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LA PROVINCIA GIOVEDÌ 31 MAGGIO 2018

L’illusione di cambiare il mondo Manlio Iofrida ha dialogato con Silvano Petrosino: confronto tra filosofi, perché anche sul futuro non è tutto oro quel che luccica

A spasso tra le stelle L’astronauta Umberto Guidoni ha guidato il pubblico lecchese in un emozionante viaggio alla scoperta delle frontiere dello spazio

Più bravi di noi? “Quando i computer imparano da soli”, la super intelligenza cambia le nostre vite. Martedì 5 giugno con Robert Bray, esperto dell’Unione Europea

Robot che lavorano con l’uomo «Ma non intelligenze autonome» Il futuro. L’ingegner Pucci ha illustrato il potenziale che può raggiungere la tecnologia «Siamo arrivati alla robotica collaborativa. Potranno per esempio aiutare gli anziani»

il numero dei nostri diplomati sia insufficiente rispetto alla richieste delle aziende lecchesi. All’Istituto Badoni, ogni anno, non si diploma neppure la metà degli studenti che sono richiesti dal mercato del lavoro. Come Badoni ci domandiamo spesso come mai ci sia questo palese paradosso». «E’ evidente che dobbiamo trovare un accordo tra scuola e imprese per sensibilizzare l’opinione pubblica sul valore delle scuole tecniche. Le famiglie ed i ragazzi devono sapere che il futuro è nella meccatronica e che le aziende aspettano a braccia aperte i nostri diplomati».

Nelle nostre case potrebbe presto trovare posto Andy, un robot umanoide capace di interagire con noi. Questo il futuro tracciato martedì sera dall’ingegner Daniele Pucci nell’ambito dell’incontro delle Primavere dedicato alla tecnologia ed ai suoi effetti nella nostra vita di tutti i giorni. Se Mafe De Baggis, consulente di comunicazione, ha tracciato i cambiamenti che internet ha portato nelle nostre vite, sottolineando pregi e difetti di un rapporto spesso contraddittorio, Daniele Pucci ha descritto i progressi della ricerca sui robot umanoidi. Una ricerca che sta portando avanti all’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova. In particolare Pucci ha posto l’obiettivo su tre problemi che si dovranno affrontare nei prossimi anni. Innanzitutto la salute dei nostri cari più anziani, in secondo luogo la futura mancanza di mano d’opera e infine la necessità di avere tecnologie sofisticate nei momenti di grande emergenza. Capire gli uomini

«Siamo oggi arrivati alla robotica collaborativa, stiamo cercando le soluzioni che permettano ai robot di lavorare con un essere umano e non solo di interagire con lui. Nel caso sia necessario spostare dei carichi pesanti il robot, oltre a percepire la presenza dell’uomo, ne comprende il suo stato fisico, lo sforzo a cui la persona è sottoposta e interviene nel modo opportuno. Fondamentale per il robot è quindi comprendere

L’ingegnere Daniele Pucci nel corso della serata de Le Primavere

la situazione fisica dell’umano con cui lavora». Resta da capire se in questo futuro che ormai è alle porte il robot possa addirittura conoscere le nostre emozioni ed in base a queste interagire con noi: «E’ una prospettiva su cui si sta lavorando. Non è inconcepibile che la macchina riesca a percepire gli umori delle persone attraverso alcune alterazioni fisiche. Possiamo pensare di monitorare anche altri elementi oltre a quelli dello sforzo muscolare, per esempio il battito cardiaco o la frequenza del respiro. Attraverso questi parametri biomeccanici il robot potrebbe comprendere i nostri stati d’animo. Questa non è fantascienza».

n «In corso studi

per portare le macchine a capire lo stato fisico dell’uomo»

n «Il robot potrà

scegliere un’azione opportuna ma tra quelle stabilite da noi»

Di fronte a tutto questo un’altra domanda riguarda l’intelligenza artificiale dei robot e la possibilità che riescano addirittura ad apprendere per poi diventare intellettualmente autonomi. Il limite

«Dico subito che non è possibile che i robot acquisiscano capacità cognitive autonome. Implementiamo un insieme vario ma limitato di comportamenti possibili. Il robot potrà scegliere l’azione che riterrà più opportuna in quel momento, ma tra le azioni possibili date». Ci saranno grandi cambiamenti, dunque, nei prossimi anni. Ma quanto costeranno questi nuovi robot umanoidi?:

«Attualmente il prezzo è molto alto, intorno ai 300mila euro, ma dovrebbe accadere per i robot quello che è successo per i cellulari ed il loro prezzo dovrebbe scendere intorno ai 10mila euro, più o meno come un’utilitaria». In sintesi, dunque, ci avviamo verso una società in cui molti lavori saranno svolti dai robot a scapito di noi, poveri esseri umani: «Gli uomini avranno sempre un ruolo preminente; continueranno ad esserci ingegneri e filosofi mentre altre professioni potrebbero essere ridimensionate. Tra una ventina d’anni, per esempio, gli avvocati potrebbero sparire sostituiti da intelligenze artificiali». G. Col.

Strumenti per limitare il potere dei giganti del web Il prossimo incontro Martedì 5 giugno in Camera di commercio Robert Bray parlerà sulle nuove regole Peggio del FarWest, niente regole e grandi potentati digitali che tutto possono e vogliono. Si è detto il peggio sulla mancanza di leggi sovranazionali per imbrigliare una rivoluzione digitale troppo veloce in questa rassegna delle Primavere dedicate alla “Critica della Ragion digitale” e critica è stata, ra-

gionata, ponderata e competente. Martedì prossimo, 5 giugno, all’auditorium della Camera di commercio di Lecco, ore 20.45, ultimo appuntamento - come sempre gratuito, prenotazioni su leprimavere.laprovincia.it con Robert Bray responsabile della legislazione del copyright al Parlamento Europeo dove ha lavorato dal 1997 al 2017. L’ultimo incarico di Robert Bray è stato quello di Capo del segretariato della Commissione giuridica. È stato responsabile della legislazione in tema di copyright per

Martedì il finale delle Primavere

le società di informazione e per l’e-commerce, oltre che della brevettabilità di computer o invenzioni. Il dialogo sarà con Filippo Pretolani consulente di comunicazione aziendale, si occupa soprattutto di strategie attraverso i social e di gestione della presenza online. La sua prospettiva non è solo tecnologica: il suo interesse è il cambiamento, l’evoluzione degli esseri umani. Insieme a loro i giornalisti Diego Minonzio, direttore de La Provincia e Vittorio Colombo, responsabile dell’edizione di

Lecco. A tema l’impossibile: dare regole a un futuro che già abitiamo. Eppure non siamo all’anno zero della legislazione per il digitale. La legge per la protezione dei dati, in vigore da una settimana, interviene su uno degli aspetti più delicati che riguardano i diritti della persona. La produzione massiccia, esponenziale dei big data e il loro utilizzo da parte dei grandi player della tecnologia in un regime di semi monopolio faceva temere il peggio, dove l’uso dei dati personali a fini pubblicitari rappresenta solo uno degli aspetti del problema e

il rischio è quello di lasciar accumulare un potere così esteso da essere capace di orientare le scelte dei cittadini. Ora la protezione dati, nuovo regolamento dell’Unione europea, è uno strumento che consente di governare il cambiamento verso la nuova era nel rispetto della libertà personale. Si è voluto e saputo adeguare il diritto alla nuova realtà, inimmaginabile fino a poco tempo fa. Lo ha spiegato Antonello Soro, presidente del Garante per la protezione dei dati personali. M. Gis.

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