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DICEMBRE 2010


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LA PIAZZA di Giovinazzo

Via Cairoli, 95 Giovinazzo 70054 (Ba) Edito da Ass. Amici della Piazza Iscr. Trib. di Bari n. 1301 del 23/12/1996 Part. IVA 05141830728 Iscr. al REA n.401122 Telefono e Fax 080/394.63.76 IND.INTERNET:www.giovinazzo.it E_MAIL:lapiazza@giovinazzo.it Fondatore Sergio Pisani direttore responsabile Sergio Pisani redazione Porzia Mezzina - Agostino Picicco - Alessandra Tomarchio - Damiano de Ceglia - Marianna La Forgia - Daniela Stufano Vincenzo Depalma Angelo Guastadisegni - Onofrio Altomare - Diego de Ceglia - Michele Carlucci - Mimmo Ungaro - Pino Lisi - Gabriella Marcandrea corrispondenti dall’estero Vito Bavaro - Nick Palmiotto Giuseppe Illuzzi - Rocco Stellacci stampa - Nuova Poligrafica (Modugno) progetto grafico - Ass. Amici della Piazza Grafica pubblicitaria: C. Morese responsabile marketing & pubblicità: Roberto Russo tel. 347/574.38.73

ABBONAMENTI Giovinazzo: 10 Euro Italia: 20 Euro Estero: 60 Euro Gli abbonamenti vengono sottoscritti con c.c postale n.80180698 o con vaglia postale o assegno bancario intestato ad:

ASS. AMICI DELLA PIAZZA II TRAV. MARCONI,42 70054 GIOVINAZZO (BA) ITALY La collaborazione é aperta a tutti. La redazione si riserva la facoltà di condensare o modificare secondo le esigenze gli scritti senza alterarne il pensiero. Gli articoli impegnano la responsabilità dei singoli autori e non vincolano in alcun modo la linea editoriale di questo periodico.

editor Giovinazzo, 30 ottobre scorso. Incontro su ‘Facebook: ti chiedo l’amicizia ti do comunicazione’. «Se un cittadino mi comunica che c’è un palo da sostituire e in tempo reale mi invia anche la foto tramite Facebook, io provvedo tempestivamente. Non esistono al momento altri strumenti così straordinari che permettono alla gente comune di contattare il loro sindaco». Pensieri e parole di Michele Emiliano, sindaco di Bari, il politico che risponde su Facebook. Controbatte Antonello Natalicchio, sindaco di Giovinazzo: «Facebook può essere uno strumento pericoloso per un politico, una sorta di ‘ibrido’ tra il parlato e lo scritto. A Giovinazzo, che è una piccola realtà, il Sindaco parla per strada con i cittadini ed è quindi a loro disposizione 24 ore su 24». Il dialogo tra i due diventa vibrante. Incalza Michele Emiliano: «È un mezzo che permette molto spesso ai baresi di esprimere la loro vera natura. Quando per determinati argomenti l’asticella del coinvolgimento sale, noi baresi iniziamo ad esprimere la nostra vera natura, quella più selvaggia e le discussioni abbandonano la lingua italiana per scendere nei meandri del dialetto più stretto della “Bari vecchia”. Tanto per capirci, quello che piace tanto a Cassano». Rimbecca Natalicchio: «Su Facebook non spiegherò mai il problema dell’erosione della costa a Giovinazzo perché si potrebbe incorrere nella moltiplicazione dell’informaz ione che poi produrrebbe disinformazione a svantaggio di tutti. In questo momento storico abbiamo difficoltà ad avere un rapporto etico con la parola e oggi si registra anche la perdita del senso delle parole. La priorità dovrebbe essere quella di dare un’informazione corretta di quello che accade utilizzando le parole giuste. Preferisco discutere dei

problemi della piccola realtà giovinazzese con i cittadini per strada». Noi siamo de La Piazza e non mass-mediologi. Però parafrasando i loro pensieri si potrebbe capire che per un politico locale non serve poi tanto uscire dai mezzi di comunicazione tradizionali, per Emiliano invece, sindaco di una città metropolitana, bisogna investire le energie rinnovabili nel web e nei nuovi media perché traino di una nuova epoca. Insomma, i politici locali usano Facebook, ma lo usano in maniera direttamente proporzionale, spesso, alla loro importanza dentro al partito o nelle istituzioni. Vale a dire che finché sono confinati nei ranghi bassi la loro pagina Facebook non esiste (è il caso del sindaco di Giovinazzo) o se esiste è per molti

Finito di stampare il 2711/2010

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versi simile a quella di tutti gli altri e usano il social network come lo userebbe un qualsiasi privato: ci postano gli status, mettono link, fanno promozione alle varie iniziative in cui sono coinvolti da soli o per il partito. Spesso li trovi on line e ci fai anche qualche chattata: ma la risposta alla chat è dovuta al fatto che magari ti conoscono di vista e quindi rispondono alla tua chat esattamente come risponderebbero al tuo saluto e si fermerebbero a chiacchierare con te per qualche minuto se ti incontrassero al bar del paese. Man mano che si sale e si arriva ai grossi nomi, la pagina di FB si spersonalizza, diventa vetrina. Spesso non sono nemmeno loro a gestirla (ammesso e non concesso che se la siano

aperta da soli, cosa di cui dubitiamo), ma la appaltano probabilmente a qualche addetto stampa o volontario di partito. Il quale, poverello, uploda sulla pagina quello che può: cioè qualche mozzicone di discorso ridotto alle dimensioni di un tweet, uno spezzone di intervista del telegiornale. E’difficile trovare questi politici on line nella chat. Per carità, hanno molto da fare, e per giunta, se la tenessero aperta, sarebbero anche assaliti continuamente da torme di rompiscatole e mitomani vari. Di fatto non ci sono mai, e se un elettore volesse provare a contattarli attraverso questo canale così immediato, anche solo per conoscerli, beh, i risultati sarebbero fallimentari, anzi, inesistenti. Anche perché troveremo impossibile ricevere l’amicizia da un Berlusconi o Bersani per chiedere «Ancora in piedi il Governo?» «Ma lo silurate, Silvio, o no?». Al massimo, se ci venisse l’uzzolo, potremmo forse diventare solo fan di qualche loro pagina. Diventare friend è difficile quando il profilo privato ha raggiunto il limite massimo di 5mila amici. Allora si ricorre alla fan page, ossia il profilo usato dai personaggi pubblici. La differenza? L’amicizia dev’essere richiesta con il profilo privato, mentre per essere fan basta solamente cliccare su «mi piace». Stessa cosa succede con Emiliano. Difficile chiedergli «Mikè, t vuè fa n’amic?». «Tutto esaurito, sei arrivato troppo tardi». Più facile cliccare su «mi piace». E allora, come fare a comunicargli da semplice cittadino tramite Facebook che c’è quel famoso palo da sostituire? Mikè, famm sapà! LA REDAZIONE

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COPERTINA

IL

TITOLO DELLA COPERTINA È LI-

BERAMENTE ISPIRATO AL SIMPOSIO

‘FACEBOOK: TI CHIEDO L’AMI-

CIZIA TI DO COMUNICAZIONE ’

MICHELE EMILIANO BARI. NELLA L ’ AV V . FRANCESCO FOTO MASTRO, LEGALE DEL COMITATO PORTUUALE DEL COMUNE DI BARI. LA FOTOCOMPOSIZIONE È STATA REALIZZATA DA C. MORESE TENUTO DA

(A

DX) SINDACO DI

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l’inchiesta DI

«Benvenuti a Giovinazzo, città dell’olio», si legge sui cartelli stradali ai vari ingressi del paese. Nulla di più veritiero, alla luce della tipica economia nostrana. Nulla di più rispondente ad una tradizione cittadina che vede frantoi di vecchia data tramandare di generazione in generazione la passione per «l’oro verde». Nulla di diverso dal contesto regionale in cui viviamo. E’ l’olio, l’oro della Puglia, alimento antico e prezioso come la terra dalla

SERGIO PISANI

quale è generato. L’olio, il frutto di un clima generoso, ma anche il risultato di grande lavoro e dedizione da parte di chi, con amore e rispetto, coltiva e cura questi autentici monumenti della natura. Dalla potatura alla raccolta, dalla macinatura al consumo, la coltivazione dell’ulivo a Giovinazzo è da sempre circondata da un atavico rispetto e dedizione. Ogni goccia d’olio per noi giovinazzesi è preziosa e racchiude in sé tutto un mondo di saperi e sa-

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pori unico e inimitabile. Provate a far cadere una goccia di olio su una fetta di pane casareccio appena sfornato! E poi le tantissime ricette che si possono preparare con la base di olio di oliva, anche e soprattutto crudo. LA PRODUZIONE A GIOVINAZZO. La campagna olivicola si presenta più che discreta. «Da alcuni alberi - spiega Ciccio Deceglie di Farmagricola - si raccolgono anche 170 kg di olive. Se molte sono le olive cadute per terra, almeno il 2%, dipende solo da un fattore del tutto fisologico e non imputabile ad una proliferazione di parassiti o una pessima irrorazione. Sotto il profilo fitosanitario infatti non si riscontrano particolari problemi a carico delle olive attaccate comunque dalla ‘mosca olearia’ ma non in misura più rilevante rispetto agli altri anni». Il clima caldo-umido alternato a piogge ha consentito alle piante di accumulare una buona riserva idrica. Tante sono le olive, dunque, ma la resa non sarà abbondante. Il perché è presto detto: «Da noi – aggiunge il titolare di Farmagricola - c’è il malvezzo di iniziar la raccolta olivicola il 1° novembre, periodo in cui le olive non sono ancora giunte a maturazione. La resa dunque è bassa, circa 14kg di olio su un quintale di olive. In compenso l’olio è di ottima qualità con punte di eccellenza». Ma c’è dell’altro. «Il segreto di un olio di qualità dipende anche da altri fattori e da una serie di operazioni che condizionano molto il risultato: la raccolta a mano, la lavorazione delle olive entro le 24 ore dalla raccolta, le modalità di estrazione dell’olio. Solo così si ottiene quell’olio extravergine, di colore giallo oro, di gusto dolce con lieve pizzicore che sono le caratteristiche degli oli della nostra terra». Olio di casa che si confronterà per la seconda volta con l’obbligo di indicare in etichetta l’origine dell’olio extra ver-


gine di oliva. Un test importante per il mercato e per i consumatori. CROLLO DEI PREZZI. Il prezzo al quintale dell’olio è cosi basso che non è conveniente effettuare la raccolta, di conseguenza il prezzo delle olive, quest’anno stimato intorno alle 33-34 euro al quintale non copre nemmeno le spese che sono state affrontate dagli olivicoltori, potatura, concimazione e raccolta. A fronte dei 45 euro giornalieri corrisposti ad un operaio della terra, perché la raccolta sia conveniente, occorre vendere le olive almeno a 70 euro al quintale. Eppure secondo le stime riportate dall’Unaprol (Unione nazionale delle associazioni dei produttori d’olive), nell’annata olivicola-olearia 2010-2011 la Puglia si riconfermerà regina dell’olio in Italia con le sue 172.690 tonnellate. Magra consolazione se non ci stiamo nei costi. Ma perchè al supermercato trovo un olio extra vergine di oliva che costa meno di 4 euro al litro? E qua si avanzano le ipotesi più varie. Del tipo: c’è il contributo della comunità europea, i costi di produzione sono molto più bassi, si usano le macchine scuotitrici, nessuno raccoglie le olive, le si lasciano cadere…. Ognuna di questi luoghi comuni meriterebbe una risposta ed una serie di informazioni. In realtà la storia è abbastanza semplice. Quell’olio del supermercato non è solo olio extra vergine di oliva, c’è anche dell’altro. Oli di oliva non extra vergini, oli di provenienza indefinita… Un piccolo aiuto è arrivato dalla recente normativa sul made in Italy che ha spostato i consumi verso l’extravergine di produzione nostrana anche presso la grande distribuzione. Per potenziare ancora di più questo fenomeno bisogna aumentare la visibilità dei produttori italiani con un massiccio intervento a favore della corretta e pulita informazione verso i consumatori che ancora oggi risultano impreparati sul mondo oleario (ci sono ancora troppe persone che non conoscono la differenza tra olio extravergine di oliva e olio di oliva). Da anni - afferma Pietro Salcuni, presidente della Coldiretti Puglia - denunciamo l’esistenza di un vero e proprio racket con centinaia di migliaia di litri di olio di oliva che viene rubato in Spagna per essere importato clandestinamente in Italia da parte di bande organizzate». Mentre in Italia si cerca di combattere con prezzi bassi, sofisticazioni dell’olio ecc, e tenuto conto che i consumi mondiali crescono, non ci rimane altro che osservare l’avanzamento della Spagna che sta facendo passi doppi rispetto alla nostra penisola.

NELLA FOTO MARIA FRANCESCA BOVE

Nata sotto il segno della bilancia, diciottenne, quel che colpisce di lei sono i bellissimi occhi verdi e la cascata di capelli fluenti. Maria Francesca Bove, frequenta l’ultimo anno del liceo classico Matteo Spinelli di Giovinazzo con ottimi risultati, è tra i 100 studenti più bravi d’Italia. Classificatasi prima nella finale regionale pugliese del concorso nazionale di bellezza Miss Bella d’Italia 2010 la scorsa estate, incarna appieno il binomio non usuale di bellezza unita all’intelligenza. Spigliata, ama leggere, soprattutto romanzi di autori sud americani come l’Allende, ha studiato danza hip hop e le piace ballare. Da grande vorrebbe diventare criminologa. Proprio il concorso Miss Bella d’Italia, al quale Carmen Martorana, da perfetta talent scout, ha voluto che si iscrivesse, le ha dato la possibilità di essere notata, funzionando per lei da cassa di risonanza, una sorta di trampolino di lancio che le ha consentito, fra le altre cose, di sfilare allo Sheraton Nicolaus hotel di Bari, indossando gli abiti di una stilista emergente quale Roberta Tonelli; di partecipare a Promessi Sposi, salone nazionale del matrimonio, presso la Fiera del Levante di Bari, sfilando per l’Atelier by Cristal di Bitonto, maison della signora Giovanna Coniglio, in veste di testimonial della linea sposi per la quale ha posato su un catalogo specializzato. Sempre consigliata e tutelata da Carmen Martorana, che la stessa Francesca ritiene essere una figura di riferimento nonché mentore e garante della propria immagine nel patinato mondo della moda. Un’avventura che le piace, afferma Maria Francesca Bove, senza però mai perdere di vista i suoi obiettivi nello studio. A dicembre, per esempio, partirà alla volta di Agrigento, insieme ad altri tre studenti di Giovinazzo per partecipare al concorso letterario nazionale su Pirandello. Maria Francesca Bove è una delle prime ragazze entrate a far parte della scuderia della neocostituita agenzia di moda e spettacolo di Carmen Martorana e Saba Loconsole, Martorana&Loconsole eventi.

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consiglio comunale DI

MARIANNA LA FORGIA

Angelo Depalma, il ritorno LA

MASSIMA ASSISE CITTADINA LO HA RIELETTO

E alla fine presidente fu. Il consiglio comunale ha eletto in seconda votazione e con tredici espressioni di voto dei consiglieri presenti in aula Angelo Depalma. Una seduta della massima assise monotematica quella del 4 novembre sera e senza troppo spargimento di sangue: le minoranze non si sono sedute al banco della opposizione per scelta ponderata, perché «non vogliamo essere sbeffeggiati – ha detto il consigliere Michele Palmiotto – perché qui sappiamo bene chi pesta regolamenti e leggi e accusa noi di essere vergognosi nella nostra condotta» e in aula rimangono i 13 consiglieri di maggioranza compreso sindaco e Angelo Turturro del Gruppo Misto. Il segretario fa l’appello: la seduta è valida. Nella lettera-diffida del Prefetto di Bari Carlo Schilardi si parlava di «nuova convocazione e all’ordine del giorno, al

PRESIDENTE

primo punto, immodificabilmente, l’elezione del presidente del Consiglio, rammentando che nella medesima seduta, che deve proseguire ad oltranza, la maggioranza qualificata richiesta è in prima votazione di 2/3 dei consiglieri assegnati e nelle votazioni successive della metà più una dei consiglieri assegnati». Al posto del vice presidente vicario Leo Magarelli siede il consigliere più anziano, Luigi Annese. L’opposizione è tra il pubblico, quando si comincia con la votazione il consigliere Ruggero Iannone interviene: «Lei si deve prendere la responsabilità di quello che state facendo – urla ad Annese – sia personale che penale, non avete i numeri per fare quello che state facendo, non avete raggiunto i due terzi dei consiglieri presenti». Parla di minacce il sindaco Antonello Natalicchio, il consigliere Dino

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Piscitelli stempera un po’ gli animi ma non cambia di una virgola il pensiero di Iannone: «Anche se il Prefetto parla di proseguire ad oltranza, il numero dei consiglieri deve rimanere dei due terzi». E mentre la maggioranza gongola, la battaglia per il ripristino – secondo l’opposizione – del rispetto dei diritti di tutto il consiglio comincia fuori dalle mura del Palazzo di Città. «Faremo ricorso al Tar – dice Magarelli – e siccome ci daranno ragione, tutti gli atti e le conseguenze di tali atti saranno resi nulli». MARIANNA LA FORGIA

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l l’’intervista intervista DI DI G GABRIELLA ABRIELLA M MARCANDREA ARCANDREA

MASTROEMILIANO I due fanno outing ai nostri microfoni FRANCESCO MASTRO Un giovinazzese adottato da Bari e dal Sindaco Michele Emiliano. Così potresti essere definito. Come nasce il rapporto di collaborazione con il primo cittadino barese? E’innanzitutto fondato su un solido legame di amicizia e rispetto reciproco. E così Michele Emiliano ha deciso di darmi carta bianca per quel che concerne le attività riguardanti il Porto di Bari. Sono un velista e un appassionato di attività marinare per cui non ho avuto difficoltà ad accettare a titolo gratuito questo incarico che mi appassiona. Quali sono gli obiettivi che ti prefiggi con questo incarico istituzionale? Il mio è un incarico di ampio respiro. Quale Consigliere del Sindaco per i rapporti con l’Autorità Portuale e la valorizzazione delle ri-

sorse del mare ho l’opportunità di approfondire ed arricchire la mia esperienza in materia attraverso progetti che riguardano l’organizzazione del turismo, anche a terra e l’alienazione della circoscrizione marittima del Molo di Sant’Antonio al Porto di Bari. Senza dimenticare l’attività da diporto per la creazione di nuovi posti barca e il decongestionamento del traffico marittimo. Inoltre stiamo puntando ad incrementare la presenza delle grandi compagnie di navi da crociera ed ora, dopo Costa e MSC, anche la Royal Caribbean Cruises Ltd., una società di grande prestigio sta creando le sue basi nel Porto di Bari. Voglio precisare che io ricopro anche la carica di membro permanente all’interno del Comitato Portuale e grazie a questo ruolo ho stretto ottimi rapporti umani e professionali con il Presidente Francesco Mariani, persona di grande com-

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petenza nell’amministrazione dei porti. Un utile bagaglio, insomma per progetti futuri che potrebbero riguardare il porto turistico di Giovinazzo? Da quando ricoprivo la carica di consigliere comunale, il mio sogno più grande era quello di poter collaborare concretamente allo sviluppo del turismo a Giovinazzo. Ovviamente in esso era inglobato anche un progetto di ampliamento del porto turistico che lasciasse però intatto quel gioiellino che tuttora esiste e che è stato già trasformato senza precisi criteri. È doveroso ricordare quindi che la nostra cittadina non offre una decorosa piattaforma di attracco. Non è mai stato realizzato un piano che prevede la creazione di 6-700 posti barca che potrebbe coinvolgere le due litoranee così come in passato qualcuno aveva prospettato. La risorsa più importante per noi è il mare e se non facciamo ruotare tutta


la nostra economia intorno a questo tesoro non potremo mai tastare un miglioramento della cittadina. Eppure tanto ci sarebbe da fare. Come ad esempio la creazione di un museo e di una biblioteca del mare che conserverebbe tra l’altro la storia che ci riguarda. Esistono i presupposti a Giovinazzo? Giovinazzo non ha un’autorità portuale e quindi tutto deve passare attraverso il Sindaco e l’amministrazione comunale. Personalmente posso dire che mi piacerebbe trasfondere la mia esperienza nella nostra realtà, realizzare ciò che finora qui non si è mai fatto per mancanza di volontà e capacità. C’è bisogno di un respiro economico-turistico nuovo e i cittadini ne sono ben coscienti. Come vedi l’attuale scenario politico a Giovinazzo? Innanzitutto sono contento di rivedere un Sindaco che fino a poco tempo fa era assente fisicamente e sono anche convinto che non ha difficoltà a sedare le problematiche emergenti nella cittadina. Lo considero una persona molto capace e sensibile. Tra le ultime, la questione spinosa della maglia D 1.1 della zona artigianale. Sarebbe forse necessario istituire un tavolo permanente che inizi a vagliare attentamente ogni tipo di ipotesi che potrà concretizzarsi nel momento della conclusione delle indagini preliminari e dell’eventuale apertura dei processi. Antonello Natalicchio, visti i tempi della giustizia, probabilmente non sarà più Sindaco e quindi ha il dovere di investire il Consiglio Comunale per non lasciare la patata bollente al suo successore. Attualmente infatti non è noto sapere se in questa questione saranno coinvolti esponenti politici o funzionari del Comune e se il Comune dovrà poi affrontare e gestire l’eventuale proprietà di 141 appartamenti assoggettati a confisca. Per quanto riguarda invece la situazione della sicurezza, credo che, nonostante gli ultimi accadimenti registrati nella nostra provincia e riguardanti la malavita organizzata (e gestiti con grande competenza dal Procuratore Laudati), Giovinazzo costituisce ancora un’isola felice dove si verificano soltanto epi-

sodi di microcriminalità e vandalismo spicciolo. Ragione anche di una competente presenza sul territorio delle forze dei Carabinieri. Lo scenario sulle amministrative del 2012? Non vedo direzioni precise al momento ma nella gente leggo tanta voglia di rilancio. Il PDL attualmente non ha un grande peso secondo me, si presenta con un vulnus irreversibile nel Consiglio Comunale. Forse due mandati legislativi affidati ad Antonello Natalicchio sono proprio il frutto di un centro-destra inesistente e che con forza ha voluto tenere lontani soggetti validi e volenterosi. Io sono uno di quelli, un personaggio scomodo e mai troppo gradito. Questo sindaco insomma i cittadini come lo vorrebbero? Di centro, di destra o di sinistra? Un Sindaco che voglia bene a tutti i cittadini. Che vada oltre gli schemi ideologico-piccolo-borghesi, che alimenti la speranza di una intera comunità, che sia trasversale. Un Sindaco che pensa e realizza per la sua città, capace di mettere da parte le questioni di principio e le questioni personali. La città ha bisogno di serenità economica e di sviluppo. I giovani sono una risorsa, non zavorre da allontanare dal territorio. Vorresti un Sindaco da Facebook o da piazza! Da Facebook…in piazza, si potrebbe dire. È necessario oggi provare tutto ed essere presenti ovunque. Su Facebook la comunità giovinazzese è più attiva di quanto si pensi e quindi se si è assenti si tralascia un pezzo di attività cittadina vivente. Giovinazzo, poi, per le sue dimensioni dà anche la possibilità di vedere e sentire quelle persone che su Facebook non sono presenti. Come deve rapportarsi un sindaco giovinazzese su Facebook? Deve veicolare i dissensi dei cittadini. Ascoltare la voce del web, luogo dove la gente trova il coraggio di una sincerità difficile da ester-

nare dal vivo. Diventa quindi una ottima occasione per carpire quei dissensi che devono essere il sale vitale per un amministratore, il quale deve farne tesoro anche per aggiustare il tiro e non per farne una questione di orgoglio, tipica, a volte, di deboli personalità, sicuramente povere di novità ed esperienze di diversi punti di vista. Facebook diventa uno strumento veloce ed ottimale. Deve andare a cercarsi in tempo reale le problematiche dei cittadini ed avere il piacere di esaminarle democraticamente con la comunità e di risolverle velocemente. La città è di tutti, non solo di chi ha votato quel Sindaco. Una volta finite le elezioni il Sindaco è davvero di tutti. Non c’è dunque il rischio che una valanga di infor mazioni attraverso Internet possa produrre disinformazione e incomprensioni? Mi piace affermare che ogni notizia è cattiva solo quando è falsa. Un Sindaco che ne viene a conoscenza ha, prima di ogni altro, il dovere di verificarne la genuinità e rispondere per le rime. Anche a chi cerca di sparare nel mucchio. Facebook quindi può affinare le capacità amministrative e velocizzare la risoluzione dei problemi, soprattutto di quelli più semplici.

MICHELE EMILIANO, SINDACO DI BARI Il lavoro di un politico viene anche giudicato dall’operato dei suoi collaboratori. Com’è nato il rapporto di fiducia con l’Avv. Mastro? La famiglia Mastro è una famiglia salda, di antichi valori e tradizioni e Francesco che ne fa parte è un avvocato molto competente. Ha anche una grandissima passione civile e lavora gratuitamente per il Comune di Bari nel seguire tutte le questioni che riguardano il porto. Un porto molto complesso nelle sue problematiche. Proprio in questi giorni ci sono state molte sedute del Comitato Portuale alle quali l’Avv. Mastro partecipa

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su mia delega, cioè rappresenta il Sindaco di Bari nel Comitato Portuale. Quali obiettivi si prefigge dunque di raggiungere per la realtà portuale di Bari attraverso l’ausilio dell’Avv. Mastro? Naturalmente il porto di Bari ha grandissimi progetti, quello più rilevante è sicuramente quello di aprirlo alla città, di far diventare il porto un grande luogo per il commercio, per i traffici, per i traghetti, per i turisti ma anche per i cittadini. Bisogno lavorare solcando questo mare. Poi c’è il grande sogno di fare il porto turistico al Molo S. Cataldo. Il terzo grande progetto? Consentire al Porto di Bari di ospitare le grandissime navi da crociera, quelle che attualmente non possono entrare in nessun porto dell’Adriatico. Confido nei lavori che sono già programmati per poter accogliere tutti i crocieristi che potrebbero dare a Bari un traffico turistico ancora più grande di quello che abbiamo. Bari è già il primo porto dell’Adriatico. Perché non farlo diventare un porto di riferimento nel Mediterraneo Orientale? L’esperienza dell’avv. Mastro servirà a trasfondere qualche idea per la nostra marineria? Francesco è già pronto professionalmente ad assumere ruoli politici più alti. Ovviamente dipenderà dalla sua scelta, dalla sua volontà, dai suoi amici ma io credo che (visto che Antonello Natalicchio non si può ricandidare ed è stato un sindaco molto importante in questa città), Francesco abbia il dovere di interessarsi della vicenda che riguarda Giovinazzo, perché bisogna trovare un Sindaco all’altezza di Antonello Natalicchio e che possa proseguire il suo cammino. Lo stesso Antonello credo stia lavorando per cercare questa persona. Facebook potrebbe funzionare in realtà piccole come

Giovinazzo? Facebook è uno di quei luoghi dove i giovinazzesi, ma non solo loro potrebbero dare un contributo per cominciare ad elaborare il programma di governo e cominciare quindi anche quel lavoro di addestramento che ogni candidato deve fare, dialogando con la sua città. Non si nasce Sindaci. Sindaci si diventa. Si diventa dialogando con i cittadini e imparando da loro la complessità di una città e individuando con loro le soluzioni migliori. Facebook potrebbe servire anche a raccogliere consensi? In realtà io l’ho abbastanza trascurato in campagna elettorale, lo sto adoperando molto adesso che sono al secondo mandato. Lo adopero per governare, è un mezzo potentissimo. Tutti gli Assessori della mia Giunta sono su Facebook. Se un cittadino trova un palo della luce abbattuto, lo fotografa col telefonino, me lo invia ed io lo inoltro all’Assessore che dà disposizione per la sua riparazione. È solo un esempio delle cose straordinarie che si possono fare. In definitiva un Sindaco deve imparare ad usare Facebook per le questioni politiche? La mia pagina di Facebook, almeno nelle annotazioni politiche ed amministrative la gestisco direttamente. Avete visto questa sera… Lo so, è un po’ fastidioso forse vedere il Sindaco che ha il palmare in mano ma io riferivo dell’incontro di stasera ai miei amici e finché svolgerò funzione pubblica credo sia doveroso da parte mia comunicare tutto ciò che faccio, tutto ciò che accade a chi mi segue, mi sostiene, mi dà una mano, allevia la mia sofferenza e qualche volta mi aiuta anche, criticandomi con molta energia e con molta forza. Facebook è uno strumento potentissimo per la democrazia.

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IL

CONTRAPPUNTO d e l l ’a l f i e r e

E’ partita la corsa alla poltrona di sindaco NEL MONDO. Continuano incessanti le stragi di cristiani. Nessuno se ne duole, nessuno ne parla e quando i giornali se ne occupano la notizia cade immediatamente nel dimenticatoio. Anche la Chiesa, quasi timorosa di scatenare guerre di religione e reazioni inconsulte dei Paesi musulmani, nel denunciare i pogrom anti-cristiani è sempre attenta a non alzare i toni, a non mostrare fermezza. In Iraq ormai siamo alla pulizia etnica. Gli attentati alle chiese cristiane non si contano più. I morti e i feriti sono quasi all’ordine del giorno. L’Occidente pronto ad indignarsi, ad organizzare raccolte di firme e petizioni più o meno popolari per le questioni più disparate, si mostra disinteressato o finge di non vedere. Il presidente Obama nella sua recente visita in Indonesia ha lodato il Paese musulmano più grande del mondo quale esempio di pacifica convivenza. Saranno sfuggiti al presidente statunitense tutti gli episodi più o meno recenti di attentati e condanne ai cristiani indonesiani. Avrà dimenticato, ad esempio, i massacri indonesiani di Timor Est. Tutto nel dimenticatoio, tutto taciuto. Ma tant’è! Non stiamo parlando di Israele e quindi tutto è permesso. E’ sicuramente giusto marcare l’accento sulla libertà religiosa, costituzionalmente garantita e sul diritto dei musulmani di avere luoghi di culto in cui poter pregare e ascoltare i sermoni degli Imam. Ma è troppo chiedere che vengano svolti in italiano? Sarebbe un contributo determinante per allontanare sospetti ed incomprensioni e favorire l’integrazione. E perché tante reticenze nel condannare chiaramente gli episodi di violenza a danno delle donne islamiche che reclamano libertà di decidere sul loro futuro? Insomma si grida alla censura, alla libertà di opinione negata in Italia ma ecco che su al-

cune battaglie valoriali si tace. Si tace non solo su questo ma anche su tanto altro che non si immagina. IN ITALIA. In questi giorni di crisi politica-governativa assai acuta pochi hanno toccato uno degli aspetti nodali dei riflessi della crisi sul bilancio dello Stato, quindi sulle nostre tasche. Mentre il Presidente della Camera lanciava i suoi strali contro Berlusconi ed il governo, ecco che il differenziale fra i titoli di stato tedeschi e quelli italiani si ampliava a livelli mai toccati dall’introduzione della moneta unica. Detto in termini semplici, un aumento del costo del debito pubblico di svariati e svariati milioni di euro. Per compensare un simile aumento si dovranno evitare altre spese. Magari il restauro di altri edifici di Pompei che tanto stanno a cuore, giustamente, alle opposizioni responsabili di sinistra, di centro e di quella che - non so perché - pretende di farsi chiamare nuova destra. In questa situazione non sarebbe difficile capire dove sia la vera irresponsabilità. La speculazione internazionale non ci metterebbe un istante a mettere sotto pressione il sistema Italia con conseguenze disastrose. Ripeto se il rendimento dei nostri titoli di Stato dovesse salire in modo stabile e consistente chi credete sarà chiamato a pagare? Ma questo ai responsabilissimi neo-oppositori eletti con il simbolo del Pdl e il nome di Berlusconi interessa poco, magari niente. Aspettiamo il 14 dicembre per capire cosa succederà. Altre polemiche, altri appelli ipocriti alla responsabilità, altri tentativi di mediazione ci attendono. Sarà votata la finanziaria sulla quale l’opposizione di sinistra e di centro non farà ostruzionismo per il senso sbandierato di responsabilità ma invece per una ragione più terra

terra. Ossia l’impossibilità di formulare proposte alternative che inevitabilmente porterebbero a fare scelte sui tagli da effettuare. Ed allora sarebbe impossibile partecipare alle proteste di tutti con il corollario del sostegno demagogico ‘alle legittime richieste della categoria’. A GIOVINAZZO. Mentre ancora non è chiaro se si andrà alla urne in primavera, a Giovinazzo già si scaldano i motori per la successione alla poltrona di sindaco anche se manca molto più di anno. Siccome in passato si è sostenuto che non si poteva proporre un candidato a pochi mesi dal voto ecco che questa volta i candidati si stanno muovendo con largo anticipo. Troppo attivismo per non destare sospetti. Negano ambizioni ma eccoli che sgomitano per una foto, per un convegno, per un incontro, per una manifestazione. Da destra a sinistra, da sinistra a destra. La collocazione non importa purchè serva alle ambizioni, per carità legittime, di questi nuovi-vecchi personaggi. Anzi la modernità reclama trasversalità e l’adesione al progetto di tutto ed il suo contrario, come sempre, e di più, basta vincere. Evviva. Buon Natale a tutti.

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riceviamo

e

pubblichiamo

Circa trent’anni fa! In merito alla questione zona artigianale desidero mettere in chiaro, per quanto mi è possibile, alcuni aspetti pubblicizzati dal Sig. Depalma che per evidenti motivazioni politiche spara, come sa fare un vero politico di questi tempi, omettendo ovviamente i dati di fatto ed aggrappandosi al passato remoto forse perché non gli è possibile fornire intercettazione telefoniche, fatti di escort ecc.. Punto primo. «Perché non si sono espropriati i terreni al di là della ferrovia». Il problema risale a circa 30 anni fa quando era allo studio il Piano Regolatore, Proviamo a chiederlo a chi amministrava a quei tempi e alle casse del comune. Occorrerebbe poi fare un’analisi di quanti artigiani di servizio esistono a Giovinazzo e quanti di questi sarebbero disposti ad investire per allocarsi in quella zona. In sede di approvazione del piano regolatore nel lontano 1985 il consiglio comunale prese atto che la suddetta zona era abnorme per le possibilità della città, ne sarebbe bastata meno della metà. Ne scaturì il fatto che gli acquirenti potevano anche non essere artigiani di servizio. Questo non vuol dire «abusare», come giustamente riportato dal redattore, poteva trattarsi di investimenti per magari affittare l’immobile. Secondo punto. «I proprietari che si leccano le dita». Ma siamo sicuri che c’è da leccarsi le dita? Se invece si fosse fatta una zona di espansione o realmente residenziale? Di certo la zona artigianale non è il massimo nell’indice di fabbricabilità. E’ stata invece una mannaia, un vero castigo proprio perché in quella zona i proprietari sono tutti figli di nessuno, gente che su quella terra (pagata con il sudore) si è spaccata le ossa. Potrebbe essere questo il vero motivo per cui la zona artigianale è stata fatta lì e non altrove. Altro che leccarsi le dita. Comunque il problema risale sempre a circa 30 anni fa!

Quarto punto. «Una riflessione sull’affare che avrebbero fatto acquirenti e costruttori». Per gli acquirenti parliamo di somme che vanno dai 500.000 euro in su per lotti che offrono abitazioni di circa 100 mq. Alla faccia dell’affare! Per quanto riguarda poi costruttori, progettisti, ecc.. non mi risulta che essi lavorino per beneficenza né in zone artigianali né altrove. E Lei Sig. Depalma che è della pasta, lo sa meglio di me. In tutta questa storia purtroppo chi ha la parte peggiore sono i lavoratori dell’intero indotto che tra ‘abusi’ e P.A.I. (Piano per l’Assetto Idrogeologico) stanno godendo di un bel periodo di riposo forzato. Dunque carissimi concittadini aspiranti politici e non, un consiglio: in tempi di campagna elettorale evitiamo di tirare in ballo situazioni definite in passato o chiacchiere da gossip. Cerchiamo invece di usare le nostre risorse per proporre non solo a parole e per scopi personali cose che darebbero slancio a questa città che tutti sicuramente amiamo e che vorremmo vedere più viva. ENZO DEPALO

Terzo punto. «Zona residenziale all’interno di un’area adibita ad attività lavorative D.1.3. (di fronte alla farmacia comunale)». La variante di separare l’area lavorativa dalle abitazioni fu chiesta in fase di lottizzazione allo scopo di rendere più commerciabili e più flessibili le strutture, approvata all’unanimità dal consiglio comunale di quei tempi. Infatti solo in questo modo sono venuti fuori capannoni degni di ospitare attività, il tutto nel massimo rispetto delle percentuali volumetriche come prevede il Piano Regolatore e come esattamente riportato dalla redazione del giornale. Anche in questo caso ci sarebbe da tornare indietro ma solo di circa 10 anni.

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la cronaca nera

IL DIARIO DI UN MESE DI PAURA 18

INCENDI, 3 RAPINE E NUMEROSI FURTI NOTTURNI. L’ARMA, INTANTO, HA INTENSIFICATO I CONTROLLI. IN 3 SONO FINITI DIETRO LE SBARRE

La sicurezza manca e i giovinazzesi chiedono interventi concreti, non solo parole e frasi di circostanza. Furti in ascesa continua, rapine ai negozi in aumento rispetto ai mesi precedenti, roghi di autovetture a gogò e anarchia totale da parte di automobilisti e centauri che scorazzano e parcheggiano a piacere in ogni dove con gravi ripercussioni sul traffico automobilistico e sui pedoni. Il 17 Ottobre Ad innescare la spirale di violenza e di paura è stato l’incendio di cinque autovetture. Il primo episodio è avvenuto in via De Ninno, alle ore 04.05, dove un rogo ha carbonizzato la parte anteriore esterna ed interna di una Renault Twingo, di proprietà di un giovinazzese. Da lì le fiamme, nel giro di pochi minuti, si sono estese ad una Fiat Punto, parcheggiata vicino alla Renault Twingo, causando seri danni al paraurti posteriore dell’autovettura, intestata ad un uomo del posto. Le lingue di fuoco, inoltre, hanno interessato anche il portone d’ingresso e il prospetto di un palazzo, causando danni da calore: le fiamme, infatti, hanno letteralmente mandato in frantumi i vetri del portone ed annerito lievemente la facciata esterna dello stabile. Immediatamente sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco e i Carabinieri del Nucleo Radiomobile in servizio presso la Compagnia di Molfetta. Alle ore 04.20, invece, in via Imbriani, si è sviluppato un incendio all’interno del vano motore di una Fiat Punto, di proprietà di un giovinazzese. I Vigili del Fuoco del Distaccamento di Molfetta, dopo aver spento il rogo di via De Ninno, si sono portati sul luogo segnalato ed hanno provveduto allo spegnimento delle fiamme. La catena di fuoco, infine, intorno alle ore

04.35, si è spostata nell’area a sud di Giovinazzo, dove una chiamata al numero di pubblica utilità 115 ha nuovamente messo in allerta i Vigili del Fuoco. I caschi rossi, infatti, si sono spostati nella terza traversa di via Papa Giovanni XXIII (nella foto) per cercare di limitare i danni ad una Fiat Brava, di proprietà di un giovinazzese, completamente avvolta dal fuoco. In breve tempo le fiamme si sono propagate ad una Fiat Panda, di proprietà di una donna del posto, parcheggiata accanto alla Fiat Brava. La squadra operativa in servizio presso il Distaccamento di Molfetta ha immediatamente avviato l’opera di spegnimento, ma nonostante il tempestivo intervento, per le due autovetture c’è stato ben poco da fare. 18 OTTOBRE Arrivano anche le rapine: è la sera del 18 ottobre quando due individui, entrambi a volto coperto ed armati di pistola, forse dei semplici giocattoli modificati, privi del tappo rosso, entrano all’interno del bar del distributore Gas Metano (al momento dell’irruzione c’era solo un avventore, ndr) intimando alla dipendente di consegnare il denaro contenuto nella cassa, ancora in fase di quantificazione. Nella notte, invece, ignoti hanno tentato di fracassare lo sportello bancomat dell’istituto UniCredit Banca sito in via Bari (nella foto), alla periferia sud di Giovinazzo. Ma qualcosa è andata loro storta. I sistemi di allarme di cui dispone l’UniCredit Banca, infatti, si sono azionati per aver rilevato qualcosa che non rientrava nei parametri di sicurezza, inviando l’allarme alla centrale della Securpol S.r.l.. E così sul posto è giunta la pattuglia dell’istituto di vigilanza con sede a Bari seguita,

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qualche istante più tardi, da una gazzella dei Carabinieri della locale Stazione. Dei malviventi, però, non c’era più traccia. E sempre nella stessa notte bruciano altre due autovetture. E così l’apparente tranquillità della notte giovinazzese, coperta dalla pioggia caduta copiosa, è stata nuovamente squarciata dalle fiamme e poco dopo dalle sirene bitonali delle autobotti dei Vigili del Fuoco e delle gazzelle dei Carabinieri. 19 OTTOBRE Nella notte, la prima auto ad andare in fiamme, alle ore 04.05, è stata una Ford Escort, di un uomo del posto, parcheggiata in un atrio condominiale di via Marrano, proprio sotto l’abitazione del proprietario. Le fiamme, domate in pochi istanti dai Vigili del Fuoco del Distaccamento di Molfetta, intervenuti con una sola squadra, hanno distrutto l’autovettura ed annerito leggermente la facciata esterna del palazzo. Il secondo allarme arrivato alla centrale operativa del 115, invece, è scattato alle ore 04.35. In via Buccari, nel popoloso rione Libertà, un altro rogo (il settimo in appena due giorni, ndr), sulle cui cause sono al lavoro gli investigatori, ha avvolto una Ford Mondeo parcheggiata in corrispondenza dell’interseziosezione con via Masaniello. 20 OTTOBRE Ancora un’altra rapina. L’obiettivo è il supermercato Anna di via Bitonto. Due rapinatori, col passamontagna calato sul volto ed una pistola ben stretta nelle mani di uno dei due malviventi, sono entrati nell’esercizio commerciale sorprendendo la cassiera. «Non ti muovere e non accadrà nulla. Prendi tutti i soldi che ci sono...». Una scena agghiacciante,


durata pochi interminabili secondi. 21 OTTOBRE Non si fermano gli incendi: una vecchia Opel Astra station wagon è stata completamente distrutta da un incendio divampato nel pomeriggio alle ore 14.30, nell’agro giovinazzese, in località Trinità, ai piedi del cavalcavia di via Terlizzi. Sul posto, allertati da una chiamata al numero di pubblica utilità 115, si sono precipitati i Vigili del Fuoco, ma nonostante il tempestivo intervento per l’autovettura, lasciata incustodita da parecchie settimane nelle campagne cittadine, c’è stato ben poco da fare. Nella serata del 21 ottobre, invece, la collaborazione dei cittadini è stata fondamentale per sventare un furto in un appartamento di Giovinazzo e trarre in arresto tre cittadini del posto, uno dei quali con alcuni precedenti di carcerazione alle spalle. La chiamata al numero di pubblica utilità 112, intorno alle ore 22.00, è infatti giunta da alcuni vicini che avevano segnalato dei rumori provenire da un’abitazione popolare di via Toselli, già sottoposta a sequestro giudiziario per una pregressa occupazione abusiva. E gli attenti vicini, prima che si potesse consumare un furto, hanno deciso di dare l’allarme ai Carabinieri della Stazione di Giovinazzo. Immediato l’intervento della pattuglia in turno che, giunta sul posto, ha permesso di acciuffare con le mani nel sacco un uomo e due donne sorpresi mentre stavano forzando la porta di ingresso di un appartamento al secondo piano di uno stabile popolare sito nell’area a sud della città. Nella notte, invece, un’altra autovettura viene divorata dalle fiamme nella notte giovinazzese. Ed il problema (gravissimo) è che con puntualità svizzera lo scenario è il medesimo all’incirca ogni quarantotto ore con una media, a dir poco terrificante, di nove autovetture incendiate in soli sei giorni. Questa volta, siamo in via Toselli, nei pressi degli edifici di proprietà dell’Istituto Autonomo Case Popolari di Bari, l’ora è quella di sempre: intorno alle ore 04.00. L’automobile che, per motivi ancora da precisare, ha preso fuoco è una vecchia AX, una piccola autovettura, prodotta con molto successo negli anni ’80 e ’90 dalla casa francese Citroen.

22 OTTOBRE Ancora un’altra rapina: l’ultimo colpo in ordine di tempo (il quarto in appena tredici giorni, ndr), è avvenuto all’interno del supermercato Primo Prezzo, sito in via Napoli. Quattro banditi, coperti da due passamontagna scuri e da altrettante sciarpe alzate fino al naso per mascherare i lineamenti del volto, sono entrati in azione intorno alle ore 18.30. Dopo aver mostrato due pistole, «vere» secondo chi ha assistito al colpo, hanno pronunciato la frase di rito rivolta ai due cassieri ed ai numerosi avventori. A quel punto, si sono divisi: due di loro, sotto la minaccia delle armi, hanno tenuto sotto controllo i numerosi avventori, mentre gli altri due si sono occupati dei cassieri intimando a questi ultimi di «non muoversi e di obbedire ai loro ordini». D’altronde il loro obiettivo era uno soltanto: le due casse presenti all’interno dell’esercizio commerciale dalle quali hanno arraffato un incasso che, sino a questo momento, non è stato ancora quantificato. 23 OTTOBRE Un altro rogo scuote la notte giovinazzese ed una Hyundai Matrix distrutta dal fuoco in piazza Kennedy rappresenta il decimo incendio in appena una settimana. Le fiamme sono divampate alle ore 04.20. E gli abitanti della zona, svegliati nel cuore della notte da un forte boato, hanno prontamente allertato il numero di pubblica utilità 115. L’intervento dei sempre tempestivi Vigili del Fuoco, provenienti da un altro rogo d’autovettura scoppiato nel centro di Bitonto, è servito a circoscrivere e successivamente ad estinguere l’incendio, ma non a limitare i danni all’autovettura intestata ad un giovinazzese. 26 OTTOBRE Il terrore corre ancora di notte: un incendio, per motivi al momento sconosciuti, ha distrutto tre auto (una Smart, una Peugeot 206 ed una Volkswagen Polo, ndr) in via Daconto. Una delle tre autovetture, per cause ancora in corso di accertamento, è andata a fuoco. E in un attimo un vero e proprio muro di fuoco ha illuminato a giorno tutto il comprensorio a sud della città. Diverse fa-

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miglie impaurite, svegliate di soprassalto in piena notte dallo scoppio dei vetri e dei pneumatici dei tre mezzi coinvolti e dal fumo che ha invaso molte abitazioni, sono scese in strada tra le auto avvolte dalle fiamme ed una nebbia densa e soffocante che ha oscurato l’intera via Daconto. Sul posto, allertati da una chiamata al numero di pubblica utilità 115, sono immediatamente accorsi i Vigili del Fuoco del Distaccamento di Molfetta ed i Carabinieri della locale Stazione. I veicoli, una Smart, una Peugeot 206 ed una Volkswagen Polo, posteggiati in via Daconto e di proprietà di altrettanti giovinazzesi, sono andati letteralmente distrutti. In città, inoltre, sono dovuti arrivare, a sirene spiegate, anche i Vigili del Fuoco del Comando Provinciale di Bari per evitare che il fuoco si propagasse ulteriormente. Tanto più che anche tre abitazioni, ai civici n. 5, n. 7 e n. 9, sono state intaccate pesantemente dalle fiamme, all’altezza delle rispettive porte d’ingresso. Ed i segni, purtroppo, sono ben evidenti sull’intonaco e sull’intera facciata dello stabile. Con il rischio che anche i balconi venissero colpiti e che da qui il fuoco entrasse nelle case. 30 OTTOBRE Sono ripresi i furti notturni: ignoti, infatti, col favore delle tenebre, hanno cercato di fare irruzione all’interno dell’edicola di piazza Risorgimento, attività commerciale che sorge all’interno della stazione ferroviaria cittadina ed in un punto piuttosto isolato del centro abitato. Alle ore 02.00, però, è scattato l’allarme: un cittadino, infatti, ha sentito rumori sospetti ed ha pensato bene di telefonare al numero di pubblica utilità 112 che ha inviato sul posto una gazzella in servizio presso la locale Stazione, la quale, una volta arrivata, non ha trovato nessuno. I ladri erano letteralmente svaniti. Il controllo dello scalo ferroviario, però, ha portato ad una scoperta: due porte laterali, che si affacciano sul retro, erano state visibilmente manomesse. I ladri, in ogni modo, non sono riusciti ad entrare e sono fuggiti, probabilmente, nel momento in cui hanno scorto l’arrivo dei militari. 30 ottobre: ancora una notte di fuoco (l’ennesima) nel

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borgo di Giovinazzo, per due incendi, sulle cui cause sono al lavoro gli inquirenti, scoppiati, a qualche minuto di distanza l’uno dall’altro, in due punti ben distanti del centro abitato. Il primo episodio si è verificato in via Fruimonda, nei pressi della più importante via Crocifisso: intorno alle ore 04.00, infatti, per cause in corso d’accertamento, ha preso fuoco una Renault Clio. È stato un residente, svegliato nel cuore della notte dal botto di un oggetto incendiario (forse una semplice bottiglia, ndr) lanciato contro la Renault Clio, a bloccare sul nascere un incendio che, se avesse avuto tempo di svilupparsi, avrebbe attecchito altre autovetture. L’uomo, col proprio estintore in mano, è riuscito ad estinguere le fiamme evitando così, da vero eroe, la propagazione del rogo all’intera autovettura. Le lingue di fuoco, infatti, hanno danneggiato soltanto la parte anteriore del mezzo a quattro ruote, intestato ad un giovinazzese. I Carabinieri della locale Stazione, giunti sul posto, hanno avviato i consuetudinari accertamenti investigativi e stanno valutando attentamente la portata della vicenda in un’area della città abbastanza tranquilla. Ma dopo pochi secondi, dalla sala operativa del 112, è arrivata un’altra chiamata: «Dirigetevi in via Sindolfi: c’è un altro incendio». Alle ore 04.10, infatti, un altro misterioso incendio ha distrutto due autovetture e danneggiato lievemente un’abitazione. Le fiamme, secondo i primi accertamenti, si sono sviluppate da una Volvo, intestata ad un uomo del posto, e posteggiata in via Sindolfi (nella foto), di fronte al civico n. 3. Da qui hanno interamente divorato l’autovettura, della quale resta solo uno scheletro, ed hanno sviluppato un rogo che ha paurosamente ed irrimediabilmente danneggiato la parte anteriore di una Mercedes, di proprietà di un giovinazzese, ed affumicato la facciata di un’abitazione. Proprietari e residenti, spaventati dalle fiamme, si sono subito riversati per strada in cerca di aiuto. I Vigili del Fuoco, giunti sul posto dal Distaccamento di Molfetta, non hanno potuto fare altro che spegnere le fiamme residue ed evitare che continuassero a propagarsi. Un altro incendio ha illuminato pure la notte di Halloween: stavolta non si esclude alcuna pista, compreso il dolo, per risalire alle cause dell’ennesimo rogo che in via Tosell, ha insanabilmente distrutto una Fiat Multipla di proprietà di un giovinazzese. L’incendio, che nel giro di pochi minuti ha avvolto completamente la parte anteriore dell’autovettura, è divampato, sempre col favore delle tenebre, alle ore 03.45. Il proprietario della Fiat Multipla, svegliato dal fumo acre che in breve tempo ha saturato l’intera arteria stradale rendendo quasi irrespirabile l’aria, si è affacciato alla finestra per capire cosa stesse succedendo. Ha visto la propria autovettura andare a fuoco, è

sceso in strada con alcuni estintori ed ha provato ad estinguere le fiamme. Ma è stato tutto inutile.In via Toselli, allertati da numerose chiamate giunta ai numeri di pubblica utilità 112 e 115, sono giunti immediatamente i Carabinieri della locale Stazione ed i Vigili del Fuoco, che hanno provveduto prima a circoscrivere le fiamme evitando che l’incendio si propagasse e poi a spegnerlo definitivamente. 1 NOVEMBRE L’ultimo rogo. Una Ypsilon 10, parcheggiata in strada è stata avvolta e distrutta dalle fiamme. Ancora una volta provvidenziale l’intervento dei Vigili del Fuoco del Distaccamento di Molfetta: insomma, un film già visto. Scenario dell’ultimo incendio, divampato alle ore 01.45, via Papa Giovanni XXIII, nei pressi del locale Pronto Soccorso. Il copione è identico a quello di altri incendi scoppiati in città negli ultimi giorni: prima la puzza di bruciato, poi le fiamme. Quindi i cittadini impegnati a chiedere l’intervento dei soccorsi e l’autovettura, in questo caso una Ypsilon 10, che in pochi minuti è divenuta una torcia. Si attenua il fenomeno dei roghi. Aumentano a dismisura i furti negli appartamenti: dal 6 all’8 novembre, infatti, si sono registrati tre episodi in altrettante parti del territorio cittadino. Ultimi in ordine di tempo sono stati i furti consumati in tre abitazioni: una ubicata in via Deceglie, l’altra in via delle Ricamatrici e l’ultima lungo la strada statale 16 Adriatica. 6 NOVEMBRE Il primo colpo in una abitazione di via Deceglie dove ignoti, approfittando dell’assenza dell’anziana proprietaria, hanno forzato una finestra posta sul retro e si sono introdotti all’interno. Nell’appartamento, in poco tempo, hanno potuto rovistare indisturbati ovunque, ma non hanno trovato nulla di loro interesse, niente di valore. Dai rilevamenti, infatti, sembra che i ladri non siano riusciti a rubare nulla. 7 NOVEMBRE Il copione s’è ripetuto in una abitazione di via delle Ricamatrici, nella zona artigianale. I ladri, approfittando dell’assenza dei proprietari, hanno forzato una finestra, senza produrre il benché minimo rumore, ritrovandosi direttamente in camera da letto. Qui, in poco tempo, si sono impossessati di alcuni oggetti in oro per un valore complessivo ancora in fase di quantificazione. Poi, con i preziosi racimolati ed evitando di visitare il resto della casa, se ne sono tornati silenziosissimi da dove sono venuti, il tutto in una decina di minuti. Una volta avvenuta l’intrusione, però, è scattato l’allarme ed è altresì partita una chiamata ai proprietari dell’immobi-

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le che, giunti sul posto, hanno prontamente allertato il numero di pubblica utilità 112. 8 NOVEMBRE La casa giovinazzese della nota cantante rumena Haiducii (nome d’arte di Paula Mitrache che nel 2004 ha raggiunto il suo personale successo pubblicando la sua prima canzone, “Dragostea din tei”, ndr) ha subito un vero e proprio assalto da parte di sconosciuti. L’artista era appena rientrata da Venezia dove aveva partecipato ad un convegno sul tema dell’egualitarismo nell’Europa Unita, essendo impegnata da anni in prima persona nella lotta per l’integrazione degli immigrati. Quello subito nell’abitazione di Giovinazzo, ubicata in località Belluogo, lungo l’ex strada statale 16 Adriatica, più che un furto è stato un vero e proprio saccheggio, che non ha risparmiato neppure i beni dotati di semplice valore affettivo. 12-13 NOVEMBRE Un ingente furto di rame è stato compiuto nell’agro giovinazzese. Ignoti malviventi si sono impossessati di alcune centinaia di metri di cavi in rame, prelevandoli da tre residenze rurali ubicate in località Piscina di Gaudio. I malviventi, forse stranieri, servendosi di un’autovettura, si sono portati in località Piscina di Gaudio e lì hanno rivolto le proprie attenzioni verso tre residenze rurali dalle quali hanno asportato alcune centinaia di metri di cavi elettrici: chi li ha rubati ha voluto recuperare il rame, il prezioso metallo contenuto all’interno. I cavi elettrici, infatti, rappresentano una mercanzia molto ricercata dai ladri per via del materiale di cui sono fatti, il rame appunto, uno dei metalli più ricercati dal mercato nero, chiamato per questo “oro rosso”, che viene poi rivenduto a prezzi anche piuttosto elevati. Dopo un lavoro accurato, i banditi si sono impossessati del materiale e poi si sono allontanati indisturbati. 16 NOVEMBRE Ancora una novità: arrivato il furto con spaccata. Intorno alle ore

05.30, ignoti, hanno assaltato l’officina meccanica di via Marziani, nei pressi del vecchio Palasport. Si tratta di una spaccata architettata nei minimi dettagli che però ha prodotto davvero poca roba, mentre grande è l’amarezza del titolare del locale. «I danni provocati dalla banda - ci dice - devono ancora essere quantificati, ma sono notevoli». I banditi, che forse da giorni studiavano luoghi e abitudini del proprietario, hanno dapprima atteso l’arrivo delle ultime tenebre e poi con calma, e forse convinti di non essere disturbati, si sono occupati della imponente saracinesca. L’officina meccanica, specializzata nella riparazione di biciclette, ciclomotori, autocarri e mezzi agricoli, è situata in via Marziani, ma neanche il pericolo d’incappare nei numerosi agricoltori che a quell’ora si preparano alla raccolta delle olive ha dissuaso il commando dall’agire. A bordo di un furgone, o comunque di un automezzo piuttosto robusto, hanno caricato la saracinesca principale, sfondandola, e dopo essersi aperti un varco sono riusciti a portar via soltanto due lattine d’olio per la miscela. Il tutto in una manciata di minuti. Prima della fuga nel buio. Nel pomeriggio del 16 novembre l’ultimo reato denunciato prima di andare in stampa: a finire nel mirino dei malviventi è stato, questa volta, il locale Inter Club ubicato in via Marconi, all’interno del perimetro dell’Istituto Vittorio Emanuele II. Nel primo pomeriggio, infatti, i malviventi hanno forzato con alcuni arnesi da scasso una porta posta sul retro della struttura, tranciandola letteralmente a metà. Si sono quindi introdotti nel locale intitolato al difensore nerazzurro Davide Santon riuscendo ad impossessarsi di un bottino di certo non irrilevante.Prima di darsi alla fuga indisturbati, infatti, sono riusciti a sottrarre un televisore LCD da 50 pollici, una Play Station, una Xbox. Ed ancora: varie apparecchiature digitali, una cassetta di sicurezza contenente alcune centinaia di euro in contanti ed un computer portatile per una perdita non ancora quantificata dal direttivo nerazzurro. L’ultimo reato prima di andare in stampa. L’ultimo reato di una lunghissima serie. Lunga appena (si fa per dire, ndr) 3.261 battute.

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BENTORNATO FRANCESCO NELL’ISTITUTO CHIARI

DI

BARCELLONA

L’AMICO GIOVINAZZESE È RINATO PER LA SECONDA VOLTA.

E

QUESTO ANCHE GRAZIE AL-

L’APPORTO DI

LIBERO PENSIERO

Ph. Enrico Tedeschi

E’ rientrato lo scorso 26 ottobre, dalla metropoli di Barcellona, l’indiscusso capoluogo della Catalogna, il 60enne giovinazzese Francesco Bufi. L’intervento e il regolare decorso post-degenza si sono svolti in meno di una settimana, dal 19 ottobre sino, appunto, allo scorso 26 ottobre. E’ inutile negarlo, è stata davvero un bel gioco di squadra la famosa corsa alla solidarietà necessaria ad accogliere il denaro (circa 20.000 euro) per permettere a Francesco di sottoporsi ad un intervento mirato a sconfiggere la sua malattia. Ormai la siringomielia, ovvero la grave forma di scoliosi dorso-lombare e protusione posteriore dell’ernia discale è stata sconfitta, piegata. Nell’Istituto Chiari di Barcellona, Francesco Bufi è rinato per la seconda volta. E adesso potrà finalmente tornare a vivere da persona normale. Potrà tornare a camminare con le sue gambe, senza bisogno di alcun sostegno meccanico. E soprattutto potrà allontanare per sempre lo spettro della sedia a rotelle. Noi abbiamo tifato per lui e per i medici spagnoli. E non possiamo esimerci, ancora una volta, dal ringraziare tutti coloro che hanno voluto affiancarci in questo cammino di solidarietà ed affetto sincero. Siamo particolarmente grati ad associazioni come il circolo Arci Tressett di Giiovinazzo che ha contribuito in maniera convinta alla causa, così come ringraziamo il Comitato Feste Patronali del presidente Antonio Carlucci che, organizzando insieme alla nostra associazione una serata del Mudù dello scorso 15 agosto, ha destinato ben 4.000 euro al fondo di solidarietà. Ed Ancora: grazie a Beppe Marcotriggiano che ha dimostrato di essere un amico vero, grazie all’Illuzzi’s Dance School, a Carmen Martorana con le sue miss e ad Enzo Camporeale e alle sue «Magie al Pianoforte». Ma soprattutto grazie a tutti coloro che hanno voluto ascoltarci, partecipare ai nostri eventi e donare il proprio contributo. Noi di Libero Pensiero e tutti gli altri amici citati abbiamo fatto tutto quello che era nelle nostre possibilità. Al resto ci ha pensato la medicina, la scienza e il buon Dio. Che anche stavolta non ci hanno abbandonato. 23

MALESSERE, MALGOVERNO VANDALISMO di Pino Lisi La crisi economica, oltre a creare problemi pratici di sopravvivenza, sta mettendo in luce un problema sociale dai contorni preoccupanti. Benvenuti a Giovinazzo, città del vandalismo. Auto incendiate e giostrine per i bambini distrutti. Sono questi i nuovi ideali della gioventù nostrana. E non si fa nulla per evitare lo scempio. Dall’altra parte della barricata c’è il cittadino che continua a fare il proprio dovere, a pagare le tasse e a soddisfare la comunità. Dove sta il giusto? Forze dell’ordine dispiegate ovunque ma assenti nei momenti cruciali. Forse solo presenti nei periodi delle feste e sagre varie quando vigili urbani ed ausiliari del traffico, per esempio, non disdegnano di attaccare bollettini dal sapore ‘paghereccio’ ai parabrezza delle auto dei poveri malcapitati, rei soltanto di non trovare altri posti decenti per lasciare la propria auto e godersi finalmente il tanto decantato centro storico nelle guide turistiche. Tornando agli atti di vandalismo pare che, il ripetersi degli stessi, denoti la mancanza della presenza di pattuglie in città e allora cosa si dovrebbe fare? Per evitare questi danni che pesano parecchio sull’economia di una famiglia media, è necessario iniziare a pensare di organizzare le ronde, così come avviene in alcune cittadine del Nord Italia. Ma a mio parere al di là degli episodi di violenza che giornalmente viene perpetrata nelle nostre città, c’è una violenza sottile, meno percepibile dei roghi delle auto parcheggiate. E’ la violenza dell’indifferenza che si è insinuata nel tessuto sociale, forse la più pericolosa e devastante perché il suo nemico è invisibile e difficile da fronteggiare. Tralascio gli episodi di violenza della prevaricazione, della maleducazione ostentata, con compiacimento, della rissa per le strade. Parlo del verde pubblico. La villa comunale è ormai lasciata al suo destino. Alberi e cespugli vengono tagliati e sistemati senza alcun criterio e l’assetto generale denota una grossa trascuratezza che sicuramente non fa onore alla nostra Amministrazione. E che farebbe rabbrividire qualsiasi esperto di giardinaggio. I giochi dei bambini sono inutilizzabili e, accanto ad un governo sordo si allinea l’inciviltà mai assente di coloro che preferiscono spendere il loro tempo ad abbruttire il nostro territorio. Infine, tanto giusto per non affondare troppo il coltello nella ferita, si può disquisire di traffico cittadino. Nessun criterio, nessuna regola e molte strade chiuse come Via Toselli. I semafori sono spenti da tempo. Provvediamo? Come dice Marzullo mi faccio una domanda e mi do una risposta: ma è proprio così che dovrebbe funzionare una buona amministrazione civica e territoriale? PINO LISI

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Lo storico Bisantio Lupis nel secolo XVI e Ludovico Paglia nel XVII nelle loro opere segnalano tra le chiese esistenti ai loro tempi entro le mura della città di Giovinazzo, quella di S. Maria Maddalena. Il Marziani nel suo libro pubblicato nel 1878 poi, parla della stessa chiesa anche quando elenca i vari ordini religiosi che si insediarono in Giovinazzo nel corso dei secoli. Quella chiesa infatti sorse annessa al monastero dell’ordine delle Clarisse. L’ORDINE DELLE CLARISSE Le monache clarisse (in latino Ordo Sanctae Clarae, O.S.C.) sono le religiose appartenenti all’ordine francescano femminile fondato da Santa Chiara quando, nella notte fra il 18 e il 19 marzo 1212, fuggita dalla casa paterna, si recò alla Porziuncola dove da San Francesco ricevette il velo monastico. Chiara ad Assisi fu affidata inizialmente alle monache benedettine e poi con altre compagne si sistemò in alcuni locali annessi alla chiesetta di San Damiano, per questo motivo inizialmente queste monache venivano chiamate Povere Dame di San Damiano o Damianite. Le prime regole di vita dell’ordine furono impartite da san Francesco, poi nel 1215 in base a quanto stabilito dal Concilio Lateranense IV, si uniformarono alla regola benedettina, quindi dal 1218 l’ordine osservò l’obbligo della clausura, su indicazioni impartite dal cardinale Ugolino dei Conti di Segni (futuro papa Gregorio IX) che nel 1228 concesse loro anche il privilegio della povertà. Questa regola, rivista e definitivamente redatta da Chiara, venne approvata da papa Innocenzo IV il 9 agosto 1253, due giorni prima che Chiara morisse. Non tutti i monasteri di clarisse sorti nel frattempo accettarono però la Regola di santa Chiara, per cui il cardinale Gaetano Orsini, protettore dell’Ordine, formulò una nuova regola approvata da papa Urbano IV il 18 ottobre 1263 (la cosiddetta regola urbaniana) che permetteva alle religiose di possedere beni in comune. L’Ordine si divise così in due congregazioni: quella delle monache Clarisse, fedeli alla regola del 1253, e quella delle Urbaniste che accettavano la regola del 1263. (Nel 1410 sorsero poi le clarisse Colettine da Santa Coletta di Corbe, e nel 1535 le Clarisse cappuccine che si ispirarono all’Ordine dei Frati Minori). Ogni monastero, ieri come oggi, costituisce una comunità autonoma ed è retto da una badessa eletta a tempo determinato; è sottoposto alla giurisdizione del Vescovo ed è spiritualmente vicino all’Ordine Francescano maschile. L’ordine religioso delle Clarisse non ebbe lunga vita in Giovinazzo. Dal regestario delle pergamene dell’altro monastero femminile, quello delle Benedettine (edizione a cura di M. Bonserio), è possibile infatti rilevare come i documenti relativi al primo monastero vadano dal 1262 al 1378. Attraverso una ricognizione delle fonti documentarie sinora note, e che di seguito si riportano, è possibile fornire nuovi dati relativi

Pescheria MEDITERRANEA MEDITERRANEA F.lli Camporeale

storia DI DIEGO

L’antica chi Maddalena i

PIAZZA IAZZA ZURLO URLO

DOVE DOVE UN UN TEMPO TEMPO SORGEVA LA CHIESA DELLA SORGEVA LA CHIESA DELLA MADDALENA ADDALENA alla fabbrica della chiesa della Maddalena, che sorgeva nell’attuale piazza Zurlo, annessa al monastero delle Clarisse durante e dopo la permanenza in esso dell’Ordine. VARII LASCITI PER LA CHIESA La chiesa sorse nel 1262 grazie ad un lascito di Maraldo figlio di Bartolommeo e Sibilia figlia di Griso di Giovanni, coniugi della città di Giovinazzo, che per la salvezza della propria anima e di quelle dei propri genitori, donarono alle religiose donne Alguisa e Albavaira penitenti, una casupola con annesso terreno nel pictagio di S. Giovanni, perché vi fosse costruita una chiesa intitolata a S. Maria Maddalena, nella quale erigere anche il proprio sepolcro familiare. L’atto specifica i confini della casupola donata, che diverranno poi i confini della erigenda chiesa: «primo

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a

nostra DE CEGLIA

iesa di S. Maria in Piazza Zurlo

externa parte est via puplica; secundo a media curte externa parte sunt domus filii Nicolai Luce; tertio a media parte est casile Grisilayte figlia Nicolai Luce et in antea a medio pariete est […] de Curecto; quarto externa parte est via puplica» (R. Stufano, Aggiunte al CDB, in Archivio Storico Pugliese, 1965, p. 20-22). Il monastero successivamente si arricchì a seguito di donazioni e lasciti soprattutto delle donzelle che desideravano entrare nell’ordine monastico che, ricordiamo, in virtù della cosiddetta regola urbaniana permetteva alle religiose di possedere beni in comune. Infatti una donazione del 1270 lo arricchisce di tre oliveti (Stufano, Aggiunte, p. 27-28), ma l’atto del 11 aprile 1271, sembra di maggiore importanza per la storia del monastero e della chiesa. Il regesto edito dalla Stufano infatti riporta: «Suor Albavaira … rinnova i propri voti offrendo al suddetto monastero se stessa e le sue cose nonché la chiesa di S. Maria Maddalena fatta costruire a proprie spese e dotata con i beni avuti da Melo suo fratello e mundualdo …». Lo stesso Melo di Sire Falco doveva aver dotato anche il monastero di S. Lucia di Matera, infatti è del 1 maggio 1273 un atto di transazione tra questo monastero e quello della Maddalena di Giovinazzo circa l’ eredità del defunto Melo (G. Fortunato, Badie feudi e baroni della valle di Vitalba, a cura di T. Pedio, vol. III, p. 364, doc. 32). Sempre di una vergine che voleva abbracciare la regola di S. Chiara è un’altra donazione di terreno al monastero risalente al 1272 (Stufano, Aggiunte, p. 33). In quell’anno Papa Gregorio X aveva confermato il possesso di tutti i beni al nostro monastero e con lo stesso atto lo aveva posto sotto la protezione della S. Sede (Stufano, Aggiunte, p. 31). Generalmente nel predisporre un lascito a favore di chiese e/o comunità religiose, i donanti imponevano degli obblighi cultuali ai donatari, come per questa chiesa è disposto con atto del 24 agosto 1326. Luca di Nicola de Salomone di Giovinazzo infatti nel lasciare un suo appezzamento di terreno al monastero della Maddalena ne obbligava la Badessa pro tempore a far celebrare in quella chiesa delle messe in ricorrenza di varie festività quali: l’Annunciazione, l’Assunzione, Natale, l’Immacolata e la Purificazione (la candelora) giorno in cui tra l’altro i suoi eredi avrebbero dovuto presentare al sacerdote due delle candele benedette in ricordo della sua donazione (M. Bonserio, Le pergamene dei monasteri delle Benedettine e delle Clarisse, Giovinazzo 2000, p. 46).

Da vari atti notarili è possibile quindi evincere come anche questa realtà monastica assunse un certo rilievo nell’economia del tempo. Del 30 aprile 1329 infatti è un atto con il quale il monastero, nella persona della badessa Giacoma, al fine di procedere a lavori di ampliamento, acquista dai fratelli Filippo e Tommaso, figli del defunto giudice Lipperto di Giovinazzo, un amplectum con corte davanti, sito in Giovinazzo nella strada di S. Giovanni, per il prezzo di sei once d’oro in carlini d’argento (Bonserio, Le pergamene, p. 47) Nel 1336 poi dovè essere rogato un altro atto, purtroppo oggi scomparso, ma di cui resta traccia in un inventario di Giuseppe De Ninno, mediante il quale «la venerabile donna domina suor Jacoba Abbadessa del Monistero e convento di S. Maria Maddalena delle monache di Giovinazzo fa convenzione con i nobili Mattia ed abate Gaudio fratelli figli del quondam Giudice Tommaso de Mattia di Giovinazzo circa un ponte ovvero gayfo esistente fra una casa diruta di detto Monistero ed una casa dei detti fratelli sita nella città di Giovinazzo nel pittaggio di S. Giovanni, confinante la via pubblica verso detto Monistero e detta chiesa di S. Maria Maddalena ed altri confini, convenendo che ad ogni richiesta di detta abbadessa e suo monistero e suoi successori in esso i detti fratelli dovessero demolire il detto gayfo» (BNBa, fondo De Ninno, s.c., Repertorio di pergamene appartenenti al sig. D. Giuseppe De Ninno di Giovinazzo, 1894) Anche se il Paglia ed il Marziani riportavano essere stato estinto il convento intorno al 1500, dalla pubblicazione di Bonserio si rileva che purtroppo l’ultimo documento ad esso relativo è del 1378, non sappiano se perciò è attendibile la data della sua soppressione. Certo è che la chiesa continuò ad esistere ed essere destinataria di donativi come si rileva da altri atti notarili, l’11 febbraio 1402 infatti tale Basilia di Petracca de Stefano nelle sue ultime volontà aveva disposto un lascito anche in favore della chiesa di S. Maria Maddalena (Bonserio, Le pergamene, p. 44). Nel Liber appretii del 1509 la chiesa della Maddalena è menzionata come confine della proprietà di tali Nicola di Mastro Toma di Monte e dello slavo Ghiubenico (F. Carabellese, La Puglia nel sec. XV, p. 294-5). Per quanto nei protocolli notarili conservati presso l’Archivio di Stato di Bari, che cominciano dal 1516, ad una sommaria visione, non sembra esservi alcun riferimento a questa chiesa, altri riferimenti potrebbero trovarsi in atti precedenti a tale data e conservati presso l’archivio Diocesano sui quali però non è stata condotta la ricerca. LA CHIESA NEL SECOLO XVI Dello stato della chiesa nel 1568 apprendiamo dalla relazione della Visita Apostolica compiuta nella nostra Diocesi dal Vescovo di Foligno Tommaso Orfini: «La chiesa de Santa Maria Maddalena discoperta et ruinata, se refacci con provederse de

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cose necessarie, sequestrandosi i frutti se bisogni» (BNBa, fondo De Ninno, vol. 17/1). Anche gli atti preliminari al Sinodo celebrato nel 1592 in Giovinazzo dal Vescovo gesuita Giovanni Antonio Viperano da Messina, contengono una sommaria descrizione di questa chiesa che conferma essere indecoroso lo stato in cui versava: «Santa Maria Madalena, che se repari et accomodi il tetto, si accomodi la pianolata, che se facci de nuovo il quadro de la Madalena et che le due fenestre al cornu destro et al sinistro dell’altare che se li facciano vitrate con un pezzo alla fenestra de supra, de modo che non si possa nessun entrare, et che alla porta de destra se faccia la porta d’accesso con serrature et se faccia la serrata alla porta sinistra de li cortili et reparatur il tetto» (ADG, fondo Curia Vescovile, Acta Sinodalia 1592). Il protocollo notarile di Giovanni Geronimo de Ascoli contiene un rogito dell’8 maggio 1599 con il quale Fabrizio Sagarriga, Angelo de Risis e Nicola Antonio de Restainis donavano alla Congregazione della Concezione «propter maximam devotionem quam habet erga eamdem congregationem, et iustis aliis rationibus et causis» una casa attigua alla chiesa della Maddalena che gli stessi venti giorni prima in nome della stessa Congregazione avevano acquistato da tale Giovanni Antonio de Guido di Terlizzi abitante in Giovinazzo (ASBa, p.za di Giovinazzo, sk. 5, vol. 43, f. 100, 107). La chiesa della Maddalena era proprio la sede della congregazione della Concezione che non dovè avere una vita lunga in quanto non è menzionata nella relazione del 1592 di cui sopra, nè figura tra le congreghe elencate nella relazione presentata a Roma dal Vescovo di Giovinazzo nel 1640 (ASV, SCC, B. 424). La congregazione della Concezione e la chiesa della Maddalena sono però citate nel 1598 nell’atto istitutivo di un’altra confraternita, quella del Carmine, in relazione alla sede da assegnare a quest’ultima i cui membri chiedevano di «se congregare et pium eorum praepositum seque ipsos in dicto spirituali negotio exercere iuxta ritum congregationis patruum Societatis Iesu ques est Neapoli sub titulo Conceptionis ... pro ut in plateis et civitatibus huius Regni Neapolis reperiuntur institute et praesertim in eadem civitate Iuvenatii in ecclesia S. Mariae Magdalenae sub invocatione Sanctissimae Immaculatae Conceptionis Dei Genitricis» (BNBa, fondo De Ninno, vol. 34, f. 54-60). Da questo documento emerge quindi che la congregazione della Concezione seguiva la regola del laicato gesuita, può quindi supporsi che probabilmente fu istituita per volontà del vescovo Giovanni Antonio Viperano (1589-1610) che a quell’ordine apparteneva. È infatti questa congregazione a curare l’ennesimo rifacimento di quella chiesa nel 1624. Il 15 di novembre infatti dinanzi al notaio Francesco Antonio Bettamanzi si presentarono in nome della confraternita i confratelli Angelo de Risis, Paolo Braida, Giovanni Battista Sasso, Paolo Framarino, Giulio Paglia, Nicola Antonio de Restaino e Ferdianando de Cristofaro e l’arciprete Francesco Perillo e il Primicerio d. Nicola Antonio Marcelli autorizzano la confraternita della chiesa di S. M. Maddalena di Giovinazzo a permutare alcune loro case dirute site accanto alla stessa chiesa, con un uliveto di d. Francesco Capece Zurlo, sito in località Piscina di quattro pile in Giovinazzo. La restante somma della permuta sarebbe stata impiegata nella costruzione di una sacrestia «in altra parte della detta chiesa per maggior comodità e utilità» (in costruendo sacristiam in alio loco dicte ecclesiae dive Marie Matalene pro eis commoditate ... que dicta casamenta debent ... remaneri platea in qua debet oriri porta dicte eccleise dive marie

madalene ... fatta ditta diruptione comodum.Dove sta il detto stanzino remaneat platea ecclesie marie madalene in qua maior porta dicta ecclesia erigatur (ASBa, P.za di Giovinazzo, sk. 11, vol. 94, f- 179). IL SUO STATO A FINE ‘600 Non ci è dato conoscere quale fosse lo stato della chiesa quando la confraternita si estinse, ne possediamo invece una buona descrizione della fine del secolo XVII quando il Capitolo della Cattedrale la concedette in ius patronato a tale Vito Venturieri con atto notarile del 30 luglio 1690 rogato dal notaio Vito Carlo Riccio. «Havendo il suddeto sig. d. Vito <Venturieri> dato memoriale a detto rev. Capitolo con rappresentare con buon zelo il gran bisogno e necessità si tiene nella chiesa di Santa Maria Madalena sita in questa città di Giovenazzo nella strada Maggiore di santo Giovanni et Paulo, e proprio dirimpetto il palazzo fu de’ signori Zuroli, giusta li suoi confini, minacciando le fabriche di essa chiesa rovina, ... che si è rovinato il quadro dell’altare, essendono mucate tutte le cornice, e venuto meno quanto in detta chiesa era di comodità, con che detto sig. d. Vito per pietà e carità desiderava risarcire cossì dette fabriche come ancora fare tutti quelli suppellettili che saranno necessarii per celebrare le messe in detta chiesa, così le messe n. 96 che tiene d’obbligo il suddetto rev. Capitolo di far celebrare in detta chiesa come tutte gl’altre che si diranno da suoi devoti ..., com’ancora dovrà lui e suoi nepoti e pronepoti benanche il ius di non solo conservare tutti li mobili e supplletili di detta chiesa ma ancora di conservare e tenere le chiavi di detta chiesa a sua disposizione, e finita poi la vita tanto sua quanto di detti suoi nepoti e pronepoti così di linea mascolina come femminina, detta chiesa con tutti detti rifacimenti mobili suppellettili ... ritorna nell’assoluto dominio di detto rev. Capitolo con dichiarazione espressa». Circa la nomina del rettore di quella chiesa veniva stabilito che se nessuno dei discendenti del Venturieri fosse stato sacerdrote, gli stessi avrebbero dovuto scegliere un partecipante del Capitolo della Cattedrale. La conclusione capitolare del 26 giugno 1690 allegata al rogito fornisce qualche dettaglio in più circa l’edificio della chiesa. «Ritrovandosi la chiesa della Madalena quasi cadente di fabriche e tutta rovinata di dentro, il quadro lacero in più parti, le cornicie seu colonne di legname indorate marcite, le porte venute meno, et ogn’altro membro guasto, che però detto esponente <d. Vito Venturiero> per sua divozione si essibisce risarcire dette fabriche tanto di dentro quanto di fuori et intonacarla con farci lastraco (sic) nuovo sopra detta lamia e con tecto ad’un’acqua sopra di esso

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astraco, seu lamia, con alzar le fabriche al bisogno sino a cavaletti, e cornici, con mutarvi le porte, cioè la porta grande farla venire dalla parte del piazzito (sic) de Zuroli, dove proprio è l’altare, e detto altare metterlo dove sta la porta grande, e questo per maggior decenza di detta chiesa, se pure parrà espediente cossì farci. Ma bensì la porta piccola al sito che sta hoggi dovrà servarsi, con aprirsi un’altra porta simile più abasso dirimpetto alla stalla del palazzo, che fu de Zurli con il farci l’usci nuovi a dette porte di legname di largio (sic), fare risarcire il quadro con le cornice indorate fabriche parimente, et ogn’altro di cosa necessaria, con farci un’altra fenestra con ferreata simile a quella che vi stà, o in altro modo più decente che si stimerà, come anco vi farà 2 pianete, due camici, un calice di valore di ducati 15, di provedere detta chiesa di tutti supellettili tanto di panni d’altare, come mandili, candelieri, di legname indorati, provedere la cheisa di cera per la messe, oglio per la lampada accesa, e tutto quanto bisognarà per la festa di detta santa». Tutti gli oneri di legato riportati nella Conclusione Capitolare sono quelli già menzionati nell’atto notarile (ASBa, p.za di Giovinazzo, sk. 17, vol. 276, f. 270-274). Ma probabilmente l’impegno assunto dal Venturieri non dovè essere mantenuto in toto dai suoi discendenti. Il 30 maggio 1737 infatti visitando la chiesa il vescovo Paolo de Mercurio «dispose che l’altare fosse dotato di un nuovo palliolo e di un nuovo messale, e che all’interno del confessionale fosse apposta una immagine di Gesù crocifisso con affianco l’indicazione dei casi di coscienza la cui asoluzione secondo le disposizioni conciliari e sinodali era riservata, ordinava inoltre che le finestre laterali della chiesa fossero provviste di vetri , mentre quelli della finestra sulla porta maggiore fossero ben lavati in quanto sporchi di polvere e che tutta la chiesa fosse imbiancta» (traduzione dal latino, BNBa, fondo De Ninno, vol. 17/2). Se negli atti della S. Visita del 1737 vi è la mera descrizione della struttura, dalla relazione del parroco di S. Giovanni e Paolo pre-

disposta per la Visita del vescovo Giuseppe Orlandi nel 1754 si rilevano alcuni particolari circa le celebrazioni che si tenevano nella chiesa della Maddalena. «Perché non sembra cosa convenevole assistere ai matrimonij nella sua Chiesa Parocchiale <di S. Giovanni e Paolo>, stante l’unione delle Monache, celebra tal funzione, come per lo passato lo hanno fatto i suoi antecessori, nella Cappella di Santa Maria Madalena sita nel Pittagio della sua Parocchiale, nella qual Cappella fa la dottrina Cristiana a figlioli della sua Cura. Per tali matrimonij non esigge deritto alcuno, ma solo l’elemosina di carlini due per la messa della benedizione, nella quale fa il sermone ai sposi, e candele numero quattro d’un oncia l’una almeno, due per l’altare, e due nelle mani de’ sposi medesimi, secondo l’uso delle altre Parocchie» (ADG, fondo Curia Vescovile, S. Visita 1754). Non avendo avuto modo di approfondire la ricerca su fonti documentarie successive a questa, riportiamo quanto scritto dal Marziani nelle sue Istorie a p. 182 ovvero che «sparite le claustrali (Clarisse) col ruinarsi del monastero verso il 1500, la chiesa divenuta poi di gius patronato dei signori Adinolfi, venne servita da varii cappellani sino allo scorscio del passato secolo (XVIII), quando crollata per vetustà e abbandonata si pensò da municipio su di quel suolo edificarvi un seminario richiesto per la reintegra della cattedra; quel progetto abortito, sgombre le macerie, n’è rimasta allargata quella piazza, ove tuttora veggonsi alquanti pilastri lasciati a ricordo di quella chiesa». Il Marziani in nota riporta aver rilevato ciò da una «deliberazione municipale del 1821»; nel registro delle delibere di quell’anno, (Arch. Storico Comune di Giovinazzo) per quanto vi siano delibere aventi ad oggetto l’erezione di un Seminario, non si fa alcuna menzione della chiesa della Maddalena ma solo dell’ormai diruto conservatorio di S. Giacomo che sorgeva nelle vicinanze.

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DIEGO DE CEGLIA

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DI VINCENZO DEPALMA

LE AMINUE

Il devastante attacco di un afide agli alberi di mandorlo ha drasticamente ridotto la produzione di questo frutto nella nostra Giovinazzo. Questo afide ha reso improduttivi i mandorli per diverse annate consecutive e, per questo motivo, molti produttori, esasperati, li hanno estirpati dai loro fondi tramutando questa preziosa pianta in legna da ardere per forni e pizzerie. I mandorli avevano da sempre costituito una fonte di ricchezza ai loro possessori. La potenza e la ricchezza di duchi, marchesi, conti del passato era rapportata ai loro tenimenti di uliveti e mandorleti e vigne. Questi alberi servivano a dare la valutazione della ricchezza dei nostri progenitori e si misurava in base a quande arue d’auie’ e d’aminue tenajve la vigne. Na bella vigne poteva molte volte convincere qualche sposo riluttante e la sua famiglia quando si sciave a de’ parole, facendo compiere l’ultimo passo all’indecisa famiglia dello sposo. Dopo questa premessa, passo a dirvi che, ai miei tempi, secondo le annate, in famiglia c’era da risolvere anche il problema de l’aminue. Questo problema si cercava di rimandarlo sempre a dope la Madonne, anche perché nel frattempo si era tenuta la Fere del 15 agosto ed i contadini avevano potuto provvedere all’approvvigionamento di schele, rachene, cioccere, sacchere occorrenti per la raccolta. Come vi ho descritto in precedenti articoli, questi grossi problemi venivano affrontati e superati con la collaborazione di tutta la famiglia. Stabilita la data, cognati, fratelli, cugini e anziani assicuravano la loro presenza a casa du proprietarie. Mentre i raccoglitori provvedevano alla raccolta dei frutti, in campagna stesso, nelle numerose stalle dell’epoca, menze a la strete, si allestivano lunghe tavole sopra le quali i raccoglitori svuotavano i sacchi di mandorle che donne e ragazzi provvedevano a selezionare. Da una parte l’aminue scelete, dall’altra le meddesche da un’altra i frutti senza mallo e dall’altra chidde da scherzue’. Da bambino ricordo solo che questa collaborazione veniva ricompensata cu predeite che ci procurava tutta quella polvere. Le mandorle ripulite dal mallo venivano poi, spanneute sopa a le rachene e messe ad asciugare al sole. L’aminue scelete non venivano buttate, ai miei tempi non si buttava nulla ma si vendevano ad un ambulante per pochi soldi. Questo ambulante passava per

le strade di Giovinazzo gridando: «Nozzere d’aminue, nozzere d’aminue scelete!!!» Le strade di Giovinazzo erano piene di questi letti di mandorle. La vie du chiene, la vie de cappicceine, si può dire che non vi era strada del paese senza l’aminue spanneute o saule controllate discretamente dalle nostre donne da drete a la vetreine de la porte. Ogni tanto noi eravamo incaricati di farci una passatina tra questo letto di mandorle col compito di rivoltarle con i piedi in maniera che prendessero sole dall’altra parte. Si faceva molta attenzione anche al tempo perché non era difficile ca dope la Madonne si rimbessere li timbe ed un improvviso acquazzone vanificasse in un attimo il lavoro svolto. La sera i contadini provvedevano a ritirare le rachene che risistemavano al sole il giorno successivo. Quando i frutti erano ben secchi, i famigliari e anche le lavoratrici, provvedevano a cazze’ l’aminue, ossia provvedevano a privarle del guscio. U nuzze d’aminue aveva una quotazione più alta sul mercato e tra questi una qualità pregiatissima di mandorle, apprezzatissima dagli acquirenti, era alla mia epoca la Fra’ Giulia. In quei tempi incontravo parecchi giovinazzesi alla Camera di Commercio dove svolgevo la mia attività, che venivano ad informarsi alla Borsa Merci sulla quotazione giornaliera della Fra’ Giulia che era la materia prima per la confezione de le chembitte de la zeite da mettere nelle bomboniere. Oggi, data la scarsità del prodotto, nei confetti mettono un ripieno di cioccolato. Molte donne, per guadagnare qualche soldo, si prestavano al compito di ripulire dal guscio le mandorle e si accordavano con i proprietari, per poche lire, per prestare la loro opera. I contratti si facevano a voce e potevano essere anche di nu pere de lire la deje e u cazze franghe. Non pensate a male! U cazze era costituito dal guscio delle mandorle che alla mia epoca era un eccellente combustibile. Le donne potevano rivenderlo ai fornai o farlo trasformare, dagli stessi, in carbonella. La carbonella sostituiva e costituiva il nostro riscaldamento nelle rigide serate invernali. Bastava poco per accenderla nel braciere. Ni picche de spirite e nu mintagghie ed in un attimo la carbonella prendeva fuoco sprigionando scintille e diffondendo un poco di calore. Si rendeva così

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meno fredda la stanza in cui si conversava, si diceva il rosario, si studiava e si cenava. Nella cenere che si andava formando nel braciere vi era molte volte il companatico della cena. Na cipodde, na patene arresteute, do aueje o do feve. I forni erano pieni di carbonella e questo spiega quanto valore e pregio avessero alla mia epoca le scorze d’aminue. Le mandorle avevano anche un peso importante nelle case per il loro uso gastronomico. Ora si usano raramente, ma ai miei tempi erano richiestissime in cucina e fuori di essa. Le mandorle si mangiavano da quando nascevano. Quante volte, ragazzi, andavamo per i campi ad arrebbe’ l’aminue tinirelle, asprigne, ma per noi un nettare. Poi crescevano e diventavano aminue fresche, ottime a chiudere il pranzo o aminue o furne, che specie la domenica, servivano da dessert pe fe’ azzecche’ l’ultime bicchire de mire. Le nostre donne erano abilissime nel confezionare con questi frutti prelibatissimi dolci e squisitissime pietanze. Pasta reale con la quale confezionavano pasticcini, amaretti e poi deliziosi mestazzule, canagliete e sasanidde. E come dimenticare gli eccellenti torroni di mandorle per Natale e l’accoppiamento delle mandorle nei fichi secchi? Le mandorle venivano usate anche in cucina. Avete mai provato ad aggiungere nel soffritto per gli spaghetti aglio e olio ni picche d’aminue spacchete a mete’ e la mendeiche de pene? Provate! Per non parlare di mandorle e mollica di pane aggiunta nel soffritto di pancetta per condire maccareune e ceime. Vi garantisco il successo! Penso che il numero dei miei fans sia destinato a crescere quando oseranno provare le ricette di nonno Vincenzo e sono certo che mi benediranno. Oggi, purtroppo, è con vero rammarico che rimpiango la scomparsa progressiva di questi alberi. Rimpiango soprattutto non poter vedere le nostre campagne ricoprirsi alla fine di febbraio ed inizi di marzo di quel colore bianco rosato che trasformava i campi in giardini fioriti annunciando l’arrivo della primavera. Era per noi il messaggio che l’inverno stava per finire ed il tepore del sole scacciava dalle nostre case il braciere con la sua carbonella. Per noi era difficile resistere al provocante invito di portarti a casa un rametto fiorito di mandorlo. Durava niente. Il tempo di annunciarti che arrivava la bella stagione.

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AGOSTINO PICICCO

A Torino l’Assemblea continentale dei Pugliesi nel mondo A fine ottobre si è svolta a Torino l’Assemblea delle Associazioni di emigranti pugliesi di tutta Europa per eleggere la propria rappresentanza in seno al Consiglio Generale dei Pugliesi nel mondo che comprende i rappresentanti di tutte le associazioni pugliesi dei cinque continenti. Si tratta di un organismo previsto dalla legge della Regione Puglia n. 23 del 2000 che raggruppa le associazioni riconosciute dalla Regione e iscritte in un apposito albo regionale gestito dal Servizio dei pugliesi nel mondo. L’assemblea di Torino, che ha visto la partecipazione di 33 presidenti di associazioni europee e di esponenti e dirigenti della Regione Puglia, non si è occupata solo di adempimenti previsti dalla citata legge, ma ha colto l’occasione di tali significative presenze per fare il punto sulle necessità e sullo stato delle associazioni degli emigranti. Ovviamente quelle all’estero (ad esempio Belgio, Germania, Francia, Svizzera) hanno espresso difficoltà legate ai rapporti con i consolati, l’opportunità di un rientro, ecc. Diverso il discorso delle associazioni italiane. E’ toccato al sottoscritto svolgere una riflessione sul ruolo e sulle modalità operative delle associazioni di pugliesi in Italia (oltre Milano, anche Roma e Torino hanno

associazioni ricche di presenze e attività). Ho parlato dello sforzo di queste associazioni per giungere a definire ruolo e obiettivi. Allo stato attuale, ma considerando sempre la necessità di essere aderenti al contesto e ai nuovi bisogni, una moderna e dinamica associazione di emigranti deve essere: - impostata culturalmente (ricca di eventi che promuovano eccellenze, autori, ricchezze di terra di Puglia) - fondata sull’amicizia dei soci (che prima che soci sono amici, e ciò è favorito da eventi di aggregazione e di accoglienza) - aperta al sociale (a Milano ad esempio si sono svolte attività molto innovative di attenzione ai carcerati organizzando recite negli istituti penitenziari, con protagonisti gli stessi detenuti) - attenta alla comunicazione (ormai la gestione del sito internet come biglietto da visita, del contatto rapido e non dispendioso con i soci tramite newsletter, facebook, canale you tube, periodico associativo, è realtà consolidata) - efficace organizzativamente (nel senso di gestione trasparente, attenzione alla pratiche burocratiche, all’archivio, ai contatti con

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gli enti pubblici territoriali, associazioni, pro loco, ecc.). A partire da queste attenzioni sono poi emersi i problemi della federazione con altre associazioni del medesimo territorio, di nuove modalità di finanziamento, della necessità di coinvolgere sempre più giovani nel tessuto associativo e negli incarichi direttivi, del rapporto con la Regione Puglia nell’armonia dei vari assessorati, del fatto che oggi emigrare non è solo una necessità ma anche una scelta. Non si tratta, quindi, di un gruppo di nostalgici fuori dal tempo o fissati per le orecchiette, ma soci esigenti e nello stesso tempo attivi e non semplici fruitori di eventi. Agli orizzonti più vasti si sono mescolati racconti di vita vissuta, ai richiami più concreti si sono alternate le voci che indicavano mete più ambiziose e più alte. I vari delegati hanno anche intrecciato tra loro rapporti di collaborazione ed eventuali sinergie tra associazioni. Intenso era lo scambio di biglietti da visita, riviste associative, documentazioni varie. Per la circostanza si sono svolti eventi culturali nel segno dei prossimi festeggiamenti per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Non sono mancati anche momenti conviviali per la promozione del marchio Puglia. La concomitante presenza a Torino del Salone del Gusto ha fatto sì che ai fornelli si alternassero grandi chef della cucina pugliese in un mix di sapori tradizionali pugliesi e più innovativi (dalla burrata scomposta con alici, allo sformato di cardi selvatici al peperoncino e cacio podolico, al guanciolo di scottona murgese cotta al primitivo, il tutto innaffiato – con abbondanza – da rinomati vini rigorosamente pugliesi). E soprattutto questi momenti hanno creato cordialità tra i presidenti, base necessaria per un lavoro fruttuoso per tutto il quinquennio prossimo.

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Vivien Vivien Vischio Vischio al al Gran Gran Ballo Ballo Viennese Viennese delle delle debuttanti debuttanti aa Roma Roma

L’AMBASCIATORE D’AUSTRIA Christian Berlakovits, Vivien Vischio e Gaetano Illuzzi ph P. Germinario

Il 16 ottobre 2010 sarà un giorno che Vivien Vischio ricorderà per sempre. Un giorno da fiaba, il cui sogno è iniziato quest’estate all’indomani della finale nazionale del concorso di bellezza Miss Bella d’Italia 2010, svoltosi dal primo al 5 settembre nel Salento, dove, notata dalla giuria, a Vivien è stato proposto, oltre che di posare per il calendario del suddetto concorso, anche di partecipare al Gran Ballo Viennese delle debuttanti a Roma. Un sogno per tutte le giovani donne quello vissuto da Vivien: il debutto in società con indosso un meraviglioso abito d’alta moda, accompagnata da un prestante cavaliere che ti conduce in uno dei balli più eleganti al mondo, il valzer, sulle trascinanti note di Strauss, eseguite per l’occasione dall’Orchestra Viennese, davanti ad

autorità istituzionali di rilievo, quali il ministro degli esteri Franco Frattini, e l’ambasciatore d’Austria in Italia Christian Berlakovits. 28 coppie si sono alternate in uno dei più prestigiosi saloni di Palazzo Venezia a Roma, prima sede dell’ambasciata d’Austria in Italia. Il Gran Ballo Viennese, presentato dall’Ambasciata d’Austria, in collaborazione con la Città di Vienna, la Città di Roma e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, è riconosciuto come Unico Ballo Italiano ed è gemellato con il celebre Wiener Opernball, il Ballo dell’Opera di Vienna. Una tradizione, quella del ballo delle debuttanti, quasi da ‘ancien regime’, ma che nel tempo non ha perso il suo fascino. Tutte le ragazze selezionate, tra cui la nostra

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Vivien, erano accompagnate da atleti delle Fiamme Oro della Polizia di Stato in alta uniforme. Purtroppo solo una ragazza italiana è stata scelta per partecipare all’ Opernball 2011 di Vienna che si tiene il giovedì grasso di ogni anno. Comunque l’eleganza, il portamento, l’allure, la raffinata bellezza di Vivien Vischio sono state notate e apprezzate dal ‘parterre’ della qualificata giuria, in particolare dal principe Emanuele Filiberto, che ha sorriso compiaciuto, ammirando la splendida diciottenne giovinazzese. Numerosi i vip presenti all’evento, le già citate personalità del mondo politico, i giurati, fra cui Silvana Giacobini, Barbara De Rossi, Emanuele Filiberto di Savoia, Denny Mendez, Cristina Chiabotto, Matilde Brandi e gli ospiti Andrè De La Roche e Sabrina Brazzo, nomi altisonanti della danza, esibitisi, incantando i convenuti. Una serata indimenticabile, dunque, senza tralasciare la beneficenza, il ricavato del Gran Galà, infatti, è stato devoluto alla Fondazione per la Ricerca sulla Fibrosi Cistica di Matteo Marzotto, figlio della contessa Marta Marzotto. Quest’esperienza che esula dall’ordinario ha comunque dato la possibilità a Vivien di vivere una favola ad occhi aperti, non solo, le ha consentito di imparare a ballare il valzer perché opportunamente preparata da Gaetano Illuzzi, maestro della Illuzzi’s dance school di Giovinazzo e del Cuban Club Bari. La scuola di ballo Illuzzi’s dance school e Carmen Martorana, madrina e responsabile della kermesse Miss bella d’Italia 2010, hanno accompagnato Vivien a Roma, allacciando proficui rapporti con l’organizzatrice del Gran Ballo Viennese di Roma e con l’ambasciatore austriaco. E chissà se il prossimo anno le selezioni per il Gran Galà del Ballo Viennese di Roma non


possano tenersi proprio dalle nostre parti! La famiglia Illuzzi, con la sua più che decennale esperienza nel mondo della danza e i numerosi riconoscimenti ottenuti, insieme a Carmen Martorana, conduttrice e attrice, ora anche agente di spettacolo con la neonata agenzia Martorana & Loconsole eventi, ci assicurano che stanno lavorando alacremente a questo ambizioso progetto. Siamo certi che, con la loro professionalità e caparbia determinazione, possano riuscirvi.

AUGURI NONNINO! NONNO UCCIO HA COMPIUTO IL 3 NOVEMBRE 80 ANNI A quest’età non leggi il giornale ma ti diverti ancora a pedalare hai sempre un gran da fare e non hai tempo per riposare. Sembri ancora un giovanotto che indossa un bel cappotto. Fai la spesa, vai in campagna ma a danza chi mi accompagna? Lo vuoi capire che senza tenon posso stare e da scuola sola (il giovedì) non posso ritornare? 80 anni sei qui a festeggiare ma a 100 e più puoi arrivare!!! SONIA

Martorana & Loconsole s.r.l, Agenzia di eventi E’ nata Martorana & Loconsole Srl, una società che opera a più livelli nel settore della promozione ed organizzazione nel mondo dello spettacolo e delle arti. Di chi si occupano: Attori/attrici protagonisti; Attori/attrici per ruoli minori; Comparse e figuranti; Figurazioni speciali; Personaggi per pubblicità; Modelli/modelle per pubblicità; Ballerini/ballerine; Cantanti; Musicisti; Conduttori/ conduttrici; Intervistatori/intervistatrici; Fotomodelli/fotomodelle; Showgirl/ showman; Vallette; Vj/dj; Imitatori; Hostess; Animatori/Animatrici…e altro ancora! Perché lo fanno: Martorana & Loconsole s.r.l. svolge tale attività nell’intento di promuovere gli artisti e le occasioni di valorizzazione dei talenti ai massimi livelli, anche avvalendosi del Web. Cosa fanno: Martorana & Loconsole s.r.l. intende implementare il proprio database di Casting attraverso l’iniziativa “Talento & Bellezza”, per cui l’iscritto verrà inserito nella rete di contatti del mondo dello spettacolo, della moda e dell’arte, facilitato così all’incontro di occasioni di promozione e di lavoro. L’agenzia Martorana & Loconsole eventi è rappresentante esclusivista per le province di Bari BAT e Foggia del concorso nazionale di bellezza Miss Mondo Italia. Ad ogni evento organizzato in funzione del concorso, laddove sia possibile, le signore Martorana e Loconsole si propongono lo scopo filantropico di fare beneficenza in favore di enti o persone fisiche bisognose di sostegno.

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Inaugurata la biblioteca Don Saverio Bavaro

Monumento ai Caduti del Mare

L’Ente Comune, in collaborazione con l’Associazione Nazionale Marinai d’Italia (ANMI), ha in progetto il completamento del Monumento ai Caduti del Mare in via Crocifisso con l’indicazione dei nomi dei marinai giovinazzesi vittime di guerra a partire dall’Unità d’Italia. Si chiede, pertanto, a quanti avessero notizie o documenti relativi a cittadini, militari e/o militarizzati, nati o residenti a Giovinazzo, caduti in operazioni belliche, di voler cortesemente prendere contatto con la sede ANMI di Giovinazzo, in Piazza Costantinopoli. L’elenco dei caduti dovrà essere definito entro il 31 dicembre 2010. all’uopo si porta a conoscenza che la sede A.N.M.I. rimarrà a disposizione dei citph Roberto Russo tadini i giorni di lunedì – giovedì e sabato, dalle ore 18:00 alle ore 20:00 per ricevere le comunicazioni relative ai marinai caduti in guerra (I e II conflitto mondiale – militari e/o militarizzanti) al fine del completamento del «Monumento ai caduti del mare». Pertanto è necessario che i familiari dei caduti dichiarino le generalità complete del congiunto nonché ogni utile informazione al fine di inquadrare storicamente l’evento. Sarà utile infine qualsiasi documentazione probatoria in copia qualora in possesso. Data ph Roberto Russo l’importanza e alto significato che un monumento ai Festa grande a scuola Don Saverio Bavaro. Il 16 novembre è caduti riveste per l’intera cittadinanza si confida nella sensibistata inaugurata la biblioteca scolastica. A fare da cornice al- lità di ciascun cittadino al fine di onorare solennemente chi l’inaugurazione c’erano anche i murales realizzati dagli allievi alla patria ha dedicato la vita.

della Scuola Elementare in Viale Moro. Una nuova biblioteca. Finalmente a Giovinazzo si parla di libri, di un nuovo un presidio permanente che ha come fonte la cultura, un vocabolo oggi tanto in voga ma poco presente nella vita quotidiana di ciascuno di noi. Intanto i bambini, sin dalla più tenera età, dovrebbero imparare che conoscenza e gioco devono andare di pari passo per cementare quelle basi che rappresentano i pilastri della vita futura di ciascuno. Ormai anche i media, per fortuna riescono a trasmettere spot che invitano alla lettura, il cibo più adatto per il cervello e che permette di sviluppare al meglio la memoria. Un punto di riferimento dunque, che si spera possa essere l’inizio di altre iniziative di pari spessore. All’inaugurazione hanno partecipato Carmela Rossiello, dirigente scolastica, il Sindaco Antonello Natalicchio, l’Assessore Cosmo Damiano Stufano e Alba Sasso, Assessore Regionale con Delega al Diritto allo Studio e alla Formazione. Oltre alla presenza numerosa di alunni, docenti e genitori. Di grande importanza la presenza del Vescovo Luigi Martella che ha effettuato la benedizione con grande entusiasmo. Questo Vescovo è infatti molto vicino ai giovani e alle loro problematiche e, in più occasioni, ha dichiarato che non è mai sufficiente ciò che può fare per aiutare concretamente tutti, soprattutto in un periodo difficile quale quello che stiamo attraversando.. Una piccola goccia dunque che servirà ai nostri ragazzi ad avere una maggiore coscienza del mondo che dovranno affrontare nel futuro prossimo. 39

FESTA DI S. LUCIA In occasione della festa liturgica di S. Lucia, vergine e martire, presso l’omonima chiesa campestre sarà celebrato un triduo di preghiera secondo il seguente orario: 10 – 11- 12 dicembre: Santo Rosario ore 15:00 - Santa Messa ore 15:30 13 dicembre: SS. Messe ore 7.00 – 8.30 – 10.00 - ore 15.30 S. Messa solenne .La chiesetta rimarrà aperta dalle ore 04.30 alle ore 19.00 ORE 04.30: ACCENSIONE FUOCO ORE 8.00: LANCIO DI 13 BOMBE CARTA Il collegamento tra la città e la chiesa campestre sarà garantito da un pulmino che seguirà il seguente percorso: (Partenza) via Cappuccini, presso l’Istituto S. Giuseppe via Bitonto, presso l’effige dell’Eterno Padre nei seguenti orari: 10 – 11 – 12 dicembre ore 14.00 e 16.30 - 13 dicembre ore 07.00 – 11.00; 14.00 – 17.00.

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NICK PALMIOTTO

Le elezioni di metà mandato in USA NEW YORK. In Italia, in questi ultimi mesi, tutti hanno assistito a un vero e proprio métissage di notizie che sono state propinate ai poveri elettori che, finora, hanno solo avuto la colpa di essere andati a votare. Ormai il confine tra pubblico e privato è diventato molto sottile e, che si disquisisca di legge finanziaria o di escort e case all’estero di dubbia provenienza, ormai tutto pare rientrare nella normalità. E il cittadino medio si è assuefatto ad ascoltare di tutto e di più. In America forse forse le cose sembrano un pochettino più serie invece, perché si sono da poco svolte le elezioni di metà mandato, ovvero Midterm Elections il 2 novembre 2010. Inutile affermare che, tale evento è di grande importanza, in quanto in maniera più o meno incisiva influenzerà nei prossimi mesi le tendenze politiche degli Stati partners dell’America. Le elezioni di metà mandato, inoltre, finiscono per assumere un’importante dimensione politica di giudizio dell’operato del Presidente e dal loro esito è possibile fare analisi di previsione in ordine alle scelte politiche del successivo biennio. Tale tornata elettorale si tiene il primo martedì del mese di novembre degli anni pari e riguarda i 435 membri della Camera dei Rappresentanti e un terzo dei 100 membri del Senato. Ma anche i governatori di trentasei dei cinquanta Stati membri degli Stati Uniti: trentaquattro Stati infatti eleggono il loro governatore per un mandato quadriennale durante le elezioni midterm, mentre il Vermont ed il New Hampshire eleggono i propri governatori per un mandato biennale in concomitanza, quindi, una volta con le elezioni presidenziali, e una volta con le midterm elections. Vengono eletti inoltre in questa occasione i membri delle assemblee legislative degli Stati membri e degli organi di contea per un mandato di due anni. I risultati di tale evento rappresentano una vera e propria pagella scolastica sia per il Presidente che per il governo e le amministrazioni dei vari Stati. In particolare, per i democratici, i risultati delle recenti elezioni sono stati deludenti. Un vero e proprio giorno del giudizio, nel quale i votanti hanno sentenziato che Obama e i suoi fedelissimi non hanno realizzato quanto promesso, mentre i repubblicani sono riusciti a far salire i loro consensi anche in molti Stati. Un colpo duro per Obama che, dopo due anni, deve affrontare questa nuova realtà. È palese infatti il ridimensionamento dei consensi dei Democratici e una nuova avanzata dei Repubblicani non rende certo felice il Presidente più sostenuto nelle ultime elezioni americane. Eppure Obama è il fautore della famosa riforma della Sanità tanto auspicata e discussa in America. Un ampio respiro per chi, non possedendo sufficienti mezzi di so-

stentamento, oggi ha ottenuto la possibilità di curarsi a discapito delle grandi lobbies assicurative.Uno scenario poco rassicurante per Obama che anticipa la campagna elettorale presidenziale del 2012. In passato, il Presidente Ronald Reagan, repubblicano e il Presidente Bill Clinton, democratico, riuscirono a godere di maggiore fortuna, in quanto, pur ricevendo risultati scoraggianti nelle elezioni di metà mandato, riuscirono subito a salire la china e grazie al fiorire dell’economia, restarono sulla cresta dell’onda. Alquanto diversa la situazione odierna per

Obama. L’economia americana continua a perdere colpi e ormai la crisi è diventata strutturale. Non si possono più fare miracoli immediati e nessun economista prevede un futuro più roseo. L’incertezza ad oggi dilaga e non scomparirà nel prossimo futuro. Tutti quindi si chiedono quale sarà la reazione del moderno Presidente Obama e quale strategia dovrà inventarsi per restare a galla e non perdere ulteriori consensi. Riuscirà ad essere fortunato come i suoi predecessori?

NICK PALMIOTTO

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VITO BAVARO

Passeggiata d’autunno

Com’è bello imparare ad apprezzare ogni stagione, anche quella autunnale che dovrebbe apparire come la più triste. In realtà abbandonarsi alla dolcezza dei colori di questo sommesso periodo, in America è un’esperienza bellissima. Da poco tempo abbiamo abbandonato le calde serate estive giovinazzesi e le tonalità azzurre del suo mare che sono sempre nel nostro cuore. Ora sono solo ricordi nel mentre attraversiamo il territorio che ci conduce verso il Niagara. Quel territorio che si trova al confine in prossimità del Canada. Il viaggio che ci ha visti protagonisti ovviamente aveva anche uno scopo preciso. Quello di visitare Niagara University dove mio nipote Nick di 21 anni ha gareggiato nella sua disciplina, il nuoto, vincendo ben tre gare. Una bella soddisfazione per genitori e nonni. Un viaggio caratterizzato dalla voglia di tastare con mano un evento di rilievo e dal piacere di ammirare un paesaggio cangiante che ci fa apprezzare ancora di più la nostra seconda dimora di vita, l’America. Un salto in Virginia ad esempio non poteva mancare. Che meraviglia! Una catena montuosa apprezzabilissima e circondata da immense distese di verde nelle quali sono immersi villaggi di grande ospitalità. Il ventaglio di colori che si è presentato ai nostri occhi potrebbe facilmente rimandare ad un book fotografico di stampo naturalista. Tutto appariva quasi irreale, in realtà lo spettacolo è indescrivibile e se riflettiamo, dove manca la mano dell’uomo, tutto è più perfetto. La natura non ha eguali esprimendosi in mille sfumature. Caratteristiche queste che hanno anche contraddistinto lo Stato della Pennsylvania fino al termine del viaggio nella città di Buffalo. Questa è una zona che gli emigranti, quando sono giunti qui, hanno battuto per molto tempo grazie alle possibilità di lavoro che il territorio offriva. C’era poi chi preferiva il sogno della Grande Mela, l’arrivo in quella terra così ambita negli anni a venire da imprenditori e modaioli. Il nostro viaggio dopo l’evento sportivo è proseguito verso il New Jersey per incontrare famigliari e amici ma soprattutto per portare un saluto ai nostri cari defunti, visto il periodo dell’anno che, in particolare, ci porta a tale commemorazione. Brooklyn è stata una tappa obbligata. Non la ricordavo così caotica, è una vera e propria metropoli che negli anni si è trasformata ed evoluta. In questa nostra avventura un ruolo importante lo hanno ricoperto i nostri amici, Vito e Maria De Santis che, in maniera esemplare ci hanno fatto da guida. Soprattutto verso un ristorante ad hoc e una bella spaghettata all’italiana che non guasta mai. E poi altri personaggi che mi hanno ricordato il passato, le nostre memorie vanno sempre alla nostra origine di gente povera e che con tanta meticolosità è riuscita a far fortuna. Che dire! Spesso ci annoiamo, non sappiamo come impiegare alcune giornate. C’è tanto fuori invece da vedere e da ricordare. Dobbiamo sempre ringraziare il buon Dio che ci dà la possibilità di stare ancora serenamente tra amici e famigliari, di godere delle bellezze della natura che a molti appaiono scontate, anche quelle delle stagioni più tristi…allora, buon autunno a tutti!

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l angolo del pescatore DI ONOFRIO ALTOMARE

La storia siamo noi Tra Giovinazzo e Molfetta ne è passata di storia! Un sottile fil rouge ha sempre unito le vicende di queste cittadine e si può immaginare che le stesse siano in un perenne derby.

Il primo derby è quello che, nell’immaginario dovrebbe essere combattuto al confine delle torri che delimitano le due cittadine e proprio in prossimità di Torre Gavetone, per esempio, si potrebbe fantasticare su una possibile battaglia paragonabile per certi versi alla Disfida di Barletta. Solo che al posto dei cavalli si potrebbero mettere i tori, per esempio e vedere come in un clima di corrida quale delle due popolazioni potrebbe riuscire ad avere la meglio e a spartirsi i territori del pascolo. Il secondo derby lo troviamo nel 1459 allorquando si affacciò il crudele principe Orsini sulla nostra città. E fu allora che i molfettesi ebbero la meglio e fecero terra bruciata nella nostra terra con uno slogan molto particolare (o almeno immagino che era quello): «Giovinazzo, na chiazz e tre palazz, u rest tutt sott o’…» laddove il significato è esplicito. A tale sventura, oltre ai molfettesi si aggiunsero anche i terlizzesi e i bitontini, nostri avversari. Occorre invece risalire al 1501 allorquando, per zizzania tra molfettesi, vennero ai coltelli i clan della Famiglia Zurlo (o almeno mi piace così immaginare) con i clan della famiglia Saraceno, insanguinando tutta la Piazza di San Michele… un’immagine molto cruda ma sicuramente prima tutte queste battaglie si disputavano per davvero! Dobbiamo arrivare al 1799 quando Giovinazzo divenne una città repubblicana e Molfetta invece divenne monarchia. Fu proprio in quel periodo che si scatenò un’ira pazzesca, i popoli delle due cittadine si affrontarono mettendo a ferro e fuoco strade, piazze e quartieri. Nel 1818 Giovinazzo perse il potere della Chiesa, e il Vescovo

passò definitivamente alla città di Molfetta ma tanti altri eventi si registrarono in seguito a Giovinazzo. Alcuni interessarono in modo particolare il porto e tutte le buone intenzioni per il suo rifacimento ma nulla è accaduto nei secoli…e oggi i risultati si vedono. Basta osservare lo sviluppo che ha caratterizzato Molfetta negli ultimi anni e, al contrario, la situazione di stallo nella quale versa Giovinazzo.Per quanto riguarda un settore caro ai più cioè il calcio, mentre la squadra del Molfetta compare nel 1917, la squadra di calcio giovinazzese compare nel 1920 e in realtà ha sempre maturato una sua tradizione anche se un vero e proprio stadio Giovinazzo non l’ha mai avuto. Tra le due squadre se ne sono disputati di derby! A malapena però, qui da noi si riesce a vedere un campo sportivo (altro che stadio!) e, ad ogni modo qui ce lo siamo sempre sognati un bel campo illuminato, con erba sintetica e relativa recinzione. Cosa dire dunque? Che da tutte queste battaglie del passato Giovinazzo ne esce sempre perdente e non è mai riuscita a decollare e a far decollare i suoi abitanti.Insomma, torniamo a dar dignità ad una cittadina che in realtà merita e avrebbe bisogno di ben altro che solite parole e contentini!

culle Una bimba fortunata è nata il 7 luglio 2009. Il suo nome è ELENA FIORENTINO e di gioia e amore è piena la sua vita. Il 7 luglio 2010 abbiamo festeggiato l’inizio dei compleanni più belli che verranno. Auguri piccolo angioletto dai genitori Michele e Alessandra Fiorentino e dal piccolo Luigi

L A U RE A

DERBY DI FUOCO Quel giorno, a noi ebbri di calcio chi ci ha riuniti? Fuor del vero fino a questo mio sogno chi ti ha condotto? Accanto a uno che senza del derby era niente e come il vento si lancia sul derby, chi ti ha condotto? Dio! ONOFRIO ALTOMARE

CLELIA BREGLIA Il 28 ottobre 2010

si è laureata con 110 e Lode in Igiene Dentale presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia di Bari con una tesi sulle più innovative tecniche ed applicazioni del laser. Alla neo dottoressa, i migliori auguri

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lutti

e

anniversari

Dedicato ad una Zia speciale: Zia Nancy Vorremmo dedicarti questo spazio per ricordarti, ma sappiamo bene che non serve scrivere di te, della tua vita e del tuo dolce sorriso, che non hanno bisogno di carta e penna per restare indelebili, vivi ed inalterati in noi. Ricordiamo con commossa nostalgia le sere d’estate di sei anni fa, quando, con Zio Palmo, venisti qui a Giovinazzo….. noi nipoti facevamo a gara per averti… non sapevamo ancora che quella sarebbe stata l’ultima volta…. Anche se tu abbassando lo sguardo ci dicesti che: “…non ci saremmo più visti….” Te ne sei andata senza un sussurro. Forse dalla finestra guardavi il cielo e non ti sei nemmeno accorta di volarci dentro e i tuoi cari hanno dovuto lasciarti la mano: dovevi essere libera e così hai potuto spiccare il volo nell’immensità. Non abbiamo potuto accompagnarti nel tuo ultimo viaggio perché la lunga distanza ci ha separato, ma, con il cuore, siamo stati vicini a te ed al tuo amato marito ed ai tuoi cari figli. Dove ora ti trovi, non sei sola, sei in dolce compagnia, avrai incontrato il tuo adorato papà , la tua dolce mamma , tuo fratello Peppino , tuo cognato Giovanni e tua cognata Nonetta alla quale eri legata da un sentimento speciale. Ti vogliamo bene, Zia Nenzina, e tu, sicuramente, prendendoci la mano risponderesti: “Anch’io tanto!” Sarai sempre nei nostri pensieri finchè Dio vorrà. I tuoi nipoti Ciccio e Consiglia.

To a special aunt : Aunt Nancy We would like to dedicate these lines to you, in order to remember you, but we know very well that it’s useless writing about you, about your life, your sweet smile, because they need neither a piece of paper nor a pen to remain indelible, alive and inaltered within us. Deeply affected, we remember those far evenings, 6 years ago, when you came to Giovinazzo with uncle Palmo.... we were all, your nephews, competing to have you with us.... we didn’t know yet that it would have been the last time for you to be with us.... even if you, looking down, told us that ; “.... we couldn’t meet again....”. You left us without a whisper. Perhaps, through the window, you looked at the sky and you didn’t realize you were flying towards it, and your relatives had to leave your hand : you should be free and so you could fly into the immensity. We were not able to take you during your last travel because we were far away from you, but we were near you with our heart, we were near your beloved husband and your dear children. You are not alone now, where you are, you have met your darling dad, your beloved mother, your brother Peppino, your brother-in-law Giovanni and your sister-in-law Nonetta who you were linked to, by a special feeling. We love you, aunt Nenzina, and surely, taking our hand, you would answer : “me too, a lot!”. You will always be in our thoughts till God wants. Your nephews Ciccio and Consiglia

LUTTO

LUTTO

MESSERE LUISA

CHIARA DISCIOSCIA

MICHELE PISCITELLI

n.11.03.1925 - m.22.10.2010

( NEW YORK)

LUTTO Mamma, mentre le foglie in questo mese di ottobre volano via, anche tu sei volata lasciandoci soli nel nostro dolore. Lassù però ora c’è la tua stella ed è vicina al Bambin Gesù. Quella stella ci guarderà e ci proteggerà. Sei il nostro angelo custode mamma! Ti vogliamo bene. I TUOI FIGLI

Alla cara Chiarina, sei partita per l’ultimo viaggio e il Signore ti ha chiamato a sé. La tua dipartita ha addolorato quanti ti hanno conosciuta e amata. Sei sempre stata amabile, sincera, generosa con tutti. Ora da lassù conforta noi, i tuoi amici in particolare che ti siamo stati sempre vicini e tutti quelli della piazza della tua amata Giovinazzo. Tua Enza

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n. 19-5-1935 m. 19-10-2010

Sempre si prodigò per il benessere dei suoi cari. Esempio di altruismo e di bontà infinita. Lascia di sè un dolcissimo ricordo


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DICEMBRE 2010


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Lapiazza di giovinazzo dicembre 2010  
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