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Anno XXXII - Numero 62 - 1. Semestre 2013 - Sped. in A.P. - 45% Art. 2 Comma 20/B - Legge 662/96 - DCI - VE


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Ci vuole carattere La bellezza di cinque secoli di stampa Alessandro Marzo Magno

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1 Fino a poco più di 200 anni fa i libri erano venduti a fogli sciolti. L’acquirente sceglieva la propria rilegatura a seconda delle possibilità, pergamena o carta con cuciture.

Until just over 200 years ago books were sold loose leaf. Customer chose their own bindings according to what they could afford: parchment or sewn paper covers.

2 Una tavoletta

d’argilla con scritte cuneiformi, con la busta dello stesso materiale. Antica di 3700 anni, la “lettera” è stata aperta qualche tempo fa per leggerne il contenuto.

The clay tablet with cuneiform writings and “envelope” made of the same material. The “letter” from 3,700 years ago was only opened and read recently.

3 La stele di Rosetta

(196 a.C.) con scritte in geroglifico, demotico e greco. Di lato una scritta in inglese dove tra l’altro si legge “confiscata in Egitto nel 1801 dall’esercito inglese”.

Diffondere conoscenze è una faccenda piuttosto impegnativa, c'è stato persino bisogno di inventare la stampa per poterlo fare meglio. Eppure, dall'antichità ai giorni nostri, c'è un filo rosso che lega fra loro lingue diverse e differenti modi di rendere la parola scritta: la ricerca della chiarezza unita all'eleganza. I testi devono essere facili da leggere e belli da vedere, sia che siano incisi su tavolette in caratteri cuneiformi, sia che si tratti di una stampata dal computer. Quei fogli sbiaditi e poco leggibili, usciti da una rumorosa stampante ad aghi ormai ai nostri occhi sembrano più remoti dei geroglifici (che, al contrario, continuano a sorprendere per la loro bellezza).

The Rosetta Stone (196 BC), a stele with writings in hieroglyphs, Demotic script and Ancient Greek. On one side are English inscriptions, including the phrase “Captured in Egypt by the British Army in 1801”.

oncentriamoci per il momento sui testi tipografici, perché è con la stampa che la diffusione della parola diventa un fenomeno, smettendo di essere ristretta ai pochissimi che potevano permettersi il costo astronomico di un manoscritto. Ma la stampa, per un certo tempo ha tentato di dissimulare la sua derivazione “meccanica”, cercando di sembrare quel che non era: l'opera di un paziente lavoro di scrittura. Una finzione molto spesso riuscita. Se poniamo uno accanto all'altro un testo di un amanuense e uno impresso nello stesso periodo, solo un occhio esperto riesce distinguere la differenza. A un profano quelle due opere sembrano pressoché identiche. Quando Johannes Gensfleish Gutenberg pubblica la sua Bibbia, attorno al 1455, i caratteri del libro imitano la scrittura gotica in uso per i testi liturgici nella Germania di quei tempi. E quando, dieci anni più tardi, due benedettini tedeschi, Arnold Pannartz e Konrad Sweynheim, introducono per primi la stampa a caratteri mobili in Italia, a Subiaco, vicino a Roma, addolciscono il gotico di casa loro per avvicinarlo ai modelli italiani. Si convertono decisamente ai gusti meridionali un paio d'anni dopo, nel 1467, quando si spostano a Roma e incidono un nuovo carattere, il tondo, che riproduce lo stile della scrittura umanistica in voga in quel periodo. Il fatto che in inglese per definire il tondo si dica roman type spiega bene quale sia il terreno in cui questo stile affonda le sue radici.

4 Terenzio Neo con

la moglie, affresco, Pompei, (62-69 d.C.). Lui con in mano un rotolo, lei con una tavoletta e stilo.

Terentius Neo with his wife, fresco, Pompeii, (AD 62-69); he holds a scroll, while she has a tablet and stylus.

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ra prendiamoci una pausa, e prima di andare a vedere come si sia passati dal romano della seconda metà del XV secolo al garamond che state leggendo in questo momento (pochi se ne rendono conto: ma lo stile dei caratteri a stampa è uno dei lasciti più consistenti del Rinascimento italiano al mondo attuale), cerchiamo di capire come si producano i caratteri mobili. Sia ben chiaro: è un lavoraccio. Bisogna prima di tutto approntare un punzone, di metallo duro (in genere bronzo) sul quale viene incisa una lettera, o un numero, al rovescio e in rilievo. Questa è la fase più delicata, perché la bellezza della pagina stampata dipende dall'accuratezza con cui è effettuata l'incisione, e infatti gli incisori molto spesso operavano come orafi: Gutenberg era un orafo e lo era anche Francesco Griffo - lo incontreremo tra un po' - ovvero il primo a incidere il carattere corsivo. Si tratta di un lavoro di precisione, lungo, che richiede notevole sensibilità artistica. Una volta pronto il punzone, lo si batte in una matrice di metallo morbido, in genere rame, che diventa in questo modo la forma dentro cui viene fuso il carattere, in una lega di piombo, stagno e antimonio. A questo punto si ottiene un carattere in rilievo uguale a quello del punzone originale, pronto per essere usato. Un bravo fonditore, lavorando a mano, riesce a produrre 400 caratteri all'ora; nella Bibbia ci sono oltre tre milioni di caratteri: questo tanto per dare un'idea del lavoro immane che stava dietro un libro a stampa. Il tutto resta più o meno immutato fino a metà Ottocento, quando per la prima volta negli Stati Uniti la quantità di caratteri prodotti meccanicamente supera quella dei caratteri ottenuti a mano (e poi tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo l'introduzione della stampa offset per le grandi tirature rivoluziona il mondo della tipografia). 4

5 “Denario” di Lucio

Mescinio Rufo, Londra British Museum – Appartenuto alla collezione del Cardinale Pietro Bembo. L’umanista usava le collezioni numismatiche come fonte letteraria

“Denarius” by Lucius Mescinius Rufus, now in the British Museum, London but once in the collection of Cardinal Pietro Bembo. The humanist scholar used coin collections as a literary source.

6 Caratteri con ideogrammi cinesi, in legno. I primi caratteri mobili a stampa sono attributi al cinese Bi Sheng (1041).

Wooden Chinese ideogram characters. The invention of the earliest known movable type is attributed to the Chinese printer Bi Sheng (1041).

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13 Ritratto, incisione

su rame, di Johannes Gutenberg (Magonza 1390 circa/ Magonza 3 febbraio 1468)

Portrait of Johannes Gutenberg (Mainz c. 1390 - 3 February 1468), copper etching.

14 Statua di Johannes

Gutenberg in piazza Gutenberg a Strasburgo, Francia.

Statue of Johannes Gutenberg, in Place Gutenberg, Strasbourg, France.

15 Una delle copie

della Bibbia a 42 linee di Gutenberg, conservata alla New York Public Library.

A copy of Gutenberg’s 42-line Bible, now in the New York Public Library

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el Settecento l'inglese John Baskerville e il parmigiano Giambattista Bodoni creano caratteri elegantissimi che vengono ancora impiegati ai nostri giorni, il primo elabora anche un corsivo che dà origine a quel corsivo inglese tanto apprezzato nella stampa delle partecipazioni di nozze dell'alta società. Bisogna aspettare fino al 1957 per avere un'altra innovazione epocale: in quell'anno un tipografo di Zurigo, Max Miedinger, inventa un carattere semplice, lineare, destinato a una diffusione enorme. Si chiama Helvetica e presto diventa il font preferito della pubblicità. Anche raccontando la storia in modo così sintetico risulta evidente il legame diretto tra i caratteri disegnati nelle stamperie della Venezia rinascimentale e quelli che continuiamo a usare oggi. Quel che è completamente cambiato è il modo di stampare. Fino a una trentina d'anni fa il mondo delle piccole e medie tipografie non era poi molto diverso da quello dove operavano Gutenberg e Manuzio. Uno stampatore rinascimentale si sarebbe sentito a casa, con le pagine composte a mano, pescando i caratteri di piombo a uno a uno con le pinzette. Anche le macchine erano fondamentalmente simili a quelle di secoli prima, seppur mosse dall'energia elettrica, anziché dalla forza delle braccia. Con l’epoca dei computer è cambiato tutto: quella struttura sopravvissuta per 500 anni all'improvviso non serviva più. E un patrimonio di conoscenze, di capacità manuali e tecniche, tramandate da una generazione all'altra di tipografi, rischiava di andare perduto per sempre: una volta che si è passati dalla composizione a caldo (col piombo) a quella a freddo (col computer) punzoni, matrici e caratteri sono diventati vecchiume che occupava spazio prezioso. Ed è qui che entra in scena la Tipoteca di Cornuda, in provincia di Treviso. Silvio Antiga, tipografo in una famiglia di tipografi, si è messo in testa di salvare almeno un po' del mondo della stampa di ieri. E con la caparbietà tipica dei veneti, c'è pure riuscito. Si è messo in contatto con le tipografie di tutta Italia, ha recuperato quel che altrimenti sarebbe stato buttato via.

Quasi non c'è week end in cui non vada in giro per l’Italia e torni con l'auto carica. Ora il museo ha più di tremila polizze (serie) di caratteri in piombo (se li si contasse uno a uno si arriverebbe a qualche milione) e oltre duemilacinquecento casse di caratteri in legno, cioè quelli più grandi, usati per stampare i manifesti. Il bello della Tipoteca è che si tratta di un luogo dove la tipografia vecchio stile è tenuta in vita: le decine di macchine esposte sono tutte funzionanti e sono usate per stampare libri d'artista e vari tipi di composizione. Di recente, l'esposizione si è arricchita grazie alla collaborazione con la Fondazione Ligabue. La stampa, come detto, è un modo di diffondere la parola abbastanza recente, ha mezzo millennio di vita, ma la scrittura è dieci volte più antica: comincia ad essere usata oltre cinquemila anni fa. Alcune vetrine del Museo di Cornuda “Tipoteca Italiana” riassumono efficacemente l'evoluzione della scrittura: dalle tavolette di argilla assire in caratteri cuneiformi, al papiro egizio, alla pergamena medievale fino alla carta elemento, quest'ultimo, imprescindibile per la diffusione della stampa. Perché il libro fosse molto usato c’era bisogno, oltre che di realizzarlo in tempi molto ridotti - i tre anni impiegati da Gutenberg per comporre e stampare le 180 copie della prima edizione della sua Bibbia equivalevano al tempo impiegato da un amanuense per una sola copia - di un supporto relativamente a buon mercato e di facile utilizzo. La carta rispondeva (come risponde oggi) a queste esigenze.

16 Una pagina di

“Hypnerotomachia Poliphili”, di Francesco Colonna, stampato a Venezia da Aldo Manuzio nel 1499.

A page of Francesco Colonna’s “Hypnerotomachia Poliphili”, printed in Venice by Aldo Manuzio in 1499.

17 Ritratto di Aldo Manuzio. Affresco di Bernardino Loschi, 1510, palazzo dei Pio, Carpi (Modena).

Portrait of Aldo Manuzio, from a fresco by Bernardino Loschi, 1510, Palazzo dei Pio, Carpi (Modena).

18 Monogramma di Nicolas

Jenson, francese, incisore del primo carattere mobile non gotico, 1470.

Nicolas Jenson’s monogram. The French printer engraved the first nonGothic movable type, 1470.

19 La marca tipografica

nelle edizioni di Aldo Manuzio.

Printer’s mark of Aldo (Aldus) Manuzio.

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20 20 Il cardinale veneto

Pietro Bembo (1470-1547), umanista, collezionista d’arte, promotore di edizioni librarie dei testi del Petrarca. Olio di Tiziano, National Gallery of Art, Washington.

The Veneto Cardinal Pietro Bembo (14701547), a humanist, art collector and promoter of printed editions of Petrarch’s works, in a portrait by Titian, oil on canvas, National Gallery of Art, Washington.

21 Un volume

appartenuto al cardinale Bembo, con suoi appunti ai lati.

A book once owned by Cardinal Bembo, with his annotations.

22 Copertina e una

pagina del volume “Prose della volgar lingua” di Pietro Bembo, 1525.

The cover and a page of “Prose della volgar lingua” by Pietro Bembo, 1525.

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a ora torniamo indietro nel tempo, fino alle tavolette d'argilla sumere. Tra i reperti della Fondazione Ligabue ce n'è uno fuori dal comune, lo potremmo definire una lettera con la sua busta. Le tavolette, infatti, erano una sorta di ordini commerciali con quantità e prezzi di beni, molto spesso di prodotti agricoli. Venivano spedite racchiuse in una scatoletta, pure quella di terracotta, che il destinatario apriva per poterne leggere il contenuto. Mentre è relativamente comune rinvenire tavolette cuneiformi, è rarissimo trovarle ancora contenute nelle scatole con cui erano state spedite: sarebbe un po' come ritrovare in un cassetto una lettera mai aperta.

Quella esposta alla Tipoteca, ha per di più una storia al di fuori dal comune, e non solo perché è completa di scatoletta-busta. Risale al 1700 a.C. ed è stata aperta durante una puntata di “Superquark” condotta da Piero Angela, in diretta televisiva. Un evento probabilmente irripetibile che ha permesso a Giancarlo Ligabue - esploratore veneziano - di spiegare agli spettatori la storia della lettera in caratteri cuneiformi e chiarito come sia stato possibile individuare la lettera - contenuta dentro la busta d’argilla - grazie anche alle radiografie. Una volta completata l'apertura (piuttosto difficoltosa perché con i millenni l'argilla era diventata dura come la pietra), la tavoletta è stata letta per la prima volta. Dopo 3700 anni si scopre quello che uno scriba aveva descritto: una relazione fiscale che descriveva le tasse pagate dai governatori di alcune città al re Samsu-iluna, figlio di Hammurabi e secondo sovrano della dinastia di Babilonia. Un caso piuttosto raro di come una relazione fiscale possa, anche se a distanza di qualche millennio, diventare affascinante fonte d'informazioni. 22

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23 Giorgione, “giovane

con il libro verde”. La prima rappresentazione di un volume tascabile.

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Giorgione, “Young Man with Green Book”; the earliest image of a pocketsized book.

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The importance of character A look at the beauty of printing over five centuries Alessandro Marzo Magno

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24 Reparto di

composizione dell’Istituto italiano di arti grafiche, Bergamo, 1915.

The composition department in the Istituto italiano di arti grafiche, Bergamo, 1915.

25 Un “compositorio”,

strumento utilizzato per affiancare i singoli caratteri rovesciati.

A composing stick, a tool used to align the individual upturned characters.

26 Carattere

tipografico.

A typographical character.

27 Immagini

dall’Encyclopédie di Diderot e d’Alembert (1751) che illustrano il processo di produzione della carta, la fusione dei caratteri, la stampa e la rilegatura.

Pictures from the “Encyclopédie” by Diderot and d’Alembert (1751) illustrating the production of paper, the casting of types, printing and binding.

Spreading knowledge is a pretty demanding business. They even had to invent printing to do it more effectively. Yet from Antiquity to the present-day there is a continuous thread running through different languages and different ways of reproducing the written word: the quest for both clarity and elegance. Texts must be easy to read and good to look at, whether imprinted in cuneiform characters on clay tablets or printed out of computers. Nowadays those first faded almost illegible sheets that issued from noisy needle printers seem more remote than hieroglyphics, which, on the contrary, continue to surprise us with their beauty.

ut let's focus on typographical texts. With the advent of printing, reading books became a popular phenomenon and was no longer the prerogative of an elite few who could afford the astronomical cost of a manuscript. Initially, however, printing tried to conceal its mechanical origin and to appear to be what it was not: the outcome of patient writing by hand. This faking was often successful. If we set side by side texts written by an amanuensis and a printed text from the same historical period, only an expert eye could tell the difference. To the uninitiated those two works would seem almost identical. When Johannes Gensfleisch Gutenberg published his Bible around 1455, the characters he used imitated the Gothic script being employed for liturgical texts in Germany at the time. And when, ten years later, two German Benedictine monks, Arnold Pannartz and Konrad Sweynheim, introduced movable-type characters to Italy at Subiaco, near Rome, they softened the Germanic Gothic to bring it closer to Italian styles. Southern tastes were refined even further a few years later, in 1467, when the two monks moved to Rome and created a new type, which reproduced the Humanist’s antiquarian-style writing, fashionable at that time. The fact that in English this character is called “roman type” clearly reveals its origin.

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28 Reparto di

incisione e ritocco dell’Istituto italiano di arti grafiche, Bergamo, 1915.

The engraving and touching up department in the Istituto italiano di arti grafiche, Bergamo, 1915.

29 Interno della

Nebiolo Fonderia di Caratteri, Torino, 1928.

Interior view of the Nebiolo Type Foundry, Turin, 1928.

30 La manutenzione

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del calamaio di una macchina Nebiolo DGB, Torino, 1931.

Maintenance work on the ink fountain of the Nebiolo DGB machine, Turin, 1931.

31 Catalogo della

societĂ Nebiolo, 1926.

The Nebiolo catalogue, 1926.

24 31 Titolo dell'articolo

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Giovanni Battista Bodoni 1740-1813 John Baskerville 1706-1775

Stanley morison 1889-1967

Max Alfons Miedinger 1910-1980

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ut let's take a break and before going on to see how printing developed from the “roman” of the second half of the 15th century to this Garamond that you're reading now (not many people know that typographic styles are one of the most important legacies of the Italian Renaissance), we will to try and describe how movable types were produced. Let's be quite clear: it involves terribly hard work. First, you had to prepare everything with a hard metal - usually bronze - punch and then you cut a letter or number back to front and in relief. This was the trickiest stage, because the beauty of the printed page depends on the care that goes into making the punch cutting, and in fact many punch cutters were also goldsmiths. Guttenberg was a goldsmith and so too was Francesco Griffo - the first to make italic writing. The long accurate work thus also required considerable artistic sensibility. Once the punch was ready, it was hammered into a molten metal matrix, usually made of copper, which became the mould in which the type (made of an alloy of lead, tin and antimony) was cast. At this point a typeface in relief identical to the original punch was obtained, ready for use. A good caster could produce 400 characters an hour by hand. In the Bible there are over 3 million characters and this

32 Quattro famosi caratteri

(Bodoni, Baskerville, Times, Helvetica) e i loro creatori.

Four famous typefaces (Bodoni, Baskerville, Times and Helvetica) and their inventors.

33 Il carattere che contraddistin-

gue il quotidiano londinese The Times, e che ne prende il nome, venne creato nel 1932.

The typeface of the London newspaper “The Times”, after which it was named, was created in 1932,

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gives a good idea of the enormous work required to print a book. The system remained more or less unchanged until the mid-19th century, when for the first time in the United States the number of characters produced mechanically exceeded those made by hand. Then at the turn of the 20th century the introduction of offset printing for publications with large circulations revolutionised the world of printing.

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34 Una pagina del “Manuale

tipografico” di Giovanni Battista Bodoni.

A page from Giovanni Battista Bodoni’s “Manuale tipografico”.

35 Il carattere Baskerville della metà del ‘700.

The Baskerville typeface has been in use since the mid18th century,

36 l’Helvetica deriva da caratteri già in uso nell’800.

Helvetica was based on characters already in use in the 19th century.

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37 Matrici della

Fonderia Tipografica Cooperativa di Peschiera Borromeo, Milano, conservate alla Tipoteca.

Matrices from the Fonderia Tipografica Cooperativa, Peschiera Borromeo, Milan, now in the Tipoteca.

38 Caratteri tipografici Bodoni Bold.

Bodoni Bold characters.

39 Alcune delle

macchine tipografiche esposte a Cornuda.

Some printing machines on show at Cornuda.

ut let's go back to the 16th century and move from Rome to Venice. By the mid-16th century Venice had become the unchallenged European capital (and given the period we can also say world capital) of publishing and printed books. During the Renaissance we find a most ingenious printer, the first publisher in the true sense of the word, Aldo Manuzio (Aldus Manutius). Originally from Bassiano in Lazio (now the province of Latina, but at the time the Duchy of Sermoneta), together with Griffo, he designed a very refined roman typeface called Bembo (named after the Venetian Humanist Pietro Bembo, who collaborated with Manuzio for a long time before becoming a cardinal). This typeface in turn was used by the Frenchman Claude Garamond to design the type named

after him in 1540, which soon spread to all European printing works. If you consider that here you are reading a text set in Garamond, you will immediately realise the nature of the direct link to the present-day with what came out of Aldo Manuzio’s 16th-century workshop. The same Venetian printing works published the most beautifully produced book of the Renaissance, Hypnerotomachia poliphili (“Poliphilo's Strife of Love in a Dream”). The amazing couple Manuzio and Griffo prepared a new typeface that emulated the official-style writing used in drafting documents in the chancellery of the Doge’s Palace: i.e. italics. The first example of italics in the history of publishing is a phrase in the Epistole (“Epistles”) by St Catherine of Siena, which Manuzio had published in 1500. The following year the ingenious publisher printed the first pocket-size book using the new font. The oblique character occupied less space, and the lines were closer together compared to roman type thus enabling him to save on paper, at a time when the raw material was very expensive. The pocket-sized books which Aldo called “portables” spread widely very rapidly. There were several reasons for their success: they were handy, inexpensive and written in the Italian vernacular. The choice to use the vernacular rather than Latin, widened the potential readership enormously and turned out to be a very astute decision. Moreover, Manuzio published books in Italian by celebrated writers such as Dante, and, especially Petrarch. The books were edited by the publisher’s friend Pietro Bembo, which was to make Petrarch one of the great 16thcentury bestsellers. In fact these books were dubbed petrarchini and, counting all the editions, as many as 100,000 copies were sold in the 16th century. But Petrarch was not the number one bestseller - the top spot goes to Il Cortegiano (“The Courtier”) by Baldassar Castiglione, a handbook of etiquette for all those who lived at court.

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45 Fregi e decori di

varie macchina da stampa.

Flourishes and decorations from various printing machines.

46 Un contropeso a

forma di zucca del torchio da stampa Amos Dell’Orto (1842).

A marrow-shaped counterweight for Amos Dell’Orto’s printing press (1842).

47 Interno della

stamperia Alberto Tallone di Albignago, Torino. Banconi per composizione.

Interior view of the Alberto Tallone print shop, Albignago, Turin; compositor’s desk.

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The dozens of machines on show are all functional and used to print art books and various other kinds of publications. Recently the permanent exhibition has been enhanced thanks to the collaboration of the Ligabue Foundation. Printing is a fairly recent way of spreading knowledge. It has existed for around 500 years. But writing itself is ten times older. It was first used over 5,000 years ago. Some showcases in the Cornuda museum very effectively summarize the evolution of writing: from cuneiform letters on Assyrian clay tablets to Egyptian papyrus, mediaeval parchments and rudimentary paper, a fundamental factor in the rise of printing. For books to be used widely, they required a relatively inexpensive and easy-to-use medium. In the past as today, paper meets this requirement. Moreover, books also had to be printed quickly. Guttenberg was able to typeset and print 180 copies of the first edition of his Bible in three years, which was around the same time required by a scribe to make a single copy.

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ut let's go back in time to the Sumerian clay tablets. Among the archaeological finds in the Ligabue Foundation there is one very unusual item that we might describe as a “letter in an envelope”. Clay tablets were kinds of commercial orders with quantities and prices of goods, very often agricultural produce. They were sent enclosed in a small container, also made of terracotta. The recipient then had to open the “envelope” to read the letter. While cuneiform tablets have been found fairly often, it is extremely rare to find a tablet still inside its envelope. It is rather like finding a previously never opened letter inside a draw. The letter on show in the Tipoteca, moreover, has a very unusual story and not only because it is closed in an envelope. Dating

from 1700 BC, the letter was opened live during the RAI television programme Superquark, presented by Piero Angela. This probably unique experience enabled the Venetian explorer Giancarlo Ligabue to illustrate the history of cuneiform letters to viewers. Having explained how the letter was identified in the clay envelope by means of radiography and once the opening had been completed (a rather tricky operation because over the millennia the clay had been become as hard as stone), the tablet was read for the first time. After 3,700 years we discovered that the scribe had written a tax report listing the levies paid by the governors of some cities to King Samsu-iluna, Hammurabi’s son and the second ruler of the Babylonian dynasty. A rather rare case of how a tax report can become a fascinating source of information, even after a few millennia. ¶

48 Libreria Acqua Alta , 49 calle Lunga, santa Maria Formosa, Venezia.

The Acqua Alta Bookshop, Calle Lunga, Santa Maria Formosa, Venice.

50 Biblioteche e librerie

sono i moderni templi del libro. Ambienti suggestivi, inconsueti, storici e tecnologici.

Libraries and bookshops are the modern temples of the book: they may have suggestive, unusual, historical or technological settings.

1. Livraría Lello & Irmão, Porto, Portugal 2. Librería El Ateneo “Grand Splendid”, Buenos Aires, Argentina 3. Real Gabinete Portugues De Leitura, Rio De Janeiro, Brasil 4. Librería El Pendulo, Ciudad de México, México 5. Boekhandel Selexyz Dominicanen, Maastricht, Nederland 6. Librarie Shakespeare and Company, Paris, France 7. Biblioteca José Vasconcelos, Ciudad de México, México 8. Real Biblioteca del Monasterio de El Escorial, Madrid, España 9. Trinity College library, Dublin, Éire 10. University of Washington Libraries, Seattle, Washington, U.S.A. 11. Iowa State Capitol Law Library, Des Moines, Iowa, U.S.A. 12. Beinecke Rare Book & Manuscript Library, New Haven, Connecticut, U.S.A. 13. Oloferne, goletta dell’associazione La Nave di Carta, Porto Venere, La Spezia, Italia 14. Biblioteca Marciana, Venezia, Italia 15. Biblioteca Malatestiana, Cesena, Italia 16. Biblioteca Salaborsa, Bologna, Italia

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www.ligabuemagazine.it

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