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Pasqua 2012

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“… perché noi tutti ormai sappiamo che se DIO muore è per tre giorni e poi risorge …..” Francesco Guccini

Incontri Missionari Skype Marzo 12

Gino Mazzilli Etiopia

Indirizzo: Diario Missionario- C/O Parrocchia San Lorenzo- piazza Prandina – 35010 San Pietro in Gu – (PD) ITALIA email: matpaang@alice.it

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Gino Mazzilli e “La SUA AFRICA” Quando Gino torna dalle sue esperienze di volontariato in Africa o in America, vado sempre a trovarlo, perché mi piace sentire quello che racconta. I suoi sono tuffi nell’umanità, quella più povera di mezzi, ma più ricca di relazioni. Parte e va dove suore o missionari hanno bisogno del suo aiuto. Non si tira mai indietro. Quando mi racconta, quasi mai parla di cosa ha fatto, piuttosto della gente che ha incontrato. Con l’inglese e lo spagnolo che ha imparato da solo e con l’aiuto di qualcuno del posto che in qualche modo traduce, fa delle chiacchierate tanto in Africa, tempo “ce n’è”. Prima di partire, preso atto dall’intervento che suppone sia da effettuare, si organizza e si procura quanto può servirgli, materiale e attrezzi che poi lascia sul posto, affidandoli agli aiutanti locale. Arrivato all’aeroporto di ADDIS ABEBA dove c’è la casa provinciale delle suore Figlie di Sant’Anna, fa una breve sosta e subito parte su un fuoristrada verso la meta; il tragitto di circa quattrocento km richiede un giorno di viaggio, su strade a tratti in buono stato, che all’improvviso si trasformano in carreggiate disagiate, o scompaiono e sono sostituite da deviazioni allucinanti. Se poi i chilometri da percorrere sono più di quattrocento, le soste per la notte sono indispensabili, perché viaggiare nelle zone tropicali durante le ore buie è pericoloso. Fra la città, dove c’è tutto come in Europa, se pur alla maniera africana, e la periferia e via via fino ai villaggi sperduti la differenza è enorme. Conosco Gino da una vita e so con quanta passione affronti ogni cosa prodigandosi perché quanto esce dalle sue mani sia il più possibile fatto bene. Con lo stesso spirito lavora nella missione. Quest’anno è partito il 5 febbraio ed è tornato il 12 marzo ed è stata la seconda volta in cui ha affrontato il viaggio con Maria Marsetti, nei luoghi dove la nostra compaesana ha contribuito in modo importante a sostenere progetti che miravano a risolvere i problemi dovuti alla mancanza di acqua, di sanità e istruzione. Gino offre la sua disponibilità, consapevole che non può risolvere tutto, ma gli piace stare con la gente e lavorare con loro: ”io non insegno nulla, ma cerco di capire la loro vita”. Così ha imparato ad intravvedere il soprannaturale che impregna il quotidiano di quelle popolazioni. In loro c’è una grande spiritualità e attribuiscono enorme importanza alla relazione umana. Quando le persone s’incontrano si chiedono: ”come va? Come stai?” e la risposta è: “Dio lo sa”; è una risposta onesta, nel senso che in ogni caso non ci si espone a raccontare bugie. “ vado e scopro questa umanità così povera di beni, ma ricchissima di dignità; .… come lo faccio io lo può fare chiunque, tenendo presente tuttavia che non è un viaggio turistico”. Chiaro che i problemi e la miseria sono da per tutto specialmente attorno alle città dove, in certe zone di giorno e ovunque di notte, non è consigliato avventurarsi. La mentalità africana è diversa, non c’è la nostra frenesia o il nostro attivismo: se qualcosa non funziona o manca… calma c’è il tempo! Un esempio che ha vissuto: manca la corrente, non c’è acqua…. bisogna far partire il gruppo elettrogeno, ma la batteria per metterlo in moto è rotta, allora si prende quella del fuoristrada, ma manca la chiave per scollegarla. Trovata la chiave e collocata la batteria, dopo numerosi tentativi finalmente il gruppo elettrogeno parte ma ormai la batteria si è scaricata. Così il fuoristrada non parte: in otto cerchiamo di spingerlo finché riparte, e lo lasciamo in moto per qualche ora, ma ormai è notte fonda. Fuori, nel buio assoluto i cani abbaiano furiosamente, perchè intorno al villaggio ci sono le iene, e si sentono anche abbastanza vicine alle case… La mattina successiva si decide di andare nella vicina Missione dove si spera di trovare del materiale elettrico compatibile con quello che serve, ma il carburante della macchina è stato consumato ieri nel

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gruppo elettrogeno; allora uno con le taniche sull’asino parte per far rifornimento. Nel pomeriggio, non essendo ancora ritornato, un altro va cercarlo. Lo trova che chiacchiera tranquillamente con un amico che non vedeva da tempo e così si unisce alla conversazione, tanto ormai è notte e viaggiare di notte è pericoloso. L’indomani verso mezzogiorno ritornano tutt’e due, si fa il pieno nella macchina e ci si mette in moto, ma una gomma è sgonfia: bisogna cambiarla. La ruota di scorta non c’è perché era stata prestata ad uno che aveva forato la sua nel carretto e quello non l’aveva ancora riportata. Così per andare a recuperarla ci si ferma a parlare con un altro paio di persone. Ritirata e rimontata la ruotala buona l’indomani finalmente arriviamo nella missione dei Cappuccini e recuperiamo quanto serve. Ecco se lì ragioni come in Italia, come minimo al primo inconveniente reagisci con infinite scariche d’imprecazioni, seguite subito da rimproveri sdegnati, critiche e osservazioni umilianti, sguardi inviperiti. Ma siamo in Africa. In Africa, tranquilli, intanto parliamo, salutiamo abbracciando tre volte tutti quelli che incontriamo, scambiamo informazioni su parenti ed amici, poi quando viene chiesto il motivo della visita, insieme si va a cercare chi può aiutare e … si riavvia il cerimoniale. Ma vuoi mettere che armonia e che gioia incontrare tante persone? E il rispetto crea rispetto e serenità. Da europeo talvolta però perdo proprio la pazienza! Ora le cose cominciano a cambiare. Ci sono i Cinesi che stanno facendo strade e danno occupazione alla gente del posto. Con le strade sicuramente aumenta la facilità di collegamento e di relazione. Diverse persone hanno il telefonino, anche se da per tutto non prende, perché quando manca la corrente, e succede spesso, le antenne sui tralicci non prendono segnali. Un altro segno del cambiamento sono le scuole che lo Stato costruisce dove non ci sono quelle delle missioni e i ragazzi per raggiungerle impiegano anche un’ora o due a piedi, ma tutti frequentano. Ci sono ventidue lingue etniche: le lingue comuni sono l’amarico e l’inglese, insegnate nelle scuole. Parlando con la gente Gino ha sentito che fra la popolazione c’è chi ricorda ancora con amarezza l’occupazione italiana ma in genere prevale il sentimento del perdono, perchè già l’Imperatore di cui avevano avuto grande stima aveva perdonato l’Italia. Gino si porta nel cuore le parole di Padre Adelmo Spagnolo, missionario comboniano morto il 17 Novembre 2010: “L’Etiopia cammina sulle spalle delle donne e sulla schiena degli asini”. “Le religioni che non mettono al primo posto la povertà, la misericordia e la contemplazione sono destinate a scomparire”. E’ stato quasi un dovere di riconoscenza per l’ospitalità ricevuta nei viaggi precedenti, passare a visitare la sua tomba ad Awasa. Giorgio Toffanin

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Incontro SKYPE Il 19 Marzo con il gruppo missionario, abbiamo incontrato i nostri missionari, in video conferenza per mezzo del collegamento skype. E’ ormai quasi tradizione scambiarci gli auguri a Pasqua e a Natale e l’appuntamento questa volta era per le 20.00 Padre Attilio Prandina, frate francescano in Nicaragua puntuale come un orologio svizzero è apparso per primo sullo schermo, con la sua immagine, disponibile per la video chiamata sembrava fosse seduto sul palco lì di fronte quando parlava e scherzava con i fratelli Mino e Luisa. Si è accorto subito che dietro era seduta Lorenza sua nipote ma appena ha visto Mariella Meneghetti e Piersilvio Brotto che con don Giuseppe erano stati suoi ospiti in febbraio durante il viaggio in Guatemala Nicaragua El Salvador, per noi é stato commovente sentirli salutarsi con le battute che ci si scambia abitualmente fra persone che si incontrano tutti i giorni. Alle 20,20 è apparsa l’icona di Suor Cristina Pasavento, sempre energica e vitale che ha individuato subito i nipoti Pietro e Beniamino con accanto il figlio Francesco, il chierichetto e che da buon chierichetto è vispissimo e non ha esitato a scambiare con lei delle esilaranti battute ha fatto ridere tutti con le sue trovate. È stata una bella gioia poter comunicare con suor Adelaide Prandina (Antonietta si chiamava in casa). È stato complicato rintracciarla perché avevamo perso il suo contatto da quando dal Kenia era passata a Nazaret. Fino all’ultimo temevamo di non riuscire a collegarci, invece alle 20,30 tutto ha funzionato: l’ha salutata il fratello Gianni, noi del pubblico e lei ha potuto scambiare alcune parole con la superiora con la quale aveva condiviso esperienze precedenti. Inaspettato è apparso Padre Giuseppe Prandina, sembrava che non ce la facesse e invece e con tantissima gioia abbiamo potuto salutarlo. Il giorno successivo riceviamo da Suor Adelaide: Grazieper la meravigliosa connessione con skype! Sono stata così sorpresa che non avevo parole per esprimere la mia gioia. La superiora Sr.A.Giuseppina me l'aveva detto in luglio, quando sono stata a casa ,ma poi mi hanno rubato la password è ho dovuto cambiare tutto, ma è arrivata l'opportunità e grazie infinite di questa bellissima iniziativa. Il Signore ti benedica, il Cristo Risorto illumini la tua vita e quella di tutti coloro che ami . BUONA PASQUA! Con sincera gratitudine sr.A.Adelaide Questa volta purtroppo non abbiamo potuto salutare Padre Emilio Baldin perché:” con gran dispiacere non posso essere presente perché a quell'ora sono di ritorno da tre giorni di incontri da Buenaventura... sono 250 Km da Cali ma dobbiamo attraversare una catena di montagne e non sappiamo la situazione delle strade. Io sto bene, anche se il caldo a volte mi fa un po’ soffrire. Il lavoro pastorale segue bene... siamo molto occupati per la pasqua. Sono contento di trovarmi in questa parte difficile ma bella del mondo. Ciò che mi arricchisce sono i contatti con le persone, tra questi i trogaditos che sono molti e con i quali ho creato una buona amicizia. Li ascolto, ascolto le loro storie secche di amore e amare per la solitudine e la mancanza di futuro. Non vedo in loro Gesù, cerco di trattarli e mettermi davanti a loro come lo farebbe Gesù. Il Signore è buono soprattutto con loro anche se non lo sanno. Buona Pasqua di Resurrezione Vi saluto con molto affetto e abbracciandovi tuttiP. Emilio Baldin Neppure è stato possibile trovare Suor A.Teresina Galdeman - Grazie, ci vedremo in Italia in giugno. Ciao Suor A.Teresina

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Diario Missionario n.38  

Diario Missionario n.38 - Pasqua 2012 - Foglio di corrispondenza con i missionari

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