Page 26

storia storia nostra nostra DI

DIEGO

DE

CEGLIA

CURRICULUM VITÆ NOTARII BETTAMANSI FRANCISCI NOTE SUL NOTARIATO Considerato che buona parte delle notizie riportate negli articoli di storia locale pubblicati su queste pagine sono state tratte da rogiti notarili, pare opportuno fornire anche qualche delucidazione sul ruolo dei notai. Parecchi sono gli studi dedicati alla loro figura nel Regno di Napoli, sopratutto per il periodo alto medievale, con l’intento di stabilire come e quando essi assunsero valenza all’interno della società (vedasi F. Magistrale, Notariato e documentazione in Terra di Bari, secoli IX-XI, Bari 1984). Le norme legislative che si occuparono dei notai, e dalle quali è possibile capire come avvenisse la loro nomina, quali fossero le loro attribuzioni, i loro doveri e il loro comportamento, furono parecchie. Le più importanti sono tre dell’epoca sveva, dieci dell’epoca angioina, quattro di quella aragonese e tredici di quella vicereale. Indipendentemente da ciò, i loro scritti, come è apparso dagli ultimi articoli, sono testimonianza della vita cittadina. È un atto del 16 maggio 1647 rogato dal notaio Marino Gregoriano, infatti a darci notizia del decesso di un altro notaio operante sulla piazza di Giovinazzo: Francesco Bettamansi. Avendo avuto modo di consultare tutti i 19 volumi degli atti rogati dal Bettamansi tra il 1621 ed il 1645, conservati presso l’Archivio di Stato di Bari (piazza di Giovinazzo, sk. 11), ho potuto cavare alcune notizie che consentono di ricostruire la carriera professionale sua e di un notaio del Regno di Napoli in genere. Francesco Bettamasi era nato a Minervino

Murge, la licenza all’esercizio della professione di notaio gli era stata concessa dal Consiglio Collaterale il 20 settembre del 1621 come riportato nell’archivio di detto organo (ASNa, Notariorum Cancelleria e Consiglio Collaterale, vol. 5, f. 122). In età medievale, nell’Italia meridionale, un notaio non era in grado di garantire da solo publica fides ai documenti, tant’è che come imposto da Federico II di Svevia nelle Costitutiones Melfienses del 1231 era necessaria accanto al notaio la presenza di un giudice “a contratti” al momento in cui il primo stendeva un documento. Lo stesso Federico II aveva disposto che la professione di notaio non poteva essere esercita né da chierici, né da persone di vile condizione sociale (figli illegittimi, figli di chierici, contadini, etc.) ma solo da persone demaniales appartenenti cioè direttamente e soltanto al sovrano. Le nomine irregolari furono revocate da re Ladislao che confermò tra l’altro anche l’incompatibilità tra l’ufficio di chierico e quello di notaio. Ci furono alcuni casi di inosservanza di tali norme anche a Giovinazzo dove persone prive dei requisiti richiesti avevano esercitato la professione, ma in periodi di necessità. È il caso di tale don Marco d’Angelo che l’11 marzo 1478 «per mancamento di Notari per la peste, che all’hora vigeva in questa Città» rogò atti civili come chiaramente appare dalla pergamena n. 417 dell’Archivio capitolare. I notai se chiamati, erano tenuti a redigere l’atto con precisione e solo relativamente

26

alle cose dinanzi ad essi deposte, se avessero cominciato a scriverlo avrebbero dovuto terminarne la redazione. La redazione dell’instrumentum presupponeva una rogatio (richiesta), che non era dovuta per la compilazione della scheda e l’annotazione dell’atto nel protocollo in quanto queste due operazioni erano obbligo imprescindibile del notaio della cui inosservanza rispondeva sia dinanzi alle parti che dinanzi alla legge. Nel 1647 una normativa aveva imposto agli eredi di un notaio morto o che comunque avesse cessato di rogare, di consegnare i suoi protocolli ad altri notai della stessa città o di luoghi vicini (infatti per periodi precedenti a tale anno, alcuni protocolli si trovano negli archivi ecclesiastici, in quanto lasciati come bene da parte del notaio stesso o di suoi eredi). Un’altra norma del 1651 disponeva che la raccolta cucita delle minute degli atti era vietata, e che i notai riproducessero per esteso nei protocolli tutti i contratti da loro stipulati, perché un Commissario delegato dal Presidente del Sacro Regio Consiglio potesse controllarli, collazionandoli con i libretti sui quali i giudici ai contratti segnavano gli atti ai quali avevano partecipato. Così tutti i protocolli risultano periodicamente vistati da un Regio Commissario.

La piazza di giovinazzo marzo 2010  
La piazza di giovinazzo marzo 2010  
Advertisement