazione di spazi dell’immaginario che dicono l’esperienza storica del tempo. Nell’estetica del 900 Benjamin, che ragiona di cinema e Deleuze di immagine movimento, hanno ben mostrato come la velocità dei fotogrammi faccia dell’immagine veloce un’arte diversamente immersiva, che richiede l’invito alla riflessione. Giacometti dilata il suo “Uomo che cammina” in verticale, perché lasci predominare lo sguardo panoramico piuttosto che il meccanico susseguirsi dei piedi – mentre ‘la mano’ – che nella definizione bruniana sta con la mente a definire l’immagine - resta inerte. Non è il medium, la tecnica, l’unica abilità che l’artista coltiva: il suo dominio dello spazio tempo richiede equilibrio, e perciò il camminare come quel passo dopo l’altro in cui parte sta indietro e parte va avanti in armonia. L’azione saggia, armoniosa, sia artistica o truffaldina, è un pellegrinaggio di moti e silenzi. È saper cogliere, come Baudelaire e Benjamin, dai particolari anche quel che non c’è, come la Bastiglia e il Palazzo delle Tuileries a Parigi. Il Gambardella della Grande Bellezza cammina; Charlot si avvia al futuro con passo dondolante: così si supera l’effetto primo, stordente, del sublime e si va al bello: altrimenti, può cogliere l’infarto, come fu per James Gandolfini (Tony Soprano) a Roma, citato da Paolo Sorrentino nel film. 12


CHE COS’E’ UNA MOSTRA OGGI lo dice meglio di tante parole il fatto che il 27 giugno 2016 si è conclusa la mostra a Palazzo Pepoli di Bologna intitolata "Street Art. Banksy and Co.". L’arte urbana protagonista delle strade dà problemi di conservazione eccezionale: ma porta all’immersione attiva nell’immagine, come nel The Floating Piers di Cristho generando tematiche di valore relative all’urban art che diventanodi conservazione snaturante il senso stesso della Street Art: la protesta. Per celebrare il senso che può sfuggire: il cambiamento del concetto di ‘gusto’: non più eterno universale ma presenza partecipata – la critica intende, non fa sfoggio di retorica e storia La mostra di Bansky perciò è un ossimoro, lo colloca nella tradizione che contesta, come avvenne con le avanguardie del ‘900. Una contraddizione che non manca di ricadere sugli autori, che spesso perdono la capacità di Michelangelo di morire quasi novantenne con opere di gloria recente (Santa Maria degli Angeli): avendo passato la notte a dare qualche colpo di scalpello alla Pietà Rondanini. Saprà Bansky restare così acuto da capire la differenza tra Pulp Fiction e Gomorra, come mostrano queste due opere? Perciò, anche l’esposizione cerca nuove strade, come tutto, nel mondo della velocità. A MARANO IL 25 GIUGNO Pina Carini e Carlo Palermo hanno dato vita ad una mostra performance, che dice quel che dicono tutti i vernissage e finissage così di moda: una vita dedita all’arte come tutti gli altri partecipanti (M. Bellucci, M. Bonolis, G. Cotroneo, G. Ferrenti, E. Ferrigno, M. Lanzione, F. Lista, C. Palermo, S. Ricciardiello, A. Salzano e L. Tirino). I commentatori come tutti gli artisti arrivano in corso di allestimento, ciascuno vede arrivare gli altri e discute il giusto spazio e modo. L’ambiente all’aperto, nella Città Giardino, rispecchia la provvisorietà come vita profumata e necessaria, effimera. Il padrone di casa, lo scultore Carlo, ha avuto modo di realizzare il suo intento nell’armonia di natura materica, avvolgendo in una spirale un albero con un cannicciato di precisa misura, canna per canna, in una avvolgersi vegetale cinto da una corda: ma aveva già fissato su una scacchiera a chiodi l’armonia aritmetica, misurando nella loro altezza una scrittura misteriosa come la sezione aurea. il duplice senso del pitagorismo e della matematica. È a destra, e in fondo si vede il senso del cammino: la strada tortuosa delle scelte dipinta da Maria Bellucci. Orientarsi è il problema del camminare e dell’arte. 13


i due pannelli di Giovanni Ferrenti illustrano invece il come. Per narrare il nesso l’arte non cerca logiche consequenziali ma figurali. Arte e critica dicono il nesso. Da un punto di attenzione. Questo è scritto nei pannelli di Ferrenti, che si qualifica in modi diversi ma sin dall’inizio in un cocciuto studio senza parole sul riflesso della luce che svela armonie sovrane di linea e colore. Ne vengono astratti senza materia e opere in ferro gigantesche (sono sulla via di Furore, in costiera) che scrivono linee e titoli poetici il cui accordo è come un come un respiro d’aria. Così dimostra, o mostra, la luce nell’arte, il contatto intimo ed organico dell’estetica nella creazione in cui amore e tecniche sono tutt’uno con la mente e la mano. La luce è la linea di confine, nel pensiero in figura, la scrittura del chiaro e nero mostra il punto, origine dell’attenzione ma anche metodo di studio per intraprendere la strada dell’infinito: il che sottolinea il titolo arioso. Verso la bellezza e il suo mistero vanno i pesanti ferri delle sculture, ma si evidenziano nei riflessi di luce dei pannelli composti nel computer. Tutte le tecniche in Giovanni scrivono il senso del minimo che diventa massimo, come dicevano Niccolò Cusano e Giordano Bruno, i rinascimentali scopritori dell’infinito. Quando la si vede: basta una cornice per darle forma. Franco Lista, architetto e pittore, presenta il primo approccio a una nuova arte, con le porcellane in terza cottura: è già l’inizio è bello, il suo dipingere sia nell’astratto che nel disegno ha grande capacità ‘decorativa’ – si ricordi che il ‘decoro’ è una categoria dell’arte, è la caratteristica misura del barocco. Insomma, come dicono gli inglesi, l’artista crea sempre opere last but not least. L’ultima nel tempo non è una conclusione, una sintesi finale: non c’è mai l’ultima opera per un artista: che è chi non sa fare a meno di esprimersi in pensiero visuale, un pensiero necessario come la logica, un’altra conoscenza. Tutti gli autori meritano attenzione, ma c’è un limite nello scrivere: la pazienza del lettore. Lascio alle immagini il camminare nella diversità. Tanto diversa: il 900 non ha guadagnato paradigmi e moltiplica le definizioni producendo una babele di linguaggi che aumenta il caos. Ciò sconcerta chi vorrebbe nominare, definire, come primo passo della costruzione di una coscienza d’arte: il rimedio sta nell’esplorare con metodo, come in un museo, dominare la varietà grazie a poche stazioni di posta, guardare tre, quattro opere, e vedere il resto. Scegliere è la legge dell’arte, come l’organica unità di quel che s’intende. La mostra performance è una via della Social Art, che medita quanto cambi il ‘gusto’ rispetto alle conclusioni del ‘700. La confusione del terzo millennio questa babele descrive benissimo; a volte, come nel celebre esempio di Andy Warhol, con una fortuna personale imparagonabile a tanti artisti classici – ma senza la loro capacità comunicativa universale. La scenografia di questa Social Art ha preso le mosse dalla villanella napoletana classica, dagli ozi dei Campi Flegrei: la socializzazione allegra di discorsi e musiche suonate da amici (G. Cafazzo, F. Catalano e P. Maddaloni) professionisti quanto abili cantatori e suonatori. Nelle scienze come nelle arti la specializzazione è necessaria: ma non si dimentichi che l’intuizione è d’insieme: persino per Aristotele i principi della logica non si dimostrano, s’intuiscono. L’arte è l’invenzione che vi si fonda producendo ipotesi ed artefatti, ivi compresi i sistemi logici: ma tutto parte da un gioco, da una combinazione, da un equilibrio di misure che consentono il muoversi della leva nel fulcro mostrando l’invisibile nel visibile. Ricordarselo, è prendersi anche il tempo di bere: Nunc est Bibendum, diceva quel tale… 14


FRANCO LISTA METAMORFOSI DELL’ HORTUS CONCLUSUS

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Partecipare ad un evento, nella duplice veste di artista e critico, è certamente stimolante per chi come me non cessa d’interrogarsi su che cosa sia l’arte e le modalità del fare arte oggi. In generale, vi è una sorta di preclusione nei confronti di coloro che rivestono entrambi i ruoli ma credo, senza fare distinzioni di sorta, che questo punto di vista, per così dire unificato, possa meglio consentire una più centrata analisi sulle strategie dell’arte contemporanea. D’altra parte, assistiamo a un depotenziamento vero e proprio della tradizionale e culturalmente solida critica d’arte a vantaggio della cosiddetta curatela: un brutto neologismo indicativo di un’attività oggi ritenuta fondamentale nel “sistema dell’arte” che, per come si svolge, ridimensiona le competenze del critico. “I critici sono i filippini dell’arte”, così ha scritto polemicamente Achille Bonito Oliva, citato da Raffaele Gavarro in un suo prezioso saggio sull’arte contemporanea. Più che un giudizio questa espressione sembra un lapidario epitaffio circa la sorte del critico. Vero è che molta della recente critica si abbandona ai “narcisistici sdilinquimenti della critica evocativa”, come con rara efficacia ha individuato Giovanni Previtali, per cui assistiamo a una produzione di pezzi critici ricchi di sdolcinate leziosità terminologiche e di desuete antichità lessicali, senza alcun costrutto. Insomma, i critici appaiono più che filippini dell’arte, cuochi di quel brodo di giuggiole tipico di una certa critica che critica senza dire nulla. Diversamente, i filosofi sia dell’estetica sia della filosofia dell’arte, pur appartenenti a varie scuole di pensiero, positivamente si distinguono nell’indagare e analizzare con maggiore impegno e serietà scientifica l’epifenomeno dell’arte espansa, per dirla con il titolo del recente saggio di Mario Perniola. Stante questa situazione, mi pare che nuove modalità di autorganizzazione da parte degli artisti siano naturalmente legittime e conseguenza di questo stato dell’arte. In questa direzione, Carlo Palermo è certamente un antesignano, rivestendo la triplice figura dell’organizzatore, del curatore e dell’artista. Così realizza quest’ultimo evento “Arteincampo” sempre con un atteggiamento impegnato, moralmente saldo e civilmente reattivo, soprattutto nei confronti delle deleterie chiusure del sistema mercantile dell’arte. L’evento configurato da Carlo Palermo mi pare che stimoli molto qualche opportuna considerazione, specie sulle sue circostanze di ordine generale e sulla convergenza degli artisti sulla tematica proposta e condivisa. La prima riflessione dunque è rivolta all’astratto-geometrico: un vero e proprio campo di ricerca sempre polarizzante, il cui storico compito dà conto delle capacità generative dell’astrazione nel corso della storia dell’arte moderna e contemporanea. Un ruolo spesso dirompente proprio per il netto affrancamento dalle dipendenze rappresentative della tradizione figurativa. Il processo astrattivo (specie quello geometrizzante che per alcuni studiosi, come Suzi Gablik, ha un suo fondamento nella epistemologia genetica di Piaget), con la sua impegnata attività di pensiero, dà luogo a puri valori emozionali; per questo non è cosa estemporanea, bensì il compimento di un percorso di ricerca. Basti pensare, per fare un solo esempio, alle metamorfosi dell’albero di Mondrian e a quel suo affascinante passaggio dalla rappresentazione mimetica della realtà alla purissima astrazione geometrica e cromatica per rendersi conto del valore introspettivo (e non prospettivo) teso a cogliere l’essenza stessa dell’albero. L’astrazione è espressione intensamente emotiva, oltre che cognitiva, perché “L’arte non ripete le cose visibili, ma rende visibile. L’essenza della grafica induce spesso e giustamente all’astrazione”. Siamo abituati a ripetere questa felice espressione di Paul Klee, assieme alle altre di quegli artisti che hanno sentito il bisogno di esternare il processo astrattivo. Forse per questo Klee parla di “confessione creatrice”. Penso dunque a Van Doesburg e alla distinzione che opera tra “arte astratta” e “arte concreta”: “Pittura concreta e non astratta perché niente è più concreto, più reale di una linea, di un colore, di una superficie”. 16


Van Doesburg, infatti, considera una donna, un albero, una vasca concreti perché sono allo stato naturale, mentre la loro traduzione pittorica si rivela non concreta, illusoria, speculativa e dunque astratta; da qui la necessità di ricorrere alla ridefinizione: “arte concreta”. Naturalmente, non solo va citato il caposcuola del movimento De Stijl o Neoplasticismo. Va ricordato anche il suo equivalente italiano: Il Mac, movimento di arte concreta, che animerà più tardi la scena artistica nazionale nell’immediato dopoguerra. Penso a tanti altri movimenti tra i quali il Costruttivismo e il Suprematismo espresso nel linguaggio essenziale, al limite concettuale, di Malevic. Un lungo cammino di ricerca, rigore, approfondimento che continua sia in sede artistica che in quella matematica, dalla successione numerica di Fibonacci fino ai frattali di Mandelbrot. Dobbiamo a Clement Greenberg una sintetica quanto felice riflessione su questo percorso; una totalizzante legittimazione dell’astrazione, sulla quale, peraltro, sotto l’aspetto storiografico, c’è ancora molto da fare. Greenberg così scrive: “L’astrattismo è l’ineluttabile risultato processuale del fare arte. Ovvero, l’arte, allontanandosi progressivamente dalle allucinazioni del realismo, subisce una sorta di ‘purificazione’ che la porta al pieno dominio del campo pittorico”. Georges Roque, infatti, da storico sistematizzatore dell’Astrattismo, a proposito del lavoro storico-critico che le varie tendenze hanno espresso, sottolinea come nel vecchio continente, pur essendo il luogo in cui nasce e si sviluppa l’astrattismo, “una storia delle concezioni dell’arte astratta…non è stata mai elaborata”. Un’ulteriore riflessione prende spunto dalle circostanze generali dell’evento che, a mio modo di vedere, hanno determinato la qualità dell’evento stesso. L’attenzione va all’ambiente dove sono state collocate le opere: un giardino rustico ricco di rigogliose e varie essenze vegetali fortemente intrecciate, dal piano erbaceo a quello arbustivo fino a quello arboreo. Tali cioè da costituire un piccolo e significativo connubio tra natura e cultura, allorché sono state sistemate le opere d’arte astratta. L’eccellenza dell’operazione ha portato a introdurre alcuni gradi di “prevista imprevedibilità”, come ad esempio l’effetto particolarmente interessante delle “ombre proprie” della vegetazione che - adoperando ancora i termini della teoria delle ombre - sono diventate “ombre portate” sulle opere determinando la sovrapposizione e fusione delle due geometrie, quella della natura e quella delle opere astratto-geometriche. In questo, mi pare che in quel “hortus conclusus”, di Pina Carini e Carlo Palermo, aleggiasse uno straordinario “esprit de géométrie” di pascaliana ascendenza, una suggestiva produzione di senso del convivio artistico, critico, curatoriale e finanche piacevolmente gastronomico. Agli occhi del riguardante tutto ciò appariva come qualcosa d’inedito, non solo artisticamente, tale da determinare un “idem sentire” non più rivolto unicamente alle opere, alla singola produzione artistica, ma una apertura alla totalità delle cose presenti: natura, opere, artisti, critici, invitati. Davvero l’arte appariva “espansa”, ma stavolta molto positivamente. L’evento, in definitiva, va considerato complessivamente. Così esso stesso nella sua dinamica compiutezza diventa opera d’arte. Una metamorfosi dunque che olisticamente ingloba, nello spazio e nel tempo dell’evento, tutti i soggetti e gli oggetti; i muti manufatti e i parlanti o silenti protagonisti. Si tratta di un cangiamento dell’arte espansa indirizzato a una nuova e socializzante opportunità estetica, laddove la relazione conoscitiva dell’arte contemporanea viene sottratta all’incomprensione o, peggio, allo snobismo culturale per il semplice ed essenziale fatto che gli stessi fruitori sono parte dell’opera intesa come variante e poetica alterazione del “site-specific”.

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ANNAMARIA SANTARPIA ASTRATTISMO GEOMETRICO IN CAMPO

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L’evento del 25 giugno 2016 Arte in Campo pensieri in linee e linee di pensiero organizzato dall’associazione Armonia curato dall’artista Carlo Palermo e dalla compagna Giuseppina Carini ha visto la partecipazione di professori come Yvonne Carbonaro, Clementina Gily Reda, Franco lista, e me insieme alla partecipazione di molti artisti che operano da anni nel campo dell’astrattismo. La tematica presentata ha preso spunto così come ci ha spiegato il curatore da un’idea di un bozzetto di Kandinsky del quale ricordo una frase che si sposa bene con questo progetto "In arte come in natura, la ricchezza di forme è infinita" sintesi di tutto il lavoro svolto in questa piacevole giornata all’insegna dell’arte e della cultura. E’ proprio una ricerca infinita verso l’astrazione della natura cui si sono ispirati gli artisti che hanno dato un contributo importante a questa giornata: Maria Bellucci, Maurizio Bonolis, Giuseppe Cotroneo, Giovanni Ferrenti, Eduardo Ferrigno, Mario Lanzione, Franco Lista, Carlo Palermo, Simone Ricciardiello, Antonio Salzano e Luigi Tirino. Il connubio tra orto e arte è stato fortemente sentito dagli artisti che pur operando nel privato hanno reso il luogo perfettamente adatto a ospitare o meglio a completare le loro opere. Il percorso espositivo è nato in collaborazione con la loro volontà di confrontarsi, di immergersi o di sovrastare il contesto naturalistico; tra pomodori, zucchine, alberi di arance o cespugli di lavande punti, linee, forme e colori si sposavano con la natura. Sono stati presenti artisti che lavorano ormai da anni sullo scenario napoletano e non solo come lo scultore Giovanni Ferrenti che qui ha presentato due grafiche digitali “Il punto e la linea” e “Il punto geometrico e la sua forma materiale”. Opere con le quali si evince la sua padronanza dei punti e delle linee, egli è costruttore di volumi mediante ombre o luci, rende prospettive e chiaroscuro, tramite la dominazione delle tecniche del colore e senza mai ricorrere ad altri artifici che non siano la conoscenza profonda dell’Arte, alternando forme e colori, bianco e nero, ombra e luce, alto e basso. Egli vela e svela le precise corrispondenze ritmiche e a-ritmetiche che si celano dietro le sue apparentemente semplici immagini, mostrandoci vie impensate per muoverci attraverso i mondi del continuum spaziotemporale che solamente la vera Arte sa indicare. Il percorso dell’orto continuava con l’opera dell’artista Carlo Palermo che ci ha presentato “Tigmotropismo”, una spirale che avvolge un albero costruita con delle semplici canne sottili ed eleganti e delimitata da una corda. Il tutto nato dal punto elemento fondamentale che è stato definito l’unico legame fra silenzio e parola. La parola che qui è intesa come segno di emozioni avvolgenti, espressa con segni geometrici i cui significati dichiarati dagli artisti che cercano con le loro opere di presentarci la loro realtà più intima. Il legame tra natura, scienze, matematica e geometria si evince anche in un’altra opera di Palermo “1+961 decimali di Phi” realizzata sempre con esperimenti del numero aureo presentando percorsi infiniti, salite e discese come se ci trovassimo in un labirinto che ci conduce verso la strada dell’astrazione vitale. Franco lista presenta due ceramiche rettangolari nelle quali una geometria semplice ed elegante si rifà ad una simbologia astratta in cui prevale la perfezione del sentimento emotivo dell’artista ottenuto fondendo la semplicità delle forme con quello dei colori. Sagace equilibrio compositivo si evince dalle geometrie complesse di Ferrigno che con i suoi Percorsi Vesuviani scandisce uno spazio aureo e attrae lo spettatore verso una realtà oggettiva e accattivante ottenuta dalla scansione spaziale di piani contrapposti ad una luminosità travolgente. Con Mario Lanzione ci immergiamo in uno “spiraglio di luce” titolo della sua opera che ci spinge in spazi tridimensionali inviolati, vivificati da spaccature di luminosità che delineano estreme architetture composte di piani su piani; queste fenditure, vibranti e scintillanti al tempo stesso, riescono a generare momenti di silenzio assoluto, in cui l’anima si perde ed è proprio lui con le sue linee, le sue forme, i suoi piani e le sue ombre a mostrarci la porta della salvezza, in cui l’anima si placa e raggiunge nuove cromie emozionali. Continuando il nostro 20


viaggio s’incontrano le opere dei maestri Giuseppe Cotroneo e Antonio Salzano che riprendono uno studio sull’astrattismo informale e geometrico, analizzando materia e forma, istinto e ragione, segno e riverbero, luce e spazio, realtà e illusione, finito e infinito. Finito e infinito due concetti ripresi con la “Clessidra” di Luigi Tirino, scultura in ferro e acciaio cromato che rifletteva e conteneva la natura che lo circondava fronde e fiori si fondevano con l’acciaio e luci e ombre si alternavano penetrando o scivolando sulla superficie concedendo allo spettatore frenetici o incantevoli viaggi verso un tempo e uno spazio illimitato. Particolari erano anche i “Meccanismi Musicali” di Simone Ricciardiello penzolanti su un cespuglio. Vetro e legno, luce e opacità si alternavano alla riflessione solare tra forme geometriche fisse e prismi in movimento da cui nascevano cromie vibranti, luci abbaglianti e riflessi avvolgenti. Maurizio Bonolis si regola o si ricava la tendenza di un’idea di misurazione dello spazio, che viene studiato misurato ed infine reinterpretato con linee infinite, forme definite e colori sgargianti. Strade e sentieri percorsi, certezze e incertezze affrontate, campi delimitati corsie percorse fino a giungere alla perfetta corrispondenza di scansioni spaziali, con passaggi immediati tra passato, presente e futuro. Sul fondo “Parigi-Dakar” opera di Maria Bellucci delimita la strada di chi, perso tra le fronde, i fiori, gli odori i sapori e soprattutto le linee e i colori cerca una via persa nel labirinto della vita ecco che appare dall’oscurità un baglio di luce arancione che segna il tragitto verso nuovi orizzonti nuovi tramonti o una nuova alba. Ecco che alla fine di questo lungo ma piacevole percorso artistico si conclude un viaggio tra natura, arte e fantasia, dove sono emersi nuovi orizzonti espressivi racchiudibili in tre punti fondamentali che lo stesso Kandinsky sottolineava indispensabili per ogni buon artista ossia la “personalità dei singoli artisti”, gli stili rifacentisi alle “proprie epoche” e infine, l'elemento della “artisticità” pura ed eterna, l'essenza dell'arte che non conosce spazio né tempo. Penetrando con gli occhi dello spirito i primi due elementi, di natura soggettiva, si fa emergere l'elemento oggettivo, quella forza che accomuna tutte le forme di espressione nel loro contenuto mistico che sono state qui molto ben presentate da tutti gli artisti presenti. Gli impulsi emotivo - psicologici, la sintesi tra sofferenza e gioia di vivere, il connubio tra materia e spirito, l’alchimia dei ricordi e degli umori tra la memoria del passato e l’affermazione del presente e l’assunzione di un’astrazione poetico - lirica sono state sottolineate non solo dalle cromie o dalle opere di questi artisti ma dalle note del gruppo (Filidei Catalano, Gianfranco Cafazzo e Giuseppe Maddaloni) che hanno accompagnato i colori della natura avvicinandoli a quelli dell’anima; fondendo pensieri in linee e linee di pensiero.

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ARTISTI

Maria Bellucci Maurizio Bonolis Giovanni Ferrenti Eduardo Ferrigno Franco Lista Carlo Palermo Simone Ricciardiello Luigi Tirino Il Gruppo Astrattismo Totale Giuseppe Cotroneo Mario Lanzione Antonio Salzano

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MARIA BELLUCCI In arte “maria bellucci” aArtista nata, laureata in giurisprudenza, l'arte è nel suo DNA, da sempre ha disegnato, dipinto, scritto versi, fatto arte. Nata a Napoli, dove vive e lavora, da una famìglia di pittori, scultori, filosofi, inventori, poeti e creativi, ricerca il Bello e l'Immaginario in ogni sua manifestazione. Ha frequentato, i corsi di pittura, incisione e scultura all'Accademia di Belle Arti di Napoli. Per anni ha frequentato l'atelier dello scultore futurista Guglielmo Roehrssen, di cui è stata grande amica ed Insieme hanno creato e progettato. Già da ragazza ha frequentato prestigiosi laboratori d'arte ed ha partecipato a varie mostre e concorsi, facendosi già da allora notare per la sua estrosità creativa. Molto conosciuta ed apprezzata negli ambienti Artistìco-CuIturali dì Napoli, è stata definita, "Artista rinascimentale". "Artista a 360°", per la completezza della sua arte che spazia dalla pittura, scultura, poesia, teatro, regia, conduzione televisiva, realizzazione di spettacoli culturali, creazioni di moda. Scrive articoli giornalistici su note riviste. Ha realizzato e condotto la trasmissione televisiva culturale "II giovedì di Marla Bellucci" per vari anni. Ha preso parte a varie giurie di importanti premi pittorici e letterati. Ha partecipato ad innumerevoli e prestigiose Mostre Nazionali ed Internazionali. Ha partecipato con successo a Mostre Fotografiche, vincendo importanti premi. Numerosi critici e giornalisti hanno scritto di lei tra cui P. Mancini, M. Russo, Y. Carbonaro, A. Fraja, R. Pinto, V. Fasciglione, S. Romano, A. [sabettlnl, G. Roehrssen, A. Calabrese, N. Costanze, T. Assente, M. Cortese, S. Santucci. Importanti testate giornalistiche italiane e straniere, si sono interessate alle sue opere. I suoi lavori sono presenti In collezioni private ed Enti Pubblici Ha partecipato ad innumerevoli e prestigiose Mostre in Italia ed all'estero, tra cui ricordiamo: Verbania; Napoli, Palazzo Reale - Museo S.Severo - Accademia dì Belle Arti - Casina Pompeiana; S. Giorgio a Cremano, Villa Bruno; Salemo; Roma; Baia; Vico Equense; Scafati; Nola; Caserta; Vercelli; Rimini; Gaeta; Cllento; Mlnturno; San Talentino; Torio; Terni; San Giorgio del Sannio; Lauro di Nola. All'Estero ha esposto le sue opere a Montecarlo - Principato di Monaco, Università di Pomona - Los Angeles - Callfornia USA. Florian Parb - New York. Le sue opere sono su varie copertine di libri, ha curato anche la veste grafica di ed. e spartiti. Ha realizzato 50 opere di bassorilievo in rame, da offrire alle Autorità per l'Associazione Fabrizìo Romano. Le sue opere sono presenti in prestigiosi cataloghi nazionali ed internazionali tra cui: Catalogo Internazionale del Libri d'Artista di Verbania (Regione Piemonte), Catalogo Porticato Gaetano (Regione Lazio). Catalogo Virgilio 2005 (Lombardia). Avanguardie Artistìche 2005 (Sicilia). XI Rassegna Arte Contemporanea di Terni (Regione Umbria), Natività e Continuità (Campania) - Catalogo Art Expo'900 Foire d'art Moderne et Contemporaine (Montecarlo - Principato di Monaco). Lights Colours And Forms of thè III Millennium (Pomona University-Los Angels California USA) - Catalogo Einaudl, Sovrintendenza Beni Culturali Matera. Hanno scritto di lei: Monica Marchese, Pasquale Mancini, Yvonne Carbonaro, Antonio Isabettini, Narciso Costanzo, Tiziana Ausante, Vincenzo Fasciglione, Angelo Calabrese, Simona Romano, Rosario Ruggiero, Guglielo Roehrssen, Aniello Montano, Alfonso Fraja ed altri.

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Maria Bellucci

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Parigi Dakar


MAURIZIO BONOLIS

Nato a Napoli nel 1952. Fondamentalmente autodidatta, ha iniziato a dipingere fin da bambino. I suoi primi lavori ad olio risalgono al 1962. Inizialmente, la sua opera si basava su una visione figurativo-naturalistica, ed i suoi soggetti preferiti erano i paesaggi e, soprattutto, i cavalli in corsa. Ha attraversato, in seguito, un territorio che potremmo definire metafisico-simbolista, caratterizzato dalla rappresentazione di uccelli surreali e voli di Icaro. Dopo essersi dedicato, per diversi anni, all’astrattismo puro, attualmente la sua ricerca si sta svolgendo nell’ambito della pittura digitale. Sue opere sono esposte al Museo Civico “E. Sannia” di Morcone (BN), al Museo delle Arti Contemporanee di Teano (CE) e nella sede della 2^ Municipalità del Comune di Napoli. Il suo nominativo è stato inserito nel “Catalogo dell’Arte Moderna Italiana”, Editoriale Giorgio Mondadori.

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Maurizio Bonolis

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Color line - 2013 & Rainbow - 2011


GIOVANNI FERRENTI Nato a Napoli nel gennaio del 1936, dove ancora lavora incessantemente. Nel ’43 a causa della guerra si trasferì a Maiano, frazione di Sant’Agnello, in penisola sorrentina. Qui ebbe una doppia fortuna quella di allontanarsi dalla visione tragica della guerra e di avvicinarsi al mondo dell’argilla, grazie alla presenza di una fabbrica di mattoni nei pressi della sua casa, e grazie soprattutto alla pazienza di Raffaele un mastro che gli insegnò a modellarla. Tornato a Napoli si iscrisse all’Istituto di chimica A. Volta però durante gli allenamenti, per le sue gare agonistiche, un brutto incidente gli procurò un coma, uscito dal quale, si dedicherà al’arte iscrivendosi all’Accadenia di Belle Arti di Napoli. Il suo primo periodo artistico è stato ascritto a quello di artisti quali Greco, Manzù, Marini, ma io aggiungerei anche il professore di anatomia Gastone Lambertini, anatomo patologo, di cui Ferrenti era giovane allievo, infatti, seguì le sue indicazioni di rappresentare l’universo microcosmico, e grazie a queste ricerche giunse ai “Cromogrammi” che furono ben visti da Guido Tatafiore, che credendo nelle sue doti lo presenterà a Mario Colucci noto esponente del Gruppo 58 napoletano che ha aderito agli ideali dell’arte nucleare in Italia. Nel 1952 incontrò Peppe Macedonio ceramista e amico, che gli ha trasmesso emozioni e interesse per le figure umane. Negli anni Cinquanta iniziò la sua ricerca spaziale-temporale, sulla via dell’astrattismo internazionale, (con l’utilizzo della macchina fotografica), che sfocerà prima nei Fotogrammi (1950-52), poi nei Cromogrammi (1953-59), e successivamente con l’invenzione del pendolo luminoso giungerà alle ‘Tracce luminose’ (1956-62), e alle Strutture spaziali (1965), i Monumenti inutili (1966-67), le Ricerche modulari (1968-70), le Strutture modulari (1971-75), gli Spazi possibili (1976-80), Gli spazi concentrici (1981-83), le Cariocinesi (1984-85), le Superfici - luce (1986-88), le Metamorfosi (1989-90), le Metafore (1991-93), il Tempo e lo Spazio (1994-99) Ferrostrutture (1998-2005), Tracce segniche (2006-2011), Grafiche spazio-tempo o Il mio piccolo mondo infinito (2012-2013) fino ad oggi con gli Ossimori della vita (2014). Le sue opere sono drammatiche e idilliache al tempo stesso. La sua costante è la certezza di un mondo parallelo oltre il quale l’uomo non riesce a giungere se non grazie ad una razionalità emotiva e all’intelligenza del cuore. Nel 1961 vince il premio “Cementir” per la scultura. Nel 1985, il Premio Nazionale “Città di S. Giorgio”. Nel 1989 è insignito del titolo di “Benemerito della Scuola dell’Arte e della Cultura” dal Presidente della Repubblica con Medaglia d’oro proposta dal M.P.I. Nel 1990 vince il Premio “Arte 90” della Mondadori. Nel 1995 il Premio Nazionale “A. Volpi” , Provincia di Pisa. Nel 1998 istalla a Furore, sulla costa d’Amalfi, la sua prima opera “Nel Giardino del tempo Sara accompagna un uccello”. Nel 2000 esegue per il Comune di Agerola: "Le sfere concentriche", Nel 2011-12 viene scelto da V. Sgarbi per la partecipazione alla 54ᵃ Biennale di Venezia - Padiglione Italia con l’opera “Sul Campo di ortiche galoppa il vento e la farfalla muore”. Nel 2014 ha istallato a Furore la sua ferrostruttura “Lilla parla col tempo di materia e Infinito, Canto d’Amore” (2003). Ha insegnato in scuole professionali e licei e ha collaborato con l’Accademia di Belle Arti di Napoli per l’organizzazione della mostra “Napoli scultura” a Palazzo Reale, nel dicembre del 1988 e, nel 2000, organizza con l’Istituto d’Arte Filippo Palizzi la mostra all’aperto a Gragnano “Prospettive Del Tempo, Prospettive Nel Tempo”. Attento alla creatività artistica dei suoi allievi, ha partecipato e partecipa a laboratori didattici, in collaborazione con l’Università degli Studi di Napoli Federico II. E’ membro onorario di varie Accademie italiane. Molte sue opere sono conservate in musei d’Italia e dell’estero. A.S. 27


Giovanni Ferrenti

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Il Punto geometrico e la sua forma & Velature Materiche - 2016


EDUARDO FERRIGNO Vive e lavora a Napoli. Dal 1967 ha insegnato progettazione all'Ist. St. d'Arte di Sorrento e Torre del Greco. Dal ’92, insegna disegno industriale nella scuola d'arte orafa di Napoli. Molte le mostre tra cui: 1985, Museo Sperimentale di Torino; Castello di Rivoli; Palazzo Marchi, Pordenone; Museo Morcone; Francavilla a Mare; The Treasurer of Torre del Greco"; Fascio Istituto of Tecnology, New York; Civica Pinacoteca di Macerata; Villa Campolieto, Ercolano; Castej dell'Ovo, Napoli; “Corréspondances, transiti di materie e forme", Casina Pompeiana; “Oro, Coralli e Cammei", Regione Campania, New York. Da tempo nella propria storia espressiva l'arte di Ferrigno segue un fare che fonde pittura ad altro, i suoi pigmenti ad altri elementi. Vale a dire, un fare con cui la pittura accoglie, dispone ed esalta forme e segni, materiali e oggetti che nel suo riquadro di colore si accampano con ostentata configurazione, con loro sagomate campiture di colore. La pratica della 'tecnica mista ', come si legge di consueto nelle didascalie delle sue opere, è dagli anni Sessanta del secolo scorso che prosegue una sorta di contaminazione tra la tradizionale tela dipinta e le più disparate realtà oggettuali. E tuttavia non è stata mai una contaminazione aperta alla oggettualità casuale, al suo reperimento indiscriminato, in chiave di memoria dada e neodada. Come è ancora leggibile nelle opere qui in mostra, si tratta di una pratica espressiva che, allora come oggi, ha mirato ad una scelta dell'oggetto, ad un suo eloquente prelievo e disposizione nel campo d'immagine pittorica. Per Ferrigno il campo pittorico, il suo farsi immagine si tiene sempre a un manifesto senso di contenutezza formale: sia per impaginato sia per focalizzazione di quanto lo costituisce tra materia pittorica e altro. Anzi, si può dire che è proprio l'alterità degli inserti a conferire al campo pittorico delle opere equilibrio e tensione espressive. In tal modo, l'articolazione e l'impaginato tra pittura e materiali mostrano sempre un esito di sbalzo, di messa in risalto che conferisce all'opera un gioco di ostentazione tra scandite quanto bilanciate forme diverse. Questa compostezza d'immagine si deve pure, e va rilevata, a una particolare cura con cui l'artista è solito dare esecuzione all'impianto dell'opera. Una sorta di bella artigianeria, da sempre coltivata e che mi fa riandare a certi suoi lavori degli anni Ottanta e Novanta in cui si accostavano legni laccati e trasparenze del plexiglas oppure quando il campo d'immagine veniva e viene illuminato, come spesso anche in queste recenti pitture, da spalmi di pittura a oro o ancora da riflessi madreperlacei. Appare pure evidente nelle opere in mostra una vocazione di impianto geometrico anch'essa non di oggi ma che ha assunto assetti meno trasformativi e più semplici, essenziali per un ruolo tutto focalizzante, direi araldico nel dare scansione e rilievo visivo ai vari elementi formali e materici sul piano pittorico. L'artista ha intitolato questa recente serie di composizioni 'Percorsi vesuviani' che per un napoletano, si sa, sono luoghi visivi d'abitudine, luoghi scontati ma non di meno carichi di soggiacenti energie, di simboliche eruzioni materiche, di luci a cielo aperto. Ferrigno mostra volerne dare una sua rinverdita escursione. Come a volerci condurre lungo un cammino di rivisitazioni materiche, di composti riquadri in cui sono la terra, la storia e l'antica memoria del Vesuvio a farsi luoghi d'immagine. Così, tra orizzonti e deli annuvolati che si aprono dalle pendici del monte ci sono squarci di azzurro che si indorano di sole, frammenti e zolle di lava, crateri e lapilli tramutati, per astrazione di colori, in segni materiali di memoria e visione. In fondo, una sorta di reportage tutto inferiore. Una escursione immaginativa costruita nelle composizioni delle opere con percorsi contemplativi pausati da tabernacoli contenenti simboli ed emblemi penduli ciascuno evocanti pensieri ed emozioni vesuviane. 29


Eduardo Ferrigno

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Percorsi vesuviani - 2012


FRANCO LISTA

Architetto e artista. Ispettore per l’Istruzione artistica del M.P.I. Commendatore della Repubblica (1992). Docente universitario e Ricercatore confermato all’Università Federico II di Napoli. Membro del Consiglio nazionale del Ministero per i beni culturali e ambientali. Autore di scritti di arte, architettura e didattica. Principali attività di architettura, artigianato e restauro: Vince il II premio dell’Istituto nazionale di architettura (InArch, 1964). Invitato, espone alla “Bienal de Arquitetura (San Paolo do Brasil, 1973) e alla XV Triennale di Milano (1973). Concorso internazionale “Sassi di Matera”: progetto segnalato (1975). Concorso per il liceo scientifico di Castellammare di Stabia: 3° premio (1973). Concorso Aniacap-IN/Arch per nuove tipologie architettoniche (1978). “Intenzionalità progettuale del disegno”, Galleria Numerosette”(Napoli 1978). Coordina la Sezione artigianato alla rassegna “La settimana nel Castello” Napoli, Forte Sant’Elmo (1979). “L’immaginario urbano”, progetto per la Biennale di Napoli (1982). Promuove e organizza il restauro del “Cristo morto di Procida”, d’intesa con l’Accademia di Belle Arti di Napoli, la Soprintendenza per i Beni artistici e storici di Napoli e la Congregazione dei Turchini di Procida (1990). Cura l’allestimento delle mostre di Manzù e Brandi (Procida 1988) e Bruno Munari (Napoli, Sette grandi sculture sul Lungomare Caracciolo, Studio Morra, 1990). Principali mostre di arti visive: “Prop Art”, con Luca Castellano (Napoli 1973-74); “X Quadriennale nazionale d’arte di Roma; gruppo “Prop Art” (1972-73). “Dall’opera al coinvolgimento”; Galleria di arte moderna (Torino 1977); “L’inganno dell’arte”, Università popolare di Napoli (1979). “Per esempio il Mito” (New York 1983); “Chartae illecebra”: performance alla rassegna “Il Fascino della carta” (Cavriago 1984); “L’eco di Worms”, Pittura di storia a Palazzo Farnese” (Caprarola 1984); Gabinetto grafica della Galleria d’arte moderna di Bologna (1984); “Peresempio” alla mostra “L’impassibile naufrago: le riviste sperimentali a Napoli negli anni ’60 e ‘70” (Museo Pignatelli, Napoli 1986); “Immagini da architetti” (Pozzuoli 1994). “A di Artes” (Cuba 1999); “Vesuvius” (Napoli 2005); “Le porte di Tiberio” (Capri 2006); “Segni per libri” (Civitanova Marche 2009); “Percezioni” (Workshop internazionale, San Menaio, 2014). Premiato alla XLII Rassegna d’arte internazionale d’arte contemporanea “Premio Sulmona 2015”. Recenti attività di organizzazione e curatela di mostre, dibattiti, seminari: Rassegna di artisti “Novecento&Oltre” (Saletta Rossa, Guida, Napoli 2010-13). Progetto “Pedagogia della bellezza” (Oscom, Federico II, 2005-15). Seminari di autocoscienza estetica (“Il Ramo d’oro”, Napoli 2013-2016). Hanno scritto: Maurizio de Joanna, Giuseppe Gatt, Giuseppe Antonello Leone, Luca (Luigi Castellano), Pierre Restany, Paolo Ricci, Maurizio Vitiello, Bruno Zevi.

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Franco Lista

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Ceramica a terzo fuoco


CARLO PALERMO E’ nato il 5 febbraio 1945 a Bovisio Masciago (Mi) da genitori meridionali ma è vissuto a Napoli ove si è formato, coltivando studi tecnico-scientifici. Ha insegnato Tecnologia e Informatica nella Scuola Media e si occupa di ricerche storiche sul territorio di Marano di Napoli dove ha fondato l'Ass. "Archeoclub Maraheis" di cui è presidente. Nei primi anni '80, perviene alla creatività artistica per soddisfare un proprio bisogno espressivo e, tra i molti materiali usati, predilige il tufo e le sabbie, in ambito figurativo e la grafica digitale o il polimaterico, in ambito grafico-geometrico. Dal 2011 al 2013 ha aderito al gruppo di ricerca Astracturista, fondato dal critico Rosario Pinto. La ricerca astratto-geometrica lo ha portato ad interessarsi della rappresentabilità dei numeri irrazionali sia plasticamente che con particolari algoritmi capaci di sviluppare suggestive composizioni musicali, realizzando l’album intitolato “Irrational sounds”. In altri termini un modo per ascoltare l’armonia dei numeri irrazionali altrimenti non rilevabile leggendoli o analizzandoli cifra per cifra. Alcune mostre: Napoli, Museo Archeologico Nazionale – 1990; Castel dell’Ovo - Città della Scienza – Intramoenia - Aula Magna Federico II, Centro congressi –- Cappella Pappacoda, Ist. Universitario Orientale; 3F Fiorillo, personale, “Dalla Teoria Atomistica al segno Urbano"; Ercolano, Villa Campolieto; Gaeta, XVI Porticato Gaetano; Capua, Sala consiliare; Caserta, Palazzo Reale; San Leucio, Belvedere; Benevento, Mura Longobarde; Benevento, “4 notti e più… di Luna Piena”, Installazione a C.so Garibaldi e nei Giardini di S. Ilario; Roma, Palazzo dei Trinitari, AISTE'; Nocera inferiore 2014 Ist. Studi Astrattismo Geometrico - dicembre 2015. Donazioni: Grosseto, Fondazione il Sole, Sant’Arpino, Pinacoteca del Palazzo Ducale, Sant'Arpino, Il Convicinio di Orta – Centro Studi Massimo Stanzione; Napoli, Istituto penale di Nisida, costruzione e installazione del monumento in ferro "Universi all'Universo…" con alcuni giovani allievi. Ha progettato diverse strutture urbane e monumenti. Hanno scritto di lui: Carlo Roberto Sciascia, Roberto Maria Ferrari, Angelo Calabrese, Giorgio Pillon, Anna Maria Ghedina, Augusto Crocco, Yvonne Carbonaro, Rosario Pinto, Maurizio Vitiello ed altri. E’ presente nelle pubblicazion: V.O.G.U.T; Euroarte, A.M. Gentile; – L’ rchivio Monografico dell’Arte Italiana; 2007. Con Giuseppina Carini la galleria d'arte Spaziodarmon ai Camaldoli (Napoli), curandone gli allestimenti tematici per nove edizioni annuali con collettive che hanno visto la partecipazione di un centinaio di artisti italiani e stranieri nonché di studenti dell'Accademia di Belle Arti. Una sezione contestuale è stata riservata agli allievi delle scuole di ogni ordine e grado. Dal 2014 prosegue con Giuseppina Carini la medesima attività organizzativa con "Arteincampo” (installazioni di una giornata in un orto-giardino) finalizzata prioritariamente a promuovere momenti di incontro-confronto tra artisti di vario genere, opinionisti e critici.

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Carlo Palermo

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Tigmotropismo geometrico - 2016


SIMONE RICCIARDIELLO Nato a Napoli nel 1944. Si è diplomato presso il Liceo Artistico e all'Accademia di Belle Arti della sua città nel corso di Decorazione di Giuseppe Capogrossi. E' esperto di Progettazione Visiva e Tecnologie della Comunicazione con particolare interesse per il settore web design e multimedia. Nel 1966 inizia la sua attività espositiva che, sviluppando varie esperienze creative, lo vede attivo su tutto il territorio nazionale, sia a livello pubblico che privato. Questa attività prosegue fino alla metà degli anni '90 allorché, in forma di protesta verso la mercificazione dell'Arte, decide di non partecipare più a mostre e di continuare la sua ricerca pittorica esclusivamente in studio. Dal 1968 si occupa di industrial design e di grafica pubblicitaria, settore per il quale ancora oggi presta la sua consulenza. Nel 1978 è tra i soci fondatori dell’Associazione Culturale “Accademia Pontano” di Napoli, per la quale cura la linea grafica editoriale dell’attività espositiva fino al 1981. Nel 1981 si trasferisce con la famiglia a Vicenza dove insegna come titolare della cattedra di Discipline Pittoriche presso il Liceo Artistico fino al 2005, anno del suo pensionamento. Nel 1986 fonda "Creativa", Associazione per le Arti Visive e Territorio, con sede nella Circoscrizione n.6 di Vicenza. Nello stesso anno dà vita a "Gruppo Creativo", per e con il quale organizza numerose esposizioni sul territorio nazionale. Di questo gruppo fanno parte, oltre a lui stesso, gli artisti: Paolo Bertuzzo di Venezia; Antonio Buso di Treviso; Elena Cappello di Padova; Annabella Dugo di Vicenza; Roberto Floreani di Vicenza; Annamaria Gelmi di Trento; Sergio Piccoli di Verona, Paolo Favaro di Verona.Dal 1987 scrive sulla Pagina dell’Arte del quotidiano “Il Giornale di Vicenza” come collaboratore esterno e su altre riviste del settore.La sua attività di curatela annovera, tra le altre, mostre quali “Fin de Siécle”, “Anni9anta”, “Idea for Life”, “Charta” a Vicenza; “Ex Chartis” a Ferrara; “I Luoghi dell'Arte” a Monselice; “Colorazione” a Venezia; “Jam Session” a Vicenza e Gorizia; “Il Gusto del Gesto” a Spinea; “Sulla Rotta di Marco Polo” a Venezia; “per un'Utopia” ad Oderzo. Della sua opera si sono tra gli altri interessati: Giorgio Bagni; Massimo Bignardi; Luigina Bortolatto; Angelo Calabrese; Paolo Castellucci; Laura Cherubini; Mario Costa; Ilaria Danieli; Salvatore di Bartolomeo; Romolo di Martino; Silvia Evangelisti; Laura Facchinelli; Salvatore Fazia; Luigi Paolo Finizio; Gino Grassi; Emanuele Horodniceanu; Lucio Lanza; G. A. Leone; Salvatore Manna; Salvatore Maugeri; Luigi Meneghelli; Alessandro Mozzambani; Paolo Navarro; Sandra Orienti; Gerardo Pedicini; Ugo Piscopo; Nello Ponente; Maria Roccasalva; Ciro Ruju; Nicola Schmitz; Giuliano Serafini; Alessandro Sisti; Mario Stefani; Stefano Tenedini; Angelo Trimarco; Marcello Venturoli; Francesco Vinci; Maurizio Vitiello. Francesco Bonazzi; Davide Gaeta; Floriana Donati; Raniero La Valle; Manfredi Sica; Paola Masera; Gianni Pozzi; Clelia Stefani; Stefania Zanardo; Toto Cacciato; Carlo Conrotto; Piero Franceschetti; Fausto Grimaldi; Andrea Lazzari; Gianni Longhi; Nicoletta Martelletto; Aurelio Pellegrino; A. Rossi; Daniela Tuchman; Silvia Velarano; Anna Dall'Angelo; M. Carolina Pellizzari.

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Simone Ricciardiello

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Muto en plein air - I & II


LUIGI TIRINO

Nasce a Napoli nel 1967, e fin dalla adolescenza alterna le sue doti poliedriche tra il disegno tecnicocreativo e la musica. Subito dopo il diploma di geometra si dedica con perizia e slancio creativo all’attività di famiglia, lavorando il ferro battuto e altri metalli, senza mai rischiare di affievolire i suoi istinti artistici, che lo guidano a studi di canto e chitarra, fino alla costituzione di uno dei gruppi emergenti del panorama musicale partenopeo. Ma il ferro e le innumerevoli forme da esso ispirate, i suoni delle macchine in officina e l’atmosfera underground dei primi anni ottanta, contribuiscono a trasportare la poetica dell’artista in un contesto sociale i cui valori rispecchiano, in costante evoluzione, le sempre attuali esigenze di spazi, segni e linguaggi nuovi per esprimere non soltanto l’incontestabile di una sensibilità artistica in conflitto costante con la materia, ma anche le soluzioni che dalla stessa materia si evincono, e si strutturano come pratica alternativa al disagio stesso. La produzione di Luigi Tirino, in dieci anni di ininterrotta attività, vanta più di trecento opere, alcune delle quali hanno partecipato a manifestazioni a carattere internazionale, riscuotendo notevoli conferme dai privati – per lo più collezionisti ed arredatori – che hanno voluto investire su di esse.

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Luigi Tirino

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Clessidra e Piede - 2015


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GRUPPO ASTRATTISMO TOTALE

Giuseppe Cotroneo Mario Lanzione Antonio Salzano

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MAURIZIO VITIELLO NELL’ALVEO DELL’ASTRATTISMO TOTALE

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Mario Lanzione, nasce a Sant’Egidio del Monte Albino (Sa). Studia al Liceo Artistico di Salerno e all’Accademia di Belle Arti di Napoli. Docente di Discipline Pittoriche per i Licei Artistici, è impegnato nel settore della pittura astratta; dal 1975 espone in personali e collettive. Espone in Turchia, in molte città italiane e prosegue con mostre a Miami, al Museo di Arte Moderna di Tokyo, a quello di Mendoza, di San Juan e di Buenos Aires, a Instabul, in alcune città della Slovenia, Salisburgo e Innsbruck, Zurigo e Berlino … Mario Lanzione con “Astrattismo Totale” in compagnia di Giuseppe Cotroneo e Antonio Salzano è all’Expo Arte di Bari 2013, trentesima edizione. Sempre nel 2013 ha esposto anche alla galleria ECO’ di Città di Castello, dove è stato presentato un catalogo con un suo testo esplicativo sul gruppo che opera sulla base logistica dell’Arte Studio-Gallery di Benevento. L’”Astrattismo Totale” nasce con il periodo delle “Carte Veline”, prodotto da Mario Lanzione che è tra i primi artisti a sperimentare l’idea di mettere insieme i due opposti concetti razionali e irrazionali dell’Astrattismo, proseguendo un’indagine che assimila, seleziona e annette la pittura informale a quella nettamente geometrica. Quest’idea la condivide in pieno con i bravissimi artisti Giuseppe Cotroneo e Antonio Salzano. I tre artisti, tutti campani, sono convinti dell’esistenza di un punto d’attrazione e di fusione, quindi, d’incontro, dialetticamente valido, degli elementi linguistico-stilistici, che hanno consentito l’evoluzione dell’Astrattismo. Geometria e materia, istinto e ragione, segno e riverbero, luce e spazio, sono i contenuti sviluppati da Giuseppe Cotroneo, Mario Lanzione e Antonio Salzano nell’ambito dell’ “Astrattismo Totale”, quanto gli impulsi emotivo, la sintesi tra sofferenza e gioia di vivere, il connubio tra materia e spirito, l’àlchimia dei ricordi e degli umori tra la memoria del passato e l’affermazione del presente e l’assunzione di un’astrazione poetico-lirica, ma non solo. Questa volontà di sintesi si rivela in Mario Lanzione, attraverso il pensiero cosmico delle origini della vita e del suo procedere; in Antonio Salzano è dettato dalla stessa energia, che diventa certezza nel divenire degli eventi e nella speranza di una vita esemplare; in Giuseppe Cotroneo, invece, s’identifica con la spontanea assimilazione di una realtà da accettare così com’è, nel bene e nel male, restando nella propria dimensione di uomo che trova nell’arte, fortunatamente, il rifugio intimo delle proprie fiduciose fantasie e, parallelamente, la sicurezza dell’avvento del proprio “esprit”, molto estroverso. Da ricordare, ancora, che i suindicati artisti sono stati in Molise, ospiti alla Scuola dell’Infanzia di Cantalupo nel Sannio (IS), con la mostra “Controventi Mediterranei 2”. Dal 3 all’11 agosto 2013. Altra, conclusiva, precisazione è questa: mercoledì 22 ottobre 2014, presso la sala “Di Stefano” del PAN (Palazzo delle Arti - Napoli), edito da “Paparo” con il testo critico di Mario . 42


Mario Lanzione

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Lanzione, si è tenuta la presentazione del volume “Astrattismo Totale. Razionale e Irrazionale tra geometria e materia (Cotroneo – Lanzione – Salzano)". Astrattismo Totale. Razionale e Irrazionale tra geometria e materia, è una pubblicazione di Paparo Editore, con testo critico di Mario Lanzione, che racchiude l’attività svolta dal 2012 al 2014 dal Gruppo “Astrattismo Totale”, formato dagli artisti Giuseppe Cotroneo, Mario Lanzione e Antonio Salzano. Un Gruppo che nasce con l’Arte/studio – Gallery di Benevento e che coniuga l’esperienza dell’Astrattismo Geometrico con quella dell’Informale, per una proposta innovativa nel settore dell’Arte AstrattaQuesto catalogo, illustrato con foto di opere che ne tracciano il percorso artistico, arricchito di immagini degli eventi ove i tre protagonisti hanno avuto modo di confrontarsi con personaggi dell’arte e della cultura, rappresenta un vero documento storico per quello che oggi rappresenta, in Campania, il Gruppo Astrattismo Totale. Mario Lanzione, con i testi critici scritti per le mostre tenute a Città di Castello (Perugia), Bari, Benevento, Cantalupo nel Sannio (Isernia), Napoli e Avellino ne spiega i contenuti e gli obiettivi, sottolineando che il superamento delle poetiche dell’Astrattismo è da ricercare nella capacità di esprimersi con una visione sia razionale che irrazionale dell’arte. L’idea proposta dal Gruppo Astrattismo Totale si sta divulgando nell’ambiente artistico facendo prendere coscienza ad artisti e critici d’arte della possibilità di determinare una svolta significativa nell’ambito della poetica dell’Arte Astratta. Grazie al 41° Premio Sulmona 2014, selezionato da Rosario Pinto, il Gruppo Astrattismo Totale è stato “storicizzato” a livello internazionale. Da ricordare anche l’inaugurazione di sabato 8 novembre 2014, al Museo Arti Applicate, Villa De Ruggiero di Nocera Sup. (Sa). Tra l’altro, ci sembra opportuno citare la partecipazione al volume pubblicato da Rosario Pinto “Gli orientamenti artistici Astratto-Informali”, printartEdizioni, del luglio 2015, un passaggio significativo, che illustra le capacità calamitanti del GAT. Giuseppe Cotroneo ha seguito un percorso formativo artistico sin dagli anni del liceo. Nato a Benevento il 13.04.1951, diplomato al Liceo Artistico nell’anno 1972, entra nell’Accademia di Belle Arti di Napoli, dove si forma al Corso di Scultura, diplomandosi sotto la guida del Maestro Augusto Perez, grande scultore, molto apprezzato. Abilitato all’insegnamento dell’Educazione Artistica, ha insegnato in diverse scuole e città: Savona, Verona, Milano, Lecco. Trasferito a Napoli, insegna a Cardito presso il Liceo Artistico, dove resta fino al 2010, per poi trasferirsi a Benevento, dove oggi insegna Discipline Plastiche al Liceo Artistico. Alla ricerca della sua identità artistica, influenzato dalla carica positiva del Maestro Perez, lavora e studia, assiduamente, scoprendo una sua linea creativa passando dal ciclo delle grafiche per proseguire nella scultura, intensificando sempre più la sua voglia di raccontare e di raccontarsi. Oggi è impegnato con il GAT, Gruppo Astrattismo Totale. 44


Giuseppe Cotroneo

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Velature e Materia


La produzione artistica di Giuseppe Cotroneo spazia dalla grafica alla pittura, dalla ceramica alla scultura polimaterica e a varie prove e saggi in altre dimensioni visive. Il coordinamento di respiro segnico-cromatico, disciplinato tra ordine geometrico e risucchio informale si compie nelle stesure ultime, pienamente convinte a estroflettere e a esplicitare una profonda presa di coscienza visiva, corroborata da sedimentazioni pluralistiche. Il “focus” dell’azione pittorica di Giuseppe Cotroneo, tra segmenti e cromie e tra ritmi e velocità gestuale, consolida visioni consistenti. Antonio Salzano riesce a comunicare con il mondo artistico per via di sottili rimandi segnico-geometrici e temperanze cromatiche. I lavori di Antonio Salzano indagano, con sottile e delicata poesia, le strutture della geometria. L’artista con decisioni accorte e gesti misurati bilancia cromatismi selezionati, scelti tra crudi rimandi. Senza indugio, quindi, Antonio Salzano propone, con una disciplinata ricerca cromatica, valori essenziali dell’esistenza. Le moltiplicate vibrazioni e i situati tagli, complice un tessuto di blu turchese, segnalano un variegato, seppur marcato, campo d’intendimenti, che legittima cronache delle emozioni e ragioni del cuore. Con una motivata, calma e coerente autorità artistica, assicura alle sue opere una precisa e solida natura pittorica, scaturita, tradotta e prodotta da un lavoro, intelligente e metodico, in cui l'intima dialettica indica la comprensibile preoccupazione di affermare come la pittura possa risultare ancora una legittima e alta espressione non superata nel procurare profonde emozioni estetiche e, comunque, in netta simbiosi con l'arte aggiornatissima dei nostri tempi, tra crisi e conflitti. L'attuale pittura di Antonio Salzano si presenta ancor più interessante e compatta, nonché accattivante. Il senso della realtà divina domina gli scenari che il suo pennello, ormai esperto, costruisce. Il pensiero pittorico di Antonio Salzano, oscillante tra pittura di elezioni e pittura di naturalità, sostanzia cadenze trasparenti e motiva atmosfere. Blu, nella vena turchese, imperanti, azzurri trapassanti, verdi leggeri e sottili e altri cromatismi tenui c’indicano riflessioni di tratto e si coglie, entrando con l’occhio nell’elaborazione delle composizioni, un preciso dettato di plurime combinazioni pulsanti, focalizzato da dosaggi variegati. In conclusione, Antonio Salzano serba un notevole interesse per il trascendente, che tenta di replicare, con levità, nel suo rapido e quotidiano esercizio pittorico. Le sue opere si trovano in diverse collezioni private e in permanenti collezioni pubbliche in musei e pinacoteche, sia in Italia e sia all'estero. I suoi ultimi interessanti lavori risultano molto richiesti da circuiti galleristici e sono presentati a importanti manifestazioni fieristiche, che raccolgono richiami ed esiti delle arti visive contemporanee declinate alla ricerca del nuovo. (Questa biografia del Gruppo Astrattismo Totale è una sintesi del testo scritto da Maurizio Vitiello per il catalogo “Astrattismo Totale”, edito da Paparo (Napoli), con interventi critici di Gianluca Covelli, Giorgio Di Genova e Maurizio Vitiello, pubblicato per la mostra tenuta nel mese di maggio 2016 al Museo d’Arte del Presente di Rende in provincia di Cosenza. Lo stesso catalogo è stato presentato dai tre critici d’arte anche all’Arte/studio – Gallery di Benevento, in data primo luglio 2016). 46


Antonio Salzano

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Composizione in blu - 2015


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Profile for Simone Ricciardiello

ARTE IN CAMPO 2016 "Pensieri in linee-Linee di pensiero"  

Questo è il catalogo della mostra "Pensieri in linee-Linee di Pensiero", facente parte del Progetto ARTE IN CAMPO ideato e realizzato da Car...

ARTE IN CAMPO 2016 "Pensieri in linee-Linee di pensiero"  

Questo è il catalogo della mostra "Pensieri in linee-Linee di Pensiero", facente parte del Progetto ARTE IN CAMPO ideato e realizzato da Car...

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