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Ritra t t o di u n S o g no


SG MEDIA AGENCY

RITRATTO DI UN SOGNO SCRITTO DA TERESA MORONE


SG MEDIA AGENCY TUTTI I DIRITTI SONO RISERVATI

EDIZIONE DICEMBRE 2020


"Una moda che non raggiunge le strade non e' moda (Coco Chanel)


Introduzione


La moda è qualcosa di ben lontano da quella frivolezza di cui molti, a torto, si riempiono la bocca ma è storia dei popoli che ne racconta gli usi, i costumi e l’evoluzione sociale. La moda è talento, passione e genio creativo. Sfondare in questo particolare mondo come stilista significa entrare a fare parte di un sistema di regole dove disciplina e sacrificio la fanno da padrone, a dispetto di qualsiasi retorica. Ritratto di un sogno è un lavoro rivolto a quei sognatori che resistono in un mondo, fagocitante, che va sempre più veloce, portando avanti un lavoro lento che si compone di mani, cuore e genio. Per chi mastica la tematica, questo libro potrebbe essere paragonato ad un tessuto patchwork che si compone di tanti pezzi di stoffa cuciti insieme, così come sono cucite insieme le storie di quattro stiliste e non solo. Un lavoro letterario che si basa sul modello del testo biografico per accompagnare il lettore a piccolo passi in un settore tanto affascinante quanto evanescente come può essere quello della moda. Un settore che spesso balza agli onori delle cronache solo per I lati negativi per poi essere completamente accantonato. Ritratto di un sogno apre una finestra su quella che è la dimensione psicologica e filosofica di un compartimento che in Italia è fiore all’occhiello del Made in Italy. Un libro che svela il dietro le quinte delle passerelle dorate e degli eventi pomposi liberandosi finalmente dei lustrini dello spettacolo e scendendo a patti con la vita vera, fatta di momenti di luce e ombra. Il libro si presenta con una scrittura forbita, in cui una biografia è accompagnata dalle altre narrazioni. Daniela, Bianca Maria, Georgeta e Loredana sono innanzitutto quattro donne che prima di essere delle stiliste di successo sono state delle vere e proprie sognatrici. Ritratto di un sogno si propone l’obiettivo di celebrare chi, con i piedi ben piantati a terra ha imparato a farsi strada nella vita superando ostacoli e difficoltà. Ogni storia si propone di percorrere ambiziosamente un pezzo di vita attraversando un cammino spesso tortuoso e impervio ma ricco sul piano professionale e umano. Sogno che si brama e per cui ci si batte, che per le protagoniste diventa il tema portante di un’esistenza intera. Ritorna in auge il racconto lento della bellezza , del talento e dell’artigianalità, una miscela esplosiva che dà vita a quell’unicum che può nascere solo da un genio creativo di cui si racconta in queste stesse pagine. Perchè non bisogna dimenticare che un abito sartoriale non è semplicemente un vestito cucito ma è una vera e propria storia da raccontare.


Prefazione a cura di Francesca Napolitano


Sono sempre stata affascinata dal glamour, dal mondo della moda e da tutto ciò che è bello e ben fatto. Sono una donna che ha sempre cercato di realizzare I propri sogni mantenendo però i piedi ben piantati a terra. Nella mia vita lavorativa ho avuto la fortuna e la possibilità di lavorare in diversi settori, ma quello della moda, però, mi ha affascinato più di tutti e dove tutt’ora opero con grande entusiasmo. Per il ruolo che ricopro all’interno di SG Media Agency, la mia figura mi ha portato a stare a stretto contatto con gli stilisti, emergenti e/o affermati, questo ha influenzato positivamente e mi ha insegnato a prestare maggiore attenzione a tutto ciò che oggi viene definito “moda”, sartorialità e Made in Italy. Mi sono accorta che I progetti che decidevo di mettere in piedi sono diventati qualcosa di più, sono diventati parte di me. Una sorta di battaglia personale per mettere al centro della scena il talento e la capacità di realizzare I propri sogni. Ho imparato ad ascoltare le storie dei miei clienti e di coloro che collaboravano con me. Ho conosciuto stiliste che erano completamente devote al proprio lavoro. Mente, cuore e mani che lavoravano all’unisono per dare vita a splendide creazioni. Creazioni che ho avuto il piacere di osservare, toccare e promuovere. Tenere tra le mani un capo sartoriale non significa accarezzare semplicemente un magnifico tessuto o un abito sapientemente costruito, ma assaporare l’emozione di una storia personale fatta di gioie e sacrifici. In Ritratto di un sogno protagoniste sono le storie, biografie di stilisti che molte volte sono nascoste dietro le quinte delle passerelle, che rappresentano una fuggevole parte del mondo “moda”. Storie che nell’evanescente società di oggi accendono coraggiosamente I riflettori sul genio creativo e sullo spessore umano, veri pilastri del successo personale. Storie di donne e uomini che non potevano essere lasciate al caso ma che dovevano trovare il loro spazio nel mondo, in un luogo sicuro lontano dai vincoli delle velleità e del tempo, così nasce e prende forma questo libro, che per me significa il “Ritratto” del mio sogno, quello di far conoscere storie di vita vera, di vita vissuta.


Bianca Maria Gadola


“Quando, indossato l’abito, lo sguardo fiero di Lei riluce allo specchio dell’atelier, sbocciano eleganza e bellezza. Così, riconoscente a mia madre ed a tutte le donne che hanno creduto e credono in me, dedico a Loro lo scritto che segue.”


Bianca Maria Gadola


C’è un sottile momento in cui si diventa una “stilista professionista“, credo che sia un istante lungo quanto un battito d’ali, dove lo studio, il lavoro e i sacrifici fatti si parificano in un solo grande compiacimento. Realizzare il proprio sogno conferisce alle mie giornate un’espressione di soddisfazione, una sorta di sorriso rotondo come quello che mostro sempre alle mie clienti quando vengono all’atelier. Io avevo ambizioni diverse dalla moda volevo fare l’architetto o l’arredatore d’interni perché mi piaceva tirare fuori la bellezza dalle cose che a prima vista sembrano grezze o incomplete. Mi ricordo che alle superiori dovetti cambiare idea sulla mia futura professione di architetto poiché abitando in un’impervia zona di montagna non era facile spostarmi durante alcuni mesi dell‘anno. Non abbandonai, di certo, l’idea di seguire la mia voglia di creatività e quindi mi accontentai, mio malgrado, di optare per una scuola di sartoria, che non fu da ripiego qual era sembrava essere diventata l’ideale per me, perché l’istituto tecnico distava poco dal luogo dove abitavo. Io provengo da un luogo meraviglioso, una valle circondata da montagne dove la natura è ancora regina incontrastata. Da questo luogo, dove i crinali dei monti, incrociandosi, disegnano una finestra naturale sul resto del mondo ho imparato a guardare oltre. Dalle “mie montagne”, così le chiamo io, ho iniziato a ricercare la bellezza delle cose, qualità che cercavo di tirare fuori in ogni mio lavoro scolastico e non solo. La mia carriera all’interno del mondo della moda si può definire “casuale”. Non ho mai avuto il desiderio di essere una grande stilista ma quando ho iniziato a frequentare la scuola di sartoria, mi sono accorta di avere un grande talento, è lui è un galantuomo viene fuori al momento giusto e così è stato per me. In una scuola di sartoria si studia tanto e le materie oggetto di studio abbracciano diversi ambiti: disegno, cucito, modellistica ecc., anche saper disegnare è una qualità fondamentale perché il disegno è una delle materie più importanti. Probabilmente molti non sanno che tutti i nuovi modelli che vengono presentati in un’azienda tessile sono sotto forma di bozzetti disegnati a mano. Successivamente i bozzetti diventano stoffa prima tagliata e poi cucita. Il figurino altro non è che una figura umana stilizzata che funge da tela bianca per illustrare quello che sarà il nuovo capo. Personalmente quello che più mi piaceva del figurino era la possibilità di aggiungere dettagli e accessori di mia fantasia. Dietro a quei piccoli pezzi di carta immaginavo già la “donna” che, venuta in atelier avrebbe indossato le mie creazioni.


Il mio percorso scolastico è stato graduale ma ricco di soddisfazioni tant’è che dopo il diploma, con mia grande sorpresa, iniziai subito a lavorare. Ho iniziato a lavorare nel mondo della moda partendo dalla mansione di operaia presso una prestigiosa azienda che si occupava di abbigliamento e accessori. Determinata, accettai questo lavoro con grande umiltà e voglia di fare. In quel periodo avevo negli occhi quel fuoco tipico di chi sarebbe stato pronto a fare mille sacrifici pur di realizzare i propri sogni. Ero decisamente un osso duro. Inoltre volevo essere brava, veramente brava, una designer valida ma soprattutto competente. Io lavoravo nell’area aziendale dedicata ai prototipi e confezionavo gli accessori. Per chi non lo sapesse i prototipi sono le basi su cui si modella quello che poi diventerà l’accessorio finito pronto all‘acquisto. Ad esempio traslare una borsa dal proprio figurino significa non solo cucirla nel tessuto concordato ma lavorare anche al suo prototipo, organizzandone le dimensioni reali, la capienza e la capacità di portare dei pesi. Ecco a me spettava questo lavoro di grande responsabilità. Ho lavorato in questo settore per molto tempo sempre con lo stesso entusiasmo e centrando gli obiettivi che mi erano stati indicati. Dopo tanti anni passati in quell’azienda decisi che era arrivato il momento di cambiare, ormai avevo dato tutta me stessa. Quando ci si dà completamente in qualcosa poi ci si sente svuotati, esauriti, così mi sentivo io. In un lampo decisi che era arrivato il momento di creare qualcosa per me, qualcosa che potesse essere solo mio. Così decisi di mettermi in proprio e aprii la mia prima attività. Fu una sfida senza pari la mia. Quando decisi di aprire il mio primo atelier a sostenermi erano veramente pochissime persone, potevo contarle sulle dita di una mano. Accanto a me avevo la donna più forte che io abbia mai conosciuto, mia madre. Dal canto mio, ritenevo questa cosa come una sfida personale, pronta a non arretrare nemmeno di un millimetro. Non avrei mollato per niente al mondo e dentro di me pensavo <<Perchè se io lavoro con professionalità i clienti non dovrebbero venire?>>. All’inizio non fu facile. Testarda, perseverai e quando fu necessario strinsi anche i denti. Volevo dimostrare che se si crede veramente in se stessi è possibile realizzare i propri sogni. Grazie al mio impegno quotidiano e alla mia determinazione la mia attività crebbe talmente tanto che decisi di aprire un secondo atelier in Svizzera, in Val Bregaglia prossima a St. Moritz. Oggi lavoro esclusivamente nel mio atelier svizzero, riferimento certo per Bregaglia, St. Moritz ed Engadina con una selezionata clientela italiana e straniera.


Ho sempre ricercato la bellezza negli abiti che creo. Realizzo collezioni per una donna che è al tempo stesso forte ma elegante, una donna molto moderna insomma. Qualcuno dice che le mie creazioni un po’ mi assomigliano. E’ facile riconoscere i miei abiti perché si distinguono per la ricerca quasi maniacale dei tessuti spesso ecosostenibili. Io penso che il compito di chi la moda la crea sia anche quello di indicare i trend futuri e credo che il rispetto per l’ambiente sia la strada giusta da perseguire nei prossimi anni. La stilista è un’artigiana che con le proprie mani riesce a captare il desiderio di un cliente trasformandolo in un sogno da indossare. Gli abiti, non sono solo pezzi di stoffa cuciti insieme ma nascondono sogni, segreti, emozioni e ricordi. Fare abiti è un lavoro di responsabilità. L’alta moda è qualità e sogno insieme, questo significa che dietro un abito c’è stato un percorso fatto di notti insonni e mani doloranti. Chi veste le mie creazioni deve sentirsi “bella e felice” perché il vestito deve sublimare chi lo indossa. Nella mia mente mi ripeto sempre: <<per creare un buon abito per un cliente devo partire dal carattere e dalla personalità di quest‘ultimo>>. Nelle mie collezioni cerco di tenere presente alcuni punti fermi come la sostenibilità, la qualità e la ricerca della bello. L’ape è il simbolo del mio marchio e questo piccolo fondamentale animaletto è il parametro di sensibilità, di perseveranza e di laboriosità che metto nelle mie collezioni. Non mi sono mai data per vinta questo è il messaggio che voglio dare alle giovani che hanno intenzione di intraprendere il mio percorso, una strada stretta, difficile, lastricata di curve ma ricca di soddisfazione in termini lavorativi e non solo.


Daniela Corsetta


“La mia passione ed i raggiungimeti dei miei obbiettivi non li devo solo a me stessa ,sono forte si ,amo troppo il mio lavoro per mollare nei momenti bui non è da me, ma io sola senza la mia mamma, il mio papà ed il mio fidanzato non sarei riuscita, loro mi sopportano, supportano ed incoraggiano ed è a loro che dedico questo libro oltre che a me stessa alla mia crescita personale. Non smetterò nemmeno mai di essere grata alla mia Professoressa dell ‘Accademia della Moda Nicla Frisone che ormai non c’è più e al Professore Pasquale Esposito, sempre con me e sempre pronto a consigliarmi.”


Daniela Corsetta


Se c’era una cosa su cui non avevo avuto mai alcun dubbio era, sicuramente, la mia predisposizione all’arte. Ricordo che da bambina passavo tanto tempo con mia nonna e sotto il suo sguardo vigile, cucivo abiti su misura per le mie amate bambole. Ago e filo erano attrezzi semplici per me, aggeggi che le mie piccolo mani facevano volteggiare in un ballo appassionato. Più passava il tempo più mi accorgevo che riuscivo a creare cose belle, semplicemente mettendo assieme tanti materiali diversi, anche di scarto, che trovavo a casa. I materiali e i tessuti hanno sempre esercitato su di me un grande fascino, forse è iniziata così la mia grande passione per la moda. Mi ero innamorata così tanto dell’arte che, nel 2000, presi la decisione di frequentare il liceo artistico. La scuola proseguiva bene e senza intoppi, dimostravo di essere una studentessa brillante e meritevole. In particolare, ricordo che un giorno ero a scuola e insieme alla mia classe guardavamo il film “Coco Chanel”. Una pellicola che mi colpì veramente tanto, per me non è soltanto una stilista universalmente riconosciuta ma è un modello da seguire. Una stilista che non si è mai abbattuta pur avendo avuto una vita costellata di prove difficili e dolorose. Chanel è l’immagine di una donna coriacea che nella vita ce l‘ha fatta e anche io volevo farcela. Dopo il diploma arrivò il momento di scegliere il percorso di studi e quindi mi iscrissi all’università scegliendo la facoltà di Beni Culturali. Un corso di laurea, che sembrava essere la scelta naturale per me. In realtà, durante le lezioni, mi distraevo molto. Passando interi pomeriggi tra telefilm e riviste. Avevo trovato un ingegnoso modo di nascondere Vogue sotto i libri che dovevo studiare per gli esami e ad ogni pausa studio cominciavo con la mia solita sbirciatina. Sbirciatine che ben presto si trasformarono in ore di lettura. Il mondo della moda occupava letteralmente quasi tutti I miei pensieri. Con coraggio decisi di rinunciare agli studi perchè quella vita che mi si prospettava non faceva per me. Sognavo di creare arte, di plasmare la materia viva con le mie mani. Decisi, quindi, di iscrivermi all’Accademia Della Moda a Napoli. In questo istituto mi trovavo a mio agio, studiavo con facilità e avevo stretto rapporti di stima con molti dei miei professori. Ancora ricordo la mia insegnante di design, Nicla Frisone. Devo molto a quella donna minuta ma allo stesso tempo autorevole. Lei mi spronava continuamente a fare la cosa che amavo fare di meno: cucire e quasi cantilenando mi ricordava che “è importante che in un’azienda ognuno sappia qual è il suo posto e la sua mansione”. Nonostante il mio carattere, aveva ragione, dovevo imparare a cucire.


La sartoria è una parte fondamentale del mestiere di una stilista. Devo molto anche al professor Pasquale Esposito, un professionista del settore moda, wedding planner e si occupava di organizzare gli eventi interni all’Accademia. E’ stato lui ad insegnarmi i cosiddetti segreti del mestiere, anche se ogni tanto mi bacchettava per il mio carattere un po’ sopra le righe. Grazie a lui ho avuto la possibilità di accedere ad alcune sfilate come Italian Fashion Talent. In queste sfilate ho portato in passerella un abito ispirato a una sirena leggendaria chiamata Parthenope. Si trattava di un abito bianco in cadì di seta, lungo e flessuoso che recava il dipinto della sirena; un vestito che riscosse grande successo di pubblico e giuria. L’idea del soggetto si presentò un giorno che mi trovavo davanti a Castel Dell’Ovo e, come in un flashback, mi vennero in mente le mie estati ad Ischia con mia madre. Ho sempre amato il mare e una sirena che cos’era se non una meravigliosa creatura marina? Forse molti non sanno che a Napoli, la città in cui abito, è viva la leggenda che narra la storia di Parthenope, che, suicida, fu portata dalle onde del mare tra gli scogli di Megaride, dando inizio alla fondazione della città. Dopo aver partecipato a sfilate e a vari progetti creativi arrivò finalmente anche il giorno della laurea e mi congedai dall’accademia con lode, sotto gli occhi soddisfatti della professoressa Nicla. In seguito iniziai a seguire molti corsi di specializzazione perchè volevo migliorarmi e diventai così anche personal shopper. Alcuni mesi dopo trovai lavoro presso un prestigioso marchio napoletano di alta gioielleria. Lavorare per un marchio del genere mi rendeva orgogliosa. Era il mio primo lavoro di responsabilità al servizio di un’azienda molto importante. La mia attività consisteva nel dipingere i gioielli artigianali che erano stati precedentemente creati nel laboratorio. Quest’occupazione mi permetteva anche di arrotondare così da mettere da parte qualcosina a livello economico che prima o poi mi sarebbe servita. Lavorai lì per alcuni anni. Un giorno, quasi come un fulmine a ciel sereno, il mio ragazzo mi chiese: “perchè non unisci arte e moda in un progetto che sia solo tuo?”. Questa semplice domanda mi scosse molto. Decisi che effettivamente ero abbastanza matura per partire con qualcosa di mio. Iniziai così con il creare le mie prime t-shirt dipinte. Qualcuno in passato diceva che “o si è un’opera d’arte o la si indossa“ e io utilizzavo proprio le t-shirt come una tela per la mia arte. Magliette all’apparenza semplici potevano essere trasformate in un indumento unico e personalizzato. Un giorno quasi per caso, incontrai una donna che si sarebbe poi rivelata fondamentale per la mia professione, Natasha.


Natasha era una brillante donna che possedeva un’agenzia di moda per bambini. Fu proprio lei a chiedermi di creare una linea di t-shirt dipinte per l’infanzia. All’inizio ero ansiosa ed elettrizzata, quasi tremavo! Poi capii che se veramente volevo riuscire in questo progetto dovevo sintonizzarmi sulla mia voce interna e quella voce mi sussurrava “Parthenope”. Decisi quindi di creare delle magliette ispirate alla sirena che già in passato mi aveva portato tanta fortuna. Lavorando senza sosta le mie t-shirt prendevano forma. Ero lì ad un passo dalla realizzazione dei sogni per cui avevo lottato, non dovevo fare altro che seguire il flusso degli eventi. Con l’agenzia di moda realizzammo lo shooting fotografico con i bambini e tra questi c’era Rosy Franzese attrice della popolare serie Tv “Sirene”. Diventai amica della madre di Rosy e tramite lei realizzai una t-shirt dipinta per l’attore Michele Morrone. Impaziente, decisi di fare il grande salto, mi misi in proprio. Nasceva così DC Creation, Daniela Corsetta Creation che poi sarebbe diventato #DCCreation. Da un po’ di tempo, infatti, l’hashtag è diventato il mio simbolo. Al Mazzini Glamour di Caserta organizzai l’inaugurazione, una magnifica serata con amici e personaggi dello spettacolo. Oggi lavoro nel mio laboratorio a Santa Maria Capua Vetere dove realizzo le mie capsule collection e porto avanti tanti altri progetti creativi. Le mie t-shirt sono sempre più amate dal pubblico. So benissimo che non mi posso e non mi voglio fermare perché i sogni sono il nutrimento di chi vive per realizzarli. E io, per realizzare il mio ho imparato a mordere la vita, giorno dopo giorno senza arrendermi mai.


Loredana Consoli


â&#x20AC;&#x153;Dedico questo libro allâ&#x20AC;&#x2122;eterna ragazzina che in me con la voglia e la determinazione di realizzare ogni giorno un sogno nuovo. Lo dedico alla mia famiglia e alle persone che hanno creduto in me..e soprattutto a mio figlio che con il suo sorriso e la sua spensieratezza mi rende una grande gioia in ogni giorno di vita.â&#x20AC;?


Loredana Consoli


All’età di 14 anni ancora non sapevo quale futuro mi attendesse. Non sapevo né quale scuola scegliere e né quale carriera lavorativa intraprendere. Mi ritrovai, così, a scegliere di frequentare un istituto professionale presso la scuola di Don Bosco indirizzo parrucchiera e sartoria. Un scuola che scelsi quasi per caso. E’ forse fu sempre il caso a decidere che quella scuola sarebbe stata la mia casa per i prossimi anni a venire. Infatti feci le selezioni e il colloquio e dopo poco tempo mi trovai ad essere tra i pochi selezionati che avrebbero avuto la possibilità di frequentare l’istituto scolastico. La scuola procedeva bene ero una ragazza studiosa anche se mi comportavo un pò come un maschiaccio, molto ribelle, con un bel caratterino e volevo fare sempre di testa mia. Mi ricordo di una professoressa che mi aveva preso a cuore: la professoressa Lina. Lei si era accorta che in me c’era qualcosa che andava oltre il semplice lavoro scolastico. Forse un talento forse chissà. Vedeva in me una ragazzina che si sforzava e che voleva fare tanto, e nonostante il mio carattere un pò esuberante mi aveva preso sotto la sua ala protettiva, avevamo un rapporto molto stretto, mi voleva bene come se ne vuole a una nipote. Ricordo che durante l’ultimo anno fui sorteggiata per la sfilata che tutto l’istituto organizzava tradizionalmente ogni fine anno. Prima dell’estate noi della classe creavamo una linea di abiti che avremmo poi indossato a una sfilata sempre da noi organizzata. Era bello studiare e lavorare in maniera cosí creativa. Il giorno del diploma sentivo emozioni forti e contrastanti, sapevo che ognuno avrebbe poi intrapreso la propria strada e chissà dove ci avrebbe portato. Dopo essermi diplomata ho continuato a studiare per diventare figurinista. La figurinista si occupa di creare i figurini cioè rappresentare graficamente le idee che l’azienda intende realizzare con le proprie successive produzioni. In quell’anno capitò qualcosa che stravolse la mia vita, da Catania dove abitavo, la mia famiglia decise di trasferirsi a Parma per lavoro. Nonostante avessi, già, per la mia giovane età delle qualifiche professionali non fu facile la vita per me a Parma, proprio l’età sembrava essere un ostacolo nella realizzazione dei miei desideri. Giovane, meridionale, con un carattere tosto era difficile inserirmi in quel contesto sociale e lavorativo. Mi sentivo cosí desolata lontano dalle mie amicizie e dalle mie radici in una cittá che per me era sconosciuta. La sentivo ostile e mi si spezzava il cuore solo a pensarci.


Vedevo mia madre che cercava di aiutarmi in tutti i modi possibili e immaginabili e quando non riusciva a farlo ne leggevo in viso la tristezza. Negli occhi di mio padre rivedevo i miei, è merito suo se tante volte ho deciso di non mollare. Mi sentivo nient’altro che un puntino che come una scheggia si muoveva avanti e indietro su strade sconosciute. Un giorno mia madre, forse più del solito, insistette talmente tanto in una sartoria di Parma che dovettero prendermi a lavorare per forza. Il mio compito era quello di fare rimesse a modelli. La rimessa a modello consiste nel rimettere a nuovo un capo d’abbigliamento. La mia nuova vita in quella città procedeva tranquilla: ogni mattina andavo in sartoria e mi adattavo al lavoro che c’era da fare. Ogni volta che ne avevo la possibilità rubavo con gli occhi I segreti del mestiere alle colleghe che avevano qualche anno in più di me. Dopo cinque anni passati in sartoria, decisi che era il momento di rimettermi in gioco e lasciai questo lavoro. Subito dopo trovai un’altra occupazione in una prestigiosa azienda che si occupava di moda maschile. Si trattava di una società di alta moda che forniva modelli d’abbigliamento per le più importanti maison di moda uomo e lavorare lì, per me, fu come essere introdotta all’interno di un mondo nuovo e dorato. Durante questi mesi in azienda imparai come si lavora per una maison d’alta moda. Lavorare per un’azienda di un certo livello significa anche disciplina e responsabilità perché i capi che si realizzano devono essere assolutamente perfetti, errori tecnici non sono tollerati. Ad un certo punto, però, dentro di me qualcosa cambiò e sembrava che lavorare in un’azienda cosi grande e prestigiosa non mi soddisfava più. Dopo sette anni lasciai il lavoro, volevo fare qualcosa di diverso, qualcosa che fosse solo mio. Una sera ero a passeggio per Parma quando ad un tratto,mi fermai davanti ad un locale, vuoto, che era stato dismesso da poco e notai che il numero civico era sette... <<il mio numero preferito! Chissà che vuol dire!>> dissi tra me e me. Subito incominciai ad immaginare come sarebbe diventata la mia vita se avessi rilevato quell’attività e l’avessi trasformata nel mio atelier. Stava nascendo in me il mio sogno e decisi di seguirlo con tutte le scarpe.


Con la mia solita ostinazione organizzai tutti i documenti e rilevai il negozio in men che non si dica. Quando decisi di mettermi in proprio ad appoggiarmi c’era solo la mia famiglia. Infatti ancora oggi penso chissà cosa avrei fatto se al mio fianco non ci sarebbero stati né la mia famiglia né mio marito. Sono stati gli affetti più cari ad essere la mia forza. Mi sentivo così, sola e senza radici. Quello che mi salvò fu la mia determinazione a non voler mollare e non darla vinta a nessuno. Feci tantissimi sacrifici perché aprii il mio atelier senza avere nemmeno un cliente. Strinsi i denti e perseverai nella convinzione che sarebbero arrivati tempi migliori e così fu. Nonostante tutti questi cambiamenti nella mia vita non ho mai perso la voglia di studiare continuando a specializzarmi. <<Non bisogna essere solo bravi ma bisogna essere i migliori nel proprio lavoro>> mi ripetevo continuamente. Ho fatto seminari e seguito lezioni come il corso alla Fondazione Sorelle Fontana che mi diede grande soddisfazione. Ho continuato a propormi, ho fatto sfilate e creato collezioni. Farsi conoscere non è facile, fondamentale è il buon vecchio passaparola tra i client soddisfatti. Credo che il momento più importante della creazione di un abito sia la sua costruzione interna, se fatta bene questo vestirà il corpo a pennello. Mi piace creare e amo aiutare le persone a tirare fuori la propria bellezza. Molte persone non sanno di essere belle e io voglio insegnare loro che un abito può essere molto di più che un semplice pezzo di stoffa.


Georgeta Surcel


“Una stilista non potrà mai essere una sarta, ma una sarta può diventare stilista”. Grazie Mamma !”


Georgeta Surcel


Sono nata nel 1969, la terza di tre figli e l’unica ad abbracciare questo mestiere. Cresciuta in casa con la mamma e la nonna “entrambe sarte bravissime “. Sin da piccola, la mia fantasia sartoriale era un piacere assoluto, bastava reperire uno scarto di stoffa qualsiasi per creare vestiti più o meno bizzarri per le mie bambole. Al raggiungimento della pubertà ho iniziato ad interessarmi a tutto quello che mamma creava, con attenzione e costanza, osservavo, studiavo e sperimentavo, cosi pochi anni dopo raggiunta la maggiore età, da sola e senza l’aiuto di alcuno ho realizzato i primi capi femminili che risultavano essere unici nel loro genere e giorno dopo giorno la passione l’interesse per questo mestiere risultava essere sempre più crescente. Effettivamente la mia arte venne immediatamente riconosciuta ed apprezzata, in primis dalle mie amiche che, desideravano farsi realizzare vestiti per loro stesse. Nel proseguo del tempo ero sempre più stimolata a conoscere la realtà sartoriale ed è così che ho iniziato a lavorare per la prima volta in una fabbrica di abbigliamento che comportava una crescente responsabilità. Nel tempo specifici corsi di formazione e di specializzazione completati nella città di Bucarest mi hanno permesso di imparare molto altro e di migliorare il mio essere sarta, fino ad ottenere un contratto di lavoro presso la fabbrica di abbigliamento a Larnaca di Cipro; dove disegnavo modelli per poi trasformarli in cartamodello che permettevano la creazione e produzione. Trasferirmi a Cipro non fu soltanto un viaggio, ma una scelta di vita, in quel momento avevo la possibilità di poter migliorare le mie capacità sartoriali, ma non sapevo cosa sarebbe accaudo, come potevo trovarmi in una città diversa da quella in cui ero cresciuta e dove avevo mosso i miei primi passi nel mondo della moda. Non scorderò mai il primo impatto arrivata in questo paese, ci furono tre cose che mi colpirono positivamente: il mare, i sorrisi e l’accoglienza di quel popolo. Fu per me un esperienza bellissima, perchè avevo scoperto che quando ami il tuo lavoro, quando dai tutta te stessa per raggiungere un obiettivo, cerchi di cogliere il meglio di ogni esperienza, perche essere positivi nella vita aiuta molto, ti rende consapevole che tutto è possibile, che un sogno può diventare una bellissima realtà. In questo frangente temporale, sentivo spesso parlare dell’Italia, un paese che oltre essere la patria di buon cibo, è anche il paese principe della moda Internazionale, cosi nella mia mente prese forma l’idea di trasferirmi lì, cosi presi la decisione di andarci.


Era l’anno 2003, mi affacciai così ad una nuova realtà, portano come me sempre quell’entusiasmo e quella tenacia che erano cresciute insieme a me. Arrivata in Italia, quasi subito trovai impiegno nel campo sartoriale. Continuavo ad arricchire ogni giorno di più la mia esperienza, insieme a quella voglia di perfezionare, e piano piano iniziai a pensare che un giorno avrei potuto realizzare dei capi di abbigliamento con la mia firma, dare vita a quel prototipo di abito che portava il mio nome. Il mio primo sogno per importanza si realizza a novembre 2018, quando decisi di partecipare alla City Fashion Week, Cluj-Napoca, con la mia prima collezione primavera-estate 2019 dove mi venne riconosciuto il premio Speciale per la “Miglior Collezione Casual”. Dopo aver ricevuto quel premio, feci altre quattro sfilate vengono effettuate a San Cesareo, Zagarolo, Fiuggi, terminando quel tour a Roma, la città eterna, e così decisi di partecipare all’evento Fashion & Food, in una location molto suggestiva, l’Abitart Hotel. Le mie idee avevano preso una forma precisa, un pò come si fa quando si realizza un abito, e quelle idee, insieme ai miei sogni, erano pronte per essere indossate, cosi decisi di lanciarmi nel mondo della moda che conta, avevo capito ormai che ero pronta per il grande salto. Il 2019 per me è stato un anno importantissimo, perchè fu l’anno in cui i miei occhi iniziarmo a vedere la creazione e la realizzazione della mia Atelier, decisi che quello doveva essere anche il nome: L’ATELIER di Georgeta Surcel Fashion Designer “GIORGIA“ . Oggi con grande soddisfazione nella cittadina di Fiuggi dove ha sede la mia atelier, disegno e creo abiti femminili di ogni genere e di importanza. Mi prendo cura della mia clientela per ogni loro esigenza, dove oltre il disegnare e creare, continuo anche l’attività di piccole riparazioni sartoriali, perchè ogni abito per me è sempre qualcosa che non deve mai smettere di vivere, perchè ogni creazione è fatta da tante piccole cose, e di tutto questo ne ho fatto il mio motto di vita: “Quando compri da un artigiano stai comprando centinaia di ore di fallimenti e di esperimenti, mesi di frustrazioni, momenti di pura gioia e momenti di pura vita.” Nella vita non si deve mai smettere di sognare, perchè finche ci sarà un sogno da realizzare, ci sarà un obiettivo da raggiungere, senza mai dimenticare da dove si è partiti, perchè l’esperienza di insegna a correre più veloce, ti da quella certezza di potercela fare, e bisogna sempre continuare ad imparare, a portare con se quella curiosità e quella capacità di osservare con attenzione tutto quello che ci circonda, perchè è proprio da lì che nascono le idee, quelle migliori, quelle che ti rendono felice di fare questo mestiere.


“La moda è un balletto, è lo spruzzo d’acqua nel parco, l’orchestra più sublime dell’eleganza intuitiva…” (Christian Dior)


(Co-Founder SG Media Agency)

Francesca Napolitano


“La moda va consumata subito. Il meglio che possa accadere a un abito è di essere indossato. Non di essere esposto in un museo.” (Karl Lagerfeld)


(Stilista)

Bianca Maria Gadola


“La moda non è qualcosa che esiste solo negli abiti. La moda è nel cielo, nella strada, la moda ha a che fare con le idee, il nostro modo di vivere, che cosa sta accadendo.” (Coco Chanel)


(Stilista)

Daniela Corsetta


“L’abito non deve appendersi al corpo, ma seguire le sue linee. Deve accompagnare chi lo indossa e quando una donna sorride l’abito deve sorridere con lei.” (Madeleine Vionnet)


(Stilista)

Loredana Consoli


â&#x20AC;&#x153;Che sia benedetta la moda che ci mantiene volubili e leggere, anche quando vorremmo essere profonde.â&#x20AC;? (Erica Jong)


(Stilista)

Georgeta Surcel


“Nel corso degli anni ho imparato che ciò che è importante in un vestito è la donna che lo indossa.” (Yves Saint Laurent)


(Scrittrice & Fashion Blogger)

Teresa Morone


Il Finale a cura di Teresa Morone


“Per realizzare un sogno, una persona deve superare tante prove.” Così affermava Louise May Alcott in una celebre frase che ho usato come mantra personale durante la scrittura di questo libro. Un libro che piano piano si è trasformato in un vero e proprio viaggio umano all’interno delle vite di donne molto speciali. Donne che ho imparato a poco a poco a conoscere e da cui ho appreso la tenacia, la forza d’animo e il senso del bello. Daniela, Loredana, Georgeta e Bianca Maria mi hanno dato accoglienza nelle proprie vite, per realizzare al meglio quest’ambizioso progetto quasi come una confidente. Un lavoro letterario che si è originato attraverso il prezioso e antropologico strumento “dell’ascolto” e tramite il mezzo letterario del racconto breve autobiografico. E’ nato così Ritratto di un Sogno. Se ogni libro è un viaggio, allora questo volume rappresenta un cammino verso se stessi attraverso gli altri. Questo lavoro letterario insegna a credere ancora nella bellezza dei propri sogni e soprattutto a realizzarli. Sogni che però, poco hanno a che fare con uno schiocco di dita ma che si realizzano superando molte prove. Investendo il proprio tempo nello studio e nel lavoro con grande spirito di sacrificio, proprio come hanno fatto le stiliste di cui racconto. Ritratto di un sogno è un testo pregno di bellezza, bellezza nei confronti della vita e di quello che sarà il futuro. Un libro le cui pagine sono imbevute di vita e moda. Si tratta di una moda lontana dalle tendenze liquide di Baumiana memoria e più vicina al mondo della sartorialità e dell’haute couture. Quando lo stilista era ancora un “couturier” il creatore che tramite la sua arte dava vita ai sogni e in qualche modo cambiava il mondo. Una moda che viene ancora troppo poco raccontata e che il più delle volte rappresenta il dietro le quinte dei défilé. In una società dove regna il “tutto e subito” questo libro oppone storie dove il successo personale ha un carattere formativo e mai si tinge di scorrettezze, meschinerie o vie semplici.


Main Sponsor


www.fashionshoppingitaly.com


Team


Ideato da

Cristiano Bucciero Realizzato da

Francesca Napolitano Scritto da

Teresa Morone Redazione

Gaia Bucciero Fotografia di

Luca Corsetti Hair curato da

Sara Serpietri Salon Make Up Artist

Federica Mancini


Non sono mai stato uno di quelli che a scuola passava il tempo solo sui libri, mi piaceva studiare quello che mi incuriosiva e mi entusiasmava. Se oggi dovessero chiedermi quali sono le qualità più importanti per il successo di una persona, direi, con molta sicurezza, che sono la genialità e la curiosità. Geniale è chi è caratterizzato da un'impronta di inventiva continua, mentre la curiosità è un’irrequietezza che impone di allargare i propri orizzonti a ogni età. Nella mia vita ho sempre provato a tradurre quelle che erano le mie idee e i miei sogni, in piccole o grandi realtà. La creazione di questo libro nasce dalla volontà di mettere per iscritto la storia di alcune stiliste, che con la propria tenacia sono riuscite a realizzare i propri sogni, e Ritratto di un Sogno rappresenta l’esigenza di rimettere finalmente al centro della scena la capacità di sognare in un mondo che sembra ormai troppo cinico e competitivo per potersi definire sognatori. Paulo Coelho in una sua famosa massima affermava che “E’ proprio la capacità di realizzare un sogno che rende la vita interessante”, ed è proprio da questo che sono partito per far nascere questo progetto. Dedico il mio grazie a tutti quelli che hanno lavorato per dare vita a questo libro: Francesca Napolitano, Teresa Morone, Luca Corsetti, Gaia Bucciero, Sara Serpietri, Federica Mancini e un grazie speciale a Daniela Corsetta, Bianca Maria Gadola, Loredana Consoli e Georgeta Surcel, che hanno raccontato il loro sogno, ci hanno fatto vivere in queste pagine la loro vita, il loro percorso, quel percorso che conduce ad una meravigliosa realtà. Concludo dicendo che, a torto il mondo della moda viene ritatto in termini quasi caricaturali e questo libro con le sue pagine è pronto a sfatarne il triste mito. La moda non è solo eccesso, ma un variopinto mondo di pensieri, sogni, gusti, idee, fatto di persone che vivono la loro arte attraverso un pezzo di stoffa, un ago e un filo. Ritratto di un Sogno vuole essere un libro impegnato a far fiorire la speranza e la forza di volontà raccontando la parte più bella e genuina dell’Italia, quella che crea e che resiste, quella che non molla di mai, quella che nessuna pandemia può distruggere, perchè la strada per arrivare a rendere reale un sogno è spesso ardua e in salita, ti insegna a combattere, a cadere e poi rialzarti più forte di prima, e l’unico ingrediente necessario resta la passione e la determinazione nel trovare sempre nuove strade, per continuare a sognare, sempre e comunque, perchè se credi davvero in un sogno, qualsiasi esso sia, lo proteggi con tutto te stesso.

Cristiano Bucciero


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Ritratto di un Sogno - Edizione 2020  

Ritratto di un sogno, libro d'esordio della SG Media Agency e edito interamente dalla stessa SG Media Agency, e nasce dalla volontà di reali...

Ritratto di un Sogno - Edizione 2020  

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