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Bibliografia: Libera Scuola di Emilia Hazelipdi Agricoltura Sinergica 
 Relazioni Tecniche e dati ARPAV

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 LA RELAZIONE È STATA REDATTA ANALIZZANDO RIASSUMENDO E INTERSECANDO TESTI E PUBBLICAZIONI DA FONTI UFFICIALI COME ARPAV …


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NATURA INCONTAMINATA 100% DI MONTAGNA - DOLOMITI ITALY
 


IMPIANTO SPERIMENTALE 2015 
 FAGIOLO DI LAMON VARIETÀ “SPAGNOLIT”

DOLOMITI BIO FARM
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L

ARTE DI COLTIVARE LASCIANDO FARE ALLA TERRA


Permacultura, Agricoltura Sinergica e Naturale Dolomiti Bio Farm

PRODUZIONE VEGETALE ATTRAVERSO L’AUTOFERTILITÀ DEL SUOLO 
 
 
 
 
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CARATTERISTICHE UNICHE DELLA ZONA DI PRODUZIONE 
 (Dolomiti UNESCO)



 Il fagiolo di Lamon, come tutti i prodotti Dolomiti Bio Farm, si sviluppa e cresce in un ambiente unico, incontaminato, protetto, caratterizzato da terreni calcareo-dolomitici e terrazzamenti fluvio-glaciali che attribuiscono caratteristiche uniche e di grande pregio alle nostre produzioni. 
 
 Il terreno, incontaminato, che forma Il substrato fertile, dove crescono le nostre piante e i frutti, è ricco di oligo-elementi e sostanza organica stabile, queste caratteristiche apportano ai nostri prodotti qualità organolettiche uniche, nel Fagiolo di Lamon vengono evidenziate soprattutto da una buccia finissima e “solubile” attribuibile all'alto tenore di potassio tipico dei terreni della zona di produzione. 
 
 II potassio infatti competitivo nei confronti del calcio e del magnesio, forma composti più solubili e contribuisce a rendere più facilmente degradabili, durante la cottura, alcuni componenti della buccia del fagiolo. 
 
 
 
 
 
 
 
 
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 CARATTERISTICHE PEDO-CLIMATICHE 
 AREA PEDEMONTANA DOLOMITI BELLUNESI


 Secondo la Comunicazione della Commissione Europea n. 179/2002 “Il suolo è una risorsa vitale ed in larga misura non rinnovabile, sottoposta a crescenti pressioni. L’importanza della protezione del suolo è riconosciuta a livello internazionale e nell’Unione Europea. L’obiettivo del Sesto Programma di Azione in materia di ambiente, pubblicato dalla Commissione nel 2001, è proteggere il suolo da erosione ed inquinamento, mentre nella Strategia per lo Sviluppo Sostenibile, anch’essa pubblicata nel 2001, si sottolinea che perdita di suolo e riduzione della fertilità del suolo compromettono in misura crescente la redditività dei terreni agricoli. Affinché il suolo possa svolgere le sue diverse funzioni, è necessario preservarne le condizioni. Esistono prove di minacce crescenti esercitate da varie attività umane che possono degradare il suolo... Nel lungo termine, sarà necessario stabilire una base legislativa per il monitoraggio del suolo in modo da mettere a punto un approccio basato sulle conoscenze che ne assicuri la protezione” 
 L’Osservatorio Regionale Suolo dell’ARPAV ha avviato da alcuni anni la raccolta sistematica dei dati sul suolo disponibili nella regione (rilevamenti già realizzati e/o in corso). Tale banca dati è costituita da tutti i dati raccolti direttamente dall’Osservatorio o reperiti presso altri enti e comprende le osservazioni (trivellate e profili), le analisi chimico-fisiche e la cartografia pedologica. 
 
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 CARTA SUOLI DEL VENETO E DOLOMITI BELLUNESI 
 
 La realizzazione della carta dei suoli del Veneto in scala 1:250.000, iniziata nel 2000 e conclusa nel 2003 con il finanziamento della Regione del Veneto, ha permesso di ricondurre tutte le conoscenze pedologiche già acquisite alle diverse scale riportandole ad un quadro conoscitivo d’insieme; è stata un’occasione quindi per creare un sistema di archiviazione e gestione delle informazioni che permette di integrare i dati ricavati da rilevamenti eseguiti a scale diverse mantenendo ai diversi livelli di definizione tutte le informazioni necessarie, di volta in volta, per operare delle sintesi oppure per approfondire e dettagliare ulteriormente le conoscenze. Quanto viene presentato per la provincia di Belluno è tratto da questo primo lavoro di descrizione dei suoli della regione,
 IL PAESAGGIO E I SUOLI DELLE NOSTRE VALLATE BELLUNESI
 
 Il confine meridionale della provincia di Belluno, zona di produzione Dolomiti Bio Farm, è caratterizzato dalla presenza di rilievi montuosi a litologia calcarea, canyon ed altre profonde incisioni fluviali e torrentizie delle Prealpi, con versanti brevi ed estremamente acclivi, su rocce dolomitiche e su formazioni della serie stratigrafica Giurassico-Cretacica (calcari duri e calcari marnosi).

. Sulle strette dorsali e sui versanti più ripidi ed erosi, caratterizzati dalla presenza di abbondanti depositi detritici, si trovano suoli sottili con accumulo di sostanza organica in superficie (Calcaric Phaeozems, Endoleptic Phaeozems) mentre nelle situazioni più stabili si trovano generalmente suoli più profondi con accumulo di argilla in profondità (Leptic Luvisols). IMPIANTO SPERIMENTALE 2015 - FAGIOLO DI LAMON VARIETÀ “SPAGNOLIT” DOLOMITI BIO FARM www.dolomitibiofarm.it - info@dolomitibiofarm.it
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CARATTERISTICHE SPECIFICHE ZONA DI PRODUZIONE
 
 I suoli che caratterizzano, in modo molto specifico, la nostra zona di produzione, in base alla carta dei suoli della Provincia di Belluno, sono unici rispetto al resto della provincia, infatti osservando la mappa possiamo notare che l’azienda e il terreno di produzione, sono ubicati in un sistema di suolo definito GA2, racchiuso e circondato da suoli definiti SI3. 
 Osservando scrupolosamente la carta dei suoli, possiamo osservare come la nostra produzione si sviluppi su un sistema specifico di suoli che evidenziata una situazione unica anche a livello regionale. 
 
 SISTEMA SUOLO 
 DOLOMITI BIO FARM
 “Sistema SI3” ovvero il sistema di suolo che circonda quello di produzione principale definito “Sistema GA2” specifico, sul quale sorge l’Azienda Dolomiti Bio Farm.
 GA2

SI3



 “SISTEMA SUOLO GA2” Sistema suolo di produzione 
 Suoli su versanti con coperture di origine glaciale a substrato calcareo e calcareo-marnoso. Suoli moderatamente profondi, su roccia, ad alta differenziazione del profilo, con accumulo di argilla in profondità (Leptic Luvisols), 
 
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 su substrato calcareo-marnoso e suoli moderatamente profondi, a moderata differenziazione del profilo (Calcaric Cambisols), su depositi glaciali.

“SISTEMA SUOLO SI3”
 Questo sistema circonda in tutte le direzioni il sistema suolo di produzione principale GA2, ed è un sistema che si caratterizza per le sue incisioni vallive, scarpate, piccoli bacini in calcari marnosi (Biancone) e subordinatamente marne a versanti arrotondati regolari a forte pendenza.
 I suoli sono sottili, su roccia, a bassa differenziazione del profilo con accumulo di sostanza organica in superficie, a parziale decarbonatazione (Leptic Phaeozems), su versanti molto ripidi erosi e suoli moderatamente profondi, su roccia, ad alta differenziazione del profilo, con accumulo di argilla in profondità (Leptic Luvisols), nelle situazioni stabili. 
 
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 APPROFONDIMENTO SISTEMI SUOLO “GA” ed “SI” “SISTEMA GA”: Versanti e ripiani ondulati dei rilievi prealpini, poco pendenti, modellati dal ghiacciaio del Piave, su rocce delle serie stratigrafiche giurassico-cretacica e terziaria (calcari marnosi, marne (=Le marne sono rocce derivate dalla diagenesi di fanghi a

composizione mista, costituiti da frazioni variabili di carbonato di calcio e di minerali argillosi.) e, secondariamente, calcareniti). Fasce collinare e montana. Quote: 400-1.100 m. Le precipitazioni medie annue sono comprese tra 900 e 2.000 mm con prevalente distribuzione in primavera e autunno; le temperature medie annue oscillano tra 7 e 13 °C. Vegetazione prevalente: orno-ostrieti, faggete e prati- pascolo. Località caratteristiche: versanti meridionali della Valbelluna. Suoli a differenziazione del profilo da moderata (Cambisols) ad alta (Luvisols). 
 
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 “SISTEMA SI”: Canyon ed altre profonde incisioni fluviali e torrentizie delle Prealpi, con versanti brevi ed estremamente acclivi, su rocce dolomitiche e su formazioni della serie stratigrafica giurassico-cretacica (calcari duri e calcari marnosi). Fasce collinare e montana. Quote: 300- 1.700 m. Le precipitazioni medie annue sono comprese tra 900 e 2.000 mm con prevalente distribuzione in primavera e autunno; le temperature medie annue oscillano tra 6 e 13 °C. Vegetazione prevalente: ostrio-querceti, orno-ostrieti e faggete.

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PREPARAZIONE DEL TERRENO DOLOMITI BIO FARM Partendo da un appezzamento a prato pascolo è risultato necessario eseguire un’opportuna preparazione del terreno prima della costruzione dei bancali di terra, che si trasformeranno nel nostro supporto di coltura permanente. La buona riuscita della produzione è strettamente dipendente da questa pratica iniziale che si differisce in base al tipo di terreno, all’area geografica e al suo macro/microclima. 
 
 L'aratura è stata effettuata entro la fine dell’autunno, per favorire ì processi di decomposizione della sostanza organica interrata con le zolle dall’aratro e sfruttare l'azione dei geli invernali che rendono soffice e sciolta la struttura del terreno. La profondità dell'aratura dovrà essere di 25-30 cm in terreni sciolti o di medio impasto, 40 cm in terreni pesanti ed argillosi. 
 
 In seguito si è proceduto con una prima ed ultima fresatura e successivamente alla sistemazione del terreno. Quest’ultima pratica prevede la realizzazione di una rete di bancali e corridoi che costituiranno il substrato di una struttura permanente di coltivazione. 
 La tecnica che adotta Dolomiti Bio Farm è l’agricoltura BioSinergica, definizione che è stata adottata in azienda per definire una tecnica sperimentale che si sviluppa grazie alle esperienze centenarie dei contadini del luogo, alle tecniche ispirate alla Permacultura unite all’Agricoltura Sinergica e all’Agricoltura Naturale adottata dai nostri avi, utilizzando le consociazioni positive tra le specie promuovendo le sinergie tra gli esseri viventi, senza interventi invasivi e senza alcun tipo di “veleno”, agricoltura non predatrice.


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 Dolomiti Bio Farm si sforza di comprendere la Natura per camminare al suo fianco.

SISTEMAZIONE DEL TERRENO REALIZZAZIONE BANCALI 


Per realizzare i bancali e modellare più facilmente la terra è stata effettuata un’aratura (per l’ultima volta) a 20/30 cm di profondità, tenendo conto che questa operazione consumerà materia organica nel suolo, non farlo significa ritardare l’avviamento del sistema di produzione.
 
 Una volta preparata la terra, sono stati segnati con dei paletti e un cordino la disposizione dei bancali e dei passaggi, dandogli la forma che si è deciso. Con una pala si deve prendere la terra dai passaggi e metterla nello spazio stabilito per i bancali da una parte e dall’altra di ogni lato. Dove c’è una buona terra non è necessario incorporare compost in questa operazione, però se ne avete in abbondanza potete utilizzarlo mettendolo sopra i bancali mescolandolo superficialmente durante la preparazione. Quest’apporto compensa quello che si perde in materia organica mentre si costruiscono, però in nessun caso bisogna considerare l’apporto sistematico di compost come una necessità fondamentale per ottenere buoni raccolti. La forma finale del bancale si fa con un rastrello, appianando la superficie e facendo cadere la terra nei passaggi in maniera che i costati (le parti scoscese) tengano un’inclinazione di angolo piramidale che stabilizzi la sua forma. Si suggerisce di tenere in conto questo all’inizio, cosicché alla fine la larghezza di base ed il passaggio non risultino di differenti misure.

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REALIZZAZIONE DEI BANCALI MISURE
 Disegni fonte “Libera scuola Emilia Hazelip”. Fonte Foto “Impianto Dolomiti Bio Farm”

Img03 _ Corridoi 50/60 Cm _ Bancali 1,20m X 5m

Disegni fonte “Libera scuola Emilia Hazelip” ( Img.03 - disegno 3 )
 Fonte Foto “Impianto Dolomiti Bio Farm” IMPIANTO SPERIMENTALE 2015 - FAGIOLO DI LAMON VARIETÀ “SPAGNOLIT” DOLOMITI BIO FARM www.dolomitibiofarm.it - info@dolomitibiofarm.it
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Sistemi di allevamento: Tutori Permanenti Una volta terminati i bancali e prima di iniziare le semine, abbiamo provveduto ad installare la struttura di sostegno base inserendo nel terreno i tutori permanenti che avranno varie funzioni oltre a quella di supporto alle piante. I tutori permanenti sono archi realizzati con pali in acciaio/ferro ritorto da 12mm x 6 metri, che vanno incrociati sopra i bancali. Per fissarli si conficcheranno nel terreno ai lati dei bancali, formando così degli archi. L’altezza sarà data dalla distanza tra le punte dei pali inarcati fino al punto di rimanere ad un’altezza “comoda” da raggiungere per la raccolta. In ogni punto dove i tondini s’incrociano si lega con un filo metallico. Sempre con filo metallico (più forte) si uniranno tutti gli archi da cuspide a cuspide iniziando dal primo incrocio e sarà utile unire anche i lati ad un’altezza che non disturbi l’accesso alle aiuole (circa un metro e mezzo). Ai tutori e ai fili metallici si appenderanno delle cordicelle in materiale biodegradabile (canapa, ecc...) che serviranno da guida ai pomodori e alle piante rampicanti che si avvolgeranno a spirale man mano che crescono.


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Sistemi di allevamento: Tutori Permanenti FOTO impianto 2015 01. In seguito alla realizzazione dei “bancali di terra” (il nostro letto di semina) è necessario/ fondamentale, ricoprirli con della sostanza organica, per proteggere il suolo fin da

subito.

02. Inserimento tutori permanenti. si installano interrandoli e bloccandoli con un picchetto alle estremità.

03. I bancali sono pronti per essere seminati, utilizzando paglia, foglie o altra sostanza organica per la pacciamatura che isola e mantiene l’umidità. IMPIANTO SPERIMENTALE 2015 - FAGIOLO DI LAMON VARIETÀ “SPAGNOLIT” DOLOMITI BIO FARM www.dolomitibiofarm.it - info@dolomitibiofarm.it
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Sistemi di allevamento: Tutori Permanenti FOTO impianto 2015 Paciamatura Naturale La pacciamatura protegge il suolo dal compattamento determinato della pioggia e del vento. Lo protegge anche dal sole eccessivo evitando l’evaporazione dell’umidità, ci permette di risparmiare acqua per l’irrigazione, inoltre permette che i lombrichi e altri microrganismi siano attivi nella parte più superficiale della “rizosfera”, sia quando fa caldo che quando inizia il freddo. La pacciamatura naturale è anche un’isolante termico, sarà necessario quindi fare attenzione alle temperature sotto lo strato paciamante, togliere o aprire la pacciamatura soltanto negli spazi dove si va a seminare, è una pratica (o a trapiantare) che si farà uno o due giorni prima affinché il suolo si scaldi e si soleggi. Tutta la pacciamatura biodegradabile verrà integrata al suolo trasformandosi in un compost di superficie ricco di sostanza organica. La paglia è un’eccellente paciamatura, durante la sua decomposizione permette lo sviluppo di miceli che proteggono le piante coltivate. Inoltre la cellulosa costituisce un alimento e un’apporto di carbonio per i microrganismi terrestri e favorisce lo sviluppo di batteri benefici per la coltivazione di ortaggi. 
 
 
 
 
 
 
 
 
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 SISTEMA DI IRRIGAZIONE 
 
 Il sistema d’irrigazione utilizzato nell’impianto bio-sinergico Dolomiti Bio Farm è tipicamente conosciuto come irrigazione “a goccia” ed è composto da un tubo di plastica che posizioneremo sopra il bancale, sotto la pacciamatura, verranno inserite due prese d’acqua (connessioni) su tutti gli estremi del bancale, in modo da trasportare l’acqua dal tubo principale più grande a tutti i bancali dell’orto.
 
 Con questo sistema, l’acqua d’irrigazione esce molto lentamente attraverso piccoli orifizi che permettono al terreno di assorbire l’umidità. Il vantaggio del procedimento è che utilizza meno acqua e non incontra i problemi che sono determinati bagnando la parte aerea delle piante coltivate. 


È stato verificato il grado di dislivello del terreno e dei bancali in base all’analisi dell’ubicazione sono state stabilite varie sezioni d’irrigazione, di conseguenza si è individuata la sede del serbatoio idrico principale, rialzato rispetto al terreno di coltura in modo da non sprecare energia per il trasporto dell’acqua. Quindi è stato installato un contenitore per il recupero dell’acqua piovana che verrà poi utilizzata nei momenti di emergenza idrica per evitare stress alle le piante. Tecnicamente i tubi d’irrigazione migliori a livello funzionale e pratico sono quelli non forati, in seguito alla stesura, verrano praticati dei fori ogni 20-30 cm nella parte inferiore del tubo. (praticare i fori con un punteruolo arroventato). I tubi di irrigazione che verranno posti sul bancale devono avere dai 12 ai 16 mm di diametro e verranno fissati con “forcine" di metallo alla terra. Ogni sezione avrà una chiave per controllare l’arrivo dell’acqua dal tubo principale. IMPIANTO SPERIMENTALE 2015 - FAGIOLO DI LAMON VARIETÀ “SPAGNOLIT” DOLOMITI BIO FARM www.dolomitibiofarm.it - info@dolomitibiofarm.it
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Sul mercato è possibile trovare tubi per l’irrigazione più sofisticati, disegnati per un’agricoltura di tipo chimico, di norma ogni volta che viene modificata la coltivazione vengono sottoposti ad una “pulizia” con specifici acidi, affinché le uscite non si otturino con depositi calcarei etc. Nel nostro sistema, “Bio Sinergico” non utilizziamo alcun veleno, quindi i tubi una volta piazzati, rimarranno permanentemente sull’impianto fino a che non sarà necessario praticare nuovi orifizi. ( Disegni fonte dispensa Agricoltura Sinergica Emilia Hazelip )

TUBO DI IRRIGAZIONE SISTEMATO SUL BANCALE 
 (nel nostro caso il tubo verrà sistemato appena sotto la pacciamatura, questo per proteggerlo dal sole.)

(P = Passaggio 50cm B = Bancale 1/1,20 m) IMPIANTO SPERIMENTALE 2015 - FAGIOLO DI LAMON VARIETÀ “SPAGNOLIT” DOLOMITI BIO FARM www.dolomitibiofarm.it - info@dolomitibiofarm.it
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 FERTILITÀ DEL SUOLO E CONCIMAZIONE Prima ancora della dimensione delle particelle che formano il terreno è importante, dal punto di vista agronomico, sapere come queste interagiscono fra loro per formare aggregati più o meno voluminosi e compatti. La struttura, cioè l’organizzazione di questi aggregati nel terreno, condiziona in particolare la macro e la microporosità, quindi l’aerazione (macropori/macrositi) e la capacità di ritenzione idrica (micro pori/micrositi) del suolo, da cui dipendono tutte le attività biologiche e il grado di lisciviazione del profilo.
 Essa quindi influenza sia l’ambiente fisico in cui si sviluppano le piante, sia i processi connessi alla disponibilità di elementi nutritivi, il loro trasporto o immobilizzazione e il chimismo degli elementi tossici. Sono stati messi a punto numerosi sistemi di descrizione e classificazione degli aggregati nonché numerosi metodi per misurare la loro stabilità strutturale, ma poiché molti sono i fattori che la influenzano, non c’è, e probabilmente non può esistere, una metodica unica ed universale. In relazione a quanto accennato, le comuni analisi di laboratorio non prevedono ricerche rivolte alla definizione della struttura del terreno e alla misura della sua stabilità, ma si limitano alla determinazione della composizione granulometrica. 
 Nel terreno oltre alle sostanze organiche ad elevato peso molecolare (sostanze umiche) vi sono dei minerali che si comportano da colloidi: le argille; queste sono dei fillosilicati che per la loro particolare struttura hanno un gran numero di cariche superficiali in grado di interagire attivamente con ioni e composti organici. 
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 Le sostanze umiche in particolare promuovono la formazione di aggregati e strutture molto stabili. La loro capacità cementante appare condizionata dal contenuto in gruppi funzionali acidi. 01 -

Terreni argillosi - Sono terreni che presentano una elevata Capacità di

Scambio Cationico e quindi un forte potere di ritenzione degli elementi scambiabili; inoltre hanno elevata capacità di ritenzione idrica per cui presentano difficoltà a riscaldarsi in primavera ritardando l’avvio dei processi microbiologici e l’assorbimento dell’azoto. La scarsa mobilità indotta dall’argilla, se da un lato limita le perdite di elementi nutritivi, dall’altro riduce la presenza di nutrienti nella soluzione circolante del terreno a disposizione delle colture, aumenta la predisposizione all’asfissia radicale, induce alla formazione di crepe, all’erosione in terreni declivi, ed in generale la difficile lavorabilità, si consiglia l’adozione di tecniche agronomiche tali da garantire la costruzione e il mantenimento di una buona struttura. È sfavorita la mineralizzazione della sostanza organica, la cui velocità è inversamente proporzionale al contenuto in argilla, e quindi è minore il rischio di un impoverimento in sostanza organica, ma è anche minore il contributo dato dalla degradazione della sostanza organica alla nutrizione delle piante, soprattutto quella azotata. 
 
 02 - Terreni limosi - Anche questi sono caratterizzati dalla scarsa mobilità degli elementi; risultano spesso mal strutturati, poco permeabili e facili al ristagno. Presentano facilità alla formazione di una crosta superficiale e notevole zollosità. 
 



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 03 -

Terreni sabbiosi - Sono molto permeabili e l’elevata mobilità dei nutrienti

rende necessario, soprattutto per l’azoto ed il potassio, il frazionamento della concimazione. La notevole aerazione indirizza i processi evolutivi della sostanza organica verso una rapida mineralizzazione con consistenti rilasci di nutrienti concentrati però in tempi relativamente brevi e non sempre coincidenti con le esigenze colturali delle piante. 04 - Terreni di medio impasto o franchi - Presentano caratteristiche intermedie a quelli appena esaminati e quindi danno luogo alle migliori condizioni per lo sviluppo delle colture.

Il terreno sul quale è ubicata l’azienda è stato

riconosciuto come un terreno prettamente di medio impasto, ricco di sostanza organica a tratti leggermente limo-argilloso. 
 
 Anche attraverso le tecniche di agricoltura BioSinergica, agricoltura che prevede l’utilizzo della “natura" come ausilio a se stessa e vieta l’uso di qualsiasi sostanza chimica di sintesi o veleni di qualsivoglia natura, l’azienda persegue l’obbiettivo dell’autofertilità del suolo, riducendo al minimo l’utilizzo di energia per la produzione e rispettando il suolo attraverso la sua continua rigenerazione.
 
 Utilizziamo tecniche di consociazione fra vegetali, che mantengono l’equilibrio e la fertilità, consociandoli in modo da instaurare una rete di segnali chimici attraverso il flusso delle essudazioni radicali.
 
 
 
 
 
 
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 IL RUOLO DEL CALCARE
 Il Calcare Totale. Per calcare totale si intende la componente minerale del terreno costituita prevalentemente da carbonati di calcio, magnesio e sodio. Convenzionalmente il calcare del terreno viene espresso come carbonato di calcio (CaCO3) esso può costituire in alcuni suoli alcalini più della metà della frazione solida del terreno contribuendo in maniera determinante a definirne le proprietà; nei terreni acidi invece è raramente presente e comunque in quantità molto basse, tanto che quando il pH è inferiore a 6,5 la determinazione del calcare può essere tralasciata. La presenza di calcare nel suolo, entro certi limiti, è da considerarsi positiva per la funzione nutrizionale esplicata dal calcio nei riguardi delle piante e per gli effetti favorevoli sulla struttura e sulla mineralizzazione delle sostanze organiche. Quando però esso è presente in quantità eccessive e soprattutto in forme mineralogiche molto attive, si possono manifestare i tipici inconvenienti dei terreni “costituzionalmente alcalini”. 
 
 Il terreno di coltura è costituito da una fase solida, una fase liquida ed una fase gassosa; la fase solida a sua volta si può distinguere in frazione minerale e frazione organica. La frazione organica nei terreni agrari rappresenta in genere l’1-3% della fase solida in peso, ovvero il 12-15% in volume; ciò significa che essa costituisce una grossa parte delle superfici attive del suolo e quindi ha un ruolo fondamentale sia per la nutrizione delle piante che per il mantenimento della struttura del terreno. 
 
 
 
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 Nei terreni naturali, come è il caso della nostra Azienda Dolomiti Bio Farm, la concentrazione di sostanza organica rinvenibile nei suoli è sensibilmente più elevata e si attesta spesso tra il 5 ed il 10%; il terreno è uno dei grandi serbatoi di carbonio del globo terrestre e tutte le tecniche di gestione del suolo che riducono l’ossidazione e mineralizzazione della sostanza organica contribuiscono a ridurre l’emissione di anidride carbonica in atmosfera e quindi le conseguenze negative legate all’effetto serra. Questo ruolo del suolo oltre che delle biomasse vegetali è riconosciuto dal Protocollo di Kyoto per il quale la conservazione e l’aumento delle riserve di carbonio organico del suolo costituiscono una delle priorità da perseguire. Questa frazione però non è omogenea ma comprende gruppi di composti fra loro diversi per natura e proprietà chimiche. Si possono individuare 4 componenti principali: i residui vegetali ed animali, gli organismi viventi, le sostanze facilmente degradabili e le sostanze stabili. Per residui si intendono quelle sostanze che arrivano al terreno come foglie, parti legnose, essudati radicali, deiezioni animali, ecc. e che pur essendo già in fase di degradazione mantengono la loro struttura fisica originaria. In ambienti naturali costituiscono uno strato superficiale chiamato lettiera; hanno una vita breve perché in genere vengono rapidamente decomposti. Gli organismi viventi comprendono forme molto diverse, ciascuna importante per il particolare ruolo che svolge nel terreno, dalle più grandi come insetti e lombrichi che svolgono un’azione cementante sulla struttura del terreno, alle più microscopiche come funghi e batteri che operano le trasformazioni di tutte le sostanze presenti nel terreno. Questa componente è stata notevolmente rivalutata negli ultimi anni da quando è aumentata l’attenzione nei confronti della biodiversità, proprio perché nel suolo la varietà e diversità degli organismi è molto elevata. IMPIANTO SPERIMENTALE 2015 - FAGIOLO DI LAMON VARIETÀ “SPAGNOLIT” DOLOMITI BIO FARM www.dolomitibiofarm.it - info@dolomitibiofarm.it
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La sostanza organica degradabile è l’insieme dei prodotti della rapida trasformazione dei residui operata dagli organismi del suolo; essa è ancora soggetta ad ulteriori alterazioni e modifiche e quindi è destinata ad evolvere in tempi brevi. La sostanza organica stabile è quella che ha subito dei processi tali da resistere alla degradazione da parte di tutti gli organismi e quindi è caratterizzata da tempi di vita elevati; è questa che si definisce sostanza “umificata" o humus. Nonostante queste differenze non esiste in natura una netta distinzione tra i vari gruppi di sostanze organiche e anche dal punto di vista analitico la separazione del materiale “umificato” da altri residui organici si presenta tutt’altro che facile. I processi che regolano l’evoluzione della sostanza organica sono alquanto complessi ma riconducibili a reazioni di tipo “costruttivo” (umificazione), che portano alla formazione dell’humus, e di tipo “distruttivo” (mineralizzazione) che restituiscono come risultato la perdita e la disgregazione della sostanza organica ed il rilascio di elementi minerali. 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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CICLO EVOLUTIVO DELLA SOSTANZA ORGANICA

Nel suolo i due processi tendono all’equilibrio mantenendo così la componente organica ad un livello che è in funzione del clima (temperatura, piovosità), delle caratteristiche pedologiche (struttura, permeabilità, tessitura) e degli eventuali interventi agronomici (lavorazioni, concimazioni, ecc.). ———


“ Nei suoli naturali o poco disturbati il livello di sostanza organica risulta in genere più alto di quello dei suoli coltivati in quanto in questi ultimi è maggiore l’asportazione di materiale organico e sono più intensi i fenomeni distruttivi per

effetto di una maggiore ossigenazione del terreno dovuta alle lavorazioni. 
 ——— IMPIANTO SPERIMENTALE 2015 - FAGIOLO DI LAMON VARIETÀ “SPAGNOLIT” DOLOMITI BIO FARM www.dolomitibiofarm.it - info@dolomitibiofarm.it
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Per ogni sistema colturale tale livello tende ad assumere un valore tipico per quel terreno e quelle condizioni ambientali; è possibile prevedere la direzione assunta dai processi evolutivi della componente organica a seguito di una modifica apportata al sistema stesso. Tale nuova situazione di equilibrio viene però raggiunta solo dopo un periodo nel quale prevale uno dei due processi precedentemente descritti. 


Il tasso annuo di mineralizzazione della componente organica di un terreno esprime la percentuale di sostanza organica che mediamente viene mineralizzata in un anno. Questo coefficiente annuo di mineralizzazione (CM) viene calco- lato in modo empirico sulla base dei contenuti in argilla e calcare totale. 
 La mineralizzazione è un processo “ossidativo” e quindi richiede la presenza di ossigeno nel terreno. I terreni sabbiosi, caratterizzati da elevata permeabilità all’aria, presentano quindi un elevato tasso di mineralizzazione a differenza dei terreni argillosi che risultano meno aerati.

A parità di contenuto in argilla, i suoli calcarei manifestano un minor consumo di sostanza organica, così come descritto dal CM; di conseguenza i giudizi sulla dotazione della sostanza organica nei suoli devono essere corretti in funzione del coefficiente di mineralizzazione.


 
 
 
 
 
 
 
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 DISTRIBUZIONE DEL SURPLUS DI AZOTO AGRICOLO NEI COMUNI DEL VENETO
 Fonte. Elaborazione ARPAV dati ISTAT 2001 Ancora una volta è apprezzabile, analizzando i dati della mappa ARPAV qui sotto, l’origine del valore aggiunto dei prodotti agricoli Dolomiti Bio Farm in provincia di Belluno, le sue vallate Dolomitiche costituiscono un ecosistema naturale, risultando completamente estraneo ai sistemi agricoli intensivi tradizionali, infatti l’agricoltura del luogo è sempre stata un’agricoltura di sussistenza.


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SUOLO E METALLI PESANTI
 Le forme più pericolose sono quelle solubili e quelle adsorbite, facilmente scambiabili. Ogni metallo ha un’affinità diversa per i vari costituenti del suolo e quindi si trova distribuito nelle diverse forme in determinati rapporti a seconda delle proprie caratteristiche chimiche. In generale la quota di metalli presente nel suolo in forma cationica è pH dipendente; i terreni acidi sono quelli in cui si instaurano le condizioni più favorevoli alla presenza dei metalli nelle forme più solubili e disponibili per le piante. La tossicità dei metalli nei confronti dei vegetali si manifesta generalmente in forma di clorosi fogliari, talvolta simili a quelle dovute a carenza di ferro, e di crescita stentata dell’apparato radicale ed aereo. La riduzione della crescita è particolarmente evidente nel corso dei primi stadi vegetativi; essa è dovuta ad un’azione diretta del metallo a livello di specifiche funzioni metaboliche, ma anche a fenomeni di antagonismo nell’assorbimento di taluni micro e macro-nutrienti. 



 
 
 
 
 
 
 
 
 
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L’apporto in metalli può tradursi in modificazioni sulla composizione chimica dei vegetali; le implicazioni principali di tali alterazioni nello stato qualitativo sono quelle relative ai consumatori primari e secondari. I metalli più rischiosi per il bioaccumulo animale o umano sono piombo, cadmio, cromo, rame, zinco, nichel e mercurio.
 
 La capacità della sostanza organica di legare i metalli aumenta soprattutto con la quantità di gruppi funzionali contenenti “ossigeno” (carbossili, carbonili, ossidrili) e quindi dipende dalla presenza relativa di acidi fulvici rispetto agli acidi umici. Riassumendo quanto detto, le caratteristiche del terreno che in maggior misura condizionano il comportamento dei metalli e che quindi devono essere oggetto di controllo, se si vuole conoscere il destino di questi composti nel suolo, sono le seguenti:
 • pH;
 • tessitura;
 • capacità di scambio cationico;
 • quantità e tipo di argille;
 • quantità e tipo di sostanza organica umificata.
 
 I suoli terrestri sono una componente ambientale molto critica, risultando di fatto i destinatari finali di diversi tipi di immissioni inquinanti e rappresentando a loro volta il punto nodale da cui possono irradiarsi diversi flussi di contaminanti.
 D’altra parte sono molte e differenziate le attività umane che possono implicare immissioni di materiale nei suoli e di conseguenza sono numerosissimi gli elementi o composti chimici potenzialmente pericolosi in essi rinvenibili, tra cui i metalli pesanti. 


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 Quando la concentrazione dei metalli pesanti nell’orizzonte superficiale è evidente ciò è generalmente dovuto ad un, più o meno intenso, accumulo per effetto dell’apporto da sorgenti diffuse come la distribuzione di fertilizzanti e pesticidi. Secondo quanto indicato dalla norma ISO 19258/2005 con il termine “contenuto di fondo pedo-geo-chimico o naturale” si intende la concentrazione di una sostanza che deriva solamente da sorgenti naturali e da processi di mineralizzazione o alterazione della roccia madre; con il termine “contenuto di background o fondo usuale” si intende invece la concentrazione di una sostanza caratteristica di un tipo di suolo in un’area o regione dovuta alla somma degli apporti derivanti da sorgenti naturali e diffuse non naturali quali la deposizione atmosferica o le pratiche agronomiche invasive dell’agricoltura tradizionale meccanizzata. Il suolo delle vallate dolomitiche, invece, dove è ubicata l’azienda Dolomiti Bio Farm è un suolo vergine, in quanto mai utilizzato per alcuna attività agricola, sono terreni dedicati da secoli a prato naturale, un tempo pascoli. La struttura è di medio impasto con PH 7/7,5, ricco di sostanza organica che tende, maggiormente al processo di umificazione e in minor misura alla mineralizzazione della sostanza organica, grazie al metodo agricolo praticato ovvero “L’Agricoltura Bio Sinergica” questo metodo, messo appunto in azienda, racchiude ed è ispirato a varie tecniche agricole naturali che tendono alla riduzione al minimo dello spreco dell’energia e delle risorse utilizzate per la produzione, dalla “permacultura”, “all’agricoltura sinergica” “all’agricoltura contadina naturale” dei nostri avi, di conseguenza si crea un substrato a lettiera che non favorisce l’accumulo di metalli pesanti per dispersione o deposito naturale e non viene contaminato con nessun tipo di sostanza chimica di sintesi, fertilizzanti, pesticidi ecc. conseguenza di attività agricole umane invasive e non più accettabili. IMPIANTO SPERIMENTALE 2015 - FAGIOLO DI LAMON VARIETÀ “SPAGNOLIT” DOLOMITI BIO FARM www.dolomitibiofarm.it - info@dolomitibiofarm.it
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IL NOSTRO BBIETTIVO Qualità delle produzioni agricole È risaputo, soprattutto da chi ha esperienze dirette di coltivazioni arboree, orticole ed industriali, che apporti eccessivi e di fertilizzanti e pesticidi, inducono uno squilibrio della nutrizione delle piante che si ripercuote sulla composizione dei frutti e quindi in modo molto incisivo, sulle caratteristiche organolettiche e nutrizionali degli alimenti che di conseguenza vengono introdotte

nella

catena alimentare e nell’organismo degli esseri viventi, animali, esseri umani insetti ecc. Generalmente i prodotti, dell’agricoltura di stampo intensivo/ industrializzata, sono un compromesso fra la massima produzione ed una “qualità non o appena sufficiente”, mentre è esponenziale, in questi ultimi anni, la crescente domanda per la massima qualità ed eticità del cibo. 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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LA GESTIONE DEL SUOLO
 Ciclo dell’ossigeno e dell’Etilene

“UNA DEFINIZIONE SINERGIA : l’azione simultanea di elementi combinati, in cui le diverse componenti interagiscono per realizzare una singola funzione: il risultato è superiore alla somma degli elementi che lo compongono...

NOTE SULL’AGRICOLTURA SINERGICA libera

scuola “Emilia Hazelip” …


Sin dall’inizio dell’agricoltura intensiva, l’eliminazione di tutta la vegetazione dal suolo e l’aratura sono state considerate pratiche necessarie, anzi indispensabili. Ma, in realtà esse provocano la diminuzione della fertilità dei suolo, e creano problemi di erosione e di dilavamento di nutrienti a carico delle acque piovane. Masanobu Fukuoka, un microbiologo ed agricoltore giapponese, cominciò negli anni ’30 a sperimentare un nuovo metodo di produzione agricolo. La sua sperimentazione ha un significato rivoluzionario, perché non solo elimina l’aratura annuale, ma riesce a tenere coperto il suolo con una “pacciamatura vivente” permanente durante la crescita delle colture. Fukuoka ha chiamato questo tipo di agricoltura “Naturale”, perché sfrutta le dinamiche della sinergia per mantenere la fertilità del suolo. Dal momento che i minerali non vengono più sottratti al suolo, non è neanche necessario compensare la perdita di fertilità con compost, letame, o altri fertilizzanti.

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I
 In agricoltura le piante vengono accusate di assorbire elementi fertilizzanti dal suolo, ma com’ è possibile che, se in natura le piante creano il suolo, in agricoltura lo distruggono? Perché colpevolizzare le piante quando la causa reale dell’impoverimento del suolo è il modo in cui lo manipoliamo per la produzione? Una pianta è composta per il 75% acqua: del 25% di materia secca che rimane, il 20% è costituito da composti del carbonio (sintetizzati con l’aiuto della luce del sole) e gas; SOLO IL 5% DELLA MASSA TOTALE DELLA COMPOSIZIONE DELLA PIANTA VIENE DAL SUOLO, e di questo 5%, il 2.5% è azoto. Questo elemento può essere ottenuto LIBERAMENTE dall’atmosfera in un modo continuo e simbiotico, associando la coltura desiderata con piante che fissano l’azoto; il 2,5% che rimane è composto di minerali (provenienti dal substrato di roccia e presenti in forma solubile) che le piante prendono dal suolo. Il nostro pianeta è una massa di minerali coperti da un strato finissimo di “suolo”, costituito dai residui vivi e morti di piante, animali (microscopici e macroscopici) e funghi. Fukuoka ha dimostrato in l’agricoltura, la programmazione delle colture, può essere praticata rispettando la dinamica degli organismi viventi che si trovano naturalmente nel suolo. L’agricoltura naturale, usando la legge della sinergia, rifiuta la prima legge in cui crede l’agricoltura tradizionale, che dice: se una data quantità di elementi si trova in una pianta coltivata e raccolta, la stessa quantità di elementi dovrebbe essere reintrodotta nel suolo. Questo principio non tiene conto della capacità delle piante di sintetizzare e convertire elementi ad esse necessari. 
 
 
 
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Le piante sulla terra e nell’acqua formano la base della piramide energetica e sostengono quasi tutte le altre forme di vita; quindi sono certamente in grado di sviluppare e mantenere la materia organica e le comunità di vita del suolo. Le interazioni microbiche nel suolo giocano un ruolo chiave nel controllo biologico delle patologie delle piante, nel turnover della materia organica, e nel riciclo delle sostanze nutritive essenziali alle piante. Le piante stimolano l’attività microbica nel suolo, fornendo energia chimica sotto forma di essudati radicali e residui; lo stretto rapporto fra piante e microbi del suolo è evidente. Sfortunatamente, i metodi agricoli convenzionali ostacolano questo rapporto, con il risultato di una scarsità di nutrienti per la pianta e dell’incremento di patologie delle piante. Recenti ricerche indicano che durante la vita di una pianta, fino al 25% dell’energia chimica (sotto forma di composti del carbonio fabbricati nelle foglie) viene da essa “persa” o meglio rilasciata, nel suolo immediatamente circostante alla radice. Questa materia viene dispersa o tramite essudati radicali o come cellule vegetali morte. Quale beneficio apporta alla pianta questa “perdita” di carbonio nel terreno? Principalmente, questi composti sono fonte di energia per i microrganismi che proliferano nella rizosfera, la zona del suolo direttamente adiacente alle radici della pianta. Questi microrganismi proliferano così rapidamente che deprivano il suolo dell’ossigeno in numerosi micrositi all’interno della rizosfera; così si vengono a creare micrositi anaerobici, che svolgono un ruolo importante nell’assicurare la salute ed il vigore delle piante. In questi micrositi si produce etilene, un composto gassoso semplice che è un regolatore essenziale dell’attività dei microrganismi del suolo, influenzando il tasso di turnover della materia organica, il riciclo dei nutrienti delle piante e l’incidenza delle patologie vegetali che si originano nel suolo. IMPIANTO SPERIMENTALE 2015 - FAGIOLO DI LAMON VARIETÀ “SPAGNOLIT” DOLOMITI BIO FARM www.dolomitibiofarm.it - info@dolomitibiofarm.it
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L’etilene non agisce uccidendo i microrganismi del suolo, ma li inattiva, temporaneamente; la concentrazione di questo gas nell’atmosfera del suolo supera raramente le 1-2 parti per milione. L’etilene del suolo viene prodotto durante il cosiddetto CICLO OSSIGENOETILENE. Inizialmente, i microrganismi del suolo proliferano sugli essudati radicali delle piante e deprivano il suolo di ossigeno in alcuni micrositi. In seguito, in questi siti si produce etilene che si diffonde verso l’esterno, inattivando i microrganismi del suolo senza ucciderli. Quando questo accade, la richiesta di ossigeno diminuisce e l’ossigeno si diffonde nei micrositi anaerobici, arrestando o diminuendo radicalmente la produzione di etilene, il che permette ai microrganismi del suolo di riprendere la loro attività. Si ricreano quindi condizioni favorevoli alla produzione di etilene, ed il ciclo si ripete. Nei suoli non disturbati, come quelli forestali, è possibile rilevare costantemente la presenza di etilene, indizio questo del fatto che il ciclo ossigeno-etilene è attivo. Al contrario, nei suoli agricoli, le concentrazioni di etilene sono estremamente basse o inesistenti. Quando gli ecosistemi naturali vengono disturbati per usi agricoli o forestali, si verifica un allarmante calo nel quantitativo di sostanza organica nel suolo, le carenze di elementi nutritivi nelle piante divengono comuni, e le manifestazioni patologiche aumentano drasticamente. Una delle cause principali dell’impossibilità da parte del suolo agricolo disturbato di produrre etilene è imputabile all’aratura, che produce un cambiamento nella forma dell’azoto nel suolo. Nei suoli non disturbati, praticamente tutto l’azoto è presente sotto forma di ammonio, con tracce di nitrati. 
 Quando questi ecosistemi vengono disturbati per utilizzo agricolo, la maggior parte dell’azoto riscontrato nel suolo è sotto forma di nitrati.

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Questo cambiamento nella forma dell’azoto avviene perché l’aratura stimola l’attività di un gruppo specifico di batteri che convertono l’azoto ammonico in nitrato. Le piante ed i microrganismi possono utilizzare entrambe le forme di azoto, ma la produzione di etilene nel suolo viene inibita quando i nitrati sono presenti in quantità superiori alla quantità di “tracce”. L’azoto sotto forma di nitrati arresta la produzione di etilene perché interferisce con la formazione dei micrositi anaerobici, mentre l’azoto ammonico non ha questo effetto inibitore. Quando tutto l’ossigeno è stato consumato nei micrositi, avviene una serie di reazioni chimiche. Una di esse è la trasformazione del ferro, che passa dalla forma ossidata o ferrica a quella ridotta, o ferrosa. Il ferro è uno dei principali costituenti del suolo, e costituisce dal 2 al 12% del suo peso. Nei suoli naturalmente aerati, virtualmente tutto il ferro esiste sotto forma di minuti cristalli di ossido di ferro in forma ossidata o ferrica, che è stabile nel suolo. Se l’ossigeno viene completamente consumato nei micrositi, si instaurano condizioni di riduzione, questi minuti cristalli subiscono una trasformazione, e il ferro assume la forma ridotta o ferrosa, altamente mobile. La produzione di etilene nel suolo avviene solo quando il ferro si trova nella forma ridotta o ferrosa. In che modo il ferro in forma ferrosa stimola la produzione di etilene nel suolo? Esso reagisce con un precursore dell’etilene che è già presente nel suolo, e la reazione ha come risultato la formazione di etilene. Questo precursore viene prodotto dalle piante, ma si rinviene in quantità apprezzabili solo nelle foglie vecchie o morte. Quando queste foglie cadono al suolo e si decompongono, il precursore si accumula nel terreno, e al verificarsi delle condizioni favorevoli per la mobilitazione del ferro ferroso, si produce etilene. Non dovrebbe sorprendere troppo che questo precursore dell’etilene si accumuli solo in foglie vecchie o morte. 
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 Dopo tutto, nelle comunità naturali di piante, le foglie vecchie e morte formano la massa principale dei detriti che cadono al suolo. Inoltre, è altrettanto noto che in situazioni di utilizzo agricolo la maggior parte delle foglie e delle piante vecchie vengono rimosse, o durante il raccolto o con il pascolo, o bruciando i residui delle colture, perciò i suoli agricoli sono di solito poveri di precursore dell’etilene. Una delle limitazioni maggiori alla crescita delle piante nei suoli agricoli è l’inadeguato apporto di sostanze nutritive essenziali alle piante, e questo si verifica anche quando ci sono riserve adeguate di questi nutrienti nel suolo, ma essi sono presenti in forma altamente insolubile. La creazione di micrositi anaerobici nella rizosfera delle piante, che come abbiamo visto è di importanza basilare per la formazione di etilene, può giocare un ruolo essenziale nella mobilizzazione e quindi nel tasso di disponibilità di queste sostanze nutritive essenziali alle piante.

RESPONSABILITÀ DELLA DISPONIBILITÀ DEI NUTRIENTI NEL SUOLO
 Questo meccanismo è strettamente legato al ruolo del ferro nel suolo. In condizioni normali, naturali, il ferro si trova nel suolo sotto forma di minuti cristalli di ossido di ferro; questi cristalli presentano un’ampia area superficiale e sono caricati elettricamente. Quindi le sostanze nutritive quali i fosfati, i solfati, ed altri microelementi sono legate alla superficie di questi cristalli. In questa forma, esse in pratica non sono disponibili per le piante. Tuttavia, quando nel suolo si sviluppano i micrositi anaerobici, questi cristalli si scompongono e liberano le sostanze nutritive che erano ad essi legate, e che diventano disponibili per le piante. Allo stesso tempo, elevate concentrazioni di ferro ferroso (in forma mobile o ridotta) vengono liberate nel suolo all’interno dei micrositi.

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 Gli altri nutrienti essenziali delle piante, fra cui calcio, potassio, magnesio ed ammonio, sono legati sulla superficie di particelle di creta e di materia organica. 
 
 Quando le concentrazioni di ferro ferroso, ferro in forma ridotta, aumentano, queste sostanze nutritive vengono sostituite dal ferro, passano in soluzione nel suolo, e diventano anch’esse disponibili per le radici delle piante. Dal momento che i siti anaerobici si formano più facilmente nella rizosfera delle piante, le sostanze nutritive vengono mobilizzate esattamente nel luogo in cui sono richieste dalle piante. Un vantaggio ulteriore di questo meccanismo è che se i nutrienti liberati non vengono utilizzati dalle piante, non possono essere dilavati nel terreno; appena migrano ai margini dei micro-siti anaerobici, il ferro si riossida e si ricristallizza in forma di ossido di ferro. I cristalli quindi legano di nuovo le sostanze nutritive e ne impediscono la perdita per dilavamento. Le condizioni del suolo necessarie al funzionamento di questo meccanismo sono identiche a quelle richieste per la produzione di etilene. NEI SUOLI AGRICOLI, IN CUI LA PRODUZIONE DI ETILENE È IMPEDITA DALL’ARATURA, ANCHE QUESTO MECCANISMO DI MOBILITAZIONE DELLE SOSTANZE NUTRITIVE VIENE INIBITO. Una corretta gestione del suolo richiede la modifica di alcune delle pratiche agricole tradizionali e correnti, come l’aratura, che sono volte all’aumento dell’aerazione e degli stati di ossidazione del suolo, e producono un aumento della crescita delle piante a breve termine, ma a lungo andare provocano l’instaurarsi di problemi di impoverimento del suolo e di aumento delle patologie vegetali. 
 
 
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Le tecniche agricole senza aratura possono assicurare una crescita continua delle piante; mantenendo il suolo continuamente coperto si aumenta l’ammontare di sostanza organica che ritorna ad esso. È consigliabile usare piante mature come fonte di ammendanti organici, e come fertilizzanti verdi, lasciando i residui sulla superficie del suolo, invece di incorporarli ad esso. La scienza di stampo cartesiano incontra difficoltà ad accettare e comprendere la dinamica olistica degli organismi viventi, ma questa limitazione culturale non dovrebbe impedire alla società di trovare modi sostenibili di produrre cibo senza distruzione. Nell’agricoltura sinergica, si ricreano nel suolo le condizioni di cui esso ha bisogno per mantenersi in vita e in buona salute, e per mantenere la fertilità. Si imita il meccanismo di auto-fertilizzazione del suolo, lo si mantiene vitale... così facendo, si cambia radicalmente il modo con cui l’agricoltura tradizionale industrializzata, come quella “moderna”, ottiene le sue rese. Dato che i suoli fertili e in buona salute sono permanentemente coperti da una profusione di piante diverse, ne segue che il suolo ha bisogno di restare coperto ed occupato dalle piante mentre viene utilizzato per le coltivazioni. Se evitiamo i problemi causati dall’impoverimento del suolo (erosione, dilavamento e perdita di materia organica, la cui combustione viene accelerata introducendo forzatamente aria nel suolo con l’aratura), i residui lasciati dopo il raccolto saranno superiori al quel 2,5% di elementi costitutivi che le colture hanno assorbito dal suolo. Evitando il disturbo della struttura del suolo che avviene normalmente nel corso delle pratiche agricole tradizionali, si evita innanzitutto la necessità di reintegrare queste perdite: quindi si riduce enormemente il lavoro necessario per apportare e produrre fertilizzanti e compost, oltre che la necessità dei trattamenti anticrittogamici e antiparassitari. IMPIANTO SPERIMENTALE 2015 - FAGIOLO DI LAMON VARIETÀ “SPAGNOLIT” DOLOMITI BIO FARM www.dolomitibiofarm.it - info@dolomitibiofarm.it
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Nel praticare questo tipo di agricoltura, in azienda abbiamo organizzato campi, orti e giardini in modo che la simbiosi fra piante, batteri, funghi ed altri elementi crei una dinamica sinergica che continuerà a dare rese usando il potenziale della auto-fertilizzazione del suolo. SIMBIOSI Una associazione mutuamente vantaggiosa fra due diversi organismi che vivono in collegamento fra loro, o uno all’interno dell’altro. I QUATTRO PRINCIPI DELL’AGRICOLTURA SINERGICA 1. Fertilizzazione continua del suolo tramite una copertura organica permanente. 2. Coltivazione di specie annuali in associazione a colture complementari, con l’integrazione di piante azoto-fissatrici. 3. Assenza di aratura, o di qualsiasi altro tipo di disturbo del suolo; il suolo si lavora da solo. 4. Il suolo si area da solo, se noi evitiamo di provocarne il compattamento. PRIMO PRINCIPIO La scelta delle colture e delle coperture vegetali varia a seconda dell’area geografica, ma il sistema è sempre lo stesso. Per le colture in pieno campo, in ambienti siccitosi, si prepara il suolo stabilendovi una copertura vegetale permanente di piante azoto-fissatrici a portamento basso, con massima copertura del suolo, resistenti alla siccità e che si mantengano in vita durante la stagione secca, come il trifoglio etiopico (Trifolium cryptopodium) o specie sud-africane: Desmodium triflorum e Indigofera spicata. IMPIANTO SPERIMENTALE 2015 - FAGIOLO DI LAMON VARIETÀ “SPAGNOLIT” DOLOMITI BIO FARM www.dolomitibiofarm.it - info@dolomitibiofarm.it
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Per cominciare, si semina la specie di copertura in tutto il campo, e questa operazione può richiedere un’aratura... sarà l’ultima volta che si disturba il suolo. Se ci sono troppe “malerbe” nel campo, si consiglia di piantare canapa del Bengala come coltura iniziale, o di usare i maiali per ripulire il terreno. Una volta stabilitasi la copertura vegetale, le colture verranno seminate e raccolte senza disturbare il suolo. SECONDO PRINCIPIO Le pratiche agricole non mono-culturali implicano la presenza simultanea nel campo di più di una specie da raccogliere. Se si vuole coltivare mais, esso si seminerà a distanza maggiore rispetto alle colture tradizionali, per permettere alla luce del sole di raggiungere la copertura verde. Quest’ultima deve mantenersi rigogliosa per proteggere il suolo dalle spaccature e dalla compattazione, ed anche per liberare azoto ammoniacale che potrà venire utilizzato dalla nostra coltura. Spazieremo il mais ad 1 m di interpianta e 1,5 m di interfila. Si possono piantare fagioli lungo la fila del mais, a 30 cm fra loro, in alternanza con le piante di mais. Negli spazi lasciati per il passaggio fra i letti di coltura, si può piantare una fila di zucche. Insieme agli alberi e agli arbusti che formano le siepi, si piantano calendule, nasturzi, tageti, ricino, crotalaria, aglio, erba cedrina, tanaceto, lavanda, basilico ecc.... Queste piante hanno azione insetticida, e più ce ne sono meglio è; infatti con la loro presenza risultano benefiche alle colture proteggendole dai nematodi e da altri insetti nocivi, e sono inoltre utilizzabili per usi culinari e per la preparazione di insetticidi biologici, da usare se necessario. 
 
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TERZO PRINCIPIO II suolo si lavora da solo: in un suolo non traumatizzato, l’azione degli organismi che vivono al suo interno crea costantemente una struttura in cui si mantengono sacche d’aria, le radici in decomposizione lasciano passaggi che vengono colonizzati da batteri ed altra fauna microscopica, e facilitano la circolazione dei lombrichi e/o delle formiche. La presenza di questi animali aumenta la quantità di sostanza organica nel suolo, come quella di altre sostanze quali il calcio, ecc. I materiali organici in decomposizione nel suolo sono essenziali per mantenerlo fertile. In natura, il processo avviene come segue: il suolo digerisce tutto quello che cade sulla sua superficie e tutto quello che muore al suo interno. Quando noi apriamo il suolo per incorporarvi compost, letame, concime verde o qualsiasi altro fertilizzante, disturbiamo l’equilibrio che esiste in questo organismo complesso, e sebbene le piante utilizzino quanto noi immettiamo nel terreno, il suolo ne soffre, non solo per la morte violenta dei suoi abitanti, bruciati dall’eccesso di ossigeno quando si trovano esposti all’aria, ma anche a causa di “indigestione” per tutto quello che gli abbiamo fatto ingerire per forza, questo si traduce nello sviluppo di svariate patologie vegetali. QUARTO PRINCIPIO Forse la condizione più difficile da rispettare in questo nuovo tipo di agricoltura è l’assenza di compattazione... nelle pratiche agricole tradizionali si ha l’abitudine di compattare il suolo senza prestarvi attenzione, sia durante la raccolta che nel corso di altre attività colturali, dato che si utilizza poi l’aratura prima della semina per riportare aria nel suolo (pagandola a caro prezzo, ecologicamente parlando). 
 
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 Ma poiché noi non vogliamo più disturbare il suolo, dobbiamo fare molta attenzione a come raccogliamo e a come effettuiamo le altre operazioni colturali nel campo. Ad esempio per la semina, faremo attenzione ad entrare nel campo solo se non è troppo bagnato, e questa regola è valida per qualsiasi altra attività. Bisogna evitare di appesantire il suolo quando è bagnato. Se si compatta il suolo, si provoca la fuoriuscita dell’aria da esso, e le piante non riusciranno a crescervi, dato che la microflora e la microfauna non avranno più micrositi in cui vivere, moltiplicarsi e morire. I batteri del suolo e tutte le altre creature che ci vivono sono i nostri partners nel mantenere il suolo fertile, pensiamo alle loro necessità, non dimentichiamo che ci sono, anche se sono invisibili... la loro presenza si manifesta nella salute delle piante, delle colture in crescita, e determina la salute del suolo nel suo complesso. Evitando la compattazione, si evitano molto lavoro e molta distruzione, e allo stesso tempo si rende possibile lo svolgimento del ciclo ossigeno-etilene, cioè si permette al suolo di respirare. Continuando con l’esempio della coltura del mais, al momento del raccolto tutte le piante vanno tagliate al livello del terreno, NON ESTIRPATE! Il suolo ha bisogno di radici in decomposizione. Permettendo alle radici di decomporsi nel suolo, si arricchisce il terreno di grandi quantità di sostanza organica, di biomassa, oltre al generoso ammontare di azoto ammonico lasciato dalle radici delle leguminose. 
 
 L’anno successivo, senza cambiare la disposizione dei letti di coltura, si ruota la semina. In questo modo, continuando ad alternare le zone di cultura, dopo il quinto anno si ritornerà alle disposizioni iniziali. 
 
 
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 Se si desidera cambiare completamente il tipo di coltura nel campo, non ci sono problemi, basta stabilire le distanze di coltura per il nuovo raccolto, tenendo sempre in mente le necessità dì luce della copertura verde, e la necessità del suolo di essere occupato da diverse specie di piante, in modo da avere una varietà di radici nel suolo. Il nostro impianto prevede 1,5 m di spazio fra i letti di coltura, per permettere il passaggio delle macchine o la circolazione durante le operazioni colturali, o per altre necessità di accesso al campo; in questi spazi si possono anche coltivare diverse erbe aromatiche. Per cui non sono da considerare perduti, anche se da essi non si ottiene direttamente il raccolto della coltura principale, grazie alla loro presenza la qualità e la quantità di tale raccolto migliora. Nelle coltivazioni pluriennali, questi spazi proteggono i letti di coltura dalla compattazione da parte delle macchine, degli animali e dell’uomo; la loro presenza va quindi considerata come essenziale alla produzione generale. I nostri campi vengono coltivati con questo tipo di rotazione anno dopo anno, senza che la fertilità del suolo si esaurisca mai, ma anzi migliorandone la qualità. 
 La ricerca di una copertura vegetale azoto-fissatrice, a sviluppo basso, che corrisponda in maniera ottimale al suolo e alle condizioni climatiche della nostra area è un lavoro che dobbiamo fare tutti, e speriamo di poterlo condividere fra noi, in modo da essere prima o poi in grado di consigliare altri agricoltori in merito alle coperture vegetali da utilizzare.

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 STRATEGIE COLTURALI DOLOMITI BIO FARM
 
 L’impianto sperimentale che abbiano realizzato in azienda è iniziato nella primavera del 2014, frutto di un’esperienza pluriennale dedicata al metodo di agricoltura sinergica appreso durante la permanenza di lavoro/studio in terra Spagnola della durata di 10 anni, grazie alla Libera Scuola di Agricoltura Sinergica di Emilia Hazelip, oggi possiamo mettere in pratica questa tecnica che si basa semplicemente sui cicli naturali degli ecosistemi dove la nostra azienda interviene.


Le strategie colturali che Dolomiti Bio Farm adotta sono assolutamente dipendenti dai cicli naturali di un ecosistema specifico per questo motivo il suolo e l’ambiente che abbiamo scelto è stato oggetto di analisi, studio, ricerca e valutazione nella sua totalità per poter di conseguenza attuarne una gestione personalizzata, economicamente ed ecologicamente sostenibile tendendo a zero lo spreco di energia.
 
 Le strategie colturali oltre a tutto il precedente resoconto sulla gestione del suolo si sviluppano anche nella scelta delle colture da consocire, nell’utilizzo di vegetali per la lotta ai parassiti e nella salvaguardia della micro e macro fauna del luogo.
 
 In breve con una rapida galleria fotografica andiamo ad illustrare le strategie colturali della nostra Azienda Bio Sinergica.

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L’IMPIANTO BIO SINERGICO DOLOMITI BIO FARM 
 LA NOSTRA ESPERIENZA
 
 Riassumendo, dopo aver preparato il terreno di semina seguendo il metodo Sinergico e tenendo conto delle variabili viste precedentemente:
 Siamo partiti da un suolo completamente incontaminato, sulle vallate dolomitiche, dove l’agricoltura industriale e lo sfruttamento del suolo non hanno mai intaccato i nostri prati, boschi, campi. Nel nostro caso abbiamo utilizzato appezzamenti da sempre destinati a prato da che si è formato il "pianeta terra”. Terre vergini protette, mai coltivate incontaminate e inviolate. Terreni Franchi medio impasto a tratti leggermente limo/argillosi 
 



 
 


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ARATURA UNA TECNICA CONTROPRODUCENTE
 È stata effettuata un’unica aratura, questa tecnica colturale non verrà più ripetuta, è considerata invasiva e controproducente.


Inizio lavori Aratura unica iniziale seguita da Fresatura. Non verranno più ripetute. 
 Si noti la reazione del suolo a questa tecnica agricola prettamente invasiva. L’umidità non viene più trattenuta ovvero l’acqua evapora rapidamente dal terreno promuovendo la mineralizzazione della sostanza organica. 
 (perdita di acqua=spreco di energia)

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PACIAMATURA DI EMERGENZA DI COPERTURA

Uno degli obbiettivi fondamentali è evitare gli sprechi di energia, per questo, durante la realizzazione dei bancali è importante intervenire rapidamente sulla copertura sostituendo quella naturale che l’aratura ha eliminato, si apporterà una pacciamatura organica, ad esempio con paglia o fieno in modo da limitare eventuali processi di mineralizzazione o sprechi di risorse. 


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 FASE DI COMPLETAMENTO DEI BANCALI

Per completare l’ultima fase e terminate il letto di coltura permanente si distribuisce ancora un ultimo strato di fieno o paglia in modo da isolare sufficientemente il suolo senza però esagerare evitando di rendere t r o p p o d i f fi c o l t o s o l’assorbimento dell’acqua o la germinazione dei semi, ecc.

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PERCHÈ GRAMINACEE COME PACIAMATURA? 
 Un’altra famiglia di piante molto importante utilizzabile come concime verde, è quella delle graminacee. In questa classe si trovano i cereali e anche l’erba di campo. Tutte queste piante sono molto forti, hanno un molto vigore vegetativo e sviluppano un grande apparato radicale; riescono quindi a colonizzare il terreno sia in profondità che orizzontalmente. 
 
 La presenza di questa famiglia nell’insieme delle specie utilizzate come concime verde, è essenziale affinchè ci sia un equilibrio tra gli zuccheri, la cellulosa delle graminacee e gli elementi azotati che le leguminose apportano, in questo modo la fermentazione che si avrà durante la decomposizione della materia organica in superficie come pacciamatura e quella delle radici dentro la terra, sarà una fase di catene lunghe e rapide che procurano i più importanti prodotti transitori dell’humus microbico, della materia vegetale nello stato plasmatico nutritivo, lasciando piccole quantità di humus residuale, mobilizzabile in proporzione a quanto ne richiedono le piante coltivate. La paglia dei cereali apporta soprattutto cellulosa, a meno che non si taglino le piante quando ancora sono verdi, nel cui caso lasceranno zuccheri, che è quello che viene apportato maggiormente dall’erba del prato. L’ideale è avere una mescolanza di piante che si possano tagliare in diversi momenti affinché lascino tanti residui diversi: giovani, verdi, teneri e succosi, ricchi di azoto, così come altri resti delle stesse piante già maturi, senescenti, secchi e duri, per favorire il ciclo ossigenoetilene e l’assimilazione del ferro, poiché si è già constatato che, affinché il ferro passi alla sua forma ferrosa e assimilabile, gli è necessario reagire prima con un precursore dell’etilene; questo precursore si origina in quantità apprezzabili solamente nelle foglie vecchie della pianta che si decompongono nella pacciamatura, liberando in questo modo le concentrazioni di quest’ultimo che si accumulerà nel terreno. Così quando ci saranno le condizioni favorevoli per la mobilizzazione del ferro, si formerà l’etilene. 
 Solo in terre vergini, non traumatizzate dalle lavorazioni agricole (anche se superficiali), avrà luogo questo processo.

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LA PACIAMATURA MIGLIORE
 
 Di tutte le paglie, quella di avena è quella che contiene più zucchero, essendo anche la più tenera è quella che si decompone più rapidamente e stimola inoltre lo sviluppo di sostanze “antibiotiche” nella pacciamatura proteggendo quindi le piante coltivate da possibili agenti patogeni. La paglia di orzo e di frumento contiene meno zuccheri ma più cellulosa e quella di segale, essendo la più dura, contiene pochissimi zuccheri ed essendo costituita quasi esclusivamente da cellulosa, questa paglia ci metterà più tempo a decomporsi. 
 
 Poiché la gestione del terreno in questo tipo di agricoltura con l’uso del concime verde è di non interrarlo, non si avrà nessuno degli effetti negativi dovuti al blocco dell’azoto o di problemi di indigestione che solitamente si verificano quando la biomassa (fresca o secca) si incorpora per una decomposizione sotterranea. 
 
 Si deve cercare sempre di trovare semi di varietà campestri e antiche, in quanto quelle moderne, soprattutto quelle di frumento, sono programmate per essere dipendenti da fertilizzanti di sintesi, da minerali solubili e sono anche più vulnerabili alle malattie e ai parassiti, le radici sono deboli, con sviluppo ridotto, la paglia nanizzata; quindi sono piante molto fragili poiché soffrono della carenza di tracce di minerali. ( alcune potrebbero anche essere modificate geneticamente ).

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IRRIGAZIONE E POSIZIONAMENTO TUTORI PERMANENTI Una volta terminati i bancali, se possibile, si consiglia di installare un circuito di irrigazione a goccia. (ci sono varie opzioni riguardo la posizione dei tubi, possono essere inseriti sotto la pacciamatura oppure appoggiati appena sopra dipende da vari fattori e ogni opzione ha dei pro e dei contro tutto gravita attorno all’ambiente in cui ci si trova e all’organizzazione del sistema).

Nel nostro caso realizzeremo l’impianto idrico posizionando dei serbatoi per la raccolta dell’acqua piovana, in punti strategici, vicino alle colture, ad un dislivello maggiore rispetto ai bancali, in modo da sfruttare l’effetto “caduta” per la distribuzione dell’acqua che verrà riutilizzata nei momenti opportuni, prescindendo dal fatto che la nostra azienda è ubicata in una zona non raggiunta dalla rete idrica pubblica, comunque l’obbiettivo è il riciclo e il risparmio delle risorse quindi in ogni caso la soluzione migliore è quella del recupero delle acque piovane. Riguardo la purificazione delle acque si installerà un filtro apposito.

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ESEMPIO DI IRRIGAZIONE SUI BANCALI

* Serbatoi con Recupero e filtraggio acque piovane

OTTIMIZZAZIONE E RECUPERO ENERGETICO
 Irrigazione a goccia da serbatoio recupero acqua piovana, questi contenitori svolgeranno anche una funzione di distribuzione del filtrato di macerato di ortiche, filtrato di equiseto e altri preparati che aiuteranno ulteriormente le nostre orticole a difendersi dagli attacchi di parassiti, malattie ecc. Anche in questo passaggio nella nostra azienda, Dolomiti Bio Farm, viene messo in primo piano il risparmio energetico ottimizzando al massimo gli interventi colturali, riducendo al minimo lo spreco di energia e l’impatto ambientale.

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SEMINA E STRATEGIE COLTURALI: 
 ECOSISTEMA NATURALE, INSETTI E CONSOCIAZIONI In seguito al termine della lavorazione e realizzazione dei bancali verranno decise le varietà di piante ed orticole da seminare. Questa operazione è decisamente importante, si tratta di un vero e proprio progetto sinergico tra differenti specie di vegetali e animali che condividono il suolo, si consociano varietà che tendono all’equilibrio dell’ecosistema in modo da creare un ambiente sano, autosufficiente ed equilibrato, instaurando rapporti di supporto reciproco tra le biodiversità che popolano l’area.
 
 (In un secondo documento verranno trattati i temi riguardanti gli insetti utili che si sono stabiliti sui nostri campi in base alle varietà di vegetali.)

NEO ONTA LO SP

ZEMO

PREZ


 
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Fagiolo di Lamon 
 
 
 


Menta di Montagna

(Chantaris su foglia)

Cantharis Fusca in orto (*01i)

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IMPIANTO SPERIMENTALE 2015 - FAGIOLO DI LAMON VARIETÀ “SPAGNOLIT” DOLOMITI BIO FARM www.dolomitibiofarm.it - info@dolomitibiofarm.it
 LA RELAZIONE È STATA REDATTA ANALIZZANDO RIASSUMENDO E INTERSECANDO TESTI E PUBBLICAZIONI DA FONTI UFFICIALI COME ARPAV …


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Bibliografia: Libera Scuola di Emilia Hazelipdi Agricoltura Sinergica 
 Relazioni Tecniche e dati ARPAV

FINE DELLA PRIMA PARTE 
 
 
 
 NATURA INCONTAMINATA 100% DI MONTAGNA - DOLOMITI ITALY
 


IMPIANTO SPERIMENTALE 2015 
 FAGIOLO DI LAMON VARIETÀ “SPAGNOLIT”

DOLOMITI BIO FARM
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L

ARTE DI COLTIVARE LASCIANDO FARE ALLA TERRA


Permacultura, Agricoltura Sinergica e Naturale Dolomiti Bio Farm

PRODUZIONE VEGETALE ATTRAVERSO L’AUTOFERTILITÀ DEL SUOLO BIBLIOGRAFIA 
 
 EMILIA HAZELIP: EDispensa-Agricoltura-Sinergica
 ARPAV: RELAZIONE SUL SUOLO DELLA PROVINCIA DI BELLUNO ARPAV

SIMONA TONIN: ORGANISMO AGRICOLO BIO-SINERGICO DOLOMITI BIO FARM

IMPIANTO SPERIMENTALE 2015 - FAGIOLO DI LAMON VARIETÀ “SPAGNOLIT” DOLOMITI BIO FARM www.dolomitibiofarm.it - info@dolomitibiofarm.it
 LA RELAZIONE È STATA REDATTA ANALIZZANDO RIASSUMENDO E INTERSECANDO TESTI E PUBBLICAZIONI DA FONTI UFFICIALI COME ARPAV …

Impianto Sperimentale Fagiolo di Lamon IGP "SPAGNOLIT"  

PRIMA PARTE RELAZIONE Impianto Sperimentale Fagiolo di Lamon IGP "SPAGNOLIT" DOLOMITI BIO FARM www.dolomitibiofarm.it

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PRIMA PARTE RELAZIONE Impianto Sperimentale Fagiolo di Lamon IGP "SPAGNOLIT" DOLOMITI BIO FARM www.dolomitibiofarm.it

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