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Periodico del master in giornalismo dell’Università IULM - Facoltà di comunicazione, relazioni pubbliche e pubblicità

ANNO XIII

NUMERO I

FEBBRAIO 2016

www.lab.iulm.it

IULM

news pag 22-23

L'illusione Malpensa

Sfuma il sogno di un hub del nord, il futuro è nei low cost In vista un solo gestore per gli scali di Bergamo e Milano pag 4 - 9

CASE POPOLARI

UNA GESTIONE ALTERNATIVA LA NUOVA SFIDA DI MM pag 10 - 11

FINANZA

ETEROLOGA

NUOVE TENDENZE

UN MIRAGGIO IN LOMBARDIA ARBITRI

UNA VITA TRA I FISCHI

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pag 14 - 15

L'EMIRATO DEI PALAZZI: LA CITTÀ IN VENDITA pag 12 - 13 I CIMITERI PER ANIMALI

pag 16 - 17

SOFTBALL pag 18 - 19

IL DIAMANTE È BOLLATE

pag 20- 21

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QUESTO NUMERO MARZO 15 / MAGGIO 15 - N° 1 - A 13 International University of Languages and Media

Diretto da

IVAN BERNI e STEFANO BARTEZZAGHI (responsabile) Progetto grafico Stefano Scarpa Editing grafico Daniele Fiori

In redazione: Omar Bellicini, Francesca Del Vecchio, Azzurra Digiovanni, Salvatore Drago, Daniele Fiori, Francesca Romana Genoviva, Edmondo Lorenzo Gottardo, Lorenzo Grossi, Lorenzo Lazzerini, Alessandra Parla, Marta Proietti, Claudio Rinaldi, Giulia Ronchi, Carlo Terzano, Federica Zille, Carlo Maria Audino, Giorgia Argiolas, Chiara Beria, Lorenzo Brambilla, Angela Briguglio, Angelica Cardoni, Michela Cattaneo Giussani, Eugenia Fiore, Laura Gioia, Andrea Ienco, Federica Liparoti, Eleonora Nella, Massimo Sanvito, Cecilia Tondelli, Daniele Zinni.

via Carlo Bo,1 - 20143 - Milano 02/891412771 tutor.giornalismo@iulm.it Registrazione Tribunale di Milano n.477 del 20/09/2002 Stampa RS Print Time (Milano) Master in Giornalismo Università IULM Direttore: Stefano Bartezzaghi Coordinatore didattico: Ivan Berni Responsabile laboratorio redazione digitale: Paolo Liguori Tutor: Silvia Gazzola Docenti

Roberto Andreotti (Giornalismo culturale) Federico Badaloni (Architettura dell'informazione) Camilla Baresani (Scrittura creativa) Ivan Berni (Storia del giornalismo, Editing e Deontologia) Marco Brindasso (Tecniche di ripresa, luci, montaggio) Marco Capovilla (Fotogiornalismo) Piera Ceci (Giornalismo radiofonico) Marco Boscolo (Data Journalism) Andrea Delogu (Gestione dell’impresa editoriale-TV) Cipriana Dall'Orto (Giornalismo periodico) Luca De Vito (Riprese e montaggio) Giuseppe Di Piazza (Progettazione editoriale e Giornalismo Periodico) Lavinia Farnese (Social Media Curation) Guido Formigoni (Storia contemporanea) Giulio Frigieri (Infodesign e mapping) Marco Giovannelli (Digital local news) Riccardo Iacona (Videogiornalismo) Bruno Luverà (Giornalismo e società) Caterina Malavenda (Diritto penale e Diritto del giornalismo) Matteo Marani (Giornalismo sportivo) Marco Marturano (Giornalismo e politica) Giancarlo Mazzuca (Giornalismo quotidiano locale) Pino Pirovano (Doppiaggio) Andrea Pontini (Gestione dell’impresa multimediale) Roberto Rho (Giornalismo economico) Giuseppe Rossi (Diritto dei media e della riservatezza) Alessandra Scaglioni (Giornalismo radiofonico) Gea Scancarello (Storytelling digitale) Claudio Schirinzi (Giornalismo quotidiano) Gabriele Tacchini (Giornalismo d’agenzia) Vito Tartamella (Giornalismo scientifico) Fabio Ventura (Trattamento grafico dell’informazione) Marta Zanichelli (Publishing digitale)

twitter.com/labiulmcampus youtube.com/clipreporter facebook.com/Masteringiornalismo

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L'illusione Malpensa

La capitale economica del Paese ha perso la possibilità di avere un proprio hub. Ripercorriamo la storia di Malpensa, tra provvedimenti legislativi, campanilismo, politiche miopi e il fallimento di Alitalia. Archiviato il sogno di un unico grande aeroporto per il nord Italia, ora la strategia si allarga anche a Linate e Orio al Serio. Si lavora per avere un unico gestore regionale in grado di offrire servizi adeguati a un bacino importante, come quello di Milano. Intanto il vero motore del sistema aeroportuale lombardo è rappresentato dalle compagnie low cost.

DOSSIER/ AEROPORTI Tramonta il sogno di un hub lombardo

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Quando un aeroporto diventa super

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Il rebus dei tre scali

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Il discount prende il volo

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Alitalia, pozzo senza fondo

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SPECIALE/ CASE POPOLARI Nuova gestione MM

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Tutti gli errori del "raccomandificio"

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SPECIALE/ FINANZA Milano nel forziere degli emiri

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SCIENZA Eterologa: la Lombardia ha un ritardo Il mercato nero degli ovuli Pd e M5S contro la Regione

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SOCIETÀ Una lapide per Fido

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Fausto Bianchi: "Siamo esempio di civiltà"

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SPORT Arbitri: noi, i più odiati d'Italia

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Intervista: "Un litigio con Collina e ho smesso"

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SoftBollate: il guantone è donna

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Euro2017, sfida in provincia Famiglia Soldi, da tre generazioni al vertice

20 21

IULM news "Only IULM": la web radio dell'Università

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Cineforum "Independent"

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Anno Accademico 15-16: l'inaugurazione

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scritti per l'Espresso, come quello dedicato STEFANO BARTEZZAGHI* ticoli allo stesso «Linguaggio dell'Espresso», collocato

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Eco, una guida per i giovani giornalisti

stato il primo a studiare la comunicazione, in Italia; è stato il primo ad avere una cattedra di Semiotica; è stato il principale responsabile della fondazione di corsi di laurea in Scienze della Comunicazione nell'Università italiana, cosa che gli è stata persino rimproverata da chi non crede che la comunicazione sia un oggetto degno di studio o una disciplina vera e propria, in cui si possa essere o non essere competenti. Mentre si chiude il nuovo numero di LabIulm Magazine giunge la notizia della scomparsa di Umberto Eco (1932-2016), la cui attività pubblica, durata sei decenni, è stata segnata profondamente dal suo interesse precoce (e in Italia pionieristico) per le comunicazioni di massa. In forma di parodia, di articolo critico, di saggio o di studio vero e proprio, i suoi lavori nel campo hanno sempre manifestato una volontà strenua di avvicinare dipartimenti e redazioni, cultura accademica e pop. In un libro di scritti vari come Sette anni di Desiderio (Bompiani, 1983) stanno vicini interventi a convegni scientifici, come quello su «Il comico e la regola» e ar-

IVAN BERNI

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Turchia, guerra nascosta per la libertà di stampa

giornalisti turchi Can Dundar e Erdem Gul hanno lasciato la prigione di Istanbul la mattina del 26 febbraio, tre mesi esatti dopo il loro arresto per “spionaggio e propaganda terroristica”. La loro scarcerazione è stata disposta dal Tribunale di Istanbul dopo il pronunciamento della Corte Costituzionale turca, che ha rilevato nella loro detenzione in attesa di giudizio la violazione “dei loro diritti individuali, della libertà d’espressione e della libertà di stampa”. Dundar e Gul sono, rispettivamente, direttore e caporedattore della sede di Istanbul del quotidiano laico Cumhuriyet, la principale voce dell’ opposizione al regime di Erdogan in Turchia. I due giornalisti rischiano una condanna all’ergastolo per aver fatto, né più né meno, il loro mestiere. Le gravissime imputazioni nei loro confronti sono state sollevate a proposito di un’inchiesta uscita nel maggio 2015 che documentava come un convoglio di presunti aiuti umanitari diretto in Siria trasportasse, invece, armi destinate a gruppi fondamentalisti siriani in guerra contro le forze governative di Bashar al Assad. Il convoglio era scortato da agenti del servizio segreto turco ed è fondato il sospetto che il carico d’armi fosse destinato all’Isis, lo “stato islamico” dei tagliagole guidato dall’emiro Al Bagdhadi. La notizia della scarcerazione del direttore e del

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in una sezione del libro intitolata al «Desiderio di trasparenza». Oggi il problema della trasparenza della comunicazione e dei mass-media occupa tutto il dibattito sulla comunicazione: lui lo aveva posto più di trent'anni fa. La sezione si chiudeva con il suo studio «Tv: la trasparenza perduta» in cui introduceva quella distinzione fra «Paleo-Tv» e «Neo-Tv» che è rimasta la migliore chiave di lettura per spiegare un passaggio che ha fatto la storia dei mass-media in Italia. Nel magazine prodotto dal master di giornalismo di un ateneo vólto in particolare allo studio della comunicazione ritroviamo i due poli principali dell'attività di Eco: università e media, ricerca e racconto, specializzazione e pubblico generico. Se nessuno può ambire sensatamente a vendere decine di milioni di copie di un romanzo ambientato nel Medioevo, con ampie parti in lingua latina, pure il lavoro di Eco costituisce tuttora un esempio da seguire e un punto di riferimento stabile per quel che riguarda l'acquisizione e l'estensione delle conoscenze; la capacità di comunicarle in un modo che supera le barriere disciplinari; la sensibilità costante per i propri «lettori empirici», l'uditorio a cui si rivolge anche la più umile e ordinaria delle comunicazioni. Quello di cui abbiamo cominciato a parlare con il direttore giornalistico di LabIulm, Ivan Berni, e che propongo ai redattori (mentre assumo la direzione accademica della scuola di giornalismo della IULM e quella “responsabile” e formale del magazine,

da questo numero) è un programma di lavoro che appunto tenga conto delle persone a cui Labiulm intende rivolgersi, per interessi e linguaggi, e del contesto in cui LabIulm opera: un ateneo in cui si studiano alcuni fra i temi fondamentali della società attuale, dal marketing ai new media, dalla moda alla pubblicità, all'arte, al turismo. Nel pieno di un'evoluzione che sta cambiando rapidamente l'identità e la funzione di ogni mass-medium è ancora più necessario un giornalismo di racconto critico, basato su competenze eclettiche e trasmesso da linguaggi agili e precisi.

*Direttore Master in Giornalismo Iulm

caporedattore di Cumhuriyet è un lume di spe- turco Recep Erdogan è il protagonista di una poranza in una situazione drammatica per la libertà litica spregiudicata che, dopo l’abbattimento di un di stampa e per i diritti umani in Turchia. Nella caccia russo, alimenta la tensione con Mosca; che quasi indifferenza generale dei paesi della Ue (al attacca i curdi siriani, ovvero la forza sul campo cui ingresso la Turchia è tuttora candidata) e degli che contrasta direttamente l’Isis; fornisce sottoStati Uniti (la Turchia è uno dei membri più in- banco armi ai fondamentalisti anti-Assad e forse fluenti della Nato), il leader turco Erdogan ha por- allo stesso Isis; riceve copiosi finanziamenti (tre tato avanti una durissima e sistematica repressione miliardi) dalle Ue per gestire i campi profughi. del dissenso e dell’informazione libera, mettendo Una politica che non punta affatto sulla stabilizin carcere decine di giornalisti, costringendo alla zazione dell’area mediorientale ma a un ruolo di chiusura testate di opposizione, obbligando al ba- “dominus” regionale della Turchia e che potrebbe, vaglio i social network ogniqualvolta ha ritenuto al contrario, generale altri focolai di conflitto. Una che quei canali di comunicazione potessero risulta- politica che Ue e Usa dovrebbero vigorosamente re “pericolosi” per la sua posizione. Questo voltar contrastare, invece di subire. Erdogan sa che può la testa da parte di Europa e Usa nei confronti della condurre questo gioco solo se riesce a zittire la repressione turca viene, generalmente, giustificato libera stampa e l’opposizione turca. Per questo la dalla necessità di una posizione “realista” nei con- liberazione dei due giornalisti di Cumhuriyet è una fronti di un paese strategicamente decisivo per la notizia importante, che dimostra quanto la libertà sua posizione di cuscinetto fra occidente e oriente di stampa non sia, mai, un lusso, ma una necessità e, soprattutto, per il ruolo che ha assunto nell’ac- democratica. Per tutti, non solo per i turchi. ■ coglienza dei profughi della guerra civile siriana: oltre due milioni e mezzo raccolti nei campi vicini al confine. L’alibi del non fare, inoltre, è alimentato dal consenso elettorale che Erdogan continua ad avere. Come dire: se i turchi lo votano, perché mai dovremmo impicciarci di affari che riguardano prima di tutto loro, e non noi? In realtà questo atteggiamento irresponsabile, e a ben vedere persino un po’ vigliacco, è anche piuttosto I giornalisti Can Dundar e Erdem Gul miope. Oggi il presidente

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DOS SIER

AEROPORTI

Tramonta il sogno di un hub lombardo DI CARLO TERZANO M@Carlo_theThird

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a bocciatura del decreto Lupi da parte dell’Unione europea è solo l’ultimo dei problemi che mettono a rischio il delicato equilibrio tra Malpensa e Linate. Per capirci qualcosa, è però necessario fare diversi passi indietro. Negli anni, sono numerosi i ministri del dicastero delle Infrastrutture e dei Trasporti intervenuti per regolamentare la spartizione del traffico aereo sugli scali lombardi. Il primo è stato Claudio Burlando, che limitò fortemente i voli su Linate per consentire al Terminal 1 di Malpensa, fresco di inaugurazione, di svilupparsi. Dato che si forzava il gioco della concorrenza, il testo fu presto sostituito da un nuovo decreto, a firma Bersani, che rappresentava una sorta di compromesso, capace di assicurare la sopravvivenza a entrambi gli scali. Con la vendita di Alitalia a Etihad, il governo italiano ha invece dovuto garantire alla compagnia araba che da Linate si potesse volare anche verso città europee non capitali. Come? Con un nuovo decreto, firmato da Maurizio Lupi, che andava nuovamente a spostare gli equilibri tra i due aeroporti lombardi. L’Unione europea, però, ha bocciato il testo, perché non erano state consultate le altre compagnie aeree, e ora resta da vedere come interverrà il governo. Secondo le fonti interne al ministero dei Trasporti, l’intenzione del ministro Graziano Del Rio sarebbe quella di ripresentare il vecchio decreto, senza variarlo di una sola virgola, dopo un veloce summit con le compagnie. Ma non è detto che le rivali di Alitalia, che avevano impugnato il do-

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Gli italiani volano poco rispetto agli altri cittadini europei. Eppure, solo in Lombardia, i tre scali di Linate, Malpensa e Orio al Serio contano oltre 36 milioni di passeggeri l'anno: il volume di un hub, che però non riesce a nascere. Per un ventennio la regione più ricca del Paese ha inseguito il sogno di un grande aeroporto intercontinentale. Il fallimento di Alitalia, la mancanza di una strategia, dissidi politici e la concorrenza di Fiumicino, hanno ostacolato il progetto. E oggi Malpensa insegue le compagnie low cost cumento per non essere state interpellate, ora lo accettino. In alternativa, si potrebbe aumentare a Linate la capacità oltre i 18 movimenti-ora giornaliera, dirottando gli aerei dalle piste varesine, con conseguente penalizzazione di Malpensa. Se

l'unione europea ha bocciato il decreto lupi sugli equilibri aeroportuali. ora bisognerà capire come si muoveràil governo la situazione non dovesse sbloccarsi, tornerebbe invece in vigore il decreto Bersani: Linate perderebbe i voli verso le città europee non capitali e Malpensa diverrebbe di fatto lo scalo strategico del Nord Italia. La situazione, insomma, è assai delicata, anche perché dovunque si tocchi si rischia di far saltare quel precario equilibrio raggiunto dopo decenni di decreti sedimentati uno

sull’altro. Se a tutto questo si aggiunge che Milano è in piena campagna elettorale e il governo guidato da Matteo Renzi non ha certo intenzione di svantaggiare il candidato del Pd, è chiaro che l’esecutivo si trovi in una situazione di imbarazzo. Dalla decisione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti dipenderà insomma il futuro equilibrio tra lo scalo varesino e quello milanese. Del resto, che Malpensa non sia mai riuscito a diventare l’aeroporto sperato, è cosa nota a tutti. Quando, nel 1985, i socialisti iniziarono a parlare di “Malpensa 2000”, il sogno era quello di dotare la regione più ricca del Paese di un proprio hub (vedi box sopra), strettamente interconnesso con la rete aeroportuale del Vecchio Continente. Da chimera craxiana a bandiera padana il passo fu breve. Il coinvolgimento politico fu tale che per decenni si finse di non sapere che Alitalia, la compagnia di bandiera, non poteva permettersi di volare su due hub (Roma e Milano): mancavano le risorse e mancavano soprattutto gli aerei. I decreti dei governi per favorire Malpensa non

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Quando un aeroporto diventa super

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anti passeggeri e tanti voli non bastano: prattutto tra le compagnie a basso costo, ovvero un grande aeroporto non è sinonimo di quella di alimentare un network “point to point” hub. Per essere considerato tale infatti tra aeroporti secondari. In questo modo scali di uno scalo intercontinentale deve es- piccole dimensioni sono riusciti a crescere notesere il punto di riferimento per una compagnia volmente, fino a raddoppiare i propri passeggeri aerea che decide di concentrare lì i propri voli. e a consentire loro di viaggiare in tutto il contiI passeggeri diretti verso destinazioni lontane sono così costretti a transitare dall’hub. Lo smistamento di traffico richiede però attrezzature importanti, a partire da una flotta considerevole di aerei sia di grandi che di piccole dimensioni. Un bacino d’utenza vasto poi rappresenta un altro elemento imprescindibile, come d’altronde dimostrano gli esempi europei. Non si può infatti pensare che in una nazione ci possano essere due Aerei in fila a Londra Heathrow, lo scalo hub, così come ingenuamente con più passeggeri all'anno in Europa si ritenne di poter procedere in Italia alla fine degli anni ’90 con la realizzazione di Malpensa. Lufthansa per nente europeo. L’esempio più evidente è rappreesempio in Germania ha solo un hub di riferi- sentato dall’aeroporto di Bergamo, che nel 2015 mento: l’aeroporto di Francoforte; e così anche ha superato i dieci milioni di viaggiatori, ma British Airways ha solo Londra-Heathrow e Air anche altri scali, come Malpensa, hanno deciso France Parigi-Charles de Gaulle. Negli ultimi di accantonare l’idea di un hub a favore di un anni poi una tendenza opposta si é diffusa so- modello di sviluppo low cost. ■ [c.r.]

TOP TEN PASSEGGERI risolsero la questione: l’aeroporto varesino, non potendo spiccare il volo come hub, si trovava in una posizione di concorrenza diretta con lo scalo milanese e con quello bergamasco di Orio. L’unico piano che poteva restituire a Malpensa il ruolo per cui era stato progettato era quello di far sposare Alitalia e Klm, operazione fortemente voluta dall’Ad dell’epoca della compagnia di bandiera, Domenico Cempella. Dalle nozze sarebbe nata la più grande compagnia aerea europea, che avrebbe potuto beneficiare di due hub: uno ad Amsterdam, che avrebbe coperto il Nord Europa e uno a Milano (Malpensa, appunto) che invece avrebbe dovuto coprire la zona mediterranea. La quadratura del cerchio? Quasi. Perché Roma avrebbe dovuto rinunciare all’hub di Fiumicino, ma le pressioni erano tali da spingere il governo a nicchiare e Klm a scappare a pochi giorni dal matrimonio. Quello che è accaduto dopo è storia nota a tutti: il

con l'acquisizione di alitalia da parte di etihad malpensa ha perso le speranze di diventare l'hub del nord italia fallimento di Alitalia (che resta tutt’ora in rosso: -92 milioni negli ultimi nove mesi). La mancata acquisizione da parte di Air France e l’arrivo di Etihad hanno allontanato la possibilità che Malpensa diventasse ciò che era nato per essere. Da snodo aeroportuale delle regioni più ricche del Paese, ora lo scalo varesino deve sopravvivere puntando sui voli low cost. ■

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EUROPA 2014

1 LONDRA HEATHROW 2 PARIGI ROISSY 3 FRANCOFORTE 4 ISTANBUL 5 AMSTERDAM 6 MADRID 7 MONACO DI BAVIERA 8 ROMA FIUMICINO 9 LONDRA GATWICK 10 BARCELLONA

73.371.195 63.813.756 59.566.132 56.954.790 54.978.023 41.833.374 39.716.877 38.506.908 38.094.845 37.599.044

I dati europei si riferiscono all'anno 2014 Sono al momento i più recenti a disposizione Fonte Assaeroporti

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AEROPORTI

Il rebus dei tre scali

Sea e Sacbo studiano la fusione: un unico gestore per Malpensa, Linate e Orio al Serio. Ma il rischio è dar vita a un gigante d'argilla DI CLAUDIO RINALDI M@claudrinald

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re aeroporti, 36 milioni di passeggeri, un unico proprietario. È questa la prospettiva che si sta delineando per il secondo polo aeroportuale italiano, quello lombardo. Entro giugno verrà infatti votato il progetto di integrazione tra le società che gestiscono gli scali regionali. Non si tratta però di una novità. Sea, a cui fanno riferimento Linate e Malpensa, e Sacbo, ovvero Orio al Serio, parlano infatti da anni di una possibile fusione, ma resistenze di vario genere e strategie opposte hanno costantemente bloccato l’operazione. Da un lato i vertici dei due aeroporti milanesi hanno sempre puntato su altre priorità, progetti che nel tempo hanno mostrato errori di visione a lungo termine, e la storia di Malpensa ne è l’esempio. Dall’altro Bergamo ha storicamente guardato a est, al Montichiari di Brescia, in particolare da quando nel 2006 Orio ha tagliato il traguardo dei 5 milioni di passeggeri, piazzandosi al quarto posto nella classifica degli aeroporti in Italia. La paura di frenare l’ascesa e di essere colonizzato da un gestore più grande ha condizionato ogni singola trattativa. Le questioni politiche e il campanilismo all’italiana hanno fatto il resto. D’altronde coordinare tre comuni dai colori diversi non è mai sembrata un’impresa facile. Varese è sempre stata un feudo leghista, mentre Milano e Bergamo hanno vissuto stagioni diverse. Oggi, almeno fino alle prossime elezioni amministrative

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meneghine, la fusione sembra possibile. L’arrivo nel 2014 di Giorgio Gori (Pd) ha creato infatti l’alleanza che serviva e ha accelerato le trattative, dando mandato a Stefano Paleari, rettore dell’Università di Bergamo fino al settembre scorso, di approfondire la questione del processo di integrazione. Diversi sono i profili che meritano di essere analizzati. Si nota subito quanto la fusione sia coerente con le indicazioni contenute nel Piano nazionale degli aeroporti, che individua dieci bacini

L'ARRIVO DI GIORGIO GORI A BERGAMO HA ACCELERATO LE TRATTATIVE ALMENO FINO ALLE PROSSIME ELEZIONI MILANESI LA FUSIONE SEMBRA POSSIBILE di traffico omogenei e favorisce l’attuazione di distretti. Lazio, Puglia, Veneto e Toscana hanno già optato per forme di gestione regionale e definito gerarchie interne che provano a regolare coabitazioni complesse. Un unico gestore produrrebbe una diminuzione del rischio di impresa, attraverso la concentrazione degli investimenti e delle risorse. Un gruppo con numeri così importanti, sia in termini di fatturato sia in termini di passeggeri, pareggerebbe le dimensioni della più grande società di gestione aeroportuale italiana, Aeroporti di Roma (AdR), entrando di diritto nella lista dei gestori europei più rilevanti. Ci sono poi questioni ambientali, che potrebbero consigliare un possibile riequilibrio dei carichi di traffico. Orio al Serio, situato nelle vicinanze di un’area

LAZIO

ALTRE COABITA

Aeroporti di Roma (AdR) dal 1974 gestisce i due aeroporti della capitale: Fiumicino e Ciampino Aeroporti di Puglia (AdP) dal 1984 gestisce i quattro aeroporti: Bari, Brinidisi, Foggia e Taranto

PUGLIA densamente popolata, ha raggiunto con i suoi 10 milioni di passeggeri il massimo della capacità, a meno che non si pensi a una seconda pista sulla vicina autostrada. Anche Linate è saturo e a due passi dalla città, mentre il terminal 1 di Malpensa potrebbe ospitare più compagnie e più voli. C’è poi la questione della capacità di riserva: con tre aeroporti sarebbe più facile limitare gli effetti di un evento di natura straordinaria e non prevedibile, ma anche di ristrutturazioni e lavori programmati. Il tema più delicato risulta però essere quello dei servizi per i passeggeri. È qui che si gioca la partita decisiva tra quanti si schierano a favore della fusione e quanti invece credono sia assolutamente controproducente. «A Londra l’autorità

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TOP TEN PASSEGGERI ITALIA 2015

1 ROMA FIUMICINO 2 MILANO MALPENSA 3 BERGAMO 4 MILANO LINATE 5 VENEZIA 6 CATANIA 7 BOLOGNA 8 NAPOLI 9 ROMA CIAMPINO 10 PALERMO

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E COABITAZIONI

VENETO

Save e Catullo dal 2014 gestiscono insieme i quattro aeroporti del Nord-Est: Venezia, Treviso, Verona e Brescia Toscana Aeroporti dal 2015 gestisce i due aeroporti: Firenze e Pisa

TOSCANA per la concorrenza inglese – dice Andrea Boitani, esperto di trasporti e docente di economia monetaria all’Università Cattolica di Milano – ha preteso che i cinque aeroporti avessero diverse proprietà, in modo tale che iniziassero a competere tra loro. È questa la strada da seguire anche in Italia». Bisogna sottolineare che il legame tra Sea e Sacbo esiste già da anni, ma ha vissuto un progressivo allentamento (fino al 2009 Sea possedeva quasi il 50% di Sacbo, mentre attualmente la quota di partecipazione è del 30%). Un aspetto che ha favorito le singole progettualità e ha spinto le compagnie europee lowcost a preferire gli scali lombardi. Ryanair, il principale vettore di Orio al Serio con oltre l’80% dei voli, non sembra entusiasta della fusione, avendo chiaramente dichia-

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40.442. 422.156 156 18.572.382 10.402.430 9.641.063 8.735.876 7.101.444 6.882.004 6.150.499 5.802.877 4.906.050

I dati (fonte Assaeroporti) si riferiscono al 2015. Nello ultimo anno, tra le variazioni più sostanziali, si segnala l’incremento per l’aeroporto di Bergamo di quasi due milioni di passeggeri (+18,6% rispetto ai dodici mesi precedenti), che gli ha consentito di sorpassare Linate, raggiungendo così il terzo posto della classifica. Il boom di Orio al Serio potrebbe anche aver causato la perdita di utenti per gli aeroporti vicini, in particolare quello di Verona (ora al 15° posto) ha perso dal 2012 a oggi più di 600 mila viaggiatori l’anno. Come Bergamo, anche Ciampino, base Ryanair su Roma, negli ultimi tre anni ha aumentato i propri utenti di circa un milione di un’unità. rato di preferire un contesto di concorrenza tra i gestori aeroportuali. Da quando poi la compagnia irlandese ha deciso di puntare anche su Malpensa, avendo pressoché esaurito le potenzialità di Orio, è diventata un interlocutore con cui fare i conti. È difficile pensare che vettori privati possano condizionare la trattativa, ma un progetto di integrazione così lungo e complesso non può non tener conto di tutte le variabili in gioco. Tra le questioni ancora aperte poi c’è quella relativa ai bilanci delle due società e in particolare di Sea. È vero infatti che la maggior capacità finanziaria può consentire strategie alternative, ma il rischio che queste si trasformino in progetti inutili e dispendiosi è alto: «La nuova massa critica aeroportuale non può sostenere– afferma Dario

Balotta, responsabile trasporti di Legambiente Lombardia – investimenti come l’inutile terza pista a Malpensa. Lo scalo varesino rappresenta un fallimento per la progettazione delle infrastrutture pubbliche in Italia. Non vorrei che la fusione fosse un modo per nascondere tutto questo». Mentre si discute di gestione aeroportuale, la pressione competitiva diventa sempre più globale. Nuove modalità di trasporto, come l’alta velocità dei treni, insidiano il monopolio a lungo raggio degli aerei e rischiano di condizionare ulteriormente un settore che, come dimostrano i dati italiani ed europei, oggi non è abbastanza valorizzato. ■

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DOS SIER AEROPORTI

Il discount prende il volo In Italia vincono i voli low cost. Il primo posto della classifica dei principali vettori se lo aggiudica Ryanair con 26,1 milioni di passeggeri, superando il gruppo Alitalia che si ferma a 23,4 milioni di passeggeri. Il terzo posto è di un’altra compagnia low cost, la britannica Easyjet con 13,4 milioni.

OSVALDO GAMMINO Presidente comitato compagnie aeree Milano DI AZZURRA DIGIOVANNI M@azzurradigio

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er risparmiare il passeggero monitora continuamente le tariffe. La gente non guarda più gli orari, ma soltanto i prezzi». Questa la sentenza di Osvaldo Gammino, presidente del comitato delle compagnie aeree che operano su Milano. In Italia, dove i grandi numeri del traffico aeroportuale vengono fatti dalle compagnie aeree low cost, il passeggero preferisce rinunciare a un viaggio comodo, a un maggior numero di bagagli e al servizio a bordo. La motivazione è sempre la stessa: il cliente vuole risparmiare.

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Dieci euro per volare a Bucarest o Londra, il doppio per visitare Catania o Bruxelles. Sono questi i prezzi imbattibili proposti da Ryanair, regina indiscussa dell’aeroporto lombardo di Orio al Serio. Da dicembre 2015 la compagnia irlandese ha iniziato a fare scalo anche a Malpensa, invadendo il territorio di un’altra compagnia low cost, la britannica Easyjet. Osvaldo Gammino, ci spiega perché Ryanair ha iniziato a volare anche su Malpensa? Semplice, perchè è una compagnia low cost che mette a disposizione i suoi servizi dove sono maggiormente appetibili. Come ha dichiarato a dicembre John Alborante, direttore commerciale per l’Italia di Ryanair, durante una riunione a Gallarate, la compagnia low cost ha messo cinque voli su Malpensa. Se la risposta sull’utenza contempla i loro desideri… metteranno qualcosa in più. Altrimenti toglieranno i voli. L’apertura di Malpensa a Ryanair può portare delle conseguenze economiche negative per le altre compagnie?

Al momento non credo. Due delle cinque destinazioni non sono mai state usate dalle altre compagnie. Si tratta di un nuovo sviluppo di traffico. Le faccio un esempio: Ryanair ha messo due voli, uno per Comiso in Sicilia e l’altro per Bucarest. Ryanair con Easyjet ha in comune le mete di Bruxelles e di Londra, una destinazione che attira sempre. Poi c’è anche la Spagna, con Siviglia che è molto richiesta d’estate. Nella dichiarazione fatta da Alborante, se per ogni destinazione non avessero raccolto 500mila passeggeri le avrebbero levate. Questa è la politica di Ryanair. Le varie compagnie aeree come selezionano le destinazioni? Al 90% le richieste vengono fatte dalle camere di commercio delle diverse città di collegamento. Per esempio la camera di commercio di Bratislava chiama una compagnia aerea come Ryanair, perché ha un determinato flusso di traffico che va in una specifica direzione. Così le low cost si fanno i loro conti. Consideri che un tempo Sea e Sacbo davano alle compagnie i dati del bacino di traf-

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NUMERI

Alitalia, un pozzo senza fondo

Non è un mistero che Alitalia sia costata davvero molto al contribuente. È difficile fare una stima esatta di quanto lo Stato ha messo sul piatto per salvare la compagnia. Secondo il report dell’Ufficio studi di Mediobanca, in 40 anni sarebbero stati oltre 7 i miliardi usciti dalle casse pubbliche e finiti in Alitalia, che avrebbe bruciato risorse a una velocità media di 185 milioni di euro l’anno. Qui gli investimenti più recenti:

di euro 4.1mld di euro 300mln di euro 600mln di euro 220mln

di euro 61mln euro 435mila

sborsati nel 2008 dal governo Berlusconi in occasione del primo salvataggio dati da Poste Italiane nel 2013, che in cambio è però divenuta azionista di Alitalia (a titolo di oneri sociali) sono stati versati dallo Stato nell’agosto 2014 in occasione del “secondo salvataggio” è il costo annuo del Fondo Straordinario del trasporto aereo (fondo Letta-Lupi). Consiste nella cassa integrazione dorata per 2.500 dipendenti che percepiscono l’80% dello stipendio (es: un pilota con 12mila euro lordi di stipendio, grazie al Fondo e alla cassa integrazione, continuerà a percepirne 9.600). È inoltre finanziato da una tassa di 3 euro per biglietto aereo. In totale, il fondo dovrebbe già esserci costato 1,2 miliardi di euro dati all’Enav (società nazionale per l'assistenza al volo) dal governo Letta più le spese: è l’ammontare del risarcimento che, per il Tribunale di Lecce, il ministero dell’Economia (all’epoca dei fatti proprietario del 49% della compagnia) dovrà a diversi piccoli azionisti di Alitalia per averli indotti a credere nel salvataggio da parte dello Stato che poi non è avvenuto, causando la perdita di quanto investito. La bad company infatti fallì, mentre Alitalia fu venduta alla cordata di Roberto Colaninno e soci

fico che ricavavano dalla camera di commercio, così potevano valutare quale tipo di collegamento mettere. Aiutavano moltissimo i vettori. In questi ultimi mesi si sta discutendo di una possibile fusione tra i due gestori di Malpensa e di Linate (Sea) e di Orio al Serio (Sacbo). Se si attuasse, le compagnie aeree avrebbero qualche ripercussione? La fusione tra Sea e Sacbo interessa in realtà poco ai vettori. Hanno tra loro un rapporto puramente commerciale. Bisogna tenere a mente anche che Sea e Sacbo hanno una percentuale maggioritaria all’interno delle società di handling da loro gestite (si tratta dell'insieme dei servizi svolti in aeroporto, finalizzati a fornire assistenza a terra a terzi, vettori, utenti di aeroporto o in autoproduzione). Easyjet, Ryanair e tutte le altre hanno rapporti con il gestore per la fornitura di servizi aeroportuali, come atterraggio e partenza. Easyjet o le altre compagnie che volano su Malpensa, che tipo di rapporti hanno con Sea? Easyjet ha un contratto con Sea fino al 2018. Il gestore ha il monopolio sull’intero aeroporto, quindi se la compagnia volesse ridefinire il contratto non potrebbe. Il discorso è diverso per quanto riguarda i servizi di handling, perché quelli si possono cambiare in qualsiasi momento. In ogni caso Easyjet non ha intenzione di interrompere i rapporti con Sea, anche se Ryanair ha iniziato a volare sul Terminal 1. La compagnia britannica ha tutto il Terminal 2 e ha la facoltà di poter gestire quasi totalmente i suoi servizi.

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La costruzione di una terza pista a Malpensa che conseguenze avrebbe avuto sulle compagnie? La terza pista sarebbe stata troppo lontana, avrebbe fatto consumare molto in termini di tempo e di benzina alle diverse compagnie aeree. Easyjet si è lamentata dicendo: “Un mio aereo, che esce dal piazzale del Terminal 2 per arrivare in fondo alla terza pista, ci mette più tempo e spreca più benzina per decollare che per arrivare direttamente alla destinazione a corto raggio”.

i grossi numeri di malpensa sono fatti dalle compagnie low cost. dei 18 milioni di passeggeri 7 milioni sono prodotti da easyjet Insomma, non erano contenti del progetto, non lo avrebbero utilizzato e quindi non lo avrebbero pagato. Anche perché per costruirla la Sea avrebbe preso i soldi sia dallo Stato che dai proventi aumentati da tutte le compagnie aeree. Anche le low cost. Esiste ancora il co-marketing (accordi economici tra le compagnie aeree e i vari gestori, ndr) tra le compagnie aeree e le società di gestione? Se lo fanno ancora non lo so, in teoria non è più permesso. Prima lo era, poi la Comunità Europea ha messo un divieto, e lo Stato italiano si è adeguato. Magari lo fanno sotto altre forme. Si gioca

sulla pubblicità: la compagnia aerea mette il volo e la pubblicità viene pagata dall’aeroporto. (L’aeroporto di Trapani dal 2007 al 2013 ha pagato 20 milioni in cinque anni alla Airport marketing limited di Dublino, una controllata di Ryanair ndr). In questi giorni si sta parlando di “feederaggio”, una sorta di alleanza tra le compagnie low cost e quelle di bandiera, per coprire tratte intercontinentali con un solo biglietto. È possibile attuarlo? I passeggeri in realtà lo fanno già senza avere chiesto il permesso a nessuno. C’è gente che vola dal sud Italia con Easyjet e arriva a Malpensa per prender il volo di American Airlines per New York. Lo fanno per risparmiare. Forse sulla gestione del bagaglio si potrebbe trovare un accordo. Ma per i biglietti? La difficoltà è trovare nella stessa giornata i voli intercontinentali e i low cost con offerte convenienti. Se questo sistema andasse in porto, le compagnie low cost potranno rilanciare il ruolo di Malpensa? Sì, lo rilancerebbero. Ma tenga conto che i grossi numeri di Malpensa sono fatti da compagnie low cost. Dei 18 milioni di passeggeri, 7 milioni sono prodotti da Easyjet. Malpensa quindi sta sopravvivendo grazie alle compagnie low cost? Sicuramente sì, il grosso è di Easyjet. Le altre compagnie fanno il resto. Il valore aggiunto lo darebbe solo sui voli a lungo raggio. ■

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DOSATTUALITÀ SIERCASE POPOLARI

Nuova gestione Dopo metro e servizio idrico il Comune affida a MM anche le case popolari: 40 mila unità per 30 anni

DAVIDE CORRITORE Presidente MM DI LORENZO GOTTARDO M@LorenzoNasone

I

l primo dicembre 2014 l’amministrazione Pisapia fa una scelta che segna un deciso punto di svolta per tutta la città di Milano: la gestione del patrimonio di edilizia residenziale pubblica (ERP) del Comune viene trasferita da ALER a Metropolitana Milanese con una concessione di durata trentennale. In un solo giorno un complesso immobiliare di quasi 40mila unità (28.791 abitazioni, tra cui 1.500 situate in comuni limitrofi a Milano, 8.732 posti auto e 1.226 tra negozi, laboratori e depositi) passa nelle mani della società che dal 1955 ha progettato e realizzato la grande “ragnatela” della metro e di

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cui il Comune stesso è unico azionista. Ma perché Palazzo Marino decide di affidare le sue proprietà a un’azienda che si occupa principalmente di ingegneria? E perché Metropolitana Milanese accetta di misurarsi con una realtà difficile come quella delle case popolari? Perché la scelta del primo dicembre rappresenta, per ambo le parti, la volontà di «costruire una nuova storia di lungo periodo», come la definisce Davide Corritore, presidente di MM. Una storia iniziata, in realtà, fin dal 2003, anno in cui la giunta Albertini incarica la società della gestione del servizio idrico di Milano e Metropolitana Milanese entra in un campo d’azione diverso rispetto a quello della mobilità

MM casa eredita dalle precedenti gestioni delle case popolari una grave carenza di informazioni prendendosi carico di circa 55mila utenze legate all’acqua. In quest’ottica, le case popolari non sono altro che la tappa successiva di un logico percorso di sviluppo. Logico ma anche necessario dal momento che, travolta dagli scandali (investimenti sbagliati, consulenze inutili ma pagate profumatamente, case popolari date in affitto a “non aventi diritto” e appalti assegnati a tavolino), ALER è diventata per il Comune un interlocutore imbarazzante con cui avere a che fare. Metropolitana Milanese si è in-

vece dimostrata una solida certezza occupandosi dei principali progetti che negli ultimi anni hanno riguardato la città (direzione dei lavori per le opere connesse a Expo 2015 e coordinamento della sicurezza del sito; realizzazione della linea M4 e del prolungamento della linea M1 fino a Monza-Cinisello) e accumulando competenze e sinergie in settori affini a quello dell’edilizia residenziale pubblica. Le basi da cui, alla fine del 2014, ha preso vita MM Divisione Casa, che conta allo stato attuale quasi 200 dipendenti. «Una startup nata però con una sostanziale carenza d’informazioni – racconta il presidente Corritore – perché la gestione delle case popolari veniva da un’esperienza di forte discontinuità e cambiamenti (prima ALER, poi privati, infine di nuovo ALER), ed ogni nuovo gestore ereditava dal precedente una situazione non aggiornata». Il subentro, poi, si è svolto in tempi necessariamente rapidi così da garantire la continuità nell’erogazione dei servizi connessi al patrimonio abitativo: 6 mesi (da maggio a novembre 2014) durante i quali sono state valutate le condizioni degli immobili e analizzati i dati relativi alla passata amministrazione in cerca di risposte. Alcune sono state trovate, poche in verità, e per le altre si dovranno aspettare i risultati del censimento, prima vera iniziativa della nuova gestione, e l’aggiornamento dell’anagrafe inquilini che «entro la fine dell’estate permetterà di avere una situazione amministrativa nota per poi affrontare insieme al Comune il tema delle morosità». È sulla comunicazione, infatti, che Metropolitana Milanese ha deciso di puntare investendo su perso-

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ALER

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I NUMERI

2oo

numero dei dipendenti di MM Casa

12mln

versati all'anno dal Comune per la gestione

80mln

servirebbero per riqualificare il patrimonio ERP

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Tutti gli errori commessi dal "raccomandificio"

e il futuro delle case popolari è una scommessa, il passato è una certezza. Come pure gli scandali e il buco in bilancio da mezzo miliardo di euro con cui si è congedata la precedente amministrazione ALER. Quello tra ALER e ERP (edilizia residenziale pubblica) è sempre stato un rapporto travagliato, nato, già nel 1996, sotto una cattiva stella: un ammanco di 139 miliardi di lire ereditato dall’ex Iacp. E il seguito è stato pure peggiore. Perché l’ente che ha gestito le case popolari di Milano per vent’anni si è trasformato, per ammissione dello stesso Domenico Ippolito, direttore generale dell’ALER dal 1999 al 2013, in un “raccomandificio” capace di calamitare finanziamenti pubblici e poi dilapidarli in appalti assegnati a ribasso e progetti fallimentari, consulenze immaginarie e appartamenti affittati a conoscenti. Raccomandazioni che hanno sfiorato la collusione con organizzazioni mafiose, come nel caso di Teresa Costantino, figlia di un presunto boss della ‘ndrangheta, che trova in ALER un alloggio e un impiego ben pagato. Fanno discutere poi i 162mila euro garantiti alla New Ghibli per il servizio di pulizie negli uffici con un’offerta a ribasso del 100%,

come se la società lavorasse gratis, o meglio non lavorasse affatto! E addirittura sconcertanti sono le perdite riconducibili ad Asset srl, una specie di società immobiliare di ALER che subappaltando servizi fa sparire nel nulla 442mila euro. Non c’è dunque da stupirsi se, dal 2007, di 183 mi-

nale qualificato (custodi, tecnici manutentori e ispettori), quattro sedi territoriali rivolte agli utenti e alle loro esigenze, e numerose iniziative portate avanti con la collaborazione di collettivi di zona e associazioni culturali (gli incontri organizzati dalla Fondazione Gaber e la pubblicazione del mensile “Ghe sem”). «L’obiettivo è quello di entrare nei quartieri e capire chi sono davvero i 50mila inquilini delle case popolari». Eppure, nonostante tutte queste promettenti premesse, qualche perplessità ancora rimane, tanto che viene da chiedersi se un cambiamento effettivamente ci sia stato col passaggio da ALER a MM Divisione Casa. Si è parlato di un corposo intervento di manutenzione per riqualificare parte del patrimonio abitativo, ma, in realtà, i 12 milioni di euro all’anno versati dal Comune

dice Davide Corritore. Nei quartieri popolari, poi, sono ancora molte le voci di coloro che lamentano secolari malfunzionamenti cui nessuno – né l'ALER prima, né MM ora – ha mai posto rimedio, o lo farà nei prossimi tempi: il patrimonio ERP necessiterebbe, infatti, di un complesso intervento di ristrutturazione per il quale però non ci sono fondi disponibili. «Noi possiamo spendere solo le cifre che il Comune mette a bilancio e per rimettere a posto tutti i palazzi ci vogliono 80 o 90 milioni». Anche il problema delle morosità e delle occupazioni abusive sembra non aver trovato una soluzione certa. Prevenzione e velocità di reazione: queste sono le parole d'ordine per MM Divisione Casa che può vantare, nel suo primo anno di gestione, 750 sgomberi, effettuati con l’ausilio delle forze dell’ordine, e 3mila interventi preventivi. E tuttavia il tasso di morosità, senza avere ancora a disposizione i numeri precisi del censimento, resta alto, intorno al 50%, il che significa che, di quasi 50 milioni di euro previsti di affitti, nelle casse del Comune ne entrano esattamente la metà. In tutto ciò vi è una sola certezza: la nuova unità organizzativa rappresenta un esperimento di cui valutare con attenzione i risultati, ma anche un ulteriore passo verso la ristrutturazione e diversificazione dell’azienda e dei suoi interessi, tanto che da gennaio 2015 Metropolitana Milanese ha lasciato il posto a MM Spa. Il nuovo nome lega passato e presente, e meglio definisce quale sarà lo sviluppo futuro del brand: all’orizzonte ci sono nuove responsabilità come la gestione di tutti gli impianti sportivi cittadini e la fusione con Milano Sport. ■

sono ancora 2500 gli appartamenti inabitabili, ma per ristrutturarli servirebbero almeno 35 milioni di euro al gestore del servizio sono a malapena sufficienti per il mantenimento della situazione attuale. Situazione che non è delle migliori con una lista d’attesa di oltre 22mila persone e quasi 2500 appartamenti inabitabili per i quali servirebbero almeno 35 milioni di finanziamento. «Le risorse pubbliche messe a bilancio dal Comune consentono di compiere un’opera di riassegnazione dei 700 appartamenti che si liberano ogni anno, ma non di intervenire su quelli vuoti da molto più tempo…Solo un piano straordinario consentirebbe in pochissimo tempo di riassegnare tutte le case»,

Manifestazione contro la gestione Aler lioni di euro stanziati per i contratti di quartiere ne sono stati investiti solo 106. Degli altri si è semplicemente persa ogni traccia, risucchiati in un buco nero di nome ALER. ■ [l.g.]

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ATTUALITÀ FINANZA

Milano nel forziere degli emiri

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0,5

1,2

1,6

1,4 1,5 1,3 1,7

2,4 2008

trascinata sul podio delle città europee per immissione di capitali. Solo Londra e Parigi hanno più appeal. «L’investimento pivot è stato Porta Nuova, un progetto da oltre due miliardi di euro», spiega Bernardo Bortolotti, direttore del Sovereign In-

2007

FONDI SOVRANI, MULTINAZIONALI Ed enti finanziari SI STANNO SPARTENDO i palazzi PIÙ PRESTIGIOSI DI MILANO. e IL MERCATO IMMOBILIARE risorge

3,1

N

el gergo finanziario sono conosciuti come “trophy asset”, investimenti pazzeschi concentrati su beni nemmeno tanto redditizi, ma dal fortissimo impatto sull’immagine della società capace di metterli a segno. I brand del lusso sono l’esempio più immediato di trophy asset, pietre luccicanti che i nuovi paperoni includono nel proprio portafoglio azionario pur di costruirsi un blasone, diventare un brand riconoscibile nel mondo: fa parte della strategia di paesi imbottiti di materie prime come gli emirati, negli ultimi anni particolarmente vivaci nella caccia agli edifici di pregio, “iconic” direbbero gli analisti. È soprattutto grazie a loro se, nel 2015, gli investimenti nel settore immobiliare italiano hanno superato i sette miliardi: per imbattersi in cifre simili bisogna scorrere le tabelle fino agli anni pre-crisi. Ad attrarre il 59% di questo fiume di denaro è stata Milano, un exploit che l’ha

vestment Lab, unità della Bocconi che monitora i fondi sovrani. «Un motivo occasionale, quindi, più che sistematico: è stato il successo, l’eco di quell’operazione a far entrare Milano nel radar dei fondi, propiziando altri affari». Quel pezzetto di città incastonato tra Isola e Porta Garibaldi è stato acquistato dal Qia, la cassaforte del Qatar che custodisce i ricavi della vendita di gas naturale e petrolio. Il pluripremiato Bosco Verticale immaginato da Stefano Boeri, le torri Solea-Aria-Solaria, il Diamantone e l’infinito palazzo Unicredit disegnato da César Pelli sono il simbolo della rinascita della città, ma gli investimenti del Qatar non si limitano alla Milano che sarà: a dicembre hanno messo le mani sulla storica sede della Bnl di piazza San Fedele – un affare da 80 milioni di euro, si vocifera tra i dipendenti della banca - mentre un paio di anni fa hanno rilevato la sede di Credit Suisse e l’hotel Excelsior Gallia. Fu proprio un altro albergo di altissima fascia, il Principe di Savoia, uno dei primi trophy building conquistati da un fondo del Golfo, quello del Brunei, «ma parlare di colonizzazione è una distorsione, - sottolinea Bortolotti - non c’è esproprio, non sono gioielli che se ne vanno. Al contrario questi investitori possono dare un respiro più ampio al progetto oltre a certezze su qualità e velocità dei lavori». Il 2016 non sembra voler invertire questa tendenza, nella prima settimana di gennaio il fondo sovrano dell’Azerbaijan ha spiazzato la concorrenza con un’offerta monstre da 97 milioni per l’ex Camera di Commercio di via Meravigli, Abu Dhabi ha invece sborsato 75 milioni per l’ex sede Inps di via Gioia, che verrà demolita per far spazio a una zona residenziale. Un uno-due che porta ancora una volta la firma di Manfredi Catella, da alcuni quotidiani definito come “l’uomo che ha cambiato

2006

DI FEDERICA ZILLE M@fedezille

4,1

Da Gae Aulenti a Cordusio, nel 2015 il settore immobiliare ha sfondato i volumi pre-crisi. Grazie ai capitali stranieri

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900

mln

PROGETTO PORTA NUOVA Garibaldi-Isola-Varesine

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Con 900 mln sborsati per aggiudicarsi il 100% dell’area, il fondo sovrano del Qatar guida la classifica degli investimenti immobiliari stranieri più consistenti del 2015 a Milano.

Ex sede Unicredit - Cordusio

345

mln

PALAZZO DEL CREDITO ITALIANO

È la prima operazione in Italia della conglomerata cinese Fosun, già padrona di ClubMed e Cirque du Soleil. Unicredit resterà locataria in attesa del trasferimento degli uffici a Porta Nuova.

Bicocca - Lotto

233

mln

SEDi PIRELLI - SOLE 24 ORE

Nel gennaio 2015 la finanziaria svizzera Partners Group ha piazzato il suo primo colpo sul mercato italiano puntando sugli immobili di viale Sarca e via Monte Rosa gestiti da Torre Sgr.

dati in miliardi di euro fonte: Bnp Paribas

investimenti per tipologia di prodotto uffici commerciale industriale alberghi misto altro

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PALAZZO DELLE POSTE Cordusio

130

mln

L’andamento del mercato immobiliare a Milano: nel 2015 sono stati investiti 4,1 miliardi, il 334% in più rispetto all’anno precedente. Un exploit che supera i livelli pre-crisi, dovuto in larga parte a investitori stranieri. Particolarmente attivi i fondi sovrani degli emirati, apripista nella caccia ai trophy buildings. A destra, gli affari più costosi del 2015

lo skyline di Milano” per la regia del progetto Porta Nuova, da altri ingenerosamente ribattezzato “il nuovo Ligresti” per la mole di denaro smosso negli ultimi anni. La sua Coima Sgr gestisce investimenti per un totale di cinque miliardi: frutto di mediazioni e acquisizioni per conto di terzi, specifica Catella. E se in passato il Comune ha posto qualche paletto alle sue aspirazioni, i clienti assicurano totale autonomia: «I fondi sono investitori puri senza alcun ruolo attivo nel management, entrano in progetti già delineati e avviati, - chiarisce Bortolotti - oggi quasi tutto quello che Catella ha costruito è a reddito, quindi altri fondi sovrani stanno affidando a lui investimenti a lungo termine». Fino a un paio di anni fa a dominare il settore erano invece operatori “opportunistici” come Blackstone, società statunitense specializzata nel fiutare l’occasione e rivendere nel giro di pochi mesi realizzando guadagni consistenti, al netto di un leggero lifting dell’immobile. Nel loro pacchetto italiano da un miliardo c’è anche il Palazzo delle Poste di piazza Cordusio: questo angolo di città a metà tra Castello e Duomo sta cambiando pelle, i suoi nuovi padroni spingono infatti per una conversione da centro direzionale in area turistico-commerciale. È quello che si augurano i cinesi del gruppo Fosun che, dopo aver scucito in luglio 345 milioni per accaparrarsi Palazzo Broggi, starebbero ora incoraggiando un trasferimento anticipato degli ultimi uffici di Unicredit superstiti. Appartamenti nelle vie della moda, grattacieli avveniristici e palazzi dove è stata decisa la storia di Milano: difficile ipotizzare quali saranno i prossimi pezzetti di città a finire nel mirino dei signori del mattone, che siano magari strategici, dismessi, pronti a risorgere a colpi di restyling. Magari infestati di strutture scheletriche e binari abbandonati da decenni. Scali ferroviari, magari. ■

Continua lo shopping milanese di Blackstone: dopo aver acquisito nel 2013 la sede del Corriere della Sera per 120 mln, la società statunitense ha ottenuto uno degli storici edifici “giallo Milano”.

PALAZZO TURATI

Ex Camera di Commercio - Cordusio

97

mln

SCHEDA

Altro affare firmato da un fondo sovrano, stavolta lo State Oil Fund of Azerbaijan: l’immobile di via Meravigli ha ospitato fino al 2011 il quartier generale dell’ente delle imprese milanesi.

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SCIENZA

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ETEROLOGA

La Lombardia ha un ritardo

A Milano la fecondazione eterologa è un miraggio Le coppie sono costrette ad andare all’estero DI FRANCESCA ROMANA GENOVIVA M@fraro_geno

I

n questo centro l’eterologa non si fa»; oppure: «Sulla carta tutte le cliniche possono farlo. In pratica non la fa nessuna». Sono le parole di Massimo Bertoli, responsabile del Centro di medicina della riproduzione dell’ospedale Carlo Poma di Mantova, ed Enrico Papaleo, del San Raffaele di Milano. Ma la stessa risposta si ottiene dalle altre strutture della Lombardia, dalla Mangiagalli alla Madonnina, dal Sacco all’Istituto clinico Città Studi. Per le coppie che, per problemi di fertilità, devono ricorrere alla fecondazione eterologa avere un bambino è doppiamente problematico in Lombardia: alle difficoltà mediche si somma una serie di ostacoli di natura puramente amministrativa. Le strutture e le tecnologie ci sono, ma manca la volontà politica di favorire l’accesso alle tecniche. Il risultato? A un anno e mezzo dalla sentenza della Corte Costituzionale (10 giugno 2014, n.162) che ha sancito l’illegittimità del divieto di ricorso alla fecondazione eterologa, la situazione in Regione è ferma. «C’è uno stallo completo», continua il dottor Bertoli. «E dire che la Lombardia potrebbe essere la leader del settore». L’alternativa rimane quella di andare all’estero, o almeno fuori regione. Come spiegano i medici, a rendere impraticabile la fecondazione eterologa sono la mancanza di donatori e la scarsa trasparenza sotto il profilo dei costi. In tutta l’Italia non si trovano persone disposte a donare i loro gameti. Il problema principale riguarda l’infertilità femminile: a causa dello spostamento in avanti della prima gravidanza, molte donne risultano infertili per l’età, e la donazione di ovociti è tutt’altro che semplice. E per quanto riguarda gli spermatozoi? «Per quanto mi risulta, abbiamo ricevuto la richiesta di un solo maschietto», dicono dal Sacco. Il secondo problema sono i costi: per più di un anno la Lombardia è stata l’unica regione che poneva l’intervento interamente a carico dei ri-

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chiedenti, con una tariffa che, a seconda delle tecniche usate, oscillava tra 1500 e 4000 euro (il confronto con le altre regioni è impietoso: se in Umbria ed Emilia Romagna l’eterologa è gratuita, in Veneto e Toscana si paga un ticket rispettivamente di 300 e 500 euro). «Una decisione oscurantista e ideologica», secondo il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia. «Io non spendo soldi dei lombardi per una prestazione che non viene considerata essenziale», il parere del Presidente della Regione Roberto Maroni. Il caso Lombardia finisce in tribunale e nell’ottobre 2015 il Tar regionale ha accolto il ricorso presentato da SoS Infertilità Onlus. Il tariffario viene dichiarato “illegittimo”, la distinzione rispetto alla fecondazione omologa (per la quale si paga un ticket) “irragionevole”: le differenze tra le due procedure non rappresentano un criterio di selezione idoneo, tanto più che incidono su principi costituzionali, dalla libertà di formare una famiglia al diritto alla salute. A questo punto la Regione dovrebbe stabilire l’entità del ticket da pagare; invece, la giunta resta ferma –salvo deliberare di ricorrere al Consiglio di Stato, per rovesciare la sentenza di primo grado. E mentre in Italia nascono i primi bambini da fecondazione eterologa (dalla Sicilia al Veneto, passando per Lazio e Toscana), in Lombardia la situazione è al punto di partenza. La confusione è totale: secondo alcuni, mancano alcuni passaggi organizzativi, la normativa di riferimento non è chiara. «L’hanno lasciata in una melma», si sfoga il dottor Bertoli «per cui nessun centro pubblico può muoversi con serenità». Le richieste abbondano, ed è anche «doloroso, da un punto di vista umano, rifiutare gli interventi». Ma non ci sono alternative: «Cosa dico ai pazienti? Le tecniche ci sono, ma non saprei quanto fargli pagare». La soluzione? «Sono costretto a dire ancora di andare all’estero». In Lombardia il tempo, fondamentale quando si parla di fertilità femminile, si è fermato. ■

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LE DATE

10 giugno 2014 La Corte Costituzionale con sentenza n. 162 abolisce il divieto di fecondazione eterologa in Italia. Il divieto, contenuto nella L. n. 40/2004, è illegittimo perché lede la liberta di autodeterminazione delle coppie e incide sul diritto alla salute, inteso anche come benessere psichico.

12 settembre 2014 La Lombardia, con D.g.r. n. X/2344, stabilisce le linee guida della fecondazione eterologa, decidendo di porre la prestazione a carico delle coppie richiedenti. A novembre saranno fissate tariffe da 1.500 a 4.000 euro. La associazione SoS Infertilità ricorre al Tar Lombardia.

28 ottobre 2015 Il Tar Lombardia, con sentenza n. 2271, accoglie il ricorso. Dichiara illegittima la decisione della Regione di far pagare l’eterologa alle coppie, perché crea una ingiustificata disparità di trattamento rispetto a chi accede alla fecondazione omologa, interamente a carico del SSN.

6 novembre 2015 La Regione delibera di ricorrere al Consiglio di Stato per rovesciare la sentenza di primo grado. Chiede anche la sospensione urgente della sentenza del TAR, ma in seguito rinuncia alla sospensiva.

T

Chi trova un donatore... e a Milano spunta il mercato nero degli ovuli

ra i problemi che ostacolano la fecondazione eterologa c’è anche la mancanza di gameti: «Mancano campagne informative sull’argomento», spiega l’avvocato Filomena Gallo, dell’Associazione Luca Coscioni. «Molti non sanno nemmeno di poter donare in modo anonimo». In Italia la donazione di spermatozoi e gameti è gratuita e volontaria. A fissare le linee guida è il documento siglato dalla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome il 4 settembre 2014, che stabilisce i requisiti dei donatori ed elenca gli esami cui si devono sottoporre. Per le donne la procedura è particolarmente complicata, perché prevede, oltre a esami genetici e ginecologici, una stimolazione ormonale e un intervento di microchirurgia. «È un percorso impegnativo, stressante: quale donna accetterebbe di farlo gratuitamente?», si chiede il dottor Papaleo. Una soluzione possibile è l’egg sharing, l’utilizzo di gameti di coppie che si sono sottoposte alla fecondazione omologa in vitro e hanno risposto bene alla stimolazione; ma sono comunque pazienti con problemi di fertilità, caratteristica che non li rende donatori ideali. Per ovviare alla mancanza di donazioni, alcuni centri privati mettono in atto delle partnership con Paesi stranieri, ad esempio con la Spagna o la Repubblica Ceca, ma per le strutture pubbliche occorrerebbe fare

Pd e M5S contro la Regione "Nega il diritto alla famiglia con la scusa dei soldi"

C

’era e c’è un pregiudizio ideologico verso la fecondazione eterologa, nonostante la sentenza della Consulta». Non ha dubbi Sara Valmaggi, vicepresidente del Consiglio Regionale. «È paradossale che con un diritto sancito a livello costituzionale la Lombardia rimanga indietro». La consigliera PD è stata tra i primi a opporsi alle scelte della Giunta, insieme al sindaco di Milano, Giuliano Pisapia. «Negando ogni forma di rimborso pubblico, di fatto si escludono dalle cure tutte le coppie non agiate», tuonava già un anno fa, ma la situazione non è cambiata: «I nostri appelli sono rimasti inascoltati. Dopo la sentenza del TAR, alle strutture non sono state date nuove indicazioni operative». E tutto questo a causa di una volontà politica: «Purtroppo la maggioranza si è arroccata sulle sue posizioni parandosi dietro alla scusa economica». In questo, PD e M5S fanno fronte comune: non sarebbe vero che la Regione, che già paga le spese per la feconda-

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delle gare a evidenza pubblica. «Sono costretto a mandare i pazienti all’estero per comprare i gameti”, continua Papaleo, «ma la spesa è elevata e i risultati scarsi”. Acquistare sei ovociti può costare anche 2000 euro, «e trattandosi di gameti congelati, la probabilità di ottenere una gravidanza è del 35%, mentre eseguendo l’inseminazione subito dopo il prelievo ovocitario sarebbe molto più alta». Anche per questo si dovrà attendere l’emanazione dei LEA (livelli essenziali di assistenza) nazionali, ma i primi rumors sono negativi: è probabile che la lista degli esami renderà la donazione ancora più complessa, rendendo inutilizzabili i pochi gameti già disponibili. La situazione è così grave da scatenare un mercato nero degli ovociti: secondo le denunce presentate ai carabinieri del Nas di Milano, la clinica Matris avrebbe messo su un meccanismo di reclutamento di donatrici a pagamento. A una ragazza di 21 anni, in difficoltà con l’affitto, è stato proposto un insolito affare: per la donazione dei suoi ovociti le sarebbero stati dati 1000 euro cash, cui se ne sarebbero aggiunti altri 500 se avesse portato nel giro un’amica. La ragazza ha accettato di sottoporsi alla terapia ormonale e a prelievo avvenuto ha ricevuto in busta chiusa la cifra promessa. Il secondo prelievo, invece, non è andato a buon fine: niente ovuli, niente soldi. ■ [f.r.g.]

zione omologa, non è in grado di sopportare anche quelle dell’eterologa, che riguarda un numero di coppie molto più esiguo. L’argomento dei costi maschera il reale motivo: una scelta politica, secondo cui i figli “non sono un diritto, ma un dono" e chi proprio ne vuole uno, può sempre ricorrere all’adozione. «Sull’eterologa è stata fatta resistenza fin dall’inizio», dice Paola Macchi, consigliera del M5S, secondo cui la scelta di governo costituisce una contraddizione: «Dicono di difendere la famiglia», continua, invece «negano una fase bellissima, quella della gravidanza, che crea un legame viscerale col bambino». E visto che la battaglia della Regione continua al Consiglio di Stato, bisognerà aspettare che la fecondazione eterologa sia inserita nei LEA nazionali. Intanto la sentenza del TAR è esecutiva, e in futuro alcune coppie potrebbero chiedere il rimborso dei costi sostenuti per andare all’estero. ■ [f.r.g.]

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SOCIETÀ ANIMALI

Una lapide per Fido A Milano apre il primo cimitero per animali domestici Un fenomeno in crescita e sempre più diffuso in tutta Italia DI LORENZO LAZZERINI M@l_lazzerini

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uella dei cimiteri per animali è una pratica consolidata in Italia. Basta pensare che la prima testimonianza di inumazione per una bestiola domestica risale al 1922 e venne richiesta nientemeno che da Benito Mussolini. Il Duce voleva far seppellire una gallina a cui uno dei figli era particolarmente affezionato. Così si rivolse ad Antonio Molon, proprietario di un terreno a Roma, in via dell’Imbrecciato, dove oggi sorge il cimitero per animali Casa Rosa.«Mio padre curava gli animali di casa Mussolini – racconta Luigi Molon, figlio di Antonio e attuale proprietario del cimitero – Benito comprò al suo secondogenito Vittorio una gallina, e quando morì chiese a mio padre di seppellirla in un terreno di nostra proprietà, in modo che il figlio potesse venire a trovarla ogni tanto e portarle un fiore». Dopo la gallina del Duce, il terreno di casa Molon (diventata col tempo un regolare cimitero) ha iniziato a ospitare animali di ogni tipo. «Oltre a cani e gatti abbiamo piccioni, oche, passerotti, conigli, addirittura un leone e una scimmia. Qui ho seppellito anche la mia cavalla, Genziana – dice Luigi - dopo tanto tempo passato insieme è normale che un animale venga considerato come un membro

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della famiglia». D’altra parte il culto dei cimiteri ha radici antiche. «All’ombra de’ cipressi e dentro l’urne confortate di pianto è forse il sonno della morte men duro?» scriveva Ugo Foscolo nella sua opera “Dei Sepolcri” composta nel 1806, due anni dopo la proclamazione dell'editto di Saint Cloud emanato da Napoleone che riformava le pratiche sepolcrali nel Regno d’Italia. Ovviamente all’epoca il poeta si riferiva solo alle sepolture di esseri umani. Nessuno avrebbe immaginato che duecento anni dopo il sonno della morte si sarebbe fatto “men duro” anche per gli

DALLA GALLINA SEPOLTA PER MUSSOLINI AL FIDO CUSTODE, PASSANDO PER IL WEB COME SONO CAMBIATI I CIMITERI PER ANIMALI DOMESTICI NEL NOSTRO PAESE animali domestici. Perché nella maggior parte dei casi gli amici a quattro zampe non vengono considerati semplicemente animali da compagnia. Ma membri della famiglia a tutti gli effetti. La sensibilità sempre più spiccata verso il mondo animale ormai è un dato di fatto nella civiltà occidentale. E anche nel momento della morte i padroni vogliono salutare in modo decoroso la propria bestiola, concedendogli una degna sepoltura. Così si spiega la diffusione dei cimiteri per animali domesti-

ci. In Italia ne esistono 39 e il più grande si trova proprio a Milano, nel cuore del Parco Sud. “Il Fido Custode” è stato inaugurato nel settembre 2015 e nasce da un’idea dell’architetto Fausto Bianchi, amministratore delegato e gestore del cimitero insieme al direttore Gianni Amenta, che si occupa personalmente della sepoltura. Nei primi quattro mesi di attività ha tumulato 37 animali, tra cani, gatti e conigli. Il primo ad essere sepolto è stato Joker, un pitbull di 15 anni. Ma il cimitero può ospitare qualsiasi tipo di animale domestico, dal pesce rosso fino al cavallo (purché sia un animale da compagnia e non da reddito). A dicembre è stato seppellito anche Mik, un cucciolo di alpaca. Adesso occupa una superficie di 6mila metri quadrati ed è in grado di accogliere 4800 animali, ma l’area misura complessivamente 50mila metri quadrati e verrà completata gradualmente nel corso del 2016. Una struttura che tornerà utile nella seconda città italiana per numero di abitanti, dove sono censiti circa 100mila animali d’affezione. Ma la sepoltura terrena non è l’unica soluzione per chi sceglie di dare l’estremo saluto agli amici a quattro zampe. Bastano pochi click per entrare in veri e propri cimiteri virtuali, con tanto di lapidi ed epitaffi. Comunità online dove chiunque (previa registrazione) può postare il ricordo del proprio animale defunto, con tanto di condivisione su Facebook e Twitter di foto e commenti. Quanto sono lontani i tempi delle galline seppellite nel giardino di casa. ■

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INTERVISTA

FAUSTO BIANCHI A.d. Fido Custode DI MARTA PROIETTI M@MartaProietti88

"Siamo un esempio di senso civico per la città"

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ato da un’idea di Fausto Bianchi, architetto del progetto e amministratore delegato della società che gestisce la struttura, il “Fido Custode” è il primo cimitero per animali d’affezione del capoluogo lombardo. Una volta completato l’ampliamento previsto “ci sarà anche una colonia felina dedicata ai gatti con problemi di socializzazione o affetti da malattie, gli uffici del personale e il forno crematorio”, così spiega Bianchi. La sua intuizione è stata quella di proporre un’alternativa al classico smaltimento degli animali defunti, classificati come rifiuti speciali, e di progettare un cimitero in stile americano, con lapidi uguali e privo di elementi monumentali.

to nessuno lo ha chiesto. Inoltre, sulle lapidi non sono presenti simboli religiosi ma non c’è una norma che lo vieta.

Come ha accolto l’idea il Comune di Milano? È stato molto collaborativo. In particolare nella persona dell’assessore Chiara Bisconti, delegata alla salute degli animali e del professor Valerio Pocar, garante degli animali. Oltremodo disponibile è stato Alfonso Di Matteo, architetto responsabile del Parco Sud. Le istituzioni deputate al rilascio

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Sono 39 in tutta la penisola le ultime dimore per gli amici a quattro zampe. Il Piemonte è la regione che ne ha di più, ben sette

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per i cinque anni di mantenimento del sito. Per gli animali più piccoli, come conigli o uccellini, c’è la possibilità di acquistare una porzione di una tomba condivisa a un costo ridotto: si parte da circa 230 euro. In entrambi i casi è compreso il ritiro a domicilio dell’animale defunto. Qual è la procedura da seguire dopo la morte dell’animale? L’utente può contattare il “Fido Custode” ed entro 24 ore il direttore del cimitero Gianni Amenta e il medico veterinario Shara Faelli, indispensabile per le certificazioni, si recano nell’abitazione per ritirare l’animale che viene depositato in un sacco biodegradabile in cotone. Viene poi immesso in un contenitore ermetico e viene trasportato al cimitero e, dopo essere stato rimosso dal contenitore, depositato nella fossa. Chi vuole può chiedere che l’animale venga messo nella classica cassetta in legno senza però elementi metallici. In questo momento non siamo ancora autorizzati all’istallazione di un formo crematorio, quindi il servizio di cremazione è svolto da una società esterna.

Qual è l’atteggiamento dei padroni? Sono presenti durante la sepoltura e, in seguito, vengono spesso a visitare l’animale defunto. Grazie al direttore Gianni Amenta, gli orari sono molto flessibili e tutte le decisioni vengono prese in base alle esigenze degli utenti. ■

I CIMITERI PER ANIMALI IN ITALIA

Quali sono i costi? Sono diversificati a seconda delle scelte dell’utente. Abbiamo la possibilità di avere la sepoltura singola in cui l’animale ha la sua fossa e la lapide personalizzata. Questo servizio si paga 750 euro

per il ritiro domestico, la sepoltura e la lapide si pagano 750 euro funerali? nessuno li ha chiesti, ma i padroni tornano spesso a far visita

delle autorizzazioni hanno compreso che, nonostante si tratti di un’iniziativa privata, il “Fido Custode” rappresentava un esempio di senso civico per la città di Milano.

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È previsto un funerale? Non è prevista nessuna esequie e per il momen-

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SPORT ARBITRI

Come si diventa un fischietto di Serie A, tra allenamento, capacità di giudizio e tanta passione

Noi, i più odiati d'Itali DI LORENZO GROSSI M@Gliago89

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italiano ha un solo vero nemico: l’arbitro di calcio, perché emette un giudizio”. Così Ennio Flaiano negli anni ’60, quando in Italia il calcio non era ancora uno sport popolare, come poi lo è diventato negli ultimi 30 anni. Durante una partita, l’arbitro “un po’ magistrato, un po’sacerdote” (Gianni Brera dixit) è una figura perennemente sola: qualsiasi decisione prende in una frazione di secondo, anche se corretta, sarà sempre contestata da qualcuno. Ma come si diventa arbitri? In quasi tutte le più grandi città italiane è presente una sezione Aia (Associazione Italiana Arbitri). Ci si può iscrivere gratuitamente a partire dall’età di 15 anni fino a un massimo di 35. Dopo avere seguito per un paio di mesi un corso, si sostiene un quiz a crocette sulle regole fondamentali del calcio. Una volta passato questo esame, si diventa ufficialmente arbitri di calcio. Per accertare la preparazione atletica, si è ricorso negli ultimi anni al cosiddetto “test dello yo-yo”. Questa prova consente di stimare le capacità fisiche del direttore di gara, necessarie per sostenere 90 minuti ad alta intensità di lavoro a velocità intermittente. Il test consiste nell’effettuare il maggior numero di corse a navetta tra due linee poste alla distanza di 20 metri; tutto ciò ad un ritmo crescente imposto da un apparecchio acustico in grado di scandire le segnalazioni tra una corsa e l’altra. Dopo ciascuna frazione di 40m (20 di andata e 20 di ritorno) l’arbitro può recuperare per un tempo fisso di 10 secondi durante i quali è consentito camminare oppure

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mantenere una corsa estremamente blanda. Lo stesso arbitro dovrà poi posizionarsi sulla linea di partenza e attendere il prossimo segnale acustico e ripartire per le successive ripetute. Ogni ritardo, ovvero quel momento in cui il soggetto non è in grado di arrivare in tempo col segnale sonoro, verrà comunicato dal preparatore atletico in forma di ammonizione; due di queste determinano la fine del test. Al termine della corsa, vengono presi in considerazione il numero dei metri percorsi (all’inizio della carriera arbitrale il minimo da raggiungere è 1.080 metri). Questo test rimane al momento il metodo di verifica migliore per testare il loro

I MIGLIORI GUADAGNANO 80 MILA EURO ALL'ANNO PIù QUASI 4 MILA A PARTITA NELL'ULTIMA STAGIONE PERò GLI ARBITRI VITTIME DI VIOLENZA SONO RADDOPPIATI stato di forma nel corso della lunga e impegnativa stagione sportiva. Il giorno della partita designata, l’arbitro si deve presentare al campo almeno 60-75 minuti prima dell’orario previsto dell’inizio. All’ingresso si fa accompagnare dal dirigente della squadra di casa nel proprio spogliatoio. Successivamente, ancora in borghese, andrà a ispezionare il terreno di gioco per controllare che tutto sia regolare. Dopo di che controllerà i documenti di tutti i tesserati che saranno presenti sul campo. Si riscalda per circa 20 minuti e poi passa all’appello nei rispettivi spogliatoi. Accompagna l’ingresso delle due squadre in campo con il pallone in mano e a quel punto

può dare il fischio d’inizio. Nelle categorie più basse, l’arbitro non è supportato dai guardalinee ufficiali, ma solo da due assistenti di parte che devono segnalare solo quando il pallone esce dalle linee laterali. Alla fine di ogni gara può presentarsi l’osservatore, il quale converserà con il direttore di gara sulla sua prestazione a 360 gradi. I suoi voti vanno da 8.20 a 8.70: il voto minimo per passare di categoria è 8.50. Si parte dai Giovanissimi per poi andare gradualmente agli Allievi, poi Terza categoria, Seconda categoria, Prima categoria, Promozione, Eccellenza, Serie D, Lega Pro, Serie B, Serie A. Più si va avanti, più sono frequenti gli incontri con gli osservatori arbitrali. L’arbitro smette di esercitare l’attività all’età di 45 anni. Gli attrezzi del mestiere sono: cronometro, taccuino, una moneta, e per le categorie superiori vanno aggiunti le novità della bomboletta spray, l’auricolare con cui parlare con gli assistenti e l’orologio dell’occhio di falco. Questo sistema si avvale di sette telecamere per porta che tracciano 200 immagini al secondo; un computer che ricostruisce in 3D l’esatta posizione del pallone e invia un segnale visivo e una vibrazione all’orologio dell’arbitro. All’inizio del percorso arbitrale si percepisce un semplice rimborso spese delle trasferte di appena 35-40 euro a partita. Man mano che si arriva in cima alla piramide gli stipendi, invece, non sono affatto male: in serie A, gli internazionali hanno un fisso annuale di circa 80 mila euro. Si scende a 40 mila euro per i non internazionali e si scende ancora fino a un minimo di 3 mila euro per i neo arbitri di serie A e B. Oltre al fisso, si parla di circa 3.800 euro a partita per l’arbitro e circa 1.080 euro per assistenti e addizionali.

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INTERVISTA A

LUCA MARELLI

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uca Marelli, 44 anni, è stato un arbitro di calcio per 18 anni. Appartenente alla sezione di Como, dopo aver diretto 68 gare in serie C1, viene promosso nel 2005 nella massima categoria per volontà dell’allora designatore Maurizio Mattei. L’esordio in Serie A risale al 5 dicembre 2005 in Lazio-Siena. Ha collezionato 15 presenze in serie A. La sua carriera è stata interrotta bruscamente nel luglio del 2009, per via di pesanti contrasti con l’allora designatore Pierluigi Collina. Marelli ora fa l’avvocato, oltre che l'opinionista televisivo, e ci racconta la sua esperienza da direttore di gara.

alia Per la Coppa Italia i primi turni vengono pagati circa 1.000 euro, i quarti di finale 1.500 euro, le semifinali 2.500 euro, la finale 3.800 euro così come la Supercoppa Italiana. Più in generale un arbitro internazionale di categoria, come Rizzoli, Rocchi o Banti percepisce per ogni gara ufficiale sotto l’egida della Uefa (Qualificazioni agli europei, Champions League, Europa League) circa 4.800 euro per la singola gara arbitrata. In caso facesse l’assistente o l’addizionale di porta, 1.440 euro, mentre “solo” 720 euro come quarto uomo. A tutte queste cifre va aggiunto un rimborso forfettario di 200€ al giorno per gli spostamenti e gli extra. Inoltre dai quarti di finale in poi per tutte le competizioni europee, i compensi vengono rispettivamente alzati a: 5.800€, 1.740€ e 820€. I compensi della classe arbitrale vengono elargiti dalla Figc che usa i soldi del proprio bilancio. Un dato sconfortante riguarda invece le violenze nei confronti dei direttori di gara nell’ultima stagione ufficiale. Tenendo conto che ogni giorno in Italia si disputano in media circa 1600 partite ufficiali con un arbitro federale, per un totale di oltre 600mila gare a stagione (senza dimenticare le oltre 140mila amichevoli), rispetto alla stagione 2013-2014 gli episodi di violenza nei confronti delle componenti arbitrali sono schizzati da 375 a 600. Di questi, 57 sono accaduti nei campionati giovanili. Un’enormità considerata soprattutto l’età degli appartenenti alle categorie in questione, un’età in cui lo sport dovrebbe insegnare dei valori e in cui le dirigenze, ma prima ancora le famiglie, dovrebbero insegnare l’educazione. ■

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Perché è diventato arbitro? Mi ha fatto conoscere questo mondo mio cugino quando avevo 19 anni. Ho cominciato nel Csi e poi a 22 anni, quindi abbastanza tardi, sono passato in Federazione. Ero molto curioso di fare l’arbitro. Sembra un’attività da folli ma è un ruolo che mi è sempre piaciuto. È difficile trovare una vera motivazione a questa passione: di certo non è per una questione economica. Fino alla Lega Pro un arbitro riceve qualcosa che non oso chiamare rimborso, bensì un’elemosina. Come ci si prepara a una partita? Più si sale di categoria più ci si allena. Negli ultimi anni facevo almeno quattro allenamenti sul campo più uno in palestra. A livello ragionale si parte per la trasferta la giornata stessa. Dalla serie D almeno un giorno prima e dalla Lega Pro tre giorni prima. In questi casi mi ritrovavo in albergo e cenavo con gli assistenti con i quali chiacchieravo su come prepararci alla partita e quelli sono dei bei momenti.

L'ex arbitro: "Ho litigato con Collina e ho smesso"

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Dico quello che penso: non sono mai stato ipocrita. Se lo fossi stato forse sarei ancora là. Tornando indietro cercherei un dialogo con Collina che lui non ha mai voluto. Ma non ho rimorsi. Quello che mi manca di più è la convivialità con i miei colleghi sia prima e dopo le gare. Il gruppo arbitrale anche dopo Calciopoli è sempre rimasto solido sia con Mattei sia con il suo successore, Stefano Tedeschi. Poi qualcosa è cambiato. Ma quindi chi va avanti davvero lo merita? Nelle categorie massime arrivano sicuramente solo arbitri bravi. Certo, ci vuole anche un po’ di fortuna. Io di certo ne ho avuta quando il mio designatore era Maurizio Mattei che stravedeva per me e mi ha portato in serie A. Ma non esistono criteri politici nei vari passaggi di categoria. Lei ha mai subito episodi di violenza? No. Non sono mai stato aggredito, picchiato nè minacciato. Ma non perché sono stato il più bravo, ma quello più fortunato. Ho parlato con colleghi che invece hanno subito violenze. Io penso che ci sia un’unica strada per ridurre la violenza: perseguire i colpevoli penalmente. Perché il calcio non può essere un luogo franco in cui può succedere di tutto e la semplice squalifica dei tesserati non basta più. La convince la moviola in campo? Prima o poi ci si arriverà. Non possiamo vivere nel 2016 dando in mano il tutto solo a due occhi umani. Il discorso sarà limitarla a qualche decisione, perché se no le partite durerebbero otto ore. Ci vorrà qualche anno, ma ci arriveremo.

Come si vive mediaticamente il giorno dopo la gara? Ti posso assicurare che tutti gli arbitri il lunedì mattina vanno prima in edicola a vedere le pagelle poi vanno a fare colazione. La partita comunque viene rivista in settimana tre volte per capire sia gli errori sia le decisioni giuste. Importantissimo è anche il confronto con i colleghi.

E le interviste post gara? Dovremmo cominciare a pensarci, anche prendendoci dei rischi. Chiaro che se l’atteggiamento dei giornalisti non fosse costruttivo, allora sarebbe la dimostrazione che non ci può essere dialogo con il mondo dei media. Soprattutto a partire dalla conoscenza del regolamento che molti addetti al lavoro invece ignorano.

Come mai ha smesso di fare l’arbitro a soli 37 anni? Sono uscito dall’Aia nel 2009. Non era una questione legata al rendimento sul campo, bensì a problemi con il designatore con il quale non sono andato mai d’accordo. Prima di Collina la mia attività tra serie B e A stava andando molto bene. Poi la mia crescita si è arrestata improvvisamente perché non c’è stato più dialogo con il designatore. Non ho mai capito il perché e adesso non mi interessa neanche più saperlo. Non ho mai avuto stima nei confronti di Pierluigi Collina e penso che il sentimento sia reciproco.

Cosa consiglierebbe a un giovane arbitro? Continuità, serietà e studio. Sono 25 anni che ripasso il regolamento anche se non sono più arbitro perché ci sono pieghe che non conosco. Non bisogna mai smettere di studiare. ■ [l.g.]

PRIMO CASO DI USO DELLA GOL LINE TECHNOLOGY IN ITALIA

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SPORT SOFTBALL

DI SALVATORE DRAGO M@sasadragao

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hi pensa che in Italia gli sport a riscuotere più successo e affermazioni siano soltanto calcio, pallavolo e basket, forse non sa che nelle nostre città esistono altre eccellenti discipline in cui primeggiamo. A Bollate, comune di oltre 36mila abitanti alla periferia nord-ovest di Milano, va fortissimo il softball, versione femminile del baseball. La storia è quella dell’ASD Softball Bollate e della famiglia Soldi, un matrimonio che va avanti da tre generazioni. Ufficialmente comincia tutto 47 anni fa, nel 1969, anno di fondazione della società. Ma per trovare le radici e capire come mai questo movimento si è insediato proprio a Bollate occorre andare indietro al 1958. Tino Soldi, 78enne bollatese doc e oggi presidente onorario del club, insieme al fratello minore Chicco bigiava la scuola professionale per correre in bicicletta a Milano. Destinazione il Centro Sportivo "Mario Giuriati" in via Pascal a Lambrate dove giocavano insieme agli americani che militavano nel Milano Baseball 1946, squadra che ha dominato in Italia e in Europa tra il ’58 e il ’71 vincendo otto campionati e tre Coppe dei Campioni, e che attualmente si trova in seconda divisione. La grande passione per il baseball spinge Tino e Chicco a partecipare alla scalata del Bollate Baseball dalle categorie minori alla Serie A raggiunta nel ‘63/’64. A quel punto Tino, decide di ritirarsi dal campo di gioco: «Ho smesso perché non mi sentivo all’altezza di giocare a quel livello, ero una mezza calzetta, non un fenomeno» afferma. Nel tempo libero dal lavoro di tecnico del reparto verniciatura dell’Alfa Romeo, fa l’allenatore e nel ’69 arriva la grande intuizione: alla Cascina delle Monache di Bollate ci sono molte ragazze che

SoftBollate

Alle porte di Milano il club più titolato d'Italia

La città di Bollate si prepara a Euro 2017

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'Italia ha già ospitato in sei occasioni il campionato Europeo di softball (l'ultima nel 2011 a Ronchi dei Legionari in Friuli Venezia Giulia) e si appresta a farlo per la settima volta. Il 13 febbraio è arrivata la tanto attesa decisione della European Softball Federation che ha eletto il Bollate Softball Club come società che ospiterà la manifestazione in programma a luglio 2017. Verranno disputate circa 90 gare con la partecipazione di 20 nazionali. Per l’occasione la società ha anche chiesto e ottenuto l’ausilio di due club limitrofi, i Rheavendors Caronno e il Saronno Softball, i quali metteranno a disposizione i propri campi. L'obiettivo dei dirigenti del Bollate è ospitare un evento internazionale che porti la società a un livello di notorietà ancora più alto e che coinvolga la cittadinanza in una manifestazione sportiva così prestigiosa. A sottolinearne l’importanza è Tino Soldi: «Noi tutti speriamo vivamente che ci diano questa possibilità perché sarebbe una grande occasione di visibilità per Bollate e per il nostro movimento. La cosa più importante è che facciamo bella figura e anche a livello sportivo potrebbe essere una spinta in più per la nostra nazionale». Nazionale italiana che si presenterà all'Europeo da campione in carica, avendo vinto l'ultima edizione del 2015 a Rosmalen nei Paesi Bassi, e da nazionale più titolata in Europa (dieci trofei sui 19 disputati dal 1979; gli altri nove li ha vinti l'Olanda). ■ [s.d.]

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21 si allenano con i lanciatori. Riesce a raccogliere un buon numero di atlete desiderose di misurarsi in un campionato ufficiale e fonda la squadra di softball. In 36 anni arrivano in bacheca 12 scudetti (l’ultimo nel 2005), due Coppe Italia e 51 titoli a livello di settore giovanile (16 campionati Under 21, 19 campionati Cadette e 16 campionati Ragazze). Il Softball Bollate, che può contare su una prima squadra che milita nella massima serie nazionale, l’Italian Softball League, e un settore giovanile composto da una formazione Under 21, una di Cadette Under 16, due Under 13 (‘Ragazze’) e una di mini softball, è l’unica squadra italiana ad aver cucito sulle proprie maglie la stella che si assegna

"L'UNICO TROFEO CHE ANCORA MANCA NELLA NOSTRA BACHECA È LA COPPA DEI CAMPIONI, MA PER GIOCARLA DOBBIAMO TORNARE A VINCERE LO SCUDETTO"

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ogni dieci scudetti vinti, traguardo raggiunto nel ’97, anno in cui riuscì addirittura il double con la Coppa Italia. La società in questi ultime stagioni non è riuscita più a vincere a livello di prima squadra, causa la grande concorrenza che si è sviluppata nel frattempo. Oltre al 2005, passato alla storia come l’anno della quadrupla, ovvero titolo conquistato dalla prima squadra e scudetti vinti dalle tre formazioni giovanili (evento eccezionale in questo sport), l’altra stagione da incorniciare è quella appena conclusa. Il 27 settembre 2015 è arrivato infatti il triplete giovanile messo a segno da Under 21, Cadette e Ragazze. «Per noi vincere due o tre scudetti giovanili è ormai una prassi perché abbiamo un buonissimo settore giovanile composto da oltre 100 atlete» afferma Tino Soldi, che poi aggiunge: «Il poker di scudetti del 2005 ha un valore storico proprio per questo, perché ci abbiamo aggiunto quello della prima squadra. Adesso è

Famiglia Soldi, da tre generazioni al vertice

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e a Bollate il fenomeno del softball ha potuto radicarsi così profondamente, gran parte del merito va attribuito alla famiglia Soldi. Non solo Guido, Chicco e Tino (nella foto a sinistra), quest'ultimo fondatore e attuale presidente onorario del club, ma anche altri fratelli, figli e nipoti, per una storia che prosegue ininterrottamente da tre generazioni. La prima è quella di Tino, Federico (Chicco), Guido, Paolo, Maddalena, Maria e Rita. Una famiglia di sette fratelli di cui soltanto Rita non ha mai giocato a baseball o softball. Tino ha ricoperto la carica di presidente del club dal 1969 al 2012, anno in cui ha passato la mano al fratello minore (classe '42) Guido. «Ho dovuto lasciare la presidenza a mio fratello perché ho fatto il mio tempo. Non ce la facevo più a stare dietro alle nuove tecnologie. Adesso seguo da tifoso. Mi riempie d'orgoglio vedere che i miei lavori fatti negli anni, come la costruzione dei tre campi, stiano ora dando i propri frutti» afferma. Maddalena, oltre ad allenare con successo l'Under 21, è anche vice presidente. La seconda generazione è composta da Luigi (manager della prima squadra), Alessandra (figlia di Guido, consigliere e segretaria) e Roberta, che vanta oltre 100 presenze in A, 2 scudetti e un posto nella Hall of Fame. Infine la terza: Alice, Arianna e Riccardo, che giocano nelle giovanili. Tutto nel segno della continuità della famiglia Soldi. ■ [s.d.]

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una decina d’anni che non vinciamo l’ISL, anche se arriviamo sempre ai playoff, perché nel frattempo sono emerse squadre forti come Forlì, Caserta, Macerata e Bussolengo che è campione in carica d’Italia e d’Europa». Proprio il titolo europeo è quel che manca nella ricca bacheca del Bollate ed è il grande sogno del presidente onorario. «La Coppa dei Campioni è l’unico trofeo che non abbiamo mai vinto. Ci siamo andati vicini tante volte disputando ben dieci finali, ma le abbiamo perse tutte» afferma sempre Soldi. Per poter disputare la prestigiosa competizione bisogna vincere il campionato, mentre chi si aggiudica la Coppa Italia acquisisce il diritto a partecipare alla Coppa delle Coppe. Per riuscirci il Softball Bollate sta utilizzando questo periodo per prepararsi alla prossima stagione che aprirà i battenti a marzo. Allenamenti, amichevoli e tornei internazionali per mettere a punto la squadra e amalgamare i nuovi innesti con il resto del team. Inoltre, al posto di Ellen Roberts è stata ingaggiata la lanciatrice americana Leslie Jury, classe 1993, proveniente dall'University of Alabama. La giovane statunitense, attesa a Bollate il 15 marzo, andrà a completare il reparto di atlete straniere già composto dalle confermate Corn McKenzi e Brianna McGovern. In Europa le nazioni più blasonate sono Italia, Olanda, Germania, Repubblica Ceca e Inghilterra, mentre a livello mondiale comandano Stati Uniti e Giappone. E l’anno prossimo la città di Bollate sarà strettamente collegata alla rassegna continentale, visto che ospiterà l’Europeo 2017. I successi del Softball Bollate sono importanti anche per la comunità. Dopo il triplete conseguito dalle giovanili il sindaco Francesco Vassallo ha consegnato alla società il Premio eccellenze 2015 come riconoscimento dei meriti sportivi conquistati. «Per la nostra città il Softball rappresenta una tradizione e siamo grati alla famiglia Soldi per la passione dedicata ai valori dello sport» afferma Lucia Albrizio, assessore allo Sport del Comune. ■

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IULM

news

Radio IULM "Vogliamo crescere" La web radio dell'Università riparte da Only IULM Protagonisti gli studenti di Comunicazione, Media e Pubblicità DI MARTA PROIETTI M@MartaProietti88

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all'8 febbraio IULM è anche radio. Si ascolta in diversi punti del Campus o cliccando sull'icona posta nella home page del sito www.iulm.it. La web radio dell’Università nasce da un’idea del preside della Facoltà di Comunicazione, Gianni Canova. A oggi si compone di un solo programma. “Only IULM” viene trasmesso dall’ultimo piano dello IULM5 in un piccolo studio di registrazione all’interno del quale lavorano i due conduttori, tutti studenti, e il regista. Il nuovo format è andato in onda per la prima volta lunedì 8 febbraio, in concomitanza con la ripresa delle lezioni del secondo semestre. L’incarico di realizzare il programma, di seguirne la produzione e di fare da supervisore è stato affidato al professor Tiziano Bonini, docente di Comunicazione radiofonica. "Only

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INIZIATIVE

INCONTRI

Cineforum "Indipendent", pellicole italiane di qualità

Il maschilismo nella pubblicità

è un cinema indipendente italiano di qualità, quasi invisibile nel circuito tradizionale delle sale. La Iulm offre una occasione straordinaria per una nuova possibilità di fruizione di queste opere: cinque incontri nell’aula dei 146 dell’Open Space Iulm 6, e altrettante occasioni per vedere i film e ascoltare i registi, introdotti dal preside della facoltà di comunicazione Iulm, e critico cinematografico, Gianni Canova. I primi appuntamenti si sono svolti il 25 febbraio e il 3 marzo, con la proiezione di "Pecore in Erba" di Alberto Caviglia, e il giovedì successivo di "Teatro alla Scala. Il tempio delle meraviglie", di Luca Lucini, Silvia Corbetta e Piero Maranghi. Il 10

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IULM" viene trasmesso in diretta tutti i giorni della settimana dalle 12:00 alle 13:30 circa e mandato in diffusione in diversi punti dell’Università: il Caffè Letterario, lo Smartbar, lo Iulm1 e lo shop. L’ascolto live è però possibile anche on line sulla piattaforma Spreaker.com, l’azienda leader nel mercato del podcasting, che ogni giorno genera automaticamente e fornisce ai fruitori le intere puntate, condivise in tempo reale sulle pagine Facebook e Twitter di Radio IULM. «Spreaker ci fornisce gratuitamente la licenza di trasmissione. La piattaforma ci consente di raggiungere un’utenza che va oltre i confini dell’Università e che quindi permette alla web radio di diventare uno strumento di promozione per l’Ateneo», sottolinea Bonini. Alla consolle ci sono giovani studenti dell’Università che, a coppie, si alternano alla conduzione ogni due settimane. I ragazzi imparano sul campo i segreti di questo particolare mezzo di comunicazione fatto di regole e strumenti propri. «Una buonissima palestra soprattutto per chi non ha mai parlato davanti a un microfono e per chi non si è mai rivolto a un pubblico di ascoltatori», dice Filippo Bonvecchi, studente al terzo anno del corso di laurea triennale

marzo sarà la volta de "I resti di Bisanzio", di Carlo Michele Schirinzi, dedicato all’esplorazione di Capo di Leuca, luogo magico ed estrema punta del Salento. Il 17 marzo toccherà a un film di finzione, "Seconda primavera", di Francesco Calogero, storia incrociata di quattro personaggi, ciascuno rappresentativo di un'età diversa. Una pellicola densa di rimandi a Hitchcock e al cinema francese. Infine, il 10 aprile, a conclusione del Cineforum, sarà sugli schermi "Calcolo Infinitesimale", di Enzo Papetti e Roberto Minini Merot, storia sregolata di sei personaggi che si muovono sullo sfondo imponente di Stromboli. In sala sarà presente anche Stefania Rocca, protagonista del film. ■

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l maschilismo è stato, e forse è ancora, una delle chiavi della pubblicità. Lo ha disvelato, 37 anni fa, il sociologo Erving Goffmann nel fondamentale saggio “Rappresentazioni di genere”, che soltanto ora è stato pubblicato in edizione italiana per i titoli di Mimesis. Il volume verrà presentato alla Iulm giovedì 10 marzo, alle 10,30, in aula 533, dal professor Vanni Codeluppi e da Andrea Romeo, curatore dell’edizione italiana e assegnista di ricerca in Sociologia dell’Università di Perugia. La ricerca di Goffman ha analizzato in profondità la pubblicità su carta stampata degli anni Settanta, portando alla luce stereotipi, rituali e modalità di rappresentazione invariabilmente centrati sulla subordinazione della donna. L’incontro è aperto a tutti gli studenti.■

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INAUGURAZIONE

Anno accademico al via con la regina delle farmacie

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" in Comunicazione, media e pubblicità, attualmente conduttore insieme a Valentina Parma, studentessa al primo anno del corso di laurea magistrale in Televisione, Cinema e New Media. Ad aiutare gli studenti ci due risorse: Luca Cancellara, tutor del laboratorio radiofonico, e Diego Rovelli che gestisce la regia e svolge la funzione di caporedattore. Nello specifico, il format “Only IULM” affronta tematiche universitarie, racconta gli eventi organizzati dall’Ateneo, arricchendo il programma con interviste a studenti e docenti, e propone l’ascolto di brani musicali, dal pop italiano al rock internazionale. In un futuro, forse non troppo lontano, si spera in un ampliamento del palinsesto, come conferma Bonini: «Vogliamo crescere e inserire all’interno della programmazione rubriche, approfondimenti, intrattenimento e fiction che non necessariamente debbano riguardare l’Università IULM. Ma per fare questo dobbiamo coinvolgere molte persone». La selezione dei conduttori è avvenuta nel dicembre scorso, quando l’Università ha indetto un casting, aperto a tutti gli studenti, chiedendo ai candidati di inviare un file audio di circa un minuto con la propria presentazione. Una volta ascoltate le voci sono stati scelti i futuri speaker, una quindicina in tutto, e divisi in coppie, cercando di non far lavorare insieme persone appartenenti allo stesso corso, in modo tale da allargare le conoscenze tra gli studenti stessi. I primi due a cimentarsi nel ruolo di speaker sono stati Beatrice Mastromatteo, 22 anni, e Matteo Crippa, 21, rispettivamente iscritti ai corsi di laurea in Comunicazione, media e pubblicità e in Turismo: cultura e sviluppo dei territori. «Il primo giorno di trasmissione la diretta è stata ascoltata da circa 200 persone, mentre l’on demand da 600. Oggi siamo a circa 100 ascoltatori, la media delle altre web radio», dice Bonini. ■

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ionda, ligure di ponente, discretissima e alla testa di un impero da 370 mila dipendenti con un giro d’affari da 103 miliardi di dollari. Ornella Barra, regina mondiale delle farmacie, sarà l’ospite d’onore dell’inaugurazione dell’anno accademico Iulm 2015-2016, in programma dalle 10,30 del 16 marzo nell’Auditorium dell’Open Space Iulm. Ornella Barra, insieme a Marina Berlusconi, è fra le 25 donne più potenti del mondo, secondo la classifica del mensile americano Fortune. All’inaugurazione dell’anno accademico Iulm porterà La "star" dell'evento: Ornella Barra un’esperienza straordinaE' tra le 25 donne più potenti al mondo ria di imprenditrice globale e di innovazione nella logistica, nel retail, nella capacità di leggere i diversi sentante degli studenti Nicolò Raspanti e l’intermercati. Insieme al marito e socio in affari Stefa- vento del preside della facoltà di comunicazione, no Pessina, Ornella Barra guida Walgreens Boots nonché prorettore con delega alla ComunicazioAlliance, un colosso mondiale nella distribuzione ne, Gianni Canova, che parlerà sul tema “Perché dei farmaci e di prodotti di bellezza presente in in Italia non esiste la democrazia culturale?”. In 25 paesi. Nata a Chiavari, Ornella Barra inizia a conclusione della cerimonia l’intervento del prolavorare nella farmacia di famiglia, alla fine degli fessor Marco Mancini, capo dipartimento per la anni Settanta. Di lì a poco il salto nel settore della formazione superiore e per la ricerca del Ministedistribuzione, l’incontro con Stefano Pessina e la ro dell’Istruzione e della Ricerca. scelta di condividere famiglia e lavoro. L’allarga- La giornata dedicata al nuovo anno accademico mento della distribuzione di farmaci e cosmetici si chiuderà con il “Gala Iulm”, la vetrina delle al nord Italia fa da preludio ai primi passi dell’in- migliori produzioni realizzate dagli studenti, dai ternazionalizzazione: in Francia, Spagna, Porto- ricercatori e dai docenti della Iulm nello scorso gallo. L’azienda familiare prende le dimensioni di anno accademico. Anche questo appuntamento un’impresa multinazionale, si aprono i mercati inglese e americano e di acquisizione in acquisizione, il gruppo Walgreen Boots Alliance diventa il numero uno al mondo. L’occasione di ascoltare, in pubblico, il racconto di questa straordinaria avventura imprenditoriale di successo è un’occasione unica, considerata la proverbiale riservatezza di Ornella Barra. La Iulm è onorata di poter aprire il suo anno accademico Come lo scorso anno, l'inaugurazione si terrà ospitando un testimonial nell'Auditorium dell'Open Space Iulm di questa levatura. Oltre all’intervento di Ornella Barra, il programma della giornata del 16 serale è convocato presso il grande auditorium marzo prevede la relazione del rettore Mario Ne- da 600 posti dell’open space Iulm, inaugurato gri, la prima dalla sua elezione lo scorso 2 novem- nella passata primavera proprio in occasione bre, gli interventi del presidente del Consiglio di dell’apertura dell’anno accademico 2014-2015. ■ amministrazione Giuseppe Di Lella e del rappre-

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