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FONDATORE Sergio Pisani DIRETTORE RESPONSABILE Sergio Pisani

REDAZIONE Damiano de Ceglia - Giovanni Parato Alessandra Tomarchio - Giusy Pisani Donata Guastadisegni - Agostino Picicco Vincenzo Depalma - Enrico Tedeschi Michele Decicco - Onofrio Altomare Giangaetano Tortora - Mario Contino Porzia Mezzina - Rosalba Mezzina Luciana Carbonara - Mimmo Ungaro CORRISPONDENTI DALL’ESTERO Rocco Stellacci (New York) Giuseppe Illuzzi (Sydney) progetto grafico - La Piazza di Giovinazzo Grafica pubblicitaria: Rovescio Grafica responsabile marketing & pubblicità: Roberto Russo tel. 347/574.38.73 Responsabile abbonamenti:Pina Cusmai

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AAA AAA CERCASI CERCASI CANDIDATO CANDIDATO SINDACO SINDACO NEL NEL PD PD

DI

Via Cairoli, 95 Giovinazzo 70054 (Ba) Edito da MGL SERVIZI soc. coop. Arl Iscr. Trib. di Bari n. 1301 del 23/12/1996 Telefono e Fax 080/3328521 Part. IVA 07640390725 IND.INTERNET:www.giovinazzo.it E_MAIL:lapiazza@giovinazzo.it

GIOVANNI PARATO

CONTRAPPUNTO d e l l ’a l f i e r e

ILLUSTRAZIONE

IL

Forse il nume tutelare del PD locale, considerata la professione, sta costruendo qualcosa di importante? ORIANA FALLACI AVEVA PREVISTO TUTTO. Aveva girato il mondo, conosciuto culture diverse, uomini e donne di nazionalità diverse, religiosi di confessioni tra le più eterogenee. Aveva maturato la convinzione, lei da sempre progressista e ferocemente antifascista e antinazista, che l’Europa sarebbe diventata Eurabia. Aveva dipinto il futuro del nostro Continente con tinte fosche. La progressiva inarrestabile trasformazione sarebbe avvenuta con la conquista non più della spada ma della demografia. Un’Europa sempre più stanca e con tassi di natalità in costante riduzione


avrebbe lasciato campo libero al disegno, sempre presente nella storia dell’umanità, di conquista dell’Europa da parte dell’Islam. Il presidente turco Erdogan ha solo reso chiaro, esplicito e inequivoco anche ai campioni del solidarismo irrazionale, dell’accoglienza incontrollata che la realtà è ben diversa da quella ipotizzata da costoro. Le analisi sulla natalità ed i flussi migratori descrivono una evoluzione che vedrà la religione islamica diventare la prima religione del mondo e, già nel 2050, l’Europa conoscerà una significativa evoluzione nei centri urbani a maggiore densità abitativa. «Fate cinque figli, il futuro dell’Europa è vostro»: queste sono state le parole pronunciate dal presidente turco. Si rivolgeva agli immigrati turchi presenti in numeri massicci in molte città del nord Europa. Questa è stata la risposta al rifiuto del governo olandese rivolto a due ministri di Ankara che avrebbero dovuto tenere un comizio agli immigrati turchi per sostenere il Sì al referendum costituzionale che, in caso di vittoria, consegnerebbe al leader turco un potere incompatibile con le regole della vera democrazia e lo trasformerebbe nel vero sultano del grande Paese alle porte dell’Europa. Non è mancata la presa di posizione del premier liberale di destra Rutte che ha rivinto le elezioni ed è stato salutato dalle cancellerie europee e dai media progressisti come il salvatore dell’Europa. Ovviamente nessuno ha sottolineato che il programma elettorale del partito era stato rivisto facendo ampie concessioni al nuovo sentire dell’elettorato popolare che chiedeva e chiede fermezza e meno concessioni a favore dell’immigrazione senza sconfinare nella xenofobia. I problemi rimangono e rimangono in tutta la loro gravità e profondità come dimostrano ancora e per l’ennesima volta i fatti di questi giorni di quasi primavera. Sarà il caso che il mondo islamico, così largamente composito e variegato per ragioni etniche, culturali e, più strettamente, confessionali faccia un esame di coscienza serio dei suoi rapporti con la modernità e tutto quello che questo comporta. COSA SUCCEDE NEL PD LOCALE? Argomenti duri e difficili, confronti complessi e aspri che sono al di sopra delle mie capacità ma ci introducono a confronti e contrapposizioni che stanno via via assumendo contorni più precisi in attesa del confronto elettorale per l’elezione del nuovo sindaco. Il candidato della sinistra in salsa cattolico - progressista ci ha fatto sapere che non gli piace lo Statuto comunale che l’attuale maggioranza intende approvare in dirittura di arrivo della consiliatura. Troppo potere al sindaco, vice sindaco e presidente del consiglio comunale, il suo giudizio. Nulla di particolarmente originale, come se la democrazia fosse in pericolo per questo e l’antidoto fosse maggiore partecipazione e coinvolgimento di altri soggetti sociali la cui legittimazione però, ricordo, non deriva da elezioni popolari e a suffragio universale. Insomma il solito minestrone abbastanza stantio, anche l’attuale maggioranza e quella precedente parlarono nelle campagne elettorali di partecipazione e poi non mi sembra che si uniformarono a quanto promesso. Niente lascia ipotizzare che non sarà così anche per il gruppo di Primavera Alternativa. Le polemiche non sono mancate su pista ciclabile, raccolta differenziata e lungomari. Tutti argomenti su cui si può dire tanto e, in particolare, sulla pista ciclabile molti errori, oggettivamente,

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COPERTINA

OMAGGIO AL NOSTRO CORPO DI POLIZIA MUNICIPALE IN COPERTINA: NADIA TULIPANI IL CLIC È DI NICOLA MONGELLI LA FOTOCOMPOSIZIONE - DA UN’IDEA DI GIOVANNI PARATO È STATA REALIZATA DA

ROVESCIO GRAFICA


sono stati fatti. A sinistra, visto che non è ancora chiaro chi sarà il candidato del PD, si sono mobilitati per raggiungere l’unità. Il candidato sindaco della Primavera ha, però, annunciato che non vogliono caricare trasformisti e presunti impuri. Il segretario del PD non si è scomposto ma ci ha fatto sapere che si è opposto al rientro di un consigliere comunale eletto nelle liste del partito democratico e, poi, resosi autonomo dal partito oltre che dell’ingresso di due consiglieri di maggioranza poi rimasti con il sindaco attuale. Bravo, così si fa! Non sarebbe stato il caso che i consiglieri comunali del PD (in numero di tre) avessero chiesto il rispetto dello Statuto? A quante sedute ha partecipato? Non era compito loro far rispettare con le regole anche la volontà popolare violata? Intanto le elezioni si avvicinano e il silenzio è totale. Forse il nume tutelare del PD locale, considerata la professione, sta costruendo qualcosa di importante? Chissà. Il sindaco può sommare alla sua coalizione anche il gruppo di riferimento di due avvocati di cui uno già consigliere comunale eletto in Alleanza Nazionale, all’opposizione, e poi convertitosi sulla strada del socialismo in una formazione di cui non ricordo il nome. L’altro avvocato era candidato in una lista di appoggio nel centro destra sconfitto alle ultime elezioni. Dopo contatti infruttuosi con la Primavera hanno deciso di appoggiare l’attuale amministrazione. Fossi il sindaco, farei qualche scongiuro. Insomma stiamo entrando nel vivo. Vedremo se le inaugurazioni di fine consiliatura avranno l’effetto di mettere le ali, è proprio il caso di dirlo, al sindaco in carica ed alla sua composita maggioranza. Evviva! alfiere@giovinazzo.it

SERGIO PISANI


l’intervista

DI

SERGIO PISANI

FILIPPO BONVINO: «STOP ALLA POLITICA, E’ DIVENTATA UN LETAMAIO» Faccio troppo uso di Plasil contro il vomito e la diarrea cittadina Nome: Filippo Cognome: Bonvino Soprannome: U’prevt Professione: Impiegato statale Partito di appartenenza: Ex IDV. Oggi non mi riconosco più in questo letamaio. Filippo Bonvino non si presenterà alle prossime elezioni per il rinnovo del consiglio comunale. Il perché lo sa solo Dio e anche Colui che regna e governa sullo scranno più alto della città che non ha soddisfatto alcune sue istanze? Lo sanno tutti, amici e famiglia. Non ho mai chiesto nulla anche perché c’è poco da chiedere di questi tempi. Certo, lo sapeva anche chi comanda la nave. Qual era l’oggetto oscuro dell’accordo saltato per la tua ricandidatura? Principio predominante: se in una famiglia entrano gli estranei, non sei più una famiglia. Trovi la notizia della tua mancata ricandidatura così originale che hai bisogno di pubblicarla su questo giornale? Io sono tutto originale. Si è perso lo stampo della coerenza. Faccio troppo uso di Plasil contro il vomito e la diarrea cittadina. Si guardi in giro Direttore e lo consigli anche lei ai suoi lettori ancora innamorati di Giovinazzo! Cosa devono imparare i cittadini da questa tua storia? Che la politica resta un servizio ai cittadini? Per quasi 5 anni, ogni giorno ho girato in lungo ed in largo la città segnalando alle varie ditte ed organi competenti tutte le anomalie che osservavo. Molte erano segnalazioni formulate in qualsiasi ora del giorno per disservizi ai cittadini. Ho dovuto (ora lo posso dire) esibire un tesserino falso del Ministero per impormi, per far rispettare le regole più elementari alle ditte che svolgevano con pressappochismo i lavori. Erano ditte che contravvenivano al rispetto degli appalti, materia di competenza magari di altri. Non ho lesinato un solo giorno rinunciando anche alle ferie per stare con la gente offrendo-

mi anche da front - office alle loro istanze. Anche in materia di lavoro (precario) ho segnalato disperati ad amici, a volte ci sono riuscito a volte mi sono servito dei scarsi mezzi che avevo. Ho un faldone che scoppia per le tante segnalazioni fatte da un fax alle aziende per fare in modo che intervenissero subito. Oggi uno dei miei estimatori è proprio uno che ha la manutenzione in questa città, forse anche da più di un anno. A volte i cazziatoni servono. Ne sono certo: la politica deve essere sempre al servizio dei più deboli, di coloro che hanno la voce più flebile. Io questo ho cercato di fare. A volte ho vinto, a volte ho perso. Chi si accaparrerà i voti di Filippo Bonvino? Mi avvalgo della facoltà di non rispondere, del 5°emendamento. Il risultato di cui andrai sempre fiero? Aver tenacemente lottato per la villetta di fronte alla Ferriera! La più magra figura fatta da consigliere? Non essere riuscito ad installare un gioco per disabili in villa dopo averlo più volte promesso ad alcune famiglie interessate. La denuncia che hai formulato con più gusto? Quella di aver detto sempre la verità su certi incarichi sempre ai soliti noti. La denuncia più strana che hai ricevuto? Bloccare le deiezioni umane lasciate a mo’ di trofeo in via Firenze e dintorni da una persona. Anche in questa circostanza alla fine vinsi la mia piccola battaglia dopo svariate ore di appostamento, senza droni, foto trappole e Guardie Ecozoofile. Non ci vuole molto. Solo tanta, tanta perseveranza! Perché tutti quelli che la pensavano diversamente da te era tacciati di demenza senile? Io rispetto le idee altrui e stimo anche chi è distante dal mio modo di pensare. Non sopporto le bugie. Non sopporto di sentirmi dire che sono un asservito al mammasantissima o al partito di turno.

«PER QUASI 5 ANNI, HO GIRATO LA CITTÀ SEGNALANDO ALLE VARIE DITTE ED ORGANI COMPETENTI TUTTE LE ANOMALIE CHE OSSERVAVO.

(ORA

HO

DOVUTO

LO POSSO DIRE)

ESIBIRE UN TESSERINO FALSO DEL

MINISTERO

PER

IMPORMI, PER FAR RISPETTARE LE REGOLE PIÙ ELEMENTARI ALLE DITTE»

Alla fine, tu e lo zio Colino vi siete stretti la mano in segno di pace? Mio padre mi consigliava sempre di crescere ascoltando la gente. Vorrei continuare a crescere. Sogno politico più ricorrente? Lo ha detto lei: la politica al servizio dei cittadini. Sogno erotico più ricorrente? Naomi Campbell. Un sogno appunto! Qual è la verità sulle corna di telefonia mobile che spariranno dal Palazzo di città. Io la so. E tu? Raccontacela! Credo che inopportunamente io sia stato estromesso dalla trattativa con i gestori pur conoscendo la loro natura. Avrei voluto guardarli negli occhi da Membro del Comitato che ha impedito il proliferare delle torri. Oggi per come la vedo siamo messi non bene, anche perché la legge sulla telefonia è a vantaggio dei grandi gruppi. Però io una soluzione la ho e l’ho sempre avuta. Ora chi gestirà la questione dovrà ascoltarsi le registrazioni di quei consigli comunali e proporre soluzioni. Sì, lo dico con rammarico: avrei voluto condurre le danze. Sei stato il promotore del Comitato con-


tro l’Elettrosmog e poi al Comune per 5 anni non hai più presentato un piano di regolamentazione delle torri-faro. Sembra un paradosso, ma è così che vanno le cose in politica? Lei, Direttore, è l’unica persona che ci ha dato visibilità in quel contesto e questo è innegabile, ma il piano fatto all’epoca a noi andava bene (antenne non Torri su siti comunali, in cambio di servizi ai cittadini). Non certo però sull’attico del Palazzo di Città, unico sito non bloccabile dal Comitato. L’unico sito ancora vigente su luogo comunale ha ricevuto un sonoro vatti’n!!! in merito ad una richiesta di una riduzione del canone al Campo Sportivo. Sono rimasti lì anche perché non arrecano alcun danno alla salute. Poi ci sono gli altri siti (sono stati addirittura implementati) di proprietà di privati cittadini che hanno approfittato della legge ad hoc per loro. Sei stato il promotore del Comitato contro la discarica e poi ha votato due anni fa per l’ampliamento del 7° lotto in cambio dei due milioni di ristoro ambientale della Regione. Tu chiamala se vuoi…. coerenza? Fummo messi a conoscenza dal sindaco dopo un incontro con gli organi Regionali e da Decaro che avevano intenzione non di ampliare (attenzione!) ma di risagomare le colline dal vento con un modico quantitativo (un decimo del 6°lotto) al fine di poter chiudere e bonificare quell’indecenza, anche in virtù di 2 milioni che mai questa città ha avuto in cambio di spazzatura arrivata da tutta Italia. Eravamo convinti che quei soldi, visti i tagli feroci dei governi Letta – Monti – Renzi, sarebbero ritornati utili anche per una serie di restyle alla città (strade – giardini –servizi).Poi di fronte alle osservazioni formulate dall’ARPA, sono stato il primo, la sera del Gennaio 2015, a decidere con tutti gli altri la chiusura definitiva della discarica. Così è stato! Ma ripeto: era una risagomatura non ampliamento come lo fu invecer 5 - 6 volte per il 6° lotto in cambio di un piatto di lenticchie. Quante donne può avere Filippo

Bonvino consigliere? A 63 anni quasi, si vive di lontani ricordi. Quante donne può avere Filippo Bonvino ex consigliere? Da consigliere o da ex non cambia nulla! Ultimo 740! 32.820 euro cui si aggiungono i 79,96 euro introitati dal Comune! Un politico che volentieri prenderesti a calci nel sedere? Renzi! Stanno affogando nel “Vavataun” della Rotonda Tommaso Depalma e il tuo amico di partito Alfonso Arbore. A chi lanceresti il salvagente? A tutti e due. Diversamente, sarebbe omissione di soccorso? Se avessi bisogno di una raccomandazione per lavorare, oggi a chi mi manderesti? Se sai fare l’elettricista, ti manderei da Tommaso Depalma che ha una azienda. Differenze tra i furbetti del cartellino di Napoli e chi whatsappa o posta commenti su facebook durante l’orario di lavoro? Lavoro su un computer 7,12 ore al giorno. La legge 626 prevede ogni 2 ore, 10 minuti di pausa. Poi ci sono i tempi per qualche sigaretta e lo smartphone in tasca. Diciamo la verità non è che ci si ammazza nel pubblico impiego ma stavo meglio in Ferrovia, molto meglio e lei Direttore ne sa qualcosa. Erano bei tempi quando scrivi sempre su facebook con nostalgia comunista che gli aerei volano in alto tra New York e Mosca. Il mondo è cambiato. Ti sei perso adesso la Crimea? Un comune denominatore lega Trump e Putin in affari. Il socialismo vero è ancora a Cuba anche senza Fidel Castro, un modello ideologico molto distante dal nostro modo di essere. E’ vero, siamo schiavi di quello che il capitalismo ci ha imposto e ci imporrà, non si può tornare indietro. La cosa più sconcertante è la meglio gioventù bruciata che non ha capito ancora nulla.

Come mai a Giovinazzo non è mai arrivata Mani Pulite? Io invece credo sia arrivata con il sequestro della D.1.1 Peggio, c’è solo la morte! Al Comune c’è molta più moralità oggi o ai tempi di Berardi e Milillo? Berardi? Ho conosciuto Milillo, un avversario per anni ma sempre pronto a confrontarsi seduto al tavolo di un bar. Non mi ha mai chiesto di votarlo perché era consapevole che non l’avrei mai votato e non lo hanno votato neanche le centinaia di persone a cui ha fatto favori. Anche di queste persone si è perso lo stampo. Quanto hai pagato per questa intervista? Come quanto? Ti ho fatto avere 10.000 euro di contributi. Non ricordi? Quante bugie hai detto in questa intervista? Solo una! I soldi ricevuti a mo’ di contributo al mensile La Piazza. Cosa farà da grande Filippo Bonvino? Il padre. Il pescatore di pelose e polpi. Il giardiniere sul terrazzo. Lui era il gatto (Graziano Illuzzi), tu la volpe: sarete di nuovo in società? Ed io mi potrò fidar di due impresari che si fanno in quattro per me? Io conosco lui, lui conosce me. Erano bei tempi. La società non c’è più, anche il Gatto e la Volpe di Bennato ormai non la canta più nessuno. Io e Graziano siamo rimasti grandi amici: ci ritroviamo alle 5.00 di mattina al bar per sorseggiare un buon caffè finche morte non ci separi!


TESTO RICERCA e FOTO G IOVANNI P ARATO

DA GUARDIA COMUNALE

A

POLIZIA LOCALE

IL RACCONTO E GLI ANEDDOTI PRIMA UN PO’ DI STORIA. Le prime tracce di una Polizia Locale risalgono al 1853 nel Granducato di Toscana. In quell’anno viene fondato a Genova il Corpo della Guardie Municipali. Dalla fine dell’800 si diffonde alle varie latitudini il ricorso alle “Guardie Comunali”, dipendenti dai Sindaci e inquadrate in Regolamenti Comunali. Sono diversamente organizzate a seconda della realtà locale e talora vengono demandati loro compiti anche diversi da quelli a cui siamo abituati a pensare. In diverse città, infatti, i Corpi di Guardie sono fuse con quelli dei Pompieri o delle Guardie Rurali che assumono il ruolo di Guardie Campestri per tutelare le proprietà agrarie dai furti e contrastare il bracconaggio. Soltanto nei primi anni del 1900 si hanno le prime testimonianze della denominazione di “Vigile Urbano”, un termine che gli stessi operatori usano con orgoglio perché considerato più rispondente ai propri compiti e al proprio ruolo istituzionale. Per avere però una vera e propria legge interamente dedicata alla Polizia Municipale bisogna aspettare il 1986, ma andando a spulciare nelle attività ministeriali si può notare che fin da tempi assai remoti si è registrato un certo interesse nei confronti delle Polizie Locali, viste, un po’ come succede ai giorni nostri, come una potenziale risposta al bisogno di sicurezza da parte della cittadinanza a fronte di una carenza di personale dello Stato. Al momento le Polizie Municipali hanno contribuito poco in termini di sicurezza. Alla proposta si oppongono fermamente le Amministrazioni Comunali che invece vogliono continuare a gestire le rispettive Guardie Comunali e non vogliono quindi vedersi limitare la propria autonomia. Infatti, ancora oggi si dà facoltà ai singoli Comuni affinchè la Polizia Municipale sia affidata a loro come proprie Guardie Civiche. TEMPI NOSTRI. La figura del Vigile Urbano chiamato “Agente di Polizia Locale” è ancora oggi il biglietto da visita della città, egli è il trait d’union tra il cittadino e la politica locale, è colui che è chiamato a far rispettare le leggi e le disposizioni dell’Amministrazione Comunale (oltre a quelle Nazionali); è la piccola ancora di salvezza per tanti cittadini indifesi che non sanno a chi rivolgersi per le controversie di strada. Talvolta diventa il primo giudice a cui ci si rivolge per ripianare le controversie, a lui ci si rivolge quando si attraversa la strada o quando qualcosa non funziona, sento ancora la mamma che sgrida il bambino con la frase: «Se non fai il bravo, chiamo la guardia». Ero molto giovane e ricordo che era un periodo veramente triste, lavoro non ce n’era, Giovinazzo aveva un’economia prettamente agricola e marinara, la ferriera non era ancora in grado di assorbire la forza lavoro presente sul territorio e quindi la gente faceva la valigia di cartone (come recita la targa affissa all’Istituto Santarella) ed emigrava in America, Argentina, Venezuela e persino in Australia (con un incentivo di £. 200.000): diventare Vigile Urbano era come diventare il Sindaco del paese.


QUESTO RITRATTO è l’insieme di una serie di esperienze vissute dal sottoscritto nella sua lunga carriera. Ho cominciato a frequentare il Comando nel lontano 1966 (come avventizio, in Ufficio) e poi ho fatto il concorso nel 1968 per diventare Vigile Urbano e l’ho vinto assieme al mio collega Savino Marzella. Non voglio raccontare la storia della Polizia Municipale, anche perché non ho mai avuto la pretesa di scrivere qualcosa da lasciare alla storia. Mi piace però far rivivere qualche episodio per non dimenticare la varietà del lavoro a cui gli uomini della Polizia Municipale sono sottoposti ogni giorno e per dare alla gente un punto di riferimento. Il cittadino vede il Vigile Urbano con una sorta di timore reverenziale e paradossalmente come una forma di protezione. IL NOSTRO COMANDO NON HA UNA STORIA MOLTO LUNGA. È stato costituito al termine della prima guerra mondiale nel 1918. Compirà cento anni il prossimo 21 Settembre. Si era appena usciti da una guerra che aveva lasciato tante rovine. C’erano poche risorse per dar vita ad un vero e proprio corpo organizzato. La gente era sprovveduta, non c’era un riferimento dove rivolgersi, così l’Amministrazione dell’epoca volle istituire il Corpo delle Guardie del Comune che nacque soprattutto per salvaguardare il patrimonio della città e di quei cittadini che subivano furti. IL PRIMO COMANDANTE del dopoguerra era il Dott. Agostino Palmiotto, persona rigida e integerrima che cercava di dare un’impronta e un decoro al tutto il corpo, ma le risorse erano limitate e i Vigili erano poco addestrati e costretti a farsi da sé la divisa: qualcuno addirittura rattoppava la divisa dei Carabinieri. Le Amministrazioni facevano quello che potevano ma senza grossi risultati. Il Comandante e tre unità formavano il Corpo che era la bocca e il braccio dell’Amministrazione, cercava di dare la propria impronta adeguandosi alle risorse economiche- umane e allo sviluppo della città. Qualche anziano ci ricordava “Giacint la Guardia” ma non ho mai trovato tracce di familiari, tanto meno nel Comando, tranne un paio di foto dove si vedono due Vigili e un Carabiniere. Sono riuscito a mettere assieme qualche frammento di fotografie raccolte qua e là degli Agenti del dopoguerra che hanno fatto parte del Corpo della Polizia Municipale. Con qualcuno di loro ho condiviso la vita del Corpo: Scarda, Martino Giovanni, Labombarda Michele, Marrano Michele, Nicoletti S., Nisio A. e G. Depalo. La sede era in un locale piano-terra del vecchio Palazzo di città ed era animata dal Comandante, il Vigile Sanitario e pochi uomini, oltre a due Vigili (Angelo Farina e Giuseppe Di Lauro) fuggiti dalla Jugoslavia di Tito a fronte di una popolazione di 15.000 abitanti; i mezzi di locomozione erano le proprie biciclette. Il territorio era poco esteso,


tutto concentrato nel Centro Storico e fuori delle mura: il perimetro andava da Via Durazzo, fino al distributore Esso di via Bari, mentre a nord si estendeva con poche case fino alla stazione. I compiti del Comando e delle Guardie si limitavano al controllo del piccolo mercato coperto in Piazza San Felice e Via Marina, al controllo della Nettezza Urbana, al servizio nei seggi elettorali, aveva il gravoso compito delle varie Commissioni, tra cui il rilascio delle licenze Commerciali, la vigilanza allo Stadio, il controllo delle Scuole, oltre che al controllo del patrimonio Comunale, molte volte si andava con il pittore Filippo Nisio a scrivere il nome delle strade sugli angoli delle vie. Oggi con lo sviluppo della città, in estate si provvede alla vigilanza dei lungomari, in Piazza e in Villa Comunale, al controllo delle Scuole, e una maggiore vigilanza per l’abitato, l’assistenza a tutte le processioni e tante altre incombenze. Poi vi era il controllo del traffico, circolavano più o meno circa 300/400 auto, in prevalenza erano le auto dei noleggiatori Vincenzo Bonvino, “Martinucci u…leccese” e “Mest’Antonio Siracusa”, e qualche auto di benestanti e dei fratelli Devenuto. Ricordo le poche attività che movimentavano la vita del paese, come il centralino del Telefono vicino al Comune (gestito dalla famiglia Monticelli) con gli antichi spinotti per la comunicazione. Ho ancora nella mente la grossa scala della Società Generale Elettrica (l’Enel, gestita dal papà dell’Ing. Decillis e dal papà dei fratelli Dambrosio) che spinta dagli operai andava per il paese a fare manutenzione. Infine la squadra dei disoccupati del Comune (oggi definiti socialmente utili), che ogni mattina alle sei si riunivano davanti al Palazzo di Città (agli ordini dell’Assessore Rossiello) o al cantiere per organizzarsi e fare manutenzioni stradali. MOLTA GENTE NON RISPETTAVA LE REGOLE. C’era chi vendeva da ambulante senza autorizzazione, chi non osservava le normative comunali e perfino chi parcheggiava ovunque capitava, poi veniva in ufficio e diceva: «Questa è la mia 1000 lire della multa per questo mese, ci vediamo il prossimo mese» (la multa era intesa prima come una forma di contributo al Comune). Racconto un episodio tragi-comico che fa parte della nostra storia. Eravamo nel 1970, ricordo che si stavano istituendo i Sensi Unici in via Marconi e via Agostino Gioia, per cui vi erano da impiantare pali e segnali. L’Amministrazione assegnò il lavoro ad un certo “Rizzo lo stagnaro” che aveva un laboratorio di stagnino in via Bisanzio Lupis. Per impiantare un palo e montare il segnale doveva percepire la modica somma di £.3.000. Questo signore ogni mattina veniva al Comando e aspettava che qualcuno gli dicesse dove doveva installare i segnali, ma purtroppo il Comandante o il Dirigente dell’Ufficio Tecnico erano sempre impegnati e quindi non riusciva a portare a termine il suo lavoro. Era pas-


sata una settimana e nessuno lo assisteva. Questo signore cosa si inventa? Si reca in via Marconi, angolo via De Gasperi, monta alcuni pali a casaccio e sugli stessi installa sei segnali alla rinfusa. Immediatamente i cittadini segnalano la situazione al Sindaco, al Comandante e all’Ufficio Tecnico. Solo allora i responsabili si recano sul posto e non si muovono affiancando il Sig. Rizzo fino a lavori ultimati. «Se non facevo così, non mi pensava nessuno». Questo era il modo di fare, così si tirava avanti. L’INTRODUZIONE DEL VIDEOTEL E DELL’INFORMATICA. Dopo alcune simpatiche parentesi che vi ho illustrato, il Comandante Orecchio volle dare un’impronta migliore all’organizzazione dell’Ufficio, responsabilizzando i due Tenenti, Parato Felice e Bavaro Domenico: uno assunse gli incarichi di Polizia Giudiziaria, Edilizia e Commercio, l’altro incarichi amministrativi e viabilità e Codice della Strada. L’Ufficio venne dotato del primo “videotel” che permetteva di rilevare direttamente le targhe automobilistiche dalla Motorizzazione e dall’ACI. Il videotel della Sip consentiva di vedere i dati solo in video, ma non consentiva la stampa, perché lo stesso non era attrezzato per stampare. Assistevamo il Ten. Bavaro che copiava i dati dal video uno per volta a mano, e talvolta lo faceva per due o tre giorni di fila. Una volta ci fece impressione, perchè gli occhi erano diventati rossi e gonfi dalla stanchezza, ma lui imperterrito era li attaccato al Videotel a copiare con la penna i dati generati dalla motorizzazione. Il Comandante si rese conto di quella incresciosa situazione e cercava di individuare una soluzione. Ci recammo allora in un laboratorio di informatica da un tecnico molto bravo in grado di far stampare i dati del Video direttamente con una scrivente elettrica. L’informatico ci assicurò la risoluzione del problema. Il Comandante per rendere esecutivo quel sistema fece una colletta tra noi colleghi: raccogliemmo la somma di £. 45.000 per adattare il collegamento dal videotel alla stampante. Quando venne installato questo collegamento il lavoro che prima si svolgeva in due o tre giorni veniva sbrigato nel giro di un’ora al massimo. Questi erano i primi segni dell’introduzione della tecnologia, dovevamo adeguarci anche noi del Corpo. L’INTRODUZIONE DELLA MACCHINA FOTOGRAFICA. Ci fece fare un passo avanti nelle attrezzature in dotazione al Comando: l’arrivo della macchina fotografica. In passato quando si interveniva in un’operazione di P. G. (edilizia o incidenti stradale mortali) si era costretti chiamare il fotografo ufficiale, e talvolta era spesso impegnato. Il Comandante non immaginava che tra i Vigili ci fosse qualcuno (Andriani - Parato) che erano appassionati di fotografia ed era scettico a voler dotare il Comando della macchina fotografica. La svolta si ebbe quando in un mese accaddero due incidenti stradali mortali (uno sul ponte di via Bari e l’altro vicino a Riva del Sole) e in quella occasione vi era l’esigenza di documentare con fotografie il tutto. Il fotografo era irreperibile e qualcuno di noi prese la sua macchina fotografica e realizzò il primo servizio fotografico della Polizia Municipale (l’operazione, svolta dal nostro Comando con diligenza e competenza venne premiato con il plauso del Comando della Polizia Stradale di Barletta, all’epoca Organo deputato a rilevare gli incidenti stradali mortali).


IL CASO APIROLIO. Altro momento tragico da ricordare del 1988: dalla SS16 – Bis da Molfetta, all’ingresso di via Terlizzi si riversò del liquido altamente inquinante: l’Apirolio (un agente chimico inquinante destinato alla ME.CA). Toccò ai Vigili Urbani e alle Guardie Campestri presidiare per una settimana notte e giorno tutto il territorio per non far attraversare nessun automobilista eccezion fatta per i frontalieri e contadini. EMERGENZA PIOGGIA. Una pioggia incessante per tre giorni allagò tutta l’area racchiusa da località Lama Castello, nei pressi del ristorante La Stella, passando per la SS16 bis e via Bitonto fino alla di Riva del Sole: anche in questa occasione tutto il Corpo della Polizia Urbana era impegnato h.24 facente funzioni della protezione civile. Eravamo con il Comandante a scavalco Dott. Depinto e si lavorava in condizioni precarie (con un solo impermeabile e stivali in gomma fatti comprare nell’occasione dallo stesso Comandante). Stessa emergenza al contrario però, in assenza di acqua potabile per un lunghissimo periodo di siccità, si vigilavano le cisterne messe a disposizione dall’AQP in giro per il paese: non si trovava una goccia d’acqua, la gente si doveva approvvigionare con le taniche presso le autocisterne e tutti si accalcavano nella disperazione. Confesso, non era facile gestire la folla corsa ad approvvigionarsi. Tutt’ora è rimasta una maxi cisterna nei paraggi del vecchio palazzetto a significare il dramma vissuto negli anni 80. UN PASSO INDIETRO CON GLI ANNI. La città subiva trasformazioni continue, la manodopera della marineria e dell’agricoltura veniva assorbita dalle A.F.P., poca gente investiva in iniziative private o in attività commerciali. C’erano pochi commercianti storici che facevano capo alle famiglie Croce, Lasorsa e “Angiuvicchio Vend” in via Toselli, L’ammass in via Piano e qualche negozietto di quartiere. Poi c’erano le piccole botteghe artigiane, c’era il vecchio fabbro Spadavecchia, detto il famoso “mest Vigliacc” con i figli “u... pundon”, c’era “U mest train” colui che riparava i carri agricoli , il pastificio di don Nicola Mazzilli, tantissimi calzolai, barbieri, falegnami, sartorie e infine l’officina di Giuliodibari; il mestiere più caratteristico era nelle strade di via Cavour e via Marchese di Rende dove c’era un signore che faceva le corde di canapa chiamato “U chrdèr”. L’economia giovinazzese ruotava intorno a queste attività e anche l’impegno dei vigili. U PIPIDD E LA FUGA DEI RAGAZZI. Allora il pallone era un lusso, i ragazzi giocavano a calcio con una palla fatta con un calzino riempito di stracci. Lo chiamavamo “U pipidd”, fin quando non arrivava “Michelin Carvutt e Giuann la Uardia” che piombavano sui vestiti che appoggiati per terra disegnavano le due porte di calcio. Se il proprietario rivoleva i propri indumenti doveva fornire le generalità per comminare la multa. Poiché la città era piccola e ci si conosceva tutti, era sempre problematico fare le multe ai ragazzi. C’era sempre il papà che correva in Comando per supplicare clemenza. Alla fine il Vigile diventava l’educatore dei bambini di strada.


IL COMANDANTE DEL RINNOVAMENTO. IL Dott. Giuseppe Orecchio di Molfetta, un militare di carriera, portò nuove idee che avvallate dall’Amministrazione diede una nuova immagine e disciplina all’interno del Corpo. Ricordo che si lavorava per dieci ore al giorno in turno spezzato; per avere la divisa gli agenti all’inizio la pagavano quasi per intera, il 90%, poi il 60% e poi il 10%; solo più tardi siamo riusciti a far accreditare all’Amministrazione l’intero importo. Intanto la Polizia Municipale assumeva un’immagine più organizzata. Arrivò la prima autovettura, una fiat 128 che ci permetteva di vigilare con più frequenza per il paese; poi arrivò il primo ponte - radio; il turno di lavoro venne ridotto a otto ore sempre diviso in due turni. Il Comando era formato da soli uomini, non vi erano computer ma una vecchia macchina da scrivere Olivetti 82 che dalla mattina alla sera perforava con il suo tic e tac le nostre orecchie. Entrai a far parte ufficialmente del Comando 15 Gennaio 1969 con il collega Savino Marzella. Il corpo era formato da sette unità: Felice Parato, Martino Giovanni, Savino Depalo, Giuseppe Depergola, Gaetano Messere, Stefano Marrano e Giuseppe Depalo (Vigile Sanitario). Alcuni di loro sono poi andati in pensione e altri invece passati ad altro impiego negli Uffici Comunali. Ci misero un bracciolo per identificarci come Vigili e ci affidarono assieme ai colleghi in divisa. La prima uscita la feci con il collega Stefano Marrano ed elevammo in Piazza Costantinopoli la prima contravvenzione ad una signora che abitava in un pianoterra vicino alla Farmacia di “Donna Lina” (Dagostino). Lei aveva sul marciapiede una gabbia con delle galline che sporcavano la pubblica via, e le elevammo la prima multa di £. 128. Ero il più giovane tra i Vigili, avevo solo 25 anni ed ero agevolato nell’inserimento tra loro, perché mio fratello Felice faceva parte del corpo da dieci anni. Venivo dal mondo operaio e quel poco di esperienza l’ho acquisita tutta per strada, una sorta di diploma, nel bene e nel male (ringrazio quel lavoro e lo sport per avermi permesso ciò). Quando entrai, avevamo due motociclette (due Lodole della Motoguzzi), la pattuglia era formata dal Brigadiere Giovanni Martino e Felice Parato (divenuto Ufficiale) e in alternanza Gaetano Messere e Giovanni Parato: erano le prime pattuglie di motociclisti della storia della Polizia Municipale. A quell’epoca non vi erano scuole di addestramento o corsi di specializzazione, venivamo scelti e subito inseriti nelle problematiche della città. Solo dopo un anno, entrarono altre giovani unità (Zeverino, Andriani Giosafatte, Binetti e Pugliese), comprammo altre moto e formammo nuove coppie con Parato G., Pugliese G., Andriani G. e Binetti G.. Nell’estate del 1975 il nostro Comando era diventato uno dei più prolifici: infatti arrestammo 12 scippatori e topi d’auto. Il Comando venne encomiato per due anni con una delibera di Giunta e una di Consiglio Comunale. Intanto la popolazione cresceva e la città assumeva l’immagine di «città turistica». Aumentavano le esigenze e il lavoro per la Polizia Municipale. Qualcuno andava in pensione e veniva sostituito da giovani leve (allora entrò anche l’ultimo vigile Sanitario Andriani Domenico, prima dipendente del Comune, poi nei ruoli del SSN). Il Comando si dotava delle prime attrezzature per rilevare incidenti stradali, si attrezzava con nuove autovetture e inoltre si arricchiva di altre unità con i colleghi Domenico Bavaro


(divenuto Ufficiale), e il Dott. Filomeno Camporeale (l’attuale Comandante) Giuseppe Marolla, Michele Messere, Gravina Salvatore, Vero Pietro, Nicola Lorusso, Gaetano Perfetto, Giuseppe Germinario, Nicola Tattoli, Amoia Paolo, Leanza Carmelo, Bonvino Angelo, Turturro Angelo, Petruzzelli Giuseppe, Lino Labombarda, Franco Defronzo e Ricci Vito. Infine arrivò la prima rappresentante del gentil sesso in divisa, a tempo indeterminato, Picca Antonella, a cui si aggiunsero la dott.ssa Rita Decandia e Serena Mastrofilippo. Ultimi arrivi al maschile: Nicola Desario, Tommaso Cipriani. Ancora: un ruolo importante per l’Ufficio Comando è stato svolto per oltre 30 anni da Tonia Pappalardo (al Commercio),Angela Turturro (al servizio di P.G. e Verbali del C.S.) e Nicola Pansini, tecnico nel disegnare le piantine per gli incidenti stradali. Il Comando oggi si è dotato di cellulari, di computer e software di ultima generazione per la gestione di Verbali. Tanti ragazzi sono diventati Sottufficiali e ognuno di loro nel proprio ruolo sta scrivendo la bella storia della Polizia Municipale, alternata a momenti operativi tragici (sparatorie, rapine in banca, arresti, inseguimenti, sequestri, rinvenimenti di cadaveri, incidenti mortali) a momenti belli: encomi solenni dal Presidente della Repubblica (Vito Stufano), encomi solenni in Consiglio e in Giunta Comunale, encomi vari dall’Amministrazione e dalle varie Istituzioni (Carabinieri, Commissari Straordinari e Comandi di Polizia Stradale). Emozionante è stata la partecipazione con il Gonfalone della Città al Giubileo dei Vigili Urbani del 2000 alla presenza del Papa Wojtyla. Si cominciava a partecipare a vari Convegni della Polizia Municipale ed a corsi di specializzazione in varie città italiane (Abano Terme, Lido di Camaiore, Rimini, Sant’Arcangelo di Romagna, Grottaglie). Per due anni abbiano ricevuto gli auguri di Natale dal Presidente della Repubblica Ciampi (tutti traguardi importanti per la formazione). Con l’innesto delle nuove leve nel Comando, sono tanti gli eventi che il Corpo ha istituito: la festa di San Sebastiano (Patrono dei Vigili Urbani) al Convento dei frati Cappuccini, per un anno e la tradizionale “Befana del Vigile” con la donazione del ricavato in beneficenza. Inoltre per molti anni i Vigili hanno partecipato alle varie manifestazioni sportive con la propria squadra di Calcio a 5: due di loro sono diventati Arbitri Nazionali e Internazionali in due discipline diverse. A SCUOLA DI EDUCAZIONE STRADALE. Nel 1980 il Ten. Felice Parato ha tenuto i primi corsi di educazione stradale nelle scuole elementari e medie, continuati negli anni da altri colleghi. Uno degli eventi più belli? Il progetto di integrazione sociale “Convivendo” tenuto presso il nostro Comando di Polizia per tre stagioni circa ad una trentina di


ragazzi minorenni del Locale Liceo Classico Matteo Spinelli: tutti ragazzi che ci hanno lasciato qualcosa di loro e hanno preso qualcosa di noi. Altro momento importante della nostra storia è stato l’apporto di tanti ragazzi e ragazze ausiliari e il personale della SIS che hanno provveduto per oltre 6 anni a gestire la sosta in varie strade, nonché l’ingresso delle tante Vigilesse assunte per tre anni a tempo determinato. Ci sono stati purtroppo anche alcuni momenti tragici che personalmente non potrò mai dimenticare. Uno di questi fu la rapina alla Banca Cattolica quando vidi il tabaccaio Augusto Logiudice cadere esanime perché intervenne volontariamente per aiutare noi vigili a sventare la rapina. L’omicidio in Piazza Vittorio Emanuele di un pregiudicato sparato a sangue caldo.

con le problematiche dei nostri tempi. Ai tanti Comandanti a scavalco (primo fra tutti il Dott. Filannino, poi i dott. Berardi, Vitone, Dell’Olio, Depinto, Barile e Cassano) tutti provenienti dalle città limitrofe, pur non dando una continuità al Comando ci hanno traghettato successivamente al pensionamento dell’unico Comandante effettivo dott. Orecchio Giuseppe, passando per mio fratello Parato Felice, Bavaro Domenico fino al Dott. Filomeno Camporeale. A tutti gli Assessori delle varie Amministrazioni (da Labianca a Gaetano Dagostino) che con diligenza e senso di responsabilità si sono immedesimati nella vita del Corpo, comprendendo le difficoltà di questa missione. e quanti si sono succeduti nel tempo. Tanti altri aneddoti ci sarebbero ancora da ricordare, ma ci vorrebbero 1000 pagine. I miei ricordi si fermano qui, fino RINGRAZIAMENTI: Sono un atto dovuto alla fine al periodo in cui ho prestato servizio nel 2008 Lascio ad di ogni storia. In primis a mio fratello Felice e al Dott. altri il compito di aggiungere un’appendice al mio racconFilomeno Camporeale (si è formato sul campo, non to. avendo le basi di un Comandante Militare) che è riuscito P.S. Chiedo venia a quanti non sono stati pubblicati in fotografie a mantenere in piedi un’istituzione non facile da gestire complice l’assenza delle stesse nel mio archivio


l ’ angolo

del

lettore

CARMEN MARTORANA, EVENT MANAGER «S , , ,

DI AGOSTINO PICICCO

ONO PARTITA DALLA GAVETTA COME MODELLA INDOSSATRICE ATLETA CON

PIAZZAMENTI REGIONALI, ORA SONO UNA MANAGER CHE ORGANIZZA EVENTI»

«LA MIA FAMIGLIA GRAZIE A PINO È STATA ABITUATA A STARE SOTTO I RIFLETTORI.

GIÀ

QUANDO CO-

MINCIAVO LA MIA CARRIERA DI MODELLA,

PINO ERA UN CAMPIONE FAMOSO . H O LASCIATO QUELLA CARRIERA PER SEGUIRE LUI, DEDICANDOMI AGLI STUDI. ALLORA HO FATTO UNA SCELTA D’AMORE. ORA È IL MOMENTO DELLA MIA RIVALSA . S IMPATICAMENTE – LUI NE RIDE CON GLI AMICI - A QUALCHE SFILATA È STATO INDICATO COME IL SIGNOR

MARTORANA»

UN PERCORSO STRAORDINARIO. La gioia che traspare negli occhi di Carmen Martorana è evidente. E’ il suo momento felice: «Quello che volevo essere, quando da bambina mi immaginavo adulta, l’ho raggiunto. Sognavo di entrare in questo mondo e ci sono riuscita. Sono partita dalla gavetta, come modella, indossatrice, atleta con piazzamenti regionali, ora sono una manager che organizza eventi». Il suo percorso “ordinario” è iniziato a Urbino dove ha conseguito la laurea in Scienze motorie che avrebbe dovuto aprirle le porte della scuola nell’insegnamento dell’educazione fisica. In parallelo si dedicava ad un percorso “straordinario” coltivando le sue passioni come la partecipazione a spettacoli, concorsi, sfilate, alle riprese del celebre Mudù come attrice (mentre frequentava un corso di dizione e recitazione), fedele all’impegno di vita che «non ci si improvvisa ma occorre sempre studiare». Per la cronaca, Carmen ha realizzato anche il

sogno dell’insegnamento, dato che è docente presso una scuola superiore – nell’ambito del progetto “alternanza scuola-lavoro” - di un corso di moda. Tiene lezioni su come si organizza un evento e un defilè, spiega cosa sia lo shooting fotografico, come va fatto trucco e acconciatura. Gli studenti l’adorano e l’ascoltano dimenticando perfino l’intervallo. Superato il primo momento di soggezione, le chiedono tante cose e sono entusiasti ora che guiderà i laboratori facendo partecipare lo stilista, il fotografo, la modella. Precisa celiando: «Sono riuscita anche a fare l’insegnante e a fare contenti i miei genitori, ma insegno quello che piace a me e non quello che loro volevano che insegnassi». MODA E MODELLE. Un percorso professionale intenso, con un ruolo sfaccettato: scopritrice di talenti, organizzatrice, imprenditrice. In quale ruolo Carmen

si realizza di più? «Il mio approccio è umile, ed è questo il mio segreto, insieme alla passione che metto nel mio lavoro. Non mi sento tanto una scopritrice di talenti, faccio il possibile perché una modella si realizzi e possa sfilare a Montecarlo, Roma, Milano, io ce la metto tutta, mi ritrovo in tutti i ruoli, non in uno solo. E’ come toccare tutti i tasti di un piano, tutti sono utili. Il mio master professionale per modelle “Top Fashion Model” promuove giovani talenti. E’ - uso un esempio sportivo - come un bravo calciatore che trova un bravo allenatore, uno fa la fortuna dell’altro. Così nel mondo della moda: aumenta il prestigio della mia agenzia quando inserisco le modelle ad alti livelli». Qui viene spontanea una considerazione sulle sue modelle: il mondo della moda ha fama di essere un mondo luccicante ma futile o leggero. Come sono le sue ragazze, oltre che belle ovviamente, da un punto di vista sociale, culturale, caratteriale? «Mi confronto con loro, porto loro la mia esperienza di ex modella, con la mia determinazione. Dimostro


che ho avuto volontà di reinventarmi, di chiudere un capitolo e aprirne un altro. Talvolta in loro non vedo questa voglia di farcela, di superare le difficoltà anche minime. Se non hanno il papà che le accompagna in auto saltano un evento, io ai tempi usavo i mezzi pubblici. Non hanno mordente. I miei genitori mi dicevano ‘datti pane’, oggi i giovani sono pigri, lo dico anche come madre. Oggi nessuno viene a bussare alla tua porta. Le cose le devi cercare, anche io come manager mi attivo per procacciare eventi di prestigio». E il mondo della moda in generale come si presenta oggi? «E’ un mondo difficile: non è facile entrare e rimanere, è un mondo spietato, gli stilisti devono avere risorse per realizzare collezioni, se non hanno un mercato devono riproporre abiti nuovi». Questo mondo ha dato tante soddisfazioni a Carmen nelle ultime settimane. «Si, dopo la mia partecipazione a Casa Sanremo, nei giorni del Festival, sono stata invitata presso il Comune di Bari, dove sono state premiate due persone che hanno partecipato a pieno titolo all’Ariston, per aver promosso la Puglia. E insieme a loro hanno voluto anche me che ho portato lì modelle, stilisti, truccatori e operatori del settore tutti pugliesi. Insomma il binomio moda e musica è piaciuto. Alla mia agenzia sono state dedicate due pagine del “Festivalnews”, la gazzetta ufficiale della manifestazione sanremese, e un collegamento su RAI 1 (la ribalta nazionale è importante), e nei giorni scorsi ho ricevuto il riconoscimento di Daniela Mazzacane donna che si batte per le donne – ‘Donne di Puglia’. Può capitare che altri si vantino di fare arrivare le modelle da Milano (magari poi si scopre che sono di origine pugliese), io faccio il contrario: porto in giro per l’Italia le modelle pugliesi». CI VUOLE DETERMINAZIONE. Azzardo una battuta: non si può sottacere che sei la moglie del campione mondiale di hockey Pino Marzella. «La mia famiglia grazie a Pino è stata abituata a stare sotto i riflettori. Già quando cominciavo la mia carriera di modella, Pino era un campione famoso. Ho lasciato quella carriera per seguire lui, dedicandomi agli studi. Allora ho fatto una scelta d’amore. Lui è stato intelligente così quando ha terminato il suo percorso di giocatore e io sotto la cenere covavo sempre il mio sogno, ha capito che avrebbe dovuto favorirmi, nel rispetto reciproco, prima io e poi lui, ci incoraggiamo nelle sfide reciproche. Ora è il momen-

to della mia rivalsa. Simpaticamente – lui ne ride con gli amici - a qualche sfilata è stato indicato come il signor Martorana. Ma noi siamo uno orgoglioso dell’altro». Come è l’imprenditoria a Giovinazzo? «Resto molto ammirata dagli imprenditori che hanno deciso di rimanere in Puglia. La nostra regione vince attraverso il lavoro, si può fare bene anche qui. Non occorre essere esterofili, io ho il mio ufficio a Giovinazzo, in provincia, ma posso lavorare in tutto il mondo». Cosa pensa Carmen dell’Estate giovinazzese, rassegna in cui ha ruoli da protagonista? «Noto che gli eventi si ripetono sempre uguali negli anni. Cambia qualche ospite ma il cliché è sempre quello. Si fa quello che si può con le risorse a disposizione. Manca una direzione artistica generale che consenta anche una riduzione dei costi su servizi generali». Dico a Carmen la mia ammirazione per aver valorizzato con i suoi eventi luoghi significativi e simbolo della città: il porto, la fontana dei tritoni, i chiostri dell’istituto Vittorio Emanuele II e della cittadella della cultura. Quali altre sorprese ci riserverà? «Sono stata antesignana della moda sul porto, con varie sorprese che hanno valorizzato molto il mare, utilizzando la barca, le sirene, musiche suggestive, una modella nuotatrice, la ballerina nella sfera. Non ho in mente altre location, dato che le più belle sono proprio quelle già considerate, piuttosto confido di fare delle sorprese nell’ambito degli eventi. Ci sto già lavorando». Per concludere un messaggio ai giovani giovinazzesi: «Ci sono tanti esempi di gente che si è fatta da sola, senza santi in paradiso, rimboccandosi le maniche, e il tuo libro Intervista alla città lo dimostra. Il mio invito è quello ad essere determinati e focalizzare un obiettivo, con l’accortezza di non voler fare tutto e subito (la modella, l’attrice, ecc.). Nella vita occorre avere pazienza e seminare. Chi vuole brillare subito rischia di fare come la meteora. E questo vale in ogni campo professionale e personale. Mi mortifica quando sento donne che a quarant’anni dicono di essere già arrivate. Io sono ancora piena di vita, di progetti, di passioni e penso che ho ancora tanto da fare, ci sono tanti nuovi campi in cui desidero cimentarmi. Nella vita non si finisce mai, si aprono sempre nuovi scenari». Proprio come le sfilate di Carmen Martorana, ricche di fascino, di armonie, di sorprese.

AGOSTINO PICICCO


echi

del

mese

DI

GIANGAETANO TORTORA

HABEMUS FRECCE TRICOLORI studenti, l’accesso dal lunedì al sabato alle sale della struttura di piazza S. Agostino sarà infatti possibile anche dalle ore 9 alle ore 13, oltre che dalle ore 15 alle ore 21. Grazie all’associazione Tracce, sono stati infine organizzati tre appuntamenti con il cinema indipendente d’autore (ore 19.30, ingresso libero), ultimo dei quali venerdì 31 marzo con la proiezione del film “I fratelli Karamazov”.

17 MARZO L’Amministrazione Comunale, dopo aver visto che Giovinazzo era dotata di due Lungomari intestati alle Forze Armate (Marina Italiana e Esercito Italiano), ha pensato bene di intestare all’Aeronautica il nuovo pezzo di Lungomare di Levante, che va dal Piazzale Leichhardt al nuovo Anfiteatro realizzato dietro il porto vecchio. Grazie quindi alla collaborazione con il Comando dell’Aeronautica e con il Generale Fernando Giancotti, Comandante per la Regione Puglia, vi saranno pertanto una serie di iniziative, anche per portare il Messaggio dell’Aeronautica nelle scuole. Iniziative tutte presentate in una conferenza stampa che ha visto la partecipazione pure del Generale Franco Vestito, che è cresciuto nelle nostre scuole e nei nostri impianti sportivi e che oggi è un pezzo importante delle nostre Forze Armate. Proprio il Generale Vestito, raccontando la sua esperienza in cui ha messo a repentaglio la sua vita, ha affascinato la platea nella suddetta conferenza stampa. Per evitare la morte di civili, ha portato il suo Tornado sul mare, riuscendo a salvarsi insieme al suo collega con l’aiuto dei pescatori che erano nelle vicinanze, riportando solo qualche escoriazione. E veniamo ora agli eventi annunciati in conferenza stampa. Domenica 7 maggio nel pomeriggio, intorno alle ore 16, le Frecce Tricolori sor voleranno Giovinazzo in occasione dell’intitolazione all’Aeronautica Militare del piazzale sul Lungomare di Levante. Sorvolo che avverrà con un Tricolore di fumo, a costo zero, per ringraziare il Sindaco Depalma, il Presidente del Consiglio Favuzzi, la giunta comunale e la locale Associazione dell’Aeronautica del Presidente Raffaele Turturro per la fattiva collaborazione e l’intera cittadinanza. Inoltre, per tutto il mese di marzo, l’Aeronautica Militare terrà incontri nelle scuole di Giovinazzo. Dal 6 al 9 aprile, una mostra di aeromodellismo curata dall’Associazione Arma Aeronautica di Giovinazzo si terrà nella Cittadella della Cultura. Nella prima settimana di maggio, invece, un aliante sarà posizionato nella centrale piazza Vittorio Emanuele II, mentre il 6 maggio ci sarà un concerto della Fanfara dell’Aeronautica sul piazzale dedicato all’Arma azzurra con la presenza della campionessa olimpica giovinazzese Marinella Falca (testimonial con le sue ginnaste della stessa Forza Armata). E’ stato infine promesso che un pezzo del citato Aereo TORNADO che si è schiantato in mare verrà presto sistemato nel piazzale dedicato all’Arma. (foto e testo di Giovanni Parato). 1 marzo APERTURA MATTUTINA E CINEMA D’AUTORE CITTADELLA CULTURA La Cittadella della Cultura raddoppia… A beneficio dei giovani

3 marzo TESTIMONIANZA NEL RICORDO DI ANGELO DEPALMA Importante testimonianza presso la Parrocchia S. Agostino da parte di Mary May a un anno esatto dalla morte di Angelo Depalma (ex Presidente del Consiglio Comunale, ex Presidente di Azione Cattolica, nonché appartenente alla medesima parrocchia). Si tratta di una bambina delle Filippine che si è sottoposta a degli interventi chirurgici presso Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo, con l’assistenza delle Suore Apostoliche di Gesù Crocifisso, grazie alla somma raccolta a S. Agostino

proprio in occasione delle esequie di Depalma. Raccolta quindi finalizzata non all’acquisto di fiori, bensì a questa giusta causa. Con tanti apprezzamenti anche dagli stessi famigliari di Angelo Depalma. 5 marzo ALLA SCOPERTA DEL CASTELLO RIFIUTATO Questo il nome dell’indagine presentata alla Sala San Felice dagli studenti della classe IIA S del liceo Spinelli di Giovinazzo. Più precisamente, è stato fatto uno studio, rientrante nel progetto A scuola di OpenCoesione, sulla bonifica (realizzata a fine 2013) e sulla situazione di degrado della Lama Castello, sita nella zona delle ex Acciaierie e Ferriere Pugliesi. Lama oggetto della petizione popolare, promossa poco più di un anno fa dall’associazione Amici dell’Ambiente, per la realizzazione di un parco naturalistico.

PH. GIOVINAZZOLIVE.IT


5 marzo MAGARELLI NUOVO PRESIDENTE GUARDIE CAMPESTRI Il Corpo delle Guardie Campestri di Giovinazzo ha un nuovo Presidente: l’ex consigliere regionale e comunale Leo Magarelli, che ha preso il posto di Stefano Marrano. A lui il non facile compito, insieme al nuovo direttivo, di risollevare le sorti del Consorzio, vero patrimonio della città dal 1932, introducendo nuova linfa economica e aumentandone l’operatività. 9 marzo SCHERZO PERFETTO AL CONTE Boom di ascolti a Giovinazzo per la nuova trasmissione di Italia 1 Lo scherzo perfetto. Ospite della prima puntata è stato infatti il noto commerciante giovinazzese Enzo Prudente . detto il conte, vittima insieme alla moglie Daniela Goffredo di uno scherzo in un resort salentino nel quale aveva prenotato la sua vacanza estiva. Lo scherzo, realizzato grazie al gancio Tommy Attolico, ha giustamente innervosito Enzo Prudente, che ha poi però firmato la liberatoria. Un vero successo per la giuria, che ha decretato l’ingresso dello scherzo in finale. GIOVINAZZOVIVA IT

7 marzo RELIQUIE SANTA RITA La Parrocchia di S. Domenico ha ospitato dalle ore 12 circa fino al primo pomeriggio un frammento del corpo di Santa Rita da Cascia e la cintura della Santa, pro. venienti dalla parrocchia S. Domenico di Molfetta. Nell’occasione, i numerosi fedeli hanno anche espresso la loro vicinanza alle popolazioni dell’Umbria colpite dal terremoto GIOVINAZZOVIVA IT

12 marzo GIOVINAZZESI A SAN SIRO

Non potevano scegliere partita migliore allo stadio San Siro alcuni speciali tifosi dell’Inter giunti da Giovinazzo. Stiamo parlando dei ragazzi diversabili dell’Anpis Puglia, componenti delle locali associazioni Gargano 2000 e Anthropos, che guidati dal direttivo dell’Inter Club Giovinazzo hanno infatti assistito al vittorioso 7-1 di Icardi e compagni contro l’Atalanta. Per la delegazione, anche la soddisfazione di incontrare a bordo campo un idolo nerazzurro del passato quale Nicola Berti. 12 marzo COMMEDIA IN VERNACOLO NIPOTI NONNA Grande successo di pubblico presso l’Auditorium don Tonino Bello (zona 167) per la prima rappresentazione della commedia in tre atti “La fortuna con l’effe maiuscola” dell’Associazione I Nipoti della nonna. Commedia ispirata al capolavoro scritto dal napole-

tano Eduardo De Filippo. Protagonista la famiglia dello scrivano don Giovanni Ruoppolo, alle prese con una delicata questione ereditaria. Non vi sveliamo la trama, ma vale davvero la pena vedere la commedia, con tanto di colpo di scena finale. Altre date disponibili: domenica 26 marzo, sabato 1 aprile e domenica 2 aprile. Il ricavato dei biglietti andrà in favore della Parrocchia Immacolata, dell’ANT (Associazione Nazionale Tumori) e dell’AIL (Associazione Italiana contro le Leucemie). 13 marzo FABIO GUASTADISEGNI AVVOCATO FINANZIARIO DELL’ANNO Grande soddisfazione per il giovinazzese Fabio Guastadisegni, premiato a Milano (dove lavora nello studio internazionale Clifford Chance) come Avvocato dell’an. no Finance Litigation. Questa la motivazione del riconoscimento: «Litigator di razza, protagonista nel mercato finanziario. Offre rapidità di risposta, completezza e profondità di analisi dei potenziali rischi» GIOVINAZZOVIVA IT

18 marzo INAUGURAZIONE MOSTRA PASSIONE A un mese circa dalla Santa Pasqua, inaugurazione presso la Chiesa Maria SS. del Carmine, in via Cattedrale, della mostra del noto artista Saverio Amorisco: Ri-tratto di Passione – discese agli inferi. Caratteristica di questa 6^ edizione è l’apertura dell’area cimiteriale della chiesa, visibile ma non visitabile. Sarà possibile ammirare la mostra (in clima di rigoroso silenzio e raccoglimento) tutti i giorni fino a sabato 15 aprile, dalle ore 19 alle ore 22. 19 marzo ALTARINI SAN GIUSEPPE Torna come ogni anno la tradizione legata a San Giuseppe, stavolta in coincidenza con la giornata domenicale. Tarallini, cuoricini e pane benedetto sono stati distribuiti ai devoti in visita alle famiglie che hanno allestito gli altarini.

ALTARINO ALLESTITO DA ANGELA GIANCASPRO IN VIA BITONTO, 6


CRONOLOGIA DEL CULTO BUSTO DELLA ADDOLORATA DONATO DAL VESCOVO

PAOLO DE

MERCURIO NEL 1731

Da quando dodici anni fa, grazie a questa testata, pubblicammo l’opuscolo Pasqua d’altri tempi, numerose sono state le scoperte che hanno consentito di integrare le notizie in esso riportate, o anche di confutarle. Significativa, in tal senso, è stata la scoperta degli artisti esecutori di una parte delle statue che caratterizzano i riti paraliturgici pasquali giovinazzesi. Nel 2013 rinvenimmo l’atto notarile di committenza allo scultore di origine altamurana Carlo Cinzio Altieri di ben sette immagini della passione e supponemmo che l’Addolorata in esso menzionata fosse quella oggi esposta in Cattedrale nel cappellone del Santissimo, ipotesi che ora, in virtù di nuovi dati e nuove letture interpretative, va rivista. Ne parlerà di seguito lo studioso di scultura Francesco De Nicolo. Ma per inquadrare meglio l’articolo di Francesco De Nicolo, ci pare opportuno riproporre una sintesi di quello che è stato in Giovinazzo il culto per la Vergine Addolorata. Il culto per l’Addolorata era sorto grazie all’Ordine dei frati “Servi di Maria”, ai quali nel 1668 la S. Congregazione dei Riti aveva permesso di celebrare la messa votiva dei sette Dolori della Beata Vergine, fissata da papa Innocenzo XII alla terza domenica di settembre. La stessa Congregazione nel 1714 ne fissò la celebrazione anche al venerdì precedente la Domenica delle Palme. Di questa ricorrenza non vi è nessuna menzione nel calendario approvato durante il sinodo diocesano di Giovinazzo del 1639; un primo riferimento, datato 1692, è in un pentagramma dell’«Officium de septes doloribus Beatæ Mariæ Virginis» commissionato dal canonico della Cattedrale di Giovinazzo don Oronzo Fanelli (ADG, Antifonario … s.c. attualmente in restauro). Riferimento immediatamente successivo è quello della donazione di una immagine a busto dell’Addolorata da parte del vescovo Paolo del Mercurio nel 1731 all’Arciconfraternita del Santissimo (ph. 1). Il busto fu esposto sull’altare del Crocifisso (terzo a sin.) in Cattedrale, dove è tuttora ammirabile, e con esso da quell’anno in città si tenne la processione nel venerdì precedente la Domenica delle Palme anche quando la confraternita del Santissimo acquistò nel 1742 una ulteriore statua dell’Addolorata, a manichino vestito, dalla confraternita

storia DIEGO DE CEGLIA -

LE IMMAGINI DELL’ADD

della Madonna di Loreto che nel 1718 aveva pre da Francesco De Nicolo, andrebbe ascritta commissionato la realizzazione di questa, e di al XIX secolo anche l’ulteriore statua dell’Adquelle dei cinque misteri dolorosi, allo scultore dolorata presente in Giovinazzo, anch’essa a Carlo Cinzio Altieri (Altamura 1669 – manichino vestito e di proprietà della confraternita della Purificazione (ente istituito nel Giovinazzo 1729). Erroneamente avevamo ritenuto essere opera 1803) della quale purtroppo sino ad oggi non è di questo artista la statua a manichino vestito stato rinvenuto alcun riferimento documentaattualmente esposta nel cappellone del Santis- rio, e che fino al 1970 componeva il trittico simo in Cattedrale. Prima ancora del rinveni- delle Marie che chiudeva la processione del mento del riferimento documentario di cui trat- Venerdì Santo (ph. 2). ta Francesco De Nicolo, già l’amico Franco di Supponendo quindi che tale ordine di sfilata Palo, studioso di arte, aveva contestato sulla fosse stato introdotto nell’Ottocento, sarebbe base di confronti stilistici tale paternità, respin- stato assurdo che due immagini della Vergine ta con maggior enfasi tanto dall’analisi dell’ope- avessero proceduto affiancate. Tale ipotesi olra compiuta da Francesco De Nicolo, quanto tre che dalla summenzionata nota del rifaciindirettamente da una particolare nota docu- mento del vestito per la statua dell’Altieri, samentaria, da noi già segnalata, ma senza la de- rebbe supportata dal fatto che sempre di metà bita attenzione, nell’opuscolo Pasqua d’altri tem- Ottocento sono le prime attestazioni delle altre pi del 2005 e che qui di seguito richiamiamo. statue a manichino vestito portare in procesLa statua dell’Addolorata dell’Altieri, come pro- sione fino al 1993 ed identiche nelle dimensiopone De Nicolo, andrà ora identificata con ni a quella dell’Altieri, ovvero la Veronica della quella ancor oggi utilizzata per il cosiddetto rito confraternita di S. Maria di Costantinopoli (che della “Madonna sotto l’organo” che si svolge appare per la prima volta in un inventario della in Cattedrale la sera del Lunedì Santo. Il suo confraternita datato 1877, e l’altra Maria (porcapo è infatti munito di una parrucca di capelli tata in processione dalla confraternita della veri, ed infatti negli atti contabili della confra- Trinità) che reca incisa sul busto e sul basamento ternita del Santissimo a partire dal 1743, e fino la data 1889, anche se già nell’inventario della alla metà dell’Ottocento, quasi puntualmente confraternita del 1868, appare «una scatola con ogni anno, è riportata tra le spese sostenute per la testa della Madonna e le mani». i riti pasquali, quella dell’onorario dovuto al par- Potrebbe non essere casuale l’inserimento di rucchiere per acconciare tale parrucca. Si os- queste immagini alla processione del venerdì serverà, invece, che la statua attualmente espo- santo poiché proprio nel 1856 furono in missta nel cappellone del Santissimo presenta i sione in tutte e tre le città della Diocesi (MolfettaGiovinazzo-Terlizzi) i padri Redentoristi che capelli intagliati nel legno. La statua dell’Altieri è sicuramente di minor incrementavano manifestazioni di pietà popovalore artistico rispetto a quella attribuita da lare legate alla passione del Signore ed in tutte Francesco De Nicolo alla bottega di Arcangelo e tre le città sono memoria di quella missione Testa, tant’é che mentre la prima non dové mai proprio le cappelle del Calvario. Tenuto conto essere esposta stabilmente alla venerazione dei che per Terlizzi Francesco De Nicolo ha rinfedeli, la seconda trovò invece collocazione nel venuto un decreto della Curia vescovile datato cappellone del Santissimo al posto dell’effigie proprio 1858 con il quale mons. Nicola Maria Guida “riformava” la processione del Venerdì di S. Sebastiano, appositamente rimossa. La prima, opera dell’Altieri, fu provvista nel Santo, nulla vieta di supporre che una modifi1858 di un nuovo abito come è possibile ca a quella processione proprio con l’inserimenevincere dalla contabilità dell’Arciconfraternita to di nuove immagini, sia stata disposta anche del Santissimo di quell’anno. La modestia del- per Giovinazzo (il condizionale è d’obbligo tel’abito che attualmente veste il manichino, pri- nuto conto che la documentazione di quel pevo di decori, è da ritenersi una intenzionale riodo, non ancora inventariata, non è stata conscelta di “declassare” il simulacro dal ruolo di sultata da chi scrive). DIEGO DE CEGLIA “Addolorata” a quello di “Pia Donna”, risultando più rappresentativa e consona alla prima funzione la pregevole opera della bottega del napoletano Arcangelo Testa. Non per altro, anche se nella nota del sarto che confezionò il nuovo abito l’immagine è genericamente definita “Madonna”, nell’allegata autorizzazione appositamente rilasciata dal Vescovo Nicola Maria Guida, è citata come “una delle Marie” lasciando ipotizzare che già da qualche tempo, o proprio a partire da quell’anno, la statua fu utilizzata per ricoprire tale ruolo durante la processione del Venerdì Santo. Da un’analisi stilistica, riferitaci oralmente sem- PROCESSIONE DEL VENERDÌ SANTO 1952


a NOSTRA - FRANCESCO DE NICOLO

DOLORATA A GIOVINAZZO

A

2

SU CINZIO ALTIERI E ANCORA SU ARCANGELO TESTA

parte del pio sodalizio (fig. 1). Colpisce particolarmente l’entità del valore della sacra immagine ammontante alla ragguardevole somma di 400 ducati (in

Fig. 3 Arcangelo Testa (qui attr.), S. Pasquale, post 1831, Barletta, chiesa S. Maria della Vitt o r i a ( f o t o M a r i a Cristina Roselli archivio FDN) FIG. 2 Arcangelo Testa (qui attr.), Annunciazione, anni ’50 del XIX sec., Gravina in Puglia, chiesa SS. Cecilia e Nicolò (foto Domenico Ferrovecchio - archivio FDN)

FIG.1 Arcangelo Testa (attr.), Addolorata, 1851, Giovinazzo, Cattedrale (foto Francesco Di Palo)

Abbiamo già pubblicato, sulle colonne di questo giornale, la notizia del ritrovamento di un documento presso l’Archivio Diocesano di Giovinazzo che ci ha permesso di datare al 1851 la sacra immagine dell’Addolorata che si venera nella Cattedrale (cfr. F. De Nicolo, Arcangelo Testa: le sue opere a Giovinazzo. Importanti novità sullo scultore napoletano, in “La Piazza di Giovinazzo”, a. XX, n. 12, dicembre 2016, pp. 32-34). La statua, afferente alla tipologia del “manichino vestito”, fu donata all’Arciconfraternita del SS. Sacramento da tale Francesco Santoro che, in cambio, chiedeva di essere ammesso a far

linee sono tutti elementi caratterizzanti della produzione testiana che ritroviamo nel simulacro giovinazzese. Dal punto di vista tecnico, inoltre, abbiamo potuto constatare che,

quegl’anni una statua napoletana a tuttotondo costava intorno ai 60 ducati). Emerge, dunque, che contrariamente a quanto si possa credere, le statue a “manichino vestito” non erano affatto più economiche di quelle a tuttotondo perché il loro acquisto implicava spese rilevanti per la realizzazione del ricco corredo di abiti serici, ricamati in oro o argento a seconda del periodo liturgico, e le spese per i vari accessori (corone, parrucche, orecchini...). Il successo e la diffusione della immagini “vestite”, dunque, non era dovuto alla loro presunta economicità ma al fatto che esse, ancor meglio di quelle intagliate, erano in grado di accattivare i fedeli per la loro veridicità. Il nostro simulacro dell’Addolorata indossa una ricca veste serica ricamata in oro e una corona e lo spadino di argento. Le circostanze cronologiche, ma soprattutto i dati stilistici, ci avevano permesso di attribuire la sacra immagine dell’Addolorata allo scultore napoletano Arcangelo Testa (1786 ca.-1859) sottolineando le innegabili affinità fisionomiche con il volto della Vergine del gruppo della Pietà (1853) di Pietramelara (CE) (cfr. F. De Nicolo 2016). L’intaglio dei capelli, le sopracciglia aggrottate che formano un triangolo con l’attaccatura del setto nasale e, in particolar modo, la bocca schiusa e ricurva verso il basso (vera cifra stilistica del Testa) dalla quale si intravedono i denti, le mani solcate da profonde

analogamente ad altre statue di Arcangelo Testa come la Madonna delle Grazie di San Severo (FG), la nostra Addolorata presenta un sostegno a “gambe” al posto del tradizionale trespolo ligneo. Dal punto di vista compositivo, invece, analogie si riscontrano con la statua testiana del S. Lorenzo di San Severo, simulacro che rompe la fissità frontale tipica dei “manichini vestiti” con un ampio passo in avanti della gamba sinistra che conferisce misurata dinamicità all’immagine (sulle statue sanseveresi del Testa cfr. E. d’Angelo, Scultura lignea dell’Ottocento in San Severo: Arcangelo Testa, in “Fogli di periferia”, a. XIII, n. 1-2, 2001, pp. 37-49). Ci sia consentita, a questo punto, una digressione sull’artista Arcangelo Testa del quale le ricerche che stiamo conducendo per lo studio monografico dedicato allo scultore stanno portando alla luce un’impressionante numero di opere a lui ascrivibili. Siamo, difatti, parlando di uno dei massimi interpreti della scultura lignea napoletana del XIX secolo che disseminò opere nell’intero Regno delle Due Sicile con significative “incursioni” nello Stato Pontificio e nel Regno di Sardegna. Anche la Terra di Bari, come in parte abbiamo già dimostrato evidenziando il gruppo di statue di Giovinazzo, fu particolarmente ricettiva delle opere di Arcangelo Testa. Le nuove acquisizioni vanno di fatto a confutare il supposto “monopolio” dello scultore Francesco Antonio Verzella (1776-1835) nel nostro territorio. Tra le varie aggiunte al catalogo testiano, che saranno rese note in altra sede, riteniamo valga la pena qui antici-


Fig. 4 - Arcangelo Testa (qui attr.), S. Francesco, anni ’40 del XIX sec., Napoli, chiesa S. Maria della Sanità (foto Christian de Letteriis - archivio FDN)

Fig. 5 - Antonio Tafuri, S. Vincenzo Ferrer, 1837 (?), Napoli, chiesa S. Maria della Sanità (foto Christian de Letteriis - archivio FDN)

Fig. 6 - Arcangelo Testa (qui attr.), S. Vito, anni ’30 del XIX sec., Castelmezzano, chiesa S. Maria dell’Olmo (foto Nicoletta Amico)

Fig. 4

Fig. 5

pare l’inedito gruppo dell’Annunciazione che si venera nella chiesa dei SS. Cecilia e Nicolò a Gravina in Puglia (fig. 2). La graziosa immagine, più piccola del naturale, riprende e semplifica un prototipo che Arcangelo Testa aveva già usato nell’Annunciazione (1841) di Oppido Mamertina (RC). A Gravina, però, le figure risultano più castigate, più tozze, i panneggi si irrigidiscono in pieghe squadrate: siamo agli estremi della parabola artistica di Arcangelo Testa, intorno al sesto decennio del secolo XIX. A tal proposito sottolineiamo che il volto della Vergine Annunciata gravinese risulta del tutto sovrapponibile a quello della documentata Immacolata (1849) della chiesa del cappuccini a Sant’Agnello (NA); l’Arcangelo Gabriele presenta lampanti analogie, di intaglio, composizione e fisionomia con le statue dei SS. Medici (1858 ca.) della chiesa di S. Gennaro di Molfetta. Altra statua da attribuire ad Arcangelo Testa è il S. Pasquale Baylon che si venera nella chiesa di S. Maria della Vittoria a Barletta (fig. 3), commissionata a nostro parere dagli Alcantarini, insediatisi nel 1831 nella chiesa conventuale. La scultura rappresenta il santo semi-inginocchiato su un nugolo, da cui sbu-

Fig. 6

cano due teste di cherubini, in estatica adorazione dell’Eucarestia contenuta in un ostensorio d’argento che originariamente doveva essere retto da un angioletto arrampicato su una colonna di nuvole. La composizione richiama la bella Assunta della matrice di Pietrabbondante (IS); i cherubini replicano quelli posti ai piedi dell’Immacolata della chiesa di S. Francesco a Giovinazzo e quelli della Trinità di Foggia; i tratti del volto del frate alcantarino sono una replica di quelli del S. Giuda Taddeo di San Severo. Il confronto più immediato, però, è con l’imponente simulacro di S. Pasquale Baylon che si venera nella chiesa di S. Maria della Sanità a Napoli. Lo scorso anno abbiamo avuto la possibilità di ammirare da vicino questa immagine allorquando, accompagnati dallo storico dell’arte Christian de Letteriis, abbiamo visitato la basilica napoletana rinvenendovi un vero e proprio ciclo statuario di grandi proporzioni. Si tratta delle statue inedite, tutte da attribuire ad Arcangelo Testa, raffiguranti S. Giovan Giuseppe della Croce, S. Pietro d’Alcantara, S. Pasquale Baylon, S. Margherita da Cortona, S. Antonio da Padova e, nella sacrestia, S. Francesco d’Assisi. Il ciclo fu commissionato, a nostro parere, dai frati

Ancantarini che presero possesso della chiesa di S. Maria della Sanità al momento della soppressione dei Domenicani da parte dei bonapartisti. Il malcelato intento degli Alcantarini era quello di far obliare il glorioso passato domenicano della basilica e i culti promossi dai Predicatori, in particolare quello per S. Vincenzo Ferreri (affettuosamente chiamato dai napoletani “u’ Monacone”), proponendo ai fedeli nuovi modelli di santità, ovviamente appartenenti alla famiglia francescana. L’analisi dettagliata delle pregevoli statue testiane dovrà, necessariamente, essere rimandata ad altra sede, però, riteniamo sia opportuno evidenziare le analogie stilistiche e compositive tra il pregevole S. Francesco (fig. 4) che qui si attribuisce e il documentato S. Francesco di Arcangelo Testa a Sant’Agnello (NA). Sulla vicenda interverrà anche Francesco Di Palo nel suo imponente volume sulla scultura lignea napoletana del XIX secolo, di imminente pubblicazione. Non si potrà tacere la scoperta, da parte di chi scrive, nella sacrestia della chiesa napoletana di S. Maria della Sanità di un inedito S. Vincenzo Ferrer (1837 ?), opera firmata dal non altrimenti noto Antonio


Fig. 7 - Carlo Cinzio Altieri, Addolorata, 1719, Giovinazzo, oratorio del Sacramento (foto archivio Arciconfraternita SS. Sacramento)

Tafuri, scultore che aveva la sua bottega in vico Cinquesanti a Napoli; nella sua opera emergono i legami con la tradizione scultorea sanmartiniana e picaniana (fig. 5). Ancora nella prima metà dell’Ottocento, infatti, la lezione di Giuseppe Sanmartino (1720-1793), autore del noto Cristo velato

(1753), fu di grande importanza per gli scultori napoletani. A dimostrazione di ciò poniamo all’attenzione l’inedito S. Vito che si venera nel borgo incantato di Castelmezzano (PZ), a nostro avviso opera autografa di Arcangelo Testa (fig. 6). Il simulacro, che è da ritenersi uno dei suoi capolavori del Testa, risulta chiaramente ispirato alla statua argentea di S. Vito (1787) di Forio d’Ischia (NA) disegnata da Giuseppe Sanmartino e tradotta in argento dai del Giudice. è chiaro che il prototipo sanmartiniano della statua di Castelmezzano potrebbe essere giunto al Testa mediante i disegni e i modelli in possesso di Giuseppe Picano (1732-post 1811), collaboratore del Sanmartino presso il quale abbiamo già proposto vada riferito l’apprendistato di Arcangelo Testa (cfr. F. De Nicolo 2016). Perdonandoci questa digressione, si tornerà a questo punto a parlare della nostra Addolorata. Il simulacro donato all’Arciconfraternita del SS. Sacramento da Francesco Santoro nel 1851 andò a sostituire, l’immagine dell’Addolorata realizzata nel 1719 dallo scultore di origini altamurane ma giovinazzese d’adozione Carlo Cinzio Altieri (1669-1729). Questi, su incarico della Confraternita di S. Maria di Loreto, aveva realizzato un intero ciclo di statue dei Misteri per la processione del Venerdì Santo. Nel 1742, però, essendo entrato in crisi il sodalizio lauretano alienò alcune statue: il Cristo morto e l’Addolorata furono acquisite dall’Arciconfraternita del SS. Sacramento (su Cinzio Altieri e sulla vicenda dei Misteri v. il fondamentale saggio D. de Ceglia, Le sculture di Carlo Cinzio Altieri, in “Fogli di periferia”, a. XXIV, n. 1-2, 2012, pp. 63-70). Se il Cristo morto dell’Altieri è stato già correttamente identificato con quello che si venera in cattedrale, l’antica Addolorata andrà in questa sede definitivamente riconosciuta in quella conservata nell’oratorio del-

Fig. 8 - Carlo Cinzio Altieri (qui attr.), Pietà, primo quarto del XVIII sec., Giovinazzo, chiesa S. Maria degli Angeli (foto archivio Francesco De Nicolo)

la congrega, portata in processione il venerdì santo fino al 1993 ed oggi utilizzata solo nel cosiddetto rito della “Madonna sotto l’organo” che si svolge in Cattedrale la sera del Lunedì Santo. Al gruppo documentato di sei statue dei Misteri realizzate da Cinzio Altieri per la processione del Venerdì Santo andrà in questa sede aggiunta l’effigie della Pietà. Realizzata forse sin dall’origine su commissione della Confraternita di S. Maria degli Angeli, e per questo non menzionata nell’atto notarile di commissione da parte della Confraternita di S. Maria di Loreto (cfr. D. de Ceglia 2012), l’immagine della Pietà afferisce chiaramente alla produzione di Cinzio Altieri. A tal proposito risulta inequivocabile il confronto tra il Cristo della Pietà e il Cristo morto dell’Altieri in cattedrale. Sarà il caso di approfondire tempi e vicende della commissione in un prossimo articolo. FRANCESCO DE NICOLO

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la pagina dell emigrante

DI

AGOSTINO PICICCO

PREMIO DEI TALENTI 2017, PUGLIESI IN VETRINA

Il ponte Milano-Puglia si arricchisce di una nuova iniziativa di ampio respiro e di notevole spessore culturale. Stiamo parlando della prima edizione del Premio dei Talenti 2017 che si è svolta a Milano il 28 febbraio 2017, presso il salone degli Affreschi della Società Umanitaria. Sulla scia del più noto e consolidato Premio Ambasciatore di Terre di Puglia, questa volta sono stati consegnati due assegni da 1000 euro a due brillanti giovani laureati di origine pugliese, e due targhe d’onore a due professionisti pugliesi che si sono distinti nel mondo del lavoro. Il Premio ha visto per la prima volta la collaborazione sinergica di quattro partner di eccellenza: capofila e organizzatrice dell’evento è stata l’Associazione Regionale Pugliesi, presieduta dal Gen. Camillo de Milato, insieme con l’Università degli studi di Bari rappresentata dal Rettore Antonio Felice Uricchio, l’Università Bocconi rappresentata dal Consigliere delegato Bruno Pavesi, la Banca Popolare di Bari rappresentata dall’Amministratore delegato Giorgio Papa. Quattro realtà importanti e note per essere punti di riferimento sul territorio e per la capacità di costruire ponti tra Nord e Sud. In prospettiva futura altri atenei e imprese attivi sul territorio nazionale hanno dichiarato la disponibilità ad aderire. Ad arricchire il parterre dei relatori e intervenuto il testimonial dell’evento on. Stefano Dambruoso, questore della Camera. I saluti istituzionali sono stati portati dall’assessore del Comune di Milano, con delega all’Università, Cristina Tajani, di origine terlizzese. La tavola rotonda che ha prece-

duto la premiazione, moderata dal giornalista Angelo Maria Perrino, direttore di “Affaritaliani.it”, ha avuto come tema Le università inserite oggi in un mondo globalizzato e in una società liquida. I relatori si sono confrontati sul concetto di università in relazione all’attuale contesto sociale caratterizzato da globalizzazione e liquidità. Con la crisi del concetto di comunità emerge un individualismo sfrenato, dove l’altro non è più compagno di strada ma antagonista. Tale soggettivismo ha minato le basi della modernità e l’ha resa fragile: mancando punti di riferimento, tutto si dissolve. La stessa globalizzazione non va concepita nella uniformità, che è fonte di distruzione. Su queste basi sono stati offerti spunti positivi per individuare i profili dei premiati senior: Marcello Minenna, di Bari, bocconiano, dirigente della Consob a Roma, e Marco Tatullo, odontoiatra barese, ora direttore scientifico del Centro di biomedicina a Crotone, e dei premiati junior Debora Brascia, di Bitonto, laureata in Medicina dell’Università di Bari, ora medico e ricercatrice in istituzioni internazionali, e Francesco Chincoli, di Trani, laureato dell’Università Bocconi, attualmente in Morgan Stanley a Londra, selezionati su oltre 200 domande pervenute dalle Università coinvolte. Si è inteso così premiare il merito e le capacità di persone che si sono distinte nello studio e che hanno occupato il loro posto nel mondo del lavoro con spirito di consapevolezza, responsabilità, audacia e creatività. Persone che hanno espresso il loro valore senza sgomitare e con rispetto delle regole, delle persone e dei colleghi. E’ stato opportunamente sottolineato come il rapporto tra mondo universitario e mondo aziendale debba essere sempre più coltivato per comprendere il difficile momento presente, ripensando l’educazione come terreno privilegiato per reinvestire sui giovani, riconoscendo competenze espresse e potenzialità in essere, anche grazie a manifestazioni come questa svoltasi a Milano.


di

un

successo

A GIOVINAZZO IL GRAN PREMIO DEL SUD - ITALIA DI F1! dal nostro inviato

Sergio Pisani

ILLUSTRAZIONE DI GIOVANNI PARATO

racconto

VIENNA.C’è già il comunicato congiunto dell’addetto - stampa del Comune di Giovinazzo, Lia Mintrone, e quello del boss della F1, Bernie Ecclestone, pronto. Un comunicato - bomba (tranquilli, nessun ordigno e nessun collegamento con l’Isis per i due obiettivi veramente a rischio individuati dalla Prefettura, ovvero Palazzo di Città e via Cappuccini 129) dal momento che stiamo metaforicamente parlando di una notizia strepitosa che, davvero con insolita prudenza, il Sindaco non ha voluto inserire né tra i suoi sensazionali annunci mensili né nei suoi post giornalieri: l’unico modo per evitare lo «sciacallaggio mediatico» di quanti non riescono proprio a vedere, a differenza invece della Giunta e dei suoi fan, la grandezza assoluta dei risultati conse- IL SINDACO DEPALMA PRESENTA Antonio Giovinazzi, fresco guiti dalla sua amministrazione in sca- pilota della Ferrari che correrà il 20 agosto il Gran Premio del denza. La notizia è stata infatti secretata Sud - Italia di F1 nella città da cui ha preso il nome fino ad oggi, 23 marzo, in attesa che la commissione FIA formulasse il parere di fattibilità e di sicurezza. mato, per dovere di cronaca, il consueto Gran Premio d’Italia a Atto peraltro dovuto per un evento di spessore planetario da tene- Monza del 3 settembre pv. re in un paesino piccolo piccolo che non appare nemmeno come un puntino nero sulla cartina geografica, ma che sono in molti a DEPALMA E IL VOTO DELLA SUA BICI DA CORSA. credere che, grazie alle politiche turistiche avviate in questo ultimo Incredibile ma vera, una storia che vale la pena di raccontare quella quinquennio, raggiungerà a breve per fame (evidente refuso, siamo che ha portato a questo risultato: a Vienna, il novembre scorso ed più che sicuri che volevano scrivere fama, nrd) un primo posto per in gran segreto, c’era anche il sindaco di Giovinazzo, Tommaso visitatori censiti nella classifica dei comuni turistici della nostra re- Depalma, a persuadere, dal primo all’ultimo, anche il più scettico gione. E comunque, ecco la notizia che nessuno sa e che noi de La dei consiglieri mondiali della FIA. L’ha fatto presentandosi con la Piazza diamo in esclusiva, con sommo gaudio del vescovo e del prestigiosa divisa da ciclista che l’iridato Paolo Bettini gli regalò. E presidente Feste Patronali, al mondo degli amanti delle quattro ruote l’ha fatto oltretutto presentandosi da solo, non fidandosi della pree non: Giovinazzo ospiterà il 20 agosto, in concomitanza con senza né del Presidente della Ferrari Marchionne, né tantomeno di i festeggiamenti della Madonna di Corsignano, un inedito Sannicandro e di Emiliano soprattutto per paura che questi ultiGran Premio del Sud - Italia di F1! Resta naturalmente confer- mi, come è avvenuto per il Giro d’Italia, trasferissero anche il Gran


Premio a 20 km più a sud di Giovinazzo, e cioè nel capoluogo, la loro e nostra Bari, visto il trasferimento in forze nel nostro Palazzo di Città di tanti figli di S. Nicola. Con la divisa da ciclista e, sottobraccio, il tracciato cittadino elaborato dall’ing. dell’Ufficio Tecnico Trematore (sicuro esperto in circuiti particolarmente tortuosi ed opportunamente avvisato ad attenersi al top secret, ndr) Depalma ha così affrontato l’ultima e definitiva prova: incantare come solo lui sa fare anche Ecclestone, il più scettico degli scettici. Impressionante il suo incipit di fronte al patron della F 1 e a tutta la commissione FIA «Se lo ha fatto Bettini che, senza dare nulla, lo avete fatto passare da fare il ciclista a navigatore nelle corse di rally, a maggior ragione dovete dare a me cosa vi chiedo! ». E così dicendo ha deposto la bici da corsa - proprio quella che lo ha consacrato sindaco ciclista su tutti i book fotografici mondiali ed è pure apparsa con Tom impennato alla maniera di Valentino Rossi sulla copertina di Time! - davanti al grande tavolo dove era in corso il summit finale per le assegnazioni definitive. Un atto di grande forza, ma allo stesso tempo di nobile rinuncia poiché era chiaramente una riproposizione diretta della parabola cristiana dei talenti. Come spendere, cioè, bene i propri talenti (in questo caso la bicicletta, peraltro l’unica vera ricchezza del sindaco Tom, secondo l’informatissima Agenzia delle Entrate) e farli fruttare non già soltanto per l’interesse personale, ma per quello della comunità in cui si opera. Magari in cambio della soddisfazione personale di una impresa che in ogni caso avrebbe convinto anche il più diffidente sul suo valore personale e a riconsiderarlo, a breve, il migliore ed unico primo cittadino possibile. Altro che lo spot del passaggio delle frecce tricolori in occasione della cerimonia sul Lungomare di Levante che fonderà gli Eroi del Mare a quelli dell’Aria, lasciando fuori dal trittico - ma prevediamo si provvederà in caso di un secondo mandato - solo quelli della Terra. Furbo il nostro Tommaso! DEPALMA E LA PARABOLA DEI TALENTI. Così, continuando il racconto, il nostro Tom che, richiamando il vangelo dell’apostolo Matteo, si è poi rivolto all’iperbolico Ecclestone: «Eccellenza, avverrà come di un sindaco che, partendo per un viaggio da Giovinazzo, chiamò i padroni e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno. Io vi do la mia bicicletta che è la più grande ricchezza che ho». Si tramanda, (non essendo presente sul posto un inviato de La Piazza, ci serviamo dei racconti della piazza) che la nobile azione del nostro improvvisato evangelista abbia provocato la com-

mozione generale e che, alla fine, il grande Ecclestone si sia limitato ad annuire, non avendo neanche la forza di parlare a causa degli effetti micidiali che le strascinate con le cime di rape omaggiategli da Tom gli avevano provocato. Anche questo preventivamente studiato per fiaccarne l’eventuale resistenza prima di infierire con una filippica finale pro domo sua per la candidatura di Giovinazzo ad ospitare la inedita gara da inserire in calendario. A riferircelo il suo accompagnatore in questo disperato “viaggio della speranza” che ha letteralmente commentato così l’episodio: «E ciàit jé Ciceron ‘mbaccie a Tommas?! Sint, sint, accàum su ha fatt nùv nùv u patràun della Formula Uno!» prima di accendere il piccolo registratore da cui usciva netta la voce dell’infervorato primo cittadino: «E’il più fascinoso dei circuìti possibili della F1, dal punto di vista paesaggistico, quello che vi sto proponendo. Più spettacolare – incalzava il nostro sindaco – del circuìto cittadino del Principato di Monaco e più impegnativo ed insidioso di quello di Hockenheim grazie alle chicane della Torretta e di via Marina, le curve della morte lungo la nuova pista ciclabile e le strettoie del borgo antico. Senza contare che sulle chianche del centro storico di Giovinazzo, uniche al mondo, si scivola anche andando a piedi e il 3°pilota della Ferrari, Antonio Giovinazzi, sarebbe davvero il solo pilota al mondo a correre nella città da cui ha preso il nome!». Da notare l’accentazione piana sulla parola circuito, anche se noi pensiamo più ad un lapsus freudiano ispirato dal grande Bernie, che stava guardando dritto negli occhi, che ad un errore di dizione: santiddio potrà anche sbagliare qualche congiuntivo, ma che un sindaco - elettricista non conosca nemmeno l’abc della elettrotecnica ci sembra esagerato! E al di là dell’accento, cosa abbiano potuto cogliere i tanti convenuti da ogni parte del mondo dell’artificiosa semantica di Depalma - oltretutto in un italiano dalla marcata inflessione pugliese - non lo sappiamo, certo è che le ripetute flessioni in avanti, mentre il nostro parlava, dell’allora re Ecclestone (in realtà dovute – diavolo di un Tom! – alle strascenèt ch le cìm, ndr) sono state immediatamente scambiate come inequivocabili cenni di assenso e così si è subito messa in moto la macchina organizzativa. C’È CHI DICE NO AL GRAN PREMIO: L’IRA DI GALIZIA. Si tramanda (ci avvaliamo del racconto ufficioso di Antonio Galizia, gran nemico del nostro giovane favoloso poeta sindaco, che ha spifferato in anteprima la notizia avuta «da fonti certe e bene informate» a noi de La Piazza e poi a Radio Mia, affinché i giovinazzesi sapessero in anteprima di quest’ultimo salasso in programma (dopo quello del Giro d’Italia) e che la commissione Fia


avesse pure inviato in paese il proprio team di tecnici apposta in un’uggiosa giornata di febbraio per evitare di essere “paparazzato” dalla concorrenza, ossia dalle scuderie di Giovinazzo Popolare e di Primavera Alternativa, le uniche che hanno già scaldato i motori nelle “vasche” della piazza prima dello start dell’altro Gran Premio: quello elettorale dell’11 giugno. Si tramanda sempre che la commissione, stando su via Marina “il balcone più bello d’Italia” ad osservare il circuito elaborato dall’ex ciclista Tom, non abbia per fortuna percepito il significato dell’esclamazione di un cittadino di passaggio che, avendo sentito del progetto, si è messo le mani alla testa e si è lasciato sfuggire: «Madoo, alt ch a Montecarl o u tornant Mirabeau, do ié ch a la curv del Tabaccaio ca l facem merej addaver tutt l pilot!». Pare che, dopo aver incassato una promessa solenne di «niente più cime di rape» da parte del sindaco, il Mangnifico Ecclestone abbia subito firmato l’accordo e cinguettato il suo «Ok, no problem» su Twitter, assegnando Il Gran Premio di Sud-Italia di F1 a Giovinazzo - udite udite!!! - al posto di Montecarlo. GIOVINAZZO E MONTECARLO, LEGATE NELLA STORIA. C’è una anche una spiegazione storica del placet su Giovinazzo voluto da Ecclestone che cerchiamo di offrirvi scomodando un po’ le fonti nascoste dello storico Diego de Ceglia (storico anche come collaboratore de La Piazza) e che vogliono il Principe Alberto di Monaco legatissimo con la città di Giovinazzo. Tom di questo non ne ha mai fatto segreto e ha continuato durante il suo mandato (ma anche da presidente della Madonna) ad inviare al Principe cartoline di saluti natalizie e pasquali, e tanti inviti per passeggiare in bici per torri e casali con nientemeno un titolato di rango superiore, le rois Nibalì, anch’egli amico del sindaco - elettricista – ciclista (attenzione! Non ex ciclista: dipende solo dalle occasioni e dagli uomini del cerimoniale) con la promessa di un’intitolazione della pista ciclabile in cantiere tra via del Ciuccio e le Sette Torri (la più lunga del Sud Italia). Il perché è racchiuso nelle memorie storiche del de Ceglia in cui si fa notizia dell’antico possedimento familiare di Ranieri III, papà del principe Alberto, in località Sette Torri, sulla via di Terlizzi, al punto che lo storico vivente giovinazzese ha già in cantiere la sua opera omnia Il Principe di Monaco, Gran Signore di Giovinazzo che sarà pubblicata con la

venuta della intera famiglia di Monaco che così riempirà tutti gli alberghi cittadini. Altro che i Guastalla e i Signori di Giovinazzo! Così si fa economia del territorio e si entra nella storia nazionale. Immaginate fra qualche mese sulla cartellonistica d’ingresso a Giovinazzo: «Benvenuti a Giovinazzo, città gemellata con Montecarlo». Pare che lo stesso Principe Alberto di Monaco abbia strizzato l’occhio alla nostra città per un possibile scambio di relazioni turistico - economiche («Se e solo se - ha riferito ai taccuini de La Piazza – nel nuovo Principato di Giovinazzo, però, non si pagherànno più Tari, Tasi, Imu, Irpef comunale,Tosap, Tassa di soggiorno, Ica, Imposta sulle affissioni… ). In merito allo scippo del Gran Premio di Montecarlo a vantaggio di quello del Sud - Italia di F1, lo stesso Principe si è detto soddisfatto della scelta di Ecclestone: «Ci voleva un turnover per ravvivare le corse, e poi in fin dei conti è solo un cambio di residenza da Montecarlo a Giovinazzo, ma la corsa resta sempre in casa nostra! E poi ..sfuggendogli qualche parola nella lingua madre -Si vous avez pris Bakou, Abu Dhabi, ne comprennon pas… tutti i dubbi della Fia per Giovinazzò e Giovinazzì, fresco pilota della Ferrarì». Così, invece, Tommaso Depalma dopo l’assegnazione del Gran Premio del 20 agosto di F1: «Dopo la Targa Principessa del Piemonte del 1933, ritorna a Giovinazzo una corsa automobilistica. Adesso il nostro prossimo traguardo è puntare ad ospitare la notte degli Oscar». Sempre di corsa il nostro sindaco verso nuovi traguardi. Sempre e per sempre Depalma sindaco, allora. Quasi certo anche il suo slogan per le prossime elezioni: «Questa è Giovinazzo, si deve sognare quindi... continuate a sognare». Come ad Hollywood. Depalma dunque come Arnold Schwarzenegger, governatore della “California d’Italia” subito! Al posto del suo amico Emiliano (si parla pure di un accordo segreto tra i due, ndr) che checché se ne dica – nessun singhiozzo in atto, prego!- sarà il nuovo Presidente del Consiglio, dopo aver detto no e NO in tutte le salse a Renzi. Avanti tutta, allora! Non è certo un caso che questa Giovinazzo über alles stia cominciando a preoccupare seriamente persino la Merkel.

Ps: Il mese prossimo in esclusiva presenteremo il percorso del Gran Premio di F1 del Sud-Italia NB: Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti è puramente casuale


FOTO GIOVANNI PARATO

DI VINCENZO DEPALMA

LI MARNÈRE DE NA VOLTE! V P , P IVEVANO DRETE A

V ECCHIE

URTE

INZE O

E NELLA ZONA DE LE

AJESE

Q UATTE F ENDENE

Nel servizio scorso vi ho parlato del tempo, come era da noi sfruttato nell’afflato famigliare in agricoltura. Vi ho dettagliatamente illustrato i momenti di vita quotidiana impegnati nei campi. Ai ragazzi di oggi voglio parlare della pesca. Li marnère costituivano una casta oggi quasi completamente scomparsa dal nostro paese. La casta de le marnère era quasi tutta allogata drete a Purte, inze o Pajese Vecchie e nella zona de le Quatte Fendene ossia menze a l’urte. E’ sufficiente un piccolo controllo per vedere che abita attualmente queste zone per avere un quadro di quanto sia mutata la situazione. Drete a Purte ha completamente perso tutte le caratteristiche della nostra vecchia marineria. Lo scalo delle barche era alla mia epoca affollato da ghiozzi multicolori che coloravano lo scivolo a mare con centinaia di colori. Oggi su quello scivolo puoi vedere qualche residua barchetta sopravvissuta al progresso a poi bidoni per la spazzatura, macchine e barchette in vetroresina. I marinai, quelli veri. Sono pochissimi, sostituiti dai diportisti. Anche se i marinai di una volta costituivano una casta intorno a loro c’era l’afflato e la collaborazione di tutti i giovinazzesi. Piazza Porto, oggi ridotta un salotto, era il cuore pulsante della marineria. Al posto delle panchine vi erano ovunque cavalletti di legno pe spanne le rejte e donne sedute a le seggetedde ca arippizzevene le rejte. Gli scogli e i temuti passagie de le telefeine aprivano squarci nelle reti ca le femmene, ch la linguette, pazientemente richiudevano. La linguette era un arnese che i marinai stessi fabbricavano con legno, canne ed osso. Vi erano anche quelle in metallo ca facevene le stagnere. Le canne di diversi diametri servivano a dare la dimensione della maglia della rete che stavano riparando o di reti che facevano addirittura di sana pianta. Donne ca arripizzavene le rejte le trovavi anche sul primo tratto del Lungomare e Menze all’Urte. La mobilitazione famigliare la potevi notare anche quanne si daive la tende a le rejte. In enormi calderoni si faceva bollire un prodotto che rendeva le reti più forti e resistenti alla salsedine. Quanne arrivaive la tramendeine c’era la collaborazione di tutti pe’ d’attrè la varche all’irte. Nel porticciolo non c’erano alla mia epoca la barriera frangiflutti e, quann ammenaive la tramendene le onde aggredivano lo scivolo per cui si cercava di allontanare le varchecedde dai flutti. Molto spesso, ch le palanghidde, si trascinavano le barche nella stradina all’ex caffè Marittimo. Le serate d’estate drete a purte si trasformava in un cantiere a cielo aperto. Si preparavano le lambere. Le centinaia di luci che punteggiavano il mare all’orizzonte ora sono del tutto scomparse. Ai miei tempi era uno spettacolo veder partire dal porticciolo gruppi di barche sospinte a remi ch le lambe appiccete che passavano le notte in mare e inondavano il mercato di pesce il mattino seguente. Quanto dura e pericolosa era la vita di quei lavoratori. Molte volte, d’estate, quanne acchemenzevene a rombe le timbe, scoppiavano furioso ed improvvisi temporali: le freime. I marinai gli davano un nome: u frieme de San Giuanne, u frieme de Sand’Andonie, u frime de la fère. Quando queste buriane venivano di notte immancabilmente la luce andava via ed il paese piombava nel buio più totale al punto di far scattare il sentimento di solidarietà di quanti si preoccupavano di quei poveri marinai che non vedevano più la terraferma. C’era chi correva a prendere le macchine, i motori per rimanere con i fari accesi in alcuni punti strategici


l opinione

LA SCELTA

DI DON BENEDETTO FIORENTINO

LA CHIESA PERMETTE LA CREMAZIONE?

La Chiesa continua a preferire la sepoltura dei corpi poiché con essa si manifesta una maggiore stima verso i defunti senza vietare la cremazione se tale scelta sia stata manifestata dal defunto prima della morte a meno che non sia stata scelta per ragioni contrarie alla dottrina cristiana. Questa la risposta data dalla Congregazione della Fede, presieduta dal cardinale Gerhard Muller, con l’Istruzione Ad resurgendum cum Christo circa la sepoltura dei defunti e la conservazione delle ceneri in caso di cremazione, pubblicata in Roma il 15 agosto 2016, Solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria. Scopo della Istruzione è di ribadire le ragioni dottrinali e pastorali per la preferenza della sepoltura dei corpi e di emanare norme chiare per quanto riguarda la conservazione delle ceneri nel caso della cremazione.Scrive s. Paolo: «Vi ho trasmesso quello che anch’io ho ricevuto: che cioè Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture, e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici» (1 Cor 15,3–5).Inoltre, il Cristo risorto è principio e sorgente della nostra risurrezione futura: «Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti...; e come tutti muoiono in Adamo, così tutti riceveranno la vita in Cristo» (1 Cor 15,20–22). «Con lui infatti siete stati sepolti insieme nel Battesimo, in lui anche siete stati insieme risuscitati per la fede nella potenza di Dio, che lo ha risuscitato dai morti» (Col 2,12). Uniti a Cristo mediante il Battesimo, partecipiamo già realmente alla vita di Cristo risorto (cf. Ef 2,6).Nella liturgia esequiale la Chiesa prega: «Ai tuoi fedeli, Signore, la vita non è tolta, ma trasformata; e mentre si distrugge la dimora di questo esilio terreno, viene preparata un’abitazione eterna nel cielo».Seguendo l’antichissima tradizione cristiana, la Chiesa raccomanda insistentemente che i corpi dei defunti vengano seppelliti nel cimitero o in altro luogo sacro. Seppellendo i corpi dei fedeli defunti, la Chiesa conferma la fede nella risurrezione della carne, e

Auguri a Matteo Palermo Il 24 febbraio, stretto dall’abbraccio di parenti e amici, ha compiuto 40 anni. Sì, Matteo, ovvero colui che prepara le pizze e gli impasti migliori di Giovinazzo nel suo Matthew’s Pizza. Stende la pallina con una facilità impressionante. Sforna e le serve ai suoi clienti, familiari, parenti ed amici, come suo stile, incurante dell’alto grado di calore. Le parole scorrono veloci e seguono il ritmo dei suoi gesti. Tra i tanti discorsi arriviamo ad affrontare anche il “suo” compleanno, un bel traguardo, soprattutto perché in questi anni c’è stata un’evoluzione. Matteo, assieme a suo fratello Damiano, ha realizzato la pizzeria che voleva e la sua idea ha preso vita quando ha iniziato ad essere condivisa, riconosciuta , apprezzata e affermata. L’esperienza raccolta non rallenta l’entusiasmo e la creatività, ma soprattutto la volontà di compiere altri passi in avanti per dare forma a nuove idee. Auguri Matteo ed alle sue pizze che ingolosiscono i giovinazzesi, che creano associazioni positive e che rappresentano il lato migliore. Ed auguri alla sua cucina giovinazzese d’eccellenza, che trasmettere un sapere che poi noi abbiamo la responsabilità di rispettare.

NON È

«DI

PER SÉ CONTRARIA ALLA RELIGIONE CRISTIANA»

intende mettere in rilievo l’alta dignità del corpo umano come parte integrante della persona della quale il corpo condivide la storia.La sepoltura nei cimiteri o in altri luoghi sacri risponde adeguatamente alla pietà e al rispetto dovuti ai corpi dei fedeli defunti, che mediante il Battesimo sono diventati tempio dello Spirito Santo e dei quali, «come di strumenti e di vasi, si è santamente servito lo Spirito per compiere tante opere buone». Mediante la sepoltura dei corpi nei cimiteri, nelle chiese o nelle aree ad esse adibite, la tradizione cristiana ha custodito la comunione tra i vivi e i defunti e si è opposta alla tendenza a occultare o privatizzare l’evento della morte e il significato che esso ha per i cristiani.Laddove ragioni di tipo igienico, economico o sociale portino a scegliere la cremazione, scelta che non deve essere contraria alla volontà esplicita o ragionevolmente presunta del fedele defunto, la Chiesa non scorge ragioni dottrinali per impedire tale prassi, poiché la cremazione del cadavere non tocca l’anima e non impedisce all’onnipotenza divina di risuscitare il corpo e quindi non contiene l’oggettiva negazione della dottrina cristiana sull’immortalità dell’anima e la risurrezione dei corpi Qualora per motivazioni legittime venga fatta la scelta della cremazione del cadavere, le ceneri del defunto devono essere conservate di regola in un luogo sacro, cioè nel cimitero o, se è il caso, in una chiesa o in un’area appositamente dedicata a tale scopo dalla competente autorità ecclesiastica. La conservazione delle ceneri in un luogo sacro può contribuire a ridurre il rischio di sottrarre i defunti alla preghiera e al ricordo dei parenti e della comunità cristiana. In tal modo, inoltre, si evita la possibilità di dimenticanze e mancanze di rispetto, che possono avvenire soprattutto una volta passata la prima generazione, nonché pratiche sconvenienti o superstiziose. Per i motivi sopra elencati, la conservazione delle ceneri nell’abitazione domestica non è consentita. Per evitare ogni tipo di equivoco panteista, naturalista o nichilista, non è permessa la dispersione delle ceneri nell’aria, in terra o in acqua o in altro modo oppure la conversione delle ceneri cremate in ricordi commemorativi, in pezzi di gioielleria o in altri oggetti!


JOE BATTISTA, UN FARO LITTLE PER TUTTI I GIOVINAZZESI D’AMERICA

italy

DI ROCCO STELLACCI

Quando una persona che amiamo se ne va via per sempre, è difficile imparare a vivere con quel vuoto profondo che si spalanca all’improvviso. E non basta semplicemente voltare pagina. Non basta ripetersi che la vita continua e che non serve a nulla piangere. Non basta imporsi di non pensarci. Quel vuoto è lì. Come una ferita profonda. Che pian piano cerchiamo di far cicatrizzare. Anche se alcune ferite non si cicatrizzano mai completamente. Come succederà per la perdita di Joe Battista, per me un fratello maggiore con cui ho condiviso 50 anni di America. Avevo appena varcato l’Oceano quel 21 gennaio del ’67, ero appena approdato nella Patria di Acquisto e quel senso di smarrimento, di paura che avvertivo si trasformò subito in una speranza in più. Grazie a Giuseppe! Già, fu proprio Lui «ad aprirmi le porte all’officina meccanica», arrivai con una lettera di suo zio Peppino Amoia, una raccomandazione insomma a lavorare da lui. Joe, a cui era stata affidata la gestione del personale, mi disse subito sì senza nutrire alcun minimo dubbio. Mi aprì le porte al lavoro con una gentilezza pari alla sua bontà d’animo. Joe Battista insieme a Gaetano Lepore è stato il pioniere giovinazzese dell’officina meccanica in Usa. Paradossalmente, non si è mai vantato an-

JOE BATTISTA (nel riquadro, in basso) e i giovinazzesi amici di sempre che se ha aperto la porta a tanti giovinazzesi d’America (Michele Mastropasqua, Peter e suo padre Stallone, Vincent e papà Francesco Caccavo, suo fratello Angelo e Nick). Quante premure, quante volte grazie dovrebbe dire un’intera colonia di lavoratori giovinazzesi a Joe, persona rimasta sempre taciturna e forse la più umile dei giovinazzesi. Come un fratello maggiore, è arrivato a tutti! Grazie, perché come me molti hanno avuto la fortuna di comprendere e apprezzare a fondo le sue qualità umane. Un uomo, un marito e un padre eccezionale. Di Joe non dimenticherò mai garbo e capacità persuasive uniche. Mi ha sempre aspettato al cancello che per me ha rappresentato il varco, il passaggio ad una nuova vita. Sei stato il mio faro. Al funerale virtualmente c’erano tutti col cuore in mano per darti l’ultimo saluto. C’erano anche i figli di Cristoforo Colombo (la tua associazione) a ricordare che un uomo come te seppe credere nelle sue idee e nei suoi sogni e realizzarli fino in fondo con determinazione e senza arrendersi alle difficoltà. In questo nuovo viaggio, approderai in un piccolo porto celeste in cui Vito, Vincent, Dino ti accoglieranno con l’effigie della madonna di Corsignano. Lì, conoscerai un mondo in cui, dolce Joe, non servirà più soffrire e lottare contro i mali della vita terrena. Qui in terra «è tutto differente». Un po’ come all’Italia. Ci sono dolori che non si possono cancellare. E non basta fare “come se” niente fosse successo perché la vita continui come prima. Perché, spesso, niente può più essere come prima quando perdiamo una persona cara. Grazie Joe, senza di te non avrei mai realizzato il mio sogno americano.


TESTO e FOTO GIOVANNI P ARATO

Siamo nei mitici anni 60’, quando fare sport era un sogno di tanti ragazzi, a Giovinazzo erano fiorenti il Calcio, la Pallacanestro la Pallavolo ed in quell’epoca c’era anche la palestra di Pugilato. L’atletica era uno sport d’elite e pochi erano i ragazzi che se lo potevano permettere, anche perché la scuola era una seria palestra di vita e di educazione fisica, curata con passione da bravi professori dello sport. In quel periodo vi erano in atto vari Campionati Studenteschi, Giochi Universitari, Giochi della Gioventù che formavano dei veri atleti. Molti di questi bravi ragazzi venivano indirizzati alle varie discipline dalla stessa Scuola. Poi chi si distingueva ed emergeva, veniva seguito dalla prestigiosa Polisportiva Landolfi di Molfetta, che era frequentata da Maestri dello Sport di varie discipline, ricordo che chi frequentava la Polisportiva raggiungeva dei bei traguardi sportivi. Uno di questi ragazzi era ALDO RENNA, un amico d’infanzia che ancora oggi, quando ci si incontra, ci raccontiamo i nostri Amarcord, di ragazzi, che vivevano momenti semplici e magici. Un giorno, prendendo un caffè seduti al bar, nel raccontare qualche episodio sportivo che ho vissuto assieme a lui, gli chiedo: «Aldo posso raccontare questa pagina di Sport Giovinazzese», e lui, un pò restìo nel raccontare, si rese conto che io sapevo molto dei suoi successi, si lascia convincere e mi disse: «Giovanni proviamo!» e mi ha raccontato parte della sua storia. Aldo comincia così il racconto della sua storia. «Il mio primo incontro con l’Atletica Leggera, la regina degli sport, avviene quando poco più che quindicenne, studente del glorioso Liceo Classico Matteo Spinelli, dove avevo come professore di Educazione Fisica il mitico Professor Giuseppe ZAZA, che sarebbe poi diventato il mio mentore nel corso della mia carriera agonistica, mi affida la canottiera biancoverde del mio Istituto, con il compito di rappresentare quest’ultimo nel corso dei Campionati Studenteschi che si sarebbero disputati di lì a poco sulla pista in terra rossa dello stadio Stadio della Vittoria, a Bari alla presenza di tantissimi spettatori. Continua Aldo: fra la sorpresa di tutti, in special modo dei colleghi del Prof. ZAZA, i quali potevano contare su una nutrita schiera di atleti in rappresentanza di altre scuole ben più grandi del nostro piccolo Liceo, non solo raggiunsi la finale della “corsa ad ostacoli” ma salii anche sul terzo gradino del podio. (siamo nel maggio del 1961). Da quel momento in poi è stata, per quasi un decennio, una escalation continua di successi, il cui culmine è rappresentato dall’anno mirabile del mio intero percorso sportivo il 1963, allorquando (dopo aver partecipato ai Raduni tecnici federali di Atletica), non ancora diciottenne arrivai a primeggiare sia nel Criterium Nazionale Studentesco che nel Trofeo Federale Nazionale Juniores. Tutto ciò mi valse l’encomio dell’allora Presidente della Federazione Italiana di Atletica Leggera, il Capitano Giosuè Poli, molfettese come la mia società di appartenenza, la gloriosa Polisportiva


Landolfi, talchè volle venire di persona a premiarmi. Tuttavia, unitamente alle fatiche e ai successi sportivi, incombevano anche quelle scolastiche, vale a dire la “Maturità” conseguita con brillanti voti; poi il servizio militare; (in quel periodo non c’erano le assunzioni nei corpi militari dello Stato come oggi, perciò dovetti allontanarmi dalle competizioni). Avevo da poco ripreso a gareggiare, quando nell’agosto del 1970, anno orribile di tutta la mia vita, la cattiva sorte si materializzò in un tragico incidente stradale che costò la vita al mio amatissimo fratello Marcello, poco più che sedicenne ed anch’egli, peraltro, all’epoca giocatore nelle giovanili di quella leggenda sportiva dell’Hockey a rotelle che sarebbe diventata la mitica AFP. Tutte le mie e le sue speranze e i nostri progetti si dissolsero, quantunque, nell’illusoria ricerca di una rassegnazione mai sopravvenuta, avessi ripreso a correre: ma giravano solo le mie gambe, quasi come un automa, dal momento che era svanito “l’animus pugnandi” (spirito battagliero) che avevo prima quando, dalla linea di partenza vedevo, al di là della linea di arrivo mio fratello Marcello, seduto sul mio borsone in mezzo al prato ai bordi della pista, pronto a corrermi incontro dopo che avevo tagliato, quasi sempre per primo, il filo di lana. Dopo questo tragico evento, smisi definitivamente con le corse, avendo in mente come un chiodo fisso il solo desiderio di perpetuare nel tempo la memoria di mio fratello. Fu così che dopo due anni convinsi mio papà Vito, a voler dedicare a mio fratello un qualcosa che sarebbe durato nel tempo. Infatti insieme a tanti volenterosi come il Dott. Angelo Cormio il Cav. Trombetta, Il Dott. Gianni Pansini, il Notaio Serrone e il Prof. Antonio Pansini (diventato poi il primo Presidente) fondammo dopo varie vicissitudini con l’Amministrazione Comunale dell’epoca, il “Circolo Tennis Marcello Renna” fiore all’occhiello di Giovinazzo e della Regione, tuttora esistente ed in piena attività anche come Scuola di Tennis, grazie all’appassionato impegno di mio figlio Vito il quale, in una ideale staffetta della memoria, ne ha raccolto il testimone. All’epoca mi cimentai anche in questa disciplina ed ebbi l’onore di scambiare qualche palleggio con i vincitori della Coppa Davis di quegli anni Barazutti e Zugarelli, ospiti d’onore del nostro circolo, senza però mai attingere gli altissimi vertici che avevo raggiunto nell’atletica leggera, anche perché, come recita un vecchio detto latino “ad astra per aspera” (alle stelle attraverso le asperità) non avevo più, nè il tempo né l’età, né tantomeno la voglia di affrontare sacrifici e rinunce per raggiungere traguardi che non mi prefiggevo neanche. Per concludere, all’inizio ero in verità un pò restio a raccontare questa storia intrisa di momenti di grande felicità ma, al tempo stesso, di profonda tristezza. Mi ha, però, alla fine convinto la calda esortazione del vecchio amico Giovanni Parato, che ringrazio di cuore per avermi indotto a riconsiderare una pagina comunque molto importante della mia vita, unitamente a chiunque avrà avuto la pazienza di leggerla fino in fondo». Termina qui questo breve racconto di Aldo, che ringrazio della sua stima e di avermi concesso di raccontare ai giovani di oggi questa bella pagina della sua vita sportiva, che in parte, abbiamo vissuto assieme. Ricordo la nostra verde età e la sua disponibilità verso gli amici, tra cui la sua decapottabile Innocenti 950 rossa che metteva a disposizione degli amici, (in visione presso il Cinema Devenuto per una decina di giorni in occasione della proiezione di un film in cui compariva proprio qull’automobile). Ora faccio ad Aldo tantissimi auguri per la meritata pensione e al Circolo Tennis Marcello Renna il cui nome ci ha lasciato un meraviglioso ricordo. Con affetto Giovanni PARATO.

ALDO RENNA nato il 3/11/1945, coniugato con Isabella Salvemini; dal loro matrimonio sono nati due (2) splendidi figli, Marcella e Vito. Aldo ex Bancario (oggi pensionato). Atleta Poliedrico (Atletica e Tennis); Padre fondatore del Circolo tennis “Marcello Renna”; che ha avuto fra i suoi ospiti (Barazzutti, Zugarelli e tanti altri campioni). Vincitore di tantissime gare nazionali, Interregionali, Regionali e Provinciali e Campionati Studenteschi. Vi assicuro che in quel periodo pochi atleti arrivavano nell’Atletica Leggera a quei livelli di risultati.


il personaggio DI SERGIO PISANI

Romero nel Paese delle Meraviglie dell’hockey

Non vorremmo che finisca con i lucciconi agli occhi e la rovesciata alla Piola come nel film Tutta colpa del Paradiso in cui il protagonista Romeo saluta tutti e se ne va. Peggio, non vorremmo che fini- GIOVINAZZOVIVA.IT sca come lo zar di Bari, Igor Protti, l’unico capocannoniere ad aver vinto la classifica in una squadra a segno dall’AFP. C’è di più. Come El Pibe de Oro del che sarebbe retrocessa. E allora giochiamo come si fa con calcio, Diego Armando Maradona, Romero è il re delle le favole, predicendo subito il futuro: l’AFP si salva, vinpunizioni di prima. E qui bisogna capire lo strano paradosce la stecca d’oro Emiliano Adrian Romero Lopez (mamso dello sport. Romero è come Icardi dell’Inter. Per noi è ma mia, quanto è lungo questo nome, più di Dario francamente impensabile come il capocannoniere del camGimenez!) e rimane nell’AFP. Emiliano Adrian Romero pionato di serie A1 di hockey - pista non giochi in NazioLopez, per i tifosi semplicemente Romero, è la favola ponale. Dario Giuliani, ct dell’Argentina, è avvisato. Per il vera ma bella del gioco dell’hockey. E’una favola che non mondiali di hockey-pista in Cina ci sarà sicuramente la puoi ritrovare in nessuna città se non a Giovinazzo, il Romero. Noi lo diciamo, noi lo scriviamo perché amiamo Paese delle Meraviglie almeno dell’hockey. Una favola quale favole. In fondo le favole sono storie inventate e sono si simile a quella di Tonio Frasca nel 1987 - 88. Già, quevere soltanto a metà - come canta Edoardo Bennato. Noi st’ultima favola è meglio lasciarla andare perché fu vera vi abbiamo raccontato solo la metà della favola di Romero solo a metà. Il Giovinazzo retrocesse e bomber Fraschett (quella vera), la stecca d’oro di Giovinazzo che rimane in realizzò 71 gol. A noi piace raccontare la favola di Romero, serie A1. Chissà se la dirigenza al contrario dei tifosi abbia il capocannoniere della serie A1, la stecca d’oro per incapito davvero la morale. Ogni favola è vera se finisce tenderci. Attaccante veloce e tecnico, abilissimo negli spazi quando senti che tutti vissero felici e contenti. No, per fastretti e dotato di un grande fiuto del gol. Preferisce agli vore, adesso è presto per giungere ai saluti: la magia di “alza e schiaccia”, ai modi leziosi di interpretare il fuoriEmiliano Adrian Romero Lopez deve continuare. Benveclasse, la concretezza, i gol da qualsiasi angolo di gioco. E nuto Romero nel Paese delle Meraviglie dell’hockey. di gol ne ha fatti tanti, pensate quasi la metà dei gol messi SERGIO PISANI COSTRUZIONI RISTRUTTURAZIONI EDIFICI INTERNI ED ESTERNI RESTAURO Via Carso, 2 - P.zza S. ANNA, 2 tel. 080.3946265 - cell.320.0213149


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