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Autoaiuto e Servizi per le Dipendenze Una fotografia della situazione lombarda Milano, 17-18 ottobre 2013 Prima sessione del 18 ottobre: Esperienze territoriali di servizi e gruppi di autoaiuto nelle dipendenze patologiche

Mariagrazia Fasoli, Dipartimento Dipendenze Brescia Abstract La storia della collaborazione dei servizi per le dipendenze della provincia di Brescia con i gruppi di autoaiuto iniziò nel 1987 con un progetto dell’allora Nucleo Operativo Tossicodipendenze (NOT) di Montichiari per la promozione di un gruppo di autoaiuto Narcotici Anonimi. L’iniziativa potè realizzarsi grazie alla collaborazione del gruppo NA di Piazza San Silvestro a Roma che, dopo che furono presi gli opportuni contatti anche direttamente nella capitale, inviò a Montichiari un proprio membro, ospitato da una famiglia appartenente all’associazione di famigliari di pazienti NOT “Noi con voi” per illustrare il metodo. Il gruppo venne poi di fatto attuato soprattutto grazie all’impegno di un paziente che, dopo aver seguito tutti i tipi di programmi professionali, aveva recidivato proprio in quel periodo. Il neonato gruppo NA utilizzò dapprima i locali del NOT, per l’occasione aperti in ore serali e si rese poi del tutto indipendente mantenendo però costanti rapporti (ma assoluta indipendenza) con il servizio che l’aveva promosso. La collaborazione con i CAT e con gli Alcolisti Anonimi fu meno significativa ma altrettanto facile e si concretizzò nella conoscenza da parte del personale delle diverse concezioni alla base dei due programmi (anche con la partecipazioni a riunioni aperte) e nella illustrazione di entrambi ai pazienti che sembravano più adatti a seguirli con successo, anche fornendo materiale informativo originale. Per quanto riguarda NA fu anche effettuato un follow- up sui primi 70 casi inviati al gruppo che, sui 59 pazienti di cui c’erano dati in cartella, dimostrò una frequenza ad un anno dall’invio del 32,2% (19 pazienti) con 15 persone completamente astinenti. Di questi 8 risultavano ancora astinenti dopo 5 anni e 4 dopo 4 anni. Dopo il trasferimento del gruppo NA a Brescia città il Servizio di Montichiari mise a disposizione per alcune ore settimanali uno studio in cui i pazienti interessati potessero incontrare i membri di NA. Analoghe iniziative sono state poi attuate preso i SERT di Orzinuovi e Brescia. Ciò non ostante per molto tempo molti operatori dei nostri servizi non dato l’impressione di trasmettere un grande interesse per questi metodi, forse perché i pazienti che si rivolgono a noi non presetano sempre problemi sovrapponibili a quelli per cui sono indicati i gruppi di autoaiuto. Attualmente però sembra che si sia risvegliato un maggior interesse a partire, questa volta, dai NOA e dal carcere di Verziano dove, grazie alla collaborazione della direzione e dello staff dell’amministrazione penitenziaria i nostri operatori hanno potuto promuovere l’ingresso di membri di NA che hanno attivato due gruppi permanenti (uno maschile e uno femminile). Abbiamo pertanto in corso di valutazione la bozza di linee guida organizzative che sintetizzano in 5 raccomandazioni motivate ciò che secondo noi dovrebbe informare il rapporto tra professionisti e gruppi di autoaiuto Le riportiamo di seguito. Proposta di linee guida organizzative per l'assistenza a persone che intendono frequentare sia i servizi per le dipendenze che i gruppi di auto-aiuto Premessa Il Dipartimento Dipendenze ha il compito di promuovere tutte le iniziative in favore di persone con problemi di uso non terapeutico di sostanze stupefacenti o psicotrope e dei loro famigliari compreso l'alcol (vedi TU 309/90 e Regolamento del Dipartimento Dipendenze).

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I gruppi di auto-aiuto e le associazioni di promozione sociale ad essi correlate offrono significativi percorsi di recupero per persone con problemi correlati al consumo o alla dipendenza da sostanze stupefacenti o psicotrope. Nel nostro territorio, in particolare, sono attivi diversi gruppi afferenti alle seguenti associazioni con diversa tipologia: - L'associazione Club degli Alcolisti in Trattamento della Lombardia Orientale - L'associazione Club Alcologici Territoriali (ACAT) - L'associazione Alcolisti Anonimi - L'associazione Gruppi Familiari Al-Anon - L'associazione Narcotici Anonimi - L'Associazione G.A. e Gam-Anon

Il servizio sanitario pubblico nella nostra provincia ha una lunga tradizione di collaborazione con questi gruppi che però si è realizzata in maniera diversa nelle diverse realtà territoriali prevalentemente per iniziativa di operatori e/o cittadini particolarmente motivati. Per valorizzare e rendere meglio accessibili tutte le esperienze citate si propongono pertanto le seguenti linee guida utilizzabili sia dai professionisti che operano nell'area dipendenze sia dai cittadini afferenti ai gruppi.

Competenze dei servizi pubblici per le dipendenze L'offerta pubblica ambulatoriale per il trattamento delle dipendenze, nell'ASL di Brescia, è organizzata attraverso i Servizi per le Tossicodipendenze (Ser.T), dedicati a chi utilizza sostanze illegali, i Nuclei Operativi Alcologia (NOA) dedicati a persone con problemi collegati al consumo di alcol e, indirettamente, attraverso i Servizi Multidisciplinari Integrati (SMI) afferenti al privato sociale ma accreditati e finanziati con fondi pubblici. Gli interventi gestiti direttamente dall'ASL comprendono l'attività di équipes specialistiche dedicate a particolari sottogruppi di pazienti come i Giocatori d'Azzardo Patologici, i detenuti, i cocainomani socialmente integrati, i minorenni, le persone che vengono inviate per motivi medico-legali dalle Commissioni Mediche Locali Patenti o dai medici del lavoro. L'offerta di consulenza riguarda anche i famigliari. Gli interventi di prevenzione primaria, invece, sono stati unificati presso l'U.O. Educazione alla Salute che non fa parte del Dipartimento Dipendenze ma afferisce al Servizio Attività Sperimentali e Malattie Rare. L’attività di questi servizi si svolge nel quadro di una legge dello stato (Testo Unico 309 del 1990) e si articola secondo le indicazioni delle Delibere Regionali 12621 del 2003 e 3540 del 2012. In questi ed altri provvedimenti vengono indicati anche i principi fondamentali a cui devono ispirarsi tutti gli interventi socio-sanitari. In particolare è garantito a chiunque, indipendentemente da nazionalità, residenza, reddito o qualsiasi altra condizione, l'accesso a prestazioni “urgenti o essenziali” (T.U. 286 del 1998, art. 35 comma3) tra le quali rientrano specificamente quelle previste dal citato Testo Unico 309/1990 cioè “prevenzione, diagnosi, terapia e riabilitazione” delle dipendenze. L’accesso ai Ser.T/NOA/SMI è, quindi, diretto (cioè senza necessità di richiesta del medico di medicina generale) e gratuito per tutte le prestazioni riguardanti le dipendenze da sostanze stupefacenti o psicotrope (compreso l’alcol) e i problemi ad esse correlati. E’ invece necessario pagare un ticket per altre dipendenze come il tabagismo o il gioco d’azzardo anche se alcune ASL forniscono anche questi programmi gratuitamente. L’art. 120 del citato TU 309/1990 garantisce a “chiunque fa uso non terapeutico di sostanze stupefacenti o psicotrope” il diritto ad 2


accedere ai servizi in anonimato cioè senza dare il proprio nome a nessuno, salvo che il trattamento non richieda finanziamenti in denaro erogabili solo dalle ASL di residenza, ovviamente dopo identificazione, come per esempio avviene se si richiedono rette per inserimento in comunità terapeutiche o l’esenzione dal ticket per accertamenti effettuati in altre strutture sanitarie. L’accesso è consentito anche agli stranieri senza permesso di soggiorno. Al paziente è garantito il diritto alla libera scelta del luogo di cura. In ogni caso i servizi sono tenuti a rispettare tutti i diritti garantiti dalla Costituzione delle Repubblica e da specifiche leggi. Compito dei servizi pubblici è, tra l'altro, fornire ad ogni persona che lo richieda, un orientamento ed un aiuto per trovare, dentro o fuori l'area terapeutica, le soluzioni più idonee ad affrontare i propri problemi di dipendenza, secondo le proprie credenze, convinzioni e preferenze, ma con il supporto i quanto la ricerca scientifica e la competenza professionale possono mettere a disposizione. Cosa sono i gruppi di auto-aiuto Il termine “auto-aiuto” indica un insieme di iniziative e di esperienze che consentono uno scambio di aiuto tra persone che condividono lo stesso problema. Grazie a questo processo la persona sperimenta le proprie capacità di ricevere e di offrire aiuto, e diviene “competente” nella gestione di un certo problema proprio perché ne è colpita direttamente. Tutto ciò avviene condividendo emozioni e stati d’animo, evita la demoralizzazione, produce un forte legame tra i membri del gruppo, ne influenza positivamente il comportamento. Esistono vari tipi di gruppi di auto-aiuto. Tutti sono accomunati da alcune caratteristiche: • •

sono centrati su un singolo problema che tocca direttamente almeno alcuni membri del gruppo; sono basati sulla parità e l’intercambiabilità dei membri;

considerano i bisogni emotivi dei membri un fattore fondante e non secondario dell’esistenza del gruppo;

applicano metodi che favoriscono la comunicazione;

in genere non hanno statuti ma regole di funzionamento;

sono autofinanziati;

non prevedono tessere, iscrizioni o forme preliminari di selezione dei membri;

Gruppi Anonimi dei 12 Passi I gruppi A.A. (Alcolisti Anonimi) e Al Anon (familiari), N.A. (Narcotici Anonimi), GA (Giocatori Anonimi), Gam-Anon partono dal principio che la dipendenza è una malattia con basi biochimiche che si manifesta nell'incapacità di controllo sul comportamento non voluto ("un bicchiere è troppo e mille non sono abbastanza") indotto dalla esposizione stessa e non da psicopatologie o da situazioni sociali: queste ultime sono considerate più come conseguenze che come cause della dipendenza. Riconoscere la propria impotenza di fronte alla sostanza o al gioco, acquistando la coscienza della propria malattia consente ai membri dei Gruppi di superare visioni moralistiche del fenomeno, di non essere più bloccati dal senso di colpa e dalla perdita di autostima e di impiegare quindi tutte le proprie energie per il proprio recupero ("non siamo responsabili della nostra malattia, siamo responsabili del nostro recupero"). I membri si incontrano impegnandosi ad applicare nella vita quotidiana i dodici passi per mantenere l'astinenza, "un giorno per volta" per periodi sempre più lunghi riprendendo così il controllo sulla propria vita. Ciò avviene affidandosi ad un "potere superiore", così come ognuno può immaginarlo. La spiritualità è infatti un fattore riabilitativo tipico di questo programma che, però, prescinde da ogni connotazione religiosa o ideologica. Un cammino simile è previsto per i famigliari che imparano ad occuparsi di sè stessi anziché perdere inutilmente 3


le proprie energie cercando di cambiare il proprio congiunto. Questi gruppi sono volontari, autogestiti e totalmente autofinanziati anche se disposti al dialogo con le strutture sanitarie con le quali adottano una forma di "collaborazione nell'autonomia". Le spese sostenute dai singoli gruppi per la sede e per il finanziamento di iniziative particolari vengono coperte attraverso sottoscrizioni interne, effettuate al termine di ogni riunione. Questa procedura consente la totale indipendenza ideologica dell'associazione e, contemporaneamente, una ulteriore responsabilizzazione di ogni singolo membro che investe tempo, energia, ma anche una piccola parte delle sue risorse economiche nel proprio recupero. L'autonomia si è dimostrata una caratteristica necessaria per il buon funzionamento anche se l'intervento di esperti esterni, su richiesta, può fornire la consulenza necessaria ad arricchire l'esperienza del gruppo. L'inserimento presso i gruppi anonimi non comporta alcuna formalità e presuppone unicamente l'ammissione di impotenza verso la dipendenza e la sincera volontà di cambiare. Club Alcolisti in Trattamento e Club Alcologici Territoriali (CAT) I Club Alcolisti in Trattamento e i Club Alcologici Territoriali (CAT) hanno l'obiettivo di aiutare le famiglie ad affrontare i problemi connessi all'abuso di alcolici o anche di droghe, psicofarmaci e tabacco, da parte di un loro membro. Fu Vladimir Hudolin (1922-1996), neuropsichiatra di Zagabria, ad inventare ed avviare negli anni sessanta questo sistema che si estese in breve tempo nei paesi europei ed extra europei. Il sistema vede l'alcolismo non come una malattia ma come una forma comportamentale, uno stile di vita disturbato, che conduce all'isolamento individuale e alla emarginazione famigliare, con conseguenze fisiche, psicologiche e sociali. Il trattamento adottato consiste in un processo che si traduce in un cambiamento dello stile di vita, nell'allontanamento dall'alcol e nel ritorno alla famiglia. Il CAT è una associazione indipendente da organizzazioni pubbliche o private ed è costituito da un gruppo di famiglie con al proprio interno problemi alcol correlati e complessi. Una volta alla settimana, per circa due ore, generalmente alla sera, la comunità multifamigliare si trova per affrontare tutti quei problemi provocati dall'uso di bevande alcoliche; inizia così un processo di crescita e maturazione che, partendo dai problemi porta a riflettere sul concetto di salute e di qualità della vita, interpretate come dimensione sociale, mentale, morale, affettiva e fisica fino ad arrivare all'obbiettivo di sobrietà. In un clima di amicizia, forte solidarietà e rispetto reciproco, ad ogni riunione partecipa tutta la famiglia perché tutti i componenti hanno bisogno di cambiare, sostenuti da altri amici del club. Ai CAT possono rivolgersi tutti coloro che sono interessati ad affrontare il problema alcol e non solo gli alcolisti ma anche chi teme di diventarlo. I club sono aperti anche a tutte quelle famiglie in cui, oltre ai problemi dell'alcol, è presente l'abuso di altre droghe. Integrazione tra interventi professionali e frequenza ai gruppi di auto-aiuto Compatibilità dei programmi Così come i Gruppi dei 12 Passi e i CAT , anche i diversi programmi terapeutici e riabilitativi per le dipendenze partono da diverse e a volte incompatibili interpretazioni del problema. I trattamenti di mantenimento con metadone o con GHB (Alcover), per esempio, presuppongono che la dipendenza da eroina o da alcol sia una malattia cronica trattabile con o senza farmaci. Non c'è quindi alcuna contraddizione per questi pazienti alla frequenza ad un gruppo anonimo, per esempio quando iniziano la disassuefazione. Potrebbero, anzi, frequentarlo anche nel corso del mantenimento se, per esempio, avessero la necessità di smettere di usare anche un'altra sostanza. Tali programmi farmacologici non sono invece coerenti con la frequenza ad un CAT dato che, come si è detto, tale frequenza presuppone che il comportamento indesiderato non sia una malattia ma il frutto di un errato stile di vita. Al contrario per le psicoterapie cognitivo-comportamentali il concetto di dipendenza come malattia cronica è un concetto disfunzionale che deve essere corretto per portare a 4


termine il programma. Questo approccio, quindi, se mirato a conseguire l'astinenza, può ben associarsi alla frequenza ad un CAT ma non ad un gruppo anonimo. Prima raccomandazione •

Le persone che frequentano un gruppo di auto-aiuto e si rivolgono ad un servizio pubblico dovrebbero informare i loro operatori

I professionisti che trattano persone con problemi di dipendenza dovrebbero informarsi sull'eventuale frequenza a gruppi di auto-aiuto e proporre programmi compatibili con il tipo di gruppo frequentato.

Avvio ai gruppi, avvio ai servizi Benché sia i programmi svolti presso i servizi sia i programmi svolti in un gruppo di auto-aiuto possano avere esattamente lo stesso obbiettivo (conseguire l'astinenza) il rapporto del paziente/utente con questi due diversi soggetti è molto diverso sia sul piano etico-deontologico che sul piano legale. Chi entra in un gruppo di auto-aiuto da maggiorenne instaura una relazione di supporto con gli altri membri “alla pari”. Ciò comporta che lui solo è responsabile delle proprie scelte anche qualora conseguissero a consigli o suggestioni altrui. E' infatti solo una regola del gruppo e non certo un obbligo professionale o di legge quello di non dare consigli ma solo esempi delle proprie esperienze. La stessa considerazione vale per la riservatezza di quanto viene detto. Tutti i gruppi la richiedono e, prima ancora, la offrono ma non esiste alcuna legge o organizzazione professionale che possa perseguire un membro che si lasci andare ad imprudenze o pettegolezzi. In effetti i gruppi non possono essere ritenuti responsabili di simili incidenti perché la frequenza è libera a chiunque abbia il problema e nessuno ha titolo per chiedere esami o titoli preliminari o per fare indagini o controlli sui frequentanti. Molto diversa è la situazione dei servizi dove sia il singolo operatore sia l'ente sono responsabili, erga omnes, di tutto quanto viene fatto o detto nel corso della presa in carico. Per garantire comportamenti uniformi infatti, oltre ai necessari titoli di studio, è obbligatoria l'iscrizione a ordini o collegi professionali, il superamento di appositi concorsi, l'aggiornamento permanente certificato e il rispetto dei criteri di accreditamento della struttura erogante. Per tutti questi motivi il rapporto del paziente/utente con i servizi non è affatto paritario perché l'intervento professionale deve essere ed è garantito sia dallo stato (esami di stato per il conseguimento di titoli di studio e per l'iscrizione agli Ordini) sia dall'ente erogatore che deve effettuare ogni controllo e risarcire ogni ingiusto danno. Inoltre il rapporto “contrattuale” dei professionisti con il proprio assistito è sempre individuale in omaggio a principi costituzionali e deontologici che mettono al centro dell'azione terapeutica non più l'interesse ma la libertà e l'autodeterminazione dell'interessato. Tranne il caso di minorenni, quindi, la famiglia può essere coinvolta solo con il consenso esplicito e sempre revocabile dell'interessato. Nessun vincolo del genere, invece, riguarda i gruppi che agiscono come libere associazioni e senza alcuna attività professionale nei confronti dei loro membri. Anche i rapporti extra programma di riabilitazione sono diversamente regolati. E', per esempio, fatto divieto ad uno psicologo di intrattenere relazioni extra terapeutiche con i suoi assistiti mentre nessuna norma, se non quelle interne, regola i rapporti tra adulti frequentanti i gruppi. La conseguenza di tutto ciò è che il professionista può certamente informare i propri pazienti sull'attività dei gruppi e anche suggerire come accedervi. Ma non può in alcun modo garantire né controllare, per esempio, il comportamento della prima persona contattata. Da tutto ciò emerge la necessità che, per evitare incidenti ed equivoci, il suggerimento ad una persona da parte di membri dei gruppi o di professionisti di rivolgersi all'una o all'altra forma di aiuto sia sempre nei termini di fornire all'interessato indirizzi, telefoni o informazioni e non avvenga con contatti o passaggio diretto di informazioni come invece avviene tra terapeuti, fermo restando il diritto dell'interessato di coinvolgere chi crede nel proprio percorso di recupero. 5


Seconda raccomandazione •

L'invio da un gruppo di auto-aiuto ad un servizio dovrebbe sempre avvenire dando all'interessato le informazioni per fissare un appuntamento e non prendendo contatti al suo posto.

I professionisti che consigliano ad un paziente l'accesso ad un gruppo dovrebbero sempre farlo invitando l'interessato a prendere contatto e presentare il suo caso direttamente senza farlo in sua vece.

Scambio di informazioni Il modo come vengono fornite le informazioni è un fattore importante per determinare la decisione di accedere o no ad un determinato servizio o programma. Il tipo di informazione è anche un determinante della aspettative che l'interessato si crea e il tipo di aspettativa è uno dei fattori che concorrono a determinare la percezione sull'accoglienza ricevuta e, di conseguenza, la ritenzione iniziale nel programma. E' quindi molto importante che le informazioni siano esatte e aggiornate. Questo risultato è meglio conseguito se si dispone di materiale stampato o online edito direttamente da chi offre aiuto professionale o non professionale. E' importante ricevere un riscontro della leggibilità e adeguatezza del proprio materiale, di cui tuttavia ciascuno mantiene l'intera responsabilità. Terza raccomandazione •

Le informazioni sui servizi professionali e sui gruppi di auto-aiuto dovrebbero sempre essere fornite con l'accompagnamento di materiale originale.

I servizi professionali e i gruppi di auto-aiuto dovrebbero segnalarsi reciprocamente eventuali incongruenze o ambiguità riscontrate nei testi.

Il materiale dovrebbe essere sempre disponibile sia nelle sedi dei servizi professionali sia nelle sedi in cui si riuniscono i gruppi.

Certificazioni delle diagnosi e dei programmi terapeutici a scopo medico legale Le diagnosi e i programmi terapeutici e riabilitativi per le dipendenze da alcol e/o droghe possono avere importanti risvolti medico-legali. La diagnosi di tossicodipendenza, per esempio, consente ad un detentore di droghe illegali di evitare l'incriminazione per spaccio. Nel caso di condanne penali, alcolismo e tossicodipendenza certificati da un medico e un programma terapeutico-rabilitativo certificato da un servizio accreditato consentono di commutare fino a 6 di reclusione con misure alternative. Sull'opposto versante la certificazione di non tossicodipendenza, non alcolismo o positivo recupero è, a volte, indispensabile per ottenere o riottenere la patente di guida, l'affidamento dei figli, la possibilità di adozione, l'accesso a determinate mansioni. Come si è detto, i gruppi di auto-aiuto, pur essendo, in molti casi, sufficienti a raggiungere l'astinenza, non hanno e non possono avere alcuna valenza terapeutica o riabilitativa in senso stretto dato che, a tutela del cittadino, queste funzioni sono esercitabili solo da professionisti abilitati, sotto il controllo e con la garanzia dello stato e degli ordini o collegi professionali. Succede, quindi, che persone astinenti da anni scoprano di doversi rivolgere ai servizi per ottenere il riconoscimento e, quindi, la certificazione dell'avvenuta risoluzione del problema oppure si rendano conto che il loro percorso presso il gruppo prescelto non può di per sé essere valorizzato come intervento riabilitativo a fini medico-legali. E' quindi importante che i soggetti che accedono ai gruppi siano informati di questi risvolti e possano così decidere per tempo se rivolgersi ai servizi per mettere i medici in condizioni di certificare su dati direttamente osservati come la legge prevede. D'altro canto i servizi dovrebbero 6


essere in grado di predisporre programmi ambulatoriali direttamente gestiti che includano però anche la frequenza ai gruppi. Quarta raccomandazione •

I gruppi di auto-aiuto dovrebbero trasmettere ai nuovi membri l'informazione che il programma non ha di per sé valenza medico-legale né può dare accesso ad una certificazione di astinenza ottenibile solo con la presa in carico da parte di un servizio accreditato.

I servizi accreditati dovrebbero disporre di materiale informativo sui risvolti medico-legali di diagnosi e interventi terapeutici-riabilitativi e offrire programmi che, pur essendo direttamente gestiti, includano la frequenza ai gruppi di auto-aiuto.

Presenza dei gruppi all'interno dei servizi e presenza dei professionisti alle iniziative dei gruppi Nell'ambito del cosiddetto lavoro di rete, facilitare l'accesso dei propri pazienti a qualsiasi iniziativa che promuova la riabilitazione è uno specifico compito dei servizi accreditati. Ciò può legittimamente includere anche la presenza di membri dei gruppi di auto-aiuto all'interno dei servizi, allo scopo di fornire direttamente informazioni agli utenti. L'attività di volontariato nella sede dei servizi pubblici è peraltro prevista dall'art 116 del TU 309/1990. Data la particolare caratterizzazione dei gruppi di auto-aiuto, costituiti unicamente da persone portatrici del problema o dai loro famigliari, riteniamo che non sussistano, in questo caso, problemi assicurativi proprio perché questi soggetti non si connotano come professionisti volontari ma come utenti che si rendono disponibili ad informare altri utenti nell'ambito del proprio programma (per esempio, il dodicesimo passo dei gruppi anonimi). Potrà quindi essere concordata, in determinati orari, l'apertura di uno “sportello informativo”, necessariamente autogestito, nei locali dei servizi. Dovrà però in ogni caso essere tutelata la riservatezza degli altri utenti. Per questo motivo lo sportello dovrà essere collocato in un locale con porta chiusa, da cui i membri dei gruppi non possano vedere chi entra ed esce dal servizio ma solo chi decide di rivolgersi a loro. Per quanto riguarda la partecipazione dei professionisti alle iniziative dei gruppi, occorre distinguere ciò che si fa a titolo istituzionale da ciò che si fa per propria iniziativa e per propri personali interessi scientifici o culturali. La presenza ad una iniziativa in rappresentanza dell'istituzione sanitaria obbliga, infatti, ad attenersi, anche in questo campo, ai “principi di integrità, correttezza, buona fede, proporzionalità, obiettività, trasparenza, equità e ragionevolezza” agendo e “in posizione di indipendenza e imparzialità” secondo il disposto del Codice di Comportamento dei Dipendenti Pubblici “astenendosi in caso di conflitto di interessi”. Per tali motivi, il professionista dipendente da un servizio pubblico potrà effettuare interventi di carattere scientifico o informativo astenendosi da qualunque espressione che possa configurarsi come propagandistica o che possa dare l'impressione di una qualche forma di “garanzia” sul programma che, come si è visto, non può essere data se non da chi effettivamente lo gestisce. Una partecipazione a titolo personale, invece, dovrà avvenire fuori orario di servizio e dovrà essere chiaramente presentata come tale. Qualora invece, come a volte avviene, il professionista sia esso stesso, per qualche motivo, membro di un gruppo di auto-aiuto, la sua partecipazione non dovrà in alcun modo correlarsi al suo ruolo istituzionale. Nel caso in cui questa partecipazione (esempio servitori CAT non alcolisti) non comporti di per sé la rivelazione di dati sensibili, dovrà inoltre essere comunicata al proprio responsabile gerarchico ai sensi dell'art 5 del Codice di Comportamento dei Pubblici Dipendenti recentemente approvato (DPR 16 aprile 2013 n.62) che regola gli eventuali conflitti di interesse. Quinta raccomandazione 7


La presenza dei gruppi all'interno dei servizi e la presenza dei professionisti dipendenti pubblici ad iniziative dei gruppi dovrebbe sempre attuarsi distinguendo chiaramente i ruoli e nel rispetto della privacy di tutti i destinatari degli interventi.

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Dr ssa m g fasoli abstract autoaiuto e servizi per le dipendenze