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CJOSUL

MAGGIO 2017 N.02

mensile digitale di informazione sportiva

6 MAGGIO ‘76

Il “Friuli”, l’arco, la sua gente

ITALVOLLEY

INTERVISTA A MAURIZIO COLANTONI, VOCE RAI DELLA PALLAVOLO AZZURRA

Motori VALE E LE ROSSE CORRONO VELOCE

APU GSA

Il Ds Micalich: “Annata perfetta”


CJOSUL par furlan, il cjosul a l’è che peraule che si use cuant che ti mancjin lis peraulis

Un attrezzo, una pietanza, un pennarello oppure un libro. Cjosul è quel termine che in friulano può assumere diverse connotazioni a seconda della situazione in cui esso viene impiegato. Nel nostro caso, Cjosul è una rivista, una rivista digitale a cadenza mensile che si propone di raccontare lo sport dagli occhi di chi lo vive in prima persona e in tutte le sue sfaccettature: calcio, basket, cinema o fumetti. Ogni aspetto della nostra vita può essere toccato dallo sport che amiamo. Ogni aspetto della nostra vita può diventare Cjosul. La redazione di Cjosul è composta in gran parte da studenti che vogliono avvicinarsi al mondo del giornalismo sportivo e lo vogliono fare all’interno di un ambiente giovane, in cui ogni proposta è accolta con entusiasmo. Rodato o ancora acerbo, ogni aspirante giornalista è il benvenuto in Cjosul. Il nostro obiettivo? Una crescita del gruppo che comporti inevitabilmente la maturazione professionale di ogni singolo partecipante.

Enrico Arcolin arcolinenrico@gmail.com Mattia Meroi mattia.meroi32@gmail.com Marco Michielis michielismarco@gmail.com Gianmaria Monticelli ilmiticomonti@libero.it Simone Narduzzi simone.narduzzi91@gmail.com Cristian Trevisan cristian.trevisan.94@gmail.com Tommaso Nin tommaso.nin@gmail.com Graphic design Veronica Duriavig veronica.duriavig@gmail.com www.veronicaduriavig.it Copyright titolare dei diritti 2017

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www.liberoquotidiano.it/news/rullo/11727606/-Scansamose---quella-folle.html

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www.apudine.it/apu/galleria?wppa-album=123&wppa-occur=1&wppa-photo=1447 Zebra a pois: www.liberoquotidiano.it/news/rullo/11727606/-Scansamose---quella-folle.html Up&Down: www.lastampa.it/2016/09/10/sport/calcio/qui-juve/doppietta-higuain-poi-pjanic-juveshow-L1tL1rqJnoEQKOFATMSNRJ/pagina.html Sport FVG Ginnastica: www.rgworldcup-pesaro.it/IT/photogallery Sport FVG basket: Mario Riva Faccia a faccia volley: www.melhordovolei.com.br/rio-2016-diferente-do-feminino-selecao-masculinada-italia-segue-imbativel/ Faccia a faccia GSA APU: www.udinetoday.it/sport/buondi-ferrara-apu-gsa-udine-65-69-2-aprile-2017.html

www.rgworldcup-pesaro.it/IT/photogallery Focus Serie A Fonte: https://www.tuttomercatoweb.com/media/dries-mertens-esultanza-marekhamsik-media-351213 Motori, Formula 1: www.sportmediaset.mediaset.it/formula1/formula1/formula-1-le-pagelle-diwww.apudine.it/apu/galleria?wppa-album=123&wppasochi_1151243-201702a.shtml Valentino rossi: https://i.ytimg.com/vi/g9uP2G1sIaI/maxresdefault.jpg occur=1&wppa-photo=1447 Terremoto stadio dall’alto: www.nanopress.it/sport/foto/gli-stadi-italiani_1701_28.html Fonte foto Curva Nord: messaggeroveneto.gelocal.it/polopoly_fs/1.13458400.1463007691!/httpImaFonte foto: http://www.udinetoday.it/sport/buondi-ferge/image.jpg_gen/derivatives/detail_558/image.jpg www.cev.lu/Competition-Area/PhotogalleryArchive.aspx?ID=965 messaggeroveneto.gelocal.it/sport/2017/04/12/news/rotta-su-treviso-la-gsa-sara-seguita-da-oltrerara-apu-gsa-udine-65-69-2-aprile-2017.html 150-tifosi-1.15184804

onte www.eurosport.com

neo-preolimpico-italia-a-tokyo-per-volare-a-rio/rio-2016/

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SOMMARIO

maggio 2017 CJOSUL

fischio d’inizio

LA ZEBRA A POIS 04 LA ZEBRA A POIS 04 SCANSAMOSE?

SCANSAMOSE? di Simone Narduzzi di Simone Narduzzi

UP & DOWN. CHI SALE E CHI SCENDE 06 UP & DOWN.A QUANDO CHI SALE E CHICAMPIONE? SCENDE 06 LA JUVE A QUANDO LA JUVE CAMPIONE? di Mattia Meroi di Mattia Meroi

SPORT FVG 06 SPORT FVG 08 STORICO TRAGUARDO PER LA GINNASTICA RITMICA UDINESE STORICO TRAGUARDO PER LA GINNASTICA RITMICANarduzzi UDINESE di Simone

di Simone Narduzzi

SPORT FVG 08

BILANCIO POSITIVO PER IL BASKET AL FEMMINILE

di Simone Narduzzi

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2418 FOCUS FOCUSSERIE SERIEA A

NAPOLI, NESSUNO COME TETE NAPOLI, NESSUNO COME di di Enrico Arcolin Enrico Arcolin

2620 PAROLA PAROLADIDITIFOSO TIFOSO

IN XXXXXXX PRIMA FILA PER IL GRANDE VOLLEY EUROPEO di di Cristian Trevisan Cristian Trevisan

3022 LELEDONNE, DONNE,I CAVALLIER, I CAVALLIER,L’ARME, L’ARME,I MOTORI I MOTORI UNA FORMULA 1 MOLTO VELOCE E COMPETITIVA UNA FORMULA 1 MOLTO VELOCE E COMPETITIVA di di Mirco Gazziola Mirco Gazziola

FACCIA A FACCIA 12

VALE? QUANTO VALE? 3224 QUANTO

di Cristian Trevisan

3424 ILILFRIÛL FRIÛLALALRINGRAZIE RINGRAZIEE NOL E NOLDISMENTEE DISMENTEE

L’ITALVOLLEY SCALDA I MOTORI, XXXXX AL VIA UN’ESTATE RICCA DI APPUNTAMENTI di Cristian Trevisan

GSA UDINE: L’ANNO DELLA RINASCITA IN UNA STAGIONE PERFETTA 12 GSA UDINE: L’ANNO DELLA RINASCITA INdiUNA STAGIONEMonticelli PERFETTA 16 Gianmaria di Gianmaria Monticelli

UNO SGUARDO OLTRECONFINE 14 UNO SGUARDO OLTRECONFINE LALIGA MEJOR DEL MUNDO 20

di di Mattia Meroi Mattia Meroi

“QUEL NOME DALDAL CUORE FERITO”: L’ARCO DELDEL “QUEL NOME CUORE FERITO”: L’ARCO FRIULI E ILE IL TERREMOTO DELDEL ‘76‘76 FRIULI TERREMOTO di di Marco Michielis Marco Michielis

LALIGA MEJOR DEL MUNDO di Mattia Meroi di Tommaso Nin

Gsa Udine: l’anno della rinascita in una stagione perfetta

Decimo posto oppure un posto in vetrina?


CJOSUL UNA ZEBRA A POIS Simone Narduzzi

simone.narduzzi91@gmail.com

I

nterrogativo che subentra inevitabilmente nel subconscio di quelle squadre a cui il campionato ha poche e futili soddisfazioni da regalare quando arriva l’ultimo mese di gare ufficiali sui campi da gioco. A che pro mettere il piede in un contrasto pericoloso? Risparmia il fiato, fermati un attimo, del risultato che te ne importa? Il diktat, in questi casi, è dare il massimo sempre e comunque. Numerose, tuttavia, le eccezioni a questa regola non scritta e, di conseguenza, spesso e volentieri infranta. Succede, infatti, che le scarse motivazioni di un club vanifichino proclami di battaglia e impegni a dar cara la pelle cedendo sovente il passo a chi ha un suo obiettivo per il finale di stagione. Un target o chiamatela meta, che risiede per l’Udinese nella possibilità di agguantare il decimo posto. Lo scopo è chiaro, la forza che spinge i bianconeri verso questo “traguardo”, però, riteniamo non sia poi così elevata. O almeno non può esserlo alla pari dei fini per cui lottano squadre invischiate nella lotta retrocessione o in piena corsa per l’Europa. Squadre, insomma, come Atalanta, Crotone ed Inter, ovvero tre delle quattro formazioni che l’Udinese si troverà ad affrontare in questo mese finale di serie A.

Il Crotone, dall’alto dei suoi undici punti nelle ultime cinque giornate, è riuscito nell’impresa di riaprire il discorso salvezza, mentre i due club nerazzurri si sfidano a distanza per un posto in Europa League. A frapporsi nel cammino che separa il trio dal filo di lana, i ragazzi di Gigi Delneri e la loro voglia di accumulare ancora qualche punticino così da assicurarsi un buon posizionamento al termine del campionato. Friulani quindi arbitri in una corsa che non li riguarda: vincerle tutte sarebbe bello, ma

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c’è prima da fare i conti con le avversarie più battagliere. Ecco allora che in queste situazioni può entrare in gioco, seppur inconsciamente o anche solo nei pensieri della tifoseria, l’ottica dello “scansamose”. In molti ricorderanno la “strenua” resistenza dimostrata dalla Lazio nel maggio del 2010 prima di cedere il passo all’Inter in uno scontro che, se vinto dai biancocelesti, avrebbe spianato ai cugini della Roma la strada verso la conquista del Tricolore. Al primo gol del Biscione dalla curva dell’“Olimpico” emerse un ironico e derisorio striscione con su scritte due parole: “Oh nooo”. Chiamatela rivalità o comportamento antisportivo, ma di fatto, quell’atteggiamento, influì, e molto, sulle sorti del campionato. Per l’Udinese simili discorsi è anche solo offensivo pensarli, questo è certo, ma non è da escludere che per alcuni tifosi una vittoria a “San Siro” contro l’Inter sarebbe senz’altro più gradita di un successo, domenica 7 maggio, al “Friuli” sull’Atalanta. Favoritismi? Definiteli come ritenete più opportuno. È indubbio, in ogni caso, come il blando pareggio dello scorso anno alla penultima con la Dea si sia poi rivelato decisivo per la permanenza dell’Udinese nel massimo campionato. 1-1 con reti di Zapata e poi Bellini su rigore: i buoni rapporti si costruiscono anche sulla capacità di non ostacolare la marcia altrui. Viene a crearsi così un feeling, lo stesso che, nutritosi di scambi di giocatori in un senso oppure nell’altro, si vocifera sia nato negli ultimi anni tra Udinese ed Empoli. Immersi fino al collo nella zona retrocessione, i toscani andrebbero sicuramente a beneficiare di un successo friulano sul Crotone il 14 maggio. Scansarsi sì, scansarsi no? L’ideale sarebbe vincere tutti e quattro gli incontri così da togliere ogni sospetto ai tifosi bianconeri più maliziosi. Soluzione alternativa, quella di perderle tutte: ma allora anche i maliziosi avrebbero davvero qualcosa per cui gioire?


CJOSUL

UNA

ZEBRA A POIS

SCANSAMOSE? CJOSUL | APRILE 2017

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UP & DOWN Mattia Meroi

mattia.meroi32@gmail.com

A quando la Juve campione?

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UP & DOWN

L

a Juventus nella serata di domenica 7 potrebbe avere la certezza del titolo. In caso di vittoria bianconera nel derby di Torino e di mancata vittoria della Roma contro il Milan sarà sesto scudetto consecutivo. In tal caso per la squadra di Allegri sarà tuttavia limitata la possibilità di grossi festeggiamenti perché due giorni dopo si giocherà la semifinale di ritorno con il Monaco. Vincere il campionato in mezzo alle due gare che valgono l’accesso alla finale di Champions significa moderare il numero di bottiglie di champagne da stappare.

L’Atalanta in primis, il Crotone e l’Inter. Quella contro la Samp sarà l’unica gara a viso aperto tra due squadre che giocheranno senza pressioni.

Chi è già aritmeticamente in serie B è il Pescara. I numeri tengono ancora in vita il Palermo, ma ancora per poco. Chi a forza di risultati negativi è precipitato nella bagarre è il Genoa. La squadra rossoblù, con Preziosi in cerca di acquirenti e una Chi non può brindare è la Roma. Il secondo posto che, serie di cambi di allenatori non felici, è a come dichiarato da Spalletti “aprirebbe le porte del paradiso” è ancora tutto da conquistare. E i giallorossi nel cinque punti dal Crotone terz’ultimo. Ma derby perso con la Lazio hanno dimostrato di non essere il morale è a pezzi. Juric in conferenza al top per il rush finale. Il Napoli sembra stare meglio stampa cede alla commozione e abbandona oltre ad avere un calendario migliore. È importante il piazzamento dietro la Juventus perché garantisce i microfoni, segno di quanto ci tenga a accesso diretto alla Champions League senza passare per portare la barca in acqua sicure. Sarà un le porte di quei preliminari che negli ultimi anni hanno finale di campionato difficile per i liguri fatto male a quasi tutte le italiane. che hanno più punti delle concorrenti, ma L’Atalanta viene a Udine per mantenere un calendario non semplice per mettersi il vantaggio sulle milanesi e sulla al riparo. Stessa cosa vale per l’Empoli. Fiorentina per il posto in Europa League. La lotta per il sesto posto non sembra Al Crotone va dato il merito di aver riaperto una lotta che sembrava già chiusa a fine girone d’andata. Il pari molto agguerrita. L’andamento lento di col Milan – che forse poteva essere vittoria se fosse stato Milan, Inter e Fiorentina rende l’idea che convalidato il 2-0 regolare di Trotta – ha aumentato la la sesta casella della graduatoria non sia fiducia degli uomini di Nicola che non hanno più nulla da perdere e affronteranno queste gare che restano al cosa molto gradita. Significa preliminari termine come se fossero delle finali. di Europa League a metà Luglio. Ma un altra stagione senza milanesi in Europa sarebbe davvero clamorosa. Il solito gruppo di squadre che non hanno più niente da chiedere al campionato va dalla Sampdoria (46 punti) al Bologna (38). Tra queste ecco l’Udinese che deve riscattare la brutta sconfitta al “Dall’Ara” di domenica 30 aprile. Ma il calendario non aiuta molto gli uomini di Gigi Delneri, visto che i friulani dovranno affrontare squadre che hanno ancora un obiettivo da raggiungere.

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CJOSULFVG SPORT Simone Narduzzi

simone.narduzzi91@gmail.com

U

n nastro per confezionare il più bel dono della sua carriera. Promettente, in divenire, ma già ricca di soddisfazioni. L’ultima, in ordine temporale, il terzo posto conquistato nella World Cup tenutasi a Pesaro, prima tappa della kermesse internazionale che dal 7 al 9 aprile scorsi ha visto avvicendarsi, sulla pedana dell’“Adriatic Arena”, le migliori ginnaste del panorama internazionale. Fra queste, per l’appunto, la giovane promessa della ginnastica ritmica italiana Alexandra Agiurgiuculese, atleta tesserata Asu, Associazione sportiva udinese, che, sbancati gli Europei di Holon nel 2006 con due argenti e due bronzi da atleta categoria Junior, si è aggiudicata nell’individuale una medaglia che al suo paese mancava dal 1991. Bronzo il metallo, inestimabile il valore dietro a quel terzo gradino del podio, il primo da Senior, ottenuto facendosi grande – lei che di anni ne ha da poco compiuti sedici – tra le grandi di una disciplina in cui è approdata quasi per caso. Fu infatti per risolvere un lieve problema alla colonna vertebrale che la piccola 2001 originaria di Iasi, in Romania, scelse un giorno di imbracciare quegli attrezzi grazie ai quali oggi incanta. Il Friuli, tutta Italia e le giurie in Coppa del mondo. Ecco, allora, che il talento oggi coltivato dalle allenatrici Špela Dragaš e Magda Pigano, nel round finale del nastro a Pesaro è riuscita a totalizzare la bellezza di 16,800 punti. Solo le russe, prima e seconda, hanno toccato le vette del 17. Il quarto posto raggiunto inoltre alla palla non fa poi che esaltare ulteriormente il risultato della Agiurgiuculese, friulana d’adozione per cui i traguardi di Pesaro non rappresentano che l’inizio di un nuovo percorso internazionale: dal 5 al 7 maggio Alexandra sarà a Sofia per un’altra tappa di Coppa del mondo; il 19, 20 e 21 dello stesso mese, invece, sarà tempo per affrontare i Campionati europei di Budapest.

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CJOSUL

SPORT FVG

STORICO TRAGUARDO

per la ginnastica ritmica udinese CJOSUL | APRILE 2017

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BILANCIO POSITIVO PER IL BASKET CJOSUL

al femminile

SPORT FVG 10

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CJOSUL Simone Narduzzi

simone.narduzzi91@gmail.com

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i ferma ai playoff la cavalcata tutta arancio della Libertas basket school in questa stagione di A2. Le ragazze di coach Medeot sono uscite infatti sconfitte dalla contesa in gara due contro Ferrara, incontrando così il secondo e definitivo stop sulla strada che avrebbe condotto alla promozione in massima serie. 4159 il risultato emerso dalla serata udinese del “PalaBenedetti” lo scorso 27 aprile, un ko che, unito al successo romagnolo nel match d’apertura sul parquet nemico, pone fine al campionato del roster griffato Delser. Per quanto cocente, ad ogni modo, l’uscita di scena del team friulano non vanifica una regular season giocata al di sopra delle aspettative, in cui scongiurato con largo anticipo ogni rischio retrocessione, si è poi arrivati a collezionare la bellezza di 15 vittorie per 30 punti in totale. Per capitan Vicenzotti e compagne, dunque, la soddisfazione di un girone B vissuto da protagoniste, come dimostrato ad ogni incontro dall’affetto del pubblico di fede Delser. L’ultima giornata di campionato, in particolare, ha visto la realizzazione dell’“Operazione Orange”: nell’impianto cittadino di via Marangoni, il 12 aprile scorso, il tifo di casa ha sostenuto le proprie cestiste vestendone i colori, quasi a formare insieme alla squadra un’omogenea armata arancione, segno di affetto e riconoscimento per quanto svolto in questa brillante annata. Le ragazze, dal canto loro, hanno indossato nel pregara una maglietta preparata per l’occasione dal presidente dell’Aido – Associazione italiana per la donazione di organi, tessuti e cellule – Daniele Damele.

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CJOSULA FACCIA FACCIA

l’ItAlvOlley sCAldA I MOtOrI

Al vIA un’estAte rICCA

FACCIA A FACCIA 12

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CJOSUL cjosul Cristian Trevisan

cristian.trevisan.94@gmail.com

dI AppuntAMentI

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CJOSULA FACCIA FACCIA >> seGue

{ Le prospettive della nazionale italiana di pallavolo e non solo: Maurizio Colantoni, voce di riferimento Rai per questa disciplina, intervistato ai “microfoni” di Cjosul }

L

’Italia del volley guarda al suo futuro. Archiviate battaglie in coppa o sfide per il titolo di campione nazionale, è tempo per gli atleti della pallavolo azzurra di raccogliere i frutti di un lavoro lungo un’intera stagione per investirlo in quella che sarà un estate ricca di appuntamenti per la massima selezione nostrana: World League, Europei e Grand Champions Cup per la maschile, Grand Prix, ancora Europei e qualificazioni ai mondiali 2018 per la compagine femminile. Novità e conferme sulle panchine. Se da un lato per gli uomini è stata scelta la strada della continuità – con la decisione da parte della federazione di puntare ancora sul progetto avviato da Gianlorenzo “Chicco” Blengini alle Olimpiadi di Rio – per il gruppo di ragazze reduci dal flop a cinque cerchi inizia un’avventura totalmente nuova affidata alle sapienti mani di Davide Mazzanti, attuale coach della Imoco Conegliano, con la quale ha appena concluso una stagione straordinaria. Ed è alla Final Four disputata a Trento che ha visto la Imoco Conegliano protagonista sia nell’organizzazione che sul campo da gioco – dove ha conquistato l’argento – che abbiamo incontrato Maurizio Colantoni, 55 anni, romano, giornalista sportivo, e da tutti conosciuto come l’ambasciatore della pallavolo Rai insieme all’ex pallavolista Andrea Lucchetta. Grazie alla sua esperienza e simpatia, sicuramente enfatizzata dall’apporto dell’imprevedibile

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CJOSUL CJOsul

Lucchetta, Colantoni è in grado di trasmettere attraverso lo schermo le emozioni del palazzetto, avvicinando e appassionando sempre più spettatori a questa incredibile e travolgente disciplina che è il volley. Maurizio, cosa ti appassiona della pallavolo? » La prima cosa che mi appassiona non è tanto la disciplina, che in sé è molto bella, quanto piuttosto quello che c’è intorno, che è fantastico. Vedere la gente che alle volte sembra pensi meno al risultato quanto a scendere in campo per farsi fare un autografo, scattare una foto, stringere la mano, anche all’avversario. Secondo me è la cosa più bella e dovrebbe essere d’esempio anche per le altre discipline. Cosa ti ha portato ad essere una delle voci della pallavolo targata Rai? » Tutto è nato quasi per caso: con le telecronache ho cominciato dalla pallanuoto, con partite di A2 femminile; non era neanche il 2000. Poi c’è stata la possibilità di andare a fare l’A1 di pallavolo quando la Rai riacquistò i diritti. Da lì è diventato un amore, un amore che già c’era ma che si è intensificato perché in questi anni ho conosciuto tutta la nuova generazione di giocatori e giocatrici con i quali ormai è nata un’amicizia. Quindi è tutto più facile, perché anche per una semplice intervista riesci a risolvere il problema in cinque minuti! La telecronaca che ti è piaciuta di più? Difficile dirlo! Due che mi sono rimaste tantissimo impresse sono la semifinale e la finale fatte a Roma nel 2010, con Cuba che batté la Serbia e poi perse con il Brasile. A livello di Nazionali quelle partite sono state fonte di emozioni molto forti nonostante non ci fosse l’Italia. Per l’Italia invece ce ne sono tante, per esempio la qualificazione della nazionale femminile per le olimpiadi di Rio: una cosa strepitosa. Oppure le partite della nazionale maschile giocate all’aperto a Roma: un’emozione unica. Quando si vede la maglia azzurra l’emozione c’è sempre.

»

Quindi tra le migliori telecronache spicca la nazionale. » Eh sai quando c’è la nazionale… è come per le squadre che vanno in campo, l’amore per la maglia azzurra è la stessa cosa! Perché lì puoi tifare e puoi dare qualcosina in più, puoi essere di parte mentre in campionato non si può, perché ci sono tanti amici e quindi quando uno perde ti dispiace mentre al tempo stesso sei contento che l’altro abbia vinto.

Coppia storica della tv tu ed Andrea Lucchetta. Qual è il tuo rapporto con lui? » È un rapporto di amore e odio! Più amore che odio, odio lo dico tanto per ridere, perché è una persona fantastica, molto generosa, molto comunicativa, molto chiacchierona. È una carissima persona, sono dieci anni che lavoro con lui, ormai siamo diventati la coppia della pallavolo, ci riconoscono. Insomma, è bello! Non tanto per noi ma per il fatto che si riescono a lanciare dei messaggi, e secondo me la cosa bella è questa: l’avvicinare tante persone al volley, a questa disciplina meravigliosa. Parliamo un po’ di nazionale. Ci attendono grandi appuntamenti, anche in diretta RaiSport: abbiamo avuto qualche giorno fa le convocazioni del neo Ct della Nazionale “Chicco” Blengini per la World League, grandi assenti: lo “Zar” Ivan Zaytsev e Osmany Juantorena. Una scelta tattica in vista dei prossimi europei. E poi la nomina di Davide Mazzanti come coach per il femminile. » Mi dispiace perché faremo tanta World League sulla Rai e quando non ci sono giocatori di nome come Juantorena, Zaytzev e Rossini è un peccato, ma ci sono tanti nomi giovani e credo che quello sarà un momento per lavorare su questa Italia che punta all’Europeo. Mi sembra giusto dopo il bronzo all’Europeo del 2015 e un argento a Rio nel 2016 che si arrivi a vincere una medaglia d’oro. Serve all’Italia e ha una squadra per farlo, quindi fa bene Blengini a tutelare i nostri giocatori facendoli riposare dopo una stagione massacrante e dopo le Olimpiadi. Per il femminile c’è una nuova nazionale con solo sedici giocatrici. Mazzanti è straordinario. Sarà difficile fare le scelte ma anche in questo caso credo che l’Italia abbia grandi prospettive, seppur non da questo europeo. Sarebbe infatti un errore pensare di andare lì e vincere, poi se ci scappa ce la prendiamo tutta, però secondo me l’obbiettivo è guardare in prospettiva, crescere per arrivare ai grandi obbiettivi in una forma stratosferica”. Un in bocca al lupo per la nostra neonata avventura con Cjosul? » Siete nati da poco quindi l’in bocca al lupo è naturale, Cjosul: che sia solamente l’inizio di una grande avventura, spero presto di parlare anche di voi! Perché, insomma, siete un giornale piccolino, ma magari potreste diventare grandi, ve lo auguro. C’è la grande passione, che è anche la mia! Quindi ci capiamo alla perfezione!”

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FACCIA A FACCIA Gianmaria Monticelli ilmiticomonti@libero.it

GSA UDINE:

l’anno della rinascita in una stagione perfetta

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FACCIA A FACCIA

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FACCIA A FACCIA >> SEGUE

{ Al termine di un campionato concluso al top commentiamo insieme al Ds Davide Micalich traguardi di quest’annata e obiettivi per il futuro }

L

a stagione sportiva 2016-2017 per l’Apu Gsa Udine è stata molto più di una semplice annata sportiva. È stata la stagione della rinascita per un fervente movimento sportivo come quello cestistico friulano assente, a certi livelli, da quasi un decennio vissuto tra alterne vicende in campionati minori per le squadre di Udine e circondario. Si è conclusa così con un ottimo nono posto la prima stagione in A2 di questa giovane e ambiziosa società, a soli due punti dalle big del campionato che si stanno giocando la promozione in massima serie. Un pizzico di rammarico per l’impresa soltanto sfiorata ma nessuna tragedia: uno striscione alzato al “Pala Longobardo” di Cividale identifica infatti quello che è il piano futuro della società: “il sogno comincia ora!” E c’è da crederci! Il salto dalla C all’A2 compiuto nel corso del progetto quadriennale sotto la guida del binomio Micalich-Pedone è cosa non da poco e l’appetito, si sa, non può che aumentar mangiando. E se l’anno scorso, a fine giugno, si parlava di una promozione memorabile conquistata alle final four in gara 1 contro Forlì a Montecatini, adesso ci si trova a ricordare un’annata spettacolare, una cavalcata che per poco non ha consegnato ai bianconeri la possibilità di giocarsi i playoff in veste di matricola spaventagrandi. Come si diceva, però, nessun rimpianto! La società si sta attrezzando per imbastire una squadra forte che possa vivere da protagonista il prossimo campionato di A2 nell’attesa della riapertura dello storico impianto udinese del “Carnera”. A tal proposito, è di qualche giorno la notizia del rinnovo di “rainman” Rain Veideman, uno dei protagonisti assoluti della passata stagione. Il ragazzo, arrivato quando Udine rischiava di essere risucchiata in zona play out dopo la sconfitta patita ad Imola, si è preso per mano la squadra è l’ha portata ad un passo dai playoff. Questo rinnovo è un segno tangibile della bontà del progetto Apu Gsa, che punta sicuramente ad un campionato ancor più scoppiettante rispetto a quello della passata stagione. Di questo e altro abbiamo parlato con il general manager e direttore sportivo bianconero Davide Micalich.

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FACCIA ACJOSUL FACCIA

Davide, c’è un filo di continuità dalla vittoria di Montecatini all’ultimo successo contro la Fortitudo Bologna? » Sì, il filo c’è ed è quello di una società giovane ed ambiziosa che ha sempre voglia di regalare grosse emozioni, che tiene conto del suo ruolo di responsabilità nei confronti di una città come Udine che ama la palla a spicchi, cercando di riportarla il più in alto possibile nel mondo della pallacanestro. C’è una feroce determinazione di salire sempre di livello, ma senza mai perdere di vista la dimensione di Udine. Se l’anno scorso vincere il campionato rappresentava un obbligo perché si voleva uscire dalle sabbie mobili della B, quest’anno avevamo l’obbiettivo di consolidarci, conoscere la serie A2 e ritornarci dentro da protagonisti, senza bruciarci. Da questo punto di vista è stata l’annata perfetta, tra alti e bassi, ma finendo con un bel filotto da sei vittorie di fila che ci han fatto capire che possiamo essere protagonisti anche in futuro. Questo perché in A2 non siamo né intrusi né meteore, è un campionato che ci appartiene. Il filo conduttore di tutto questo è il presidente Pedone che mi ha messo in mano con grande fiducia la squadra. Devo dire che il binomio PedoneMicalich funziona alla grande! Cosa ne pensi dello striscione apparso sugli spalti che recava la scritta: “il sogno comincia ora”? » Penso che siano stati bravi, perché incarna esattamente quello che pensiamo la società ed io. Ogni vittoria qui rappresenta un sogno, quello di divertirsi come dei matti nelle partite di pallacanestro. Abbiamo ad esempio vinto a Treviso, non abbiamo acciuffato i playoff, ma abbiamo esultato come per la vittoria di uno scudetto. La partita più bella della stagione? » La partita migliore sicuramente è stata quella di Treviso, perché abbiamo vinto contro la squadra che ha chiuso come prima la regular season, dopo essere stati sotto di 17 punti. La partita contro la Fortitudo rappresentava un po’ la partita di fine stagione dove noi eravamo in bomba, loro erano più pesanti per i carichi di lavoro e li abbiamo rullati. La vittoria contro Trieste ha fatto impazzire la città. È stato emozionante come abbiamo vinto contro i giuliani. Pensavano di venirci a sculacciare ed invece... Quindi rispondo: emotivamente la vittoria più bella è stata quella contro Trieste,

Davide, state già pensando a come migliorare la squadra per l’anno prossimo? » Ci stiamo pensando da un po’. Siamo una società veloce, tempestiva e che cerca di correggere più velocemente possibile gli errori. Se facciamo una scelta la portiamo fino in fondo – vedi Lardo – se invece siamo convinti che sia stato fatto un errore, interveniamo subito. A Udine, si prova sempre a migliorarsi. I riferimenti per me sono il presidente e la città. Rispondendoti, dico che abbiamo già le idee molto chiare, bisogna poi vedere se le nostre prime scelte arriveranno sino in fondo. Stiamo trattando per trattenere gli stranieri, ma senza fare follie. Bisogna sempre fare cose ragionate. Bisogna comunque trovare un equilibrio tra domanda e offerta. Al momento abbiamo tre giocatori sotto contratto che sono Vittorio Nobile, Mauro Pinton e Aka Fall più Rafael Chiti, (ndr dal 30 aprile anche Veideman). Lino Lardo resterà con noi. Lo staff non verrà modificato se non per aggiungere qualche figura. L’intenzione sarebbe quella di sistemare il settore giovanile. Vorremmo quindi inserire una figura che faccia da trait d’union tra il settore giovanile e la prima squadra. Obiettivo per il futuro? » Posso dirti che l’obbiettivo per la prossima stagione è quella di riempire il “Carnera” e divertirci facendo divertire i nostri tifosi come dei matti. Sarebbe presuntuosissimo parlare di promozione in A1. Per chiudere Davide, hai un sogno nel cassetto, cioè un giocatore che ti piacerebbe portare a Udine? » Il sogno per me sarebbe quello di riportare Fabio Mian, che gioca a Cremona, a Udine. Riportare perché ha fatto la trafila delle giovanili a Udine. Lui sarebbe uno straniero in A2, ma devo premettere che comunque è difficilmente acquistabile. Detto questo, cercheremo giocatori funzionali al tipo di squadra che faremo. Tutti i giocatori che prendo per me sono top players, giocatori bravi per provare ad alzare il nostro livello. Un altro nome che mi piacerebbe tanto riportare ad Udine è Michele Antonutti. Sarebbe il top del mercato riuscire a riportare a casa almeno uno di questi due giocatori.

tecnicamente senza dubbio la vittoria contro Treviso.

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UNO SGUARDO OLTRECONFINE

LaLiga mejor del mundo

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UNO SGUARDO OLTRECONFINE Tommaso Nin

tommaso.nin@gmail.com

Una Liga aperta più che mai e che potrà riservare ancora qualche inatteso coupe de theatre: è questa la lapidaria sentenza che la stoccata tanto precisa quanto imprendibile di Messi al 92’ dell’ultimo emozionante Clasico ha consegnato al campionato “mejor del mundo”. Il mancino vincente del campione argentino ha permesso ai blaugrana di agguantare al comando della Liga i rivali di sempre del Real Madrid: i Galacticos, che hanno dalla loro un’altra partita da recuperare con il Celta Vigo, la squadra dello sfortunatissimo Pepito Rossi, con il solo pareggio avrebbero potuto sigillare un importante margine in classifica di tre punti, sei potenziali, che di qui alla fine della stagione si sarebbe rivelato puro ossigeno nella faticosa scalata che separa gli uomini di Zidane dal possibile doblete Liga-Champions League. La partita del “Bernabéu” ha completamente scombinato certi equilibri che si stavano delineando in questa fase finale di stagione, e ribaltato inerzie opposte che caratterizzavano il rendimento recente delle due corazzate. Il Real arrivava al match-clou del campionato dopo un entusiasmante quanto fortunata qualificazione alle semifinali di Champions League, dove si prepara a incontrare i cugini eterni secondi dell’Atlético: la vittoria di Zidane contro il Bayern del maestro Ancelotti ha confermato una volta di più l’incredibile dominio mentale esercitato dai blancos nelle notti europee, nonché la straordinaria capacità di Ronaldo di esaltarsi e marcare goal decisivi in questo genere di partite: mai dare il Real per spacciato, che anche se messo alle corde dalla migliore qualità del gioco avversario, riesce quasi sempre a trovare la giocata e gli spunti individuali che valgono la vittoria; fa tutto parte delle mistica madridista, di un club che fa dei giocatori galattici la propria forza tecnica e psicologica. Dall’altra parte, nello spogliatoio accanto, il Barcellona di Luis Enrique era ancora alle prese col bruciore delle ferite inferte dall’eliminazione pesante dalla Champions per mano della Juventus. Orfana di Neymar, punito dalla giustizia sportiva per la condotta contro l’arbitrio a Màlaga, la squadra catalana aveva l’obbligo di vincere la partita per evitare lo spettro di una stagione che, in caso di una sconfitta, avrebbe preso i colori del fallimento. La squadra non appare la macchina irresistibile dell’ultimo biennio, e pare vivere sempre di più sulle invenzioni di Neymar e Messi. L’uscita del pallone dalla difesa non è fluida come un tempo, un pressing ben organizzato mette in difficoltà il possesso blaugrana, tanto che in questa stagione Luis Enrique ha impresso al gioco dei suoi una decisa spinta in senso verticale, investendo della massima libertà Neymar e Messi per lasciare alla loro imprevedibilità e qualità balistiche il compito di scardinare i muri progettati dagli avversari a protezione della propria area. Si profilava uno scontro titanico nella casa dei Galacticos. Il campo si è reso il degno palcoscenico dell’ennesima risurrezione catalana e delle lacrime madridiste, al termine di un match che si è rivelato all’altezza delle migliori aspettative, con occasioni da ambo le parti, errori, giocate da fenomeni, emozioni e un finale da togliere il fiato

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MATCH OF THE MONTH >> SEGUE

con il risultato che solo nel recupero si è fissato sul 3-2 a favore del Barcellona. Il copione della partita non ha smentito le attese: il Barça più spesso con la palla nei piedi a gestire il ritmo, il Madrid abile a coprirsi con saggezza e letale nelle ripartenze a campo aperto. Entrambe le squadre nella prima frazione di gioco hanno trovato preparati i portieri avversari in un paio di situazioni: è però l’undici di Zidane a passare in vantaggio, sugli sviluppi di una palla inattiva in cui Casemiro spinge in rete la palla in seguito alla deviazione volante di Sergio Ramos che era stata appena ribattuta. La reazione dei catalani non si fa attendere: è Messi, apparso davvero in serata di grazia e imprendibile, a siglare il goal dell’1-1, che è anche il suo 499° con il Barça, al termine di una serie pregevole di trinagolazioni sul centro-destra, dove è Rakitic ad aprire lo spazio per l’argentino, il quale, dopo aver beffato con un tocco Carvajal, supera con un diagonale basso Navas. Nella seconda frazione un Real impreciso vede scivolare l’inerzia della partita a vantaggio dei blaugrana, quando Rakitic trova un tiro bello e preciso che si insacca alla destra del portiere. Ma non è finita qui: prima Sergio Ramos si guadagna il rosso per un’entrata killer su Messi, e la partita sembra davvero chiusa; poi, a 5’ dalla fine James Rodriguez pareggia il conto delle reti, mandando in estasi il suo pubblico. Quando al 92’ Sergi Roberto guida l’ultimo arrembaggio blaugrana partendo dalle retrovie, Marcelo manca l’intervento, non vuole far fallo: l’azione prosegue, la palla arriva al limite destro dell’area madrilena, Jordi Alba serve un rigore in movimento che il 10 argentino non può sbagliare. È il goal della vittoria, il numero 500 per Messi con in colori catalani, il goal della rinascita e, chissà, di una Liga il cui finale ora è tutto da scrivere. Se per il titolo di campione spagnolo sarà lotta a due, con un Real che ha una partita da recuperare, ma anche un doppio scontro che si preannuncia scoppiettante in Champions con l’Atlético, la terza piazza è un discorso che vede proprio la squadra di Simeone combattere con il Siviglia di Sampaoli. All’Atlético, l’ex-Inter Simeone sta di anno in anno ottenendo il massimo dalla rosa di cui dispone: se quest’anno i Colchoneros subiscono più goal, è anche vero che la qualità della loro produzione offensiva è aumentata in qualità e quantità. Griezmann è il vero ispiratore di una squadra che è in corsa anche in Champions League. Più a sud, in Andalusia , il Siviglia sta raccogliendo ciò

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che di buono si è impegnato a costruire Sampaoli dopo i trionfi in Europa League di Emery e la rifondazione della rosa necessaria dopo le partenze di Banega, Gameiro, Krykoviak; eliminati dalle coppe europee pagando un dazio anche troppo contro alto contro il Leicester, N’Zonzi e compagni mettono in mostra un gioco apprezzabile, che davanti si può affidare alla varietà di soluzioni offerta da giocatori come Nasri, Vitolo, Jovetic, Vasquez. In zona Europa League, a distanza di sicurezza dalla coppia Atlético-Siviglia, si giocano il quinto e il sesto piazzamento quattro squadre: Villareal e Athletic Club, la squadra basca di Bilbao, da anni stazionano stabilmente a questi piani della classifica, mentre le due sorprese sono il Real Sociedad e l’Eibar, entrambe formazioni orgogliosamente basche, che stanno disputando un campionato superlativo. Il Villareal non sta attraversando il momento migliore della stagione, ma idee chiare e una formazione solida garantiscono risultati importanti. L’Athletic si conferma per l’ennesimo anno, potendo contare sull’eterno Aduriz, sulla tecnica di Muniain e la velocità di Williams. Il Real Sociedad, squadra di San Sebastiàn, ha trovato gli equilibri che l’hanno proiettata in alto affidandosi alle reti di William Josè, al talento di Xavi Prieto e al lavoro in mezzo al campo dell’ex Real Illaramendi. La parabola dell’Eibar racconta la storia di una piccola città nel nord della Spagna che sta realizzando un piccolo miracolo trascinata dall’ottima stagione del suo top scorer Pedro Leòn. A metà classifica stazionano stabilmente il Celta Vigo, semifinalista inattesa di Europa League, l’Espanyol, l’Alavès, il Las Palmas (la squadra di Kevin-Prince Boateng) e il Valencia, che dopo un’andata disastrosa al limite della zona retrocessione, ha ritrovato confidenza e punti grazie all’apporto degli acquisti Zaza e Orellana. In fondo, invece, rischiano la Segunda divisiòn Sporting Gijon, Granada e Osasuna. Sembra dunque già deciso chi abbandonerà LaLiga il prossimo anno, mentre tutto è ancora meravigliosamente aperto nelle zone nobili della classifica: se per molti verdetti dobbiamo ancora attendere, una sentenza il campionato spagnolo la emette costantemente: quello di essere, per giocatori, spettacolo e qualità tecniche espresse, uno tra i migliori, o forse il migliore, che il calcio possa oggi offrire.


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FOCUS SERIA A Enrico Arcolin

arcolinenrico@gmail.com

FOCUS SERIE A

Napoli,

nessuno come te

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FOCUS SERIA A

Nella stagione 2016/17 il Napoli di Maurizio Sarri è l’unica squadra in Europa ad avere quattro marcatori in doppia cifra: Mertens, Insigne, Callejon e Hamsik. Insieme hanno segnato 58 gol: più di Palermo ed Empoli messi assieme…

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attore non indifferente in questo exploit del Napoli è stato certamente l’infortunio al legamento crociato capitato al polacco Milik nei primi di ottobre 2016. All’epoca Sarri si trovò senza centravanti, ma fu proprio in quel frangente che il tecnico dei partenopei ebbe un’illuminazione: reinventare Mertens falso nueve facendo agire larghi Insigne e Callejon, un’intuizione che si rivelerà più che mai vincente. › Insigne. 163cm di genio e sregolatezza, questo è Lorenzo Insigne. Originario di Napoli, Insigne ha da subito incantato i tifosi azzurri grazie alle sue giocate; è sia in grado di segnare che di mandare a rete i compagni. Una stagione, quella attuale, non iniziata nel migliore dei modi per Lorenzo detto “il magnifico”. Nelle prime dodici partite resta a secco, salvo poi rifarsi alla grande segnando quattordici reti. Insigne ha più volte dichiarato di voler restare a vita al Napoli, ne è la prova il rinnovo del contratto appena effettuato. › Hamsik. Il capitano slovacco è un vero pilastro nell’undici di mister Sarri, lo testimonia il fatto che in due anni non abbia mai saltato un incontro. Per la squadra partenopea è il terzo calciatore con più presenze in tutte le competizioni ed il secondo marcatore di sempre dietro al fenomeno Maradona. “Hamsík è il mio erede. È il calciatore che per caratteristiche e per modo di giocare più si avvicina a me”. Pavel Nedved › Callejon. Callejon è un punto fisso nel tridente napoletano, tant’è che appena arrivato dal Real Madrid nell’estate 2013 ha quasi sempre giocato titolare. Lo spagnolo, da quando è approdato alla corte dei partenopei, ha sempre concluso l’anno in doppia cifra, un dato non indifferente che dimostra quanto l’ex Blanco sia imprescindibile per il Napoli. › Mertens. Un percorso altalenante sino agli inizi di questa stagione quello di Dries Mertens nei suoi anni trascorsi a Napoli, anni durante i quali il classe ’87 non è mai riuscito ad affermarsi, rimbalzando il più delle volte dalla panchina al rettangolo verde come cambio. Quest’anno, tuttavia, è finalmente avvenuta la consacrazione per il folletto belga. In campionato ha saltato solamente tre gare ed è in lotta per il titolo di capocannoniere grazie ai suoi 22 gol fatti – la conta sale a 26 se consideriamo anche quelli realizzati in Coppa Italia e Champions League. Con il nuovo modulo di Maurizio Sarri, Mertens è passato da esterno alto di sinistra a falso nove, ed è stato proprio questo cambio di collocazione a permettergli di eguagliare il suo record personale di reti stagionali, 24, raggiunto in Olanda con la maglia del PSV Eindhoven.

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pArOlA dI tIFOsO

pArOlA dI tIFOsO

In prima fila per il grande volley europeo 26

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cjosul Cristian Trevisan

cristian.trevisan.94@gmail.com

Mese di grandi eventi sportivi l’aprile appena concluso, incontri ai massimi livelli tra quelle che sono le squadre che si sono distinte nell’arco di tutta la regular season, match equilibrati, infiniti, appassionanti, punto a punto, dove ogni pallone fa la differenza e va schiacciato nella metà campo avversaria, emozioni ardenti che difficilmente fanno restare seduti sui divani di casa o i seggiolini dei palasport.

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hampions league, Coppa Cev, play off ed infine la lotta per lo scudetto: tanti palcoscenici per altrettante manifestazioni maschili e femminili. Due, soprattutto, le Final four di Champions league, una a Treviso e una a Roma, alla quale la redazione di Cjosul si è recata per portare vive su carta le emozioni vissute in questi incredibili palcoscenici della pallavolo italiana ed europea.

Sabato 22 e domenica 23 aprile al PalaVerde il primo atto dei due appuntamenti della massima espressione del volley europeo giocati in un palazzetto ricco di storia. Quattro le squadre finaliste fra le trenta che si sono contese l’accesso alla Final four della Cev Champions League. L’Imoco Volley Conegliano è reduce da un ottimo campionato: prima in regular season, vincitrice di Coppa Italia e Supercoppa. Ad attenderle, tuttavia, ci sono il Vakifbank Instanbul, l’Eczacibasi Istanbul e la Dynamo Mosca, tre squadre molto forti tra le cui file si celano alcune delle migliori giocatrici a livello mondiale. Nella semifinale, supportate dai numerosi tifosi e da una curva fenomenale, giocando una partita esaltante, l’Imoco riesce a vincere contro la Dynamo Mosca per 3 a 1 prima di doversi arrendere, in finale, al Vokifbank Instambul per 0 a 3. La Sir Safety Sicoma Colussi Perugia invece è la società organizzatrice della DHL Cev Champions League Final four maschile di Roma del 29 e 30 aprile. La location, monumentale, è il PalaLottomatica. Situato a una manciata di fermate della metro fuori dal centro della città eterna, con 11500 posti a sedere, è la degna arena per una competizione da record. E di record per la pallavolo italiana possiamo proprio parlare. Partendo dall’incasso che è stato di circa 450 mila euro, quasi il doppio rispetto al precedente di poco più di 240 mila euro, una copertura su 107 tv collegate in tutto il mondo, più di 150 giornalisti e fotografi italiani e stranieri, 11000 spettatori al giorno. Insomma, una organizzazione che già in se ha vinto, e di molto! A rendere ancora più estremo questo straordinario evento sono le squadre che si giocano il titolo. In gara, oltre alla Sir Safety Sicoma Colussi Perugia, a scendere in campo è un’altra italiana: la Cucine Lube Civitanova. Completano il quadro i russi dello Zenith Kazan e i tedeschi del Berlin Recycling Volleys. La semifinale del sabato vede un derby tutto italiano tra la Sir e la Lube. Nomi importanti tra le fila delle

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due squadre: gli idoli azzurri Ivan Zaytsev e Osmany Jantorena, oltre a due allenatori di tutto rispetto: Mister Secolo, Lorenzo Bernardi e il Ct della nazionale Chicco Blengini. Gara molto impegnativa non soltanto per il livello di tecnica espressa dalle due squadre. Sulle spalle di Perugia pesa l’esigenza di una prestazione di riscatto dopo essere stata eliminata dalla corsa scudetto contro Trento. Forte delle motivazioni e del tifo instancabile dei tantissimi “Sirmaniaci” – tifosi della Sir – al tiebreak Perugia riesce nell’impresa di passare il turno arrivando così a contendersi, da sfavorita, il titolo di prima in Europa. Prima dell’inizio della finale per l’oro – poi vinta da uno Zenith Kazan capace di aggiudicarsi il titolo per la terza volta consecutiva – abbiamo avuto l’onore di incontrare Pietro Bruno Cattaneo, recentemente eletto presidente della Fipav, Federazione Italiana Pallavolo. Con lui abbiamo commentato i primi risultati di questa Final four. La Final four a Roma: un grande evento che ha portato tanto pubblico, 18 mila i biglietti venduti per un incasso di circa 450 mila euro, quasi raddoppiato il precedente record di 240 mila. Sicuramente già un successo in scia alla vittoria dell’argento di Rio. “Siamo molto contenti, molto molto contento il presidente della Cev Boricic con cui ho parlato ieri sera alla fine della partita tra Civitanova e Perugia. È una grande festa, come al solito abbiamo visto un grande spettacolo e una grande correttezza fra le persone che sono venute. Qua abbiamo appassionati di pallavolo, famiglie, persone con bambini piccoli: si sta tutti bene insieme e questa è una cosa molto bella, che abbiamo noi della pallavolo e ne andiamo molto orgogliosi. Fare il tifo è una cosa, offendere l’avversario è un’altra. Spero che si possa continuare così, a stare insieme: ognuno tifa per la propria squadra e ci si gode un grande spettacolo dando a tutti la possibilità di farne parte”. Grande spettacolo, grandi squadre, grande tecnica. Qui in fondo si stanno contendendo il titolo quattro delle migliori squadre europee. Dai top club, dunque, alle squadre di provincia che costituiscono il nucleo della federazione italiana. Come procede, a tal proposito, il vostro lavoro di gestione e sviluppo?


CJOSUL

“Io e il mio consiglio federale siamo in federazioni da soli due mesi, abbiamo dovuto affrontare delle attività che erano state già impostate da altri, abbiamo cercato di rifinirle, e di correggerle per quanto a noi sembrasse giusto. Adesso ci dedicheremo anche ad una fase progettuale. Le piccole società, che poi non sono piccole, sono le nostre società di base, sono il nostro cuore, il cuore del nostro movimento, e i comitati territoriali resteranno al centro della nostra attenzione perché noi vogliamo assolutissimamente curare il territorio. Perché, come dico sempre, sono le nostre radici. La pianta cresce bene, rigogliosa, da dei frutti molto belli come l’altissimo livello di questa Champions se le radici vengono nutrite, se vengono curate. Questo è quanto ci proponiamo di fare.

Su questo dovete stare tranquilli perché è il nostro intento senza ma e senza se”. CJOSUL | APRILE 2017

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CJOSUL le dOnne, I CAvAllIer, l’ArMe, I MOtOrI Mirco Gazziola

mircogazziola@gmail.com

LE DONNE, I CAVALLIER, L’ARME, I MOTORI le dOnne, I CAvAllIer, l’ArMe, I MOtOrI

Una Formula 1 molto veloce e competitiva Una Formula 1 molto veloce e competitiva

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CJOSUL cjosul

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opo leleprime opo primequattro quattrogare garevalide valideper perilil campionato campionato di di Formula 1 è possibilefare fareun unraffronto raffrontotra tralalastagione stagione che che ha ha preso il suo giàgiàpossibile avvio Australialoloscorso scorsoMarzo Marzoeeilil mondiale mondiale vinto da Rosberg avvio ininAustralia nell’annata 2016. nell’annata 2016. Teamprincipal principaldel delcavallino cavallinorampante, rampante, all’inizio all’inizio dei dei test test 2016, aveva Il IlTeam buttatomolto moltocarbone carbonenel nelbraciere bracieredelle delle prospettive prospettive Ferrari, Ferrari, una mossa buttato poirivelatasi rivelatasiinconcludente inconcludentevisti vistii irisultati risultati delle delle rosse rosse aa fine stagione. poi Quest’annoinvece, invece,contrariamente contrariamente agli agli errori errori commessi commessi in passato, Quest’anno Arrivabenesembra sembra procedere a testa bassa ridendosela sotto i baffi Arrivabene procedere a testa bassa ridendosela sotto i baffi per per quanto ottenuto finora primi Lavorano circuiti. Lavorano senza quanto ottenuto finora dai suoidai nei suoi priminei circuiti. senza proclami, proclami, infatti,della gli uomini Ferrari e il loro operarsi pare importanti stia dando infatti, gli uomini Ferraridella e il loro operarsi pare stia dando importanti sia questo ildella campionato della rinascita? frutti: che siafrutti: questoche il campionato rinascita? PerleleMercedes Mercedesquesto questoavvio avvioappare appare strano strano ee ricco ricco di di incognite. Sono Per ormai celebrii tre i trepugni pugniscagliati scagliatiaaun untavolo tavoloda da Toto Toto Wolff Wolff per la perdita ormai celebri posizionedadaparte partedidiHamilton Hamiltonnei neiconfronti confrontidi di Vettel Vettel nel nel corso del Gp didi posizione d’Australia.Per Pervincere vincereililcampionato, campionato,quest’anno, quest’anno, alla alla casa casa di Stoccarda d’Australia. servirà stringere i dentie esviluppare sviluppareancora ancorameglio meglioleleproprie propriemonoposto. monoposto. servirà stringere i denti Red Bull, dopo il grande cambiamento in termini di regolamento LaLa Red Bull, dopo il grande cambiamento in termini di regolamento tecnico tecnico e condil’ausilio di un ingegnere vecchia scuola quale Adrian Newy, e con l’ausilio un ingegnere vecchia scuola quale Adrian Newy, dovrebbe dovrebbe riuscire a sciorinare di aerodinamica. ora, tuttavia, riuscire a sciorinare lezioni di lezioni aerodinamica. Per ora, Per tuttavia, risulta risulta rispetto indietro airispetto ai top Unaquesta, notizia, che ad ogni indietro top team. Unateam. notizia, chequesta, ad ogni modo non modo non preclude grandi rimontenel austriache nel avvenuto finale come avvenuto preclude grandi rimonte austriache finale come in occasione occasione2012. del mondiale 2012. delinmondiale giàcitate citatenovità novitàper per quanto quanto riguarda riguarda ilil regolamento regolamento tecnico hanno LeLegià portato a un elevato aumento prestazionale, solo abbassando i tempi portato a un elevato aumento prestazionale, nonnon solo abbassando i tempi sul sul giro, ma rendendo visivamente le vetture veloci e con dinamica giro, ma rendendo visivamente le vetture più più veloci e con unauna dinamica di di percorrenza tipicamente sovrasterzante, complici le percorrenza delledelle curvecurve tipicamente sovrasterzante, complici anche anche le nuove nuovedal gomme dal battistrada che ricordano molto guidate la vetture gomme battistrada allargato,allargato, che ricordano molto la vetture da guidate dae Niki Lauda e Gillesnegli Villenueve negli anni ‘70. Dopo l’ultima Niki Lauda Gilles Villenueve anni ‘70. Dopo l’ultima riunione del riunione del gruppo stato di inoltre deciso di limitare misure gruppo tecnico è stato tecnico inoltre èdeciso limitare le misure dellele“T-wing” “T-wing” – appendiciantiestetiche aerodinamiche, antiestetiche e prive di un – delle appendici aerodinamiche, e prive di un profilo deportante profilo deportante significativo chequattro durante le ultime quattro gare si sono significativo che durante le ultime gare si sono staccate più volte staccate più volte rimanendo all’interno del tracciato e mettendo a rischio rimanendo all’interno del tracciato e mettendo a rischio la sicurezza dei la sicurezza dei piloti –loe di introdurre lo “Shield”, ovvero un parabrezza piloti – e di introdurre “Shield”, ovvero un parabrezza protettivo per le monoposto quale introdotto dovrebbe essere introdotto le protettivo monopostoper il quale dovrebbeilessere dal prossimo annodal e, prossimo annogià e, nei probabilmente, già nei test al via quest’estate. probabilmente, test al via quest’estate. L’ultimagara, gara,svoltasi svoltasiininRussia, Russia,sisièè conclusa conclusa con con la la prima vittoria in L’ultima carriera perValtteri ValtteriBottas, Bottas,seguito seguitoda daVettel Vettelcon con Raikkonen Raikkonen a completare carriera per podio.Sebastian Sebastiansisiporta portaquindi quindiaa13 13 lunghezze lunghezze nella classifica generale il il podio. pilotirispetto rispettoadadHamilton. Hamilton.Seguono Seguono Bottas Bottas ee Raikkonen, Raikkonen, tallonati dai piloti piloti Red Bull Verstappen e Ricciardo. piloti Red Bull Verstappen e Ricciardo.

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CJOSUL le dOnne, I CAvAllIer, l’ArMe, I MOtOrI

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CJOsul Mattia Meroi

mattia.meroi32@gmail.com

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uanto vale Vale? Potrà lottare fino alla fine per il Mondiale? È una domanda che si fanno in molti. Essere primo nella classifica piloti dopo tre gare conta relativamente. Può essere un’iniezione di fiducia per il futuro. Ma bisogna considerare che Rossi si trova in testa senza aver vinto una gara e a causa delle cadute di Marquez in Argentina e di Viñales in Texas. Questi ultimi due sembrano avere qualcosa in più e sono i principali favoriti per la vittoria finale. Anche se ora il calendario propone il ritorno in Europa nelle piste in cui il numero 46 ha ottenuto parecchie soddisfazioni in carriera – tra tutte il Mugello e Assen – per Rossi sarà dura. Valentino dovrà fare un miracolo per battere la concorrenza, ma dalla sua parte ha la spensieratezza. A 38 anni riesce a essere ancora sul pezzo. Corre con entusiasmo, per divertirsi, non ha più bisogno di dimostrare niente a nessuno. Nove titoli in bacheca testimoniano quello che lui è per la Moto Gp: una leggenda. Dovrà provare a essere costante. Affronta avversari più veloci di lui in termini di passo-gara che, però, tendono a cadere più spesso. E deve migliorare un altro punto-debole: la qualifica. Non basta essere un “animale da gara”; avere un buon piazzamento è importante. I suoi tifosi sognano il decimo Mondiale e qualcuno è ancora scottato dall’esito del 2015 quando a vincere fu Lorenzo in mezzo alle polemiche. In quella che appare la sfida Yamaha-Honda, Viñales-Marquez, diventa importante il ruolo dei compagni di squadra. Se Rossi non riuscisse a inserirsi nella lotta per il Mondiale, comunque può diventare un’arma a favore di Viñales per portare via punti a Marquez. Stessa cosa a parti invertite si può dire di Pedrosa che vive nell’ombra del talento di Marquez. Dani non riesce a trovare continuità di prestazioni come il collega di scuderia. È un peccato che non riesca a competere fino in fondo la Ducati. Come ormai da tradizione negli ultimi anni, dopo la prima gara in Qatar, pista favorevole alla scuderia di Borgo Panigale, le prestazioni tendono a calare. Dovizioso sta facendo il suo, chi sta incontrando tante difficoltà in questo inizio di stagione è Lorenzo. Il pilota spagnolo non ha avuto un grande impatto con la nuova moto proprio come Rossi in passato. Solo Stoner è riuscito a sfruttare appieno le qualità della Ducati e questo è un problema. Difficile pensare che Jorge possa rientrare nella lotta per il titolo in questa stagione.

Quanto Vale? CJOSUL||AprIle APRILE2017 2017 CJOsul

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Il FrIûl Al rInGrAzIe e nOl dIsMentee

“Quel nome dal cuore ferito”: l’arco del Friuli e il terremoto del ‘76

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CJOSUL Il FrIûl Al rInGrAzIe e nOl dIsMentee Marco Michielis

michielismarco@gmail.com

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el nuovo stadio “Friuli” – mi perdoneranno gli amanti della fredda denominazione “Dacia Arena” – vi è un elemento che non ha subito modificazioni né interventi particolari durante la fase di ricostruzione. Stiamo parlando, ovviamente, dell’immenso e caratteristico arco di cemento sopra la tribuna. L’arco dei Rizzi, com’è stato ribattezzato. Quando si è bambini e si è appassionati di calcio, si è soliti associare ogni squadra al suo stadio e ogni stadio a una sua particolarità architettonica che lo differenzia dagli altri. “Marassi” per le sue gradinate che ricordano quelle inglesi, “San Siro” per l’altezza delle sue quattro torri, l’“Olimpico” per l’immensità delle sue curve, larghe e spaziose, ecc ecc. Il “Friuli” è sempre stato legato a quel gigantesco tetto dalla forma curiosa che sormonta parte degli spalti. Quell’arco, così come tutto lo stadio, fu finito di costruire nel 1976. Già, proprio in quell’anno così infausto per la storia del popolo friulano. Una coincidenza di date, è vero, nulla più. È difficile, però, ridurre il tutto a una mera e semplice casualità, quando la ferita del terremoto – di cui, quando scriviamo, sta per ricorrere l’anniversario – segnò così profondamente il Friuli e la sua gente. Che, come ben sappiamo, grazie al suo spirito, alla sua forza e agli aiuti esterni, seppe risollevarsi.

terra non smette di tremare, ma è una scossa debole, che nulla può contro la festa sugli spalti legata a un incontro calcistico e alla vittoria della propria squadra del cuore. Vittoria ottenuta in quel nuovo impianto, sotto quell’arco imponente che, quasi per caso, iniziato ad edificare da anni, venne ultimato proprio per la stagione immediatamente successiva al terremoto. Inevitabile la scelta del nome: “Friuli”, a indicare e sottolineare l’identità tra squadra e territorio che da sempre contraddistingue le vicende sportive della società friulana. “Quel nome dal cuore ferito”, come giustamente lo definisce Marco Caineri nel suo bel libro intitolato “Magica Udinese”, avrebbe segnato uno spartiacque non solo nella storia dell’Udinese, ma anche in quella di tutto il Friuli che, anche sotto quell’arco, simbolicamente e non, si rifugiò per poi ripartire, a ulteriore dimostrazione di quanto lo sport possa essere portatore sano di valori e di stimoli, nonché intrinsecamente legato alla vita e ai suoi accadimenti. Perché, come si disse all’epoca: “l’arco dello stadio Friuli si eleva dalla terra ma non tocca il cielo, piega su se stesso, a difesa di chi ci sta sotto. Non un ponte verso le nuvole, ma un guscio a proteggere gli uomini”.

Il 26 settembre 1976 l’Udinese scende in campo per la prima volta allo stadio “Friuli”. Si gioca contro il Seregno, compagine brianzola, e la partita è valida per la terza giornata d’andata del campionato di serie C. Sugli spalti circa 17.000 spettatori. Giunti lì per assistere a una partita di calcio, per cercare di ritrovare quella normalità e quotidianità che parevano irrecuperabili a ridosso delle prime scosse di terremoto. Il match terminerà 1 a 0 per i padroni di casa, con un gol su punizione di Claudio Pellegrini. Anche quel giorno la

CJOSUL | aprile APRILE 2017 cjosul

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Secondo numero del mensile digitale sul mondo dello sport, friulano ma non solo.

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