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LA PIAZZA di Giovinazzo

Foto di copertina: Nico Mongelli di Studio Immagine, via Colapiccoli, 15 Via Cairoli, 95 Giovinazzo 70054 (Ba) Edito da Ass. Amici della Piazza Iscr. Trib. di Bari n. 1301 del 23/12/1996 Part. IVA 05141830728 Iscr. al REA n.401122 Telefono e Fax 080/394.79.20 IND.INTERNET:www.giovinazzo.it E_MAIL:lapiazza@giovinazzo.it Fondatore Sergio Pisani direttore responsabile Sergio Pisani redazione Porzia Mezzina - Agostino Picicco - Rosa Illuzzi - Damiano de Ceglia - Marianna La Forgia - Daniela Stufano - Nico Bavaro Angelo Guastadisegni - Rossella Tiribocchi - Mimmo Ungaro - Matilde Restaino - Diego de Ceglia - Onofrio Altomare - Michele Carlucci corrispondenti dall’estero Vito Bavaro - Nick Palmiotto Giuseppe Illuzzi - Rocco Stellacci stampa - L’Immagine (Molfetta) progetto grafico - Ass. Amici della Piazza Grafica pubblicitaria: Marta Devivo Web master: Francesco Caccavo responsabile marketing & pubblicità: Roberto Russo tel. 347/574.38.73

ABBONAMENTI Giovinazzo: 10 Euro Italia: 20 Euro Estero: 60 Euro Gli abbonamenti vengono sottoscritti con c.c postale n.80180698 o con vaglia postale o assegno bancario intestato ad:

ASS. AMICI DELLA PIAZZA II TRAV. MARCONI,42 70054 GIOVINAZZO (BA) ITALY La collaborazione é aperta a tutti. La redazione si riserva la facoltà di condensare o modificare secondo le esigenze gli scritti senza alterarne il pensiero. Gli articoli impegnano la responsabilità dei singoli autori e non vincolano in alcun modo la linea editoriale di questo periodico.

Finito di stampare il 24/09/2009

Divampano le polemiche. Polemiche su tutto. Oddio niente di serio, niente che possa veramente interessare alla gente. Anzi, no l’ultima polemica riguarda una cosa seria. La consegna della case ai terremotati di Onna. Le prime 90 case vere. Case con arredi e biancheria. Ed ecco la polemica. La cerimonia di consegna delle case è stata seguita, per chi legge l’avrete già vista in televisione, grazie ad uno speciale di Porta a Porta. La trasmissione aveva raccolto fondi cospicui per la ricostruzione di una scuola ed era il caso di mostrare a tutti che il denaro raccolto non era stato e non sarà sperperato ma utilizzato concretamente per gli abruzzesi. Inoltre, ritengo, che fra i tanti enti ed apparati vari dello Stato era ed è il caso di portare ad esempio di efficienza la Protezione Civile ed il suo responsabile Guido Bertolaso. Calamità, tragedie, grandi eventi e accadimenti eccezionali, molti prevedibili e aggravati dall’incuria ed incapacità diffuse come la vicenda rifiuti di Napoli, hanno visto protagonista questa struttura dello Stato. Un fiore all’occhiello della nostra Nazione. E poi nella consegna delle prime case anche la legittima soddisfazione del Governo, del presidente del Consiglio ma di tutta la Nazione che a differenza di altre volte non solo ha mostrato unità ma l’ha dimostrata concretamente con i fatti. Polemiche perche, allora? La trasmissione Ballarò è stata spostata per evitare la concomitanza con lo speciale della trasmissione di Vespa. «Penso che anche Ceausescu avrebbe avuto un po’ di coraggio nel dire no a una rappresentazione così»: questa la garbata dichiarazione di Dario Franceschini. E queste le parole dell’ex dipendente di Mediaset Michele Santoro: «Sappia Berlusconi, che continua ad agire vigliaccamente nell’ombra, che, nel caso, non faremo passare tutto questo senza un’ultima battaglia: sarà il pubblico di Annozero a chie-

CONTR dell’al

L’ITALIA DELLE L’ITALIA DE dere che il suo programma vada in onda». Quando leggerete queste parole avrete già visto tutto. Forse la polemica sarà stemperata e superata, o forse no. Sta di fatto che è sufficiente spostare un programma di un paio di giorni o rinviarlo alla settimana successiva per gridare alla censura, per esasperare gli animi, per distogliere l’attenzione sulle cose fatte e, soprattutto su quelle da fare. Qualsiasi persona dovrebbe sapere e avere prova di come vengono spesi i soldi pubblici. Per non dire dei fondi donati per le attività di beneficenza. Ed invece polemiche. Polemiche sui respingimenti in acque internazionali di migranti che vorrebbero approdare in Italia. Fuoco serrato ed incrociato sul nostro governo. Non una parola sulle norme altrettanto restrittive attuate dal governo spagnolo. Ma, si sa, essendo progressista, è democratico, pacifista e solidale a prescindere. Polemiche sulle frequentazioni del nostro premier. Tante, forse troppe. Nessuno ha parlato di violazione della sfera privata. Forse è giusto che per un uomo pubblico non esista una sfera propriamen-

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POLEMICHE E I SACRIFICI te privata. Ma se non esiste per Berlusconi deve valere per tutti gli uomini pubblici ed a qualsiasi livello. Nessuno escluso. Quello che stupisce, come sempre, è l’atteggiamento della sinistra che cavalca il gossip quando può essere funzionale alla battaglia politica, alla demolizione dell’avversario, ma grida allo scandalo se la stessa arma viene utilizzata per rispondere agli attacchi ricevuti. Il caso Puglia è emblematico. Il presidente Vendola ha azzerato la sua giunta per le vicende legate alla sanità e a tutto il malaffare su cui sta indagando la magistratura barese. La stessa magistratura è stata oggetto di un pesante attacco da parte del governatore pugliese. Tutto legittimo per carità. Se non fosse che, quando sono gli altri a finire nelle inchieste giudiziarie, a sinistra si appoggiano acriticamente le iniziative dei pm. E di fronte ad attacchi simili si griderebbe allo scandalo, al tentativo di mettere il guinzaglio alla magistratura, alla volontà di condizionare i pubblici ministeri. La solita doppia morale. Ciò che emerge, aldilà di que-

ste a mio avviso fin troppo ovvie considerazioni, è la pochezza di un confronto politico a cui nessuno si è sottratto ed a cui ciascuno ha fornito argomenti. La sobrietà è sì una caratteristica comportamentale a cui sarebbe auspicabile si uniformassero tutti, a cominciare dal Cavaliere, ma è sempre ancor più inaccettabile che a dare lezioni siano moralisti senza morale. Persone che non hanno titolo per ergersi a censori, per salire in cattedra a dare lezioni. Il rischio, purtroppo, è che a furia di buttare fango nessuno resti immacolato ed allora la sfiducia potrebbe salire prepotente e aprire scenari imprevedibili. Anche perché siamo un Paese strano: attori e uomini di cinema accolgono con tutti gli onori alla Fiera del Cinema di Venezia il presidente venezuelano Chavez mentre chiude televisioni e giornali ma protestano per i tagli al fondo per lo spettacolo gridando alla censura. Poi si scopre che molti di loro hanno vissuto e vivono di contributi statali. Tanti, troppi. Non sarà che conviene gridare alla censura? E siamo sempre nell’ambito del teatrino, del circo mediatico, dell’esibizionismo, dell’avanspettacolo di infimo livello. Credetemi faccio fatica ad assistere a tutto questo mentre sei giovani uomini, soldati della gloriosa Folgore hanno sacrificato la loro vita in nome della Patria. Tutti i parenti intervistati hanno sottolineato il senso del dovere e l’entusiasmo di servire la Nazione con la divisa dei parà. Nessuno dei congiunti ha fatto polemiche. Chi veste una divisa, a maggior ragione chi porta il basco amaranto, conosce il dovere e il sacrificio, nel silenzio. L’Italia delle polemiche e l’Italia del sacrificio. Per me è questa “la meglio gioventù”. Onore ai caduti.

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l l’’inchiesta inchiesta

Giovinazzo, il paese che troppo spesso viene considerato un penitenziario senza ritorno, il suo reclusorio ce l’ha davvero. Si trova in via Crocifisso, a pochi metri dal mare. Adesso è chiuso - si fa per dire. Continui raid vandalici animano da diversi mesi l’ex carcere di Giovinazzo. Ignoti entrano in continuazione nella struttura comunale dopo aver forzato senza grandi difficoltà il portone d’accesso. Sulle incursioni notturne, almeno una decina dall’inizio del 2009, sono al lavoro i Carabinieri. Ma dal 2010 qualcosa cambierà. Vincenzo Ronchi, noto imprenditore del marmo, ha lanciato la sfida: riconvertire il penitenziario in un albergo con annesso lido balneare. Finora, però la sfida che non può perdere di Ronchi è un progetto rimasto sul tavolo in attesa di un pollice all’insù mentre la struttura è diventata la grande porta aperta al vandalismo.

intendersi. L’Edil Center si impegna per 30 anni a gestire in concessione la struttura tra superficie scoperta e coperta pagando all’Ente Comune un canone mensile. E a farsi carico dei lavori di riattamento e recupero dell’immobile entro18 mesi dal rilascio del permesso a costruire. Ma il permesso del rilascio per costruire l’Edil Center è lungo a venire. E’ il 23 settembre del 2009. Con delibera di giunta l’Amministrazione Comunale esprime l’assenso per la stipula del contratto di concessione dell’immobile Ex carcere mandamentale. «Io sono pronto. Da parte della mia impresa aggiudicataria – spiega Vincenzo Ronchi - gli incartamenti sono stati depositati da tempo». Ma per le relative autorizzazioni Vincenzo Ronchi sta ancora aspettando. Di mezzo ci sono pagine di cronaca che offrirebbero materiale per qualche romanziere del noir.

8 giugno 2007 alle ore 10,00

16 APRILE 2008

E’ il giorno della gara per l’affidamento dell’immobile ‘Ex carcere Mandamentale’. L’ Impresa Edil Center di Mastropasqua Giulia, moglie del marmista Vincenzo Ronchi, se l’aggiudica presentando un progetto qualitativamente migliore. La concessione del predetto immobile è finalizzata prioritariamente alla realizzazione di una struttura turistico-ricettiva. Un hotel per

L’associazione Casa Pound Juvenatium occupa l’ex carcere. Militanti pugliesi di Fiamma Tricolore, Forza Nuova, Apulia Skinheads, s’insediano nell’ex carcere di Giovinazzo sito in via Crocifisso. Lo scopo dell’occupazione è di rivalutare la struttura a beneficio di tutta la cittadinanza. Il progetto? Restaurare l’intero stabile ormai in disuso ed abbandonato da più di 20 NUOVA SEDE

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anni per ricavarne locali a scopo abitativo per giovani coppie e famiglie. Una occupazione a scopo abitativo per restituire alla cittadinanza uno stabile pubblico abbandonato: con questa motivazione i giovani nazionalisti dell’associazione Casa Pound Juvenatium spiegano l’occupazione dell’ex carcere sul lungomare di Giovinazzo, issando sugli ingressi delle bandiere tricolore. «Intendiamo porre l’accento sull’emergenza abitativa per tante famiglie italiane – spiega Sergio, uno dei portavoce del gruppo che ha compiuto l’occupazione – che non sono in grado nè di pagare un fitto nè di sostenere i costi di un mutuo per l’acquisto di una casa di proprietà. Lo Stato dovrebbe invece farsi carico di un mutuo sociale per sostenere le famiglie nell’acquisto della prima casa». «La nostra è una manifestazione dimostrativa – aggiunge un altro degli occupanti, Damiano – perchè l’amministrazione comunale aveva reso questo palazzo sul lungomare un ritrovo per tossici e per cani randagi. Noi lo abbiamo ripulito e intendiamo dotare il piano terra di spazi multimediali e ludoteche per i giovani della città». Il 29 aprile, alle ore 09:00 nell’ex carcere Associazione Casa PoundJuvenatium di Bari si presentano una trentina di funzionari di pubblica sicurezza, Digos, Carabinieri e Vigili Urbani con un ordine di sgombero immediato a firma del sindaco di Giovinazzo. Dopo vari tentativi di mediazione le forze dell’ordine, senza scontri, sgomberano alle ore 12.00 circa la struttura che viene sigillata con catenacci da parte di messi comunali.

terno – proseguì Galizia – è contraria alla legge 626/94 in materia di lavoro ed il sindaco non intervenendo rischia sanzioni a suo carico. Poi vi è un aspetto igienico sanitario insostenibile, data la mancanza di allacciamenti elettrici e fognari dello stabile. Tengo a ribadire con forza che non vi è stato alcun disegno politico dietro lo sgombero».

Dal carcere all’albergo: il progetto di Ronchi L’imprenditore giovinazzese ha presentato un progetto che prevede la realizzazione di un albergo che sarà realizzato al posto del fatiscente ex penitenziario e di un lido con piscina quest’ultimo da realizzarsi su un suolo attiguo al futuro hotel. L’imprenditore giovinazzese, dopo aver interamente ripulito e messo in sicurezza l’immobile a sue spese, dopo aver avviato alcuni lavori di ristrutturazione, ha staccato la spina. Ha bloccato tutto. I lavori non possono continuare. Manca nero su bianco. Solo allora l’immobile sarà cantierizzato. Ronchi però un’anticipazione ce la offre: «Si chiamerà – confessa – Hotel Paradise, dal nome della srl che provvederà alla realizzazione della struttura». Cosa riserva il futuro ai giovinazzesi? Forse entro la fine del 2010 un nuovo albergo con annesso lido balneare. «Io sono pronto, qualche altro non ancora» – ribadisce Ronchi lanciando una frecciatina in alto in alto, a chi l’hotel, o meglio il proprietario, proprio non lo manda giù. Nuovo Hotel Paradise. Scrivetevi la data: fine anno 2010. Parola di Ronchi. Se volete, fotocopiatevi l’articolo.

La risposta dei Carabinieri

SERGIO PISANI

Il luogotenente Antonio Galizia, qualche ora dopo lo sgombero:« Il carcere è un immobile comunale e pertanto il sindaco aveva la possibilità di farlo sgomberare. Il primo cittadino non ha perseguito finalità di tipo politico, ma ha altresì ottemperato ai suoi compiti». Inoltre, il comandante della locale Stazione sottolinea un altro aspetto. «L’attività messa in atto dai ragazzi all’in-

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fatto

Il diario di viaggio verso l’inferno di Raffaele «A VERONA PER ESAMI, IN UNA CELLA TAPEZZATA DI RIVISTE PORNO» Raffaele fu arrestato il 6 novembre 2007. E’ in cella da più di 700 giorni. Carcere preventivo in attesa di sentenza. Due anni quasi. «Continuo a soffrire le pene dell’inferno ancor prima di essere condannato». Il processo va avanti, a Perugia da mesi. Non c’è quella che gli americani chiamano smoking gun, la pistola fumante, e cioè una prova oltre ogni ragionevole dubbio. Non c’è l’arma del delitto, le testimonian ze non sono state fin qui attendibili e non c’è un movente. L’accusa sostiene che Meredith Kercher venne uccisa dopo un gioco erotico degenerato in violenza sessuale. Ma i

medici patologi non hanno trovato durante l’autop-

sia nessuna prova che confermi la violenza. E non c’è nessuna prova finale che indichi la presenza di Raffaele nella stanza dove Meredith fu uccisa. Non esiste nessuna perizia condivisa, nè prove scientifiche inattaccabili. Se al termine

del processo Raffaele Sollecito sarà giudicato innocente dopo due anni quasi di carcere preventivo?

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La domanda, visto l’andamento del processo. è sempre più attuale. Scrive Raffaele: «Perché devo soffrire ed essere colpevole solo perché sono in carcere? Perché devo essere punito in questo modo? Passo 22 ore su 24 in una cella di pochissimi metri quadrati costretto solo a soffrire in silenzio ed aspettare che qualcuno si ricordi che esisto an-

chi’o e che sono innocente fino a prova contraria (che non è e non ci sarà MAI).

Perché non posso vedere la mia famiglia quando mi pare? Perché qui non posso ricevere da loro del pesce fresco?». Nella lettera ‘Agli Amici della Piazza’ e pubblicata anche da Gente, Raffaele Sollecito racconta del suo recentissimo trasferimento nel carcere di Verona per sostenere un esame del corso di specializzazione in realtà virtuale dell’università veneta: «Dentro un blindato per ore e ore. Su una sedia rigida come il marmo in un gabbia di un decimo di metro quadro dove a malapena riesci a stare seduto. Hai difficoltà a respirare e muori dal caldo». E poi, una volta giunto a Verona «resto in una cella di isolamento tappezzata di riviste pornografiche con l’acqua

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che non funziona. in compagnia di un’allegra famiglia di scarafaggi. Mi facevo la doccia in una stanza dove i muri erano passati dal bianco al verde scuro, completamente ricoperti di muschio dello stesso colore della carta per fare il presepe. Dovevo restare pochi giorni, sono rimasto una settimana. Tornato al carcere di Terni, ho saputo che i miei farmaci personali sono rimasti in infermeria a Verona. Ho la tiroide infiammata e ho bisogno di essere visitato e curato al più presto». Conclude Raffaele: «Meno male che sono in ATTESA DI GIUDIZIO, a me sembra più di ESSERE COLPEVOLE A PRESCINDERE DA QUALSIASI FATTO. Così mi fanno sentire e così vuole chi mi accusa».

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Come tutti i premi che si rispettano, noi della redazione de La Piazza, non potevamo non dar vita alla prestigioso Premio La Piazza. Numerose erano le richieste pervenuteci. Abbiamo dovuto contattare Tommaso Depalma, il Confalonieri di Giovinazzo (non è intervenuto nelle scelte dei vincitori al contrario dei Telegatti assegnati dal Cavaliere), per trovarci i soliti sponsor disposti a scucire un po’ di quattrini per i premi ai vincitori. Ci siamo riuniti in conclave presso la pizzeria Premiata Forneria Marconi e suonando il brano ‘É festa’ siamo riusciti a partorire i tanto desiderati premiati. Con un’unica novità. Ogni vincitore è scaturito da una terna di nomination relativi a personaggi che ritenevamo degni almeno di una citazione. Insomma dopo la FestadiFineEstate, ci voleva qualcosa che rimandasse alla cultura, ci voleva un concorso diverso dal classico Dagostino-style che premiava solo le cosce velatissime delle modelle in tour. Ci voleva proprio un premio ai cervelli della nostra terra. Ecco perchè abbiamo istituito la prima edizione del Premio La Piazza in versione Oscar di Hollywood. E chi meglio della presentatrice Gabriella Marcandrea, simbolo muliebre de La Piazza, poteva pronunciare per sette volte l’emozionante frase «The winner is...»

SERGIO

A Tempesta va il vocabolario Piccolo Palazzi offerto dalla Libreria Lasestaelementare Premio ‘La Piazza’ per l’ECOLOGIA - GIOVINAZZO CHE NON SPORCA Nomination: 1) Michele Camporeale, alias u G’ggiuan, per il

Premio ‘La Piazza’ per la LINGUA E LETTERATURA - GIOVINAZZO CHE PARLA Nomination: 1) Dolciamore Vincenzo per i suoi perpetui silenzi degni del migliore Celentano ai tempi di Fantastico. 2) Antonello Natalicchio per i suoi coinvolgenti video-comizi da Gattico direttamente in piazza Vittorio Emanuele che hanno tirato fuori dalle associazioni decine di migliaia di pensionati mentre erano intenti a giocare alla première (la birra). 3) Pasquale Tempesta per il proprio linguaggio ermetico che arriva dritto al cuore. The winner is... Pasquale Tempesta C’era chi ricordava con emozione le interviste al tgweb di Giovinazzo.it, chi invece rievocava il vecchio tocco del Bom Baun di una campana, chi pensava che il nostro caro vice sindaco se la sarebbe presa a male senza ricevere un premio dopo aver dimostrato di essere un lavoratore indefesso, il primo ad arrivare al Palazzo di Città e l’ultimo a chiudere il portone. Alla fine, all’unanimità, abbiamo deciso di premiare l’infaticabile ruolo del sostituto sindaco e umanista Natalicchio per il suo stucchevole motteggio e le ardite metafore degne del miglior De Andrè espresse nei confronti di quei poveri cittadini cui era stato sottratto loro il loculo in attesa di tempi migliori: «Ercolino, morire d’inverno, te ne vai dritto all’inferno. Crepare di Maggio, ci vuole tanto troppo coraggio». Insomma Ercolino grazie a Tempesta vivrà fino a 100 anni!

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PISANI suo forte impegno contro la difesa dagli ecomostri. 2) Leo Magarelli per le sue durissime battaglie per impedire l’ampliamento del 5° lotto della discarica di San Pietro Pago 3) Vincenzo Volpicella per la sua civile abitudine di portare a spasso il cane Fido con bustina e paletta. The winner is... Vincenzo Volpicella. Il nostro caro concittadino, alias Green Management, cui è stata affidata tutta la cura del verde pubblico, ha fatto la gioia di tutti i fiorai che hanno visto moltiplicare la vendita dei mazzolin dei fiori dopo l’irroratura di aprile scorso che ad alta pressione di reattivo chimico non ha fatto più crescere un filo d’erba. Al vincitore, un’ampolla della ormai famosa acqua di colonia ‘Eau de toilette de Sgiovinazzò’ gentilmente offerta dalla Profumeria ‘Parfam d’ c’corie’.

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Premio ‘La Piazza’ per il TEATRO DRAMMATICO - GIOVINAZZO CHE RECITA Nomination: 1)Antonello Natalicchio per la sua parodia ‘Io ho PAR-TE-CI-PATO’. 2) Franco Martini per la sua ultima rappresentazione in loco ‘Ulisse, ovvero la divina tragedia’. 3) Tommaso Orecchio per la sua commedia ‘Uno, nessuno, ventunomila’. The winner is... Tommaso Orecchio Pochi lo conoscono. O molti. Non lo sappiamo. La redazione de La Piazza non lo conosce. Ma lo ha voluto

premiare in quanto rappresentante della compagnia teatrale che l’estate scorsa ha rappresentato nelle maggiori piazze della città la commedia drammatica in vernacolo ‘Uno, nessuno, ventunomila,’ storia di un politico candidatosi alle elezioni comunali del 2007 che non ha preso neanche un voto, nemmeno il suo sebbene abbia cambiato mille partiti. Al vincitore va un buono della Clinica Manic Home per partecipare gratuitamente a sedute di gruppi di auto-aiuto con a tema l’autostima. Premio ‘La Piazza’ per la FANTASIA - GIOVINAZZO CHE SI DIVERTE Nomination: 1) Mimmo Depergola di Eventi digitali per le zuccherate copertine de La Piazza di Giovinazzo. 2) Dott. ing. Gaetano Remine ex Capo Settore ‘Patrimonio E Ll.Pp per il fantastico spettacolo offerto ai giovinazzesi del porto dopo i lavori di ristrutturazione. 3) Gaetano Dagostino per la geniale idea di far conoscere le gambe dell’ex miss Denny Mendez in occasione di Miss Italia in Tour 2009 The winner is... Mimmo Depergola. Al nostro ex-grafico diamo il merito di aver fotografato le più belle ragazze giovinazzesi e aver costruito la fotocomposizione in copertina per il nostro periodico. La sua collezione di copertine raccolte per un calendario in mostra al Museo Nazionale della Fotografia di Brescia è diventata un cult da inseguire per tutte quelle donne che vogliono separarsi dai propri compagni di vita. Non c’è donna in copertina che subito dopo la sua apparizione non è corsa dal divorzista perché sognava di calcare qualche passerella parigina di alta moda. Al vincitore va un DVD in full HD ‘Te lo do io Giovinazzo’ che raccoglie i migliori scatti fashion del collega Enrico Tedeschi Premio ‘La Piazza’ per L’AGRICOLTURA E GIARDINAGGIO GIOVINAZZO CHE ZAPPA Nomination: 1) Checchino Falaquaglia per l’abnegazione e la costanza prestata nel suo quotidiano lavoro. 2) Salvatore Stallone per la lotta ad oltranza degli olivicoltori al fine di riconoscere il giusto prezzo al quintale di olive. 3) Carolina Serrone per il suo fioritissimo balcone che cura diligentemente con la maniacalità del pollice verde. The winner is... Checchino Falaquaglia. Checchino Falaquaglia rappresenta una specie di estinzione e per questo lo abbiamo voluto premiare, anche per richiamare l’attenzione dei media più importanti del nostro piccolo giornale. Checchino è uno dei quattro coltivatori diretti rimasti a Giovinazzo. Gli altri sono andati in pensione, emigrati, o passati a miglior vita. Immaginate dunque la fatica sovrumana che Checchino e gli altri tre suoi colleghi si sobbarcano quotidianamente nel difficile compito di tramandare ai nostri posteri la campagna giovinazzese. Ai lettori si chiede di fare qualco-

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sa, prima di essere costretti ad erigere un monumento all’agricoltore ignoto. Al vincitore va un trattore Carraro a tre ruote del 1972 gentilmente offerto dal concessionario di mezzi agricoli ‘New Motors for Zappators’. Premio ‘La Piazza’ per la SFIGA GIOVINAZZO CHE SI GRATTA. Nomination: 1) Michele Palmiotto per aver sopportato con dignità la macumba che qualcuno gli ha fatto dalla sinistra dopo il primo turno delle ultime elezioni comunali 2) Silvio - udite udite - Berlusconi per l’ormai certa sfiga che porta alla nazionale italiana di calcio nei mondiali e negli europei. 3) Marinella Falca due volte sfigata: per l’ingiustizia che ha patito la sua squadra di ginnastica ritmica alle Olimpiadi di Pechino esclusa dal podio da una giuria fin troppo parziale e per aver perduto per sopraggiunti limiti d’età (21 anni) la maglia azzurra. The winner is... Michele Palmiotto Un premio se lo meritava il nostro Cugino di Campagna e cugino di Antonello. A lui ci permettiamo di dare un consiglio. Forse sarebbe opportuno un ritocco del look: trapianto di capelli ricci, occhialini da intellettuale, statura oltre il metro e novanta e soprattutto la partecipazione ad un concorso per titoli. Chissà se va! Al vincitore che ama viaggiare, va un viaggio a scelta tra i seguenti santuari: Fatima, Lourdes, San Giovanni Rotondo o Madonna del Pozzo a Capurso, gentilmente offerto dall’Agenzia ‘Andata senza Ritorno’. Premio La Piazza PER LO SPORT GIOVINAZZO CHE GIOCA Nomination: 1) Nino Mastandrea, alias Zeccone per i ‘tirrisi’ spesi per riportare il calcio in II categoria. 2) Pino Marzella per aver riportato in Europa l’AFP dopo 24 anni di digiuno. 3) Antonello Natalicchio per l’attività di footing che giornalmente svolge intorno al suo istituto in Gattico dov’è dirigente scolastico. The winner is... Nino Mastandrea

L’Abramovich di casa nostra con il portafoglio gonfio compra il titolo calcistico di un’altra città per portarlo a casa sua, lo trasforma in una macchina da gol e di vittorie, con giocatori pagati le cui magliette somigliano a quelle dei piloti di formula1. L’Abramovich giovinazzese entra in campo, si diverte con gli amici e gli batte forte il cuore. Guarda i tifosi e si emoziona così tanto da offrire una confezione di gelati ad un’intera tifoseria. Proprio il contrario del glaciale Abramovich patron del Chelsea. Al vincitore va la fornitura per un anno di conopalla-gelati della premiata industria Alaska, sponsor un tempo del Lecce femminile di serie A che con quella pubblicità vinceva scudetti. Chissà che il miracolo non si ripeta con l’Atletico Giovinazzo. Premio La Piazza 2008 AL GIORNALISMO – GIOVINAZZO CHE SCRIVE Nomination: 1) Porzia Mezzina, la prof. e la giornalista free-lance, accreditata dalla Piazza dell’intervista di fine estate al dottor, professore Natalicchio, sindaco di Giovinazzo e preside a Gattico (No), due cervelli in fuga che sognano il ritorno. Quello della Mezzina e dell’Antonello cittadino (dati Svimez) 2) Giangaetano Tortora, un tempo la voce di politici, busti interi e mezzi busti sulla carta stampata… poi finito su RaiTre a «Chi

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l’ha visto» 3) Filippo D’Attolico, il confratello che padroni non ha, perché è lui il padrone dell’informazione in città. The winner is... Filippo D’Attolico Avevamo voluto premiare Nicola Miccione, giovane giornalista e grande ritagliere di tutto ciò che ha a che fare di Giovinazzo. Dalla carta, al web, dal live, persino all’alive (così le chiamano a Molfetta, le olive), anche su coratolive c’è sempre la sua mano. Per dirla alla Uelino, Miccione è «un po’ di tutto». Sarà insignito il prossimo anno perché altrimenti poi finisce per fare la fine del Pippo nazionale i cui telegatti spuntano da tutti i tabernacoli di Catania. Per ragioni d’età, the winner is Filippo D’Attolico. Non per i suoi editoriali, imperlati di sudore, che fanno tanto rumore per il suo nobile valore semantico, ma per la sua macchina tappezzata di adesivi di Fnsi, Fieg, USPI, Ordine dei Giornalisti che come per l’Ordine dei Medici sono il pass per chi esercita un servizio di pubblica emergenza senza essere assoggettati a schemi o logiche di scuderia. La cosa però è sfuggita a qualche angelo azzurro del traffico che non conoscendo le regole di chi fa informazione senza consultare il manuale dei Medici Senza Frontiere ha regolarizzato la macchina di Formula1 del D’Attolico. A

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nulla è servita l’arringa del D’Attolico «Lei non sa chi sono io». Purtroppo solo noi cugini lo sappiamo. E sappiamo pure che chi fa l’informatore conosce le proprie notizie come se fossero supposte che possono far bene a qualcuno ma possono far male a qualche altro. Al vincitore spetta l’adesivo della Madonna di Corsignano da affiggere sul parabrezza della propria auto offerto gentilmente dal Comitato Feste Patronali. Adesivo con la validità sine die. Anche se il D’Attolico non capirà il nostro latinorum, col cavolo gli angeli azzurri del traffico si permetteranno di regolarizzare di nuovo nostro cugino Filippo D’Attolico! Premio La Piazza 2008 PER LA FEDELTA’ – GIOVINAZZESI AMANTI DELLA QUAGLIA Nomination: 1) Leo Magarelli, per la sua intransigenza politica a rimanere sempre al centro nonostante le sue medaglie collezionate alle Corsignaniadi nella disciplina del salto della quaglia. 2) Gaetano Dagostino, assessore al sorriso che va sempre dove lo porta il cuore di suo papà adottivo Leo Magarelli 3) Giangaetano Tortora, la iena che imitando al tgweb i salti della quaglia dei nostri politiconi, s’è fatta quaglia a tutti gli effetti. The winner is... Giangaetano Tortora «Bene omnia fecit!». Forse il D’Attolico non ci capirà ma Bene omnia fecit i quattro telegattoni che vivono sugli attici della centralissima Piazza per controllare le tivù locali. I quali hanno premiato lo slancio della quaglia dell’avvocato.

Che così ha riferito in un’intervista rilasciata direttamente al direttore Mieli del Corriere della Sera: «Se lo ha fatto Mastella adesso che Silvio c’è, perché non lo posso fare anche io?». Cosa significa, boh non lo abbiamo capito. Sappiamo solo che quando era a La Piazza, Tortora era sempre borderline. Sappiamo solo che per colpa sua il direttore del portale di giovinazzo.it è stato inondato ingiustamente di improperi terrùnamericàn per non aver trasmesso in diretta come da programma del Comitato Feste Patronali la Processione della Madonna del 23 agosto. Tortora, avvocato serio e onesto, passato al TG.com di Mediaset dopo aver fatto un po’ il Giorgio Ambrosoli della situazione, dopo aver investigato su presunti fondi oscuri de La Piazza e aperto la cassaforte, dopo aver trovato solo 50 cent e un tesserino per fare il giornalista della web.tv2, s’è preso quello che s’è preso come liquidazione e con i sandali ai piedi ma con l’ intelligenza spregiudicata che non guarda più in faccia nessuno, che mira solo a fare denaro, farlo in fretta, farlo con le protezioni che occorrono, è passato all’altra sponda, quella di Principi attivi per 18mila euro. Ora è un pennivendolo-web al servizio ora di questo ora di quel politico. Al vincitore del Premio dell’anno 2008 e ai suoi quattro Telegattoni su parere non della nostra commissione giudicante nè coram populi (forse il D’Attolico non capirà), ma direttamente dal Ministro della Gioventù Giorgia Meloni (due anni fa gli rilasciò un’intervista-fiume sul tema Cassano è megghie de Totti? sul canale internet giovinazzo.it) va un volo-premio di sola andata offerto da Volare web dell’Agenzia La Quaglia, sita a Bari in corso Vittorio Emanuele, sede ex

Banco Ambrosiano, direttamente a Londra a meditare sulle rive del fiume Tamigi. «Almeno ce lo togliamo una volta per sempre dai maroni, sta quaglia de borgataro» - ha concluso il Ministro della Gioventù Giorgia Meloni. Alla consegna degli Oscar ci siamo un po’ tutti divertiti. Dai nostri autori, dalla presentatrice Marcandrea al Confalonieri di Giovinazzo Depalma che ha prestato la propria faccia non per Tv Sorrisi e Canzoni ma per la Piazza di Giovinazzo. Che, scomodato il Leopardi, alla fine della consegna degli «oscar» così ha commentato: «Tutto fa brodo purchè i lettori, le nomination e i vincitori si calino d’allegria». E che nessuno si offenda, perché il diritto di satira va garantito anche nella nostra Piazza Alla fine della manifestazione il nostro assessore alla cultura Carolina Serrone ci ha tenuto a ribadire che senza l’apporto della Giunta Comunale, il Premio «La Piazza» non si sarebbe potuto svolgere. Ha inoltre civilmente protestato nei nostri confronti per non aver ricevuto nemmeno un premio. Rimandiamo alla seconda edizione l’appuntamento con la Serrone. Ai nostri lettori rivolgiamo l’invito a scriverci a lapiazza@giovinazzo.it per votare i loro vincitori. Alla prossima edizione.

SERGIO PISANI OGNI RIFERIMENTO A FATTI E\O PERSONE REALMENTE ACCADUTI E\O ESISTENTI È DA RITENERSI PURAMENTE CASUALE E\O INVENTATO DI SANA PIANTA

CONSEGNE A DOMICILIO 13

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la cronaca nera SEI AUTO INCEDIATE NELL’ULTIMO MESE. E’ ALLARME SICUREZZA?

Ritornano le rapine. E stavolta si spara pure! CONTROLLI IN MARE DEI CARABINIERI: 2 LE CONTRAVVENZIONI ELEVATE Al termine di un mirato servizio di controllo effettuato lungo la costa dalla motovedetta CC 807 “Pezzuto” dei Carabinieri della Compagnia di Bari, il bilancio dell’attività è di 2 contravvenzioni per complessivi 1.600 euro. Il servizio si inserisce in una più ampia operazione che vede i natanti dell’Arma particolarmente impegnati, soprattutto in questo periodo, a vigilare sulla regolarità del traffico marittimo dei diportisti, prestando particolare attenzione alle condotte di guida pericolose delle imbarcazioni e degli scooter marini. Delle 15 imbarcazioni controllate il 18 agosto nelle acque antistanti il porto di Giovinazzo, 2 sono state quelle irregolari. I relativi conducenti, infatti, sono stati sorpresi a navigare su natanti a motore sprovvisti di assicurazione. La motovedetta CC 807 “Pezzuto” è inquadrata nell’ambito del Servizio Navale dell’Arma dei Carabinieri, istituito l’11 novembre 1969, nell’ambito del programma avviato dal Comando Generale, per consentire all’Arma di svolgere con pienezza e competenza i compiti istituzionali sul mare e sulle acque interne. Il tutto con lo scopo di soddisfare la sempre crescente richiesta di sicurezza e la maggiore importanza acquisita dall’elemento acqueo in ordine ai trasporti, al turismo, alla pesca, all’inquinamento e soprattutto ai traffici illeciti.

BRUCIANO QUATTRO AUTO NEL PARCHEGGIO DELLO “SCOGLIO DI EURIDICE” Quattro autovetture, nella notte tra il 2 e il 3 settembre, sono state distrutte da un incendio nel parcheggio del residence “Lo scoglio di Euridice” situato sulla ex strada statale Adriatica che collega Giovinazzo a Santo Spirito. Alle ore 04.30 i Vigili del Fuoco del Distaccamento di Bari sono intervenuti sul posto assieme ai Carabinieri della locale Stazione. Le fiamme, dopo aver inghiottito una Peugeot 107, si sono propagate nelle immediate vicinanze danneggiando una Mercedes, una Toyota Yaris

ed una Ford Mondeo. La vettura divorata dalle fiamme è intestata ad un’avvocatessa 36enne di Bari che con la famiglia si trovava nella residenza estiva. Adesso si indaga a tutto campo, per stabilire le cause del rogo. I Vigili del Fuoco hanno svolto i rilievi nell’area dell’incendio, ma non hanno trovato tracce di innesco (taniche o contenitori per liquidi infiammabili). L’ipotesi dell’incendio doloso però, prende piede. Il fuoco sarebbe partito dalla Peugeot 107 e poi si sarebbe propagato alla Mercedes, alla Toyota Yaris ed alla Ford Mondeo, quest’ultima di proprietà del padre della 36enne.

RITORNANO LE RAPINE: UNO SPARO NEL SUPER KING Erano da poco passate le ore 12.15 del 10 settembre quando due uomini incappucciati, con una pistola in mano, sono entrati nel supermercato Super King intimando alle cassiere di consegnare tutto il denaro. Sono stati momenti terribili quelli vissuti dai clienti e dal personale dell’esercizio commerciale di via Toselli, nuovamente colpito dopo la rapina dello scorso 20 giugno. Due ragazzi incappucciati, e con una pistola in mano, senza fiatare hanno chiesto alle cassiere di consegnare il denaro. Improvvisamente i presenti hanno udito uno sparo, ma la pistola, rivelatasi in seguito un giocattolo, non aveva ferito nessuno. I due malviventi dopo aver arraffato il denaro, che non è stato ancora quantificato, sono scappati a piedi verso via Bari. Ad attenderli, in via Dogali, c’erano due complici a bordo di altrettante motociclette. Sul posto si sono repentinamente fiondati i Carabinieri della locale Stazione e i militari del Nucleo Radiomobile della Compagnia di Molfetta che hanno immediatamente intubato la città e bloccato le numerose vie di fuga. Dei banditi, per ora, non ci sono tracce e le indicazioni che possono portare alla loro identificazione sono scarse.

Centro Scub Aquarium e dai militari dell’Ufficio Locale Marittimo durante un servizio di perlustrazione delle acque giovinazzesi. L’arrugginito contenitore, completamente vuoto e capace di contenere duecento chili d’olio, è stato portato a riva per evitare ulteriori dan-ni all’ecosistema marino. Gli uomini diretti dal comandante Alessio Arcadio hanno trasmesso alla Procura della Repubblica di Bari una denuncia contro ignoti, mentre il contenitore è stato posto sotto sequestro. Ora le indagini dovranno accertare l’accaduto anche se non sarà facile purtroppo risalire al responsabile di un gesto così sventato. Si pensa al proprietario di un’imbarcazione professionale che invece di smaltire l’olio esausto secondo tutte le procedure previste dalla legge ha pensato bene di disfarsi del materiale gettandolo direttamente in mare.

NUOVO INCENDIO D’AUTO: PAURA IN VIA RUCCI

Paura per l’incendio di due auto nella notte tra il 10 e l’11 settembre in via Rucci. Erano circa le ore 03.00, quando i Vigili del Fuoco del Distaccamento di Molfetta sono dovuti intervenire in un posteggio privato di via Rucci per spegnere una Hyundai Atos avvolta dalle fiamme. E da una prima perizia la natura dell’incendio pare essere dolosa. Il rogo si è IL CENTRO SCUB AQUARIUM poi allargato ad una Ford Focus, mentre una RECUPERA UN FUSTO D’OLIO Peugeot 207 è stata messa tempestivamente al sicuro. Le indagini, condotte dai CarabiESAUSTO Un fusto d’olio è stato recuperato il 28 agosto, nieri di Giovinazzo, sono rivolte in tutte le diin località Cala Croficisso, dai volontari del rezioni.

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il

fatto

»Il presidio di primo soccorso al pubblico anche nella notte«

SERVIZIO H 24 E NUOVE MACCHINE PER LA SALUTE D’URGENZA DEI CITTADINI ‘La notte vai al Molfetta’! Ormai eravamo rassegnati a questa dipendenza anche nei casi di primo intervento. Vietato era sentirsi male a Giovinazzo nelle ore notturne. La corsa contro il tempo nella vicina Molfetta poteva rivelarsi per i giovinazzesi fatale quando la vita di un agonizzante è un drammatico countdown. Il presidio di primo soccorso è rimasto la notte chiuso da quando si è parlato di accorpamenti di reparti e di riordino sanitario in Puglia. Le notizie poi che circolavano sul nostro presidio di primo intervento, non inducevano all’ottimismo. Qualcuno ne paventava addirittura la chiusura. Finalmente è arrivata però la tanto attesa notizia rassicurante: la copertura del servizio nelle 24 ore a partire dal 14 settembre. Una bella conquista per i cittadini che durante le ore notturne potevano solo usufruire di una sola ambulanza del 118. Destinazione, appunto la vicina Molfetta. Il servizio del presidio di

primo soccorso a Giovinazzo era infatti garantito solo dalle ore 8.00 alle 20.00. «Si è giunti a questo risultato – spiega SILVANA NOTARANGELO, esponente locale dell’Usppi (sindacato dei professionisti del pubblico impiego) - dopo una serie di controversie e a seguito della visita del direttore sanitario ASL/BA, Alessandro Calasso il quale aveva rilevato la necessità di migliorare un servizio che molto spesso permette ai cittadini di veder salvata la propria vita per questione di attimi». In effetti, un servizio senza interruzioni garantisce un maggior numero di esiti fausti soprattutto per gli infartuati per i quali un intervento immediato è fondamentale per evitare il peggio. Servizio h 24 e nuove macchine per la salute d’urgenza dei cittadini. È stata infatti effettuata una ristrutturazione degli ambienti ed un loro adeguamento alle normative previste in materia: l’acquisto di indispensabili macchinari salvavita quali il defibrillatore e il sistema di cardio

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on line che consente di collegarsi e trasmettere telematicamente ai reparti degli ospedali i dati riguardanti il malato per ottenere un quadro completo dello stato di salute dell’infartuato in tempo reale. Insomma una mission del nostro Pronto Soccorso sempre più appropriata nei casi di emergenza per il recupero e la stabilizzazione delle funzioni vitali attraverso anche un personale continuamente aggiornato ed in grado di risolvere con tempestività tutte le problematiche che si presentano. È necessario inoltre rammentare che il servizio di pronto intervento accoglie le richieste di assistenza di un’area territoriale di circa 21mila abitanti ed è in continua crescita nella stagione estiva dove il numero delle prestazioni di primo intervento si raddoppia. Per tali esigenze è stata prevista la presenza di quattro medici e di tre turni complessivi. Intanto si attendono ancora suppellettili e barelle per completare l’opera. L’obiettivo


principale però è stato raggiunto. I giovinazzesi possono ormai tirare un sospiro di sollievo: usufruiranno di una maggiore tutela, potranno contare su una struttura sanitaria d’urgenza e d’emergenza attiva 365 giorni l’anno, 24 ore su 24. Allora, ricordate la notte di cambiare direzione nella vostra corsa contro il tempo. A Giovinazzo, ritorna nella notte funzionare il posto di primo intervento. Pochi secondi possono salvare una vita!

14 settebre 2009, ore 21.00: l’equipe medica del primo giorno del servizio 24 H. Dott. Desualdo Michele, Inf. prof. De Pinto Pasquale, OTA Silvana Notarangelo ph. Roberto Russo

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biennale di venezia

»John, you should come back to Giovinazzo!« - John, you should come back to Giovinazzo! - Yes, let’s organize! Succede nel Nastro Azzurro Club, lounge bar dedicato alle interviste pre e post proiezione dei film in concorso alla Biennale di Venezia. Presenti il Trade Marketing Director della Birra Peroni, il giovinazzese Luigi Morva e John Turturro, attore-regista di «Prove per una tragedia siciliana» film lì presentato fuori concorso. Dopo il solito benvenuto riservato alle star, il dialogo cordiale (in inglese) all’improvviso prende una piega inaspettata: - John, sai una cosa molto importante? - Quale? - Io sono di Giovinazzo. E lo sai che noi ci vantiamo in tutto il Belpaese delle tue origini? Immediato l’abbraccio spontaneo tra i due, uniti dalle stelle (sono entrambi nati sotto il segno dei Pesci) ma, e soprattutto , dalla scoperta di questo comune, forte legame con la nostra terra. E quindi la promessa che a Giovinazzo John Turturro ci ritornerà. E’ dal 1988, dopo la sua prima apparizione nel film «Lo spaccone» di Paul Newman che John Turturro manca dalla città dove è nato suo padre. Animato dalla voglia di conoscere le proprie origini arrivò in visita da noi con la moglie, Catherine Borowitz, accolto con grande gioia dai tanti parenti che ha qui e con cui, anche se molto sporadicamente, continua a sentirsi. Certo non era ancora il Turturro di «Mac», della Camera d’or del festival di Cannes, de «La tregua»… Il successo non lo aveva ancora travolto, allora, costringendolo poi ad andare in giro in lungo e in largo per tutto il mondo per lavoro. Ma è bastato questo incontro con Luigi Morva a fargli riaccendere all’improvviso la fiamma della sua giovinazzesità, a fargli dire con entusiasmo «Yes…I’ll come back». Spesso John, fiero delle sue origini italiane, ama parlarne, ricordarle ai giornalisti, tornare indietro con la memoria alle storie riportategli dai suoi. In una recente intervista su La Repubblica, infatti, si sofferma a raccontare di suo padre Nicola (abitava in un pianterreno di via Gaetano Vernice, al numero 16) che gli narrava sempre della sua gioventù in Italia, di quando era un giovane balilla, delle riunioni sportive, delle uniformi che i ragazzi indossavano il sabato, ma anche delle follie del fascismo in seguito. La madre, invece,era nata in Sicilia. Già la Sicilia. La Regione che finanziando il film-documentario che John Turturro e Roman

BIENNALE DI VENEZIA. Il giovinazzese Morva e l’attore-regista John Turturro: «Ci vediamo Giovinazzo» Paska hanno presentato a Venezia, ha in qualche modo cercato di rivendicare quasi una primogenitura di legame con questa icona del cinema nel mondo. «Prove per una tragedia siciliana» è, infatti, il racconto di un viaggio in Sicilia che l’attore e regista italoamericano compie alla ricerca delle sue origini. Girato nei mesi scorsi tra Palermo e Agrigento ( i nonni materni di Turturro sono emigrati negli States dal capoluogo siciliano e dal paese di Aragona, nell’agrigentino) il film alla fine si rivela anche una ‘cartolina’ di grande effetto di buona parte dell’isola. Davvero ben investiti i 500.000 euro con cui la Regione ha coperto addirittura per metà il costo dell’intera produzione! In termini di promozione turistica, un’operazione brillantissima e internazionale che di più non si può, vista la caratura assoluta di un testimonial del calibro di John Turturro. Un’operazione cui avremmo potuto pensare anche noi, ma evidentemente la Puglia non è la Sicilia. Né, bisogna ammetterlo, Giovinazzo ha fatto mai nulla di tangibile in tutti questi anni per dimostrare a John Turturro il vanto, invece vivo in tutti i cittadini di una così importante ‘appartenenza’ alla nostra comunità. Né regge l’alibi dei budget sempre troppo risicati: intitolare una rasegna a suo nome, portargli una targa ricordo ad una delle tante manifestazioni cui ha partecipato in Italia, coinvolgere Provincia e Regione per dedicargli un premio, una retrospettiva… e mi fermo qui, non avrebbe di sicuro mandato in fallimento il nostro Ente Comune. E i ritornisarebbero stati immensi per tutti. Pertanto non possiamo che essere grati a Lui-

gi Morva se almeno per adesso abbiamo incassato gratis et amore dei la promessa di una sua venuta che, annunciata così, fa più pensare ad una toccata e fuga (e non sarebbe comunque poco) che non certo ad un ciak si gira. Ma non è detto, le cose potrebbero anche andare diversamente. Dipende solamente da noi. E poi c’è sentore di aria nuova e anche di un diverso interesse istituzionale verso tutto ciò che può fare realmente promozione sul territorio cui apparteniamo. Chissà, dunque, che la promessa di un ritorno a Giovinazzo non possa trasformarsi, soprattutto dopo questo incontro di Venezia, in una premessa per qualcosa di più concreto. D’altronde la Puglia (ma anche specificatamente Giovinazzo) è già un set privilegiato da registi pure internazionali. Senza dimenticare che John Turturro, non basti il cognome, ha forse ben più di un cinquanta per cento di giovinazzesità nel sangue, visto che il suo film cult, Mac, è espressamente dedicato a suo padre Nicola, quale esempio di capacità e laboriosità italiana nel mondo. Speriamo veramente a presto, allora, John!

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spazio autogestito

Pasquale Adesso, la new entry dell’associazione Libero Pensiero IL VICE CONSOLE ONORARIO IN OLANDA È UN NUOVO SOCIO SOSTENITORE DEL GRUPPO DELL’ING.

FRANCESCO BALENZANO

Entrando a far parte della grande famiglia di Libero Pensiero, il giovinazzese Pasquale Adesso, da oltre 30 anni residente in Olanda, accresce il numero dei gioielli presenti nel gruppo del riconfermato presidente Francesco Balenzano. Agente e organizzatore nei Paesi Bassi del concorso di Miss Italia nel mondo dal 1995 al 2000, Pasquale Adesso si è subito iscritto all’associazione giovinazzese. «Incontrai Francesco Adesso, cugino di Pasquale – spiega il segretario Tommaso Depalma – e mi resi conto che le idee del vice console onorario in Olanda erano molto affini alla nostra attività». A Giovinazzo nelle ultime settimane, Pasquale Adesso, era al lavoro per organizzare alcune iniziative a sfondo sociale. Ha incontrato perfino il sindaco Antonello Natalicchio e l’assessore Cosmo Damiano Stufano. «E poi – riprende Depalma – ha assistito ad una nostra riunione nella quale ha sposato appieno la nostra causa ed un progetto per la promozione cittadina da condividere con l’Olanda». Libero Pensiero continua a marciare. E già pensa ad un piccolo ma significativo tour nei Paesi Bassi. «Ci stiamo attivando – conclude Tommaso Depalma – per mandare una delegazione dell’associazione in Olanda». Con l’obiettivo di ricambiare la visita di cortesia. E gettare le basi per un serio piano turistico

che dia sviluppo e ricettività alla nostra cittadina. D’altronde Giovinazzo è un paese a “vocazione turistica”. O no?

Chi è Pasquale Adesso? CONOSCIAMO

MEGLIO IL

NUOVO SOCIO DELL’ASSOCIAZIONE

LIBERO PENSIERO Lui si chiama Pasquale Adesso e vive in Olanda da circa 33 anni. È nato a Giovinazzo, una ridente cittadina in provincia di Bari. Fondatore nel 1986 della Federazione Olandese di Bocce. Membro per 17 anni del COMITES in Olanda (Comitato Italiani all’Estero, ndr), come tesoriere e poi come segretario. Presidente del Centro italiano di Eindhoven dal 1987 al 1997. Membro della CIM (Confederazione Italiani nel Mondo). Agente e organizzato re nei Paesi Bassi del concorso di Miss Italia nel mondo dal 1995 al 2000. Vice Console onorario nei Paesi Bassi per il Limburgo olandese, Brabant olandese e Zeeland dal 2000 al 2006 con sede in Eindhoven e fondatore dell’UCOIM (Unione Consoli onorari italiani nel Mondo). Pasquale Adesso è in rete all’indirizzo www.adesso.nl.

Libero Pensiero, ecco il nuovo Consiglio Direttivo L’ing. Francesco Balenzano guiderà l’ass. Libero Pensiero. Lo hanno riconfermato i membri del neonato sodalizio giovinazzese ubicato al civico n. 23 di piazza Garibaldi. Il numero uno del gruppo avrà il compito di guidare una squadra di consiglieri composta dall’ing. Michele Cormio, dall’ing. Savio Stallone, da Claudio Spadavecchia e da Filippo Bonvino. A Tommaso Depalma, invece, è stata riaffidata la segreteria cittadina. Maggiori ragguagli sul prossimo numero de La Piazza.

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il DI

»Arriva lo chef Luca Depalo a Porto Cervo e la cucina profuma di casa nostra«

personaggio GABRIELLA MARCANDREA

La regola delle cinque “W” ... in un ristorante a cinque stelle. Chi, perché, dove, come e quando (who, why, where, what, when)? Chi? Luca Depalo. Detto così si confonderebbe nella miriade dei Depalo (attenzione, non si scrive distaccato) di casa nostra. Se invece fossimo al salotto della Carrà e dicessi ‘un pietanza prelibata’, eccovi il Depalo che cercavate. Luca

di nome, età trentasette anni, giovinazzese doc in odor di scaloppine di pecora e murena fritta con verdure di stagione. Perché? Stiamo parlando di uno degli chef più quotati del Belpaese (del nostro bel paesello, lo diamo per scontato). Dove trovarlo? Al «Il pescatore» - udite, udite - di Porto Cervo, uno dei ristoranti più rinomati della Costa Smeralda. Come come?

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Per chi non conosce i luoghi del lusso sardo per antonomasia, urge un volo con la fantasia dalla teglia di patate, riso e cozze di casa nostra al regno di Briatore. Quando? Soprattutto nella stagione estiva quando sfilano i paperon de’ paperoni indigeni e non. E’ lì che si può incontrare Luca in veste di chef in prima fila, di quelli che vanno avvicinati con circospezione. Luca. Lo chiamano proprio per nome in quell’oasi di bontà, anche se è approdato da poco in una località che i vacanzieri d’elite conoscono come le loro tasche. Certo non è proprio un posto frequentato da chi in questo periodo di crisi a fine mese si trova fuori proprio come i balconi, però ogni tanto è bello volare con la fantasia! Ogni tanto bisogna pur cedere ad una sana tentazione, soprattutto quando l’artefice dei piatti sardi è un nostro concittadino. Il suo è un curriculum che farebbe rabbrividire qualsiasi rana pescatrice pronta per essere condita e cotta a puntino. Dopo avere studiato e lavorato in Svizzera, è tornato nella sua Giovinazzo e poi si è recato in Scozia. Per un anno e mezzo, è stato chef a Rogano ed al 78 St. Vincent Square a Glasgow. Entrambi trattano «nouvelle cuisine». Il suo orientamento è di tipo cosmopolita, ma uno sguardo Luca lo rivolge sempre alle tradizioni giovinazzesi. «La nostra cucina – spiega Luca - è infatti il tassello principale di un rituale abbastanza complesso durante il quale sedersi a tavola con la propria famiglia o amici o colleghi significa dividere una parte della vita degli altri». Insomma, per Luca a tavola l’estetica, il mangiar bene e la ragion pura possono sembrare contemporaneamente il sale e

il cacio sui nostri piatti. A tavola non c’è filosofia che tenga quando il cibo non è solo riempimento per la nostra pancia. Con tutto il bagaglio di esperienza che si è creato in questi anni, approdare in Sardegna sembra proprio un gioco da ragazzi. Et voilà! Davanti ai clienti esigentissimi del ristorante smeraldino, sfilano le proposte esclusive di Depalo: «Sformatino di ricotta con salsa di ananas, tagliolini ai gamberi e pesto di mandorle, filetto di rana pescatrice con purea di patate aromatizzate, fregula in brodo con arselle». Roba da leccarsi i baffi. Roba da ricchi. Sostenitore instancabile dell’arte del mangiar bene, Luca è convinto che molti abbinamenti in cucina possono essere volentieri evitati: «Pesce e parmigiano - continua Luca - per esempio non possono convolare a nozze, così come il formaggio fresco o il formaggio di capra non sono l’ideale per mantecare i primi piatti». L’arte del nostro chef in Sardegna ha un preciso obiettivo: evidenziare la storia gastronomica della regione, un patrimonio straordinario di piatti tramandati oralmente da secoli, da madre in figlia. E quindi oltre a creare piatti straordinari, Luca Depalo è responsabile anche di una particolare missione: quella di far conoscere l’isola attraverso i suoi sapori. Passare dalla pasta e musci di Giovinazzo ai maccarones de busa con ragù misto: roba da pochi, roba che solo Luca può fare. Ecco perché il nostro chef è degno di uno sfavillante plauso e di un augurio supercondito dai sapori più prelibati così come piacciono a lui. GABRIELLA MARCANDREA

Nocera Nicola

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giovinazzo

che

lavora

LA REDAZIONE

IL NOSTRO VIAGGIO ALLA SCOPERTA DELLE NOSTRE ATTIVITÀ PRODUTTIVE

raffaele ascensori SNC

«SU E GIÙ DA 40ANNI»

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Questo mese spazio a Raffaele Ascensori S.n.c. Parliamo di ascensori, di manutenzione e di sicurezza di queste piattaforme di trasporto che servono a muovere persone o prodotti verticalmente da un livello all’altro. Le usiamo tutti i giorni. Su e giù, giù e su. Un pulsante e ci lasciano a qualsiasi piano. Sono come il pane alla tavola. Eccezion fatta per i claustrofobi che per sentirsi in forma optano per arrampicarsi a piedi. I più anziani invece senza ascensore possono abitare al massimo al primo piano, una piccola rampa di trentasei gradini può essere loro pericolosa. Oggigiorno il lavoro di fornitura, manutenzione ed assistenza nel settore del trasporto verticale di persone e cose è generalmente molto più sottovalutato che in passato. Nessuno riflette quando schiaccia il fatidico pulsante su tutte le apparecchiature ed i meccanismi elettromeccanici di sicurezza che si attivano per portarli al piano desiderato. Infatti l’ascensore è un mezzo di trasporto pubblico a tutti gli effetti ed essendo l’Italia il paese con maggior numero di impianti installati al mondo è stata sempre all’avanguardia nelle norme di protezione dei passeggeri. Questo ha fatto si che l’elevato standard di sicurezza e la manutenzione obbligatoria degli ascensori, nel tempo, abbiano ridotto al minimo il numero di incidenti occorsi. Attualmente il fenomeno della elevata concorrenza commerciale ha portato ad un depauperamento della professionalità delle aziende che, nella corsa generale alla riduzione dei costi, hanno soprasseduto sulla qualità dei materiali e sulla formazione del personale, abbandonando la politica di manutenzione come operazione preventiva di salvaguardia dell’impianto e puntando su operazioni di riparazione in fase di disservizio. In altre parole bassi canone di manutenzione riducono la vita utile dei componenti, causando un aumento del numero di fermo impianto e dei conseguenti costi di riparazione, meno considerati dalla clientela che finisce per “viaggiare” in una condizione di scarsa sicurezza. La Raffaele Ascensori S.n.c., che in questi giorni festeggia il 40° anno di attività, si oppone a queste politiche aziendali e persevera nella qualità generale della sua attività fornendo alla sua clientela fidelizzata un servizio ai massimi livelli, testimoniati peraltro dalle statistiche interne sui tempi di risposta su chiamata, sul numero dei disservizi annui, sul numero degli intrappolamenti annui e sulla soddisfazione generale percepita. UN PO’ DI STORIA. La ditta Raffele Ascensori di Raffaele Donato & C. S.n.c. nasce a Molfetta nel 1969 come ditta individuale. Obiettivo: fornire il servizio di montaggio e manutenzione degli impianti elevatori nell’intera provincia di Bari in modo più flessibile, rapido e con un miglior rapporto qualità/prezzo. Il fondatore Donato Raffaele, prima di stabilirsi definitivamente a Molfetta, ha lavorato per oltre quindici anni in collaborazione con industrie di livello internazionale. Oggi la spiccata professionalità, l’esperienza di oltre mezzo secolo e l’utilizzo dei migliori materiali disponibili sul mercato fanno sì che la Raffaele Ascensori S.n.c. sia apprezzata nell’intero hinterland dalla numerosa clientela: alberghi, ristoranti, enti pubblici, insediamenti industriali, ecc.. Alla fine del 1995, nonostante il generale andamento negativo dell’economia nazionale, nella precisa consapevolezza della qualità come caratteristica indispensabile per poter competere sul mercato, la Direzione si è posta quale ulteriore obiettivo da raggiungere la conformità del proprio sistema aziendale alle normative internazionali ISO 9000 e la conseguente certificazione ottenuta brillantemente sin dal 1996. La Raffaele Ascensori S.n.c. è in grado di fornire tutti i servizi di installazione, manutenzione, riparazione e ammodernamento di ascensori e montacarichi, sia oleodinamici che elettrici, servoscala e piattaforme elevatrici per disabili nonché duplicatori di parcheggio. Dispone, inoltre, del servizio di assistenza 24 ore su 24 per 365 giorni all’anno e di un fornito magazzino ricambi, in modo da soddisfare nel più breve tempo possibile le richieste di intervento della clientela. STANDARD DI SICUREZZALa Raffaele Ascensori S.n.c. fornisce in anteprima per i lettori de LA PIAZZA la comunicazione dell’avvenuta pubblicazione su gazzetta ufficiale del decreto a firma del Ministro Scajola per il «Miglioramento della sicurezza degli impianti ascensoristici anteriori alla direttiva europea 95/16/CE». Infatti, con ben quattro anni di ritardo, il governo ha provveduto all’atto legislativo che porterà il livello di sicurezza degli impianti antecedenti al 1999 al pari delle realizzazioni più recenti. Il decreto prevede degli interventi di adeguamento scaglionati nel tempo in base alla vetustà degli impianti ed alla gravità della situazione di rischio che si va ad eliminare. Si spera che i condomini, che coprono il 90% sul totale delle installazioni, siano sensibili a questo tema e tornino a considerare l’ascensore non come una proprietà di ‘nessuno’ ma come un bene indispensabile e comune a tutti, che quotidianamente deve portare ognuno di noi al piano scelto in piena efficienza e sicurezza.

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OTTOBRE 2009


storia

DI

DIEGO

nostra

DE

CEGLIA

Servizio militare nel sec. XVII

»GIOVINAZZESI SOLDATI DELLA SACCHETTA E DEL BATTAGLIONE« Giovinazzo sk. 13, not. F.A. Riccio, vol. 182, f. 50v - Atto del 15 maggio 1636 – Venditio).

NOTE CIRCA L’ARRUOLAMENTO Una lunga disquisizione sull’arruolamento dei soldati nel Regno di Napoli sarebbe inopportuna, ma considerata la terminologia utilizzata nei rogiti notarili oggetto del presente articolo e dai quali emergono curiosità relative alla città di Giovinazzo, è necessario fornirne alcuni cenni. Per la difesa delle coste continuamente assalite da pirati africani, specialmente nelle città dove vi erano dei presidii militari, era necessario che fosse presente tanto la cavalleria detta volgarmente della “Sacchetta” quanto la fanteria ovvero il “Battaglione”; infatti nell’atto di protesta rogato dal notaio Cellammare il 14 giugno 1668 dietro istanza di Prospero Sagarriga, deputato a guerra della città di Giovinazzo, si legge che «per gli presenti bisogni, et urgenti necessità di pericoli d’invasione de nemici della Santa Fede», egli quale deputato a guerra aveva il dovere di «resistere et provedere che si custodischi la città, così nelli suoi posti soliti nelle moraglie, com’anche in mandare li soldati così a piedi come a cavallo a battere, et custodire le strade della marina da tutte le due bande in conformità dell’ordine dell’ill.mo sig. Preside per impedire lo sbarco alle fuste turchesche, che ogni notte, quasi cercano far preda de Christiani, come si è esperimentato, et di continuo si esperimenta» (ASBa, piazza di Giovinazzo, sk 14, vol. 201/II, f. 35). A norma della Prammatica De re militari del Vicerè di Napoli duca d’Alcala del 22 aprile 1563, i Sindaci e altri rappresentanti dell’Universitas, previa autorizzazione regia inoltrata attraverso il Governatore locale, potevano arruolare quei cittadini di sesso maschile il cui reddito ammontasse ad almeno 100 ducati. Su ogni cento famiglie dovevano essere arruolati cinque soldati; questi, che andavano a far parte di una Compagnia per un periodo di dieci anni, erano retribuiti solo in tempo di guerra ed erano agli ordini di un Capitano. Per la nostra Provincia la Cavalleria fu istituita da Antonio Perinotto Cardinale Granvela, Vicerè di Napoli dal 1571 al 1575 ed il numero dei suoi componenti variò nel corso degli anni. Per una specie di borsa che veniva appesa davanti alla sella di ciascun cavallo, i cavalieri venivano denominati “soldati della sacchetta” (cfr. F. Trinchera, Degli Archivi napolitani, Napoli 1872) ed il giovinazzese Paolo di Colafelice fu uno di essi.

… O SOSTITUITI Sempre attraverso i rogiti notarili conosciamo i nomi di altri giovinazzesi che prestarono sevizio quali soldati della sacchetta come arruolati o come mercenari. Tale Arcangelo de Liuzzo aveva come mercenario «servito più anni per uno delli soldati (non ne conosciamo il nome) della sacchetta di questa città et essendo caduto ammalato ha dato memoriale all’ill.mo sig. mastro di campo Francesco Boccapianola in Trani … della militia da lui fatta et ha offerto dare per scambio Marzio <de Angelis>». Anche quest’ultimo fu un soldato della sacchetta infatti nel rogito si legge che «detto Mastro di campo l’have ammesso et accettato come appare per suo decreto in più di detto memoriale che per ciò detto Marzio s’obbliga servire per uno di detti soldati della sacchetta di questa città in loco di detto Arcangelo». Da quest’altro atto notarile rogato dallo stesso notaio Gregoriano il 22 dicembre 1646 (ASBa, Piazza di Giovinazzo, sk 12, vol. 144, f 63) si rileva pure quale fosse la dotazione di un soldato della sacchetta. Infatti Marzio de Angelis, dai parenti di Arcangelo de Liuzzo ebbe «ducati trenta di moneta contanti acciò da quelli ne possa comprare il cavallo atto per detto servizio nec non palmi dieci di panno di Saluzzo di regno per il vestito ... con li guarnimenti, una manteca di esso medesimo Arcangelo, li stivali et una sella, quali cose dichiara .... che mancando (al servizio) sia tenuto alla restituzione». Alcuni militi quindi non volendo o non potendo assolvere ai propri doveri, assoldavano mercenari in propria vece e diversi altri atti lo testimoniano; a margine dell’atto da lui rogato il 16 febbraio 1633 il notaio Marino Gregoriano infatti come oggetto dell’atto scriveva: «Scambio di soldato del Battaglione». Si trattava di Pietro de Gravina che poiché come attestato dai medici giaceva «infirmus et membris lesus ut in fide presentata», veniva sostituito nel servizio in «militum pedestrum repartimenti» da tale Francesco de Angelis al quale il genitore dell’arruolato infermo, si impegnava a garantire una rendita mensile di 12 carlini (ASBa, Piazza di Giovinazzo sk 12, vol. 128, f. 18). Non dissimile è il contratto concluso il 13 febbraio 1624 per mano del notaio Bettamanzi tra Antonio de Sabinis e Francesco della Palombella. Si legge: «li giorni passati fu eletto per soldato della nova militia del battaglione Giovanni Antonio de Sabinis figlio di esso Antonio et non potendo detto Giovanni Antonio andare a servire per soldato è venuto a conventione con detto Francesco presente che il detto Francesco se obbliga ad Antonio presente di andare esso Francesco a servire per soldato della nova militia in luogo di detto Giovanni Antonio et assentarsi esso per soldato et per tal effetto il detto Antonio si obbliga darli docati dodici quali docati dodici il detto Francesco in presentia nostra li riceve manualiter et de contanti de moneta d’argento, et mancando esso Francesco da detto servitio et di assentarsi per soldato sia tenuto a tutti danni, spese et interessi che detto Giovanni Antonio patisse o potesse patire» (ASBa, Piazza di Giovinazzo sk. 11, vol. 94, f. 26v). Per la somma di 6 ducati annui invece, Antonio di Mastro Renzo, orfano di padre, che era stato «elettum militem nove militiae repatimenti huius civitatis Iuvenatii» veniva sostituito da tale Giuseppe di Mastro Marino in virtù di contratto stipulato con la madre dell’arruolato Laura di Miccolupo vedova di Giacomo di Mastro

GIOVINAZZESI ESENTATI … Lo si desume dalla deposizione resa dal figlio il clerico Colagiuseppe, quando con atto rogato dal notaio Gregoriano il 2 ottobre 1646 impegnò le rendite dei propri benefici ecclesiastici al fine di evitare che il padre ammalato fosse considerato disertore. «Paolo suo padre è uno delli soldati della sacchetta di questa città che per sua infermità se ne venne dal suo repartimento di Orbetello senza licenza de superiori e per detta causa è andato fugendo et refugiandosi nelle chiese, con pericolo di sua vita. Hoggi ... non andando, detto suo padre staria nel medesimo pericolo della vita» (ASBa, Piazza di Giovinazzo, sk 12, vol. 144, f 52). Differisce di poco il caso di un soldato del battaglione i cui genitori Giovanni de Musso e Domenica di Giacomantonio, comparsi dinanzi al notaio insieme alle figlie e rispettivi mariti dichiararono «che nei giorni appena trascorsi, il loro figlio Francesco Paolo come soldato della compagnia detta del battaglione di questa città di Giovinazzo, è stato dall’illustrissimo Prefetto della Milizia il sig. Scipione Filomarino, Preside della Provincia di Terra di Bari, e Capitano a guerra, scelto e mandato insieme ad altri a Napoli al fine di combattere nella guerra in corso <dei trent’anni> tra le fila dell’invitto e cattolico signore il nostro re Filippo IV per grazia di Dio re di Spagna, di Napoli e di altre terre; e poiché i suddetti soldati arruolati, sogliono essere redenti per il prezzo di 45 ducati, e poiché come hanno dichiarato i suddetti comparsi, anno assoluto bisogno del detto Francecso Paolo poiché vivono solo dal guadagno del lavoro delle sue braccia («indigerent ut dixerunt persona eiusdem Francisci Pauli ex quo de eius laboribus vivere solebant»), al fine di redimerlo, hanno determinato di vendere un loro appezzamento di terra dell’estensione di 35 ordini» (traduzione dal latino - ASBa, Piazza di

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Renzo, per mano del notaio Garofoli (ASBa, Piazza di Giovinazzo sk. 8, vol. 68, f. 46 - Atto del 10 aprile 1625).

LA SOLERZIA DEL NOSTRO DEPUTATO A GUERRA … Ma se costoro erano animati da un senso di responsabilità civica e morale, altri figurarono disertori dinanzi alla legge come si evince dallo stesso atto del notaio Cellammare del 1669 su richiamato. Il Deputato a guerra della città di Giovinazzo, Prospero Sagarriga, infatti avrebbe «voluto carcerare alcuni trasgressori et inobedienti destinati alla custodia delle moraglie» in considerazione del fatto che «diede ordine a far toccare la cascia per risvegliare la Corte alla difesa» ma mentre si augurava che «li soldati dovessero esser li primi a comparire armati alli loro posti alle muraglie, non vi è stato obedientia alcuna». Il Deputato a guerra riteneva necessario questo richiamo alle armi in quanto la notte del 12 giugno 1669 vi erano stati «più passa parole, et avisato che tanto dalla banda di Bari, quanto di Molfetta vi erano stati discoperti diversi Vascelli di Turchi, et in quel mentre, essendosi sentito la città di Bisecglia, e Molfetta tutte poste in armi, con far fuochi campane all’arme, tamurri et tirare molte cannonate segno evidentissimo della vicinanza del nemico». Tra i disobbedienti agli ordini vi era tale Giovanni Carlo Amoia , il quale «sentendo più volte [tocchi di] cassa nelle moraglie, et essendo stato anco fatto chiamare di suo ordine, più volte per il spatio di due hore ... replicò non poter uscire». Il Deputato a guerra ritenendo Amoia un disertore lo avrebbe voluto incarcerare, ma non poteva farlo in quanto il «Luogotenente di questa città d. Agostino Calefati, ... ha ordinato non potersi fare dimostrattione alcuna di carceratione a disubidienti, senza l’espresso suo consenso, con haversi pigliato le chiavi delle carceri in suo potere, acciò resta impedito il castigo a disubidineti senza del quale non può esser servita la maestà del Re nostro signore, con quelle osservanzia e puntualità che si deve da ciascheduno». In considerazione di ciò il Deputato a guerra «potendo succedere il caso che Dio non voglia qual sbarco de nemici, et per la mancanza della gente, che non vuol obedire et non può restare castigata, non potrebbe la città esser difesa, conforme è di dovere, et si è osservato per il passato per il tanto sangue sparso da buoni patritii di questa città alla difesa del Re nostro signore, che Dio guardi» rassegnò le sue dimissioni poichè ritenne che «viene evidentemente a fare cessare la diligentia nella custodia di questa Città, fidelissima di Sua Maestà, et permette qualche invasione repentina de nemici del che se ne protesta instantissimamente». Continuando a preoccuparsi però della sicurezza della sua città «depositando il suo officio, fa istanza che la detta magnifica Università piglia quegli espedienti che saranno necessarii, restandono da questa sera tanto le muraglie della città, quanto li posti di fuora senza custodi, non potendosi castigare i [disubidienti], et così via protestativa, requisitiva, si protesta avanti detta magnifica Università et suoi decurioni di tutto quello succedere et Dio non voglia, facendo istanza, la presente voglia conservarsi nelli atti della cancellara di detta magnifica Università, et provedere ad altro deputato». Non sappiamo quali furono le determinazioni prese dagli organi di competenza, di certo l’atto testimonia dell’appoggio reso al Luogotenente da parte del nobile Francesco Ettore de Risis, e della stima mostrata verso il deputato a guerra dal Sindaco dei nobili Antonio Sasso ed altri 2 decurioni che «replicando alla sopradetta protesta dicono che non deve ammonirsi detto deputato Sagarriga che di notte e di giorno con tanta diligenza ed accuratezza ha atteso a detto suo ufficio, ma ... si protestano contra detto magnifico Luocotenente di tutto quello potesse occorrere e di non doverne loro dar conto a regii superiori» e per questo motivo non intendono «accettare detta renuncia ma che detto deputato Sagarriga continui il suo officio». Il Sindaco Giovanni Donato Saraceno e l’eletto Antonio Sasso facevano rogare il presente atto notarile al fine di tutelarsi in caso fossero stati accusati di mancata diligenza se la città fosse stata attaccata. (ASBa, piazza di Giovinazzo sk. 14, vol. 201, sez. II, f. 35).

… CONTRO CAPITANI AVIDI Ma il caso si presentava diverso una quarantina di anni prima quando avendo un funzionario vicereale imposto alle truppe di ridurre il presidio della città queste protestarono per mancati pagamenti da parte dell’Universitas, dichiarando di non volere responsabilità per «tutti quanti li danni et interessi che potessero succedere». Fu il notaio Bettamanzi a verbalizzare il 20 settembre 1625 la protesta del ruvese Giovanni Antonio del Giudice Capitano della nuova milizia, del suo Alfiere Giovanni Doria, del suo sergente Leonardo dello Vicario comparsi dinanzi a Paolo Brayda sindaco dei Nobili, e

Francesco Martino Sindaco del Popolo. Nell’atto infatti si legge: «Il capitanio Antonio del Giudice l’alfiero et suo sergente dicono come retrovandosi in presidio in questa città di Giovinazzo, è venuto ordine dell’ill.mo sig. Marchese Doriolo visitatore in questa provincia che erano licentiati detti officiali con la metà delli soldati purchè siano soddisfatti di quello che devonlo conseguire per il loro saldo da questa città et perchè devono conseguire da ducati 240 in circa non intendono da qui partire se prima non sono sodisfatti in conformità di detto ordine che perciò richiedono voi sigg. Sindaci a pagarli detta somma altrimenti si protestano di tutti quanti li danni et interessi che potessero succedere per causa di questa dimora loro in questa citta intendendo che s’abbiano da pagare tutte le giornate che qui vacano per tal effetto, oltre che non possono andare a far quel tanto che li viene comandato per colpa di essi Sindaci a quali piu d’una volta si è fatto istanza per detto pagamento et così di novo si protestano». I Sindaci però appena eletti, pur garantendo il pagamento dovuto solo per il periodo della loro amministrazione, rimettevano l’“avviso di mora” ai deputati a guerra della precedente amministrazione. «Paolo Braida et Francisco Martino sindici del presente anno dicono che essi sono nuovamente entrati nel governo di essa città, atteso dalli 11 del corrente mese pigliarno il possesso di quello come è ben noto ad essi signori retroprotestandi che non essi sindaci sanno come siano creditori in tanta eccesiva somma et perchè il peso et obbligo de sindaci è impedire l’ordini di pagamento, per tanto essi sindaci si offeriscono per il tempo hanno esercitato detto officio spedire l’ordini di pagamento debiti li quali deveno sodisfare li arrendatori del tornese a rotolo posto sopra la gabella della farina, quali sono Francesco Restaino, Giovanni Donato Gentile et Giuseppe Tomeo, posto per tale effetto, pertanto essendono essi sindaci pronti fare quello che essi devono come di sopra, ritorcono la suddetta protesta alli detti arrendatori del tornese a rotolo come anco per quelli di più che importa la pretentione di essi detti sigg. protestanti oltre il detto tempo della loro administrattione alli sigg. Sindaci et arrendatori dell’imposizione di guerra dell’anno passato a quali tutti essi replicanti fanno instanza la presente notificarsi et così dicono, fanno instanza et si protestano in questo surriferito modo» (ASBa, Piazza di Giovinazzo sk. 11, vol. 95, f. 85).

… E CAPITANI ONESTI Se nella protesta del capitano si parla di «danni et interessi che potessero succedere», senza però specificare per quale motivo potessero accadere, da un atto successivo al precedente di solo un mese, si comprende bene cosa patisse una città che ospitava soldati, ed allo stesso tempo si apprezza la correttezza degli Ufficiali che si assumevano la responsabilità per danni causati dai propri sottomessi. Il 18 ottobre infatti lo stesso notaio Bettamanzi veniva chiamato «in platea puplica dictae civitatis et proprie ante sedile eiusdem civitatis ... et cum eo maiores partes hominum dicte civitatis Iuvenatii» poichè il capitano Alfonso Torella Caracciolo «mandavit tamborino» a dare il seguente annuncio: «Se fa noto a tutti se ciascuno citadino si sentisse gravato dalli soldati della compagnia del sig. Capitano Alfonso Torello Caraciolo o che detti soldati havessero levato qualche cosa a qualcuno citadino fusse comparso avante di detto sig. Capitano che avrebbe fatto restiture, li danni et pagare ogni cosa et le cose predette». Al presente annuncio «bannito ad alta voce per detto tamborino per quattro o cinque volte non comparse nessuno cittadino in detti banni che si sentisse gravato da detti soldati per cosa nessuna, solo comparse Giovanni Tommaso di Noia di detta città di Giovenazzo et si lamentò che il soldato era stato alloggiato alla sua casa ch’avea arrobbato una cammisa onde per detto sig. d. Alfonso subito fu fatto chiamare il detto soldato che avea arrobato detta camisa et se fe restitutione a detto Giovanni Tommaso, et perchè detto soldato prima che detto Giovanni Tommaso fusse venuto in detto loco se havea fatto dare in dono un carlino da detto Giovanni Tommaso che se volea restituire la detta camicia, il detto capitano subito de suoi propri denari, pagò a detto Giovanni Tommaso il detto carlino». (ASBa, Piazza di Giovinazzo sk. 11, vol. 95, f. 93v). Tale reato lo si sarebbe evitato se fosse stato rispettato il privilegio reale con il quale nel 1542 la città di Giovinazzo era stata dichiarata “Camera reservata” ovvero esente dall’ospitare soldati (Biblioteca comunale Molfetta, fondo manoscritti, pergamena n. 83). Tale privilegio di Camera reservata confermato nel 1639, (ASNa, fondo Giudice Caracciolo, b. 92, fasc. 1, doc. 28), e rinnovato nel 1642 (ASNa, Cancelleria e Consiglio Collaterale, Consultarum - Inventario vol. 2, f. 65t.) non venne quasi mai rispettato infatti i soldati continuarono ad alloggiare in città come si rileva da M. Bonserio, Le conclusioni decurionali, pp. 20, 14, 25, 38, 39, 41, 44, 50, 52, 53.

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VINCENZO DEPALMA

DI

LA

BANNE DE LE CHIACHEUNE

Percè nan nan je’ je’ chieu chieu Percè chedde de na volde? L’avvento dell’estate significa per i giovinazzesi la moltiplicazione di feste e festecedde che ti tolgono di dosso la patina di apatia e di mortorio dell’invernata appena trascorsa. A non farti perdere il conto delle tante feste ci pensa, sin dal primo mattino, la banne de le chiacheune. Per le feste più importanti la banne ti dà l’annuncio sin dalla vigilia. Quelli che leggono i miei articoletti stanno già scommettendo. Vu vidaje ca ava screjve ca ha cangete pure la banne de le chiacheune? Lo so che a voi giovani, abituati alla critica ma non all’osservazione, le differenze sfuggono, ma sull’argomento, di differenze ce ne sono davvero tante. Tanto per cominciare, forse anche per dare un tocco di classe, la banne de le chiacheune ha cambiato nome. Ora si chiama bassa banda. Anche se i suonatori sono alti due metri viene chiamata «Bassa Banda». Per non parlare poi degli strumenti. Ci sono tutti quelli di una volta: u tammurridde, la grancasce, la trimette, li zin zin. Mbè! E u frischette addò a sceute a fernesce? Anche i brani non sono più gli stessi. Ai miei tempi andava di moda la casetta in Canadà, Addò sta zazà, Ramona e tanti altri motivi che per noi erano dei classici. Ora suonano Besame Mucho, When The Saints Go Marchin e tante altre canzonette forestiere. La bassa banda è ora composta da giovani benvestiti ed anche bravi musicisti. Ai miei tempi li vedevi invece scamiciati, cu nu fazzuette jnze o kezzètt pe’ d’assepasse u sedaure. Io, in particolare, vi parlerò di uno di questi complessi che allietò la festa della Madonna di tanti anni fa. Era un complesso che aveva vinto, nell’anno precedente, il festival di queste bande che si teneva a Grumo. La Commissione, che non badava a spese, ritenne perciò opportuno contattare questo celebre complesso. Il giro della città durava, ai miei tempi, molto poco. Il giro, la banda, lo faceva nel paese vecchio, in Via Molfetta, nelle poche case di Via Bari fino alla Chiesa di S. Agostino dove praticamente il paese finiva. La domenica mattina, finito il giretto, un incaricato accompagnava il complesso alla casa dei componenti della Commissione più influenti. La banda portava insomma una specie di serenata alla casa di questi signori e per loro, la suonata sotto casa, era considerata un onore ed un privilegio. I familiari erano avvisati, anche se il titolare era assente per gli impegni della giornata, il complesso era atteso e ben accolto. Ora i soldi sono pochi, ma

ai tempi miei nan si vedenevene addò stevene. Perciò finita l’esibizione, il complesso veniva retribuito con pagamento in natura! La patraune si faceva in quattro. C’era chi offriva taradde scallete, ci mistazzule, ci cicere sfritte, ci savojarde, ma soprattutto chiacheune. La stagione dei fichi da poco cominciata, imponeva lo smaltimento di quelli preparati nell’anno prima. Bisognava sdivachè li capasidde! Chiacheune preparati in modi diversi: con l’alloro e la semmende de finucchie, col vincotto oppure anche col cioccolato.Che delizia! Ogni fico aveva almeno cinquemila e cinquecento calorie. Con quel caldo e per idratare le gole secche si offriva nu vermutte, na birre, nu bicchire de mire casareule oppure nu bicchieruzze de rosolie. Le bevande, per la festa, si mettevano nfrische jnze o sicchie cu ghiaccie. Allora il vermouth e i rosoli vari si facevano in casa. Si comprava da Bonserio, a la vie de Sande Uarinze, l’estratto e con esso si confezionavano le bevande. Di moda, all’epoca, erano gli estratti de le sdreghe, du doppio kummel e dell’alkermes. Nella preparazione si risparmiava sull’alcool, ma non sulle dosi di zucchero. Il rosolio si serviva sul piattino di caffè ed i bicchierini, pe’ crianze, dovevano essere colmi sino all’orlo. Quando qualche goccia fuoriusciva dal bicchierino, le massiccie dosi di zucchero contenute nel rosolio facevano rimanere il bicchierino attaccato al piattino quando ti accingevi a sorseggiarlo. La banne continuava così il suo giro fin verso le 12,00 allorquando la suonata veniva fatta per il pubblico tutto di Giovinazzo sotte o municipie. La gradazione alcolica dei suonatori era al top. Le facce rubizze degli orchestrali ne erano il certificato di garanzia. Ai miei tempi, per fortuna, l’etilometro non esisteva ancora; se fosse esistito non credo avrebbero avuto la possibilità di misurare il tasso di gradazione alcolica, penso che avrebbe preso fuoco in un attimo. L’attuale bassa banda penso che al contrario possa agevolmente superare questo test. Ritornando al concerto per il pubblico vi

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dirò che la banne de le chiacheune si sistemava all’ombra, sotto il porticato del Municipio dove accorrevano anche non pochi coraggiosi disposti a sopportare la calura estiva in attesa che sparassero la salviete. Non sapete che cos’è la salviete? Per forza! Ora nei programmi della festa della Madonna è descritta con la voce: lancio di razzi e di bombe a fumo colorato. Ai miei tempi i fuochi di mezzogiorno si chiamavano salviete, forse dalla beneaugurata voce ’Salve’ rivolta a quanti stavano per affrontare il lauto pranzo della festività che, quasi per tutti, consisteva nella tiedde de maccareune o furne che le melangene e u galluccie o furne. Dopo i diversi brani musicali, ricordo che quell’anno, questo famoso complesso, come pezzo finale, attaccò a suonare il Bolero di Ravel (Pavane pour un enfant defunte). Come da copione il Bolero inizia con una nenia lenta, una ninna nanna che la mamma canticchiava per il bambino fino a trasformarsi in un accorato grido di dolore con un ritmo che diventa sempre più incalzante, ritmato e quasi isterico. Pure la banne de le chiacheune si attenne, si può dire, all’interpretazione. L’accelerazione del ritmo era sottolineata dal frenetico battito delle bacchette du tammirridde ed esaltata dai colpi sempre più frenetici de la grangasce. Il direttore del complesso, rosso in volto, per la calura e l’alto tasso alcolico rivolgeva la sua attenzione solo alla grancassa. Piegandosi ritmicamente sulle ginocchia ed imitando il suonatore di grancassa batteva forsennatamente i pugni contro loro stessi impartendo il perentorio comando al suonatore: «Dalle ngurpe, dalle ngurpe, dalle ngurpe!». Cari lettori, posso assicurarvi che la direzione dell’orchestra era davvero senza eguali. Sono certo che se quella nenia fosse stata ascoltata dal povero bambino defunto, mentre Ravel si rivoltava nella tomba, sarebbe di certo resuscitato sia per il frastuono prodotto da la banne de le chiacheune sia perché, se al direttore dell’orchestra fosse venuto in mente di praticargli la respirazione artificiale, i polmoni del piccolo si sarebbero di sicuro riempiti di spirito di …vino. Concludendo: mo’ vi site convinde ca anghe la banne de le chiacheune nan je’ chieu chedde de na volde?

VINCENZO DEPALMA

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A proposito di Scevenazze, accome ti si ridotte»… Con molta cortesia il sig. Aldo Mortellaro, evidente «vittima» del mio articoletto pubblicato su La Piazza relativo alle attuale condizioni di Giovinazzo mi ha fatto rilevare che, oltre ad una ordinanza del nostro sindaco vi è una datata 04-06-2009 della Regione Puglia – Assessorato alla Trasparenza cittadina – Assessorato al Turismo ed Industria Alberghiera e strutture balneari, che all’art.4 cap.B.6. dispone: «Tutte le bevande, non consumate nei bar e nei ristoranti siti sulla spiaggia, devono essere vendute in confezioni di plastica o alluminio e rispettare le direttive delle competenti autorità sanitarie». La direttiva è chiarissima, ma a questo punto ci si chiede chi e con quali mezzi si può fare rispettare questa ordinanza? La cronica carenza di vigili e di personale incaricato di vigilare fanno di questa ordinanza il classico pezzo di carta scritto solo per far vedere che ci si è occupati della faccenda. In particolare a Giovinazzo è aperta solo la caccia ai poveri automobilisti privi di grattino o in divieto di sosta, ma per altre faccende altrettanto importanti e serie manca il personale e la volontà di porvi rimedio. Senza voler criminalizzare i gestori ritengo che le autorità possano concordare con gli stessi il rispetto di queste norme magari trovando con loro un punto di incontro per collaborare nel curare gli spazi comunale e demaniali antistanti i loro esercizi. Le penali previste dall’ordinanza sono pesanti. Che ci vuole a questo punto minacciare di farle osservare? Chissà che Giovinazzo non possa ritrovare così il suo antico splendore e la sua dignità senza farci invocare Eolo che con i suoi venti di tramontana e di levante ci dia una mano a tenere lontano dalle nostre spiagge questi scellerati maleducati. VINCENZO DEPALMA

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il ricordo DI

SERGIO PISANI

poi si recavano al bar per bere birra Peroni. Il Bar Bonserio aveva infatti la concessione per la distribuzione della Birra Peroni. E quando ne arrivavano i vagoni pieni da Napoli, si andava alla stazione a ritirare i pacchi con la ‘carapiatt’ (traino con ruote di gomma). Un pezzo di storia cittadina scivola via al rintocco freddo e lento di una campana che annuncia l’8 settembre un funerale! Orlando non c’è più, ma conserverà sempre un sapore dolce. Dolce come il caffè del suo antico bar. Dolce come il suo antico gelato rinchiuso nelle sue stufe di rame. Ciao ciao dolce Orlando!

DOLCE ORLANDO...

anniversario

PEPPINO LOMORO n.30-04-51 m.06-10-2008

Un rintocco freddo e lento di una campana annuncia un funerale. Chissà quante volte Orlando l’avrà udito. Chissà quante volte avrà udito da ragazzo lo scampanio che annunciava il dì di festa. Già, quelle campane che al mattino disturbano pacifici cittadini che desiderano dormire, erano invece una presenza eloquente al cuore della società contadina. Erano gli unici suoni mattutini insieme ai cori dei braccianti, dei venditori ambulanti che percorrevano il paese e il rumore dei carri che attraversavano lenti le strade del paese che si fermavano sull’uscio del suo bar, in via San Lorenzo. Un rintocco freddo e lento di una campana annuncia un funerale. Questa volta la campana suona per Orlando. Che non c’è più. La chiesa è gremita. Ci sono i più canuti che ricordano Orlando per le esibizioni di boxe all’interno dell’Ive quando la boxe di Ciccillo Portoghese era la nobile arte, la disciplina che temprava anima e corpo dei giovinazzesi che reclamavano il loro diritto ad una esistenza meno precaria. La boxe per Orlando è stata metafora di vita. Con la boxe Orlando comunicava il suo malessere, combatteva le ipocrisie e le ingiustizie di un mondo che non gli andava giù.

Nella chiesa c’erano i suoi colleghi di lavoro in ferriera. Se la boxe non avesse fatto capolino nella sua vita, Orlando non avrebbe mai lavorato nel laminatoio dell’AFP con grave pericolo per la sua salute, non avrebbe affatto resistito all’esposizione prolungata di temperature proibitive. Se con la boxe non avesse fatto macinato guantoni, nella vita avrebbe lavorato prendendo qualche scorciatoia. Nella chiesa c’erano gli amici del cuore, quelli dell’antico bar Bonserio. Orlando ci lavorava per trovare refrigerio dopo un turno di lavoro di fatica e di rischio quotidiano. Aiutava papà Michele. Il bar Bonserio diventerà la sua vita e la lunghezza dei suoi giorni. Era il bar più datato in paese. Esisteva sin dal 1910 in via S. Lorenzo (ora invece si trova in via Papa Giovanni 23°). L’orario di apertura anticipava l’alba. E’qui che il tempo scivola sul filo dei ricordi. Il bar Bonserio apriva verso le 4 del mattino. Vi accedevano marinai e contadini per fare colazione, prevalentemente a base di caffè e caffellatte. Gli ubriaconi? Strano ma vero, erano durante il periodo bellico, i calzolai. Andavano al distretto militare, prendevano le scarpe dei soldati che riparavano e riconsegnavano. Riscuotevano somme non indifferenti con le quali

«In un attimo è avvenuta la tua scomparsa, in un istante abbiamo perduto tutto quello che ci hai donato, ora è passato un anno dal giorno in cui ci hai lasciato, ma eterno sarà il tuo ricordo e il nostro amore per te. Ti ricorderemo per sempre nelle nostre preghiere affinché il nostro ‘gigante buono’ possa finalmente trovare pace e serenità nell’abbraccio del Signore». Una messa commemorativa sarà celebrata il 6 ottobre pv alle 19.00 presso la chiesa S. Giuseppe

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pillole di settembre DI ANGELO GUASTADISEGNI

Lunedì 7 settembre è stato tagliato il nastro che segna l’apertura ufficiale del nuovo servizio. «Un ufficio – ha commentato il sindaco Natalicchio - che fornirà ai cittadini trasparenza sull’utilizzo degli uffici, nel fornire informazioni sui servizi comunali, sul lavoro e sulla scuola nel rispetto delle leggi e da ultimo, delle direttive del Presidente del Consiglio del giorno 01/10/1994, di istituire l’Ufficio Relazioni con il Pubblico». Non che non ci fosse già l’Urp nel Palazzo di città, ma adesso si è fatto più grande. Da semplice sportello di Informa-giovani, il nuovo Urp supporta la progettazione e l’implementazione dei nuovi strumenti di dialogo tra l’amministrazione e i cittadini. E’ stato pensato come l’occasione per presentare una Carta dei servizi comunali e per riflettere sull’opportunità di tale strumento per lo sviluppo della qualità dei servizi erogati dal Comune. Uno strumento che sigla un nuovo patto tra l’amministrazione e i cittadini con l’intento di definire standard di qualità dei servizi nell’ottica del miglioramento degli stessi in funzione dei bisogni e delle richieste. Insomma, un punto di ascolto per ‘la tua voce’ ecco come si presenta il nuovo Urp del Comune di Giovinazzo: la risposta giusta alle tue domande. E a rispondere alle domande ci sarà il coordinatore Vitantonio Quercia, coadiuvato da Gaetanella Lasorsa e Rosa Bavaro. I SERVIZI OFFERTI. Informazioni, consulenze qualificate sul rilascio delle copie degli atti amministrativi, modalità di accesso ai servizi comunali, accesso agli atti amministrativi, visione delle affissioni dell’albo pretorio, ricezione di suggerimenti e reclami, studio e lavoro nell’Unione Europea (Eurosportello), accoglienza turistica, principali avvenimenti culturali fieristici e sportivi. Presso l’Ufficio U.R.P. della nostra città, si potrà, inoltre avviare un procedimento amministrativo, avere accesso ad atti e procedimenti sia oggettivi (che riguardano la collettività), sia soggettivi (che riguardano il singolo cittadino), sporgere reclami, avviare segnalazioni, offrire suggerimenti all’amministrazione. Inoltre, il personale dell’Ufficio U.R.P., offrirà servizi di accompagnamento delle pratiche nell’iter burocratico e riconsegna al cittadino e supporto all’autocertificazione. Al personale dell’Urp i nostri auguri di buon lavoro. Ai giovinazzesi, l’invito di non lagnarsi in pubblica piazza ma di far sentire la propria voce nelle stanze dell’URP.

La squisita sensibilità e l’amore per la vita diventa un libro di poesie: «La sera dei ricordi». Nicola Ventafridda l’ha presentato l’8 settembre nella Sala S. Felice. L’autore giovinazzese racconta della sua adolescenza: un fanciullo scalzo che correva fra i vicoli del paese e la campagna sotto l’ululato della guerra e delle rovine e, per attenuare la grande fame, si nutriva di pane ammuffito. Poi la ricerca amara di una propria identità ed è con il canto del gallo, che l’uomo, il poeta, ritrova la sua dimensione umana con i rumori della folla e la speranza lambisce il suo cuore. La vita, per il poeta è come una folata di vento, ricordi… sudario della terza età. L’uomo che ritrova la propria dimensione. «Ma oggi – spiega Nicola Ventafridda – altro è il senso della vita: giovani disillusi non sanno come agire. Sono come una folata di vento i ricordi che affiorano nel sudario della terza età e l’uomo ritrova la propria dimensione». Oggi, altro è il senso della vita: i giovani non sanno tessere sogni e l’abitudine è il loro divenire. A cinquant’anni, Nicola sentiva il sapore del declino, dell’incipiente vecchiaia e, a settant’anni deve contare gli spiccioli della vecchiaia, senza pensare al retaggio storico-culturale della nostra gente. È quando sarà la sera dei ricordi, il futuro non ci apparterrà, perché il tempo precipita inesorabilmente in una lunga fuga senza ritorno, e «tutto diventa come un dipinto metafisico» – scrive il poeta. A salvarci sarà l’umiltà di cuore nell’umanità dolente. Si intravede il Signore che ci porta in un dolce esilio. C’è un sortilegio della natura, una presenza divina e, perciò è dolce e serena la sera dei ricordi per il poeta. Nicola Ventafridda è stato come me dipendente dell’Ente Autonomo per l’Acquedotto Pugliese. Conosco le sue qualità umane e culturali.

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Saranno famosi Un ulteriore riconoscimento per due talentuosi allievi dei Maestri Viviana Piscitelli e Vincenzo Depalo della scuola COREUTICA di Giovinazzo. Si tratta di Federica Fasano e Mattia Ignomiriello che, già vincitori di premio al talento alla XIV edizione del concorso Baridanza, hanno partecipato come borsisti al Corso Internazionale di Danza di Olbia e sono stati nuovamente premiati dal presidente della giuria Sig.ra Susanna Beltrami come migliori allievi partecipanti allo stage. Inoltre, Federica Fasano ha ottenuto un’ulteriore borsa di studio della durata di un anno per studiare con il M° Benedicto Cieza direttore artistico della compagnia CIEZABALLET di Bruxelles.

Riqualificare le piazze, definendo percorsi in simbiosi con l’uomo. Una piazza è sempre un’area urbana, il luogo dei pedoni che consente il passaggio delle auto ma alle condizione dettate da questi. Sarà stato questo il parere dell’arch. Vincenzo Turturro, responsabile - settore ambiente e urbanistica e dell’assessore Andrea Brancato. E allora via ai lavori. Via il parcheggio, via il traffico, via le auto che potranno transitare solo dal lato opposto della chiesa. Piazza Sant’Agostino diventerà l’agorà per fedeli e studenti, una grande piattaforma di 800 metri quadrati destinata ad isola pedonale. I lavori di recupero e riqualificazione dell’invaso urbano di Piazza Sant’Agostino sono iniziati l’1 settembre dalla Restauri Meda srl. di Trani, impresa aggiudicataria della gara comunale per una spesa di 70.455,00 euro. Termineranno dopo 24 settimane. Solo allora i passanti potranno camminare liberamente sul basalto senza doversi destreggiare fra le auto in corsa che invadevano dovunque lo slargo e mettevano a rischio l’incolumità dei pedoni. Le successive aree destinate a riqualificazione e recupero saranno Parco della Rimembranza, lo slargo di via Toselli e l’angolo di via Sanseverino.

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la

pagina

dell emigrante

di Agostino Picicco

Folclore e tradizioni autunnali Se agosto è il mese delle sagre e delle feste patronali, dei concerti e delle grandi kermesse culturali, che raccolgono tanta gente (quasi tutti sono in vacanza e tornano pure gli emigranti a dar man forte), i mesi di settembre e ottobre non sono da meno, occupando il cartellone con eventi che consentono da un lato di non dimenticare subito l’estate e dall’altro di traghettare i festaioli verso le classiche ricorrenze dei defunti e del Natale. Appunto in questo periodo non mancano tutta una serie di feste, per lo più di intonazione mariana, ma pure di devozione ai santi, che trovano il loro culmine nelle processioni domenicali che riescono a coinvolgere confratelli e fedeli, complice anche il bel tempo che caratterizza il nostro l’autunno. Talvolta si sommano anche i riti di ringraziamento per il buon raccolto. E’ evidente in questo l’influenza delle radici religiose della nostra società, anche se è sempre presente il rischio che l’aspetto spirituale di una festa ceda a espressioni profane che poco hanno a che fare con la fede. In ogni caso tali feste evidenziano l’interesse per le innumerevoli ricchezze che la fede e la sensibilità, la devozione e la religiosità popolare dei padri hanno suscitato e hanno sviluppato durante i secoli. Oggi questi riti antichi sono chiamati a riprendere vigore adeguandosi al contesto attuale. Per questo non possono continuare a riproporre in maniera acritica qualcosa di stantio, ma devono portare una nuova visione per rinsaldare quel messaggio iniziale, positivo, vero che hanno rappresentato. In quest’opera sono benemerite tutte quelle associazioni cittadine che hanno raccolto il testimone e che vivono la loro aderenza al territorio ravvivandone le tradizioni. Tanto più benemeriti questi sodalizi quando riescono ad attirare fresche energie giovanili e si avvalgono di apporti caratterizzati da creatività, entusiasmo, spirito d’amicizia, dimesti-

AUGURI IVAN AMATO 24 LUGLIO 2009

IVAN HA SPENTO LA SUA PRIMA CANDELINA

Tanti auguri dalla nonna chezza con le nuove tecnologie, e che recano nuove suggestioni agli antichi riti. Francesca e dalla zia Nel clima di promozione si inserisce anPorzia che l’aspetto economico e commerciale sotto forma di valorizzazione della gastronomia, cogliendo l’occasione per presentare i OFFICINA MECCANICA - COSTRUZIONE prodotti tipici del luogo e della SERBATOI - CARPENTERIA INDUSTRIALE stagione. Tutti questi elementi, anche con valenza economica, uniti a una religiosità popolare genuina, sono motivo di sussistenza per tante realtà territoriali che diversamente rischierebbero l’abbandono. E anche tante feste, che diversamente rischierebbero di essere dimenticate, ricordando il passato, cioè le radici, diventano elementi di svago per i residenti, di promozione territoriale, di turismo, di richiamo per Via Bitonto, 78 - Giovinazzo i giovani, e forse anche di forTel/Fax 080.394.13.92 mazione.

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illis temporibus DI ANGELO GUASTADISEGNI

Il vino fatto in casa Un bicchiere di vino al giorno fa bene alla salute, ovviamente da bere a stomaco pieno. Così afferma un famoso detto popolare. Anche se probabilmente la quantità di un bicchiere va un pò ridimensionata, il sottoscritto se dovesse berne un bicchiere inizierebbe a dare i numeri fino a sera. Ecco perchè a tutto c’è una misura ed ogni corpo é diverso dall’altro. Adesso il vino lo si compra in enoteca, in supermercato, lo si degusta al ristorante. Sessant’anni fa lo facevamo in casa grazie ad un’agricoltura praticata non intensivamente nella nostra campagna. I fondi rustici, infatti, contenevano oltre agli alberi di mandorle, olive, carrube, fichi e alberi da frutta, anche viti di fusto corto. Erano tempi quelli nei quali l’agricoltore era dotato di molto ingegno ed era un grande lavoratore. In una zona di terreno non troppo grande, produceva la quantità di uva necessaria per la propria famiglia. Era uva nera che sarebbe servita a fare il vino. E che vino! Scarpa grossa, cervello fino - si diceva allora e si continua ancora oggi a definire quegli attenti e solerti artigiani della terra, che, in numero sempre più esiguo riescono a studiarsele tutte pur di mantenere alto il valore del loro prodotto. Tra le foglie e i tralci, i grovigli dei vitigni a fusto corto, producevano l’uva da vino che conteneva poca acqua, ma succhi, proteine e glucosio. L’uva da vino maturava in due settimane, nel mese di agosto, proprio in coincidenza con la festività della nostra Patrona e nella settimana seguente. Si arrivava così, giorno dopo giorno alla vendemmia. Non si trattava di vendemmie ricche ma quel mucchietto di grappoli rappresentava, come si soleva dire, «la grazia di Gesù e di Maria». Era assodato che dalla produzione ne sarebbe stata stornata una parte, destinata alla chiesa, al momento dell’offertorio per precisione, quello in cui il prete sull’altare si accinge a offrire il calice del vino tramutato nel sangue di Cristo. Oggi per vendemmiare si utilizzano mezzi tecnologicamente avanzati ma in passato i mezzi di trasporto, erano

traini tirati da asini o muli. Si andava in campagna sul traino tirato da un asino e si faceva gran festa nella raccolta di grappoloni di uva nera tutta zucchero e vino. Una raccomandazione era che non lasciassimo grappoli lungo il tragitto, perché la produzione era… quella che era! Serviva solo al fabbisogno della famiglia e per tale motivo andava ben custodita. Il contadino metteva sul traino due paratie e si versava l’uva raccolta fino a riempirle. Quando si raggiungeva l’orlo, significava che quella era un’ottima annata e si tornava sereni e soddisfatti a casa. L’uva veniva versata in un ampio tino e per la spremitura io e il secondo dei miei fratelli, a piedi nudi, provvedevamo alla spremitura dei grappoli. Un lavoro, faticoso ma piacevole, che dava i suoi frutti. Poi, quando tutto era spremuto, si usciva dal tino e si dava il via alla fermentazione. La svinatura era un’operazione attenta e complessa. Affinché il mosto non andasse sperduto, si procedeva, con l’ausilio delle brocche a prelevarlo e a riempire damigiane, a tapparle ermeticamente e a depositarle in cantina. Poi si procedeva alla spremitura delle bucce pregne di succo fermentato, nell’apposito torchio, stringendo la pressa con delicatezza, in modo da ottenere un secondo vino, meno alcolico, più colorato e buono. Ed anche il secondo vino, in damigiana, finiva in cantina. L’11 novembre Festa di San Martino «Ogni mosto diventa vino» – recita un nostro adagio. Ed era gran festa in famiglia. Dopo il periodo di guerra, di miseria e povertà, il boom economico determinò la comparsa di trattori, camion, camioncini, attrezzi meccanizzati per la spremitura, la svinatura, la torchiatura e la conservazione del vino in appositi contenitori. Oggi

i metodi di produzione sono cambiati completamente e le famiglie tendono ad accordarsi per comprare la materia prima. I costi sono più contenuti e si continua a tramandare una sana tradizione che permette di sorseggiare con allegria un vino genuino (non annacquato) e privo di additivi in tutti i giorni dell’anno.

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riflessioni di un emigrante

»E lo chiamano ‘ciuccio’« Sono ad oltre 10000 metri d’altitudine con altri 250 passeggeri nell’interno di questo grande ed emozionante uccello metallico, il quale mi sta riportando nel seno della mia famiglia, dopo aver trascorso una calorosa e piacevole vacanza a Giovinazzo. Durante il tragitto proiettano un film. Non m’interessa, appoggio la testa sullo schienale, chiudo gli occhi e facendo un passo indietro nella memoria, rivedo con nostalgia il film della mia breve permanenza nella mia amata cittadina. Scorrono davanti a me le immagini della calorosa accoglienza dei miei famigliari e dei vecchi amici. Ogni volta che vengo, le amicizie aumentano: il prof. Michele Carlucci, il prof. Michele Bonserio, il sig. Vincenzo Depalma ed Angelo Guastadisegni. Grato per essermi calato con loro di allegria e capito mille e passa motivi per cui vale la pena vivere a Giovinazzo. Nel film, la piazza c’è sempre nei nostri incontri, il salotto della città e la location dell’estate culturale 2009 giovinazzese. Tanti eventi scorrono nel film della mia permanenza. Uno su tutti però arriva dritto al mio cuore: via Giovinazzesi nel mondo, la strada di noi emigranti. Io c’ero. E il solo ricordo mi fa accapponare la pelle. Io c’ero. Non c’erano invece tanti altri emigranti alla ceri-

suo paziente e lodevole servizio non ha mai chiesto una ricompensa. Perché prendersela con chi accanto al bue con il proprio afflato scaldava quel bambinello dal nome Gesù? E lo chiamano «ciuccio»… Nella letteratura, Sancio Pancio accanto a Don Chisciotte c’era sempre in groppa. E lo chiamano «ciuccio»… Diverso è il «ciuccio» a scuola. Ma qua parliamo di uomini non di animali. Di chi ciuccio è perché non ha tutti dieci in pagella. Diverso è il lamento del pargolo che in piena notte reclamando la sua poppata lo si calma non col valium ma col «ciuccio». E poi recentemente ho visto anche volare un asino! L’asino di Valentino Rossi, presentatosi ai nastri di partenza di Misano con un casco dove era stata disegnata l’immagine di un asino, un «ciuccio» stile Shrek. Poi Valentino ha conquistato il Gp di San Marino tra lo stupore della folla che ha capito che anche gli asini volano! E lo chiamano «ciuccio»… Grande o piccolo che sia, il Ciuccio è parte della nostra vita. Forse ragione ne aveva da vendere una persona che al momento dell’inaugurazione della strada a noi giovinazzesi del mondo mi sussurrò: «Via monia. Ammutinamento, perché? Forse an- giovinazzesi e ciucci nel mondo». Il dolce cora indignati per la vecchia strada di Via del film è finito. Scorrono le scritte finali. Ciuccio? Perchè prendersela tanto con que- Affrontiamo un po’ di turbolenza… sto fedele quadrupede che nei secoli con il ROCCO STELLACCI

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La Comunità di S. Antonio di NY

»Insieme e lontano« Non è un regalo qualunque. E’ la nostra protettrice dono del Comitato Feste Patronali alla Comunità di S. Antonio in New York. E’ l’effigie della nostra Madonna che fa i miracoli: fortifica l’accoglienza con i giovinazzesi all’estero. E’ l’emblema di un ponte tra New York e Giovinazzo. Un link dove cultura e tradizioni si fondono. A Giovinazzo e a New York. Quando i membri della Comunità di Sant’Antoniodi New York sono a Giovinazzo non sono in vacanza. Altrimenti le loro vacanze sarebbero altrove. Sono a Giovinazzo per camminare su quel ponte che da anni ricuce le loro memorie, l’amicizia, la cultura e la fede per la città natale che non va mai via. E’ questo uno degli scopi primigeni della comunità dei giovinazzesi di S. Antonio. Per qualche emigrante che vede le cose nel terzo millennio in un’ottica innovativa e proiettata al futuro, questo attaccamento può sembrare un po’ demodè, superato. Vietato lasciarsi trainare da questi malsani pensieri. Perché la comunità di S. Antonio anche quando non grida presente perché materialmente è divisa da un oceano lo fa attraverso i propri ministri in loco (Pasquale Serrone è il loro rappresentante in Giovinazzo). Opera nello spirito di volontariato e lavora per mantenere viva l’identità giovinazzese sia negli States inserendosi nel tessuto sociale ed econo-

mico americano sia partecipando fattivamente allo sviluppo della comunità giovinazzese. Come dire, a chi indossa una tshirt ‘I love Giovinazzo’ che fuori da questo lembo di Puglia esiste un’altra Puglia, un’altra Giovinazzo pulsante che ha riscoperto o probabilmente non ha mai perso la gioia nel condividere con i propri conterranei quella che rubando un termine tipicamente brasiliano potremmo definire “saudade”, con annessa la malinconia di vivere in un posto che non si sente ‘proprio’. Ci sono giovinazzesi dei cinque distretti (Bronx, Brooklyn, Manhattan, Queens, Staten Island) e anche molti pendolari del New Jersey: fortunatamente non vivono in condizioni subalterne. A New York, nella comunità di S. Antonio, la lingua del posto non è entrata nel sangue, perché il

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dialetto giovinazzese è talmente forte e radicato nelle radici che difficilmente lo si potrebbe tradire. I figli e i nipoti dei migranti si adeguano per esigenza, ma i “vecchi” e originali non parlano altro che la loro lingua. Ad ogni modo con il loro calore hanno saputo integrarsi creando amicizie e solidarietà oltreoceano ma soprattutto a Giovinazzo. Ecco perché New York chiama sempre Giovinazzo. E Giovinazzo risponde. Perché c’è stima, gratitudine, affetto quando si guarda il futuro insieme e lontano.

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VITO BAVARO

Il ciuccio di ‘Frangiske u zuppe’ NEW YORK. Si torna ancora sull’argomento “asino”. Non per scrivere pensierini come si potrebbe fare agli inizi dell’anno scolastico nelle scuole elementari. Per considerare invece, seriamente, la figura di questo simpaticissimo quadrupede da noi ingiustamente accusato di aver rovinato la memoria dei giovinazzesi nel mondo. Il problema essenziale, infatti, non è l’animaletto in sé per sé ma chi ha ritenuto di rivalutarlo deludendo le aspettative di tutti gli emigranti. Non mi resta quindi che approfondire l’argomento. E affermare l’intelligenza di una bestiola che a Giovinazzo comunque non è passata inosservata. Per chi non lo sapesse, era abbastanza noto ed acuto il ciuccio del nostro salumiere soprannominato «Franciske u zupp». Bastava rivolgergli un comando nell’orecchio e l’asinello lo eseguiva. Tutto ciò era utile soprattutto quando gli si comunicava una destinazione. Immediatamente conduceva il viandante verso il luogo richiesto senza essere guidato. Un’intelligenza davvero raffinata. Altro che tom tom! Un navigatore a quattro zampe sicuramente nessuno l’aveva mai visto prima! Certo oggi potrebbe servire invece a guidare gli amministratori di Giovinazzo verso decisioni migliori che potrebbero portare nuova linfa soprattutto per i giovani che ancora oggi sono costretti a emigrare verso altri lidi. È vero che agli emigranti è stata prontamente destinata un’altra strada del paese, però è curioso osservare come dalla notte al dì qualcuno possa decidere di stravolgere persino una strada senza consultare i cittadini che invece avrebbero tutti i diritti a manifestare le loro opinioni.

Un altro segno quindi dell’instabilità nella quale ormai viviamo e stiamo affondando. Dalla seconda guerra mondiale a oggi ci sono stati grandi cambiamenti e l’umanità ha potuto registrare un netto miglioramento del tenore di vita ma oggi si assiste a una completa dèbacle. Non mi resta quindi che aprire una finestra su quel mondo bucolico nel quale noi siamo cresciuti e abbiamo maturato i nostri valori inossidabili. Quel mondo che prima aveva un ordine preciso e imponeva anche un ordine mentale alla società. Era scandito dal lavoro degli umili agricoltori che alle prime luci dell’alba si recavano in campagna per produrre e creare ricchezze per soddisfare i bisogni della propria famiglia. Si lavorava con la zappa e frutta e verdura avevano un sapore che ancora oggi fa venire l’acquolina in

bocca al sol ricordo. Poi sono arrivati i nuovi macchinari e il lavoro manuale pian piano è diminuito. Meno sudore, maggiore cura delle terre, ma con il passare del tempo tutto è diventato sempre più insipido. E soprattutto tantissimi operai hanno perso il lavoro. Ciò significa che la rivoluzione tecnologica non ha portato da nessuna parte ma ha creato soltanto tanta insicurezza nella gente e annullato per molti giovani la possibilità di costruire una famiglia. Si è diffuso quindi tanto dolore e una scomparsa dei valori senza eguali nella storia. Pare che il detto dei nostri antenati “stavo bene per stare meglio, ora sto peggio” è quanto mai attuale. Lo sviluppo dei computer e la diffusione di Internet possono anche essere considerati una grande innovazione ma non conducono a nessun risultato. I giovani investono il loro tempo davanti ai monitor senza raggiungere nessun obiettivo, il contadino d’altri tempi invece investiva il suo tempo e il suo sudore sulla zappa per trarre dalla terra ottimi profitti… Insomma, nella sventura e nella rassegnazione di aver visto scomparire la vecchia via dei giovinazzesi nel mondo, era mio dovere rimembrare le vicende degli asinelli giovinazzesi affinché nella loro semplicità possano impartire un serio insegnamento ai tempi moderni e alle nuove generazioni che non riescono a scorgere un serio spiraglio nel futuro. E che possano far riflettere gli amministratori di Giovinazzo che potrebbero fare molto di più per evitare lo spopolamento della nostra cittadina e la fuga dei cervelli

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DAL LUNEDÌOTTOBRE AL VENERDÌ 2009


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CALCIO, HOCKEY, VOLLEY E BASKET: ECCO COME SI PREPARANO LE FORMAZIONI DI CASA NOSTRA I campionati ricominceranno fra pochi giorni. Le formazioni cittadine già da alcune settimane hanno riscaldato i motori. Ripartono le regular season di hockey, calcio a cinque, pallavolo, pallacanestro e calcio. Scopriamo le novità delle squadre giovinazzesi. AFP GIOVINAZZO. Di nuovo c’è solo il portiere: si chiama Uri Bargallò ed arriva dal Follonica. Rimpiazzerà l’argentino Maximiliano Chiaramonte rispedito in Argentina. Dopo aver tentato l’assalto a Juan Travasino, la società giovinazzese non ha portato in porto nemmeno l’acquisto dell’italiano Mattia Cocco. Si riparte quindi da un nuovo guardiano e dal solido collettivo dello scorso anno. Per puntare ad una salvezza tranquilla e per ben figurare nell’Europa che, dopo oltre 25 anni, farà capolino in Puglia. GIOVINAZZO CALCIO A 5. La crisi, in via Sanseverino, s’è fatta sentire. E pure di brutto. In serie A2, il Giovinazzo Calcio a 5, si presenterà con un nuovo tecnico, il brasiliano Marcelo Magalhaes, un manipolo di sconosciuti sudamericani (Jeremias Barufaldi, Jorge Ferreira e Julio Chalo), ma anche uno spagnolo mancino dai piedi raffinati: Adria Esteller. L’obiettivo è la salvezza. Ma conquistarla sarà davvero un miracolo. ATLETICO GIOVINAZZO. Il patron Nino Mastandrea ha acquistato Mauro De Feudis e Francesco Straziota, il primo dall’Olimpiadi Bisceglie, il secondo dall’Atletico Sammichele. In panca confermato il tecnico del salto in B, Diego Iessi. Ed il solido gruppo che ha condotto l’Atletico in B al primo colpo. Basteranno per una salvezza tranquilla? Magari senza passare dai play-out... PALLAVOLO GIOVINAZZO. Il 2009 sarà un anno storico. La ex Libertas e la Volley è Vita hanno stretto un patto di ferro. Collaboreranno assieme. La Volley è Vita non s’iscriverà in Prima Divisione, mentre la Pallavolo Giovinazzo di Michele Carelli, ripescata in

serie C, avrà in dote i giovincelli di Mimmo De Ceglia. Lucio Palmiotto riparte. Con la speranza di festeggiare il quarantunesimo anno d’attività con un’altra salvezza al fotofinish in serie C. POLISPORTIVA GIOVINAZZO. La squadra della presidentessa Tonia Baldassarre è una neopromossa ma vuol fare bene. Addirittura, vincere il campionato, se andasse in porto qualche trattativa ben avviata. In panca, al posto di Cesare Mondini divenuto diesse, c’è il bitontino Stefano Liddo. Si ripartirà dai giovinazzesi che hanno ripor tato la Polisportiva in Seconda Categoria. E secondo gli addetti ai lavori un’altra promozione è possibile. FIDENS GIOVINAZZO. In Promozione, la Fidens Giovinazzo ricomincia dai suoi giovani. Da un coach molfettese, Giorgio Latino, e da uno stretto e proficuo rapporto di collaborazione instauratosi con la Virtus Molfetta di A Dilettanti. In Promozione, secondo le ultime notizie, ci saranno anche Eugenio De Cillis, Alessandro Sette e

Leonardo Colangelo. Nomi che forse dicono poco. Nomi che, secondo Franco Piscitelli, possono condurre la Fidens verso un nuovo miracolo sportivo. FOOTBALL CLUB GIOVINAZZO. L’undici di Angelo Amendolagine e del presidente Luigi De Blasi s’è iscritto al torneo di Terza Categoria. Si punta a vincere il campionato con un paio d’innesti di categoria ed un collettivo pronto ad inseguire la Polisportiva nel penultimo gradino del calcio provinciale. VOLLEY È VITA E VOLLEY BALL. Se la prima ha rinunciato all’iscrizione in Prima Divisione, sulla seconda alleggiano ancora i dubbi della società. Nel peggiore dei casi, il volley in rosa scomparirà dalla gomma di via Deceglie. PINK FUTSAL GIOVINAZZO. In C e con la voglia di ben figurare. Il motto della squadra di Fabio Pansini è proprio questo. Coltivare sogni e magari sgambettare la marcia del rullo compressore Real Statte.

Street Soccer, trionfano Angels e G. e G. Tanto pubblico l’ultimo mese dell’estate, al parco “Giovanni Scianatico”, per l’epilogo della terza edizione del torneo “Steeet Soccer 3”, organizzato in maniera impeccabile da Nunzio Lisi, Demetrio Papapicco e Angelo Depalma. L’evento sportivo, patrocinato dall’Assessorato allo Sport del Comune di Giovinazzo col sostegno della Decathlon Molfetta e di alcuni punti vendita giovinazzesi, s’è contraddistinto per la durata delle sfide: tutte molto brevi, dove quindi non c’è stata tattica né strategia, ma solo istinto. Vittoria, nella categoria riservata ai Giovanissimi, per i G. e G. che in finale hanno superato i Tornado 3. Sul gradino più basso del podio gli Aeroplani, mentre in quarta fila ecco i simpatici C t n fraik a tà. Nella categoria Esordienti, infine, il primo posto va all’Angels che supera Piscopo 2. Terzo posto per la Prosciutteria, quarti i Diavoli Azzurri.

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OTTOBRE 2009


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Lapiazza di giovinazzo ottobre 2009  
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