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News Inverno 2007

Carissimi soci, questo News arriverà nelle vostre case probabilmente quando le Feste Natalizie saranno già trascorse, ma dato che sarà presente per tempo on-line approfitto per farvi i migliori Auguri di Buon Natale e di un Felice Anno Nuovo ricco di tutto quanto desiderate per Voi e per i Vostri Amici a Quattro Zampe. Non lasciamoci trasportare dal clima Natalizio concedendo ai nostri cani leccornie che possono fare loro male, ricordiamoci che i dolci, i sughi e gli avanzi del Cenone di Natale e di Capodanno sono deleteri per loro e i furti di polli e tacchini dalla tavola sono pericolosissimi…. Anche gli addobbi possono nascondere pericoli a volte gravissimi, quindi facendo l’albero, il presepe ricordiamoci di mettere in sicurezza quei particolari che possono rappresentare un pericolo: fili elettrici, palline di vetro e altre decorazioni. Sta per iniziare un’altra stagione di lavoro e di gare per i nostri soci più fortunati che possono dedicarsi ad eccitanti scorribande sulla neve. Speriamo sia una stagione più seria della precedente, con tanta tanta neve da pareggiare i conti con l’inverno passato. In questo numero parleremo ancora di allevatori e cuccioli, un argomento che sta particolarmente a cuore a tutti noi. Una mia amica americana che ha attraversato con il marito un periodo molto difficile (i problemi di salute in America sono molto ma molto costosi da curare!) mi diceva con orgoglio: “Avrei potuto fare diverse cucciolate o dare tutte le monte che mi hanno chiesto, ma non ho voluto prostituire (sic!) i miei cani”. Lei è persino esagerata, ma mi ha insegnato che un buon allevatore fa una cucciolata solo se vuole tenere qualcosa per sé ed è convinto che la futura cucciolata sia almeno un poco superiore a quanto ha già prodotto, diversamente non è un allevatore, ma un riproduttore di cani. È pur vero che attualmente per la bellezza, visto quello che succede in esposizione, si fa presto a rimediare: una sforbiciata qua, un’aggiustatina chirurgica alla coda là, un handler di fama ed il gioco è fatto. Ma qualcuno si è preoccupato anche della salute e soprattutto del carattere? È usanza (almeno lo era “ai miei tempi”) fare dei buoni propositi per l’Anno Nuovo: tra gli altri vediamo di ricordarci della razza che amiamo e promettiamo di fare quanto possibile per mantenerla in buona salute, bella e con il suo temperamento, tutte cose che l’hanno resa così popolare.

Ancora tanti auguri di Buone Feste da tutti noi. Adele Oldani


SOMMARIO Inverno 2007 Presidente

Adele Oldani Responsabile Commissione Bollettino e Coordinamento di Redazione

Guido Barbieri

progetto grafico copertina

Cristina Pezzica

HANNO COLLABORATO

Marilia Albanese Renato Alberoni Luca Brioschi Mariuccia Bucco Stefano Cavalletti Elena Cavazza Patrizia Corte Metto Gloria Di Petta Alice Fanara Maurilio Faraguti Giorgia Fazia Daniele Iemmi Adriana Iucolano Silvia Mazzani Adele Oldani Cristina Pezzica Daniele Rotondella Segreteria SHC-Italia via Gobetti 11 21013 Gallarate (VA) tel. e fax 0331 775983 E-mail: info@shcitalia.it http://www.shcitalia.it

Redazione SHC-I NEWS via Montenevoso, 36 21013 Gallarate (VA)

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Dal Presidente Un po’ di storia World Pedigrees Argomenti da dibattere Spazio Agility Zero the Hero I Soci raccontano Kate Jackson Un buon libro da leggere Seminario Razze Nordiche Giorgio Panariello Il comportamento animale Preparazione fisica del musher I Soci si presentano Calendario gare sleddog Commissione Salute Campioni Italiani di Bellezza Dalla segreteria Enigmistica

1 3 6 7 11 13 15 17 18 19 24 27 31 37 41 43 44 45 47

SIBERIAN HUSKY CLUB - ITALIA CONSIGLIO DIRETTIVO Presidente Adele Oldani Vice Presidente Guido Barbieri e Luca Brioschi Consiglieri Reginella Mazzina, Laura Pedullà, Olivia Piacentini, Giuseppe Prampolini COLLEGIO SINDACALE Gloria Di Petta, Cristina Pezzìca, Rosaria Rovito Supplente: Francesco Brusaferri COLLEGIO dei PROBIVIRI Stefano Cavalletti, Silvia Mazzani, Sella Giovanni Supplente: Maurizio Stuppia

Questo numero del “SHC-I News 4/2007 Inverno” viene messo in distribuzione in data 15 dicembre 2007 Le opinioni espresse negli articoli non impegnano la redazione della rivista né rispecchiano pareri ufficiali del Club.

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News Inverno 2007

“senza un passato non può esserci futuro” Testo di riferimento: SEPPALA’S Saga of the Sled Dog By Raymond Thompson Grazie alla preziosa collaborazione di Stefano Cavalletti di Roma ed al suo ammirevole impegno, siamo in grado di offrirvi, in esclusiva assoluta, la traduzione di questa rarità (per il pubblico italiano) stampata in proprio by Raymond Thompson, primo presidente del Seppala Siberian Husky Club. Di numero in numero pubblicheremo ampi stralci di ogni singolo capitolo di questa opera realizzata in due volumi che, con un progetto molto ambizioso, vorremmo rendere disponibili per tutti gli appassionati interessati.

SEPPALA’S Saga of the Sled Dog CAPITOLO V

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assato Fort Davis, tre miglia fuori Nome, i cani correvano sciolti, senza fatica, e, nei pressi di Cape Nome, raggiunsero uno dei team seguendolo per un tratto, finché non gli lasciò strada. Sepp aveva pianificato di far andare i cani alla loro andatura senza forzarli per tutto il primo giorno, escluso il tratto di ritorno da Candle. Ora la cosa difficile per lui era trattenersi, in quanto voleva saltar giù dalla slitta e far correre i cani più veloci. Comunque alla fine se la prese comoda.

stici contro avrebbero vinto un sacco di soldi nel caso di vittoria finale di Sepp. Da Timber a Boston, Sepp ed i suoi cani si mantennero dietro ad Alex Holmsen, che si era fermato all’ultimo campo dove si stava riposando Scotty, ma Sepp tirò avanti in direzione del Fish River. Era un posto dove Paul e Sepp avevano un aiutante, ed entrambi i team vi arrivarono in buone condizioni. Si riposarono li per cinque ore e passarono il tempo massaggiando i muscoli dei loro cani e cercando di fare il possibile per preservare le loro zampe. Altri team erano già partiti ma Sepp e Paul si riposarono a Fish River, così come avevano stabilito.

Arrivato a Timber Roadhouse, Sepp trovò sul posto un paio di team. Dopo aver mangiato un boccone ripartirono e Sepp gli stette dietro. Più andavano avanti, più i cani di Sepp sembravano andar bene, e quando il suo team entrò a Council, era ormai conscio del fatto che non aveva niente in meno degli altri. Qui Sepp apprese che, nonostante i pronostici non fossero in suo favore, alcuni dei suoi amici minatori, avevano scommesso sui suoi Siberiani. Erano sicuri che Sepp avesse le stesse possibilità di vittoria di qualunque altro team, ma con i prono-

Più tardi Sepp ed il suo team si trovarono su di un sentiero ghiacciato nei pressi di Telephone Creek. Qui, il leader mugolava e tentava in ogni modo di lasciare il sentiero. Percependo d’istinto che c’era qualcosa che non andava, Sepp pigiò il freno, ma non era sufficiente.

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News Inverno 2007 I cani continuavano a tirare in direzione diversa dal sentiero e la slitta si muoveva in modo pericoloso. “Whoa ragazzi!” urlò Sepp, afferrando la barra d’acciaio messa apposta per tali emergenze. Conficcando la barra attraverso la pedana del freno nel ghiaccio, ancorò fermamente la slitta e corse a vedere cosa fosse successo. Giù per la discesa ghiacciata c’era Alex Holmsen che cercava di districare il suo team incastrato in un boschetto di salici. Sepp si precipitò per il pendio a prestare soccorso. “Questi maledetti scansafatiche hanno fiutato le renne” mugugnava lo sfortunato musher. “Meno male che c’erano questi salici altrimenti li starei ancora rincorrendo!” Lavorarono il più velocemente possibile, mentre i minuti passavano e gli avversari riducevano il vantaggio accumulato dai due. Alla fine Sepp e Alex riuscirono a riprendere la gara. Sepp partì con il suo team e poco dopo si lasciò Alex alle spalle.

Fu molto interessante per Sepp sapere, dai giudici a Candle, che aveva battuto tutti i record di percorrenza da Nome fino al punto di svolta, e le ferite ora facevano meno male. Un miglio fuori dalla città, mentre faceva buio, Sepp incrociò i team che dovevano ancora arrivare al punto di svolta, ma continuò fino a Gold Run, dove, dopo aver massaggiato i cani alla bene e meglio con una sola mano, si riposò in una cuccetta per un’ora e mezza circa. I cani erano tutti in ottime condizioni e la pausa aveva loro giovato. La mattina successiva, Sepp sentiva Scotty che urlava ai suoi cani, così preparò la slitta e partì immediatamente. Dopo aver scalato “the Big Divide”, Sepp poteva scorgere Scotty a circa mezzo miglio dietro di lui. Voleva comunque essere superato da Scotty, così lasciò andare i cani ad un passo lento. Poco dopo infatti Sepp fu raggiunto da Scotty e si accorse che aveva i cani stanchi e che uno di loro correva sciolto. Parlarono un po’ e Sepp cercò di convincere Scotty che con i cani in quelle condizioni non aveva alcuna speranza di vincere. Scotty era d’accordo ma gli disse che in ogni caso aveva buone possibilità di arrivare almeno secondo. Con quel pensiero Scotty ripartì con un’andatura calma. Sepp lo lasciò andare finché non sparì all’orizzonte, poi partì e non si fermò più fino a Camp Haven. Qui si rifocillò con una ciotola di zuppa per poi ripartire immediatamente. I cani si erano sdraiati; la giornata era calda e assolata e ci volle un po’ prima che si decidessero ad alzarsi ma, con l’aiuto del leader, ci volle poco per spronarli. Mentre armeggiava per ripartire Sepp senti un uomo nella capanna che stava chiamando Nome, dire, alla persona all’altro capo dell’ apparecchio, che il suo team era molto stanco e che non ce la faceva a ripartire. Era una buona notizia per Sepp in quanto pensava che Scotty, una volta venutone a conoscenza alla prossima stazione, poteva ricollegarla a lui. Se Scotty avesse creduto che Sepp era in difficoltà avrebbe rallentato. La giornata procedeva con una temperatura gradevole ed i cani andavano bene ma Sepp non aveva fretta. Probabilmente quella era la giornata migliore di tutta la gara. A Boston trovarono Scotty che si riposava. Parlarono un po’ e Sepp gli disse che avrebbe continuato fini a Council dove si sarebbe poi riposato. Scotty invece intendeva terminare le sue soste a Boston e poi procedere dritto fino a Nome. Erano 106 miglia, e Sepp proprio non immaginava come potesse farcela, era convinto che per lui fosse meglio fermarsi a Council, visto che da li Nome distava solo 80 miglia.

Non molto dopo, a Telephone Divide, i cani di Sepp provarono ad imitare quelli di Alex Holmsen. Fiutarono le renne ma, fortunatamente per Sepp, lungo il percorso di gara. Rischiò spesso di perdere la presa sulla barra posteriore della slitta, mantenendo in equilibrio il tutto mentre assaporava la cavalcata migliore della sua vita. Fortunatamente, dopo essere andati giù da una piccola scarpata di circa dieci metri, atterrarono su di un cumulo di neve. Perse di nuovo del tempo a rimettere i cani in linea senza danni ai finimenti ed ai cani. Il problema delle renne si presentò inaspettato, in quanto non vi erano rapporti di avvistamenti di alcuna mandria nelle vicinanze. Invece, tutti i musher, temevano d’istinto un tratto chiamato “Valle della Morte”, a causa delle violente bufere che la caratterizzavano. In quel momento la valle era in uno stato di quiete, e Sepp passò con i suoi cani senza alcun problema. Intorno alle 140 miglia, in un rifugio, si incontrò con Scotty Allen. Sepp mangiò in fretta una ciotola di zuppa, e ripartì immediatamente, lasciando li Scotty che si stava riposando. Giunto all’altezza della capanna di Gold Run, Sepp si voltò, ma non riusciva a scorgere Scotty, così, dopo una piccola pausa, riprese il cammino per le restanti trenta miglia per Candle, dove c’era il punto in cui si girava per tornare indietro. Qui i giudici controllarono tutti i cani di Sepp prima che ripartisse per il percorso di ritorno. Uno di loro, con un carattere piuttosto selvatico, si liberò dai finimenti, e riprenderlo fu veramente difficile. Nella mischia, Sepp fu morso alla mano parecchie volte, ma alla fine riuscì a riprenderlo ed a posizionarlo. Prima di riprendere la gara un medico gli curò le ferite subite.

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News Inverno 2007 Presto uscirono dalla nebbia ed ancora non c’era traccia di Scotty. Passò per Solomon alle dieci e venticinque ed a Safety gli fu comunicato che Scotty, a Solomon, aveva 45 minuti di ritardo. A Cape Nome, tredici miglia più avanti, Sepp aveva un’ora di vantaggio. A Fort Davis, non si vedeva alcun team a parte quello di Sepp, che riusciva a udire il cannone che annunciava l’arrivo del leader. La gara era praticamente vinta!

Quando le intenzioni di Sepp furono illustrate via telefono agli scommettitori ci fu un allarme generale e tutti lo spronarono a partire prima, visto che avevano puntato su di lui. Il telefono squillava in continuazione e le richieste di partire erano tantissime ma Sepp li lasciava gridare senza curarsene. Era la sua corsa e l’avrebbe condotta a modo suo. Sperava di vincere, ma per sua soddisfazione personale e non per gli scommettitori. Questa scelta gli valse l’antipatia di tutti gli sportivi di Nome. A tutti coloro i quali gli chiedevano informazioni, Sepp rispondeva che i cani erano in forma ma che le sue possibilità di vittoria erano minime. Sperava che qualcuno lo riferisse a Scotty, in modo da fargli abbassare la guardia. Sepp era convinto che dopo un buon riposo, i suoi cani potevano facilmente superare quelli d Scotty.

Per la maggior parte della gente fu una sorpresa veder arrivare Sepp a Nome in quanto si aspettavano che vincesse Scotty. Ma per la folla non faceva differenza applaudirono e si complimentarono con il vincitore a squarciagola mentre i fischietti davano il benvenuto. La stanchezza passò di colpo e Sepp si sentiva un re. Constance, la moglie di Sepp, la regina della Sweepstakes, fu la prima a congratularsi con lui. Poi, come era prassi, Sepp fu tirato via dagli altri concorrenti e portato in spalla dalla folla fino ad una piccola slitta, che veniva trainata da ragazzi vestiti con pelli, e portato in giro. Tornato al traguardo si congratulò con Scotty poi andò a casa a letto dove dormì fino al pomeriggio tardo del giorno dopo. Scotty arrivò secondo e Murphy, l’eschimese di Council, terzo. Paul Kjegstadt non arrivò nemmeno a piazzarsi in zona premi, ma Sepp lo ringraziò sempre per l’aiuto che gli diede.

Quella notte Scotty rientrò alla dieci e trenta, si fermò pochi minuti e ripartì. Un’ora dopo Sepp iniziò a disporre i cani quando sentì che Scotty era tornato indietro. Gli raccontò che il suo leader aveva preso il sentiero sbagliato e che al buio non riusciva più a trovare la strada, così erano tornati indietro. Era un vecchio trucco di Scotty e Sepp era stato avvertito al riguardo. Scotty sarebbe partito sperando che anche gli altri lo seguissero interrompendo la sosta. Poi avrebbe fatto passare gli altri team in modo che un musher rivale gli avrebbe aperto il sentiero. Scotty poi sperava di arrivare al traguardo con uno sprint finale e vincere in quel modo. Ma ora i cani di Sepp non erano in buone condizioni e avevano bisogno di riposo quindi li sganciò e si rilassò per un paio d’ore. Quando ripartì Scotty era circa venti minuti dietro di lui. Nonostante fosse buio Sepp contava sul fatto che il suo leader non si sarebbe perso come aveva fatto quello di Scotty, in quanto era bravissimo nel seguire la pista e non si scordava mai un tracciato una volta percorso. La notte fu tranquilla e tutto procedette per il meglio. Alla Timber Roadhouse Sepp aveva quattro minuti di vantaggio su Scotty e dopo la partenza tirò Savane fuori dalla slitta per imbrigliarla. All’inizio sembrò un po’ fredda e rigida ma andando avanti le cose migliorarono. Era un cagna giovane ed aveva recuperato in fretta dopo il riposo sulla slitta e lavorò duro nel team fino alla fine della gara. Mentre si arrampicava sul monte Topkok Sepp diede un’occhiata alle sue spalle ma non riusciva a scorgere Scotty. Visto che Scotty era famoso per il fatto che vinceva le gare nelle ultime 50 miglia per Nome era preoccupato che fosse passato in qualche modo. La cima della montagna era coperta di nebbia ed i cani corsero come matti in discesa creando alcune difficoltà a Sepp.

La corsa era stata vinta dai piccoli siberiani di Sepp arrivato con tutti i cani attaccati ed in buone condizioni. Sentiva che stavano portando avanti la tradizione dei siberiani del grande John Johnson. Sia lui che i suoi cani erano pronti per l’edizione dell’anno successivo. La mania delle gare in slitta aveva ormai contagiato in pieno Sepp.

continua ……..

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Con la “Banca Dati” del Club (Responsabile Guido Barbieri)

A

bbiamo il piacere di comunicare di aver iniziato una preziosa, interessantissima e quanto mai proficua collaborazione per “scambio database” con Mr.Gregory Gayhart, responsabile della sezione Siberian Husky di World Pedigrees, formidabile strumento per ricerche genealogiche disponibile on-line gratuitamente. A Mr.Gregory sono stati forniti tutti i pedigree dei Siberian Husky nati o importati in Italia prima del 1995 e registrati nei Libri Genealogici del nostro Paese (L.O.I. sigla TC.): si tratta di oltre 33.000 soggetti che saranno gradualmente visionabili sul sito:

cuni semplici dati personali, poi scegliere dal lungo elenco di razze canine, quella desiderata. A questo punto compare il pannello principale con impostato già il numero di 5 generazioni visualizzabili (si può comunque arrivare fino ad un massimo di 9). Inserite quindi il nome (o parte del nome) del soggetto che state cercando (Search string) e premendo invio (o cliccando su “Search Now”) vi apparirà velocemente il cane con i suoi dati principali e, subito sotto in piccolo, le varie possibilità di visualizzazione; scegliete inizialmente “pedigree”, si presenterà a tutto schermo, in modo chiaro, semplice e pulito, il pedigree a cinque generazioni nella forma da noi sempre chiamata “arricchito” cioè comprensivo, per ogni antenato, di data di nascita, numero di registrazione e colore del mantello. Un vero spettacolo….. Cliccate in alto a destra su “Vertical Pedigree” e avrete a disposizione tutti i fratelli e le sorelle di tutti gli antenati, incredibile!! “Divertitevi” a scoprire, risalendo di generazione in generazione fino ai capostipiti della razza (tutti i nomi sono linkati), se il vostro amato cagnolone è un discendente del “mitico” Togo o di Kreevanka o Tserko, gli ultimi due soggetti importati direttamente dalla Siberia nel 1930 da Olaf Swenson per conto di Leonhard Seppala.

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http://www.worldpedigrees.com Si inizia con la prima registrazione al LOI del 1975 (Maja delle Tre Torri – nata il 21 dicembre 1974 TC 479) - fino ad arrivare a Scod Pack Constanse TC 76227 Successivamente a Mr.Gregory verranno forniti anche i pedigree di tutti gli altri soggetti (dal 1995 ai giorni nostri) che comunque, ci teniamo a ricordarlo (vedi comunicazione SHC-I News n.1/2007 Primavera pag.21) sono già disponibili sul sito dell’ENCI – sezione “libro genealogico online” – con la relativa scheda individuale, discendenza ed altre informazioni. Per accedere al database di World Pedigrees, che al momento dispone già di oltre 180.000 SH, occorre per prima cosa registrarsi gratuitamente (Register a free account) inserendo al-

NON ESITATE A CONTATTARCI per qualunque chiarimento

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“dite la vostra che ho detto la mia - Gloria”

Riproduzione canina

M

nuovo proprietario che viene vissuta come una vera e propria tragedia familiare, con tanto di pianto e lacrimoni, che perdura per 2 o 3 giorni soprattutto nel rivedere la stanza ormai svuotata ed i giochini dei cuccioli abbandonati sul pavimento, come se la vita fosse finita in quell’istante!! Invece no la vita continua, almeno per la mamma dei cuccioli che adesso, come non mai, ha bisogno di svagarsi un po’ visto che, come noi, è rimasta segregata in casa per oltre 65 giorni, festivi e domeniche comprese…. In genere il nuovo proprietario, per ognuno dei cuccioli, è stato scelto secondo un grado di affidabilità che viene recepito “a pelle” nel momento in cui lo abbiamo conosciuto per la prima volta quando è venuto a casa nostra per vedere i cuccioli. Sicuramente ognuno di noi avrà passato almeno un paio d’ore a parlare “a tavolino” con la persona in questione per spiegargli bene il significato di possedere un Siberian Husky, per enunciarli i pro ed i contro, per rispondere alle sue numerose domande, per sapere che stile di vita conduce, che aspettative si pone verso il cucciolo ed eventualmente, a volte capita, per fargli capire che forse la razza del Siberian Husky non è la più adatta per lui e, dunque, per suggerli di comprarsi un altro tipo di cane. Anche se la motivazione di affrontare una cucciolata come questa non è certo mossa dallo spirito di “selezione” e dall’intenzione di “migliorare” la razza del Siberian Husky non mi sento di biasimare persone come queste perché, almeno, sapranno sicuramente a che destino andranno incontro i loro cuccioli rimanendo sempre in contatto con i nuovi proprietari e, talvolta, instaurando un vero e proprio rapporto di amicizia e rispetto reciproco con essi. Qualora se ne presentasse il bisogno, qualunque sia stato l’intervallo di tempo passato dalla

olti di noi possiedono, o hanno posseduto, uno o più cani e quasi tutti noi abbiamo provato l’esperienza di effettuare una cucciolata con essi. Il risultato sarà stato sicuramente soddisfacente, esaltante o addirittura sconvolgente (nel senso buono del termine) nella maggior parte dei casi: il miracolo della vita è sempre affascinante e nessuno può negarlo!! Il privato con pochi soggetti e l’allevatore principiante sono motivati nel fare le cucciolate dal mero amore verso i propri cani e bramano dalla voglia di mettere al mondo i degni eredi dei loro beniamini. In genere queste persone procedono in maniera del tutto casuale nella scelta dell’accoppiamento da effettuare senza neppure sottoporre preventivamente i propri soggetti all’accertamento per l’ esenzione dalle malattie ereditarie che affliggono la razza (oculopatie e displasia) però, per contro, seguono con amore e totale devozione la cucciolata e non fanno mancar nulla ai cuccioli e alla loro mamma: riorganizzazione temporanea dell’arredo casalingo, cassa parto in camera da letto, recinto per cuccioli che delimita lo spazio della nursery, dieta basata su carne macinata di prima scelta e Parmigiano Reggiano® per la mamma durante le prime fasi di allattamento, svezzamento dei cuccioli con omogeneizzati e biscotti “Plasmon®”, latte intero e fette biscottate “Buitoni®”, traversine assorbenti che si usano per noi esseri umani, giochini e trastulli per cuccioli di tutti i tipi e misure, collarini colorati e svariati altri accessori, mangime di ottima qualità acquistato nei negozi al prezzo di listino al pubblico (senza avere lo sconto da allevatore), sverminazione di tutta la cucciolata e visita dal veterinario per la prima vaccinazione e per l’impianto del microchip con relativa denuncia presso la ASL di appartenenza, rituale che si conclude con la consegna del cucciolo al

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Esistono poi ancora altre due categorie di gente che “alleva” Siberian Husky: nella prima rientrano quelli che producono cucciolate a non finire, che hanno cuccioli disponibili con “pronta consegna” durante tutti i periodi dell’anno, quelli che fanno riprodurre la solita cagna almeno una volta all’anno, se non addirittura al calore successivo alla cucciolata appena fatta, fino al raggiungimento record di 5 o 6 (ma recentemente ho letto addirittura di 7-9 cucciolate - vedere prospetto pag. seguente) nell’arco della loro vita… uno sfruttamento “intensivo” di questo tipo snatura completamente la definizione che viene data del cane come animale da “compagnia” rendendolo a tutti gli effetti un animale da “reddito”!! In buona fede, per tentare di giustificare un comportamento simile, mi è sorto persino il dubbio che forse queste cagne rappresentino al meglio la razza e racchiudano in se talmente tanti pregi da non dover assolutamente andar perse: se vengono riprodotte più di una volta nella loro vita, anzi addirittura anche 4, 5 o 6 fino a 7, 8 o 9 volte DEVE pur esserci un motivo, evidentemente QUELLE sono cagne uniche, sono GIOIELLI da non perdere…. ma purtroppo, con tutta la buona volontà, di fronte alle loro fotografie e alla loro genealogia non ho trovato la risposta che cercavo o che speravo di avere. Tra queste persone, ci sono allevatori che possiedono un affisso riconosciuto ENCI ed altre ancora che hanno solo un affisso amatoriale non riconosciuto. Tra quest’ultimi ci sono poi quelli che allestiscono siti web molto carini e ben strutturati, con tanto di foto dei cuccioli in bella vista, con la sezione delle cucciolate in programma sempre aggiornata ed un elenco ben nutrito delle femmine possedute. Mi sono soffermata diverse volte sulla genealogia dei vari soggetti e non ho trovato quasi mai un filo logico, ogni soggetto è diverso dall’altro, ogni cucciolata rappresenta una storia a parte, fine a se stessa. Quando guardo i siti degli allevamenti amatoriali mi fanno sorridere i nomi che vengono assegnati ai cuccioli con il fantomatico “affisso” che precede il loro nome di pedigree, o talvolta vi è camuffato al suo interno alla fine dello stesso, senza tuttavia avere una regolare auto-

consegna del cucciolo, un allevatore come questo sarà sempre disponibile a riprendersi indietro il cane, se il suo proprietario per qualsiasi motivo non avesse più modo di tenerlo…. in fondo è tutto bene quel che finisce bene! Un gradino sopra abbiamo, invece, i veri appassionati della razza che affrontano con criterio una cucciolata e programmano per tempo la cosa, sottoponendo la femmina a tutti gli esami per le malattie ereditarie e cercando un maschio con pari requisiti. L’accoppiamento verrà stabilito in base a precisi caratteri sanitari e cioè solo con soggetti esenti da malattie ereditarie e non sarà permessa alcuna deroga. In questo caso verrà lasciato alla femmina tutto il tempo necessario per accrescersi e difficilmente la cucciolata verrà programmata prima del compimento dei 3 anni, 3 anni e mezzo di età. I pedigree dei rispettivi genitori saranno oggetto di un approfondito studio e la morfologia dell’uno e dell’altro sarà attentamente valutata. Tali persone agiranno esattamente allo stesso modo, nella cura della femmina e dei suoi cuccioli, del privato descritto in precedenza però sarà sempre possibile, qualora venisse richiesta, avere una motivazione precisa del PERCHÉ e del PERCOME è stata fatta una simile cucciolata. In un certo senso l’allevatore (inteso come proprietario della femmina) si è posto degli obiettivi ed ha cercato di realizzarli con quell’accoppiamento. La cucciolata allora acquista un significato diverso, è il risultato di un lavoro che può avere delle radici profonde, iniziato anche diverso tempo prima e che non finisce su se stesso: l’allevatore terrà per se uno o più cuccioli proprio per poter continuare il suo lavoro. Pur giusta o sbagliata che sia la linea teorica che sta alla base di tale comportamento, nutro profondo rispetto per persone come queste, perché essi procedono con un ideale di fondo, con l’intenzione di fare “qualcosa” per la razza (non dico che sia la necessariamente la cosa migliore), provano a ragionare con la propria testa e, se non altro, non vengono mossi da interessi strettamente economici…. e le cagne verranno fatte partorire una o al massimo due volte nella loro vita!

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rizzazione per farlo. Così facendo si getta solo del fumo negli occhi dell’acquirente che si farà abbindolare dall’apparenza dei fatti. Non è una cosa corretta e non capisco perché l’ENCI non faccia controlli sugli abusi di questo tipo. L’affisso deve essere utilizzato solo da coloro che, avendone i requisiti, hanno fatto esplicita richiesta all’ENCI pagando la relativa tassa. Gli altri sono tutti abusivi!! Nella seconda ed ultima categoria rientrano gli allevatori seri, riconosciuti ENCI, che fanno poche cucciolate, con soggetti di assoluto valore dalla genealogia blasonata, che sottopongono agli esami per le malattie ereditarie tutti i loro riproduttori e che incentivano gli eventuali acquirenti a ripeterli in futuro anche sui propri cani, portando avanti un serio ed oggettivo lavoro di selezione. Persone come queste hanno davvero a cuore il destino dei propri cani, fanno una scelta degli acquirenti, non fanno molte cucciolate, non svendono i propri cuccioli ed i propri soggetti neanche quando la vecchiaia avanza ma anzi se ne fanno quasi un vanto, portando loro il rispetto che si meritano e che sicuramente si sono guadagnati sul campo, in allevamento o sui ring espositivi. I cani rimangono in allevamento, o meglio “in famiglia” dall’inizio alla fine, c’è sempre posto per tutti, belli e brutti, giovani e vecchi, campioni e non, e qualora non ci siano le condizioni ottimali per affrontare una nuova cucciolata la decisione che viene presa, a mio avviso anche la più sensata, è quella di rimandarla a momenti migliori. Non c’è fretta, non c’è interesse, non c’è commercio ma solo e soltanto serietà e passione. Il BENESSERE DEI CANI, è una certezza, viene sempre al PRIMO POSTO!! Questi sono allevatori con la A maiuscola e anche per loro nutro profondo rispetto, per gli altri preferisco non commentare…

ESEMPI fra i più ECLATANTI !!! (fattrici assai “sfruttate”) FATTRICE nata dicembre 1995 Data nascita n.cuccioli 1 Dicembre 1997 6 2 Dicembre 1998 6 3 Maggio 2001 5 4 Febbraio 2002 5 5 Maggio 2003 4 6 Febbraio 2004 4 7 Novembre 2005 4 Totale cuccioli 34 FATTRICE nata dicembre 1998 Data nascita n.cuccioli 1 Settembre 1999 5 2 Agosto 2000 2 3 Marzo 2001 1 4 Dicembre 2002 4 5 Giugno 2003 4 6 Ottobre 2004 3 7 Marzo 2006 3 Totale cuccioli 22 FATTRICE nata ottobre 1999 Data nascita n.cuccioli 1 Settembre 2000 2 2 Settembre 2001 5 3 Marzo 2002 5 4 Novembre 2002 6 5 Ottobre 2003 5 6 Ottobre 2004 6 7 Febbraio 2006 3 8 Settembre 2006 2 9 Marzo 2007 1 Totale cuccioli 35

www.ENCI.it – documenti - estratto dal

CODICE ETICO DELL’ALLEVATORE DI CANI Allegato alle norme tecniche del libro genealogico del cane di razza

11. Non accoppiare femmine troppo giovani, non prima del secondo calore, o troppo anziane. Dopo i sette anni di età è opportuno ottenere un certificato veterinario di idoneità alla riproduzione. 16. E’ opportuno che una fattrice, a salvaguardia del suo benessere, non abbia più di cinque cucciolate nella sua vita.

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From: Marilia Subject: Richiesta di parere

In questo modo gli si offre l'occasione di rendersi utile”.

Spett. redazione, riguardo alla richiesta di parere, sull'argomento "Agility for fun", riporto integralmente un brano tratto dal libro di Nicolas Vanier: "La bambina delle nevi", che mi trova ovviamente d'accordo al cento per cento:

Ancora: “Al lavoro i loro occhi si illuminano, come quelli di un cieco che recupera la vista. Ritrovano IL PELO, I MUSCOLI, in una parola, la loro DIGNITÀ e IDENTITÀ”

“A rischio di scioccare qualcuno, sostengo che un cane da lavoro sarà sempre più equilibrato nei suoi rapporti con l'uomo e con se stesso di un cane da compagnia,"disoccupato"e sfaccendato. Un animale, come un uomo, ha bisogno di lavorare ne va della sua dignità. Quando si possiede un cane da compagnia, il cui ruolo è di limitarsi a fare atto di presenza, bisogna cercare di trovargli delle incombenze.

Chi acquista un husky infatti, deve tener conto che ha che fare con un potenziale ATLETA, e che è un vero delitto farlo diventare: "da salotto", in un appartamento o ancor peggio "da guardia" in un giardino, cosa che non farà mai e fuggirà sempre. Concludendo se non si può farli correre attaccati ad una slitta, cosa che hanno nel DNA, (a mio modesto parere) ben venga quindi anche L'AGILITY

Da Elena Oggetto: A proposito di Agility..... sabato scorso siamo andati con Crys in un campo di agility della nostra zona, era la seconda volta, a distanza di parecchi mesi dalla prima, che Crys vedeva il campo ed i vari attrezzi. Si è divertita un sacco, vi invio alcune foto, è stata bravissima, quello che potete vedere l'ha fatto in completa libertà senza essere invitata al guinzaglio, certo quando ha deciso che ne aveva abbastanza di fare quello che le indicavo, da vera Siberian, l'agility la ha interpretato a modo suo (vedere foto sul tubo!)

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L’AGILITY E L’EQUILIBRIO PSICO-FISICO DEL CANE “L'Agility è una disciplina aperta a tutti i cani. Essa consiste nell'affrontare diversi ostacoli con lo scopo di evidenziare la loro intelligenza e la loro agilità. Si tratta di una attività educativa e sportiva intesa a favorire l’integrazione del cane nella società. Questa disciplina implica una buona armonia tra il cane e il suo conduttore che porta ad una intesa perfetta tra i due; è dunque necessario che i partecipanti posseggano gli elementi base d'educazione e d’obbedienza." Così ha inizio l’introduzione del Regolamento di Agility della FCI (Federazione Cinologica Internazionale), si parla di armonia, intesa e collaborazione, il vero spirito dell’Agility. Ma come si ottiene tutto questo? Vien da se che non sono parole che ben si sposano con “costrizione e coercizione”. Il cane, ed in particolar modo l’Husky, ama l’imposizione tanto quanto l’amiamo noi ed amerà la disciplina dell’agility, come l’obbedienza e qualsiasi altra attività che farà al nostro fianco, anche in base a quanta di questa imposizione e costrizione utilizzeremo nel rapportarci con lui. Allegria, gioco, motivazione. Ecco quali sono le parole giuste. L’agility non è soltanto agonismo sfrenato, nasce prima di tutto come attività ludica per divertirsi, per imparare a rapportarsi, a collaborare ed affiatare il binomio cane-conduttore. Aiuta a rendere entrambi più prevedibili e, nel cane, è un magnifico ausilio per i soggetti fobici o insicuri. Inoltre si presenta un’ottima occasione per la socializzazione, non solo del cane ma anche per l’uomo “da 0 a 100 anni”. C’è poi un aspetto di fondamentale importanza, forse al giorno d’oggi quello più sentito, la possibilità di offrire una valvola di sfogo fisica e mentale a quei cani impossibilitati, dallo stile di vita che gli viene imposto, a convogliare le proprie energie secondo il proprio istinto. Prendiamo come esempio alcune razze, partendo proprio dal nostro Siberian Husky , cane nordico da slitta, passando per il gruppo dei cani da pastore, a quelli da riporto, da cerca, d’acqua, arrivando a quelli da caccia. Ognuno di questi cani è stato selezionato dall’uomo che ha fissato geneticamente, oltre alle caratteristiche morfologiche, l’attitudine ad un determinato “lavoro” che il soggetto tipico svolge con istinto e passione. Purtroppo la stragrande maggioranza di questi cani vive in un contesto inadatto a soddisfare tali esigenze sostanziali per l’ambiente in cui si trovano, ma soprattutto per lo stile di vita del compagno umano, spesso non compatibile. Certo l’Agility non ha la presunzione di sostituire in toto l’attività sopra citata, ma possiamo dare ai nostri cani la possibilità di indirizzare tali energie represse verso qualcosa di altrettanto divertente ed impegnativo, che gli dia la possibilità di fare attività fisica e stimolarlo mentalmente. Avremo così cani più appagati, meno stressati, quindi più felici ed inclini alla collaborazione ed all’obbedienza.

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Certo è che non basta solo l’Agility per creare e mantenere una buona armonia psico-fisica, se si vuol partire con il piede giusto ed assicurarsi un compagno di vita equilibrato il percorso perfetto da seguire inizia con: • •

La scelta del cucciolo. Ciò significa un ottimo allevatore e quindi una buona selezione innanzitutto, che punti non solo alle caratteristiche morfologiche ma anche e soprattutto al benessere fisico ed un carattere equilibrato, partendo dalla discendenza. La socializzazione del cane in tenera età, che determinerà gran parte del suo bagaglio psichico futuro, l’arma migliore per la prevenzione di problemi comportamentali, quali eccessiva timidezza, paure, fobie, aggressività. Per chi adotta un cucciolo un passo necessario è quello di frequentare un corso per cuccioli (detti anche Puppy Class) in cui viene insegnato al proprietario tutto ciò che c’è da sapere per uno sviluppo ed una crescita armonica del proprio cane. Dalla socializzazione alla pipì fuori casa, l’abitudine a star solo, l’inibizione al morso, il gioco ed il controllo dell’agitazione, il linguaggio ed il comportamento, la stimolazione mentale e lo sviluppo delle capacità cognitive, fino all’impronta per la futura educazione. Arriva poi il momento d’impostare un’educazione più mirata, il che non significa insegnargli soltanto esercizi pratici come il seduto, terra, resta, richiamo, condotta al guinzaglio ecc… ma imparare prima di tutto a comprenderne il comportamento, ad interpretarne il linguaggio e la comunicazione, conoscere come opera l’apprendimento del cane imparando a motivarlo ed incentivarlo, apprendere come gestire la gerarchia in ambito familiare e l’uso corretto di premi e punizioni.

A questo punto avrete impostato le basi per un bellissimo rapporto, conoscerete abbastanza il vostro cane da comprendere quali siano le sue necessità e formerete una splendida coppia, ma… vi si sono appena aperte le porte per l’Agility e qualsiasi altra attività vogliate intraprendere con il vostro compagno a 4 zampe per passare insieme altri innumerevoli, indimenticabili momenti. Buon divertimento e buona vita insieme! ALICE FANARA Istruttore Responsabile Centro Cinofilo ” il Loto” www.centrocinofiloilloto.it

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UN SIBERIAN HUSKY IN CORDILLERA BLANCA ero non sarà forse un campione di bellezza, se confrontato con gli esemplari che si possono vedere nelle nostre esposizioni; però, a dispetto del curioso nome che porta (“Cero” nella sua lingua originale, lo spagnolo, pronunciato con la “s” di sera, “Zero” se tradotto in italiano), non è per niente uno “zero”, anzi, è invece sicuramente un campione di bravura, fedeltà, spirito di emulazione ed obbedienza. Tutte doti che lo hanno portato sulla cima di una grande montagna di 5680 metri di altezza in compagnia del suo padrone e di un intero plotone di militari dell’esercito peruviano.

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anch’essi protagonisti di numerose ascensioni in alta quota sulle nostre Alpi. Tanto che, ormai a distanza di qualche tempo, continuo ancora a chiedermi perché proprio nel giorno che avevamo scelto, ancora prima di partire, per effettuare l’ascensione a questa bella montagna, proprio allora è avvenuto questo incontro straordinario. Mi interrogo sul significato vero e profondo dell’avvenimento, riuscendo tuttavia solo in maniera molto confusa a darmi una risposta. Secondo “La profezia di Celestino” gli incontri della nostra vita, in particolar modo quelli così “speciali” come questo, non avvengono mai per caso, hanno sempre una logica spiegazione, ma quasi mai noi siamo in grado di capirne il senso.

Detta così la notizia, agli occhi dei nostri lettori, apparirà un po’ nebulosa e molto lontana, ed infatti lo è, proviene “dall’altro mondo”, sì proprio l’altro mondo: l’emisfero australe. La montagna in questione è il Nevado Vallunaraju, uno dei picchi più affascinanti e famosi della Cordillera Blanca, nelle Ande Peruviane. L’incontro è stato particolarmente entusiasmante e coinvolgente per noi che abbiamo perso nel giro di meno di un anno e mezzo i nostri due Siberian Husky, Velikayas Inti Raymi e Uli Biaho – scomparso lo scorso aprile -

Ma ecco i particolari. Percorrendo con il fuoristrada la Quebrada Llaca, veniamo sorpassati da un camion militare; abbiamo appena dato un passaggio ad un anziano “campesino” di queste alte praterie andine, che scendendo dall’auto ci ha veramente stupito, accomiatandosi da noi con un “Insh’Allah”, saluto augurale ovviamente del tutto inusuale da queste parti, dove di musulmani non c’è neppure l’ombra. La giornata inizia quindi in un modo molto speciale, ma an-

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cora non sappiamo che la vera sorpresa deve ancora accadere. Arrivati in fondo alla valle, ritroviamo il gruppo di militari e, quasi non credo ai miei occhi, con loro c’è anche un Siberian Husky: è nero e bianco e indossa una splendida “giacca mimetica”… Pensiamo che si fermino qui, a quattromila metri di altezza, per fare delle esercitazioni, e invece no, sono diretti esattamente dove andiamo noi. Prepariamo i nostri zaini e iniziamo la risalita del ripido pendio che ci porterà faticosamente al campo Morena: solo uno sperduto avamposto a 4800 metri di altezza, dove alcune minime piazzuole pianeggianti sperdute fra i massi possono ospitare le tende dove passare la notte, in attesa della lunga salita del giorno successivo. Il ghiacciaio inizia poche centinaia di metri sopra il campo. Poco dopo il nostro arrivo, ecco spuntare nuovamente “il peloso peruviano”: è la mascotte del plotone e il suo proprietario, naturalmente fierissimo di lui, è il comandante. Il suo nome è “Zero”, e pensiamo che gli sia stato dato per distinguerlo chiaramente dai suoi compagni umani, i quali portano un numero sull’elmetto e vengono rigorosamente chiamati per numero, anziché per nome. Capiamo subito che Zero è un cane molto speciale, del tutto differente da quel “clichè” di Siberian Husky che noi ci siamo un po’ abituati a considerare: è obbediente, rispettoso, non fa dispetti e sta tranquillamente slegato senza allontanarsi mai dal campo. Per altro verso Zero è molto fortunato, non deve sottoporsi alle rigide regole della vita militare, tutti lo adorano, insomma possiede una posizione privilegiata e quello strano nome “Zero”, così breve e molto diverso dai vari “diez i nueve”, “viente i sete” ecc.ecc. della truppa, non fa che sottolineare la sua situazione di riguardo. Durante il pomeriggio il cielo si oscura e cade un po’ di nevischio, ma verso sera si rischiara e spuntano anche alcune stelle, un buon presagio per la giornata di domani. I soldati partono alle tre di notte, due ore prima di noi; la prima parte dell’ascensione si svolge

alla luce delle pile frontali, poi assistiamo allo spettacolo dell’alba sul ghiacciaio. Davanti a noi appare improvvisamente il Nevado Huascaran, che con i suoi 6.768 metri è la montagna più alta del Perù e una delle “top ten” dell’America latina. Dopo poco ci appaiono di lontano le sagome dei militari, fermi in una conca dove vi sono forti accumuli di neve fresca. Con meraviglia intravediamo anche Zero che galleggia leggero sulla neve, proprio come faceva la mia Inti…. In breve siamo al colle fra le due cime del Vallunaraju; i militari sono già impegnati sul non facile tratto di cresta, sulla sinistra del colle, che porta alla cima più alta, quella Nord; alcuni di essi sono un po’ in difficoltà, mentre Zero, sciolto, sale e scende lungo la cresta con disinvoltura, accorrendo vicino ora a questo, ora a quell’umano in difficoltà… La sale e la scende diverse volte, proprio come fece Inti durante la sua salita al Monte Rosa. Quando arriviamo in vetta, Zero è già accovacciato sulla neve nella più tipica posizione “a palla”, con il pennacchio della coda a coprire il muso. Siamo molto felici della buona riuscita dell’ascensione, ma l’infinita gioia di questa memorabile giornata è poter condividere ancora una volta la vetta di una grande montagna con un Siberian Husky: una nuova conferma, caso mai ce ne fosse bisogno, dello straordinario valore di questi nostri amici. Silvia Mazzani Zero con la mimetica

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Colpo di fulmine

Ciao a tutti. scrivo queste righe per condividere con tutti voi lettori le emozioni che hanno accompagnato l’arrivo della piccola Nikky nella mia vita. Devo dire, che fin da ragazzo, mi sono innamorato dei cani nordici. Avevo infatti conosciuto i cani di amici dei miei genitori in campeggio; erano una splendida Samoiedo ed il suo “compagno”, un incrocio di Malamute, e mi divertivo a portarli a passeggio o a farmi accompagnare nelle mie passeggiate tra i monti. Un anno portarono anche una cucciolata stupenda ma relegai l’idea di averne uno tutto mio ad un sogno nel cassetto. Poi conobbi Golia, il Malamute di un amico, e tentai di convincere i miei genitori a prenderne uno, ma mi risposero che qui fa troppo caldo per dei cani nordici, e allora di nuovo rinunciai. Fino a quel momento mi avevano appassionato quei cani col musone dolce e pieni di pelo, ma non avevo nemmeno pensato di studiarne il carattere. Finché, circa tre anni fa, conobbi Silvia e la sua bellissima Siberian Husky, di nome Sky. Silvia ed Io cominciammo a frequentarci, e fu così che imparai a conoscere anche Sky.

La scintilla si riaccese dentro di me. Il tempo passava, ed il rapporto con Sky e le esperienze vissute insieme riportavano alla luce la voglia di dividere la vita con un nordico. Ancora non avevo in mente quale razza sarebbe stata la più adatta al mio stile di vita, ma a farmelo capire ci pensò Sky. Indimenticabile è stata la Vacanza a Cervinia dove Sky ci ha accompagnati su e giù per i monti portando alla luce la sua vera natura. Instancabile sui sentieri, crollava letteralmente appena metteva una zampa in casa; è stata un angelo in funivia, tentava in ogni modo di dividere con noi le colazioni al bar ed i pranzi al sacco... Indubbiamente anche vedere l’amore di Silvia per la sua inseparabile compagna e vedere quanto a fondo era ricambiato non potevano lasciarmi indifferente, la contrapposizione tra l’affetto con cui Sky si relazionava alla sua “padrona” e la voglia di correre e d’essere libera mi avevano fortemente impressionato. Nonostante tutto questo ero purtroppo ancora lontano dalla possibilità di avere un Siberian Husky, e mi accontentavo di ritagliarmi un posticino nel cuore di Sky, che senza dubbio se ne approfittava cercando di fregarmi il posto nel letto o venendo immancabilmente a prendersi (anche con la forza) le coccole della buona notte, mentre io non le risparmiavo mille “torture” affettuose che lei sopportava con incredibile pazienza. Ogni tanto andavamo a vedere qualche mostra e alcuni allevamenti, principalmente per trovare marito a Sky, ed io non mi facevo troppi castelli in aria. A Marzo organizzammo una breve vacanza per andare a vedere la gara di Sleddog di Cortina che fortunatamente (per noi) fu annullata e ci consentì di vivere la meravigliosa esperienza di provare personalmente a guidare una slitta, fu

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un giro sicuramente breve ma dalle emozioni indimenticabili… non stavo più nella pelle, perché io amo tutto ciò che è montagna e contatto con la natura, e pensare di poter condividere le emozioni di questo sport col proprio fedele amico mi faceva girare la testa. Anche sentire Renato (l’istruttore Musher) descrivere il rapporto che si crea “lavorando” coi propri cani mi aprì il cuore… Spensero in seguito ogni ardore i miei genitori a casa… Poi successe una cosa che cambiò radicalmente tutta la situazione. Cristina (allevatrice di Sky e Nikky) telefonò a Silvia, dicendole che aveva due cucciolate, e la invitava ad andarle a vedere... come potete immaginare, noi non ci tirammo indietro!!

sentirmi dire, sempre dai miei genitori, “non se ne parla proprio…”. Come avrete già capito non andò così. Non saprei ancora dire cosa avesse distratto mio padre a tal punto di fargli dire di si… comunque dopo un mese e mezzo di distanza dal colpo di fulmine andai a prendere Nikky. Ora, grazie a Silvia, Sky, Cristina e Renato, Nikky divide il giardino con Axel, il mio pastore tedesco di sette anni e Nanà, un’Alaskan Malamute che ha un mese più di lei… ma di questo, se vi va, parlerò un’altra volta.

Ci fece vedere la prima cucciolata: erano bellissimi e adorabili. Poi ci fece vedere la seconda e Cupido scoccò la freccia… quando vidi quel pupazzetto copper m’innamorai subito, un colpo di fulmine, appunto. Non dissi nulla sul momento, in parte perché ero rapito da quel batuffolo di pelo, un po’ perché mai avrei pensato di potermela portare a casa. Così dopo un po’ di chiacchiere risalimmo in auto con Silvia che, consapevole di non poter portare a casa nessuno di quei cuccioli metteva quasi il broncio. Ed io in quel momento esordii: “Se la prendessi io, una cucciolina?”

Daniele Iemmi (Rolo – Reggio Emilia)

Mentre lei sgranava gli occhi incredula e radiosa io prendevo il telefono consapevole di

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Continua l’apprezzatissima serie CURIOSITA’ dopo Tex Willer (n.1/2002) , l’avv.Agnelli (n.3/2004) , la Giubba Rossa, l’attore Paul Gross (n.3/2003) . e Paperino, musher in Alaska (n.3/2006) , possiamo nominare “socio acquisito” anche

Kate Jackson una delle protagoniste della fortunata serie televisiva “Charlie’s Angel” Kate Jackson, elegante signora ancora molto attiva, è nata il 19 Ottobre del 1948 a Birmingham, nell’Alabama, da Hogan e Ruth Jackson. Kate ha frequentato l’American Academy of Dramatic Arts. Era anche così brava a giocare a tennis che avrebbe potuto giocare come professionista. Dopo aver lavorato a New York come modella ed attrice (“Dark Shadows”), partì alla volta di Hollywood. Là, riuscì ad ottenere la parte dell'infermiera Jill Danko nel film “The Rookies” (il cui produttore era il grande Aaron Spelling). Successivamente il Sig. Spelling portò al successo Kate con la serie “Charlie’s Angel” (il periodo di Kate fu dal 1976 al 1979). Poi seguirono altri film, tra i quali il famoso “Making Love”. Kate continuò a recitare il ruolo principale in altre due serie televisive; “Scarecrow and Mrs. King” (1983-1987) e “Baby Boom” (1988). Kate sposò l’attore Andrew Stevens nel 1978. Divorziarono però dopo pochi anni. Successivamente conobbe e sposò Davis Greenwald, che per pura casualità gestiva la sua Production Company. Tom Hart fu il suo ultimo marito; entrambi i precedenti due matrimoni si conclusero con il divorzio. Tra le altre cose, ha combattuto e vinto il cancro al seno, ha subito un intervento a cuore aperto, ha recitato moltissimi film-tv e ha adottato anche un bambino. Attualmente lavora ancora ed è molto brava. Ha tanto talento ed è bellissima come nessun altra!

"Le persone mi hanno sempre chiesto se avessi avuto dei figli ed invece ho avuto dei cuccioli" - 1979

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Dal sito: www.siberianhusky.au.nu Che vi consigliamo di visitare


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LA FIGLIA DELLE NEVI di Jack London Nella sconfinata terra dei ghiacciai, l’Alaska, patria di tenaci cercatori d’oro, di squallidi avventurieri senza scrupoli, di ricchi commercianti, la vita può essere dura anche per uomini temprati da ogni fatica e da ogni esperienza. In un paesino di questo affascinante West polare ritorna, dopo una adolescenza trascorsa in una grande città, Frona, giovane figlia di Jacob Welse, ricco e rispettato mercante del luogo. In breve tempo la bellezza delicata del suo aspetto, la sensibilità e la schiettezza del suo animo, attirano sulla ragazza la simpatia di tutti, l’amicizia di Lucilla, ballerina del saloon del luogo, l’amore di Vance e di Gregory, legati dal comune sentimento, ma profondamente diversi per natura l’uno dall’altro. La nuova vita di Frona si dimostra subito piuttosto movimentata ed ella è coinvolta in drammatiche avventure che sapranno decidere nel migliore dei modi del suo futuro: ella ne uscirà più matura ed accanto all’uomo più degno del suo affetto. Fascino di luoghi insoliti e una seducente atmosfera fine ottocento fanno da sfondo a “la figlia delle nevi”, che si avvale del contrasto, quanto mai efficace, tra i sentimenti più delicati e le situazioni più violente.

L’ESTATE FRA I GHIACCI di Sally Carrighar L’estate dei ghiacci ha la tenue bellezza di quanto non può mai essere né stabile né sicuro: improvviso può cadere l’inverno, e subitanee tempeste scoppiano nel mare di Bering e scendono sulla costa artica. Ma durante i lunghissimi giorni di questa breve stagione gli uccelli cantano e volano di continuo, librandosi sulle ali nell’incerto crepuscolo di mezzanotte; dalle spiagge i nuovi nati chiedono il cibo con voci acute. Nel mare i trichechi, le foche, le balene bianche, i capodogli e le balene megattere nuotano allegramente fra le lastre di ghiaccio galleggianti. Seguendo l’esempio di Kipling e di altri grandissimi scrittori della natura popolata di animali, Sally Carrighar coglie con arte straordinaria il mistero degli impulsi primitivi della vita.

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Seminario “I CANI NORDICI DA SLITTA” Facoltà di Medicina Veterinaria Aula Magna – Viale delle Piagge, 2 – Pisa Venerdì 27 aprile 2007

Relatori: • Pierluigi Buratti (Presidente CIRN e giudice esperto ENCI) : Le razze nordiche da lavoro: nascita e origini, allevamento e diffusione, comportamento e standard delle razze più diffuse. • Massimo Bassan (Presidente FIMSS) Lo sleddog sportivo e amatoriale: le discipline sportive su neve e su terra, il progetto SIL (sleddog innovation lab). • Dr. Adelmo Rossin (Responsabile animal welfare FIMSS) Il benessere dell’animale sportivo: alimentazione e allevamento del cane atleta.

Il signor Buratti da inizio al seminario dicendo che attualmente, grazie alla selezione apportata dall’uomo, esistono circa 400 razze canine. Ognuna di esse è stata “creata” per uno scopo ben preciso, esclusivamente per essere utile all’uomo. Nel momento in cui ognuno di noi si accinge ad acquistare un cane, soprattutto un cane di razza nordica, è importante che abbia in mente PERCHE’ questa razza è stata selezionata…. Tutte le razze hanno come presupposto un lavoro di selezione finalizzato all’adempimento di uno scopo ben preciso per ottenere il quale sono stati sacrificati o messi da parte tutti quei soggetti che non erano in grado di soddisfare tali aspettative, arrivando quindi alla stesura del cosiddetto “standard” di razza. Nello standard infatti vengono elencate tutte le caratteristiche che contraddistinguono i soggetti di quella particolare razza, differenziandola da tutte le altre senza possibilità di equivoco. Ecco spiegato il motivo per cui nessuno potrà mai pretendere che un Siberian Husky faccia la guardia alla casa o che sia sospettoso ed aggressivo verso gli estranei, così come nessuno può aspettarsi che un San Bernardo abbia un desiderio innato per trainare la slitta: tali aspet-

tative sarebbero puntualmente disattese così come previsto e descritto dai loro rispettivi standard!! Circa 10.000 anni fa il cane, come lo conosciamo attualmente, non esisteva ancora ma esisteva il LUPO, suo progenitore, che non aveva ancora subito il processo di addomesticamento. Possiamo presupporre, però, che già all’epoca esistessero dei contatti casuali tra l’uomo ed il lupo. Probabilmente l’inizio del processo di addomesticamento ebbe luogo nel momento in cui qualche cucciolo di lupo, allontanatosi dal suo branco, si avvicinò ad una tribù di popolazioni nordiche in cerca di cibo, lasciandosi sopraffare dalla sua natura estremamente sociale. I popoli nordici, per via delle caratteristiche territoriali e geografiche delle zone in cui vivevano, erano molto isolati l’uno dall’altro e conducevano un tipo di vita nomade, costretti a spostarsi di continuo per cercare i pascoli più adatti alla sopravvivenza del loro bestiame, le renne, da cui traevano la principale fonte di sostentamento: cibo, pellicce, pellame, materiale per la costruzione (ossa, tendini e corna) e, non in ultimo, come mezzo di trasporto nel traino delle slitte. Il clima estremamente rigido, però,

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causava notevoli difficoltà logistiche nel reperimento dei suddetti pascoli e quindi, relativamente al mezzo di trasporto, la scelta di sostituire il cane alle renne fu quasi obbligata. Il cane era un animale polivalente che si adattava molto bene all’ambiente, plagiato e forgiato per sopravvivere alle condizioni più estreme, capace di procacciarsi il cibo autonomamente senza essere legato alla presenza dei pascoli; il cane a differenza delle renne è un predatore e non una preda!! Le caratteristiche dell’ambiente così ostile avevano selezionato il “tipo artico” rendendo il cane nordico un animale perfetto per sopravviverci: orecchie piccole, spesse e triangolari, dotate di fitto pelo per minimizzare la dispersione di calore, corpo fornito di un doppio mantello, pelo e sottopelo, per isolarlo termicamente verso l’esterno, coda a volpe utilizzata per coprire il muso durante la notte riscaldando così l’aria inspirata, occhi piccoli, obliqui, a mandorla e non frontali, per evitare di venire danneggiati durante una bufera di neve o di vento…ecc. Così ebbe inizio la selezione, operata dall’ uomo, finalizzata alle diverse utilità: cani adatti al traino, di taglie maggiori per carichi più pesanti e lenti oppure di taglie minori per carichi leggeri e veloci, cani per la difesa del bestiame o cani per le battute di caccia….. Le doti che venivano ricercate erano, innanzitutto, legate al temperamento quindi all’ adattabilità al clima. Diversi popoli nomadi, sparsi su un territorio molto vasto, selezionarono contemporaneamente una loro razza nordica: al giorno d’oggi le conosciamo sotto il nome di Siberian Husky, Alaskan Malamute, Samoiedo e Groenlandese. Esiste anche un'altra razza, con caratteristiche comuni ai cani nordici, che non fa parte strettamente delle razze nordiche: l’Akita Inu ma ne parleremo in seguito.

Il Siberian Husky è stato allevato e selezionato per effettuare lunghi spostamenti in poco tempo, con mute di cani molto numerose e con carichi piuttosto leggeri. Assieme al Groenlandese è uno dei cani più veloci e resistenti per le lunghe distanze. Mostra di avere caratteristiche “lupoidi” ed in-

fatti, all’inizio, le femmine venivano fatte accoppiare di proposito con i lupi con l’intento di fissare quelle caratteristiche vincenti che contraddistinguevano gli esemplari selvatici; tale pratica portava dei vantaggi ma anche degli svantaggi quali, ad esempio, la perdita di addomesticamento; ancora oggi “paghiamo” tali scelte: gli huskies sono forse i cani più indipendenti rispetto a tutti gli altri nei confronti dell’uomo!! I Ciukci allevarono dunque il tipo di cane che meglio rispondeva alle loro esigenze. Doveva essere veloce, docile, pacifico con gli altri cani (le risse in una muta di cani da traino sono inconcepibili) e soprattutto dovevano provare vero piacere nel traino, ovvero possedere quello che oggi si chiama, in inglese, "desire to run" (desiderio di correre). Chi non aveva le caratteristiche richieste veniva rapidamente soppresso senza tanti complimenti e veniva dato in pasto al resto del branco. In compenso i cani prescelti venivano allevati con grandi attenzioni, curati se si ferivano, sfamati al meglio delle (poche) possibilità disponibili e cosi via. Solo i maschi più dotati venivano lasciati integri. Quelli "così così", anche se servivano per il traino, venivano castrati. Alle femmine era riservato un destino ben peggiore perché venivano soppresse quasi tutte alla nascita, tranne qualcuna che veniva lasciata per la riproduzione. In questo modo i Ciukci, lavorando su un cane già messo a dura prova delle condizioni ambientali estreme, dettero vita ad una popolazione di "supercani" di media taglia, con folto sottopelo ma pelo medio-corto (più funzionale di quello lungo, a cui la neve gelata poteva attaccarsi rendendo difficili i movimenti), velocissimi e robustissimi. Di tare genetiche neanche l'ombra, perché come detto i soggetti difettosi, anche in minima parte, venivano eliminati. La storia della razza è legata in maniera indissolubile a quella della popolazione nomade che lo ha allevato e selezionato, il popolo dei Ciukci: nel '500 l'esercito russo decise di invadere i territori siberiani riuscendo ad assoggettare quasi tutte le etnie che trovò sul suo cammino... meno una. I Ciukci, infatti, scappavano

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sempre più a nord sulle loro slitte trainate da cani superveloci, e i soldati restavano regolarmente con un pugno di mosche. Questa storia andò avanti per quasi duecento anni, durante i quali i Ciukci subirono gravi perdite ma non mollarono. Dopo ogni attacco qualche superstite riusciva sempre a fuggire e a riorganizzare la tribù, finché nel 1747 il comandante Pavlutskij decise che avrebbe sterminato quell'ultimo manipolo di irriducibili. Il risultato non fu esattamente quello che si aspettava. Non solo i Ciukci riuscirono ancora una volta a sfuggirgli ma, grazie alla velocità dei loro cani, riuscirono a tendere un agguato ai russi accerchiandoli e infliggendo loro una batosta senza precedenti. Morirono quasi tutti, compreso il generale. I pochi superstiti restarono a vivere insieme con i Ciukci e insegnarono loro l'uso delle armi da fuoco. Veloci, astuti e adesso anche armati, i Ciukci rimasti erano una bruttissima gatta da pelare per l'esercito russo, che si scoprì improvvisamente magnanimo e decise di lasciarli in pace. Nel 1837 il territorio dei Ciukci ottenne l'indipendenza politica e l'esenzione da ogni tributo dovuto allo Stato. Tutto questo era stato possibile anche grazie ai piccoli cani da slitta, che sarebbero stati scoperti dagli americani alla fine dell'800, ai tempi della corsa all'oro. Dopo la “gold rush” il Siberian Husky è stato protagonista di un’altra vicenda che lo ha consacrato definitivamente alla storia come IL cane da slitta per eccellenza: la corsa del siero. Nel 1925 a Nome scoppiò un'epidemia di difterite e, a causa delle avverse condizioni meteorologiche che impedivano qualsiasi tipo di spostamento, fu possibile portare il siero antidifterico da Anchorage fino a Nome, situata ad oltre 1000 km di distanza, solo grazie alle slitte trainate da questi cani. Le diverse mute di Siberian Husky, che si alternarono sull’intero percorso suddiviso in più staffette, coprirono gli oltre 1000 km. in circa 120-130 ore mentre, all’epoca, le slitte postali avrebbero percorso la stessa distanza in circa 3 settimane!! Oggi il Siberian Husky viene allevato con esigenze diverse rispetto al quelle che aveva la popolazione dei Ciukci, con il passare del tem-

po si sono formate molte linee di sangue, qualcuna più specializzata sulla bellezza qualcuna più sul lavoro; purtroppo però non tutte rispecchiano appieno lo standard…il Siberian Husky è un cane moderato ed ogni eccesso, in un senso o nell’altro, deve essere penalizzato.

L’Alaskan Malamute è stato selezionato per effettuare piccoli spostamenti, a velocità ridotta, con carichi molto pesanti. La popolazione che lo ha selezionato, analogamente ai Ciukci, si sostentava pescando e cacciando le mandrie di caribù ed utilizzava questi cani per il trasposto delle carcasse degli animali abbattuti fino all’accampamento della loro tribù. Alla fine dell’800 il numero dei caribù subì un improvvisa diminuzione e quindi, venendo meno l’ esigenza di continui spostamenti ma soprattutto venendo meno la fonte di nutrimento, le popolazioni nomadi dovettero ridimensionare drasticamente il numero dei cani utilizzati, passando da circa 10-12 esemplari a soli 2-3 cani per muta. L’alaskan malamute sfiorò quasi l’estinzione!! Come se non bastasse il pericolo più grande si verificò quando, in seguito alla scoperta dell’oro, molti europei arrivarono al nord con l’intenzione di accumular ricchezze. I cani da slitta erano diventati un bene prezioso e dunque, essendo le richieste di gran lunga maggiori rispetto alle offerte, chiunque aveva dei cani si improvvisava allevatore: i cani di razza europea, ma anche meticci e quant’altro, furono accoppiati con gli esemplari di razza nordica con l’intento di ottenere dei soggetti che esprimessero il meglio di ogni razza. Purtroppo tutto questo mescolio di razze non portò a nulla di buono e non fece altro che affossare la grave crisi che stava attraversando la razza. Nel giro di poco tempo non rimasero che poche decine di esemplari di pura razza!! Fortunatamente alcuni seri allevatori riuscirono a preservarne il patrimonio genetico e, piano piano, rigenerarono l’Alaskan Malamute. Anche per loro vale lo stesso discorso del Siberian Husky: ad oggi esistono moltissimi allevamenti con altrettante linee di sangue, ognuna diversa dall’altra. Ogni allevatore, giusto o sbagliato che sia, ha voluto im-

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primere al suo tipo una caratteristica particolare tant’è che oggi vediamo degli Alaskan bassi, alti, con ossatura più leggera, più pesante, con una particolare testa, espressione, tronco, con più o meno pelo, ecc.

Il Samoiedo è stato selezionato dal popolo omonimo, che si dice fosse molto primitivo, selvaggio e cattivo a tal punto che la parola stessa significa “cannibale”. La diceria trae origine dal fatto che alcuni russi, la prima volta che entrarono in contatto con loro, notarono che i tratti somatici di questa popolazione erano molto rudi e sgraziati ed associarono la loro “bruttezza” al fatto che potessero essere cattivi, cannibali appunto. I Samoiedo erano invece persone molto pacifiche e tranquille e, da quel che ne sappiamo, è stata l’unica popolazione che, durante la selezione, non è ricorsa all’incrocio con il lupo permettendo addirittura ai loro cani di dormire all’interno delle capanne insieme al nucleo familiare. Il Samoiedo difatti, tra tutte le razze nordiche, è il cane che più si addice ad una vita in famiglia, socievole per natura, non aggressivo e sempre ben disposto verso i bambini.

Il Groenlandese è stato selezionato come cane da slitta, al pari delle altre razze nordiche, usato anche per sfidare direttamente l’orso bianco e talvolta in grado persino di ucciderlo. Per questa capacità era venerato e rispettato dai suoi proprietari a tal punto da fargli dei veri e propri funerali. A causa del suo passato è un cane poco raccomandabile per la convivenza con altri animali.

Per l’Akita Inu dobbiamo fare un discorso diverso perché non è un cane nordico in senso stretto anche se ha molte caratteristiche in comune con esso. La sua origine è giapponese, veniva usato per la caccia, per il combattimento e forse anche per il traino. Esiste un aneddoto interessante sulla storia della razza. All’inizio del ‘900 un gruppo di giapponesi, con una muta di 20 cani, partirono per conquistare il Polo ma nel bel mezzo della spedizione, per cause sconosciute, dovet-

tero abbandonare la missione. I soccorsi furono in grado di riportare indietro solo il gruppo di persone, costringendole a lasciare sul campo attrezzature e cani. Dopo circa 3 anni fu organizzata una seconda spedizione sempre nella stessa zona: gli esploratori trovarono 12 esemplari superstiti di quei cani abbandonati a se stessi 3 anni prima!!! Tutto ciò era stato reso possibile solo dalle grandi potenzialità che contraddistinguono le razze nordiche! Con l’intento di capire come avessero potuto fare a sopravvivere gli esploratori catturarono quegli Akita Inu e, dal contenuto dei loro stomaci, risultò evidente che si erano nutriti con specie animali che vivevano a diverse centinaia di chilometri di distanza. Il cane giapponese dunque era riuscito ad adattarsi bene al clima polare, sfruttando un terreno di caccia molto vasto, come avrebbe fatto qualsiasi altro esemplare selvatico.

Al signor Buratti fa seguito il signor Bassan che ha spiegato a grandi linee il mondo dello sleddog, con le diverse associazioni, la scuola federale, la situazione italiana, europea e mondiale. Ha trattato sommariamente le modalità con cui avvengono le gare, puntualizzando la differenza tra gara “sprint”, “media” e “lunga distanza”. Ha descritto l’atmosfera che si respira durante le competizioni, ha riferito le sue esperienze personali, ha mostrato video e filmati degli ultimi campionati europei… Ha portato in aula una slitta da gara, con tutta l’attrezzatura, con le linee di traino e le imbragature. Si è soffermato su come deve essere affrontata una stagione agonistica, spiegando che alla base di ogni vittoria c’è sempre una preparazione dei cani molto accurata. Le vittorie si vincono sui trail di allenamento!! Ecco svelato il segreto!! Così via per quasi un ora, dicendo cose molto interessanti e rispondendo anche a qualche curiosità da parte del pubblico infine ha concluso dicendo che non esiste solo lo sport competitivo, per fortuna esiste anche quello amatoriale che forse è la vera essenza dello sleddog.

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Quando hai la possibilità di far “girare” i cani senza cronometro è la cosa migliore, è quella più bella, dove i cani si divertono tantissimo e tu sei nella predisposizione d’animo giusta per poterla apprezzare. Momenti unici dove il silenzio prevale, senza tensione, ascoltando il dolce suono dei pattini che scorrono nella neve. Da far venire la pelle d’oca!! Ha suscitato il sentimento di molti riscuotendo uno scroscio di applausi a mio avviso meritatissimo!!

A seguire c’è stato il lungo ed articolato intervento del dott. Rossin, incentrato sul benessere del cane da lavoro. In poche parole possiamo riassumerlo dicendo che la gestione sanitaria di un allevamento è molto difficile ed impegnativa. E’ necessario avere delle ottime conoscenze e delle notevoli risorse economiche per scegliere gli accoppiamenti giusti….è una vera e propria attività imprenditoriale dove nulla è lasciato al caso. Dove ci sono tanti cani è essenziale mettere in atto una medicina preventiva: vaccinazioni, box di metratura adeguata, pulizia quotidiana efficace, spazi idonei per la sgambatura dei soggetti ed infine una posizione corretta. E’ importante strutturare bene l’allevamento per gestire al meglio le visite di eventuali acquirenti senza che questi entrino in contatto con i cuccioli non ancora vaccinati, evitando quindi possibili diffusioni di virus, ecc. L’alimentazione, così come la corretta gestione del cane, è importantissima per ottenere delle performance ideali. Un animale alimentato bene è un animale sano e, quindi, più produttivo. Ovviamente ci sono molte differenze tra il sistema digestivo del cane e quello dell’uomo e, proprio per questo, esistono aziende specializzate nella produzione di alimenti per cani. E’ possibile reperire in commercio mangime di vario tipo, in base all’età del soggetto (cuccioli, adulti, vecchi, sensibili, ecc.) e soprattutto in base al tipo di lavoro che esso svolge (cane da caccia, da slitta, da compagnia, cagna in gestazione o lattazione, ecc.). Addirittura esistono anche dei mangimi che sono specifici per le diverse patologie che possono affliggere i no-

stri amati soggetti (obesità, diabete, insufficienza renale, ecc.). Insomma chi più ne ha più ne metta. La branca della scienza dell’alimentazione, con le diverse formulazioni, aiuta a soddisfare le richieste nutritive e metaboliche in maniera quasi ideale: d’altra parte i cani che lavorano sono paragonabili a dei veri e proprio atleti e come tali vanno trattati. L’allenamento e l’alimentazione dunque possono fare la differenza e sono perfettamente d’accordo di ricorrere a nuove tecnologie per aumentare il rendimento di un soggetto, ben vengano quindi sia l’allenatore che il nutrizionista! Questo però non deve sfociare in un ragionamento perverso secondo il quale, per ottenere risultati sempre migliori, la salute del cane passa in secondo piano ricorrendo anche all’ausilio di sostanze farmacologiche (il doping è molto diffuso, molto più di quanto si creda…/). Il dottor Rossin ci ha assicurato che i controlli antidoping esistono e via via qualche musher scorretto viene pescato in flagrante ma purtroppo ci ha anche spiegato che esiste un modo per rendere i cani “negativi” ad un eventuale controllo quindi quelli che ci rimettono, alla fine, sono sempre e soltanto i cani!! Fatta la legge, trovato l’inganno! L’uomo non cambierà mai…. per fortuna il cane è capace di perdonarci molte cose!! Concluso anche il suo intervento ci siamo diretti nel giardino della facoltà con diversi esemplari di varie razze, maschi, femmine, adulti e cucciolini. Il signor Buratti ha spiegato le caratteristiche morfologiche di ogni razza mentre gli studenti approfittavano per fare domande additando questo o quel soggetto. Ciliegina sulla torta, ed atto finale della mattina, è stato far muovere questi soggetti al trotto, in circolo, ordinatamente uno dietro all’altro, con l’applauso divertito della folla.

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Gloria Di Petta SHC-I Focal Point Toscana Membro del Collegio Sindacale


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NON ABBANDONATE I CANI di Cristina Pezzica

Cari Soci del Siberian Husky Club Italia lo so, siete abituati a leggere i miei racconti ed i miei sfoghi contro l’abbandono dei cani. Ma quest’anno per voi ho preparato una sorpresa speciale, un regalo, anzi un regalone. Perché il mitico Giorgio Panariello, mago delle parole che tanti sorrisi e tanto buonumore ci ha regalato e continua a regalarci, mi ha autorizzato a pubblicare sulla nostra rivista la sua splendida poesia, “Guardami negli occhi”. E non solo; ha voluto infatti apporre la sua firma per farne un gradito dono a tutti noi che amiamo i cani, li rispettiamo e li aiutiamo nel momento del bisogno.

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NON ABBANDONATE I CANI

Fino al 23 Dicembre, Giorgio sarà in tour per i teatri d’Italia con il suo spettacolo “Faccio del mio meglio” il calendario è disponibile sul sito web http://www.giorgiopanariello.it Io sono stata a vederlo, e vi consiglio assolutamente di non perderlo. Prenotate subito i vostri posti, accorrete numerosi; non ve ne pentirete!!! Ci si diverte con le gag esilaranti dei suoi personaggi, ma oltre alla comicità c’è anche tempo per la riflessione, nel più puro stile di Panariello, riflessione che si estende dall’incapacità di comunicare tra di noi e con gli altri all’ abbandono degli anziani e, ovviamente, degli animali. Un argomento questo che con l’ avvicinarsi di Dicembre e delle feste torna di attualità, ma di cui invece si dovrebbe parlare tutto l’anno e non solo quando si regalano teneri cuccioli per Natale, o si abbandonano i cuccioli ormai cresciuti in autostrada durante l’estate. Ecco, lo spettacolo di Panariello offre un momento per pensare veramente alle atrocità che ogni anno si ripetono e che vedono come protagonisti dei cani colpevoli solo di aver amato i loro padroni, senza essere altrettanto amati in cambio. L’indignazione di Giorgio davanti a un comportamento del genere è l’indignazione

di chiunque ami veramente gli animali, e la sua preghiera rivolta agli aspiranti padroni di adottare un cane dal canile non poteva che trovarmi d’accordo; sono balzata in piedi ad applaudire come una forsennata e, con me, tutto quanto il teatro. Un buon segno? Può darsi. Di certo un invito a pensarci bene prima di prendere una decisione che potrebbe cambiare per sempre l’esistenza di una creatura, sia pure una creatura a quattro zampe, sia pure una creatura che non può parlare… perché come dice il grande Giorgio, “se i cani potessero parlare, che cosa ci direbbero?…” Io, che gestisco l’Husky Rescue per il nostro club e “faccio del mio meglio” per trovare casa ai tanti trovatelli che riempiono i canili d’Italia, mi auguro con il tutto il cuore che lo spettacolo di Giorgio riscuota il clamoroso successo che merita, e spero che fra i tanti spettatori ci sia anche chi in un caldo giorno d’estate ha abbandonato il proprio cane come una scarpa vecchia, o sta pensando di abbandonarlo. Le parole di Giorgio potrebbero essere l’occasione per farsi un bell’esame di coscienza, per guardare il proprio cane negli occhi, e per vergognarsi.

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Cristina Pezzica


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(Segnalazione Giorgia Fazia – RC) In una calda notte di luglio di tanto tempo fa un lupo, seduto sulla cima di un monte, ululava a più non posso. In cielo splendeva una sottile falce di luna che ogni tanto giocava a nascondersi dietro soffici trine di nuvole, o danzava tra esse, armoniosa e lieve. Gli ululati del lupo erano lunghi, ripetuti, disperati. In breve arrivarono fino all’argentea regina della notte che, alquanto infastidita da tutto quel baccano, gli chiese: “Cos’hai da urlare tanto? Perché non la smetti almeno per un po’?” “Ho perso uno dei miei figli, il lupacchiotto più piccolo della mia cucciolata. Sono disperato… aiutami! - rispose il lupo”. La luna, allora, cominciò lentamente a gonfiarsi. E si gonfio, si gonfiò, si gonfiò, fino a diventare una grossa, luminosissima palla.

“Guarda se riesci ora a ritrovare il tuo lupacchiotto - disse, dolcemente partecipe, al lupo in pena”. Il piccolo fu trovato, tremante di freddo e di paura, sull’orlo di un precipizio. Con un gran balzo il padre afferrò il figlio, lo strinse forte forte a sé, felice ed emozionato, ma non senza aver mille e mille volte ringraziato la luna. Poi sparì tra il folto della vegetazione. Per premiare la bontà della luna, le fate dei boschi le fecero un bellissimo regalo: ogni trenta giorni può ridiventare tonda, grossa, luminosa, e i cuccioli del mondo intero, alzando nella notte gli occhi al cielo, possono ammirarla in tutto il suo splendore. I lupi lo sanno… E ululano festosi alla luna piena. dal sito www.oasidelpensiero.it

20 Ragioni per cui lavare il tuo cane costa più della tua messa in piega. (trad.Adele Oldani)

1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. 10. 11. 12. 13. 14. 15. 16. 17. 18. 19. 20.

Il tuo parrucchiere non ti fa il bagno. Il tuo parrucchiere non ti fa manicure e pedicure. Tu non cerchi di mordere il tuo parrucchiere. Tu non ti dimeni, non ti giri e non cerchi di saltare giù dalla sedia del parrucchiere. Il tuo parrucchiere ti taglia soli i capelli in testa non su tutto il corpo. Tu non cerchi di montare il tuo parrucchiere. Il tuo parrucchiere non vi toglie le cispe dagli occhi. Il tuo parrucchiere non vi strappa i peli dalle orecchie e non ve le lava. Il tuo parrucchiere non vi schiaccia le ghiandole anali. Tu non fai pipì o popò mentre il tuo parrucchiere ti taglia i capelli. Il tuo parrucchiere non ti toglie le pulci o le zecche. Tu non lasci passare 6 settimane o più senza spazzolare o lavare i tuoi capelli. Il tuo parrucchiere non ti lava i denti. Tu non cerchi di mordere il rasoio, le forbici, la spazzola, il tagliaunghie o il phon. Non sono necessarie tre persone per tagliarti le unghie. Il tuo parrucchiere non deve togliere i nodi dai tuoi capelli. Il tuo parrucchiere non ti laverà mai il sedere. Il tuo parrucchiere non ti farà mai un taglio per evitare di sporcarti con la pipì o la popò. Mentre il tuo parrucchiere ti asciuga non volano capelli ovunque e addosso a tutti. E mentre ti fanno tutto ciò non ululi o abbai tutto il tempo!

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Donna Johnson (trad.Adele Oldani)

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o guidato cani da slitta dal 1989, partecipando a molte gare e portando sino a 12 cani insieme nel team… Preferisco allenarmi sulle medie distanze con un team di 6 – 8 cani. Nel 1992 ero qualificata per correre l’Iditarod avendo terminato il Knik200 in Alaska, ma non ho mai partecipato alla gara. L’avevo fatto come piano di riserva nel caso mio marito Peter non fosse stato in grado di parteciparvi quell’anno. Avevo vissuto nel New Hampshire e guidato esclusivamente Siberian Husky per 10 anni. Sto ancora imparando. I miei Siberian Husky sono i miei migliori amici e i miei maestri. Ci sono molte sfide che uno deve affrontare quando si guida un team di cani. Mantenere la slitta in posizione e guardare il percorso sono solo due delle sfide che si devono affrontare. Come fanno quando sono in allevamento i nostri cani anche durante il percorso con il loro comportamento ci mandano dei segnali. Questi segnali possono aiutarci a capire come si stanno comportando nel team. E’ nostro compito riconoscere questi segnali e rispondere in modo appropriato. Poiché i cani sono individuali come lo siamo noi, la soluzione può trovarsi in diverse azioni. Se non rinunciamo e cerchiamo diverse soluzioni possiamo aiutare il nostro team a correre in modo sicuro e rendere divertente per tutti l’esperienza del guidare una slitta trainata da cani. Questo articolo cerca di evidenziare alcuni comportamenti che un musher principiante può non notare quando si trova sul percorso e consigliare (guidare) su come essi possono reagire in modo corretto. Non vuole essere un elenco completo.

1) Cambi nella postura o nel modo di correre. Le code sono alte, le teste si alzano. Un cane inizia a buttare le gambe in fuori. Il movimento che prima era fluido è cambiato Cosa necessaria prima di valutare la situazione. Dovete conoscere qual’è il movimento normale di ognuno dei vostri cani. Analisi: Questo spesso accade quando si affronta una discesa quando il team prende maggiore velocità. Soprattutto i cani giovani possono spaventarsi quando la velocità aumenta. Rallentate o inserite il cane che si comporta in questo modo in un team più lento sino a quando si abituerà alla velocità. Nel caso di un cane che ha già esperienza nel team, può darsi che anche per lui la velocità sia troppo alta. Rallentate o inseritelo in un team più lento. Attenzione: se non rallentate questo cane potrebbe buttarsi per terra o farsi del male in qualche altro modo. 2) Un cane improvvisamente smette di tirare e il movimento diventa barcollante. Controllate che non si tratti di surriscaldamento, soprattutto se la temperatura è calda, umida OPPURE c’è il sole. Il cane che ha troppo caldo ha la bocca spalancata, il petto che mostra segni di ansito, ha schiuma alla bocca e le labbra sono tirate all’indietro in posizione contratta. E’ una situazione pericolosa e potenzialmente mortale per il vostro cane. Fermatevi immediatamente e fate in modo che il cane si raffreddi. Se è possibile, sfregategli la zona inguinale con della neve per aiutare il processo di raffreddamento. Se avete a disposizione dell’ acqua, bagnatelo. Togliete il cane dal team e portatelo per il resto del percorso

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sulla slitta. Assicuratevi che il cane sia in grado di dissipare il calore, che non sia ostacolato in ciò dal sacco in cui l’avete sistemato. 3) Un cane improvvisamente smette di tirare e a) la testa e la coda sono portate alte. Il vostro cane probabilmente deve sporcare (ha un bisogno fisiologico. Incoraggiatelo con la voce ad eliminare. Magari può servire dare un leggero colpo sul freno, tanto per incoraggiarlo; oppure b) le spalle o il posteriore si muovono in modo anormale. Probabilmente il vostro cane ha delle palline di neve o una ferita alle zampe. Fermatevi e controllate se ci sono palline di neve imprigionate tra le dita dei piedi del vostro cane. Togliete le eventuali palline di neve tenendole tra le vostre dita sino a quando si sciolgono. Se ci sono ferite mettete il cane sulla slitta, nel sacco. 4) Le orecchie dei cani si muovono rapidamen te a) in avanti e indietro nella posizione centrale, oppure b) indietro e di nuovo in posizione centrale. Se le orecchie vanno in avanti e poi indietro in posizione centrale, state per essere superati frontalmente. Se le orecchie si muovono indietro e poi di nuovo in posizione centrale il rumore viene da dietro. Preparatevi ad essere superati. I cani possono sentire gli altri team o motoslitte prima di voi. -

5) Un cane si gira quando è attaccato e contemporaneamente a) guarda un altro cane, b) guarda il musher, c) guarda il musher d) emette dei suoni oppure guarda la slitta o il veicolo che utilizzate per gli allenamenti. In tutte queste 4 situazioni il cane è terribilmente a disagio per qualche cosa. Di solito i cani quando sono attaccati non si voltano mai. Se lo fanno c’è qualcosa che non va . Nella situazione a) il cane probabilmente è nervoso, non si sente sicuro con il cane che sta guardando. Se è possibile mettete il cane che dà segni di nervosismo vicino ad un cane con cui si sente più tranquillo oppure dietro al cane che lo mette a disagio così smetterà di girarsi. Ricordatevi che è più sicuro che il vostro cane

guardi avanti piuttosto che guardare indietro quando si trova in un team in movimento. Nella situazione b) il vostro cane deve eliminare o non ha capito il vostro comando e deve essere rassicurato se è il leader. Se il cane è il vostro leader e continua a girarsi e guardarvi toglietelo da quella posizione. Non ama correre in testa. Nella situazione c) mi sono trovata una sola volta ed è stato quando il cane si era ferito e aveva male. Togliete il cane definitivamente dal team e portatelo a casa sulla slitta, nel sacco. Nella situazione d) il vostro cane sembra sensibile al rumore o prima è stato colpito dalla slitta. Spostatelo più avanti nel team, in modo che non si senta a disagio. 6) Un cane salta addosso al suo partner. Di solito si tratta di un cane che non corre veloce come l’altro. Provate a mettere questo cane in un team più lento o con un compagno diverso. Ho avuto dei cani che si comportavano in questo modo prima della partenza di una gara se erano particolarmente sovraeccitati. In questo caso se il comportamento continua provate ad accoppiare questo cane con un altro cane che non tolleri questo comportamento. E’ il modo più rapido per mettere fine a questo comportamento. Tuttavia se il cane continua ad intimidire tutti gli altri cani sarete costretti ad attaccare il cane da solo. Lasciato solo questo cane non avrà altri cani sui quali saltare e fisserà un altro modello di comportamento. Dopo diverse sedute d’allenamento con il cane che corre da solo, rimettetelo in attacco doppio per controllare se il suo tipo di comportamento è cambiato. 7) Il leader abbandona la pista e va su un banco di neve o senza preavviso gira il team. Il vostro cane vi sta dicendo che non ha voglia di fare il leader. Toglietelo da quella posizione o il percorso diventerà frustrante per voi e per il vostro cane. 8) Si sdraia per terra quando è imbragato. Mi è capitato due volte.

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Nel primo caso il cane era stanco ed aveva bisogno di riposo. Senza che me ne accorgessi mi aveva dato tutto quello che aveva e non aveva niente di più da darmi. Non avevo avuto alcun segno d’avvertimento. Un attimo prima era lì, sulle sue zampe e tirava e il momento successivo era sdraiato. Mi sono fermata immediatamente per una sosta di circa 5 minuti. Quando ho capito che il cane aveva bisogno di un riposo più lungo, l’ho messo nel sacco sulla slitta e l’ho portato a casa. Nel secondo caso si trattava di un cane nuovo in addestramento che avevo attaccato alla slitta. Si era lasciato cadere sul fianco quasi subito dopo che avevo iniziato a muovermi. Mi sono fermata, l’ho rimesso in piedi, accarezzandolo e parlandogli con voce tranquilla e dolce per rincuorarlo. Poi sono ripartita tenendo una velocità decisamente più bassa. Il cane di nuovo si è sdraiato per terra. Questo cane giovane era spaventato. L’ho levato immediatamente dal team e l’ho riportato in allevamento. Come ho risolto la cosa? Prima di attaccare di nuovo il cane alla slitta l’ho portato al guinzaglio per un paio di passeggiate tranquillizzanti sullo stesso percorso che avevo programmato di fare con la slitta quando l’avessi riattaccato. Perfetto! Il cane si è ripreso bene dopo questa triste esperienza. 9) Il cane quando è in testa cerca di evitare l’acqua o i ponti. Appaiate il cane con uno che non ha questo comportamento e lodatelo con entusiasmo quando passa attraverso questi ostacoli. In breve tempo la situazione dovrebbe risolversi. Se il comportamento dovesse continuare attaccate il cane in una posizione più arretrata, dove il suo comportamento non può influenzare l’intero team. 10) Il cane non tira mai. Potete provare ad attaccarlo a fianco di un cane con cui è in competizione per vedere se questo lo spinge a tirare. Tuttavia se il vostro scopo è solo quello di tenere i cani in esercizio e non vi interessa la sua mancanza di “desire to run” continuate a tenerlo nel team. Se invece avete bisogno che tiri, lasciatelo a casa e attaccatene un altro.

(Ci sono diverse tecniche per possono venire usate per incoraggiare il vostro cane a tirare, ma sono troppo lunghe da descrivere e meritano un articolo a parte.). 11) Il cane alza la testa e si guarda attorno più che occasionalmente. Il cane è distratto o è debole mentalmente. A volte questo è dovuto alla giovane età e la sua attenzione diventa più concentrata man mano che il cane invecchia. A volte invece è pura e semplice mancanza di “desire to run”. Provate ad attaccarlo vicino ad un cane con gran voglia di lavorare e osservate se ne viene contagiato. 12) Il cane tira indietro la neckline mentre sta correndo. Ha paura di qualcosa che ha davanti o del cane che ha al suo fianco. In questo secondo caso cambiate la sua posizione in modo che corra a fianco di un altro cane. Se il suo comportamento si ripete, provate a correre ad una minore velocità. Anche altri fattori possono influenzare il comportamento di un cane e meritano di essere menzionati. Sono età, condizioni, esperienza e in grado minore la posizione nel branco. L’età ha un ruolo critico nella resistenza di un animale. Un animale giovane, che ha meno di 3 anni, non è ancora completamente maturo e non ci si deve aspettare da lui la stessa resistenza di un animale di tre anni e più. Tendono a stancarsi più rapidamente e non si riprendono completamente dopo uno stesso periodo di riposo rispetto a cani più maturi. Inoltre non dovrebbero percorrere le stesse distanze richieste ad un cane maturo, soprattutto se hanno meno di un anno. A quest’età la loro struttura scheletrica sta ancora modificandosi. All’altra estremità dello spettro di età, cani senior di 9, 10 anni, iniziano ad affaticarsi più rapidamente. Anche la loro velocità non è più la stessa. Di norma hanno bisogno di più chilometri di allenamento per entrare in condizione. Anche alcuni dei comportamenti descritti in precedenza che non avevate mai riscontrato si presentano quando il cane si avvicina a que-

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sta età. Non dovete aspettarvi da un cane di 10 anni la stessa performance di un cane di 3 anni. Anche condizione e salute hanno un ruolo importante. Vi sono molti fattori che entrano in gioco. Nelle femmine integre il loro rendimento subisce un calo durante tutto il periodo del calore. A volte sembrano completamente distratte. Non è però il caso di non utilizzarle. Se ogni volta le togliete dal team per tre settimane, potrebbero non raggiungere mai il livello di preparazione e condizione degli altri cani del team. Questo vale soprattutto nel caso di animali da gara. Le cagne in calore possono essere inserite nel team con alcune precauzioni e farlo è probabilmente una buona idea. Semplicemente organizzate il team in modo da eliminare la possibilità che vengano montate o che provochino serie zuffe tra i cani. Anche condizioni di salute non buone influenzano il rendimento dei cani. Durante l’allenamento nelle prime settimane d’autunno, i cani si stancano più in fretta e necessitano di soste più frequenti e di rinfrescarsi. Si possono aggiungere chilometri man mano che i cani entrano in condizione e la temperatura si abbassa. Come capita per noi anche i cani hanno i loro giorni di permesso se non stanno bene. Se vi sembra che non siano a posto prima di iniziare un percorso, è molto probabile che non stiano bene anche durante il percorso. E’ quindi meglio lasciarli a casa e attaccarli un altro giorno. L’esperienza per un cane da slitta è un altro fattore.

Un cane adulto che non è mai stato attaccato ad una slitta può essere sensibile alle stesse cose di un cane più giovane. Può servire da esempio di un cane privo d’esperienza che corre lungo una discesa. Può spaventarsi. State attenti e fatelo correre ad una velocità tranquillizzante. Infine vi è la questione della posizione nel branco. Se la posizione nel branco di un cane non è ancora definita prima di venire attaccato alla slitta, lo sarà in quel momento soprattutto se il cane corre in tandem con un altro cane. Alcuni cani devono sapere qual’è il loro posto nel branco. Altri cani, non è chiaro perché, sembra non se ne preoccupino. In ogni caso è buona regola accoppiare i cani con cani che vanno d’accordo o al limite che si tollerino reciprocamente. In conclusione questi sono solo alcuni dei comportamenti che noterete se osservate attentamente i vostri cani. Col tempo e la pratica imparerete a leggere il “linguaggio corporale” dei cani del vostro team. Questo farà di voi un musher migliore, un migliore allenatore e un migliore compagno dei vostri cani.

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SHCA Siberian Husky Club of America Corresponding Secretary Donna Johnson, Blackwater Siberians 90 Province Rd., Webster, NH 03303 blackwater@direcway.com


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SECONDA PARTE Introduzione e presentazione sul numero precedente Tutto ciò che troverete in questo mio lavoro è pura e semplice amatorialità. PATRIZIA CORTE METTO diplomata ISEF TORINO www.patysamarokalaskanmalamute.it

biente, assicurano il giusto tepore per correre a 5° sotto lo zero.

FATTORI AMBIENTALI Alleniamoci anche con il brutto tempo. Nella pratica dello sleddog difficilmente troveremo temperature sopra lo zero termico. Possibile incappare in giornate di neve, bufere di vento, noi, di certo, non rinunceremo all’uscita con la slitta! Il freddo è sgradevole ma non deve rappresentare un problema. Il nostro organismo che reazione subisce facendo attività fisica a basse temperature? Il clima rigido provoca risposte fisiologiche che modificano in peggio la nostra prestazione. Dividiamo l’attività in due momenti: Momento dello sforzo con aumento della termodispersione a seguito del rapporto tra temperatura cutanea e temperatura ambiente, aumento dell’ isolamento termico per mezzo degli indumenti, l’isolamento termico è inversamente proporzionale al costo energetico dell’esercizio (es. durante l’ attività fisica diminuisce il potere isolante a causa dell’effetto “soffietto” degli indumenti che, con il movimento del corpo, provocano cambio d’aria con la pelle, la sudorazione bagna gli indumenti che portano calore all’esterno). Momento di riposo con aumento della termogenesi, a riposo o con attività fisica blanda compare il “brivido”, questo scompare riprendendo il lavoro fisico intenso. L’abbigliamento tecnico ora in commercio ci permette di essere ben coperti senza troppi chili aggiuntivi addosso. Studi recenti hanno dimostrato che gli indumenti che ci garantiscono un calore confortevole a riposo con 21°di temperatura am-

Abbiamo visto che nello sleddog la corsa non è costante, proprio in questa attività sono evidenti il momento di sforzo e il momento di riposo. -

Di certo non vogliamo raffreddarci mentre andiamo con la slitta? La cosa più naturale è dare continuità al nostro lavoro, in questi articoli la preparazione è dedicata a chi pratica lo sleddog a livello amatoriale, non agonistico. La nostra uscita in slitta non è dettata dal cronometro o dal lavoro esclusivo dei nostri nordici. Al momento della partenza abbiamo i piedi sui pattini e il nostro team partirà al galoppo, dopo l’ euforia iniziale i cani stabilizzeranno la loro andatura (trotto nel piano, passo in salita). Durante il percorso si presenta il momento di sforzo (scendere dalla slitta e correre); il nostro scopo sarà quello di evitare di alternare il lavoro fisico con tempi di riposo troppo lunghi (raffreddamento). Deduciamo che, anche non ritenendolo necessario (i nordici stanno lavorando ritmicamente bene), sarà buona norma riprendere a correre, anche in modo blando, non andremo così incontro a raffreddamento organico e muscolare. La nostra attività aerobica sulla neve, oltre al clima, sarà influenzata anche dalla altitudine. Il volume max di ossigeno diminuisce progressivamente più ci allontaniamo dal livello del mare. Il primo giorno di vacanza in montagna che, inevitabilmente, coincide con la prima uscita in slitta, si farà sentire per il “fiatone” inaspettato, il giorno successivo andrà sicuramente meglio grazie alla minima acclimatazione e ad un aumento dell’ emoglobina nel sangue.

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IMPEGNO PSICOLOGICO Argomento complesso che cercherò di esporvi nel modo più chiaro possibile limitando la discussione al momento di lavoro con i nostri cani. Vi ho consigliato di portare con voi i nordici a correre durante la preparazione su lunga distanza e abbiamo parlato dell’importanza della conoscenza reciproca. Ancora meno siamo soli nelle nostre uscite in slitta; presa un po’ di dimestichezza con l’ attrezzo (slitta) non dobbiamo mai dare nulla per scontato, i cani conoscono il loro lavoro ma noi ne siamo responsabili. Una buona preparazione tecnica fa molto ma non è tutto. Il bosco non è frequentato solo da noi con i nostri quattro zampe, ma ci sono situazioni eterogenee (odori, animali selvatici, ecc.) che possono distrarre il nostro gruppo di lavoro. La nostra attenzione, quindi, sarà rivolta al team: GUARDATE sempre come si stanno comportando i cani, purtroppo, il paesaggio che ci circonda passerà in secondo piano. Un team è composto di tante teste e di tante reazioni istintive. Apro una parentesi tecnica per farvi capire meglio quanto vi ho descritto sopra. Nella fase di apprendimento su come condurre una slitta (questo vale per ogni situazione in cui usciamo con più di un cane) l’istruttore vi spiegherà, fra le cose più importanti, che la linea dei cani deve essere tesa, una linea molle diventa pericolosa per la conduzione, significherebbe che i cani non sono concentrati o non hanno voglia di lavorare. Un rallentamento improvviso di un cane attaccato davanti (in caso di team da tre cani e più), se siamo distratti, può provocare tamponamento dei cani attaccati dietro contro quelli davanti (con possibile rissa) o tamponamento della nostra slitta contro loro (con traumi da spavento per il cane o, peggio ancora, traumi fisici al cane). Dobbiamo sempre avere gli occhi puntati su di loro ed essere pronti a frenare, anticipando le loro reazioni ! Ecco cosa intendo per impegno psicologico. Non facciamo spavalderie, meglio di uscire con un briciolo di tensione che ci fa rimanere più concentrati. Non mi stanco di ripetere, conosciamo il più possibile il comportamento dei nostri pelosi in ogni situazione, ricordiamo anche che il team si adatta sempre al passo del cane più lento. Altro fattore fondamentale che, secondo me, rientra nel lavoro psicologico è il tono della voce. Non urlate, non serve a nulla, porta solo a deconcentrare il cane. Il nostro nordico ci sente molto bene, se l’avete abituato ad uscire con voi, la sua

attenzione è rivolta a voi, aspetta, mentre lavora, continue conferme che gli possono essere dette con tono di voce normale. Se il nordico sta facendo qualcosa che a voi non garba, dategli il NO con tono fermo, in ogni caso sempre senza urlare. Quando un team lavora bene incitiamolo con tono allegro, sottovoce, ritmando, se si vuole, il loro passo… facciamogli sentire la nostra presenza senza uccidere la loro istintività, vedrete che le uscite con i cani diventeranno una cosa allegra fatta in tranquillità. Vi parlo di ciò perché mi è capitato di avere il mio team distratto da altri conduttori sbraitanti che, magari, si trovavano a chilometri di distanza da me; un team disattento inizierà a darci problemi di stop annusando in giro, guardandosi in giro….. ricordiamoci che la colpa, in questo caso, è solo nostra non del cane! Durante le nostre uscite invernali psicologicamente siamo molto coinvolti. La fatica non è solo fisica; attenzione a noi, alla slitta, alla linea, ai cani, e sempre pronti a qualsiasi evenienza.

LA BICICLETTA (allenamento e divertimento) Quanto divertente è uscire in bici con il cane? L’attrezzatura è la stessa del dog-trekking: cintura a vita, linea, imbraco al cane. Le tecniche sono due: attacchiamo la linea direttamente alla bici, attacchiamo la linea alla cintura a vita. Qui i pareri sono molteplici, io ad esempio attacco il cane a me, mi sento più sicura e, in caso di cadute, mi pare di controllare meglio la situazione, comunque è soggettivo. La bike dà grande soddisfazione, prepara fisicamente sia noi che il cane. Con la stessa fatica, caro musher, vai più veloce che di corsa percorrendo più chilometri, il tuo nordico può lavorare alla sua max velocità (ovviamente terreno permettendo). Nella corsa a piedi il cane è costretto ad adeguarsi alla nostra andatura, in bici si sente libero, cambia l’allungo, raggiunge il galoppo. Per lui è un ottimo allenamento che noi gestiamo lasciandolo sgroppare oppure, frenando, facendogli fare potenziamento. Per quanto ci riguarda, non è comunque tutto relax, alla fine ci tocca pedalare, l’impegno muscolare è diversificato rispetto alla corsa. In bicicletta predomina lo sforzo dei quadricipiti con l’interessamento di un buon lavoro aerobico. Il reclutamento muscolare è proporzionale al lavoro totale. L’estensione della coscia è il movimento più importante della pedalata. Il costo energetico della progressione in bici dipende principalmente da due fattori:attrito con il terreno e resistenza dell’aria.

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ATTRITO CON IL TERRENO: pressione dei pneumatici, tipo di terreno, peso del soggetto. RESISTENZA DELL’ARIA: aumenta con il quadrato della velocità e con la superficie frontale del soggetto Non vi propongo degli esercizi per la bici, io la considero un lavoro complementare di per se stesso allo nostra preparazione atletica. Riprendendo il discorso psicologico, la bicicletta ci abitua all’attenzione nel lavoro con il nostro cane. Se decidiamo di uscire in bici con il peloso scegliamo il terreno su cui farlo lavorare. Come abbiamo detto, il cane corre più velocemente che nelle uscite a piedi, evitiamo quindi l’asfalto, gli potrebbe rovinare i cuscinetti, creargli tendinite o altri piccoli traumi alle zampe. Il top è sempre lo sterrato fine, ancora meglio sottobosco o prato. Guardare sempre l’atteggiamento del cane…. La sua concentrazione rappresenta la nostra e la sua sicurezza. Piccolo appunto: il cane segue sempre una pista tracciata, se uscite in bici o anche a piedi in una situazione non segnalata, non meravigliatevi se, il vostro cane, andrà a destra e sinistra, in quel momento sta solo cercando la situazione più agevole per proseguire, no sgridatelo, per lui è istintivo trovare la pista che non vede.

LA CORSA VELOCE Siamo sulla slitta e dobbiamo affrontare brevi tratti di salita in cui i cani rallentano, scendiamo e spingiamo con la nostra massima forza per non far perdere il passo ai cani…cosa ci succede fisicamente e come ci possiamo allenare per questo tipo di sforzo? Lo sforzo breve, nello sleddog, può essere definito sport a sorgente energetica mista. Lo sforzo è simile ad attività quali il tennis o il calcio, famosi sport fatti d’improvvisi sprint. A livello cardiocircolatorio partiamo da uno stato di riposo per arrivare, in pochi secondi, al massimo sforzo. Le fonti energetiche per tale lavoro diventano anaerobiche (in assenza d’ossigeno), con produzione d’acido lattico. Nel lavoro di breve durata è facile che subentri uno stato di fatica: diminuzione della capacità d’ atten-

zione e concentrazione, aumento della percezione dello sforzo, dolore muscolare. Nella corsa lunga ci si può permettere di lasciare oscillare la gamba naturalmente verso il suolo, nei tratti in cui si richiede la massima velocità dobbiamo mantenere una cadenza elevata con oscillazione forzata, la più rapida possibile, per consentire alla gamba una posizione di spinta immediata. Il movimento all’indietro della coscia, rispetto alle anche, è provvisoriamente rallentato, il piegamento del ginocchio e della caviglia aumentano, il tallone si abbassa fino a toccare leggermente il terreno. Analizziamo la nostra spinta veloce in slitta: l’estensione comincia con i muscoli lenti ma potenti del bacino, continua con quelli del ginocchio, della caviglia e del piede. Al termine dell’estensione la gamba è “atleticamente ritta” , piede molto indietro rispetto al corpo ci troviamo a perdere il contatto con il terreno.

Nello sleddog ci troviamo vincolati al fatto che la posizione del nostro busto è bloccata alla presa della slitta, lo sprint che facciamo non risulta naturale in quanto ci viene a mancare l’uso delle braccia. Possiamo soltanto fare riferimento al lavoro degli arti inferiori. L’attrito normale riscontabile in uno sprint viene a decadere perché, oltre alla ricerca della massima velocità ci troviamo di fronte alla spinta di un corpo più o meno pesante, la slitta. In tutte le specialità delle corsa parte dell’energia è spesa per vincere la resistenza dell’aria, noi dobbiamo vincere anche la resistenza della slitta e della salita. Con un buon passo il movimento consuma meno energia. Il tempo migliore per una distanza breve o media è raggiunto correndo ad una velocità costante. L’handicap che dobbiamo considerare, da musher, è la postura vincolata dalla slitta, il nostro busto e le braccia non partecipano all’azione di sprint.

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ALCUNI ESERCIZI

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Ciao a tutti. Anch’io come molti di voi, anni fa decisi di avere un nuovo amico a 4 zampe. Dopo un’infanzia passata con diversi cani di varie razze, nell’88 ho deciso di prendere il mio primo HUSKY. Era una femmina bellissima dei NAVAJOS, ma vedevo che aveva bisogno di compagnia. Quindi acquistai un’altra femmina e con loro cominciò la mia avventura. Vivevano con noi in appartamento e, non nascondo, che qualche danno lo hanno fatto, ma era stupendo vivere la scena del risveglio domenicale. Loro potevano girare per casa, libere, ed avevano a disposizione uno stupendo terrazzo molto grande, ma non appena sentivano parlare o qualche rumore fuori dal consueto provenire dalla camera da letto, si fiondavano come delle pazze sul letto a salutarci con conseguente battaglia di coccole e carezze. Da lì a poco sarebbe cambiato tutto. L’avvicinarmi allo Sleddog mi stimolava ad avere altri Husky per poter andare in slitta con un vero team. Abbiamo quindi cambiato casa e mentre mia moglie valutava stanze e spazi interni, io valutavo lo spazio esterno e quanti cani avrei potuto così avere. Bene, sono arrivato a 6 e da lì è iniziato il mio nuovo cammino nel mondo dello Sleddog. Non avrei mai immaginato che poi la mia vita sarebbe cambiata così radicalmente. Vedi articolo sul Sito CIS “I Musher si raccontano”

Amo i cani in genere, ma l’Husky mi fa impazzire, sarà la sua eleganza, la sua autonomia, il suo carattere a volte molto disubbidiente ma deciso, il vederlo lavorare e dare il massimo per te Musher, capo branco, ma anche compagno di lavoro mi dà sensazioni inspiegabili e gratificanti. Amo lavorare con loro, faticare, fare delle gran corse tra i boschi ascoltando il loro respiro e il rumore dei pattini della slitta che scivolano sulla neve. Per me questo è lo Sleddog, praticarlo appena possibile e il maggior numero di volte. Alla fine siamo tutti stanchi, noi e i cani, ma felici. Felici di aver fatto qualcosa assieme, mettendo in pratica quello che si è cercato d’imparare assieme, fidandosi l’uno dell’altro. UOMO/CANE/UOMO. Chi ha provato sa di cosa parlo. Good Mushing.

Andare in slitta, fare Sleddog: dal mio punto di vista è sicuramente una cosa fantastica, e se la fai con i tuoi cani personali, ancora di più. Essere Musher vuol dire fare parte di una squadra di atleti con i quali condividi ore, giornate, assieme a lavorare. Entrare in sintonia con il tuo Team è una cosa meravigliosa, quando riesci a capire i tuoi cani e farti capire, allora sei a buon punto, ma non è finita. Ogni giorno c’è qualcosa da modificare, da capire. I cani aspettano da te le direttive di come devono fare le cose. Dal ‘96 questo è diventato il mio lavoro, faccio sleddog durante il periodo invernale, tutti i giorni, insegnando a chi vuole imparare questo sport, facendo fare il classico giretto turistico di prova e a chi lo desidera addestrando e insegnando ai possessori di husky come gestire questo cane particolare ma meraviglioso. Noto anche che sono “particolari” gran parte dei possessori di questi cani, vedono le cose in maniera “particolare” apprezzano certe cose “particolari” Mi chiedo: che sia il cane ad essere entrato in noi, o noi adattati a Lui??

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Renato ALBERONI www.sleddog-italia.it


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I^ TRAVERSATA CON CANI DA SLITTA PARCO NAZIONALE TOSCO-EMILIANO

Dal 06 al 10 Febbraio 2008 nella splendida cornice del Parco Nazionale dell'Appennino Tosco Emiliano, tre le province di Reggio Emilia, Parma e Lucca, si svolgerà la I^ edizione della traversata del Parco con cani da slitta. La traversata passerà attraverso i luoghi più panoramici del Parco in un susseguirsi di salite, discese, vecchi faggeti, abetine e passaggi di alta quota come gli ormai indimenticabili Passo di Lama Lite a 1769 mt di altitudine e il Passo delle Forbici a quota 1574 mt. Inoltre è prevista una tappa in notturna, un momento che rimarrà nel cuore di tutti i partecipanti. Una fantastica occasione per i musher e le proprie famiglie per passare cinque giorni immersi in uno spettacolo paesaggistico altamente emozionante ed ancora poco conosciuto. Il tutto con la garanzia di un'organizzazione ormai ventennale di eventi sportivi come la Pro Loco "Capo d'Enza" di Miscoso, il cui principale obiettivo è la promozione del territorio montano appenninico. Le Tappe 1) Casone di Profecchia - Febbio (18Km - 4 ore circa) 2) Febbio via Passo di Lama Lite 1769 mt altitudine - Passo Pradarena (30Km - 5 ore circa) 3) Passo Pradarena - Cerreto Alpi - Pratizzano (27Km - 5 ore circa) 4) Pratizzano - Lagastrello (20Km - 4 ore circa) 5) Schia - Monchio delle Corti (20Km - passerella cerimoniale) il numero massimo di partecipanti è di soli 15 equipaggi. Maggiori informazioni sulla Traversata: ● www.ballacoilupi.org Sito Ufficiale della Traversata ● register@ballacoilupi.it ● Stefano Dolci 393 930 3196 Presidente dell'Organizzazione

Sono iscritti anche due soci del nostro Club: Maurilio Faraguti (vedi presentazione pagina successiva) e Giuseppe Prampolini (responsabile Commissione “Sport & Lavoro” ) con il suo team di 4 femmine provenienti tutte dall’allevamento Cry Out.

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FARAGUTI Maurilio

Lo sleddog è un’attività sportiva che coinvolge l’uomo (musher, così si chiama chi conduce, guida una slitta) e i suoi cani. Tutto questo si può raggruppare in un’unica parola: team; ovvero una simbiosi perfetta fatta di sguardi, gesti e parole di intesa fra uomo e animale. Nel team si condividono le emozioni, le gioie, le fatiche, le vittorie e le sconfitte, mantenendo sempre un profondo rispetto reciproco. Lo sleddog ha origine antichissime, i primi popoli a praticarlo furono tribù nomadi come i Samoiedo e i Ciukci della Siberia. Da alcune popolazioni è ancora oggi praticato, dove il territorio e il clima particolarmente rigido, con lunghi periodi di gelo e neve, lo fanno l’unico mezzo di trasporto. A livello sportivo è ancora uno sport minore poco conosciuto e praticato da poche persone, sia per i costi di gestione del team (attrezzature

e mantenimento della muta di cani), sia per i sacrifici che bisogna affrontare per allenamenti, educazione ai comandi e accudire la muta 365 giorni all’anno. Tutto questo passa in secondo piano quando si affronta per la prima volta una uscita: le emozioni sono talmente tante e forti da sovrastare ogni sacrificio. Ho sempre avuto un amore innato per questi cani e sono sempre stato affascinato da questo sport e dalla magia dei luoghi dove si pratica. Nonostante sia nato e viva n pianura ho una profonda attrazione e rispetto per la montagna, che ti lascia ogni volta sensazioni uniche e impagabili. Ho avuto modo di conoscere lo sleddog nell’inverno del 2002, grazie al “Centro sleddog le Marmarole” e al musher-istruttore Renato Alberoni, ora mio grandissimo amico, e persona da me stimata, che mi ha coinvolto in questa meravigliosa avventura.

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Allora avevo le mie due prime cagnoline Reika e Juma. Dopo il corso acquistai altre due femmine Artica e la sorella Anuk. Mentre aspettavo la neve, quando la temperatura lo permetteva, mi allenavo a casa con la mountain-bike e il carrello. Nel 2005 è arriva la mia quinta femmina Shila che nell’anno seguente partorisce la sesta componente del mio team: Misha. Al mio gruppo, nel periodo invernale, si aggiunge un maschio Red di 8 anni, cedutomi dall’allevatore e amico Renato Chilese. Nel novembre 2006 partecipo alla gara di sterrato con mountain-bike e due cani (Shila e Anuk) arrivando al traguardo contento, e con enorme soddisfazione per i tempi ottenuti visto che pratico sleddog con cani di pura razza da esposizione; sono gli stessi che porto in expo!! Abituare un siberian a fare entrambe le cose non è semplice: sul ring degli expo il cane deve stare in posizione, fermo e non tirare al guinzaglio, mentre attaccato a una slitta deve dare il meglio di sé tirando e correndo veloce. Coniugare le due cose necessita di ore e ore di allenamenti e tantissima pazienza e tenacia. Ma tutto questo è ripagato dall’affetto dei miei meravigliosi cani, dalle emozioni che si provano durante gli allenamenti e dalle uscite in slitta immersi nella natura. Ultima e grande gioia è stata la nascita, il 14 maggio, di quattro splendidi cuccioli (3 maschi e 1 femmina) dalla mia seconda cagnona Juma. I loro nomi sono: Yucon, Fighter, Sky e Alaska.

Ringrazio per tutto questo: mia moglie Stefania che mi sostiene sia nella cura dei cani, sia negli allenamenti, Renato Alberoni e famiglia (anche quella pelosa) per i continui insegnamenti riguardo lo sleddog, Marilia Albanese e tutta la squadra femminile per le bellissime uscite in slitta in compagnia, Renato Chilese per il sostegno nel continuare gli expo, anche quando non vanno benissimo e l’amico Squarzoni Giorgio per l’aiuto negli expo e nell’ allenamento dei cani.

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Di seguito alcuni dei miei successi in esposizione: Artica (Newcastle Sensation ) Nazionale di Ferrara 01.05.2007 classe libera, 1° ECC.CAC Nazionale di Albarella (RO) 20.05.2007 classe libera, 1° ECC.CAC-BOB, Anuk (Quality Street) Internazionale di Cremona 26.11.2006 classe libera,. 3° ECC., Internazionale di Padova 17-18.02.2007 classe libera. 3° ECC., Nazionale di Vicenza 10.06.2007 classe libera. 2° ECC. Misha (of the Artic Moon) Internazionale di Cremona 26.11.2006 classe Juniores, 1° MP (molto promettente) Internazionale di Verona 2 -3.12.2006 classe juniores 1° MP. miglior juniores, Nazionale di Albarella (RO) 20.05.2007 classe giovani, 1° ECC.


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M

i chiamo Daniele ed ho 32 anni, vivo nella zona boschiva di Rocca di Papa, vicino Roma, a circa 900 metri s.l.m., in compagnia di 11 S.H. Ho messo su un piccolo allevamento amatoriale al quale ho dato nome "Allegra Brigata" con un bel sito internet realizzato da mio fratello Andrea. La mia passione per questa favolosa razza nasce dall'amore per la maestosa semplicità del lupo e di tutta la natura che ci circonda. Essendo difficile "possedere" un lupo, mi sono "adattato" al suo fratello elegante, il Siberian Husky: un lupo col frac. Il mio primo S.H. fu una grande soddisfazione per me, infatti sono cresciuto in città e in casa non potevo portare animali se non uccellini, pesci o criceti in gabbia. Così, appena ne ho avuto la possibilità, sono fuggito in campagna ed ho scelto la compagnia di Tempesta, un meraviglioso esemplare dal manto bianco/nero con gli occhi di ghiaccio. Dopo pochi mesi è arrivata Perla, anche lei con manto bianco/nero e occhi color ghiaccio. Ho cominciato a partecipare a qualche esposizione con buoni risultati anche se questo non sarà mai il mio mondo; perché portare un S.H. in expo è ok, ma stare per tutto il tempo a lavarlo, pettinarlo, gonfiargli il pelo con borotalco, cremine, ecc., scusate ma, non è odioso e contro natura? Io partecipo a poche mostre ed il massimo della toletta che faccio ai miei S.H. è una rudimentale spazzolata prima di entrare nel ring, e i risultati sono sempre stati buoni. Tornando a me, comunque, ho iniziato a percorrere, con Perla e Tempesta, i sentieri che attraversano i boschi che mi circondano, e lì mi sono innamorato ancor di più della loro naturalezza a contatto con quel magnifico mondo. Un bel giorno Perla e Tempesta sono diventati papà e mamma, e quindi è nata l'idea di un allevamento amatoriale.

Di questa prima cucciolata, 2 anni fa, ho tenuto due femmine dal manto bianco/nero: Grandine, con gli occhi color ghiaccio e Neve, con gli occhi impari. Successivamente ho preso una coppia di siberian husky, fratello e sorella di 3 anni dal manto bianco/rosso: Tristan (Eloi), maschio con occhi impari e Rossa (Mussiemme), femmina con occhi color ghiaccio. L’ultima cucciolata di Perla e Tempesta, nell’aprile di quest’anno, mi ha portato altri 5 S.H, tutti con manto bianco/nero e occhi color ghiaccio: Tornado, l’unico maschio, Luna, Serena, Furia, e Nebbia. Per il prossimo futuro ho deciso di addentrarmi nello sleddog, con la speranza di diventare un buon musher con un bel team.

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Daniele Rotondella www.allevamentohusky.it.


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CLASSIFICA GENERALE ANNO 2007 MUSHER

Totale punti

Chiomonte (TO) 21 ottobre

Ferriere (PC) 4 novembre

Montemagno (AT) 18 novembre

K6 Kart 6 cani

1 De Ferrari Claudio 2 Drigo Maurizio 3 Corvi Gino

12,25 7,25 2,00

(1°) 12,25 (1°) 7,25 (2°) 2,00

K4 Kart 4 Cani Uomo/Donna

1 Dutto Fabrizio 2 Hey Marc 3 Pirini Giorgio 4 Babboni Aldo 1 5 De Ferrari Claudio 6 Babboni Aldo 2 7 Matterazzo Doriano 8 Prampolini Giuseppe 9 Visconti Marco

24,42 22,25 21,83 16,00 15,25 11,50 11,00 4,50 2,00

(1°) 13,92 -(2°) 8,08 ---(3°) 2,00 ---

(5°) 3,50 (2°) 12,75 (3°) 8,00 -(1°) 15,25 -(4°) 5,75 ---

(4°) 7,00 (3°) 9,50 (5°) 5,75 (1°) 16,00 -(2°) 11,50 (7°) 3,25 (6°) 4,50 (8°) 2,00

37,97 23,96 21,78 15,82 15,29 8,50 3,68 2,00

(2°) 9,58 -(1°) 13,92 -(3°) 2,00 ----

(1°) 14,75 (2°) 12,00 (5°) 2,00 -(4°) 4,75 (3°) 8,50 ---

(2°) 13,64 (3°) 11,96 (5°) 5,86 (1°) 15,82 (4°) 8,54 -(6°) 3,68 (7°) 2,00

43,14 18,44 16,67 13,28 11,31 5,33 4,22 3,11 2,00

(1°) 12,25 (2°) 2,00 --------

(1°) 14,75 (2°) 10,00 5,75 -3,00 -----

(1°) 16,14 (5°) 6,44 (3°) 10.92 (2°) 13,28 (4°) 8,31 (6°) 5,33 (7°) 4,22 (8°) 3,11 (9°) 2,00

36,42 29,58 8,25

(1°) 13,92 (2°) 5,33 (3°) 2,00

(1°) 13,92 (2°) 10,33 (3°) 3,25

(2°) 8,58 (1°) 13,92 (3°) 3,00

30,83 28,00 20,92 11,50 10,67 10,25 6,83 6,00 4,00 2,50

(1°) 15,25 -(2°) 8,00 (4°) 4,00 ---(3°) 6,00 2,00 --

-(1°) 15,58 (5°) 3,67 (3°) 7,50 (2°) 10,67 (4°) 5,33 --2,00 --

(1°) 15,58 (2°) 12,42 (3°) 9,25 --(5°) 4,92 (4°) 6,83 --(6°) 2,50

24,50 13,92 12,58 6,75 4,75

-(1°) 13,92 (2°) 9,33 -(3°) 4,75

(1°) 12,25 --(2°) 6,75 --

(1°) 12,25 -(2°) 3,25 ---

B2 Bike Uomo/Donna 2 Cani

1 Raviola Fabio 2 Leonet Philippe 3 Sigotti Giampiero 4 Geier Christian 5 Lupezza Enrico 6 Visconti Marco 7 Faraguti Maurilio 8 Bordiga Andrea BU Bike Uomo 1 Cane

1 Lupezza Andrea 2 Ajelli Riccardo 3 Vaccarini Alfredo 4 Russo Marc 5 Ravelli Giovanni 6 Visconti Marco 7 Piffaretti Massimo 8 Raingler Sebastian 9 Papini Roberto BD Bike Donna 1 Cane

1 Beltrame Graziella 2 Avagnina Maddy 3 Battaglia Elena DU Dog Trekking Uomo 1 cane

1 Ossola Marco 2 Drigo Maurizio 3 Raviola Fabio 4 Visconti Marco 5 Benedetti Giulio 6 Lazzari Gianluca 7 Papini Roberto 8 Frigione Emanuele 9 Pirini Giorgio 10 Squarzoni Giorgio DD Dog Trekking Donna 1 cane

1 Lupezza Alessandra 2 Beltrame Graziella 3 Rustichelli Edi 4 Carchidi Gianna 5 Bertazzini Linda

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Per maggiori informazioni visionare (soprattutto per eventuali variazioni) i seguenti siti web:

www.fimss.it 15/16 dicembre 2008 12/13 gennaio 2008

www.sleddogcis.com Come arrivare al campo gara: Autostrada del Brennero, uscita Bolzano sud, poi superstrada per Merano poi proseguire per Passo Resia. Arrivati a Curon Venosta girare a destra per Vallelunga e proseguire per 10 Km.

VALLELUNGA (BZ) organizzata da

CANADIAN WOLVES

CHIOMONTE (TO)

Come arrivare al campo gara: Autostrada A32, uscita Susa seguire indicazioni per Monginevro, all'uscita dell'abitato di Susa seguire indicazioni per Pian del Frais - Chiomonte

12/13 gennaio CORTINA D'AMPEZZO (BL) 2008

Come arrivare al campo gara: In prossimità di Venezia prendere la A27 direzione Belluno.- Cortina fino a Belluno, poi seguire indicazioni Cortina. Da nord Autostrada del Brennero A22. Uscita Val Punteria. Proseguire fino a Dobbiamo e poi prendere la SS51 per Cortina d’Ampezzo fino al Centro Fondo Fiames

19/20 gennaio 2008

Come arrivare al campo gara: autostrada A27, dopo Belluno proseguire per Auronzo di Cadore e quindi per Misurina, dopo 10 km si giunge alla località Palus San Marco dove si svolge la gara

AURONZO DI CADORE Palus S. Marco (Italia)

26/27 gennaio RIVA VALDOBBIA (VC) 2008 26/27 gennaio ANTERSELVA (BZ) A.I.M. 2008 02/03 Scuola Internazionale febbraio TARVISIO - Piana di Fusine Mushing 2008 15/16/17 F.I.M.S.S. Sleddog Club febbraio PIAN CANSIGLIO (BL) Valscura 2008 01/02 marzo VAL DI FASSA (TN) 2008 08/09 WAMDI marzo PIANDELAGOTTI (MO) ISTA TEAM 2008 15/16 marzo 2008

BAGOLINO – GAVER (BS)

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Come arrivare al campo gara: Autostrada A26 uscita Romagnano Sesia seguire poi indicazioni per Alagna Valsesia

Patrocinio F.I.M.S.S.

Campionato Italiano Assoluto Sprint Campionato del Mondo IFSSMedia Distanza (non pura razza) Come arrivare al campo gara: Autostrada del Brennero A22: uscita Egna Ora seguire indicazioni Val di Fassa. Pozza e Mazzin di Fassa.

Patrocinio F.I.M.S.S Sprint e Media Distanza Come arrivare al campo gara: da Brescia seguire le indicazioni per il lago d'Idro, a Ponte Caffaro girare a sinistra in direzione Bagolino - Passo Croce Domini. Giunti a Bagolino proseguire x Gaver


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Sascha 23 luglio 1992 – 4 sett. 2007

Eravamo proprio una famiglia felice fino a quella triste mattina del 4 settembre quando una terribile tempesta ti ha strappato via da noi. Ci manchi tanto e non è facile rassegnarsi! Ci sostiene però la speranza di rivederti un giorno.... chissà a Nord del Ponte dell'Arcobaleno. Buon Viaggio Cucciolo! Rosy & Max.

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dr. Luca Brioschi Michela: colgo anche l'occasione per fare un domanda un po’ tecnica dal punto di vista della salute degli husky: parlando con l'università di veterinaria di Parma (*) mi hanno riferito che gli sono arrivati già altri due husky con problematiche cardiache come il mio; io ho sempre saputo che è un razza molto forte e che è soggetta più a problemi di oculopatie, per esser sereni è un controllo che si dovrebbe anche sugli husky o è solo una casualità quella che è successa?

(*) Maggiori dettagli: quando ho sentito la clinica veterinaria dell'università di Parma per sapere la causa di morte della mia siberian mi è stato riferito che è stato un collasso cardiocircolatorio, e che ultimamente gli erano capitati altri husky con patologie simili tanto che uno dei veterinari che è un amico mi ha sconsigliato un altro siberian perchè hanno vita breve massimo arrivano ai 12-13 anni; ovviamente non ascoltando il consiglio ho prenotato un altro husky però il mio dubbio in merito era capire se effettivamente (come capita in certe razze) per gli husky ci sia una certa tendenza effettivamente verso patologie cardiache di questo tipo. So che sul mio husky in clinica hanno studiato parecchio dato che non dimostrava gli anni che aveva dall'autopsia è risultata aver più di 13 anni nella diagnosi anatomica è risultato iperemia passiva epatica, emorragia polmonare, dilatazione atriale destra nella sezione della parete ventricolare di sinistra si osservano piccole aree chiare disseminate e una neoformazione a cavolfiore di colore giallo-rossastra a livello di corde tendinee della mitrale. Secondo loro la causa del decesso è stato la malformazione su una valvola cardiaca, il cane dice che aveva avuto anche tanti piccoli infarti. Il mio cane era stato trovato abbandonato in Sardegna però aveva passo i suoi ultimi 8 anni quasi 9 con me. Nell'esame istologico per il cuore è risultatauna piccola formazione trombotica adesa alle corde tendinee della valvola mitrale. Questo è il quadro un po’ più preciso, degli altri husky purtroppo non so di più se non che avevano delle problematiche simili al mio cane. Così, pur sapendo di prendere un cane da una buona linea di sangue, le paure rimangono e vorrei poter magari far dei controlli perchè non succeda niente di simile in futuro.

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Patologie cardiache congenite riferibili alla razza siberian husky, allo stato attuale, in letteratura non ne compaiono. La patologia che ha interessato il suo cane è , purtroppo, evenienza molto più frequente in tanta altre razze, e in generale una patologia relativamente frequente, ma non così presente nei siberiani. E' anche facilmente diagnosticabile attraverso un ECG o, nei casi più gravi, semplicemente tramite auscultazione effettuate mediante fonendoscopio. Il sintomo più caratteristico, come in medicina umana, è il cosiddetto soffio cardiaco, dovuto al rumore causata dal reflusso sanguigno tra le camere cardiache. Le alterazioni riscontrate a carico di fegato e polmoni sono tutti conseguenza di questa anomalia di costituzione e, di conseguenza, di funzionamento della valvola mitralica. Anche l'aspettativa di vita di 12-13 anni x un cane di taglia media, come il SH, mi sembra assolutamente nella media e non un indice di scarsa longevità; tenga conto che più un cane è piccolo, più è longevo, mediamente... Spero di esserle stato utile nel fugare dubbi e nel fornirle chiarimenti, nel frattempo mi compiaccio con lei per aver scelto come compagno di vita... ancora un siberian!


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Macrì Antonio & Cristina sono lieti di festeggiare il 1° Posto in Classe Libera CAC RCacib al suo esordio della loro piccola HAPPY all'esposizione Internazionale di Bastia Umbra

Da: Elena Cavazza Al Nat. Dog Show di Innsbruck (A) “Alpencup” del 26\08\2007 Giudice: Heidi Kirschbichler (A) Classe Libera 1ECC. CACA SNOW CRYSTAL DELLA FARHA "Crys" Classe Campioni 1ECC. CACA BOB!!! CH.HONEYMOON DELLA FARHA "Moony"

CAMPIONI ITALIANI DI BELLEZZA Proclamati nell’anno 2007

1) KAILA'S SILVERBEAR OF ZAUSEL Maschio nato il 12/03/2000 - LO04/123959 Proclamazione: 12-03-2007

Da: Pierangelo Masellis Raduno Seshi Città di Bastia Umbra 02.09.2007 Giud. Mr. Bob Eisele - Allevamento Alya (USA) Classe Libera Femm: Ecc tra le prime otto su 23!!!!!! Gpe AYUKA'S ALMOST UNREAL Classe Puppy Femmine 1° Molto Promettente AYUKA'S CHANEL ESSENCE Classe Puppy Femmine: Molto Promettente AYUKA'S DANGER RELACTION

2) PRIVATEEMOTION Femmina nata il 16/04/2003 - LO03/97564 Proclamazione: 13-04-2007 3) WAKAN'TANKA ALONEINTHEWIND Maschio nato il 26/12/2002 - LO03/65695 Proclamazione: 11-06-2007

Da: Rosa Galluccio International Dog Show of Ludwigshafen (Germany) 11-12 August 2007 In open class: 1st Exc CAC - CACIB - BEST FEMALE & BOB! "Rheinland-Pfalz winner" ZAUSEL'S BETTER THEN YOU In intermediate class: 1st Excellent CAC - RCACIB INNISFREE'S SIENNA ROSE

4) CRY OUT REBELLION Femmina nata il 15/05/2005 - LO05/125418 Proclamazione: 11-06-2007 5) ALLEGRO OF WOLF POINT Maschio nato il 20/07/2002 - LO04/56319 Proclamazione: 09-10-2007 6) HIGHLANDER'S DOUBLE DOWN Maschio nato il 21/11/2004 - LO06/14389 Proclamazione: 09-10-2007

Da: Pierangelo Masellis AYUKA'S ALMOST UNREAL International Reggio Calabria 29.09.07 3° Exc, Judge Marina Ostrovskaya (RU) Speciality Cirn 29.09.07 1° Exc, Cac, Bob Judge Ove Gerdmussons (D) International of Messina 30.09.07 1° Exc, Cac Ris Cacib Judge Falletti Bellan Sonia (IT) AYUKA'S CHANEL ESSENCE Speciality Cirn 29.09.07 Female Pappy Class 1°Very Promissing Judge Ove Gerdmussons (D) AYUKA'S DREAM A PARADISE Speciality Cirn 29.09.07 Female Puppy Class 2°Very Promissing Judge Ove Gerdmussons (D) Owner: Campanella Salvatore

7) AYUKA’S ALMOSTUNREAL Femmina nata il 25/04/2005 - LO05/94437 Proclamazione: 8) IRON WILL Maschio nato il 25/10/2004 - LO05/55603 Proclamazione: Le relative schede con: genealogia, foto e discendenza sono disponibili sul sito del Club www.shcitalia.it “Banca Dati” – “Campioni”

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CORRISPONDENZA ed altro ancora…

Sent: Friday, September 07, 2007 5:29 PM Subject: info crescita cucciolo grazie Ciao a tutti, siamo i soci Giancarlo, Barbara,Puppy e Nanouk e volevamo sapere se esiste una tabella o dei parametri di crescita per capire quanto deve crescere di media un cucciolo. Per quanto ci riguarda noi seguiamo le indicazioni riportate sul pieghevole dell'alimento secco che usiamo. La nostra cucciola ha sedici settimane e pesa 12 chili, si muove abbastanza, tenendo conto dei limiti dati dalla stagione estiva,il suo pasto è diviso in due razioni giornaliere da 120 gr.al mattino presto e altri 120 gr.alla sera con l'aggiunta di una compressa di integratore Contragen consigliato dall'allevatrice per un miglior apporto di calcio. Grazie anticipatamente per la vostra risposta e buon tutto Caro Giancarlo, non esistono pubblicazioni che diano i parametri di sviluppo per un cucciolo di Siberian Husky. Poiché sono sicura che il cucciolo abbia un suo pediatra, visto che dovrà fare delle vaccinazioni e dei controlli, lui solo ti dirà se il cucciolo cresce bene e se ha bisogno di calcio. I mangimi pronti tipo quello che hai scelto sono già completi e un eccesso di calcio non è positivo. Se il cucciolo è vivace, mangia e sporca regolarmente vuol dire che non ha problemi e che cresce regolarmente... Un buon libro sul Siberian Husky è quello scritto dal sig. Filippo Cattaneo. Lo trovi tranquillamente in libreria... A.O. Data: lunedì 22 ottobre 2007 17.45 Vi ringrazio per la sollecita risposta a ricezione vi darò comunicazione, intanto mi farebbe piacere inserire nel rainbow bridge una foto e una poesia del mio Dylan che purtroppo non c'è più dal 3/7, qual'è la procedura da seguire? Intanto grazie per il vostro splendido sito nel quale mi rifugio ogni tanto per stare un pò insieme a questa splendida razza che ho molto amato. un caro saluto Nadia

Buongiorno, io mi chiamo Federica e insieme a Claudia faccio volontariato nel canile privato di Villanterio, in provincia di Pavia. Il vostro contatto mi è stato dato da un’altra amica volontaria. Nel canile c’è un Husky molto bello, si chiama Febo e dovrebbe avere circa 5anni. È entrato il 26/10/2006 e purtroppo la sua situazione non è facile… All’inizio si avvicinava poco quando noi stavamo davanti al suo box, ma almeno veniva a prendere il pane che gli portavamo, ora non si alza né si avvicina, in più lo abbiamo visto tossire. Abbiamo fatto presente la cosa ai veterinari dell’ ASL che sono andati a visitarlo e ci hanno risposto che il cane non presenta né disturbi respiratori né zoppie, ma semplicemente appare di indole ombrosa (così l’hanno spostato in un box più ampio, come se servisse a qualcosa!). Sappiamo che ha morso il ragazzo che gli porta il cibo e non si fa prendere. Sfortunatamente il padrone del canile non ci sopporta (sarà perché incentiviamo le adozioni?) e non ci fa più portare fuori i cani dai box, quindi non abbiamo la possibilità di avvicinare i cani e di rapportarci con loro. Essendo un cane difficile restando chiuso a vita nella sua gabbia non potrà mai migliorare! Abbiamo ricevuto parecchie richieste per Febo, ma nessuno si azzarda ad entrare nel suo box e anche se dovessimo riuscire a portarlo fuori poi come affronterebbe un viaggio in macchina? Una volta una ragazza è venuta a vederlo, ma poi non si è fidata a portarlo via. Purtroppo noi non siamo esperte e in questo caso ci sentiamo anche un po’ inutili perché ogni volta che andiamo davanti al suo box lo vediamo “chiudersi” e intristirsi sempre di più! Confido in qualche vostro consiglio! Grazie mille Vorremmo coinvolgere tutti i soci su quest argomento; Vi invitiamo pertanto ad esprimere la vostra opinione al riguardo e restiamo in attesa di suggerimenti, consigli, indicazioni e quant’altro possa aiutarci a risolvere questa delicata situazione.

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News Inverno 2007 Da: "ADRIANA”

RISPOSTA

Prima mi ero dimenticata di chiederti un altro paio di cose (sono capitata sul sito del cirn nella pagina degli stalloni e ho notato delle cose "strane"):

Devi sapere che, per quanto riguarda la displasia, il discorso non è come pensi tu... non è che il cane ce l'ha o non ce l'ha (per fortuna o sfortuna, dipende dai punti di vista)... la gravità della malattia viene classificata in gradi: A, B, C e D. I primi 3 gradi (A, B e C) sono quelli che consentono al soggetto di essere messo in riproduzione, cioè stanno a significare che la malattia non è poi così grave. I diversi gradi corrispondono rispettivamente: A = Eccellente (assenza di displasia) B = Sospetta displasia (segni intermedi tra un soggetto esente ed un lieve grado di displasia) C = Lieve Displasia L'ultimo grado di cui non ti ho parlato è la D che corrisponde ad una GRAVE DISPLASIA e che NON CONSENTE DI METTERE IL SOGGETTO IN RIPRODUZIONE. La procedura funziona esattamente così: fai lastrare il cane da un veterinario abilitato a farlo e poi lui provvederà a mandare le lastre, insieme al pedigree del tuo cane, alla centrale di lettura. Dopo un paio di mesi ti arriva a casa la risposta, con un timbro apposto sul pedigree, che indica il grado di displasia riscontrato. Ti allego una fotocopia del pedigree del mio soggetto per farti vedere di cosa si tratta. Guarda nel riquadro in alto a destra: vedrai due timbri, uno relativo alla displasia dell'anca (HD = hips displasy) e l'altro relativo alla displasia del gomito (ED = Elbow Displasy).

1. che vuol dire se leggi sulla scheda di un siberian la dicitura Displasia: HD - A oppure HD - B1 o ancora HD - OFA GOOD ??????? Io sapevo che la displasia o l'avevano o no. questi codici quindi a cosa si riferiscono?? In caso c'è un testo o un sito che posso visitare saperne di più?? 2. certificato esame displasia sul pedigree di kira mi sembra ci sia scritto "esente" per quanto riguarda la displasia ma non ho in mano nessun certificato. è una cosa che si dovrebbe avere? come si fa a farla in caso e dove? 3. certificato esame occhi che tipo di esame è?? nel senso, è un esame specifico? perchè kira fa un controllo periodico dal veterinario ma le guarda gli occhi soltanto con la lampadina, ci sono controlli particolari che si devono fare?? Wuè..più mi appassiono a questa razza e più domande ti faccio, scusami :)

Aspiranti Soci Dall’art. 5 dello Statuto Sociale. ................. I nominativi di coloro che hanno richiesto di divenire Soci verranno pubblicati sul bollettino dell’ Associazione sotto la dizione “Aspiranti Soci”. Se entro due mesi dalla pubblicazione nessun socio esprime parere sfavorevole con lettera raccomandata inviata al Presidente le persone, il cui nominativo é stato pubblicato, diventeranno automaticamente Soci effettivi. Qualora dovesse pervenire al Presidente parere negativo riguardo l’accettazione di un socio, la decisione definitiva spetterà al Consiglio che, in caso di mancata accettazione della stessa, non é tenuto ad indicare i motivi della propria decisione.

Bazzani Franco - Ceredi Luca - Crotta Gianluca Pelliccioli Samuel – Pirovano Laura - Rossetti Daniela - Rotondella Daniele - Stefanelli Luca Viora Gabrio, Zazzeroni Paolo – Zorzi Marco 36 sono quindi stati i Nuovi Soci 2007 che, con i 123 rinnovi (pari al 79,35%) portano il totale Soci a 159 non male… GRAZIE a TUTTI

Per le oculopatie ereditarie invece si deve fare un discorso a parte: la diagnosi clinica di tali patologie purtroppo non si fa con una normale visita di ruotine ....è necessario un veterinario oftalmologo. Questi dopo aver visitato il tuo cane, nel caso non abbia riscontrato nulla di anomalo, procede con la certificazione ufficiale di esenzione dalle oculopatie, rilasciandoti un certificato che ha la validità di 1 anno. Già che ci siamo ti allego anche una fotocopia di questo certificato. Visto che queste patologie possono insorgere anche durante la vita adulta del cane (fino a 5-6 anni di età non possiamo stare tranquilli) è auspicabile ripetere l'esame una volta l'anno. Sicuramente è bene farlo PRIMA di fare una cucciolata oppure prima di concedere una MONTA con il proprio maschio. Sappi che il costo per tutti questi esami è piuttosto alto: fai conto intorno ai 250 euro, però sono convinta della loro assoluta importanza.... soprattutto per chi deve programmare una cucciolata. G.D.

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By Cristina & Mariuccia # 1 – PAROLE CROCIATE VERTICALI: 1 – Caduta e ricrescita del pelo. 2 – Padre di cuccioli di qualità. 3 – Possono essere Nazionali ed Internazionali. 4 – Conduce il cane in esposizione. 5 – La patria dell’husky. 6 – In origine era il LOI. 11 – Ha un debito con un husky. 12 – il boy scout “preferito” dagli husky. 17 – il lupo ed il lino le hanno in comune.

ORIZZONTALI: 1 – Musher ne è un derivato. 4 – Nome maschile, cane da traino. 7 – Alla fine della corsa. 8 – Ente per la cinofilia italiana. 9 – Famoso “gold”. 10 – Età del cucciolone. 12 – Iniziali di Seppala. 14 – Triturano il cibo. 15 – La fine della Yukon Quest… senza il fiume. 16 – Un famoso musher. 18 – Ci abitavano gli indiani con i loro cani. 19 – Popolo nordico. 20 – Buono per il cane.

# 2 – TROVA LE PAROLE Nella tabella qua sotto sono state disposte in verticale, orizzontale, trasversale e capovolto delle lettere che compongono le parole riportate nel riquadro a destra. Sai rintracciarle tutte? Il “tema” di questa puntata è I LUPI LETTERARI A B C F M Q L E

C S Z L

A L A M E L S T U S N R A C K L

E Z X R O P

P P I

P E R

C R R P O L O S I V L L A G E N Z I

I X K

N Q P A P I R L M T O T I A F E L L

A S X Y

N L U P U H E O O T S W U I N T B F E L X

L A Q U P D L E A R R C B C R Z A N A K I C H E

E I R B L L A L A N I P A R M O R G R A B H A L P A O F U S L N Z I A L B E R T O R

R C E H T I

S L U

R E V N L B E R T X U N P R I X B I T O T T E P I A C N A I B A N N A Z

N E U L X E

P I C C O L O L U P O L U P I X C C O R O C N A I B O P N W N I G H T R U N N E R R

E R U L E M

L U P

# 3 – BARZELLETTE Da dove viene il SIBERIAN Husky?… Da Aski! - per gentile concessione di Giorgio Panariello.

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BUCK KICHE ZANNA BIANCA MORGRA LARKA TEO LUPO BIANCO ALBERTO MELANIA NAHANI TOTO’ AMAROK GENZIANA PICCOLO LUPO EZECHIELE LUPETTO NIGHTRUNNER REMUS LUPIN FELL FENRIR


News Inverno 2007

Tantissimi Sinceri

AUGURI da tutti noi e un GRAZIE di cuore per il vostro consenso il Consiglio Direttivo il Collegio dei Sindaci il Comitato dei Probiviri

Abbiamo intenzione di realizzare un CD Rom con l’intera annata 2007 in formato pdf sia per praticità di archiviazione e conservazione, sia per disporre di immagini e foto a colori, sia per agevolare la ricerca di argomenti o singole parole (che potrebbe risultare di grandissima comodità) Prezzo contenuto con spedizione insieme al prossimo News COSA NE PENSATE ? FATECI SAPERE ! Modalità di versamento: • VAGLIA POSTALE intestato SHC-I c/o Pedullà via Gobetti 11 - 21013 Gallarate VA • BONIFICO BANCARIO conto corrente n.1769/70 intestato SHC-I c/o Pedullà Banca Popolare di Lodi Ag.1 ABI 05164 CAB 50241 + 10 euro per chi vuole la tessera ENCI che permette di entrare gratuitamente a tutte le esposizioni e di ricevere la rivista mensile "I Nostri Cani" oltre ad altri vantaggi.

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SHC-I News 2007-4 Inverno