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LA PIAZZA di Giovinazzo

Via Cairoli, 95 Giovinazzo 70054 (Ba) Edito da Ass. Amici della Piazza Iscr. Trib. di Bari n. 1301 del 23/12/1996 Part. IVA 05141830728 Iscr. al REA n.401122 Telefono e Fax 080/394.63.76 IND.INTERNET:www.giovinazzo.it E_MAIL:lapiazza@giovinazzo.it Fondatore Sergio Pisani direttore responsabile Sergio Pisani redazione Gabriella Marcandrea - Giusy Pisani Porzia Mezzina - Agostino Picicco - Alessandra Tomarchio - Damiano de Ceglia Marianna La Forgia - Daniela Stufano Vincenzo Depalma- Onofrio Altomare Angelo Guastadisegni - Diego de Ceglia Mimmo Ungaro- Michele decicco - Enrico Tedeschi corrispondenti dall’estero Vito Bavaro - Nick Palmiotto Giuseppe Illuzzi - Rocco Stellacci stampa - Dedalo editrice progetto grafico - Ass. Amici della Piazza Grafica pubblicitaria: C. Morese responsabile marketing & pubblicità: Roberto Russo tel. 347/574.38.73

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Cari amici, eccomi ancora qua ad aggiornarvi sull’attività amministrativa, un anno dopo di sindacatura. Lo faccio attraverso le colonne de La Piazza, anche se giornalmente attraverso il mio diario quotidiano su facebook e gli incontri mensili con la cittadinanza vi inondo di news, di procedure, opere, progetti e quant’altro. Questa volta vi offrirò uno spaccato del mio ruolo. Vi siete mai chiesti cosa succede dietro quella grande poltrona? Voglio parlarvi di situazioni, persone e cose accadutemi in quest’anno, dividendo con voi sentimenti, sensazioni vissute, ansie e speranze. Ovviamente sono una piccola parte di un vasto campionario. Spero di non annoiarvi troppo.

messaggio de

DIETRO LE Q PALAZZO D

IO E LA POLTRONA. Tutti coloro che mi hanno fatto visita nell’ufficio del sindaco, avranno notato che dietro la scrivania c’è una grande poltrona. Vi confido che non mi sono mai seduto! Preferisco ricevere la gente intorno al tavolo tondo dove da qualsiasi posto ci si siede, non ci sono differenze. Chi mi accusa di indossare la maglia rosa del narcisismo, un giorno capirà che sono un cittadino come gli altri calato nella sua quotidianità con la sua gente, nella sua città, con i problemi sto dispiacere. Forse aiuterebbe noi tutti ad di tanti. avere atteggiamenti più responsabili e meno irriverenti verso la città. Dal primo giorno, IO E LA CITTÀ. Essere sindaco ti dico che migliorare la città è un dovere di cambia la visione delle cose. Vedere tutti. Non potremo mai sistemare le cose una carta buttata per terra, un atto di avendo dietro ognuno di noi un vigile, un inciviltà, una deiezione canina per stra- carabiniere o qualcuno che debba impartirda, un’auto in divieto di sosta, un sac- ci lezioni di civiltà. I cittadini sono i protachetto di immondizia lasciato ai piedi gonisti. Senza loro tutto sarà vano. del bidone e tanto altro, ti fa male, ti fa sentire sconfitto. Sarebbe bello che IO E IL PALAZZO. L’approccio di un citogni cittadino almeno per un giorno tadino come me - «non politicante» come fosse sindaco per vivere come me que- tanti miei predecessori - è fortemente inqui-

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del sindaco

QUINTE DEL DI CITTA’

nato dal pregiudizio che tutti i dipendenti possano essere lavativi, raccomandati e nemici della città. Peggio ancora quando un cittadino normale come me, di mestiere è anche imprenditore. Nell’azienda l’intervallo temporale tra il pensiero e l’azione è un batter di ciglia. Nella pubblica amministrazione è tutta un’altra cosa. E’ un labirinto di regole, procedure, prassi, controlli, verifiche, analisi e soprattutto attese! Lo scrivo in grassetto e sottolineato perché questo primo anno mi ha insegnato ad avere pazienza per i tempi imposti

dalla macchina amministrativa. In sintesi. Se pensi ad un progetto oggi, devi immaginarlo realizzato nei prossimi due anni. Quindi noi oggi stiamo lavorando a risultati che vedremo fra 12 – 24 mesi. L’importante è continuare a lavorare e seminare, perché solo così nei tempi «amministrativi» i frutti comunque arriveranno. In quest’anno ho avuto alcuni dirigenti e diversi dipendenti che mi hanno aiutato, sopportato, tollerato ed «educato» ad entrare nella macchina burocratica. Ho scoperto tanti dipendenti silenziosi, lavoratori molto spesso capaci di immedesimarsi nei problemi della gente e disposti a fare più del dovuto pur di essere utili alla collettività. Analogamente qualche furbo e «manica fresca» c’è ancora, ma per fortuna sono in minoranza e soprattutto sono facilmente riconoscibili e quindi «sotto controllo». Approfitto per ringraziare tutti coloro che mi hanno accolto con rispetto e disponibilità sul palazzo comunale e con il loro prezioso lavoro mi dimostrano vicinanza e condivisione del nostro progetto di città. IO E LE SFIDE. La sfida è quotidiana. Ci sono sfide tutte diverse e tutte terribilmente importanti. C’è il cittadino che ha perso il lavoro, chi ha figli ancora a carico e che con la pensione mantiene moglie, figli e nipoti. C’è il dramma delle ragazze - madri, chi non può pagare la retta per la mamma anziana nella casa di riposo. C’è da spostare il bidone dei rifiuti da sotto il proprio balcone perché non si riesce più a respirare. C’è da far chiudere bar e ristoranti magari alle 21,00 di sera perché non si riesce più a dormire o riferire a quel barista di far attenzione a spostare le sedie perché alle 6,00 del

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mattino creano fastidio e tanto altro. C’è una campionario lunghissimo di richieste che si intreccia nella vita di un sindaco. Tutto vero e tutto importante. Per ogni cittadino il proprio problema «è il più importante del mondo». Tutto il resto può attendere. Poi ci sono le «mie sfide» e quelle della mia maggioranza. Per fare qualche esempio. Sviluppo economico, rilancio della capacità di accoglienza della città, sistemazione delle strutture fatiscenti e tanto altro. E allora come fare? Bisogna sacrificarsi, lavorare ancora di più. Ma è un lavoro sinergico dove la squadra gioca un ruolo fondamentale. Se hai con te assessori e consiglieri che ci credono, puoi delegare la soluzione di alcuni problemi più trasferibili e concentrarti su questioni più complesse che richiedono la personale dedizione. E’ quanto stiamo cercando di fare. Nell’occasione ringrazio i miei amici della maggioranza che compatibilmente con il loro tempo disponibile cercano di rendersi utili alla causa, caricandosi parte di «problemi» quotidiani che il sindaco «registra» dai cittadini.

no anche alla nostra economia. Io «pedalo» convinto e soffrendo, certo di arrivare in cima dove si annidano i nostri desideri. I MIEI SOGNI. Le salite ardite sono quelle sul tavolo rotondo. Poi ci sono i sogni e le speranze, non sono prioritari rispetto ai problemi prima descritti, ma un valore aggiunto per il rilancio della città. E allora perché non sognare una pista ciclabile che parta da Santo Spirito e si avvii verso Molfetta «unendo» di fatto quelle comunità. Perchè non sognare altri finanziamenti per completare il risanamento delle coste, per dare sviluppo alla costa fruibile con infrastrutture compatibili con il rispetto ambientale che permetterebbe l’avviamento di altre attività lavorative, per aiutare a sviluppare la creazione di piccole realtà locali capaci di lavorare nei segmenti che caratterizzano la città: turismo, agricoltura e terziario. Qualsiasi sindaco fa sogni grandi e piccoli, forse pecca di spontaneità ma l’audacia non gli fa mai crollare le braccia. La crisi ha morso tutti i settori. La si fronteggia con coraggio, attaccando piuttosto che difendendo, osando piuttosto che subendo. Rilanceremo le nostre ambizioni per far conoscere Giovinazzo al mondo intero. E’ l’unica strada (secondo me) per far crescere la nostra città. Quindi continueremo ancora ad osare, puntando dove possibile all’ottenimento di grandi eventi con forte copertura mediatica per poter esportare le nostre bellezze in ogni angolo del mondo. I sogni possono diventare realtà, lo sapevate? Io ci ho sempre creduto. Per questo vi chiedo di sognare con me. Affannato ed indaffarato, consapevole del mio ruolo, perdonatemi qualche fragilità nel cammino, certo che un giorno ne verrò a capo.

LE MIE SALITE. Sono tante, tutte impervie e tutte «mitiche». Si chiamano lungomare di ponente, ex AFP, biostabilizzazione avanzata in discarica, riqualificazione della C2, ex mattatoio, ex carcere, centro civico 167, sistemazione della costa, riqualificazione villa comunale, villetta via Cairoli, villetta zona Immacolata, piazzetta don Tonino Bello, decoro del verde pubblico, un po’ di asfalto su quelle strade disastrate in città come in campagna, raccolta rifiuti porta a porta. E ancora sistemazione campo sportivo Depergola, palasport via Ten. Devenuto, lifting palasport 167, via Marina, via Cattedrale e qualche altra «collina» qua e là. Lavoriamo per questi obiettivi tutti i giorni h 24. Il giorno in cui scioglieremo questi nodi, automaticamente daremo ossige-

Vi voglio bene. Tommaso

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IL

CONTRAPPUNTO d e l l ’a l f i e r e

L’ESTATE E’ FINITA. CI ASPETTA UN AUTUNNO CALDO! NEL MONDO. Ancora sangue, ancora morti e feriti a pochi chilometri dalle nostre coste. La polveriera mediorientale ha ripreso a ribollire. Non solo la Siria con la guerra civile fra i fedeli alla presidenza Assad e i suoi oppositori, anche in Egitto la situazione è esplosiva. I militari da una parte con una consistente e, forse, maggioritaria fetta di opinione pubblica e dall’altra i sostenitori del deposto presidente Morsi e dei fratelli musulmani. In Libano si susseguono attentati e provocazioni fra sciiti e sunniti che ricalcano le divisioni pro e contro il presidente siriano Assad. La situazione continua ad essere tesa anche in altre nazioni della regione. Sullo sfondo la rivalità fra alcuni Paesi arabi, Arabia Saudita, Qatar, Iran e l’ambizioso inserimento anche della Turchia che vuole ritagliarsi un ruolo egemone fra i Paesi musulmani rinunciando a svolgere la funzione di Nazione laica che dopo Ataturk aveva assunto senza tentennamenti. Israele, in questo situazione, rimane vigile ma senza intervenire. Ed il dato inoppugnabile che contrasta con tante frettolose e ideologiche analisi emerge in tutta la sua chiarezza: il mondo arabo è profondamente e sanguinosamente diviso senza alcuna responsabilità di Tel Aviv. Le de-

boli ed inconcludenti diplomazie occidentali non hanno saputo far di meglio dei soliti comunicati che non risolvono nulla. Se non dare l’ennesima prova dell’inutilità e della marginalità dell’Europa ma anche degli USA. IN ITALIA. Se il Medio Oriente potesse esplodere con conseguenze inimmaginabili per il nostro Paese, per il resto del mondo anche le tensioni sociali interne sarebbero oltre il livello di guardia. Con alcuni milioni di disoccupati e circa metà della popolazione giovanile senza lavoro e prospettive di occupazione la possibilità che si apra una stagione storica assai dolorosa è sempre più probabile. L’Europa, sia pur timidamente, riprende a crescere ma non ci siamo noi. Tasse elevatissime, burocrazia asfissiante ed incompetente, lobby privilegiate e super pagate, inefficienza della pubblica amministrazione, sprechi a tutti i livelli, inadeguatezza della classe politica, una delinquenza autoctona e di importazione sempre più efferata ed impunita e potrei continuare rendono la nostra Nazione sempre più marginale e meno interessante per gli investitori stranieri e quei pochi imprenditori italiani anche in possesso di energie finanziarie ap-

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prezzabili. La Nazione dei Comuni, dei guelfi e ghibellini si appassiona molto di più per l’argomento Berluscosconi. Fiumi di inchiostro e quantitativi industriali di polemiche sui media con i soliti commentatori schierati pro o contro la decadenza del cavaliere. Sullo sfondo l’Italia cui non pare interessare a nessuno se non continuare serenamente a fare il proprio comodo, i propri interessi magari ammantati da parole e ragionamenti di alto contenuto moraleggiante. Fra i tanti eloquenti esempi ne scelgo a caso uno. Il governatore della Sicilia, il tanto osannato e mediaticamente


efficace Crocetta guadagna più del Pre- gomare che rimane in stato di abban- operatori economici. Come sarà andadono anche nel tratto aperto alla cir- ta? Mi auguro bene ma in qualsiasi caso sidente degli Stati Uniti Obama. colazione ed al passeggio. Il decoro è la nuovissima amministrazione tirerà A GIOVINAZZO. Così mentre il Pa- sconosciuto. La politica urbanistica dritto, con la proterva sicurezza ese va alla malora, allegramente dilapi- improntata alla vaghezza se non alla di sempre, disinteressandosi delle pronetta chiusura per inseguire soluzioni poste non coincidenti con le diamo soldi pubblici con noncuranza e faciloneria. Anche nella nostra raffazzonate. Fra poco sarà tempo di proprie. Evviva! bilanci dell’estate 2013 per i nostri alfiere@giovinazzo.it piccola Giovinazzo abbiamo esempio illuminanti. Quante volte ho scritto che trovo immorale in una situazione economica come quella attuale aumentare l’addizionale IRPEF locale? Aumento giustificato dalla necessità, fra l’altro, di nuove spese nel settore turistico-culturale. Era necessario rimpinguare il capitolo di spese per le manifestazioni «culturali». Il risultato è stato assolutamente al di sotto delle aspettative e dei sacrifici chiesti. Manifestazioni accavallatesi, sedi errate e spostate, date annunciate e poi ritirate. Insomma sprechi ed inefficienze. Sarebbe il caso che si rinunciasse agli annunci roboanti, alle avventurose affermazioni sui social Il desiderio di chi è anziano è di rimanere nel suo ambiente, nella sua pensionetwork per lasciare spazio alla concre- ne, sorridendo. Un gelato per tutti nel giorno della Madonna è un sostegno a tezza e alla competenza. Dalla scala questo desiderio. A farli sorridere anche quest’anno ci ha pensato la Comusul lungomare è stata una sequenza di nità di S. Antonio di New York non nuova ad iniziative di solidarietà nei errori ed indecisioni. Zona a confronti della Pensione San Francesco. Sapere che quel tale giorno si ricetraffico limitato, parcheggi a pagamento, la piazza chiusa al traffico, verà una visita da persone che sono pian piano diventate familiare vuol dire l’affidamento della gestione dei par- sapere che si può ritornare a sorridere ad un amico, e questa attesa riempie cheggi ad una cooperativa ma per un anche il tempo in cui si è da soli, rassicura e dà coraggio. Così anche la tempo limitato. Tutto frutto di un nonnina Maria di 103 anni si farà trovare sempre in ottima salute. Grazie al decisionismo di facciata ma privo di un Presidente Jerry Scivetti, a Michele e Speranza Dagostino, ad Anna e disegno preciso concreto. Eliminiamo Frank Sterlacci. Appuntamento all’anno prossimo. GABRIELLA MARCANDREA le auto ma non rendiamo decente il lun-

UN GELATO PER RESTITUIRE UN SORRISO

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il fatto DI SERGIO PISANI

STOP ALLA VENDITA DEGLI ANIMALI L’ ORDINANZA CHE CAMBIA IL SENSO DELLA STORIA CITTADINA

Voilà, l’ordinanza n. 45 del 13 agosto che cambia il corso della nostra storia dopo che il Comune di Giovinazzo era stato sommerso dalle proteste degli animalisti. Il Comune dice stop alla vendita di animali alla fiera dell’Assunta dando un calcio al passato, alla storia, alla tradizione. Cerchiamo di trovare un senso a questa storia, perché un senso questa storia ce l’ha dai suoi inizi. La vendita degli animali ha un’onda lunga. In principio era la fiera di S. Luca con durata di otto giorni nel mese di ottobre. Fiera solenne che si teneva in località Torre del Tuono dal 1428 con tanto di vessillo innalzato sul Palazzo di Città. La fiera di S. Luca si tenne fino al 1806. Il Ministro degli Interni non autorizzò più la Fiera di S. Luca a Giovinazzo nel mese di ottobre poiché comuni limitrofi erano già interessati per le fiere nello stesso periodo. Giusta regia autorizzazione, la Fiera fu ripristinata il 30 maggio 1827 in onore del re sull’attuale Piazza Vittorio Emanuele II. Lo desumiamo dalle Conclusioni Decurionali di M. Bonserio e dai documenti che completano il carteggio contenuto nel fascicolo che altro non sono appunti di note - spese sostenute dal Comune di Giovinazzo fino al 1827 per l’allestimento della fiera. Nelle note si legge infatti la spesa «per pulitura al

borgo, ed alla cisterna per l’acqua necessaria agli animali … per la costruzione di n° 10 baracche … e demolizione delle stesse» nonché per il «fitto di ombrici per la covertura» che lascia supporre che oltre a vini, carni, cereali, olii attestati sui banchi della antica fiera d’ottobre, in questa novella fiera di maggio, veniva venduto anche il bestiame. La fiera in onore del re resistette fino fino alla fine del 1800. Qui avveniva l’incontro tra la domanda e l’offerta. Il ciuccio ad esempio serviva nelle campagne come animale da lavoro, per trasportare carichi, tirare carri e trasportare persone. Fu ripristinata una trentina di anni dopo nell’orto di Pontremoli (l’attuale villa comunale) il giorno dell’Assunta. Poi, prima dell’avvento del boom economico si trasferì dapprima sul lungomare di Levante, fino all’ex mattatoio, poi con gli anni su quello di ponente, estendendosi col tempo fino a località Campofreddo. Da un po’ di tempo, la Fiera dell’Assunta è ospitata nell’area mercatale ma in vendita non c’è più il ciuccio che oggi è usato con notevole successo nella pet therapy anche a Giovinazzo. In vetrina ci sono solo animali da compagnia quasi sempre importati dall’estero, perché offerti ad un prezzo di mercato più conveniente, debilitanti complici lunghi viaggi

di trasferimento, in condizioni di trasporto particolarmente disagiati e con repentini cambiamenti climatici che nocciono alla loro delicata salute. Paperelle e pulcini variopinti - spesso venivano acquistati nelle mostremercato solo per soddisfare il momentaneo capriccio del bambino - avevano suscitato un’accesa esplosione di ira della Fattoria sociale onlus che aveva cominciato a lanciare una campagna di raccolta fondi per acquistare tutti gli animaletti in vetrina per poi adottarli nella propria fattoria. Tanto tuonò che piovve provvidenziale l’ordinanza a firma del sindaco Depalma. Annotatevi questa data: 13 agosto 2013. La storia cambia con la sola firma a biro. Il sindaco ha cancellato la vendita e l’esposizione di animali alla fiera dell’Assunta, anche se le polemiche riguardo all’osservanza dell’ordinanza non sono mancate perché giunta solo due giorni prima al punto da cogliere impreparati alcuni commercianti che avevano provveduto comunque a vendere pesciolini rossi dal proprio box come documenta la foto pubblicata. Da oggi nè un topolino nè un pulcino per due soldi si potrà comprare alla Fiera dell’Assunta. Tant’è. Gli animali ringraziano con la zampetta sul cuore il sindaco Depalma e si augurano che questa scelta di civiltà resti definitiva applicandosi anche ai mercati settimanali così che la città non debba mai più vedere animali trascinati sulle ban-

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15 AGOSTO 2013. Stop alla vendita degli animali. Anche se qualche commerciante ha fatto orecchie da mercante

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carelle o oggetto di spettacolo per divertimento turistico. Ci auguriamo che Giovinazzo, come ha saputo seguire l’esempio virtuoso di tanti Comuni italiani, sia ora essa stessa esempio per tutte le altre città che sceglieranno di essere, realmente e concretamente, «animal friendly». Allo storico Bonserio invece, il dovere di aggiungere all’appendice delle Conclusioni Decurionali questa data che cambia il senso della nostra storia cittadina. SERGIO PISANI

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storie

dentro DI

le

AGOSTINO PICICCO

valige

GIOVINAZZO GIOVINAZZO SIAMO SIAMO NOI NOI

TESTIMONIANZE ESTIMONIANZE SULL SULL’EMIGRAZIONE EMIGRAZIONE GIOVI GIOVI POSSIBILI SCENARI SCENARI FUTURI FUTURI POSSIBILI Il sottotitolo del programma della serata per gli emigranti del 21 agosto, fortemente voluta dal Sindaco Tommaso Depalma e dall’Assessore alla Cultura e Turismo Enzo Posca, e organizzata con grande impegno dal Comitato Feste Patronali presieduto da Pasquale Arbore, recava questa dizione: «Testimonianze sull’emigrazione giovinazzese e sui possibili scenari futuri». Non sfugge la novità dell’impostazione dell’incontro, svoltosi in un gremita piazza sant’Agostino, che per la prima volta ha visto confrontarsi tra loro i «veterani» dell’emigrazione giovinazzese nel mondo con le «promesse» del futuro che hanno iniziato ora a verificare la possibilità di lasciare la città natale per continuare la loro vita, non si sa se per sempre o per un po’, lontano da Giovinazzo. Un angolo prospettico privilegiato, quello del fenomeno migratorio, attraverso il quale interpretare la società globale, ripen-

sare la nostra storia e il nostro passato, riflettere sui fondamenti della convivenza civile e delle sue nuove forme, esaminare e vivere le nuove sfide sociali e culturali che pone. I racconti delle storie dei decenni passati sono stati affidati a Nicola Prudente, emigrato 33 anni fa nello stato di New York a seguito della crisi della Ferriera, il quale continua – nonostante le distanze – ad operare fattivamente per Giovinazzo. Il suo legittimo orgoglio è lo spendersi per i giovinazzesi che, andando in America, si recano a casa sua, dove li accoglie, li assiste, li aiuta nel trovare un lavoro e dà loro suggerimenti utili e opportuni per ambientarsi in quel continente. Il tutto per amore del prossimo e di Giovinazzo. Anche per tale abnegazione è stato designato vice presidente del Comitato. Gli ha fatto eco Pasquale Adesso, in rappresentanza degli emigrati del Cen-

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tro Europa, residente da più di 35 anni in Olanda: la sua testimonianza è stata un invito a cogliere gli aspetti positivi di civiltà che sono nel mondo per importarli anche da noi. Ha altresì espresso il suo amore per Giovinazzo e la voglia degli emigrati ad impegnarsi per la crescita e lo sviluppo della città da un punto di vista umano, amministrativo, professionale. La novità della serata, proseguendo nell’ascolto delle testimonianze, è stata quella della presenza di due giovani ragazze, che, superando lo stereotipo dell’emigrante «uomo, americano, con partenza di vecchia data», con i loro interventi hanno dato un nuovo volto all’emigrazione giovanile giovinazzese, evidenziando criticità ma anche vantaggi e stimoli propositivi. In particolare Francesca Polacco, praticante giornalista a Roma, ha trattato il tema della comunicazione, evidenziando la facilità di contatto e di ricerca di soluzioni che le nuove tecnologie consento-


INAZZESE E E SUI SUI INAZZESE no. Ha altresì manifestato il problema iniziale della partenza, del distacco dalla famiglia e dagli amici, dell’ambientazione nella grande città, delle nuove spese da affrontare. E’ poi intervenuta Elena Eplite, docente di materie letterarie in Emilia Romagna (dopo la formazione universitaria a Lecce e l’abilitazione all’insegnamento conseguita a Milano), per evidenziare l’importanza della qualificazione professionale oltre le università della propria zona, facendo tesoro delle opportunità di un contesto europeo che favorisce una formazione a 360° usufruendo delle numerose occasioni culturali e sociali. In particolare ha illustrato la sua esperienza di docente a Milano nei

corsi serali di alfabetizzazione per extracomunitari, nelle scuole di quartieri caratterizzati da alto degrado e anche nel carcere di san Vittore. Esperienza professionale che ha dato delle gratifiche ma ha comportato rischi, paure, difficoltà. Qui è emersa la voglia di riuscire e di dare soddisfazioni alla famiglia che guarda da lontano con trepidazione. Da queste testimonianze sono emerse le potenzialità dei nostri giovani in prospettiva occupazionale, le loro motivazioni, la capacità di sacrificio e di affrontare una gavetta che poi diventa la base di gratifiche e affermazioni professionali. Il Sindaco Depalma ha sottolineato questi aspetti e ha esortato i giovani a non attendersi il classico posto fisso, ma ad impegnarsi, con sacrificio e determinazione, per usufruire delle tante opportunità in termini di bandi e borse di studio che permettono di iniziare attività di impresa, senza attendersi nulla dall’alto in maniera clientelare. Il momento più emozionante della serata è stato quando il Sindaco, con la collaborazione dei rappresentanti degli emigrati nei diversi continenti, sulle note dell’inno nazionale ha scoperto la targa che il Comitato ha posto in piazza sant’Agostino e ha dedicato «a coloro che sono partiti con la speranza nel cuore». Una frase significativa in un luogo significativo, dove nei secoli scorsi si salutavano coloro che partivano per lunghi periodi o per l’intera vita. Il filo rosso della serata è stato proprio quello della speranza,

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il sentimento che tutti, anziani e giovani, nutrono nelle scelte fondamentali della loro vita, tra cui quella della partenza da casa, alla ricerca di una risposta alla domanda di felicità che è nel cuore dell’uomo. Questi sentimenti sono emersi anche dalla lettura, a cura di Anna Vacca, di una preghiera composta da Antonio Labombarda, carabiniere-poeta di Giovinazzo, che ha voluto così porre gli emigranti sotto la protezione di Maria di Corsignano. Espressioni di gratitudine e affetto sono state ‘poeticamente’ rivolte al presidente Arbore per le energie dedicate alla buona riuscita della festa con le sue doti di garbo, equilibrio e generosità. Da segnalare come nota conclusiva la presenza della cittadinanza che ha partecipato numerosa alla manifestazione conclusiva del programma della festa patronale: con ripetuti applausi e apprezzamenti si è stretta attorno a questi concittadini emigrati con sentimenti di affetto, accoglienza e ammirazione, meritatissimi alla luce delle loro scelte, esperienze e sacrifici. Al termine della serata le foto di rito con i rappresentanti dei vari continenti, coinvolti simpaticamente dal Sindaco che ha fatto rivolgere loro qualche saluto in dialetto, e il concerto del complesso REG di Matteo Schino che, con le sue canzoni del passato, ha intenerito i cuori di tutti. E qualche lacrima furtiva si è intravista…. AGOSTINO PICICCO

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l’intervista DI GABRIELLA MARCANDREA

MUDU’, UCCIO DE SANTIS E’ DA UNA VITA CHE FACCIO QUESTA

VITA Cognome: Uccio Nome: De Santis Nome d’arte: Uccio Nato sotto il segno…? Della Vergine. Non è uno scherzo. Sono nato il 12 settembre! Segni particolari? Simpatico. Sto andando bene?

to il colpo di frusta! Ci racconti una barzelletta sui carabinieri? Due carabinieri. - «Hai sistemato tuo figlio» - «Sì adesso lavora, guadagna abbastanza bene, non mi posso lamentare. Bel lavoro! Solamente che è un periodo in po’ lungo di disoccupazione stagionale» - «Perché che cosa fa?». - «Vende i rami di ulivo fuori alla chiesa la Domenica delle Palme!» Scusa Uccio devo andare in stazione? E va, va! Scusa Uccio devo andare a quel paese? E va, va! Cantava l’Albertone Nazionale: «Te c’hanno mai mannato a quel paese, sapessi quanta gente che ce sta». Alberto Sordi ti avrebbe dato la medaglia d’oro? In una mia canzone di qualche anno fa raccontavo come mi scherniva in giro la gente. Agli inizi il coro è quasi unanime: «Ma vai a quel paese! Cambia mestiere!». Poi è successo che proprio quelle frasi sono diventate l’anticamera del mio consenso!

E’ da una vita che faccio questa vita. Quale vita? Ognuno potrebbe riconoscersi in questa frase perché ognuno di noi «è da una vita che fa questa vita». Per quanto mi riguarda è una vita che faccio da sempre: l’intrattenitore, l’animatore. Il Mudù 1,2,3,4, 5,6,7 sta ad Uccio De Santis come il Rocky Balboa 1, 2, 3, 4, 5 sta a Silverster Stallone. Un brand televisivo vincente. Se fossimo sul ring, possiamo dire per il momento che lo hai battuto 7-5 ai punti? Per forza! Perché Rocky è un film, io invece ho fatto una serie televisiva di 42 puntate per sette… Se fossimo al salotto della Carrà e ti di- Prima gli attori del teatro popolare se cessi Giovinazzo, tu mi risponderesti…? volevano andare in paradiso dovevano L’arcobaleno! Ti piace? passare dal teatro Purgatorio. Adesso che il teatro Purgatorio è chiuso, come Dicono i molfettesi: «Giovinazzo na fonta- faccio io piccolo comico di periferia a na, tre palazz, na chiazz e quttro test d….». ritagliarmi un posticino al sole? Tutta invidia, la loro? Per fortuna a breve lo riaprono e quindi Sono un cittadino del mondo! Adoro tanti comici potranno trovare il loro posto tutte le piazze perché in ognuna di al sole! esse ci sono i nostri fan. Sono loro il Un comico non ha regole. Anzi, il più nostro cuore pulsante! Viva delle volte si lancia senza un preciso Giovinazzo, Viva Molfetta. Scom- copione con tutte le sue energie all’atmetto che non ti piace! tacco. Perché non mette mai in scena Sei mai stato contento dell’insucces- due volte la stessa rappresentazione? so di un altro tuo collega? Amo molto l’improvvisazione, la scaletta Assolutamente no! Chi ama l’arte e lo per me non conta molto. A Giovinazzo spettacolo vuole vedere sempre il suc- ho improvvisato tutto. cesso, mai persone che fanno flop in sce- Cupido in spiaggia non perde tempo. na! Mi suggerisci qualche trucco da buon La barzelletta che ti ha causato più commediante per cuccare in maniera danni? efficace e ultrarapida sul bagnasciuga? Una barzelletta del Mudu 7, mentre gi- Quando ho iniziato ero timido e volevo ravo una scena da capotreno: ho becca- conquistare una donna. Così mi sono stu-

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diato «Ora va bene, se la reciti così puoi conquistarla sicuramente!». Quando però sono andato da lei, sapete cosa mi ha risposto: «Bravo! La barzelletta è bellissima! Proprio ieri però me l’ha raccontata tuo fratello e io mi sono messa con lui!». Esiste un orario ideale per un comico nel fare l’amore? Non esistono né per fare l’amore, né per fare spettacoli! La vita dell’artista è senza orari e regole! La posizione preferita da un comico per fare l’amore? «E va, va!» Sto andando bene con l’intervista? C’è l’hai un adagio popolare? «Non me lo dire! No, non me lo dire!» E un motto latino? Quod licet Iovi non licet bovi. Ciò che è lecito a Giove non è lecito al bove. E neanche ad Uccio. Intelligenti pauca. Almeno questa ti è piaciuta? Chi è il campione della televisione deficiente? Non parlo male di nessuno! Coltivo solo il mio orticello. Chi è il campione per antonomasia della deficienza teatrale? «Idem con patatem» .Si dice così? Quante cucine ha fatto vendere architetUccio con lo spot delle costru-


IN OLTRE 10MILA PER BALLANDO CON LE STELLE

PH. E. TEDESCHI

PH. E. TEDESCHI

zioni di NuovArredo? Lo devi chiedere a Nuovarredo ma se già da tre anni mi rinnovano il contratto forse funziono! Chi disse «quando un giorno è appena finito, un nuovo giorno è appena incominciato?». Il nuovo giorno per me è solo la continuazione del precedente. Sto partendo per un nuovo tour in Calabria e quindi per me giorno e notte si confondono. Per dirla alla Marzullo, qual è per un attore la paura più paura? Per me è importante il pubblico, la paura più grande è quella di non ritrovarlo più! Per te «La vita è un sogno o i sogni aiutano a vivere meglio?». Per me nella vita sogni e realtà si confondono molto bene. Quante volte tu con il gruppo del Mudù hai intonato in segno di gratitudine «Per fortuna che TeleNorba c’è?». Lo penso sempre ma anche Telenorba per fortuna mi apprezza! È un amore reciproco. Concludi l’intervista alla Marzullo. Fatti una domanda e datti una risposta! Perché rispondo a questa intervista? Perché per me tutto ciò che è comunicazione è vitale. Dalla Piazza di Giovinazzo al Corriere della Sera.

GABRIELLA MARCANDREA

Piangere per il troppo ridere è una cosa che è più o meno accaduta a quasi tutti almeno una volta nella vita, ma quando a farlo sono circa una decina di migliaia di persone contemporaneamente, beh allora davvero è roba da guinness dei primati; ed quello che è successo veramente giovedì 22 Agosto, in una piazza Vittorio Emanuele gremita di gente fino all’inverosimile, grazie ad uno strepitoso Uccio De Santis lì con il suo spettacolo «E’ una vita che faccio questa vita», che sta riscuotendo ovunque un grandissimo e meritato successo. Davvero una idea vincente quella di Antonella Illuzzi, ballerina professionista ed ideatrice della kermesse, di affidare al noto comico barese il non facile compito di coordinare ed animare l’appuntamento di quest’anno del suo già più che famoso «Ballando con le stelle – Giovinazzo Live». Una manifestazione che è ormai diventata uno degli appuntamenti più importanti ed irrinunciabili della lanciatissima Estate Giovinazzese. Il risultato finale, a parte il gradimento che è stato tale che se ne parla ancora in giro come della serata più riuscita del cartellone estivo, è stato uno spettacolo in piena regola degno dei migliori show televisivi in prima serata di un canale nazionale e capace di tenere letteralmente incollata una intera piazza per le circa tre ore della sua durata. Una scaletta ricchissima, perfettamente presentata dall’annunciatrice di eventi sportivi Maria Di Noi che, in coppia con Uccio De Santis, ha condotto uno spettacolo che non ha mai dimenticato di avere comunque come protagonista principale la danza sportiva declinata in tutte le sue varianti e sempre a livelli altissimi. Né poteva essere diversamente visto che il Cuban Club Bari è ormai una realtà affermata e conosciuta anche oltre gli ambiti nazionali. Dallo standard al latino-americano, fino alle discipline più giovani come la zumba, o i ritmi afro e l’hip – hop, soprattutto per il numerosissimo pubblico dei non adepti, è stata una sorpresa scoprire tutta la potenzialità espressiva della danza agonistica. Uno sport a tutti gli effetti, anche se certamente il più divertente del mondo, che però è anche una attività davvero per tutti, senza alcun limite di età o d’altro; come ha pure ampiamente dimostrato la giovanissima coppia di ballerini giovinazzesi, campioni italiani in carica della loro particolare categoria. Esibizioni di diverse fasce d’età, addirittura dagli under 4 alle adolescenti under 15 fino ad arrivare ai più grandi, applausi scroscianti soprattutto quando Antonella Illuzzi, grande organizzatrice dell’ evento, si è esibita insieme al ballerino professionista Fabio Scuderi, regalando momenti di grande emozione. Special guest della serata però, e direttamente da Ballando con le Stelle, la coppia Raimondo TodaroSamantha Togni - la stessa per intenderci che ha fatto ballare star come Stefano Bettarini - che ha regalato a Giovinazzo pure due esibizioni da sogno, applauditissime e assolutamente degne della loro fama di straordinari professionisti. Ritornando allo spettacolo, gag a catena e improvvisazioni - come l’incursione nella casa di un noto professionista, con tanto di saluto al pubblico dal balcone - non solo Uccio Desantis ha dato prova del suo illimitato talento ma ha anche permesso ai ragazzi della scuola di mostrare tutte le loro capacità quando, senza prove e davvero in un Live di nome e di fatto, hanno improvvisato con lui due riuscitissimi medley di musica e danza. E poiché non si è voluto tralasciare assolutamente niente, come avviene in tutte le soirées che si rispettino, anche il glamour ha avuto il suo spazio con due straordinari momenti moda: sotto la sapiente regia della Boutique Tonia hanno così sfilato splendide ragazze locali, rese quasi eteree dalle acconciature e dal trucco realizzato dai grandi professionisti del centro estetico Injha di Giusy De Bello. Abiti elegantissimi in passerella, dunque, resi ancor più preziosi dalle raffinatissime parures concesse per la serata dalla oreficeria Nico Gioielli, che si è fatta pure carico di offrire apprezzatissimi omaggi ai principali ospiti della serata. Un gesto di grande galanteria ed accoglienza che meglio di ogni parola ha anche rappresentato il sentimento comune di ringraziamento di cittadini e forestieri per uno spettacolo davvero da togliere il fiato. E anche nel senso più letterale della parola, visto che in alcuni sketch (imperdibile quello con il coinvolgimento di 4 anziani giovanotti scelti tra il pubblico) di gente piegata in due per le risate ce n’era tanta che, in una eventuale ripresa dall’alto e senza audio, qualcuno avrebbe più facilmente pensato che la folla lì sotto fosse impegnata in un qualche ramadan che non a seguire uno spettacolo. Salvo non averne già visto prima uno con Uccio De Santis. ENRICO TEDESCHI

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GIOVINAZZO AL CENTRO DEL RILANCIO TURISTICO DELLA PROVINCIA

A pochi giorni dalle celebrazioni è stata una presentazione in grande stile quella che, il 9 agosto scorso, si è tenuta presso il Comune di Bari per illustrare il programma della Festa Patronale di Giovinazzo in onore di Maria SS. Di Corsignano. Persino due stoici figuranti in costume del nostro Corteo Storico nonostante il caldo soffocante, oltre al sindaco Tommaso Depalma, all’assessore alla Cultura Enzo Posca e al capace presidente del Comitato Feste Patronali Pasquale Arbore sono stati pure voluti all’incontro, a dimostrazione della trasparenza e della informazione partecipata che vogliono essere la cifra di questa Amministrazione, i rappresentanti della stampa locale e regionale. A ricevere la numerosa delegazione cittadina il consigliere Filippo Melchiorre, Vicepresidente Commissione Cultura e Marketing Territoriale del Comune di Bari il quale ha ben spiegato il perché dell’iniziativa che «facendo seguito all’esperienza già avviata con Cassano, Terlizzi, Faeto e Castellaneta…e valorizzando le diverse tradizioni espresse dalle feste patronali...si propone di mettere in rete tra loro una serie di eventi che, nel segno del folclore, possono costituire una formidabile promozione turistica per l’intero territorio… con ricadute amplificate, naturalmente, per ogni singola realtà che vi partecipi». Un piano semplice ed ineccepibile sotto ogni profilo, dunque, e che vede finalmente una recuperata attenzione verso una città rimasta ancora misconosciuta nonostante i suoi mille atout che la vedrebbero altrimenti vincente nei confronti di ben più acclamate mete non solo pugliesi. «Giovinazzo è una delle città più belle della regione – ha infatti chiosato Melchiorre – e deve essere sempre più valorizzata perché non ha nulla da invidiare alle città del sud barese». Il riferimento era chiaro ed inequivocabile, ed è stato ribadito durante l’intervento del sopraggiunto sindaco Michele Emiliano che ha, tra l’altro, promesso la massima disponibilità del suo Comune a dare

un concreto sostegno logistico alle manifestazioni che si dovessero realizzare da noi. Un nascente asse Giovinazzo-Bari e poi Provincia, così entusiasticamente condiviso da sembrare non certo frutto di un’improvvisazione dell’ultim’ora, quanto piuttosto uno step di un programma già ben prestabilito e concordato da tempo; il che potrebbe inoltre spiegare come strategica la scelta, fin dall’inizio del mandato, di Enzo Posca per l’assessorato a lui affidato. E se le cose stanno così come adesso appaiono, diventa evidente che non siamo di fronte ad una vaga ipotesi politica che va configurandosi solo ora, bensì sta prendendo consistenza l’idea ben precisa ed organizzata di Tommaso Depalma di fare di Giovinazzo quantomeno una Slow City irripetibile per bellezza e posizione: d’altronde con una Storia ed un borgo antico straordinari, una Piazza stupenda capace di oltre 15.000 potenziali spettatori e su cui si affaccia una realtà incredibile da circa 20.000 mq. (tra coperti e scoperti è questa la dimensione dell’Istituto V.Emanuele II, patrimonio della Provincia), la costa meglio attrezzata della zona e la splendida campagna da cui proviene l’olio extra-vergine migliore del mondo… è un’impresa tutt’altro che impossibile quella di cui stiamo parlando. Anzi, c’è tanto e di più da poter fare al punto che Giovinazzo potrebbe tranquillamente aspirare ad essere un polo culturale di prim’ordine e una città turistica d’eccellenza, capace di reggere persino il confronto con quella che è stata appena definita la meta più cool d’Italia: Gallipoli. E non c’è nessuna esagerazione, pensandoci bene; se a tutti i requisiti oggettivi in nostro possesso, infatti, si aggiunge pure che siamo ad appena 20 minuti da Bari (porto ed aeroporto internazionali, stazione ferroviaria di testa…) a 5 minuti dall’Autostrada e a

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ridosso della maggiore arteria viabile regionale, non è necessario aggiungere altre parole. Un immenso patrimonio colpevolmente non sfruttato, dunque, non è certo possibile da parte della Politica (salvo non trattarsi dell’ennesimo, inqualificabile spot pre-elettorale) poter pensare seriamente ad un rilancio della provincia prescindendo da Giovinazzo, visto che si trova letteralmente al centro della regione indiscutibilmente più trendy e gettonata d’Italia. Al di là delle cifre ufficiali, che cercano addirittura di ridimensionare il successo che la Puglia sta riscuotendo anche a livello internazionale, non è sicuramente un caso se Oscar Farinetti ha appena inaugurato a Bari una sede del suo Eataly, vetrina in Italia e all’estero della nostra migliore produzione enogastrono-mica nazionale; un indicatore che già da solo la dice molto più lunga di qualsiasi analisi, statistica o graduatoria ufficiale, considerando la fama consolidata di scommettitore sempre vincente che accompagna questo lanciatissimo tycoon di livello mondiale. E proprio come lui ha dimostrato coi fatti, se «un vincitore è un sognatore che non ha mai smesso di sognare» è forse giunto il momento di cominciare a sperare un futuro possibile e diverso per la nostra città. Con l’ottimismo della volontà, una Giovinazzo turistica e felice è un sogno a portata di mano se solo ci crediamo e ci diamo da fare veramente un po’ tutti. ENRICO TEDESCHI

OSCAR FARINETTI A EATALY

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la cronaca nera

AGOSTO CALDO DUE

ROGHI D’AUTO, RAPINE ED ARRESTI.

MALVIVENTI RICOVERATI IN PROGNOSI

RISERVATA PER UNO SCIPPO FINITO MALE

L’AUTO IN FIAMME IN VIA

DALMAZIA PH.GIOVINAZZOLIVE.IT

ROGHI D’AUTO 02 agosto: i residenti di via Marrano sono stati svegliati intorno alle ore 03.00 dal grande falò provocato dall’incendio di due veicoli, una Fiat Panda ed una Ford Fiesta, parcheggiati in un atrio condominiale. I Vigili del Fuoco del Distaccamento di Molfetta hanno impiegato alcuni minuti per spegnere completamente il doppio incendio, che ha anche annerito la facciata del palazzo. 12 agosto: pochi minuti prima delle ore 03.00 i piromani sono tornati in azione. Questa volta hanno colpito in via Dalmazia. Il rogo ha incenerito una Citroen. I Vigili del Fuoco del Distaccamento di Molfetta sono tempestivamente intervenuti sul posto, ma l’auto purtroppo è stata completamente distrutta dalle fiamme.

LE RAPINE 02 agosto: alle ore 16.00, tre uomini, tutti con i volti travisati, hanno fatto irruzione nel punto vendita Nickoro, in via Bari. Un’azione di una manciata di secondi: i rapinatori, pistola in pugno, hanno minacciato l’addetta alle vendite. Ottenuto quanto volevano sono corsi all’esterno e sono scappati a bordo di un’Audi A8. Il bottino, tra contanti, gioielli e altri preziosi, dovrebbe aggirarsi attorno ad alcune migliaia di euro, anche se sono ancora in corso verifiche da parte dei titolari. Scattato l’allarme, sul posto si sono precipitati i Carabinieri della locale Stazione, che ora conducono le indagini: al vaglio degli inquirenti eventuali testimoni e le immagini di alcune telecamere di sorveglianza presenti in zona. 03 agosto: alle ore 13.20, due banditi armati di pistola hanno fatto irruzione nel supermercato Anna di via Fiume. Dopo aver arraffato i contanti ed alcuni buoni pasto custoditi nel registratore di cassa si sono dileguati in sella ad uno scooter. Sul posto, anche in questo caso, sono giunti i Carabinieri della locale Stazione. 09 agosto: alle ore 12.45 tre banditi, con il volto coperto e armati di pistola, hanno fatto irruzione nell’area di servizio Q8 che sorge lungo la strada provinciale 88 che conduce a Bitonto. Hanno minacciato i dipendenti, costretti a consegnare loro l’incasso e numerosi tagliandi della lotteria istantanea. Quando sono arrivati i Carabinieri della locale Stazione, dei tre rapinatori, ovviamente, non c’era più trac-

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cia. 24 agosto: l’ultima rapina in ordine di tempo. Assaltata la stazione di benzina Eni sulla statale 16 bis. Un dipendente ferito col il calcio della pistola, derubato di una somma non ancora quantificata. La banda era a bordo di una Fiat Punto. L’INCIDENTE 04 agosto: intorno alle ore 03.30 si è verificato un incidente sulla strada statale 16 bis all’altezza dello svincolo di Cola Olidda, tra Molfetta e Giovinazzo in direzione nord. Il sinistro ha coinvolto una motocicletta e due autovetture. Nell’impatto ha perso la vita la passeggera della motocicletta, una ragazza di 19 anni originaria di Molfetta. Trasportato d’urgenza al Policlinico di Bari il ragazzo che era alla guida del motociclo, che ha subito l’amputazione di un braccio ed è attualmente in prognosi riservata. Indaga sull’accaduto la Polizia Stradale di Bari. VIOLATO POSTO DI BLOCCO 10 agosto: inseguimento per le strade del centro cittadino stanotte a Giovinazzo. Un 45enne barese, insieme alla sua coniuge, ha tentato di evitare un posto di blocco degli uomini della Guardia di Finanza impiegati in controlli ordinari. I militari hanno intimato l’alt all’autovettura guidata dall’uomo. Alla vista della pattuglia il conducente ha tentato invano di invertire la marcia, ha poi finto di accostarsi a margine della carreggiata ed è ripartito a forte velocità. Davanti a lui un’altra pattuglia ha intimato nuovamente l’alt, ottenendone solo un’ulteriore accelerazione da parte del conducente che ha rischiato di investire gli uomini, colpiti uno alla mano e l’altro all’avambraccio. È iniziato dunque l’in-


seguimento per le vie cittadine di Giovinazzo al termine del quale i baschi verdi sono riusciti a bloccare l’autovettura e ad arrestare il fuggitivo. Il controllo sul tasso alcolemico ha rilevato il suo stato di ebbrezza. Per lui, quindi, arresto per guida in stato di ebbrezza, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale. I due militari invece sono stati accompagnati all’ospedale San Paolo di Bari dove sono stati giudicabili guaribili in 5 giorni. SCIPPO FINITO MALE 15 agosto: Attimi di paura nei pressi dell’area mercatale dove era in corso la tradizionale Fiera dell’Assunta a causa di un incidente che ha coinvolto due giovani molfettesi di 24 e 25 anni, entrambi già noti alle forze dell’ordine. Intorno alle ore 09.00 i due uomini viaggiavano a velocità piuttosto elevata a bordo di uno scooter Hexagon e hanno perso il controllo del mezzo all’altezza di un semaforo di via Molfetta, nelle immediate vicinanze dell’area mercatale, andandosi a schiantare contro un palo, cadendo e riportando gravi ferite. A quanto pare l’incidente sarebbe stato causato da un tentativo di fuga alla vista di un’auto dei Carabinieri della locale Stazione. I due giovani infatti sarebbero stati gli autori di uno scippo ai danni di un’anziana 82enne, avvenuto pochi minuti prima all’altezza di via Zeverino. La signora avrebbe riportato delle fratture e sarebbe ricoverata presso l’ospedale di Molfetta. Prognosi riservata invece per i due giovani che sono ricoverati al Policlinico e al Di Venere di Bari. I rilievi sono stati effettuati dalla Polizia Municipale, sul caso stanno indagando invece i Carabinieri della locale Stazione.

OGGI LE COMICHE. IN VIA CATTEDRALE! Spett/le Redazione, mi rivolgo alla sua autorevole rivista, fiducioso che, almeno ad essa, sia data una risposta ed avendo la certezza che nessuno degli organi comunali interessati la darebbe alla mia indegna persona. Dovendomi recare a salutare una persona amica in via Cattedrale, ho osato inforcare la bici. Tutto bene sino all’inizio della suddetta via dove, un minaccioso cartello di divieto di accesso, mi imponeva di proseguire a piedi con la bici condotta a mano. Fatti pochi metri è sbucata dal fondo un’auto. Mi sono guardato intorno nella speranza di trovare una via di fuga. Anche il tentativo di mettere la bici sul marciapiede è miseramente naufragato in quanto il manubrio è di cm 45 e superava la larghezza del marciapiede profonda dai 22 ai 25 cm. Ho provato a sterzare ma a quel punto veniva fuori la ruota. Per mia fortuna ho trovato scampo in un piccolo angolo della Chiesa della Purificazione. Continuo da allora a chiedermi a quale luminare è venuto in mente l’idea di autorizzare il traffico delle auto in uscita dal borgo antico su una strada larga mt. 2,70 circa con due marciapiedi a destra e sinistra di 22/25 cm. che riducono ulteriormente la sede stradale a mt. 2,20 circa. Questi…immensi marciapiedi sono addirittura di cm. 0 all’altezza dei numeri civici 4-15-18 e 25. Ai due lati della strada, usci, portoni, vetrine con apertura delle ante all’esterno e col rischio che aprendole di scatto possano seriamente danneggiare le auto in transito. Uscendo da qualche portone si rischia di mettere i piedi direttamente sul cofano di qualche autovettura. E che dire del terrore delle povere mamme che hanno la sventura di incrociare un’auto col bebè sulla carrozzina. Si guardano disperate a destra e sinistra alla ricerca di una piazzola di sosta. L’arco Planchi e Vico Freddo sono stati elevati al rango di boe di salvezza. Ho continuato a rivedere l’amico venuto dall’estero assistendo a scene sempre più comiche. Un’imbarazzatissima signora incinta per salvaguardare il suo bambino nel grembo non sapeva come fare a mascherare il suo aumentato volume del lato B. Ho visto turisti allibiti guardarsi intorno ed alzare lo sguardo verso l’alto sperando forse che dal balcone qualcuno calasse loro una liana. Attraversano questa stradina auto e furgoncini che hanno una larghezza di mt. 1,90 (specchi retrovisori esclusi). Qualcuno, non so se è vero, mi ha riferito che il traffico in uscita dal borgo antico è stato dirottato da Via Marina su Via Cattedrale per pericolo di cedimenti. L’Ufficio Tecnico Comunale non farebbe male ad effettuare un sopralluogo all’altezza di Vico Freddo e del Palazzo Marziani per verificare la pericolosità delle crepe e delle fenditure presenti sulla sede stradale. È un’autentica vergogna! Spero che da parte di qualche organo competente qualcosa in proposito sia tentato; non farlo sarebbe un attentato.

L’ARRESTO 18 agosto: i Carabinieri di Giovinazzo hanno arrestato un incensurato 24enne di Bitonto, con l’accusa di tentato furto aggravato. Il giovane, in piena notte, è stato sorpreso da una pattuglia, in via Illuzzi, mentre tentava di rubare una Fiat Panda. Alla vista dei militari ha tentato la fuga invano, poiché bloccato subito, non prima di essersi sbarazzato di un grosso cacciavite, poi recuperato e sequestrato. Tratto in arresto, il 24enne, su disposizione della Procura della Re- P.S.: Queste scenette comiche sono offerte gratuitamente dall’elucubratore ed inpubblica di Bari, è stato sottoposto agli arresti ventore di questa nuova e soprattutto fantasiosa proposta del nuovo piano di tradomiciliari. sporto urbano. A quel luminare, profittando della festa patronale, andrebbero deFONTE UFFICIO dicate alcune luminarie. LETTERA FIRMATA STAMPA CARABINIERI BARI

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l’ angolo

del

lettore

SAVINO LASORSA, LA PROGRAMMAZIONE UN DEMOCRISTIANO,CONVINTO MOROTEO

«CON

IL PIANO DI

AMTAB HO CREATO 350 POSTI DI LAVORO, HO

IMPRESA

COSTRUITO PARCHEGGI A BARI, PORTANDO LA DOVUTA ATTENZIONE AI DISABILI» In un bar incontriamo e colloquiamo con Savino Lasorsa, noto a Giovinazzo in quanto per diversi lustri è stato una presenza «pesante» in Consiglio Comunale e nel settore dei trasporti, avendo ricoperto ruoli di responsabilità istituzionale in enti regionali e nazionali. Infatti è stato presidente regionale di Fedetrasporti, presidente nazionale di ASTRA, presidente AMTAB, amministratore delegato STP. Ma con orgoglio ricorda che ha iniziato la sua gavetta come operaio e poi sindacalista delle Acciaierie Ferriere Pugliesi di Giovinazzo. Nel Consiglio Comunale di Giovinazzo è stato una presenza costante dal 1980 al 1995, ricoprendo in alcune giunte il ruolo di assessore e di vice sindaco. Il suo campo privilegiato di azione è stato quello dei trasporti, soprattutto nella provincia barese: ricorda in particolare che gli è stato riconosciuto il merito di aver istituito i parcheggi che vanno sotto il nome di parker raiders, «poi venuti meno negli scorsi anni».

FOTOGRAFIA

Ha altresì istituito i Discobus della STP per la sicurezza dei giovani che così raggiungono in pullman le principali discoteche della zona. Annota: «ho collaborato anche con assessori non della mia area politica per realizzare servizi e infrastrutture di pubblica utilità». L’esperienza amministrativa di Lasorsa nasce e cresce nella vecchia DC quale «moroteo convinto». Dall’osservatorio di queste sue esperienze esprime il giudizio sulle odierne politiche nazionali e cittadine incentrato sul concetto di programmazione: «Senza progettualità non c’è sviluppo».

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MICHELE DECICCO

Anche Giovinazzo «manca di programmazione vera da trent’anni, si vive di pettegolezzi e chiacchiere senza porre seriamente le condizioni dello sviluppo economico». La valorizzazione del centro storico e del lungomare, ad esempio, favorisce attrazione solo di turisti mordi e fuggi. A tal proposito esprime amarezza per il nostro bel lungomare nella duplice versione di ponente e di levante «che dovrebbe essere prolungato ancora in entrambi i versanti per favorire il passeggio». E’ altresì da affrontare una politica dei suoli che proponga «aree attrezzate per chi vuole creare attività di supporto alla costa». Altro capitolo di discussione riguarda l’area


della ferriera: «Sconta la non programmazione, sarebbe stato opportuno far acquistare Bot comunali ai cittadini da investire nella bonifica dei suoli: l’attuale frazionamento fra diversi proprietari rende difficile il recupero». Non gli piace la situazione della viabilità a Giovinazzo: «I parcheggi a pagamento, pur producendo un’entrata per le casse comunali, non devono andare a decremento delle attività commerciali». Non intende criticare l’amministrazione comunale in quanto «manca una programmazione non addebitabile a una singola amministrazione». Lo stesso dicasi per il piano del traffico: «Non servono sperimentazioni spot, ma occorre creare una mentalità generale alla base dei singoli provvedimenti operativi». Circa la progettualità urbanistica di Giovinazzo afferma: «Altre città si sono attrezzate e ora scoraggiano la permanenza a Giovinazzo, che non ha novità, ma è rimasta ferma a vent’anni fa sotto questo punto di vista. La mentalità purtroppo è quella di individuare parametri urbani nel vecchio programma di fabbricazione per danneggiare qualcuno, più che per promuovere la città. Dopo trent’anni occorre un nuovo piano regolatore: basta litigare e screditare senza impegnarsi per lasciare qualcosa ai nostri figli». Questa attenzione al futuro ci spinge a chiedere con quale spirito ha portato avanti le sue responsabilità pubbliche. Lasorsa non si definisce un ‘esperto’ ma «un amministratore capace»: «Con il piano di impresa AMTAB ho creato 350 posti di lavoro, ho costruito parcheggi a Bari, dando la dovuta attenzione ai disabili, e attuando servizi all’interno del Cimitero e del Policlinico. Occupazione e fatturato sono gli obiettivi del mio operato». E ripete con convinzione che «senza programmazione non si va avanti». E’ contento e orgoglioso quando ci dice che i dipendenti delle società che ha diretto lo ricordano, sperano ancora in lui, qualche nuovo dirigente ha perfino chiesto di incontrarlo per capire, per imparare, per rubargli in qualche modo il mestiere che Lasorsa ha appreso anche in giro per l’Italia visitando città e società al-

l’avanguardia nel settore. Ricorda ancora i rinnovi contrattuali e delle gare pubbliche del settore, definite in trattative con la Regione Puglia. Ha vissuto come sindacalista la tragedia della chiusura della Ferriera. In tale veste e per questa causa ha avuto contatti personali con Aldo Moro: annota che il giorno prima del suo rapimento, Moro con una telefonata si era attivato per far allacciare l’energia elettrica all’azienda. Il stile di Lasorsa è quello di non aver mai cercato lo scontro nel suo ruolo di presidente: «Occorre curare gli interessi dell’azienda camminando tutti nella stessa direzione». Gli chiediamo come ha vissuto le critiche e le insinuazioni che a certi livelli non mancano: «Critiche e dicerie anonime fanno parte della nostra realtà ma se c’è la coscienza tranquilla, non ci si preoccupa. In ogni caso non ho mai ricevuto avvisi di garanzia e non sono stato sottoposto a procedimenti amministrativi o penali. Solo una volta da consigliere comunale ho subito un procedimento ma sono stato assolto perché il fatto non sussiste». Cosa pensa Savino Lasorsa dei giornali locali giovinazzesi e de La Piazza in particolare? «Oltre a dare spazio e attenzione ai concittadini all’estero non dobbiamo dimenticare quelli in Italia, che sono tanti e occupano posti di rilievo: possono così fornire un aiuto a chi vuole andare fuori a lavorare. Vanno fatti conoscere. Rappresentano una risorsa per la collettività». A tal proposito ricorda il suo impegno diretto per i giovinazzesi che ha tutelato nella legittimità e trasparenza. Le sue parole conclusive sono un ulteriore invito alto alla progettualità, a non vivere di espedienti: «Non fomentiamo beghe e invidie, ma diamo tutti una mano per l’interesse del paese». AGOSTINO PICICCO HA COLLABORATO MICHELE DECICCO

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storia DI

DIEGO

nostra DE

CEGLIA

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S. NICOLA DA TOLENTINO PROCLAMATO PATRONO MINORE DI GIOVINAZZO IL SANTO E GLI AGOSTINIANI DI GIOVINAZZO Il culto per il Santo di Tolentino è divulgato dai padri Agostiniani alla cui famiglia Egli apparteneva. In Giovinazzo primo riferimento al Santo è nell’atto del 1 maggio 1601 rogato dal notaio Lupo ove si legge che nella chiesa del convento degli Agostiniani vi era una cappella dedicata a S. Nicola da Tolentino (lascito dei fratelli Petrelli per «celebrari fieri missam unam quolibet anno in conventu S. Augustini extra muros Iuvenatii in cappella Sancti Nicolai Tolentini in decimo die mensis septembris cuiuslibet anni» ASBa, piazza di Giovinazzo, sk. 7 not. Lupo, vol. 55, f. 216). La chiesa del convento era quell’edificio a pianta rettangolare attiguo all’attuale chiesa di S. Agostino, meglio noto come “il Teatrino”, la cui demolizione fu cominciata nel 1958 con l’intento di riprodurre la grotta di Lourdes e completata agli inizi degli anni ’80 per creare la scala di accesso alla plesso scolastico “Aldo Moro”. È possibile capire che la “cappella di S. Nicola da Tolentino” era l’altare maggiore di quella chiesa grazie ad alcune descrizioni sei-settecentesche di quella chiesa e ad alcune foto, gentilmente concesse dall’arch. Franco Palmiotto, scattate mentre il c.d. Teatrino era parzialmente demolito. Nel 1737 infatti la chiesa presentava solo 4 cappelle laterali nelle quali erano esposte le quattro tele opera di Saverio de Musso, oggi nella terza cappella a destra della chiesa di S. Agostino (BNBa, fondo De Ninno, vol. 17/1, f. 36, S. Visita di mons. Paolo de Mercurio); da una foto in cui si vede demolita la parte anteriore della chiesa poi, si nota sulla parete di fondo una nicchia ovale con decorazione a conchiglia absidale che doveva appunto ospitare la statua di S. Nicola da Tolentino. In un atto del notaio Giambattista Cianciola del 4 novembre 1710 quella chiesa è così identificata: «chiesa del glorioso S. Nicolò da Tolentino, protettore di questa città, nel convento de padri Agostiniani» (ASBa, piazza di Giovinazzo, sk. 18, vol. 314, f. 150). Non abbiamo sinora ritrovato documenti che attestino a quale santo fosse stata ufficialmente dedicata quella chiesa, ma riportandola gli storici Lupis e Paglia sempre intitolata a S. Agostino, è da supporre che il notaio l’avesse identificata come di S. Nicola di Tolentino proprio perché sull’altare maggiore di quella chiesa vi era esposta una sua statua. Quella statua è certo che i padri agostiniani di Giovinazzo la possedessero sin dalla metà del Seicento e che rimase nella chiesa del convento sino ad una ottantina di anni addietro, come si rileva dai vari inventari della stessa chiesa. Ap-

pare citata la prima volta come «statua di S. Nicolò Tolentino, indorata» nell’inventario stilato nel 1653 in occasione dell’ordine di soppressione dei conventi disposto dal papa Innocenzo X, (Arch. Segreto Vaticano, Congr. St. Reg., Varia 1), poi negli inventari redatti per i passaggi di consegne tra i vari padri priori che si succedettero alla guida del convento (BNBa, fondo De Ninno, b. 23), ed ultimo riferimento è nell’inventario stilato nel 1911 dal rettore uscente d. Enrico Capursi al subentrante d. Giuseppe Caccavo (Arc. Storico Comunale, Cat. VII, cl. VI, b. 314/ 1a).

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Proprio dinanzi a quella statua i Sindaci di Giovinazzo fecero voto al Santo, eleggendolo patrono minore della città. LA DEVOZIONE DEL SINDACO SAGARRIGA Dal transunto di una conclusione decurionale del 1704 (M. Bonserio, Le conclusioni decurionali, p. 145), si rileva come l’Universitas di Giovinazzo aveva deliberato di assumere tale impegno sin dal 1704, ma la proclamazione ufficiale avvenne solo un anno dopo. Il 10 settembre 1705 infatti, giorno della festa del Santo, il notaio Francesco Graziosi a richiesta dei sindaci Antonio Saraceno e Nicolò Gramegna si portò nella chiesa del convento di S. Agostino sul cui altare maggiore era esposta e solennemente ornata la statua di S. Nicola da Tolentino, davanti alla quale ardevano parecchi ceri. Ivi congregato tutto il parlamento cittadino, dinanzi ai frati del convento, i decurioni dichiararono quanto segue: «don Giovanni Luigi Sagarriga particolare devoto di detto glorioso Santo di Tolentino havendo esperimentato quanto fosse valida la protetione di detto Santo per haverla conosciuta con un’evidente esperienza in tutti li bisogni di sua casa, ... con haverne ottenuto ogni gratia, mosso però da vero zelo di patre della patria mentre n’era sindico assieme con Domenico Martucci suo compagno sindaco della piazza del popolo, in publico regimento con valide esagerationi che questa città e suo popolo tutto oltre da quelle altre protetioni che tengono della Signora del Carmine, et del glorioso S. Michele arcangelo et di S. Sebastiano, (propose che) pigliassero la protetione di detto glorioso Santo di Tolentino con offrirli un annuale tributo nel giorno della di lui commemoratione». Il Sagarriga fa riferimento ai Santi che fino ad allora erano stati ufficialmente proclamati patroni della città: la Madonna del Carmine e S. Michele eletti tali durante la peste del 1656 (ASBa, piazza di

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Giovinazzo, sk. 15 not. G. G. Riccio, vol. 205, f. 107) e S. Sebastiano durante quella del 1444 (B. Lupis, Cronache, p. 70), ma nessun cenno fa alla Madonna invocata sotto il titolo di Corsignano che nel secolo XVIII sarebbe stata riconosciuta protettrice di Giovinazzo (di tale proclamazione finora non è stato rinvento l’atto) e ad altri Santi (l’Immacolata, Francesco Saverio, Teresa d’Avila, Agostino, Anna, Nicola di Bari, Antonio di Padova) eletti protettori durante altre calamità (v. Ordo Divini Officii 1741). La devozione personale del Sagarriga per san Nicola da Tolentino condizionò quindi la decisione dei decurioni che, considerando che «con tal protetione havrebbero esperimentato che la città tutta e suo popolo con l’intercessione del medesimo unita con quelle di detta Signora del Carmine, del glorioso san Michele Arcangelo et del santo martire Sebastiano havrebbero ottenuto ogni pura gratia perchè con humile et devoto cuore se li fosse ricercata così per trovarla esente durante l’ingiuriosi tempi e disgratie che soglino accadere», approvarono all’unanimità che «s’abbracciasse per protettore detto glorioso santo di Tolentino et ... si donarà ogn’anno nel giorno dieci del mese di settembre giorno della sua commemoratione libbre sei di cera bianca lavorata per sempre sin che durerà la Santa Madre Romana Chiesa». Naturalmente affinchè il voto fosse perfezionato, i Sindaci, con zelo, chiesero ed ottennero «consenso et beneplacito dell’ill.mo et rev.mo mons. Vescovo di questa predetta città fra Gaetano Giacinto Chyurlia». Ciò non era avvenuto un anno prima «perchè per li molti et incessanti affari dell’Università in che se sono trovati detti sigg. Sindaci del passato turno, non l’hanno possuto attendere a portarne la supplica a detto ill.mo mons. Vescovo per averne il suo beneplacito, né ponere in esecutione il concluso di detta magnifica Università». IL VOTO SOLENNE Si attese quindi il 10 settembre, giorno della festa liturgica di san Nicola da Tolentino, per proclamarlo con le dovute cerimonie ufficialmente patrono minore della città. Così «detti sigg. Sindaci et decurioni si sono conferiti in detto venerabile convento con tutta la nobiltà, civiltà et infinità di popolo ... ad impetrare la divina clemenenza a concederli detto Santo per protettore et tutti di cuore contriti et humilitate genuflessi avanti detto altare et immagine seu statua di detto glorioso Santo, l’hanno supplicato della sua santa protezione con preghiere». L’offerta al Santo fu lasciata nelle mani del Padre Priore del convento che «con ogni sollenità ... intonò l’inno al detto glorioso Santo et con coro et


musiche instrumentali et scelte, indi fu succeduto lo sparo di più mortaletti et suono di tutte le campane et terminato detto inno con processione ... detti hodierni sigg. Sindaci con l’assistenza di detti sigg. decurioni, nobiltà, civiltà et infinità di popolo genuflessi avanti detto altare et statua di detto glorioso Santo, in un bacile d’argento indorato per piccola caparra dell’annuale tributo, offerirono et diedero a detto molto rev. padre Priore ... le suddette libbre 6 di cera bianca lavorata in honore et gloria di Dio et di detto Santo». Il notaio proseguendo nella narrazione dell’evento, riporta quanto divulgato dal priore del convento di sant’Agostino durante la predica tenuta per la circostanza, ovvero che «Il molto rev. Padre Priore ricevuto detto oblato tributo recitò un breve et compedioso sermonetto in gloria di detto glorioso Santo con accertare la città tutta della di lui valida protetione, che come Esso è solito con le sue valide preghiere appresso al Sommo Padre tenerà lontana la città tutta con la campagna da fame, peste, guerra, infermità, interporsi de tempi de persecutioni di inimici così visibili come invisibili». Il priore dovè fare riferimento ad un miracolo avvenuto nel secolo XV, per intercessione del Santo, «nella città d’Amelia che [si affidò alla] sua santa protetione, nel tempo che fu assediata dall’inimici, mentre priva d’agiuti humani voleva ridursi et havendo posto tutta la speranza in detto glorioso Santo, si fe l’Istesso subito vedere sopra le mura della città e sfolgorando tremo di spaventi pose in un tratto in fuga l’inimiche truppe che atterrite dal timore se ne fuggirono» (circa la narrazione del miracolo di Amelia vedasi: A. Frigerio, Vita e miracoli del gloriosissimo S. Nicola di Tolentino, Roma 1610, p. 181). Ricordando come il Santo avesse «fatto assagiare la sua santa protetione ad infinite città con l’averle liberate da morbi contagiosi, fame, guerre, et di ogni sorta di mali» il Padre Priore assicurava i fedeli che chiunque, contrito di cuore e con viva fede, avesse fatto ricorso alla intercessione di san Nicola da Tolentino, sarebbe stato esaudito. A conclusione del discorso del Padre Priore, i sindaci a nome di tutta l’Universitas promisero in forma solenne di adempiere al voto «super sancta Dei Evangelia in missale aperto in manibus dicti reverendi patris Prioris»; della solennità della cerimonia, svoltasi con accompagnamento di canto vocale e strumentale, resta memoria anche nella formula conclusiva dell’atto notarile: «et terminata missa in altare predicto a dicto reverendo Patre Priore per cantandi fuit intonatum “Te Deum laudamus” et receptum a coro musicorum et instrumentis bene sonantibus cum sonu omnium campanarum et sparo maximo». LA PROCESSIONE Alcuni atti degli anni sucessivi confermano l’impegno assunto dai sindaci. Del 1706 è un’istanza rivolta dal Padre Priore del convento di S. Agostino al Capitolo della Cattedrale per poter tenere la processione di S. Nicola da Tolentino. «Rev.mi sigg.

Il padre baccelliero Paraclito Agostino Pandolfelli priore odierno di questo venerabile convento di s. Agostino di Giovenazzo, unito con li padri di sua fameglia supplicando espongono come volendono fare la processione del glorioso S. Nicola da Tolentino protettore di questa medesima città con portare la statua di detto Santo per questa città, si riserva il beneplacito ed assieme l’accompagnamento di questo rev.mo Capitolo e clero con andarlo a ricevere dall’intravata (al ponte levatoio) fuori di detta città ed accompagnarlo nel ritorno sino la porta della città che l’havranno a gratia ut Deus. Fr. Paraclito Ag. Pandolfelli, Priore». Il relativo nulla osta rilasciato dai canonici della Cattedrale fornisce una buona descrizione dei festeggiamenti di quell’anno, evidenziando il tentativo degli stessi canonici di prevalere sui frati. «Letto il soprascritto memoriale in presenza di tutti li revv. Signori Dignità e canonici e da medesimi ben inteso fu stabilito che pro hac vice tantum si conceda detta licenza di fare la processione ed accompagnamento come sopra con condizione che volendono portare detti padri torce accese, siano obligati somministrarli a tutt’il Capitolo et clero che interveniranno in detta processione, e l’uno e l’altro non portar niente, e se per onore del Santo volessero portare torce accese li sudetti padri, in giungere all’intravata li debono consignare alli clerici di questa Cathedrale che anderanno d’intorno alla statua di detto Santo, e li sudetti padri dovranno andare avanti la croce del Capitolo e dui padri debiano andare a latere di detta statua senza torce e che nessuno de secolari che per loro devozione volessero andare con torce accompagnando detta statua si debiano mischiare con detto Capitolo né con detti padri, ma debiano andare avanti o dietro e caso volessero suddetti reverendi padri nell’anno appresso far detta processione si habia da prendere memoriale di nuovo da detto Capitolo e portare la statua privatamente in Cathedrale e da questa uscire la processione ed il palio doverassi portare dalli sacerdoti di detta Cathedrale. Giovinazzo lì 10 settembre 1706» (ADG, fondo Capitolo, Conclusioni Capitolari, 1706-1738, f. 3). Che la festa si fosse continuata a celebrare soprattutto in momenti di calamità lo si desume da una relazione resa dai padri agostinani nel 1772: «avendo i medesimi una particolar devozione verso san Nicola Tolentino, uno de protettori di detto luogo, a cui sogliono ricorrere in ogni rincontro di calamità e loro indigenze … e nelle occorrenze necessitati uscire processionalmente colla statua dell’anzidetto Santo, per la città e condurla nella chiesa Cattedrale della stessa, lasciandola quivi esposta al pubblico sino a che per intercessione del medesimo si riceve dal Signore la grazia che si cerca, ed indi anche processionalmente lo riconducono in detta interina chiesa» (ASBa – Sez. Trani – S.R.U., Processi atti civili, b. 34 fasc. 304).

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scene di vita d altri tempi

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U SE’ CI HA MURTE? Ai miei tempi, scrivevo in un precedente articolo, le campane delle chiese, oltre a chiamare i fedeli a raccolta per le sacre funzioni, scandivano i tempi della vita della nostra cittadina. Mateteine, Criste, Menzadei, Vrespre, Do jaure ed in caso di decessi la disprete. Al caratteristico scampanio de la disprete, la gente si fermava attenta a contare il numero dei rintocchi finali della campana che ti indicava il sesso del deceduto. Le donne, allora, quasi tutte in casa, si facevano il segno della croce e recitavano na requiemeterne chiedendosi: «Ci sepe ci ha murte!». Non passava molto tempo che, col passa parola allora in gran voga, si veniva a sapere tutto della persona defunta. Talvolta bastava l’agnome mentre altre volte l’identificazione era assai più complicata se dovevi spiegare ca jave la sore de la canete di zì Giuannine. Ora il compito è di molto semplificato. Gli angoli delle principali strade di Giovinazzo stentano a contenere i manifesti mortuari. Manifesti ormai in quadricromia con l’icona della Madonna di Corsignano, dell’Immacolata, del Cuore di Gesù, di Sant’Antonio. Manifesti di morti a Giovinazzo, in Germania, in America, Giunse anche a Giovinazzo la notizia in Australia. Manifesti di partecipazione da parte di amici, associazioni, comune, con- seriale domini e, per facilitare il riconoscimento e la partecipazione al lutto, la foto del caro che ricoverato aveano l’avvocato estinto. Masciale. Ai miei tempi i manifesti se li potevano permettere solo le persone benestanti. Oggi Ricoverato l’aveano al Santa Rita da Cascia i manifesti vengono compilati in pochi minuti dal computer e stampati in offset in destando in noi un gran senso d’ambascia. pochissimo tempo. Allora, invece, si doveva ricorrere alla tipografia Andriola in P.zza V. Emanuele o a quella di Piscitelli in via Bari raccomandandosi di stamparle Di certo trattavasi di un avvenimento spenel più breve tempo possibile per consentire agli attacchini di affiggerli nel più breve ciale tempo possibile. Io, studente orfano di padre, per aiutare la mamma a sbarcare il e da tutti considerato come inusuale. lunario, lavoravo nei pomeriggi nella tipografia Andriola dove spessissimo ci capita- Poi accertammo che di calcoli si trattava va di fare lo ore piccole per comporre a mano e poi stampare necrologi che arriva- per chi di faccende legali da sempre si vano all’ultimo momento all’orario di chiusura. Non ci lamentavamo, sapevamo che occupava. era una necessità. Ripeto che erano poche persone quelli che all’epoca potevano Dal bar Mozart al bar Bonserio permettersi di stampare manifesti. Quando arrivava qualche «signore» il manifesto doveva essere di lusso e, ad esso, seguiva il funerale che la carrozze a quatte cavadde e drete assordante si fe’ il silenzio e piuttosto serio. o murte la banne. Detto alla paesana si trattava di morte mobilia considerato che, col livello culturale Apprendemmo alla fine che pietre sono i dell’epoca, tutti conoscevano la parola mobilia, pochissimi invece la parola latina nobilia. calcoli in argomento Con la velocizzazione dei sistemi di stampa, il necrologio ha cominciato a farsi sem- che in noi avevano suscitato tanto pre più strada e ad esso si è fatto sempre più ricorso. Quando si scorgeva l’attacchino sgomento. tutte le stangachiazze si soffermavano a vedere le operazioni di affissione, curiosi di conoscere il nome del caro estinto. Il più delle volte la lettura del necrologio ti lascia- E questo in mente fe’ venir a qualche va interdetto perché nome e cognome non ti dicevano niente. Le persone erano citrullo conosciute col soprannome. Anche l’indirizzo da dove si muoveva il corteo funebre di servirsene per erigersi in America un era arabo in quanto Giovinazzo era diviso in zone: sope a Sandaghesteine, menze o Zurue, trullo. a la vi de Lecce, sotto o Cilse, a la vi de Bere. Quando si finiva di leggere il manifesto ci si Un certo Mario li voleva pu parete guardava intorno sperando sempre in qualcheduno che sapesse chi era il caro estinto c’avaive firnesce d’achiute la parte de consentendo anche i commenti del caso. drete. - Signore ti ringrazie, ha ferneute de seffreie! Comunque rapido come era scomparso - Hi?E accaime ha stete? L’alta deje u acchibbichebe menze a la chiazze? tra noi l’avvocato è ricomparso. - Ce picchete! Ha fadighete tutte la veite! Mo’ ca s’avaive godaje ne picche le terreise! - Menumele ca ha murte! Cudde vagabbonde! Quanda strapazze ha dete a le figghie e a la migghiere! E dal bar Mozart al bar Bonserio Come si può rilevare i commenti erano i più svariati e mettevano a fuoco la perso- di gran moda è tornato il vituperio. nalità dell’individuo. Vincenzo ci scusi su un poco abbiamo Oggi i necrologi non hanno più quella funzione. Sono diventati una notizia informascherzato tiva che ti dicono se devi andare per la cerimonia religiosa a fe’ le condoglianz. A destare un poco di interesse sono solo quei necrologi di persone giovanissime o a lui auguriamo tutto il bene del creato. E con questo augurio da noi tutti auspicato quelli che iniziano con un tragico incidente ha rapito l’anima del caro… Qualche donna leggendolo si fa il segno della croce e recita: “Nu requie e ripuse all’ani- la speranza di trovare al bar un caffè già ma saue mentre gli uomini prendono atto nel caso interessi, della chiesa dove andare pagato. per porgere le condoglianze. CON SIMPATIA Questa la metamorfosi del necrologio trasformatosi da strumento di partecipazione VINCENZO di lusso a quello di informazione. VINCENZO DEPALMA

Odi (a) Vincenzo

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il ricordo

IL VIAGGIO DI GIUSEPPE DE MARTINO Gli amici restano seduti sul marciapiede di fronte alla bicicletta adorna di rose e di letterine di amore, aspettando ogni giorno l’ultimo treno della sera. «Giusè’, non è che ci avrai burlato anche stavolta?». Era la bicicletta che Giuseppe parcheggiava in stazione ogni volta che doveva prendere il treno. No, non aspettatelo! Cari amici, anche questa volta Giuseppe vi ha gabbato. No, non aspettatelo. Era tutto scritto nelle sue tante segrete poesie. Possibile che non lo sapevate? Giuseppe è partito con il fazzolettone rosa e blu al collo di boyscout alla scoperta di orizzonti celesti. Perché l’Universo è racchiuso in quell’immenso fazzolettone - scout! «Questa notte – scriveva Giuseppe - osservando il cielo stellato accanto al mio fuoco, ho scoperto che Dio ci ha fatto un dono bellissimo. Solo noi possiamo sfruttarlo al meglio. L’uomo ormai pensa di aver raggiunto il traguardo finale ma l’universo, le stelle, i pianeti sono ancora da esplorare e chissà cosa ci riservano. Magari qualcosa di cui non sappiamo nemmeno l’esistenza». No, non aspettate Giuseppe! Era già tutto scritto. Dal 12 luglio, è salito sul treno dei desideri per rincorrere nell’universo sentieri celesti, cercando di afferrare una stella. Così non avrà speso invano la sua gioventù! Poi un giorno, quando avrà finito di esplorare l’altro mondo, Giuseppe ritornerà con quei riccioli da bravo ragazzo che addolciscono il suo bel viso per sfidare gli amici a tennis, ad hockey, a pallone, a Yu-Gi-Oh. Ritornerà ad essere il numero 1. Ritornerà Giuseppe e la bella gioventù a dire ancora sì. Sì alla vita su questo mondo che avrà accantonato «falsità, omertà, egoismo e menzogne – come scrive Giuseppe». Non ci resta che aspettare la promessa del suo ritorno. SERGIO PISANI 37

LUTTO

DI NATALE FRANCO

NEW YORK. Noi non siamo N.25.12.1934 M.27.07.2013 soli e la speranza rinascerà sempre nel nostro cuore perché si nutre dell’amore di chi, pur avendo lasciato questa terra, continua a vegliare su di noi T UO FRATELLO V INNY SETTEMBRE2013


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L’ANGOLO DI FIDO LA GRANDEZZA DI UNA NAZIONE E IL SUO PROGRESSO MORALE SI POSSONO GIUDICARE DAL MODO IN CUI TRATTA GLI ANIMALI

IL NOSTRO PENSIERO Il mese di Agosto rappresenta per noi una tappa importante, il 1° agosto infatti la nostra associazione compie un anno di vita. Esattamente in un anno, gli Animalisti Italiani onlus sezione di Giovinazzo hanno svolto una attività incessante, dimostrando di essere un gruppo forte e coeso, sensibile per davvero al tema dei diritti degli animali. In un anno di intensa attività, siamo riusciti in primis ad ottenere le famose modifiche dell’ordinanza 42, primo scempio della politica animalista dell’amministrazione De Palma. Successivamente abbiamo portato avanti tutti quelli che erano i nostri progetti, la rubrica giornalistica tutta di stampo animalista, i progetti nelle scuole e la collaborazione con Fattoria Sociale Onlus che ha portato alla realizzazione di un vero e proprio centro operativo per la cura degli animali in difficoltà. Nell’ultimo periodo siamo anche riusciti a dare un piccolo colpo alla lotta al randagismo, sale infatti anche da noi il numero dei cani salvati, sterilizzati, microchippati e adottati, il tutto senza appoggi di signorotti, capi e politici. Ed è su questo che vogliamo soffermarci, la nostra associazione infatti nonostante sia apartitica, è stata oggetto di critiche insensate, in seguito alla collaborazione con il Movimento 5 stelle di Giovinazzo per la raccolta firme relativa al abolizione dell’uso degli animali nel circo. Qualche «leone da tastiera» infatti anonimamente, ha denigrato l’operato della nostra associazione nutrendo dei dubbi sui nostri appoggi ai partiti politici. Ci preme sottolineare che da parte nostra non c’è nessun tipo di appoggio politico, per noi quello che conta è quello che tali partiti propongono in merito alla politica animalista. Un anno fa, la politica

animalista presentata in campagna elettorale dal Sign. De Palma risultava lodevole e applicabile e per questo motivo abbiamo deciso di portare avanti le sue idee su tali tematiche. Subito dopo però la musica è cambiata, quanto detto è venuto meno e ci siamo ritrovati come sempre nel baratro del dimenticatoio. Per noi non è importante che vinca quel partito o quel movimento, a noi piace ascoltare le idee di tutti, ma non le idee puramente politiche e demagogiche, non ci piace ascoltare il politichese, a noi piace capire quali sono le reali intenzioni che tali movimenti o partiti hanno nei confronti dell’animalismo e della tutela dei diritti degli animali. Noi saremo sempre pronti a sederci ad un tavolo con chiunque ci chieda una mano per la presentazione di progetti o idee utili solo alle tematiche da noi perseguite. Non ci importa se tali persone siano rosse o nere, per noi conta solo il benessere degli animali, che da statuto associativo ci impegnano a difendere e tutelare. Colgo quindi l’occasione per ringraziare tutti coloro che in questo primo anno di attività ci ha incessantemente aiutato e seguito. SAVERIO SOLLECITO

STORIE DELL’ALTRO MONDO Aiutare gli animali in difficoltà è uno dei punti cardine dello statuto della nostra associazione, e su tale punto abbiamo costruito tutta la nostra attività. I punti cardine di uno statuto associativo, non vanno interpretati, il loro significato è unico e solo e quando si parla di tutela degli animali è logico pensare a tutti gli animali, senza classificazioni di territorio, di razza e di appartenenza. Un esempio di quello che stiamo dicendo ha un nome, si chiama Lara. Lara è un cane che un bel giorno si è ritrovata ad essere deportata in un canile , strappata all’affetto dei volontari dell’associazione di volontariato (Oipa di Andria) che fino ad allora si era occupata di lei e di altri 55 cani. Queste “deportazioni” di solito i comuni sono solite chiamarle con il nome di convenzioni, patti, accordi che la massima assise cittadina stipula con strutture di dubbia origine. Fatto sta che Lara si è ritrovata in un posto non suo, sola e impaurita. Per questo motivo i ragazzi dell’Oipa di Andria hanno deciso di far adottare questi 55 cani per evitare che potessero finire in questa struttura, chiedendo aiuto alle associazioni limitrofe. Gli Animalisti Italiani onlus di Giovinazzo dinanzi a questo appello hanno deciso di rispondere dando la loro disponibilità ad adottare uno di questi 55 cani ed hanno scelto Lara. In questi casi scegliere è un termine che può suonare male, perché per uno che salvi un altro rimane ancora dentro, ma in un modo o nell’altro

abbiamo almeno la consapevolezza di aver reso migliore il mondo di Lara. Potevamo anche voltarci dall’altra parte, fare finta che Andria non esistesse, che ci importa tanto non è territorio Giovinazzese, ma quando si decide di fare questo tipo di volontariato bisogna entrare nell’ottica che se si vogliono tutelare gli animali non esistono limiti di territorio, bisogna agire e basta! E noi abbiamo agito decidendo di adottare Lara. Da noi questa cagnetta avrà tutto l’amore, le cure e le attenzioni che un cane merita, e siamo consapevoli che questi gesti di collaborazione tra le associazioni porteranno sempre più in alto i principi per cui ci battiamo. Nel frattempo speriamo che il nostro sforzo anche se rappresenta solo una piccola goccia, possa contribuire con le altre a formare un oceano pieno di speranze per questi 55 cani. Dovunque ci sarà un animale in difficoltà noi ci saremo sempre.

POTETE contattarci al N. 080.394.16.65 animalisti.giovinazzo@hotmail.it. 40

SAVERIO SOLLECITO

ANIMALISTI ITALIANI SEZ. GIOVINAZZO


little DI

italy

ROCCO STELLACCI

UNA NUOVA DIMORA PER MARIA SS. DI CORSIGNANO GRUPPO GIOVINAZZESI

DI

PARTECIPANTI ALLE

FESTIVITÀ DI

LUGLIO 2013

DEVOTE ALLA SACRA ICONA: NUNZIA PALMIOTTO, MARIA STELLACCI, MARIA BAVARO, ANTONIETTA RICAPITO

MARIA STELLACCI, LINA STALLONE, PETER STALLONE, ROCCO STELLACCI, SAL PELLIGRA IN ATTESA DEGLI OSPITI PER DARE INIZIO ALLE CELEBRAZIONI NEL RISTORANTE

POMPEI

NEW YORK. Domenica 14 luglio nella basilica di Santa Caterina di Siena ubicata nella zona newyorkese di Long Island, al cospetto di un folto gruppo di concittadini giovinazzesi, Mons. Richard Figliozzi (titolare della parrocchia) ha officiato con una solenne messa, la sesta ricorrenza del ritrovamento della sacra Icona della nostra protettrice, S. Maria di Corsignano ed il primo anniversario della sua nuova CON LA dimora, come annunciato l’anno precedente. Per la prima volta, con uno speciale permesso di Mons. Figliozzi, dopo essersi concluso il rito liturgico, si procedeva al SACRA trasporto della sacra Immagine dall’altare maggiore alla sua sede permanente con ICONA una semplice, ma simbolica processione con al seguito devoti giovinazzesi che into- PETER navano il classico inno in onore della Santa Madre, motivo di commozione per tutti STALLONE i presenti. Toccante è stata la testimonianza della sig.ra Lasorsa Marta, che alla sua E ROCCO veneranda età di 96 anni ed in possesso di un’impressionante lucidità mentale, ci riportava indietro negli anni con dovizia di particolari, facendo ripercorre gli albori STELLACCI dell’organizzazione di tale evento, in particolare il prezioso contributo del defunto Frank Marcotrigiano. Nel pomeriggio l’atmosfera sacra ha lasciato il posto a quella profana e i festeggiamenti culinari si sono svolti presso il rinomato ristorante Pompei dove è stato consumato un lauto pranzo con tipici piatti italiani accompagnati da un buon vino Chianti. Una bella nota di colore che ha poi allietato le danze con le note musicali del D.J. Billy Brown. Durante la serata sono stati sorteggiati oggetti di valore generosamente offerti dalle famglie: Joe Marino, Lina e Peter Stallone, Anna & Sal Pelligra e dalla ditta Clarins (rinomata impresa francese di profumi) rappresentata dal sig. Emanuel Stellacci, dirigente di una succursale in New York. Ed infine una delle due vedute aeree di Giovinazzo offerte dalla Congregazione S. Maria di Corsignano di Long Island, una sorteggiata e vinta fortunatamente da un nostro concittadino e l’altra offerta alla Associazione S.Anthony di New York. Gentilmente presa in consegna dal presidente del sodalizio, sig. Jerry Scivetti che, con la sua presenza ha fornito un vitale impulso alle celebrazioni che anche oltreoceano fanno rivivere le nostre tradizioni giovinazzesi. Un sentito ringraziamento deve essere quindi rivolto all’Associazione S. Anthony di N.Y., al sig. Peter Stallone, Gaetano Labombarda, Anna e Sal Pellagra, Gaetano Stellacci che con la loro preziosa collaborazione hanno organizzato un evento di successo. Arrivederci al prossimo anno!

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calcio

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ENTUSIASMO IN CITTÀ PER IL NUOVO GIOVINAZZO CALCIO A 5 Domenico Binetti la ciliegina su un’ottima campagna acquisti

NUOVI ARRIVI. DA DESTRA D OMENICO B INETTI , DEPALMA, ERNESTO DI CAPUA, VINCENZO MONTELLI

zo (’81), Murante Francesco (’91), Andriano Cesare (’92). Laterali: Antuofermo Vincenzo (’89), de Liso Michele (’92), Barbolla Giuseppe (’91), Montelli Vincenzo (’89). Universali: Bonvino Domenico (’82), Bonvino Francesco (’88), Binetti Domenico (’88). Pivot: Depalma Raffaele (’84), De Palma Michele (’93), Lasorsa Fabio (’92). SOPHIA ELLEN TESORO HA SPENTO LA 1^CANDELINA

R AFFAELE

Con un riacquistato entusiasmo, il numero uno del Giovinazzo Calcio a 5, Antonio Carlucci, è pronto a scommettere sul futuro del proprio sodalizio, inserito nel girone E di serie B. «Questa campagna acquisti mi ricorda quella della storica promozione in serie A/ 2, quando arrivarono veri e propri campioni. Provo le stesse emozioni». E poi, comunque, c’è la ritrovata passione di una città intera. «Vogliamo ricreare l’entusiasmo nei tifosi, quello che è un po’ sceso nel corso dell’anno scorso». Il pensiero del presidente giovinazzese liofilizza le ritrovate certezze della gente, che riabbraccia il laterale Domenico Binetti, il pivot Raffaele Depalma, il portiere Ernesto Di Capua e il laterale Vincenzo Montelli. In panchina, dopo la salvezza dello scorso anno, è stato confermato Nino Pazienza: «All’allenatore afferma Antonio Carlucci - consegniamo una squadra che deve assolutamente ricreare quel clima di entusiasmo che si è un po’ rotto durante l’ultima regular season. A tal proposito ringrazio tutti i ragazzi che, la scorsa stagione, con grande impegno e sacrificio hanno conseguito la meritata salvezzza. E partendo proprio dall’ottimo finale della scorsa annata cercheremo di prenderci altre gioie sul campo. Ma penseremo solo a disputare un torneo tranquillo, il resto lo vedremo più avanti».

mero due del club giovinazzese. Il presidente onorario sarà ancora una volta Michele Depalo. L’ex bomber Andrea Gatti, invece, (con un passato calcistico tra serie D, Eccellenza e Promozione, ndr), sarà il nuovo direttore sportivo, Custode Aniello vestirà i panni del direttore generale, mentre Giovanni Carlucci sarà il nuovo team manager. Sul piano tecnico, come già scritto, c’è la conferma del tecnico Nino Pazienza a cui verrà affiancato Danilo Danisi in veste di collaboratore tecnico, Gaetano Lisi come preparatore dei portieri ed il medico sociale Nicola Turturro. A completare l’organigramma societario la segretaria Maria Carlucci, il responsabile della scuola calcio e del settore giovanile Giuseppe Palmiotto, i componenti dell’ufficio stampa Pasquale Capurso e Nicola Miccione, l’addetta al settore grafico Claudia Depalo e il magazziniere Donato Lacalamita. Numerosi i vari collaboratori e dirigenti accompagnatori: Anna Astini, Gianni Del Giudice, Giuseppe Spera, Gianni Del Giudice, Michele Ronchi, oltre ad Angelo Leone e Francesco Faele, confermati al timone della formazione under 21.

GIOVINAZZO INSERITO NEL GIRONE E. La stagione partirà il 5 ottobre e il Giovinazzo Calcio a 5 è stato inserito ufficialmente nel girone E del campionato di serie B. Sei pugliesi (Ares Mola, Barletta C5, Futsal Barletta, Manfredonia, Modugno, Bisceglie), due campane (Partenope C5 e Sala Consilina, due lucane (Avis Policoro, Real Matera) ed una molisana (Venafro).

MERCATO. Riconfermato, nonostante il forte interessamento della Virtus Rutigliano, il laterale Francesco Bonvino, la dirigenza giovinazzese ha ripreso il laterale Domenico Binetti, il pivot Raffaele Depalma e il portiere Ernesto Di Capua (tutti di ritorno da Molfetta, in serie B, ndr) oltre al laterale Vincenzo Montelli, lo scorso anno in serie A2 con la maglia del Modugno.

UN EVENTO CHE HA RIEMPITO DI GIOIA LA FAMIGLIA TESORO

DINO AMATO HA COMPIUTO

50 ANNI

«O GNI

ANNO I SOLITI AUGURI , MA

QUESTI SONO SPECIALI PER I TUOI

50

ANNI .

IL

NOSTRO AUGURIO È

CHE DA ORA IN POI TU POSSA ASSAPORARE TUTTI I PIACERI CHE

UN NUOVO ASSETTO SOCIETARIO. Tante le novità in via Sanseverino partendo da Nicola Turturro, nuovo nu-

LA ROSA. Portieri: De Liso Luigi (’92), Depalo Domenico (’88), Di Capua Ernesto (’93). Centrali: Marzella Vincen-

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QUESTA ETÀ

B UON

TI PUÒ DARE »

A NNA , SERENA E V ICKY SETTEMBRE2013

COMPLEANNO DA


Al Remuri Brindisi il Trofeo dell’Adriatico Remuri, ovvero remi in dialetto, è questo il nome della squadra dei vogatori brindisini che hanno portato a casa per la quarta volta in 8 edizioni la coppa dei primi classificati nel Trofeo dell’Adriatico. La quinta e ultima tappa ha avuto luogo a Giovinazzo domenica 4 agosto e rappresentava anche l’11ma Edizione della Regata Internazionale dei Gonfaloni, evento nato per commemorare la figura di Massimo Cervone, figlio del presidente dell’omonima associazione prematuramente scomparso. La competizione itinerante si è conclusa con una giornata di sport perfetta nella suggestiva cornice della cala porto della cittadina barese. L’organizzazione della Massimo Cervone è stata impeccabile, la bella e calda giornata estiva ha visto partecipi ben 16 equipaggi e tantissimo pubblico, soprattutto durante le finali tenutesi per la prima volta nelle ore serali grazie ad un’apposita illuminazione dello specchio d’acqua sul quale le imbarcazioni a 10 rematori hanno dato uno spettacolo unico. Hanno preso parte alla manifestazione le squadre junior e senior di Giovinazzo, Remuri Brindisi, Polisportiva Taranto, Vogatori Molfetta, Vogamare Cajeta di Gaeta, Borgo Cappuccini di Livorno, «La Ciurma» Vasto, e infine una squadra in rappresentanza della città croata di Dubrovnik. Tutte le città partecipanti erano rappresentate anche nella competizione femminile, a eccezione di Taranto e Vasto. 44

FOTOGRAFIE ENRICO TEDESCHI


ciclismo

LA BIRO CELESTE DI IVAN D’AVENIA E DI FRANCO BALLERINI UN MEMORIAL IN LORO NOME. PROTAGONISTI 110 CICLISTI IN ERBA. IL «PRINCIPE DELLA MOUNTAIN-BIKE» E IL «PRINCIPE DEL PAVÈ» HANNO «PRESO APPUNTI» Ivan d’Avenia era il «principe delle chiavi» ma anche il «principe della mountain-bike». Adesso aiuta San Pietro ad aprire le porte a chi in cielo ha dimenticato le chiavi del paradiso. Come in terra così in cielo, Ivan corre. Corre con la sua mountainbike perché i nuovi angeli non possono aspettare alle porte del paradiso. Corre, corre veloce con la tua fedele mountain-bike tra sentieri celesti, suscitando le ire fierissime del suo maestro San Pietro che con la lingua penzoloni non riesce a stargli a ruota. L’unico che ci riesce è Franco Ballerini che forse sul pavè celeste riesce ad andare anche più forte di Ivan. I ciclisti in cielo non sono polvere, polvere di sale, di ferro e di salita, di forza che è finita, di livore sui pedali. I ciclisti sono angeli che ci guardano e sorridono quando parliamo di loro. E di sorrisi ne avranno dispensato a lungo Ivan D’Avenia e Franco Ballerini quel 21 luglio a Giovinazzo nell’area mercatale quando la SC Giovinazzo ha organizzato un raduno ciclistico per diverse categorie in loro nome. Ivan D’Avenia e Franco Ballerini hanno apprezzato lo slancio di 110 «pinocchietti» in bicicletta dai 6 anni ai 12 anni provenienti da tutta Italia. Hanno apprezzato e scritto con una biro celeste i nomi che Giuseppe Depergola, direttore sportivo di 3° livello, e suo figlio Angelo hanno suggerito loro. Come se i due ciclisti celesti non avessero occhi per guardare e competenza per giudicare. Tant’è. Noi con la biro nera invece scriviamo i nomi dei giovinazzesi che si faranno i polpacci squadrati. Adesso gareggiano nelle categorie G1-G6. In futuro si vedrà. Ecco i nomi. Michele Depalma, l’atleta più piccolo, i gemelli Michele e Vincenzo Depalma (primo

e quarto dopo uno stucchevole gioco di squadra), Michele Stufano, Domenico Amato, Vincenzo Piscitelli, Luigi Cannato, Diego De Gemmis, Sergio Amato. Questi sono i nomi di ciclisti che oggi sono un semplice segno di biro domani invece motori di carne capace di muovere metalli preziosi che si chiamano biciclette. Ivan D’Avenia e Franco Ballerini dalle montagne celesti hanno apprezzato i «pinocchietti» in bicicletta e non sono rimasti silenti nemmeno di fronte alla rivoluzione verde della mobilità, del traffico della nostra città. Ci hanno ricordato da lassù che se «gli automobilisti si ignorano, a volte si insultano, i ciclisti si sorridono, si salutano e si danno appuntamento alla prossima uscita».

SERGIO PISANI

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SETTEMBRE2013


22ma

edizione

del

gamberemo

L’IMMACOLATA L’IMMACOLATA SERVE SERVE IL IL POKER POKER

S SAN AN G GIUSEPPE IUSEPPE AFFOGA AFFOGA UNA CONTRO CONTRO UNA BRICCOLA BRICCOLA ACQUE NELLE NELLE ACQUE DEL DEL PORTICCIOLO PORTICCIOLO «Game over» questa volta lo dicono i vincitori dell’Immacolata ai cugini di San Giuseppe. «Game over» il divertimento è finito. The winner is Rione Immacolata. Bravi nel credere nella vittoria anche se i bookies davano favoriti i biancoverdi di San Giuseppe, ribattezzati lo scorso anno «la Giamaica di Giovinazzo», troppo forti al punto che dopo il terzo Gamberemo consecutivo stravinto, gli organizzatori dell’ass. Touring Juvenatium meditavano una partenza ad handicap come per le corse dei cavalli per restituire quel calambour di emozioni che il Palio merita. Invece il mare è stata la sorpresa in negativo per gli atleti più fisici di San Giuseppe. Il mare del Porticciolo ha regalato grandi sorprese ed emozioni. Già, il mare, tanto caro e agognato a San Giuseppe che correva con la sua imbarcazione più veloce di Luna Rossa. Il Gamberemo, San Giuseppe l’ha perso lì, proprio nelle acque del Porticciolo. Affogata contro una briccola come se fosse nella laguna

di Venezia. Eppure l’Immacolata non era New Zeland. Strano ma vero. Nessuno avrebbe scommesso un euro al punto Snai sul rione Immacolata. Ma la storia di Achille e la tartaruga la conoscono un po’ tutti. La tartaruga che batte Achille non è solo una visione della meccanica quantistica. E’ il film diventato realtà della 22ma edizione del Gamberemo. San Giuseppe è ritornato ad essere il protettore dei poveri e dei vinti, è rimasto lì in un angolino celeste ad imparare come si perde sentendosi terribilmente forti. Da contraltare c’è l’Immacolata a cui riescono anche i miracoli senza possedere un’armata giamaicana ma solo tanta spruzzata di gioventù (alcuni atleti addirittura non avevano raggiunto ancora la maggiore età). La 22ma edizione del Gamberemo parla biancoceleste, i nuovi colori del successo. A noi cronisti de La Piazza, troppo abituati a fare per tre anni consecutivi il copia ed incolla, la soddisfazione di aver scritto una nuova pagina rosa della Gazzetta dello Sport 46

MERAVIGLIOSO...POKER cittadino. La classifica finale: Immacolata, San Giuseppe, Cattedrale, San Domenico e Sant’Agostino. Hanno vinto i ragazzi dell’ Immacolata, i cannibali che non sentivano profumo di vittoria da anni. Hanno fatto poker. Tutti a casa. «Game over». Il divertimento è finito. SERGIO PISANI


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La piazza di giovinazzo settembre 2013