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Via Cairoli, 95 Giovinazzo 70054 (Ba) Edito da Ass. Amici della Piazza Iscr. Trib. di Bari n. 1301 del 23/12/1996 Part. IVA 05141830728 Iscr. al REA n.401122 Telefono e Fax 080/394.79.20 IND.INTERNET:www.giovinazzo.it E_MAIL:lapiazza@giovinazzo.it Fondatori Sergio Pisani & Gianni Perilli direttore responsabile Sergio Pisani redazione Porzia Mezzina - Agostino Picicco - Rosa Illuzzi - Damiano de Ceglia - Giusy Pisani Marianna La Forgia - Daniela Stufano Giangaetano Tortora - Nico Bavaro - Angelo Guastadisegni - Rossella Tiribocchi Mimmo Ungaro - Matilde Restaino Mariagrazia Cirillo - Diego de Ceglia Onofrio Altomare - Gabriella Marcandrea corrispondenti dall’estero Vito Bavaro - Nick Palmiotto - Giuseppe Illuzzi - Rocco Stellacci stampa - Idee Stampe (Molfetta) progetto grafico - Ass. Amici della Piazza Web master: Antonio e Francesco Caccavo responsabile marketing & pubblicità: Roberto Russo tel. 347/574.38.73

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ASS. AMICI DELLA PIAZZA II TRAV. MARCONI,42 70054 GIOVINAZZO (BA) ITALY La collaborazione é aperta a tutti. La redazione si riserva la facoltà di condensare o modificare secondo le esigenze gli scritti senza alterarne il pensiero. Gli articoli impegnano la responsabilità dei singoli autori e non vincolano in alcun modo la linea editoriale di questo periodico.

Il grado di civiltà di una popolazione si misura proprio dal trattamento che si riserva agli animali. Non l’avrebbe mai detto Gandhi Kundera se in una società moderna non fossero esistiti i bastardi. Già i bastardi. Sapete che si parla di uomini, non di animali. Un animale, può essere feroce, pericoloso, imprevedibile. Ma bastardo mai. I bastardi esistono eccome. Bastardi sono solo gli uomini. A Giovinazzo per esempio i bastardi sono coloro che hanno sparato colpi di arma da fuoco contro alcuni cani randagi, ferendone diversi ed ammazzandone almeno uno, il cui corpo è stato rinvenuto in strada. Ancora, i bastardi sono coloro che hanno asportato da qualche commerciante i salvadanai di latta che servono per la raccolta di fondi destinati a Luca. Eppure lo avevamo scritto nell’ultimo editoriale. Lo aveva confermato anche il sindaco nel videomessaggio registrato di fine anno. La causa di Luca che può tornare a vivere anche grazie al nostro sostegno viene vissuta come una sfida grazie alla quale un aggregato informe di individui si fa collettività e cittadinanza attiva. Ma la sfida non è indolore se esiste tra noi il bastardo che preferisce l’inhumanitas alla civitas. Se preferisce farci sentire un grumo di palazzi attorno a una piazza e non una città attiva. Beh allora alla forca il bastardo. Quale bastardo? Quello che impedisce la crescita della civitas. Quello che ha fatto strage di cani randagi. Quello che cervello non ha o se ce l’ha sa che è un’appendice dei genitali. Il suo vangelo è più o meno il seguente: «Se aspettate di vedere qualche animale libero ... beh non ce ne sono. Neanche più gli uomini bastardi sono li-

beri, perché dovrebbero esserci animali liberi?» Una bestemmia in chi crede che anche gli animali hanno un’anima, una bestemmia per chi legge le lettere di San Paolo ai Romani. Il bastardo vive in mezzo a noi. Non bisogna certo andare al Palazzo Comunale per cercarlo. O meglio non ci riferiamo a quegli “animali” che proprio si trovano lì. Bisogna cercare il bastardo per le vie della città. Ha un rapporto di frustrazione con la propria città e una natura troppo lontana dalla nostra. Il bastardo è un nemico invisibile. Però

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se girate con un po’ di attenzione in città l’odore della sua merda si sente. Mangia, vive, muore, si riproduce, ma lo fa in modo diverso. Il bastardo infatti può stare bene, star male, anche estinguersi, ma non modifica mai la natura. O meglio, la modifica anche, ma in modo non essenziale. L’arma del bastardo non è rilevabile ai sistemi di controllo come quelle di un terrorista. Senza sparare un colpo però potrebbe causare immenso danno alla costruzione di una sana collettività. Questo archetipo di bastardo rispetto ad

un cane-bastardo (non si offenda l’amico a quattro zampe che non è di razza) ha la fortuna di vivere in una sorta di condominio grigio di cemento. Resta una bestia ma vive come gli uomini, negli stessi ambienti. Vive, senza nascere da una sana scopata. Tu che leggi non ridere perchè tuo nipote, un altro uomo, forse un bastardo nascerà allo stesso modo. Ogni tanto, per la verità ti capita di rinvenire un mucchietto di pelo in mezzo alla strada. Ma non è un bastardo. E’ un animale. Ma qui l’uomo-bastardo non c’entra. O forse ha colpe se è andato giù con l’acceleratore impedendo l’investimento. Un po’ di carne sanguinolenta ha sporcato macchina, questa è la prima impressione. Frattanto qualche grosso cane a bordo strada giace morto. La civiltà moderna fa male ai cani. Dal 6 gennaio ti capiterà di rinvenire qualche carcassa di cane colpito a morte dai proiettili di pistola. Qui il bastardo c’entra eccome, si sente legittimato a questo tipo di azione. Se sei un cane-meticcio che vivi addosso ai muri e non entri troppo nel seminato, allora kaput. Se sei un bastardo che conosce la fame e la tranquillità ed il piede dell’uomo e la strada, kaput. Tutti cani che vivono senza chiedere il permesso dell’uomo-bastardo, allora kaput. Signore bastardo, si fa per dire. Appoggi la pistola sotto il mento, quella con cui hai ucciso gli animali liberi. Tiri il grilletto. Anche questo è sinonimo di civiltà. Milioni di cani-meticci riposano in paradiso. Ma quanti uomini-bastardi invece non hanno un’anima? Se andiamo avanti così non ci sarà più posto neppure per quei pochi uomini che meritano di andarci.

LA REDAZIONE

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L’INCHI Una serie di cani avvolti da una furia omicida. Uno è stato trovato ucciso e la carcassa è stata recuperata dalla Asl. Un meticcio nero, femmina, di circa sette mesi è stato sottoposto alle cure immediate del veterinario Dott. Smaldone ed è riuscita così a salvarsi. Di altri quattro cani non è stata trovata traccia alcuna. E pensare che un animalista spontaneo si occupava giornalmente di loro. Ed ha immediatamente presentato denuncia ai Carabinieri. Contro ignoti, ovviamente. Contro chi si è divertito a scagliarsi contro esseri viventi innocui ed incapaci di difendersi, cani della zona che ogni giorno vivevano solo nella speranza di essere adottati. E che possiede un’arma che potrebbe colpire ancora. E non così lontano dal centro della cittadina, cioè a pochi metri di distanza da un quartiere residenziale. In redazione sono piovute mail da tutta Italia come bombe su Baghdad. Ve ne offriamo alcune.

DI GABRIELLA

M

IL BASTA SEI TU

Spettabili Autorità, Spettabili Redazioni, Vi scrivo in merito a quanto accaduto a Giovinazzo, in Provincia di Bari, nella notte tra il 6 e il 7 gennaio 2008. Pare infatti che qualche malato di mente abbia avuto la bella idea di mettersi a sparare (pistola e pallottole vere) ai cani randagi del paese. Lo scopo della bravata non ci è dato saperlo. In allegato trovate le immagini, che Vi prego di guardare e pubblicare, di cani innocenti morti dissanguati. In nome di un demente al quale è permesso sparare a destra e sinistra a proprio piacimento? Dove stanno polizia, carabinieri, vigili e quant’altro? Dove sta il rispetto della legge? Voglio sapere se sono state avviate delle indagini per trovare il colpevole di questo scempio, voglio essere aggiornata sulla vicenda e, voglio che il responsabile o i responsabili del misfatto vengano duramente puniti. E soprattutto voglio che ci sia maggiore rispetto e tutela degli animali. Il Sud Italia è vergognosamente indietro, tra le altre cose, anche nella cultura animalista. Credo sia arrivato il momento di evolversi. Distinti saluti Serena Ruffilli 100%animalisti - Sezione Firenze firenze@centopercentoanimalisti.com http://www.centopercentoanimalisti.com/

CANI INNOCENTI UCCISI A CO re il colpevole di questo scempio, vorremmo essere tenuti al corrente sulla vicenda e desideriamo fermamente che il responsabile o i responsabili del misfatto vengano duramente puniti. E soprattutto vorremmo che ci fosse maggiore rispetto e tutela degli animali anche nel sud. Mi auguro che questi fatti vengano resi noti all’opinione pubblica nazionale affinché la Vs. gente smetta di martoriare i randagi del proprio territorio, se non per sensibilità almeno per vergogna di fronte all’opinione pubblica. Siamo in molti a condividere questi sentimenti e siamo certi non vorrete restare insensibili a questi fatti. Grazie per l’attenzione e cordiali saluti. Susanna Tevenè, Livorno E qui ci fermiamo. Anche se potremmo continuare all’infinito perché chi ha il dovere di rispondere ha innalzato un muro di silenzio. Allora io mi chiedo in quale frustrazione risiede il germe dell’ostinata conclamazione della supremazia dell’uomo sull’animale che in sé silenzioso conserva con schiettezza e dignità saggezza a noi sconosciuta – o semplicemente da noi dimenticata.

CIAO RAGAZZI VI CHIEDO AIUTO X SMUOVERE LE COSCIENZE, PERCHÈ QUANTO ACCADUTO TRA IL 6-7 GENNAIO NON SI RIPETA MAI PIÙ. È VERGOGNOSO! Siamo a giovinazzo, paesino pugliese in prov. di Bari. qualche balordo ha sparato colpi di arma da fuoco contro cani randagi, ferendone diversi ed ammazzandone uno(almeno uno è stato rinvenuto). Nella mattina del 6 è giunta una segnalazione presso i vigili urbani di un cane sanguinante e privo di forze. Io ho saputo dell’accaduto soltanto ieri in tarda serata quando mi hanno riferito anche di diverse pozze di sangue nei pressi di una campagna in periferia. Stamattina mi sono recata sul posto ed ho trovato un cane privo di vita, alcune persone della zona mi hanno riferito di aver sentito colpi di arma da fuoco e guaiti di cani. Ho denunciato l’accaduto ai carabinieri ed i veterinari A.S.L. hanno confermato la morte del cane per colpi d’arma (tuttavia hanno disposto smaltimento del cane senza estrarre il proiettile). Il cane invece per cui sono stati chiamati i vigili urbani gli è sfuggito...(no comment). ho continuato a perlustrare la zona ed ho trovato una cucciolona di 7 mesi (quella nera che vedete in foto) distesa per terra con un foro nella zampa. l’ho subito portata in clinica, stanno facendo il possibile per salvarla. è una vergogna, uno schifo, le autorità sono intervenute ma tutto questo non deve assolutamente passare inosservato. Mi aiutate a scrivere mail di protesta contro un’amministrazione completamente indifferente al problema randagismo, a pubblicare su giornali o altro foto e quanto accaduto? Con enorme rabbia ed immenso dolore, vi ringrazio, Daniela Giovinazzo (Ba)

La Legge in pillole Lo stato puntualmente promuove e disciplina dopo laboriosa discussione e solenne promulgazione. La Legge 20 luglio 2004, n. 189 “Disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento degli animali, nonché di impiego degli stessi in combattimenti clandestini o competizioni non autorizzate” è stata promossa dalla LAV

Spettabili Autorità, Spettabili Redazioni Sono venuta a conoscenza di quanto accaduto a Giovinazzo, in Provincia di Bari, nella notte tra il 6 e il 7 gennaio 2008: cani innocenti morti dissanguati per mano di un pazzo assassino e vorrei esprimere il mio sdegno ed il mio dolore. Siamo stanchi di queste notizie, cani bruciati, torturati, uccisi. Vorremmo sapere se sono state avviate delle indagini per trova-

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IESTA

MARCANDREA

ARDO U!

OLPI DI PISTOLA DA IGNOTI ed elaborata da un gruppo di giuristi del quale fa parte il vice Presidente del WWF Italia, Maurizio Santoloci. Dopo il titolo IX del libro II del codice penale è stato inserito il seguente: “Titolo IX-bis - Dei delitti contro il sentimento per gli animali”. Essa tutela gli animali in quanto esseri viventi e senzienti. Sia pure con alcuni ridimensionamenti votati dal Parlamento, che non si è riusciti ad evitare, con questa legge, finalmente, maltrattare gli animali è diventato un “reato importante”. Chiunque ed in qualsiasi contesto, anche non domestico, maltratti o incrudelisca verso gli animali è soggetto a severe sanzioni. Gli animali non sono più cose, oggetti da seviziare a piacimento, ma esseri viventi dotati di una loro tutela giuridica. La nuova legge ha introdotto sanzioni economiche pesanti e, nei casi di maltrattamenti più gravi, prevede addirittura il carcere, laddove fino a poco tempo fa esistevano solo multe irrisorie e sanzioni minori, peraltro quasi mai applicate. In particolare, l’art. 544-bis c.p. sottolinea che l’uccisione di un animale per crudeltà comporta la reclusione da 3 a 18 mesi. In caso di maltrattamento, così come previsto dall’art. 544-ter c.p., è prevista la reclusione da 3 mesi ad un anno o multa da 3mila a 15mila euro. Per l’abbandono d’animali, ai sensi del novellato art. 727 c.p. è previsto l’arresto fino ad un anno o l’ammenda da 1.000 a 10 mila euro. La detenzione incompatibile con la natura degli animali comporta l’arresto fino ad un anno o ammenda da 1.000 a 10 mila euro.

Spettacoli o manifestazioni con sevizie o strazio: reclusione da 4 mesi a 2 anni e multa da 3mila a 15mila euro. Aumento di un terzo se vi sono scommesse o se ne deriva la morte dell’animale impiegato. Combattimenti fra animali e competizioni non autorizzate: reclusione da 1 a 3 anni e multa da 5mila a 160mila euro per chi li promuove, li organizza o li dirige. Aumento di un terzo se presenti minorenni o persone armate o con promozione attraverso video. Allevamento, addestramento, fornitura d’animali per combattimenti: reclusione da 3 mesi a 2 anni e multa da 5mila a 30mila euro. Effettuazione di scommesse, anche se non presente ai combattimenti o competizioni: reclusione da 3 mesi a 2 anni e multa da 5mila a 30mila euro. Produzione, commercializzazione e importazione pelli di cani o gatti: arresto da 3 mesi ad 1 anno o ammenda da 5mila a 100mila euro, confisca e distruzione del materiale. Sperimentazione senza anestesia se non autorizzata: reclusione da 3 mesi ad 1 anno o multa da 3000 a 15mila euro. E adesso si spera che l’art. 544-bis c.p. qui, a Giovinazzo possa essere realmente applicato e che l’Amministrazione Comunale e le Forze dell’Ordine si attivino per questo.

La risposta dell’Amministrazione comunale e delle forze dell’ordine L’Assessore alla Polizia Municipale, Agostino Albrizio, ha sottolineato che il randagismo rappresenta un vero problema, difficile da governare. Frasi demagogiche che non servono a nulla. In realtà esistono leggi che riguardano il randagismo alle quali il Comune di Giovinazzo e la ASL BA 2 non si sono mai adeguati. I progetti rimangono sulla carta e non vengono attuati. In tal modo si diffonde una cultura antianimalista tra i cittadini. La Legge 14 Agosto 1991 n. 281, Legge Quadro in materia di animali di affezione e di prevenzione del randagismo, all’art. 4 prevede competenze specifiche dei Comuni. In particolare la costruzione dei canili sanitari. Ma l’Amministrazione sostiene di non aver mai avuto fondi disponibili per la realizzazione di tale struttura. Attualmente il Comune di Giovinazzo possiede una convenzione con il canile di Terlizzi che ospita circa sessanta cani ed i costi di mantenimento hanno una significativa incisione sulle casse comunali. Intanto la recente Legge n. 296 del 2006 prevede la sterilizzazione dei cani e la loro reimmissione sul territorio, previa ordinanza del Sindaco, per combattere la riproduzione degli stessi, Attualmente, però, il servizio di accalappiamento fa capo alla città di Ruvo e le operazioni di sterilizzazione vengono eseguite presso il Canile Sanitario di Terlizzi. Tutto ciò comporta grossi problemi nel pronto intervento, nel momento in cui viene segnalata la presenza di cani randagi. Ora bisogna attendere lo stanziamento dei fondi che la Regione dovrà ripartire alle ASL pugliesi per le sterilizzazioni, poi occorrerà convenzionarsi con altri canili della zona, se non potrà essere effettuata le reimmissione sul territorio.

Dott. Mattoni – Dirigente del Dipartimento di Prevenzione ASL BA4 - Alla luce del grave episodio accaduto a Giovinazzo, può farci il punto della situazione sul problema del randagismo? - Le leggi regionali esistenti sono la L. 12 del 1995 e successive modifiche, per quel che concerne i canili, la Legge n. 281 del 1991e la recente Legge Regionale 9 agosto 2006 n. 26 che indica in maniera precisa le disposizioni per le sterilizzazioni e le reimmissioni sul territorio. Esse prevedono specifiche competenze delle ASL e dei Comuni. Il randagismo però in Puglia è una piaga non facilmente sanabile, perché il fenomeno non è ancora stato arginato a causa della mancanza assoluta di normativa sino agli anni ’90. I comuni molto spesso non sono mai stati dotati dei fondi necessari per la costruzione dei rifugi, i quali attualmente possono contenere un numero superiore al limite previsto di duecento cani, solo se si configurano come strutture comunali. In definitiva se il Comune non è dotato delle strutture o delle idonee convenzioni, sia per le sterilizzazioni che per la degenza degli animali, non può assolutamente pretendere che la ASL di competenza debba catturare i cani del territorio, poiché tecnicamente diventa impossibile accudirli. - Come avverrà la gestione dei fondi destinati alle campagne di sterilizzazione per il 2008? - La Regione stanzia un determinato ammontare che, a breve, dovrà essere assegnato alle ASL. Attualmente però le ASL non sono molto attrezzate per il servizio di accalappiamento soprattutto per ciò che riguarda la metodologia da seguire. Infatti, per l’utilizzo della cerbottana occorre personale qualificato, mentre ancora molto artigianale si rivela l’utilizzo del cappio. Inoltre occorre anche dire che, spesso, quando si rivela necessaria la cattura di cani di campagna, non è così facile

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riuscire a rintracciarli e molto spesso gli stessi fuggono in presenza dei mezzi inviati in loco. - A livello regionale si può dire che esiste un controllo sul fenomeno del randagismo? - Attualmente esiste una Commissione Regionale che si riunisce mensilmente per fare il punto della situazione con l’apporto delle associazioni animaliste. Sin quando però avremo canili strapieni come oggi accade nella nostra regione, non si può pretendere una soluzione del problema dall’oggi al domani. Non ci dimentichiamo, infatti, che invece al Nord, dove i comuni sono sempre stati più ricchi dei nostri, oggi ci troviamo anche di fronte a canili vuoti perché il fenomeno è stato da subito controllato in maniera effettiva, sin dall’approvazione delle prime leggi. - In definitiva in Puglia, quale può essere l’antidoto? - I maggiori controlli e l’eliminazione della frammentarietà e disomogeneità di tutti gli elementi che abbiamo a disposizione. I controlli dovrebbero essere attuati anche dai Vigili Urbani nei confronti dei cani privati che devono essere obbligatoriamente microchippati. In tal modo si previene già il fenomeno dell’abbandono che incrementa il randagismo. Inoltre occorre una banca dati informatizzata sia provinciale che nazionale per poter identificare immediatamente il cane e risalire in breve tempo al proprietario e se mi permettete questa non è un’utopia. Utile poi è la coadiuvazione di tutti questi strumenti legislativi presenti che, molto spesso sono stati messi a punto senza aver effettuato a monte una mappatura territoriale e senza tener conto di quelli che erano i bilanci dei comuni pugliesi. E quindi come al solito le leggi esistono ma per problemi tecnici di svariata natura non possono essere applicate dai loro destinatari, cioè ASL e Comuni. Come al solito se non c’è un’effettiva volontà di contenere il fenomeno del randagismo bensì tanto qualunquismo, sarà difficile ottenere miglioramenti anche alla luce dell’approvazione della recente legge sulle sterilizzazioni. - Sarà quindi un altro buco nell’acqua? - Attualmente questo non è possibile dirlo. Certo è che nel momento in cui la ASL deve sterilizzare un cane per poi eventualmente reimmetterlo sul territorio, occorre che il Comune possa mettere a disposizione apposite gabbie per il pre e post-degenza e quindi è più preciso dire che è come…un cane che si morde la coda!

Dott. Coppola – Responsabile Sanità Animali ASL (ex) BA2 - Secondo lei, alla luce del grave episodio accaduto a Giovinazzo, è possibile intravedere una responsabilità della ASL in merito? - Assolutamente. Il nostro intervento è stato tempestivo, nello specifico mi sono recato personalmente sul posto e ho rinvenuto il cane attinto dall’arma da fuoco. Erano presenti i Vigili Urbani e i Carabinieri. Oltre al corpo di questo meticcio abbiamo rinvenuto anche un cane ferito. Ci siamo offerti immediatamente per le cure ma un volontario spontaneo si è offerto per condurlo presso l’ambulatorio veterinario del Dott. Smaldone di Bari. Ho chiesto personalmente ai Carabinieri se, ai fini delle indagini, poteva rivelarsi necessario effettuare la necroscopia, con l’estrazione del proiettile. Effettivamente per me poteva costituire corpo del reato, ma i Carabinieri mi hanno riferito che per gli animali non è previsto questo tipo di indagine. Motivo per cui, abbiamo portato via la carcassa per lo smaltimento così come previsto dalla legge. - L’assenza di un rifugio a Giovinazzo probabilmente favorisce la diffusione di un risentimento nei confronti dei cani randagi, che, se non controllati, si riproducono. Come la mettiamo? - Il canile non è presente effettivamente, ma esiste una convenzione con una struttura di Terlizzi. Il cane può essere catturato solo su segnalazione dei vigili urbani. Quindi fino al 2006 il cane veniva sterilizzato e ricoverato obbligatoriamente nel canile dove veniva operato. Dopo il 2006 il cane viene sterilizzato e con apposita ordinanza del sindaco, reimmesso sul territorio previo nulla osta della ASL. Il Comune deve anche provvedere a stipulare un’apposita polizza di responsabilità civile per i danni. - Ha mai registrato prima episodi così crudeli nella nostra zona nei confronti dei randagi? - Spesso si utilizzano metodi di avvelenamento, purtroppo. Quando cresce il numero dei cani vaganti la popolazione reagisce in questo modo cruento. - In definitiva lei dunque cosa propone? - Io sono favorevole alle sterilizzazioni così come previsto dall’attuale legge. Se viene monitorato per bene il territorio e si portano a compimento le sterilizzazioni, nel giro di qualche anno il fenomeno andrà ad esaurimento. Sono dunque necessari degli interventi organici. Mi piace concludere questo viaggio nel mondo del randagismo con una frase che non necessita di commenti: l’odio verso gli animali è la sconfitta dell’intelligenza umana. (Gandhi)

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L’INTER DI

Nome Celeste Cognome Barile Età 37 anni Città di provenienza Bari Stato civile nubile Titolo di Studio «Sono laureata in giurisprudenza e sono anche avvocato» Rapporti di conoscenza con il Sindaco di Giovinazzo…? «Nessuno, l’ho conosciuto quando sono arrivata qui» Rapporti di conoscenza con gli Assessori di Giovinazzo…? «Idem, li ho conosciuti tutti dopo la nomina» Rapporti di conoscenza con i Consiglieri Comunali di Giovinazzo…? «Nessuno, non li conosco».

GIANGAETAN

INTERVISTA AL NUOV VIGILI URBANI D

«SCELTA

S DEI MIEI TITOL

Celeste Barile respinge le accuse

DALLO SCORSO 1 DICEMBRE LA CITTÀ DI GIOVINAZZ HA UN NUOVO COMANDANTE DI POLIZIA MUNICIP LE. ANZI, UNA NUOVA COMANDANTE. TRATTASI INFA TI DELLA DOTT.SSA CELESTE BARILE, ASSUNTA A ME

ZO DI NOMINA DIRETTA E NON MEDIANTE UN PUBBL CO CONCORSO .

H A PRESO IL POSTO DI M IMM C AMPOREALE . GIÀ , MA PERCHÉ NEL CASO DELL DOTT.SSA BARILE NON SI È OPERATA ALCUNA PUBBL CA SELEZIONE? PER SAPERNE DI PIÙ E PER CONOSCE LA PIÙ DA VICINO, SPAZIO ALLA DIRETTA INTERESSAT

Perché la scelta è ricaduta su Celeste Barile, senza alcuna selezione pubblica? «Sono stata incaricata per un anno, ragion per cui non occorreva una selezione pubblica. E poi ho comunque un curriculum di tutto rispetto. Provengo infatti dalla Polizia Municipale di Bari e sono inoltre già in graduatoria per altri concorsi da comandante. Quindi sono stata scelta solo sulla base dei miei titoli di studio e non per via delle mie conoscenze personali».

Celeste Barile è sempre abbastanza vigile…nella vita di ogni giorno? «Cerco di esserlo…».

L’unico santo in paradiso di Celeste Barile è…San Sebastiano (protettore dei Vigili Urbani)? «Sicuramente, è lui che ci protegge…».

Su cosa vigilerà, in particolare, nei suoi orari di lavoro? «Non solo sul traffico, ma anche sull’abusivismo edilizio, sull’ecologia e sull’ordine in genere della città»

A quanto ammonta lo stipendio del Comandante dei Vigili Urbani di Giovinazzo? «E’ lo stesso stipendio di qualsiasi funzionario di Ente Locale, circa 1.500 Euro al mese».

I cittadini giovinazzesi, da un punto di vista della sicurezza e dell’igiene, potranno dormire sonni tranquilli? «Cercheremo di far dormire loro sonni tranquilli».

Per la prima volta, il suo ruolo a Giovinazzo è ricoperto da una donna. Sono proprio cambiati i tempi…? «Me lo auguro…».

Sarà vita dura per gli abusivi, nell’edilizia e non, di Giovinazzo? «Questo lo prometto sicuramente!»

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RVISTA

NO

TORTORA

Comando dei Vigili Urbani, nelle ore mattutine, soltanto dalle 9.30 alle 11.30. In proposito, Michele Palmiotto dixit: “Non riesco a capire perché si debbano limitare gli orari di servizio al pubblico consci del fatto che non c’è stata né variazione del personale né della stessa struttura”. Lei cosa risponde? «Non c’è stata alcuna restrizione perché noi siamo sempre a disposizione, anche nei giorni di rientro pomeridiano. Una regolamentazione degli orari è stata necessaria semplicemente per consentire lo svolgimento delle pratiche in ufficio, dopo il ricevimento del pubblico che è sacrosanto. Senza poi dimenticare la presenza fissa di un piantone disponibile per tutte le informazioni».

VO COMANDANTE DEI

DI

GIOVINAZZO

SULLA BASE LI DI STUDIO»

e nei confronti della sua nomina

ZO

PA-

Un pensiero per il suo predecessore, Mimmo Camporeale? «E’ simpatico e lo saluto». Un pensiero per la segnaletica di Giovinazzo…? «La miglioreremo».

AT-

EZ-

Benvenuti a Giovinazzo…città delle rotatorie? «Le rotatorie ormai rappresentano il futuro e sono in tutte le città d’Europa…».

LI-

MO

LA

LI-

ER-

TA.

Come arginare la piaga del randagismo nella nostra città? «Per quello che possiamo, noi interveniamo sempre e comunque. Abbiamo il nostro canile sanitario, abbiamo le strutture dove provvediamo a curare gli animali. Al momento questo possiamo fare e questo facciamo. Sempre». Volendo scherzarci su, non è che si giocherà allo scarica…barile per ciò che riguarda le responsabilità in merito al randagismo? «Noi non abbiamo mai scaricato nulla, anzi. Possiamo dimostrare di essere intervenuti spessissimo e comunque il Comune spende i soldi necessari per la custodia e la cura degli animali randagi». Dallo scorso 1 dicembre i cittadini possono accedere al

Il sindaco di Roma Walter Veltroni ha deciso di revocare l’incarico al Comandante dei Vigili Urbani della capitale, perché aveva usato un permesso per disabili, perso da un’anziana signora, per parcheggiare la sua autovettura personale in divieto di sosta con rimozione forzata nel centro di Roma. Cosa giura Celeste Barile al Sindaco Natalicchio ed a tutti i giovinazzesi per non fare la sua stessa fine…? «Non farò mai questa fine! Anzi, stiamo ponendo particolare attenzione alla repressione delle soste abusive perché per noi la tutela dei disabili è un punto focale. Perciò, stiamo facendo una campagna di sensibilizzazione “ad hoc”». Come si comporterebbe se scoprisse che le funzioni di qualche Vigile di Giovinazzo sono contaminate da rapporti amicali o affettivi con qualche trasgressore locale…? «In caso di violazione del nostro regolamento, sicuramente farei rapporto disciplinare alla persona in questione». Per concludere, quante contravvenzioni dovrò temere dopo questa intervista, anche se esporrò sul parabrezza il santino della Madonna di Corsignano? «Tutte quelle che ti meriterai, a prescindere da questa intervista…».

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FALQUI, BASTA LA PAROLA UN 2007

RICCO DI PENSIERI E STRAFALCIONI

DICEMBRE 2006 Claudio Chiappucchi, el Diablo Quanto dovrà pedalare Giovinazzo per riavere il Giro d’Italia?

«Con uno come Tommaso Depalma, il Giro molto facilmente tornerà ad attraversare le strade di Giovinazzo» Forse i Giovinazzesi non si sono accorti della presenza in paese di un secondo Vincenzo Torriani organizzatore ed patron del Giro d’Italia dal 1948 al 1992 Sempre Claudio Chiappucchi, el Diablo Ci dici un motivo per cui vale la pena vivere a Giovinazzo? «Mangiare il pesciolino crudo da Toruccio» Giovinazzo come l’isola dei famosi dell’ Honduras dove tutto è nudo e crudo Ancora Claudio Chiappucchi, el Diablo Hai girato sulla pista ciclabile del nostro lungomare? «No, però ho girato su quella dell’isola…». Che piacere: El Diablo continua a respirare i profumi caraibici. A Giovinazzo!

GENNAIO 2007 Michele Palmiotto, candidato sindaco per il Centrodestra

Circola voce che Natalicchio tifava per la tua candidatura. Come mai? «Questa volta mio candido istigatore hai toppato e pagherai da bere!». L’interlocutore era sinceramente convinto di avere ragione. Michele Palmiotto, candidato sindaco per il Centrodestra Ce l’hai un messaggio forte di destra senza chiamare in causa i comunisti, Prodi, Fassino e tuo cugino Antonello? «Chi governa – diceva Leopardi - è sempre oggetto d’odio dei governati. Gli uomini sono sempre scontenti perché sono sempre infelici». Ecco: io vorrei smentire questo luogo comune. So solo che Leopardi era un pessimista. Io sono ottimista. E vorrei che lo fossero tutti coloro che hanno perso la speranza di una città migliore!». Forse non lo diceva ma lo pensava: i giovinazzesi resteranno sempre scontenti perché sono sempre infelici

FEBBRAIO 2007 Beppe Decandia, candidato del centro sinistra alternativo «Costruiamo la città che vogliamo, costruiamola insieme» Antonello dixit. Quale sarà il tuo slo-

gan vincente invece? «Cittadini giovinazzesi, riprendiamoci la sovranità perduta. Noi con Voi e Voi con Noi per il cambiamento della città». Noi con voi… voi con noi ancora e più che mai…. I Pooh hanno portato fortuna solo alla Nazionale italiana di calcio, caro Beppe!

MARZO 2007 TITOLO. ANTONELLO E SEGRETI Ce l’hai un messaggio forte per dire ‘votatemi!’ senza chiamare in causa i fascisti, i post-fascisti, Berlusconi, Vero n i c a , Fini, il tuo ex compagno di merenda Beppe Decandia, tuo cugino Michele Palmiotto? «Mi sono riusciti anche i miracoli. L’Inter ha vinto lo scudetto e ha trenta punti sopra il Milan. La Juve l’abbiamo persa di vista». E se puntassimo invece a scuotere le coscienze? Senti qui: «Sono riuscito perfino a farvi leggere qualcosa di buono sulla Piazza». P.S. (segretissimo): Auguri Sergio. Buon lavoro. Lo sai che ti voglio bene. Anche quando ti insulto. Ma non provare a tranciarmi la lettera con la mappa di quello che abbiamo fatto in questi cinque anni o ti metto alle calcagna un assessore che so io!

APRILE 2007 Pantaleo Magarelli, candidato consigliere Democrazia Cristiana Tengo ‘no frat che da quindici anni sta disoccupato. Chillo duorme co’ mam-

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ma e co’ me. Ti bacio ti imploro e ti voto se gli dai conforto e lavoro. Allora? «Fallo Passare dalla sezione» Cara vecchia Dc che ci hai fatto mangiare per 40anni…

Fai una rima: No alle antenne, sì… «Alle renne, alle strenne, alle cotenne, alle transenne… e ce n’è un’altra che non posso dire». Rosaria Achille, candidata An, dei suoi elettori si perde la stima per non fare la rima, quella importante!

AFP IN SERIE A Favuzzi, noi siamo di serie A! «Siamo in serie A e lavoreremo per rimanere più a lungo in serie A» Forse la iena Giangaetano, anche addetto s t a m p a dell’AFP, voleva fare il verso di Matarrese a Gaucci e augurargli tutt’altro futuro…. Magari a Santo Domingo. Giangaetano, ma che roba… che roba….

E FACCELA VEDÈ…. Carmen Martorana, la Ferilli lo ha fatto per lo scudetto d e l l a Roma. Tu sei pronta a farlo per la serie A1 dell’AFP? «Cer to, vi

invito tutti in piazza» L’anno vecchio è finito ormai e tutti quanti stiamo ancora aspettando!

MAGGIO 2007 In due parole, presentati alla città! «Solo nome e cognome: Francesco Milillo!». Che cosa sei? Che cosa sei… Parole, parole, parole…

Giugno 2007 TITOLO: «Quando presi solo un voto. Il mio!» «L’amministratore insomma deve essere servitore del popolo o colui che elargisce favore e acquisisce così una maggiore fiducia?» Angelo Guastadidegni, il decano della carta stampata, candidato per Rifondazione comunista il 23 Aprile 1995

mia candidatura è vincente! Che bel snai che hai…

FESTA DEL LIBRO Berarda del Vecchio, autrice del libro “Sdraiami” «Questo libro l’ho scritto un po’ per tutti gli uomini che spero lo comprino così si danno una mossa a prendere l’iniziativa, un po’ per tutte le donne che si uniranno con me al grido di dolore del maschio che non c’è più». Forse Berarda del Vecchio ha conosciuto solo la generazione di maschi colta, progressista e nonviolenta. Perché non c’è niente di più semplice che far valere la propria forza!

LUGLIO 2007 STRISCIA IL MANIFESTO Grammaticidio

Se dovessi puntare 1000euro al punto CSNAI (Cercasi Sindaco NazionalArdimentoso Italiano) su di te quanto vincerei? (Decandia): Io non scommetto e lascio ad altri le tronfie dichiarazioni di vittoria. Io scommetto soltanto sulla dignità e sulla intelligenza degli elettori. (Natalicchio): Non voglio essere né nazionale né ardimentoso. Solo il sindaco di Giovinazzo. (Palmiotto): Pochissimo: significa che la

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La Sinistra che FA’ la sinistra. L’accento c’è ma non si vede. Lo hanno mascherato col correttore. Ma non è sfuggito a noi de La Piazza e alla Sinistra del professore, non il Prodi nazionale, ma l’Antonello cittadino quello che FA senza accento e con 2.261 voti dei suoi compagni la vera Sinistra! RFC:Voti 325. TROMBATI! Tutti! Proffff, filosofi e umanisti!

MI FIDO DI TE Mi fido di te cosa sei disposto a perdere (Jovanotti - Natalicchio)?

PROCESSIONE DELLA MADONNA «Un culto che deve essere autentico e non solo di facciata. Meno importanza alle luminarie, meno importanza ai botti. I botti più importanti sono quelli che vengono dal cuore» (presidente Tommaso stro tg web? «Sinceramente preferisco il vostro tg web Depalma). perché in Rai non ho mai visto una opera- L’ironia ce la risparmiamo, perché la Madonna non vuotrice come la vostra Gabriella…». Della serie la nostra Gabriella iè meggh d le! Gabriella Farinon

GIANNI IPPOLITI E GIANGAETANO Un aggettivo per Giovi nazzo? «Per ora l’unica cosa che ho visto di Giovinazzo sei tu… Perciò direi simpatica!». Giangaetano sarebbe andato alla trasmissione Provini da cui passarono personaggi poi diventati famosi. Ma il tempo corre veloce e Gianni Ippoliti, Provini, non la conduce ormai da anni Antonello Natalicchio magari neanche la sua bicicletta Legnago che per quel che costa è pure equipaggiata da un vistoso catenaccio rosso! Caro Antonello, noi possiamo pure fidarci di te, ma tu con noi sei già prevenuto! Voti: 5.638. PROMOSSO!

Agosto 2007 LOS LOCOS E LUOGHI COMUNI Che effetto vi fa passare da Canale 5 e “mamma Rai” alla telecamera del no-

Se dovessi scrivere una canzone su Giovinazzo cosa diresti? «Mi è venuta in mente arrivando qui. Chiaramente, trattandosi di Giovinazzo, la rima viene facile…». Checco Zalonene fntàn, ne chiazz, du palazz…. e il resto ve lo risparmio

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Quando suona la campana della Madonna di Corsignano, all’assessore Tempesta viene la calma? «E’ meglio essere tranquilli e calmi che si risolvono i problemi. E’ sempre un evento abbastanza delicato, che uno per la prima volta che partecipa alla processione della Madonna è sempre emozionato» (Vice-sindaco Tempesta) Senza parole, perché la Madonna non vuole!

GAMBEREMO 2007 Natalicchio come S. Agostino Antonello Natalicchio, 6 anni di amministrazione, 5 Gamberemo vinti da S. Agostino. Sarà un Caso? «C’è questo strapotere dei colori nerazzurri che comincia ad essere odioso. Faremo tutto il possibile per limitarci!»


Ormai il sindaco vede tutto nero e azzurro. Noi invece ci aspettavamo che dicesse: «Caso non era come Evaristo meglio di Cristo ma non a caso giocava nell’Inter scudettata di Bersellini»

Francesco Martorana, alfiere di S. Agostino «Anche togliendoci la canoa abbiamo dimostrato che siamo forti. E’ inutile che loro vogliono inventarsi chissà che cosa, però noi dobbiamo vincere. L’anno prossimo ci toglieranno il mare che faremo solo la piazza attorno attorno…. Poi ci fermeremo al bar Ragno d’oro per farci un caffè, prenderemo il giornale da Portoghese…. Posso inventarci che c….o vogliono, noi vinceremo sempre perché abbiamo un tifo e una squadra e siamo tutti di S. Agostino!» E il caso di dire: siamo una squadra fortissimi

NOVEMBRE 2007 PRATO BIANCOVERDE

I tifosi accorrono in massa alla trasferta in quel di Prato. Uelino, ma la pizzella a Prato l’hai portata? «C’è qualcosa di tutto. Sono venuto con Vincenzino, Boban, Matteo delle uova… meh mò avast!!!!» Senza Uelino non vivrò…nemmeno un po’!

REMAKE Consigliere Berardi: Prima di entrare nel merito di quelle che sono le lottizzazioni, vorrei sottoporre al Consiglio e al segretario comunale l’applicazione… allora prima di entrare nel merito di quelle che sono le lottizzazioni, soprattutto per lo spirito con cui l’opposizione si è posto anche in sede di commissione urbanistica, con senso di responsabilità nell’approvare questi strumenti utili per la cittadinanza, ma che comunque soprattutto per la funzione dell’opposizione, ma credo che un consiglio comunale in generale, è un invito ad applicare la norma del comma 4 dell’art. 4 delle norme prescrittive del PPA punto per punto affinché eventualmente fossero fatte eventuali osservazioni su quella che è la norma che noi stessi ci

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siamo dati. [Provate voi a capirci qualcosa. Io mi arrendo]. Consigliere Marzella: Oltre a essere un consigliere comunale, sono un’impresa e non condivido quando si nomina AN, AN, AN, perchè io come un membro della commissione urbanistica sono stato il promotorio e si va a vedere tutti i referti che ci sono. Promotorio, va bene ingegnere, promotore… promotorio, di essere un, un qua oggi andiamo dicendo che io la voglio, quella non la voglio [???], quell’altra non la voglio. Siccome che a noi, non a me, e come tutti gli altri non abbiamo nessun interesse, noi vogliamo le cinque lottizzazioni. [Sindaco, perdona quel promotorio perchè non sa se la vuole o non la vuole]. Consigliere Bonserio: Non è che chi non parla debba per forza necessariamente parlare; si può esprimere anche con il voto. Al consigliere Mastro gli è stato dato i 5 minuti di pausa quanto il consigliere Mastro non aveva dichiarato i motivi per cui c’erano queste pause; il consigliere Mastro non dichiarava in assise di fronte alla cittadinanza ed ai colleghi della minoranza i motivi per cui voleva quella pausa; i motivi per cui si era fatta la pausa precedente. [Marco Bonserio, Apologia di una pausa, Levante Editore, 5 dicembre 1996].

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Disastro Italia. A Giovinazzo il termovalorizzatore? «Tanto non muore nessuno». Sono le ultime parole di una dichiarazione rilasciata con la solita vocina gracchiante dal sindaco di Napoli Rosetta Russo Iervolino a proposito della drammatica situazione dei rifiuti in città e nel resto della Campania. Queste parole rappresentano la cifra, lo spessore della classe politica di centro sinistra non solo napoletana e campana ma italiana. Un centro sinistra che aveva conquistato comuni e province e regioni ed il governo nazionale con lo slogan, non mi stanco di ricordarlo, «al potere la serietà».. Infatti! Eccoli all’opera. Riassumiamo. Emergenza rifiuti nella regione simbolo del centro sinistra meridionale con il super governatore Antonio Bassolino, il reuccio della primavera napoletana come era stata definita dal codazzo di sedicenti uomini di cultura, professori universitari, giornalisti, artisti in servizio ossequiante permanente che da commissario per l’emergenza rifiuti in Campania per quattro anni ha bruciato, letteralmente bruciato, almeno due, dico bene due miliardi di euro in consulenze e assunzioni totalmente inutili. Tanti fra gli adoranti, ovviamente, facevano e fanno parte della corte beneficiata a vario titolo dalle consulenze pagate generosamente dalla Regione Campania nel lungo regno dell’ex comunista, ora nel partito democratico, Antonio Bassolino. Permettetemi una breve digressione. Non so quanti ricorderanno quando un paio di anni or sono scrissi di un singolare spreco realizzato dal centro sinistra al governo della Campania. Un corso per veline - sì proprio le vituperate veline - al modico costo di un milione di euro!!!. Ora gli adoranti sono scomparsi, o meglio tacciono provvisoriamente, ma vedrete torneranno a farsi sentire con la tracotanza mostrata dal sindaco Rosetta Russo Iervolino. Forse non morirà nessuno nei quartieri della Napoli bene, della borghesia coccolata dagli imborghesiti esponenti del centro sinistra napoletano e nazionale, ma nei quartieri come Pianura la situazione sanitaria è drammatica. Senza contare il danno di immagine al turismo, all’agricoltura e ai prodotti trasformati e alle conseguenze sull’economia campana non certo in salute. Soluzioni? Portare i rifiuti in altre regioni, anche in Puglia, dove, tra l’altro, potremmo da poche settimane replicare il caso Campania se non si troveranno soluzioni adeguate. Ma di questo scriverò più avanti perché la nostra comunità sarà nuovamente tirata in ballo, anzi siamo già stati chiamati in causa dal sindaco di Bari, il super sceriffo Michele Emiliano. Ebbene su questa soluzione il sindaco di Salerno, uomo di sinistra ma fuori dagli schemi della contrapposizione ideologica fine a se stessa, De Luca ha detto che se fosse il presidente di una regione chiamata ad accogliere i rifiuti campani si opporrebbe. E qui è necessario osservare che la responsabilità dello sfascio della Campania non può escludere anche i campani stessi. Per anni, ben 14, hanno convissuto con l’emergenza e, puntualmente, hanno in tutte le elezioni confermato quel grumo di potere che stava strangolando ed ha strangolato Napoli e tutta la regione. E con esse l’Italia, non dimentichiamolo, che assiste anche alle dichiarazioni di Prodi e del suo governo che avrebbero sistemato l’emergenza in pochi giorni. Sono trascorse due settimane e nul-

la è stato fatto. Anzi no. L’esercito è stato chiamato a sostituirsi ai netturbini. Uomini del genio militare a spalare rifiuti. In genere le operazioni speciali sia in Italia che all’estero hanno sempre avuto un nome. Credo che il più appropriato sia operazione Pulcinella con una mostrina magari color marrone. Questa classe politica di sinistra che ha sempre visto con disprezzo i militari nei momenti difficili deve rivolgersi ai militari per avere efficienze ed efficacia negli interventi. C’è una storiella che gira a proposito dei politici campani ma aggiungerei meridionali.«Un potente uomo politico napoletano viene invitato da un politico milanese. Splendida villa, bei mobili, una grande piscina». Il napoletano chiede: - Ma come hai fatto? - Il milanese: Vedi quella strada ? Vedi quella zona industriale ? Ecco come. Passa un anno. Il milanese fa visita al napoletano. Mega villa, mobili di antiquariato, argenteria, piscina olimpionica, prato inglese e garage con automobili costosissime. - Il milanese: Complimenti. Ma in così poco tempo come è stato possibile? - Il napoletano: Vedi quella strada? Vedi quella zona industriale? - Il milanese: Ma non vedo niente! - Il napoletano: Appunto. Non sarebbe il caso che noi meridionali ci diamo una scossa? Che si esca dalla logica dell’egoismo? Che si cerchi di migliorare lo spessore dei nostri governati a tutti i livelli? Perché poi quando arriverà il disastro non credo che farà distinzioni. E qui fra ville e piscine irrompe l’ex ministro Clemente Mastella. Prima l’avviso di garanzia alla moglie, presidente del Consiglio regionale della Campania, voluta su quello scranno dal governatore Bassolino per assicurare stabilità alla sua giunta, e poi anche a lui per concussione. Avrebbero pesantemente raccomandato alcune nomine in vari enti pubblici. «Fanno tutti così. Perché inquisire solo noi? La procura di Santa Maria a Capua Vetere è retta da un macchietta». Sono alcuni brani della sua conferenza stampa. Certo la magistratura partenopea non dimostra la stessa severità e rapidità nel perseguire i responsabile del disastro rifiuti e questo non può che minare la

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IL CONTRAPPUNTO DELL’ALFIERE

fiducia nell’indipendenza ed imparzialità dell’istituzione. Ma la circostanza, mio avviso ancor più grave, è aver dato indicazioni, almeno così apparirebbe, al gruppo UDEUR in regione di non partecipare alle riunioni sulla situazione rifiuti. Un comportamento odioso. Vorrei scrivere qualcosa anche sulla vergognosa vicenda del Santo Padre che avrebbe dovuto presenziare all’apertura dell’anno accademico dell’università la Sapienza. Ma lo spazio si sta esaurendo. Il sindaco di Bari Emiliano ha detto in una dichiarazione che a Giovinazzo verrà costruito il termovalorizzatore del bacino di Bari. Il sindaco Nataloccio ha dichiarato di non saperne nulla. Meno male che sono nello stesso partito, anzi Emiliano è il capo supremo del partito democratico in terra di Bari. Perfetta sinergia politica. Ora non voglio apparire per il solito populista. Ed allora la comunità giovinazzesi già segnata dall’incombere delle discariche da non so più quanti anni, quasi trenta ormai, potrebbe accettare la candidatura. Ma ad alcune condizioni. Perché non subordinarla ad un referendum consultivo, sarebbe la prima volta dall’avvento di Nataloccio al potere che si realizzerebbe finalmente la tanto sbandierata democrazia partecipativa, e poi in caso di vittoria del si alcune modeste proposte. Monitoraggio continuo della qualità dell’aria, assunzioni nella struttura solo per giovinazzesi, e non appaia una forma di clientelismo perché la comunità che accoglie un impianto per sempre deve poterne avere tutti i vantaggi, inoltre riduzione del costo della bolletta elettrica per i residenti grazie alla produzione di energia dal termovalorizzatore, esenzione o riduzione sensibile del costo della tassa rifiuti e, infine, preventive approfondite analisi dell’area oggi adibita a discarica attraverso carotaggi a diverse profondità per accertare definitivamente l’assenza di rifiuti speciali smaltiti negli anni nelle varie discariche della zona di San Pietro Pago e analisi delle acque della falde nel territorio di Giovinazzo. Analisi da affidare magari al CNR ed a Università ed esperti di altre regioni del Nord. Perché se valgono i sospetti non provati di rapporti familistici per rimuovere il capo del corpo della Polizia Municipale allora dobbiamo, per questioni ancor più serie perché riguardano la salute dei nostri figli e del loro futuro, allontanare qualsiasi sospetto di aggiustamenti nelle relazioni sulle analisi. I costi, ovviamente, dovrebbero essere a carico delle comunità che scaricheranno i loro rifiuti nel termovalorizzatore. Potrebbe essere questa una base di discussione? E poi il termovalorizzatore non sarebbe meglio inserito nella zona industriale di Bari? O forse sarebbe troppo per il super sceriffo che può vantarsi fra le pochissime realizzazioni di aver abbattuto l’eco mostro di punta Perotti ritrovarsi in casa con il termovalorizzatore a danno della sua immagine e di quella del partito democratico? Dopo Prodi, con i pesanti tagli in finanziaria, anche Emiliano con il termovalorizzatore minacciano il tranquillo inoperoso governo cittadino del sindaco Natalicchio, tutti del partito democratico. Evviva!

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ECHI DI

DI

GENNAIO

ANGELO GUASTADISEGNI

GIOVINAZZO GIOVINAZZO E E IL IL PIANO PIANO URBANISTICO URBANISTICO GENERALE GENERALE

«Oggi è un’occasione importante per la nostra comunità: guardare il nostro vivere insieme, il futuro assetto del territorio senza guardare per primo ai vincoli economici dei singoli. Un percorso nuovo, una nuova storia che cancelli le vicissitudini del passato, di un PRG che ha paralizzato la programmazione urbanistica di questo paese. Un PRG che ha offerto solo soluzioni intempestive per facilitare economicamente i lavoro di pochi senza dare risposte alle tante esigenze che partivano dalla collettività». Così parlò Antonello Natalicchio il 7 gennaio nella sala S. Felice. Un giorno da ricordare per la nostra città. Il Comune di Giovinazzo sottoscrive un protocollo d’intesa per la redazione del Piano urbanistico generale (Pug) in relazione al Documento regionale assetto generale (DRAG), che prevede la nuova metodologia di pianificazione urbanistica partecipata. Il piano urbanistico generale va definendosi, garantedo maggiori spazi collettivi, un potenziamento delle strutture e dei servizi pubblici e di interesse generale, una crescita complessiva della vivibilità per ciascun cittadino. Benvenuto Piano Urbanistico Generale, strumento flessibile ed omogeneo che favorirà la crescita economica e sociale della città, accompagnando e mettendo in rete, in un quadro di pianificazione coerente, le iniziative pubbliche e private di tutti gli attori del sistema territoriale. Un accento particolare sarà posto sull’espansione urbanistica, sulle attività turistico-ricettive, su tutti i servizi idonei alla concreta attrazione di risorse ed investimenti e in particolare sulla qualificazione di aree rimaste da anni incompiute. «All’indomani della chiusura dell’AFP – proseguiva il primo cittadino - si è

lasciato inevaso il problema della presenza dell’imponente complesso industriale all’interno della città, si è lasciato in sospeso il problema del vincolo dell’area di Lama Castello e della costa adiacente. L’empasse della politica amministrativa del passato ha rimandato l’appuntamento all’espansione urbanistica, lasciandoci un’eredità pesante. Noi non vogliamo commettere gli errori del passato. Non dobbiamo tracciare le linee sul territorio immaginandolo una tavola bianca. Dobbiamo invece cercare di leggere in seno al territorio per capire le problematiche aperte di natura sia economiche che sociale per trovare insieme le risposte». Risposte che vengono date dal PUT, il nuovo strumento urbanistico generale partecipativo che segnerà le linee di sviluppo della città, coniugando la difesa e la valorizzazione delle risorse naturali, rurali, storiche ed ambientali del nostro territorio. Ma cos’è il PUT? Ad illustrarlo tecnicamente agli astanti ci pensava l’assessore all’Urbanistica e Edilizia Residenziale della Regione Puglia, Barbanente: «E’ lo strumento con cui la Regione non aspetta più i Comuni al varco per una condanna o per un’assoluzionecome avveniva per i PRG ma è impegnata in prima persona all’innovazione della strumentazione urbanistica. Il tutto nel rispetto delle competenze reciproche, delle autonomie comunali. Insomma, una Regione che non ingerisce ma che condivide metodiche e conoscenze comuni. Stop quindi alle lunghe attese nei corridoi per esser ascoltati per fugare timori, ma una Regione che partecipa attivamente a questo percorso».

La differenza non è solo temporale. Mentre il Prg poggiava tutto su di un’orrizzonte tempoarale di 15 anni, il Pug si distingue in due parti: una strumentale, lo “Statuto dei luoghi” e l’altra programmatica, “Piano del Sindaco”. La prima parte deve essere condivisa da tutto il consiglio generale e da tutta la comunità territoriale perché proiettata a coprire le esigenze territoriale di un lungo periodo: ad esempio bisognerà pensare alla tutela paesaggistica di alcune aree, della costiera e delle lame. La seconda parte, quella programmatica, al contrario restringe l’orizzonte temporale a 5 anni, quanto la durata legislativa di una Amministrazione, è ancorata al programma triennale delle opere pubbliche e mira a conseguire maggiore equità tra proprietari dei suoli e dà la possibilità di creare maggiori servizi. Il prossimo passo verso la redazione del Pug sarà la convocazione di Conferenze di servizio, per poter elaborare il Pug con il pensiero di chi non è addetto ai lavori

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Febbraio 2008


ECHI DI

DI

GENNAIO

ANGELO GUASTADISEGNI

IL IL SOPRANO SOPRANO STELLA STELLA ROSELLI ROSELLI

un accattivante medley di canti natalizi. La voce possente della Roselli, senza mai appesantire la modulazione e senza penaNell’ambito del “Natale a Giovinazzo”, la sera lizzare la delicatezza tipica dei canti sacri, ha del 5 Gennaio nella Parrocchia S. Domenico offerto un ottimo ascolto anche a coloro che erano in fondo alla voluminosa Chiesa. Tra i presenti, accorsi anche da Bari, Bitonto e Molfetta, è stato notato il Maestro baritono Antonio Stragapede, cortesemente salutato dall’ottima e attenta presentatrice della serata Mariella Roselli. Nel commiato l’assessora Serrone, anche a nome del Sindaco Antonello Natalicchio, ha porto gli auguri per un sereno 2008.

Prof. Michele Carlucci

LA PITTURA SECONDO OROFINO

globale ideale, con efficaci tonalità cromatiche. Già, ma perché i dipinti di Raffaele Orofino contengono vasi? «Il vaso – spiega l’artista – rappresenta il riflesso ideale della nostra immagine nello specchio. I vasi contengono verità costipate all’interno del loro ventre. Nei vasi pulsano il nucleo, il cuore, dado origine a corpi. In essi si riflettono il vissuto ed il contenuto e ne senti il loro battito e ne scruti le alterne vicende che scuotono la natura umana». L’artista immagina che la vita quotidiana si svolga in una specie di villaggio globale ideale, irreale, fatto di linee ed archi in un insieme di colori che vanno dal verde all’arancione ed al giallo, in cui prevale il vero senso religioso. La pittura di Raffaele Orofino in acrilico spatolato su tela si compone di colori forti, mediterranei. Molto applauditi, in occasione dell’inaugurazione della mostra, anche i poeti Francesco Salamina (che, oltre a presentare la serata, ha recitato versi di Shakespeare e D’Annunzio) e Nicola Maselli (che ha declamato poesie in vernacolo barese).

THE SPIRITUAL TONES si è tenuto uno splendido concerto di canti mariani e natalizi intitolato “Maria nella notte dell’Uomo”. Ha cantato il soprano molfettese Stella Roselli, dal bel timbro e dall’interessante curricolo, invitata dalla laboriosa assessora Carolina Serrone su segnalazione dell’Associazione Culturale Musicale “Giuseppe Verdi” e del Sig. Spadavecchia suo componente. L’Associazione, egregiamente presieduta dal dottor Francesco Lobasso, che svolge la preziosa funzione di mantenere in vita un serbatoio di giovani promettenti musicisti e di dare sostegno al Gran Concerto Bandistico omonimo, ha predisposto l’accoglienza del numerosissimo pubblico con il parroco don Nino Prisciandaro e i suoi collaboratori. Nel concerto Stella Roselli è stata coadiuvata dall’affermato organista Daniele de Palma e, per alcuni deliziosi interventi di controcanto e di eco, dal giovane Paolo Gadaleta. Il programma ha spaziato dalle Ave Maria di Schubert, Gounod e Caccini al White Christmas di Berlin. Fuori programma, a richiesta, è stato offerto

Grande successo di pubblico per la mostra personale di pittura dell’artista Raffaele Orofino, organizzata dall’associazione “TOURING JUVENATIUM” con il patrocinio del Comune di Giovinazzo presso la sala “San Felice”. Barese, 40 anni, sottoufficiale dell’Aeronautica Militare, Orofino ha presentato dal 21 al 23 dicembre il suo vasto repertorio artistico. Ossia tanti vasi in una sorta di villaggio

Gruppo gospel, formato da otto strumentisti, cinque soliste e quaranta elementi di coro. Il primo concerto si è tenuto il 23 Dicembre 2007 alla chiesa Immacolata e poi si sono susseguite una serie di date a Giovinazzo stesso e paesi limitrofi. Perno importante per la band è Valeria Scivetti, allieva del conservatorio, nonché solista e coordinatrice del coro. Gli altri musicisti sono: Domenico Caravella (chitarrista), Vincenzo Depalma (Batterista), Roberto Camporeale (trombettista), Andrea Depalma (trombettista), Domenico Carbonara (tastierista), Vincenzo Marzella (tastierista), Giuseppe Picininni (violinista) e infine Michele Marcotrigiano (bassista). La band è nata quasi per gioco, tra ragazzi amanti della musica e con una frizzante voglia di suonare ed è stata già contattata per altri eventi comunali e religiosi. Gli SPIRITUAL TONES sono l’esempio vivente di un fermento giovanile attivo e creativo!!!

Marcotrigiano Michele

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ECHI DI

DI

GENNAIO

ANGELO GUASTADISEGNI

STRASS, STRASS, JAIS JAIS E E CAMPIONI CAMPIONI 13 GENNAIO. Nella categoria 19-34 anni ci sono ben 200 coppie, divise in batterie. Si accalcano in attesa del loro turno in prossimità del parquet, e l’insieme è un’imponente onda danzante di colori. Quelli di Elsa sono verdi scuri punteggiati da una scia luminosa di strass e jais messi ovunque ci sia uno spazio libero: nella riga dei capelli, nel décolleté, sopra i vestiti, sulle scarpine, in spilloni decorati che “abbelliscono” l’acconciatura, ovunque gli occhi riescano a frugare. A Rocco è riservato un ben più sobrio abito scuro. Intorno alla pista tanti giudici in piedi segnano le coppie meritevoli di passare il turno (se sono in totale 200 ne devono scegliere 100 e così via via fino alle finaliste). Rocco Francone e Elsa Murolo vengono da Giovinazzo. Elsa ha il ballo nel dna. Glielo ha trasmesso la mamma e il papà. Da piccola andava a ballare con loro e così ha cominciato anche lei. Adesso Elsa e Rocco sono i nuovi campioni regionali. Si sono laureati domenica 13 gennaio al Palafiomm di Taranto. Lì, ai campionati regionali della Federdanza Sport Italia, Giovinazzo era presente e vincente. Una nutrita rappresentanza dai vestiti più sgargianti della Blue Moon Dance infatti ha mostrato cosa sanno fare gli allievi di danza sportiva. La vittoria della coppia Francone e di Elsa Murolo è stata una prova della crescente influenza della scuola giovinazzese nella scena regionale. Giovinazzo ha avuto poi il record di 6 coppie finaliste nella disciplina latino americana e liscio unificato classe A 16-18 anni. I nomi: Edoardo Ahmetovic e Vanessa Marrano, Nikolas Binetti e Margherita Prudente, Luciana Martino e Lorenzo Zambetti, Francesco Boccassini e Mariantonia Amoia, Gianluca D’Ambrosio e Marika Coviello, Marco Manzoni e Miriam Illuzzi. A ciò aggiungiamo le performance delle ragazze dello show dance che con la loro perseveranza e il loro spirito vincente continuano a farsi apprezzare dalla platea dei giudici. Anche qui doveroso appuntare i loro nomi: Luciana e Danila Marella, Miriam Illuzzi, Floriana Lacandia e Carlol Stallone. Grande è stata la soddisfazione del maestro Domenico Murolo, già giudice di gara per le discipline standard, liscio unificato, latino-americane, caraibiche, e di tutto lo staff tecnico della Blue Moon Dance. Chi non è addetto ai lavori, chi non percepisce ancora la bellezza della danza sportiva non può che registrare sugli spalti del palasport la grande festa familiare di una manifestazione di danza sportiva. Veri e propri accampamenti di nonni-genitori-nipoti, venuti a sostenere i più giovani e a dare una mano. A cucire la spallina dell’abito-volante o a fissare le unghie finte. Strano ma vero: la danza sportiva a Giovinazzo cresce e coinvolge contemporaneamente sempre più uomini e donne. Lo dimostrano il numero degli iscritti e delle società di danza presenti sul territorio. Perché la danza sportiva attraversa generazioni e si trasmette dal nonno fino ai nipoti. Che possono trovarsi assieme nelle competizioni e nelle sale da ballo e comunque condividere la stessa passione. E’ questo – al di là dei risultati regionali e nazionali - il vero miracolo che si materializza nellnelle palestre del nostro paese della Blue Moon Dance e delle altre associazioni di ballo.

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DI

ANGELO GUASTADISEGNI

GENNAIO

AVVISO AI LADRI DI BIDONI!

A Giovinazzo c’è chi la pensa come il filosofo napoletano De Crescenzo. «Mi fa piacere che ci sia tanta immondizia. E’ segno di ricchezza». Lo avrà capito da tempo il ladro che la sera non risparmia il bidone di un ristorante della centralissima piazza. La risposta perentoria del ristoratore un po’ stucchevole, un po’ provocatoria nel manifesto allegato non giustifica però la sua mancanza. Vi spiego perché. Vero è che chi ha sottratto il bidone è ladro due volte: la prima perché si è appropriato di una cosa non sua, il bidone. La seconda perché ha sottratto la munnezza. E la munnezza è ricchezza. Infatti, qualcuno lo ha capito troppo tardi. A Napoli, che regalano i rolex finti ai clienti degli hotel, rubare munnezza è un vezzo antico come il mondo. Perchè la munnezza è ricchezza. Viene raccolta in maniera differenziata, riciclata, trattata, bruciata per produrre energia. Con la munnezza qualcuno a Giovinazzo ha capito che non se ne devono vedere bene solo zoccole, cani e gatti randagi.. Caro ristoratore, accetta il nostro piccolo consiglio. But-

teresti la prossima volta i soldi per la strada o nel bidone? Ovviamente no. Ma tu continui a farlo. E qualcuno ti riversa puntualmente nella notte il conto. Caro ristoratore, hai provato a denunciare l’accaduto a Polizia e Carabinieri? Perché chi ha rubato due volte va consegnato al Tribunale della Giustizia. E tu caro ladro di munnezza, che ti sei macchiato di questo reato, abbi il coraggio di autodenunciarti oppure di rimettere al posto almeno il bidone vuoto. SERGIO PISANI

Grazie Puglia!

A Giovinazzo c’è molta voglia di lavorare e ciò ha condotto molte donne ad attivarsi. Ormai internet permette a tutti l’accesso alle informazioni più svariate e tramite le Gazzette Ufficiali è possibile apprendere notizie assai utili. Ed è proprio grazie alla Regione Puglia e all’Assessorato per la formazione professionale che molte donne, ma anche tantissimi giovani oggi hanno la possibilità di frequentare questi corsi grazie alla Regione Puglia che ne effettua l’attuazione gratuitamente. Nella nostra zona, attualmente, questi corsi vengono tenuti presso il C.N.I.P.A. – Puglia, situato ad Enziteto (BA). Moltissime persone sono riuscite a realizzarsi grazie a questi corsi. Soprattutto perché in essi vige una grande solidarietà tra i frequentanti. Questi corsi hanno anche la funzione di favorire la socializzazione, permettendo una sana integrazione. Insomma, un motivo di felicità in più per chi oggi si trova seriamente in difficoltà. Grazie Regione Puglia!

Pasquale Palmiotto Cutrone Francesco

Hostaria San Domenico di

Regione

ENERGIA, il cardine del terzo millennio 18 GENNAIO. Lezione di pressante attualità nella Sala S. Felice dell’ing. Angelo Guastadisegni – Responsabile Generale Distribuzione Rete Elettrica della Campania. L’illustre relatore della serata ha indicato nell’energia il primo propulsore delle attività nel mondo ed ha illustrato i vari tipi di centrali elettriche, in Italia, per la produzione di energia. «In Italia – riferiva l’Ing. Guastadisegni – l’energia elettrica viene prodotta nelle centrali idroelettriche dell’Italia settentrionale, in particolare in quelle a combustibili fossili cioè petrolio, gas e carbone. Ma non è sufficiente al fabbisogno energetico della popolazione e si va delineando l’utilizzo di nuove fonti di produzione di energia, quale quella fotovoltaica ed eolica». «Oggi l’Enel ha assunto - proseguiva il relatore - nuovi moderni metodi di gestione e di distribuzione dell’energia ed è alla continua ricerca di nuove tecnologie per poter meglio assicurare all’utenza i fabbisogni, con una politica di rapporti sempre più stretti con il governo, nell’intento di incentivare le popolazioni ad adottare congegni tali da soddisfare le esigenze energetiche a minore costo, in ossequiosa osservanza con le norme ecosostenibili e di sicurezza». In particolare, si sta sviluppando la produzione di energia fotovoltaica ed eolica, mediante consistenti contributi economici dello Stato e con progetti dell’Enel, preposto alla produzione. «Per quanto riguarda la nostra Regione – precisava l’illustre relatore – la Puglia persegue da tempo, una politica di finanziamenti per la produzione di energia eolica ed è al primo posto, in Italia». Ma la produzione da fonti alternative rinnovabili non è sufficiente. Attualmente in sintonia con le normative europee, l’Enel sta lavorando alacremente per sviluppare lo sfruttamento energetico legato al gas. Oggi più che mai, perché l’Italia non rimanga indietro rispetto alle altre nazioni industrializzate, è necessario che, anche sul territorio italiano, al fine di contribuire alla riduzione dell’inquinamento, si adotti la produzione di energia atomica, con apposite centrali, per non continuare a gravare il costo dell’energia prodotta dalle centrali atomiche dislocate in Europa, in particolare in Francia. Al convincimento che l’energia atomica sia prodotta in Italia, fa presa la convinzione che presto si verificherà l’esaurimento dei carburanti fossili, per cui la soluzione al problema energetico è quella della energia atomica. Promotrice dell’evento, la F.I.D.A.P.A. in persona del Presidente pro tempore, Marina Corazziari, con il patrocinio del Comune di Giovinazzo.

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storia

STORIA ANTICA DEI TRIBUNALI IN TRANI

n

di Diego de

Oggi le pagine dei giornali sono piene di cronache, affatto liete. Anche nei tempi andati gli uffici delle magistrature venivano invasi di denunzie di reati dei generi più diversi, il sacro comandamento NON RUBARE veniva e viene sempre violato. Nel 2006 veniva pubblicato a cura Damiana Iannone il volume Sacra Regia Udienza di Terra di Bari, (1592-1808), un inventario analitico dei documenti più antichi tuttora conservati presso la Sezione tranese dell’Archivio di Stato di Bari. In quell’inventario sono presenti diversi atti relativi ai giovinazzesi tra i quali v’è anche la cronaca del furto che di seguito riportiamo, che risale al 1723. Per comprendere perché quell’atto si trovi in Trani e come Giovinazzo fosse sotto la Giurisdizione del Tribunale tranese diamo alcuni cenni sommari sulle magistrature presenti sul nostro territorio dal medioevo fino a quando venne costituito il Tribunale della Sacra Regia Udienza. (Le notizie che seguono sono state rilevate da www.ordineavvocatiditrani). Diverse sono state nei secoli le figure che ricoprivano funzioni giudiziarie: dal Gastaldo al Turnarca, lo Strategota, il Giudice Greco (Critis) e il Giudice Latino (Judex); nel periodo Bizantino il Catapano e successivamente il Bajulo, il Giustiziere, i Giudici Nundinarum, la Corte del Capitano e per finire la Sacra Regia Udienza. A Trani, nello specifico, varie magistrature con differente sfera d’azione si sono susseguite nel corso del tempo. Sin dall’anno 1063, in un periodo in cui la città aveva il suo pieno autogoverno (1042-1073), non solo si legiferava ma si amministrava anche la giustizia. Federico II concesse infatti a Trani il suo primo Tribunale dopo che con la prammatica del 28 aprile 1215 Pier delle Vigne, suo cancelliere, riconobbe ed assegnò ai tranesi il diritto di essere giudicati nella propria città nelle cause civili e penali. Lo stesso Pier delle Vigne nel 1231 impose ai giudicanti di scrivere le loro sentenze che in precedenza non venivano neanche annotate. Nel 1444 il Re Alfonso I d’Aragona, nel confermare alla Corte di Napoli la competenza di tutte le prime cause, meno quelle per lesa maestà, eresie e falsa moneta, assegnò alla Corte del Capitano di Trani la competenza sulle cause civili e penali dei giudici minori, sottraendoli così alla Corte di Napoli che aveva competenza sulle province di terra di Bari e d’Otranto che formavano allora la Regione Appula. Così come per la città di Trani anche per la città di Giovinazzo, magistrature minori esercitavano un limitato potere giudiziario, anche all’autorità ecclesiastica nella persona del Vescovo erano demandate alcune competenze in materia giudiziaria.

UN TRIBUNALE PER LE PUGLIE Nel 1463 il Re Ferrante I (figlio di Alfonso I) nel riformare gli ordinamenti politici e giudiziari del Regno, sdoppiò poi la Corte di Napoli, e istituì in Lecce la Regia Udienza dell’Apulia che chiamò Sacra perché presieduta da suo figlio il Principe Federico, e nel 1468 riaffermò ai giudici di Trani il privilegio delle prime cause. Nonostante tutto, anche in questa prima fase di decentramento giudiziario ed amministrativo, difficili risultavano le comunicazioni tra la Sacra Regia Udienza di Apulia e le città della sua circoscrizione; pertanto il Viceré Don Giovanni di Zunica conte di miranda nel 1582 sottopose al Re Filippo II proposta di sdoppiare la Sacra Regia Udienza di Apulia e crearne un’altra, con pari competenza, nella provincia

CRONACA DI U SECOLO di Terra di Bari. Il Sovrano, con due lettere del 10 settembre e del 31 dicembre 1583 indirizzate al suo Viceré Don Pietro Giron, Duca di Ossuna, separò Trani dalla Capitanata, la aggregò così alla Terra di Bari e la indicò come capoluogo d’Udienza per quest’ultima provincia. Sul decreto istitutivo della nuova magistratura periferica, consegnato al Preside della Provincia di Bari, Don Diego de Vargas, non fu indicata la città da destinare a sede della Regia Udienza e il De Vargas indicò Bari a titolo però di prova per un solo biennio così il 27 luglio del 1584 le figure preposte a dar vita a quel Tribunale prestarono giuramento nella chiesa di San Nicola di Bari. Decorso il biennio di prova Re Filippo il 24 giugno 1585 decretò che intendeva stabilire in Trani la sede definitiva della Sacra Regia Udienza della Provincia per la grande fama che godeva quella città. Quindi nel luglio 1586 fu abolita la Corte del Capitano e Trani, con l’insediamento nel Regio Castello della Sacra Regia Udienza della provincia di Terra di Bari, divenne Capoluogo della Provincia. La Sacra Regia Udienza ebbe competenza civile, penale ed amministrativa per le prime cause (che in appello prima di allora erano giudicate dalla Gran Corte della Vicaria di Napoli) e quella dei gravami dalle sentenze dei giudici minori di tutta la provincia di Terra di Bari della quale facevano parte anche Matera e Trinitapoli. Nel 1644 nel corso di una indagine volta ad eliminare la corruzione, che perversava nel Regno, il Vicerè di Filippo IV riconobbe alla magistratura di Trani d’essere incorrotta ed onesta. E così ci auguriamo fosse ancora nel 1723 quando Giuseppe de la Mon[…] presentò denuncia per un furto compiuto nella chiesa di San Felice, certo di veder giustamente puniti i colpevoli non solo perché recidivi ma soprattutto perché sacrilego il reato commesso. La sottrazione indebita con scasso di beni immobili e danaro alla chiesa è sempre apparsa spregevole poiché pare colpire non solo il sacro edificio violato ma tutti i fedeli che in esso hanno lasciato nel tempo segni della loro devozione. Il nostro documento è stato trascritto dal registro n. 24 delle Reali provvisioni, registro in cui come puntualizzato dalla Iannone, è riportata in lingua italiana l’istanza di denuncia, a cui segue in risposta il decreto della Sacra Regia Udienza in lingua latina a firma del Preside Luigi Navarretta “conte de Segura de la Sierra”, il dispaccio vicereale invece si trova nel relativo registro dei Reali Dispacci n. 23 ed è in lingua spagnola.

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nostra

e Ceglia

UN FURTO DEL O XVIII FURTO GIOVINAZZESE DEL 1723 Illustrissimo signore, signore e padrone mio colendissimo Porto alla notizia di vostra signoria illustrissima come la notte del 14 del corrente aprile avvenne un furto dentro la chiesa parrocchiale di Santo Felice di questa città con scesa da sopra la casa dell’eredi d’Onofrio Galdo confinante a detta chiesa con aver levato una vetreata da una finestra di detta chiesa e postovi un legno traverso con appendere una fune di palmi trenta incirca da dove si calò il ladro chiamato Evangelista Gismondo, e da venti giorni incirca se ne fuggì da dentro l’ospedale di questa città dove stava refuggiato per causa dell’aborto fatto eseguire in persona di Teresa Servo di […] terra di Corato, e da colà si portò qui la sera delli 13 e verso ore tre in calar della notte, il quale Evangelista s’unì con Michele d’Agostino di Gioia e con Cola Donato Fiorentino e commisero tal furto con aver rubati da dentro detta Chiesa un calice d’argento con patena, il stendardo di damasco di valore di docati quaranta con la cassazione in più casse e precise dentro una delle medesime trovarono un’altra cassetta ove vi erano trecento voti d’argento d’occhi di Santa Lucia ambri, e coralli di valore di docati ottanta. Indi e perché ne ho catturato uno di dettiladri chiamato Michele Agostino di Gioia inquisito in altri furti, oggi confesso spontaneamente del detto furto di detta chiesa con chiamare quali suoi compagni detto Evangelista e Cola Donato, quale detto Cola Donato si trova rifugiato in Chiesa e detto Evangelista pressappoco che se ne portò dette robbe con dire ha detto di Gioia, che l’avesse andato a trovare in Corato, dove ne doveva dare la sua porzione essendo questo delitto enormissimo, lo rimetto a vostra Signoria Illustrissima et a codesta sua sacra regia audienza, acciò possano ricevere il dovuto castigo, che merita un tal delitto, tanto maggiormente che questa èla settima chiesa rubata che è quanto m’occorre rappresentare a vostra signoria illustrissima, che priego darmi l’onore di mandarmi suoi stimatissimi comandi e devotamente le bacio le mani. Giovinazzo, lì 15 aprile 1723 di vostra signoria illustrissima obbligatissimo servo Giuseppe della Moni…. Il relativo reale dispaccio indirizzato al Preside della S. Regia Udienza di Trani fu emanato in Napoli nell’agosto del 1723, ed in esso utilizzando formulari di rito altro non si ordinava che «procedere a quanto sea de justicia contra los reo del robo» ovvero procedere contro i ladri così come si deve contro chi è reo di furto!!!

IL DOVERE DI DIRE GRAZIE Grazie agli edicolanti, a voi lettori, all’Ente Comune, alla litografia Idee-Stampa sono stati raccolti 900euro dalla vendita del libro “Giovinazzo sulla via dei Pellegrini” che sono stati interamente devoluti agli «amici di Luca».

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Babbo Natale, con renna e sacchi colmi di doni ai più piccoli, si è fermato nella nostra città, nella villa comunale. La felicità, la gioia, il sorriso dei giovani è una foto-ricordo per la annunciare che il NaVia C. Colombo, 7 - Giovinazzo tale sta arrivando!

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giovinazzo giovinazzo che che lavora lavora

DI

GIAMPAOLO DE PINTO

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IL MATERASSO? E’ IL MASSIMO CHE C’È L’AZIENDA PRODUCE MATERASSI ORTOPEDICI COLLAUDATI PERSINO DAGLI ELEFANTI DI MOIRA ORFEI

Avete mai conosciuto qualcuno che avendo vinto un sei al superenalotto continui a lavorare? Certo, il sei al superenalotto è sicuramente ciò che si augura Pasquale Minenna ma se dovesse arrivare di certo non chiuderebbe la sua bottega di via Venezia dove ormai da ventidue anni insieme alle sue due collaboratrici fabbrica i materassi giovinazzesi acquistati in tutta la provincia barese e non solo. Nel 1986, quando Pasquale Minenna avviò la sua attività con il padre Antonio da cui ha ereditato la passione per il suo mestiere, la Tecnyflex produceva materassi ortopedici collaudati persino dagli elefanti di Moira Orfei. Oggi il

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materasso in lattice ha superato ma non sostituito quello ortopedico e fa parte di un ampio spettro di prodotti offerti da Tecnyflex sulla cui durata, con l’avvento dei grandi distributori e delle televendite sulle reti private, in pochi erano disposti a scommettere. Eppure oggi il signor Minenna sfida i grandi impugnando l’arma della qualità e della formazione professionale che mette al servizio del cliente nel momento in cui gli viene richiesto un materasso. Non partecipa a corsi di formazione professionale organizzati ma grazie ad internet e alla lettura di riviste specializzate consiglia ai suoi clienti di non fidarsi di chi dice che un materasso in lana è sconsigliabile per chi soffre di allergie particolari piuttosto suggerisce l’utilizzo di tessuti antipolvere perché, come tiene a precisare è la polvere il reale nemico di chi soffre di allergie, non la lana, perché è nella polvere che prolifera il nemico acaro e quindi sono consigliabili fodere, coprimaterasso antipolvere per rendere il riposo veramente piacevole. Questa è la Tecnyflex di Pasquale Minenna che oggi produce e commercializza materassi ortopedici, materassi in lattice dinamici, e ancora il materasso visco-elastico che utilizza una nuova mescola “a memoria”, auto massaggiante che si adatta perfettamente al corpo e ne “memorizza” la forma. Qualsiasi prodotto è a norma CEE, assolutamente certificato ed anche per questo motivo i materassi prodotti e venduti da Tecnyflex hanno sempre trovato il favore dei clienti e non solo quelli che hanno comprato il materasso per la propria camera da letto. La Tecnyflex infatti ha soddisfatto anche grandi commesse come quella del Seminario Vescovile di Molfetta, diverse Comunità, alberghi, fino a imbarcazioni lussuosissime con la solita velocità che contraddistingue il suo servizio. Infatti per confezionare un materasso le due collaboratrici di Pasquale Minenna impiegano tre o quattro giorni, appena ventiquattro ore nel caso ci si prenoti. Per soddisfare un mercato che abbraccia l’intera Provincia di Bari Tecnyflex si avvale dell’esperienza di due particolari angeli custodi che rivestono materassi rispettivamente da ormai dieci e diciassette anni, iniziando questo mestiere come impiego estivo e scegliendolo poi come lavoro della propria vita creando all’interno della bottega di via Venezia un clima famigliare fondamentale per il successo dell’attività. Diverse sono state in questi anni le varietà di prodotti offerti dalla Tecnyflex ma la costante che ha accompagnato l’attività avviata da Antonio Minenna è stata sicuramente il successo coltivato negli anni insieme al rapporto con i propri clienti per i quali ne hanno inventate di tutti i colori lì a via Venezia. E di sicuro ne continueranno ad inventare visto che il sei al superenalotto è qualcosa di poco probabile, ma se anche dovesse arrivare non basterebbe a chiudere le porte della bottega Tecnyflex di via Venezia.

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CANDIDAMENTE DI

BRUNO LANDO

IL CAPPELLO DI MIO NONNO Ogni riferimento a fatti e\o persone realmente accaduti e\o esistenti è da ritenersi puramente casuale e\o inventato di sana pianta Caro e amico Direttore, Lei ha aumentato la mia autostima portando alle stelle il mio superego. Io guida, io messia, io e Lei a capo di una rivoluzione. La cosa mi aumenta l’ansia, le palpitazioni accelerano quando penso ai tanti che aspettano i nostri proclami. Marx è morto, Freud è morto, Dio è morto e anche io non mi sento molto bene. Lei come si sente sapendo che qualcosa, culturalmente parlando, si muove grazie ai nostri Manifesti? Prima di arrivare a raccontarLe alcuni episodi di rilevante importanza che mi hanno visto protagonista attivo nell’approccio all’altro sesso, Le dico ciò che mio nonno Ercolino mi ha combinato nelle ultime feste natalizie. Erano settimane che mi chiedeva in regalo il cappello del vice-sindaco Pasquale Tempesta. Non so se Lei ha presente quel cappello. E’ nero, grande e a bande larghe. Portato con eleganza dal nostro illustre rappresentante istituzionale, secondo solo ad Antonello, ha attirato nelle giornate fredde non poche invidie da parte dei concittadini maschi. Bene, dopo tante perizie, ricerche su internet, sulle pagine gialle e quant’altro riuscii ad individuare il negozio di Bari che l’aveva in vendita e glielo comprai. Il cappello però rimase inutilizzato, per giorni appeso all’attaccapanni. Sa cosa mi ha risposto lo sclerotico e ottuagenario mio parente sul motivo di quel disuso? Che quel cappello lo userà per mettere i vermi in estate quando andrà a pesca. Un cappello così, che non si era mai visto a Giovinazzo, mah... Comunque, non per essere ripetitivo sulla faccenda, ma ha saputo che Chavez si ingroppa Naomi Campbell? Li hanno chiamati “La Bella e la Bestia” ed il loro primo viaggio lo faranno in Puglia. Cosa c’è di

UN CAPPELLO PER IL VICE SINDACO TEMPESTA. «Quando suona la tua campana ad ogni tempesta viene la calma» strano? E’ che sembra che il Presidente venezuelano, amico di Magarelli, venga a chiedere spiegazioni al nostro Natalicchio, venga a chiedere lumi riguardo all’amico Leo cui è stato negato l’accesso al Comune. Prima non lo hanno fatto entrare nel PD in seno al consiglio comunale, solo lui su 13 consiglieri, poi quando il consigliere si è recato al Comune per espletare le sue funzioni, gli è stato detto, più o meno: «Gira al largo, per te gli uffici sono chiusi». Direttore Le sembra giusto tutto ciò? Credo che tutti quelli, i pochi che leggono la nostra rubrica dovrebbero in segno di solidarietà dare una pacca sulle spalle ogni volta che incontrano il povero Leo Magarelli. Ma parliamo del nostro argomento principe, l’approccio con il gentil sesso. Sappia che io esco di solito con l’amico Michele LaMafia (ho distorto il

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nomignolo per non renderlo identificabile). E’ basso, occhialuto, fa il bidello in una scuola, frequenta un ufficio di registratori di cassa della villa comunale. Bene io e lui quando siamo a corto di contatti con donne, ci facciamo fare la multa dalle ausiliare non esponendo il grattino in macchina. Poi tra una richiesta di spiegazioni e finte discussioni, parliamo un po’ e facciamo anche qualche battuta strappando un sorriso a 32 denti all’avvenente ausiliaria. La cosa ci costa 18 euro, ma fa niente perchè siamo ormai diventati amici e ci salutiamo sempre con quelle che Lei genialmente definisce “angeli blu”. Una sera di metà gennaio decidiamo di farci la solita chiacchierata con multa e parcheggiamo in Piazza Vittorio Emanuele. Lì basta che scendi dalla macchina ti giri e rigiri e trovi la multa. Così successe quella sera ma... leggendo il verbale trovammo il fatidico numero che individua l’operatore. Già operatore, perchè beccammo l’unico ausiliare maschio in servizio a Giovinazzo tra le tante avvenenti ausiliarie. Diciotto euro sprecati? No perchè il genio di Michele LaMafia disse: «Perchè non andiamo a reclamare al nuovo comandante dei vigili che è donna. Conosciamo anche lei, ti pare?». Giusto, il mio amico è un diavolo insomma e ci recammo al Comando dei Vigili Urbani. Lì, stranamente trovammo i vigili tutti a fare i pacioni. Sbarbati, profumati, la divisa senza grinze. Ce n’era uno in particolare che faceva flessioni, un altro gli addominali. Chiedemmo all’ufficio della Comandante. Dopo avercelo indicato, bussammo. Toc toc? «Avanti» - ci fu risposto. Direttore, mi creda, già la voce ci fece trasalire. Autorevole, dolce ma con un pizzico di marziale autoritarismo. Entrammo e... lei splendida in divisa ci squadrò, noi ammutoliti e lei che


ci guardava dalla testa i piedi. «In cosa posso esservi utile?». Io stavo sudando freddo e la bocca mi si era asciugata tutta, Michele iniziò a balbettare, non ricordo neanche cosa spiaccicò. Ma lui è molto più sfrontato di me, ammetto che è più diretto nell’approccio con l’altro sesso e rispose: «Abbiamo sbagliato ufficio, ci scusi». Uscimmo soddisfatti perchè intanto il primo contatto visivo ci era stato, lei ci aveva visto e questo è già un bel passo. Poi però pensammo al fatto che quando c’era il vecchio comandante Mimmo Camporeale, lui aveva rapporti amicali e parentali più diretti. Ci abbracciava, ci cingeva a sè, chiedeva delle nostre famiglie, ci raccontavamo l’ultima barzelletta sui carabinieri, ci rincorrevamo intorno alla scrivania. Insomma un altro atteggiamento e un nuovo modo di approccio al pubblico. A Lei sembra giusto pagare 47.000 euro in più all’anno al comandante dei vigili e non ricevere lo stesso trattamento? Direttore insomma l’anno è iniziato maluccio, e mi scusi se ora sono sfrontato con Lei ma Michele mi spinge a farlo. Possibile che nessuna delle lettrici di questa rubrica Le ha mai chiesto il mio numero di cellulare? Un mesto abbraccio ma carico di speranza.

Risponde il Direttore Caro Lando, inizierò da oggi a darti del tu per sancire con la parola i nostri rapporti divenuti sempre più affettivi e amicali attraverso la collaborazione con questo giornale. Anche se io non ho lo stesso carisma di Mimmo Camporeale che ‘ci abbracciava, ci cingeva a sè, chiedeva delle nostre famiglie, ci raccontavamo l’ultima barzelletta sui carabinieri’. Tu mi formuli troppi interrogativi, troppo profondi per me direttore di una voce afona di giornale. Rinuncio. Hai provato a contattare invece il curato del villaggio? Il padre Ralf di Uccelli di Rovo che ha sempre una risposta pronta per tutti quelli come te che hanno perso l’amore e vanno scrivendo sui muri «se vuoi cambiare la storia fai la rivoluzione?». Ma la rivoluzione, caro Lando, si fa con i verbi, non con i sostantivi. Si fa guardando avanti ed insieme, non guardando attraverso la scollatura della camicetta dell’ausiliaria del traffico o attraverso il buco della serratura dell’Ufficio del Comandante dei Vigili Urbani. La rivoluzione si fa soprattutto con gli uomini. Io, tu e Michele LaMafia non saremmo mai in grado di cambiare da soli il mondo anche se Michele può vantare più di noi due le sue armi atomiche. Lui più di noi, perché per lo Stato resta un delinquente, per l’ideale un combattente. Grande Michele LaMafia. Senza di lui, ci sarebbe un sogno in meno. Facciamo la rivoluzione, ok! Viva la rivoluzione! Quante volte però il mondo ha sentito questa frase e quante volte non è cambiato niente? A chi non piacerebbe avere un mondo più giusto? Però non è con la rivoluzione che si cambia il corso della storia. Chi non ha mai avuto voglia di andare

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da un politico e spaccargli la faccia (oggi più che mai)? E poi, proprio tu che scrivevi facciamo l’amore ovunque. Sulla neve, sul mare, sui prati. Proprio tu che scrivevi “facciamo l’amore, non facciamo la guerra”? Proprio tu che affidavi ad una bottiglia sull’oceano della grande rete di giovinazzo.it il seme dell’amore per noi e per le future generazioni. Tu hai i corni della contraddizione. Ma consolati. Nelle contraddizioni più eclatanti si nasconde la nostra vera umanità. Tu infatti non sei qualcosa di precostituito. Giorno dopo giorno tu dai un nome diverso alle cose essenziali che ci circondano. Facciamo la rivoluzione ok. Ma la rivoluzione gentile. Come? Il cappello del nonno. Un regalo gradito per il nostro vice-sindaco. Il cappello della ricchezza dei nostri pescatori tanto lodevoli quanto sfortunati perchè non avevano alcun tipo di attrezzatura da pesca. In quel cappello i nostri nonni custodivano la ricchezza che il mare offriva loro: i granchi, le pelose, vermi e vermare (questi ultimi raccolti nella melma quando c’era la bonazza morta). Il cappello della memoria quando noi intonavamo Bennato ad un juke-box del bar e nei nostri sogni di bambino la chitarra era una spada e chi non ci credeva era un pirata! Quel cappello della memoria può ricucire lo strappo tra te, chiuso nella tua stanza, le istituzioni e tutto il mondo fuori. Riponi il seme della speranza in quel cappello e offrilo in dono al vicesindaco. Lui sarà sempre a tua disposizione. E sempre, senza esitazione per i dubbi e le domande che ti assillano la mente, ti risponderà…. «Quando suona la tua campana ad ogni tempesta viene la calma». Sorridi, caro Lando. Sorridi che Gesù ti ama!

Febbraio 2008


ILLIS TEMPORIBUS DI

VINCENZO DEPALMA

U bombolone de ‘Nzilippe La domenica mattina, con qualche cenpoi, sul lato sinistro un robusto paletto dal tesimo in tasca elargitoci dai genitori o quale fuoriusciva un gancio metallico. dai nonni, i bambini si avviavano verso Quando lo zucchero era fuso e completamente liquefatto veniva versato sul ripiala piazza con l’obiettivo di appagare qualno di marmo ed il divino Nzilippe, rapidache loro piccolo desiderio di gola che per mente, con una spatola di quelle usate noi bambini significava “la gogolizie, u zippe, la pupe de zucchere che vendeva dai pittori, si affaticava per impedire a queZigagne oppure na bella granite de lista soluzione zuccherina di fuoriuscire dal mone da Nzilippe”. tavolo e che rallentava sempre più la sua corsa verso i bordi del tavolo man mano Mentre Zigagne andava bene d’inverno che cominciava a raffreddarsi ed addene d’estate, Nzilippe cessava la produziosarsi. Il profumo di quello zucchero ci riemne delle granite dal tardo autunno sino alla primavera inoltrata. La sopravvivenpiva di languori, era inebriante, sconvolza di Nzilippe era però la produzione, gente, sublime. Quando lo zucchero fuso nel periodo di interdizione della granita, durante la lavorazione, diventava caramelloso, Nzilippe passava alla fase “du bombolone”. finale con gesti quasi ieratici. L’impasto Se non avete la mia età è inutile che vi veniva ridotto ad un informe salsicciotto e chieda se sapete cos’è “nu bombolone”. Indubbiamente questo termine deriva dal Nzilippe, a mani nude, lo depositava sofrancese bon-bon, infatti questa leccorpra il gancio tirandolo da entrambi i lati, nia non era altro che un grosso confetto. allungandolo e riportandolo continuamente sopra il gancio. Questa operazioFar capire che cosa effettivamente era ne durava fino a quando la massa zucnon è un compito troppo agevole, ma con cherina diventava da trasparente a bianun poco di buona volontà da parte mia vi riporterò indietro nel tempo fino agli inizi co proprio come le meringhe. Gli occhi di del secondo conflitto mondiale. L’inizio noi bambini erano affascinati da tutte quedelle ostilità belliche portò al ste operazioni. Non ci faceva impressione neppure il sistema di raffreddamento razionamento dello zucchero, materia usato da Nzilippe mentre maneggiava prima per la produzione du bombolone, ILLUSTRAZIONE: VINCENZO DE PALMA quella bollente massa di zucchero. Per che scomparve dalla piazza di Giovinazzo. U BOMBOLONE DE ‘NZILIPPE: raffreddare e rinfrescarsi le mani, prima In piazza, all’inizio della salita di Via Madi ogni passaggio, Nzilippe ci sputava difase di preparazione donna degli Angeli, vi era un minuscolo rettamente sopra e tranquillo continuava chioschetto. Non bello come quello atil suo lavoro. Non scandalizzatevi, l’AIDS non ha mai avuto rapporti con quelli della mia tuale, non disposto all’ospitalità con le sedie, bomboloni. età. ma meta preferita dei bambini ed era gestito Vi chiederete ancora che sono? Erano bocconcini di zucchero filato sufficien- Poi, prima che tutta la massa zuccherina si da Nzilippe. Faceva granite di limone deliziose senza le temente duri da leccare o divorare e che ave- solidificasse, veniva tramutata in lunghi sofisticate apparecchiature elettriche moder- vano il sapore delle attuali dolcissime merin- cilindretti di due o tre centimetri che il buon ne, manovrando le stufe, immergendole nel ghe, ma consistenti e non friabili come que- uomo, con le forbici da potare, tagliava in tronchetti. ghiaccio e rigirandole continuamente a mano ste. e con i soli ingredienti di acqua, zucchero e Adesso proverò a descrivere come si realiz- Il bombolone era pronto! limoni di giardino. Autentiche granite DOC. Ai zavano. Voglio sottolineare che Nzilippe, la Una selva di manine col soldino in mano acmiei tempi le granite di limone giovinazzesi parte finale, la faceva fuori dal gabbiotto, cerchiava Nzilippe per essere i primi a concoram populo, un po’ per avere più libertà nei quistarlo e che esaudite le richieste provveavevano tutte il certificato di garanzia. Le granite però, avevano un difetto; andava- movimenti, ma soprattutto per attirare di più deva poi ad incartare quei pochi rimasti nella no benissimo d’estate, ma d’inverno? Tenete la famelica clientela di noi bambini che esta- carta velina di colori diversi. Poi riprendeva a presente che gli inverni dei miei tempi erano tici, con l’acquolina in bocca, aspettavamo la fondere zucchero per l’ondata successiva. A senza sconto. Il buco nell’ozono non si era fine delle operazioni per avere il bombolone quell’angolo di piazza porrei sinceramente ancora fatto vivo ed il massimo del riscalda- in cambio di un soldo. una bella targa: «QUI CON L’AVVENTO DELL’ingrediente era lo zucchero che Nzilippe ri- LA SECONDA GUERRA MONDIALE, È TRAmento nelle case era il braciere. Ve lo immaginate un bambino mangiare una mescolava in un ammaccatissimo e annerito GICAMENTE SCOMPARSO IL BOMBOLONE, granita di limone d’inverno? Nzilippe sapeva pentolone sistemato sopra una spiritiera. QUESTA TARGA A RICORDO DI QUANTI LO come sopravvivere nei mesi che non consi- Fuori del gabbiotto era sistemato un piccolo CONOBBERO, L’AMARONO E LO GUSTAROgliavano la granita di limone: produceva tavolo con un ripiano di marmo che aveva NO».

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C’era una volta la Sant’Agostino faccio parte di quella larga schiera di emigranti costretto a lasciare Giovinazzo per far fortuna altrove. Precisamente nel lontano 1958, in America. Colgo perciò l’occasione per ricordare l’esistenza, nella nostra cittadina, di una squadra di calcio, la Sant’Agostino, negli anni tra il 1952 e il 1955. Era formata da ragazzi tra i quindici e i diciotto anni e anch’io - udite udite - ne facevo parte! Eravamo un gruppo di ragazzi orgogliosissimi di avere una squadra di calcio sotto la protezione di Mons. Nicola Melone. Ora siamo 70enni forse tutti emigrati o quasi. Alcuni purtroppo non ci sono più. La pubblicazione di questa foto? Risvegliare uno spicchio del passato insieme ai tanti sacrifici sostenuti insieme in tutti coloro che si riconosceranno in essa. Soprattutto desidero ricordare tutte le battaglie che abbiamo sostenuto contro la squadra rivale, la Cattedrale. E quando si vinceva o si perdeva, le partite si concludevano sempre e comunque con una stretta di mano e poi… si pensava alla prossima gara! BENITO CORTESE

RINGRAZIAMENTI Carissimo Vincenzo Depalma, il tuo articolo riguardante i cinematografi del passato mi ha procurato una grande commozione. Io ricordo quando mi recavo al cinema Lacalamita che si pagava venti o trenta lire. Ero uno dei primi ad entrare e l’ultimo ad uscire. E quante volte da bambino rimanevo incollato alla porta di quel cinema ed emozionato andavo a vedere qual era il film in programmazione il giorno successivo! E che dire di tutti quegli scherzi che spesso molti compaesani mettevano a punto durante gli spettacoli. Erano bei tempi giovinazzesi, quando io abitavo in Via Molfetta, di fronte al tabaccaio, di un tale Vincenzo detto il mutilato. E proprio questo signore, ricordo che ogniqualvolta usciva dal cinema Lacalamita aveva l’abitudine automatica di andare a bere alla fontana che si trovava nei pressi del cinema. Insomma quel cinema era per me proprio una seconda casa e questo giornale ora mi sta dando l’opportunità di rimembrare il mio passato nei ricordi più genuini e felici. Quanta emozione mi ha attraversato, erano tempi nei quali si era poveri ma molto, molto felici. Grazie Vincenzo per il tuo contributo! FRANCESCO RESTAINO

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RECENSIONI UN LIBRO DEL NOSTRO COLLABORATORE PICICCO

ROGHI ACCESI DAL MAESTRO La cultura nell’azione pastorale di mons. Tonino Bello impegno paLa figura di don Tonino Bello è ritornata in auge nelle ultime settimane a causa di alcuni eventi che ne hanno riproposto la figura. A fine ottobre infatti è stato ricordato dalla diocesi il venticinquesimo anniversario di consacrazione episcopale e l’8 dicembre il cinquantesimo anniversario di ordinazione sacerdotale. A coronamento di questi importanti anniversari c’è stato l’annuncio in data 21 dicembre u.s. da parte del vescovo Luigi Martella del “nulla osta” da parte della Congregazione delle cause dei santi a iniziare l’iter per la causa di beatificazione di mons. Bello. Per ricordare il compianto vescovo segnaliamo il recente volume del nostro collaboratore Agostino Picicco, che illustra il profilo culturale del magistero di mons. Tonino Bello, con l’ausilio di testi dello stesso don Tonino e di considerazioni dell’autore. Il libro ripercorre gli scritti di mons. Bello elaborati per le occasioni più disparate, esaminando il suo magistero in termini culturali, cioè in termini di incisività in quel determinato contesto, in relazione all’emergere di modelli di vita, criteri e valori. L’intento è quello di illustrare sempre meglio il suo magistero e i collegamenti tra i vari suoi impegni, opere e sensibilità tenendo presente che la comunicazione del Vangelo nel nostro tempo non è ammissibile se non nel dialogo e nel confronto con le forme culturali odierne. In tale ottica il libro illustra la vita, l’operato, gli scritti e il compito magisteriale di don Tonino, indagando particolarmente la formazione di clero, laici e adolescenti, i rapporti con gli intellettuali e gli scritti a loro rivolti, l’approccio con i giovani, avvicinati anche nelle scuole, l’attenzione alla stampa locale in particolare al settimanale diocesano Luce e vita, lo stile di elaborazione di scritti e discorsi. E’ un modo per verificare sul campo l’itinerario culturale del vescovo, le modalità

formative e le relative indicazioni metodologiche, oltre alle leali provocazioni culturali che ne fondavano la carica utopistica e rivoluzionaria, nel senso più positivo del termine. Non è un caso se don Tonino durante le visite pastorali si recava sempre nelle scuole, elogiava i catechisti, manifestava attenzione alla stampa parrocchiale e ai centri culturali per il loro spessore educativo. La paternità e fraternità verso il prossimo si realizzava in don Tonino con una sintesi di intelligenza e di amore. Si richiamava a san Paolo, l’apostolo che “inculturava” il Vangelo nella tradizione ebraica ed ellenistica, affermando che verità e carità si intrecciano e si illuminano a vicenda. Don Tonino, uomo di grandi capacità, ingegno, intelligenza e versatilità negli studi, nutriva ammirazione per gli uomini di cultura antichi e contemporanei. E alle sorgenti dei loro scritti si abbeverava. Per lui aspetti fondamentali della cultura erano lo studio, la formazione, la creatività, cioè l’andare oltre le nozioni, per scavare sotto una prima lettura superficiale, al fine di illuminare i versanti oscuri. Nella prospettiva della speranza esaminava vicende personali e planetarie, secondo la positività dei santi che osservano vicende e persone fiduciosi nella non casuale opera della provvidenza. Era disponibile a capire la verità e, servendo gli ultimi, comprendeva il senso della storia. Si può dire senza dubbio che don Tonino è stato un uomo di cultura, un intellettuale (da “intus legere”), cioè un uomo che scavava nei problemi, e tale è stato il suo contributo nella società molfettese, nella chiesa italiana, nel movimento per la pace nazionale. In ciò ovviamente gli era di aiuto l’attitudine allo studio, la sua rigorosa cultura teologica e letteraria, l’attenzione alla parola orale e scritta, la preparazione accurata di testi e interventi. Risultano evidenti gli aspetti culturali del suo

buon compleanno JOE MARINO Il “Reuccio du tarado scalleet” Joe Marino attorniato dai familiari e amici festeggia il suo 60th compleanno. Auguri. Rocco Stellacci

Nella foto i nomi Sabino Carrieri, Vincenzo Dinatale, (Seconda Fila) Pietro Stallone, Joe Marino, Gaetano Labombarda, Rocco Stellacci

storale: ha esortato la diocesi a liberarsi del peso di tradizioni stantie che non dicevano più nulla ai credenti, dal prestigio di un passato di potere, da schemi concettuali preconfezionati. Così ha introdotto la categoria del cambio (di matrice biblica), il desiderio di avventurarsi su nuovi percorsi pastorali, la promozione del ruolo dei laici e la definizione della loro responsabilità nell’ecclesiologia di comunione, il costante invito alla preghiera e alla meditazione della Parola di Dio, il dialogo con i non credenti, la valorizzazione degli ultimi come categoria interpretativa del servizio avvalorata dalla condivisione di vita e dalla vicinanza alla gente, l’interesse e l’impegno per la ricerca, l’interpretazione della storia attraverso le vicende e le esperienze dei poveri e degli ultimi, l’applicazione alla chiesa locale dell’elaborazione dottrinale della comunione. Per don Tonino la cultura è stata cemento della convivenza, orizzonte complessivo, strumento di orientamento, alimento di vita, è diventata vita essa stessa. Vita per gli altri.

culle SOFIA IN CASA STERLACCI È ARRIVATO IL TERZO NIPOTE

«Possa il nostro terzo cucciolo rappresentare per sempre l’immagine più vera, più bella e concreta della nostra grande famiglia» I nonni Frank ed Anna Sterlacci

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ANNIVERSARIO PAOLA LASORSA E’ PASSATO UN ANNO MA IL TUO SORRISO NON CONOSCERÀ MAI TRAMONTO

LUTTO FEDELE PALERMO M.2.12.2007

“LELLUCCIO U FIGH DE GESO U GELET” NON C’È PIÙ. Addio amico mio ci mancherai Rocco Stellacci Febbraio 2008


I MOTIVI PER VIVERE A CONSULTI E OPPORTUNITA’ POST MORTEM

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2251 - Essere assillati da un pensiero fisso: Devo morire!!! Mi costa!!! Ma quanto mi costa??? 2252 - Scoprire con allegria che a Giovinazzo è meglio vivere che…morire! 2523 - Rassegnarsi in seguito all’idea che su questa terra siamo tutti di passaggio e che oltre ci aspetta la vita eterna. 2254 - Per dirla alla Pappagone, aglio e fravaglio, fattura ca nun quaglia, corna e bicorna, capa alice e capa d’aglio, fra pianti e coroner semp dè l’ama dè!!! 2255 - E da questi pensieri profondi spontanea sorge una domanda: L’sold so picch. Ce agghia fè? Maccattc la ches o m’accattc u cassetton? 2256 - Decidere a malincuore di investire in vita almeno 20.000 euro dei sudati risparmi per garantirsi almeno nell’aldilà un posto al sole, magari in prima fila. 2257 - E se anche per la morte l’appetito vien mangiando, sedersi a tavolino con depliant e calcolatrice alla mano per aggiungere qualche optional e quanto meno una dignitosa sepoltura. 2258 - Chiedersi cosa scegliere per la casa eterna: 1° - 2° – 3° o 4° piano? Vista mare o vista interno, poco importa. 2259 - Giungere a una conclusione: Meglio se ad altezza d’uomo pensando a chedda povredd d’ migghierm ca c’ nu fior m’ pot dè nu ves e pur na carezz. 2260 - Ripensare alla scelta fatta e decidere che forse sarebbe meglio in alto, almeno nan m’arrobbn li fiur d’ migghierm. 2261 - Farsi assalire dai dubbi: Sto prenotando un posto in prima fila alla Scala di Milano o davanti ad un Angelo o un Arcangelo? 2262 - E per non morir da fessi, con una alzatina di spalle e una toccatina di …lle chiedere lumi al consigliere Vitangelo sul perché e per come i nostri pensieri funerei siano come i prezzi arrivati alle stelle. 2263 - Una preghiera, in conclusione: Dopo quanto ci costa, dateci almeno una opportunità. Quale? Scegliere il vicino di … loculo. Non per nulla, cosa pensate? Ci teniamo solo al buon vicinato. Un buon vicino per l’eternità. 2264 - Chiedersi perché uno già non vuole morire ma per poterlo fare, deve avere almeno…ventimila euro! 2265 - Prendere atto che come per le auto di ultimo modello, anche per i loculi ci sono…gli optional 2266 - Scoprire con somma sorpresa che il prezzo finale del loculo è cresciuto a dismisura dal produttore al…consumatore 2267 - Effettuare un immediato paragone alle trasmissioni di Bruno Vespa dove si parla di ortaggi e di…filiera

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GESTOR E SAI QUELLO CHE PAGHI. L’UNICO UFFICIO INSIEME A QUELLO DELL’ASL DOVE QUANDO C’È UNA CODA PER PAGAMENTO TASSE NON C’È

MAI QUALCUNO CHE FA IL SALTIMBANCO

ria ligia e pronta al versamento sollecito delle somme sollecitamente riscosse. 2271 - Scoprire che proprio la ligia e sollecitamente pronta concessionaria tanto sollecita non è. 2272 - Chiedersi perché solo per noi cittadini esiste una scadenza, pena essere richiamati sollecitamente all’ordine con l’aggravio della morosità. 2273 - Costituire il comitato a difesa delle nostre povere tasche per sollecitare la concessionaria a sborsare i nostri soldoni, con tanto di interessi di mora. 2274 - Scoprire che è stato tempo perso perché la legge non è uguale per tutti. 2275 - Augurarsi che la Gestor continui a versare almeno i nostri soldoni e ritorni a navigare a vele spiegate, ma solo per il nostro bene e non delle loro tasche 2276 - Scoprire che a Natale la Gestor non ha inviato i soldi al comune…forse perché si dovevano impiegare per fare i regali! 2277 - Immaginare che i regali acquistati da coloro che dovevano versare i soldi al comune, li hanno pagati…i poveri giovinazzesi!

DISCARICAMENTE PARLANDO 2278 - Svegliarsi la mattina, guardare l’azzurro profondo del mare e constatare che ci mancano…le nanopolveri! 2279 - Chiedersi con circospezione come mai tra tutte le cose che abbiamo a Giovinazzo queste sconosciute non erano mai giunte prima 2280 - Chiedersi con circospezione perché le nanopolveri a Modugno non possono andare e devono venire da noi 2281 - Concludere semplicemente che in effetti un bell’inceneritore farebbe mangiare tanti imprenditori e tanti politici…senza contami-

GESTOR… PREDICA BENE E RAZZOLA MALE 2268 - Chiedersi da sempre a chi giovi aver affidato alla GESTOR la riscossione dei nostri sudati soldoni. 2269 - Presumere che giovi al Comune avere una concessionaria ligia e pronta sollecitamente a mandare solleciti di pagamento a chi sollecito non è. 2270 - Presupporre che giovi al Comune avere una concessiona-

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CUI VAL LA PENA A GIOVINAZZO Okkio che si preoccupava di conteggiare i soldi da spendere per i cani nelle strutture di paesi limitrofi 2296 - Chiedersi con circospezione per quale motivo l’Amministrazione Comunale (pura e non contaminata) non ha ancora trovato nessun imprenditore “non amico” disponibile a fare un po’ di soldi con un canile

se per ogni

MATRIMONIO 2297 - Se si è adolescenti, convincere l’amica del cuore a fungere da “senzèl” (oggi detto anche “zanzèr”) per fare la “’mbascèt” al ragazzo che piace (un tempo lo facevano i grandi) 2298 - Negare al figlio maschio la possibilità di sposarsi, se prima non si sono “sistemate” le figlie femmine 2299 - Iniziare a convincersi che si rimarrà “vacantino grande” se si ha un paio di sorelle “brutt com a nu dèbte” che “non se le prende nessuno” 2300 - Se si è genitori godersi finalmente il meritato riposo senza più la segg de robb da stirè

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nazioni amicali! 2282 - Invitare i nostri corretti concittadini a verificare chi sono i padroni dei terreni che devono rendere omaggio al signor inceneritore 2283 - Alzarsi di buon mattino e scoprire dai giornali che con un inceneritore a Giovinazzo cenere eri e cenere diventerai. 2284 - Andare indietro nel tempo alla nostalgica ricerca della sinistra ambientalista rimasta forse rinchiusa negli ormai storici bustoni neri della spazzatura. 2285 - Sperare in una nuova campagna elettorale per rivedere in giro almeno la faccia del verde Ghggiaun. 2286 - Incazzarsi anche con il caro Antonello che ancora una volta ha deciso da solo il cattivo ed il tempo bello. 2287 - Scoprire che anche il nostro bistrattato e impotente Antonello, al pari di noi poveracci, deve leggere i giornali per scoprire di che sorte ci sta facendo morire. 2288 - E se volessimo malignare penseremmo ad Antonello che per evitare di battagliare dice di non c’entrare e che nulla potrà fare. 2289 - Concederci il beneficio del dubbio e convincerci di essere fortunati ad avere al duol un “compagno” come Antonello. 2290 - Essere tanto incazzati che neppure l’aver un “compagno” al duol fa scemare la pena. 2291 - Concederci una magra consolazione: anche per Antonello vale la legge del taglione. Ebbene sì!!! 2292 - Chi di spazzatura ferisce di spazzatura perisce.

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RANDAGISMO 2293 - Scoprire che a seguito della barbarie accaduta a Giovinazzo una nuova Beppe Grillo ha celebrato sul sito www.giovinazzo.it il VDAY! 2294 - Registrare che mai tanti vaffa…erano stati postati sul forum 2295 - Chiedersi con circospezione chi è quell’arguto giornalista di

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LA PAGINA DEL PESCATORE DI ONOFRIO ALTOMARE

U’ CARNEVèL C’era una volta il carnevale e tutti gli schiavi prendevano in giro i loro padroni. In quei giorni tutto era lecito, anche la satira su preti e vescovi, insomma come si suol dire “carn-vel” ovvero la carne valeva davvero! Era consuetudine comunque a Giovinazzo che, dal giorno dei fuochi di S. Antonio Abate, si iniziava a far baldoria in totale allegria, con manifestazioni che poi proseguivano per tutti i giovedì di carnevale. I contadini usavano in passato innestare i loro vigneti in quel periodo e s’imbrattavano la faccia di farina; i primi fantocci devono esser fatti risalire al Medioevo, mentre i carri di cartapesta hanno vista la loro luce nel dopoguerra e da noi hanno trovato la giusta collocazione nel famoso carnevale di Putignano. Il carnevale di Giovinazzo ha sempre avuto una particolare facciata. Ci si riuniva a gruppi e si faceva un tour delle cantine per rifornire un carro trainato da un mulo con la relativa botte. Questa, dunque, era sempre piena e da essa zampillava il vino che serviva a dissetare tutta la gente del corteo. Nella giornata del giovedì il corteo passava sotto “u menzignaur”, dai preti, dalle benedettine, dai vedovi, dagli scapoloni e dalle signore che avevano i mariti…cornuti e contenti! Molti usavano ubriacarsi per poi iniziare a saltellare dentro sacchi vuoti di farina e ad ogni caduta tutti si spanciollavano dalle risate in un clima goliardico che voleva essere un vero e proprio inno al vino, la bevanda che più di tutte si consumava. I maschi, inoltre, si divertivano ad esibire bastoni che imitavano il pene e mostravano questi enormi falli alle donne in carne affacciate ai balconi. Mentre veniva mostrato il fallo di legno, il personaggio sprizzava vino dalla bocca e si imitavano così le eiaculazioni alle quali faceva seguito un gran baccano. Le donne a loro volta rispondevano mostrando grosse salsicce che arrostivano sui balconi e che lanciavano in dono al corteo in itinere. Il carro di carnevale era circondato da uomini travestiti da donne con abiti succinti e provocanti e continuavano a succhiare vino dalla botte, lanciandosi poi sul fantoccio del

caricature a vescovi e preti e considerava il periodo del carnevale come un passaggio verso l’inizio della quaresima destinato alla riflessione e al digiuno. Oggi si assiste invece ad un carnevale che vede sfilare carri allegorici dedicati ai nostri parassiti politici, un vero e proprio carnevale di carta…peste e non di carne-vera, tant’è che vede soprattutto la partecipazione dei bambini piuttosto che degli adulti come accadeva prima. Si è persa così la voglia del divertimento puro e si guardano a distanza le caricature dei soliti personaggi del mal governo che continua ad imperversare sempre e ovunque e che non lascia più spazio al nostro personale svago..

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QUANT’È LUNGA LA VITA carro. Il fantoccio rappresentava l’emblema del puro divertimento e dell’ingordigia tipici del periodo carnascialesco. Al termine di questo allegro e spensierato intervallo del grigio inverno, nella giornata del martedì grasso, si celebravano le esequie del carnevale che, in tal modo veniva condotto in corteo alla sua tomba. Il fantoccio veniva legato come uno spaventapasseri e veniva accompagnato da cantilenanti versi, alcuni in particolare così recitavano: “Spia d’amore e il vino/un graal sanguinante dietro l’altro/convinsero l’altissimo che negava di amarmi/ Pianse allora e piegò il capo spinoso nel sonno/con lo sguardo imbronciato e il capo che gli pendeva da un lato”. Nel periodo delle conversioni forzate, la Chiesa indirizzò con successo questi sentimenti pagani verso la fede cristiana, cercando una nuova interpretazione a tutte queste pratiche, le quali dovevano assumere un nuovo significato. Accettava quindi anche le

Ovunque sei… poni il piede non lo deporre… se non ebbro. prima che dalla capa… vedi la volta celeste… facciamo una damigiana di vino non depongo io la coppa dalla bocca e la cintura dalla mano a…sei dita. ONOFRIO ALTOMARE

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LITTLE ITALY DI

NICK PALMIOTTO

Promessa non mantenuta La mia vita, come quella di tanti altri compaesani giovinazzesi, ha conosciuto gli anni migliori in terra straniera, in questo caso in America. Tant’è che i miei figli sono nati in America e ora le loro famiglie sono perfettamente integrate in questo ambiente. Tutto ciò a testimoniare che una semplice partenza verso una terra straniera può sconvolgere il futuro proprio e di coloro che vengono alla luce successivamente. A conferma che siamo proprio noi a disegnarci il destino. L’unico laccio che si deve tenere ben saldo è dunque quello del rispetto delle proprie tradizioni e della propria cultura. Che non devono mai scivolare nell’oblio perché ciò significherebbe rinnegare la propria persona. Certo, ammetto che alla mia età cerco di concretizzare tutto ciò anche con l’aiuto di cibi ed oggettini che ricordano Giovinazzo. Le icone della Madonna di Corsignano, tanto per citarne alcuni. In questo modo si desta anche la curiosità dei nipotini. I miei ad esempio, muoiono dalla voglia di visitare l’Italia. Una richiesta avanzatami già qualche anno addietro che però non sono riuscito a soddisfare. E pensare che gli avevo posto la condizione di apprendere l’italiano! E il mio caro Vincenzo e Nick III, ora quattordicenne hanno pienamente adempiuto, apprendendo la mia lingua con il massimo dei voti e tanto di riconoscimento scolastico. Io, però, non ho ancora mantenuto fede a quella promessa. E giù quindi tante domande da parte loro sul tipo di vita che oggi si svolge in Italia e se la penisola è ancora la dolce patria di pizza e maccheroni, oltre che delle belle melodie napoletane. Che imbarazzo! L’Italia del “life is now” non è affatto quella di qualche decennio addietro. Si sta sempre più americanizzando. I preti, i mafiosi e i carrettini siciliani per le strade sono solo un vecchio ricordo. Oggi anche nel bel paese la malavita è subdola e ben organizzata e i suoi tentacoli toccano grossi interessi

economici. La delinquenza spicciola ha perso colpi, ovviamente a tutto vantaggio della popolazione. Aumentano però i comportamenti abnormi nei contesti scolastici e i delitti efferati nelle famiglie. Situazioni imprevedibili ed incontrollabili che prima si affibbiavano a terre giovani come appunto l’America, laddove il metissage di culture incentivava forme di instabilità sociali. Gli obiettivi principali degli italiani sono di natura strettamente materiale così come ormai la globalizzazione insegna e si fa sempre più accesa la corsa all’ultimo modello di auto pubblicizzata e all’ultima borsa di Vuitton. Ciò che però accomuna maggiormente l’Italia e l’America, in questi ultimi anni, è il grande disastro nella vita politica. L’immigrazione illegale è un fenomeno che colpisce entrambe queste terre e così si ha l’impressione che anche in Italia, a breve, sarà necessario imparare altre lingue per poter comunicare con albanesi, rumeni e marocchini. Sono nate già le prime disquisizioni a proposito delle religioni, della presenza dei Crocifissi nelle scuole pubbliche, istigando sentimenti di razzismo e voglia di discriminazione da parte dei residenti. E poi le ultime vicende di un consistente numero di politici corrotti ed indagati, i quali, nonostante tutto continuano a permanere nella scena governativa a discapito

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della serietà e della limpida moralità richiesta dai cittadini nel momento in cui hanno donato il loro voto. E così il governo annaspa, mentre si divulgano sempre più le immagini spaventose delle montagne di immondizia che hanno ricoperto la Campania, una terra di grandi tradizioni. Insomma se oggi dovessi fare un quadretto dell’Italia ai miei nipoti, in attesa del fatidico viaggio, direi loro che l’Italia, a differenza dell’America, conserva ancora la cultura del buon gusto, dello stile inconfondibile, della gastronomia, dell’arte, della musica, dell’architettura e soprattutto…delle bellezze mediterranee! L’America continua ad avere l’immagine inconfondibile dell’esagerazione, degli imperanti grattacieli, della qualità elevata della ricerca e della spettacolarità di molti sport. Insomma, giusto per accontentarli! Sempre in attesa di quel viaggio tanto sospirato, una promessa che non ho purtroppo mantenuto!

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Un atleta per tutte le stagioni Vito Vito Bavaro, Bavaro, nipote nipote di di giovinazzesi, giovinazzesi, sogna sogna di di giocare giocare nella nella NHL NHL di di hockey hockey key di massima divisione per atleti nati in 1997. Se n’è accorto anche il principale quotidiano della Florida, lo Herald Tribune, che gli ha dedicato un’intera pagina. «An athlete for all seasons» - titolava la redazione sportiva. Seguiva la sua lunga intervista. Tutto iniziò quando Vito aveva ancora 4 anni. Da lì l’idillio con il ghiaccio dapprima giocando con il Ridgewood del New Jersey, poi con gli Everblades 97 AAA della Florida. “I love the skating and the hitting,” – ha dichiarato il tenero Vito. Strano ma vero. Un giovinazzese il cui zio è stato dirigente anche del Cosmos

di Chinaglia gongola per il futuro da iceman di suo nipote. Anche se sul campo di calcio o su un diamante di baseball Vito junior avrebbe avuto egual futuro. Vito Bavaro, è il capitano- goleador: ha realizzato 34 reti. Ed è anche un assist-man con 15 passaggi vincenti. Recentemente gli Everblades hanno vinto il Germain International Invitational e si apprestano a giocare in Europa, nella Repubblica ceca dall’11 al 13 aprile pèer contendersi la Lekov Cup riservata alle migliori squadre al mondo della categoria del 97. “I love the skating and the hitting,” - conclude Vito. Se sono rose fioriranno

laurea I genitori Rocco E Maria Stellacci In Florida, dove il ghiaccio te lo servono in un bicchiere con un bel drink, giocare ad hockey non è poi tanto così difficile. Per gli americani nulla è impossibile. Perché parlare di hockey su ghiaccio, in estate, in Florida, fa pensare a qualcosa di surreale quando la nazionale giamaicana di bob. E invece esistono almeno 25 squadre di cui due (Tampa Bay Lightning e Florida Panthers) nella massima serie, nella NFL. Vito Bavaro è il golden boy degli Everblades 97 AAA, squadra di hoc-

augurano una luminosa carriera alla loro cara figlia PATRIZIA STELLACCICHIAVIELLO, recentemente laureata con lode all’università Montclair State University in lingua Inglese. Patrizia insegna alla scuola media superiore presso il Woodrow Wilson Middle School e part-time all’università Montclair State University a come assistente Auguri vivissimi

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DI

SERGIO PISANI

LA FESTA DI MAGGIO Il Giro d’Italia un’epopea tinta di rosa pedala nella piena della nostalgia Presentato il 91° Giro d’Italia nel teatro degli Arcimboldi di Milano. Anche quest’anno la carovana del Giro non passerà da Giovinazzo. Farà tappa invece di nuovo a Peschici. Per la terza volta in sette anni. Un record che neanche le più titolate città pugliesi hanno. «Ma Giovinazzo, città a forte vocazione turistica, con 150mila euro potrebbe avere l’arrivo o la partenza di una tappa del Giro d’Italia». Così parlò Tommaso Depalma, ex dirigente nazionaFOTO STORICA: Ginetaccio Bartali in maglia tricolore attraversa le della Federciclismo, la centralissima Piazza (ph concessa gentilmente da Vincenzo Andriani di Garonno Varesino) il giovinazzese che ha fatto conoscere gente del sud che riserva sempre al Giro. Le cifre più signiGiovinazzo agli iridati Bugno, Moser, Bettini, al ct della ficative del Giro d’Italia viaggiano attraverso il tubo catodico. Nazionale Ballerini, all’olimpionica Paola Pezzo, alla ma- Una cartolina di presentazione di due ore di eurovisione glia rosa Gilberto Simoni, al diablo Chiappucci. Il con tante rubriche proposte da Rai Sport, dal mattino fino giovinazzese, amico del patron del Giro Angelo Zomegnan, a notte fonda. Per non parlare delle tante tivù nel mondo aspetta una richiesta concreta da parte dell’Ente locale collegate al Giro. Insomma, Giovinazzo ha gli uomini per perché il Giro d’Italia faccia la pedalata a Giovinazzo tra i far arrivare una tappa del Giro d’Italia. Ci vorrebbero però i verdeggianti ulivi. «All’approdo dell’evento sportivo - ag- mezzi per colorare “La festa di maggio” come la definì Orio giunge Tommaso Depalma - deve lavorare un anno prima Vergani. Per non pedalare nella nostalgia. L’ultima apparil’Amministrazione comunale. L’organizzatore del Giro zione del Giro dalle nostre parti risale al 1995, quando Zomegnan sciorinerà la forza dei numeri che il Giro porta Cipollini, la maglia rosa Rominger e la carovana s’immercon sé. Il ritorno pubblicitario, lo spettacolo e il ritorno d’im- sero in un caldo bagno di folla tra le vie cittadine. Da quel magine saranno assicurati». Citiamone alcune. Il Giro momento Giovinazzo non è stata più toccata: tredici anni porta con sé una colonna multicolore di automezzi pro- sono parecchi, più che una buona pausa. Intanto c’è già mozionali e di 3500 uomini. Oltre al grandissimo afflusso chi parla di museo di ricordi: sono i giovinazzesi più canuti di spettatori sulle strade. Certo, Giovinazzo non ha il Monte che si cimentavano nel famoso gioco dei “tappini” coi quali Zoncolan con i suoi 120.000 appassionati assiepati dal- simulavano simpaticamente e semplicemente la corsa a l’inizio della salita fino all’arrivo ma ha il grande affetto della tappe cercando di rivivere le stesse emozioni provate dai

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loro eroi sulle due ruote. Un cimelio del nostro passato che ha accompagnato la nazione ad uscire dalla crisi post-bellica fino a seguirne gli sviluppi successivi. Il Giro d’Italia era la rivista della nostra povertà, in un paese distrutto e sconvolto da una guerra sciagurata. La carovana salutava la folla, ai margini della strada, in una doppia fila di vestiti sdrucidi, di camicie che apparivano attraversate dalle cannonate. Era uno specchio in cui ritrovavamo l’immagine degli italiani che cominciavano appena a sorridere. Anche i giovinazzesi tentavano di farlo. Un epopea sportiva tinta di rosa, la grande cerimonia laica cui da sempre, l’intera nazione partecipa con entusiasmo e passione. Storie di piccoli e grandi eroi (Galetti, Girardengo, Zuccotti), sconosciuti garzoni, muratori lanciati per piazze e contrade. Compendio di gloria, fama ed oblio cantato dai Brera, Buzzati e Campanile. E ad accompagnare la letteratura alle due ruote si cimentò anche lo scrittore Vasco Pratolini che raccontò il 30° Giro d’Italia, quello della maglia rosa Bartali che attraversò nel 1947 Giovinazzo nella decima tappa Bari-Foggia:«I paesi ci attendevano al loro solito con la popolazione bella e schierata, da Modugno a Ruvo, da Andria a Canosa, ciascuno con un traguardo a premio, ciascuno col suo bambino e il suo cane che traversano la strada all’ultimo istante, ciascuno con le sue scritte e i suoi festoni». La foto datata 1950 mostra invece un Ginetaccio Bartali in maglia tricolore inseguire qualcuno a rabbiose pedalate, tutto lordo di fango, con gli angoli della bocca piegati in giù per la sofferenza dell’anima e del corpo. Forse Coppi era già passato da un pezzo.

Nella tabella tutti i passaggi del Giro d’Italia a Giovinazzo

Ventuno volte la carovana del Giro d’Italia ha attraversato la città di Giovinazzo. Nell’ultimo passaggio del 1995 nella tappa Trani-Taranto ha vinto Minali

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PERSONAGGI DI

GIANGAETANO TORTORA

LA PEDALATA PEDALATA DI DI SIMONI SIMONI PER PER LUCA LUCA LA La maglia maglia rosa rosa del del Giro Giro 2001 2001 ee 2003 2003 La Un aggettivo per il presidente Tommaso Depalma? «Le sue volontà vanno al di fuori delle capacità normali. Perciò un filo di pazzia ce l’ha…». A Giovinazzo non sono mancate le apparizioni dei grandi ciclisti in questi anni. Ma quando torneremo a rivedere il Giro d’Italia, che nella nostra città manca invece dal maggio del 1995? «Vi prometto che, quando sarò io il Direttore del Giro d’Italia, passeremo anche da Giovinazzo…». Mangerai anche tu il pesciolino crudo da Toruccio, come Claudio Anche Gilberto Simoni ha deciso di lottare per Luca. Per la serie, non si è campioni soltanto con la bicicletta… «Luca ha bisogno di molti amici, come in realtà ne abbiamo bisogno tutti quanti. E gli amici sono quelli che ti aiutano nei momenti più difficili». Oggi hai incontrato i ragazzi della “San Giovanni Bosco”. Ma, quando andavi a scuola, eri maglia rosa oppure maglia…nera? «Maglia nera perché il mio passato studentesco non è stato felice... Però comunque la vita in quei momenti mi ha insegnato che esistono delle regole che vanno rispettate». La cultura sportiva, secondo Gilberto Simoni, passa anche attraverso i banchi di scuola? «Finchè si resta tra i banchi di scuola la cultura è sportiva, ma poi in realtà il mondo dello sport di cultura ne ha ben poca…». Hai già vinto il Giro d’Italia nel 2001 e nel 2003. Quando farai “incazzare” i francesi, per dirla alla Paolo Conte, vincendo anche il Tour de France? «Il Tour non è più nei miei sogni. Ormai penso solo al Giro». Il grande spessore di Simoni, in realtà, è emerso già nel 1997. Non è da tutti proporre alla propria squadra di diminuirgli lo stipendio perché i risultati stentano ad arrivare… «Non riuscivo più a sopportare il peso delle responsabilità e volevo sentirmi un ragazzo libero». La bufera del doping ha travolto anche te nel 2002. Qual era il tuo stato d’animo, prima di essere scagionato dal Tribunale? «La mia storia è abbastanza assurda. Ho riconosciuto le mie responsabilità, ma ho anche lottato per la mia innocenza. Alla fine ho avuto ragione, ricominciando con serenità». Un aggettivo per il “pirata” Marco Pantani? «Bel testardo». Un aggettivo per il tuo grande nemico Damiano Cunego? «Un corridore forte».

Chiappucci? «Il pesce mi piace, ma il crudo è un’altra questione… Però io ho imparato a mangiare il pesce qui in Puglia e chissà che non arrivi anche la volta di quello crudo». Per Gilberto Simoni ci sarà un ruolo nel prossimo Corteo Storico di Giovinazzo, al posto di Claudio Chiappucci? «Claudio è quasi insostituibile, però mai dire mai…». Prima di tornare a casa, te lo fai un giro sulla pista ciclabile del nostro lungomare…? «Non credo che ormai ci sia il tempo. Adesso la mia unica preoccupazione è quella di non perdere l’aereo…».

SPORT IN MOUNTAIN BIKE, È LA RIBALTA DELLE DUE RUOTE Il progetto della MTB Giovinazzo di Loreto Mastroviti

Se pensiamo ad una mountain bike forse ci vengono in mente sentieri scoscesi, corse affannose in percorsi dissestati e impervi, impennate e acrobazie. La mountain bike è anche questo, ma non solo. Come prima cosa è una bicicletta, mezzo di locomozione e di trasporto che ci permette di andare dove più ci piace.«La bici per vivere e scoprire la natura, le sue infinite combinazioni di colori, profumi, rumori e silenzi che ogni giorno può regalarci; allenarsi per essere in grado di raggiungere sempre la mèta». Sono le parole di Ivan d’Avenia, vice presidente dell’A.S.D. MTB Giovinazzo. Con Loreto Mastroviti, con il segretario Tommaso Deceglie e con il direttore tecnico Luigi Iessi, ha fondato nel 2007 l’associazione con lo scopo di unire l’amore per le due ruote con la conoscenza dei luoghi limitrofi. In pochi mesi, sono tanti gli appassionati che hanno deciso di unirsi a loro. Oltre a Loreto Mastroviti, ad Ivan d’Avenia, entrambi della categoria M3, figurano anche Sabino Lasorsa (M3), Angelo Labianca (M4), Tommaso Deceglie (M4), Michele Stallone (M1), Luigi Panunzio (M4), Vincenzo Deceglie (M3), Nicola Romanelli (M2), Domenico Bufo (M3), Adriano Saracino (M3), Francesco Piscitelli (M2), Maurizio Duri (M3), Giuseppe Belgiovine (MT), Michele Galantino (MT), Angelo Rana (M2), Vincenzo Reibaldi (M3) ed infine Nicola e Valentino Muschitello, rispettivamente M2 e M3. Tutti assieme, in mountain bike, accomunati dalla professionalità, dalla grande passione per la bici e dal desiderio di promuovere e valorizzare il territorio e incentivare il contatto con la natura. Natura e territorio in cui l’MTB Giovinazzo s’immerge, insieme con gruppi sempre più numerosi, frequentemente durante tutto l’anno. Ed i capi escursionisti guidano i bikers attraverso i sentieri della Puglia e della Basilicata, scoprendo nuove località dove immergersi nella natura. Gli atleti, invece privilegiano le Gran Fondo, percorsi costituiti da giri ad anello, di circa sessanta chilometri, come quelli del campionato regionale denominato “Trofeo dei Parchi Naturali”. Gli allenamenti, invece, dai tre ai quattro ogni settimana, si svolgono presso il bosco di Scoparello o la Foresta Mercadante, per poi attraversare tutti assieme i comuni di Giovinazzo, Terlizzi, Ruvo, Trani, Corato, Bisceglie e Molfetta. La MTB Giovinazzo è uno degli anelli fondamentali di quella che si può considerare una vera e propria rete territoriale che coinvolge lo sport e la sana vivibilità, creando una sinergia fra tutte le realtà e un gruppo solido. «Tutto è nato, continua d’Avenia, perchè avevamo da smaltire qualche chilo di troppo. Poi è sempre emozionante scoprire nuovi posti, dove si può andare anche con le famiglie, come di recente abbiamo fatto in Toscana. E lo facciamo anche per trascorrere una giornata all’aria aperta». La MTB, ha coinvolto anche le aziende del circondario. Dalla Fratres, alla Poxipol, alla ferramenta D’Avenia, all’impresa edile Idra. Edil. Mam. di Matteo Parato, all’Istan Koll fino alla Andriani Bike che cura l’assistenza delle mountain bike. Tutte le informazioni in merito alle iniziative e alle attività della MTB Giovinazzo sono rintracciabili sul sito ufficiale dell’associazione: www.mtbgiovinazzo.it.

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i soprannomi GIOVINAZZESI A denti stretti. Lettera M e N

RICERCARE NELLO SCHEMA I SOPRANNOMI GIOVINAZZESI ELENCATI (SENZA ACCENTI E GLI EVENTUALI ARTICOLI IN PARENTESI). A SOLUZIONE ULTIMATA LE LETTERE INUTILIZZATE FORNIRANNO UN SIMPATICO AFORISMA GIOVINAZZESE

‘M BÌZZE M ELÒGNE MESQUÌDDE M ESSÉUTE MORÙDDE (U) MÙSCE (LA) MÙSSE (U) MÙSSE NACHIERÌDDE NACHÌRE DE PÉLE NARNMÙRE NANZARÙLE N APLIÒNE NARDÌNE NASÀUNE NASCARÈDDE NASTASÌNE N AVAIÒLE ‘N DRIANÈLLE ‘NDRÒNE NECOLÌNE DE PAPÀ N EGRÌNE N ÉGÙSSE N ÉUSCE ‘NGHERDUÌDDE ‘N GÌCCHE ‘N GUÌDDE NÌNE (LA) NÌURE (U) NÌURE NOCCHÈTTE NON BÒZZE (LA) NÒTTE NÒZZERE E TÙTTE NUVAIÒLE ‘NZACCACHIÀNGHE ‘N ZELÌPPE ‘N ZÌSTE

CHIAVE (6-13-2-2-6-2-2-7)

La soluzione a pag. 50

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La piazza di giovinazzo febbraio 2008