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Indice

Introduzione

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Capitolo I. Chi ben comincia‌

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1. Siamo sicuri di saper comunicare?

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2. I cani provano emozioni?

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3. Dominanza: tutti ne parlano, nessuno sa bene cosa sia

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Capitolo II. La comunicazione olfattiva

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1. Il naso: uno strumento perfetto

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2. Le marcature

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2.1. La marcatura tramite urina (e feci)

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2.2. La marcatura tramite strofinamento

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2.3. Il significato delle marcature

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3. I feromoni

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4. E noi?

72 5


Capitolo III. La comunicazione vocale

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1. Un mondo di suoni

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2. L’abbaio

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2.1. Abbaio di richiesta

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2.2. Abbaio d’avviso

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2.3. Abbaio di difesa

84

2.4. Abbaio d’eccitazione

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2.5. Abbaio da stress

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3. Altri suoni

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3.1. Ringhio

91

3.2. Ululato

93

3.3. Uggiolio

94

3.4. Sospiro

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3.5. Guaito

97

4. E noi?

99

Sei sintonizzato su... Radio Proprietario!

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Capitolo IV. La comunicazione corporea

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1. Imparare a «leggere» il cane

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2. Che cosa osservare

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2.1. Le mimiche facciali

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2.2. Le posture

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2.3. Il baricentro

116

2.4. La posizione e i movimenti nello spazio

116

3. Richieste d’attenzione/azione

118

4. Altri comportamenti significativi

123

4.1. Agguato/punta

123 6


4.2.

Chiedere il permesso

124

4.3.

Esplorazione statica

124

4.4.

Grattarsi

125

4.5.

Gravidanza isterica

126

4.6.

Inchino

126

4.7.

Leccare/grooming

130

4.8.

Monta

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4.9.

Mordicchiare (mani e vestiti)

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4.10. Passo dell’inseguito

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4.11. Piloerezione

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4.12. Postura laterale di contatto

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4.13. Rotolarsi sulla schiena, strofinare il collo e il muso sul terreno 139 4.14. Saltare addosso, appoggiarsi con le zampe anteriori

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4.15. Scrollarsi

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4.16. Sdraiarsi sul fianco e mostrare il ventre

141

4.17. Snap

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4.18. Spinning/tail chasing e i comportamenti ossessivo-compulsivi 143 4.19. Split

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4.20. Strofinare la zona anale

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4.21. T-position

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5. E noi?

147

5.1. Come avvicinare un cane

147

5.2. La comunicazione tattile

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5.3. La pettorina ad H

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5.4. Anche questo è maltrattamento

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«Leggere» i cani

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«Dialoghi» tra cani

184 7


Capitolo V. Calming signals e segnali di stress

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1. I calming signals, ovvero: la dimostrazione di quanto siano pacifici i cani

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2. Lo stress: se lo riconosci lo eviti

206

Capitolo VI. Incomprensioni e fraintendimenti

215

1. Un dovere, non un diritto

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2. Le regole del gioco

221

2.1. La legge delle 4 F: non confondere il gioco con il fiddle about!

221

2.2. Rincorrere non sempre significa giocare

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2.3. I giochi di status

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2.4. Giocare a fare la lotta con il proprio cane

230

2.5. E se il mio cane non gioca?

232

3. Un cane che ringhia è un cane che comunica: ascoltatelo ed eviterete rischi inutili!

237

4. Il San Bernardo geloso

241

5. Cuccioli cacca pipĂŹ

243

6. I cani non fanno dispetti!

247

7. Can che abbaia (e morde il guinzaglio) non domina

249

Nota sulle fotografie, di Luca Spennacchio

252

Ringraziamenti

254

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Introduzione

Un caldo pomeriggio d’estate, mentre facevo una pausa durante la stesura di questo libro, mi sono avvicinato a Lucy, uno dei miei tre cani, e le ho chiesto: «Perché non mi racconti tu come funziona la comunicazione tra cani, così sono sicuro di scrivere il miglior libro possibile e non mi devo spremere tanto le meningi?». Lei per tutta risposta prima mi ha leccato il naso, poi, con un movimento rapido e ridicolo allo stesso tempo, è corsa fuori in giardino per tornare subito dopo tenendo in bocca un gioco e, trotterellando per il salotto con la testa alta e scodinzolando tutta tronfia, me l’ha mostrato come fosse il trofeo più bello dell’intero universo. Io e la mia compagna siamo scoppiati a ridere, e mentre lei, incapace di resistere alla tentazione, ha risposto positivamente alla comunicazione con cui la nostra cagnona ci chiedeva di inseguirla per rubarle il feticcio, io sono tornato al computer per continuare a scrivere, ma ricordo di aver pensato che in fondo, proprio come aveva appena fatto Lucy 1, da migliaia di anni i cani stanno facendo di tutto per tentare di comunicare con noi.

1

E come ha fatto anche in seguito! E lo potete constatare osservando la foto di copertina di questo libro.

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introduzione

Non credete sia arrivato il momento di ricambiare questa tenacia, o almeno di provarci? Saper comunicare, infatti, è la condizione fondamentale per assicurarsi una serena convivenza non solo con gli individui con cui abbiamo deciso di condividere la nostra vita, ma anche con tutti quelli che incontreremo strada facendo. Troppo spesso tuttavia si cade nell’equivoco per cui comunicare significherebbe soltanto esternare pensieri e opinioni. Corollario di questa convinzione è quello secondo cui saper comunicare significherebbe trovare il modo migliore di farsi ascoltare, senza preoccuparsi del fatto che chi ci ascolta: a) sia in grado di comprendere ciò che ha sentito, b) ne condivida il contenuto e c) in virtù di questo, decida di darci retta ed esaudire la nostra richiesta. Tutto ciò è ancor più significativo se ci riferiamo ai nostri amici a quattro zampe, verso i quali la società contemporanea sembra aver sviluppato una predisposizione autoritaria e una smania di controllo, il più delle volte generate da preconcetti e falsi miti. Saper comunicare non significa saper farsi obbedire! In parole povere, se riusciamo a far fare qualcosa a un cane questo non ci rende necessariamente degli esperti di comunicazione, né delle persone «che ci sanno fare», soprattutto se per riuscirci siamo ricorsi al tranello o alla minaccia e abbiamo costantemente ignorato quanto il cane ha tentato di comunicarci a modo suo. Non a caso, una delle lamentele più diffuse tra i proprietari in crisi con il loro cane è proprio: «Non mi ascolta mai!». In realtà i cani ci ascoltano e ci osservano molto più di quanto noi crediamo (anche se, come vedremo, preferiscono di gran lunga annusarci!). E allora perché noi educatori cinofili raccogliamo così frequentemente questo reclamo? La risposta è molto semplice: sono ancora troppe le persone convinte che obbedire sia una diretta conseguenza dell’ascoltare, ma, quando questo non si verifica, le stesse persone sono sempre molto restie ad ammettere che il cane non «ascolta» solo perché non capisce che cosa gli viene richiesto o perché ritiene che ciò che gli viene comunicato sia insensato o non suscita in lui particolare interesse. 12


introduzione

Sentire non significa ascoltare, e ascoltare, a sua volta, è cosa ben diversa dal comprendere! In teoria lo sappiamo tutti – basta pensare a un bambino piccolo o a uno straniero – eppure ci risulta così difficile applicare questo principio nei confronti di quello che definiamo «il nostro migliore amico»... Insomma, forse metterci in discussione nei confronti della natura non è il nostro forte, ma almeno nei confronti degli amici a quattro zampe che vivono con noi dovremo pur cominciare a fare qualche tentativo! Conoscerete senz’altro il proverbio che recita: «Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito»; ma vi siete mai chiesti se è davvero saggio colui che, indicando la luna, non si preoccupa di cosa stia guardando lo stolto che gli è accanto?

Quando avrete finito di leggere questo libro capirete perché il «seduto» ritratto nella prima foto non è affatto un risultato educativo positivo, se non si presta attenzione alla zampa anteriore alzata e si costringe il cane a permanere in uno stato d’animo negativo, fino al punto in cui dovrà comunicarcelo in maniera ancor più palese!

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introduzione

In questo senso la nostra scarsa propensione a metterci in gioco e a ritenerci responsabili delle incomprensioni che nascono quotidianamente con il nostro cane (ma non solo...) è inversamente proporzionale alla perseveranza con cui i cani cercano in ogni modo di farci capire quel che pensano e desiderano. Ecco, l’obiettivo che vorrei raggiungere con questo libro è quello di farci sembrare meno stolti agli occhi dei nostri cani quando tentano di comunicare con noi, e allo stesso tempo più saggi nel momento in cui siamo noi a voler comunicare con loro.

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I cani provano emozioni?

Un giorno ho ricevuto una mail da una persona che, senza aver nemmeno concluso un corso di formazione, ci teneva a comunicarmi le ragioni per cui non condivideva il mio modo di affrontare la difficile riabilitazione di Devis, un cane morsicatore5. In quella mail ho letto una delle frasi più tristi e aberranti che si possano riferire ai nostri amici a quattro zampe, soprattutto se pronunciata da un’aspirante educatrice cinofila: «I cani non provano ansia (né le altre emozioni umane) perché vivono nel presente, al massimo provano stress». I cani, continuava la mail, decidono come comportarsi solo in risposta agli stimoli e in virtù della loro tempra6. Purtroppo ancora oggi diversi miei «colleghi» ritengono che il cane sia un soggetto passivo, intrappolato nel «qui e ora», in grado di rispondere soltanto a stimoli esterni e, anche in virtù di questo, suggeriscono di tenere nei suoi confronti atteggiamenti autoritari e impositivi, nonché la pratica della punizione fisica indotta attraverso comportamenti violenti e l’uso del collare a strangolo, sostenendo, tra l’altro, che il cane non ne risente perché oltre ad avere 5 Se siete interessati, potete ripercorrere in video tutta la «Storia di Devis» collegandovi al sito www.oipa.org/ italia/randagismo/utili/progettodevis.html. 6 La tempra è la capacità di rispondere a uno stimolo negativo. Viene classificata secondo livelli che vanno da «molto bassa» a «molto alta».

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Capitolo I. Chi ben comincia…

una soglia del dolore molto alta, «non ha modo di ricordarsi di quanto avvenuto poco prima» né di associare quanto di negativo sta vivendo il suo proprietario. Mi verrebbe da chiedere a costoro per quale motivo allora lo stesso animale dovrebbe invece ricordarsi quel che loro stanno cercando di insegnargli attraverso le punizioni, e per quale motivo le infliggano se, a sentir loro, non suscitano né dolore né disagio? Sostenere che il cane non provi emozioni e viva nel presente è quanto di più lontano dalla realtà, poiché equivale ad affermare che i cani non hanno obiettivi, aspettative, speranze, desideri e sogni. O pensate che quando i cani sotterrano un osso non lo facciano per conservarlo, memori di quando erano predatori erranti, ma perché hanno la tempra troppo bassa per masticarlo? Io sono convinto che i cani provino emozioni primarie quali la gioia, la rabbia e la paura, ed emozioni più complesse quali l’ansia o la rassegnazione. Ho visto cani cercare di sotterrare una preda con fare quasi annoiato e ne ho visti altri compiere lo stesso gesto senza mai smettere di scodinzolare velo-

Nessuna emozione?

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I cani provano emozioni?

cemente. A cosa potremmo attribuire questa differenza, se non a un differente stato d’animo nel compiere lo stesso gesto? Secondo gli affascinanti studi dell’etologo americano Marc Bekoff, gli animali possiedono non solo una ricca vita emotiva, ma addirittura una vita morale7. In realtà grazie ai più recenti studi di neuro-imaging condotti dall’equipe di Gregory Berns8 è stato possibile dimostrare che il cervello del cane si attiva, dal punto di vista emotivo, in maniera del tutto analoga al nostro. Tuttavia, non potendo avere un riscontro diretto da parte degli animali rispetto a quali emozioni provano e in quale misura, la comunità scientifica e l’opinione pubblica si sono spaccate in due rispetto a questo punto, riassumendo la propria incredulità nella frase: «E a noi chi ce lo dice?». Pur non avendo la competenza per intervenire in una discussione del genere, vorrei però invitarvi a riflettere su quanto ho appena scritto. Se stabiliamo che non potendo parlarci, gli animali non potranno mai confermare la tesi secondo cui provano delle emozioni in tutto e per tutto simili alle nostre, per lo stesso motivo non potranno neanche confutarla! Prima di decidere da che parte stare, vi invito a considerare che neanche un neonato è in grado di descriverci, e quindi confermarci, a parole il proprio stato emotivo eppure non ci sogneremmo mai di dubitare della sua emotività, e tantomeno di intimidirlo o punirlo nel momento in cui non risponde a una nostra richiesta. E non solo perché questo sarebbe un pessimo modo per educarlo durante la crescita, ma anche per il semplice motivo che non è ancora in grado di comprendere quello che gli stiamo chiedendo. Perché invece molti di noi si sentono autorizzati a ignorare, se non addirittura a calpestare l’emotività degli animali? Davvero abbiamo bisogno che il nostro amico, il quae scodinzola felice ogni volta che torniamo a casa, abbaia inferocito al suono del campanello o si nasconde spaventato sotto al letto la notte di Capodanno impari a parlare la nostra lingua per convincerci che prova emozioni complesse come le nostre? Non sarebbe più corretto accettare che 7 Vedi Marc Bekoff e Jessica Pierce, Giustizia selvaggia, Baldini Castoldi e Dalai 2010. 8 Gregory Berns ha studiato a lungo il funzionamento delle varie zone del cervello del cane adibite alla produzione di emozioni e pensieri, attraverso l’utilizzo di una macchina per la risonanza magnetica. Gregory Berns, How Dogs Love Us: A Neuroscientist and His Adopted Dog Decode the Canine Brain, New Harvest 2013.

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Capitolo I. Chi ben comincia…

i cani, come tutti gli altri animali, «parlano» già una loro lingua, fatta di odori, suoni e comportamenti che dovremmo sforzarci di studiare e comprendere invece di ignorarla o accettarne l’esistenza come fosse il risultato di un atto di fede? I cani sono in grado di emozionarsi tanto quanto lo siamo noi e, proprio come avviene per noi esseri umani, le loro emozioni influenzano il loro comportamento e sono spesso oggetto della loro comunicazione. Questo avviene perché entrambi siamo parte di un tutto, un Tutto verso il quale noi esseri umani dovremmo dimostrare un po’ più di rispetto e stupore, contrastando la visione antropocentrica che troppo spesso ha alimentato e continua ad alimentare l’inclinazione specista che ha assunto il rapporto tra esseri umani e il resto del mondo. Ecco perché vale la pena di imparare non solo come comunicano i cani, ma anche cosa vogliono comunicarci e, quindi, perché lo fanno. Se vi chiedessi: «Perché comunichiamo?», che cosa rispondereste? Penso che, seppur con diverse sfumature, tutti risponderemmo così: comunichiamo per poter vivere meglio. Sin dalla nascita impariamo a comunicare, attraverso suoni e comportamenti sempre più complessi, i nostri stati d’animo e le nostre motivazioni, in modo che chi si prende cura di noi possa soddisfare i nostri bisogni. Crescendo, impariamo a comunicare in maniera sempre più ampia e complessa, soprattutto per esprimere le nostre emozioni nei confronti di situazioni e persone che ci fanno stare più o meno bene. Infine, comunichiamo per trasmettere le nostre conoscenze e i frutti della nostra creatività, affinché altri possano goderne, e per far ciò utilizziamo varie forme di comunicazione che vanno dalla scrittura alle arti. Insomma, tutti noi comunichiamo non soltanto col fine di sopravvivere ma, in ultima analisi, anche per raggiungere e conservare la felicità, trasformando le nostre motivazioni in intenzioni e soddisfacendo i nostri bisogni. Ecco, io credo che i cani facciano lo stesso. In tutto e per tutto, ma con un’importante differenza rispetto a noi: i cani non sanno mentire e pertan28


I cani provano emozioni?

to non possono fare a meno di mostrare, e quindi comunicare, le proprie emozioni. Penso che dovremmo sforzarci di ripagarli con la stessa moneta, sempre! Non a caso secondo Charles Darwin le emozioni sono utili proprio per aumentare l’incisività delle risposte comportamentali ai fini della sopravvivenza dell’individuo e, comunicandole ai propri simili, della specie a cui questi appartiene. Le emozioni rappresentano, infatti, reazioni fisiologiche (pelle d’oca, tachicardia, aumento della sudorazione ecc.) e cognitive (produzione di pensieri, stati d’animo, intenzioni e comportamenti ecc.) a stimoli provenienti dal mondo che ci circonda, come da obiettivi prodotti dalla nostra stessa mente. Se le motivazioni sono alla base dei comportamenti di ogni individuo9, le emozioni ne regolano la frequenza, l’intensità e, come vedremo, le modalità d’espressione. Entrambe giocano un ruolo fondamentale, pertanto non si può pretendere di interpretare un comportamento senza prendere in considerazione anche lo stato emotivo dell’individuo che lo sta esibendo.

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Vedi Roberto Marchesini, Pedagogia cinofila, Alberto Perdisa Editore 2007.

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Le marcature

2.1. La marcatura tramite urina (e feci) La tipica marcatura di urina è una scena a cui tutti noi abbiamo assistito almeno una volta nella vita21. Il cane si avvicina a una zona probabilmente di per sé già caratterizzata da un odore che suscita il suo interesse, si mette ad annusarla in lungo e in largo, poi improvvisamente si ferma e vi urina sopra. Se il cane è una femmina, la maggior parte delle volte la marcatura si conclude così, eccezion fatta per alcune femmine adulte (soprattutto se sterilizzate) che non disdegnano di alzare una delle zampe posteriori. Se invece il cane è un maschio adulto22, la marcatura sarà completa solo se, oltre ad aver individuato la zona giusta, sarà riuscito a colpire con la sua pipì qualcosa che si erge dal suolo: un muro, la ruota di un’auto, un palo, un albero, un arbusto o un filo d’erba. Per far ciò il 21 Mentre scrivevo questa frase non ho potuto fare a meno di pensare che, per quanto poco elegante, dimostra quanto uomini e cani siano abituati a frequentarsi e vivere assieme: non credo sia possibile sostenere con altrettanta sicurezza lo stesso per nessun’altra specie animale, non siete d’accordo? 22 Alcuni maschi continuano a marcare mantenendo le quattro zampe a terra anche dopo la maturazione sessuale. In merito sono state fatte diverse ipotesi, tra cui il disinteresse per la marcatura in assenza di altri cani che osservino o l’insicurezza. A queste aggiungo alcuni casi, che ho riscontrato personalmente, di cani a cui è stata poi diagnosticata una grave forma di displasia alle anche.

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Capitolo II. La comunicazione olfattiva

cane maschio alza una delle zampe posteriori, così da poter spruzzare lateralmente e non direttamente sul terreno come fanno le femmine. Riguardo a questo comportamento sono state fatte diverse ipotesi. Tra esse vale la pena di riportarne almeno due, che ritengo di poter sottoscrivere anche in base alla mia esperienza. La prima, la più accreditata, ci dice che la scelta di marcare qualcosa che si trova più in alto rispetto al suolo rende la marcatura più evidente, perché in questo modo l’odore si diffonderà meglio, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo, nello spazio circostante e ciò garantirà una comunicazione più incisiva ed efficace nei confronti di chi capterà quel messaggio. A supporto di questa tesi vi è anche un altro comportamento tipico per lo più dei maschi, ovvero il raspare a terra23 in modo da smuovere il terreno nelle vicinanze della marcatura. Anche in questo caso si pensa che, così facendo, il cane crei delle zone di interesse sia visivo (causate dallo spostamento di terra, erba e fogliame) sia olfattivo, poiché, data la presenza di ghiandole sudorifere sotto i polpastrelli, il cane mescola il proprio odore col terreno che sparge attorno alla marcatura.

23 Questo comportamento potrebbe essere definito a sua volta come una marcatura, ma è davvero raro osservarlo se prima il cane non ha urinato o defecato.

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E noi?

Appurato che i cani vivono in un mondo di odori che noi non riusciamo a percepire né a immaginare, e constatata l’esistenza di una forma di comunicazione basata sugli odori che è di fondamentale importanza per i nostri amici a quattro zampe, dovrebbe essere chiaro quanto per il vostro cane sia importante, addirittura imprescindibile, poter annusare ogni cosa per tutto il tempo che ritiene necessario. L’esplorazione olfattiva, infatti, è il modo migliore, a volte l’unico, che un cane ha per incamerare informazioni utili su tutto ciò che lo circonda, esattamente come per noi lo sono l’uso congiunto della vista e degli altri sensi, primo fra tutti il tatto. 72


E noi?

Tuttavia troppo spesso tale esplorazione non viene permessa, dimenticandosi che per un cane è fondamentale non solo percepire gli odori, ma anche e soprattutto poterne seguirne le tracce in modo da ricondurli alla fonte. Per questo motivo, durante le nostre passeggiate, i miei cani (o quelli con cui lavoro) sono liberi di annusare tutto ciò che desiderano e non di rado sono io a seguirli, accompagnandoli alla scoperta della provenienza di un odore che ha catturato la loro attenzione. E quando lo faccio non mi ritengo affatto «dominato» solo perché lascio a loro la scelta della direzione da prendere (senza per questo farmi strattonare). Anzi, sono convinto che i miei cani apprezzino e proprio per questo mi ritengano un buon compagno di avventure e una persona di cui potersi fidare. In fondo le uscite del cane dovrebbero essere di suo gradimento e quindi perché non lasciare a lui parte dell’iniziativa in questo senso? Compatibilmente

con

il

tempo che ho a disposizione, cerco di lasciare loro questa possibilità anche quando mi accompagnano durante una commissione a piedi, ma nel caso in cui non possa lasciarli annusare liberamente chiedo loro di seguirmi con tono allegro e coinvolgente e non mi sognerei mai di sgridarli o strattonarli. Quando questa possibilità non viene concessa, sappiate che il cane accumula stress, frustrazione e insicurezza, che minano il suo benessere e ne rendono sempre più complessa la gestione, e non solo al guinzaglio. Anche questa scelta rientra nella mia visione secondo cui una buona gestione dei bisogni del cane, un lavoro sugli stati emotivi e sull’autocontrollo, uniti a una relazione costruita sul rispetto reciproco, sono imprescindibili e aiutano a raggiungere determinati risultati educativi, in maniera più veloce e piacevole rispetto al solo lavoro di training svolto presso il miglior centro di addestramento. 73


2

L’abbaio

2.1 Abbaio di richiesta Suono caratterizzato da una media tonalità, emesso singolarmente o ripetuto un paio di volte. Questo è l’abbaio che un cane emette nel momento in cui vuole attirare l’attenzione di qualcuno. Poiché in casa mia ho montato dei cancelletti, così da poter dividere alcuni spazi senza dover necessariamente chiudere le porte32, quando uno dei miei cani vuole interagire con me non sempre può raggiungermi e invitarmi a farlo.

32 Sono infatti convinto che un cane sia più felice di vedere ciò che sta facendo il resto del branco, anche se non può partecipare fisicamente a quanto accade, piuttosto che essere isolato dietro una porta chiusa.

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L’abbaio

Perciò capita non di rado che, mentre io sono impegnato a fare altro, un cane emetta uno o due abbai con tono medio e, per quanto possibile, con un’intonazione simile a una domanda del tipo: «Ehi, mi vedi? Facciamo qualcosa assieme?». O almeno questo è il significato principale che io attribuisco a questo tipo di abbaio «di richiesta», dato che quando mi giro in quella direzione il più delle volte mi trovo di fronte Lucy che scodinzola così vistosamente da muovere tutto il sedere e, appena i suoi occhioni sgranati incontrano i miei, ecco che mi invita a inseguirla per giocare con ciò che si trova tra le sue zampe anteriori. E come resisterle? Anche il numero delle ripetizioni può variare a seconda del motivo per cui un cane sta richiamando l’attenzione e, soprattutto, delle sue esperienze pregresse. Se avete abituato il vostro quadrupede a richiedere la vostra attenzione attraverso l’abbaio – e non avete lavorato a sufficienza sull’autocontrollo e sulla soglia di frustrazione attraverso una gestione mirata – nel momento in cui ciò che ha sempre funzionato dovesse improvvisamente non andare più bene il vostro cane potrebbe intensificare la sua richiesta mettendosi ad abbaiare più intensamente e con maggior frequenza, fino a ottenere ciò che vuole. Sia questa una risorsa a cui aspira o una vostra frase di diniego pronunciata con tono esasperato. È importante comprendere che, in maniera simile a quanto accade con alcuni bambini, a volte i cani che vivono una vita priva di stimoli interessanti ed esperienze coinvolgenti, e non hanno la fortuna di stringere una relazione gratificante con gli umani con cui convivono, ritengono che anche una frase pronunciata con insofferenza («Smettila, che ora non ho tempo per te!») se non addirittura una sgridata siano una dimostrazione di attenzione nei loro confronti. Io la definisco «attenzione negativa», poiché in fondo per sgridare il cane dovete comunque distogliere la vostra attenzione da quel che stavate facendo e dedicarla a lui. L’uso dell’abbaio per ottenere attenzioni o risorse altrimenti difficili da raggiungere (come cibo sul tavolo o salire su un divano), infatti, è un problema largamente diffuso tra i cani a cui non è stata insegnata una giusta «gestione delle risorse e delle iniziative». 81


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Altri suoni

L’abbaio è la forma di comunicazione vocale più conosciuta, ma non è certo l’unica: i cani, infatti, ricorrono a tanti altri suoni per comunicare tra loro e con noi. Proviamo a riconoscere insieme almeno i più importanti, così da poter interpretare correttamente i messaggi che ci inviano i nostri amici a quattro zampe.

3.1. Ringhio Suono caratterizzato da tonalità bassa, la cui intensità è direttamente proporzionale alla minaccia messa in atto dal cane. Può essere accompagnato da un rialzamento del labbro superiore, così da scoprire i denti e render ancor più evidente la minaccia. 91


Capitolo III. La comunicazione vocale

Tutti sanno cos’è un ringhio, ma non tutti ne conoscono il vero significato, tanto è vero che, assieme allo scodinzolare e alla monta, risulta esser forse il comportamento frainteso con maggior frequenza. Tante, troppe volte mi sono sentito raccontare aneddoti del tipo: «Lui mi ha ringhiato e io dovuto dimostrargli che con me non poteva permetterselo», oppure: «L’ho punito perché mi ha ringhiato, così capisce chi comanda». Vorrei chiarire subito che sebbene il ringhio sottenda una minaccia di attacco, tale intento non è mai fine a se stesso, ma è sempre una risposta emessa dal cane nei confronti di una situazione che lo infastidisce. Per intenderci: il cane non ringhia prima di attaccare la preda, ma potrebbe ringhiare prima di attaccare un suo simile o una persona con cui si sta confrontando. Il significato del ringhio, infatti, non è «ti sto per attaccare», ma «smetti di fare quel che stai facendo altrimenti potrei attaccarti!». Insomma il proverbio che recita «Can che abbaia non morde» si potrebbe concludere con «Ma quel che ringhia potrebbe farlo»! Ecco perché, lavorando spesso con cani dal carattere problematico, dico sempre che sono grato ai cani che ringhiano, e questo non perché voglia fare l’eroe, tutt’altro. Ma perché significa che, nonostante tutto, questi cani non hanno ancora perso la voglia di comunicare con me e preferiscono farmi capire cosa li mette a disagio invece che attaccarmi direttamente. Attenzione: un cane che ringhia è potenzialmente molto pericoloso e, in quanto tale, va trattato con estrema cautela. Però, se si è in grado di ascoltarlo e comprenderlo, sarà possibile evitare di commettere errori che potrebbero costare molto, molto caro. In passato gli addestratori della vecchia scuola facevano a gara a chi aveva reagito con fermezza al maggior numero di attacchi da parte di cani aggressivi, come se ogni morso ricevuto aumentasse il livello della loro esperienza (o della loro virilità?). Al contrario, dal mio punto di vista – così come da quello dei tanti colleghi che operano nel pieno rispetto del benessere del cane –, è proprio il minor numero di attacchi e morsi ricevuti a fare di un istruttore cinofilo un bravo rieducatore comportamentale. A parità di cani problematici, infatti, minore è il numero dei morsi che si ricevono, minore è il numero degli errori commessi. 92


Capitolo IV. La comunicazione corporea

2.1. Le mimiche facciali Le mimiche facciali sono le varie espressioni che un muso può assumere attraverso il movimento e la posizione di alcune sue parti. La bocca La tensione con cui il cane chiude la bocca e l’ampiezza con cui la apre sono direttamente proporzionali all’eccitazione vissuta in quel momento. Una bocca semiaperta – o chiusa, ma senza che le labbra siano serrate – indica bassa eccitazione e serenità. A volte i cani alzano leggermente gli angoli esterni della bocca ed è in questi momenti che sembrano sorridere esprimendo la loro felicità. Se invece l’apertura (la cui ampiezza potrebbe anche aumentare) della bocca coincide con labbra molto tirate, fuoriuscita della lingua, respirazione affannata e due pieghe diagonali tra gli zigomi e l’apertura della bocca, allora è probabile che il cane sia in difficoltà o stia vivendo una situazione stressante41. La bocca chiusa, con la mascella serrata, indica un alto livello di attenzione ma anche tensione. Se le labbra si tendono indietro o si abbassano la tensione è dovuta a insicurezza o paura; se, invece, la parte anteriore delle labbra si apre per mostrare i denti allora la tensione si è trasformata in minaccia e potrebbe addirittura sfociare in un’aggressione. Gli occhi Il grado di apertura degli occhi e la direzione dello sguardo mostrano l’interesse verso un soggetto e lo stato emotivo del cane nei suoi confronti. Occhi spalancati e sguardo fisso e attento indicano eccitazione, curiosità e sicurezza, ma se uniti ad altri segnali corporei, potrebbero indicare anche tensione e paura; al contrario occhi socchiusi e sguardo sfuggente indicano disin41 I cani dotati di eccellente muscolatura maxillo-facciale possono mostrare un’eccessiva apertura della bocca e pieghe facciali anche dopo pochi minuti di attività: questo può dipendere dalla loro particolare morfologia e non significa necessariamente che siano stanchi o stressati, ma neanche che non possano esserlo, per cui vi consiglio di prestare maggiore attenzione a questi segnali e imparare a riconoscerli nel vostro cane.

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Che cosa osservare

teresse o disagio. Sguardo fisso (ma come fosse perso nel vuoto) e palpebre calanti sono, invece, espressione di profonda stanchezza. Le orecchie La posizione delle orecchie esplicita lo stato emotivo del cane e, di conseguenza, le sue intenzioni nei confronti di un soggetto o di un suono. Appurato che il più delle volte l’orientamento delle orecchie è rivolto verso ciò che attira l’attenzione del cane, orecchie dritte42 e tese esprimono attenzione e sicurezza; orecchie ripiegate di lato o indietro in maniera distesa esprimono rilassatezza, amicizia e buone intenzioni; orecchie ripiegate indietro e mantenute appiattite dietro la testa esprimono insicurezza e paura. Una posizione scomposta e asimmetrica delle orecchie può indicare che il cane non ha percepito l’origine e la direzione da cui proviene un suono, ma anche uno stato di malessere.

2.2. Le posture Le posture sono le varie forme che può assumere il corpo del cane attraverso il movimento e la posizione di alcune sue parti. La testa La posizione della testa (e del collo) indica l’intenzione del cane. Una posizione alta e fiera, esasperata da un collo eretto e dal baricentro avanzato, esplicita assertività, sicurezza. Una posizione avanzata ma più bassa, con collo morbido e mobile, indica tranquillità e, in generale, che il cane è bendisposto. L’irrigidimento del collo e un ulteriore abbassamento dello stesso e della testa indicano tensione, attenzione e prontezza all’azione.

42 «Dritte» nel senso di rigide, e non necessariamente in senso verticale: alcune razze, come ad esempio l’amstaff, le portano laterali e non riuscirebbero mai a rivolgerle in avanti come farebbe un pastore tedesco.

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«Leggere» i cani Per offrire una serie di esempi concreti di quanto abbiamo appena visto, ho pensato di commentare alcune fotografie, con l’obiettivo di mettere in luce cosa osservare per riconoscere lo stato emotivo del soggetto ritratto. Affronterò alcuni concetti e argomenti nei capitoli successivi, ma per completezza di presentazione la loro illustrazione è anticipata in questa parte.

Rilassamento

La bocca semiaperta (senza che la lingua sia troppo fuori, né eccessiva produzione di saliva sulle labbra), lo sguardo amichevole e le orecchie portate in posizione neutrale ci mostrano come questi due cani siano in uno stato emotivo decisamente rilassato. A conferma di questo vi è anche il fatto che uno sia seduto e l’altro sdraiato.

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Capitolo IV. La comunicazione corporea

Preoccupazione / paura

La bocca serrata (con labbra tirate) e lo sguardo fisso indicano che la pit bull è molto attenta, ma la fronte corrucciata, la piega verso il basso assunta dal contorno degli occhi e la posizione asimmetrica delle orecchie tradiscono la tensione che probabilmente sta vivendo.

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ÂŤLeggereÂť i cani

Non a caso qualche secondo dopo la bocca, mantenendo le labbra tirate verso il basso, si apre leggermente

per

aumentare la respirazione e, sebbene lo sguardo rimanga fisso, le orecchie vengono tirate indietro palesando uno stato di disagio.

Non sorprende, quindi, che la sua mimica facciale si modifichi ulteriormente a causa di un evidente sbadiglio (seguito da uggiolio) indice del fatto che il disagio sta causando alti livelli di stress.

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Capitolo IV. La comunicazione corporea

La bocca spalancata in un evidente sbadiglio, gli occhi sgranati (tanto da mostrare la sclera), le sopracciglia corrucciate e le orecchie ripiegate indietro mostrano un evidente stato di stress, dovuto probabilmente all’insicurezza, palesata dalla piega verso il basso che assumono le orecchie e il profilo degli occhi, causata dal trovarsi a un’esposizione cinofila.

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Capitolo IV. La comunicazione corporea

Insicurezza La bocca semiaperta, la piega labiale, gli occhi semichiusi, la coda bassa (quasi a coprire i genitali), le zampe flesse e l’allontanamento diagonale (così non da non perdere di vista l’osservatore) mostrano tutta l’insicurezza provata da questo cane. Qualora la stessa postura venga esibita da fermo, la zampa anteriore alzata sarebbe un evidente segnale di pacificazione.

Sicurezza vs insicurezza

Mentre il cane di destra dimostra di essere molto sicuro, esibendo orecchie e collo protesi in avanti e coda alta, e insieme di non aver alcuna intenzione di minacciare (bocca aperta, posizione centrale del baricentro e zampa anteriore alzata in segno di pacificazione), il cane di sinistra mostra tutta la sua difficoltà dovuta all’incontro sedendosi e leccandosi il naso in segno di pacificazione e indietreggiando col baricentro.

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«Leggere» i cani

Comportamenti di controllo

Per quanto il meticcio non sia completamente in monta, il suo intento di controllo è evidente dalla durezza della mimica facciale, accentuata dagli occhi spalancati e dallo sguardo fisso rivolto alla lupa. La quale risponde tirando indietro le orecchie, socchiudendo gli occhi e alzando una zampa anteriore con l’intento di pacificare.

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Capitolo IV. La comunicazione corporea

Dialoghi tra cani Pinscher e malamute Appurata la presenza di una femmina in calore, il pinscher si siede davanti alla porta del box in cui è rinchiusa, mostrando una mimica facciale decisamente eccitata (bocca aperta, piega labiale e fuori uscita della lingua, occhi spalancati e orecchie ripiegate) mentre si avvicina il malamute.

Il pinscher scatta in piedi ed esibisce una mimica di minaccia (notate i canini!) accentuata non solo dalla posizione della coda ma anche dalla decisione di appoggiare le zampe anteriori sulla spalla del malamute, che risponde abbassando la coda e spostando il baricentro verso destra.

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«Dialoghi» tra cani

Quest’ultimo cambia direzione ma non accenna ad allontanarsi per cui il pinscher sferra un attacco ritualizzato nei suo confronti alzandosi nuovamente sulle zampe posteriori, snappando e continuando a esibire una mimica di minaccia.

A questo punto il malamute si sposta diagonalmente continuando a osservare il box con la femmina, mentre il pinscher continua a minacciarlo. Per quanto sia molto più piccolo, il pinscher dimostra estrema sicurezza esibendo una laterale di controllo sul malamute e accentuando ancora di più la mimica di minaccia nei suoi confronti. A questo punto il malamute sembra preferire evitare lo scontro e si allontana momentaneamente.

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Capitolo IV. La comunicazione corporea

Ottenuto il risultato, il pinscher si sposta verso il cespuglio di fronte al box ed esibisce una marcatura di urina che potrebbe essere sia un modo per scaricare la tensione del momento che un’ulteriore conferma della sua intenzione di difendere il box (possessività) visto che lo fissa durante la marcatura.

Commento: Questa interazione rappresenta il tipico confronto che può verificarsi tra due maschi in presenza di una risorsa fondamentale quale può essere una femmina in calore. In questo caso l’anzianità del malamute ha giocato a favore del pinscher che è riuscito a controllare la situazione e a imporsi sul rivale senza dover arrivare allo scontro fisico. Se l’altro cane fosse stato più giovane, però, l’interazione sarebbe molto probabilmente sfociata in una rissa: a quel punto l’intervento umano sarebbe stato inevitabile per evitare che il pinscher avesse la peggio, scontrandosi con un cane molto più grosso di lui.

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Come parla il tuo cane - anteprima  

Quando il nostro cane sbadiglia e sbatte le palpebre, non lo fa solo perché ha sonno: potrebbe essere un segnale di ansia e stress… A differ...

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