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Tracce d’eternità La rivista elettronica del mistero

Anno II Nr.11 (Novembre 2010)

UOMINI E FANGO

LE INTERVISTE DI GIANLUCA RAMPINI

HEINZ INSU FENKL TRADUZIONE GERMANA MACIOCCI

JAIME MAUSSAN ANTHONY BRAGALIA

COME AVVENNE L’INCIDENTE DI ROSWELL TRADUZIONE SABRINA PASQUALETTO LE FIRME DI QUESTO NUMERO Heinz Insu Fenkl Anthony Bragalia Yuri Leveratto Bruno Severi Gabriele Licitra Maurizio Martinetti Luciano Scognamiglio Antonio De Comite Roberto La Paglia Massimo Maravalli Daniele Bonfanti Simone Lega Danilo Arona Riccardo Coltri Graziano Versace David Riva Matteo Agosti Noemi Stefani Antonella Beccaria Antonio Aroldo Simonetta Santandrea Simone Barcelli Gianluca Rampini

MATTEO AGOSTI

VIAGGIO NELLA WEST VALLEY DI MARTE 2° PARTE

LUCIANO SCOGNAMIGLIO

RECUPERARE I RICORDI BLOCCATI NEGLI ADDOTTI

BRUNO SEVERI

LA MISTERIOSA AREA 51 E LE ZONE LIMITROFE FOTOGRAFATE DA SATELLITE

YURI LEVERATTO NOEMI STEFANI

IL CASTELLO DI TREZZO Questa rivista telematica, in formato pdf, non è una testata giornalistica, infatti non ha alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale, ai sensi della legge n. 62/2001. Viene fornita in download gratuito solamente agli utenti registrati del portale e una copia è inviata agli autori e ai collaboratori. Per l’eventuale utilizzo di testi e immagini è necessario contattare i rispettivi autori.

I MURI CICLOPICI DI OLLANTAYTAMBO GABRIELE LICITRA

IL MISTERO DI ATANTIDE


NOTE A MARGINE

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Gianluca Rampini gianluca.rampini@fastwebnet.it ha 35 anni ed è un ricercatore indipendente che si occupa, in special modo, di ufologia e abductions. In rete collabora con Ufomachine, Ufoonline, Paleoseti e altri siti tematici.

CHI DI SCIENZA FERISCE, DI SCIENZA PERISCE Fresco di conferenza, anche se dire fresco alle undici di sera non corrisponde propriamente alla realtà dei fatti, mi accingo a stendere Note a margine. La conferenza, organizzata qui a Trieste dalla neonata sezione locale, è stata un po’ casereccia ma, come sempre accade, mi ha dato lo spunto per alcune riflessioni importanti, una delle quali mi sento di condividere con voi: il rapporto dell’ufologia, e delle discipline sorelle e cugine, con la scienza ufficiale. Una certa parte dell’ufologia, non ha rilevanza fare nomi o indicare associazioni, sostiene che chi si occupa di ufologia, materia che prendo a titolo di esempio per tutte le altre, dovrebbe farlo modellando il proprio lavoro sui protocolli scientifici, adoperando un consono linguaggio e costruendo ogni caso su basi solide, verificabili e catalogabili. In sostanza incasellare un fenomeno, in questo caso l’ufologia, che con le classificazioni ha ben poco a vedere. Persino quelle ormai universali definite, a suo tempo, dal Prof. Hynek, di cui ricorre il centenario della nascita, per quanto utili proprio nell’ottica di conferire credibilità al fenomeno ed al suo studio

risultano nel costringere e nel ridurre la valenza intrinseca del fenomeno. Questo, e non solo questo, ha avuto come conseguenze che si è finito con il confondere ciò che è in definitiva un epifenomeno, gli avvistamenti e tutte le prove ad essi connesse, quindi gli Ufo, con ciò che è il fenomeno in quanto tale, la presenza cioè di una o, più probabilmente, molte razze aliene sul nostro pianeta. Abbiamo veramente bisogno del riconoscimento della scienza ufficiale per essere credibili? In un mondo ideale potrebbe anche avere un senso, non lo ha nel nostro. Scienza ufficiale, quindi multinazionali che finanziano la ricerca, il comparto militare-industriale che si autoalimenta mantenendo la scienza al livello che più ritiene opportuno, le baronìe, le cattedre e tutto il resto, questa è la scienza al giorno d’oggi. Purtroppo anche le menti illuminate e le persone oneste devono loro malgrado farci i conti e stare al gioco se vogliono lavorare, quando va bene, e vivere quando va peggio. La scienza, entità deificata, non esiste in quanto tale, non è un deus ex machina che rimane indipendente dai propri adepti. Dobbiamo preoccuparci quindi

dell’opinione di un mondo malato e corrotto? Ma non è questo l’unico modo per avere visibilità sui media, per non essere derisi e affinché l’argomento sia trattato con il giusto approccio? Questa è la ragione principale per cui molti cercano un punto di contatto con la scienza ufficiale. Mi permetto di dire che i media, quelli tradizionali, non hanno più voce in capitolo o se l’hanno sarà ancora per poco. La partita si giocherà in rete, dove lo scambio e l’accesso all’informazione, se pur frammentario e confuso, è paritario, attivo, volontario. Quindi smettiamola di cercare il conforto, la pacca sulle spalle dello scienziato visto come saggio e depositario della verità. C’è, infine, una ragione ben più radicale per cui è del tutto inutile preoccuparsi della reazione della comunità scientifica a questi argomenti. Eccezion fatta per la “manovalanza scientifica”, diciamo oltre i primi livelli della scala gerarchica, il fatto che la Terra sia visitata da esseri provenienti da fuori del nostro pianeta è un fatto risaputo. Lo sanno già! Sono numerosi i casi in cui esponenti delle più alte gerarchie militari o del mondo accademico, a titolo


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personale, lo hanno ammesso. Di tanto in tanto qualcuno riesce persino a prendersene la responsabilità e a farlo in pubblico. Quindi a un certo livello, dove le persone ne sono informate, conoscono la realtà dei fatti ma, normalmente, negano per tenere in piedi il castello di menzogne dentro cui sono arroccati. A un livello più basso, dove le persone non sanno e presumono senza informarsi, negano basandosi in parte su preconcetti e in parte sulla paura di compromettere la propria carriera. Facciamo solo un esempio, perché eclatante, se pur di nulla rilevante nel panorama mondiale. Pensate veramente che Margherita Hack sia convinta di ciò che dice? Non vi pare un caso fortuito che all’inizio della sua carriera scrivesse di ufo e ne fosse convinta sostenitrice e che solo adesso, a carriera conclusa, abbia ricominciato a mostrare una certa apertura sull’argomento? Scrolliamoci di dosso questa ruggine

intellettuale, questa ingessatura pseudoscientifica, con tutto il massimo rispetto per quei pochi scienziati che cercando disperatamente di utilizzare i propri strumenti per analizzare il fenomeno, che ne cercano la ripetibilità, la validità scientifica. Non serve a niente. Le prove ormai ci sono, nessun essere umano dotato di raziocinio, se si informa a dovere, lo può negare. Abbiamo bisogno di uno scienziato per sapere che i fulmini esistono? Lo vediamo con i nostri occhi e volendo essere cattivelli, nemmeno dei fulmini la scienza è in grado di spiegare ogni aspetto. Quindi che senso ha chiedere conferma a qualcuno che, se sa, nega e se non sa nemmeno si informa? E, badate bene, non solo e non tanto l’esistenza degli Ufo ma piuttosto l’esistenza degli alieni. Non dobbiamo pensare in piccolo, cercare le luci nel cielo, scannarci sulla veridicità di una fotografia. Dobbiamo pensare in grande,

"Non ti auguro un dono qualsiasi, ti auguro soltanto quello che i più non hanno. ti auguro tempo, per divertirti e per ridere; se lo impiegherai bene, potrai ricavarne qualcosa. Ti auguro tempo, per il tuo fare e il tuo pensare, non solo per te stesso,ma anche per donarlo agli altri. ti auguro tempo, non per affrettarti a correre, ma tempo per essere contento. Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo, ti auguro tempo perché te ne resti: tempo per stupirti e tempo per fidarti e non soltanto per guardarlo sull'orologio. Ti auguro tempo per toccare le stelle e tempo per crescere, per maturare. Ti auguro tempo per sperare nuovamente e per amare. Non ha più senso rimandare. Ti auguro tempo per trovare te stesso, per vivere ogni tuo giorno , ogni tua ora come un dono. Ti auguro tempo anche per perdonare. Ti auguro di avere tempo, tempo per la vita". Elli Michler Gioiamo con Gianluca e Perla della nascita di Leonardo. Benvenuto! Simone, Simonetta e i collaboratori tutti di questa nostra grande famiglia che è Tracce d'eternità.

NOTE A MARGINE ora che di informazioni attendibili ce ne sono a vagonate, bisogna collegare i punti, osservare con una visione d’insieme, comprendere perché sono qui e quale collegamento c’è tra la loro presenza e il futuro della nostra specie. È inutile nascondersi dietro un dito, prima o poi dovremo fare i conti con la loro presenza, nel bene o nel male, perché non sono certo qui in gita di piacere. Perdonate lo sfogo ma non se ne può più. Sono quindici anni che vedo e sento questa tiritera della credibilità scientifica dell’ufologia. Chi se ne frega! Lasciamoli pascolare nei loro prati, nei loro bei recinti, e proseguiamo spediti verso il futuro. Chi di loro ne avrà capacità e voglia salterà la palizzata e ci seguirà. Concludo con una piccola annotazione personale. È nato Leonardo, il mio primo figlio. Dedico a lui questo numero di Tracce, augurandogli di crescere libero da qualsiasi preconcetto.


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CONTENUTI ARTICOLI

pag. 30 Roberto La Paglia Ricerche di confine: un breve pensiero pag. 33 Simone Barcelli

Effetti speciali...sulla via di Damasco

pag. 38 Yuri Leveratto

I muri ciclopici di Ollantaytambo

pag. 42 Antonio Aroldo

La sfavillante oscura luce della regina di Roma

pag. 45 Gabriele Licitra

Il mistero di Atlantide

pag. 50 Heinz Insu Fenkl

Uomini e fango Traduzione di Germana Maciocci

pag. 59 Matteo Agosti

Viaggio nella West Valley di Marte

pag. 67 Luciano Scognamiglio Recuperare i ricordi bloccati degli addotti pag. 77 Maurizio Martinetti L’Homo Sapiens Sapiens e gli Anunnaki: la governance del pianeta Terra pag. 84 Bruno Severi

La misteriosa Area 51 e zone limitrofe fotografate da satellite

pag.101 Anthony Bragalia Come avvenne l’incidente di Roswell Traduzione di Sabrina Pasqualetto

INTERVISTE pag. 22 Gianluca Rampini

REDAZIONE

Jaime Maussan

Simonetta Santandrea simonettasantandrea@libero.it

pag.106 Massimo Maravalli Filiberto Caponi

Gianluca Rampini gianluca.rampini@fastwebnet.it Andrea della Ventura born1987@hotmail.it

RUBRICHE

Simone Barcelli simonebarcelli@libero.it

pag. 2 NOTE A MARGINE Gianluca Rampini

Traduzioni

pag. 5 LIBRARSI Simonetta Santandrea

Sabrina Pasqualetto sabryj72@hotmail.it Anna Florio anna_florio@yahoo.co.uk

pag. 6 LIFE AFTER LIFE Noemi Stefani

Antonio Nicolosi antonio.nicolosi@yahoo.it

pag. 8 XAARAN Antonella Beccaria

Germana Maciocci g.maciocci@tiscali.it

pag. 11 CONFESSO, HO VIAGGIATO Noemi Stefani

Carla Masolo carlamasolo@hotmail.com

pag. 15 INTORNO XII Daniele Bonfanti e Simone Lega pag. 20 UFO E DINTORNI Antonio De Comite

Progetto grafico e impaginazione a cura di Simone Barcelli. Revisione testi a cura di Simonetta Santandrea.

Pag. 27 NOTIZIE DAL C.U.T. Franco Pavone

Siamo lieti di comunicare ai lettori che dall’inizio di novembre ha fatto il suo ingresso nella nostra redazione il ricercatore indipendente Andrea della Ventura, che si occupa di controcultura, entità misteriose, esopolitica e ufologia. Andrea, che pubblica regolarmente su riviste specializzate, in rete gestisce il gruppo Facebook Nuove Frontiere della Conoscenza. Simone Barcelli

Questa rivista telematica, in formato pdf, non è una testata giornalistica, infatti non ha alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale, ai sensi della legge n. 62/2001. Viene fornita in download gratuito solamente agli utenti registrati del portale e una copia è inviata agli autori e ai collaboratori. Per l’eventuale utilizzo di testi e immagini è necessario contattare i rispettivi autori. This electronic magazine, in pdf format, is not a newspaper, it has no periodicity. It can not be considered an editorial, under Law No. 62/2001. Is provided in a free download only for registered users of the portal and a copy is sent to the authors and collaborators. For the possible use of texts and images please contact the respective authors.


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LIBRARSI

Simonetta Santandrea simonettasantandrea@libero.it ha 40 anni ed è la fondatrice del gruppo “Tracce d’eternità” sulla piattaforma Facebook, gruppo di cui tuttora è responsabile. Si occupa di Storia Antica e in rete collabora con Luoghi Misteriosi, Paleoseti ed altri siti tematici.

ANTICA CIVILTÀ ATLANTICA E RUOLO DEI SHARDANA –

TIRRENI

Autore:

FRANCESCO VERONA

Editore:

P.T.M. Editrice

Anno:

2007

Lingua:

Italiano

Confezione: Brossura - Illustrato Nota:

Seconda edizione 160 pagine

Questo libro appare subito assai più di un semplice saggio di storia o archeologia. Vi è spazio per riflessioni cosmologiche, politiche, escatologiche... Nascono da sé le eterne domande quali : siamo soli nel cosmo? Da dove viene e cos'è la vita? Cosa c'è dopo la morte? Ecco, questi sono alcuni dei quesiti che emergono nel corso della lettura. Quanto all’impianto dell’opera ,vi sono ben due prefazioni , un'introduzione, sei tavole propedeutiche seguite da 15 brevi ma intensi capitoli , una piccola parentesi teologica (e non solo) in appendice, una postfazione, un documentario fotografico ad arricchire le parole d'immagini, una bibliografia nutrita. Prepotente, nella storia della Sardegna, è la presenza di luoghi comuni secondo i quali, per esempio, pare che i Sardi antichi avessero in odio il mare e vivessero di pastorizia. Francesco Verona decide di scavalcare questi stereotipi e di seguire un arduo percorso che l'ha portato a elaborare una sua personale teoria sulla storia sarda. Per capire meglio le origini della cultura isolana e la sua connessione con la civiltà Atlantica, l'autore parte dallo studio del Crizia e del Timeo di Platone, analizza a fondo Erodoto, Diodoro Siculo, Omero, Plutarco e Strabone. E lo fa in lingua originale (greco). Tralascia gli scritti latini che, a suo parere, potrebbero essere stati influenzati nei contenuti dal potere centrale che non vedeva di buon occhio la resistenza sarda. L'autore ha creduto opportuno rimarcare il suo pensiero sull'origine della civiltà in senso assoluto utilizzando i reperti che gli scavi archeologici ci hanno consegnato e rifacendosi alla storia non scritta, cioè al mito. Fattore rilevante da lui osservato è come vi siano segni di civiltà che risalgono a 25.000 anni prima di Cristo nell'Europa Occidentale e non in altre parti del mondo. Almeno per quanto si sa fino ad oggi. Ciò che lo ha colpito è che sembra esserci una frattura fra il periodo medio del Paleolitico superiore e il Neolitico che vediamo poi esplodere in tutto il globo. “Ogni avvenimento che accade in un sol punto del nostro pianeta è necessariamente legato a tutto il resto come in una grande ragnatela”


LIFE AFTER LIFE

Avrei voluto parlarvi di tutt'altra cosa, invece la casualità mi porta a insistere su questo argomento. Il dolore, la sofferenza (Perché?) Qualche giorno fa ero a Milano, in metropolitana, e stavo tornando a casa. Il tragitto è lungo e per fortuna ho trovato un posto per potermi sedere e leggere in pace. Cadorna, dice la voce dell'annunciatore. Un secco fruscio e con un pushhhh si aprono le porte scorrevoli. I viaggiatori si fiondano nel vagone già affollato e la mia attenzione viene attratta da pantaloni blu scuro che mi camminano davanti. È un uomo che tiene in mano un grosso libro. Il libro è pesante, ingiallito e trattato male, sarà un libro di seconda mano, penso tra me. Sbircio la copertina, ce l'ho ma non l'ho finito. Serafino mi sussurra “Guardalo... non sta bene. Non è stato bene per tanto tempo”. Serafino, un Angelo custode molto attento (se fosse umano lo definirei amorevolmente un po’ impiccione, anche se sempre a fin di bene). Conosce perfettamente qual è il Suo Scopo... Sa fare il Suo lavoro, usa tutti i mezzi e gli esempi possibili per insegnare. Imprevedibile, sia quando interviene con commenti sempre così adeguati e sia per quello che mi dirà. Allora alzo gli occhi e seguo quel profilo.

6 Noemi Stefani rorgeno@libero.it sensitiva e ricercatrice della storia delle religioni, indaga da più di 20 anni nel paranormale ricevendo numerose conferme alle sue tesi. Le sue esperienze l’hanno portata a visitare i posti più misteriosi e ricchi di spiritualità della terra. Ha preso parte a convegni con tematiche riguardanti “ la vita oltre la vita “ facendo da tramite per le persone che erano in attesa di risposte e conferme dall’aldilà. Ha tenuto conferenze, intervenendo anche a trasmissioni radio (RTL 102,5) e televisive (Maurizio Costanzo show).

Una testa di capelli ricci, scuri e folti, un poco grigi, occhi infossati, naso camuso e una barba incolta. Se non fosse per il naso, un guizzo negli occhi mi ricorda molto l' autoritratto di Vincent Van Gogh. Lo sguardo vaga assente sulle persone che sono assorte nei loro pensieri, scova le loro preoccupazioni… Riabbasso gli occhi sul mio di libro, non è educato osservare le persone. Sento voci che parlano parole che non comprendo. Una cinese smette di amoreggiare con il compagno accanto per rispondere al cellulare. Urla forte per sovrastare il caos di facce dai tratti sudamericani che la circondano e la sommergono di frasi veloci e tronche del tutto ignote. Una Milano cosmopolita, dove pochi indigeni si stanno velocemente estinguendo, penso tra me. I ragazzi in fondo al vagone

stanno tornando da scuola e scherzano tra di loro o giocano con il cellulare. “L'uomo del libro” è rimasto appeso saldamente al palo di metallo vicino alla porta. Sono stanca, non ho più voglia di leggere. Senza farmi notare torno a scrutare il curioso personaggio. La metrò frena bruscamente e l'uomo con una mano si tiene e alza l'altra che regge il libro e se lo picchia con violenza in mezzo agli occhi. Più volte, in modo compulsivo. Deve essere una cosa che fa spesso perché il libro ha delle pagine ripiegate, ingiallite, sbrecciate. Poi la metrò riparte ed è quasi silenzio. In molti hanno visto. I ragazzi si parlano con gli occhi e uno sogghigna senza pietà. Altra frenata, e questa volta l'uomo del libro batte il viso contro il palo, lo fa apposta. Una, due, tre, tante volte. È come se non sentisse dolore, come se


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una mano invisibile lo spingesse alla nuca e fosse costretto a farlo. “Vedi?”, dice l'angelo, “Quella è la sofferenza mentale.” Poi mi chiede “Cos'è peggiore? Il dolore fisico oppure quello della mente?” Se hai mal di testa, con un'aspirina tra un po’ ti passerà. Qualsiasi malattia, anche la peggiore, ti lascerà sempre un filo di speranza di poter superare, forse puoi farcela. Ma se ti manca la persona che ami perché muore o perché ti rifiuta, perché non ti vuole più, l'aspirina non serve. Il dispiacere ti rosicherà il cervello, giorno e notte senza tregua, e lo stomaco si contorcerà per il disagio che lo attanaglia. Non ci sarà medicina che ti potrà guarire. Non esiste ricchezza, o potere, un posto al mondo per quanto bello, che possa strapparti da te stesso e dalla tua sofferenza. Solo la medicina che viene dal cuore, dalla comprensione, potrà salvarti. Ieri c'è stato il funerale di un amico. È mancato all'improvviso stroncato da un infarto e ha lasciato tutti sgomenti, un gran senso di vuoto. Lavorava con i disabili ed era sempre disponibile. Non faceva mai mancare un sorriso, una parola buona. Ricordo la gentilezza e l'affetto ai più sfortunati, che soltanto una persona profondamente generosa come lui poteva dare. Da ragazzo era stato uno sbandato, poi il riscatto, e con il lavoro la sua vita aveva avuto una svolta tutta in salita. Se tutto serve, come dice Gesù, allora il percorso che a lui serviva per capire doveva passare per lì. Entro

in chiesa e mi accosto al gruppo dei "suoi" ragazzi. È il momento della Comunione, stanno finendo ma una ragazza dietro me dice che vuole fare la comunione anche lei… zoppica. Ci avviamo sottobraccio e in qualche modo ci riesce. Al ritorno la faccio sedere al mio posto e mi accorgo che ai piedi della sedia c'è una farfalla. È viva. Le ali sono scure e chiuse, serrate. Se la lascio lì qualcuno la calpesterà. Allungo la mano e lei sale con delicatezza sulle mie dita, si aggrappa senza nessuna paura, e intanto spalanca le ali. Sono grandi, marroni, con dei cerchi blu intensi, è bellissima. La lascio scendere piano su un muretto mentre ascolto il prete che sta finendo la funzione. La farfalla si guarda attorno e non sa cosa fare. Poi si decide e salta oltre il muretto. Sparita. Torna. Si avvia zampettando veloce verso l’Altare. È novembre, fa già freddo, strano trovare una farfalla... Ecco, devo andare

LIFE AFTER LIFE

e mentre accompagno il mio amico in questo breve ultimo viaggio che faremo tutti prima o poi, penso alla farfalla. Il significato simbolico è straordinario. Prima se ne sta racchiusa nel suo bozzolo, da bruco che striscia sulla terra, poi formerà le ali e spiccherà un volo leggero verso il cielo, proprio come avrà fatto il mio amico, perché lui sarà in cielo sicuramente. Se tutto serve ed è così, bisogna scendere sotto terra per passare sopra alle nuvole. Serafino, grazie per la lezione, e ancora una volta possiamo dire... missione compiuta!


XAARAN

8 Antonella Beccaria abeccaria@gmail.com editor e traduttrice, scrive e pubblica con la casa editrice Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri e con Socialmente Edizioni. I suoi libri sono disponibili sia in libreria che online: tra questi "Il programma di Licio Gelli" (2009), "Pentiti di niente - Il sequestro Saronio, la banda Fioroni e le menzogne di un presunto collaboratore di giustizia" (2008), "Uno bianca e trame nere – Cronaca di un periodo di terrore" (2007), "Bambini di Satana – Processo al diavolo: i reati mai commessi di Marco Dimitri" (2006) e "NoSCOpyright – Storie di malaffare nella società dell'informazione" (2004). http://antonella.beccaria.org/

“PICCONE DI STATO”: FRANCESCO COSSIGA, UNA DOPPIA NATURA IN CONTRADDIZIONE CON SE STESSA Il 3 novembre 2010 è uscito Piccone di Stato – Francesco Cossiga e i segreti della Repubblica (collana Igloo, Nutrimenti Editore) ed ecco dunque di seguito le righe che introducono la narrazione. Doveva succedere. Perché è sempre così che accade, dopo. Dopo il cordoglio, dopo la tumulazione, dopo l’esaurimento dello spazio sulle prime pagine dei quotidiani. Doveva succedere che gli irriducibili, coloro che non dimenticavano gli anni bui della strategia della tensione, ricorressero alla rodata arte del tazebao e lo scrivessero sui muri che, per loro, Francesco Cossiga era stato e rimaneva il ‘Kossiga’ in versione nazistoide dei tempi di Francesco Lorusso e Giorgiana Masi. Così, in barba a qualsiasi buonismo

post mortem – e anche all’imposta comunale sulle pubbliche affissioni – gli animatori di un centro sociale di Cremona erano stati denunciati per “vari reati, amministrativi come penali” dai lavoratori pensionati europei. Che ci pensasse l’autorità giudiziaria a trovare la punizione adatta e, se non lo avesse fatto, sarebbe stata a propria volta accusata di omissione d’atti d’ufficio. Ma c’era anche chi, più celebrativo, non dimenticava nemmeno che il trofeo ‘Presidente della Repubblica di Vela Latina’, giunto a fine estate 2010 alla ventottesima edizione, venne assegnato per la prima volta nel 1982 sempre da lui, l’allora dimissionato presidente del Consiglio dei ministri, in panchina dopo la strage alla stazione di Bologna del 2

agosto 1980 e il caso Donat Cattin e in attesa del soglio senatoriale, seguito a ruota da quello quirinalizio. E così, dunque, che non si perdesse tempo e alla cerimonia di premiazione si dedicasse al suo celebre padrino – il Francesco Cossiga compito e istituzionale – l’edizione corrente. Due estremi, questi, per iniziare a raccontare un uomo e un politico di non facile decifrazione. Un personaggio che tra i suoi soprammobili teneva una cazzuolina d’argento a ribadire le mai celate simpatie massoniche. E che nella vita, se non avesse scelto la carriera nelle stanze dei bottoni, avrebbe voluto fare il direttore d’orchestra (”ma dopo tutto devo dire [che] tra fare musica a certi livelli e governare un paese, cosa che ho fatto, non c’è poi


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tutta questa gran differenza”). Oppure il gesuita, se non fosse stato per il padre Giuseppe, anticlericale, che lo richiamò in Sardegna nel periodo in cui il giovane Francesco studiava a Milano, all’Università cattolica del Sacro Cuore. Di sé, Francesco Maurizio Cossiga, nato a Sassari il 26 luglio 1928, aveva fatto parlare molto trasformandosi in un personaggio quasi folcloristico. Aveva fatto parlare delle ciabatte a fiori mostrate al ‘collega’ Ferdinando Adornato e delle sue fughe irlandesi sulla scia delle bevute di James Joyce. Della statua di Pinocchio in legno e di un originale Babbo Natale bianco vestito, in opposizione al mito introdotto dalla coca-cola che l’aveva ritratto – consacrandolo a livello mondiale – in panni rossi. Delle librerie della sua abitazione romana anni Venti, che si trovava al civico 77 di via Ennio Quirino Visconti, nel cuore del quartiere Prati. Librerie quanto mai variegate, che contenevano testi sulla massoneria e sul diritto costituzionale, ma anche i thriller di John Le Carré, di Frederick Forsyth e di un più autoctono comico prestato alla narrativa di genere, come Giorgio Faletti. Cossiga mostrava con orgoglio il suo cane-robot, battezzato con il nome di Aibo, e i trenta telefoni cellulari con personale rete di cifratura per evitare intercettazioni. Ogni tanto accennava al

difficile matrimonio con Giuseppa Sigurani, sassarese anche lei, da cui aveva avuto due figli (Anna Maria, nata nel 1961, e Giuseppe, del 1963) e da cui aveva divorziato nel 1998 per ottenere, da cattolico osservante, l’annullamento alla Sacra Rota nel 2005. Ma estemporaneamente gli era capitato di rispolverare il ricordo degli amori giovanili, a iniziare dall’austriaca Erika, con la quale però si limitò a recitare il rosario in una chiesa di Vienna facendosela poi soffiare da un di lei connazionale. E poi tornava spesso anche sulla sua passione per le parole diffuse via etere, che da radioamatore lo portarono a diventare conduttore (o, come diceva lui, “lanciatore di dischi”) sulle frequenze di Radio due, con lo pseudonimo ammiccante di Deejay K, creazione del giornalista Claudio Sabelli Fioretti. In tasca conservava una tessera da giornalista pubblicista rilasciatagli dall’Ordine del Lazio e del Molise, frutto di una collaborazione con il quotidiano Il Riformista, e non nascondeva la propria civetteria nell’ammettere di essere uno degli uomini che “meglio conosce la mappa del potere in Italia”, per quanto “non sono l’uomo più potente d’Italia”. La sua carriera politica, iniziata a Sassari nella Fuci (la Federazione universitaria cattolica italiana) e poi decollata quando ancora militava nei ranghi dei

XAARAN ‘giovani turchi’ (rampante generazione di democristiani che intendeva soppiantare i più attempati rappresentanti locali), proseguì riuscendo nell’intento di scalzare il vecchio establishment democristiano per occupare gli antri del potere politico ed economico dell’isola. Dopodiché fu una continua ascesa. Un’ascesa che comprese le cariche di deputato (dal 1958) e senatore (nel 1983), sottosegretario alla Difesa con delega per l’Arma dei carabinieri e la Sovrintendenza dei servizi segreti, ministro della Funzione pubblica, ministro dell’Interno, presidente della Commissione Affari esteri della Camera dei deputati, presidente del Consiglio dei ministri (dal 4 agosto 1979 al 3 aprile 1980 e dal 4 aprile 1980 al 17 ottobre dello stesso anno) con l’interim del Ministero degli Affari esteri, e presidente del Senato. Infine il settennato al Quirinale, iniziato il 24 giugno 1985 e interrotto il 28 aprile 1992, a pochi mesi della scadenza naturale. In tutto questo periodo ebbe modo di votare per l’elezione di otto capi di Stato – lui compreso – e i travagli che lo riguardarono compresero anche ventinove capi d’imputazione mossigli nel corso del tempo. Con la sua morte, c’è chi ha ipotizzato nel giro di qualche anno il verificarsi di un nuovo ‘caso Dardozzi’, con un archivio personale che a un certo punto salta fuori per gettare nuovi elementi sul


XAARAN tavolo delle ricostruzioni storico-politiche (e magari anche giudiziarie) della cosiddetta ‘prima Repubblica’. Ma a dar retta al Cossiga del 2000, questo non avverrà. “Io le cose le dirò da vivo, perché ‘dopo’ uno non ne se assume più la responsabilità”. Vedremo, dunque, se terrà fede a questa affermazione, ma se venisse smentita ci sarebbe poco di cui sorprendersi, dato che l’ex capo dello Stato sembrava giocare a sconfessare se stesso. Del resto era stato proprio lui che, il 9 marzo 2008, a trent’anni dal sequestro di Aldo Moro, aveva detto di aver “tenuto un diario giornaliero su quella vicenda, chissà che non lo pubblichi”. Per intanto, accanto – e soprattutto oltre – i commossi coccodrilli pubblicati a partire dal 17 agosto 2010, giorno della sua morte, un esercizio utile è rileggere ciò che affermò e scrisse in vita. Un esercizio utile a comprendere se davvero fu uno statista, come si è detto con i toni che si ritengono dovuti agli estinti. Oppure se ha ragione chi dice che statista non lo fu per niente e che giocò con le istituzioni a detrimento dello Stato e dei suoi cittadini. A partire dalla comunicazione ufficiale del suo decesso, è stato un flusso ininterrotto di parole. E di certo nella memoria collettiva più di altri aspetti sono rimaste le provocazioni. Tra quelle meno citate, un disegno di legge del 2002, composto da 138 articoli, per

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trasformare la Sardegna in comunità autonoma come la Catalogna. Ma dopo l’invenzione del ‘presidente picconatore’ ai tempi del suo settennato da capo di Stato, dichiarò che se fosse tornato indietro avrebbe evitato le virulente esternazioni che avevano contraddistinto la sua permanenza al Quirinale. Va aggiunto però che così pentito per le sue intemperanze non sembrava esserlo, dato che non aveva più abbandonato le polemiche, quasi si sentisse autorizzato a proseguire perché “godo di quella libertà che è dovuta all’età, all’aver ricoperto tutte le cariche e all’incombente pericolo di morire di cancro”. Era il 2002 quando pronunciava queste parole e la sua tempra gli avrebbe concesso ancora tempo per sbizzarrirsi sui giornali e nei palazzi della politica, dopo aver resistito – e continuando a farlo – a diversi incidenti, un tumore al colon, un processo degenerativo alla colonna vertebrale, una frattura all’anca, la depressione (”è da intellettuali”) iniziata dopo il caso Moro e una forma di stanchezza cronica (”queste malattie colpiscono solo gli eletti”) diagnosticata dopo un lungo peregrinare per specialisti. Nei giorni successivi alla sua morte, si accese – per quanto spenta velocemente – una specie di polemica. Da un lato il giornalista Marcello Veneziani scriveva sulle colonne del Giornale che il presidente emerito alla fine si era arreso alla sepsi

rifiutando le cure. Dall’altro gli replicò il senatore sardo Piero Testoni ricordando che la fede cattolica del presidente emerito mai gli avrebbe consentito di optare volontariamente per la propria fine. Forse Testoni aveva ragione, se si ricorda la veemenza di Cossiga sul caso di Eluana Englaro e contro la sentenza delle sezioni unite civili della Cassazione che, constatato lo stato vegetativo della donna, autorizzava l’interruzione dell’alimentazione artificiale. Ma è anche vero che Francesco Cossiga non fu mai un uomo di una sola parola. O, per usare una sua frase, “chi non cambia mai idea o è un cretino o un imbroglione. La realtà è in continuo movimento e il perseguimento degli stessi obiettivi può richiedere strategie assai diverse, a seconda del momento in cui si decide di agire. Un politico rigidamente coerente con sé stesso non è un politico”. Una natura doppia, dunque, o forse due personalità speculari. Un Francesco Cossiga che sembrava pensarla diversamente da se stesso. Ma se anche non fosse stato così, di certo era in grado di esprimersi in termini del tutto opposti. Dove sta dunque la verità nelle infinite dichiarazioni che il presidente emerito rilasciò a partire da quando svestì i panni super partes di capo dello Stato e si mise a tirare picconate a destra e a manca?


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CONFESSO, HO VIAGGIATO Noemi Stefani rorgeno@libero.it sensitiva e ricercatrice della storia delle religioni, indaga da più di 20 anni nel paranormale ricevendo numerose conferme alle sue tesi. Le sue esperienze l’hanno portata a visitare i posti più misteriosi e ricchi di spiritualità della terra. Ha preso parte a convegni con tematiche riguardanti “ la vita oltre la vita “ facendo da tramite per le persone che erano in attesa di risposte e conferme dall’aldilà. Ha tenuto conferenze, intervenendo anche a trasmissioni radio (RTL 102,5) e televisive (Maurizio Costanzo show).

IL CASTELLO DI TREZZO Per chi sta in Lombardia questa volta il viaggio sarà breve. Vi porto tutti con me a Trezzo sull'Adda, al confine tra la provincia di Milano e quella di Bergamo. Andiamo! È un luogo ricco di storia e c'è un castello che vale la pena di visitare. Il Castello di Trezzo s'innalza sulla riva del fiume Adda. Non è rimasto molto di queste mura nei secoli, ma è un luogo molto intrigante per tutti gli avvenimenti e i misteri che gli appartengono.

In questa graziosa cittadina c'è anche la casa di... immaginate un po’… Alessandro Manzoni, il grande scrittore famoso in tutto il mondo per i suoi "Promessi sposi". Pensate che soltanto pochi anni fa, facendo degli scavi in Trezzo per costruire nuove unità abitative, il capo cantiere si trovò con enorme sorpresa a dover sospendere immediatamente i lavori. Dentro la terra c'erano ben 5 tombe di età Longobarda.

Nei sarcofagi furono rinvenute croci d'oro massiccio incise con fini decorazioni, anelli, scudi, armi e monili incastonati con pietre preziose e tutti i reperti erano conservati in ottimo stato. La storia ci dice che già nel IV secolo a.C. qui si erano insediati i Celti, e nel 200 a.C. in queste campagne ci fu una tremenda battaglia tra i Galli e i Romani che se le dettero di santa ragione.


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Poi scesero i Longobardi e di loro è rimasta una traccia tangibile. Proprio tra le mura del Castello di Trezzo, durante uno scavo abbastanza recente, è stato ritrovato il sarcofago di un antico guerriero Longobardo... un gigante. Il suo nome era Rodchis, era alto due metri e mezzo e l’hanno dovuto seppellire con le gambe piegate perchè altrimenti non sarebbe rientrato nelle dimensioni del sarcofago (chissà se anche gli altri Longobardi erano così alti: questo mi ricorda i Sumeri e i loro Anunnaki). La costruzione della torre risale a poco dopo l'anno Mille. Questa torre ha la peculiarità che le pietre che la compongono sono state sovrapposte senza fare uso di malte o altri materiali che servono a contenere una costruzione, eppure dopo mille anni si conserva ancora egregiamente. Mi fa pensare ad altri luoghi,

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altre costruzioni in altre parti del mondo e anche molto antecedenti a questa (cosa ne pensate? Gli Egizi, gli Inca, i Maya, civiltà precolombiane e non). Qualcuno che conosceva questa tecnica (forse i Sumeri?) è passato di qui a insegnarci questo modo di costruire così particolare e ha lasciato testimonianza della sua presenza, ma noi l'abbiamo persa, dimenticata. In seguito anche il Barbarossa con le sue milizie si insediò nel Castello di Trezzo. Si narra che dovendo ritirarsi in tutta

fretta, fece nascondere un tesoro dentro al parco, o forse nel castello stesso pensando di tornare poi a riprenderselo. Vero o no, qualcuno giura di aver visto un intero esercito di fantasmi vestiti come a quell'epoca. Era durante la seconda guerra mondiale e alcuni militari tedeschi si erano rifugiati tra le mura del Castello per passare la notte. Uno di questi strani soldati si era avvicinato a un tedesco chiedendo di unirsi al gruppo per bere e stare insieme in allegria. Qualcosa deve essere accaduto perchè il mattino seguente, parlando tra di loro, i tedeschi dissero di aver visto strani personaggi. Chi lo disse pensava di aver sognato, ma si accorse che stranamente avevano fatto tutti lo stesso sogno. Chissà, forse il Barbarossa si aggirava ancora lì attorno per proteggere il suo tesoro. Ma la storia più

suggestiva forse è quella di Bernabò Visconti, signore del castello alla fine del XV secolo. Egli fece rinchiudere


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e murare viva la figlia perchè si era innamorata di uno stalliere, e siccome il ragazzo voleva difenderla, fece uccidere anche lui. Ma lo stesso Bernabò non ebbe una sorte migliore. Fu imprigionato e morì avvelenato da una minestra di fagioli che gli fece servire il nipote Gian Galeazzo Visconti. Allora come adesso, certi

umani erano ben disposti a vendersi l'anima per poter vivere allegramente in questa vita. Si narra che Gian Galeazzo per ottenere il potere e la Signoria, avesse fatto un patto con il diavolo. In cambio di questo favore avrebbe fatto costruire il Duomo di Milano e l'avrebbe riempito di simboli del dannato. Basta guardare il Duomo per verificare che la parola è stata mantenuta, ci sono segni ovunque. All'interno del Castello ci sono due pozzi e uno di questi si trova nei sotterranei. Alcuni visitatori assicurano che quando si sono addentrati

nei sotterranei e si sono avvicinati in prossimità del pozzo hanno sentito voci di donna mormorare e cantare sommessamente. È da notare che sul fondo di questo pozzo ci sono tuttora delle lame taglienti ed era stato costruito per gettarvi dentro i prigionieri o gli ospiti indesiderati dal signore e padrone che così se ne liberava, e sparivano senza fare tanto rumore. Sulle mura dei sotterranei affiorano strane macchie rosso sangue. Saranno sicuramente muffe particolari dovute all'umidità, ma ci ricordano tutta la povera gente torturata e uccisa lì dentro per volontà di un solo tiranno. Continuiamo a camminare nella penombra e ascoltiamo l'eco dei passi fino alla stanza della tortura denominata “stanza della goccia”. Qui il prigioniero veniva legato e sottoposto

alla caduta continua di una goccia sulla testa, finchè lo scavo provocava una morte atroce. Quando si torna nel cortile, è un sollievo respirare a pieni polmoni e pensare che erano altri tempi, che non torneranno più. Un ultimo saluto al sarcofago di Rodchis il Longobardo, ed è piacevole camminare dentro al parco e lasciarsi riscaldare dei raggi di questo sole autunnale.


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Uno sguardo all'Adda che scorre silenzioso e cupo in fondo al dirupo e uno al cielo, che è terso e di un azzurro perfetto senza sbavature. Durerà poco, giusto il tempo di arrivare all'uscita e un aereo ci riporta ai tempi nostri, scaricando scie chimiche velenose e sporcando tanta bellezza. Se non vi ho annioiato, se avete gradito questo breve tuffo nel passato, la prossima volta torneremo ancora più indietro nel tempo, vi porterò… seguitemi e vedrete.

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UNA PERVERSIONE MOLTO LOGICA di Danilo Arona Daniele Bonfanti d.bonfanti@xiionline.com pianista, compositore ed ex campione di kayak, ha frequentato la facoltà di Filosofia presso l’Università Statale di Milano. Editor, autore, curatore di raccolte e giornalista divulgativo in ambito di antichi misteri. Per Edizioni XII lavora attualmente come editorin-chief e dirige la collana Camera Oscura, dedicata alla narrativa esoterica. Il titolo del suo ultimo romanzo, recentemente tornato in libreria in una nuova edizione, è Melodia.

Simone Lega simonelega@alice.it nasce il 13 novembre 1978 a Siracusa. Ha pubblicato racconti per Perrone editore e su varie riviste e si è beccato pure qualche premio. Collabora con la casa editrice 'Edizioni XII (caporedattore del blog) e per “Il Teatro Instabile Siracusa” svolge di volta in volta il ruolo di autore, lettore impacciato in spettacoli – reading, maldestro tecnico luci… Tenacemente schierato CONTRO l'editoria a pagamento.

L'autore di "Ritorno a Bassavilla" ci parla di una teoria psicoanalitica di più di trent'anni fa che sembra avere inquietanti riscontri nella realtà odierna.

La copertina, opera di Diramazioni, del libro Ritorno a Bassavilla, di Danilo Arona

Mi sono laureato nel 1974 con una tesi intitolata “Interferenza dell'affettività sullo sviluppo del pensiero”, roba tosta per appassionati di psicoanalisi qual ero io al

tempo e per addetti ai lavori tra i quali progettavo di perdermi. Nel redarre i testi bibliografici di riferimento m'imbattei in uno studio di un noto psicoanalista,


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Giovanni Carlo Zapparoli, dal titolo “La perversione logica – Il rapporto tra sessualità e pensiero nella tradizione psicoanalitica”, un libro quanto mai affascinante, scritto in maniera divulgativa e fruibile anche da chi, ai tempi, non era avvezzo all'iper -specializzazione. Un libro pensato e prodotto nel '70 e talmente in anticipo da poterne ancora oggi parlare in termini di attualità a quarant'anni dall'uscita. L'autore vi esaminava il problema della patologia evidenziata solo a livello delle funzioni di pensiero e non in quelle istintive e sessuali. In altre parole, così come esistono perversi sessuali con disturbi nella sfera intellettiva, ci sono anche persone (esistenza provata dalla pratica terapeutica) che a piena ragione si possono definire “perverse”, ma che non evidenziano alcuna perversione sessuale, avendo spostato tutta la loro patologia dalle funzioni sessuali a quelle logiche del pensiero. Tali individui venivano definiti dallo Zapparoli perversi o devianti logici. Personaggi che, a differenza dei perversi sessuali, non si rendono conto né della loro perversione, né delle anomalie delle loro funzioni intellettuali, che essi credono efficienti e funzionali. D'altra parte il disturbo può essere tale che all'occhio di chi non è psicoanalista tali soggetti appaiono del tutto normali. Di sicuro gradireste degli esempi. Lo Zapparoli forniva due tipologie provenienti dai rilievi clinici: l'impotenza relativa (ovvero, poligamia per inibizione) e la potenza relativa (monogamia per inibizione), due aspetti

dello stesso problema affettivo perché riguardano un analogo arresto nello sviluppo psicosessuale. La prima va riferita alle inibizioni relative all'oggetto d'investimento, che si riscontrano quando l'oggetto assume un ruolo sociale, oltre che affettivo, in conseguenza di un atto di matrimonio. Tali soggetti, per cui il rapporto sessuale con qualsivoglia partner può avvenire solo se non esiste un contratto matrimoniale che vincola la loro relazione, sviluppano nei confronti del coniuge un'inibizione sessuale relativa, manifesta nel maschio con impotenza e nella femmina con frigidità. Per loro l'attività sessuale si svolge senza inibizioni e in modo soddisfacente solo con altri individui che non siano il loro coniuge. In certi casi lo Zapparoli aveva osservato che, raggiunto lo scioglimento del contratto matrimoniale, veniva a cadere anche l'inibizione nei confronti dell'ex coniuge. La seconda classificazione, potenza relativa, si riferisce invece a quei casi, all'apparenza distinti, in cui si sviluppa una specifica inibizione relativa all'attività sessuale extramatrimoniale e per cui l'impotenza relativa rappresenta una sicura difesa alla fedeltà coniugale. Questi soggetti riescono a stabilire un soddisfacente rapporto con il coniuge a patto che si sviluppi l'inibizione sessuale nei confronti di ogni altro “oggetto del desiderio”. Ovviamente le problematiche più profonde riscontrate nella pratica clinica sono assai più complesse di quel che appaiono e soprattutto disturbanti a livello del pensiero per chi ne è affetto, ma qui mi fermo per passare ad altre considerazioni. Ai

tempi trovavo l'analisi di Zapparoli stuzzicante, quasi divertente, e a suo modo inquietante. Mi divertiva il fatto che la psicoanalisi giustificasse organicamente temi di vissuto quotidiano quale la fedeltà o l'infedeltà al proprio partner. E di certo non lasciava indifferente il fatto che, in ottica psicoanalitica, la fedeltà richiesta in sede di tradizionale matrimonio religioso fosse, né più né meno, che la manifestazione di una particolare patologia mentale. Infine un po' perturbava l'affermazione, cara a Freud, della sostanziale indiffenzazione tra “normale” e “patologico” perché la possibilità d'imbattersi in un perverso logico, riconoscendolo come tale, era pari allo zero. Invece oggi, in un periodo carico d'incognite, con una cronaca – nera e non solo – in cui le “schedature” su quel che è la Norma sono di fatto saltate, gli argomenti di Zapparoli appaiono più che mai attuali. Perché quei normali di cui parlava (e parla ancora) lo studioso manifestano un disturbo che spiega a suo modo tante “stranezze” sociali del nostro momento storico. Infatti i perversi logici “dispercepiscono” la realtà, oggettivando al suo posto un insieme di meccanismi ideali che non corrispondono al vero. Così, come gli oggetti d'amore vengono idealizzati con conseguenti rapporti a dir poco velleitari, così le sensazioni di pericolo futuro sono caricate di caratteristiche magiche e onnipotenti, e il perverso logico gioca con i pericoli futuri nello stesso modo di come gioca con le possibilità di incontro amoroso. Ovvero, le nega. Si nega il pericolo, il bisogno, la


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possibilità di un piacere immediato. La logica viene posta al servizio di una sorta di eroismo illusorio che trascura il presente e valorizza solo il futuro. Per questi soggetti proprio la logica è soprattutto il mezzo per stabilire un rapporto con un feticcio (oggetto ideale) che compare e si forma in concomitanza con i propri bisogni, e che si dissolve e scompare con la saturazione dei bisogni stessi. Non percepiscono la verità e sono anaffettivi, perché hanno sostituito il sentimento con un castello di apparente funzionalità logica. Quindi non sentono ma fingono di sentire. Nel cinema di fantascienza forse li

chiameremmo Ultracorpi. Stanno con noi e attorno a noi. Vicini di pianerottolo e al governo. Sfrecciano in macchina ai trecento all'ora perché quel pericolo non esiste. Diffondono l'AIDS perché non esiste. Mandano il mondo in bancarotta perché percepiscono un mondo economico che non esiste, quello che dovrebbe crescere all'infinito quando neppure l'universo è infinito. Normalità? Bisognerebbe cominciare a capire quel che s'intende con questa parola. Ma non ci sarebbe da stupirsi se scoprissimo che il pianeta è in mano ai perversi logici. In un saggio che scrissi e pubblicai nel 1980 a proposito di un film amatissimo come

L'invasione degli Ultracorpi di Don Siegel scrivevo: “... se i perversi logici dovessero aumentare fino a saturare numericamente la quasi totalità del corpo sociale, forse si giungerebbe a una situazione in cui, al pari dell'invasione prospettata nel film, le emozioni e la sfera affettiva risulterebbero del tutto alienate.” Non gioco a fare il bravo profeta, ma oggi – trent'anni dopo averlo scritto – siamo qui a stupirci della scomparsa delle emozioni. Oppure non ce ne stupiamo, e magari l'emozione inizia a latitare anche in noi. http://eshop.xii-online.com/ store/product_info.php? products_id=1123

I CANI INFERNALI di Riccardo Coltri La leggenda che ha ispirato il romanzo La corsa selvatica.

La copertina, opera di Diramazioni, del romanzo La corsa selvatica, di Riccardo Coltri

I cacciatori fatati: superstizione comune a molti popoli europei, conosciuta fin dall'epoca delle grandi civiltà mediterranee. Si ricordano per esempio Zagreo, il cretese “Grande Cacciatore”,

o Dioniso che viaggiava con sileni ebbri e belve. La radice più celebre del mito, che si è poi diffusa nel resto d'Europa, la si può tuttavia trovare nella mitologia nordico-scandinava: durante le notti sacre, Odino padre del tutto cavalcava nei cieli in sella a Sleipnir dalle otto zampe, seguito dalle anime dei guerrieri morti in battaglia, e da corvi, lupi, segugi. La caccia di esseri fantastici è giunta quindi nelle isole britanniche, dove a volte come leader si ricordavano Re Artù o il corsaro Francis Drake; in Francia il capobranco era invece Carlo Magno, ma leggende si trovano in numerose altre zone d’Europa, compresa l'Italia. Da apparizione eroica e venerata dagli uomini, con il Medioevo e l'arrivo del Cristianesimo la caccia fatata subisce una demonizzazione e diventa una

leggenda oscura. Per degradarla e renderla più spaventosa, le si dà una forma solo animalesca: non è più composta da guerrieri ed eroi, ma da bestie, perlopiù nere e che corrono nel buio, a volte guidate da un demone. Una delle testimonianze più antiche della caccia indemoniata risale al 856 d.C., in Prussia, nella chiesa di Trier, dal cui pavimento emerse un grosso cane nero con gli occhi fiammeggianti, che corse avanti e indietro vicino all’altare. Si parla dell’avvenimento nell'Annales francorum regum. Le apparizioni in epoca medievale, a volte violente, ma il più delle volte “solo” terrificanti o che addirittura portavano sfortuna, spesso si sono verificate all'interno di chiese, nei pressi di terreni sacri oppure in luoghi dove in passato erano avvenuti omicidi o suicidi. Secondo la tradizione,


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per liberarsi dai cani infernali spesso bastava inginocchiarsi e pregare. In certi casi il mito venne totalmente cristianizzato: in Spagna per esempio si cominciò a parlare della Santa Compaña, composta da anime che vagavano per la Galizia e arruolavano coloro che incontravano. In Italia, fra le numerose storie, nacque una leggenda simile, dove i cani neri erano in realtà le anime degli uomini che la domenica, invece di andare a messa, andavano a cacciare nei boschi.

Apparizioni di cani di colore nero e con occhi rossi come fuoco si sono verificate nel corso dei secoli anche in Francia, Germania, Austria, Polonia, Stati Uniti, Canada, Inghilterra, Galles, Scozia, Irlanda (solo nelle isole britanniche esistono almeno duecento storie), Scandinavia, Croazia e in altri luoghi. In Italia la Caccia Selvaggia è ricordata soprattutto al Nord. In Veneto, nel bellunese, il branco di cani neri infernali era chiamato proprio la “Catha Selvarega”. Con un nome simile era conosciuta anche in

alcuni luoghi della Lombardia. Si ricordano inoltre i Canett, i Cagnolini di Altrech, il Corteo della Berta (da “Perchta”, strega dei miti alpini precristiani), i Cagnolitt, i Baièti, la Caccia Morta, la Caccia del Diavolo e altre leggende. Fra i leader della Caccia: Beatrìc (storpiatura del nome Dietrich von Bern, Teodorico da Verona, già presente in diverse saghe germaniche) e Ce-de-lu (“capo dei lupi”). http://eshop.xii-online.com/ store/product_info.php? products_id=1127

QUALCHE CURIOSITÀ SU RAIMONDO MIRABILE, FUTURISTA di Graziano Versace Personalmente trovo fantastico quando un autore racconta l'origine del suo romanzo, forse perché in fondo credo che nell'inventare storie e nel dar vita ai personaggi ci sia un po’ di magia. Cerco ancora tra le parole dell'autore quella frasetta misteriosa, quel non so da dove sia venuta che ti fa pensare che forse, da qualche parte, la storia è accaduta davvero. Che forse quel personaggio è esistito davvero. Patetico? Probabilmente. Infantile? Ma un po’ sì, dai. Però penso anche che se siamo qui è perché almeno un po' ci crediamo, alle storie che ci raccontano o che siamo noi a raccontare.

La copertina, opera di Diramazioni, del romanzo Raimondo Mirabile, futurista, di Graziano Versace

Non so da dove nascano le idee, posso provare a immaginarlo, a fantasticarci sopra, ma so per certo che quando hai un’ispirazione, il risultato finale sarà quasi sempre diverso dalla

matrice originale. Per Raimondo Mirabile, futurista è stato così. All’inizio (parlo di tanti anni fa), doveva intitolarsi Un mondo in vendita, e Raimondo era un quanto mai poco probabile Inigo Zac, inventore e scienziato di non si sa che cosa, simile a Doctor Who versione Tom Baker, per il quale nutrivo una forte ammirazione, nonostante i telefilm fossero pressoché improponibili, e i libri rigorosamente in lingua fossero più che discutibili da un punto di vista letterario (Daniele Bonfanti e Luigi Acerbi avrebbero avuto molto da ridire). Ma la storia di Un mondo in vendita era intrigante; ancora oggi riesce a stuzzicare il mio interesse. Immaginavo che il nostro Inigo Zac, assistito dal suo maggiordomo Basilio Fideli (che ancora assomigliava poco a Gregorio Valli), si accorgessero, per un caso fortuito, che una

razza aliena fosse in procinto di smantellare, letteralmente parlando, il nostro mondo. La Terra stava per essere spostata in un altro settore spaziale, distante migliaia di anni luce dal nostro, così come si fa con i castelli che vengono trasportati mattone per mattone da un continente a un altro. Pezzi di cielo che venivano via, montagne che scomparivano, mari assorbiti non si sa come in piccoli vasi, e così via. Un filone fantascientifico “pazzesco” così come lo erano certi libri di Sheckley (vedi Il difficile ritorno del signor Carmody) che adoravo oltre misura. Ma, a conti fatti, non credevo che un libro del genere avrebbe mai potuto essere apprezzato in Italia, forse neanche preso in considerazione dal premio Urania, una delle poche possibilità che aveva uno scrittore di fantascienza di farsi


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conoscere. Parlo naturalmente di tanti anni fa. Poi, l’incontro con i libri di James Blaylock (autore secondo me sottovalutato), e la serie a fumetti Ruse, scritta da Mark Waid e disegnata da un eccellente Butch Guice. Furono proprio i disegni di quest’ultimo a darmi l’esatta dimensione di Raimondo Mirabile, futurista. La storia aveva poco a che fare con Raimondo e compagnia, ma l’atmosfera era quella giusta. Così, cominciai ad articolare meglio la trama, ma ancora non bastava. Fu Il diario segreto di Phileas Fogg a definire il mosaico in buona parte dei suoi tasselli. In quel romanzo, forse non indimenticabile, P. J. Farmer immaginava il signor Fogg alle prese con una minaccia aliena di inenarrabili proporzioni. Ora, avevo tutti gli elementi, ma ancora non sapevo quale taglio dare alla storia, e soprattutto non sapevo in che epoca ambientarlo. Davo per

Autore David Riva Anno 2010 Pagine 204 Collana Mezzanotte n.5 ISBN 978-88-95733-20-3 Prezzo 13,00 euro

scontato che non poteva essere ai giorni nostri. Poi, la lettura de L’uomo moltiplicato e il regno delle macchine di Filippo Tommaso Marinetti. Era tutto lì. Lo scenario del mio libro era in quelle due paginette che, a una prima lettura, mi erano sembrate folli e assurde. Avrei collocato Raimondo Mirabile in piena epoca futurista. E da lì, saltò fuori anche il titolo, che in un certo qual modo spiegava anche la piega umoristica che volevo dare alla narrazione: Raimondo Mirabile, futurista… per non parlare del maggiordomo. Sì, perché l’io narrante sarebbe stato un maggiordomo, simile per certi versi a tanti altri maggiordomi dei libri e del cinema, ma a modo suo anche molto italiano. Bisogna tenere alta la bandiera della patria! Certo, un maggiordomo protagonista di un libro di fantascienza era tutto dire, e poteva far storcere il naso a

qualcuno, ma non potevo non accettare la sfida. L’idea era sfiziosa, e andava portata avanti. Ricordo ancora la trepidazione mentre scrivevo il primo capitolo. Avevo paura che una voce narrante così “fuori dal coro” non si adattasse al genere fantascientifico. Invece, più andavo avanti, più mi convincevo che il discorso quadrava in tutte le sue parti. Alla fine, dopo anni di ricerche, di letture, di appunti e rimandi, di scrittura e riscrittura (grazie anche al duo Acerbi-Bonfanti, editor-mastini che non mollano mai la presa), è nato il libro. Adesso, s’intitola Raimondo Mirabile, futurista. Ma non bisogna assolutamente scordarsi del maggiordomo. http://eshop.xiionline.com/store/product_info.p hp?products_id=1136

Un romanzo deve trasmettere emozioni. David Riva, qui al debutto, riesce magnificamente a farlo, regalandoci una trama complessa che tiene col fiato sospeso. L’autore, particolarmente ispirato nel descrivere gli ambienti in cui si muovono così tanti personaggi, riesce in maniera accattivante a coniugare fantascienza, horror e noir. Muovendosi tra i sobborghi della trasgressione, con una riuscita narrazione libera da vincoli temporali, costruisce una storia che inevitabilmente porterà il lettore a interrogarsi su questioni di non poco conto. Che diritto abbiamo di ricorrere alla chirurgia plastica per modificare il nostro corpo e qual è il limite di questa pratica che non dobbiamo oltrepassare? L’uomo si spinge sempre più verso terreni inesplorati, tra ricerca, sperimentazione e irresponsabilità. Nel libro il concetto o interpretazione di Arte si contrappone e interagisce con la manifesta difficoltà dei prescelti (o destinati?) ad accettare il proprio corpo e con l’esigenza di lasciare tracce tangibili del proprio passaggio, alla ricerca di un’unicità che spesso rappresenta il senso di una vita. L’inserimento in alcuni capitoli d’approfondimento di veritiere citazioni d’artista a cavallo tra questo e il secolo scorso, oltre a impreziosire la lettura fa riflettere sul labile confine esistente tra realtà e fantasia. Le tribolazioni di Ester sulla via della trasformazione, scrupolosamente annotate sulle pagine di un diario, s’intersecano col tentativo di rintracciare la bella ragazza da parte di Ivan (fuggiasco a sua volta): la sensazione è che il tempo scorra sempre un po’ più veloce di quel che dovrebbe. Tra i due l’artista Hao Myung che “modella” a futura memoria le sue Opere mosso da una determinazione che pare irremovibile. Finale a sorpresa. Simone Barcelli


UFO E DINTORNI

Grazie al cortese invito dell'amico Simone Barcelli e della splendida rivista elettronica gratuita “Tracce d'Eternità” sono lieto di scrivere su queste pagine e con una rubrica che si chiama “UFO e Dintorni”. Periodicamente il sottoscritto ed altri componenti del CUI (Centro Ufologico Ionico) diranno la loro su ciò che gira attorno alla variegata tematica degli UFO. Ma passiamo a noi, innanzitutto mi chiamo Antonio De Comite e da circa quindici anni mi occupo della tematica degli Unidentified Flying Objects e in questo “battesimo” su queste pagine incominciamo ad illustrare cosa è la materia del nostro studio. Contrariamente a ciò che si pensa l'Ufologia non è la disciplina scientifica che studia gli extraterrestri, ma è lo studio degli Oggetti Volanti Non Identificati. Infatti il termine UFO è un acronimo anglosassone che significa letteralmente Unidentified Flying Object, appunto Oggetto Volante Non Identificato. Questo termine fu sin dal 1947 utilizzato, soprattutto dagli apparati aeronautici statunitensi, per catalogare tutte quelle tipologie di oggetti che per caratteristiche, movimenti, forma non hanno nulla a che vedere con qualsiasi velivolo convenzionale o missile. Nella

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Antonio De Comite (39 anni, di Statte, provincia di Taranto), ha 15 anni di esperienza nel campo degli UFO. Ha relazionato in alcuni convegni di cui uno internazionale a Firenze nel 2008, organizzato dagli amici del GAUS. Collabora come articolista con riviste ufologiche di settore che escono in edicola. Ospite anche in emittenti televisive e radiofoniche locali e nazionali. Ad aprile 2010 è stato premiato dal CUN (Centro Ufologico Nazionale) per l'attività svolta per la migliore ricerca sulla fenomenologia UFO attraverso la rete Internet.)

categoria dei veri UFO sono da includere anche i velivoli sperimentali militari terrestri, che molto spesso sono stati catalogati come ignoti per nascondere segreti militari. Resta il fatto che alcuni possono e devono riferirsi ad oggetti estranei, ipoteticamente al nostro mondo. L'ufologia contemporanea nasce ufficialmente il 24 giugno 1947. Quel giorno un pilota civile di nome Kenneth Arnold, mentre volava col suo aereo personale nei pressi del Monte Rainer nello Stato di Washington, vide una formazione di nove oggetti che Arnold definì “a tacco o a crescente”, che “si muovevano come sassi piatti in uno specchio d'acqua”. Sceso a terra, Arnold informò i giornalisti dell'accaduto e un cronista fantasioso, utilizzando la frase “sassi piatti” coniò il termine, in uso soprattutto negli anni 50 e 60 del secolo scorso, di “Flying Saucer”, ossia “Piatto o Disco volante”. Da quel momento questo fenomeno entrò a far parte della cultura mondiale e iniziarono ad arrivare a macchia d'olio segnalazioni da ogni parte del globo. Tanto che sin dal 1947 il problema UFO non fu solo di costume o curiosità, ma entrò di diritto a divenire Problema di Intelligence e problema militare. E di questo ne parleremo in una prossima puntata quando parleremo di Documenti Declassificati. Sin dall'anno 1947 ci furono variegati incontri che

andavano dal semplice avvistamento al complicato incontro diretto, ma all'inizio non si aveva ancora una classificazione ufficiale degli incontri. Ci pensò Joseph Allen Hynek. Hynek fu un importante astronomo statunitense, abituato a conoscere i misteri del cielo che, però agli inizi della sua “carriera” ufologica fu scettico, ossia era uno di quegli scienziati che mettevano in dubbio che questi fenomeni fossero davvero reali. Infatti dal 1952 fino a metà anni 60 fu un detrattore ufficiale dei misteriosi oggetti volanti, tanto che era capace di spiegare avvistamenti multipli e qualificati come ad esempio gas di palude. Un giorno però, analizzando molti casi del Project Bluebook (Rapporto Militare USAF sugli UFO), si ricredette e divenne un acceso assertore dell'esistenza di questi oggetti. Anzi fu in grado di affermare, qualche anno prima della sua morte avvenuta nel 1986, che lo studio degli UFO ci avrebbe portato alla scoperta della “Scienza del XXI° Secolo”. Ma Hynek fu famoso per la sua classificazione degli incontri. Venivano suddivisi in due categorie, Incontri a Distanza e Incontri Ravvicinati. Gli Incontri a distanza sono quelli nei quali il testimone o testimoni vedono l'oggetto o gli oggetti a più di 150 metri di distanza, nella quale i testimoni non riescono a distinguere particolari. Si suddividono in Luci Notturne


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(i più numerosi), Dischi Diurni e Rilevazioni Radar Visuali. Gli incontri ravvicinati sono quelli più inquietanti e sono quelli in cui gli oggetti e gli occupanti vengono visti a meno di 150 metri di distanza. Abbiamo quindi gli Incontri Ravvicinati del 1° Tipo quando il testimone riesce a vedere oblò, protuberanze, antenne, cupole o altro, Incontri Ravvicinati del 2° Tipo quando gli UFO lasciano tracce fisiche o producono effetti secondari su cose, animali e persone. E qui sono contemplate radiazioni, bruciature, erba essicata, disidratata, effetti magnetici che producono interferenze agli apparati elettrici e non solo. Fino a terminare negli Incontri Ravvicinati del 3° Tipo, quelli più fascinosi e sconvolgenti per eccellenza: quello della presenza, assieme all'oggetto atterrato, di enigmatiche entità animate, di ignota provenienza e natura. Per la complessità degli IR3 per convenzione le entità animate vennero suddivise in sei tipologie: Alfa, Beta, Beta 2, Beta F, Gamma e Delta. Le entità animate di Tipo Alfa sono piccoli umanoidi, alti tra i 50 e i 150 centimentri, glabri, macrocefali, corpo esile, fessura al posto della bocca, buchi al posto del naso, apparente assenza di lobi auricolari, con tre o quattro dite per piede e per mano. Le entità animate di Tipo Beta sono degli esseri dall'apparenza quasi sovraumana, che apparentemente sarebbero i capi delle entità di Tipo Alfa. Le entità animate di tipo Beta 2 sono identiche agli esseri umani e si opporrebbero ai Beta. Sarebbero, secondo alcuni degli intimidatori stile Men In Black. Le entità Beta F

avrebbero l'apparenza di dee o di donne bellissime e ricorderebbero la Madonna. Infatti vengono catalogati esseri di tipologia Virgin Mary. La tipologia Gamma è differente dalle altre, infatti ricorderebbero essere grandi e pelosi come il leggendario Yeti e in questa categoria vengono racchiusi le entità robotiche. L'ultima categoria è quella delle entità animate di tipo Delta, che racchiuderebbero nani incappucciati, uomini falena e umoni lucertola. C'è da dire per completezza e obbiettività che questa classificazione di entità non è stata creata da Hynek ma inserita a compendio da altri ricercatori del settore. Personalmente non ho elementi per affermare che ciò sia vera né tantomeno che sia falsa. Resta il fatto che se fosse vera è davvero inquietante. Ritornando agli UFO non tutto ciò che vola in cielo è apparentemente di origina estranea al nostro mondo, infatti ci sono oggetti o fenomeni che possono essere erronamente scambiati per UFO. E la casistica è numerosa. In questa categoria di IFO (Oggetti Volanti Indentificati) sono da inserire i famosi Palloni Sonda, Venere, la Stella Sirio, gas ionizzato, uccelli e formazioni di insetti, satelliti, fari da discoteca, lanterne cinesi, stelle cadenti, aerei visti in lontananza, prototipi segreti, di elicotteri, palloni pubblicitari, dirigibili. Questi oggetti comuni non rappresentano la totalità degli avvistamenti, anzi si possono racchiudere nell'80%. Resta circa un 20% di fenomeni che esulano da spiegazioni convenzionali e comode, che potrebbero essere (anche) di origine extraterrestre. E quel 20% è composto da oggetti a

UFO E DINTORNI forma di piatto, a diamante, a struttura composta da due dischi sovrapposti, a sfera, a foma di lampada, oppure UFO che ricordano il Pianeta Saturno o una campana, a forma di sigaro oppure triangolari (molto spesso questi ultimi probabili velivoli sperimentali militari terrestri). I veri UFO, quelli che ipoteticamente possono essere estranei al nostro mondo, compiono manovre impossibili come spostarsi a velocità folgorante, a zig zag, con andamento erratico o a “foglia morta”, spostarsi ad angolo retto, compiere spostamento “stop and go”, materializzarsi e smateriallizarsi. Ritornando all'Ufologia quali sono le prove tangibili da mostrare al pubblico? Se escludiamo rari casi di fotografie e filmati esenti da manipolazioni, la stragrande maggioranza dei reperti, purtroppo, è composta di falsi, alcuni davvero evidenti. La prova in ufologia è data da due fattori. 1) L'attendibilità dei testimoni; 2) Le tracce fisiche che si possono incrociare da vicino sia otticamente, sia con indagini strumentali (analisi di laboratorio). Solo così si può avallare un caso, anche scientificamente, altrimenti sono tutte bufale e ipotesi. Noi ufologi ci basiamo su ciò, dai testimoni attendibili come militari, scienziati, storici ma anche analisi sui reperti come frammenti o di tracce d'atterraggio. Per concludere si può racchiudere il tutto in poche ma significative parole, il fenomeno UFO è reale, tangibile, incontrovertibile ma di ignota provenienza e natura, ipoteticamente di origine extraterrestre, Il tempo ci darà ragione o torto di ciò.


LE INTERVISTE DI GIANLUCA RAMPINI

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Gianluca Rampini gianluca.rampini@fastwebnet.it ha 35 anni ed è un ricercatore indipendente che si occupa, in special modo, di ufologia e abductions. In rete collabora con Ufomachine, Ufoonline, Paleoseti e altri siti tematici.

JAIME MAUSSAN

Prima di tutto ci teniamo a ringraziarti per il tempo che ci dedichi. Ormai sei un ricercatore conosciuto in tutto il mondo. Puoi raccontarci come e quando cominciasti ad occuparti di argomenti quali l’ufologia e simili? Iniziai a occuparmi di ufologia nel 1984 quando presentai alla trasmissione “60 minutos” (ndr. Trasmissione gemella della

celebre “60 minutes” americana) della tv messicana il caso di Billy Meier, ma soprattutto quando mi occupai, sempre per la televisione, di tutti i filmati di Ufo che la gente stava riprendendo durante l’eclisse di sole del 1991. In quel periodo si è diffuso l’utilizzo delle video camere è ciò ha contribuito in maniera determinante allo sviluppo degli studi sugli ufo.

Se osserviamo il Messico dal punto di vista della tua trasmissione vediamo un paese dove parlare di Ufo non è così strano, come lo è da altre parti. Ce lo confermi? Si è vero, il pubblico qui è molto preparato. Qui parlare di Ufo è una cosa normale mentre in altri paesi, come il vostro, sembra una pazzia per chi lo fa. All’inizio c’erano molte domande, ora se ne


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parla in molti programmi televisivi, nei notiziari, in maniera seria. Il Messico è, per certi versi, una miniera d’oro per studiosi e appossionati di ufologia, ci sono moltissimi avvistamenti e diversi casi rilevanti. Molte persone si chiedono perché il Messico, pensi ci sia una spiegazione? Sì, è una miniera d’oro. Ci sono moltissimi avvistamenti, c’è ne stato uno importante riguardo il fenomeno degli Ebani il 27 giugno ad esempio. Gli avvistamenti e i filmati sono così frequenti che non diamo nemmeno più notizia di tutti quanti. Ormai molti non rappresentano nemmeno più un interesse dal punto di vista giornalistico. Possiamo dire che ci sono diverse dozzine di avvistamenti interessanti ogni anno anche se i numeri non sono quelli degli anni in cui ci sono stati i picchi come il 1991, 1994, 1997 e 2004

fenomeno le autorità messicana? A differenza degli Stati Uniti non esiste un blocco, non c’è pressione sui testimoni, se ne può parlare con libertà. Non ci sono ripercussioni per i giornalisti che se ne occupano, nel mio caso non ho mai ricevuto nessuna minaccia. C’è una certa apertura, come saprete nel 2004 ho ricevuto un video direttamente dall’esercito nella persona di Riccardo Clemente Vega Garcia, Segretario Generale della Difesa, un video preso a Campeche. Diciamo che come in Francia, Gran Bretagna e in Brasile, anche il Messico sta dimostrando un’apertura nei riguardi del fenomeno. Non che ci abbiano aiutato a investigare ma si sono rivolti a noi per farlo.

Gli ufo ripresi all’infrarosso sopra Campeche

Un ebani ripreso mentre rilascia una sfera

È corretto dire che questa moderna fase ufologica è iniziata nel 1991, durante l’eclisse? Sì, sembra che in quel momento ci sia stato l’inizio ma non dobbiamo dimenticare che per l’eclisse molti disponevano delle videocamere, è un aspetto molto importante, in quel momento si è cominciato a usarle, possederle diventava sempre più facile. Come si occupano del

Come dicevamo, il Messico è invaso da avvistamenti ufo ma non solo da ufo “tradizionali”. Ci sono un sacco di cose strane che volano nei cieli messicani, come gli Ebani per esempio. Alcuni di questi in effetti sono strani mentre alcuni sembrano ghirlande di palloncini. Puoi parlarci di questo strano fenomeno? Ci sono persone che credono che siano palloni ma senza rendersi conto di cosa potrebbe essere un pallone di cinquanta o sessanta metri, sembrano palloni perché hanno l’aspetto di tante sfere

LE INTERVISTE DI GIANLUCA RAMPINI unite. Noi stessi nel 2008 creammo due di questi ebani fatti di palloncini, uno di venti metri e uno di dieci metri, del costo ciascuno di circa 1000 dollari, quindi realizzarli è molto caro, trasportarli poi è molti difficile per la loro grandezza. Inoltre non osservammo il movimento ripetitivo, ciclico tipico degli Ebani. Nonostante questo si continuano a vedere e arrivano decine di filmati di questo fenomeno. Quindi chi dice che sono palloni non sa di cosa stiamo parlando. Invito chiunque crede siano palloncini a provare a crearne uno di 20 o addirittura cinquanta metri. Inoltre hanno movimenti circolari, ciclici e ripetitivi che dei palloncini non avrebbero. Inoltre i palloncini a quote così alte non durerebbero così a lungo senza esplodere . Collegate agli Ebani sembrano essere le “flottillasi”. Recentemente abbiamo visto il video di Pedro Hernandez in cui un oggetto rilascia decine di piccole sfere. Cosa pensi siano queste piccole sfere?

Sì, in effetti i due fenomeni possono essere connessi. Il video ci mostra come questi oggetti rilasciano le sfere, io credo che questi fenomeni siano interconnessi, credo che in sostanza siano lo stesso fenomeno. Il video di


LE INTERVISTE DI GIANLUCA RAMPINI Hernandez e quello di Alfredo Carrillo sono eccezionali. Queste sfere hanno un diametro di circa 150/160 cm, io credo siano composte di energia. In taluni casi sembrano metalliche, la maggior parte comunque sono chiare tranne alcuni casi in cui sono di colore scuro. È molto curioso il caso di Pedro Hernandez che assieme ad Alfredo riprese lo stesso oggetto da due angolazioni diverse, al primo risultò di colore arancione mentre al secondo l’oggetto apparve nero, questo non per la posizione rispetto al sole. Alcuni anni fa il caso di Carlos Diaz attirò l’attenzione del mondo intero, le sue fotografie e i suoi filmati erano stupefacenti. Ho avuto l’occasione di incontrarlo qui in Italia ed ho avuto la sensazione che fosse una persona onesta. Hai investigato il suo caso? Sai cosa faccia al giorno d’oggi? Ho avuto l’opportunità di investigare sul suo caso nel 1993. Era un buon caso ma non siamo riusciti a dire cosa stesse succedendo realmente. Non posso assicurare che abbia continuato i suoi contatti. E’ stato detto che i suoi ultimi filmati erano falsi ma a mio parere il caso era molto interessante. Devo però dire che Carlos era un soggetto difficile da essere investigato, non dava mai risposte chiare e convincenti, divagava portando i discorsi dove voleva e alle fotografie.

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Una delle decine di foto scattate da Diaz alle navi di luce

Ci sono stati altri contattisti in Messico? A dire il vero, no. Non abbiamo mai investigato altri casi di contattismo. Fuori dal Messico, l’ultimo caso che ho potuto investigare è quello di Stan Romanek, che secondo me è un caso reale, autentico. Inoltre sto investigando alcuni casi di rapimento, ad esempio il caso di Ron Noel, nel cui corpo è stato trovato un impianto che emetteva una forte energia, quanto quella di un televisore. Questo oggetto stava trasmettendo verso lo spazio profondo. Comunque entrambi questi casi sono accaduti fuori dal Messico, qui invece non ne abbiamo investigato nessuno. Un filmato molto interessante è stato il video di Merida, in cui due ragazzi che giocavano a pallone ripresero un essere che sembrava un alieno grigio. Molte persone credono sia un falso. Cosa ci puoi dire in proposito?

Molta gente non crede in questo caso. Come sempre accade però chi non ci crede

non sa nulla del caso. Ad esempio non si sa che rilevammo, sul luogo dell’avvistamento, un punto da cui emanava una forte radiazione, radiazione che poi si è estesa sino ad un raggio, intorno a quel punto, di un chilometro. Non sappiamo il perché, ma il caso è autentico. Ciò dimostra che uno di questi esseri potrebbe essere entrato attraverso una porta dimensionale, almeno è quello che crediamo. Parliamo ora del caso del “feto alieno”. Cosa è successo dopo le prime analisi? Hai trovato qualcos’altro, sia in positivo che in negativo?

Le analisi sono andate avanti (vedi http:// www.serdemetepec.com), ne sono state fatte otto, e nonostante le otto analisi ancora non si è in grado di stabilire cosa sia la creatura. Io non credo sia terrestre, non vedo come ci debbano volere tante analisi per capire cosa sia se fosse terrestre. In sette di queste analisi non fu possibile recuperare il DNA, non capisco come mai il DNA è così degradato come dicono gli specialisti. In una di queste otto analisi, realizzata in una università europea, di cui non posso ancora rivelare il nome, gli scienziati hanno affermato che non possono confermare che l’essere sia terrestre. È stata anche realizzata una tomografia assiale computerizzata dell’interno della testa e si è visto che l’orecchio interno era molto


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sofisticato, che non corrisponde a quello delle scimmie, nemmeno a quella di una scimmia titi. L’idea che fosse una scimmia è nata quando alcuni ricercatori europei vennero a vedere l’essere, incuriositi dalle analisi che sono state fatte. Quando lo videro però dissero che poiché non era umano, non poteva che essere una scimmia. Erano antropologi e quindi non vollero continuare le investigazioni. La porta rimane aperta, ancora non possiamo dire cosa sia, ma le analisi continuano. Dopo tutte le ricerche fatte posso dire che non è un essere conosciuto. Tornando indietro agli anni ’90, ricordiamo tutti il famoso caso di Las Lomas, 6 agosto 1997. Qualcuno una volta mi disse di aver trovato lo stesso video in cui si vede solamente lo sfondo senza il disco, intendendo che fosse un falso. Quindi, secondo la tua esperienza, era vero o falso?

Ci furono decine, se non dozzine di testimoni che videro l’oggetto. Dimostrammo anche che questi testimoni non avevano visto il filmato come sosteneva qualcuno. Non posso quindi dire che il filmato sia falso perché dovrei dire che molte persone hanno mentito. Oltre a questo, nel 1997 non c’erano programmi per computer come ci sono al giorno d’oggi. Si è provato a riprodurlo anche negli anni successivi ma nessuno ci è riuscito compiutamente, quindi

il caso rimane un vero mistero. Guardano costantemente il cielo cercando ufo. Quante persone sono coinvolte e come è organizzato il gruppo? È un gruppo che varia, non saprei dire di preciso quante persone sono, tutti sono indipendenti, alcuni si raggruppano in maniera indipendente. Il loro lavoro è individuale per cui non c’è molta unità di gruppo, c’è più confidenza tra alcuni di essi. Il Signor Fernando Corrales è il Coordinatore Nazionale mentre Pedro Avila è il leader di questa organizzazione. Quest’ultimo è una persona ammirevole, è una persona da cui prendere esempio, è affetto da una paralisi. Nonostante questo è riuscito a realizzare il filmato con le due video camere, una infrarossi l’altra normale, in cui l’Ufo nella prima si vede mentre nella seconda no.

Il gruppo comunque può variare, a seconda dei periodi, dai 20 ai 100 individui, più o meno questi sono i numeri. Ci sono molte persone che si sentono e agiscono come Vigilantes senza appartenere al gruppo. La trasmissione Tercer Millennio è il vero punto di incontro di tutti questi vigilantes. Credo sia l’unico gruppo al mondo di questo tipo. Pensi potrebbe avere senso che anche in altri stati le persone si organizzassero allo stesso modo?

LE INTERVISTE DI GIANLUCA RAMPINI Ci sono alcune persone a Pheonix, in Arizona, che sorvegliano il cielo in una zona degli Stati Uniti dove sono stati fatti molti avvistamenti. Sarebbe utile che più persone lo facessero, ma non è comunque una cosa facile, bisogna possedere una certa abilità e attitudine a guardare sempre il cielo. Veniamo ora all’Italia e al caso Urzi. Cosa ne pensi e come ti spieghi questo speciale dono/abilità che sembra possedere?

Ho investigato il suo caso e, a mio parere, è uno dei più importanti al mondo. Quelli che dicono che non è vero, ancora una volta, non conoscono il caso. Ho avuto l’opportunità di conoscerlo molto bene e di vedere come opera, non solo sono profondamente convinto della sua sincerità ma sono convinto che abbia prodotto alcune delle migliori prove mai realizzate. Credo che il filmato ripreso nel 2007, che dura un ora, sia eccezionale ed autentico. Anche il video del cavallo, tanto bistrattato, ritengo sia vero. Non tutti sanno infatti che in Vaticano esiste l’affresco di un cavallo volante e non si tratta di una allegoria ma è ritratto come una testimonianza di chi lo ha visto realmente. Credo che Antonio Urzi possieda un dono, non credo infatti si


LE INTERVISTE DI GIANLUCA RAMPINI potrebbe dire che sia tutto un caso perché non solo succede a Milano, ma è successo in Argentina, in Turchia e anche qui in Messico, durante il Congresso Mondiale sul Fenomeno Ovni. Credo che oltre all’abilità di osservare il cielo, questa persona ha qualche particolare facoltà, non ho altro modo per definirlo poiché ritengo che il caso sia autentico. Proviamo ad andare oltre. Il fenomeno dei rapimenti alieni è studiato in Messico? Ci sono pochi casi di rapimento, la gente ne parla poco. Non abbiamo avuto l’opportunità di investigare alcun caso e qui in Messico non ci sono specialisti in materia. Credi, in generale, che i rapimenti siano eventi reali appartenenti alla nostra realtà o potrebbero essere qualcosa di diverso? Assolutamente sì, nel caso di Ron Noel che stiamo investigando ci sono prove fisiche, come gli impianti e le tracce sul suo corpo rivelate dalla luce ultravioletta. Potete trovare su www.youtube.com/ user/tercermilenio le immagini di questo caso. È un caso molto ben investigato. Se dovessi confrontarti con uno scettico in un dibattito, quale caso proporresti? Proprio il caso di cui ho appena detto, ma avrei molti casi da proporre. Gli scettici non fanno ricerca, non si basano sulle prove. Oppure usano alcune prove per dimostrare ciò che vogliono, una volta uno scettico usò le prove che un video era falso per dimostrare che il video di

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cui parlavo era altrettanto falso, il che mi pare sia un modo per falsificare la verità. Comunque il caso di Ron Noel è un caso molto fisico, tutti gli elementi che sono stati riscontrati, l’oggetto, l’energia che esso emanava, la regressione ipnotica, il fatto che altre tre persone abbiano vissuto la stessa esperienza e che due di questi abbiano anch’esse un oggetto estraneo nel corpo. Credo che sarebbe un ottimo caso da presentare agli scettici. Recentemente abbiamo sentito di un possibile disclosure da parte del governo Usa sugli Ufo, ma non è successo niente. È possibile che cambi qualcosa? E se così fosse potremmo fidarci di quello che direbbero? È difficile rispondere a questa domanda, tutti speravano che parlasse, c’era molto aspettativa intorno ad Obama. Non sappiamo se il fatto che abbia ricevuto il premio Nobel centri in qualche modo ma appare curioso che proprio in quei giorni apparve la famosa Spirale in Norvegia, io sono convinto che non sia stato il missile russo a produrla. In generale è impossibile fare una previsione, ci sono grandissimi interessi militari coinvolti. Non è possibile dare una risposta sintetica, ci vorrebbe un’intervista dedicata solo a questo. Ok, come siamo soliti fare, proviamo a dare uno sguardo al futuro. Il 2012 è imminente. Come è percepito tutto questo in Messico e qual è la tua opinione a riguardo? È un argomento che mi lascia in un certo modo perplesso. Le origini del popolo Maya risalgono a 1500 anni prima di

Cristo e conoscevano periodi di tempo molto più antichi. Come facevano a conoscere quei periodi storici? O sono molto più antichi di quanto pensiamo oppure sono eredi di una civiltà che ancora non conosciamo. Il loro calendario è diviso in cicli di 5125 anni, di cui l’ultimo è iniziato nel 3114 e finirà nel 2012. In Messico questo argomento viene percepito un po’ come in tutto il mondo, c’è chi non lo riconosce come mistero e c’è il timore di una catastrofe cui però molti non danno importanza L’opinione pubblica è divisa, come negli altri paesi. Non credo che succederà niente di male, credo che aumenterà la sensibilità delle persone nei confronti del fenomeno Ufo, molti si aspetteranno qualcosa, credo che potrebbero esserci più avvistamenti e, se una civiltà avanzata arrivasse, quello potrebbe essere un buon momento per il contatto perché in qualche modo la gente se lo aspetterebbe. È curioso che i Maya non parlassero di qualche fenomeno cosmico, ma parlassero specialmente di acqua. Un cambiamento è in atto, sarà comunque sempre difficile dimostrarlo, qui come in tutto il mondo, ma ad esempio in questo periodo vengono avvistate molte sfere che si nascondono nell’infrarosso. Questo è un fenomeno molto interessante, ci sono molti video che dimostrano il comportamento intelligente di queste sfere. Ci sono insomma molti elementi che lasciano supporre che ci stiamo avvicinando a qualcosa di spettacolare. Grazie molte, Jaime, di essere stato nostro ospite.


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NOTIZIE DAL CUT Il CUT è una associazione, apartitica, non settaria e senza scopi di lucro, che ha il compito di divulgare, analizzare e studiare tutto ciò che riguarda il problema UFO (Unidentified Flying Objects) e materie connesse. Questo centro di studio, composto da validi ricercatori, razionali ma con la mente aperta, non ha una risposta univoca sull’origine, la natura e la provenienza degli UFOs. Al momento la più probabile ipotesi di lavoro è quella che alcuni UFO siano davvero di origine “estranea” al nostro Pianeta. Per qualunque informazione contattare il nostro indirizzo email centroufologicotaranto@gmail.com

FATTI E FENOMENI MISTERIOSI SULLA MURGIA Articolo di Franco Pavone – Componente CUT

La lussureggiante terra di Puglia , in alcune zone rimasta per fortuna allo stato quasi primordiale e incontaminato , racchiude misteri sconosciuti ai più , ma ugualmente intriganti come altri più noti e famosi , come ad esempio l’arcinota Area 51 , il Triangolo delle Bermuda o senza andare troppo lontano Canneto di Caronia in provincia di Messina , dove come è noto si succedono strani fenomeni associati al passaggio e allo stazionamento di oggetti volanti sconosciuti .

Sappiamo che in merito la stessa Protezione Civile ha ipotizzato fra le concause di questi casi di autocombustione e altro ancora che si verificano nella cittadina siciliana , una presunta spiegazione inerente a manifestazioni provocate da una tecnologia e da una energia non convenzionale e scusate se è poco. Ma tornando alla terra di Puglia , qualche mese fa il quotidiano ” La Gazzetta del Mezzogiorno ” ( ma recentemente ne ha parlato anche il Corriere del Giorno di Taranto ) con

articoli del giornalista Nicola Curci, pubblicati il 9 Dicembre 2009 , ha messo in evidenza dei fatti che sfuggono ad una spiegazione cosiddetta razionale , ma che ci portano invece in una dimensione perlomeno oscura . Coincidenza , questa zona sita tra Corato e Poggiorsini sulla Murgia barese , si trova a pochi chilometri in linea d’aria da Castel del Monte , sede del famoso castello a pianta ottagonale del XIII secolo , si dice costruito dall’Imperatore Federico II, ma ci sono anche altre teorie in proposito , non lontano dal ” triangolo ” Andria , Ruvo di Puglia , Corato , secondo alcuni studiosi con nascita dello stesso il 29 Gennaio del 1240 . Ad esso sono stati associati misteri e reliquie religiose che vanno dall’Ordine monasticocavalleresco dei Cavalieri Templari , al Sacro Graal e all’Arca dell’Alleanza . Ma tornando all’argomento iniziale , fonte di questo articolo , cominciamo da una tragedia verificatasi in quell’area nel 1972 , precisamente il 30 Ottobre alle 20,40. Un aereo Fokker F27 in


NOTIZIE DAL CUT

volo di linea 327 Ati , partito da Roma e diretto a Bari , si schiantò sulla Murgia appunto nella zona tra Corato e Poggiorsini, su di una stalla sita in un’area colonica chiamata Masserie Nuove . Vi perirono purtroppo 27 persone , tra cui 5 membri dell’equipaggio e 22 passeggeri . I coloni che abitavano quell’area si salvarono per puro miracolo , ma persero la vita circa 200 tra pecore e vitelli. I cronisti arrivati sul posto descrissero un’atmosfera ai limiti dell’assurdo e le cause del disastro , a distanza di quasi 40 anni, sono ancora avvolte nel mistero più impenetrabile . Nella zona le condizioni meteorologiche erano ottime , non c’erano turbolenze e il cielo era pieno di stelle . Come da prassi consolidata , dovevano trovare delle responsabilità , cercando una spiegazione razionale e le dettero al pilota Giuseppe Cardona , il cui corpo stranamente fu ritrovato fuori dalla cabina , quasi vicino alla coda dell’aereo , dando adito ad ipotesi ai limiti dell’assurdo . In coincidenza un altro Fokker F27 , 17 giorni prima si era schiantato sulle Ande , dove perirono 29 persone sul volo 571 della Fuerza Aerea Uruguayana , su cui volava in rotta verso il Cile una squadra di rugby . Ricordiamo che l’odissea dei 16 sopravvissuti che furono tratti in salvo dopo due mesi sulle montagne andine , diede

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la stura alla produzione di un film che fece diventare di dominio pubblico la loro drammatica storia . Su quegli aerei Fokker dell’epoca , il sistema di navigazione era il Vor , Vhf Omnidirectional Range , che fino alla rivoluzione Gps fu il sistema di navigazione standard per i voli a corto raggio , condizionato però dal magnetismo terrestre . Da questo momento in poi però superiamo la linea di confine ed entriamo in dimensioni dall’apparenza impossibili . All’epoca lo studioso definito ” eretico ” dalla scienza ufficiale , Raffaele Bendandi, dell’omonimo osservatorio di Faenza , ipotizzò come causa del disastro aereo della Murgia , una tempesta solare inusitata , causa ritenuta suggestiva ma non credibile per la scienza cosiddetta ” ortodossa ” . E non solo . Il direttore all’epoca dell’aeroporto di Bari Palese, Mario Cascella, inserì nel corposo dossier del disastro , l’avvistamento di un oggetto volante sconosciuto di colore rosso da parte di un testimone , poco tempo prima del disastro , e qui entriamo in una dimensione di natura ufologica . Ma i misteri continuano . In quella zona è sita anche la necropoli funeraria di San Magno , misterioso complesso dell’Età del Bronzo non ancora ben studiata . Oltre la sagoma esoterica di Castel del Monte vi è poi la più grande polveriera d’Europa , quella di Poggiorsini . Inoltre , caso strano , vi erano all’epoca della Guerra Fredda tre siti nucleari ora in disuso , di cui approfondiremo più avanti. Ci sono inoltre racconti di pastori della zona che parlano di una grande collina cava al suo

interno , dove pare siano stipati aggeggi non meglio identificati . Sempre nella zona a pochi chilometri in linea d’aria da Castel del Monte , ove in una radura si trova piantata una croce nera di cui quasi nessuno sa l’origine e che tutti evitano di incrociare , c’è una stradina in leggera salita , dove chi ha la briga di lasciare l’auto in folle , quest’ultima invece di scendere giù dal pendìo , si muove in salita da sola , come sperimentato anche dai giornalisti della Gazzetta del Mezzogiorno . Il geologo di Andria , Riccardo Losito , ha suggerito di fare misurazioni e indagini in loco per capire se sia un fenomeno di magnetismo terrestre e se l’esistenza di un forte campo magnetico spiegherebbe alcuni di questi enigmi , o si tratta di qualcos’altro . Siamo sempre nel campo dei misteri , che


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come dichiarava un certo Albert Einstein , sono la fonte di ogni vera arte e di ogni vera scienza . Stranamente però fenomeni simili come quello della misteriosa stradina murgese , si verificano in altri luoghi d’Italia come : la strada per Ariccia vicino Nemi ai Castelli Romani , un’altra dalle parti di Pisa , ancora al bivio di Montagnaga ( Trento ) e un’altra dalle nostre parti verso Martina Franca ( Taranto) , in cima alla salita del bosco Orimini , dove c’è un cartello indicante “lazzo Casavola” , che immette in una stradina con lo stesso fenomeno murgese , dove nelle vicinanze manco a dirlo c’è una base poco conosciuta dell’Aeronautica Militare , preposta come sede principale della Terza Regione Area , per il controllo del Mediterraneo , su eventuali ” intrusi ” che penetrano nello spazio aereo italiano . Dulcis in fundo , come abbiamo accennato prima , quella zona della Murgia era sede negli anni sessanta , in piena Guerra Fredda , di un presidio missilistico nucleare detto di Grottelline nella zona di Spinazzola di Bari ( e che interessò anche aree del tarantino come Laterza e Mottola ) , come detto in un reportage del 2004 del maresciallo Cannine Centore , veterano della Guerra Fredda . Il gruppo da lui guidato si occupava della custodia e del puntamento di trenta testate nucleari installate su missili Jupiter di fabbricazione statunitense , costruiti dalla multinazionale Chrysler . La decisione di installare questi missili sulla Murgia barese fu presa all’epoca della crisi di Cuba , per affrontare in sede strategica nella zona del mare Adriatico , ultimo baluardo

della minaccia dall’est europeo , il confronto con il Patto di Varsavia . In un documento declassificato dal Foia ( freedom of information act ) ora addirittura pubblicato su internet dal sito Altramurgia.it, Gerard C. Smith , all’epoca assistente del Segretario di Stato Usa e poi delegato al trattato sulla riduzione delle armi strategiche ( Salt ) , valutò il potenziale distruttivo di quei missili puntati dalla Puglia su Mosca e i paesi del Patto di Varsavia . Una sola di quelle testate che si trovava in uno dei siti non lontano dalla base dell’Aeronautica di Gioia del Colle ( Bari ) , aveva una potenza di 1,5 megatoni , 1 milione e mezzo di tonnellate di tritolo e cioè 75 volte più potente della bomba di Hiroshima , ed è tutto dire . La vita nella base all’epoca scorreva tranquilla e i carabinieri perlustravano l’area , nell’ipotesi che qualche intruso scoprisse i siti . Le trenta testate nucleari salutavano all’alba in linea d’aria l’Albania , dove probabilmente erano installate analoghe testate nucleari rivolte ad Occidente . I fatti si svolsero sino al 1963 , quando tutto fu smantellato e gli ufficiali e i sottufficiali dell’Aeronautica furono trasferiti ad altri incarichi . E mistero nel mistero ( ma non bisogna meravigliarsi ) , nessuno della popolazione locale era al corrente di quei missili situati nelle nostre terre e chissà se qualche ricaduta radioattiva non è rimasta al suolo , infatti qualcuno ha sconsigliato di mangiare prodotti naturali cresciuti in quella zona . Come vediamo quest’area della Murgia racchiude tanti misteri che spaziano dall’esoterismo ai

NOTIZIE DAL CUT misteri religiosi, all’ufologia, ai fenomeni magnetici, a quelli solari, ai disastri aerei non spiegati e agli enigmi della Storia . Sicuramente qualcuno di questi potrebbe essere spiegato ” razionalmente ” , come amano dire gli studiosi allineati , ma altri restano inesplicati e ci portano in sentieri ai confini della realtà così come la conosciamo ( anche se ultimamente la scienza sta mettendo in dubbio persine il fatto che le leggi fìsiche siano uguali in tutto l’Universo ) , come quelli legati agli UFO , che notoriamente hanno una predilezione per le basi militari e gli aerei. Sono enigmi come abbiamo visto , che troviamo quasi sull’uscio di casa , nella nostra vecchia terra di Puglia e come disse il famoso scrittore e aviatore francese Antoine de Saint- Exupèry ( 1900-1944 ) : « il mistero non è un muro , ma un orizzonte . Il mistero non è una mortificazione dell’intelligenza , ma uno spazio immenso che Dio offre alla nostra sete di verità. »

FONTI BIBLIOGRAFICHE La Gazzetta del Mezzogiorno – mercoledì 9 Dicembre 2009 Corriere del Giorno – domenica 24 Ottobre 2010 Castel del Monte – Wikipedia Sito internet – Altramurgia.it Altipiano murgese – Wikipedia


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RICERCHE DI CONFINE: UN BREVE PENSIERO

Roberto La Paglia sargatanas@tin.it , oltre ad essere giornalista freelance, è scrittore e ricercatore. Mente fervida, alimentata da un intenso ed inesauribile desiderio di ricerca, attraverso le sue opere, accompagna i lettori in un viaggio verso l'ignoto, guidandoli nei meandri più nascosti delle dottrine occulte ed esoteriche. Uno dei suoi ultimi libri è “Archeologia Aliena” (Ed. Cerchio della Luna, 2008).

Si racconta che esistano cinque verità: la mia, la tua, quella degli altri (la sua e la loro), quella presunta e la verità vera. Riferendoci alle prime tre possiamo sicuramente affermare che esse siano esclusivamente di parte, lo stesso può avvenire per quella presunta, mentre difficilmente riusciremo ad arrivare alla quinta, quella vera. La verità, sempre e comunque, è una scoperta pericolosa, capace di rovesciare secoli di attestato pensiero scientifico; a volte fa paura, può ferire profondamente, ed è in grado di mettere in crisi qualsiasi solida convinzione, sia essa morale, politica, storica o spirituale. Possiamo dire oggi di conoscere

veramente lo stato delle cose? Partendo dal presupposto, per molti versi non certo errato ai fini dei temi trattati in questo libro, che la verità si ottiene dall’apprendimento omogeneo e costante dei fatti, non possiamo certo affermare di essere giunti alla nostra meta. I dati in nostro possesso si riferiscono molto spesso alle prime tre verità, a volte alla quarta, ma proviamo a met-terle insieme e non avremo che una ipotesi, un ragionevole dubbio su quale potrebbe essere la verità vera. Quando esattamente, per la prima volta, l’uomo osservò il nostro pianeta? Possiamo accettare oggi l’ipotesi di un essere quasi


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scimmiesco che si adatta e, con l’ausilio dell’osservazione e di una spiccata intelligenza, sopperisce in maniera sempre più moderna ai suoi bisogni quotidiani? È accettabile l’ipotesi di una evoluzione osservata e studiata linearmente, senza tenere conto dei tanti, troppi oggetti e fatti che non trovano una giusta collocazione temporale? Esiste una antica, e volutamente ignorata, documentazione sui miti celesti che vennero riconosciuti come Dei dagli uomini; una tradizione orale e scritta che tende a spostare i nostri parametri di ricerca ai margini di un universo chiamato Terra. Le antiche civiltà credevano fermamente in un intervento divino molto diverso da quello con valenze prettamente spirituali che prese in seguito il sopravvento: Dei, Dee, esseri di altri mondi che incrociavano il nostro spazio e interagivano con il nostro pianeta. Oggi li conosciamo come Ufo, Grigi, extraterrestri, e tentiamo di confinarli in uno spazio utopistico nel tentativo di sognare un universo fantastico pur rimanendo saldamente ancorati ad una realtà molto più tangibile e rassicurante; ma un tempo storia e mito convivevano tra loro; una delle spiegazioni proposta più di frequente riguardo all’origine del mito si basa sulla sua diretta discendenza da un sentimento religioso,

ovvero l’estremo bisogno di razio-nalizzare un atteggiamento superstizioso o, comunque, qualunque cosa non possa essere spiegata con il solo ausilio della ragione. Se da un lato questa teoria risulta sicuramente accettabile, dall’altro non tiene conto del fatto che l’inspiegabile non è soltanto una prerogativa divina; esistono infatti molti fenomeni inspiegabili che non rientrano nella natura divina ma sembrano appartenere alla sfera umana. Uno dei tanti misteri, ad esempio, che da sempre affligge gli storici e gli scienziati è quello dei petroglifi, e in particolar modo quello che riguarda molte raffigurazioni antiche che sembrano riprodurre moderne creature rivestite da una sorta di tuta spaziale, se non addirittura veri e propri esseri di natura non umana. Proviamo a paragonare le varie pitture rupestri e cerchiamo tra loro un comu-ne denominatore; l’uomo primitivo dipingeva o scolpiva la pietra per riprodurre ciò che temeva o ciò che osservava. Nel primo caso potremmo affermare che si trattava di una sorta di esorcismo, attuato rappresentando la figura che lo minacciava e scaricando quindi il proprio timore sull’opera appena compiuta. Nel secondo caso, però, non possiamo che arguire di trovarci ad osservare la rappresentazione di ciò che l’artista vedeva,

ovviamente distorta dalla sua cultura e dal sentimento religioso, ma pur sempre una rappre-sentazione di qualcosa alla quale aveva assistito o, comunque, di qualcosa che aveva visto con i propri occhi. Partendo da questo presupposto, le figure anomale rinvenute in svariate località della Terra non possono essere attribuite a semplici fantasie, sono troppo simili tra loro e l’enorme distanza che divideva gli artisti non favoriva certo uno scambio di idee sui modelli da raffigurare. Rimane quindi la domanda: cosa rappresentavano? Possibili, come alcuni asseriscono, che quelle strane figure dotate di caschi e tute, fossero soltanto la rappresentazione dell’antico desiderio dell’uomo di volare? Come spiegazioni dobbiamo ammettere che lascia molto a desiderare, sarebbe molto più logico a questo punto, accettare la teoria di visitatori alieni, con tutto ciò che ne consegue. Il problema principale rimane comunque l'affinità tra le culture nel Medio Oriente e quelle rinvenute nelle Americhe, ovvero la loro sconcertante concordanza; l’antica Babilonia era infinitamente lontana dal Sud America, così come ogni cultura presentava caratteristiche diverse: una si sviluppava a stretto contatto con il mare, l’altra nasceva sulle montagne, il tutto scandito da esigenze diverse e diverse idee. Ciò nonostante, la similitudine


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delle rappresentazioni grafiche lascia ancora oggi perplessi; pur ammettendo che si sia giunti alle stesse soluzioni percorrendo strade diverse, questo non spiega in maniera soddisfacente l’enigma delle rappresentazioni pittoriche e architettoniche. Esiste di certo la possibilità che rappresentanti di diverse culture siano venuti in contatto tra loro, spargendo per il mondo allora conosciuto, come

moderni missionari, le loro conoscenze; ma questi uomini da chi avevano appreso? Se la maggior parte delle informazioni provengono da tradizioni orali perpetuate nel tempo, quale era la loro origine. In poche parole, se culture diverse erano solite rappresentare esseri racchiusi in quelle che oggi definiamo tute spaziali, ci deve comunque essere stato qualcuno che, inizialmente, testimone di questo strano

avvenimento, ne ha in seguito perpetuato il ricordo. Ancora una volta ritorniamo al quesito iniziale; se infatti si potrebbe spiegare il problema della somiglianza tra le varie rappresentazioni artistiche, questo nulla sembra togliere al mistero iniziale: quale avvenimento remoto scosse così profondamente i suoi testimoni, tanto da diventare un mito quasi universale?

L’ULTIMO LIBRO DI ROBERTO LA PAGLIA

IL GRANDE LIBRO DEI MISTERI Roberto La Paglia Prefazione di Paola Giovetti Edizioni Xenia 316 pagine 15 Euro ISBN 9788872736890

Dalla mitica Atlantide al calendario Maya: i più sconvolgenti e dibattuti enigmi della storia umana in attesa di una soddisfacente soluzione. I megaliti di Stonehenge, la Piramide di Giza, le linee di Nazca: che cosa volevano dirci gli antichi? Rennes le Chateau e la Cappella Rosslyn: i Templari e il Santo Graal. Da Tunguska agli odierni avvistamenti Ufo: misteriosi segnali dal cielo. Fantasmi, telepatia, medianità ed esperienze di pre morte: la scienza si interroga sul paranormale. Un viaggio lungo un sentiero nel quale si muovono non soltanto le teorie di confine ma anche le ipotesi scientifiche, in un serrato confronto dal quale si auspica possano un giorno nascere risposte certe. Un libro affascinante che permette al lettore di immergersi in una realtà parallela ma non per questo del tutto irreale, alla scoperta di luoghi, fatti, personaggi e storie spesso difficilmente reperibili nella letteratura del mistero.


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EFFETTI SPECIALI...

SULLA VIA DI DAMASCO

Simone Barcelli simonebarcelli@libero.it ha 45 anni ed è un ricercatore indipendente di Storia Antica, Mitologia e Archeologia di confine. In rete collabora con Storia in Network, Tuttostoria, Edicolaweb, Acam, Esonet, Paleoseti e ArcheoMedia, sui cui portali sono pubblicati i suoi studi tematici.

Il tardo apostolo Paolo, per intenderci quello della celebre conversione, prima di passare alla fede cristiana si chiamava Saulo di Tarso ed era a pieno titolo un cittadino romano. Le sue vicende, stranamente, sono molto simili ad un personaggio greco vissuto nella stessa epoca, tale Apollonio il Nazareno, tanto da far ipotizzare un ripescaggio degno del miglior complotto che sia mai esistito. Paolo fu tacciato dai primi cristiani, durante la sua predicazione a Tarso e dintorni (anni dopo la morte di Cristo) di aver estromesso la figura di Dio dall’insegnamento ed aver instaurato il culto di Gesù. E qui, la figura divinizzata del Cristo, quella che emerge dalle Sacre Scritture, è davvero troppo simile ad altre

divinità del mondo antico: si tramanda che anche Adone, Dumuzi e Attis, per fare qualche nome, compissero miracoli, terminando la vita terrena con la resurrezione. Ma anche la circostanza di essere nato da madre vergine non è prerogativa del Salvatore, tanto che anche Attis, Krishna e Dioniso/ Bacco passarono così alla storia. Non abbiamo dubbi che siffatta particolarità possa aver contribuito non poco a far lievitare gli adepti di ciascun culto. Come avremo modo di vedere, le similitudini non finiscono certo qui. Stando agli studiosi non allineati, come ad esempio Robert Eisenman, che hanno dedicato anni alla lettura critica dei testi sacri, è in questo periodo che, proprio grazie a Paolo, prendono


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piede gli elementi miracolosi attribuiti a Gesù, quindi le “responsabilità” dell’apostolo sono senz’altro notevoli. Le affermazioni attribuite a Paolo sono poi in completo contrasto con i dettami del Cristianesimo di Giacomo, imperante in quel di Gerusalemme. Tale situazione trova ampio riscontro dalla lettura degli Atti degli Apostoli (soprattutto il Vangelo di Luca): Paolo è richiamato diverse volte a Gerusalemme, al cospetto dei sacerdoti del Tempio, per giustificare il suo operato e per eseguire periodi di “purificazione”. Dopo essere stato salvato dai Romani, è condotto infine

nella Città Eterna per essere processato. A quel punto di lui si perdono le tracce ed anche i testi sacri risultano discordanti, se non fortemente evasivi. Effetti speciali C’è da chiedersi, a questo punto, se tutto ciò avesse il fine ultimo di creare, ex novo, un personaggio (recante con sé un preciso messaggio medianico) che potesse far breccia tra la gente e contrastare in qualche modo gli altri culti imperanti all’epoca. Non è una novità che, da sempre, tutte le religioni abbiano fatto largo uso di “effetti speciali” per

convincere il popolo della bontà del proprio dire, nella speranza che l’immaginazione (o la credulità) popolare potesse fare il resto. Pensate alla grandezza delle piramidi e dei templi, allo sfarzo del vestiario dei sacerdoti, al gioco di luci e alla musica. Ma qui, tralasciando volutamente tutta una serie di indizi che ci porterebbero inevitabilmente a demolire la veridicità storica della figura dell’apostolo (e qui sorgerebbe veramente un problema di fondo), occorre sicuramente disquisire sul fatto che dalla diaspora di Paolo è sostanzialmente nato il Cristianesimo, così come lo viviamo oggi, con le sue inevitabili contraddizioni. Da allora si è creata una netta frattura con la religione ebraica, quella delle origini, postulata da Giacomo e dai suoi seguaci nel Tempio. Ci risulta difficile comprendere come abbia fatto Paolo a discostarsi così tanto dagli insegnamenti iniziali, considerando che non ebbe neppure modo di conoscere il figlio di Dio, mentre Giacomo, colui che entrò in aperto dissidio con lui, oltre ad essere il capo della Chiesa di Gerusalemme, era definito il “fratello di Gesù” e lo avrebbe addirittura conosciuto di persona. Chi meglio di Giacomo poteva raccontare le vicende attribuite a Cristo? L’uomo della menzogna Nonostante la frammentarietà degli Atti della Chiesa cattolica, per la vicenda in questione abbiamo qualche informazione in più dai


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Rotoli del Mar Morto, una raccolta di testi rinvenuta quasi intatta, nelle grotte di Qumran, dal 1947 in poi. Gli studiosi fanno risalire questa documentazione al I secolo della nostra era ed il metodo di datazione C-14 convalida grosso modo questa asserzione, attestandosi al 33 d.C. I manoscritti sono opera della comunità giudaica degli Esseni, la cui setta si discostava dall’insegnamento ebraico proveniente dal Tempio. Quanto indicato in questi scritti è illuminante per la comprensione della Bibbia ma getta luce anche sulla vita di Gesù. Nel Commento ad Abacuc, dove si narra della vita del “Maestro di Giustizia”, correttamente identificato in Giacomo, incontriamo il suo avversario, “L’uomo della menzogna”, e non è difficile, per il proprio percorso di vita, far coincidere questo personaggio con Paolo. D’altronde, le affermazioni contenute nei rotoli trovano ampia conferma non solo negli Atti degli Apostoli ma anche negli scritti di storici del calibro di Giuseppe Flavio, per dirne uno. Mettere in discussione la figura di Paolo, indiscusso precursore del Cristianesimo, ci conduce inevitabilmente ad occuparci criticamente anche dell’esistenza di Gesù. Similmente, gli avvenimenti che interessano altri culti religiosi, ma anche una vasta fetta della società civile, possono prestarsi ad una lettura dissimile da quella che conosciamo. L’interpretazione diversa, a volte anche completamente difforme che può interessare un determinato accadimento

è in grado di provocare, come ben capite, ripercussioni di inaudite proporzioni. Consci del rischio nel percorrere questa strada, pericolosamente disseminata di ostacoli, cercheremo allora di raccontare l’origine primitiva dei riti, cominciando dal battesimo, che era già in voga tra i sacerdoti egiziani che adoravano la dea Iside: millenni prima del Cristianesimo, insomma. Riti ancestrali La pratica non si discostava poi tanto da come la possiamo intendere ancor oggi: dopo una certa preparazione, l’iniziato veniva immerso in acqua e,

facendo ciò, le colpe del passato venivano di colpo cancellate. Con il battesimo, sostenevano i sacerdoti della dea, si riceveva in premio la vita eterna, a patto di rispettare tutte le regole prescritte dalla religione. A parte gli egiziani, che per quanto ne sappiamo furono i primi a rendere istituzionale questo rito iniziatico, anche gli adepti del dio Attis e quelli del dio Marduk, così pure in Grecia con Dionisio e Demetra e in Persia con Mitra, avevano cerimonie del tutto simili se non identiche. Ogni volta, di diverso, c’era solamente il nome della divinità, ma ognuna dispensava, comunque, la salvezza e la vita eterna, grazie alla resurrezione. E’


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stato accertato che, spesso, pur essendo in competizione tra loro, pur di ammaliare più fedeli possibili ogni culto tollerava di buon grado gli altri, tanto che le diverse divinità potevano coesistere tranquillamente anche in un unico tempio. Se col battesimo si ripuliva, per così dire, la fedina dell’iniziato, rimaneva da vedere come poter concedere il dono dell’immortalità, prerogativa delle divinità e non dell’uomo. Ecco allora ripescata e rielaborata, la primitiva credenza che, mangiando la carne e bevendo il sangue del nemico ucciso in battaglia, si acquisiva la sua forza. Da lì, identificando un animale con un dio, il gioco era fatto: durante la cerimonia, la bestia veniva uccisa ed i fedeli potevano aspirare alla chimera dell’immortalità. Col passare del tempo, per rendere più accettabile il rito, al sangue si sostituì il vino rosso: anche in questo caso, occorre parlare dei sacerdoti egiziani come precursori in materia, almeno 15 secoli prima di Cristo. Per ciò che

concerne, invece, l’introduzione del pane in quello che, da sempre, si definisce sacramento eucaristico, il merito va attribuito alla classe sacerdotale di Dioniso, dio assimilato, guarda caso, alla fertilità e al grano. Tutto sembrava andare per il verso giusto, sennonché, qualche fedele cominciò a dubitare della veridicità di quanto andavano dicendo questi sacerdoti. Ci si chiedeva, soprattutto, come potesse una divinità concedere all’uomo l’immortalità se, essendo tale, non aveva mai patito la morte e, di conseguenza, non aveva sperimentato la resurrezione (inizialmente anche il Cristianesimo insegnava la reincarnazione, predicata da Gesù, ma il Concilio di Costantinopoli del 553 d.C. ne decretò l’abolizione). Detto, fatto. Un po’ tutte le religioni pagane cominciarono a far scendere le proprie divinità sulla terra, giustificando l’avvenimento come necessità di far conoscere al genere umano i dettami del credo: ecco, quindi, la nascita dei

“predicatori” che, a un certo punto della loro esistenza terrena, subivano la persecuzione da parte degli infedeli, fino alla condotta a morte. Dopo tre giorni di permanenza negli inferi, il dio resuscitava per ricongiungersi al suo mondo d’origine. Preferibilmente, questo avveniva in concomitanza della primavera, da sempre legata alla rinascita della natura. I testi mitologici, a questo punto, proseguono nella narrazione chiamando in causa l’attesa spasmodica del giudizio universale, momento in cui la divinità sarebbe tornata sulla terra per giudicare i vivi ed i morti. Guarda caso, questo fantomatico ritorno è comune a tante religioni e l’avvicinarsi del 2012 riporta in auge la problematica. La morte di un dio Il dio babilonese Marduk, come recitano gli antichi testi, fu catturato e abbigliato in modo tale da poterlo deridere: a parte la tunica di porpora, infatti, sulla mano gli fu messa una canna come fosse uno scettro mentre sulla testa una corona di foglie di acanto. Processato e condannato a morte poiché si professava dio, fu colpito al petto con una lancia e, dalla ferita, ci fu una fuoriuscita di liquido bianco. Quest’ultimo particolare, per i suoi seguaci, era l’evidente prova della morte a cui seguiva la resurrezione. Similmente, quanto detto per Marduk vale per gli dèi Adone, Attis, Cibele, Serapo, Demetra, Mitra e Istar. Dopo i fatidici


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tre giorni trascorsi negli inferi, tutte queste divinità ascendevano, nuovamente, a vita eterna. Nel sepolcro vuoto di Attis si rinvenne, secondo i testi sacri, un lenzuolo che aveva avvolto il suo corpo (la prima Sindone di cui si abbia notizia). Tutto molto semplice, lineare. Credibile. Peccato che questa storia va avanti da millenni, riciclata da precedenti culti che si perdono, davvero, nella notte dei tempi. Giuda riabilitato Negli anni settanta del secolo scorso, si rinvenne il vangelo di Giuda Iscariota, colui che, stando ai testi canonici, è considerato il traditore del Messia. Il contenuto di questo scritto, che fu reso noto al grande pubblico solamente qualche anno fa, dopo innumerevoli traversie e non prima di aver incaricato una squadra multidisciplinare di studiosi (tra i quali Tim Jull che col metodo C-14 ne determinò una datazione tra il 240 e il 320 d.C.) di effettuare le necessarie verifiche, è quanto di più eccezionale potevamo sperare di leggere. Scritto attorno al 150 d.C. e subito condannato come apocrifo e privo di fondamento dagli uomini di Chiesa, questo misterioso manoscritto, nella versione redatta in antica lingua copta giace dimenticato assieme ad altri per circa duemila anni all’interno di una grotta sepolcrale sulle sponde del Nilo, nelle vicinanze del villaggio di Qarara. Il testo racchiude una minuziosa descrizione degli ultimi giorni di Gesù, ma nulla a

che vedere con quanto finora raccontato dalla Chiesa, tanto da mettere in seria discussione il Nuovo Testamento (come era già accaduto per l’Antico dopo la traduzione dei manoscritti rinvenuti a Nag Hammadi). Qui il traditore Giuda diventa un vero eroe perché è il discepolo preferito dal figlio di Dio. Solo lui è reso partecipe delle più incredibili conoscenze mentre gli altri sono tenuti all’oscuro. Cristo, addirittura, è l’artefice del proprio destino, quindi della propria morte, tanto da pianificarla in ogni dettaglio e per fare questo si avvale proprio dell’opera del discepolo più malvisto che la storia ricordi. Una specie di complotto, quasi una congiura, per far sì che accada regolarmente quanto avevano sentenziato le sacre scritture secoli prima dell’avvento del Salvatore. In questo vangelo, a differenza degli altri, la morte e la resurrezione del corpo non rivestono particolare importanza, portando studiosi come Bart Ehrman ad affermare che non si parla di resurrezione perché Gesù non risorgerà e, conseguentemente, il corpo non tornerà alla vita. Solo lo spirito continuerà a vivere. I contorni della faccenda, a questo punto, sono veramente incomprensibili. L’enigmatico messia Gesù, per quanto ne sappiamo, è un personaggio che sfugge a qualsiasi interpretazione. Della sua vita, soprattutto della sua infanzia, non abbiamo davvero le informazioni

sufficienti per poterne delineare, perlomeno, le linee guida che lo portarono ad essere quello che viene tramandato come Messia. Filone, uno scrittore vissuto in quel periodo, nei suoi scritti, incredibile ma vero, non fa menzione assoluta del personaggio. Anche altri autori dell’epoca, che ci hanno riferito fatti storici avvenuti in Palestina, sono completamente carenti in materia. Per certi versi, non potendo riporre la massima fiducia sul contenuto della Bibbia (pur sempre di mitologia si tratta), dobbiamo per forza di cose rifarci a coloro che troppo somigliano a Gesù. In sostanza, dall’analisi di una pluralità di fonti, con ogni possibile prudenza (la documentazione rinvenuta e citata nel testo, proprio per la conoscenza criptica di cui è permeata, può essere soggetta ad interpretazioni talvolta dissimili), si può constatare che l’esistenza terrena di molti personaggi, quasi tutti gravitanti nell’entourage della religione, non è storicamente documentata. Gli aspetti controversi del nostro passato ci inducono a ritenere, una volta di più, come sia difficile giungere alla comprensione degli avvenimenti che si sono succeduti nel tempo, in particolar modo quelli risalenti a migliaia di anni fa. Sarà quindi necessario mantenere un costante spirito critico riguardo le narrazioni storiche, compresi i miti naturalmente, perché la Storia è sempre stata scritta da postulanti e vincitori.


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I MURI CICLOPICI

DI

OLLANTAYTAMBO

Yuri Leveratto info@yurileveratto.com , nato a Genova quarantuno anni fa, dopo aver conseguito la laurea in Economia ha iniziato il suo peregrinare per il mondo a bordo di navi da crociera. Ha vissuto a New York, lavorando come guida turistica e dal 2005 si trova in Colombia. Autore di racconti e romanzi, appassionato di Storia e fantascienza, viaggia per venire in contatto con culture autoctone e studiarne cultura e modo di vita. Tra i suoi libri ricordiamo “La ricerca dell’El Dorado” (Infinito Edizioni, 2008) e “1542 I primi navigatori del Rio delle Amazzoni” (Lulu.com, 2009).

Ollantayambo è un paesello situato a circa 90 chilometri dal Cusco, non lontano dal Rio Vilcanota (più a valle denominato Rio Urubamba). L’abitato si trova a 2750 metri sul livello del mare. Poco dopo l’abitato moderno vi è il centro archeologico, situato a ridosso della montagna. Secondo la toponimia la parola Ollantaytambo è formata da due parti: Ollantay deriverebbe dall’aymara e significherebbe “osservare, guardare dall’alto”; mentre la parola tambo significa in quechua “albergo o luogo di riposo”. Pertanto il nome Ollantaytambo può tradursi come: “luogo di riposo da dove si può guardare e osservare dall’alto”. L’archeologia tradizionale indica nella civiltà degli Incas l’origine della cittadella antica. Percorrendo

il sito archeologico si nota inizialmente una serie di muri di contenzione, che servivano per trattenere della terra utilizzata per coltivazioni di patata, quinua e altri cereali andini. Alla sommità dei terrazzamenti vi è la cittadella incaica con le sue strette vie e muri ancora conservati. Probabilmente vi viveva l’elite dei governanti della città, mentre il popolo viveva più a valle in abitazioni di legno con tetti di paglia. Nel lato sinistro rispetto alla cittadella vi è il monumento più enigmatico dell’intero complesso, chiamato “tempio del Sole”. E’ formato da sei massi ciclopici quadrangolari, del peso approssimativo di 50 tonnellate l’uno perfettamente levigati, e posizionati uno vicino


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all’altro con una precisione millimetrica. A prima vista ho avuto la sensazione che i sei megaliti che compongono il cosiddetto “tempio del Sole”, siano molto più antichi della civiltà incaica, proprio per il differente stile architettonico. La cava da dove provengono i sei enormi massi è situata dall’altra parte della valle, in un luogo chiamato Kachipata, a circa quattro chilometri dall’acropoli. Probabilmente i massi destinati a comporre il cosidetto tempio del Sole, furono già parzialmente levigati nella cava e quindi trasportati, utilizzando tronchi d’albero dove farli

rullare, verso il fiume. Il primo grande problema che gli antichi megalitici dovettero risolvere fu l’attraversamento del Rio Vilcanota. Inizialmente crearono un canale parallelo al fiume in modo da deviare il corso d’acqua. Una volta che il letto originale del fiume si seccò, procedettero a traslare i massi verso la zona di terra antecedente al nuovo

corso d’acqua. Poi deviarono nuovamente l’acqua verso il letto originale del fiume e così si trovarono davanti ad una zona di terra asciutta dove far rullare i massi su tronchi d’albero. A questo punto affrontarono la parte più difficile: dal fondo della valle i sei ciclopici massi furono trasportati, trascinati e spinti verso il luogo più elevato: l’acropoli. Come fu possibile? Alcuni ricercatori hanno proposto che si utilizzarono centinaia di uomini sia per spingerli che per trascinarli, con robustissime corde. Probabilmente si utilizzò un sistema simile a quello usato a Sacsayhuamán, per assicurare che i massi non scivolassero verso valle: si posizionavano una prima serie di tronchi e quindi una tavola di legno su di essi (i tronchi erano più larghi della tavola stessa e ovviamente del masso da trasportare). Quindi al di sopra della tavola si metteva un’altra serie di tronchi che servivano da base per il masso. Ogni qualvolta che si guadagnava qualche centimetro due tronchi venivano conficcati perpendicolarmente nel terreno (uno per parte), in modo da bloccare la struttura e garantire che non scivolasse a valle.

Una volta raggiunto il luogo “sacro” dove questi macigni furono posizionati si procedette ad inserire una sottile lamina di pietra tra un masso e l’altro,


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probabilmente con la funzione di cuscinetto in caso di terremoti. Il fatto che furono trovati altri enormi massi parzialmente levigati nella cava, può far pensare che l’intero complesso dell’acropoli di Ollantaytambo non fu mai terminato, per motivi a noi ignoti.

Resta l’interrogativo del quando e del perché si costruí una struttura cosí misteriosa. Attualmente nessuna persona al mondo sa dare una spiegazione chiara del perché si posizionarono questi sei massi ciclopici in quel luogo, perfettamente incassati. A mio parere tali macigni sono stati posizionati in situ in un periodo remotissimo forse di poco sucessivo al diluvio universale (10.000 a.C.) Sappiamo che molti popoli che abitavano l’odierno Brasile e lo

scudo della Guayana si diressero verso le Ande proprio per poter scappare alle immani inondazioni. Con il tempo acquisirono l’arte di modellare enormi massi allo scopo di farli incassare perfettamente l’un altro con il metodo chiamato dei “tentativi ed errori”. Si arroccarono nella parte alta delle montagne (vedi Marcahuasi, Sacsayhuamán o Tiwanacu), proprio per evitare ulteriori inondazioni, ma anche per difendersi facilmente dagli eventuali invasori, usufruire di

fonti d’acqua pura e fresca e, non meno importante, perché si sentivano più vicini a ciò che loro consideravano Dio: il Sole. Ad ogni modo resta l’interrogativo sulla vera funzione dei sei massi megalitici e del perché si posizionarono in quel modo uno vicino all’altro. Per ora non possiamo dare una risposta certa, ma solo congetture. Molti studiosi sono comunque d’accordo sul fatto che il sito archeologico di Ollantaytambo sia stato costruito durante varie epoche, cosicché molto probabilmente gli Incas occuparono un luogo molto più antico. A tale proposito riporto una parte del libro “Pantiacollo”, del ricercatore peruano Carlos Neuenschwander Landa (deceduto nel 2003 nella città di Arequipa, Perú): Effettivamente nel villaggio e nelle parti più elevante dell’insediamento si possono distinguere i resti della cultura primigenia, mentre nei terrazzamenti e nelle case di piedra e fango essiccato si può apprezzare chiaramente


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l'architettura inca. Quando il dottor Neuenschwander scrisse “cultura primigenia” si riferiva proprio alla cultura megalitica che dominò gran parte del continente americano subito dopo il diluvio. Il cammino da percorrere per conoscere a fondo la vera Storia del Nuovo Mondo è ancora arduo, ma solo con lo studio comparato di archeologia, linguistica e genetica si potrà un giorno riuscire ad individuare le reali origini dell’uomo americano.

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LA SFAVILLANTE OSCURA LUCE DELLA REGINA DI ROMA

Antonio Aroldo (restprot@Alice.it) è nato a Napoli nel 1980. Laureato in Storia alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, ha poi compiuto uno stage di giornalismo presso il Tg3 Campania. Oggi è giornalista pubblicista.

Molte persone credono che il “Potere” sia dato, esclusivamente, dalla forza economica o dalla supremazia politico-militare che un determinato soggetto ha a propria disposizione. La Storia, invece, ha spesso dimostrato che tutto ciò non è sempre la verità. La “Reale Forza”, di qualsiasi individuo che abbia una preminente posizione socio-politica o militare, dipende, soprattutto, dalla “Supremazia Psicologica” che una qualunque persona, (d’ogni estrazione sociale), riesce ad esercitare su gli altri individui della propria comunità.

Questa determinata capacita deriva, in massima parte, dalla “Cultura di Vita” che un individuo possiede. Se questa, non tanto, inconsueta indole è usata in modo corretto ed equo può fare molto sia per il singolo individuo, che per l’intera comunità; viceversa, invece, se tale propensione è adoperata per imporre il proprio punto di vista agli altri e non cercare il “Compromesso” tra le parti, allora quest’inclinazione produrrà, soltanto, odio e discordia e renderà, in ultima analisi, l’individuo “Schiavo” del proprio “Potere”. Nella Storia umana ci sono stati, (pur


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troppo ci sono ancora), molti esempi di questo tipo di “Schiavitù”. Una prova molto concreta di quanto ho appena affermato è data dalla biografia di Lucrezia Borgia, (1480 -1519), figlia del papa “Alessandro VI”. Un altro storico prototipo di questa tipologia d’asservimento è dato dalla biografia di Donna Olimpia Maidalchini che nacque a Viterbo il 26 maggio 1594. Olimpia era la figlia di un appaltatore viterbese, il capitano Sforza Maidalchini, e di Vittoria Gualterio proveniente dal patriziato di Orvieto e in seguito anch’essa appartenente al patriziato romano e nobile di Viterbo. Il padre, com’era di consuetudine in quei tempi, era fermamente intenzionato a lasciare unico erede il figlio maschio e aveva destinato le tre figlie femmine al convento. Olimpia, però, non aveva nessunissima intenzione di lasciarsi rinchiudere. La giovane, infatti, fu affidata ad un direttore spirituale incaricato di convincerla a prendere il velo. La ragazza, però, rivelando in tal modo, per la prima volta la sua astuzia e la propria peculiare indole, lo accusò di tentata seduzione procurando uno scandalo tale che il sacerdote fu sospeso “A Divinis”, (in altre parole la sospensione dall’amministrazione dei sacramenti), e sembrò destinato a tristissima sorte. La futura “Papessa”, però, una volta diventata potente, per ringraziarlo di non averla fatta finire in carcere, lo fece nominare vescovo. Il padre, sfumata la possibilità di farla diventare una monaca, le permise di sposarsi.

Fu cosi che la giovane Olimpia diventò la moglie di Paolo Pini che la lasciò vedova, ricca e libera dopo soli tre anni. Questa giovane donna, quindi, come si è già avuto modo d’evidenziare, era molto ambiziosa e anche avida, ma certo estremamente volitiva, (in grado di avere un forte ascendente), e che aveva ben imparato, purtroppo, sulla propria pelle che in un mondo fondato sulla prepotenza l'avidità e l'ipocrisia, una donna con la sua intelligenza e grande forza di carattere, poteva dominare, invece, di essere dominata. Olimpia scelse come secondo marito un romano di famiglia nobile ma impoverita più vecchio di lei di 31 anni, Pamphilio Pamphili, che sposò nel 1612. Questi la introdusse nella società romana e, soprattutto, la imparentò con suo fratello Giovanni Battista, brillante avvocato di curia e futuro papa “Innocenzo X”. Il marito scomparve, anche lui, qualche anno dopo, secondo la tradizione popolare, ucciso dalla moglie con il veleno. Il papa, dopo la morte del fratello, le diede il titolo di “Principessa di San Martino”. La presenza di Olimpia, (e il suo supporto economico), accompagnò la carriera del cognato Giovanni Battista Pamphili fino al conclave ed oltre il soglio di Pietro, e non fu una presenza discreta. tutta Roma, infatti, (a cominciare da Pasquino), parlava e sparlava di come Donna Olimpia apparisse molto più legata al cognato che al marito, di come chiunque volesse arrivare all'ecclesiastico Pamphili dovesse passare attraverso la cognata, e di come costassero

cari i suoi favori. Quel che è certo è che Donna Olimpia Pamphili fu la principale artefice dell'elezione a papa del cognato e quando questa, nel 1644, fu conclusa Olimpia diventò la dominatrice indiscussa e assoluta della corte papale e di tutta Roma. Si narrava, presso il popolo, che la sua beneficienza fosse sempre interessata, che la protezione assicurata alle cortigiane mascherasse una vera e propria organizzazione del traffico della prostituzione, che i comitati caritatevoli per l'assistenza ai pellegrini del Giubileo del 1650 fossero organizzati a scopo di lucro, che il Bernini, allora in disgrazia, avesse ottenuto la commessa per la cosiddetta “Fontana dei Quattro Fiumi” di “Piazza Navona” solo per aver fatto omaggio alla soprannominata dal popolo, (come si è già detto), Papessa, oppure la “Pimpaccia” di un modello in argento alto un metro e mezzo del lavoro che voleva eseguire. Un’altra concreta prova dello smisurato potere assunto da Donna Olimpia è l’assunzione, nell’importantissimo ruolo del cosiddetto “Cardinal Nipote”, una specie di segretario personale del Papa, un suo parente che tutti considerano inetto e incapace, ma proprio per questo gradito alla Papessa. Quest’ultimo, infatti, era un burattino nelle sue mani. Cosa ancora più sorprendente, il Cardinal Nipote, invece di risiedere in Vaticano riceveva a casa di Donna Olimpia a Piazza Navona. Un chiaro segno di chi comandasse a Roma. Differenti alti prelati, infatti, espongono, nei loro uffici, i


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ritratti di Donna Olimpia al posto di quelli del pontefice. La fama di Donna Olimpia fece presto il giro d'Europa. La regina Cristina di Svezia, dopo aver abdicato dal trono, rimandò il suo arrivo a Roma proprio perché fu avvisata dell'oppressiva presenza della Papessa. Tutto ciò non favoriva certo il prestigio del Papato in un momento delicatissimo della Storia europea. L’ingombrante presenza di Donna Olimpia, quindi, arrecava un considerevolissimo danno d’immagine allo Stato romano. Nel 1648 si concluse la sanguinosa Guerra dei Trent'anni con la vittoria dei protestanti. La pace di Westfalia sancì, tra le altre cose, la perdita di vasti territori ecclesiastici in Germania. Innocenzo X cercò di protestare ma la voce della Chiesa fu a malapena ascoltata al tavolo delle trattative. Quasi per nascondere l'impotenza del Papa a livello internazionale, Roma, (come si è già posto in luce), è tutto un fiorire di monumenti e chiese barocche. L'arte di Bernini e Borromini, però, non bastò a far evitare la decadenza del Papato. Lo sguardo nervoso e infastidito di Innocenzo X, colto dal Velazquez in un famosissimo ritratto, lascia intuire la tragicità della situazione. I nuovi fasti architettonici resero Olimpia ancora più odiosa al popolo romano. La Pimpaccia fu l'espressione del potere arrogante. Mentre la città moriva letteralmente di fame, lei viveva nello sfarzo e nell'ostentazione. Inoltre si dimostrò spesso feroce e spietata. La sua sete di vendetta, infatti, fu forse

all'origine di un tragico episodio. Castro era il centro principale di un importante ducato nel nord del Lazio. Apparteneva ai Farnese, una delle più antiche e prestigiose famiglie romane, ma era rivendicato dal Papato. Nel 1649, mentre armate sterminate ridisegnavano i confini dell'Europa, l'esercito del Papa si impegnò, invece, a sconfiggere i Farnese e ad occupare la modesta cittadina di Castro. Ma non è tutto. Innocenzo X, inspiegabilmente, non volle tenere Castro. Ordinò, infatti, che la città fosse cancellata per sempre dalle mappe geografiche. Tutto fu studiato in modo che la città non potesse risorgere più. Gli abitanti furono sfollati mentre 800 operai scelti si occuparono di demolirla sistematicamente. Le tegole dei tetti furono spezzate una ad una, ogni singolo mattone sbriciolato. Le grandi pietre delle fondamenta gettate in fondo ad un vallone ed alla fine rimase solo un’insegna con su scritto: “Qui fu Castro”. Ma perché tanta furia devastatrice? Nel 1655 Innocenzo X morì. Una volta sparito il “Suo” Papa, finì anche il periodo di gloria di Donna Olimpia. Ma la Papessa aveva ormai accumulato terre e ricchezze enormi da potersi ritirare nelle sue tenute, dove quattro anni dopo la peste la uccise. Si narra che il giorno della morte del papa Donna Oimpia asportò dalla stanza di lui tutto quel che trovò e nulla volle dare per la sepoltura. Si racconta, inoltre, che negli ultimi anni di vita del Pontefice vendette benefici ecclesiastici per l'importo di

mezzo milione di scudi. E così per l'avarizia dei parenti il cadavere del Pontefice dovette rimanere un giorno intero in una stanzaccia, esposto al pericolo d'essere rosicchiato dai topi, e solo dalla generosità del maggiordomo Scotti che fece costruire una povera cassa e del canonico SEGNI che spese cinque scudi per la sepoltura lo fece alla fine scendere nella pace del sepolcro. Si racconta che ella trasse di sotto il letto papale due casse piene d'oro, se le portò via, e a quanti le chiedevano di partecipare alle spese del funerale del papa rispondeva: “Che cosa può fare una povera vedova?”. La vitalità di Donna Olimpia rimane, però, ancora oggi, comunque nella leggenda popolare romana. Sembra, infatti, che il 7 Aprile, il giorno della morte di Innocenzo X, un carro infuocato attraversi le vie del centro fino a gettarsi nelle acque del Tevere. Lo guiderebbe il fantasma di Donna Olimpia impegnata nell'atto che il popolo le attribuiva più spesso: portar via casse e casse di denaro dagli forzieri del Papato. Come si può evincere da questa storia non è vero, che il potere, come ama ripetere il senatore Giulio Andreotti, “il Potere Logora chi non c’è L'ha”, il potere può essere come una grossa “Metastasi” cancrenosa che distrugge e annienta e rende “Schiavi” tutto e tutti; e l’unico modo per liberarsi di questa malattia è aumentare il livello d’istruzione e “Culturale” delle persone.


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IL MISTERO

DI ATLANTIDE Si vuole qui indagare quali possano essere i possibili rapporti intercorrenti tra le glaciazioni quaternarie e le civiltà umane e, in modo particolare, se i mutamenti climatici e quelli geografici e geomorfologici possano avere avuto ripercussioni sulla vita e sulla cultura umana.

Gabriele Licitra, laureato in Scienze Naturali, è un esperto di Botanica. Vive a Ragusa ed è Dottorando presso il Dipartimento di Botanica dell'Università di Catania. Conduce ricerche per il C.N.R.su Flora e Vegetazione Mediterranea in Sicilia.

Se è vero che le glaciazioni hanno provocato un forte abbassamento del livello medio dei mari e degli oceani dell'intero pianeta, sarà stato vero anche che una parte delle terre oggi sommerse siano state esposte all'atmosfera. Queste idee stanno sorgendo in me dopo avere letto gli scritti di Platone che ci parla di civiltà perdute, di cataclismi e di interi continenti sommersi nell'Oceano nell'arco di un giorno e di una notte. Scritti che potrebbero essere frutto della fantasia, certo,

ma anche episodi con almeno un fondo di verità. Può essere interessante esaminare se esistano oppure no segni tangibili di tali ipotetiche civiltà. Innanzitutto se esaminiamo i tempi, ci accorgiamo che circa 12.000 anni fa la morsa di ghiaccio che attanagliava gran parte dell'emisfero settentrionale cominciò a sciogliersi e che il livello dei mari ovunque, su tutto il pianeta, cominciò a salire sensibilmente. Si deve anche considerare che il fondo dell'Oceano Atlantico è una regione ad elevatissima attività sismica, e che la dorsale montuosa medio-oceanica che lo attraversa è sede di una notevole e continua attività sismica e vulcanica sottomarina. Non ci deve stupire che la attività sismica abbia potuto provocare anche uno sprofondamento di una


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grande isola posta proprio in mezzo all'Oceano. Dobbiamo sapere che l'Oceano Atlantico è tuttora in espansione a causa delle forze tettoniche che sono causate dalla risalita del magma dalla dorsale mediooceanica. L'espansione del fondo dell'Oceano provoca anche degli altri fatti ad essa connessi. Man mano che avanza l'espansione viene prodotta nuova crosta del pavimento oceanico da una parte e dall'altra e mentre la vecchia crosta oceanica si allontana dalla linea della dorsale, essa si abbassa, poiché si allontana dalla regione dove vengono a fuoriuscire i magmi, che è più rialzata rispetto a quella più lontana dalla dorsale mediooceanica. Questo lento movimento potrebbe avere provocato numerosi fenomeni sismici, anche di forte entità, che avrebbero scosso Atlantide per intera e avrebbero anche prodotto imponenti maremoti. La leggenda egiziana antica vuole che i cataclismi che interessarono il continente perduto furono ben 4, e l'ultimo la spazzò via definitivamente, circa 12.000 anni fa. I tempi sarebbero stati lunghi, ma questo concorda con il fatto che i movimenti tettonici sono in grado di provocare cataclismi con conseguenze rovinose per il mitico continente. Quale causa scatenò l'ultimo cataclisma? Forse lo scioglimento dei ghiacciai provocò un sommergimento totale del continente?

Oppure una serie di terremoti ne provocò una distruzione totale? O fu un maremoto di proporzioni immani a sommergerlo definitivamente? Esaminiamo, alla luce delle attuali conoscenze scientifiche, la possibilità reale dell'esistenza di una grande isola al centro dell'Oceano Atlantico: Quando venne a formarsi l'Oceano Atlantico, la crosta terrestre subì una immensa frattura dalla quale il magma fuoriuscì. Questo processo lo vediamo tuttora in Africa centrale studiando la Rift Valley. Lo stesso dovette accadere all'Oceano Atlantico, molti milioni di anni orsono, quando America da una parte ed Europa e Africa dall'altra si separarono. Tuttavia durante questa separazione potrebbe essere accaduto che la Rift Valley abbia ritagliato uno o più "blocchi" isolandoli; uno di questi blocchi potrebbe essere stata appunto Atlantide! Se esaminiamo con molta attenzione una carta geografica dell'Oceano Atlantico attuale ci accorgeremo che esistono altre "isole" come ad esempio l'Islanda, la Groenlandia e l'Irlanda che si potrebbero definire come dei "frammenti" derivati dalla apertura dell'Oceano Atlantico. Questa teoria prevede che una immensa isola, grande all'incirca 3 volte l'attuale Turchia, sia rimasta nel bel mezzo dell'Atlantico come ancora oggi noi possiamo vedere la Groenlandia. Più probabile appare invece

la possibilità che Atlantide si sia formata più tardivamente a causa dell'attività vulcanica della dorsale medio-oceanica. Le rocce vulcaniche trovate sul fondale possono essersi formate sia in ambiente aereo che marino e certamente testimoniamo in ogni caso una serie di eventi vulcanici di grandi proporzioni. Se una isola di simili dimensioni fosse davvero esistita nell'Atlantico centrale, avremmo risolto il giallo di Atlantide e tutti i frammenti del mistero sarebbero tornati a posto. Platone ci parla di una enorme isola posta proprio davanti alle colonne d'Ercole, di fronte alle coste iberiche (la Gadiria), dove attualmente noi abbiamo l'arcipelago delle Isole Azzorre e delle Isole del Capo Verde; il racconto continua dicendo che ad occidente di Atlantide erano presenti altre piccole isole (forse le Antille, o Cuba...?) oltre le quali sarebbero poste altre immense terre (forse il continente Americano?). Dopo la distruzione di Atlantide, ad opera di grandiosi terremoti e maremoti, il mare l'avrebbe inghiottita per sempre e Platone ci dice anche che in quel mare la navigazione risulterebbe difficoltosa a causa del fango e dei detriti rimasti dopo la distruzione di Atlantide. Si racconta con grande chiarezza la possibile scomparsa sotto il livello del mare di una isola grande quasi quanto la attuale Groenlandia e, al tempo stesso, si intravede l'esistenza di altre isole e di un altro continente ad occidente di


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Atlantide. Ipotesi non campate in aria in quanto, alla luce delle moderne teorie sulla tettonica a zolle, ci appare plausibile l'esistenza di una isola in mezzo all'Atlantico come un frammento di crosta residuo del processo di formazione oceanica, oppure come il risultato di immense eruzioni vulcaniche. La causa del disastro sarebbe ugualmente insita nella natura vulcanica della catena dorsale medio-oceanica e nella forte sismicità che interessa queste regioni. Qualora l'equilibrio isostatico di questo complesso vulcanico posto a ridosso della dorsale si fosse rotto, la zolla avrebbe certamente subìto scosse di assestamento e tremende eruzioni. Va considerato che circa 12.000 anni fa la glaciazione terminò e le acque degli oceani, nel giro di breve tempo, si alzarono di parecchi metri; questo avrebbe potuto provocare l'ingresso di acqua marina all'interno del bacino magmatico dei vulcani che, si racconta, esistessero ad Atlantide. Fatti che, in genere, provocano effetti esplosivi a causa della enorme pressione del vapore acqueo, e le eruzioni diventano molto più pericolose, accompagnate da terremoti molto più violenti; infatti il vapore acqueo tende a far divenire più esplosive le eruzioni. Lo scioglimento dei ghiacci è scientificamente accertato e questo innalzamento avrebbe anche contribuito alla definitiva e profonda sommersione del territorio Atlantideo a profondità

piuttosto notevoli. Del leggendario continente sarebbero rimaste solo delle piccole isolette che un tempo dovevano essere le cime dei suoi maggiori rilievi montuosi e, forse, le isole Azzorre o le Isole del Capo Verde sono le ultime vestigia del leggendario continente. Si tratta di teorie forse azzardate e occorrerebbe studiare quali conseguenze possa avere l'immissione di acqua marina all'interno del bacino magmatico dei vulcani. I recentissimi ritrovamenti di strutture monumentali al largo di Bimini hanno risvegliato la possibilità di localizzare Atlantide nella sua sede più logica: l'Oceano Atlantico. La presenza di avamposti situati nelle isole poste di fronte al continente americano, come appunto le Bahamas e Cuba, sono in perfetta concordanza con quello che lo stesso Platone narra nel Timeo, infatti egli ci dice che Atlantide "dominava le isole circostanti e parte del continente che circonda l'oceano dall'altra parte", cioè l'America centrale. Anche questa interpretazione del testo platoniano sembra concordare con l'evidenza dei ritrovamenti archeologici a Bimini e al largo delle coste cubane. L'impero di Atlantide aveva, sempre secondo le scritture, posto il suo immenso dominio anche sull'Europa e sull'Africa, giungendo fino all'Egitto. Possiamo notare come non solo le Isole Azzorre siano poste al centro dell'Atlantico, ma anche come esse siano molto prossime alla dorsale medio-oceanica atlantica.

Possiamo notare come le isole Azzorre possano essere considerate le parti emerse di una catena montuosa a forma di arco attorno ad una pianura centrale. Secondo le scritture platoniane le montagne circondavano su tre lati (a Nord, ad Ovest e ad Est) una immensa pianura volta a Meridione, che era fertilissima e caratterizzata da un clima assai mite e favorevole ad ogni genere di coltura. Proprio questa topografia pianeggiante appare avere la struttura geologica sommersa oggi nota con il nome di "Platea delle Azzorre", circondata su tre lati dai picchi che oggi costituiscono l'arcipelago delle Azzorre. Non possiamo sapere in modo certo se a distruggere Atlantide furono cause geologiche dovute a terremoti, eruzioni vulcaniche e maremoti oppure ad altre cause, tuttavia queste appaiono le più probabili. Platone ci narra ancora che il sacerdote egizio aveva fatto menzione anche ai corpi celesti che "ruotano intorno alla terra e che, periodicamente, si scontrano con essa". Oggi noi restiamo stupefatti leggendo queste interpretazioni in quanto sembrano assolutamente identificabili con la descrizione delle meteoriti e delle comete, e se anche tali interpretazioni del cataclisma di Atlantide fossero errate, rimaniamo tuttavia sorpresi della coscienza che avevano gli antichi dei pericoli provenienti dal Cosmo, e che solo in questi ultimi anni si


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stanno prendendo in seria considerazione. Rimaniamo fermi nella convinzione che la causa della distruzione dell'isola di Atlantide sia da riferirsi a cause geologiche dovute alla particolarissima posizione geografica che essa aveva. Anche l'Islanda si trova in una posizione particolare, proprio in corrispondenza della dorsale medio-oceanica, della quale anzi ne rappresenta una larga parte emersa. L'elevata sismicità dell'Islanda e i suoi spettacolari eventi eruttivi ci danno una idea abbastanza precisa di quello che doveva accadere su Atlantide, anche se in una scala notevolmente inferiore. L'origine dell'isola sarebbe da ricercarsi in fenomeni vulcanici accaduti forse alcune decine di milioni anni or sono, con le stesse identiche modalità che hanno dato origine all'Islanda. Le immense ricchezze minerarie e anche la fertilità del suolo che vengono descritte da Platone potrebbero essere spiegate

con la natura vulcanica dell'isola, inoltre la presenza del tanto celebre quanto misterioso metallo detto "oricalco" potrebbe essere identificata con la presenza di miniere di pirite oppure il termine potrebbe riferirsi di una lega di rame e stagno, metalli che in genere si trovano abbondanti in regioni vulcaniche. Ma le stesse cause che hanno determinato la formazione dell'isola avrebbero potuto anche provocarne la distruzione. Così come il magma proveniente dal mantello provoca l'innalzamento della costa oceanica, esso provoca anche i lenti spostamenti dei pavimenti oceanici in direzioni opposte rispetto alla dorsale, trascinando con sé anche isole e continenti. Dei terremoti e delle eruzioni ce ne parlano gli scritti antichi e in genere i forti terremoti che avvengono nei fondi oceanici sono accompagnati da forti maremoti. Le immense onde di maremoto che di norma accompagnano i sismi che avvengono in mare avrebbero

certamente provocato danni notevolissimi alle coste dell'isola e anche a parte dell'entroterra. L'innalzamento del livello marino dovuto allo scioglimento dei ghiacci ebbe certamente un ruolo fondamentale nella quasi totale scomparsa dell'isola, della quale oggi rimarrebbero solo le sommità apicali delle cime montuose, comunque appare logico pensare che a sommergere Atlantide nel corso di un giorno e di una notte furono i maremoti, i terremoti, e forse anche colossali movimenti tettonici intorno a fratture sempre connesse alla grande dorsale medio-oceanica atlantica. Del resto anche gli antichissimi racconti delle popolazioni centroamericane affermano che la loro origine risale a popolazioni provenienti dal mare posto ad Oriente. Anche nella loro lingua sono presenti numerose parole che hanno la radice "atl" e che fanno riferimento a luoghi geografici: "Aztlan" nella loro lingua sarebbe la traduzione di Atlantide! Queste ipotesi avrebbero numerosi riscontri, per esempio potrebbero spiegare l'origine delle Piramidi e della Sfinge, che molti pensano essere molto più antiche rispetto alla datazione ufficiale, spiegherebbero altresì le forti analogie presenti tra i monumenti e i miti delle civiltà centroamericane pre-colombiane e quelli presenti nell'antico Egitto. Ad esempio le piramidi "a gradini" oppure il mito del Serpente piumato oppure ancora il mistero della


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presenza di tracce di tabacco nelle mummie egizie, tabacco che non esiste nel Vecchio Mondo ma solo in America centrale! Le leggende antiche parlano di Atlantide come di un popolo assai evoluto che possedeva grandi abilità nella navigazione e che avrebbe avuto conoscenze geografiche molto dettagliate, forse paragonabili alle nostre. Altri indizi della presenza di una civiltà sarebbero stati dedotti dal ritrovamento di antiche carte geografiche che descrivono con grandissima fedeltà le coste del Sud America e persino dell'Antartide, priva di ghiacci, come testimonia la celebre carta dell'ammiraglio turco Piri Reis. Pare che queste carte siano state copiate da originali custodite dagli antichi ad Alessandria d'Egitto. Le carte appaiono essere redatte con tecniche "moderne" di proiezione azimutale centrate sulla città del Cairo, oggigiorno ottenibili per esempio da foto satellitari o mediante complessi calcoli di trigonometria sferica. Il fatto che esistano carte antiche che raffigurano continenti che sarebbero stati ufficialmente scoperti solo in tempi recenti dovrebbe già di per sé costituire una scoperta sconvolgente. Lo studio di questi argomenti non dovrebbe essere comunque accompagnato da affermazioni più audaci e non dimostrabili, in quanto dovremmo limitarci ai soli fatti che abbiano fondamento nella realtà e che abbiano un certo riscontro probatorio. Molti affermano che

esistevano contatti con civiltà extraterrestri ma queste spiegazioni sono assai azzardate e non dimostrabili. Ci sembra più serio pensare che una civiltà umana assai progredita con grandi capacità tecniche sia stata distrutta da un cataclisma, assai probabile dato che l'ubicazione della sua terra si trovava in piena zona sismica, piuttosto che ricorrere a spiegazioni troppo "fantascientifiche" e azzardate. Molte civiltà anche assai progredite sono terminate a causa di disastri naturali o carestie dovute a sconvolgimenti climatici e questo non ci deve stupire affatto. Le analogie linguistiche e i riscontri architettonici, artistici e mitologici potrebbero ragionevolmente stabilire un legame tra popoli diversi e potrebbero permetterci di ricostruire l'espansione della civiltà atlantidea. Pare molto probabile che la Sfinge sia molto antica, forse costruita 12.000 anni fa o anche prima, in questo caso sembrerebbe ragionevole attribuire agli Atlantidei la sua costruzione. Forse gli egizi si sono limitati al "restauro" o ad un "rifacimento" del volto, che appare infatti non solo sproporzionato, ma anche di un tipo di roccia assai diversa da quella che compone il resto del corpo! La testa della Sfinge appare "applicata" sul resto del corpo e appare molto meno erosa, (i danneggiamenti che compaiono sul volto furono provocati da cannoneggiamenti effettuati

meno di 2 secoli fa). È possibile notare la grande differenza litologica della pietra che compone la testa con quella che compone il corpo, il quale appare anche molto più eroso della testa, la quale, invece dovrebbe addirittura essere anche molto più erosa del corpo, essendo stata più esposta alle intemperie rispetto al corpo che rimase sepolto a lungo prima di essere riportato alla luce da lavori di restauro in epoca recente. Del resto le tracce di erosione sul corpo sono dovute alle piogge e non al vento, segno che la statua è stata costruita in epoche molto antiche, quando il clima in Africa settentrionale era più umido, cioè durante l'epoca glaciale. Appaiono essere di fattura posteriore anche le mura di mattoni che rivestono le zampe della Sfinge, e che non presentano erosione, che invece è molto marcata nel resto del corpo. La Sfinge appare in conclusione un monumento antichissimo, molto più antico di quanto si ritiene comunemente, forse realizzato 12000 anni fa o addirittura anche più antico! Chi potrebbe aver costruito la Sfinge? Ci appare molto probabile che la stirpe degli Atlantidi abbia popolato queste fertili terre in una epoca molto anteriore a quella vissuta dagli egizi. Il sacerdote egizio infatti racconta a Solone che l'immenso dominio di Atlantide si estendeva fino all'Egitto, come si legge nel Timeo.


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UOMINI E FANGO

“Polvere sei e polvere ritornerai.” Genesi 3:19 Traduzione di Germana Maciocci

Heinz Insu Fenkl (autore, editore, traduttore e studioso di mitologia), è direttore del Programma Scrittura Creativa presso l'Università dello Stato di New York, New Paltz nonché direttore di ISIS (Interstiziale Studies Institute a SUNY New Paltz). Il suo libro di narrativa Memories of My Brother Ghost gli è valso la nomina a Barnes and Noble "Great New Writer" e finalista Pen/Hemingway nel 1997. Il suo secondo romanzo, Ombre Bend (pubblicato sotto pseudonimo), è stato un innovativo, 'romanzo dark di strada' su HP Lovecraft, Robert E. Howard e Clark Ashton Smith. Ha inoltre pubblicato racconti in diverse riviste e periodici, nonché numerosi articoli sul folklore e sul mito, molte delle quali possono essere trovate sul Endicott Studio per le Arti Mythic.

Barzelletta “sporca”: un giorno gli scienziati decidono che l’umanità non ha più bisogno di Dio, e uno di loro si reca da Lui a portargli la notizia. “Dio”, dice, “non abbiamo più bisogno di te. Possiamo ormai fare miracoli e possiamo clonarci da soli. Quindi accetta tranquillamente di essere stato sconfitto”. Ma Dio pazientemente e con gentilezza risponde: “Benissimo, se questo è il sentire comune dell’umanità, risolviamo la faccenda con una gara, vediamo chi può realmente creare l’uomo.” “Va bene, ” accetta lo scienziato, “per me è ok.” “Ma a una condizione, ” prosegue Dio, “dovrà essere creato nello stesso modo in cui io creai il primo uomo, Adamo.” “ Non c’è problema”, risponde lo scienziato, e si china a raccogliere una manciata di polvere. "No, no, no, " lo interrompe Dio. "Devi utilizzare la tua stessa polvere."

Uno dei motivi ricorrenti nella mitologia per spiegare l’origine dell’umanità (di solito del primo uomo) è l’idea che sia stato creato utilizzando della terra. Tale concetto spesso sconfina nell’ambito dell’umorismo, come per la barzelletta sopra citata, che ha circolato negli ambienti scientifici per un bel po’ di tempo. L’ironia in questa vecchia storiella risulta immediatamente chiara, facendo riferimento a temi che sono piuttosto diffusi negli ultimi tempi, soprattutto oggigiorno, nella cultura dei messaggi elettronici e dei siti Internet, se si considerano il progetto riguardante lo studio del genoma umano e le controversie riguardo alla clonazione delle cellule


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staminali umane, notizie diffuse ampiamente dai notiziari mondiali. Mi sono sempre chiesto quale fosse il collegamento tra l’essere umano e la terra, anche prima di essere abbastanza maturo da comprendere la logica dell’affermazione “cenere alle ceneri, polvere alla polvere”. Quando ero piccolo, prima ancora di imparare l’inglese, uno dei miei zii coreani mi spiegò l’origine della razza umana facendo riferimento al motivo della creazione dall’argilla. Dopo aver creato la Terra, Hananim si sentiva solo, per cui decise di creare gli esseri umani per avere compagnia. Prese un po’ di argilla e lo modellò in forma umana, quindi lo mise a cuocere, ma questo primo tentativo fu un fallimento e l’omino risultò bruciato e nero. Per cui egli provò di nuovo, e stavolta non lo tenne abbastanza nel forno per cui risultò di un bianco malaticcio. Al terzo tentativo Hananim riuscì a cuocerlo alla perfezione, rendendolo giallo dorato, che è il colore degli asiatici. Ritengo questa spiegazione non meno seria rispetto a quella che appresi più tardi, ovvero il racconto biblico della Genesi, e naturalmente non ha nulla a che vedere con la spiegazione scientifica, che imparai ancora più tardi, ma mi ha iniziato al concetto di connessione tra uomo e argilla, abbastanza presto da lasciare a un bambino tutto il tempo per riflettere a lungo sulla questione. Ero solito giocare abbastanza lontano da casa in diverse parti della città e in collina, e ho potuto

compiere la mia parte di esperimenti. Ho scoperto, ad esempio, che non è possibile creare realmente delle figure umane con qualsiasi tipo di terra. La sabbia e il fango normali non sono facili da modellare in senso stretto, ma per quanto riguarda l’argilla, mantiene qualsiasi forma fintanto che è umida e s’indurisce seccandosi. Alcuni tipi di argilla si crepano mentre altri no, in base alla consistenza e al colore. In seguito, ho scoperto diversi tipi di argilla visitando una fabbrica di ceramica, e più tardi ancora, quando alla fine mi ritrovai a frequentare una scuola americana, rimasi letteralmente affascinato dalla pasta da modellare che divenne il mio gioco preferito, per la disperazione di mia madre. Durante le estati torride, ero solito riporre le mie creazioni – principalmente dinosauri e mostri – nel nostro frigorifero, e il tipico odore petrolchimico permeava tutto il nostro cibo (non sono mai stato un ammiratore del Play Doh). Pertanto, da dove nasce il collegamento tra l’argilla e la creazione dell’umanità? Come mai è così diffuso e predominante? Tali domande mi hanno assillato ancora recentemente dopo aver letto nuovamente la storia del Golem di Praga a mia figlia, dal libro di Peter Sis, The Three Golden Keys. Tale racconto mi ha fatto venire in mente un ulteriore collegamento che mi era sfuggito in precedenza, ma che sarebbe risultato piuttosto interessante. Pertanto decisi di intraprendere alcune

ricerche, iniziando con il cercare collegamenti coerentemente logici e fondamentali tra l’argilla e la creazione dell’umanità. Quello che ho trovato è più di una conferma dell’associazione mitologica tra gli uomini e il fango. Uomini dal fango Considerando il collegamento tra l’argilla e la creazione dell’uomo da un punto di vista comune, si possono trovare ottime spiegazioni. Per esempio, l’argilla è un materiale con il quale l’uomo può creare diverse cose, dalle stoviglie alle statuette, pertanto associare la figura di un dio antropomorfo e la sua creazione dell’umanità dalla terra è piuttosto logico. L’abilità nella costruzione di artefatti con materiali diversi, e l’argilla fu uno dei primi a essere utilizzati, è uno dei fattori che distingue i popoli “civilizzati” da quelli “selvaggi”, e se consideriamo che gli dei dovrebbero essere più evoluti dei comuni mortali, dovrebbero essere anche più abili nella lavorazione dell’argilla (e pertanto darle anche la vita). L’argilla e il fango sono di solito associati anche al tema della fertilità in quanto terra mischiata ad acqua, e di solito tale tema è collegato alla creazione. Figurine d’argilla, e in particolare in terra cotta, sono state oggetto di venerazione per le culture antiche; nella tomba del primo imperatore cinese, Qin Xihuangdi, sono state ritrovate migliaia di statue in argilla a grandezza naturale di uomini che avrebbero


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dovuto essere i suoi sudditi nell’aldilà. Uno studio veloce relativo ai miti di tutto il mondo riguardante la creazione dell’umanità dà ulteriormente il senso della diffusione di tale tema. In Cina, una delle leggende riguardanti la creazione descrive i primi uomini come creati in argilla gialla (per i Miao del sud della Cina influenzati dalla religione cristiana, il primo uomo era chiamato Patriarca di Fango, in quanto creato da Dio con il fango). Nella mitologia babilonese, Marduk, il capo degli dei, aveva creato gli uomini mischiando l’argilla con il suo stesso sangue. Per uno dei miti egiziani della creazione, il primo uomo fu modellato su un tornio con l’argilla. Per i Magiari (gli abitanti dell’odierna Ungheria) il dio del sole si trasformò in una papera subacquea per creare

l’umanità con sabbia e detriti pieni di semi presi dal fondo dell’oceano. Attraversiamo l’Atlantico e parliamo ora del Nuovo Mondo. Per i Salish, l’UomoAnziano-Nel-Cielo creò gli uomini utilizzando l’argilla, e, creandoli al buio, non si accorse che alcuni erano rossi e altri bianchi, ecco perché nel mondo esistono uomini di colori diversi. Per le tribù che abitano le montagne della California del sud, il creatore Chinigchinich formò gli umani dall’argilla bianca delle sponde di un lago. In uno dei miti Maya, i due creatori, Tepeu e Gucumatz, crearono i primi uomini con l’argilla perché le loro creazioni precedenti non erano in grado di venerarli. Un’altra tribù indigena dell’America descrive attraverso le sue leggende un intero mondo creato dal fango del dorso di una tartaruga gigante, mentre gli

uomini sorgono direttamente da sotto terra, e la Terra emerge dal mare già abitata. In Australia, tra gli Aborigeni, uno dei miti spiega che gli Anziani dell’Epoca dei Sogni si auto crearono con l’argilla e dettero la vita al resto dell’umanità cantando. Dall’Asia, al subcontinente, fino all’Europa e all’Africa, e quindi nel Nuovo Mondo e perfino nelle culture isolate del Pacifico, in ogni parte abitata del globo è possibile riscontrare che il tema della creazione dell’umanità dall’argilla è decisamente prominente in tutte le mitologie locali. Si potrebbe pertanto supporre che si tratti di un tema universale o suggerire che tale mito sia nato in una cultura in particolare e si sia diffuso in tutto il mondo e fermarsi lì. Ma tale spiegazione non farebbe giustizia al mito stesso.


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Fango benedetto Consideriamo quindi un argomento familiare da una prospettiva insolita, iniziando dalla creazione di Adamo da parte di Dio narrata nella Bibbia. Lee Adams Young riassume l’epigrafe citata all’inizio di quest’articolo nel modo in cui egli ritiene sia il più accurato. Fa riferimento all’analisi di Theodore Hiebert nel saggio The Yahwist's Landscape: Nature and Religion in Early Israel (Oxford University Press, 1995): "Polvere" è una traduzione del termine ebraico apar, che in tale contesto viene meglio tradotto con “fango” o “suolo”. Per il contadino, il fango e il suolo hanno grande valore. Il nome ebreo di Adamo deriva dalla parola ebraica adama, che spesso viene tradotta con “terra”, “terreno”, o “latifondo” ma che nella Genesi 2-3 viene reso come “terreno arabile”. La traduzione rivista da Hiebert è la seguente: "Dio creò l’uomo (adamo) dalla polvere del suolo (apar) della terra arabile (adama) e soffiò nelle sue narici la vita, e l’uomo (adam) divenne un essere vivente” (Genesi 2:7). La traduzione di Hiebert riguardanti la maledizione di Dio su Adamo risulta essere meno dura rispetto a quella canonica: "Dal sudore della tua fronte tu [Adamo] mangerai il pane fino a quando ritornerai alla terra (adama) da dove sei stato preso; polvere (apar) sei e polvere (apar) ritornerai” (Genesi 3:19). L’obiettivo di Hiebert è distinguere la nostra nozione

di polvere rispetto a un particolare tipo di polvere. Adamo, attraverso il gioco di parole insito nel suo nome, non è solamente legato alla polvere, ma a qualcosa che può essere coltivato, ad es. qualcosa che può essere usato per creare. Quello che non dice Hiebert è che in ebraico, a-dam può inoltre essere tradotto come “di sangue” o “d’argilla” (preferibilmente argilla rossa), e pertanto associabile alla terra e al potenziale creativo insito in un insieme complesso di significati possibili. Il Corano, le cui fonti originali spesso sono accomunate per diversi aspetti a quelle della Bibbia, fornisce una spiegazione ancora più vivida ed esplicita riguardante la creazione dell’uomo dalla terra. Al fine di provare l’accuratezza scientifica di quanto solitamente viene definito come linguaggio metaforico e di come il Corano sia portatore di verità, gli studiosi islamici hanno consultato diversi scienziati. Su un sito web chiamato "Stages in the Creation of Man" (http://www.eastlondon -mosque.org.uk/iaw99/ magarticles/creation.htm), ho trovato quanto segue, che riporto interamente in quanto trattasi di materiale piuttosto interessante: Abbiamo chiesto al professor Moore di fornirci un’analisi scientifica di alcuni versi specifici del Corano e di alcune profezie tradizionali… inclusa nel suo campo di studi specifico. Il professor Moore è…Professore Emerito di Anatomia e Biologia Cellulare presso

l’Università di Toronto. …Si è chiesto come il profeta Muhammad (sallallahu 'alaihi wa sallam), quattordici secoli fa, sia stato in grado di descrivere l’embrione e il suo sviluppo in modo così accurate e dettagliato, uno studio che gli scienziati sono stati in grado di compiere solamente negli ultimi trent’anni…. Allah definisce nel Qur'aan [Corano] gli stadi della creazione dell’uomo: 'In verità creammo l'uomo da un estratto (di argilla). Poi ne facemmo (una goccia di) sperma (nutra) posta in un sicuro ricettacolo, poi di questa goccia facemmo un'aderenza ('alaqah) e dell'aderenza un (embrione) (mudghah); dall'embrione creammo le ossa e rivestimmo le ossa di carne. E quindi ne facemmo un'altra’ (Qur'aan 23:12-14). La parola araba alaqah ha tre s i g n i f i c a t i . Il p r i m o è "sanguisuga". Il secondo è "una cosa sospesa". Il terzo è "un grumo di sangue". Paragonando la sanguisuga all'embrione allo stadio alaqah, il Prof. Moore constatò una forte somiglianza tra i due. Concluse che l'embrione durante lo stadio alaqah acquisisce un aspetto molto simile a quello di una sanguisuga… Il secondo significato della parola alaqah è "una cosa sospesa" ed è quello che possiamo notare quando l'embrione durante lo stadio alaqah s’impianta nell'utero (grembo) della madre. Il terzo significato della parola alaquah è "grumo di sangue". E' importante osservare, così


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come affermato dal Prof. Moore, che l'embrione durante lo stadio alaqah attraversa i ben noti eventi interni, quali la formazione del sangue nei vasi circostanti…Durante lo stadio alaqah, il sangue viene trattenuto nei vasi circostanti ed è per questo che l'embrione acquisisce la forma di un grumo di sangue, oltre ad avere la forma di una sanguisuga… Il Prof. Moore, inoltre, studiò l'embrione allo stadio mudghah (sostanza masticata). Prese un pezzo di creta e lo masticò, poi lo paragonò a un ritratto di un

embrione allo stadio mudghah e concluse che l'embrione in questa fase assomiglia esattamente a una sostanza masticata. Sebbene più attento allo studio dell’ontologia, il Corano, come la Bibbia, contiene la stessa associazione fondamentale: la creazione degli uomini da parte di Dio utilizzando sangue e argilla. Più si cercano paralleli tra i miti riguardanti la creazione e le conoscenze scientifiche attuali, più questi divengono stupefacenti e singolari, in particolare se si analizza il

folklore ebraico inerente al Golem. Nel libro "The Golem: A Mute Man of Words," F. Levine fornisce una buona definizione di questa creatura: "Il golem, forse la leggenda più conosciuta tra quelle ebraiche, è un automa, di solito umanoide e di sesso maschile, creato grazie ad una meditazione intensa, sistematica e mistica. Il termine golem significa (o implica) qualcosa di informe e imperfetto, un corpo privo di anima…. I racconti più interessanti riguardanti il golem parlano del Rabbi Yehuda Loew, il Marharal di Praga, che aveva creato l’essere mitologico per proteggere gli ebrei dalle accuse di “oltraggio del sangue” e di complotti diversi alla fine del sedicesimo secolo. Ma dei golem si parla già nell’antichità, infatti “storie riguardanti la creazione di esseri artificiali da parte di saggi ebrei appaiono piuttosto presto, durante l’era talmudica (prima del 500 a.c.) Durante le discussioni teologiche, Adamo viene descritto come un golem nella prima parte della sua formazione, prima che Dio soffiasse la vita in lui e (più importante ancora) gli donasse un’anima. Le storie più antiche riguardanti tale creatura risalgono all’era del Talmud babilonese". La teoria e il metodo per creare un golem si possono trovare nel Sefer Yetzirah, un testo mistico ebraico (che ha origini tra il terzo e il sesto secolo) conosciuto anche come “Libro della


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resterebbe DAM, che può essere tradotto con “argilla” o “sangue”. (La lettera A significa anche bue, e questo potrebbe spiegare perché diverse storie di golem riguardano la creazione di bovini golem, che i rabbini utilizzano come cibo; esistono perfino regole kosher per l’uccisione di animali golem.) Secondo Pennick, la lettera ebraica A (Aleph) sarebbe inoltre simbolo del concetto ermetico e alchemico “come sopra, così sotto” facendo riferimento al potere parallelo di creazione di Dio e dell’uomo. L’uomo è Dio del golem fatto di argilla, e lo rende contemporaneamente servo dell’argilla. Esistono inoltre motivazioni sorprendenti, con valenza scientifica, che proverebbero il valore dell’argilla come miglior mezzo per creare la vita. In un articolo dal nome "Clay: Why It Acts The Way It Does," F.H. Norton scrive:

Creazione”. Secondo tale libro, Dio creò il cosmo utilizzando le dieci emanazioni divine delle Sefirot e le ventidue lettere dell’alfabeto ebraico. Levine aggiunge, “le tecniche medievali per creare un golem spesso si risolvevano in una procedura altamente complessa che richiedeva al/ ai mistico/ci la recitazione..di una profusione di combinazioni di lettere dell’alfabeto ebraico e/o diverse permutazioni di uno o più Nomi di Dio”. L’ultima chiave per la creazione di un golem è una parola di attivazione, che può

essere utilizzata anche per disattivarlo. In diverse versioni della storia, la parola è EMETH (verità) scritta sulla fronte del golem. Per disattivarlo, il Rabbino deve cancellare la prima lettera, lasciando la scritta METH (morte). Esistono diverse varianti della parola di attivazione, ma quella che sembrerebbe più antica è ADAM, da quanto si potrebbe prevedere dalla tradizione della creazione per gli ebrei. Come mostrato in precedenza, il significato del termine ADAM implica il concetto di “uomo di sangue e argilla”, cancellando la A

“Se si prende un minerale privo di argilla tritato finemente e lo si mischia con dell’acqua, il risultato sarà una massa grumosa e pressoché inadatta a essere modellata. Se invece utilizziamo dell’argilla, avremo una massa trasformabile in qualsiasi forma desiderata e, ancora più notevole, tale forma rimarrà invariata nonostante la forza di gravità. In altre parole, tale massa avrebbe tre proprietà uniche; primo, può essere deformata senza spaccarsi; secondo, quando la forza deformante viene interrotta, la forma rimane invariata; inoltre, una volta fatta seccare, l’argilla


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pone una considerevole resistenza. Le proprietà uniche dell’argilla”, prosegue inoltre Norton “sono dovute al fatto che la sua struttura molecolare è quella di un cristallo esagonale. Tale struttura, è risultato, sembrerebbe essere quella all’origine della vita”. Paddy Carroll, nella sua analisi del testo di A.G. Cairns-Smith 'Seven Clues to the Origin of Life', riassume quanto segue: L’autore si oppone alla maggior parte delle credenze riguardanti le sostanze inorganiche – come ad esempio la formazione complessa dei cristalli di argilla . . .—che fornirono la spinta iniziale essenziale all’evoluzione organica. . . . Cairns-Smith propone che le sostanze organiche siano tali unicamente perché cooptate, organizzate e supportate da una ‘impalcatura', costituita da cristalli di argilla, forme complesse che possono bene o male evolversi; utilizzando . . . sostanze organiche come strumenti per propagarsi nel modo più efficiente. Tale tesi fu portata avanti in origine dal cristallografo inglese J.D. Bernal, che scrisse il visionario The World, The Flesh and The Devil. In un testo piuttosto eccentrico chiamato The Language Crystal, Lawrence William Lyons fa notare alcuni dei significati relativi al numero sei (il numero dei lati di un esagono). Come altri hanno dimostrato, tale numero è associato all’uomo, in particolare al corpo umano, ma Lyons procede oltre, citando il libro della Rivelazione, "Qui sta la

sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: essa rappresenta un nome d'uomo. E tal cifra è seicentosessantasei" (13:18), evidenziando che “uomo” viene qua inteso come “antrophos” dal Greco, che si riferisce a tutta l’umanità. Il numero seicentosessantasei sembrerebbe associabile al diciotto, per il quale Lyons fornisce una serie sorprendente di associazioni significative; la maggior parte di esse sono purtroppo un pò estreme e sovraccariche di teorie cospirative, ma due esempi risultano interessanti. L’acqua ha un peso molecolare pari a diciotto, mentre il peso del glucosio è centoottanta. Entrambe naturalmente sono assolutamente essenziali alla vita umana. Lyons fornisce inoltre una tavola periodica degli elementi che mostra le loro strutture cristalline, ed è interessante notare che più di un terzo sono esagonali; tre dei quattro elementi che costituiscono la vita basata sul carbonio hanno forme cristalline esagonali (carbonio, idrogeno e azoto– il quarto è l’ossigeno). Lyons evidenzia come nella Kabbalah, diciotto sia il numero della vita (si tratta tra l’altro del sei, numero dell’uomo, moltiplicato per tre, il numero della divina Trinità). All’estremità del campo Probabilmente le speculazioni riguardanti la numerologia e i giochi di parole riportati qui sopra

sembrano semplicemente di carattere mistico, ma esistono diversi approcci per affrontare lo stesso problema relativo al loro significato. Steve Krakowski, per esempio, ha iniziato la sua ricerca riconoscendo un potenziale parallelo tra sistemi numerologici coerenti. In "Interpreting Sefer Yetzirah through Genetic Engineering" scrive: “Diversi anni fa sono incappato in una singolare similarità di forma tra il codice genetico e una fusione tra l’alfabeto ebraico e l’antico sistema divinatorio cinese dell’I Ching; altrimenti conosciuto come 'Libro dei Mutamenti.' Stavo studiando quest’ultimo quando scovai un libro che voleva dimostrare un isomorfismo tra i sessantaquattro simboli dell’ I Ching (chiamati esagrammi o kua) e i sessantaquattro codoni del codice genetico. Mi chiesi se esisteva, tra i sistemi mistici o occulti di altre culture, un corrispondente set di simboli per gli aminoacidi del codice genetico da cui derivava il codice dei sessantaquattro codoni. Mi rivolsi quindi al sistema ebraico relativo all’occulto chiamato Qabalah e scoprii il Sefer Yetzirah o 'Libro della Creazione.' Poiché le ventidue carte..del sistema di divinazione dei Tarocchi corrispondono alle lettere dell’alfabeto ebraico, pensai di poter paragonare simboli, immagini e concetti delle carte dei Tarocchi con i significati corrispondenti dei kua dell’I Ching. Quindi, qualora avessi riscontrato


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similitudini sufficienti, avrei potuto associare ogni carta a un gruppo di kua. Il risultato avrebbe prodotto l’assegnazione di una lettera ebraica a ogni aminoacido e codone di punteggiatura del codice genetico.” similitudini sufficienti, avrei potuto associare ogni carta a un gruppo di kua. Il risultato avrebbe prodotto l’assegnazione di una lettera ebraica a ogni aminoacido e codone di punteggiatura del codice geneticoKrakowski si trovò di fronte ad un isomorfismo inspiegabile. Prosegue così, "nel Sefer Yetzirah, viene riportato un testo magico che presuppone di permettere, a coloro che lo comprendono e lo utilizzano, di creare creature viventi. Questo è possibile utilizzando ventidue lettere, che vengono manipolate, come particelle di argilla, in catene che vengono sistemate in paralleli complementari e altre forme. Ciò risulta simile alla descrizione scientifica relativa all’attività che ha luogo all’interno delle cellule di un essere vivente. Gli scienziati utilizzano la metafora del linguaggio per descrivere tali elementi chimici e le loro attività. La lunghezza del DNA e i geni che vi risiedono sono chiamati frasi genetiche e i loro componenti chimici sono considerati come parole e lettere. Conteggiando i codoni di interruzione in due gruppi separati risultano ventidue lettere relative agli aminoacidi nell’alfabeto chimico della vita." Il genoma umano risulta essere costituito da ventidue coppie di cromosomi base

con una coppia aggiuntiva che definisce il genere. In un libro riguardante il genoma umano (Genome: The Autobiography of a Species in 23 Chapters), Matt Ridley utilizza principalmente l’analogia del libro: Immaginate che il genoma sia un libro. Questi è composto da ventitré capitoli, chiamati CROMOSOMI. Ogni capitolo contiene diverse migliaia di storie, chiamate GENI. Ogni storia è divisa in paragrafi, chiamati ESONI, interrotti da pubblicità chiamate INTRONI. Ogni paragrafo è formato da parole, chiamate CODONI. Ogni parola è scritta in lettere chiamate BASI. Ridley procede con l’affermare, "l’idea del genoma paragonabile a un libro non è, in senso stretto, una metafora. È letteralmente vero. Un libro costituisce parte di un’informazione digitale, scritta in una forma lineare, unidimensionale e unidirezionale e definita da un codice che translittera un alfabeto limitato di segni in un lessico di significati più ampio attraverso l’ordinamento dei suoi raggruppamenti." Le basi del genoma sono le “lettere” ATCG, che (come probabilmente ricorderete dalle lezioni di biologia della scuola superiore) stanno per adenina, timina, citosina, e guanina, che formano i codoni/parola; Ridley afferma che le sequenze basiche sono "scritte interamente con parole di tre lettere." Il linguaggio tecnico che gli scienziati utilizzano per riferirsi alla genetica,

come nota Ridley, è pieno di termini come "traduzione," "RNA messaggero," "trascrizione," "copia," "lettura," e "decodifica." Il suo stesso libro è organizzato in ventitré capitoli, intitolati in base alla funzione del cromosoma trattato in particolare. Un rapido confronto tra questi titoli e il significato cabalistico delle corrispondenti lettere dell’alfabeto ebraico fornisce un’allarmante possibilità (e spero che il presente articolo possa ispirare altri ad approfondire ulteriormente l’argomento). Ecco di seguito alcuni esempi, che ho trovato consultando il testo di Nigel Pennick ‘Magical Alphabets’: Il capitolo sedici dei Genomi viene chiamato “Memoria”; la sedicesima lettera dell’alfabeto ebraico è Ayin, simbolo (tra l’altro), della veggenza. Il capitolo diciassette, “Morte”, corrisponde alla lettera Pe, simbolo dell’immortalità. Il capitolo ventidue viene chiamato “Libera volontà” e corrisponde al Tau, che significa “prescelti”; come spiega Pennick, “esotericamente, sono rappresentate le quattrocento Sephirot dei quattro mondi, che costituiscono la ‘sintesi’. È la summa dell’espressione di Dio, e implica il concetto di creazione” che si associa perfettamente al cromosoma finale. Per una strana coincidenza, la ventiduesima lettera dell’alfabeto romano è la V, in ebraico Vau, sesta lettera che significa libertà. La funzione dei cromosomi sedici e diciassette sembra essere in contrasto con il significato esoterico delle lettere ebraiche associate: la


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memoria, in altre parole l’abilità di ricordare il passato, in opposizione alla facoltà di preveggenza; morte, in opposizione all’immortalità. La funzione del cromosoma ventidue sembra essere stranamente parallela, e la trasformazione verso l’alfabeto romano ci porta a un’incredibile coincidenza anche con lo stesso numero sei. Non sarebbe pertanto sorprendente a questo punto apprendere che una delle tecniche descritte nello Sephir Yetzirah implica l’utilizzo delle coppie di lettere ebraiche da AB fino ad AK (dalla prima all’undicesima lettera) per creare un golem e le coppie da AL a AT (Aleph insieme alle lettere dalla dodicesima alla ventiduesima) per disattivare nuovamente il golem. Tale tecnica risulta sorprendentemente simile all’”avvolgimento” e allo “svolgimento” del DNA durante il suo processo di riproduzione. È inoltre riscontrabile che la dodicesima lettera, K, corrisponde in senso inverso alla funzione del cromosoma dodici, che nel libro di Ridley è chiamata “Auto

assemblaggio”. Come possiamo utilizzare pertanto tali corrispondenze? Lascio l’interpretazione finale al lettore. Ma quello che ho voluto dimostrare è che esistono profonde ragioni religiose, mistiche e scientifiche dietro a quello che, a prima vista, sembrava essere una prevalenza blandamente interessante del tema uomini-creatidall’argilla nella mitologia mondiale. Tali ragioni non potevano essere conosciute che non di recente, grazie agli approfondimenti scientifici necessari forniti dai progressi avvenuti nelle teorie fisiche, biochimiche e informatiche, solo per convalidare spiegazioni in precedenza unicamente “religiose” o “mitologiche”. All’avanguardia della teoria letteraria, una delle idee predominanti è quella che tutto sia semplicemente testo; nella storia giudeo-cristiana della cosmo genesi, in principio era il Verbo; per l’Induismo e il Buddismo, l’universo fu creato con la prima sillaba; per l’astrofisica, una delle scoperte più importanti di uno dei più famosi vincitori del premio Nobel del secolo

scorso è stata la radiazione cosmica di fondo di tre gradi nell’universo, che ora sappiamo essere l’"eco" del Big Bang, il suono con cui tutto ebbe inizio. Forse quell’immensa esplosione, dopotutto, non fu che una parola. Quando gli umani iniziarono a produrre i loro testi scritti, non più pittogrammi, ma lettere simboliche, circa cinquemilacento anni fa (secondo le teorie odierne), utilizzarono l’argilla come primo materiale. Diverse delle tavolette di argilla mesopotamiche più antiche, databili fino a più o meno il tremila a c., riportano racconti mitologici relativi alla creazione. La mia bambina di quattro anni fa ancora difficoltà a pronunciare la parola “Mother” (mamma), e, quando è stanca, chiama la mia adorata moglie “Mudder” (pantano). Ero solito correggerla, ma ora non più. Deve essere da sempre stata consapevole di qualcosa – si tratta di una di quelle sincronicità che si finisce per accettare dal momento in cui si inizia a sospettare che la propria vita sia tutta un testo.


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VIAGGIO NELLA WEST VALLEY DI MARTE II° e ultima parte

West Valley, un paesaggistico anfiteatro naturale che in ere immemorabili, avrebbe posseduto un aspetto assai differente da quello oggi conosciuto. Dal presente quindi, ancora notizie dal suolo marziano con sospette presenze che dagli anfratti rocciosi spierebbero Mars Rover (fig1)? Matteo Agosti agosti.matteo@email.it, classe 1967, è un reporter freelance dal 1987. Ha collaborato con i quotidiani genovesi, e in ambito paranormale, ufologico e archeo misteri con Area di Confine, il Giornale dei Misteri, Mystero, XTimes, Hera e Ufo Magazine. E' tutt'ora collaboratore della Acacia Edizioni.

Nel febbraio 2010, la Nasa confermò ai mass media che sarebbero cessati i tentativi di rimettere in marcia il robot "Spirit". Stando alle ambigue dichiarazioni dell'ente spaziale, esso sarebbe rimasto “incastrato” tra alcune rocce che gli avrebbero causato l'impossibilità a proseguire il suo cammino. Ciò malgrado, la Nasa non ha ancora rivelato l'esatta locazione del fatto avvenuto, nè relative immagini circostanziali (non risulta sinistrato l'apparato audio visivo del robot, che immobile continuerebbe a filmare). Appurata la notizia, nei giorni a seguire dal Canada mi perviene un dato controverso: "qualcosa" che sarebbe emerso dal terreno sottostante il robot, lo avrebbe agganciato e forse


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danneggiato. Se è così, intuirei (e condividerei con i colleghi canadesi) "cosa" avrebbe interrotto l'esplorazione del robot... creature che si muoverebbero nel terreno, e probabilmente non di trascurabili dimensioni. Lecito è domandarsi, come supposti esseri possano agevolmente movimentarsi nel terreno. La ragione di ciò sarebbe legata alla consistenza tellurica avente bassa densità, pregna di acqua (in alcune aree) non consistente come il permafrost (più attendibile verso i poli), ma più verosimilmente allo stato liquido. Questo starebbe a significare che, la temperatura marziana stanzierebbe di pochi gradi al di sopra dello zero (supposizione: oscillante intorno ai 5 gradi centigradi come diversi studiosi sostengono). La prova di tale

sospetto, trova eloquenza nell'immagine in fig2, già pubblicata nel 2008 su Area di Confine (intervista a Dave Beamer). Nell'ingrandimento, si rendono evidenti le tracce dei pneumatici rilasciate da Mars Rover durante il suo transito in un'area limitrofa al Victoria Crater, denominata D-Star. dette tracce per

similitudine formale, gemellano con le impronte impresse nel fango da comuni trattori terrestri. Se nella sua consistenza, il terreno si presentasse arido o carente di particelle acquose, le tracce in questione non potrebbero imprimersi con l'incidenza riscontrata in fotografia. Altresì, sottolineo che la Nasa nel 2008 denunciò ai mass media di aver rilevato "tracce" di ghiaccio grazie all'analisi terrena operata dal lander "Phoenix". Tracce di ghiaccio? Non poche perplessità lasciano gli addetti ai lavori della Nasa, probabilmente propensi a scommettere che le utenze televisive siano del tutto consone a convincersi dei loro annunci mediatici (fig3); se non altro, proprio nella West Valley (come in altre regioni illustrate on line dal Jpl photojournal) sarebbe presente un piccolo laghetto con tanto di increspature create da correnti atmosferiche che senz'altro sul pianeta “rosso” non vengono a mancare. Per ipotesi: o qualche grafico Nasa si è divertito a creare


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artificialmente un sito lacustre (mi pare improbabile; e poi a che scopo?) o semplicemente quella è acqua, peraltro visibile in maniera “paludosa” nell'identico file "true color" (in realtà anch'esso falsato nel colore). Di norma un lago, grande o piccolo che sia dovrebbe essere alimentato da un corso d'acqua (non presente nella valle in oggetto), ma è anche

vero che in natura terrestre, esistono esempi lacustri alimentati da falde acquifere. E' il caso della West Valley (fig4)? Può essere, in fondo anche i più scettici sono propensi a considerare Marte non troppo dissimile dalla Terra, in quanto esso, cosmologicamente è situato nella cosiddetta fascia temperata del sistema solare, là dove la "vita" (come noi la conosciamo), può svilupparsi

sulla base del carbonio e anche.. del silicio? Così moderni studiosi considerano il silicio, l'elemento che costituirebbe la struttura del Dna degli alieni denominati "Grigi" e forse, dei misteriosi marziani di cui nessuno osa fare menzione. Quindi.. l'elemento acqua, la friabilità e la bassa densità del terreno (meno consistente che sulla Terra), sarebbero gli ingredienti che


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permetterebbero a sconosciute creature di attraversarlo in superficie e in profondità. A supportare tale congettura, riporto un riferimento emerso durante le mie prime mie analisi marziane del 2007; dal terreno della West Valley, emerge un curioso dettaglio: una "roccia" che si muove nel terreno? O forse è il forte vento marziano che fa scivolare la sabbia sopra di esso? Se fosse così, tale rilevanza avrebbe dovuto palesarsi sulle rocce un po' dappertutto. Detto elemento mi fa seriamente pensare ad una indiziata presenza che si insinuerebbe nel terreno (fig5). Premetto, alcuni degli ingrandimenti che propongo nei mei articoli, per una

migliore lettura li sottopongo ad un incremento del contrasto e riduzione del rumore grafico (ottimizzazione). L'elemento che si muove nel terreno in succitata figura, se fosse quel che io sospetto, annuirei ad una testa triangolareggiante che si incunea nel terreno. Nel dettaglio si potrebbe intuire come il "soggetto", nell'incuneare il suolo produca un getto (o spruzzo) di sabbia proiettato verso l'alto. Per comprovante test, conficcando di scatto un oggetto nella sabbia, è possibile ottenere il medesimo risultato: la sabbia salta verso l'alto. Quindi potrebbe trattarsi di qualcosa che si insinua nel terreno, e se è una testa, potrebbe

appartenere a qualche strano “rettiloide”? E' solo una congettura, pertanto, pur osando nel legittimo sospetto, seguo l'istinto con prudenza; su Marte c'è vita? In gloria della della conoscenza comune vorrei dire di sì, ma anche i virtù ricerca indipendente, sinonimo di lotta alla disinformazione, all'omertà mediatica, all'imperante cover up e all'ipocrisia scientifica. Il 14 marzo 2010 la Rai mandò in onda una puntata di Report, programma che considero intelligente (solo in parte quella sera). Fu trasmesso un servizio dedicato ad alcune indagini del Cicap, analizzante in tv, sciocchezze paranormali e affermazioni da farlo precipitare nel baratro. Tra gli esempi, un giovane dall'aspetto universitario (membro Cicap), affermava che le scie chimiche sono normalissime scie di condensa (lascio a voi congrue considerazioni). Margherita Hack, da mezzo secolo ripete sempre il medesimo concetto in termini probabilistici, circa la possibile esistenza di altre forme di vita nell'universo. Daccordo. Ma perchè complicarsi la vita con indagini fuori dal sistema solare, quando la verità (non in termini probabilistici) l'avremmo sotto il naso? Di pianeti in altri sistemi ne sono stati scoperti parecchi (si legga di GLIESE 581g, pare identico alla Terra), ma, ripartendo dal nostro sistema, prima con con Marte, poi ancora con Venere, quindi la Luna, Mercurio e via dicendo, è doveroso ribadire che su detti astri, il blasonato John Lear denunciò di essere


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a conoscenza che là fuori c'è presenza di vita intelligente (nel sottosuolo) occultata da organi segreti statunitensi. Ed è in questa direzione che occorre cercare. Tra le rocce della West Valley, è anche possibile imbattersi in qualcosa dall'aspetto presumibilmente "demoniaco" (fig7). Parrebbe una enorme testa sbordante per metà dalla roccia sottostante. In tutta sincerità, proprio non me la sento di affermare che quell'elemento è un macigno, poichè in esso, si identificherebbero due occhi diagonalmente inclinati e forse, una sorta di corno centrale situato sulla fronte. Impossibile ottenere una maggiore risoluzione sullo zoom, a cui ho applicato qualche filtro per ottimizzarlo. Che mai potrebbe essere quel "soggetto/oggetto"? Potrebbe Marte, essere abitato nel suo sottosuolo da esseri mostruosi agli occhi degli umani? L'idea che mi sono

fatto in tre anni di analisi è la seguente: Marte sarebbe un pianeta infestato, ritengo da sospette creature di sospetta natura rettiloide, non escludendo altre forme molto strane, nonchè umanoidi. Sono convinto che la Nasa sia a conoscenza di tutto questo, e credo anche che l'uomo non potrà mai

colonizzare quel pianeta. Penso che Marte sia paragonabile ad un immenso “formicaio”, ospitante nei suoi sotterranei milioni di “Kroft”e impensabili creature. Su esigui file della Nasa, ritengo di aver individuato alcuni accessi sotterranei (fig8) utilizzati dai suoi misteriosi abitanti. Avete


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letto bene, ho scritto Kroft. Sarebbe il soprannome dato da alcuni tecnici della Nasa (fonte canadese), ai marziani che vivrebbero allo stato brado nelle immediate profondità delle aree desertiche e rocciose. Il loro non sarebbe un vivere paragonabile allo status degli umani, ma più comunemente (per paradosso) a quello delle formiche o termiti.

Vivrebbero ammassati in vere e proprie colonie sotterranee di immani dimensioni. Tuttavia costoro, non sarebbero gli unici abitanti di Marte; quelli più evoluti e tecnologicamente avanzati, vivrebbero a maggiori profondità (sempre fonte canadese). Questo secondo i miei colleghi canadesi, sarebbe il grande segreto di Marte, di cui la

Nasa e relativi organi militari custodirebbero da anni. Insisto: l'uomo non potrà stabilirsi su Marte, perchè se lo facesse, la prima colonia umana che vi metterà piede potrebbe andare incontro ad un infausto destino. Forse per un ispirazione dettata da “qualcuno”, il film Alien 2 non sarebbe stato del tutto casuale. Dave Beamer: molti degli elementi che compaiono


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nei film di fantascienza, non sono frutto di fantasia, c'è sempre qualcuno che in segreto trasmette elementi top secret a potenti produttori cinematografici. Negli anni settanta, la Nasa prometteva di inviare l'uomo su Marte entro un ventennio. Al termine degli anni ottanta predisse lo sbarco marziano entro il nuovo millennio. All'inizio anni novanta annunciò un possibile viaggio per il 2002. Nel 2000 rimanda l'appuntamento al 2012, e nel 2010 annuncia che se ne parlerà fra vent'anni. La Nasa non smetterà mai di rimandare. Scommetto sia conscia di non poter affrontare la realtà marziana, che in superficie (fig9, chi spia Mars Rover affiorando dalle rocce?) mostrerebbe solo la punta di un incalcolabile "iceberg" nascosto sottoterra. Dalla seconda metà del novecento, si è parlato molto di Marte, perfino in ambito egittologo. Fra gli studiosi al mondo, non

sono pochi i sostenitori di tesi marziane legate alla comparsa della dinastia dei faraoni. Secondo alcuni, i culti sacerdotali legati all'antico Egitto, sarebbero originari di Marte. E' una tesi affascinante da non escludere affatto, sopratutto quando nel corso di una analisi marziana, ci si imbatte nuovamente in

un elemento alquanto insolito (ma non troppo). Ed ecco quindi, che ad una ridotta distanza dal lander "Spirit", emergono dal terreno due anomalie (fig10): la prima (ingrandimento "A") denota la forma o la sagoma di una singolarità monumentale, quasi rimembrante (in via dell'ipotetico becco appuntito) divinità egiziane come Toth o Horus, entrambe con la testa di uccello. Non voglio determinare che detta figura rappresenti un volatile o affini, ma la sua sommità (testa, con ipotetici occhi lunghi e diagonalmente elittici) riporterebbe a qualche aspetto simbolico dell'antico Egitto. Nell'ingrandimento "B" l'altra anomalia: l'aspetto si presenta siluroide, lateralmente angolato, con l'estremità appena affusolata e appuntita. Sembrerebbe sbucare dal terreno come un sottomarino fuoriuscente dall'acqua. Strane diavolerie di un altro mondo, magari appartenute alla stirpe di un Re o di una


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Cleopatra marziana impossibile da riesumare come le reali origini dell'umanità, matrice di cui nessuno sino ad oggi è certo.. perciò, se arduo è stabilire le origini terrestri, figuriamoci quelle marziane (fig11): volti di figure scolpite sulla superficie e teschi sul terreno costellanti la superficie marziana. In alcune nicchie rocciose, addirittura risulterebbero centinaia di teschi macabramente ammassati. Forse un giorno scopriremo (o ci sarà rivelato) la realtà che un tempo presidiava il terzo pianeta del sistema solare. Forse un domani, qualche robot statunitense sarà progettato per l'archeologia marziana, andando magari a scoprire tombe funerarie

contenenti qualche sarcofago? E chissà che uno di questi, lì immobile dalla notte dei tempi giaccia sul terreno della West Valley. Potrebbe essere così, come potrebbe essere chissà quale altra innominabile stranezza. In ogni caso, l'oggetto o l'artefatto che si delinea in fig12, rievocherebbe la sagoma di un sarcofago o (per sarcasmo) quella di un “frigorifero”. Anche questo misterioso elemento, potrebbe essere un superstite scampato alla tragedia di Marte? Il viaggio nella West Valley terminerà nella terza e conclusiva parte, ove saranno illustrati dettagli relativi a “presenze” insinuate negli anfratti rocciosi, il rilevamento di altre anomalie presenti sul terreno

riconducibili all'insondabile passato marziano, forse parente di un preistorico genoma umano. Ogni giorno un pezzetto di verità si unisce al mosaico che costituisce la ricerca della verità; una verità che nessuno può o dovrebbe offuscarci come accade con certi "comitati", autoeletti per determinare e distinguere il vero dal falso (con quale autorità?). Sfortunatamente, ciò spesso accade con atteggiamento mirato a disinformare le masse, nelle quali una significativa minoranza (si spera un giorno maggioritaria) con affetto segue la ricerca di frontiera. Ma allora che aspettiamo? Autoeleggiamoci e formiamo anche noi un comitato per... beh, questo dovremmo deciderlo tutti insieme, preferibilmente prima che, qualcuno dell'altra sponda cominci ad affermare che la vita marziana può svilupparsi al massimo con la crescita degli asparagi. Inverosimile, ma ciò corrisponde ad una delle poche verità che la Nasa ha espletato. Sul quel pianeta c'è realmente terra buona per gli asparagi, e se la terra è buona, significa che l'acqua su Marte certamente non manca.


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RECUPERARE I RICORDI BLOCCATI NEGLI ADDOTTI Il problema delle testimonianze

Luciano Scognamiglio lucianoscognamiglio85@gma il.com è un tecnico informatico e un ricercatore nei campi della Coscienza, della metafisica e dell'universo olografico. Si occupa anche di analisi e risoluzione dei fenomeni di interferenza aliena mediante l'uso dell'ipnosi e delle simulazioni mentali. http://conoscitestesso.selfip.n et/

La risorsa principale nello studio delle interferenze aliene consiste da sempre nei ricordi bloccati nella mente delle persone che sono vittime di abduction. E’ proprio per via di questo blocco che gli addotti non riescono a far accettare all’opinione pubblica le loro esperienze, e quindi spesso non le accettano loro stessi per primi: se non possono conoscerle loro che sono gli sfortunati protagonisti, non possono farle conoscere a nessun altro che non le ha mai vissute. L’enormità di spiegazioni mancanti ha reso impossibile l’investigazione del fenomeno fino ad oggi, e così per tutta la storia umana gli addotti sono passati inosservati, soffrendo in silenzio, venendo giudicati ed emarginati. L’impossibilità di ufficializzare la realtà dei rapimenti alieni che da sempre coinvolgono queste persone, produce in loro una forte dissociazione che li accompagna per tutta la vita. Oggi finalmente abbiamo quegli strumenti che ci consentono di indagare nella

psiche umana per trovare i dati che abbiamo sempre cercato, facendo gravitare tutta la ricerca moderna sulle interferenze aliene attorno ad una sola parola: ipnosi. Cos’è l’ipnosi? Franco Granone, fondatore del Centro Italiano di Ipnosi Clinico Sperimentale (CIICS), riconosciuto in tutto il mondo scientifico come uno dei più attenti studiosi di ipnosi medica e sperimentale, nel 1986 definiva così l’ipnosi: “un particolare modo di essere dell’organismo che s’instaura ogniqualvolta intervengano speciali stimoli dissociativi, prevalentemente emozionali, eterogeni o autogeni, con possibilità di comunicazione anche a livello non verbale, con una regressione a comportamenti parafisiologici o primordiali”. In una sola definizione vennero compresi tutti quegli elementi che oggi studiamo ed applichiamo nel campo delle interferenze aliene: coscienza, emozione, comunicazione non verbale, archetipi. Granone riusciva a conciliare


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un’operatività ospedaliera, di reparto, con una notevole capacità sperimentale, e già negli anni ‘60 insegnava in Italia quei concetti di ipnoterapia che Richard Bandler e John Grinder dovevano ancora introdurre negli USA attraverso la loro futura Programmazione Neuro-Linguistica (PNL). Attorno alla realtà dell’ipnosi sono stati creati molti miti e leggende, e i principali responsabili di ciò sono il cinema, la televisione e l’opinione comune: l’ipnosi oggi viene considerata dai più come qualcosa di teatrale, fantasioso e fantascientifico. La conseguenza di ciò è che la maggior parte della cosiddetta “scienza ufficiale” ancora non riconosce la validità e l’affidabilità dell’ipnosi, seppur non abbia mai approfondito e verificato ciò che afferma. Persino lo stesso Granone ebbe modo di provare con l’ipnosi che alcuni testimoni italiani di un fenomeno di interferenza aliena dicevano assolutamente il vero quando testimoniavano l’accaduto. Esistono molti tipi di ipnosi, ma ancor prima di essere una tecnica essa è uno stato di coscienza: partendo dallo studio degli stati di coscienza, infatti, si può capire molto più facilmente come funziona l’ipnosi. Le onde cerebrali theta Proprio come esiste una vasta letteratura tecnica sull’ipnosi applicata, esiste anche una gran quantità di lavori scientifici, in special modo medici, sulle onde cerebrali come corrispettivi fisiologici degli stati di coscienza. L’attività del cervello è caratterizzata da una costante produzione di segnali elettrici, che possono essere tranquillamente misurabili con apparati elettroencefalografici (EEG). Lo stato cerebrale di una persona in un dato momento corrisponde alla configurazione di tutti questi segnali principalmente in termini di frequenza, diffusione, intensità e differenza di potenziale. Queste onde cerebrali sono

state schematizzate per comodità di analisi in cinque tipi, partendo da quelle a frequenza più alta: gamma, beta, alpha, theta e delta. Esistono diversi stati di coscienza anche nell’ipnosi, a seconda della tecnica utilizzata e della profondità raggiunta, sovente definiti trance: in presenza di questi stati ipnotici, con le opportune rilevazioni strumentali, sono stati registrati alti livelli di onde theta, predominanti sulle altre onde cerebrali. Le onde theta, di bassa frequenza, vengono prodotte in corrispondenza del rilassamento profondo, dell’attivazione del sistema parasimpatico, dell’informatizzazione del sistema immunitario, delle prime due fasi del sonno REM (Rapid Eye Movement), della crescita, dell’apprendimento e persino del gioco. Lo stato theta infatti accompagna il bambino in crescita per la maggior parte delle sue giornate, ed è proprio il periodo in cui assimila ogni sostanza proveniente dall’esterno, forma il suo sistema immunitario, apprende e gioca: in definitiva, le onde theta ci accompagnano ogni volta che fissiamo dentro di noi qualcosa che proviene dall’esterno. Non solo nutrimento, quindi, ma informazioni in generale, siano esse fisiche o psichiche, tant’è vero che stando in theta si può apprendere

qualsiasi cosa molto meglio. Lo stato theta viene definito “lo stato di un solo pensiero”, proprio perché si scivola in theta ogni volta che si concentra la propria attenzione verso una sola cosa, escludendo automaticamente tutto il resto, senza rendersene conto. E’ stato infatti dimostrato che raggiungiamo un leggero stato di ipnosi ogni volta che leggiamo un libro, guardiamo un film, laviamo i piatti, guidiamo l’automobile, etc. Se ci distraiamo da tale stato di coscienza, volgendo la nostra attenzione verso qualcos’altro o verso un altro pensiero, ne usciamo immediatamente e possiamo renderci conto dello stato di autoipnosi in cui eravamo pochi secondi prima. Sfruttando questa conoscenza, capiamo immediatamente che per entrare in ipnosi basta focalizzarsi su una serie di elementi, anche non attinenti alla nostra realtà circostante. E se con me non funziona? Chiunque può essere ipnotizzato e può autoipnotizzarsi, ad eccezione degli schizofrenici, che non riescono a mantenere l’attenzione su una sola cosa alla volta, e che quindi non possono raggiungere un completo stato cerebrale theta. Questo già basterebbe a dimostrare che gli addotti non sono schizofrenici, come dimostrano anche le perizie psichiatriche effettuate su di loro. Ci sono tuttavia dei casi


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in cui non si riesce a mettere un soggetto in ipnosi, e viene da pensare che questi non sia adatto o che la tecnica sia sbagliata. In realtà, come affermava sempre Granone, “non esiste una persona che non si può mettere in stato di ipnosi, ma esiste solo un cattivo ipnologo”. Un altro tabù da infrangere è che l’ipnosi sia una cosa forzata o subdola, ottenuta con qualche artifizio che funziona solo perché fatto di nascosto e sfruttando le debolezze psichiche di una persona. Uno stato di ipnosi reale e profondo si può ottenere solo se il soggetto è completamente d’accordo e si fida totalmente dell’operatore. In queste condizioni favorevoli, l’ipnosi riesce sempre, spesso con risultati sorprendenti. Si tratta quindi di stabilire ciò che in PNL viene chiamato rapport, ovvero il rapporto di fiducia con l’interlocutore. Questa fiducia si ottiene mettendo la persona a suo agio in un’atmosfera rilassata, parlando di cose piacevoli prima di introdurre la seduta di ipnosi, e ricalcando la sua espressività verbale, paraverbale e non verbale. Quando ci si accorge dal feedback del soggetto, ovvero dalla risposta complessiva data dal suo comportamento, che il ricalco è andato a buon fine, si può passare alla fase della guida, dove non è più l’operatore ad adattarsi all’interlocutore, ma viceversa, cioè è quest’ultimo a seguire automaticamente, senza rendersene conto, chi gli sta parlando: in questo modo l’operatore può letteralmente guidare il soggetto verso lo stato di coscienza desiderato attraverso il procedimento ipnotico di focalizzazione lungo una serie di elementi accuratamente scelti. Inoltre, l’analisi dei canali di comunicazione visivo, auditivo e cinestesico (VAK) del soggetto, e il loro conseguente utilizzo, migliorano ulteriormente il rapport e la guida, permettendo contemporaneamente di distinguere cosa viene elaborato al momento e cosa invece viene ricordato dal vissuto personale. Tutti questi

concetti, che mancavano a Milton Hyland Erickson, psichiatra statunitense e padre dell’ipnosi moderna, spiegano come mai egli non riusciva a mettere in ipnosi circa il 20% delle persone, nonostante avesse una capacità analitica e comunicativa così elevata che gli valse il soprannome di “Mister Hypnosis”, tutt’ora utilizzato dagli specialisti del settore. Oggi possiamo far raggiungere uno stato ipnotico avvalendoci delle basi della PNL, senza alcuna necessità di ricorrere all’utilizzo del contatto fisico e di bruschi interventi, entrambe pratiche vivamente sconsigliate nell’ipnosi di recupero ricordi sugli addotti per evitare che le interferenze aliene dentro di loro possano prendere il controllo della situazione sfruttando la via così improvvisamente liberata. La sessione deve procedere nella più assoluta tranquillità e nel rispetto dei tempi di chi vi si sottopone, evitando accuratamente la posizione sdraiata in quanto favorevole al sonno, in favore di una posizione comodamente seduta, al massimo su una poltrona che sostenga le gambe ma che comunque tenga il busto dritto o solo leggermente inclinato. L’ultimo, ma non per importanza, degli accorgimenti da prendere prima di iniziare l’ipnosi, è di evitare di sedersi di fronte al soggetto, scegliendo invece una posizione obliqua leggermente laterale ma sempre rivolta verso di esso: in questo modo, si lascia il campo visivo libero, per poterlo studiare in modo non invasivo, evitando l’interferenza del proprio sguardo che potrebbe distogliere l’attenzione o dissuadere il soggetto dal fidarsi completamente in quanto subentrerebbe una sensazione di sfida invece che una di abbandono ed apertura. A questo punto saremmo pronti per partire, ma resta ancora una domanda: perché l’ipnosi funziona? La psicanalisi Grazie prima a Sigmund

Freud, neurologo e psicoanalista austriaco, e poi a Carl Gustav Jung, psichiatra a psicoanalista svizzero, oggi possiamo delineare la struttura della psiche classificandola in tre livelli: il conscio, il subconscio e l’inconscio. E’ proprio l’analisi di questi tre livelli che ci fa comprendere il funzionamento della mente e ci permette di agire su di essa scavalcando ostacoli apparentemente insormontabili. Le moderne conoscenze basate sulla fisica quantistica, sulla teoria dell’universo olografico di David Joseph Bohm, fisico e filosofo statunitense, e sulla concezione del modello olonomico del cervello di Karl Pribram, neurochirurgo austriaco e professore di psichiatria e psicologia, integrate alla psicanalisi di Freud migliorata successivamente da Jung, ci dicono che il cervello e la mente non sono la stessa cosa, ma l’uno è il mediatore tra l’altra e il corpo. E’ stata proprio l’ipnosi, già esistente ai tempi di Freud seppur in forma ancora embrionale rispetto ad oggi, a poter confermare l’esistenza della psiche come non localizzata in alcuna componente fisica, e a poterla investigare nel profondo. Analizziamo allora questi tre livelli e chiariamo perché sono così importanti per l’ipnosi. Il conscio La volontà razionale di un essere vivente è rappresentata dal conscio, che sfrutta il cervello come interfaccia con il mondo esterno: questo lavora esattamente come un computer, permettendo di gestire a livello fisico gli input e gli output, ovvero i canali di ingresso e di uscita, che vengono gestiti a loro volta dal conscio per quanto riguarda il livello psichico. Il conscio può valutare e prendere decisioni, ma può anche essere guidato e suggestionato: nell’ipnosi si cerca di condurlo ad un livello di rilassamento totale, abbassando quindi le difese psichiche naturali che terrebbero sveglio il soggetto, allertandolo grazie al giudizio


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continuo delle informazioni in ingresso. Il subconscio L’insieme degli schemi, delle credenze e delle convinzioni, è racchiuso nel subconscio, che si comporta proprio come un elaborato programma informatico, e si avvale della capacità di apprendimento del cervello per formare i modelli attraverso i quali vengono fatte passare le informazioni percepite e le azioni manifestate. Il subconscio infatti funge da mediatore tra il conscio e l’inconscio, colloca i dati a seconda di ciò che ha appreso, e distorce ciò che non si adatta alle sue programmazioni, arrivando anche a rifiutarlo completamente. E’ come una superficie con fori geometrici attraverso la quale le informazioni devono passare e devono farlo adattandosi alle forme prestabilite che vi sono presenti. E’ qui che nasce il giudizio, la divisione illusoria di qualsiasi cosa, e per questo vengono separati il conscio e l’inconscio, che altrimenti sarebbero una cosa sola. Il subconscio è ciò che ci permette di sopravvivere: ci da gli elementi per scegliere, ragionare e agire, ci limita essendo esso limitato, e ci fa mentire se pensiamo che ci sia utile. In ipnosi si addormenta il subconscio in modo che agisca il minimo indispensabile per dialogare in modo sensato, ma che non interferisca alterando il vissuto rievocato, dato che non lo comprende e accetta completamente. L’inconscio Il cuore della psiche, la parte più intima, corrisponde all’inconscio: esso usa le zone del cervello che permettono di accedere alla memoria. L’inconscio è la parte centrale di un essere cosciente, contiene tutta la sua esperienza, e si esprime attraverso il conscio dopo essere stato filtrato dal subconscio. Essendo collegato all’inconscio collettivo scoperto da Jung, può esprimersi anche per

archetipi usando il corpo fisico e quindi unendo alla comunicazione verbale, una paraverbale e una non verbale, inconsce e archetipiche. L’inconscio è irrazionale e non può mentire perché non è nella sua natura, e per questo è il più prezioso alleato per valutare un’informazione, che in ipnosi è oltretutto più facile ottenere. L’ipnosi, quindi, non è assolutamente uno stato di coscienza alterato, ma bensì è uno stato di coscienza ampliato, dove si può avere accesso direttamente all’inconscio, senza alcun filtro o barriera, dato che con questo procedimento è l’unico livello psichico tenuto sveglio e attivo al contrario degli altri, che vengono invece fortemente inibiti. Isolando e interrogando l’inconscio nel modo giusto è possibile sapere qualsiasi cosa del vissuto di una persona, compresi i ricordi bloccati nella memoria degli addotti, e senza possibilità di errore. Nei destrimani, l’inconscio è collegato all’emisfero destro del cervello, mentre il conscio è identificato con il sinistro; se si è mancini, questa disposizione di funzionalità è invertita. Ogni emisfero cerebrale controlla la parte opposta lateralmente del corpo, e dato che noi vogliamo evitare l’intervento dell’emisfero sinistro per dialogare direttamente con il destro, inizieremo la seduta di ipnosi ponendoci alla sinistra del soggetto. Prima di iniziare Dopo aver preso posizione, ci rilassiamo il più possibile, fisicamente e mentalmente, trasmettendo questo nostro rilassamento alla persona che abbiamo davanti. Cerchiamo di metterla a suo agio chiacchierando per qualche minuto di cose piacevoli o poco importanti, in modo che distragga la sua attenzione da ciò che stiamo per fare e per la quale potrebbe provare un’ansia che rappresenterebbe un ostacolo alla sua riuscita. Mentre parliamo, facciamo uso del ricalco per mettere la persona ulteriormente a suo agio, e

continuiamo così finché i suoi feedback ci indicano che non c’è più tensione: a questo punto, siamo pronti per iniziare. Il punto Per iniziare a far raggiungere al soggetto uno stato di ipnosi, bisogna indurgli un sogno ad occhi aperti: volendo avvalerci anche dei movimenti del suo corpo durante l’ipnosi per ricevere ulteriori informazioni dal suo inconscio, abbiamo bisogno che il soggetto non dorma durante l’ipnosi, quindi inizieremo da uno stato di veglia ad occhi aperti per poi finire ad occhi chiusi ma senza dormire. In questa fase inizia la guida vera e propria, che in questo caso corrisponde alla suggestione ipnotica: suggerendo al soggetto ciò su cui porre la sua attenzione, si inibisce l’attività del suo conscio dato che prendiamo le decisioni al posto suo. Gli diciamo quindi di focalizzarsi su un punto davanti a sé, non importa quale, né se è reale o immaginato: da qui in poi, gli facciamo percepire questo punto con tutti i suoi sensi, a ruota. Glielo facciamo osservare, toccare con dita immaginarie, ascoltare, odorare, gustare; e poi ricominciamo più volte, ancorandolo a quel punto in ogni modo possibile, sempre più profondamente ed intensamente. Questo procedimento esclude l’attenzione del soggetto da ogni stimolo esterno, facendogli percepire solo quel punto ed ignorando tutto il resto, seppur sia ancora ad occhi aperti. Con queste operazioni in sequenza e a ripetizione, la sua attività mentale viene ridotta e completamente diretta al punto, addormentando il subconscio che non ha più bisogno di giudicare né di intervenire per proteggere, dato che la situazione non prevede azioni né pericoli. Il soggetto, grazie alla focalizzazione in sequenza su un solo elemento alla volta, entra molto facilmente nello stato di onde cerebrali theta, e quindi in rilassamento profondo e successivamente


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in ipnosi: per agevolare ciò, bisogna fare il giusto uso del livello paraverbale, usando un tono di voce regolare nel volume e nella velocità, che tendono a scendere man mano che si procede. Parlare in modo sempre più cantilenante agevola ulteriormente l’operazione. La mente del soggetto, così concentrata su tutti questi input sensoriali, va in crunch, cioè in sovraccarico, e passa il controllo all’inconscio, che è l’unico livello psichico rimasto attivo, e che ora ha anche maggior spazio. Contemporaneamente, il soggetto inizia a chiudere le palpebre, ma noi gliele teniamo aperte continuando a farlo stare attento alle sue percezioni del punto: quest’azione contrastante tra la sua tendenza a rilassarsi e la forzatura a non farlo rilassare, produce in esso ancora più stanchezza durante l’attesa, facendogli in seguito chiudere gli occhi in uno stato ancora più profondo. In questo modo, è il soggetto stesso che si avvia verso l’ipnosi, desiderandola inconsciamente; e così si oltrepassa anche l’eventuale ostacolo rappresentato da un’ultima resistenza del subconscio, che spingerebbe automaticamente a fare il contrario di ciò che viene suggerito dall’interlocutore, e cioè a cadere in ipnosi in risposta allo stimolo di restare ad occhi aperti. L’ascensore La persona ha ora gli occhi chiusi, è profondamente rilassata ed è pronta per entrare nella successiva fase ipnotica. E’ completamente suggestionabile ed è il momento adatto per farle seguire un percorso che la porterà nello stato di ipnosi adatto al recupero completo del ricordo desiderato. Le si fa notare che ha chiuso gli occhi e che ora si trova davanti ad una scena ben precisa: una grotta con un’apertura su un bel paesaggio esterno, e all’interno un ascensore in uno scavo nella roccia. Deve essere sempre premura dell’operatore il fornire una descrizione adatta, composta

di tanti elementi sensoriali descritti con parole semplici, che spinga la persona ad entrare totalmente nella scena proposta grazie all’interazione con il suo corpo fisico immaginario, proprio come ha fatto poco prima con il punto: ogni cosa che si troverà attorno la dovrà osservare nei particolari, toccare, sentirne la temperatura, la ruvidità, il sapore, l’odore, il rumore, e così via. Ogni spunto per interagire sensorialmente con l’ambiente deve essere sfruttato dall’operatore per far ancorare completamente la persona a ciò che sta immaginando. Questa simulazione mentale non solo aumenta ulteriormente la profondità dello stato theta e quindi dell’ipnosi grazie a questa sorta di “sogno controllato” che è qualcosa di più completo di una semplice visualizzazione, ma porta anche la persona a “mettere a terra”, cioè a realizzare e fissare, la sua immaginazione, in modo che entri nell’ambiente creato man mano e che non aggiunga o alteri nulla in seguito, collegandosi solo a ciò che di reale esiste, come il ricordo che si vuole recuperare. La realtà virtuale del pensiero diventa quindi reale perché si trasforma in una percezione di qualcosa che già esiste e non in una nuova e mutevole produzione: la persona ora vive interattivamente un film da attore con un copione già scritto. Le si fa osservare il paesaggio esterno, l’interno della grotta, una scalinata o comunque un passaggio che conduce verso il basso ma troppo lungo ed impraticabile per giungere a destinazione, ed infine l’ascensore nella roccia a sinistra, che viene presentato come il mezzo migliore per scendere giù, in fondo, dove bisogna arrivare per poter proseguire. L’ascensore va descritto in modo piacevole e confortevole: grande, ben illuminato, con un gradevole odore, fatto di un materiale solido e bello alla vista, ad una temperatura adatta, con particolari da osservare, un’atmosfera piacevole, uno schermo per mostrare il piano in cui è presente l’ascensore,

e una poltroncina bella e comoda su cui sedersi e rilassarsi. A seconda che la persona sia più visiva, auditiva o cinestesica, l’operatore deve adattare ogni descrizione inserendo gli stimoli sensoriali più congeniali ad essa, lasciando maggior spazio a questi ma proponendole anche tutti gli altri seppur in misura minore. Si fa quindi entrare la persona nell’ascensore, la si rassicura sull’efficienza e la sicurezza tecnologica, e la si mette a suo agio nel massimo comfort per farla rilassare ulteriormente. Per indurre un maggior rilassamento bisogna mimare, su tutti e tre i livelli della comunicazione, l’apprezzamento, la comodità, lo stupore e la reazione ad ogni situazione, come se fosse l’operatore ad esserne protagonista: questo indurrà ancor più nella persona la sensazione desiderata. Una volta seduta sulla poltroncina, la si fa interagire sensorialmente con la cabina dell’ascensore, e poi le si suggerisce di osservare il display che mostra il piano attuale perché le si dirà di farlo spesso successivamente, e si chiudono le porte scorrevoli. Quest’ultima azione, come poi tutti gli avvenimenti importanti nel corso della suggestione ipnotica, viene sottolineata sia con un conteggio che con un leggero rumore prodotto dalla bocca, che può essere un sibilo o uno schiocco, o simili: questo rumore induce ulteriormente nella simulazione mentale la conferma, la consistenza e la tempistica di ciò che sta succedendo. Il conteggio che precede questo suono serve a preparare ulteriormente un passaggio chiave del percorso: va eseguito dal numero “uno” al numero “tre” o maggiore se necessario, mai troppo lentamente e sempre in modo regolare e deciso, per evitare scappatoie da parte del conscio del soggetto. Il rumore con la bocca va prodotto subito dopo l’ultimo numero, che viene pronunciato con maggiore enfasi rispetto ai precedenti. Questo suono ha anche un’altra utilità: usandolo ogni volta che c’è una svolta nella


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suggestione ipnotica, si ancora nella persona un comando inconscio di proseguimento, che potrà essere utilizzato durante il successivo recupero dei ricordi nelle situazioni in cui si vuol dare un input di avanzamento immediato, riproducendo semplicemente quel rumore senza necessità di usare il conteggio. A questo punto, dopo aver chiuso le porte al termine del conteggio e del suono, si avvisa la persona che l’ascensore sta iniziando lentamente a scendere. La discesa La parte centrale della procedura di ipnosi profonda è costituita da un viaggio immaginario verso il basso, e a questo punto il soggetto deve essere già in fase di rilassamento avanzato, perché gli stimoli immaginativi durante la discesa con l’ascensore in certi momenti sono intensi e in rapida sequenza, e senza lo stato di rilassamento adeguato possono mettere il soggetto in allarme o in agitazione facendolo quindi uscire dallo stato di ipnosi non ancora completo. Prima di proseguire con i particolari è però necessario capire perché usiamo questa procedura e non un’altra qualsiasi. A livello archetipico, ricordando sia il modello oculare VAK della PNL che la croce degli spazi di Max Pulver, grafologo svizzero, la direzione verso il basso corrisponde al fisico, alle sensazioni fisiche, ai ricordi del vissuto fisico: lo sguardo e la gestualità vanno verso il basso quando facciamo riferimento al corpo e all’inconscio, dove l’uno è il veicolo perfetto dell’altro proprio perché, non essendo cosciente, non può ostacolarne l’espressione, come invece fa la mente. Guardiamo o gesticoliamo verso l’alto, invece, quando vogliamo cercare qualcosa di immateriale, di elevato, di mentale, di spirituale, di intenso, di attivo; quindi, facciamo immaginare al soggetto di viaggiare verso il basso, proprio per raggiungere un punto di

calma, di tranquillità, di rilassamento, di poca attività. Ed è proprio questa tendenza alla passività raggiungibile andando verso il basso, cioè verso l’interno, che ci fa ulteriormente capire perché scendiamo invece di salire: quando vogliamo manifestare qualcosa nella nostra vita, usiamo tecniche di visualizzazione creativa che ci fanno immaginare di andare verso l’alto, cioè verso l’esterno, per riprendere il controllo del nostro potere, formulare la nostra volontà, ed esprimerla dall’alto. Entrambi i metodi sono forme di ipnosi, per via del raggiungimento dello stato theta dato dalla focalizzazione in sequenza sui vari elementi della salita o della discesa. Salendo psicologicamente in alto otteniamo un tale controllo su tutto che ci permette di modificare ciò che percepiamo, mentre scendendo verso il basso perdiamo questo controllo e ci limitiamo istintivamente a percepire in modo passivo dentro di noi senza alterare alcunché. Ecco perché l’ipnosi funziona ed è affidabile: il soggetto viene naturalmente inibito nella sua capacità di alterazione del vissuto rievocato, ma resta contemporaneamente sveglio, non solo nell’inconscio come nell’ipnosi classica, ma anche nel corpo, per restare ulteriormente collegato al ricordo o alla simulazione mentale grazie alle sensazioni somatizzate, e comunicare la sua situazione all’operatore in modo molto più efficace perché via del canale non verbale attivo. Sempre per un motivo archetipico, l’ascensore viene posto inizialmente nella parte sinistra della grotta, perché qualcosa che sta a sinistra nella visuale è qualcosa che si proietta verso il passato, e questo tipo di induzione ipnotica che facciamo è volto al recupero dei ricordi. La discesa verso il punto più basso da raggiungere viene descritta dall’operatore con gran dovizia di particolari per ogni canale sensoriale, viene fatta porre spesso l’attenzione allo schermo che fa scorrere i numeri dei piani, e la velocità dell’ascensore viene

gradualmente incrementata grazie ad avvenimenti come lo stacco dei cavi con l’apertura di un paracadute di sostegno, e successivamente lo stacco anche del paracadute, il tutto annunciato ogni volta con il solito conteggio seguito dal rumore prodotto con la bocca, e descritto come sicuro e confortevole per far aumentare vertiginosamente la velocità dell’ascensore senza causare alcun disagio. Il display lampeggia e cambia numero sempre più velocemente fino a non essere più utile per via dell’alta velocità, il rumore è sempre crescente ma mai eccessivo fino a sparire nella velocità massima, la pressione contro la poltrona è sempre minore fino all’assenza di gravità durante l’altissima velocità, e l’ascensore tende ad assomigliare sempre più ad un proiettile di luce che scende giù in un tunnel buio sempre più velocemente, verso un punto che il soggetto deve pensare essere il centro della Terra, dell’Universo, del Tempo, dello Spazio, dell’Energia, dellaCoscienza, di Tutto. Man mano che prosegue la discesa, ci si basa sul feedback non verbale del soggetto per capire quando aumentare la velocità dell’ascensore e che input sensoriali dare rispetto ad altri per aumentare la tranquillità e il rilassamento, che devono essere sempre in costante aumento fino alla fine del viaggio, in un graduale abbandono verso un completo stato di ipnosi. Più aumenta la velocità di discesa e più bisogna adattare la voce alla situazione, quindi aumentando anche la velocità della voce, stando attenti a non aumentare eccessivamente il volume che metterebbe in allarme il subconscio assopito, ed usando termini semplici che possano essere capiti in questa parte più frenetica della suggestione ipnotica dove tante parole e stimoli immaginativi si susseguono velocemente. Arrivati al momento più intenso di questa fase, bisogna di nuovo agire a livello paraverbale diminuendo il tono, il volume


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e la velocità della voce, e parlare in modo sempre più cantilenante, così da far raggiungere al soggetto un rilassamento estremamente profondo proprio durante la massima velocità di discesa, che quindi non si sente più come prima perché è così elevata da dare un’idea di totalità e quindi di assenza. A questo punto, dopo aver portato il soggetto in tale stato, lo avvisiamo dell’imminente rallentamento dell’ascensore con un conteggio più lungo e lento del solito, annunciando sempre all’inizio quale sarà il numero finale e che solo quando lo si pronuncerà l’ascensore si sarà fermato del tutto e le porte si saranno aperte; all’interno di tale conteggio, inoltre, descriviamo al soggetto tra un numero e l’altro la diminuzione graduale della velocità e il ripristino delle condizioni fisiche normali. L’ascensore sta rallentando dolcemente e gentilmente, si

sentono di nuovo i suoni, in questo caso quelli lievi dei freni, ritorna lentamente la gravità e così si ritrova seduto morbidamente sul sedile, l’ascensore sta per fermarsi e il rilassamento sta per arrivare ad un livello mai raggiunto prima. Al termine del conteggio si produce il solito suono, si annuncia l’arrivo e l’apertura delle porte scorrevoli, e si fa uscire il soggetto dall’ascensore. La stanza Il soggetto ora si trova in una stanza, della quale non gli diamo molti particolari per evitare di fargli costruire un ambiente diverso da quello che si sta gi�� immaginando: l’unica cosa importante è che questo luogo sia piacevole ed accogliente, quasi familiare. L’attenzione del soggetto va quindi subito posta solo su un grande divano al centro, così bello, morbido e comodo, che dopo essercisi seduto sopra

ed averlo piacevolmente sentito sotto il suo corpo, vi si sdrai anche, abbandonandosi completamente. Proprio come può essere fatto in precedenza con il grande paracadute bianco che si è aperto sull’ascensore, possiamo far rilassare ulteriormente il soggetto facendolo respirare assieme al divano, il quale si gonfia e si sgonfia attorno ai suoi polmoni, il tutto mentre quasi vi sprofonda. Lo schermo Qui inizia la fase di transizione dal rilassamento profondo al recupero dei ricordi: al soggetto sdraiato facciamo notare un grande schermo piatto presente sul soffitto, con un puntino luminoso al centro che sta ad indicare la presenza della corrente elettrica, e gli facciamo osservare questo punto come abbiamo fatto


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all’inizio della procedura ipnotica, richiamando quindi l’àncora di rilassamento e focalizzazione precedentemente creata in modo automatico. Possiamo quindi ulteriormente suggestionarlo a rilassarsi man mano che osserva il punto, per poi suggerirgli di iniziare a cercare “l’immagine di quella volta che...”, stabilita consciamente in precedenza con lui, oppure semplicemente “l’immagine dell’ultima volta che sono venuti a prenderti”, presente nell’inconscio, nel caso in cui il soggetto non abbia nella memoria cosciente un fotogramma preciso ma ci sia comunque la certezza che sia stato vittima di abduction. Si avvia quindi il solito conteggio, al termine del quale apparirà sullo schermo l’immagine iniziale del ricordo, che prima non si è fatta apparire secondo lo stesso motivo per cui inizialmente non si fanno chiudere gli occhi ma li si fa tenere aperti ancora un po’. Bisogna specificare che l’immagine apparirà come una cartolina, una fotografia, ferma nel tempo, nitida e grande, in modo che la si possa osservare bene: da questo momento, il soggetto è agganciato al suo ricordo, e non è più suggestionabile riguardo al suo contenuto. La tecnica delle àncore Per far entrare il soggetto nel fotogramma che sta osservando, gli poniamo svariate domande sul suo contenuto, anche apparentemente insignificanti, che però servono a collegare i suoi canali sensoriali: la temperatura, la consistenza e la superficie di qualcosa che ha addosso o vicino, i colori, le forme, gli odori, e tutto ciò che può venire in mente dalla descrizione della scena. Da ora bisogna usare spesso il ricalco, al fine di tenere il soggetto nello stato di rapport necessario e anche nel suo ricordo, ponendo la sua attenzione a ciò che percepisce e fornendogli continue conferme. Solo quando è stato tutto descritto alla perfezione e quindi il

soggetto è completamente ancorato alla situazione che sta rivivendo, si avvia un altro conteggio per far muovere tutto, come se si avviasse un video messo in pausa. Ecco che il tempo parte e lui inizia a descrivere tutto quello che gli accade intorno. E ora che succede? Per condurre l’ipnosi di recupero ricordi nel modo migliore, occorre fare le giuste domande: se da un lato questo è possibile solo con una conoscenza approfondita di tutte le meccaniche possibili delle abduction, dall’altro bisogna scegliere oculatamente le parole. E’ infatti importante usare il più possibile i termini che il soggetto stesso usa per descrivere ciò che percepisce, riducendo al minimo le nostre frasi che contengono elementi da lui non percepiti. Il ricalco deve quindi avvenire non solo a livello paraverbale, ma anche a livello verbale, cioè del contenuto, nel modo giusto e quindi non invasivo, facendo le dovute pause in modo da dare al soggetto il tempo di osservare le scene e di formulare le descrizioni. Domande specifiche con dettagli che il soggetto non ha ancora osservato vanno fatte solo quando si pensa che possano chiarire una situazione che appare insolita: è infatti importante, in certi casi, fargli osservare nei particolari chi o cosa si sta trovando davanti, così da poter capire la scena e ricondurla ad un tipo specifico di operazione o avvenimento. Dare le conferme necessarie con il ricalco e fare le domande adatte può far proseguire facilmente la rivivificazione ipnotica del ricordo, evitando di confondere il soggetto o di farlo interrompere. Nel caso in cui non si sappia cosa chiedere o non si voglia chiedere nulla in particolare, si può sempre ricorrere alla domanda neutra “e ora che succede?”, che assicura l’avanzamento del ricordo senza alcuna possibilità di suggestione, che è comunque già impossibile in questa

fase, tant’è vero che basta provarci per ricevere risposte negative. Aggirare i blocchi Può capitare che il ricordo rivissuto si blocchi improvvisamente, con il soggetto che non riesce a vedere niente o ad andare avanti in alcun modo. Questo tipo di situazioni si verifica nei casi di abduction a seguito di tentate inibizioni della memoria, ed aggirarle è molto semplice: basta porre la visuale in un punto esterno al corpo fisico, ad esempio in alto, sopra di esso, e il ricordo si sblocca automaticamente. Questa suggestione, ovvero quella sulle modalità di percezione, è l’unica rimasta possibile: si può sempre far osservare o sentire qualcosa, purché questa faccia parte del vissuto del soggetto. In questo caso, spostando la visuale come se si vedesse il tutto da un’altra angolazione, è possibile andare avanti proprio perché ciò che viene così ricostruito in realtà è stato già vissuto. Suggerendo al soggetto di vedere la scena dall’alto come se si spostasse su un’altra telecamera, otteniamo la descrizione della scena in terza persona, avanzando fino al punto in cui è possibile rimettere la visuale al suo posto. Ridurre la tensione A volte si verificano situazioni in cui il soggetto rivive momenti particolarmente intensi a livello di emozioni e sensazioni, che possono far perdere il controllo dell’ipnosi all’operatore nel caso si faccia prendere dal panico esattamente come chi ha di fronte. Per evitare ciò, oltre ad essere sempre sicuri di agire con un certo distacco e di non essere vittime del ricalco e della guida che tendono ad attivare una naturale empatia al contrario, si deve restare sempre calmi, ed accentuare particolarmente questa calma nel tono della voce, in modo da trasmetterla al soggetto che così trova conforto nell’operatore con


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cui è in rapport. Quando un ricordo è particolarmente spiacevole e le reazioni del soggetto si prospettano eccessive, gli si potrà suggerire di continuare e vedere la scena in bianco e nero, come attraverso un vecchia televisione: annullando il colore, che corrisponde archetipicamente all’emozione, immediatamente si allenta la tensione e la seduta di ipnosi può continuare tranquillamente. Il colore può essere nuovamente inserito quando la situazione si è calmata, specialmente se è necessario tenere il soggetto ancorato al ricordo con le solite domande, oppure ottenere informazioni di diverso tipo, magari per riconoscere luoghi, oggetti o esseri viventi.

interferenze aliene, e saranno gli addotti stessi a manifestare la volontà di arrivarci, ognuno con il proprio tempo. Questa fase richiede più informazioni e più esperienza, e verrà spiegata in seguito in questo ciclo di articoli. Per il momento, per chi sta imparando su queste pagine, durante l’ipnosi si consiglia la pratica del solo recupero ricordi, senza intervenire sugli addotti con improvvisazioni e “fai-da-te”, concludendo quindi le sedute senza iniziare operazioni che non si è in grado di portare a termine, cosa che può indurre situazioni transitorie spiacevoli dalle quali è difficile uscire senza aiuto.

Concludere l’ipnosi

Se da un lato abbiamo i soggetti schizofrenici che non possono essere ipnotizzati, dall’altro c’è anche una piccola percentuale di persone che può e vuole entrare in uno stato ipnotico, ma che ha difficoltà a farlo per via del nervosismo, della distrazione facile e del costante controllo sulla realtà, cose che inibiscono fortemente il rilassamento e l’attenzione agli elementi su cui focalizzarsi. In questi casi basta lavorare con il soggetto che ha questi problemi, rassicurandolo e facendogli eseguire esercizi volti a farlo rilassare e ad abbandonarsi a ciò che gli viene detto, fidandosi dell’ipnosi e lasciandosi andare alle simulazioni mentali proposte. La paura principale di queste persone è quella di non entrare in ipnosi, oppure di essere distratte da qualcosa: in quest’ordine di idee, però, non si raggiunge mai uno stato cerebrale theta, restando continuamente tra la fase alpha e quella beta, ovvero di rilassamento leggero misto ad una costante attività mentale. Quando il soggetto in parte segue la voce dell’operatore e in parte i suoi pensieri o i suoi allarmi, genera figure d’interferenza e non riesce più a seguire. Generalmente si capisce dai feedback fisici quando la procedura ipnotica non sta funzionando, e in questi casi conviene insistere

Arrivati alla fine dell’abduction, che solitamente si verifica in un luogo corrispondente al suo inizio, si può sottolineare al soggetto la fine della scena e il conseguente stop del video sull’ultimo fotogramma, che sta guardando nello schermo sul soffitto mentre è disteso sul divano al centro della stanza. Da qui si procede con il solito conteggio, questa volta da “uno” a “dieci”, durante il quale si riporta gradatamente il soggetto alla realtà fisica in cui si trova, e gli si dice di svegliarsi rilassato e con piena memoria di quanto accaduto. Conseguenze Recuperare i ricordi di una o più abduction serve a completare ulteriormente la presa di coscienza personale di chi subisce il problema delle interferenze aliene. A seguito di queste sedute di ipnosi, gli addotti iniziano a sbloccare automaticamente i ricordi seppelliti nel tempo, oppure a sognarli, o addirittura ad essere parzialmente coscienti durante i successivi tentativi di abduction. La fase successiva a questa è quella di inibizione delle abduction e di liberazione dalle

Gli ostacoli iniziali

ma più tranquillamente, oppure rimandare la seduta ad un incontro successivo dopo che il soggetto avrà eseguito i “compiti a casa” volti a prepararlo all’ipnosi. Adattamento e creatività L’ipnosi non va eseguita come si reciterebbe un copione, ma servono variazioni e improvvisazioni per adattarsi ad ogni tipo di persona e rendere la procedura coinvolgente ed efficace. Il punto da osservare inizialmente può essere scelto insieme, così da dare indicazioni migliori; i vari rumori d’accompagnamento possono essere fatti con la bocca e le mani in tantissimi modi; il conteggio per la frenata dell’ascensore può arrivare fino a “sei”, così da poter dire “seeeiii... feeermooo” abbinando le due parole; etc. In breve, servono intuizione e creatività, come se l’ipnosi fosse un’arte. Considerazioni sulla tecnica E’ bene evitare di suggerire troppo spesso i colori di ciò che il soggetto vede nella fase di simulazione mentale, tranne quando ovvio o necessario, perché altrimenti si rischia di contrastare la sua immaginazione cromatica, che è immediata ed arriva prima della parola: inventando colori diversi da quelli che sono già stati automaticamente visti prima che noi li potessimo pronunciare, andiamo a creare le solite figure di interferenza, distraendo il soggetto dalla procedura ipnotica in quanto lo si porta in una fase in cui mentalmente compie operazioni di valutazione e scelta. In ipnosi, infatti, il soggetto viene cerebralmente lateralizzato, ovvero lo si porta ad osservare la realtà, in questo caso spostandosi anche nel tempo, solo con il lobo destro del cervello. Nella prima fase, quella del punto, facciamo lavorare quello sinistro, mentre nella seconda, quella dell’ascensore, li facciamo lavorare entrambi, con


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l’emisfero sinistro che lascia il posto al destro man mano che scendiamo in profondità e gli stimoli immaginativi diminuiscono in favore di quelli percettivi. La stanza in fondo, infatti, verrà automaticamente creata con molti meno particolari rispetto alla grotta, così come la parte iniziale della discesa sarà più ricca di input rispetto a quella finale, dove in un momento le sensazioni sembrano sparire in uno stato di rilassamento così profondo che per qualcuno, invece che una trance, rappresenta una vera e propria “estasi mentale”, dove c’è poca attività e molta piacevolezza. La tecnica dell’ascensore porta a questo livello di ipnosi perché è il miglioramento della classica tecnica delle scale, dove i gradini che corrispondono al conto alla rovescia per lo stato ipnotico sono stati sostituiti dal display con i numeri a led e dalle sensazioni di rilassamento che aumentano costantemente grazie alla percezione della discesa costante. Ed è proprio questo percorso che permette di raggiungere il più profondo stato theta che si

possa ottenere senza dormire: i passaggi fra le tappe, rappresentate dai gradini o dai numeri, o comunque dalla percezione della continuazione del viaggio, servono proprio a confermare l’aumento di quelle passate e quindi la diminuzione di quelle ancora da raggiungere, e questa differenza fa scattare l’effetto placebo che suggestiona il soggetto e gli fa raggiungere lo stato di ipnosi, o di auto-ipnosi, dato che questo è il funzionamento di ogni tecnica simile, comprese quelle che prevedono un viaggio verso l’alto, dove è sempre presente, se sono ben fatte, l’osservazione costante dei piani che si attraversano e quindi la consapevolezza dell’avvicinarsi del punto in cui si vuole arrivare. Sicurezza L’ipnosi, eseguita in questo modo, non può causare nessun tipo di effetto collaterale. La cosa peggiore che può succedere è che l’operatore non ci riesca o che il soggetto esca spontaneamente dall’ipnosi, cosa che non si risolve comunque in un nulla di fatto, dato che sarà sempre stata un’esperienza, e quindi

un passo in avanti, per entrambi. Scene ipnotiche dalle tragiche conseguenze come quelle del film “Il Quarto Tipo” sono assolutamente frutto della finzione cinematografica, che come ben sappiamo non mostra neanche lontanamente il reale funzionamento e svolgimento dell’ipnosi di recupero ricordi. A chi posso rivolgermi? Non potete praticare l’ipnosi sugli addotti se siete voi stessi addotti o parassitati, o in costante e vicino contatto con chi è in uno di questi due problemi e non riesce a risolverlo con il vostro aiuto. Se volete sottoporvi ad una seduta di ipnosi o ricevere consigli pratici sulla sua esecuzione, in totale sicurezza e competenza, vi potete rivolgere a Corrado Malanga attraverso il sito www.ufomachine.org, l’unico suo sito ufficiale di riferimento, e riceverete risposta o istruzioni per contattare il suo collaboratore geograficamente più vicino a voi.


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L’HOMO SAPIENS SAPIENS E GLI ANUNNAKI: LA GOVERNANCE DEL PIANETA TERRA

Maurizio Martinelli marmartinelli@interfree.it è nato nel 1956 a Carrara. Per Tracce d’eternità ha anche pubblicato, con Marco Zagni, l’e-book “APU-AN Il Sole alato ritorna”, tuttora in download gratuito dal nostro portale.

Sin dall’inizio degli anni cinquanta nel XX secolo, già George HuntWilliamson/Michael D’Obrenovic, il famoso antropologo ed archeologo Serbo-Americano, era totalmente convinto che esistesse un piano molto antico, implementato durante i tempi odierni, per rivelare verità nascoste a tutti coloro che lo desiderino. Tramite contatti telepatici egli ricevette e canalizzò messaggi da parte di Nin.gish.zidda, uno dei leaders degli Anunnaki, I famosi Maestri/Dei dei Sumeri, la cui storia è stata spiegata e trattata da Zecharia Sitchin nelle sue “ Earth Chronicles “ - pertanto George Hunt-Williamson chiaramente comprese non solo che “ …visitatori dallo Spazio Esterno sono qui sulla Terra, ma anche il motivo per il quale essi sono qui. Essi devono prepararci per una

nuova tecnologia ed era nel nostro mondo…”. Come spiegato da Sitchin, questi Esseri, sia conosciuti dai Sumeri come Anunnaki sia denominati con altri nomi secondo le aree geografiche del pianeta Terra, sono i nostri veri e reali “Padri”, proprio per impiegare la terminologia di Neil Freer, che si è dedicato a definire con successo il nostro futuro cammino come “matricole” che hanno la possibilità di unirsi alla “Società stellare “. Zecharia Sitchin, iniziando con la pubblicazione del suo primo libro nel 1976, ha suggerito lo scopo reale dell’arrivo dei Maestri/dei circa 445.000 anni terrestri fa ed ha definito la loro presenza sul pianeta Terra. Apparentemente lo scopo principale dei Maestri/Dei consisteva nella ricerca e nella raccolta di oro da essere lavorato e preparato per la


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La pagina del New York Times con l’intervista a Z. Sitchin

spedizione verso il loro pianeta natale, Nibiru e là trasformato per ottenere una scudo di particelle d’oro. Tale scudo era ed è posto nella parte superiore dell’atmosfera di Nibiru con lo scopo di evitare la perdita del calore generato dal pianeta, a causa della diminuzione dell’atmosfera stessa. Per spiegare come “la scienza attuale” stia semplicemente raggiungendo l’antica tecnologia, durante il 2009 un nuovo termine, “Geoingegneria”, è emerso in vari congressi internazionali che trattano le tematiche del “Riscaldamento globale”, adesso più correttamente definito come il “Cambiamento climatico”. Il termine venne ufficialmente adottato da John Holden, il nuovo consigliere scientifico del presidente statunitense.

Parlando durante una recente conferenza internazionale a Bonn, Germania, egli rivelò che la "Geo-engineering" è fra le “opzioni estreme” in discussione per il governo statunitense: impiegando una tecnologia dell’era spaziale ancora da definire, egli sostenne che "particelle saranno sparate nella parte superiore dell’atmosfera terrestre per creare uno scudo che protegga la Terra dal calore dei raggi solari". Mentre tali misure straordinarie sarebbero solamente una soluzione estrema, il Dr. Golden sostenne che tuttavia “non possiamo permetterci il lusso di scartare nessuna soluzione”. Sitchin ha concentrato i propri studi soprattutto sulle attività degli Anunnaki sul pianeta Terra a partire dal loro arrivo sino al termine della civilizzazione in Sumer,

terminata a causa della nube nucleare che nel 2024 ha in pratica distrutto ogni presenza di vita nell’area della Mesopotamia. Sitchin ha evitato con cura di trattare la presenza degli Anunnaki sul pianeta Terra e nello spazio ad essa vicino, dopo che l’ultimo gruppo lasciò la Terra intorno al 550 a.C. Solamente negli ultimi capitoli del suo libro “ Genesis revisited” ed in alcuni paragrafi di altri suoi libri, Sitchin ha analizzato le politiche terrestri degli Anunnaki. Secondo il biofisico Dr A. R. Bordon, Sitchin potrebbe essere stato “consigliato” da alcuni membri dello staff degli Anunnaki rimasti sul pianeta Terra di fermarsi nella rivelazione delle informazioni sulle politiche dei Maestri/Dei: “E’ forse stato (Sitchin) contattato da elementi che appartengono alla griglia che stiamo proponendo in questo saggio ed avvisato di non continuare nella rivelazione della presenza degli Anunnaki sulla Terra alla fine del ventesimo secolo?”. L’affermazione sopra menzionata potrebbe essere possibile proprio alla luce dell’assoluta mancanza di informazioni riguardo alla vita ed alle ricerche effettuate da parte dello stesso Sitchin prima della pubblicazione del suo primo libro. Ad esempio in tutti i suoi libri viene riportata una breve e sintetica nota, estremamente standardizzata riguardo ai suoi studi sulle tavolette del Medio Oriente e


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su altri testi. Solamente all’interno di una recente intervista apparsa sul New York Times è stato possibile apprendere che egli ha lavorato come dirigente in una compagnia di navigazione a New York, dopo essere arrivato negli Stati Uniti nel 1952. Tuttavia nei suoi ultimi libri, Sitchin ha iniziato a rilasciare alcune informazioni e dati che riguardano il supposto ritorno dei Maestri/dei sul pianeta Terra, lasciando un indizio di una possibile data. Ecco le sue parole: “ …siamo ancora nell’Era dei Pesci. Il ritorno, i segni indicano, avverrà prima della fine dell’attuale Era “…” questa datazione, valutata nel nostro presente, risulta in un presagio celeste predetto dal Meccanismo (di Antikythera ) per il 2074 a.d. E’ questa una data nel regno delle Profezie del Ritorno ?” Infine nel suo ultimo libro non si può affermare che sia l’ultimo poiché ogni volta egli dichiara di pubblicare il suo libro “finale” - Sitchin presenta la seguente dettagliata spiegazione dell’organizzazione del governo di Anu/An, il re di Nibiru almeno sino al periodo in cui le tavolette dei popoli della Mesopotamia sono state scritte : “ …I suoi aiutanti di corte includono un Capo Ciambellano, 3 comandanti incaricati del sistema dei razzi, 2 comandanti delle armi, un ministro del tesoro, 2 capi

della giustizia, 2 “maestri della conoscenza scritta”, 2 capi della segreteria con 5 assistenti…….il palazzo di Anu si trovava nel “luogo della purezza”. Il palazzo era continuamente protetto da due principi regali con il grado di “comandanti delle armi”; essi controllavano due armi divine, lo Shar.ur (cacciatore reale) e lo Shar.gaz (colpitore reale)……. La lista di 3 “comandanti del sistema dei razzi “ e di 2 “comandanti delle armi” …….significa che i 5 militari erano quasi la metà dell’interno governo (escludendo le 7 persone della segreteria)”. Sorprendentemente i dati sopra citati quasi coincidono con quegli stessi proposti per spiegare la governance di Nibiru dal Dr A.R. Bordon nel suo saggio “The Link”. Bordon chiama il pianeta Nibiru con il nome “Sa.A.Me”, che significa “tagliare /spezzare/creazione/color ocra rossa + padre delle acque + incarico/norma ideale”… con il fonema S pronunciato sh come in she. Bordon spiega che “Sitchin ha rivelato al mondo che i Sa.A.Mi.s (ovvero i nativi del pianeta, termine che significa creazione discendenza + decreto divino/ufficio/funzione) sulla Terra erano governati da un gruppo formato da dodici “Signori e Signore” del regno, mentre il rapporto che io ricevo da tale

controparte su Sa.A.Me indica che, seppur esistente, tale gruppo (su Sa.A.Me) non è la stessa struttura governativa operante sulla Terra quando essi erano qua”. Bordon svela solamente 8 dei 12 membri della struttura governativa di Sa.A.Mi, aggiungendo ovviamente il re, che, secondo lui, venne cambiato grazie ad una successione incruenta intorno al 1400 dell’attuale era, quando Nannar/Sin venne nominato dal re precedente Anu/An. In una tavola rotonda secondo un ordine orario siedono:

Il ministro dello scudo Il capo dell’esercito e delle armi Il ministro del tesoro Sconosciuto Sconosciuto Il ministro dello splendore Sconosciuto Il rappresentante dell’ Akhila ( una nuova struttura messa in opera dal nuovo re ) Il ministro del regno Il capo dell’aviazione Il capo della giustizia Con lo schema riportato qui sopra entrambi gli autori hanno dunque indicato la governance generale dei Maestri/Dei, ma noi, come Homo Sapiens Sapiens, dobbiamo attualmente preoccuparci dell’organizzazione della governance sul pianeta Terra, poiché noi abitiamo su tale pianeta e, soprattutto, stiamo appena iniziando a comprendere i fatti avvenuti


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Schema proposto da Dr. A.R. Bordon “ The Link – Extraterrestrials in near Earth space and contact on the ground “, 2007, page 52

nel passato, in primis la nostra vera origine. Zecharia Sitchin, riferendosi sempre ai testi Sumeri, Accadici, Egiziani, Ittiti, Ebrei ed a quelli di altri popoli dell’area del Medio Oriente, sostiene che i Maestri/Dei mantennero durante la loro permanenza sul pianeta Terra una struttura di governo eguale a quella del loro pianeta di origine, sempre tenendo conto che il re/manager del pianeta e della missione Terra dipende gerarchicamente da quello di Nibiru. Infatti il re di Nibiru ha il numero di riferimento più alto, 60, mentre il re/manager del pianeta e della missione Terra il secondo numero per importanza, 50. Il re del pianeta Terra o manager della missione Terra, Enlil, comandava un

organo composto da 12 membri, che ogni tanto cambiavano secondo l’età dei membri stessi, il mutamento della loro importanza, i conflitti personali e fra clans rivali. In ogni caso durante la loro permanenza sulla Terra, il valore numerico attribuito ai Maestri/Dei fu più o meno il seguente, femmine incluse, sia come spose sia come leader esse stesse: No. 60 No. 55 No. 50 No. 45 No. 40 No. 35 No. 30 No. 25 No. 20 No. 15

= Anu/An = Antu (sposa di Anu) = Enlil = Ninlil (sposa di Enlil) = Ea/Enki = Ninki/Damkina (sposa di Ea) = Nannar/Sin = Ningal (sposa di Nannar) = Utu/Shamash = Ninamah/Ninharsag (poi a 5 in vecchiaia)

No. 10 No. 5

= Ishkur/Adad = Inanna/Ishtar (poi a 15) In ogni caso secondo i testi Sumeri, le decisioni più importanti venivano prese dagli Anunnaki non attraverso decreti unilaterali di Anu e/o Enlil, ma piuttosto dopo che “i grandi Anunnaki che decretano il fato si fossero scambiati le proprie opinioni durante apposite riunioni”. Le questioni relative ai Masters/Gods, come pure le decisioni cruciali che riguardavano l’Umanità, venivano discusse e dibattute durante tali riunioni. Sempre seguendo le ultime spiegazioni di Sitchin, un’altra struttura decisionale era il cosiddetto organo “I sette che decidono”, formato dai Masters/Gods con il valore numerico più elevato,


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una sorta di organo militare, Corte Marziale e Corte Costituzionale con il potere di giudicare il re medesimo. Ad esempio il manager della missione Terra, Enlil, venne giudicato dai “Sette che decidono” e punito con l’esilio quando costrinse con la forza una giovane infermiera, Sud, a fare l’amore con lui. Dopo esser entrata incinta, la giovane accettò di sposare Enlil ed egli venne reintegrato nel suo grado e ruolo. Questa attribuzione di valori numerici rispecchia il cervello altamente matematico degli Anunnaki, che li portò ad inventare per la prima civilizzazione dell’Homo Sapiens Sapiens dopo il Diluvio (quella Sumera) un sistema matematico a base sessanta, differente da quello a base dieci, impiegato soprattutto nei nostri tempi. Da informazioni ricevute personalmente, sembra che i Maestri/Dei non apprezzino il sistema decimale utilizzato dall’Homo Sapiens Sapiens. Per quanto riguarda il cervello degli Anunnaki Masters/Gods, sembra “la loro capacità cellulare sia più ampia della nostra, per cui essi hanno un involucro di energia con un potenziale bio-elettrico superiore rispetto al nostro”. Attualmente non sappiamo se la spiegazione proposta da Sitchin sia ancora valida oggi, poiché egli si è basato esclusivamente sui testi antichi. La sua analisi apparentemente termina con la partenza degli ultimi Anunnaki, pertanto rimane un vuoto di 2.500 anni, durante il quale non abbiamo una

chiara evidenza se qualche Anunnaki od essere nato da un maschio oppure da una femmina Anunnaki sia rimasto sul pianeta Terra. È tuttavia sicuro che se qualche Anunnaki è restato sul pianeta Terra, egli/essi hanno celato la propria presenza e si sono nascosti, come se si fossero messi una sorta di maschera indecifrabile. Inoltre essi hanno delegato l’autorità e la funzione di governo ad alcuni dei loro discendenti con il chiaro scopo di occultare all’Homo Sapiens Sapiens la sua vera origine. In seguito ai dati ed alle informazioni ricevute da ben undici informatori ben selezionati, il Dr Bordon ha proposto assieme al Dr Barber la seguente forma di un sistema di governance Probabili membri dell’organo dei 12 e valore numerico degli Anunnaki sulla Terra Maschio Valore

Questo organo di governo ha influenza e controllo su parecchi governi ed organizzazioni del pianeta Terra che Bordon e Barber hanno riportato graficamente in uno schema della cosiddetta “metaorganizzazione” degli Anunnaki che si occupano del pianeta Terra. Sono stati identificati i seguenti 10 centri di potere: Il gruppo America/NATO Il gruppo Russia/mafia Il gruppo Japan, Inc. Il gruppo Cina, Inc. Il gruppo OPEC Il gruppo del Cartello/Triade I gruppi economico/politici in America Latina ed Africa, guidati dal Brasile (America Latina) e Sud Africa (Africa) I sette membri della comunità ecumenica guidati dal Romano Pontefice I due stati “canaglia”, Iran and North Korea (come gruppi outsider) Il gruppo economico/politico conosciuto come G-8

Femmina Valore

Marduk 60 Zarpanit 55 Nabu 50 Unknown 45 Gibil 40 Unknown 35 Unknown 30 Unknown 25 Unknown 20 Unknown 15 Nuskum 10 Unknown 5 A.R. Bordon & J.F. Barber “ Between the Devil and the returning rock “, Institute of End Times Studies, pagina 27

“Tutti questi gruppi sono guidati da un umano che si ritiene sieda nel gran consiglio (il cosiddetto Comitato dei 300), il cui leader è in contatto diretto con il consiglio dei dodici”. Questa spiegazione di Bordon presenta tuttavia alcuni punti da chiarire riguardo ai seguenti Maestri/Dei: 1. Secondo Sitchin e soprattutto molti studiosi dei tempi antichi, fra cui Strabone, Marduk (conosciuto anche in quel periodo e in quell’area


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come “Bel/Belus”) giaceva già in una bara quando il re persiano, Serse, distrusse la sua tomba/tempio nel 482 a.C. 2. Secondo Sitchin, la sposa di Marduk, Sarpanit/Zarpanit, una terrestre, seppur i suoi antenati discendessero da un figlio di Ea/Enki con una terrestre, morì prima del 4.000 a.C. 3. La moglie di Nabu era ben conosciuta come Tahmetum, per cui essa sarebbe dovuta essere inclusa nella lista 4. La moglie di Nusku era ben conosciuta come Sadarnunna, per cui essa sarebbe dovuta essere inclusa nella lista. Ancora più importante è il fatto che Nusku faceva parte del gruppo avversario, poiché egli era stato prima il “capo dello staff “di Enlil, quindi in tempi più recenti egli divenne un collaboratore di Nannar/Sin in Harran, come registrato sulle quattro colonne di pietra erette in Harran intorno al 555 a.C. dalla grande sacerdotessa Adda-Guppi e da suo figlio Nabuna’id allo scopo di registrare il ritorno sul pianeta Terra dello stesso Nannar/Sin assieme alla propria sposa Ningal ed al “capo del suo staff”, Nusku. Lo schema di Bordon mostra un evidente conflitto tra due clan Anunnaki, (Enlites contro Enkites), scontro che Sitchin ha ampiamente trattato nelle sue “Earth Chronicles”. In breve noi sappiamo che la leadership della Terra venne trasferita al primogenito di Ea/Enki,

Marduk, poco tempo dopo la distruzione della civilizzazione Sumera a causa della nube nucleare del 2024 B.C. Il fatto che la nube nucleare avesse risparmiato la città dedicata a Marduk, Babilonia, venne considerato un presagio divino e la conferma della supremazia di Marduk sul manager della missione Terra, Enlil. Questa decisione era la diretta conseguenza di uno dei risultati derivati dall’ultima visita sul pianeta Terra del re di Nibiru, Anu intorno al 4.000 a.C. I leaders Anunnaki decisero di completare la raccolta dell’oro in poche migliaia di anni terrestri e di concedere una parte delle loro conoscenze e know-how all’Homo Sapiens Sapiens, insegnandogli sino ad un certo livello i segreti “del cielo e della Terra”. “Il conflitto tra i clans dei due mezzi-fratelli è solamente un episodio della continua (seppur intermittente) lotta tra due clans, forse – in termini planetari – tra due nazioni su Nibiru” ha suggerito Sitchin, considerando lo scontro dal punto di vista dei Maestri/Dei. Tuttavia noi, come Homo Sapiens Sapiens, dobbiamo occuparci di noi stessi davanti agli eventi futuri che dovremo affrontare nei prossimi decenni. Il conflitto tra i due clans Anunnaki ha probabilmente le sue radici in uno vero e proprio scontro di potere, ma in ogni caso i due gruppi avevano ed hanno un differente punto di vista riguardo al ruolo dell’Homo Sapiens sul pianeta Terra, pertanto le conseguenze sono

state ed attualmente sono estremamente importanti e vitali per il suo futuro: - Il processo educativo e formativo di conoscenza dell’Homo Sapiens Sapiens è stato realizzato in maniera irregolare, impedendogli di ricevere da parte dei Maestri/Dei una conoscenza completa e corretta - L’Homo Sapiens Sapiens ha grande difficoltà a comprendere il linguaggio dei propri simili a causa della cosiddetta “Confusione delle lingue”, che scaturì dalla deliberata decisione del leader della missione Terra, Enlil, conosciuto anche come Yahweh nella Bibbia, in seguito al famoso incidente della Torre di Babele - L’Homo Sapiens Sapiens, come “guerriero e soldato” del proprio Maestro/Dio locale, ha combattuto guerre ed ucciso altri Homo Sapiens Sapiens nel nome e per il “suo Dio”. - Il leader della missione Terra, Enlil, decise di celare e far dimenticare all’Homo Sapiens Sapiens ogni informazione relativa alle proprie origini, in particolare alle due manipolazioni genetiche che ne determinarono la nascita. Questo fatto basilare ha causato una specie di “generale amnesia nel cervello dell’Umanità durante gli ultimi 2.500 anni, costringendo l’HSS a cercare strani e bizzarri modi allo scopo di ricercare e capire la realtà dei fatti. Tali conseguenze naturalmente hanno creato frizioni fra I principali attori


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che interagiscono sul pianeta Terra, i quali sono stati identificati nella seguente maniera fra i Maestri/Dei e l’Homo Sapiens Sapiens: 1. Gruppo Enlil Sono gli Anunnaki che appartengono all’establishment di Nibiru (o Sa.A.Mi secondo Bordon) ed attualmente si trovano sia nelle vecchie basi Anunnaki sulla Luna e sul pianeta Marte e sullo stesso pianeta, tuttavia essi hanno contatti ed influenza su alcuni dei principali governi del pianeta Terra. 2. Gruppo Enki Una parte di questo gruppo agisce sul pianeta Terra direttamente ed indirettamente tramite il proprio staff di semi Anunnaki (Anunnaki per 1/3 oppure per 2/3 od anche con meno sangue/geni). 3. Governi terrestri La maggior parte dei governi sul pianeta Terra ha contatti diretti ed opera in coordinamento e sotto l’influenza dei due gruppi sopra menzionati. Il loro interesse risiede nella gestione del potere, in pratica

il mantenimento dello status quo attuale. 4. L’Homo Sapiens Sapiens come individuo Secondo i Maestri/Dei ogni Homo Sapiens Sapiens ha la possibilità di accedere ai dati ed alle informazioni generali immagazzinati in una specie di super-computer (per la nostra attuale capacità di comprensione). L’HSS può dunque esercitare una libera determinazione come previsto dai Maestri/Dei quando essi spiegarono la differenza tra Fato e Destino. Infine gli attori sopra menzionati stanno attualmente affrontando alcune tematiche chiave che debbono essere risolte nelle prossime diecine d’anni: - Il momento per l’ufficiale comunicazione a tutta l’Umanità della presenza dei Maestri/Dei sul pianeta Terra. - Il livello di scolarizzazione dell’Homo Sapiens Sapiens al momento della presentazione dei Maestri/Dei. - Le politiche e le azioni degli attuali governi del pianeta Terra di fronte all’arrivo ed alla presenza dei Maestri/Dei.

La conservazione del genoma dell’Umanità e degli Anunnaki nel prossimo futuro, durante il quale il nostro sistema solare, dunque anche il pianeta Terra, entrerà in una zona di instabilità cosmica. Allo stesso tempo il nostro sistema solare dovrà affrontare e superare le conseguenze del passaggio della cosiddetta “Galactic Superwave ( Superonda galattica )” secondo le teorie proposte dal Dr. Paul La Violette. Anche le mie personali comunicazioni ricevute da parte dei Mastri/Dei confermano che “la morte sta entrando all’interno del sistema solare”. Seguendo la logica dell’ultima considerazione, appare evidente che il principale scopo dei Maestri/Dei (o almeno per uno dei due gruppi sopra menzionati) per il loro arrivo sul pianeta Terra – oltre alla ricerca ed alla raccolta di oro - era ed è la preservazione dei dati e delle informazioni contenute dal loro genoma tramite l’inserimento in un altro Essere in un altro pianeta.


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LA MISTERIOSA AREA 51E ZONE LIMITROFE

FOTOGRAFATE DA SATELLITE Cartello di divieto di ingresso e di fotografare; oltre ci sono l’Area 51 ed altre basi militari

Bruno Severi è nato a Bologna nel 1946. Laureato in Scienze Biologiche, ha lavorato all'Università di Bologna, presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia, come Microscopista Elettronico. Direttore Scientifico del Centro Studi Parapsicologici di Bologna http://cspbo.altervista.org/b, è uno dei 5-6 studiosi italiani che fanno parte della Parapsychological Association, la più importante ed esclusiva associazione parapsicologica esistente al mondo. Ha scritto vari articoli ed ha riferito in congressi di Parapsicologia o di Scienze di Frontiera.

Per chi si interessa di misteri irrisolti, ed in particolare di ufologia, l’Area 51 (Groom Dry Lake Area, inserita nella vastissima base militate Nellis Air Force Range in Nevada) da diversi anni rappresenta un argomento di primaria importanza e di grande fascino. Si è scritto di tutto e di più, e le più ardite ipotesi sono state formulate nel cercare di spiegare gli arcani, o presunti tali, che si celano all’interno di questa base americana posta in una delle zone più nascoste ed inospitali dello stato del Nevada. Due partiti ugualmente agguerriti si contendono la palma della verità su questa struttura inquietante: da una parte il governo statunitense che sostiene non esservi celato

alcun mistero ( al massimo qualche segreto militare); dall’altra parte chi sostiene che in essa siano custodite le più inconfessabili prove dell’esistenza di creature e di navicelle aliene. Ed altro ancora….. Naturalmente l’accesso alle persone non autorizzate è assolutamente proibito e questo fatto alimenta il clima di sospetto e di chissà cosa si nasconda colà che i comuni mortali non debbono conoscere. Si è detto più volte che l’Area 51 sia la base militare più segreta di tutto il continente nord americano anche se, in verità, le cose ora non stanno proprio così. Infatti, chiunque munito di computer, anche da pochi soldi, e della connessione ad Internet, qualche sbirciatina


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su quella base se la può permettere e questo senza il pericolo di essere arrestati con l’accusa di essere spie di chissà quale potenza straniera. Per essere più precisi, quello che si può osservare è tantissimo, in pratica tutto quello che risulta visibile da un’altezza di poche centinaia di metri. Naturalmente, risulta irraggiungibile quello che è eventualmente celato sotto terra o all’interno delle montagne. Ho trovato su Internet anche una piantina, probabilmente disegnata da qualcuno che nell’Area 51 ci è stato e la conosce bene, dove sono illustrate e definite quasi tutte le strutture presenti nella base. Ma di questo parleremo più avanti. Quello che ancora non ho detto è che il superamento di tutte le restrizioni connesse con l’Area 51 è reso possibile attraverso un noto programma da computer che permette di vedere da satellite buona parte della superficie terrestre. Tutto quello che si vede sullo schermo può essere fissato e memorizzato nel computer come immagine digitale, praticamente possiamo ottenere una fotografia ad altissima definizione di quello che ci interessa in qualsiasi parte della terra. Per dare un’idea molto semplice, ho ripreso anche casa mia e le persone e le auto che ci passavano davanti al momento in cui è stata scattata la foto da un satellite. Il programma in questione è Google Earth ed è scaricabile facilmente e gratuitamente dalla rete. Per lavorare agevolmente con questo programma è consigliabile una connessione veloce ad Internet del tipo ADSL. Rimando ad un mio precedente articolo presente nel portale di Tracce

di Eternità all’indirizzo: ( http:// simonebarcelli.org/2010/03/icomplessi-di-nuovi-geoglifiidentificati-tramite-googleearth-nelle-ande-peruviane-dibruno-severi/#more-1032 ) per una più dettagliata esposizione dell’uso e delle potenzialità di questo fantastico programma. Vediamo, ora, in concreto, cosa ci offre Google Earth.

Visione panoramica dell’Area 51

Parte settentrionale della base con sulla destra due piste di atterraggio che terminano all’interno del lago asciutto Groom, Con la T rossa è indicata la torre di controllo dell’aeroporto


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Ingrandimento della foto precedente formulare altre ipotesi aggiuntive.

Se il Dipartimento della Difesa Americana ha recentemente permesso a Google Earth di poter visualizzare l’Area 51 (cosa che per altri obiettivi militari non è stata concessa), secondo il mio parere questo è interpretabile sulla base di tre possibili alternative: a- Non ci sono e non ci sono mai stati misteri nell’Area 51, bensì solo segreti militari; b- se invece i misteri ci sono, essi non sono visibili dallo spazio (o perché sono mimetizzati, probabilmente all’interno degli hangar, oppure perché nascosti in una seconda base sotterranea); c- infine, è possibile che segreti e misteri ci siano stati fino a poco tempo fa ed ora non ci sono più. Questo spiegherebbe perché l’Area 51 sia ora ben visibile con Google Earth, mentre non lo era in un recente passato. Lascio ai milioni di persone più ferrate di me in materia a

Da quello che ho potuto raccogliere nel WEB credo che molte delle strutture presenti in questa base siano state sufficientemente definite. Nulla di diverso rispetto ad altre basi militari meno famose. Spiccano alcuni hangar enormi per alcuni dei quali si conosce l’uso per cui furono costruiti, come ad esempio quello per lo studio e lo sviluppo del vecchio aereo spia U2; l’hangar per la ricostruzione di un aereo caccia sovietico della serie Mig; l’hangar per lo sviluppo di un altro prototipo, il SR-71 Blackbird; eccetera. Successivamente in questi hangar sono stati sperimentati e sviluppati altri progetti di prototipi di aerei di vario tipo. Inoltre, sono presenti costruzioni per l’alloggiamento del personale, un enorme sala da pranzo, un campo da Baseball, punti di raccolta e smaltimento di residui tossici, una stazione di vigili del fuoco, bunker per armi e munizioni, antenne radio, postazioni radar, rampe per elicotteri, un quartiere generale, una palestra dotata di piscina, vari laboratori, cisterne per l’acqua, depositi di carburante, parcheggi, ecc. Naturalmente, sapere che una certa struttura è un hangar oppure un laboratorio Zona sottostante quella della non ci dice molto su quello sempre figura precedente, sull’aeroporto che all’interno centrata di queste strutture viene effettivamente fatto. Non è mia intenzione scendere in ulteriori particolari anche perché informazioni più


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dettagliate si possono trovare sul WEB. Una mappa dell’Area 51 con una legenda di quello che essa contiene la si può consultare al sito: www.dreamlandresort.com/ area51/area51map.html , mappa che non riporto in questo articolo perché coperta da Copyright. Un’ultima osservazione. E’ stato fatto notare che il luogo più adatto per fare cose o sperimentazioni che si vogliono tenere nel massimo segreto deve essere molto particolare, anzi, unico. Come vedremo nella seconda parte di questo articolo, la base 51 confina con un posto che possiede abbondantemente queste caratteristiche e dal quale, specialmente negli anni passati, è ed era bene starne alla larga.. Non solo l’Area 51 Come incallito esploratore dei posti più curiosi di questa terra, a bordo del satellite fornito da Google Earth non mi sono limitato a spiare l’Area 51, ma ho buttato l’occhio anche sugli immediati paraggi. Per uno come me che non segue da vicino le trame e contro trame ufologiche legate a questa base misteriosa, grande è stata la sorpresa nel fare ulteriori inaspettate scoperte. Forse non tutti sanno che tutto intorno all’Area 51 esistono alcuni siti, anche molto estesi, dall’aspetto Ingrandimento di un particolare indiscutibilmente della foto precedente.lunare. E’ stato L’accostamento al nostro interpretato come deposito di satellite è dovuto alla armi e munizioni cospicua presenza di crateri

che caratterizzano queste zone. Siccome Google Earth non si limita a far vedere delle cose, ma spesso ne descrive anche la natura e la funzione, ho imparato che queste zone sono i luoghi dove è stata condotta la maggior parte dei test nucleari dagli Stati Uniti. Ogni cratere rappresenta un’esplosione nucleare sotterranea, anche se una minoranza dei test è stata sperimentata in superficie e ad una certa altezza in aria. Come si vedrà dalle immagini che seguono, ogni cratere (che per un’illusione ottica può sembrare una collinetta) è identificato da una sigla uguale per tutti, Nuke, seguita da un nome per ciascuno di essi. Sconcerta che svariate centinaia di test di armi atomiche siano stati effettuati a circa 100 chilometri dalla più famosa città del vizio e del peccato, la mitica Las Vegas. Probabilmente, chi vi è andato a giocare d’azzardo non sapeva che metteva a rischio, oltre alle proprie finanze, anche la propria vita o la propria salute a causa dell’inquinamento radioattivo che da poca distanza si irradiava tutto all’intorno in occasione dei test nucleari. Ugualmente, i pochi abitanti ed i molti turisti che visitano la famosa Death Valley (La Valle della Morte), assai prossima a queste basi, oltre al caldo tremendo, a loro insaputa, possono avere respirato le polveri radioattive delle esplosioni atomiche. Anche il personale dell’adiacente Area 51 è stato vittima del fall-out radioattivo. Si dice che

Parte siano meridionale 51 alcune volte state dell’Area fatte rapidissime evacuazioni di tutto il personale della base per evitare il contatto diretto con le polveri radioattive che scendevano a pioggia. Altre volte il personale sarebbe stato tenuto all’oscuro del fall-out radioattivo che scendeva sulle loro teste.. A parziale discolpa del governo americano, ho letto da qualche parte che i test nucleari in superficie venivano generalmente condotti solo quando il vento spirava in direzione del vicino stato dello Utah, risparmiando Las Vegas. Forse i Mormoni che abitano lo Utah erano considerati come dotati di una speciale protezione divina, oppure erano visti come cittadini di serie B ai quali si poteva tirare qualche tiro mancino senza nemmeno avvisarli… La sperimentazione delle armi atomiche in queste aree è stata particolarmente intensa in alcuni periodi. Ad esempio, tra il 1951 ed il 1958 ebbero luogo ben 119 esplosioni, in massima parte in aria. Per limitare la contaminazione radioattiva si cambiò strategia: nel periodo compreso tra il 1961 ed 1992 degli 809 test la maggioranza fu sotterranea, sia in pozzi che in gallerie. Nel complesso, nei poligoni segreti del Nevada, raccolti sotto la sigla NTS (Nevada Test Site), delle complessive 928 esplosioni nucleari 828 furono sotterranee, le rimanenti 100 in superficie. Probabilmente l’ultima prova fu quella del Maggio 2004 condotta per studiare il comportamento del Plutonio, l’elemento di base delle bombe atomiche, in


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particolari situazioni sperimentali. Mostriamo ora quello che si vede all’interno di queste basi militari segrete adiacenti all’Area 51. A pochissimi chilometri troviamo la Yukka Valley dove il paesaggio lunare è davvero evidente. Scendendo di quota possiamo riconoscere alcuni strabilianti particolari:

Zona dell’aeroporto con alcuni aerei a destra e gli alloggiamenti del personale sulla sinistra

Zona dei grandi hangar


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Questa immagine mostra la zona dei dormitori a destra, un campo da Baseball di colore verde scuro in basso, una cisterna dell’acqua a sinistra.

Parte settentrionale. Con A e B sono indicate 2 postazioni radar delle quali è in particolare evidenza l’ombra ovale. La B è indicata in piantina come Quick Kill Radar


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Visione obliqua di un enorme hangar di recente costruzione nella zona sud della base

Il lago asciutto room attraversato dalla pista di atterraggio di sette chilometri e da altre due piste da tempo in disuso


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Se il Dipartimento della Difesa Americana ha recentemente permesso a Google Earth di poter visualizzare l’Area 51 (cosa che per altri obiettivi militari non è stata concessa), secondo il mio parere questo è interpretabile sulla base di tre possibili alternative: a- Non ci sono e non ci sono mai stati misteri nell’Area 51, bensì solo segreti militari; b- se invece i misteri ci sono, essi non sono visibili dallo spazio (o perché sono mimetizzati, probabilmente all’interno degli hangar, oppure perché nascosti in una seconda base sotterranea); c- infine, è possibile che segreti e misteri ci siano stati fino a poco tempo fa ed ora non ci sono più. Questo spiegherebbe perché l’Area 51 sia ora ben visibile con Google Earth, mentre non lo era in un recente passato. Lascio ai milioni di persone più ferrate di me in materia a formulare altre ipotesi aggiuntive. Da quello che ho potuto raccogliere nel WEB credo che molte delle strutture presenti in questa base siano state sufficientemente definite. Nulla di diverso rispetto ad altre basi militari meno famose. Spiccano alcuni hangar enormi per alcuni dei quali si conosce l’uso per cui furono costruiti, come ad esempio quello per lo studio e lo sviluppo del vecchio aereo spia U2;

l’hangar per la ricostruzione di un aereo caccia sovietico della serie Mig; l’hangar per lo sviluppo di un altro prototipo, il SR-71 Blackbird; eccetera. Successivamente in questi hangar sono stati sperimentati e sviluppati altri progetti di prototipi di aerei di vario tipo. Inoltre, sono presenti costruzioni per l’alloggiamento del personale, un enorme sala da pranzo, un campo da Baseball, punti di raccolta e smaltimento di residui tossici, una stazione di vigili del fuoco, bunker per armi e munizioni, antenne radio, postazioni radar, rampe per elicotteri, un quartiere generale, una palestra dotata di piscina, vari laboratori, cisterne per l’acqua, depositi di carburante, parcheggi, ecc. Naturalmente, sapere che una certa struttura è un hangar oppure un laboratorio non ci dice molto su quello che all’interno di queste strutture viene effettivamente fatto. Non è mia intenzione scendere in ulteriori particolari anche perché informazioni più dettagliate si possono trovare sul WEB. Una mappa dell’Area 51 con una legenda di quello che essa contiene la si può consultare al sito: www.dreamlandresort.com/ area51/area51map.html , mappa che non riporto in questo articolo perché coperta da Copyright. Un’ultima osservazione. E’ stato fatto notare che il luogo più adatto per fare cose o sperimentazioni che si vogliono tenere nel massimo segreto deve essere molto

particolare, anzi, unico. Come vedremo nella seconda parte di questo articolo, la base 51 confina con un posto che possiede abbondantemente queste caratteristiche e dal quale, specialmente negli anni passati, è ed era bene starne alla larga.. Non solo l’Area 51 Come incallito esploratore dei posti più curiosi di questa terra, a bordo del satellite fornito da Google Earth non mi sono limitato a spiare l’Area 51, ma ho buttato l’occhio anche sugli immediati paraggi. Per uno come me che non segue da vicino le trame e contro trame ufologiche legate a questa base misteriosa, grande è stata la sorpresa nel fare ulteriori inaspettate scoperte. Forse non tutti sanno che tutto intorno all’Area 51 esistono alcuni siti, anche molto estesi, dall’aspetto indiscutibilmente lunare. L’accostamento al nostro satellite è dovuto alla cospicua presenza di crateri che caratterizzano queste zone. Siccome Google Earth non si limita a far vedere delle cose, ma spesso ne descrive anche la natura e la funzione, ho imparato che queste zone sono i luoghi dove è stata condotta la maggior parte dei test nucleari dagli Stati Uniti. Ogni cratere rappresenta un’esplosione nucleare sotterranea, anche se una minoranza dei test è stata sperimentata in superficie e ad una certa altezza in aria. Come si vedrà dalle immagini che seguono, ogni cratere (che per un’illusione ottica può sembrare una collinetta) è identificato da una sigla uguale per tutti, Nuke, seguita da un nome per ciascuno di essi.


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A Nord-Ovest di Las Vegas c’è forse il maggior concentrato di basi militari segrete degli Stati Uniti. L’Area 51 ne occupa solo una minima parte (rettangolo giallo). In basso a sinistra si stende la famosa Death Valley Sconcerta che svariate centinaia di test di armi atomiche siano stati effettuati a circa 100 chilometri dalla più famosa città del vizio e del peccato, la mitica Las Vegas. Probabilmente, chi vi è andato a giocare d’azzardo non sapeva che metteva a rischio, oltre alle proprie finanze, anche la propria vita o la propria salute a causa dell’inquinamento radioattivo che da poca distanza si irradiava tutto all’intorno in occasione dei test nucleari. Ugualmente, i pochi abitanti ed i molti turisti che visitano la famosa Death Valley (La Valle della Morte), assai prossima a queste basi, oltre al caldo tremendo, a loro insaputa, possono avere respirato le polveri radioattive delle esplosioni atomiche. Anche il personale dell’adiacente Area 51 è stato vittima del fall-out radioattivo. Si dice che alcune volte siano state fatte rapidissime evacuazioni di

tutto il personale della base per evitare il contatto diretto con le polveri radioattive che scendevano a pioggia. Altre volte il personale sarebbe stato tenuto all’oscuro del fall -out radioattivo che scendeva sulle loro teste..

A parziale discolpa del governo americano, ho letto da qualche parte che i test nucleari in superficie venivano generalmente condotti solo quando il vento spirava in direzione del vicino stato dello Utah, risparmiando Las Vegas. Forse i Mormoni che abitano lo Utah erano considerati come dotati di una speciale protezione divina, oppure erano visti come cittadini di serie B ai quali si poteva tirare qualche tiro mancino senza nemmeno avvisarli….. La sperimentazione delle armi atomiche in queste aree è stata particolarmente intensa in alcuni periodi. Ad esempio, tra il 1951 ed il

1958 ebbero luogo ben 119 esplosioni, in massima parte in aria. Per limitare la contaminazione radioattiva si cambiò strategia: nel periodo compreso tra il 1961 ed 1992 degli 809 test la maggioranza fu sotterranea, sia in pozzi che in gallerie. Nel complesso, nei poligoni segreti del Nevada, raccolti sotto la sigla NTS (Nevada Test Site), delle complessive 928 esplosioni nucleari 828 furono sotterranee, le rimanenti 100 in superficie. Probabilmente l’ultima prova fu quella del Maggio 2004 condotta per studiare il comportamento del Plutonio, l’elemento di base delle bombe atomiche, in particolari situazioni sperimentali. Mostriamo ora quello che si vede all’interno di queste basi militari segrete adiacenti all’Area 51. A pochissimi chilometri troviamo la Yukka Valley dove il paesaggio lunare è davvero evidente.


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Questa foto panoramica della Yukka Valley (NTS) è ripiena di segnalini ognuno dei quali indica il luogo esatto di un‘esplosione nucleare. Cliccandoci sopra si apre una scritta che inizia con la parola Nuke seguita da un'altra parola. In questo caso abbiamo trovato che l’esplosione atomica chiamata Nuke Pineau è avvenuta nel punto indicato dal rispettivo segnalino.

Scendendo di quota possiamo riconoscere alcuni strabilianti particolari (pag. seguente):

Calendario delle attività culturali del CSP - Anno Sociale 20102011 13 Novembre 2010, ore 16,30 Teatro Fantomas del Prof. Giorgio Celli, Via Vinazzetti, 1/3 (Zona Universitaria), (BO) Conferenza del Prof. Patrizio Tressoldi: Menti isolate o interconnesse? Evidenze sperimentali

Tutti gli incontri e le conferenze sono ad ingresso libero


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Innumerevoli crateri che, come detto, per un’illusione ottica possono essere percepiti come collinette, fanno bella mostra di sÊ e sono attraversati da una strada, la Mesa road.

Zona limitrofa alla precedente


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Aumentiamo ancora l’ingrandimento o, se preferite, scendiamo di quota con il nostro satellite.

Pochi chilometri piÚ a est, sempre all’interno della immensa base Nellis Air Force Range, oltre ad altre zone crateriche, si notano altre strutture strane come questa:

Uno dei crateri visto molto da vicino (come se fossimo ad un’altezza di 640 metri)


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Visione obliqua dei crateri (una ulteriore possibilità offerta da Google Earth)

Questa immagine, tratta da Internet, mostra una veduta aerea della stessa zona mostrata sopra. Sono visibili tre crateri ed una torretta dalla quale da cui si fa cadere una bomba atomica in un pozzo sottostante per avere un’esplosione sotterranea.

Pochi chilometri più a est, sempre all’interno della

immensa base Nellis Air Force Range, oltre ad altre

zone crateriche, si notano altre strutture strane come questa:


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La foto ci mostra un’enorme forma circolare a cerchi concentrici disegnata nel deserto. In basso nella fotografia ci sono varie ed utili informazioni. Partendo da sinistra ci viene detto che questa foto satellitare è stata ripresa il 26 maggio 2007, la zona si trova a 36° 55’ 50.26” Nord e 115° 27’09.54’’ Ovest e quello che vi è contenuto ci appare come se lo stessimo osservando da un’altezza di 1,62 chilometri.

Nel Nevada Test Site spicca questo complesso che per alcune caratteristiche sembra un deposito di armi e munizioni.


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Per dovere di cronaca, e non per convinzione, segnalo che sulla versione italiana di Vikipedia, sotto la voce Area 51, si legge che nei pressi di questa base c’è “un'altra area che fa parlare di sé: la S-4, sita nel letto asciutto del lago Papoose, 24 km a sud del lago Groom e della stessa Area 51, della quale è probabilmente un distaccamento. Bob Lazar disse che i dischi volanti alieni trovati sul suolo americano e nascosti si trovano in gran parte nell'Area S-4, che tra l'altro, secondo il famoso e controverso manuale operativo del Majestic 12, di dubbia autenticità, sarebbe una sorta di struttura ricevente tecnologia extraterrestre, presumibilmente oggetto di studi retro ingegneristici”. Le coordinate geografiche

sono:N 37° 01' 40", W 115° 46' 35". Lascio agli esperti di ufologia la piena comprensione del finale di questo discorso. Nella Grande Rete si legge da più parti che questa base ha una configurazione molto più semplice di quella della vicina Area 51; comunque, vengono segnalati alcuni edifici oltre a torri ed antenne varie. L’osservazione con Google Earth della zona esatta che ospiterebbe questa sedicente base ultrasegreta (ed anche dei suoi dintorni) non mi ha permesso di vedere alcunché, come si può constatare dalle seguenti due immagini. Di solito le altre basi della zona sono caratterizzate da edifici, da strade di accesso o da aeroporti o eliporti. In queste fotografie satellitari ad ingrandimento crescente del

novembre 2006 non ho potuto trovare nulla di tutto questo, a parte rare piste che solcano il deserto e che riesce difficile definire strade.


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All’inizio si rimane alquanto perplessi nel vedere questa complessa figura geometrica tra le montagne del Nevada.

Ci troviamo all’interno di un’altra base militare, la Tonopah Test Area (a NordOvest dell’Area 51).


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Poi, “scendendo di quota”, se ne scopre la natura: un aeroporto militare (foto sotto).

Avrei altre immagini interessanti o curiose da mostrare, ma mi fermo qui per non impegnare troppo la pazienza del lettore. Conclusioni Chiunque, con un comune computer ed una connessione veloce ad Internet (ADSL), può navigare come ho fatto io su questo concentrato di basi militari più o meno segrete. Basta portarsi sopra gli Stati Uniti e con la funzione di ricerca di Google Earth digitare “Area 51” e premere Invio.

Il programma vi condurrà automaticamente a destinazione. Oppure, ma è più complicato, si può navigare a vista sino a raggiungere quanto cercato sfruttando le coordinate geografiche riportate alla base delle fotografie sopra riportate. E’ più difficile a dirsi che non a farsi (sapendo usare il programma, ma non è affatto complicato). Personalmente, non sono abbastanza competente in materia per trarre delle conclusioni o per farmi delle opinioni precise su quanto sin qui descritto. D’altronde, la materia è oltremodo controversa e lontana dall’essere chiarita.

Penso, comunque, di avere fatto conoscere, per chi non ne era informato, la piena visibilità dell’Area 51 e dintorni. Nel contempo, spero di avere anche aperto, o indicato, la strada maestra per chi volesse salire virtualmente su un satellite e vedere con i suoi occhi la scena dove si è forse svolto uno dei più famosi, inquietanti ed enigmatici casi ufologici di un passato non troppo lontano.


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COME AVVENNE L’INCIDENTE DI ROSWELL Traduzione a cura di Sabrina Pasqualetto

Anthony Bragalia è da tempo impegnato nella ricerca per far luce sul mistero degli UFO. Recentemente molti suoi articoli sono apparsi con regolarità su siti web in tutto il mondo. È anche autore del capitolo conclusivo dell’ultima edizione (2009) di Witness to Roswell di Tom Carey e Don Schmitt. Lavorando per le industrie di ingegneria, applica le sue capacità di ricerca nel campo UFO.

Molti si chiedono, a ragion veduta, come può un veicolo extraterrestre, che ha la capacità di attraversare anni luce attraverso il cosmo per arrivare fino sulla Terra – abbia potuto schiantarsi nel New Mexico. Come è possibile che un popolo interplanetario con una tale avanzata tecnologia abbia potuto provare una tale esperienza? In primo luogo, perché il velivolo di Roswell è caduto? Una revisione e un’analisi dell’incidente del 1947 rivela una "singolare confluenza di eventi", che può aver causato lo schianto: LA TEMPESTA ELETTRICA Si dice che Mac Brazel abbia dichiarato di aver udito una forte

esplosione durante un temporale, la sera prima di scoprire i resti al Foster Ranch. Il Maggiore della RAAF Intel, Jesse Marcel, riferì che i detriti furono visti esplodere in aria prima di toccare terra. Le registrazioni meteo, in effetti confermano che vi furono temporali di quel tipo alla fine giugno fino ai primi di luglio nel 1947 (compresi il 2 luglio e 4 luglio) nella zona di Foster Ranch, dove sono stati ritrovati alcuni dei detriti dello schianto. E - come succede in molte aree del paese - in estate (in particolare la sera), quelle tempeste sono molto forti e altrettanto veloci, spesso senza nemmeno essere


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RADAR SPERIMENTALE SEGRETO

ufficialmente registrate. L'azione di forti tempeste sui velivoli è ancora oggetto di intenso studio. Oggi gli aerei tendono a disperdere e distribuire un fulmine su tutta la superficie del velivolo. I sistemi di volo elettrici e digitali sono isolati e schermati, in modo da scongiurare un arresto. Eppure, non c'è dubbio che molte centinaia di aerei ogni anno rientrino in aeroporto a causa di condizioni meteorologiche particolarmente avverse. "Giochetti" meteo in grado di "giocare" anche le tecnologie più solide e resistenti. È interessante (e forse significativamente) come recentemente sia stato scoperto che alcuni aeromobili, in determinate condizioni, possano lanciare essi stessi una scarica elettrica. Nella relazione scientifica "Sistemi di sorveglianza nella meteorologia aereonautica" (P. Mahapatra, Doviak RJ) si legge: "Tre grandi programmi di ricerca

per studiare l'interazione fulmine-aereo focalizzati sui fulmini nei temporali estivi. Si è appreso che il fattore principale che mette gli aerei a rischio fulmine non è la quantità di attività elettrica naturale, ma la potenziale presenza di un campo elettrico sufficiente per avviare una scarica su un aeromobile. Per innescare una scarica elettrica, un aereo conduttore dovrebbe essere in un forte campo elettrico, sia all'interno o fuori una nuvola elettrica." Se la "presenza di un campo elettrico naturale" dentro o fuori l'imbarcazione è sufficientemente forte, è possibile una attrazione dei fulmini e un conseguente malfunzionamento. Lo stesso velivolo extraterrestre può aver generato un "forte campo elettrico" tale da aumentare le probabilità di fulmini. E, come vedremo tra poco, sembra esserci stato un altro "campo energetico" in gioco vicino Roswell, che potrebbe aver contribuito alla caduta del velivolo:

E 'possibile che le travi di un potente radar sperimentale abbiano potuto interferire o abbiano "offuscato" la navigazione ed i sistemi di controllo del velivolo extraterrestre? Tale trasmissione ad alta energia e sistemi di rilevamento (che erano spesso posti in una configurazione triangolare) possono aver creato un problema di funzionamento ed il conseguente schianto? Questo nuovo modulo, per il quale essi erano impreparati, può può aver spiazzato il pilota del velivolo extraterrestre? Possono i nostri sistemi utilizzare una frequenza tale da penetrato il loro oggetto volante? Oppure, in qualche modo, spostare un campo di energia in grado di avvolgere il velivolo? Il radar è un segnale radio pulsato, una forma di radiazione elettromagnetica. Un oggetto volante di origine extraterrestre potrebbero essere sensibile a tale radiazione. Poco noto è che il governo degli Stati Uniti in quel momento aveva una connessione "al di là del recinto" della rete radar. Questa rete segreta serviva a due scopi. Aveva contribuito a proteggere il White Sands Proving Ground, il laboratorio Sandia National e il laboratorio Los Alamos National da intrusioni aeree. E’ stata anche utilizzata per l’inseguimento a “lungo raggio” dei missili lanciati da White Sands. Già nel maggio del 1947 Errante V-2 si era schiantato sulla rotta per il Messico. Non c'era alcun


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modo che lanci di razzi potessero mai arrivare nelle mani di civili o di cittadini stranieri. E i laboratori nazionali avevano bisogno di essere protetti da qualsiasi possibile intervento dal cielo. Questo radar segreto "al di fuori del recinto" contribuiva a fornire una copertura

massima in quanto monitorava questi importantissimi cieli. Alcuni di questi impianti radar sono mobili, sono altamente sperimentali e non si ha un completo controllo del percorso del raggio e della gamma. Alcuni di questi progetti non hanno la qualità per contenere "l'energia", come, invece, fanno le installazioni permanenti. Se tali fasci radar hanno svolto un ruolo nel disastro, gli operatori radar probabilmente non lo potevano sapere. Il radar non è stato pensato per essere usato come arma. E 'stato un evento involontario e non offensivo. In caso contrario, i militari avrebbe sicuramente raggiunto il luogo dello schianto prima di Mack Brazel e Dee Proctor i quali

invece hanno avvertito le forze militari. Il progetto ha coinvolto impianti radar altamente classificato che si trovavano a distanza dai siti. Le torri e le matrici erano talvolta situati anche su proprietà private. Gli allevatori della zona e la gente del posto era a conoscenza dell'esistenza di questi impianti radar (di solito nascosti in zone boschive o collinari), ma non hanno detto nulla per senso del dovere patriottico e, probabilmente, a causa di incentivi finanziari. Tutto ciò è discusso fin dal dopo guerra, la seconda, anche da storici militari. Tali sistemi radar sono stati trovati in luoghi come El Vado, New Mexico. Uno si chiamava "The Continental Divide". C'era una stazione radar situata a nord della strada US 60 a circa 45 miglia a ovest di Socorro. Un altro sito era una torre radar, sempre sulla US 60, per il New Mexico sulla strada, nel ranch di Marvin Ake, 10 miglia a sud della statale 60 tra Magdalena e Datil. Un altro era vicino a Oscura Park, alcune miglia fuori da White Sands. Visto che sappiamo che gli UFO sono in grado di disturbare elettricamente le nostre auto, i televisori e le radio attraverso le loro frequenze e radiazioni, non possiamo ipotizzare che sia vero anche il contrario? Potrebbe essere stata la nostra tecnologia (in qualche modo sconosciuto) ad influenzare la loro? Secondo un trattato intitolato "Compatibilità elettromagnetica", cito: "Dopo la seconda guerra mondiale l'esercito divenne

sempre più interessato agli effetti dell’ impulso nucleare elettromagnetico (NEMP), ai fulmini e anche ai radar ad alta potenza su mezzi mobili di ogni genere e in particolare sugli impianti elettrici degli aeromobili”. Può un unico fulmine, un potente radar e il campo energetico dello stesso velivolo extraterrestre aver, in qualche modo,contribuito allo schianto? Ma ancora altre ragioni hanno potuto entrare in gioco, contribuendo all’incidente: MALFUNZIONAMENTO INTERNO I sistemi meccanici, sono spesso estremamente complessi, con alte probabilità di malfunzionamento. Si può solo immaginare la complessità e la raffinatezza di un veicolo spaziale proveniente da un altro mondo. Un malfunzionamento interno di un veicolo spaziale (sia durante le operazioni che durante l’addestramento per il volo nello spazio) hanno ucciso 29 astronauti. In realtà, il 5% di tutti coloro che sono mai stati lanciati nello spazio sono morti! Tali anomalie hanno incluso: esposizione al vuoto dello spazio, cedimenti della struttura, mancato controllo del veicolo, mancata separazione del modulo, difetti nella camera di compensazione, rottura del serbatoio e numerosi corto circuito e perdite. Può un componente o un dispositivo a bordo, o all’interno della


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struttura del velivolo extraterrestre, non aver funzionato come previsto? La tecnologia extraterrestre non funzionare sempre al massimo o in modo adeguato. ERRORE DEL PILOTA Tutte le creature possono sbagliare. Nessuno è perfetto. Chiunque abbia mai camminato su questo pianeta ha subito un incidente di qualche tipo a un certo momento. Così pure deve essere con quelli che camminano su altri pianeti. E 'una costante universale. Nessun essere vivente può essere sempre preciso o corretto nei suoi calcoli. Errore del pilota si ha quando avviene un incidente nel quale il pilota di un velivolo, considerato idoneo al volo, è responsabile per l'incidente. Un simile incidente può essere causato dalla noncuranza del pilota per le procedure operative standard, o per un giudizio errato, una svista, la poca attenzione o la mancata esecuzione delle giuste azioni. on è certamente inconcepibile, ed è in effetti probabile, che, come l'uomo anche gli extraterrestri siano soggetti a tali errori. DUE UFO IN COLLISIONE O IN BATTAGLIA E 'possibile che più di un oggetto volante stesse sorvolando i cieli del New Mexico quella famosa estate? Forse c'erano forze antagoniste al lavoro. Se ci fossero stati avversari provenienti da un altro mondo, forse sono diventati degli aggressori. Nemici in

fuga, uno è caduto al suolo ed è stato scoperto dall'uomo. O forse non erano nemici. E’ possibile che essi siano entrati in collisione, proprio come succede a volte a noi. Le collisioni in volo sono generalmente causate dalla deviazione dai piani di volo, da una cattiva comunicazione, da un errore di navigazione o da condizioni meteorologiche avverse. E le collisioni sono tutt’altro che rare. Un'analisi a livello mondiale della FAA mostra che ogni anno, dal 1951 a oggi, si sono verificate importanti incidenti aerei, civili o militari, causando migliaia di morti. Il traffico di UFO era notevole, a quel tempo in quella zona. Gli avvistamenti di UFO sono notevolmente aumentati dall’incidente di Roswell. E ci sono state indicazioni che parlavano di un altro UFO il quale, volando sopra il New Mexico, si era schiantato in quel periodo (si veda il mio articolo "L'altro incidente di Roswell: Il segreto rivelato".) ATTACCO DA TERRA Alcuni ipotizzano che agli inizi della moderna epoca degli UFO, ci siano stati dei reazionari, del governo e dell’ intelligence, che hanno considerato queste intrusioni

sopra i nostri cieli come una grave minaccia militare. Dopo tutto, queste imbarcazioni non erano autorizzate a volare sopra il nostro paese e sia le loro intenzioni che la provenienza non poteva essere distinta. Essi erano "illegali", un rischio per la sicurezza nazionale. Spesso sono stati avvistati in volo vicino ad installazioni militari, lungo il percorso dei nostri jet e vicino ai National Labs. Alla luce di tali motivazioni alcuni UFO potrebbero essere stati intenzionalmente attaccati da terra con fuoco antiaereo, nonché dai nostri aerei e dai jet. L’ormai in pensione Lockheed Martin "Skunk Works" di R & S Senior Scientist Boyd Bushman sostiene di aver sentito, molti decenni fa (attraverso una fonte attendibile Navale), che è esattamente quello che era successo e che il veicolo caduto a Roswell era stato attaccato da un’arma sperimentale. La sua testimonianza (simile a quella fornita dall’ex Sen. Andrea Kissner) è controversa e basata sul “sentito dire”, ma degna, comunque, di considerazione in quanto fornisce un possibile motivo per cui il velivolo si schiantò a Roswell. Forse gli extraterrestri non avrebbero creduto che fossimo in grado di fare una cosa simile, o forse non pensavano che la


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nostra potenza di fuoco o d’ armi potesse mai danneggiarli. O forse erano in un momento di distrazione e non lo hanno visto arrivare e non hanno reagito abbastanza velocemente. UN DISCO ED UN PALLONE MOGUL AVVINGHIATO?

C'è una cosa troppo spesso dimenticata dell’ormai deceduto Karl Pflock. Prima di diventare uno scettico, era uno che ci credeva. Pflock aveva effettivamente sostenuto che le spiegazioni fornite, sia per lo schianto del del Mogul che del velivolo extraterrestre erano probabilmente corrette. Lo scettico scrisse un dettagliato intervento nei suoi commenti al libro di Pflock del 1994 "Roswell in prospettiva". Klass riassume la teoria di Pflock nella sua newsletter apparsa sul SUN, che dice: "Pflock ipotizza che alcuni dei detriti trovati da Brazel potrebbero provenire da un velivolo extraterrestre entrato in collisione con il pallone del Progetto Mogul o che lo stesso velivolo possa

aver fatto una manovra violenta al fine di evitare una collisione con esso causando, in qualche modo, lo schianto sia del pallone che dell’ e l'UFO". Pflock in quel momento credeva che i detriti fossero sia terrestri che extraterrestri e che si siano sparpagliati nel deserto. La matrice del pallone può avere, in qualche modo, interagito o influenzato in modo tale da interrompere il funzionamento dell’UFO. O forse l'imbarcazione ha dovuto improvvisamente agire in modo da evitare che una cosa del genere si verificasse. Il progetto Mogul, un esperimento segreto per rilevare le esplosioni nucleari sovietiche - nel 1990 è stato fornito dalla USAF come spiegazione per l'evento di Roswell. Esso consiste in un lungo treno di palloni e riflettori radar che arrivavano fin nell’atmosfera. Sicuramente gli UFO, anche se spesso sono scambiati per palloni, sembrano essere a loro volta attratti da questi palloni. L'UFO potrebbero aver mostrato interesse per il Mogul. Forse l’oggetto volante extraterrestre stava controllando le ultime acrobazie aeree dell’uomo. Certamente hanno osservato i nostri razzi V-2 e i nostri voli spaziali della NASA. In modo analogo, stavano dando un'occhiata al nostro pallone ad alta quota? Lo hanno colpito o hanno dovuto sterzare, perché troppo vicini? Forse "la curiosità uccide il gatto"?

IL RISULTATO DI UNA SERIE DI EVENTI Ora possiamo accettare che un veicolo extraterrestre può schiantarsi. Ma nessuna ragione analizzata singolarmente qui può fornire la spiegazione completa del perché è avvenuto lo schianto. Ogni spiegazione singola ha la sua falla. Ma una convergenza di circostanze ed eventi potrebbe spiegare l'incidente. In effetti, gli scienziati e i ricercatori del rischio hanno da tempo riconosciuto che quasi tutti i morti, i feriti e i danni sono il risultato di una combinazione di singoli eventi che entrano in gioco simultaneo. Per esempio, qualcuno cammina scalzo sul pavimento di casa con in mano un paio di forbici, cade e si ferisce. Qualcuno si scontra con un'altra auto ad alta velocità mentre parla al cellulare. Esperti esaminatori forensi e in analisi spesso attribuiscono gli incidenti a molteplici cause. Allo stesso modo, lo schianto di Roswell è stato causato da una convergenza di eventi. Non conosciamo quali siano gli effetti di radar sperimentale che colpisce un velivolo a noi sconosciuto durante un violento temporale elettrico. Forse è stato un errore del pilota, mentre evitava un Mogul. Le ragioni precise rimangono illusorie, anche se è probabile che si trovino tra le possibilità descritte in questo articolo. Ma possiamo essere sicuri di questo: una straordinaria combinazione di eventi ci ha portato alla scoperta più straordinaria della storia.


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TRACCE DI VITA ALIENA Massimo Maravalli intervista Filiberto Caponi

Massimo Maravalli (a sinistra nella foto) insight1@alice.it vive a Pescara ed è un giornalista di "Profili Italia". Gestisce il blog Razionale insipienza http://razionaleinsipienza.blo gspot.com/ "Diffusione di notizie false o esagerate tendenti a turbare l'ordine pubblico". È stata questa la “strana” accusa fatta a Filiberto Caponi dopo che si è divulgata la notizia del suo incontro ravvicinato del terzo tipo nel maggio del 1993. All’epoca dei fatti, Filiberto, aveva solo 23 anni. La sua colpa? Aver fotografato da vicino una strana creatura che non aveva nulla di umano o per lo meno niente di simile. Per sua fortuna, ha sempre avuto un carattere di ferro e non si è mai lasciato intimidire o influenzare dalle “pressioni” e dalle poco velate minacce avute dall’ambiente circostante. Lui,

infatti, ha sempre ribadito la sua verità con forza e semplicità senza alcun tentennamento o ripensamento. Dopo un anno e precisamente a maggio del 1994, la buona notizia: il G.I.P. del Tribunale di Ascoli Piceno, lo assolve con formula piena da quelle imputazioni infamanti. Alcune trasmissioni televisive si sono occupate di Lui e della sua storia, tra le quali il “Maurizio Costanzo Show”, “I fatti vostri” condotto dal perspicace Magalli, “Mezzogiorno in famiglia” con Tiberio Timperi e, per ultima, “Alle falde del Kilimangiaro” con Licia Colò nella puntata del 24 ottobre del 2010. Molte, anche le interviste rilasciate a vari giornali e riviste specializzate nel settore. Tanti hanno “chiuso” il suo caso velocemente dichiarandolo un falso. È davvero così? Dopo tanti anni il caso Filiberto Caponi è ancora alla ribalta. Perché? Esistono davvero gli extraterrestri? La sua storia è

così fantastica che, per renderla reale, mi è sembrato corretto fare due chiacchiere con lui. In occasione del gran concerto lirico “Giulio Polidori”, svoltosi nel piccolo centro di Paggese alle porte di Acquasanta Terme (AP) in ricordo del quinquennale della scomparsa di S.S. Giovanni Paolo II, con ospite d’onore la giornalista della Santa Sede Pina Traini, lo incontro per la prima volta. Persona semplice, di buona cultura e molto disponibile. Insieme con lui, il suo manager. Fin da subito abbiamo condiviso alcuni pensieri inerenti la sua vicenda e insieme, abbiamo deciso di mettere su quest’articolo esclusivamente per invitare il lettore a porsi delle domande sull’accaduto. Andiamo per ordine. Da tanti anni si parla di U.F.O. e di extraterrestri ma, ancora oggi, la società ha dei dubbi. Sarà forse “colpa” della troppa disinformazione? Quasi tutti gli stati del mondo, infatti, hanno sempre negato la loro esistenza. Senza ombra di dubbio, per porre il “Secret of State - Unidentified Flying Object”, ci saranno state sicuramente delle “buone ragioni”. Una su tutte, lo studio delle apparecchiature aliene e perché no degli alieni stessi, per essere all’avanguardia militarmente rispetto alle altre potenze mondiali. In tanti anni però, ci sono stati moltissimi avvistamenti in ogni parte del globo e altrettante testimonianze fatte da persone attendibili, come ad esempio quelle dei tanti militari appartenenti alle Forze Armate di diverse nazioni. Queste


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ultime, hanno sicuramente influito a far vacillare il “muro omertoso” dei governi che, per “prendere tempo”, hanno deciso di aprire gli archivi segreti. Dopo la Francia e l’Equador, è toccato agli inglesi. Al tal proposito, il Dott. Enrico Baccarini, dirigente del Centro Ufologico Nazionale, ha affermato: “decenni d’indagini e studi da parte di vari governi hanno prodotto più domande che risposte, tutto ciò, unito alle incessanti richieste di comuni cittadini e di varie associazioni, hanno indotto le autorità a sbloccare parte dei propri archivi”. Inoltre, conclude Baccarini, “non è solo e tanto per le componenti immaginifiche del fenomeno, quanto perché è sempre più ampia la consapevolezza che la vita non è patrimonio esclusivo della Terra”. Ad avvalorare questa tesi, c’è anche l'astronomo e teologo José Gabriel Funes, attuale Direttore della Specola Vaticana, il quale ha ammesso tale possibilità: “Si può credere in Dio e negli extraterrestri”. Intanto cresce nel mondo la voglia di Ufo, la voglia di alieni, la voglia di sapere. In questo scenario sociale più maturo e meno votato alla censura, ho ritenuto opportuno riproporre la sua storia già nota in tutto il mondo. Per non ripetermi e, per gli eventuali approfondimenti individuali, consiglio ad ogni lettore di visitare il suo sito internet www.filibertocaponi.it o di fare un “giro” sul web. . Ai più interessati comunico che nel 2002 il protagonista di questa storia scrisse un libro dal titolo “Se torni fatti vivo” (oggi non più reperibile nelle edicole). Inoltre, è recente la notizia che alcuni produttori, sia stranieri che italiani, stanno valutando la possibilità di farne un film. Il

mio intento, è quello di far conoscere Filiberto come persona comune e non come “avvistatore” di alieni. Per questo motivo, ho cercato di formulare delle domande cui lui ha risposto con molta partecipazione. Filiberto, che ricordi hai di quei periodi al di la di ogni illazione e/o giudizio? I vari giudizi della gente (del tutto legittimi) non hanno minimamente sporcato la nitidezza del ricordo di quei periodi. Ogni volta che ripercorro mentalmente quei momenti, provo tenerezza per l’ingenuità di allora e nostalgia per le persone a me care (che mi hanno sempre appoggiato e difeso) che nel corso degli anni sono venute a mancare intorno a me. Allo stesso tempo ogni volta che racconto quell’incredibile episodio un brivido si manifesta sulla mia pelle testimoniando la stessa emozione e la stessa adrenalina di allora. Come già anticipato, nei tuoi confronti sono stati presi “d’Ufficio” dei provvedimenti spiacevoli e infamanti; con il tempo, per fortuna, tutto si è risolto nel migliore dei modi: pensi che le persone che a suo tempo hanno avuto dei comportamenti “persecutori” verso di te siano state “manipolate” da qualcuno? Credo che le persone che, all’epoca si sono relazionate con questa mia vicenda abbiano fatto, volenti o nolenti, il loro lavoro anche se, non escludo che alcuni di essi siano stati particolarmente condizionati nell’assumere atteggiamenti persecutori nei miei confronti. Sembra, infatti, che in casi del genere questo comportamento sia da protocollo. Dopo aver visto e

immortalato un ipotetico “marziano”, ti sei trovato in qualche modo coinvolto in una situazione non “normale”, vuoi per la tua età (23 anni), vuoi per il periodo storico: ti è mai capitato di condividere le sensazioni della “tua creatura”? Dopo lo shock e il successivo entusiasmo dei primi giorni, senza che me ne rendessi troppo conto stavo entrando in un meccanismo degno di “XFiles”. Difatti, si susseguirono incontri con membri di vari centri ufologici, militari e persone delle quali ancora oggi non conosco la vera identità (tra cui i cosiddetti “Man in Black”, resi noti solo anni dopo dall’omonimo film). Una volta capito che cosa mi stava succedendo mi sono sentito alieno nel mio stesso mondo, e posso capire cosa deve aver provato quella creatura lontana dal suo. Oltre ai gemiti, hai avuto altre percezioni inerenti al modo di esprimersi dell’essere vivente? O meglio, hai avuto “sentori” extrasensoriali che riconducessero alla telepatia? Non c’è giorno che non mi chieda se sono stato in grado o meno di capire che cosa volesse quell’essere da me. Più di una volta ho provato una sorta di sensazione di colpa per non essere riuscito ad ascoltare i suoi pensieri. Forse la paura e l’emozione di quei momenti non mi hanno permesso di comunicare con l’essere in un modo diverso da quello convenzionale, ma sono sicuro che, anche se io non sono riuscito a leggere i suoi pensieri, lui invece sia riuscito a leggere i miei. Quello che so di certo è che era in difficoltà e forse l’unico modo


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concessomi per aiutarlo è questa mia battaglia per testimoniare la sua esistenza che conduco da più di diciassette anni. Di sicuro quell’essere è riuscito invece a stabilire una sorta di comunicazione con mia nonna nell’ultimo incontro, perché lei anziché spaventarsi ricambiò il suo sguardo con un sorriso. So che in quella famosa circostanza vedesti del sangue e che nascondesti addirittura una garza insanguinata che poi non ritrovasti più: cosa pensi sia accaduto al presunto E.B.E. (Entità Biologica Extraterrestre) e dove credi sia finita quella garza? In merito alla presenza della garza avvolta sulle gambe della creatura (forse l’unico elemento riconducibile al mondo umano) ho formulato un paio d’ipotesi: la prima è che l’essere sia stato soccorso da qualcun altro, magari in seguito ad un incidente, prima di imbattersi in me; la seconda è che la creatura, frutto di un esperimento scientifico, fosse scappata da un laboratorio di ricerca. Anche per la scomparsa della garza ho due ipotesi: la prima è che sia stata semplicemente portata via da qualche animale attirato dall’odore di quello che sembrava essere sangue; la seconda è che la creatura non abbia voluto fornire prova della sua esistenza e quindi nottetempo abbia provveduto a recuperarla (dando così credito alla teoria che si trattasse di una creatura pensante). In casi del genere si tende sempre a essere scettici, credi che lo scetticismo della società sia fondato o in qualche modo “pilotato”? È vero, si tende sempre a

essere scettici ma negli ultimi anni quest’argomento non è più considerato tabù nemmeno in Italia, grazie all’apertura delle istituzioni tra cui perfino il Vaticano. Molti non vogliono credere perché hanno paura del diverso, del resto è umano aver paura o diffidare di tutto ciò che non si conosce. Dunque, se da una parte è comprensibile, dall’altra c’è l’interesse di alcuni a screditare e diffondere il dubbio affinché la gente non apra gli occhi su questa realtà. Chi era Filiberto Caponi all’epoca dei fatti e chi è oggi Filiberto Caponi? All’epoca dei fatti ero un ragazzo piuttosto schivo e introspettivo e non sempre mi riconoscevo nel tessuto sociale in cui vivevo (un paese di montagna di poche anime) pur apprezzandone il sano stile di vita. Oggi sono una persona profondamente cambiata sia a livello spirituale sia nei rapporti interpersonali. Possiamo dire che ora vedo le cose per come sono e non per come sembrano, oltre che a essere diventato una persona estremamente socievole, con chiunque incontro sul mio percorso. Se tornassi indietro, ti comporteresti allo stesso modo oppure la storia di oggi sarebbe differente? È chiaro che con l’esperienza maturata probabilmente se dovesse ricapitarmi oggi, mi comporterei in maniera decisamente diversa, ma è proprio per questo che le cose dovevano andare come sono andate. Com’è noto, da qualche tempo l’uomo ha inviato degli “esploratori” su marte: pensi che un giorno gli uomini diventeranno extraterrestri o credi che gli

alieni s’apprestino a diventare terrestri? Bella domanda! Ti rispondo con un’altra domanda: e se fossero già realtà entrambe le cose? Ci sarebbero molte altre domande che vorrei fare a Filiberto, ma gli chiedo solo di esporre le sue considerazioni sulla vicenda che gli ha cambiato la vita. A fronte di quanto detto, tengo a precisare che non è stata mia intenzione creare alcuna turbativa, in fondo, le immagini di morte e violenza che spesso si vedono la sera a cena durante il telegiornale (e qui non viene mai denunciato nessuno!) sono molto più scioccanti di un piccolo e sconosciuto essere che non ha fatto male a nessuno e che al massimo può aver suscitato qualche dubbio e molta curiosità. Per fortuna un giudice di buon senso ha capito l’infondatezza delle accuse nei miei confronti. Spero che questa mia storia possa contribuire a dare qualche risposta in più a chi ha il coraggio di porsi queste domande. Forse un cambiamento radicale sul nostro magnifico pianeta sarà possibile solo quando prenderemo tutti coscienza che non siamo soli alla deriva dell’Universo. Dopo questo suo ultimo pensiero, ringrazio Filiberto e il suo amico e manager Gil Ferrara per la cortesia e la disponibilità dimostratemi e chiudo ponendomi questa domanda: sono più attendibili le testimonianze delle persone comuni che non hanno “grilli per la testa” e lavorano onestamente o coloro che tentano di “smontare” pezzo per pezzo le loro verità?


Tracce d'eternità nr.11 (novembre 2010)