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Via Cairoli, 95 Giovinazzo 70054 (Ba) Edito da Ass. Amici della Piazza Iscr. Trib. di Bari n. 1301 del 23/12/1996 Part. IVA 05141830728 Iscr. al REA n.401122 Telefono e Fax 080/394.79.20 IND.INTERNET:www.giovinazzo.it E_MAIL:lapiazza@giovinazzo.it Fondatori Sergio Pisani & Gianni Perilli direttore responsabile Sergio Pisani redazione Porzia Mezzina - Agostino Picicco - Rosa Illuzzi - Damiano de Ceglia - Giusy Pisani Marianna La Forgia - Daniela Stufano Giangaetano Tortora - Nico Bavaro - Angelo Guastadisegni - Rossella Tiribocchi Mimmo Ungaro - Matilde Restaino Mariagrazia Cirillo - Diego de Ceglia Onofrio Altomare - Gabriella Marcandrea corrispondenti dall’estero Vito Bavaro - Nick Palmiotto - Giuseppe Illuzzi stampa - L’immagine (Molfetta) progetto grafico - Ass. Amici della Piazza Web master: Antonio e Francesco Caccavo responsabile marketing & pubblicità: Roberto Russo tel. 347/574.38.73

ABBONAMENTI Giovinazzo: 10 Euro Italia: 20 Euro Estero 60 Euro Gli abbonamenti vengono sottoscritti con vaglia postale o assegno bancario intestato a:

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La collaborazione é aperta a tutti. La redazione si riserva la facoltà di condensare o modificare secondo le esigenze gli scritti senza alterarne il pensiero. Gli articoli impegnano la responsabilità dei singoli autori e non vincolano in alcun modo la linea editoriale di questo periodico.

Se Giovinazzo avesse il suo carro carnascialesco sarebbe gommoso come le morbide Fruit Joy e con tante, tante antenne alla liquirizia, di colore e di buonumore. I colori sono quelli della frutta delle gommose Fruit Joy o il mondo mascherato del Carnevale, il buonumore invece è quello che si trasmette direttamente col piacere più succoso di masticare le morbide, gommose, dolci antenne alla liquirizia. Alle morbide Fruit Joy - si sa uno resistere non può, deve - come impone la pubblicità della Nestlè che le produce - assolutamente masticar! Masticarle per farle sparire in un baleno o per deliziare i palati più zuccherati di una videochiamata sexy alla Marini? Dipende dalle papille gustative o dalla temperatura ormonale. Dipende da che parte stai! Se stai con Pulcinella, Colombina o Balanzone. La scelta ai consumatori. A loro spetta stabilire se le morbide Fruit Joy sono zuccherate, troppo zuccherate da far salire il diabete o da aumentare il testosterone in corpo. A chi opera al servizio dei consumatori e in difesa della nostra salute spetta invece l’ardito compito di fissare il giusto prezzo sul mercato per uno dei marchi più cool da corrispondere alla Nestlè, i luoghi di spaccio e le istruzioni per l’uso per non incorrere in ogni suo abuso. Insomma, tanto bla bla bla per dire che è difficile rinunciare alle antenne all’arancia, al limone, alla fragola, pesca, ribes, ananas. Che costino un euro o 100, che si trovino nelle campagne di Cola Olidda o si vendano in città, ai consumatori resta difficile resistere alla tentazione di masticarle. Tant’è. A Carnevale ogni antenna vale. O, anche in senso figurato, ogni corna vale. Lo sanno bene gli impiegati del Palazzo di città che da tempo avvertivano un piccolo formicolio alla testa. Poi pian pian sono spuntati due bitorzoli per assumere figura e forma di due corna. Niente paura, nessun impiegato si senta cervo a primavera! Le corna sono spuntate sul Palazzo di città, una a destra e l’altra a sinistra. Due antenne che sbucano dalla vecchia terrazza come fossero due corna. E i Casini’s men che fanno della famiglia un baluardo di campo, direbbero ancora ‘io c’entro’? Dicevamo:

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COPERTINA due torri-faro di telefonia mobile. Prima si andava sotto il Comune perché lì l’Omnitel prendeva 5 tacche, e non solo. I grandi assemblaggi erano in occasione di improvvisi acquazzoni. Adesso andremo sotto il Comune quando piove e quando c’è il sole. Due buoni motivi per trovare protezione sotto la casa che è di tutti i cittadini, una casa sempre più al servizio dei cittadini più esigenti. I quali troveranno i portici, la classica copertura per non inzupparsi con gli acquazzoni estivi e il cono d’ombra, quello virtuale, a detta degli esperti, che li proteggerà dall’irradiamento da elettrosmog. Cosa chiedere di più dalla vita? Un amaro lucano. Anzi, giovinazzese. Cambieranno gli usi e i costumi. Le vasche della Piazza diventeranno per gli amanti dello struscio le vaschette dei portici. In un fazzoletto urbano, destra, centro e sinistra lieti e concordi si daranno la mano, quanto casino, quanto baccano!!! Scherzi di Carnevale a parte, all’installazione delle antenne c’è chi dice no e chi dice sì. Chi dice sì, perché Valeria Marini non ci lasci con un palmo di naso con il suo videotelefono appeal, deve anche con i moderni mezzi di comunicazione e le nuove tecnologie puntare a nascondere le corna. Non quelle vere fatte dalla stessa Marini a Cecchi Gori, sciorinate su tutti i giornali scandalistici, ma le corna dei moderni GSM. A noi quelle corna, quelle due aste color metallo che tanto rovinano la bellezza della nostra piazza, dopo Carnevale ci piacerà immaginarle a forma di alberi per mascherarle con il paesaggio circostante. Il desiderio di chi ama la bomboniera di Puglia sarebbe quello di far avere, ai molti turisti che visitano il nostro paese, delle foto della nostra piazza senza “CORNA”, a meno che non si tratti di Luisa… In modo che non possano canzonarci con lo slogan “giovinazzesi cornuti e contenti”. Ci auguriamo che a questa foto di Carnevale segua miglior foto.

SERGIO PISANI

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A

GABRIELLA

Sopra il carro dell’Antennata da suadente fanciulla mascherata ti diverti, canti, sei sfacciata. Trasformata in antenna colorata lanci segnali con la gioia di chi è arrivata la follia del Carnevale oggi ti ha conquistata. Non importa di quanti coriandoli e stelle filanti ti sei agghindata quanti scherzi, salti e piroette ti han folgorata per non parlare di lenzuola e striscioni che ti han legata. Perché oggi finalmente è l’allegria esagerata che ridendo comanda sulla grigia Giovinazzo compassata. Non ci sono scolari e professori, la città è cambiata e anche i suoi amministratori han la faccia truccata. Il grande divertimento tutti ha contagiato comprese le Torri-faro che han programmato e la suadente fanciulla ti ha baciato perché il Re del Carnevale lo ha comandato. E tu piccolo cittadino malcapitato sei salito sul carro spensierato, torni a casa incantato. Che scherzo azzeccato! Non esser preoccupato, tutto è già scritto nel fato. E tutto è già capitato. Lo sberleffo che ti ha frastornato ti renderà presto smaliziato. E questo carnevale sarà da te ricordato come il giorno più… fortunato.

Frengo

e

stop


La pars destruens. Quella che nessuno di noi vorrebbe possedere. E che rifiuta. La stessa che si stringe e si allea invece con il male. In questo viaggio che stiamo iniziando, questo male lo chiameremo droga. Così, perché in maniera sottile ma contemporaneamente abnorme, questa parola continua a riecheggiare suoni moderni e metropolitani. Può però calarsi nelle piccole realtà, come la nostra. L’azzurro del mare e il biancore della Concattedrale non sono sufficienti a scacciare via il mostro. Che non si vede ma esiste ed è tangibile. Una Giovinazzo da bere o da fumare? O da sniffare? Invero, non esiste più una netta differenza tra l’utilizzo di droghe dei ricchi rispetto a quelle dei meno abbienti. Infatti in classifica tra le droghe più utilizzate nella nostra cittadina troviamo l’utilizzo della cocaina che oggi, pur distinguendosi nelle varie qualità, presenta prezzi più accessibili sul mercato. La cannabis pare abbia perso colpi. In realtà oggi è semplicemente mutato il volto di queste sostanze stupefacenti. L’eroina ad esempio si ripropone nella forma del fumo a dispetto del classico “buco” di circa quindici anni fa. Famosi sono i cocktails di eroina e cocaina, mentre una distinzione di tipo chirurgico si effettua per le varie tipologie di cocaina che variano a seconda del consumatore in oggetto. Resta ancora l’ecstasy per i contesti ricreazionali, utilizzata da coloro che conducono una normale quotidianità per poi sballarsi nel week-end. A distanza di decenni la parola droga è stata ancora una volta sottoposta ai raggi x e nell’anno appena trascorso si è molto dibattuto. Il conservatorismo della legge Fini-Giovanardi aveva eliminato la differenza tra droghe leggere e droghe pesanti e reintrodotto la modica quantità. Sospensione della patente o del passaporto a chi deteneva quantità per uso personale. Una vera e propria svolta proibizionista. Alla quale l’attuale governo Prodi ha risposto con le parole «educare, prevenire e curare. Non incarcerare». Alla tolleranza zero bisogna opporre una strategia dell’accoglienza sociale per la persona e le famiglie che vivono il dramma della droga.

I LUOGHI DELLO SPACCIO I luoghi dello spaccio nostrano sono noti a tutti. Sede preferita, la Villa Comunale dove si aggirano astuti spacciatori con modiche quantità di droga, cocaina in particolare, giustificate dall’uso personale, una maschera indispensabile all’attività più antica del mondo. Un grosso impedimento questo, all’intervento delle Forze dell’Ordine. Lo spacciatore giovinazzese, comunque, acquista la droga al di fuori della propria zona: consuete e gettonate aree di rifornimento sono S. Paolo, Enziteto, Trani, Bitonto e Japigia.

IL SER.T., QUESTO SCONOSCIUTO È necessario rilanciare il ruolo dei Ser.T. e dei servizi territoriali che in questi cinque anni sono stati sistematicamente penalizzati dai tagli alla spesa sociale; senza imporre un unico modello e salvaguardando il pluralismo delle comunità terapeutiche, queste dovranno essere messe in rete con il servizio pubblico a cui spetta la diagnosi della dipendenza. Vanno sostenuti quanti, con approcci culturali e metodologie differenti da anni sono impegnati a costruire percorsi personalizzati e perciò efficaci di prevenzione, cura e riabilitazione considerando le strategie di riduzione del danno come parte integrante della rete dei servizi. Insomma servizi sociali e prevenzione devono essere le parole d’ordine. E proprio dal distretto del Ser.T di Molfetta-Giovinazzo, nato nel 1985, provengono i dati che destano il nostro interesse. Per quanto riguarda l’argomento in esame si evince che attualmente circa quaranta casi di eroinomani di Giovinazzo sono presenti sotto la lente di ingrandimento degli operatori della struttura. In particolare, nel 2006, considerando un numero di 38.000 persone distribuite tra giovani di età compresa tra i 15 e 44 anni nel distretto Molfetta-Giovinazzo, si registrano circa 386 casi di dipendenza da droghe, alcool ed altre tipologie. Una percentuale del 5,05 per mille sul numero considerato. All’uso delle droghe anche da noi ci si avvicina in media all’età di sedici-diciassette anni. In genere dopo quasi circa quattro o cinque anni di utilizzo ci si avvicina al Ser.T. Da soli o accompagnati dai genitori. In piccola percentuale coloro che scoprono i servizi sociali seguendo una via obbligata, la segnalazione della

Prefettura a seguito della commissione di crimini. Già, perché la conseguenza più grave dell’uso delle droghe è quella dell’incremento degli episodi di criminalità sino ad arrivare nello spaccio, al controllo

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del territorio.

L’INCHI

L’INTERVENTO MEDICO Oggi purtroppo, mentre nella cura degli eroinomani continuano ad assumere un ruolo chiave l’uso alternativo del metadone e della buprenorfina, per i cocainomani non esiste nessuna sostanza sostitutiva al momento. Grazie alle cure questi pazienti percepiscono un basso o bassissimo livello di sofferenza e generano pochissima sofferenza nel mondo che li circonda. Infatti la stabilizzazione umorale e comportamentale ottenuta grazie alle terapie farmacologiche li induce ad abbandonare quei modelli comportamentali socialmente devianti che hanno caratterizzato la vita dei tossicodipendenti negli anni ’80 e ’90. I meccanismi biologici che generano i fenomeni del craving (desiderio irresistibile), della sindrome astinenziale e di tutto ciò che ne consegue sono egregiamente controllati e corretti dalle terapie farmacologigiche. Ne deriva, però, che, eliminata l’emergenza della sofferenza fisica e psichica acuta, si può finalmente esprimere la personalità dell’uomo o della donna che nella loro storia individuale hanno incontrato e si sono scontrati con quella terribile sciagura esistenziale che è la dipendenza da sostanze. Spesso gli operatori si pongono ancora oggi la conturbante domanda se è nato prima l’uovo o la gallina: cioè se il tossicodipendente in fase di remissione è così com’è, perchè la sua esistenza è stata devastata dall’intervento delle droghe, ovvero se nella sua vita ha dovuto cercare un improbabile sollievo nelle droghe proprio perchè la sua mente era già fragile e vulnerabile. L’orientamento più accreditato oggi è che una sventurata congiuntura di eventi che vanno da un particolare assetto genetico ad uno stile di vita familiare poco formativo portano all’espressione finale di questa grave malattia della mente che è la dipendenza patologica. Quasi il trenta per cento dei casi. Sempre secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità la dipendenza patologica è una malattia cronica e recidivante. Queste sono le prime due e fondamentali caratteristiche della tossicodipendenza, anche se tutti vorremmo che così non fosse. Chi si droga sarà un drogato per tutta la sua vita: anche se smette di drogarsi, perchè il pericolo della ricaduta è caratteristica essenziale della malattia. Altra caratteristica psicopatologica stabilizzata del tossicodipendente è, appunto, la dipendenza. Molti pazienti, per esempio, riescono ad evitare l’uso delle droghe, ma non riescono a separarsi dalle cure, siano esse farmacologiche o psicologiche. Alcuni pazienti hanno bisogno di continuare ad assumere per tempi lunghissimi quantità minime (chimicamente irrilevanti) del loro farmaco. Altri sentono il bisogno di far frequentemente “visita” al loro terapeuta anche se, ormai, si sentono bene. In realtà poi si scopre che hanno sempre qualcosa da domandare, qualcosa di futile o di inutile o noioso; non sembrano rendersi conto che per il terapeuta loro rappresentano solo un lavoro: vogliono un’attenzione diversa, la stessa attenzione che richiedono alle persone di famiglia e che, spesso, non riescono ad ottenere perchè anche i familiari più stretti hanno altro a cui pensare. Nella maggior parte dei casi i tossicodipendenti che stanno bene, cioè che smettono di drogarsi anche per anni interi, lavorano molto poco; o anche per niente. Dicono di non poter lavorare perchè devono fare la terapia, o perchè i datori di lavoro continuano a non fidarsi di loro, o perchè li pagherebbero così poco che tanto vale non lavorare ecc. In realtà essi sono capaci di lavorare e anche di affrontare lavori faticosi. Spesso è proprio ciò che fanno, tra l’altro, durante i soggiorni in comunità terapeutica. Ma hanno sempre bisogno di essere accompagnati, passo dopo passo, da qualcuno più forte o più bravo di loro. E non perchè non sappiano come si lavora, ma perchè hanno un costante bisogno di essere riconosciuti e apprezzati. Anche il lavoro, per loro, non è più

UN NEMICO CHE S

GIOVINAZ E LA DROGA


IESTA uno strumento di autonomia ma un momento di dipendenza affettiva da qualcuno. Da un punto di vista dinamico-affettivo questa è la psicopatologia stabilizzata del tossicodipendente. Quando la dimensione di questa dipendenza affettiva diventa sproporzionata rispetto al contesto si manifestano comportamenti o stati d’umore che rientrano nelle categorie diagnostiche della psicopatologia categoriale, cioè delle malattie descritte nei moderni manuali delle malattie mentali. Per esempio quando il bisogno di riconoscimento e di affetto di un “ex” tossicodipendente diventa così ossessionante che perfino una madre o un partner devoto si stancano, nascono delle crisi familiari che prendono la forma della depressione, o della esplosione di violenza, o della somatizzazione ecc. ecc. E’ da rilevare che la psichiatrizzazione della crisi, cioè l’assunzione delle caratteristiche di una vera e propria malattia mentale, può riguardare indifferentemente il tossicodipendente, come il suo partner. E’ forse questo il motivo per il quale la DI GABRIELLA tossicodipendenza genera così tanta angoMARCANDREA scia che si desidererebbe sempre liquidarla come un vizio, per eliminare il quale basterebbe eliminare le droghe a colpi di forza d’animo e di forza della legge. Ma, ahinoi, è necessaria la forza d’animo di chi si occupa di droghe, è necessaria la forza della legge di un paese civile, ma è anche indispensabile un impegno scientifico serio e multidisciplinare per affrontare una delle malattie più gravi e complesse che affliggono l’umanità.

to sono gli adolescenti che frequentano le scuole medie superiori, i luoghi del divertimento, le associazioni giovanili, parrocchiali, sportive, ricreative. Target intermedio sono i soggetti che, oltre ai genitori hanno compiti educativi verso gli adolescenti e i giovani: gli insegnanti e gli animatori delle associazioni. Contatti fondamentali sono anche quelli con i gestori dei locali frequentati dai giovani (pub, paninoteche, ecc.). Si specifica di seguito come si è articolato l’intervento nella scuola e quali azioni sono state sviluppate nel distretto di Molfetta e Giovinazzo. Azioni basate sullo stesso modello di intervento si sono sviluppate anche negli altri due distretti. La formazione degli inse-

SI PUO’ VINCERE

ZZO

A

Frequenza d’uso delle sostanze in relazione al sesso e all’età. (FONTE: SERT- MOLFETTA) Per quando concerne la distribuzione delle risposte in rapporto all’età, notiamo un incremento nell’utilizzo delle sostanze a scopi ricreazionali all’avanzare dell’età (dal 37,7% dei 14 – 16 enni al 70,7% di coloro che hanno 20 anni o più), mentre l’utilizzo delle sostanze per far fronte alla depressione o alla tristezza vede al primo posto i 17 – 19 enni (42,5% a fronte del 38,6% dei 20 enni).

IL RUOLO DELLA REGIONE In particolare servono soprattutto responsabilità e consapevolezza, ma la parola chiave di questa grave piaga è la prevenzione. Su questo fronte oggi si stanno arrovellando tutte le correnti di pensiero. E l’intervento dello Stato, diventa in questo caso veramente immarcescibile. Per quanto riguarda il nostro territorio occorre sottolineare uno strumento di grande rilievo e completamente innovativo: il progetto DDP

gnanti, propedeutica al progetto, (a.s. 2001/02) è stato il primo passo per arrivare a costituire un gruppo stabile di coordinamento tra i CIC (Centri di informazione e Consulenza) delle scuole del territorio, che si è assunto il compito di coordinare gli interventi di prevenzione delle dipendenze nelle scuole e di effettuarne il monitoraggio. In questo gruppo, coordinato dal Ser.T, sono presenti anche operatori dei Comuni, e in tal modo si contribuisce a costruire la rete territoriale della prevenzione. Il corso di formazione, strutturato in sette incontri, è stato preceduto da incontri con i singoli insegnanti referenti per la salute delle scuole, ai quali è stata proposta la compilazione di una scheda che descrive la domanda di prevenzione e gli interventi già attuati nella scuola stessa. Nel corso degli anni si sono, inoltre, messi a punto nel gruppo di coordinamento degli indicatori processuali di monitoraggio e verifica degli interventi di prevenzione attuati nelle scuole.

Frequenza d’uso delle sostanze in relazione al sesso e all’età. (FONTE: SERT- MOLFETTA)

IL PIANO DI ZONA E IL COMUNE DI GIOVINAZZO

La distribuzione percentuale delle risposte affermative a queste tre domande è evidenziata nel grafico n. 1. E’ nel contesto del divertimento (55,7% dei casi) che vengono maggiormente utilizzate le sostanze psicotrope, ma diventa anche preoccupante il fenomeno del ricorso alle sostanze nel caso in cui ci si senta tristi o depressi (32,8% dei casi). 2000, di durata triennale, finanziato dalla Regione Puglia. Si propone di effettuare una prevenzione di tipo primario, rivolta soprattutto alle scuole medie superiori, terreno fertile per il sorgere di stili di vita illegali e poco sobri. Un pilastro abbastanza importante, La Regione Puglia distribuisce ai Comuni, ASL e Centri privati i fondi necessari alla realizzazione del suddetto progetto. Target finale degli interventi di prevenzione previsti e attuati dal proget-

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Nel corso dell’ultimo anno scolastico le azioni progettuali previste per il Progetto DDP 2000 sono confluite nel Piano di Zona Molfetta – Giovinazzo, ambito “Minori, giovani, dipendenze”, all’interno del quale il Ser.T assume la funzione di consulente scientifico e di responsabile del monitoraggio delle azioni e della valutazione dei risultati. Il Comune di Giovinazzo, in particolare è stato fautore del secondo pilastro della prevenzione con l’attuazione del Progetto “Scuole e Prevenzione” attuato in collaborazione con il Ser.T. di MolfettaGiovinazzo. L’obiettivo? Quello di creare una rete molto solida tra ASL, Comune e Scuole di ogni ordine e grado. Il contesto territoriale in cui si realizza il progetto è quello del Comune di Giovinazzo, la cui popolazione complessiva è di 21.369 abitanti. La fascia di popolazione minorile con età compresa tra i 6 e i


18 anni è composta da circa 3300 soggetti. Di questi 1100 frequentano le scuole elementari (2 circoli didattici), 740 frequentano le scuole medie inferiori (2 scuole) e 360 frequentano le due scuole medie superiori presenti nel territorio (Liceo Classico e succursale di un Istituto professionale di Bari). Il fenomeno dello svantaggio e della devianza minorile si presenta con un numero di 200 minori assistiti dal Comune, la maggioranza relativa dei quali è di provenienza albanese. Per quanto attiene le dimensioni e le caratteristiche del fenomeno droga i servizi territoriali hanno in trattamento, complessivamente, circa 50 utenti provenienti dal comune di Giovinazzo, molti dei quali con famiglie multiproblematiche. Il comune ha attivato, mediante accordo di programma con i Comuni di Molfetta e Bisceglie, specifici interventi su minori e adolescenti finanziati con legge n. 285 del 1997 ed altri interventi sono finanziati con la legge 216/91. Nell’ambito di questi progetti è stato costituito un Osservatorio sui minori che raggruppa le associazioni, le istituzioni e le scuole che operano nel territorio comunale. Il target principale di un intervento di prevenzione primaria delle dipendenze sono i minori; è, infatti, nell’età dell’infanzia, ma soprattutto della prima adolescenza che si evolvono maggiormente quei comportamenti che potrebbero aumentare i livelli di instabilità psichica e relazionale del soggetto, con conseguente rischio di ingresso nei circuiti della devianza, dell’emarginazione sociale e della dipendenza patologica. Con tale progetto il Comune si propone fornire un supporto formativo e un sostegno operativo a quei soggetti che quotidianamente lavorano, in campo educativo, con gli adolescenti (in questo caso gli insegnanti), stimolando così lo sviluppo di un punto di osservazione e di elaborazione di strategie di intervento, che può diventare parte di una rete territoriale di prevenzione e di promozione della salute, orientata specificamente alla riduzione dell’uso di alcol e droghe. Il piano prevede la presenza di uno psicologo e di un sociologo, i quali devono operare in completa simbiosi con i ragazzi e gli insegnanti. Nelle scuole elementari si sviluppa un lavoro che deve essere integrato da costanti colloqui con i genitori, i quali sono

chiamati a passare al setaccio le regole dell’educazione che richiede diversa e maggiore attenzione negli attuali contesti sociali, i quali presentano problematiche in continua evoluzione. Diverso l’approccio nelle scuole medie inferiori dove si opera con la nuova strategia della Peer Education, definita strategia orizzontale di prevenzione in quanto si avvale del continuo scambio delle esperienze del gruppo di coetanei e dei loro apporti, senza imporre diktat dall’alto o informazioni dirette sulle sostanze che servirebbero solo a suscitare una deviata curiosità nei confronti del problema. Da segnalare anche lo svolgimento nel 2005 di un corso specifico tenutosi a Giovinazzo indirizzato ai responsabili delle Associazioni quali ad esempio la CARITAS e l’attivazione nel 2006, nell’ambito del Piano di Zona, di un corso diretto a ragazzi di età compresa tra i diciotto e venticinque anni. Ragazzi studenti o lavoratori, appartenenti ad associazioni giovanili, gruppi parrocchiali o associazioni sportive, i quali, seguendo la tecnica della Peer Education hanno avuto il compito di raccogliere e rilevare dati tra i loro coetanei relativi alle abitudini di vita compreso il monitoraggio dell’eventuale uso di sostanze stupefacenti. Dati che attualmente sono in fase di elaborazione e che costituiranno nuova linfa per il Ser.T. ai fini del miglioramento del suo ruolo sul territorio. Terzo pilastro nella cittadina di Giovinazzo è costituito anche dalla pianificazione dei contatti con i gestori dei pubs, per monitorare le abitudini dei giovani frequentatori. Sono stati intervistati 470 giovani di età compresa tra i quattordici e i ventiquattro anni all’uscita dai pub, di questi quarantasette in particolare a Giovinazzo. Il 56% di essi, ha dichiarato di aver usato sostanze per uso ricreativo, il 33% per far fronte alla depressione e l’11% per aumentare il rendimento. Il 9,4% utilizza cocaina a scopo ricreazionale e il 46% hanno amici che fanno uso di cocaina. Test appropriati hanno rilevato inoltre che circa il 10% dei soggetti sono propensi al rischio ed hanno un’alta esposizione alla trasgressione. Gli interventi sinergici diventano quindi abbastanza necessari. Come la creazione di questa rete indefettibile, una ragnatela che possa apportare risultati significativi tangibili nell’arco di un triennio.

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A cinque chilometri da Giovinazzo sulla statale 16, in direzione Santo Spirito, esiste un luogo dove si può uscire dal tunnel. Dove con impegno e volontà si può soffocare la propria dipendenza dalle droghe. Un’oasi residenziale nella quale, a volte, è utile sperare. La comunità terapeutica è un Ente Ausiliario della Regione Puglia (ex DPR 309/90 e L.R. 22/96) e membro fondatore del CREA-Puglia (Coordinamento Regionale Enti Ausiliari). Essa ha iniziato la sua attività il 30 novembre 1983, sotto la diretta responsabilità della Caritas di Bari, allora diretta da don Vito Diana. Fu promossa dall’allora Arcivescovo di Bari Monsignor Mariano Magrassi. Attualmente la gestione amministrativa è affidata all’Opera Diocesana per la Propagazione e Diffusione della Fede ed ospita quindici persone di cui dieci di sesso maschile e cinque di sesso femminile. E’ una piccola comunità indipendente (massimo 35 utenti) con un proprio programma terapeutico, una équipe di personale specializzato, regolarmente assunto, e diversi operatori volontari. La Direzione è affidata al Dott. Filippo De Bellis. In comunità possono entrare, anche in terapia farmacologica sostitutiva (metadone, buprenorfina, alcover): tossicodipendenti di ambo i sessi maggiorenni; con problemi di alcolismo; con doppia diagnosi; in misure alternative alla carcerazione (con la sola esclusione degli arresti domiciliari); madri tossicodipendenti con bambini. Per poter entrare in comunità un giovane deve telefonare personalmente al numero della comunità (080/5336161) e fissare un appuntamento con il Responsabile del Centro di Accoglienza. Se tale telefonata è stata preceduta da accordi con il Ser.T di competenza, viene fissato subito un appuntamento. Nel caso in cui il giovane non sia stato presentato dal servizio competente, viene invitato a prendere contatti con il Ser.T e a richiamare dopo aver preso accordi. All’interno della comunità coesistono due gruppi paralleli, che condividono alcuni momenti di vita in comune (la mensa, il tempo libero, il reparto notte), ma che si differenziano per gli obiettivi ed i momenti terapeutici: il F.A.R.O. (Fase di Accoglienza Residenziale ed Orientamento) ed il GRUPPO ALTER (Gruppo A Lungo Termine). Ogni progetto terapeutico che si effettua in comunità, sia del gruppo F.A.R.O. che del gruppo ALTER viene suddiviso in tre momenti fondamentali: la fase di accoglienza (residenziale o non residenziale), la fase di terapia residenziale (prima e seconda) e la fase di reinserimento. Queste tre fasi del percorso comunitario non costituiscono l’intero progetto di una persona, ma solo tre momenti in cui si possono idealmente suddividere il trasformarsi della relazione di ciascuno dei nostri ospiti, nei riguardi del

L’INCHI

La comunità Lo dove si cura

gruppo e degli operatori, all’interno della comunità. Si specifica comunque che la durata interna di ciascuna di queste tre fasi è variabile a seconda del progetto individuale, delle situazioni di vita esterne, della modalità di ciascuno di separarsi della comunità. E’ ovvio che nei progetti a breve termine tali fasi saranno “compresse” nel tempo e si moduleranno su obiettivi lievemente differenti, tuttavia viene mantenuto per ogni progetto il ritmo interno di sequenza: ingresso nella relazione, sviluppo della relazione e separazione dalla relazione.

di Gabriella

La fase di accoglienza Inizia con il primo colloquio, presso il Centro di accoglienza, a cui vengono invitati i familiari conviventi in quel momento con il giovane, genitori e/o coniuge. Vengono fornite le informazioni essenziali sul modo di lavorare della comunità e si raccolgono i dati anamnestici fondamentali, compito affidato ad una psicologa. In genere si preferisce aver già individuato, prima di questo colloquio, con il Ser.T di invio un orientamento di base in modo da poter subito indirizzare il giovane verso delle ipotesi di lavoro: 1) accoglienza non residenziale o accoglienza residenziale; 2) progetto a termine di cui specificare l’obiettivo o progetto a tempo indeterminato. Se l’accoglienza é di tipo non residenziale tutti i colloqui, individuali, familiari e per la somministrazione dei test vengono effettuati presso la sede del centro di Accoglienza, a Bari. Se l’accoglienza è di tipo residenziale il giovane, dopo un colloquio iniziale e la visita della comunità, viene inserito nel FARO e firma solo il contratto base. Tutti i colloqui necessari per raggiungere gli obiettivi della fase di Accoglienza sono svolti presso la sede della Comunità, dove vengono invitati anche gli operatori dei SERT. Al termine di tale raccolta di informazioni, sia in forma residenziale che non residenziale, si effettua una valutazione congiunta con il SERT per giungere alla formulazione del progetto terapeutico. Quindi si decide se effettuare un programma breve ovvero un programma “più classico” di comunità con tempi di permanenza più lunghi. Tale programma viene poi discusso e ridefinito con il ragazzo, preferibilmente attraverso un colloquio congiunto con il SERT: viene poi messo per iscritto, firmato dal ragazzo e da un rappresentante della comuni-

tà, e costituisce il primo contratto mensile. A seconda del tipo di progetto il giovane viene inserito nel Gruppo FARO o nel Gruppo ALTER. Con la formulazione del progetto terapeutico, la firma del primo contratto mensile e l’ingresso in uno dei due gruppi della comunità termina la fase di Accoglienza ed inizia la Fase di Terapia Residenziale. Durante tale fase si cercano di raggiungere gli obiettivi terapeutici personalizzati individuati in Accoglienza. All’inizio di tale periodo vengono solitamente interrotti i contatti con la famiglia per un mese, per ricordare l’obiettivo della separazione. Saranno poi ripristinati nel percorso terapeutico. Nella prima fase il lavoro terapeutico si svolge prevalentemente all’interno della comunità, attraverso l’analisi e la verifica dei propri rapporti relazionali con il gruppo dei residenti e con l’équipe degli operatori. La seconda fase è un periodo maggiormente centrato sulla verifica dei risultati acquisiti nella fase precedente. Il ragazzo comincia a sperimentarsi fuori dalla comunità e senza il

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sabilità (lavoro, famiglia, figli). Nella Fase di Reinserimento si invita il giovane a cercare un lavoro, a trovare se necessario un casa indipendente, a investire affettivamente in nuove relazioni amicali. In altre situazioni il giovane torna in comunità per week-end mensili e investe il suo tempo e le sue energie tutte all’esterno della comunità. In questi “week-end terapeutici” possono essere invitati a risiedere in comunità anche i familiari, se necessario. E’ questa la fase più variabile nel tempo e nelle misure terapeutiche.

Gli orari della comunità, oltre a rispondere ad un ovvia necessità organizzativa, definiscono gli spazi ed i tempi del lavoro, della terapia, del gioco, del tempo libero ed hanno valore strutturante per la personalità. La giornata in comunità inizia alle sette del mattino e termina alle ventitre. La mattina viene solitamente dedicata ad attività lavorative quali laboratorio artistico-artigianale; cartotecnica; allevamento animali di piccola taglia; orto; giardino; manutenzione. Il pomeriggio prevede attività terapeutiche e di gruppo. Una sinfonia di sinergie dunque per raggiungere l’obiettivo del recupero completo dei tossicodipendenti.

LA TESTIMONIANZA

«Così «Così Cipparoli Cipparoli mi mi ha ha salvato» salvato» La pars destruens citavamo agli inizi di questa inchiesta. In noi però esiste anche la pars construens. Quella che ci permette di continuare a sperare, di imparare ad amare la vita giorno dopo giorno. Quando tocchiamo il fondo spesso si ha la fortuna di distinguere qualcuno, nelle tenebre che ci sta porgendo la mano. Ebbene la Comunità Lorusso Cipparoli questa mano l’ha tesa più volte e spesso succede di poter registrare la testimonianza di chi ha accettato di rialzarsi. Agli inizi con scetticismo. Poi con sempre maggiore fiducia sino a rinascere. È questa che leggete, appunto, l’attestazione di chi si è riconsegnato alla vita. Giampaolo, una delle tante vite senza speranza che ha frequentato la Comunità negli anni 1986/87, a poco più di venti anni.

All’equipe e ai ragazzi/e della comunità,

suo diretto controllo attraverso i permessi domenicali e alcune responsabilità esterne alla vita comunitaria. Si acquisiscono anche maggiori responsabilità nel gruppo dei residenti. Si continua il lavoro con la famiglia, secondo le modalità già espresse. Quando lo si ritiene opportuno, si inizia a lavorare sul progetto esterno alla comunità: si inizia a modulare il rientro a casa e sul territorio del soggetto, individuando anche in questo caso, un progetto di reinserimento personalizzato.

La fase di reinserimento In questa fase ci si muove su due binari paralleli e di pari importanza. Il primo è l’elaborazione a livello emotivo della separazione dalla comunità, dalle relazioni, dagli affetti e dagli spazi personali che il giovane ha costruito durante il periodo di residenza. Il secondo è l’attuazione di interventi che permettano al giovane di vivere all’esterno della comunità in modo soddisfacente per sé e adeguato alle proprie eventuali respon-

ho ricevuto il vostro invito per la celebrazione del ventennale della comunità, ne sono lusingato, ma impegni già presi non mi permetteranno di essere presente. Vorrei comunque approfittare di questo momento per dare una piccola testimonianza della mia vita. Come forse alcuni degli operatori sanno (Giuseppe, Filippo, ecc., siete ancora lì?) il mio percorso di recupero comunitario è, tutto sommato, stato breve ma intenso, anzi ricordo che il primo tentativo andò fallito dopo soli 40 giorni di permanenza in comunità mentre il secondo e ultimo durò circa 2 anni con pieno successo. Non vi nascondo che una volta uscito la tentazione di ricominciare c’è stata e se non l’ho fatto è anche perché i miei vecchi amici tossicodipendenti capirono la mia scelta rispettandola ed incoraggiandola. Naturalmente tutto questo non sarebbe comunque potuto succedere se la mia famiglia e nuovi amici conosciuti con il tempo non mi fossero sempre stati vicini. Nuovi amici che tuttora frequento insieme a mia moglie conosciuta proprio in quel gruppo ben 16 anni fa. Poi il passare del tempo ha fatto la sua parte, per alcun ami ho lavorato poi ho ricominciato gli studi lasciati alle superiori, mi sono quindi diplomato e dopo altri 6 anni di lavoro e 5 di studio mi sono anche laureato. Attualmente lavoro o per meglio dire collaboro con un Patronato svolgendo attività di CAAF ed attività sociale (pensioni, segretariato sociale, ecc.) non disdegnando nei limiti del possibile un po’ di volontariato presso un’associazione missionaria tolentinate. Il mio passato l’ho ormai lasciato allo spalle e solo le persone più vicine sanno qualcosa di quei tempi, mentre per tutti gli altri sono solo quello che vedono ora. Dico questo perché essere apprezzato o disprezzato solo per ciò che sei veramente, senza il più piccolo riferimento a quello che sei stato, è stato il traguardo più difficile ma nello stesso tempo più bello da me raggiunto. L’unico ma pesante fardello che mi porto e mi porterò sempre dietro è quella tremenda malattia che ormai tutti conoscono e di cui preferirei non parlare, se non per precisare che i rapporti interpersonali non sono mai stati compromessi dal “male”, anzi tanto per fare un esempio mia moglie è medico e già dal nostro primo incontro sapeva del mio problema. Questa lettera che vi giuro voleva essere molto più breve la dedico a tutti quelli che hanno tentato e ce l’hanno fatta, a tutti quelli che non ce l’hanno fatta e a tutti quelli che ci stanno ancora provando. Vi saluto e vi risparmio le frasi fatte (come forza, coraggio non mollate ecc.), tanto gli unici protagonisti della vostra vita siete voi tutto il resto può essere un mezzo, un aiuto. uno stimolo ma senza di voi non serve e non servirà mai a niente. Un abbraccio forte da parte mia e della mia famiglia a Don Vito e a tutti quelli che conosciamo se sono ancora con voi.

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CRONACA AMM 29 dicembre 2006 – La fine dell’anno è alle porte. Fervono in famiglia i preparativi per salutare il vecchio anno che tanti affanni porta via. E come meglio salutarlo se non rifacendosi alla secolare tradizione? Ma sì! Ecco pronto un oggetto di cui disfarsi, un oggetto da lanciare dal balcone, un oggetto simbolo del vecchio passato da relegare fra i ricordi, in soffitta o in cantina; ed ecco pronto per il nuovo anno un intimo nuovo, in pizzo o falso pizzo, poco importa, purchè innegabilmente rosso, per accogliere con entusiasmo ed un pizzico di speranza il futuro che avanza imperterrito ed irrefrenabile. Ed i preparativi fervono anche nella casa comune, il Palazzo di Città, che si prepara al Capodanno in Piazza, ma non solo… Mancano ancora due giorni al 2007 ma già sui manifesti affissi si preannuncia e si respira aria di nuovo: la convocazione di un Consiglio Comunale monotematico per mandare in soffitta lo Statuto Comunale vigente ed approvare la nuova Carta Costituzionale del Comune di Giovinazzo. Era ora!!! Per carità, tanto rispetto per il vecchio, canuto, ormai trentennale Statuto sottoposto esattamente un anno fa ad un semplice restyling normativo. Ma contro il tempo non c’è lifting o restyling che tengano e anche per il caro vecchio Statuto è scoccata l’ora, è arrivato il momento del declino, della soffitta, della cantina o, come più si addice ad un pezzo di storia, di essere riposto nell’Archivio storico Comunale a disposizione dei posteri. - Presidente Magarelli Lei è stato scelto dal Consiglio Comunale per presiedere la Commissione Affari Istituzionali che ha appena terminato i lavori di stesura del nuovo Statuto del Comune di Giovinazzo. Ci vuole illustrare brevemente l’importanza di tale documento, le novità apportate, le difficoltà incontrate e quant’altro meritevole di attenzione da parte dei nostri lettori? E’ una parola! Ci vorrebbe un inserto speciale per rispondere esaurientemente a questa sua complessa domanda, in ogni modo ci provo ugualmente. Dunque! Lo Statuto Comunale è la Carta Costituzionale della Città fatta di valori e regole determinanti per la vita sociale, politica ed amministrativa della comunità in cui viviamo; come tale, deve essere necessariamente posto al di sopra delle posizioni politiche e dei distinguo che appartengono all’esercizio delle prerogative di ciascun Consigliere Comunale. Ecco perché è stato unanimemente pensato, ideato, valutato e scritto da chi giornalmente vive la realtà della propria Città ed è chiamato a tradurre in atti fondamentali l’azione amministrativa della complessa macchina “Comune di Giovinazzo”. Lo Statuto non può essere appannaggio di ingegneri istituzionali, anche se, obbiettivamente, il conforto dei tecnici è necessario per la migliore definizione dell’articolato, ma non v’è dubbio che lo stesso deve essere espressione del cammino condiviso di una comunità che sente come propria la Carta Costituzionale del Comune in cui vive. Infatti il lavoro della Commissione non si è limitato ai pur inevitabili tecnicismi che la complessità della materia imponeva, ma ha spaziato sul vasto fronte dei valori, dei principi, dei diritti e delle finalità, suscitando un dibattito interno democratico, da alcuni definito ideologico, che ha rivalutato il “fare politica”, ha rivitalizzato le coscienze, ha riavvicinato il cittadino alle Istituzioni e lo ha reso partecipe e protagonista, pur nella differenza delle opinioni e delle scelte che contano. Non v’è dubbio che il sistema elettorale maggioritario ha portato con sé una personalizzazione della politica, che ha contribuito a sdoganare la leadership dai partiti, minando alla radice la coesione e la disciplina dei Gruppi Consiliari. La Commissione, dunque, ha pensato che quelle funzioni andavano recuperate, ripensate e ridistribuite all’interno del sistema della rappresentanza. Occorreva, pertanto, una sana dialettica tra i soggetti della rappresentanza ed un riequilibrio delle funzioni Amministrative, perché resta alto il rischio che il Consiglio sia depotenziato e che il Consigliere venga annullato nei suoi poteri di indirizzo, di proposta, di vigilanza e di controllo. Infatti, governare non è solo decidere; importante è la qualità dell’atto, il suo contenuto democratico, la coerenza tra i valori e gli obiettivi, la valutazione responsabile delle diverse opzioni che sono sottoposte alle decisioni. Questo è quanto di meglio la Commissione, che mi onoro aver presieduto, ha potuto e saputo sviluppare, ma ciò è stato possibile solo grazie alla serietà, alla intensità ed alla passionalità che quasi tutti i Commissari hanno posto nel realizzarlo. In particolare, ritengo che il contributo costruttivo dato, oltre che dalla maggioranza di governo, anche, soprattutto, da alcuni commissari di minoranza, prima fra tutti la collega Sara Achille, abbia permesso al nostro Comune di dotarsi di uno strumento che gli dà identità, missione, ed una condizione di efficacia nell’azione di rappresentanza. La conseguente e coerente responsabilità dimostrata in Aula Consiliare dalla collega Sara Achille, Saverio Daconto, Nicola Giangregorio e Francesco Dolciamore hanno poi consentito l’approvazione unanime dello Statuto, in contrapposizione alla totale, sciagurata, bieca irresponsabilità dimostrata dai Consiglieri

ANNO NUOV STATUTO NUO

Chi l’anno nuovo ben vuo cominciare, il nuovo Statuto approvare

STEMMA ORIGINALE. Decreto Capo del Governo, Benito Musso datato 28 novembre 1932, Roma. In chivio Storico del Comune Giovinazzo, falcone n.1, fasc.2, ca Amministrazione Autonomisti Sifo, Sciancalepore, Leone e del Consigliere disperso, perché girovago, Cortese i quali, insieme ed alla chetichella, hanno abbandonato l’Aula come tanti “arrubbaggallinne” colti con le mani nel sacco. Per la verità era assente anche il Consigliere Stufano Pasquale, ma, seppur impedito dal proprio partito a partecipare alle riunioni della Commissione a partire da Giugno 2006, sono certo abbia preferito godersi appieno le ferie natalizie. - Presidente Magarelli, quali sono le grandi novità poste all’interno del nuovo Statuto? L’attenzione dell’opinione pubblica e l’analisi puntuale delle aspettative della società civile ha costantemente accompagnato il lavoro della Commissione a cui, peraltro, sono pervenute dalle diverse componenti istituzionali, sociali, civili ed ecclesiastiche, in modo formale ed informale, proposte e suggerimenti che hanno contribuito a migliorare notevolmente la qualità del documento. Mi riferisco sostanzialmente ai principi ed ai valori ispiratori, quali presupposti fondamentali dell’azione amministrativa che, a cominciare dalla identità territoriale e dalle tradizioni culturali quali beni da valorizzare e da proteggere, vanno dalla democrazia, libertà ed uguaglianza alla promozione, tutela e rispetto della vita umana in tutte le sue fasi, dalla pace, solidarietà, sviluppo e benessere sociale alla tutela della famiglia fondata sul matrimonio, dalla promozione della cittadinanza Europea e dal rispetto delle minoranze linguistiche alla valorizzazione dei legami con i Giovinazzesi nel mondo, dalla tutela dei più deboli, dei diversamente abili, dell’infanzia, dei minori e degli anziani alla esaltazione del principio di pari opportunità tra uomo e donna. Relativamente all’aspetto amministrativo abbiamo introdotto un funzionale “Ufficio di Presidenza” con ruolo e funzioni innovative per il Comune di Giovinazzo; ed ancora una “Speciale Commissione Permanente sulla qualità dei servizi erogati”, una “Commissione Speciale per le pari opportunità”, oltre al servizio di Protezione Civile Locale, alcuni nuovi strumenti di tutela e garanzia del diritto del cittadino alla partecipazione attiva al procedimento amministrativo, all’accesso agli atti, alle strutture ed ai servizi, alle informazioni, all’azione sostitutiva, ai Referendum consultivi ed abrogativi, al nuovo Albo delle Associazioni, alle Consulte, alle Assemblee ed alle consultazioni dei cittadini. Naturalmente la Commissione è già al lavoro per approntare i Regolamenti attuativi di questo nuovo e complesso Statuto e vi posso anticipare che ne ha approntati subito due, il Regolamento interno del Consiglio Comunale ed il Regolamento dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio. - Presidente, vuole indirizzare un saluto particolare a qualcuno? Vorrei cogliere l’occasione per ringraziare tutti i Commissari che hanno partecipato alla stesura della Carta Costituzionale della nostra città ed in particolar modo la collega Sara Achille che con la sua

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MINISTRATIVA

VO OVO

ol o deve

o del olini, n ardi at.1, tenacia, la sua determinazione e capacità ha costantemente collaborato all’interno della Commissione ottenendo apprezzabilissimi risultati tradotti in una moltitudine di suggerimenti tutti recepiti ed approvati, i colleghi Angelo Depalma, Agostino Albrizio, Giuseppe Altieri e Nicola Dagostino per la qualità dei suggerimenti e per il supporto tecnico e politico, il giovane esperto esterno Giulio Calvani che ha curato brillantemente l’aspetto giuridico dello Statuto con l’amico Pasquale Tempesta, la segretaria della Commissione Nicoletta Girgenti per l’impegno, il supporto tecnico, la serietà e la competenza dimostrata, i Presidenti delle due Consulte cittadine, la Presidente della Pro-loco, dell’Associazione dell’Arma Aeronautica per l’apporto dato ed infine il Presidente del Consiglio Nicola Massari ed il Sindaco Antonello Natalicchio per l’azione di stimolo e di sostegno che hanno voluto riservarci. Un saluto particolare voglio indirizzarlo ai candidati sindaci che si stanno accingendo ad affrontare l’imminente campagna elettorale augurando loro che vinca il migliore, il più bello, il più simpatico, il più audace, il più bravo, il più onesto, il più coraggioso, il più determinato, il più capace, il più e non il meno e neanche il per o il diviso. Io l’ho già individuato, e voi? - Consigliere Altieri Lei è componente della Commissione Affari Istituzionali. In Consiglio Comunale si è verificato l’abbandono dell’aula da parte dei Socialisti Autonomisti e dell’indipendente Cortese. Dopo ” l’onore al merito” espresso dal Giaguaro, possiamo conoscere il Toro pensiero? Sinceramente è successo di tutto e di più. I colleghi Pietro Sifo e Michele Cortese hanno partecipato ai lavori della commissione, percependo anche l’indennità prevista, ma oggi, invece di approvare il documento su cui è scritto anche il loro nome, sollevano tanti falsi problemi che niente hanno a che fare con lo Statuto. Devo pensare che in Commissione siano venuti a prenderci in giro e che gli argomenti portati in aula siano stati un pretesto finalizzato solo a strumentalizzare politicamente l’approvazione di un documento che niente ha di politico. Con la stessa intensità con cui stigmatizzo il comportamento dei commissari Sifo e Cortese, oltre che dei consiglieri Leone e Sciancalepore, sento il dovere istituzionale di ringraziare principalmente il Commissario di Alleanza Nazionale, la signora Sara Achille, che ha dimostrato senso di responsabilità, rimanendo in aula. In Consiglio, dopo 5 anni di scontri politici, ho chiesto addirittura che fosse rivolto a lei un applauso. Come espresso dal presidente Magarelli, è da apprezzare il comportamento del gruppo di A.N. in Consiglio e di Sara Achille in Commissione, un comportamento eccellente sotto il profilo di persone, consiglieri, concittadini, amici e colleghi intellettualmente corretti.

- Consigliere De Palma Un pensiero su questa esperienza quale Commissario della Commissione Affari Istituzionali. Riconoscevo già in Commissione, e l’ho ribadito in Consiglio, che il lavoro è stato svolto in un clima di perfetta sintonia. Sono emerse tutte le identità, ma tutte, nella loro diversità, hanno arricchito il testo del nuovo Statuto, con un contributo che a mio giudizio ha richiamato molto quello che è accaduto all’epoca della Costituzione, allorquando anime diverse hanno dato vita alla legge fondamentale del nostro Stato. L’auspicio è che questo Statuto sia veramente una carta di identità di questo Comune e ispiri, con i valori che in esso vengono ribaditi, l’azione nostra e quella delle future amministrazioni. - Consigliere Achille circola voce piuttosto insistente che la sua presenza in aula ha garantito al sindaco Natalicchio il numero legale necessario per l’approvazione dello Statuto. Come mai, dopo cinque anni di tenace ed intransigente opposizione, alcune volte culminata con l’abbandono dell’aula, il gruppo consiliare di Alleanza Nazionale ha fortemente voluto l’approvazione dello Statuto? Tutto merito del Natale che rende buoni anche i nostri cari politiconi? Direi, solo merito del Natale che dopo cinque anni ha regalato non a me, ma ad Alleanza Nazionale e al suo gruppo consiliare manifestazioni di stima da parte della maggioranza, anche se riteniamo che i ringraziamenti, seppur sinceri e graditi, non siano dovuti. Il nostro è stato il comportamento coerente di consiglieri comunali rispettosi del proprio ruolo istituzionale; personalmente, avendo partecipato ai lavori della Commissione in rappresentanza di A.N., ho sentito il dovere istituzionale, non solo di assicurare al Consiglio il voto favorevole, ma di garantire un andamento tale del Consiglio che portasse alla approvazione dello Statuto in prima battuta. E’ noto che in Commissione abbiamo avuto momenti di leggera tensione, tensione naturale quando c’è dialettico e serio confronto, ma è proprio dal confronto che sono poi emerse le soluzioni ottimali condivise perchè l’articolato risultasse estremamente positivo. Ed alla maggioranza va un ringraziamento, non solo doveroso, da parte mia e del consigliere Daconto, per la disponibilità dimostrata in Commissione e in Consiglio nell’accogliere positivamente il nostro modesto contributo e le nostre proposte sui valori caratterizzanti la nostra comunità: la difesa della vita umana in tutte le sue fasi, la tutela della famiglia fondata sul matrimonio, la pace quale valore imprescindibile dalla libertà, la promozione dei valori storici e civili in memoria dei concittadini caduti nell’adempimento del proprio dovere. Pur con i naturali distinguo per scelte politicamente non condivisibili da parte del gruppo consiliare di A.N., con onestà intellettuale un sincero riconoscimento va rivolto al Presidente della Commissione, Leo Magarelli; il suo impegno, la competenza dimostrata e le sue capacità di mediazione hanno consentito un serio, equilibrato e proficuo dibattito, oltre che la stesura, in tempi rapidi, di un articolato così completo, chiaro e preciso nei contenuti. La Commissione ha avuto, anche, il suo asso nella manica: la Segretaria, Nicoletta Girgenti, donna di grandi capacità umane e non solo professionali. Ciao, Nicoletta. A te va il nostro affettuoso “Grazie di cuore”. Per quanto riguarda il vociferar di piazza, ci tengo solo a ricordare quante battaglie politiche Alleanza Nazionale ha sostenuto in cinque anni, ed il più delle volte anche da sola. Era nostro dovere controllare, come opposizione, l’operato dell’amministrazione, ravvisando e denunciando irregolarità con cognizione di causa e mai per partito preso o per insulsa e gretta strumentalizzazione politica. Come poter dimenticare l’annullamento, un anno fa, della delibera di adeguamento normativo dello stesso Statuto Comunale a fronte di irregolarità da noi puntualmente rilevate e denunciate anche al Prefetto di Bari? Vorrei anche ricordare ai giovinazzesi che, in quanto a coerenza, i Socialisti Autonomisti non possono vantarne; non meno di qualche mese fa, in occasione del rinnovo del Collegio dei Revisori dei Conti, quel gruppo consiliare, pur di garantirsi una poltrona, ha fatto ricorso ai voti della maggioranza da cui dice di aver preso le distanze. Ma siamo seri! La cultura delle poltrone e della irresponsabilità politica non ci appartiene. Siamo sempre stati coerenti e lo saremo fino in fondo, a differenza degli alternativi e di qualche indipendente che, pur avendo contribuito alla stesura dello Statuto, in Consiglio Comunale hanno anteposto la battaglia politica al senso di responsabilità istituzionale, quale l’approvazione di un atto non politico, non ideologizzato, non garante degli interessi del singolo o dei pochi eletti, ma solo garante degli interessi sociali, morali, civili, economici della nostra città e di noi cittadini tutti.

FRENGO E STOP 13


ILCONTRAPPUNTO Le baruffe…chiozzotte

DELL’ALFIERE

Di bufala in bufala Il Presidente del Consiglio Prodi e i ministri del suo gabinetto non avevano ancora digerito le mozzarelle di bufala gustate all’inutile e assai dispendioso, per le tasche tartassate dei contribuenti, vertice di Caserta, che ecco irrompere la questione dell’allargamento della base americana di Vicenza. La sinistra estrema e governativa alza le barricate per impedire il rafforzamento della presenza militare americana nella città veneta. I ministri rappresentanti di rifondazione comunista, verdi e comunisti italiani, dopo aver gustato il prodotto delle ormai famose bufale casertane nei saloni della reggia che fu dei Re di Napoli, chiedono a gran voce un vertice per ridiscutere la decisione presa dal consiglio dei ministri di cui fanno loro stessi parte. Ma siamo su “Scherzi a parte”? Ma in quali mani il popolo italiano ha consegnato il governo della Nazione? Ma al vertice, nella Reggia vanvitelliana, di cosa hanno parlato? Oltre alla spesa enorme a carico dello Stato, qual è stato il risultato tangibile, visto che a pochi giorni sono nuovamente deflagrate le divisioni interne alla maggioranza di centro sinistra? Cortei dei soliti disobbedienti, no global, appartenenti ai centri sociali con consueta esposizione di bandiere arcobaleno e bandiere rosse per le strade della città veneta per dire no al potenziamento della base americana. Non posso prevedere l’esisto di questa nuova lite nella coalizione governativa. Posso solo constatare che alla fine il poderoso collante delle poltrone, del potere, dei lampeggianti delle auto blu, e mettiamoci anche il ricordo delle ore passate sotto le volte della reggia di Caserta che hanno visto ben altre figure di governanti, indurranno i vari Diliberto, Pecoraro Scanio, Cento e compagnucci vari a rinfoderare la polemica. Troveranno un compromesso che, per autodefinizione a sinistra, è sempre alto e tireranno a campare. Magari i cattivi americani si allargheranno un po’ meno. Magari i nostri militari torneranno prima dall’Afghanistan. Magari taglieranno ancora il bilancio della Difesa così sarà impossibile mantenere a livello di efficienza le Forze Armate e, con buona pace dei colleghi che votano a sinistra, diventeremo inutili. E così andrà anche per le altre numerose questioni irrisolte. Il tutto al cospetto di un centro destra incapace di proporsi come un’unica forza di opposizione e anch’esso vittima di personalismi, ambizioni non suffragate dal consenso e desiderio

sfatti. I segretari cittadini del centro destra sono al lavoro per la preparazione delle liste. Con dieci simboli dovrebbero essere ben duecento candidati a favore di Michele Palmiotto. Un esercito. Ma la strada verso le elezioni è ancora lunga, molto lunga. Fino a maggio potrà accadere di tutto.

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di potere a qualsiasi costo. Come leggere altrimenti i distinguo degli ex democristiani dell’UDC che aprono al centro sinistra un giorno sì e l’altro pure, candidandosi a sostituire l’estrema sinistra? La Lega, che vuole smarcarsi dal centro destra, fedele al solo disegno dell’autonomia continua a dialogare con alcuni esponenti della maggioranza; e l’ex ministro degli esteri Fini, che vuole rendere sempre più sbiadita la collocazione a destra del suo partito, proprio nel suo partito si comporta da duce sollevando dagli incarichi i dirigenti non addomesticati e addomesticabili. Sono sollevato alla vista di questo panorama. Ed anche a livello locale…… Ecco il candidato del centro destra irrompere sulla scena con la presentazione di domenica 14 gennaio. Corro anch’io. Tanta bella gente, donne e uomini di centro destra e qualche deluso di sinistra. A presentare il candidato, con simpatie socialiste ma oggi di Forza Italia, un uomo di sinistra che tiene a ribadire la sua collocazione ma allo stesso tempo la sua delusione per l’attuale governo cittadino. Ecco spiegata la soddisfazione dipinta sul volto del senatore Azzollini. Anche lui ha fatto quel percorso, da sinistra a destra… a destra? Insomma nel centrodestra si pensa che per poter vincere si debba pescare necessariamente a… sinistra? E con quale risultato? Quello di non lasciare mai spazio alla crescita di una propria classe dirigente. “Vincere e poi si vedrà” sembra essere il motto della coalizione. Applausi, discorsi di circostanza, sorrisi, promesse di giorni radiosi. Tutti soddi-

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portuno neanche di salutare. Perchè noi se suoniamo alla porta è che giustamente vogliamo entrare per chiedere degli atti. Lui invece ha fatto finta di non guardarmi e neanche di salutarmi. Perciò si deve mangiare le parole dicendo che io non ho salutato lui, è soltanto questione di bambinate queste qua. Presidente: Grazie Consigliere. Per motivi personali risponde il Sindaco.

La scena si svolge nell’aula consiliare del Palazzo di Città. Testi: liberi pensieri, libera improvvisazione, libera interpretazione Sindaco: Solo per dire, Consigliere Attori protagonisti: Sindaco, Sciancalepore, perchè io sono molAntonello Natalicchio (Difesa) to dispiaciuto che lei si sia alzato wind, omnitel, quello che vuoi… Consigliere Sciancalepore: Pubblica Sindaco: Quindi posso telefonare su un cellulare mentre io parlavo. Lei non mi dice buongiorno quando viene a bussare alla mia qualsiasi, i suoi funzionano tutti, tutti e tre. Sono porta, e si apre la mia porta, si alza quando accusa ancora tre o sono diventati quattro? Presidente: Allora, ha chiesto prima il Sindaco e poi Sciancalepore… Consigliere Sciancalepore: Il Sindaco deve parlare seduto. Presidente: E perchè? Consigliere Sciancalepore: E perchè sempre così ha fatto. Ha sempre parlato seduto. Sindaco: Sciancalepore, tu ce l’hai con me, Sciancalepore. E perchè? Ma perchè ce l’hai con me, Sciancalepore!!! Consigliere Sciancalepore: Innanzitutto si salutano le persone. Perchè da un po’ di tempo a questa parte stai mancando il saluto anche per delle persone che ti hanno sostenuto per tre anni in questa amministrazione. Io sono venuto vicino alla tua stanza, a 50 cm. Dalla tua stanza, lei (ndr. lei chi? Lei tu o lei l’altra?) ha fatto finta di non guardare, e tanto meno non mi ha neanche salutato. Pertanto questa è maleducazione da parte sua nei confronti di un consigliere di questa amministrazione. Sindaco: Sciancalepore, a casa mia, mia madre ci teneva abbastanza per questa cose. Faceva volare anche ceffoni, mi hanno insegnato che quando uno entra in una stanza abitata saluta. A me non sembra che lei l’ha o abbia salutato quando è entrato nella mia stanza. Io anziché rimproverarla per questa sua assoluta cafonaggine, mi sono limitato a far finta di non accorgermi della sua cafonaggine. Adesso lei mi rimprovera perchè io non l’ho salutata. Ma io da domani le telefono la mattina a casa e le auguro buongiorno… Va bene? Dalle 7 in poi io le augurerò buongiorno. Ma su quale cellulare devo telefonarle per trovare la linea libera dei tre? Consigliere Sciancalepore: Non ci sono problemi, le reti qui a Giovinazzo coprono tutto,

Consigliere Sciancalepore: Io ho un solo cellulare, quello della Tim. Quella sera ne portai quattro per far capire al Consigliere Magarelli che qui a Giovinazzo le reti sono tutte coperte e allineate. Sindaco: Quindi stava facendo un esperimento in nostro danno, quindi lei attirava i raggi ultravioletti delle antenne. Lei li attirava in questa sala per fare danno alla nostra salute? Per favore, vuole ripetere al microfono quello che ha detto? Cioè lei ha attentato alla nostra salute quella sera? Io non vorrei che questa discussione, per il suo tenore, lasciasse cadere un elemento che mi sembra invece importante. [omissis…] Consigliere Sciancalepore: Un attimo. Io penso che questa discussione la chiudiamo in questa maniera, cioè non c’è bisogno di replicare sempre di più di quello che si sta dicendo. Il Sindaco dice che ultimamente io me la prendo sempre con lui, ma non è vero niente. Il problema è che il Sindaco deve sapere che in questa amministrazione i consiglieri comunali abbiano almeno il rispetto di essere salutati, e non che io non ho salutato lui, lui non ha salutato me. Non è vero niente, perchè io quando ho suonato nella sua porta, si è aperta la porta e lei ha subito messo in discussione un problema con un’altra persona. Non ha dato neanche il tempo né di guardare in faccia chi stava dietro la porta, e tanto meno non ha ritenuto op-

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io parlo e esce via, va fuori. Io francamente, diciamo, comincio a avere una specie di complesso, lei mi fa molto male, Consigliere Sciancalepore, con questo suo atteggiamento, io soffro. E questa mia sofferenza me la farò certificare da uno psicologo, perchè lei mi sta procurando un danno notevole a livello psicologico con questo suo atteggiamento. Perchè io come tutti gli esseri umani ho bisogno di essere amato e il suo odio mi getta nello sconforto. [omissis…] Presidente: Il Sindaco ha ancora un… Sindaco: Consigliere Sciancalepore, buona serata, le auguro buona serata e voglia augurare da parte mia buona serata anche ai suoi colleghi che hanno abbandonato l’aula. E si abbia anche i miei auguri di buon anno. Anche ai suoi colleghi che sono andati via.

FRENGO E STOP


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Nome: Beppe Cognome: Decandia Soprannome: Lo ignoro. Forse la domanda va rivolta ai miei amici e forse, se c’è, sarebbe irripetibile. Età: 39 anni Professione: Sono avvocato e lavoro presso l’Avvocatura del Comune di Andria. Partito di appartenenza: Non ho tessere di partito. Esperienze politiche: Ho maturato la mia sensibilità politica e culturale in modo autonomo, non facendo mancare il mio fattivo contributo, quando richiesto e quando ho reputato che esistessero le condizioni per un mio impegno diretto, come è avvenuto nella vicenda della candidatura a sindaco. In ogni caso, ho sempre esercitato la mia “sovranità” valutativa e decisionale. Esperienze amministrative: Ho vissuto due esperienze amministrative, brevi, ma intense. Nella prima sono stato assessore, con delega al bilancio, nella Giunta Illuzzi nel 1999. Rassegnai le dimissioni in coincidenza con il famoso “ribaltone”. La seconda esperienza amministrativa l’ho vissuta come assessore ai lavori pubblici per pochi giorni. Le logiche e gli interessi di parte, come anche i veti incrociati impedirono la mia permanenza. Percepii netta la sensazione che non si voleva alterare gli equilibri raggiunti e consolidatisi in quella materia così delicata e importante. Ricordo a me stesso che fino ad allora la delega era stata mantenuta dall’attuale Sindaco. Ho vissuto quindi in prima persona due momenti cruciali (e mi permetto di dire non proprio esaltanti) della recente storia politica e amministrativa del centrosinistra giovinazzese. Il centro sinistra presenta un candidato sindaco alternativo allo stesso centro sinistra. A cosa si deve tanta abbondanza? Parlare di centro-sinistra rispetto ad una coalizione che ha i suoi referenti nei Ds, nella Margherita e nella formazione del Consigliere Magarelli, mi pare forse troppo! Il sottoscritto e le forze politiche che lo sostengono, in primo luogo, vogliono essere programmaticamente alternativi al centro-destra giovinazzese. Al contempo vogliono essere programmaticamente alternativi all’Amministrazione uscente e al suo agglomerato di partiti e liste e dire ai Giovinazzesi che esiste un centro-sinistra capace di accettare (e vincere) la sfida di una amministrazione della cosa pubblica seria, competente e responsabile, ma soprattutto non staccata dagli interessi dei cittadini. Centro sinistra: Divorzio, separazione legale, separazione consensuale o semplicemente separati in casa? Mi pare di poter dire che nessuna delle fattispecie citate si attagli al nostro caso. Vogliamo rigenerare il centro-sinistra giovinazzese con un nuovo ceto dirigente, con un nuovo e credibile programma amministrativo, con una nuova etica personale e di coalizione, ma soprattutto vogliamo dare un taglio netto a quelle perverse logiche di asservimento ad interessi di parte che ci sembra abbiano preso il sopravvento, trasformando l’Amministrazione in carica in una amministrazione arrogantemente autoreferenziale, del tutto sorda agli interessi reali dei cittadini, in nome di una malintesa governabilità. E’ vero che vive sano chi dagli avvocati sta lontano? La categoria degli avvocati non mi sembra più “pericolosa” di altre, come, ad esempio quella dei commercialisti … Giovinazzo ha più avvocati o clienti? Credo di poter dire che la conflittualità degli interessi, che giustifica le due categorie, a Giovinazzo sia adeguata alle sue condizioni sociali ed economiche. E sconta pure gli effetti di una presenza della Pubblica Amministrazione percepita come “datrice” di benefici e quindi non contestabile. Penso sia questa la ragione per cui incredibilmente gli atti amministrativi relativi al c.d. piano delle antenne non sono stati gravati! Divide et impera: non credi che il proverbiale motto possa far gola al centrodestra? Penso sia davvero il caso che il centro-destra giovinazzese non gongoli per questo scenario e che impegni le sue energie nella direzione del consolidamento e del compattamento tra le forze che lo compongono. In sintesi, è bene che guardi a casa propria. In ogni caso, non dimentico che a dividere il centrosinistra giovinazzese non è stato il centrodestra, ma il Sindaco e il suo milieu e le loro logiche e i loro comportamenti. Per la prima volta il centrodestra ha battuto sul tempo il centro sinistra, ufficializzando non in zona cesarini il nome del suo candidato. A cosa si deve tanto zelo? Lo si deve al fatto che, forse, hanno messo a frutto le esperienze pregresse, non proprio esaltanti. Ma credo che la domanda dovrebbe porla a loro. Cosa ne capiranno gli elettori di sinistra?

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L’INTER

Voilà, Voilà, il il candid candid sinistra sinistra al a

AMMINISTRATIVE 2007. PROSEGUE IL NOS

NELL’INCANDESCENTE VORTICE DEI CAND

SINDACO. ANCORA UN EVEN ED È IL SECONDO. IL CENTRO SINISTRA UFF POLTRONA DI

NOME DEL CANDIDATO SINDACO ALTERNATIVO

S INDAC NATALICCHIO. RISPONDE AL NOME DI BEPP LA PRESENTAZIONE È D’OBBLIGO! AL

CENTRO

SINISTRA

DEL

Guardi, gli elettori di sinistra, e non solo, hanno capito da tempo che l’esperienza politica e amministrativa del Sindaco Natalicchio era destinata all’insuccesso. E le vicissitudini politiche della coalizione, nonché quelle amministrative hanno semplicemente esplicitato e giustificato questo sentire. A questa consapevolezza, con la nostra iniziativa vogliamo dare delle risposte. Abbiamo l’obbligo di provarci. Vogliamo dire ai Giovinazzesi che la terapia Natalicchio non è l’unica, necessaria e che sono disponibili altre terapie, ben più efficaci. Cosa è rimasto di sinistra a Palazzo di Città? Lo diranno i Giovinazzesi con il loro, imminente voto. Ma temo molto poco. Cosa è rimasto di destra a Palazzo di Città? Forse è il caso di chiedersi cos’altro di destra non abbia ancora trovato dimora sicura nel Palazzo di Città. Quanto conta il centro a Palazzo di Città? Conta, direi, in maniera decisiva, posto che l’attuale Amministrazione poggia sulla lista Magarelli e sulla Margherita. Cosa è rimasto del tuo ex compagno Antonello al Palazzo di Città? Lascia una eredità pesante. Lascia le antenne installate, vero e proprio monumento-simbolo del suo amministrare. Lascia nodi irrisolti come l’inguardabile (a dir poco) piano delle antenne, una inesistente politica per la casa, una inesistente politica a supporto dell’artigianato e delle piccola e piccolissima impresa. E temo, purtroppo, che l’elenco sia lungo. Ma mi permetto di fare notare che lascia anche una ritrovata attenzione dei giovinazzesi verso l’amministrazione e le sue decisioni, come la c.d. vicenda delle antenne lascia chiaramente intendere. Con tale vicenda i giovinazzesi declinano e reclamano un’attenzione ai loro interessi del tutto nuova e sconosciuta per gli standards politici consolidati e naturalmente spiazzante per chi li ha sempre percepiti come indifferenti, o peggio, apatici. Insomma, vogliono partecipare attivamente e una sinistra sorda e cieca verso tale esigenza è una sinistra che nega la sua ragione storica, culturale e politica. Quante volte ti sei chiesto «Destra… Sinistra…. Centro». Ed io che c’entro? Sono etichette che esprimono diverse sensibilità culturali, sociali e politiche. Possiamo anche giudicarle storicamente superate, ma non vedo in giro altre etichette capaci di ridurre ad unum le diverse sensibilità, che invece sono presenti e tumultuosamente in divenire. Si possono svolgere processi in televisione? Non vedo controindicazioni, del resto il problema dello strepitus fori è connesso alla vicenda trattata in aula e alla morbosità che può suscitare presso la collettività.


RVISTA

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STRO VIAGGIO

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NTO STORICO,

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O DA OPPORRE

O

USCENTE

PE DECANDIA.

Taormina difendeva Priebke. Tu invece? Posto che il diritto di difesa è costituzionalizzato e che quindi anche Priebke andava difeso, tu cosa? Annamaria Franzoni è innocente? Non posso dirlo perché non conosco gli atti processuali. Se investo un animale politico che mi ha danneggiato in modo serio l’auto posso chiedere i danni? La vicenda richiama il fenomeno del c.d. randagismo, per il quale vi sono soggetti ben noti che sono responsabili e sanzionabili. Sempre politicamente ed elettoralmente si intende. Beppe Decandia: un candidato della società civile o espressione politica di un partito? Preferisco dichiararmi espressione di una sensibilità culturale e politica, che è quella del socialismo liberale. Rispetto ad un candidato espressione della politica, di quali maggiori capacità amministrative è detentore un candidato della società civile? Un candidato mette in gioco le sue competenze, la sua professionalità, la sua identità, la sua sensibilità, il suo sentire, la sua personalità, e quindi anche le sue capacità. Tutto ciò è presente a prescindere dalla sua provenienza. Le esperienze pregresse gli sono senz’altro utili, ma a condizione che non dimentichi mai di essere interprete di interessi collettivi, di dover agire nel rispetto della legalità e di avere una progettualità politica sana. Parliamo in particolare di Giovinazzo. Non ritiene che una mancanza di esperienza politica possa essere un boccone prelibato per i tanti “ghiottoni” della politica locale? Se qualcuno ritiene che io sia fesso o addomesticabile o strumentalizzabile o non mi conosce affatto oppure parla per presunzione. In entrambi i casi sbaglia! Ma sono consapevole che vi sono quelli che la sanno sempre più lunga di altri, e li lascio crogiolare nelle loro granitiche certezze. Beppe Decandia: un nome dal valore aggiunto? Mi sforzerò di rendere in modo pieno la novità della mia candidatura all’elettorato. Troppi ingegneri, costruttori e politici di casa hanno non meno di 120cm di circonferenza di epa. Perché gli avvocati sono delle vere acciughe? Io sto bene nel mio corpo robusto. Metto il zippo al campanello nella notte a chi mi sta antipatico: cosa rischio?

Ritengo una lunga sfilza di improperi, e, se riconosciuto, qualcosa di rilevante anche sul piano penale. Ti hanno mai messo il zippo al campanello? No. Fra tanti nomi “parlanti” che circolavano la pallina della roulette si è fermata sulla sua casella. Un caso o un lancio programmato a tavolino? Lo considero l’esito naturale di un processo di assunzione di consapevolezza e di responsabilità da parte dei proponenti. Quali forze politiche pensi di aggregare sotto il tuo nome? Tutte coloro che condivideranno il progetto politico e amministrativo che trova la sua espressione nel patto di azione politica che è stato sottoscritto e nell’annesso programma politico. Un vero pugno nello stomaco. Aldilà dei partiti storici, vogliamo fare i nomi di “alcuni politici” storici locali che tiferanno per Beppe Decandia Sindaco? Sono interessato al tifo dei cittadini e non sono interessato al tifo dei boiardi (finti o reali che siano) dei voti e delle tessere. Circola voce che la corsa alla poltrona sarà al vetriolo. In che senso? Voglio una campagna elettorale serena e corretta, in cui si discuta delle cose fatte e di quelle da farsi. Le asprezze dialettiche vanno messe in conto. Ma tutto deve svolgersi in modo sereno e corretto e mi farò garante di ciò. E denuncerò tutte le condotte che andranno in direzione opposta. La logica vorrebbe Natalicchio, Sindaco uscente, ricandidato. Il Beppe pensiero? E’ un tema che non mi appassiona punto. Circola voce che Natalicchio ancora non crede alla tua candidatura. Come mai? Non è un mio problema. Ma farebbe bene a ricredersi, lo dico nel suo interesse. Che cos’è l’anatra zoppa? E’ quella situazione elettorale che apre le porte del commissariamento. Ed è una sconfitta per i Giovinazzesi. Qual è la posizione legale per fare l’amore? Tutte quelle che pratico. Qual è la posizione più illegale per fare l’amore? Perché ve ne sono? Qual è la posizione di cui all’artico 3 comma 1 del kamasutra? Grandiosa vero? Il tuo predecessore, Antonello Natalicchio, nel 2002 ha vinto per il consistente numero di voti disgiunti. Per essere più chiari, alcuni elettori del centrodestra hanno preferito votare Natalicchio come Sindaco. Pensi che questa volta la vittima del voto disgiunto possa essere Natalicchio? Chi di spada ferisce, di spada perisce. Uno scrittore? Ne indico due: Leonardo Sciascia e Luciano Canfora. Un giornalista? Ne indico due: Enzo Biagi e il compianto Luigi Pintor. Un magistrato? Tutti coloro che, silenziosamente e con professionalità, garantiscono quotidianamente l’operatività dello stato di diritto. Un quotidiano che non sia il Sole 24 ore? Corriere della sera. Hai mai sfogliato una copia de Le Ore? Certo. Qual è la differenza tra il Sole 24 ore e Le Ore? Sono espressioni diverse della creatività umana. Quante volte hai consultato la Gazzetta ufficiale con rimandi interminabili e defatiganti? Per motivi professionali lo devo fare periodicamente. E devo ammettere che il legislatore è notevolmente peggiorato. Anche gli avvocati come i commercialisti hanno un’anima? E perché no, non siamo mica tutti uguali. Perché tanti avvocati non hanno la fama di essere obiettori di coscienza? Diciamo che la categoria nel suo complesso non fa nulla per migliorare la sua immagine. Sistema elettorale: doppio turno. Immaginiamo lo scenario dell’eventuale ballottaggio. Tre le ipotesi: 1. Superano il primo turno Decandia e Natalicchio. A chi andranno i voti del centrodestra? 2. Superano il primo turno Decandia e Palmiotto. A chi andranno i voti del centro sinistra?

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3. Superano il primo turno Palmiotto e Natalicchio. A chi andranno i voti degli alternativi? Rispondo per me e la mia coalizione. Nel caso di ballottaggio non possiamo proprio fare confluire i nostri voti sull’uno o sull’altro avversario, perché tali sono per noi, e noi alternativi a loro. Chi spera in un inciucio è bene che abbandoni ogni speranza. Immaginiamo il futuro scenario in Consiglio Comunale. Decandia / Natalicchio - Natalicchio / Decandia. Uno Sindaco, l’altro consigliere comunale di opposizione. Tornerete ad essere tutti…una grande famiglia? Noi agiremo sempre in modo fermo e responsabile. E aggiungo costruttivo (non inciucista, si badi) sui temi che interessano l’intera comunità giovinazzese. Ricomporre l’unità del centro-sinistra è possibile (ed auspicabile) ma a determinate e limpide condizioni, che non possono essere certamente quelle che sono attualmente presenti. Faccio il bucato a mano e lo distendo d’inverno fuori al balcone bagnando le robe appena asciugate dell’inquilino del piano inferiore e colpendo tutti i pedoni con i goccioloni fin dentro la canottiera. Hanno sbagliato gli altri a non accorgersi del pericolo? No, hai sbagliato tu perché lo sciorinamento dei panni è regolato dettagliatamente dal Regolamento comunale della Polizia Municipale. E mi pare che con il tuo comportamento lo violi. Dopo le braciole domenicali mi concedo una sigaretta fuori al balcone aspettando il passante di turno con cui ho avuto alterchi per colpirlo in testa. Faccio bene? Malissimo direi. E’ legale pulire la ramazza strofinandola contro la ringhiera anche se si intossica di polvere il vicinato? Direi proprio di no! Le multe degli angeli azzurri del traffico di Giovinazzo per chi non ha affisso il grattino, possono essere impugnate? Sì, perché la Corte di Cassazione (Sezioni Unite Civili), con una recentissima sentenza (del 9 gennaio 2007) ha annullato delle multe perché nelle delibere istitutive di zone blu non avevano espressamente previsto, nel contempo, nelle immediate adiacenze dei parcheggi liberi, in violazione dell’art. 7, comma 8 Cds. . E mi pare che sia tale la situazione giovinazzese. Cosa pensi dei fantastici Sexy Show e dei promo delle innumerevoli Hot Line delle emittenti private? Il tema mi è del tutto indifferente. Ce l’hai un pensierino per Riccardo Schicchi che più di Prodi con la Finaziaria ha svuotato i portafogli di tanti guardiani, depressi, uomini soli? Mi è del tutto indifferente. Quanto spenderai in campagna elettorale? Poco, molto poco. Noi siamo dei poveracci. Chi finanzierà la tua campagna elettorale? Effettueremo una raccolta di fondi presso i cittadini, trasparente e che sarà resa pubblica nelle forme di legge.

Ci farai vedere i buoni per fare la spesa? Il mercimonio è contrario al mio sentire. Quindi, da me non avrete né buoni spesa, né buoni benzina, né altre diavolerie che integrano il voto di scambio. Inoltre, denuncerò alle competenti autorità ogni attività di tale fatta. Il voto di scambio è un reato, per chi non lo sapesse. Se diventassi sindaco diresti: «finalmente è arrivato il momento di fare politica per qualcuno o contro qualcuno»? Per i cittadini, solo e soltanto per i cittadini. La costruzione di fabbricati ed opere edilizie è legata al diritto di proprietà. Ma in paese c’è chi abusa della facoltà di edificare senza le giuste autorizzazioni? Il fenomeno dell’abusivismo edilizio è una delle piaghe che l’Amministrazione Natalicchio ha lasciato colpevolmente “prosperare”. Bisogna ristabilire la legalità anche in tale ambito. Perché i giovinazzesi dovrebbero votare Beppe e non Michele o Antonello? Perché possono contare su un attento ed informato conoscitore dell’Amministrazione Comunale, sia come organizzazione, sia per le attività che svolge. E perché ha un progetto della città, credibile e fattibile. «Costruiamo la città che vogliamo, costruiamola insieme» - Antonello dixit. Quale sarà il tuo slogan vincente invece? Cittadini giovinazzesi, riprendiamoci la sovranità perduta. Noi con Voi e Voi con Noi per il cambiamento della città. Immaginiamo di disegnare il futuro di Giovinazzo con Beppe Decandia sindaco. Quale quadretto d’autore verrebbe fuori? L’affresco del Buon Governo di Ambrogio Lorenzetti che si trova a Siena, nella Sala dei Nove di Palazzo Pubblico. Dove verrebbero disegnate per te le antenne della discordia? Semplicemente, non verrebbero disegnate. Se fossi un kamikaze ti scaglieresti contro le torri-faro di prossima costruzione? Opto per le vie democratiche e legali, sai deformazione professionale. E poi non mi chiamo Giangiacomo Feltrinelli. Se dovessi racchiudere in soli tre punti l’intero programma elettorale a cosa daresti la priorità? Primo punto: seria e responsabile politica per la casa; Secondo punto: sviluppo economico della città; Terzo punto: tutela e valorizzazione dell’ambiente e del territorio. Parliamo di assessori. Preferiresti una squadra di tecnici o di politici? Voglio una squadra di persone competenti, serie e responsabili. Non devono essere assessori solo perché hanno preso voti e devono essere ricompensati. Ci vuole altro. Molfetta città delle belle donne, Giovinazzo città degli avvocati delle cause perse? No, caro amico, Giovinazzo non è affatto una causa persa e merita di essere patrocinata! Ce l’hai un messaggio forte di sinistra senza chiamare in causa i fascisti, i post fascisti, Berlusconi, Fini ed il tuo ex compagno Antonello? Voglio legalità, partecipazione attiva e trasparenza.

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LA CRONACA NERA GIOVINAZZO RESTA OASI TRANQUILLA Tragica conclusione per la rapina del 30 dicembre, positivo invece l’epilogo dell’omicidio Morea. Torna la serenità nella cittadina L’attività indefettibile dei nostri Carabinieri continua nel nuovo anno. E con risultati positivi. Gli omicidi, si sa, destano scompiglio e timori. A Giovinazzo però non sono e non saranno mai collegati alla delinquenza associata o di tipo mafioso. Non esiste nella nostra cittadina la mafia né tanto meno atteggiamenti e posizioni di tale portata. Esenzione assoluta quindi per classe politica, imprenditoriale e delinquenza spicciola. Siamo in un paese libero e non dobbiamo mai dimenticarcene. Altrimenti dobbiamo tornare sui banchi di scuola per apprendere il vero significato di certi termini troppo spesso diffusi gratuitamente. Qui lo Stato è più che presente ed apparteniamo ad una società civile, ad uno dei territori più tranquilli della Puglia.

UNA RAPINA, UNA TRAGEDIA L’unica rapina verificatasi recentemente, con precisione il 30 dicembre u.s. ha purtroppo sconvolto le coscienze dei cittadini. Mille euro in cambio di una vita umana. Questo il risultato del triste episodio. Una mattina come tante: due giovani con i volti ricoperti da calzamaglie fanno irruzione in un supermercato di Via Bari. Armati di una pistola giocattolo si rivolgono immediatamente alla cassiera e le sottraggono il registratore di cassa e i mille euro contenuti all’interno. Subito dopo si danno alla fuga sulla statale 16 direzione Santo Spirito a bordo di un ciclomotore Piaggio Liberty, rubato poche ore prima a Bari. Non sono assistiti dalla fortuna, però. A metà strada vengono intercettati da una pattuglia dei Carabinieri di Giovinazzo alla quale era già pervenuta la segnalazione della rapina con i relativi dati specifici sui malviventi e sul loro mezzo. I Carabinieri intuendo immediatamente, iniziano l’inseguimento attivando regolarmente mezzi acustici e luminosi della loro auto. Il ciclomotore, però, avvertito il peri-

colo, inizia a correre all’impazzata. Giunto in Via Napoli, all’altezza di Via Dalmazia i due rapinatori perdono il controllo nel mentre effettuano la svolta a sinistra. Finiscono così contro un muro di cinta di una villa e nell’impatto rovinano sulla strada. All’arrivo dell’auto dei Carabinieri si constata che trattasi di due ragazzi, un diciannovenne pluripregiudicato e un minorenne, noto come soggetto a rischio, entrambi di Bari. Viene ritrovata anche la pistola giocattolo. Il minorenne rimane gravemente ferito a seguito dell’impatto. Era lui il detentore della refurtiva. Morirà subito dopo in ambulanza. Il maggiorenne invece viene tratto in arresto. Conclusione tragica, quindi ma del tutto casuale. Del tutto infondata, infatti, l’ipotesi dello speronamento dell’auto con il ciclomotore. L’inseguimento ha avuto luogo entro i perfetti contorni dei principi di legalità, qualsiasi altro atteggiamento da parte della pattuglia avrebbe assunto i connotati dell’omissione d’ufficio.

vocato di fiducia di Maisto e Ferri, un noto penalista di Giovinazzo. Pienamente risolto quindi il caso in un lasso di tempo brevissimo. Un plauso particolare alla locale unità dei Carabinieri. Confermata inoltre la causa principale dell’omicidio. Essa scaturisce dal controllo del territorio ai fini dello spaccio di stupefacenti.

ZOOM SULL’OMICIDIO MOREA L’epilogo dell’episodio più misterioso degli ultimi tempi si è concretizzato. Maisto Carmine e Ferri Ezio si sono costituiti presso la Casa Circondariale di Bari. Dapprima era stato tratto in arresto Maisto Pasquale, successivamente la decisione definitiva degli altri due indiziati. In misura considerevole ha contribuito il lungo lavorìo dei Carabinieri che hanno setacciato ogni luogo sino ai rifugi segreti delle persone sospette. Gli autori, insomma, ormai braccati da quest’opera, dovevano costituirsi. Ruolo fondamentale è stato svolto anche dall’av-

L’efferatezza di questo delitto deve servire comunque a stimolare un’azione ancora più forte e contrastante per arginare il fenomeno. Affinché Giovinazzo non diventi terra di conquista da parte di gente senza ombra di scrupoli. Affinché la nostra cittadina possa essere da tutti considerata una vera e propria oasi di tranquillità.

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Dal 27 gennaio del 2000, ogni anno, viene celebrata la giornata della memoria. Dopo quasi 60 anni dalla fine della seconda guerra mondiale, ci si è accorti che era giusto ricordare gli orrori, i morti di quel conflitto che ancora oggi gridano non certo vendetta ma sicuramente giustizia. «Classe 1919: a vent’anni volevo la mia divisa di diagonalino» è la storia di un giovane giovinazzese, Gaetano Garofalo, che nel 1940, poco più che ventenne, per amor di patria, come tanti giovani della sua generazione, decide di andare volontario in guerra. L’opera nella sua versione integrale, abbraccia un periodo di circa cinque anni, dalla primavera del 1940 fino al novembre del 1945. La testimonianza è stata effettuata nell’autunno del 1984 ed è una testimonianza verbale, su nastri, di una storia di guerra che mai nel corso della sua vita aveva voluto raccontare. E a chi ripetutamente gli aveva chiesto di scrivere un libro, Gaetano aveva sempre risposto che forse c’erano altri che potevano farlo meglio di lui che amava, invece, scrivere libri di altro genere. Una casa editrice con sede a Roma, che in precedenza ha pubblicato alcune delle sue opere, probabilmente entro gennaio del 2008 si occuperà dell’edizione di questa intensa testimonianza. In questa brevissima anticipazione, su questo mensile, fatta non solo in occasione della giornata della memoria, ma anche del decennale della sua scomparsa (16 febbraio 2007) sono stati scelti alcuni brani del suo racconto. L’atmosfera fin troppo goliardica dei capitoli iniziali che narrano i primi tempi passati tra il 1940 e il 1941 al corso di allievo sottufficiale prima e ufficiale di fanteria dopo, bruscamente termina quando alla fine del corso, all’indomani di Pearl Harbor, pochi giorni prima del Natale del ’41, arriva la destinazione per il fronte greco. Così Gaetano Garofalo ci introduce nella fase più dolorosa della sua vita. «Ci mandarono a Bari, e in attesa del piroscafo che doveva portarci in Grecia, io e altri ufficiali alloggiavamo all’Hotel Oriente. La nave, però, al ritorno dalla Grecia, dove aveva già portato un primo contingente di truppe, fu silurata e affondò. Decisero così di mandarci via terra, con il treno, passando per la Jugoslavia e l’Albania, sino alla Grecia. Iniziammo così a conoscere le fucilate, le mitragliate, la guerra. Di notte sentivamo spesso le mitragliatrici in azione. Una notte ci fu una mitragliata ad altezza bassa e ricordo ancora nelle lamiere del treno i buchi che non erano di fucile, ma erano pallottole perforanti, proprie di una mitragliatrice […]». Quasi due anni trascorrono in Grecia a Messene dove la difficoltà più grande è il rapporto difficilissimo con i partigiani greci: «Quella coi partigiani greci era una guerra amara, perché fatta dietro le spalle…Noi li cercavamo di fronte, ma loro ci piombavano alle spalle…I loro covi erano sulle montagne ed andarli a cercare era pericolosissimo. Non avevano nessun rispetto di noi e spesso ci gridavano dietro, ci schernivano, ci deridevano […]». «I partigiani non temevano nulla e, addirittura presero di mira le altre due compagnie che erano con noi. Furono assaliti e uccisi almeno venti dei nostri soldati, e, non so perché, tagliarono a tutti le orecchie…». E poi ancora, sempre in Grecia, l’attesa, vana, nei primi mesi del ’43 di un probabile sbarco degli Inglesi. «Il nostro reggimento si spostò sulla spiaggia, costruendo dei fortini dove si dormiva per terra. Io avevo mille mine a strappo nella stanza accanto alla mia e se il sole fosse diventato

più rovente, sarebbero scoppiate e di me non sarebbe rimasto più niente…Infatti una polveriera per il troppo caldo può scoppiare. L’ordine era di piazzare le mine a un metro l’una dall’altra, sulla sabbia in riva al mare così, se ci fosse stato lo sbarco degli Inglesi, dovevano necessariamente passarci sopra. Ricordo con quanta spaventosa incoscienza, guardavo i miei soldati che le sotterravano […]». In realtà, le truppe anglo-americane, nella notte fra il nove e il dieci luglio del ’43 sbarcarono in Sicilia. Il venticinque luglio cadde il fascismo. L’otto settembre fu reso pubblico l’armistizio e l’indomani mattina alle 05.30 il Re Vittorio Emanuele III, lasciò Roma: «Nella maniera più categorica, vergognosa, il Re fuggì, smise di dare ordini alle Armate, in Italia e fuori dall’Italia, portandosi dietro tutto lo Stato Maggiore. Gli ordini erano di fare come meglio volevano. Ci fu praticamente la famosa Memoria 44 che diceva di difendersi contro chiunque!». Ci fu un vero caos! Tutte le Armate, fuori dall’Italia rimasero improvvisamente senza ordini. «Il nostro esercito era ormai allo sfacelo. I partigiani greci se ne approfittavano per farci la proposta che andassimo con loro sui monti…I tedeschi ci assicuravano che ci avrebbero portati in Italia, ma noi non avevamo alcuna notizia in merito dall’Italia, anzi giungevano notizie che, attraverso tutta l’Europa sui carri merci, portavano i soldati in Germania. Eravamo letteralmente dispersi, spaesati, e non sapevamo più che cosa fare […]». Rimasti senza ordini, poiché la guerra volgeva male, i soldati italiani si sentirono consumati dalla guerra. Proprio così: il soldato italiano era stanco, avvilito, senza cibo, malvestito, malnutrito e sconfitto! Come conseguenza di tutto ciò, nel settembre del ’43, i soldati italiani deposero le armi, in una maniera, effettivamente, poco bella. I pochi episodi di ribellione che si ebbero servirono solo a mettere in luce la ferocia bestiale dei Tedeschi. Per esempio, a Cefalonia, il Generale Dandin, inizialmente, non voleva resistere ai Tedeschi, perché capì che sarebbero stati ammazzati tutti, senza risolvere nulla; ma, fra gli Ufficiali ce ne furono molti che vollero ribellarsi e così combatterono per quattro giorni. I Tedeschi li distrussero letteralmente, come battaglia. In più presero i soldati, gli ufficiali, li misero in plotoni da 10, 20 persone, li distribuirono in vari posti, gli consigliarono di recitare le ultime orazioni e li giustiziarono. Tutto preciso, matematico, riflettuto e meditato, perché dovevano spendere poche pallottole, suscitare poco orrore e ottenere il massimo della morte, senza dare troppo nell’occhio. Questi casi qui, come Cefalonia, Lero, un’isola dell’Egeo, sono stati rarissimi. Nella mia Armata, con quattro Divisioni e centomila persone, era prevalso il buon senso, la rinuncia a combattere. Tanto è vero che i Tedeschi, in un primo momento, ci assicurarono che ci avrebbero fatti tornare in Patria, conservando le armi. Se il Re Vittorio Emanuele III ci avesse telegrafato per codice, o con la radio, in tutti i modi e ci avesse intimato di combattere, di non arrenderci, ci avesse detto che le promesse dei Tedeschi non erano vere, ci avesse dato degli ordini operativi precisi, tutti noi di fronte ad un ordine non avremmo mai potuto sottrarci. Infatti, sottrarsi ad un ordine era diserzione, fucilazione! Loro, invece scapparono via, ci lasciarono in balìa nostra e non sapevamo cosa fare, a cominciare dal nostro Generale di Corpo d’Armata, Carlo Geloso, che era un vecchio combattente della guerra mondiale, un super decorato. Quando uno di quelli ragiona, decide di non mandare a morire centomila uomini stupidamente, perché i Tedeschi avrebbero potuto farci fuori con l’Aviazione, con gli aerei, bombardandoci

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INED

NEL GIORNO D

«Classe 191 volevo la m diagon

dall’alto. Noi purtroppo non avremmo potuto difenderci, perché non avevamo aerei, non avevamo più nulla. Ovviamente, io ho seguito la sorte di tutti. Il 23 settembre del 1943, salii su un carro bestiame e fui pure fortunato, perché su quel carro, non eravamo molti, solo una ventina, mentre se ne potevano mettere anche fino a cinquanta uomini. I tedeschi ragionavano così: cavalli otto, uomini quaranta; ma poi riempivano il carro anche con cinquanta uomini. Facevano stendere tutti per terra, uno accanto all’altro, con lo spazio strettamente necessario a stare di spalle a terra e contavano in giro, in giro fino a quaranta uomini. Poi provavano a far entrare i cavalli e senza tanti movimenti contavano otto cavalli, quattro da un lato e quattro dall’altro. Il lungo viaggio attraverso l’Europa termina


DITO

DELLA MEMORIA

9: a vent’anni mia divisa di nalino»

nel gennaio del ’44, in un campo di concentramento per prigionieri di guerra, a Benjaminovo, in Polonia[…]. «Di quel periodo ci sono tanti ricordi, tante di quelle situazioni, che fanno parte della mia vita vissuta e ne fanno parte ancora oggi. Alcuni episodi posso raccontarli, altri sono eccessivi per la bruttura che portano con sé e per l’eccessiva pietà che suscitano […]». Il periodo che devo cominciare a raccontare non è un periodo lieto; è il periodo in cui posso testimoniare in prima persona, della cattiveria, della crudeltà del popolo tedesco. È vero che la Germania è stata la Patria di Beethoven, di Shiller, di Goethe, di uomini che appartengono neanche al popolo tedesco, ma all’intera umanità e che hanno espresso valori umani, universali, perenni, eterni, cristiani; ma è anche vero che ha pro-

dotto quegli uomini, che ho visto anche io e lo posso testimoniare, intrisi di stupida ferocia, di crudeltà: soggetti incuranti di umanità e di tutto quanto! […] «Ricordo che a Benjaminovo fu il primo campo di prigionia e fu nera, veramente nera! Dormivamo nelle conigliere, le chiamavamo noi, perché si dormiva l’uno accanto all’altro. In quel posto morirono oltre trenta, quarantamila persone per un’epidemia di tifo esantematico avvenuta pochi mesi prima. Ce lo confermarono anche i Polacchi, che venivano sempre al reticolato per il mercato nero. Noi non ci potevamo avvicinare proprio fino alla rete, perché prima del grande reticolato, c’erano altri fili spinati, che ci tenevano ad otto, dieci metri dal reticolato, alto, grosso, di fili di ferro spaventosi. In alcuni punti il reticolato era percorso anche dalla corrente elettrica, così se a qualcuno fosse venuto in mente di scappare, sarebbe morto folgorato. Non so se lì, in quel campo di Benjaminovo ci fosse la corrente elettrica, ma so che, in genere, i Tedeschi usavano questo metodo. Di sicuro, la corrente elettrica veniva messa nei campi dove c’erano state rivolte, proteste, tentativi di fuga». Il nono e decimo capitolo dell’opera narrano della permanenza, orribile, dapprima in quel campo, poi lo spostamento in un altro, poco distante, e poi della chiusura dei campi stessi avvenuta progressivamente con l’avvicinarsi delle truppe degli alleati a Berlino. I prigionieri, alcune volte venivano tutti uccisi, altri venivano invece mandati al lavoro coatto. Fu questa la sorte che toccò a me. Eravamo rimasti un gruppo di ventitrè superstiti che nel disastro, nell’anarchia, che si stava creando tra i Tedeschi,assorbivamo tutti i guai possibili […] L’incontro diretto con le SS, a causa di un ricorso all’Ufficio del Lavoro Tedesco, contro di loro. «Andarono a riferire che noi non volevamo lavorare, che lavoravamo male, ecc. A quei tempi e in quel posto dire che non si voleva lavorare equivaleva ad un atto di sabotaggio, passibile di istantanea fucilazione o istantanea impiccagione. In poche parole, ti potevano uccidere come meglio volevano. Ti potevano mandare nel campo di distruzione, dove ti affogavano con il cloruro, con un gas terribile e poi ti bruciavano nei forni crematori e ti riducevano in polvere. Poi, riempivano i sacchi interi di questa polvere, li caricavano sugli autocarri e li disperdevano chissà dove, lontano. Comunque, un bel giorno ci vennero a prelevare le SS. Queste squadre in Germania erano la milizia del terrore. Era un corpo scelto di persone che avevano giurato di uccidere chiunque per obbedienza, altrimenti non venivano assunti in questa milizia. Avevano dei pugnali, con i quali si esercitavano sui cadaveri umani, immergendo le lame nelle varie parti del corpo umano, dopo averli uccisi. Ebbene, queste due SS ci gridarono un sacco di parolacce e noi qualcuna la capivamo pure. Eravamo seduti nella camera che ci avevano assegnato e ci fecero uscire fuori. Ci condussero all’ufficio del lavoro, dove c’era un Tedesco tutto pieno di boria, anziano, alto, serio, il quale ci interrogò con sussiego e ci chiese chi eravamo. C’era un Italiano che faceva da interprete, perché era il loro barbiere. Questo qui, per paura pendeva proprio dalle loro labbra e inclinava più verso i Tedeschi, che verso di noi. Noi ci giustificavamo in italiano, ma vedevamo che lui non riferiva tutto; insistevamo a dire che ci sentivamo troppo deboli per la fame ed era per questo che non riuscivamo a rendere sul lavoro. Ma, i Tedeschi, per bocca del barbiere, ci dicevano che la grande Germania richiedeva un impegno da noi. Ma quale Germania, che era già nella polvere in quel periodo!! Gli Americani, infatti, erano a soli quaranta chilometri da Berlino.

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Fatto sta, che il vecchio Ufficiale ce ne disse di tutti i colori, ci fece una lezione sulla grande Germania, sul dovere che noi avevamo di collaborare per questa grande Nazione. Ma che ce ne importava a noi di questa grande Germania?! I Tedeschi sono proprio testardi sotto questo punto di vista. Essi sono unilaterali e pensano solo ai fatti loro. Infatti quel disgraziato era convintissimo che noi fossimo dei delinquenti e non volessimo lavorare per la grande Germania, che come aveva sempre sostenuto Hitler, avrebbe dovuto assicurare mille anni di pace all’Europa, con la sua supremazia. Questo delinquente ci denunciò alle SS, senza che noi sapessimo bene il motivo. E così vedemmo arrivare altri quattro delle SS, con un camion chiuso e le porte con le sbarre. Ci venne la pelle d’oca, perché eravamo sicuri che ci avrebbero portati ad ammazzare. Ci portarono alla caserma delle SS e ci guardavano tutti con occhi truci, con disprezzo e noi ci facemmo piccoli e ci sentimmo gli spilli negli abiti. Il barbiere se ne andò e solo uno o due di noi masticava qualche parola di tedesco: ci sentimmo persi. Giunti nella caserma, ci portarono in una camera blindata, con le pareti durissime, rivestite di ferro. Era una stanza tutta chiusa, senza finestre. Ad un certo momento, entrarono due SS con il mitra in mano e caricarono le armi con le pallottole. Fu un momento di panico assoluto; guardai la faccia di un mio compagno che era di fronte a me e vidi la faccia di un cadavere. Di quell’uomo ricordo ancora il nome ed il cognome, perché, poverino, subito dopo ci confessò che si era fatto sotto per la paura: si era fatto escrementi nei pantaloni per il terrore che aveva provato in quei momenti. Infatti, quando portavano i prigionieri nelle camere a gas tutti nudi, uomini e donne insieme, dopo l’esecuzione i corpi di quei poveretti erano spesso ricoperti di escrementi, perché il gas e la paura facevano sì che svuotassero il tratto intestinale. I Tedeschi sapevano questo e si preparavano con delle pompe di acqua, con le quali pulivano questi cadaveri. Poi facevano prendere i corpi dagli altri prigionieri e li facevano mettere nei forni crematori, o se li dovevano sotterrare, li facevano mettere in fosse comuni di migliaia e migliaia di persone. Basti pensare che in un forno crematorio potevano uccidere dai cinquemila ai diecimila prigionieri al giorno. Se rimanevano dei cadaveri li facevano fuori in modi che qui non voglio nemmeno dire. Ebbene, noi ci guardammo tutti in faccia in silenzio, dentro quella camera blindata, illuminata dalla luce pallida di una lampadina, sicuri che, da un momento all’altro, ci avrebbero fatti fuori. Ma rimanemmo così per un po’ di tempo, senza che succedesse nulla. I due SS ci guardavano con aria cattiva e noi tutti pensavamo che stessero aspettando l’Ufficiale incaricato di dare l’ordine dell’esecuzione, poiché questi due erano soldati semplici. Il plotone di esecuzione, infatti, non poteva eseguire la condanna, senza che l’Ufficiale addetto desse l’ordine. Comunque, stavamo zitti, senza fiatare. Ad un certo punto, si aprì la porta ed entrò un Ufficiale, il quale ci ordinò di uscire fuori. Ricordo che io pregai in quei minuti. Tirammo un sospiro di sollievo, anche se non sapevamo ancora cosa avrebbero potuto farci. Per fortuna ci condannarono solo a dieci giorni di carcere duro[…]». Una testimonianza. Il racconto di chi ha vissuto sulla propria pelle quello che è stato uno dei capitoli di storia dell’umanità che si vorrebbero cancellare. E che invece continuano a farci riflettere.

GAETANO GAROFALO


ECHI DI GENNAIO DI

ANGELO GUASTADISEGNI

Sgarbi Sgarbi a a Natale Natale a a Giovinazzo Giovinazzo

Appena il tempo di un bicchiere d’acqua per Vittorio Sgarbi nell’oratorio di S.Francesco, prima dell’ultimo appuntamento e, tutti chiusi a Giovinazzo, finalmente una cena-pranzo di Natale per pochissimi intimi a Trani. Un impegno senza soste, sfruttando ogni attimo utile del giorno e della notte, neanche le feste fermano Vittorio Sgarbi. La mancanza di obblighi parlamentari e una diminuita attività politica non hanno di certo cambiato né le abitudini né i frenetici ritmi di Sgarbi, consapevole com’è della continua emergenza in cui versa il nostro immenso patrimonio artistico: quando non sono il menefreghismo e l’incuria, o i furti e saccheggi a fare danni, ecco nascere catastrofi dovute a ciniche speculazioni incontrollate, all’ignoranza o superficialità con cui si autorizzano certi restauri o, peggio, si operano criminali interventi ( esempi concreti non certo mancano neppure a casa nostra ) di trasformazione… Basti solo pensare che, nonostante l’Italia già vanti in maniera incontestabile la massima concentrazione in assoluto dell’intero patrimonio artistico mondiale, ci sono ancora tante notevolissime opere non ancora inventariate o riconosciute e recensite adeguatamente per la loro importanza. Cercare di evitare scempi o la continua “migrazione” verso collezioni private e importanti case d’asta straniere di importanti reperti e capolavori di cui si ignora persino la stessa esistenza, portare alla luce il sommerso, difendere o rivalutare anche quell’incalcolabile patrimonio misconosciuto di opere a torto considerate “minori”, è questa (con buona pace di almeno alcune inqualificabili strumentalizzazioni a suo danno) la giusta chiave di lettura con cui interpretare la febbrile attività in lungo e in largo per tutta l’Italia di Sgarbi. Ma anche la ragione, tornando a noi, della sua presenza a Giovinazzo proprio la notte di Natale: controllare e visionare lo stato di due opere che rientrano nel progetto assolutamente originale di raccogliere e presentare in due mostre congiunte e contemporanee , ma con un unico catalogo, le opere più interessanti degli autori veneti, al tempo del Mantenga, in Puglia e Basilicata. Per chi ama l’arte, e non solo, tira aria di grandi novità e, si sussurra pure, della presentazione ufficiale di qualche importante ritrovamento. A parte ciò, comunque, l’importanza di questo evento

annunciato sotto il profilo artistico e culturale (i percorsi dell’Arte e della Storia si intersecano e si completano sempre a vicenda ) non è certo da sottovalutare l’effetto rebound delle due mostre che, oltre ad avvicinare e far meglio conoscere tra loro due realtà limitrofe, costituiscono un’offerta assolutamente interessante per quel turismo colto cui non si offrono molte vere occasioni di diversificazione rispetto alle più note, spesso rivisitate mete. Un appuntamento, questo con il Mantenga e gli altri autori veneti, che come tutti gli avvenimenti curati da Sgarbi sarà sicuramente un successo. Ma anche un modo per far conoscere un territorio straordinario di un Sud bellissimo e tutto da scoprire. E chissà che, ammirando una Deposizione o un Cristo risorto in Gloria, quanti abbiano rimandato una visita a Giovinazzo, o non ne hanno addirittura ancora sentito parlare, decidano di venire a vedere una realtà che ha tutte le carte in regola per affermarsi come una delle cittadine più belle del sud Italia, e non soltanto. Sgarbi lo sa, ma sono molti, troppi quello che non lo sanno ancora.

Antonio Arcaro 6-26 Dicembre

PREMIO NAZIONALE NATIOLUM Si è conclusa in un’atmosfera tutta medievale, con ambientazioni, ricostruzioni e rievocazioni d’epoca, arricchite da eventi di poesia e musica, la quinta Rassegna d’Arte Contemporanea “Natiolum 2006”. Ventitrè gli artisti partecipanti alla mostra provenienti dalle diverse zone d’Italia. Il premio “Natiolum” è stato conferito a Emanuela Milia – pittrice. Sono stati premiati, inoltre Mario D’Imperio della Sezione Pittura; Francesco Risceglie della Sezione Grafica e Maurizio D’Addario della Sezione Scultura. La mostra delle opere si è svolta nella Sala Il Bastione. Promotrice dell’evento è stata Art Gallery – Eventi d’Arte.

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21 DICEMBRE

POESIE AL BALCONE Il giornalista Michele Marolla ha presentato nella sala Marano dell’IVE il libro prodotto da “Poesie al balcone”. Già, perché il quaderno è diventato un libro, un’autentica pubblicazione giovinazzese per rileggere le poesie declamate nei giorni 15 e 16 luglio c.a., dal balcone di un palazzo antico in una zona suggestiva del centro storico della nostra città. Novantatre gli originali autori tra i quali un poeta arabo. Senza frenesie di concorsi, senza premi, hanno dato linfa alle pagine del libro con bravura e ricchezza di immagini dettate dalla loro fantasia. Nel libro, i versi sono espressi su fogli senza righi, perché l’ispirazione poetica va lasciata libera di pensare, di ammirare e di descrivere la bellezza del creato, generando emozioni. Particolarmente significativa la poesia di Domenico Martino «A tutti gli emigranti», in cui il poeta giovinazzese esprime il profondo senso di angoscia e di tristezza che avvolge i pensieri e la mente di coloro che emigrano verso terre assai lontane, affrontando mille pericoli. E che conservano il loro legame con il paese natìo, un elastico legato al loro cuore per tutta la vita. Il pensiero, oggi è anche rivolto agli extracomunitari che, con cadenza quotidiana, su carrette del mare approdano esausti sulle nostre coste e barattano la loro dignità per aprire uno spiraglio di futuro alle proprie famiglie. Di particolare rilievo la recitazione di Mariangela Di Capua e di Franco Siragusa intercalata dagli svolazzi musicali della chitarra di Vito Vilardi. Fra i poeti, va segnalato anche Antonello Natalicchio – Sindaco – con la lirica “Preludio o finale”.

A tutti gli emigranti E’ l’alba i raggi del sole accarezzano il mio viso, mentre una lacrima accarezza le mie guance bagnando il cuscino. Tanti sono i pensieri che avvolgono fa mia mente, tanti i ricordi cari custoditi nel mio cuore. Il solo pensiero di lasciare fa mia casa, i miei amici, avvolge di tristezza tutto il mio corpo. Sono ad un bivio dalla mia vita, devo scegliere, ho bisogno di lavorare, sono costretto ad emigrare. Abbandono la mia terra che tanto amo, come sarà la mia vita? Dove pianterò le mie radici? Sono triste, all’improvviso sento una voce che grida papà, è il mio piccolo angelo, il mio pezzo di cuore che viene verso di me, mi abbraccia e mi sussurra: «coraggio papà siamo tutti con te».

Domenico

Martino

(da poesi al balcone 2006)


ECHI DI GENNAIO DI

ANGELO GUASTADISEGNI

gennaio 11 gennaio

Musica ed altro Come ogni anno tra le iniziative culturali-musicali in occasione del Natale, non sono mancati i concerti, specie di canti natalizi. Quelli della Polifonica accompagnata dai bambini delle scuole elementari, e quello di musica Gospel nella chiesa di S. Domenico, hanno visto il pienone. Uno un po’ particolare ha avuto luogo il 1° gennaio nella chiesa dello Spirito Santo. I tre amici Vincenzo Caccavo, Paolo Mastrototaro e Minguccio Depalo hanno voluto rendere un “Omaggio a Gesù Bambino” e le parole e la musica di due dei nove brani eseguiti erano dell’amico Paolo. È stato un canto spontaneo, i tre erano addirittura nella navata laterale della chiesa, quasi nascosti, mentre dominava dai piedi dell’altare maggiore una statua del Bambinello. Chi presentava i brani era anch’egli in disparte e si è limitato all’essenziale, i ringraziamenti sono stati resi essenzialmente al Signore venuto tra noi a portare la pace. Uno degli altri concerti organizzati dalla Pro Loco invece ha avuto pochissimo afflusso di persone. Siamo i primi da queste pagine a definire Giovinazzo città ricca di cultura, ed a pubblicizzarla come tale. La scorsa estate Diego de Ceglia dedicò due pagine all’inaugurazione dell’organo del Duomo restaurato, eppure la sera del 23 dicembre, nonostante la temperatura abbastanza rigida, più d’uno ha preferito gremire la Piazza per assistere allo spettacolo dei MUDU mentre al riparo dal vento le note di quel mastodontico organo risuonavano in una Cattedrale semideserta. È vero che ciascuno ha le proprie propensioni, ma è stato strano in una fredda serata invernale, una di quelle quando si è indecisi sul come trascorrerla, vedere la Cattedrale deserta, quando una docente del Conservatorio di Bari faceva venir fuori da quelle canne d’organo note di musiche pastorali-natalizie di un certo “tono”. L’evento non sarà stato pubblicizzato come altri (ed ogni polemica sarebbe inutile) ma duoleva vedere la chiesa vuota. Appena qualche giorno più tardi alcune “autorità” avrebbero occupato le prime file ad un concerto ben diverso, concerto durante il quale, come durante le messe domenicali quando le chiese sono piene (caso fortuito), dall’ambone si parla anche d’altro. Circa la vicenda delle “ANTENNE” la ns. redazione ha subito i suoi duri attacchi per quanto pubblicato sullo scorso numero. Circa la politica ecclesiastica abbiamo chiesto informazioni al ns. collaboratore Diego de Ceglia quale cattolico praticante, ma la sua risposta da buono storico si è limitata a fornirci la trascrizione di un documento ottocentesco che qui riportiamo: “Con garve rammarico dell’animo nostro abbiamo appreso che le autorità civili di questa città, nella circostanza delle elezioni amministrative o politiche, profittano delle chiese per convertirle in sale di riunioni politiche ed amministrative. Chi non vede quanto ciò ridonda a disastro della casa del Signore, consacrata al culto dell’Altissimo ed alle preghiere dei fedeli? Nessun diritto autorizza le autorità civili ad adibirle a scopo profano, … Per la qual cosa ad ovviare alla profanazione, che in seguito potesse verificarsi, ORDINIAMO ai rettori delle chiese ed ai priori delle confraternite di resistere alle pretese delle autorità civili,

se mai in prosieguo si verificassero, ten e n d o chiuse le porte nei giorni assegnati ai comizi. Che se contro dei nostri ordini prevalesse la violenza o il timore, noi oltre al rivendicare come di diritto l’immunità della chiesa, le sottoporremo anche all’interdetto, qualora i loro rappresentanti si mostrano negligenti ed oscillanti nel custodire l’inviolabilità”. (ADG, fondo Curia Vescovile, Atti S. Visita di mons. Pasquale Corrado 1892). Questo passo è ottimo per il periodo che si avvicina. Considerato che nessuna lex posterior ha ancora abrogato questa disposizione, vedremo se tutti coloro che aspirano a “salire al Comune” la osserveranno.

5-6-7 GENNAIO

La befana del Vigile

La festa più lunga del periodo natalizio è stata nella nostra città quella della Befana del Vigile Urbano. A Giovinazzo è durata tre giorni, dal cinque al sette gennaio. La seconda e la terza giornata sono state dedicate alla raccolta dei doni. In particolare nell’ultima giornata si è registrata la distribuzione dei doni ricevuti dai cittadini. A promuovere l’evento, il corpo della Polizia Municipale che ha instaurato la vecchia tradizione di effettuare la raccolta di doni da parte dei cittadini nella centralissima Piazza Vittorio Emanuele per poi devolverli ai bambini meno fortunati, ospiti degli istituti di accoglienza e di assistenza della nostra

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città nonché ai bambini figli di famiglie bisognose. Un revival della Befana di altri tempi, l’ultima esattamente di quarant’anni fa. C’era una volta la Befana del Vigile Urbano – la tradizione si perde nei meandri della memoria – quando i vigili urbani, in occasione della Befana, dedicavano parte del loro lavoro alla raccolta dei doni, per sopperire alle necessità dei bisognosi della città. Allora però, i doni non consistevano in giocattoli ma in ciò che potesse essere necessario per il sostentamento nutrizionale di grandi e piccini. In particolare si annoveravano sacchetti di legumi, farina, bottiglie di olio, agrumi, carrube, fichi secchi e qualche cestino di frutta invernale. La tradizione durò anni e fu sempre più ricca e diversificata. Sino ad arrivare all’odierno panettone, simbolo del consumismo natalizio. Il 1967 purtroppo segnò la fine di questa manifestazione. Sembrava che la tradizionale befana si perpetrasse ma, quella del 1967 fu l’ultima befana del vigile urbano, perché negli anni successivi, si registrarono situazioni di emergenza che annullarono la gloria di quello che fu lo stabilimento siderurgico più importante del meridione d’Italia. Infatti, le acciaierie ferriere Pugliesi, erano destinate, ormai alla chiusura. Lotte sindacali, scioperi, comizi, l’attuale Presidente del Senato Marini, allora Segretario Generale della CISL, partecipava, a Giovinazzo alla causa degli oltre mille lavoratori dello stabilimento.A nulla valsero cortei e quant’altro, compresa anche la carica della Polizia perché lo stabilimento fu definitivamente chiuso. La vicenda si chiuse con la soluzione della cassa integrazione e del prepensionamento dei lavoratori. Una parentesi oscura della nostra cittadina capace di far dimenticare le tradizioni per quarant’anni. L’attuale raccolta dei doni della Befana del Vigile da parte della Polizia Municipale si è conclusa positivamente. Un benvenuto copioso dunque a questa iniziativa!


ECHI DI GE DI

Assemblea Nazionale di Avviso Pubblico e Convegno Mafia e Politica – Analisi di un rapporto tra storia e attualità. Questi gli eventi chiave svoltisi presso la Sala Marano dell’Istituto Vittorio Emanuele II. Quali messaggi sono stati trasmessi in quest’occasione? Innanzittutto lottare contro le mafie praticando la legalità come cittadini e amministratori pubblici; coinvolgere i giovani ed educarli alla cultura della partecipazione e della cittadinanza attiva; chiedere alla politica e ai partiti di assumersi la responsabilità di non candidare persone sospettate o condannate per mafia; non dimenticare le vittime di mafia e i loro famigliari. Ma cos’è Avviso Pubblico e quando è nata? Avviso Pubblico. Enti locali e Regioni per la formazione civile contro le mafie, è un’Associazione nata nel 1996, che attualmente raggruppa, più di cento realtà tra Comuni, Province, Regioni. L’Associazione raccoglie e mette in circolazione idee, progetti, servizi, informazioni. Avviso Pubblico, inoltre, mette in rete diverse esperienze di promozione della legalità da enti locali. In Puglia oltre a Giovinazzo aderiscono ad Avviso Pubblico la provincia di Brindisi e di Lecce; inoltre i comuni di Arnesano (Le), Calimera; (Le), Casarano (Le), Martano (Le), Mesagne (Br), Palagiano (Ta) e San Cesario di Lecce (Le). Le finalità dell’Associazione, presieduta attualmente da Andrea Campinoti, Sindaco di Certaldo (Fi), sono molteplici: mettere in rete gli enti territoriali che abbiano manifestato il loro interesse verso l’educazione alla legalità mediante il finanziamento di progetti per attività di formazione nelle scuole o di sostegno concreto alle politiche giovanili; promuovere percorsi di formazione per amministratori, dipendenti pubblici e cittadini; promuovere iniziative di solidarietà tra enti (cooperazione sia in manifestazioni di solidarietà attiva sia in progetti concreti); studiare procedure semplici che consentano agli amministratori locali di agire in perfetta trasparenza (es. in materia di appalti, gestione delle discariche, smaltimento dei rifiuti urbani). In occasione dell’Assemblea nazionale, in collaborazione con l’Amministrazione comunale di Giovinazzo, Avviso Pubblico ha organizzato diverse attività, Destinata al mondo dei giovani e della scuola è stata presentata Albachiara, un percorso sul tema della cittadinanza e della partecipazione promosso dal Gruppo Abele di Torino e dalla Provincia di Pistoia, in collaborazione con Avviso Pubblico. In particolare sono stati evidenziati gli strumenti di Albachiara: l’Osservatorio sui diritti di cittadinanza dei giovani, il Campus di Montecatini, il progetto di gemellaggi denominato “Ambasciatori dell’alba”. L’incontro ha visto la partecipazione di Cosmo Damiano Stufano, Assessore alla Solidarietà Sociale del Comune di Giovinazzo, Daniela Gai, Assessore alle politiche sociali della Provincia di Pistoia, don Raffaele Bruno, Referente regionale di Libera e Paolo Paticchio, un giovane dell’Associazione Terra del Fuoco di Lecce che ha partecipato al Campus di Montecatini di quest’anno. Questa iniziativa si propone non solo di illustrare un progetto sul quale il Comune di Giovinazzo intende investire, ma altresì come momento di dialogo tra giovani e adulti su temi quali la cittadinanza e la partecipazione che implicano una reciproca corresponsabilità e non una delega degli uni rispetto agli altri. La seconda iniziativa è stata invece destinata a fare memoria delle vittime di mafia, a non dimenticare i famigliari, per ribadire l’impegno a costruire e promuovere la cultura della legalità democratica. È stato presentato il libro fotografico VIVI (EGA Editore) che raccon-

ANGELO G

12-13 12-13 Gennaio Gennaio

Avviso Pubblico ta le undici edizioni della Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie. Presenti alcuni familiari delle vittime di mafia in Puglia, il sindaco di Bari, Michele Emiliano, don Luigi Ciotti, Presidente di Libera e Andrea Campinoti, Presidente di Avviso Pubblico. L’Incontro è stato moderato da Pino Bruno, giornalista RAI di Bari. Questa iniziativa ha dato voce a quei cittadini pugliesi colpiti brutalmente della violenza mafiosa, per non dimenticare i loro cari, per ribadire che le mafie esistono ma che esiste anche un’Italia disposta ad impegnarsi, per sostenere con forza l’impegno del Comune di Giovinazzo e di Avviso Pubblico nella lotta contro le organizzazioni mafiose attraverso la pratica quotidiana della legalità nell’Amministrare il territorio. Infine, il Convegno intitolato “Mafia e politica. Analisi di un rapporto tra storia e attualità” e destinato al mondo della politica, degli amministratori locali e alla cittadinanza. L’idea di organizzare questo Convegno nasce dalla consapevolezza che le mafie, senza rapporti con esponenti della politica non sarebbero così forti e radicate come invece si dimostrano essere. Tre sono state, in particolare, le motivazioni che hanno spinto Avviso Pubblico e il Comune di Giovinazzo a decidere di dedicare un momento di alta riflessione sulla tematica citata: a) i dati sui consigli comunali sciolti per infiltrazione mafiosa dal 1991 al 2005 (157 comuni, di cui 7 in Puglia); b) il coinvolgimento di esponenti politici, ai diversi livelli, in varie inchieste giudiziarie in tema di lotta alle mafie; c) la necessità di modificare alcune norme deputate a contrastare il rapporto tra mafie e politica, a partire dall’articolo 416-ter sul voto di scambio. Al convegno sono intervenuti i seguenti relatori: Francesco Forgione, Presidente della Commissione parlamentare antimafia; Nichi Vendola, Governatore della Regione Puglia; Don Luigi Ciotti, Presidente di Libera e del Gruppo Abele; Vincenzo Macrì, Magistrato della Direzione Nazionale Antimafia; Michele Lamacchia, Presidente Anci Puglia; Enzo Ciconte, docente di storia della criminalità organizzata, Università di Roma Tre; Ivan Cicconi, esperto di legislazione in materia di appalti; Ileana Fedele, magistrato dell’Alto commissario per la lotta alla corruzione; Angelo Domenico Depalma, Presidente 3a Sezione del Tribunale di Bari. Tutte le relazioni del Convegno saranno pubblicate nel terzo Quaderno di documentazione di Avviso Pubblico. I primi due quaderni

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contri degli studenti con gli autori, fra i quali da ultimo, l’incontro con lo scrittore – magistrato Carofiglio, autore di romanzi gialli. Assente alla Conferenza la civica Amministrazione.

o a Giovinazzo

si sono occupati dell’infiltrazione delle mafie negli appalti pubblici e negli ambienti economici e imprenditoriali locali. Il convegno è stato suddiviso in due sessioni: la prima moderata da Manuela Mareso, coordinatrice della redazione di Narcomafie; la seconda da Antonio Maria Mira, giornalista di Avvenire.

11 gennaio

LEGGERE PER CONDIVIDERE Nell’Aula Magna del Liceo Classico “M. Spinelli”si è tenuta una Conferenza sulla necessità di «leggere…per condividere» per una scuola che funzioni bene. «Lo sviluppo raggiunto dai mezzi di comunicazione è tale che oggi, si legge poco – esordiva il Dirigente Scolastico Prof. Pasquale Masiello – per cui il corpo docente è impegnato a sviluppare, negli alunni, il senso primario del piacere della lettura e della condivisione con tutti». Il libro sprigiona la fantasia, favorisce lo sviluppo dell’intelligenza, induce alla conoscenza dell’autore stesso del libro. Immedesimarsi nell’autore e conoscerlo, permette al lettore, alla stessa cultura, di raggiungere mete elevate. Affinché l’amore per la lettura non venga mai meno e che la voglia del sapere dei giovani si rafforzi sempre più Alla conferenza intervenivano funzionari della Biblioteca Nazionale di Bari intitolata a Sagarriga Visconti Volpi. La Dott.ssa Francesca Esposito riferiva sulla recente cerimonia di inaugurazione della Biblioteca Nazionale di Bari, della moderna gestione della documentazione cartacea in essa contenuta e degli ambienti ampi, adatti alla conservazione di libri antichi e moderni ed alla loro lettura. Il Dott. Michele Giannone, evidenziava i progressi conseguiti dagli alunni del Liceo Classico di Giovinazzo per le visite di studio e di socializzazione. La Biblioteca Nazionale, patrimonio di tutti, favorisce studi approfonditi nelle diverse discipline. Detti studi hanno determinato la realizzazione e pubblicazione di libri sottoscritti dagli autori docenti del medesimo istituto con la collaborazione degli stessi studenti. «L’Istituto bibliotecario Nazionale viene sempre arricchito di nuove moderne pubblicazioni ed offre cultura a tutto spiano, lettura, condivisione, progresso» - riferiva la Dott.ssa Mara Virno. I funzionari della medesima Biblioteca Nazionale favoriscono in-

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12-13 Gennaio

Manifestazione parallela…ed avvisi pubblici

Hanno ben pensato i componenti del Comitato a ricercare pubblica ribalta davanti all’Istituto Vittorio Emanuele per lapidare ancora una volta la nostra cittadina. In occasione dei due eventi di Avviso Pubblico hanno rimarcato la loro presenza con un abbacinante striscione che citava “Benvenuti a Giovinazzo, città dell’amianto, della discarica e delle antenne!” Ormai nessuna occasione è persa per evidenziare il malcontento di chi sa di non poter essere mai ascoltato seriamente. L’auspicio ovviamente è quello di moderare i toni per non rendere falsamente “barocca” una cittadina che merita invece altri apprezzamenti.

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DI ANGELO GUASTADISEGNI

500nario della nascita di don Ferrante Gonzaga signore di Giovinazzo Sabato 20 gennaio 2007 nella sala S. Felice, si sono aperte anche in Giovinazzo le celebrazioni il 500à anniversario della nascita di don Ferrante Gonzaga, conte di

Guastalla e signore di Gioivinazzo, che nella sua relazione il prof- Angelantonio Spagnoletti, docente di storia moderna presso l’Università di Bari, ha illustrato quale “Principe del Rinascimento tra Spagna, Lombardia e Puglia”. Al termine della conferenza uno degli intervenuti, ha chiesto al docente che aveva ben illustrato gli interessi profusi da don Ferrante a favore della corona di Spagna nel panorama europeo del sec. XVI, quali fossero stati gli effettivi interssi dello stesso Principe per Giovinazzo. Per quanto la domanda sembrava celare una vena di polemica, il prof. Spagnoletti ha risposto non essere quella la sede per rispondere in quanto sono già programmati altri incontri nei quali il tema verrà affrontato. Tutto ciò è avvenuto davanti ad una delegazione del Comune di Guastalla, alla quale l’assessore Restivo ed il Sindaco Natalicchio han reso gli onori di casa. Una serie di iniziative culturali cui il Comune di Giovinazzo si è reso partecipe, sono partite proprio dal comune di Gusatalla, ma nella serata è stato fatto notare come, degli antichi possedimenti dei sigg. Gonzaga solo Giovinazzo si sia unita a tali iniziative. La risposta sembra più che scontata: causa ne è il gemellaggio che lega i due Comuni da qualche anno. Ma quali le ragioni di quel gemellaggio? Non se ne vede la logica considerato che Giovinazzo venduta nel 1522 al duca di Termoli, poi ceduta ai Gonzaga e da questi venduta ai Giudice perse il suo il privilegio di essere, città di Dominio Regio (e sicuramente meno gravata di balzelli). Ma se la libertà fu riacquistata nel 1772 con la morte di Eleonora Costanza Giudice, da quando è stato stretto il gemellaggio con Guastalla i balzelli gravano nuovamente per le c.d. “visite di cortesia”. Ma volendo tralasciare queste sterili polemiche, come d’altro lato faceva notare il nostro Sindaco, questa sarebbe l’occasione per creare e divulgare cultura nel nostro paese; paese in cui le fonti per la cultura non mancano, ma ciascun addetto le ritiene sua proprietà privata e non le condivide neppure con altri cultori per farle fruire al pubblico in maniera ottimale. Il Sindaco non ha detto nulla di falso, anzi! Ma era quella la sede

adatta per farlo? Non si lavano forse in casa i panni sporchi? E così come il Sig. Sindaco anche noi scioriniamo all’aperto: il nostro collaboratore Diego de Ceglia, che cura ogni mese la pagina di storia su questo mensile, presente con il sottoscritto alla conferenza, peraltro segnalato dalla ns. Redazione quale membro del comitato per il 500nario di Ferrante Gonzaga, ha negato la propria collaborazione per questo servizio, aggiungendo che a tutt’oggi è all’oscuro degli altri eventi programmati di cui parlavano il prof. Spagnoletti e l’assessore Restivo. Forse il giornale “la Piazza” cui è stato recapitato l’invito per la conferenza serve solo e soltanto per divulgare le iniziative (in questo caso buone) dell’Amministrazione Comunale?

6 gennaio

Una lotteria per la solidarietà La beneficenza ha toccato ancora una volta i cuori dei giovinazzesi grazie al consueto appuntamento con la tombolata, tenutasi Sabato 6 Gennaio 2007, organizzata dal gruppo giovani dell’ Associazione Mariana “Onde Benefiche”, presso la Casa di Riposo San Francesco. Il nobile scopo di questo evento permette di impegnarci nel nostro compito di testimoni del carisma Mariano e Vincenziano che vive in ognuno di noi, fatto di carità e amore verso i nostri fratelli. Con la presenza della gente e con la loro generosità veniamo incoraggiati ad operare sempre al meglio, per accogliere sempre più bambini, ragazzi e giovani che vogliono affidarsi al messaggio di Gesù, condividendo momenti di aggregazio-

ne, animazione e divertimento nel segno dell’amicizia. Questo momento di incontro, che ormai da molti anni viene condiviso assieme da tantissima gente, ci consente di tagliare traguardi importanti che hanno come unico e solo scopo la BENEFICENZA. Quest’anno la nostra attenzione, insieme ai nostri aiuti economici, si focalizzeranno nel miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie delle numerose famiglie bisognose presenti nel territorio di Mollas (Albania). Non è semplice portare avanti compiti che sembrano più grandi di noi, più grandi delle nostre capacità, ma quando tutti insieme uniamo le forze, le mani e i cuori, allora nulla è più impossibile. Come sempre, un ringraziamento particolare va a tutti i commercianti che ancora una volta hanno dimostrato una straordinaria sensibilità alla beneficenza. A tutti (noi) giovani che si sono adoperati instancabilmente, e che non si sono mai scoraggiati anche di fronte a facce diffidenti e porte chiuse e infine il grazie doveroso anche alla Suora responsabile che sempre sostiene noi giovani con tanto affetto. Noi giovani dell’Associazione Mariana cogliamo l’occasione per invitarvi a visitare il nostro portale internet all’indirizzo: www.amgiovinazzo.somee.com attraverso il quale è possibile ricevere informazioni sempre aggiornate sulle attività da noi svolte.

MARIAGRAZIA CIRILLO

PAPAPICCO GAETANO m. 28 dicembre 2006 La tua morte ha lasciato un vuoto incolmabile nei nostri cuori, ma il tempo non cancellerà mai l’amore che proviamo per te. I tuoi cari

La vita di un uomo si può paragonare ad un fiore. Quando fiorisce vuol dire che è al suo massimo splendore, quando si chiude porta con sé i ricordi più belli. Questo fiore è appassito ma ha lasciato un’impronta di polline nei ricordi di tutti noi. Ciao nonno

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TRIGESIMO DERIENZO VINCENZO 1-8-1920 – 30-12-2006 La morte non ci porta via c om p le t a me n t e l a persona amata, rimane sempre la sua opera che ci incita a continuare


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I MOTIVI PE PENA VIVERE

POLITICA 1651 - Rispondere con la preghiera ai detrattori che nel Comitato contro l’elettrosmog non ci sono testimoni di Geova che invocano un 5 maggio! 1652 - Ricevere a tutti gli angoli di strada baci, abbracci, strette di mano, amichevoli pacche sulla spalla e sorrisi durbans a 72 denti 1653 - Chiedersi con circospezione: “Ma cè stè a scced? Vu avvdè ca iè ancor Natel?” 1654 - “Ce stè a scced?”. E pensa e ripensa: “Ahhhh!!! Mò so capet…”. A maggio si vota, vogliamoci bene 1655 - Sperare che uno dei nostri bravi e buoni politiconi ci chieda : ”Ma dà votè?” per piantargli sul muso un sonoro “E mò t’arrcurd!!!” 1656 - Fermarsi casualmente con il politicone alla ricerca del voto perduto e sentire in tempo reale un coro cittadino: “Mooooo!!!!! U sì vist a cudd? Sì vist c’ ce stev? E ce ha passet dall’ata vann? 1657 - Divertirsi a diffondere via E-mail ed sms la barzelletta del secolo:”Sarachill??? Ste c’Nnatalicch…”

ANTENNE E DINTORNI 1658 - Aggrapparsi alla veglia di preghiera presso il presidio del Comitato contro l’elettrosmog per scongiurare l’installazione delle torri-faro! 1659 - Scoprire come i sostenitori del Comitato contro l’elettrosmog siano stati investiti improvvisamente da catarsi perché almeno “lassù qualcuno li ami” 1660 - Chiedersi con circospezione come la protesta contro un’antenna rafforzi la fede in Dio anche in chi fede non ha mai avuto 1661 - Chiedersi chi sarà il loro capo spirituale su cui investire in terra la propria fede politica in occasione delle amministrative del 6 maggio

GS!!!

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Non è un supermercato, non è un ipermerc è uno squadrone…di supercalcio!Che qua a giocare a Mola solleva l’umore del giovin più bianco-verde che viola!E intanto per inizia la gara della contrada…Baci e abb lazzi e sollazzi, promesse di votini e votazz

1675 - All’arrivo al palazzetto in zona 167, chiedersi se sarà più facile battere il Modugno oppure riuscire a parcheggiare la propria auto… (gianga) 1676 - Riempire all’inverosimile il palazzetto per il big match di calcio a 5, auspicando che altrettanto possa avvenire per le gare casalinghe dell’Afp (gianga) 1677 - Sul 6-2 per il Gs, in barba alla scaramanzia, domandare all’unisono ai tifosi del Modugno che cosa sono venuti a fare a Giovinazzo… A CARNEVALE… 1662 - Passeggiare per strada, evitando di guardare in faccia i bam- (gianga) 1678 - Dopo la beffa atroce del 6-6, invitare comunque i tifosi avversabini con le bombolette per non essere spruzzati (lety) 1663 - Rendersi conto che il cappotto della domenica è stato imbrat- ri a salutare il Giovinazzo capolista… (gianga) tato con una schiuma bianca che somiglia molto a quella delle bombolette (lety) INTERNET 1664 - Bestemmiare il Carnevale, tutti coloro che vendono le 1679 - Collegarsi al sito www.giovinazzo.it il lunedì mattina e scoprire bombolette e soprattutto i genitori che permettono ai propri figli di l’annuncio …. spendere soldi per queste stupidaggini (lety) 1680 - Mordersi le mani perché oltre alla poca voglia di lavorare non 1665 - Nascondersi in una stradina per non farsi vedere dagli altri, ci sarà neanche il gusto di iniziare a criticare! mentre ci si ripulisce (lety) 1681 - Riflettere a lungo sui motivi della mancata edizione 1666 - Accorgersi che un gruppetto di bambini con in mano delle 1682 - Supporre che forse le presentatrici sono andate in pensione o bombolette si sta avvicinando con passo felpato (lety) non avevano i vestiti per apparire 1667 - Iniziare a correre e tornare a casa col fiatone, promettendo a 1683 - Aprire il forum sperando che sia il compleanno di qualche se stessi di non uscire mai più durante il periodo di carnevale (lety) utente per consolarsi 1684 - Impiegare almeno un po’ di tempo sin troppo libero ad ingegnarsi per postare il messaggio di auguri più originale CALCIO A 5: DALLA TRASFERTA A 1685 - Decidere di impiegare sempre quel tempo sin troppo libero per loggarsi con un altro nomignolo MOLA… 1686 – Scoprire eccitati che con il nuovo nomignolo “posso paraculare 1668 - Seguire la squadra del Gs a Mola per la gara contro l’Us di più”! Polignano e rendersi conto che nel primo pomeriggio del 6 gennaio 1687 - Ignorare ingenuamente che gli amministratori del sito conola statale 16 bis è affollata… scono alla perfezione tutti gli IP di chi si logga 1669 - Notare cautamente che è affollata…soltanto di macchine pro- 1688 – Ignorare ingenuamente che gli amministratori del sito conovenienti da Giovinazzo! (gianga) scono anche tutti gli IP “camaleontici” di chi si logga 1670 - Comportarsi da giornalista all’entrata, per non pagare il bi- 1689 - Nonostante questo, continuare a sogghignare convinti di glietto, e da ultrà invece durante la partita… (gianga) paraculare il mondo! 1671 - A causa dei colori delle magliette, scambiare la squadra del 1690 - Realizzare che la maggiore soddisfazione della giornata è Gs con quella…del Bitonto! (gianga) stata proprio quella 1672 - Chiedersi perché il tifoso Ginetto non sia venuto in trasferta a Mola, lasciando così soltanto al collega Onofrio la gioia di prendere il Polignano…a pesci in faccia (gianga) ERANO BEI TEMPI… 1673 - Chiedere al patron Carlucci di cambiare emittente televisiva 1691 - Quando, dopo la messa domenicale delle 10, si correva a casa perché purtroppo Telesveva non raggiunge le case di tutti i per smettere il cappotto della festa (gianga) giovinazzesi… (matteo r.) 1692 – Smesso il cappotto della festa…si indossava la giacca “da battaglia” per limitare i danni della schiuma delle bombolette! (gianga) - Quando, per il Veglione di Carnevale, ci si affannava a reperire …AL BIG-MATCH CONTRO IL MODUGNO 1693 indumenti già usati pur di non acquistarli o affittarli ad alto costo dai 1674 - Far pagare in prevendita alle ragazze, per assistere all’incon- negozi (gianga) tro del Gs contro il Modugno, lo stesso costo del mensile “La Piaz- 1694 - Quando la sera del martedì grasso si celebrava il funerale del za”… (gianga) Carnevale (gianga)

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ER CUI VAL LA A AGIOVINAZZO Per vedere pubblicati i vostri ‘Motivi per cui vale la pena di vivere a Giovinazzo’ scrivete a: La Piazza di Giovinazzo, via Cairoli, 95 tel/fax 080/394.79.20 email: lapiazza@giovinazzo.it

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cato ma ndo va nazzese strada bracci, zi…

60°ANNIVERSARIO DI MATRIMONIO Il 19 gennaio circondato dall’affetto della figlia Anna e da suo marito Leonardo Fiorentino, dei nipoti e pronipoti, Antonio e Francesca Destasi hanno festeggiato con una Santa Messa il loro anniversario di matrimonio.

1695 – Quando con tanto di bara realizzata per l’occasione s’inscenavano i piagnistei (gianga) 1696 – Quando nei piagnistei s’intonava: “Ha murt Carnvel, ha murt Carnvel”… (gianga) 1697 – Quando morto Carnvel si pensava già a dove trascorrere la Pasquetta (gianga) 1698 – Quando si correva a comprare “le chiacchiere” ai saldi il giorno successivo alla fine del Carnevale 1699 – Quando si faceva u’ dsceun il mercoledì delle ceneri 1700 – Pensare, meditare e rimuginare…che non è il caso di far terminare questa rubrica hic et nunc!

Loro non si fermano, gurdano avanti e lontano. Ad maioara!

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ISTRUZIONI PER L’USO 4^ PARTE di Mimmo COME STILARE UNA TESIUngaro DI LAUREA IL PLAGIO MUSICALE E LE COVERS Ci sono passato da poco, credetemi, ed è stato faticoso. È per questo che ora, un po’ come gesto liberatorio, un po’ per un residuo di goliardia, ho deciso di proporvi questo utile vademecum per redigere la vostra tesi di Laurea. L’ atto finale prima della consegna della pergamena che vi consacrerà dottori, ovvero coi tempi che corrono, probabili disoccupati ma cum honore. 1. E’ estremamente probabile che nessuno, a parte te, leggerà mai la tua tesi per intero. E’ triste ma è così. Nei capitoli centrali potresti scriverci l’elenco telefonico, la lista della spesa o la Gerusalemme liberata, nessuno se ne accorgerà. Gli archivi elettronici delle università sono pieni zeppi di tesi di laurea mai lette da occhio umano se non quello del povero compilatore. 2. Durante la stesura della tesi sarai preoccupato di scrivere bene, di riportare le fonti correttamente. Ci passerai mesi e mesi. La stamperai cento volte e ogni volta scoprirai un errore e quindi la vorrai stampare di nuovo. Ti studierai anche il manualetto su “come scrivere la tesi di laurea perfetta” ( ce ne è uno persino di Umberto Eco, anche se è meglio consultarne più d’uno. Per dirla alla Totò abundantis abundantium). La tesi serve non solo alle librerie, sempre in calo con le vendite. ma anche per arricchire i produttori di cartucce a inchiostro. 3. Oltre alla tesi, dovrai stilare la bibliografia. Anche questa non verrà mai controllata da nessuno. Prova pure a inventarti titoli, fonti, anni di pubblicazione. Cita autori inventati, editori tedeschi, traduzioni dal tale giornale americano, norvegese o slovacco: nessuno si prenderà la briga di andare a controllare. Mai. A questo punto, se proprio vuoi stupire con un elenco da Treccani, lascia la briglia sciolta alla tua fantasia e cita, se ti va pure la nonna o qualche concittadino dal nome altisonante oppure inventato. 4. Nel tuo percorso verso la discussione della tesi di laurea sarai accompagnato da un professore, il c.d. Relatore. Il suo mestiere è proprio quello di aiutarti, assisterti e consigliarti. Un alleato. E’ pagato per questo - peraltro con le tue tasse, cioè con i tuoi soldi. Ne leggerà tre righe su 350 pagine, distratto, magari di sera, in bagno. Segnerà a pennarello un paio di

correzioni solo per dimostrati che ha letto, ma questo non lo ammetterà mai. Quando lo incontrerai nel suo ufficio, nell’orario di ricevimento cui lui sarà arrivato in ritardo e tu puntualissimo, egli fingerà interesse per l’argomento. In realtà ti considera uno scocciatore e non vede l’ora che tu esca e lo lasci in pace. 5. Al momento di stampare le copie forse vorrai scegliere i colori della copertina. Chissà, preso di manie auto-celebrative la vorrai in pelle o in cuoio, anche se costa un po’ di più. Soldi buttati nel cesso. Scegli la più economica, quella di cartone. 6. Farai stampare parecchie copie della tua tesi: tre o quattro per te, una per la nonna, una per la zia che ci tiene, una per il relatore stesso... Naturalmente, dopo la discussione, nessuno di queste copie verrà mai aperta da essere umano. Dopo alcuni mesi, il relatore userà la sua copia per accendere il camino della casa in montagna. 7. Il giorno della discussione della tesi, sarai molto agitato. Una volta entrato nell’aula col tuo vestitino elegante e tanta emozione, ti daranno pure un computer per il power point e tu vorrai solo che tutto finisca il più presto possibile. Ebbene: non temere. Anche il collegio giudicante ha lo

stesso tuo pensiero. Anche loro vorrebbero andarsene a casa. 8. Subito dopo, andrai a bere lo spumante e festeggiare con amici e parenti nel bar vicino all’università, che di solito si chiama “Bar Ateneo” o appunto, “Bar Università”. Champagne per tutti, urlerà euforico il nonno: il cameriere si strofina le mani. I bar vicino all’università sono i maggiori beneficiari dell’esistenza dell’istituto della tesi di laurea. Insieme alle copisterie. E allo studente, forse.

ANTONIO ARCARO

LAUREA

ANTONIO ARCARO Facoltà dei beni culturali dell’Università degli studi di Lecce Laurea in Beni mobili e artistici. Tesi di laurea in storia dell’arte medievale: La decorazione pittorica pre-romanica non figurativa della chiesa di San Julian deLlos Prados nelle Asturie Seduta del 13/12/06 - vot. 110/110 e lode.

America & paisà

In basso c’è la data stampata sulla foto: 5 novembre 2006, il giorno della maratona di New York. C’è chi la maratona la fa partendo dal Central Park, chi dall’aperitivo. I giovinazzesi d’America preferiscono la maratona a tavola almeno una volta all’anno. Si ritrovano tutti, indipendente dalla parrocchia o dal santo cui appartengono. E nel dinner della rimpatriata, c’era qualche giovinazzese illustre che in America ha toccato il cielo con le dita. E’ l’uomo a sinistra della foto. Risponde al nome di Pasquale Marino, orgoglio giovinazzese e pluridecorato Ufficiale delle forze armate americane. Ad onorarlo nell’occasione c’erano due colleghi in alta uniforme della USA e una spruzzata di giovinazzesi tanto per non spegnere quella fiamma di nostalgia canaglia che arde nei cuori degli italiani all’estero. C’era suo fratello Joe, il re dei “taradd scallèt” in Long Island, Mike e Cristina Pierno, sua sorella Francesca, Angelo e Angela Battista. Tutto giovinazzesi doc!

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RUBRICA

Pagine di diario

DI MATILDE RESTAINO

CONFESSATE L’INCONFESSABILE Inviate le pagine del vostro diario e noi le pubblicheremo in forma anonima. Non perdete l’occasione di togliervi qualche sassolino dalla scarpa o di confessare l’inconfessabile: liberate i vostri cuori e le vostre menti! Naturalmente riserveremo sempre e comunque l’anonimato pur indicando le generalità. Scrivete a: matilde@giovinazzo.it oppure La Piazza di Giovinazzo, Via Cairoli, 95 70054 Giovinazzo (BA)Tel/fax 080/394.79.20

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«SONO LA BEFANA»

«Volavo con la scopetta dalle parti della 167 e per sbaglio sono finita nella casa di un consigliere comunale. Costui è un pazzo sonnambulo che non dorme mai, si è accorto di me»

Liberatemi dalle grinfie di un consigliere Amica mia carissima, poiché molto ti stimo, credo non mi negherai l’accoglienza nella tua rubrica poiché sono molto disperata e bisognosa d’aiuto. Tu certo mi conosci, come i lettori d’altronde. Sono la Befana, quella simpatica nonnina, e non certo orripilante strega (se becco chi mi raffigura così lo concio per le feste) sempre arzilla che da anni si fa un m…o così, viaggiando scomodamente sulla sua scopa di saggina per portare doni ai bambini e agli adulti rimasti bambini. Certo il Folletto nel 2000 mi voleva offrire un mezzo di trasporto più tecnologico ma io rimango legata alla tradizione per cui ho rifiutato. Ma non voglio trascendere, ho molte rimostranze da fare a tutti. Di anno in anno le letterine che mi pervengono sono sempre di meno, colpa di Babbo Natale e San Nicola che hanno visto raddoppiato il numero dei loro fans. Ma per questo non sembra esserci rimedio salvo una campagna pubblicitaria e non denigratoria sulla mia storica figura (e chi la paga? La farebbe gratis il direttore della Piazza?). Ma la cosa che più mi indispone e, diciamo mi fa proprio venire le rughe, è che i pochi affezionati che ancora mi scrivono mi fanno richieste assurde tipo: drive-pen, home-teatre, cellulari UMTS, fotocamera 10 pixel. Scusa ma che sono io un’interprete in zona di guerra? Ma che tutta la popolazione sia stata invasa dagli alieni? Posso capire che non ci sono più le care vecchie bambole di pezza e c’è la Barbie ma dove sono finite i chiacun ch l’aminue e l manderin o al limite u cap de salzizz che qualche sposa voleva far trovare nel calzino rammendato del marito? Ma chesse è nudde, quest’anno mi è capitato un fatto grave che merita tutta la vostra comprensione, una vera e propria disgrazia. Volavo con la scopetta dalle parti della 167 e per sbaglio sono finita nella casa di un consigliere comunale. Costui è un pazzo sonnambulo che non dorme mai, si è accorto di me. Questo alienato non ha mica voluto i dolci che gli avrei lasciato volentieri perché erano scaduti, mi ha sequestrato, ha rotto la scopa e mi ha chiusa nella stanza del figlio che non so dove sia. Sostiene che ha bisogno della colf, di qualcuno che lo accudisca, gli faccia il bucato, gli stiri le camice, gli faccia trovare buoni pranzetti e che ascolti i suoi programmi di governo. Dico io, vabbè la domestica gratis senza paga e contributi e senza permesso di soggiorno, ma ascoltarmi le sue stronzate che nessuno al Comune prende seriamente, mi sembra un po’ troppo. Aiutatemi, salvatemi da questo impiccio, solo voi lo potete fare. Voi lo conoscete, fatemi liberare o quantomeno chiamate gli infermieri della più vicina neuro. Faccio appello ai vostri cuori, se in voi c’è un po’ di umanità verso la Befana che in tempi non lontani faceva felici tutti voi. LIBERATEMI!

La befana

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recensioni In memoria di Padre Leonardo Il volume commemorativo di padre Leonardo Lotti (cappuccino del nostro convento di Giovinazzo scomparso il 19 ottobre scorso), per i tipi della ED INSIEME, colpisce per due motivi: la celerità della pubblicazione (in tempo per la celebrazione del trigesimo) e il fatto di essere stato scritto dagli amici. Si coglie in questo il desiderio di voler fissare e tramandare subito il ricordo, senza allungare i tempi di elaborazione del volume per smania di completezza o di perfezionismo. La pubblicazione risulta comunque curata e articolata in quanto composta da testimonianze di amici e dal ricordo dei superiori. Fanno da corollario un inserto fotografico e alcuni scritti inediti di padre Leonardo. Complici rapidità e scrittori amici, ne emerge un ritratto spontaneo, immediato, non costruito. E’ soprattutto un ritratto affettuoso e corale. Non un singolo autore ma tante voci di persone che hanno usufruito del suo consiglio, del suo aiuto, della sua guida: tanti frammenti a costruire l’unicum di un’identità caratterizzata da relazioni di amicizia e di collaborazione. In effetti la vigna del Signore per padre Leonardo è stata particolarmente vasta: i notevoli interessi supportati da adeguate capacità, le diverse responsabilità alle quali era chiamato, le tante relazioni da coltivare, rendevano proficuamente impegnata la sua giornata e ricco il suo tempo. La passione e le competenze che riversava sui suoi impegni forse hanno anche affaticato il suo cuore, ammalato sì ma non indebolito nell’amore verso Dio, San Francesco, la sua comunità, il suo prossimo. Ne emerge un impegno culturale vario e vivace nei ruoli ricoperti e nell’attività di scrit-

tore in cui spaziava dalla riflessione più speculativa a quella più divulgativa, dalla letteratura per l’infanzia alla poesia, all’amore per l’arte che diventava promozione di chiese e monumenti presenti sul territorio. Da sottolineare anche l’attenzione per le attività culturali cittadine. Personalmente lo ricordo attento e gradito ospite a manifestazioni che in qualche modo mi hanno visto protagonista. Padre Leonardo, infatti, conciliava l’attività di studioso, le responsabilità che riceveva nell’Ordine (fino a quella di ministro provinciale) e la cura dei gruppi con una squisita attenzione e sensibilità verso gli altri, espressa nell’accompagnamento personale, nell’esortazione, e soprattutto nel rivelarsi amico premuroso e cordiale. La sintesi efficace del volume, a mio avviso, è data proprio dalla prima foto: un’immagine serena di padre Leonardo ritratto con alle spalle una lussureggiante montagna. Una metafora per indicare il riuscito cammino di perfezione del francescano che, aiutandosi con l’arte, la poesia, lo studio e la benevolenza verso confratelli e amici, ha seguito le orme del Serafico Padre per andare incontro al suo Signore e Maestro.

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LITTLE ITALY Lo scultore e il presidente, i due volti della casa bianca Addio 2006, addio anno del mundial per gli italiani, il trionfo del nostro tanto sofferto ma amabile calcio. Anno di emozioni dunque ma anche di cambiamenti. La politica italiana ha subito una svolta determinata da una lancetta che da destra si è spostata a sinistra. Il popolo della pizza e degli spaghetti ha azzardato un radicale cambiamento: da Berlusconi a Prodi, una manciata di voti che ha cambiato le sorti del Bel Paese. Ed ora il nuovo capo del governo sta invitando tutti al sacrificio in vista di tempi migliori. Si sa che il tempo delle vacche magre deve alternarsi a quello delle vacche grasse e la promessa sembra essere proprio quella. L’America invece ha chiuso l’anno con un funesto numero di tremila giovani militari deceduti nel conflitto con l’Iraq. E con la determinata convinzione di tutto il popolo che quella guerra è stata inutile. Senza quindi grandi entusiasmi nei confronti dell’attuale Presidente G. Bush. Necessaria quindi una riflessione su quella che è stata l’impronta politica dei presidenti americani che nel passato hanno suggellato con i loro passi la storia della White House. Nixon, Carter, Ford sono dei nomi a noi fin troppo noti. In particolare, nel mese di dicembre, è stato seguito con molta attenzione il funerale di Gerald Rudolph Ford, trentottesimo presidente degli Stati Uniti d’America. Una fiumana di persone si è inchinata al suo cospetto per rivolgergli l’ultimo saluto. Ha vissuto per ben novantatrè anni, probabilmente la sua fama è dovuta al fatto che è stato l’unico presidente a non essere stato eletto. Nominato vicepresidente dopo le dimissioni di Spiro Agnew, diventò presidente il 9 agosto 1974 quando Richard Nixon dovette dimettersi a causa dello scandalo Watergate e non venne confermato in carica alle successive elezioni. Circa un mese dopo la sua entrata in carica, concesse il Perdono presidenziale a Nixon: utilizzando un potere previsto dalla costituzione degli Stati Uniti d’America, cancellò ogni addebito penale per quanto l’ex presidente poteva aver commesso di illegale. Fu un provvedimento molto discusso, tanto che Ford è ricordato negli Stati Uniti d’America come The man who pardoned Nixon, l’uomo che graziò Nixon. Fu presidente dal 1974 al 1977 e scel-

se quale vicepresidente l’imprenditore Nelson Aldrich Rockefeller. Alle elezioni presidenziali del 2 novembre 1976, in cui ebbe come candidato vicepresidente Bob Dole, fu sconfitto da Jimmy Carter. Il Presidente buono dunque ci piace definirlo. E ci sta a cuore proprio perché introdusse nella sua corte il nostro concittadino giovinazzese, lo scultore Vincenzo Palumbo stroncato da un male incurabile il 21/01/ 2001. A lui va il merito di aver dato forma con il suo scalpello al busto in pietra di Gerald Ford. Un frammento di arte giovinazzese regna dunque nella Casa Bianca ed è doveroso in questo particolare momento ricordarlo. Ha immortalato l’immagine di colui che amava commissionare lavori al nostro scultore, nella ferma convinzione che le statue da lui modellate nella linea, nel concetto, nella forma, potessero risolvere problemi di decorazione e di armonia alla Casa Bianca. E ci piace questo Presidente anche perché aveva intuito che Vito Palumbo non era uno scimmiottatore d’arte, meritava molto di più di un quisque de populo che scolpisce tanti pinocchi con la pretesa di farsi definire grande artista. Dal padre il nostro scultore aveva ereditato il senso patriarcale e religioso di questo lavoro che in America aveva approfondito, a dimostrare che quella nazione opulenta non chiedeva solo braccia al popolo italiano. Il maestro giovinazzese si affermò inizialmente con un ciclo di sculture cristiane, in particolare un profilo dei Santi Pietro e Paolo nella Cattedrale di Washington. In seguito e a buon diritto, numerosi quotidiani americani come il New York Time, il Washington Post, il National Geographe, hanno recensito questo scultore. E finanche un documentario sugli scultori di pietra del 1985 curato da “Smithsonian Institute” ha dedicato largo spazio a Vincenzo Palumbo (a titolo di cronaca il documentario è stato anche premiato con l’Oscar). Lo scultore Giulio Cozzoli con velata invidia diceva di lui: «Palumbo fa dell’arte una realtà, come l’arte fa di Palumbo una verità». Recentemente in America in un libro a lui dedicato era stato raccolto il sapiente mistero della sua maestria artistica. Fama nella Casa Bianca dunque senza nulla togliere a quella acquisita

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FOTO STORICA: I due volti dellaCasa Bianca, lo scultore Vincenzo Palumbo e il presidente USA Ford che ci ha lasciato il mese scorso nella nostra ridente cittadina dove è custodito un bassorilievo raffigurante la Vergine nel casale di Corsignano, un vero e proprio atto d’amore dell’artista nei confronti della sua terra. Ci piace ancora e sempre più lo scomparso Presidente perché lo ricorderemo sempre associandolo all’immagine del nostro Scultore. Due linee parallele che in un certo momento storico si sono incontrate producendo scintille di creatività. Due personaggi pacifici, con lo sguardo rivolto alla genuinità dell’arte e alla giustizia che sempre meno regna nel mondo. Un incrocio perfetto di affinità. Pensieri comuni, odio contro le guerre, disapprovazione totale per la guerra in Iraq che al termine del vecchio anno ci ha mostrato le immagini vive e crude di un dittatore che ha incarnato il volto dell’odio e della violenza. E che ha abbandonato questo mondo lasciandosi alle spalle pesantissime macerie. Nuovi focolai di guerra si sono accesi dopo la sua morte. Alimentati da coloro che si sono nutriti dell’ideologia americana per poi ritorcerla contro l’Occidente come un boomerang. L’oro nero e il fondamentalismo religioso hanno bagnato le nefaste sorti di queste guerre che sembrano non avere mai fine e che non rappresentano neanche un buon auspicio per il nuovo anno. Nei meandri di tante malvagità dunque non ci resta che sperare per le nuove generazioni. Sperare in un futuro migliore? Macchè! Sperare che un giorno possano trovare un nuovo pianeta pronto ad ospitarli e dove il male non potrà più fare da padrone!

VITO BAVARO


LITTLE ITALY «Ho «Ho «Ho fatto fatto fatto un un un sogno» sogno» sogno» C MM ARTIN LUTHER KING COSÌ OSÌSISICOMMEMORA COMMEMORA ARTIN LUTHER KING I miei favolosi, indimenticabili, determinanti anni ’60. Erano trascorsi solo pochi mesi dal mio trasferimento in America e di inglese masticavo poca roba. Mi accingevo così spesso con arduo impegno a seguire i programmi televisivi per l’apprendimento. In particolare i telegiornali che mi aiutavano anche ad aggiornarmi sugli eventi del mio nuovo mondo. Immagini che spesso rimandavano i volti accesi e concitati della gente di colore che sfilava per strade e piazze facendosi portavoce di significativi slogan di protesta. Spesso questi dimostranti venivano aggrediti, picchiati e dispersi dalla forza pubblica e anche da spettatori razzisti che si infilavano nella folla. Non nascondevo la mia curiosità nei confronti di questi spiacevoli eventi e dei motivi di questa lotta continua fra bianchi e neri. In realtà i motivi fondamentali erano la richiesta della parità del diritto di voto e il conseguente riconoscimento dei diritti civili. A differenza degli stati del Nord America, nel Sud la gente di colore vedeva compressi i propri diritti sia nella vita sociale come il divieto di accedere anche ai bagni pubblici, per esempio, sia nella vita lavorativa. Laddove vi era un assoluto regime di anarchia da parte dei datori di lavoro nei confronti della gente di colore sia per il salario che per lo svolgimento dell’attività, con palese penalizzazione della dignità. Proprio in questo contesto si inserì così la figura del leggendario Martin Luther King, vero e proprio fautore della liberazione della razza nera. A lui il merito di aver apportato i maggiori cambiamenti politici e sociali, di rappresentare una scintilla di luce per un futuro migliore. E, come tale, Leader King era presente ad ogni dimostrazione. E contemporaneamente sugli schermi televisivi. Il reverendo Martin Luther King nacque ad Atlanta, Georgia il 15 gennaio 1929. Fu un pastore battista ed un attivista dei diritti civili del popolo afro-americano di colore. È stato il più giovane Premio Nobel per la pace della storia, riconoscimento conferitogli nel 1964 all’età di trentacinque anni. Il suo nome viene accostato per la sua attività di pacifista a quello di Gandhi, il leader del pacifismo della cui opera King è stato un appassionato studioso. L’impegno civile di Martin Luther King è con-

densato nelle Letter from Birmingham Jail (le Lettere dalla prigione di Birmingham), scritte nel 1963, che costituiscono un’appassionata enunciazione della sua indomabile crociata per la giustizia. Unanimemente riconosciuto apostolo della resistenza non violenta, eroe e paladino dei reietti e degli emarginati, Martin Luther King si è sempre esposto in prima linea affinché venisse abbattuta nella realtà americana degli anni ‘50 e ‘60 ogni sorta di pregiudizio etnico. Diplomatosi nel 1948 al Morehouse College e diventato pastore battista a Montgomery (Alabama), King si laureò nel 1955 in filosofia alla Boston University. Nella sua vita organizzò decine e decine di marce e manifestazioni di protesta, invocando il diritto al voto ed altri basilari diritti civili per le persone di colore. Molte di queste rivendicazioni furono poi accolte con il Civil Rights Act e il Voting Rights Act. Celeberrimo è rimasto il discorso che tenne il 28 agosto 1963 durante la marcia per il lavoro e la libertà davanti al Lincoln Memorial di Washington e nel quale pronunciò più volte la fatidica frase “I have a dream” (in Italia evocata spesso in maniera forse impropria ma efficace con: Ho fatto un sogno) che sottintendeva la spasmodica attesa che egli coltivava, assieme a molte altre persone, perch�� ogni uomo venisse riconosciuto uguale ad ogni altro, con gli stessi diritti e le stesse prerogative, proprio negli anni in cui - per dirla con le parole di Bob Dylan - i tempi stavano cambiando e solo il vento poteva portare una risposta. Martin, molte volte fu soggetto ad aggressioni e ad offese molto gravi. L’uguaglianza sociale non fu l’unica sfida per Leader King. Gli anni ‘60 erano anche gli anni della guerra in Vietnam. King era un portavoce convinto della disapprovazione nei confronti di questa guerra. Più volte imprigionato, perseguitato dagli ambienti segregazionisti del sud degli Stati Uniti, nel mirino dell’FBI (con il cui capo J. Edgar Hoover ebbe un rapporto di leale antagonismo), King fu assassinato a colpi d’arma da fuoco prima della marcia del 4 aprile 1968, mentre si trovava assieme alla moglie Coretta Scott King (1927-2006) su un bal-

cone del Lorraine Motel di Memphis, Tennessee. Il suo assassino, James Earl Ray dapprima confessò l’omicidio ma in seguito ritrattò. Martin Luther King ha lottato per la sua gente. A distanza di decenni purtroppo si è verificata una regressione di quelli che sono stati i diritti acquisiti in quegli anni. Oggi si stima che una persona di colore su tre vive in condizioni di povertà. Le ondate illegali di immigrati nel mondo stanno peggiorando la situazione. Ed è proprio nelle stesse che prolifera la criminalità, il disagio, la tossicodipendenza. La popolazione bianca giustifica sottolineando che la gente di colore non riesce ad emanciparsi perché non è capace di integrarsi alla perfezione con il sistema americano e di comprendere i meccanismi del capitalismo. Proprio per questo motivo nel 1986 è stata istituita una giornata della memoria in onore di M.L.King, da celebrarsi il terzo lunedì di gennaio, in un giorno prossimo a quello della sua nascita. Il 18 gennaio 1993 il Martin Luther King Day è stato celebrato per la prima volta in tutti i cinquanta stati degli USA. Ed anche nel mese di gennaio 2007 gli USA hanno celebrato questa festa di commemorazione. Ma per molti oggi e’ stato: “The Niger Day” (il giorno del nero). Una festa di facciata dunque. Rispettata solo dagli enti governativi e dalle maggiori industrie. Ignorata dai più. La domanda sorge spontanea: dietro le proprie quinte personali, siamo ancora oggi un popolo razzista?

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I RACCONTI DEL PESCATORE

Amarcord del calcio che fu! O A DI

Nubi vaghe di ricordi frastagliati. Quelli che possono riaffiorare mentre si sonnecchia nella nostra centrale Piazza e si sogna accoccolati in una notte di mezz’estate. A volte succede anche di scambiare qualche chiacchiera sul calcio giovinazzese. E di rimembrare persino le famose trasferte della squadra. Ei fu. Pezzi di storia calcistica incollati anche da chi di quello sport poteva raccontare qualcosa di serio. Il compianto dott. Cormio per esempio che ha mosso i primi passi nel calcio indigeno. Allargando i nostri pensieri al territorio del Belpaese però, possiamo constatare che già nel 1844 a Torino fu fondata la Reale Società Ginnastica Torino, allora capitale del Regno di Sardegna, dallo svizzero di Zurigo Rodolfo Oberman, un ginnasta molto famoso all’epoca, chiamato in Italia appositamente da Carlo Alberto di Savoia allo scopo di insegnare la ginnastica agli allievi dell’Accademia Militare, e di costituire la prima società ginnica italiana, per “divulgare la pratica degli esercizi di ginnastica per temprare i giovani alle fatiche”. Con lui, quel giorno erano anche altri nomi di spicco dell’aristocrazia e della borghesia torinese: il medico Luigi Balestra, il conte Ernesto Ricardi di Netro, il cavaliere Filippo Roveda, l’ing. Cesare Valerio e l’avv. Lorenzo Saroldi. Nel 1897 è nata la sezione dedicata al “giuoco del calcio”, cosa che l’anno seguente le permise di partecipare al primo Campionato di calcio. In tal occasione, presieduta dal cavalier Bertoni, adottò una maglia blu con striscia rossa orizzontale, che successivamente diventò dapprima bianca con una banda orizzontale nera, poi ancora bianca con banda orizzontale granata. Partecipò ai primi campionati di calcio italiani, con scarsi risultati, fino al 1902, anno in cui si iscrisse ma non gareggiò. Certo allora i tempi di Ronaldo, Maradona e Platini erano proprio lontani. Restringendo il cerchio comunque, giungiamo ad esplorare ciò che è avvenuto nella nostra terra. La prima presenza del calcio locale possiamo rintracciarla e farla risalire ai primi anni del ‘900. Dove si giocava? Nell’istituto, primo luogo fertile per il pallone. Successivamente fu creato il campo comunale dove oggi sorge il vecchio Palasport. Qui si disputarono i primi derby infuocati della provincia di Bari: Trani, Andria, Noicattaro, Molfetta e Bitonto. Si giocava per la maglia della propria città e si tifava in maniera genuina. Gente perbene mescolata a

NOFRIO

LTOMARE

famiglie sbandate: tutti uniti per il proprio calcio! Armati anche di clave e bastoni. Chi non ricorda le partite del Bitonto, dove i grandi esclusi erano i tifosi ospiti e i carabinieri stessi! Gli arbitri erano le vittime ufficiali di quelle gare! Costretti molto spesso a darsi alla fuga nelle campagne circostanti inseguiti da energumeni inferociti. Uno dei più malvagi era ALTRI TEMPI: US GIOVINAZZO 1965 un vecchio gobbo, il quale munito di corna di toro e di una parrucca di lana di peAL CAMPO SPORTIVO cora arrugginita, faceva a gara ad istigare Non odo più la gente sugli spalti i tifosi della squadra avversaria. ImmagiTutto è muto dove il sogno mi conduce. nate il finimondo! E che dire ancora delle È ora di essere stanchi scazzottate liberatorie tra i giovinazzesi e i Ma io voglio reagire molfettesi nei loro storici derby sportivi! Là dove il silenzio penetra nell’oscurità. Senza nulla togliere alle dispute con i viciOdo uno schiamazzo… ni di Palese, muniti spesso di forche da fieno. Capaci oggi di far rabbrividire dunUno svolazzo di corvi e gabbiani que, le migliori pattuglie di polizia che preLì proprio al centro del campo sportivo sidiano l’ingresso degli stadi. Certo i meNell’ombelico del mondo todi di difesa erano abbastanza violenti Dove ora vedo cipressi anziché pini ed artigianali. Tali da far meritare a Immoti come in un pianto sofferto. Giovinazzo il trofeo del terrore. ContinuaCome sono tristi! rono le avventure più o meno accese al Non meno dei ritratti sepolti vecchio campo, sin quando non avvenne Della gente fuggita al Nord. la storica promozione in serie D avvenuta Quel paese intorno al campo sportivo esattamente nel 1970. Quella che oggi è È sconosciuto, quasi invisibile la C2. Il tutto grazie alla bravura e ai sacrifici del Presidente Cervone. Nello stesso Abitato da un mistero antichissimo periodo avveniva l’ascesa del Trani in seDove il mio pensiero si perde rie B e si giocava al rilancio in tutta la proLì nel campo sportivo muto vincia! Che calambeur di emozioni! Tra alti Pieno di vendette e grida. e bassi la nostra squadra fu acquistata da Non odo l’allegria dei tempi che furono tale Magarelli: nacque il Real Giovinazzo Io sono come l’ombra che di reale ha solo il nome. Oggi la squaE tutta la mia vita come un’ombra, vaga dra non naviga nell’oro ma a darci tanto Incerta, indistinta, senza nome. gaudio contribuiscono le frizzanti scintille Oggi non sono niente, domani… dei nostri giocatori di hochey con lo storiSì domani la nostra rabbia esploderà co marchio dop A.F.P. E noi comunque siamo tanto grati al sudato e meritato impeE rifaremo la Magna Grecia… gno, alla cristallizzazione della nostra gloONOFRIO ALTOMARE ria sportiva!

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IL RICCO E IL POVERO

SOGNANDO LA LA SERIE SERIE A A SOGNANDO

Laparola parolaai aipresidenti presidentidel delGS GSeedell’Afp dell’Afp La IL PALAZZETTO

GIOVINAZZO SI È TRASFORMATO NELLA CULLA DEI SOGNI. TUTTI I TIFOSI VOGLIONO LA DOPPIA PROMOZIONE: QUELLA DEL GS NELLA SERIE A/2 DI CALCIO A 5 E QUELLA DELL’AFP NELLA SERIE A/1 DI HOCKEY SU PISTA. RIUSCIRÀ LO STORICO AMBO BIANCOVERDE? NELL’ATTESA, ANDIAMO A SENTIRE I PRESIDENTI DELLE DUE SOCIETÀ, TONIO CARLUCCI E VITO FAVUZZI, CONVOCATI APPOSITAMENTE NELLA NOSTRA REDAZIONE... DELLO SPORT DI

Nome: - Antonio - Vito Cognome: - Carlucci - Favuzzi Età: (Carlucci): 33 anni (Favuzzi): 51 anni Professione: (Carlucci): Imprenditore (Favuzzi): Impiegato Incarico sportivo? (Carlucci): Presidente del Gs (Favuzzi): Presidente dell’Afp «Costruisci i palazzi, distruggi i nostri sogni»: vale per il presidente del Bari, non certo per Tonio Carlucci…? (Carlucci): Cerchiamo di fare bene entrambe le cose… Un molfettese alla guida dell’Afp: ma chi te lo ha fatto fare…? (Favuzzi): L’amore per la squadra e per la città I tifosi vogliono un presidente che li porti in serie A… (Carlucci): Ce la stiamo mettendo tutta (Favuzzi): Ci crediamo e ci proviamo Quante partite hai visto dell’Afp? (Carlucci): Due! Quante partite hai visto del Gs? (Favuzzi): Solo un paio, perché il sabato pomeriggio devo condividere l’amore per il Gs con quello per la Juventus… Quando avremo a Giovinazzo anche un almanacco del calcio a 5? (Carlucci): Quando troveremo gente pronta ad impegnarsi pure per gli almanacchi… Noi ci impegniamo a portare i giocatori in campo.

Quando avremo a Giovinazzo un nuovo almanacco dell’hockey? (Favuzzi): E’ dura! Speriamo nei prossimi trent’anni… Qual è lo stipendio più alto del Gs? (Carlucci): I ragazzi prendono un congruo rimborso spese. Quanti giocatori dell’Afp ci vogliono per fare un cartellino del Gs? (Favuzzi): Se ti riferisci ad una questione economica, i ragazzi dell’Afp valgono tanto quanto i giocatori del Gs. Chi butteresti dalla torre: il Modugno o l’Us Polignano? (Carlucci): Entrambe! Che campionato è senza il derby contro il Mofetta? (Favuzzi): Sentiamo la mancanza del derby, ma per salire in A/ 1 ne facciamo volentieri a meno… All’Afp, tranne Cirilli, non c’è nessun forestiero, al Gs invece…passa lo straniero? (Carlucci): A parte il fatto che i nostri sono italo-brasiliani, con diritto di voto (il che suscita il pronto interesse da parte di Favuzzi…, ndr), il livello del calcio a 5 ultimamente è cresciuto tantissimo. Perciò, per raggiungere determinati risultati, occorre gente che non lavori e che ci dia la massima disponibilità temporale per gli allenamenti. In ogni caso, per me conta l’idea di squadra: italiani e stranieri sono tutti uguali. (Favuzzi): Fortunatamente, noi abbiamo un vivaio autoctono che ci consente di andare avanti senza stranieri. Comunque gli stranieri possono aiutare i giovinazzesi a crescere, come accaduto ai nostri giovani lo scorso anno grazie allo spagnolo Freddy Hinojal. Il Gs ha Cilli, l’Afp Cirilli…? (Carlucci): Si tratta di due grandi giocatori

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IL RICCO E IL POVERO (Favuzzi): Sono due grandi giocatori…stranieri Chi è la monella più bella? (Carlucci): Mia moglie Chi è la tifosa più sexy quando gioca l’Afp…? (Favuzzi): Franco Scivetti, il presidente del Club Afp… Da 6-2 a 6-6 col Modugno in pochi minuti: come è stato possibile? (Carlucci): E’ l’incubo che diventa realtà… Dopo il 6-4 contro il Seregno, siamo davvero sulla buona strada? (Favuzzi): E’ senz’altro un buon segnale. A causa del colore delle magliette, si scrive Gs e si legge…Bitonto? (Carlucci): Siccome il Modugno giocava in maglia bianca, noi non potevamo indossare quella biancoverde. Comunque la divisa nera la usiamo per intimorire gli avversari ancor prima dell’inizio della partita… Perché in foto sembravate il Real Afp? (Favuzzi): Per mania di grandezza… Qual è la parolaccia che dici più spesso? (Carlucci): Tante, specialmente quando si passa dal 6-2 al 66… (Favuzzi): In partita? Ma vaff… Ci fai sentire un coro per la tua squadra? (Carlucci): Lo canta sempre mio figlio:« E se ne va, la capolista se ne va…» (Favuzzi):«Afp, Afp, cinque voi, tanti noi…». E’ l’inno preparato dal maestro Camporeale che ringrazieremo al suo ritorno dalla Germania. Quanto paghi Telesveva per riprendere il campionato della tua squadra? (Carlucci): Intorno ai 200-300 Euro! Quanto pagheresti noi del web tg per tutte le partite dell’Afp? (Favuzzi): Complimenti per il vostro lavoro, è…impagabile! Edu è il Kaka del calcio a 5? (Carlucci): E’ più forte di Kaka… Edu è straordinario! Comunque tutta la mia rosa è straordinaria. Angelo Depalma è il pupone dell’Afp? (Favuzzi): Credo che sia più educato del pupone… Cosa rispondi a chi ti accusa di ostracismo verso i giovinazzesi? (Carlucci): Ho già risposto prima, nessun ostracismo!

Cosa risponderesti a chi ti dicesse che Angelo Depalma gioca soltanto perché è il fidanzato della figlia del presidente…? (Favuzzi): Che sono solo idiozie, basta vedere come gioca Angelo Depalma… Un aggettivo per l’allenatore Chiaffarato? (Carlucci): Molto preparato Un aggettivo per mister Marzella? (Favuzzi): Straordinario, eclettico e competente Chi è il dirigente di cui non faresti mai a meno? (Carlucci): Dino Aniello (Favuzzi): Fedele Depalma In caso di festa promozione inviterai la Bellucci o le sorelle Carlucci…? (Carlucci): Invito tutti… Festeggeremo in piazza come ai Mondiali. Anzi, sarà ancora più bello! Se l’Afp va in A/1 ti butterai nella fontana…? (Favuzzi): Vediamo! Sono meno giovane di Carlucci, perciò non vorrei avere problemi di salute… Hai mai pensato di costruire… un palazzetto solo per il calcio a 5? (Carlucci): Ho pensato di realizzare una struttura che ci possa dare più spazi per gli allenamenti, vera nota dolente… Quando vedremo un palazzetto così pieno per l’Afp come nella gara del Gs contro il Modugno? (Favuzzi): Spero subito, comunque il derby contro il Molfetta dello scorso febbraio non fu da meno. Come finirà il campionato del Gs? (Carlucci): Mi auguro con la vittoria, senza passare dai playoff… Tu che con i pronostici ci azzecchi sempre, dove arriverà l’Afp? (Favuzzi): I pronostici sono una cosa, la realtà un’altra! Comunque anche noi cercheremo la promozione senza play-off… Infine, dialogate tra voi per qualche secondo… (Favuzzi): Mi dai il contributo economico per l’Afp? (Carlucci): Ok, ma tu dammi un contributo…orario per gli allenamenti! L’intervista si conclude con lo scambio di sciarpe tra i due presidenti…

GIANGAETANO TORTORA L’intervista completa sul canale www.giovinazzo.it nella sezione giovinazzo web-tv

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La piazza di giovinazzo febbraio 2007