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una casa

per l’arte


a Patrizio


Il catalogo riassume le opere donate alla Fondazione Patrizio Patelli in occasione della sua costituzione. l’apprezzamento per questo volume moltiplica e valorizza gli scopi dell’attività socio-assistenziali della Fondazione. “una casa per l’arte” è un omaggio della signora Warda Blèser-Bircher alla Fondazione, quale testimonianza concreta del suo attaccamento al Ticino.


Indice

Ezio Guidi Giornalista sportivo TSI

Il Pugile banchiere

11

Dott. Avv. Giovanni Merlini Presidente Fondazione Patrizio Patelli

Prefazione

13

Dr. Daniele Mona Dr. Reto Pezzoli Dr. Gian Antonio Romano Dr. Danilo Togninalli Patrick Vetterli Coordinatore

Centro di Medicina e Chirurgia della Sport Ticino Ospedale Regionale La Carità

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Dalmazio Ambrosioni Critico d’arte

Un lampo di idealismo

19

Opere

Gli artisti in ordine alfabetico

25

Warda Blèser-Bircher

I piccoli-grandi artisti “insieme per lo sport”, “dipingi il tuo coniglio”

263

Sostenitrice Fondazione Patrizio Patelli

273


Un magnifico destro di Patelli andato a bersaglio nella finale di Yverdon contro Schupbach.

Ezio Guidi Giornalista sportivo

Patrizio Patelli Il Pugile banchiere

11

Era l'autunno del 2001. Avevo appuntamento con il direttore dell'UBS di Bellinzona. Con elegante discrezione, l'addetto alla ricezione indagò sul motivo della mia visita prima d'accompagnarmi all'ascensore che portava ai piani superiori. Rimase lì di stucco, poco convinto che non fosse uno scherzo, quando raccontai che con il signor direttore volevo rievocare i bei tempi della sua carriera pugilistica. Come molti impiegati, mai avrebbe pensato che quel cinquantenne, brizzolato, distinto ed elegante alto dirigente avesse fatto a pugni in gioventù. Una storia che ci rituffava indietro di 30 anni. Patrizio Patelli "il Pugile banchiere" ci riceveva nei suoi uffici. A gradevole contrasto con gli indispensabili computers dove si disegnavano i grafici dei movimenti in Borsa, i colori di quadri d'autore. Lui, alla sua scrivania, "vestito" da "direttore" in distinto completo blu, ci regalò presto una simpatica e vigorosa risata. Preparavamo un "amarcord" da proporre in una settimanale trasmissione televisiva. Avevamo provocato il suo buon umore annotando che, contro la tradizione del mondo dei guantoni, sul volto che sprizzava simpatia, nessun segno di un passato da pugile. Neppure il naso rotto. Dimenticando azioni ed obbligazioni, sfogliammo gli album dei ricordi. Da ragazzo aveva frequentato campi di calcio e pallacanestro oltre a divertirsi pattinando e sciando. E' a 17 anni che, per curiosità, scruta il mondo del pugilato. Di quei tempi, la "nobile arte" era decisamente d'attualità. Caricava la sveglia per alzarsi alle tre di notte e sognare con le imprese di Cassius Clay. V'erano le mitiche sfide di Benvenuti e Monzon. La boxe svizzera s'inorgogliva per le imprese del piccolo Fritz Chervet. Nella modesta realtà di casa nostra, si "tirava" di boxe ad Ascona e Lugano. Quasi a rubare fotogrammi a "Rocco e i suoi fratelli", il pugilato d'Ascona si consumava nella penombra di un triste scantinato dell'asilo infantile.

Patrizio Patelli campione svizzero di pugilato dei pesi medi. (1972)


Punching-ball, sacco, specchi ed un rudimentale ring messi lì per pochi intimi. A gestire la passione ed insegnare i trucchi del mestiere l'allenatore Giuliano Mazzi ed il "papà" della boxe locale,Willy Horber, indimenticabile fondatore del club. L'allampanato Patelli aveva il « physique du rôle » ed un talento innato. Pochi mesi e nel maggio del 69 il vittorioso primo incontro. Emilio Broggini, giornalista con addosso la passionaccia per il pugilato, scriveva: "Boxe elegante, nitida, ragguardevole potenza. La sua conformazione morfologica è un dono della natura. Il tutto accompagnato da intelligenza e bravura." Dopo i primi incontri, dimentica per qualche mese il ring e per completare gli esami alla scuola di commercio con il secondo miglior risultato. Tornava poi ad incrociare i guantoni da protagonista con la stessa cocciuta volontà di riuscire, investita nella carriera di banchiere. Nel dicembre del 1970, a 19 anni, è campione svizzero "speranze". Inanellando numerose vittorie e ben poche delusioni (in carriera: 25 incontri con 20 successi, 2 pari e solo 3 sconfitte), nel 72, ad Yverdon, nella massima categoria, è campione svizzero. Tre rounds, 9 minuti, da inquadrare. Agile, calmo, lucido sul quadrato, contro il "mastino" 33enne del B.C. Brugg Karl Schüpbach, grazie ai colpi di rimessa ha buon gioco contro l'irriducibile argoviese che, nella seconda ripresa, è contato sino all'8 dopo una raffica di colpi che lo aveva mandato ad abbracciare le corde. Patelli, dava al Ticino, il primo titolo di campione nazionale. Un pugilato sempre ragionato ma anche una "castagna" tutta da temere. Erano i tempi anche di Vittorio Femminis paragonato a Mazzinghi, mentre Patelli amava ispirarsi a Benvenuti. Vinceva poi, ad Ascona, anche la rivincita con Schüpbach. Poi la convocazione in Nazionale e la selezione per i Giochi Olimpici di Monaco. Patrizio, con una pennellata di saggia modestia rinunciò considerando ancora prematuro una sfida tanto importante. Intanto altri tasselli s'aggiungevano alla sua carriera professionale. Chiamato a Zurigo ed in Germania, rinunciò a quella boxe che, prima di congedarsi, ci ricordava: " per me è stata anche un'importante scuola di vita."

Patrizio Patelli

Dott. Avv. Giovanni Merlini

Prefazione

Presidente Fondazione Patrizio Patelli

13

La Fondazione Patrizio Patelli è il frutto della potente combinazione di tre forze: volontà, amore e solidarietà. Grazie infatti alla ferma volontà della moglie Antonella, dei due figli Estella ed Emanuele e al loro riconoscente amore per Patrizio è stato possibile realizzare un sogno condiviso anche da alcuni amici. Quello cioè di dare vita ad un progetto di solidarietà umana che renda omaggio al ricordo sempre ben presente di un uomo appassionato della vita, che ha saputo dare molto non solo ai suoi familiari ma anche ai colleghi di lavoro che subivano il fascino del suo carisma e a molti giovani che, grazie al suo incoraggiamento e al suo contagiante entusiasmo, si sono avvicinati all’attività sportiva. Così è nata l’avventura della Fondazione, il cui scopo principale consiste nel contribuire al sostegno finanziario di giovani -portatori di handicap e non- che svolgono attività sportive. Il patrimonio viene alimentato costantemente dagli artisti che espongono nei suggestivi locali della Galleria d’Arte Fondazione Patrizio Patelli, Caffè dell’Arte in via Cittadella 9 a Locarno. A tutti loro, che sono il cuore pulsante di questa iniziativa, e a coloro che hanno donato le loro opere contestualmente alla nascita della Fondazione, va la mia riconoscenza, così come pure alla famiglia Salsano che ha messo gratuitamente a disposizione gli spazi del suo stabile in Via Panigari, nonché a tutti i numerosi sponsor, gli istituti scolastici che hanno collaborato con la Fondazione e il Centro locarnese di Medicina e Chirurgia dello Sport presso l’Ospedale La Carità. A nome del consiglio di fondazione e dei singoli membri che lo compongono (oltre ad Antonella Patelli vi figurano Daniele Lotti, Angelo Marra, Luca Merlini, Alfio Pedrucci, Reto Pezzoli, Giorgio Stanga, Pierluigi Tami, la segretaria Isabella Lucchini) esprimo un particolare ringraziamento a tutti coloro che hanno contribuito all’ideazione e alla pubblicazione di questo catalogo, avvincente testimonianza della prima esposizione collettiva organizzata dalla nostra Fondazione, in particolare la signora Warda Blèser-Bircher per l’importante aiuto finanziario che ha reso possibile l’operazione.


Consiglio di Fondazione

Dott. Avv. Giovanni Merlini Presidente

Antonella Patelli Vice presidente

Isabella Lucchini Segretaria

Dott. Daniele Lotti Direttore SES Locarno

Angelo Marra Direttore Banca

Luca Merlini

Direttore Ospedale La Carità, Locarno

Alfio Pedrucci

Direttore commerciale

Dr. Reto Pezzoli Medico sportivo

Scopi socio-assistenziali della Fondazione Patrizio Patelli Collaborare al sostegno finanziario dei casi segnalati dal Centro di Medicina e Chirurgia dello Sport, presso l’ospedale Regionale La Carità di Locarno Contribuire al sostegno finanziario di giovani che svolgono attività sportive attraverso lo sponsoring e la parziale copertura della perdita di guadagno Contribuire al sostegno finanziario delle associazioni sportive locali Contribuire al sostegno finanziario di giovani portatori di handicap desiderosi di praticare una disciplina sportiva

Giorgio Stanga Funzionario statale

Pierluigi Tami Allentore calcio

15

fondazionepatriziopatelli@hotmail.com www.fondazionepatriziopatelli.ch


Dr. Daniele Mona Dr. Reto Pezzoli Dr. Gian Antonio Romano Dr. Danilo Toninalli Patrick Vetterli coordinatore

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Centro di Medicina e Chirurgia dello Sport Ticino Ospedale Regionale di Locarno, la Carità Crediamo sia inutile sottolineare una volta di più l'effetto benefico che l'attività fisica, e dunque lo sport, ha sulla salute, sulla speranza e soprattutto sulla qualità della vita. La medicina dello sport, con le specificità che le competono, è un settore della medicina con finalità curative e preventive allo stesso tempo, e con un potenziale ancora tutto da sfruttare. l'Ospedale Regionale La Carità di Locarno, dimostrando dinamismo e lungimiranza, ha permesso di realizzare in tempi brevi un Centro di Medicina e Chirurgia dello Sport in Ticino; Centro che è attivo dall'agosto del 2002 e che riunisce sotto un solo tetto medici sportivi, fisioterapisti, specialisti dell'alimentazione, cardiologi, pneumologi, radiologi e laboratoristi, che da anni si occupano appunto di medicina dello sport. Il Centro si rivolge a tutte le persone che già praticano o intendono iniziare un'attività sportiva . Si occupa di diagnostica, di traumatologia, di consulenza per la scelta di materiali, di alimentazione per gli sportivi. Il Centro di Medicina e Chirurgia dello Sport collabora con istituzioni, società e federazioni del mondo intero e dello sport ticinese allo scopo di contribuire alla pratica sportiva in tutta sicurezza e promuovere l'attività fisica nella popolazione senza dimenticare l'impegno verso le persone portatori di handicap e verso la lotta contro il doping. L'obiettivo a media scadenza è di essere accreditati dalla Associazione Olimpica Svizzera quale uno dei 5-7 centri olimpici svizzeri. Un grazie di cuore alla lodevole iniziativa della Fondazione Patrizio Patelli tramite la quale è stato possibile promuovere l'attività sportiva fra sportivi disabili nonché sostenere ulteriormente le finalità del Centro.


Dalmazio Ambrosioni

Un lampo di idealismo

Critico d’arte

19

Patrizio Patelli sarebbe sicuramente felice di questa iniziativa culturale, che vede riuniti affetti e amicizie. Lo sarebbe perché fondamentalmente la Fondazione e la sua attività nascono da uno spunto “agonistico”. Costituiscono una sfida, una bella sfida, e a lui le sfide piacevano molto, anzi considerava la vita come una vera grande sfida, dove ognuno dovesse mettersi in discussione, confrontarsi e verificarsi per ripartire con stimoli e motivazioni nuove. Ugualmente sarebbe stato ben felice di accogliere questi altri nuovi amici, tutti impegnati in questo ideale confronto, volto a far sì che la memoria non rimanga come un fiore che subisce il tempo, ma trovi nuova freschezza nella continuità dei rapporti e nello sviluppo di nuove idee. Allora è giusto rammentare che, proprio quando un’iniziativa d’arte nasce da motivi ideali, non può rimanere un’idea astratta, un desiderio lanciato nel cielo. Deve trovare un attento, sensibile e ben valutato radicamento nell’animo delle persone e nel territorio. Deve trovare una configurazione, un modo per nascere e per svilupparsi, un programma organizzato che le assicuri la possibilità di continuare, moltiplicare ad esaltare le ragioni ideali, senza le quali perderebbe il suo senso. Da questa prospettiva, la scelta di prevedere un futuro di tipo culturale alla Fondazione si preannuncia come decisiva. Perché nulla, come la cultura, nasce e si sviluppa, e al fine coinvolge, l'insieme delle ragioni di un territorio. E’ proprio quanto, più di altro, qualifica il modo di essere. E’ il biglietto da visita, è quanto dice: ecco, noi siamo questo, veniamo da questo indirizzo e andiamo in questa direzione. In ogni caso è necessaria una concretezza di fondo, costituita da punti di riferimento solidi, dai quali possa prendere le mosse quello slancio ideale senza il quale qualsiasi iniziativa avrebbe il fiato corto. Proprio partendo da questa certezza, nei mesi scorsi la Fondazione Patelli ha lanciato un appello agli artisti della Svizzera Italiana. Hanno risposto in coro, non solo in uno slancio di generosità, ma ancor più in una convergenza di impegni che lascia senza fiato, stu-


pisce e conforta. Se scorriamo l’elenco, il lungo elenco di chi vi ha aderito, vediamo in pratica la presenza di un’ampia e significativa porzione delle voci d’espressione artistica nel panorama culturale della Svizzera Italiana. Come se fosse un punto d’onore l’esserci, il partecipare a questa impresa con il proprio contributo, anzi il proprio dono, recuperando un concetto che la nostra società va ahimé perdendo. Coscienza storica di un ruolo

Questo colpo di reni significa essenzialmente due cose. Primo, che gli artisti e, in generale gli autori, sanno che la loro espressività concorre direttamente a configurare la trama del tessuto complessivo – culturale ma anche umano e sociale – anzi l’identità di un paese. E lancia nel contempo messaggi di più vasta risonanza, che senza ombra di dubbio travalicano i confini del territorio in cui operano. Hanno storicamente coscienza del loro ruolo, il che comporta anche precise responsabilità; proprio per questo sanno rispondere positivamente a proposte di tipo ideale, libere da ritorni strumentali come sarebbero quelli di convenienza e redditività. Sanno donare senza calcoli, con generosità, laddove capiscono che l’impresa alla quale sono chiamati si inserisce nelle finalità del loro operare in senso culturale. Questa è una sfida anche per autori ed artisti, che si sentono chiamati a corroborare e ad affermare un valore, ribadendo i toni di un’iniziativa che passa e si realizza unicamente attraverso l’incontro di diverse sensibilità. Il secondo significato insito nella riuscita di questa iniziativa, indica che in questo nostro Paese c'è chi investe tuttora nella credibilità della cultura e dell’arte. E vi investe nella misura in cui si rende conto che possono contribuire efficacemente ad elevare il suo tasso di civiltà. A questo proposito anche noi potremmo ripetere un’affermazione scultorea di un importantissimo personaggio della cultura del Novecento, Ernst Jünger: “Un’opera d’arte si spegne, impallidisce nelle stanze dove ha un prezzo ma non un valore”. Ne troviamo puntuale conferma nelle settimane in cui le opere

donate a questa Fondazione sono state il fulcro dell’esposizione allestita nel palazzo di via Panigari a Locarno, con vista su Piazza Grande. A parte il fatto, pur rilevante, che tutte le opere si sono trovate come a casa loro in quelle stanze così misurate nella loro dignità, nelle quali si avvertiva il ritmo del tempo e dell’operosità dell’uomo, in quella sede hanno definitivamente perso il loro valore commerciale per diventare davvero un valore estetico e culturale. Eppure siamo in presenza di opere di diverso significato, modo e stile, provenienti da luoghi e realtà culturali diverse. In qualche modo formano una sintesi dell’arte della Svizzera Italiana, ma con un ulteriore dato. Ossia la loro capacità di porsi in relazione, di interagire con il tessuto, la tradizione e la storia di Locarno. E’ come fossero tornati, quasi in forma di miraggio, gli Ateliers in riva al Verbano sponda elvetica, lo spirito innovatore ed anche sperimentale della prima parte del secolo scorso, un periodo tra i più creativi in assoluto della storia di Locarno: le ricerche di Hans Arp, il soggiorno di personaggi come Walter Helbig, il passaggio di una miriade di intellettuali, ricercatori ed artisti, non ultimo Paul Klee, morto proprio nel Locarnese, i quali hanno lasciato tracce più o meno profonde, più o meno incisive, a seconda della nostra capacità di rilevarle, apprezzarle e di inserirle nella nostra storia. Storie anche molto lontane

Ma come – si obietterà – se sono tutti ticinesi? Intanto sono qualcosa come un centinaio e più; poi basta scorrere i loro nomi per intravedere ascendenze e provenienze diverse, storie anche molto lontane tra loro. Tra i due estremi in ordine alfabetico, costituiti da Nag Arnoldi e da Marco Massimo Verzasconi, si inseriscono nomi e cognomi che rapportano a realtà diverse, alcune molto lontane nello spazio e anche nel tempo. E' un'ulteriore conferma – e ce n’è sempre bisogno – del ruolo storico di questa terra, che dal crinale alpino declina verso la pianura, come collegamento tra luoghi e realtà diverse. Anche Locarno e il Locarnese, come l'intera Svizzera Italiana, sono

stati storicamente terra di passaggi e quindi di collegamenti; da qui sono transitati eserciti e mercanti, pellegrini e viandanti, visitatori ed emigranti, fuggiaschi e nomadi, artisti e filosofi, oggi turisti e pensionati ecc. ecc.. Ma soprattutto lungo queste strade sono transitate idee nuove, stimoli inediti, all’interno della capacità, pur tra molte resistenze, di accogliere il nuovo e, magari rilanciarlo. Esattamente come hanno fatto i nostri emigranti d’arte, i “magistri vagantes” del Gilardoni, nel portare in altre terre la cultura del Romanico e del Barocco. Il Ticino nel suo consistere e nella sua emigrazione si è posto come anello di congiunzione di una collana di civiltà. E' esattamente in questa continuità, seppure in modi e tempi diversi, che anche questa iniziativa pone l’accento su un pregio intrinseco della Svizzera Italiana e di Locarno, ossia l’attrattività. Sarà merito della straordinaria storia artistica, del paesaggio, della posizione geografica, del loro essere tuttora “terre d’acqua” il cui territorio si rispecchia nei laghi e conserva, nonostante tutto, una gradevolezza coinvolgente; sarà forse dovuto al rispetto che va maturando verso il passato di queste terre, al desiderio di far rivivere, nel proprio tessuto, una tradizione così radicata al punto da essersi fissata nel proprio DNA; sarà questo od altro, ma è un dato di fatto che Locarno mantiene questa vocazione alle arti, ossia ad attività privilegiate e ben eseguite (il concetto di perizia, di "cosa ben fatta", è insito tanto nel latino Ars quanto nel greco Techné), che concorrono a rafforzare il senso della vita in generale, e in particolare nel proprio modo di porsi anche in relazione con il territorio. Tra storia e attualità

Partendo da queste premesse, si è pensato per questa raccolta d'arte ad un’impostazione di tipo piramidale. Dove un'ampia quanto composita base di autori non professionisti, e ancora attentissimi a proteggere questa loro attività in un ambito riservato, introduce un misurato concorso di pittori, scultori e incisori, che già hanno


acquisito pubblica visibilità attraverso precedenti esposizioni. Dove gli uni e gli altri convergono nel dare sostanza anche umana a questa iniziativa. Perché ognuno dei partecipanti ha dato qualcosa di sé, della propria attività, del proprio modo di essere, esprimersi e comunicare così come le condizioni glielo hanno permesso. Per tutti vale quanto André Gide ha scritto nella sua Poétique: “L’arte comincia dalla resistenza, dalla resistenza vinta. Non esiste capolavoro umano che non sia stato ottenuto faticosamente”. Quella mostra e questa raccolta di opere che hanno alimentato i primi passi della Fondazione Patelli sono in effetti qualcosa di imprendibile; le cerchi dov’erano e dove già non sono più, proiettate già sulle tracce di nuove idee, nuove riflessioni, nuove analisi, nuove inattese proposte. C’è molto di imprevisto e di non preventivato nelle opere raccolte. Questa è una delle belle sorprese che può riservare l’arte. Pur nel loro imprevedibile gioco delle variazioni, negli spostamenti anche sottili tra opera e opera, a ben guardare, tutte queste motivazioni sono comunque sorrette da un filrouge magari sottile ma, appunto, resistente. Nel senso che sanno contrapporsi alla sfiducia, al degrado, al senso dell’impossibilità, al culto della fine. Ne esce un messaggio complessivo di speranza, di resistenza e di rinascita. Femminile e spontaneo

Dovessi citare alcune caratteristiche di questa effimera Collezione, proprio perché il suo fine è quello di disperdersi per alimentare nuove iniziative, citerei due fatti. Il primo è dato dall’importante partecipazione femminile. Ebbene, noi siamo abituati a pensare alle cose dell’arte in termini maschili, salvo poi accorgerci che le donne sono vittime un po' della tradizione e un po’ della loro riservatezza. Però quando si tratta, come in questo caso, di portare una testimonianza non banale, ma nella quale mettano in gioco qualcosa di se stesse a livello di proposta, eccole in prima fila. Il secondo elemento è la spontaneità insita nel farsi dell’iniziativa, che va a braccetto (e fa anche rima) con il precedente requisito dell’at-

trattività. E’ come se i diversi autori e le tante autrici si fossero sentiti chiamati a un appuntamento ineludibile, da non mancare. Ecco allora che il richiamo si è spontaneamente rilanciato verso i luoghi dell’operosità e dell’espressione, dando vita ad un’autentica cordata di generosità e di proposte. Potrei anche tentare una terza spiegazione, ossia il richiamo all’agire collettivo. Degli autori, degli uomini di cultura, ma non solo. Da anni un po’ ovunque alle nostre latitudini e, in alcune regioni anche importanti, da decenni, non si organizzano più quelle esposizioni collettive che, soprattutto nel Novecento, hanno mosso il mondo della cultura e dell’arte all’emulazione e alla collaborazione. Al di là del fatto corporativo, servivano a rilanciare la continuità del valore estetico (delle cose ben fatte, spiegavano con chiarezza gli antichi) nel lavoro di tutti i giorni. Diciamo la verità: da quanto tempo non vedevamo decine di autori uno accanto all’altro, sotto lo stesso tetto? E gli autori, per parte loro, da quanto inseguivano tacitamente questa aspirazione soffocata? Rimane il fatto che uno degli aspetti meno scontati e più positivi consiste proprio nel piacere di vedere contemporaneamente e nello stesso luogo le opere di un numero così ampio di autori. Non tanto per stabilire degli ordini di preminenza, una sorta di classifica, quanto per capire cosa si muove, quali motivi albergano nel mondo spesso sotterraneo della produzione artistica. Da questo punto di vista sarebbe straordinario (anche se forse impossibile sul piano pratico) che quest’iniziativa della Fondazione Patelli potesse ripetersi ciclicamente e acquisire un proprio ritmo. Messaggio di speranza

Mi permetto un’ulteriore osservazione, la penultima. Viviamo tempi complicati e contradditori, come già sosteneva lo scrittore e storico dell’arte locarnese Piero Bianconi nel suo “Albero genealogico”. Là dove investiva sulla capacità di trovare un radicamento qui sul proprio territorio, quasi a prendere, nella propria storia e nella propria terra, la rincorsa per andare a scoprire realtà diverse.

Gli bastavano elementi all’apparenza insignificanti, come i muri a secco per sostenere pochi metri di terra coltivabile, e i gradoni piantati a vigna, per agganciarsi a qualcosa di non effimero, ma tale da affondare nell’intreccio dei rapporti generazionali. Quelli che viviamo sono tempi complicati sul piano dell’esistere in generale, dello stare con se stessi e con gli altri. Ma sono anche, nello specifico, tempi in cui spirano venti di guerra. Ebbene, a me pare non proprio trascurabile il fatto che Locarno, “città della pace” non solo come slogan, ritrovi quella sua vocazione, rilanciando con l’arte e anche con la Fondazione Patelli (oltre che con molte altre iniziative, su tutte il Festival internazionale del film) un messaggio volto a far prevalere i valori etici ed estetici, quelli dello spirito, su quelli della forza e del sopruso. Che rilanci il suo messaggio con il dire che qui ed ovunque esistono punti di riferimento solidi ai quali aggrapparsi e sui quali costruire, invece di distruggere. Anche sotto questo aspetto troviamo conferma che il concetto piramidale della mostra, e in particolare i suoi contenuti variati e, almeno per certi versi, il suo cosmopolitismo, in effetti rendono possibile, sul piano simbolico, un collegamento con quell’altro movimento migratorio, anch’esso piramidale, che per secoli si è sviluppato partendo da questo territorio. Quell’esposizione nel palazzo affacciato su Piazza Grande e quest’iniziativa costituiscono un punto d’arrivo, una sorta di controcampo a quell’emigrazione di tipo artigianale ed artistico, ma più spesso di tipo economico e motivata da ragioni di sussistenza, che dalla Svizzera Italiana, Locarnese compreso, ha preso le strade dell’Europa. Oggi è possibile un movimento al contrario, ossia la concentrazione di forze e realtà culturali diverse su questo territorio. Basta trovare la finalità giusta. La Fondazione Patelli l’ha trovata.


Opere gli artisti in ordine alfabetico

25


Nag

Arnoldi

Nasce nel 1928. Vive e lavora a Comano.

picador 1986 acquaforte cm. 50 x 70


Judit

Aszalos

Nasce nel 1956 a Marosvรกsรกrhely in Transilvania. Vive e lavora a Lugano.

riposo 1996 tecnica mista su carta cm. 46 x 61


Silvio

Baccaglio

Nasce a Minusio nel 1905.

bagno di salute 2000 serigrafia cm. 30 x 20


Fredy

Bachmann

Nasce a Lugano nel 1939. Vive a Canobbio.

fili d’erba 1998 foto su carta baritata al selenium nicchie 1998 foto su carta baritata al selenium 2 x cm. 25 x 25


Marco

Balossi

Nasce a Locarno nel 1942. Vive e lavora a Locarno Monti.

due figure 2002 scultura in legno cm. 85 x 30


Claudio

Barzaghini

Nasce a Locarno nel 1947. Vive e lavora a Brissago.

senza titolo tecnica mista cm. 90 x 70


Fiorenza

Bassetti

Nasce a Lugano. Vive e lavora a Zurigo e Bellinzona.

campione 2002 acrilico su carta cm. 152 x 65


Claudio

Berger

Nasce a Locarno nel 1970. Vive e lavora a Brione s/Minusio.

Raimondo Rezzonico 2001 stampa fotografica 10/10 cm. 24 x 30


Dario

Bianchi

Nasce a Locarno nel 1954. Vive e lavora ad Agarone.

interno studio 1999 olio su cartone cm. 42 x 30


Warda

Blèser-Bircher

Nasce al Cairo nel 1905. Vive e lavora a Orselina e al Cairo.

la “musagrafia” tramonto al Cairo cm 70 x 70


Paul

Blèser

Nasce a Bettenburg (Lussemburgo) nel 1905.

sogno carboncino cm. 70 x 50


Franรงois

Bonjour

Nasce a Cham (Zugo) nel 1948. Vive e lavora a Dino.

presenza s-definita tecnica mista su tavola cm. 87 x 70


Gianni

Bricchi

Nasce a Muralto nel 1954. Vive e lavora a Gordola.

luci e ombre 2002 scultura acero bianco con sfondo in rete h. cm. 96


Marisa

Brücker

Nasce a Locarno nel 1949. Vive e lavora a Minusio.

“nottegiorno” carta fatta a mano reciclata incollata su novopan cm. 25 x 40


Jean Marc

B端hler

Nasce nel 1949. Vive e lavora a Breganzona.

tra la folla 1988 tecnica mista collage cm. 25 x 30


Roberto

Buzzini

Nasce a Locarno nel 1956. Vive e lavora a Muralto.

bellezza e fragilitĂ  della vita stampe cibachrome cm. 42 x 73


Dario

Cairoli

Nasce a Lodrino nel 1934. Vive e lavora a Lodrino.

piccoli intralci 2001 olio su juta cm. 43 x 68


Pierre

CasĂŠ

Nasce a Locarno nel 1944. Vive e lavora a Maggia.

koss X 1999 stele tecnica mista su metallo cm. 200 x 45


Marisa

Casellini

Nasce a Mendrisio nel 1951. Vive e lavora a Melano.

fiori per il mondo 2001 tecnica mista su carta e tela cm. 69 x 29


Renata

Cattori-Wieting

Nasce a Giubiasco nel 1937. Vive e lavora a Locarno Monti.

noi due olio su tela cm. 40 x 35


Angelo

Celsi

Nasce a Bergamo nel 1937. Vive e lavora a Bellinzona e Bergamo.

paesaggio ticinese 2000 olio cm. 50 x 70


Piergiorgio

Ceresa

Nasce a Corticiasca nel 1939. Vive e lavora a Tesserete.

immagine dentro 1999 olio cm. 64 x 54


Fabiana

Conti-Bassetti

Nasce a Bellinzona. Vive e lavora a Muralto e a Milano.

gesti come oggetti foto b/n cm. 70 x 50


Fausto

Corda

Nasce a Gordola nel 1953. Vive e lavora a Gordola.

riflesso d’autunno 1998 olio su tela cm. 60 x 50


Mal첫

Cortesi

Nasce a Locarno nel 1958. Vive e lavora a Locarno.

senza titolo 2002 tecnica mista su tela cm. 60 x 60


Oppy

De Bernardo

Nasce a Locarno nel 1970. Vive e lavora a Losone.

senza titolo 2002 mista su juta cm. 50 x 50


Dona

De-Carli

Nasce a Locarno nel 1950. Vive e lavora a Locarno.

foglie e piume 1997 stampe ai sali d’argento cm. 58 x 74


Antonio

Di Martino

Nasce a Taranto nel 1939. Vive e lavora a Locarno.

anfora in terracotta h. cm. 50


Stefano

Donati

Nasce a Lugano nel 1954. Vive e lavora a Lugano.

della lotta 2002 acrilico su tela 2 x cm. 20 x 10 l’anfora pantenaica 2002 acquarello cm. 15 x 13


Ivano

Facchinetti

Nasce a Locarno nel 1952. Vive e lavora ad Arcegno.

senza titolo 2000 inchiostro su plexiglas 2 lastre montate cm. 47 x 100 x 0,2 a cm. 9 tra loro


Al

Fadhil

Nasce in Iraq nel 1955. Vive e lavora a Lugano, Baghadad e Parigi.

tondo 2002 tecnica mista su tavola cm. 48 tondo


Aldo

Ferrario

Nasce a Carona nel 1944. Vive e lavora a Carona.

studi per figure 1995 china cm. 51 x 61


Giulia

Fonti

Nasce a Lugano nel 1965. Vive e lavora a Riva San Vitale.

figure 1992 tecnica mista su carta cm. 50 x 70


Laura

Fumagalli

Nasce a Muzzano nel 1966. Vive e lavora a Madrid.

indubbiamente ‌‌ rosso 4 2001 acquarello e olio su carta cm. 65 x 48


Ombretta

Galli

Nasce a Pavia nel 1966. Vive e lavora a Brione s/Minusio.

cavalli 2002 tecnica mista cm. 60 x 200


Edgardo

Gandolfi

Nasce ad Acquarossa nel 1945. Vive e lavora a Tenero.

le pietre del tempo 1993 fotografia su carta ai sali d’argento baritata cm. 50 x 40


Aurora

Ghielmini

Nasce a Lugano nel 1962. Vive e lavora a Canobbio.

suoni sospesi 1996 tempera e foglia d’oro su tela cm. 75 x 95


Manuela

Giacometti

Nasce a Muralto nel 1960. Vive e lavora a Minusio.

escondido 2002 tecnica mista acrilico, sabbia di quarzo, cellulosa cm. 50 x 100


Luciana

Giambonini

Nasce a Locarno nel 1953. Vive e lavora a Gordola.

luce di speranza 2000 pittura su porcellana tecnica mista piatto tondo con supporto in metallo cm. 42


Gianni

Gianella

Nasce a Chiasso. Vive e lavora a Chiasso.

verso la luce 1998 acrilico cm. 70 x 65


Rosalda

Gilardi-Bernocco

Nasce a Savona nel 1922 .

“ipotesi vegetale� il particolare 1979 bronzo, multiplo cm. 24 x 9


Armando

Good

Nasce a Locarno nel 1946. Vive e lavora a Locarno.

sfida 1995 bronzo, cera persa cm. 42 x 42


Giorgio

Guglielmetti

Nasce a Sorengo nel 1923. Vive e lavora a Sorengo.

am kaminfeuer der tessiner di Walter Keller "una delle tante storie" 1963 china 4 x cm. 52 x 38


Marco

Gurtner

Nasce a Muralto nel 1959. Vive e lavora a Minusio.

volto 1980 olio su tela cm. 50 x 40


Gianni

Hofmann

Nasce a Lugano nel 1952. Vive e lavora a Gordola.

n. 148 1984 carboncino cm. 60 x 40


Idras

Nasce a Caracas nel 1977. Vive e lavora a Milano.

11.05 ora locale 2002 scultura fibra di vetro legno h. cm. 70


Gardena

Jam

Nasce a Verbania nel 1956. Vive e lavora a Moleno.

stupore 2004 tecnica mista cm. 45 x 20


Reza

Khatir

Nasce a Teheran nel 1951. Vive e lavora a Minusio.

oblirion 1996 stampa ai sali d’argento cm. 24 x 30


Franco

Lafranca

Nasce nel 1953. Vive e lavora a Locarno.

orizzontale contrapposta ad orizzonte 1999 incisione su rame e oggetto cm. 30 x 53


Margrit

Landรถs

Nasce a Zurigo nel 1949. Vive e lavora a Ginevra e Londra.

iI ritrovamento della famiglia 1999 lacca asfaltata e acrilico cm. 76 x 82


Fausto

Leoni

Nasce nel 1921. Vive e lavora a Contone.

regalo 2 2000 tecnica mista su tela cm. 65 x 57


Armando

Losa

Nasce a Locarno nel 1936. Vive e lavora a Verscio e Fusio.

"licheni" dal tema: annotazioni ambientali 1992 – 2004 2004 collage tecnica mista acrilico su carta cm. 80 x 80


Antonio

LßÜnd

Nasce a Lugano nel 1947. Vive e lavora a Origlio.

mutation 1 2002 tecnica mista su carta cm. 42 x 29 mutation 2 2002 tecnica mista su carta cm. 42 x 29


Steff

L端thi

Nasce a Romanshorn (Turgovia) nel 1955. Vive e lavora a Gordola.

angelo bronzo a cera persa supporto bronzo e acciaio cm. 10,5 x 4 x 4,5


Marco

Lupi

Nasce a Balerna nel 1958. Vive e lavora a Mendrisio.

tentazioni dell’istinto 2002 tecnica mista cm. 120 x 100


Roberta

Manetti

Nasce a Bellinzona. Vive e lavora a Locarno.

femminile 1 1998 acquarello femminile 2 1998 acquarello femminile 3 1998 acquarello 3 x cm. 30 x 22


Enrica

Marci

Nasce a Locarno nel 1946. Vive e lavora a Brione s/Minusio.

scultura in marmo di carrara cm. 43 x 21 x 26


Mirella

Marini

Nasce a Genova. Vive e lavora a Obino Castel S. Pietro.

cupola blu 1989 lito + colore cm. 46 x 32


Alice

Marinoni

Nasce a Genova nel 1962. Vive a Obino Castel S. Pietro.

ballerino 1994 acquaforte + colore cm. 30 x 40


Emmy

Martinoni-Dadò

Nasce nel 1949. Vive e lavora a Brione s/Minusio.

insieme per lo sport 2 2002 Insieme per lo sport 3 2002 pasta di porcellana cm. 30 x 15 cm. 20 x 15


Carlo

Mazzi

Nasce a Tegna nel 1911.

senza titolo 1969 tecnica mista cm. 34 x 50


Thomas

Mergner

Nasce a Prien nel 1946. Vive e lavora a Freiburg (Germania).

senza titolo foto digitale cm. 40 x 60


Gianni

Metalli

Nasce a Lugano nel 1930. Vive e lavora a Lugano.

diagonale 1 1981 disegno a matita cm. 28 x 28


Manlio

Monti

Nasce a Locarno nel 1948. Vive e lavora a Losone.

senza titolo 1993 acrilico su tela cm. 100 x 120


Sergio

Morello

Nasce e vive a Chiasso. Lavora a Balerna.

ortensia d’acqua 1999 acrilico su tavola di legno convessa cm. 80 x 36


Dina

Moretti

Nasce a Lugano. Vive e lavora a Lamone.

senza titolo 1999 tecnica mista su tela cm. 40 x 40


Ruth

Moro

Nasce nel 1944. Vive e lavora a Cavigliano.

giardino costruito 2000 carta vegetale fatta a mano cm. 20 x 20 quasi un incontro 2001 carta vegetale fatta a mano cm. 29 x 29


DĂŠdĂŠ

Moser

Nasce nel 1936. Vive e lavora a Brione s/Minusio.

die sieben Leben der Katze Radierung Auflage 70 EA colorato a mano cm. 83 x 95


Willy

Nussbaum Pedretti

Nasce a Sciaffusa nel 1932. Vive e lavora a San Nazzaro.

tunnel 2002 mista su tela cm. 80 x 80


Edoardo

Oppliger

Nasce a Locarno nel 1958. Vive e lavora a Locarno.

never green creazione digitale da fotografia cm. 70 x 50


Massimo

Pacciorini

Nasce nel 1956. Vive e lavora a Giubiasco.

margherite foto digitale su carta acquarello cm. 18 x 20


Alfonso

Palla

Nasce a Cevio nel 1905.

corolle tempera grassa cm. 55 x 70


Fra Roberto

Pasotti

Nasce a Bellinzona nel 1933. Vive e lavora nel Convento del Bigorio.

volto 2002 disegno inchiostro di china cm. 50 x 70


Antonella

Patelli

Nasce a AngrĂŹ Salerno (Italia) nel 1951. Vive a Gordola e lavora a Brione s/Minusio.

purezza tecnica mista su tela cm. 130 x 50


Gabriella

Patt-Berti

Nasce a Sorengo nel 1965. Vive e lavora a Cugnasco.

figura stilizzata 2002 acrilico cm. 100 x 50


Leonardo

Pecoraro

Nasce a Winterthur nel 1968. Vive e lavora a Rivera.

forma dentro 1996 incisione su linoleum cm. 13 x 15 lastra


Cristiana

Pedrazzini

Nasce a Locarno nel 1963. Vive e lavora a Losone.

mondo di fiori 2002 olio su tela cm. 38 x 32


Pedro

Pedrazzini

Nasce a Roveredo (Grigioni) nel 1953. Vive e lavora a Lavertezzo-Piano.

ragazza 1990 olio su cartone cm. 54 x 25


Pierre

Pedroli

Nasce a Locarno nel 1943. Vive e lavora ad Aurigeno.

rocce 1 e 2 2002 acrilico inchiostro 2 x cm. 60 x 45


Roberto

Pellegrini

Nasce a Milano nel 1962. Vive e lavora a Locarno.

rolls royce 1993 stampa b/n su carta baritata cm. 30 x 40


Margaret

Perucconi

Nasce a Soletta nel 1940. Vive e lavora a Iseo.

senza titolo 2000 olio su tela cm. 80 x 80


Manuela

Petraglio

Nasce a Mendrisio nel 1961. Vive e lavora ad Arzo.

figura in movimento 1994 tecnica mista su carta cm. 100 x 70


Sergio

Piccaluga

Nasce a Varese nel 1936. Vive e lavora a Campione d’Italia e Lugano.

dall’isola 1996 acrilico su cartone cm. 63 x 48


Piergiorgio

Piffaretti

Nasce ad Arzo nel 1942. Vive e lavora ad Arzo.

risultato nr. 8 2001 incisione su zinco cm. 20 x 20


Gianpaolo

Poroli

Nasce a Locarno nel 1951. Vive e lavora a Minusio.

vicino al bosco 2001 olio su tela cm. 80 x 80


Marco

Prati

Nasce a Viganello nel 1959. Vive e lavora a BrĂŠ.

bove 2000 bronzo pezzo unico cm. 57 x 38 x 30


Roberto

Raineri-Seith

Nasce a La-Chaux-de-Fonds nel 1959. Vive e lavora ad Ascona.

riesporre alla luce 1999 (dittico) stampe a contatto su carta baritata 2 x cm. 10 x 13


Regine

Ramseier-Weber

Nasce a Langnau (Berna) nel 1956. Vive e lavora a Orselina.

senza titolo 2000 tecnica mista cm. 50 x 67


Jacqueline

Real

Nasce a Zurigo. Vive e lavora ad Ascona.

light and peace I 1992 acrilico collage cm. 52 x 61


Gianni

Realini

Nasce a Sorengo nel 1943. Vive e lavora a Agno e Barbengo.

memoria 2002 olio su carta cm. 70 x 50


Giovanni

Rezzonico

Nasce a Pollegio nel 1960. Vive e lavora a Pollegio.

filare 1998 tempera acquarellata cm. 62 x 87


Loredana Selene

Ricca

Nata in Ticino dove vive e lavora.

in e out (occhio sul 2000) 2000 plastica filo di lino cm. 100 x 100


Raffaella

Rossi

Nasce a Locarno nel 1977. Vive e lavora a Bellinzona.

il territorio 2002 tecnica mista cm. 85 x 130


Erica

Roth

Nasce a Thal/San Gallo nel 1967. Vive e lavora tra San Gallo e Locarno.

calle tennyson 26 2002 olio su tela cm. 90 x 50


Fulvio

Roth

Nasce nel 1944. Vive e lavora a Bellinzona e Giubiasco.

lumacalata 1999 ferro saldato cm. 35 x 41 x 22


Christian

Scarton

Nasce a Bellinzona nel 1973. Vive e lavora a Losone.

senza titolo olio su tela cm. 80 x 120


Giancarlo

Scascighini

Nasce a Gordola nel 1948. Vive e lavora a Gordola.

freschezza trasparenza movimento 2002 olio su tela cm. 60 x 70


Daniela

Schoch

Nasce nel 1951. Vive e lavora a Magadino.

la canzone dei fiori che si svegliano acrilico su carta cm. 48 x 48 le ninfee che si dicono buongiorno acrilico su carta cm. 48 x 48


Valentino

Schwarz

Nasce a Solengo nel 1948. Vive e lavora a Gordola.

l’anima dell’umore 2001 olio su legno cm. 9 x 9


Christine

Siegrist

Vive e lavora ad Ascona.

incontro 1 2002 incontro 2 2002 2 x cm. 30 x 15


Germano

Simona

Nasce a Locarno nel 1945. Vive e lavora a Locarno.

esile 1996 bronzo fusione a cera persa cm. 31 x 19 x 8


Sergio

Simona

Nasce a Locarno nel 1975. Vive e lavora a Locarno.

maschere 2000 olio su legno cm. 50 x 28


Nando

Snozzi

Nasce a Bellinzona nel 1951. Vive e lavora a Bellinzona.

diari d’aria 1995 acquarello cm. 42 x 32


Ivo

Soldini

Nasce a Lugano nel 1951. Vive e lavora a Ligornetto.

societĂ  1998 acquaforte punta secca cm. 35 x 27


Dieter

Specht Picchio

Nasce a Remscheid (Germania) nel 1936. Vive e lavora a Ronco s/Ascona e Arcegno.

money colors 2002 acrilico su tela dittico cm. 100 x 140


Philippe

Starck-Design

“la marie� sedie colorate


Giancarlo

Tamagni

Nasce a Locarno nel 1940. Vive e lavora a Pianezzo.

cattive madri 1994 acrilico pastello su tela cm. 124 x 84


Remo

Tognalda

Nasce a Gordola nel 1935. Vive e lavora a Gordola.

riflesso 2001 olio su tela cm. 70 x 50


Gianmario

Togni

Nasce a Locarno nel 1961. Vive e lavora a Vogorno.

testa 1/5 2001 terracotta patinata cm. 50 x 20 x 20


Renzo

Ugas

Nasce a Nuraminis (Italia) nel 1950. Vive e lavora a Locarno.

voglia d’infinito 2000 tecnica mista cm. 100 x 100


Francesco

Vella

Nasce a Caneggio nel 1954. Vive e lavora a Chiasso.

scrittura 2002 acrilico e tecnica mista cm. 55 x 55


Marco Massimo

Verzasconi

Nasce a Locarno nel 1960. Vive e lavora a Gerra Piano.

mĂŠlisande 2001 serigrafia 1/25 cm. 50 x 50


I piccoli grandi artisti “insieme per lo sport”, “dipingi il tuo coniglio”.

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Ha ottenuto notevole successo l'iniziativa artistica proposta nel 2003 dalla Fondazione Patrizio Patelli, operazione cha ha coinvolto numerose scuole del locarnese e del bellinzonese, precisamente: asilo nido-scuola speciale-scuola dell'infanzia, via d'Alberti, Locarno, scuola speciale Losone, oratorio St. Antonio Locarno, Bambini via Campagne Gordola, Bambini Piazza Magoria Bellinzona, Bambini gruppo Scherma Locarno. Scuole dell'infanzia: S.Francesco Locarno, Al Boschetto Solduno, La Pratica Locarno, La Nocca Bellinzona. Scuole elementari: S. Eugenio Locarno, Minusio-Cadogno, Solduno, Ascona, Locarno via Saleggi, Cevio, Verscio, Tegna, Muralto. A più di mille artisti in erba è stata data l'opportunità d'interpretare liberamente il tema INSIEME PER LO SPORT, sia in modo individuale sia collettivo. Parallelamente, è stata accolta con entusiasmo una seconda iniziativa denominata DIPINGI IL TUO CONIGLIO (coniglietto stilizzato in porcellana su struttura in ferro). Le originali opere, dipinte con molta fantasia e passione, sono raccolte, unitamente a dipinti, sculture e fotografie donate da affermati artisti alla Fondazione, negli spazi espositivi della Galleria d’Arte Fondazione Patrizio Patelli, Caffè dell’Arte, e parzialmente riprodotte in questo catalogo.


Contributi:

Collaboratori:

Famiglia Salsano, che ha messo a disposizione lo stabile, creando una magica cornice a questa esposizione d’arte

Giuseppe Bernaschina - Arcolumen, Camorino

Consiglio di Fondazione Mariateresa Destro-Miranda Liliana Masa Angelo Patelli Famiglia Patelli Famiglia Miranda Famiglia Masa-Borsetto Gabriele Capitanio Isabella Lucchini Emmy Martinoni Giango Salsano Elisabetta Uboldi

Flavio Gallotti - Colora SA, Locarno

Marco Gurtner

Ing. Luca Pohl

Luca Barblan Sonia Barudoni Daniela Bruno Sara Cattori Luca Conti Angelo Delea Laura Franchini Gianni Luchessa Mariagrazia e Rodolfo Malacarne Nathalie Martinoni Christian Mariotti Davide Martinoni Alessandra Morasci Lara Pasini Ing. Benedetto Pedrazzini Roberto Pellegrini Morena Prina-Colia Cato e Giovanna Scascighini Maura e Tino Schwarz Mara Sgheiza Bice Simona Monica e Paola Stanga Siro Turba e tutte le hostess

(Cura e allestimento mostra)

Francesco Colia - Assicurazione La Suisse, Bellinzona Dino Dresti - Primus SA, Losone

Gabriele Guglielmetti - Locarnini Elettricità, Camorino Françoise e Harry Halm - Halm Gagliardi, Locarno Dott. Daniele Lotti - Società Elettrica Sopracenerina, Locarno Pucci Martinoni - Panetteria Begna, Minusio Dir. Luca Merlini - Ospedale Regionale La Carità, Locarno Sergio Morasci - TV Morasci, Gordola Ivan Pedrazzi - Pavimenti e Rivestimenti, Locarno Marco Pelosi - Policentro, Muralto

Ivano Facchinetti

Ing. Giorgio Scheu

(Collaboratore)

Società Carnevale, Cugnasco

Marco Massimo Verzasconi Pierre Casè Stefano Donati

Warda Blèser-Bircher Nata al Cairo l’8 aprile 1905 da genitori svizzeri, passò i primi undici anni della sua vita nella solitudine dei campi del medio Egitto, imparando a leggere e scrivere con i genitori che possedevano una fabbrica di gesso e mattoni e riempendo i suoi quaderni con disegni fantastici. Trascorse gli anni della prima guerra mondiale in una scuola di suore del Cairo, poi dal 1919 ebbe la fortuna di continuare la sua educazione in Svizzera a Losanna, dove ottenne il diploma di maturità. Tornò in Egitto per imparare l’arabo e prese lezioni di disegno e pittura. Si recò poi un anno in Inghilterra come bambinaia e successivamente a Firenze dove insegnò il francese e l’inglese ed ebbe il privilegio di passare le domeniche visitando gli Uffizi e le altre grandi gallerie. Nel 1927 incominciò gli studi all’università di Zurigo. Dato che il padre possedeva un giardino botanico, decise di studiare la botanica, poi la geologia e la paleontologia. Grazie a quest’ultima laurea ottenne impieghi molto interessanti in Turchia, in Iran ed in Egitto quale perito della Shell Corporation. Nel suo tempo libero l’acquarello ed il collage rimasero, con la scrittura, le sue attività preferite. Attualmente trascorre la vita in alternanza al Cairo e a Orselina. Nel 2000 portò a termine l’Enciclopedia Botanica iniziata molti anni prima dal padre.

(Presidente Visarte)

gli artisti che hanno generosamente offerto le loro prestigiose opere

Foto: @Reza Khatir 2004

Ringraziamenti:

i piccoli-grandi artisti delle nostre scuole

La “musagrafia” Si ringraziamo inoltre per la collaborazione alla preparazione di questo catalogo Flavia Canevascini Reza Khatir Benedetto Pedrazzini Gabriella Pedrucci Giango Salsano

Ideazione: Antonella Patelli

Testi: Ezio Guidi

Stampa: Tipografia Pedrazzini Locarno

Dott. Avv. Giovanni Merlini Grafica ed impaginazione: Elisabetta Uboldi

Dr. Daniele Mona Dr. Reto Pezzoli

Conosciamo bene quelle belle piante chiamate “Musa” o più semplicemente banani, che crescono in zone molto protette dei nostri giardini. Sono piante tropicali e i loro frutti, le banane, non riescono a maturare alle nostre latitudini. Dal punto di vista botanico

Dr. Gian Antonio Romano Fotografie: Roberto Pellegrini

Dr. Danilo Toninalli Dalmazio Ambrosioni

Finito di stampare nel mese di ottobre 2004 © Fondazione Patrizio Patelli, Locarno

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sono delle erbe: quello che chiamiamo “tronco” non è legnoso, ma composto dalle parti inferiori morbide della foglia, disposte concentricamente a formare un lungo cilindro. È appunto la parte esteriore di questo cilindro o falso tronco che ci offre la “musagrafia”.

Generalmente queste parti morbide e verdastre non rimangono lisce ma si coprono di macchie e di linee intricate che spesso assomigliano a disegni fantastici e suggestivi di paesaggi, a causa del gioco del vento con le foglie morte e secche che pendono lungo il

“tronco”. Per ottenere le “musagrafie” si scelgono le parti di tessuto più interessanti e dopo averle ben essiccate, si puliscono, si spianano e si combinano in strutture artistiche. Così si formano questi strani sogni dei banani venuti dai lontani tropici.



Catalogo Fondazione Patrizio Patelli