Issuu on Google+

IL SUONO DI UN MISTERO

Anno VI

MIRKO GIACCHETTI

23

Tracce La rivista elettronica del mistero

d’eternità

Questa rivista telematica, in formato pdf, non è una testata giornalistica, infatti non ha alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale, ai sensi della legge n. 62/2001. Viene fornita in download gratuito solamente agli utenti registrati del portale e una copia è inviata agli autori e ai collaboratori. Per l’eventuale utilizzo di testi e immagini è necessario contattare i rispettivi autori.

ANTICA TECNOLOGIA FABIO GARUTI

I POTERI DEL SUBCONSCIO

KEVOD

ALFONSO NETO

LA 'GLORIA' DI DIO O IL SUO PESO? ALESSANDRO DEMONTIS

PALEOSTORIE GIORGIO GIORDANO GIANLUCA RAMPINI INTERVISTA

ENRICA PERUCCHIETTI

FATTORE OZ E DMT

ROBERTO BOMMARITO INTERVISTA

FABIO MARINO

DÉBORA GOLDSTERN

IL FENOMENO E.V.P.

JASON COLAVITO

INTERVISTA

IL CASO VA 243 BIAGIO RUSSO

ANTICHI ASTRONAUTI


CONTENUTI ARTICOLI PAG. PAG. PAG. PAG. PAG.

17 KEVOD LA GLORIA DI DIO O IL SUO PESO DI ALESSANDRO DEMONTIS 20 ANTICA TECNOLOGIA DI FABIO GARUTI 34 IL CASO VA 243 DI BIAGIO RUSSO 36 I POTERI DEL SUBCONSCIO DI ALFONSO NETO 46 NATIVI AMERICANI DI GIANLUCA RAMPINI

INTERVISTE PAG. PAG. PAG. PAG.

6 R. BOMMARITO INTERVISTA FABIO MARINO 24 GIANLUCA RAMPINI INTERVISTA ENRICA PERUCCHIETTI 40 DÉBORA GOLDSTERN INTERVISTA JASON COLAVITO 59 ROBERTO BOMMARITO INTERVISTA F. MARINO E PIER GIORGIO LEPORI

RUBRICHE PAG. PAG. PAG. PAG. PAG. PAG. PAG.

3 NOTE A MARGINE DI GIANLUCA RAMPINI 5 POLVERE DI SIMONE BARCELLI 14 PALEOSTORIE DI GIORGIO GIORDANO 20 XAARAN DI ANTONELLA BECCARIA 32 NERO PRESS (REDAZIONE NERO CAFE’) 51 LIFE AFTER LIFE DI NOEMI STEFANI 53 CONFESSO, HO VIAGGIATO DI NOEMI STEFANI

REDAZIONE Gianluca Rampini gianluca.rampini@fastwebnet.it Simone Barcelli simonebarcelli@libero.it Fabio Marino fabio.marino64@email.it

Progetto grafico e impaginazione a cura di Simone Barcelli. Revisione testi e traduzioni a cura della redazione.

Questa rivista telematica, in formato pdf, non è una testata giornalistica, infatti non ha alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale, ai sensi della legge n. 62/2001. Viene fornita in download gratuito solamente agli utenti registrati del portale e una copia è inviata agli autori e ai collaboratori. Per l’eventuale utilizzo di testi e immagini è necessario contattare i rispettivi autori.

2


NOTE A MARGINE DI GIANLUCA RAMPINI

SALTI MORTALI Navigare contro corrente è sempre una nostra prerogativa. Siamo “nati” quando molti altri “morivano”, ci siamo uniti quando molti si dividevano, approfondivamo quando ormai generalmente ci si guarda bene dal farlo. Tutto questo è ed era Tracce d'eternità. Ma tutto questo presagiva a qualcos'altro, prometteva nella sua essenza qualcosa di diverso, di più articolato. La risposta a tale “presagio” è ASPIS. Troverete un sostanzioso inserto che spiegherà nei dettagli cosa sia e da chi sia composto, io voglio limitarmi ad un accenno, la mia personale adesione al progetto. Si parlava in apertura dell'essere controcorrente. Aspis fa un doppio salto mortale in termini di essere controcorrente. Vi spiego perché. Vi capita spesso di trovare un gruppo di persone, diciamo di ricercatori in questi settori, che siano disposti e ben disposti a mettere il proprio bagaglio di esperienze e di energia, a disposizione degli altri con l'obbiettivo di esprimere risultati importanti e di qualità? Ve lo dico io, non capita così spesso.

Non capita spesso che l'obiettivo, il fine metta in secondo piano chi lo persegue. Sopratutto in questo campo. Capita ancor più di rado che chi si occupa di queste materie (per queste intendo quelle trattate nella rivista) condivida il proprio lavoro al fine di trovarne tutti i punti deboli, le mancanze e per ottenere in cambio ogni possibile contributo. Sapete in quale campo succede una cosa paragonabile a questa? In campo scientifico. Per lo meno negli ambiti sani della scienza. Per giungere allo status di “pubblicabile”, tutti i lavori scientifici devono essere verificati, soppesati e revisionati da comitati e spesso da colleghi ricercatori. Lo scopo di Aspis, al di là delle definizioni, è proprio questo. Ma c'è da porre in evidenza il secondo dei salti mortali. Tutto quanto detto sino ad ora va applicato ad argomenti profondamente eterodossi. Eterodossi rispetto all'ortodossia imperante, perché nessun argomento nasce di per sé eterodosso o ortodosso. È sempre la prospettiva da cui lo si guarda.

3

Quindi affrontare scientificamente ciò che la scienza ufficialmente nega o trascura. Tracce d'eternità e Aspis saranno due armi nelle mani dello stesso soldato. Di strada ne è stata fatta da quando “O' Direttore” Simone mi chiamò per offrirmi la collaborazione con la rivista, da quando poi Fabio Marino si è unito a noi ed altri si sono fatti da parte. Ora siamo molti di più, siamo MOLTO di più. Vi è infine un aspetto di gratitudine che ci tengo a menzionare. Ritengo di essere cresciuto come ricercatore, a prescindere dai risultati, lo vedo di già dall'approccio, dall'impegno, dall'atteggiamento con i quali affronto le mie ricerche. È per me evidente che ciò dipende, in questo specifico periodo, dal confronto con gli altri membri di Aspis, con la loro esperienza, con la loro correttezza. Come sempre i nostri progetti nascono per essere aperti a tutti e sono a disposizione di tutti. Quindi invito chi ne abbia voglia di scoprire cosa stiamo facendo, come lo stiamo facendo e nel caso di unirsi a noi.


POLVERE DI SIMONE BARCELLI

ESPLORARE L’IGNOTO “Esploratori. Dai popoli cacciatori alla civiltà globale” (Bruno Mondadori. 2008) è un bel libro di quasi cinquecento pagine in cui l’autore, insegnante alla Notre Dame University dell’Indiana e membro della Facoltà di Storia del Queen Mary College di Londra, riesce a raccontarci la storia su questo pianeta sotto un’ottica particolare: attraverso i viaggi d’esplorazione, soprattutto per mare, tra rotte commerciali e spirito d’avventura,

Felipe Fernandez-Armesto

che fin da tempi remoti ha visto impegnati i nostri antenati. Come suggerisce lo stesso Felipe Fernandez-Armesto, da una prima fase di divergenza, in cui le migrazioni hanno prodotto cultura e civiltà, si arriva al momento di convergenza, quando il movimento umano negli ultimi cinque secoli ha in sostanza prodotto contaminazione tra società diverse. È un viaggio attorno al mon-

4

do che non manca di appassionare il lettore, non solo per il contenuto, ma anche per la scrittura lineare e scorrevole dell’autore. Fra l’altro questo libro è stato premiato nel 2007 con il prestigioso World History Association Book Prize, che annualmente viene assegnato a chi fornisce “contributi eccezionali nel campo della storia del mondo”. Un testo, aggiungiamo noi, da conservare in libreria e da riprendere ogni


qualvolta si accenda un dubbio lungo il cammino segnato dalla nostra inguaribile sete di conoscenza. Perché, tra le pagine, troverete, oltre a inestimabili pillole di saggezza, anche precise risposte a tanti quesiti. Una piccola enciclopedia sempre a portata di mano, in cui troveremo informazioni succinte ma interessanti, senza un eccessivo appesantimento nel racconto. Un libro, quello di Felipe Fernandez-Armesto, che presta il fianco anche alle critiche e non poteva essere diversamente: non pare davvero

compito facile per un autore condensare in un solo volume millenni di storia del genere umano. Se poi questa grandiosa ricostruzione riconduce alla normalità anche i grandi navigatori del passato, come Colombo e Magellano, gettando ombre di fallimento su altri, Lewis e Clark su tutti, si comprende la ragione di tanto astio nelle recensioni. L’autore, come accennato, è in grado di condensare in poche righe lucide analisi, come quando a proposito degli intraprendenti navigatori che raggiunsero le coste del Nuovo Mondo ancor prima di Cristoforo Colombo, scrive che “Dallo Yukon all’Uruguay e dallo stretto di Bering al canale Beagle sono disseminati così tanti siti, in contesti stratigrafici così diversi, che presentano tali diversità culturali e coprono un periodo di tempo così lungo, che c’è una sola conclusione possibile: i colonizzatori arrivarono in tempi diversi, portando con sé

5

differenti culture. Non c’è dubbio che alcuni di loro siano arrivati dall’Asia via terra attraverso lo stretto di Bering, ma è probabile che altri siano giunti per mare.” Oppure, a proposito dell’usanza dei nostri antenati di onorare i propri defunti cospargendone il corpo con l’ocra rossa, un pigmento naturale che da sempre simboleggia la vita, ci ricorda che “all’ocra venivano attribuiti quasi ovunque poteri magici e già 40.000 anni fa veniva utilizzata come offerta sacra nelle tombe: ne sono stati ritrovati degli esemplari in alcune delle più antiche sepolture accompagnate da offerte funebri.” Da leggere e rileggere, perché non si finisce mai d’imparare.


ROBERTO BOMMARITO INTERVISTA

FABIO MARINO

IL FENOMENO E.V.P.

In questo appuntamento molto speciale con l’Amanacco del Crepuscolo, affronteremo il tema degli E.V.P, ovvero delle registrazioni di suoni e voci di origine ignota, secondo alcuni addirittura provenienti dall’aldilà, con un’intervista che ho avuto il piacere di fare al ricercatore Dr. Fabio Marino. In coda all’articolo, inoltre, troverete un’interessantissima registrazione effettuata dallo scrittore e filosofo Konstantin Raudive. Buona lettura! 6


Ciao Fabio. È un vero piacere averti ospite qui sul sito di Nero Cafè. Per chi non ti conoscesse ancora, ti andrebbe di presentarti? Inutile dire che il piacere di essere ospitato è mio, per la qual cosa vi ringrazio! Molto brevemente, sono un Medico nato nel 1964, e fin dal 1977 ho iniziato ad occuparmi del “mistero” in senso generale. Un carissimo zio di Roma, oggi purtroppo mancato, mi avvicinò, grazie alle sue letture “eretiche”, al mondo del Paranormale, dell’Ufologia e Clipeologia, dell’Archeologia Misteriosa. Erano gli anni gloriosi del Giornale dei Misteri edito dalla Corrado Tedeschi, che pubblicava anche i famosi e preziosissimi Libri del Mistero. In pochissimi anni, acquistai tutti quei libri e molti altri, compresi quelli del compianto Peter Kolosimo. Grazie alla lettura di Voci dall’Aldilà, di Konstantin Raudive a cui era accluso un 45 giri di esempio (in coda all’articolo troverete la registrazione, ndr) mi appassionai allo studio del “fenomeno delle voci”, studio che ho proseguito per decenni. Ricordo ancora con chiarezza il primo esperimento, condotto in una sorta di scantinato dietro pressioni di alcuni amici, eccitatissimi all’idea di poter “parlare con i morti”: era il 5 Luglio del 1977, 37 anni fa…

Che cosa è il fenomeno conosciuto con la sigla E.V.P? Se lo sapessimo davvero, la Scienza avrebbe compiuto un passo avanti oserei dire “definitivo”. In realtà, gli E.V.P. (Electronic Voices Phenomenon, fenomeno delle voci elettroniche) sono la registrazione, su materiale di varia natura (ieri i magnetofoni, oggi i computer o i registratori digitali, prevalentemente), di suoni e voci di origine ignota. Negli anni ’70 e fino agli anni ’90 si parlava, forse più correttamente, di “psicofonia”; poi, l’invasione americana (sorride…) ha prodotto questo acronimo, solo parzialmente condivisibile. Come ho detto, infatti, non sono solo voci quelle che possono essere registrate, ma anche rumori e suoni di vario tipo. Ricordo, poi, che molti definiscono, specialmente in Italia, il fenomeno come “metafonia”. Si tratta in effetti di un problema di “risonanza emotiva”: costoro ritengono che il termine EVP sia troppo asettico, e che psicofonia voglia sottintendere un’origine non trascendente delle “voci”. Qual è, brevemente, la storia di questo fenomeno? Come è stato scoperto? Per molto tempo, si è ritenuto che lo scopritore delle voci 7

fosse stato, nel 1959, il multiforme Friederich Jurgenson, svedese di origine baltica (1903-1987). In realtà, il primo accenno a questi accadimenti, seppur esclusivamente aneddotico e mai pienamente confermato, risalirebbe al 1951, ad opera di Padre Agostino Gemelli. Egli, nel corso di casuali registrazioni con il tipo di magnetofono allora esistente (il primissimo, quello che registrava su filo metallico: un po’ come il rivoluzionario sistema presente in Brainstorm – Generazione elettronica, per chi conosce il film con Walken), ascoltò, insieme ad un suo collaboratore, la voce della madre che lo chiamava. La storia, però, finì lì (ammesso che sia mai avvenuta). I primi ad effettuare registrazioni volute e ripetibili furono, nel 1956, il parapsicologo Raymond Bayless (nessun rapporto con il liquore “quasi” omonimo!) e il medium di origine ungherese Attila von Szalay, che dimostrarono la ripetibilità del fenomeno, ipotizzandone un’origine medianica (Szalay era appunto un medium). Nel 1964, poi, comparve in Svezia il libro di Jurgenson Rösterna från rymden (Voci dallo spazio), seguito nel 1967 da Sprechfunk mit vestorbenen (Comunicazione radio con i morti). In essi, l’Autore raccontava che, incidendo il canto di un uccello nei pressi


di Molnbo, venne incuriosito dalla registrazione di una trasmissione norvegese… andata in onda quindici giorni prima! Un fatto scientificamente inspiegabile, seguito, nei giorni successivi, dalla registrazione di alcune voci umane, fra cui una che diceva: “Friederich, mi senti? Sono tua madre”. Il primo libro attirò l’attenzione del filosofo profugo lettone Konstantin Raudive (1909-1974), che dedicò gli ultimi dieci anni della sua vita allo studio approfondito del fenomeno, registrando oltre 90.000 “comunicazioni”. In Italia, studiosi delle voci furono tra gli altri la Gabriella Alvisi (purtroppo, con una deriva eccessiva nei suoi ultimi anni), Paolo Presi e il notissimo Marcello Bacci, la cui fenomenologia però ha rappresentato un “quid” diverso rispetto alle voci “classiche”.

Potrebbero essere empiricamente dimostrabili questi fenomeni? Quali sono le varie teorie proposte che delineerebbero in modo più o meno scientifico gli E.V.P? La dimostrabilità empirica del fenomeno risiede nella sua stessa estrinsecazione. A parte studi frettolosi ed approssimativi svolti dal CICAP con la tipica distorsione scientista di quella Organizzazione, fin dai primi anni ’70 lo stesso Raudive, insieme a fisici come Alex Schneider e a ingegneri come Franz Seidl, si preoccupò di cercare di oggettivare il fenomeno attraverso gli strumenti allora disponibili. Venne utilizzato un analizzatore di suoni che si chiamava “Voiceprint”. A questo apparecchio furono “date in pasto” le presunte manifestazioni vocali di due Entità che fin dal 1965 interagivano frequentemente con il Ricerca8

tore e Filosofo lettone. I risultati, riportati nel libro di Raudive Sopravviviamo dopo la morte?, furono inequivocabili: in primo luogo, quanto ascoltato non erano rumori che, per una specie di pareidolia acustica, il nostro cervello interpretava in maniera distorta, ma erano realmente voci umane (una di donna, l’altra di uomo); in secondo luogo, le voci dell’uomo e della donna (rispettivamente quella di Gebhard Frei, collaboratore di Raudive, e della segretaria di quest’ultimo, Margarethe Petrautzki) si erano mantenute identiche nel corso di circa 7 anni. Una situazione analoga (anche se il campo è qui forse differente, per una lunga serie di motivi) a quella che venne accertata nel caso degli esperimenti di Marcello Bacci a Grosseto, in cui l’Entità Cordula ha conservato, addirittura per oltre vent’anni, il medesimo timbro vocale. Inoltre, la manifestazione del fenomeno è avvenuta anche in circostanze sperimentali assolutamente controllate, anche se nell’ambito di apposite stimolazioni attraverso campi elettromagnetici (penso, ad esempio, agli studi rigorosi dell’ing. Carlo Trajna e alle sue “eretiche” onde EM longitudinali). Il fenomeno si produce anche spontaneamente e praticamente in qualsiasi condizione, dando


l’idea che l’unico “limite” nella manifestazione risieda nella volontà del fenomeno medesimo. Le idee che i Parapsicologi si sono fatte sul fenomeno sono essenzialmente di tre tipi (una volta acclarata ed accettata la realtà delle voci): 1) ipotesi animica: i suoni sono prodotti, per via psicocinetica, dalla mente dei viventi, la quale andrebbe ad agire sul supporto (magnetico o digitale) sul quale le voci vengono incise; 2) ipotesi spiritica: a registrare la propria voce sarebbero i defunti, che quindi si manifesterebbero quanto meno da una dimensione parallela alla nostra (o Aldilà, per usare un termine quasi desueto), con analogo meccanismo psicocinetico dovuto però ad Entità disincarnate; 3) ipotesi psicometrica di ambiente/del serbatoio cosmico: l’universo sarebbe in grado di tenere traccia, indefinitamente, di quanto avviene al suo interno, e le voci sarebbero la riproduzione registrata di suoni emessi in un passato più o meno remoto.

liana del libro di Raudive, che prontamente ordinai con i miei risparmi (5.000 lire!). Lessi, o meglio, divorai il libro; ne parlai con qualche amico coetaneo… e il giorno dopo iniziammo, con serietà nonostante l’adolescenza, a sperimentare. Ricordo ancora la prima voce che identificammo: un “Bye, Louis Armstrong!” che ci fece rabbrividire e ci entusiasmò. Da molti anni, fin dal lontano 1977, studi questo fenomeno. Ti andrebbe di raccontarci alcune delle tue esperienze più interessanti? Senz’altro. Devo precisare che, purtroppo, la grandissima parte del mio archivio (su cassette, bobine e supporti digitali) è andato perduto. Conservato, con la massima cura, nel mio garage, è stato comunque letteralmente travolto da un’inondazione imprevedibile di qualche anno

Come è maturato in te l’interesse per questo campo di studi? Grazie al “solito” zio, di cui ho già parlato. Durante uno dei miei soggiorni a casa sua a Roma, mi fece ascoltare il 45 giri accluso alla versione ita9

fa. Con il dolore, autentico, che si può immaginare… conservo molte delle trascrizioni originali, ma – ovviamente – non è la stessa cosa. Vorrei citare 4 o 5 casi, fra i più significativi. Già nel 1977 (avevo solo 13 anni!), i miei genitori non è che fossero propriamente entusiasti di questo mio interesse particolare… Mia madre, perciò, decise di “dimostrarmi” che si trattava di sciocchezze, sfidandomi a chiamare il nonno (che io non ho mai conosciuto), con la specifica condizione che la sua identificazione fosse inequivocabile. Curiosa (ma non troppo…) impostazione. Con l’ingenuità della mia età, iniziai la registrazione. Sicumera di mia madre, attesa da parte mia. Al riascolto, il brivido, con le lacrime di mia madre: subito un pianto disperato, seguito da una voce profonda che dice-


va: “Ti ricordi? Ero sulla sedia…” Il mio bisnonno morì di emorragia cerebrale, al mattino presto; fu soccorso e adagiato su una sedia. Mia madre corse da lui, e prima di cadere in coma lui le sorrise dalla sedia. Io non ero a conoscenza dell’episodio. Il secondo caso risale a qualche tempo dopo. Una compagna di classe, spavaldamente materialista e atea, mi sfidò (pare un atteggiamento molto di moda al riguardo!) a “chiamare il padre”, morto qualche anno prima d’infarto, parcheggiando l’automobile. Quasi subito, una voce di uomo: “In garage!”; qualche secondo dopo, la stessa voce, cantilenante: “A. (nome della mia compagna di classe), voglio dirti che son qui!”. A. proruppe in un pianto dirotto; ci portò a casa e ci fece ascoltare la voce registrata del padre da vivo: ad orecchio, i due timbri erano identici. A metà degli anni ’80, una discreta cerchia di persone era ormai a conoscenza dei miei esperimenti; normalmente non li eseguivo “su richiesta”, perché potevano innescare aspettative e frustrazioni eccessive. In una circostanza, accettai di effettuarne uno a favore di una mamma e di una zia disperate. Sapevo solo che la persona con cui tentare il contatto si chiamava Benedetto, ed era mor-

ta anni prima. Null’altro, e ci sono tuttora testimoni di ciò. Al riascolto della registrazione, la frase più significativa fu: “Mamma, tranquilla. Kiki non ha più paura dell’acqua. Sono in pace”. Non potevo sapere che il diminutivo del bambino (tale era, deceduto ad 8 anni) fosse Kiki, né che fosse annegato in un laghetto artificiale. In almeno un caso, invece, ho avuto la netta percezione che le voci potessero avere origine dai viventi. Per un incidente, perse la vita il fidanzato di una mia cugina acquisita. Appena ricevuta la notizia, tentammo un contatto. Ebbene, mentre, all’inizio della registrazione, la ragazza chiedeva piangendo: “Ti prego, dimmi come stai!”, fra le parole “dimmi” e “come” si sentì chiaramente una voce metallica ma femminile dire “Come stai?”, prima delle parole effettivamente pronunciate dalla ragazza. La distanza temporale fra le due frasi ripetute era tale da poter escludere un “effetto copia” (comunque improbabile in una cassetta nuova); l’ipotesi più verosimile è che l’intensissima fase emotiva della giovane le abbia permesso di agire psicocineticamente sul nastro. Chiudo raccontando quest’ultimo aneddoto, in cui entrano sicuramente in gioco almeno PK (psicocinesi) e 10

telepatia/chiaroveggenza (se proprio si vuol escludere l’ipotesi spiritica). Una signora, prima di morire, aveva riordinato alcuni effetti del più piccolo dei suoi tre figli. Mesi dopo, nel corso di un esperimento, il piccolo (abituato alle voci, perché il padre vi si dedicava, sebbene saltuariamente e timidamente, con il mio supporto) mi chiese candidamente di chiedere alla mamma dove fossero quegli effetti. Lo feci, e la risposta fu immediata: “Nell’armadio camera da letto. Ripiano nascosto”. La verifica subito effettuata ritrovò gli oggetti esattamente dove la voce aveva indicato. Dopo tanti anni di studio, a quali conclusioni personali sei giunto? Mi piace rispondere a questa domanda citando la conclusione dello splendido e rigoroso libro dell’ing. Carlo Trajna, perché rispecchia esattamente il mio pensiero: “Le «voci» esistono. La mia personale esperienza mi ha convinto che sono paranormali e, per troppi indizi, che alcune sono probabilmente trascendenti. Un fatto comunque è certo, ed esige rispetto. Per tanta gente le «voci» costituiscono un incontro drammatico, ma consolante, con chi le ha lasciate sole nel dolore”. Sottoscrivo ogni parola.


Per chi volesse informarsi “evoluzione indipendente” meglio sugli E.V.P., quali libri del fenomeno nel corso degli consiglieresti? anni, consiglio anche Il mistero delle voci dall’Aldilà, di I migliori, sebbene dalla limi- Marcello Bacci e del suo tata reperibilità oggigiorno, gruppo di Grosseto, e dei mesono sempre i “classici”. Fon- desimi Terre tuttora invioladamentale sarebbe Voci te (titolo suggerito dalle predall’Aldilà (con accluso 45 sunte Entità!), entrambi con giri), di Konstantin Raudive, cassetta acclusa. Sul versante Tedeschi Editore; poi, il suo scettico, ma pressoché imseguito ideale, Sopravvivia- possibile da trovare, ricordo mo dopo la morte?, stessi The mediumship of tape Autore ed Editore. In ambito recorder, in inglese, del fisico più aneddotico, ma non per David Ellis. Infine, per questo meno interessante, il un’aneddotica poco studiata, libro “unificato” di Jurgenma ben documentata e oseson, Dialoghi con l’Aldilà, Ar- rei dire in perfetta linea con menia Edizioni. Un testo da- la vostra magnifica rivista, tato ma a cui sono affeziona- consiglio Telefonate to (perché, senza nominarmi, dall’Aldilà, del compianto D. si citano alcuni miei esperiScott Rogo, psichiatra e pamenti da parte di grandi Pa- rapsicologo, SIAD edizioni. rapsicologi del passato) è Vo- C’è molto altro materiale, ovci dall’Invisibile, Armenia Edi- viamente, ma mi limito a sezioni. Molto tosto, teorico e gnalare le letture che consirigoroso, con poca aneddoti- dero più interessanti. ca ma tuttora insuperato è Ignoto chiama Uomo di Car- Grazie mille Fabio per lo M. Trajna; per avere l’interessantissima interviun’idea di una possibile sta. Prima di lasciarci, ti an-

11

drebbe di comunicarci i vari siti dove gli interessati possono seguire i tuoi studi? Intanto, di nuovo grazie a voi per l’ospitalità e lo spazio! I siti a cui collaboro sono http://www.aspis.inf o ovvero http://www.associa zioneaspis.net; i miei articoli si trovano anche nell’archivio di Tracce d’Eternità su http://tracce.orizzonteassolut o.com. Vorrei comunicare, infine, che sul sito dell’ASPIS ho inaugurato una rubrica, “Parapsicologia della vita quotidiana” (titolo mutuato da un famoso libro di Leo Talamonti), in cui analizzo casi riportati da chi ritenga di contattarmi all’indirizzo lettere@aspis.info. Registrazione effettuata dallo scrittore e filosofo Konstantin Raudiveparte I: http://www.associazioneaspi s.net/Raudive1.mp3 Parte II: http://www.associazioneaspi s.net/Raudive2.mp3


PALEOSTORIE GIORGIO GIORDANO

L'EUROPA PRIMA DI NOI Le testimonianze più antiche della presenza dell'uomo in Europa risalgono a circa 1,3 milioni di anni fa, in Spagna, ad Atapuerca nel giacimento della Sima del Elefante. Si tratta di una mandibola di Homo antecessor, una forma passaggio tra ergaster, cioè l'erectus africano, e heidelbergens. Esistono poi dei reperti collocabili tra 1 milione e 800 mila anni fa, trovati ancora ad Atapuerca, nel vicino giacimento della Gran Dolina, in cui si potrebbero cercare le radici di una linea evolutiva propriamente europea (mentre per i sostenitori della teoria Out of Africa sarebbe la seconda ondata migratoria giunta nel continente dopo quella dell'antecessor). Ma l'uomo non era stanziato solo nel sud del continente: a Happisburgh in Gran Bretagna, soeno mersi utensili da taglio e percussione in pietra risalenti a un periodo compreso tra 980 e 800 mila fa. La separazione delle linee evolutive di Homo sapiens, Homo di Denisova e Homo neanderthalensis, secondo la genetica è avvenuta circa 500 mila anni fa. L’ultimo antenato comune dovrebbe essere stato, appunto,

l’Homo heidelbergensis, caratterizzato da una capacità cranica di circa 1100-1400 cm³, perfino superiore al valore medio di circa 1350 cm³ tipico dell'uomo moderno. L’origine di questa specie è ancora misteriosa. In Africa sono quasi assenti i fossili tra i 900 mila e i 600 mila anni fa, ovvero dagli ultimi Homo ergaster e i primi Homo heidelbergensis. Ciò potrebbe indicare un’origine non africana di quest’ultimo, anche se numerose ossa fossili databili tra i 500 mila e i 300 mila anni fa sono state ritrovate sulla costa sudafricana. Peral-

12

tro, pure in Asia troviamo un corrispettivo, in particolare negli individui di Dali o Jinnishan in Cina, attribuiti oggi all'Homo heidelbergensis. Il cranio ritrovato in Italia, a Ceprano, nel Lazio, rappresenterebbe una forma ancestrale di questa specie non mostra alcuna caratteristica neanderthaliana e appare più simile ai fossili contemporanei africani che a quelli europei. Ciò suggerisce che possa documentare un popolamento ancestrale di Homo heidelbergensis, la cui morfologia cranica si è modificata in Europa. Non esisto-


no datazioni assolute per questo reperto: lo si colloca tra 900 mila e 800 mila mila anni fa, ma altre analisi più recenti indicano 500 mila o 400 mila anni. Il Dna umano più antico mai sequenziato proviene dai resti di Sima de los Huesos, sempre ad Atapuerca in Spagna, appartenenti a 28 individui vissuti all'incirca 400 mila anni fa. Questa forma umana fisicamente simile a heidelbergesis, con linee estetiche ante-neanderthaliane, si è rivelata geneticamente vicina all'Homo di Denisova. Peraltro proprio questi reperti di recente hanno fatto ritenere ai paleontologi, in antitesi alle risultane genetiche, che la biforcazione tra Homo sapiens, Denisova e Neanderthal sia avvenuta tempo prima, quasi 1 milione di anni fa. I dati comunque indicano che le linee evolutive che hanno dato origine a Homo sapiens in Africa e Homo neanderthalensis europeo e mediorientale convergono attorno a mezzo 500 mila anni fa. Tutto ciò porterebbe a escludere Homo antecessor, ergaster ed erectus dal ruolo di antenato in comune tra noi e i neanderthaliani e candiderebbe Homo heidelbergensis. Si ipotizza che Homo heidelbergensis, probabilmente nato in Africa, si sia diffuso ed evoluto localmente in quattro sottospecie: Homo heidelbergensis "heidelbergensis”, che includerebbe fossili africani e alcuni europei, crani con una architettura arcaica e caratteri derivati ma non in senso neandertaliano, come l'uomo di Ceprano; Homo heidelbergensis "rhodesiensis”, cioè la varietà africana da cui sarebbe nato Homo sapiens; Homo heidelbergensis "daliensis”, ovvero la sottospecie asiatica non-erectus, comprendente l’uomo di Denisova; Homo heidelbergensis

"steinhemensis”, cioè la varietà europea ante-neandertaliana, comprendente gli individui spagnoli della Sierra de los Huesos di Atapuerca. I Neandertal vissero tra 300 mila e 28 mila anni fa in Europa, nel vicino oriente e, visti alcuni reperti, potrebbero avere sconfinato il circolo polare Artico intorno ai 30 mila anni fa, forse uno dei loro ultimi rifugi prima della sparizione della loro cultura. I Neanderthal avevano un volume cerebrale medio di 1500 cm³, quindi del 10 per cento superiore agli uomini attuali. L'uomo di Altamura, in Puglia, rappresenta la variante italiana più nota dell'Homo neanderthalensis, una forma arcaica del genere. Dell'uomo di Denisova, invece, sappiamo ancora molto poco: per ora, ci restano solo una falange e due molari, ritrovati in Siberia, databili intorno ai 40 mila anni fa. Abbiamo tuttavia potuto analizzare il suo genoma. Circa 1,5-2,1 per cento del Dna delle attuali popolazioni che vivono fuori dall'Africa è stato ereditato dai Neanderthal, mentre lo 0,2 per cento dei genomi delle popolazioni dell'Asia continentale e dei nativi americani è di origine denisoviana, percentuale che diventa il 4-6 per cento nelle popolazioni aborigene dell’Oceania, dalla Papua Nuova Guinea all’Australia. I Neanderthal, inoltre, hanno contribuito almeno per lo 0,5 per cento al genoma dei denisoviani. Questi ultimi, inoltre, differiscono dai primi perché una piccola percentuale del loro genoma, variabile tra il 2,7 e il 5,8 per cento, deriva da un gruppo, finora sconosciuto, di ominidi arcaici, forse l'Erectus. Mistero anche dopo le analisi del genoma di tre popolazioni africane, fra le più ancestrali del mondo: pare chairo l'incrocio con un

13

ominide, ancora da scoprire, diverso dall’Erectus, che si è separato dall'antenato comune circa 1,2 milioni di anni fa, verosimilmente Homo heidelbergensis. L'avventura del Sapiens è ben testimoniata a partire da circa 200 mila ai fa in Africa. Ma in Israele sono stati scoperti dei denti di Homo sapiens che risalirebbero a 400 mila anni fa. E nella stessa area sono anche state ritrovate delle lame in pietra, sempre risalenti a quell'epoca, con una tipica lavorazione Sapiens. Tra l'altro, di recente, la genetica ha cambiato opinione sull’Eva mitocondriale, che sembra essere molto più vecchia di 150 mila anni. La migrazione dell'Homo sapiens è iniziata a partire da 130 mila-85 mila anni fa secondo i dati archeologici, da 65 mila anni fa analizzando il flusso genetico. L’uomo Sapiens era a Creta 130 mila anni fa, anche se c'è chi ritiene queste tracce appartenenti all'Homo heidelbergensis, di certo era in Arabia 120 mila anni fa e in Cina 110 mila anni fa. I primi europei moderni giunsero nel vecchio continente circa 44 mila anni fa. Una mascella di Sapiens, scoperta in un sito vicino a Torquay in Inghilterra, che si pensava risalisse a 39 mila anni fa, è stata invece recentemente retrodatata tra 44.200 e 41.500 anni fa. Due molari scoperti nella Grotta del Cavallo, nel Salento, originariamente classificati come neanderthaliani, in realtà appartengono a esseri umani moderni, vissuti tra 45 mila e 43 mila anni fa. Presso il riparo Mochi dei Balzi Rossi di Ventimiglia sono state rinvenute tracce e utensili di Sapiens di 42 mila ai fa. Alcuni reperti, infine, indicano il superamento del circolo polare da parte dei nostri antenati diretti intorno a 40 mila anni fa.


XAARAAN DI ANTONELLA BECCARIA

HISTORY IN PICTURES: DAL 1903 LA FOTO SEGNALETICA DI UN PERSONAGGIO DESTINATO A DIVENTARE CELEBRE, BENITO MUSSOLINI

È inimmaginabile per chiunque la quantità di Male che bisogna accettare per ottenere il Bene”, afferma Divo Giulio il Divo ritratto nel fortunato film di Paolo Sorrentino. Prima edizione marzo 2012 E Giulio Andreotti, l’uomo in carne e ossa, di male ne ha attraversato tanto o, quantomeno, tante sono state le realtà opache che hanno accompagnato la sua storia. Fin dai tempi della Seconda guerra mondiale e dei suoi rapporti con i servizi segreti alleati, proseguendo con la stagione dei dossier, l’esplosione del terrorismo, le coperture degli stragisti neofascisti, l’allestimento di apparati non ortodossi, come Gladio e l’Anello, fino alle clientele necessarie per raccogliere consenso e ai rapporti ambigui con la mafia. Difficile dire se il Divo Giulio sia stato il maggiore statista italiano del Novecento o il grande Belzebù che si è nutrito della parte più oscura della storia nazionale. Quello che è certo è che ripercorrere la sua vicenda significa attraversare tutti i maggiori scandali italiani dal dopoguerra a oggi, dal golpe Borghese al delitto Moro, dalla P2 a Michele Sindona, fino all’omicidio del giornalista d’assalto Mino Pecorelli. Questa biografia di Giulio Andreotti, rigorosa e documentata, ricostruisce per la prima volta senza pregiudizi e senza timori l’intera storia politica, quella ufficiale e quella inconfessabile, del ‘grande vecchio’ dell’Italia del Novecento, tracciando un percorso inquietante dentro le ombre più dense della prima Repubblica. Antonella Beccaria, Giacomo Pacini

14


PORTRAITS FROM ELLIS ISLAND: SCATTI DAGLI ANNI VENTI. ONLINE LE FOTO DEI MIGRANTI (MOLTI ITALIANI) CHE VOLEVANO ENTRARE NEGLI STATI UNITI

Portraits from Ellis Island è una galleria fotografica che Messynessychic.com pubblica e che contiene scatti risalenti alla seconda metà degli anni Venti. Ellis Island fu punto d’ingresso negli Stati Uniti per i migranti e divenne anche centro di detenzione. Molti erano italiani, come testimoniano pure le foto messe online da Messynessychic.com, anche se c’è chi non se lo ricorda. (Via Neatorama)

15


NOVITA’ ANTONELLA BECCARIA I SEGRETI DELLA MASSONERIA IN ITALIA questa forza occulta che sembra guidare i destini del mondo? Come è nata e con quali scopi? Chi sono stati i suoi massimi esponenti e chi ne fa parte ancora oggi? In Italia, in particolare, sembra che la storia nazionale si sia spesso intrecciata con quella delle logge segrete: dalle persecuzioni degli affiliati in epoca fascista alle deviazioni estreme della P2 di Licio Gelli, con le ombre del golpismo e L'Italia è una Repubblica fonda- delle stragi, mai del tutto canta su di loro cellate; dagli interessi americani al potenziale abbraccio letale Documenti inediti con esponenti delle forze dell’ordine e dei cosiddetti Dalla prima Gran Loggia alla P2 “servizi segreti deviati”, fino ai Inchiesta sull’organizzazione pericolosi contatti con la malapiù potente della storia occivita organizzata. dentale Con interviste esclusive e materiale inedito, la giornalista Templari, libera muratoria, Fra- d’inchiesta Antonella Beccaria tellanza, Gran Loggia, Rosacro- va alla scoperta di un mondo ce: tanti sono i nomi attribuiti spesso sconosciuto e inesploranei secoli a quella forma di as- to, per illuminare le molte zone sociazione segreta nota ai più d’ombra che ancora oggi si trosemplicemente come vano attorno al fenomeno mas“massoneria”. sonico. Ma chi c’è veramente dietro a

16

Tutto quello che c’è da sapere sull’organizzazione più antica, misteriosa e potente della storia occidentale Tra gli argomenti trattati nel libro: • Morte presunta di un massone • Le origini della famiglia: istanze di libertà dal Medioevo all’età moderna • L’approdo in Italia delle idee massoniche • Venti di dittature e reazione delle consorterie • Fratelli d’America: il nodo della seconda guerra mondiale e la posizione dei cugini d’oltreoceano • Anomalie nel tempio: la bufera della P2 • Incroci eversivi: quale ruolo nella strategia della tensione? • Relazioni inconfessabili: l’ombra delle mafie • Logge regolari e deviate: le moderne camere di compensazione.


KEVOD LA 'GLORIA' DI DIO... O IL SUO PESO? ALESSANDRO DEMONTIS

Non sono mai incline ad entrare con opinioni negli studi dei miei colleghi ricercatori, né a favore né contro, per rispetto dell' altrui lavoro e perchè ad un lettore inesperto spesso trattazioni diverse di uno stesso argomento o particolare possono causare fastidio e un senso di 'incompiuto'. Ho deciso stavolta di fare una eccezione perchè la vicenda del Kebod/Kevod, portata alla luce dallo studioso Mauro Biglino, traduttore di ebraico biblico, ha assunto una proporzione (probabilmente) inaspettata scatenando entusiasmo tra i sostenitori ma anche inviperendo fuori misura i denigratori della ricerca storico – linquistica. Per entrare nella questione dobbiamo fare prima un sunto di ciò che sostiene l' autore. Il Biglino, nel suo libro 'Il libro che cambierà per sempre le nostre idee sulla Bibbia', analizza le riccorrenze bibliche del termine Kevod facendo notare come la traduzione di 'Gloria' non renda merito alla concretezza delle sue manifestazioni, né descrive le caratteristiche evidenti dai passaggi in cui é menzionato: peso, forza, e asserisce: “Il termine Kevod in effetti identifica proprio questo: essere pesante e forte”. Come se questo non bastasse, il Biglino rincara la dose aggiungendo: “Noi, oggi, potremmo definire Kaved (aggettivo) un

aereo, un carro armato, una nave, un elefante... Magari proprio il mezzo su cui viaggiavano gli Anunnaki/Elohim?!”. Apriti cielo! Dio che si muoveva su un aereo?? Una 'gloria', cioè un attributo di potenza, che invece risulta essere un oggetto CONCRETO E MATERIALE descritto con un termine che ne descrive le caratteristiche di PESO e FORZA? Questo non può proprio andare giù né ai linguisti, ne agli esegeti, né ai religiosi, né a chiunque abbia a cuore il mantenimento di uno Status Quo né, ancora meno, a chi basa tutto il discorso deista su qualcosa di prettamente spirituale! Lungi da me entrare in discussioni simili, questo articolo si concentra solo ed esclusivamente sulla parte linguistica ed etimologica del termine Kevod. Intanto bisogna chiarire, come segnala il Biglino, ch eil termine é variegatamente utilizzato come Kabod / Kebod / Kevod o altre volte come K'bod/K'vod. Il punto 'centrale' della vicenda riguardante il Kevod é certamente il verso di Esodo 33 versetto 22: “wehaya baabor kebodì” tradotto generalmente con: 17

“passerà la mia gloria” Al termine Kebodì nel dizionario di ebraico biblico Strong é assegnato il codice identificativo 3518a / 3519 ed é definito: KABOWD: definizione veloce: “Glorioso” da KABAD, propriamente: “pesante – peso – ma solo figurativamente in senso buono – splendore o copiosità – onore – onorevole – glorioso” Dunque in ebraico biblico, secondo il più autorevole dizionario della materia, KABAD, il termine che dà origine a Kevod, significa 'pesante – peso' come estensione di 'glorioso – onorabile'. Il concetto é, dunque, che se una persona o una cosa é onorabile, ha peso sugli altri, e da qui 'pesante'. Ma é davvero così? La chiave, una volta compreso il discorso del Biglino, punta in una direzione totalmente diversa. Il Biglino fa notare nel suo lavoro che, essendo le vicende bibliche verificatesi in un periodo di tempo collocato moltissimi secoli prima della codifica della lingua ebraica, questi termini ebraici utilizati nella Torah sono trasposizioni di termini più antichi.


Una volta compresa questa direzione, ho fatto alcune ricerche tra i miei lessici di lingua accadica, dove ho trovato il riferimento all' esistenza del termine KABATU. Il dizionario accadico ufficiale dell' Association Assyrophile de France riporta: accadico: KABATU – variante: KABADU protosemitico: KABAD ebraico: KABAD addirittura con la stessa resa in caratteri ebraici, che riporto qui come comparazione:

quale riporto il cuneiforme originario:

ne scopriamo delle belle. Ecco cosa riporta il Sumerian Lexicon di John Halloran (edizione 2003):

i significati di: Peso, nuvola, massivo, pesante, difficoltoso, duro. La traccia etimologica é, secondo Halloran, la composizione dei termini DU7 = completo + GUD = toro. Come possiamo vedere tutti significati che si rifanno a una caratteristica CONCRETA: il peso e la durezza di qualcosa. Ma cerchiamo altri lessici. Il Sumerian Glossary di Daniel Foxvog (edizione 2009) riporta:

Ma cosa è KABATU in accadico? La lista dei significati è sorprendentemente identica a quella del KEBOD/KABAD ebraico: KABATU: diventare pesante, diventare difficile, fastidioso, doloroso – diventare importante, onorato, sovrappesare (superare il massimo peso), prevalere – rendere pesante, mostrare rispetto, onorare, esagerare, essere onorato – onorare, adulare etc. La cosa che più colpisce é che il riferimento al peso é altamente utilizzato nelle definizioni di questo termine, il chè sembra indicare che sia l' utilizzo come 'glorioso – onorabile' ad essere una estensione di 'avere peso – rendere pesante', e non il contrario come invece sembra essere indicato dalla lingua ebraica. Capire questo concetto é ESTREMAMENTE importante, perchè è la riprova ennesima di un altro concetto essenziale per l' analisi dei testi del passato: man mano che si va avanti nel tempo, nelle derivazioni di una lingua dall' altra, i significati perdono di specificità materiale e acquistano generalizzazione ed 'estensione'. Cioè più passa il tempo e più a un termine si trovano significati 'estesi' nati da applicazione e interpretazione di significati originali più specifici! Se questo é vero, mi sono detto, doveva esistere un termine PRECEDENTE a quello accadico, che servisse come fonte, e i cui significati dovevano essere ANCORA MENO FIGURATI. Ebbene i dizionari di accadico riportano che KABATU era l' accadico per il sumero DUGUD. Andando a cercare il sumero DUGUD, del

Ancora una volta i significati di 'essere pesante', enorme, e una estensione a 'importante'. Di gloria non se ne parla nemmeno qui. Ma non è finita, perchè c' é una cosa ancora più sorprendente. Nel 1908 il sumerologo John D. Prince, professore di lingue semitiche per la Columbia University, tracciava l' etimologia del sumero DUGUD, facendolo derivare dall' unione dei glifi che si traducono 'Notte' + 'Essere nero'. Lui identifica, differentemente da quanto fa decine di anni dopo Halloran, il termine come una estensione di 'La notte che affonda' (il termine da lui utilizzato in inglese rende molto meglio rispetto all' italiano: “The downsinking night”) da cui trae il significato di 'essere pesante' e lo collega al già visto accadico KAB(A)TU = 'pesante'.

Dunque risalendo all' originale sumero, da cui é derivato l' accadico, dal quale é derivato l' ebraico, abbiamo 3 definizioni del termine che identificano attributi di PESO, e non di gloria, e nell' unico caso in cui questo peso é visto di per se come estensione (il caso di Prince) questa estensione non viene da una idea di 'grandezza o importanza' ma di qualcosa che 'pesa' sul giorno. 18

Dalla analisi linguistica ed etimologia del termine, trovo assai giustificata e molto più che plausibile la traduzione del Biglino, che si rivela essere più precisa e meno interpretativa (dunque meno superficiale) della classica offerta dai commentari biblici. Con le conseguenze ed implicazioni che ciò può comportare.


19


ANTICA TECNOLOGIA FABIO GARUTI

Spettacolare veduta dall’alto della Piramide del Sole a Teotihuacan (Messico)

Ormai le discussioni in merito alla presenza o meno, nella cosiddetta preistoria dell’umanità, di almeno una civiltà di tipo planetario che abbia lasciato più o meno chiare tracce di una tecnologia pari se non superiore alla nostra attuale, tengono sempre più banco tra appassionate ed appassionati di archeologia. Ciò avviene soprattutto perché finalmente si cominciano a mettere insieme i dati, a confrontare immagini e testimonianze, e soprattutto si ragiona in termini globali e non più limitati ad un singolo luogo archeologico. La

novità è fondamentale in quanto, finché l’analisi riguarda un solo sito, è ben difficile decontestualizzare un qualsiasi ritrovamento, ma, ove tale decontestualizzazione riguardi una serie di oggetti o testimonianze dal passato disseminate tra e in più luoghi del pianeta, il discorso cambia. Inutile dire che ormai tutto gira attorno al fatidico prove sì, prove no, con una precisazione che, a mio avviso, va assolutamente fatta: ove si reperisca anche una sola prova di tale elevata tecnologia, la questione va considerata chiusa. Solo che tale

20

prova va per davvero presa in esame, e non tralasciata come se niente fosse laddove non si riescano a trovare altre argomentazioni. Mi spiego meglio: se è possibile produrre (come infatti è, e lo vedremo tra pochissimo) prove inconfutabili, (ripeto: inconfutabili), su una tecnologia del passato ben superiore alla nostra attuale che pure è in grado di far giungere tranquillamente su Marte un piccolo veicolo radiocomandato, dovrebbe essere anche possibile pretendere che tali prove vengano prese in considerazione nel dovuto mo-


Rappresentazione grafica della Mappatura Terrestre delle Piramidi, con la Linea che collega i tre siti omologhi di Teotihuacan, Giza e Xian

do. E invece si assiste a un sostanziale no comment che, francamente, non fa un grosso favore all’archeologia. Anche perché il mondo delle lettrici e dei lettori è formato da Donne e Uomini perfettamente in grado di valutare se un oggetto o un’immagine siano veritieri o meno. L’introduzione era necessaria, al fine di provare a sbloccare una situazione che sta diventando letteralmente stucchevole, oltre che paradossale: a fronte di appassionate, appassionati, ricercatrici e ricercatori che in tutto il mondo discettano ormai tranquillamente di energia elettrica e atomica nell’antichità dell’Umanità, si continua ad assistere a una ufficialità archeologica che, imperterrita, attribuisce Codice maya raffigurante, sulla destra, lampadine di piccolo formato

ai tre canonici faraoni Cheope, Chefren e Micerino l’edificazione, come mai comprovati cenotafi poi, degli splendidi edifici piramidali della Piana di Giza in Egitto, con Micerino che evidentemente aveva anche finito il denaro (consentitemi almeno questa piccola battuta ironica) e si è quindi visto appioppare una pirimidina mignon. Ma veniamo a queste prove inconfutabili di cui parlavo, premettendo che del tutto ci sono fonti documentate in lingua tedesca, inglese e italiana e che il tutto fa parte, ed è riscontrabile, in due testi da me scritti (“L’Ombra di Orione sulla Storia dell’Umanità” e “La Preistoria Atomica lungo la Linea di Orione”), editi dalla Casa Editrice Anguana Edizioni di Sossano (VI). La precisazione è importante, dato che spesso si fa giustamente riferimento alle fonti, appunto. Dunque, queste le prove. 1) Il sito di Giza, per proporzioni tra edifici, per progettazione e per dislocazione sul terreno, è simile a quello di Teotihuacan in Messico e di Xian in Cina. I tre siti sono stati inoltre edificati su una medesima Linea Planetaria (Teoria della Mappatura Terrestre delle Piramidi) sia considerando il globo terrestre (cerchio) sia considerando il planisfero (linea retta). Tenendo presente che parliamo di oltre 25.000 chilometri, e soprattutto che sono gli unici tre siti piramidali a essere stati edificati in tale maniera su tutto il pianeta, il caso, o la combinazione, non esistono. In particolare, a parte le tre di nostro interesse, nel sito cinese ci sono oltre 200 (duecento) piramidi, su un’estensione di oltre

21

duemila chilometri quadrati. Superiamo quindi, a parte ogni altra considerazione, la concezione faraonica delle piramidi, ed era ora, penso, anche perché l’elaborazione di un simile progetto planetario presuppone nozioni e competenze tecnologiche difficili da reperire anche oggi, senza voler entrare nel merito delle difficoltà di natura geopolitica che si opporrebbero a un grandioso progetto del genere. Solo che delle piramidi messicane e cinesi non si parla mai come sarebbe lecito attendersi, quasi

Particolare della medesima immagine tratta dal Codice : le lampadine sono ancora più chiare

si tratti di siti marginali, ed è un vero peccato. Per quanto attiene alla funzione di tali edifici, il fatto di essere in Linea tra loro sottende un utilizzo identificabile con molta probabilità in un interscambio energetico attorno al pianeta. Il fattore-acqua comune ai tre siti e anche gli isolanti termici che analizzeremo tra poco, lasciano intendere creazione e utilizzo di grandi quantità di energia, appunto. 2) In particolare, nel sito messicano di Teotihuacan, e precisa-


mente nella magnifica Piramide del Sole, sono stati reperiti, e sono quindi ben visibili, fogli di mica. La mica è un minerale, utilizzato ancora oggi in quanto resiste ad altissime temperature (800 gradi centigradi). Solo che è molto friabile. Dato che con la nostra attuale tecnologia riusciamo a realizzarne mattonelle di non oltre trenta centimetri quadrati, resta incredibile il fatto che all’interno di tale piramide (per un utilizzo certamente tecnologico) ne siano stati realizzati fogli di oltre due metri per due. E come hanno fatto a realizzarli ? Mistero. Ecco, questa è una prova inconfutabile, assoluta, che sia stata utilizzata una tecnologia superiore alla nostra attuale. Noi qualcosa del genere non riusciamo a realizzarlo. Eppure, credetemi, non se ne parla mai, e questo silenzio vale più di ogni ammissione. Ripeto: questa è una prova assoluta di tecnologia antichissima e superiore alla nostra attuale, tecnologia che ha permesso di trasformare un minerale in un modo che noi non possiamo imitare, con le nostre attuali competenze, o replicare. Ebbene, dovrebbe trattarsi di una considerazione importantissima, e invece silenzio assoluto. E questo non è corretto, a mio avviso. Ma non è finita qui. 3) Sia nell’antico Egitto che nei Le lampadine di Dendera

I fogli di mica della Piramide del Sole a Teotihuacan, Messico

Codici Maya sono state raffigurate quelle che, inequivocabilmente, sono lampadine elettriche. Vi lascio le immagini, che valgono più di ogni ulteriore commento, insieme alla considerazione che anche di tutto ciò non si parla mai, ovviamente. Soprattutto non si parla del fatto che, quando nel 1869 furono inventate le prime lampadine, esse erano praticamente identiche a quelle raffigurate a Dendera in Egitto (forma oblunga) e sul Codice Maya del XVI secolo (forma tonda). Voler negare l’assunto non ha alcun senso. Anche questa è la prova di un qualcosa che va al di là della semplice e mera decontestualizzazione: disegni che raffigurano lampadine elettriche non possono essere presi per zucchini o patate o farfalle. Sono lampadine e basta. Anche in questo caso il silenzio è assoluto,

22

la mancanza di commenti è totale, e anche in questo caso l’ironia sulle bollette elettriche che i Faraoni e i regnanti Maya, o Inca o Aztechi sarebbero stati costretti a pagare, diventa sempre più comprensibile. Ho fatto un test estremamente semplice: ho mostrato le medesime immagini che sottopongo a voi ad almeno venti vispi e arzilli scolari di una classe Quinta Elementare. Ebbene, non ci crederete, ma per quanto riguarda la raffigurazione contenuta nel Codice Maya non c’è stato alcun dubbio, mentre un 25 % era piuttosto scettico proprio su quelle di Dendera. Comunque in totale un vero e proprio plebiscito. Ora, voler negare che tali raffigurazioni siano oggetti tecnologici avrebbe un proprio senso laddove ci fosse una qualche alternativa, che però non c’è; e infatti il silenzio è


Le prime lampadine “inventate” nel 1869

totale e assordante anche su questa ulteriore prova. Ma non è finita. 4) Che gli Egizi fossero in grado di creare cavi in fili di metallo intrecciato e rivestito a propria volta da una guaina protettiva è cosa che lascia francamente allibiti. Ma le immagini che alleghiamo parlano molto chiaro. Mi si dovrebbe spiegare con quale tecnologia è stato creato qualcosa del genere. E infatti non viene spiegato. Anche qui silenzio assoluto. Ma proseguiamo. 5) Tralasciando momentaneamente il come sia stato possibile farlo, voglio qui parlare di una pianta che non ha origini naturali. Non può averne in quanto, senza intervento umano, si estinguerebbe e, come potete facilmente intuire, in natura non esiste nulla che rischi di estinguersi senza intervento esterno, a meno che non abbia subito una modificazione genetica. È il caso del mais, o granturco. I semi non si staccano da soli dal corpo della pannocchia, vengono sigillati letteralmente tra alcune foglie estremamente strette che vanno rimosse manualmente e, proprio per concludere l’argomento, possiamo notare che detti semi del mais sono tal-

mente pesanti che, ove cadessero ai piedi della pianta, ben difficilmente si disperderebbero, creando un folto gruppo di neopiantine che soffocherebbero per mancanza di spazio. Ciò non ha alcun senso, e, si sa, in natura cose illogiche non ne avvengono mai. Come poi siano avvenute tali modificazioni genetiche sarà argomento di un articolo a parte; in questa sede mi premeva sottolineare la non naturalezza di tale vegetale, proprio per dimostrarne le manipolazioni avvenute in tempi antichissimi. Si potrebbero citare anche una moltitudine di dipinti, bassorilievi, glifi e petroglifi assolutamente de-contestualizzati dal tradizionale periodo di riferimento, ma ho preferito limitarmi a ciò che è assolutamente non giustificabile, a meno di non dover

Abydos : raffigurazione di ganci in metallo rivestito da una guaina

giocoforza ammettere che ci sia stata almeno una grande civiltà estremamente sviluppata tecnologicamente ben prima della nostra attuale. Ormai non si tratta più di difendere o meno posizioni soggettive, ma solo di commentare fatti ed immagini oggettivi. Il silenzio diventa, a questo punto, la più chiara delle ammissioni.

Fabio Garuti LA PREISTORIA ATOMICA Lungo la Linea di Orione Anguana Edizioni Alcuni siti archeologici completamente dimenticati ed altri molto famosi. Le prove inequivocabili di un antichissimo utilizzo dell’energia atomica per usi biogenetici, con conseguenze che riguardano quotidianamente anche la nostra vita. Le testimonianze di tutto ciò in alcuni tra i più famosi siti archeologici del pianeta, vero e proprio ponte tra questa civiltà antica ed assai sviluppata e il nostro tempo. Tecnologie ancora oggi molto attuali ed incredibilmente ancora utilizzate. Ma anche la memoria di tutta questa attività atomica, trasmessa attraverso incisioni rupestri, disegni, sculture e grandiosi gruppi megalitici famosissimi nel mondo, tra cui Stonehenge. Ciascun aspetto della conoscenza Egizia, Maya e Cinese sembra essere stato completo fin dall'inizio, non c’e’ alcun segno di un periodo di evoluzione; le realizzazioni compiute dalle dinastie più antiche non furono mai superate o eguagliate in seguito. Come può una civiltà complessa sbocciare all'improvviso in tutto il proprio splendore? Ogni cosa era perfetta già dall'inizio. La soluzione del mistero e’ evidente: le civiltà Egizia, Maya e Cinese non furono un’evoluzione del passato, bensì un’eredita’, o meglio un ricordo, di esso.

23


GIANLUCA RAMPINI INTERVISTA ENRICA PERUCCHIETTI

FATTORE OZ E DMT Innanzitutto grazie del tempo che ci dedichi. Cominciamo dal titolo del tuo ultimo libro. Per chi non lo sapesse, puoi spiegare cosa sia la DMT? La DMT (dimetiltriptamina) è uno tra i composti psicoattivi più diffusi in natura ed è il principio attivo della droga più nota degli sciamani o curanderi amazzonici e andini, l'ayahuasca (o yagé). La DMT è però anche presente nel corpo umano, ed è strutturalmente analoga al neurotrasmettitore serotonina, all'ormone melatonina e ad

altre triptamine psicoattive come psilocibina, psilocina e bufotenina. La biosintesi della DMT sembra avvenire soprattutto in particolari situazioni di stress, mancanza di sonno, fatica, specialmente intorno alle ore 3/4 del mattino, durante la fase REM dei sogni. Un orario davvero particolare perché in molte tradizioni (comprese quella cristiana, islamica e sciamanica) assume una rilevanza speciale: esso viene chiamato l'"ora degli spiriti" o l'"ora del diavolo". Nelle società tradizionali si sapeva che in questo orario avveniva la chiamata

24

degli spiriti e che lo sciamano era convocato a viaggiare nei cieli; nella tradizione occidentale essa è associata al rischio di un contatto con l'aldilà in cui si può incorrere in spiacevoli presenze (come succede oggi con i racconti sulle abductions notturne), mentre nella New Age è stata ribattezzata come l'ora delle "energie sottili" in cui l'operatore può entrare con più facilità in contatto con le entità altre. Una bassa percentuale della popolazione sintetizzerebbe DMT in quantità maggiore alla media, con conseguenti “visioni” notturne


che ricordano i tipici stati alterati di coscienza indotti dagli psichedelici. Ma, lungi dall'essere delle mere allucinazioni, la DMT potrebbe invece produrre un aumento della percezione in questi soggetti che così esperirebbero un'espansione della coscienza tipica degli stati psichedelici ma anche della meditazione, respirazione olotropica, eccetera. In questo senso le visioni di costoro potrebbero essere equiparate a scorci su un'altra realtà: il mondo degli “spiriti” secondo la conoscenza sciamanica. Puoi raccontarci come sei arrivata a occuparti di questi argomenti? Ho iniziato a studiare sciamanesimo ed esoterismo a livello accademico all'Università. Mi sono laureata in Filosofia con una tesi di ricerca sull'alchimia orientale in Storia delle Religioni: il progetto ha ovviamente toccato anche lo sciamanesimo e diversi punti che ho poi approfondito nel Fattore Oz e in DMT. Terzo occhio o inganno dello spirito? Vi è un'obiezione abbastanza comune nell'affrontare l'argomento delle "esperienze sciamaniche". Il dubbio cioè che tali esperienze siano solo una conseguenza allucinatoria delle sostanze ingerite. Cosa ci puoi dire a riguardo? Ovviamente vi sono eminenti ricercatori, quali il celebre neurologo Oliver Sacks, che considerano le esperienze da DMT o altri allucinogeni come mere "allucinazioni". Premesso che bisognerebbe chiarire una volta per tutte che cosa s'intende per "allucinazioni" e quali esperienze esse comprendano (Sacks considera allucinazioni anche le NDE e OOBE), sono però

gli stessi psichiatri che hanno sperimentato la DMT in laboratorio a sostenere che essa induca stati "espansi" di coscienza ma non "alterati": si tratterebbe dunque come già anticipato - di esperienze altre, in stato defocalizzato ma non necessariamente falso, irreale. Costoro ipotizzano cioè che la DMT apra le porte della percezione e permetta alla coscienza di entrare in connessione con piani di esistenza altri e di esperire ciò che normalmente le è precluso. La DMT sarebbe una chiave in grado di aprire le cosiddette "porte della percezione" e si trova all'interno

25

dello stesso organismo umano, quasi fossimo dotati per natura, per costituzione, di una complessa “tecnologia spirituale”. L'uomo, cioè, potrebbe essere strutturato biologicamente per entrare in connessione con l'altro mondo e l'organo atto a sintetizzare la DMT potrebbe essere, secondo la teoria dello psichiatra Rick Strassman, la ghiandola pineale. Io ritengo che la DMT apra alla coscienza le porte del cosiddetto mondo dell'immaginazione, il mondo dell'astrale, quello che nello sciamanesimo è indicato come mondo del sogno ma anche dell'illusione, popolato


da spiriti inclini all'inganno, ombre, fantasmi e demoni. Riprendendo le ricerche di Henry Corbin, ricordo che i filosofi iranici lo designarono come il mondo delle “Immagini sospese” (mothol mo'al un luogo al di fuori dello spazio, non “luogo” non contenuto in un luogo, in un topos che permetta di rispondere con un gesto della mano alla domanda “dove?”). Questo mundus imaginalis è il mondo intermedio, mediatore e mondo di mezzo, senza il quale tutti gli eventi della storia sacra e della profezia diventano irreali, perché è in quel mondo che questi eventi si svolgono e hanno il loro "luogo". Lo possiamo quindi interpretare come il luogo in cui ascendono i mistici, gli sciamani e tutti coloro che sono in stato defocalizzato di coscienza. Coloro che vi penetrano, però, lo esperiscono come perfettamente reale, persino più evidente e coerente, nella sua realtà, del mondo reale empirico percepi-

to dai sensi. I testimoni inoltre so- stato iniziato dagli spiriti e aveva no perfettamente coscienti di es- delle facoltà particolari (per questo i primi etnologi parlarono della sere stati "altrove". "malattia degli sciamani", sostenendo che i medicine-men fossero Esiste secondo te la possibilità affetti da patologie neurologiche). che la demonizzazione a danno Lo storico delle religioni Mircea delle droghe sia stata scientemente messa in atto per limitare Eliade spiegava che fin dall'adolescenza il futuro sciamano si distinle capacità degli individui di espandere la propria coscienza? gue dai coetanei per delle caratteristiche neurologiche e comportamentali che possono andare dal Sì e no. Mi spiego: è vero che in alcuni percorsi "spirituali" quali lo carattere schivo e solitario all'episciamanesimo vengono utilizzate lessia vera e propria. In quest'ultimo caso dobbiamo ricordare che sostanze psicotrope per potersi connettere con gli spiriti e viaggia- l'epilessia nell'antichità era riconosciuta come la malattia "sacra" re negli altri mondi e che queste che permetteva l'incontro durante sostanze inducono la trance. Eppure lo sciamanismo elementa- le crisi il contatto con le divinità. re in origine non prevedeva l'utiliz- Gli individui destinati a diventare zo di droghe e soltanto con il pas- grandi sciamani, infine, mostravano dei segni evidenti della loro sare del tempo è divenuto indispensabile per l'operatore il ricor- "elezione". Col passare del tempo so a sostanze psicotrope. Lo scia- lo sciamano ha perso queste capamano aveva cioè la capacità spe- cità innate e/o per comodità ha cifica di indursi volontariamente la iniziato a ricorrere alle droghe per trance a comando, in quanto era andare in stato espanso di coscienza. Ma questo stato sarebbe ancora conseguibile attraverso delle tecniche spirituali ovviamente lunghe e impegnative: si preferisce dunque prendere la scorciatoia degli psichedelici. Anche gli esponenti dell'occultismo e della magia del Novecento, da Aleister Crowley a René Daumal, abbracciarono la "scorciatoia" degli psichedelici per accedere ai piani di esistenza, eludendo così quella pratica rituale tradizionale che imponeva pazienza, regole estenuanti e soprattutto tempo. Gli occultisti si illusero di poter evitare quei duri esercizi spirituali che avevano appreso magari in Oriente o presso le società segrete del tempo. Per quanto al giorno d'oggi vada di moda lo sciamanesimo", mai nella storia delle religioni la figura dello sciamano è stata interpretata in modo solare, posi-

26


tiva, equilibrata: esso è un medium, un mezzo per il contatto con gli spiriti e dunque facile a cadere in inganno, a perdersi nell'aldilà, a impazzire. Il percorso per divenire sciamani è tutt'altro che semplice: prevede infatti una vocazione o chiamata da parte degli dèi e un riconoscimento da parte del clan, ma anche un lungo processo di apprendistato e riti di passaggio. Esistono anche casi in cui l'iniziazione non avviene in forma pubblica ma esclusivamente in "sogno" o nell'esperienza estatica del candidato. In questo caso rivestono fondamentale importanza i sogni sciamanici che, lungi dall'essere paragonabili a confuse esperienze oniriche o disordinate esperienze psichedeliche, mostrano uno schema tradizionale coerente e ben articolato. Infine dobbiamo considerare che l'esperienza con uno psichedelico può trasformarsi anche in un "bad trip": non solo per i contenuti dell'inconscio che possono emergere e presentarsi alla coscienza con violenza. Bevande sacre come l'ayahuasca inducono una forma di iniziazione extracorporea, ovvero vissuta in "secondo stato", con la cosiddetta "anima libera". Queste visioni possono essere anche molto cruente e inaspettate per lo psiconauta che non sia stato adeguatamente preparato. Non è un caso che verso la fine degli anni Cinquanta, sull'onda dei racconti di William Burroughs e Allen Ginsberg, si fosse diffusa la fama che la DMT fosse una droga "infernale". La DMT infatti induce nella sua massima concentrazione e potenza, visioni di smembramento rituale tipiche dell'iniziazione sciamanica. Ogni iniziazione, infatti, segue uno schema universale (passione-morteresurrezione) che comporta una serie di prove rituali che simboliz-

zano la morte e la resurrezione del neofita. Nelle iniziazione sciamaniche, queste prove peraltro subite "in uno stato secondo", sono talvolta di una crudeltà estrema: il futuro sciamano sogna di essere fatto a pezzi, decapitato e messo a morte. Senza l'adeguata preparazione e iniziazione si rischia di fraintendere le visioni e impazzire. Gli elementi dell'iniziazione rituale presentano una stupefacente somiglianza con i resoconti di molti "rapimenti alieni" e contatti UFO. Lo psicologo Kenneth Ring, dell'Università del Connecticut, noto per i suoi studi accademici sulle esperienze di pre-morte, nel Prometto Omega ha studiato il fenomeno di incontri ravvicinati del quarto e quinto tipo rapportandoli alle NDE e OOBE: il quadro che ne è emerso è impressionante. Dall'altra gli psichedelici sono stati usati (e lo sono tuttora) all'interno di progetti segreti per la manipolazione e il controllo mentale (dal progetto MK-Ultra in poi) e per questo i ricercatori dovrebbero essere molto più cauti nel divulgare il "verbo" della psichedelia. Credo che la via degli psichedelici offra soltanto l'illusione chimica della trascendenza e che semmai possa essere un supporto tecnico per l'operatore che sia stato realmente iniziato, condizione difficile da raggiungere per l'Uomo occidentale.

così inattivo. Gli sciamani devono quindi ricorrere all’estratto dell’ayahuasca che contiene sostanze inibitrici della monoaminassidasi. Uno dei padri dell’etnobotanica, Richard Evans Schultes si chiedeva come persone appartenenti a società primitive, senza l’aiuto di un microscopio elettronico e senza alcun rudimento di chimica o fisiologia, fossero riuscite ad individuare il modo di attivare un alcaloide per mezzo di un inibitore della monoaminaossidasi". Ho cercato a lungo di capire se queste informazioni siano corrette. Ti risultano?

Si. L'ayahuasca viene prodotta miscelando in un decotto diverse piante, principalmente le liane polverizzate di Banisteriopsis caapi e le foglie di Psychotria viridis. Gli effetti esogeni della DMT sull'uomo si manifestano quando viene fumata o somministrata per endovena. Se consumata per via orale, le indolalchilammine vengono infatti disattivate nel tratto digerente da un particolare enzima e non raggiungono il cervello; a meno di non accoppiarli, al momento dell'ingestione, con delle ßcarboline, o degli estratti vegetali che le contengano, le quali inibiscono l'attività dell'enzima permettendo quindi alle indolalchilammine di raggiungere impunemente il cervello e di manifestare i desiderati effetti. Ma come hanno Ti riassumo uno stralcio di un pa- fatto gli sciamani a "scoprire" coragrafo del libro "Sciamani" me dovevano preparare questo (“Supernatural”) di Graham Han- decotto? Stando alle testimoniancock. "Gli sciamani usano la ze degli stessi medicine-men, saPsychotria viridis da cui si trae il rebbero stati gli spiriti delle piante DMT, l’estratto con le proprietà a rivelarglielo. A indagare questo allucinogene che però, se consu- aspetto "misterioso" dello sciamamato per via orale è neutralizza- nesimo è stato l'antropologo Jeto da un enzima naturalmente remy Narby che ha sviluppato una presente nel nostro organismo, la tesi accademica alternativa supmonoaminaossidasi, rendendolo portata da documenti e da espe-

27


rienze dirette per dimostrare che esisterebbe un legame tra il DNA e il linguaggio degli spiriti della natura che gli sciamani apprendono in stato defocalizzato di coscienza. Sarebbe proprio in stato non ordinario che gli sciamani avrebbero appreso le modalità per unire la Banisteriopsis caapi alle piante contenenti la DMT in modo da produrre un decotto che permetta allo stomaco umano di non inibire l'effetto della triptamina. Narby ha avanzato l'ipotesi «secondo cui gli sciamani raggiungono la propria conoscenza a livello molecolare e, nelle loro visioni, hanno accesso a informazioni collegate al DNA, che essi chiamano “essenze animate” o “spiriti”». Partendo dal fatto accertato che gli sciamani dell'Amazzonia sostengono che il loro infuso allucinogeno consente di vedere a parlare con gli spiriti, Narby ha dedotto che ci sia un rapporto tra la DMT (e quindi l'ayahuasca) e il DNA contenuto nelle cellule nervose di un cervello umano. Ciò significa che la mente umana potrebbe comunicare, in stato defocalizzato, con la "rete globale" della vita basata sul DNA. Esso sarebbe così una fonte di informazioni, sia in-

terna che esterna. Per comprendere meglio questo punto bisogna ricordare che gli sciamani e la mitologia parlano spesso di rete, matrice, ragnatela, in cui sarebbero immerse e connesse tutte le cose e le creature... (e qua si arriva alla teoria olografica). Alcune recenti ricerche lasciano inoltre intendere che il cosiddetto DNA di scarto o spazzatura potrebbe avere certe particolari funzioni: il DNA sarebbe anche una forma "pensante" di testo, alterabile e riscrivibile attraverso il linguaggio e in grado inoltre di comunicare i propri dati alla coscienza. Ovviamente le speculazioni di Narby rimanevano su un piano teorico e venne accusato di non aver verificato l'ipotesi “scientificamente”. Narby accompagnò quindi tre biologi molecolari nell'Amazzonia peruviana, «per vedere se avessero potuto ottenere informazioni biomolecolari attraverso l'assunzione di una pianta psicoattiva [l'ayahuasca], somministrata da uno sciamano indigeno. Nel regno delle visioni, tutti e tre ricevettero risposte chiare relativamente al proprio lavoro». Essi, inoltre, dovettero ammettere che quest'esperienza con l'ayahuasca aveva «trasformato il loro modo di osservare la natura». Due di essi sostennero di aver comunicato con le «“madri delle piante” da cui avevano ricevuto informazioni sulle loro ricerche». La dottoressa Pia Malnoe, docente presso un'università svizzera e direttrice di un laboratorio di ricerca, si vide costretta a concludere: «Il modo in cui gli sciamani ottengono la loro conoscenza non è molto diverso dal modo in cui gli scienziati ottengono la loro conoscenza. L'origine è la stessa, ma sciamani e scienziati usano metodi differenti».

28

Come potrebbe tutto questo intersecarsi con la potenziale natura olografica dell'universo? Come ampiamente trattato nel Fattore Oz, DMT, LSD, peyote, mescalina ed ayahuasca sembrano confermare indirettamente le intuizioni della scienza olografica e la Quantum Field Theory a proposito dell’interconnessione, della non-località e dell'esistenza di dimensioni superiori (come il multiverso teorizzato dalla Teoria delle Superstringhe). Alcuni scienziati dell’Accademia russa (il biologo molecolare e biofisico Piotr P. Garjajev e il fisico quantistico Vladimir Poponin) partendo dalle ricerche del fisico finlandese Matti Pitkänen, hanno verificato sperimentalmente il comportamento vibratorio del DNA: creando modelli di perturbazione nel vuoto, il DNA produce cunicoli spaziotemporali a livello microscopico. In estrema sintesi, da questi risultati si evince che il DNA ha una funzione di interfaccia con una rete di coscienza e intelligenza del cosmo: come ipotizzato da Narby, il DNA può mettere in comunicazione la coscienza con il sapere dell'universo, così come la coscienza sotto effetto di DMT si rivela essere una forma di “antenna quantica”, in grado di scaricare informazioni dal multiverso. L’iper-comunicazione non si limita agli esseri di una stessa specie ma metterebbe in grado esseri diversi di scambiarsi informazioni anche su piani o dimensioni altre. Per questo il DNA, come internet, può ● imme`ere i propri daa in questa rete; ● richiamare daa da questa rete; ● entrare in conta`o con altri utenti della rete (esseri di altre dimensioni e/o alieni).


Se il 90% del nostro DNA, quello considerato "spazzatura" si occupa anche di queste funzioni, si spiegherebbe la ragione della sua lunghezza che appare dieci volte superiore di quando necessario per la sola sintesi proteica. Per questo i fisici e matematici Flosar e Bludorf sostengono che «il DNA, infatti, non è solo una copia cianografica per la composizione dell'organismo, ma in senso più ampio è anche un deposito di informazioni e un organo di comunicazione. Di questo esistono già prove attendibili». Il DNA per comunicare si servirebbe della luce o, più in generale, delle onde elettromagnetiche - così come in fondo le piante, tramite la clorofilla, si nutrono prevalentemente di luce. Gli animali - compreso l'uomo hanno invece un metabolismo basato sull'emoglobina e non possono trasformare da soli la luce in nutrimento, «ma devono assumerla nutrendosi di piante o di altri animali. Per questa ragione siamo piuttosto dei parassiti del mondo vegetale, che potrebbe esistere anche senza di noi, mentre noi non ne possiamo fare a meno». Anche le ricerche dell'equipe di Strassman sembrano supportare la teoria olografica di Karl Pribram e David Böhm, dimostrando che in realtà noi non pensiamo esclusivamente con il cervello: nelle giuste circostanze la parte di noi che pensa e percepisce (la coscienza) si può staccare dal corpo fisico - e quindi dal cervello - ed espandersi ovunque voglia, arrivando ad immedesimarsi in altre persone, animali, cose. Ci troviamo quindi a ipotizzare che il nostro cervello sia una specie di un’antenna quantica e la nostra mente il risultato della connessione a livello quantico tra la rete neurale cerebrale e il reticolo matrice universale. Ciò spie-

gherebbe perché le tradizioni sciamaniche affermano che tutta la realtà è interconnessa da una “rete vibrazionale”. Lo sciamano vede se stesso al centro di questa rete e vi interagisce: in un universo olografico le cose - e con esse la coscienza - non possiedono una posizione specifica ma sono non locali e perciò interconnesse. Come nella fase onirica la coscienza è illusoria, così nei viaggi sciamanici, esperienze estatiche, NDE, viaggi extracorporei la coscienza può esperire la realtà da diversi punti di vista trascendendo la forma plastica che ha in stato di veglia. Un'altro tuo libro si intitola "Il Fattore Oz", cosa sarebbe questo fattore? Una caratteristica comune ai rapimenti alieni così come alle esperienze extracorporee o di premorte e ai resoconti dei viaggi sciamanici è la dimensione del “sogno”. Con ciò non intendo che la realtà che si vive sia illusoria, anzi: essa risulta ancora più lucida e reale della realtà quotidiana stessa. Il “Fattore Oz” trae infatti il nome dal celebre film del 1939, Il Mago di Oz, ispirato al romanzo di L. Frank Baum, in ricordo del viaggio della protagonista de Il Mago di Oz, Dorothy, su una strada pavimentata di mattonelle gialle non percorsa da nessun altro: quando Dorothy entra nel regno incantato di Oz, le mattonelle della strada su cui sta camminando si trasformano mano a mano sotto i suoi piedi in mattonelle dorate. I contorni della realtà ordinaria, cioè sfumano, ed entrando nel regno di Oz anche le cose che appartenevano alla dimensione ordinaria acquisiscono un aspetto "incantato". Dorothy, cioè, è entrata nel Regno

29

del Sogno: non sta sognando, sta viaggiando in un altro mondo, proprio come succede agli sciamani e agli addotti. Ma di quale mondo si tratta? Nei casi più semplici di contatto UFO, per esempio, dopo aver osservato strane nubi dense e colorate o globi di luce che si muovono avvicinandosi verso di loro, alcuni testimoni hanno perso coscienza, ma solo dopo aver avuto l’impressione di un salto spaziotemporale. Spesso, ad esempio, i testimoni si trovano da soli in una realtà che acquisisce la dimensione del sogno: accade nei casi di adduzione fuori dalla propria camera da letto, quando ad esempio il contattato sta viaggiando in macchina lungo la strada di ritorno: a un certo punto si sente immerso in un silenzio "assordante", con una nube che inizia ad avvolgerlo e squarci nello spazio tempo che trascinano i testimoni in una realtà parallela. Questo stato viene infatti preceduto da un’atmosfera di immobilità e silenzio: è come se l’ambiente circostante si fosse fermato e tutte le altre persone fossero sparite. A battezzare in tal modo il fenomeno è stata la ricercatrice inglese Jenny Randles che ha studiato


migliaia di resoconti alla ricerca di una causa comune. La Randles ha potuto catalogare i sintomi ricorrenti da contatto UFO: brividi, formicolii, paralisi, senso di vertigini, nausea, vomito, cefalea, collassi. Al “risveglio” dal contatto ci si accorge di essere vittima di missing time, ossia di non aver vissuto parti della giornata, da pochi minuti fino a qualche giorno, di essere lontani dal luogo dell’avvistamento, di avere indosso i vestiti bagnati o al contrario. La Randles è giunta a concludere che questo clima di sogno possa essere una forma di illusione olografica che gli alieni proietterebbero nella mente dell’addotto per confonderlo e attirarlo a sé. Quello proposto invece nella nostra precedente opera, è che il Fattore Oz non sia opera di manipolazione mentale ma il segno di un vero e proprio cambiamento di stato che accompagna l'entrata nel mundus immaginalis, in un mondo intermedio. Ciò che si verifica nel regno del sogno avviene in stato espanso di coscienza, all’interno di una piattaforma virtuale, ma non per questo non “reale”. Esattamente come avviene nello sciamanesimo. Il viaggio nel regno di Oz avviene con la coscienza, in astrale o come riferiscono gli sciamani, con l'anima "libera".

mondiale” (edito da Arianna) ovvero l'interesse che i servizi segreti e la massoneria hanno nel campo delle ricerche sugli psichedelici. Al tempo della stesura del Fattore Oz (estate/autunno 2011), infatti, non ero ancora al corrente delle inquietanti ombre che aleggiano sulla DMT. Molto è successo e molto ho potuto vedere con i miei stessi occhi e documentare. I promotori della rivoluzione psichedelica sono stati legati e "finanziati" dai servizi segreti (la CIA in primis), portando avanti una sperimentazione di massa degli allucinogeni; dall'altra costoro sono stati promotori del neopaganesimo che in quegli anni prendeva corpo in diversi indirizzi, dalla Wicca alla Magia del Caos, finendo per convogliare nel Transumanesimo (i casi di Timothy Leary e dei fratelli Dennis e Terence McKenna come dimostro in “DMT. Terzo occhio o inganno dello spirito?” sono emblematici). Per questo lo studio dello sciamanesimo e della cultura psichedelica oggi non può eludere i risvolti sociali e politici che essi impongono: dietro la Flower Power si cela infatti un sottobosco ideologico legato ai servizi segreti e a quei gruppi di potere che perseguono interessi totalmente alieni dalla metafisica.

un'abilissima montatura letteraria, mai però dimostrata nei fatti. Ricordo che lo "scopritore" dei funghi allucinogeni, il banchiere e micologo Robert Gordon Wasson, inviò nel 1968 una lettera a Castaneda accusandolo con ironia di aver inscenato tutto e di non aver mai assunto un allucinogeno. Ci basti sapere che chi padroneggia la letteratura sciamanica sa riconoscere i punti in cui i suoi saggi potrebbero essere stati interpolati con passaggi immaginari. In fondo l'esperienza raccontata dall'autore assurge a topos, modello dell'iniziazione sciamanica. Semmai il problema di fondo sta nel riconoscere l'impossibilità per l'uomo occidentale (che in fondo Castaneda non era) di aderire a un pensiero e uno stile di vita totalmente altro dal suo. Bisogna però concedere all'antropologo di essersi mosso controcorrente in quel periodo di diffusione "democratica" degli allucinogeni tra le masse (strada abilmente seguita da Wasson che non a caso era legato alla CIA), descrivendo una forma di apprendistato "esoterica", lunga, dura, a volte terribile che necessita di una "guida" o esperto da seguire e a cui appoggiarsi, senza il quale la sconfitta è quasi inevitabile quanto la follia.

Un ruolo importante negli studi di chi si occupa di sciamanesimo lo ricopre Castaneda. Una doTi sei anche occupata di "cospirazioni", come si interseca- manda su tutte, secondo te le sue sono state esperienze reali? È inno con gli altri tuoi lavori? somma una valida fonte di inforNel terzo capitolo di “DMT. Terzo mazioni? occhio o inganno dello spirito?” prendo in esame un tema ben più Le critiche di coloro che accusaroscottante, che non avevo toccato no Castaneda di aver romanzato il suo apprendistato sono ormai nonel Fattore Oz - ma a cui avevo accennato con Gianluca Marletta te e fanno propendere per la falsi- Grazie a lui si è affermata la questione dei "voladores", esseri tà dell'intero corpus. Gli accadenel nostro “Governo Globale. La presenti ai margini della nostra mici sospettarono da subito storia segreta del nuovo ordine

30


alieni, le fairies, gli ufo stessi, eccetera, si adattino così curiosamente al periodo storico in cui avvengono? È solo frutto delle Le entità che si incontrano in stato capacità di interpretazione delle defocalizzato, sembrano interes- persone oppure è qualcosa che sate a studiare (o a cibarsi?) delle va al di là di questo? emozioni umane, proprio come avviene nello sciamanesimo con i Credo che il fenomeno muti macosiddetti "voladores" o gli "esseri schera con il mutare delle ere e inorganici", creature spirituali che dell'evoluzione culturale dell'uomo. Jacques Valleé e John Keel "vampirizzano" a livello psichico l'uomo. Castaneda è molto chiaro hanno spiegato ampiamente questo fenomeno. Recentemente il su questo punto, riprendendo la tradizione sciamanica e quella oc- ricercatore Umberto Visani, nel culta: esistono degli esseri inorga- suo “Mondo Alieno” (edito da Arethusa) propone un'interessante nici che possono offrire potere e una guida all'iniziato ma il prezzo spiegazione "parafisica" al problema che abbraccio in pieno. richiesto è la sua stessa energia animica. Cambiano forma e nome Questi spiriti sono portati alla burcol cambiare delle epoche, ma die- la e alla menzogna, anche se ci possono intrattenere in meravitro la maschera si cela lo stesso gliosi palazzi o trascinare in danze fenomeno. Quello che ipotizzo e che ho già anticipato ne “I Maestri sfrenate, facendoci dimenticare il tempo e tenendoci lontani dai noInvisibili del Nuovo Ordine Mondiale” (edito da Terre Sommerse), stri cari. Essi, spiegava Keel, «non arrivano da nessun pianeta lontaè che essi possano essere anche no e non appartengono a qualche identificati con le entità extradimensionali che ritroviamo nei co- civilizzazione avanzata, sono ben siddetti "rapimenti alieni": la loro vicini a noi, fanno parte di un altro condotta è identica. Don Juan ri- continuum spazio-temporale dove prende la massima di Charles Fort, la vita, la materia e l'energia non sono simili alle nostre. L'umanità I think we're property, ovvero antica li conosceva, basti solo pen“siamo proprietà di qualcun alsare che la Bibbia per indicarli tro”, che allude al parassitaggio usava il termine sheol, comprenarcontico dell'uomo. In questo senso avremmo un destino comu- dendo con questo vocabolo il ne agli stessi animali che coltivia- mondo invisibile. Parola che purmo. Nello sciamanesimo troviamo troppo i commentatori e traduttoi Voladores, nello gnosticismo gli ri trascrissero con un'accezione completamente distorta e lontana arconti, nell'occultismo le larve, da quella effettiva». Che vengano nell'ufologia moderna gli alieni: nomi diversi per indicare il mede- dallo Sheol, dagli inferi o dai cieli, sono ombre, spiriti apportatori di simo fenomeno? illusioni che trascinano con la forCome si spiega, secondo te, che za i propri prescelti in un abisso gli epifenomeni che caratterizza- oltremondano. Un regno che può no questi studi, quali i rapimenti apparire incantato, un palazzo realtà che "vampirizzano" le energie degli uomini. Che idea ti sei fatta in proposito?

31

triptaminico splendente che ammalia come il canto delle sirene ma che nasconde l'inganno del Mago di Oz: l'illusione, appunto. Il mondo immaginale si può esperire solo quando i sensi vengono sconvolti e la percezione ordinaria e il pensiero razionale vengono trascesi: considerazioni che ritroveremo in Albert Hofmann, il padre dell'LSD e nello psichiatra Stan Grof. Ciò però non significa che le esperienze vissute - per quanto reali - siano genuine e che le entità e i messaggi che queste condividono siano sempre "sinceri" o perfettamente traducibili nel nostro pensiero razionale. Da qua il rischio del moderno contattismo… Il regno di sogno e di illusione offre però un potere sulle piante e sul creato e una conoscenza alternativa a quella empirica; un'apparente espansione della coscienza che non tutti gli eletti, però sono in grado di gestire. Chi si incammina sulla strada di mattoni dorati deve essere consapevole che, forse, sta compiendo una discesa agli inferi, da cui solo i migliori, i più forti e temerari sanno tornare vincitori, senza divenire folli. Come insegna a mitologia norrena, la strada di ciottoli d'oro rossi è una scorciatoia che permette di vedere alzare il sipario e sbirciare sugli altri mondi, ma che conduce al regno di Hel, il regno degli Inferi e delle Ombre. È il cammino dell'eroe, il destino dello sciamano. Ma questa strada non conduce all'illuminazione. Per chi preferisse, in ogni caso, dormire sogni tranquilli, è meglio che rinunci alle lusinghe degli psichedelici per un cammino magari più lungo e tortuoso, ma certamente più sicuro.


IL SUONO DI UN MISTERO DI MIRKO GIACCHETTI

Siete a Yale, per la precisione nella Beinecke Rare Book and Manuscript Library, e dopo aver superato tutti i controlli del caso state aspettando che vi affidino il libro più misterioso del mondo: Il manoscritto di Voynich. Ovviamente, non resterete mai soli, con voi ci sarà sempre un bibliotecario guardiano che vi controllerà, ma è una persona discreta; presente ma non disturba. Ci siamo. Lo aprite e…. Come suona il manoscritto? Duecento e quaranta pagine provenienti da un passato lontano, scritte in una lingua sconosciuta, ricche di diagrammi indecifrabili e illustrazioni di piante non appartenenti a nessuna specie conosciuta non sono un avvenimento da tutti i giorni e, soprattutto, la sua sola presenza è in grado di modificare il

Danilo Arona

tempo e l’armonia dei pensieri di chi lo “legge”. Chiariamoci, non si tratta di un semplice sottofondo, di una musica d’ambiente in filodiffusione, ma di un vero e proprio spirito in grado di modificare il tempo e l’armonia dei pensieri del lettore. Facciamo un esempio: se vi capitasse tra le mani il leggendario Necronomicon, da quelle pagine dannate nascerebbe una musica dura, profonda e metallica. Uno spirito musicale disperato vi travolgereb-

32

be conducendovi sull’orlo della follia. Capite cosa intendo? Secondo me, Il manoscritto di Voynich suona come un quartetto composto da clavicembalo, oboe, cetra e liuto e vi avvolge con un suono solare, proprio come un madrigale di Philippe Verdelot. Ogni scrittura ha una sua musica e anche solo una parola è in grado di comporre una sonata. Pensiamo a “Croatoan”, incisa su un albero nella colonia inglese fon-


data sull’isola Roanoke. Il 22 giugno del 1587 John White tornò, dopo quasi tre anni dall’insediamento, e scoprì che non c’era più traccia dei 116 abitanti. L’iscrizione fu interpretata come un’indicazione dello spostamento sulla vicina isola di Croatoan, ma alla destinazione indicata, non trovarono nessuno. Così inizia il mistero de “La colonia perduta”. Nel corso del tempo si sono susseguite diverse teorie , ma ognuna di queste non riesce a fare chiarezza sul destino dei coloni. Prima di tutto, perché lasciarono una comunicazione così scarna, come se fossero stati obbligati a fuggire all’improvviso, e non un comunicato più compiuto sulle loro intenzioni? Inoltre, pare che sul tronco furono incise solo tre lettere, per la precisione C R O, e non è chiaro se fossero opera degli inglesi, dei nativi americani o di qualche altra mano ignota. Se mai vi trovaste davanti a quel tronco su cui una parola soltanto rappresenta uno spartito intero, quale musica pensereste di sentire? Un coro di violini dal fiato corto, frammenti sparsi di una composizione maggiore accompagnati dal violoncello in sottofondo che scandisce il tempo. Una musica barocca dalla limpida esecuzione in cui si nasconde l’orrore e

l’inquietudine verso l’infinito, proprio come in una delle opere di Vivaldi. Incontro a quale destino si sono spinti gli “scomparsi” e, soprattutto, è stato un evento unico nel suo genere o tutti noi rischiamo di svanire nel nulla, senza lasciare tracce? Croatoan Sound è un racconto lungo scritto dal grandissimo Danilo Arona ed è il nuovo titolo pubblicato da Nero Press Edizioni per la collana Innesti. È ispirato ai fatti occorsi alla “colonia perduta” dell’isola di Roanoke e a un articolo di Samuel D. Leigh apparso il 7 novembre 1995 sul The Herald-Sun. Si tratta di un’opera di fantasia in cui emerge la capacità mitopoietica dell’autore di intrecciare realtà e fantasia, per svelare un “altrove” magico, una dimensione sovrapposta al nostro piano di esistenza, da cui scaturiscono nuove possibilità per il reale. Al centro delle vicende di questo racconto lungo non c’è una musica edificante o un’armonia inquietante adatta a degli spettatori, ma la voce dei responsabili del mistero. Un suono unico ricostruito da Arona e capace di trascinarci nel vivo della storia. Ma procediamo con ordine: durante una spedizione archeologica nell’isola di Croatoan condotta da Jonathan Moore per riportare alla luce 33

il passato che possa sciogliere il mistero dei coloni scomparsi, viene catturata una misteriosa bambina cresciuta tra i felini. Date le sue condizioni psichiche, viene ricoverata al Moore Child Psychiatry Institute, un istituto per disturbi psichiatrici dell’infanzia diretto da Preston Moore, fratello del noto archeologo. Questo è solo l’avvio di una serie di fatti sanguinosi in cui Colei che sbrana affronta Theodosia, la sua nemesi. Tutti i protagonisti verranno coinvolti, riportando alla luce un passato sepolto e da cui nascerà la possibilità di un futuro inaspettato.

Croatoan Sound di Danilo Arona. Nero Press Edizioni Collana Innesti. € 1,25. Disponibile in ebook presso tutti i maggiori portali.


IL CASO VA 243 BIAGIO RUSSO

Estratto dal saggio di Biagio Russo Schiavi degli Dei (Drakon Edizioni) © 2013 Biagio Russo per Aspis (per gentile concessione)

Nelle rovine delle città sumere, riportate alla luce dagli archeologi negli ultimi 150 anni, sono state ritrovate centinaia, se non addirittura migliaia di testi ed illustrazioni che trattano di astronomia. L’Enuma Elish fu fonte d’ispirazione per il popolo della Mesopotamia: i suoi episodi hanno dato vita a molteplici opere d’arte, in particolare bassorilievi e sigilli cilindrici. Questi ultimi, incisi su pietra, era d’uso portarli al collo con una cordicella e spes-

so servivano per essere impressi su piccoli fogli di argilla umida con la quale venivano sigillate le derrate custodite nei magazzini delle città. Tra i tanti sigilli cilindrici ritrovati nelle varie spedizioni archeologiche in terra irachena, ce n’è uno in particolare che ho personalmente verificato essere ancora oggi conservato presso il Vorderasiatische Abteilung der Staatlichen Museum a Berlino. Esso risulta catalogato come VA 243 e ha fatto e fa tuttora discutere molto riguardo l’interpretazione del suo contenuto. 34

Per quanto il reperto possa essere molto interessante sotto il profilo artistico, dal punto di vista storico-astronomico il sigillo lo è ancor di più e si presta chiaramente a esegesi speculative riguardanti la rappresentazione di quello che, riportato in alto a sinistra, sembrerebbe solo un “particolare decorativo” indicante, però, a detta di alcuni, il nostro Sistema Solare come conosciuto dai Sumeri. Certamente sarei felicissimo di poterlo utilizzare come una “prova a sostegno”, ovvero come un documento confermativo del racconto cosmogonico dell’Enuma Elish, ma


personalmente ho delle perplessità. Pur consapevole delle difficoltà che il caso prospetta e di non esser certo io il primo ad approfondire l’argomento, tenterò di ragionare per dare una soluzione sia essa a favore o contro. In effetti, il primo che contribuì alla diffusione conoscitiva di tale reperto archeologico di origine accadica, risalente al 2.500 a.C., fu lo scienziato e astronomo americano Carl Sagan. Questi, con la collaborazione del suo collega sovietico Josif Smuelovic Sklovskij, nel 1966 pubblicò un testo di divulgazione scientifica che affrontava con chiarezza ed equilibrio la possibilità dell’esistenza di vita intelligente nell’universo. A pag. 324 del suo libro, a proposito del sigillo scriveva: “Nell ‘illustrazione vediamo che il cerchio centrale è circondato da raggi e che può essere identificato molto chiaramente come un sole o una stella. Ma come dobbiamo interpretare gli altri oggetti che circondano ciascuna stella? È quanto meno un assunto naturale che rappresentino i pianeti [...]. Il sigillo cilindrico nell’illustrazione presenta, curiosamente, nove pianeti attorno al sole prominente in cielo (e leggermente più a destra, due pianeti minori) [...]”. Carl Sagan astrofisico statunitense scomparso del 1996, all’epoca direttore del Laboratorio di Studi Planetari della Comell University, ebbe parte attiva in numerose imprese spaziali americane e ha ricevuto numerosi riconoscimenti per meriti scientifici. Sklovskij, nato nel 1916 e scomparso nel 1985, all’epoca a capo del dipartimento di radioastrono-

mia dell’Istituto Astronomico Stemberg di Mosca e membro dell’Accademia delle Scienze di Mosca, Premio Lenin 1960.) Quindi 11 corpi celesti che ruotano intorno al Sole. La profonda ammirazione che nutro nei confronti del compianto dottor Sagan non mi solleva dal far notare un particolare del sigillo evidentemente sfuggito. Spostando la nostra attenzione più verso destra, rispetto al “particolare decorativo” in questione, notiamo che tra il secondo personaggio in piedi e l’oggetto (si tratta di un aratro tenuto dall’altro personaggio seduto) [Si tratta di due divinità, dal momento che indossano entrambi il tipico copricapo con le coma.] è presente un altro pallino. Un pallino simile agli altri intorno al Sole. Quindi un altro pianeta? Se di ciò si trattasse, perché mai è stato raffigurato talmente distanziato da ritenerlo lontano dagli altri undici? Certamente la risposta sembra quasi scontata: si tratterebbe del dio/pianeta Marduk (o Nibiru) creato nel profondo del cielo e proveniente dallo spazio esterno. Nondimeno, ci sono alcune considerazioni per le quali la soluzione appena enunciata vacilla enormemente: - tra gli 11 corpi celesti, che attorniano la stella a sei punte, Nibiru sarebbe stato già considerato, quindi, in uno dei due inserimenti esso risulta essere di troppo; - il pianeta risulta ripetuto in relazione alla cosmogonia del testo sumero-babilonese che mette in scena solo 11 e non 12 dèi/pianeti più un dio/Sole, come 35

invece dal sigillo risulterebbero essere. Neppure si può escludere l’eventualità che l’incisore del sigillo cilindrico abbia riprodotto una configurazione planetaria confacente ad una conoscenza astronomica del nostro Sistema Solare di cui noi, oggi, ancora non disponiamo. Conseguentemente, è evidente quanto la questione si presenti assai controversa. Inoltre, fino ad oggi, nessun nuovo ritrovamento archeologico mesopotamico o nuove scoperte nel campo astronomico hanno potuto contribuire a sciogliere la matassa. Tuttavia, sulla base degli elementi disponibili, si possono produrre delle conclusioni concrete e pertanto finite: 1.- il sigillo riproduce un sistema planetario formato da 11 corpi celesti gravitanti intorno ad una stella, più un corpo celeste posto a distanza, con un totale, quindi, di 13 elementi cosmici; 2.- il sigillo non rappresenta il nostro Sistema Solare; 3.- il sigillo rappresenterebbe il nostro Sistema Solare sumero solo ed esclusivamente focalizzando la nostra attenzione visiva (parziale) al cosiddetto “particolare decorativo” e ignorando la presenza dell’ altro punto/corpo celeste distante dalla scena principale. Volendo commentare le tre opinioni appena esposte, definirei interessante la prima, onesta la seconda, poco o per niente realistica la terza, poiché sa molto di prova costruita. L’epica della creazione non ha certo bisogno di conferme forzatamente prodotte, anzi, esse sono soltanto dannose.


I POTERI DEL SUBCONSCIO ALFONSO NETO (TRADUZIONE E ADATTAMENTO DALLO SPAGNOLO DI SIMONE BARCELLI)

Per l'intero studio della parapsicologia e per la comprensione delle forze psichiche al lavoro negli esseri umani, è essenziale avere almeno una certa comprensione dei fenomeni che sono causa del subconscio. Il subconscio, anzi, sembra arrivare in superficie solo quando, per un motivo o un altro (suggestione, ipnosi o

sonno), le normali funzioni cerebrali sono sospese. Quali sono i fenomeni che il subconscio offre? Forse questa non è la domanda esatta, quindi è meglio cambiarla nella seguente: come il subconscio influenza il contenuto parapsicologico? La suggestione può essere definita come un’influenza di maggiore o mi-

36

nore intensità, che una persona esercita su un'altra con parole o gesti. La suggestione ha un ruolo molto importante nelle manifestazioni di carattere parapsicologico, e noi dobbiamo difenderci contro questa azione di disturbo. Molte persone hanno costantemente premonizioni, oppure, a causa di uno stato sovra-


eccitato, considerano un sogno come un avvertimento , quasi sempre associato con la morte o con eventi importanti della nostra vita o di quella dei nostri conoscenti. Una derivazione della suggestione è l’auto-suggestione, cioè il suggerimento che un individuo fa a se stesso. Di solito questo accade quando è sveglio e vigile anche con i cinque sensi. Ben noto è il caso degli ipocondriaci, persone che credono di essere malate anche se non lo sono. L'ipnotismo è uno stato di incoscienza indotta da suggestione, come un sonnambulismo artificiale. In caso di ipnosi profonda, il soggetto esegue tutto ciò che viene suggerito, a volte in parole, a volte con la trasmissione telepatica a cui l’ipnotizzato è più sensibile, rispetto a uno stato di veglia, per la semplice ragione che nulla disturba le sue condizioni . In stato di ipnosi, l'ipnotizzato perde anche tutte le inibizioni che influenzano il suo comportamento nella vita quotidiana, tanto da eseguire qualsiasi comando a lui rivolto, anche in contrasto con la sua natura. Naturalmente , quest'ultima ipotesi non è del tutto vera. È infatti accertato che un ipnotizzato non obbedisce mai a un ordine che è in totale contraddizione con le sue convinzioni, le sue credenze e la sua stessa vita. Anche se l'ordine impartito fosse quello di suicidarsi, il soggetto non potrà mai adempiere al

mandato, come se la mente stessa creasse all’occorrenza un qualche sotterfugio per respingere tale eventualità. Pertanto, in quasi tutti i casi di ipnotismo, il soggetto esegue il comando assegnato perché, inconsciamente, è inibito solo nello stato di veglia per il concorso di tabù e regolamenti che disciplinano la società. Per esempio, la persona timida potrà cantare o recitare, azioni che normalmente non avrebbe il coraggio di fare. L'ipnotismo si differenzia dal sonno poiché nel primo caso sono mantenuti i rapporti con il mondo esterno e l’ipnotizzato ne percepisce le influenze. Una delle caratteristiche più spettacolari dell’ipnotismo è la possibilità di ordinare al soggetto di svolgere un deter-

37

minato compito, da realizzare una volta sveglio, senza peraltro ricordare di averlo ricevuto da qualcun altro. Ad esempio, l'ipnotizzatore ordina al paziente che dal giorno successivo, ogni volta che fumerà un sigaro, il sapore di questo sarà sgradevole, al fine di aiutarlo a smettere di fumare. Il giorno seguente l’ipnotizzato avrà quella sensazione ogni volta che vuole fumare, in conformità con il segnale ricevuto nello stato ipnotico. Naturalmente questo è solo un esempio, poiché l’esperimento, per raggiungere il risultato desiderato, richiede che l'ipnotista abbia un grado molto elevato di suggestione nei confronti del soggetto, e questo richiede diverse sedute prima che la volontà


subcosciente del soggetto sia superata dalla forza superiore di suggestione dell'ipnotizzatore. Sulle interazioni tra l'ipnotizzato e l'ambiente circostante, va notato che, in ipnosi, l’attività fisica non offre le incoerente e l’instabilità proprie dello stato di sonno, al contrario, le rappresentazioni sono sviluppate logicamente e adattata alle proposte e alle circostanze. Se a un soggetto viene chiesto di scalare una montagna, i suoi movimenti ricorderanno ove possibile, e spesso a ragione, quelle di uno scalatore, e non accadrà nulla invece imitando un nuotatore. Tuttavia, sia nell’ipnotismo sia nel sonno, il subconscio è estremamente accessibile , dal momento che l'individuo ipnotizzato è in grado di far rivivere varie scene in cui ha svolto un ruolo attivo in precedenza. Pur tuttavia, per poter affermare che la conoscenza del passato ha raggiunto il soggetto sotto ipnosi, bisogna avere uno spirito critico molto attento, in quanto è possibile che tale conoscenza sia arrivata per altre vie del tutto normali. Bisogna tenere in conto che normalmente l’ipnotizzato ricorda tutto ciò che l'ipnotista vuole che ricordi durante la sessione, contribuendo così a rimuovere nel soggetto situazioni indesiderate. Tutti sognano, e non c'è dubbio che i nostri sogni facciano parte del passato, del presente e, per le

cose in parte inspiegabili, del futuro. È stato detto che il sonno è uno stato di coscienza durante il sonno, come un'allucinazione o l’illusione associata alla condizione del sonno. Molte persone trascorrono dormendo quasi un terzo della loro vita. Alcuni dicono che i sogni sono il risultato di una cattiva digestione, di preoccupazioni, o di certi fenomeni fisici esterni. Gli esperimenti, tuttavia, tendono a mostrare che alcuni sogni sono influenzati da stimoli esterni. Le idee associative della persona che dorme sono apparentemente stimolati, e cercano di organizzare il sogno che così si trasforma in una storia avvincente. Gli eventuali stimoli fisici combinati con associazioni ed eventi del nostro passato, con desideri o speranze per il futuro, fanno che il sogno si converti in realtà in ragione della natura di vita del sognatore. È possibile che la parte subconscia del cervello sia in allerta durante il sonno, come nelle ore di veglia, accettando qualsiasi immagine e presentandola vividamente al dormiente, tanto da far sembrare il sogno come reale. Sigmund Freud si occupò a lungo dell'interpretazione dei sogni e generalmente considerava che tutti i sogni fossero soggetti a interpretazioni precise, anche se non formulò mai apertamente una teoria. Freud interpretava il sogno dividendolo, convinto

38

che una parte rimanesse nella coscienza dopo il risveglio, mentre una parte misteriosa poteva essere rivelata solo studiando la mente inconscia. Partendo da questa convinzione, dimostrò che il sonno è un processo inconscio in reazione a uno stimolo, sia esterno sia interno, del dormiente. Il dolore, la fame, la sete, il sesso... Tali condizioni, che provocano reazioni durante la veglia, continuano a funzionare anche durante il sonno. La ragione per cui i sogni appaiono spesso distorti, si spiega con la teoria che i desideri del dormiente non possono essere conciliati con le sue attitudini morali o sociali, e questo provoca la distorsione, comunque accettata dal sognatore. Alcuni hanno inteso spiegare i sogni in concomitanza con viaggi astrali, suggerendo che il cervello potrebbe essere un organo composto da una parte materiale e una psichica, e sebbene lavorino insieme nello stato di veglia, si avrebbe una dissociazione durante il periodo di riposo del corpo fisico. Questa teoria, se accettata, potrebbe risolvere il mistero del viaggio astrale, poiché il cervello psichico sarebbe in movimento, mentre quello fisico osserverebbe, conservando i ricordi e le esperienze del dormiente. Molte persone sognano di fluttuare in aria, con un corpo descritto come “fisico”, un’esperienza spesso impre-


gnata di un grande senso di calma. È possibile che quando dormiamo, cessi la consapevolezza all’attività che abbiamo durante la veglia, e che i centri superiori del cervello, responsabili per i valori di misura, siano inattivi, mentre i centri inferiori continuino a funzionate in modo irregolare: con il risultato che nel periodo tra il sonno e la veglia , quando la coscienza è a metà strada tra l'attività e il relax totale, si ottenga un'attività irregolare che poi ricordiamo come fosse un sogno. La mente subcosciente è una zona di esperienze e ricordi del passato, così come di desideri più o meno repressi, spesso senza che il soggetto ne abbia consapevolezza. Molte persone hanno sogni ricorrenti, ripetuti anche fino alla nausea: questi sogni ricorrenti maturano nel subconscio, ove è quindi da ricercare la causa, e cessa-

no quando il desiderio represso, o la ragione del sogno, scompare. Alcuni fenomeni simili a quelli menzionati sono in stretto rapporto con la parapsicologia e dovrebbero essere studiati in dettaglio. Uno è la scrittura automatica, che si verifica soprattutto senza la partecipazione della mente cosciente, ma automaticamente. La scrittura automatica può verificarsi in soggetti sani, ma in particolare nel caso di un certo grado di medianità, entrando in stato di trance e quindi con la partecipazione della mente subconscia. Infatti, quando il soggetto ha competenze significative, il fenomeno si verifica entro pochi minuti. In questo caso, il medium è seduto comodamente, parla ai partecipanti o si concentra su linee tracciate sulla carta, poi spontaneamente, e dopo che le domande sono state formulate, inizia

39

a scrivere a mano e forma parole o frasi che hanno relazione con il presente, il passato o il futuro, compresi eventi di cui non ha mai avuto apparentemente consapevolezza. Alcune comunicazioni rivelano una natura psichica. A volte sono osservabili alcune parole invertite oppure alterazioni nell’ordinamento delle lettere. È anche normale che lo scrittore si renderà conto dello scritto automatico solo dopo la fine della seduta. Lo scrittore automatico ha quindi una conoscenza incosciente del contenuto ricevuto per mezzo della psiche, anche se questo può sembrare una contraddizione: era infatti già in possesso del contenuto, ma in maniera cosciente lo ignorava. Se la scrittura automatica viene applicata con cautela, senza scopo di lucro, e serve per l'avanzamento personale, può anche essere un buon trattamento per i pazienti che hanno bisogno di una sorta di auto-analisi , perché l'indagine condotta mediante questo tipo di scrittura, permette di far affiorare dal subconscio fatti mentali dimenticati del passato. Comunque, ripeto: è necessario operare con cautela. In questi casi di trance, ha senso attribuire gli eventi a un particolare tipo di memoria, che permette di ricordare inconsciamente eventi visti o letti, che in un normale stato di coscienza tutti noi conosciamo.


DÉBORA GOLDSTERN INTERVISTA

JASON COLAVITO

ANTICHI ASTRONAUTI TRADUZIONE E ADATTAMENTO DAL PORTOGHESE DI SIMONE BARCELLI

© Deborah Goldstern Da qualche tempo Crónica Subterránea da conto delle libertà eccessive che programmi come Ancient Alien rivelano riguardo la presenza extraterrestre nell’antichità, la quale trova nel Sud America la massima espressione. È per questo che stavolta chiediamo il parere a un importante autore americano, Jason Colavito, che attraverso il suo sito web conduce una grossa battaglia contro questo modello, che per noi si rivela come una forma di dominio imperialista. Laureato con lode in Arte presso l'Università di Ithaca, New York, Colavito è specializzato in antropologia, giornalismo e scienze sociali. Con diversi libri pubblicati , Colavito è diventato un autore di prestigio, regolarmente consultato da importanti musei, così come da vari media specializzati, e si considera un pioniere in "esplorazione delle relazioni tra scienza, pseudoscienza e narrativa speculativa".

40


Come ha iniziato Jason Cola- L'avvento del nuovo millenvito lo studio di questi minio ha segnato il ritorno di steri? una vecchia ipotesi, molto di moda negli anni Settanta, Quand’ero bambino negli an- che basa le sue convinzioni ni ’90, trovai una copia del sulla visita di antichi astrolibro "El Oro de los Dioses" di nauti nel passato della Terra. Erich Von Daniken sulla libre- A cosa è attribuita questa ria di tesi, bandita dalla scienza mio padre. Fu il primo libro ufficiale? che lessi su questi temi e anche se avevo sentito parlare L'insoddisfazione per la verdi molti antichi misteri, non sione ufficiale non ci ha mai avendo a portata di mano un lasciato, anche quando dopo lavoro migliore, approfondii gli anni '70 finì la moda degli seriamente il suo contenuto. antichi astronauti Tuttavia, Lessi velocemente alcuni vec- modi alternativi di intendere chi libri rilegati in brossura, la storia sono emersi in seguianche Von Däniken, spenden- to, in gran parte incentrati do 25 centesimi per ogni co- sulla civiltà perduta di Atlanpia usata. Poi incontrai Gra- tide. Questi tipi di credenze ham Hancock e altri. Anni do- pseudoscientifiche tendono po, iniziai a evidenziare gli ad alternarsi a ondate, in cui errori, le elaborazioni e le fro- la fede negli antichi astrodi che hanno contribuito a nauti viene e va, ancora e anfare molti "libri di antichi mi- cora. L'attuale moda degli steri." E anche se ho smesso antichi alieni è dovuta in gran di credere in loro, non ho mai parte a programmi televisivi perso il mio amore per la sto- americani come "Ancient Aria antica, quella vera...! liens", che hanno provocato

un aumento d’interesse nel pubblico, dando spazio a persone che vantavano una conoscenza "nascosta" dell’élite che cerca di "sopprimere" la stessa élite, responsabile del crollo del sistema bancario e beneficiari della sofferenza della gente comune. Gli alieni, in questo senso, come gli angeli, servono da via di fuga per la maggior parte del pubblico, nella convinzione che da tali soggetti verrà l’aiuto nella lotta contro queste stesse élites, appartenenti al mondo politico e finanziario corrotto. Sono molti i paesi che stanno operando un processo di declassificazione pubblica dei propri archivi UFO; gli Stati Uniti mantengono una certa prudenza nel rilascio di queste informazioni, senza peraltro pronunciarsi riguardo un possibile fattore alieno. Tuttavia, History Channel da qualche anno promuove

41


non richiesti al presidente Gerald Ford. History Channel non si preoccupa se gli alieni sono reali, o se la presunta cospirazione del governo per nascondere la cosa è reale, il suo obiettivo è quello di produrre programmi che una gran parte del pubblico televisivo vuole vedere, e le teorie del complotto richiamano un pubblico considerevole.

una politica molto aggressiva sul tema, in particolare attraverso programmi come Ancient Alien, dove l’alieno gioca un ruolo importante. Qual è la causa che determina la posizione adottata da History Channel, che si differenzia chiaramente con l'approccio sostenuto dal governo degli Stati Uniti? Negli Stati Uniti gli operatori di TV via cavo non sono disciplinati o controllati dal governo, per cui la linea editoriale di questi non ha nulla a che fare con il contenuto approvato dal governo. Ho cercato negli archivi del governo degli Stati Uniti, relativamente al tema degli antichi astronauti, per diversi anni, e in tutti questi rapporti non emerge alcun interesse del governo nei confronti degli antichi astronauti, tanto da convincere Erich von Däniken a smettere di offrire consigli

storia reale del magnifico Sud America. Il tuo blog ha una sezione in cui vi è una revisione critica dei cultori del genere extraterrestre, alcuni dei quali partecipano alla trasmissione Ancient Alien. Qual è la tua opinione sul programma? History Channel non è un’azienda che segnala la verità, è un’azienda che fa intrattenimento. Ma è anche importante notare che History Channel non produce Ancient Aliens, compra questo programma da un produttore straniero, Prometheus Entertainment, che è il vero responsabile dei contenuti del programma stesso. History Channel trasmette ciò che viene fornito da Prometheus Entertainment.

Da quattordici anni studio i misteri delle antiche civiltà andine e guardo con stupore come questo intervento extraterrestre sia aggravato da programmi come quello citato, in cui il Sud America e i suoi enigmi sono risolti attraverso questo sguardo, che credo falsato, come pure considero gravi le sue implicazioni. Dopo l'Egitto, è chiaro che questa parte del continente è il più colpito da questa tendenza, dominata dalla tesi stellare. Cosa ne Una storia che ha coinvolto pensi di questa riflessione? Erich Von Daniken si riferisce a Cueva de los Tayos, reso Tutti nel mondo dovrebbero famoso ne “L'oro degli Dei”, essere preoccupati per il dan- e che è stato presentato in no arrecato alla preistoria del un capitolo del 2010, UnderSud America, circa le afferground Aliens. Ho fatto ricermazioni fatte riguardo visita- che per un sacco di tempo su tori extraterrestri nel suo lon- questo argomento, ero cutano passato. Le realizzazioni riosa di sapere cosa stava dei popoli del Sud America in per mostrare al pubblico , particolare, così come di tutti poi sintetizzato come un rigli esseri umani nel mondo in fugio sotterraneo per extragenerale, sono degradate. terrestri, con l'omissione di Questa situazione mina an- uno dei personaggi principali che la volontà di indagare la della vicenda, John Móricz, 42


che non ha menzionato. Mi ricordo, prima del mio sdegno per il programma, chiaramente distorto a tutti gli effetti, di aver contattato uno dei partecipanti, Philip Coppens , recentemente scomparso. Mi rispose che era stato Daniken a decidere tutto, compreso il veto alla figura di Móricz, a causa delle polemiche di anni fa che portarono alla sua prima caduta pubblica. In aggiunta a queste anomalie, il programma non ha dato spazio a nessuna voce latinoamericana, che pure non mi ha sorpreso. Qual è la tua opinione su questo programma? Ancient Aliens non è progettato per essere equo o per presentare altre prospettive sul tema. È concepito come un veicolo per l'intrattenimento, quello in cui i produttori volontariamente e senza scrupoli, propongono interviste manipolate che si adattano a una narrazione prestabilita. Ciò significa che le opinioni dissenzienti, comprese quelle di altri ricercatori in archeologia alternativa, così come quelle dei divulgatori, sono modificate per soddisfare le idee di von Däniken, o completamente rimosse al fine di creare uno spettacolo che offre non-fiction di intrattenimento.

Qualche settimana fa ho chiesto di intervistare David Hatter Childress, autore noto per la sua unica opera tradotta in spagnolo, “The Lost Cities of Lemuria”, che però non ha risposto al mio invito. So che hai avuto alcuni problemi con Hatter Childress per aver esposto in pubblico alcune contraddizioni nel suo lavoro di divulgatore di misteri, opinioni che si pensa vengano modificate in base all'offerta del mercato. ciatamente promuovendo gli Quando ho scritto il mio pri- astronauti nell'antichità como libro, “Il culto delle divini- me l'origine della civiltà. tà straniere”, descrissi David Childress come un teorico de- Passiamo al bambino prodigli antichi astronauti, e lui si gio di Legendary Times, Giorgio A. Tsoukalos, che inoppose con veemenza alla denominazione. Ha anche ri- spiegabilmente passò da laureato in comunicazione fiutato di parlare con me, perché Giorgio Tsoukalos, che dell’informazione sportiva a allora era il rappresentante di stella di Ancient Alien, descritto come un esperto in Erich von Däniken, gli disse che avevo cattive intenzioni. tutte le materie, senza arrossire in assenza di maggiori Childress, in quegli anni, si vedeva come un credente di accreditamenti. Cosa ti prociviltà perdute e non di alieni, voca questo? pur avendo scritto un libro su artefatti alieni sulla Luna. Ha Giorgio A. Tsoukalos è divenscritto anche libri in cui ha tato una celebrità di se stesso, dopo le sue apparizioni in gettato acqua fredda sulle idee di antichi astronauti e su televisione, nonostante il fatErich von Däniken in partico- to che egli non abbia una laulare. Quando Ancient Aliens rea in Storia e Archeologia divenne popolare, cominciò (ed è fiero di questo!) e non ad apparire nel programma abbia mai ha scritto un libro settimanale, invertendo im- o un articolo sul suo argoprovvisamente le sue prece- mento preferito. La sua opera denti opinioni, e ora sta sfac- più lunga e sostenuta sugli 43


antichi astronauti è una presentazione in power point. Audiovisivi che presenta a convegni, eventi e incontri a pagamento. Tsoukalos ed io frequentammo la stessa università, e non riesco a immaginare come dopo quattro anni di studio, se ne andò senza una vera comprensione di come si conduca la ricerca e che funzioni debba avere.

ebraica, immaginò gli alieni con stereotipi antisemiti, “un’élite sanguinaria e affamata d'oro, che confinò l’uomo in un ghetto, tramando anche per governare il mondo in segreto."

Recentemente è iniziato un nuovo programma, Enigmas Revelados, dove un geologo forense, Walter Scott, si presenta come un ricercatore di Non posso fare a meno di stranezze storiche americachiederti di Zecharias Sine, con il motto "la storia tchin, anche se morto, poi- non è come la raccontano ", ché ha ancora un grande a- il che mi confonde, considescendente tra gli internauti, rando che la politica consersedotti dagli ineffabili Anun- vatrice prevale ancora. Sianaki, anche se ha confuso il mo di fronte a un'apertura? sumero con accadico, aramaico ed ebraico.

Lo stesso Zecharia Sitchin era convinto di avere una visione unica delle lingue antiche, che gli consentiva di combinare diverse lingue a volontà, generando le parole necessarie al fine di sostenere le proprie idee. È preoccupante vedere che Sitchin, che era di origine 44

È importante capire che negli Stati Uniti, i programmi della televisione via cavo, sono diretti a una varietà di pubblico. Il cavo non è controllato dal governo, quindi è libero di offrire programmi di diversi punti di vista ideologici. “Enigmas Revelados”, con Scott Wolter, offre un interessante mix di idee religiose liberali e di idee sociali conservatrici. Nel complesso, si tratta di una ricostruzione della vecchia idea di diffusionismo eurocentrico, che cerca tutti i modi di attribuire l'eredità dei nativi americani ai bianchi provenienti dall'Europa. D'altra parte, ha anche una visione religiosa liberale di un Cristianesimo alternativo incentrato su Maria Maddalena e il "femminino sacro", che credo rifletta in parte la crisi spirituale causata dal declino della religione organizzata, e la sua crescente identificazione con la politica conservatrice.


L'anno scorso ho avuto la possibilità di intervistare Christopher Dunn, che postula una tesi controversa sulla costruzione della Grande Piramide, che crede erede di una "super-civiltà", evitando di pronunciarsi sul nome. Trovo somiglianze con Graham Hancock, nel suo libro “Impronte degli Dei”, successo editoriale negli anni '90, poiché parla quasi alla stessa maniera, della "super-civiltà" dell’Antartide, omettendo ogni riferimento ad Atlantide. Come valuti il lavoro di Hancock?

un lavoro rigenerato, simile a quel che fece in passato Ignatius Donnelli, presentando qualcosa di nuovo e fresco. Hancock è un eccellente scrittore, ma le sue idee sono basate su ricerca vecchia e superata, interpretazioni intenzionalmente errate, pura illusione. Hancock ha recentemente ammesso che ha avuto l'idea della civiltà perduta sotto l'influenza della marijuana e oggi si ritiene che l'uso dei farmaci può farci connettere a un'altra dimensione, dove gli angeli o gli alieni raccontano segreti . A questo punto, è andato al di là dei fatti, in un mondo di fede Graham Hancock ha sempli- quasi religiosa. Questo è davcemente sostituito gli alieni vero il segreto della recente di Erich von Däniken con i su- storia alternativa: è la stessa per-umani di Atlantide, ma religione con un altro nome, omette il nome di Atlantide; cerca la comunione con gli

45

antichi déi e le ragioni per credere nei vecchi libri sacri, in un mondo in cui la scienza dice che i miracoli sono impossibili. Per finire: cosa consiglia Jason Colovito a tutti coloro che sono nuovi al mondo degli enigmi e dei misteri? Non smettere mai di imparare! Se siete interessati agli antichi misteri, imparate tutto il possibile, ma non limitatevi ai libri sugli antichi astronauti. Fate una piccola ricerca e vedrete quello che gli studiosi e gli archeologi moderni hanno da dire su di loro, e se non riuscite a trovare le risposte, chiedere ad un esperto. Molti archeologi e insegnanti sono disposti ad aiutarvi!


NATIVI AMERICANI GIANLUCA RAMPINI

Sappiamo ormai molto bene che nella stragrande maggioranza della tradizioni dei popoli di tutto il mondo e di tutte le epoche, vi sono racconti di contatti, esperienze e rapporti con esseri apparentemente diversi, alle volte in termini fisici, nella maggior parte dei casi in termini tecnologici. Quasi in tutti i casi, Bibbia compresa, vi sono descritti eventi in cui i protagonisti devono rapportarsi con oggetti tecnologici al di là della loro comprensione.

Tali racconti non mancano nemmeno nelle tradizioni dei nativi americani. Prima di addentrarci nella questione in sé, devo spiegare come sia arrivato ad affrontare questo argomento. Poco più di un anno fa mi misi in contatto con una persona per tutt'altra ragione, nello specifico per la questione dei cerchi del grano. Questa persona era una ricercatrice del settore, ed io la contattavo per questo. In maniera del tutto casuale, su questo mi dovete

46

credere sulla parola, è venuto fuori che lei stava vivendo tutta una serie di esperienze veramente incredibili. Ne è nata poi l'idea di raccogliere tali esperienze in un libro. L'inizio del suo racconto, come vedrete, riguardava proprio la sua attività con i nativi americani. Non posso menzionare il suo nome, perché vi sono altre persone coinvolte. Persone che ricoprono ruoli pubblici per cui l'esser coinvolti potrebbe creare qualche intuibile problema.


In sostanza quest'articolo è un estratto del libro a cui stiamo lavorando, che verte su molte altre questioni ma che si apre sulle conoscenze e sulle tradizioni meno note dei nativi americani. “Negli anni ’90 collaboravo con un’associazione italiana di sostegno ai nativi americani. Un nostro compito era quello di impedire che i detenuti nativi americani di alcune prigioni di massima sicurezza negli USA venissero assassinati grazie alla complicità della direzione. L’unico mezzo efficace per farlo fu avvertire il Ministero degli interni americano e la Direzione del carcere che eravamo al corrente di questi piani segreti e minacciarli di rendere pubblica la data e il piano per l’eliminazione del prigioniero. Questo lo dovevamo fare dall’Italia, ma anche stando in America sarebbe stato un compito impossibile perché le visite in questo tipo di carcere erano proibite. Grazie però a un piccolo dispositivo forniteci dai wicasa wakan, cioè gli uomini di conoscenza di una tribù, siamo riusciti a intervenire con facilità e successo. Il “wasincu”, come viene chiamato, era un oggetto cristallino in grado di cambiare forma, dimensione e consistenza in un batter d’occhio. Era in grado di volare e poteva essere “programmato”. Bastava dir-

gli dove andare e cosa fare. A volte il prigioniero lo vedeva arrivare, volando, attraverso il muro della cella, senza lasciare un buco. Usciva poi, sempre attraverso il muro, alla ricerca delle informazioni che ci servivano e tornava al volo in Italia, con tutto registrato. Solo un breve accenno al fatto che nell’ambito dei rapimenti alieni, il passare di oggetti, corpi umani e non, attraverso finestre o pareti, è un elemento abbondantemente descritto nella casistica. Come vedremo più avanti, tra alieni e nativi americani pare esserci più di un legame. I wasincu non erano gli unici congegni custoditi dagli anziani delle tribù, che disponevano di una straordinaria varietà di strumenti di una tecnologia a noi sconosciuta. Quando ho chiesto come mai un popolo che ha sempre evitato la tecnologia facesse uso di strumenti di una tecnologia così avanzata che a noi sembravano magici, rispondevano che questa tecnologia non è stata sviluppata da loro, ma dai “loro antenati””. Non è facile addentrarsi nell’etimologia delle numerose lingue dei nativi americani. Comunque esiste in effetti un termine Lakota e Dakota Sioux “wasicun” che letteralmente significa “qualcuno con poteri straordinari”. 47

Un indiano aloquin

Qualcuno suggerisce che si riferisca all’uomo bianco ma personalmente non mi sembra una spiegazione convincente. Per quanto stupore possano aver provato i nativi americani vedendo le prime locomotive a vapore o le armi da fuoco, non credo abbiamo mai attribuito all’uomo bianco poteri “straordinari”. Dobbiamo capire quindi se nella tradizione di questi popoli vi siano antenati e non, che dotati di poteri ai loro occhi straordinari, potrebbero aver condiviso con loro le tecnologie di cui parla M. Esistono varie leggende che tramandano incontri… Una leggenda Iriquois, il cui racconto si intitola “I regali della piccola gente”, descrive l’incontro tra un giovane cacciatore e la “piccola gente”. Durante una battuta di caccia, il ragazzo il cui nome era “vestiti sporchi” perché lo zio con cui viveva non era in grado di procuragli


vestiti nuovi, incontrò sul gretto di un fiume due “piccoli cacciatori”. Dopo una conoscenza preliminare lo invitarono a salire sulla loro canoa che si sollevò in aria e volò sopra gli alberi. Lo portarono in una grotta, dove vivevano, e gli insegnarono molte cose sugli animali e sulle piante. Dopo alcuni giorni, quando il ragazzo tornò al villaggio, nessuno parve riconoscerlo, perché indossava vestiti molto belli ma soprattutto perché non era più un ragazzo. Erano infatti passati molti anni dalla sua scomparsa. Lo zio era morto da un bel pezzo. Quindi abbiamo: piccola gente (che non fossero umani lo si capisce quando, nel prosieguo del racconto, si dicono contenti che gli “esseri umani” fossero grati per i loro doni), una canoa che vola e un “missing time” prolungato. Modificando qualche dettaglio in chiave moderna, al

giorno d’oggi, un simile racconto rientrerebbe perfettamente nella casistica dei rapimenti alieni. Un’altra leggenda del popolo Algonquin racconta invece dell’incontro con una tribù di giganti che navigavano su un canoa mostruosa. Inizialmente ho pensato potessero essere Vichinghi, che giunti sulle coste americane di certo potevano incutere un certo timore negli indigeni. Ma vi sono alcuni passaggi inequivocabili sul fatto che con giganti non si intendesse “persone molto alte e forti” oppure “persone di alto li-

gnaggio” come qualcuno suggerisce per i “giganti” della Bibbia. Vediamo perché. Quando accolsero gli indiani Algoquin presso il loro villaggio, appesero le loro canoe a una altezza di 150 yard dal terreno, un altezza incredibile e inarrivabile per gli indiani non-giganti. In un’altra occasione gli Algonquin videro tornare alcuni di questi da una battaglia e, con grande stupore, raccontarono che i giganti avevano pini e querce infilzate nelle gambe, come noi potremmo avere spine e rovi. Anche i nativi americani ebbero quindi contatti con una razza di giganti? Certo è difficile desumerlo da una leggenda ma ciò che colpisce è il dettaglio e l’aspetto pratico del racconto. Al contrario di altri in cui è evidente il simbolismo e l’intento educativo del mito, in questo caso ci sembra un semplice racconto. Va inoltre sottolineato un altro aspetto. Non si creda che gli indiani d’America fossero popolazioni semplici o primitive, senza un retroterra Alce Nero

48


culturale, che invece possedevano, peraltro, non dissimile da quello delle popolazioni precolombiane del Centro e del Sud America. Persino un paragone con i Druidi delle isole britanniche o addirittura con gli Egiziani non è azzardato. Lungo il corso del Mississippi infatti, a cominciare da almeno 5000 anni fa, alcune tribù costruirono una serie di enormi tumuli di terra, vere e proprie colline artificiali. Il tumulo 25 dell'Hopewell MoundGroup (nell'Ohio), per esempio, è lungo centocinquanta metri, largo quarantacinque e alto nove, in grado di rivaleggiare per volume con molte piramidi egiziane e non. Questi tumuli si presume fossero sontuose sepolture riservate alle famiglie più eminenti. Queste strutture osservate dall’alto rivelano una complessità sconcertante, di certo collegata a osservazioni astronomiche. Prova ne sia che nel sito di Newark, in

Ohio, erano in grado di prevedere le eclissi lunari. Le peculiarità di questi popoli non finiscono certo qui. Così come i Maya, la cui civiltà scomparve molto rapidamente, anche alcune tribù sparirono sostanzialmente nell’arco di una notte. Ricordiamo gli Anasazi, gli Hohokam e i Mogollon, che secondo i racconti delle tribù confinanti vennero portati via dal “popolo delle stelle”. Torniamo un attimo ai “wasincu”, i piccoli “ufo” in grado di mantenere contatti tra i prigionieri e i loro sostenitori all’esterno. All’inizio del ‘900 la studiosa Frances Desmone, etnografa e etnomusicologa dello Smithsonian Institute, affermata e riconosciuta dal mondo accademico di quel tempo, descrive nel suo libro “Teton Sioux Music” come i Lakota fossero in grado di inviare le proprie pietre a grandi distanze e che queste poi tornavano con le informazioni che erano state loro richieste. Proprio i Lakota Sioux erano la tribù con cui il gruppo di M. lavorava sostenendoli nel loro impegno verso i compagni custoditi, e maltrattati, nelle carceri federali. In particolare gli “informatori” erano figli sciamanici di Fool Crow, importante e celebrato capo Lakota a sua volta nipote del grande capo sciamano “Black Elk” (Alce Nero). 49

Per stabilire infine l’esistenza di un possibile rapporto tra gli indiani d’America e un popolo antenato, che non sia evidentemente composto di primati più o meno evoluti, viene in soccorso la tradizione Cherokee. Essi sostengono di provenire da “un altro luogo” e che i loro antenati giunsero sulla Terra 250.000 anni fa provenienti dalle Pleiadi, che nella loro lingua chiamano appunto “gli antenati”. Il nostro pianeta invece viene chiamato “Il pianeta dei bambini” o “il pianeta dei figli delle stelle”. I nativi americani, in tutte le loro tribù, sono tutt’ora convinti di questa loro speciale condizione di “figli delle stelle” tanto che sono ormai vent’anni che organizzano una conferenza annuale, “The Star Knowledge Conferences”, dove si confrontano tra loro e con ricercatori del settore proprio su questi temi. Nel 1996, ad esempio, il capo Lakota Floyd Hand raccontò che fin da quando aveva 12 anni era in contatto con il popolo delle stelle, i cui rappresentanti hanno grandi occhi neri, teste ovali e sono


alti due metri e mezzo. M. mi ha anche raccontato che gli anziani delle tribù con cui è entrata in contatto raccontano non solo che il loro popolo sia figlio delle stelle, ma che non fu l'America il loro luogo d'origine. Alcuni di loro, infatti, si considerano discendenti di quella che noi chiamiamo Atlantide, sopravvissuti alla catastrofe che ha distrutto la loro civiltà, poi rifugiatisi sulle coste delle Americhe. Ora che i nativi americani abbiano origini “non americane” è stato ampiamente dimostrato dallo studio del DNA mitocondriale e cellulare della maggior parte delle tribù ancora esistenti. Il 95% ha origini asiatiche, mentre vi è un rimanente cinque per cento la cui origine è da riferirsi a migrazioni provenienti dal mare, forse dal pacifico polinesiano, quindi attraverso il Sud America, ma questo non è un dato certo. Questo tipo di DNA è più comune in Europa e in Medio Oriente. Certo è che senza ipotizzare la presenza di un “continente perduto” o comunque di un popolo perduto, è lecito pensare che i nativi americani siano discendenti di altre popolazioni convenzionali. Ma se l'ipotesi di Atlantide non viene scartata a priori, potrebbe esser ragionevole immaginare che non ci sia necessariamente un legame di discendenza ma

piuttosto un'origine comune. Ciò potrebbe valere anche per popolazioni come quella Basca o quella Berbera, del nord Africa. Vale la pena ricordare, a titolo di curiosità, che il celebre profeta dormiente Edgar Cayce riportò dalle sue esperienze che alcuni sopravvissuti di Atlantide emigrarono nelle regioni nord orientali degli Stati Uniti formando quella che successivamente divenne la nazione Iroquis. Proprio in questa tribù fu trovata la maggior concentrazione di quel DNA diverso dagli altri. Di tale opinione erano anche i primi linguisti che si occuparono delle varie lingue nativo americane. Francisco Lopez de Gomara, già nel 1500, ipotizzò che alcune tribù potessero provenire da Atlantide. Portava come esempio la tribù Nahuatl, la cui desinenza “a[.]t”, “water” rifletterebbe la memoria dei narratori Nahuatl riguardo la loro provenienza da un continente circondato dalle acque, o di esser giunti 50

dalle acque dell'oceano sulle coste americane. Detto tutto ciò, va anche ricordato che esistono nuove prove scientifiche per cui risulta che la colonizzazione del nord America avvenne più di 50.000 anni fa, il che riporterebbe il tutto a prima della glaciazione e quindi renderebbe impossibile il passaggio dello stretto di Bering, senza i ghiacci a unire le due estremità continentali, complicando l'intero assunto o forse rendendo più chiaro il fatto che, ciò che realmente sappiamo riguardo le origini de nativi americani, è ancora molto poco.

Fonti www.native-languages.org www.firstpeople.us www.aktalakota.org Miti e leggende degli Indiani d’America – Oscar Mondadori DNA evidence for Atlantis Beyond the Bering Strait - DNA Evidence Rocks the Boat 2006 05 21 By Will Hart | genesisrace.com Native American Maternal Genealogies, Simon Southerton http://www.sciencedaily.com/ releases/2004/11/041118104010.htm


LIFE AFTER LIFE DI NOEMI STEFANI

RISPOSTE Questa volta vi propongo una cosa diversa. Adesso tutti usano il web, comunicano con Twitter anche i politici, e lo usa perfino il papa, quindi anch'io ho voluto utilizzare questo mezzo. Però in un certo senso non sono mie le frasi, non ero proprio io questionare e a rispondere. Non aggiungo altro per non rovinarvi la sorpresa. Si tratta di libere citazioni che faceva il Cardinal Gianfranco Ravasi (Presidente del Pontificio Consiglio della cultura) così, tanto per dire. Ad ogni sua frase su Twitter, io chiedevo a Gesù se avrei dovuto dare una risposta teologicamente corretta e quale risposta dare. E così tra di noi è nato questa specie di amichevole dialogo. Interessante da un certo punto di vista, perché le risposte vedrete che sono sorprendenti e molto profonde, non certo "farina del mio povero sacco". È anche da considerare che su Twitter non si possono fare tanti giri di parole, che si tratta di esprimere in modo preciso e con un limitato numero di caratteri. State attenti alle risposte…

alle citazioni e infangare le intenzioni incenerisce le menti.

drai quanto è semplice il Suo pensiero.

Gianfranco Ravasi @CardRavasi 20 Mar 2013 Nessuno prende in odio la sua carne, ma la nutre e la cura (Efesini 5,29). risposta La carne e il sangue che tiene vivo, il movimento del cuore, separano ogni senso dedicato all'anima. Tu nutri un corpo che passa e va.

Gianfranco Ravasi @CardRavasi Oct 16 Tutto nella vita diventa logoro e vecchio: parole e situazioni; tutte le parole sono già state dette (Joseph Roth). risposta "Verità" e "amore" rimangono intatte nessuno le può cancellare o rimuovere queste parole sono indelebili e formano il tesoro dei vivi.

Gianfranco Ravasi @CardRavasi 18 Mar 2013 Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all'improvviso vi sorprenderete a fare l'impossibile (S.Francesco).

Gianfranco Ravasi @CardRavasi Nov 25 Quanto sono insondabili per me i tuoi pensieri, o Dio, quanto complessa è la loro sostanza! (Salmo 139,17).

risposta S. Francesco lo sapeva bene. Trastullarsi negli agi, poltrire sopra

risposta Se tu sei parte Divina allora anche risposta tu sei Dio. Conosci Te stesso e ve- Eminenza… Cerca le tue paure,

51

Gianfranco Ravasi @CardRavasi Nov 11 Ho paura dell'uomo che non ha paura (Graham Greene).


trova le più nascoste e schiacciale Oct 22 sotto ai piedi. Questo insegna Je- Resta con noi perché si fa sera e il sus. giorno sta ormai declinando (Luca 24,29). Gianfranco Ravasi @CardRavasi Dec 30 risposta Che cosa dobbiamo fare, fratelli? Se ti porti a fare le tue riflessioni (Atti 2,37). vedrai che non eri distante. Incominciavi a trovare un volto risposta tra la folla, era il tuo riflesso. L'esempio Lui l'ha dato... Rammenti? Ravasi @CardRavasi Jul 24 Accogliete fra di voi chi è debole Gianfranco Ravasi @CardRavasi nella fede, senza discuterne le esiDec 28 tazioni (Rm 14,1). La sincerità è di vetro; la discrezione di diamante (André Maurois). risposta Di quale fede parli tu? Quella che risposta ti senti dentro oppure quella che Facile essere discreti. Difficile dire discuti? Esci e confrontati, fai un le cose come sono in realtà, perpasso e vieni a dire... se. ché fanno posto a ingiurie e maledizioni. Diamante è l'uoGianfranco Ravasi @CardRavasi mo integro. Feb 19 Se si ammazza il tempo, si ferisce Gianfranco Ravasi @CardRavasi l'eternità (Thoreau). Jan 2 L'arco da guerra sarà spezzato e risposta annunzierà la pace ai popoli Il tempo non è un resto di quello (Zaccaria 9,10). che viene, il tempo è eterno. Quindi se vuoi terminare il tempo devi risposta vivere eternamente se puoi. Quando anche le ultime possibilità saranno finite e saranno finiti i Gianfranco Ravasi @CardRavasi resti del potere tutto si potrà riOct 29 comporre nel modo giusto. Io grido in alto le mie infinite sofferenze, dal profondo dell'ombra Gianfranco Ravasi @CardRavasi chi mi ascolterà? (Eschilo nei PerJan 5 siani, v. 635). La gente santifica le feste: i ricchi sedendosi a tavola, i poveri digiu- risposta nando (Sydney G. Smith). Chiedi sempre tu e chiedi ciò che ti risposta pare giusto. Manca solo poco per Se solo potessi vedere quello che terminare quello che ti pesa poi hanno fatto dentro alla tua dimo- rimane il silenzio. Allegro. ra, (anima) saresti così stupefatto… Nemmeno un cane vorrebbe stare lì. Gianfranco Ravasi @CardRavasi Oct 10 Gianfranco Ravasi @CardRavasi Colui al quale si perdona poco,

52

ama poco (Luca 7,47). risposta Amore e perdono sono due diverse parti che si completano soltanto con l'espiazione del debito. Se non ami ne perdi il senso. Gianfranco Ravasi @CardRavasi Sep 16 Volare non significa solo muovere le ali, ma riuscire a muoversi e a restare in aria senza sostegno (aforisma indiano). risposta Vuoi volare tu?Aspettati poco se non riesci a seguire le tue esatte fonti. Serve un passo deve essere il percorso che ti chiedo. Gianfranco Ravasi @CardRavasi Sep 12 In tutte le tue opere ricordati della tua fine e non cadrai mai nel peccato (Siracide 7,36) risposta Non pensare che la fine ti libera da ciò che hai fatto. Chiediti se sei conforme la tua parte esatta. Se no, allora pensaci bene.

Ci sarebbe ancora da dire, ma mi fermo qui. Se volete meditare su queste risposte, c'è già molto lavoro da fare. Perché ho voluto riportare tutto questo? Perché altrimenti sarebbe perduto, dimenticato e lasciato da parte, e secondo me non merita che sia così. Chi andrebbe a leggere in un archivio di messaggi di Twitter ? Perché lo faccio? Perché so che tu che stai leggendo, che sei arrivato fino a qui, vuoi saperne di più, non ti accontenti delle mezze verità e io, che sono come te, ti accontento.


CONFESSO, HO VIAGGIATO DI NOEMI STEFANI

UNITED STATES

SAN FRANCISCO Arrivare di notte non è il massimo. Però attraversare la città per giungere all'albergo che ci era stato destinato rende già in qualche modo l'idea di cosa potevamo aspettarci... Una città dove sembra che il pullman viaggi sulle montagne russe, strade tutte gobbe di salite e discese, con automobili lunghissime fuori misura (Limousine) che sfrecciano strombazzando, come se servisse attirare ancora un po’ l'attenzione... Lasciamo i bagagli e stanchi come muli cerchiamo un posto decente per mangiare un boccone prima di tornare all'albergo e buttarci sul letto. Lo troviamo presto, ci sediamo a un tavolo qualunque

tanto è tutto vuoto. Siamo quattro gatti noi italiani appena giunti che con uno stentato inglese cerchiamo di farci servire una cosa commestibile. Sono incuriosita dal menù. Dalla figura sembrano patate fritte tagliate in cerchio, loro li chiamano ‘onion’, mah... Si accettano scommesse, io non ho capito cos'è, dobbiamo solo aspettare che siano pronti e assaggiare. Cipolle, accidenti, cipolle fritte... Ma che buone, che sapore strano, e che piacevole sorpresa. Con qualche toast alla francese e poco altro finiamo la cena e torniamo all'albergo. Per strada ci sono persone che dormono per terra (proprio come in

53

Italia) e loro li chiamano gli ‘homeless’, senza casa. Il mattino dopo, passato il ‘jet lag’ del fuso orario, è tutta un'altra storia. Ci si alza belli pimpanti e si va alla scoperta della città. Il Fisherman's Wharf di San Francisco è una di quelle attrazioni simbolo della città che tutti devono andare a visitare. Si tratta di un mercato del pesce su strada con dei banchetti che servono dell'ottimo pesce preparato in vari modi al momento e da mangiare al volo... Di fame qui non si muore. Si mangia ovunque, ma vi consiglio dei pasti veloci al porto dove offrono delle tazze con pesce fresco e clam soupe! Molto


caratteristico, da vedere... C'è un luogo storico lungo questo molo ed è dove è stato girato il film ‘Fronte del porto’ con il mitico Marlon Brando. Camminando lungo il molo si arriva al Pier 39 e si sente un forte odore di pesce e poi quasi simultaneamente si sentono i versi delle foche. È uno spettacolo bellissimo. Colonie di leoni di mare che dormono ammucchiati tra di loro. Da vedere. Al ristorante Fisherman si può assaggiate la tipica zuppa di cozze e patate servita in un ottimo pane croccante. Tipo una grande michetta (o rosetta) milanese con un buco al centro dove viene versata la zuppa. Non l'ho vo-

luta assaggiare e ho sbagliato. Ho chiesto il granchio, mi sembrava più appetibile finché non l'ho visto nel piatto. Infatti mi hanno portato una specie di ragno peloso grande quanto un pugno... Mi

54

è passata la fame all'improvviso. Meglio uscire presto dal Fisherman restaurant e fare due passi ancora sul molo per guardare l'isola di Alcatraz, che mantiene sempre un suo dannato fascino. Non


sono andata sull'isola di Alcatraz. Non ho voluto fare l'escursione alle prigioni. Pensate che ci sono dei turisti che girano con le cuffiette per ascoltare i suoni e le voci di chi ci è stato rinchiuso. Questo li fa ripiombare nell'atmosfera che si respirava quando il carcere era in funzione. Che squallore... Il clima della baia è particolare. Si passa dal sole alle nebbie e pioggerelline, e c'è sempre vento, dicono i locali. Un vento che è la gioia dei surfisti che cavalcano le onde dell'oceano. Una visita al Golden Gate Bridge è d'obbligo. Il ponte d'oro costruito nel 1937 è in realtà di un bel colore arancione brillante ed è lo stretto che unisce la baia di San Francisco con l'Oceano Pacifico. Per completare lo spettacolo mozzafiato, c'è il National Park con duecento anni di storia, che apparteneva ai nativi americani. Gli animali selvatici vi-

vono ancora in liberà e le aquile volano alte sopra la baia. Per un ricordo più centrato e preciso della città bisogna visitare i suoi quartieri. C'è Chinatown, come ormai in quasi tutte le più grandi città del mondo. Poi c'è Little Italy, che è North Beach, e poi Castro che è il quartiere gay per eccellenza. E Haight, questo quartiere è noto per essere stato il centro del movimento hippy degli anni '60 e poi ancora Mission, consi-

55

derato il quartiere più ‘alla page’ per i locali notturni. E poi bisogna salire sul tram di St. Francisco, detto Cable Car, che è una delle icone della città e monumento nazionale. Ogni anno sette milioni di turisti salgono a bordo di questo veicolo per il piacere di questa esperienza. Una volta i tram di San Francisco correvano in lungo e in largo per la città. Poi l’introduzione della corrente elettrica e relativi costi dimezzati li mandarono in pensione. Tornerei volentieri a Frisco. Magari per fermarmi un po’ di giorni e vedere tutto con più calma. Se vale la pena di viaggiare tante ore per arrivare qui dall'Italia? Vale sempre la pena di viaggiare. Ogni viaggio è una scoperta, è un po’ di mondo che ci portiamo a casa e nel cuore, e per me investire in viaggi è il miglior modo di spendere soldi quando si può.


SPAZIO ASSOCIATIVO

“L’A.S.P.I.S. nasce come sinergia fra individui per dedicare le forze unite e le specifiche competenze/inclinazioni dei singoli all’indagine di tutte le cosiddette “parascienze”: Eterodossie in primo luogo, e a seguire Archeologia misteriosa, Criptozoologia, fenomeni fortiani, Fenomeno delle voci, Paranormale, Spiritismo, Medianità, UFOlogia, Clipeologia quant’altro di assimilabile. L’idea di una ‘Ancient Global Civilization’, la Mitologia, il Diluvio, il Progresso non lineare, l’idea del

‘retaggio’, l’analisi archeologica ed archeoastronomica, la vecchia e nuova Egittologia, l’Esoterismo e la Simbologia: sono solo ALCUNI esempi del campo di interesse dell’Associazione ASPIS. La parola chiave, qui, è “Interdisciplinare”: siamo convinti che senza la mutua collaborazione di varie branche del Sapere non può esistere progresso. Così, l’Archeologia ha bisogno dell’Archeoastronomia, come lo sviluppo tecnologico necessita dell’Antropologia e -

“La presenza del serpente stilizzato nel logo ASPIS è un chiaro richiamo all’etica della conoscenza così come definita nella tradizione esoterica e in particolar modo da quell’insieme di insegnamenti filosofici raggruppati sotto l’umbrella term “gnosticismo”. Ovvero un percorso di studio esperienziale che mira alla crescita dell’individuo. L’ “aspis“ era altresì lo scudo utilizzato nell’antica Grecia. Lo scopo dell’ASPIS è quindi

non solo la ricerca, ma anche la difesa della verità da un rumore di fondo mediatico che oggi, specialmente grazie alle nuove tecnologie come internet, troppo spesso rischia di sostituirsi alla realtà dei fatti. La ricerca eterodossa, il desiderio di Aspis – Particolare dalla Tomba di Alessandro conoscenza, la chiarezza divulgativa e l’onestà intel- per il Progresso Interdisciplilettuale costituiscono i quat- nare delle Scienze.” tro punti cardinali dell’Associazione Scientifica (© Roberto Bommarito 2014 per ASPIS)

56

perché no?- della Mitologia. E si potrebbe proseguire con gli esempi. Ecco perché nasce A.S.P.I.S.: per raccogliere menti aperte ed attente all’osservazione; per contribuire, con il metodo, al progresso dell’Umanità. L’impostazione di ASPIS sta già nelle sue “corde”: è e sarà basata sul METODO SCIENTIFICO; l’aneddotica può essere utilizzata, ma solo in condizioni di insostituibilità.” (© Fabio Marino 2013 per A.S.P.I.S.)


l’Editore Cerchio della Luna “Tracce d’eternità” (2009), “L’enigma delle origini della razza umana” (2011), “Il ritorno del Serpente Piumato” (2012), “OOPART – gli oggetti impossibili del nostro passato” (2012), “Oltre i portali nel cielo” (2013) e “La Storia che verrà” (2013).

Giuseppe Badalucco è nato a Parma il 10 agosto 1970; vive e lavora a Parma come responsabile amministrativo di una società edile; ha studiato economia e commercio all’Università di Parma e svolge anche l’attività di docente privato in matematica finanziaria. Ha ottenuto l’attestato di frequenza del corso di formazione in “Introduzione alla matematica, aritmetica, algebra e funzioni” conseguito sulla piattaforma digitale Tecnologia Ricerca Innovazione Orientamento della Regione Toscana. Dal 2002 ha iniziato a collaborare con il sito Edicolaweb, curando la rubrica “Atlante segreto”, dove ha pubblicato numerosi articoli a carattere scientifico e storico, interessandosi in particolar modo all’astronomia precessionale antica e svolgendo tutt’ora attività di ricerca indipendente. Ha pubblicato inoltre un articolo sulla teoria degli arbitraggi finanziari sul sito ArticoliOnLine; a titolo puramente onorifico ha conseguito l’attestato h.c. in Scienze Bibliche presso il Life & Research Institute di Miami. Simone Barcelli ha 50 anni ed è un divulgatore di Storia Antica, Archeologia e Mitologia. Webmaster dei portali Tracce d’eternità e Chimera Web, è curatore delle rispettive riviste digitali in download gratuito per gli utenti. Ha collaborato con Edizioni XII nella selezione di testi inediti. Ha pubblicato studi tematici sui mensili “Hera“, “SpHera“, “Area di Confine“, “Fenix” e “XTimes“, e sul bimestrale “L’Iniziazione“. In rete scrive sulle testate digitali “Tutto Storia“, “Storia in Network” e “Signs“. Ha già pubblicato per

civiltà precolombiane; la “molla” è scattata definitivamente dopo la lettura del testo “Impronte degli Dei” di Graham Hancock, che gli ha proposto una probabile faccia nascosta della storia. Le tematiche più volte affrontate nell’ambito dell’archeoastronomia ed il suo interesse per l’astronomia e la fotoRoberto Bommarito Classe ’81, na- grafia lo hanno portato, in tempi to e residente a Malta, Roberto più recenti, ad avvicinarsi in modo Bommarito ha conseguito la laurea più diretto a quest’ultima materia, in psicologia all’Università di Malta entrando a far parte attivamente di (B.Psy. Honours) nel 2006. Ha colla- una associazione culturale di astroborato con Edizioni XII, curando la fili. rubrica Punto Interrogativo sul blog della casa editrice lecchese fino al Pier Giorgio Lepori termine del 2012. Attualmente col- (Archeomisterica) Nasce nel 1969 a labora con Kipple Officina Libraria, Torino. Inizia ad avere i primi dubbi Nero Press Edizioni, Skan Magazine sulla scienza ortodossa intorno alla (con la rubrica Una voce da Malta), giovane età di 14 anni e tre anni LaTelaNera, Sitosophia: intossicati dopo approda allo Gnosticismo gradi cultura e Tracce d’eternità. Ha zie alla cura di un maestro conovinto diversi concorsi letterari fra i sciuto a Roma nel 1986. Forte di quali Discronia, Premio Short Kipple studi classici e filosofici, appassio2012, L’invasione degli UltraCorti, nato di enigmi inerenti il passato e Parole di vapore, Nero Estasi, Nero lʼorigine dellʼUomo, inizia un sisteLab, USAM (Una storia al mese). In matico studio attraverso le tesi aseguito a diverse vittorie, nel 2013 vanguardiste all’interno del Grande ha conquistato il titolo di campione Ripensamento storico che principiadi Minuti Contati New Age. I suoi no da un testo fondamentale, ʻIl racconti sono stati inclusi in svaria- Mulino di Amletoʼ scrieo da De Sante antologie. La sua novella Campi è tillana e Von Dechend nel 1969. stata segnalata al Premio Robot Relatore di molte Conferenze sul 2013. Fra i tanti progetti in cantie- tema presso la Biblioteca Zavatti di re, una graphic novel che verrà Civitanova Marche e autore di una pubblicata da Electric Sheep Comics serie di recensioni bibliografiche. in collaborazione con Edizioni Il Fo- Ad oggi è impegnato sul fronte dei glio nel 2014. Si occupa con passio- social-network attraverso la page ne e rara competenza di Antropolo- che porta il suo nome e il sito Argia culturale, di Esoterismo, Simbo- cheomisterica con la finalità di telogia e collegamenti archeoastrono- nere alta lʼaeenzione sulla visione mici nelle antiche civiltà. eterodossa della Storia. Attualmente è stato invitato come Alessandro Dichiara Classe 1976, collaboratore esterno di unʼazienda laureato in Ingegneria Industriale, di formazione per illustrare lʼincidenza dei Miti nei comportamenti lavora come responsabile tecnico delle imprese. Ha curato per quasi presso una società multi servizi; appassionato di viaggi, immersioni un decennio la rubrica Approfondilibri su Edicolaweb ed è il blogger subacquee, fotografia, scienza e tecnologia. Fin da giovane età e dai del sito ‘Confutatio’ dove sostiene primi studi scolastici è rimasto affa- una forte e strutturata polemica versus la teoria dell’Autore Mauro scinato dalla cultura egizia e dalle

57


Biglino. Curerà un ciclo di conferenze per conto dell’Associazione AGE mirato a presentare temi di ‘archeomisterica’ ed Eterodossia ad un pubblico di giovani al fine di illustrare realtà e mistificazioni nell’era del web. Fabio Marino Nato nel 1964, è Medico. Appassionato di Paranormale, Ufologia, Archeologia Misteriosa ed Insolito fin dall’adolescenza, ha sviluppato una vastissima esperienza sperimentale sul campo. Da parecchio tempo si occupa di evidenza di Civiltà “prediluviane” e di Egitto, principalmente predinastico, e di Archeologia biblica. Attualmente si dedica alla divulgazione, con particolare attenzione alla comunicazione del criterio scientifico applicato alle Scienze “di confine”, e alla ricerca e proposizione di un metodo di studio rigoroso e scientificamente valido in questo campo. Collabora da anni alla rivista telematica “Tracce d’Eternità” (di cui è uno dei maggiori redattori, nonché curatore dell’archivio completo), a “Signs” (del cui Comitato Scientifico fa parte) e alla nota rivista cartacea “Xtimes“; è Amministratore di diverse pagine e gruppi Facebook. Fra i suoi numerosi hobby attualmente non coltivabili, figura l’Astronomia, altra passione ultratrentennale. Gianluca Rampini Nasce a Trieste il 15 febbraio 1974. Dopo un percorso scolastico tradizionale decide di non proseguire gli studi a livello universitario e di entrare nel mondo del lavoro. Provando varie strade trova nel 2008 la sua collocazione nel mondo della cooperazione sociale entrando nella Cooperativa Sociale Lavoratori Uniti Franco Basaglia, dove è ora Responsabile del Sistema Gestione Qualità e Ambiente. Parallelamente si sviluppano molto presto due passioni slegate dal mondo professionale:l’interesse per tutti gli argomenti

non convenzionali, con particolare attenzione per l’ufologia e la passione per la scrittura in genere. Partecipa a decine di conferenze ufologiche in giro per l’Italia ma entrambe prendono corpo tra il 2006 e il 2007 quando comincia a collaborare saltuariamente con siti del settore sino a stabilire una collaborazione stabile con la rivista “Tracce d’Eternità” prima e con Xtimes poi. Collaborazioni tutt’ora in essere. Per Tracce scrive, oltre a numerosi articoli, quasi sempre l’editoriale “Note a margine” e ha, negli anni, raccolto numerose interviste con i principali ricercatori del settore di tutto il mondo. Sul fronte editoriale pubblica il suo primo romanzo intitolato “Le colpe del padre” edito dalla Giraldi Editore, con il quale prova a coniugare entrambe le sue passioni. Il romanzo infatti è uno scenario ipotetico collegato alla questione ufologica trasposto appunto in forma romanzata. In corso d’opera ed in dirittura d’arrivo, al momento della stesura di questa biografia, un secondo. Biagio Russo Nato nel 1958 in Umbria, Biagio Russo è cresciuto in Toscana dove è riuscito a realizzare uno dei suoi primi sogni di ragazzo: trasformare in professione la sua grande passione per la musica. Per continuità di studi tecnici intrapresi, successivamente ha lavorato e lavora tuttora nel settore bancario. Ma l’attrazione per i misteri delle civiltà antiche e più in genere per l’ignoto, è stata una costante irrinunciabile che da giovanissimo fino ad oggi ha occupato gran parte della sua vita. Col tempo ha concentrato i suoi studi sul mondo dei Sumeri, prima grande civiltà depositaria di tesori inestimabili di conoscenza. Oltre alla pubblicazione del libro “Schiavi degli Dei” nel Dicembre 2009, riproposto poi con Drakon Edizioni nel Febbraio 2010, collabora a riviste e programmi radiotelevi-

58

sivi nazionali di settore con articoli, interventi e interviste. Enrico Travaini Nato nel 1992 in Piemonte, diploma superiore ad indirizzo tecnico e attività sociali (specializzazione in dirigente di comunità), attualmente studente universitario di Economia Aziendale. Appassionato di Psicologia, Fisica e Storia. Inizia il “percorso” di blogger nel 2009 come collaboratore in alcuni siti di informatica per ragazzi ormai non più attivi. Nel 2011 crea il blog “OltreVerso” dove raccoglie articoli dal web; attualmente, grazie alla collaborazione di ASPIS, rinominato OltreVersoProject . Collabora inoltre con i siti Informiamo.altervista.org e Terrae incognitae, Finis Terrae (orizzonteassoluto) , amministra alcune pagine e gruppi Facebook. Carmelo Scuderi Nato a Catania nel 1970, chimico, Consulente in Tecnologie 3G nel settore delle Telecomunicazioni. Ricercatore attivo in ambito ufologico e dell’Archeologia di confine, a partire dal 1999 attraverso internet allaccia rapporti di collaborazione con i più importanti Scrittori e Ricercatori italiani del settore, divenendo un attivo divulgatore in rete di notizie a carattere scientifico e di argomento ufologico. Nel 2000 fonda “Arkosc“, aperiodico telematico di informazione ufologica, poi seguito ed affiancato dalla mailing-list “Chucara 2000“. Malgrado la predilezione per l’ambiente telematico lo porti a pubblicare i suoi articoli esclusivamente su Internet, si segnala come un valido field investigator, in particolare in Sicilia. Ospite fisso delle conferenze tenute dal CUN Sicilia, conduce una ricerca sui misteri dei crop circles e uno studio sulla tecnologia aerea e i suoi sviluppi dal 1947 ad oggi.


ROBERTO BOMMARITO INTERVISTA

FABIO MARINO E PIER GIORGIO LEPORI IN OCCASIONE DELLA NASCITA DI ASPIS GIA’ PUBBLICATA SULLA RIVISTA SKAN MAGAZINE N. 17

Atlantide, Antico Egitto e le nuove frontiere della ricerca eterodossa: un'intervista ai ricercatori Fabio Marino e Pier Giorgio Lepori in occasione della nascita di ASPIS, Associazione Scientifica per il Progresso Interdisciplinare delle Scienze. Le nuove tecnologie, come ogni altra invenzione umana, sono una lama a doppio taglio. La rete globale ha aperto illimitati orizzonti nel campo della comunicazione. Al contempo, però, forse mai come in questa fase della storia umana la falsa informazione ha avuto tanto terreno fertile a disposizione per crescere e propagarsi. È proprio per questo che in occasione della nascita dell'ASPIS, Associazione Scientifica per il Progresso Interdisciplinare delle Scienze, sono contento - e sopratutto onorato - di ospitare all'interno della rubrica Una Voce da Malta gli stimati ricercatori Fabio Marino e Pier Giorgio Lepori.

ne scientifica, e fin dalla prima adolescenza, grazie alla "cura" di uno zio residente a Roma, ma con cui ho sempre avuto legami molto stretti, mi sono interessato all' "Insolito" in generale. Ho compiuFM: Certo! Prima, però, voglio rin- to i miei primi esperimenti di regigraziare te e la tua rubrica per strazione delle voci magnetofoniche (oggi noti con il termine di l'opportunità che ci concedi con "E.V.P.") fin dal Luglio del 1977 questa intervista. Sono nato nel 1964 e sono Medico, con formacon notevoli ed interessantissimi zione classica ma forte inclinazio- risultati, contemporaneamente interessandomi ad UFOlogia e Clipeologia. In capo a pochi anni, avevo già una vastissima biblioteca comprendente, ad esempio, tutti i libri del mito degli anni '70, il mai abbastanza compianto Peter Kolosimo; un grande e notevole impulso alla mia formazione specifica e alla mia visione di queste tematiche mi deriva dall'Umanesimo Scientifico propugnato dai Grandi che, negli anni '70 e fino ai RB: I vostri nomi sono ben noti nel panorama italiano della ricerca eterodossa. Ma, per chi non vi conoscesse ancora, che ne direste di presentarvi brevemente?

59

primi anni '90 del secolo scorso, scrivevano da veri Maestri sul "Giornale dei Misteri". Mi riferisco a personaggi del calibro di Cassoli, Boncompagni, Conti, Sani, all'allora famoso Centro di Studi e Ricerche Culturali di Prato (attivissimo nel campo della Miracolistica) e a tutto lo squadrone della "Corrado Tedeschi Edizioni", di cui possiedo


ziale della Natura, da immaginare come il tracciato del battito cardiaco su un ECG. RB: Da quale necessità nasce l'ASPIS e quali sono i suoi principali obiettivi?

nostra umanità. Sul web forse è più noto lo pseudonimo ‘Archeomisterica’, con il quale tengo conferenze – soprattutto in Biblioteca Zavatti a Civitanova Marche – e firmo le mie riflessioni. L’Eterodossia è ciò che potrei definire la mia ‘ultima frontiera’, quella visione dell’uomo improntata sull’importanza rivestita dal Mito e da una concezione ‘circolare’ dell’esistenza, un processo di corsi e ricorsi non soltanto intuiti filosoficamente ma basati sull’osservazione delle stelle, primo ‘grande amore’ celeste che ha arricchito la spiritualità di un’umanità transitata dai miti ctoni a quelli uranici, sulla Precessione degli Equinozi che i nostri grandi ‘maestri’ eterodossi, De Santillana assieme a Von Dechend, hanno riconosciuto nel linguaggio mitologico delle antiche civiltà. Siamo, sono convinto, di non appartenere alla prima grande civiltà tecnologicamente e anPGL: Molto volentieri e sono ono- tropologicamente avanzata: noi rato io per lo spazio che mi avete siamo oggi ciò che furono umaniconcesso. Mi chiamo Pier Giorgio tà scomparse ieri, probabilmente cancellate da cataclismi periodici Lepori, sono un ricercatore indipendente, appassionato di enigmi che il Mito chiama ‘diluvi’: in realtà sono la normale ritmica esistenche riguardano il passato della l'intera "Biblioteca del Mistero". Nel corso del tempo, pur mantenendo il mio interesse per il Paranormale, ho spostato la mia principale attenzione, per quanto riguarda il campo strettamente hobbistico, all'Astronomia (possiedo 6 telescopi e svariate attrezzature), e, per ciò che concerne un'attività più approfondita, allo studio di ipotesi alternative allo sviluppo storico convenzionale ed ortodosso, con particolare riguardo all'Egitto (e alla sua preistoria) e all'Archeologia biblica, ovviamente in un quadro sicuramente eterodosso. Attualmente, oltre a diversi gruppi Facebook sul tema, collaboro alle riviste digitali "Tracce d'Eternità" dell'amico Simone Barcelli e a "Signs" di Roberto La Paglia; numerosi miei articoli su fatti biblici di presunta matrice clipeologica sono apparsi quest'anno sulla rivista cartacea "Xtimes".

60

FM: L'A.S.P.I.S. nasce dalla constatazione che, nel panorama eterodosso italiano (ma non solo), esistono troppe iniziative lodevoli, ma scollegate ed individuali. Potrei riassumere la ragion d'essere dell'Associazione citando i Pink Floyd: "United we stand, divided we fall". Sono infatti convinto che, davanti alla dicotomia facile creduloneria/scetticismo ad oltranza, sia indispensabile mantenere la barra a dritta per tutti i Ricercatori, indipendenti o no, che siano realmente desiderosi di trovare risposte, mai definitive ma necessarie per il progresso della conoscenza della Storia, nell'ambito non di astruse quanto improbabili teorizzazioni né all'interno di gretta ottusaggine volta a conservare l'esistente, ma utilizzando il pensiero speculativo e l'analisi del Mito, fra gli altri strumenti, come forma di conoscenza volutamente trasmessa da parte dei nostri Antenati. Il tutto, ovviamente, in un ambito strettamente scientifico, con mentalità aperta, mettendo in discussione molto dell'attuale paradigma scientifico, sulla scorta delle indicazioni, fra gli altri, di Kuhn e Grof. PGL: ASPIS è un progetto teso a trasformare l’Eterodossia da carnet disordinatamente pieno di enigmi a un sistema di pensiero strutturato secondo i canoni della scienza ortodossa. Mi spiego meglio: accettare ad esempio la tesi funeraria del complesso di al-Jizah è una follia culturale ma soprat-


tutto un freno alla comprensione di ciò che fu davvero l’umanità in passato, anzi: una certa umanità. Applicare il metodo lineare in ogni angolo del pianeta o della Storia è sinceramente un attentato al buon senso. Provate a considerare il megalitismo: dove è possibile applicare la linearità progressuale quando la crasi tra civiltà e cronologie profondamente diverse è sotto gli occhi di tutti? RB: Ci potreste dare una definizione della ricerca eterodossa?

tesi secondo cui le figure sacre presenti nei testi sacri siano in realtà entità aliene. Iniziato negli anni '60, oggi – anche grazie a internet e programmi televisivi come Ancient Aliens di History Channel – il neoevemerismo comincia a prendere piede anche nella cultura mainstream. Esistono però dei grossi problemi, per quanto riguarda il neovemerismo, che purtroppo vengono raramente sottolineati. Vi andrebbe di illustrarceli?

FM: Molto in breve, penso che la migliore definizione sia parafrasare Albert Szent Gyorgy: "Eterodosso è chi vede ciò che tutti gli altri hanno visto, e pensa ciò che nessun altro ha pensato". Per quanto applicabile a molti altri campi, è una definizione che mi piace molto!

FM: Sul tema ho scritto numerosi articoli e compiuto parecchi studi, come Pier Giorgio, e il mio sodalizio con lui è nato anche su questo. Sintetizzando al massimo, penso che il neoevemerismo pecchi in primo luogo sotto il profilo teorico, essendo incapace, in realtà, di fornire risposte serie e convincenti. Limitarsi ad affermare che gli dèi dell'Antichità, JHWH, Dio e un po' tutte le altre divinità siano in realtà degli alieni sbarcati da chissà dove ha la stessa valenza scientifica di affermare che l'asino un tempo volava. Nessuno nota, ad esempio, che le manifestazioni di questi presunti alieni sarebbero durate per millenni, per poi spari-

PGL: La scienza ufficiale è definita Ortodossia, il vocabolo composito di origine greca ha il significato di ‘retta opinione’; Eterodossia, stessa origine etimologica, ha come significato ‘altra opinione’. Si tratta di un punto di vista diverso, un panorama cognitivo che considera l’evidenza dei fatti da un’altra angolatura. In più ‘retta opinione’ è spesso confusa con ‘convenzione’: lì dove l’Ortodossia non riesce a dare una spiegazione credibile, spesso se la cava con un’imposizione gnoseologica. È questa una deontologia assai discutibile. Come dice il mio amico Fabio Marino ‘Eterodosso è colui il quale ha visto ciò che hanno visto tutti ma ha pensato ciò che nessuno ha pensato’ parafrasando un grande scienziato come Gyorgy. RB: Una delle correnti più diffuse nel campo della ricerca alternativa è il neoevemerismo, ovvero la

61

re senza apparente motivo; nessuno sottolinea che non esiste alcuna costruzione teorica credibile in grado di spiegare, ad esempio, da dove venissero e cosa cercassero sul nostro pianeta. Anzi, a ben guardare sembra quasi di rivedere, in questi supposti alieni, noi stessi, con le nostre medesime debolezze e cupidigie: che sia un fatto di proiezione, in termini dinamici? Per non parlare, poi, delle cospicue aberrazioni linguistiche messe in mostra in traduzioni "letterali" che sono intanto assolutamente scorrette e del tutto inesatte (come ripetutamente dimostrato da molti, fra cui, molto modestamente, Pier Giorgio e me stesso), con l'aggravante di partire da posizioni preconcette (maldestramente celate) sulla base di un assai sospetto "facciamo finta che...". In questo modo si costruiscono le favole, non le ipotesi. Aggiungo, infine, che il Neoevemerismo non tiene in minimo conto la possibile valenza archetipica e psicologica di certi racconti, sacri o no. Insomma, nonostante il relativo successo di questa "corrente di pensiero", con buona pace di Downing (autore, nei '60, de "La Bibbia e i dischi volanti") e


dei suoi emuli non vi è nulla di serio in tutto ciò. Diverso, invece, il discorso per la Clipeologia. PGL: ‘Mi rimetto alla clemenza della Corte…’ (sorriso). Su questo argomento Fabio è molto più ferrato di me; darò comunque la mia interpretazione in tal senso. Evemero da Messina, IV-III sec. a. C., formulò un pensiero decisamente diverso e più credibile su questa storia. In sostanza egli affermava, con un agnosticismo antelitteram, la presenza in passato di uomini straordinari ai quali l’umanità – ma soprattutto il trascorrere del tempo (non ultimi cataclismi di cesura sulla continuità storica delle civiltà) – tributò onori divini facendoli assurgere agli altari della devozione. Questa visione, oltretutto, non è così distante da certa Eterodossia: il termine ‘giganti’ che troviamo nel Genesi, ad esempio, in greco è espresso come ‘oi ghigàntes’ alla lettera non tanto ‘giganti’ (italianizzazione) quanto ‘i più grandi sulla terra’. Aggiungo: ad una più attenta analisi etimologica scopriamo che la radice gamma-iota o gamma-eta fa da sostrato anche ai verbi ‘ghignosco’ e ‘ghignomai’ (‘conosco’ e ‘sono nato’) e di seguito al sostantivo ‘ghè’ (‘terra’). Il risultato è: ‘coloro che erano nati sulla terra e possedevano la conoscenza’. I neoevemeristi alla Alford, Von Daeniken, Tsoukalos e non ultimo Sitchin consideravano invece i ‘giganti’ come coloro che ‘discesero dal cielo’: tra traduzioni errate e interpretazioni personali potremmo parlarne per ore… Inoltre la paleostranautica, tranne indizi basati sulla personalistica lettura di alcuni reperti, non ha mai evidenziato prove definitive

condo luogo, la netta sensazione di "retaggio" che molte Civiltà rimandano, ad un'analisi anche solo superficiale. Qui stiamo parlando, insomma, di un'epoca ben anteriore a quella che noi immaginiamo, probabilmente dell'ordine di grandezza di un Anno Platonico RB: Uno dei temi che ha sempre (pari a 25.920 anni), che ha voluto affascinato e continua ad affasci- trasmettere se stessa attraverso nare la gente è quello di Atlanti- l'artificio del Mito nel corso polvede. Da una prospettiva eterodos- roso dei millenni perché si serbasse memoria di un passato che alsa, a cosa si riferisce davvero il trimenti non avremmo mai nemmito di Platone? meno sospettato. FM: Bella domanda! La mia idea, PGL: Ad un continente perduto che credo di condividere fondaesistito in epoca antidiluviana. mentalmente con i membri di AAddirittura ad una delle radici inSPIS, sia che, in buona sostanza, l'idea di Atlantide, oltre le indub- terpretative e cognitive dell’intera vicenda storica umana. Il problebie stratificazioni archetipiche, antropologiche e culturali, si riferi- ma maggiormente affrontato sca alle reminiscenza di una pree- dall’Eterodossia per giustificare sistente Civiltà Globale, cancellata una presenza insulare in Atlantico dal tempo e nel tempo ben prima è la tettonica a placche: secondo di quanto noi immaginiamo. Trop- questa teoria, figlia delle Deriva pi indizi, infatti, conducono a due Continentale di Wegener, non vi aspetti: in primo luogo, la costan- sarebbe posto per Atlantide nella te similitudine di moltissime Civil- Dorsale medio-atlantica. Peccato tà del passato, insieme al "corpus" però che esista l’Islanda che non solo è viva e vegeta ma è un prodei Miti, ben illustrati nel fondamentale "Mulino di Amleto" di de dotto del lavoro effusivo, continuo, della Dorsale. E se vi è Santillana e von Dechend; in sema indizi probatori spesso deboli oggettivamente e interpretabili in senso eterodosso come manufatti appartenenti a civiltà scomparse che raggiunsero vette cognitive tali da non invidiare minimamente le odierne.

62


l’Islanda non si possono escludere affioramenti insulari in epoche trascorse aggiungendo, oltretutto, l’abbassamento del livello oceanico in epoca glaciale di circa 180 metri medi e il sollevamento dei fondali ad opera del rimbalzo isostatico dettato dai continenti allora esistenti di gran lunga più pesanti a causa di calotte da km di permafrost che premevano sul Mantello: fa circa 210 metri di dislivello medi. Tivoli, l’antica Tibur, rispetto al livello di Roma (non più di 20 metri s.l.m.) si trova a 235 metri d’altezza s.l.m., oggi conta 60.000 abitanti e in passato contrastò l’egemonia romana. Se tanto mi dà tanto… RB: Altro tema molto coinvolgente è senza dubbio quello dell'Antico Egitto. Adottando sempre un punto di vista eterodosso, come andrebbe rivisitata la concezione che abbiamo di questa antica civiltà?

di Gizah, poi, sono di fatto impossibili da replicare con la supposta strumentazione degli Egizi del III Millennio a.C., come indirettamente ha dimostrato, checché se ne dica, il Progetto NOVA di un ortodosso come Lehner. Per non parlare della Sfinge, la cui costruzione va certamente retrodata, sulla scorta di oggettive analisi geologiche, di qualche millennio, un fatto contestato ormai solo da chi è abbarbicato ad una visione retriva e riduttiva della Storia dell'Umanità. PGL: Primo, in assoluto, contestare la presa d’atto che detta civiltà sia nata già ‘vecchia’, ‘matura’. È sinceramente assurdo. Poi rivedere le tesi di T.G.H. James sull’assoluta indiscutibilità dei culti solari quando, testi di Unas in primis, si parla di religione stellare e pertanto molto più antica e adiacente al passaggio tra culti ctoni e culti celesti. E perché non considerare l’egittologa Jane Sellers come ‘spina nel fianco’ dell’accademia? O Sir Edwards a lungo direttore del British? Personalmente seguo molto West e de Lubicz poiché ho trovato riscontri qabbalistici e aderenti alle culture mesopotamiche residenti a pochissima distanza dall’Egitto. La strada è ancora lunga…

cedenza. L'inimitabilità di centinaia di monumenti, il "fil rouge" che appare legare nello spazio e nel tempo tutte le grandi civiltà del passato, il complesso dei miti e delle credenze condivisi, nelle linee generali e talora nei dettagli, dalla gran parte dei popoli antichi sono elementi che introducono ben più di un semplice sospetto sul problema della effettiva esistenza di una Civiltà altamente progredita alle radici del tempo. E per progredita intendo un grado culturale, tecnologico e di sviluppo globale almeno pari alla nostra. Più probabilmente superiore. A mio parere, il punto non è "se" una simile Società sia esistita. Il punto è "quando" è esistita. E questa ricerca è, in definitiva, la ragion d'essere dell'ASPIS.

PGL: ‘Horribile visu atque dictu’ ma è la stessa Ortodossia che fornisce un quadro chiaro della preistoria in tal senso. I ceppi umani nei precedenti 5 milioni di anni di storia non sono mai stati assolutaFM: Qui mi inviti a nozze, e rimente conseguenti l’uno all’altro schierei di dilungarmi eccessivabensì – spesso – contemporanei. mente. In ogni caso, la risposta è: Questo rivoluziona l’immagine a "secondo i medesimi criteri di Atdue dimensioni che va dal Proconlantide". Personalmente, per esul al Sapiens: l’idea reale di quesempio, ho analizzato, con gli ocsta avventura si struttura su di un chi di Medico (quale in effetti sopiano tridimensionale in cui è posno) un paio di elementi del Mito sibile identificare periodi di conviegizio: nello specifico, la cerimonia venza anche superiori ai 100.000 dell'apertura della bocca e il mito di Osiride. In entrambi emergono, RB: Quando si parla di preistoria, anni come nel caso Neanderthalse si legge oltre le righe, il chiaro la prima immagine che salta alla Sapiens. Purtroppo la convenzione non aiuta poiché diktat imposti segno di un racconto di chi vuole mente è quella del cavernicolo sulla considerazione del Sapiens che trascina per i capelli la sua spiegare qualcosa che non capisce, e che è correlabile a tecniche donna. Eppure la realtà dei fatti dovrebbero essere rivisti in chiave eterodossa. Sembra sia un divieto rianimatorie. L'ossessione tipica- potrebbe essere molto diversa. Qual è l'evidenza a sostegno del- culturalmente strutturale. mente egizia per l'Aldilà e la Resurrezione fa pensare alla distor- la possibilità che sia esistita una RB: Essenziale ai fini della ricerca civiltà avanzata antecedente sione di pratiche realmente eterodossa è la comprensione del "vissute" in epoca remota, e con- quella storica? mito. Cos'è il mito e in cosa consifusamente mantenuta nelle pieste la sua importanza? FM: Praticamente ognuno degli ghe di quello che noi chiamiamo "Mito". Le stesse Grandi Piramidi aspetti a cui ho fatto cenno in pre-

63


RB: È stato un vero piacere avervi ospiti su queste pagine e spero di potervi ospitare di nuovo in futuPGL: Tre sono le considerazioni da ro. Prima di lasciarci, però, vi andrebbe di indicarci alcuni siti da fare: mito come fantasia, mito come visione dell’esistenza, mito voi curati dove le persone interessate possano informarsi ulteriorcome cover-up. Non è banale, tutt’altro. Prendiamo ad esempio mente sui temi che abbiamo apil più famoso tra i miti, il Diluvio. pena trattato? Qualora fosse una fantasia, bisognerebbe spiegare perché esso si FM: Naturalmente! In primo luomoltiplica per oltre 500 racconti in go, segnalo il sito dell'ASPIS, ragtutto il mondo tra civiltà oggetti- giungibile all'indirizzo http:// vamente distanti tra loro in termi- www.associazioneaspis.net; poi, il ni temporali e geografici; la visio- sito http:// ne esistenziale introdurrebbe co- tracce.orizzonteassoluto.com, che munque ad un inconscio collettivo comprende tutta la produzione junghiano di complessa interpre- PDF della rivista "Tracce d'Eternità" diretta da un altro fondatore tazione; come metafora di un evento realmente accaduto, cover- di ASPIS, Simone Barcelli. Segnalo anche, seppur rivolto ad un pubup – ‘copertura’, è direttamente blico in qualche modo meno sofiproporzionale al pensiero eterodosso, catastrofista, in cui si giu- sticato, http:// www.orizzonteassoluto.info; per stifica un ricordo rimosso e trafinire, se mi consenti l'immodestia, sformato in culto a causa il mio sito di Astronomia, con le dell’enorme shock subito mie immagini, all'indirizzo http:// dall’umanità. Una data? Circa il 10.000 a.C. epoca coincidente con www.orizzonteassoluto.com la fine, critica, del Pleistocene e dell’ultima glaciazione Wurm. Una PGL: A quelli già nominati da Fadata misteriosamente coerente bio, aggiungerei Archeomisterica con il racconto platonico (www.archeomisterica.com). Andell’Atlantide. Troppe coincidenze cora grazie a tutti voi. enunciano una teoria. cammino della nostra Società su questo pianeta.

FM: Per come l'Eterodossia interpreta il Mito, esso è null'altro che ciò che pretende di essere: il resoconto semplificato di un complesso sistema di conoscenza, ritenuto indispensabile per il genere umano. La sua importanza corrisponde proprio alla necessità di comprendere come mai alcuni elementi sicuramente astronomici (penso alla Precessione degli Equinozi, ma non è che una semplificazione) siano stati considerati così vitali, da necessitare di una trasmissione, in forme svariate e talvolta altamente poetiche, oltre i confini del tempo. Capire e disvelare questa necessità può rappresentare un fatto vitale per il prosieguo del

64


Tracce d'eternità 23