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Tutta la veritĂ sul

Parco di Mezzogiorno

plus

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perche’ il parco e’ chiuso?

S

i impiega solo un istante a dire: riapriamo il Parco di Mezzogiorno. Le buone intenzioni, si sa, costano zero. Le parole, pure. E se si potesse governare promettendo sogni e deliberando desideri, allora sì, anche la “Signora Chiunque” potrebbe candidarsi a sindaco di questa città. Peccato però che nella realtà bisogna fare i conti con delle responsabilità politiche precise e scomode che la sinistra finge di non ricordare. Nel caso del Parco di Mezzogiorno, sfortunata eredità lasciata nel 2005 da Tommaso Minervini, la verità è che quell’opera fu concepita inizialmente come ”barriera antirumore”, poi divenne un Parco lasciato a metà. Quindi, non solo il parco non poteva essere inaugurato, ma non sarebbe stato in condizioni di essere aperto aperto al pubblico nemmeno

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negli anni successivi: negli anni di Tommaso Minervini fu appaltato solo il primo stralcio del progetto. Il secondo fu dimenticato sulla carta.

BARRIERE ANTIRUMORE PARCO ATTREZZATO?

O

Sfogliando i documenti ufficiali datati 2002-2005 si scopre che l’area a verde che si trova nella Zona 167, e che tutti oggi conoscono come ”Parco di Mezzogiorno”, in realtà nasce come intervento di riduzione dell’impatto acustico da traffico. Non a caso il Comune partecipò a un bando europeo che avrebbe finanziato l’allestimento di una fila di alberi lungo il tratto adiacente la Statale 16 bis. Lo scopo del bando era espressamente quello di ridurre l’inquinamento acustico, ma a Molfetta si decise di compiere il proverbiale passo


nel 2005 fu appaltato solo il 1° lotto funzionale del progetto, il 2° lotto rimase solo sulla carta più lungo della gamba: così dalla fila di alberi si passò a realizzare un’intera area attrezzata a verde. Ma se le barriere antirumore non sono progettate per essere aperte al pubblico, i parchi invece richiedono specifiche tecniche più complesse. Mettere insieme due idee così diverse fu l’inizio dei problemi che ancora oggi Molfetta è costretta a scontare.

COSA RACCONTANO I DOCUMENTI UFFICIALI?

Veniamo alle carte ufficiali. Il 28 maggio 2002 la giunta guidata da Tommaso Minervini approva il progetto definitivo per la “creazione di barriere antirumore finalizzate alla riduzione dell’impatto acustico da traffico, e di aree a verde pubblico

attrezzato”. Il progetto viene suddiviso in due lotti funzionali, approvati distintamente con le delibere n.254 e 255 del 2002. In entrambe le delibere si legge che il progetto è ritenuto meritevole perché “la creazione di barriere antirumore finalizzate alla riduzione dell’impatto acustico da traffico e di aree a verde pubblico attrezzato, rientra negli interventi previsti sia nel piano del traffico che nella recente mappatura acustica come zona ad alto tasso d’inquinamento acustico che richiede interventi di risanamento”. La misura 5.2 POR Puglia 2000-2006 cui si fa riferimento come fonte principale di finanziamento, fa riferimento a “servizi per il miglioramento della qualità dell’ambiente nelle aree urbane - incentivi per l’attuazione

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ereditato senza un piano di manutenzione

dei piani di zonizzazione acustica e degli interventi di risanamento acustico, azione 4 b”. Si badi bene: fin qui tecnicamente si parla sempre di “barriere antirumore”. Non di un Parco con tanto di blocco servizi, un mini anfiteatro e attrezzature destinate allo sport.

PERCHÉ NEL 2005 IL PARCO NON FU COMPLETATO? Il progetto del parco tecnicamente non fu mai ultimato. Fino al 2005, infatti, risultano appaltati e assegnati (delibera n. 147 dell’8 novembre 2004) soltanto i lavori relativi al 1° lotto funzionale del progetto. Il secondo stralcio restò soltanto sulla carta. Eppure, apparentemente sembrava che tutto fosse pronto per l’inaugurazione. Cosa accadde davvero? Nel 2005 si era alla vigilia della campagna elettorale per le amministrative, furono sistemati gli alberi, costruiti in tutta fretta i muretti a secco e fu realizzato

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tutto quello che poteva risultare facilmente visibile da fuori. Insomma, le barriere antirumore dovevano apparire – almeno agli occhi dell’opinione pubblica – come il nuovo Parco di Mezzogiorno. Nella strategia elettorale del momento, il parco di Mezzogiorno doveva apparire come un obiettivo effettivamente raggiunto dall’allora sindaco Minervini, una sorta di medaglietta da mettere al petto di un nuovo centrosinistra che stava nascendo. Pazienza, poi, se il 2° lotto funzionale del progetto restava incompiuto. I cittadini non se ne sarebbero accorti.

COSA ACCADDE DOPO L’ELEZIONE A SINDACO DI ANTONIO AZZOLLINI?

La patata bollente era destinata a passare ad altri. Soltanto qualche mese dopo, infatti, con l’insediamento dell’amministrazione Azzollini (che vinse quelle elezioni), si scoprì che per aprire quel Parco servivano altre centinaia


servirebbero ancora 1-2 milioni di euro per recuiperare il parco. l’amministrazione azzollini esegui’ delle indagini di mercato con l’obiet tivo di non fare pesare le spese sul bil ancio comunale di migliaia di euro per completare i lavori e soprattutto per mantenerli in buono stato. L’area a verde che sembrava già pronta per ospitare bambini e famiglie, a ben vedere era priva di un programma per la manutenzione periodica e di un piano generale di gestione a lungo termine. Insomma, mancava tutto il necessario affinché un Parco di quelle dimensioni fosse funzionale, sicuro e gestito economicamente con una prospettiva di lungo termine.

COSA HA FATTO L’AMMINISTRAZIONE AZZOLLINI PER IL PARCO DI MEZZOGIORNO?

Per recuperare una situazione gravemente compromessa, l’amministrazione Azzollini in questi ultimi anni non si è limitata alla manutenzione ordinaria e alla pulizia del Parco. Sono state deliberate diverse indagini di mercato per verificare se ci fossero soluzioni alternative per riqualificare il Parco di Mezzogiorno senza dover ricorrere a un

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’idea di Ninnì Camporeale è di inserire il recupero del Parco di Mezzogiorno all’interno di un maxi Piano dei Parchi. Una vera e propria “rete dei parchi” che comprenda anche l’area di Lama Martina, il parco di Ponente (per il quale sono stati già appaltati i lavori per una nuova area fitness e per una nuova area bambini), il parco di Levante e il nuovo parco di rione

esborso troppo oneroso per le casse del Comune (soprattutto in un momento in cui il Bilancio è stato falcidiato dai pesanti tagli statali e regionali). Secondo alcune stime, infatti, sarebbe ancora necessario trovare oltre 1 milione di euro per rimettere in sesto l’intera area. A questa quota di capitale, poi, andrebbe sommata la spesa corrente annua per la manutenzione del verde, la custodia e la sorveglianza dell’area. Sicché, la scelta del sindaco Azzollini (delibera n. 16 del 1° febbraio 2010) è stata quella di programmare una gestione del Parco affidata a terzi, senza costi per le casse comunali, e con la garanzia di alcuni servizi minimi ai cittadini: 1) Ingresso libero al parco per almeno dodici ore al giorno; 2) Pulizia continua di tutto il Parco; 3) Utilizzo di due percorsi “salute” footing e bici; 4) Cura giornaliera del verde; 5) Uso gratuito dell’area a giochi per i bambini; 6) Iniziative teatrali di aggregazione per i giovani attraverso l’uso dell’anfiteatro.

cosa fara’ ninni’ camporeale? Paradiso. Soltanto mettendo in sinergia le diverse aree a verde di Molfetta sarà possibile valorizzare questa ricchezza “verde” di Molfetta e confrotarsi con una “vision” più ampia di quelle che sono le possibilità di sviluppo e sostenibilità di queste oasi a cielo aperto. Le opportunità che per esempio offre il parco pubblico di Mezzogiorno sono tante. Esso si trova in via Leonardo Azzarita (angolo Via

Salvo D’Acquisto), in una zona tranquilla della Zona 167. Il parco confina con la statale 16 bis e ha un’estensione di circa 30.000 mq. (poco più di quattro campi di calcio regolamentari). All’interno del parco è stato realizzato un piccolo anfiteatro con circa 100 posti a sedere oltre a una struttura in muratura costituita da tre blocchi distinti: uno destinato a servizi, l’altro a punto ristoro, l’ultimo a N. 1/2013

noleggio bici, guardiola e pronto soccorso. Ferma restando la fruizione libera garantita al pubblico, il parco si presta bene per ospitare attività legate alla ristorazione e al benessere all’aperto. Esempi? Si potrebbe pensare a una palestra all’aperto o a una beatyfarm sotto le stelle. Approfondiremo l’idea del Piano del Parchi in uno dei prossimi numeri di Instant Press.

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