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SettentrionaleSicula

bimestrale _ anno 1 _ numero 6 _ maggio/giugno 2012 free press

_vigilanti...vigilati _oltre l’alluvione la beffa _parco commerciale _carrello pazzo _rifiuti

Guardie e Ladri


A.A.A. CERCASI SPONSOR collaboratori, inviati, giornalisti, grafici, fotografi, per il progetto

SettentrionaleSicula

Ăˆ partita la campagna tesseramenti ARCI per l’anno 2012. Chi fosse interessato e volesse avere maggiori informazioni:

arci.centopassi@gmail.com Responsabile: Domenico Portaro Ufficio comunale Torregrotta, Via Giotto 39 tel./fax 090.9910632 e-mail: arketorregrotta@virgilio.it torregrotta@pec.italuil.it PATRONATO DELLA UIL

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Maggio/Giugno 2012

“E` meglio che ti ci abitui da piccolo alle ingiustizie, perché da grande non ti ci abitui più Cit. di Alberto Sordi in “Il Vigile”

Bimestrale n° 6

L’editoriale

Direttore Mauro Mondello

di Emanuela Sciarrone “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.” (art.21) Essere parte della redazione di un giornale che non ha paura di dire mi terrorizzava. Lo scrittore Vincenzo Consolo parlava di due tipi di omertà: quella attiva, in cui si sceglie di non parlare con gli inquirenti per non danneggiare la mafia e quella passiva, nella quale si vuole salvare se stessi. La condotta che contraddistingue molti di noi, me compresa dunque, è quello di custodire gelosamente i messaggi fruiti per far sì che chiunque altro non li violi. Non ci si rende conto del valore incommensurabile che essi acquisirebbero se venissero trasmessi. Un atteggiamento che rasenta il disinteresse di fronte a soprusi e vessazioni che raggiungono il parossismo. Siamo arrendevoli, siamo codardi, siamo apatici. Adesso mi trovo a scrivere l’editoriale di quel giornale, e mi sento più forte. Ad oggi non riesco ancora a trovare una risposta all’interrogativo posto ai lettori nello scorso numero: “viviamo in un paese civile”?, ma riesco ad affermare con certezza che non siamo scevri da ogni colpa se questo male, che confonde le nostre coscienze e grava sulle nostre vite socialmente e democraticamente, non è ancora stato asportato. Se un gruppo di dodici persone è pronto a lottare pur di far sapere, fuori c’è ancora un mondo che finge di non capire in che territorio viviamo e delle istituzioni e autorità competenti che, piuttosto che infondere coraggio e fornire risposte, trasmettono solo dubbi sul loro operato. Il mio, oltre ad essere un ringraziamento speciale a quelle dodici persone che in questo cammino mi affiancano, guidate da un giornalista dall’invidiabile coraggio, vuole essere un umile invito a credere che le cose possano e devono cambiare.

Caporedattore Isidora Scaglione Redazione Antonino Giorgianni Isidora Scaglione Rita Lorena Paone Santo Gringeri Igor Cosimo Mento Cettina Casella Giuseppe Cassone Emanuela Sciarrone Antonino Formica Progetto Grafico Nunzio Gringeri Impaginazione Giuseppe Russo Editore e Stampa Ass. Centopassi Arci Via XXI Ottobre 419 98040 Torregrotta (Me)

Sommario

Stampa flyeralarm SrL Viale Druso 265, 39100 Bolzano Contatti facebook: settentrionale sicula www.youtube.com/user/SettentrionaleSicula settentrionalesicula@gmail.com http://settentrionalesicula.blogspot.com infoline: 340 72 09 610 “Registrazione n. 11 del 05/12/2011 presso il Tribunale di Messina”.

C’era una volta il corpo dei vigili urbani pag. 4 di Isidora Scaglione Senza rivalsa pag. 9 di Emanuela Sciarrone e Giuseppe Cassone Parco commerciale pag. 11 di Antonio Formica Carrello pazzo pag. 13 di Antonio Giorgianni Refresh, Monforte/...stiamo fetendo pag. 15 di Cettina Casella e Igor Cosimo Mento Post-it pag. 16 Fotodrome pag. 18


Torregrotta

C’ERA UNA VOLTA IL CORPO DEI VIGILI URBANI… di Isidora Scaglione

Era il lontano 27.05.1996 quando, in seno all’amministrazione dell’allora sindaco Angelo Coco, il Consiglio Comunale di Torregrotta, con delibera n.37, istituiva il Corpo di Polizia Municipale all’interno dello stesso comune e ne approvava il relativo Regolamento, in conformità alla legge nazionale datata 07.03.1986 n.65 e in applicazione della legge regionale 01.08.1990 n.17. Veniva così approvata la proposta di deliberazione dell’allora Assessore alla Polizia Municipale Vincenzo Arcuri. Da quel giorno sono passati molti anni, la fisionomia del paese è totalmente cambiata, il cemento ha soppiantato il verde pubblico divenendo l’incontrastabile protagonista dello scenario torrese e la popolazione è passata da 6333 abitanti nel 1996 a 7400 al 31.12.2011 (dati Istat). Viene spontaneo pensare che dinanzi a tali mutamenti

siano cambiati e aumentati anche i servizi per la collettività, soprattutto quelli resi dalla polizia municipale, in quanto principale organo di vigilanza locale. Ma come spesso accade nella vita non bisogna dare mai niente per scontato. Infatti quello che era un Corpo di Polizia Municipale ha subìto nel corso degli anni una graduale decimazione per svariati motivi (trasferimenti, pensionamenti, sentenze della Corte di Cassazione,…), cosicché l’organico formato in origine da 12 agenti risulta adesso costituito solo da 5 (la pianta organica attuale prevede 6 posti, quindi uno risulta vacante). Infatti un giorno l’amministrazione comunale ha deciso che il Corpo non aveva più motivo si esistere, non sussistendo il numero adeguato di agenti necessario alla sopravvivenza legale dello stesso Corpo, trasformato in Servizio di Polizia Municipale e incardinato nell’Area

Territorio e Ambiente. Quindi Torregrotta veniva privato di un’importante istituzione e di un organo di vigilanza indipendente, autonomo e in quanto tale maggiormente avulso dall’influenza di logiche politiche. Il tutto non è avvenuto in maniera pacifica e soprattutto il passaggio non è stato definitivo e duraturo. Il 18.07.2007 la Giunta Comunale (alla presenza del Sindaco Antonino Caselli e degli Assessori Ennio Cosenza, Michele Formica, Adele Martinez, Sebastiano Mufale e Michele Sindoni) con delibera n.49 eliminava il Corpo di Polizia Municipale trasformandolo in Area, giacchè “ai sensi dell’art.7 della Legge 07.03.1986 n.65 è espressamente stabilito che i Comuni nei quali il servizio di polizia municipale sia espletato da almeno sette addetti possono istituire il Corpo di Polizia Municipale” ma “è sempre data facoltà

Fonti: www.istat.it; www.comuni-italiani.it Comune

Popolazione

Densità per Kmq

Superficie in Kmq

Numero vigili

N. ausiliari del traffico

Un vigile ogni quanti abitanti…?

Un vigile ogni quanti Kmq…?

Villafranca Tirrena

8.931

622,8

14,34

12

-

744

1,195

Saponara

4.089

157,1

26,02

4

-

1022

6,505

Rometta

6.694

206,0

32,50

4

6

1673

5,416

Spadafora

5.247

509,4

10,30

6

2

874

1,716

Venetico

3.855

880,1

4,38

4

1

963

1,095

Valdina

1.290

469,1

2,75

1

2

1290

2,75

Roccavaldina

1.173

179,6

6,53

1

3

1173

6,53

Torregrotta

7.400

1.753,6

4,22

5

-

1480

0,844

Monforte San G.

2.911

90,0

32,33

3

2

970

10,77

Pace del Mela

6.414

530,1

12,10

4

2

1603

3,025

San Pier Niceto

2.976

82,0

36,29

3

2

992

12,09

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all’Ente di regolamentare il servizio di polizia municipale nella forma e con le modalità ritenute maggiormente opportune in relazione alla situazione di fatto esistente all’interno del Comune anche in relazione alla necessità di disporre semplificazioni organizzative e soluzioni maggiormente efficaci per il proseguimento di un migliore assetto funzionale dell’attuale struttura burocratica”. Il 17.10.2007 con delibera di Giunta Comunale n.90 venivano apportate le opportune modifiche al Regolamento Comunale sull’ordinamento degli Uffici e dei Servizi. In esso si precisava che il Servizio di Polizia Municipale veniva posto “alle strette dipendenze del Sindaco o dell’Assessore delegato, verso il quale il Responsabile dell’Area Territorio ed Ambiente, ricomprendente detto servizio, risponde per la disciplina e l’impiego dei dipendenti interessati”. Il Corpo di Polizia Municipale, tuttavia, non era destinato a scomparire definitivamente, giacché la determina sindacale del 04.04.2008 lo ripristinava provvisoriamente, in seguito alla sentenza n.417/2008 del TAR Sicilia con la quale veniva sospesa l’efficacia della delibera che sopprimeva il Corpo e le relative modifiche al Regolamento, accogliendo in tal modo la richiesta di sospensiva avanzata dal sig. Lomeo Giuseppe, Comandante del Corpo di Polizia Municipale. Nel frattempo, infatti, a partire dal 28 ottobre 2007, il Lomeo veniva inquadrato in ruolo come “Istruttore Direttivo di Vigilanza”, categoria D1, in seguito a selezione interna. La ricostituzione, seppur provvisoria, del Corpo veniva ribadita

anche dalla delibera di Giunta Comunale n.115 del 24.07.2008, con la quale però cessava anche l’incarico di comandante conferito all’ing. Pietro Anastasi. Ancora il 23.01.2009, con delibera di Giunta Comunale n.19 avente ad oggetto modifiche al Regolamento Comunale sull’ordinamento degli Uffici e dei Servizi, veniva sottolineata l’autonomina del Corpo di P.M. all’interno dell’Ente e il fatto che il Comandante dipendesse direttamente dal Sindaco, contrariamente a quanto rappresentato nello schema di organizzazione dell’Ente che lo voleva dipendente dal responsabile dell’Area territorio ed Ambiente. Il 29.11.2010 con delibera consiliare n.57 veniva approvato il nuovo Regolamento del Servizio di Polizia Municipale, con 8 voti favorevoli, 4 astenuti e 3 contrari. Esso entrava in vigore il 17.01.2011. Veniva altresì resa esecutiva la proposta di deliberazione n.72 del 19.11.2010, nella quale si ribadiva che “l’organizzazione del servizio di polizia urbana quale Corpo di Polizia Municipale non risulta più funzionale alle concrete esigenze organizzative dell’ente, ed al contrario l’esigenza di razionalizzare le strutture organizzative e le relative risorse umane, impone di regolamentare il servizio di polizia locale, espletato dal Corpo, con forme e con modalità ritenute più adeguate ad un effettivo raggiungimento degli obiettivi prefissati dal Comune, in ossequio ai principi di economicità ed efficienza”. Improvvisamente, però, dalla conferenza dei servizi datata 08.02.2011, in riferimento alla programmazione triennale del fabbisogno del personale 2011-2013, si evinceva l’impellente

Torregrotta

necessità di assumere una unità di personale altamente professionalizzata categoria D3 (superiore gerarchicamente a D1), “al fine di ottimizzare e rendere più efficiente dal punto di vista organizzativo il Servizio di Polizia Municipale”. Pertanto, con delibera n.30 del 16.02.2011, veniva rideterminata la dotazione organica dell’Ente e la suddetta figura D3 di Funzionario di Vigilanza entrava formalmente a far parte della pianta organica. Qualche giorno dopo, la delibera di Giunta Comunale n.40 del 25.02.2011 approvava l’assegnazione parziale presso il Comune di Torregrotta

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Torregrotta

del dott. Salvatore Campagna, categoria D3, dipendente del Comune di Pace del Mela, dall’1 marzo al 31 maggio 2011, per 6 ore settimanali, “per potenziare e rendere più efficiente il Servizio di Polizia Urbana”. Saranno bastati tre soli mesi a raggiungere gli obiettivi sperati? Sarà valsa la pena pagare un impiegato esterno per ottenere tale potenziamento del Servizio di P.M.? Ma soprattutto, i presupposti con i quali l’amministrazione comunale ha avvertito l’impellente esigenza di dotarsi di un funzionario altamente specializzato per assicurare al paese una maggiore vigilanza, perché non sussistono più e pare invece che soli 5 agenti di Polizia Municipale bastino a vigilare su una popolazione sempre crescente? Alle molte domande che i cittadini si pongono non fanno seguito altrettante risposte o perlomeno non fanno seguito risposte adeguate a garantire i diritti degli abitanti di questo Comune. I fatti che sono ruotati negli ultimi anni attorno alla vicenda della Polizia Municipale sembrano essere ulteriore testimonianza della distanza che intercorre tra la Casa Comunale e le case dei cittadini. Ancora una volta l’elezione di una classe politica diviene legittimazione a proporre, approvare, disapprovare, riapprovare e via di seguito. Ogni cittadino dovrebbe sicuramente essere più partecipe e attivo alla vita politica del paese, esortando chi talvolta lo dimentica ad agire in nome degli interessi collettivi e a scendere dal piedistallo. Cittadini torresi, siete soddisfatti dell’attuale Servizio di Polizia Municipale? Spetta a voi il responso più importante, riprendetevi il podio.

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Intervista al Comandante di Polizia Municipale Giuseppe Lomeo questione il trasferimento immediato dal Corpo di Polizia Municipale all’Area Territorio ed Ambiente, per mobilità interna. Egli, infatti, è stato ritenuto colpevole di minacce aggravate nei miei confronti dalla Quinta Sezione Penale della Suprema Corte di Cassazione.

Foto di Isidora Scaglione

Qual è la sua posizione in merito agli avvenimenti che negli ultimi anni hanno riguardato la Polizia Municipale? Non condividendo il provvedimento ho proceduto ad impugnarlo nelle sedi opportune. In particolare il fatto che il servizio sia incardinato all’Area Territorio ed Ambiente costringe il sottoscritto a lavorare nella medesima struttura nella quale opera un dipendente, con il quale sussistono comprovati ed evidenti problemi di incompatibilità e ritengo che ciò sia nocivo all’efficacia dell’attività amministrativa della polizia municipale. In cosa consistono esattamente tali problemi di incompatibilità? Con provvedimento n.2278 del 04.02.2009 veniva disposto per il dipendente in

Ritiene che l’organico attualmente composto da Lei e da quattro agenti possa soddisfare le esigenze della collettività? No, non è assolutamente possibile provvedere al soddisfacimento di tutte le esigenze della popolazione, essendo Torregrotta un paese che cresce a dismisura e necessita di una costante presenza nel territorio che non riusciamo ad assicurare. I nostri quattro agenti, due per turno, non riescono a far fronte ad ogni bisogno, specie considerando che nel territorio ricadono ben sei scuole tra materne, elementari e media e che è assolutamente importante garantire sicurezza ai nostri bambini. Le nostre scrivanie sono quotidianamente colme di pratiche da sbrigare e dobbiamo cercare di assicurare, oltre che la presenza per le strade, anche quella in ufficio. Però non sempre ciò è possibile poiché spesso io stesso devo colmare eventuali assenze del personale e sono costretto a chiudere l’ufficio, a discapito degli interessi della collettività, per intervenire anche sulla strada. Ulteriore problema si presenta allorquando si verificano incidenti, che purtroppo sono all’ordine del giorno non essendo garantito dappertutto un adeguato impianto semaforico. Un agente ogni 4000 abitanti non può assolutamente presidiare


tutti i punti nevralgici del territorio. Qual è l’attuale rapporto che intercorre tra la Polizia Municipale e l’Amministrazione Comunale? Cerchiamo di fare il nostro lavoro al meglio nonostante le gravissime carenze di personale. Quale pensa possa essere la soluzione per potenziare e migliorare l’attuale carente Servizio di Polizia Municipale? Sicuramente occorrerebbe ripristinare la pianta organica che prevedeva la presenza di 12 elementi, al fine di garantire una presenza più assidua e capillare in tutto il territorio.

della Polizia Municipale ma non adduco la causa di ciò alla carenza di personale, anzi l’organico mi sembra adeguato

Intervista al Sindaco Antonino Caselli

Perché l’amministrazione comunale ha deciso di trasformare il Corpo di Polizia Municipale in Servizio incardinato nell’Area Territorio ed Ambiente? L’amministrazione comunale ha ritenuto opportuno modificare la struttura del Corpo di P.M. poiché non sussisteva più il numero minimo di agenti in pianta organica tale da garantirne la presenza. Pertanto si è pensato che fosse meglio incardinarlo in un’Area per poter ottimizzare le risorse soprattutto economiche e snellire l’apparato burocratico. L’indennità spettante al Comandante non trovava adeguata corrispondenza con il mancato raggiungimento di taluni obiettivi. Ritiene soddisfacente il servizio attualmente svolto dalla Polizia Municipale, soprattutto alla luce della presunta carenza di organico che la caratterizza? Non ritengo soddisfacente il servizio

Foto di Rita L. Paone

alle esigenze del nostro territorio e non credo sia carente, anche confrontando la nostra pianta organica con quella dei paesi limitrofi. Piuttosto credo che la presenza dei nostri agenti sul territorio dovrebbe essere più tangibile e più assidua e che non dovrebbero sempre nascondersi dietro l’alibi della carenza di personale. Ad esempio il Piano di Miglioramento dei Servizi, proposto dallo stesso comandante Lomeo per il triennio 2008-2011, non risulta essere stato messo in atto, così come testimoniato dall’assenza di documenti che ne dovrebbero certificare l’esecutività. Quindi non riterrebbe opportuna l’assunzione di personale esterno o interno o l’affiancamento all’organico esistente dei dipendenti precedentemente formati come ausiliari del traffico?

Torregrotta

No, non ritengo questa una priorità e comunque sarei impossibilitato a farlo sia sulla base del Patto di Stabilità sia perché la Corte dei Conti ha emanato regole ferree in tema di assunzione negli enti locali pubblici, in particolare essa esorta alla riduzione delle spese del personale. Per quanto riguarda gli ausiliari del traffico, si tratta di dipendenti che attualmente sono dislocati in vari uffici in cui la loro presenza risulta essere fortemente necessaria. Perché solo per un breve lasso di tempo, dal 1.03.2011 al 31.05.2011, è stato ritenuto indispensabile l’ausilio di un funzionario altamente specializzato di categoria D3, quindi si è fatto ricorso alla presenza del dott. Salvatore Campagna? È solo una coincidenza il fatto che il suddetto periodo sia coinciso con quello di campagna elettorale? Sicuramente è solo una coincidenza. Allora abbiamo ritenuto opportuno compensare le carenze in organico avvalendoci del contributo del dott. Campagna. Per il futuro quale pensa possano essere le soluzioni per ovviare al rapporto spesso conflittuale tra l’amministrazione e la Polizia Municipale? Ritengo che dovrebbe esserci maggiore collaborazione da ambo le parti e, di concerto con i cittadini, si dovrebbe provvedere alla ricerca di soluzioni che facciano soprattutto gli interessi della collettività. Dal canto nostro siamo assolutamente disponibili al dialogo e al confronto, ma non sempre si può dire lo stesso del comandante Lomeo, che ricordiamo ha avuto problemi anche nella collaborazione con altri sindaci, sebbene il Corpo di Polizia Municipale esistesse ancora: ne è un esempio la diatriba ruotante attorno al caso delle insegne dei negozi.

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Saponara

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Foto di Rita L. Paone


SENZ A RIVALSA di Emanuela Sciarrone e Giuseppe Cassone

22 novembre 2012, Saponara. Tre morti, Luigi Valla, un uomo di cinquantassette anni con il figlio Giuseppe di ventisette anni e il piccolo Luca Vinci di dieci anni, 200 milioni di euro di danni stimati e, ad oggi, 550 sfollati, 150 presso alberghi, come Il Parco degli Ulivi a Villafranca Tirrena, altri presso parenti o amici. Tre mesi dopo la catastrofe, il 25 febbraio 2012, l’Associazione “Noi nel Futuro” organizzava un incontro- dibattito presso la Sala Polifunzionale del Comune di Gualtieri Sicaminò sopra il pericolo geoidrogeologico e la gestione del territorio nel messinese, durante il quale diverse autorità hanno fornito fondamentali risposte e proposte. Il dottore geologo Biagio Privitera, presidente della SIGEA SICILA (Società Italiana di Geologia Ambientale), ha paragonato il territorio siciliano ad un malato nel quale le patologie non fanno che aumentare in quanto non possiede un’adeguata assistenza sanitaria. Il primo passo verso la prevenzione è la conoscenza del nostro habitat. Esso è geologicamente parlando un territorio giovane (cinque milioni di anni) e quindi estremamente fragile sia dal punto di vista idrogeologico sia da quello sismico, altro rischio che insidia la nostra regione. Il 18 maggio 1989, arriva in Italia la legge 183/89 che ha per scopo di assicurare la difesa del suolo, il risanamento delle acque, la fruizione e la gestione del patrimonio idrico per gli usi di razionale

sviluppo economico e sociale, la tutela degli aspetti ambientali ad essi connessi. La regione Sicilia però non la recepisce. Il cinque maggio del 1998, un’alluvione di fango, provocata da incalzanti piogge, provoca 137 morti a Sarno (Salerno). In seguito al tragico episodio, un provvedimento straordinario della Protezione Civile Nazionale impone alla regione siciliana l’avviamento dei piani stralcio per l’assetto idrogeologico. Compito del documento è quello di individuare procedure e modalità di attivazione delle diverse componenti della Struttura comunale di protezione civile, ai fini dell’immediato avvio delle operazioni di soccorso ed assistenza connesse ad eventuali emergenze che dovessero verificarsi sul territorio. Nonostante ciò il piano manca di un aspetto fondamentale, quello riguardante le colate rapide di fango e detriti, ovvero la causa della tragedia nel comune saponarese. Oggi nasce dunque la necessità di aggiornare questi piani. Il messaggio che l’Ordine dei Geologi di Messina lancia alla politica è che si faccia promotrice, nelle diverse sedi istituzionali, di una nuova legge di tutela del suolo a livello nazionale e della riarticolazione dei piani stralcio a livello regionale. L’ingegnere Domenico Crinò, consigliere dell’Ordine degli Ingegneri di Messina, parla di piani di coordinamento e prevenzioni, che sono citati negli

Saponara

strumenti urbanistici, ma di cui il comune di Saponara non è munito e suggerisce, inoltre, l’acquisto di georadar, ottimi strumenti di prevenzione, dei quali si è invece attrezzato il comune di Giampilieri. L’architetto Pino Falzea, presidente dell’Ordine degli Architetti di Messina, mette in rilievo un altro problema fondamentale della nostra zona, ovvero l’impossibilità di un’ulteriore crescita delle nostre aree urbane. Non è più concepibile il consumo di nuovo territorio, urge invece che esso venga liberato dalle edificazioni. A tal proposito, si parla di densificazione delle aree già esistenti, ovvero far sì che aree già antropizzate, già edificate, possano trovare degli elementi di densificazione delle volumetrie per

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Foto di Rita L. Paone


Saponara

liberare in quelle stesse aree parti di territorio. Ciò comporterebbe la concentrazione delle poche risorse che disponiamo su un territorio già esistente e allontanerebbe il rischio di aggredirne del nuovo, e conosciamo ormai da tempo le difficoltà che gli enti locali incontrano nei costi per la gestione di nuovi territori. Sono trascorsi sei mesi da quella tragica giornata nel comune di Saponara e nelle sue frazioni, come Scarcelli. Immediatamente dopo l’accaduto, che ha colpito drasticamente anche Barcellona Pozzo di Gotto, i cittadini di entrambi i comuni si erano coalizzati in un coordinamento, ma nel momento in cui si è evinto che i fini di quest’ultimo erano prettamente politici, in quanto alle porte delle elezioni comunali, i cittadini saponaresi hanno ritenuto opportuno allontanarsi per creare un comitato autonomo. Ad esporsi in prima persona e sostenere ogni iniziativa è stato il riconfermato sindaco Nicola Venuto, anche lui colpito dal disastro in prima persona. Abbiamo voluto incontrare quest’ultimo per definire lo stato attuale della situazione saponarese. Il 22 novembre, in seguito alla catastrofe, è stata avviata un’ordinanza della Protezione Civile per ottenere un parziale risarcimento per i danni subiti. Tale risarcimento si aggirava intorno ai 48 milioni di euro, di cui 33 milioni provenienti dalla Regione e 15 dal Consiglio dei Ministri. Quasi la totalità di tale somma servirà esclusivamente al risarcimento delle aziende che hanno collaborato nell’immediata emergenza postalluvione, tra cui alberghi, ditte per il

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ristoro degli sfollati e imprese che hanno messo a disposizione i propri mezzi, ad esempio per lo sgombro di diverse strade dal fango. Risulta evidente, dunque, che l’ammontare del primo risarcimento è del tutto insufficiente anche solo per poter pianificare concretamente un’opera di ricostruzione e di riavvio di diverse attività saponeresi. Il rammarico aumenta se si pensa alle indispensabili attenzioni rivolte all’indomani della catastrofe in Liguria e in Lumigiana in Toscana. Sembra vigere una logica nordista che, mascherata da sfilate e promesse, non esita ad accantonare nel dimenticatoio il dolore dei cittadini di Saponara. Nessuna sorpresa, d’altra

del Comune di Saponara si è trovata senza un interlocutore all’interno della Regione, in quanto quest’ultima risultava sprovvista di un’adeguata carica, che viene annualmente nominata. Nello stesso mese, il malcontento di diversi primi cittadini del territorio si acuisce di fronte all’articolo 29, comma 15 del decreto milleproroghe licenziato da Palazzo Chigi lo scorso dicembre, che dichiara dei vantaggi economici alle popolazioni colpite da alluvioni delle province di La Spezia, Massa Carrara e Genova. Si raggiunge il paradosso se si pensa a quanti siciliani ricoprono la carica di senatori o deputati. Nel mese di marzo il sindaco Venuto ha ricevuto conforto da parte del capo dello Stato, conforto che non si è trasformato in dimostrazioni concrete. Diverse aziende, sulle quali Saponara fonda la propria economia, hanno presentato istanza a Banca Nuova, non ricevendo alcuna risposta, in quanto la convenzione risultava scaduta. Ma quel che più si evince è il malessere diffuso tra i cittadini. Sono Foto di Rita L. Paone stati diversi i saponaresi incontrati parte. Il medesimo trattamento era stato ma lo stato d’animo è lo stesso per tutti. riservato due anni e mezzo fa ai comuni Si sentono inermi, iniziano a spazientirsi messinesi di Giampilieri e Scaletta Zanclea, ma nonostante ciò non possono fare altro che hanno visto la scomparsa di 37 vite. che aspettare. Ma aspettare chi o cosa? La ragione dell’attuale blocco dei fondi Il continuo scaricabarile sembra possa essere attribuita ad non fa che confonderli e una serie di cavilli di natura tecnico- fomentare una collera generale. burocratica presenti nella bozza Una delle tante agognate risposte dell’ordinanza della Protezione Civile sembra arrivare dallo Stato. Esso, che, per l’ennesima volta, dimostrano infatti, da venerdì 18 maggio, in seguito l’inefficenza dell’apparato burocratico all’ultima riforma della Protezione Civile, italosiciliano. Come se non bastasse, decreto legge n.59 non pagherà più nel mese di gennaio l’amministrazione i danni causati da calamità naturali.


Barcellona Pozzo di Gotto

PARCO COMMERCIALE di Antonino Formica

Dopo Milazzo, anche Barcellona sembra essere prossima a diventare la sede di una nuova struttura commerciale che, come tutte le altre costruite nel corso degli ultimi anni nell’area tirrenica del messinese, verrà progettata con lo scopo di ravvivare una città in stato di degrado, sia dal punto di vista economico che da quello turistico. Il progresso d’altronde ha guidato l’intero comprensorio a diventare un centro commerciale naturale e il futuro di certo non porterà ad un cambio di tendenza. La realizzazione del Parco Commerciale di Barcellona desta non poche preoccupazioni, in merito alla sua realizzazione sembra infatti esserci un interessamento molto forte della criminalità organizzata locale. E’ un ipotesi che trova fondamento nel lavoro di ricerca dell’Associazione Antimafie “Rita Atria”, dell’Associazione “Città Aperta” di Barcellona e del presidio “Rita Atria” Libera Milazzo-Barcellona, che hanno presentato, lo scorso 4

Gennaio 2011, un esposto al Prefetto della Provincia di Messina, dottor

Francesco Alecci e al Procuratore Capo del Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, Salvatore De Luca.

Nell’esposto sono evidenziante alcune preoccupazioni a seguito della delibera n°56 del Consiglio comunale di Barcellona del 16 Novembre 2009 nella quale si approva il Piano Regolatore Particolareggiato (PRP) per consentire l’edificazione del nuovo Parco Commerciale. La stesura del piano regolatore è infatti stata affidata alla società “Di. be.ca. SaS” (acronimo che sintetizza i cognomi Di Benedetto e Cattafi) di Corica Ferdinanda, impresa fondata nel 1982 dall’avvocato Rosario Pio Cattafi, personaggio di grande spessore della criminalità barcellonese, plurindagato e sottoposto a misure preventive antimafia (sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno) finite di scontare nel 2005, per essere stato a stretto contatto per diversi anni con criminali del “calibro” di Giuseppe Gullotti, Benedetto Santapaola, Pietro Rampulla e Angelo Epaminonda. La società in questione, peraltro, è proprietaria di alcuni immobili che risulteranno interessati dalla realizzazione di una parte della grande struttura commerciale. Forse anche

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Barcellona Pozzo di Gotto per questo motivo l’intera zona è stata sottoposta a sequestro, su richiesta della direzione distrettuale antimafia di Messina, il 24 Marzo 2011. La conferma dei dubbi intorno alla realizzazione del Parco arriva anche dalla richiesta di proroga delle indagini preliminari di ulteriori sei mesi, giunta da parte del sostituto procuratore di Barcellona Pozzo di Gotto Francesco Massara. Nel registro degli indagati figurerebbero almeno 15 persone con l’accusa di abuso d’ufficio in concorso determinato dall’altrui inganno. Ad aver ricevuto la notifica della richiesta di proroga delle indagini preliminari, sono stati: • Avv. Rosario Pio Cattafi, 60 anni; • Ferdinanda Corica, 56 anni, attuale proprietaria della società Dibeca; • Nicoletta Di Benedetto vedova Cattafi, 90 anni; • Maria Cattafi, 64 anni, figlia di Nicoletta; • Alessandro Cattafi, 36 anni, figlio di Rosario;

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• Ing, Orazio Mazzeo, 61 anni; • Mario e Santino Nastasi, 50 e 51 anni, progettisti del PRP e architetti; • Dott. Piergiorgio Sacco, 69 anni, presidente pro tempore della GDM SpA; • Geom. Filippo Leopardi, 52 anni, tecnico di fiducia della Dibeca; A rispondere all’esposto delle associazioni ci ha pensato Domenico Nania, senatore del Popolo della Libertà e vicepresidente del Senato della Repubblica dal maggio 2008, con due interrogazioni parlamentari. La documentazione presentata da Nania tenta di screditare la denuncia delle associazioni, il giornalista Antonio Mazzeo (che sull’argomento ha scritto molto ed approfonditamente) ed un “certo politico”, del quale però non viene mai fatto il nome. Inoltre, l’interrogazione del senatore barcellonese chiede al Ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, di annullare l’autorizzazione del Prefetto di Messina che permette alla Commissione interforze di accesso agli atti

amministrativi del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto, istituita dal Prefetto Francesco Alecci lo scorso 9 dicembre, di accedere agli atti del Comune. Richiesta respinta, dato che la Commissione interforze ha consegnato la relazione in Prefettura a Messina lo scorso 26 marzo. Da qui, comincia un iter burocratico che prevede inizialmente l’istruttoria da parte del Prefetto per un limite massimo di 45 giorni, dove compilerà una relazione contenente le conclusioni date dalla Commissione e le richieste analitiche che eventualmente riguarderebbero, oltre agli organi amministrativi del Comune ispezionato, anche il segretario comunale ed i dirigenti del settore nel caso su di essi siano stati mossi rilevi sull’attività d’ufficio in relazione a possibili ingerenze della criminalità organizzata. Una volta conclusa, la relazione finale andrà inviata al Ministero degli Interni che avrà 60 giorni di tempo per consultare il Consiglio dei Ministri e procedere ad un eventuale richiesta di scioglimento o archiviazione.

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CARRELLO PAZZO di Antonio Giorgianni

Mega centri commerciali e sviluppo insostenibile Si dice che la stampa è in crisi, che si vendono pochi giornali… Ma perché sorprendersi? Con tutte le cattive notizie che riportano, passa la voglia di comprarli. In realtà però ci sono dei giornali, quasi quotidiani, che vanno per la maggiore perché hanno solo delle buone notizie: sono i “Supermarket News”. Ragazzi con pesanti mazzi di carta passano casa per casa le novità di giornata, informando i cittadini consumatori che ogni venti euro di spesa c’è un pacco di Regina in regalo, ogni dieci pacchi di pasta Barilla uno di spaccarella gratis ed anche un caffè offerto dalla Lavazza. Nella maggior parte dei casi sono studenti o disoccupati che si guadagnano qualche euro facendo “buona informazione”, ma sarebbe curioso sapere come vengono pagati e se siano tutti maggiorenni. E se poi questa carta aumenta il volume dei rifiuti è un problema? No di certo, considerando tutta la spazzatura che c’è in giro, che vuoi che sia un po’ di carta in più o in meno. I giovanissimi che volantinano le promozioni sono la parte periferica del grande ingranaggio dei centri commerciali, più o meno grandi, che ha destrutturato il settore del commercio, dove il dettaglio tende a scomparire, con ripercussioni che

investono l’economia e incidono anche nelle abitudini e nella vita della comunità. Nello spazio di qualche decennio c’è stato un proliferare di supermercati e mega centri commerciali che hanno deturpato il territorio, fatto scomparire centinaia di piccole botteghe fonte di reddito per tantissime famiglie e che facevano parte del paesaggio e delle tradizioni dei nostri paesi e delle nostre città. I piccoli negozi di alimentari sono praticamente scomparsi, diminuiscono a vista d’occhio, così come le macellerie, i negozi di tessuti, di elettrodomestici, le botteghe con annessa

Economia

attività artigianale. Qualcuno direbbe che ciò è segno della modernità, che è inutile guardarsi indietro, che le cose vanno come devono andare. Per certi versi è anche così, tutto cambia, c’è una naturale evoluzione delle cose ma, nel nostro caso, ci sono troppi artefatti, troppi OGM, per poter parlare di un normale progresso. C’è la scelta di una classe dirigente di privilegiare le grandi concentrazioni rispetto ai piccoli, scelte che potrebbero essere disinteressate, solo frutto di visioni sbagliate o peggio spinte da un interesse economico personale o da obiettivi politici. Nel

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primo caso si lascia che i grandi interessi abbiano libero spazio con la scusa, banale, di favorire i cittadini consumatori. Nella seconda ipotesi prevale l’interesse per i soldi? O l’occupazione di molti giovani diviene merce di scambio elettorale? Inutile dire che le modalità d’assunzione di questi lavoratori li mettono in condizione di poter essere ricattati, di essere sottopagati, sfruttati e, a scanso di equivoci, non

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Foto di Nunzio Gringeri

sindacalizzati. Il risultato della presenza di queste Cattedrali del Mercato è, oltre alla cattiva e precaria occupazione, l’incremento della cultura del consumisno, stimolata da una invasiva pubblicità e da studiate tecniche di marketing, che inducono spesso a spese inutili, superflue, che vanno ad intaccare i sempre più deficitari bilanci familiari. Nei weekends, nelle giornate festive, sempre più gente si riversa in queste

Piazze Italia di nuova generazione, in questi spazi di pseudo socialità, nel regno dei desideri che non saranno mai appagati. E, nel frattempo, si abbandonano le città, i paesi, con tutte le loro storie, le loro tradizioni, si fanno morire le loro piazze, i monumenti, le chiese e tutto ciò che sa di vita vissuta. Per fare un esempio: quanta gente non va più nella splendida Milazzo perché si ferma prima al centro commerciale?


Refresh/Monforte/Aggiornamento n.0

...STIAMO FETENDO di Cettina Casella e Igor Cosimo Mento Tempi diversi, stesso problema. È già passato un anno dal periodo di maggiore emergenza per quanto riguarda lo smaltimento dei rifiuti, ma non è poi così difficile camminare per strada e continuare a vedere montagne di spazzatura accatastate sui marciapiedi. E’ probabile non si tratti di una situazione occasionale, ma di un’emergenza che rischia di estendersi a tutti i comuni del comprensorio. Si prospetta, infatti, la possibilità di un nuovo periodo di crisi nella raccolta dei rifiuti, dovuto alla fine della proroga del Prefetto, scaduta il 20 maggio 2012, che prevedeva lo stanziamento di fondi, anticipati dalla Regione Sicilia, destinati in parte a coprire le spese della discarica di Mazzarrà Sant’Andrea ed in parte a garantire il servizio di raccolta e smaltimento rifiuti effettuato dalla Dusty S.r.l. Tale ditta, unica presentatasi alla gara d’appalto indetta dall’ATO ME 2 il 7 giugno 2011, è infatti subentrata alla Caruter, che gestiva i servizi di igiene ambientale prima del fallimento dell’ATO, stipulando un contratto di subappalto con la stessa ATO ME 2. La situazione attuale è inoltre aggravata dalla Legge di stabilità regionale n. 26 del 9 maggio 2012, che impone ai comuni la restituzione dei

fondi anticipati dalla Regione secondo un piano decennale o, in caso di mancato accordo, la restituzione diretta in tre anni tramite trattenute di fondi da parte della Regione ai comuni. Tuttavia non sembra esserci, al momento, un’alternativa concreta per ovviare al problema. Il Dottor Magnano, ingegnere della Dusty, dichiara che, per ogni comune facente parte di tale comprensorio, è stato

elaborato un piano finanziario sulla base dei costi per la raccolta e il conferimento dei rifiuti in discarica, piano che deve successivamente essere sottoscritto da ogni singolo comune. Ma, a causa dei costi troppo elevati del servizio, tale contratto è stato stipulato solo da Milazzo, Barcellona Pozzo di Gotto, Terme Vigliatore e Mazzarrà Sant’Andrea, mentre i restanti 33 comuni del distretto hanno usufruito della proroga del prefetto in attesa di una soluzione alternativa. Nel caso del comune di Monforte San Giorgio, il Sindaco Nino Romanzo ci riferisce che il piano finanziario programmato dalla Dusty, troppo gravoso per il bilancio comunale, sarebbe di 620.000 euro annui per la sola raccolta e conferimento in discarica, cioè il doppio della cifra richiesta per garantire lo stesso servizio dalla Gesenu, ditta che si occupava della raccolta prima del fallimento dell’ATO ME 2. L’unica possibilità che i comuni del distretto sembrano avere al momento è la realizzazione e presentazione, entro il 31 maggio 2012, di progetti che prevedano la creazione di consorzi raggruppanti circa una ventina di comuni, per la gestione autonoma del servizio e quindi anche la riscossione diretta delle bollette, una scelta che, se presa già a partire dal 2005, avrebbe permesso ai comuni, in quanto azionisti della società per azioni ATO ME 2, un maggiore controllo sull’operato della stessa.

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IL FUTURISTA

Requiescat in pace amen In una piccola cittadina del messinese, Villafranca, è morto nell’oblio dei suoi e nell’indifferenza dei concittadini Santo Sfameni, ricordato per avere avuto un ruolo rilevante nel mondo del malaffare, per essere stato sodale di fior di assassini, per averli aiutati nella loro latitanza, per la sua opera di corruzione nella società e per il cattivo esempio. La notizia della sua morte sarebbe passata quasi inosservata se non fosse che c’era da organizzare un funerale. Si correva il rischio che il defunto sarebbe dovuto andare all’ultima dimora da solo, causa il suo assoluto isolamento sociale ed, in quanto alla dimora, si poneva un grosso problema perché nessuno lo voleva vicino ai propri defunti. Don Libero, il parroco del paese ed il sindaco, dalla chiesa, concertarono sul da farsi e trovarono la soluzione giusta. Per quanto riguardava le persone che avrebbero presenziato la cerimonia funebre e lo avrebbero accompagnato al cimitero sono stati trovati diciassette devoti che lo avrebbero fatto volontariamente, considerando che la pietas si deve concedere a chiunque, pur se si è vissuti nel peccato. Invece il loculo che doveva custodire i resti del povero Santo è stato sorteggiato pubblicamente in presenza di un notaio ed il numero estratto è stato il diciassette, casualmente come il numero di persone che lo accompagnava. La cerimonia è stata sobria ma molto partecipata, nonostante il numero esiguo di persona

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presenti, che non hanno mancato di pregare per l’anima del defunto. Don Libero ha recitato un’omelia molto ricca di significato, parlando del libero arbitrio ma nello stesso tempo di un inderogabile giudizio finale a cui non si può sfuggire. Lungo il percorso del corteo non c’era anima viva, come se tutti avessero di proposito evitato di incontrarlo. Solo un gruppetto di bambini si è avvicinato ed ha tentato di colpire la bara di noce fracida con delle pietre. Bara su cui erano sparsi dei soldi falsi al posto dei fiori. Arrivati al cimitero, dopo le ultime preghiere di rito, il feretro stava per essere tumulato, quando il grido di una ragazza squarciava il silenzio e tutti rimasero immobili, pietrificati, riconoscendo la voce di una ragazza di nome Graziella. P. Daveru

A FARE IL BUCATO di La Casa degli Appesi

La telefonata era stata di quelle poco chiare. Poco più di uno squillo e risposi mentre non avrei dovuto. Chiusero al mio “Pronto”. Nel frattempo l’amore per la giustizia bruciava nelle molotov dei democristiani orami abbondantemente, forse definitivamente, stufi di passare per fessi. Sotto lo scudo crociato ci stavano in tanti ma erano in troppi quelli che avevano deciso di aprire le braccia con il Cristo in croce. Lo spazio non bastava più. Il tempo era finito. Le molotov accese si schiantarono contro la camionetta della polizia, contro un poliziotto armato, contro la fioreria di

Pinuccia Ametrana,contro la finestra della signora che aveva steso i panni lavati durante la notte e che l’indomani li avrebbe scoperti inceneriti. Con un fiotto di sangue che gli copriva l’occhio destro Trancesco continuava ad urlare slogan che solo Forlani avrebbe potuto approvare. La frangia Martinazzoli seguiva da dietro. Il codone dei manifestanti crociati era stato benedetto da Don Cusumato, quello famoso per la benedizione delle spadare che gli valevano una “scuzzetta” a settimana. “ Cali su di voi la volontà di Dio, che vi protegga e vi conduca all’onesto riconoscimento dei vostri diritti, come dettato nelle Sacre Scritture. Amen”. Pinuccia Ametrana non ci stava. Della politica non aveva voluto saperne nonostante una certa simpatia per quei compagni di scuola barbuti che invocavano gli scioperi durante il quinto superiore. Non aveva mai risolto, forse non le andava di ammettere che il dubbio che la portava a credere di avere un debole per le “zecche” non fosse altro che il fascino per una facile fuga dal compito in classe per il quale non si sentiva pronta. Non che non avesse studiato, ma Pinuccia non si era mai sentita pronta in vita sua. Non avrebbe mai aperto una fioreria se non l’avesse ricevuta in eredità dalla nonna Giamma. Tutte le certezze negatesi nei trentasette anni della sua vita, arrivarono in un sol colpo. O meglio, arrivarano in una serie di colpi che iniziò a sparare senza distinzione di razza e colore. Il calore dell’arma che stringeva tra le braccia era la sua personale bocca di fuoco che andava a spiegare una volta per tutte quali fossero le sue idee.


Ora ne era certa. Odiava gli sbirri perché rappresentavano uno stato in cui non si riconosceva, loro erano pagati certo, ma era certa che ogni buon cittadino avrebbe dovuto rinunciare ad entrare del corpo di polizia. Odiava i manifestanti perché in tanti anni di manifestazioni non c’era mai stato uno, e dico uno solo, che passando dal suo negozio avesse chinato la schiena per sentire l’odore delle gardenie. Odiava la democrazia cristiana perché era lo specchietto per le allodole e suo padre e sua madre si erano sentiti spesso allodole. Odiava la democrazia come concetto irrealizzabile in uno stato come l’Italia e odiava i cristiani come concetto irrealizzabile. Odiava le camionette della polizia perché ingolfavano il traffico di una città già di per sé caotica. Odiava i suoi compagni di classe barbuti, ma odiava anche la professoressa di stenografia. Odiava Dio, non tanto per la sua presenza quanto per la sua assenza. Figli, mogli, nipoti, ministri, portavoce, portaborse e umili servitori non li considerava proprio. L’odio le serviva per altro. Pinuccia odiava soprattutto la signora Giancarla, che nottetempo stendeva il bucato proprio nel marciapiede a due passi dalla sua fioreria e che puntualmente sgocciolava al centro della sua scollatura, l’unico vero messaggio promozionale per un’attività che l’insensibile uomo moderno faticava ad apprezzare. Pinuccia non poteva accettare che quel suo splendido decolté, una quarta abbondante, potesse profumare di Dixan. Non lo avrebbe più accettato, no. Quando la Giancarla preoccupata si affacciò per salvare il salvabile, la camicia del marito Giorgio in primis, Pinuccia lasciò stare

gli sbirri, le camionette, Dio e affini, i democristiani tutti, anche le frange più accondiscendenti, e prese la mira.

IL VOLO DELLA MANTA

Cap. 2 Conobbi Tania ad una mostra fotografica sulle condizioni di vita dei Rom nei campi nomadi di tutta Italia. Le foto erano bellissime, quasi tutte in bianco e nero, emanavano uno strano senso di precarietà, sembrava di toccare la povertà con lo sguardo. Ciò che mi rimase più impresso fu il primo piano del viso di un bambino, tutto insudiciato, con i vestiti strappati ed in mano un filo che reggeva un aquilone appoggiato nel terreno arido alle sue spalle. Rideva. Pensai: questo bambino è felice davvero, glielo si legge negli occhi. Ed è una felicità pura, assoluta e priva delle contaminazioni artificiali della modernità. Lo invidiai. Ero entrato alla mostra dopo aver vagato per la città vuota in un agosto caldo come la lava di un vulcano. Vedere un po’ di foto non mi farà certo male, e poi posso approfittare dell’aria condizionata, pensai. E dopo aver gironzolato nelle sale ampie illuminate con luci soffuse e mirate, scorsi una figura elegante in mezzo ad un cumulo di persone - sembrava uno sciame di cavallette che si avventa su un campo di grano brulicante e saltellante. Capii solo dopo che si trattava di giornalisti e fotografi che tentavano di rubare immagini e pensieri di quella persona che si muoveva lenta nella sala, come fanno i fantasmi, sembrava scivolare sul pavimento lucido delle sale che rifletteva

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nitidamente tutto ciò che ci passava sopra. Senza dar troppa confidenza alle cavallette, concedendo appena qualche sillaba, si dirigeva verso di me come se mi avesse puntato. Non sapendo che fare, rimasi immobile, pietrificato dalla sua bellezza. Arrivata a poco meno di due metri da me mi osservò come si osserva un reperto archeologico misterioso, mi sentivo come se mi stesse rigirando tra le mani per capire dov’era il pulsante d’accensione. Fece un lungo respiro, poi disse: “Le piacciono?” Io non riuscivo a sentire effettivamente quello che diceva, le voci dei giornalisti rimbalzando sulle pareti della sala producevano un suono sordo che avvolgeva il mio cervello in un batuffolo d’ovatta.

Tuttavia, leggendo il labiale riuscii a capire la domanda, ma nonostante questo produssi come risposta un suono stridulo che non assomigliava neanche ad una qualunque sillaba esistente nel mondo delle cose scritte. Quando ebbi ripreso conoscenza, dopo aver distolto lo sguardo dai suoi seni abbondanti sotto una camicia in stile orientale, rossa, che li esaltava pur non mostrando neanche un millimetro di pelle, riuscii ad articolare una critica positiva alla sua esposizione. All’inizio pensai che fosse semplicemente rimasta colpita dal mio modo di parlare. In realtà mi aveva riconosciuto. Sapeva che ero un critico e sapeva anche su che giornale scrivevo. La maglietta e i bermuda che indossavo non avevano camuffato il mio mestiere come mi ostinavo a credere. ... di Paolo Pino

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Hot Cookies (foto di Riccardo Cannella)

Messina, 26.05.2012: concerto di protesta dell’orchestra del Teatro Vittorio Emanuele per salvare il proprio posto di lavoro contro i tagli finanziari alla struttura da parte della regione Sicilia (Foto di Cristina Insinga) Milazzo, 26.05.2012: protesta contro l’esibizione del gruppo PFM in occasione dei festeggiamenti per i 50 anni di attività della raffineria (Foto di Cristina Insinga)

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Fotodrome

Hot Cookies (foto di_Riccardo_Cannella)

Etna 3353m.s.l.m (foto di _Nunzio_ Gringeri)

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Settentrionale Sicula N°6 Maggio/Giugno 2012 GUARDIA E LADRI  

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