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LA PIAZZA di Giovinazzo

Via Cairoli, 95 Giovinazzo 70054 (Ba) Edito da Ass. Amici della Piazza Iscr. Trib. di Bari n. 1301 del 23/12/1996 Part. IVA 05141830728 Iscr. al REA n.401122 Telefono e Fax 080/394.63.76 IND.INTERNET:www.giovinazzo.it E_MAIL:lapiazza@giovinazzo.it Fondatore Sergio Pisani direttore responsabile Sergio Pisani redazione Porzia Mezzina - Agostino Picicco - Alessandra Tomarchio - Damiano de Ceglia - Marianna La Forgia - Daniela Stufano Vincenzo Depalma Angelo Guastadisegni - Onofrio Altomare - Diego de Ceglia - Michele Carlucci - Mimmo Ungaro - Pino Lisi - Gabriella Marcandrea corrispondenti dall’estero Vito Bavaro - Nick Palmiotto Giuseppe Illuzzi - Rocco Stellacci stampa - Nuova Poligrafica (Modugno) progetto grafico - Ass. Amici della Piazza Grafica pubblicitaria: C. Morese responsabile marketing & pubblicità: Roberto Russo tel. 347/574.38.73

ABBONAMENTI Giovinazzo: 10 Euro Italia: 20 Euro Estero: 60 Euro Gli abbonamenti vengono sottoscritti con c.c postale n.80180698 o con vaglia postale o assegno bancario intestato ad:

ASS. AMICI DELLA PIAZZA II TRAV. MARCONI,42 70054 GIOVINAZZO (BA) ITALY La collaborazione é aperta a tutti. La redazione si riserva la facoltà di condensare o modificare secondo le esigenze gli scritti senza alterarne il pensiero. Gli articoli impegnano la responsabilità dei singoli autori e non vincolano in alcun modo la linea editoriale di questo periodico.

Finito di stampare il 24/09/2010

editor La modella indossa un abito semplice ma raffinato sotto un pratico giubbotto e grandi occhiali a specchio. Niente trucco sul viso, solamente un po’ di rossetto chiaro. Ammicca divertita nell’osservare l’obbiettivo. Sensuale rimane in posa quale moderna immagine della bellezza. Implacabili piovono gli scatti sul suo viso perfetto. La sua immagine sarà ovunque emblema di moderna bellezza. Il sogno di ogni uomo, la nera invidia per ogni donna. L’immagine di una sensuale perfezione, di forme provocanti e sorrisi senza difetti sono un vero regalo per questa copertina. Ma consentitecelo. La bellezza non è solo negli occhi di chi guarda Denny Mendez, ex Miss Italia 1996. La bellezza è anche nel riflesso dei suoi occhiali a specchio. La bellezza di una città che riverbera nei suoi occhiali i raggi dorati di un borgo antico che si specchia con il suo molinare di luci e di colori argentati nel porticciolo. Da qui il titolo: «Giovinazzo negli occhi». Il paesaggio che si presenta davanti agli occhi di Denny Mendez resta uno spettacolo che mozza il fiato. Giovinazzo si scopre improvvisamente bella. E dal suo fascino chiunque resterebbe ammaliato.

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Bellezza per bellezza stiamo parlando alla pari anche della nostra città, la nostra bomboniera dato che sono entrambi cerimonie di bellezza. E allora andiamo avanti. Se è vero, come è vero che «ci può essere bellezza senza arte, ma non può esserci arte senza bellezza» ecco – e senza nemmeno la più pallida pretesa SALE CON VISTA MARE

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di aver realizzato niente di più di una foto - la Bellezza rappresentata in due declinazioni così diverse, ma appropriate, tra loro in un solo scatto: quella di Danny Mendez (la più geniale intuizione quale regina del concorso di Miss Italia, nel 1996) come sintesi assoluta della bellezza al femminile tra i diversi

generi che si contendevano prima di lei il primato, e quella di Giovinazzo, come un unicum irripetibile di arte, architettura e storia fuse in perfetta armonia tra loro. Bellezza per bellezza, dal Fronte del Porto sembra di essere sul set di un film, di poter ascoltare le voci dei soldati, le grida d’allarme: ‘Una nave nemica all’orizzonte!’. E’ un attimo, prima di scoprire l’inganno dell’immaginazione: non ci sono più nemici da cui proteggersi. Benvenuti a Giovinazzo, città baciata da Venere che ha strizzato l’occhio benevolo ai flirt al chiaro di luna. Sul porticciolo devi esserci. Qui, il luccichio tremolante delle lampare, il paesaggio ammaliante del mare che si estende ai suoi piedi e la dolcezza delle onde che s’infrangono lentamente sugli scogli, dicono «spettacolo»! La bellezza di Giovinazzo è negli occhi di chi la guarda, non una moda passeggera, una passerella lunga un respiro appena. La bellezza di un porticciolo che senza occhiali a specchio riflettono anche le gambe di Denny Mendez. L’estate è finita. Torna a casa anche l’ex Miss Italia. Ma sarà solo un arrivederci. LA REDAZIONE

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IN COPERTINA DENNY MENDEZ, MISS ITALIA 1996, FOTOGRAFATA DA ENRICO TEDESCHI SUL FRONTE DEL PORTO. LA FOTOCOMPOSIZIONE È STATA REALIZZATA DA C. MORESE

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l’inchiesta DI

GABRIELLA MARCANDREA

preoccupazione molti operatori. E noi abbiamo raccolto le loro voci.

Ristoranti, bar, operatori del settore registrano un calo degli incassi del 50% La ristorazione arranca e il piatto piange. «Quest’anno abbiamo incassato il 50% in meno dell’anno scorso» - è il grido d’allarme degli operatori del settore. La crisi economica e i portafogli sempre più vuoti questa estate hanno provocato un netto calo dei consumi. Dai ristoranti alle pizzerie al trancio, dai caffè ai chioschi storici, sempre più clienti hanno pensato di risparmiare. Giovinazzo è una città dove si mangia bene, ma la crisi si è fatta sentire forse

più delle altre parti, complici un Lungomare blindato, grattini e ZTL ammazza - turisti, isole pedonali e festa patronale in sordina. Una chiusura di qua, un’altra chiusura di là, così è mancato il turismo mordi e fuggi, la fauna di mangiatori che affollava il nostro centro storico, la nostra piazza, i lungomari. La nostra cittadina se la sono spartita soltanto i giovinazzesi, coloro che bene o male sono presenti anche d’inverno. Lo denunciano con

RISTORANTE ‘IL PORTICCIOLO’. Il locale che ha sempre puntato sull’immagine e sulla qualità del cibo, sul rapporto qualità - prezzo e sul legame di fiducia con i clienti, si sente fortemente penalizzato. «È mancato il turismo rispetto agli ultimi anni sia per la chiusura del lungomare che per la perdurante crisi economica che ha mortificato Giovinazzo in questi ultimi mesi» - affer ma Domenico Marolla, socio del Ristorante Il Porticciolo. «Abbiamo anche registrato la morte del turismo locale, di gente che proveniva da Bitonto e Terlizzi perché in questa zona non esiste ombra di parcheggio e non è stata creata un’alternativa per chi deve posteggiare l’auto in qualche luogo. Inoltre occorre sottolineare che, il turista che viene dal Nord non ama e non è abituato ad imbattersi in parcheggi di fortuna in strade e stradette per poter andare in un ristorante. Ha bisogno di avere la sua comodità senza il timore di contravvenzioni». E poi la Festa patronale infrasettimanale non ha giovato al consumo nei ristoranti dei due lungomari. E così si registra il segno - 150 coperti per Il Porticciolo che vedeva un boom di affluenze proprio nella domenica più attesa dell’estate, quella dei festeggiamenti della Madonna di Corsignano. RISTORANTE ‘IL VELIERO’. Se ci spostiamo di qualche passo, la musica non cambia. Stesso refrain: «Rispetto agli anni precedenti, abbiamo avuto un calo di clientela del 50%. E poi abbiamo assistito a scene di ordinaria follia. Lungomare blindato per i pedoni e lampioni spenti a mezzanotte. Inter-

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venti continui dei vigili per sanare le transenne quotidianamente divelte. E noi di fronte a guardare. Per non parlare della nostra nuova veste di ‘ufficio cambio’, soldi spiccioli per grattini, anziché quella di ristoratori» - è lo sfogo sincero della titolare de ‘Il Veliero’, ex ristorante Mundial 90. «E la gente - incalza la titolare - si lamentava con noi per questi disservizi oltre ad utilizzare automaticamente il nostro bagno in mancanza di bagni pubblici nella zona. Non è poi tanto bello sostituirsi all’Amministrazione Comunale che non mette a disposizione il minimo dei servizi indispensabili». L’idea poi di destinare tutti gli eventi nella centralissima piazza allontana i clienti dalle tavole imbandite. E così mentre per gli operatori del centro storico il piatto sembra apparentemente più ricco, al contrario ai restanti restano le briciole e gli sfolgoranti fuochi d’artificio che però accendono i loro bagliori da mezzanotte in poi, quando le famiglie sono destinate al ‘buen retiro’. A ciò aggiungi l’elevato numero di contravvenzioni comminate dagli ausiliari del traffico: così la gente fugge da Giovinazzo e non fa più ritorno. OASI DEL GELATO. «Il cuore della piazza brillava per i lar ghi vuoti. Giovinazzesi disorientati per la festa patronale - esordisce così Angelo Labellarte, titolare di Oasi del gelato - e convinti che il corteo storico si sarebbe comunque svolto nella giornata del sabato. E poi il grande concerto degli Zero Assoluto ha seguito una scaletta abbastanza striminzita, per cui la gente si è subito dileguata. In realtà la novità della festa infrasettimanale ha di-

satteso un po’tutti in fatto di presenze». «Abbiamo registrato almeno un calo del 50% rispetto all’anno scorso. I motivi sono svariati. Multe, lungomare blindato e mancanza di parcheggi. Neanche Bitonto e Terlizzi - prosegue Angelo Labellarte adorano più Giovinazzo. Se poi aggiungiamo un esiguo numero di eventi, il cerchio si chiude su un’estate da dimenticare». CAFÉ DE LA PLACE. Da una sponda all’altra della piazza, i commenti non cambiano. «Un turismo paralizzato e una montagna di multe. Ecco cos’è stata Giovinazzo in questa stagione che ormai volge al termine - condivide Mario Barbolla, socio del Café de la Place - mentre noi gestori negli ultimi cinque/sei anni abbiamo compiuto notevoli sforzi per attrarre almeno la gente dei dintorni. Ora i baresi, da sempre innamorati del centro storico, ci ignorano completamente. Sono convinto che sarà sempre più difficile rialzarsi da questa caduta di immagine». E poi il suo pensiero sulla festa

patronale. «Sono convinto che una sporadica festa patronale nel cuore dell’estate non può risolvere i problemi atavici delle attività commerciali - aggiunge Mario Barbolla. Anche se c’è stato un picco di lavoro, non è possibile vivere un giorno da leone e cento da pecore. E ora ci aspetta una stagione invernale spenta dopo un’estate tiepidissima un’estate nella quale tutti, dai baristi della Piazza ai ristoratori delle due litoranee si sono pesantemente lamentati per i risultati ottenuti. Non sono stati creati parcheggi alternativi per sfuggire alle multe e molti eventi si sono svolti in sordina quest’anno. Sono state create tutte le condizioni precise per far fuggire i turisti verso altri lidi».

BASTIAN CONTRARO: CARLUCCI, Presidente del Comitato Feste Patronali 2010. Qualcuno però sostiene l’esatto contrario. «Le lamentele

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varli. Parcheggiare l’auto non significa controllarla a vista dal locale che si deve raggiungere. Alcuni ristoratori si sono attrezzati creando appositi parcheggi privati».

sono normali quando si fa un cambiamento e non tutti riescono ovviamente ad accettarlo - spiega Carlucci, Presidente del Comitato Feste Patronali 2010». «Per quanto riguarda il problema della festa infrasettimanale, io ho constatato che il polverone sollevato non ha consistenza. La Piazza era piena di gente nelle giornate che andavano dal 15 al 21 agosto. Non possiamo purtroppo accontentare tutti e magari gli operatori che si trovano sui due lungomari saranno rimasti un po’ spiazzati. Ma si sa, l’evento festa patronale si è sempre concentrato in Piazza, punto d’incontro di fedeli e turisti. Mi preme comunque sottolineare che la festa della SS. Madonna di Corsignano è una festa liturgica, non una sagra, un business, un modo per fare marketing. Vero che si riflette sul mercato, ma il nostro obiettivo principale nell’organizzarla non può e non deve essere quello». «Per chi come me - conclude Antonio Carlucci - ha trascorso la maggior parte dell’estate nel Comitato, effettivamente, si è potuto notare che complessivamente c’è stata una diminuzione della gente presso i vari locali, ma sono sicuro che questo è dovuto unicamente al periodo di ristrettezza economica che continuiamo a subire soprattutto nella nostra piccola realtà. Sicuramente sono diminuiti i turisti ma noi possiamo affermare di aver venduto i biglietti della lotteria soprattutto ai forestieri».

Tolleranza zero sulle infrazioni del codice della strada: «La questione delle multe dovrebbero rincuorare gli stessi giovinazzesi. Significa che le istituzioni sono presenti sul territorio e garantiscono più sicurezza sulle strade. Se non ci fossero, qualcuno starebbe ad inveire nei confronti di un corpo che c’è ma non interviene mai». Estate giovinazzese. «L’Amministrazione Comunale ha cofinanziato tutti gli eventi in cartellone. Al contrario ho notato che non vi è stato sentimento alcuno di collaborazione da parte dei gestori delle attività che, invece, dovrebbero investire personalmente in eventi di richiamo». Fin qui il primo cittadino. LE MANCE NON CI SONO PIÙ. Il piatto piange. E la mancia non c’è più. Il risparmio comincia da quel piccolo riconoscimento in denaro, oltre al dovuto, che fino a poco tempo fa veniva dato regolarmente. E’ una rivoluzione del costume vissuta in modo drammatico da camerieri, ragazzi di sala e caffè per i quali la mancia rappresenta una quota determinante per arrangiare la giornata. «Le mance - confessa un cameriere di un noto ristorante - si sono più che dimezzate negli ultimi anni. Il crollo si può quantificare, in media, tra il 50 e il 60 per cento. Pago quello che devo. Come la cultura del McDonald’ s. Lasciare delle monetine sembrava troppo poco, la banconota da 5 euro troppo. E non sapendo bene come comportarsi ho visto i clienti non lasciare più niente. Poi si è diffusa sempre di più l’ abitudine di pagare con le carte di credito o il Bancomat. Pagamenti elettronici, pochi spiccioli in tasca, meno mance. Adesso, con la crisi economica, non ce n’ è più per nessuno».

NATALICCHIO – SINDACO DI GIOVINAZZO Si sa che il lamento è il primo mestiere nazionale. A Giovinazzo si ha la cattiva abitudine di sparare a zero sull’Amministrazione nel momento in cui le cose non vanno bene. E allora, si formulano domande, s’invocano risposte. Antonello Natalicchio, sindaco di Giovinazzo: «La crisi c’è, si fa sentire, porta a ridurre i consumi. La clientela che andava al ristorante ci va molto più di rado che in passato o quando ci va spende meno». Problema dei parcheggi: «I parcheggi ci sono, basta tro-

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dipingi

la

pace

* DON PAOLO TURTURRO

Cammino la felicità Sono un mendicante. Vagabondo la felicità. Il peggior peccato che si commette nella vita: essere infelice. Sono seduto, come un mendicante, alla porta della città dell’amore. Sono infelice perché il cuore non canta più passioni. Sono infelice finché non sarò per sempre con te, o Dio. Assieme, assieme saremo felici. Sono infelice perché tu, e non io, o Dio, non sei onnipotente a togliere il soffrire. Sono infelice, perché tu, e non io, o Dio, non sei preveggente a scardinare l’indifferenza della gente. Sono infelice, perché tu, e non io, o Dio, non sei capace di chiudere per sempre la notte del male. Sono appunto infelice perché non muore il male. Sono infelice perché ho visto scorrere sul volto della gente più lacrime che sorrisi. Sono infelice perché nel creato vive con noi la morte. Sono infelice perché ho visto più giorni di guerra che di pace. Eppure non cambierei un solo giorno di ieri per tanti giorni di domani. Non mi esaurisco. Dentro zampilla la sorgente del creare. Dentro mi zampilla la ninfa della gioia. Più sono infedele ai giorni del tempo e più mi sento libero. Ti rendo grazie, Signore, per la paura dell’urlo delle rocce, così non mi attaccherò futile al tempo. Ti rendo grazie, Signore, per il gelo che chiude la primavera, così non mi innamorerò soltanto dei profumi della terra. Sono una roccia dalle radici di luce. Sono un tronco radicato nei giorni dei pensieri. Muore per ultimo l’orgoglio senza sapere che la vita ha donato gli occhi all’eterno. Dentro me non sono accapigliati i miriadi di volumi di pensieri. Non sono disordinato. L’intelligenza cresce nella fornace della purezza. E’ difficile mettere in ordine il cervello, come le camere da letto degli inglesi. Il mio nipote è un grande pittore, butta a terra i bicchieri colmi di colori e imbratta tutte le canottiere. Non sono sempre in guerra. Ho ucciso dieci volte la maldicenza. La mia spada è la paro-

la. Combatto con mio nipote con spade di plastica luminose. Scappa sempre. Comprende tutto e al mio fermo mi dice sempre: ”Dimmi tutto”. Mio nipote è un filo da torcere. E’ capriccioso ed è tagliente come il vetro. Suo padre per ammazzare una lucertola di casa ha spezzato una scopa. Mio nipote non è una bandiera al vento. A lui piace Ben10. Lui è lucido come un diamante. Per lui due per due fanno più di cinque. Mio nipote si sente grande perché gli piace stare sempre seduto. Io non mi voglio riempire tutto di vento. Sono abituato a capire che la stanchezza non fa proprio male. Non tutto rivelo ai miei amici. Quelli non vogliono che io sogno, anzi mi rimproverano, perchè sognare è essere infelice. Tuttavia li trovo più meschini di me. Sono rattrappiti di infelicità. Sono scontenti, sempre preoccupati di denaro. Io non ci faccio caso, non solo al denaro. E non mi mancano mai. Mi basta che alla mattina contemplo il mare e dipingo alberi al vento e mi assicuro la giornata di economia. Non dipingo per soldi. C’è sempre dentro me una passione che mi divora. Per questo dilanio i colori. Mi rendo conto che ogni mia idea potrebbe convertirsi in denaro. Io mi rifiuto e la getto nel cestino. Non sono povero in canne. Sono povero in spirito. Chi può conoscere i miriadi di universi e di stelle nelle galassie? I soldi mi fanno schifo davvero. Scivolano nelle mie mani a seminare solidarietà. Non voglio sentire neppure il loro odore. Non sono un Paperone che si tuffa nella bolgia del denaro. Alla mattina mi tuffo nella manica del Signore. Trovo misericordia e sicurezza. Non sono solo. Non mi giro nel letto per trovare una donna che mi ha abbandonato. L’amore è cieco e fa più male quando c’è. Il male è non amare. Il male è la sterilità dell’indifferenza. Ora cam-

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mino la felicità, nel sapere che sono sicuro nelle tue mani. Dal di dentro mi hai sanato. Dal di dentro sono ancora il tuo profeta. Dal di dentro nasce la gioia, se pure la croce mi insanguina il corpo. Dal di dentro canta la gioia, se pure non riesco a donare un pizzico di letizia a chi soffre. Dal di dentro navigo la gioia, se pure l’emarginazione mi semina nell’oblio. Dal di dentro mi sazio di certezze e il volto non è più flagellato d’ignominia e di sangue. Dal di dentro vivo la primavera del sorriso, se pure un sorriso non é gioia se non è condiviso. Ora cammino con Dio. Con Lui mi faccio lunghe passeggiate. Quante cose scopre il cuore nel suo dialogo paterno. Quante sue preoccupazioni. Quanto ardire per tutti noi. E’ Lui, in ogni passeggiata, a iniziare per primo il dialogo. Spesso si ferma ora sul ciglio della strada, ora dinanzi a colline pettinate di biondo frumento. Spesso dinanzi al cielo e a orizzonti smeraldi di parole. Mi parla di noi, del suo immenso amore per ognuno di noi. Mi parla dei giorni della creazione. Mi parla dei giorni della redenzione di suo figlio. Mi parla della passione di Cristo. Mi parla dei giorni della rivelazione nel cammino dei popoli. Mi parla di ogni giorno, frammento di crescita e di spiegazione della sua parola. Anche nel tempo la rivelazione si completa e si matura di conoscenza. Quanto silenzio nei suoi passi. Quante domande vorrei fargli, ma ogni volta è così: resto muto dinanzi a Lui. E nel silenzio mi stringi le mani e la nostra passeggiata continua. Continua chilometri di cuore. Continua chilometri di silenzio. Continua cento passi di ribellione. E attendi che il mio finire diventi infinito. Ti schieri a morire per salvarmi.

*PRETE ANTIMAFIA

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l intervista DI

SERGIO PISANI

Magarelli shock! GLI STIPENDI D’ORO DEGLI UOMINI DELLA REGIONE PUGLIA (GUADAGNANO PIÙ QUATTRINI DEGLI AMMINISTRATORI DI LOMBARDIA, LAZIO, EMILIA ROMAGNA). BUONUSCITA RECORD AD UN EX DETENUTO IN ATTESA DI GIUDIZIO. PENSIONE E BENEFIT DELLA LEGGE DE CRISTOFARO QUANDO «IL GIAGUARO» ERA CONSIGLIERE REGIONALE. IL NEPOTISMO NELLE ESTERNALIZZAZIONI DEI SERVIZI COMUNALI. I RACCOMANDATI AL PALAZZO DI CITTÀ. IL FUTURO SINDACO DEL 2012. L’ex consigliere regionale Frisullo, un ex detenuto in attesa di giudizio, ha incassato una buonuscita record di 400mila euro grazie alla legge che porta la firma di Mario De Cristofaro, ex presidente del Consiglio regionale pugliese nel 2003, e votata anche da te quando tu sedevi al fianco della maggioranza Fitto. E’ il caso di dire «alla faccia della crisi»? Perché Frisullo, Loizzo e tutti gli altri cosiddetti ‘compagni’ cosa credi abbiano approvato? Anche per te ci fu un assegno di fine mandato per la legislatura? Naturalmente sì. Ma perché me lo chiedi? Forse anche tu, come il tuo sindaco, avresti preferito che quella stessa legge

non fosse stata valida per il sottoscritto? Che avrebbe dovuto escludermi? Oppure anche tu, come lui, preferisci che le leggi tutelino solo i cosiddetti ‘poveracci’? Prova ad immaginare un ‘povero’ sindaco imprenditore di destra che per poter curare gli affari personali si assenta dal Comune per ben 3 anni del suo mandato, percependo ugualmente lo stipendio. Secondo te cosa avrebbe preteso il tuo sindaco dai banchi della opposizione? Perciò ‘raffanidd, fatt accattè da ci nan t canosc’.

Assolutamente nulla!

Una legislatura al consiglio regionale può bastare per vivere tutta una vita senza lavorare? - Se potessi essere eletto Consigliere Regionale per 20 anni; - se potessi espletare il mandato per almeno una intera legislatura; - se fossi un disoccupato senza arte né parte; - se non avessi, perciò, null’altro da fare nella vita e mi accontentassi di essere solo un peso per la società, allora, e solo Sempre grazie alla legge del tuo ex allora, potrei vivere con la pensione che Presidente del consiglio Mario De comunque mi riconosce lo Stato ItaliaCristofaro quanto percepisci di no. bonus e di pensione per un solo anno di legislatura? Le indennità dei consiglieri regionali per le casse pugliesi non ti sembrano un salasso oltre che un cattivo esempio nei confronti di tante famiglie che non arrivano a fine mese? Solitamente, i Consiglieri Regionali eletti sono dei professionisti già affermati nella vita sociale. Pertanto si dovrebbe tenere conto di quanto non percepirebbero nell’espletare il mandato assegnato loro. Cosa ben diversa è per tutti quei signori che vivono dagli introiti della politica (vedi i sindacalisti politici, i disoccupati perenni ecc.). Per questi ultimi, è davvero un sacrilegio sottrarre soldi dalle casse pugliesi. Si dovrebbe procedere col calcolo di un’indennità degli introiti reali dichiarati negli anni prece12


denti dall’eletto. Sarebbe più corretto sapere quanto? 15euro settimanali netti per consigliere. Mentre il suo costo nei confronti di tutti i cittadini. di quasi 5.000euro mensili più altri 2 Perché gli stipendi d’oro dei politici o 3.000 euro mensili per tutte le altre crescono con l’inflazione mentre i spese, senza che neppure fosse presente sul Palazzo non se ne parla affatto. salari degli operai diminuiscono? Beh! Non chiederlo a me. Chiedilo a chi Anzi sembra che ciò sia la regola. pensa che assistere sempre tutti ad oltranza sia la strategia migliore. Io credo Quanto guadagna un consigliere che chi lavora debba percepire un giu- comunale? sto salario che gli permetta di vivere 15euro netti a seduta di consiglio o di bene insieme a tutta la sua famiglia, ma commissione, cioè 40 – 50 euro al nel contempo,i politici debbano sforzar- mese. si nel ricercare le soluzioni migliori per sviluppare l’economia, per incrementa- Quanto guadagna un consigliere re il turismo (unica risorsa vera della na- per sentirsi «solo una zanzara che zione), per migliorare la qualità della dà fastidio ad un elefante all’intervita, investendo ogni risorsa per no della maggioranza»? l’ottenimento dei risultati e non - Da sempre, i miei gettoni di presennell’assistenzialismo a go-go di tutti gli za sono devoluti in beneficienza, anamici di partito e degli amici degli ami- che se, per l’esattezza, ci aggiungo del ci. Questo sì che è uno scandalo. Sa- mio, in quanto il compenso non ragrebbe opportuno che si indagasse in tale giunge mediamente neppure la somdirezione. Potresti vederne delle belle. ma di 100euro mensili. Perché quella delibera di aumento dei benefit dei consiglieri durante la Presidenza Fitto fu votata all’unanimità? Come perché? Perché ‘sò tutt na calleer’ . Ma ti prego, non guardare solo alla Regione, guarda qua da noi. Ti rammento quanto dichiarato in Consiglio Comunale dal tuo sindaco. Ricordi? Ha eliminato la Commissione Affari Istituzionali, l’unica che ha lavorato e che ha prodotto qualcosa di buono per il nostro Comune, perché - a suo dire - costava molto alle tasche del contribuente. Vuoi

Quanto guadagna un assessore comunale? - Qualcosa meno di mille euro al mese. Dimezzati se è giàesattore di uno stipendio qualsiasi. E’ vero che l’ assessorato ai servizi sociali ci è costato oltre tre milioni di euro nel triennio dal 2007 al 2009, mentre l’assessorato alle Attività Produttive e Turismo nello stesso triennio è costato meno di 200mila euro per qualche sfilata ‘con culi e tette di fuori’?

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Assolutamente strano, ma vero. L’assessore Stufano, Natalicchio ed i DS hanno sperperato ogni risorsa delle casse comunali regalando a destra ed a manca contributi a pioggia per oltre 3.000.000,00 di euro, mentre l’assessore Dagostino del mio partito ha contribuito notevolmente allo sviluppo economico e turistico della nostra città, portando a Giovinazzo diverse decine di migliaia di turisti anche in periodi morti quali gennaio (Befana, fuochi di S. Antonio), aprile (expo delle attività produttive locali), oltre che nei mesi di luglio ed agosto con la sfilata di alta moda, ormai contesa dai comuni limitrofi e con lo riuscitissimo I.A.T. dei ragazzi dell’Associazione ‘L’Apedante’, spendendo meno di 200omila euro. Quattro mesi fa c’era uno striscione all’inaugurazione del Nuovo Mercato Ittico: «Grazie Natalicchio, Magarelli sindaco 2012». Chi commissionò quella propaganda elettorale? Naturalmente, quella è stata una gradita iniziativa degli operatori del mercato ittico, e, come ho già riferito allo stesso tuo sindaco, quando alluse, come te, all’idea che fossi stato io a commissionare lo striscione, assicuro che se in qualche maniera fossi intervenuto nella stesura dello stesso, non ci sarebbe stato spazio per Natalicchio, anche perché, con il nuovo mercato ittico c’entra pochissimo, anzi, per dirla tutta, lo ha sempre osteggiato.

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C’è nepotismo nelle esternalizzazioni dei servizi comunali? Se intendi chiedermi se ci sono Società, Associazioni, Consorzi, Cooperative, Ditte individuali, Amici di cordata, Amici degli amici di cordata, Disabili, Amici dei Disabili, Familiari di Disabili, Drogati, Amici dei drogati, Familiari di drogati, Disadattati, Amici di Disadattati, Familiari di Disadattati, Alcolisti, Amici di Alcolisti, Familiari di Alcolisti, Minori, Amici di Minori, Familiari di Minori, Minori a rischio, Familiari di minori a rischio, Deviati, Cittadini singoli ed associati in ristrettezze economiche, Anziani, Giovani, Disoccupati, Occupati ma non troppo, ecc… che “ricevono” - diciamo - i benefici economici dall’assessorato ai servizi sociali, allora la risposta è certamente….. boooh! Ma per stare tutti un po’ tranquilli: che ne diresti se indagassi di più in tale direzione? I bandi di gara solitamente chi li vince? Quali bandi? Delle assunzioni dei Dirigenti? Degli appalti? Delle assegnazioni? Delle esternalizzazioni? Delle costruzioni? Dei grattinisti? Dei Vigili? Della mensa? Dei trasporti? Dei lavori pubblici? Ahahahahaa. Gli amici degli amici più fortunati, naturalmente. A chi sarà affidata la gestione dello Iat? Quest’anno lo I.A.T. è stato allo sbando più completo. In questo momento è stato affidato alla risacca delle onde

che vanno e vengono. Che Iddio ce la mandi buona. Chi sono i raccomandati al Palazzo di città? - Tutti coloro che indossano la stessa casacca. I Russi! Cosa farai da grande? Non sarò né un Preside furbastro né un bugiardo. Chi sarà il sindaco nel 2012? Non sarà un preside furbastro, non sarà un professore, non sarà un bugiardo, non sarà un assessore uscente, non sarà un membro dei DS. Sarà un moderato, sarà un uomo capace di dare una svolta alla economia della città che conosce la politica, conosce i politici e sa tenerne il gruppo senza sopraffare nessuno, conosce la macchina amministrativa e la rende trasparente ed efficace per tutti e per ognuno, sa parlare al cuore della gente senza mai tradirli, sa dire sì quando è giusto dire sì, ma sa dire no quando è necessario dire no. Sarà un uomo che riequilibrerà gli scompensi che questa amministrazione ha volutamente creato rimettendo al centro di ogni volontà politica il cittadino, le proprie esigenze e le proprie aspettative. Sarà un Sindaco che darà certezze al futuro dei nostri figli, un sindaco che creerà occupazione, sviluppo, tranquillità economica. Sarà quello dello striscione allora? Uno così lo hanno già individuato gli operatori del mercato ittico, ma la caccia all’uomo è appena aperta.

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IL

CONTRAPPUNTO d e l l ’a l f i e r e

Sanità pugliese fra chiusure di ospedali e ticket I nodi, come sempre, vengono al pettine. Mentre il governatore Nichi Vendola si candida a leader nazionale del centro sinistra, ecco giungere la notizia annunciata, ma sempre smentita, del riordino sanitario. Il piano prevede una serie di misure che radono al suolo tutte le promesse elettorali, gli spot ben realizzati, gli slogan gridati dai palchi e stampati sui manifesti della recente battaglia elettorale che ha riconsegnato nelle mani del poeta affabulatore la guida della nostra regione. Nei prossimi giorni il piano di rientro sanitario verrà sottoposto al Governo. Il debito sanitario pugliese, pressoché, fuori controllo richiede un drastico intervento. E’ necessario risparmiare 350milioni di euro. Significa in soldini tagliare 2200 posti letto, riclassificare, leggi sostanzialmente chiudere 18 ospedali, introdurre il ticket di 1euro sulle ricette, stop all’assunzione dei precari, la stretta sui tetti di spesa delle strutture private ed il blocco del turnover di tutto il personale sanitario. Insomma quasi l’esatto opposto di quanto sbandierato in campagna elettorale. Ironia della sorte il piano prevederebbe il ridimensionamento dell’ospedale di Terlizzi. Ricorderete le feroci proteste della comunità nostra vicina di cui fu vittima l’ex goevernatore Fitto quando fu prospettata la chiusura di quella struttura sanitaria. Oggi il sindaco avanza una protesta garbata ma ferma per chiedere un ripensamento anche in considerazione degli investi-

menti, 10 milioni, spesi per potenziare la struttura. Ecco gli sprechi. A distanza di alcuni anni una fallimentare e dissennata politica sanitaria ha riportato d’attualità il piano di riordino sanitario accantonato per ragioni elettorali e di facile immediato consenso. «Verità e responsabilità. Non c’è una programmazioni volontaria della regione ma un adeguamento dell’offerta al razionamento di 350milioni che ci è imposto dal governo. Non possiamo ribellarci a questa imposizione perché, nel 2011, la Puglia precipiterebbe nel burrone. Con il cuore sono con la protesta. I tagli tagliano servizi e diritti, non sprechi e corruzione. La Puglia è più importante delle mie aspirazioni politiche» - sono le dichiarazioni del nostro governatore riportate dalla stampa locale e nazionale. Innanzitutto non è il governo che impone ma il deficit del bilancio sanitario pugliese a richiedere questo drastico intervento. Ma la frase che sorprende, al di là dell’abile utilizzo delle parole, è il riferimento al burrone in cui scivolerebbe la Puglia senza l’intervento di riordino. Solo qualche settimana fa il ministro Tremonti era stato aggredito verbalmente, almeno nel suo caso, per aver fatto cenno al pericolo di default per il bilancio della Puglia. Il governatore aveva subito risposto per le rime accusando il titolare del dicastero dell’economia di spargere veleni politici senza alcun aggancio con la realtà. Ecco qui invece il riferimento al burrone nel 2011, nel 2011, non fra 5 anni. Doma-

ni quindi. Un’ultima considerazione sull’affermazione che i tagli non tagliano corruzione e sprechi ma servizi e diritti. Ma a chi compete limitare gli sprechi? Pensavo e penso spetti a chi ha governato e governa la Regione da 6 anni. Ma forse mi sbaglio. A GIOVINAZZO... Mentre in Regione si discute e si ipotizzano problemi nella maggioranza nel nostro consesso cittadino regna la calma più totale. Anzi no Il già consigliere regionale con vocazione al turismo politico senza sosta Magarelli è diventato coordinatore regionale dell’Unione Popolare Cristiana. L’UPC nasce da una costola di dissidenti dell’Unione Democratica Europea di Clemente Mastella. La nuova formazione intende restare nel centro sinistra in polemica con l’ex ministro della Giustizia del governo COSTRUZIONI RISTRUTTURAZIONI EDIFICI INTERNI ED ESTERNI RESTAURO RESIDENZE STORICHE

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Prodi passato nel campo avverso. Magarelli ci fa sapere che sono in corso contatti con due consiglieri del centro sinistra. L’UPC dovrebbe collocarsi nel nascente terzo polo con l’UDC e l’API. Penso che se non ci fosse il consigliere vice presidente del consiglio comunale la vita politica giovinazzese sarebbe piatta e senza interesse. Mancano due assessori, il presidente del consiglio comunale ma Antonello Natalicchio sembra procedere senza intoppi e impedimenti. Così, a distanza di circa 10 anni dalla sua prima candidatura a sindaco, non posso non riconoscere al nostro primo cittadino doti di pazienza e fermezza con i suoi compagni, nel vero e pieno senso della parola, di avventura tanto da aver superato crisi e congiunture negative ed aver saputo tenere a bada e coinvolgere centristi affamati, neopostcomunisti, socialisti, radicali, verdi ed ex fascisti e fascistelli ammaliati dal potere. A questo punto quasi quasi mi auguro che cambi la legge per l’ineleggibilità dopo due mandati.

alfiere@giovinazzo.it

Caro Alfiere ti scrivo Invito il dr. Alfiere ad un confronto politico. Il gossip lo lascio ad altri. Il Circolo Generazione Italia l’ho costituito e a breve saremo presenti sul territorio per un ritorno della Politica. Ricordo al dr. Alfiere che chi per lui dovrebbe vergognarsi per il livello bassissimo a cui il PDL di Giovinazzo ha portato il centrodestra. AAA PDL cercasi, ebbi a dire a qualche esponente del centrodestra presente in Consiglio Comunale, o meglio, ripetutamente ASSENTE. Assenti addirittura sull’approvazione del Bilancio di previsione. VERGOGNA. Di questo dobbiamo parlare, ma forse al dr. Alfiere, o chi per lui, sono temi che non conviene affrontare. O vogliamo parlare di come gli ex AN di Giovinazzo, pidiellini a tutti gli effetti, anche nei comportamenti e nella assenza di Passione Politica, hanno svenduto candidati ex AN (uno per tutti Tommy Attanasio) supportando invece il candidato sponsorizzato dal senatore? Eppure Attanasio aveva commissariato il locale circolo di Giovinazzo nominando l’amico comune all’Alfiere o a chi per lui. Vergogna. Sono ben fiera di non aver mai aderito al PDL; non ho condiviso e mi son ritirata a vita privata, piuttosto che svendere la mia Passione Politica. Oggi altri si ergono a giudici con poca onestà intellettuale e politica. Sara Achille, il CORAGGIO DELLE IDEE (la mia firma non l’ho mai nascosta).

Risponde l’Alfiere Sono consapevole di scrivere in un italiano stentato e non forbito come quello della signora che mi rivolge le sue attenzioni. Non scrivo bene come lei ma, la rassicuro, non ho bisogno di suggeritori. Ahimè è tutto pensato e, purtroppo per chi legge, scritto da me. Non mi inviti a confronti politici perché non sono stato e non sono “un soggetto politico”. Si calmi e conservi le sue energie per comizi, microfoni, interviste, riunioni per trattative pubbliche e segrete a cui, sono certo, non si sottrarrà. Mi permetta, sommessamente, di invitarla ad usare con parsimonia parole nette e cariche di significato e valore profondo. Passione politica, coerenza, onestà intellettuale e politica come sempre, come nel passato e nel futuro, sono state e saranno giudicate dagli elettori.

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passerella

Un posto al sole BRILLA

NELLE FINALI DI

Ci eravamo lasciati a Giovinazzo con Michele Placido che formulava sentenza col pollice verso alle ragazze in concorso a Miss bella d’Italia presentata nella tappa giovinazzese da Carmen Martorana. Poi Miss Bella e Mister Bello d’Italia 2010 sono andati avanti. Così come le speranze delle giovinazzesi che si erano fatte apprezzare dalla platea di casa. Spesso il cammino è irto di difficoltà soprattutto per chi proviene da mondi diversi. Le recenti esperienze televisive però, dei talent show stanno dimostrando che anche gli sconosciuti ai più possono farcela senza nulla da invidiare a chi, finora, è riuscita a cavalcare l’onda del successo grazie ad un nome famoso o alla classica spintarella. Nella gara finale a Minervino di Lecce presso il Dolmen Sport Resort, le giovinazzesi hanno acceso la speranza sul futuro. A Maria Francesca Bove, 17 anni, la prima eletta pugliese nella finale regionale di Molfetta del 20 agosto, è andata la fascia Miss Dolmen Resort, a Marica Gadaleta, 16enne, è stata consegnata la prestigiosa fascia Miss Fotogenia. Al concorso per Mister Bello d’Italia ha partecipato anche Marcantonio Marconi di Giovinazzo, selezionato per essere uno dei protagonisti del calendario Miss e Mister bella/o d’Italia 2011. Insieme a lui sono state scelte anche Vivien

MISS BELLA

LA BELLEZZA GIOVINAZZESE

Vischio, 18enne, e la già citata Maria Francesca Bove, sempre giovinazzesi. Un en-plein di titoli per le nostre ragazze. Un posticino al sole e forse qualcosa di più. Forse un trampolino di lancio per il mondo della moda, dello spettacolo, per le luci della ribalta in generale. Basta iniziare, cimentarsi e tentare: se ci sono i numeri, il successo, anche semplicemente parziale, arriverà.

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rilessioni DI

a

margine

PINO LISI

Scuola, gioie e dolori Il 15 settembre anche a Giovinazzo è partito l’ennesimo anno scolastico, nella fattispecie l’anno 2010-2011. Come ogni anno ci sono le solite novità o le nuove sempre più pessime, dalle feste natalizie e pasquali a quelle carnevalesche ed ai vari ponti già fatti o ricostruiti ad hoc, alle vecchie e nuove innovazioni organizzative, strutturali, sperimentali, impiantistiche e culturali in generale. Meno lavoro e meno scuola ai giovani, meno istruzione, ridotto impegno e ulteriore riduzione di strutture scolastiche con conseguente riduzione di educazione scolastica che non prescinde da quella comportamentale in sé tanto da demandare tutto sulle spalle dei genitori, ammesso che l’alunno abbia la fortuna di averli entrambi e che siano felicemente sposati e regolarmente conviventi. Più lavoro e più scuola ai più piccoli, molta ma molta più istruzione, quasi a livello ingegneristico, molto più impegno, tanto da sembrare quasi dei segregati con tanto di arresti domiciliari o libertà vigilata a cominciare già dalla più tenera età di tre anni o, in qualche caso voluto dagli stessi genitori, anche prima dei tre anni. Tutte le fasce di età, dalla scuola materna all’adolescenza fino alla fine della scuola dell’obbligo, non si capisce a che età, hanno in comune però alcuni elementi. 1) Le strutture scolastiche fatiscenti ed incomplete con annesse le precarie condizioni degli impianti sportivi o palestre in aggiunta a laboratori para-scientifici; 2) Il sovraffollamento di alunni nelle aule, in contrasto con le nuove riforme scolastiche che prevedono riduzione di personale docente e non docente oltre all’ultimo attuale super concentramento di bunker amministrativo! In realtà penso che qualcuno nel mondo della scuola non sa fare neanche una piccola addizione, se tanti alunni ci sono nella scuola materna e tanti nella scuola elementare, tanti ci saranno nella scuola media, si parla sempre di scuola dell’obbligo. Invece il circolo della scuola media è uno solo, altrimenti i super poteri in mano ad un solo Dirigente Scolastico come fanno ad andare? 3) Meno educazione e meno disponibilità dai professori agli alunni o per poco tempo insieme, nel caso degli adolescenti, meno di trenta ore settimanali o per troppo tempo, nel caso dei più piccoli, addirittura 40 ore settimanali, così se qualche genitore avesse qualche problema a crescersi il proprio figlio ci pensa la “biboneria” della scuola! 4) Ci potrebbe essere, forse, la convergenza al week-end, solo che i grandi partirebbero prima con un genitore o la mattina del sabato, i piccoli, usciti da scuola nel tardo pomeriggio del venerdì seguirebbero a distanza con l’altro genitore o anticiperebbero al venerdì notte la partenza per un fine settimana stracarico di compiti, sempreché i genitori non lavorino o che svolgano un lavoro adatto e adattabile a tutte queste varie e variopinte esigenze socio-culturali.

TUTTI IN VESPA

ph: Enrico Tedeschi Quinto Raduno Nazionale «Tutti in vespa» in coincidenza con la Prima Edizione del Mini Tour delle Marine. Un’iniziativa che nasce sotto l’egida del Vespa World, del Vespa Club Italia e della Federazione Motociclistica Italiana. Due giorni all’insegna del divertimento e dell’amicizia tra i percorsi culturali ed artistici del territorio che comprende le città di Bari, S.Spirito, Giovinazzo, Molfetta, Bisceglie e Trani. Due gli appuntamenti dell’evento: il 4 settembre il primo mini Tour delle Marine delle sei perle del basso Adriatico, per dare l’opportunità ai tanti vespisti provenienti da tutta Italia di conoscere il nostro territorio all’insegna del divertimento, della musica, delle gare di abilità e dei country-party. Di particolare rilievo la tappa di Trani laddove il locale Portulaca ha offerto un generoso happy hour. Domenica 5 settembre, invece, la manifestazione si è spostata su Giovinazzo, Bari e Molfetta dove è avvenuta la premiazione finale nel parco del divertimento di Miragica. Il 5 settembre, in particolare, si è snodato per le vie di Giovinazzo il corteo festoso dei vespisti e dopo la visita al centro storico è stata organizzata una colorata degustazione di prodotti tipici locali. Un turismo insomma da intenditori, i quali hanno apprezzato a pieno le bellezze del borgo antico della cittadina, favoriti da un clima ancora estivo. E soprattutto tutto si è svolto senza il minimo rumore e schiamazzo ma con un pizzico di sottile eleganza che solo la Vespa riesce ad esprimere. Dopo 55 anni di successo nel mondo questo motociclo smuove ancora le folle e attrae l’attenzione di appassionati e non. L’iniziativa ha ottenuto il patrocinio della Regione, delle Province di Bari e BAT e dei Comuni ospitanti. ANGELO GUASTADISEGNI

L’esclusiva per la scuola elementare sono i famosi P.O.N. e P.O.F. proprio perché l’Unione Europea finanzia e dice di utilizzare al meglio i fondi che vengono erogati, i quali però non prevedono di affossare l’alunno in un turbine a mo’ di girone dantesco tra la disponibilità, l’impegno e la lungaggine temporale conditi dall’inutilità culturale e di spreco di forza fisica e di energia intellettuale. Senza considerare che la scuola dell’obbligo, oltre al pagamento del buono pasto ti porta a pagarti l’educazione fisica, l’educazione musicale, il laboratorio, il teatro, il cinema e quant’altro. Navigare nel mondo dell’intelletto e portarti a scoprire nuove cose è molto bello ma qui mi sembra di affogare nel mare di uno strazio culturale perenne e senza uscita. E questo, ahimé, non succede solo a Giovinazzo.

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l intervista

DI GABRIELLA MARCANDREA

Raimondo Todaro da Ballando con le Stelle alla nostra Piazza

cessario affrontare le preselezioni e le selezioni finali a Roma. Che cosa si prova a far ballare chi non ha mai mosso un passo ma è un personaggio famoso nel mondo dello spettacolo o dello sport? Occorre prendere tutto con tanto spirito di divertimento e ovviamente metterci tanto impegno. Almeno due o tre ore al giorno di allenamento intensivo. Con chi ha avuto maggiori difficoltà nella preparazione? Con Carol Alt, ma solo perché era troppo presa da altri impegni lavorativi e in luoghi completamente diversi. Mancava dunque la costanza. Chi vorresti vedere al ritmo della samba sul palcoscenico di Ballando con le stelle? Senza ombra di dubbio la nostra grande Milly Carlucci. Il successo di Ballando con le stelle si è catapultato in Piazza Vittorio Emanuele a Giovinazzo. Cosa ne pensi di questa cittadina? È una bellissima località che io ho potuto conoscere grazie alla Illuzzi’si Dance School e ai suoi gentilissimi fondatori, i coniugi Illuzzi per l’appunto e i loro figlioli Gaetano ed Antonella, appassionatissimi nel ballo. Abbiamo anche programmato degli stages qui, nei prossimi mesi

Il protagonista assoluto dell’edizione di Ballando con le stelle 2009/2010, il vincitore Raimondo Todaro in coppia con Veronica Olivier, non poteva sfuggire ai nostri taccuini. Parole d’ordine? Rumba, samba, cha cha, paso doble e jive. Protagonista assoluto della nostra piazza e dell’inverno di RAIuno, lanciato e coccolato dall’immarcescibile Milly Carlucci, padrona assoluta del sabato sera negli ultimi anni. Ascoltiamolo!

va a guardare in faccia un pubblico che con affetto vi ha seguiti per tutto l’inverno influenzati dalla febbre del ballo? È il momento più bello perché si riceve l’applauso della gente in diretta. Anche se per noi ballerini, la cosa più importante è offrire comunque la performance migliore. Per quel che mi riguarda, è il primo anno che ballo qui, in questa meravigliosa piaz- .Cosa c’è nel tuo futuro dopo l’ultima za, a Giovinazzo. vittoria a Ballando con le stelle? Tante competizioni. A settembre sarò a Los Che cosa dovrebbe fare un giovane Angeles. E poi c’è la mia scuola di ballo Dalle luci dello studio televisivo di ballerino bravo e preparato che vuo- a Misterbianco, in Sicilia, che va seguita Ballando con le stelle alle piazze le partecipare alle selezioni del fa- con attenzione perché le proprie radici più ambite dell’estate. Cosa si pro- moso programma televisivo? È ne- non si abbandonano mai!

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ph: Nico Mongelli


giovinazzo giovinazzo

che che

lavora lavora

IL NOSTRO VIAGGIO ALLA SCOPERTA DELLE NOSTRE ATTIVITÀ COMMERCIALI

FIRECOMM, DAL VIDEOTEL ALL’HI-TECH Questo mese parliamo di commercializzazione e assistenza dei prodotti informatici. Parliamo di Firecomm. Come fronteggiare con successo la globalizzazione del mercato sentendosi piccoli. Firecomm nasce nel 1991 quando Antonio Pizzolante aveva appena 18 anni. Perito informatico diplomato all’ITIS G Ferraris di Molfetta. La passione per l’informatica, nata negli anni 80 ai tempi dei commodore 64, Amiga, sistemi Msx , ai telefilm come I ragazzi del computer, si è tradotta in una reale attività lavorativa. Trant’anni fa l’informatica era una scienza affascinante ma poco sviluppata. Il mondo di internet sarebbe arrivato dieci anni dopo nelle cade della gente. Nel 1991 esisteva il Videotel. Un sistema telematico simile al televidea che veniva fornito dalla SIP (attuale Telecom). Un terminale negli uffici che consentiva per chi era allacciato da casa l’accesso all’informazioni 24 ore su 24. Già, il Videotel per chi se lo ricorda, fu l’inizio di un cammino professionale. Fornire informazioni alle aziende 24 ore su 24. FIRECOMM non a caso nasce dalle parole inglesi FIRE e COMMUNICATIONS. IN PRINCIPIO FU IL VIDEOTEL Nel 1991 Firecomm stipula un contratto con la SIP per fornire informazioni su Videotel. Le informazioni erano sostanzialmente una banca dati turistica della Regione Puglia. Fornivamo informazioni circa hotel, posti da vedere, posti da visitare, camping, ristoranti pugliesi. Man mano che il tempo passava, il servizio videotel diventava più evoluto permettendo servizi in tempo reale. Fu così che grazie ai contatti avvenuti in Francia dove il sistema videotel (denominato Minitel) era più capillare sul territorio ed vantava un numero di abbonati nettamente superiore a quello italiano, Firecomm impiantò un sistema evolutissimo in quegli anni che permetteva lo scambio di informazioni tra diversi utenti in tempo reale: la chat. Oggi sembra una cosa banale, ma in quegli anni era davvero una rivoluzione. Rivoluzione telematica che consentiva di comunicare in tutte le lingue del mondo dagli studi di un locale di Giovinzzo. Anche se molti giovinazzesi non ne erano a conoscenza! Il Videotel poi fu cancellato da internet che entrerà nelle aziende e nelle case della gente. LA VENDITA DEI PRIMI PC. A quel punto era necessaria una riconversione aziendale. Firecomm cominciò a vendere i primi computer. La sede era in via Riccio, alle spalle di un noto pub di Giovinazzo. Lì, in un laboratorio di 20 mq, Antonio Pizzolante assemblava i primi pc. Per chi non ricorda i processori utilizzati in quegli anni erano gli 8088 / 8086 a seguire poi gli 80286, conosciuti semplicemente come 286 che - pensate - avevano una velocità tra i 12 e i 20 Mhz (un processore di ultima generazione monta all’interno 4 processori da 3400 Mhz ). In questo laboratorio Antonio Pizzolante cominciò ad assemblare

e vendere i primi computer, a ripararli, a programmarli. L’evoluzione dei processori, la conosciamo tutti. Ora i computer sono più semplici, più veloci con programmi sempre più complessi ed evoluti. Nel 1994 Firecomm si trasferì in una sede più confortevole, l’attuale, in via Marconi 161. «Nonostante l’attività - parla il fondatore della Firecomm, Antonio Pizzolante - si sia evoluta nella rivendita e riparazione di prodotti informatici e tecnologici , non abbiamo mai dimenticato lo spirito iniziale del nostro lavoro, quello di fornire servizi ai privati e alle aziende. Infatti sviluppiamo applicazioni internet evolute, da banche dati a servizi di commercio elettronico, alla creazione di siti web e portali di comparazione prezzo». «Dopo quasi 20 anni di presenza sul territorio - continua con orgoglio Pizzolante - abbiamo accumulato una ottima esperienza che mettiamo a disposizione dei nostri clienti. Questo è la nostra storia lavorativa, ricca di tante soddisfazioni. Oggi continuiamo ad occuparci di vendita di computers, notebook, stampanti, consumabili e tutto ciò che riguarda l’elettronica di consumo. Nonostante la presenza incontrastata di ipermercati attorno alla nostra cittadina, riusciamo a resistere in questo settore perché si stabilisce un rapporto di fidelizzazione con il cliente». I prezzi, nel settore dell’information technology, in realtà, non sono molto distanti da quelli proposti dagli ipermercati, anzi spessissimo nelle piccole strutture, come in Firecomm, si riesce ad ottenere prezzi inferiori e servizi totalmente imparagonabili rispetto agli ipermercati. Oggi Firecomm segue il cliente dopo la vendita offrendo continuamente assistenza tecnica, perché il cliente ha sempre bisogno di aver qualcuno che risolva i problemi del proprio computer (dai problemi di virus ai problemi puramente elettronici). Firecomm effettua infatti riparazioni di personal computer fissi e portatili. Ritira e riconsegna le apparecchiature elettroniche anche a domicilio. «Per quanto riguarda i notebook - conclude il titolare Pizzolante - abbiamo attrezzature in laboratorio che ci permettono di ripararli in tempi veloci. Siamo l’unico punto in effetti a Giovinazzo che si occupa di riparazioni elettroniche di notebook. Oltre alla vendita ed all’assistenza di attrezzature informatiche e per ufficio, a seguito di un corso professionale per progettista internet che mi ha visto occupato per ben 360 ore, ci occupiamo di sviluppare applicazioni internet. Dai siti web informativi aziendali a pure applicazioni quali ad esempio gestione clienti ed archivi da remoto, applicazioni di commercio elettronico, portali per lo sviluppo economico cittadino, portali per la ricerca e comparazione prezzi e tanto altro ancora». Per maggiori informazioni consultate il sito www.firecomm.it

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storia DI DIEGO CLASSIFICAZIONE DELLE IMBARCAZIONI In una relazione al Re di Napoli del 9 novembre 1872 il Ministro della Marina dopo una sommaria menzione dei bastimenti italiani d’ogni epoca, le cui denominazioni si rifacevano a quelle in uso in altri paesi ma anche al latino, propose un regolamento per stabilire una denominazione ufficiale italiana per i bastimenti a vapore, a remi o a vela. In alcuni atti notarili del XVII sec. relativi a problematiche legate alla marineria giovinazzese ritroviamo denominazioni di imbarcazioni come la tartana, la fregata, e la marciliana. Quest’ultima denominazione non è riportata nella suddetta relazione perchè tale importante nave era ormai scomparsa ai primi dell’Ottocento. La marciliana, marsiliana o anche marziliana era una imbarcazione d’origine veneziana che tra il XVI e il XVII secolo fu utilizzata per i traffici mercantili inizialmente tra l’Istria, la Romagna e le Marche e dal XVI secolo tra Venezia e i porti della Puglia, di Spalato, Ragusa e Durazzo e verso le isole Ionie. Le merci trasportate dalla Puglia furono grano, olio, mandorle. L’origine del termine marciliana potrebbe derivare da S. Marco, patrono di Venezia o dal porto francese di Marsiglia, con cui i veneziani nel XII secolo avevano un grande traffico, ma l’etimologia più attendibile sembra però essere quella legata a nave “merciaia o portatrice di merci”. I mercanti veneziani, a volte avidi di danaro, cercando di caricare quanta più merce possibile sulla nave arrivavano a comprometterne la stabilità. La marciliana è stata perciò l’imbarcazione dell’epoca non solo più soggetta ad essere assalita dai corsari ma anche vittima di naufragi. Il Senato veneziano cercò di porre rimedio a questi intollerabili sovraccarichi con l’ordinanza del 4 novembre 1589 in cui si proibiva di aggiungere “altra coperta che le due con le quali sono fabbricate”, ma senza concreti risultati e nel 1602 si riuscì solo a proibire alle marciliane di navigare nel Mediterraneo. Pantero Pantera, nel 1614, nel descrivere le marciliane dice che avevano sette vele: sei quadrate ed una latina; mentre lo storico J. Luetic in un documento del 1657 scrive che la marciliana era dotata di tre alberi. In un manoscritto di Staffano de Zanne de Michel del 1686, sono riportate le dimensioni necessarie per costruire lo scafo di una marciliana anche se è pure precisato che ogni capitano tendeva a modificarla a seconda le proprie necessità (notizie tratte da: Mario Marzari, La Marciliana, da www.pietrocristini.com/marciliana_storia.htm). Pescheria MEDITERRANEA MEDITERRANEA F.lli Camporeale

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QUELLE PIU’ SOGGETTE A NAUFRAGIO All’inizio del Settecento si erano imposte nuove tipologie di imbarcazioni, più agili e più economiche e prima gradualmente, poi definitivamente della marciliana non rimase più traccia, se non appunto nei documenti d’archivio. Atti notarili rogati sulla piazza di Giovinazzo, confermano i dati appena riportati ovvero che la marciliana fosse imbarcazione veneziana e che facilmente naufragava. Il primo atto rogato dal Notaio Giacinto Riccio il 15 agosto 1669 è un contenzioso (ASBa, p.za di Giovinazzo sk 15, vol. 218, f. 169). Don Giuseppe Malatesta attuario del regio Secreto e Mastro Portolano di Puglia reclamava il diritto al sequestro delle merci recuperate dalla marsiliana veneziana naufragata l’11 agosto. Il sequestro contestato era già stato effettuato dal Governatore di Giovinazzo e vice Protontino don Ferdinando Carillo davanti al quale il Malatesta fece la seguente protesta: «Giuseppe Malatesta Mastrodatti della Regia Audientia

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a

nostra DE CEGLIA

i, naufragi e nziosi

del regio sig. Secreto e Mastro Portolano di Puglia nec non deputato alle cose infrascritte ... fa intendere a V.S. Protontino di questa città di Giovinazzo come dovendo per osservanza di detta sua convenzione procedere al sequestro di tutti gli armiggi recuperati dal naufragio della marseliana de padron Benedetto Adorno di Venetia seguito in questo porto sotto li 11 di detto mese, ha trovato che da V.S. antecedentemente si sono quelli propria auctoritate pigliati et reposti in un magazzino dentro questa città senza haver mira che il procedere in simili cause ha spettato e spetta a detto sig. Protontino». Il portolano richiamava infatti una specifica normativa di immemorabile data che avvallava tale diritto che egli «lo pratica in tutti li caricaturi e porti della Provincia di sua giurisdizione per osservanza non solo delle instruzzioni consignateli dalla Regia Camera per il buon governo del suo officio, ma anche in virtù de’ privileggi e più decreti della Regia Camera eseguiti da S. E. nel suo Regio Collaterale Consiglio».

NAUFRAGIO DI MARSIGLIANA Poichè dopo ogni sequestro v’erano sicuri vantaggi economici, il Governatore non disdegnava violare la legge consuetudinaria tanto che il portolano potè accusarlo che per «far cosa gradita et ampliare la giurisdizione dell’Ill.mo sig. Duca padrone di questa città intendete inoltrarvi, et spogliare de facto di quella che naturalemente spetta et è propria di detto officio del sig. Secreto et anco Protontino di Puglia, del che espressamenete se ne protesta ... del qual atto di sequestro da mo per all’hora diè di nullità con animo d’averne ricorso a S. E. alla Regia Camera per l’abolimento di quello». Il sopruso era palese infatti Giuseppe Malatesta richiamò un precedente esempio che avvallava il suo diritto ad operare il sequestro: «essendo naufragata nel mese di marzo un’altra marsigliana nell’acque, o marine di Trani, dove anco l’Illustre Duca di Giovenazzo presuppone haver il medesimo officio di Protontino come disse possederlo in questa città, non solo non procedè in detto negotio, ma ne meno si fe intendere haver ombra di pretentione sopra di detto naufragio ma pacifice et quiete e senza veruna costrizione lasciò procedere alla cattura dell’informatione, sequestro e consegna delle mercantie et armiggi al procuratore fiscale di detto sig. Protontino mentre ben sapeva detto asserto Protontino di Trani che il reconoscimento di simili naufragi ha sempre spettato e spetta alla Regia Audienza del Mastro Portolano di Puglia come Giudice ordinario di simili cause». La sua protesta si fece perciò più incisiva e determinata; «per tanto di nuovo si protesta anche di tanti danni, spese, et in ciò che potesse patire per l’impedimento se li da d’esercitare la giurisdizione del suo Officio ... si richiede che debbiate subito consignarli copia dell’inventario di tutte le robbe recuperate dal detto naufragio per cautela del regio Fisco et instrutione di detto Portolano». Il Governatore della città di Giovenazzo replicando alla sopradetta protesta asseriva «il magnifico Portolano non haver nessuna giurisdizione in questo porto, ma spettare ad esso replicante la cognizione di qualsivoglia naufragio, come ab immemorabili n’è stato sempre in possesso, come al presente lo possiede pacificamente et quiete, anzi l’anni passati in diverse occasioni di naufragio sempre sono stati riconosciuti dalli protontini suoi predecessori ....ad ogn’altro officiale non vi è memoria d’huomo in contrario». Pertanto anch’egli, certo del diritto che reclamava anticipava che si

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sarebbe riservato di «haverne ricorso alla Regia Camera et ogni altro tribunale ove sarà necessario, così dice non solo in questo ma in ogn’altro miglior modo». Non sappiamo come si risolse il contenzioso. E’ solo il caso di precisare che, come ricordava il Malatesta, anche il Regio Fisco aveva un suo tornaconto infatti gli si doveva dare «minuto conto ogn’anno de proventi (che) li ponno spettare dal ritratto delle robbe naufragate che sogliono vendersi, quando non vi è legitimo padrone di quelle». NAUFRAGIO DI FREGATA Naturalmente il naufragio non fu prerogativa delle sole marsiliane ma anche ad altre imbarcazioni capitò così tragica sorte, e sempre più d’uno si contese il diritto a sequestrare quanto veniva recuperato in mare . L’atto del 22 dicembre 1669 rogato dallo stesso notaio Giacinto Riccio (ASBa, p.za di Giovinazzo sk. 15, vol. 218, f. 254) tratta del naufragio della fregata (veloce e snella nave da guerra dei secoli XVII e XVIII), di «Padron Francesco di Cristoforo di Ragusa vecchia» avvenuto nelle acque di Giovinazzo il 16 dicembre 1669. Delle «robbe, armiggi e mercantie» si contestava ancora una volta il sequestro effettuato impropriamente dal Governatore della città di Giovinazzo Ferdinando Carillo. «Francesco della Vega della città di Bari deputato dal Tribunale del Regio Secreto e mastro Portulano di Puglia, fa intendere a V. S. sig. don Ferdinando Carillo Governatore in questa città di Giovenazzo, et asserto vice Protontino, come essendosi esso Francesco conferito in questa città in virtù di ordine di detto regio Mastro Portulano, per procedere al sequestro delle robbe, armiggi e mercantie, ricuperate dal naufragio della fregata di padron Francecso di Cristofaro di Ragusa vecchia, succeduto sotto li 16 del corrente mese di dicembre 1669 in questa spiaggia, e proprio di rimpetto alla chiesa del Carminiello alla via di Bari, ha trovato che da V. S. non ostante l’altre notitie, e proteste per detta causa fattali se sia ingerito in pregiudizio del detto Tribunale di Barletta, et contro la forma delle Regie Instrutioni della Regia Camera con danno del regio Fisco pigliandose dette robbe, et armiggi». Erano trascorsi solo quattro mesi dal precedente naufragio, eppure il Governatore si intestardiva a reclamare per sè tale diritto tanto che

anche questa volta provocò decise proteste. Francesco della Vega infatti, richiamando il caso precedente, così continua nella deposizione davanti al notaio: «con la presente sua requisitiva se ne protesta et richiede a V. S. Sig. Governatore non solo la restitutione et consegna di dette robbe, et armiggi, ma anco darli copia dell’inventario di tutte e qualsivoglia robba benchè minima di detta fregata altrimente di nuovo se ne protesta aderendosi sempre alla protesta fattali dal magnifico Giuseppe Malatesta Mastro d’atti di detto tribunale come per atto pubblico per mano di notar Giacinto Riccio». Ancora una volta il Governatore ribadisce di «non haver mai havuta intentione di usurparsi quello spetta a detto Mastro Portolano, ma di mantenersi nella sua pacifica reale et actuale possessione in che li suoi predecessori sono stati per il passato, et adherendo alla replica per esso fatta alla protesta che dice per detto Malatesta fatta de nuovo, se protesta contro detto pretendente della turbata possessione di giurisdizione nella quale se ritrova» e conferma il suo proposito di rivolgersi «alla Regia Camera, e superiori a chi spetta e così dice in questo et in ogn’altro miglior modo» per veder riconosciuto il suo preteso diritto. CARICHI GETTATI IN MARE Ma se alcuni perdevano il carico della propria imbarcazione per naufragi di cui erano stati vittima, altri scaricavano in mare la merce per fini diversi; vedasi il caso del carico di una marsiliana veneta di cui si può leggere in un bastardello del notaio Giacinto Riccio (ASBa, p.za di Giovinazzo sk. 15, vol. 224, f. 2). L’atto è del 4 luglio 1675: «ad istantia fattaci da Giacomo Buonhomo di questa città ci siamo conferiti mezzo la piazza di questa città et proprio sopra li gradini di Santa Maria di Costantinopoli dove habbiamo ritrovato il padron Giubilo d’Archi della città di Venezia ben conosciuto al presente … che patronessa la Marsiliana nominata S. Francesco et S. Antonio da Padua …». La marsiliana doveva caricare botti d’olio da portare a Venezia ma molti erano i «pericoli dell’Armata francese che danneggia questi contorni ed in particolare la città di Barletta». Maggiori particolari ci vengono forniti da altro atto stipulato tra le stesse parti lo stesso 4 luglio ma per mano del notaio G. F. Graziosi (ASBa, p.za di Giovinazzo, sk. 16,

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vol. 227, f. 145 v) che scriveva: «a preghiera et istanza fattaci da Giacomo Buonhomo di questa città ci siamo conferiti in mezzo la piazza et proprie sopra li gradini di Santa Maria di Costantinopoli dove abbiamo trovato il padron Giubilo di Strali della città di Venetia al presente commorante in questa, ben conosciuto che patronezza la marsigliana nominata Santo Francesco et Santo Antonio di Padua ancoregiata nel porto di questa città per parte del qual Giacomo si è richieduto a detto padron Giubilo come avendo incominciato a caricare de botti piene d’oglio sopra detta marziliana per quello trasmetterle in Venezia, come appare nelli libri della Dohana, quale caricamento non intende finirlo, anzi si richiede detto padron che subito voglia discaricare dette botti poste sopra detto vascello et riponerle sopra detto porto» La richiesta era dettata dalla preoccupazione «per l’evidenti pericoli dell’armata francesa navale che dannegia questi contorni et in particulare ieri 3 del presente mese due vascelli francesi arditamente andarono sotto la real fortezza della città di Barletta da donde con tiri di molte cannonate avendono dato il guasto alla città si pigliorono una nave veneta carica di grano». Poichè «neanche sotto le regie fortezze stanno sicuro i vascelli, ... non intende detto Giacomo finire il presente caricamento et chiede et si protesta contro detto padron Giubilo d’ogni danno potesse succedere in qualsivoglia maniera». Il padron Giubilo controribattè d’esser lui anzi in diritto di reclamare danni e ricevere liquidazione per tutte le giornate perse ed i danni subiti. Che cosa fosse accaduto a quella imbarcazione ci viene rivelato dalle deposizioni che lo stesso Giacomo

Buonhuomo e Celidonia Vernice, co-noleggiatori di quell’imbarcazione, resero allo stesso notaio Graziosi quindici giorni dopo. I due avevano adempiuto alle condizioni contrattuali del noleggio caricando le botti prestabilite sulla barca, ma il capitano della stessa, ne aveva gettate alcune in mare con discapito economico dei noleggiatori che con l’atto notarile dichiaravano di non voler rispondere di ciò dinanzi ai veneziani con i quali avevano contrattato la compravendita di olio. «Costituti magnifica Celidonia Vernice et Iacobo Buonhomo de Iuvenatio qui sponte via protestativa asseruerun coram nobis come avavano ambidue noligiato la marzigliana nominata S. Francesco et S. Antonio de Padua patronizzata dal padron Giubilo d’Archi di Venezia, per sopra la quale caricare oglio per la volta di Venezia et havendono ambidue compelto il caricamento in quella conformità del nolegio fatto, questa mattina 19 del presente mese detto padron giubilo essendosi partito con detta marzigliana dal porto di questa predetta città con l’espedittioni necessarie, have per alcuni suoi acri fini versato in terra *** botte vacue ascendentino alla capacità di some *** incirca d’oglio, che però detti magnifici Celidonia e Giacomo si protestano tanto contro detto padron Giubilo, come contro qualsivoglia persona ci l’avesse interesse, non intendendono succumbere al pagamento del nolegiato potessero importare dette botti vacue ascendentino alla capacità di dette some *** incirca, infatti hanno ambidue adempiuto il caricamento predicto del nolegiato» (ASBa, p.za di Giovinazzo, sk. 16, vol. 227, f. 148 v., atto del 19 luglio 1675).

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candidamente DI

BRUNO LANDO

IO COME ALFRED KINSEY TUTTI I COSTUMI SESSUALI DEI GIOVINAZZESI. LA POSIZIONE PREFERITA NEL FARE L’AMORE? QUELLA DEL GIAGUARO! OGNI RIFERIMENTO A FATTI E/O A PERSONE È DA RITENERSI PURAMENTE CASUALE E/O INVENTATO DI SANA PIANTA Come l’etologo americano anche io ho condotto la prima indagine sui costumi sessuali della mia gente. Alfred Kinsey, nacque in America nel 1894, laureato in entomologia e zoologia, decise un bel giorno di chiedere ai suoi studenti che cosa sapevano sul sesso. Con grande stupore si accorse che imperversava una grande ignoranza sui costumi sessuali americani. Nacque così l’idea di un sondaggio, il primo nella storia che alzò le lenzuola, rivelò tutto sui ‘gusti amorosi’ degli americani. Inutile dire che una grande eco, scandalo e molteplici discussioni sollevarono l’opera. Impensabile all’epoca che molti praticassero l’omosessualità (uomini e donne), lo scambismo di coppia, che si avessero rapporti con più partner contemporaneamente o che ci fossero relazioni extra coniugali. Parliamo di un’America, anche bigotta, dei primi anni del secolo scorso. Ma cosa succede invece a Giovinazzo nel primo decennio del terzo millennio dopo Cristo? Ho dovuto contattare oltre mille cittadini, miei compaesani ai quali ho sottoposto una serie di quesiti in forma anonima. I risultati mi hanno lasciato basito, esterrefatto, completamente intontito! Sono partito col chiedere l’età dell’iniziazione sessuale. La media italiana sostiene che il 40% dei maschi ha vissuto questa esperienza prima dei 15 anni, mentre per le ragazze la percentuale scende al 33%.

Con i giovani, invece, risulta che il 90% dei maschi ha avuto un ‘primo contatto nei primi 13 anni, mentre per le donne la percentuale è azzerata perchè la verginità viene ancora ritenuta un dono da dare solo a chi ha detto sì in Chiesa. Sara B., 17 anni, ha commentato: «Con le mie amiche cerchiamo il principe azzurro, i nostri amorucci devono accontentarsi solo di baci casti e innocenti». Ritengo il dato abbastanza tranquillizzante per i genitori che ci stanno leggendo. Ma mamma e papà di Giovinazzo sono fedeli? In Italia il 68% degli uomini dichiara di aver tradito almeno una volta la propria compagna, mentre la percentuale scende al 45% per le donne. Qui da noi le percentuali variano notevolmente. Il 93% degli uomini dichiara di aver vissuto molte esperienze durante gli anni di matrimonio. Per le donne invece la percentuale si azzera. Giuseppina C. 36 anni casalinga, sposata da 12: «Non potrei mai tradire mio marito, non sarei più capace di guardarlo in faccia». Sicuramente un dato confortante per i lettori maschili di questo articolo! Ma tra le avventure extra matrimoniali dei maschietti sposati nostrani c’è anche il congiungimento con i transessuali? Tale fenomeno, ormai, è venuto alla luce da quando molti politici (specchio della nostra società) e vari vip sono stati sorpresi con questi ‘angeli

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dell’amore’. In Italia, il 32% dei maschi ricorre all’amore trans almeno una volta nella vita. Ben l’80% di loro ci va per il ‘lato maschile’. Mentre nella nostra cittadina come stanno le cose? Nessuno degli uomini intervistati ha mai, neanche lontanamente pensato, di ricorrere a tale ‘obbrobriosa esperienza’. La conferma questa volta mi è stata data da un noto trans che esercita alle porte del nostro paese il mestiere più antico del mondo: «Vengono da tutte le parti, da Bitonto, da Molfetta, da Terlizzi, da Ruvo ma da Giovinazzo mai.. mai visto un solo giovinazzese qui da me». Insomma quello che ne viene fuori da questo sondaggio è sicuramente un quadro tranquillizzante di una cittadina, sotto molti versi abbastanza morigerata e poco peccaminosa. Lontana anni luce dai risvolti trasgressivi di gusti intimi che invece affliggono altre parti della nostra Nazione. Se, facendo una ipotesi assurda, i nostri compaesani fossero stati allineati in percentuale ad altri di varie città italiane ci sarebbero da fare delle riflessioni serie e inquietanti. Per fare un esempio, su 10 lettori di questo articolo si dovrebbe dire che è stato letto da almeno 4 persone con tendenze omosessuali. Da almeno 5 (se sposati) che hanno tradito il proprio consorte. Da almeno uno che ama farsi ammanettare a letto, da almeno uno che ama traverstirsi (magari da Zorro) durante l’intimità. Siamo a Giovinazzo. Le perversioni e i gusti strani appartengono ad altri. Impensabile che su dieci famiglie del nostro condominio ci siano almeno tre con un amante fisso o due con uno sporadico. Resta, confermato dal mio personale sondaggio, una sola trasgressione tipica dei giovinazzesi e - direi - quasi autoctona. Quando ho chiesto la posizione preferita per fare l’amore, mi hanno risposto quasi all’unisono: «La posizione del giaguaro». Non vorrei, descrivendola, rovinare un pezzo di studio scientifico. E’ la posizione inventata dal Consigliere Magarelli e alla quale, ormai, ci siamo tutti affezionati. Se qualcuno non la conoscesse ancora, consiglio di contattare lo stesso amministratore. Aiuta a far meglio l’amore, quello sano che si vive solo qui a Giovinazzo. OTTOBRE

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DI VINCENZO DEPALMA

LA SALZE!!!

Il periodo estivo, sempre della mia epoca, era caratterizzato da una sola grande necessità. L’assillo, il pensiero predominante in ogni famiglia, anzi posso con certezza affermare del paese tutto: la salze! I gruppi famigliari erano tutti impegnati e protesi alla soluzione ed alla fattibilità del problema per potersi assicurare la prevviste de la salze pu virne. Oggi i pomodori, sul mercato, ci sono tutto l’anno. La globalizzazione non ti fa mai mancare il prodotto, ma ai miei tempi li trovavi solo d’estate e questo era il vero motivo che giustificava tutto quell’affanno. L’estate iniziava che le pemedore accirrete pe la cialledde e continuava che le pemedore russe pe la salze e da mette jnze a le bettiglie. Negli orti giovinazzesi vi erano ovunque filari di pomodori che emanavano un profumo inebriante che ora non si sente più. Bastava sfiorare una pianta ed eri contaminato dal loro profumo. Le pemedore de mo’ so tutte scorze…e avaste! Non addorene pe’ nudde.. Il primo problema era di quando fare la salze. Preime o doppe la fere oppure preime o doppe la Madonne. Erano le date che secondo le annate e le necessità famigliari venivano prescelte per l’operazione. I bambini erano meno fortunati perché, con la calura estiva e con tutti quei pomodori in giro per la casa, si riempivano di frueite (piccoli sfoghetti cutanei) che arrossavano la pelle e davano prurito costringendo le nostre mamme a ripeterci: «mi raccomande! Non ti si grattanne!». Il vicinato si scambiava informazioni sui produttori a ci tenejve le pemedore chiù megghie.

C’era chi faceva il nome du Zuzze, ci di Bere vecchie, ci De tre mazze, ci di Tre cose, ci de Re Nuve, ci chidde di Savinidde Mardemeniche, ci chidde de Peppaun a la cocever de la vi de Bere. Ci si informava soprattutto se le piante di pomodoro venivano innaffiate con l’acqua dell’acquedotto o con acqua sorgiva salmastra perché questi ultimi pomodori erano tutta sostanze a differenza di quelli dell’acquedotte. I pomodori non si andavano a comprare da quei pochi fruttivendoli giovinazzesi, ma ci si rivolgeva direttamente ai produttori perché, come vi ho detto più volte, ai miei tempi non c’erano macchine per cui ci si accordava cu rutuene, che quando rientrava da fore cu trajene, passava dalle nostre abitazioni per lasciarti u candele de le pemedore che avevi commissionato. Terrazze, case, stalle, spazi liberi fuori la porta di ci avetaive le settene, erano trasformati in laboratori di produzione de la salze. I pomodori, appena consegnati venivano capete e spanneute o saule perché maturassero meglio, mentre, con chidde scattete o già pronti si iniziava invece a fe’ la chenzerve. Davanti agli usci di sottani, sulle terrazze, sui balconi facevano bella mostra piatti di ferro fuso o di creta che la chenzerve puste a sicche’, che le nostre donne pazientemente rimestavano e salavano. Si dava anche inizio ai preparativi per fare la salsa. Si cominciava con il fare l’appello di tutti i famigliari disponibili a dare una mano di aiuto, si attrezzavano gli spazi. Seggetedde, vanghitidde pe’ la macchinette de la salze, che molte volte si faceva girare per tutta la famiglia e che era rigorosamente manuale, poi ci si procurava la macchi-

netta pe mette le feletorene (ossia i turaccioli), s’accattajeve u speche, si plezzevene le candre. Che lavoraccio! Chi aveva la cameretta sulla terrazza era già fornito di una grossa caldaia, gli altri avevano in deposito grosse caldaie o se le facevano prestare. Subito dopo la guerra queste caldaie furono sostituite da vecchi fusti di olio o di benzina. Ci si procurava anche i treppiedi per il fuoco, la legna stagionata e tutti gli altri mille particolari per la riuscita dell’operazione. All’alba s’appicciave u fuche e si portava ad ebollizione la prima acqua nella quale si ponevano i pomodori che una volta cotti venivano fatti sgocciolare su alcuni teli e passati un poco per volta nella macchinetta che separava i semi e le bucce dalla polpa. A noi bambini piaceva dare una mano che era quella d’aggire’ la machinette e ci mettevamo tutto l’impegno per farci sentire utili e collaborativi. Si andava avanti per ore perché il procedimento era particolarmente laborioso ed impegnativo. Appirse o fuche, si sistemava, sin dal mattino, quasi sempre nu belle pignatidde di ceci, fave, fagioli o lenticchie che assicuravano anche la riuscita pausa pranzo. Si mangiava in fretta perché vi era ancora molto da fare. C’era chi imbottigliava la salsa (in quel periodo erano richiestissime le bottiglie di birra), c’era chi reggeva le bottiglie per consentire a quello

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con l’arnese di mettere i turaccioli bagnati nell’olio, a pressione, con un bel colpo di martello, c’era chi provvedeva a legare il turacciolo con lo spago intorno al collo della bottiglia, chi ripuliva queste esternamente per prepararle alla fase finale della bollitura. Altri preparavano li pemedore tagghiete che venivano messi direttamente in bottiglia conditi che la vasinicole. In poche parole posso dirvi che la catena di montaggio della Fiat aveva molto da imparare da quella forma di collaborazione famigliare. La fase finale consisteva nel fare u bagne, ossia la sistemazione delle bottiglie in capaci caldaie. Queste venivano ricoperte di acqua e da un telo e poi portate in ebollizione e lasciate a riposare e a raffreddarsi per tutta la notte. Se laboriosa era stata la fase di preparazione non lo era da meno quella della risistemazione e ripristino e di quel campo di battaglia. Pavimenti da lavare, muri, teli, attrezzi, smontare la preziosa macchinetta, oliarla ed approntarla per un ulteriore uso. Posso assicurarvi che era un lavoro veramente estenuante e che di lavoro ce n’era per tutti. La mattina successiva, con titubanza, si toglieva il telo sistemato sopra la caldaia a copertura delle bottiglie e, ad una ad una, si recuperavano le bottiglie. Si faceva molta attenzione. Le bottiglie serbavano ancora un poco di calore, ma bisognava fare attenzione perché durante la bollitura qualcuna poteva essersi rotta. A maje non sa rotte manghe na bettiglie!!! Era la notizia più gioiosa che potevi dare alle invidiose vicine. Dalle poche bottiglie rotte si recuperava, facendo molta attenzione ai vetri, la salsa in esse contenuta che, per quel giorno, costituiva il banco di prova del prodotto così laboriosamente ottenuto. Mia madre era solita farcela gustare con il riso che dava risalto alla pietanza. L’ultima fase della lavorazione era la sistemazione sope o tavuete o jnze a la camaredde delle tante bottiglie che assicuravano la fornitura del prodotto fino al prossimo anno. Ai nostri giorni questo gravoso impegno si sta esaurendo e sta quasi scomparendo pur essendo stato il compito di molto facilitato. Il fuoco ardente è stato sostituito dal fornello a gas, la macchinetta della salsa ha il suo bel motore elettrico, u bagne è stato eliminato con l’aggiunta alla salsa dell’acido salicilico mentre un comodo apparecchietto provvede a mettere sulle bottiglie il tappo a corona. Tutte queste facilitazioni non stanno però impedendo l’estinzione di questa nostra tradizione. Va anche considerato che il prezzo economico di questo prodotto industriale scoraggia la fatica che richiede quell’impresa, perché u buatte Cirio o Arrigoni ai miei tempi se lo potevano permettere solo li signeure che allora erano veramente pochi. Oggi la salsa la fa solo ci tene la comoditè fore o u garage ca permette oppure i diffidenti che scuotendo la testa continuano a ripetere: «naune, la fazziche je’, ca chidde ci sepe ce robbe mettene jnde!».

Come eravamo ieri e come siamo oggi

Nessun’altra cosa ci conforti tanto, quanto il ricordo di un amico. Conforta il desiderio di rivederlo se lontano, di evocarlo per sentirlo vicino, quasi per udire la sua voce e continuare colloqui mai finiti. Ci si conosce da piccoli e ci si riscopre da grandi. Ci si incontra dopo anni e a stento ci si riconosce ma alcuni legami sono indissolubili, perché il tempo non cancella i ricordi. Si sa che il paese è piccolo e la gente mormora, questa volta per una giusta causa, sicchè si è sparsa la voce della rimpatriata voluta da Gaetano Stellacci, cittadino del New Jersey ma che ha lasciato a Giovinazzo gli affetti più cari. Il suo desiderio è stato esaudito come si vede in fotografia.

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il

corsivetto DI

AGOSTINO PICICCO

«Troviamoci su Facebook» Tempo fa, quando era nel pieno del suo boom, avevamo analizzato il fenomeno di facebook evidenziandone la novità, le potenzialità e i rischi. A distanza di tempo, la novità è venuta meno a vantaggio di una più pacifica quotidianità e di una più serena valutazione di questo fenomeno tecnologico di comunicazione ormai generalmente accettato e utilizzato quale strumento di relazione. Così possiamo dire che anche facebook ha raggiunto la sua maturità. I rischi si sono alquanto rarefatti e si possono controllare, e le potenzialità si sono ampliate. All’inizio sembrava, infatti, che fosse solo un modo per ritrovare vecchi amici, o meglio, per raggiungere vecchi amici. Poi si è scoperto che non sempre si ha motivo a coltivare rapporti che, complice anche il tempo e gli interessi mutati, si sono interrotti. E’ allora diventato uno strumento più che altro per diffondere eventi con rapidità e facilità a tutta una serie di ‘amici’ (meglio dire di ‘contatti’). O di mostrare le proprie foto agli amici (quelli veri, nel senso di conoscenza reale e non virtuale). O ancora uno strumento per ricercare conoscenze del tutto nuove, quindi al di fuori di relazioni precedenti pur datate nel tempo. Ci si confronta con il fascino dell’incognito. Guarda che bel profilo. Chiedo l’amicizia? Mi risponderà o no? E se accetta che gli dico? Devo ringraziare o faccio finta di nulla? Rivolgo un commento garbato sulle sue foto? E se mi chiede amicizia una persona che non conosco, che non gradisco, di cui non mi importa nulla, o che appartiene a un periodo che non tornerà più? Che faccio: ignoro o tengo in sospeso? E se pure con questi sconosciuti mi scrivo qualche volta, devo poi continuare? Non è un po’ superficiale dare e accettare amicizie con un semplice click e poi non sapere più nulla su quella ‘amicizia’? Come comportarmi con coloro che assumono una falsa identità e che ti dicono «Se ricevi richiesta di amicizia da Pinco Pallo, quello sono io». E se voglio interessarmi alla bacheca o al profilo dell’amico, come faccio a seguirli tutti se ne ho 3.000? E ho motivo e tempo per seguirli? E’ giusto che incentivi i rapporti con gli amici recenti e trascuri i vecchi (questa è già una domanda più generale e non solo legata a internet)? E il batticuore per una risposta di accettazione che tarda? E se i tuoi amici (reali), che sistematicamente vanno a spiare i fatti

tuoi, scoprono che le tue amicizie sono fotomodelle con abiti succinti, come ti giustifichi? E’ evidente che ci troviamo di fronte a un galateo di facebook: come rispondere, come relazionarsi, come evitare un contatto indesiderato, come reagire quando il solito antipatico fa richiesta di amicizia a un tuo contatto ‘sensibile’. Si tratta di un galateo che agevola anche la comunicazione e le buone maniere (rispondere ai messaggi, valutare con garbo le richieste di amicizia o di adesione a pagine, link, ecc.). Si stanno scrivendo anche dei manuali su questo argomento. E’ un fatto evidente che facebook ha occupato il modo di intendere il tempo libero. Se non è azzardato tale paragone, ha costituito una rivoluzione pari all’avvento della televisione negli anni Cinquanta. Se la televisione ha monopolizzato il tempo libero o il modo di trascorrere le serata (prima c’era l’incontro attorno al braciere d’inverno o il trattenersi fuori dalla soglia al chiarore delle stelle l’estate, oppure un bicchiere all’osteria) oggi la tv è stata soppianta da facebook. Ora è più facile sentirsi dire «sono stato un paio d’ore su facebook», piuttosto che «ho guardato un bel film in tv». Per certi aspetti rappresenta anche un antidoto alla solitudine, una forma di sfogo, di comunicazione nel lasciare nella propria bacheca un pensiero, un sentimento, una riflessione da condividere, talvolta una richiesta di aiuto. Per quanto ci riguarda continuiamo a considerarlo come uno strumento per ‘navigare’ un po’, per rilassarsi, per

Tutti a tavola! è un’espressione che evoca il senso della famiglia, ma anche i sentimenti di amicizia e di condivisione, il clima festivo, la sensazione di benessere, l’inconfondibile stile italiano dello stare insieme anche tra famiglie di diversa provenienza. Un convivio tra le famiglie Serrone e Marcotrigiano che si rinnoverà nel tempo 35

rispondere a qualche messaggio simpatico. Oppure quando non si hanno biglietti da visita a portata di mano si potrà sempre dire: «Troviamoci su facebook». Dato che siamo sulla ‘pagina dell’emigrante’ è interessante segnalare che si stanno creando diversi gruppi di emigranti (anche non così denominati) che si dichiarano ammiratori di certe zone geografiche di origine o di approdo, di certi temi di discussione, di coloro con lo stesso cognome che scoprono di far parte di rami generazionali divisi proprio dal fenomeno migratorio, che mai avrebbero avuto notizia l’uno dell’altro se non attraverso facebook. Tutto fa brodo quando si cerca di socializzare. Occorre poi verificare se l’impegno dedicato sia proporzionale ai risultati raggiunti e considerare con quale scopo e con che tempi ci si approccia al computer. Un dato di fatto è che nessuno è così impegnato nella vita, da non trovarlo collegato a facebook. Stiamo allerta nel monitorare quali altre interessanti prospettive ci darà il social network. I mesi autunnali consentiranno magari più tempo (causa anche il freddo) per trascorrere qualche ora serale a rivitalizzare le nuove amicizie estive o a rivedere qualche foto simpatica per risentire il calore della bella stagione. E per dirla con il celebre brano di Casadei Ciao mare: «II ricordo dell’estate si risveglia nel mio cuore. Il vento cancella dalla sabbia i ricordi ma dal cuore no, il vento non può». Anche per merito di facebook!

Il senso dell’Amicizia

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Frasi per tutte le eta’

Abbiamo fatto gli straordinari....

culle ARIANNA BARBOLLA venuta al mondo il 23 AGOSTO scorso.

BENVENUTA PICCOLA STELLA Gli zii Alessandro e Graziella Neanche ad Agosto, il mese delle vacanze per eccellenza, Libero Pensiero ha riposato. Infatti è continuata incessante l’attività di sostegno all’amico e nostro concittadino Francesco Bufi, per “spingerlo” verso Barcellona, dove si spera possa risolvere i suoi problemi fisici e le sue sofferenze. Siamo ripartiti da dove avevamo lasciato: Uccio De Santis. Tutti ricorderanno la simpatica serata del 28 maggio u.s., dove fra una battuta e una canzone stonacchiata da politici e sportivi, alla fine ridendo e … scherzano si sono raccolti oltre 8.000,00 euro per Francesco. E l’impegno è proseguito il giorno di ferragosto, quando alcuni amici di Libero Pensiero hanno collaborato con il locale Comitato Feste Patronali, nell’allestimento della serata del MUDU’ svoltasi in p.zza Vittorio Emmanuele. Anche stavolta è stato un successo pieno e speriamo che ci siano anche buoni riscontri economici a favore del Sig. Bufi. Al momento il Comitato F.P. non ha reso nota la disponibilità finanziaria da devolvere al nostro amico. L’ultimo atto di questo agosto di solidarietà si è consumato domenica 22, quando Libero Pensiero ha gestito circa 200 posti a sedere “affittati” dall’associazione di ballo Illuzzi Dance di Giovinazzo, per lo spettacolo Ballando Sotto le Stelle. L’utilizzo di questi posti per una raccolta volontaria di denaro (i posti non avevano un costo, bastava fare una qualsiasi donazione libera), ha permesso di realizzare un incasso lordo di •. 518,01 che depurato dal costo delle sedie di 200,00 euro, hanno permesso di accantonare altri 318,01 euro che si sommeranno a quelli già raccolti fin’ora. Ora bisognerà conoscere le somme in arrivo dalla serata del 15 agosto e fare il punto della situazione, per verificare quanto manca al traguardo finale dei 20.000,00 euro necessari richiesti dall’ospedale spagnolo. La sensazione è che il traguardo non sia lontanissimo e che il nostro amico Bufi non dovrà pazientare troppo tempo ancora per inseguire il desiderio di ritornare ad una vita nor-

battesimo GIADA FOGGETTI - 5 SETTEMBRE 2010 Che la benedizione di Dio resti per sempre nel nostro cuore, conservandone purezza e candore.

50 primavere NICLA DINATALE «Una valanga di auguri da oltreoceano per i tuoi 50 anni» FRANK STERLACCI

NOZZE D’ORO I CONIUGI ANDRIANO E BRUNETTI il 18 agosto scorso hanno festeggiato le nozze d’oro Che il vostro cammino sia ancora lungo, colmo di gioia e di serenità.

male. Certamente Libero Pensiero lo accompagnerà fino al traguardo.

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appunti di viaggio balletto DI

VITO BAVARO

Ritorno dolce amaro a Giovinazzo Dopo tre anni è sempre una grande soddisfazione ritornare ad agosto nella propria cittadina e passeggiare per le stradine avvolte dalla calura estiva e dall’atmosfera della festa. Ma non solo gioia deve essere il ritorno. Anche la visita ai parenti che non ci sono più, ai genitori che tanto hanno fatto per noi negli anni bui della fame e delle guerre. Anche un salto al cimitero deve far parte del nostro ritorno perché non è vero che non ci ricordiamo più o che abbiamo dimenticato. Passeggiando per Giovinazzo infatti, ho incontrato tanti amici che non rivedevo da tempo ma ho anche notato l’assenza e il vuoto di tanti cari che non ci sono più. In particolare non posso dimenticare un caro amico che ogni volta che tornavo veniva a farmi visita in bicicletta. Pinuccio Mastropasqua non mancava mai, era colui che mi dava il benvenuto, il portafortuna del mio rientro estivo. Questa volta non mi ha salutato al mio arrivo. Non è più dei nostri. L’ultima volta che ci siamo visti mi aveva ampiamente parlato della perdita del fratello Felice e di quanto fosse addolorato per il vuoto che aveva lasciato. Ora il vuoto lui lo ha lasciato a me. Pinuccio Mastropasqua era in realtà il mio idolo. Come giocatore era considerato il ‘reuccio’ del pallone giovinazzese, un direttore d’orchestra capace di giocare non per sé ma soprattutto per la sua squadra. Un impegno profuso con tanta intelligenza e passione, nonostante il fratello Felice avesse avuto più fortuna nelle altre squadre. A Pinuccio non interessava giocare in altre squadre, pre-

feriva mantenere il cuore biancoverde. Aveva avuto tante opportunità per giocare altrove ma in realtà è sempre rimasto legato alla sua bella Giovinazzo senza ripensamento alcuno. È questo il motivo fondamentale per cui ho sempre provato un forte sentimento di affetto nei suoi confronti. Il suo benvenuto era per me un appuntamento fisso che mi faceva subito riappropriare della mia identità di giovinazzese ogni volta che tornavo nella mia piccola patria. Quest’anno mi è mancata la sua voce e i suoi discorsi. Ho appreso che al Circolo Sportivo gli hanno dedicato un riconoscimento particolare e questo ci fa onore, perché significa che anche i giovinazzesi hanno riconosciuto i suoi meriti. Pinuccio, infatti, è comunque una persona di grande levatura morale e la sua famiglia, una famiglia modesta di marinai ha sicuramente saputo infondergli i giusti valori. Cinque fratelli, tra i quali due hanno maturato la passione per il calcio e mentre Felice ha conosciuto altri lidi, immergendosi anche nel territorio molfettese, Pinuccio non si è mosso dal suo ambiente. Non possiamo quindi assolutamente ignorare il suo talento o dimenticarlo. Il ritorno a Giovinazzo infatti è anche questo. Ricordarsi di tutti coloro che ci hanno voluto bene e hanno cre-

ato un pezzettino di storia della nostra cittadina. Grazie Pinuccio per quanto ci hai donato!

I RAGAZZI DI PIAZZA PORTO

Sono un giovinazzese d.o.c. (o almeno ci provo a ritenermi tale) e, da quando sono andato via, cioè dal 1952 ritorno quasi ogni anno nel mio paese e mi diletto a fare le cosiddette “vasche” in lungo e in largo per il centro storico nelle calde serate estive. Ovviamente non disdegno mai la piazzetta del porto e in tutte le serate ho notato la presenza di tantissimi giovani che forse non si vedevano da tempo e che hanno riscoperto sicuramente la cittadina. Vedere cotanta gioventù non può che creare tanto buonumore, il problema però è un altro: che tutti questi ragazzi si intrattengono sino alla mattina nella piazzetta e amano schiamazzare e far rumore senza tener conto delle esigenze di chi abita in quella zona.Alcuni miei amici infatti, che tornano nelle loro residenze estive hanno purtroppo perso la tranquillità per cui secondo me sarebbe necessario regolare meglio questa situazione.Invito quindi la nostra Amministrazione cittadina ad interessarsi alla questione e a far sì che la vita notturna possa svolgersi laddove non si arreca fastidio agli abitanti. Ad esempio il piazzale antistante il porto potrebbe essere più indicato e permettere agli abitanti di non recludersi in casa per evitare i rumori che si protraggono per tutta la notte.Da affezionato emigrante giovinazzese, è questo il mio umile consiglio.

VITO BAVARO

Lavorazioni in ferro e Carpenteria Serramenti in genere Infissi - Tende da sole - Zanzariere Cancelli scorrevoli e ad anta battente Località Ponte Campo Freddo 70054 - Giovinazzo (Ba) tel / fax 080.394.89.25 cell.347.3104454 39

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little DI

italy

NICK PALMIOTTO

Missone di pace? Una farsa! NEW YORK. Marce della pace, giornate della pace, missioni di pace. Tutto inutile. Solo tanta teoria e discorsi di routine. In realtà ogni giorno assistiamo all’uccisione di militari americani e così sempre più Iran ed Afghanistan diventano le tombe di quelle che dovevano essere le nuove leve. Il problema è che ormai tutti si sono abituati a queste notizie nefaste. È diventato naturale veder sfilare le bare per i funerali di ordinanza e le retoriche parole dei politici ci appaiono senza significato alcuno. Nel mese di agosto si sono registrati ventitré morti in cinque giorni in Afghanistan e tra quest’ultima nazione e l’Iran attualmente si contano circa cinquemila morti. In Afghanistan però quasi la metà delle perdite complessive alleate sono state sofferte negli ultimi 18 mesi, un dato che contribuisce a diffondere la percezione di un pessimo andamento del conflitto. Un prezzo di sangue che viene pagato essenzialmente dalle truppe anglo-americane che non solo offrono i contingenti più numerosi ma li schierano anche nelle aree più calde. Personale militare in congedo o in servizio attivo, in gran parte giovani veterani tra i 20 e i 24 anni, ritornano dal combattimento e si uccidono in quantità mai viste prima. Di fronte a questa situazione, alcuni mesi addietro il generale Stanley McChrystal, a capo delle truppe straniere in Afghanistan ha lasciato l’esercito americano dopo aver espresso una serie di giudizi molto critici nei confronti del governo e dell’Amministrazione USA. Intanto, dal canto suo, nel mese di agosto, il Presidente Obama ha dichiarato che l’operazione Iraqi Freedom è terminata e dai 140.000 soldati sguinzagliati inizialmente si è passati a 50.000 soldati. Con il fermo impegno di completare il rimpatrio di tutte le forze USA entro la fine del 2011. Nonostante ciò, ormai tutti si chiedono perché continua ad andare avanti ancora questo spreco di vite umane e di risorse economiche. Perché le radici del terrorismo restano comunque ancora vive.

Recentemente il congresso americano ha approvato un progetto di legge che prevede ancora lo stanziamento di oltre 33 miliardi di dollari per finanziare la guerra in Afghanistan. L’approvazione dei nuovi fondi arriva subito dopo, quasi in risposta, alla fuga di informazioni che ha permesso alla stampa americana di divulgare circa 91.000 documenti militari riguardanti il conflitto in Afghanistan che rivelano, tra altre cose, operazioni coperte e morti di civili di cui mai si è saputo niente attraverso i mezzi di informazione. L’accusa più grande che emerge dai documenti riguarda il sostegno del governo pakistano, attraverso un doppio gioco dei servizi segreti, al movimento talebano. Nonostante l’adozione di finanziamenti aggiuntivi, alcuni democratici hanno criticato l’andamento della guerra in Afghanistan. Insomma, due guerre senza vincitori, senza né capo né coda e alle quali occorre solo porre la parola “fine” il più presto possibile, perché potrebbe poi essere troppo tardi per tutti, anche se forse lo è già. Iraq ed Afghanistan continuano ad essere gli incubi ricorrenti degli Americani e la speranza della fine di questi conflitti era riposta nell’elezione del nuovo Presidente americano. Non è andato proprio nulla per il verso giusto, invece. Ad oggi i giovani americani continuano a morire, così come tanti civili di quelle zone disastrate. Sarebbe stato dunque più utile, in occasione del Memorial Day di maggio, giorno della commemorazione dei defunti, che la Casa Bianca facesse un vero e proprio esame di coscienza per mettere sulla bilancia il dolore di tante famiglie e lo strazio di tante vite umane di fronte ai risultati alquanto discutibili di questi due conflitti che hanno solo finora posto un segno nero sulla storia dell’America. NICK PALMIOTTO 41

LUTTO MADDALENA STALLONE n.21.04.1929 - m.02.09.2010

Il tuo ricordo di donna semplice, giusta, comprensiva e sempre pronta ad aiutare il prossimo ci aiuti a percorrere il cammino che tu stessa hai tracciato. Signore, datele infelicità eterna ciò che Lei ci ha dato in Amore. Grazie nonna ti vogliamo bene

anniversario DE CEGLIA MARIA GIUSEPPA n.02.01.1920 - m.23.10.2009

A un anno dalla scomparsa, in ricordo di Maria Giuseppa donna e madre esemplare la ricordano con immenso affetto gli amatissimi figli, Tommaso, Francesco, Maria, Vincenzo e Rosa, il genero, le nuore, i nipoti e pronipoti. Ciao mamma, ciao nonna, resterai sempre nei nostri cuori OTTOBRE

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Sui Sui passi passi di di Don Don Tonino Tonino

Tempo di vacanze, tempo di ritorni. Giornate trascorse nel segno dell’amicizia. Dall’America, dall’Australia, dal Venezuela e da ogni dove…con amore! Ci ha pensato il Comune di Giovinazzo su richiesta di Giuseppe Illuzzi, Presidente della Filef (Federazione Italiana Emigranti famiglie) a dedicare a tutti i giovinazzesi all’estero un tour di fede e cultura attraverso la propria Regione di origine. Un’iniziativa che si è contraddistinta per la grande attenzione riservata alla missione: un modo particolare di essere emigranti nel mondo, abbracciando uno stile di vita permeato dall’unico grande ideale della Fede. Già la fede, quella che batte per il “Vescovo della pace” e che richiama fedeli di ogni parte d’Italia e non solo. Per un giorno, tutti ad Alessano per sostare in preghiera e meditazione sulla tomba del compianto Vescovo di Molfetta, don Tonino Bello, ubicata nel cimitero del piccolo comune salentino. Un grazie, quindi, al Comune di Giovinazzo che ci ha dato la possibilità di trascorrere questi giorni tutti assieme come una grande famiglia. Grazie ai partecipanti del viaggio con i quali ci siamo divertiti tantissimo, ma soprattutto ci siamo confrontati e siamo cresciuti interiormente, arricchendoci. Al prossimo viaggio… ancora più numerosi, ancora più uniti!

onorificenze PASQUALE ADESSO nato a Giovinazzo (Bari) il 5 settembre 1946 e residente in Geldrop (Paesi Bassi)da circa 33 anni. Fondatore

nel 1986 della Federazione Olandese di Bocce. Membro per 17 anni del C.O.M.I.T.E.S. in Olanda (Comitato Italiani all’Estero, ndr), come tesoriere e poi come segretario. Presidente del Centro italiano di Eindhoven dal 1987 al 1997. Membro della C.I.M. (Confederazione Italiani nel Mondo). Agente e organizzatore nei Paesi Bassi del concorso di Miss Italia nel mondo dal 1995 al 2000. Vice Console onorario nei Paesi Bassi per il Limburgo olandese, Brabant olandese e Zeeland dal 2000 al 2006 con sede in Eindhoven e fondatore dell’U.C.O.I.M. (Unione Consoli onorari italiani nel Mondo). Un Giovinazzese all’estero che ci fa onore. Per questo l’Amministrazione lo ha premiato per il suo sentimento e il suo esempio di un nobile amor natio.

Via Torino, 12 70054 Giovinazzo (Ba) Tel/Fax: 080.394.28.46 Sito: www.climadoc.it Mail: climadoc@libero.it 45

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hockey

pista

DI GABRIELLA MARCANDREA

Un sogno in meno Marzella non è più l’allenatore dell’AFP L’ipotesi di perdere il vate ha angosciato i fedelissimi dell’AFP ad oltranza. La vocina che diventa presto una voce poi un vociare. Tutto vero. Marzella non è più l’allenatore dell’AFP. Senza grandi rancori, con naturalezza ma con ineluttabilità Marzella stacca la spina nella conferenza stampa di presentazione della nuova AFP. Aveva già deciso da tempo. Doveva dirlo solo agli altri. Lo fa citando Maria Teresa di Calcutta: «Aiuta, costruisci, fai. Sarai preso a calci». «In definitiva – spiega l’ex ct - è un po’ quello che è successo a me. Dopo sei anni non ho ricevuto un grazie da nessuno. Solamente dal Consiglio Direttivo e da mia moglie. Nessun’altro ha voluto ringraziarmi». Resterà in seno al Consiglio di Amministrazione perché «figlio dell’AFP». Si chiude così un ciclo in cui Marzella era divenuto un simbolo da adottare per rinascere. La molla che gli ha fatto prendere questa decisione? Può essere una o centomila. Una delle motivazioni è rappresentata dalla volontà di continuare a fare hockey in un certo modo. Due scommesse vinte. Portare il Giovinazzo in serie A1 e poi in Europa nel giro di tre anni forse lo hanno inaridito. Il timore di una tifoseria che non si sentiva appagata e la considerazione che la squadra appena creata è accreditata di un futuro tutto da scoprire. Eppure alla sua porta si sono presentate squadre che meritano il suo valore. Ma Marzella ha preferito rimanere dove è rimasto. A Giovinazzo, a barricarsi nella sua isola perché dell’AFP è figlio e prima o dopo avrà sempre bisogno di lui. Un anno fa la tifoseria parlava addirittura di scudetto, Marzella di una squadra più forte di quella di due anni fa. Un anno dopo non c’è più

niente, né Marzella né il suo grande sogno. E’ sempre sbagliato commentare un addio. L’hockey continua ma forse nulla sarà come prima. A Giovinazzo, l’allenatore biondo e scontroso ha costruito davvero qualcosa di speciale. Con Marzella tutto sembrava davvero un po’ più possibile: trovare grandi giocatori a poco prezzo, essere belli e irresistibili per destino. Perché noi eravamo l’AFP. Marzella era una specie di provocazione, un’insensatezza del passato su cui era piacevole scommettere. Senza di lui c’è un’AFP normale, un progetto comune, un investimento di buon senso che rianticipa la sofferenza della

ph: Roberto Russo

routine. Buon viaggio mister Vianna, allenatore argentino che conosce bene la bella gioventù biancoverde che non dovrebbe far rimpiangere le partenze del nazionale Illuzzi a Seregno, del portiere spagnolo Bargallò, Federico Garcia Mendez. Marzella sfuma rapidamente. Il suo hockey è irrealizzabile a grandi livelli, ma il giorno che lo capisse non proverebbe nemmeno più a realizzarlo. E ci sarebbe un sogno in meno!

TORNEO ANFASS Nulla da fare per gli Angels and Devils nella finalissima del torneo di calcio a cinque organizzato dalla locale sezione dell’Anffas. Nell’ultimo atto della competizione sportiva estiva il Nessy Caffè di mister Nunzio Lisi asfalta gli avversari con un perentorio 11-2. Ed alza al cielo l’ambito trofeo. Auguri.

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La piazza di giovinazzo ottobre 2010