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Riflettori su...

MAGAZINE DI CULTURA E SPETTACOLO DIRETTO DA SILVIA AROSIO

Anno III - N. 14 Marzo 2021 Seguici sui social Riflettori su...

DRUSILLA FOER

La musica è il luogo che mi dà più energia

NUMERO SPECIALE DEDICATO ALLE DONNE

SILVIA MEZZANOTTE

Insegnare vuol dire soprattutto condividere

siva u l c s E a t Intervis

VICTORIA SHAPRANOVA Una vita dedicata all'arte della lirica

LA "MABILIA" DE I LEGNANESI: PRESTO SAREMO SUL PALCO E RACCONTEREMO IL CORTILE

INTERVISTE●ANTICIPAZIONI●CASTING●PERSONAGGI●TOURNÉE●LIBRI


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MABILIA COLOMBO

SOMMARIO DRUSILLA FOER

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SILVIA MEZZANOTTE

VICTORIA SHAPRANOVA

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THE GREATEST STAR(S)

Riflettori su...

MAGAZINE DI CULTURA E SPETTACOLO Anno 3 - Numero 14 - Marzo 2021 • Supplemento alla testata www.silviaarosio.com (Reg. al Tribunale di Milano n°249 del 21/11/2019) • Direttore Responsabile: Silvia Arosio • Art Director: Daniele Colzani • Contatti: riflettorisumagazine@gmail.com • Foto di copertina: Federico Vagliati - Contributors: Christine Grimandi - Simon Lee - Veronica Frasca - Antonello Risati - Agnese Omodei Salè - Filippo Sorcinelli - Maurizio Tamellini - Angela Valentino - Federico Veratti • Hanno collaborato: gipeto - Gabriella Bonomi - Emanuela Cattaneo - Angelica Jasmine Colombo - Lucio Leone - Luca Varani - 88 Studio / Ufficio Stampa e Pr - Biografieonline.it - Ella Studio - Maria Chiara Salvanelli Presso Office - The Walt Disney Company Italia - Ufficio Stampa Parole & Dintorni Edizione Digitale: www.issuu.com/riflettorisu

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CARLA TORRIANI

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BODY SHAMING

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LE DONNE NEL TEATRO

Il magazine Riflettori su... è stampato su prodotti certificati FSC e PEFC

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LE DEVA

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LE SERIE TV AL FEMMINILE

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LE MAGNIFICHE

IL MUSEO DELLE DONNE

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VIA LIBERA

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AMANDA GORMAN

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JEAN-MICHEL JARRE - SEBASTIAO SALGADO

Le rubriche

dei nostri contributors

82 - IL COMPOSITORE 94 - STUPORI E ODORI 88 - IL DANZATORE

96 - LA TRUCCATRICE

90 - LA COREOGRAFA 98 - LO SCENOGRAFO 92 - IL COSTUMISTA 4

100 - PAROLE D'ARTISTA


UAM.TV - VOCI FUORI DAL CORO

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GIANGILBERTO MONTI

74

SIMONE NARDINI

MUSEO TATTILE STATALE OMERO

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38 - CINEMA

68 - RADIORAMA 78 - RICONOSCIMENTI

ILPROGETTO ITALIANA

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ANDAR... PER CUPOLE

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ue Spassoad

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gipeto INCONTRA

ABBRACCI GREEN 120 - RICORRENZE ASTRALI 122 - LIBRERIA

80 - SONAR DISCHI

124 - TANTI AUGURI A...

118 - HOSPITALITY

126 - NOVITÀ 5

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ALESSANDRA BENETATOS


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MAGAZINE DI CULTURA E SPETTACOLO

Storie ed emozioni salgono

sul palco:

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LA VOCE DEL DIRETTORE A quanti con appassionata dedizione cercano nuove « epifanie » della bellezza per farne dono al mondo nella creazione artistica.

"Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona" (Gn 1, 31).

(Giovanni Paolo II, Lettera “agli artisti” 4 aprile 1999)

L

a voce del Direttore (e non Direttrice, se vogliamo rispondere alle polemiche post sanremesi) di questo numero è dedicato alla Donna. Il focus del magazine di marzo non poteva che accendere i riflettori su quello che viene definito il “gentil sesso”, con uno speciale dedicato al lato femminile dell’universo. Gentil sesso? Come abbiamo imparato, grazie all’intervista a Daniel Lumera, uscita su queste pagine a gennaio, il termine “gentile” viene dal latino gentilis, che appartiene alla gens, la stessa stirpe, che non deve essere necessariamente di sangue, ma anche di intenti e di amicizia. Una parola che unisce e che, come la sensibilità, la troviamo, per grazia divina, sia nel genere femminile che in quello maschile. L’energia femminile è da sempre intesa come forza accogliente (pensate, a livello biologico, all’ormone “ossitocina”, l’ormone dell’amore, alla base del rapporto madre e figlio, ma anche uomo e donna) e forza creativa. L’energia creativa è assolutamente femminile e va al di là del genere: è un movimento che nasce da dentro o da quella scintilla creativa divina, di cui parlò Papa Giovanni Paolo II nella lettera agli artisti. “Nessuno meglio di voi artisti, geniali costruttori di bellezza, può intuire qualcosa del pathos con cui Dio, all'alba della creazione, guardò all'opera delle sue

mani. Una vibrazione di quel sentimento si è infinite volte riflessa negli sguardi con cui voi, come gli artisti di ogni tempo, avvinti dallo stupore per il potere arcano dei suoni e delle parole, dei colori e delle forme, avete ammirato l'opera del vostro estro, avvertendovi quasi l'eco di quel mistero della creazione a cui Dio, solo creatore di tutte le cose, ha voluto in qualche modo associarvi”. (4 aprile 1999) L’energia femminile scorre, muta, crea, impalpabile come acqua, ma forte e malleabile come quella. E se l’energia creativa è femminile, potevano noi di Riflettori su, che abbiamo nel DNA teatro, musica, danza ed arte non parlare della Donna, nel mese a lei dedicato? E di energia creativa femminile parleranno gipeto ed Alessandra Benetatos nel loro SpaSSoadue: Le parole sono energia, vibrazione, frequenza ed è comprovato come informazioni, suoni diversi, influenzino l’acqua in maniera differente. (gipeto) Di energia femminile ed acqua ne abbiamo parlato anche nei mesi scorsi con Emiliano Toso a maggio o con il professor Reid a giugno. Ed ancora parliamo di energia femminile con due “donne” specialissime, Mabilia de I Legnanesi, splendida artista

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della nostra copertina e Drusilla Foer, ma attenzione: saranno proprio loro a parlare in questo numero, non il loro alter ego maschile. E di donne del musical ci parlerà il collega Lucio Leone, mentre di donne nella storia del teatro ci farà un excursus Veronica Frasca, studentessa universitaria (o studente?) che inizia il suo tirocinio con noi. Del giornalismo fatto donna e dell’ufficio stampa (no, non si può comunque declinare al femminile il termine ufficio stampa!) ci parlerà Carla Torriani, ma avremo anche Silvia Mezzanotte, Victoria Shapranova, le Deva e tanto altro. Oltre alle nostre rubriche fisse. Che aspettate? Addentratevi nella lettura del numero di marzo di Riflettori su e grazie, come sempre, ai lettori ed alle lettrici del nostro magazine. Con tanti auguri! • RS

Silvia Arosio


DONNE / 1

Quater ciacer

insèma alla Mabilia

INTERVISTA ESCLUSIVA AL MITICO PERSONAGGIO DE I LEGNANESI: DALLA MAMMA AGLI AMORI SEMPRE ALL'OMBRA DEL SUO AMATO CORTILE!

I

n un numero dedicato alle donne, non potevo non chiacchierare con una donna meravigliosa, old style ma modernissima e molto amata da tutti. Mabilia Colombo ci racconterà la sua vita “legnanese”, dal cortile agli amori, passando per il suo rapporto con i genitori Teresa e Giovanni. E per una volta Enrico Dalceri farà un passo indietro per cedere la parola al suo altre ego! Iniziamo dalla carta di identità di Mabilia Colombo…beh, forse l’età non si dice per una Signora, giusto? Certo che l’età della Mabilia non si dice! Ma a te la dico, ne ho ‘ntasette ahahah. Non sono più una teenager, non ho più la pelle di ceramica, ma, come diceva la nostra amata Anna Magnani, “Non toglietemi neppure una ruga. Le ho pagate tutte care”!

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© Federico Vagliati (3)

di Silvia Arosio

Com’è stata l’infanzia in cortile della piccola Mabilia? Ho sempre sognato già da piccola di diventare una soubrette. Ricordo che rubavo le tende a mamma Teresa e con queste mi facevo dei grandi vestiti con la coda e scendendo le scale del cortile imitavo le grandi soubrette cantando: “mi basta un nulla per essere bella”. Bastava poco per divertirmi e per divertirci e siamo cresciuti bene anche senza questi dannati computer con tutte le loro app. Una volta chiesi a mia mamma secondo lei cosa fossero le app. Lei rispose: "le app sono quelle che vanno sui fior e fanno il miel". Mabilia, vive ancora in famiglia. Com’è il tuo rapporto con i genitori? Che tipo di mamma e papà sono

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i signori Teresa e Giovanni? Alla mia veneranda età, vivo ancora con mamma e papà. E voi direte che fortuna! E invece no… Purtroppo vivo ancora con i genitori perché non riesco a trovare l’uomo giusto per me! D’altronde non sono l’unica a volere un uomo bello ricco e famoso che mi faccia vivere una vita meravigliosa...Sto chiedendo troppo? Io direi di no perché: “Miii, Sun béla!!!! Mamma e papà sono due persone adorabili. Però con ruoli moooolto strani. Infatti vi chiederete: chi porta i pantaloni in famiglia? Risposta: ovviamente il papà! E invece no! Nella mia famiglia chi porta i pantaloni è la mamma, Teresa! Donna forte del dopoguerra con sani principi. La donna che ha in mano la cassa. La donna che dirige il cortile. La donna che non ne può più del marito sempre

ubriaco ma che nello stesso tempo lo rispetta e lo ama. Io sono invece quella che fa da pacere e che riporta sempre la pace con le sue strane follie. Alla fine, però, siamo una bellissima famiglia che vive nell’amore, rispetto e armonia. Nonostante tanti viaggi, siete sempre fedeli al vostro cortile. Com’è la vostra casa? Come è arredata? Come si vive con il bagno in comune? Viviamo in una casa di cortile con le ringhiere, dove tutti si conoscono e si aiutano. Cosa molto rara in questi giorni... abbiamo una cucina con un bel camino, un tavolo un bel divano, una camera da letto matrimoniale con un separé

dove ho il mio letto a una piazza. È una casa piccola ma molto accogliente e calda. Il bagno? Ma vaaaa. Il “cesso” è in comune, sulla ringhiera. È bellissimo. Alla mattina li trovi lì, tutti in fila con in mano tutti “l’urinari”. Li, capisci cos’hanno mangiato il giorno prima.... è proprio un bel momento di aggregazione... Tante donne popolano il vostro cortile. Che tipo di donne ci sono? Ce le descrivi? È vero

che le vicine sono meglio delle videocamere di sorveglianza? In cortile non servono le telecamere. Ci sono le comari del cortile che sono meglio dei gendarmi. Loro sanno tutto e vedono tutto. E all’occorrenza sanno anche difenderti dai malviventi.... donne forti energiche con mani grosse come pale. Solo una è piccolina e fragilina ma questa ha un’arma molto più letale: la lingua. Ma con me e la mia famiglia è un amore. E quante urla ogni tanto sulle ringhiere del cortile!!! L’ultima volta quella di sotto sbraitava con quella di sopra perché a furia di stendere il bucato che gocciola, le ha fatto morire il canarino in gabbia. In cortile non ci si annoia mai. Ogni giorno ci sono storie nuove e tutti le vengono a sapere, altro che privacy... In cortile manca mai da man-

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© Federico Vagliati

giare, le donne fanno la gara a chi lo sa fare meglio. Master chef è nato nei cortili, credetemi! In cortile non esiste la solitudine, è una grande famiglia. Hai fatto tanti e diversi lavori ed hai lavorato anche in fabbrica. Com’è il lavoro con le colleghe operaie? Ho provato tante volte ad andare a lavorare, ma non sono portata per il lavoro.... Con le colleghe andavo d’accordo, ma non andavo d’accordo con il lavoro. Le mie amiche/colleghe sono diverse da me, sono meno cittadine di me, non sono poliglotta come me, io parlo il dialetto ma anche l’italiano, loro parlano solo il dialetto. Il mio futuro è fare la soubret-

te, girare per le vie del centro a comprare dalle grandi firme della moda e trovare, come dicevo, un marito bello ricco e famoso...vedrete che riuscirò.

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Sei da sempre una donna molto curata ed appariscente. Qual è il tuo stile preferito? Io amo vestirmi bene, non sono appariscente, sono di più. Lo stile che seguo è il mio. Una donna deve essere se stessa anche nel vestire. E io mi esprimo con il mio stile. Donna esuberante, vestiti esuberanti. Unico problema mamma Teresa...è lei che paga.... Mai pensato di fare l’influencer o la blogger di moda La blogger l’influencer? Ma per favoreeee! Chi ha carattere non si fa influenzare! Sceglie! Come mai, nonostante tanti amori, Mabilia è ancora single? O forse… marella? Ritornando all’amore. È vero: non trovo l’uomo giusto per me, ma alla fine sapete perché? Perché in fin dei conti, mi piace stare attaccata a mamma e papà. Sono la classica “bambocciona italiana” una marella di altri tempi. Cosa si sente di consigliare Mabilia alle donne di oggi? Mabilia vi consiglia: Donne non fatevi manipolare da nessuno. Avete la fortuna di essere donne, creature complete, quindi siate forti! Divertitevi e amate più che potete perché la vita è bella e se delle volte ci fa soffrire, ne usciremo ancora più forti! Un abbraccio a tutti e mi raccomando mettete la mascherina, più ci proteggiamo e prima ne usciamo!. • RS


DONNE / 2

La classe e l’arte

dell’eleganzissima madame

Foer

LA VITA, L’ARTE E LA MUSICA DI UNA DELLE DONNE PIÙ ELEGANTI DELLO SPETTACOLO: “SE SONO UN'INFLUENCER, LO SONO MIO MALGRADO”

© Serena Gallorini

D

rusilla Foer, cantante, attrice e autrice, è da tempo un'icona di stile. Non potevamo non intervistarla per chiederle qualcosa della sua vita e darci qualche consiglio per apparire sempre al meglio, in ogni occasione. E la nostra Eleganzissima non si risparmia… Drusilla, partiamo dalla tua carta d’identità, ma no, non ti chiederò l’età. So che hai avuto una vita molto complicata. Hai un fratello di nome Gherardo e due sorelle, scomparse durante un incidente aereo. Inoltre, hai due nipoti: Ginevra e Giacomo. Il maschietto è il tuo preferito: condividono l’amore per la lettura e per le mostre d’arte. Da giovane, hai girato il mondo in moto con Leontin. Cosa ci racconti della tua “sviata gioventù”?

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di Silvia Arosio

© Michela Alberti

Drusilla in scena al Teatro Manzoni

Non esistono vie “sviate”, qualsiasi via si percorra è una via, un viaggio che produce esperienze e le esperienze sono tutto ciò che forma l’individuo. Ho avuto, e ho, la fortuna di avere un’indole curiosa e vorace, mi sono aperta alla vita senza risparmiarmi. Qualche volta forse avrei potuto, al bivio di alcune scelte, scegliere percorsi meno faticosi. O forse no. L’importante è fare una scelta senza mai subirla e sempre nel rispetto di sé stessi. Come mai una ragazza di una famiglia privilegiata è stata una ribelle? Sono stata educata alla libertà e quindi alla responsabilità. Sono imprescindibili l’una dall’altra. La mia famiglia è stata a lungo una famiglia privilegiata, ma il privilegio a cui allude permette molte cose ma non protegge da tutto. In casa mia si diventava maggiorenni appena si era in grado di procreare. Allora mi fu regalato un

orologio della nonna e mi venne detto che il tempo sarebbe stato il mio alleato per vivere, comprendere, crescere. Da allora, con coscienza e intensità diverse, mi sono sentita in prima linea nella vita ed essere in prima linea può portare alla ribellione. Io, in tutta franchezza non mi sono mai sentita una ribelle, ho preso semplicemente distanza da ciò che sentivo non appartenermi in ogni momento della vita. La ribellione ha in sé una nuan-

IL SITO

Inquadra il QRcode e accedi al suo profilo Instagram 13

ce di ringhiosità che ho sentito raramente. Come sono le ragazze di oggi, secondo te? Fortunatissime e sfortunatissime. Il web apre porte meravigliose alle cose del mondo. Apre molte porte. Difficilissimo scegliere qual è la “nostra” porta e tenere chiuse quelle che non serve aprire. Le ragazze (e i ragazzi) di oggi hanno più strumenti per essere libere e al tempo confuse da tale libertà. Se dovessi generalizzare, cosa che detesto fare, noto la mancanza di personalità individuale, percepisco ambizioni poco delineate ma assisto a tanta bellezza fisica. La generazione attuale viene da una generazione precedente più attenta al corpo. Ma la bellezza fisica non è un valore in sé. Un contenitore senza contenuto ha perso la sua funzione… Della tua vita amorosa si sa poco. Ma pare ti sia sposata due volte. Perché una


donna indipendente come te è cascata nella “trappola del matrimonio”? È una trappola? Solo se ci si muove in una direzione per fuggire da altro e non andare verso qualcuno. Cosi è stato il mio primo matrimonio, una delle poche scelte che ho fatto per “distanziarmi” dalla vita che avevo in quel momento. Vivevo con i miei a Long Island, il posto più stupidamente borghese che si possa immaginare, mi sposai con un texano per fuggire da tutta quella noia. Un ex-pugile di una famiglia di industriali, un po’ spaccone e volgare. Durò poco, quasi niente, ero giovanissima. Il secondo matrimonio, in tarda età, con Hervè non è stata una trappola ma un atto voluto. Ero così orgogliosa di essere la Signora Foer, sono così orgogliosa di essere Madame Foer. Anche se lui non è più in questa vita. Sei senz’altro oggi un’icona di stile. Mai pensato di fare l’influencer? Si figuri, sono stata educata a non farmi influenzare dagli altri. Certamente sento la responsabilità di esporre il mio pensiero ma senza nessuna intenzione persuasiva. Se sono un’influencer, lo sono mio malgrado… Cosa deve avere oggi una donna per essere elegante, magari anche in casa, nei pe-

Con il produttore Franco Godi

riodi di confinamento? Quello che le serve. Sei recentemente entrata nel cast della trasmissione Rai Ciao, Maschio!. Questo Ciao vuole essere un addio o un benvenuto? Io dico “ciao” quando in-

BIOGRAFIA

• Drusilla Foer, cantante, attrice e autrice, è da tempo un’icona di stile. Frequenta con successo televisione e cinema, diventando in breve una star di culto anche sul web. • Personaggio irriverente e antiborghese, si presta spesso a sostegno di cause sociali importanti.  • Posa per fotografi, stilisti e artisti di prestigio internazionale. • È autrice e interprete di due spettacoli teatrali: il recital Eleganzissima, che debutta nel 2016 e per tre stagioni riceve unanime consenso di pubblico e critica, e Venere Nemica, uno spettacolo ispirato alla favola di Amore e Psiche, in scena in anteprima all’inizio del 2020. • Attualmente su Rai1 con Ciao Maschio, fra le varie esperienze televisive precedenti è stata giudice di Strafactor, talent nel talent di X Factor, poi editorialista a Matrix Chiambretti su Canale 5 e ospite fissa a CR4 La Repubblica delle Donne in prima serata su Rete 4.

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contro di nuovo qualcuno. E ogni volta che ci si incontra ci sono cose nuove da dirsi, se si è disposti a dirle. E soprattutto se c’è apertura all’ascolto. Il senso di questa trasmissione è raccontarsi ed ascoltarsi con la libertà che ci permettiamo di avere. Com’è l’uomo di oggi? E la donna di oggi? Generalizziamo? Va bene. La donna ha un’urgenza più matura ed efficace di affermarsi, l’uomo invece ha perso un po’ della prepotenza nell’affermarsi. C’è meno maschilismo ma c’è ancora “maschismo”. Quella povera Ornella…. O povera Drusilla? Il vostro


na e sono già stata randagia… ammetto però che la musica è senza dubbio il luogo che mi dà più energia.

Sto lavorando a un disco di inediti di grandi autori. E porterò sul palco il mio nuovo Eleganzissima, recitando, cantando, narrando… in fondo è fare musical… Cosa sogna Drusilla per il futuro? La calma. Vorrei percepire più calma dentro di me. Una bella calma gentile e serena. Ma senza ombra di noia. Per il mondo vorrei ci fosse più reciprocità. Troppo chiedere? • RS

© Serena Gallorini (2)

rapporto non è un po’ una dipendenza, anche se lavorativa? È una totale dipendenza, almeno per me. Io credo che Ornella, in qualche modo, senta della simpatica pietà per la mia inadeguatezza alle cose pratiche della vita. Fra noi non c’è un carnefice o una vittima ma, se fossi costretta a decidere, Ornella ha tutte le doti di un delizioso carnefice. Scorre del bene fra noi. È una delle donne più ragionevoli che abbia mai conosciuto. Oltre me. Nel tuo spettacolo teatrale canti e lo fai anche molto bene. Mai pensato di fare un musical? Adorerei e forse c’è in ponte questo progetto. Mi è stato proposto in passato ma avrebbe presupposto essere in giro per l’Europa 250 giorni l’anno. Sono anzia-

HTTPS://DRUSILLAFOER.COM 15


DONNE / 3

Silvia Mezzanotte,

l ' a nima e la sua voce UNA PIACEVOLISSIMA CHIACCHIERATA CON UN'ARTISTA DI TALENTO ED UNA PERSONA RICCA DI SENTIMENTO

P

er tutti gli addetti ai lavori ma anche per i fan, la Mezzanotte resta la voce dei Matia Bazar che, dopo la fuoriuscita di Antonella Ruggiero, ha saputo rinverdire al meglio i fasti del primo periodo della band genovese, attribuendole ulteriori e preziose sfumature. Ma Silvia è anche una persona dotata di una simpatia e di un garbo che, in questi tempi dove dovevamo diventare tutti migliori (e per ora non ci siamo riusciti...), risalta se possibile ancora di più. Sarà la sua terra provenienza, rinomata per la solarità dei suoi abitanti (è nata a Bologna il 22 aprile 1967)... ma parlare

con lei si trasforma subito in un grande piacere, pervaso da un'atmosfera rilassata e ricca di stimoli, sia musicali che umani. E siccome di non solo

IL SITO

Inquadra il QRcode e accedi al sito di Silvia Mezzanotte 16

palco vie l'uomo (e la donna...), Silvia si è profusa con entusiasmo anche in un'attività chiamata The Voice Academy, una scuola per cantanti nata alla fine del 2015 insieme a Riccardo Russo, direttore artistico dell’iniziativa, musicista polistrumentista e vocal coach. Una realtà che propone agli studenti una nuovissima metodologia di canto messa a punto nell’arco di tredici anni di esperienza e di due trascorsi a sperimentare sperimentazione. Con 7 sedi affiliate, oltre a quella principale di Mazara del Vallo, in breve tempo è diventato un punto di riferimento preciso per tutti i


di Luca Varani

giovani che vogliono avventurarsi nel mondo del canto. Una struttura che segue gli allievi, principianti ma anche cantanti affermati, cantanti o attori di musical, con il plus di poter essere seguiti e supervisionati personalmente dalla Mezzanotte. Sul sito thevocalacademy.it potete trovare il dettaglio dei corsi e tutte le informazioni utili. P artendo con l'intervista, la prima domanda non poteva che avere come oggetto un nostro comune amico, il batterista e "Capitano" dei Matia Bazar Giancarlo Golzi, scomparso nel 2015. Mi piacerebbe iniziare questa intervista ricordando insieme Giancarlo Golzi, il batterista dei Matia Bazar, che era anche un mio amico... Che bello, volentieri... anche perchè - come forse saprai - ero personalmente molto legata a Giancarlo, è stato lui l’artefice della mia “investitura” all'interno dei Matia Bazar. Il nostro contatto si è mantenuto saldo anche dopo, ci siamo sentiti spesso anche dopo la mia uscita dalla band ed è tuttora una presenza spirituale costante nella mia vita. Dal punto di vista strettamente musicale cosa ti ha trasferito Giancarlo? Innanzitutto mi ha insegnato cosa rappresentasse realmente essere la voce dei Matia Bazar, rispettando il passato di Antonella (Ruggiero, ndr). Io e Giancar-

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© Roberto Rubino

Ho sempre avuto totale rispetto per tutte le altre colleghe, sempre. Con un grande salto arriviamo ad oggi e alla tua nuova uscita discografica: un duetto con il cantautore siciliano Ugo Mazzei. Come hai vissuto questa ennesima esperienza? Con Ugo siamo amici, apprezzo le sue cose e la sua capacità autorale. Mi è stato proposto dal suo produttore (col quale avevo lavorato anch’io due anni fa) di fare un duetto con lui e, anche se personalmente sono sempre molto difficile nella scelta delle canzoni da interpretare... quando ho sentito Poesia per una rosa mi è bastato ascoltarne il provino per rispondere immediatamente di sì. La ruvidezza e l’essenzialità del cantato di Ugo, forse anche per quella magia che a volte i contrasti sanno generare, si è sposata in maniera complementare con la morbidezza della mia voce. Poi Ugo - va precisato - è un collaboratore storico di Mogol, la vera scuola dei cantautori , insieme siamo riusciti a fare... Yin e Yang! Lo reputo un brano che possa lasciare un segno preciso e che, comunque, sarò sempre orgogliosa di aver inciso, anche grazie all'etichetta Lion Music.

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© Morena Valente

lo avevamo un fraterno rapporto di reciproca gentilezza e comprensione, condito da una gran dose di allegria e buonumore. In sua compagnia potevi star certa che l’atmosfera che si creava era sempre all'insegna della rilassatezza, anche nei momenti inevitabili di tensione nel gruppo. Ce ne sono stati, è normale, prima, dopo e durante, però tra di noi c’era sempre un sorriso. Anche durante le esibizioni live, c’erano sempre dei momenti precisi in cui i nostri sguardi si incrociavano per scambiarci le sensazioni di quel momento. Ogni band ha un suo linguaggio specifico, i componenti parlano la stessa lingua: io nei Matia sono sempre stata una sorta di "quarto uomo", tra noi si era creato un rapporto molto solido, in particolare - appunto con Giancarlo. A proposito di altre voci che si sono alternate nella band, come le reputi?

La modalità del duetto è una cosa che artisticamente tu conosci molto bene, vero? Direi di sì, anche perchè ho avuto la fortuna di inciderne alcuni con artisti di enorme levatura: Massimo Ranieri, Michael Bolton e Al Jarreau per esempio. Tutti artisti di grandissima classe che mi hanno permesso di vivere altrettante esperienze uniche. Di recente ho inciso un brano con la grande Dionne Warwick che deve ancora uscire. Dal tuo punto di vista di cantante, quanto ritieni importante la presenza scenica? Non la ritengo la cosa più importante. Sono convinta che siano decisamente più necessarie una specifica personalità vocale, la consapevolezza di avere qualcosa da dire e la volontà di rialzarsi ad ogni caduta. E comunque... la presenza scenica si può migliorare con lo studio. Cosa cerchi invece in una canzone che devi interpretare? Sicuramente la sincerità e non l'inseguimento della tendenza del momento. In passato ci sono cascata anche io, lo ammetto... ma seguire una moda imperante per rendere un brano più radiofonico o più attuale non fa parte di me. Se una cosa mi piace, com'è


• La doppia faccia dell'esistenza, il profumo di una rosa e le sue spine. L'alternanza di momenti sereni e di situazioni di buio e di dolore, battaglie da vincere e nelle quali cadere, che rendono le vite di tutti un'esperienza unica ed irripetibile. Un concetto che questo emozionante brano riesce ad esprimere attraverso una specie di "preghiera laica" caratterizzata da un testo molto ispirato e dal contrasto delle due voci, ulteriore elemento di fascino. Bravissima come al solito la Mezzanotte, che crea arabeschi con la voce.

stato nel caso di Poesia per una rosa, io seguo il mio istinto e la lascio andare come va, dove arriva arriva... Credo che ci sia anche un aspetto anagrafico: quello che ti piace e ti scuote a vent'anni, risentito poi più avanti assume una valenza differente, no? Sono assolutamente d'accordo! Io, da questo punto di vista mi reputo fortunata e ringrazio il fatto di avere la possibilità di lavorare costantemente con i giovani, vivendo un forte interscambio culturale. Al tuo attivo hai diverse partecipazioni al Festival di Sanremo, c’è una canzone che tieni particolarmente nel cuore? Beh, la risposta è facile: senza dubbio Messaggio d’Amore, con la quale ho vinto, insieme ai Matia Bazar, l'edizione del 2002! Con la speranza che questa emergenza permetta al più presto ad ognuno di rientrare totalmente in possesso della propria vita e del proprio

lavoro... tu a quali progetti ti stai dedicando? Sono diversi... uno dei quali però mi sta particolarmente a cuore perchè, da ex Matia, assume una rilevanza particolare. Recentemente ho stretto una collaborazione con Carlo Marrale, il fondatore storico dei Matia Bazar: insieme abbiamo deciso di portare in scena nei teatri uno spettacolo chiamato La nostra storia nei Matia Bazar, nel quale raccontiamo tra musica e racconti di vita, le nostre esperienze parallelamente vissute ma oggi felicemente congiunte. Anche se nell'ambito della band non ci siamo mai incrociati, il nostro incontro ha generato un intreccio umano e artistico che scaturisce dal nostro stare insieme. Nella tua attività di insegnante con The Voice Academy, cosa cerchi di insegnare ai tuoi ragazzi? Vedi, al giorno d’oggi i giovani subiscono una superficialità dilagante e non solo nella musica. Il percorso di interiorizzazione dei brani musicali da cantare ritengo sia basilare, insieme ad

una presa di coscienza matura di quello che ci circonda. Va benissimo cimentarsi con un brano di Ultimo... ma prima devi sapere chi erano i Beatles! Poi c'è anche un ulteriore aspetto che mi sta a cuore: l'interscambio che si crea coi ragazzi. Loro solo lì per imparare ma, per esempio, è attraverso di loro che ho scoperto la bravura - tanto per fare un nome - di Madame, in gara all'ultimo Sanremo. E' l'interscambio di cui ti accennavo poco fa. Ma di questo Sanremo 2021, fortemente voluto e svoltosi in un contesto assolutamente inedito, che ne pensi? Era un segnale necessario di ripartenza da dare al settori e al pubblico o cosa? Secondo me sarebbe stato meglio posticipare la gara ma sono consapevole della mole di interessi milionari che ha mosso in un contesto unico: la gente forzatamente a casa, assoluta mancanza di contro-programmazione, elementi che - almeno sulla carta - dovevano concorrere a farne un successo straordinario. • RS © Moris Dallini

IL DISCO

WWW.THEVOCALACADEMY.IT 19


DONNE / 4

The greatest star(s)

COSA SAREBBE IL MUSICAL SENZA LE SUE DIVE? CARRELLATA SEMISERIA E PARZIALE (MOLTO, MA MOLTO PARZIALE, IN TUTTI I SENSI) DI ALCUNE DELLE PIÙ LEGGENDARIE LEADING LADIES DEL GENERE...

A

voler parafrasare Neil Patrick Harris nel numero di apertura dei Tony Awards del 2011, quando diceva che Broadway “It’s Not Just for Gays Anymore”, potremmo azzardare che il musical it’s not just for… divas anymore. Ma mentiremmo. Non so, forse è il retaggio dell’antichità classica, quando gli uomini inventavano dei e semidei (nello spe-

cifico dee e semidee, ninfe, naiadi & C.: le “dive” insomma) e raccontavano Lucio storie su di loro, ma anche il Leone mondo del musical in fondo ha sempre creato la propria - ragguardevolissima - quota di figure leggendarie, molto spesso di sesso femminile. fici con l’infinita storia che Ancora oggi i melomani liti- la buona Idina (Menzel) s’è gano su chi fosse meglio tra presa il ruolo, a prove iniziala Callas e la Tebaldi? Be’, te, di Elphaba soffiandolo a noi rispondiamo belli paci- Stephanie (J. Block). Ma su chi stia meglio e più a suo agio tutta bella pittata di quella specifica tonalità verde ramarro mentre punta al cielo una scopetta di saggina è solo la punta di un iceberg che comprende nomi, e storie, di tante stelle, che da sempre hanno illuminato con il loro talento, e spesso con le loro intemperanze, il mondo del musical. Premessa doverosa, ne citerò molte e molte di più invece no, ma non pretendo di fare un trattato omnicomprensivo ed esaustivo, sarebbe lunghetto e anche piuttosto inutile. Mi limiterò all’equivalente di una chiacchiera che leghi nomi lontani e altri più vicini, seguendo un labile filo logico di ricordi (più che altro personali) e associazioni mentali (ancora più labili e personali), ma che forse qualcuno potrebbe persino condividere. Una specie di I rememBarbra Streisand in I Can ber, il libro-evento di Joe Get It for You Wholesale Brainard, in salsa musical,

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di Lucio Leone

che mi piacerebbe dedicare a queste signore del palcoscenico e dello schermo che hanno fatto sognare me e intere generazioni di appassionati del genere. Mi ricordo dunque il chewing-gum di Barbra Streisand, prima, molto prima di diventare la leggenda che è oggi. Attrice squattrinata, si era proposta come cantante in un locale, ma al momento di andare in scena, avendo dimenticato di sputare la gomma che stava masticando, arrivata al centro palco sotto i riflettori, pensò bene di non inghiottirlo - alternativa A) - ma di appiccicarlo allo stelo del microfono - alternativa B) non a rischio di manovra di Heimlich - mostrando al pubblico in sala che cosa significhi avere la

stoffa della star prima ancora di emettere una nota. Mi ricordo l’abito di Gertrude Lawrence per la scena del ballo di The king and I. La Lawrence, stella di prima grandezza, aveva fatto fuoco e fiamme per convincere Rodgers e Hammerstein, notoriamente refrattari a mettere in scena musical per star affermate, ad adattare per Broadway il libro Anna e il re, che narrava le vicende di una insegnante inglese alla corte reale del Siam. The king and I fu un enorme successo, che catapultò il giovane e pelatissimo Yul Brynner nell’O-

Gertrude Lawrence e Yul Brynner in The king and I

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Bette Midler

limpo dei giovani attori. Shall we dance, l’11 o’clock number del secondo atto, vede il re e Anna volteggiare per tutto il palco mentre l’enorme gonna di lei sembrava mandare stupendi bagliori argentati al suono delle note di Rodgers. Il cancro si prese Gertrude durante le repliche dello spettacolo, ma lei decise comunque di portare con sé quel bellissimo abito da sera, pronta a danzare “per sempre” quel numero che mandava in visibilio le platee. Mi ricordo gli inizi di Bette Midler. Come può farsi notare una giovane attrice di Broadway, dalla prorompente personalità ma dal curriculum ancora scarsetto in cui la voce più interessante era “operaia specializzata addetta all’inscatolamento di ananas sciroppati”? Ovvio, diventando la star della più famosa sauna gay di New York. Gli avventori si riunivano per… insomma, non è importante sottolineare perché si riunissero in quella sauna, fatto sta che la direzione che aveva ingaggiato


questa stramba ebrea delle Hawaii come numero di intrattenimento, notò che pian piano, settimana dopo settimana, le cabine si svuotavano mentre si riempiva la sala grande dove si esibiva la tipetta riccioluta dall’intonazione perfetta e dalla lingua tagliente più di quella dei personaggi di The boys in the band. Nota a margine: questa può essere considerata la riprova empirica che diventare icona gay aiuta a consolidare la propria posizione di diva del musical. Mi ricordo Ethel Merman, probabilmente la più grande di tutte. Segretaria di un produttore che per sua fortuna non era mai in ufficio, lei poteva così assecondare la sua passione per il

Gershwin, il quale pensò di affidarle il ruolo della coprotagonista in Girl Crazy nel 1930. La sera della prima Ethel, mentre cantava I got rhythm, tenne per sedici battute un Do 5 in voce, mentre Gershwin, che dirigeva l’orchestra, faceva segno ai maestri (tra cui c’erano Jimmy Dorsey, Benny Goodman e Gene Krupa) di continuare a suonare seguendo la Merman. Serve dirlo? Il pubblico impazzì, era nata una stella. Ethel Merman in Girl crazy L’alfa e l’omega: mi ricordo il canto esibendosi nei locali di giorno dei funerali di Judy Manhattan fino a tardi e pre- Garland, il 27 giugno 1969. sentandosi poi sul posto di la- Lo stesso in cui gli “amici di voro a mattina inoltrata. Dorothy”, così i gay chiamaRoutine che continuò fino vano se stessi omaggiando all’incontro con George implicitamente il ruolo di

Chita Rivera in West Side Story

Rita Moreno

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Judy nel Mago di Oz, forse anche perché provati emotivamente dal lutto per la loro beniamina, iniziarono i moti di Stonewall, precursori del movimento LGBTQ. Mi ricordo la canzone-parodia Chita/Rita che in Forbidden Broadway, format che riscrive in chiave umoristica i testi delle melodie più famose tratte dai titoli più importanti, mette a confronto Chita (Rivera) e Rita (Moreno), le due Anita di riferimento di West Side Story. Chi è stata la più grande? Quella del palco o quella che s’è beccata l’Oscar ma doppiata da un’altra cantante? Mah. Nel dubbio mentre

Julie Andrews in My fair lady

ruolo del professor Higgins, quello come miglior attore, e ringraziò entrambe le sue due “fair ladies” presenti in sala. Ma Julie si beccò la statuetta grazie a Mary Poppins. Uno pari, palla al centro. Mi ricordo Carol Channing, la prima Lorelei Lee e la prima Dolly Levi. Impareggiabile personalità sul palcoscenico, Marilyn Monroe prima e la Streisand poi le furono preferite dai soliti produttori cinematografici che la ritenevano poco incisiva sulla pellicola. Nota a

Carol Channing è Lorelei Lee in Gli uomini preferiscono le bionde

scrivo queste parole m’è partito il piedino al ritmo di I like to be in America, ok by me in America… Mi ricordo Julie Andrews, inglesina di belle speranze che all’inizio della sua avventura oltreoceano nella Grande Mela divise l’affitto di un appartamento con una sua connazionale, tal miss Angela Lansbury, e sempre a proposito della Andrews, splendida Eliza a teatro, mi ricordo che si vide preferita dai pro-

duttori per dar vita sul grande schermo alla fioraia dal terribile accento cockney la sua amica Audrey Hepburn, che a Hollywood era di casa. Karma’s a bitch? Yes indeed: My fair lady si aggiudicò l’Oscar nel ’65 come miglior film e Rex Harrison, confermato nel

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Patti LuPone in Evita


Bernadette Peters

margine ma anche Karma’s a bitch 2.0: Carol, nel ruolo di Dolly, aveva battuto Barbra come Fanny Brice ai Tony Awards, ma Babs non solo si prese l’Oscar tornando a interpretare la Brice in un film diretta nientepopodimeno che

da William Wyler, ma soffiò appunto il ruolo di Dolly alla povera signora Channing, e lì il regista era Gene Kelly. No, per dire… Mi ricordo Patti LuPone: l’attrice e le sue performance come Fantine, come Evita, come Mama Rose… e la vera diva, diva, divissima che litiga con Lloyd Webber dicendo “uno che scrive partiture così odia le donne”, e che manda affan##o il presidente degli Stati Uniti, chiamandolo “motherfucker”, augurandosi che non capiti mai a teatro perché nel caso si sarebbe rifiutata di recitare.

Mi ricordo Bernadette Peters. Che deve aver bevuto la pozione di La morte ti fa bella perché è sempre uguale dagli anni ’60 ad oggi, con una cascata di riccioli rosso fiamma che lèvati proprio. Ogni volta che si pettina muore un parrucchiere nel New Jersey. Mi ricordo le due Jennifer (Holliday e Hudson), che nel ruolo di Effie in Dreamgirls ti ribaltano come un calzino e riscrivono la geografia dei tuoi organi interni mentre cantano il finale del primo atto And I am telling you… E tra le italiane, mi ricordo Delia Scala e la Wanda. Che sorriso, che talento, che brava la prima, che… belle le rose profumate di Arpège, costosissimo profumo di Lanvin che la seconda comprava a sue spese e che poi lanciava agli ammiratori in platea, mentre scendeva dalle scale mettendo in musica il birignao tipico delle attrici Jennifer Hudson

Jennifer Holliday

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dell’epoca (…e no: non era una che ci faceva. La Osiris era una che così ci era davvero). Due modi di essere dive, la quintessenza della commedia musicale la prima, il vero spirito della rivista la seconda. E mi ricordo Bice Valori. Brava, brava, bravissima attrice. Ecco, per questioni di tempo e di spazio questi sono i miei ricordi delle dive. Alcune, poche, non tutte per carità. Mancano Ginger, e Liza, e Sutton, e Audra, e Meryl, e Cynthia, ed Elaine, e Kristin, e Sierra, e Patina, e Kelli, e Mary e Lena

Delia Scala

Bice Valori

Wanda Osiris

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e Dorothy (Martin e Horne e Dandridge, in quota nostalgia) e… infinite altre. Ma sono sicuro che anche solo il notare l’assenza in questa lista della vostra beniamina (o beniamine) servirà a mettere in moto quel meccanismo che citavo prima, alla base di “I remember”. Perché, diciamocelo, il musical non sarà più solo per gay, ma certo che per tutti noi, quale sia il nostro orientamento sessuale, le dive non tramonteranno mai. • RS


DONNE / 5

Victoria Shapranova,

una vita per il bel canto

LA CANTANTE LIRICA RACCONTA LA SUA VITA: STUDI, ESORDI, EMOZIONI E SPERANZE PER IL FUTURO

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bbiamo incontrato la mezzosoprano Victoria Shapranova e fatto con lei una lunga chiacchierata: abbiamo scoperto come si è appassionata al canto e come, ancora oggi, riviva ad ogni rappresentazione le stesse emozioni del suo esordio. Victoria, raccontaci come è nata la tua passione per la lirica. La mia passione per la lirica è nata quando avevo sei/sette anni: ho sentito uno spettacolo d'opera alla radio, mi ha emozionato tantissimo e da quel momento mi sono detta "sarò una cantante lirica" senza nemmeno capire cosa sia. Mi sono diplomata in una scuola musicale per sette anni nella classe di pianoforte, poi sono entrata nel collegio musicale per il diparti-

mento di Direzione di Coro per quattro anni. Proprio in quel periodo arrivò una diplomata del conservatorio degli Urali, una giovane cantante lirica ed insegnante di canto che faceva le lezioni per noi studenti. Vedendola e ascoltandola mi ha fatto tornare la voglia e l'entusiasmo di diventare una cantan-

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te lirica. Dopo quattro anni di collegio musicale, sono entrata al conservatorio degli Urali a Ekaterinburg per cinque anni di canto lirico, e poi altri tre anni per diplomarmi con un Master di canto ed insegnante di canto lirico. A quanti anni hai iniziato a cantare? Che ricordi hai della tua prima esibizione su un palco? Per quanto mi posso ricordare, ho sempre cantato. Alla scuo-


di Daniele Colzani

BIOGRAFIA

• Nata in Russia, dopo gli studi in pianoforte si diploma al Collegio musicale di Yakutsk come direttore di coro e si laurea in canto lirico al Conservatorio Mussorgsky di Ekaterinburg. Dal 2000 al 2012 è solista al teatro Romance e docente di insegnante di canto lirico al Collegio Musicale di Ekaterinburg e successivamente al Conservatorio di Krasnodar (Russia). • Nel 2014 si trasferisce in Italia dove inizia una carriera come free lance. Come insegnante di canto lirico collabora con l’Istituto musicale Brera di Novara e Ricordi Music School di Milano. • Ha all’attivo un’intensa attività concertistica in qualità di solista ed è specializzata nel repertorio Cameristico e Sacro esibendosi in numerose località e teatri. Inoltre ha debuttato il ruolo di Flora ne La Traviata di Verdi nel 2017 a La Spezia e Suzuki nella Madama Batterfly di Puccini alla prima edizione del Festival Internazionale d’Opera e Balletto di Locarno (Svizzera). • Ha vinto numerosi premi tra cui il III° premio al Concorso Internazionale di canto Lirico a Mosca (2007) e il III° premio al Concorso Internazionale di canto Lirico a Novara (2017).

la materna, abbiamo avuto una meravigliosa insegnante di musica che ha subito notato in me voce forte e un buon orecchio per la musica. Ho iniziato a studiare con lei, abbiamo imparato molte canzoni e quando avevo cinque anni mi ha portata ad un concorso di piccoli talenti dove ho vinto il primo premio. Questo è stato il mio primo incontro con il pubblico e la mia prima esibizione. Quella esperienze rimarrà per sempre nella mia memoria perché è stato molto emozionante e allo stesso tempo molto piacevole. Come hai vissuto il periodo di riposo "forzato" dovuto al lockdown senza poterti esibire? Come per ogni musicista, artista, persona che ha dedicato la sua vita all'arte e che viva di questa e dà tutte le sue emozioni, sentimenti e anima allo spettatore e all'ascoltatore, questo periodo di stop forzato è molto difficile! Il primo mese per me è stato come un periodo di riposo anche se un po' prolungato, non sono abituata a riposare per così tanto tempo, poi è iniziato il secondo mese e poi il terzo..... È stato terribile soprattutto a livelo mentale! Penso che tutti si siano sentiti allo stesso modo! Ci sono molte persone che sono cadute in depressione e hanno avuto

problemi molto grossi. Grazie a Dio ho un carattere molto forte e durante il tempo di lockdown mi sono rimessa in sesto e non mi sono lasciata prendere dallo sconforto. Trascorrevo le mie giornate facendo sport, suonando, cantando e, ovviamente ho prestato

più attenzione a mio figlio, che ha anche smesso di frequentare l'asilo a causa dello stesso blocco. All'inizio del mese di maggio, quando fu consentito abbiamo iniziato le prove dei nostri progetti con dirittore d'orchestra Gianmario Cavallaro. Ti manca il contatto con il pubblico? Si, mi manca tanto il contatto con il pubblico. Non vedo l'ora di ricominciare la nostra vita prima di tutto questo trambusto! Hai un gesto scaramantico o un rito prima di ogni esibizione? Sono cristiana ortodossa e ogni volta prima di salire sul palco recito una preghiera e faccio il segno della croce. Su quale palco e con quale "collega" ti piacerebbe esibirti per il rientro sulle scene? Più che esprime dellepreferenze voglio confessare che Victoria Shapranova con il Maestro Gianmario Cavallaro

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qualsiasi esibizione in opera o in un concerto è una grande gioia per me. Tutti i miei colleghi sul palco sono grandi artisti ed è un onore per me cantare con loro sullo stesso palco. Quale opera / personaggio che non hai ancora affrontato ti piacerebbe interpretare? In effetti, ci sono molti personaggi che non sono ancora stati interpretati da me e ogni personaggio è bello e molto interessante da interpretare, ma il mio grande sogno è interpretare Carmen nell'omonima opera Bizet e Santuzza ne La Cavalleria Rusticana di Mascagni. Che consiglio vuoi dare ai giovani che si avvicinano al mondo della lirica? Il mondo dell'opera è bellissimo e molto complesso! Per i cantanti giovani, vorrei dare un consiglio che ricevetti da un mio insegnante: "Lavoro

duro e vado con fiducia verso il mio obiettivo! Non mollare mai, anche nelle situazioni più difficili e critiche, perché puoi sempre uscirne vincente! Devi avere un carattere forte e alimentare la speranza di realizzare il tuo sogno!"

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Che progetti hai in mente per il futuro? Ci sono tante idee e molti progetti per il futuro, tra i quali ci sono concerti, spettacoli d'opera, galà di lirica e grandi speranze per la loro realizzazione. Come fai a conciliare la tua carriera da mezzosoprano con il mestiere di mamma? Non è facile unire la professione di cantante e di madre. Dopo undici giornidalla nascita di mio figlio ero già sul palco a Locarno in Svizzera, e questo è merito dei nonni che lo accudivano. Grazie a Dio che ci sono. Tutto il tempo libero lo trascorro sempre con mio figlio, insieme facciamo lunghe passeggiate al parco, giochiamo e facciamo tante attività all'aria aperta. • RS


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DONNE / 6

Carla Torriani, la passione per la comunicazione

COME SI PUÒ CONCILIARE GIORNALISMO E UFFICIO STAMPA? NE PARLIAMO CON CHI HA FATTO DELLA PROPRIA PASSIONE UNA PROFESSIONE

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arla Torriani analizza con noi la differenza tra giornalismo, press office e blogger, senza dimenticare la professione che tutti i giovani vorrebbero fare, l’influencer. Ma sono davvero tutte rose e fiori? Carla, come è nata la tua attività? Per caso o per passione? Per passione e per caso. La passione per la musica. La passione per la scrittura. Ho unito le due passioni. Volevo diventare critico musicale come quelli che scrivevano per Ciao 2001 verso la fine degli anni ’70. Quel settimanale era la bibbia per gli appassionati di musica. Lo leggevo sotto il banco alle scuole medie e amavo molto i suoi storici redattori come Piergiuseppe Caporale. Poi arrivò in Tv il programma Mr Fantasy. Niente volevo proprio diventare come quello che intervistava i cantanti seduto sulla manona…quello era Mario Luzzatto Fegiz. Sai, all’inizio degli anni ’80 le persone si contattavano in due modi: o per lettera o per telefono. Per cui gli scrissi e lui mi rispose convocandomi al Corriere della Sera. Mi ricordo quella telefonata come se fosse oggi. Dall’emozione sbagliai a indossare le lenti a contatto e andai li praticamente accecata dal sale della soluzione salina. Entrare quella sera nel tempio dell’informazione diede davvero una svolta alla mia vita. Voleva propormi al suo capo Dino Cassani

come autrice di un commento da fan sul concerto degli Spandau Ballet. Ma Dino rifiutò. Anni dopo diventammo amici e glielo rinfacciai in continuazione. Dietro suggerimento di Fegiz (ma anni dopo questo episodio) iniziai a scrivere sulle fanzine, quei giornalini autoprodotti su singoli cantanti, una sorta di giornale per i fan. E a frequentare i locali dove si esibivano le giovani band milanesi come Elio e le Storie Tese. Da lì, ebbi l’idea di proporre ad una nota radio del milanese un programma proprio sulle fanzine e sulle nuove band.

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Il lavoro di ufficio stampa iniziò poco dopo prima accogliendo la proposta di un altro noto ufficio stampa, Riccardo Vitanza, all’epoca press office di un locale milanese per il tour di Ziggy Marley. E poi venni mandata da Fegiz da Franco Mamone. Un gigante, un mito. Mi ricordo che quando mi presentai da lui, un suo collaboratore mi diede in mano un elenco del telefono di giornalisti e mi disse “Bene, devi chiamarli tutti e farli venire stasera per il concerto”. Non mi ricordo neppure di chi fosse il concerto. Rimasi di stucco. Anche perché, nessu-


di Silvia Arosio

no ci crederà lo so, ma sono timidissima. L’idea di chiamare quelli che consideravo dei mostri sacri mi terrorizzava. Dopo anni nella musica nel 2003 arrivò attraverso un guru della comunicazione musicale, ovvero Michele Mondella, David Zard con Cirque du Soleil... e Notre Dame de Paris e Tosca in contemporanea. Quindi il teatro. Come si diventava giornalisti allora? Mah sai credo che il meccanismo sia sempre lo stesso se non hai parenti o santi in paradiso. Proponendosi con idee…Si certo, ora ci sono molti più corsi universitari che preparano all’esame da professionista. Trent’anni fa c’era solo quello dell’Ordine dei Giornalisti a cui accedere era davvero difficile. Avere passione, proporsi e non pensare al guadagno. Come trent’anni fa, se sei un collaboratore, non diventi ricco scrivendo pezzi. Però da qualche anno si può fare palestra anche con i media on line, con le webzine, con i blog. Anche se si è meno

controllati, meno guidati. Quando si proponeva un pezzo a un quotidiano o a una rivista il pezzo era passato scrupolosamente al vaglio del caposervizio. Quindi si imparava qualcosa. Non so se questo con le webzine accade. Tu hai alternato il giornalismo puro all’attività di ufficio stampa: come si declinano le due attività e come si possono portare avanti insieme? Confesso che spesso usavo il lavoro di ufficio stampa per proporre servizi in esclusiva dal momento che sapevo in anteprima chi sarebbe venuto in concerto. E in quel periodo, parlo sempre dell’inizio degli anni ’90, i concerti erano davvero eventi importanti. Questo mi avvantaggiava molto sia come ufficio stampa nel rapporto con i giornalisti, sia come giornalista. Insomma,

Con Cassandra Casbah

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Con Francesco De Gregori

è come se la giornalista Carla si rivolgesse all’ufficio stampa Carla per avere notizie. Ma non evidenziavo solo i tour che curavo, ovviamente no. Davo spazio a chiunque. Però qualcuno se ne approfittava al contrario. Sapendo, ad esempio, che lavoravo con il cantante X magari reticente alle interviste, chiedevano a me di intervistarlo perché gli ero vicina. Solo che le interviste così mi venivano malissimo. Una volta invece feci uno scoop con una notissima band internazionale che stava per venire in concerto in Italia. Non era un mio tour ma avevo un’amica che li conosceva. E mi fissò una telefonica. Beh, sento ancora le urla dell’ufficio stampa della casa discografica perché l’avevo bypassata. Cosa pensi degli influencer e della deontologia per i giornalisti a riguardo? Gli influencer ci sono sempre stati. Con altri termini come opinion leader. Però occorre distinguere. Gli influencer non sono giornalisti. Se non fanno i due anni di praticantato in una testata o non presentano due anni di articoli derivanti da collaborazioni con testate registrate non sono giornalisti. Quindi, purtroppo non sono tenuti a tenere conto della deontologia. Ci vorrebbe magari una deontologia ad hoc.


Intanto, appunto, bisogna fare una netta distinzione tra giornalisti e influencer o blogger. Almeno fino a che ci sarà l’ordine professionale. Poi certo, ci sono giornalisti che hanno stracciato la tessera ma questo è un altro discorso. Quindi parlare di deontologia in questo caso non ha molto senso. Forse si dovrebbe parlare di etica o di coscienza. Ma la coscienza spesso non attira i click o i mi piace. Tutti riconcorrono il sensazionalismo, anche i meno sospetti. Per quanto riguarda i giornalisti, nonostante i corsi di aggiornamento e i corsi di aggiornamento deontologico, spesso la ignorano. Quanto era diverso il tuo lavoro quando hai iniziato rispetto ad ora? Per quanto riguarda il lavoro di giornalista, beh, le fonti quasi uniche erano gli uffici stampa. Si passava quasi per forza attraverso di loro. Da anni, con Internet, questa intermediazione è sparita. Quindi anche il lavoro di ufficio stampa è cambiato. Mi pare di parlare da vecchia zia ma quando ho iniziato come ufficio stampa nello spettacolo intanto eravamo davvero in pochi, ma pochi pochi. Non essendoci corsi di preparazione eravamo tutti un po’ pionieri, inventando un mestiere o raccogliendo gli insegnamenti dei grandi del passato. Soprattutto parlo del mondo dello spettacolo. In altri settori gli uffici stampa e i pr (che non vuol dire pranzi e ricevimenti) erano già ben radicati. All’epoca il giornalista doveva passare per forza dall’ufficio stampa e l’ufficio stampa aveva un ruolo predominante nella comunicazione soprattutto degli spettacoli, dei concerti. Io lo definitivo “il lato povero della pubblicità”. Personalmente ho lavorato quasi a budget zero su certi concerti anche importanti. Si spendeva molto in fantasia ma so-

Con Vittorio Matteucci

prattutto in rapporti costruiti nel tempo. Io ho avuto la fortuna di lavorare subito per grandi nomi e grandi eventi, quindi è stato piuttosto facile avere i contatti dei giornalisti. Erano loro quasi sempre che cercavano me e non il contrario. Ora il lavoro è diverso. Si è orientato di più al mondo 2.0 anche se ci sono ancora i clienti a cui brillano gli occhi sei vanno sulla carta stampata. Qualche nome con cui hai lavorato? Intanto con i grandi organizzatori di eventi e concerti come Franco Mamone che è stato il mio mentore in questo settore e con cui ho lavorato a diversi tour di Springsteen e Sting (per citarne due); Claudio Trotta e David Zard. Poi (non in ordine cronologico) un periodo di consulenza con la Emi Music per la quale ho avuto il grandissimo onore di organizzare l’unica conferenza stampa in Italia di Paul McCartney. Un’esperienza indimenticabile Ma anche di lanciare i Coldplay in Italia. Diversi artisti italiani come Francesco De Gregori, Venditti, Dalla, Ornella Vanoni, i Litfiba e Angelo Branduardi con cui collaboro tutt’ora.

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E ovviamente le opere popolari di Zard, Notre Dame e Tosca (che ho amato moltissimo) e il debutto in Italia di Cirque Du Soleil con Saltimbanco. Una novità assoluta anche se già molto conosciuti all’estero. L’ho considerato il mio master in comunicazione. E quattro bellissime stagioni al Teatro degli Arcimboldi di Milano. Qual è lo spettacolo a cui avresti voluto lavorare? Quale spettacolo hai amato particolarmente e non ha funzionato?


Insieme ad Arturo Brachetti e Giò Di Tonno

(anche se un’idea ce l’avrei…) Mi sarebbe piaciuto lavorare con la Rancia per la prima edizione di Pinocchio. L’ho visto al Teatro della Luna. Era il periodo in cui La Rancia aveva costruito il Teatro della Luna per Pinocchio e David Zard il Gran Teatro a Roma. Di spettacoli che ho amato tantissimo e non hanno funzionato in tutto o i parte ce ne sono tre: Tosca Amore Disperato di Lucio Dalla. Uno spettacolo grandioso, rivoluzionario, una

lettura modernissima della Tosca di Puccini con effetti tecnici straordinari (come il quadro che sta dipingendo Cavaradossi e che si deforma). Ricordo qualche anno prima del debutto che mi ritrovai a casa di Dalla che, insieme a Daniel Ezralow (il coreografo di Tosca) mi mostrava il modellino della scenografia spiegandomi gli effetti. Probabilmente lo amai fin da quel momento. Il secondo a cui non ho proprio lavorato in prima persona ma che ho seguito molto da vicino è stato Salvatore Giuliano di Dino Scuderi. Un gioiello, oserei dire un diamante perfetto in tutte le sue sfaccettature. Infine Spring Awakening. L’ho quasi visto nascere. Con la produzione TodoModo di Pietro Contorno abbiamo fatto un lavoro unico sulla promozione. Mi divertivo come non mai perché la loro fantasia si univa alla mia e a volte la superava. Un dramma sull’adolescenza incredibile con interpreti eccezionali e una regia impeccabile (Emanuele Gamba che avevo conosciuto qualche anno prima come assistente alla regia de I Promessi Sposi di Michele Guardi). Grandissima passione, grandissimo cuore di tutta

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la squadra. Chi l’ha visto sa bene di cosa sto parlando. Tre prodotti eccezionali ma scomodi, innovativi, perfetti. Molto spesso gli artisti optano per una comunicazione fai da te: cosa ne pensi? Mi verrebbe da dire tutto il peggio che posso, ovviamente. Comunque, non ne penso bene. Anche se con i social oggi può sembrare tutto più semplice e diretto, ma in certi casi una mediazione ci vuole sempre. Anni fa dissi a un artista che curavo “Tu pensa a stare sul palco e a fare il tuo mestiere che al mio ci penso io”. Non è presunzione come potrebbe essere, ma è solo chiarire i ruoli. Cosa dovrebbero imparare per comunicare la loro immagine? A fidarsi di chi lo sa fare e a fidarsi dei consigli. Non a prenderli come oro colato ovviamente, ma quanto meno ascoltare e discuterne insieme. Da soli non si va molto lontano. So che ti hai appena lavorato su una tesi dedicata all’infodemia: due parole su come i giornalisti comunicano il virus oggi… Mi stai chiedendo di riassumere in due parole un elaborato di settanta pagine? Difficile. Oggi, inteso come dopo un anno dall’annuncio dell’emergenza, hanno un po’ corretto il tiro. Ma a lungo la comunicazione è stata disastrosa. Se qualcuno fosse interessato, prossimamente uscirà un saggio sul rischio che sarà edito da Franco Angeli. Parte della mia tesi, e quindi questa risposta, verrà ripresa in quel saggio Che farai quando i teatri riapriranno? Professionalmente riprenderò in mano il tour di Branduardi che è stato interrotto dopo la prima data di Bergamo del 20 febbraio 2020. E poi spero di andare a vedere tanti spettacoli. Mi manca il sipario che si alza.• RS


DONNE / 7

Il body shaming si combatte anche sul palco

ABBIAMO INCONTRATO L'IDEATRICE DI UN VIDEO E DI UNO SPETTACOLO IN DIFESA DELLA DONNA

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Angelica Jasmine Colombo, 22 anni, attrice e coreografa usa la sua arte nella lotta al body shaming. La ragazza, classe 1998, negli ultimi anni ha abbracciato la causa sociale della lotta al body shaming e alla violenza sulle donne. "Il body shaming - ci spiega - non si limita al caso della ragazza, o del ragazzo, sovrappesso che viene bullizzato. Ma comprende tutti i tipi di violenza, verbale e fisica, che vengono fatti verso una persona per il suo aspetto fisico". "Body shaming - prosegue - è prendere in giro qualcuno per la sua statura, per il colore dei suoi capelli, perché porta gli occhiali o l’apparecchio. Anche chiamare una persona con dei nomignoli che fanno riferimento ad un suo difet-

IL VIDEO

Angelica Jasmine Colombo

Inquadra il QRcode e guarda il video di Angelica Jasmine Colombo Anche la parola è violenza to fisico è body shaming". Il progetto di Angelica nasce nel 2018, quando un episodio personale, avvenuto a seguito di una rottura senti-

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mentale, le fa capire quanto poco a volte venga considerata violenza anche un’aggressione verbale. Il primo manifesto della sua causa è stato il video denuncia intitolato Anche la parola è violenza che presenta una coreografia sulle note della canzone Bocca di rosa di Fabrizio De Andrè. Da lì i progetti di Angelica diventano sempre più ambiziosi fino a quando decide di scrivere e coreografare un intero spettacolo, che speriamo di vedere presto in scena Covid 19 permettendo, dedicato alla donna dal titolo Donna,


di Daniele Colzani

una creatura meravigliosa all’interno del quale la donna viene mostrata in tutte le sue sfaccettature e dove vengono inclusi la lotta la body shaming e il sotegno alla comunità LGBTQ+. "Ci tengo a precisare - dice Angelica - che la lotta al body shaming non è assolutamente uno sprono verso l’obesità o altre condizioni fisiche pericolose alla salute, ma un modo per evitare ulteriori atti di bullismo e violenza, in mondo che ne è già sommerso". • RS

• Angelica inizia lo studio della danza all’età di 3 anni frequentando un corso di propedeutica alla danza classica. Compiuti 5 anni inizia anche lo studio della danza moderna, queste discipline non verrannno mai abbandonate da Angelica, che anzi contiuerà a studiarle perfezionando sempre di più la propria tecnica. Durante l’adolescenza inizia con lo studio di altre discipline come la danza contemporanea, l’hip hop, la video dance ed heels. Nel mondo della danza, è conosciuta come l’organizzatrice, insieme alla madre Gabriella, come l’organizzatrice del concorso nazionale Mariano Danza che ha visto come giurati nomi di spicco nel settore; ad esempio Bruno Vescovo, oriella Dorella, Franco Miseria, Eleonora Frascati, Mommo Sacchetta e tanti altri. Angelica si è sempre distinta per le sue capacità organizzative sin da piccola, motivo per cui è diventata la colonna portante della kermesse. • Negli ultimi anni si avvicina al mondo della recitazione cine-televisiva frequentando un’Accademia di formazione professionale, diventando a tutti gli effetti un’attrice cosa che le permette di prendere parte a diverse produzioni sia con ruoli minori, come piccoli camei, che con ruoli invece rientranti fra i principali. I suoi due percorsi artistici si vanno infatti poi ad intrecciare nell’ideazione del suo spettacolo dove attraverso le sue due arti riesce a toccare tutti i temi riguardante la donna, la violenza da ella troppo spesso subita e altre “categorie” altamente discriminate. • Angelica è molto attiva suoi social, condivide storie e post a sostegno della causa, che siano suoi o di pagine degne di nota, e cerca di far passare il messaggio contro ogni tipo di violenza, con ogni mezzo possibile.

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© Engin Akyurt from Pixabay

CHI É ANGELICA


DONNE / 8

di Emanuela Cattaneo

Emma Stone è la perfida Crudelia

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IL LUNGOMETRAGGIO DISNEY LIVE ACTION, ESPLORA GLI ESORDI RIBELLI DELL'ANTAGONISTA PIÙ MALVAGIA

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ruella, il film diretto da Craig Gillespie, vede protagonista Emma Stone nei panni di una giovane Crudelia De Mon. L'origin story, in live action, racconta la nascita e la trasformazione dell'iconico e malvagio personaggio de La carica dei 101. Estella De Vil (nome di origine di Cruella) è una giovane truffatrice dai capelli rosso scuro, una ragazza brillante e ambiziosa, decisa a sfondare nel mondo della moda come fashion designer, in una Londra influenzata dalla rivoluzione punk-rock dei primi anni '70. La ragazza si avventura per le strade della città in compagnia di due ladri dilettanti che adorano il suo lato malvagio.

Molto presto Estella viene notata dalla baronessa von Hellman (Emma Thompson), direttrice di una prestigiosa casa di moda, una donna straordinariamente elegante e raffinata. L'incontro tra le due tuttavia darà luogo a una serie di eventi in cui il lato oscuro, cattivo e vendicativo di Estella prenderà il sopravvento trasformandola nella Cruella che tutti conosciamo. Cruella è il secondo film Disney live action incentrato su un villain: Il primo è stato Maleficent (2014). L'uscita americana del film è fissata per il 21 maggio 2021. Il personaggio di Crudelia De Mon è apparso per la prima volta nel 1956 nel romanzo della scrittrice inglese Dodie Smith

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IL TRAILER

Inquadra il QRcode e guarda il promo del film Crudelia The Hundred and One Dalmatians e successivamente ripreso nel classico film d'animazione Disney La carica dei 101 (1961). • RS


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FOCUS

La figura della donna nella storia del teatro

VIAGGIO NELLE INTERPRETAZIONI DELL'UNIVERSO FEMMINILE: DA MEDEA AD ANNA MAGNANI

R

iflettori su, in quanto allegato di www.silviaarosio. com, testata online regolarmente registrata al Tribunale di Milano come quotidiano, da questo mese, ha aperto ai tirocinanti. Quest’anno daremo la possibilità di tirocinio a Veronica Frasca, 21 anni, laureanda alla triennale D.A.M.S. con la specializzazione in Teatro presso l’Università di Bologna. Veronica, appassionata di prosa e musical, studia da quattro anni con Christine Grimandi. È appassionata di regia teatrale e critica e dal mese di Marzo avrà un suo spazio sul nostro giornale. Abbiamo assegnato a Veronica una ricerca sulle Donne nel teatro,

Veronica

visto il focus del gior- Frasca nale del mese di marzo: con l’aiuto di Christine Grimandi, la studentessa ci ha mandato questo articolo. L’8 marzo si celebra, a livello internazionale, la Festa della Donna. In occasione di questa ricorrenza si è portati ad esaltare le donne di tutte le età, impegnate in differenti ruoli e ambienti. Ma la storia è essa stessa complice della trasformazione che, nei secoli, ha visto un graduale e progressivo cambiamento della donna. Un cambiamento non di natura fisica: la femmina non ha mutato geneticamente

e, nemmeno di forma e aspetto, ma la sua grazia consapevole, forte e determinata, ha trasformato, invece, la mente maschile al suo cospetto. Nell’ambito teatrale i ruoli femminili sono sempre stati presenti e rappresentati. Anticamente, la figura femminile veniva associata all’isteria e alla stregoneria, successivamente era musa ispiratrice, elogiata e ammira-

Scena dal mito di Medea (hydria attica a f.n. , Pittore del Gruppo di Leagros 500-470 a.C.)

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di Veronica Frasca

ta da molti artisti. Quello che è interessante, è osservare che, nei secoli, con il mutamento sociale e della società, i ruoli femminili hanno acquisito importanza, abbracciando temi politico sociale vissuti contemporaneamente e parallelamente sia nella vita reale che in scena. Buona lettura! Christine Grimandi                                                Nelle rappresentazioni teatrali dell’antica Grecia, non c’è alcuna certezza che le donne potessero assistere alle rappresentazioni. Le tragedie e le commedie erano però costellate da una vasta schiera di ruoli femminili, di cui Medea e Clitennestra sono solo alcuni titoli famosi. Le donne erano rappresentate deboli, tendenti all’isteria e inclini a tradimento e vendetta. Gli uomini interpretavano i ruoli femminili, stereotipandoli e sottraendone le emozioni. Nell’epoca romana, le donne cominciarono ad assistere agli spettacoli e ad essere marginali protagoniste. Nelle opere di Seneca, si iniziò ad assistere al

Ritratto dell'Armada (The Armada Portait) che rappresenta Elisabetta I d'Inghilterra

nudo femminile (nudatio mimarum), ruolo concettualmente simile ai ruoli maschili dei gladiatori. Durante il periodo tra l’Umanesimo e il Rinascimento, il ruolo femminile cominciò ad essere approfondito sia in ambito letterario che artistico. La complessità psicologica femminile cominciò ad essere riflessa sull’esistenza messa a paragone tra vittima e

Isabella Andreini

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colpevole e si cominciò a focalizzare l’importanza della “virtù femminile”. Famosi sono i ruoli di Rosmunda, Antigone, Didone, Tullia e, modello per eccellenza, Sofonisba, la sovrana che evidenzia doti e onestà dell’alto rango sociale. Progressivamente, trasgressione e forza d’animo nei ruoli presero spazio, trasformandosi in “male vissuto” e interpretati attraverso la disobbedienza, l’inganno e, in alcuni casi, l’assassinio. Una delle attrici più famose di questo periodo, definita di dubbia moralità, è stata l’attrice Isabella Andreini. Come lei, molte donne furono denunciate al Concilio di Trento, perché considerate meretrici di strada e strumenti stessi del diavolo. Quale donna non ha sognato guardando Gwyneth Paltrow travestita da uomo che si innamora dell’affascinante drammaturgo nel film Shakespeare in love. In Inghilterra William Shakespeare era il drammaturgo preferito dal Regno, ma lui, non si era ispirato a una giovane donzella, bensì alla Regina Vergine, Elisabetta I d’Inghilterra. I testi di Shakespeare ri-


La Locandiera di Carlo Goldoni

saltavano la virtù, argomento preferito della sovrana, mettendo in luce i personaggi femminili circoscritti rigorosamente nell’ambiente maschile. Per quell’epoca, era assolutamente normale che la donna fosse considerata proprietà dell’uomo, così come il suo corpo, la sua virtù e il suo intelletto. Indimenticabili le protagoniste shakespeariane Giulietta o

la potente Lady Macbeth che muoiono tragicamente, ma anche l’indimenticabile Cleopatra che non avrebbe avuto giustizia se fosse stata interpretata da un uomo. Shakespeare ci regala, per la prima volta sul palcoscenico, un’immagine credibile di donna che, ancora oggi, rileggendo i testi, è applicabile in un contesto moderno. Nel Settecento, Carlo Goldoni, cominciò a mettere la personalità femminile al centro delle sue opere e, insieme a Metastasio e Vittorio Alfieri, evidenziarono il ruolo della donna, facendolo oscillare tra musa ispiratrice e femmina passionale. Esemplare il personaggio di Mirandolina, de La Locandiera che ha illuminato le sfaccettature

Maria Callas ne La Medea di Pier Polo Paolsini

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femminili, riunendo nel testo del Goldoni, schiettezza e furbizia, ma anche fedeltà, generosità e spregiudicatezza della giovane. Nel corso dell’Ottocento assistiamo a un lento inserimento della donna nella vita sociale anche grazie al contributo della danzatrice Maria Taglioni che, con la sua famosa Sylphide, ha rivoluzionato il costume. La danzatrice volteggiava, sfidando la gravità, ballava con le sue scarpette da punta, rendendo l’interprete quasi evanescente. Nel balletto romantico, la ballerina diventò “grande protagonista” surclassando i grandi danzatori. Il Novecento è il secolo indiscusso di emancipazione femminile. L’interpretazione di Isadora Duncan, madre della danza moderna, determina questa importante svolta. Dalla scrittura alla messa in scena, il teatro è sempre stato parte integrante dello sviluppo sociale e del tempo, quando ancora cinema e televisione non avevano preso spazio. Le donne,


gradualmente, cominciano ad allontanarsi dai ruoli classici di madri e mogli devote e diventano scrittrici e registe loro stesse. I ruoli femminili acquistano sfaccettature emotive e, le interpretazioni, acquistano forza, diventando sempre più dirette ed efficaci. Eleonora Duse è stata l’attrice che ha collegato il vecchio e il nuovo, la musa ispiratrice dei grandi letterati, da Giovanni Verga a Gabriele D’Annunzio, con i quali condivise non solo l’arte, ma anche la vita. Eleonora sperimentò la spiritualità e l’ecletticità, si premurò e sostenne giovani attrici per garantirgli educazione, lavoro e fondò nel 1914, la “Libreria delle Attrici” che, purtroppo, non ebbe molto successo. Le caratteristiche delle donne di impegno sociale e indipendenza dal marito cominciarono ad essere introdotte nei testi. Un grande autore che aiutò il mondo femminile, fu il siciliano Luigi Pirandello, nonostante che, i suoi personaggi femminili, erano descritti fragili, dipendenti dall’uomo e la figura stessa della madre, era sacra e intoccabile. Ma i suoi testi furono in evidente contrapposizione con l’immagine che l’attrice Marta Abba portò sulla scena esprimendo e godendo liberamente della sua vita carnale, con il suo fascino erotico e ripugnante della dipendenza maschile. Tatiana Pavlova prese le redini de La lunga notte di Medea di Corrado Alvaro e riuscì a rendere la protagonista, un personaggio moderno e un simbolo del Novecento. Un’interpretazione davvero significativa da menzionare in questo escursus storico, è l’opera/film Medea, diretta dal regista Pier Paolo Pasolini, realizzato nel 1969. Maria Callas, immigrata dalla Grecia, suo paese di origine, di origini

Anna Magnani in Abbasso la ricchezza

contadine poi diventata borghese, viene scelta dallo stesso regista per incarnare la protagonista. Lei, artista e cantante conosciuta dal grande pubblico, splendida interprete, con la sua voce potente, incarnava perfettamente il personaggio, associando, contemporaneamente, la forza della sua stessa esperienza di vita e le caratteristiche fondamentali del personaggio di Medea. Pier Paolo Pasolini riesce così, in un’unica opera, ad unire e congiungere il teatro e il cinema. Ma il vero rinnovamento dal teatro agli esordi del cinema del dopoguerra esplode con la recitazione della favolosa Anna Magnani. Attrice lodata per il suo talento naturale, aveva frequentato la Scuola d’Arte Drammatica “Eleonora Duse”, attuale Accademia Silvio D’Amico e, il suo stesso

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insegnante la coinvolse in diversi progetti. Anna diventa famosa grazie alla sua interpretazione a fianco di Vera Vergani, al Teatro Arcimboldi e, da quel momento diventò per l’Italia intera, “La Magnani”. Donna impetuosa dentro e fuori la scena, riusciva a mostrare forza in tutti i suoi ruoli, sia comici che drammatici. Dal 1935, introdotta dal marito nel mondo del cinema, girò moltissimi film, interpretando attrici di varietà, donne maniache dell’opera. Ma nessuno di questi film, la vedeva protagonista. Ultima sua apparizione nel film “Roma di Federico Fellini del 1972. Indimenticabile la sua interpretazione dove, melanconica, girava per la capitale. Nello stesso anno, il 26 settembre, “La Magnani” morì, all’età di 65 anni. • RS


DONNE / 9

Il

Museo delle

Donne

e lo sviluppo dell 'estetica

LE SUE SALE RACCONTANO LA QUOTIDIANITÀ DELL'UNIVERSO FEMMINILE ATTRAVERSO I SECOLI

I

l Museo delle Donne di Merano si presenta con un nuovo look! La location sotto i portici nel centro storico di Merano appartiene ormai al passato. La nuova sede del Museo si affaccia oggi sulla Piazza del Grano in Via Mainardo 2. Grazie al sostegno della Provincia Autonoma di Bolzano e del Comune di Merano sono stati eseguiti i necessari lavori di adeguamento dei nuovi locali ed il Comune di Merano ha inoltre garantito una locazione a più lungo termine. Ovviamente si tratta di una nuova sfida per quest’istituzione di pubblica utilità, ma anche di un’opportunità unica, che non ci si poteva lasciar sfuggire. Per il suo allestimento questo Museo delle Donne viene definito sia in Italia che all’estero come un unicum. Nell’aprile 2011 sul-

la base di un progetto di due donne architetto di Merano fu creato un museo innovativo e moderno, disposto su due piani. Di per sé l’edificio è un ex-convento delle Clarisse fondato nel 1309. Per circa 5 secoli fu un elemento costante dell’immagine della città di Merano nonché un importante luogo di formazione religiosa e di istruzione per le ragazze. Oggi l’edificio è proprietà della Banca Popolare. Il Museo delle Donne è un luogo di incontro, di studio e, con la sua biblioteca specialistica in continua crescita, anche un luogo di lettura e di ricerca. Dal 1988, anno della sua fondazione, il Museo delle Donne si presenta come work in progress e va ben oltre il mero concetto di museo. Da 1993 il Museo delle

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di Daniele Colzani

Donne è una associazione e ha carattere interdisciplinare: si concentra sulla storia della quotidianità, senza essere un museo etnografico, guarda allo sviluppo dell’estetica senza ridursi a una galleria d’arte, illustra la storia generale e locale senza essere un museo civico, realizza mostre di abiti senza essere un atelier di moda. UN MUSEO PER LE DONNE E PER GLI UOMINI La mission è dare un prezioso contributo di valore educativo che arricchisca il panorama formativo anche

nell’ambito dell’aggiornamento degli adulti. Offriamo infatti sempre seminari e convegni su tematiche di attualità e di interesse specifico per le donne. Ogni anno, nella sala dedicata alle mostre temporanee, vengono allestite mostre dedicate a specifiche tematiche femminili dall’Italia e dall’estero, che approfondiscono aspetti storici o riprendono attuali tematiche socio-politiche. Il Museo delle Donne può essere visitato da uomini e donne, anche se alcuni uomini già solo per il nome si sentono esclusi e spesso ne

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varcano la soglia titubanti. Nell’esposizione permanente vengono presentati oggetti provenienti dalla nostra collezione che nella storiografia non furono presi in considerazione poiché provenienti dalla “sfera privata”. MODA, ABITI, E OGGETTI DI VITA QUOTIDIANA Partiamo dal presupposto che la moda sia lo specchio della società e interpretiamo di volta in volta, sulla base dei suoi diversi aspetti, lo spirito dell’epoca di riferimento. Lo stesso vale per gli oggetti di uso quotidiano.


Oggi più che mai è necessario attirare l’attenzione sugli oggetti. Queste cose mute provenienti dall’archivio vengono messe in primo piano e raccontano di storie vissute. Si tratta sia di ricordi personali in cui biografie individuali si intrecciano con la cronaca del tempo, sia di oggetti anonimi che in passato erano di uso comune ed oggi sono spesso sconosciuti, ma che tanto più si rivelano esemplificativi per la storia sociale. Ogni oggetto di economia domestica, ogni attività che fu iniziata in una determinata epoca sono legati a determinati obiettivi, ideologie, mentalità o speranze. Oltre alle interessanti biografie che si celano dietro i singoli oggetti, è sempre possibile riconoscere i ruoli e gli ideali sociali che erano attribuiti alle donne da parte dei rappresentanti della Chiesa, della medicina, dello Stato, della filosofia, della pedagogia e della letteratura. GLI OBIETTIVI Ad uno sguardo più attento si nota quanto la moda, ma anche gli oggetti di uso quotidiano rispecchino la situazione econo-

mica e sociale delle donne. Perché gli ultimi 200 anni? Dalla fine del XVIII secolo la borghesia si sostituisce alla nobiltà e diventa determinante. Il modello sociale di questa classe influenzò anche l’ideale femminile ed il ruolo che la donna doveva avere nella società. Nel Museo delle Donne l’obiettivo non è tanto la rappresentazione dell’intera realtà

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femminile nei secoli XIX e XX nella società occidentale, quanto rendere visibili immagini e ruoli femminili attraverso lo sviluppo della moda e la storia culturale degli oggetti di uso quotidiano. Non vogliamo solamente illustrare tali sviluppi, ma anche interrogarne l’interpretazione corrente. Sembra che oggi le donne si muovano nella moda molto più liberamente che 50


anni fa e che oggi ognuna possa abbigliarsi come crede. Tuttavia l’apparenza inganna: Non usiamo più i corsetti per mettere in evidenza il nostro seno, ma sempre più donne si fanno fare un bel seno finto per avvicinarsi all’odierno ideale. Le donne credono di dover essere magre, depilate e vestite in modo adeguato per poter affermarsi nella vita. L’apparente libertà si scontra qui con forti limiti. Al di là di ogni valutazione vogliamo indagare su come si siano affermati quegli standard che per noi oggi sono talmente normali che difficilmente potremmo immaginarceli diversi. Analizziamo anche gli effetti di questi sviluppi sulla nostra vita. Quali conseguenze concrete ha l’interesse delle donne per la moda?

degli oggetti quotidiani intendeva riflettere e mettere in dubbio il cambiamento dell’immagine e del ruolo delle donne nella nostra società. Era importante non presentare la donna come una vittima, ma considerarla una parte della società capace di agire. Volevamo indagare su luoghi comuni, ad esempio: “Come mai le donne sono più interessate de-

IL NUOVO PROGETTO MUSEALE Punto di partenza del progetto fu la collezione del Museo delle Donne, costituita da abiti, accessori e oggetti della vita quotidiana degli ultimi 200 anni. A ciò si aggiunse la modalità narrativa del Museo delle Donne di Merano che sulla base della moda e

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gli uomini all’abbigliamento?” […] A quali conseguenze pratiche porta l’interesse delle donne per la moda?” Un’ulteriore premessa era rappresentata dal fatto che la Storia non è considerata solo come progresso, ma anche come processo nel quale le novità subentrano alle vecchie cose che vanno perse. È da questo punto di vista che vengono considerate le storie dei singoli pezzi di abbigliamento, degli oggetti di vita quotidiana nonché la storia delle donne che essi raccontano. I locali dell’esposizione permanente si trovano nel piano mansardato dell’ex-convento delle Clarisse di Merano risalente al XIV sec. È stato ceduto in affitto dal Comune al Museo delle Donne per i prossimi vent’anni così come il piano sottostante in cui hanno sede il deposito della collezione, gli uffici e i locali per le esposizioni temporanee ed altre manifestazioni. La sala espositiva dispone di 300 metri quadri e presenta superfici inclinate al soffitto. Per sfruttare al massimo lo spazio le vetrine necessarie per l’espo-


sizione dei vecchi tessuti sono state sistemate lungo le pareti laterali. A differenza dei locali della vecchia sede del Museo delle Donne, per la prima volta l’esposizione permanente è sistemata in un’unica grande sala. La realizzazione dello spazio ricorda le strade delimitate dalle vetrine dei negozi tra le quali possono passeggiare i visitatori. In ogni vetrina, partendo da un elemento centrale, si raccontano e si interpretano la moda e la storia della donna. LA MOSTRA PERMANENTE La mostra permanente comincia proprio illustrando la storia del museo delle donne. Si tratta di cominciare fornendo un buon esempio, prendendosi sul serio e mostrando non solo la storia delle donne in generale, ma anche la propria storia. Vengono presentate le responsabili del museo di ieri e di oggi, nonché la storia del museo di Merano e la sua attività. Nella parte principale dell’esposizione permanente raccontiamo in otto vetrine, attraverso l’abbigliamento e gli oggetti di vita quotidiana, lo sviluppo del ruolo e dell’immagine della nostra società dal XIX secolo ad oggi. E per far questo non è stato facile dare un ordine ai pezzi della collezione. Essa comprende da un lato abiti bellissimi e

preziosi, dall’altro oggetti di vita quotidiana quali, ad esempio, il primo aspirapolvere. In questo senso lavorare con questa collezione significa perseguire sempre un duplice: obiettivo: da un lato la volontà di mostrare la bellezza degli abiti, dall’altro l’intenzione di raccontare le storie non sempre felici delle donne del XIX e XX secolo. L’esposizione è stata organizzata tenendo conto di questi aspetti contrapposti e si è riusciti infine a creare un collegamento tra questi due poli così da evidenziare questa duplicità nell’ambito della vita stessa delle donne, ovvero lo scarto tra le esigenze esteriori e la verità interiore. Ciò si rispecchia anche nella tecnica espositiva, visto che il percorso costruito ricorda una passeggiata tra i negozi, solo che “nelle vetrine non sono esposti oggetti di consumo, ma elementi di riflessione.

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Sebbene ogni vetrina sia indipendente dalle altre, si è cercato di stabilire una sequenzialità. Il nostro racconto procede “dall’interno all’esterno” e interessa più piani. Da un punto di vista quasi anatomico il percorso comincia dall’epidermide, in quanto strato inferiore, e giunge, attraverso il corsetto e il reggiseno, sino all’esterno, con le gonne e/o i pantaloni. Quindi si passa alla zona del bacino che per secoli per il corpo della donna è stata teatro di incontri tra sensazioni interiori e richieste provenienti dall’esterno. Qui viene rappresentata anche attraverso gli abiti per le feste raggiungendo poi i confini estremi del corpo con i capelli e i copricapo. Questo passaggio dall’interiorità all’esteriorità può esser visto anche in senso figurato: dopo la seconda pelle, l’abbigliamento, c’è la terza,


FRIDA POP

UNA RETE INTERNAZIONALE Dal 2000 il Museo delle Donne coordina la rete internazionale dei musei IAWM (https:// iawm.international/). Essa conta oggi circa 95 musei ed iniziative aderenti in tutto il mondo. Madrina del primo congresso tenutosi a Merano fu Shirin Ebadi, premio Nobel per la Pace nel

Sonderausstellung // Mostra Temporanea

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2003, la quale affermò entusiasta: “Sono le donne che fanno la Storia del mondo! Per questo in ogni Paese deve esserci un Museo delle Donne." Nel frattempo la rete si è ritrovata a Bonn nel 2009 e a Buenos Aires nel 2010, in Australia nel 2012, a Messico e poi anche due volte in Istambul dove il museo delle donne a organizzato due vonvegni internazionale nella universitá. Un’esposizione comune itinerante ha già fatto un tour in tutta Europa e così il Museo delle Donne di Merano si è definitivamente inserito nel panorama museale locale e internazionale. • RS

Fotografien: Rafael Doniz

punti di vista. Vogliamo mostrare quanto la definizione di femminile e maschile per i ruoli che le donne e gli uomini credono di dover svolgere all’interno della società siano il risultato dell’evoluzione storica e siano continuamente in divenire.

03.05. – 12.12.2021

ovvero l’abitazione, la vita domestica e, infine, l’abbandono della sfera privata, considerata dalla borghesia il luogo “naturale” della donna, per giungere alla sfera pubblica, quella del lavoro, dell’economia, della politica e della vita sociale, che pian piano finì per essere conquistata anche dalle donne. Quest’ultimo passo viene raccontato dalle scarpe e dalle borse. L’obiettivo di questa esposizione permanente è di spingere le visitatrici e i visitatori ad analizzare criticamente i luoghi comuni che nascono soprattutto in relazione alla cosiddetta “superficialità della moda”. Spesso questo nasconde un pensiero che postula un’idea di sé e dell’Altro da sé che non coincide con la propria. Mai prima d’ora siamo stati esposti ad una quantità tale di immagini che presentano davanti ai nostri occhi in tutto il mondo 24 ore su 24 come dobbiamo apparire e come dobbiamo comportarci. Lo stesso vale per la storia degli oggetti della vita quotidiana, che siamo talmente abituate a manipolare ed utilizzare che raramente vediamo il pensiero che essi celano. Questa esposizione vuol fornire uno spunto per riflettere ed elaborare nuovi

Kuratorin: Gabi Franger

WWW.MUSEIA.IT


DONNE / 10

Quattro donne, quattro storie, quattro personalità… le

Deva

© Servizio fotografico di Mirta Lispi

IL GRUPPO POP AL FEMMINILE HA DUETTATO CON ORIETTA BERTI SUL PALCO DEL 71° FESTIVAL DI SANREMO

L

E DEVA, il gruppo pop tutto al femminile formato da Greta Manuzi, Laura Bono, Roberta Pompa e Verdiana Zangaro, sono state ospiti al 71° Festival di Sanremo, nella serata dedicata alla "Canzone d'autore", in duetto con Orietta Berti. Per l’occasione hanno interpretato il brano Io che amo solo te di Sergio Endrigo, con l’orchestra diretta dal maestro Enzo Campagnoli. Per la prima volta insieme a Sanremo (Laura Bono aveva già partecipato al Festival nel 2005 vincendo nella sezione Giovani e Verdiana Zangaro nel 2003, classificandosi quarta nella sezione Giovani), LE DEVA porteranno

sul palco dell’Ariston il loro “girl power”, rappresentando al fianco della “signora della musica leggera italiana” la potenza transgenerazionale della femminilità, in ogni sua declinazione e sfaccettatura. L'INCONTRO CON ORIETTA BERTI "Abbiamo incontrato Orietta per la prima volta quest’anno, in studio di registrazione – raccontano LE DEVA – Ci ha accolte subito con grande affetto e poco dopo abbiamo iniziato a mangiare tutte insieme! Ci ha dato tanti consigli per affrontare al meglio il palco, ma abbiamo anche parlato di diete (ridono, ndr): ci ha svelato il suo

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segreto per arrivare in forma al Festival, la “dieta delle vacche rosse”! Orietta è una grande artista ma anche una grande don-

I VIDEO

Inquadra il QRcode e guarda il canale Youtube de LE DEVA


di Daniele Colzani

sempre figura guida del quartetto femminile, nonché uno degli autori dell’inedito che Orietta Berti ha portato al Festival di Sanremo, Quando ti sei innamorato.

na, è riuscita a conservarsi intatta nel tempo. Siamo onorate di fare questo importante passo insieme a lei e speriamo di riuscire anche noi a conservarci nel tempo con la sua autenticità, umana e professionale».

L’idea di creare un sodalizio generazionale come quello che unisce LE DEVA e Orietta Berti, nasce dall’amicizia tra Pasquale Mammaro, manager storico della cantante romagnola, e Marco Rettani, da

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IL LORO MESSAGGIO Da sempre vicine a tematiche significative a favore della parità tra sessi, generi, etnie e impegnate a sostenere il diritto di ogni essere umano alla propria autodeterminazione, LE DEVA interpreteranno uno dei brani più emozionanti di Sergio Endrigo, portando avanti un messaggio d’amore universale e totalizzante, che rispecchia al meglio lo spirito e l’animo del gruppo. Band che si distingue per legare ad ogni propria espressione artistica contenuti sociali, LE DEVA non useranno solo le loro voci per comunicare, ma anche il proprio corpo. Attraverso gli abiti che indosseranno, firmati Genny, porteranno infatti sul palco dell’Ariston un messaggio di body positivity. • RS


DONNE / 11

Quando le protagoniste sono... le

Donne!

SEMPRE PIÙ SERIE TV HANNO COME INTERPRETI DELLE FIGURE FEMMINILI DOLCI MA ANCHE DETERMINATE E CINICHE

C

he si tratti di detective, regine del narcotraffico, donne innamorate o bambine in cerca di felicità, una cosa è certa: quando le donne sono le protagoniste principali delle serie tv, il successo è assicurato. Questa volta avete l’imbarazzo della scelta perchè le serie che vi suggeriamo abbracciano tanti generi e sicuramente troverete quello che fa al caso vostro. Tra un episodio e l’altro avrete il tempo di innamorarvi dei personaggi, fare il tifo per le “buone” o per le “cattive” e appassionarvi alle loro storie. IL COLORE DELLE MAGNOLIE La saga letteraria della scrittrice americana Sherryl Woods è finalmente una serie TV: la serie si basa su una serie di libri, 11 per la precisione, scritti da Sheryl Woods tra il 2007 e il 2014 dove ogni volume si concentra su un personaggio. La serie è ambientata nella cittadina immaginaria di Serenity e vede tre grandi amiche: Maddie Townsend, Dana Sue Sullivan e Helen Decatur. Tutte e tre, ami-

Desperados

Il colore delle magnolie

che dai tempi del liceo, arrivano ai bivi più importanti delle loro vite, e per rilanciarsi decidono di intraprendere una nuova iniziativa: aprire assieme una Spa femminile. DESPERADOS Wesley da giorni sembra essere un fantasma per Sean, il suo nuovo ragazzo. Ignorata per giorni e giorni e stanca di questo comportamento, decide di mandargli un’email molto dura e cattiva, grazie all’aiuto dei suoi due migliori amici. La situazione tuttavia, diventerà a dir poco complicata quando scoprirà che il motivo del silenzio da parte del suo fidanzato era dovuto al fatto

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che aveva avuto un incidente in Messico. Nel disperato tentativo di salvare la sua storia d’amore, la ragazza distrutta, decide di andare insieme ai suoi migliori amici in Messico per cancellare la fatidica e-mail violenta prima che il suo amore possa leggerla. All’arrivo però, si imbattono nel suo ex fidanzato, che viene catturato dal loro frenetico piano. MARCELLA Una serie poliziesca noir che segue Marcella Backland, poliziotta che rientra in servizio dopo una lunga maternità. Si è concessa dei lugnhi anni di pausa per seguire i figli, mentre il marito Jason faceva carriera in una gigantesca impresa che si occupa di beni immobiliari e costruzioni. Il ritorno al lavoro


di Daniele Colzani

coincide con la decisione del marito di mollarla: con i figli che vanno in una scuola lontana da Londra e senza un marito, Marcella si fa tirare in mezzo dai suoi ex colleghi, che la tampinano perché un serial killer su cui lei aveva indagato è tornato in azione. LA REGINA DEL SUD La serie è ispirata alla vita di Sandra Ávila Beltrán, la nipote di Miguel Ángel Félix Gallardo (la cui storia è assoluta protagonista in Narcos: Mexico) e racconta la storia di Teresa Mendoza, interpretata da Alice Braga, e della sua scalata nel mondo del narcotraffico dopo l’uccisione del suo compagno. La giovane ed avvenente Teresa, dopo una vita di stenti, senza soldi nè famiglia, incontra un giovane narcotrafficante del quale si innamora e che le apre le porte di una vita fatta di ville stratosferiche e potere. Il fidanzato conosce bene le dinamiche del cartello e sa quanto una mossa sbagliata possa fargli perdere tutto da un momento all’altro, anche la vita, per questo le affida un quaderno con vari appunti fondamentale per i traffici di droga messicani così da poterlo sfruttare come

La regina del Sud

merce di scambio in caso di pericolo. Purtroppo, il nefasto pronostico si avvera ed il fidanzato di Teresa viene ucciso, così la ragazza, spaventata e confusa, prova a recarsi dal capo del cartello, Don Epifanio Vergas. CHIAMATEMI ANNA MLa serie racconta la storia di Anne Shirley una brillante tredicenne scozzese con tante lentiggini, i capelli rossi ed una spiccata fantasia. La ragazza è orfana da quando aveva tre mesi ed ha passato gran parte della sua vita affidata a vari parenti i quali però non hanno mai potuto amarla ed educarla

Chiamatemi Anna

per troppo tempo. All’età di tredici anni, per un errore dell’orfanotrofio di Hopetown, Anna si ritrova affidata a Marilla e Matthew Cuthbert (, due anziani fratelli zitelli che vivono insieme nella fattoria di Green Gables ad Avnolea, una piccola cittadina sull’isola di Prince Edward in Canada. Difatti i due fratelli avevano deciso, a causa dell’età e di alcuni problemi di salute di Matthew, di adottare un ragazzo per farsi aiutare nella gestione della loro fattoria, ma per un disguido si trovano a convivere con la piccola Anna. • RS Marcella

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DONNE / 12

di Daniele Colzani

Amanda Gorman

e il suo " sogno americano"

LA GIOVANE POETESSA AFROAMERICANA HA INCANTATO IL MONDO IL GIORNO DELL’INSEDIAMENTO DI JOE BIDEN

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manda Gorman, l’autrice afroamericana che ha accompagnato Joe Biden nel giorno dell’insediamento, sarà pubblicata in Italia dalla casa editrice Garzanti. The Hill We Climb, il primo libro della ventiduenne, laureata ad Harvard e certificata National Youth Poet Laureate, sarà in libreria il 31 marzo 2021, in contemporanea mondiale. Gorman è la più giovane poetessa ad aver mai partecipato ad una cerimonia presidenziale nella storia degli Stati Uniti e ha conquistato il mondo intero dopo aver recitato i versi tratti dalla sua poesia The Hill We Climb, in cui raccontava la sua storia di “ragazzina magra, cresciuta da una mamma single che sognava un giorno di diventare presidente e oggi recita all’insediamento di un presidente”. Amanda S. C. Gorman attualmente vive nella sua città di origine, Los Angeles, ed è impegnata nella difesa dell’ambiente, dell’uguaglianza razziale

e della giustizia di genere. Il suo attivismo e la sua poesia sono stati protagonisti di numerosi programmi televisivi americani (Today Show, PBS Kids, CBS This Morning) e ripresi da varie testate giornalistiche (New York Times, Vogue, Essence, O magazine). Tiene inoltre in alta considerazione la moda in quanto espressione di sé e visione estetica, e non a caso ha di recente firmato il suo primo contratto da modella con IMG models, agenzia fra le più importanti al mondo, che rappresenta celebrità del calibro di Kate Moss e con la quale ha preso accordi anche Ella Emhoff, figlia del marito di Kamala Harris. Dopo l’edizione speciale di The Hill We Climb, saranno pubblicati a

IL VIDEO

Inquadra il QRcode e ascolta la poesia di Amanda Gorman 52

settembre 2021 il libro illustrato Change Sings e la raccolta di poesie The Hill We Climb and Other Poems. (Garzanti - 50 pg - € 10,00) • RS


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53 B u s s o l e n g o Ve r o n a w w w. p a r c o n a t u ra v i va . i t


DONNE / 13

di Daniele Colzani

Vite di donne che hanno fatto la storia d ' I talia

UN EXCURSUS AVVINCENTE ATTRAVERSO LA FEMMINILITÀ E LO SCORRERE DEL TEMPO

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rentatré ritratti dal 60 a.C. agli anni '60 del Novecento, per raccontare le vite fiammeggiati di donne emblematiche, le loro passioni temerarie, le scelte audaci, la fragilità e l'intensità delle loro anime, ma anche l'inarrendevolezza, il talento e la determinazione che le hanno connotate. Chi fu davvero la papessa e come tenne in scacco il papato? Quali segreti si celano dietro alle crudeli congiure ai tempi dei romani? Chi è la prima donna laureata della storia? Da dove nasce l'odio ancestrale tra Isabella d'Este e Lucrezia Borgia? Quale vita si nasconde dietro alla dottrina pedagogica di Maria Montessori? In questi ritratti dal 60 a.C. agli anni '60 del No-

vecento, Daniela Musini ha voluto raccontare le vite fiammeggianti di trentatré donne emblematiche, le loro passioni temerarie, le scelte audaci, la fragilità e l'intensità delle loro anime, ma anche l'inarrendevolezza, il talento e la determinazione che le hanno connotate: un excursus avvincente e suggestivo attraverso la femminilità e lo scorrere del tempo. Donne forti e artefici del proprio destino, ai cui piedi si inchinava tutto il mondo, ma anche donne murate dentro al proprio personaggio e, di conseguenza, irrimediabilmente sole. Da Messalina a Grazia Deledda, dalla regina Margherita di Savoia a Wanda Osiris, passando per colei che ispirò il Manzoni per la mona-

Francesca Bertini

Maria Callas

Eleonora Duse

ca di Monza, trentatré donne, diversissime tra loro ma accomunate dalla grandezza del proprio operato. Dal canto alla scienza, dal cinematografo alla guida di uno stato, ognuna di loro ha lasciato il segno nella nostra storia. (Piemme - 400 pg - € 17,90) • RS Paola Borboni

Wanda Osiris

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DONNE / 14

di Daniele Colzani

Viaggio senza tempo

con lo sguardo delle donne

VIA LIBERA E LE STORIE DI 50 FIGURE FEMMINILI CHE SI SONO FATTE STRADA

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ono pochissime le strade dedicate alle donne in Italia. E di queste, la maggior parte celebra sante, martiri e madonne. E le scrittrici, le scienziate, le inventrici, le sportive, le artiste e le eroine dove sono finite? Non apprezzate, ostacolate, ingiustamente oscurate dalla fama del compagno, ridimensionate, sminuite e sottovalutate, sono rimaste nell’ombra, e le rare eccezioni

non hanno ottenuto più di una targa in periferia. Eppure Eleonora d’Arborea è stata l’antesignana dell’uguaglianza davanti alla legge, Artemisia Gentileschi ha sfidato le convenzioni dell’arte e della morale, Franca Florio è stata la protagonista incontrastata della Belle Époque, Tina Modotti ha rivoluzionato la fotografia e Gae Aulenti l’architettura. Come loro, molte altre donne dalla mente geniale e dalla personalità forte hanno lottato per affermarsi, cimentandosi nella duplice impresa di esprimere il proprio talento e di emergere in un mondo di uomini. Questo libro vuole rendere giustizia a tutte loro.

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Valentina Ricci, Viola Afrifa e Romana Rimondi hanno selezionato cinquanta grandi donne italiane di ogni epoca - da Costanza d’Altavilla ad Alda Merini, da Trotula De Ruggiero ad Anna Magnani che hanno affrontato ostacoli e pregiudizi per consegnarci un esempio di determinazione, coraggio e indipendenza valido ancora oggi. Il risultato è un viaggio senza tempo attraverso lo sguardo delle donne che ci hanno spianato la strada. (Sonzogno - 208 pg - € 17,90) • RS


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MUSICA

Jean - Michel

Jarre e

l ' Amazônia di Salgado

IL PIONIERE DELLA MUSICA ELETTRONICA HA COMPOSTO LA COLONNA SONORA PER L’ESPOSIZIONE DEL FOTOGRAFO

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l pionere della musica elettronica Jean-Michel Jarre ha realizzato e inciso una composizione musicale di 52 minuti per Amazônia, il nuovo progetto del pluripremiato fotografo e regista Sebastião Salgado per la Philharmonie De Paris. Già disponibile in pre-order, la colonna sonora uscirà in digitale il 7 aprile in versione standard e, per un’esperienza davvero coinvolgente, anche in una speciale versione binaurale, mentre dal 9 aprile sarà disponibile anche in cd e vinile. Questo progetto fa seguito alla recente e trionfante performance virtuale di Jarre a Notre Dame per la Notte di Capodanno, che ha attirato oltre 75 milioni di spettatori da tutto il mondo.

Jean - Michel Jarre

zonia brasiliana e composta da più di 200 opere di Salgado, che per sei anni ha viaggiato nella regione, fotografando la foresta, i fiumi, le montagne e le persone che vi abitano. L’esposizione, composta per la maggior parte da opere del tutto inedite, invita a vedere, ascoltare e riflettere sul futuro della biodiversità e sul posto che gli essere umani occupano all’interno del mondo degli esseri viSebastião venti. Salgado La composizione creata da Jean-Michel Jarre

LA MOSTRA E LA COMPOSIZIONE Amazônia è una mostra immersiva incentrata sull’Amaz-

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immergerà i visitatori della mostra in un mondo sinfonico che riproduce i suoni concreti della foresta, grazie all’utilizzo di strumenti elettronici e orchestrali uniti a suoni naturali della vita reale. «Volevo evitare l'approccio etnomusicologico o di creare della musica di sottofondo - Jean-Michel Jarre Racconta in merito - Così ho concepito una sorta di miscela contenente elementi musicali - orchestrali ed elettronici - destinati a ricreare e evocare i suoni naturali, a cui ho aggiunto suoni provenienti dall’ambiente e infine fonti sonore etniche (voci, canzoni e strumenti) attinte del Museo Etnografico di Ginevra (MEG). Mi sono avvicinato all'Amazzo-


di Daniele Colzani

nia con rispetto, in modo poetico e impressionista. Ho scelto gli elementi vocali e sonori nella loro dimensione evocativa, piuttosto che cercare di essere fedele a un gruppo etnico specifico. Mi sembrava interessante fantasticare sulla foresta, che è fonte di grande immaginazione, sia per gli occidentali che per gli amerindi. Questa musica evoca anche una forma di nomadismo, come se i suoni apparissero e scomparissero durante una migrazione. Era necessario partire dall'orchestrazione dei suoni provenienti dalla natura, lavorare su quelli che si susseguono casualmente, ma che possono comporre un'armonia o una dissonanza. E come in ogni sinfonia, il lavoro alterna momenti di quiete a momenti di tensione». Nominato ambasciatore dell'UNESCO nel 1993, Jean-Michel Jarre è coinvolto in molti progetti riguardanti la tolleranza e il pluralismo culturale, oltre che la difesa della natura e dell'ambiente. Per il progetto Amazônia, ha collaborato attivamente con il team scientifico del Museo Etnografico di Ginevra

JEAN - MICHEL JARRE • Compositore, artista, produttore, visionario, innovatore e ambasciatore culturale francese, è riconosciuto in tutto il mondo come uno dei pionieri della musica elettronica. Il suo approccio innovativo alla produzione visiva e altamente tecnologica della musica elettronica ha spianato la strada per la diffusione di questa cultura che è stata divulgata in tutto il mondo attraverso rinomati festival. • L’attuale catalogo di Jean-Michel Jarre comprende 21 album in studio e ha generato vendite di oltre 85 milioni di album in tutto il mondo. Jarre ha anche stabilito diversi record, entrando nel Guinness dei Primati grazie all’eccezionale partecipazione del pubblico ai suoi concerti in diversi ed emblematici luoghi di tutto il mondo: 1milione a Parigi in Place de la Concorde (1979), 1.3 milioni a Houston, Texas (1986), 2.5milioni a Parigi - La Défense (1990), 3,5 milioni a Mosca (1997). Durante la sua carriera Jarre ha performato in alcuni dei più eccitanti ed emblematici luoghi di tutto il mondo: è stato il primo musicista occidentale ad essere stato invitato a esibirsi nella Cina post-Mao, e ha anche suonato in luoghi come le Grandi Piramidi d’Egitto, il deserto del Sahara, la Torre Eiffel e il Mar Morto. • Nel 2017 Jarre ha ricevuto una nomination ai Grammy Awards per il suo progetto Electronica (Pete Townshend, Moby, Air, Armin van Buuren, 3D / Massive Attack, Hans Zimmer, Edward Snowden, Lang Lang ...). L'acclamato album si è trasformato in uno spettacolare tour dal vivo globale, che si è concluso con l’esibizione al festival Coachella. • Jarre è da tempo ambasciatore dell'UNESCO per l'istruzione, la scienza e la cultura, difensore incondizionato dell'ambiente e vincitore della Stephen Hawking Medal per la comunicazione scientifica. Il compositore è sinonimo di leggenda poiché continua a esplorare nuovi orizzonti con ogni suo brano e ogni performance dal vivo. In un epoca in cui la tecnologia è in prima linea in tutto ciò che facciamo, Jarre parla del presente come "del più emozionante momento per fare musica".

(MEG) per ricreare il più fedelmente possibile l'identità sonora della foresta e delle persone che

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la abitano. La mostra Amazônia verrà inaugurata il 7 aprile alla Philharmonie de Paris, per poi arrivare in tutto il mondo: da Parigi a San Paolo, passando per Rio de Janeiro, Roma e Londra. Verranno presentante oltre 200 opere tra fotografie e film che includono testimonianze di personalità indigene sulla necessità di salvare la loro cultura e il loro ambiente. L'elenco delle città che ospiteranno la mostra è in continuo aggiornamento e fino ad ora prevede queste tappe: • Roma (Italia) - MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo • San Paolo (Brasile): SESC Pompeia • Rio de Janeiro (Brasile): Museu do Amanhã (Museo del Domani) • Londra (Regno Unito): Science Museum (Museo della Scienza) . • RS


SPASSOADUE

Pensieri, parole

opere e confessioni

BRANDELLI DI PENSIERO IN LIBERTÀ IN UN LIBERO PENSARE TRA PERSONE CHE SE SI FOSSERO CONOSCIUTE AVREBBERO FORSE VOLUTO CONOSCERSI MEGLIO

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o non so se a voi è mai capitato, in un tempo non previsto, in un posto qualunque, ascoltando una musica, annusando un profumo, leggendo due frasi di un libro aperto a caso o cedendo al fascino di un'immagine, di un oggetto... esprimere il desiderio: “mi piacerebbe fare uno Spassoadue con l’autore". gipeto incontra a distanza Alessandra Benetatos Cos’è per te l’Acqua? gipeto: è l’elemento che più di altri ci dice quanto siamo responsabili e quanto poco ne siamo consapevoli. In un testo teatrale dal titolo La Memoria dell’Acqua un personaggio dice: “facevano questi esperimenti con l’acqua, perché stavano conducendo una ricerca sull’efficacia dell’omeopatia e quello che hanno concluso, dopo mesi e mesi di test a quanto pare rigorosissimi, è che si può rimuovere ogni minima traccia dell’elemento curativo dalla soluzione acquosa e quella continua ad avere un effetto benefico. E hanno deciso che questo significa che l’acqua è come un nastro magnetico. Che l’acqua ha memoria. Puoi diluire e diluire e diluire, ma la cosa pertinente rimane. Non si vede, non si può individuare, non ne resta traccia, ma continua a fare effetto”. Da allora per me fu stupefacente comprendere come il nostro intento, attraverso pensieri, parole e simboli, può

modificare la materia e creare la realtà. Le parole sono energia, vibrazione, frequenza ed è comprovato come informazioni, suoni diversi, influenzino l’acqua in maniera differente. E noi siamo fatti in prevalenza di acqua, il mondo è fatto d’acqua, quindi va da sé che l’acqua mi insegnò a prendermi cura dei miei pensieri, parole, opere e frequentazioni. Alessandra: l’Acqua per me è Matrice, Madre e Mezzo. Matrice perché è la base fondante della vita, un codice originario che ci accomuna tutti. Madre, perché da lì nasciamo, protetti e nutriti nel grembo, apprendendo alcune regole biologiche fondamentali. Mezzo perché è strumento evolutivo, insegnante del passaggio di stato di coscienza e veicolo per la trasmissione delle informazioni, della sapienza. Ed è inoltre la fonte di ispirazione per la mia arte, una cara amica con cui mi confronto volentieri, e che mi guida nelle esperienze professionali e di vita. L'arte può essere una cura? gipeto: sempre per principio di reciproca influenza, e

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credendo io che la dimensione fondamentale dell’arte sia la bellezza e che, a patto che noi ci impegniamo a salvarla, la bellezza salverà il mondo, l’arte cura quando, fermando il tempo e facendoci sentire un senso di inadeguatezza, diventa catartica e guaritrice. Ché poi l’aspetto dell’emozione curativa, causataci da un’opera d’arte, varia a seconda della conoscenza di quest’ultima e vediamo magia e bellezza in essa, a specchio di qualcosa di magico e bello che è già in noi. Quindi, un’opera d’arte può, entrando in risonanza con l’inconscio, aggirare la resistenza che la coscienza impone. Io pratico l’arte del teatro che a mezzo catarsi ci purifi-


di gipeto

ca. E fu nel teatro di Epidauro, luogo di cure costruito nel 360 a.C. capace di accogliere 15.000 spettatori, che mi fu chiaro in modo definitivo quanto in un gesto teatrale di psicanalisi collettiva, o psicologia terapeutica, fosse indispensabile riunirsi in un luogo riconosciuto e deputato: un tempio. E qui re-citare una storia in cui riconoscersi, in cui l’angoscia personale viene esorcizzata in gruppo, in un centro olistico di guarigione. Alessandra: non può, DEVE esserlo. In questo momento più che mai. L’Arte è creatività, espressione di bellezza salvifica. Ci attraversa e ci trasforma, cura le nostre anime, sia come artisti che come esseri umani, “creatori” e fruitori. E’ uno specchio in cui risuo-

nano armonie e dissonanze, echi fastidiosi e scie luminose. Serve accorgersi di quanta Arte c’è nella nostra vita, e di cosa accade se manca. L’arte applicata alla cura genera meraviglia, movimento, emana vibrazioni e informazioni anche quando non ce ne accorgiamo. In ogni gesto creativo esistono codici e possibilità che arrivano da un altro spazio, che prendono corpo spesso in modo inaspettato. Creare Manti in seta che portano la voce dell’acqua è la mia espressione artistica, che unisce intuito e talento, e che metto al servizio come strumento evolutivo e di indagine interiore. La forma che si crea attraverso il mio operare è sempre la più idonea allo scopo.

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Prendersi cura dell’Arte è importante: siamo opere d’arte viventi, e questo mi riempie di gioia. Cos’è per te il lusso e il superfluo? gipeto: il vero lusso è non avere dipendenze per procurarsi del tempo libero non ricattabile, ove poter godere del superfluus che nel traboccare eccede, scorrendo in superficie. Unica certezza è che domani, forse, sarà un altro giorno come oggi, o forse meglio, o anche no. Lusso è ritenere utile e pieno di senso continuare a ripetere questa preghiera di Tommaso Moro: "Dammi signore, una buona digestione E anche qualcosa da digerire. Dammi la salute del corpo, Col buon umore necessario per mantenerla. […] Dammi un’anima che non conosca la noia, I brontolamenti, i sospiri e i lamenti, E non permettere che io mi crucci eccessivamente Per quella cosa troppo invadente che si chiama “io”. Dammi, o Signore, il senso dell’umorismo, Concedimi la grazia di comprendere uno scherzo, Affinché conosca nella vita un po’ di gioia E possa farne parte anche ad altri. (Della superflua parte). Alessandra: il lusso è vivere un tempo di qualità, relazioni di qualità, è circondarmi di ciò che mi dà gioia, ed è permettermi di sognare e immaginare altri paradigmi umani e imprenditoriali. E’ mantenere uno sguardo amorevole sul mondo. Il lusso è perseverare in una via nuova che sto tracciando, anche dopo aver parlato con il commercialista... (rido)


gipeto visto da Giovanni Robustelli

Il superfluo è ciò che non è essenziale, non solo in termini di oggetti ma di maschere e sovrastrutture. Parti di me che mi hanno lungamente accompagnata e ora possono staccarsi con leggerezza, liberare energia. Cos’è per te Dio? gipeto: guardando il nostro corpo al microscopio è visibile un campo energetico. Per la fisica quantistica il mondo è composto da energia e questa non può essere né creata né distrutta e quello che è sempre esistito sempre esisterà… come Dio del resto, no? E tutto quindi nell’universo è connesso in un unico campo di energia. Essendo anche noi fonte di energia, quando amiamo incondizionatamente siamo Dio che si manifesta in forma umana a sua immagine e somiglianza, no?

Il Cantico dei cantici è l’unico libro della Bibbia che non parla mai di Dio, perché parla d’amore. E se Dio fosse nella tenerezza dello sguardo di un cane che vive l’istante come fosse l’ultimo, in una promessa di eternità? Alessandra: una poderosa, creativissima risata. E il senso del Sacro in ogni cosa. Qual’è il tuo oggetto? gipeto: una penna Bic nera a sfera, economica e affidabile, con cui scrivo, disegno, mi riscaldo prima di recitare. Fondata nel 1945 dal barone di origine torinese Marcel Bich, l’omonima azienda presentò la sua penna a sfera e la chiamò BIC. La “h” finale fu tolta per evitare una possibile pronuncia inappropriata in lingua inglese (Bich - Bitch, puttana). Bich ottenne i diritti di brevetto dall’inventore argen-

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tino-ungherese Laszló József Biró (che morì povero). Nel settembre 2005 la BIC annunciò di aver venduto 100 miliardi di penne usa e getta, cifre che ne fanno la biro più venduta al mondo. Giovanni Robustelli, autore dell’opera che mi accompagna in questa intervista, è definito un genio della “biro” grazie all’uso sapiente della semplice “bic”… nera. Alessandra: la prima Acqua che è diventata Manto, che è stata l’apripista di un percorso d’amore e di servizio. E il prossimo sarà un esagono d’oro, tributo alle api e simbolo di operosità. Cos’è per te il nome? gipeto: il nome proprio, che è anche sostantivo (e cioè “dotato di una sostanza, che esiste realmente”), non può essere un suono a caso, che non siamo in grado di sostenere: ci indica, ci nomina, ci chiama all’esistenza e in virtù del suo mistero gli altri possono immaginarci. Il nome per me è anche un punto d’appoggio, una scelta, un’appartenenza a un clan più che a sé stessi. Per poi, dopo una vita a sostenere di avere un nome, ritrovarsi a camminare in un luogo dove l’altro non sa - o meglio non è interessato a sapere - da dove vieni, chi sei e dove vai; e lì scoprire questo senso di leggerezza, di libertà di potersi reinventare in continua-azione, nel rispetto senza giudizio dell’altro e di sé stessi… che lusso, eh? Il nome come punto di vista e come suo contrario, che ci connette con noi stessi e con l’altro. Adima come Amidah, Preghiera in piedi o Preghiera in posizione eretta, è una preghiera pluriquotidiana della religione ebraica. Detta anche Shemonè esrè: Le Diciotto, con riferimento al numero delle benedizioni che venivano re-


citate nel corso della preghiera in tempi antichi. …Adima che pregando dici 8. Il “non-nome”, che unisce al diverso non conosciuto, sarà la nostra vera preghiera. Alessandra: il nome per me è identità che va trascesa. Che sia quello anagrafico, spirituale o artistico il nome va sicuramente onorato. E ci vuole un’attenzione alta e gentile per accorgermi di quando rischia di diventare una gabbia. Cos’è per te un Ponte? gipeto: è un atto di coraggio, uno slancio, un’assunzione di rischio calcolato. Risponderò da romano: i pontifices erano soldati silenziosi. Nell’esercito romano godevano di grande rispetto ed era loro dovuta la più grande stima. Personaggi anche lontani dal mondo delle armi, dedicavano la vita a unire sponde, custodendo il cuore pulsante dell’architettura romana, in guerra e in pace. In ogni occasione, questi soldati-ingegneri, spesso «invisibili», erano pronti a creare l’incredibile, a costruire l’impossibile, lì dove nulla poteva essere immaginato. Gettare un ponte vuol dire unire due sponde, collegare due punti che, seppur raggiungibili, non possono essere legati se non facendo uno sforzo, compiendo una missione, costruendo qualcosa che, pur rispettando le identità delle sponde, le unisca attraverso qualcosa di nuovo.           Quando si getta un ponte si fa sempre una scelta. Un ponte richiede delle premesse, attenzione, cura nella scelta dei punti, analisi dei bisogni, ma anche calma e un po’ di silenzio e tempo per pensare. Il ponte ha un’etica: i pontifices, prima di iniziare una nuova costruzione, facevano una attenta analisi del contesto “fermandosi a guardare”, a respicere (in italiano rispettare).

Come dice l’antica saggezza delle origini cristiane: Unire senza confondere, distinguere senza separare. Due sponde unite da un ponte resteranno per sempre due sponde. Non si fondono, non si uniscono, non coincidono, non scompaiono. Restano due sponde diverse, due sponde lontane, due sponde che posseggono, ognuna, una distinta dignità, una storia, una forma, una geografia tutta personale. Ci vuole coraggio per gettare un ponte. Tanto sulla terraferma quanto tra due cuori. Coraggio e volontà. Bisogna mettersi in gioco, superare pregiudizi e mettere in conto le incomprensioni. Nessuna sponda è perfetta – nemmeno la nostra – ma nessuno è tanto imperfetto da non poter essere raggiunto da un ponte. Un ponte esiste sempre,

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anche quando fallisce. Diventa difficile cancellarne la memoria e ci sarà sempre qualcuno che se ne ricorderà, anche quando sarà solo archeologia. Abbandonato e crollato, rappresenterà, a lungo, la forza di chi, nonostante tutto, ci ha provato. Come il ricordo di un ultimo lungo abbraccio, prima di un addio. Alessandra: una sinapsi, la possibilità di connettere mondi, di colmare distanze. Una vocazione naturale e una necessità. Ogni giorno costruisco ponti in me, per raggiungermi più pienamente, e percorro ponti costruiti da altri. Sono profondamente grata ai costruttori di ponti, individui che incuranti delle condizioni esterne non fanno altro per tutta la vita che creare ricchezza, dialogo, scambio, connessioni. La bellezza di creare precedenti, di generare


altri ponti, insieme. Un po’ la radice della mia famiglia tra Oriente e Occidente, un po’ la mia storia in cui la comunicazione è linfa vitale. Dare voce. All’Acqua, allo Spirito, e portarlo qui, su un piano concreto, umanissimo e quotidiano. Cos’è per te lo Spazio? gipeto: lo spazio che riesco a creare dentro di me, lo spazio vuoto del tempo fermo, di quel teatro che si scrive sulla sabbia. Lo spazio non come assenza ma come possibile; che mi separa dal raggiungere la luna nella coscienza dell’impossibilità di raggiungerla, ché raggiungerla veramente è la noia e il danno dell’essere risucchiati dalla hybris. Lo spazio della libertà, dato

dallo studio della profondità e dei propri limiti, cercando l’ignoto all’altare del quale offrire il nostro corpo che si interroga sui propri dubbi. Lo spazio della crescita e delle possibilità, dove diciamo qualcosa alludendo ad altro e reagiamo un po’ qui un po’ lì, mentre (noi) siamo altrove, immobili nella stessa posizione, piante a terra in un passo dopo passo da fermo, senza inciampare, come vulcano in attività. Uno spazio in cui il nostro corpo diventi diacronico, in una molteplicità di sensazioni, idee, immagini, emozioni, fino a quell’impulso che riordini il caos. Lo spazio del viaggio all’orizzonte del giorno diretto verso Itaca.

“…Itaca tieni sempre nella mente. La tua sorte ti segna a quell’approdo. …Itaca t’ha donato il bel viaggio. Senza di lei non ti mettevi in via. Nulla ha da darti più. E se la ritrovi povera, Itaca non t’ha illuso. Reduce così saggio, così esperto, avrai capito che vuol dire un’Itaca.” Disse Kostia. Alessandra: una convenzione e una necessità. Non so se mi piace colmarlo, o contemplarlo in silenzio. Sicuramente tutto il Vuoto, lo spazio che percepisco è pieno di vita, di infinite possibilità di manifestazione. Togliere per cogliere l’essenziale. • RS

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RADIORAMA

La coppia Amadeus - Fiorello da Sanremo a Radio 2? UNA IPOTESI CHE SERPEGGIA FRA I BENINFORMATI, DOPO L'ANNUNCIO CHE NON VEDREMO L'AMA-TER NEL 2022

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na "bomba" quella lanciata dal conduttore e direttore artistico del festival che, spiazzando un po' tutti, ha dichiarato di non avere intenzione di lavorare ad un terzo Sanremo consecutivo, volontà ribadita anche durante la conferenza stampa di chiusura della settimana festivaliera. A nulla sono valse le insistenze dell'AD Rai Fabrizio Salini che ha proposto nuovamente la cosa al direttore artistico uscente. Amadeus appare più che mai convinto della sua decisione, probabilmente alla ricerca di qualche nuovo stimolo professionale. Sempre nella medisima occasione Amadeus ha anche risposto a una domanda sulla possibilità di tornare a fare radio, magari con Fiorello a Rai Radio2. “Entrambi proveniamo dal mondo radiofonico - ha detto Amadeus - e prenderemmo certamente in considerazione una eventuale proposta di Rai Radio2”. Come a dire... proponeteci qualcosa di interessante e noi ci siamo. Quindi nessun "Ama-ter" ma potremmo ritrovare la coppia nella costola radiofonica di Mamma

Rai, in un contesto nei quali entrambi hanno comunque mosso i primi passi. Amadeus ha esordito negli anni ottanta a Radio Deejay, grazie all'occhio lungo di Claudio Cecchetto, abilissimo nello scovare talenti.

CAMILLERI ALLA RADIO, PERLE DA ASCOLTARE • Techete', canale dedicato alla storia di Radio Rai dal dopoguerra ad oggi, omaggia il maestro Andrea Camilleri. Fino al 20 Marzo, alle 9 e in replica alle 17, va in onda uno spazio teatrale dedicato alle regie radiofoniche curate dall’indimenticabile scrittore siciliano. Infatti, prima ancora del Commissario Montalbano, Camilleri aveva lavorato a lungo per la Rai, sia come di regista radiofonico, sia come curatore di produzione per alcuni importanti sceneggiati.

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Rosario Fiorello (con un padre radiotelegrafista...), dopo l'esperienza nei villaggi turistici nei quali si diverte sul palco e anche dietro la consolle come deejay, passa da varie emittenti locali come Radio Master Sound, Radio Marte (radio della Sicilia orientale dove batte ogni record trasmettendo per 72 ore di seguito), Radiorama e ad Augusta Centrale. Anche lui confluirà in Radio Deejay nel 1988 sempre grazie a Cecchetto, presentatogli dal fratello di Jovanotti, Bernardo Cherubini, istruttore di tiro con l'arco in un villaggio vacanze. • RS


di Luca Varani

HEAVY ROTATION SEDI - 1942 Tequila

New Time Music

amplifica il bello MEZZI PROFESSIONALI A SUPPORTO DI CHI REALIZZA MUSICA DI QUALITÀ

• Sedi, al secolo Enrico Zannoni, nasce in terra romagnola nel 1994. Cresciuto a suon di musica hip hop d'oltreoceano, con i miti di 50 Cent, Eminem, The Game. Influenzato da suo fratello maggiore, passa ad ascoltare musica R&B (sempre rigorosamente made in USA), influenzato da esponenti di quel mondo come Ne-Yo, Usher, Mario, Nelly, Chris Brown, senza dimenticare le nuova generazione come Jacquees, Bryson Tiller e PartyNextDoor. Nei testi di Sedi c'è molto sentimento, amore non corrisposto, una storia finita male o un amore appena sbocciaro. Il suo è un sound stiloso, internazionale, ricco di suggestione e di atmosfera. Davvero una proposta da tenere d'occhio: ne riparleremo...

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el consueto spazio dedicato al format radiofonico New Time Music (ascoltabile su moltissime emittenti sia web che fm), questa volta trattiamo un argomento fondamentale: la promozione degli artisti. Se si è agli inizi è basilare affidarsi a gente preparata, professionale, evitando di lasciarsi tentare da promesse mirabolanti ma analizzando bene quello che si riceve in termini di proposta. L'analisi dei propri bisogni passa dalla necessità di potersi avvalere di uno staff preparato, in grado di ottenere passaggi radiofonici di qualità, in modo tale che il brano in lancio venga valorizzato. Poi ci sono le interviste, da scegliere con cura: anche in questo caso vale più la qualità che la quantità. Spendere il proprio tempo

in passaggi su emittenti dagli ascolti scarsissimi rappresenta una goccia in una vasca d'acqua. Noi invece puntiamo a riempirne un bel bicchiere... transitando su radio amate e seguite, anche se solo in logica locale. C'è poi il tema dei media specializzati, sia cartacei che web, che devono

essere presidiati con contenuti in grado di "sedurre", illustrando bene chi siete e cosa proponete. Per ultimo i social, che devono essere seguiti da un media content esperto, non da... vostro cugino! La qualità si paga ma alla fine... paga! Per info promomusicapress@gmail.com • RS

GIORGIO SIMONELLI - Cari amici vicini e lontani • Spesso considerata un elettrodomestico un po' démodé la radio, in realtà, ha rappresentato una delle più dirompenti invenzioni dell'epoca moderna: figlia diretta dell'elettricità, nata da uno concorso di talenti e fantasie, si è imposta per la novità rivoluzionaria del suo modello di comunicazione "immateriale". Il libro di Simonelli ne racconta la storia e il movimentato percorso: dagli inizi nei quali venne utilizzata per messaggi in codice, fino a diventare uno status symbol del ceto medio desideroso di aprire una finestra sul mondo dall'intimità dei suoi salotti.

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TELEVISIONE

Una TV per creare un modello sociale e culturale migliore

UAM.TV NON È UNA NORMALE WEB TV MA UNA FILOSOFIA, UNA PROPOSTA ALTERNATIVA DI "VISIONE DEL MONDO"

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li uomini, la natura e l’intero pianeta Terra sono vivi, interconnessi, uniti. Un’azione positiva, anche la più piccola, può avere conseguenze enormi. La materia è soggetta alla forza del nostro pensiero. UAM.TV è una filosofia di vita, una proposta alternativa di “visione del mondo” nel suo insieme, nata dall’omonimo lungometraggio di Thomas Torelli, regista che prova a tracciare una strada che conduca alla gioia, alla consapevolezza e alla conoscenza di un modello sociale e culturale migliore: Un Altro

Mondo. Questo, insieme a tutti gli altri lavori girati a partire dal 2005, sono tasselli di una rivoluzionaria missione antropologica, dove scoperte scientifiche, mediche, fisica quantistica, e le più antiche conoscenze dell’uomo, le credenze dei popoli nativi, raccontate in modo diretto e comprensibile, rappresentano nel loro insieme un’epifania di una saggezza capace di portare l’umanità verso una nuova fase della sua evoluzione. I tempi sono maturi e le persone pronte ad aprirsi ad un’altra visione del mondo. Il futuro

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dipende solo dalle nostre scelte e dal nostro livello di consapevolezza... Da sempre i media condizionano, nel bene o nel male, il pensiero delle persone ma, oggi più che mai, con l’abbondanza di informazioni e la diversità di canali disponibili grazie a Internet, ognuno di noi ha la possibilità di scegliere i contenuti che più desidera e sempre più persone, convinte che il mondo stia cambiando, chiedono una voce che le rappresenti. Da qui l’idea di UAM.TV, acronimo di Un Altro Mondo, non una normale web tv ma una filosofia, una proposta alternativa di “visione del mondo”. UAM.TV


di Daniele Colzani

nasce dall’esperienza produttiva e di distribuzione indipendente del regista Thomas Torelli, che da più di dieci anni si impegna con i suoi documentari a diffondere conoscenza, consapevolezza e gioia, per la creazione di una visione diversa del mondo, mirata alla creazione di un modello sociale e culturale migliore. L’intento di UAM.TV è quindi quello di colmare quel vuoto in cui si perdono ogni anno centinaia di progetti audiovisivi che sfuggono alle regole di mercato e che il più delle volte rappresenterebbero punti di partenza per un arricchimento spirituale e culturale per ciascuno di noi. L’obiettivo di UAM.TV è quello di dare voce a una community già attiva sul territorio

IL SITO

Inquadra il QRcode e vai al sito UAM.TV

nazionale e sui social network nata e cresciuta attorno alle tematiche che abbiamo illustrato, con un target potenziale costituito da milioni di persone. Ad oggi esiste un’immensa platea di persone che indaga sul presente in maniera costruttiva, che è attenta ad informarsi consapevolmente sulla vita e che utilizza canali di comunicazione legati al web. Obiettivo di UAM.TV è diventare riferimento per tutte le centinaia di documentari che non trovano sbocchi e distribuzione. Negli anni abbiamo visto moltissimi progetti di grande valore vincere festival e poi sparire nel nulla. UAM.TV nasce per dare visibilità a questi progetti. C'è un canale dedicato ad approfondimenti e interviste su diverse tematiche quali

ecologia, crescita personale, fisica quantistica, inchieste, e altri argomenti, selezionati accuratamente dalla nostra redazione, in collaborazione con autori, scienziati, medici e altri specialisti. Un canale dedicato in cui il pubblico può condividere, tramite dei “video-selfie” di pochi minuti le proprie storie a lieto fine. Un modo per condividere le proprie esperienze e aiutare gli altri ad affrontare con maggiore energia e positività la propria vita. Nata nel novembre del 2019 grazie anche ad una campagna di crowdfunding con più di 1000 sottoscrittori, UAM.TV è cresciuta costantemente nel tempo fino ad avere attualmente più di 5000 utenti attivi, con oltre 400 titoli in catalogo che si incrementano di circa 4-6 contenuti a settimana. Negli ultimi 6 mesi hanno allargato il numero di piattaforme sulle quali è possibile fruire di UAM.TV rilasciando le app per i più diffusi sistemi in circolazione. • RS

WWW.UAM.TV 69


PROGETTI

L

I ' talia non è mai

stata così' vicina

NASCE IL PORTALE DELLA FARNESINA CHE HA COME OBIETTIVO LA PROMOZIONE DELLA LINGUA, DELLA CULTURA E DELLA CREATIVITÀ ITALIANA NEL MONDO

Orchestra Barocca SIciliana

I

taliana è la risposta della Farnesina alla domanda di cultura italiana nel mondo. Un contenitore unico dove troveranno spazio – gratis per il pubblico – musica, letteratura, poesia, cinema, teatro, arti visive, web art, ma anche architettura, design, storia, archeologia, enogastronomia. Un investimento per lo sviluppo del comparto culturale e creativo italiano, colpito profondamente dalla pandemia ma che non ha mai smesso di immaginare, produrre e far sognare. Un settore che punta all’innovazione e alla crescita anche sul piano internazionale. Fin dall’inizio della pandemia il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale ha sostenuto con risorse aggiuntive l’internazionalizzazione degli artisti e delle in-

dustrie culturali e creative producendo e promuovendo oltre 400 opere e contenuti originali e coinvolgendo centinaia di artisti e professionisti. A questo impegno si affiancano le iniziative (in presenza e virtuali) realizzate dalle 128 Ambasciate e Rappresentanze Permanenti, dagli 81 Consolati e dagli 82 Istituti Italiani di Cultura - che insieme alle scuole italiane all’estero e alle missioni archeologiche compongono la “rete culturale diffusa” della Farnesina nel mondo. Italiana non è un punto di arrivo ma di partenza: è l’inizio di un percorso che vedrà la Farnesina e la sua rete estera accompagnare la cultura e la creatività italiane nei prossimi anni, proponendo al pubblico internazionale nuove modalità

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di fruizione dove alla componente in presenza sarà sempre associata una parte digitale, capace di raggiungere nuovi spettatori e nuovi territori. Con Italiana l’Italia non è mai stata così vicina.

IL SITO

Inquadra il QRcode e accedi al sito di Italiana


della Redazione

COSA TROVEREMO SU ITALIANA? Ecco alcuni esempi, nati dalla collaborazione con artisti, festival e partner culturali, tra gli eventi di lancio già disponibili online: i viaggi musicali di JazzLife con Umbria Jazz, le interviste di Ritratti di donne con il Premio Solinas, le performance di Vivere all’italiana sul palcoscenico e in musica (classica e Jazz), il documentario Testimoni dei Testimoni di Studio Azzurro, i podcast di Music & The Cities con Studio33. Nel progetto italiana non mancano le sorprese anche per i più piccoli: nei prossimi mesi, infatti, il famoso topo giornalista Geronimo Stilton svelerà le “meraviglie” del Bel Paese ai bambini di tutto il mondo. Molti altri contenuti arriveranno a breve, a partire da quelli legati al 700° anniversario dalla morte di Dante Alighieri, ai 150 anni dalla nascita di Grazia Deledda, unica scrittrice italiana ad aver ricevuto un Nobel e al centenario della nascita di Leonardo Sciascia. LA PIATTAFORMA Italiana (in italiano e in inglese) è organizzata nelle tre macro-sezioni Cultura e creatività,

I CANALI E I SOCIAL UFFICIALI DI ITALIANA • Il portale istituzionale http://italiana.esteri.it • Instagram (@italymfa) https://www.instagram.com/italymfa/ • Facebook (@italyMFA.it) https://www.facebook.com/ItalyMFA.it • Twitter (@italyMFA) https://twitter.com/italymfa • Vimeo https://vimeo.com/italianaesteri Lingua e formazione e Opportunità. Impostato come un vero e proprio magazine, italiana proporrà anche interviste, focus, approfondimenti. Prevede inoltre una newsletter periodica che informerà su tutte le novità, un canale Vimeo per i film, i documentari, le performance e gli altri contenuti video e audio originali e una presenza costante sui social network della Farnesina. Infine, Italiana è il canale per informarsi sulle attività della rete culturale della Farnesina, e rimanere aggiornati sugli 82 Istituti Italiani di Cultura all’estero, le scuole di lingua italiana, i lettorati, le missioni archeologiche, le iniziative legate all’Unesco e i siti italiani Patrimonio dell’Umanità. I CONTENUTI Concerti jazz e podcast musicali, spettacoli di teatro, danza e circo, documentari e interviste. Sono alcuni dei contenuti inediti già disponibili su italiana - sul

JazzLife Gubbio Gianluca Petrella Cosmic Renaissance

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portale e il canale Vimeo - per esplorare insieme al pubblico tutti i linguaggi della creatività contemporanea. • Vivere all’italiana in musica e sul palcoscenico: tra le prime azioni del Ministero degli Affari Esteri (in collaborazione con la Direzione Generale Spettacolo del Ministero della Cultura), a sostegno dell’industria culturale. Una “chiamata alle arti” a cui hanno risposto 300 artisti e che ha portato alla realizzazione di 39 video suddivisi in due serie: la prima dedicata a teatro, danza e circo contemporaneo (Vivere all’italiana sul palcoscenico), la seconda a musica classica/contemporanea e jazz (Vivere all’italiana in musica). Il risultato è un mosaico d’emozioni e produzioni originali, in cui si mescolano la storia del Paese, la sua tradizione artistica e i linguaggi performativi e dello spettacolo dal vivo. L’iniziativa prende il nome, e si propone come l’ideale sbocco del piano di promozione integrata “VivereALL’Italiana”, la strategia istituzionale di tutto il Sistema Paese lanciata dalla Farnesina, partendo dalla considerazione che l’Italia, all’estero, è un punto di riferimento per il suo patrimonio artistico e culturale, la creatività, innovazione e lo stile di vita. Dopo un fortunato avvio, tra il 2016 e il 2019, il “Piano Vivere ALL’Italiana” è stato messo a sistema: la Legge di bilancio 2021 ha previsto il rifinanziamento del Fondo per il triennio 2021-2023 con uno stanziamento di 32 milioni di euro per il 2021, 47 milioni di euro per il 2022 e 51 milioni di euro per il 2023. Dal 2024,


il Fondo sarà reso “ordinario” e stabilizzato con una dotazione di 51 milioni di euro l’anno. • Ritratti di donne: il racconto dell’Italia più creativa attraverso le storie di dieci donne protagoniste della scena culturale. Una curatrice di eventi (Johanne Affricot), una creatrice di profumi (Laura Bosetti Tonatto), un’artista e fotografa (Silvia Camporesi), una manager culturale (Linda Di Pietro), una curatrice cinematografica (Gaia Furrer), una scrittrice e sceneggiatrice (Antonella Lattanzi), una cantante (Petra Magoni), un’attrice (Fabrizia Sacchi), una restauratrice (Carla Tomasi) e una chef (Marianna Vitale). In collaborazione con il Premio Solinas e Kino produzioni, il ritratto in dieci voci di un Paese sempre all’opera. • JazzLife: quattro episodi in altrettanti luoghi legati allo storico festival Umbria Jazz: Perugia, Orvieto, Gubbio e Castiglione del Lago. Quattro musicisti e formazioni che rappresentano il momento di grazia del jazz italiano contemporaneo: il quartetto di Fabrizio Bosso, il duo composto da Rita Marcotulli e Dado Moroni, la Cosmic Renaissance di Gianluca Petrel-

la e il Gabriele Mirabassi Trio. Un nuovo format video per web e social media, realizzato con Umbria Jazz, che celebra il patrimonio culturale italiano tra incontri, enogastronomia, arte, storia e – naturalmente – tanta musica. • Music & The Cities: non poteva mancare un esperimento nel formato podcast, in forte crescita nelle preferenze del pubblico, con Studio33. Il conduttore e produttore Raffaele Costantino ci accompagna in un viaggio alla scoperta delle città italiane sul filo della musica... Insieme a più di 40 artisti e scrittori, Costantino si muove tra Roma e Milano, Torino e Bologna, Napoli, Lecce e Palermo: dai salotti ai club, dal centro alle periferie, dal giorno alla notte, per riportare alla luce gemme perdute e raccontare i fermenti creativi in cui si immagina il suono del futuro. • Testimoni dei Testimoni: ispirato alla mostra allestita nel 2019 al Palazzo delle Esposizioni di Roma e realizzato, su impulso della Farnesina, da Studio Azzurro per la Giornata della Memoria 2021, Testimoni dei Testimoni è una video opera sul lavoro di Generazione Testi-

moni, gli studenti che, al ritorno da un viaggio ad Auschwitz, decidono di farsi carico della trasmissione della memoria dei sopravvissuti ai campi di sterminio. In un continuo intreccio tra voci del presente e immagini d’epoca, un documentario che è anche un monito delle nuove generazioni: perché l’espressione “per non dimenticare” non si riduca a un’arida formula di consolazione. • Sette sguardi sul cinema italiano: tra le iniziative che coinvolgeranno nel 2021 la rete degli 82 Istituti Italiani di Cultura all’estero, c’è una panoramica sulla produzione italiana contemporanea di film e documentari. Circa 50 titoli suddivisi in sette percorsi tematici, curati in collaborazione con altrettanti importanti festival nazionali: cinema di alpinismo e montagna (Trento Film Festival), film d’animazione (Cartoons on the Bay), archeologia (Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto), arte (Asolo Art Film Festival), biografie (Biografilm Festival), cinema a regia femminile (Sguardi Altrove. International Women’s Festival) e diritti umani (Sole Luna Doc Film Festival). • RS

Associazione Grupporiani Dante delle marionette

© Le immagini di questo servizio sono state tratte dal profilo Flickr di italiana - lingua cultura creatività nel mondo

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7 6 E DI ZI O NI DI ST R A OR DI N A R I O S U C C ESS O !

edizioni frate indovino Via Marco Polo, 1 bis - 06125 Perugia (PG) CONTATTI: Telefono 075 5069369 | Fax 075 5051533 www.frateindovino.eu - E-mail: info@frateindovino.eu www.facebook.com/frateindovino WhatsApp: 333 7786132 (solo messaggi di testo)

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INTERVISTA

Giangilberto

il suo

Monti e

Paese di piazzisti

IL NUOVO BRANO DELLO CHANSONNIER E AUTORE DISPONIBILE IN RADIO E IN DIGITALE

È

online il video di Paese di Piazzisti (Freecom / Believe Digital), il nuovo brano dello chansonnier e autore Giangilberto MOnti attualmente in radio e disponibile in digitale (https://li.sten. to/tNnulMj). Il video, diretto da Riccardo Covino e Andrea Trombetta degli Arca Studios di Torino, è visibile inquadrando il qrcode (presente in alto a destra nell'altra pagina). Le immagini, registrate in piano sequenza, mostrano il retroscena di uno studio televisivo, con Giangilberto Monti che si prepara per andare in onda e annunciare le notizie al tg, e rimarcano con sottile e pungente ironia la precarietà che imperversa oggi sul nostro Paese.

«Il video di “Paese di Piazzisti” completa la canzone, come un concept - racconta Giangilberto Monti - Un conduttore, l’inviata speciale, i tecnici di studio, tre due uno e via, si va in scena. La realtà è un vero disastro, ma la sua finzione non è da meno, pubblicità compresa». Giangilberto Monti, allievo di Dario Fo e dello storico regista televisivo Vito Molinari, è uno chansonnier, attore, scrittore e compositore, ma è stato anche autore di teatro, produttore discografico, studioso della canzone francese ed esperto della comicità musicale italiana, oltre che della storia del cabaret moderno. Ha pubblicato saggi e dizionari per Garzanti, ha scritto per comici e caba-

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rettisti, ha ideato e interpretato spettacoli di teatro-canzone e ha curato rassegne sul cantautorato italiano, pubblicando 17 album come cantautore e interprete, di cui gli ultimi sono “e Canzoni del signor Dario Fo (Fort Alamo/Warner, 2018) e Maledetti Francesi (Freecom, 2019). Ha collaborato spesso con la Radio della Svizzera


di Silvia Arosio

Italiana (RSI), ideando radiodrammi musicali – come La Belle Époque della banda Bonnot (Prix Suisse 2004) – e programmi sulla storia dello spettacolo. Da esperto della chanson française ha pubblicato divertenti saggi storici, ha riassunto il suo mondo discografico in Romanzo musicale di fine millennio (Miraggi, 2016) e raccontato le canzoni di Dario Fo in E sempre allegri bisogna stare (Giunti, 2017), da cui è tratto uno spettacolo di narrazione musicale con la jazz band di Paolo Tomelleri. Ecco la nostra intervista... Caro Giangilberto, partiamo subito dal tuo singolo Paese di Piazzisti. Il titolo è già chiarissimo, ma contro chi particolarmente ti scagli? Mi riferisco non solo al degrado di gran parte della classe politica, ma anche a un modo di essere. Il “piazzismo” è un atteggiamento diffuso. Lo

vediamo ogni giorno, nei talkshow di tanti canali televisivi, e perfino nel nostro quotidiano. Rappresenta la parte peggiore del paese, è l’antitesi della cultura, della poesia e del sogno. 
Il video, girato in piano sequenza, mostra già la tua appartenenza al mondo teatrale. Quanto di teatrale c’è in questo tuo brano? In effetti è un piccolo show mimico-musicale. E nelle mie intenzioni completa la musica e il testo di questo brano. È il terzo lato di un triangolo equilatero. 
Sei stato un allievo di Dario Fo. Hai un aneddoto che spesso racconti o che ricordi in particolare del tuo Maestro? Ce ne sono parecchi. Alcuni li ho riportati nei libri dove ho raccontato la sua storia musicale, o quella del mondo vinilico che ho attraversato, ma di Da-

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I VIDEO

Inquadra il QRcode e guarda il video di Paese di piazzisti rio ricordo bene lo sguardo in scena, l’attenzione maniacale nella preparazione degli spettacoli, il rispetto verso la fatica altrui, dall’ultimo dei tecnici al primo dei suoi collaboratori, fino a Franca Rame, la compagna di una vita. È stato per me realmente un maestro. 
Hai una lunga carriera, oltre che da chansonnier, di autore di teatro ed esperto della comicità musicale italiana e della storia del cabaret moderno. Come hai vissuto questo difficile momento di lockdown e di chiusura dei teatri? Come penso tutti noi, ma ho cercato di reagire. Ho scritto, ho suonato, ho letto, ho telefonato ogni giorno ad amici, colleghi e parenti. Mi sono immaginato viaggi meravigliosi e ho cercato di star bene con le persone che mi vogliono bene. È una lunga notte, ma passerà... Hai in progetto qualche nuovo spettacolo? Prima di tutto vorrei riprendere quelli che ho dovuto interrompere, come la mia storia della canzone francese, ma a maggio sarò a Milano con un nuovo spettacolo, incentrato su un album che uscirà poco prima. Ci saranno canzoni, immagini e parole. Vorrei raccontare i nostri tempi, i peggiori e i migliori.. beh, alla prossima! • RS


INTERVISTA

Nuovi linguaggi e progetti per

per educare le leve del musical L'INIZIATIVA MST NEXT GENERATION PER CREARE LE PROFESSIONI DELLO SPETTACOLO DEL FUTURO

S

imone Nardini è Direttore Artistico di MTS - Musical! The School, di Milano. Come tutte le Accademie, sta vivendo i problemi che la pandemia comporta, ma le soluzioni adottate permettono agli alunni e agli insegnanti di lavorare in sicurezza. Scopriamo come. Simone, come affrontate il momento attuale e la prossima ripresa? Con propositività e grande entusiasmo! È ovviamente nelle nostre priorità tutelare la salute dei docenti e dei ragazzi, così come il loro apprendimento. Abbiamo limitato alcune attività online per garantire la qualità di sempre. La fase di formazione di un professionista va tutelata: eseguire lezioni di danza da casa per esempio, luogo dove il pavimento non è idoneo come nelle aule della nostra scuola, può creare danni fisici. Per rimanere il più vicino ai nostri allievi, abbiamo offerto uno sportello gratuito online con lo psicologo della scuola, servizio attivo da 15 anni ma ora più che mai necessario. Piacevolmente abbiamo scoperto nuovi linguaggi e potenzialità del web, che sicuramente verranno sviluppate per i programmi futuri ad integrazione delle attività ordinarie. La società e i suoi linguaggi si stanno evolvendo: deve farlo anche la scuola approcciando i nuovi linguaggi e rendendoli strumenti di formazione attiva e non passiva. Puoi farci un esempio? La nascita di un progetto cinematografico e di uno didattico dal nome MTS NEXT

GENERATION. Appena sarà possibile formeremo i ragazzi, attraverso workshop ad hoc, per far loro acquisire maggior dimestichezza con il linguaggio cinematografico in vista di una nostra produzione. Amplieremo l’offerta formativa con il progetto MTS-NEXT GENERATION ovvero lo studio della recitazione video, cinematografica e un corso di film-making e new media che

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introduca i concetti e le tecniche di base per la realizzazione e la produzione di video reel e video clip, aprendo nuovi orizzonti per le professioni dello spettacolo. Farete uno spettacolo di fine anno in teatro? Appena si potrà! In totale sicurezza. Sono molte le attività che abbiamo scelto di riprogrammare tra cui lo spettacolo di fine anno, che va fatto bene, non per farlo a tutti i costi.


di Silvia Arosio

Quali sono gli standard di formazione di MTS? Rilasciate diplomi che siano in grado di portare i giovani ad inserirsi nel mondo del lavoro? MTS - Musical! The School dal 2015 ha introdotto gli esami di diploma University of West London – LCM. I nostri diplomati possono attestare in Europa e in Inghilterra il livello raggiunto in MTS  attraverso il sistema di riferimento europeo, che attribuisce ai diplomi LCM il valore EQF 6 ed EQF 7 (Laurea Magistrale), dislocandoli nell’area dei Diplomi Accademici di I e II Livello. L’esame è tenuto da un Professore della University of West London e lo svolgimento in lingua inglese, fornisce la possibilità di ottenere un riconoscimento spendibile in tutta la comunità europea e nel mondo occidentale.    Perché ci si dovrebbe iscrivere in MTS? Diciamo che questa domanda sarebbe meglio porgerla ai ragazzi stessi, da parte mia posso dire che le motivazioni sono tante. È un’esperienza didattica e pedagogica maturata dal 1999, anno che ha visto nascere MTS, la prima accademia di musical biennale nazionale, sempre attenta a tutte le forme d’arte. Da sempre infatti abbiamo materie

quali la Commedia dell’Arte o la Scherma Scenica. La danza acrobatica e in generale l’importanza della danza che occupa un monte ore non indifferente rispetto alla totalità delle ore di insegnamento. E ancora il teatro contemporaneo e la musica pop. O, per agevolare i nostri diplomati ad affrontare audizioni internazionali, le lezioni di dizione e fonetica inglese e tedesca applicate al canto e alla recitazione. Offriamo, nel vero senso della parola in quanto gratuito, un terzo anno “di tirocinio” in cui gli allievi prescelti potranno lavorare all’allestimento di due musical e di uno spettacolo di prosa. Lo scorso anno hanno avuto la fortuna di partecipare al tour italiano di Hair, prodotto da MTS ENTERTAINMENT in collaborazione con Compagnia della Rancia. Essere in una scuola che è anche polo produttivo (appena si potrà produrremo titoli già programmati di musical, prosa, teatro- danza e teatro contemporaneo), offre la possibilità di avvicinarsi al mondo del lavoro con l’opportunità di una cresci-

ta immediata e un collegamento diretto con il mondo professionale. Trasmettiamo ai ragazzi tutti gli strumenti utili per il loro percorso formativo perché possano divenire degli artisti creativi e indipendenti. Offriamo loro la possibilità di proseguire gli studi di danza a New York presso il rinomato Peridance Studios anche con borse di studio totali. MTS è qualcosa di più di una scuola di musical, è formazione totale, qualsiasi sia il futuro artistico sognato da ogni singolo allievo. Educhiamo (dal latino educere, ovvero tirare fuori), i nostri allievi perché possano sviluppare e affinare attitudini e sensibilità, indispensabili ai mestieri dello spettacolo, con uno staff di docenti abilitati all’insegnamento, in una sede dal moderno design, IMBONATI 11 Art Hub, che prima di essere una scuola è un centro culturale e di interscambio artistico. • RS

HTTPS://MUSICALMTS.IT/ 77


RICONOSCIMENTI

Laura

di SIlvia ARosio

Pausini trionfa

ai Golden Globe

È STATA PREMIATA PER LA MIGLIORE CANZONE ORIGINALE CON IO SÌ (SEEN)

D

a Solarolo ai Golden Globe: il sogno di Laura Pausini si avvera. Il brano Io sì (Seen), frutto della collaborazione tra Pausini, Diane Warren e Nicolò Agliardi, è la colonna sonora del film La vita davanti a sé di Edoardo Ponti con Sophia Loren. Nel corso della diretta sulla Nbc la cantante ha pronunciato solamente un emozionato "Grazie mille", ma poco dopo sul suo profilo instagram, ha scritto un lungo post di ringraziamento e di felicità: "Non ho mai sognato di vincere un Golden Globe, non ci posso credere. Grazie mille alla Hollywood Foreign Press Association". La cantante ha così espresso i suoi ringraziamenti: "Voglio ringraziare Diane Warren dal profondo del mio cuore. È un onore incredibile - ha prosegui-

to l'artista - poter ricevere un tale riconoscimento per la nostra canzone, e il fatto che sia la nostra prima collaborazione lo rende ancora più speciale. Grazie all'incredibile team Edoardo Ponti, Niccolò Agliardi, Bonnie Greenberg. Grazie a Netflix e Palomar production". La Pausini non ha mancato di ringraziare anche la protagonista de La vita davanti a sé, Sophia Loren, purtroppo esclusa dai premi: "Tutta la mia gratitudine e il rispetto per la meravigliosa Sophia Loren - ha scritto ancora - è stato un onore dare voce al tuo personaggio, per trasmettere un messaggio così importante, di accoglienza e unità. Dedico questo premio a tutti coloro che vogliono e meritano di essere 'visti'. A quella ragazzina

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che 28 anni fa vinse Sanremo e non si sarebbe mai aspettata di arrivare così lontano. All'Italia, alla mia famiglia, a tutti coloro che hanno scelto me e la mia musica e mi hanno reso quello che sono oggi. E alla mia bellissima figlia, che da oggi vorrei ricordare la gioia nei miei occhi, sperando che cresca e continui sempre a credere nei suoi sogni" • RS


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SONAR

di Luca Varani

SURFANDO NEL MARE MAGNUM DELLA MUSICA ALLA RICERCA DELL'ONDA PERFETTA Asia Minor POINT OF LIBRATION

Barok Project THE BOXSET

Una vera leggenda del prog rock internazionale, di provenienza franco-turca che torna sul mercato dopo molti anni di inattività. Ritroviamo quel particolare sound, fatto di rock sinfonico e di ammalianti suggestioni orientali. Disponibile anche in vinile su www.btf.it (AMS)

Un bel cofanetto che contiene tutti i loro sei lavori discografici, dopo un bel lavoro di rimasterizzazione e con l'aggiunta di bonus tracks. Una formazione che ha recuperato, con freschezza e contemporaneità, la lezione di icone come Genesis, PFM e King Crimson. (Aerostella)

Extraliscio È BELLO PERDERSI Reduci da Sanremo con una delle proposte più bizzarre e fresche, con questo doppio cd che ci permette di immergerci in un'atmosfera dimenticata fatta di orchestre e di balere, ricca di ricordi da riscoprire. Testi di Mirco Mariani ed Elisabetta Sgarbi. (Betty Wrong/Sony)

Forse non lo sai che...

QUISQUILIE SEMISERIE E PINZILLACCHERE ROCK

C

i ha lasciati Danilo Rustici degli Osanna, cofondatore e chitarrista di questa gloriosa band partenopea che, ancora oggi, lo storico cantante Lino Vairetti guida con entusiasmo. • Spentisi gli echi (non particolarmente esaltanti... e non solo per la platea senza pubblico) di Sanremo, si tirano le fila dei risvolti commerciali della manifestazione, anche in logica digitale. Sulla popolare piattaforma Spotify fra i più ascoltati il duo Fedez + Alessandra Michielin, la giovane Madame e Irama.

Willie Peyote, una delle proposte più intelligenti ed ironiche dell'intera manifestazione, rappresenta invece il brano più condiviso sui social. • Anche se spesso si parla di rock solo ed esclusivamente al maschile... vale la pena ricordare alcune esponenti del "gentil sesso" che l'hanno reso leggendari: Janis Joplin, Grace Slick, Joni Mitchell, Tina Turner, Sandy Denny, Patti Smith, Debbie Harry, Alanis Moris-

sette, Kate Bush, PJ Harney... e l'elenco potrebbe continuare. A proposito della Joplin... dopo la sua morte - per overdose d'eroina - la cantante è stata cremata e le sue ceneri sparse nell’Oceano Pacifico. Nel suo testamento ha lasciato ai suoi amici 1500 dollari per poter organizzare una festa in suo onore, nella quale potessero bere tantissimo. • RS

APPROFONDISCI SU SONAR-MUSIC.BLOGSPOT.COM 80


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IL COMPOSITORE

A tu per tu con il violinista Joanathan

Hill

UNA NUOVA RUBRICA CHE DÀ SPAZIO A VOCI AUTOREVOLI DEL PANORAMA INTERNAZIONALE DEL MUSICAL

J

onatham Hill è docente della Global Arts. Inizia a suonare il violino all'età di 5 anni e debutta in concerto alla Royal Festival Hall, eseguendo i Concerti di Bach tre anni dopo. A 18 anni inizia a lavorare con la London Philharmonic e già a 21 anni aveva suonato con le maggiori orchestre londinesi. A 28 anni firma con EMI Classics con il gruppo The Planets che ha venduto 500.000 album in tutto il mondo. Dopo due anni, il gruppo si scioglie e Jonathan inizia a dedicarsi al commerciale contribuendo e apparendo, negli ultimi 20 anni, in oltre 2000 registrazioni e 2 miliardi di stream. Il suo viaggio attraverso i vari generi musicali, lo hanno visto coinvolto nelle registrazioni di album di molti musical, tra cui Legally Blonde, e ha contributo alle colonne sonore di una pletora di successi tra cui la trilogia de Il Signore degli Anelli.

Jonathan Hill

Christine Grimandi e il maestro Simon Lee

Dal 2019 è “leader” dello spettacolo più longevo e famoso al mondo, Les Miserables al Sondheim Theatre di Londra. È leader ospite e solista di molte orchestre tra cui The Royal Philharmonic, BBCSO, London Concert Orchestra, National Symphony Orchestra e Ballet Rambert. Recentemente è stato leader per Oliver Davis e Paul K Joyce che hanno scritto appositamente per lui. È specializzato in sessioni da solista e lavoro di tracciamento/stemming per produttori e compositori, tra cui Hans Zimmer. Con Oliver Davis ha registrato orgogliosamente il violino jazz in apertura di un episodio dei Simpson per la 20th Century Fox nel 2013. Nel 2019 è primo violino del concerto per Sponge

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Bob Square Pants il musical per MTV / Nickelodeon. Dal 2017 al 2020 è l’artista protagonista dei volumi 1, 2 e 3 di Sounds to Pictures, registrati con violini del valore di oltre 100 milioni di sterline. Le composizioni del cantautore Tim Arnold divennero vetrine per gli strumenti dei più famosi liutai della storia: Stradivari, Guarneri Del Gesù, Amati, Bergonzi e Guadagnini. Nel 2018 è solista in 'Lost Lake' di Oliver Davis registrato con la Royal Philharmonic. Dal 2018 Jonathan ha pubblicato album ed E.P su Broken Thought Records, tra cui: Epic: un EP Jazz fusion con James Pearson, pianista e direttore artistico di Ronnie Scott's, Londra, Velocità! Live , una ricreazione del suo album di debutto come solista registrato nel 1997, Karma un EP con musica di Arvo Pärt e il direttore musicale e produttore Simon Lee al pianoforte. È del 2019 l'uscita del pri-


di Christine Grimandi

Jonathan e Oliver Davis durante la registrazione dell'album Solace della Signum records in uscita a marzo 2021

mo EP in vinile di Jonathan che presenta The Ex Molitor 1697, periodo d'oro Stradivarius, catturato per i posteri da GearBox Records negli studi di Mark Ronson a Tile Yard, Londra. Negli ultimi 18 mesi ha co-scritto 20 tracce e due EP con il compositore cinematografico Duncan Forbes e continua a collaborare con il prolifico e talentuoso Cameron Sanderson, co-scrivendo musica per Film e TV e contribuendo agli archi dei suoi album. Nel 2019 inizia la collaborazione discografica con il compositore pubblicitario e televisivo Gareth J. Rubery, sono numerose le registrazioni multitraccia di famosi brani d'archi sulle piattaforme di musica digitale. Jonathan coltiva il suo interesse per il Karate tradizionale e si sta allenando per la cintura nera di quinto livello (Godan). È assistente istruttore senior in tre club della Shotokan Karate Association e istruttore senior presso SKA Potters Bar. Jonathan è un atleta appassionato, ama le maratone e attualmente si sta allenando per correre le 6 major di Londra, Tokyo, Berlino, New York, Chicago e Boston. Com’è iniziata la tua carriera? Mio padre è stato per 44 anni, primo clarinetto alla London

Philarmonic Orchestra a Londra e fin da quando ero bambino ho assistito a concerti e ascoltato musica classica. Ho scelto il violino all’età di 5 anni e ho eseguito il mio primo concerto in un Festival Schools Prom all’età di 8 anni. Ho vinto una competizione all’età di 17 anni in presenza di Sylvia Addison, principale agente per i musicisti a Londra, dopodichè sono stato invitato per la prima volta in studio dove ho incontrato musicisti con i quali ho continuato a lavorare e a registrare in seguito. Dopo quella mia esperienza, ho iniziato a lavorare con le orchestre London Symphony, Royal Philharmonic, BBC Symphony e London Philharmonic Orchestras sia a Londra che al-

trove, e, sono sempre stato il più giovane accanto ai grandi sul palco. Hai una persona speciale che ti ha cambiato la tua carriera artistica? Devo dire che dopo oltre 10 anni, lavorando sia nel mondo della musica classica che in altri settori musicali, sono stato sorpreso e inspirato dal direttore d’orchestra Simon Lee e con lui ho lavorato e registrato i più grandi spettacoli di Londra. Il suo incredibile entusiasmo per ogni tipo e genere di musica mi ha continuativamente ispirato e spinto oltre nella mia carriera professionale. Ho firmato con la EMI classics per alcuni anni collaborando con Mike Batt e con Jonathan Carney direttore della Royal Philarmonic Orchestra, ma ho anche continuato a suonare nel West End ricoprendo il ruolo di primo violino in diversi spettacoli.  Hai un particolare episodio che ti piace ricordare? Sono stato fortunato, ho una carriera molto variegata e questo mi ha portato a suonare con alcuni tra i più incredibili musicisti al mondo da Ravi Shankar a Stevie Wonder. Ma devo dire, che sono le persone che incontri durante il tuo percorso che fanno diventare la tua vita di musicista e artista così unica, come la volta che

Jonathan e il composer manager Mike Batt

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incontrai Mike Batt della Band The Planets figlio dell’astronomo Sir Patrick Moore. Siamo diventati amici fino alla sua morte nel 2015. Incontrando il mondo scientifico e trascorrendo tempo con astrofisici, astronomi e matematici, come Arthur C Clarke e Sir Terry Pratchett, ho realizzato che il linguaggio musicale trascende qualsiasi cosa e non importa quanto una persona sia geniale nella sua materia, tutti hanno bisogno della musica e dell’intrattenimento. Tu lavori in studio di registrazione, come produttore, in grandi orchestre e nel West End. Cosa puoi dirci delle differenze per un musicista?   Mi scuserai, ma per me è più semplice parlare delle similarità. Ho sempre aspirato ad avere la prima posizione perché fin da piccolo ho realizzato che suonare il violino era avvicente ma avrei potuto perdere di vista il mio obiettivo di rimanere al centro dell’attenzione. L’estrema responsabilità che hai come “leader” mi ha dato la spinta per essere e diventare la persona e il musicista che sono oggi. Questo mi ha aiutato in ogni dipartimento musicale in cui ho lavorato e mi ha fatto capire il mio posto nella gerarchia. Puoi farmi qualche esempio? Come “leader”, primo violino, in un’orchestra, hai necessità di avere una grande personalità ne consegue il comando che esperienza e competenza, o entrambe!, ti daranno. Ti relazioni contemporaneamente con il direttore d’orchestra, con il solista e con i vari direttori delle sezioni. Hai l’opportunità di suonare degli “a solo” e puoi dimostrare le tue capacità e la tua tecnica individualmente molto spesso. È una brillante e stressante posi-

Jonathan Hill insieme al Maestro Simon Lee negli Abbey Road Studios London per la registrazione di Cinderella, il nuovo musical di Andrew Lloyd Webber

zione in cui trovarsi, ma ogni giorno affronto questa “challenge” sia che mi trovi in studio, in concerto o a teatro. L’ultimo Album o Compilation per te importante? Sono stato coinvolto approssimativamente in 1000 albums da Madonna a Jessye Norman, ma il mio progetto ambizioso de Le quattro Stagioni di Vivaldi è stato un momento di svolta. Ho suonato tutti gli strumenti, delle

Jonathan e Tim Arnold produttore The Four Seasons in uscita a marzo 2021

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linee solistiche, dove ho preso in prestito il meraviglioso violino di Sean Bishop, al celo/bass usando viole specialmente modificate e il clavicembalo, ed è stato esilarante. È stata la prima volta che l’opera è stata suonata acusticamente. Sarà disponibile in CD da marzo 2021, ma è già disponibile digitale o su Spotify dove puoi trovare tante altre registrazioni mie. Il tuo prossimo progetto? Nelle prossime settimane, inizierò la promozione del singolo Solace sull’Album del compositore Oliver Davis/ Signum Records. E’ stato registrato in una inusuale circostanza durante il Lockdown 2020 ed è il più bel brano che ho avuto l’onore di suonare con la Budapest Scoring Orchestra, in uscita a Marzo 2021. Cosa consigli a un giovane musicista? Esercitati duramente e abbraccia il cambiamento. • RS


SPECIALE CANTANTI

di Christine Grimandi

Gli insegnamenti di

Manuela Ochakovski

UNA NUOVA RUBRICA CHE DÀ SPAZIO A VOCI AUTOREVOLI DEL PANORAMA INTERNAZIONALE DELLA MUSICA

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er non pesare sulla mia famiglia, fin da bambina facevo piccoli lavoretti come pulire il negozio della parrucchiera sotto casa per finanziarmi le prime lezioni di chitarra o aiutavo a consegnare delle riviste per farmi incorniciare la mia foto preferita. All’età di 14 anni andavo la domenica mattina al Totocalcio, dove facevo lo spoglio delle schedine e all’età di 16 anni ritagliavo qualche ora pomeridiana lavorando in un ufficio, racimolando così i soldi per le mie scarpette da punta e i miei primi sfizi adolescenziali... Raggiunta l’età di 18 anni, per continuare a finanziare le lezioni, alternativamente lavoravo con la Compagnia di Operette Belle Epoque diretta dal M° Tazzari, un’esperienza che mi ha lasciato nel cuore “amici di musica e merende”, una compagnia di Modern Dance del veronese e una piccola compagnia di classico che faceva fatica a rimborsarci anche le spese di viaggio. Non mi vergogno a dirlo, ero una giovane ballerina a cui piaceva cantare e recitare e, iniziando a “lavorare quasi professionalmente”, cerchi contatti e ti rendi disponibile anche per le cose più improbabili. A volte mi trasformavo anche coreografa, vittima sfruttata del risparmio della compagnia che usava il potenziale umano disponibile nel suo stesso organico. Pensavo che, comunque, era tutta esperienza per “iniziare a farmi le ossa”! Avevamo terminato Cincillà, in un “non ricordo quale teatro” e, per l’as-

Manuela Ochakovski

senza di docce, stavo usando la poca acqua fredda che usciva dal rubinetto del lavandino del mio camerino. Cercavo di regalarmi un po’ di sollievo, prima di riprendere posto sul bus che avrebbe riportato l’intera compagnia in uno sperduto albergo della penisola. Sentii bussare e, un secondo dopo, la porta si aprì. Considerata la mia posizione da equilibrista sul piccolo lavabo, mi ritrovai faccia a faccia con il direttore d’orchestra che, incurante della mia nudità, e della mia

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faccia ridotta a un punto interrogativo, mi chiese: “Eri tu che cantavi all’inizio del secondo atto?” Risposi di si, scusandomi tra lo stupore e l’infinita vergogna mentre, ripiegata su me stessa, cercavo di coprire contemporaneamente la parte superiore e inferiore del mio corpo con un piccolissimo asciugamano. Il Maestro incurante del mio estremo imbarazzo, mi rispose secco e determinato “Da domani inizi le prove con il coro!”. Ed uscì richiudendosi la porta alle spalle. Una grande lezione, pensai,


ma da quel giorno, cominciai seriamente a studiare canto e imparai che è sempre meglio chiudere la porta a chiave… non si sa mai! MANUELA OCHAKOVSKI Incontriamo Manuela Ochakovski, opera singer e singing teacher di Global Arts Academy. Rumena di origine, si è graduata con onore alla Musicacademy a Iasi in Romania. Ha continuato a studiare con Magdalena Cononovici allieva di Gina Cigna e

del Prof. George-Emil Crasnaru che, a sua volta, era stato allievo del grande tenore italiano Mario del Monaco. Dal 1986 al 1991 si esibisce all’Opera di Stato Timisoara (Romania) e, tra altri ruoli, ha interpretato Queen of the night, Gilda, Olympia e Rosina. Successivamente allo Städtischen Bühnen (Regensburg) ha interpretato Gilda e Lucia di Lammermoor. Diretta da Fassbender ha interpretato Sophie in Der Rosenkavalier, accanto a Dietrich Henschel e

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Rosina ne Il Barbiere di Siviglia all’Oldenburg State Theatre. Manuela ha ottenuto un grandissimo successo a Dortmund, per la premiere mondiale di An den schönen blauen Donau di Franz Hummel diretta da Peter Kuhn e H. Lukas-Kindermann e a Stuttgart con la Stuttgarter Philharmonie diretta da Lothar Zagrosek. A Frankfurt am Main ha interpretato Leila in Die Wände di Adriana Hölszky, diretta da Bernhard Kontarsky e Hans Hollmann. Nel 2001-2002 in Staatstheater Hannover ha cantato nella spettacolare world premiere di John Cage’s Europeras I-V diretta da Johannes Harneit e Nigel Lowery. Nel 2002 scritturata al Zeitgenössische Oper di Berlin, Manuela ha interpretato Isolde in Le vin herbé di Frank Martin. Ha lavorato con i compositori H. J. Hespos, Adriana Hölszky e Violeta Dinescu. Ha registrato innumerevoli brani di H.J. Hespos per la Südwestfunk e Radio Bremen. Ospite d’onore ha partecipato a tantissime tournée in Italia, America, Canada, Austria, Belgio, Lussemburgo, Olanda dove Manuela ha cantato con orchestre sinfoniche prestigiose


in televisione, Concerti e Gala. Da anni insegna e ora dirige il suo studio Il Portamento dove, per la sua fama internazionale, accoglie e istruisce cantanti provenienti da tutta Europa e dal Canada. Come è iniziata la sua carriera artistica? Quando avevo 4 anni, i miei genitori osservarono che ascoltavo la musica classica sia quando giocavo con le bambole che quando cercavo di rilassarmi. Ballavo e cantavo. All’età di 6 anni entrai in una scuola per bambini talentuosi e da quel momento, la mia crescita artistica è stata naturale. Andavo alla scuola la mattina e il pomeriggio mi recavo alla scuola di musica. Nel mio paese di origine, la Romania, diventai la più giovane cantante lirica. All’età di 18 anni ho iniziato a studiare all’Università e, all’età di 23 anni, ottenni il mio primo lavoro al Timisoara State Opera House come solista. Da quel momento cominciai a studiare diversi ruoli e iniziai ad essere invitata per cantare con le più grandi Orchestre Rumene e prestigiosi direttori d’orchestra. Tanti i miei concerti in giro per il mondo: in America, Canada,

Italia, Germania, Austria, Olanda, Lussemburgo eccetera. In Germania ho avuto l’onore di interpretare ruoli magnifici e di lavorare con direttori d’orchestra e colleghi prestigiosi. Studiando con il soprano drammatico Magdalena Cononovici e il basso George Emil Crasnaru, allievo del grande Mario del Monaco, ho cambiato e perfezionato la mia tecnica. Questo mi ha aiutato molto per interpretare i ruoli di Gilda, Lucia, Amina, Sophie, Musetta, Rosina, Olympia, Lulu

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e tantissimi altri. Durante la mia carriera artistica ho praticamente interpretato quasi tutto il repertorio operistico da Monteverdi a John Cage e Adriana Hölszky. Quando ero ad Hannover, ho incontrato il soprano drammatico Marie Angel nella produzione Europeras di John Cage e, da quel momento, siamo diventate amiche. Negli anni, con Marie Angel abbiamo continuato a parlare di canto, musica, interpretazione e ho realizzato di avere un grande interesse nella pedagogia vocale. Tra i miei allievi voglio ricordare Hilary Summers, Henry Waddington e Rosemary Joshua. Ora dirigo in Olanda l’accademia Il Portamento, insegno a cantanti provenienti da tutte le parti del mondo, ma insegno anche a musicisti australiani, inglesi e olandesi la tecnica fondamentale della respirazione. Cosa consiglieresti a un giovane cantante? Resta sempre onesto con te stesso e con la musica. In questo modo sarai un musicista speciale. Rimani sempre aperto per imparare e scoprire. Non conosciamo mai abbastanza. Quando ami e sei appassionato per quello che fai, anche il pubblico gioirà con te. • RS


IL DANZATORE

Un ' eroina della danza nella sua semplicità

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ifficile e anche emozionante scrivere questo articolo per una mia grande amica e partner in teatro; una grande stella tra le figure più rappresentative del panorama internazionale di danza, dove la propria personalità si è affermata, evoluta e sempre in continua ascesa.

Sappiamo moltissimo della Sua strepitosa carriera artistica che ha segnato e spaziato il repertorio classico, essendo stata diplomata in una delle più prestigiose scuole di ballo del mondo, il Teatro alla Yerma - Coreografia di D. R. Soffer. Con Luciana Savignano e Maurizio Tamellini

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© Anna La Naia

IL DIRETTORE ARTISTICO DEL FESTIVAL DEI 2 MARI DI SESTRI LEVANTE RACCONTA LUCIANA SAVIGNANO

Scala, dove diventa étoile del medesimo teatro nel 1975. Si perfeziona al Teatro Bolshoj di Mosca, musa di Maurice Béjart nel Ballet du XXeme siécle. Nel cartellone della stagione di danza del 1980 del Teatro alla Scala è lei la protagonista indiscussa con una serie di balletti creati appositamente, dove la sua popolarità è alle stelle e tocca l'apice della sua carriera artistica. I coreografi avevano trovato in lei una nuova ispirazione per i nuovi balletti sfoggiati in quegli anni, gli anni d'oro della danza, dove tutto era permesso nello sperimentare ogni tipo di danza. I teatri allora erano diretti da personaggi dello spettacolo di grande senso artistico e tendenzialmente aperti a nuove esperienze artistiche, dove le persone che lavoravano nel settore si sentivano famiglia, e ogni uno di loro era parte di esso. Io entrai in quell'anno nel corpo di ballo e mi ricordo benissimo di Luciana. Il suo fisico così longilineo gli


di Maurizio Tamellini Le sacre al Teatro Parenti

© Angelo Redaelli

ha permesso di sperimentare nuovi linguaggi, in cui i coreografi hanno trovato in Lei forme e sfumature per realizzare come sculture viventi le proprie coreografie, spostando il loro confine accademico. Si può dire che Luciana ha saputo anche trasgredire a volte, interpretando ruoli e situazioni difficili, difendendo sempre e comunque la propria scelta, il suo pensiero e la sua veduta sulla danza. Mentre scrivo i ricordi confluiscono fluidi dalla mia mente senza che il tempo abbia affievolito o scalfito quei momenti in sala ballo, mentre insieme provavamo un pas de trois con il suo partner preferito e purtroppo poco ricordato Paolo Bortoluzzi, e tra piccoli screzi e tensioni prima di andare in scena,

Lei era sempre tranquilla e sorridente. Una donna che ti sapeva guidare mentre danzavi, ti faceva partecipe di ogni

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suo passo, artista sicuramente, ma con un'anima gentile e rispettosa, sempre con lo sguardo che guarda in avanti, come una nave che solca le onde e spazia oltre l'orizzonte a nuove conoscenze e nuovi traguardi. È Mario Pistoni artefice e scopritore del suo innato talento al quale riserva un grandioso successo in uno dei suoi primi balletti come coreografo scaligero. Sarà ancora lui stesso a ritagliarle altri capolavori dove Lei troverà la sua dimensione e il suo ruolo da vera protagonista indiscussa. Ho dedicato questo mio scritto ad una donna con un grandissimo carisma, riservata sulla sua privacy, mai sopra le righe e attenta a non essere mai protagonista per forza. Mi diceva sempre "le cose arrivano prima o poi, basta aspettare!" Sicuramente molte persone che si sono affacciate alla danza si saranno immedesimate in Lei, non solo per il suo fisico contemporaneo, ma soprattutto per la sua grande umanità che sa guardare e stupire ancora adesso. • RS


LA COREOGRAFA

La nascita e lo sviluppo del Grand Opéra

NARRAVA VICENDE STORICHE CON L'INSERIMENTO DI SONTUOSI BALLETTI

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© Servizio fotografico di Carla Moro e Aurelio Dessì tratte dallo spettacolo Verdi in danza (2019)

n Francia, tra gli anni '20 e '80 dell’Ottocento accanto all’opéra-comique si può assistere alla nascita del cosiddetto grand-opéra, che deriva dalla tradizione della tragédie-lyrique settecentesca. Il termine ne faceva già capire il carattere grandioso ed opulento. Generalmente in cinque atti e comunque mai meno di quattro - il grand-opéra era quasi sempre collegato a vicende tratte dalla storia, ma con intrecci romanzati e complicati. Era caratterizzato dall’utilizzo di gran-

di masse artistiche, da scenografie sfarzose e dall’inserimento di veri e propri balletti. Si trattava di balletti sontuosi che, per favorire le esigenze dei ricchi ed aristocratici mecenati dell’Opéra che volevano consumare i loro pasti regolarmente ed erano più interessati ai danzatori che all’opera stessa, apparivano non prima del II° atto, se non addirittura tra III° e IV°. Questi balletti, anche se privi in linea di principio di qualsiasi attinenza tematica con l’azione dell’opera, assunsero rilevanza e divennero un Alessandro Orlando e Angelica Gismondo ne Le quattro stagioni

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elemento importante nel prestigio sociale dell’Opéra. Il librettista Eugène Scribe e il compositore Giacomo Meyerbeer furono gli autori più rappresentativi del grand-opéra, ma tra le opere che ne rivelano un forte influsso sono da annoverare anche Guglielmo Tell di Rossini e La Favorita di Donizetti. Anche l’opera italiana a fine Ottocento ricalca il modello grand-opéra e, per l’abbondante presenza di balli, venne talvolta designata col termine composto opera-ballo. Si pensi a La Gioconda di Ponchielli ma, soprattutto, alle opere di Giuseppe Verdi, la cui passione per il balletto è ben nota. Nel corso degli anni, in modo ad adeguare l’opera ai gusti di un pubblico che non era certamente abituato alla particolare drammaturgia e alla diversa concenzione del “tempo” delle azioni contenute, è diventato perfettamente normale eseguire importanti tagli alle partiture e, con grande gioia di molti melomani che poco apprezzano le parti danzate tanto da considerarle come “momenti noiosi in cui riposare gli occhi”, “vitti-


di Agnese Omodei Salè

BIOGRAFIA

• Dopo il diploma in danza classica presso Istituto Civico Musicale Brera e si è perfezionata in varie tecniche con professeur di fama mondiale tra cui R. Hightower, C. Zingarelli, M. Popescu, E. Villella, M. Mattox, T. Beatty. Ha iniziato la carriera professionale nel 1978 e ha fatto parte di importanti corpi di ballo (Teatro alla Scala, Arena di Verona, Teatro Comunale di Bologna) dove ha ricoperto anche ruoli solistici e dove ha avuto modo di lavorare con grandi coreografi e interpreti. • Ha preso parte a numerose produzioni liriche nonché produzioni di danza contemporanea, trasmissioni televisive di successo, convention, pubblicità e sfilate per importanti aziende. Direttrice, maître e coreografa del Balletto di Milano per la Compagnia ha creato numerose coreografie tra cui i balletti Verdi in Danza, rappresentato con successo in Italia, Marocco, Estonia e Lettonia e Carmen. Ha inoltre al suo attivo numerose collaborazioni per i balletti in ambito lirico anche per importanti festival internazionali come La Perla (Pfäffikon, Svizzera), Saaremaa Opera Festival (Estonia), nonché per serate di gala, convention e spettacoli per ragazzi. • Nel 2017 ha firmato le coreografie per La Vedova Allegra prodotta dall’Orchestra Filarmonica del Marocco a Rabat. È spesso invitata in commissioni di concorsi di danza, giurie, incontri e convegni. è direttore di redazione del periodico tuttoDanza e cura progetti ed iniziative dedicate alla danza.

me” di questi tagli sono proprio i balletti. Personalmente, e non perché sono di parte, ho sempre amato quelle pagine sublimi. Ho avuto la fortuna di danzare in molte opere, ma anche di coreografarne le danze collaborando con importanti registi in prestigiosi teatri e manifestazioni. L’occasione di creare un balletto a serata intera su quelle pagine mi è stata offerta nel 2013, anno delle celebrazioni verdiane. Il patrimonio di Verdi è immenso e tutti i ballabili sono qualcosa di straordinario: da Otello a Macbeth, ad Aida, Trovatore, Rigoletto, fino ai

IL VIDEO

balletti Il Ballo della Regina, coreografato anche da Balanchine, dall’opera Don Carlos e Le quattro stagioni da I Vespri Siciliani. Viva Verdi, creato con Federico Veratti nel 2013 e ripreso nel 2019 come Verdi in Danza con l’aggiunta di nuove coreografie in una versione per il Teatro Antico di Taormina, ha fatto il giro del mondo in rappresentanza dell’Italia: dal Marocco all’Estonia, Lituania, Francia e molti altri Paesi. Nello sviluppare la coreografia, giocando tra gli stili, ho cercato di creare uno spettacolo basato su fondamenti culGiordana Roberto ne Le Quattro Stagioni

Inquadra il QRcode e guarda il video de I Vespri Siciliani con Fracci e Dupond 91

Giordana Roberto e Germano Trovato in Attila

turali italiani e di valorizzare la perfezione delle partiture in cui si percepisce tutta la fantasia di Giuseppe Verdi e la sua capacità di scavare nel profondo dell’animo umano. Questa la linea artistica che sto seguendo anche per la nuova creazione Opera in Danza, selezionata dal bando NEXT di Regione Lombardia, che mette in relazione la danza con la pittura di Daniela Grifoni e, per i costumi, la creatività di Federico Veratti. Oltre alla maestosità verdiana, spazio anche alla giocosità rossiniana e alla passionalità pucciniana: un nuovo scrigno di emozioni e sensazioni da aprire e un nuovo scambio di energie. In scena da maggio. • RS


IL COSTUMISTA

xxxxxxxx xxxxxxxx FEDERICO VERATTI RACCONTA LA STORIA E L'EVOLUZIONE DEL COSTUME TEATRALE

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uando pensiamo ad una ballerina classica è inevitabile collegarla alle scarpette da punta, lo chignon e il “famoso” tutù. Quest’ultimo accessorio è stato oggetto anche di scandalo, ma soprattutto ha avuto un’evoluzione stilistica paragonabile all’evoluzione della moda . Dobbiamo viaggiare nel passato e arrivare a circa metà '700 per poter parlare di rivoluzione stilistica anche nei costumi teatrali e di balletto. Le prime ballerine ed interpreti Marie Camargo e Marie Salle furono le pioniere di questa rivoluzione stilistica, liberandosi delle pesanti strutture di questi abiti formati da rigidissimi corsetti, scarpe con il tacco e gonne troppo

lunghe che impedivano qualsiasi tipo di movimento . Marie Camargo decise di eliminare il tacco nelle calzature e decise di accorciare la gonna, mostrando le caviglie in pubblico, atto che per l’epoca era considerato troppo scandaloso. Marie Sallé decise invece di eliminare l’enorme struttura o panier che si trovava sotto le gonne. Queste modifiche spinsero a modificare sempre più velocemente la visione dei costumi teatrali, ma dovremmo aspettare il 1832 per poter parlare di vero e proprio tutù. La prima ballerina italiana Maria Taglioni fece il suo de-

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butto in Sylphide indossando un meraviglioso abito composto da corsetto e tutù. Strati e strati di tulle che durante la sua esibizione, composta per lo più da salti, ondeggiavano nell’aria, dando senso di agilità e leggerezza con quel non so che di etero. Il tulle che che componeva quella bellissima gonna non aiutava ad enfatizzare


di Federico Veratti

IL SOCIAL

Polina Semionova in Vertiginous Thrill of Exactitude

Inquadra il QRcode e guarda il suo profilo Instagram solo le capacità tecniche della Taglioni, ma solletticava la fantasia erotica degli uomini dell’epoca solamente intravedendo due gambe nude. Questo dettaglio portò i coreografi e registi ad illuminare sempre più questa parte corporea delle gambe, purtroppo a volte portandole alla morte, in quanto le luci a gas riscaldavano i tessuti non ignifughi dell’epoca e prendevano fuoco. (consiglio la lettura di Fashion Victims). Persino NapoleoneIII ne bandi l’uso nel 1859, fino all’arrivo di un tulle ignifugo Maria Taglioni, la prima grande ballerina romantica

creato da Jean- Adolphe Carteron. Purtroppo questo tessuto non dava l’effetto di leggerezza, anzi il contrario quasi fin troppo rigido . Le ballerine arrivarono a firmare liberatorie e assumendosi le proprie responsabilità anche in caso di morte, solo ed esclusivamente per utilizzare un tutù di vecchio stampo. Quindi oggetto di piacere ma anche tortura. Il tutù romantico diventa quasi obbligatori in tutti i balletti che presentano un ballett blanc, un atto bianco in un cui i ballerini interpretano figure fantastiche ed eteree, come per esempio Sylphide, Giselle o le ballerine nei quadri di Degas. Successivamente nacque il tutù piatto, colui che lascia totalmente le gambe scoperte utilizzato per molti

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BIOGRAFIA

• Federico Veratti, ex primo ballerino del Balletto di Milano, insegnante e coreografo freelance, dopo diversi anni nel mondo della danza, decide di specializzarsi in costume e sartoria teatrale. • Ha sempre avuto una passione per la moda e la storia del costume:questa è stato il via che lo ha spinto ad aprire una sua sartoria/ atelier. • Grazie alla possibilità offertagli da Carlo Pesta e Agnese Omodei Salè nel 2016 ho intrapreso la carriera da costumista, disegnando e dirigendo la sartoria per il SAAREMA OPERA FESTIVAL in Estonia e successivamente lavorando per teatri, privati e case di moda.

stili di balletto, da La Bella Addormentata fino ad arrivare ad un tutù con una visione più contemporanea come nel balletto di William Fosythe, The vertiginous thrill of exactitude. Il tutù oggi richiede circa 18 ore di lavorazione, tagliando e cucendo circa 70 metri di tulle. Capo magico sia nella costruzione che nella resa finale. Scandaloso. Intramontabile. Meraviglioso. • RS


STUPORI E ODORI

Cosa passa tra il necessario L'ARTISTA, SARTO E CREATORE DI PROFUMI CI ACCOMPAGNA IN UN VIAGGIO SENSORIALE

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aesaggi e ambienti scorrono e diventano IERI. Davanti alle ristrettezze e ai blocchi cui siamo abituati in questi tempi si è spinti ad apparire, a percepire e a palpare anche con l’occhio. Può l’occhio, in comunicazione col nostro scatto emotivo, riuscire a farci scegliere cos’è necessario e cosa non lo è? Cosa frammenta il nostro tempo, in un mondo odierno dove non si cerca più l’inaspettato? La necessità può essere soltanto l’immediatezza del bisogno? Nelle mie abitudini non ho perduto la certezza di cercare il necessario: è un infaticabile lavoro tra studio e vita e, come una danza, entra in gioco l’armonia delle simmetrie, la bilancia per ripesare la tensione e la struttura delle sensibilità.

L’arte per certi versi, è necessaria, nella misura in cui, coreograficamente abbraccia quell’invisibile a cui tutti, inconsciamente o meno, tendiamo la mano. Il profumo è necessario laddove, come afferma un antico egizio, “una giornata priva di esperienze olfattive è una giornata persa”. Bruciare le essenze fa parte della storia dell’umanità fin dalle origini: fu proprio l’uomo a scoprire la forza del calore del fuoco ma anche l’arte meravigliosa di aggiungere ad esso erbe, radici e resine per far sprigionare aromi ed odori più disparati. L’olfatto era forse più allenato della vista, perché divenne il mezzo primario per distinguere

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cosa era commestibile da ciò che non lo era. E divenne necessario ancora di più nel corso del tempo perché abbiamo imparato bene quanto gli odori ci influenzano e ci guidano molto di più di quanto siamo consapevoli. Pensare a far diventare necessario questo incredibile processo di trasformazione della materia è veramente qualcosa d’incredibile; usare essenze e


di Filippo Sorcinelli

IL SOCIAL

Inquadra il QRcode e guarda il suo profilo Instagram perché il necessario non è l’immediato, non è quello che serve subito. È come se un brandello di cielo rimasto legato alle nostre viscere. Perché solo questo cielo può farci vedere l’Infinito tra i fori e gli squarci anche dolorosi delle nostre inutili abitudini. Perché l’occhio, dicevamo pocanzi, parla e guida, ascolta e muove. Basterebbe l’occhio quindi. Forse. Ma allora ogni necessità la possiamo chiamare sollievo o aiuto? • RS incensi fa accadere qualcosa in noi di profondo. Questa nuvola di fumo che si libra nello spazio, ci strappa almeno per un attimo dalla nostra dimensione quotidiana e collega le emozioni, scollegando i limiti. E se invece provassimo, per un attimo, a soffermarci sul passaggio al limite senza calpestarlo? Fermiamoci lì dove nulla si può scorgere se non la vertigine di un mancamento, nella sua incombente e sfacciata tangibilità. Senza volto e senza nome, questo spazio di pura immaginazione ci tiene stretti alla vita e ancor più stretti all’orizzonte indistinto della sua fine. Forse il necessario lo possiamo dipingere, fotografare, scolpire e scrivere. Lo potremmo vivere anche ora se ne comprendessimo il valore profondo,

BIOGRAFIA

• Pittore, musicista, direttore creativo, fotografo, grafico. Nato a Mondolfo nel 1975. Diplomato Maestro d'Arte presso l'Istituto d'Arte di Fano (Italia), inizia ben presto a lavorare negli atelier di artisti contemporanei. • Oltre all'arte ha compiuto studi musicali, presso il Conservatorio “G. Rossini” di Pesaro e presso il Pontificio Istituto di Musica Sacra di Roma. • Fin dall’età di tredici anni è stato organista a Rimini, Fano e San Benedetto del Tronto presso le Cattedrali del paese. È anche diventato direttore artistico di molti prestigiosi festival musicali in Italia. Ha partecipato a numerose mostre di pittura e installazioni d'arte in Italia e all'estero. • Nel 2001 ha creato LAVS, Atelier che realizza Paramenti Sacri per la liturgia del culto cattolico e che L'Atelier in breve temo un punto di riferimento degli ultimi due Papi: Benedetto XVI e Francesco. • Per la sua operosità, Filippo riceve richieste da musei che vogliono accogliere le sue opere; altre agenzie chiedono consigli d'arte. • Filippo è anche fondatore e art director di di un’omonima maison che produce profumi d’eccellenza. Le fragranze sono caratterizzate da rigorose ricerche che hanno le loro origini nella storia, nei viaggi, nell'arte di Filippo. È fondatore e direttore artistico di SYNESTHESIA Festival, unico in Italia dedicato ai cinque sensi. • È organista e direttore artistico della Chiesa della Croce di Senigallia, gioiello barocco tra i più importanti in Italia. • Nel 2015 riceve la Benemerenza Civica per i meriti artistici dal Comune di Santarcangelo di Romagna.

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LA TRUCCATRICE

Il trucco e gli effetti della luce solare e artificiale

IN VIAGGIO CON LA MAKE UP ARTIST ANGELA VALENTINO NEL MONDO DEL TRUCCO ARTISTICO

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uandaLa luce e le ombre sono alla base del trucco e anche lo stesso colore è generato dalla luce che a sua volta trasforma le superfici e plasma i volumi. Sono diversi i tipi di luce. C’è la luce solare, che cambia attraverso le stagioni e le diverse ore del giorno. Anche la luce artificiale ha delle varianti i neon, le luci calde, fredde, soffuse ecc.. Ognuna di queste dà un effetto diverso e anche il trucco si modifica di conseguenza; bisogna quindi essere in grado di adattarsi alle condizioni di luce in cui si lavora. Non solo, lo stesso trucco può mutare a seconda della luce a cui il soggetto si esporrà. Generalmen-

te il rapporto tra il trucco e la luce viene semplificato con le formule: trucco giorno e trucco di sera, anche se la luce del giorno e la luce della sera hanno diversi toni e intensità, per non parlare delle luci artificiali in cui ci si imbatte costantemente, sia di giorno che di sera. Ma vediamo le caratteristiche tra luce solare e luce artificiale. LUCE SOLARE Nell’atmosfera ci sono particelle solide e liquide. Queste particelle hanno un potere selettivo perché mentre

trasmettono le radiazioni d’onda lunga, raggi rosso, arancione e giallo, riflettono quelle più corte e in particolare le azzurre. Sono queste che colpiscono l’occhio e destano la sensazione del colore. Questo spiega perché quanto è più pura l’aria tanto più è intenso il colore del cielo. Fatte queste considerazioni, si potrà comprendere l’imEsempio di luce solare, make up by Angela Valentino

Esempio di luce solare make up by Angela Valentino

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di Angela Valentino

BIOGRAFIA

• Angela Valentino una giovane Make up artist italiana con una forte inclinazione per le arti del makeup.   • La sua passione è iniziata con le arti dello spettacolo durante il liceo artistico. Laureata in Scenografia e costume per lo spettacolo all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano e diplomata in  Truccatore artistico alla BCM Cosmetics di Milano. Successivamente,  ha lavorato per diversi teatri, televisione , cinema e moda. • Ha vinto due premi come miglior truccatrice a Los Angeles e a New York. Ora vive da sei anni a New York.

Esempio di luce artificiale make up by Angela Valentino

portanza che la luce assume per il trucco e sarebbe quasi superfluo spiegare quali siano i cambiamenti da adottare di conseguenza. Prima bisogna valutare con che condizioni di luce si opera. Per esempio se la luce solare del mattino è di fronte al soggetto, il trucco sembrerà più leggero e i colori sbiaditi; inoltre qualunque tipo di errore verrà occultato dalla potenza della luce. Le stesse considerazioni valgono se effettuate

il trucco con la luce naturale del tardo pomeriggio, questa vi procurerà la netta sensazione che il trucco prenda più ombre e sarete portati ad alleggerirlo. LUCE ARTIFICIALE Per la luce artificiale il discorso cambia completamente. Prima di tutto bisogna dividere la luci tra luce calda e luce fredda. La luce fredda ha una dominante bianca che vira al blu. Ma cosa accade realmente?

Esempio di luce artificiale make up by Angela valentino

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La pelle perde ogni dominante calda, portando in primo piano la percentuale di rosa esistente (dovuta all’irrogazione sanguigna), quindi d’impatto con la luce calda, artificiale o solare che sia, farà risultare il make up completamente diverso e poco soddisfacente; il fondotinta che prima sembrava aver omogeneizzato il colore della pelle farà trasparire delle zone più cariche di prodotto e delle altre completamente scoperte e il trucco darà una sensazione di poco naturalezza. Il neon è un esempio di luce fredda e poi ci sono anche luci ad incandescenza, che vengono usate negli studi fotografici ma schermandole con delle gelatine colorate. La luce artificiale calda può variare a seconda del grado d’intensità, infatti quando è più forte, tanto i colori risulteranno più pallidi. Per quanto riguarda la luce notturna essa darà effetti diversi: nasconde i difetti, i toni si accentuano e perdono la loro naturale luminosità; quindi è il momento di intensificare il trucco con colori più luminescenti, se si vuole da maggiore luce, o intensificare i colori se si vuole rendere il make up più evidente. • RS


LO SCENOGRAFO

Giacomo Torelli,

lo stregone del teatro

IL PRODUCTION DESIGNER E "ARCHITETTO DELL'EFFIMERO" RACCONTA IL SUO LAVORO

C

on la speranza che la grande macchina del teatro riparta al più presto non utopicamente come pensa il ministro il 27 di questo mese purtroppo le varianti del Covid sono predominati nel nostro paese. Tutto ciò non aiuta a mandare avanti in maniera serena la programmazione per una riapertura delle strutture legate all’intrattenimento e degli eventi dal vivo. Cerchiamo di rimanere speranzosi e ottimisti nonostante tutto! Il nostro viaggio attraverso la storia della scenografia continua soprattutto la storia delle

Disegno del Teatro della Fortuna di Fano

invenzioni importanti che hanno proiettato gli scenografi italiani anche in piazze estere. Grazie alla loro lungimiranza e invenzioni Possiamo definire lo scenografo una sorta di mago o come ci raccontano gli storici dei veri e propri stregoni! Il più famoso stregone del teatro fu Giacomo Torelli così denominato perché riusciva a stupire i committenti e il pubblico del suo periodo storico! Il nostro protagonista nacque a Fano il primo giorno di ottobre del 1604, oltre che scenografo fu anche architetto ed ingegnere del fantastico periodo Barocco! La sua formazione come molte figure di quel tempo fu Rinascimentale e si basava sopratutto sui trattati di Vitruvio: parliamo del più famoso teorico di architettura di tutti i tempi e tanto per dire l’architetto e ingegnere dell’imperatore Augusto. Ma torniamo alle invenzioni di Torelli che come dicevamo si impose per la progettazione e la costruzione di macchine sceniche e la cosiddetta scena-macchina del barocco di cui gli si riconosce la paternità. Nel periodo veneziano dove lavorava come ingegnere navale all’arsenale e nel teatro Novissimo da lui eretto e diretto proprio in questa stupenda città inaugura la stagione con l’opera la finta pazza di Sacrati. Torelli riuscì a costruire un

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impianto scenico che faceva passare i personaggi dalla scena marittima ad un cortile con logge e statue di bronzo con annesso arco trionfale in prospettiva! Tutto ciò grazie ad un argano e dei contrappesi posto sul soffitto del teatro ovvero la graticcia. Ma la cosa che stupisce che tutto ciò veniva fatto da una persona, le scritture del tempo ci dicono che fu addirittura un giovinetto una sorta di assistente che manovrava la macchina. Altra semplice invenzione ma nuovo per quel periodo fu una sorta di tettoia che serviva per

TRA I SUOI LAVORI

• Assistente Scenografo: 2000 teatro Buonanotte Mamma regia L. Salveti; 2001 teatro Otello regia G. Del Monaco; 2002 teatro Tancredi regia M. Gasparon; 2003 teatro Proserpine regia M. Gasparon; 2003 teatro Orfeo regia M. Gasparon; 2015 teatro Una coppia in provetta regia G. Corsi; • Scenografo: 2006 Premiere del film animato The Wild (Disney), 2017 Design Area Kids Family Hotels, 2018 teatro Romeo e Giulietta regia M. Iacopini. 2019 teatro La leggenda di Thor regia A. Ronga


di Antonello Risati

tenere le ultime quinte laterali al fondale in modo che non si vedeva e percepiva la fine tra il fondo e la parte reale ed agibile e questo ci dava l’illusione di un paesaggio con un orizzonte ben distante ed arioso. Tutte le sue invenzioni e i suoi successi lo portarono fino in Francia, per rappresentare ciò che in Italia lo rese famoso. Ovviamente nella finta pazza parigina Torelli mise sullo sfondo Parigi e gli fece calare dal soffitto un carro trainato da delfini nel bel mezzo di nubi d’oro, era l’anno 1645 poi fece dei fantastici disegni scenici anche per l’andromède di Corneile. Dopo altri successi il nostro stregone tornò nella sua Fano e poco prima di morire progettò il Teatro della Fortuna e come allievo ebbe il poi famoso scenografo Ferdinando Galli che abbiamo conosciuto nella rubrica di febbraio ma questa è un’altra storia. La scuola di scenografi italiani inizia da lontano e tutt’ora sono i migliori e stimati al mondo. Alla prossima! • RS

IL VIDEO

Giacomo Torelli

Inquadra il QRcode e guarda i suoi lavori

Disegno scenico per La finta pazza (Parigi, 1645)

Disegno scenico per l'Andromède

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PAROLE D'ARTISTA

Matisse, la magia del colore

«IL MIO OBIETTIVO È RAPPRESENTARE UN'ARTE EQUILIBRATA E PURA, UN'ARTE CHE NON INQUIETI NÉ TURBI. DESIDERO CHE L'UOMO STANCO, OBERATO E SFINITO RITROVI DAVANTI AI MIEI QUADRI LA PACE E LA TRANQUILLITÀ»

La musique

H

enri Matisse è il protagonista di questo mese, le sue parole ci fanno capire subito il suo obiettivo, l’artista parla della sua arte, chi meglio di lui ci può spiegare la sua arte e le sue opere. L’artista e’ il “critico” di se stesso. Matisse era una persona equilibrata, anche se in molti pensano agli artisti come degli squilibrati di mente, ma non è così! Lui ci racconta «vado a letto alle dieci e mi alzo verso le sei, in parte perché voglio

usufruire di tutta la luce possibile... Ognuno deve trovare il suo ritmo di vita. Io bevo molto poco, annacquo di solto il vino e prendo un bicchiere di birra; mai alcolici, mai eccessi di nessun tipo...» Lui fu un’artista molto coerente con le sue idee e la sua poetica e gli fu chiara fin da subito diceva «ho un grande amore per il colore puro luminoso e smagliante, e sono sempre sorpreso di vedere dei bei colori sporcati e offuscati senza

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necessità». Ma sentiamo cosa ci racconta Matisse delle sue opere: « la luce non viene annullata ma si trova espressa da un accordo di superfici intensamente colorate. Il mio quadro La Musique era fatto con un bell’azzurro per il cielo, il più azzurro degli azzurri, il verde degli alberi e il vermiglio vibrante dei corpi. Con questi tre colori realizzavo il mio accordo luminoso e anche la purezza della tinta». Prima di parlare della sua opera più importante


di Antonello Risati

vediamo un po’ le origini della formazione dell’artista proprio dalle sue parole: «Ero giovane di studio da un’avvocato a Saint-Quentin: studiavo diritto. Mentre ero convalescente dopo una malattia, conobbi una persona che copiava cromolitografie una specie di paesaggi svizzeri che allora si vendevano in albi di riproduzioni. Comprai una scatola di colori e mi misi anch’io a copiarli... Una volta toccato dal demone della pittura non l’ho più voluto lasciare». Non bisogna stupirsi di quanto è semplice la strada dell’arte e come a volte le circostanze sono insolite e buffe. Ma parliamo del suo quadro più importante la Danza: « Amo molto la danza. La danza è una cosa straordinaria: è vita e ritmo. È facile vivere con la danza». Questi sono i presupposti per la sua opera dove adesso ci analizza in maniera analitica:

«Il primo elemento della costruzione fu il ritmo, il secondo una vasta superficie blu scuro (allusione al cielo mediterraneo nel mese di agosto); il terzo un verde scuro (il verde dei pini mediterranei). Partendo da questi elementi, i personaggi non potevano che essere rossi,

La danza

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per ottenere un accordo luminoso.» L’accordo luminoso questo è la sostanza di Matisse, ognuno di noi dovrebbe trovare il suo accordo luminoso per cercare un’esistenza migliore e in armonia con il mondo! Alla prossima! • RS


ARTE SACRA

Andar per cupole

con il naso all ' i nsù...

Photo by Andrea Samaritani - Meridiana Immagini

LE CUPOLE E GLI AFFRESCHI DELLE PIÙ STRAORDINARIE CHIESE DI PARMA, PIACENZA E REGGIO EMILIA

La cupola di San Giovanni Evangelista

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e chiese sono da sempre custodi di eccezionali opere d’arte. E spesso è proprio guardando in alto, nell’immensità delle loro cupole che si svelano capolavori meravigliosi, affreschi realizzati da grandi artisti del passato. Questo è il periodo ideale per scoprire tali espressioni del genio umano racchiuse nelle più belle chiese di Parma, Piacenza e Reggio Emilia, avvicinandosi all’anima creativa e spirituale di Visit Emilia. LE TRE CUPOLE DI PARMA Antonio Allegri, detto il Correggio, lavorò a Parma realizzando tre affreschi indiscussi capolavori della storia dell’ar-

te: la Camera di San Paolo (1519), la cupola di San Giovanni Evangelista (1520-1524) e la cupola della Cattedrale (1524-1530) “...la più bella di tutte, che siensi dipinte prima e dopo...” come sottolineava il Mengs nel Settecento. La Camera di San Paolo è parte dell’appartamento della Badessa Giovanna da Piacenza. Il soffitto, con volta ad ombrello, fu affrescato da Correggio con uno stile nuovissimo e originale che presuppone la conoscenza del lavoro di Mantegna a Mantova. Nella cupola della Basilica di San Giovanni Evangelista di Parma, realizzando un bellissimo affresco che mostra Cristo circondato dagli aposto-

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li. L’anziano Giovanni, protagonista della visione, alla base, è testimonianza dell’abilità dimostrata dal pittore nel gestire le figure in scorcio, qui ben esemplificata nell’architettura di nuvole. Imponente e tra i simboli più significativi della città Capitale Italiana della Cultura 2020 + 2021 è il Duomo di Parma. Al suo interno, il Correggio raffigura, con un linguaggio nuovo per l’epoca, fatto di prospettive e scorci che segnano il transito tra terra e cielo in un vortice popolato di nuvole e luce, l’Assunzione della Vergine in cielo. Composizione e movimento si fondono in un capolavoro di illusionismo visivo. Correggio


organizzò lo spazio dipinto intorno ad una spirale di corpi in volo, mai vista prima, che sembra annullare l’architettura per dare risalto ai personaggi, i quali, in equilibrio, si liberano in aria. Al centro c’è Cristo che discende dalla luce con una posa plastica per il periodo molto innovativa.

Santa Maria della Steccata

centrale a croce greca è ispirata al Bramante, è un bellissimo esempio di chiesa del Rinascimento e si trova nella centrale Via Garibaldi di Parma. Il nome proviene dallo steccato di legno che proteggeva il dipinto della Madonna allattante, ora posto sopra l’altare maggiore, molto venerato dai fedeli nell’oratorio che qui si trovava prima della costruzione della chiesa. La cupola, luminosa, è stata decorata

SANTA MARIA DEL QUARTIERE DI PARMA Una grande cupola affrescata da Pier Antonio Bernabei con il fratello Alessandro e Giovanni Maria Conti della Camera tra il 1626 e il 1629 sovrasta la Chiesa di Santa Maria del Quartiere, nel cuore dell’Oltretorrente Cattedrale di Piacenza

Photo Relazioni Pubbliche, credit Visit Emilia

SANTA MARIA DELLA STECCATA DI PARMA Tre vergini sagge e tre vergini stolte è il grande affresco del Parmigianino, databile al 1531-1539 e conservato nella volta del presbiterio della basilica di Santa Maria della Steccata a Parma. L’artista, che aveva lavorato per alcuni anni a Bologna, tornò nella sua città per decorare l’abside maggiore della nuova basilica, costruita nel 1521 per opera di Bernardino Zaccagni e del figlio Giovanni Francesco, con il contributo di Antonio da Sangallo il Giovane nel disegno della cupola. La basilica, la cui pianta

da Bernardino Gatti, che dipinse l’Assunzione di Maria fra una moltitudine di santi e patriarchi, mentre Cristo scende verso di lei. Risalta alla vista il capolavoro di Parmigianino sul grande arcone sopra l’altare maggiore. Sulla destra ha raffigurato le Vergini sagge con la lampada accesa e sulla sinistra le Vergini stolte con la lampada spenta. Nel catino dell’abside dietro l’altare maggiore, l’affresco dedicato all’Incoronazione della Vergine venne eseguito tra il 1541 e il 1547 da Michelangelo Anselmi su cartoni di Giulio Romano.

Photo Paolo Righi, credit Visit Emilia

di Daniele Colzani

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parmigiano. La chiesa, a pianta esagonale e sorretta da archi e pilastri, fu chiamata così perché costruita nei pressi del quartiere di una guarnigione militare. La splendida cupola è per dimensioni una delle più grandi d'Italia e la sua decorazione, il cui gusto richiama il Correggio per la moltitudine di figure e l'accalcarsi delle pastose nuvole, raffigura il Paradiso con la Trinità, la Madonna, gli apostoli, i profeti e i santi.

Visit Emilia (2)

LA CATTEDRALE DI PIACENZA Lo sguardo resta totalmente affascinato dalla grande cupola ottagonale affrescata dal Guercino (Giovanni Francesco Barbieri, 1591 - 1666) e dal Morazzone (Pier Francesco Mazzucchelli, 1573 - 1626) nella Cattedrale di Piacenza. Qui si delineano le figure dei profeti, sospesi tra le nuvole portando cartigli e con il volto rivolto verso l’alto, verso la divinità. Sono Davide, Isaia, Aggeo, Osea, Zaccaria, Ezechiele, Michea e Geremia, ognuno racchiuso nella propria vela. Inizialmente l’opera fu

Cattedrale di Piacenza

commissionata nel 1625 al Morazzone, ma l’artista lombardo morì dopo aver terminato le vele di Davide e di Isaia. L’anno successivo il lavoro fu affidato al Guercino, che realizzò tra il 1626 e il 1627 le altre sei vele e affrescò anche le lunette, in cui si possono osservare quattro episodi dell’infanzia di Gesù - l’annuncio ai pastori,

San Francesco a Piacenza

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l’adorazione dei pastori, la presentazione al tempio e la fuga in Egitto - e quattro rappresentazioni di sibille, in ideale dialogo con i profeti per il compito simile di predire il futuro. SAN FRANCESCO A PIACENZA In Piazza Cavalli di Piacenza spicca la Chiesa di San Francesco. Costruita tra il 1278 e il 1363 per volontà del ghibellino Umbertino Landi, è in stile gotico lombardo con facciata in cotto. Presenta in facciata due contrafforti, rosone, cuspide e guglie, nonché un portale mediano quattrocentesco (più tardi i laterali), e sui fianchi poderosi archi rampanti. Sul lato destro si trova il chiostro, di cui è rimasto solo un porticato. La chiesa conserva all'interno sepolture di uomini illustri, dipinti, sculture e resti di affreschi del XIV e XV secolo. Da notare la scultura posta nella lunetta del portale, con le Stigmate di San Francesco (1480 circa). La cupola della cappella dell’Immacolata, con la grandiosa pala, è affrescata da Giovanni Battista Trotti detto “Il Malosso” (1597), per la cui commissione


LA BASILICA DI SANTA MARIA IN CAMPAGNA DI PIACENZA Stupiscono anche gli interni della Basilica di Santa Maria in Campagna impreziosita dal complesso ciclo pittorico della cupola realizzato da Antonio Sacchi detto "Il Pordenone". A lui si deve sulla parete d'ingresso la raffigurazione di Sant'Agostino e le opere della cappella dei Re Magi interamente affrescata dall’artista, come anche la successiva cappella di Santa Caterina. La bellissima cupola, i cui affreschi sono stati realizzati dal Pordenone e da Bernardino Gatti detto il Soiaro in un periodo compreso tra il 1530 ed il 1543, si erge nel mezzo della croce greca e domina tutta la struttura. Nella lanterna è raffigurato Dio padre sostenuto da una gloria di angeli da cui discendono personaggi e storie della cristianità. Appena sotto, infatti, si aprono gli otto spicchi

e altrettanti costoloni della cupola popolati di profeti e sibille, putti, personaggi dell’Antico Testamento e simboli vari. Subito dopo si può notare il fregio, dove ci sono gli eroi e gli dei dell’antichità classica, poi gli apostoli, come colonne portanti della struttura ed infine il tamburo che illustra alcune scene della vita di Maria.

cupola ha una copertura ad ombrello con lanternino superiore con lesene e aperture rettangolari. La decorazione fa emergere un effetto di grandiosità e di artificio scenografico molto particolare, donando una visione celebrativa e teatrale di grande effetto. Oggi l’edificio ospita anche il Piccolo Museo della Poesia, il primo in Europa.

SAN CRISTOFORO DI PIACENZA Capolavoro di arte barocca, la Chiesa di San Cristoforo di Piacenza stupisce per la sua cupola, affrescata da Ferdinando Galli Bibbiena (1657-1743). L’artista seppe trasferire la prospettiva, patrimonio della speculazione matematica e filosofica, nel campo della prassi della quadratura, disegnando nella cupola finte colonne che la sostengono, dando così una sensazione di spazi più ampi di quello che sono in realtà, una caratteristica peculiare del barocco locale. Considerata una meraviglia del quadraturismo e della pittura illusionistica, la

LA BEATA VERGINE DELLA GHIARA DI REGGIO EMILIA Tra i più artistici santuari mariani d’Italia, monumento di fede eretto a seguito di un prodigioso miracolo, il Tempio della Beata Vergine della Ghiara di Reggio Emilia vanta una maestosa decorazione figlia del lavoro di una élite di artisti emiliani della prima metà del Seicento. Il progetto dell’architetto ferrarese Alessandro Balbo fu poi eseguito dal reggiano Francesco Pacchioni, coadiuvato per la costruzione della cupola da Cosimo Pugliani. Affrescata nel 1614 da Lionello Spada, allievo del Carracci, che si ispirò alle scritture dell’Antico Testa-

Tempio della Beata Vergine della Ghiara

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Visit Emilia

i francescani elaborarono una iconografia originale e curiosa. L’artista qui raffigura l’Assunzione al cielo della Vergine.


LA BASILICA DI SAN PROSPERO DI REGGIO EMILIA Per ammirare Il Giudizio Universale di Camillo Procaccini (1558 ca - 1629) bisogna varcare la porta della Basilica di San Prospero di Reggio Emilia e rivolgere lo sguardo sul ciclo pittorico del presbiterio e dell’abside. L’artista bolognese raffigura con maestria nella chiesa dedicata al patrono della città (di cui conserva le spoglie) e situata nel cuore del centro storico, il giorno del supremo giudizio di Cristo, collocato nel punto più alto della conca absidale, il quale in modo risoluto, ma carico di umana pietà, invita le anime a salire, circondato da angeli e santi del paradiso. Non mancano gli apostoli Andrea e Pietro e poi disposti secondo precise gerarchie gli evangeli-

sti, i santi protettori della città e altre figure. Poi i risorti, che emergono dalle sepolture rivolti verso il cielo. L’atmosfera cambia nella rappresentazione dei dannati che sprofondano nelle fiamme dell’inferno, tra bagliori accecanti, controluce, vapori, e la grande figura del diavolo. Altre scene caratterizzano l’opera, come la rappresentazione del Cristo morto nel sepolcro e poi nella volta del presbiterio la creazione di Eva e dell’Apocalisse. A completare il ciclo di affreschi del catino absidale, le due storie bibliche: la caduta di Jetzabel e la resurrezione del figlio della vedova a Naim. L’opera segna la fine del Manierismo a Reggio Emilia e l’arrivo delle innovazioni della pittura dei Caracci’ LA PICCOLA GHIARA DI REGGIO EMILIA Chiamata la “Piccola Ghiara”, la Chiesa di San Giovannino di Reggio Emilia custo-

disce opere prestigiose e una splendida cupola realizzata dal Sisto Badalocchio, che si ispirò all’Ascensione dipinta dal Correggio nell’Abbazia di San Giovanni Evangelista a Parma. La struttura attuale risale al XVI secolo, anche se le prime notizie della chiesa risalgono al XII secolo. Nei primi anni del Seicento diversi artisti, che poi hanno arricchito di opere la Basilica della Ghiara di Reggio Emilia, affrescarono la Chiesa di San Giovannino rendendola preziosa. La cupola è dotata di quattro finestroni e di statue in terracotta. Gli affreschi realizzati nel 1613 rappresentano un volteggiare di figure e nuvole che guardano verso l’alto, verso il “Ritorno di Cristo”. La volta della navata centrale presenta, racchiuse in ardite prospettive illusionistiche del bresciano Tommaso Sandrini, affreschi di Lorenzo Franchi, rappresentanti San Giovanni che scrive l'Apocalisse. • RS Visit Emilia

mento ed ebbe modo di mostrare grandi qualità prospettiche, soprattutto nella realizzazione degli angeli, il ciclo decorativo degli affreschi che orna le volte, le cupolette, la cupola e l’abside in ricchissime cornici, decorazioni e stucchi dorati, amplifica e commenta come in una sacra rappresentazione l’immagine della Beata Vergine della Ghiara presentata dal motto “Quem genuit adoravit”. È l’esaltazione di Maria, che riassume il mistero dell’alleanza tra Dio e il suo popolo. È invece opera del Guercino il capolavoro La Crocifissione di Cristo, con ai piedi la Madonna e i Santi Maria Maddalena, San Giovanni e S. Prospero che rende la pala dell’Altare della Città il lavoro di maggior impegno dell’artista al suo rientro da Roma. Per personalizzare la visita è disponibile l’applicazione Arte e biblica nella Basilica della Ghiara che dialoga con i codici QR all’interno della basilica, fornendo approfondimenti storici, artistici e teologici dell’opera.

Basilica di San Prospero a Reggio Emilia

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WWW.VISITEMILIA.COM


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L'ARTISTA

Matteo Di Ciommo,

ricercatore di bellezza

NELLE SUE OPERE HA RINNOVATO IL CONCETTO DI OGGETTI DI USO QUOTIDIANO

L'artista Matteo DI Ciommo

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i formazione designer, Di Ciommo è da sempre attratto dal lato più concreto della progettazione, tanto che nella sua produzione la realizzazione fisica degli oggetti acquista la stessa importanza della loro creazione. Tra i suoi modelli d’ispirazione ci sono Alessandro Mendini, Ugo La Pietra e Michele De Lucchi - con cui collabora - designers che si sono confrontati con l’autoproduzione e che hanno fondato le basi del design italiano contemporaneo. È proprio questa la peculiarità di Matteo Di Ciommo, il suo intervenire in prima persona in ogni fase del progetto: dall’ideazione dell’opera alla sua esecuzione, in un’affascinante sintesi di creazione artistica e progettuale che si sposa con il saper fare manuale. Alla

domanda su come vede sé stesso e il suo lavoro, così risponde l’artista: “Molti mi definiscono come “quello che fa cose belle con il legno”, o “quello che lavora il legno” che a me, a dire il vero, non piace molto perché è un po’ riduttivo. Mi definirei più un “ricercatore di Bellezza”, oppure – non in termini filosofici – un progettista o auto-produttore”.

ATLANTIDE, PIANI, RIPIANI E TERRAZZE Forte di varie esperienze espositive, Di Ciommo presenta due Terrazze 4 collezioni da lui ideate composte da pezzi unici, complementi di arredo realizzati a mano che sono

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delle vere opere d’arte. Dopo essersi interessato a tetti, sedie e comignoli, anche in questa ricerca l’artista reinterpreta l’oggetto d’uso che diventa scultura con una sua caratteristica narrazione che va oltre la semplice funzione pratica ed il didascalico formalismo tecnico. La collezione Piani, ripiani e terrazze rinnova il concetto di vassoio e di alzatina; è composta da otto pezzi, tutti costruiti con legno massello prevalentemente di noce, ciliegio e mogano. L’ispirazione arriva non dall’osservazione degli oggetti, bensì dai suggestivi paesaggi e dagli edifici storici ammirati lungo tutti i sui viaggi, che costituiscono l’esempio da cui far nascere queste architetture in miniatura, dove i


di Daniele Colzani

tetti delle case o le terrazze naturali della montagna diventano essi stessi contenitori e piani d’appoggio per altri oggetti. Il vassoio come lo conosciamo normalmente diventa qui un paesaggio domestico, portante e non soltanto portatore. “Volevo costruire delle alzatine lo ammetto; però questo nome è davvero bruttissimo.” – dice l’artista raccontando la collezione - “Ho pensato allora ai fari della Sardegna, ai castelli arroccati, alle chiesette in pizzo al lago, alle case Walser in alta montagna, alle piazzette dei paesi con la vista. In poche parole ho pensato a cose bellissime che mi hanno fatto dimenticare le

Terrazze 1

Atlantide 1 e natura

Atlantide 5 e natura

alzatine e regalato paesaggi stupendi. Volevo ringraziare questi orizzonti ma ero nel mio laboratorio e non avevo una macchina fotografica, quindi li ho costruiti in legno. Sono piani ripiani e terrazze.” La seconda collezione proposta si chiama Atlantide ed è rappresentata sempre da pezzi unici fatti a mano: sei vasi in vetro con all’interno dei paesaggi realizzati in bronzo, la cui ideazione è iniziata nel 2018. Atlantide è il nome della mitica isola sotto i mari, ispirazione per que-

sti contenitori che possono accogliere i fiori ma anche vivere di vita propria, delle piccole città sommerse che diventano oggetti d’uso e decorativi. Lo studio delle architetture è sempre centrale nella poetica di Di Ciommo che in questi esemplari aggiunge un nuovo elemento d’indagine costituito dall’acqua, componente imprescindibile per far vivere i fiori, ma anche materia di studio nelle sue infinite possibilità compositive in dialogo con le strutture tridimensionali. Così l’artista racconta la genesi di questa collezione: “Non volevo fare dei semplici vasi per contenere fiori. Volevo cer-

BIOGRAFIA DI MATTEO DI CIOMMO • Nasce a Roma nel 1987. Dopo essersi laureato a Roma all’Università La Sapienza si è specializzato in Disegno Industriale al Politecnico di Milano. Nel 2013, dopo aver lavorato a Roma e New York, collabora con Francesco Faccin a Milano. Sempre nel 2013 inizia la collaborazione, attualmente in corso, con Michele De Lucchi. • Nel 2018 al fuori salone ha esposto il suo lavoro 99 modi per tenere una candela nella mostra Future Past alla libreria 121 di Milano e a dicembre dello stesso anno alla galleria Corraini a Mantova. • Nel 2019 Michele de Lucchi lo nomina per partecipare a Italian touch, una nuova generazione al Teatro Franco Parenti di Milano, dove per il fuori salone ha esposto il suo progetto Una sedia che voleva diventare paesaggio. Nello stesso anno collabora con il blog Cieloterradesign per il quale scrive di progetto. Sempre nel 2019 ha esposto in una mostra personale la sua ricerca “Comignoli” alla Galleria Fatto ad Arte di Milano.

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Specchi all'ora della luna 1

care un contenitore che potesse avere una sua vita indipendente dal contenuto; anche vuoto o con dei rami secchi o della frutta. Volevo che il contenitore fosse animato di una sua vita intima e che non fosse qualcosa semplicemente da riempire. Ho pensato ad Atlantide riflettendo sull’acqua, fedele compagna dei vasi e quindi a paesaggi sottomarini che creassero un orizzonte o un panorama. Il vaso così facendo vive nell’acqua, diventa paesaggio vivente con il proprio contenuto e non più soltanto contenitore, piccola scintilla di stupore e meraviglia”. Piani, ripiani e terrazze eAtlantide rappresentano la commistione tra arte e design, sono oggetti senza tempo che uniscono la forza della scultura, lo studio dell’architettura e il saper far manuale per la creazione di elementi d’arredo unici nel loro genere.

arte e design, proponendo questa volta la sua personale interpretazione della luna. Di Ciommo crea pezzi unici, piccole e raffinate sculture che sono anche oggetti d’uso quotidiano e

che, nelle sue mani, nobilitano la loro funzione per diventare opere d’arte. Come nel caso di quest’ultima collezione dove gli specchi, sia d’appoggio che da parete, non hanno alcun vincolo funzionale, possono essere quadri da appendere o sculture a tutto tondo realizzati in legno massello di varie essenze: “Volevo creare un orizzonte, un paesaggio più che un oggetto, qualcosa che fosse bello da guardare al di là della sua funzione”, afferma di Ciommo. L’ispirazione nasce appunto dalla luna, o meglio dalla personale visione che ognuno di noi ha di questo satellite così ammaliante. Questi specchi sono come tante lune all’orizzonte, intime, lontane, a allo stesso tempo così personali perché tutti noi abbiamo una luna da guardare e da fissare, che riflette i nostri pensieri, i nostri sogni e in questo caso anche la nostra immagine. • RS Specchi all'ora della luna 4

GLI SPECCHI ALL'ORA DELLA LUNA L'artista emergente romano, con la sua nuova collezione Specchi all’ora della luna continua a muoversi al confine tra

HTTPS://MATTEODICIOMMO.COM 110


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MUSEI

Al

Museo Tattile Statale

Omero per "toccare" l 'arte AD ANCONA C'È UNO SPAZIO SENZA BARRIERE NELL'EX LAZZARETTO SUL MARE IDEATO DA LUIGI VANVITELLI

I

l Museo Tattile Statale Omero è un museo unico al mondo, in cui tutti possono conoscere l’arte attraverso il tatto: 150 opere tra copie in gesso e resina di capolavori classici, modellini architettonici e sculture originali di arte contemporanea. Dalle copie della Venere di Milo e della Nike di Samotracia ai modelli del Partenone e di San Pietro fino alle creazioni in bronzo, argilla, legno di De Chirico, Marini, Martini, Vangi, Demetz, Tagliaferri e molti altri: tutto a portata del nostro desiderio di toccare, o meglio di accarezzare, naturale, istintivo e ancor più sentito in questo periodo. Così il Presidente e fondatore del Museo Omero Aldo Grassini: “Il non toccare di fatto

esclude un’intera categoria di uomini, quelli che ‘vedono’ con le mani, cioè i ciechi e qui si restituisce loro un diritto altrove negato. Ma il senso del tatto appartiene a tutti gli uomini, i quali peraltro lo hanno dimenticato a causa di una cultura che nobilita la vista e respinge il tatto. Ma tutti i sensi hanno la loro nobiltà, tutti regalano il piacere della conoscenza e della fruizione della bellezza della natura e dell’intelligenza umana. L’esplorazione tattile ci fa scoprire le forme attraverso un sentiero inconsueto, perfino ad occhi chiusi; ci fa apprezzare le sfumature delle superfici

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sfiorate, crea una relazione fisica con le cose che amiamo, elimina la distanza e in certo senso fonde insieme il soggetto e l’oggetto, fa capire la differenza tra toccare e accarezzare, esalta le emozioni di un’intima relazione con le cose. In tal modo viene


di Daniele Colzani fronti. Tra le iniziative in programma un ciclo di conferenze online dedicate alla Voce (febbraio-marzo), un calendario di incontri Toccare l’arte alla radio su Slash radio Web (febbraio-aprile), e una manifestazione su Francesco Landino Il cieco degli organi (musicista e poeta del 1300) con una conferenza online 10 aprile e un concerto in diretta streaming il 13 aprile. Tra gli appuntamenti estivi in programma la consueta rassegna all’aperto “Sensi d’estate” percorsi multisensoriali dedicati all’Arte, alla Musica, al teatro e al Gusto. Sul piano più strutturale sono in fase di progettazione il nuovo e definitivo allestimento della collezione con un percorso innovativo e la creazione della nuova sezione dedicata al “Made in Italy”, donata dall’Associazione Per il Museo Tattile Statale Omero ONLUS, in linea con le finalità e modalità espositive del Museo. • RS esclusa la discriminazione dei ciechi che ormai hanno il diritto di entrare nel mondo magico della bellezza dell’arte. E quelli che vedono ritrovano un dono della natura che da molto tempo era stato perduto.” Tra i progetti in corso l’installazione Quello che doveva accadere di Giovanni Gaggia dedicata ai quarant’anni dalla strage di Ustica: di Ancona era la famiglia che deteneva la compagnia aerea del DC9 caduto e che è stata travolta dal disastro. Ma proprio nell’anno di questo anniversario è nata nella Marche una nuova compagnia aerea e tra gli imprenditori figurano proprio gli eredi della famiglia Davanzali. Un’opera in Braille che rimarrà simbolicamente al Museo e ad Ancona. Il Museo sta lavorando su più

WWW.MUSEOOMERO.IT 113


BENESSERE

Abbracci green e forest bathing

ALBERI AL POSTO DELLE PARETI, PER UNA FULL IMMERSION NELLA NATURA, CHE SECONDO LA SCIENZA ALLEVIA LO STRESS, REGOLA IL BATTITO CARDIACO E MIGLIORA L’UMORE

È

scientificamente provato che il contatto con gli alberi produca effetti benefici per il corpo e la mente: abbassa i livelli di ansia, aiuta la respirazione e favorisce il rilassamento. Un “bagno nella foresta” aiuta a rigenerarsi e a ritrovare serenità. Ecco qualche spunto per soggiorni in mezzo alla natura, dall'Alto Adige al Molise, passando per l'Emilia Romagna, che garan-

tiscono anche il massimo livello di sicurezza e igiene. SULLE DOLOMITI 500 KM DI SENTIERI TRA I BOSCHI Molte volte la Val d’Ega, a 20 km da Bolzano, è stata definita il cuore delle Dolomiti. Non si è forse invece mai posto troppo l’accento su quanto questo cuore sia grande, tanto sul piano squisitamente fisico, quanto su quello della forza della

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passione per la montagna e per chi la montagna la ama incondizionatamente. Il gioiello incastonato nel Patrimonio dell’Umanità UNESCO vanta un'ampiezza di 200 km2 in cui i boschi coprono circa il 70% della superficie, in cui si sviluppano circa 500 km di sentieri per escursioni a piedi o in mountain bike. Una perla ancora nascosta come la Val d’Ega – mai affolla-


di Daniele Colzani Romantik Hotel Post di Nova Levante (BZ),

ta – può a pieno titolo qualificarsi come meta ideale per una vacanza nel rispetto delle distanze di sicurezza, anche in virtù di una densità di posti letti che conta solo 24 letti per km². • Per info: 0471-61.95.00 - www.valdega.com Per soggiornare la meta ideale è il Romantik Hotel Post di Nova Levante (BZ), immerso in un parco privato di 45mila mq con vista sulle

Dolomiti del Latemar e del Catinaccio, spa di 1500 mq e ranch di cavalli, a un passo dal Lago di Carezza e dai suoi splendidi sentieri. • Per info: 0471-61.31.13 - www.romantikhotels.com A UN PASSO DAL PARCO NATURALE TRA LE DOLOMITI Piante di pino mugo, abete rosso, larice e un ricco sottobosco di mirtilli e rododendri disegnano il Parco Natu-

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rale Fanes - Sennes - Braies, un’immersione nella natura dolomitica da praticare seguendo punti di vista sempre diversi dall’Excelsior Dolomites Life Resort di San Vigilio di Marebbe (BZ). Pascoli alpini punteggiati da specchi d’acqua e ruscelli tra cime si lasciano esplorare ad un passo dal resort, che come membro dei "Wanderhotels" è tra i migliori hotel alpini per le


valida fino all'11 aprile e dal 16 maggio all'8 agosto 2021, comprende 3 notti con mezza pensione e uso dell’area benessere, un massaggio totale Abhyanga e flusso di olio sulla fronte Shirodhara, un massaggio ayurvedico alla testa Shiroabhyanga con bagno ayurvedico Avaghana, e la partecipazione al programma relax ed esercizio. • Per info: 0474-67.02.30 www.alpenpalace.com

La piscina esterna dell' Excelsior Dolomites Life Resort di San Vigilio di Marebbe (BZ)

escursioni, e propone esperienze guidate 7 volte la settimana, per momenti di Forest Bathing unici. L’immersione nella natura qui è un mantra, grazie alle grandi vetrate che annullano la distanza con l'esterno e all'Infinity Pool sul rooftop, incorniciata dalle vette. • Per info: 0474-50.10.36 www.myexcelsior.com LUNGO I PERCORSI DELLA SALUTE DELLA VALLE AURINA Tra le sue 80 maestose vette da 3mila metri della Valle Aurina (BZ), Sabrina Innerhofer, la guida escursionistica dell’hotel 5 stelle Alpenpalace Luxury Hideaway & Spa Retreat, accompagna gli ospiti in un’esperienza di Forest Bathing speciale. Conduce i visitatori lungo i percorsi della salute, che partono da Rio Bianco e si inoltrano nei boschi: prima sul sentiero delle erbe, per riconoscere il tarassaco, l’achillea, il timo selvatico e le altre varietà, per imparare come utilizzarle in cucina e per trattamenti estetici; poi sul sen-

tiero per l’attività fisica, dove si cammina facendo esercizi di respirazione tra le essenze della natura. Infine, via le scarpe, per sentire a piedi nudi il contatto con la terra e migliorare la circolazione e poi immergersi in acqua in un percorso kneipp naturale. La proposta “In equilibrio” L'Alpenpalace Luxury Hideaway & SPA Retreat

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PO FOREST Il Po Forest è un “magico” percorso che si snoda tra l'Antica Corte Pallavicina di Polesine Parmense (PR) e il Grande Fiume, voluto dalla famiglia Spigaroli come un’estensione all’aperto del Museo del Culatello e del Masalén, per mostrare da vicino il loro allevamento allo stato brado dei maiali neri e guidare alla scoperta del bosco e della vegetazione di golena del Po. Quello che si ammira durante il percorso è un habitat del tutto particolare e ricco di sorprese, che può essere vissuto grazie a un itinerario attrezzato di circa due chilometri e


L'Antica Corte Pallavicina di Poelsine Parmense (PR)

© Luca Martini

della durata media di un’ora. Prendere parte a questa avventura significa quindi penetrare attraverso un racconto storico-naturalistico, in cui i grandi protagonisti sono il territorio, le coltivazioni in golena, la colonna idrografica, la Chiavica del Canale di Busseto, la fauna e la vegetazione spontanea, il bosco fluviale, le erbe, le storie di dazi lungo il fiume, le lanche, i “polesini” e ovviamente il “Grande Fiume”. Presso la reception dell’Antica Corte Pallavicina è possibile avere informazioni su altri percorsi in Golena – come quelli sul Bosco della Lite, sulla Lampugnana e su Al Bus Fred - e prenotare una gita fluviale in barca della durata di un’ora circa, che porta ai grandi sabbioni, alle rive e ai resti dell’antico castello dei Pallavicino, divorato dalle acque del grande fiume. Di ritorno niente di meglio che sedersi alla tavola dell'Hosteria del Maiale, per gustare i piatti della tradizione o del ristorante stellato Antica Corte Pallavicina che propone la cucina gastro-fluviale dello chef Massimo Spigaroli.

• Per info: 0524-93.65.39, www.anticacortepallavicinarelais.it IN MOLISE, TRA I BOSCHI E IL MELETO BIO L’immersione nella foresta comincia già dalle finestre delle casette in pietra, che si affacciano sul paesaggio tinteggiato

Il Meleto Biologico melise in fiore © Adelina Zarlenga

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di boschi, cime appenniniche e meleti bio, nati dal recupero di terreni in disuso. Ma diversi sono i sentieri che partono da Borgotufi, albergo diffuso di Castel del Giudice (IS), al confine tra Molise e Abruzzo, per praticare forest bathing in libertà in un luogo ricco di biodiversità. Tra questi, il percorso che conduce alle sorgenti di acqua sulfurea o quello che segue il corso del fiume Sagro fino al centro rafting, oppure il sentiero che si inoltra nel bosco, dove nascono funghi e tartufi, o lungo le sponde del fiume Molinaro, un luogo di pace e di energia. Altri percorsi permettono di raggiungere i paesi vicini come Capracotta o gli abeti bianchi di Pescopennataro. In Primavera, suggestiva l’immersione tra i fiori profumati del meleto biologico Melise, i cui frutti diventano ingredienti dei piatti d’autore del ristorante Il Tartufo. • Per info: 0865-94.68.20 www.borgotufi.it • RS


HOSPITALITY

Un’esperienza di benessere che inizia dalla tavola

LA CUCINA FUNZIONALE È SUPPORTATA DA UNA FILOSOFIA OLISTICA

È

davvero originale l’esperienza di benessere che questo design hotel dall’anima green, che sorge in uno dei borghi più suggestivi della sponda veronese del Lago di Garda, proporrà agli ospiti coinvolgendoli lungo un percorso innovativo e ricco di piacevoli scoperte. Oggi più che mai il concetto di ben essere ha assunto un ruolo centrale tra le priorità che ciascuno di noi si pone, non soltanto in termini di prevenzione rispetto a tutta una serie di problematiche più o meno gravi che si vogliono scongiurare, ma più genericamente rispetto ad uno stile di vita che coinvolge tutti i nostri comportamenti. “Aqualux da sempre è sinonimo di attenzione a 360° nei confronti degli ospiti: li accogliamo in un contesto avvolgente, confortevole e rispettoso della sostenibilità, offriamo il relax dell’AquaExperience, e le coccole dell’AquaSPA & Wellness, e proponiamo loro esperienze di gusto tra tradizione e creatività” dichiara Lara Udovini, Hotel Manager. “Ma” prosegue Udovini “la proposta di Aqualux è andata oltre, e ha voluto connotare proprio l’offerta enogastronomica” – peraltro oggetto di attenzione da parte delle Guide più rappresentative quali Gambero Rosso e Michelin – “secondo i più mo-

derni principi della cucina funzionale per creare una relazione tra cibo e ospite il più possibile corretta in termini psicofisici”. Infatti, grazie alla collaborazione tra il nostro team di cucina e la consulenza della MFC costituita da un team di esperti in ambito gastronomico, tra cui il fondatore, lo chef Nicola Michieletto, e Marco Bordoni che vanta collaborazioni con alcuni tra i più prestigiosi Chef italiani, ed è consulente di famose catene alberghiere, è stato possibile mettere a punto una serie di linee guida che connoteranno l’offerta food di Aqualux – dalla colazione alla cena e per i brunch, nell’ambito delle proposte del Bar, del pool Bar, del ristorante Italian Taste, e quelle dedicate al mondo MICE) - secondo gli studi scientifici più moderni ed evoluti che tengono conto di una corretta e migliore nutrizione in

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termini energetici e di equilibrio psicofisico. Ma l’aspetto più innovativo di questo approccio è che se da una parte mira a favorire una ricarica energetica bilanciata e ottimale, dall’altra utilizza la conoscenza dei gesti e delle usanze più antiche – in termini di utilizzo di determinati ingredienti, piuttosto che il ricorso a specifiche tecniche di cottura – per ristabilire un rapporto armonico e di rispetto con la storia del cibo e delle sue proprietà da cui farne derivare un’esperienza in termini di convivialità e di arricchimento culturale. La cucina funzionale proposta da Aqualux è supportata da una filosofia olistica e si pone come obbiettivo quello di migliorare e preservare il benessere fisico e mentale dei propri ospiti attraverso una giusta formazione rispetto alla combinazione de-


a cura della Redazione

gli alimenti, che vengono cotti secondo particolari tecniche per favorirne la digeribilità, e trasmettere loro tutta una serie di informazioni utili per mettere in pratica buone abitudini alimentari. Tutti gli ingredienti utilizzati per le proposte gastronomiche di Aqualux sono selezionati secondo il criterio della qualità privilegiando quelli freschi e di stagione e che meglio rappresentano il territorio. Per questo motivo si può parlare di una cucina non solo funzionale ma anche in purezza. Ecco allora la presenza di portate funzionali nell’ambito delle proposte del ristorante Italian Taste che vedono un perfetto bilanciamento tra cereali, proteine, grassi e frutta e verdura proposti quotidianamente in una forma ritmica. Guest star, è proprio il caso di dirlo, i cereali: uno per ogni giorno della settimana (al lunedì, influenzato dalla luna, è associato il riso, al martedì, legato a marte, l’orzo, mercoledì, mercurio, miglio...), a caratterizzare alcuni piatti del menu giornaliero; vanno consumati principalmente a colazione e a pranzo, cotti o crudi. A cena sono preferite le proteine, meglio il pesce - fresco

e cotto a basse temperature -, o carni bianche e magre associate a semi di lino, psillio, chia, fibra di avena (migliora la peristalsi intestinale). Quanto alle proteine vegetali, preferire le leguminose (ottime le lenticchie), i semi oleosi, i ristrutturati di piselli. Frutta e verdura sempre prima dei pasti e abbondanti a colazione (in particolar modo frutti rossi). Tra le verdure - sempre di stagione ottime zucca e rapa rossa, verdure amare - come i carciofi - per un’azione detox che vede prediligere brodi e tisane. Si può dunque dare il via ad una esperienza che coinvolge tutti i sensi e scoprire tantissimi altri suggerimenti per concretizzare un vero e proprio progetto di ben essere e perché no, sfruttare le imperdibili offerte in atto! IL PACCHETTO LADIES MOMENTS Trascorrete un momento di relax in un’oasi di benessere sulle rive del Lago di Garda in compagnia delle vostre amiche del cuore. La promo comprende: • 1 pernottamento in un’elegante camera doppia con prima colazione valido fino al 06.01.2022 (1 notte) • 1 cena in trattamento di mez-

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za pensione presso il nostro Ristorante Italian Taste (bevande non incluse) • Accesso all’AquaSpa&Wellness che offre un’ampia scelta di saune, bagno turco e una piacevole e avvolgente zona relax. Per le Signore, una zona esclusiva dove trascorrere alcuni momenti in totale privacy • Accesso all’AquaExperience dove sperimentare le sei piscine dedicate agli adulti con numerosi getti d’acqua, idromassaggi e aero massaggi (durante la stagione invernale sono disponibili 3 piscine indoor per adulti) • 1 “Special Massage” (25 min) per persona • Momento tra Amiche presso il bar della nostra AquaSpa con Selezione Le Vie del Tè accompagnata da piccole sfiziosità La quota parte da Euro 182,50 per persona in camera Comfort doppia in media stagione. • RS

INFO & CONTATTI • AQUALUX Hotel SPA Suite & Terme Bardolino Via Europa Unita, 24/b 37011 Bardolino (VR) • +39 045-62.29.999 • www.aqualuxhotel.com • info@aqualuxhotel.com


RICORRENZE ASTRALI

L 'energia dell 'equinozio di primavera

FESTEGGIAMO IL TRIONFO DELLA LUCE E IL RISVEGLIO DELLA NATURA

L'

equinozio di primavera, conosciuto anche col nome di Ostara avviene tra il 20 e il 22 marzo a seconda della posizione rispetto all’equatore. Per tutti, invece il 21 marzo segna l’arrivo della primavera nel giorno di San Benedetto. Ogni religione e culto nel mondo e nel tempo, riconosce a questa data una straordinaria energia e mai come ora abbiamo un rifiorire di gruppi liberi

Gabriella Bonomi

e singole anime che la festeggiano. Equinozio deriva da latino aequinotium composto dalla parola aequus che significa uguale e dalla parola noctis derivata a sua volta da nox. ovvero parità della notte, 12 ore di buio e 12 di luce. Il nome Ostara arriva a noi da culti e religioni pagane dalle quali provengono la maggior parte delle usanze pasquali. Ostara è una Dea

pagana sassone chiamata Eostre. Questo è il giorno in cui abbiamo un perfetto equilibro non solo tra le ore di luce e quelle di buio, come gia abbiamo detto, ma anche tra

CHI È GABRIELLA • Classe 1963, Gabriella Bonomi, milanese, inizia lo studio della danza da bambina unitamente al teatro, due grandi passioni che ancora oggi l’accompagnano. Durante l’adolescenza nasce la passione per l’occulto e l’esoterismo, motivo per cui inizia a frequentare corsi relativi a queste discipline, fino alla svolta. • CUn incontro con Massimo Inardi la porta ad un’ampliamento del proprio percorso abbracciando le Tecniche Olistiche e le Discipline Bionaturali, della quali consegue il diploma di Bionaturopata. Parallelamente a questo Gabriella, studia e si diploma all’Istituto moda Marangoni di Milano. L’alta moda e la sartoria, passioni trasmesse dalla mamma che lavorava nel settore, le danno grandi soddisfazioni: suoi sono infatti i costumi di diversi spettacoli e scuole di danza. Nessuna delle passioni di Gabriella viene trascurata, anzi vengono coltivate tutte e tre parallelamente nel corso della sua vita. • Attualmentesi occupa dell’ Associazione Culturale Anime e Luce, la cui finalità è il raggiungimento della felicità come obbiettivo comune.

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di Gabriella Bonomi

© Matthias Grießhammer da Pixabay

energie maschili e femminili nella natura. Da questo giorno la luce prende il sopravvento sulle tenebre e le giornate diventano sempre piu lunghe e luminose. La Natura si è finalmente svegliata e con lei festeggiano animali e piante non solo nei boschi. Essendo parte della Natura anche noi percepiamo una grande energia e voglia di creare e di amare. Queste energie che vibrano dentro di noi se ben incanalate e inite

LA RICETTA PER L'INCENSO DI OSTARA • Alloro • Finocchio (semi) • Timo • Ruta • Assenzio • Verbena • Camomilla • Incenso • Mirra • Benzoino N.B.: questi ultimi tre devono essere la parte preponderante della miscela.

• Gli ingredienti elencati vanno miscelati tra di loro (il 60% della miscela

© magicbowls da Pixabay

deve essere fatta con gli ultimi tre) per creare una mistura da bruciare per mettersi in connessione con le giuste energie, sia nel giorno dell'equinozio che in ogni altro Sabbat ed Esbat. • Se dovesse mancare qualche ingrediente non fatevene un cruccio, l'importante è che siano presenti almeno gli ultimi tre che sono la base per tutte le misture di incenso. Non ha importanza che gli ingredienti siano freschi, secchi o in semi, l'importante è che non siano di natura chimica in quanto non sarebbero utili per connettersi con le energie della natura, anzi creerebbero un forte impedimento. • A piacere si possono accendere candele bianche, rosa e dei colori che ricordano i fiori primaverili.

alle vibrazione della Natura possono aiutarci nella realizzazione di nuovi progetti, non a caso è a primavera che si piantano semi a crescita veloce, cioè che daranno i loro frutti durante l’estate. Perchè quindi dovremmo rimanere estranei o peggio indifferenti a questa eccezionale opportunità? Uniamoci quindi a questo risveglio e rinnoviamo le nostre energie ...buon Equinox o felice Ostara, come preverite voi anime belle! • RS

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LA LIBRERIA LE NOVITÀ DELLE CASE EDITRICI E I NOSTRI CONSIGLI PER SCEGLIERE IL TITOLO GIUSTO PER VOI Alessia Gazzola - UN TÈ A CHAVERTON HOUSE

Stephen King LATER - Ed. italiana Jamie Conklin ha proprio l'aria di un bambino del tutto normale, ma ci sono due cose che lo rendono invece molto speciale: è figlio di una madre single, Tia, che di mestiere fa l'agente letterario, e soprattutto ha un dono soprannaturale. Un dono che la mamma gli impone di tenere segreto, perché gli altri non capirebbero. Un dono che lui non ha chiesto e che il più delle volte non avrebbe voluto. Ma questo lo scoprirà solo molto tempo dopo. (Sperling & Kupfer - 320 pg - € 19,90)

Angelica deve lasciare tutto e partire per l'Inghilterra: qui soggiornerà a Chaverton House, un'antica dimora del Dorset. Doveva essere una visita veloce per indagare su una storia di famiglia e invece... Deve studiare per fare da guida ai turisti che vogliono conoscere ogni angolo di ogni scena di una fortunata serie tv ambientata proprio lì. Ma Angelica preferisce i servizi da tè, le pareti dai motivi floreali e la biblioteca che custodisce le prime edizioni di Jane Austen ed Emily Brontë. (Garzanti - 250 pg - € 16,00)

Karen Robards - IL CIGNO NERO DI PARIGI Parigi, 1944. La celebre cantante Genevieve Dumont è una star coinvolta in operazioni di spionaggio. Venerata dai nazisti, la sua posizione di privilegio le permette di passare inosservata come alleata della Resistenza. Ma quando la madre, con cui ha allentato i rapporti, Lillian de Rocheford, viene catturata dai nazisti, Genevieve è sconvolta. Sa che non passerà molto tempo prima che la Gestapo riesca a estorcere a Lillian informazioni chiave sull'imminente invasione alleata. (Newton Compton - 480 pg - € 12,00)

IL VOLUME SOTTO I RIFLETTORI... L'ATLANTE DELLA TERRA DI MEZZO DI TOLKIEN - Il compendio essenziale per non perdersi nelle terre misteriose descritte da J.R.R Tolkien in tutte le sue opere e in particolare ne Il Simarillion, Lo Hobbit e Il Signore degli anelli. Dalla Contea a Isengard, da Moria ai luoghi delle battaglie del Beleriand, questo libro conduce il lettore in un'esperienza unica di immersione nell'immaginario tolkieniano. Solo Karen Wynn Fonstad poteva pensare di applicare la rigorosa competenza di cartografa per fissare su carta - in centinaia di diagrammi e cartine a due colori - i viaggi di Bilbo Baggins e della Compagnia dell'Anello ma più in generale ogni angolo della Terra di Mezzo senza trascurare nessuna battaglia, nessuna foresta, nessuna regione estrema, ma descrivendo anzi climi e popoli come fossero realmente esistenti nel nostro pianeta. (Bompiani - 244 pg - € 25,00)

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di Daniele Colzani

PER GLI APPASSIONATI DI ARTE PITTORI MALEDETTI - C'è l'artista geniale che ha commesso azioni gravi durante la propria vita macchiandosi di sanguinosi delitti; c'è quello di cui si conosce poco a livello biografico ma che ha lasciato opere incredibili caratterizzate da una sorta di follia onirica; c'è chi si è affidato all'uso di alcol e sostanze stupefacenti per creare la propria arte; chi ha subito stupro e ha dipinto la propria rabbia repressa; quello che è finito in manicomio; quello accusato dopo la morte di essere un assassino e di aver inserito nei quadri dettagli dei suoi crimini. Le biografie di tutti gli artisti che hanno mostrato il loro estro in comportamenti eccessivi o fuori dagli schemi raccontano l'arte da un punto di vista diverso, meno "ordinario". Tra i grandi artisti presenti nel libro troviamo Hieronymus Bosch, Michelangelo Buonarroti, Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, Artemisia Gentileschi, Francisco Goya, Claude Monet, Vincent van Gogh, Henri de Toulouse-Lautrec, Edvard Munch, Egon Schiele, Frida Kahlo, Francis Bacon, Jackson Pollock e Vivian Maier. (Newton Compton - 480 pg - € 12,90)

Alina Adams LA SCELTA DI NATAŜA Per Daria, sposare il celebre pianista Edward Gordon significa coronare un sogno e sfuggire finalmente alla miseria del ghetto ebraico. Ma, nella Russia degli anni '30, in un regime sempre più oppressivo e arbitrario, basta poco per essere additati come nemici del popolo. E infatti una denuncia anonima è sufficiente per far deportare Edward, Daria e le loro figlieche passano dal tepore dell’appartamento di Odessa al gelo e alle privazioni di una baracca in Siberia. (Nord - 432 pg - € 18,00)

Tracy Wolf CRAVE

I. Natsuko - LA DONNA DALLA GONNA VIOLA Tutti i pomeriggi la donna dalla gonna viola si siede sulla stessa panchina del parco di una grande e anonima città giapponese e mangia una brioche alla crema, mentre i ragazzini che giocano lì intorno fanno a gara per attirare la sua attenzione. La donna dalla gonna viola non lo sa, ma ogni suo movimento è seguito di nascosto dalla donna dal cardigan giallo, la voce narrante, sempre attenta a controllare che cosa mangia, dove va, con chi parla. (Salani - 260 pg - € 14,90)

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In seguito alla morte dei genitori, Grace deve lasciare la sua amata San Diego e trasferirsi in Alaska. Il primo impatto non è dei migliori: un atterraggio da panico su una pista ghiacciata e un viaggio rocambolesco a bordo di un gatto delle nevi. Quando arriva alla Katmere Academy, la ragazza non può che rimanere a bocca aperta alla vista della sua nuova casa: un maestoso castello con le torri che svettano nel cielo nero. Ma l'incanto svanisce in fretta. (Sperling & Kupfer - 450 pg - € 12,90)


TANTI AUGURI A...

I compleanni di

Marzo

I VIP CHE COMPIONO GLI ANNI IN QUESTO MESE (NON CI STANNO TUTTI PERCHÈ SONO VERAMENTE TANTI...) 8 MARZO 1949 ANTONELLO VENDITTI

1 MARZO 1954 RON HOWARD

2 MARZO 1971 STEFANO ACCORSI 9 MARZO 1955 ORNELLA MUTI

11 MARZO 1941 COCHI PONZONI

11 MARZO 1933 SANDRA MILO 12 MARZO 1946 LIZA MINNELLI

19 MARZO 1947 GLENN CLOSE

13 MARZO 1960 LUCIANO LIGABUE 124


di Daniele Colzani

21 MARZO 1948 TULLIO SOLENGHI

23 MARZO 1958 SERENA GRANDI

22 MARZO 1948 ANDREW LLOYD WEBBER 25 MARZO 1947 SIR ELTON JOHN

26 MARZO 1975 ROBERTO BOLLE

25 MARZO 1940 MINA 31 MARZO 1964 ISABELLA FERRARI

28 MARZO 1986 LADY GAGA

29 MARZO 1939 TERENCE HILL La scelta tra i personaggi è stata dura... non ce ne voglia nessuno degli esclusi...

Per l'elenco completo e le biografie HTTPS://BIOGRAFIEONLINE.IT 125


NOVITÀ

della Redazione

Un viaggio dentro di noi

IL DEBUTTO DI EMANUELE ANCESCHI

S

toria di una festa mobile (disponibile su Amazon) narra il percorso che il protagonista sta compiendo per raggiungere il tempio dentro la caverna, dove spera di ricevere qualche risposta alle sue numerose domande filosofiche. Durante il viaggio, anche metaforico, si interroga su molti aspetti della società contemporanea, e attraverso la filosofia, l’antropologia, la letteratura, il cinema e l’ironia, riesce a darsi delle risposte. I fenomeni naturali, le canzoni, i film, i discorsi distopici tra personaggi reali e non: tutto è riconducibile a un’ottica filosofica. Ed è così che in questo breve saggio discorsivo sembra che egli, insieme alle proprie riflessioni, passi da un simposio a un altro,

in compagnia sempre diversa: da Nietzsche, Heidegger, Anders, Marx, Schopenhauer a Von Trier, Lynch, Fellini, Kerouac, Bukowski, Hemingway fino ad arrivare ad Alice nel paese delle meraviglie. Diversi sono i temi toccati: dal mercato delle idee, alla vita inautentica, dall’inconscio alle strutture di Foucault. Solo la conoscenza intesa come analisi distaccata dalle strutture della società di appartenenza può salvare l’uomo dalla prigione che la sua stessa mente tende a imporgli. Uno dei mezzi per infrangere le barriere strutturali imposte dalla cultura e dalla società di provenienza, sono i viaggi, intesi come esperienze di vita, come fonte di accrescimento personale e come possi-

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bilità di affrancarsi e arrivare a una verità più alta. Partendo da premesse filosofiche e unendo la filosofia a uno stile originale che ricorda la Beat generation, il protagonista arriva alle proprie conclusioni. • RS


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