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LA PIAZZA di Giovinazzo

Via Cairoli, 95 Giovinazzo 70054 (Ba) Edito da Ass. Amici della Piazza Iscr. Trib. di Bari n. 1301 del 23/12/1996 Part. IVA 05141830728 Iscr. al REA n.401122 Telefono e Fax 080/394.63.76 IND.INTERNET:www.giovinazzo.it E_MAIL:lapiazza@giovinazzo.it Fondatore Sergio Pisani direttore responsabile Sergio Pisani redazione Gabriella Marcandrea - Giusy Pisani Porzia Mezzina - Agostino Picicco - Alessandra Tomarchio - Damiano de Ceglia Marianna La Forgia - Daniela Stufano Vincenzo Depalma- Onofrio Altomare Angelo Guastadisegni - Diego de Ceglia Mimmo Ungaro- Michele Decicco - Enrico Tedeschi corrispondenti dall’estero Vito Bavaro - Nick Palmiotto Giuseppe Illuzzi - Rocco Stellacci stampa - Dedalo litostampa progetto grafico - Ass. Amici della Piazza Grafica pubblicitaria: C. Morese responsabile marketing & pubblicità: Roberto Russo tel. 347/574.38.73

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ASS. AMICI DELLA PIAZZA II TRAV. MARCONI,42 70054 GIOVINAZZO (BA) ITALY La collaborazione é aperta a tutti. La redazione si riserva la facoltà di condensare o modificare secondo le esigenze gli scritti senza alterarne il pensiero. Gli articoli impegnano la responsabilità dei singoli autori e non vincolano in alcun modo la linea editoriale di questo periodico. FINITO DI STAMPARE IL 25.10.2013

Un giorno il «Diavolo» mi confessò di non vestire Prada ma di vestirsi da Popsi Uomo (oggi si chiama Homo abbigliamento). Era un appello ad «acquistare locale», a «sostenere l’economia protezionistica del paese». Sarà pur vero. Chissà però da quale gioielliere di paese avrà acquistato il Rolex che porta al polso. Il nostro «Diavolo» veste da Popsi Uomo (che ci ringrazierà per la pubblicità gratuita) ma nella colorimetria vede rosa. Solo rosa. E’ un ottimista, vede rosa per natura e la rosa senza spine. Di contro Diavolo Depalma deve fronteggiare i pessimisti che si fissano sulle spine, dimenticano la rosa e tutto il rosa della vita. Sono i giovinazzesi che della Città del Sole hanno conosciuto solo buchi neri e le lunghe notti più nere del nero. Intanto il nostro diavolo legge la Gazzetta dello Sport, ama la maglia rosa e ha già dipinto di rosa case, vicoli e palazzi il 9 maggio e il 30 giugno scorsi. Diavolo di un sindaco. Adesso che da Giovinazzo partirà il Giro d’Italia, fino al 13 Maggio 2014, per più di sei mesi, come la Margherita di Cocciante coi secchi di vernice, cominciamo a colorare di rosa anche tutti i muri? Anche le montagne ferrose dell’ex AFP che salutano i treni in attesa della bonifica? Anche le «Sette Torri» e le inferriate della ex Meca dove ci auguriamo sarà concessa la mezz’ora d’aria ai sopravvissuti lavoratori con contratto di solidarietà per salutare la maglia rosa della speranza? Poi correremo per le strade e ci metteremo a ballare perché Giovinazzo vuole la gioia…. perché Giovinazzo odia il rancore… perché Giovinazzo è mia! Mia del Diavolo che vede rosa e veste da Popsi Uomo. Il countdown è già iniziato. Sindaco Depalma, fino a due anni fa membro della

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editor

commissione del Giro d’Italia in Puglia, avrà venduto l’anima al diavolo per far partire, il 13 maggio, la terza tappa del Giro d’Italia dalla sua amata Giovinazzo. Perché l’ha fatto? Non certo perché sia in debito d’amore con la sua città. Sei anni fa si regalò lo show dell’artista foggiano Renzo Arbore pe tutt’a nuttata, questa volta s’è regalato la partenza del Giro. S’è regalato, per l’appunto. Perché, se ci chiediamo cui prodest la partenza del Giro d’Italia ci sentiremo rispondere: «Al Diavolo di un sindaco». Con i bilanci sempre più risicati per gli Enti locali, anche quella che deve essere «La festa di Maggio» (così


riale

la definì Orio Vergani) si è trasformata in una commemorazione funebre. Al contrario, Diavolo, dicci perché allora l’hai fatto! Io risposte non ne ho. Provo ad azzardare. Se lo fece De Curtis nel film Totò al Giro d’Italia per far invaghire la bionda Doriana, permettete che anche i giovinazzesi s’innamorino di Tommaso (come se non fossero più innamorati del proprio sindaco?), della Città del Sole, della bicicletta che solo gli elefanti non possono portare in paese perchè non hanno il ditino per suonare il campanello! Già gli elefanti. Quelli li metteremo allora in una 500 rosa. Non vi pare? E poi - consentite-

celo - vale la pena vendere l’anima al diavolo, lanciare saette di scomunica a chi pensa che Giovinazzo - Molfetta Bari non sia «la vie en rose» di una Puglia migliore da mandare in mondovisione. La Puglia dei verdeggianti ulivi, delle cattedrali sul mare. Esiste una Puglia migliore anche da percorrere in bicicletta, quella cantata in lirica da Vasco Pratolini nel 30° Giro d’Italia, il Giro della maglia rosa Bartali che attraversò nel 1947 Giovinazzo nella decima tappa Bari-Foggia: «I paesi - scriveva Pratolini - ci attendevano al loro solito con la popolazione bella e schierata, da Modugno a Giovinazzo, da Andria a Canosa, ciascuno con un traguardo a premio, ciascuno col suo bambino e il suo cane che traversano la strada all’ultimo istante, ciascuno con le sue scritte e i suoi festoni». Diavolo di un sindaco, anche Giovinazzo pretende a buon diritto il suo Zocolan perché anche da noi il Giro è storia, un’epopea sportiva tinta di rosa, la grande cerimonia laica cui da sempre l’intera nazione (e non solo i montanari del lombardo-veneto) partecipa con entusiasmo e passione. Togliete la parola ai luciferini che penseranno che sarà la solita love-story «Tommaso e un cuore dentro le due ruote» da mandare in onda su Mamma Rai alla partenza della carovana anziché mostrare la cartolina di Giovinazzo «città di arte e musica». Togliete la parola a chi penserà che tutto è stato studiato ad arte. Altro che Giovinazzo prima di tutto. Diavolo Depalma, il tele sindaco-ciclista, prima lui… poi tutti gli altri a ruota! Iniziate già il countdown. Meno 200 giorni alla partenza del Giro d’Italia da Giovinazzo. Lo scopriremo solo vivendo se il Diavolo vede rosa, solo rosa. O è un Diavolo in carriera! SERGIO PISANI

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NIBALI, LA MAGLIA ROSA DEL GIRO 2013 E IL DIAVOLO, ALIAS TOMMASO DEPALMA, IL TELESINDACO-CICLISTA CHE VEDE ROSA, SOLO ROSA! SARÀ UN DIAVOLO IN CARRIERA? LO SCOPRIREMO IL 13 MAGGIO, QUANDO PARTIRÀ DA GIOVINAZZO LA 4^ TAPPA DEL GIRO D’ITALIA. LA FOTOCOMPOSIZIONE È STATA REALIZZATA DA C. MORESE

OTTOBRE 2012


il

fatto

DI SERGIO PISANI

HABEMUS IL GIRO D’ITALIA

Senza Zocolan, senza Colosseo, Giovinazzo ospiterà la partenza della carovana rosa Sognava la grandeur, il sindaco Depalma. Lo ripeteva fino allo sfinimento, quando non era nessuno. «Farò arrivare una tappa del Giro d’Italia a Giovinazzo». La sua passione per la bici scorre da ragazzo nelle vene. Da agonista però non era granché. Non era certo Tom Boonen, non correva come un treno come fa in politica oggi. Mai una vittoria con la SC Giovinazzo. Una volta però ad Andria ci andò vicino. «La squadra – racconta il suo mentore Giuseppe Depergola - lavorò per lui lanciandolo solitario in fuga. Lui non credeva ai suoi occhi, cadde in curva a 200 metri dal traguardo e con lui pure il sogno del podio più alto». Adesso è arrivata la sua vittoria più grande. Forse più importante dell’elezione a sindaco. Sognava la grandeur, il sindaco Depalma. Le amicizie eccellenti non gli mancavano: Bugno, Moser, Chiappucci, l’ex ct della nazionale Ballerini tanto per fare qualche nome. Persino l’amicizia con l’allenatore della Juventus Antonio Conte. Di grandeur si vive e Tommaso Depalma l’anno scorso era riuscito a fermare nell’attraversamento da Mola a Margherita la maglia rosa Paolini per farsi immortalare dalle telecamere di Mamma Rai. Il problema era solo istituzionale. Da vicario della UIC di Puglia prima, da sindaco dopo era tutto più credibile davanti a Zomegnan, l’organizzatore del Giro d’Italia. Non c’erano terzi incomodi cui interfacciarsi. Ed allora Tommaso Depalma si è messo con il pungolo per incitare l’Rcs Sport. Che ha detto ok il 7 ottobre! Strano ma vero. Gli archivisti della Gazzetta dello Sport e gli storici locali si annotino questa data con lapis indelebile: 13 maggio 2014. Giovinazzo non ha lo Zocolan né il Colosseo ma sarà come vivere la stessa emozione vedere partire la quarta tappa del Giro d’Italia, sarà come scrivere una nuova pagina di storia del Giro d’Italia.

d’Italia partirà da Giovinazzo per concludersi a Bari. Sarà tutta una full immersion negli ulivi di Puglia. Il percorso ufficiale dell’edizione numero 97 della Corsa rosa è stato svelato a Milano il 7 ottobre in diretta RaiSport1 e alla presenza di una delegazione giovinazzese (c’era naturalmente il sindaco Depalma e i consiglieri Carlucci e Fusaro) che per l’occasione si è messa il frac ed ha palpitato quando sul megaschermo è comparso il nome di Giovinazzo sede di partenza dopo tre tappe iniziali in Irlanda del Nord. 121 chilometri da Giovinazzo a Bari. La corsa, dunque, partirà dalla centralissima Piazza il 13 maggio, per poi attraversare Molfetta e deviare su Bitonto con la SP 107 prima però di intersecare di nuovo Giovinazzo dove la carovana come una corsa cicloturistica saluterà le Sette Torri e gli operai dell’ex Meca (oggi gruppo Prysmian) che non vivono un momento sereno per i tagli aziendali. Da non crederci! Sulla riva dei nostri pensieri il Giro d’Italia toccherà il mare e la cam-

IL PERCORSO. Il 13 maggio 2014 la quarta tappa del Giro

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C’È CHI DICE NO. GIOVINAZZO CITTÀ D’AMARE. «Chiunque provi a chiedere al sindaco di realizzare un progetto di sistemazione dei tanti immobili in stato di abbandono o fa altre richieste, riceve in risposta ‘Non abbiamo soldi’. Per il ciclismo i soldi ci sono. In tre vanno a Milano per avere la notizia che da Giovinazzo partirà la tappa del Giro di Italia con tutte le spese a carico del comune. Per iniziare i tre hanno già speso 774,00 euro solo di vitto e alloggio, mancano le spese varie e le spese di viaggio. Anche i caffè saranno a carico dei cittadini di Giovinazzo? Per non parlare dei tanti servizi tagliati ai cittadini. Come mai quest’anno non funziona il servizio per trasportare i ragazzi disabili dalle proprie abitazioni alle scuole? Vi diamo la risposta del sindaco che ha dato ad alcuni genitori: ‘Quest’anno i soldi non ci sono per fornire questo servizio, dovete provvedere da soli’. Complimenti sindaco per le sue attenzioni verso i disabili, prima di diventare sindaco ti muovevi in maniera diversa, come mai?». DOMENICO MORTELLARO. Sviluppo futuro, prospettive economiche di crescita, sistema turismo, manutenzione del patrimonio... tutto in fuga sulle due ruote! Pronti tutti a sciropparci 7 mesi di ‘Aspettando il Giro d’Italia’?

pagna, 172 metri d’altezza nel tratto interno più alto di Giovinazzo come se fosse una cicloturistica per torri e casali. Poi la carovana del Giro raggiungerà Bitonto, entrerà a Bari dal quartiere San Paolo e raggiungerà il centro della città, dove i ciclisti affronteranno un circuito di circa 10 chilometri da ripetere otto volte, passando anche sul lungomare. PARLA IL SINDACO. Vi sono le bugie che hanno le gambe corte e le bugie che hanno il naso lungo. Non sarà un pinocchietto in bicicletta vista l’età ma le sue parole non lasciano dubbi: «Ovviamente qui la mia passione c’entra poco. Apprestiamoci tutti a scrivere un’altra bella pagina di storia della nostra città che sarà catapultata nelle case di circa 400.000.000 di telespettatori. Per il mese di Maggio prossimo non prendete impegni! Vedere il nome della nostra città stampato su quel megaschermo mi ha inorgoglito. Pensare Giovinazzo alla stessa stregua di Belfast, Foligno, Salsomaggiore, le tante mitiche cime alpine e infine Trieste (che chiuderà il Giro), mi ha fatto comprendere che nella vita non bisogna aver paura di sognare. E’ un pezzo di storia che si aggiungerà alla gloriosa storia della nostra città. L’evento è “terribilmente” grande. Quando vi daremo tutte le informazioni sul ritorno mediatico e il palcoscenico di spettatori che ci aspetta, allora il quadro sarà più chiaro. E’ un’opportunità che non dobbiamo perdere. Qui il ciclismo e lo sport c’entrano fino ad un certo punto. C’è la possibilità di spiegare a tutto il mondo che qui c’è un olio fantastico, del pesce prelibato, un centro storico stupendo, dell’artigianato che combatte e tanto altro. Il 13 maggio deve essere la vetta di un percorso fatto di tante altre cose. Per questo chiedo a tutti voi di lavorare insieme per sfruttare al meglio i riflettori che si accenderanno su Giovinazzo e dintorni. Ovviamente ciò sarà un impegno in più da aggiungere alle tante questioni da risolvere, ormai note da anni. Noi non molleremo su nessun fronte e questo grande obiettivo deve darci più forza a combattere con più vigore e convinzione. Noi siamo pronti, mi auguro pure voi. A presto e W Giovinazzo». Fin qui il sindaco-pavoncello.

EFFETTO GIRO. L’attraversamento del Giro è una cosa terribilmente seria. Giovinazzo ospiterà degnamente il Giro d’Italia. La SS 16 non ha problemi di messa in sicurezza perché a maggio scorso sono stati eseguiti gli interventi di copertura del piano viario. Sarà un evento trasmesso in mondovisione con milioni di telespettatori incollati davanti alla televisione. I numeri traducibili in business sono da capogiro. Li snoccioleremo con lo speciale di maggio. «Già la Sky dell’ex Cavendish conclude il sindaco-ciclista - ha prenotato l’hotel President. Dico solo che hotel, ristoranti, strutture ricettive saranno tutti esauriti. Ospitare la partenza del Giro costa quanto una sfilata in Piazza della scorsa amministrazione. Non più di 30mila euro.» Il countdown per il 13 maggio è già iniziato.

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DI

ANGELO

GUASTADISEGNI

scene di vita d altri tempi

VINCENZO DEPALMA

DI

LA NOSTRA FESTA TINTA DI ROSA LE RADIOCRONACHE NEI CIRCOLI DELLA PIAZZA DI MARIO FERRETTI: «UN SOLO UOMO È AL COMANDO, LA SUA MAGLIA È BIANCOCELESTE CON I COLORI DELL’IRIDE. IL SUO NOME È FAUSTO COPPI». QUANDO GIOCAVAMO AI TAPPINI SUI GRADONI DEL CALVARIO O DI SAN DOMENICO SIMULANDO LE CORSE DEI NOSTRI IDOLI. L’AVVENTO DELLE PRIME BICICLETTE FOTO STORICA.IL GIRO

Partirà il Giro d’Italia da Giovinazzo. Un evento che non cambierà la nostra vita ma sicuramente regalerà un’emozione in più a noi che giocavamo ai tappini sui gradoni del Calvario o di San Domenico. Simulavano simpaticamente e semplicemente con i tappini la corsa a tappe cercando di rivivere le stesse emozioni provate dai loro eroi sulle due ruote. Sui tappi delle bottiglie erano incollate le foto dei nostri idoli ritagliati dai giornali e incollati sulla parte in sughero del tappo. In Località Ponte c’era una fabbrica che imbottigliava le gazzose, quindi si contavano più quei tappini rispetto alla bionda Peroni. Emulavamo la corsa ciclistica. Ogni corridore veniva spinto in avanti cercando di raggiungere un traguardo. Partirà il Giro da Giovinazzo, gli daremo il benvenuto ma forse continueremo a rinchiuderci nella prigione delle indimenticabili emozioni che solo Coppi e Bartali ci potevano dare. Allora c’era la radio che raccontava le imprese dei grandi eroi, i campioni del ciclismo. Scalare vette impossibili, affrontare imprese senza eguali viaggiavano allora sulle onde lunghe della radio. Per ascoltarla, bisognava recarsi nei circoli della piazza (US Giovinazzo, Il circolo degli operai della Ferriera, ANLI, la Fuci nell’Istituto) o andare in casa di amici, dai vicini di casa o nella sede dei partiti politici. Le tappe del Giro e del

LA

PIAZZA. E’ L’

CIANO- BARI DI

ATTRAVERSA

ANNO 1935 - TAPPA LAN308 KM VINTA DA GUERRA

Tour de France ma soprattutto gli arrivi di queste erano per noi ragazzi i programmi più gettonati alla radio. C’era sempre una voce amica, quella di Mario Ferretti (memorabile la sua descrizione di una vittoria di Fausto Coppi campione del mondo in carica «un solo uomo è al comando, la sua maglia è biancoceleste con i colori dell’iride. Il suo nome è Fausto Coppi). Racconti che per radio all’epoca infiammavano le folle, appassionavano intere generazioni, coinvolgendo donne, anziani e bambini non solo sportivi. Tutti incollati alla radio mentre lungo le strade con striscioni e applausi per ogni atleta era un momento di festa. Era il 1948. Ricordo la Pescara - Bari attraversare la nostra città. La SS 16 era un’arteria irrinunciabile per la carovana del Giro anche perché non c’erano grandi strade, grandi collegamenti. Pensate 347 km di fatica sulle gambe. E il gioco di squadra contava fino ad un certo punto. Perché in strada scendevano gli eroi, i più forti e i distacchi erano molto allungati rispetto ad oggi.

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Mastre (La Maligne) e Lino Depergola che possedeva una bici da sogno, una Willier Triestina in metallo anodizzato che toglieva il sonno a noi possessori di Doniselli, Soldano, Legnano, invidiosi per quello splendore di bicicletta.

IL GIOCO DEI TAPPINI EMULAVA LA CORSA CICLISTICA. SUI TAPPI DELLE BOTTIGLIE ERANO INCOLLATE LE FOTO DEGLI IDOLI RITAGLIATI DAI GIORNALI E INCOLLATI SULLA PARTE IN SUGHERO DEL TAPPO

LA BICICLETTA? Ai miei tempi possederla era una fortuna. Il suo possesso faceva della persona un benestante. Le bici, all’epoca, servivano per andare al lavoro o per andare a scuola a Molfetta senza servirsi del treno. Naturalmente, anche dal punto di vista tecnico, le bici della nostra epoca avevano ben poco in comune con quelle supertecniche di oggi. Oggi ci sono bici in carbonio che si sollevano con un dito mentre ai miei tempi più pesavano più erano ritenute sicure. I telai sono divenuti sempre più leggeri, ma la vera rivoluzione è stata apportata dal cambio delle marce. A Giovinazzo non esistevano le bici da corsa, era un lusso che non ci si poteva permettere. Dopo il 1950, però, un poco per volta, qualche scapestrato (io Vincenzo Depalma fra quelli), cominciò a farsi vedere in bici da corsa. Magari da corsa aveva solo il manubrio, ma vi assicuro che coraggio, grinta, passione, spericolatezza non mancavano. Quelle bici accendevano la fantasia e la voglia di gareggiare fra noi ragazzi. A Giovinazzo in giro ce n’erano davvero poche. Tra i pochi a possedere una bici da corsa vi ero io che avevo modificato una normale «Legnano» e poi c’era Vinginze Piatticidde, Arturo Spadavecchia (U Pindone), Mingucce Foglie, Dinuccie Giacchinidde, un certo Ciccille operaio della Ferriera, Arcangiu

ANCHE LA MECCANICA delle bici era completamente diversa da quella odierna. Noi non conoscevamo cambi automatici o doppie e triple moltipliche. Le prime bici col cambio montavano il cambio «Ccampagnolo» e i pochi fortunati fra noi che lo avevano, si allenavano ad usare quel tipo di cambio che richiedeva tanta abilità. Il cambio consisteva in due levette montate sulla destra del forcellino posteriore. Per cambiare si girava di 180º una delle due leve che sbloccava la ruota posteriore, poi rapidamente con l’altra leva, pedalando all’indietro, cercavi la marcia giusta del rocchetto posteriore, si ribloccava con la prima levetta la ruota ricominciando a pedalare in avanti. L’operazione richiedeva tanta abilità, sincronismo e perfetto senso di equilibrio specie se si era in gruppo, ma a furia di ripetere l’operazione, eravamo diventati abilissimi e veloci. Anche i corridori professionisti hanno fatto uso di questo cambio fino all’avvento del cambio simplex tour de France che rivoluzionò il sistema. Con una sola levetta e continuando a pedalare in avanti si sceglieva la marcia più opportuna. Quel tipo di cambio consentì ai nostri di mortificare i francesi al Tour al punto tale di fermare Bartali e sottrargli la bici. Jean Robik, la tappa precedente, entrato con anticipo nello stadio, fu bruciato dallo scatto del nostro Gino Bartali. I francesi non riuscivano a mandare giù quel boccone amaro che aveva umiliato il loro eroe nazionale. LO SPARUTO GRUPPO DI CICLISTI giovinazzesi non aveva seguito considerando che, alla mia epoca, non vi erano associazioni ciclistiche o club che incoraggiassero questo sport. Le sfide erano fra noi che, soprattutto nei mesi estivi, di luglio e di agosto, quando, nel primissimo pomeriggio, costringeva le persone nor mali alla pennichella, noi trasformavamo la piazza o la strada intorno alla villa comunale in circuiti ciclistici pedalando alla disperata, anche in piena curva, per dimostrare le no

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stre capacità ed il nostro coraggio. Il circuito intorno alla villa comunale era abbastanza regolare, quello intorno alla piazza ci faceva affrontare le curve di Via Molfetta con abilità e bravura, quella di sotte o spizzie, con relativa tranquillità, mentre quella sotto il comune era ingannevole e traditrice per cui se impostavi male la curva ti ritrovavi nell’ufficio del Comando dei Vigili Urbani o tra le sedie del Bar Pugliese. Quante cadute! I nostri avambracci e le nostre gambe erano perennemente piene di abrasioni. L’allenamento su strada lo facevamo andando verso Molfetta. Ogni tanto qualche camion ci superava, ma noi riuscivamo ad accodarci ad esso seguendo la sua scia. I camion della nostra epoca non avevano la potenza di quelli attuali. Quando si arrivava alla salita prossima a Molfetta dell’ex pastificio Maldarelli i loro motori cominciavano a soffrire ed a sentire la salita e noi, da coraggiosi incoscienti, li superavamo tra lo sgomento e lo sguardo atterrito del camionista che sporgeva il capo dal finestrino. Altre volte, specie la domenica, il gruppetto decideva di fare una passeggiatina di allenamento fino a Castel del Monte. Minguccio Foglio aveva una buona bici, ma scarse gambe, ma per noi era prezioso perché gestiva anche un’officina per bici dove noi, senza paghé potevamo sistemare manubri, cambi, ruote e soprattutto freni. I freni erano indispensabili per il nostro elevato grado di incoscienza e riuscivamo a sistemarli in modo che bloccassero completa-

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mente le due ruote. Quando si frenava gridavamo, per un poco di pubblicità: «Freni Foglio!!!». Quando pertanto si decideva di andare a Castel del Monte, Minguccio Foglio si faceva prestare da un certo Dante Lacalamita, che gestiva una drogheria sita in Via Bari, un motorino. Era un cucciolo «due tempi», vero pezzo di antiquariato, col quale portava qualche attrezzo utile per interventi urgenti ai nostri mezzi e per fare l’andatura al gruppo. La cosa funzionava discretamente in pianura, poi il motorino cominciava a sentire il peso della salita per cui si finiva col piantare in asso Minguccio per aspettarlo in vetta, dove, in discesa, il motorino ricominciava a fare il suo dovere. Oggi, ad 80 anni, mi chiedo che fine abbia fatto tutta quella nostra energia. Cari lettori, dopo avervi tediato col racconto di questo poco esaltante gruppetto di ciclisti locali, vi esorto a tifare per quegli atleti che onoreranno, con laloro partenza, la nostra splendida Giovinazzo. Il ciclismo è uno sport che ha dato lustro alla nostra Italia in tutto il mondo. I nostri ciclisti sono ricordati come eroi, come grandi campioni da battere e posso assicurarvi che essi compiono fatiche e sforzi tremendi che possono fare solo grandi atleti. A tutti loro, impegnati in questa impresa, vada il mio ed il vostro grido di incoraggiamento: «Forza, dai, viva il Giro!!!». VINCENZO DEPALMA ANGELO GUASTADISEGNI


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IL CONTRAPPUNTO d e l l ’a l f i e r e

CHIACCHIERE E PEDALATE NEL MONDO. Accordo raggiunto negli USA per l’innalzamento del tetto del debito pubblico. Soddisfazione non solo in tutta la nazione ma anche nella comunità economica e finanziaria mondiale. La Cina tira un sospiro di sollievo. Per ora, per ora, il debito e il rating sono salvi. Il Presidente Obama ha accolto il nostro premier Letta esaltando le sue doti di leadership e la capacità del governo italiano di far fronte alle richieste di contenimento del debito pubblico per non superare la fatidica soglia del 3% di rapporto fra deficit e Pil. Tutto giusto, se non fosse che proprio la leadership del presidente Obama sia stata offuscata e compromessa proprio in questi giorni dalla vicenda del debito pubblico. Da un lato le reiterate richieste all’opposizione repubblicana di dimostrare senso di responsabilità, quella stessa che non aveva dimostrato in un analogo caso durante la presidenza Bush, e dall’altro l’incapacità di contenere la spesa pubblica. I complimenti al premier italiano sembrano così ancora più beffardi poiché rivolti da chi non ha chiesto sacrifici pesanti al suo popolo e ha dimostrato di non voler intervenire sulla spesa pubblica americana. La politica a tutte le latitudini dimostra limiti, paradossi, bizantinismi, incoerenze. In Italia tutto questo e tanto altro ancora raggiungono le vette espressive più alte e perfette. Certo non solo la politica e gli uomini che, a vario titolo, la rappresentano a tutti i livelli. Un paio di notizie mi hanno colpito fra le tante che sono passate sotto silenzio grazie alla cortina fumogena dell’informazione conformista. Due giornalisti di Radio Maria licenziati per le critiche al Pontefice e le affermazioni del professor Odifreddi, opinionista di «Repubblica», sulle camere a gas. Il direttore di Radio Maria ha comunicato la cessazione del rapporto ai due cronisti poiché ha ritenuto di non poter permettere che si rivolgessero critiche al Papa da un emittente cattolica che nel Successore di Pietro ha la sua Guida. Toni garbati ma la sostanza è evidente. Il Papà non avrà apprezzato e, sicuramente, avrà fatto i suoi passi riservati per far conoscere la sua opinione ai vertici di radio Maria. È sintomatico che anche nella Chiesa ci sia la piaggeria proprio nei confronti di un Papà che ha fatto della comprensione delle diversità una delle sue bandiere mediatiche più evidenti ed apprez-

zate da molta parte dei media e della gente. Forse la diversità non contempla le opinioni ma solo l’adesione alla morale cattolica. Sarà il segno dei tempi che cambiano. Altra pagina, altra storia, più grave ma anche questa quasi sottaciuta dagli organi di informazione. Soprattutto quelli progressisti o presunti tali. Il professor Piergiorgio Odifreddi appartiene alla presunta elite intellettuale di sinistra. La sua affermazione, dopo la morte di Priebke, sulle camere a gas ed i campi di concentramento frutto di uno storia elaborata dai vincitori avrebbero dovuto scatenerebbe al tre reazioni, ben altri distinguo e condanne da parte dei firmatari di appelli in servizio permanente e di censori della moralità un tanto al chilo. Invece silenzio. Il professore è intervenuto per spiegare. Non ho strumenti di tale spessore e profondità per comprendere la sua rettifica. Sarà stata sicuramente di alto profilo e profondità ma non ho compreso. Sarà stata sufficiente per gli intellettuali impegnati, sarà perché scrive su «Repubblica», sarà perché è di sinistra, certo nessuno o quasi ha sollevato obiezioni. Aveva detto, il professore: «So quello che mi è stato fornito dal ministero della propaganda alleato nel dopoguerra». A GIOVINAZZO. Il ministero della propaganda. Mi viene in mente il ministero della propaganda della giunta giovinazzese. L’accostamento è ovviamente solo nel nome. Quella fu una tragedia immane di cui i sopravvissuti portano ancora indelebili i segni ed gli orrendi ricordi. Il nostro è un ministero casereccio e spendaccione. Ecco mi viene in mente l’ultimo incontro del sindaco e della sua giunta nella sala San Felice. Le parole dette ed i proclami e le accuse agli altri e i roboanti complimenti per il tanto fatto e le assoluzioni per quello che non è stato fatto ma si farà alla grande. E via in un crescendo di auto-esaltazione. «Il centro storico è perfetto e tutti mi ringraziano. I parcheggi funzionano alla grande ed incassiamo molto più che con la precedente gestione. Abbiamo scoperchiato le lacune del progetto del lungomare di ponente. Il settore culturale è effervescente per tutte le iniziative intraprese». Solo eventi di spessore. Poi ecco la bomba con cui si chiude lo spettacolo pirotecnico

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della Madonna di Corsignano: Giovinazzo ospiterà la partenza di una tappa del Giro d’Italia 2014. «Già fioccano le prenotazioni negli alberghi della città. La spesa sarà ampiamente ricompensata dal ritorno di immagine che si svilupperà grazie alla storica corsa a tappe. Si comincia già domenica 20 ottobre con la visita del vincitore del Giro 2013 Vincenzo Nibal». Nella sala è l’apoteosi. Esco convinto di vivere in un paese governato da un’amministrazione perfetta. La serata è piacevole e vorrei passeggiare sul lungomare. Vado verso la Cattedrale ed è tutto sbarrato. Allora torno indietro e mi incammino su quello di ponente . Chiuso e abbandonato. Allora riprendo l’auto e trovo la multa di rito. Le strisce blu sono un po’ dappertutto. Per parcheggiare in sicurezza dovrei lasciarla alla 167. Allora penso che l’aumento degli incassi dei parcheggi sia frutto più dell’estensione delle aree a pagamento che delle nuove scelte politiche. Mi rincuoro, però, domenica 20, prima di pranzo. Ecco vedo quel balcone aperto, la folla di ciclisti, il sindaco con l’ispirazione tribunizia dei giorni migliori e allora penso: «Ma la giornata dedicata all’esercizio fisico non era il sabato?». Diavolo di un sindaco, dopo il sabato fascista avremo la domenica ciclistica con buona pace dei suoi numerosi consiglieri di sinistra. La città è ferma ma le biciclette non si fermano mai. Non se la prenda sindaco e con lei i suoi. Negli altri articoli leggerà complimenti e riceverà carezze e, come costume del nostro libero giornale, mediti sui ritardi e le incertezze della sua amministrazione. Qualche pedalata in meno è qualche fatto concreto in più. Evviva!!! ALFIERE@GIOVINAZZO.IT

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il

caso

DI SERGIO PISANI

NOI RIFERIAMO, VOI MEDITATE!

LA

PUBBLICAZIONE DEI REDDITI DEI NOSTRI AMMINISTRATORI

Una bella radiografia solo per chi ha le coronarie a posto, se leggete i redditi al di sotto della soglia di povertà di alcuni imprenditori consiglieri. I redditi degli amministratori comunali di Giovinazzo sono sbarcati online. Una scelta di trasparenza in linea con quanto dispone il decreto legge n° 33 del 14 marzo 2013 che stabilisce l’obbligo di trasparenza dei redditi degli amministratori dei comuni con più di 15mila abitanti. Da oggi è sufficiente collegarsi al sito internet del Comune per consultare quanto percepiscono sindaco, assessori e consiglieri comunali. E non solo: l’operazione trasparenza mette in mostra anche i beni e gli immobili di loro proprietà e l’eventuale partecipazione in società private o pubbliche. I PIU’ RICCHI. L’ingegnere elettronico Nicola Catalano guarda tutti dall’alto. L’assessore alla Pianificazione del Territorio - Urbanistica - Lavori Pubblici – Ambiente è il number one nella virtuale classifica per reddito complessivo degli amministratori dell’Ente Comune. Per il periodo d’imposta 2011 ha dichiarato 193.232 euro (alla data della sottoscrizione online dei redditi 1564 euro era l’onorario da assessore). Non ha immobili di proprietà, ma è amministratore unico dell’Assiomb Engineering srl con sede a Bisceglie ed è titolare di quote di partecipazione della CRF Engineering srl con sede a Lecce. Segue Salvatore Stallone assessore allo Sviluppo Attività Produttive - Rete Commerciale Cittadina - Annona - Polizia Municipale. Dichiara al fisco 58.752 euro in qualità di amministratore unico dell’ITO

srl Molfetta, società che si occupa di formazione professionale dei giovani (sono inclusi i 4.393 di onorario del Comune di Giovinazzo). Non ha immobili di proprietà.

non incorrere nell’ammenda pecuniaria da 2.000 a 4.000 euro.

IL SINDACO. E Tommaso Depalma? Amministratore unico dell’azienda Elettro M.T.S. di Giovinazzo che si occupa di Impianti elettrici industriali e civili - installazione e manutenzione di cui possiede il 51% delle quote (le restanti sono del coniuge) dichiara, unitamente al compenso del sindaco, 26.966 euro al fisco. Allega la situazione patrimoniale (due fabbricati, uno ubicato a Manduria) e un motociclo di proprietà e il reddito di 1.938 euro del coniuge avv. Maria Vacca, proprietaria di 6 fabbricati e del 51 % delle quote dell’Hope srl.

IL COMMENTO DEL SINDACO. «Dicevano che volevamo fare le cose di nascosto, per fortuna esistono i fatti ed esiste la verità. Giovinazzo, come potrete vedere, ha fatto tutto quanto doveva per legge e pensate, non solo siamo tra le poche città che sono in regola, siamo tra le nove città che sono al vertice per aver rispettato tutti i parametri. Questo alla faccia di tutti quei chiacchieroni che si sono permessi di agitare dei fantasmi inutili, con articoli di giornale, facendo terrorismo. Per questi professori delle chiacchiere arriva il momento per cui la neve si scioglie e poi il sole esce sempre, specialmente a Giovinazzo».

I CONSIGLIERI. Tutti gli altri numeri potrete leggerli nelle tabelle di fianco. Il più ricco dei consiglieri è l’ex luogotenente Antonio Galizia, consigliere di Giovinazzo Città d’Amare: supera i 40mila euro di reddito! Lia Dagostino capogruppo del Pd, avvocato dichiara 11.962 euro mentre gli imprenditori Arbore Alfonso (si occupa di carpenteria metallica), Enzo Fusaro (amministratore di Fusaro moto srl e proprietario di due fabbricati e di un lastrico solare) e Claudio Spadavecchia (amministratore dell’omonima officina che si occupa di lavori in pvc e di anticorodal) dichiarano rispettivamente 10.670, 9.792 e 8.806 euro. Le dichiarazioni dei consiglieri Delvecchio e D’Amato non sono ancora pervenute mentre andiamo in stampa ma i due avranno tempo fino al 20 ottobre per comunicarle al segretario comunale e per

BASTIAN CONTRARIO. I s i d o r o Mortellaro, ex consigliere comunale nelle fila del PCI, docente di Storia delle Relazioni internazionali presso l’Università di Bari: «Giovinazzo alla luce dei dati odierni si rivela stare pienamente in Italia, paese con una straordinaria evasione fiscale a danno del lavoro dipendente. Ci sono persone (è arduo chiamarli cittadini) che - graz ie ad un fisco asimmetricamente costruito nei decenni per foraggiare clientele - si sottraggono agli obblighi di cittadinanza fiscale comune. Come rivelano soprattutto le sproporzioni tra redditi dichiarati e possesso e consumi, godono di una assistenza medica, di scuole dell’ob-

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I REDDITI DELLA GIUNTA COMUNALE ING. NICOLA CATALANO Ass. Pianificazione del Territorio Urbanistica - Lavori Pubblici Ambiente

SIG. SALVATORE STALLONE Ass. Sviluppo Attività Produttive - Rete Commerciale Cittadina Annona - Polizia Municipale

Dott.ssa ANTONIA PANSINI

Ass. Bilancio - Programmazione Economica - Personale Patrimonio - Pari opportunità

VINCENZO POSCA Ass.Turismo - Cultura - Politiche Giovanili - Toponomastica

Dott. MICHELE SOLLECITO Ass Solidarietà Sociale - Sanità Pubblica Istruzione - Legalità Trasparenza- Sport

I REDDITI DEL CONSIGLIO COMUNALE

Euro 193.232 Euro 58.752 Euro 28.650 Euro 24.894 Euro 10.737

SINDACO E PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

bligo, di strade su cui scorazzano con le proprie auto: tutto pagato in toto o in parte dagli altri cittadini sottomessi ad un fisco diventato in questo condizioni ancora più esoso a fronte di spese pubbliche e previdenziali crescenti. Un fenomeno insopportabile, soprattutto quando questi evasori o elusori si ergono a rappresentanti del bene comune e in consiglio comunale decidono su tasse e sovrattasse poste a carico in toto o in parte dei contribuenti costretti ad essere spolpati». GIOVINAZZO CITTÀ D’AMARE. «Abbiamo voluto evidenziare i tanti personaggi simili a Berlusconi , i quali scendono in

politica non per il bene del paese ma solo ed esclusivamente per salvare le proprie imprese o aziende. Poi ci devono spiegare come facevano e fanno ad avere macchine di lusso, barche, biciclette costose e un tenore di vita superiore alle proprie possibilità. C’è qualcuno che con un reddito mediocre riesce a farsi due crociere all’anno e la settimana bianca. Senza parlare che tre volte a settimana è fisso in ristoranti e pizzerie. La frode fiscale è un reato grave, è il simbolo della corruzione».

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l intervista DI

SERGIO PISANI

REDDITI DA POVERTÀ AL PALAZZO DI CITTÀ? RISPONDE

CITTÀ DEL

IL CONS.

ENZO FUSARO,

CAPOGRUPPO

SOLE, ALLA CRITICA PETTEGOLA

Nome: Vincenzo (Enzo) Cognome: Fusaro Professione: Imprenditore Incarico istituzionale: Consigliere Comunale Ultima dichiarazione dei redditi: Circa 10.000 euro Se la soglia della povertà secondo l’indice Istat è di 990 euro a famiglia mensili, lei fa parte dei quasi 10 milioni di poveri in Italia? Oggi purtroppo sì, se non avessi costruito qualcosa prima del 2008 oggi avremmo avuto dei problemi serissimi. O il nostro cogitare va oltre i pensieri eticamente corretti visto il tenore di vita che conduce che non è proprio da morto di fame? Bisogna tener conto di quello che si è messo nel «pozzo» negli anni passati, grazie a Dio - lavoro in un locale di proprietà. La casa è nostra. Non pagare gli affitti è già una grande cosa al giorno d’oggi. Cosa non ha capito la gente dei consiglieri dipendenti che guadagnano più dei consiglieri imprenditori? Che siamo un paese con una straordinaria evasione fiscale? Con il periodo che stiamo attraversando diventa sempre più frequente che i dipendenti guadagnino più dei propri datori di lavoro. Mi auguro che gli imprenditori che danno lavoro a questi dipendenti abbiano sempre la forza di volontà di continuare a sperare in una ripresa. Altrimenti la vedo dura anche per loro. Scendiamo nei populismi che sono il

pane sulla tavola degli italiani. Lei è sceso in politica non per il bene del paese ma solo ed esclusivamente per salvare la propria impresa? La politica dovrebbe salvare, far nascere e crescere quante più imprese è possibile. Se crescesse anche la mia, sarebbe un peccato? Confessi. Quale bando sta attendendo con ansia? 500 moto per i vigili di Giovinazzo? Ma credo sarà difficile Dov’è andato in vacanza questa estate? A Bitonto in negozio. E lei lo sa bene, Direttore! Ristorante preferito? Pizzeria Ondablù (è mio cognato e mi fa lo sconto a me, consigliere povero) Quante volte all’anno ci va? Spesso! Mia moglie mangerebbe pizza ogni giorno! Con quel che guadagna si veste dal mercato del venerdì? Non sono uno che segue le mode. Perché si vede? Da quali servizi statali è esentato dal pagamento? Nessuno, poiché il mio reddito ISEE è molto elevato. In breve i buoni pasto per mia figlia costano 3.50 euro come per tutti gli altri. Il decreto legge n° 33 del 14 marzo 201 vuole essere un’operazione volta alla trasparenza di chi ci amministra. Si può dire che sia perfettamente riuscita? Sembra di no. Dovrebbe servire a fare un confronto tra le condizioni economiche pre

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e post mandato. Invece è stato utilizzato solo per accendere inutili polemiche! Qual è la differenza tra l’assessore Catalano amministratore che dichiara 193mila euro e lei che ne dichiara 20 volte meno? È lui che sa qualcosa che io non so evidentemente. Bisognerebbe chiederlo a lui! Nella colorimetria il rosa come per il sindaco Depalma resta il suo colore preferito? Certo, a 38 anni non si può immaginare il futuro di un altro colore, altrimenti non ci si alzerebbe più al mattino. Quale futuro avranno i suoi figli? Spero possano continuare a vivere in questa splendida terra. Forse di commercio come hanno fatto i miei nonni e genitori. O forse di turismo che sembra essere il destino della nostra splendida Puglia! Cosa farà da grande quando finiranno gli ultimi risparmi? L’aiuto redattore o anche lo strillone de La Piazza!

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la cronaca nera

OTTOBRE CALDO

ANCORA RAPINE. ARRESTATO PROF. PER DETENZIONE E SPACCIO DI STUPEFACENTI MALTRATTAMENTI IN FAMIGLIA 20 settembre: Su disposizione della Procura della Repubblica di Bari, i Carabinieri della Stazione di Giovinazzo hanno arrestato un 33enne del luogo, con le accuse di maltrattamenti in famiglia, violenza privata e danneggiamento. È stata sua moglie, una 29enne sempre giovinazzese, a chiedere aiuto con una telefonata al 112. Tempestivo quanto provvidenziale è stato l’intervento dei militari presso la loro abitazione. Lo hanno bloccato mentre malmenava e minacciava di morte la consorte, alla presenza dei tre figli minori e dopo aver danneggiato gran parte degli arredi, scaraventandoli per strada. L’uomo è stato associato presso la locale casa circondariale. 20 settembre: Dopo il 33enne accusato di maltrattamenti in famiglia, un altro giovinazzese di 28 anni è stato arrestato dai Carabinieri, che lo avevano già denunciato con l’accusa di “atti persecutori” commessi nei confronti di una 28enne, che aveva frequentato qualche mese. Il giovane, nel periodo compreso tra maggio e giugno di quest’anno, aveva reso la vita impossibile alla vittima con pedinamenti, sms e telefonate tali da ingenerare nella ragazza un perdurante stato d’ansia e di timore e costringendola a modificare le proprie abitudini di vita. Sul suo conto, quindi, l’Autorità Giudiziaria aveva emesso un provvedimento di divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa, in più circostanze violato dallo stalker nel mese di luglio. Così il G.I.P. presso il Tribunale di Bari, su richiesta del P.M. che ha esaminato le varie informative inoltrate dai Carabinieri di Giovinazzo, ha emesso un provvedimento di custodia cautelare a carico dell’uomo, notificato dai militari in collaborazione con i colleghi del Comando Provinciale di Latina, dove lo stesso si trovava. L’uomo è stato ammesso al beneficio degli arresti domiciliari presso la sua abitazione di Giovinazzo, ha l’obbligo di non allontanarsi dalla sua residenza e gli è stato vietato di avere colloqui telefonici e visivi con persone diverse da familiari, conviventi, sanitari e difensori. LE RAPINE 30 settembre: Si sono presentati in due, armati, hanno arraffato i soldi del registratore di cassa e si sono dileguati. Una coppia di rapinatori ha messo a segno un colpo al supermercato Anna di via Fiume. I due, tutti a volto coperto, avevano una pistola e la loro azione è stata molto rapida. I malviventi si sono fatti consegnare tutto l’incasso presente in quel momento nel registratore di cassa e sono fuggiti a bordo di uno scooter. I Carabinieri della Stazione di Giovinazzo sono intervenuti sul posto ed hanno ascoltato i testimoni dell’accaduto. L’ammontare del denaro

portato via dai rapinatori è ancora in fase di quantificazione. 1 ottobre: Una rapina è stata messa a segno nel supermercato Primo Prezzo di via don Francesco Piscitelli. Due persone armate di pistola e con il volto coperto hanno minacciato la cassiera e si sono fatti consegnare l’incasso, dileguandosi. Immediato l’intervento dei Carabinieri della locale Stazione che stanno ricercando i due rapinatori e hanno predisposto diversi posti di blocco. Al momento, nessuna traccia dei banditi. Verranno estrapolate le immagini delle videocamere di sorveglianza che, si ritiene, potranno essere utili alle indagini. 9 ottobre: Due banditi hanno fatto irruzione all’interno del supermercato Primo Prezzo di via Napoli. Travisati in volto e armati di pistola forse giocattolo - i due rapinatori si sono diretti alle casse, dove si trovavano ancora dei clienti prima della chiusura del negozio e, minacciato un dipendente, hanno arraffato alcune centinaia di euro dalla cassa per poi fuggire a tutto gas a bordo di un’auto. 10 ottobre: Rapina intorno alle ore 19:00 nel discount della catena MD di via Don Francesco Piscitelli, nella zona 167 di Giovinazzo. Due persone a volto travisato e armate di pistola hanno fatto irruzione nel supermercato, facendosi consegnare l’incasso sotto la minaccia dell’arma, per poi fuggire a bordo di una non meglio identificata auto di colore scuro. Il bottino non è ancora stato quantificato, mentre proseguono le indagini dei Carabinieri nella ricerca dei colpevoli. Non è la prima volta che la rivendita subisce una rapina. PROF ARRESTATO PER SPACCIO DI STUPEFACENTI 2 ottobre: Insegnante di scienze precario, impiegato in diversi istituti professionali del barese, arrotondava lo stipendio spacciando droga. Lo hanno scoperto gli uomini della Guardia di Finanza che lo hanno arrestato: si tratta di P. F., 47 anni, residente a Salerno, ma domiciliato a Giovinazzo. I finanzieri della tenenza di Bitonto sono arrivati a lui attraverso un’attività info-investigativa svolta con appostamenti e pedinamenti a Molfetta, il comune preferito dall’uomo come piazza di spaccio. Qui il docente è stato sorpreso a bordo della sua auto mentre si apprestava a effettuare la consegna della droga. Durante la perquisizione personale, i militari gli hanno rinvenuto addosso un panetto di hashish e 5 grammi di marijuana nascosti, rispettivamente, nei pantaloni e in un borsello che il docente aveva con sé. Per gli investigatori, il professore non spacciava al minuto se non in minima parte. Piuttosto, veniva in contatto con

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persone alle quali vendeva interi panetti di hashish. La successiva perquisizione effettuata al domicilio dell’insegnante ha permesso infatti ai finanzieri di rinvenire ulteriori 13 panetti ben nascosti in camera da letto. In totale, sono stati sequestrati 1,400 kg di hashish e 5 grammi di marijuana, assieme all’auto e a un bilancino di precisione. L’uomo è stato arrestato e condotto nella Casa circondariale di Bari a disposizione dell’Autorità giudiziaria. ANCORA DETENZIONE DI STUPEFACENTI 10 ottobre: I Carabinieri della Stazione di Giovinazzo hanno arrestato un 20enne del luogo, incensurato, con l’accusa di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. Nel corso di una perquisizione domiciliare, il giovane, alla vista dei militari si è disfatto di un porta occhiali, contenente 84 grammi di hashish, lanciandolo dal balcone. Nell’abitazione i Carabinieri hanno inoltre rinvenuto due bilancini elettronici e materiale per il confezionamento della sostanza, il tutto sottoposto a sequestro, unitamente alla droga. Il ragazzo è stato tratto in arresto su disposizione della Procura della Repubblica di Bari, ed è stato collocato ai domiciliari. LO SCIPPO 9 ottobre: Scippo in pieno centro il 9 ottobre a Giovinazzo. La vittima è un anziano signore giovinazzese, ex pescivendolo, che passeggiava in Piazza Vittorio Emanuele II intorno alle ore 09.30. Un uomo lo ha spintonato, facendolo cadere, e gli ha sfilato dal polso un orologio d’oro. E’ poi corso a raggiungere un complice che lo aspettava a bordo di uno scooter grigio metallizzato sul ciglio della strada. I due sono scappati in pochi secondi. Un grosso spavento per il povero signore ancora sotto shock quando dopo qualche minuto sono intervenuti Carabinieri e Polizia Municipale. L’uomo ha sporto denuncia contro ignoti. SVENTATO FURTO 12 ottobre 2013. Sventato nel tardo pomeriggio di sabato 12 ottobre un tentativo di furto di materiale sulla linea Bari-Foggia, tra Giovinazzo e Molfetta.Il malfattore si è dileguato all’arrivo del personale di Protezione Aziendale e dell’infrastruttura di Rete Ferroviaria Italiana impegnato in attività di vigilanza straordinaria della linea. La squadra dei tecnici di RFI ha così potuto ripristinare le stesse apparecchiature, totalmente recuperate, per garantire il normale esercizio ferroviario.

FONTE UFFICIO STAMPA OCTTOBRE 2012 ARABINIERI BARI


l’ angolo

del

lettore

DR STALLONE, DIRETTORE AMMINISTRATIVO LA SANITA CHE FUNZIONA. MERITO DI UN GIOVINAZZESE

«IL ‘SAVERIO DE BELLIS’ È L’ENTE PUBBLICO OSPEDALIERO CHE IN PUGLIA RISULTA TRA I PIÙ VIRTUOSI PER I PAGAMENTI DEI DEBITI VERSO I FORNITORI» Ad occupare le cronache giornaliere della stampa, quasi una rubrica a parte di medicina, sono soprattutto gli episodi di «malasanità». E’ persino entrato nel lessico comune questo brutto termine giornalistico, peraltro coniato ad hoc per urlare più comodamente nei titoli di testa la notizia degli errori clinici o di soccorso che si verificano più o meno dappertutto in Italia. E senza ormai troppe distinzioni tra il nord ed il sud del Paese. Delle cose che vanno bene, delle tante realtà che spiccano positivamente nel nostro sistema sanitario nazionale, comunque ritenuto tra i migliori del mondo, invece nessuno parla o se ne parla poco. Non esiste infatti un antonimo della parola «malasanità», ma se ci fosse non esiteremmo un attimo ad usarlo dovendo parlare dell’IRCCS (Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico di Diritto Pubblico) «Saverio de Bellis» di Castellana Grotte. Un Ente ospedaliero specializzato in gastroenterologia che è un’eccellenza assoluta nel suo campo e unico a livello nazionale. Per saperne di più di questo centro sanitario, abbiamo allora deciso di rivolgerci al dr. Tommaso Antonio Stallone, nostro concittadino, che dell’IRCCS Saverio de Bellis è il Direttore Amministrativo di nomina Istituzionale. Un ruolo importante in una realtà di successo. Ma chi è il dr. Tommaso Antonio Stallone? «La mia carriera, dopo la laurea in economia e commercio, nasce nel settore ospedaliero privato, dal momento che per 10 anni ho ricoperto il ruolo di direttore generale ed amministratore unico della nota casa di cura molfettese Villa Giustina, ma negli ultimi 5 anni ricopro la carica di direttore amministrativo di nomina istituzionale all’IRCCS de Bellis. Nel 2011 ho conseguito il master di II livello all’Università Bocconi di Milano che rappresenta la scuola di eccellenza del management sanitario». Legge che ha finalmente regolamentato in maniera congruente la nomina dei dirigenti del-

FOTOGRAFIA

MICHELE DECICCO

la sanità, imponendo un’esperienza quin- gestione ottimale degli interventi relativi alle quennale di direzione su tutti i settori am- situazioni cliniche più complesse. ministrativi (Legale, Bilancio, Personale, etc. ) in ambito prettamente sanitario. LA RICERCA. «In periodo di forte congiuntura era crollata molto a causa di una importante L’ECCELLENZA SANITARIA. Diret- riduzione dell’Impact Factor (IF) dell’ Istituto, tore di un Istituto di Ricovero e Cura a ovvero dell’indice che misura il valore della ricerca Carattere Scientifico, che quindi si occupa scientifica. Poi dal 2009 il ruolo di Direttore Sciensia di assistenza sanitaria che di ricerca scien- tifico di nomina ministeriale è stato ricoperto dal tifica. Circa le principali patologie e linee di prof. Francavilla, una delle personalità più attive e ricerca, così risponde il giovinazzese Dr. proficue in ambito scientifico in Italia. Così negli Stallone. «Tra le strutture sanitarie di Puglia il ultimi tre anni l’IF è praticamente raddoppiato “de Bellis” si colloca come istituto di ricerca a ca- permettendo dunque un’inversione di tendenza in rattere scientifico nel settore gastroenterologico ed è aumento dei finanziamenti ministeriali per la ril’unico in Italia con tale indirizzo. Da rilevare che cerca corrente che negli ultimi tre anni si era ridotin questi anni sotto la mia Direzione l’Irccs ha to». Sono in corso differenti progetti di riconseguito la certificazione EN ISO 9001:2008 cerca che implicano l’erogazione di borse sulla qualità di tutti i servizi erogati; servizi di cui di studio per giovani ricercatori ed è attivo in primis sono responsabile. Un ospedale mono - anche uno stabulario di avanguardia unico specialistico, centro di riferimento per il morbo di nell’Italia meridionale. Però la crisi si fa coChron, la celiachia e per altre malattie croniche munque sentire ed anche il de Bellis ha subigastroenterologie, come ad esempio la rettocolite to importanti tagli da parte del fondo saniulcerosa, che oggi possono essere seguite con l’ausilio tario regionale per il rispetto del Piano di di cure avanzate grazie alle quali la qualità della Rientro e, soprattutto nell’ambito dell’Area vita del paziente è notevolmente migliorata. Inoltre del Personale, per il blocco totale delle è opportuno sottolineare che l’80% dell’attività sa- assunzioni e del turnover. Il che crea serie nitaria dell’Istituto è oncologica, ed in questo settore difficoltà di gestione dell’Ente. abbiamo un vero primato poiché tutti gli interventi relativi ai tumori del colon vengono eseguiti in video I TAGLI. Investono un po’ tutti i settori laparoscopia, ovvero ‘intervento chirurgico non pubblici e vengono spesso giustificati da invasivo’; e questo chiaramente permette al paziente parte dello Stato come risposta agli spreun recupero post-operatorio pressoché immediato». chi legati in modo particolare ad una cattiVa poi ricordato anche l’impiego di altre va gestione del sistema degli appalti. Come tecnologie di avanguardia, come la radio- stanno realmente le cose nel settore sanità? logia interventistica applicata all’ addome, «Ci sono stati alcuni casi ed in alcune regioni, come oltre alla presenza di ben 8 posti di ad esempio la Calabria e la Campania, ma assolurianimazione ed 8 di terapia intensiva per la tamente non in Puglia dove già da qualche anno è

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attivo il nucleo di verifica contratti e appalti nell’ambito dell’ Ares (Agenzia sanitaria regionale) guidata dal Direttore Generale dr. Bux; pertanto tutti gli appalti dell’area sanità regionale superiori ai 200.000 euro devono essere vagliati e approvati da tale ente prima della pubblicazione ufficiale. La nostra struttura ha ridotto i tempi di attesa dei pagamenti dei suoi fornitori a circa 90 giorni allineandosi con lo standard dei pagamenti in Europa e dal 2010 l’Ente, grazie anche al corretto intervento della Regione Puglia, è in equilibrio economico-finanziario. BILANCIO VIRTUOSO. Se oggi il de Bellis si trova in tali favorevoli condizioni qualcosa la deve riconoscere al suo Direttore giovinazzese... «Quando sono arrivato la struttura presentava un enorme debito verso i fornitori e posso affermare di aver riportato la situazione in equilibrio. Quanto alla produttività l’Istituto supera il tetto designato dalla Regione nel DIEF annuale. Inoltre è importante sottolineare che la Regione Puglia, dopo tre anni, è ormai fuori dal famoso Piano di Rientro dove era previsto che si dovesse raggiungere nel 2012 un risultato di circa meno 50 milioni e la Regione Puglia partiva da meno 349 milioni; ed invece si è chiuso con un bilancio con circa 4 milioni in attivo nonostante tutti i tagli previsti e attuati alla sottoscrizione del piano di Rientro presso il Ministero dell’Economia a Novembre 2010. Pertanto da ora in poi sarà possibile, almeno per le strutture più grandi, l’avvio di deroghe sulle assunzioni ormai davvero necessarie e indispensabili per il tutto sistema». Inoltre è giusto sottolineare che con la nomina del nuovo Direttore Generale Dr. Nicola Pansini, avvenuta ad agosto 2012, si è attuato il nuovo sistema di valutazione del personale nel rispetto della Legge Brunetta che prevede di ottimizzare la produttività nel lavoro pubblico con efficienza ed efficacia. Essendo promotori di tale sistema, a gennaio 2013, è stato realizzato un convegno regionale con la presenza dei maggiori esperti nella materia tra cui il Direttore Generale dell’Agenas dr. Moirano il quale ha ribadito che il sistema di valutazione del personale adottato qui è molto avanzato ed è il primo, nella reale attuazione, nell’Italia meridionale. LA TRASPARENZA. Diciamo allora che può ritenersi decisamente soddisfatto… «Credo di sì con la consapevolezza di svolgere tale incarico con il massimo dell’impegno e nella trasparenza più assoluta».. Ora le uniche preoccupazioni riguardano le decisioni del governo che

preannunciano ulteriori tagli ed accorpamenti in sanità. Ad ogni modo va sottolineato che un po’ di soddisfazione serve almeno a ricompensare in parte l’impegno profuso e soprattutto le enormi responsabilità che incombono su tutti i dirigenti sanitari e a fronte di compensi, a dispetto di ciò che si crede, non proprio fatto di grandi cifre e privilegi. Eppure spesso nell’immaginario comune costoro sono considerati come grandi divoratori di denaro pubblico, cosa che non corrisponde alla realtà ma solo ad una sensazionale costruzione mediatica. COLLABORAZIONE USA. Il prof. Francavilla, direttore scientifico, ha da decenni una proficua collaborazione con istituti di ricerca americani… «Al momento però il “de Bellis” non può parlare di veri e propri progetti internazionali, ma solo di collaborazioni in pubblicazioni scientifiche del Professore con le più importanti riviste scientifiche internazionali che in genere sono in America». Tuttavia essendo l’Istituto sede di importanti convegni internazionali, almeno due all’anno, questi certamente rappresentano un momento di crescita importante per tutto lo staff. Parliamo del livello di collaborazione tra addetti all’assistenza ai malati ed i ricercatori. «La ricerca viene chiaramente fatta prima in laboratorio e, una volta sviluppata, va poi applicata. Vi è comunque una buona sinergia fra i due livelli». Complice la crisi però non esiste un piano specifico per il reclutamento di forze giovani da indirizzare verso le vostre ricerche. «Come ho già detto il piano delle assunzioni è bloccato, tuttavia per la ricerca eroghiamo delle borse di studio annuali per giovani ricercatori». Fin qui lo spaccato della sanità pugliese che funziona e di cui essere orgogliosi tutti, poi resta giusto il tempo di un caffè per i saluti e qualche appunto personale. Empatico e con un chiara percezione della rotta da seguire dunque, in tutti i sensi, abbiamo avuto la possibilità di conoscere un giovinazzese tenace e dalle molte virtù al quale non possiamo che augurare un buon proseguimento di una importante carriera. ALESSANDRA TOMARCHIO HA COLLABORATO MICHELE DECICCO

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storia DI

DIEGO

nostra

DE

CEGLIA

SUCCEDEVA NEL XVIII SECOLO

CONTROVERSIE NEL COMMERCIO DELL’OLIO

Il periodo della raccolta delle olive, a seconda delle loro varietà, in genere comincia a fine ottobre per arrivare oltre la metà di dicembre. Per timore che per le pessime condizioni meteorologiche dell’inverno avanzato si possa perdere il raccolto, molti anticipano la raccolta; di contro c’è chi la ritarda sperando di ottenere una resa migliore.

Se anche in passato la raccolta delle olive era circoscritta all’ultimo trimestre dell’anno, l’olio da vendersi nella prima metà dell’anno successivo doveva essere quello di ottima qualità, esente da rischi di alterazione. Ma nel 1736 pessima risultò la qualità di alcune partite d’olio di proprietà di tale Francesco Adinolfi, Francesco Fanelli e del Sacerdote Don Simeone de Martinis, che Nicola de Caetano con la sua tartana portò a vendere al nord, tant’è che non avendo il ricavato economico della potenziale compravendita soddisfatto uno dei proprietari, si originò una causa contro il povero de Caetano. Per meglio inquadrare la vicenda dobbiamo esaminare prima l’atto del notaio De Musso del 18 luglio 1736, e poi quello rogato il giorno precedente (ASBa, piazza di Giovinazzo, sk. 23, vol. 410, f.116-120). Nel primo atto notarile, Domenico Camporeale, «marinaro nel trabaccolo, o sia tartana, che si patronizava dal padron Nicolò Poliseno della città di Bari, sebene il diretto padrone che cavalcava la sudetta tartana, si era Nicola (de) Caetano di questa città di Giovenazzo» dichiarò, in qualità di testimone degli eventi, che Nicola de Caetano «andava sopra la detta tartana ed avendola caricata d’ogli in questa città di Giovenazzo il rev. sig. d. Simeone de Martinis e li sigg. Francesco Adinolfi e Francesco Fanelli, quale carico d’oglio fu portato a vendere in Triesti, ed avendo colà avuto l’incontro di vendere dett’oglio a quei mercadanti, da essi si fece la prova alle

botte, per vedere la qualità dell’ogli e trovorono che nella parte di sopra di dette botti, la prova di essere buona qualità l’oglio». Ma gli acquirenti triestini non si fermarono all’esame in superficie, e prima di sborsare il pattuito vollero approfondire l’indagine «avendo essi mercadanti fatta la prova nel mezzo di esse botti, trovarono li sudetti ogli pelosi e di mala qualità». Questo risultato condizionò la compravendita e dilatò i tempi della contrattazione fra le parti: «Li predetti mercadanti non vollero ricevere l’oglio ma fecero calare da dentro detto trabaccolo, seu tartana, tutte le botte piene d’oglio che in quella esistevano, le quali osservatesi una per una con fare secondo il solito la spina, fu ritrovato che in ciascuna di dette botte un terzo solo era ricettibile e di buona qualità e due parti peloso e di mala qualità». Ma poiché le partite d’olio provenivano da tre diversi proprietari e diversa risultò la qualità, si potevano fare contrattazioni distinte: l’olio delle «botti del detto sig. d. Simeone de Martinis … fu ritrovato di tutta bontà e perfettione che senza ostacolo alcuno fu ricevuto da mercadanti». Le altre botti d’olio scadente non furono però rifiutate ma si dispose diverso iter prima di procedere all’eventuale acquisto: «Per l’altre botti di mala qualità essi mercadanti non vollero in alcuna maniera riceverlo ma obbligarono colla giustizia il predetto Nicolò (de) Caetano, col quale avevano contrattato la compra di

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detti ogli a tenere le botti in terra ed al suolo per più giorni ed in effetto stiedero dette botti in terra per 10 giorni in circa, doppo li quali avendo fatto di nuovo le prove in esse botti fu ritrovato che l’ogli non avevano fatta la dovuta perfettione, ma fu ritrovato nella maniera che prima stava». Perché il viaggio fino a Trieste non risultasse infruttuoso, come sarebbe accaduto se non si fosse riuscito a vendere tutto il carico, e pur consapevole delle rimostranze che avrebbe sollevato la Mensa vescovile, e per essa Don Nicola de Martinis proprietario della partita migliore, il de Caetano non trovò di meglio che ingiustificatamente svalutare quest’ultimo olio «onde li mercadanti si presero l’ogli chiari al prezzo convenuto con detto Nicolò (de) Caetano, il quale fu necessitato vendere l’altro di mala qualità assieme con quello della mensa che anche fu ritrovato di mala qualità a bassissimo prezzo e con stenti grandi, perchè non vi era compratore che volesse comprare dett’oglio per la detta mala qualità». L’atto rogato dallo stesso notaio De Musso il giorno precedente a questa deposizione testimoniale, e che reca la dichiarazione di un altro testimone della vicenda, don Gaetano Garofalo, ci conferma che le legittime rimostranze del sacerdote Don Simeone de Martinis, proprietario dell’olio, e con quest’ultimo della Mensa vescovile cui gli introiti sarebbero stati destinati, condussero ad una causa legale in danno del de Caetano, che era il proprietario della tartana adibita ai commerci nell’Adriatico oltre che «puplico negoziante di questa istessa città di Giovenazzo». Il sacerdote testimone si trovava presso la «bottega seu fundaco del sig. Francesco Adinolfi posto in mezzo la pubblica piazza» quando sopraggiunse Nicola de Caetano «il quale disse al detto sig. Adinolfi che volea sapere cosa si facea della causa che tiene il rev. sac. don Simeone de Martinis con esso sig. Nicola de Caetano per l’interesse dell’ogli portati in Triesti da esso Nicola de Caetano». Ma poco o nulla sapeva l’Adinolfi, più informato era invece don Gaetano Garofalo che confermò aver letto alcune lettere del reverendo don Simeone de Martinis dalle quali si evinceva essere in piedi effettivamente la causa contro Nicola de Caetano che volle perciò approfittare dell’incontro in atto per chiarire meglio la sua posizione e brevemente riassumere gli accordi tra le parti (lui e i proprietari delle partite di olio)

che avevano preceduto la sua partenza. Egli disse infatti al sig. Adinolfi: «Sig. Francesco, io qual colpa tengo poichè il de Martinis s’indirizza contro di me, se io perdo la causa che ho da fare la rovina delli figli miei? Atteso che il de Martinis mi fa spedire l’esecutorio, non si ricorda vostra signoria signor Francesco che quando io stavo per partire da questa nostra città di Giovenazzo e proprio quando mi mettevo nella barchetta, seu schiffo, e dissi a v.s. in presenza del magnifico Francesco Fanelli, che si trovava unitamente con voi in esso porto, che volevo andare a consignare l’oglio in Ferrara a quei mercanti, poichè essendo l’ordine dell’interessati di vendere a lire 54 l’orma (sic), difficilmente avrebbe avuto tal prezzo»; si era quindi già ipotizzata una presunta perdita di valore rispetto alle aspettative dei proprietari. Così «da voi sig. Francesco mi fu risposto che avessi tirato il viaggio a Triesti, e replicando io Nicola Caetano che in Triesti non stava l’oglio, se non che lira 51 l’orma, e li padroni ed io aveva firmato le polize all’interessati per lire 54 l’orma e voi sig. Francesco mi replicastino che avessi venduto a quel prezzo che avessi ritrovato, essendo che dett’oglio si poteva chiamar mio. Ed avendo io anche soggiunto cosa si sarebbe fatto per l’oglio di detto d. Simeone, voi sig. Francesco mi replicastino che su questo non ci avessi pensato e che andassi in Triesti, poichè il tutto stava concordato fra noi e detto d. Simeone». Non solo, ma l’Adinolfi, cui apparteneva una delle partite d’olio scadente, in mala fede avrebbe depistato il de Caetano dalla piazza di Ferrara ove più alto sarebbe stato il guadagno ma se l’olio fosse stato buono, di certo egli già sapeva della oggettiva scadente qualità del suo prodotto e temeva anche la valutazione su quella prestigiosa piazza. Il de Caetano lo pressò infatti con queste domande, così: «Anche non vi ricordate sig. Francesco che mi scrivestino che avessi tirato a Venezia, non trovando nessun prezzo in Triesti, e che in nessuna maniera fussi andato a Ferrara». Don Gaetano Garofalo che era presente al colloquio tra il de Caetano, proprietario della tartana, e Francesco Adinolfi, proprietario dell’olio scadente, non potè che testimoniare davanti al notaio De Musso che «quali cose tutte enarrate da detto de Caetano non solo non furono contradette da esso sig. Francesco Adinolfi ma ancora ratificate per vero». Quale l’esito del contenzioso non ci è dato sapere.

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musica musica

LUCI DELLA RIBALTA

La La Banda Banda G. G. Verdi Verdi di di Giovinazzo Giovinazzo si si è è fatta fatta apprezzare apprezzare dalla dalla platea platea al al bicentenario bicentenario verdiano Verdiano

Una notizia bella e una cattiva (a margine dell’articolo). Partiamo con le cose belle, quelle che nutrono lo spirito. Il 7 e 8 Settembre a Busseto (Parma), si è svolto il Concorso Bandistico nazionale per la selezione della «Banda del Bicentenario Verdiano» al quale sono stati selezionati ed ammessi 14 complessi bandistici musicali provenienti da tutta Italia. Fra questi è stato ammesso il complesso bandistico cittadino Concerto Bandistico Città di Giovinazzo della omonima Associazione Culturale che una fragorosa FOTOGRAFIA Vcon INCENZO MOTTOLAed esaltante esibizione ha onorato la sua centenaria tradizione musicale dando lustro alla nostra città. Il concorso, patrocinato dal Comune di Busseto, dalla Provincia di Parma e dalla Regione Emilia-Romagna, si collocava all’interno delle manifestazioni per la celebrazione del Bicentenario della nascita del Maestro Giuseppe Verdi. L’evento ha avuto lo scopo di celebrare il forte legame tra Verdi e la Banda. E’ ben noto infatti come lo studio negli anni giovanili con il Maestro Ferdinando Provesi, direttore della Filarmonica di Busseto, e la frequentazione della Filarmonica stessa, abbiano influenzato le composizioni del Maestro Verdi, al punto da ritrovare in esse affinità con le sonorità bandistiche. Il concorso era destinato alle bande amatoriali e non professionistiche i cui requisiti sono stati verificati da una qualificata giuria presieduta dal M° Alessandra Tamborlani, direttrice dell’Associazione Bandistica Giuseppe Verdi di Busseto, coadiuvato dal compositore prof. Alessandro Valtulini, direttore della Philharmonia Orchestra di Londra, dal Prof. Luciano Caggiati, direttore dell’orchestra di fiati del Conservatorio G. Nicolini di Piacenza, Dino Rizzo, in rappresentanza del Comune di Busseto, e Gian Battista Corti, Artist Relation Manager in Yamaha. L’esibizione si è svolta nella celebre piazza Verdi ed ha previsto una esibizione del tempo massimo di 30 minuti, durante i quali era prevista l’esecuzione di un brano d’obbligo (Sinfonia dal Nabucco) e un brano a scelta tratto dal repertorio di Giuseppe Verdi. La Banda di Giovinazzo ha proposto una marcia introduttiva «Spagnolita», la sinfonia del Nabucco ed il Dies Irae dalla Messa da Requiem. La performance del più antico gruppo musicale della nostra città è stata di grande effetto al punto da riscuotere i complimenti personali, fuori gara, da parte del maestro Valtulini membro della giuria. Un’incredibile situazione, i cui risvolti non sono ancora ben chiari, ha fatto accarezzare la possibilità di vittoria del premio in considerazione della coincidenza fra il repertorio esibito dalla banda prima classificata e quello del Concerto Bandistico città di Giovinazzo e che ha sollevato non pochi dubbi sulla valutazione finale. Ciò nonostante resta la grande soddisfazione e l’entusiasmo raccolto dai sostenitori e componenti che potranno fregiarsi dell’onore di aver partecipato ad una selezione impegnativa ed unica nel suo genere. Infatti il Concerto Bandistico Città di Giovinazzo ha potuto onorevolmente confrontare la sua semplice ma efficace compagine non professionistica, costituita da allievi dei propri corsi musicali e veterani della associazione, con complessi bandistici di altissimo valore musicale in quanto composti da allievi di associazioni con strutture organizzative affiliate a conservatori e licei musicali. L’impresa, perché tale è da considerarsi, è stata possibile grazie all’infaticabile impegno del presidente ing. Nicola Bevilacqua e dei suoi collaboratori dott. Depalma Vincenzo ed i maestri Depalma Gaetano e Marzella Michele nonché della esuberante direzione del maestro Felice Bologna. Ma non vanno dimenticati tutti i ragazzi ed i loro genitori, nonché i musicisti-lavoratori che hanno sostenuto questo progetto realizzato senza il contributo e sostegno di alcun soggetto esterno, né pubblico che privato, ma solo con le contribuzioni proprie e le personali disponibilità di tempo. Una rara testimonianza di caparbietà e capacità organizzative unica nel panorama associativo cittadino e probabilmente anche in un contesto più allargato; sicuramente unica nel vasto scenario delle associazioni culturali e specificatamente bandistiche ove la indifferenza e la inedia nei confronti di tali esperienze sta involvendone la specificità di questi complessi musicali. E proprio sulla scia del recupero di tali tradizioni, nonché nella scoperta di nuove esperienze che l’Associazione Culturale ha intrapreso una strada nuova dedicata sia alla ricerca di nuove esperienze musicali che all’integrazione dei ragazzi in difficoltà con il fine di proporre alle nuove generazioni sani momenti di aggregazione diversi dalle aride proposte dei moderni luoghi di incontro costituiti dai social network. Le difficoltà e le resistenze sono state numerose ma la passione ha trionfato ed il risultato raccolto dovrà far riflettere tutti coloro che da sempre hanno relegato nella nicchia della più retrograda cultura popolare un genere musicale di grande valenza sociale, oltre che dubitato delle capacità organizzative di settori e gruppi di pensiero alternativo.

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FURTO D’AUTORE Gentile redazione, l’Associazione che rappresento (Concerto Bandistico Città di Giovinazzo) ha subito nel mese di maggio un grave atto delinquenziale (furto di strumentazione) che ritengo non possa passare come semplice furto di valori (quand’anche l’atto sia in se esecrabile per chi lo subisce) in quanto ha colpito gli interessi di quello che sarà il nostro futuro e che nella nostra associazione coltiviamo con passione: i ragazzi. Il fatto è oggettivamente anomalo e non siamo riusciti a capirne le motivazioni (semplice furto o banali gelosie) e ci ha sorpreso oltre che danneggiato. L’Associazione, ed ancor più io personalmente, non è adusa al mettersi in mostra ed anche il solo scrivervi è stato molto difficile (non l’ho mai fatto nemmeno per difendere ingiustizie personali), ma la passione che lega i soci alla musica e soprattutto alla Associazione mi ha spinto a chiedere di ospitare nel vostro periodico questo piccolo intervento che vuol essere solo un atto di denuncia pubblica al fine di informare chiunque possa venire a conoscenza di notizie o possa essere contattato da personaggi legati agli autori del furto. Infatti riteniamo che la refurtiva non possa avere un grande mercato e pertanto certamente qualcuno potrebbe tentare di vendere la refurtiva per trarne modesto guadagno. Ed è per questo che invitiamo tutti a riflettere se accettare la proposta di baratto, immaginando che dietro quegli oggetti non c’è solo una refurtiva (il cui acquisto costituisce di per sé reato) ma vi erano le aspettative di ragazzi che avevano voglia di impegnarsi in una passione. Putroppo, siamo l’unica struttura associativa, riconosciuta come di valenza cittadina, a non poter usufruire di alcuna struttura pubblica sicura e, pertanto, costretti a sobbarcarci tutti gli oneri gestionali e logistici; siamo ancora considerati negletti in un cielo stellato (!) che però non abbiamo ancora visto splendere. Siamo amareggiati, ma ripartiamo fiduciosi come sempre perché nulla e nessuno ha mai fermato la nostra e vostra Associazione, sempre pronta ad accogliere tutti coloro che armati di buona volontà e passione si ritrovano insieme per un unico piacere: la musica. E la nostra ripartenza è testimoniata dall’evento a cui abbiamo partecipato quest’anno interamente organizzato e finanziato dalle contribuzioni dei nostri soci, senza alcun contributo di sponsor pubblico o privato. Il Presidente Ing. Nicola Bevilacqua

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lettera

alla

piazza

IL MODELLISMO FERROVIARIO PARLA GIOVINAZZESE Gent.le Direttore Il 28 settembre 2013 sono stato all’Hobby Model Expo a Novegro (vicino all’aeroporto di Milano Linate), riconosciuto come il più importante appuntamento fieristico dedicato al modellismo che si svolge nel nostro Paese. Ero già stato lo scorso anno ma, prima di andarci, consultando il sito web della manifestazione, con grande sorpresa ho notato che tra gli espositori c’era un giovinazzese. Così mi sono promesso che sarei passato dal suo stand per conoscere chi fosse tale concittadino, anche per un semplice saluto. Preciso che da anni non abito più a Giovinazzo in quanto mi sono trasferito a Como. Difatti, così è stato e la mattina del 28 settembre sono andato con mio figlio, super appassionato di modellismo ferroviario, all’esposizione, dove ho conosciuto il sig. Damiano De Ceglia, titolare della IDEALTRAIN. A prima vista non ho riconosciuto il sig, Damiano, ma poi lui mi ha detto che quando eravamo giovani avevamo frequentato le «vasche» della piazza di Giovinazzo e, tornando indietro nel tempo, i ricordi si sono fatti più nitidi. Mi figlio è stato molto contento di sapere che anche a Giovinazzo c’è un rivenditore di modellini ferroviari, in modo che la nonna per il suo compleanno può tranquillamente rivolgersi lì ma soprattutto mi ha fatto molto piacere che qualche giovinazzese si mette «alla prova» per diffondere la propria attività anche al di fuori del proprio «orticello». Infatti, è notevole lo sforzo profuso sia per avviare l’attività (specie di questi tempi) che cercare di ampliare la clientela fuori dei confini pugliesi. Faccio al sig. Damiano un grande «in bocca al lupo» per la sua attività. RAFFAELE CANNONE

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la

pagina dell emigrante DI AGOSTINO PICICCO

LA VETRINA MILANESE PER LA PUGLIA Milano, città traino per i settori dell’economia e della moda, offre sempre una visibilità di eccellenza e ha un rapporto privilegiato con la Puglia anche grazie alla presenza dei numerosissimi emigranti di origine pugliese. L’Expo 2015 con il tema Nutrire il pianeta. Energia per la vita ha creato una maggiore attenzione soprattutto nel campo dell’enogastronomia e del turismo al fine di convogliare il flusso dei visitatori in tutti i luoghi artistici e belli d’Italia, e, per quanto ci riguarda, in particolare verso la Puglia. Uno dei primi comuni che è venuto a «presentarsi» a Milano è stato Acquaviva delle Fonti. Nel centralissimo Urban Center collocato nella Galleria di Milano, prestigiosa vetrina dell’adiacente Palazzo Marino, sede del Comune, si è svolto a fine settembre un incontro di presentazione della città di Acquaviva dal titolo significativo: «Acquaviva nei Navigli», quasi ad associare le due città dal punto di vista dell’elemento acqua. Durante la presentazione sono stati distribuiti dépliant e proiettatati video, sono poi intervenuti diversi rappresentanti della città di Acquaviva inseriti nel mondo delle arti e delle professioni milanesi per presentare le proprie attività. Sullo sfondo del video «Il cuore di Acquaviva che batte a Milano» hanno portato la loro testimonianza poeti, editori, stilisti, musicisti, studenti universitari. A fare gli onori di casa il sindaco di Acquaviva (accompagnato dall’assessore alla cultura) in veste anche di moderatore della ricca mattinata milanese. E’ lui che ha spiegato che questa giornata ha rappresentato un omaggio ai cittadini di Acquaviva che abitano da tanti anni a Milano, convocati in quell’occasione per portare la propria testimonianza e per ascol-

tare poesie e racconti di vita dei concittadini di vecchia data. A rafforzare gli interventi e le testimonianze è intervenuto il presidente dell’Associazione Regionale Pugliesi di Milano cav. Dino Abbascià, con il direttivo dell’Associazione, il quale ha presentato l’Associazione come punto di riferimento dei pugliesi a Milano, ne ha descritto i fini e le attività, e ha ribadito che l’Associazione è propensa a tenere collaborazioni e rapporti costruttivi con gli enti locali e le associazioni di promozione del territorio, mettendo a disposizione la propria sede e le proprie risorse umane. A rappresentare la città di Milano sono autorevolmente intervenuti il sindaco di Milano Giuliano Pisapia e il presidente del Consiglio comunale Basilio Rizzo i quali hanno elogiato l’iniziativa e hanno ribadito la loro disponibilità all’accoglienza verso i Comuni. Hanno riconosciuto che Milano non sarebbe Milano senza gli emigranti e che nello sviluppo e nell’apporto alle attività produttive nazionali la risposta viene proprio dai Comuni, che rappresentano l’ossatura dell’Italia. L’incontro si è concluso nel modo tradizionale con un classico buffet pugliese che ha proposto i prodotti tipici di Acquaviva: calzone di cipolle, ceci neri, burrate, provolone, fichi secchi, ecc... I numerosi partecipanti hanno potuto conoscere la

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bontà dei prodotti locali e apprezzare questa città pugliese che ha puntato sullo sviluppo ecosostenibile e che in questa veste si sta preparando a Expo 2015 grazie alla sua tradizione agricola e manifatturiera che anela a varcare il territorio regionale e, chissà, anche nazionale. Sicuramente si è assistito a un evento ben riuscito e meritevole di essere imitato, tenuto conto delle disponibilità che Milano offre e delle ricadute positive sul territorio. Il segreto è cavalcare l’onda lunga della manifestazione per creare relazioni e collaborazioni a lungo termine.

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S. FELICE, IL VOLTO E L’ANIMA DI LORENZO LOTTO UN N

CAPOLAVORO CAPOLAVORO-TESTAMENTO QUELLO DI DI

Un viaggio nell’anima. Un percorso mirato, intimistico per conoscere non solo storie e personaggi affascinanti quanto soprattutto i loro autori per poterne cogliere, attraverso una selezione ridotta ma ricercata delle loro opere, l’essenza più profonda. Questa l’originale idea di Vittorio Sgarbi subito raccolta dalla sensibile Fondazione Cosso e che spiega sia il titolo della Mostra ‘I volti e l’anima’ sia il perché della scelta del Castello di Miradolo come cornice ideale per i suoi appuntamenti. E non è certo un caso se il primo incontro dedicato a Tiziano – Vecellio, naturalmente – si è rivelato un enorme successo di critica e di pubblico (oltre 15.000 visitatori). Lanciato così il progetto, è stata poi la volta di un altro grandissimo pittore veneto Lorenzo Lotto (1480-1556) meno famoso del primo – peraltro suo feroce rivale in vita – ma certamente non meno importante di lui e di una caratura tale da poterlo accostare a «Leonardo, Caravag gio, Michelangelo e Raffaello». Un artista, Lotto, che già nel ’500 anticipa i tempi e riesce ad essere così attuale «addirittura più moderno di Zola, Manet…» che «a nessun uomo al mondo non può non piacere Lotto». Parola di Sgarbi. Sono 13 le opere a San Secondo di Pinerolo ( dal 6 ottobre u.s. al 2 febbraio 2014) tra cui alcune praticamente sconosciute al pubblico ed eccezionalmente in mostra solo per quest’occasione, come la ‘Madonna con Bambino’ (1727-1530 circa) custodita al Quirinale o la ‘Trasfigurazione’ (1530 circa) appartenente alla collezione privata della famiglia di Giacomo Leopardi. Piatto forte della mostra naturalmente i ritratti; cioè volti capaci di un «dialogo di confidenza e simpatia» con l’osserva-

tore e vere e proprie «istantanee» di personaggi modernissimi per spessore psicologico, quant’anche negli abiti della loro epoca. E così li ha spiegati Sgarbi al numeroso ed elitario pubblico presente all’inaugurazione – naturalmente alla sua maniera, da incontrastato maestro del ludendo docet - trasformandoli quasi in presenze vive ed odierne. Un discorso a parte merita l’effigie di S. Felice in cattedra (1542) proveniente dalla chiesa di S. Domenico di Giovinazzo e l’unica rimasta di uno straordinario trittico (in cui erano anche rappresentati S.Antonio da Padova e S.Nicola da Tolentino, oltre ad un Cristo Re in una cimasa) che costituiva la pala dell’altare maggiore di un’antica chiesa qui a lui dedicata. Una tela dalla storia travagliatissima sin dalla sua ordinazione e di cui, grazie ai contributi del dr. Michele Bonserio e del dr Diego Deceglia del prestigioso Archivio diocesano di Giovinazzo, si è potuto ricostruire quasi tutto fin nei minimi particolari, persino il contrastato rapporto tra i committenti ed il pittore veneto. E sì che il Lotto deve averci messo l’anima per fare un ottimo lavoro, visto che il suo vero guadagno sarebbe poi dipeso dal buon cuore e dalla soddisfazione dei clienti ad opera finita; fatto sta che probabilmente più per taccagneria levantina che per reale gradimento (il colto giovinazzese don Mattheo de Grassis aveva “oculatamente” affidato la contrattazione all’abile commerciante barlettano Alovise Catalan); fatto sta che al pittore andò giusto la metà del valore effettivo dell’opera. Poco più dei costi vivi. Una delusione per il mancato apprezzamen-

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GIOVINAZZO

to e il conseguente mancato ricavo che hanno lasciato traccia nel suo Libro di Spese diverse non meno che nello spirito del Lotto. Da tempo in gravi ristrettezze economiche, anche questo episodio avrà contribuito non poco a quel processo, già in atto, di disgregazione della propria autostima che poi porterà questo grande artista a descriversi nel testamento, circa quattro anni dopo, come «solo, senza fidel governo, et molto inquieto nella mente». E c’è traccia di questa amara introspezione nel capolavoro di Giovinazzo: « A metà strada tra il ritratto ed il dipinto religioso» è un S. Felice che «mostra la fatica e la debolezza della vecchiaia… la fragilità della condizione umana» quello che si presenta a noi. ‘Una persona greve negli anni e incerta sul suo destino’, né più né meno di quanto non lo fosse il Lotto quando dipinse questa tela. Non del tutto arbitrario, a questo punto, pensare che nell’«immagine rassegnata e sfinita del santo» abbia in realtà rappresentato se stesso. Sarebbe una pura illazione considerare il ‘S. Felice’ l’ennesimo tra gli autoritratti attribuiti allo stesso Lotto – singolare comunque la coincidenza della stessa divergenza verso l’esterno dell’occhio destro che accomuna questi all’immagine del santo – ma già l’ipotesi in sé è più che suggestiva. La sola cosa certa è che Giovinazzo, grazie a Sgarbi e alla definitiva consacrazione del valore del ‘S. Felice in cattedra’ alla mostra di Pinerolo, ora sa di possedere un inestimabile capolavoro. Anzi, fra le circa 230 opere di uno dei più grandi pittori del mondo, il capolavoro che fra tutti ha veramente in sé il volto e l’anima di Lorenzo Lotto. ENRICO TEDESCHI


SAN FELICE, DALLE TENEBRE DI GIOVINAZZO ALLA LUCE DI MIRADOLO Ci ha messo oltre quattro secoli Lorenzo Lotto per uscire dal limbo dei pittori minori dove era stato ingiustamente relegato dalla lobby artistica del suo tempo, prima, e dal silenzio della grande critica successivamente. Né sorte granché migliore del suo autore ha avuto, in tempi più recenti, lo straordinario dipinto giovinazzese del ‘S. Felice in cattedra’: nel suo piccolo ci ha messo ‘appena’ una cinquantina d’anni per uscire dalle tenebre e poter riapparire, quasi irriconoscibile, nella perfetta luce dell’allestimento curato nel Castello di Miradolo. E adesso possiamo dire che gli è andata anche bene: non sappiamo che fine avrebbe fatto il nostro S. Felice, o se l’avremmo mai visto così, se non ci fosse stato un deciso intervento di Vittorio Sgarbi per il suo recupero. Non a caso lui ha sorriso di gusto quando, parlando di Giovinazzo, si è scherzato sulla lapidaria definizione che ne dette Federico II: ‘Jovis divina natio, sed Plutonis est habitatio’. E sì che a Sgarbi la nostra cittadina, ‘la bella addormentata’ come l’ha definita, piace molto e ne apprezza pure il suo ormai famosissimo olio. Ma evidentemente gli deve essere rimasta ancora impressa la sensazione provata nel constatare le condizioni in cui era tenuto qui, nella centralissima Chiesa di S.Domenico, un capolavoro assoluto come il ‘S. Felice in cattedra’: seminascosto alle spalle dell’altare centrale, al buio e su una parete dagli intonaci visibilmente compromessi. Vittorio Sgarbi aveva 18 anni quando, seguendo l’esempio di Gianuizzi, Salmi e poi Berenson, scese fino a Giovinazzo per studiare quello che era rimasto dello straordinario trittico realizzato da Lorenzo Lotto nel 1542 per la locale chiesa di S. Felice. E di certo non avrà fatto salti di gioia nel vedere che quel prezioso elemento centrale, il più importante di una pala ‘smembrata… mal sistemata dietro gli stalli del coro’ e miracolosamente salvata dall’oblio e dalla fine da chi l’aveva preceduto, era rimasto pressoché incustodito ed in stato di semiabbandono là dove l’avevano appeso. Non so che concetto si sia fatto allora di noi, ma non è difficile immaginarlo; una cosa è certa, quando Sgarbi da sottosegretario ai Beni Culturali

venne a Giovinazzo per visitare il grandioso complesso dell’ex Istituto V. Emanuele II – tanto per cambiare anche questo praticamente abbandonato a se stesso - alla fine del lungo giro non è voluto ripartire senza aver prima controllato personalmente se il dipinto del Lotto fosse ancora in S. Domenico o fosse stato trasferito a Bari per l’opportuno restauro. Un’attenzione per questa tela che la dice lunga sulla sua importanza e sul perché il più noto tra i critici italiani l’abbia fortemente voluta in esposizione per questo appuntamento de ‘I volti e l’anima’ dedicato a Lorenzo Lotto «…non un pittore minore, ma un pittore di prima grandezza e che va misurato con Leonardo, Caravaggio, Michelangelo e Raffaello» . E che ciò sia vero basta già da solo il nostro ‘S.Felice in cattedra’ a dimostrarlo: al di là della raffinatissima tecnica di esecuzione, un personaggio che, per impatto visivo ed intensità interiore, si percepisce subito come ‘assolutamente moderno, ancorché raffigurato nel ‘500’. Unica opera dell’intero Sud del grande maestro veneto a Pinerolo, a giusta ragione il nostro sindaco Tommaso Depalma, in un ringraziamento pubblico rivolto a Sgarbi, ha definito questo ‘S. Felice’ un ambasciatore della bellezza di Giovinazzo, oltre che una impareggiabile testimonianza di un culto antico e profondamente radicato nel meridione. E dunque anche alla luce di questo rinnovato orgoglio cittadino, auguriamoci che quantomeno si cominci a pensare sin da ora ad una adeguata collocazione dell’inestimabile raffigurazione del Santo di Nola. Nell’attesa del suo ritorno, però, diventa quasi imperativo, almeno per ogni giovinazzese interessato all’arte e alla storia, decidere di andare a vederla in mostra. Un’occasione unica per capire veramente l’ordine di grandezza di questa effigie e del suo autore, ma anche per scoprire un posto bellissimo e la dimensione di rara eccellenza culturale della Fondazione Cosso.

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Servizio e foto di ENRICO TEDESCHI OTTOBRE 2012


LA PUGLIA DI SGARBI

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«Chi non investe in Cultura non sa che cos’è l’Italia». Una sintesi fulminante, questa di Sgarbi, che è un j’accuse alla miopia della politica ma anche e soprattutto un appello al buonsenso pubblico e privato per migliorare attraverso la cultura l’appeal del proprio territorio. Ma almeno questo la Puglia l’ha capito per tempo. Non a caso, grazie anche alla promozione attenta del proprio patrimonio artistico, è la regione più visitata d’Italia. E non a caso in questo ultimo periodo Sgarbi è stato spesso ospite qui a eventi e manifestazioni di livello sempre più alto e di cui lui, quando non artefice, era comunque il vero valore aggiunto. Da Lecce a Cavallino (Mostra dei dipinti della collezione di Palazzo Chigi in Ariccia) a Bari (come presidente del Premio Nazionale delle Arti Figurative Digitali e Scenografiche e poi come ospite all’appuntamento annuale della Fondazione Tatarella) ha davvero trovato il tempo per tutto e per tutti. Anche per “ritrovare” en passant una importante tela sottovalutata e quasi dimenticata di Melli. Giusto qualche scatto come appunti di viaggio della sua recente visita pugliese, un ringraziamento particolare per quello che ha fatto e sta facendo per far conoscere Giovinazzo e la Puglia attraverso una capolavoro assoluto di Lorenzo Lotto che sta portando all’attenzione della migliore critica internazionale. LA REDAZIONE


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dipingi la pace DI DON PAOLO TURTURRO*

L’ECONOMIA DELLA SPERANZA la pace, non solo in Egitto, entrano tante mamme, tanta gente, perché il pane non solo ci nutre ma ci fa famiglia. Nel momento in cui realizzi te stesso, sei in comunione con tutti i viventi, con tutto il creato. Io respiro un’aria densa secoli di anni luce. Metti a fuoco il tuo spirito. Non lasciarlo intorpidire. Nei tuoi occhi io leggo il cielo. Nelle tue mani io sento la Divina Provvidenza. Nei tuoi passi cammino nell’universo. Nel tuo cuore sento Dio. Nella tua voce ascolto il divino che è in te. Non mi sono perso nel dolore. Nel patire ho trovato una sorgente che mi disseta continuamente lo spirito. Io spezzo il corpo di Cristo e la mia bocca sente la sua fragranza. Le mie mani sono piene di pane. E voi sapete di quale pane! E’ finito il tempo degli interrogativi. Volge ormai la mia vita al granaio del cielo. Più dono quaggiù, più il granaio del cielo abbonda di misericordia e di grazia. Io vi rivelo l’amore che Dio ha per tutti noi. Io vi rivelo l’amore e cade, senza discussioni, ogni nichilismo, ogni effimero nichilismo contemporaneo. Io vi rivelo l’amore e tanto vorrei unire i due emisferi spirituali dell’umanità. Da una parte l’emisfero asiatico, che ha origine dall’India, che professa: un divino diffuso, ovunque presente, nel quale l’uomo si lascia assorbire attraverso una pura interiorità che coincide con l’assoluto che ognuno sente dentro. Per il mistico orientale il mondo è il campo dell’azione di Dio. Ma né il mondo, né Dio, né l’altro esistono. Sono sogni dell’abisso. Il mistico orientale resta nell’abisso di una bolla che gonfia e poi si incensa, aspettando che finisca l’abisso del nulla. Dall’altra parte l’emisfero semitico (giudaismo e Islam) rigetta la visione impersonale e afferma con forza un Dio personale, un uomo personale. Ma Dio è in cielo e l’uomo è in terra. (Qo 5,1). Dio tuttavia e per sempre è la risposta: sia che scendi nell’abisso dell’assoluto orientale sia che ti innalzi nel divino cielo, Lui c’è, Lui esiste, Lui ci ha creati solo per amore e nessuno finisce nell’abisso del nulla o resti solo qui sulla terra. I giorni, il cielo, la terra, le persone, i viventi sono l’economia concreta della speranza che ci matura, perché solo con la maturità dell’uomo o per la misericordia di Dio, ognuno di noi può entrare nell’infinito di Dio. *PRETE ANTIMAFIA

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IL 7 SETTEMBRE È NATO SIMONE MAARTINO

CON GRANDE GIOIA IL PAPÀ GIANFRANCO, LA MAMMA SIMONA ED I NONNI FELICISSIMI ANNUNCIANO

LA

N A S C I TA

ANGIOLETTO"»

LAUREA

Terre di miele. Terre di salvezza. Il cuore è la terra dell’amore. Salvare con la sapienza. Salvare con la grazia. Salvare con la croce, con il sacrificio. Il progetto della creazione supera ogni ardito sistema di milioni di teologi, di ingegneri e di architetti. Va oltre. Proprio nella creazione noi leggiamo l’armonia di Dio. L’armonia del creato supera Abele e Caino. Supera Davide e Saul. Supera l’Occidente e l’Oriente. Supera il tempo. Supera la morte. La via del creato è l’armonia della pace. Si, è possibile la pace, soprattutto del cuore. Anch’io seguo la strada della pace. La disarmonia viene dall’arrivismo, dal possesso, dall’orgoglio, dal denaro. Io non servo la ricchezza del mammone del tempo. Le armi, non nascondiamocelo, si costruiscono solo per denaro, per venderle. Nessun armatore pensa di aver ucciso milioni di persone solo perché ha venduto micidiali armi chimiche. Ma chi bisogna salvare? Le armi, il venditore o l’economia della banche delle armi? Da che cosa occorre salvarsi. Salvarsi dalla droga, dal peccato, dall’alcool, dalla gelosia, dalla malattia, dalla corruzione politica, dal tempo, dalla morte. Tutto questo, a mio avviso, è troppo ristretto. Non mi sta bene. Ci sto troppo stretto in questa sintesi di tempo. Forse bisogna evidenziare il grande bisogno, il grande compito dell’animo umano: Salvare il progetto di Dio, l’amore universale di Dio, per tutti, per ogni persona, buona o cattiva. Chi bisogna salvare? L’uomo o Dio. Il Signore della vita, il Signore del creato non ha bisogno di salvarsi. Proprio Lui, manda suo Figlio, con la sua Parola, con il suo Corpo, con il suo Sangue, con la sua Voce, con il suo Cuore, con il suo Spirito a ridonare l’armonia a tutto il creato. Da tempo ho deciso di dedicare tutta la mia vita a salvare il progetto di Dio. Io non sono certo dei miei pensieri. So che ciò che nasce dentro il mio spirito senza interesse alcuno viene dall’alto. Ecco l’armonia! Ecco la maturità della propria vita. L’armonia è la bellezza del nostro cuore. La scientificità si fonda non sulla certezza ma sull’incertezza. Perché la vita? Per chi è la vita. E’ tua? Ti appartiene? Forse è oltre il tuo sentire, oltre il tuo pensare, oltre il tuo vivere. Il nostro compito è donarci a Dio nel respiro degli altri. Ogni mattina raccolgo pane nei fornai, perché nessuno muoia di fame. Ogni mattina nel granaio di Giuseppe a Dipingi

DEL

LORO

IL 7 OTTOBRE US LA DOTT.SSA MARIA LOPRAINO HA CONSEGUITO LA LAUREA MAGISTRALE IN CONSULENZA PROFESSIONALE PER AZIENDE.

« Ti aauguriam uguriam o un b rillan te uguriamo brillan rillante futuro ricco di successi che possan o so ddisf ar e i tu oi più possano sod disfar are tuo amb iti d esi d e ri» ambiti desi esid ri».. Per questo secondo traguardo, gli auguri più speciali da mamma e papà. Congratulazioni Maria

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little

italy

«ADDIO RINGO, ADDIO MIO COMMILITONE» NOZZE D’ORO PER MARIA GIOVANNA E GIUSEPPE ILLUZZI

NEW JERSEY. Era nel 1959 alle Scuole Centrali Antincendi delle Capannelle di Roma quando ho‘ avuto il piacere di conoscere Giuliano Gemma. Era appena agli inizi della sua carriera cinematografica, spesso dopo cena ci si incontrava sul piazzale antistante il palazzo delle esercitazioni, era sempre in compagnia del grande Nino Benvenuti. Non siamo diventati proprio amici però c’era quel rapporto di cameratismo forte tra di noi vigili. Lui Giuliano non era da meno. Allora molti atleti famosi si arruolavano nei vigili del fuoco per poter allenarsi nelle palestre delle Scuole Centrali Antincendi delle Capannelle munite di attrezzature sportive molto avanzate e nello stesso tempo per rimanere a Roma. Nato da una famiglia di artigiani, il padre barbiere e il nonno calzolaio, Gemma sognava di fare lo sportivo. Era un grande atleta, uno sportivo dal fisico prestante. Un ex vigile del fuoco, che ha sempre sognato il grande cinema. Giuliano era una persona semplice, generosa. Quando abbandonò le Scuole Centrali Antincendi delle Capannelle di Roma si avvicinò al cinema come stuntman. Poi tra un viaggio e l’altro a Cinecittà entrò nel giro fino a diventare protagonista nel nascente filone degli Spaghetti Western. Da italiano in America non mi perdevo un film, anche perché nei primi ruoli Gemma si presentava con nome americano: il più delle volte era il geniale Montgomery Wood, omaggio al bello del western del cinema americano Montgomery Clift e all’improbabile regista Ed Wood. Era un tuffo nei ricordi, nella mia giovinezza divisa tra i vigili del fuoco e la città natale di Giovnazzo. Addio Ringo. Il corpo dei vigili del fuoco lo hanno onorato portandolo sulle spalle nel suo ultimo viaggio. Ciao Giuliano. Ci rincontreremo. Un tuo ex commilitone. LILLINO DAGOSTINO

SYDNEY. Cinquanta anni or sono, il 7 Settembre del 1964, presso la conCattedrale, il Sacerdote Don Michele De Santis univa in matrimonio Giuseppe Illuzzi e Maria Giovanna Lisi .Oggi, cinquantanni dopo, in quel di Sydney, la felice coppia celebra, le nozze d’oro con una festicciola, accerchiata dalle figlie Anna, Santina , Loredana , generi e nipoti : Andrew, Vanessa, Stephanie, Natasha, Samantha, David e Massimo. La festicciola si e‘ svolta presso il ristorante “Gioia Del Colle” con una lauta cena, la classica torta e tanta armonia. I regali da parte delle figlie hanno dato ancora una volta la gioia di ricevere in modo affettuoso gli abbracci e i migliori auguri per gli anni a venire e poter festeggiare anche le nozze di platino assieme ai gia‘ presenti figli e nipoti ma anche con i possibili pro-nipoti. Giuseppe Illuzzi, durante la sua permanenza in Australia si è distinto per i suoi impegni associativi, ricoprendo per lungo periodo la carica di Presidente dell’Associazione Maria SS. Di Corsignano, ed attualmente in carica è ‘ il Presidente della F.I.L.E.F. Puglia per l’Australia. La redazione si unisce al lieto evento dell’amicone Giuseppe che ci ha già dato appuntamento a Giovinazzo per l’estate prossima. Il Comitato feste patronali e il sindaco Depalma sono avvisati!

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i

racconti

del pescatore DI ONOFRIO ALTOMARE

FANTASMI!

Sono spariti da secoli i fanti e siamo circondati da fantasmi. L’illuminazione è scarsa e quando passeggio con mia moglie la luce dei lampioni riflette la mia ombra. I fantasmi non si toccano ma a Giovinazzo esistono. Te ne accorgi quando ascolti i loro lamenti dai cancelli dell’Ospizio. I fantasmi non si toccano ma esistono e vi racconterò alcune testimonianze in paese. Vivono nei locali dei negozi sfitti o adibiti a sottani-dormitori dove le saracinesche sono abbassate. Vivono nelle case dove le finestre dei palazzi sono quasi tutte chiuse, nonostante i panni stesi ad asciugare. Le vie del centro storico portano i nomi delle grandi famiglie come i palazzi a ricordare il valore della nostra storia ma su quelle bianche chianche non incontri nessuno. Solo gatti neri. Solo fantasmi. E allora chiudo gli occhi ed immagino che quando Giovinazzo commerciava con i veneziani nel Medio Evo nella città vecchia fiorivano i commerci e pullulavano negozietti e mercanzie di ogni tipo. I rintocchi degli artigiani nelle botteghe erano soave musica per le mie orecchie. Invece sento solo il lamento dei fantasmi. Non si vedono ma ne hai il segno tangibile della loro presenza. Le taverne del centro storico sono vuote. Sul lungomare invece è calata la foschia che separa l’azzurro dalla città. Della florida marineria

giovinazzese è rimasto solo qualche pescatore in pensione che ascolta lo stridore dei gabbiani. Li ascolta ma la gabbia metallica che ti divide dal mare fa sì che anche loro, i gabbiani, diventeranno ben presto fantasmi. I fantasmi però in carne ossa quelli li tocchi, li vedi che ti chiedono l’ultima stilla di sangue. Escono persino dai tombini, nascosti per infilarti la supposta della multa quando ti allontani per pochi secondi. Vigili-fantasmi hanno allontanato la gente dalla città e l’hanno ridotta a città-fantasma. Ormai la gente sopravvissuta partecipa solo col cero in mano dietro la processione. Spera nel cambiamento. Nella città del sole. Spera che la cittàfantasma ritorni ad essere viva come la vita con le sue vetrine accese. O al massimo sperano che Giovinazzo diventi città – fantasma. Come se fossero in Cina. Città costruite dal governo cinese e non ancora abitate dalla gente. Vere e proprie tele bianche per gli architetti che possono divertirsi a costruire da zero. L’ho letto da internet. A Ordos City, ancora disabitata, hanno costruito uno degli skate park più belli e eleganti del mondo. Ancora non utlizzati! Così diventerà la nostra ferriera dopo la bonifica? O sarà la casa per antonomasia che ospiterà i Fantasmi provenienti da tutta Italia?

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LO SPIRITO DELLA RAGIONE IL NOSTRO FUTURO SI CHIAMA FANTASIA.

DI SOLE, DI MARE, DI CAMPAGNA RICREATIVA, DI RISPETTO RECIPROCO, DI AMORE RECIPROCO.

NON FAI DEL MALE E RICEVI SOLO DEL BENE.

SIAMO

INTELLIGENTI.

OGNI FRENO DI UN’AUTO HA SEMPRE UN PIEDE CHE COMANDA LA NOSTRA FERMATA.

RAGIONIAMOCI SU. OGGI QUESTO FRENO SI CHIAMO

STATO.

E LA VIA? SONO LE RAGIONI DEL NOSTRO BENE IN COMUNE ONOFRIO ALTOMARE

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L’ANGOLO DI FIDO

LA GRANDEZZA DI UNA NAZIONE E IL SUO PROGRESSO MORALE SI POSSONO GIUDICARE DAL MODO IN CUI TRATTA GLI ANIMALI

UN CHIP PER IL TUO BAU Non tutti sanno che il microchip per i cani rappresenta un utilissimo strumento per trovare il proprio cane quando questo si perde o visti gli ultimi casi viene rubato. Il microchip e la conseguente iscrizione all’anagrafe canina permette di associare ad ogni amico a 4 zampe il nome e cognome di un proprietario che se ne assume tutte le responsabilità derivanti. Nel caso di smarrimento infatti se il cane viene trovato e portato dal veterinario, quest’ultimo ha la possibilità attraverso un lettore di leggere le cifre che compongono il numero di chip e contattare il proprietario del cane, il quale deve precedentemente aver fatto denuncia di smarrimento presso la stazione dei Carabinieri. Ad oggi numerosi sono i casi di proprietari che hanno ritrovato il proprio cane grazie a questo sistema, un sistema assolutamente indolore per i nostri amici a 4 zampe. Infatti questo chip si applica attraverso una siringa sotto pelle e soprattutto non ha costi elevati, nel peggiore dei casi la cifra non supera i 20euro. Purtroppo però ancora poche sono le persone che sono al corrente

di tutta la normativa riguardante il chip, come sono ancor di meno coloro che sono al corrente che le guardie eco-zoofile dell’ANPANA volute fortemente dall’Amministrazione Depalma eseguono controlli mirati proprio per verificare che i detentori dei cani abbiano il microchip. La nostra associazione ha però raccolto alcune opinioni tra i vari proprietari dei cani, rendendosi conto che molti di loro non sono ancora ben informati sulla questione microchip, su quella dei controlli e sui costi che tale procedura comporta. Il periodo di crisi che stiamo vivendo attanaglia ormai tutti e quindi per molti risulta difficile poter spendere anche delle modiche cifre e per questo gli «Animalisti Italiani onlus» di Giovinazzo presenteranno a breve una proposta mirata ad incentivare la microchippatura. Con il patrocinio del Comune di Giovinazzo infatti chiederemo la possibilità di organizzare due giornate di sensibilizzazione su tale tematica in cui sarà possibile installare gratui-

POTETE contattarci al N. 080.394.16.65 animalisti.giovinazzo@hotmail.it. 42

tamente il microchip al proprio cane. Cercheremo in queste due giornate di chiarire le idee a quanta più gente possibile risolvendo quelli che sono i quesiti più formulati, riuscendo quindi una volta per tutte a far capire che la microchippatura e l’iscrizione all’anagrafe canina del proprio cane, rappresenta un gesto di responsabilità e di amore. Speriamo che questa idea venga accolta in modo favorevole, considerando l’importanza di tale gesto.

SAVERIO SOLLECITO

ANIMALISTI ITALIANI SEZ. GIOVINAZZO


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quadrangolare

DI

CALCIO

A

METTIAMOCI IL CUORE

«Mettiamoci il cuore» anche se non siamo ancora a Natale. «Mettiamoci il cuore» è il quadrangolare di Calcio a 5 promosso dal gruppo sportivo della Polizia Locale di Giovinazzo, d’intesa con l’Assessore alle Attività Produttive Sig. Salvatore Stallone e l’Ass. allo Sport dott.. Michele Sollecito all’interno delle attività ricreative. Un quadrangolare amatoriale di Calcio a 5 a fini sociali tra le varie componenti della Società attuale che ha coinvolto i Sacerdoti della Diocesi di Molfetta capitanati dal Dinamico Don Beppe de Ruvo, (della Parrocchia Sant’Agostino di Giovinazzo), l’Avv. Alessandro Mastro, Mimmo Mezzina e il dott. Beppe Casamassima (Delegato dei Medici), per la P.M. il Comandante dott. Filomeno Camporeale e il Mar. in pensione Giovanni Parato, «l’Oliviero Toscani che ha passato le foto a un po’ tutti gli organi di stampa. Mentre andiamo in stampa sono in corso le finali tra avvocati e medici che si terrà alla presenza del vescovo don Luigi Martella. Si contenderanno la finalina per il 3°- 4° posto invece la Polizia municipale e la sfortunata squadra dei Sacerdoti che non hanno Santi in paradiso (hanno perso di misura contro i medi-

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ci). Questi i protagonisti di «Mettiamoci il cuore». OPERATORI SANITARI Cap. Mimmo Mezzina, Giuseppe Mezzina, Michelangelo e Domenico Vestito, Antonio Bavaro e Raffaele Degaetano. SACERDOTI: don Beppe de Ruvo (parrocco di S. Agostino), don Silvio Bruno, don Luigi Amendolagine (parrocco della Madonna della Rosa in Molfetta), don Fabio Tricarico (parrocchia S. Lucia di Ruvo) don Fabio Tangari (Curia vescovile di Molfetta) don Vincenzo Marinelli (seminario vescovile di Molfetta) don Gianluca D’Amato (Parrochia S. Achille di Molfetta). VIGILI ED AMMMINISTRATORI: Angelo Bonvino, Nicola Lorusso, Angelo Turturro, Desario, Pansini, Tommaso Depalma, Alfonso Arbore, Salvatore Stallone, Francesco Cervone, Mimmo Camporeale, Michele Sollecito. AVVOCATI: A. Mastro, i fratelli Depalo, Vito Depalma, Minervini. Un grazie sincero a tutti quelli che «mettendoci il cuore ma anche tanto impegno, coraggio ed esperienza» ci aiutano ogni giorno nella quotidianità.

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La piazza di giovinazzo novembre 2013