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LAdi Giovinazzo PIAZZA

Via Cairoli, 95 Giovinazzo 70054 (Ba) Edito da Ass. Amici della Piazza Iscr. Trib. di Bari n. 1301 del 23/12/1996 Part. IVA 05141830728 Iscr. al REA n.401122 Telefono e Fax 080/394.79.20 IND.INTERNET:www.giovinazzo.it E_MAIL:lapiazza@giovinazzo.it Fondatori Sergio Pisani & Gianni Perilli direttore responsabile Sergio Pisani redazione Porzia Mezzina - Agostino Picicco - Rosa Illuzzi - Damiano de Ceglia - Giusy Pisani Marianna La Forgia - Daniela Stufano Giangaetano Tortora - Nico Bavaro - Angelo Guastadisegni - Rossella Tiribocchi Mimmo Ungaro - Matilde Restaino Mariagrazia Cirillo - Diego de Ceglia Onofrio Altomare - Gabriella Marcandrea corrispondenti dall’estero Vito Bavaro - Nick Palmiotto - Giuseppe Illuzzi - Rocco Stellacci stampa - Idee Stampe (Molfetta) progetto grafico - Ass. Amici della Piazza Web master: Antonio e Francesco Caccavo responsabile marketing & pubblicità: Roberto Russo tel. 347/574.38.73

ABBONAMENTI Giovinazzo: 10 Euro Italia: 20 Euro Estero: 60 Euro Gli abbonamenti vengono sottoscritti con c.c postale n.80180698 o con vaglia postale o assegno bancario intestato ad:

ASS. AMICI DELLA PIAZZA II TRAV. MARCONI,42 70054 GIOVINAZZO (BA) ITALY La collaborazione é aperta a tutti. La redazione si riserva la facoltà di condensare o modificare secondo le esigenze gli scritti senza alterarne il pensiero. Gli articoli impegnano la responsabilità dei singoli autori e non vincolano in alcun modo la linea editoriale di questo periodico.

Finito di stampare il 25/05/2008

eDItOR Nooooo, non può essere. Forse è una macchia, un neo della pagina, un disegnino naif che ha aggiunto quel buontempone del grafico. No, purtroppo è proprio quello che sembra: è un capezzolo! Un capezzolo in copertina però a volte non è una tetta o una tettina che sbuca fuori dalla camicia della modella. Il capezzolo è di Damiano, biondo, abbronzato, occhi cangianti, impeccabilmente curato, magro ma muscoloso. Una macchina da guerra, insomma, per combattere le battaglie con l’altro sesso che chiedeva una copertina stile For Men Magazine solo e soltanto sotto il profilo fisico. Era ora. Sarà la fine della primavera e l’arrivo dei primi caldi. Sarà la febbre pallonara che sale e colorerà di azzurro le notti magiche di giugno più dolci e più lunghe. Dopo 138 numeri e quasi dodici anni di uscite in edicola sentivamo l’esigenza di regalarvi un numero caldo che preannunciasse l’estate. L’abbiamo fatto a nostro modo portandovi a scoprire un fustacchione a torso nudo. Tutti ci assillavano che le copertine era tutte uguali, forse tutte zuccherate. Troppe bellezze al mare fotografate in tutte le salse ma mai troppo discinte, mai con i capezzoli che sbucavano sotto la camicia. Con le donne in copertina per noi de La Piazza vale l’aforisma di Oscar Wilde: «Una donna piace vederla vestita e immaginarla svestita». Chissà se al contrario le donne penseranno ad Oscar Wilde guardando Damiano, il più bello di

UOM E DON DO Puglia 2008. Morale: dopo 12 anni di tentennamenti il bell’ometto è arrivato. Di meglio non potevamo trovare sulla piazza. Si dice che con la copertina non è consentito sbagliare. E allora quale miglior biglietto da visita da offrire ai palati dei lettori se non Damiano Lobasso? Se lui è il più bel-

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MINI NNE lo di Puglia, sarà anche il più bello di Giovinazzo, o no? E i contenuti? Non che siano minimamente influenzati da come si presenta una copertina. Succede a volte che la donna in copertina non c’azzecca affatto con i contenuti all’interno del giornale ma resta sempre il bigliet-

to da visita che condiziona in maniera determinante i risultati in edicola. Damiano è in copertina perché eletto Mister Puglia 2008. Questa copertina a differenza delle altre ha pure un’appendice da leggere all’interno anche se non sarà cibo per la mente di molte lettrici e curiosi. Lo spessore del giornale purtroppo non lo rende utile per un utilizzo alternativo, magari comprandone un paio di copie la cassapanca della zia la smetterebbe di dondolare. Nemmeno la car ta patinata può essere utilizzata in quei luoghi oscuri dove tutti prima o poi siamo costretti ad andare. O forse, se il cogitare va oltre i pensieri igienicamente corretti. Formulate i vostri giudizi, fate le vostre scelte, scegliete una delle due scatole. Potete usufruire della novità del corpo maschile di Damiano per poter apprezzare semplicemente una foto artistica oppure usufruire della novità per far salire la temperatura ormonale dell’impotenza muliebre. Se rifiutate le due scatole significa che qualche problema c’è, la scelta è legata alla confessione di tante donne che anche se lamentano la mancanza di fustacchioni in copertina alla fine optano sempre per una donna come succede su Vanity Fair, Anna, Gioia, giornali a lettorato a prevalenza femminile ma sempre con donne in prima pagina. Azzardo una risposta: è un meccanismo di identificazione? Aspetto risposte! SERGIO PISANI

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il

fatto

«Ho visto l’inferno» La testimonianza testimonianza di di un un La nostro collaboratore collaboratore rimasto rimasto nostro coinvolto in in una una feroce feroce coinvolto rapina ad ad un un furgone furgone rapina portavalori portavalori 15 MAGGIO. Giovinazzo ore 15,00, assaltato ad un portavalori dell’Istituto Tarricone. All’uscita Cola Olidda della SS 16 bis, una grossa Jeep si è posta di traverso sulla rampa di uscita insieme ad un autocarro, una Lancia Lybra ed una Seat Altea. Successivamente una decina di banditi incappucciati hanno aperto il fuoco con kalashnikov sulle autovetture in transito a scopo intimidatorio (compreso chi scrive che è riuscito fortunatamente a mettersi in salvo invertendo la marcia della sua automobile e rientrando sulla statale). I colpi sparati sono stati circa una quarantina. I banditi sono riusciti ad aprire il portavalori con la fiamma ossidrica portando via parte del bottino (circa 40mila euro). Il portavalori trasportava l’incasso dell’Ipercoop di Molfetta. Gli uomini della sicurezza che erano alla guida del portavalori sono rimasti per fortuna illesi ma comunque

ph: ROBERTO RUSSO

sotto choc. Nel darsi alla fuga i rapinatori hanno dato fuoco alle auto utilizzate per speronare il portavalori da poter bloccare il traffico ed impedire eventuali inseguimenti. I carabinieri al momento sono sulle tracce dei malviventi. Ecco la testimonianza e le foto di chi ha vissuto 10 minuti di inferno

Le sequenze di un film o di uno di quei violenti videogiochi tridimensionali che vanno purtroppo tanto di moda tra i giovani… ma, dopo il primo attimo di stupore, cominci a realizzare che non è certo la scena d’azione di una fiction quella che si sta svolgendo lì, proprio davanti ai tuoi occhi, e che prende corpo con una rapidità tale che non

hai nemmeno il tempo di riflettere… il fuoristrada, il grosso camion e la Lancia Lybra che sbarrano lo svincolo per impedire la circolazione, poi i tre uomini incappucciati che appena scesi dalle loro auto cominciano ad aprire il fuoco sui veicoli in transito… Il crepitio assordante dei colpi, il sibilo delle pallottole, il fumo che si leva nel cielo... Tutto è così vero ed assurdo contemporaneamente, che è come entrare in un’altra dimensione dove il tempo sembra avere un suo tempo diverso, tutto suo, e le tue azioni, rapidissime, più frutto di un automatismo sconosciuto che di impulsi razionali: è

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l’istinto di sopravvivenza che prende il sopravvento e ti fa reagire secondo le sue logiche e con i suoi tempi di reazione, senza darti in nessun modo la possibilità di riflettere, almeno nel senso compiuto del termine. Ero il primo della fila che si stava creando e solo a posteriori mi sono reso conto che la repentina inversione che avevo fatto poteva addirittura espormi a rischi maggiori a quelli che avrei corso se mi fossi fermato. Ma in quel momento il mio primo ed unico impulso era solo di fuggire. Mi dovevo allontanare dai tre uomini incappucciati che avevano aperto il fuoco alle auto in transito. Allontanarmi tout court dal pericolo e basta. Una prontezza di riflessi che comunque mi ha evitato il peggio, anche in termini di esposizione prolungata allo stress. Mi sono rifugiato sul cavalcavia di Cola Olidda. Sotto in cavalcavia invece ho assistito all’assalto al portavalori. Dieci mi-

nuti d’inferno. Nelle campagne attigue c’erano degli agricoltori al lavoro. Senti i colpi di fucile a pompa e ti sembra di respirare l’aria della morte. Io ne avrò contati una quarantina, tutti mirati verso al cabina del portavalori. Non so se i vigilanti hanno risposto al fuoco dei rapinatori. Spavento. Anzi, terrore. Ore 15,00 o giù di lì. Ho visto l’inferno con gli occhi. Con me porto sempre un fotocamera digitale. Dall’alto del cavalcavia ho fotografato persino l’inferno. Le foto e la mia testimonianza sono apparse sul Corriere della Sera il giorno dopo. E’’ successo tutto per quei maledetti 40mila euro, custoditi nel furgone blindato, una parte dell’incasso dell’Iperccop di Molfetta. Soldi facili da guadagnare per chi conosce solo il mestiere delle bombe a mano e degli assalti armati. Dall’altra parte loro, i

vigilantes da mille euro e qualcosa in busta paga a fine mese. Famiglia a carico, le bollette da pagare. Fortunatamente ho saputo che nessuno di loro era rimasto ferito. Vivi per miracolo. Vigilantes e automobilistici passaggio che si erano visti puntare i fucili addosso. Dietro di me c’erano altre macchine. Qualcuno è riuscito a seguirmi facendo inversione di marcia, altri sono rimasti bloccati. Ad un certo punto il fumo nero ha avvolto la zona: i banditi hanno iniziato a bruciare le vetture, presumo per non lasciare tracce. Tutto per quei maledetti 40mila euro di bottino.Poi l’arrivo delle volanti e degli elicotteri. Se non fosse stata per la mia prontezza dei riflessi…

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di Sergio Pisani

attualita

L’IMPOSSIBILE DIVENTA POSSIBILE Con l’Anthropos, la Cooperativa Sociale impegnata dal 1986 nel settore della salute mentale Il 13 maggio la 180 ha compiuto 30 anni. La legge, comunemente nota come Riforma Basaglia, abolì gli ospedali psichiatrici, proponendo un modo diverso di affrontare il problema del disturbo psichico con la valorizzazione della politica del territorio e l’accento sul diritto alla salute e sul rispetto della dignità della persona. A trent’anni dall’entrata in vigore della legge, cerchiamo di fare il punto della situazione sul territorio con l’Anthropos, la Cooperativa Sociale impegnata dal 1986 nel settore della salute mentale e del disagio psichico. Per l’occasione la Cooperativa ha messo su un ciclo di iniziative per celebrare il trentennale. «Abitare il territorio – illustra lo psicologo Giuseppe Guario, responsabile terapeutico dell’Anthropos – è il nome che abbiamo dato ad una serie di iniziative che partiranno dal 28 maggio e si concluderanno il 28 giugno. ‘Abitare il territorio’ perché alle attività degli abitanti possano integrarsi sul territorio quelle dei nostri utenti. Aprirà il ciclo di iniziative, in collaborazione con il liceo pedagogico Tommaso Fiore di Terlizzi, la premiazione del concorso di poesia». Già la poesia, lo strumento psichiatrico di comu-

nicazione più usato perché arriva dritta al cuore. L’impossibile diventa possibile ripeteva spesso Basaglia. Con l’Anthropos a distanza di una decina d’anni qualche scommessa è vinta, esiste più di una certezza. «Soprattutto – aggiunge con orgoglio il dott. Giuseppe Guario - la conquista di libertà. Abitare il territorio appunto. Quello che era precluso prima della legge 180. Alla chiusura dei manicomi, si è riconosciuto ai malati diritti e possibilità di reinserimento nella vita sociale». Abitare il territorio come? Costruendo progetti di riabilitazione e reinserimento che in alcuni casi conducono l’utente all’emancipazione e a ricostruirsi una vita normale. «Abitare il territorio attraverso la partecipazione sportiva. Fare sport e condividere con gli altri la gioia di una vittoria o la delusione di una sconfitta. Abitare il territorio attraverso la partecipazione alle attività espressive: la creazione ar tigianale di alcuni manufatti riattivano manipolazione ed espressività fantasia. Abitare il territorio’ anche attraverso l’aspetto ludico che il territorio presenta perché la socializzazione avvenga con la partecipazione alle

A TRENT’ANNI DALLA LEGGE BASAGLIA CHE ABOLÌ GLI OSPEDALI PSICHIATRICI COSA È CAMBIATO IN CITTÀ

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zione del dott. Nicola Cifarelli.

associazioni di paese, alle sagre, alle feste di paese». L’impossibile è diventato possibile: alcuni utenti della Cooperativa Anthropos oggi vivono una vita normale: «Alcuni periodicamente - conclude lo psicologo Giuseppe Guario - vengono seguiti dal Dipartimento di salute perché si eviti rischio di ricadute sociali, altri hanno una famiglia, un lavoro, un mutuo da pagare, una nuova vita. Difficile invece ma non impossibile la lotta contro lo stigma della diversità. Complice anche la tv spazzatura che spesso alimenta tale stigma con commenti di fatti di cronaca che fortificano il segno distintivo della diversità” di un soggetto affetto da malattia mentale, da percepire fondamentalmente come pericoloso e criminale, oppure come stupido e scemo». Insomma, è il caso di dire che se ti ammali di cirrosi o di diabete, nessuno dice che appartieni ai cirrotici o ai diabetici come fatto discriminante, se ti ammali di un disturbo mentale, ecco che improvvisamente sei uno che non è normale! Un diverso! L’impossibile diventa possibile. Trent’anni dopo. A Giovinazzo grazie all’Anthropos. Nata 20 anni fa come casa alloggio, oggi una grande comunità riabilitativa assistenziale psichiatrica.

20 GIUGNO SEMINARIO DI STUDIO ore 9,30: Sala Marano - sede AUSL - Giovinazzo IL MICROCREDITO: UNA NUOVA ECONOMICITÀ NELLE COMUNITÀ TERAPEUTICHE Sono previsti intereventi della Dott.ssa Luisa Brunori dell’Università di Bologna e del dott. Giorgio Magnani del CSM di Corpi (Mo).

28 MAGGIO CONCORSO DI POESIA “SIAMO TUTTI POETI” PROGETTO ADOTTIAMO UN AMICO ore 9,30: Biblioteca Comunale di Terlizzi in collaborazione con l’istituto Psicopedagogico T. Fiore Il concorso nasce all’interno di un percorso di studio “Adottiamo un amico” che ha previsto l’integrazione di un gruppo di utenti con gli studenti di alcune classi dell’istituto Psicopedagogico di Terlizzi; il concorso sarò esteso agli utenti di altre strutture riabilitative del pubblico e del privato sociale del territorio

DAL 21 AL 28 GIUGNO EVENTI DI CINEMA FOTOGRAFIA E PITTURA ore 18,/21,00: Sala Primavera, Pia V. Emanuele Giovinazzo Mostra fotografica “SORRIDERE..” In collaborazione con la FIAI – Federazione Italiana Associazioni Fotografiche Proiezioni video dal progetti promossi dalla ASL ex Ba/2 “Lotta allo stigma” e “Coloriamo l’Ospedale” sul pregiudizio del malato mentale - in collaborazione con l’Accademia del Cinema del Ragazzi dl Enziteto/Bari.

10 GIUGNO QUADRANGOLARE DI CALCETTO ore 9,30: Campo Sportivo Fondazione Santi Medici - Bitonto Coinvolgimento delle squadre di calcio del CSM di Giovinazzo, della Cooperativa Questa Città di Andria, dell’Associazione “Anatroccolo” di Bitonto e della Cooperativa Anthropos di Giovinazzo/Bitonto

22 GIUGNO Torneo di calcetto cittadino “Fuori c’entro” ore 17,00: Finale presso Campo Sportivo Vittorio Emanuele ore 19,00: Premiazione Sala Marano Torneo organizzato dal CSM di Giovinazzo con il coinvolgimento di alcune squadre di calcetto del territorio di Giovinazzo/Molfetta/ Terlizzi: PUB Angel’s Bar ‘Ragno d’Oro’- Ser di Molfetta, Gioventù Francescana, Presidio Ospedaliero Molfetta, Fuori c’entro’ - Presidio Ospedaliero Terlizzi, URP ASL Bari, Cooperativo Anthropos.

19 GIUGNO EVENTO TEATRALE ore 18,00: Teatro Traetta - Bitonto Presentazione della commedia Chisciò liberamente tratto dal “Don Chisciotte” di Cervantes, a cura del Centro Diurno di Bitonto con la regia di Damiano Nirchio della compagnia teatrale “La luna nel letto” di Ruvo di Puglia e la collabora-

27 GIUGNO COSTRUIAMO INSIEME LA BANCA DEL TEMPO Ore 19,00: Sala S.Felice Città Vecchia - Giovinazzo Nascita di una Consulta Cittadina sulla ‘BANCA DEL TEMPO” è previsto il coinvolgimento di Associazioni del territorio di Giovlnazzo e delle Associazioni del famigliari e degli utenti

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«MI DICA DOTTORE… L’ESPERTO RISPONDE» Cari lettori, la cooperativa Anthropos è lieta d’inaugurare con questo comunicato una nuova rubrica, uno spazio condiviso dove comunicare con noi, un luogo virtuale dove si incontrano esperienze e riflessioni sul disagio psicologico e sociale. Sul periodico La Piazza, gli psicologi e la psichiatra dell’Anthropos metteranno a disposizione le loro competenze per rispondere a quanti, anche in modo anonimo, vorranno esprimere le proprie domande su questo argomento. La cooperativa Anthropos ha sentito l’esigenza di creare modalità alternative di partecipazione sul territorio per rispondere all’obiettivo della prevenzione dei fattori di disagio sociale, che si fonda sulla necessità di rimuovere e far superare le situazioni di bisogno e di difficoltà che si possono incontrare nel normale processo di crescita e di inserimento nella società. Risulta particolarmente importante considerare questa iniziativa anche come un’opportunità per censire i reali bisogni del nostro territorio, per ottenere una fotografia della situazione locale, allo scopo di fornire elementi integrativi di osservazione ed interpretazione dei fenomeni psicologici e sociali, necessari alla

predisposizione di strategie di intervento concrete, che tengano conto delle effettive esigenze. La rubrica, che si chiamerà «Mi dica Dottore... l’esperto risponde», ci auguriamo possa rappresentare un nuovo punto di riferimento per tutti coloro i quali desiderano interpretare un ruolo attivo nel progetto della costruzione di una società civile orientata al benessere e capace di garantire una crescente qualità dell’esistenza umana.

Centro Diurno Anthropos Giovinazzo

Inviate le vostre lettere a: Email: midicadottore@libero.it oppure CENTRO DIURNO ANTHROPOS «MI DICA DOTTORE» VIA A.GIOIA, 117 70054 GIOVINAZZO

DOTTORE,

DUE PIÙ DUE della mia coscienza. Senza molta grammatica, con qualche NON FA QUATTRO! piccola similitudine e i soliti monologhi interiori che sembrano

tutti uguali quando la sofferenza è il comune denominatore di vita. Sarò miserevole come l’ubriaco che s’abbandona su quelle panchine dei metrò stanche e tristi di aspettare che un viandante gli regali una mano amica. La mia vita è un continuo fuggire. Nella realtà e nel sogno fuggo. Fuggo da questa vita che non ha saputo offrirmi la possibilità di conoscere l’uomo. Fuggo da chi si propone agli altri un Uomo, un innovatore, un taumaturgo per poi nascondersi dietro la maschera dell’Ipocrisia. Fuggo da chi mi propone il sentiero della felicità attraverso la preghiera. Mi perdoni Ratzinger e tutto l’ordine sacerdotale: non credo che con la preghiera si conquisti la salvezza del mondo. A quest’ora starei recitando rosari e tutti i suoi misteri gloriosi

A volte scrivere è come bere, si dice che aiuta a dimenticare. Allora proverò a farlo anch’io. A scrivere, s’intende. Scrivo però non per essere giudicato da un dottore, uno psicologo, da uno che mi dice che la vita è bella perchè si ritrova a giudicare l’umanità dolente forte del fatto che nella vita ha saputo giocare bene i propri quattro assi. Scriverò per me, perchè scrivere e come bere: aiuta a dimenticare. Vero dottore? Odio i colletti bianchi, i camici bianchi, le toghe nere. Scriverò di getto come il bevitore che tracanna bottiglia dopo bottiglia perché solo nell’alcol si può trovare l’illusione dell’amicizia. Scriverò di getto alla maniera di James Joyce per tradurre in parole il flusso

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GIOVINAZZO 10


per tutti gli ubriaconi del mondo. Fuggo dai dottori dell’anima e della mente perché quando si ritirano a casa nel tepore della loro casa borghese, non ti cacano più per tutto il periodo di assenza: gettano giù la maschera dell’Ipocrisia. Non credo neanche in quelle pillole perché solo i confetti Amiluca quando li compravo alla Madonna facevano i miracoli. Non credo e non crederò mai nella giustizia anche se il cavaliere sottoporrà i giudici ai test di sanità mentale. Non credo che lavorare, lavorare e ancora lavorare per tradurre tutto in denaro sia il calesse che mi conduca ad afferrare la stella giusta. Mi chiamo Ulisse perché da tempo la mia vita è diventata una tragedia di Omero. Come per l’Ulisse di Joyce invece, da Penelope non tornerò mai più. Non tornerò mai in casa di una moglie infedele. Credo solo nell’Amore che mio figlio prova per me anche se un giudice femminista insano di mente non vuole affidarmi perché la mamma è sempre la mamma per la legge. Anche quando dà cattivo esempio. Anche quando sale su in casa mia che sto ancora pagando il mutuo il suo convivente con il quale non legalizzerà mai il nuovo status (i sopralluoghi i giudici li fanno solo se c’è il morto in casa). Ed io continuerò a sentirmi un coglione perché continuerò a passare per una moglie fedifraga i soldi per ‘il mantenimento’ (lo chiamano così i giudici femministi insani di mente). Ma quale mantenimento, verrebbe spontaneo domandarsi? Secondo lei, dottore, mio figlio che vive questa commedia italiana della Mamma e l’amante sotto il letto da che parte può stare? Se è vero che la casa è il luogo dove si rafforza il sentimento morale di una famiglia, mi dica dottore come può non sentirsi mio figlio, prigioniero di se stesso in casa e dei suoi affetti . Ed ancora, dottore, se lavorare stanca perché dovrei continuare a farlo se non c’è nemmeno la gratificazione di poter trasmettere a mio figlio quel po’ di buono che nella vita ho costruito. Lui ha imparato al liceo a conoscere Joyce. La mamma invece conosce solo il Vangelo delle corna. Per mio figlio, Joyce è necessariamente uno strumento di conoscenza. La sua storia, la mia storia anche se raccontate non aiutano a vivere meglio. Proprio il contrario di quello che è stato il mio inizio. Come dirle dottore che il flusso della coscienza di ognuno non si misura attraverso il vostro strumento dell’inchiostro e di una pagina bianca del quotidiano da colorare di nero. Non credo nella terapia della scrittura. Quanti scrivono per vivere, o meglio per dare o trovare un senso alla loro esistenza? Se questo foglio bianco che ho appena sporcato di nero servirà invece a darle la personale percezione del flusso della mia coscienza, allora mi risponda pure dottore. Senza frasi di circostanza o costruite ad hoc per la sua mate-

ria. Mi dirà che mia moglie è di cattivo esempio. E questo lo sanno anche gli inquilini. Che io non sarò uno stinco di santo. E questo lo sa solo Dio…. Ma nessuno mi restituirà mio figlio che cammina pericolosamente su una corda tesa. Sotto di lui non c’è vita. Dottore, due più due non fa quattro.

Mi dica dottore…. Leggendo la sua lettera mi è giunta la sua solitudine e la sua sofferenza per quello che ha passato e sta passando… Alla domanda su come suo figlio possa sentirsi all’interno della sua commedia italiana e su che valore abbia per lei lavorare se non avverte la gratificazione di poter trasmettere cose buone a lui, mi ha fatto balzare alla mente il libro Il piccolo principe di A. De Saint-Exupéry. Una favola delicata e moderna dedicata «ai grandi che sono stati bambini una volta e poi se ne sono dimenticati». La sua lettera mi riconduce, nell’esplorare questo libro, all’incontro del piccolo principe con la volpe ove, quest’ultima, gli insegna il significato che bisogna dare alla vita mediante i riti, talvolta trascurati o dimenticati, dell’amicizia e dell’amore, che consentono di addomesticare, cioè di creare dei legami e quindi di conoscere realmente le cose, piano piano, giorno dopo giorno. E il rapporto con suo figlio è un legame creato da ciò che è stato, è e sarà per sempre se si riesce ad addomesticarlo come lei di sicuro sta facendo. Così come termina l’incontro tra la volpe e il piccolo principe in cui la volpe prima di congedarsi definitivamente gli rivela il suo semplice segreto per cogliere l’essenziale delle cose: «Ecco il mio segreto. E’ molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi. E’ il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante. Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato…». Il rapporto tra la volpe e il piccolo principe mi verrebbe da paragonarlo metaforicamente a quello con suo figlio. Da adulto il suo piccolo principe ricorderà il suo sacrificio, perché l’essenziale è invisibile agli occhi di oggi ma la responsabilità per ciò che si è fatto rimarrà indelebile nella memoria perché è lei «responsabile della sua rosa…». Psicologa del Centro Diurno Anthropos Giovinazzo

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cronaca amministrativa DI

GIANGAETANO TORTORA

Ripristinata la Commissione di Vigilanza sui locali di pubblico spettacolo

TOH CHI SI RIVEDE, IL CONSIGLIO COMUNALE! LA

MASSIMA ASSISE CITTADINA TORNA A RIUNIRSI DOPO

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MESI

L’ultimo Consiglio Comunale risaliva allo scorso novembre. Da allora più nulla. Fino a martedì 29 aprile. Quando la massima assise cittadina è tornata infatti a riunirsi per discutere 12 punti all’ordine del giorno. Autentica maratona per i politici di casa nostra, visto che i lavori si sono protratti quasi fino alle 2 di notte… Torna il Consiglio Comunale. Torna anche la Commissione di Vigilanza sui locali di pubblico spettacolo, eliminata nella precedente Amministrazione Natalicchio.

INTERROGAZIONI ED INTERPELLANZE Ma andiamo con ordine, cominciando innanzitutto da due interpellanze presentate da Ruggiero Iannone, consigliere comunale nonché capogruppo di AN. La prima concerne la cessione di ramo d’azienda dalla GESTOR all’I.P.E. S.p.a. (con sede a Margherita di Savoia). Con delibera di Giunta Comunale n. 23 del 4/3/2008 è stata autorizzata la prosecuzione da parte dell’I.P.E. delle attività previste dal contratto di repertorio n. 1815 del 26/4/2006 stipulato con la GESTOR. «Pur aspettandomi – afferma a tal riguardo Iannone – un ringraziamento da parte dell’Amministrazione in quanto noi dell’opposizione non abbiamo sollevato alcun polverone di fronte ad un pericolo che poteva derivare dall’inadempienza della GESTOR, contesto l’opportunità, la rilevanza e la necessità di adottare il provvedimento in questione». «E’ vero – prosegue Ruggiero Iannone – che l’ipotesi della cessione del ramo d’azienda era prevista dal contratto, ma nel caso in questione non si è proceduto ad un’attenta valutazione della situazione patrimoniale dell’I.P.E.». La seconda interpellanza attiene invece alla vicenda del Termovalorizzatore. In proposito, il consigliere Iannone ha chiesto conferma della veridicità della notizia apparsa sulla Gazzetta del Mezzogiorno circa la possibilità di trasferire l’impianto da Modugno a Giovinazzo. «Il Sindaco – afferma Ruggiero Iannnone – ha smentito tale notizia, negando l’esistenza di un accordo. Ma la mia perplessità rimane...».

I VOTI UNANIMI Tre i punti all’od.g. oggetto di votazione favorevole unanime. Innanzitutto, l’approvazione dello Statuto e dello schema di Convenzione istitutiva del Consorzio Obbligatorio “AUTORITA’ D’AMBITO PER LA GESTIONE DEL SERVIZIO IDRICO INTEGRATO DELLA REGIONE PUGLIA (ATO PUGLIA)”. Poi, con riferimento all’adeguamento della fogna nera a sud della zona abitata di Giovinazzo (ossia in direzione Santo Spirito), per quanto concerne l’approvazione del progetto esecutivo, l’approvazione del vincolo preordinato all’esproprio e la dichiarazione di pubblica utilità dell’opera. «E’ stata molto importante – afferma

il Consigliere Comunale del PD Giuseppe Altieri – l’approvazione di questo punto, perché ciò consentirà ai giovinazzesi di poter usufruire dei servizi erogati dall’Acquedotto Pugliese». Infine, il reinserimento della Commissione di Vigilanza sui locali di pubblico spettacolo. «Si trattava – afferma sempre Giuseppe Altieri – di un atto dovuto. Tale Commissione era stata eliminata durante la scorsa Amministrazione Natalicchio, perché era difficile renderla operativa». Perciò si pensò di demandare il tutto alla Commissione Provinciale, nella speranza che fosse più celere nell’espletamento delle pratiche. «Ed invece – prosegue Altieri – tutto ciò non è avvenuto. Di qui il ripristino della Commissione Comunale ai cui componenti, nel momento in cui saranno individuati e nominati, chiederemo di lavorare con più efficienza».

DAI PUNTI RINVIATI A QUELLI RITIRATI… PASSANDO PER QUELLI NON VOTATI E’ stato rinviato il punto all’o.d.g. relativo alle integrazioni al regolamento in tema di impianti pubblicitari e pubbliche affissioni nonché all’approvazione delle localizzazioni. «Il tutto – sostiene il consigliere Altieri – con l’accordo dell’opposizione di rivedere eventuali cambiamenti, ma senza comunque stravolgere lo stesso piano delle localizzazioni». Ritiro, invece, per il tema riguardante le determinazioni circa le

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riconoscimento di un debito fuori bilancio di • 5.139,45 gravanti sul Comune di Giovinazzo per ripianare la quota di perdita del Consorzio per lo Sviluppo dell’Area Conca Barese, di cui il nostro Comune è socio. A fronte del voto favorevole della maggioranza, quello contrario dell’opposizione: «Sono due anni – spiega il consigliere Iannone per motivare il diniego alla suddetta proposta di deliberazione - che la Conca Barese registra delle perdite. Perdite che peraltro aumentano sempre più, per poi essere ripianate dai Comuni. Per queste ragioni noi abbiamo votato contro e, visto che tale Consorzio non produce risultati, ne abbiamo anche chiesto lo scioglimento».

attrezzature di servizi in ambito PEEP di ampliamento. Nessuna votazione, ma soltanto discussione, per la mozione presentata dal consigliere Vitangelo Bavaro della LISTA PALMIOTTO ed altri relativamente al progetto di ampliamento del Cimitero. «Qui – afferma Giuseppe Altieri – c’è stata un po’ di maretta, ma la tempistica era inadeguata dato l’iter della procedura già in corso ed avviato».

LA “VEXATA QUAESTIO” DI VILLA SPADA E DEI DEBITI FUORI BILANCIO E veniamo adesso ai punti su cui non si è registrata unanimità di vedute nella Sala Consiliare del Palazzo di Città. Tra questi, la convalida della deliberazione di Giunta Comunale n. 25 del 27.02.2007, recante “Approvazione capitolato per l’affidamento in gestione del parco G. Scianatico”, e della attività provvedimentale consequenziale già demandata al Settore Patrimonio e LL.PP dell’Ente. Viene così ritenuta modificabile la destinazione d’uso degli immobili pertinenziali di Villa Spada e dello spazio aperto tra gli stessi già rispettivamente destinati, con il progetto per la realizzazione di un centro famiglie approvato con deliberazione di Consiglio Comunale n. 34 del 26.5.2005, alle funzioni di “zona bagno”, “segreteria“ e “pertinenza coperta del centro anziani”. Le predette dépendance della villa verranno invece destinate a chiosco-bar con relativa pertinenza coperta. Sul punto, la maggioranza ha votato a favore mentre l’opposizione contro. Le ragioni del “no” nelle parole di Ruggiero Iannone: «E’ vero – afferma il Consigliere Comunale di AN – che la convalida è uno strumento giuridicamente previsto. Tuttavia in questo caso siamo di fronte ad una delibera che non solo non era di competenza della Giunta, bensì del Consiglio Comunale, ma che andava anche annullata vista la delicatezza del suo oggetto e le conseguenza prodotte». Altra discordanza tra i due schieramenti la si è avuta in sede di votazione dell’ultimo punto previsto all’ordine del giorno. Ossia il

LA PROTESTA DI AZIONE GIOVANI La ripresa dell’attività del Consiglio Comunale non ha placato i malumori dei componenti del circolo territoriale di Azione Giovani di Giovinazzo, anzi. Dopo la riunione della massima assise cittadina, i militanti hanno infatti diffuso un volantino in cui criticano duramente l’operato dell’Amministrazione Natalicchio. «Le attese e le speranze – si legge nel volantino di Azione Giovani - che qualcosa potesse cambiare sono rimaste tali. SOLO SILENZI E BUGIE!!!». Vengono così tirate in ballo le questioni del cimitero, del nuovo comandante dei vigili urbani e dell’edilizia popolare. «Alle numerose domande dei consiglieri di opposizione – prosegue il volantino – risponde sempre e solo il Sindaco!». Solidale con la protesta è naturalmente il consigliere comunale di AN Ruggiero Iannone: «E’ inammissibile che il Consiglio Comunale sia tornato a riunirsi soltanto dopo 5 mesi. Ciò sta a significare la scarsa progettualità di questa Amministrazione». «Tra l’altro – rincara la dose Iannone – dei due punti significanti all’o.d.g. dello scorso 29 aprile uno è stato rinviato, l’altro ritirato…». Di diverso avviso, sul fronte opposto, il consigliere comunale del PD Giuseppe Altieri: «L’Amministrazione non si è affatto nascosta in questi mesi! Semplicemente, non c’erano punti all’ordine del giorno. Senza poi dimenticare anche le elezioni politiche». «Il volantino di protesta – conclude Altieri – rientra comunque nel gioco delle parti».

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Molti in città dubitano sulla reale volontà della Amministrazione di spingere verso la raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani. Anzi, molti dubitano persino che venga fatta e che i cassonetti siano solo di facciata. Ci sono dati ufficiali sulla raccolta differenziata a Giovinazzo? E gli obiettivi che si pone l’Amministrazione da qui alla scadenza del suo mandato? (Gianni P.) Attualmente noi facciamo un servizio di raccolta differenziata al cassonetto che ci ha portato con alti e bassi intorno ad una percentuale media del 10% di differenziato. Il limite di questa esperienza è che non siamo riusciti a prendere il ritmo della differenziazione. Molti cittadini raccolgono la plastica, ma poi la lasciano vicino ai cassonetti il mercoledì, ma il servizio di raccolta della plastica funziona il martedì mattina, per cui lo l’operatore ecologico si trova a dover scegliere se lasciare la busta della plastica per un’intera settimana vicino al cassonetto oppure se portarla via con il differenziato. In questo meccanismo, che naturalmente coinvolge anche la raccolta differenziata della carta, perdiamo grandi percentuali di differenziazione. Contiamo di risolvere questo problema cambiando il servizio, spingendo verso il cosiddetto “porta a porta”, cercando di portare la raccolta differenziata anche in singoli condomini.

to anche a delle sovvenzioni statali che finiscono nel Maggio del 2009, quindi se quell’ impianto non viene realizzato entro quella data, l’impianto non avrà gli incentivi statali. Naturalmente se qualcuno immaginasse di trasferire l’impianto da Modugno a Giovinazzo, dovrebbe ricominciare nuovamente tutte le procedure, dando per scontato che ha perso gli incentivi statali. Questa voce è stata frutto di una intervista malaccorta. La domanda posta riguarda anche il problema di come si chiude il ciclo dei rifiuti in Puglia, in particolare nel bacino di Bari di cui noi facciamo parte. Noi, attualmente, nel piano regionale abbiamo la previsione della costruzione di un impianto di valorizzazione del combustibile da rifiuto. Nel nostro piano d’ambito, per il nostro bacino è previsto che i comuni costruiscano degli impianti di igienizzazione dei rifiuti, che costruiscano un impianto di combustibile da rifiuto e che infine costruiscano un impianto in cui questo combustibile da rifiuto viene bruciato. Il problema è che si ha difficoltà a costruire l’impianto per bruciare il combustibile da rifiuto, nel senso che c’è una certa ostilità da parte delle popolazioni ad accettare la localizzazione sul proprio territorio di un impianto di questo genere. Molto spesso non si accetta per paura di allarmismi infondati intorno a questi generi di impianti.

Perché questo servizio “porta a porta” non fu fatto nel 2003? (Mariagrazia C.) Poiché il servizio porta a porta ha un costo di partenza molto alto, che va ad incidere pesantemente sulla tassa rifiuti. Oggi invece è importante programmarlo e farlo perché se non raggiungiamo l’obiettivo della raccolta differenziata fissato dalla Regione Puglia entro quest’anno (obiettivo ambizioso del 35%), saremo poi costretti a pagare una penale (Ecotassa). Finiremmo quindi per pagare delle multe perché non effettuiamo abbastanza raccolta differenziata. Inoltre con le multe che pagheremmo noi, si pagherebbero i servizi differenziati di altri comuni. E’ questo il motivo per cui è opportuno che quest’anno riusciamo a riformare questo servizio e ad alzare la percentuale di raccolta differenziata.

Cosa ne pensa di questa situazione? La posizione personale è questa: per ogni stadio del ciclo dei rifiuti dobbiamo costruire impianti che costano in termini di smaltimento. Nella tariffa di smaltimento noi cittadini paghiamo il costo della costruzione di quegli impianti. Quindi è inutile costruire un impianto di produzione di combustibile da rifiuto se non abbiamo l’impianto in cui poi dobbiamo bruciare il combustibile da rifiuto. Io credo che possiamo sicuramente seguire la strada indicata dal piano regionale per chiudere il ciclo dei rifiuti, ma che prima di spendere soldi per costruire impianti che producono combustibile da rifiuto che poi non si sa dove bruciare, è opportuno sapere qual è l’impianto che brucerà il combustibile da rifiuto. Una possibilità è che questo impianto sia quello di Modugno, relativo al progetto “Ecoenergia” , a patto che questo impianto sia funzionante prima del Maggio 2009, perché fino a tale data il costo dell’ impianto sarebbe ammortizzato con gli incentivi statali, dopo bisognerebbe pagarlo tutto attraverso la tassa rifiuti. Questo porterebbe la tassa rifiuti molto in alto, ad un livello che forse

Come vede il progetto della società “Ecoenergia”, ovvero il termovalorizzatore che sarebbe in procinto di essere trasferito da Modugno a Giovinazzo? (G.P) So che è comparsa sulla stampa un’intervista del presidente dell’ASI che lasciava supporre un trasferimento di questo genere, ma in realtà quella è stata un’intervista che è stata travisata. Io non so chi abbia sbagliato, se il giornalista o il direttore generale dell’ASI, il dottor Girolamo Pugliese. Fatto sta che l’impianto di Modugno ha la procedura in corso ormai da diversi anni, ha tutti i permessi e tutti i progetti che sono relativi all’area industriale di Bari – Modugno. Trasferire quel progetto è impossibile perché quel progetto è lega-

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i cittadini non possono sostenere. Perchè l’ufficio U.R.P. non assolve al proprio compito? (Luigia) In questi ultimi anni abbiamo avuto un ufficio relazioni con il pubblico che serviva soprattutto come servizio di InformaGiovani, mentre tutte le attività di sportello sono legate ai singoli uffici. Adesso stiamo studiando una ridefinizione di modello di U.R.P. in cui i cittadini potranno trovare una risposta più completa alle loro esigenze. Mentre oggi tutti i cittadini sono chiamati a recarsi ufficio per ufficio a seconda dei bisogni che hanno, in relazione alle attività comunali, noi cercheremo di unificare tutti questi servizi dentro un unico sportello che è appunto quello di U.R.P. Perché gli atti comunali non sono accessibili alla lettura tramite internet? Ed inoltre dopo aver esperito una gara d’appalto, non è possibile conoscere l’esito? (Luigia) Innanzitutto il nostro non è un sito povero. Per scelta, per quanto riguarda le attività istituzionali, mettiamo nel sito copia delle delibere che hanno rilievo politico e amministrativo. Diamo solo i titoli di quelle delibere che sono di ordinaria amministrazione. Per lo stesso motivo non è ancora prevista nel nostro sito la pubblicazione delle determinazioni dirigenziali. Le determinazioni dirigenziali sono atti di gestione, sono atti puramente tecnici che rispondono a indirizzi e decisioni politiche e amministrative che invece sono contenute nelle delibere. E’ chiaro che la mappa del nostro sito è abbastanza complessa. Per alcuni settori abbiamo una modulistica molto importante e accessibile attraverso il sito, per altri settori siamo un po’ in ritardo. Per esempio il sito dell’urbanistica è un sito particolarmente complesso, in cui ci sono anche molti servizi resi. Naturalmente queste sono cose che si costruiscono nel tempo e noi in questi anni abbiamo arricchito molto il nostro sito. Per quanto riguarda le gare, normalmente sul sito vengono pubblicati i bandi, per quanto riguarda l’esito delle gare è un fatto più tecnico; dipende se l’esito delle gare comporta l’adozione di una delibera di giunta, ma se l’esito della gare non comporta una delibera di giunta, molto presto si viene al comune a guardare il titolo della determina dirigenziale con cui si aggiudica la gara. Il 90% degli atti che si producono in questo comune sono atti così detti “endoprocedimentali”, cioè sono atti che sono tappe di un percorso amministrativo complesso, quindi sarebbe inutile, probabilmente anche dannoso, produrre atti imperfetti. Sul sito uno può solo pubblicare atti perfetti, atti che sono leggibili nella loro sostanza e nel loro significato. Perché il mercato giornaliero sino ad oggi è in quelle condizioni, ci dicono, penose? (Luigia) Il mercato giornaliero è stato interessato dalla necessità di un’ importante ristrutturazione, anzi, di messa a norma del reparto ittico. Il problema è che il primo progetto che fu approvato e finanziato non risolveva definitivamente i problemi di messa a norma. Per questo motivo siamo dovuti intervenire in corso d’opera per allargare quel cantiere, per ampliarne la portata, per renderlo più completo. Questo naturalmente ha comportato un ritardo sia a causa della necessità di reperire i fondi necessari, sia a causa del fatto che poi, una volta reperiti i fondi, bisogna fare la gara alla quale segue poi l’aggiudicazione per poi aprire il cantiere. Noi la gara l’abbiamo aggiudicata, ora siamo nella fase della produzione dei documenti. Spero che il cantiere sarà aperto in breve. Poi i tempi di un cantiere sono tempi abbastanza complessi, quindi ci vorrà qualche mese ancora. Quando parliamo di opere pubbliche, parliamo sempre di vicende complesse che partono sempre dal reperimento dei fondi e proseguono poi con la redazione dei progetti e con la celebrazione delle gare e poi col controllo di tutte le documentazioni e poi alla fine con l’apertura del cantiere vero e proprio, che come tutti i cantieri è un’impresa complessa.

A circa un anno dall’adozione del piano di espansione verso la zona C3 a che punto è l’iter per la definitiva approvazione? Pensa che siano rispettabili le tempistiche di far partire i lavori per l’edilizia PEEP entro la scadenza del mandato come fu detto durante la campagna elettorale? ( Mich.) Il nostro piano di espansione è all’ordine del giorno della commissione urbanistica regionale, che deve dare appunto le autorizzazioni regionali definitive perché sia procedibile il piano che abbiamo presentato. Siamo, quindi in dirittura d’arrivo con le autorizzazioni regionali. Poiché questo è lo stato dell’arte, io sono fiducioso sul fatto che noi riusciremo a realizzare questi importanti interventi di edilizia residenziale pubblica nel corso del quinquennio. Qual è la posizione dell’amministrazione sulla questione del Cineteatro Ulisse? Di chi sono le responsabilità? ( Radio) Il Cineteatro Ulisse è in attesa di autorizzazioni di agibilità che dipendono dalla Commissione provinciale di pubblico spettacolo, che è già venuta a fare il primo sopralluogo in dicembre e formulò una serie di prescrizioni. I proprietari di quella impresa credo che abbiano ottemperato quelle prescrizioni e hanno chiesto un nuovo sopralluogo della Commissione provinciale di pubblico spettacolo. Io sono fiducioso che questa volta i permessi possano arrivare. A me dispiace che il professor Martini abbia utilizzato questa vicenda in cui viene a galla soprattutto la sua imperizia professionale per fare polemica con me. Invece io non avevo particolari competenze per risolvere i problemi che hanno incontrato. Ma del resto le polemiche del professor Martini riguardo alla mia persona si ripetono nel tempo. Sono rassegnato che il professor Martini attribuisca a mie responsabilità i danni prodotti dalla sua inettitudine. Per alcune regioni sono stati stanziati dei fondi per la lotta alla zanzara tigre. Ovviamente poi ai comuni spetterà il compito della disinfestazione. Come affronterà il problema il comune di Giovinazzo? ( Angy) Noi abbiamo un programma di interventi che studiamo con l’ ASL e che si produce nel corso dell’intero anno. Mi spiace doverlo dire ai cittadini, ma io non crederei tanto alle virtù miracolistiche dei programmi mirati contro la zanzara tigre, perché noi abbiamo dei limiti in relazione ai prodotti che possiamo mettere in circolazione nell’atmosfera. Anche quest’anno noi cercheremo di calibrare gli interventi, ma l’incidenza della zanzara tigre sul nostro benessere personale durante le sere d’estate dipenderà anche molto dalla stagione, dal grado di umidità e da altre cose che c’entrano poco con l’attività di prevenzione che noi comunque facciamo ogni anno. Per terminare una domanda che scotta, visto il momento. Cosa ne facciamo dell’ex carcere? È di proprietà comunale? (Winnie) L’ex carcere è un immobile di proprietà comunale che è stato oggetto nei mesi scorsi di una gara, per cui esiste un aggiudicatario provvisorio. E’ prevista la realizzazione di un ostello, un albergo. In questo momento stiamo procedendo con l’iter amministrativo per l’apertura del cantiere.

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IL CONTRAPPUNTO dell alfiere

Il Cavaliere torna in sella e IL CONTRAPPUNTO DELL’ALFIERE Natalicchio ringrazia Di Pietro Non conosco il risultato del turno di ballottaggio per l’elezione Ma forse è questa la ragione insieme ad altre per cui il centro del nuovo sindaco di Roma. Scrivo queste considerazioni ben sinistra dopo 14 anni è costretto al ballottaggio a Roma ed è prima che gli elettori, non solo quelli della capitale, si rechino stato sconfitto alle elezioni politiche con un risultato che nesalle urne per votare i nuovi sindaci e presidenti di provincia. Se suno prevedeva alla vigilia. Veltroni con un’abile campagna eletanche Roma dovesse eleggere un sindaco di centro destra la torale aveva dato la sensazione di poter cogliere almeno il pareggio al senato e trascinare Berlusconi ad un governo tecnico sconfitta del centro sinistra assumerebbe le proporzioni di una o, magari, metterlo in minoranza grazie ad un’alleanza con l’UDC vera e propria disfatta. Il valore simbolico dell’elezione di di Casini. Del resto lo stesAlemanno avrebbe ripercussioso leader dell’unione di cenni ancor più pesanti poiché il tro sperava in questo risulcentro sinistra con le sue varie tato. Speranze deluse. declinazioni governa la città dal L’UDC elegge in Senato 1994 ed ha avuto come sindaci solo tre senatori e il PD inprima Rutelli e poi Veltroni. Il Parsieme all’Italia dei Valori tito Democratico ha un cospihanno circa 100 deputati in cuo vantaggio e quindi tutto lameno alla Camera e 40 rapscia prevedere che l’ormai ex presentanti in meno al Seministro dei beni culturali ritornato. Ancora una volta nerà su quella poltrona occupaBerlusconi aveva previsto ta già negli anni novanta. E’ ceresattamente il risultato finato che l’aver portato al ballotle con il Popolo della libertà taggio la coalizione di sinistra, avanti di almeno 7/8 punti insieme al PD, c’è la sinistra arpercentuali. Al Senato il dicobaleno con altre sigle. Per la stacco è stato di oltre 10 prima volta dal 1994, per punti e alla Camera di oltre Alemanno è un piccolo succes9 punti percentuali. Un’altra so. Tutto questo nonostante l’apconsiderazione ritengo sia da sottolineare. Nel prossiprovazione di un piano mo Parlamento ci saranno regolatore che, ribadisco per non più di sei gruppi parlaSCHERZO DI PESSIMO GUSTO. La stilista qualche disattento lettore del mentari compreso il gruppo miliardaria comunista Miuccia Prada mentre sale su un jet giornale, si fonda, da un lato, misto. Per una legge tanto privato ed un uomo steso a terra che le consente di salire sulla solita mistificazione della vituperata e che, ribadisco agevolmente sull’aereo realtà tipica della sinistra e, dalanche a me non piace per l’altro, sul nuovo strettissimo l’impossibilità di indicare la rapporto di enormi interessi che lega questa parte politica con preferenza, è un risultato eccezionale. La semplificazione, che i grandi imprenditori delle costruzioni. Un dato su tutti. Il sindaanche tanti e fra questi anche La Piazza invocava, è stata co Veltroni, come riporta anche un lettore de La Piazza, ha realizzata dagli elettori con una straordinaria prova di democrasostenuto che il piano tutela circa 88 mila ettari di territorio su zia. Come ha sottolineato giustamente nel suo discorso postun totale di circa 129 mila ettari di estensione complessiva. Si votazioni Veltroni la democrazia italiana è solida. Una percentratterebbe dei due terzi. Non è così poiché nel 2004, l’ufficio tuale dell’80 per cento di votanti è sintomo che l’antipolitica tecnico e l’assessore all’urbanistica certificarono che cemento non si materializza nel rifiuto del più alto momento di democraed asfalto coprivano già circa 46mila ettari. Il piano prevede la zia ma, anzi, si concretizza nella volontà di semplificazione e costruzione di 70milioni di metri cubi di cemento che, con una nell’oggettivo successo di due forze politiche, la Lega e l’IDV, stima prudente, dovrebbero coprire non meno di 15mila ettari che nei due schieramenti possono meglio interpretare e rispondi terreno. La somma è presto fatta, il territorio ricoperto da dere alle esigenze di quanti, più di altri, sentono la politica dicemento arriverebbe a circa la metà di tutta l’area. Altro che stante e sorda alle esigenze dei cittadini. Inoltre nel nuovo Pardue terzi. Senza contare i 28 centri commerciali costruiti in 7 lamento non siederanno, almeno in questa legislatura, forze anni, gli scempi perpetuati a danno di alcune zone della città. politiche della sinistra e della destra estrema. Se da una lato è

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LA DI

CRONACA

NERA

GABRIELLA MARCANDREA

L’occupazione dell’ex carcere mandamentale, atti vandalici e rapina in città

Oppio, in sequestro di una coltivazione

Il 26 aprile si è verificata l’occupazione del carcere mandamentale di Giovinazzo. In particolare undici giovani politici, appartenenti a Forza Nuova, hanno occupato il sito con lo scopo preciso di voler procedere alla sua ristrutturazione. L’obiettivo finale era quello di volerlo destinare alla costruzione di alloggi da destinare ad edilizia popolare. Un’iniziativa che però è stata stroncata sul nascere. Infatti, dopo tre giorni, a seguito di ordinanza disposta dal Sindaco, i Carabinieri, unitamente a personale della Digos della Questura di Bari, hanno provveduto a sgombrare l’immobile che veniva così restituito al Comune. L’intera operazione si è svolta senza incidente alcuno e senza la messa in atto di qualsiasi resistenza sia attiva che passiva dei giovani occupanti. Si sono registrate soltanto contestazioni verbali e forte disappunto nei confronti dell’Amministrazione, per il resto l’intervento delle forze dell’ordine si è svolto in un clima abbastanza pacifico. Il provvedimento del primo cittadino è stato ritenuto del tutto legittimo, un vero e proprio atto dovuto, in quanto i lavori di ristrutturazione già posti in essere si stavano svolgendo con palese violazione del D. Lgs. 19/09/1994, n. 626.

mare Esercito Italiano, si è sviluppato un incendio di natura dolosa da un’autovettura Citroen Berling parcheggiata nei pressi del Ristorante Bar Planet 2 e la Sala Ricevimenti L’Ancora. Le fiamme, a causa del forte vento, si sono propagate intaccando anche la struttura gazebo del Planet, posizionata lateralmente all’autovettura. La struttura di legno è andata completamente distrutta. Le facciate esterne della sala ricevimenti e del bar, sono state danneggiate, così come un’altra autovettura, una Ford Escort, parcheggiata nelle vicinanze. L’atto, al vaglio dei Carabinieri, non è stato considerato di natura estorsiva, a seguito delle relative indagini. È stata invece sostenuta la tesi di un fatto commesso a seguito della presenza poco gradita dell’autovettura Citroen, parcheggiata nello stesso posto per un tempo abbastanza lungo e che evidentemente costituiva un intralcio per qualcuno, al momento sicuramente ignoto.

PAPAVERI E OPPIO In data 13 maggio, in contrada S. Margherita, nel corso di un servizio di pattugliamento, i Carabinieri della Stazione di Giovinazzo, hanno individuato su un terreno incolto e ai margini della complanare, otto piante di papave-

L’ATTO VANDALICO SUL LUNGOMARE ESERCITO ITALIANO

ro da oppio. Erano in fase di maturazione, probabilmente sono anche state innaffiate a dovere. Immediata la loro estirpazione e la diretIl 2 Maggio, alle ore 15.00 circa, sul Lungo- ta analisi di un esperto che ha convalidato la presenza di sostanze stupefacenti. La Magistratura di Bari ha disposto l’immediata confisca e distruzione delle piante. Il papavero da oppio è una pianta a fiore appartenente alla famiglia delle Papaveracee. Il nome scientifico, Papaver somniferum (da Somnus, dio greco protettore del sonno), ne sottolinea le proprietà narcotiche dovute all’azione di vari alcaloidi, principalmente la morfina, presenti nell’oppio grezzo, una sostanza lattiginosa secreta dalla tipica capsula seminifera che caratterizza il genere Papaver. È utile precisare che tale tipo di pianta è normalmente coltivata in Perù o Colom-

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bia. Alquanto insolita la presenza sul nostro territorio. Tutto ciò fa presagire che la perfetta ed allineata coltivazione delle piantine è stata opera di chi sta tentando di realizzare una vera e propria piantagione. Una sorta di sperimentazione, insomma. Non bisogna dimenticare, infatti, che il nostro clima, sempre più torrido nella bella stagione, potrebbe essere ideale, in questo momento storico, a stimolare la fantasia di qualche fantasioso e particolare “coltivatore”.

RAPINA ALLA ESSO Due giovani a volto coperto e muniti di una pistola hanno fatto irruzione, in data 13 maggio, verso le ore 18.00, nella cabina di cassa della stazione di benzina “Esso”, sita in Via Bari. Approfittando della sola presenza di un’addetta, l’hanno minacciata e costretta a consegnare l’incasso, circa duecentocinquanta euro. I due malfattori sono poi riusciti a fuggire, a piedi, nelle vie adiacenti il distributore. Attualmente sono in corso le indagini dei Carabinieri, finalizzate alla loro identificazione.

IL COMITATO SCEGLIE RENZO ARBORE To m m a s o Depalma, presidente del Comitato Feste Patronali di Giovinazzo, ha ufficiali zzato l’uomo di punta della festa che verrà. E così dopo Checco Zalone e gli Stadio, che hanno caratterizzato gli scorsi festeggiamenti in onore di Maria SS. Di Corsignano, il direttivo del Comitato Feste Patronali di Giovinazzo ha puntato ad occhi chiusi su Renzo Arbore, l’ambasciatore per eccellenza della musica napoletana in giro per il mondo. «Il concerto - afferma Depalma - sarà uno strumento utile per sposare la causa di Luca Mongelli e considerato lo spessore dell’artista realizzeremo lo stesso presso l’Area Mercatale, per motivi di sicurezza e di logistica». La preferenza è caduta su Arbore, dopo un ampio ventaglio di artisti. Giugno 2008


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PERSONAGGI

PAOLO CUTOLO

DI

GIOVINAZZO

E UN PROGETTO RIVOLUZIONARIO

IL PARCO IDEALE DEL FUTURO? A MOLFETTA, PERO’! L’uomo al centro di tutto e la natura come il primo tra gli interessi che l’uomo deve tutelare e difendere. Queste, in due parole, le linee guida della concezione personale e della filosofia progettuale di Paolo Cutolo che il 28 aprile si è laureato con 110 e lode alla facoltà di Agraria di Bari con una tesi che, se per la specialistica, sarebbe sicuramente passata come sperimentale. Non che poi faccia granché differenza nella sostanza ma, unicuique suum, è stato giustamente definito un “caso studio” il lavoro sul parco Zagami di Molfetta con cui ha affrontato la seduta di laurea e che gli ha fatto guadagnare anche un apprezzamento particolarmente sentito da parte della commissione. Per arrivare al 110, e forse anche alla lode, ci aveva messo naturalmente di suo, studiando accuratamente esame dopo esame; ma vuoi mettere la soddisfazione di affrontare la prova finale con qualcosa di originale, che riflettesse anche le sue idee, anziché presentarsi con un elaborato che potesse somigliare semplicemente ad un copia e incolla? Ma lui non è un “omologato” né tanto meno riesce a fare le cose con superficialità, giura chi lo conosce bene. E la sua storia individuale sembra confermarlo. Diploma da geometra, servizio civile come autista di ambulanze nel S.E.R. a Molfetta e poi, un po’ per necessità e un po’ per passione, inizia a lavorare come giardiniere. Dopo qualche anno finalmente la decisione di iscriversi ad Agraria, alternando lavoro e studio. Hobby, la musica, ed in particolare le percussioni; ma anche in questo caso, per la sua tendenza alla perfezione, finisce col mettersi a studiare seriamente anche questa ed eccolo, alla batteria, con i Nemus e gli Anà Kronon a Giovinazzo e, tra gli altri dell’underground molfettese, i Linea Zero e i D Groove. Vela, kickboxing, equitazione, ora un po’ per tradizione (il nonno era marinaio) un po’ per campanilismo, il suo sport è vogare nelle lance a remi che stanno rendendo famosa Giovinazzo nell’Adriatico. Questo il ritratto a grandi linee dell’uomo. Ma cerchiamo adesso di capire qualcosa di questo suo rivoluzionario progetto. «Per carità, rivoluzionario mi sembra un po’ esagerato. Mettiamola così: studiando per la mia tesi mi sono accorto che il problema dell’accessibilità (la fruibilità per le utenze deboli e soprattutto per i disabili n.d.r.) nei parchi pubblici è quasi solamente un enunciato

teorico. Manca persino una legislazione ad hoc. Gli esempi di parchi accessibili in Italia sono pochissimi e limitati a rispondere alle esigenze solo di qualche utenza in particolare. Nella mia tesi, ho invece dimostrato come sia possibile, razionalizzando gli spazi e differenziando le zone, realizzare più percorsi e per tipi diversi di utenze. Questo al di là dei vantaggi individuali favorisce anche un reale processo di integrazione fra tutti: dall’area giochi per bambini allo spazio per la hor ticoltural theraphy, ognuno può trovare, infatti, una sua personale motivazione per venire in un posto così. Un parco multifunzionale come luogo ideale di relax e incontro fra tutti, ma attrezzato anche per la pratica della maggior parte delle più moderne terapie basate sul rapporto uomo-natura». Il primo parco multifunzionale in Europa… ma non è un progetto un po’troppo ambizioso, soprattutto considerati i chiari di luna? «Al contrario: nel caso in questione il maggior punto di forza, consisterebbe proprio nel fatto che il parco esiste già, anche se in abbandono, e tutte le infrastrutture sono state pensate ottimizzando ed utilizzando al meglio il preesistente. L’impegno finanziario sarebbe minore di quanto si possa pensare e per di più, grazie all’utilizzo di piante a bassissima manutenzione e all’uso di fonti ad energia rinnovabile, pure i costi di gestione diventerebbero minimi. Partendo dal presupposto che la qualità ambientale non dovrebbe avere prezzo, le spese per il verde non solo riqualificano la città, ma si rivelano, nel tempo, un importante investimento economico: migliorando significativamente il microclima urbano, infatti, si realizza – ci sono già studi in letteratura - un concreto risparmio energetico generale». Come mai Molfetta e non Giovinazzo? «Al di là del fatto che non esistono a Giovinazzo realtà simili al Parco Zagami, come ho anche

detto in tesi, Molfetta è una città che sta mostrando un dinamismo, una capacità di crescita e una volontà di riqualificazione, anche a verde, davvero straordinarii. E poi, senza polemica, a Giovinazzo la manutenzione del poco verde cittadino sembra più frutto di improvvisazione che non di pianificazione razionale, né mi risulta ci siano progetti per il recupero di importanti spazi comunali (vedi l’ex A.F.P.) o la creazione di nuovi parchi. Semmai il contrario. Sul tema dell’ambiente le cose vanno pure peggio. Finiti i tempi degli “Ecomostri” gonfiati in Piazza, il sole che ride ha smesso di ridere da un pezzo. O forse sarà definitivamente scomparso dietro le colline di immondizia che crescono, giorno dopo giorno, stravolgendo persino il paesaggio. Per la comodità di tanti e l’interesse di pochi ci stiamo definitivamente giocando, nell’indifferenza generale, il futuro del turismo e la credibilità del nostro agroalimentare di nicchia. A dispetto della naturale vocazione di un territorio che tutti ci invidiano. Ma forse non è troppo tardi se, con una nuova coscienza civile, si riuscirà ad invertire la tendenza. Tenendo lontano l’ecologia, così come la cultura, da alcuni richiami della politica, e con un diverso approccio alle problematiche ambientali e sociali, si può davvero costruire un mondo migliore per tutti».

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l’inter Nome: Cosma Damiano Cognome: Lobasso Soprannome (tuo o della tua famiglia): Scarparìdde Titolo di studio: Diploma di operatore per servizi di ricevimento Professione: Istruttore di danza sportiva Stato civile: Single Età: 21 Occhi: Cangianti Capelli: Biondo cenere Segni particolari: Un neo grandicello sulla parte alta del gluteo destro Sogno nel cassetto? Diventare un indossatore professionista. Ti senti davvero il più bello di Puglia solo per aver conseguito una fascia che conoscono solo i Gabriel Garko? C’è stato un concorso dove i più bei ragazzi pugliesi si sono messi in gioco per aver questa ambita fascia. Se tra tanti hanno scelto me, beh allora mi sento certamente il più bello di Puglia! Ti senti il ragazzo più bello di Giovinazzo solo perché sei Mister Puglia? Naturalmente: Giovinazzo non è in Puglia? Se Molfetta è la città delle belle donne, Giovinazzo sarà allora la città degli uomini belli? Se somigliano a me, perché no? Ce l’hai il cellulare di terza generazione e la city-car ultimo modello? Ho un cellulare funzionante e di ultima generazione. Per l’auto, sfrutto il macchinone dei miei. Sei cresciuto con Beautiful e Cento Vetrine? Credetemi, in casa non sé mai vista una telenovela! Cosa pensi della trasmissione Uomini e Donne? Sono più che altro baracconi televisivi…. ma mi piacerebbe perché no - fare il baraccato! Chi è Costantino? Un ragazzo come tanti altri, diventato celebre per una bellezza in gran parte costruita! Chi è Dario Fo? Il premio Nobel alla letteratura del 1997. Tra questi due, chi per te è il vero Uomo? E’ più importante il corpo o la mente? Non si può paragonare un cubista ad un premio Nobel a cui tutti dobbiamo chinare il capo. Oscar Wilde diceva: «Una donna piace vederla vestita e immaginarla svestita». Pensi che le donne penseranno come lui al contrario vedendoti in mutande? La regola vale per i begli uomini e le belle donne! Chi è il tuo lookmaker? New hair age (Alina&Antonio) Che rapporto hai con Narciso?

DI

SERGIO P

Tranquillo. Non uscirò mai pazzo come lui. La bellezza sì… ma non bisogna esagerare con l’amore verso se stessi! Che rapporto hai con la tua ragazza? L’amore non è bello se non è litigarello. Posizione preferita nel fare l’amore? Sono un lampionista dei vecchi tempi! Ti hanno mai fatto proposte indecenti? Chi non ne ha mai avute se è bello? Andresti a letto con un altro uomo per carriera? Possiamo parlarne… Le tre cose che guardi di una donna? Gli occhi, il sorriso e, perché no, anche il portafoglio! La prima cosa che una donna guarda in te? Loro mi dicono gli occhi… Cogito ergo sum: penso dunque sono. Ovvero? È l’espressione con cui Cartesio raggiunge la certezza dell’esistenza, ma si potrebbe usare in un altro senso…. Qual è il segreto della tua bellezza?

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PISANI

SI

DAMIANO LOBASSO, HA 21 GIOVINAZZESE, È IL PIÙ BELLO DI PUGLIA. HA CONSEGUITO LA FASCIA DI MISTER PUGLIA ALLE SELEZIONI DI GIOIA DEL COLLE. PARTECIPERÀ DI DIRITTO ALLA CHIAMA

ANNI.

FINALE NAZIONALE PER CONTENDERSI LO SCETTRO DEL PIÙ BELLO D’ITALIA, IL PIÙ IMPORTANTE CONCORSO RISERVATO ALLA BELLEZZA MASCHILE CHE HA VISTO NASCE-

GABRIEL GARKO, NICOLA CANONICO. DAMIANO SOGNA DI FARE L’INDOSSATORE FULL-TIME, INTANTO HA GIÀ SFILATO PER RENATO BALESTRA ABITI DA CERIMONIA. UNA STORIA, LA SUA, SIMILE A QUELLA DEL BRUTTO ANATROCCOLO. «QUANDO AVEVO CIRCA 10 ANNI ERO RE TALENTI COME

GROSSO E BRUTTARELLO E GLI AMICI MI EMARGINAVANO».

ORA

TUTTI LO CERCA-

NO. IL SUO CELLULARE È UNA SINFONIA SENZA FINE.

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SUA VITA STA CAMBIANDO.

storia del brutto anatroccolo, tutto è cambiato. Il cellulare squilla di continuo per qualsiasi stupidaggine, per un caffè, per un giro in centro. Qual è l’attrice italiana che preferisci fisicamente? Monica Bellucci Dici questo perchè non conosci Marisa Laurito? La conosco ma preferisco la Bellocci. Dove c’è gusto non c’è pendenza. Perché il sogno di tanti ragazzi è di entrare nella casa del Grande Fratello? Devo essere sincero? Perché è un ufficio di collocamento infallibile!!! A cosa rinunci per mantenere la linea? A tuttooooooo! E’ vero che gli uomini da copertina fanno più uso di cosmetici delle donne? Oggi siamo noi che ci curiamo più delle donne. Mezzo depilatorio? Ceretta! Ti fai le lampade? Sì e anche tante. Persino quelle al neon! Le donne hanno veramente bisogno di truccarsi per essere belle? Con un buon trucco anche una Genoveffa di una donna bella può farsi una beffa! La tua peggiore esperienza sentimentale? Durata due anni. Veramente due anni di pene… Ti sei mai ubriacato? No! Uno più bello di te?

La cura del proprio corpo cercando di non esagerare e sconfinare nel ridicolo. Da zero a 100 quanto conta la bellezza nella tua vita? Vada per il 90%. E il cervello? 100%! La nostra iena Giangaetano, che è il re della web tv, tutte le donne lo desiderano ma nessuna poi lo conquista. Perchè? Sinceramente non lo conosco e non posso dir nulla. A me succede il contrario. Cos’hai tu in più rispetto all’avv. Giangaetano? Piuttosto ho in meno: la laurea! Perché Giangaetano che ha più cervello di te sembra essere rimasto ancora un bamboccione? Perché forse le donne non cercano soprattutto il cervello! Perché per fare carriera in Italia conta più la vittoria di Miss o Mister Italia e non una laurea col massimo dei voti? L’estetica è oggi è tutto. Dico questo perché l’ho vissuto sulla mia stessa pelle. Quando avevo circa 10 anni ero grosso e bruttarello e nessuno si preoccupava di invitarmi per un gelato, per una partita a pallone o semplicemente per uscire la domenica mattina. Ora crescendo e trasformandomi, un po’ come la

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E con la ragazza del tuo migliore amico? No: il rispetto è rispetto! E se Giangaetano facesse l’iguana e ti fregasse la ragazza per una notte, tu che faresti? Farei il coccodrillo. Alla donna riesce bene simulare. All’uomo invece? Non credo perché fino alla fine dovrebbe fare filùfilùfilà La tua scusa per non fare l’amore? Non ci sono mai scuse. Ho sempre voglia! In futuro farai il duro con le donne come i personaggi interpretati da Gabriel Garko che passò dal concorso di Mister Italia? Fatemi diventare famoso e poi ti risponderò! Ti spoglieresti come in Full Monty per lavoro in uno spogliarello integrale per un pubblico femminile? Già fatto! E se ti ricoprissero d’oro per una promo di una Gay line VIP con la bandana in testa e la tutina attillata che finge goffamente di giocare a tennis con un altro uomo che lo guarda, gli sorride e... scocca la scintilla? Si può provare per il danaro. Tanto si è soltanto al telefono. Il tutor, lo metti tu o lo mette lei? Il fai da te è più sicuro. Non si sa mai. Degli attori italiani chi è il più figo? Gabriel Garko. Cosa penseranno i giovinazzesi vedendoti in copertina? Lo scopriremo insieme in base al numero delle copie vendute. Quando ti vedremo su For Men Magazine? Perché proprio quella rivista??? Comunque spero presto… Quest’anno Mister Italia sarà biondo o bruno? Spero biondo. Ci so io in gara!!! Anche lui sarà un raccomandato? Ormai hai giorni nostri in tutti i campi ci sono raccomandazioni. Io comunque non ne ho! Pensi che le tue risposte saranno gradite a chi ti legge? Io sono così. Rivolto alle belle donne: prendetemi se volete come sono!

Ce ne sono tanti… Mai calato ecstasy? Assolutissimamente no! Quanti rapporti hai in una settimana? Io non mi riposo la Domenica! Quanto tempo perdi davanti allo specchio? Ore e ore! Davanti alla TV? Pochissimo tempo… A casa ho un bello specchio! Nella lettura? Leggo un libro al mese. Un’oretta alla sera. Al gabinetto? Quando ho tutti gli stimoli giusti. Perché gli uomini si masturbano più delle donne? Ma è davvero così? L’utilizzo del corpo della donna nella pubblicità. Cosa ne pensi? Bello, no…??? L’utilizzo del corpo dell’uomo nella pubblicità. Cosa ne pensi? Spero si ricordino anche di me! Il concorso di Miss Italia? Bella opportunità per molte ragazze… Il concorso di Mister Italia? Bella opportunità per i ragazzi anche se il concorso di mister Italia è meno pubblicizzato… La minigonna? Bella per chi se la può permettere e per chi la guarda. Il tanga? Idem come sopra. La prima volta a che età? A 14 anni. Come è andata? Un po’ impacciato, ma mi sono ripreso presto… Mai visto un film porno? Certo. Ti è mai capitato di farlo con una donna e poco dopo con la sua compagna di comitiva? Sì, anche se dopo sono rimasto malissimo.

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L’azienda Andriani & Riccardi s.n.c. nasce nel 1998 per opera di due giovani giovinazzesi, Mino Riccardi, 26 anni e Angelo Andriani, 25 anni. Due decoratori alle dipendenze di un’impresa giovinazzese che lavorano insieme per cinque anni prima di mettersi in proprio. Come si suol dire ne hanno fatta di gavetta! Due imprenditori, oggi, che potrebbero insegnare tanto. Loro, infatti, non hanno usufruito di nessun contributo statale o regionale per l’impresa. Si sono fatti da sé. Oggi, l’azienda conta anche tre operai full-time: Mino è anche l’addetto alle pubbliche relazioni, Angelo si occupa della programmazione e dei progetti. Sono trascorsi 15 anni e di strada ne hanno fatta insieme. E continueran-

no a farla dipingendo le pareti di carton-gesso di Giovinazzo ma non solo. I due decoratori vantano infatti collaborazioni dirette con noti architetti pugliesi. Possono fregiarsi dei lavori eseguiti nel punto vendita Bassetti di Roma. Anche una piccola zona dell’Air One di Milano riporta la firma Andriani & Riccardi s.n.c. Esempio palese di giovani giovinazzesi che non emigrano, ma esportano le proprie tecniche. A Giovinazzo si occupano soprattutto di locali, abitazioni, cantieri e negozi. Le tecniche utilizzate? Attualmente la tecnica file-posé con effetto carta da parati rigato e l’alpha-tacto, una tecnica di pitturazione effetto velluto tinta unita, ma anche lo smalto ad acqua, effetto satinato, lavabilissimo e consigliato per le abitazioni delle giovani coppie. Recentemente queste lavorazioni si stanno anche trasformando in vere e proprie espressioni artistiche e richiedono tanta specializzazione. La casa è ormai un luogo dove ognuno deve poter esprimere la propria personalità e integrarsi perfettamente con essa. Ma molti non disdegnano i tramezzi in carton gesso ad effetto pilastro, resistentissimi a pesi e perfettamente lavabili. Si dispongono seguendo una procedura più veloce rispetto a quelli in muratura e soprattutto permettono di variare la divisione degli spazi abitativi quando e come si vuole, magari con l’ausilio di qualche bizzarro e fantasioso interior designer. L’azienda di A. & R. si distingue nettamente dal semplice imbianchino disposto a stilare un preventivo accattivante ma che lavora completamente a nero. Conosce bene la parola formazione ed aggiornamento, perché in quella ditta si lavora acquistando ed utilizzando prodotti di respiro internazionale. Serietà, rispetto dei tempi, bravura, disponibilità nel seguire costantemente il cliente, rapporti con i dipendenti di tipo familiare. Questa, la ricetta vincente di chi ha vissuto anche da operaio oltre che da imprenditore e sa bene cosa significa esserlo. Ed è per questo motivo che crede che è anche necessario organizzare momenti conviviali con i propri dipendenti, perché, in tal modo, l’attività frutta al meglio in un clima di totale fiducia e disponibilità. Tanti sono gli imbianchini che lavorano in nero. Mino ed Angelo si difendono bene perché offrono garanzie. «Diffidate da chi vi propone stesso lavoro a prezzi più bassi. Un eventuale infortunio in casa di un lavoratore a nero – tuonano Andriani & Riccardi - comporta serie responsabilità del proprietario di casa o conduttore. Certo, pagare le tasse non è la cosa più invitante di questo mondo, però si lavora con estrema tranquillità. In questo settore non ci si può improvvisare e rischiare. E poi c’è l’abilità dell’artigiano, la competenza artistica e l’utilizzo di prodotti di alta qualità che sono discriminanti importanti per fronteggiare il dilagare del lavoro nero e donare brillantezza, eleganza, grande pregio alle abitazioni». Un’opera importante a Giovinazzo dei due decoratori? Beh, fate un salto all’Hotel President…

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a

VINC DEPAL

DI

Cominceranno tra non molto i preparativi per i festeggiamenti della nostra Protettrice Maria S.S. di Corsignano, tanto amata e venerata da tutti i giovinazzesi. Lo scorso anno numerose sono state le polemiche, talvolta aspre e spiacevoli, nei confronti di coloro che, per fede e slancio, sfidando l’impopolarità hanno consentito e realizzato i lavori di ristrutturazione del Manto della Madonna dei Marinari di Giovinazzo. Lo scrivente, con questo articolo, non vuole riaccendere sterili ed inutili polemiche, non vuole in alcun modo provocare ulteriori diatribe e contrasti, vuole solo ed in maniera esclusiva, intervenire a fuochi ormai spenti, su alcune inesattezze all’epoca scritte. C’era da augurarsi che l’articolista della Gazzetta del Mezzogiorno, giovinazzese, avesse, sia pure con ritardo, riportato qualche osservazione storica sulle inesattezze contenute nella missiva pubblicata in data 24-04-2007, ma poiché questo non è stato fatto mi permetto di farlo io con questa noticina. Innanzitutto mi presento: pur essendo uomo faccio parte del gruppo ‘delle pie donne’ come ci definisce la missiva, ma voglio anche raccontarvi di come mi sia guadagnato questo titolo. Mio nonno, Michele Marolla, uomo tuttofare e di notevole ingegno, è stato l’uomo di fiducia della sig.ra Ninetta Maldari, della quale vi parlerò più avanti ed era incaricato di provvedere, inventandosi anche le geniali attrezzature (tuttora usate), per l’esposizione, per la processione e per la collocazione del Manto sull’icona della Madonna di Corsignano. Dall’età di sei anni (1936 data del Manto) mi ha fatto dapprima portare la cassetta degli attrezzi (che ancora religiosamente conservo) spiegandomi tutti i segreti per l’esposizione e la vestizione dell’icona e delegandomi poi definitivamente a tutte queste complesse operazioni quando l’età non glielo ha più consentito. Alle operazioni, comunque, lui e la sig.ra Ninetta Maldari erano sempre presenti per dare consigli e suggerimenti. Dopo la sua morte ho continuato a fare quello che avevo sempre fatto. Nell’agosto 1974, la sig.ra Maldari, presagendo la sua morte, facendomi poggiare una mano sul Manto, mi fece promettere che, fino a quando le forze me lo avessero consentito, mi sarei dovuto occupare del Sacro Manto. Questa è la grande eredità lasciatami da Ninetta Maldari. Scrivo queste cose per motivi storici e non per stupide vanterie ed anche per giustificare questo mio intervento nelle questioni sorte a suo tempo. L’errore più eclatante in quella lettera pubblicata dalla Gazzetta del Mezzogiorno è quello di attribuire la confezione del Manto

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QUELLO CHE N SUL SACR ad un convento di suore. Incredibile! Possibile che queste persone e l’articolista non abbiano mai sentito parlare della Sig.ra Maldari Nicola Anna (per i giovinazzesi Ninetta Maldari), nata a Venezia il 22-04-1889 e deceduta in Giovinazzo il 26-11-1975 con residenza in Via A. Gioia ove gestiva un laboratorio ed una scuola di ricamo dove il Manto, filo su filo, è stato confezionato? Ai miei tempi si compravano le stoffe per il corredo da Felice

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questo modo notevoli danni. Rivelo, come piccolo particolare storico, che all’interno della barca che abbellisce il manto della Madonna è tuttora conservato il fazzoletto di battista della compianta Ninetta Maldari a prova e testimonianza delle sue fatiche. Altro che convento di suore! Cari lettori, il manto della Madonna è opera della genialità, della pazienza, delle abili mani di Ninetta Maldari e delle sue bravissime apprendiste ricamatrici, in una parola tutte giovinazzesi doc. In relazione poi allo “scempio perpetrato” dirò, per la cronaca, che alcuni anni fa, quando per la mia attività lavorativa svolgevo le mansioni di economo della Camera di Commercio, nello splendido salone adibito anche a mostre ed esposizioni, ho collaborato con il Vescovado e la Cattedrale di Bari, all’allestimento di una fantastica esposizione di arredi sacri, salvati dallo sfacelo, con pazientissimi e qualificatissimi lavori di riporto identici a quelli effettuati per il Manto della Madonna. I lavori di riporto sono usuali per il salvataggio ed il recupero dei ricami in oro che non sono mai cuciti direttamente sulle stoffe a causa della loro deperibilità, ma sono sempre applicate sulle stesse. Al contrario delle stoffe il ricamo sopravvive nel tempo. Vorrei completare queste notizie storiche con il precisare che, contrariamente a quanto affermato in quella lettera, il manto è stato trasferito a Bitonto non di certo “come un vecchio vestito”. A quanti erano presenti alla cerimonia della benedizione del ristrutturato Manto, mi auguro non siano sfuggite le parole di ringraziamento rivolte al Maresciallo dei Carabinieri sig. Galizia ed all’ex comandante della Polizia Urbana Sig. Mimmo Camporeale. Intelligenti pauca! Come notizia storica finale dirò che la pergamena, trovata all’interno del Manto e della quale nessuno conosceva l’esistenza, è datata 23-08-1936. E per uno di quegli imperscrutabili disegni divini, il trasporto del Manto è avvenuto proprio il 23-08-2006, ben esattamente settant’anni dopo. Per noi credenti un invito alla riflessione e alla meditazione. A conclusione di queste noticine informative, per l’ennesima volta, l’invito e l’affermazione di non volere in alcun modo provocare risposte astiose. Il mio scopo è solo quello di far conoscere piccoli particolari ai più sconosciuti. Cari lettori, appena potete, trovate un momento per recarvi in Cattedrale ai piedi della nostra Madonna di Corsignano per invocarla affinché continui a vegliare su di noi, sui nostri cari e sul nostro Paese

NON SAPEVATE O MANTO RO Lacalamita o da Angiucchie u’ Panacciere e le ragazze andavano a scuola di ricamo per poter abbellire i loro corredi da sposa. Le ragazze più abili la Maldari le utilizzava per farsi aiutare nella confezione del prezioso Manto della nostra Madonna. I lavori di ricamo venivano sospesi a fine maggio poiché il sudore delle mani poteva far annerire l’oro dei ricami. Rivelo questo particolare per giustificare i motivi per cui le “pie donne” tentano di impedire ai fedeli che, spinti indubbiamente dalla devozione ed in buona fede, cercano di toccare il Manto, che subirebbe in

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SERGIO PISANI

LA COSCIENZA DI APOLLONIO Quanta ksciènz tenèm? Apollonio, quella mattina, si fermò pensieroso contro il muro, inforcò gli occhiali e principiò a leggiucchiare il manifesto murale che proprio in quel momento l’attacchino comunale stava incollando coi piedi sui pioli di una scaletta. «Cittadini, data la carenza di approvvigionamento idrico, siete pregati di fare uso parsimonioso della vostra acqua. Non tenete i rubinetti aperti. Mai, come in questo periodo, l’alimento è diventato prezioso. Ricordate che per una vostra distrazione o dimenticanza, c’è tanta gente al mondo che potrebbe morire di sete» ecc. In calce, firmato il ‘sindaco’. «Paiès d fafàune, - commentò Apollonio - . Ammanc l’acqu??? Mmocche! Ce colp iè la mà…? Nan tèng n’industr, nu bar... Vu vdà ca mò a chès a’mà na potc aprè u rbnett quann m pèr e pièsc? C avvìss dmentkè d achièud u rbnètt, s’allègh chès. Quant’acqu s pèrd? Picch e nudd rsppètt a l fabbrc. U Comùn sa va dè da fè, l’alt crstièn, u Stat kiù d tutt…nàun iè…. Possc assèul salvè la situazion cu nu bcchìr d’acqu di kièu o d mèn?» Il barbiere Apollonio continuò per la straducola. Tanto per non cambiare, a casa lasciò il rubinetto aperto sul lavello della cucina. Questa volta per protesta però, non per distrazione: contestazione voluta, intenzionale. - Apollonio - pregava il coinquilino - avìt allassèt pèrd nu quintèl d’acqu! Ammà rsparmiè! Na né pcchèt ca s perd tanta Gràzie d Crist???. - Ehi, ehi! L’acqu la pagk iè? Poss fann ciàt vògghie. Akiùtc e iàprc quann me pèr e pièsc. Na m vnèt a dèsc ca ng vol kscienz. Prcè ank iè teng ksciènz! Apollonio, in ogni occasione, sia che avesse torto o ragione sia che si trattasse dei casi propri o dei fatti altrui, nella sala da barba o nel circolo degli artigiani, concludeva sempre così: «G vòl kscienz». Poiché si riteneva uomo giusto, invocava sempre quella voce interiore della coscienza e ripeteva come un disco, ma senza convinzione. - Con tutta coscienza, vi posso dire, oppure ho fatto il mio dovere con la coscienza. Anche quando faccio un lavoro, interpello la coscienza. Nulla nascondo alla coscienza… A furia di nominare la parola coscienza un gior-

no gli apparve allo specchio, mentre si radeva la barba, tutto solo, canticchiando una canzoncina popolare. - Apollonio, sono io: la tua coscienza. Siamo vissuti tanto tempo insieme, eppure non ci conosciamo. Tu mi invochi sempre: eccomi qua. Sentiva davvero la sua voce, Apollonio. Sgomento, impallidì. Strano, singolare, la coscienza appariva in forma di uomo, in giacca e pantaloni, con un volto, una voce, insomma la copia fotostatica di Apollonio, con il naso, gli occhi, le basette, i peluzzi che spuntavano dalle orecchie. - Senti, amico mio - gli rinfacciò in maniera perentoria - che c’entro io quando lasci aperto il rubinetto dell’acqua? Se vuoi sapere quello che penso di te, posso dirti che sei stato sempre una bestia, un animale con due zampe, ma la voce da uomo. La tua è la coscienza di un incosciente. T’ho forse io consigliato di andartene alla chetichella, quando quel poveretto mezzo morto sulla strada aveva bisogno del tuo aiuto? E quella volta, quando dalla tavola

hai fatto sparire anche il vino perché sapevi che sarebbe venuto quel tuo cognato povero! Ti ho io consigliato? E quante, quante volte, mi hai detto ‘zitta tu, brutta coscienzaccia, all’antica, senza cervello!’ Sei un marpione ed egoista. Vivi nel tuo guscio come le lumache e poi tiri in ballo me per giustificare le tue minchionerie. Ti disprezzo, Apollonio, non intendo guardarti in faccia! - Fammi il santo piacere, Apollonio, sceglietene un’altra. Sono stanca di portare a spasso il tuo corpo di uomo per bene! - Dannèta ksciènz - gridava Apollonio con le mani ai capelli, - statt citt! U nemìc g’ ascolt. Nan put parlè da cavalìr? Madònna Sant cè mel so fatt? - Dimmi, allora, che devo fare! - Avis’a nasc arrèt. - Ho cinquant’anni, io! Come sarebbe a dire, rinascere? - Mi spièghc mègghie. Ta da accèt, Apollonio! K la mort t rfè na fàccia nòve. Teu tìnn gard a tutt l vann. Anch ìnze o còre, inz all’òcchr,ìinze a l vàin. Accàume put vèv adacsè??? - Calli? Duroni? Morire, io? - Rispose, intronato, avvilito. Questo è delitto bello e buono e pure intenzionale, pure. Mai avuto un callo in vita mia, mai! - Adà nasc arret c nu ksteum nùv. - rispondeva calma e sicura la coscienza, il cuore, le vene, le pulsazioni, gli occhi: tutto nuovo di zecca. - Lo so a quale prezzo, ma devi pagare, se vuoi vivere, pagare subito e di persona. Parliamoci chiaro, Apollonio mio. Tu non una coscienza hai avuto, ma una al giorno, 365 all’anno. Ti conosco da quando sei nato e non puoi mentire. Qui, dove abito io è davvero una torre di Babele. Figurati: l’altro giorno, è arrivata anche un’altra coscienza che si è qualificata «Casalinga» e poi un’altra ancora «Paesana», «Provinciale», « Regionale »: tutte coscienze territoriali e geografiche. E chi le ha mandate! Tu, tu Apollonio! Ma che razza di uomo sei! Non bastava la coscienza politica, economica, sociale, sindacale, civica? A questa aggiungi una caterva di coscienze! Da noi la coscienza del diritto, che è nata prima di te, ha fatto disseccare le altre,

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succhia sangue a tutte. Sempre fa valere il suo diritto, non quello degli altri. - Insomma - gridò Apollonio - teu ce ksciènz sì? - Te l’ho detto. Sono la coscienza di un incosciente. Lo sai che si è annidata la coscienza dei farmacisti, degli ingegneri, degli infermieri, dei netturbini ed anche quella dei becchini? Tutte alleate del diritto. La coscienza del dovere, poverina, se ne sta sola e scornata in un angolo, mortificata, avvilita. - Nan t capìsc propr, - si azzardò a domandare il barbiere - . Ciat vu da ma! - Devi morire. Questo voglio io da te! -Ah! Coscienza assassina, - gridò, allibito, il barbiere, - T’aggiùstc iè p l fèst a ta…! Per farla tacere, chiuse il salone. Andò via, cupo. Si rifugiò nel bar che era solito frequentare. Si mise a giocare il tressette con quattro amici. Per qualche giorno la sala da barba rimase chiusa. Sulla porta aveva lasciato un cartellino «Torno presto». - Apollonio, - brontolavano alcuni clienti abituali, - beh, na vèt ce varv da anmèl? Scèm o salòn….!! - Stoggh in fèrie p nu picc d dèj! A proposito, continuò, - avìt lìtt u manifèst sàupe all’acqu?? - U manifèst?Na tnèm timp da perd. Ammà stè pur a lesc le stronzèt du Comùn? Apollonio, c tin la frèev iòsc? Ciat vu ca g n’fràic dell’acqu! Tenèm alt pnsìr ìnze alla chèp. - Rspndìtm: Quant ksciènz tenèm??? - domandò Apollonio ai quattro amici, - Povrìdd, Apollonio, - commentò uno all’orecchio dell’altro, - povrìdd, stè a fè vecch. Stè a rebanbè! - Beh - continuò, - quant n tnèt??? - Sint, fè la vavrv ca iè tard oramè e amma trnè a chès! - Si vist - biascicò Apollonio, - veu tnèt la ksciènz d nu incoscèent accàume a ma. Anch vèu 365 dè o’uànn. Set 365 p quatt. V fazzc la vavr u stess. Incomincia ad insaponare, mentre gli altri tre amici sfrottolavano seduti su poltroncine. Quand’ecco, sullo specchio si riaffaccia la coscienza di Apollonio. Il barbiere sbiancò. Ti prego, vattene, non parlare davanti a questi amici, - scongiurava a braccia aperte. Con la mano, furente, si affrettava a cancellare l’immagine dallo specchio. Implorava, scuro in viso, allibito, con il pennello in mano. Niente, la visione appariva sempre più stagliata e nitida e puntava l’indice accusatore contro. Lui con un pezzo di sapone in mano ed il rasoio, tremava tutto; ora diventava rosso, bianco, giallo. Allora provò a coprire lo specchio con un panno.

Riappariva al di sopra sempre più nitida di prima. Stava radendo la barba ad un cliente che era disteso sulla sedia con il capo poggiato sulla testiera, insaponato, con l’accappatoio avvolto alla gola. Quando s’avvide che il viso di Apollonio assumeva i colori dell’arcobaleno, afferrò il panno che copriva lo specchio di fronte, fermò il polso tremante dell’amico, facendogli cadere il rasoio dalla mano. Sul piano marmoreo caddero il docciatore, lo spruzzatore, il calamistro, le cesoie e tutti gli altri arnesi da lavoro. Il sudore colava sul viso del povero Apollonio, i radi capelli si erano rizzati come setole di una spazzola. Gli altri tre, sgomenti, atterriti, scapparono. Mentre quello con il viso mezzo insaponato e l’accappatoio ancora attorcigliato al collo, trafelato, con il fiato in gola, sgusciò dalla porta, toccandosi la gola e ringraziando Iddio che non ancora era forata. Gridava come un ossesso, lungo la strada. - U pazz, u pazz da galàir! Madònna sant, ce brutt quart d’àur! Apollonio u varvìr! Disgrazièt, imbecìll c cudd rasò. Mèn! P fertèun accàume a sceut! Rimasto solo nella sala da barba, Apollonio cominciò a sbraitare. - Maledetta ksciènz, si vist ce sì chmbnèt?? So pèrs tutt: u lavor, l chmpagn, le clìint. Tutta colpa ta. M’ vu fè mrè??? Ma iè…. T’accìdcc…… Il barbiere furibondo sciabolava con il rasoio affilato davanti all’immagine che appariva sempre più eloquente, precisa, viva e vera davanti a lui, proprio come persona in carne ed ossa. E rideva la sua coscienza: un riso folle, cavernoso, Gridava, correva, tutto solo come fosse impegnato in un duello vero. Sfinito, aprì la porta e cominciò a gridare «Aiutoooo... aiutooo. Nu assassìn m vol accèt! Stè inz o spècchie. Pgghìtuuu: iè la ksciènz a ma! La gente del vicinato uscì dalle case e si riversò nella sala da barba. Il grande specchio era frantumato, le poltroncine sottosopra, ovunque segni di una vera colluttazione. Ma non c’era anima viva. Nessuno. - Iè stran - pensarono – c’ nièun fesc a mazzet c l fantasm!!! Iè nu perìcl, Apollonio! Lui se ne stava tutto arcuato ad un angolo, ansimante, spossato dal furore, con gli occhi arrossati di lacrime, il viso di uno stralunato. Arrivò un’ambulanza, a sirena spiegata. - Sentite, Apollonio - gli dissero alcuni uomini nerboruti in camice bianco - capita a tutti che la coscienza diventi assassina. Noi l’impic-

cheremo ad un albero con un nodo scorsoio. Qui siete in pericolo. Dovete venire con noi. Ci faremo un bel viaggetto! Andremo lontano, in una grande villa isolata. Quello, invece, era il manicomio. - Sèn prtìtem for da dò - rispose tranquillo. Foòr da dò… Entrò alquanto calmo nell’ambulanza che si allontanò tra la folla curiosa. - Prcè m leghèt men e pit? - disse il barbiere, incuriosito, ai quattro angeli custodi che lo immobilizzavano. - Non è per mancarvi di rispetto - risposero, - ma per imbavagliare la vostra coscienza. Bisogna legarla stretta, altrimenti quella si libera e potrebbe aggredirvi. - Tenèt rasciàune. Facèt accom vlèt. Si fece immobilizzare, tranquillamente. Era contento Apollonio, là nella casa di cura, convinto che ora non avrebbe potuto più nuocergli. Si sentiva a suo agio, tra tanti personaggi: Cesare, Napoleone, Nerone, Solone, Socrate, scienziati e poeti . Un giorno si avvicinò a Napoleone a capo chino. - Sentite, eccellenza, perché non andiamo a trovare Cesare Augusto? E’ sempre un vostro collega! Un condottiero, un imperatore! Su, andiamo insieme. Si diressero da quel vecchietto che se ne stava solo, in disparte, in un angolo tutto appartato, proprio come quel Farinata che aveva «l’inferno in gran dispetto». Alla loro presenza, gridò: - La Macedonia, l’Attica e la Gallia sono ai miei piedi. Ma la guerra non è ancora finita. Preparatevi, miei prodi! - Scusate tanto - disse Apollonio - devo mettere a posto qualcuno che mi è venuto a trovare: si tratta della mia vecchia coscienza. Si rifugiò in un angolo di fronte al muro, si batté la testa contro, una, cento volte, finché non cadde privo di sensi in una pozza di sangue con il capo fracassato. Si era suicidato. Ora, era davvero contento di essersi liberato dalla sua coscienza. Tutte erano andate via da lui. Chiese alla morte di aprire gli occhi per qualche istante, quando sarebbe passato per il suo paese. Quel manifesto murale era strappato, la gente bivaccava davanti ai bar, come sempre. Ecco, - commentò Apollonio, - quanti morti che credono di essere vivi! Quanto camposanto nel mio paese! Era quello, l’angolo più povero della terra. Si chiamava: indifferenza

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candidamente DI

BRUNO LANDO

La Santanchè mi ha tradito. La Brambilla NO!

Ogni riferimento a fatti e\o persone realmente accaduti e\o esistenti è da ritenersi puramente casuale e\o inventato di sana pianta Egregio Direttore, sono giorni tristi questi che stiamo attraversando. L’icona dei seguaci dell’amore solitario non ce l’ha fatta. E io mi sento un po’ in colpa. Parlo della Santanchè, parlo dell’accusa che le abbiamo rivolto da queste pagine, dell’appoggio dato a Mariapia Omissis grande conoscitrice dei mercati paesani a discapito della Daniela frequentatrice dei salotti buoni di Roma. Non vedremo più in televisione quelle labbrone che ci hanno fatto tanto sospirare e che ci facevano venire in mente la creazione di una razza italica, fatta lì al momento su un freddo video di televisore. Daniela ci aveva anche avvisati prima del voto, l’aveva detto in tv e scritto sui giornali: «Berlusconi ce l’ha con me perchè non gliela do». Capisce direttore, non si trattava di uno scontro ideologico o di poltrone. La ragione era e sempre sarà: il pelo. Lo Psiconano (come lo chiamavano gli estinti dell’Arcobaleno) è un tipo infoiato, adora inforchettare le pulzelle che gli passano a tiro. È come noi insomma, come me e Lei. Ha una fissa, far felice le donne. Io e Lei non ci riusciamo perchè sembra che nessuna sia disposta a fungere da cavia. Tutte le tecniche apprese da anni di studi del settore, da Le Ore al fumetto Mandingo, sono inutilizzate. Siamo come marines americani, addestrati con i più duri ed intensi allenamenti di guerra, pompati nel fisico e nell’armamentario che finiscono per sterminare solo disarmati. Non è possibile e grido all’ingiustizia! Penso a lasciare il nostro Paese, è il destino dei cervelli che vanno all’estero. O come molti nostri compaesani potrei andare per una pausa di riflessione su qualche strada statale e cercare di convincere con qualche decine di euro qualche misera donna di colore a chiamarmi ‘Amore’. Ma l’amarezza non finisce qui. Come Lei ben sa non vedremo più neanche Luxuria, che pure a Giovinazzo, contando i vari clienti nostri compaesani che Frangolino ospita nella sua roulotte, sulla via di Molfetta, doveva avere un bel pacchetto di voti. Ma quelli che mancheranno di più agli idealisti, ai convinti sostenitori che la Politica è ser-

fatto sugli autobus affollati, lo struscio veloce ed unico come una stella cadente. Quello virtuale fatto di fantasie sopite e mai soppresse. Penso all’amore e alle tante donne che per curiosità vorrebbero chiederle il mio numero di cellulare. Penso a chi mi ha candidato nella lista dell’amore e non ha ancora deciso di votarmi.Con immensa stima BRUNO LANDO

vizio alla comunità, a quelli che a Giovinazzo sono sempre in maggioranza (di qualsiasi colore essa sia). A quelli che il termine contraddizione non fa parte del proprio lessico sono De Mita e Mastella. Avrà notato anche Lei spero, lo sgomento che ha suscitato l’esclusione del primo per mano degli elettori. Quel che è peggio è la nausea con cui ha lasciato la Politica il secondo. Il Clemente nazionale nauseato da tante falsità ci priverà d’ora in avanti della sua figura, seconda per moralità solo a quella di Robin Hood. C’è chi ruba per dare ai poveri e chi ruba ma poi dimentica invece perchè lo fa, ma sicuramente di scopi nobili si tratta. Scado nel falso moralismo e nel facile populismo. Mio nonno ha 68 anni e sembra il padre di Berlusconi, mia nonna si è tinta i capelli di rosso per assomigliare alla Brambilla ed io seguo gli exit-poll. Quelli che a Giovinazzo danno per imminente il passaggio di molti dal centro sinistra al centro destra sono il 60% mentre quelli che dicono che i transfughi usciranno fuori dalla sinistra dopo le provinciali dell’anno prossimo sono il restante 40%. Non mi piace la politica e vorrei ritornare insieme a Lei ad occuparmi di amore. Quello

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Ti capisco, caro Lando. Senza la Santanchè in Parlamento, in tivù, a Porta a Porta è come sentirsi le labbra serrate per almeno cinque anni. Ti capisco, caro Lando. La Santanchè era nell’immaginario degli amanti solitari come la Bertè degli anni 80. Solo il suo nome rievocava emozioni primordiali e quel refrain che terminava sempre con quel… per te per noi per tutti. No, la Santanchè è più di una signora con tutte stelle nella vita. E’ più di una Santa per cui la guerra non è mai finita. Ci mancherà almeno per i prossimi cinque anni. Ancora. Penso all’amore e alle tante donne che per curiosità vorrebbero chiederti il tuo numero di cellulare… solo per scoprire chi è quel povero maiale in cerca di amore che si nasconde maldestramente sotto la prosa erotica di Pietro Aretino. Caro Lando, posso darti un consiglio? Al posto di trovare qualcuno che ti dica ‘Amore’ su La Piazza o nei pagliai delle campagne, perché non ricalchi la figura di Tommaso mano morta? Allora a Tommaso riusciva bene nei cinema. La nonna mi raccontava che s’infilava nella ressa dei botteghini e si faceva pressare come uva nei tini. Si portava dietro ad una ragazza, non serviva avvicinarsi con arguzia alla sua gonna perché già ci si sentiva stretti stretti. E la sua mano morta affondava nella carne e resuscitava da un’altra parte. Da anni la ressa ai cinema non c’è più, tutta colpa dell’avvento del cavaliere e delle sue televisioni. Prova caro Lando sui bus dell’STP o sui treni regionali del mattino. Lì, le donne sono già sarde pestate. Prova a inventarti la mano morta. Delicatamente, inavvertitamente e poi volutamente prova a farla scivolare all’altezza delle gambe per poi risalire sempre più su fino a sfiorare sentieri oscuri. O saranno buffettoni (perché la donna con la gonna penserà che volevi sfilarle il portafogli) o ti dirà subito ‘Amore’. Aspetto tue risposte!


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LA PAGINA DELL EMIGRANTE

DI

AGOSTINO PICICCO

I roghi accesi dal maestro PRESENTATO

IN OCCASIONE DELL’ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI DON TONINO

Al termine, dopo gli applausi, tutti a salutare autore e relatori, e a farsi autografare il volume. ANGELO GUASTADISEGNI

IL PREMIO AMBASCIATORE TERRE DI PUGLIA La presentazione del volume del nostro collaboratore Agostino Picicco, già recensito su questa testata, si è svolta in concomitanza con la commemorazione del quindicesimo anniversario della morte del vescovo. A ricordare la figura di don Tonino ad una numerosa e attenta cittadinanza e a parlare della cultura nell’azione pastorale di don Tonino sono intervenuti - insieme con l’autore - la prof.ssa Maria Luisa De Natale, pro rettore dell’Università Cattolica, il prof. Francesco Lenoci, vice presidente dell’Associazione Regionale Pugliesi di Milano, l’attore Gerardo Placido, l’assessore alla cultura del Comune di Giovinazzo Carolina Serrone, il presidente del Comitato Feste Patronali Tommaso Depalma, il parroco della concattedrale don Benedetto Fiorentino, l’editore Renato Brucoli. Gli illustri relatori hanno esaminato diversi testi di don Tonino e stralci del volume di Picicco, ognuno dal proprio punto di vista: accademico, professionale, artistico. Tangibile l’emozione dei relatori nel comunicare le loro impressioni. Agostino Picicco li ha alla fine ringraziati indicandoli, secondo le espressioni di don Tonino, “cirenei della gioia” e “sentinelle della città”. La manifestazione è stata introdotta dall’esibizione di sei ballerine del College of Dance di Giovinazzo sulle note del Magnificat. Al termine sono stati presentati alla numerosa cittadinanza i componenti del Comitato e sono stati illustrati alcuni eventi dell’agosto giovinazzese, come lo spettacolo teatrale di Placido su padre Pio e il concerto di chiusura della festa con Renzo Arbore e l’Orchestra italiana. L’occasione ha offerto il modo per augurare a Gerardo Placido di poter interpretare la figura di don Tonino in qualche fiction televisiva - dato che il fratello Michele ha già interpretato padre Pio - significative figure di santità pugliese del Novecento. Anche i numerosi emigranti in Italia e all’estero hanno potuto apprezzare questo desiderio perchè collegati con la diretta video che ha caratterizzato la serata.

MILANO. Martedì 13 maggio alle ore 20 presso l’Aula Magna dell’Università Bocconi di Milano si svolgerà la terza edizione del Premio Ambasciatori Terre di Puglia Francesco Attanasi. Il premio - alla cui organizzazione partecipano diversi sodalizi associativi pugliesi attivi a Milano: l’Associazione Regionale Pugliesi, l’Associazione “Francesco M. Attanasi” Onlus, il Gruppo Studenti Salentini Università Bocconi, l’Associazione Salento delle Brianze, il Movimento Cristiano Lavoratori, – è dedicato a un giovane musicologo prematuramente scomparso. Lo scopo del premio è quello di individuare eccellenze pugliesi che hanno portato il nome della Puglia fuori dai confini regionali, facendo conoscere e apprezzare in Italia e nel mondo il “made in Puglia”. Non si tratta di individuare necessariamente nomi noti, ma persone qualificate che hanno impreziosito la cultura pugliese nel campo dell’arte, della musica, dell’economia, e che fanno guardare con ammirazione a questi figli illustri di terra pugliese. Un’autorevole giuria, che annovera tra i componenti il cav. Dino Abbascià presidente dei Pugliesi a Milano, l’assessore regionale Elena Gentile, il vice sindaco di Milano Riccardo Decorato, il giornalista di City Marco Brando e come presidente del Premio l’avv. Anna Maria Bernardini de Pace, ha selezionato per questa edizione diversi personaggi in diversi settori: il regista e attore Sergio Rubini, i Cantori di Carpino, l’imprenditore Paride De Masi, il Presidente di Telenorba Luca Montone e Sergio Blasi promotore della Notte della Taranta. Al premio partecipano anche tanti comuni pugliesi, sensibili a questi temi e attenti all’associazionismo degli emigranti, che patrocinano la manifestazione e si renderanno presenti tramite i sindaci o loro delegati ad un evento che si propone di promuovere anche l’aspetto turistico della Puglia. Quest’anno è previsto un omaggio a Domenico Modugno – pugliese illustre e vanto della musica italiana - nel cinquantesimo anniversario del successo di “Volare”. AGOSTINO PICICCO

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MODE

fighetti e f

PER SENTIRSI FIGHETTI 2451 …frequento solo alcuni pub di paese perché negli altri ti senti out 2452 …frequento i ristoranti dove i ribusciati non possono entrare perché non hanno molta grana per pagarsi l’antipasto al carrello 2453…frequento il liceo classico che non è come il Santarella 2455 …bevo almeno l’Heineken sui tavoli del bar 2456 …indosso le Hogan perché vanno di moda 2457…mi faccio un ciclo di lampade in pieno inverno per non mostrarmi cadaverico 2458…mi faccio anche tante lampade con la fotocamera digitale così poi le metto sul profilo su Badoo o su msm 2459 … chatto su messenger con Doretta per non sentirmi solo 2460 … rifiuto su msn i contatti in pvt di chi non ha il mio stesso profilo 2461 … rifiuto su msn i contatti in pvt di chi non ama viaggiare, divertirsi, andare in discoteca il sabato sera 2462 …ho la smart o la mini couper che il papà mi ha comprato ai 18anni 2463 …faccio shopping in via Sparano perché là ci sono le migliori griffe 2464 …faccio movimenti la domenica pomeriggio sul lungomare con gli occhiali avvolgenti Ray-ban e la mini couper che il papà mi ha comprato 2465 …faccio il caffè con gli amici la domenica pomeriggio al bar degli artisti 2466…ascolto nella mini couper che il papà mi ha comprato solo la fighetto-music 2467 ...faccio jogging al tramonto sul lungomare a passo di lumaca con l’mp3 nelle orecchie per lasciarmi guardare 2468 …indugio se innamorarmi della Mercedes SLK o del padrone 2469 …vado al Divine o al Jubilee perché la musica house più la mandi giù e più ti tira su 2470…vado al Divine o al Jubilee perché i p.r. mi mandano gli sms di invito 2471…vado al lido e non alla spiaggia pubblica perché lì ci sono le siringhe e rischio di infettarmi 2472 …vado al lido e non alla spiaggia pubblica perché lì ci sono gli accampamenti dei bitontini e i meloni tenuti al fresco in mare 2473 …se proprio al lido non posso andare vado alla Torretta perché lì c’è tutta la Giovinazzo-bene che mostra il proprio sinuoso balcone, la mutanda bianca o il perizoma 2474 …se proprio al lido non posso andare vado alla Torretta tranne il sabato e la domenica quando si riversano tutti i bitontini che si tuffano con le scarpe di gomma 2475 …l’inverno quando fa freddo con la mia ragazza resto in macchina sul lungomare e mi vedo un film perché anche in macchina ho il lettore dvd 2476 …vado in vacanza ad Ibiza perché quando dico che sono italiano me la danno 2477 …vado in vacanza ad Ibiza e faccio attenzione a dire che non sono barese perché non te la dà nessuno 2478 …vado girando con il nuovo logo adesivo della Madonna di Corsignano per stare al passo con i tempi 2479 …vado girando con il nuovo logo adesivo della Madonna di

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VADEMECUM DI

LUOGHI COMU-

NI DEI GIOVANI GIOVINAZZESI PER

SENTIRSI PSEUDO - ALTERNATIVI , PSEUDO-TRENDY, PSEUDO-IMPEGNATI

(PSEUDO-TUTTO,

INSOMMA) E UN

VADEMECUM ALTERNATIVO PER SENTIRSI GIOVINAZZESI VERACI.

LE VOSTRE SCELTE!

FATE

2473 Giovin balco

Corsignano per farmi amico a Tommaso, il Presidente del Comitato Festa Patronale 2480 …vado girando con il nuovo logo adesivo della Madonna di Corsignano perché i vigili sanno che sono di Giovinazzo e la multa la devono fare solo a chi mostra l’adesivo ‘Santi Medici proteggetemi” 2481 …nonostante la scarsa devozione capisco che alla Madonna si deve voler sempre bene perchè in fatto di miracoli e di multe né sa più dei Santi taumaturghi di Bitonto

VEZZI PER NON SENTIRSI FIGHETTI 2482 …giro con i fari spenti e i fendinebbia accesi 2483 …giro con i cerchi in lega a tre raggi 2484 …sparo al massimo l’impianto stereo da 2mila watt e la musica strappalacrime napoletana di Gianni Celeste perché così almeno qualcuno mi ascolta 2485 …vado mai al Cinestar di mercoledì perché bisogna sempre prenotare un giorno prima 2486 …amo lo jogging serio al tramonto tra gli ulivi di campagna perché mi adocchiano solo i cani randagi 2487 …amo lo jogging serio al tramonto tra gli ulivi di campagna perché respiro solo gli effluvi della discarica 2488 …vado allo stadio perché succedono i tafferugli 2489 …se non vado allo stadio gli spinelli me li faccio in piazzetta con gli amici di comitiva 2490 …vado a mare alla Cappella perché lì le ragazze non si depilano nemmeno 2491 …mi faccio 13 volte il giro delle bancarelle e mi vedo il corteo storico e la processione della Madonna almeno due volte

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CUI VAL LA PENA giovinazzo

fighettini

bianca 2497…vado a farmi il paninazzo di wuster, maionese, crauti dal caravan che spara musica napoletana 2497 …vado al lungomare alla chiamata dei fuochi di artificio perché ci vanno tutti 2498 ….bevo la ‘Drekkèr’ perché quella la bevono anche i ribusciati sugli scalini della stazione 2499 ….piscio sotto il Ponte di via Terlizzi o giù alla Rotonda perché non mi va di pagare una consumazione veloce al bar per farla in bagno 2500 …non lasciarsi prendere da sgomento che questa rubrica possa terminare improvvisamente qui senza aggiungere altri motivi di giovinazzesità verace

PER

: vado alla Torretta perché lì c’è tutta la nazzo-bene che mostra il proprio sinuoso ne, la mutanda bianca o il perizoma 2492 …vado girando con la canottiera casual per mostrare i muscoli e i tatuaggi alla festa della Madonna 2493 …vado girando con la birra Drekkèr in mano per sentirmi trendy alla festa della Madonna 2494 …vado al Tagadà del luna park per rimanere in equilibrio tutta la corsa in piedi per farmi guardare 2495 …amo mostrare i miei muscoli per far girare a pedate per dieci giri di giostra del calcinculo! 2496 …vado al rangers dopo essermi fatto la crepe con la nutella

BATTESIMO

CONTINUARE A NON SENTIRSI FIGHETTI

2501 …vado girando con l’adesivo biancorosso del Bari seguaci sul parabrezza della macchina 2502 …vado girando con l’adesivo biancoverde di San Tommaso sul parabrezza della macchina perché Tommaso, l’architetto di Dio (e non il Presidente della Madonna) ormai è demodè 2503 …non vado girando con l’adesivo biancoverde di San Tommaso sul parabrezza della macchina per non farmi nemico a Tommaso non il santo, l’architetto di Dio, ma il Presidente della Madonna 2504 …porto il tatuaggio giapponese sull’avambraccio che significa Io posso 2505 …ho l’ipod taroccato 2506…indosso i ray-ban comprati dai vu compra di via Sparano 2507…cammino con le Tods comprate dai polacchi 2508 …butto i piatti e la munezza dal balcone a capodanno 2509 …indosso il crocifisso alla Piero Scamarcio sul collo e la tuta dello scippatore di emozioni

IL 6 APRILE, FRANCESCO DEPALO

ANGELO FIORENTINO E SERAFINA RONCHI

HA CONOSCIUTO IL

HANNO FESTEGGIATO

PRIMO SACRAMENTO DELLA RELIGIONE

50° ANNIVERSARIO DI MATRI-

CRISTIANA.

MONIO ATTORNIATI

T A N T I A UGU R I DA L PA P À S AV I NO , DA L L A M A M M A T ON I A Z ACC A R I A E DA I S UOI F R AT E L L I A N G E L O E D OM E N IC O

DALL’AFFETTO DEI

4 AMICI A NEW YORK

NOZZE D’ORO

IL LORO

FIGLI, DELLE NUORE, DEI GENERI E DEI NIPOTI

50 PRIMAVERE

NEW YORK. SE C’È

NEW GIOVINAZZO, DA

QUALCHE AMICO A

YORK

O A

CHE TI ASPETTA SEMPRE

FIORENTINO GIUSEPPE IL 22 APRILE U.S

MALGRADO LE DISTANZE

HA FESTEGGIATO I

QUALCHE PARTE DEL MONDO

IL SUO SORRISO RESTA IL PIÙ BEL DONO.

FRANK STERLACCI

SUOI PRIMI

cinquant’anni Una piccola sorpresa per un grande giorno la mamma

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Giugno 2008


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Giugno 2008


FIAT CROMA MULTIJET - ANNO 2005

AUDI A6 AVANT - 180CV TIPTRONIC - ANNO 2002

EMOTION

JAGUAR X TYPE EXECUTIVE ANNO 2003

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ANCORA soprannomi

DALLA

N ALLA M A DENTI STRETTI

RICERCARE NELLO SCHEMA I SOPRANNOMI GIOVINAZZESI ELENCATI (SENZA ACCENTI E GLI EVENTUALI ARTICOLI IN PARENTESI). A SOLUZIONE ULTIMATA LE LETTERE INUTILIZZATE FORNIRANNO UN SIMPATICO AFORISMA GIOVINAZZESE

M ‘MBÌZZE MELÒGNE MESQUÌDDE MESSÉUTE MORÙDDE (U) MÙSCE (LA) MÙSSE (U) MÙSSE

N NACHIERÌDDE NACHÌRE DE PÉLE NAMMÙRE NANZARÙLE NAPLIÒNE NARDÌNE NASÀUNE NASCARÈDDE NASTASÌNE NAVAIÒLE NDRIANÈLLE NDRÒNE NECOLÌNE DE PAPÀ NEGRÌNE NÉGÙSSE NÉUSCE ‘NGHERDUÌDDE ‘NGÌCCHE ‘NGUÌDDE NÌNE (LA) NÌURE (U) NÌURE NOCCHÈTTE N ON B ÒZZE (L A) NÒTTE NÒZZERE E TÙTTE NUVAIÒLE ‘NZACCACHIÀNGHE ‘NZELÌPPE ‘NZÌSTE

CHIAVE (2-5-5-2-7-1-2-6-2-6)

La soluzione a pag. 50

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Giugno 2008


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little DI

italy

NICK PALMIOTTO

Ombre di recessione NEW YORK. Recessione sì o recessione no negli USA? Gli economisti statunitensi si dividono sulla prospettiva, e Wall Street è la protagonista assoluta. Ha chiuso il 2007 in tono negativo, con la paura di un arresto della crescita economica per il 2008, per di più con il rischio di una inflazione rampante. Nell’ultimo sondaggio, il 38% degli analisti interpellati dal Wall Street Journal si è espresso con pessimismo per il sì, facendo eco all’ex governatore della Fed Alan Greenspan che parla di crescenti pericoli recessivi da quasi un anno. Il 38% è la percentuale maggiore che sia stata registrata finora, in aumento costante dai mesi precedenti, ma è pur sempre meno del 50%. Infatti, a controbilanciare la pessima situazione del mercato immobiliare e la crisi dei mutui subprime che ha messo in ginocchio l’intero comparto delle banche e dei bond high risk paralizzando l’attività di fusioni ed acquisizioni, ci sono anche fattori “ottimistici” al lavoro. Ovviamente, la parte del leone nella comunicazione giornalistica la fanno gli aspetti negativi. Per una valutazione generale più completa è bene tener conto anche degli elementi che stanno caratterizzando l’economia americana nel 2008. Cosa sta succedendo? Il dollaro è debole e ciò costituisce un plus in termini di export, sia verso i mercati emergenti sia verso quelli più industrializzati, come sanno bene in Europa dove la preoccupazione valutaria sui commerci è di segno opposto. Il mercato del lavoro è soggetto ad un innegabile rallentamento rispetto a un anno fa. I settori delle costruzioni e quelli correlati al business della casa hanno perso tantissimi posti di lavoro oltre ai considerevoli tagli alle banche e alle finanziarie già effettuati e in arrivo a causa della crisi dei mutui. I consumi hanno tenuto a stento nel 2007 e qui la Banca Centrale ha dovuto effettuare una vera e propria manovra strategica. Da quando è scoppiata la crisi del credito, infatti, ha tagliato tre volte i tassi e prodotto una serie di misure, domestiche e con accordi internazionali con altre banche centrali, per fornire ai mercati la materia prima, cioè la liquidità necessaria a far continuare a girare i motori della ripresa. Sul punto, i commentatori sono in realtà divisi tra chi giudica la politica della FED pericolosamente destinata a far decollare l’inflazione, e chi plaude alla prontezza con cui Ben Bernanke, il successore di Greenspan, ha preso di petto il credit crunch. La realtà è che aiutare i mercati a fronteggiare la paralisi delle transazioni è sempre un atto obbligato per le banche centrali. Da una parte, queste ultime devono rivendicare di agire libere dalle pressioni delle borse e del mondo politico per non perdere credibilità come registi imparziali della stabilità finanziaria. Dall’altra, Greenspan durante la crisi delle valute asiatiche e del famigerato Hedge Fund LTCM, ed ora Bernanke assediato dalle vittime dei subprime, hanno fatto ciò che gli investitori ed i governi speravano. La sostanza è che la FED, con il tasso dei fondi federali al 4,25%, ha ancora munizioni da sparare per stimolare l’espansione, e ciò può rivelarsi un ottimo fattore antirecessione. Per ciò che riguarda la crisi della casa, essa si

è rivelata molto grave da un anno e mezzo ormai, ed ha ridotto vendite e prezzi a un punto tale che, anche se il fondo non è stato toccato in assoluto in certe zone, l’incidenza negativa del comparto sulla crescita del PIL non può più essere percentualmente pesante come è stata nel 2007. Insomma, una situazione generale davvero pesante. Che cosa ci aspetta dunque? Il 2008 è anno di elezioni. Non solo del presidente ma anche per il rinnovo della camera e di parte del senato, e di altre cariche amministrative. Non è clima per tagli alle spese, ma semmai per la classica “generosità” diffusa da parte dei politici che puntano alla rielezione, anche in termini di assunzioni e di altri programmi di spesa. Probabilmente solo questa situazione potrà allontanare temporaneamente le nubi recessive per l’anno in corso.

NICK PALMIOTTO DENTRO LE VALIGIE

FAM DE CEGLIE E GAGLIARDI Dopo la seconda guerra mondiale, Giovinazzo cominciò a svuotarsi. Già, tutti iniziarono a preparar le valigie per andare via. Che tristezza! Certo gli uomini erano già partiti per adempiere al loro dovere della difesa della patria ed avevano ormai messo le tende in terra straniera. I loro cari però erano rimasti a casa. E così dopo la guerra iniziò un gran via vai di valige di cartone e l’assalto alle prime navi che da Napoli salpavano per trasbordare carichi pieni di nostalgia e di grandi speranze. Ma l’oceano non faceva paura. Non intimoriva chi aveva soltanto un grande sogno: quello di riabbracciare i parenti e ricomporre la famiglia in un nuovo mondo. Dopo circa due anni, nel 1950, si registrò un’altra ondata di partenze. Nella grande moltitudine erano ricompresse anche due famiglie a me molto care, la famiglia Gagliardi e la famiglia De Ceglie. Due famiglie che insieme affrontarono il grande sacrificio della traversata in nave. Arrivati a New York si poneva il grande interrogativo. Restare o proseguire? Molti furono coloro che decisero di stabilirsi nella Grande Mela e, facendosi coraggio vicendevolmente si incontravano tutte le sere per parlare della nuova realtà che affrontavano giorno per giorno. Le paure, le incertezze, le speranze…E per chi si stabilì in altre zone si decise di fissare un incontro annuale per fare il punto della situazione e per riabbracciarsi. Già, perché nessuno aveva il telefono e quindi era obbligatorio ritrovarsi. La vicenda però delle famiglie Gagliardi e De Ceglie è proprio singolare. Paulo e Joe, i due capo-famiglia dopo una bella manciata di anni si incontrarono in una zona di Long Island, una terra vergine sede di parecchie dimore residenziali. Non si conoscevano affatto ma i loro figli per pura coincidenza frequentavano la stessa scuola. In classe ovviamente il figlio di Paulo e la figlia di Joe avevano stretto amicizia ed essendo di chiare origini italiane si erano interrogati vicendevolmente sull’origine dei propri genitori. Per puro caso si era già scoperto che entrambe le famiglie erano di origine pugliese! Parlando parlando però altre novità vennero a galla dopo circa un anno. Un bel giorno infatti il figlio di Paulo ha mostrato alla figlia di Joe una foto dei suoi genitori scattata a Giovinazzo con lo sfondo della fontana. La ragazza, allibita, lo informava immediatamente che a casa aveva la stessa foto con i suoi genitori. Ma che coincidenza! Non solo pugliesi ma originari anche della stessa cittadina! Era importante quindi avvisare immediatamente i rispettivi parenti. E così dopo uno scambio di informazioni si scoprì che questi genitori avevano effettuato insieme il viaggio sulla nave, quella famosissima traversata che li aveva condotti in terra straniera e uniti nel segno di una bella amicizia. Insomma un vero e proprio scherzo del destino. La particolarità di questa storia è che io l’ho scoperta soltanto qualche giorno addietro. In occasione di una vacanza del sig. De Ceglie qui in Florida per far visita ad altri parenti. E così mi ha anche informato che i due ragazzi hanno conosciuto il lieto fine e attualmente sono marito e moglie. Ritrovatisi in terra straniera e uniti per sempre! E portatori delle nostre radici, un evento alquanto raro ormai con le nostre nuove generazioni. Una storia che forse difficilmente potrà ripetersi nel nostro gruppo alleato di emigranti giovinazzesi.

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LA

PAGINA

DI

DEL

PESCATORE

ONOFRIO ALTOMARE

Io Adamo, lei Eva Un vecchio adagio recita: ‘A Sant’Antonio ogni fiorone è buono’. E’ in quel periodo che i fioroni giungono a maturazione mentre una moltitudine di gente si riversa già sulle spiagge. Sempre affollata appare la zona arenile adiacente il complesso turistico Nautilus. Lì vi è un fortino, il cui proprietario era un tipo avaro. E che avarizia! Pare che lui e la sua famiglia si nutrissero di soli fioroni. Affacciandosi all’interno si aveva l’impressione di essere in paradiso, un vero e proprio giardino dell’Eden. Sicuramente chi entrava in quel posto aveva comunque di che sfamarsi ed era anche un pretesto per ammirare le bellezze della spiaggia adiacente. Ancora oggi, però, quel posto è molto ambito. L’anno scorso, mentre entrai in quel giardino pieno di fichi, notai un vecchio pescatore che ne stava raccogliendo in grande quantità per poi poterli essiccare. Con un po’ di sfottò e ricordando il vecchio proprietario, mi venne spontaneo chiedergli se aveva intenzione di sfamarsi con quei frutti. Mi sorrise rammentandomi che gli antenati utilizzavano quei frutti in sostituzione del pane e che soprattutto i marinai ne facevano un largo utilizzo. Pare però che l’origine della coltivazione sia da attribuire ai Turchi e comunque le leggende ci parlano sovente dell’abitudine di essiccare i frutti. Il Fico (Ficus carica L.), infatti è un albero frutto originario dell’Asia occidentale, introdotto da tempo immemorabile nell’area mediterranea. In Italia è presente sia in forma specializzata che consociata, soprattutto in Puglia, Campania e Calabria. E’ una pianta molto resistente alla siccità e vegeta nelle regioni della vite, dell’olivo e degli agrumi. Non resiste a -10°C; teme i ristagni idrici e ama i terreni freschi, profondi e ben dotati di sostanza organica. Il fico domestico è caratterizzato da un apparato radicale molto espanso e superficiale, tronco robusto, con corteccia liscia grigiastra, che può raggiungere gli 8 metri di altezza, rami deboli, con gemme terminali di forma appuntita portanti foglie tri-pentalobate, rugose. All’ascella di quelle poste all’apice del ramo sono inserite le gemme a fiore che, schiudendosi, danno origine a un’infiorescenza, detta siconio, for-

mata da un ricettacolo carnoso, al cui interno sono inseriti solo fiori unisessuali, provvista di un foro, detto ostiolo, in posizione opposta rispetto all’inserzione del ramo. I fichi veri: si formano in primavera, maturano a fine estate dello stesso anno e portano fiori femminili fertili o sterili a seconda della varietà. Insomma questo frutto ha proprio tanto da raccontare. Io molte volte mi sono recato in quel giardino a pregare come un vero e proprio cristiano, sotto quei fichi, in completo stato di contemplazione. Mi veniva così in mente la figura di Adamo ed Eva, e la foglia di fico che serviva loro per abbigliarsi. In buona sostanza questo frutto ha contribuito a plasmare il destino del mondo dei cristiani. Peccato che oggi spesso i fichi e i fioroni li lasciamo marcire sugli alberi con l’ausilio dell’inquinamento atmosferico. E così anche l’aspetto paesaggistico muta senza più questa visione festosa e verdeggiante! Non dobbiamo infatti dimenticare che determinate coltivazioni appartengono alla storia del nostro patrimonio di storia e tradizioni e un giorno i turisti potrebbero essere privati della possibilità di comprendere l’assetto del nostro territorio che rischia di subire anch’esso il rischio della globalizzazione. Alzi la mano infatti chi non vorrebbe distendersi al sole su una spiaggia adiacente a piante uniche e meravigliose, piante che caratterizzano proprio le regioni del Sud Italia. Proprio come facevano i nostri antenati che amavano quei luoghi e li apprezzavano. Erano i tempi nei quali non circolavano molti soldi ma i valori erano abbastanza solidi e la famiglia era il fulcro della società, la genuinità della gente fioriva proprio come i tanto amati frutti, mentre oggi qui, nella nostra cittadina, sembra che ormai tutto è orientato verso l’essiccazione, anche i nuclei famigliari. E non è difficile avere conferma di tutto questo. Basta guardarsi in giro e notare che oltre ai fichi e fioroni che vengono lasciati al destino della putrefazione, anche la palma, simbolo della pace è sparita. Nei pressi della stazione si ha un senso di vuoto che ad oggi non è stato ancora colmato. Non abbiamo fatto grandi operazioni negli

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ultimi anni nella storia della nostra cittadina, sembra piuttosto che abbiamo eliminato l’oro per sostituirlo con il piombo. E speriamo che almeno il culto di Sant’Antonio da Padova a Giovinazzo possa continuare ad esistere!

TERRA DI FICHI Terra di pace S’accompagnava la stagione dei frutti… Tutti esultavamo. Sapete gente, l’antica vita… Lo sposo era piacere e che piacere! Era essere liberi dalla bollette! Essere liberi dai tiranni politici E dagli inganni. Focacce e cipolle! Che bello e che libertà! Non si divertivano nelle guerre Ma riuniti presso il fuoco a bere con gli amici. Le spose vivevan felici e senza aver noie Raccoglievano i fichi e giocavano Guardavano le nuvole che nel cielo Si approssimavano, senza pensieri… E le farfalle presso di loro spensierate Danzavano con la vita, mentre le cicale Senza farsi vedere, ridevano… Ma rideva pure la vita… ONOFRIO ALTOMARE


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GIARDINAGGIO A CURA DI CICCIO DECEGLIE

I lavori di Maggio LE PIANTE D’APPARTAMENTO E L’ORTO GIUGNO È IL MESE DEL MASSIMO RIGOGLIO VEGETATIVO lungo tempo è consigliabile asportare continuamente i fiori sfioriti per permettere che ATTENZIONE, È ANCHE IL PERIODO DI massima dif- le energie siano utilizzate in favore di nuovi fusione degli insetti! Prepariamoci quindi boccioli. Si possono creare anche angoli aroa trovare le migliori tecniche per far cresce- matici con vasi contenenti Rosmarino, Salre magnificamente le nostre piante e per via, Basilico, Timo, Erba cipollina e tante alcurarle nel migliore dei modi. tre che si possono trovare dai vivaisti. Per avere punti multicolore si possono creare delle ciotole con vari tipi di piante perenni PIANTE D’APPARTAMENTO utilizzate normalmente per le bordure come Le piante verdi (Ficus, Potos, Tronchetto le gialle Tagetes, la Calceolaria, la Salvia ecc.) Per quelle all’esterno bisogna fare at- Splendens e i girasoli nani. Si devono esetenzione all’esposizione solare perché guire periodici trattamenti insetticidi e queste piante non amano il sole diretto, che fungicidi per proteggere le piante da afidi, può provocare ustioni alle foglie. Il consi- ragnetti, mosca bianca, oidio ecc. glio è di posizionarle sotto piante o cespu- LE PIANTE GRASSE sono ormai posizionagli che possano offrire un’adeguata ombra. te in giardino, balcone o terrazzo, meglio se Per evitare che le foglie si secchino a causa esposte a Sud. Annaffiate maggiormente le della ridotta umidità ambientale è conve- piante, evitando di usare acqua appena usciniente posizionare nel sottovaso un po’ di ta dal rubinetto, per il cloro contenuto e perargilla espansa che trattiene maggiormen- ché se eccessivamente fredda può provocate l’acqua apportata. Nelle giornate molto re un blocco dello sviluppo della pianta per calde è buona pratica fare delle lo stress termico. Concimate regolarmente nebulizzazioni sulle foglie. Per le piante che con fertilizzanti specifici. In questo periodo si mantengono nell’ambiente domestico si possono eseguire trattamenti contro i valgono le regole di base legate alla tem- ragnetti rossi, afidi e cocciniglie. peratura, luce, annaffiatura e concimazione. E’ consigliabile continuare con le periodiche operazioni di pulizia delle foglie, con NELL’ORTO prodotti lucidanti, per togliere la polvere che Ortaggi in Serra: Le temperature sono orsi forma e per migliorare le funzioni di cre- mai calde per avere coltivazioni sotto serra, scita e l’aspetto estetico della pianta. Que- per questo motivo si portano alla maturazione sto è il momento di massima crescita per- solamente i pomodori, i peperoni, le melantanto si devono intensificare le concimazioni zane e i cetrioli che sono in coltivazione. con prodotti specifici. Si devono iniziare sia Ortaggi in pieno campo: Ogni giorno c’è un i trattamenti insetticidi per contenere le lavoro da eseguire nell’orto. Semine, infestazioni di afidi e cocciniglie, sia quelli annaffiature, concimazioni e raccolte si susfungicidi per controllare muffe e maculature seguono in modo incalzante. Si prepara il terreno per trapiantare o seminare gli ortaggi fogliari. IN TERRAZZO E BALCONE. Regna a maturazione in estate-autunno come carol’apoteosi dei colori e dei profumi grazie ai te e radicchio da taglio. Per queste semine è Gerani zonali (ambienti soleggiati), Gerani bene preparare il terreno in modo adatto per parigini (zone a mezz’ombra), Clematidi, il periodo estivo, prevedendo la sistemazioMargherite, Fior di vetro, Fucsie, Petunie (sia ne di un telo di plastica nero per fare una tradizionali, sia striscianti). Un accorgimen- pacciamatura che limiti la perdita di umidità to importante è quello di ruotare periodica- dal terreno e non faccia sviluppare delle mente i vasi che si tengono sospesi per malerbe indesiderate. Nelle zone più fornire la giusta dose di luce alle piante. Per siccitose si può prevedere di inserire una avere una pianta colorata e profumata per “manichetta forata” sotto la pacciamatura per DELLE PIANTE COLTIVATE NEL GIARDINO E NELL’ORTO. MA

GIUGNO, REGNA L’APOTEOSI DEI COLORI E DEI PROFUMI GRAZIE AI GERANI eseguire una irrigazione senza sprechi e perdite per evaporazione. Per pomodori, peperoni, fagioli si deve predisporre un adeguato sistema di tutoraggio con pali e fili di sostegno. Sono pronte per la raccolta le fragole, le cipolle, lattughe, rucola e aromatiche, carote, bietole e piselli. Si devono fare trattamenti insetticidi e fungicidi con prodotti appositi per controllare la diffusione di malattie come gli afidi, la mosca bianca, l’oidio, la peronospora. Inoltre si devono apportare importanti elementi nutritivi, come il Calcio e il Magnesio, perché una loro carenza provoca nelle piante delle fisiopatie (es. marciume apicale del pomodoro) che possono compromettere la riuscita e la commestibilità della produzione degli ortaggi. .

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PERSONAGGI

«C’ERA UNA VOLTA IL PATRON DEL VOLLEY» FINITA

DA TEMPO L’ERA AUREA LA SOCIETÀ DI LUCIO PALMIOTTO RITORNA ALL’ANTICO. E FESTEGGIA I 40 ANNI DI VITA

C’era una volta la corsa all’oro. Non quella di un ancor giovane Paperon de’ Paperoni nel leggendario Klondike e neppure quella dei pionieri nell’inesplorato nuovo mondo. Era quella del volley, di quei ragazzoni di bella presenza e bell’avvenire che a suon di schiacciate, alzate e muri, avevano scoperto l’Eldorado degli anni 90. Con le mani al posto del piccone e i muscoli al posto del setaccio, senza orizzonti esotici, ma solo una rete e una tribuna come scenario. C’era e non c’è più: l’aetas aurea di un mondo fatto non di tuttiuguali che rapiva l’orda scatenata di ragazzini urlanti. C’erano e non ci sono più: gli spalti ribollenti di tifo ed entusiasmo. C’era ma non è più come prima: Lucio Palmiotto che ha abbandonato l’era aurea per entrare in quella del ‘conto economico’. Anche i patron adesso cominciano a controllare le entrate e le uscite. E’ un mondo più vicino alla realtà di paese. C’erano e non ci sono più: i fax, gli assegni a sei zeri (parliamo di vecchie lire), gli stranieri come allenatori. Il volley rimane sport fondamentalmente ricco ma la fauna che popola il piccolo villaggio del volley giovinazzese è cambiata. Vecchi volti e vecchie figure: il tecnico Michele Carelli, Lucio Palmiotto, sua moglie Fiorella Grillo ed un ristretto numero di vecchi collaboratori che continua a lavorare alacremente per una società che quest’anno spegnerà le 40 candeline. Cambiare pelle e cavalcare ancora la tigre. Lucio Palmiotto ne ha visti di tutti i colori. C’era prima dell’età dell’oro. C’era durante l’età dell’oro, quando mister Carelli aveva imposto le sue mani fatate sulla pallavolo giovinazzese trasformandola da bruco a farfalla. Ci sarà anche se non è più il patron che spende e spande con il portafogli a fisarmonica. Nulla di meglio che investire oggi sul riciclaggio di atleti. Ormai c’è chi va via da Giovinazzo e non torna

più. Prima succedeva proprio il contrario. E la Libertas era diventata il porto dei sogni di tanti ragazzoni che venivano a ritagliarsi un posto al sole. Altri tempi. Buon compleanno Libertas. Il tempo scivola sul filo dei ricordi. Nella stagione sportiva 1968/69 nasceva la Liber tas Volley Giovinazzo, ovvero la prima società sportiva maschile pugliese a tagliare il nastro della serie A2, ai tempi del famoso bulgaro Stoev, nell’anno sportivo 1979/80. Fu l’anno di grazia dello sport di Giovinazzo, con la promozione in A2 della Libertas Volley e del Volley Ball e la conquista, da parte dell’Afp, della Coppa delle Coppe. In quegli anni, Giovinazzo era il centro di serenità permanente della pal-

la Mikasa. Giovinazzo colorava di giallo e blu i Palasport di un’intera penisola. Giovinazzo dominava in lungo ed in largo. In cima, Lucio Palmiotto. Un membro illustre della generazione dei fenomeni che ha portato avanti la ex Libertas Volley per tanti anni, nella più lunga storia d’amore del massimo esponente del club. «La pallavolo è stata sempre la più grande rivale in amore per mia moglie» - confida candidamente Palmiotto. «Iniziai a parlare di pallavolo al liceo, quando il sig. Sollecito mi corteggiò. Poi ci fu la fusione con la vecchia Afp che stava scomparendo e sulla scia del pattinaggio, venne fuori la prima squadra di hockey su pista. L’Afp di pallavolo, che era nata qualche anno prima di noi, non aveva le basi per continuare e decise di fondersi con noi». Così a Giovinazzo impazza la pallavolo. I successi del Giovinazzo regalano al volley una ribalta mai avuta prima. Fino alla scalata vincente, in un solo quadriennio, dalla C2 alla B1, con la vittoria del torneo di B2 nell’anno 1996/97. «Quella stagione fu l’emblema di quattro anni di collaborazione fantastica. Passammo dalla C2 alla B1, in quattro anni». L’arrivo in B1, un triennio in B2, poi il meccanismo s’inceppa. «All’improvviso perdemmo uno dei più grandi dirigenti che siamo esistiti a Giovinazzo. La sua mancanza si fece sentire subito e fece perdere un po’ di entusiasmo a tutti». Poi, il ricordo ritorna alla stagione 1997/98, al punto più alto della storia della Libertas Volley. L’11° posto finale non scon-

SOLUZIONE CRUCIPUZZLE (pag.41): «La mamma fesce le figghie e la vecène le marète» (LA MAMMA ALLEVA LE

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FIGLIE E LA VICINA LE MARITA)


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Lapiazza di giovinazzo giugno 2008