Page 1

Organo dell’Associazione Serra International Italia • Rivista trimestrale • n.108 Settembre 2007

Per sostenere le vocazioni sacerdotali

all’interno 4 ® Essere cristiani oggi in Iraq

7 ® The year ahead (l’anno che ci sta innanzi)

8 ® Cesare Gambardella Presidente eletto di Serra International

11 ® Perché nessuno dimentichi

12 ® Il declino del matrimonio come dono

14 ® Con ottimismo sulle orme del “padre” del Serra ungherese

Poste Italiane - Spedizione in abbonamento postale art. 2 comma 20/c L. 662/96 - DCB Sicilia 2003

In caso di mancato recapito rinviare all’Ufficio Poste e Telecomunicazioni di Palermo C.M.P. detentore del conto per restituire al mittente che s’impegna a pagare la relativa tassa


II trimestre 2007 (XXXI) - Giugno 2007

n. 107

Editoriale (Cesare Gambardella)

◆ Dialogo tra fede e ragione... (S. Ecc. Mons. G. Merisi)

◆ Il Cantiere del Progetto Culturale (F. Lalli)

◆ La famiglia, scuola di santità (M. Crovara)

◆ Che senso ha appartenere al Serra (Don Ezio Morosi) ◆ Una laude allo Spirito Santo (V. Dabizzi) ◆ In punta di piedi (Don Ezio Morosi)

◆ In principio era il Verbo... (L. Cardilli)

SOMMARIO

Pag. 3 »

»

4

8

» 10

» 12

» 13 » 15

» 16

◆ La nuova sede romana di Serra International (G. Novelli) » 18

◆ Intervista a... P. Boschetto (G. Bregolin)

◆ Un concorso riservato ai soli serrani (B. Piovesan)

◆ Al via il corso di comuncazione del serrano

RUBRICHE Leggere il tempo (G. Savagnone) Recensioni

CRONACHE DEI CLUB E DEI DISTRETTI

Distretto 68 L’Aquila 444: Assemblea di fine anno

Distretti 69-70 Congresso Interdistrettuale

Distretto 69 Acqui 690: Acqui premia i vincitori del concorso

Distretto 70 Genova Nervi 476: Partecipazione alla GMPV Genova Nervi 476: Premiazione del concorso scolastico

» 20

» 22

» 24

» 14 » 25 pag. 26 » 27

» 27

» 28 » 29

Editore Presidente p.t. del CNIS: Benito Piovesan Direttore Responsabile Giulia Sommariva Redazione Renato Vadalà

Segreteria di redazione c/o Renato Vadalà Via Principe di Belmonte, 78 - 90139 Palermo

Comitato di Direzione Presidente del CNIS, Trustees e Coordinatori delle Comissioni (Vocazioni, Programmi, Soci ed Estensione, Comunicazioni) in carica Redattori distrettuali (Si veda il «Bellringers»)

Stampa Luxograph s.r.l. - Palermo - tel. fax 091 546543 (e-mail: info@luxograph.it)

Registrato presso il Tribunale di Palermo n. 1/2005 Spedizione Abbonamento Postale Gr. IV / Pubblicità inferiore 50%

In copertina: L’abside del Duomo di Monreale con lo stupendo mosaico raffigurante la figura del Cristo Pantocratore.

Distretto 71 Livorno 486: Maria, madre delle vocazioni, prega per noi » 30 Firenze 512: Serra e Rotary commemorano Mons. Tagliaferri » 31 Cascina 573: Giampiero Ricci ci ha lasciato » 31 Distretto 72 Roma 304: Ricordo di Carlo Alberto Ciocci Latina 420: La mente di S. Agostino nella città di Dio Latina 420: La tua vita per la sinfonia del si Aversa 1002: La laude della passione

Distretto 73 Incontro distrettuale ad Altamura Incontro distrettuale a Potenza Matera 463: Celebrata la GMPV

Distretto 76 Interclub Ferrara e Pomposa Bologna 481: In ricordo di un protagonista Rubicone 569: Tre religioni: un unico Dio

Distretto 77 Catania 717: Premiazione del concorso scolastico Catania 717: Il Serra alla Veglia di Pentecoste Caltanissetta 729: Concorso scolastico

» » » »

32 33 33 34

» 34 » 35 » 36

» 37 » 37 » 38 » 39 » 40 » 41

Distretto 78 Congresso distrettuale a Trieste per i 30 anni del club Padova 591: Conclusione dell’anno sociale

» 41 » 42

Distretto 171 A Perugia il Serra Day Siena 555: Il club incontra... Siena 555: Un organo storico per un concerto serrano Montepulciano 777: Concorso scolastico Arezzo 887: Il serra sponsorizza il concerto di Pasqua

» » » » »

Distretto 170 (Croazia) A Zagabria il 3° Consiglio Distrettuale

Norme essenziali per redattori e collaboratori

» 43 44 45 46 47 47

1. Inviare il materiale per la stampa entro il 5 dicembre 2007 e non oltre tale data. 2. Inviare i contributi all’e-mail sotto indicata. 3. Inviare foto molto chiare con soggetti inquadrati da vicino. I Redattori distrettuali, i Collaboratori ed i Vice Presidenti di Club responsabili delle comunicazioni sono pregati di attivarsi per l’inoltro di brevi cronache relative alle attività svolte dai Club e dai Distretti alla Segreteria di redazione c/o Renato Vadalà Via Principe di Belmonte, 78 90139 Palermo Tel. 091 331014 - Fax 091 6251622 E-mail: renatovadala@libero.it


L

EDITORIALE

pag. 3

Il Serra è bello ed impegnativo

a designazione di Cesare Gambardella a Presidente Internazionale Eletto lo ha spinto a rileggere la propria vita, in particolare quella serrana, e subito ne ha individuato un valore: l’amicizia. È proprio questo sentimento è stato il tema dell’editoriale pubblicato nel precedente numero de Il Serrano. La rilettura della propria vita rappresenta per un dirigente una dimostrazione di coscienza e di impegno, perché dalla storia passata si possono trarre importanti spunti programmatici. Molto importanti sono infatti i progetti che hanno avuto successo, ma i maggiori insegnamenti possono derivare proprio dagli insuccessi, dai fallimenti, dalle cose andate male; non sempre i successi si ripetono, perché al loro risultato concorrono varie situazioni favorevoli, mentre gli insuccessi mostrano con spietatezza le falle organizzative e l’impreparazione umana. L’atteggiamento di Cesare dimostra che egli non ha mai considerato la designazione come un premio per la sua pluriennale attività nell’ambito del Board, ma l’ha considerata una chiamata ad una responsabilità e ad un impegno a far progredire il Serra International. D’altro canto, responsabilità ed impegno sono state una costante per Cesare. Un esempio di tali qualità è stata la risposta positiva alla proposta di Vittorio Dabizzi di dirigere Il Serrano. La rivista ha vissuto momenti drammatici dopo le dimissioni di Walter Capezzali e Cesare l’ha portata ad un notevole livello qualitativo, in grado di far ben figurare il Serra italiano presso i lettori, siano essi serrani o meno. E proprio la sua coscienza, la sua capacità ed il suo impegno hanno spinto Cesare a lasciare Il Serrano; non si possono svolgere ad alto livello molti impegni contemporaneamente. A malincuore, lo ringraziamo per questo suo atto di coscienza, certi di averlo tra noi appena cessato l’impegno presso il Board. Sarà dovere di tutti adoperarsi per mantenere ad alto livello la rivista, certi di aver comunque Cesare come collaboratore. Porgo ora il benvenuto a Giulia Sommaria del Serra Club di Palermo, che ha accettato senza indugio di dirigere la rivista. La ringrazio per la sua generosità e le assicuro non solo la mia collaborazione, ma anche quella di molti altri e più validi Serrani. Benito Piovesan

Q

Presente ma... nell’ombra

uesto numero del Serrano registra una novità nella vita della rivista, la presenza di un nuovo direttore responsabile che sostituisce temporaneamente Cesare Gambardella, chiamato al prestigioso incarico di Presidente Internazionale del Serra Club. L’invito mi ha colto di sorpresa, sono appena entrata nelle fila del Serra Club di Palermo e confesso di sentirmi una presenza ancora ‘forestiera’, sicuramente estranea alla vita, alle problematiche, alla spiritualità del Serra. Tuttavia, mi è stato diffìcile rifiutare cosicché nell’assumere tale incarico ho fatto presente alcune riserve che in questa sede tengo ad ‘ufficializzare”. Ho alle spalle quaranta anni di iscrizione all’Ordine dei Giornalisti, nel frattempo ho diretto l’Ufficio Stampa dell’Ente Provinciale per il Turismo di Palermo ma, a parte questo incarico professionale, i miei veri interessi hanno trovato inesauribile campo di indagine e divulgazione in Palermo e nella Sicilia, concentrati sull’arte, la storia, l’antropologia e la cultura in genere, nei suoi variegati risvolti. Più recentemente, mi sono dedicata con maggiore tempo ed impegno alla saggistica, privilegiando i miei autentici interessi da sempre coltivati, ricerche storiografiche e archivistiche sfociate in varie pubblicazioni che hanno visto luce nel corso degli ultimi dieci anni. Interessi ben definiti, quindi, molto lontani dai problemi sociali, etici e teologici che così vivacemente dibatte questa rivista ed io, riconoscendo i miei limiti, ammetto di conoscere solo superficialmente, a livello di una normale informazione. Per questo motivo l’invito rivoltomi ha suscitato in me un senso di sorpresa ed anche di inadeguatezza: ho accettato, come si dice, ‘per dare una mano’, per traghettare il Serrano nei due anni in cui Gambardella sarà impegnato ad espletare il nuovo mandato. È lui la persona giusta, la ‘voce‘ carismatica di questa rivista: la sua esperienza, l’attività da tanti anni svolta sul campo, le relazioni sociali, la conoscenza dei problemi di attualità da sempre dibattuti da questa rivista, originale ed inconfondibile connotazione della stessa .... Ne consegue che, volente o nolente, la mia presenza in questo ambito risulterà puramente formale, sostituita dall’impegno e dalle specifiche competenze di un validissimo staff di collaboratori, dal momento che per me è impossibile cambiare rotta da un giorno all’altro, e comunque è già troppo tardi. A loro, dunque, il compito di portare avanti la rivista procedendo lungo il giusto binario, affiancati dal nuovo comitato di redazione che si è messo al lavoro per imprimere alla rivista il nuovo imput richiesto da questa rinnovata fase di vita. Il dopo Gambardella è tutto nelle sue mani, io ne resterò ai margini, nell’ombra: proprio per richiamarmi al titolo del mio libro più recente che verrà consegnato alle stampe contemporaneamente all’uscita del prossimo numero del Serrano, sotto il titolo di “Palermo, cento chiese nell’ombra”. A tutto il corpo redazionale rivolgo augurio di buon lavoro e un saluto cordiale ai soci del Serra. Giulia Sommariva


pag. 4

ATTUALITÀ

Essere cristiani oggi in Iraq Il radicalismo vissuto oggi da alcuni paesi musulmani si traduce nella preoccupazione di vedere nella democrazia il nemico del Corano, considerato verità assoluta e indiscutibile

Q

S. Ecc. Mons. Mikhael Al-Jamil*

ualcuno ha definito l’Iraq “terra del paradiso”, dove Dio accese la scintilla della vita umana. Terra di Adamo dunque, ma anche del diluvio universale, terra del patriarca Abramo, terra della prima legge morale. Nel corso dei secoli fu terra di conquista: gli Accadi, i Sumeri, i Babilonesi, gli Assiri ed i Greci conquistarono la Mesopotamia, per cederla alla fine al dominio dei Romani. Il messaggio evangelico trovò terra fertile fin dai primi decenni dell’era cristiana. Da allora il cristianesimo è cresciuto e si è sviluppato a macchia d’olio fino al culmine raggiunto nel sec. VI. Ai cristiani nativi dell’Iraq si aggiunsero i cristiani delle tribù dei Najraniti e Taglibiti, cacciati dalla penisola araba e trovando rifugio in Iraq nel territorio di Kufa. Secondo l’insegnamento di Maometto infatti “due religioni non possono convivere sulla stessa terra”. Nell’anno 633 l’Islam conquistò l’Iraq, costringendo la Chiesa ad un irrefrenabile declino. Tuttavia, al tempo dei Califfi Abbasiti (sec. VIII-XII) i cristiani saranno testimoni di un uno sviluppo culturale eccezionale. Sono cristiani i fondatori e i gestori dell’Università “La Sapienza” di Baghdad, considerata la prima università del mondo. Furono i cristiani ad insegnare al nuovo regime arabomusulmano gli elementi culturali di base: la filosofia, l’astronomia, la fisica e la medicina. Nonostante questo furono costantemente considerati “dimmi”: coloro che non hanno diritti nella civiltà islamica. Tale condizione di sottomissione determinò uno sforzo da parte dei seguaci di Cristo al fine di superare lo stato di inferiorità con un ulteriore salto di qualità nell’approfondimento della cultura. In questo modo riuscirono ad essere relativamente rispettati. Ma anche il loro coraggioso comportamento di coerenza con la fede, vissuta con coraggio e senza vergogna, fu motivo di ammirazione da parte dell’Islam, che, in linea di principio, rispetta ogni uomo coraggioso e coerente nel suo impegno di testimonianza religiosa.

Va detto altresì che l’Islam vissuto dalle popolazioni arabe si dimostra più moderato e tollerante dell’Islam dei non Arabi (Persiani, Turchi e Berberi del NordAfrica), laddove la cristianità è stata pressoché completamente azzerata, con milioni di martiri. In questi ultimi tempi, con l’indebolimento della forza politica araba e, atteso il fatto che nell’Islam politica e religione, di fatto, coincidono, sono i musulmani non arabi a prendere le redini dell’Islam. Ne consegue che sono cresciuti il radicalismo ed il terrorismo. Al fine di creare un nuovo impero persiano, l’influenza politico-religiosa degli iraniani e dei loro alleati fa oggi di tutto per dominare l’Iraq del dopo Saddam, con l’appoggio di vari regimi e paesi musulmani del Medio-Oriente e del Nord-Africa. In fondo, il radicalismo vissuto oggi da alcuni paesi musulmani è la risultante della loro preoccupazione di vedere nella democrazia il nemico del Corano, considerato verità assoluta ed indiscutibile. Il terrorismo sarebbe allora, e secondo i menzionati radicalismi, una soluzione efficace per difendere e per propagare l’Islam. Tali paesi musulmani, sostenitori del fanatismo, sono gli stessi dai quali la cristianità è stata soffocata nella propria terra da quasi un millennio. Il terrorismo in Iraq non ha radici locali, bensì è stato esportato da paesi musulmani fanatici dove la cristianità fu di fatto soffocata da secoli. Ne consegue che i cristiani in Iraq vivono oggi una situazione drammatica: il terrorismo islamico li costringe a farsi musulmani o a fuggire, se non peggio: a subire la morte. Tale comportamento non è mai stato usuale tra i musulmani iracheni. Le minacce continue degli ultimi anni hanno una matrice straniera. L’auspicio, sovente richiamato anche da Papa Benedetto XVI, è che l’Iraq ritrovi a tempi brevi la sua pace interna, che sarà garanzia di pace e di sicurezza anche per la comunità cristiana locale. * Arcivescovo titolare di Takrit dei Siri. Procuratore del Patriarcato di Antiochia


SPECIALE CONVENTION ATLANTA

pag. 5

Amo il sacerdozio, amo l’Eucarestia

I

Sintesi del discorso del Presidente Internazionale uscente Bob Wright, per l’apertura della Convention di Atlanta

l mio anno di cammino è iniziato l’anno scorso al banchetto di Spokane. Quest’anno attraverso le mie esperienze come vostro Presidente internazionale mi si è accresciuto ancora più profondamente l’amore per il sacerdozio e l’Eucarestia. In quest’anno appena trascorso ho avuto il privilegio di servire come Presidente del Serra e di rappresentare ciascuno di voi e i vostri Serra club, allorché ho visitato i serrani di tutto il mondo; Kitty ed io letteralmente abbiamo viaggiato intorno al mondo; così io ho sperimentato veramente il Serra, la gente, i luoghi e i programmi. Quest’anno mi ha dato l’opportunità di crescere spiritualmente ma anche di verificare l’estensione del Serra nei quattro angoli del mondo. Dovunque

andavamo i serrani ci accoglievano e ci ricoprivano di una ricca ospitalità, condividevamo le loro case, le loro Chiese e i loro cuori, e insieme il loro amore per il Serra, il sacerdozio, la vita consacrata. Grazie a ciascuno di loro. Tutti noi serrani siamo separati da chilometri, lingue, costumi e clima; comunque noi tutti siamo uniti dal nostro proposito di promuovere e affermare le vocazioni al sacerdozio ministeriale e alla vita religiosa consacrata. Girando il mondo ho verificato che il Serra è veramente: un globale apostolato laico per le vocazioni. Proprio come la Chiesa è universale io capisco che il Serra è globale, noi dobbiamo rimanere uniti come organizzazione se dobbiamo essere efficaci come braccio operativo per le vocazioni della Chiesa. Noi abbiamo bisogno di estendere il nostro lavoro formando nuovi club e accogliendo nuovi membri e dobbiamo raggiungere qualsiasi Diocesi in ogni Paese del mondo. C’è inoltre la necessità di allungare i nostri elenchi di associati con uomini e donne più giovani. Il Serra gode di una affiliazione molte forte con la S. Sede. La S. Sede riconosce il Serra come il braccio della Chiesa. Questo braccio congiunge la S. Sede ai Vescovi ed alle diocesi di tutto il mondo. Comunque noi abbiamo bisogno di diffondere il Serra in quelle aree dove il Serra non esiste e di avere serrani che sostengono i preti ed i seminiaristi nei loro ministeri e studi in ogni parte del mondo.


pag. 6

Frase

SPECIALE CONVENTION ATLANTA

A tal fine dobbiamo continuare a lavorare con i nostri Vescovi. In uno dei nostri incontri di ottobre con il Cardinale Grockolewski, l’International Board del Serra è venuto a conoscenza che la S. Sede sa che i serrani in tutto il mondo sono efficaci nel promuovere le vocazioni; loro hanno saputo questo dai racconti che i Vescovi hanno fatto al S. Padre quando questi effettuano la visita “ad limina”. Quest’anno mentre ero a Roma, P. Francis Bonnici, che è il Direttore della Pontificia Opera Vocazioni (POVE) ha invitato noi con i membri del suo staff nella loro quotidiana adorazione Eucaristica ed ha celebrato la S. Messa giornaliera per noi in una delle cripte sotto la Basilica di S. Pietro. In questa visita a Roma abbiamo avuto anche l’udienza papale nella piazza di S. Pietro ed è stato lì che ho sentito il S. Padre, Benedetto XVI, che ha dato il benvenuto ed ha lodato il Board del Serra ed il lavoro del Serra per le vocazioni in tutto il mondo. Ci ha benedetto, e benediceva tutti i serrani che noi avremmo incontrato nei nostri viaggi. I serrani lavorano con il loro Vescovi e con i Direttori dei centri vocazionali. II grande scopo del Serra è di essere efficace a livello diocesano e le attività del Serra devono raggiungere la gente nelle diocesi e nelle parrocchie. I Serrani confidano nella preghiera e specialmente nell’adorazione Eucaristica. Quest’anno avevo programmato e sperato d’implementare un programma che avrebbe incoraggiato i serrani ad essere più visibili ed identificabili mentre fanno il nostro lavoro per le vocazioni attraverso le nostre preghiere, la S. Messa e l’adorazione Eucaristica. Sfortunatamente, altri impegni del Serra non mi hanno concesso il tempo di sviluppare un programma formale. Che ne pensate di un’ora santa per il S. Padre, per i Vescovi, i sacerdoti, religiosi consacrati e seminaristi? Dovremmo invitare anche non ser-

rani a parteciparvi con noi. Molte consuetudini locali prevedono le ore sante il giovedì perché è il giorno in cui il sacerdozio fu istituito e la prima Messa fu offerta. I serrani sono devoti a Maria, Madre delle vocazioni. Molti ricorderanno il nostro past President Giovanni Novelli che è morto alcune settimane fa. Lui era molto legato al Serra ed al lavoro delle vocazioni. Ma fu attraverso la sua gentile insistenza che parecchi anni fa la S. Sede diede il permesso al Serra d’invocare Maria attraverso la nostra preghiera, Maria, Madre delle vocazioni prega per noi. L’anno scorso a Spokane ho dato a ciascuno congressista una posta del Rosario; io ne tengo uno sempre in tasca e ogni volta che metto le mani in tasca mi ricorda di dire un’Ave Maria per le vocazioni. Ho ancora il sogno che un giorno ci sarà un’Ave Maria detta per le vocazioni ogni minuto in quache parte del mondo. Noi dobbiamo presentare la luce di Cristo al mondo pregando il Signore delle messi come Gesù stesso ci ha detto di fare: pregate il Signore delle messi perché mandi lavoratori nella Sua messe. Lasciatemi condividere le parole di Papa Benedetto XVI tratte dalle sue recenti affermazioni per la giornata mondiale dei giovani 2008: “vorrei aggiungere una parola sull’Eucarestia. Per far crescere la nostra vita cristiana abbiamo bisogno di essere nutriti dal corpo e sangue di Cristo ...sorgente e apice della vita della Chiesa. L’Eucarestia è una perpetua Pentecoste dato che ogni volta che celebriamo la S. Messa riceviamolo Spirito Santo che ci unisce più profondamente a Cristo e ci trasforma in Lui”. Grazie per tutte le vostre preghiere, l’amore ed il sostegno di quest’anno. Spero che insieme abbiamo fatto qualcosa di positivo nel Serra. Madre, Madre delle vocazioni, prega per noi.


SPECIALE CONVENTION ATLANTA

pag. 7

The year ahead (l’anno che ci sta innanzi) Sintesi del discorso di accettazione del nuovo Presidente Internazionale Lloyd P. Crockett

Vostre Eminenze, Rev.mi Vescovi, Rev.di Padri, beamate Sorelle, fratelli e sorelle nel Serra.

Grazie per questo onore. Mi sento onorato e nello stesso tempo umile per essere scelto come nuovo Presidente del Serra internazionale e voglio che il mio primo atto ufficiale sia l’aggiunta di due nuove parole al vocabolario ufficiale serrano. La prima è: “y’ol” (tutti voi). La seconda è yonder” (avanti, lontano). Per mettere queste parole nel contesto appropriato – se noi fossimo stati abbastanza fortunati che il padre Serra fosse nato in questa parte del Paese, ci avrebbe detto: “ora, voi tutti non voltatevi indietro, perché noi siano andando avanti, laggiù!”

L’ANNO CHE CI STA DAVANTI. L’anno serrano che cominciamo sarà un periodo di impegno del nuovo Board, ma noi avremo soltanto una priorità: risolvere i problemi che abbiamo di fronte e risolverli in modo pacifico; avremo bisogno del vostro aiuto per fare questo. I delegati di Spokane proposero una mozione, che il Board accettò, affinché iniziasse tra i Consigli Nazionali un dialogo sulla futura struttura del Serra. Questa sera posso dirvi che progressi sono stati fatti, grazie alle molte preghiere ed all’impegno di molti Serrani; il dialogo è incominciato ma non è finito. Il dialogo continuerà! A questo scopo convocherò i rappresentanti dei Consigli ad un incontro da tenersi alla fine di novembre o all’inizio di dicembre, dopo che i convegni di autunno siano completati. Il compito è di edificare sulle fondamenta già poste e proporre raccomandazioni al Board of Trustees sul futuro del Serra. Per facilitare questo incontro ho il piacere di annunciare che l’arcivescovo Elden Curtiss di Omaha è d’accordo di servire come moderatore e facilitatore. Noi faremo attenzione al saggio consiglio del Card. Rigali di procedere “lentamente e serenamente” e questo gruppo sarà incaricato di fare raccomandazioni che rappresentano quanto di meglio per il Serra, quanto di meglio per la nostra Chiesa e quanto di meglio per i nostri Vescovi dei quali siamo al servizio. Mentre il dialogo continua, il vostro Consiglio sarà impegnato a fare il lavoro proprio del Serra: promuovere le vocazioni, accrescere il numero dei soci,.migliorare le comunicazioni, e migliorare i programmi interni.

Mentre cominciamo questo viaggio, ricordiamoci che siamo tutti Serrani, dediti ad una nobile causa. Non c’è un lato giusto o un lato sbagliato nelle istanze che ci stanno davanti. Ci sono Serrani leali e impegnati da entrambe le parti di queste istanze ed è nostra responsabilità e dovere raggiungere gli uni e gli altri con la mano dell’amicizia e dire: “ora, venite e ragioniamo assieme”, mai dimenticando che noi abbiamo di gran lunga più cose che ci uniscono che cose che ci dividono. Cosicché alla fine di questo viaggio, i futuri Serrani guarderanno indietro e diranno: “Grazie, grazie per essere venuti assieme e per aver costruito un Serra più forte e più unito per l’indomani”. Io mi impegno davanti a voi, questa sera, a lavorare con tutte le mie forze e con tutto il mio cuore per trasformare questo sogno in realtà. Con la buona grazia di Dio e con l’aiuto della nostra Benedetta madre, San Giuseppe e del Beato Junipero Serra, noi non possiamo fallire e non falliremo! Fatemi concludere con il chiedervi di ricordare due cose: 1) Ricordate che noi siamo un solo Serra sotto un’unica Chiesa. Veniamo da 40 Paesi, ma un solo Serra sotto una sola Chiesa. 2) Ricordate, mentre noi lasciamo questo banchetto e iniziamo il nostro viaggio, le famose parole del nostro Patrono: “Ora voi tutti non voltatevi indietro perché noi stiamo andando lontano!” Grazie, Dio benedica il Serra.


pag. 8

SPECIALE CONVENTION ATLANTA

Cesare Gambardella Presidente eletto di Serra International Gambardella saprà fare onore al Serra italiano e questi lo sosterrà, lo incoraggierà, gli saprà dare la carica necessaria per far fronte ai nuovi e gravosi impegni in un periodo di forte trasformazione

O

Emilio Artiglieri*

gni Convention serrana, come si sa, è composta da due momenti, uno, per così dire, organizzativo, istituzionale, in cui si definiscono le linee di sviluppo del nostro Movimento e si eleggono i soggetti chiamati ad assumere responsabilità a livello internazionale, ed uno di carattere culturale e religioso, in cui si approfondiscono temi legati alla cultura cattolica e, più in particolare, alle finalità Serrane. Per chi partecipa dall’interno del Board si tratta di una duplice esperienza ugualmente affascinante. Non si può non rimanere, infatti, favorevolmente impressionati dall’ordine e dalla competenza che caratterizzano i lavori del Consiglio, sia di quello uscente, a cui ho partecipato come osservatore, e che si è tenuto il 7 agosto, sia di quello entrante, svoltosi alla fine della Convention, il successivo 13 agosto. Ci si trova davvero in un organismo internazionale di cui fanno parte Serrani provenienti dai diversi continenti, dal Nord America, dal Sud America, dall’Asia, dall’Africa, dall’Europa: tutti uniti dalla comune fede cattolica, dalla comune amicizia nei confronti dei sacer-

Bob Wright, Lloyd P. Crockett e Cesare Gambardella

Al centro: Ines Trucchi e Don Cattaneo, Cappellano di Genova Pegli

doti e dei consacrati, nonché dalla comune passione per le vocazioni. Nonostante le obiettive difficoltà linguistiche, si riesce ugualmente a provare un senso di “cattolicità”, come in un abbraccio spirituale che permette di superare, nel nome dei valori condivisi, le inevitabili differenze, non solo linguistiche, ma di cultura, di formazione, di modo di pensare. Aiuta la coesione quell’ordine a cui ho accennato e che fa sì che i lavori del Consiglio si svolgano nel rispetto di una rigorosa procedura, che assomiglia a quelle degli Organismi rappresentativi delle grandi democrazie anglosassone ed americana. La forma non “ingessa” il dibattito, ma lo controlla, lo guida, lo rende utile ed efficace. Certamente non sono mancati i motivi di discussione relativi a quello che è definito un piano di “ristrutturazione” del Serra, piano che vede distinti due orientamenti, uno che tende ad una più spiccata internazionalizzazione del nostro Movimento, ed un altro più attento a custodire le origini Nord-Americane. In questa sede non possiamo entrare nel dettaglio di queste diverse visioni, ma credo che sia importante sottolineare come, in ogni caso, il Serra, nel nostro mondo


pag. 9

SPECIALE CONVENTION ATLANTA

globalizzato, si avvii ad assumere sempre maggiori responsabilità di tipo “missionario”, nel senso di una più diffusa estensione in tutto il mondo, e pertanto di un più forte coinvolgimento nelle diverse realtà ecclesiali che compongono l’orbe cattolico, pur mantenendo la sostanziale unità. È davvero una sfida “epocale”, che pone la nostra Associazione all’avanguardia di una rinascita cristiana soprattutto nei paesi finora svantaggiati, rinascita che, sulla scia dei grandi Pontificati di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, non potrà non produrre effetti benefici anche sulle nostre società secolarizzate. Nel nome del missionario Padre Serra, anche la nostra Associazione, nelle sue diverse articolazioni territoriali, è chiamata ad “uscire” dai propri ristretti confini per diffondere il proprio carisma in quelle regioni in cui ancora non è conosciuto e dove magari più forte se ne sente la necessità. Non si pensi che si tratti di discorsi teorici o di concetti astratti: nel tempo tutti ne potremo vedere le ricadute concrete. Mi piace dire che il Serra Italiano, con la sua attenzione ai paesi dell’Europa dell’Est, da tempo coltiva questi ideali e si trova quindi in una posizione forse privilegiata per comprendere e sostenere il cambiamento. A questi dibattiti si alternano altre occasioni istituzionali, tra cui, come si è accennato, l’elezione formale dei membri del Board e soprattutto del Comitato Esecutivo. Ad Atlanta abbiamo avuto l’elezione del “Presidente eletto” nella persona del nostro Cesare Gambardella. Più volte ho avuto modo di dire che si tratta di un evento importante per il Serra Italiano, in quanto, a distanza di pochi anni dalla presidenza del compianto Giovanni Novelli, un altro italiano è chiamato alla massima responsabilità del nostro organismo associativo. Siamo sicuri che Cesare saprà fare onore al Serra Italiano e ci auguriamo che il Serra Italiano lo sostenga,

Affonso Iannone presenta la Convention di Aguas de Lindoia (Brasile)

Emilio Artiglieri, Cesare Gambardella e Alberto Pietra

lo incoraggi, gli sappia dare quella carica necessaria per far fronte ai nuovi e gravosi impegni di presidenza in un periodo di forte trasformazione. Un’occasione per dimostrare la nostra vicinanza a Cesare sarà quella della prossima Convention, in Brasile, quando egli entrerà nella pienezza della sua carica: di fronte al Serra di tutto il mondo, i serrani italiani non potranno mancare di testimoniare la loro calorosa amicizia nei confronti di uno di loro, che inizia un servizio così pesante. Ed infine, ma non per ultima, viene la parte culturale e religiosa, fatta di liturgie ben curate e partecipate, e di conferenze, tra cui quelle di tre Cardinali, S. Em. Justin Rigali, Consulente Episcopale di Serra International, S. Em. Marc Oullet, Arcivescovo del Quebec e di S. Em. Juan Sandoval, Arcivescovo di Guadalajara. Il fatto che si tratti di tre presuli di lingue diverse (inglese, francese e spagnolo) è espressione proprio di quel senso di universalità che sempre più caratterizza il nostro Serra. Il tema di quest’anno era “Faith of the Family”, ossia un tema che il Serra italiano ben conosce e intorno al quale si era tenuto anche il nostro Congresso di Loreto. Accanto alle principali relazioni dei Cardinali, abbiamo avuto altri importanti interventi di personaggi della cultura cattolica americana, il tutto coordinato da un brillante giornalista, Raymondo Arroyo, che ha ben saputo animare anche le nostre serate. Insomma, la Convention è davvero un momento unico di crescita per ogni Serrano che vi partecipi e soprattutto costituisce un modello sia di efficiente operatività, sia di formazione, quest’ultima ispirata a criteri di interesse, eccellenza, utilità per la nostra missione di laici nel mondo, modello che dovrebbe essere ripetuto ad ogni livello di vita serrana. * Trustee del Board di Serra International


pag. 10

SPECIALE CONVENTION ATLANTA

Chi è?

Gambardella con la consorte Irene

C

esare Gambardella è ben conosciuto nell’ambiente serrano per cui non necessiterebbe di presentazioni, ma qualche scarna notizia di quelle che si leggono nei “curriculum” potrà maggiormente chiarire la figura di Cesare, la sua testimonianza e il suo mantener fede agli impegni. Molti club italiani, e in verità non solo questi, hanno avuto modo di ascoltare ed apprezzare Gambardella che è stato il Presidente del CNIS che abbia viaggiato di più per partecipare alla vita dei Club e dei Distretti e l’unico italiano (sebbene sia il terzo italiano eletto Presidente internazionale) che ha percorso, in progressione, i vari gradi dirigenziali serrani fino alla Presidenza internazionale. Nato a Palermo il 13 ottobre 1940 da genitori campani (il padre Gaetano Gambardella Forziati di Amalfi e la madre Sofia dé Liguori di Napoli). È sposato dal 1968 con Irene Savagnone Urso ed ha due figli Marina e Marco. Quest’ultimo, ingegnere elettronico, è sposato con Viviana Meli. Ha compiuto gli studi a Palermo dove ha conseguito la maturità classica nel 1958 presso il Liceo Garibaldi e si è successivamente iscritto alla Facoltà di Ingegneria Elettrotecnica; nel corso degli studi è stato chiamato a Torino dalla Società Reale Mutua di Assicurazioni a ricoprire il ruolo di responsabile del settore tecnico industriale per l’Italia meridionale. Dal 1982 è stato Agente Capo Procuratore della stessa Società per Palermo; adesso in pensione continua a prestare la sua esperienza come consulente. Dal 1983 è socio dei Rotary Club di Palermo del cui Consiglio Direttivo ha più volte fatto parte con vari incarichi. Dal 2003 fa parte dell’Ordine Equestre del S.Sepolcro di Gerusalemme col grado attuale di commendatore. È socio del Serra Club di Palermo dove ha ricoperto il ruolo di Presidente del Club negli anni 96-97, 97-98 e 98-99- è stato Governatore del Distretto Sicilia - Calabria nell’anno 2000-2001; è stato Presidente dei Consiglio Nazionale Italiano negli anni 2002-2003 e 2003-2004. Negli anni 2003-2004 e 2004-2005 ha fatto parte della Commissione Nomine di Serra Intemational nel cui Board ha ricoperto gli incarichi di Trustee nell’anno 2005-2006 e di Vice Presidente Vocazioni nell’anno 2006-2007. Dal 2002 si è occupato della pubblicazione della rivista “il serrano”, diventandone successivamente Direttore Responsabile. Nel campo del volontariato ha prestato la sua opera in diversi settori: – da quasi trenta anni si occupa di una Cooperativa Sociale di giovani disabili di cui è stato anche Presidente; – da quasi trenta anni è membro dell’ UNITALSI prestando la sua opera in occasione dei viaggi che questa associazione organizza per accompagnare pellegrini e malati a Lourdes; – da circa venti anni è Titolare della Hospitalitè Notre Dame de Lourdes e presta periodicamente la sua attività per questa associazione. Per diversi anni è stato membro sia del Consiglio Pastorale che del Consiglio di amministrazione della Parrocchia di S. Michele Arcangelo a Palermo. È membro del Consiglio di amministrazione del Seminario Arcivescovile di Palermo


pag. 11

ATTUALITÀ

Perché nessuno dimentichi

D

La storia di un perdono e di una straordinaria intercessione mariana

La lapide posta nel pavimento del Pronto Soccorso in Vaticano

al 13 maggio 2006, una lapide in marmo ricorda, in piazza S. Pietro, il punto esatto in cui venticinque anni or sono, precisamente il 13 maggio 1981, il Servo di Dio Giovanni Paolo II, fu gravemente ferito dai colpi di pistola sparati da Alì Agca, il 22.enne turco, dai mandanti misteriosi. A quell’evento, che consegnò alla memoria collettiva, l’incredibile sequenza di un Papa ferito a morte, si legarono successivamente, la storia di un perdono e di una straordinaria intercessione mariana, alla quale Giovanni Paolo II, attribuì sempre, la propria salvezza. Il Consiglio nazionale di Serra Italia, nella persona dell’allora Presidente, Dott. Vittorio Dabizzi, ebbe a scrivere alla Segreteria di Stato del Vaticano, all’indomani dei funerali del grande pontefice polacco, perché quella pietra, “che fu testimone dello spargimento del sangue di un marti-

re” dove cadde il suo sangue, fosse ricordata e segnalata. Non un monumento, ma qualcosa che rimanesse nella storia, visibilmente, per sempre. L’allora Sostituto alla Segreteria di Stato, mons. Leonardo Sandri, rispose al Dott. Dabizzi, che avrebbe tenuto conto della “interessante idea e della segnalazione”, che sarebbe stata “cosa buona provvedere in tal senso”. Così è stato. Identica lapide – ricordo è stata collocata all’interno del posto di primo soccorso, a fianco della Basilica Vaticana, dove fu adagiato il Santo Padre, prima di essere trasportato al Policlinico Gemelli. Il Santo Padre, Benedetto XVI, nella lettera inviata al Card. Camillo Ruini in occasione della seconda “Giornata del pellegrino”, promossa a Roma, con varie manifestazioni, nella ricorrenza della prima apparizione della Vergine il 13 maggio 1917, ai tre pastorelli di Fatima, scrisse tra l’altro: “ringrazio di cuore coloro che hanno ideato e realizzato questa iniziativa( rif. alla lapide) a ricordo di quel drammatico evento, che dimostra quanto sentita sia la presenza di Maria e quanto vivo sia il ricordo dell’amato Giovanni Paolo II nella Chiesa”. I serrani che andando a Roma, visiteranno la Basilica del Principe degli Apostoli, passando dalla piazza, di fronte al colonnato del Bernini, si soffermino a vedere questa semplice, ma significativa lapide, voluta e realizzata dai serrani italiani, a ricordo dello spargimento del sangue di un martire, “perché nessuno dimentichi”.


pag. 12

LEGGERE IL TEMPO “Le vicende che si svolgono nel tempo, a livello individuale e collettivo, sono per il cristiano l’oscuro sacramento del progetto di Dio. Decifrarne il senso, coglierne l’appello, non è dunque per lui un optional, ma costituisce il compito fondamentale della sua vita. Questa rubrica si propone di aiutare i lettori in questo compito, mettendo a fuoco, di volta in volta, un aspetto della realtà presente e offrendo alcune riflessioni su di essa, nella speranza che ognuno le prolunghi poi per proprio conto”.

Il declino del matrimonio come dono a cura di Giuseppe Savagnone

Tutti i giornali hanno riportato, quasi come una curiosità, la proposta di Gabriele Pauli – per la cronaca, una brillante e rampante esponente della CSU, il partito cattolico maggioritario in Baviera – la quale ha ipotizzato l’introduzione nell’ordinamento giuridico tedesco di un matrimonio “a scadenza”, che si sciolga automaticamente dopo sette anni. E appena il caso di dire che l’iniziativa della Pauli è stata accolta da un coro di critiche, prime fra tutte quelle dei suoi stessi compagni di partito, cosicché è molto improbabile che abbia un seguito. Essa è tuttavia più significativa di quanto sembri a prima vista, se la si guarda sotto il suo profilo simbolico. Proprio nel suo tenore paradossale, infatti, la proposta di istituire un matrimonio “a termine” mette a nudo senza reticenze la deriva a cui è andato incontro in questi ultimi decenni, nel mondo occidentale l’istituto matrimoniale. Certo, rispetto alla “coppia di fatto”, la famiglia fondata sul matrimonio rappresenta ancora, in fondo, una soluzione privilegiata. La scelta di sposarsi significa, comunque, una volontà di intessere con il proprio partner una rapporto più stabile e duraturo di quello affidato puramente e semplicemente agli stati d’animo contingenti. E sicuramente ci sono tanti che nel matrimonio vedono ancora un vincolo indissolubile, a cui sono capaci di restare fedeli per tutta la

vita, malgrado le inevitabili difficoltà e sfidando gli eventuali sacrifici che ciò comporta. Ma è sotto gli occhi di tutti il dato di fatto innegabile che la tendenza dominante, tra la fine del secolo scorso e l’inizio di questo, è piuttosto verso la vanificazione del carattere definitivo dell’unione e la sua trasformazione in un esperimento di convivenza che può essere interrotto in presenza di condizioni sfavorevoli. Come dimostra il sempre maggiore numero di matrimoni che vanno allo sfascio – anche dopo un lasso di tempo relativamente breve, in alcuni casi brevissimo! – e che si concludono con la separazione, seguita poi spesso dal divorzio. Nessuno si sforza più di invocare, per spiegare un tale fenomeno, quelle circostanze estreme a cui si appellavano i fautori del divorzio nel nostro Paese, facendo leva su simili “casi pietosi” per legittimare la loro battaglia. È chiaro come il sole, ormai, che il problema si pone a un livello molto più universale e, in sostanza, filosofico: si tratta del primato della libertà dell’individuo rispetto ai vincoli sociali che prima lo tenevano legato ad altre persone, anche suo malgrado, in funzione di un bene comune maggiore, in questo caso quello della famiglia e dei figli. Siamo davanti a un processo culturale – di cui la legge sul divorzio è forse più un effetto che una causa (ma

lo è pure) – la cui radice va cercata nel passaggio dalla cultura del dono a quella del mercato. Nelle società arcaiche la vita economica non era basata sulla compravendita, ma sullo scambio di doni. Ciò comportava una forte accentuazione del carattere personale, perché nel dono, più che l’equivalenza economica delle merci scambiate, conta il legame umano che esso mira a stabilire o a rinsaldare. L’oggetto, in questa prospettiva, veicola l’affetto e l’attenzione del donatore, più che un immediato valore pecuniario. Chi dona, dona sempre un po’ anche se stesso. Proprio per questo, l’economia del dono comportava, altresì, lo stabilirsi o il mantenersi di vincoli sociali molto forti. Chi riceve un dono si sente “obbligato”. A volte preferirebbe pagare, proprio per sfuggire a un simile legame. E poiché il dono non si può revocare, questo obbligo da parte del suo destinatario era in qualche modo definitivo. La nascita del mercato ha cambiato le cose. Nella logica mercantile lo scambio non riguarda altro che le merci e il denaro con cui le si paga. Nessun obbligo, nessun vincolo umano e sociale. Ci si serve da un negoziante fino a quando lo si ritiene conveniente. Se e quando cessa l’utilità soggettiva, si cambia fornitore. Dal rapporto che si era creato si può uscire in qualunque momento senza troppe spiegazioni. Si è liberi. In compenso, però, si è più soli. La differenza tra questo nuovo regime e quello del dono è riassunta nella frase di tanti genitori, quando rimproverano ai loro ragazzi di andare e venire senza dare spiegazioni: «Questa casa non è un albergo!».


pag. 13

LGGERE IL TEMPO Che significa: “Tu qui sei accolto e mantenuto nella logica gratuita del dono, e dunque non sei libero di fare ciò che ti pare. Se pagassi, come si fa in un albergo, allora potresti non render conto a nessuno”. Dove è evidente il vantaggio della seconda ipotesi quanto a libertà di movimento, ma anche lo svantaggio quanto a calore e a relazioni umane. Ebbene, la logica del mercato si è riversata sul matrimonio e l’ha trasformato in un legame provvisorio, da cui si può uscire ogni volta che a uno dei due o ad entrambi esso “non sta più bene”. È il trionfo della libertà individuale sul vincolo sociale, con i vantaggi e gli svantaggi che ciò compor-

ta. È innegabile che, in passato, questo vincolo, proprio nel matrimonio, sia stato a volte soffocante e che la fedeltà, magari forzata, ad esso, abbia implicato il sacrificio di attitudini, aspirazioni, speranze del singolo. Altrettanto innegabile è, però, che oggi noi assistiamo a una crescente irresponsabilità nei confronti dei legami che si sono contratti. «Mi dispiace per i miei figli, ma io devo realizzarmi», è la frase che spesso si sente ripetere da padri o madri che abbandonano la famiglia. Dove forse c’è da chiedersi se il primato della propria individuale autorealizzazione rispetto alla comunità familiare non sia a volte già pre-

sente al momento del matrimonio e se la crisi non costituisca soltanto la rivelazione di un difetto di origine. Perché se ci si unisce solo in vista delle proprie esigenze soggettive, senza aver percepito che vi è un’impresa comune – la famiglia - a cui si sta scegliendo di dedicarsi, anche a costo di grandi sacrifici, è chiaro che alla prima seria occasione gli entusiasmi si spegneranno e resterà la delusione. Non c’è dono di sé, ma solo un contratto mercantile. E a questo punto, anche senza la cruda formulazione della Pauli, il matrimonio era, potenzialmente, “a scadenza”. Ma il prezzo di questo – non dimentichiamolo – è la solitudine.

IL DECALOGO DEL SERRANO 1) il serrano non polemizza mai; amico del sacerdote e dei religiosi, come tale si comporta, agisce e parla, in ogni ambiente, in ogni circostanza, con ogni persona. 2) il serrano esercita la sua professione con lo stesso spirito con cui il sacerdote esercita l’apostolato. 3) il serrano non conosce la menzogna, il tradimento, la fuga. 4) il serrano loda, stima, ammira il sacerdote ed i religiosi senza mai cercare per sè lode, stima, ammirazione. 5) il serrano non annota, né registra mai quello che dà, quanto dà, a chi dà. 6) il serrano non si sente e non è mai solo, anche se spesso agisce da solo. 7) il serrano esprime con l’azione ciò che sente con il cuore. 8) il serrano è paziente anche quando avrebbe mille ragioni per non esserlo. 9) il serrano prega: dove, come e quando può. 10) il serrano è un cattolico aperto al mondo, fedele alla chiesa, innamorato di Dio.

Dialogando su gli ideali serrani con il Past Governatore Andrea De Marco, questi all’improvviso estrasse dal portafoglio un documento gelosamente custodito che sento di partecipare ai soci serrani più recenti. D.V.


pag. 14

QUI... SERRA UNGHERIA...

Con ottimismo sulle orme del “padre” del Serra ungherese Péter Várbiró*

entre ascoltavo “l’ultima” volontà di András Csabafi, che dovevo diventare il governatore del Serra ungherese, un nodo mi chiuse la gola. Mi si era troncato il respiro perchè sapevo che la vita del nostro caro signore Bandi, il fondatore di Serra ungherese, era finita e lui sentiva la vicinanza del mondo dell’al di là. Io invece non potevo eludere più l’invito, non potevo resistere ancora come avevo fatto altre volte. Grande è la responsabilità di seguire le orme del ”padre” del Serra ungherese! Come avrebbe fatto Lui? Come potrò essere in grado di mantenere i Suoi livelli, i Suoi obiettivi...? Però la vita prosegue, e noi, pensionati e giovani dobbiamo muoverci ed andare avanti con l’aiuto di Dio e con l’appoggio e le preghiere “dei visibili e degli invisibili”. Questo è anche la mia richiesta a tutti coloro che leggono questa mia. Come membro dell’Associazione io ho seguito con attenzione l’attività del Serra ungherese dalla fondazione, ho appoggiato la spiritualità tramite i massmedia sfruttando i miei talenti e le mie possibilità. Frattanto sono cambiate le condizioni come anche noi. Il basso numero delle vocazioni sacerdotali oggi è già la conseguenza in primo luogo del diffondersi di atteggiamenti superficiali e liberali, aspetti presenti dovunque dalla telecomunicazione fino alla famiglia, che mettono alla prova la formazione della nostra gioventù. Quindi, l’Ungheria è diventata oggi una terra di missione. Per colpa di questa situazione, molti dei nostri capi hanno responsabilità di omissione. Il problema non è solo il numero delle vocazioni sacerdotali – sebbene questo sia il nostro obiettivo principale – ma anche l’esistenza della famiglia, la più piccola cellula della società. È proprio qui potrebbero nascere le vocazioni! Ora la forza distruttiva principale non è più il comunismo, ma il liberalismo!

M

A

mikor meghallottam Csabafi András „vég” akaratát, hogy a Serra magyar kormányzója legyek, elszorult a torkom. Belém szorult a levego˝, mert tudtam, hogy az emberi élet véges, s a túlvilág közelségét érzi szeretett Bandi bácsink a magyar serra megalkotója. Éreztem itt és most már nem tudok kitérni a meghívás elöl, ezúttal nem kapacitálhatok ellene, mint oly sokszor megtettem. S mekkora a felelo˝sség a magyar serra géniuszának nyomdokain haladni. Mit, hogy tenne O˝? Hogy tudok, leszek képes megfelelni az O˝ szintjének, elvárásainak… De az élet megy tovább, s mi fiatal nyugdíjasok nem sokat gondolkodhatunk. Lépnünk, mennünk kell Isten segítségével, a láthatók és láthatatlanok támogatásával, imájával. Ezt kérem most friss magyar kormányzóként minden kedves olvasótól is. A magyar serra munkáját alakulásától, tagként figyelemmel kísértem, adottságaim, leheto˝ségeim szerint pedig segítettem hírközlési oldalról a lelkiséget. Nincs sok új a nap alatt. Legfeljebb változtak a körülmények, ahogy magunk is. A papi és szerzetesi hivatások alacsony száma ma már elso˝sorban a liberális könnyu˝-könnyelmu˝ világpolgári szemlélet (európai) elterjedésének következménye. Ami a tömegkommunikációtól a családi háttérig mindenütt ero˝teljesen jelen van fiataljaink ellenállóképességét próbára téve. Így ma már ero˝sen missziós terület Magyarország. Ennek megfelelo˝en nagyon sok vezeto˝nknek van mulasztásos vétsége, felelo˝ssége. És nemcsak a papi és szerzetesi hívatások létszáma a gond – noha ez a mi fo˝ tevékenységi területünk –, hanem a legkisebb közösségi sejt a család léte is. Ahol ezen hivatások születhetnek. Most nem a kommunizmus, hanem a liberalizmus a fo˝ romboló ero˝. A serra felvállalóinak fel kell az alapproblémát is vállalniuk. A magyar serráért (a papi és szerzetesi hivatásokért) nemcsak imádkozhatunk – ezt tesszük, s teszi minden jóérzésu˝ katolikus-keresztény, de konkrétan tennünk is kell, a hivatások születésének, gondozásá* Governatore del Distretto 162 - Ungheria


CRONACA

Chi s’inserisce nel Serra deve affrontare anche questo problema fondamentale. Per il Serra ungherese e per le vocazioni sacerdotali si può non solo pregare – come facciamo e fanno tutti i buoni cristiani cattolici –, ma si deve anche fare qualcosa in senso concreto per lo sbocciare, la cura e il mantenimento delle vocazioni perché questo è necessario e possibile. Se tutti operano secondo le nostre finalità – ci sono stati anche dei periodi più scuri nella storia mondiale – si può essere ottimisti! Siamo tutti apostoli-preti, anche solo con la nostra vita esemplare. Ci sono alcuni miei obiettivi essenziali, e vi prego di aiutarmi alla loro realizzazione: – Ancora in quest’anno 2007 vorrei visitare tutti i club del Serra ungherese. Cosí i colloqui diretti di lavoro potranno favorire gli obiettivi della nostra spiritualità. – Voglio rinnovare, vorrei rendere immediato e visibile il contatto, che è a livello formale, con gli organi centrali, del Serra italiano. – Vorrei un annuario dei club Serra ungheresi, dei loro membri attivi. Così potremmo trovarci, prendere contatti, imparare oppure prendere esempio dagli altri. Questo aumenterà il senso di amicizia e anche favorirà l’orientamento delle attività e la nostra spiritualità in Ungheria. – La nostra rivista “Serra Harang” diventerà come un itinerario, rafforzando le tradizioni dei 23 numeri già pubblicati. Questa rivista con un numero annuale, più approfondito e non solo con un contenuto di facile lettura ma anche utilizzando i colori, sarebbe un utile manuale di spiritualità, e una fonte d’informazioni per gli ungheresi. – Il nostro sito internet è stato già da tempo un promotore e stimolatore di molti contatti, però l’aggiornamento della homepage www.serra.hu manca. Adesso è necessario aggiornarla con informazioni correnti. – Così i club possono creare l’informazione dei loro membri. – La nostra fondazione internazionale serve sia per la sicurezza finanziaria e sia per lo sviluppo della spiritualità. Tutti i nostri membri impegnati hanno bisogno di supportare la crescita con sponsor. I presidenti invece devono sfruttare i concorsi. – Dobbiamo essere aperti ai giovani e a chi è impegnato in un modo diverso. Così il numero dei membri e anche dei club può far intravedere la nostra abilità e la validità del Serra ungherese. È

pag. 15

nak, fenntartásának érdekében, mert az szükséges és lehetséges. Ha mindenki körülményei szerint mindent megtesz a célért – volt a világtörténelemnek már sötétebb ido˝szaka is –, akkor optimisták lehetünk! Hiszen mindannyian apostolok-papok vagyunk, hacsak az életpéldánkkal is. Néhány alapvetésem megvalósításához kérem segítségeteket: – Még ebben a naptári évben, 2007-ben szeretném felkeresni, tiszteletemet tenni valamennyi serra közösségben. Ily módon a közvetlen munkamegbeszélések segíthetik vállalt lelkiségünk kiteljesedését. – Meg kell újítani, közvetlenné kívánom tenni a formális alá süllyedt kapcsolatot a támogató európai központtal, az olasz „régióval”. – „Annuario”-t, évkönyvet adnánk ki a magyar serra klubokról, aktív tagokról. Azért, hogy tudjuk egymást keresni, könnyebben felvenni egymással a kapcsolatot, tudjunk tanulni egymástól, vagy segíteni egymáson ha az ország másik területén járunk. Ez növelni fogja az összetartozás érzését és segíti is az eligazodást lelkiségünk hazai aktivitásában. – „Bédekker” útikalauz jellegu˝ kiadvánnyá tesszük a Serra Harang kiadványunkat, a már megjelent 23 szám haladó hagyományait ero˝sítve (már ezen kísérleti oldalakon is). Egy évben egyszeri megjelenéssel, nagyobb terjedelemmel és nemcsak tartalmában, hanem formájában is színes, olvasmányos jellegével hasznos kis kézikönyve lenne/lesz a lelkiségnek, ugyanakkor információforrás az érdeklo˝do˝knek. – Honlapunk, a kor szellemének megfelelo˝en eddig is már sok kapcsolat elindítója, ero˝síto˝je volt, ám a www.serra.hu frissítése elmaradt. Most aktuális információkkal „naprakésszé” kell tenni. Ebbo˝l kiemelésekkel minden tagunk tájékoztatását meg tudják a klubok szervezni. – Alapítványunk részben anyagi biztonságunkat, részben a lelkiség fejlo˝dését, fejlesztését tudja szolgálni. Valamennyi tagunknak és elkötelezett hívünknek a saját leheto˝ségeivel támogatókkal, szponzorokkal szükséges segítenie a növekedést. Vezeto˝inknek pedig a pályázati leheto˝séggel kell élniük. – Nyitottak kell hogy legyünk a fiatalabbak, más jelleggel elkötelezettek felé, hogy részben tagjaink száma, s így klubjaink száma is jelezze, hogy ki tudunk lépni a serra jelenlegi korfájából adódó leépülési spirálból. Ebbe beletartozik, hogy sok-


pag. 16

CRONACA

necessario anche il nostro impegno di essere più attivi ad esprimere le nostre opinioni nelle sfide religiose e sociali. – Con l’aiuto dei club individueremo le parrocchie e le comunità dove si prega regolarmente per le vocazioni sacerdotali (ad esempio ogni primo giovedì). Eventualmente dove c’è una comunità orante che è sensibile alla missione di Junipero Serra. Certamente questi miei obiettivi non sono nuovi e i progetti sono condivisili, però affrontandoli vorrei dare un slancio alla spiritualità, per cui prego per ottenere l’aiuto di Dio; sì infatti dobbiamo pregare. Così spero che il numero dei collaboratori con Cristo aumenterà. Ci saranno persone che si adopereranno per la Chiesa e saranno pronti a spendere e consumare se stessi per le anime finché vivranno. Per Jesù Cristo nostro Signore.

Il gemellaggio

kal aktívabbak legyünk az egyházi és társadalmi kihívásokra megjelenítve véleményünket. – A klubok segítségével feltérképezzük, hol, mely plébánián, közösségben imádkoznak valamilyen rendszerességgel (pl. a hónap elso˝ csütörtökén) papi és szerzetesi hivatásokért. Esetleg hol van olyan más jellegu˝ imádkozó közösség mely Juniperro Serra missziójára érzékeny. Fo˝ programpontjaim persze nem új, vagy to˝lem eredo˝ aktívitások, de ezek felvállalásával, kiemelésével egy újabb lendületet szándékozok adni a lelkiségnek, amihez Isten és emberek segítségét kérem, s imádkozom érte, imádkozzunk érte! Így remélem, hogy egyre növekedik Krisztus munkatársainak száma. Lesznek kik sokat tesznek az egyházért, s készek is lesznek feláldozni önmagukat a lelkekért amíg élnek. A mi Urunk, Jézus Krisztus által.

Una nuova avventura per il Serra italiano “Gemellato” è un termine che vediamo spesso esposto nei cartelli stradali posti all’ingresso di una città o di un paese. “Gemellato con …” significa che si è posto in essere un rapporto preferenziale con una città o un paese appartenente di solito ad un’altra nazione e con la quale o con il quale si condivide un qualche cosa. Gemellaggio significa scambi culturali, di costume, possibilità di approfondire assieme alcune tematiche, ecc... È un rapporto positivo che favorisce la conoscenza, l’amicizia, il progresso in entrambe le città gemellate. Il gemellaggio tra Serra Club è un’iniziativa completamente nuova, nata da una proposta di Maria Madiai, che tende a dar vita a rapporti particolari e costruttivi tra Serra Club italiani e Serra Club di Paesi del Centro Est Europa. Non si tratta solo di porre in essere canali attraverso i quali far pervenire aiuti, intesi in senso lato, ai Club meno fortunati, ma istituire rapporti di conoscenza ed interpretare assieme finalità ed obiettivi serrani; possono essere utili anticipazioni che potrebbero rivelarsi preziose per affrontare le probabili future evoluzioni in senso occidentale delle società dei Paesi dell’Est. I Club italiani verrebbero gratificati dalla coscienza di essere utili là dove la conferma delle vocazioni e la preparazione dei sacerdoti necessitano veramente di aiuto, nonché dal colloquio e dal rapporto di amicizia con persone che vivono realmente una fede semplice e profonda. I Serra Club italiani che volessero aderire alla presente proposta sono pregati di comunicarlo alla Segreteria Nazionale di Viterbo, di predisporre una succinta documentazione comprendente cenni storici del proprio Club, una descrizione geografico-storico-religiosa della propria città e della propria Diocesi e della propria regione, magari accompagnata da illustrazioni e foto. Sarà poi cura di Alberto Pietra, Coordinatore della Commissione Nazionale per i Rapporti con l’Area Centro Est Europa, proporre il progetto in argomento ai Governatori di quelle Aree. B. P.


L’APPROFONDIMENTO

pag. 17

“Il nemico” di Julien Green: un’occasione per guardare in faccia il Male

Q

Colui che non incontra Dio non può incontrare se stesso e rimane estraneo, forestiero a se stesso

Mons. Carlo Ciattini*

ualcuno ha sintetizzato la parabola compiuta come uomo e come scrittore da Julien Green in questi termini: “Un faticoso cammino dall’ossessione del male al fascino dell’invisibile e alla scoperta di Dio”; per poi offrirci di lui un ritratto immediato e vivo, sottolineando come Green prima di Sartre ha sperimentato lo sgomento di essere al mondo. Scriverà, infatti, nel suo diario il 16 gennaio 1949: “Il mio più grande peccato sarà stato quello di non voler accettare la condizione umana”. Ciò che Green dunque stenta ad accettare è la condizione umana. Quello stato ereditato da Adamo, quell’ essere precipitato dalla primigenia condizione lo sgomenta: è lo sgomento di essere al mondo, l’essere vit-

tima di un destino fatale e crudele che determina e decide tutto e per tutti. Ma come ogni uomo di buona volontà Green non viene sopraffatto da questo sgomento, non si arrende, ma accoglie il mormorio leggero e soave di quella Parola, i timidi e umili bagliori di quella Luce, che chiama e illumina il nostro cammino, ed è subito l’Esodo nuovo dalla notte, la grande notte del peccato dell’uomo, verso la luce dell’intramontabile e misericordioso giorno di Dio. È il passaggio di Dio nel cuore dell’uomo, è l’inizio della nostra conversione che si realizza accogliendo il Suo farsi uomo, il Suo abitare con noi, il Suo essere l’Emmanuele, il Dio con noi: in quello stesso momento diveniamo capaci di accogliere noi stessi e, subito dopo, l’uomo divenuto nostro fratello. Colui che non incontra Dio non può incontrare se stesso e rimane, soprattutto nel momento in cui si concretizza il suo peccato, estraneo, forestiero a se stesso. Incapace di riconoscersi e di riconoscere in tutta la sua tragica gravità il male che si fa e che fa. Gli uomini vivono il tempo e le cose fuggendo la fatica di seminare il campo della storia nella profondità dei suoi solchi, con semi di verità, di vita, di gratuità non appariscenti, ma umili, piccoli e scarni come un semino di senape. Un fuggire che li disperde nei mille rivoli del parlare, del dire, del dialogare non concepito, * Cappellano del Club di San Miniato


pag. 18

Frase

L’APPROFONDIMENTO

intessuto e poi partorito dall’esperienza viva delle cose. E questo li conduce nei labirinti dell’illusione ove non è più possibile rendersi conto che il fuggire la fatica della verità della vita è privarsi anche del gusto della vita. Labirinti ove una folla sempre più numerosa di uomini e donne disappetenti, spilluzzicano qua e là, vagando tra le molte mense per vincere una sorta di disgusto che come una maledizione, li sovrasta e li spinge a fuggire, a estraniarsi, ad annientarsi. Ma quale tremenda illusione è questa! Eppure, basterebbe che noi ci riconoscessimo in quei gesti, in quelle scelte semplici, minime, elementari che sono la grammatica della vita vissuta, nell’ obbedienza a Colui che è Carità senza fine, fuggendo la tentazione di colui che è il nemico di Dio e dell’uomo, di colui che illude e tenta di distruggerci con le ingannevoli parole: “Diventerete come Dio” (Gen. 3,5). È nel ritornare, se ci lasciamo prendere per mano dal Signore, su quelle terre che un giorno abbiamo seminato lontano da Dio che si svela l’inganno antico. Ciò che si nascondeva infido e diabolico, impercettibile all’esperienza e perciò alla conoscenza umana, in quel seme ingannevole quanto appetitoso e gustoso alla vista, è costretto ora a manifestarsi. Quel seme, divenuto pianta sterile, parassita in una terra a cui ha sottratto energia e vita restituendo frutti velenosi e di morte, svela ora il suo inganno. Escludendo, infatti, Dio dalla sua vita e volendo trovare in se stesso il proprio fine, l’uomo si avventura su sentieri impervi che conducono a terre di desolazione di cui è stracolma la mappa della storia del mondo e delle storie degli uomini. La stessa storia, che è la trama del lavoro Il Nemico, scritto da Julien Green nel 1954 e che viene rappresentato quest’anno in occasione della LXI° Festa del Teatro, – “che va letta”, come scrive Ugo Ronfani,

“come Green l’ha scritta: per guardare in faccia il Male” – è una di queste vicende. Qui l’uomo è sconfitto da colui che gli aveva promesso vittoria: il diavolo, satana. Qui l’uomo si rende sempre più solo, in spazi sempre più grandi che lo illudono di “benessere”. Green farà dire a uno dei suoi personaggi, impotenti prigionieri di drammi personali che li consumano: “Il castello è abbastanza grande per ospitare dieci persone senza che si vedano mai, se preferiscono”. È la dinamica di un relazionarsi, tipico nell’uomo contemporaneo, segnata da una profonda ambivalenza: da un lato l’uomo è esposto all’insicurezza del vivere, alla paura dell’essere tradito dagli altri e perciò disperatamente bisognoso di sicurezza, dall’altro lato l’uomo è caratterizzato dal bisogno di darsi per realizzare pienamente se stesso. Ecco un’occasione per riflettere e meditare, cadenzati dalle battute che Julien Green ha posto sulle labbra dei suoi personaggi, il mistero del male. Mistero avvertito, sperimentato, seminato nei solchi dei nostri giorni sulla terra, ma che sappiamo vinto da Dio, il cui amore è infinitamente più forte del male del mondo, la cui provvidenza e misericordia ci hanno visitato salvandoci da noi stessi, dalla nostra mediocrità, dal nostro peccato, dando un senso pieno, una meta eterna al nostro quotidiano pellegrinare fino a varcare la “grande porta che sale fino a Dio”.


pag. 19

LA RIFLESSIONE

La parabola della mercede agli operai

P

Cercare il Regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole per la maggior gloria di Dio

Paolo Mirenda*

er la nostra riflessione abbiamo attinto dal Vangelo di Matteo, segnatamente da “La parabola della mercede agli operai”, la stessa citata da Giovanni Paolo II nella introduzione alla Christifidelis Laici, esortazione apostolica post-sinodale su “vocazione e missione dei laici nella Chiesa e nel mondo”. I contenuti di quella esortazione sono quanto di più organico è stato scritto sui laici. Abbiamo inteso privilegiare la prima parte della parabola (Matteo 20,1-8). “Il regno dei cieli è simile ad un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna”. “Accordatesi con loro per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna”. (Matteo 20-1-2). “Poi uscì verso le nove, vide altri che stavano nella piazza a far nulla e disse loro: Andate anche voi nella mia vigna e vi pagherò ciò che è giusto”. (Matteo 203-4)”. “Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre del pomeriggio e fece altrettanto”. (Matteo 20.5). “Una ora prima della fine della giornata uscì un’altra volta e trovò altri impalati nella piazza e disse loro: Perché siete stati qui tutta la giornata in ozio?” (Matteo 20-6). “Gli risposero: Perché nessuno ci ha assoldati. Disse loro: Andate anche voi nella mia vigna”. (Matteo 20-7). “Quando fu sera il padrone della vigna disse al suo fattore: chiama gli operai e da loro la paga incominciando dagli ultimi fino ai primi “(Matteo 20-8). Venne distribuita la mercede, uguale per tutti, senza tenere conto di quanti avevano lavorato tutta la giornata. Alla comprensibile ribellione di questi fu risposto loro “Così gli ultimi potranno passare a primi e i primi a ultimi”. (Matteo 20-16).

Le immagini anzitutto: il padrone, la vigna, gli operai; per essi, Dio ed il regno dei cieli, il mondo la chiesa tutta, religiosi, laici. Impressiona la determinazione con la quale il padrone va alla ricerca, meglio dire alla caccia degli operai per inviarli al lavoro. Chi, dopo il pressante invito può rimanere nell’ozio? Tutti sono invitati, ciascuno con le proprie possibilità in ordine ai doni ricevuti, a faticare nella vigna. Tra questi, i Laici, e i Serrani, laici con obiettivi particolari. Gli uni e gli altri hanno però compiti comuni. Santificarsi anzitutto, ciascuno nel proprio stato; recuperare i sentimenti di giustizia e di amore di cui il mondo ha bisogno, minati dall’egoismo e dall’odio; promuovere i valori della persona, della coppia e della famiglia, fonte di vita, la pace tra i popoli; ridurre la emarginazione dalle molte qualifìcazioni; in sostanza vivere e far vivere una vita cristiana. I Serrrani poi, sono legati ai peculiari scopi che si è dati il movimento che porta il nome del beato Junipero Serra. a) “favorire e sostenere le vocazioni al sacerdozio ministeriale della Chiesa cattolica, come una particolare vocazione a servire, ed operare per migliorare la considerazione e la stima verso il sacerdozio ministeriale e verso tutte le vocazioni religiose della Chiesa cattolica”. b) “diffondere il cattolicesimo incoraggiando i propri membri ad adempiere, in amicizia e mediante approfondito studio, alla loro personale vocazione al servizio”. Servire da servi inutili per l’avvento del regno di Dio è il binomio di azione che li accomuna. Gli uni e gli altri sono impegnati a lavorare nella vigna e ad ogni latitudine. I serrani possono vivere la sola vita di club se gran parte della vigna è al di fuori di questi? * Presidente del Club di Livorno


pag. 20

LA RIFLESSIONE

È l’interrogativo che ci siamo posto e motivo della nostra nota. Chi sono i laici? Una esauriente, articolata risposta ci viene dalla Esortazione apostolica di Giovanni Paolo II Christifidelis Laici nella quale sono minuziosamente

indicati i compiti che i laici debbono svolgere nella Chiesa. Ma già prima, il Magistero in vari documenti si era occupato di questi. Ne riportiamo alcuni passi. “I fedeli e più precisamente i laici, si trovano nella linea più avanzata della vita della Chiesa; per loro la

Canterò senza fine l’Amore del Signore

I

l 26 maggio 2007 resterà come pietra miliare nella storia della mia vita: quel giorno ho potuto finalmente dire al Signore: sono tua per sempre! E la mia donazione è stata ufficialmente accettata dalla Chiesa attraverso la voce della Superiora generale che ha ricevuto i miei voti Perpetui. Quel “sì lo voglio!” pur esprimendo la volontà di una povera creatura, faceva della mia vita un dono che, unito al sacrificio Eucaristico, diveniva prezioso per l’umanità. Quel “sì” voleva essere anche una risposta di gratitudine al signore che dal Cile, mia terra natale, attraverso strade misteriose che Lui solo conosce, mi aveva portato in Italia, nell’Istituto delle Suore Terziarie Francescane Regolari, che diventava ora la mia nuova Famiglia. Le parole della Superiora generale, a conclusione del rito, mi assicuravano che d’ora in poi ero definitivamente inserita nell’Istituto e che tutto avrei avuto in comune con le nuove sorelle. La cerimonia della professione Perpetua, pur nella sua semplicità è molto suggestiva e i presenti l’hanno seguita con grande partecipazione e molti con commozione. Ha presieduto la celebrazione S. Ecc. mons. GualtieroBassetti, vescovo di Arezzo-Cortona-San Sepolcro e conlui hanno celebrato una decina di sacerdoti. Era la vigilia di Pentecoste e nell’omelia il Vescovo ha più volte richiamato il ruolo dello Spirito Santo nella santificazione delle anime e mi ha invitato a fare di questo Divino Spirito l’oggetto costante del mio sguardo, del mio ascolto e del mio amore. Alla consegna dell’anello la mia mano tremava per la consapevolezza della mia povertà, ma insieme gioivo nella fiducia che Lui, il Signore, avrebbe custodito la mia fedeltà di sposa fino alla morte. Così ho cantato in cuore il mio Magnificat perché veramente “ha fatto in me cose grandi Colui che è potente”.

Suor Caterina Leiva Martinez

Nel Convento francescano di Lucignano (Arezzo) Suor Caterina Leiva Martinez ha fatto i voti perpetui nel corso di una cerimonia presieduta dal Vescovo di Arezzo. Paolo Buracchi


pag. 21

LA RIFLESSIONE

Chiesa è il principio vitale della società umana. Perciò Tutto ciò vuol dire evangelizzare, servire l’uomo essi, specialmente essi, debbono avere una sempre più “prima e fondamentale via della Chiesa, e con esso la chiara consapevolezza, non soltanto di appartenere alla coppia, la famiglia, la società. Chiesa ma di essere Chiesa, vale a dire la comunità dei Un occhio particolare va rivolto alla famiglia perché fedeli sulla terra sotto la condotta del Capo comune il è nel suo seno che nascono e si sviluppano tutte le vocaPapa, e dei Vescovi in comunione con lui. Essi sono la zioni della vita, tra le quali una prestigiosa vocazione Chiesa...”. (Da discorsi a nuovi cardinali 20 febbraio sacerdotale. 1946. Pio XII). In questa tesi ci confortano numerosi documenti “I laici, che la loro vocazione specifica pone in ecclesiali. mezzo al mondo e alla guida dei più svariati compiti “Dal matrimonio procede la famiglia, nella quale temporali, devono esercitare con ciò stesso una forma nascono i nuovi cittadini della società umana, che per la singolare di evangelizzazione. Il loro compito primario grazia dello Spirito Santo sono elevati col battesimo allo e immediato non è l’istituzione e lo sviluppo della stato di figli di Dio, per perpetuare attraverso i secoli il comunità ecclesiale – che è il ruolo specifico dei Pastori suo popolo. In questa, che si potrebbe chiamare chiesa – ma è la messa in atto di tutte le possibilità cristiane ed domestica, i genitori debbono essere per i loro figli con evangeliche nascoste, ma già presenti ed operanti nella la parola e con l’esempio i primi annunciatori della fede realtà del mondo. Il campo proprio della loro attività e secondare la vocazione propria di ognuno e quella evangelizzatrice è il mondo vasto e complicato della sacra in modo speciale”. (Da Lumen Gentium .11). politica, della realtà sociale, dell’economia; così pure “I genitori curando l’educazione cristiana dei figli della cultura, delle scienze e delle arti, coltivino e custodiscano la vocazione della vita internazionale, degli strumenti religiosa”. (Concilio vaticano II. della comunicazione sociale; ed anche Decreto sul rinnovamento della vita della altre realtà particolarmente aperte religiosa, Perfectae Caritatis n. 24). alla evangelizzazione, quali l’amore, la “Il dovere di dare incremento alle Il castello è abbafamiglia, l’educazione dei bambini e vocazioni sacerdotali spetta a tutta la stanza grande per comunità cristiana, a tale riguardo il degli adolescenti, il lavoro professionale, la sofferenza. Più ci saranno laici penetraospitare dieci persone massimo contributo viene offerto tanto ti di spirito evangelico, responsabili di dalle famiglie, se animate da spirito di senza che si vedano fede, di carità e di pietà, costituiscono dover sviluppare tutta la loro capacità cristiana spesso tenuta nascosta e soffocata, come il primo seminario, quanto dalle mai, se preferiscono tanto più queste realtà, senza nulla perdeparrocchie della cui vita fiorente entrare e sacrificare del loro coefficiente no a far parte gli stessi adolescenti”. umano, ma manifestando una dimensione (Concilio Vaticano II. Decreto sulla trascendente spesso sconosciuta, si troveformazione sacerdotale. Optatam ranno al servizio dell’edificazione di Dio, e quindi della Totius n. 2). salvezza in Gesù Cristo. (Da Evangeli nuntiandi “Evangelizzare è la grazia e la vocazione della Esortazione apostolica. Paolo VI 70). Chiesa, la sua identità più profonda. Essa esiste per Il loro compito in sintesi è “cercare il Regno di Dio evangelizzare”. (Da Evangeli Nuntiandi .14: AAS 68 trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio”. (1976), 13). Evangelizzare “è un atto profondamente ecclesiale (Da Lumen Gentium .31. Costituzione dogmatica sulla che chiama in casa tutti i diversi operai del Vangelo, ciaChiesa, Concilio vaticano II). Essi vivono uno stato peculiare qualificante detto di scuno secondo i propri carismi e il proprio ministero” (Da Evangelium Vitae 78. Lettera enciclica di Giovanni “indole secolare” che è così specificato. “L’indole secolare del fedele laico non è quindi da Paolo II). A questa missione profetica non possono mancare i definirsi soltanto in senso sociologico, ma soprattutto in senso teologico. La caratteristica secolare va intesa alla settani e con essi tutti i laici. L’impegno degli amici del beato Junipero Serra alloluce dell’atto creativo e redentivo di Dio, che ha affidato il mondo agli uomini e alle donne, perché essi parte- ra è sì di promuovere e sostenere vocazioni sacerdotali cipino all’opera della creazione liberino la creazione e religiose in genere, ma di svolgere altresì ogni altro stessa dall’influsso del peccato e santifichino se stessi lavoro che si renda necessario nella vigna del Padrone, nel matrimonio, nella vita celibe, nella famiglia, nella per suo conto, in suo onore, per la nostra salvezza. Amici serrani, la vigna è immmensa ed è per noi. professione e nelle vane attività sociali. Da Lumen Occorre prendere il largo! Gentium. Propositio 4. cit. Christifideles Laici .l5.


pag. 22

I PERCORSI ALTERNATIVI

Con i «Percorsi alternativi» de “il serrano” vogliamo realizzare una rubrica che parli di luoghi, tradizioni, monumenti, monasteri ai più sconosciuti ma certo preziosi e ancora tutti da scoprire e conoscere.

I Benedettini Antichi centri di culto benedettini in provincia di Latina La fisionomia originale del Monachesimo era la solitudine: il prescelto da Dio viveva di preghiera e di mortificazione, gli Eremiti e gli Anacoreti. In seguito si passò alla vita associata nel cenobio. S. Antonio diede un forte impulso al movimento che dall’Egitto si diffuse fino all’Occidente. S. Benedetto nel 529 intraprese una Riforma delle Regole e, accanto all’“Orat et Labora”, introdusse il libro. Massicce presenze benedettine furono registrate in Abruzzo durante il Regno Longobardo di Desiderio (756774). Ildebrando, duca di Spoleto, donò nell’872 all’Abbazia di Montecassino una curtis (proprietà amministrativa autonoma) abbastanza vasta. Sorsero intanto diverse Abbazie: ad Aternum, a S. Liberatore a Maiella e a Serra Monacesca in provincia di Pescara. Le abbazie di Montecassino, S. Vincenzo al Volturno e Farfa (nella Sabina) costituirono il punto di riferimento amministrativo di tutti i monasteri. Altre abbazie sorsero un po’ ovunque. L’origine dei cistercensi Nel 1098 Roberto, abate di Molesme in Borgogna, non potendo vivere in semplicità e solitudine lasciò il monastero e, con ventuno compagni, si ritirò a Citeaux, un luogo appartato e boscoso vicino Digione detto “Cistercium” da cui derivò il nome “Cistercensi”. In questo luogo visse in grande austerità. La personalità umile e forte di

Fra i visitatori illustri ricordiamo: Pio IX, Ferdinando di Borbone, Vittorio Emanuele III e Papa Giovanni Paolo II.

Bernardo risollevò lo sviluppo dell’Ordine che era andato assottigliandosi. Molti seguirono il suo esempio, ci furono molte vocazioni e sorsero 343 Abbazie. Lo zelo di Bernardo e la perfetta organizzazione oltrepassarono i confini della Francia e si diffusero in tutta Europa. Famosa fu l’Abbazia di Chiaravalle a Milano. Tutte osservavano la regola di S. Benedetto. Il Santuario della Sorresca presso il lago Paola (LT) Una leggenda parla del ritrovamento di una statua della Madonna col Bambino da parte di pescatori presso il lago Paola a Sabaudia. Questa fu collocata su un grosso tronco di quercia intorno al quale venne costruita una Chiesa in riva al lago. Chiamarono la statua “S. Maria della Sorresca” perché “risorta” dalle acque. Il lago si chiamò Lago della Sorresca. Varie vicissitudini accompagnarono la storia del piccolo Santuario, il quale passo dalla giurisdizione del monastero benedettino di Subiaco, ai Templari e infine ai Castani. La Madonna della Civita Itri (LT) Anche nella zona di Itri è attestata la presenza dei Benedettini. Secondo la leggenda due monaci sottrassero alla furia iconoclasta di Leone III un dipinto della Madonna attribuito a S. Luca Evangelista. Il dipinto, inizialmente smarrito, fu ritrovato da un contadino sordomuto il quale, dopo il ritrovamento, riacquistò il dono della parola e dell’udito. Il luogo divenne meta di pellegrinaggi.

L’Abbazia di Valvisciolo (LT) Valvisciolo, situata in luogo ridente e ameno significa “valle dell’usignolo” o “valle delle visciole” (ciliegie selvatiche). Nel Chiostro si osservano graffiti nell’intonaco, le cinque parole del testo del quadrato magico: Sator, Arepo, Tenet, Opera, Rotas, che, secondo l’interpretazione del latinista don Giovanni Laudadio di Latina significano: “Il Creatore tiene con la Sua opera tutte le ruote”. Sempre nel Chiostro è presente il simbolo della “Triplice Cinta” (nella Bibbia sono menzionati i tre cortili cinti di pietra del Tempio di Salomone). Al centro della Sala Capitolare è visibile il “Nodo di Salomone”. Altri simboli Cristiani testimoniamo la vetustà dell’Abbazia. L’antica Fossanova (LT) L’Abbazia, costruita su una antica villa romana fu dapprima un monastero benedettino, e, dal XII secolo, divenne un complesso cistercense. I cistercensi modificarono il chiostro e crearono: la Sala Capitolare, ove si notano i tipici caratteri cistercensi dell’ogiva affusolata e dei capitelli a “crochet”, il Refettorio e la Foresteria. Nel 1274 vi morì S. Tommaso D’Aquino. Nel 1874 Fossanova divenne Monumento Nazionale. Le Abbazie Benedettine, nate per fare della Chiesa la casa della Comunione, missionarie e vitali, sono le figure pulsanti di una Chiesa in cammino. Esse continuano a testimoniarci, col soffio pentecostale, la loro opera silenziosa e potente. Stella Laudadio Celentano


pag. 23

RECENSIONI In questa rubrica trovano spazio recensioni di libri o pubblicazioni che trattano prevalentemente argomenti legati alle finalità ed alla attività della nostra Associazione.

La biblioteca de “il serrano” È imminente la pubblicazione da parte della Casa Editrice Dario Flaccovio del volume di Giulia Sommariva, socia del Serra Club di Palermo, “Palermo, Cento chiese nell’ombra”, un itinerario attraverso la religiosità della popolazione espressa nello scorrere dei secoli, dal Paleocristiano, al Medioevo al Barocco. Entro questo amplissimo orizzonte temporale l’Autrice colloca l’insediamento dei grandi Ordini

Cappella dei Santi Pietro e Paolo, gioiello del barocco palermitano. La Chiesa non è visitabile, una delle cento “chiese nell’ombra” (Foto di Andrea Ardizzone)

monastici con le loro chiese monumentali alla cui ombra, tra i secoli XIV e XIX, vennero a sorgere le tantissime chiese “minori” e confraternali alle quali specificatamente è dedicato questo studio: un sorprendente patrimonio d’arte, di devozione e di fede che malgrado le tante tribolazioni passate e recenti ( spoliazioni ottocentesche, guerre e terremoti), ancora in gran parte conservano. Ma è alle chiese “nell’ombra” che specificatamente si rivolge questo studio: quelle che aprono solamente per la necessità dei riti celebrativi della domenica, oppure chiese chiuse al culto e da tempo inaccessibili per guasti o interminabili restauri; chiese magari in buone condizioni ma difficilmente visitabili, pur facenti parte dello splendido patrimonio artistico cittadino; o semplicemente chiuse perchè non più necessarie alle attuali esigenze di culto. E ci sono pure le chiese sconsacrate che vivono di vita trasformata, inserite nel contesto cittadino attraverso improprie destinazioni. Il libro è il primo documento che il mondo letterario della città, attraverso una giornalista - scrittrice, consegni al nuovo Arcivescovo di Palermo Ecc.za mons. Paolo Romeo, quale ispiratore del recupero di tutto ciò che è pervaso di fede, di devozione, di spirito di comunione, di Chiesa popolo di Dio. “Perchè ascolti la voce delle chiese nell’ombra”, sta scritto nella dedica a Lui rivolta: per quel poco o quel tanto che il Presule potrà fare perchè la Chiesa palermitana porta il fardello di tante situazioni difficili delle quali però

non si può ritenere la sola responsabile e la cui soluzione esula quindi da ogni concreta possibilità di intervento. C’è anche qualche chiesa che non viene più officiata per mancanza di sacerdoti: sensibile a questo problema che l’Autrice, in quanto socia del Serra Club ha particolarmente avvertito, è da segnalare la generosa donazione dei diritti d’autore di questo volume in favore del Seminario Arcivescovile di Palermo per contribuire alla formazione di giovani sacerdoti: certamente una goccia nel mare delle esigenze, ma pur sempre un contributo degno di apprezzamento e significato. Un fotografo artista, Andrea Ardizzone, è l’autore delle raffinate immagini in bianco e nero che costituiscono un caleidoscopio antropologico e documentario di cento monumenti della fede e dell’arte, ricchi di significato, pur nell’odierno stato di abbandono: sono queste foto, appositamente realizzate per illustrare l’opera della Sommariva, quasi altrettante guide satellitari per quanti, diaconi, volontari, dirigenti di movimenti o di spiritualità, confraternita, seminaristi, parroci e laici dalle specifiche vocazioni del nostro tempo, mostrano interesse e voglia di recuperare alla storia, all’arte, al turismo culturale e religioso questo ingente patrimonio di edilizia religiosa creato molti secoli fà per una diffusa azione di evangelizzazione.

* * *

Raccontami di lui Un romanzo di Gennaro Matino (di Pasquale Giustiniani) Un colore azzurro, colore dell’acqua e del mare ci accoglie, quel medesimo colore evocato dal cardinale Sepe nel suo saluto alla città e alla diocesi con cui ha aperto il suo apprezzato ministero pastorale.


pag. 24 Allora il cardinale scriveva appunto: “L’azzurro del suo cielo e del suo mare che, proprio quando si avvicina la tempesta, si tinge di verde, il colore della speranza che non ha mai abbandonato il cuore dei napoletani, di chi davvero ama questa città”. L’azzurrro è anche quello della copertina della recente fatica di don Gennaro Matino, teologo e pastore nella città di Napoli. Raccontami di lui, edito dalle edizioni san Paolo di Cinisello Balsamo. Nel capitolo intitolato La notte di Nicodemo, Matino scrive: «I dibattiti teologici raramente si adeguavano al linguaggio dei comuni mortali e come sempre la gente preferiva gesti semplici e comprensibili, capaci di toccare il cuore e la mente». Ecco: raccontare per parlare di un amore altrimenti non immaginabile. È della parola essere usata per incontrare gli altri, anche l’Infinito. Gennaro Matino, lontano dal suo “oikos”, dalla sua casa partenopea, si sposta sulla spiaggia di Mumbai, l’ex Bombai. Matino rivà con la sua memoria al suo stare “a casa”, la casa della sua vocazione, del suo innamoramento di un vivente, delle sue appartenenze religiose… L’acqua è uno degli elementi dominanti in questo libro di Matino. L’acqua di Mumbai: Di sera, sulla riva con Manjit a Mumbai. Ogni riva toccata dal mare è l’inizio dell’avventura. Ma anche l’acqua da bere e l’acqua del testo sacro giudaico e cristiano. Anzi, la metafora dell’acqua viene scelta da Matino per dire il Risorto: «Come l’acqua, appesantita da impure scorie, passata al fuoco riacquista la sua vergine origine e diviene leggera, pulita, chiara, trasparente, bella, così era ora il corpo raggiante del risorto che annunciava purezza all’umanità redenta». Il Nazareno superò la riva, scese tra i rivoli veloci del fiume santo e, come immerso in gravido ventre, ne riemerse come da nuova nascita. Le rive bagnate dal mare di Israele, il grande lago di Genezareth che tocca Tiberiade, e accarezza Cafarnao, furono spettatrici attive della vicenda che per qualcuno ha cambiato il mondo. Scrive Matino: «Marco dice

RECENSIONI qualcosa d’altro rispetto al misterioso personaggio: <<Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua: seguitelo>>. Era insolito, a quell’epoca, che un uomo si abbassasse a fare un lavoro da donna, esponendosi al ridicolo, a meno che non si trattasse di un uomo riconoscibile per la sua particolare scelta di vita celibe e ascetica come quella dei monaci di Qumran». “Nella vita del Figlio, nelle sue parole, nella sua immensa misericordia, nella vicinanza alla sofferenza della gente, nella ribellione verso ogni ingiustizia, nella voglia di vedere uomini liberi e felici, nella lotta contro ogni sopruso, nella proclamazione di un regno di pace sarebbe stato visibile il Padre. Anche l’acqua comprata diventa calda nel romanzo: «<<Ecco, vedi? Qualsiasi acqua prima o poi diventa calda, molle, insapore. Solo l’acqua viva, quella che dona Gesù può dissetare per sempre. Allora come oggi, in quel mondo afflitto dalla carestia, il maestro annunciava che è possibile trasformare l’acqua in vino per dare senso e sapore alla vita». La Metafora del volo è quella centrale nel romanzo di Matino, quella che “scioglie” l’intreccio del racconto, si parla di ali che volano attraverso il dramma del morire: «La morte potrà essere vinta definitivamente quando le ali del Risorto consegneranno a tutta l’umanità la via del ritorno a casa». Raccontare i ricordi, anche i ricordi della salvezza: «Il popolo eletto faceva del ricordo la passione del suo credere e la speranza del suo riscatto. Ricordava che un giorno Dio era stato dalla sua parte e come una colonna di fuoco lo aveva preceduto in battaglia. Ricordava la presenza dell’Altissimo nel tempo del deserto e il giorno in cui, partiti dall’odiata terra della schiavitù, per non perdere tempo si cosse il pane non lievitato». Matino sa raccontare salvando la “memoria”: «senza memoria non c’è crescita, non c’è responsabilità. Si è trainati dalla ruota del destino, dal ciclo di nascita e morte, fortuna e dolore, ricchezza e povertà e nessuno può intraprendere, in piena coscienza e per sua volontà, la via della liberazione». Il racconto, ad un certo punto,

si presenta come un’Autobiografia indiretta di Matino. In primo luogo, l’incontro con Cristo: con un’idea o con una persona? E se questa persona è invisibile? Rispondere alla chiamata è la vocazione: “È come un insignificante rivolo d’acqua che scava nel profondo, forma caverne, poi lentamente cresce fino a diventare un fiume che ti porta dove vuole”. Dice ad un certo punto il narratore: «Nei numerosi viaggi che ho fatto qui da voi, quando mi morivano tra le braccia bambini disidratati, anch’io più volte mi sono chiesto, non dove era Dio, ma cosa ha fatto l’uomo, cosa sta facendo di se stesso e della sua storia, se solo una piccola parte dell’umanità si gode le ricchezze del pianeta, mentre il resto del mondo muore di fame... Nel libro di Matino è presente ad ogni rigo anche il tema della profezia come capacità di sovversione delle degenerazioni religiose, così cara all’Islam. Non a caso, anche le braccia di Manjit sono reclutate: «Sì, anche le tue. Pur essendo di fede diversa, non sei escluso affatto dalla barca che il maestro ha ristrutturato. Se il Figlio dell’uomo è ritornato a casa, in lui ritorneremo tutti, ma proprio tutti, anche chi pensa di non essere stato chiamato e di essere stato escluso». Guerra preventiva, economia globale, unica religione, verità assoluta, pulizia etnica, razza superiore, crociata di liberazione non sono altro che menzogne coniate dall’uomo per imporre il suo potere sui deboli? «Ciò che scandalizzò Gesù non furono solo quei quattro cambiavalute, ma il rischio insito in ogni religione che, per consolidare se stessa, perde di vista il motivo della sua fondazione. Quando nel rapporto tra uomo e Dio s’insedia il virus di un commercio che cerca di comprare il cielo, o di comprare il basso con la potenza dell’alto, col passare del tempo si finisce con il tradire Dio». Matino è certo: «Per noi cristiani, la resurrezione del maestro ha garantito la resurrezione e la salvezza di tutta l’umanità, anche per quella parte di umanità che non lo conosce ancora o che non ha nessuna intenzione di conoscerlo».


TESTIMONIANZE

Don Appiano: il prete del sorriso

A

Alberto Fogli*

vent’anni dalla morte, avvenuta a Comacchio nel 1984, ci piace ricordare la figura di un sacerdote che aveva fatto del sorriso la realizzazione della sua vocazione e la principale arma del suo apostolato. Appiano Guidi era nato a Comacchio da famiglia comacchiese doc nel 1914. Nel 1937 è ordinato sacerdote ed inviato come parroco a Goro, nella parte estrema del basso ferrarese ed estremo lembo della diocesi comacchiese, dove resterà fino al 1951. Per la cronaca, fra i tanti bambini battezzati, figura anche una bimba che poi diventerà famosa nel mondo artistico col nome di Milva. Nel 1951 don Appiano è nominato arciprete di Lagosanto. Se Goro era lontana “una vita” dalla sede episcopale di Comacchio, la nuova parrocchia ne è confinante. È il periodo della ricostruzione post bellica e della riconciliazione degli animi così provati dalla guerra fratricida. Vi resterà per 33 anni, fino alla sua morte avvenuta nel 1984. Confratelli, amici ed estimatori venuti da ogni dove, hanno accompagnato all’ultima dimora “il prete del sorriso”, l’amico dei poveri e dei giovani; “quel prete sorridente” che nel suo testamento spirituale redatto il 21 novembre 1983 aveva lasciato scritto fra le altre cose: “Alla mia morte… avrò un pensiero di particolare amore per il mio popolo e, soprattutto, per la gioventù che ho tanto amato, che mi ha preoccupato e che ho sempre sognato cristiana ed onesta”. Nella sua tensione sacerdotale, già prima del Concilio, c’era tutta l’ansia espressa poi dalla Chiesa post conciliare. Nell’imminenza del Natale o della Pasqua era solito inviare ai Parrocchiani e agli “amici vicini e lontani” quelle che molti suoi estimatori scherzosamente definivano “le encicliche di don Appiano”. Si trattava di lettere-provocazione dai contenuti profondamente socio-religiosi. In una di queste scriveva: “… Amici miei, voi siete giovani come la vostra fiducia, la vostra sicurezza, la vostra speranza. Resterete giovani finchè il vostro cuore saprà ricevere i messaggi di bellezza, di amicizia, di coraggio che vi giungono da Gesù che solo può rendere perennemente lieta la vostra giovi-

pag. 25

Il suo sorriso e la sua parlata lo rendevano l’immagine della sua disponibilità e capacità di accogliere il diverso, il bisognoso

nezza. Il mondo è una sola famiglia e in una famiglia non si può vivere insieme se non c’è la gioia di una serena e caritatevole convivenza”. Parole vissute, perché nell’Oratorio “San Domenico Savio” aveva realizzato un ostello per i giovani di diversa estrazione sociale o fede religiosa. Per quell’ostello era stato composto un inno: “Siamo arrivati / da mille strade diverse / in mille modi diversi / in mille momenti diversi / perché il Signore / ha voluto così. / Siamo arrivati… / ci ha donato questa casa / ci ha detto “siate uniti” / se amate la mia casa / la mia casa è la pace”. Giuseppe Fumagalli, cantautore bergamesco, uno dei tanti passati per quel “rifugio gli ha dedicato una canzone dolce e poetica. Mario Rolfini, letterato ed umanista amico personale di don Appiano, in un suo saggio ha scritto di lui: “L’atteggiamento proprio di tanti preti degli anni Sessanta di voler essere promossi o retrocessi uomini come tutti gli altri, in don Appiano non si manifestava già nell’abbandonare l’abito talare per il clergyman, chè anzi egli fu tranquillamente fedele al suo sottanone per tutto il corso della sua vita, … ma nel mostrare concretamente come la dignità sacerdotale in lui si coniugasse a ricca umanità e affabilità di tratto. (…) Don Francesco Fuschini, tracciando un suo estroso bilancio degli anni in cui poteva accadere che il prete facesse il mangiapreti e il mangiapreti facesse il clericale di complemento, al prete ‘tutto piazza e niente chiesa’ contrapponeva ‘il prete più prete’, quello che fa trasparire la fede attraverso la sua povera carne fosse pure il più modesto, il più sorpassato, il più invecchiato dei preti. Ebbene – continua il Rolfini – in don Appiano, specie quando faceva trasparire la sua fede serena e versava sulle piaghe dell’anima l’olio soave della carità, s’avvertiva proprio la presenza di quel genere di prete di cui si ha in realtà più bisogno”. Ora don Appiano riposa proprio all’ingresso del cimitero di Lagosanto quasi a voler accogliere benedicente e con un ultimo amorevole sorriso quanti vi entrano. Vivi e defunti. * Past Governatore distretto 76


pag. 26

LETTERE AL DIRETTORE L’intento di questa rubrica è di dare la possibilità ai lettori di manifestare il loro pensiero per un confronto reciproco

La posta dei lettori Alle perspicue riflessioni di Paolo Mirenda (v. pag. 23 del n. 106 de il serrano) desidero aggiungere il risultato di una meditazione, che esse mi hanno indotto. Innanzitutto un “NO agli …ISMI” (v. l’occhiello) in senso assoluto finirebbe col decapitare tutti gli “…ismi” concettualmente e nominalisticamente esistenti, risultato che lo stesso Mirenda ritengo rifiuti; è, infatti, sufficiente tener presente che una negativa assoluta in proposito finirebbe con l’includere inaccettabilmente, ad esempio, i carismi, a cui – guarda il caso! – fa ricorso la Signora Elsa Soletta Vannucci nel sostanzioso ricordo dell’azione del PIME inserito accanto al suddetto contributo di Mirenda. Questa precisazione già serve a sottolineare l’esigenza della prudenza quando si parla di relativo e di relativismo, perché una concezione assolutistica in proposito finirebbe, come suol dirsi, col buttare via… il bambino insieme all’acqua sporca, in definitiva potrebbe condurre a ripudiare anche manifestazioni dell’Assoluto in nome di un malinteso uso del relativo e del relativismo. In secondo luogo è necessario tenere sempre presente l’insegnamento derivante dalle Sacre Scritture ed in questo atteggiamento invocare l’assistenza dello Spirito Santo, perché un rifiuto assolutistico del relativo e del relativismo potrebbe condurre a risultati contrari a tale insegnamento. A questo proposito due esempi mi sembrano significativi: 1 - i Farisei, dopo che Gesù aveva affermato l’indissolubilità del matrimonio richiamandosi alla Genesi

(“…lascerà l’uomo suo padre e sua madre e si unirà con sua moglie e i due saranno una sola carne”, aggiungendo: “Non divida dunque l’uomo quello che Dio ha congiunto”: Mt. 19, 5 - 6), obiettarono che “Mosè… prescrisse di darle il libello del ripudio e di mandarla via” ed Egli replicò che “Per la durezza del vostro cuore Mosè vi permise di ripudiare le vostre mogli, ma da principio non era così” (Mt. 19, 7 - 8); 2 - GESÙ in altra occasione ricordò che “...fu detto agli antichi: “Non commettere adulterio” e di seguito affermò: “io, invece, dico a voi: chiunque guarda una donna per desiderarla ha già, in cuor suo, commesso adulterio con lei” (Mt. 5, 27 - 28). È, poi, indubbio che si deve diventare “adulti nella fede”, affermazione fatta a suo tempo dal Cardinale Ratzinger come ha ricordato Mirenda nel citato Suo contributo, ma ritengo biblisticamente inaccettabile la contrapposizione che Mirenda ne trae quando afferma che “non si dovrà rimanere fanciulli nella fede”, perché in tal modo si finisce col dimenticare l’ammonizione di Cristo secondo cui “se non vi convertirete e non diventerete come i fanciulli, non entrerete nel Regno dei cieli. Chi dunque si farà piccolo come questo fanciullo, questi sarà il più grande nel Regno dei cieli” (Mt. 18, 2 - 4). Gesù con tale insegnamento sottolinea l’esigenza di acquisire la virtù dell’umiltà quale condizione per aspirare alla visione di Dio nel Regno dei cieli. Anche in questo caso tener sempre presente l’insegnamento derivante dalla Sacre Scritture serve ad evitare di fuorviare

dalla retta via durante lo sforzo di approssimarsi a Dio. Torna, come sempre, d’attualità l’ammonizione dantesca (Paradiso, V, 75 - 81): “Siate, Cristiani, a muovervi più gravi: non siate come piuma ad ogni vento e non crediate ch’ogne acqua vi lavi. Avete il novo e ’l vecchio Testamento e ’l pastor de la Chiesa che vi guida: questo vi basti a vostro salvamento. Se mala cupidigia altro vi grida, uomini siate e non pecore matte, sì che ’l Giudeo di voi tra voi non rida!”. Aurelio Verger Componente del Consiglio Nazionale

La validità delle posizioni espresse da ambedue gli interventi (“il serrano” n. 106 a firma Mirenda e l’attuale, a firma Verger) può dare lo spunto ad ulteriori riflessioni che possono trovare spazio in questa rubrica.


pag. 27

????????????

Come nasce un ordine religioso: sulle orme di Agostino

G

Gli Agostiniani fondatori di una comunità monastica, continuano oggi ad essere una ricchezza e una risorsa cui attingere ispirazione

Stella Laudadio Celentano*

li eremiti furono le prime aggregazioni riunite nel nome di Cristo. Essi conducevano un’esistenza di rara durezza, di silenzio, in contesti naturali progettati per captare la voce dell’infinito e la sacralità del cielo. Da essi derivarono i grandi movimenti e le congregazioni clericali. “Il futuro non è una pura immaginazione perché ha le sue radici nella storia, il suo carisma, carisma che nel linguaggio teologico significa dono divino largito a un credente a vantaggio dell’intera comunità, è grazia santificante”. Ricordiamo a tal proposito il carisma di S. Francesco nel medioevo, il carisma di S. Giovanni Bosco nel periodo massone; quello di Padre Pio, di Madre Teresa di Calcutta. “L’Ordine agostiniano ha un carisma, quindi possiede questo dono. Tra il 1150 e il 1200 il clero non veniva educato al servizio sacerdotale non aveva cultura, era al servizio di un parroco dal quale imparava a dire la S.Messa. L’esperienza della fede era ripetitivo e spesso cadeva nella magia e nella superstizione”. I Papi cercarono di arginare il fenomeno emanando scomuniche e veti. Il Papa Innocenzo III fu una persona straordinaria e lungimirante, capì che la Riforma non poteva partire dall’alto ma dal basso. Anche l’esperienza francescana era sull’onda dell’eresia e il Papa intervenne con sanzioni sul movimento e su altri gruppi tra i quali quello di S.Domenico Gusman. Gli Ordini mendicanti più importanti erano quattro: i Francescani, gli Agostiniani, i Domenicani e i Carmelitani. Il Papa nel 1274 costrinse tutti i movimenti a incanalarsi nei quattro principali. Gli Agostiniani esistevano dai tempi di

Francesco, erano gruppi di eremiti che conducevano una severa vita di penitenza imitando Cristo. Un poco alla volta gli stili di vita cominciarono a mutare e ad evolversi e si scoprì il valore della Comunità soprattutto dopo le invasioni barbariche del 1200. Ricordiamo S. Benedetto e la Regola, la Riforma dei Cistercensi nei Monasteri ed altri. C’è un fiorire di movimenti piccoli e grandi che assunsero e si ispirarono alla dottrina teologica di sant’Agostino, molto generica e per questo più adatta alle loro Costituzioni. Frà Giovanni Bono, è un esempio glorioso: a 40 anni riunì intorno a sé numerosi discepoli fondando una congregazione clericale. Il Cardinale Annibaldi guidò con intelligenza la politica della Chiesa dal 1238 al 1274 con particolare riguardo ai Francescani e ai Domenicani. Sorsero nuove forme di vita monastica che dipendevano direttamente dal Papa. Nel 1256 il Card. Annibaldi a S. Maria del Popolo fondò l’Ordine Agostiniano. Si passò da un sistema di vita eremitico e pastorale ad uno comunitario. Gli eremiti furono invitati dal Cardinale a lasciare l’eremo e trasferirsi in Comunità per dedicarsi allo studio e alla predicazione. Finiva intanto il mondo feudale e iniziava quello comunale. Le campagne si svuotavano, nacquero le città e i mestieri. Il beato Agostino Novello, laureato in diritto all’Università di Bologna, divenne il confessore del Papa. Gli Agostiniani fondatori di una comunità monastica maschile, continuano oggi ad essere una ricchezza e una risorsa cui attingere ispirazione. In campo filosofico è notevole l’influsso del pensiero agostiniano su Pascal, Kierkegaard e sullo spiritualismo contemporaneo. * Presidente Serra Club di Latina


CRONACHE

Notizie dai Club e dai Distretti

Massa Carrara 542

Distretto

Concluso l’anno sociale nel Seminario vescovile

Come consuetudine consolidata da anni, i membri del Club hanno fatto una riunione presso il seminario di Massa, quest’anno posticipata nel mese di Giugno. Dopo aver partecipato con tutti i seminaristi alla santa messa, celebrata dal rettore del seminario Mons. Pizzanelli, abbiamo consumato tutti assieme un pasto preparato dalle suore del seminario. Il nostro presidente Gaetano D’Aloisio, dopo aver brevemente ringraziato per l’ospitalità ricevuta, ha consegnato al rettore un assegno di 4000 € come contributo della gita in Terra Santa che faranno i seminaristi nel mese di luglio. Allo stesso tempo ha richiesto a Mons. Pizzanelli di renderci partecipi, in una futura riunione con i seminaristi, delle sensazioni vissute e di quanto è rimasto indelebile nel loro cuore nel visitare i luoghi sacri in cui ha vissuto la Famiglia di Nazareth e dove Gesù ha manifestato la Sua divinità, fino alla tragica conclusione della Sua vita terrena. A fine cena il presidente del Club ha accennato alla lettera, inviata ai soci serrani, con il consuntivo delle cose fatte e di quelle rimaste da fare nell’anno sociale concluso. In particolare si è augurato che nel prossimo anno sociale si continuasse a recitare, prima di ogni riunione, il Santo Rosario, e che tutte quelle iniziative che ormai ci caratterizzano da anni, come il concorso scolastico e la composizione del presepe da parte dei ragazzi del catechismo delle varie parrocchie, con la relativa premiazione il giorno dell’Epifania, siano mantenute sempre vive. Con l’augurio di un proficuo lavoro al prossimo presidente del Club, sig. Renzo Greco, la riunione si è conclusa. Artimio Ratti

San Miniato 978

LXI Festa del Teatro

Bella, davvero bella, quest’anno, la serata dedicata alla LXI Festa del Teatro dal Serra Club di San Miniato. Il tradizionale appuntamento che i soci del nostro club vogliono condividere con tutti gli amici del Distretto 71 e degli altri distretti d’Italia, ha visto quest’anno in scena “Il Nemico” di Julien Green, per la regia di Carmelo Rifici. L’incontro è iniziato con una cena conviviale nel refettorio del seminario, ottimamente preparata e curata nei particolari dalle nostre cuoche, alla presenza di Mons. Fausto Tardelli, vescovo di S. Miniato, del nuovo Governatore del Distretto 71, Dott.

Mario Messerini e di molti altri amici dei vari club. Nella preghiera è stato ricordato il carissimo Dott. Giovanni Novelli, recentemente scomparso, che tanto si spese proprio per la promozione e il successo di questa nostra iniziativa del Dramma Popolare quando, alcuni anni fa, muoveva i suoi primi passi. Era presente anche l’amico Ing. Romano Pellicciarini che ha colto l’occasione per anticiparci, in qualità di presidente della Fondazione B. J. Serra, l’iniziativa, decisa dal Consiglio, di promuovere, fino a Natale, una raccolta straordinaria, in

71 memoria di tre illustri “serrani”, che tanto si spesero per la Fondazione, quali il Card. Giuseppe Siri di Genova, il Dott. Giuseppe Casaleggio e il Dott. Giovanni Novelli. Il Governatore Messerini, che ha poi preso la parola, ha assicurato il suo diretto sostegno e quello di tutto il suo distretto. Al termine della cena, dopo il saluto di incoraggiamento e di ringraziamento e la benedizione di Mons. Vescovo, ci siamo spostati sulla storica piazza del Duomo per assistere alla rappresentazione teatrale. Riccardo Ceccatelli


CRONACHE

pag. 29

Distretto

Eletto il nuovo Governatore e il Governatore eletto

Il 24 giugno 2007, festività di San Giovanni Battista, sono subentrato nella carica di Governatore del Distretto n. 73 attraverso una semplice cerimonia di passaggio delle consegne avvenuta a Cerignola tra il Governatore uscente, l’amico Teodato Pepe ed il sottoscritto. La nomina non rende merito alla mia persona, ma a tutto il Club di Altamura e mi spinge ad intraprendere un cammino di servizio al Distretto n. 73 con l’intima consapevolezza che, venuta la sera del congedo, sarò sempre stato un “ servo inutile”. In quella stessa occasione è stato nominato Governatore eletto il dr. Piero Scarcella del Serra Club di Taranto al quale vanno le mie più sentite congratulazioni. Oltre alla doverosa informazione mi preme, soprattutto, rivolgere un cordiale e fraterno saluto a tutti gli amici della famiglia Serrana di Puglia e Basilicata: mi aspetto da Voi partecipazione, collaborazione, capacità di saper camminare insieme per testimoniare alla società la Nostra appartenenza alla Chiesa ed ai Suoi Valori. Scriveva Mario Pomilio “ Cristo non ha più voce, ha soltanto la nostra voce per parlare oggi di sé”. Vogliamo diventare una delle voci di Cristo? Mi auguro ancora, che ognuno di noi sappia regalare al Club qualche momento del Suo affannato tempo per poter crescere insieme nella fede e nell’amicizia. L’amicizia , infatti, è il mezzo più efficace per liberarci dall’individualismo egoistico e dalla solitudine; per questo la vita associata va vissuta in termini di amicizia. S. Tommaso nel definire l’Amicizia come amore di mutua benevolenza, ne enumerava alcune caratteristiche: volere che l’amico viva in salute, volergli bene, fargli del bene, conversare con lui in modo piacevole, andare d’accordo. La fede a tale promessa evangelica mi ha spinto ad adottare, come motto in calce alle lettere del Governatore, un profondo ed illuminato pensiero di Sant’Annibale Maria di Francia che tanto si addice al nostro carisma serrano: “La grazia delle vocazioni scende dall’alto; e non scende se non la si domanda”. Con questa consolante certezza, Vi abbraccio fraternamente e in spirito di amicizia. Antonio Bosco

Altamura 857

Altamura gioisce e... scommette

73

Sua Santità Benedetto XVI ha posto nuovamente i Suoi occhi su Altamura donando a tutta la nostra comunità ed ai Serrani in particolare un secondo Vescovo vicino al Serra. Il 30 giugno il nostro amato Vescovo Mons. Mario Paciello, ha dato lettura a tutta la comunità della volontà del Santo Padre di elevare alla dignità episcopale Don Mimmo Cornacchia, nominandolo Vescovo di Lucera-Troia (prov. di Foggia). Per la verità da molto tempo tutta la città di Altamura attendeva questo evento che finalmente è giunto con grandissima gioia di tutta la diocesi. Don Mimmo Cornacchia è quel che noi usiamo dire “un grande prete”, un sacerdote che sa entrare nel cuore di chi gli è vicino o anche di chi lo ha conosciuto per brevi momenti. È una sua dote naturale – e pertanto non potrà mai perderla – e per questo è sempre attorniato da giovani, giovanissimi e meno giovani che – con lui – stanno bene e vivono in connubio con lo Spirito Santo. Aveva visto bene S.E. il nostro Vescovo Paciello affidandogli la creazione dal nulla di una nuova parrocchia in un quartiere nuovo dove dai primi momenti si è constatato di cosa sia capace la volontà Divina. A quella stessa volontà il Vescovo Paciello si è rimesso con fiducia per continuare l’opera iniziata da Don Mimmo nella sua parrocchia. Don Mimmo Cornacchia ha 57 anni e dal 1976 è sacerdote ricoprendo vari ed importanti incarichi: parroco, insegnante di religione, assistente diocesano dei giovani di Azione Cattolica, Padre spirituale del Seminario diocesano, Padre spirituale del Pontificio Seminario Regionale di Molfetta, docente di Teologia Spirituale presso la Facoltà Teologica Pugliese, Direttore del Centro Regionale Vocazioni, responsabile della Formazione permanente del clero, ma soprattutto amico e con il cuore aperto al SERRA ed ai serrani. I Serrani di Altamura ringraziano il Santo Padre per la Sua scelta e nel mentre formulano al nuovo Vescovo S.E. Don Mimmo Cornacchia un mondo di auguri e di bene, avanzano una scommessa: l’apertura di un nuovo club del Serra International nella diocesi di Lucera-Troia. Donato Viti


pag. 30

CRONACHE

Altamura 857

Le nuove cariche sociali

73

Nella serata del 28 giugno 2007, l’Assemblea dei Soci, appositamente convocata nella sede di Corso Federico II di Svevia, ha approvato e ratificato all’unanimità dei consensi la nomina a settimo Presidente del Serra Club n. 857 di Altamura il Rag. Giambattista Tota: uomo profondamente onesto, schivo da ogni forma di atteggiamento esibizionistico, estroverso nei rapporti interpersonali, rispettoso nei confronti di tutti, capace di operare con responsabilità. Forte di una qualificata esperienza nell’associazionismo cattolico, ha sempre dato il meglio di sé negli incarichi che gli sono stati affidati nei lunghi anni di militanza nella Confraternita “SS. Maria Assunta e Sant’Irene” e nell’Azione Cattolica altamurana di cui ha rivestito anche l’incarico di Presidente. Le referenze dell’amico Rag. Tota costituiscono le premesse per un periodo fecondo di attività e di sviluppo del nostro Club e ci fanno ben sperare per il futuro, sicuri che il neo Presidente saprà assolvere al nuovo compito con amore e fedeltà, secondo la tradizione di tutti i Presidenti che lo hanno preceduto. Nella stessa seduta, inoltre, l’Assemblea dei Soci ha designato all’unanimità, il Rag. Lobosco Raffaele, Presidente Eletto. Al Presidente uscente Geom. Rocco Cornacchia che, nonostante l’unanime richiesta dei Soci, non ha voluto continuare per il secondo anno la guida del Club per motivi personali, va l’unanime consenso per l’attività operosa che lo ha contraddistinto ed il più sincero ringraziamento per i traguardi a cui ha saputo indirizzare il Club in un anno di presidenza: crescita di consensi in campo locale e riconoscimenti in campo nazionale. Antonio Bosco

73

Potenza 712

Consuntivo di un anno sociale

L’anno sociale 2006-2007 è trascorso; in consuntivo si può dire che i risultati sono stati abbastanza lusinghieri. Il primo incontro tenutosi piresso il Seminario Maggiore si è svolto alla presenza dei seminaristi dei due corsi e dell’Arc. Metropolita di Potenza S.E. Mbns. Agemino Superbo che in precedenza aveva presieduto la Celebrazione Eucaristica nella Cappella del Seminario. All’omelia Mons. Superbo ha posto l’accento sul carisma dei Serrani: “autentici cattolici, dediti alla preghiera e alla carità per incoraggiare, sostenere e moltiplicare la vocazione sacerdotale e religiosa, e nel contempo diffondere il Cattolicesimo nei propri ambiti di lavoro e di appartenenza”. Come programmato si sono tenuti, sempre presso il Seminario Maggiore, gli incontri formativi che si sono sviluppati sul tema principale: “Testimoni di Gesù Risorto, speranza nel mondo”. Durante il periodo quaresimale è stato svolto l’argomento: “Quaresima, l’ora della prova”. Successivamente si è tenuto un incontro

formativo-culturale presso la Diocesi di Acerenza con Mons. Ricchiuti. L’incontro si è incluso con una conviviale alla quale hanno partecipalo alcuni fedeli della cittadina con l’augurio che si sia potuto buttare il seme per la costituzione di un nuovo club presso la Diocesi di Acerenza. Le attività del Club si sono concluse praticamente con il Consiglio Distrettuale tenutosi a Potenza presso il Seminario Maggiore sul tema: “In una famiglia, uno dei figli dichiara di volersi fare prete; problematiche... che cosa può fare un serrano?”. Dopo la relazione; svolta dal Governatore Distrettuale Dott. Teodato Pepe che ha evidenziato: “le difficoltà che si riscontrano in una famiglia quando il figlio comunica la decisione di entrare in Seminario” suggerendo l’opportunità di dirimere il contrasto con i genitori “sempre nel rispetto dell’intimità e della sensibilità della famiglia senza atteggiarsi a protagonista”; è seguito il dibattito con Mons. Ambrico, ns. Cappellano. Poi si è avuta la testimonianza di due seminaristi: Vito

che ha esposto ai presenti le origini della propria vocazione aiutato moltissimo dalla vita religiosa praticata in famiglia; Sergio che è entrato in Seminario dopo aver conseguito la laurea in enologia aziendale ed essere occupato in una Ditta di impianti produttivi. Ha sottolineato che ha avuto la vocazione da giovane aiutato e collaborato generosamente dal parroco. Hanno preso quindi la parola l’Avv. Viti, Vice Presidente del C.N.I.S., e il Dott. Bosco, Governatore Eletto. Ha concluso l’Avv. Lacerenza, Past Governatore, il quale, richiamata l’attenzione sulla forza della preghiera, quella spontanea che sgorga dall’animo prima di ogni attività, è certo che l’approccio con i familiari del vocato, sarà facilitato per condividere con essi la bella notizia, oppure dimostrare piano piano che la chiamata è un dono di Dio e che il figlio potrà un domani fare molto bene e meglio, che se si fosse dedicato ad un altro lavoro da lui non gradito. Lucio Lacerenza


pag. 31

CRONACHE

Distretto

Concorso scolastico

Dopo il significativo incontro con mons. Cloazzo, direttore della Caritas Diocesana e delle Missioni, che ha intrattenuto soci ed amici serrani sul tema “Come comunicare la speranza ai poveri”, l’attività del Club è proseguita con l’organizzazione del Concorso scolastico bandito come sempre nelle scuole medie cattoliche della Diocesi. Il concorso, per il terzo anno consecutivo, proponeva tre diversi temi nell’intento di stimolare l’amore verso il prossimo e di tendere al miglioramento della qualità della vita materiale e spirituale per arrivare, eventualmente, alla vocazione sacerdotale. In un crescendo di partecipazioni, studenti consapevoli dei cambiamenti sociali in atto e tendenti al miglioramento della qualità della vita materiale e spirituale, si sono misurati esprimendo proprie idee su convinzioni etiche, morali e religiose. I temi svolti hanno riscosso l’approvazione non solo della Commissione giudicatrice ma anche dei docenti delle scuole sia per la profondità dei pensieri espressi sia per le linee di indirizzo futuro scelto dai ragazzi. Successivamente, come per l’anno precedente, una corposa delegazione capeggiata dal nostro Presidente, Orfeo Busatto, si è recata nelle varie scuole per la premiazione degli autori dei temi giudicati migliori. Dopo aver illustrato ai presenti gli scopi che il nostro movimento si propone, il Presidente ha premiato i tre allievi più meritevoli con un assegno e menzionato numerosi altri ricordando che i lavori migliori parteciperanno al Concorso nazionale. Infine tutti i soci del Club si augurano che il numero dei concorrenti sia sempre così numeroso anche per gli anni a venire. Alessandro Gelich

Da destra: il Past President Trevisan, il Presidente Busatto, la vincitrice e un insegnante.

Verona Legnago 740

Chiusura dell’anno sociale

78

Il programma dell’ultimo incontro sociale di giugno ha portato ad una mezza giornata di spiritualità da vivere a Rocca di Garda presso l’eremo camaldolese di San Giorgio ed ha proposto l’incontro dei Soci, la visita dell’eremo, una meditazione, la partecipazione alla lectio sulle letture della domenica seguente, la presenza ai Vespri, seguita dalla Santa Messa e dall’incontro conviviale in un ristorante del lago. Sono intervenute una trentina di persone, tra le quali erano ospiti due novelli presbiteri di Cerea (basso veronese), uno dei quali è il figlio del nostro tesoriere, che alla fine della giornata hanno celebrato la S. Messa per noi serrani. Visitata la chiesa con un padre camaldolese ed arrivati alla foresteria dopo poche parole di introduzione del Presidente, la meditazione centrata sulla vocazione, è stata tenuta da padre Francesco Mosconi, insigne oratore al convegno di Verona, che con parole semplici e convincenti ha spiegato il vangelo di Marco dopo il battesimo di Gesù e la chiamata dei primi quattro apostoli (Marco 14-20). Giuseppe Corradi


Il Serrano n.108  

IL SERRANO: Organo dell’Associazione Serra International Italia

Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you