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LA PIAZZA di Giovinazzo

Via Cairoli, 95 Giovinazzo 70054 (Ba) Edito da Ass. Amici della Piazza Iscr. Trib. di Bari n. 1301 del 23/12/1996 Part. IVA 05141830728 Iscr. al REA n.401122 Telefono e Fax 080/394.79.20 IND.INTERNET:www.giovinazzo.it E_MAIL:lapiazza@giovinazzo.it Fondatore Sergio Pisani direttore responsabile Sergio Pisani redazione Porzia Mezzina - Agostino Picicco - Alessandra Tomarchio - Damiano de Ceglia - Marianna La Forgia - Daniela Stufano - Vincenzo Depalma - Angelo Guastadisegni - Onofrio Altomare - Diego de Ceglia - Michele Carlucci - Mimmo Ungaro - Pino Lisi corrispondenti dall’estero Vito Bavaro - Nick Palmiotto Giuseppe Illuzzi - Rocco Stellacci stampa - Gercap (Foggia) progetto grafico - Ass. Amici della Piazza Grafica pubblicitaria: C. Morese responsabile marketing & pubblicità: Roberto Russo tel. 347/574.38.73

ABBONAMENTI Giovinazzo: 10 Euro Italia: 20 Euro Estero: 60 Euro Gli abbonamenti vengono sottoscritti con c.c postale n.80180698 o con vaglia postale o assegno bancario intestato ad:

ASS. AMICI DELLA PIAZZA II TRAV. MARCONI,42 70054 GIOVINAZZO (BA) ITALY La collaborazione é aperta a tutti. La redazione si riserva la facoltà di condensare o modificare secondo le esigenze gli scritti senza alterarne il pensiero. Gli articoli impegnano la responsabilità dei singoli autori e non vincolano in alcun modo la linea editoriale di questo periodico.

SERGIO P

Rosso bianco verde Verde bianco rosso Bianco rosso verde Sventolano mille bandiere grandi medie piccole Motorini rombano - Biciclette sfrecciano - Maglie azzurre saltano Cori cori canti urla: Abbiamo vinto – Campioni del mondo – We are the champions – Po po popo poppo pooo… Clacson – auto – auto – auto circondano la piazza Fuochi d’artificio – bengala – trombe - coriandoli Pum pum pam taratattaratta frr frr boom Foto – foto – click - filmati Salti – abbracci – cori – trenini – bagni nella fontana – splash. Euforia – frenesia – ubriacatura generale – emozione – lacrime – risate – baci. L’orologio fa tic tac e qualcuno ci accuserà di delirante racconto. Ok. Questo doveva essere il pezzo già pronto per questo mese. Un taglia ed incolla di emozioni dell’estate mundial 2006. Un inno alla gioia nella lunga notte mondiale che doveva durare un’intera estate. Come nel 2006. ‘E chi non salta un francese è!’ Macchè… Ultimi nel girone, come la Francia, come i vice Campioni del Mondo. Questo mese parliamo di una vergogna senza eguali e senza fine. Parliamo di un patriottismo che unisce – questa volta purtroppo – nel

E’ tutto u Slovac disprezzo unanime ad una nazionale indegna di rappresentarci. Tutto sbagliato, sin dal principio, ma son cose trite e ritrite e ridette. «Oggi è un giorno qualunque, oggi si vive comunque e non so perché». Forse le parole di Dolcenera non erano destinate all’Italia di Lippi. Ma adesso calzano a pennello alla Lippi-bis come non mai. Lippi ci ha rovinato l’estate e ci ha spiegato il perchè. E s’è ritirato in Maremma con la sua barca cullato dalle onde insieme a qualche Guido Cavalcanti a convincere un banco di tonni che il suo calcio è dolce stil novo. E’ una barca che si muove col vento a suo comando. Il suo calcio è poesia, innamoramento, scuola dell’amore. Flagello d’Italia. Il Live to tell, il famo-

Finito di stampare il 21/07/2010

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un’Italiacchia so ritornello po-popopo-po-po che ha fatto da colonna sonora alla vittoria dell’Italia è rimasto strozzato in gola. Emanuele Lacalamita in competizione con Cecchino quest’anno aveva equipaggiato il suo furgone con speciale tricolore per le uscite- mundial. Nonno Cecchino aveva invece riscaldato il trenino azzurro inseguendo il riscatto sociale di tante carrozzelle di disabili che cantavano la forza della vita. Lippi ha fatto deragliare anche il trenino dell’amore di Cecchino in un pomeriggio d’inizio estate. Pare che gli unici a far festa siano stati i Padani di Bossi. Cosa resterà di questa estate 2010? Si accenderanno le luminarie della grande

festa. La macchina dell’estate giovinazzese è pronta. Ci sono piccoli e grandi eventi in programma. Eventi discutibili e indiscutibili. Ma mai faranno tanto parlare come le chiacchiere da bar come nelle discussioni più impegnate per la nostra Nazionale. Senza il popopopo-po-po è come vivere un’emozione a metà. Bisognerà alzare il volume della musica per godere dell’altra metà rubata. Cos’altro ci resta da raccontare? Lippi ci ha rovinato l’estate, la Nazionale è un disastro. Ma la politica sta messa molto peggio. La coda della crisi economica non lascia sereni gli italiani, Tremonti promette una manovra economica fatta di lacrime e sangue, non risparmierà nessuno. La rivolta degli enti locali contro i tagli che li riguardano è stata solo un assaggio. Non si vedono all’orizzonte soluzioni capaci di mandare in panchina o in pensione i vecchi che occupano il campo. Anche perchè, la sinistra è quella che è. E se un nuovo premier di valore per la Nazionale è stato subito trovato, Prandelli, per Palazzo Chigi è tutto più complicato. Il cavaliere Silvio che passa da un infortunio all’altro, non ammette la sua vulnerabilità, per lui non ci sono condizioni per il ricambio. E il sostituto - se c’è - starà ancora frequentando le scuole dell’obbligo. In attesa che cresca, ogni giorno - politicamente - per noi è un’Italia - Slovacchia. SERGIO PISANI

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l’inchiesta DI

PORZIA MEZZINA

Con 80mila 80mila euro euro ti ti faccio faccio Con l’estate giovinazzese giovinazzese l’estate IN N CARTELLONE CARTELLONE EVENTI EVENTI ORMAI ORMAI CONSOLIDATI CONSOLIDATI. SII PUNTA PUNTA SUL SUL ROCK OCK FESTIVAL ESTIVAL E E SUL SUL PANINO ANINO DELLA ONNA. TORNA ORNA E E RADDOPPIA RADDOPPIA IL IL DELLA NONNA MODULOESSE ODULOESSE

A VOLTE RITORNANO... E RADDOPPIANO.

Ad aprire le danze è stato il Moduloesse con la rappresentazione teatrale «Chi è». Sì, proprio quel Moduloesse di Franco Martini che ne aveva dette di cotte e di crude sull’ostruzionismo del sindaco riguardo alla vicenda del teatro La Rena di Ulisse e che aveva dovuto emigrare a Molfetta per mettersi in scena. Due addirittura le rassegne che lo vedono protagonista questa estate: la prima si chiama «Rassegna di teatro in terrazza» e si svolge sulla Vedetta del Mediterraneo in quattro serate; la seconda è la ormai tradizionale rassegna «Giovinazzo Teatro» che si svolgerà in sei serate da fine agosto a settembre nell’atrio dell’Istituto Vittorio Emanuele e che è giunta alla sua undicesima edizione. Pace fatta col sindaco?, abbiamo chiesto a Martini: «Siamo tornati – ci ha risposto – a rapporti di costruttiva collaborazione, a rapporti normali come è giusto che sia tra l’Amministrazione e una realtà storica e consolidata come la nostra. Un rapporto che rientra in un indirizzo di valorizzazione delle produzioni e delle realtà locali». Per assistere agli spettacoli c’è anche da pagare un biglietto (di 5 euro per la prima rassegna, di 4 o 5 euro – ancora non è stato deciso – per la seconda). «Un costo basso – conclude Martini – per cercare di favorire l’affluenza del pubblico». Pace fatta pure secondo il sindaco Antonello Natalicchio il quale dice che «Martini ha capito che non era volontà mia quella di non aprire il teatro».

GLI EVENTI IN CARTELLONE.

Eccola qui. L’estate è arrivata. Gli assessori alla cultura e al turismo non ci sono più, di recente sollevati dai loro incarichi, ma il cartellone delle manifestazioni è iniziato già

Per gli amanti del dialetto, ci sono anche quest’anno le rappresentazioni in vernacolo: il 31 luglio e il 4 agosto ci saranno gli attori de La Frascière; il 26 agosto «U Sciaraballe»; il 2 settembre il gruppo Aido; il 9 settembre il gruppo San Giuseppe e il 16 settembre quello dalla fine del mese di giugno, approntato, a dell’Immacolata «I nipoti della nonna». detta del sindaco, in maniera molto più ra- Non mancano gli spettacoli di danza delle pida di quanto si era fatto gli anni prece- scuole giovinazzesi (College of Dance; Illuzzi’s denti e senza alcun dissidio. Dance School) e i momenti dedicati ai più pic-

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coli: la ludoteca di Stranidea; il «Tesoreremo» della Touring Juvenatium; il gioco meridiano di Felisia; i brani suonati dalla Grande Orchestra di Bambini della Polifonica. Bambini che andranno a dormire presto il 14 agosto, serata dedicata alle fanciulle in fiore che si contenderanno la palma della «Miss Bella d’Italia», presentata dalla Martorana. Unica serata di coscette al vento e bellezze in mostra del cartellone di questa estate 2010. Con la musica si inizia il 24 luglio (inizialmente prevista per il 14, ma poi rinviata) con la terza edizione del «Clean Art Festival», curato dalla Dew Drop Reggae; si prosegue il 29 luglio con «Zona Cesarini» dell’associazione Itinerarte; dal 31 luglio al 2 agosto sarà la volta del «Giovinazzo Rock Festival» a cura dell’Arci Tresset con buona pace dei residenti dell’area mercatale; che se amano un altro genere musicale il 2 agosto potranno assistere a «Tutti all’operetta» della Polifonica; il 3 agosto ci sarà un revival «Anni ‘60» a cura de ‘Gli amici del liscio’; dall’8 al 10 agosto il «Festival in... porto« degli ‘Amici della Musica’; si finirà il 12 settembre con il concerto della banda ‘Giuseppe Verdi’. La sezione sportiva vede la Kick Boxing il 18 luglio; il torneo di Calcio Balilla il 28 luglio (valido per le qualificazioni alle finali di Saint Vincent); il Torneo Nazionale di Tennis dal 26 luglio al primo agosto; la Regata Gonfaloni il primo agosto. Poi ci sono anche un torneo di burraco e il raduno nazionale Vespa Club. Una serata è stata organizzata dall’Assessorato alla Legalità: il 17 luglio c’è stata la presentazione del libro di Francesco Forgione «Mafia Export». Un altro convegno è stato organizzato da «I nipoti della nonna» il 31 luglio su ‘La qualità dei prodotti agro-alimentari locali’. Il cartellone prevede mostre d’arte, di pittura e scultopittura e di fotografia, la ‘Cicloturistica’ della Touring in giro per i casali delle nostre campagne, le sagre (della focaccia, del pani-

no della nonna) e il Gamberemo.

UN PO’ PER UNO... Le associazioni operanti sul nostro territorio si spartiranno un totale di 80mila 950 euro che l’amministrazione comunale ha tirato fuori dalle sue casse. Qualcuno avrà i soldi, qualcun altro usufruirà di palco o palchetto, sedie, transenne, service, Siae, Enel, contributo per l’Asl BA per utilizzare l’atrio dell’Ive (pulizia bagni, elettricità), pubblicità, assistenza dei vigili urbani, la Sala San Felice. Ecco come sono stati ripartiti 69mila 150 euro: alla Vedetta sul Mediterraneo ne vanno 2mila 200; al Moduloesse 3mila; alla cooperativa sociale Stranidea 2mila; alla Federazione Italiana Calcio Balilla 4mila 200; altri 4mila alla Dew Drop Reggae; all’associazione sportiva Kick and Moving 3mila 500; 500 euro alla Fidapa per la mostra fotografia curata da Vincenzo Mottola; 3mila alla società cooperativa Felisia; 4mila 950 all’associazione Itinerarte; 15mila euro per il Rock Festival all’Arci Tresset; 3mila per la Regata dei Gonfaloni al gruppo vogatori ‘Massimo Cervone’; sempre

3mila alla Polifonica per lo spettacolo «Tutti all’Operetta»; 5mila alla Touring Juvenatium per l’organizzazione di tutti gli eventi di sua competenza; 4mila ai ‘Nipoti della nonna’ per la sagra del panino; 7mila 800 euro alla ‘Illuzzi’s Dance School’; mille al Vespa Club di Santo Spirito-Palese; 3mila, infine, all’associazione musicale ‘Giuseppe Verdi’.

COSA NE DICE IL SINDACO. Il sindaco Antonello Natalicchio ha detto che «ciò che ci è stato chiesto abbiamo dato», ma non mette la mano sul fuoco sulla soddisfazione delle varie associazioni. Il Rock Festival avrà il contributo più alto, perché «è una manifestazione con un peso specifico diverso e che ha una copertura a livello nazionale e non solo. E’ uno spettacolo di nicchia – prosegue il sindaco – ma con una risposta eccezionale». Inoltre «l’impegno è minimo rispetto ai costi della manifestazione che ha anche un cofinanziamento dalla Regione». Ricordando le polemiche e le paure di chissà quali proble-

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impiegati del Comune con i quali collaborano le Associazioni). Giovinazzo ai turisti apre i frantoi, le chiese e poi mette in cartellone appunto il Rock Festival e la Sagra del Panino della Nonna, altra tradizione, quest’ultima, ormai consolidata nel nostro paese. Un’altra grande tradizione giovinazzese è quella della Kick Boxing e il sindaco ricorda che in occasione di questo evento «l’anno scorso l’Istituto Vittorio Emanuele era strapieno». Alla nostra curiosità riguardo una possibile successione alle poltrone ora vuote degli assessori alla cultura e al turismo il sindaco ha risposto: «Non ho all’ordine del giorno la reintegrazione della giunta». PORZIA MEZZINA

Via Torino, 12 70054 Giovinazzo (Ba) Tel/Fax: 080.394.28.46 Sito: www.climadoc.it Mail: climadoc@libero.it mi provocati dai ‘giovinastri’ che seguono certo tipo di spettacolo da parte dei residenti nell’area mercatale dove i concerti si svolgono, Natalicchio precisa che «al Rock Festival non è mai successo niente» e che i residenti della zona non possono lamentarsi per tre giorni di disagio e che comunque tutti «saranno rispettati come al solito». Altra manifestazione di nicchia, e che rischiava di andare a Gallipoli, è il torneo di Calcio Balilla, «un’idea a due di Comunicaria e di Giampaolo Capursi. Si tratta sempre di lavorare nelle nicchie – prosegue Natalicchio – solo lì possiamo trovare un nuovo mercato». Il sindaco è convinto che per favorire il turismo a Giovinazzo è necessario avere «il dato strutturale con i pacchetti integrati di offerta turistica che dovranno venire dalla metropoli di Terra di Bari, ma, finché non parte, c’è un trend minore fatto di eventi che lavorano nelle nicchie». Il sindaco si sofferma anche sul progetto Città Aperte che vede insieme le città di Giovinazzo, Terlizzi, Bitonto e Molfetta. Si tratta di un distretto turistico che offre un pacchetto integrato di servizi: quattro eventi e l’apertura di luoghi artisticamente rilevanti. Il servizio di sportello è affidato a Giovinazzo (lo sportello di piazza Vittorio Emanuele ha riaperto; vi lavorano gli

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estate

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Tutti gli eventi giorno per giorno IN

MAIUSCOLO LA SOMMA CONCESSA DALL’ENTE

Sabato 26 giugno Domenica 25 Luglio Rassegna di Teatro in terRassegna di Teatro in terrazza razza Commedia «Chi è» «Arianna» a cura del Gruppo Teatro a cura del Gruppo Teatro Moduloesse Moduloesse Via Marco Polo, 11 – ore 21.00 Via Marco Polo, 11 – ore 21.00 Associazione ‘Vedetta sul Mediter- Associazione ‘Vedetta sul Mediterraneo’ raneo’ SOMMA CONCESSA 2.200 EURO (per tutte le serate) Dal 26 Luglio al 1° Agosto Torneo nazionale 3^ CategoLunedì 5 Luglio ria maschile e Ludoteca laboratorio femminile Piazza Garibaldi ore 17.30 – Circolo Tennis ‘Marcello Renna’ 19.30 Società Sportiva Tennis ‘Marcello Cooperativa Sociale ‘Stranidea’ Renna’ SOMMA CONCESSA 2.200 EURO (per tutte le serate) Lunedì 26 Luglio Spettacolo finale Mercoledì 14 Luglio Piazza Garibaldi - ore 19.30 3^ Edizione «Clean Art Cooperativa Sociale ‘Stranidea’ Festival» Area Mercatale - ore 20.00 Giovedì 29 Luglio Ass. Culturale Musicale ‘Dew Spettacolo Musicale ‘Zona Drop Reggae’ Cesarini’ SOMMA CONCESSA 4.000 Atrio Istituto Vittorio EmanueEURO le II - ore 21.00 Associazione ‘Itinerarte’ Domenica 18 Luglio SOMMA CONCESSA 4.950 «Star Wars Kick Boxing EURO Event IX» Atrio Istituto Vittorio EmanueSabato 31 Luglio le II - ore 21.00 Spettacolo in vernacolo Associazione Sportiva ‘Kick and «Ci rète sembr camb Moving’ cind’anne» SOMMA CONCESSA 3.500 a cura del Gruppo teatrale ‘La EURO frasciére’ Casa di riposo ‘San Francesco’ Dal 18 al 25 Luglio ore 20.00 Mostra d’arte Associazione Comunale Sala San Felice - ore 19.00 M.I.L.A.C. Ass. Culturale Turistica ‘Touring Juvenatium’ Sabato 31 Luglio Convegno: «La qualità e Lunedì19 Luglio l’utilità Ludoteca / Laboratorio dei prodotti agro-alimentari Piazza Porto ore 17.30 – 19.30 locali» Cooperativa Sociale ‘Stranidea’ Sala San Felice - ore 19.30 Associazione ‘I nipoti della nonna’ Dal 20 al 27 Luglio Mostra fotografica Sabato 31 Luglio a cura dello Studio di Vincenzo XII edizione Mottola «Cicloturistica» Istituto Vittorio Emanuele II Giro in bicicletta per i ore 18.00 casali in agro di Associazione FIDAPA Giovinazzo SOMMA CONCESSA 500 Partenza da Piazza V. Emanuele EURO II - ore 17.00 Ass. Culturale Turistica ‘Touring Sabato 24 Luglio Juvenatium’ Luditerraneo – Gioco meridiano Sabato 31 Luglio Piazza Garibaldi – ore 18.00 Manifestazione ex allievi Società Cooperativa ‘Felisia’ dell’Istituto Vittorio SOMMA CONCESSA 3.000 Emanuele II EURO Atrio Istituto Vittorio Emanuele II - ore 19.00 Sabato 24 Luglio Circolo Culturale ‘Leonardo’ «Torneo Calcio Balilla» di qualificazione ai Campionati Dal 31 Luglio al 2 Agosto di Saint Vincent Giovinazzo Rock Festival Piazza San Salvatore - ore 2010 18.00 Area Mercatale - ore 21.00 Federazione Italiana Calcio Balilla Circolo Arci Tresset SOMMA CONCESSA 4.200 SOMMA CONCESSA 15.000 EURO EURO

COMUNE

Dall’1 al 9 Agosto Mostra personale di pittura Sala San Felice - ore 19.00 Maria Salvemini

Domenica 15 Agosto Spettacolo MUDU’ Piazza Vittorio Emanuele II – ore 21.00 Comitato Feste Patronali

Giovedì 2 Settembre Commedia in vernacolo Atrio Istituto Vittorio Emanuele - ore 21.00 Gruppo AIDO ‘Attori per caso’

Domenica 1° Agosto «Regata gonfaloni» Piazza Porto - ore 10.00 e ore 16.00 Associazione Sportiva Gruppo Vogatori ‘Massimo Cervone’ SOMMA CONCESSA 3000 EURO

Dal 15 al 22 Agosto Mostra personale Scultopittorica Sala San Felice Ore 10.00 – 12.00 ore 19.00 – 22.00 Carlo Dicillo

Venerdì 3 Settembre XI Edizione «Giovinazzo Teatro» Atrio Istituto Vittorio Emanuele II - ore 20.30 Gruppo Teatro ‘Moduloesse’

Lunedì 2 Agosto «Tutti all’operetta» Atrio Istituto Vittorio Emanuele II - ore 21.00 Associazione Polifonica SOMMA CONCESSA 3000 EURO (per n.2 di eventi) Martedì 3 Agosto Serata canora Anni ‘60 Atrio Istituto Vittorio Emanuele II - ore 21.00 Associazione Sportiva ‘Amici del liscio’ Mercoledì 4 Agosto Spettacolo in vernacolo «Ci rète sembr camb cind’anne» a cura del Gruppo teatrale ‘La frasciére’ Centro Anziani c/o Parco Scianatico Ore 20.00 Associazione Comunale M.I.L.A.C. Sabato 7 Agosto Festa del Palio e Sagra della Focaccia Atrio Istituto Vittorio Emanuele II - ore 18.00 Ass. Culturale Turistica ‘Touring Juvenatium’ SOMMA CONCESSA 5.000 EURO (per tutti gli eventi) Dall’8 al 10 Agosto 7^ Edizione «Festival in… porto» Concerti musicali Piazza Vittorio Emanuele II ore 21.00 Associazione Culturale ‘Amici della Musica’ Mercoledì 11 Agosto XV edizione «Sagra del panino della nonna» Area Mercatale - ore 21.00 Associazione ‘I nipoti della nonna’ SOMMA CONCESSA 4.000 EURO Sabato14 Agosto Concorso Nazionale ‘Miss Bella d’Italia’ Piazza Vittorio Emanuele II – ore 21.00 Network Promotion – Carmen Martorana

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Venerdì 20 Agosto XIX Edizione «Palio dei Rioni» «Gamberemo» Piazza Vittorio Emanuele II - ore 17.00 Ass. Culturale Turistica ‘Touring Juvenatium’ Sabato 21 Agosto Concerto Musicale ‘Zero Assoluto’ Piazza Vittorio Emanuele II - ore 21.00 Comitato Feste Patronali Mercoledì 18 Agosto Corteo Storico Ore 19.00 Associazione Pro Loco Domenica 22 Agosto III Edizione «Ballando con le stelle» Piazza Vittorio Emanuele II - ore 21.00 Associazione Sportiva ‘Illuzzi’s Dance School’ SOMMA CONCESSA 7.800 EURO (per n.2 di eventi) Giovedì 26 Agosto Commedia in vernacolo Atrio Istituto Vittorio Emanuele - ore 21.00 Gruppo Concattedrale ‘U sciarabballe’ Sabato 28 Agosto XI Edizione «Giovinazzo Teatro» Atrio Istituto Vittorio Emanuele II - ore 20.30 Gruppo Teatro ‘Moduloesse’ SOMMA CONCESSA 3.000 EURO (per tute le serate) Domenica 29 Agosto XI Edizione «Giovinazzo Teatro» Atrio Istituto Vittorio Emanuele II - ore 20.30 Gruppo Teatro ‘Moduloesse’ Domenica 29 Agosto 5^ Edizione Torneo di Burraco Sala San Felice - ore 17.00 Ass. Culturale Turistica ‘Touring Juvenatium’

Sabato 4 Settembre 5° Raduno Nazionale Vespa Club Piazza Vittorio Emanuele II ore 20.30 A seguire: Centro Storico – Area Mercatale Vespa Club S. Spirito – Palese SOMMA CONCESSA 1.000 EURO Sabato 4 Settembre XI Edizione «Giovinazzo Teatro» Atrio Istituto Vittorio Emanuele II - ore 20.30 Gruppo Teatro Moduloesse Domenica 5 Settembre Brani Musicali per bambini Grande Orchestra di bambini Atrio Istituto Vittorio Emanuele II - ore 20.00 Associazione Polifonica Giovedì 9 Settembre Commedia in vernacolo Atrio Istituto Vittorio Emanuele - ore 21.00 Gruppo San Giuseppe ‘S’hann acchiéte’ Venerdì 10 Settembre XI Edizione «Giovinazzo Teatro» Atrio Istituto Vittorio Emanuele II – ore 20.30 Gruppo Teatro ‘Moduloesse’ Sabato 11 Settembre XI Edizione «Giovinazzo Teatro» Atrio Istituto Vittorio Emanuele II - ore 20.30 Gruppo Teatro ‘Moduloesse’ Domenica 12 Settembre Concerto Musicale Banda Giuseppe Verdi Atrio Istituto Vittorio Emanuele II - ore 20.00 Associazione Culturale Musicale ‘Giuseppe Verdi’ SOMMA CONCESSA 3000 EURO Giovedì 16 Settembre Commedia in vernacolo Atrio Istituto Vittorio Emanuele - ore 21.00 Gruppo Immacolata ‘I nipoti della nonna’

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recensioni DEL PROF.

MICHELE CARLUCCI

Presentata la ristampa del ‘Saggio storico sull’antica città di Giovinazzo’ di Saverio Daconto Il pubblico delle grandi occasioni! Altrettanto i relatori, i contenuti e gli interventi di corollario! Grande conduzione coordinativa del dott. Nicola Roncone, la sera del 17 luglio presso la Sala Conferenze dell’Hotel St. Martin! Valore aggiunto l’accoglienza dei gestori e del personale nonché le doti organizzative della famiglia Ottavio Daconto, il rimpianto Generale dell’E.I. figlio dello storico. La gioia per l’evento e l’orgoglio dell’appartenenza al nobile casato si sono notate compiutamente nell’intervento di alta sensibilità umana tenuto dal dott. Francesco Saverio Daconto fu Ottavio, nipote ed omonimo dello storico. L’intervento della prof.ssa Damiana Nacci, past-presidente della Pro Loco Giovinazzo, è servito a mettere in luce i momenti da cui ha preso il via il progetto che ha condotto alla splendida serata, e quello del Sindaco prof. dott. Antonello Natalicchio è servito a riflettere sulla necessità di scrivere per la città una storia organica sul ‘900, facendo leva sui giovani che si affacciano alla tesi di laurea in lettere, che siano particolarmente meritevoli e la cui ricompensa potrebbe avere anche carattere aggiuntivo alla semplice soddisfazione di portare a termine l’impresa. Più forte del caldo (in media 40 gradi in Italia), che ha sconfitto l’efficacia del condizionatore d’aria, messo anche a dura prova dalle eccessive presenze, è stata la gioia di vivere una serata storica. Per questo gli astanti non

hanno accusato stanchezza, quando, al termine di quattro interventi si sono appressati a quelli più sostanziosi del novantenne prof. Vito Antonio Sirago ordinario di Storia dell’Età Romana ed emerito dell’Università di Bari, che ha messo in luce alcuni aspetti dell’opera del Daconto e del prof. Giuseppe Poli, ordinario di Storia Moderna dell’Università degli Studi di Bari. Dalle loro parole è emersa la modernità metodologica dell’opera con cui l’autore anticipò il modo di fare ricerca e il tipo di documentazione da consultare che diventeranno prassi negli anni ’70 del 1900, quando ormai la lezione degli annalisti (così chiamati dal nome della loro rivista) francesi si era capillarmente diffusa nelle Università italiane. Gli annalisti valorizzarono la storia socio-economica legata al vissuto quotidiano di tutte le classi sociali. Si può dire che in alcune cose Saverio Daconto anticipò gli annalisti francesi. La sua è una lezione davvero straordinaria e non sembri strano che un medico abbia prodotto un tale capolavoro di storiografia perché la vera vocazione del Daconto fu quella dello storico un po’ a dispetto dell’imposta (così dice qualcuno) iscrizione a Medicina, e alla successiva laurea, voluta dal padre.

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Ognuno dei presenti ha portato con sé a casa un pezzo della serata: a me è piaciuto tra l’altro il momento in cui il dott. F. Saverio Daconto ha narrato la gioia del papà Ottavio che chiuse gli occhi per sempre pregustando la bellezza di questa serata che a lui è stata negata.

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tato Festa Patronale dimostrerò come si possono organizzare eventi di alto livello con ospiti di prestigio lasciando spazio anche alla beneficenza. L’ho già dimostrato in passato con Moda sotto le Stelle. Siamo un paese di veline. Ma non abbiamo proprio niente da dire? Siamo un Paese simbolo in tutti i campi e imitato in tutto il mondo. Il problema è che ormai per fare audience si opta per un palinsesto in cui il gossip diventa protagonista. E le veline ne trovano giovamento! Non pensi che Giovinazzo possa fare a meno di coscette da guardare anche sulle passerelle illuminate della piazza perchè in giro se ne vedono già abbastanza, e mica tutte brutte? Miss Bella d’Italia oltre ad occuparsi di bellezza avrà anche un momento di spettacolo e moda che valorizzerà il commercio dei giurati non porteranno a valutare solo giovinazzese. E poi la presenza di Michele Placido che ci diletterà per arte e gusto ofl’aspetto anatomico delle nostre miss! frirà quel quid in più agli ospiti! Quale sarà il tuo ruolo all’interno del Favorevole ad un concorso di bellezza concorso? Organizzatrice per la Puglia e presentatrice, per minorenni? ruolo affidatomi dalla Network Promotion Sì, se con la tutela e la costante presenza del di Antonio Petrino e Angelo Barbarito, re- genitore! L’essere donna mi favorisce e mi sponsabili per Puglia, Basilicata e Campania. rende affidabile con le famiglie, l’importante è non prendersi troppo sul serio. Sono For mulerai sentenza come Milly altre le cose importanti della vita. Anch’io ci Carlucci: «Per te Miss Bella d’Italia sono già passata. Ero minorenne quando ho cominciato con i concorsi. Sempre accomcontinua?». Sarò originale. Formulerò sempre qualco- pagnata! Ho fatto tesoro dei consigli di agenti seri che non mi dicevano «diventerai famosa di nuovo! sa, ma anteponi sempre gli studi a tutto e L’ass. Dagostino è stato rimosso dal- diffida di chi ti chiede soldi». E’ quello che l’incarico anche per i troppi impegni di dirò alle miss prima di salire in passerella. E’ spesa da parte dell’Ente Comune per un bellissimo gioco. Comunque vada l’imle sfilate di miss, veline, cosce e coscette portante sarà divertirsi. Questa sarà la mia formula! sotto le stelle. Sei d’accordo? Con il piccolo patrocinio comunale accordato, il supporto degli sponsor e il Comi- Favorevole all’elezione di Miss Padania?

Carmen Martorana

Nome: Maria Carmen Cognome: Martorana Il 14 Agosto ci sarà il Concorso Nazionale «Miss Bella d’Italia» che non è come il concorso di Miss Italia. Ci spieghi in tre parole dov’è la differenza? Che Miss Bella d’Italia non sia il concorso di Miss Italia, di Miss Mondo o The look of the year, ciò non significa che non si rifletterà sul fare spettacolo, sull’audience, sugli incassi, sul turismo. Ad ognuno il suo patron. Attenzione, avere lo sponsor di grido non è sinonimo sempre di qualità anche se si entra dalla porta principale in certi circuiti! Chi sarà della giuria a spiare culi e tette per un contratto pubblicitario o per una particina sul set cinematografico? Posso inserire pure te che apprezzi l’armonia muliebre nelle copertine del tuo giornale? La giuria sarà titolata. Ci sarà Michele Placido insieme ad altri grandi nomi. Può bastare? Ancora, la professionalità e serietà

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Assolutamente no! Sorelle d’Italia siamo tut- alle donne che come vedresti un vescovo-donna? te uguali da nord a sud. Se si potrà risolvere il problema-pedofilia, All’elezione di miss maglietta bagnata e ben venga un vescovo - donna! culetto d’oro? Sono gli estremi di concorsi dall’immagine SU DI TE. Da zero a 100 quanto conta pulita in cui si cerca la miss della porta accan- la bellezza nella tua vita? to, la ragazza acqua e sapone. Sono giochi La bellezza conta per ogni donna. Più che la d’acqua che umiliano i candidati ed esaltano bellezza quello che mi rende fiera e felice è la platea che va alla ricerca del morboso, del poter dimostrare che quando c’ è passione naturale o rifatto, delle gambe più sode, il non esiste un limite d’età per portare avanti fondoschiena più alto ed eccitante. E magari un’idea, un progetto. Con determinazione ti giudicano pure col pollice verso. I più fur- ci si può reinventare. Con le mie belle rughe bi capiranno che si tratta di un concorso di mi rimetto in gioco e sorrido pensando che in effetti le proposte più interessanti le ho un certo tipo. avute da grande. Sono stata inserita anche nella Favorevole al concorso di bellezza per presentazione nazionale di un altro concorso «Il volto del successo» a Reggio Calabria, Suore? Solo per raccogliere fondi da destinare ad dal 6 all’8 settembre. Da zero a 100 quanto conta il cervello una causa nobile. nella tua vita? Cosa pensi di quelle donne che vogliono Non ho mai accettato lo stereotipo della donspogliarsi, mercificare il proprio corpo, na bella e stupida. Credo di aver abbonaccettare “vallettopoli”, compromessi, ri- dantemente dimostrato di essere dotata anch’io di materia grigia. Doppia soddisfaziocatti ecc? Sono donne limitate, insoddisfatte e frustra- ne: bella e intelligente? te. Donne che hanno come unico mezzo un Nel solstizio d’inverno, durante le luncorpo da svendere. Condanno però anche ghe e fredde serate invernali ti senti «il chi ne approfitta favorendo tale sole nella notte?». Veramente siete voi che lo dite! Ne sono mercificazione. lusingata! A cosa rinunci per mantenere la linea? Tu hai mai accettato compromessi? Sì, accettando di rispondere a questa intervi- A niente! Infatti la linea non ce l’ho. Adoro sta!!! Ho una forte personalità e un papà sici- mangiare e sono pigra. Toglietemi tutto ma liano, onesto e ligio al dovere: mi ha insegna- non il cibo! to che nella vita non si prendono scorciatoie. A chi dirà che la presentatrice-oca poCon dignità ed umiltà si conquista la stima. tevano pure cambiarla, cosa rispondeSo aspettare il mio turno, cerco sempre di rai? camminare da sola sul sentiero della sempli- Un vecchio adagio: «La volpe che non arricità e della pazienza. Il tutto e subito non mi va all’ uva dice che è acerba». Cosa diranno i giovinazzesi dopo averti appartiene. visto in copertina su La Piazza? Adesso che anche la Chiesa vuole aprire Dopo sei edizioni di Moda sotto le Stelle, Miss

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Bella d’Italia: il ritorno! Una più bella di te? Giovinazzo pullula di ragazze bellissime! Sarà la reginetta vincitrice il 14 Agosto! La bellezza è soggettiva. Ci vogliono tanti ingredienti: fascino, femminilità e intelligenza. Altrimenti il tutto diventa insipido. Posizione preferita nel fare l’amour? E questo cosa c’entra con il concorso? La privacy, direttore!!! Quanto tempo perdi davanti allo specchio? Pochissimo! Sono un’ex atleta. Sono sempre stata molto pratica! Quanto tempo dedichi alla lettura? Il quotidiano lo leggo tutti i giorni, non ne posso fare a meno anche perché guardo poco la tv. E poi la sera, dopo qualche rivista, mi addormento alla lettura «Un pensiero per ogni giorno dell’ anno» di Madre Teresa di Calcutta. Permettimi di suggerire un suo pensiero: «Dà al mondo il meglio di te, e ti prenderanno a calci. Non importa, dà il meglio di te». Destra o sinistra? Ormai non voto più per orientamento politico. Voto l’uomo che mi ispira fiducia! Come immagini un Premier italiano donna? Sarebbe una grande conquista per un‘Italia democratica. Credo molto nel team affiatato di donne nel rispetto reciproco dei ruoli. Anche in Miss Bella d’Italia la gestione è rosa. La coreografia è affidata a Rosanna Abbattista, l’ ufficio stampa ad Annamaria Natalicchio e la collaborazione esterna a Lucia Vergine. Chi indicheresti come Premier - donna nei prossimi cent’anni? Non so. In America gli attori diventano Presidenti, in Italia al contrario i Presidenti fanno gli attori. A questo punto perché no una donna bella tosta come la Carlucci?

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Gabriella, naturalmente! Come vedi un Presidente di Confindustria donna? Benissimo. Emma Marcegaglia è il simbolo dell’imprenditoria femminile vincente. Le donne sono per natura stakanoviste in tutti i ruoli che rivestono, nel lavoro e in famiglia. Autorevolezza e sensibilità le rendono vincenti! Mai spiato da un buco della serratura? Pretendo privacy. E poi rispetto molto quella altrui. Delle showgirl italiane chi è la più bella? Heather Parisi. Bella e brava. Ha dettato uno stile e un modo di ballare inimitabile. Da ragazzina volevo essere come lei. La più raccomandata? Manuela Arcuri. La Ferilli lo ha fatto per lo scudetto della Roma. Quando Carmen Martorana lo farà per lo scudetto dell’AFP sarà ormai una vecchia gemella Kessler? Noooo, sono la vice presidente. Auguro all’AFP subito un traguardo cosi ambito. Sto aspettando da 30 anni. Non voglio festeggiare uno scudetto all’età delle gemelle Kessler! La sai l’ultima? Arriva direttamente dai figli di ‘Casa Marzella’: «Mamma puoi fare tutto quello che vuoi, l’importante è che ci stiri le camicie».

SERGIO PISANI

Chi è Maria Carmen Martorana Figura proteiforme nel panorama del mondo dello spettacolo, muove i primi passi come modella riscuotendo da subito successi a livello nazionale. Nell’86 è seconda classificata con il titolo di Miss Puglia nel concorso nazionale Miss Ragazza In. Nell’’88 è seconda classificata nel concorso nazionale Miss Mondo Italia. Passa attraverso molteplici esperienze come attrice e presentatrice televisiva, anche su reti nazionali, riscuote la popolarità con la sit-com MUDU’ in onda su Telenorba con Uccio Desantis. Già conduttrice di Miss Italia Puglia e di The Look Of the Year in Basilicata, ora alla guida di questa nuova ed entusiasmante esperienza nei panni di coordinatrice regionale e di presentatrice delle serate che si svolgeranno in Puglia per le selezioni del concorso nazionale di Miss Bella d’Italia 2010. Un concorso di bellezza moderno, giovane, tutto al femminile a partire dalla coordinatrice e presentatrice regionale, Carmen Martorana, dallo staff tecnico che la affiancherà durante le serate per le selezioni regionali pugliesi del Concorso Nazionale alle aspiranti fotomodelle che vorranno iscriversi. L’iscrizione è gratuita. A Giovinazzo Miss Bella d’Italia 2010 farà tappa il 14 agosto 2010 in piazza Vittorio Emanuele II. Testimonial d’eccezione sarà l’attore Miche Placido.

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VINCENZO DEPALMA

DI

LA FESTA GRANNE

Manca ormai poco ai tradizionali festeggiamenti che il popolo di Giovinazzo tributa alla sua Madonna di Corsignano. Quest’anno l’edicola sarà ancora più splendente grazie alle cure che la nota ditta ‘Studio di Restauro Angelucci di Roma’ ha praticato alla preziosa icona dell’architetto Ettore Bernich. Ho avuto la fortuna di vedere all’opera questi restauratori e non vi nascondo che sono rimasto vivamente impressionato nel notare, oltre alla professionalità di queste persone, la dedizione, la cura - oserei dire l’amore e l’affetto con cui questi operatori procedevano nel loro lavoro. Più che lavorare sembrava che loro accarezzassero la nostra preziosissima edicola. Il culto verso la nostra Madonna non pare abbia avuto defezioni da parte della cittadinanza giovinazzese anche se, come per tutte le cose, il tempo ne ha modificato un pochino i particolari. Ai miei tempi, ad agosto, piccoli e grandi entravano in fibrillazione. Dopo la Madonne de la Grazie ci si preparava pe’ la festa granne. Di quel periodo ricordo la battareje che indicava l’inizio della novena e che per noi bambini significava svegliarsi alle 5 di mattina per andare in chiesa alla Cattedrale, pe la Novene. Le donne aspettavano con ansia il fervorino di Don Michele la galline prima dell’inizio delle preghiere della novena. Questo sacerdote aveva una voce possente. I microfoni non avevano ancora fatto la loro apparizione nelle chiese, ma Don Michele non ne aveva bisogno, la sua voce stentorea la potevi udire anche dal lungomare da vicino al fortino. Le sue parole erano toccanti. Iniziava sempre con un «Popolo di Giovinazzo, grazie per esse-

re venuti ad onorare la Vostra Regina Maria S.S. di Corsignano». Non si perdeva in discorsi altisonanti ma parlava alla gente col cuore in mano ed in modo da essere da tutti capito. Dopo un poco le nostre mamme, furtivamente, ponevano le mani nelle tasche, nelle borsette per tirarne fuori fazzoletti. Quando predicava Don Michele la galline jevene fazzuitte ca non avastevene. Ricordo che una volta Don Michele, al cospetto di tante lacrime, esortò: «Basta voi donne a piangere, piangete voi uomini!». Occorre dire che di uomini in chiesa, a quell’ora ve ne erano davvero pochi. Altri tempi: alle cinque del mattino, erano già quasi tutti al lavoro. Gli uomini li potevi contare sulla punta delle dita. C’erano solo pochi vecchietti e noi bambini, perché sempre ai miei tempi, la disoccupazione non era ancora stata fondata. A li timpe meje stevene soltande li faticateure e le sfatichete. La fede e la fiducia che avevamo nella Madonna erano infinite. Quando il mare si faceva minaccioso ricordo con quanta ansia le famiglie dei marinai aspettavano di sentire i rintocchi delle campane della cattedrale quasi ad invocare la protezione della Madonna, in cui loro avevano tanta fiducia, perché proteggesse i loro cari. Non dimenticherò mai un fortunale che aveva sorpreso un peschereccio molfettese all’uscita del porto, all’altezza delle tre colonne, quando ancora non esistevano gli attuali frangiflutti. Il peschereccio mise la prua con-

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tro le onde lottando disperatamente per non finire contro gli scogli. Lottò per ore mentre le campane della cattedrale suonavano e le nostre famiglie, sulle terrazze, con i rosari in mano invocavano la Vergine Santissima perché proteggesse quei disperati marinai. È opportuno precisare che la zona oggi denominata delle “Quattro fontane” all’epoca non aveva edificazioni di sorta, si chiamava menze a l’urte e dalle terrazze della piazza e di tutta via Molfetta potevi tranquillamente vedere il porticciolo. Quando il mare cominciò a placarsi ed il peschereccio cominciò ad allontanarsi da quei pericolosi scogli, dalle terrazze si levò il canto «O Maria di Corsignano». La strofa di «Quando suona la tua campana alla tempesta segue la calma» fu quasi urlata tra i pianti della popolazione tutta, tra lacrime e sorrisi di sollievo. Il mio augurio è che il tempo non faccia diminuire la fiducia e la fede da noi riposta nella nostra Protettrice. Ai cari lettori, ai giovinazzesi tutti, non mi rimane che augurare un «Buone vacanze e piacevoli festeggiamenti pe’ la Festa Granne» VINCENZO DEPALMA


festa

patronale

DI PORZIA MEZZINA

Festa grande con una novità: La Madonna nel giorno... della Madonna PROCESSIONE IL 19 AGOSTO. MUDÙ PER BENEFICENZA E GRAN FINALE CON GLI ZERO ASSOLUTO «Domenica intra octavam Assumptionis duplici officio colitur memoria devotissimae immaginis S. Mariae de Cursignano, per quam multa conferuntur a Deo intercessione Piisiimae Virginis universo populo beneficia, cum eius imago solemni processione in Civitatem adveitur». Così parlò il vescovo Carlo Maranta nel sinodo diocesano del lontano 1639. Disse che la tradizione della devotissima immagine di Santa Maria di Corsignano è celebrata con due funzioni nella domenica entro l’ottavo giorno dall’Assunzione, e per questo molte grazie vengono concesse da Dio a tutto il popolo per intercessione della Piissima Vergine, la cui immagine viene portata con solenne processione nella Città. E così sempre è stato: la processione della Madonna si fa la domenica dopo Ferragosto, giorno dell’Assunzione della Beata Maria Vergine. Ma quest’anno non è così. Di questo si parla da qualche giorno in paese. Quest’anno la processione della Madonna di Corsignano cade proprio il giorno della Madonna: il 19 agosto. Cose mai viste, almeno a memoria di giovinazzese e di documentazione storica. E già le massaie si chiedono: «Ma quando lo facciamo il brodo di gallina del lunedì della Madonna?». Menu stravolti per una tradizione che cambia. Vox populi sostiene che lo spostamento della data sia stato caldeggiato dai nostri emigranti che la domenica dopo Ferragosto sarebbero già in partenza per le lande oltreoceano. Del resto, due anni fa abbiamo festeggiato ad agosto e non a giugno anche Sant’Antonio per consentire la partecipazione dei giovinazzesi nel mondo che qui arrivano col solleone e contribuiscono non poco al buon andamento dei festeggiamenti. Troppo in là quest’anno sarebbe caduta la festa domenicale. Considerando che il 15 agosto, festa dell’Assunzione, cade di domenica, si sarebbe dovuto festeggiare il 22 agosto. L’anno scorso la processione venne fatta la quarta domenica di agosto. Così sarebbe dovuto essere anche in questo 2010. Troppo tardi, secondo il Comitato Feste che dell’anno scorso ricorda “il mortorio” delle giornate del lunedì e del martedì. «Proviamo a portare la festa il giorno

della Madonna, cioè il 19 agosto», hanno pensato questa volta, in testa Antonio Carlucci, presidente del Comitato. «Abbiamo fatto la proposta prima a don Benedetto che l’ha accettata. Poi al vescovo che ci ha dato carta bianca. Poi – prosegue Carlucci – ai portatori del Corteo Storico e poi ai portatori dell’icona della Madonna. Tutti sono stati d’accordo». E non c’entrano niente gli emigranti che devono partire: «Questa scelta non è dettata da motivi economici», Carlucci sgombra il campo da equivoci, sapendo che alcune persone sono rimaste scontente perCOMITATO FESTA PATRONALE: ché non tutti in effetti quella settimana Parato, Carlucci, Ricupero, Del Giudice sono in ferie. «Alla fine – dice il presidente – è questione di organizzazione e noi l’abbiamo dice Carlucci – siamo riusciti a stare qui per manpubblicizzato da diverso tempo». tenere un posto in piazza». Il solito vocio paesano aveva attribuito la scelta a Il programma, al momento di andare in stamun ordine del vescovo il quale ha fatto un interpa, non è ancora stato definito nei dettagli. vento in Cattedrale per sottolineare che la decisioPossiamo comunque comunicare alcune date ne non partiva da lui. «Il vescovo – dice Carlucci – certe. La domenica di Ferragosto in piazza ci ha fatto bene a precisare che lui non c’entra niente. Qualsarà Mudù per una serata di beneficenza in facuno gli aveva accollato la responsabilità, ma noi dal privore del nostro concittadino Michele Bufi. Si mo giorno abbiamo detto che siamo stati noi a scegliere la potranno prendere dei biglietti a oblazione vodata». Per di più girava da tempo una lettera a firlontaria per godersi lo spettacolo e fare una ma del Presidente del Comitato Feste Patronali buona aziona per un giovinazzese che ha binella quale Carlucci annunciava ‘l’idea di celebrare la sogno di cure costose. Il lunedì 16 ci sarà la nostra amata protettrice nel giorno della Sua festa, con processione del Beato Nicola Paglia. Martedì l’intento di portare l’evento religioso al centro dei nostri 17 la traslazione del manto della Madonna. festeggiamenti’ e ringraziava ‘il nostro Vescovo mons. Mercoledì 18 il Corteo Storico. Giovedì 19 la Luigi Martella e don Benedetto Fiorentino che hanno processione dell’icona. Venerdì 20 il rientro del condiviso la nostra scelta, l’associazione Proloco e i portaManto. Infine il concerto degli Zero Assoluto tori per la loro disponibilità a renderla possibile’. sabato 21 chiuderà i festeggiamenti. Quest’ulIn realtà un precedente c’era stato negli anni ’80, timo concerto non sarà a pagamento ma graquando il Comitato presieduto da Mauro Di Natuito, rivolgendosi questa volta a un pubblico tale decise di fare la Festa proprio il 19 agosto. più giovane rispetto a quello che era accorso a Qualcuno ricorda che non fu proprio un successovedere Zarrillo l’anno scorso. ne. Ma a Carlucci va di provare. Ultima precisazione riguarda il sito Novità di questo 2010 è anche il cambio della sede www.madonnadicorsignano.it che verrà aggiordel Comitato che ora si trova in piazza Vittorio nato prossimamente. «Provvederemo nell’arco di Emanuele 24, visto che quella tradizionale è stata qualche giorno» - promette il presidente ormai adibita ad altri usi. «Grazie all’Associazione Carlucci.. Dunque, ci si organizzi e... che la Arti Mestieri e Professioni e al contributo del Comune – Festa abbia inizio.

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consiglio

comunale

Piano particolareggiato della zona C3, si procederà attraverso i Consorzi Urbanistici La prima uscita ufficiale da vice presidente vicario Leo Magarelli, consigliere della maggioranza che sedeva sulla poltrona di presidente della massima assise cittadina dopo le dimissioni di Angelo Depalma. Non è stato certo il miglior consiglio comunale di sempre. Non per altro: alla fine è diventato una barzelletta vedere l’opposizione che si riuniva in conclave e cianciava mentre il presidente vicario Magarelli leggeva il corpo delle delibere e deliberato (è lì a riprendere i discoli come in un asilo nido), il consigliere Lasorsa ribelle oltremodo, una votazione assurda sulla decisione se dover leggere o meno il deliberato, Magarelli un po’ impacciato nel nuovo ruolo che era di Angelo Depalma. Ma ecco le cose serie (sic!): quattro dei cinque punti all’ordine del giorno sono stati approvati (trasferimento alla Provinciale di Bari del tratto stradale Giovinazzo - S. Spirito, porzione della ex S.S. 16; il trasferimento sede presso plesso scolastico S. M. “Buonarroti”; la valutazione della pericolosità e proposta di modifica al reticolo idrografico). Discorso a parte merita il piano particolareggiato zona C3: procedibilità attraverso il coinvolgimento di Consorzi Urbanistici nel Piano Particolareggiato della Zona C3 approvato con delibera C.C. n. 6/2009. Di cosa stiamo parlando? Di procedure tecniche che necessitano di una sana chiarificazione. Occorre ricordare infatti che il piano particolareggiato si attua attraverso l’istituto del comparto che trova una valida alternativa nell’istituzione dei Consorzi, possibilità prevista dalla L. 166 art. 27. Con tale strumento il Comune, in pratica, diffida i proprietari delle aree interessate a fondare un consorzio. è dunque questo il punto di criticità

che richiede una soluzione. Nel piano particolareggiato infatti vi sono otto comparti laddove il 60% riguarda l’edilizia privata e il 40% riguarda l’edilizia pubblica e può dunque essere disposto l’esproprio totale. Nel caso della formazione del Consorzio, invece, esso rappresenterebbe l’unicità del proprietario e di conseguenza l’esproprio può essere disposto soltanto nella misura del 40% ragion per cui rimarrebbe salvo il 60% dell’area privata. Il valore del 40% viene poi ripartito tra tutti i proprietari. Per il Comune il vantaggio è quello di avere, in buona sostanza, otto interlocutori certi anziché una rete di piccoli proprietari difficile da gestire nella procedura dell’esproprio. Il Cons. Restivo (PD), al termine dell’esposizione del suddetto punto, ha proposto un emendamento che ha l’obiettivo di affidare al Comune il compito di controllo del Consorzio, per evitare una forma completa di autonomia dello stesso ed inserire alcune prescrizioni. Su tale emendamento, regolarmente approvato, è intervenuto il parere dell’avv. Decandia (Gruppo Misto) evidenziando il rischio di marginalizzazione dell’attività dei co-

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muni con la costituzione dei Consorzi, ha proposto la stipula di convenzioni per regolare al meglio l’attività dei consorzi stessi. Secondo l’avv. Decandia «occorre uno studio preventivo dei bacini di utenza cioè la verifica della disponibilità dei soggetti interessati. Inoltre restano penalizzati soprattutto i piccoli proprietari in ogni caso, per cui anche la proposta di emendamento va rivista». A conclusione il cons. Bavaro (PDL) ha sostenuto che la possibilità della formazione dei consorzi è al momento poco tangibile e che occorre ricordare che è necessario il 51% della copertura catastale oltre al fatto che il Comune stesso non è ancora pronto per confrontarsi con i Consorzi stessi. L’ultimo punto (saponificio Saracino e la proposta di intervento del piano particolareggiato per il quartiere Castello) è stato ritirato con 10 voti favorevoli e 4 contrari perché sono sopraggiunte – dopo l’inserimento del punto nell’ordine del giorno – una nota e delle prescrizioni da parte delle Ferrovie per una richiesta di integrazione del progetto. Ma non che sia stato semplice arrivare a questo punto. Le scaramucce non sono mancate: controllo del numero legale, illazioni sulla compattezza della maggioranza (mancavano il sindaco Antonello Natalicchio, Angelo Depalma e Michele Drago), verifica delle giustificate o meno assenze dei consiglieri. Ma questa è un’altra storia. Quella di una nuova puntata di Zelig in salsa giovinazzese. E scusate se è poco.

Marianna La Forgia

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IL

CONTRAPPUNTO d e l l ’a l f i e r e

«Al Sud governano i cialtroni» La frase è del ministro Giulio Tremonti. Si riferisce al mancato utilizzo dei fondi europei. Miliardi di euro non utilizzati che sarebbero stati utili allo sviluppo del Meridione. Le percentuali sono sotto gli occhi di tutti e rivelano l’assoluta incapacità di programmare le spese per gli investimenti produttivi da parte dei governi regionali. La Puglia del nostro Nichi Vendola, nonostante le fabbriche sorte in gran numero, è al penultimo posto nell’utilizzo dei fondi europei. Poco più del 12 %. Ci batte la Calabria. La classifica si riferisce agli ultimi anni, grosso modo all’ultima legislatura regionale prima delle recenti elezioni. Sorrido al pensiero a quante fabbriche di Nichi siano nate e continuino a sorgere. Leggo di iniziative determinanti per lo sviluppo e per la connotazione a sinistra del nuovo raggruppamento della sinistra. Leggo di utilissimi corsi di cucina - suppongo alternativa e mi sforzo di trovare immediate interessenze con le realtà produttive e con lo sviluppo del Sud. Ebbene quel razzista di Tremonti se ne è uscito con quella frase ed allora tutti in coro a protestare. Sì, perché al Sud non abbiamo molti primati ma quello della suscettibilità non ce lo toglie nessuno. Invece di capire perché l’algido Giulio abbia pronunciato quella sentenza si è scatenato il fuoco non solo nemico ma anche amico. Bravi. Anzi bravissimi. Bravissimi nell’essere incapaci di governare con la consapevolezza che siamo di fronte ad una fase storica internazionale assai critica. Nessun finanziamento può rimanere inutilizzato. Invece i nostri bravi governatori meridionali hanno preferito sbandierare l’antimeridionalismo di Tremonti. Troppo facile titillare l’orgoglio sudista. Troppo facile dettare una bella dichiarazione ad effetto signor governatore Vendola. Adesso che sarà necessario rifor-

«A GIOVINAZZO È DI NUOVO SCESA LA PAX TEATRALE. L’AMMINISTRAZIONE HA DECISO DI GUARDARE AGLI SPORT DEL FUTURO. FINANZIEREMO LA KICK-BOXING E IL CALCIO BALILLA. E LA MUSICA? I L F ESTIVAL R OCK OTTIENE 15.000 EURO DI CONTRIBUTO. L’ARCI NON SI LAMENTERÀ. SONO SOLDI SPESI BENE, PER L’AGGREGAZIONE GIOVANILE. NON VEDO L’ORA DI VIVERE LA FESTA DELLA MADONNA DI CORSIGNANO COLLOCATA NEL BEL MEZZO DELLA SETTIMANA.

CHE

TROVATA!

IL

CORTEO STORICO AL MERCOLEDÌ

18 AGOSTO E LA PROCESSIONE IL GIORNO DOPO». L’ALFIERE

mare una buona volta la sanità pugliese e sarà necessario chiudere qualche ospedale come reagirà alle proteste delle cittadine interessate. Qualche esercizio dialettico non basterà. Non basterà prendersela con Berlusconi, visto che il buco di bilancio è frutto degli anni della prima giunta Vendola. Circa un miliardo e mezzo di deficit. E mentre tutti insieme criticavano Tremonti, ecco mi capita di leggere dell’estate giovinazzesi. Una spesa di quasi 81.000 euro. Non c’è che dire, una somma non marginale per un comune come il nostro. Penso, quante iniziative saranno state inserite in cartellone. Sicuramente ci sarà da divertirsi. Leggo e mi accorgo che effettivamente ci sarà da divertirsi. O meglio il divertimento è tutto nella lettura del cartellone. Scopro con immenso piacere che vecchi contenziosi sono finalmente rientrati e a Giovinazzo è di nuovo scesa

la pax teatrale. Si torna a fare teatro con la soddisfazione di tutti e con il contributo dell’amministrazione. Ma visto che non si può fare solo teatro, è giusto finanziare anche lo sport. Ma non lo sport tradizionale. A Giovinazzo siamo avanti. L’amministrazione ha deciso di guardare agli sport del futuro. Finanzieremo la kick -boxing e il calcio balilla. Ci prepariamo in caso divengano discipline olimpiche e spenderemo 3.500 euro per il primo e 4.200 per il secondo. E la musica? Il Festival Rock ottiene 15.000 euro di contributo. L’ARCI non si lamenterà. Sono soldi spesi bene, per l’aggregazione giovanile. Quando i giovani si aggregano non si può badare a spese. Insomma un bel cartellone che fra le manifestazioni di chiusura avrà il raduno del Vespa Club. Che bello, non vedo l’ora. E non vedo l’ora di vivere la Festa della Madonna di Corsignano collocata nel bel mezzo della settimana. Che trovata! Il corteo storico al mercoledì 18 agosto e la processione il giorno dopo. Sono certo che sarà stata trovata una ragione a sostegno di questa novità. Il caldo ed il sole non erano ancora padroni delle nostre giornate. Ripeto, sono sicuro. Una motivazione esisterà certamente. Ma non ripetano che il 19 è la data della Madonna di Corsignano, altrimenti i predecessori hanno sbagliato tutti, senz’appello. Per devozione nei confronti della Madonna di Corsignano mi auguro che tutta andrà per il meglio, ma non è detto che le novità siano sempre foriere di aria nuova. Chi verrà a vedere il corteo storico nella giornata di mercoledì? Spero di sbagliarmi e di essere smentito. Buona festa a tutti e che la Madonna di Corsignano ci assista.

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ph: Nico Mongelli


Non solo pasticceri, ma veri artisti. Non solo esperti di paste alla crema e bocconotti ma anche scultori. Stiamo parlando della famiglia Giotti che porta il timbro di un’antica tradizione che si tramanda negli anni, un ponte che di generazione in generazione riesce a diventare sempre più solido e resistente. Un riferimento dolciario storico della cittadina. Le fondamenta del primo laboratorio furono infatti scavate dal pioniere Nicola Giotti nel 1947 insieme alla moglie, Gerarda de Marco, una donna di carattere e dallo spirito di imprenditrice. Il borgo antico fu scelto come location per avviare le prime preparazioni. Era quello il periodo dei dolci secchi e delle paste alla crema e Don Nicola aveva la sua bella esperienza cementificata in anni di gavetta presso alcune famiglie aristocratiche del tempo e il famoso Bar Martinelli. Nel 1955 la pasticceria si trasferì definitivamente nell’attuale sede di via Bari. Ovviamente il primogenito Alfredo, eredita entusiasmo e passione e decide di seguire la strada dei suoi parenti e di specializzarsi ulteriormente presso una rinomata pasticceria barese. In quel periodo la clientela era di stampo medio e la domenica a grande richiesta acquistava paste alla crema. Non vi erano grosse pretese, le torte erano un miraggio perché raramente si festeggiavano i compleanni. Durante la settimana si vendeva pasticceria spicciola, il grande giorno per fare affari era solo quello della festa. Fino agli anni ’60 Alfredo si è occupato anche di banqueting per i matrimoni, fino a quando si è diffusa la moda dei pranzi al ristorante. In quel periodo, in pasticceria si usava una gran mestizia nella preparazione dei prodotti, il prodotto era artigianale e i semilavorati del tutto sconosciuti. «Nella preparazione delle torte si usava la glassa che oggi non è più di moda, sostituita da decorazioni già pronte. Prima invece si decorava artisticamente con il cioccolato e occorreva impiegare del tempo per ottenere un risultato apprezzabile» - spiega papà Alfredo. E’ lui che in pasticceria ha introdotto parecchie novità tra le quali le ‘deliziose’, lo ‘zuccotto’, il ‘bocconotto” e i “’mostaccioli’, vere icone di dolcezza destinate ad essere esportate anche in tutto il mondo per soddisfare il palato dei concittadini emigrati. «Oggi è l’estro e la creatività che fanno la differenza, che possono elevarti dalla pasticceria di massa. Perché anche questo settore si è globalizzato, i corsi e i prodotti proposti sono gli stessi ovunque e quindi essere bravi significa sapersi distinguere» - conclude Alfredo Giotti, che non ha lasciato nulla al caso e si è portato tutta la famiglia in pasticceria senza alcuna remora. E così in Casa Giotti si muovono le mani esperte e bizantine dei figli di Alfredo, a iniziare da Nicola, lo scultore di famiglia con la moglie Linda al seguito, per passare a Gerardo, esperto nel segmento gelateria, a Carlo, Roberta, l’instancabile collaboratrice Mariella e dulcis in fundo la sig.ra Giotti, moglie di Alfredo che, pur restando sempre in ombra è espertissima di confezioni, tanto da aver vinto il primo premio per la migliore vetrina di Giovinazzo nel 2005.

I PRODOTTI DI CASA GIOTTI Innanzitutto il cioccolato che troneggia nella produzione di raffinatissima pralineria e così è facile poter gustare cremini al sesamo e caffé, al pistacchio di Bronte e con nocciola di Piemonte, ma anche boeri, croccantini, tavolette speziate e salami di cioccolato. Molto quotata è la mandorla che viene utilizzata in tutte le salse, dal bocconotto (deliziosa tartelletta di pasta frolla farcita di morbido ripieno di mandorle e amarasche), ai mostaccioli, ai marzapane bianchi e neri, alle colombine all’arancia sino a spaziare in veri e propri gioiellini quali bon bon al rhum e uvetta al caffé, ricciarelli, cantuccini, petits fours, fruttini al liquore e glassati e i tradizionali sasanelli. Sempre con l’utilizzo della mandorla, una specialità che lascia tutti stupiti è il ‘pan del Casale’, morbida cupola di mandorle e miele rivestito di granella di mandorle tostate. Abbastanza vivace è il segmento della biscotteria e della produzione di semifreddi. Nel primo caso, Giotti in questa calda stagione, propone biscotti ai pinoli, al pistacchio, alle arachidi salate, al caramello, al frutto della passione e al cappuccino. Uno snack ottimale per risollevarsi nelle calde giornate d’estate. E per i più attenti alla linea o con esigenze particolari la produzione si allarga anche ai biscotti senza zucchero o senza latte. Per quel che riguarda i semifreddi, la produzione è particolarmente ricca ed esteticamente ricercata. L’elenco sarebbe lungo e infinito ma senza dubbio va citato l’elite, al marsala con parfait al cioccolato e biscotto ai frutti secchi, il sol levante, soffice mousse al limone e lampone con daquise al cocco, la gianduiosa, alla nocciola e gianduia, il sette veli, mattonella al pistacchio di bronte e mandorla tostata alternati da

sfoglie sottili di cioccolato fondente, il nougat glassé, soffice semifreddo al torroncino e il soffio, un nome sublime per una mattonella allo yogurt, albicocca, zenzero e cioccolato bianco. Di tutto di più. Se dolcezza e arte volete avrete solo l’imbarazzo della scelta, senza disdegnare i classici zuccotti e tiramisù. Le monoporzioni (fiori rossi alla fragola, cupole al cioccolato e cocco, babele all’arancia, cioccolato e pistacchio), i bicchierini mon amour ed i mini coni completano la produzione di semifreddi. Negli ultimi anni, in famiglia, è spiccata la figura di Nicola che ha sempre avuto la stoffa del pittore e dello scultore proprio perché la sfaccettatura artistica rientra nell’indole famigliare. Pasticceria e creatività in famiglia vanno proprio a braccetto e Nicola si è formato grazie alla sua grande passione e alla curiosità che lo ha portato ad andare in giro per manifestazioni di alta pasticceria. Molti pasticceri dei paesi limitrofi vengono a visionare le sue opere per cercare di imitarle ma la preparazione di Nicola è imbattibile in quanto lui ama formarsi continuamente frequentando corsi di stampo internazionale.

DOVE NASCE LA SUA ARTE «Ha origine quando, sin dalla mia adolescenza utilizzavo i cornetti da pasticceria per fare i decori sui fogli di carta. Per me era un esercizio utilissimo, quasi come si fa per imparare a scrivere. Mi esercitavo giorno e notte per raggiungere risultati perfetti» spiega Nicola. Dopo queste proficue esercitazioni è iniziato per Nicola il decennio di specializzazione nel disegno artistico sulle torte con l’utilizzo della gelatina. «Ricordo con entusiasmo quel periodo. A Giovinazzo - prosegue Nicola - c’era un signore, Giovanni che ogni anno organizzava la festa di S. Lucia e offriva in quell’occasione molte torte in omaggio ad orfanotrofi, scuole ed istituti religiosi. Ebbene, il decoratore di quei dolci e la raffigurazione di S. Lucia che Giovanni voleva a tutti i costi in bella vista, era opera mia» Da quella rappresentazione religiosa si è passati con il trascorrere degli anni alla creazione di soggetti artistici, inizialmente con il cioccolato e successivamente alle applicazioni di zucchero soffiato. «Nel periodo più recente ho dato molto spazio ad una nuova forma d’arte per i dolci, soprattutto per le uova di cioccolato. Sto parlando dell’aerografia che permette di raggiungere risultati strabilianti e particolari per chi è convinto che l’occhio vuole assolutamente la sua parte». Questa tecnica è davvero innovativa e la straordinaria innovazione sta nell’effettuare l’aerografia direttamente nello stampo attraverso l’utilizzo di burro di cacao colato a 33º che attribuisce alle uova un aspetto madreperlaceo. Insomma la clientela è sempre più informata, sempre più esigente e bisogna saperla accontentare. Nicola Giotti è stato anche assegnatario di numerosi premi grazie alle sue sculture di zucchero che sono state presentate in diverse manifestazioni e tra le quali ricordiamo i Pirati dei Caraibi, il Pagliaccio e i famosi presepi natalizi. Un susseguirsi di forme e di colori dunque che lo ha condotto anche all’ultima mostra “Arte in Trilogia” presente dal 17 al 25 luglio nella Sala S. Felice a Giovinazzo. Organizzata da Avangart con la collaborazione dell’Associazione Juvenatium, vede partecipare oltre a Nicola Giotti, il pittore barese Michele Volpicella, rinomato nel settore paesaggistico e Vicky Depalma, artista molfettese esperta di fotografia e scenografia teatrale. Tale evento ha come filo conduttore un passaggio diretto dalle foto di Vicky che vengono rappresentate sui quadri di Michele alla metamorfosi attuata con l’opera di Nicola capace di rappresentare con lo zucchero in forma scultorea gli stessi soggetti. Il tutto con l’utilizzo di colori azzurrati tipici del mare e del cielo della nostra cittadina. Un ensemble che riesce a stupire, un assaggio di arte pittorica, fotografica e pasticcera frutto dell’impegno, della costanza e della passione di chi riesce veramente a distinguersi. Che dire insomma…in Casa Giotti non più solo paste alla crema e bocconotti ma tanta, tanta arte allo stato puro che solo una famiglia così solida e preparata è in grado di proporre e di stupire anche i cultori della materia.

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Pur tra diverse polemiche relative alla data dei festeggiamenti, Giovinazzo continua a mostrare la sua devozione verso la Patrona Maria SS. di Corsignano non solo nei luoghi di culto. Nello scorso mese di maggio infatti sono stati presentati sia i lavori di restauro condotti sull’edicola argentea che racchiude il sacro dipinto, sia quelli effettuati sul dipinto di un’edicoletta votiva di via Gelso, e sono stati anche ultimati i lavori di restauro dell’antica sede della nostra Protettrice, la chiesa rurale volgarmente detta del Padre Eterno. Circa l’edicola della Madonna, oggi restaurata a spese di diversi oblatori coordinati dall’avv. Sarino Mezzina, precisiamo che il restauro su di essa eseguito è consistito nel ridare lucentezza all’edicola argentea, poiché gli agenti atmosferici avevano prodotto una ossidazione riducendo lo splendore del prezioso metallo anche se negli anni passati si era cercato di intervenire con puliture estemporanee ed a volte con prodotti non sempre adeguati. Di questa edicola argentea riportiamo un sunto di tutte le notizie storiche sinora rinvenute e peraltro già pubblicate in diversi testi.

DEVOZIONI

LE CORNICI ALL’IMMAGINE DI S. MARIA DI CORSIGNANO Prima testimonianza scritta di una cornice che racchiudeva il quadro della Madonna di Corsignano la fornisce nel 1688 il Vescovo Agnello Alfieri nell’inviare a Roma la sua periodica relazione. In essa infatti si legge che il quadro della Madonna era ancora venerato nella chiesa rurale «Santa Maria di Corsignano, la cui miracolosa effigie da un laico devoto recentemente è stata ricoperta di elegantissimi ornamenti e di cornici di legno dorate per essere portata in processione». Nel 1734 poi, durante l’episcopato del vescovo Paolo de Mercurio, l’icona venne arricchita di una nuova edicola in argento. Di essa fortunatamente ci è rimasta una testimonianza fotografica nonché un disegno realizzato a corredo della pubblicazione di A. Avena, I monumenti dell’Italia meridionale, nonché diverse note delle spese sostenute dal Capitolo per realizzarla. Nel 1892, cinque anni prima che venisse fusa per ricavarne l’attuale, veniva dettagliatamente descritta negli atti della Visita Pastorale di mons. Pasquale Corrado: «È d’incontestabile proprietà del Capitolo Cattedrale di Giovinazzo la Sacra effigie della nostra precipua protettrice Maria SS.ma di Corsignano; e della sua immagine tranne il suo sacro volto, nel resto è tutta coverta di lamina di argento con quattro angeli d’argento, corona di argento, e due frasche dello stesso metallo e nella sua solenne processione vi si aggiungono altri due angioletti, e quattro candelabri tutti di argento, Le si mette ancora una ricca corona composta di oggetti di

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IERI ED OGGI. L’antica edicola (sin) e l’attuale oro, e pietre preziose, ed una ghirlanda di argento, ed in tutta la larghezza della sacra immagine, si estende una fettuccia, dalla quale pendono i dono votivi di oro offerti dai devoti». La nota che precede la descrizione e che è relativa alla proprietà dell’immagine, non era casuale: era ancora in corso infatti un contenzioso tra i cittadini di Giovinazzo e l’Arcicongrega del Santissimo circa il diritto di portare a spalla quell’immagine. Il contenzioso aperto sin dal 1855 e proseguito con interruzioni, dettate dagli eventi del tempo, si concluse solo nel 1896 quando «l’incarico onorifico di portare a spalla il quadro della Vergine» veniva «ceduto ai diversi ceti della cittadinanza». A distanza di un anno, quando il Comitato

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I D’AGOSTO

il quadro, la Edicola che lo contiene, la base portatile destinata a sorreggerli e i due album contenenti le firme dei pii oblatori. … Inoltre essi dichiarano di riserbare per sé, come in effetti riserbano nelle dinotate qualità e in perpetuo per le future commissioni dei festeggiamenti di Santa Maria di Corsignano la proprietà dell’Edicola, della base portatile e degli album, col dritto e dovere della relativa manutenzione. Più, riconoscendo il patronato del Vescovo e del Capitolo Cattedrale sul Dipinto della Vergine, quale oggetto di culto pubblico ed universale, riserbano per popolo il diritto di recarlo a spalla in perpetuo nelle processioni, giusta quanto in base all’antico dritto popolare medesimo fu riconosciuto a tempo debito dall’Autorità Tutoria, ed anche nello scorso anno dalle competenti autorità della Provincia, del Comune ed ecclesiastiche. Che se tali commissioni dei festeggiamenti, come innanzi venissero a mancare per volgere di tempo o per mutare di usanze o leggi, i dritti ad esse riservati passeranno in potere del Municipio, perché così voluto ed in questo atto solennemente stipulato dalla costituita Commissione e dagli intervenuti notabili. E gli altri costituiti Sua Eccellenza reverendissima Monsignor Vescovo Pasquale Picone ed i reverendi arciprete don Ettore Capursi ed i Primicerii don Giuseppe Melluso e Don Francesco Rucci, accettando di buon grado la nobilissima consegna, dichiarano di accettare benanche integralmente tutte le condizioni onde è accompagnata». L’atto notarile, sottoscritto da Vescovo, Sindaco e Presidente del Comitato Feste, fuga ogni dubbio circa diritti da potersi vantare sull’edicola e relativa asportazione a spalla durante l’annuale processione. FATTURA DELL’ATTUALE EDICOLA NEL 1897 Circa la fattura dell’attuale icona, nello stesso atto notarile si legge che per la realizzazione furono impiegati grammi 25319 di oro e 2360 di argento: «Così per nuove offerte di oggetti preziosi si ottennero anche grammi trecento novantacinque di oro fuso, e grammi ottocento novanta di argento, che, assommati in massa al primitivo argento ed oro votivo, si ebbe per il primo di essi metalli un peso totale di grammi venticinquemila trecento diciannove, e pel secondo di grammi duemila trecento sessanta, che, ridotto a titolo più alto alla zecca di Roma, discese al peso di grammi mille trecento cinquanta: Che così fatta quantità di metalli preziosi e di gemme neanche bastando alla costruzione dell’Edicola, fu mestiere aggiungerne altra nel tempo della sua fattura: … Che a sorreggere la preziosa Edicola fin dall’anno mille otto-

feste consegnava la nuova edicola, nell’atto notarile di consegna (integralmente pubblicato da V. Rucci in Il Nuovo Tocco del Bombaun Anno III, n. 9 (settembre 1987) il concetto veniva nuovamente precisato: PROPRIETARI DEL’ATTUALE EDICOLA «il presidente onorario, presidente effettivo, commissione dei festeggiamenti e notabili, … solennemente affidano ai secondi (Sua Eccellenza Monsignor Vescovo e rev. arciprete don Ettore Capursi e Primicerii Melluso e Rucci), quali rappresentanti della Curia, del Clero e del Capitolo Cattedrale di questa città,

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cento novantasei fu costruita una base portatile in legno dorato e smalti del valore di lire mille e seicento, essendo stata più tardi completata con altro fregio nella sua parte inferiore: Che tanto nello stupendo e preziosissimo lavoro dell’Edicola, quanto in quello della base portatile in legno dorato destinata a sostenere la Edicola, furono impegnate le maggiori celebrità artistiche del Regno. Così pel disegno dell’Edicola e della base portatile il cavaliere Ettore Bernich, architetto romano, residente in questa provincia quale incaricato del Ministero alla direzione dei restauri dei monumenti nazionali quivi esistenti. Il quale professore condusse l’uno e l’altro disegno, cioè quello dell’Edicola e l’altro della base in puro stile bizantino pugliese, per trovarsi in accordo con l’epoca del Dipinto, e la ragione onde a noi pervenne. Il cavaliere Eugenio Maccagnani, decoro delle Puglie, e scultore residente in Roma per i modelli in cera. Il cavaliere Costantino Calvi, professore di decorazioni in plastica per le arti metalliche a cesello, incisioni e smalti nel Museo artistico industriale di Roma per tutta l’opera di cesello, smalti ed ingemmamento della Edicola. Ed il signor Alfredo Pagliari, già alunno dell’Istituto Casanova di Napoli e nel tempo suddetto professore d’intaglio in quest’Ospizio Vittorio Emanuele, per la costruzione, doratura e smaltatura della base. Che ad attestare la munificenza del Municipio e la pietà dei cittadini che liberamente e spontaneamente concorsero con le loro oblazioni a costituire i fondi necessari a così fatte costruzioni, interno alla detta base, quali titoli apparenti si ammirano, oltre all’arma del Comune, anche a guisa di stemmi gli utensili da lavoro delle classi popolari della città: Che con questo atto, tanto il Municipio, quanto la cittadinanza ripetono i voti e la proclamazione di Maria Santissima di Corsignano a patrona e protettrice di questa città …». COPIE DELL’IMMAGINE DELLA MADONNA Nello stesso atto notarile quando si parla del metallo prezioso impiegato per realizzare la nuova edicola si fa cenno anche ad un «quadro a cornice incassata, che abitualmente trovasi affidato in custodia ai signori fratelli Daconto fu Saverio di Giovinazzo, e che da tempo immemorabile gira ogni domenica pel paese, come per mantenere viva la fede nella Santissima Vergine, e come per ricordare ad ognuno che Ella è con noi». Si tratta dell’immagine attualmente custodita nello studio del Sindaco attribuita ad anonimo pittore della fine del secolo XVIII, identificata come Madonna di Corsignano, ma meglio nota come “Madonna Pellegrina”. Su copie dello stesso dipinto presenti in private abitazioni nel margine superiore è esplicitamente scritto

S. MARIA DI CURSIGNANO (v. foto), lo stesso dicasi per le tavolette ex voto della Madonna di Corsignano nelle quali i tratti iconografici della Vergine sono appunto quelli della “Madonna Pellegrina”. Le ipotesi circa l’effigiazione della Madonna di Corsignano con questi tratti sarebbero due: 1) Poiché dall’edicola d’argento appariva solo il volto della Madonna, l’autore della “Madonna Pellegrina” per i colori degli abiti e la postura del bambino si è rifatto alle più comuni immagini della Vergine; 2) se la tela della “Madonna Pellegrina” risalisse ad una data anteriore al 1734, quando l’icona fu incastonata nella prima edicola, si può ipotizzare che tutta l’immagine dell’icona si presentasse con elementi cromatici e stilistici appunto riproposti nella tela. Tanto è stato premesso per una migliore descrizione dell’edicoletta di via Gelso anch’essa recentemente restaurata a spese dei ragazzi dell’Associazione “Nipoti della nonna, edicoletta lì posta da qualche devoto, più di un centennio d’anni fa, forse a custodia della propria abitazione. Sabato 22 maggio u.s. il lavoro di restauro è stato presentato al pubblico nella sala S. Felice, da Gianfranco Stufano vice presidente dell’Associazione “Nipoti della Nonna” e dal prof. Angelo Depalma presidente del Consiglio comunale che è intervenuto in rappresentanza della Civica amministrazione, proprietaria del patrimonio devozionale urbano. Dopo i saluti di rito, sono intervenuti supportati da interessanti immagini video, oltre allo scrivente che ha relazionato circa il culto del Padre Eterno in Giovinazzo, la neo laureata dott.ssa Valentina Picerno che ha approfondito il fenomeno delle immagini ex voto, (della quale si riporta il contributo) e il restauratore Leonardo Marrone che ha illustrato in dettaglio le fasi del restauro ALTRI SEGNI DI DEVOZIONE Circa il santuario rurale di S. Maria di Corsignano (vulgo Padre Eterno), interessato anch’esso da lavori di restauro, (v. infra testo di V. Picerno) si riportano alcune inedite note di spese, casualmente rilevate nel libro dei conti del Capitolo della Cattedrale del

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1617-1618:« - A dì 1 settembre 1617 alli sagristani per lor provvisione don Francesco Iacono priore, pagherete ... per portatura delli mantici per la processione andata a cantar la messa a S. Maria di Corsignano, son spese grana 7 come ne appare bollettino; - don Francesco Iacono pagherete per spese fatte nella festa de’ SS. Cosma e Damiano, e portatura dell’organo grana 8 e ½ e per aver fatto accomodare le chianche della cappella grana 14; - a 4 di novembre don Francesco Iacono pagherete per portatura dell’organetto e menatura (dei mantici) al figliolo a S. Maria di Corsignano cioè a S. Giovanni grana 7» Nel libro dei conti le suddette note di spesa sono scritte proprio nell’ordine riportato, cosicché nella prima e nella terza si legge S. Maria di Corsignano: la prima nota è appunto testimonianza di un’altra processione (probabilmente penitenziale) fatta per invocare l’intercessione della Vergine (tutte le altre processioni, come si rileva dalle annotazioni rinvenute, furono fatte per implorare l’acqua durante periodi di siccità). La specifica della terza nota di spesa invece lascerebbe supporre che una messa votiva alla Madonna sia stata celebrata nella chiesa di S. Giovanni (Battista delle monache?), dove l’effigie della Madonna potrebbe essere stata portata. Considerato che nel 1617 la nostra Protettrice era venerata ancora nella sua chiesa rurale, la seconda nota, con riferimento alla festività dei SS. Medici venerati in una cappella, ha ricondotto all’affresco venuto alla luce nel 2004 nella chiesa rurale di S. Maria di Corsignano, nel quale compaiono appunto le immagini dei santi Cosma e Damiano, si può quindi ipotizzare che anche verso di essi così come verso gli altri santi effigiati sui muri di quella chiesetta fosse viva una forma di culto, forse traslata in quella chiesa a seguito della distruzione delle chiese dedicate a ciascuno di essi ed una volta esistenti nell’agro di Giovinazzo come riportato nelle cronache di Bisantio Lupis. Al fine di integrare e correggere quanto già pubblicato sul numero di agosto 2004 di questa testata, cogliamo l’occasione per pubblicare con una nota descrittiva di tutte le immagini ad affresco rinvenute in quella chiesa, uno stralcio della tesi di laurea della dott.sa Picerno. DIEGO DE CEGLIA

I SANTI AFFRESCATI NELLA CHIESA RURALE DI S. MARIA DI CORSIGNANO di Valentina Picerno Con i restauri del 2003-2004 sono venute alla luce - quasi inaspettatamente, dato che le notizie relative al XVIII secolo riportavano esplicitamente la quasi totale distruzione dell’edificio di culto - delle pitture murali, che si aggiungono alle due già esistenti (nell’abside e nella lunetta all’interno della torre di accesso); queste sono incentrate in due nuclei: quello più esteso è collocato sulla parete destra dell’edificio, in corrispondenza dell’area presbiteriale; il secondo, meno esteso ma non meno privo di interesse, si trova nella controfacciata della chiesa. LE PITTURE DELLA PARETE DESTRA Gli affreschi si estendono da un’altezza di circa 1.30 metri dal piano di calpestio e seguono un’organizzazione per riquadri, che si

adatta alla conformazione della parete e delle sue aperture: infatti i primi due riquadri a sinistra dell’osservatore sono collocati ad un’altezza maggiore rispetto agli altri, al di sopra dell’architrave dell’accesso alla sacrestia [...], mentre un altro più piccolo incornicia una piccola monofora [...] emersa durante il restauro assieme alle pitture. In totale sono presenti sei riquadri di forma rettangolare, delimitati da una doppia cornice color porpora intenso e bianco, di diverso contenuto. I due riquadri più piccoli, ubicati uno a sinistra della monofora e l’altro a destra dell’accesso alla sacrestia, presentano un fondo bianco con motivi decorativi lineari fitomorfi realizzati con larghe pennellate porpora (lo stesso utilizzato per le cornici) e azzurre, queste ultime accostate a quelle rosse, quasi a svilupparne l’andamento, ora curvo, ora rettilineo. [...] Altri due riquadri, collocati al di sopra dell’accesso alla sacrestia, racchiudono altrettante figure di santi: di questi è andata perduta la parte superiore, per via dell’apertura dell’attuale finestra e della collocazione della mensola d’imposta di un pennacchio; in tal modo i due santi sono acefali. La perdita della testa e dell’attributo raffigurato nella mano destra di uno dei due santi, rende difficoltosa la sua identificazione. I due, campeggianti su uno sfondo blu scuro, sono rappre-

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stra, più larghi e mutili della parte inferiore, presentano due stemmi gentilizi [identificati come appartenenti alle famiglie Planca ed Elefante, identificazione supportata da un documento contenuto nel Registro delle Bolle di concessione di Benefici di mons. Pietro da Racaneto datato 1484 (Archivio Diocesano Giovinazzo), in cui è attestato il diritto di patronato sulla chiesa di S. Maria di Corsignano, istituito e detenuto per metà da Enrico de Planca Regio Protontino, per metà dai fratelli Berardo e Pietro Paolo Elefante]; i due riquadri sulla destra, anch’essi mutili della parte inferiore, raffigurano invece due santi entro una cornice di colore grigio chiaro molto semplificata [...]; tuttavia le ombreggiature della cornice, di colore azzurro, indicano un tentativo, seppure elementare, di prospettiva o in qualche modo di resa tridimensionale. Il primo santo, posto nel terzo riquadro a partire da sinistra, è di difficile identificazione: esso campeggia su un fondo porpora, ha una barba biforcuta marrone ed indossa una tunica bianca, al di sopra della quale vi è un saio marrone scuro con cappuccio, sollevato a coprire il capo del santo; sono inoltre visibili solo due dita della mano destra, che indicano un atteggiamento benedicente, mentre è andata perduta la mano sinistra. Potrebbe trattarsi di un santo eremita o facente parte (o fondatore) di un ordine religioso (forse un benedettino?) [pergamene del sec. XIII testimoniano che proprio l’Ordine Benedettino ebbe sede presso questa chiesa con la presenza di una sua comunità femminile]. Più semplice risulta l’identificazione del personaggio nel riquadro all’estrema destra dell’affresco, per via del suo miglior stato di conservazione (vi è una lacuna nella parte sinistra ed è mutilo solo della parte in basso a sinistra): non soltanto per via dell’iscrizione «URBANUS» presente accanto alla spalla sinistra della figura (alla sua destra sono visibili altre lettere, disposte su due righe: «S», «D»), ma anche per la presenza dei suoi attributi. La figura campeggia su uno sfondo blu, ed appare assisa su uno scranno in una posa ieratica; sul capo porta il triregno, una tunica bianca e al di sopra di essa, un piviale rosso bordato d’oro; ha la mano destra sollevata, mentre con la sinistra trattiene sul ginocchio una tavola dipinta raffigurante il doppio ritratto dei santi Pietro e Paolo. Con questi attributi, sommati all’iscrizione realizzata con lettere bianche sullo sfondo blu, si può agevolmente riconoscere nella figura quella del beato pontefice Urbano V (Grisac 1310 circa – Avignone 1370), abate benedettino del convento di S. Vittore a Marsiglia e docente di diritto canonico a Montpellier e ad Avignone. Papa dal 1362 al 1370, durante il suo pontificato concentrò i suoi sforzi verso il ripristino della sede apostolica romana; attuò anche un tentativo di ricomposizione dello scisma mediante un appello alla crociata (caldamente richiesta dall’imperatore d’Oriente Giovanni Paleologo, per contrastare l’avanzata degli Ottomani), che però non ebbe seguito. La sua beatificazione fu tardiva: avvenne soltanto nel 1870. La particolare iconografia fa riferimento all’episodio del ritrovamento nella Cappella del Sancta Sanctorum della basilica di San Giovanni in Laterano delle reliquie delle teste dei santi Pietro e Paolo, nello stesso anno dell’arrivo del pontefice a Roma; questi le ricompose in un reliquiario d’argento e le mostrò al popolo romano nella piazza

sentati nella stessa postura, con la mano sinistra che regge un libro chiuso e con la mano destra sollevata, in entrambi i casi perduta. Il santo nel riquadro a sinistra presenta gli abiti vescovili: un pallio decorato con un motivo a croce di Sant’Andrea, pianeta rossa con decorazioni lungo il bordo, tunica ocra con decorazioni a girali, guanti. Nonostante la mano destra non sia completamente leggibile, si nota il suo atteggiamento benedicente. Il santo di destra è vestito con una tunica rossa con ricami sui polsi, al di sopra indossa un doppio mantello, giallo ed azzurro; regge nella mano sinistra un libro (la coperta è di colore marrone e decorata, ma di difficile lettura), mentre la parte visibile della mano destra (quella inferiore) lascia intuire che questa sia chiusa a pugno, atta a stringere un oggetto, in parte visibile al di sotto della mano [...] dovrebbe trattarsi dei manici di due chiavi, il che porterebbe inequivocabilmente all’identificazione del santo in questione con San Pietro. Al di sotto della monofora vi è un altro riquadro, questa volta contenente l’immagine di due santi[...]; i due santi, affiancati, sono vestiti secondo la consuetudine del XIV secolo: entrambi indossano un ampio mantello, uno di color porpora e l’altro giallo, avente il collo rialzato; inoltre nel santo a destra è appena distinguibile un accenno di decorazione sul mantello in corrispondenza del collo; al di sotto è visibile una tunica di colore chiaro. Entrambi recano nelle mani degli strumenti: un mortaio nella mano sinistra, uno stilo nella mano destra, che è sollevata; i nimbi infine presentano una perlinatura esterna. Si tratta [...] dei Santi Medici: in particolare il santo a sinistra è indicato come S. Cosma, quello a destra come S. Damiano. Interessante è la loro presenza infatti è proprio a questo periodo (XIV secolo) che risalgono le prime testimonianze del loro culto nella vicina città di Bitonto; evidentemente doveva trattarsi di una devozione non isolata, ma già capace di permeare i paesi vicini, o almeno il loro contado. [...] L’ultimo riquadro, che occupa la parte destra della pittura murale, è mutilo, “tagliato” in senso longitudinale più o meno alla sua metà. Si tratta di un santo a cavallo: sono visibili la testa del cavallo, le sue zampe anteriori e la gamba sinistra del cavaliere, dalla coscia al piede. Il cavallo è bianco, e ciò potrebbe essere di aiuto nell’identificazione del personaggio in questione, il più celebre tra i santi cavalieri, che cavalca proprio un destriero bianco, è San Giorgio; in ogni caso il tema del santo guerriero, indipendentemente dalla sua identità, è spesso indice dell’influenza o della presenza nella zona di ordini cavallereschi legati alla pratica delle crociate; il che ci riporta non solo alla leggenda sull’origine orientale dell’icona della Madonna di Corsignano, ma anche alla presenza di un ospedale in questo luogo o nelle vicinanze. Tuttavia si tende a credere che il santo in questione non sia Giorgio, ma Eustachio, per via della diffusione del culto nei suoi confronti nella città di Giovinazzo, ma anche nelle sue campagne: a lui è dedicata, poco lontano dalla chiesa di Santa Maria di Corsignano, un edificio di culto, in quello che fu il vicino casale delle Padule. LA CONTROFACCIATA [...] Anche in questo caso si ha una organizzazione per riquadri, di dimensioni difformi, delimitati da una doppia cornice di colore porpora intenso e bianco. In tutto vi sono quattro riquadri: i primi due a sini-

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del Laterano. Proprio in virtù di questo atto di propaganda religiosa egli fu oggetto di una profonda devozione popolare, anche durante la sua vita, tant’è vero che l’anno stesso della morte ne venne chiesta la canonizzazione: infatti negli atti del processo si leggeva che “Urbano V si dipingeva e si venerava per santo in molte chiese et anco di Roma”. La raffigurazione di questo personaggio può essere letta sotto molteplici punti di vista: in primo luogo esso si può ricondurre ad un concetto di “Chiesa trionfante”, e nello specifico di Chiesa Romana trionfante, in quanto questo pontefice si prodigò notevolmente affinché la sede papale fosse spostata da Avignone a Roma, in modo da svincolarla dal “protettorato” del sovrano francese e da riconquistare la propria autonomia, il proprio potere temporale e la propria supremazia sulla Chiesa orientale (benché i suoi tentativi non ebbero esiti positivi). In quest’ottica si potrebbe ravvisare una sorta di collegamento con la figura di vescovo acefalo e il San Pietro presenti nell’area presbiterale, entrambi leggibili come segnali dell’influenza della Chiesa romana. Questa interpretazione dell’apparato decorativo murario ben si addice alla politica tenuta proprio dalla Sede Apostolica, la quale già da circa un secolo cercava di sottrarre il Mezzogiorno d’Italia all’influenza della Chiesa bizantina, sia stringendo patti di natura politica (come era avvenuto con i Normanni), sia favorendo la diffusione di ordini religiosi fedeli al cattolicesimo, in particolare con l’ordine benedettino prima, francescano poi. Un’altra possibilità vede la figura di Urbano V come un richiamo alle radici romane di una delle famiglie nobili che ha lasciato la propria “impronta” in questo edificio (mediante il proprio stemma gentilizio), ovvero i Planca, che non solo avevano membri della propria famiglia inseriti nell’ambiente papale, ma facevano risalire la propria origine addirittura all’epoca della repubblica romana. Un duplice scopo dunque, “propagandistico” e devozionale, avrebbe portato alla scelta di questa figura. Infine non è da tralasciare il fatto che Urbano V sia stato, prima dell’elezione a pontefice, abate benedettino: potrebbe trattarsi dunque di un riferimento all’ordine che in questo casale volle insediarsi, anche se per poco tempo, istituendo un cenobio femminile; ciò soprattutto se lo si accosta alla figura di santo monaco dipinta proprio accanto a quella del papa. LA LUNETTA NELLA TORRE D’ACCESSO

All’interno della torre d’accesso, al di sopra del passaggio che introduce alla chiesa vera e propria, vi è una lunetta decorata ad affresco, facente parte del patrimonio pittorico preesistente del complesso rurale. La lunetta è circondata da una doppia cornice di colore rosso e bianco; questa però presenta, assieme allo sfondo, una novità: infatti sembra voler riproporre in termini pittorici un arco, la cui

ghiera è costituita dalla cornice, e di cui si scorge in alcuni punti l’intradosso, di color ocra. Tutt’intorno all’arco è agganciata, in sei punti simmetricamente disposti, una tenda bianca, decorata con un motivo a quadri ottenuto dall’intersezione di linee oblique perpendicolari tra loro, all’interno dei quali sono presenti dei cerchi realizzati per mezzo di tocchi di colore, in azzurro e porpora; questa tenda lascia presupporre, ma allo stesso tempo occulta, che al di là di essa vi sia qualcosa. È la tenda il vero sfondo alla scena che ci si presenta: al centro la Vergine, col Divino Fanciullo in braccio, ed ai lati due sante martiri, santa Caterina d’Alessandria e santa Lucia. La Vergine indossa un maphorion azzurro con un sottilissimo bordo oro in corrispondenza del capo e con il risvolto bianco, al di sotto del quale veste una tunica rossa, stretta sotto il seno da un sottile cordone; tiene in braccio il Bambino, sostenendo con la mano destra la schiena e la testa, con la mano sinistra il piedino destro; ha il volto inclinato verso destra e verso il Bambino, ma non gli rivolge lo sguardo: ella guarda lo spettatore, con un’espressione carica d’amore e tenerezza. Il Bambino, seduto in braccio alla Vergine, sembra quasi sostenersi sul suo manto; ha la gamba sinistra accavallata su quella destra ed è colto nell’atto di abbracciare la Madre, posando la destra sul suo petto e passando la sinistra dietro al suo manto; inoltre preme sulla sua guancia la propria, cercandola con lo sguardo e rivolgendole un tenero sorriso. Il piccolo Gesù inoltre indossa una tunica stretta in vita da un sottile cordone, di un color ocra cangiante in verde; la tunica presenta una ricca decorazione formata da foglie d’acanto realizzate con sottili pennellate di colore marrone. Questo atteggiamento in cui è colto il Bambino non costituisce una novità, ma è riscontrabile sia nella pittura su tavola, ad esempio nell’icona detta dei Crociati conservata presso la basilica della Madonna dei Martiri di Molfetta (nonostante la specularità dell’immagine), che nella pittura murale; in quest’ultimo caso un raffronto è possibile con l’affresco posto sulla parete sinistra subito dopo l’ingresso della chiesa di S. Maria di Cesano, in agro di Terlizzi. Ai lati della Vergine sono presenti due sante martiri: alla sua sinistra vi è santa Lucia: è rappresentata come una giovane donna, recante come attributi una corona d’oro sul capo, una palma nella mano destra (entrambi simboli del martirio), e una coppa contenente due occhi nella mano sinistra. A destra della Madonna invece vi è santa Caterina d’Alessandria, anch’essa recante sul capo la corona del martirio, riconoscibile per la ruota dentata che regge con la mano sinistra. Entrambe le sante sono abbigliate secondo la consuetudine del XIV secolo [...]; anche i capelli sono raccolti in acconciature, anche se poco visibili. [...] IL CATINO ABSIDALE La Déesis raffigurata nell’abside invece, è un tema di ascendenza bizantina, diffusissimo in Puglia e Basilicata in particolare nell’ambito delle chiese rupestri (ma anche in ambito rurale subdiale); forse è proprio la sua notevole diffusione e il forte radicamento nella regione il motivo della sua rappresentazione. Abbiamo dunque in questo edificio la coesistenza di elementi orientali e romani, rivestiti però da una patina stilistica tutta occidentale e vagamente “cortese”. [Fatta eccezione per gli affreschi della controfacciata, su tutte le altre pitture si notano incisioni a volte con date e nomi, a volte con disegni di imbarcazioni. Considerata la limitatezza degli spazi si rimanda ad altra sede la trattazione di tale tema].

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I Santi dell’edicoletta di via Gelso Prima di descrivere l’edicoletta di via Gelso, pare opportuno fare una breve premessa sul fenomeno di esse e degli ex voto. Molto spesso si tende a fare confusione tra l’ex voto dipinto e l’edicola votiva, in cui spesso ci imbattiamo nelle strade cittadine. È opportuno operare una distinzione tra queste due categorie: le edicole votive infatti non necessariamente trovano la loro giustificazione in un evento miracoloso, così come avviene per l’ex voto (indipendentemente se oggettuale o dipinto), ma rispecchiano la devozione popolare verso il santo o i santi raffigurati; inoltre l’edificazione dell’edicola votiva non necessita di approvazione o giustificazione da parte del clero locale. Diversamente l’ex voto, sia esso dipinto od oggettuale (parti del corpo eseguiti in cera o metallo, modellini di nave, abiti, ecc.), costituisce il ringraziamento, la pubblica testimonianza, del miracolo che il santo o i santi cui è dedicato ha o hanno operato al votante; esso è strettamente legato alla pratica del pellegrinaggio, ossia di un complesso rituale penitenziale, fatto di duro cammino e di preghiera, di cui costituisce il momento finale: l’incontro con la divinità. L’edicola votiva di via Gelso appartiene alla prima “categoria”. Essa infatti non è destinata ai santuari dove i santi raffigurati sono venerati, ma esprime la devozione popolare nei loro confronti. Il restauro del dipinto, finanziato dall’Associazione “I nipoti della nonna”, si è reso necessario per le precarie condizioni in cui esso versava: l’intervento ha portato alla luce la pittura originaria, occultata da pesanti ridipinture, nonostante delle lacune considerevoli; ha inoltre consolidato il supporto e fatto luce sulla tecnica pittorica adoperata: se fino a quel momento si pensava ad un olio su tela, l’intervento ha invece rivelato che si tratta di un olio su carta (incollata su tela), la

cui integrità è stata in passato intaccata dal calore emesso da una lampadina ad incandescenza posta all’interno della cornice a cassetta. Grazie all’intervento di pulitura, che ha rimosso le ridipinture eseguite per ovviare ai primi segni di deterioramento del dipinto, ora è possibile leggere più agevolmente il quadro, sia dal punto di vista iconografico che stilistico, nonostante le lacune.

to di confusione, scambiando la figura di Gesù Cristo con quella dell’Eterno Padre, e che in seguito alla traslazione dell’icona della Vergine di Corsignano nella cattedrale ha determinato, come ultimo stadio (“sancito” dall’iscrizione dipinta nella controfacciata fatta eseguire dalla famiglia Sagarriga a memoria dei L’ETERNO PADRE Emerge in tutta la sua chiarezza la figura del- restauri eseguiti nel 1814, ma mai confermato da atti l’Eterno Padre, posta al centro in posizione di ufficiali), la perdita dell’intitolazione originaria della preminenza, raffigurato assiso su una nube, che chiesa, sostituita da quella del Padre Eterno. spicca in tutto il suo “peso visivo”, in atteggiamento benedicente, mentre con la mano sini- LA VERGINE DI CORSIGNANO stra regge un libro aperto. La figura del Padre Tornando al dipinto di via Gelso, oltre alla figura Eterno ricalca, seppur con qualche adattamento dell’Eterno Padre, a sinistra abbiamo la Vergine con (nello specifico la decorazione del nimbo) quel- il Bambino in braccio, che riproduce non tanto lo la della figura centrale dell’affresco absidale della schema della Vergine di Corsignano quanto quello chiesa rurale di Santa Maria di Corsignano, an- del dipinto noto come “Madonna Pellegrina”, ancora oggi detta del Padre Eterno, che vede al ch’esso un dipinto votivo, presumibilmente della centro la figura di Cristo, in atteggiamento be- fine del XVIII secolo, di proprietà del Comune di nedicente, e ai lati rispettivamente la Vergine e Giovinazzo che, inserita in una cornice a cassetta, San Giovanni Battista; la prima, rivolgendosi al girava per le vie cittadine visitando i devoti, ricevenFiglio, intercede supplichevole per la salvezza do in dono gioielli e monete, tradizione che è perdudell’uomo, il Battista invece lo indica quale uni- rata sino al 1960 circa, ad opera di una devota di ca via redenzione e vita eterna. Questo schema nome Angelina De Palo. Si tratta di un dato interesrappresentativo, conosciuto come deesis, ha ori- sante, in quanto non è l’unico esempio in cui comgine bizantina e conosce una larga diffusione pare questa iconografia, identificata sempre come Maanche nella nostra regione proprio nel periodo donna di Corsignano, ma compare anche in altri ex di sottomissione all’impero romano orientale voto dipinti, spesso accompagnata proprio dall’im(secc. IX-XI). Questo schema iconografico lo magine del Padre Eterno e di altri santi oggetto di ritroviamo soprattutto negli edifici di culto culto da parte del votante (v. supra art. di D. de Ceglia). rupestri, come ad esempio la chiesa di S. Nicola a Mottola, ma vi sono degli esempi anche in LA SANTA MARTIRE edifici subdiali (S. Maria di Cesano, in agro di Infine sulla destra compare una santa, accompagnata da un angelo: ella veste abiti regali, nella mano destra Terlizzi). Questo schema iconografico è stato poi ogget- reca una freccia, mentre la posizione della mano sini-

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stra lascia intuire la presenza di un oggetto; due sono le ipotesi formulate per identificare la santa raffigurata: la prima è che si tratti di S. Orsola, martirizzata probabilmente sotto Diocleziano; la seconda è che si tratti di S. Filomena, figura agiografica “nata” in seguito al ritrovamento, nelle catacombe di Priscilla a Roma, dei resti mortali di una fanciulla, il cui loculo era chiuso da tegole recanti l’iscrizione pax tecum Filomena. Ella sarebbe stata la figlia di un re della Grecia convertito al cristianesimo, che verso i 13 anni fece voto di castità e di cui l’imperatore Diocleziano si innamorò. La fanciulla lo rifiutò andando incontro così al martirio: fu flagellata, annegata con un’ancora al collo, colpita da frecce e infine decapitata. Il suo culto fu ufficializzato dalla Chiesa nel 1833. Più approfondite ricerche archeologiche dimostrarono però come le tegole con l’iscrizione fossero di reimpiego, e che il sepolcro risalisse al IV secolo, facendo cadere la certezza del martirio e portando poi il Concilio Vaticano II ad escludere la santa dal calendario romano. Del culto di questa santa esistono delle testimonianze nella nostra città dal 1832. Una statua veniva esposta alla venerazione dal 1835 nella chiesa dello Spirito Santo e la stessa nel 1906 veniva dal prevosto don Giuseppe Marziani affidata alla Confraternita della SS. Trinità, la quale solennizzava la sua ricorrenza, portandola in processione in occasione dei festeggiamenti in onore della SS. Trinità che in quel periodo si tenevano proprio nella domenica più vicina alla festa c.d. del Padre Eterno (6 agosto). In quello stesso anno veniva poi istituita dal Vescovo Pasquale Picone la Pia Unione di S. Filomena. Altra testimonianza è poi la dedicazione alla santa del secondo altare a sinistra della chiesa di S. Francesco, detta dei Cappuccini. Se si accettasse l’ipotesi di vedere nella martire effigiata nell’edicoletta di via Gelso S. Filomena, si potrebbe a ragione essere d’accordo con la definizione data dal dott. Diego de Ceglia, il quale parlando dell’immagine in occasione della presentazione dell’intervento di restauro, l’ha definita “dipinto d’agosto”, volendo con ciò sottolineare la stretta interconnessione tra i santi raffigurati nel quadro (il Padre Eterno, la Vergine di Corsignano e S. Filomena) ed i devoti, i quali in occasione della ricorrenza del primo solevano radunarsi davanti alle edicole votive in preghiera. Ricorrenze che, appunto, cadono tutte nel mese d’agosto, mese che si apre con i festeggiamenti in onore del Padre Eterno, proseguivano con la ricorrenza di S. Filomena (giorno 11), per poi culminare e concludersi con la festa in onore della Madonna di Corsignano, che segna un momento importantissimo nella vita della nostra città. Degno di interesse è stato il rinvenimento, sul retro del dipinto, di una stampa, collocata in basso al centro, solo parzialmente leggibile. Essa ci indica che la carta utilizzata per eseguire il dipinto è di reimpiego, e molto probabilmente si tratterebbe di un documento proveniente da ambiente ecclesiastico post napoleonico; vi si legge infatti “AMMINISTRAZIONE DEL PIO LUOGO”, il che ci consente di collocare il dipinto nel XIX secolo, molto probabilmente nella seconda metà, periodo in cui diverse realtà associazionistiche vennero denominate appunto Pio Luogo. VALENTINA PICERNO

LAUREA Congratulazioni vivissime alla dott.ssa CRISTINA MARIA DEPALMA che ha conseguito la laurea specialistica in odontoiatria e protesi dentaria con 110 e lode. Il padre Angelo le augura un radioso avvenire

LAUREA Il 2 luglio la Dott.ssa DE PALO MARIA CORSIGNANA ha conseguito la laurea in Scienze dell’Educazione e della Formazione con 110 e lode e bacio accademico. I famigliari lieti partecipano.

culle 09/05/2010. La piccola Michela Farella manda un bacio ai suoi genitori Gabriela e Maurizio e fratello Narcis, e un caro saluto ai nonni, agli zii e parenti tutti.

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citta

in

DEL PROF.

vetrina

MICHELE CARLUCCI

Un po’ di Giovinazzo in mostra a Bari A Bari nell’Antico Palazzo Simi (dal cognome degli ultimi proprietari privati, nella strada Lamberti poco dopo l’ingresso principale da corso Vittorio Emanuele al borgo antico, si sta tenendo un’interessante mostra intitolata «AMBRA PER AGAMENNONE. INDIGENI E MICENEI TRA ADRIATICO; IONIO ED EGEO». Il suggestivo titolo rende omaggio alla resina fossile di aspetto vetroso e colore giallo arancio di alcune conifere, usata per oggetti ornamentali; al mitico eroe greco re di Micene e Argo, capo supremo dei greci nella guerra contro Troia, e ai luoghi bagnati dai tre mari abitati dagli indigeni e civilizzati dai micenei cosiddetti dal nome degli abitanti di Micene ma anche di altre città, rappresentanti della recente civiltà del bronzo, il cui centro di riferimenti per qualità fu Micene. Formatisi all’inizio del sec. XVI a.C. la civiltà micenea crollò tra il 1200 ed il 1050 a.C. per successive invasioni del Nord della Grecia, tra cui quella dei Dori. Vi sono dei centri pugliesi a cui è stato dato maggiore risalto per la ricchezza dei reperti, per la loro significatività e per l’antropizzazione allargata del sito dell’età del bronzo. A tale proposito è interessante il sito di Roca nel leccese che, ripreso dall’alto, fa pensare molto allo “scoglio” di Giovinazzo Antica compreso fra le due insenature di levante e ponente, il quale è abbastanza elevato per poter nascondere tra la vegetazione i bassi insediamenti capannicoli all’occhio del navigante-predone, e comunque in grado di proteggere da eventuali assalti e infine quanto meno di renderli poco efficaci e/o di ritardarne gli efetti malefici. Negli anno ’70 la dott.ssa Francesca Radina, tuttore facente parte della Sovrintendenza archeologica della Puglia, recentemente coinvolta negli scavi del Pulo di Molfetta e coordinatrice di una interessante pubblicazione multidisciplinare sull’argomento, tenne a Giovinazzo un saggio di scavo in via Marco Polo, a ridosso dell’abside della Cattedrale, durante il quale scoprì resti di cordoli che avevano delimitato antiche capanne dell’età del bronzo e altro materiale. In una re-

lazione tenuta in una sala in via Cattedrale al temine dei lavori, la radina sostenne che la civiltà dello ‘scoglio’ era certamente da mettere in relazione con quella del dolmen di S. Silvestro e con i coevi reperti di Colonna di Trani. Nella mostra di Palazzo Simi un cartellone presenta una foto del nostro bellissimo dolmen di S. Silvestro, luogo di inumazione collettiva e un disegno con l’ipotesi ricostruttiva della sua struttura. In una bacheca, accanto a schede illustrative, sono deposti due frammenti di due vasi in ceramica tornita e dipinta utilizzati probabilmente per conservare e mescere i liquidi, risalenti al 1400 circa a.C., provenienti dall’abitato del Bronzo Medio di piazza S. Salvatore (a sinistra) e dell’abitato del Bronzo medio di via Marco Polo. Per dare continuità alla memoria di dati, si direbbe oggi, sensibili, ricordo che il Dolmen di S. Silvestro precedentemente al casuale ritrovamento era stato coperto con pietrame di risulta fino a diventare una cosiddetta ‘specchia’ (=accumulo di pietre calcaree tipico delle nostre parti) nel 1961 si volle sbancare la specchia ma ci si accorse che sotto c’era qualcosa di massiccio. Per fortuna si trovò sul posto il prof. Bartolomeo Volpicella, genitore dell’attuale proprietario del Vecchio Caffè (ex Bar Amoia), all’epoca vice dirigente dell’Istituto Vittorio Emanuele II, con la carica di Censore, che avendo preparazione culturale adeguata capì che sotto la specchia c’era un Dolmen e fece bloccare i lavori, interessando del caso la RAI nei suoi telegiornali e ciò dà la dimensione dell’importanza data al ritrovamento in un tempo in cui non esistevano TV locali compresa Rai3 Regione. 34


«Giovinazzo in bianco e nero» di Vincenzo Depalma diventa un dvd DISEGNI FIE

IN PUNTA DI PENNA, MUSICHE E FOTOGRAPER UN GIRO VIRTUALE NELLA NOSTRA CITTÀ

Avevamo avuto il piacere di presentare il suo libro in una bella serata dell’estate 2005. Ora al tradizionale cartaceo si affianca il moderno dvd: «Giovinazzo in bianco e nero» di Vincenzo Depalma viene riproposto e completato da musica e fotografie della nostra cittadina. Da gustare con gli occhi, con le orecchie e con il cuore. L’idea l’ha avuta Giovanni Parato, per quarant’anni maresciallo della Polizia Municipale, oggi in pensione. La copertina è già tutto un programma: sopra alla foto dello scorcio del porticciolo possiamo quasi seguire il lavoro di Depalma che ci disegna lo stesso soggetto col Tammùrr e la Cattedrale in fondo, le barchette ormeggiate, il mare che all’orizzonte si unisce al cielo. Anche il dvd si presenta come un piccolo quadro di Giovinazzo con sei disegni di Depalma a farci pregustare il suo contenuto. Inseriamo il disco nel computer e ci troviamo immersi in un viaggio tra gli scorci caratteristici della nostra cittadina a cominciare dai primi schizzi di Giovinazzo realizzati da vari studiosi

(Gambacorta, Palmiotto, Totaro, Pacichelli, Deprez, De Cillis). Viaggio che prosegue con la passeggiata virtuale prima da Piazza Umberto, poi da piazza Zurlo e poi fuori dalle Mura grazie ai disegni in punta di penna di Depalma, arricchiti da fotografie a colori e didascalie esplicative dei luoghi rappresentati. E dato che non c’è viaggio senza musica, il dvd contiene i brani del cd “E sì rose”, raccolti da Bice Cestari, dalla famiglia Andriani e da Fedele Depalma. Oltre al canto che dà il titolo al cd, fanno da colonna sonora a questo viaggio organizzato sul pc di casa anche «Ah Janna», «Cale la sere», «Viene bellezza mie», «U callarare», «La sirena mie sì tu», «Luna! Luna!», «Si vu’ venì con me». Que«GIOVINAZZO IN sto dvd è un pensiero d’amore per la nostra città, è una BIANCONERO», cartolina spedita ai nostri concittadini emigrati in vari paDepalma e Parato, ovvero esi dell’Italia e del mondo, è un modo per tramandare i il vecchio e il nuovo, la ricordi dei luoghi più belli, come erano prima del traffico punta di matita e i colori che congestiona ormai Giovinazzo. Il volume «Giovinazzo multimediali in bianco e nero» è disponibile presso la sede del Centro Studi Meridionali di Giuseppe Tulipani, in via Marziani 5/7. E i nostri lettori potranno trovare il dvd in edicola nel mese di agosto, assieme al mensile La Piazza. Porzia Mezzina

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lettere

alla

piazza

Scommettiamo che…. In data 2-7-2010 in P.zza Costantinopoli venivano montati segnali stradali a spese di un privato che doveva provvedere anche alla sua installazione. Segnali indicanti il divieto di fermata. Secondo l’esecutore e il suggeritore di tale trovata in corrispondenza di una pedana di una pizzeria posta sulla strada e dunque dal lato opposto ove posizionati i segnali, le concessione dell’una e dell’altra sono state ottenute per l’interessamento di Moggi Giraudo e Bettega .. Nel montaggio di tali segnali stradali nessun rappresentante delle forze dell’ordine (come ad esempio nel montaggio del segnale di un parcheggio per invalidi in via Buccari) era presente. L’operazione veniva eseguita alle 15.00 in modo che nessun agente potesse intervenire - bontà loro - perchè svolgono orario d’ufficio.7-14, 16-22 non curanti che dalle 14 alle ore 16 non si può fare rumore. Alla fine dopo le numerose esortazioni dei cittadini ad intervenire, i carabinieri arrivati finalmente sul posto prima dei vigili, citano una ordinanza la n. 24/pm del 1-72010. Nella fattispecie nè i primi due carabinieri nè i tre vigili dichiaratisi non a conoscenza della delibera si accorgono delle incongruenze tra l’ordinanza e l’installazione dei segnali stradali in barba a ciò che pensava l’esecutore. Ecco alcune incongruenze che vi riporto. 1) Il primo segnale posto all’inizio del divieto di fermata era erroneamente sbagliato perché indicante l’inizio e la fine del divieto di fermata; 2) I numerosi cittadini che protestavano e che a detta dei vigili non conoscevano la segnaletica stradale veniva spiegato il significato di quel cartello, di inizio del divieto di fermata:nella notte tra il 2-7-2010 e il 3-7-2010. Il segnale sbagliato veniva coperto parzialmente a correzione dell’errore per indicare l’inizio del divieto di fermata con carta adesiva bianca (chissà chi sarà stato l’autore della correzione); 3) In riferimento alla ordinanza 24/pm del 1-7-2010 i vigili affermavano che l’esecutore dell’apposizione dei cartelli non aveva compiuto alcun abuso;. 4) Stralciando l’ordinanza si capiva che il limite del divieto di fermata cominciava dall’intersezione dell’Arco di Traiano fino al numero civico 30 ma l’esecutore dell’ordinanza spostava volontariamente il segnale apponendolo in corrispondenza del numero civico 28 allargando lo spazio a lui concesso ( i vigili a questo punto rimanevano interdetti ed esterrefatti); 5) La stessa ordinanza citava che non potevano essere arrecati danni all’arredo urbano ma l’esecutore non curandosi di questo e forte dell’intercessione di Moggi Giraudo e Bettega più volte manifestata fissava il cartello con grossolana piastra bullonata a terra con viti; 6) Lo stesso cartello veniva montato ad una altezza da terra di circa di 180 cm e non ai canonici 220 cm costituendo questo rischio per l’incolumità dei passanti. Risultato? I cittadini dalle 14 alle 16 non sono tutelati da nessun esponente delle forze dell’ordine e anche dopo questo intervallo d’orario, anche quando questi intervengono non sono a conoscenza di nessuna ordinanza e segnaletica stradale: ai vigili urbani nulla può essere imputabile. La cosa incresciosa potrà generare casi di abuso analogo, dove a qualsiasi cittadino potrà essere concessa l’apposizione di segnali stradali impunemente se c’è l’intercessione di Moggi Giraudo e Bottega. C’è di più. Il fruitore della stessa ordinanza si sente perseguitato da un intero quartiere. Inoltre mi permetto di lagnarmi come residente del centro storico che lo stesso è ormai abbandonato all’inciviltà dei passanti che frequentano i locali e in mano agli stessi tenutari che accampano tutti i diritti di questo mondo (sembra che in paese lavorino solo loro!). E poi perché la problematica del parcheggio e della viabilità rispetto al quartiere Libertà dove vige la ZTL si esercita in modo arbitrario? Forse dimenticavo che il quartiere Libertà è residenza di amici e amici degli amici .Infine indovina-quiz. I vigili sono stati invitati a multare nel centro storico tutti residenti e avventori non in regola con i permessi. Ma c’e’ una zona franca nel centro storico altamente dolciastra sede di parcheggi altamente disordinati e confusi. Scommettiamo che avete già capito qual è? Scommettiamo che sarà emessa una ordinanza riparatrice a tutela dell’esecutore di cui sopra??? FRANCESCO CORMIO Abitante del centro storico (seguono una trentina di fima)

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NELLA GIUNGLA CITTADINA di PINO LISI Come può non capitare di uscire di casa e cominciare il tortuoso e problematico percorso da fare (a piedi o motorizzato) nella giungla cittadina o, meglio, per le strade ed i marciapiedi (e non solo) di Giovinazzo irto di ostacoli di vario genere? Se capita di uscire in macchina ci si può imbattere, incroci permettendo, in restringimento selvaggio di carreggiate, in plurimi sensi unici per poche centinaia di metri di strada, in sovrapposizione con i percorsi pedonali, piste ciclabili, semafori o semisemafori (vedi via Bari, via Toselli o via Molfetta) o, in ultima analisi, avvallamenti da rally di montagna! Se capita di uscire in bicicletta si va verso l’asfalto rovente tipo “cars” motori ruggenti, per l’assenza di piste ciclabili o sovrapposte (una) alle autostrade cittadine, mini crateri o buche sparse per tutte le strade della città con grande rischio di cadute, (vedi tappa giro d’Italia) ! A meno che si percorrono altre strade, piazza, villa comunale… A piedi, quando ci capita, raramente di uscire, è un’avventura. Per percorrere i marciapiedi bisogna munirsi di scarpe o scarponi ben coperti, asettici e isolanti, in quanto al centro dei marciapiedi, in fila indiana ed anche in doppia, in tripla … sono ben posizionati tutti i trofei fecali di quasi tutti i cani cittadini “domestici ed educati”, quelli randagi hanno altri territori! Ai lati della carreggiata pedonale, pali o alberi permettendo, ci sono le varie colorazioni assunte dai muri, nel corso degli anni, di urinaggio “composto” e costante di “animali” da passeggio. Nella villa dimezzata come nelle strade dimezzate o nelle radure pedonali (marciapiedi) chiuse, si tenta di passeggiare o, come adesso, di stare e sentirsi rilassati all’aria aperta, ma quello che sembra e dovrebbe essere in teoria, non lo è assolutamente in pratica. Infatti come è stato inteso prima ci si può imbattere in ciclisti e motociclisti con tanto di patente di guida che non hanno occhi per seppur deficitaria la segnaletica in generale che sia da passeggio o di fermata (stop) agli incroci, di indicazioni, divieti o avvisi vari. Qualsiasi conclusione si volesse trarre sono tutti affluenti che portano allo stesso fiume e alla stessa foce e allo stesso mare. E non prendiamocela solo con i politici o gli amministratori comunali! Meditiamo! AGOSTO 2010


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balletto

La poesia di Shakespeare diventa danza al Kursaal Santalucia

Il 25 Giugno presso il teatro Kursaal SantaLucia a Bari la scuola Coreutica ha rinnovato l’ormai consolidata esperienza dello spettacolo di fine anno inserito in un contesto classico del balletto italiano e internazionale. I due maestri Viviana Piscitelli e Vincenzo Depalo hanno adattato per i giovani allievi della scuola ,sulla base delle capacità tecniche ed espressive di ognuno e di ogni gruppo, le coreografie originali di Cranko, Mac Millan e Nureyev. Il testo Shakespeareiano che fonde straordinariamente i temi tipici della tragedia (l’amore contrastato, il connubio eros-thanatos) e quelli della tragicommedia è stato così pienamente restituito sulla scena: i piccoli musici e saltimbanchi nei loro costumi variopinti con i campanellini hanno teneramente stemperato l’attesa della catastrofe che fin dall’avvio della dolce storia d’amore si insinua nello spettatore. Del resto,la storia di Romeo e Giulietta appartiene a quel bagaglio di conoscenze comuni per cui la fruizione dello spettacolo è stata per lo spettatore la riscoperta di contenuti già

interiorizzati ma in questo caso presentati sulla scena nelle forme del balletto con le straordinarie musiche di Prokofiev. Grande spazio,dunque, non all’elaborazione della trama ma alle emozioni pienamente restituite dai giovani artisti. Un plauso particolare alla giovane e talentuosa Federica Fasano: la sua Giulietta, sia nei momenti gioiosi dell’amore dichiarato nella famosa scena del balcone, sia in quelli tragici della morte, con una resa assolutamente realistica del corpo ormai privo di vita, ha sorpreso per le sue capacità drammaturgiche oltre che tecniche, anche grazie a costumi di scena assolutamente adeguati al ruolo. Accompagnata dal maestro Vincenzo Depalo nelle vesti impegnative di Romeo, Federica ha reso manifesta la famosa definizione aristotelica secondo la quale ‘l’amore è composto da un’unica anima che abita due corpi’’. Grazie, dunque, ai maestri per aver regalato a tutti, anche ai più piccoli, la possibilità di misurarsi con un testo classico, esperendo e facendo proprie emozioni senza tempo.

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festeggiamenti

Festa Grande a Long Island per la nostra Protettrice

NEW YORK. Nella foto, in alto c’è la Madonna che unisce tanti giovinazzesi degli States. E’ la primigenia, la cui storia è stata più volte raccontata. Un antico quadro frutto della devozione dei primi giovinazzesi d’America. L’edicola è stata ristrutturata ed ora splende per la venerazione dei fedeli. Nel distretto di Long Island. Famoso per i giovinazzesi non solo per l’alto costo della vita ma anche perché da un po’ di anni appuntamento forte per i festeggiamenti della Madonna Maria SS. di Corsignano di New York. Non solo Giovinazzo dunque per la nostra patrona con il corteo storico e la tradizionale processione che riesce ad attrarre ogni anno tantissimi emigranti e turisti ma anche svolazzi di oltreoceano ci ricordano che i simboli religiosi non possono scivolare nell’oblio ma restano integrati in ciascuno di noi, in coloro che possono ancora raccontare un vissuto nella propria cittadina. E così il profumo della Vergine si è diffuso nella santa domenica del 26 giugno nella Chiesa di Santa Caterina da Siena, in Franklin Square. La festa ha raggiunto il culmine nella cerimonia religiosa ed ha raggiunto un momento sublime con l’Ave Maria cantata in latino da Jim Brown accompagnato al piano da Dan Arberg. Momento significativo è stato quello della liturgia della parola con la lettura di alcuni passi del Vangelo che avevano il sapore della carità e della misericordia. Nel rito bilingue, infatti, Mons. Figliozzi ha ricordato che la parola di Gesù deve sempre ispirare bontà e semplicità, che per accettare solennemente il Verbo occorre spogliarsi di ogni superficialità ed inutile ricchezza, che l’aiuto che proviene dall’Alto può rendere tutto molto più agevole. In una società americana che, in questo momento, ha particolare bisogno di valori, di pace, di attenzione all’ambiente, un settore molto delicato in questo momento per l’economia americana già abbastanza travagliata. La figura della nostra protettrice, Maria SS. di Corsignano rappresenta la mediazione con i popoli, la via da scegliere per raggiungere l’obiettivo di amare Dio e accrescere la

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26 GIUGNO. I giovinazzesi d’America si ritrovano nella Chiesa di Santa Caterina da Siena, in Franklin Square, per onorare la nostra Patrona. In alto, il primigenio quadro della Madonna di Corsignano benedetto da Mons. Figliozzi propria fede. I giovinazzesi dunque devono avere sempre come riferimento questa sacra effigie e vivere nella gioia di lodarla ed onorarla ogni giorno, anche nel mese di dicembre in occasione del rinnovo dell’omaggio per il Natale. Al termine della cerimonia religiosa, dopo la benedizione di Mons. Figliozzi, i giovinazzesi, giunti da ogni dove, dalla Tri-State Area, si sono congedati con le foto ricordo accanto alla Madonna. Si sono poi diretti per la riunione conviviale al ‘Filomena’s Restaurant & Catering’ dove è stato servito un pranzo luculliano caratterizzato da aperitivi all’italiana e la nostra squisita pasta al sugo dal sapore tutto nostrano. Molti ovviamente i partecipanti tra i quali si è distinto in particolare Rocco Stellacci per l’impegno che ha profuso nell’organizzazione e nel sostegno di questi eventi.


little DI

italy

NICK PALMIOTTO

Il calcio, questo sconosciuto! NEW YORK. Correva l’anno 1962 quando emigrai in America e fissai la mia residenza a New York. All’epoca la prima cosa da fare era quella di ingegnarsi per trovare il pane e tutti noi italiani accantonammo la passione per il calcio negli angoli più remoti della nostra memoria, perché le esigenze erano ben altre. Superata la fase di adattamento però, nel 1970 un gruppo di italiani, C’era anche il nostro giovinazzese Vito Bavaro) diede vita ad una squadra di calcio, il Cosmos con l’obiettivo di rappresentare la cittadina. Certo non era una squadra nazionale ma faceva la sua bella figura. Ci piacerebbe quasi pensare che l’attuale nazionale che ha partecipato ai mondiali possa aver tratto ispirazione dalla nostra squadretta, di pura invenzione italiana e capace di rappresentare lo sport più amato e seguito dal Bel Paese. Effettivamente, ai recenti mondiali di calcio la squadra americana si è fatta valere ed è stata in grado di competere e qualificarsi. Come dire, in America, lo slogan “Yes we can” lanciato dalla Presidenza Obama ha dato i suoi frutti anche nel calcio. Così oggi anche questo sport in America sta diventando alquanto popolare. Ma qual è la storia di questo sconosciuto sport in America? Forse non tutti sanno che ai Campionati mondiali del 1930 gli americani vinsero la prima partita nella storia dei Mondiali e il giocatore americano Bert Patenaude segnò allora la prima tripletta nella storia dei Mondiali di calcio nella vittoria della sua Nazionale contro il Paraguay per 30. Nel corso del decennio precedente al Mondiale nippocoreano del 2002 la Nazionale maschile visse all’ombra della fortissima Nazionale femminile. Questo fatto ha rappresentato un motivo di derisione da parte degli appassionati di altri sport maschili già affermati, come il baseball, il football americano e la pallacanestro. Anche se l’ombra della Nazionale femminile non è scomparsa del tutto, oggi i calciatori della Nazionale maschile sono oggetto di attenzioni sempre più grandi da parte dei tifosi del soccer. La nazionale di calcio maschile statunitense è al momento una squadra altamente competitiva, spesso in grado di giocare alla pari o sconfiggere le nazionali più titolate al mondo. Negli ultimi anni il calcio statunitense si è reso famoso per aver lanciato a livello internazionale molti portieri. Nel Mondiale sudafricano 2010, gli Usa, qualificati alla fase finale come primi classificati del girone, sono stati inseriti nel girone eliminatorio con Inghilterra, Slovenia e Algeria. Dopo il pareggio contro gli inglesi e gli sloveni, gli statunitensi sono riusciti a battere l’Algeria solo nel recupero grazie a una rete di Landon Donovan. A parità di differenza reti con l’Inghilterra, il numero di gol segnati ha assegnato il primo posto nel girone agli Stati Uniti. Negli ottavi di finale purtroppo sono stati sconfitti dal Ghana dopo i tempi supplementari. L’attuale speranza è che questo grande interesse per il calcio da parte degli Americani possa mantenersi sempre ad un buon livello senza subire affievolimenti di sorta. Insomma che non possa essere un fuoco che tra un po’ sarà definitivamente spento. In questo senso devo confessare infatti di possedere un personale interesse a che ciò non avvenga, perché tre dei miei nipoti giocano a calcio e se la cavano abbastanza bene. Il mio orgoglio è il nipote primogenito, Nick Palmiotto, un diciassettenne che sa farsi valere in una squadra che per due anni consecutivi ha vinto il torneo regionale dello Stato di New York. Il mio ‘Baggio’ personale che non disdegna di specializzarsi nell’attacco. E nel frattempo si spera che per la prossima Coppa del Mondo, nel 2014 gli Americani potranno nuovamente partecipare con grande entusiasmo, gridando ad alta voce «Yes, we can!». cia nella scienza e nella medicina, se un giorno dovrò chiamare un’ambulanza…eviterò gli ospedali cattolici!

little DI VITO

italy BAVARO

Yes Lippi? No party Italia perdente…Mondiale dolente! Eh sì

per noi italiani digerire l’errore del CT non è stato certo semplice. Il “mea culpa” è bastato solo alla stampa, per il resto gli italiani non hanno voluto capire. E non potranno mai comprendere la scelta sbagliata e ottusa di un Commissario che forse avrebbe fatto meglio a conservare onori e glorie del 2006 senza subire l’attuale scivolone e una secca débacle. E se la classe non è acqua e i nostri calciatori ne sono sicuramente dotati, occorre ricordare che da sola non è sufficiente e che occorre ben altro. La nostra squadra non si è mai amalgamata, sin dal primo match ed è apparsa subito come un gregge smarrito. E gli italiani oltre a diminuire per la scarsa natalità mostrano anche seri segni di degrado in quello che era lo sport nazionale d’eccellenza a dispetto delle squadre che ormai contano più stranieri che italiani e che sono capaci di vincere coppe e scudetti. Ormai i mondiali si collocano in un’area fatiscente nella quale le squadre nazionali non riescono a dare il meglio di sé, perché i giocatori arrivano ai match sfiancati da allenamenti e da partite di vario titolo che nulla hanno a che fare con la voglia di sfoderare l’orgoglio nazionale e dare un input effervescente alle partite. Il vero calcio, quello quindi che si disputava contro una nazione non esiste più, gli stessi calciatori della nazionale sono spesso di origini straniere e il giro di danaro diventa ormai sempre più vorticoso e primario di fronte al significato dello sport puro. Cercasi dunque calcio italiano! Cercasi calcio genuino! Ha scandalizzato tutti d’altronde anche la situazione della vicina Francia, laddove il CT Domenech si è rifiutato persino di stringere la mano all’avversario al termine della partita, aborrendo così quelle che sono le regole basilari dello sport, un simbolo di fratellanza tra i popoli. Altre squadre invece, sono state in grado di tenere alta la bandiera, l’America ad esempio è uscita a testa alta dai mondiali e se è riuscita a qualificarsi è perché ha scelto la strada del coraggio, della voglia di sfidare i fuoriclasse pur non avendo nessuno strumento reale per poterlo fare. Inutile dire che invece a noi sembra che gli italiani siano più che altro presi dalla voglia di guadagnare e di andare lì a far finta di voler vincere e di far sacrifici in campo. Sono dunque così lontani i tempi di Bettega, Rossi, Cabrini, Tardelli, quando i loro visi esprimevano seriamente l’attaccamento al tricolore e si giocava per vincere e per confrontarsi con calciatori che non erano amici di squadra durante l’anno, ma dei veri e propri avversari da sconfiggere. Oggi manca il mordente, si affronta chi magari per un anno intero è stato l’amico di squadra, i mondiali sembrano sempre più di facciata. E che dire degli arbitri? Un vero e proprio disastro, errori continui a carico di qualsiasi squadra sono stati evidenti ai nostri occhi ma anche agli occhi del più profano. Ed anche il nostro arbitro non si è distinto. Errori che hanno rischiato di far saltare il girone a più di una squadra e che hanno fatto riflettere le massime cariche dell’organizzazione dei mondiali sulla necessità di installare impianti di alta tecnologia per rilevare le mosse dei calciatori in quanto l’occhio umano, seppure attento e repentino non è più sufficiente a garantire la correttezza in campo. Per concludere vorrei comunque esprimere un mio sincero pensiero: tutti noi abbiamo voglia di tornare a guardare il bel calcio, quello autentico dove la voglia di impegnarsi è stampata sulle facce dei calciatori e non è plastificata. Gli ultimi mondiali ci hanno dimostrato che esistono ancora squadre che giocano con questo spirito, basta solo la volontà e la capacità di far arretrare la voglia di guadagni incalcolabili a tutti i costi. Torniamo senza rimpianti dunque a quel calcio, insegniamo ai nostri ragazzi che la voglia di gloria e di fama personale e senza gioco di squadra non porta da nessuna parte. Le nostre federazioni devono dunque operare affinché questo risultato possa essere raggiunto e affinché le squadre dei campionati possano contare sempre più calciatori nostrani.

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FIAT PUNTO 1.3 multijet anno 2004

FIAT CROMA 1.9 jtd c.a anno 2006

JAGUAR 3000 - s.type anno 2001

FIAT STILO sw jtdm anno 2005

FIAT GRANDE PUNTO 1.2 - anno 2007

PEUGEOT 207 1.4 diesel anno 2006

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racconti del pescatore DI ONOFRIO ALTOMARE

Il miracolo della Madonna

La nostra Madonna è diventata un bel problema. Trasportata da un crociato nella tana dell’Ospedaletto delle Benedettine alla Chiesa del PaICORDO LONTANO dre Eterno, laddove i giovinazzesi hanno sempre fatto pellegrinaggi quando qualche sciagura si abbatteva su Io non odo più passi da quel viale di loro. Erano i tempi che furono, quelli che oggi non Muto come un sogno mi disse esistono più. Allora per i penitenti era nota anche la Quelle campagne piene di traini Chiesa di S. Sofia e si raccontava che utilizzando delChe feste! l’olio misto a terra della chiesetta diroccata, le ferite Che fiera! guarivano per miracolo. Il più grande miracolo però Carni e arrosti, si ricorda nel 1600, allorquando predominavano i franfestini attorno al fuoco, cesi e gli spagnoli. Con gli spagnoli in quel secolo si canti di gioia, creò un regime baronale e si sa abbastanza bene come Re Ferdinando trattava l’inquisizione. In realtà anche vini al fuoco e spiedo a scoppietnella chiesa vi era un grande regime di spietata corrutare zione così come ebrei e musulmani erano in continua l’odore nel sogno futuro lotta. Il malcostume dilagava e anche i pescatori usaera tutto un sognar vano molto il baratto, il settore agricolo era in piena era il 1770 crisi e i prelievi delle tasse erano esosissimi. Tutti erano ridotti alla miseria, una miseria che una formicaia di tutta la provingià allora ha messo delle basi solide nel nostro territorio. I salari erano molto bassi e anche cia veniva alla campagna gli allevamenti non avevano più alcun valore.In giro solo zombi e tanti morti vaganti. Come se non bastasse, a tediare la situazione della nostra cittadina contribuì anche il terremoto era la Fiera di S. Luca… che fece crol- Quel pittor… lare anche gli Quel dottor… ospizi. La Quel 1789 pieno di dottori… nostra dio- Che eroi… cesi era in ONOFRIO ALTOMARE ombra e si spaccarono anche le chiesette della Misericordia e del Carminiello, affettuose protettrici della vita dei giovinazzesi. Nel 1647 un’altra carestia in campagna contribuì a decimare le nostre famiglie e ancora una volta i baroni spagnoli infierirono sulle popolazioni diffondendo nuovamente un grande clima di malcontento. Parecchie donne furono scomunicate per stregoneria e i vescovi cattolici indicavano le varie sciagure causate anche dalle invasioni delle cavallette, viste come un vero e proprio castigo divino. Epidemie, invasioni di topi, scarafaggi e chi più ne ha più ne metta, rendevano le cittadine invivibili. Alluvioni, distruzioni di coltivazioni…posso immaginare che forse anche nella nostra chiesina dello Spirito Santo la gente si sgozzava e tutto veniva distrutto.Chissà, forse migliaia e migliaia di bestie e persone finivano in mare…Tutto questo succedeva in quegli anni, forse le nostre chiese dove si facevano i pellegrinaggi saranno servite anche per bruciare i cadaveri, per seppellirli, forse anche allora non si viveva così bene…Se ci fosse stato Dario Argento avrebbe potuto girare un bel film dal vivo. Le famiglie cercavano invece rifugio sempre nella religione, era l’ultima spiaggia alla quale appellarsi. E così proliferavano le processioni, le immagini dei Santi, ecco perché si dice che anche il quadro della Madonna di Corsignano è stato portato a Giovinazzo da un crociato, tale Gereteo. E il Casale di Corsignano si era anche trasformato in lazzaretto per miracolati ecco perché la presenza della Madonna riuscì poi anche a miracolare molte vite, ecco perché ancora oggi l’effigie della nostra protettrice ispira lacrime e commozione.

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onofrio@giovinazzo.it 43

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Tennis Marcello Renna-Giovinazzo, una splendida realtà vincente nel panorama tennistico pugliese

Anche quest’anno i primi obiettivi agonistici che il Tennis Marcello Renna Giovinazzo si era prefisso di raggiungere per la stagione 2010, pur numerosi ed ambiziosi, sono stati raggiunti grazie all’impegno e alla dedizione del presidente Vito Renna e dell’intero staff tecnico. Nel settore giovanile le squadre di Giovinazzo, composte dai piccoli tennisti Under 8/10/12, hanno soddisfatto pienamente le aspettative regalando belle soddisfazioni ai maestri nelle tappe provinciali riservate ai Centri Tecnici Federali (di cui anche il sodalizio giovinazzese fa parte) in cui si sono distinti, tra le racchette gialle, Enrico Di Giovanni e, tra quelle azzurre, Vito Sparapano, Adriano Cafagna, Magdalina Sandu e Giorgia Caccavo, giunti varie volte in semifinale e in finale. Inoltre, il piccolo fenomeno Domenico D’Alena, undicenne, si è espresso ad altissimi livelli classificandosi terzo ai campionati regionali e vincendo varie manifestazioni di categoria. Anche la prima squadra agonistica della Serie D1 Maschile ha portato a termine l’arduo ed ambizioso compito di raggiungere imbattuta la seconda fase regionale, piazzandosi al primo posto del proprio girone eliminatorio in virtù dei brillanti successi in trasferta su campi tradizionalmente ostici come il C.T. Barletta e il C.T. Bari. Tutto questo grazie alle belle prestazioni del maestro Mihail Nicolaescu che ha trascinato alla vittoria la squadra composta anche

da Silvio Di Giovannantonio, Angelo Bellomo, Vito Renna, Mimmo De Nisco ed Antonio Messina, campioni di grinta e volontà. Tra gli altri motivi di soddisfazione annoveriamo anche i vari risultati positivi nei tornei individuali del maestro, vincitore del torneo di Ruvo di Puglia,finalista al torneo di Ostuni e 3° classificato al CT Bari. La squadra femminile, inoltre, si è qualificata alla fase regionale grazie all’impegno e alla determinazione di Antonella Rocco, Marta de Pinto e Marta Aurora che sono riuscite a vincere 3 incontri su 4 nella fase interprovinciale Bari-Foggia. Tante, quindi, le soddisfazioni che fanno ritenere di avere sin qui ben operato e che inducono a proseguire sulla stessa strada. Sono previste, infatti, lezioni gratuite per i più piccoli, che avranno la possibilità di avvicinarsi al tennis secondo la politica sempre tesa allo sviluppo del settore tecnico giovanile e corsi collettivi estivi ed invernali. Da non dimenticare la tradizionale ‘COPPA MARCELLO RENNA’, giunta alla quinta edizione ed annoverata ormai tra i migliori tornei di 3^ categoria di Puglia, che avrà luogo dal 26/07 al 01/08/2010, e l’importantissimo appuntamento a Settembre per la disputa delle fasi regionali di D1 Maschile e D2 femminile. Lo staff ringrazia i soci, i tecnici, i giocatori, i corsisti, il pubblico giovinazzese (e non) e gli appassionati che hanno contribuito a portare il tennis nel nostro paese alla pari di ben più grandi e affermate realtà.

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Lapiazza agosto 2010