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UGO NESPOLO Opere scelte 15 ottobre - 27 novembre 2011 Simboli Art Gallery - Firenze


Linea, Forma e Colore. L’immagine dell’immaginario Questo periodo del primo decennio del secondo millennio d. C. è caratterizzato da classi dirigenziali che poco o nulla hanno fatto per la cultura e l’istruzione. Pochi anni fa in Francia per decreto legge tolsero l’uso delle fiabe dei Grimm e di Perrault perché poco idonee alla crescita delle nuove generazioni. Niente più Cappuccetto Rosso, Pollicino, la Bella Addormentata nel Bosco, cancellate pure il Gatto dagli stivali, e via pure Biancaneve come pure Raperonzolo e Hansel e Gretel. Che strano le favole che hanno formato le coscienze di intere generazioni ritenute inadatte per i bimbi del secondo millennio eppure pedagoghi e psichiatri affermano che il senso dell’affabulazione cioè dell’adulto che racconta al bimbo crea un’empatia unica capace di stimolare quegli anticorpi celebrali che

1 permettono al ragazzo e all’adulto poi, di crescere riconoscendo la parte emotiva, a discernere le emozioni e a superare i tempi della vita: la paura, l’amore come la morte. In Italia le cose non sono andate meglio: tagli alle spese destinate alla cultura e all’istruzione, hanno tolto l’insegnamento della Storia dell’Arte nelle scuole superiori in altre hanno ridotto l’orario. Hanno tolto la Storia dell’Arte persino nel corso di studi che forma le guide turistiche. La storia per immagini non conta più va tolta ha decretato il ministro dell’istruzione in coro con quello della funzione pubblica e con quello del tesoro. Non hanno capito né sentito che l’Italia è un paese dove le favole e l’arte hanno fatto l’unità della patria più che la politica e le armi. Per questo motivo e anche per altri che non sto qui a raccontare è pregevole l’impegno della galleria Simboli Art Gallery e del suo patron Greco. Le sue mostre sono ciò che ci resta di un percorso che sa di racconti per immagini. I governanti e i politicanti

hanno da pensare a cose vacue piuttosto che pensare di investire su luoghi non luoghi come le gallerie dove un’opera d’arte diviene fulcro della conoscenza e del divenire delle nuove e vecchie generazioni. Greco ha questo coraggio e merita stima e rispetto, vorrei che i miei figli quando non ci sarò abbiano a interloquire con persone come lui che hanno la capacità di commuoversi per un quadro che vendono sogni di carta e di tela colorate da chi nonostante tutto e tutti continua ancora a farci emozionare. E questa mostra di Greco presenta il ”fare arte” di Ugo Nespolo che è come entrare in un universo fantastico che oggi sa di rivoluzionario. Ho conosciuto Nespolo in una villa del milanese dove i pochi artisti invitati erano trattati dagli altri invitati come star del cinema: autografi sui cataloghi, interviste e foto in posa da divi. Pittori divenuti vip insieme ad altri vip da rotocalco in un party organizzato da chi dell’arte fa commercio e divulgazione. Il mestiere di storico dell’arte offre l’opportunità di esser come un fantasma, alcuni conoscono il tuo nome, quasi nessuno consoce il tuo volto. Così giravo invisibile tra gli invitati e i commensali divertito dalle espressioni di quelli che leggendomi nei cataloghi osservavano poi i quadri degli artisti o dagli atteggiamenti comici di chi elucubrava tra un calice di bollicine e una tartina traballante. Di Nespolo conoscevo la filosofia estetica e le opere, quando spiego ai miei studenti l’arte contemporanea i quadri di Nespolo permettono di fare correlazioni con l’arte figurativa antica con la simbologia dei colori e di fare differenze tra rappresentazione e raffigurazione, tra guardare e vedere. Quel giorno a villa Borromeo lo intravidi per caso, arrivò per ultimo e dal parcheggio fu accompagnato al giardino della villa dai patron della festa; elegantissimi galleristi agguerriti come manager di borsa. (A volte tutto ciò che gira intorno all’Arte sembra non entrarci nulla con l’arte stessa e ciò mi ha sempre rattristato, anche ora che lo scrivo perciò cambio subito discorso). Tutto sapeva di eleganza e lusso, se non fosse stato per la magnificenza della villa e del giardino avrei potuto dire di esser ne foyer di un teatro, c’era anche un trio d’archi. Appena fu solo mi avvicinai e feci le presentazioni: io sono… mi occupo…. Sono felice di incontrarla finalmente… Mi aspettavo saccenza e distanza e invece trovai disponibilità, gentilezza e allegria. Mi disarmò e parlammo di tutto e di più per tutto il pomeriggio. Il viaggio di ritorno

Alberto D’Atanasio Docente di Storia dell’Arte e Semiologia dei Linguaggi Non Verbali

dalla Lombardia verso il centro Italia offre paesaggi impareggiabili: la linea dell’orizzonte cambia da piatta a lieve fino ad aspra e oscura in ogni caso è ciò che serve per entrare dentro ai pensieri e cercare di questi di discernere i toni. In fondo, pensavo, la linea dell’orizzonte era la stessa dei disegni di Nespolo: la linea corre, continua sicura, solo a tratti sembra incedere, in alcuni punti curva, piega e diventa voluta, forma, disegno. Il disegno, scrive Leon Battista Alberti è linea di contorno: «è circoscrizione, null’altro che disegnamento dell’orlo». La linea contiene la forma, la definisce o la libera, compone e comunica i colori con altre linee, altri disegni altri colori. La linea che disegna Nespolo offre una lettura straordinaria della sua opera e ci si trova come davanti a lui,

2 disarmati, perché solo senza corazza si può procedere leggeri colori dentro al mistero che si osserva. I quadri di Ugo Nespolo sono semplicemente da guardare per andare oltre l’immagine palese, sono da scoprire, da leggere, sono mappe dove ritrovarsi ancora capaci d’immaginare. Nespolo è avulso da un certo sistema di proporre l’arte, non ama lo scandalizzare l’opinione pubblica perché l’opera possa essere conosciuta, mercificata, comprata da investitori distratti più che da collezionisti del bello e messa. In un articolo scritto sul giornale la Stampa scrive: «Dell’arte resta lo spolpato scheletro della logica del mercato». E continua: … «Viviamo – e non può essere altrimenti – un contesto postideologico privo della fiducia per le grandi narrazioni, anni in cui domina una vaghezza progettuale incapace e disinteressata a definire la propria identità, il proprio ruolo. Il sistema dell’arte corrotto ed arbitrario, critici come voraci mercanti, musei come luoghi di promozione concordata

da direttori vittima e complici di collezionisti avidi, arte come investimento, tutto ciò ha contribuito alla reale sparizione dell’arte dall’orizzonte della cultura virtuosa, dai bisogni dell’uomo che guarda e vede». Una logica di mercato ha preso l’arte defraudandola della sua narrazione. È qui la chiave di lettura dell’opera di Ugo Nespolo: la narrazione il voler ancora emozionare e collegare il cuore con la mente attraverso un racconto. E mi piace immaginare che il “fare arte” di Ugo Nespolo sia la spiegazione a due personaggi che il Lippi e il Pinturicchio dipinsero a fine ‘400 nella cattedrale di Spoleto e nella Collegiata a Spello. Nel transito di Maria a destra il Lippi rappresenta se stesso con Filippino e forse Pier Matteo d’Amelia, “i contemporanei che assistono al mistero della Madonna che sta per ascendere al cielo”. Ma tra essi il Lippi mette una figura col cappello rosso che al contrario degli altri guarda estasiato e ride, un giullare libero dalle espressioni tetre degli altri. Il Pinturicchio tra i pastori nella Natività a sinistra mette lo stesso personaggio cambia il colore del cappello e la posa, ma l’espressione è identica, per di più guarda verso un giovane pastore, ma con la mano indica il mistero del Dio che si fa uomo, un altro giullare. Aggiungerei che il Lippi si raffigura in un gesto inequivocabile fa le corna ed è ai piedi del catafalco. Fa le corna e le indica con l’altra mano (il gesto rappresentato dal maestro rinascimentale è tutt’ora soggetto ad analisi). Per avvicinarci al mistero dell’immaginario che diventa immagine bisogna tornare giovani dentro, giullari, capaci cioè di saper gioire del poco come del tanto e di scoprire la bellezza dell’arte e giocare con essa senza vincoli mercantili, e speculazioni bancarie. L’artista è come un cantastorie che incanta col suo affabulare e ci scongiura col suo fare da tristi figuri, tristi e tetri. Nespolo termina il suo articolo in questa maniera: «L’artista intanto taccia o meglio dia retta ai soliti Gilbert and George, maestri di saggezza “… non giudicare, non discutere, non criticare”». L’arte viva felice il suo ruolo di passivo oggetto scelto da altri, l’artista ami la sua figura di idiota di genio, non dica, non pensi, si limiti magari ad esibire le sue ultime sofferte creazioni “orifizi ed escrementi”. Nespolo propone un’arte da leggere, da narrare come un libro con le figure. Rievoca l’uomo che indica la luna, ma lo sciocco continua a guardare il dito.


Emanuele Greco Critico e Storico dell’Arte

In una calda serata di fine settembre mi aggiravo tra le sale semivuote e silenziose della Galleria Palatina di Firenze in compagnia di un'amica tedesca, studentessa di storia dell'arte. L'atmosfera suggestiva, favorita da una parte dal sopraggiungere dell'oscurità misteriosa della sera, e, dall'altra, dall'allestimento da antica quadreria della Galleria, – che permette la miracolosa presenza, all'interno della stessa sala, di opere di artisti assai diversi e lontani tra loro nel tempo e nello spazio – invitava la mia mente a divagare. Per alcuni istanti, come estraniato da me stesso e in preda a qualche magico sortilegio, riuscivo a focalizzare la mia sagoma mentre osservava, in contemplazione, le opere alle pareti. Improvvisamente ero diventato simile a quelle figure anonime colte di spalle o di

3 profilo, bloccate in un attimo della loro visita al museo, che Ugo Nespolo, a partire dagli inizi degli anni Settanta, aveva raffigurato attraverso quelli che sarebbero diventati i suoi distintivi colori accessi. Ma il mio pensiero si rivolgeva specificatamente alle opere del ciclo Novantiqua, che avevo visto meno di due anni prima alla mostra dell'artista allestita nelle antiche sale del Museo del Bargello1. In quelle opere, infatti, Nespolo aveva ritratto i visitatori all'interno del medesimo museo, creando volutamente un sottile cortocircuito tra realtà e soggetto rappresentato nell'opera . Ero affascinato dalla capacità che avevo raggiunto, seppur per un breve momento, di potermi immaginare come un osservatore anonimo del museo. Ma ciò che mi intrigava di più era l'idea che io stesso potessi essere del tutto simile ad uno di quegli ignari protagonisti che compaiono nelle opere di Nespolo, sulla stesso piano, e della medesima materia pittorica acrilica, dei capolavori-icone in esposizione alle pareti. Nelle sue opere Nespolo blocca in un

“fermo-immagine” un istante di vita. Gli anonimi, ma vivi e reali spettatori, dialogano con le opere celebri, ma inanimate ed immobili. Anche il fotografo tedesco Thomas Struth ha indagato molto, a partire dalla fine degli anni Ottanta, il comportamento degli spettatori al museo, ma la sua opera è caratterizzata da una maggiore sensibilità psicologica e sociologica. La sua indagine, infatti, è incentrata soprattutto sulle persone, che diventano, nelle sue fotografie, come attori di una “messinscena silenziosa”. In Nespolo, invece, non c'è niente di tutto questo. Tutto è giocato sul sottile dialogo tra l'animato e l'inanimato, tra la persona e l'opera d'arte. E ci si potrebbe domandare: chi dei due protagonisti anima l'altro? O forse entrambi si infondono la vita vicendevolmente? A questo proposito Nespolo ha dichiarato: «È una sorta di idea-chiave per il mio lavoro: quello, cioè, di fare arte usando come fonte di ispirazione il magazzino delle arti. In questo modo è nata la serie dei musei. Improbabili prospettive d'interni come contenitori di opere d'arte rivisitate. L'idea iniziale era carica di ironia verso la riverente sacralità del luogo. Il Museo come morte dell'arte, il Museo come celebrazione statica dell'arte; il Museo, anche, come luogo di creazione artificiale di valori2» . Si arriva, quindi, ad un nodo centrale della poetica di Ugo Nespolo, ovvero la dimensione di rilettura postmoderna dell'arte. L'idea del museo, partito come gioco ironico e dissacratore, può essere preso, a ben vedere, a simbolo del modus operandi dell'artista. Il museo non è altro che il serbatoio della creatività dell'artista, dove egli conserva gelosamente le reminiscenze più colte (come per esempio le riproduzioni di un immaginario manuale di storia dell'arte), frammiste alle immagini di oggetti di consumo provenienti dalla cultura popolare (bottiglie, vasi, lampadine, televisioni, automobili, ecc.). A questo museo segreto, di volta in volta, Nespolo attinge, proponendoci così una “realtà” riletta attraverso il filtro della propria individualità. Partito a metà degli anni Sessanta da esperienze in bilico tra l'arte concettuale e la pop art, Nespolo ha sempre perseguito, sull'esempio delle avanguardie storiche (in primis il futurismo italiano), la volontà di coniugare l'arte alla vita. Rispetto a molti colleghi che sono rimasti legati ad un'idea più elitaria di arte, Nespolo ha preferito fin dall'inizio immergersi, come in un bagno purificatore, nella realtà della vita. Ma la presa di possesso della realtà non è stata affatto semplice. Egli ha dovuto

per prima cosa decostruire gli oggetti, poi ricostruirli, come un puzzle, ed infine rivestirli di colori puri, in modo che fossero portatori di una nuova e più sincera essenza. La realtà ricreata e rigenerata da Nespolo è, quindi, totalmente nuova, ispirata da una vena giocosa, divertita e, spesso ironica. In questo modo egli non si è mai risparmiato nello sperimentare e nel confrontarsi con tutte le forme di comunicazione visiva: dal fumetto, alla pubblicità, dalla pittura, alla scultura, dal cinema, alla fotografia, fino alla grafica. E proprio l'aspetto materiale, di una sapienza compositiva dal sapore quasi artigianale, è ciò che maggiormente caratterizza il suo lavoro, fortemente incentrato sull'equilibrio armonico e musicale delle varie tonalità di colori.

E’ una felicità ludica, quindi, quella di Nespolo, che però non scade mai in frivolezza, ma conserva sempre quello stupore innocente proprio dei bambini.

NOTE 1 Ugo Nespolo. Novantiqua, catalogo della mostra (Firenze, Museo Nazionale del Bargello, 9 ottobre 2009-17 gennaio 2010), a cura di B. Paolozzi Strozzi, Firenze 2009. 2 Cit. in R. Ferrucci, Ugo Nespolo. Segni & Sogni, catalogo della mostra (Livorno, Galleria Granelli, primavera 1997), Pontedera 1997.

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In copertina: Ipotesi numerica - Acrilici su legno, cm 40x60 1 - Dancing vase - Acrilici su legno, cm 24x18 2 - Save - Acrilici su legno, cm 24x18 3 - Surprise - Acrilici su legno, cm 24x18 4 - 37 e 6 - Acrilici su legno, cm 40x30


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5 - Elektric - Acrilici su legno, cm 24x18 6 - Corinzio - Acrilici su legno, cm 24x18 7 - 038 - Acrilici su legno, cm 24x18 8 - Screen - Acrilici su legno, cm 30x40 9 - Swing - Acrilici su legno, cm 20x20 10 - Still life - Acrilici su legno, cm 18x24 11 - 437 - Acrilici su legno, cm 20x20 12 - New light - Acrilici su legno, cm 40x30 13 - PerplessitĂ - Acrilici su legno, cm 24x18 14 - Soft painting I - Acrilici su carta fatta a mano, cm 50x70

15 - Soft painting II - Acrilici su carta fatta a mano, cm 50x70 16 - Soft painting III - Acrilici su carta fatta a mano, cm 32x25 17 - Soft painting IV - Acrilici su carta fatta a mano, cm 32x25 18 - Serigrafia su plexiglass a 21 colori, cm 30x40 19 - Serigrafia su plexiglass a 21 colori, cm 30x40 20 - Serigrafia materica su carta, cm 70x100 21 - Serigrafia materica su carta, cm 70x100 22 - Serigrafia materica su carta, cm 70x100 Quarta di copertina: 103/6 - Acrilici su legno, ø cm 120


Biografia e mostre Ugo Nespolo, nato a Mosso Santa Maria (Biella) nel 1941, si è diplomato all'Accademia Albertina di Belle Arti di Torino ed è laureato in Lettere Moderne. I suoi esordi nel panorama artistico italiano risalgono agli anni Sessanta, alla Pop Art, ai futuri concettuali e poveristi (mostre alla galleria il Punto di Remo Pastori, a Torino, e Galleria Schwarz di Milano). Mai legata in maniera assoluta ad un filone, la sua produzione si caratterizza subito per un'accentuata impronta ironica, trasgressiva, per un personale senso del divertimento che rappresenterà sempre una sorta di marchio di fabbrica. Negli anni '70 Nespolo si appropria di un secondo mezzo di espressione, il cinema: in particolare quello sperimentale, d'artista. Gli attori sono artisti amici, da Lucio Fontana a Enrico Baj, a Michelangelo Pistoletto. Ai suoi film hanno dedicato ampie rassegne istituzioni culturali come il Centre Georges Pompidou di Parigi, il Philadelphia Museum of Modern Art, la Filmoteka Polska di Varsavia, la Galleria Civica d'Arte Moderna di Ferrara, il Museo Nazionale del Cinema di Torino. Questi anni rappresentano per Nespolo un passaggio fondamentale: vince il premio Bolaffi (1974) e realizza il Museo (1975-'76), quadro di dieci metri di lunghezza che segna l'inizio di una vena mai esaurita di rilettura-scomposizione-reinvenzione dell'arte altrui. L'opera viene esposta per la prima volta nel 1976 al Museo Progressivo d'Arte Contemporanea di Livorno. Inizia anche la sperimentazione con tecniche (ricamo, intarsio) e materiali inconsueti (alabastro, ebano, madreperla, avorio, porcellana, argento). Nasce L'albero dei cappelli, poi prodotto in serie come elemento d'arredo. Il decennio successivo rappresenta invece il cuore del "periodo americano": Ugo Nespolo trascorre parte dell'anno negli States e le strade, le vetrine e i venditori di hamburger di New York diventano i protagonisti dei suoi quadri. In questi anni si accumulano anche le esperienze nel settore dell'arte applicata: Nespolo è fedele al dettato delle avanguardie storiche di "portare l'arte nella vita" ed è convinto che l'artista contemporaneo debba varcare i confini dello specifico assegnato

dai luoghi comuni tardo-romantici. Lo testimoniano i circa 50 manifesti realizzati per esposizioni ed avvenimenti vari. Nell'86 Genova festeggia i vent'anni di attività artistica di Nespolo con la mostra antologica di Villa Croce La Bella Insofferenza. Nel '90 il Comune di Milano gli dedica una mostra a Palazzo Reale. Dello stesso anno sono prestigiose collaborazioni artistiche come la campagna pubblicitaria per la Campari, le scenografie e i costumi del Don Chisciotte di Paisiello per il Teatro dell'Opera di Roma ed una esposizione di ceramiche - il nuovo interesse di Nespolo - nell'ambito della Biennale Internazionale della Ceramica e dell'Antiquariato al Palazzo delle Esposizioni di Faenza. Nel '91 partecipa in Giappone all'International Ceramic Festival, Ceramic World Shigaraki. L'anno successivo la Galleria Borghi & C. di New York ospita A Fine Intolerance, personale di dipinti e ceramiche. Nel '95 Nespolo realizza scene e costumi per l'Elisir d'Amore di Donizetti per il Teatro dell'Opera di Roma, itinerante all'Opera di Parigi, Losanna, Liegi e Metz. Dello stesso anno sono l'antologica Casa d'Arte Nespolo al Palazzo della Permanente di Milano e Pictura si instalatu di Bucarest a cura del Ministero alla Cultura romeno. Nel '96 la personale Le Stanze dell'Arte alla Promotrice delle Belle Arti di Torino, viene organizzata dalla Regione Piemonte. Ancora nel '96 Ugo Nespolo assume la direzione artistica della Richard-Ginori. Nel 1997 il Museum of Fine Arts di La Valletta, Malta, gli dedica una personale. Nello stesso anno una mostra itinerante in America Latina. Seguono mostre personali di rilievo alla Palazzina Azzurra di San Benedetto del Tronto ed alla XVII Biennale di Arte Contemporanea a cura del Comune di

Alatri. Si chiude il 1999 ed inizia il 2000 con "Nespolo + Napoli", una mostra antologica che la Municipalità partenopea ospita al Palazzo Reale di Napoli. Nei primi mesi del 2001 torna al cinema con FILM/A/TO, interpretato da Edoardo Sanguineti e prodotto dall'Associazione Museo Nazionale del Cinema di Torino in occasione della retrospettiva "Turin, berceau du cinema italien" al Centre Pompidou di Parigi. Un prestigioso evento autunnale: Storia di Musei (catalogo Umberto Allemandi) a cura della Galleria Marescalchi di Bologna. Mostra personale a Fukui all'interno della rassegna "Italia in Giappone 2001".

Butterfly che inaugura il 20 luglio la 53ª stagione del Festival Puccini di Torre del Lago.

2002: Nespolo accetta l'incarico di consulente e coordinatore artistico per il progetto d'integrazione delle opere d'arte contemporanea nelle stazioni della costruenda Metropolitana di Torino. Intenso il programma per la fine dell'anno ed il 2003: a dicembre l'Alitalia inaugura la nuova sede a New York con una personale di Nespolo; una mostra itinerante (da dicembre 2002 a maggio 2003) nei Paesi dell'Est dalla Galleria d'Arte Moderna di Mosca, all'Accademia di Belle Arti di San Pietroburgo a Minsk (Museo Nazionale d'Arte Moderna) per proseguire poi in Lettonia (Riga, Galleria d'Arte Moderna). A maggio del 2003 una mostra personale all'Istituto Italiano di Cultura di Parigi. È a lui che gli organizzatori del Giro d'Italia affidano la creazione della maglia rosa per l'edizione del 2003.

Nel 2009 presso il Museo del Territorio Biellese viene allestita la mostra Antologica "Nespolo, ritorno a casa", un riconoscimento prestigioso tributatogli nella terra natia. La Galleria Canci di Lerici allestisce una mostra personale. Il Comune di Foligno e l’Ente Autonomo Giostra della Quintana gli conferiscono l’incarico di realizzare il "Palio della Rivincita" per la Giostra del 13 settembre 2009, l’evento culmine degli appuntamenti rievocativi della manifestazione seicentesca. In giugno, in occasione della 76esima edizione di Pitti Immagine Uomo a Firenze, il marchio Brooksfield sceglie il forte cromatismo di Ugo Nespolo per un'operazione biennale che vedrà l'intervento stilistico dell’artista nelle collezioni e nella comunicazione. L’8 ottobre al Museo Nazionale del Bargello di Firenze è stata inaugurata "Novantiqua" una personale dell’artista nelle sale abitate dai grandi narratori del Rinascimento in programma fino al 17 gennaio 2010.

Nel 2005 a Torino, realizza per GTT delle opere tematiche nelle stazioni della Metropolitana di Torino e in seguito decora con la sua inconfondibile impronta l'esterno del centro commerciale di Via Livorno. Nel 2007 dipinge il drappellone del Palio di Siena del 16 agosto e firma scene e costumi per l'opera Madama

Nel 2008 realizza "Nespolo legge Dante" un trittico a tiratura limitata commissionatogli dalla De Agostini di Novara per la lettura della Divina Commedia attraverso l'arte figurativa. Dello stesso anno la mostra personale realizzata a New York dalla Walter Wickiser Gallery. Il Museo del Cinema di Torino ospita una sua mostra antologica. Partecipa con 2 opere alla mostra "Italics: Arte Italiana tra tradizione e rivoluzione, 1968-2008" su invito della Direzione di palazzo Grassi a Venezia.

Il 19 dicembre si è inaugurata a Foligno "Nespolo. Ipotesi Antologica" una mostra con circa 40 opere storiche nelle splendide sale del Museo della Città - Palazzo Trinci in programma fino al 5 aprile 2010; tra le altre è esposta l'opera "Il Museo" del 197576 di cm 270x1000. Nel 2010 è diventato socio onorario del movimento artistico letterario Immagine&poesia, fondato a Torino sotto la presidenza di Aeronwy Thomas, figlia del grande poeta inglese Dylan Thomas. Ugo Nespolo vive e lavora a Torino.

www.nespolo.com


SIMBOLI ART GALLERY Via di San Giuseppe, 6/R - 50122 - Firenze (Italia) Tel. +39 055 0502418 +39 349 1438941 info@simboliartgallery.com - www.simboliartgallery.com Orario galleria: 10-13 e 15-20

Catalogo UGO NESPOLO, Opere scelte  

Il catalogo delle opere di Ugo Nespolo in mostra alla SImboli Art Gallery di Firenze (15 ottobre-27 novembre 2011)

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