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iperventilatoria); nell’apparato urogenitale (dolori mestruali, impotenza, eiaculazione precoce o anorgasmia, enuresi, frigidità, eiaculazione precoce); nel sistema cutaneo (psoriasi, acne, dermatite atopica, prurito, orticaria, secchezza della cute e delle mucose, sudorazione profusa); nel sistema muscoloscheletrico (cefalea tensiva, crampi muscolari, torcicollo, mialgia, artrite, dolori al rachide, cefalea nucale). Il TA, lavorando prevalentemente sul sistema nervoso autonomo e soprattutto sull’equilibrio tra sistema ortosimpatico e parasimpatico, è particolarmente indicato per il trattamento di tutti i disturbi sopracitati.

CARDIOPATIE: PREVENZIONE DI RECIDIVE E RIABILITAZIONE

Numerosi studi hanno dimostrato che i fattori di rischio psicosociale influenzano considerevolmente la malattia coronarica, nel senso che tali fattori sono associati a una maggiore probabilità che si verifichino l’aterosclerosi oppure un evento cardiaco sfavorevole. I fattori di rischio psicosociale che incidono sulla malattia coronarica possono essere divisi in due categorie: fattori emozionali (disturbi d’ansia, depressione, ostilità, rabbia); cause di stress cronico (scarso supporto sociale, stress lavorativo, ecc). Generalmente essi si influenzano reciprocamente e questo indica che qualunque situazione di vita in grado di provocare una risposta emotiva negativa cronica in un individuo potrebbe portare alla comparsa o all’accentuazione dell’aterosclerosi. È stato dimostrato che i fattori di rischio psicosociale, agendo su determinati meccanismi fisiopatologici, promuovono la malattia dell’arteria coronaria, l’aterosclerosi e gli eventi cardiaci sfavorevoli in una misura che è paragonabile a quella del rischio prodotto dai fattori di rischio considerati tradizionali nella cardiologia pratica. Al fine di prevenire un aggravamento della situazione, una recidiva o un peggioramento è importante seguire interventi mirati alla gestione di tutti i fattori di rischio sia fisici sia psicosociali. Oltre ai tradizionali interventi, come ad esempio l’esercizio fisico, il counseling nutrizionale e la terapia farmacologica, è molto importante un supporto psicologico grazie al quale imparare anche tecniche di rilassamento. Esistono numerosi studi scientifici che dimostrano come una terapia di rilassamento abbinata al programma di riabilitazione cardiovascolare ne migliori i risultati: l’apprendimento di tecniche di rilassamento può costituire un valido aiuto per chi abbia subito un infarto. Una di queste tecniche è il training autogeno, che permette di gestire in maniera efficace l’ansia che può subentrare nel paziente dopo la malattia. Il training autogeno ci invita ad ascoltare il nostro corpo e a prendere contatto con esso in una situazione distesa in cui non si corre alcun pericolo e il cuore pulsa in modo calmo e regolare. Ciò riveste un particolare significato in un paziente infartuato che sperimenta un vissuto di “corpo malato”, non più integro, di cui non sa se potrà ancora fidarsi. Attraverso l’atteggiamento del lasciarsi andare e dell’ascolto, questa tecnica offre la possibilità di riappacificarsi con la parte offesa, l’occasione per ricominciare a fidarsi del proprio cuore affidandosi a meccanismi di autoregolazione inconsapevoli e non sotto il controllo diretto della volontà.

TRAINING AUTOGENO

IN AZIENDA: PIÙ QUALITÀ AL LAVORO, PIÙ VALORE ALLA VITA Il TA, oltre a produrre miglioramenti nell’approccio del singolo individuo al lavoro, ha ottenuto un grande successo come strumento di formazione delle équipe professionali comportando ricadute positive sul rendimento in azienda, sulla capacità di limitare lo stress e sull’assenteismo legato a problematiche di questo tipo. Spesso capita che personale molto qualificato non raggiunga i risultati desiderati a causa della scarsa capacità di lavorare in gruppo e della mancata condivisione degli obiettivi. È noto che ambienti nevrotici e ostili favoriscono l’insorgenza di somatizzazioni da stress, con elevati costi sociali e aziendali, mentre una squadra tranquilla, concentrata, collaborativa e motivata vince ogni sfida. Come si può raggiungere

questa condizione? In che modo il clima lavorativo può cambiare? L’intervento dello psicologo attraverso l’utilizzo delle tecniche di rilassamento è volto a sviluppare l’intelligenza emotiva del personale promuovendo una buona gestione delle relazioni interpersonali, migliorando la loro qualità di vita lavorativa con la massima attenzione all’individuo e alle sue problematiche interiori. Imparando a combattere ansia da prestazione, stress e aggressività, si instaurano relazioni virtuose, di condivisione e di vera collaborazione: questi sono i presupposti per il funzionamento perfetto di una équipe professionale. Una migliore qualità di lavoro, in un ambiente sereno, si trasforma in una migliore qualità di vita che fa bene ai collaboratori e giova all’azienda. Una nuova via? Sicuramente un approccio rivoluzionario ed efficace, volto alla qualità, al profitto, al rapporto umano attraverso il quale dare un valore aggiunto alla politica aziendale, accrescere la capacità relazionale dei singoli e la forza strategica e operativa del gruppo.

PSICOLOGIA

DELLO SPORT E MENTAL TRAINING: VINCERE LO STRESS E DARE IL MASSIMO Nello sport l’allenamento riveste un’importanza sostanziale, ma si è visto che oltre un certo punto non è sufficiente: esso è a volte troppo rigido e si concentra esclusivamente sul corpo ignorando la mente. Lo sport non è semplicemente il rendimento del corpo: si può raggiungere la prestazione massimale solo quando mente e corpo sono coordinati, sono tutt’uno. Molti sportivi si sono resi conto di questo e si sono rivolti al Training Autogeno e al mental training. I benefici che ne derivano sono numerosi e non riguardano soltanto il rilassamento e la calma. Soggetti sani traggono grande giovamento dallo stato di rilassamento profondo generato durante la seduta di Training Autogeno: si accelera il recupero sulla fatica prodotta negli allenamenti più duri, si attenuano sensibilmente la dolenzia muscolare e le infiammazioni, si sciolgono contratture dolorose, si arriva a sfruttare al massimo le proprie possibilità, si giunge a compiere i movimenti con scioltezza e leggerezza, si acquisisce maggiore lucidità mentale nei momenti difficili, si risolvono problemi di nervosismo generalizzato collegati a stadi di insonnia prima della gara, si e l i m i n a l’eccessiva ansia da prestazione e diminuiscono le risorse inutilmente perse a causa delle t e n s i o n i muscolari. É importante visualizzare sempre ogni dettaglio, avere la percezione di fare gli esercizi, sentire i muscoli e le emozioni. Importante è inoltre superare le barriere psicologiche creando un atteggiamento mentale adeguato di fiducia in sé e di pensiero positivo: questo permette di concentrare le energie positive e raggiungere in questo modo il pieno potenziale. A volte gli unici limiti sono quelli mentali, la convinzione insieme all’allenamento è indispensabile. Esemplare è l’esperienza di H. Lindemann, che nel 1956 attraversò l’oceano Atlantico in 72 giorni con un canotto. Dopo essersi allenato mesi con il TA, esso fu per lui la principale risorsa in questa impresa. È stato dimostrato che il Training Autogeno, come doping psichico naturale e consentito, può provocare miglioramenti nelle prestazioni e che il doping chimico non ottiene risultati migliori rispetto ai casi in cui l’atleta supera la barriera psichica delle prestazioni tramite una reale e intensa motivazione.

Tecniche di rilassamento: alla ricerca dell’equilibrio tra mente e corpo aa cura cura di di Dott.ssa Dott.ssa Simona Simona Ruggeri Ruggeri IMPARARE

A RILASSARSI Sempre più spesso durante la nostra vita ci troviamo ad essere freneticamente attivi e sotto pressione: dobbiamo svolgere le nostre faccende in tempi ristretti, rispettare le scadenze, ricordare molti impegni, assolvere compiti professionali e familiari che spesso ci creano preoccupazioni. Tutto ciò ormai è divenuto un leitmotiv della nostra quotidianità. Spesso capita che a questi momenti della vita si associno sintomi fisici molto fastidiosi e invalidanti come insonnia, mancanza di appetito o fame nervosa, respiro affannoso o contratto, crampi e fastidi allo stomaco, nervosismo e tensione muscolare, cefalee e stanchezza persistente, solo per citare alcuni dei disturbi più comuni. Solitamente si pensa che l’unica soluzione sia quella di escludere dalla nostra vita ciò che crea tensione e nervosismo, ma non sempre si può eliminare la fonte dello stress in breve tempo, mentre è possibile apprendere delle specifiche tecniche che aiutino a gestire i sintomi più fastidiosi e invalidanti che questa situazione comporta e acquisire un nuovo stile di pensiero che ci permetta di affrontare in modo diverso i vari accadimenti della nostra vita. In altre parole, possiamo imparare a rilassarci, o meglio, possiamo recuperare questa capacità!

RILASSAMENTO: TORNARE

A STARE MEGLIO Basta guardare un neonato per accorgersi di come la natura umana sia in grado di rilassarsi in maniera del tutto innata; il suo respiro, la sua dolcezza e la sua tranquillità ci mostrano la nostra abilità naturale di distenderci. Purtroppo i ritmi stressanti della società odierna portano le persone, anche quelle molto giovani, a perdere questa abilità: fin da piccoli, preoccupazione, ansia e controllo fanno capolino nella nostra vita. Con il termine rilassamento, dal latino re- (“tornare a”) laxare (“stare meglio”), si fa r ife rim ento ad un particolare stato psicofisico caratterizzato da modificazioni specifiche dell’attività dell’organismo e da sensazioni psichiche percepite introspettivamente come benessere, serenità e tranquillità. Potremmo quindi dire che esso sia il raggiungimento della distensione psicofisica.

“Tensione e distensione formano un polarità presente in tutti gli aspetti della vita, dal biologico fino nell’anima e nello spirito” (Karl Jaspers). Esempio molto semplice del rapporto tra tensione-distensione è l’attività dei muscoli scheletrici (come l’alternanza ritmica di tensione e distensione nel camminare) o viscerali (come l’alternanza nell’attività cardiaca e respiratoria): la tensione è costituita dalla contrazione del muscolo, la distensione, invece, dal suo rilassamento. Se questa oscillazione tra tensione e distensione diventa troppo grande si esce dall’ambito della normalità: nei casi di tensione troppo forte, infatti, si può arrivare al crampo di singoli gruppi muscolari, come quello al polpaccio, o addirittura a una

c o ntr att ura del l’in ter a muscolatura. Ciò si può verificare anche negli organi interni, come nel caso della comparsa periodica di coliche o spasmi, episodi particolarmente dolorosi. In generale il nostro organismo ha necessità, per il proprio benessere psico-fisico, di trovare un equilibrio fra momenti di attivazione/tensione (regolati dal sistema nervoso autonomo ortosimpatico) e momenti di rilassamento/ distensione (regolati dal sistema nervoso autonomo parasimpatico). L’equilibrio funzionale per il nostro organismo è presente quando i due sistemi sopracitati si alternano in modo armonico: prima si attiva l’uno per fronteggiare la situazione e poi l’altro per permettere un naturale recupero. A lungo andare, la mancanza di equilibrio funzionale determina situazioni di stress acuto con conseguenze a volte importanti sul corpo e sulla psiche. Entro certi limiti la non-attivazione del parasimpatico, come ripresa da momenti di stress, può essere tollerata dall’organismo; oltre questi limiti il corpo comincia ad inviare messaggi chiari di esaurimento delle proprie risorse fino a giungere ad uno stato di prostrazione psicofisica. Mentre una forte tensione può causare problemi anche gravi, una distensione totale non è mai dannosa: ci avviciniamo ad essa nel riposo, ma in maniera più completa nel sonno, nel rilassamento progressivo e nel Training Autogeno. L’apprendere un modo per ritrovare la calma e l’equilibrio interiore potrebbe quindi aiutarci a sanare alcune situazioni disfunzionali o a mantenere e migliorare il proprio equilibrio. Le tecniche di rilassamento ci possono dare un grande aiuto per giungere alla calma interiore e all’equilibrio psicofisico che sta alla base del benessere.

RILASSAMENTO MUSCOLARE PROGRESSIVO (RMP):

Nei momenti di forte emozione lo stato generale dell’organismo si modifica: i battiti cardiaci accelerano, la pressione sanguigna aumenta, il sistema ormonale reagisce con scariche di adrenalina e la muscolatura del corpo è tesa: questo stato rispecchia la tensione


globale dell’individuo sia corporea che emotiva. Se il pericolo di una tensione eccessiva è effettivo, risulta necessario prevenirlo a c c u r a ta m e n t e: l’ a z i o ne d el rilassamento muscolare progressivo, con il suo effetto rilassante, inizia proprio qui. Sostanzialmente il metodo prende spunto dalla percezione delle modificazioni m usc olari per ottenere una trasformazione della sfera psichica e fisica distendendo la muscolatura scheletrica e dei vasi sanguigni fino a giunge re a l ri las s a m ento dell’individuo. Elaborato dal medico e psicofisiologo statunitense Edmund Jacobson il RMP è una tecnica che si basa sull’apprendimento di una progressiva e volontaria sequenza di contrazione e decontrazione di specifiche aree muscolari. La tecnica nasce in seguito all’osservazione del simultaneo verificarsi di tensione muscolare e inquietudine, ansia, stress e paura, e si basa sul reciproco rapporto tensione muscolare ‒ tensione psichica, distensione muscolare ‒ distensione psichica. Il rilassamento muscolare progressivo consiste in semplici movimenti corporei che promuovono uno stato di contrazione muscolare e, a differenza di altre tipologie di rilassamento, non utilizza la suggestione e non si basa sull’uso dell’immaginazione. Gli esercizi includono i distretti muscolari di mani, avambracci, braccia, piedi, gambe, cosce, glutei, collo, spalle, schiena, addome e viso. Attraverso l’RMP si ottiene il rilassamento dei muscoli e del corpo, si impara a discriminare tra lo stato di contrazione (molte volte inconsapevolmente mantenuta anche in fase di riposo) e decontrazione, raggiungendo quindi anche uno stato di distensione mentale. Mantenere per lunghi periodi una contrazione della muscolatura produce stanchezza fisica, dolore muscolare e in alcuni casi mal di testa. Un corpo disteso e rilassato beneficia di effetti positivi anche a livello cardiocircolatorio, respiratorio e del sonno.

significa che si genera da sé; ciò implica che una volta imparata la tecnica, ognuno la potrà applicare in modo del tutto indipendente attraverso una crescente capacità autonoma di “autosuggestione” che inizialmente viene guidata e insegnata da un esperto. Il fondamentale principio autogeno è proprio l’autogenicità: affinché questa si realizzi è importante che il paziente svolga gli esercizi in modo costante e autonomo. Il compito del terapeuta è dunque quello di illustrare progressivamente il metodo, supervisionare il lavoro individuale del paziente e favorire l’elaborazione del vissuto che emerge durante l’apprendimento degli esercizi. Diversamente dunque dall’ipnosi, il TA cerca di ridurre gli effetti suggestivi e di fornire al paziente uno strumento che possa poi essere utilizzato in modo autonomo. Attraverso una corretta acquisizione della pratica del TA è possibile ottenere dei benefici immediati e a lungo termine che portano al cambiamento dei processi psicofisici negativi che sono all’origine di molti disturbi psicosomatici. Questa tecnica rappresenta quindi uno strumento di cambiamento che opera a tre livelli: A livello fisiologico, favorendo un riequilibrio del Sistema Nervoso Vegetativo e del Sistema Endocrino, entrambi strettamente connessi ai vissuti emotivi; A livello fisico, migliorando lo stato di benessere e di salute generale; A livello psicologico, aiutando a ristrutturare le proprie reazioni negative e migliorando alcuni vissuti emotivi.

STRUTTURA DELLA TECNICA

Essa si compone di due cicli di esercizi: il ciclo inferiore ed il ciclo superiore. Gli esercizi insegnati come tecnica di rilassamento sono quelli che compongono il ciclo inferiore. Questi ultimi si dividono in due esercizi di base (pesantezza e calore) e quattro esercizi complementari (cuore, respirazione, plesso solare e fronte fresca). In un secondo momento a questi esercizi se ne aggiungono altri tre, denominati esercizi supplementari, che riguardano la zona del viso, degli occhi e la regione spalla-nuca. L’esecuzione del ciclo inferiore del TA si completa con gli esercizi anticipatori, la formulazione dei proponimenti (ossia obiettivi realistici che la persona si prefigge di raggiungere) e gli esercizi ridotti.

PRINCIPALI INDICAZIONI

L’efficacia del Training Autogeno è stata dimostrata da numerose ricerche scientifiche condotte fin dall’epoca della sua ideazione (J. H. “...Chi osò pensare di volare meglio degli uccelli, deve da essi anche Schultz, 1932). Attraverso l’apprendimento del TA si possono ottenere apprendere a lasciarsi andare , a saper cadere... passivamente, a diversi benefici: riposarsi nella calma...” (Rilke, da Schulz) • Recupero energetico;

TRAINING AUTOGENO

Il Training Autogeno (TA) è una tecnica di rilassamento che permette di focalizzare l’attenzione sulle diverse funzioni dell’organismo, di riportare tutto il corpo ad uno stato di equilibrio ed armonia e di migliorare il contatto con se stessi. Se praticato correttamente e con costanza rappresenta una risorsa dalle immense potenzialità per aiutare la mente sia a migliorare le quotidiane performance che ad alleviare disagi psicosomatici di vario tipo. Principalmente definito come una tecnica di rilassamento, esso dovrebbe essere piuttosto considerato una tecnica di cambiamento poiché produce in chi si allena delle modificazioni a livello fisiologico e psicologico. L’obiettivo del TA è quello di armonizzare corpo, mente e anima grazie ad un rilassamento autogeno; in questo modo le tensioni interiori possono venire fortemente ridotte fino a scomparire completamente. La meta viene raggiunta allenandosi a non fare. Questo metodo si basa sullo sviluppo dell’immaginazione. È stato dimostrato che le nostre idee e immagini mentali incidono sulle nostre sensazioni corporee, sull’umore e sullo stato emotivo. Ci sono, ad esempio, immagini o idee che creano tensione e sensazioni di spiacevolezza, altre invece che ci fanno sentire rilassati, ci fanno sentire bene. Con il termine training si intende un “allenamento” caratterizzato dall’apprendimento graduale di una serie di esercizi di concentrazione psichica passiva che, eseguiti in modo costante e regolare, consentono di raggiungere la distensione concentrativa. Autogeno

• •

Profondo benessere;

• •

Aumento della capacità di concentrazione e di memoria;

Miglioramento delle prestazioni sportive, lavorative, artistiche e scolastiche e accrescimento delle energie fisiche e psichiche; Riduzione della percezione del dolore e/o migliore controllo dello stesso (cefalee, dolori mestruali, dolori del parto, ecc.);

• Miglioramento dell’autocontrollo e della gestione di sé di fronte a situazioni emotive negative (stressanti) che provocano ansia; Risoluzione del problema dell’insonnia e miglioramento della qualità del sonno;

• • •

Diminuzione dell’ansia e delle paure/fobie;

• • •

Prevenzione e riduzione dello stress;

Prevenzione e cura dei disturbi psicosomatici (come emicrania, colite, asma, malattie della pelle, ulcera gastrica, nodo alla gola, ecc.) e dei disturbi psicosessuali; Riduzione della tensione muscolare;

I n c r e m e n t o dell’autoconsapevolezza delle emozioni e del proprio corpo; Miglioramento della regolazione vasomotoria e delle funzioni corporee normalmente involontarie (ad esempio l’attività dell’apparato gastrointestinale e il battito cardiaco).

Il TA permette inoltre di riscoprire uno spazio personale. Molte persone riferiscono spesso quanto sia difficile trovare pochi minuti soltanto per sé durante la giornata, al termine dei corsi di training autogeno questa abitudine è considerata uno dei maggiori vantaggi. Lo sapevi che… 10 minuti circa di TA corrispondono al recupero energetico di 1 ora di sonno?

AMBITI DI

APPLICAZIONE Oggi universalmente conosciuto, il TA è da molti anni oggetto di studi e di ricerche a livello mondiale per le varie applicazioni alle quali si presta. Viste tutte le indicazioni e gli effetti benefici che produce, gli ambiti di applicazione sono molteplici.

DISTURBI D’ANSIA,

ATTACCHI DI PANICO E FOBIE L’ansia, dal punto di vista etimologico, deriva dal latino “anxia” (da angere, s tr in ge re , s o ff oc ar e, privare dello spazio). L’ansia patologica, infatti, può essere vissuta come una prigione, in quanto tende ad abbassare sensibilmente la qualità della vita rendendo difficili compiti normalmente facili ed eliminando piano piano il piacere di vivere. L’ansia può essere descritta come un’emozione spiacevole accompagnata da un senso di insicurezza, di apprensione, di timore nei confronti di un pericolo e da sintomi fisici come l’aumento della frequenza cardiaca, l’insonnia, ecc. Essa è una reazione fisiologica dell’organismo con un’importante funzione di adattamento in quanto ci mette nelle condizioni ottimali per affrontare una situazione stressante, lottando o fuggendo; diventa patologica solo quando la sintomatologia ansiosa insorge in assenza di una circostanza pericolosa o quando è sproporzionata rispetto all’evento scatenante o permane una volta cessato il pericolo. In questi casi essa può arrivare anche a compromettere la vita di relazione e ad interagire con il normale svolgimento delle attività quotidiane. Le cause possono essere molteplici, così come le sue manifestazioni. In molti casi è particolarmente indicato il Training Autogeno, allo scopo di raggiungere gradualmente un maggior controllo dello stress, una riduzione generale della tensione emotiva e il recupero delle energie, anche grazie a un ridimensionamento spontaneo delle emozioni negative legate a determinati vissuti. Il TA esercita un’influenza sui sintomi proprio perché lavora sull’attesa della paura, che solitamente genera il circolo vizioso dell’attacco di ansia. Nella fase acuta del disturbo, può essere utile accostare il TA a terapie farmacologiche.

INSONNIA

Il sonno è una questione molto soggettiva. Alcune persone dormono 6 ore per notte e sono piene di energia durante il giorno, altre si sentono insoddisfatte se non riposano almeno 10 ore di fila. Alcuni vanno a letto tardi e fanno fatica ad alzarsi al m a t t i n o , a l t r i , indipendentemente dalle ore di sonno, si alzano presto anche se non hanno impegni mattutini. Tra i vari disturbi del sonno, l’insonnia è sicuramente il più frequente. Questo disturbo, però, può manifestarsi in modo diverso. L’insonnia può essere occasionale, se dura da una a tre notti ed è legata a una particolare preoccupazione; transitoria, se dura da tre notti a tre settimane, o cronica, se dura più di questo periodo. Viene definita di tipo iniziale quando non si riesce ad addormentarsi la sera, di tipo centrale se si hanno numerosi risvegli durante la notte e si fa fatica a riprendere sonno e di tipo tardivo se ci si sveglia troppo presto al mattino. Un sonno disturbato comporta serie conseguenze: stanchezza e

sonnolenza durante il giorno, difficoltà lavorative, eccessiva irritabilità e aumentata reattività agli stress, condizioni che possono creare delle tensioni nei rapporti personali. Lo stato di salute può risultarne compromesso. Come in quasi tutti i processi biologici e psicologici, anche nei disturbi del sonno non è possibile individuare un’unica causa. Alcuni fattori psicologici predispongono ad un disturbo del sonno: un atteggiamento ansioso nei confronti del futuro, eccessiva rimuginazione su ciò che si è fatto e bassa autostima. Molto spesso si innescano circoli viziosi che possono cronicizzare il disturbo anche per anni. Una persona può cominciare a soffrire di insonnia in un periodo in cui è particolarmente stressata o preoccupata per qualcosa, magari in un periodo di cambiamenti importanti. Infatti, spesso ciò accade in gravidanza o in menopausa per le donne e durante i primi mesi del pensionamento per gli uomini. Dormire poco per alcune notti se si hanno pensieri disturbanti è assolutamente normale. Accade, però, che i giorni seguenti si ha paura di non essere in grado di addormentarsi e questo pensiero fa crescere l’ansia tanto che, al momento di coricarsi, non si riesce effettivamente a prendere sonno. In questo modo viene confermata l’idea iniziale di non essere più in grado di addormentarsi, l’ansia cresce ulteriormente e la notte seguente il problema si ripresenterà. Lo stesso accade a quelle persone che si svegliano durante la notte e non riescono più a riaddormentarsi. Dei micro-risvegli durante la notte sono normali, spesso non ce ne accorgiamo nemmeno e ci riaddormentiamo nel giro di pochi minuti. Una persona ansiosa, però, dopo uno o due episodi di risvegli notturni si convincerà di aver perso la capacità di lasciarsi andare passivamente al sonno. A causa dei circoli viziosi trattati poc’anzi, è più corretto parlare di individui disturbatori del sonno, che non disturbati nel sonno. Il corpo sa benissimo cosa fare da solo, se lo si lascia fare. Il training autogeno è un ottimo rimedio per l’insonnia. Infatti, come altre tecniche di rilassamento, porta a spostare l’attenzione dalle preoccupazioni sul sonno ai processi necessari al raggiungimento del benessere: in questo modo si spezza il circolo vizioso che produce l’insonnia. Inoltre, il training autogeno permette di acquisire una maggiore conoscenza del proprio corpo, grazie alla quale possiamo accorgerci di stati d’ansia e tensione che possono rendere difficile il riposo e porvi rimedio. Infine, lo stato raggiunto con il training autogeno (chiamato commutazione autogena) produce le condizioni fisiche e psichiche nelle quali la richiesta di riposo dell’organismo sfocia effettivamente nel sonno.

DISTURBI PSICOSOMATICI E PSICOSESSUALI

La psicosomatica è un ampio ambito di studi che si colloca a metà strada tra la medicina e la psicologia, in quanto indaga la relazione tra mente e corpo, ovvero tra il mondo emozionale ed affettivo e il soma. Nello specifico, essa ha lo scopo di rilevare e comprendere gli effetti negativi che la psiche, la mente, produce sul soma, il corpo. I disturbi psicosomatici si possono considerare malattie vere e proprie che comportano danni a livello organico e che sono causate o aggravate da f a t t o r i e m o z i o n a l i . I sintomi psicosomatici coinvolgono il sistema nervoso autonomo e forniscono una risposta vegetativa a situazioni di disagio psichico o di stress. Le emozioni negative possono mantenere il sistema nervoso autonomo (sistema ortosimpatico) in uno stato di eccitazione e il corpo in una condizione di emergenza continua, a volte per un tempo più lungo di quello che l’organismo è in grado di sopportare. I pensieri troppo angosciosi, quindi, possono mantenere il sistema nervoso autonomo in uno stato di attivazione persistente il quale può provocare dei danni agli organi più deboli. Disturbi di tipo psicosomatico possono manifestarsi nell’apparato gastrointestinale (gastrite, colite ulcerosa, ulcera peptica); nell’apparato cardiocircolatorio (tachicardia, aritmie, cardiopatia ischemica, ipertensione essenziale); nell’apparato respiratorio (asma bronchiale, sindrome

rilassamento  

rilassamento

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