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NUMERO 3 - OTTOBRE 2012

Magazine Siav di cultura digitale e dematerializzazione

Crisi e cambiamento

Innovazione tecnologica come driver strategico per lo sviluppo

Tecnologia & Applicazioni

Progetti

Contrassegno elettronico in Archiflow 2012

La gesione in outsourcing delle note spese

L’obbligo degli Open data al servizio della trasparenza

Normativa

Il Decreto “HSM”


NUMERO 3 - OTTOBRE 2012

MAGAZINE SIAV DI CULTURA DIGITALE E DEMATERIALIZZAZIONE

SOMMARIO Normativa Il decreto “HSM”: la lunga strada di certificazioni per gli Hardware Security Module di Cristiano Stevanato

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Tecnologia & Applicazioni Archiflow 2012 non si accontenta... Nuovi lavori in corso per aggiungere il contrassegno elettronico di Siav - Dipartimento Sviluppo Software

L’Amministrazione aperta

L’obbligo degli Open Data al servizio della trasparenza di Michela Aru

Un salto di qualità per la Qualità di Filippo Santinello

Progetti La gestione in outsourcing delle note spese di Mauro Scanferla

News e Memo

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Editoriale

Cont@ttoSiav

Crisi e cambiamento

Innovazione e tecnologia

di Alfieri Voltan

Innovazione tecnologica come driver strategico per lo sviluppo Credo che la decadenza del nostro Paese ed anche del mondo occidentale sia un fatto ormai acclarato e che preoccupa sicuramente tutti.

Siav da sempre ha cercato di sviluppare metodologie organizzative e tecnologie operative che possano costruire per chi le adotta un vantaggio competitivo forte.

In particolare in Italia penso che stiamo toccando il fondo: la decadenza del mondo politico è sotto gli occhi di tutti, mondo politico che non si vuole rinnovare; le vicende Fiat/Marchionne piuttosto che Alcoa ecc. dimostrano che non vi è appetibilità agli investimenti in Italia per Aziende che non siano assistite, la collosità delle relazioni sindacali, la mancanza di reale riforma del mondo del lavoro, la lentezza e sostanziale assenza della Giustizia, la mancanza di forti riforme dello Stato e lentezza nella PA, la corruzione, sono tutti elementi che ostacolano lo sviluppo ed il cambiamento effettivo nel nostro Paese.

La gestione automatizzata dei documenti, l’automazione dei processi, la virtualizzazione delle comunicazioni, la dematerializzazione, sono ambiti di forte impatto organizzativo e di elevato recupero della efficienza, oltre che di incremento all’accesso ed alla distribuzione della informazione, ed alla trasparenza per le attività della Pubblica Amministrazione.

Il risultato è che le previsioni di sviluppo si allontanano ogni anno, siamo in recessione e le ultime stime dicono che lo saremo anche il prossimo anno. C’è bisogno di un impulso e convinzione a reagire a questo stato di cose, al recupero di una forte etica condivisa a tutti i livelli, e di una accelerazione alle riforme ed al cambiamento. Ciascuno di noi può dare un contributo individuale, raddoppiare gli sforzi, reagire con la protesta, con un voto diverso, ma i processi sono lenti e ci sarà bisogno di forza ed applicazione costante e distribuita per cambiare le cose.

Siav è impegnata da sempre sul fronte dello sviluppo di nuove tecnologie innovative, anche con una forte collaborazione con università italiane e straniere. Business Intelligence, Process Mining, Content Discovery, Business Activity Monitoring, Social Network Analysis, Business Relationship Management, Automatic Classifying, Citizen Relationship Management, sono tutte frontiere alle quali Siav sta lavorando per fare crescere la forza delle proprie soluzioni ed il vantaggio competitivo che può dare alla efficienza operativa dei propri Clienti. È un contributo che cerca di fare il paio da una parte con i propri compiti istituzionali e di business, dall’altra una spinta forte alla crescita del nostro sistema produttivo ed istituzionale, per un Italia più aperta, veloce ed efficiente.

Del resto processi più rapidi o rivoluzionari, la storia ci ha insegnato che possono portare ad esiti imprevedibili. Sul fronte dell’economia ritengo che ci sia la necessità di un ridisegno globale delle nostre scelte produttive per competere con economie che hanno costi del lavoro di un decimo di quelli che abbiamo noi. Per recuperare il gap produttivo e competitivo, penso che l’unica via d’uscita sia, da una parte abbandonare ambiti produttivi a basso valore aggiunto che sono irrecuperabili alla competitività, dall’altro percorrere la strada della efficienza, sviluppando ed adottando tecnologie e metodologie produttive ed operative innovative, che sono le uniche che possono farci recuperare il gap dei costi e della competitività.

di Alfieri Voltan Presidente Siav

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Normativa Normative

IL DECRETO “SALVA HSM” la lunga strada di certificazione per gli Hardware Security Module

di Cristiano Stevanato

Lo scorso 19 Luglio è stato approvato il Decreto per la “Definizione dei termini di validità delle autocertificazioni circa la rispondenza dei dispositivi automatici di firma ai requisiti di sicurezza (…) e dei termini per la sostituzione dei dispositivi automatici di firma”, il cosiddetto decreto “Salva HSM”. Il Decreto attende ancora la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, dalla quale dipende la sua entrata in vigore. Questo testo si innesta in un percorso normativo che ha generato alcune difficoltà nel campo delle firme digitali e, in particolare, dell’utilizzo di dispositivi Hardware Security Module. La speranza è che l’impatto del decreto e dei provvedimenti che seguiranno possa giovare sia agli utenti che al mercato. Come è noto, tutti i sistemi di generazione di firme qualificate o digitali devono garantire determinati livelli di sicurezza: così è ad esempio dettato sia dall’articolo 35 del DLgs 82/2005 (ossia il Codice dell’Amministrazione Digitale) che dall’articolo 9 del DPCM 30 Marzo 2009. Prima dell’emanazione del DPCM 10 Febbraio 2010, il Legislatore italiano non aveva assegnato ad uno specifico organismo il compito di condurre tali attività di verifica: questo ha lasciato ad ogni ente la libertà di autocertificare i propri sistemi di generazione delle firme, sottoscrivendone l’aderenza ai requisiti di sicurezza indicati dalla normativa italiana e dalle direttive europee. D’altra parte, però, questo ha anche inibito la diffusione di dispositivi quali gli HSM: la mancata distribuzione di parametri di valutazione certi “dall’alto” ha suscitato diffidenza negli utenti, anche verso sistemi oggettivamente molto sicuri.

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CHE COS’È UN HSM

È un dispositivo per la generazione di firme con caratteristiche di sicurezza, resistenza ed efficienza molto elevate; è in grado di gestire in modo sicuro più coppie di chiavi crittografiche, che non vengono mai importate o esportate, bensì generate, gestite e distrutte direttamente all’interno del dispositivo. Gli HSM possono essere utilizzati per la firma automatica, da remoto e massiva; possono contenere un numero praticamente illimitato di certificati qualificati e raggiungere rate di diverse centinaia di firme al secondo. Si può capire dunque come mai questo fenomeno si sia verificato in maniera accentuata per gli HSM: essendo sistemi in grado di generare firme da remoto, essi non sfuggono solo alla protettiva autorità della legge, bensì anche al controllo fisico diretto del titolare del certificato di firma. Con il DPCM 10 Febbraio 2010, assieme ad un successivo Provvedimento Attuativo, viene nominato l’Organismo di Certificazione della Sicurezza Informatica (OCSI) come ente certificatore per i dispositivi di firma; viene inoltre regolamentata l’intera procedura per richiedere la verifica del rispetto dei requisiti di sicurezza, mettendo ordine nella questione. Nel frattempo, alle auto-certificazioni rilasciate prima dell’entrata in vigore del provvedimento è stata concessa validità fino al 31 ottobre 2011. Successivamente, il DPCM 14 Ottobre 2011 stabilisce che «le autocertificazioni e le auto-dichiarazioni di cui al DPCM 10 febbraio 2010, riguardanti i dispositivi per l’apposizione di firme elettroniche con procedure automatiche, continuano a spiegare ininterrottamente i propri effetti fino al 1° Novembre 2013 esclusivamente nel caso in cui, alla data del 1° Novembre 2011, i relativi dispositivi abbiano ottenuto il pronunciamento positivo sull’adeguatezza del traguardo di sicurezza (TDS) da parte dell’Organismo di Certificazione della Sicurezza Informatica (OCSI) e per essi, alla medesima data, sia in corso un processo di certificazione, debitamente comprovato, presso il medesimo Organismo di Certificazione della Sicurezza Informatica (OCSI)». Questo DPCM prevede anche l’apertura all’accertamento dei criteri di sicurezza realizzato da un istituto analogo all’OCSI aderente all’accordo internazionale Common Criteria Recognition Arrangement con il ruolo di Certificate Authorizing Scheme.

2. entro 90 giorni dall’entrata in vigore del Decreto 19 luglio 2012 avranno ottenuto il pronunciamento positivo del Traguardo di Sicurezza (TDS) e, nei successivi 15 giorni, abbiano avviato un processo di certificazione debitamente comprovato presso l’OCSI. Il termine di validità delle auto-certificazioni è stato spostato a ventuno mesi dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto; il DPCM vieta la generazione di nuove chiavi crittografiche fino al pronunciamento positivo in merito al proprio TDS e all’attivazione di un processo di certificazione. I certificatori che utilizzano HSM non conformi a quanto richiesto per la validità delle auto-certificazioni dovranno presentare, entro 15 giorni, un apposito piano di migrazione (della durata massima di 6 mesi) ad un altro dispositivo conforme. Decorsi i 21 mesi, nel caso in cui non sia stato ottenuto l’attestato finale di conformità, il certificatore dovrà predisporre un apposito piano di migrazione ad altro dispositivo conforme.

Alcuni dispositivi HSM ad oggi legalmente certificati:

• Cosign di ARX • LUNA PCI per LUNA SA 4.1 di Safenet • nShield Solo F3 PCIe di Thales e-Security Ltd

Dove troviamo le principali indicazioni normative sugli HSM?

• Direttiva 1999/93/CE

• DPCM 10 Febbraio 2010

• DLgs 82/2005 (CAD)

• DPCM 14 Ottobre 2011

• DPCM 12 Ottobre 2007

• DPCM 19 Luglio 2012

• DPCM 30 Marzo 2009

Una nuova tessera è stata aggiunta a questo mosaico con il DPCM 19 luglio 2012, approvato dal ministro Francesco Profumo, ma ancora in attesa di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. L’obiettivo principale di questo decreto è quello di modificare i termini e le condizioni imposte dal DPCM 19 ottobre 2011, permettendo di considerare ancora valide quelle auto-certificazioni effettuate per tutti gli HSM che: 1. alla data del 1° Novembre 2011 abbiano anche solo formalmente attivato la procedura di accertamento di conformità presso l’OCSI;

NUMERO 3 - OTTOBRE 2012

Cristiano Stevanato

Laureato in Ingegneria delle Telecomunicazioni nel 2002, in un primo periodo si è occupato di prevendita di soluzioni Voice over IP per operatori telefonici e aziende. Si è successivamente appassionato al mondo dell’Enterprise Content Management, dedicandosi alla vendita di servizi, soluzioni e consulenza nell’ambito della conservazione sostitutiva e fatturazione elettronica. Attualmente in Siav è specializzato in progetti e consulenza sulla dematerializzazione dei documenti in ambito fiscale per le aziende private.

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Soluzioni Tecnologia & Applicazioni Soluzioni

Archiflow 2012 non si accontenta...

Nuovi lavori in corso per aggiungere il contrassegno

elettronico Sempre impegnata nello sviluppo di soluzioni complete ed efficienti per le esigenze della Pubblica Amministrazione (ma non solo), Siav sta elaborando e concretizzando la propria risposta all’opportunità del contrassegno elettronico; questo potente strumento è stato introdotto dal Codice dell’Amministrazione Digitale e sarà approfondito nelle Linee Guida dell’Agenzia per l’Italia Digitale, ad oggi in attesa di pubblicazione. Ancora perfezionamenti dunque per la road-map della nuova versione di Archiflow che, non soddisfatto delle già numerose novità introdotte, si arricchisce di un nuovo fiore all’occhiello.

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di Siav - Dipartimento Sviluppo Software

Di cosa parliamo? Contrassegno elettronico, timbro digitale, glifo… ci sono molti nomi per riferirsi a questo oggetto; ma che cos’è, in sostanza, un glifo? Si tratta di un codice bidimensionale che riporta, al proprio interno, delle informazioni. In poche parole, è il risultato grafico della codifica di un insieme di caratteri; più in dettaglio, è uno strumento messo a disposizione dei cittadini e delle pubbliche amministrazioni per garantire la conformità di un documento stampato all’originale digitale. In realtà, più che garantire questa conformità di per sé, il glifo consente la verifica di conformità secondo precise modalità e tempi. Per questo, l’uso del contrassegno elettronico non è finalizzato alla fase di trasmissione telematica o di conservazione del documento digitale, ma solo a quella di stampa e successiva verifica del contenuto.

Perché è importante? Il glifo è importante perché diversi documenti, anche se nativi digitali, circolano a stampa. Nonostante la forte spinta in atto al processo di dematerializzazione, infatti, la carta è di fatto ancora un mezzo molto diffuso per la circolazione e la conservazione di documenti ufficiali. Questo avviene a causa di una serie di problematiche non solo tecniche, ma anche organizzative, gestionali ed economiche. Ad esempio, la gran parte delle aziende e dei cittadini sono ormai in grado di ricevere documenti da amministrazioni in forma elettronica, ma non sono sempre in grado di conservarli in questa forma per la durata di validità dei documenti stessi; inoltre, l’uso più comune che viene ancora fatto dei documenti ufficiali è allegarli a domande o ad altra documentazione da presentare, in forma cartacea, in vari contesti. Per questi motivi, il cittadino o l’azienda che riceve il documento ufficiale in formato elettronico da parte di un’amministrazione deve poi stamparlo.


Cosa succede al mio documento digitale quando lo stampo? Un primo scenario è che il documento sia firmato digitalmente. In Italia, il Codice dell’Amministrazione Digitale ci mette a disposizione la firma digitale come soluzione tecnica per attestare l’autenticità dei documenti elettronici; ma per il riconoscimento d’autenticità di un documento cartaceo siamo obbligati a basarci su elementi di altra natura, ad esempio la filigrana, la firma autografa o i timbri. In pratica, la firma digitale è inutile, se poi il documento viene materializzato su carta: a seguito di un processo di stampa tradizionale gli attributi conferiti al documento dalla firma digitale sono definitivamente persi, il documento stampato ha nuovamente bisogno di una firma tradizionale, perdendo così i vantaggi di essere nato in formato elettronico ed essere stato firmato digitalmente. Quando un documento informatico viene stampato, insomma, si verifica una cosiddetta interruzione della catena del valore della firma digitale, cioè la rottura della sua efficacia. Di fatto, il processo classico di stampa di un documento elettronico non interrompe solo la catena del valore della firma, ma anche del documento stesso: le proprietà che esso acquisisce dalla firma

digitale risultano nullificati, così come i privilegi propri del formato digitale. Ecco la fondamentale importanza del prestare attenzione a questo problema: il mancato superamento dell’interruzione della catena del valore nel passaggio da digitale a cartaceo mette in discussione l’intero processo di dematerializzazione dei documenti. L’importanza del glifo, quindi, va oltre la firma digitale: il contrassegno elettronico offre la possibilità di assicurare la provenienza e la conformità tra la copia analogica e l’originale informatico da cui è tratta. Un sistema documentale completo e ambizioso come Archiflow 2012 non poteva ignorare questa risorsa, nell’interesse proprio e delle numerose pubbliche amministrazioni clienti.

Come può il glifo permettermi di verificare la provenienza e la conformità di una copia al documento originale? Il timbro digitale contiene, in un linguaggio non trasparente per l’uomo, ma leggibile da un’applicazione software, alcune informazioni relative al documento digitale o tutto il documento stesso. Quando l’utente chiede alla piattaforma documentale la stampa di un documento digitale, il sistema elabora automaticamente il relativo glifo e lo appone in una sezione specifica, ad esso dedicata, della stampa. Il contrassegno è reso sicuro e garantisce la sua provenienza mediante una sottoscrizione con firma qualificata o digitale. Il documento cartaceo può così circolare. Se si rendesse necessaria una verifica, sarà sufficiente sottoporre la stampa cartacea ad un comune scanner che, con l’aiuto di un applicativo distribuito assieme alla piattaforma, decifrerà il glifo, lo tradurrà in un linguaggio accessibile all’uomo (ad esempio in un immagine del documento originale) e darà all’utente la possibilità di operare il confronto con la versione analogica. Semplice, no? E se per ora non vi sembrasse così, di certo lo sarà quando l’area Sviluppo Software di Siav avrà completato il lavoro.

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Tecnologia & Applicazioni L’Amministrazione Aperta

L’OBBLIGO DEGLI OPEN DATA AL SERVIZIO DELLA TRASPARENZA di Michela Aru

È ormai noto come Siav abbia investito molto nell’elaborare soluzioni efficaci per la PA, con costante attenzione ai cambiamenti nelle esigenze del mercato e all’evoluzione normativa. Giusto quest’ultima costituisce spesso un’ispirazione e uno stimolo ad ideare nuovi prodotti o a proporne di già rilasciati con una nuova spinta: un esempio viene proprio dalla sezione del recente “Decreto sviluppo” in merito agli Open Data. Alla luce infatti del nuovo obbligo normativo, Siav sta riproponendo, potenziati, alcuni dei propri progetti in ambito web per poter continuare ad offrire la soluzione più completa del mercato ai propri Clienti. Agli sgoccioli dello scorso mese di Giugno è stato emanato il Decreto Legge 22/2012, intitolato Misure urgenti per la crescita del paese, ma conosciuto come “Decreto sviluppo”. Il testo del provvedimento spazia tra diverse tematiche, dallo sviluppo economico alle misure in materia di infrastrutture, dalle disposizioni riguardanti la semplificazione normativa a quelle in tema di riforma della giustizia civile. Uno degli aspetti più interessanti, a nostro avviso, è la sezione dedicata al tema dell’Amministrazione aperta: l’articolo 18, infatti, meno celebre dell’omonimo contenuto nello Statuto dei Lavoratori, ma comunque significativo, reca importanti norme riguardanti gli Open Data, recepiti per la prima volta in una fonte normativa statale di rango legislativo. Il Decreto introduce l’obbligo, per tutte le pubbliche amministrazioni, di rendere disponibili on-line i dati relativi alla concessione di sovvenzioni, contributi, sussidi ed ausili finanziari alle imprese, nonché all’attribuzione dei corrispettivi e dei compensi a persone, professionisti, imprese ed enti privati. A questi vanno aggiunte anche le informazioni sui vantaggi economici, di qualunque genere (ex art.12 della Legge del 7 Agosto 1990 n. 241), riconosciuti

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ad enti pubblici e privati. Si tratta di una norma che, se attuata al massimo della sua applicabilità, cambierà in maniera notevole la consapevolezza dei cittadini, il lavoro delle amministrazioni e il relativo rapporto con le imprese; in sostanza, questo Decreto rappresenta potenzialmente una grossa spinta per l’evoluzione del concetto di trasparenza amministrativa.

Perché questo articolo 18? Non è la prima volta che in Italia vengono introdotte norme innovative sotto il profilo della trasparenza; pensiamo, ad esempio, al concetto di “accessibilità totale” proposto dall’articolo 11 del Decreto Legislativo 150/2009. Purtroppo, però, in concreto queste norme non hanno mai trovato, almeno nella maggior parte dei casi, una piena attuazione. Il “Decreto sviluppo”, così come le ulteriori disposizioni che dovrebbero arrivare dai decreti Digitalia, insistono su questa strada. La conoscibilità dei dati e delle informazioni relative alle decisioni che comportano spesa di danaro pubblico è uno dei fattori sul quale deve basarsi l’impegno per lo sviluppo del Paese e per la crescita


imprenditoriale. Il rendere pubbliche le modalità di attribuzione e l’importo delle somme erogate da parte della pubblica amministrazione ha lo scopo di trasmettere informazioni certe e in tempo reale, evitando nel contempo sovrapposizioni e spese inutili; ha altresì lo scopo di favorire la programmazione corretta delle spese future. Ancora, la pubblicazione di questi dati può essere vista come vera e propria misura anticorruzione oltre che come intervento finalizzato al miglioramento dei servizi resi dagli enti.

Come si procederà? Il DLgs 83/2012 individua anche delle precise modalità di attuazione per l’obbligo di rendere pubblici gli Open Data. La pubblicazione deve avvenire: 1. sul web e, più precisamente, sul sito istituzionale dell’ente; l’accesso a questi dati deve avvenire dalla Home Page, tramite un link ben visibile collocato nell’ambito dei dati della sezione Trasparenza, valutazione e merito di cui al DLgs 150/2009; 2. con l’indicazione, per ciascuna spesa, dei seguenti dati: • il nome dell’impresa o altro soggetto beneficiario ed i suoi dati fiscali; • l’importo; • la norma o il titolo a base dell’attribuzione; • l’ufficio e il funzionario o dirigente responsabile del rela- tivo procedimento amministrativo; • la modalità seguita per l’individuazione del beneficiario; • il link al progetto selezionato, al curriculum del sogget- to incaricato, nonché al contratto e capitolato della pre stazione, fornitura o servizio; 3. in modo che i dati siano di facile consultazione ed in un formato tabellare aperto che ne consenta l’esportazione, il trattamento e il riuso. Nella relazione illustrativa viene espressamente individuato il formato in cui le amministrazioni dovranno procedere alla pubblicazione (.CSV, Comma Separated Value) e, addirittura, viene specificato che i dati devono essere accessibili dai motori di ricerca. In questo modo, il Governo intende probabilmente prevenire quanto già successo con l’Operazione Trasparenza disposta dall’ex Ministro Brunetta, quando il Garante della Privacy condizionò l’assenso alla pubblicazione di dati riguardanti i dipendenti pubblici al rendere quegli stessi dati non indicizzabili da parte dei motori di ricerca. Le amministrazioni avranno sei mesi di tempo per adempiere a questo obbligo: dal 1° Gennaio 2013, infatti, la pubblicazione dei dati sul sito Internet costituirà condizione legale di efficacia del titolo legittimante delle concessioni ed attribuzioni a imprese, professionisti e consulenti.

sentando elemento ostativo alle erogazioni degli importi stabiliti o dovuti. Eventuali inadempimenti devono essere rilevati d’ufficio dagli organi dirigenziali e di controllo sotto la propria diretta responsabilità; è inoltre previsto che la segnalazione di un’inottemperanza alla norma possa essere avanzata dal destinatario della prevista concessione o attribuzione e da chiunque altro vi abbia interesse, anche ai fini del risarcimento del danno mediante azione davanti al tribunale amministrativo regionale competente. Fra molte belle novità, il Decreto purtroppo annuncia anche che l’attuazione di quanto esposto nell’articolo 18 sull’Amministrazione Aperta non comporterà nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. In altre parole, non verranno stanziati ulteriori fondi per supportare le amministrazioni in questo nuovo step di progresso: alle attività previste si farà fronte con le risorse umane, finanziarie e strumentali già disponibili a legislazione vigente. Gli enti dovranno quindi industriarsi per procedere – nonostante questo vincolo – ad un veloce percorso di adeguamento; il consiglio è sempre quello di affidarsi a soluzioni che sappiano offrire il migliore rapporto qualità-prezzo e, soprattutto, che si accompagnino ad un’efficace consulenza sotto il profilo organizzativo. Quale, tra i prodotti Siav, può rispondere maggiormente alle richieste del Decreto Sviluppo, art. 18?

Siav dispone di diverse soluzioni per la pubblicazione di contenuti e documenti sul Web. Fra di esse, vogliamo qui citare ciò che offre in proposito la soluzione Koinè: più che un prodotto, Koinè è un percorso di dematerializzazione per le pubbliche amministrazioni, una proposta che associa alla completezza della soluzione il vantaggio di poter decidere fino a che punto spingersi lungo il cammino verso la vera Amministrazione Digitale ed entro quali tempistiche. Già nel primo step del percorso, tra molte altre funzionalità, Koinè offre un portale per ospitare i contenuti che l’ente desidera pubblicare. Nel traguardo finale del progetto, poi, questo portale si trasforma in uno sportello documentale virtuale che non solo pubblica contenuti, ma permette anche una reale interazione ed un effettivo interscambio tra Amministrazione, Cittadini e Aziende; il tutto, semplicemente a portata di click. Chiedi la Solution Overview di Koinè a siav@siav.it o richiedi un incontro con i nostri consulenti al tuo Agente Commerciale Siav di riferimento. GUARDA LO SPORTELLO REALIZZATO CON KOINE’ DAL COMUNE DI CIRIÈ

E in caso di inadempienza? La mancata pubblicazione dei dati e delle informazioni rende indebita la concessione o l’attribuzione del beneficio economico a cui si riferiscono, configurando una violazione di legge e rappre-

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Michela Aru

Laurea e Dottorato di Ricerca in discipline umanistiche, ha conseguito il Master in Formazione, gestione e conservazione di Archivi Digitali in ambito pubblico e privato presso l’Ateneo di Macerata. Direttore di tale Master è il Prof. Stefano Pigliapoco, docente di Informatica Documentale & Multimediale e personalità di riferimento in questo ambito. Archivistica, comunicazione digitale, dematerializzazione amministrativa e reengineering dei processi sono tra le principali materie ed abilità professionali oggetto del corso di studio. La sua esperienza in Siav si è concentrata principalmente sull’adeguamento di prodotti e processi alla normativa, su tematiche di Conservazione Sostitutiva e sull’attività di training.

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Tecnologia & Applicazioni

Un salto di qualità

per la QUALITÀ

di Filippo Santinello

Un costante lavoro per migliorare la qualità e gli standard dei nostri prodotti è portato avanti dall’Area Quality Assurance di Siav: una garanzia per i nostri clienti e il segno di un’azienda che non smette di investire in eccellenza. Sul tavolo importanti innovazioni quali l’automazione dei test e nuove procedure di Sviluppo Software flessibili e interattive che rispondono al meglio alle esigenze di continuo monitoraggio della qualità dei nostri prodotti. LA SFIDA Siav è costantemente impegnata a raccogliere le esigenze dei propri Clienti, in base alle quali si progettano nuove funzionalità o si modificano quelle già esistenti per migliorarne l’efficacia. Una conseguenza di ciò è la complessità crescente dei prodotti software in sviluppo. Prodotti software di alto livello richiedono approcci e metodologie di sviluppo e test improntati alla strutturazione e al rigore: ecco perché, per garantire una qualità all’altezza delle aspettative, è necessario ripensare e migliorare costantemente tali processi. La sfida è particolarmente ambiziosa nella misura in cui intendiamo garantire e migliorare la qualità di un prodotto intangibile: controllare la qualità di un manufatto che si può vedere e toccare è un conto; applicare le stesse tecniche ad un prodotto che non si vede e non si tocca, ma di cui si possono solo misurare gli effetti durante l’utilizzo, presenta difficoltà peculiari.

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L’automazione come driver di qualità e innovazione Con la complessità sempre crescente dei prodotti sviluppati da Siav, anche le tecniche di test vanno continuamente affinate ed arricchite per aumentarne l’efficacia. Per questa ragione, a partire dallo scorso agosto Siav ha avviato lo sviluppo di una piattaforma di automazione test, con l’obiettivo di affidare una buona parte dei test (in particolare quelli più meccanici e ripetitivi, che andrebbero rieseguiti ad ogni release di prodotto, come ad esempio i test di regressione) ad un automa piuttosto che ad un operatore umano: i vantaggi sono una velocità di esecuzione sensibilmente più elevata e la garanzia che i test vengano ogni volta eseguiti esattamente nello stesso modo, aumentandone quindi l’affidabilità e l’attendibilità. L’automazione dei test permetterà inoltre di focalizzare maggiormente le risorse su altri tipi di test, più sofisticati, che invece per loro natura sono affrontabili solo da un operatore umano, come ad esempio i test di ergonomia e di intuitività dell’interfaccia utente.

La Qualità parte dallo Sviluppo Software

LA QUALITÀ IN SIAV A partire dal 2009, Siav ha investito una significativa dose di energie per istituire e consolidare un reparto aziendale dedicato al Controllo Qualità del Software. È nata così l’Area Quality Assurance (QA): una squadra che ha il compito di condurre attività di test al fine di accertare il livello qualitativo dei prodotti in sviluppo e di supportare il Reparto Sviluppo nella definizione e nell’evoluzione di metodologie, strumenti e processi al fine di migliorare la qualità del software prodotto. Attualmente l’Area QA è composta di tecnici dedicati ai test dei prodotti software, oltre che di risorse specializzate nella produzione dei pacchetti di setup e aggiornamento e nella redazione della documentazione tecnica di prodotto (note di rilascio, manualistica, guide utente). L’obiettivo dell’Area è quello di intercettare e bloccare il maggior numero di anomalie che inevitabilmente vengono create all’interno dei prodotti software man mano che vengono sviluppati ed evoluti. Già oggi il risultato che riusciamo a raggiungere è piuttosto incoraggiante: statisticamente, il 92% delle anomalie complessivamente note viene rilevato, bloccato e corretto già in sede di test interno.

Metodologie e strumenti migliori non si limitano al processo di test, ma investono anche le metodologie di sviluppo software. Nei prossimi mesi, le novità di approccio e di processo verranno completate con la progressiva adozione nello sviluppo software delle metodologie Agile Development: si tratta di un cambiamento metodologico di portata notevole, che risponde alla necessità di realizzare l’approccio evolutivo dei prodotti software a piccoli incrementi frequenti, governandone meglio la rispondenza ai requisiti. Questo perché lo sviluppo a piccoli step evolutivi consente di focalizzare ed ottimizzare non solo le attività di sviluppo stesso, ma anche quelle di test, diminuendone tempi e costi, oltre a mitigare il rischio di anomalie di regressione. La nostra aspettativa è che Agile Development e automazione test, insieme, ci forniscano un “framework” per lo sviluppo e la realizzazione di prodotti software che ci consenta di essere reattivi e flessibili migliorando sensibilmente il governo degli aspetti qualitativi dei nostri prodotti.

Per raggiungere tale risultato, l’Area QA si avvale di una piattaforma software che consente di catalogare e tracciare la storia di ogni singola anomalia rilevata: grazie a questa piattaforma, siamo in grado di effettuare indagini statistiche su quali sono le aree funzionali dei prodotti che richiedono maggiore attenzione, riuscendo pertanto ad ottimizzare le nostre strategie di test.

NUMERO 3 - OTTOBRE 2012

Filippo Santinello

Laureato in Ingegneria delle Telecomunicazioni presso l’Università di Padova, per 7 anni è stato responsabile di progetti di R&D nel settore della microelettronica. Successivamente si è dedicato alle tematiche della qualità, dei sistemi di gestione, dell’analisi e miglioramento continuo dei processi. È responsabile del Sistema Qualità e del Team di Controllo Qualità in SIAV.

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Progetti

Azienda paperless

La gestione in outsourcing delle NOTA SPESE di Mauro Scanferla

Concentrarsi sul proprio core business è più semplice se ci si affida a un solido partner cui delegare in outsourcing i processi documentali amministrativi. Obiettivi? Risparmio, ma anche semplificazione e ottimizzazione delle risorse. Tra i nuovi servizi in full outsourcing proposti da Siav spicca L’Expense Management Outsourcing: una soluzione efficiente per governare tutte le relazioni tra la direzione del personale e l’azienda nella gestione delle note spese.

In tempi come questi, in cui parole come recessione, credit crunch e spread sono più popolari delle squadre di calcio, il mantra ripetuto costantemente dalle aziende di tutti i settori è: “concentrarsi sul core business”, per fare in modo che nessuna energia venga dispersa in attività non strategiche per la propria azienda. È normale quindi che non ci sia proprio il tempo per focalizzarsi su tutte quelle attività amministrative non-core, ripetitive e poco ottimizzate e che avrebbero bisogno di essere ripulite da sprechi, semplificandole. In questo senso l’outsourcing documentale si è da sempre dimostrato una scelta premiante sia economicamente che dal punto di vista dei tempi di intervento, e il ruolo dell’outsourcer si è evoluto da canonico esternalizzatore di lavoro a partner sempre più importante per il supporto alle decisioni strategiche dell’azienda nei processi non-core. Un esempio che testimonia questa evoluzione è il nuovo servizio di Expense Management Outsourcing di Siav: una soluzione efficiente per governare tutte le relazioni tra la direzione del personale e l’azienda nella gestione delle note spese.

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precompilazione controllo

presa in carico

Carta invio al dipendente per conferma dati

Scan to Siav cloud

Cliente

SIAV Document Management Outsourcing

Dati, PDF Workflow

applicazione regole aziendali

XML

restituzione

Si tratta di un servizio che unisce attività di puro outsourcing documentale come la scansione e il data entry dei giustificativi a un’interfaccia utente per le autorizzazioni e la gestione delle anomalie completamente web based, realizzata con la tecnologia workflow di Siav. L’obiettivo è quello di fornire un dettaglio di informazioni adeguato a contenere i costi dei rimborsi e ad applicare integralmente i vantaggi fiscali per l’azienda; obiettivo che sarebbe difficile raggiungere utilizzando solo forze interne alla propria organizzazione, in quanto questa attività prevede un team addetto che effettua controlli puntuali e che ha un picco di lavoro concentrato in pochi giorni al mese. I nostri team di lavoro ed i cicli di lavoro integrati ci permettono di svolgerlo con notevoli economie per il cliente. Il servizio di Expense Management Outsourcing prevede tre semplici passaggi: 1. L’azienda invia i giustificativi a Siav. Può farlo in diversi modi: inviandoci la carta, oppure con l’innovativa funzione Scan to Siav Cloud può acquisirli tramite un piccolo scanner portatile e inviarli in digitale a Siav con un solo tocco, oppure può utilizzare immagini acquisite da tablet iPad. 2. Il centro servizi Siav precompila le note spese e le controlla. Con i dati letti automaticamente dai giustificativi e il controllo dei nostri operatori, prende corpo la nota spese in formato bozza che viene inviata via web al dipendente il quale la può modificare, inserendo le spese non documentate come trasferte, chilometri, ecc. Dopo il salvataggio della bozza il centro servizi applica le regole comunicate dall’azienda per

approvazione responsabili

massimali di spesa, travel policy, pagamenti diversi e li segnala con degli alert all’interno dell’applicativo. 3. La nota spese viene approvata dai responsabili. Il potente motore di workflow Siav permette di definire un iter approvativo rigido e fortemente orientato al contenimento dei costi, oppure flessibile per dare più autonomia al personale ed adattarsi alle diverse esigenze del personale viaggiante sul territorio. Il servizio si completa con la restituzione di dati e documenti in formato digitale, archiviati e reperibili semplicemente, controllati in ogni loro componente, a disposizione della direzione del personale e dell’amministrazione. È sicuramente un servizio in full outsourcing di valore, in grado di produrre concreti risparmi a tutte le strutture aziendali, che aumenta la qualità delle informazioni e la capacità decisionale degli uffici direzionali. I benefici? Maggiore efficienza , minori costi, controlli più attenti e conseguente educazione dei dipendenti al rispetto delle procedure aziendali ed alla corretta puntuale ed ordinata compilazione delle note spese.

NUMERO 3 - OTTOBRE 2012

MauroScanferla

È nel settore della gestione documentale da oltre 15 anni. Di estrazione tecnica, ha ricoperto incarichi di progettazione e pre-vendita di soluzioni BPM e DMS. Approdato a inizio 2012 nella business unit DMO di Siav, si occupa della promozione e della diffusione dei servizi di outsourcing documentale.

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News e Memo • In preparazione la mappa delle istituzioni pubbliche italiane Nei primi giorni di Settembre è partita la rilevazione, da parte dell’ISTAT, dei dati descrittivi di ogni pubblica amministrazione italiana: numero di impiegati pubblici, distribuzione degli uffici fra le regioni e le province, stato delle risorse e livello di informatizzazione sono alcuni degli indici di valutazione. L’attività, che si svolge nell’ambito del Censimento dell’industria e dei servizi ed avverrà completamente on-line, assume oggi una particolare rilevanza: date le circostanze correnti della finanza pubblica, questa analisi fungerà da strumento fondamentale per la riorganizzazione della PA sul territorio e per la razionalizzazione delle risorse.

• Appuntamento con la SMART City Exhibition La manifestazione, nata dalla partnership tra ForumPA e Bologna Fiere, avrà luogo dal 29 al 31 Ottobre 2012 a Bologna. Grazie a bandi nazionali e fondi comunitari, sono oggi disponibili grandi opportunità in materia di innovazione e politiche sostenibili: radunarsi attorno a tavoli di discussione, elaborare una definizione condivisa di Smart City, proporre momenti di sensibilizzazione e formazione e offrire dei puntuali resoconti ai cittadini sono attività essenziali per sfruttare l’occasione del momento. Il target della manifestazione comprende vertici apicali - politici e amministrativi - delle amministrazioni, dirigenti di Ministeri e imprese, mondo accademico, giovani makers creativi e cittadini interessati. Altre informazioni sono disponibili al sito http://www.smartcityexhibition.it/?lang=it#/questions.

• La spending review delle PA passa anche dalla digitalizzazione Razionalizzare e rendere più efficienti le varie fasi dell’attività amministrativa è un obiettivo che può essere perseguito e raggiunto anche attraverso un impiego intelligente degli strumenti ICT: questo è il messaggio che emerge dalle norme e dai provvedimenti recentemente emanati in tema di revisione della spesa pubblica e al quale le pubbliche amministrazioni sono chiamate a rispondere. Acquisizione di beni e servizi da parte delle PA tramite il mercato elettronico, sviluppo e gestione del sistema informatico di e-procurement ed un piano di dematerializzazione all’avanguardia per il Ministero dell’Istruzione sono infatti alcuni degli strumenti indicati dai DLgs 52 e 95/2012, convertititi rispettivamente in Legge 94 e 135/2012.

• Lo studio: Gartner cloud a +20% A fine anno il giro d’affari ammonterà a circa 109 miliardi di dollari. Il segmento più rilevante è il Business Process as a Service poiché include servizi di advertising sulla nuvola. Il mercato pubblico dei servizi cloud è destinato a crescere in tutto il mondo del 19,6%, arrivando a toccare i 109 miliardi di dollari entro quest’anno. Lo sostiene una ricerca di Gartner, società specializzata in studi sulle nuove tecnologie, aggiungendo che il segmento più rilevante è costituito dai servizi per i processi aziendali (conosciuto anche come “Business Process as a Service”, BPaaS), che rappresenta il 77% del comparto totale.

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Magazine Cont@ttoSiav - nr 3 - ottobre 2012