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LA PIAZZA

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Via Cairoli, 95 Giovinazzo 70054 (Ba) Edito da Ass. Amici della Piazza Iscr. Trib. di Bari n. 1301 del 23/12/1996 Part. IVA 05141830728 Iscr. al REA n.401122 Telefono e Fax 080/394.63.76 IND.INTERNET:www.giovinazzo.it E_MAIL:lapiazza@giovinazzo.it FONDATORE Sergio Pisani DIRETTORE RESPONSABILE Sergio Pisani

REDAZIONE Giusy Pisani - Porzia Mezzina - Agostino Picicco - Alessandra Tomarchio - Damiano de Ceglia Marianna La Forgia - Daniela Stufano - Vincenzo Depalma- Onofrio Altomare - Angelo Guastadisegni - Diego de Ceglia Mimmo Ungaro- Michele Decicco - Enrico Tedeschi - Sara Achenza CORRISPONDENTI DALL’ESTERO Vito Bavaro - Nick Palmiotto Giuseppe Illuzzi - Rocco Stellacci stampa - Dedalo litostampa progetto grafico - Ass. Amici della Piazza Grafica pubblicitaria: C. Morese responsabile marketing & pubblicità: Roberto Russo tel. 347/574.38.73

ABBONAMENTI Giovinazzo: 10 Euro Italia: 20 Euro Estero: 60 Euro Gli abbonamenti vengono sottoscritti con c.c postale n.80180698 o con vaglia postale o assegno bancario intestato ad:

ASS. AMICI DELLA PIAZZA II TRAV. MARCONI,42 70054 GIOVINAZZO (BA) ITALY La collaborazione é aperta a tutti. La redazione si riserva la facoltà di condensare o modificare secondo le esigenze gli scritti senza alterarne il pensiero. Gli articoli impegnano la responsabilità dei singoli autori e non vincolano in alcun modo la linea editoriale di questo periodico. FINITO DI STAMPARE IL 20.03.2014

Non vorremmo sembrare irrispettosi, ma ormai ci stiamo allineando alla telenovela sudamericana della peggiore specie. Stessi attori, stesse dinamiche, stesse facce e stessi dialoghi scontati e noiso. Gli unici ancora interessati a vedere un’altra puntata della stessa storia sono i media, sempre più avidi e desiderosi di aumentare lo share. Questa volta si chiama Linea Gialla, il programma dedicato alla cronaca nera condotto da Salvo Sottile su La7. E per l’ennesima volta l’argomento è il caso Sollecito. Ospiti in studio il giornalista Vittorio Feltri, la criminologa Roberta Bruzzone e il povero Raffaele Sollecito. Dico povero perché se avete avuto la fortuna, o forse sarebbe meglio dire la sfortuna, di vedere la puntata, vi sarete accorti di quanto la presenza del ragazzo sia stata un pretesto. In realtà Sottile puntava a uno scontro acceso tra Feltri e la Bruzzone, innocentista il primo, colpevolista la seconda, che facesse un po’ di ascolti per aiutare le sorti del programma, che per inciso, proprio questa settimana, in anticipo sul palinsesto, è arrivato al suo capolinea. Il risultato invece è stato un continuo incalzare di domande e osservazioni di Feltri che si esprimeva come un coetaneo nonché vecchio

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LA LASOTTILE SOTTILELIN LIN MAZIONE MAZIONEEEMA MA

amico di Sollecito, come se si fossero incontrati ad un bar e davanti ad un caffè stessero facendo una chiaccherata informale: «C’aveva una fidanzata bellissima… Va a scopare questa qui che non era neanche eccezionale?». Oppure rimproverandolo di non essere rimasto a Santo Domingo: «Meglio lì che stare in Italia che fa schifo. Perché sei tornato qui a farti condannare? Tanto si sa che qui se ti vogliono fottere, ti fottono. Io nel dubbio di essere condannato mi tolgo dalle balle». Finalmente poi


sivetto

NEA NEATRA TRAINFORINFORALEDUCAZIONE ALEDUCAZIONE

la parola passa a Raffaele, e alla domanda di Sottile, cosa ti piaceva di Amanda, lui genuinamente risponde: «Era un po’ come Alice nel paese delle meraviglie, si emozionava anche per il cinguettio di un uccello». Attimo di silenzio. Sottile lancia uno sguardo a Feltri che sogghigna e quasi imbarazzato dice «Beh, sorvoliamo». E il conduttore non esita a ribadire subito «Sì, sì… sorvoliamo». E francamente anche noi siamo d’accordo. Forse è meglio sorvolare. Perché se invece ci fermiamo un attimo a riflettere ci vie-

ne subito da pensare che forse abbiamo perso un po’di educazione e di buone maniere. Ormai non ci sconvolge più sentire in prima serata sulla televisione generalista parole come scopare, levarsi dalle balle, fottere o consigli su un neanche troppo velato tentativo di evasione. No, oggi quello che ci imbarazza è un’ingenua dichiarazione nella quale il nome di un animale fa scattare subito un pensiero malizioso sul quale «è meglio sorvolare» per non aggravare le sorti di un ragazzo sul quale è già stato detto di tutto e di più. La Bruzzone nel frattempo si è astenuta da qualsiasi osservazione, da vera professionista si è limitata a raccontare i fatti e a far notare a Feltri che forse riferirsi alla vittima chiamandola «questa qua» non era esattamente quello che si definirebbe un appellativo rispettoso. Per fortuna sono arrivati molti tweet di indignazione, segno evidente che c’è ancora qualche essere pensante affezionato alla buona educazione e ad un senso di civiltà ormai purtroppo considerato noioso e demodé. Poveri noi! SARA ACHENZA

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copertina

Il ‘Park Ducale di Natalicchio’ o il Parco dell’Amore?

GIÀ

RIBATTEZZATO IL FUTURO

CINE-TEATRO SUL MARE DI

DEPALMA Due visioni diverse ed uno stesso obiettivo dichiarato: aumentare l’appeal di Giovinazzo e farla diventare quella città turistica che meriterebbe di essere per tutto quello che ha. In mezzo tra queste una manciata di anni, due amministrazioni diverse con ricette diametralmente opposte ed una sola constatazione oggettiva ed impietosa, la realtà di quella che Giovinazzo è oggi: una città in declino sul piano dell’attrazione turistica ed in evidente perdita di consenso e presenze. Anzi, persino in ritardo rispetto alle realtà limitrofe che con piccoli passi concreti più che fare turismo stanno solo riuscendo a trattenere a casa propria chi prima veniva da noi, ma senza attrarre numeri significativi dall’esterno: piccole, egoistiche economie cittadine in concorrenza tra loro che nulla hanno a che vedere con un vero rilancio di

immagine che richiami investimenti e visitatori da fuori. Né più né meno l’acqua della fontana, cioè sempre la stessa acqua in circolo, ma con zampilli che si spostano da una parte all’altra per la gioia del sindaco di turno che possa così annunciare trionfante un miracolo economico imminente con frotte di stranieri che invaderanno la sua città portando ricchezza e benessere. Lo stesso refrain propinato da ciascuno ai propri cittadini che poi riproposto a livello regionale potrebbe divenire, a seconda della sua spendibilità e della forza del politico in campagna elettorale che decida di sostenerlo , un progetto valido per attrarre risorse dal fondo europeo per lo sviluppo regionale, meglio noto ai più come FESR. Ecco così che al concorso interno per pochi vincitori arrivano proposte di ogni tipo e alla fine un finanziamen6

to che potrebbe anche arrivare ad un progetto fantasioso e senza prospettive o buono magari solo per far cassa locale subito o per alimentare il circuito dello spoil system . Più o meno la stessa logica, per intenderci, che sembrerebbe essere stata alla base dell’abbattimento di punta Perotti, che secondo alcuni non sarebbe stato altro che il più costoso spot elettorale di tutti i tempi ma pagato col danaro dei cittadini baresi. E se fosse dimostrato che è stato così, sarebbe davvero roba da guinness world record. Sempre in dubio pro reo e comunque stiano le cose è un esempio specchiato, quello di punta Perotti, di quanti danni può provocare ad un posto la politica a seconda delle decisioni prese sulla base di logiche differenti. Ed è abbastanza facile andare incontro a disastri senza aver approfondito i temi comuni attraverso un dialogo aperto e democratico. In questo senso riteniamo perciò nostro dovere dar voce per iscritto alle tante perplessità e lamentele raccolte un po’ dappertutto nella città. Passi pure che, in ossequio alla moda e alla propaganda ecologico - salutista, si decida di realizzare una pista ciclabile sul tratto S. Spirito – Giovinazzo (giustificabile col welness punto e basta, perché se vogliamo è persino antitetica al turismo e alla sicurezza stradale) ma vi è diffuso allarme per l’idea di realizzare una vasta area pedonale che da piazzale Leichardt (compreso) arriva fino alla Vedetta, con tanto di cine- teatro all’aperto sottostante. Un progetto, questo, inserito ora nel più ampio piano di rigenerazione urbana (PIRU) e spuntato come un fungo a sostituire quello presentato dall’amministrazione Natalicchio (e ammesso al finanziamento con fondi FESR 2007 - 2013) per la realizzazione di un parcheggio nello spiazzo sotto il Palazzo Ducale con la sola esclusione di costruire una scala esterna addossata alle mura che doveva sbucare là dove c’è la ‘finestra’ di via Marco Polo. Una soluzione questa del ‘Park Ducale’ che oggi appare l’unica ciambella di salvataggio possibile per cercare di non perdere gli ultimi frequentatori della zona centro e città vecchia rimastici e addirittura di attrarne di nuovi con pochi efficaci interventi scenografici. Altrimenti, inutile mentire a noi stessi, è davvero la fine: prima ‘la


città delle multe’ poi quella ‘del grattino troppo costoso’ e del parcheggio difficile, certe etichette appiccicatesi addosso tutte insieme hanno lasciato il loro segno ed adesso è davvero difficile recuperare ciò che si è perduto. Neanche l’alibi della crisi regge, basta andarsi a fare una passeggiata altrove dove il cambiamento è cominciato a partire dal recupero dei centri storici: là dove c’era il deserto c’è movimento e qui, dove si concentrava il movimento di quei ‘deserti’ vicini, c’è invece un’aria di abbandono che ci riporta indietro di qualche decennio. Commercianti sempre più scorati per la diminuzione dei clienti e cupi per la mazzata degli aumenti in arrivo, sono molti quelli che hanno pensato di andarsene come ha appena fatto l’imprendito-

re barese Romanazzi che proprio in questi giorni ha rimesso nelle mani dei proprietari dell’ Hotel S. Martin la gestione. Ora non sappiamo ancora se i lavori su piazza Leichardt e l’ultimo tratto del lungomare di levante inizieranno o meno da questo settembre come si dice. Sappiamo solo che se così fosse, cioè senza che il favoleggiato box da circa 200 posti auto previsto su via Fossato sia nemmeno divenuto un progetto su carta e senza alternative concrete di parcheggio a ridosso del borgo antico e del centro, non è difficile immaginare a cosa andrà incontro, commercialmente parlando, l’intera città . Credere d’altronde che una moltitudine di turisti maratoneti e ciclisti si riverserà co-

munque nella nostra città affollandola perché attirata dalle sue irrinunciabili attrattive, è un po’ dura anche con notevoli sforzi di fantasia. Almeno se è su un’offerta di turismo destagionalizzato che vogliamo ancora puntare. Nonostante lo scetticismo generale, però, abbiamo trovato ben più di un entusiasta per il futuro cineteatro all’aperto, soprattutto tra i giovani «Col vento che tira là dietro - hanno commentato sorridendo maliziosi – quante sono le proiezioni che si potranno fare? 20,30...50? Poi il cinema ce lo facciamo noi!». Già, abbiamo capito: quando non funziona il ‘Cinema Paradiso’ entra in funzione Il Parco dell’Amore. ENRICO TEDESCHI

Rendering riqualificazione Lungomare di Levante

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il

fatto

QUESTA MACCHINA QUA DEVI METTERLA LÀ Canta che ti passa, con questo tormentone degli anni ‘80 dell’allora giovanissimo Francesco Salvi nelle orecchie a mo’ di colonna sonora e l’aiuto della cartina elaborata dal dr. Paolo Cutolo, abbiamo pensato di fare cosa utile ai nostri lettori riportando i non pochi cambiamenti stabiliti dal nuovo piano parcheggi disposto dall’amministrazione. Vediamo allora di illustrare nel dettaglio come sono cambiate le regole del gioco, così da evitare a tutti il rischio di un odioso bigliettino rosa sul parabrezza, e che con tutto il rosa che ci sarà a breve ha veramente ben poco a che vedere. NUOVO PIANO AREE SOSTA A PAGAMENTO, SENZA CUSTODIA, DEL COMUNE DI GIOVINAZZO Vanno via, cioè non saranno più aree di sosta a pagamento il piazzale a fianco dell’ex Carcere, in località “Trincea”, la zona prospiciente il giardinetto ed il mercato giornaliero su via Cappuccini, nonché l’intero perimetro di Piazza Garibaldi, con la sola eccezione della parte retrostante l’istituto Vittorio Emanuele. AREE DI SOSTA A PAGAMENTO ZONA “A” (in colore blu sulla cartina) per tutto l’anno dalle h. 11 alle h. 13 e dalle h. 17 alle h. 21: PIAZZA VITTORIO EMANUELE II : lato NORD prospiciente la Piazza: stalli di sosta longitudinali; Dal civ. n. 73 al civico n. 92: stalli di sosta longitudinali; Tratto compreso tra il civico n.25 e il civico n.28 : stalli di sosta longitudinali; CORSO AMEDEO : Lati destro e sinistro: stalli di sosta longitudinali; VIA A. GIOIA : lato sinistro da via G. Sasso a Piazza V. Emanuele: stalli di sosta longitudinali; VIA MARCONI : lato sinistro da Piazza V. Emanuele a via Depreclosis: stalli di sosta longitudinali; VIA CAPPUCCINI : lato destro da Piazza V. Emanuele fino a corso Roma: stalli di sosta longitudinali ZONA “A”(in colore celeste sulla cartina) dal 01/04 al 30/09/2014 dalle h.11 alle 13 e dalle h.17 alle 21: PIAZZA GARIBALDI:

lato NORD prospiciente l’Istituto V. Emanuele: stalli di sosta a pettine; VIA BARI: lato destro da via Solferino fino a piazza V. Emanuele: stalli di sosta longitudinali; VIA MOLFETTA: lato destro da via F.Crispi fino a piazza V. Emanuele: stalli di sosta longitudinali. ZONA “B”(in colore arancio sulla cartina) dal 15/06 al 15/09/2014 dalle h. 09.00 alle h. 22.00. LUNGOMARE MARINA ITALIANA: lato sinistro da via Deturcolis a via Durazzo : stalli di sosta longitudinali; lato sinistro località Monaci bassi : stalli di sosta longitudinali; lato destro località Monaci bassi all’interno della piazzola : stalli a spina pesce e a pettine; lato destro e sinistro monaci alti all’interno delle piazzole: stalli di sosta longitudinali, spina pesce e a pettine; lato destro località Trincea strada senza uscita: stalli di sosta a pettine; all’interno della piazzola di località Trincea: stalli di sosta a pettine e a spina pesce. ZONA D (in colore celeste sulla cartina) dal 01/04 al 30/09/2014 dalle h.10 alle 13 e dalle h.16 alle 24 PIAZZA PORTO: Lato prospiciente gli edifici dal civico n. 22 al civico n. 31 : stalli di sosta longitudinali; VIA ISONZO: lato destro da via Pola a Piazza Porto: stalli di sosta longitudinali; VIA BUCCARI : lato sinistro e destro da via Montegrappa fino allincrocio con via Pola: stalli di sosta longitudinali; VIA THAON DE REVEL: lato destro da via Deturcolis a via Montegrappa : stalli di sosta longitudinali; VIA MONTEGRAPPA: lato sinistro da via Buccari a Piazza della Vittoria : stalli di sosta longitudinali; PIAZZA DELLE VITTORIE: lato edifici intorno alla piazza: stalli di sosta longitudinali; VIA CARSO : lato sinistro e destro da Piazza della Vittoria a via Crocifisso: stalli di sosta

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MA SOS ELABO

longitudinali; VIA GORIZIA: lato sinistro e destro da Piazza della Vittoria a via Piave: stalli di sosta longitudinali; VIA GRADISCA: lato destro da via Isonzo a Lungomare Marina Italiana: stalli di sosta longitudinali; VIA PIAVE: lato sinistro da via Borea a via Isonzo: stalli di sosta longitudinali; VIA REDIPUGLIA: lato destro da via Deturcolis a via Piave: stalli di sosta longitudinali; VIA DIAZ: lato destro e sinistro da Lungomare Marina Italiana A Piazza della Vittoria: stalli di sosta longitudinali; VIA FORTUNATO: lato destro da via Deturcolis a via Diaz:


APPA NUOVA AREA DI STA A PAGAMENTO

RAZIONE GRAFICA DOTT.

PAOLO CUTOLO

stalli di sosta longitudinali; VIA C. BATTISTI: lato destro e sinistro da Piazza della Vittoria a via Deturcolis: stalli di sosta longitudinali; VIA DETURCOLIS: lato destro e sinistro da via Crocifisso a Lungomare Marina Italiana: stalli di sosta longitudinali; VICO DETURCOLIS: lato destro da via Deturcolis: stalli di sosta longitudinali; VIA CROCIFISSO: Lato destro e sinistro da via Molfetta a via Deturcolis: stalli di sosta longitudinali. ZONA E (in colore celeste sulla cartina) dal 01/04 al 30/09/2014 dalle h.10 alle 13 e dalle h.16 alle 24 PIAZZALE LEICHARDT:

su tutto il perimetro del piazzale : stalli di sosta a pettine; VIA FOSSATO: lato sinistro e destro dall’incrocio con via Elefante fino a Piazzale Leichardt: stalli di sosta longitudinali; VIA ELEFANTE: lato destro da via Papa Giovanni XIII a via Fossato: stalli di sosta longitudinali; VIA PAPA GIOVANNI XIII: lato destro da via Bari a via Palestro: stalli di sosta longitudinali; VIA SALVEMINI: lato destro a partire da via Gentile a via Solferino: stalli di sosta longitudinali; VIA SOLFERINO: lato sinistro da Lungomare Esercito Italiano a via Papa Giovanni XXIII : stalli di sosta longitudinali;

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lato destro da lungomare Esercito Italiano all’incrocio con l’Ufficio Locale Marittimo: stalli di sosta longitudinali; VIA DOGALI: lato destro e sinistro da via Solferino a via Magenta : stalli di sosta longitudinali; lato sinistro da via Magenta a via Castelfidardo: stalli di sosta longitudinali; VIA MAGENTA: lato destro e sinistro da via Bari a via Dogali: stalli di sosta longitudinali; VIA PALESTRO: lato destro e sinistro da via Bari a via Papa Giovanni XXIII : stalli di sosta longitudinali; lato sinistro da via Papa Giovanni XXIII a Lungomare Esercito Italiano: stalli di sosta longitudinali; LUNGOMARE ESERCITO ITALIANO:

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lato destro da via Palestro a via Solferino: stalli di sosta longitudinali; che vedono un aumento del periodo in cui la sosta a pagamento sarà vigente pari a due mesi, vale a dire da Aprile a Settembre secondo l’orario: 10:00-13:00 16:00-24:00.

tina): in tutta l’area la sosta è riservata esclusivamente ai residenti autorizzati con la limitazione di una sola autovettura per nucleo familiare e negli spazi segnati. E’ comunque previsto per i residenti il transito h. 24 degli altri loro mezzi non autorizzati alla sosta, ed il transito libero anche alle autovetture dei non residenti, ma con le seguenti limitazioni: nei giorni feriali dalle h.6 alle 11 e dalle h.17,30 alle 19,30; nei giorni festivi e la domenica solo la mattina dalle h.10,30 alle 12,30. Oltre alle zone dedicate ai disabili sono stati riservati alcuni posti auto al fine di permettere operazioni di carico e scarico, ma per una durata massima di 15 min.e sempre naturalmente nelle fasce orarie consentite La violazione del divieto di transito nel centro storico, accertata da telecamere di sorveglianza ai tre varchi della ZTL, comporterà per gli automobilisti non autorizzati una sanzione amministrativa di 84 euro, mentre rimane fissata in 41 euro quella per il divieto di sosta. Inutile a questo punto aggiungere altro, raccomandando ai nostri lettori di verificare in ogni caso quanto riportato in questo schema, sempre e comunque suscettibile di variazioni. Li invitiamo perciò perciò a mettersi in regola per tempo con le eventuali autorizzazioni e a rivolgersi per dubbi e chiarimenti agli organi preposti. Con l’auto, purtroppo, la distrazione può costare cara non solo quando si guida, ma anche quando si sta fermi!

LE TARIFFE ZONA A. La sosta a pagamento negli appositi spazi contrassegnati avrà luogo tutti i giorni, compresi i festivi ai seguenti costi: 1 ora - • 0,75, 30 min. - • 0,40, intera giornata - • 4,00; previsto un abbonamento semestrale - • 35,00 ed un abbonamento annuale - • 60,00 (abbonamenti solo per residenti e personale alle dipendenze di aziende pubbliche o private aventi sede nelle zone interessate). ZONA B. La sosta a pagamento negli appositi spazi contrassegnati avrà luogo tutti i giorni, compresi i festivi ai seguenti costi: 1 ora - • 0,75, 30 min. - • 0,40 ed intera giornata - • 4,00. ZONA D e ZONA E: la sosta a pagamento negli appositi spazi contrassegnati avrà luogo tutti i giorni, compresi i festivi ai seguenti costi: 1 ora - • 0,75, 30 min. - • 0,40 ed intera giornata • - 4,00 – Abbonamento semestrale • 12,00 (abbonamenti solo per residenti e personale alle dipendenze di aziende pubbliche o private aventi sede nelle zone interessate e per i residenti nella ZTL Centro Storico che ne facciano richiesta). Per i trasgressori la contravvenzione è di 41 euro.

ALESSANDRA TOMARCHIO

ZONA C (CENTRO STORICO) ZTL (in giallo sulla car-

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IL

CONTRAPPUNTO d e l l ’a l f i e r e

CHIACCHIERE, BICICLETTE E GIRO D’ITALIA NEL MONDO. Scrivo queste note prima che sia reso noto l’esito del referendum in Crimea sull’annessione di quella regione dell’Ucraina alla Russia. L’Europa e gli USA hanno già dichiarato che non riconosceranno il risultato della consultazione. La Russia, dal canto suo, ha invece sottolineato con forza la simmetria con altre votazioni simili, ad esempio in Kosovo, in cui molta parte della comunità internazionale aveva invece favorito e sostenuto la volontà di indipendenza e l’autodeterminazione dei popoli pur in un contesto di un antico legame geopolitico. Quello che accadrà non è facilmente prevedibile. E, come succede sempre in questi casi, gli interessi economici si mescolano e alimentano gli ideali e le aspirazioni dei popoli. Non so se l’assenza di una vera politica estera europea comune e ben definita e la debolezza della tentennante presidenza americana otterranno da Putin il ritiro delle truppe russe dalla Crimea. I precedenti non lasciano ben sperare. Il presidente Obama, sicuramente più preoccupato dalla politica nazionale, ha abdicato al ruolo di superpotenza che gli Stati Uniti avevano conquistato nel secolo scorso. I tragici e sanguinosi fatti avvenuti nei paesi arabi africani e mediorientali sono lì a testimoniarlo in modo inequivocabile. Aggiungiamo che gi USA si avviano, grazie alle nuove modalità di estrazione del petrolio dalla rocce, a diventare autosufficienti dal punto di vista energetico ed il quadro è completo. Così, tornando al situazione in Ucraina, da una parte c’è un popolo che vuole tenacemente entrare in Europa, dall’altra aumentano in modo consistente le frange antieuropeiste. L’Europa della finanza e della moneta, l’euro, che appare sempre più congeniale agli interessi germanici ha perso capacità attrattiva. E’, ormai, vista come una nemica lontana per quanto riguarda i processi decisionali ma tremendamente vicina nell’incidere pesantemente e negativamente sulla vita dei popoli. IN ITALIA. In questo quadro l’Italia si presenta con una situazione di instabilità politica, se non si vuol dar retta alle manovre esterne sulla nascita e caduta dei governi nazionali, di tutta evidenza. Ancora un altro governo, un nuovo premier, una nuova impostazione politica. I programmi sembrano rivoluzionari e decisivi per lo sviluppo, il benessere e l’occupazione. Più soldi per i redditi bassi, più

stanziamenti per la cultura e la scuola. Tagli per molte amministrazioni dello Stato e risparmi da dismissioni e economie alla spesa statale. Non è ben chiaro, ancora, dove verranno trovati una parte dei fondi ma sembra certo che, fra le altre misure, dovrebbero essere oggetto di chiusura 300 posti di polizia. Mi sembra che di tutto ci sia bisogno tranne che di un arretramento dello Stato nell’ambito dell’ordine pubblico. La criminalità, anche per l’effetto della crisi economica ma non solo, in molte aree del paese torna a imporre le proprie leggi, a imporsi sul tessuto economico, in altre parole a minare la convivenza civile e democratica. I furti, gli scippi,le rapine, i traffici illeciti, i reati ambientali e contro la salute dei cittadini, lo spaccio delle droghe e, non ultimi, gli omicidi rendono il senso di insicurezza e di smarrimento sempre più profondo e radicato. Non so se il nuovo presidente del consiglio si renda conto di tutto questo e delle conseguenza sulla tenuta della democrazia. Nei suoi discorsi convincenti e affabulatori non ho trovato accenni all’ordine pubblico e al derelitto Mezzogiorno. Mi auguro siano dimenticanze, siano omissioni temporanee perché da un uomo che pretende di cambiare l’Italia mi aspetto una visione globale dei problemi del Paese e non un programma volto al semplice consenso fondato su elargizioni ed antipolitica. I centri del potere vero di questo Paese non sono stati sfiorati. E con essi stipendi e prebende. Il presidente dell’INPS Mastrapasqua è stato accompagnato alle dimissioni per i numerosi incarichi ricoperti. Ma tutti gli altri burocrati, consiglieri di Sato, magistrati, dirigenti, professori universitari che ricoprono incarichi di-

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sparati non sono stati toccati. Mi chiedo se non sia arrivato il momento per tutti questi di tornare a svolgere esclusivamente la loro professione al servizio dei cittadini. Mi auguro per il bene della nazione che Matteo Renzi passi dalle parole a i fatti. Un po’ come , nel nostro piccolo, mi aspetto faccia il nostro sindaco Depalma. A GIOVINAZZO. Oltre ai progetti di piste ciclabili e terrazze varie, mi aspetto che il lungomare venga sistemato, che non si cambi continuamente la politica sui parcheggi, che la raccolta differenziata non sia una chimera e dopo tanti annunci veda la luce una più organica politica sui rifiuti, che l’area ex AFP venga bonificata. Lo so è tanta roba, ma tanta roba aveva incautamente promesso la nuovissima amministrazione sui palchi e su internet. Troppe promesse frettolose. Per adesso oltre ai parcheggi disordinatamente modificati e al Giro d’Italia non vedo altro. Se non la politica sfrenata a favore della bicicletta. Che sarà pure sana ed ecologica ma, da sola, forse aiuta commercianti e riparatori e la lotta contro trigliceridi e obesità ma non può bastare a risolvere gli altri annosi problemi della nostra comunità. Ma, da credente, non ho perso la speranza. Beninteso anche quella di non scoprire, magari fra qualche anno, che il Giro, con tappa a Giovinazzo, è stato vinto da un atleta dopato. Sembrava bello e affascinante e nuovo e irreprensibile ma , invece, era come gli altri se non peggio. Evviva!

alfiere@giovinazzo.it

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personaggi

L’ARTE SENZA MACCHI(A) di sensibilizzazione sul decoro urbano e sul senso civico. La nostra eroina dovrà, molto probabilmente, vestire i panni della tata urbana che rimprovera i cittadini sporcaccioni e quelli che non rispettano la pulizia e il decoro dei monumenti. L’idea è nata dopo la visione dell’intervista rilasciata dalla signora a Repubblica e che ha fatto il giro del web con oltre 100mila visualizzazioni. Le riprese dello spot inizieranno già nei prossimi giorni. Noi siamo molto felici per Anna che viene descritta come una donna estremamente onesta e meticolosa. E speriamo che questa parabola ascendente sia vista come un segno di meritocrazia e di integrazione tra chi l’arte la fa, o crede di farla, e chi la fruisce consapevolmente o incosapevolemnte. Recita il famoso poeta e scrittore Oscar Wilde: «La vita imita l’arte più di quanto l’arte non imiti la vita». Chissà se Anna Macchi sarebbe d’accordo.

SARA ACHENZA C’era una volta l’arte classica, chiara e riconoscibile, poi arrivò l’arte contemporanea e tutto diventò confuso e possibile. Dagli stracci di Pistoletto ai buchi neri di Burri capire e riconoscere l’arte oggi è un’impresa ardua. Lo sa bene Anna Macchi, protagonista inconsapevole di un curioso episodio. L’addetta alle pulizie del Petruzzelli di Bari il 21 Febbraio, come tutte le mattine, ha svolto il suo compito scrupolosamente. Durante il suo turno di lavoro è entrata nella sala Murat , e trovando scatole e bottiglie vuote sparse in terra, ligia al suo compito, ha giustamente deciso di fare pulizia. C’è ancora qualcuno che fa con serietà e passione il proprio mestiere, un sollievo. Ma Anna è stata troppo efficiente! Convinta che fossero rifiuti che qualche maleducato aveva lasciato li senza un minimo di civiltà, all’alba la donna ha consegnato alla squadra della nettezza urbana due creazioni artistiche del valore di circa diecimila euro appartenenti alla rassegna di arte contemporanea «Display Mediating Landscape» in mostra nella sala Murat di Bari. Di fronte a questo gesto inconsapevolmente geniale l’assessore al marketing del comune Antonio Maria Vasile ha subito azzardato una giustificazione: «È evidente che l’addetta alle pulizie della sala non si è resa conto di aver buttato via due opere. Ma questo è tutto merito degli artisti che hanno saputo interpretare al meglio il senso stesso dell’arte contemporanea, cioè quello di interagire con l’ambiente circostante». Anna Macchi dal canto suo ha risposto con una sincerità disarmante: «Non mi sono accorta di nulla - ammette - Che cosa ne potevo sapere? Se sono pentita? No, ho fatto il mio lavoro. Triste? Sì». Giusto Anna, è cosi che si fa! Fiera del suo lavoro e per nulla pentita del suo gesto involontario, la 47enne con la sua capacità e tenacia si è aperta le porte di un’insolita carriera. Da fustigatrice involontaria dell’arte contemporanea a volto televisivo. L’agenzia barese Promostudio, insieme al Comune e all’azienda di igiene urbana Amiu, ha infatti deciso che sarà lei il testimonial della campagna

la cronaca nera

NAPOLI - ROMA , PARTITA FINITA MALE PER 5 GIOVINAZZESI 13 febbraio 2014: È finita malissimo per cinque amici giovinazzesi la trasferta a Napoli per assistere all’incontro di calcio tra i partenopei e la Roma. Era circa l’01.30 di notte quando il gruppetto, dopo aver mangiato una pizza, stava raggiungendo l’auto per far ritorno a casa nei pressi di via Depretis. All’improvviso però, si sono visti piombare addosso un’auto con a bordo cinque persone dalla quale è sceso uno dei passeggeri che, brandendo una mazza da baseball, ha intimato loro la consegna delle sciarpe del Napoli. Presi dal panico i ragazzi in un primo momento sono riusciti a fuggire. Ma i cinque malviventi, ai quali nel frattempo se ne erano aggiunti altri due a bordo di uno scooter, li hanno raggiunti e bloccati. Ad avere la peggio è stato un 21enne di Giovinazzo che ha rimediato 7 coltellate superficiali tra glutei e cosce. Gli altri, invece, per loro fortuna se la sono cavata con qualche pugno e tanto spavento. Trasportato all’ospedale Loreto Mare, il 21enne è stato medicato e dimesso il giorno dopo. 21 febbraio 2014: Notte di paura a Giovinazzo per un incendio che ha interessato un mezzo da lavoro. Il fatto è avvenuto intorno alle ore 03.30 in via Lupis dove un Fiat Qubo è andato distrutto da un rogo di possibile origine dolosa. Violentissimo l’incendio che in poco tempo ha divorato il mezzo parcheggiato per strada e danneggiato le porte d’ingresso di due appartamenti situati al piano terra. Intervenuti sul posto i Vigili del Fuco del Distaccamento di Molfetta che hanno domato le fiamme. Sull’accaduto indagano i Carabinieri della locale Stazione. 12 marzo 2014: A Bitonto il personale del Commissariato di P.S. ha provveduto a ritrovare in via delle Martiri, in un locale abbandonato, ben quattro motocicli; in particolare un motociclo Piaggio Beverly 250 rubato a Giovinazzo il 4 settembre 2013, un motociclo Piaggio Beverly 500 rubato a Modugno il 22 gennaio 2014, un motociclo KTM 250 (modello cross) privo di targa di immatricolazione e con il numero di telaio abraso ed un motociclo Piaggio Scarabeo. Degli ultimi due motocicli si sta provvedendo a rintracciare i proprietari.

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l allergologo

risponde

DI ALESSANDRA TOMARCHIO

PROBLEMI A FIOR DI PELLE? Risponde il dott. Gianfranco Curatoli Libro preferito? Siddharta di Hermann Hesse. Giornali preferiti, dopo La Piazza ovviamente? Le riviste di fotografia in genere, oltre naturalmente quelle tecniche, indispensabili per l’aggiornamento. Cosa ami del tuo mestiere? Il contatto umano con il paziente. Come mi ha insegnato prima mio nonno, e soprattutto mio padre, osservo la regola fondamentale della vecchia scuola di medicina secondo cui la prima terapia deriva dal contatto umano con il medico Essere ‘figlio d’arte’ aiuta o è un fardello pesante? Entrambe le cose.

ALLE

SOGLIE DELLA PRI-

MAVERA UN’INTERVISTA SOPRATTUTTO UTILE CON IL DOTT.

GIANFRANCO CURATOLI, GIOVANE MA MOLTO CONOSCIUTO ESPONENTE DI UNA DINASTIA DI MEDICI CHE SONO ANCHE UN PO’ LA STORIA DI

GIOVINAZZO

Nome: Gianfranco Cognome: Curatoli Titolo di studio: laurea in medicina e chirurgia Professione: Medico di medicina generale, con specializzazione in dermatologia Hobby: Tra aggiornamento, professione e famiglia giusto un po’ di tennis, anche per tenermi in forma. Mens sana in corpore sano dunque, quanto sei d’accordo con questo antico detto? Completamente. E lo applichi? Mi sforzo di applicarlo, compatibilmente con il tempo che la mia professione mi lascia.

ANIMALISTI ITALIANI SEZ. GIOVINAZZO

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Tornando indietro rifaresti questo mestiere o faresti altro, magari il cantante rock? A parte che sono stonato come una campana, Rifarei questo mestiere perché mi ha dato e continua a darmi grandi soddisfazioni, soprattutto umane. Maledetta primavera, come recita una famosa canzone, visto che per molti l’arrivo della bella stagione coincide con l’arrivo delle fastidiose allergie. Cosa può fare chi ne soffre? Prevenzione sicuramente, attraverso l’impiego di farmaci antiallergici, tipo antistaminici. Se poi i sintomi dovessero rivelarsi particolarmente intensi ed invalidanti si deve ricorrere al vaccino iposensibilizzante.


Giornate con più ore di luce e sole sempre più intenso possono rivelarsi un pericolo per la pelle causando macchie cutanee ed ipercromie, come difendersi? Con delle protezioni e filtri solari applicati quotidianamente.

vista scientifico e non certo politico, cosa sono i radicali liberi? E come si possono combattere? Sono prodotti derivanti da una infiammazione della cute a seguito di un danno a carico delle cellule, tipo quello provocato dai raggi ultravioletti. Si possono combattere proteggendo ancora una volta la pelle con Continuiamo a parlare di cute e sole dei filtri solari per quanto concerne i danni qualche consiglio pratico per da radiazioni e, più in generale, con l’esposizione solare. antiossidanti e vitamina E. Esporsi sempre in maniera equilibrata, senza eccessi ed evitando le ore di punta che Oggi sul mercato è presente una sono quelle del primo pomeriggio, non di- sterminata offerta di preparazioni menticarsi mai poi di schermare la pelle con cosmetiche con notevoli variazioun’adeguata protezione partendo con un fat- ni di prezzo si va dai •10.00 circa, tore molto alto eventualmente da abbassare agli oltre •100.00, questo divario da man mano che la pelle si abbronza. Evita- cosa dipende realmente e come ci re invece assolutamente gli olii senza filtro. si deve orientare nella scelta? Le lampade UV sono dannose? Per prima cosa è necessaria una distinzioIn linea di massima no, se fatte però con ne di fondo tra prodotto commerciale, cioè moderazione e con una giusta cadenza tem- quello che si può trovare in profumeria e in porale a meno che non vi siano particolari tutta la grande distribuzione, ed il prodotpatologie dermatologiche. to cosmetico dermatologico dispensato esclusivamente in farmacia sotto consiglio dello E la luce pulsata? specialista. Spesso le differenze di prezzo Neanche. rispondono a strategie di marketing, alle Sembra che oltre ai raggi UV an- volte però la qualità e composizione del proche l’inquinamento elettromagne- dotto giustificano il costo. Se vi sono tico prodotto da smartphone, tablet problematiche specifiche di pelle, è da pre& co. favorisca l’invecchiamento ferire il prodotto consigliato dallo specialiprecoce, è vero? sta. Al momento in merito non ci sono dati scien- L’acido ialuronico è ormai l’ingretifici certi ed incontrovertibili. diente leader di filler e creme anti Parlando sempre di invecchiamen- – age, funziona? to cutaneo, sempre da un punto di Funziona, anche se, per quanto riguarda

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il filler con effetti limitati nel tempo di 4-6 mesi circa, mentre per quanto riguarda le preparazioni cosmetiche è sicuramente un buon ingrediente ma il risultato non può certo essere paragonabile a quello di un filler e agisce anche in tempi più lunghi. Perché i cambi di stagione portano una maggiore caduta dei capelli? Durante il cambio, in particolare in quel periodo che la tradizione popolare definisce “il periodo delle castagne”, avviene una rigenerazione completa; quindi in fondo non si tratta di vera caduta, ma di una accelerazione del ricambio. Calvo è bello, o la calvizie è simbolo di virilità, dicono spesso gli uomini. Ma esistono di rimedi reali? Sicuramente frasi fatte e vecchi luoghi comuni, visto che l’uomo oggi ha cura di sé al pari della donna. I rimedi possono essere farmacologici come l’assunzione di finasteride in compresse o chirurgici e mi riferisco al trapianto da effettuare, ovviamente, in centri specializzati. Stress e dermatiti, sono più frequenti quelle da PIL o da pilu? Sicuramente quelle da PIL, visto che l’altro non ha mai fatto male a nessuno! Chiudiamo con una nostra ormai solita domanda di rito: mai senza? Protezione solare! ALESSANDRA TOMARCHIO

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l’ angolo

del

lettore

DOMINIK SCIVETTI, BUSINESSMAN «GIOVINAZZO E DINTORNI… ISTRUZIONI PER L’USO PER NON MORIRE DI RABBIA»

Non è di tutti giorni trovare qualcuno che possa a ragione raccontare di aver fatto il giro del mondo ben 16 volte e ancora con tutt’altra intenzione che di portare le sue valigie in soffitta; giramondo per passione, ma anche per consulenze di marketing, è forse lui il concittadino con più chilometri o, pardon, più miglia al suo attivo e con un passaporto che ne ha visti di visti, eccome! Al secolo è Domenico Scivetti, ma per tutti è ormai Dominik, nato a Giovinazzo ed emigrato all’età di dieci anni in Australia, paese in cui ha seguito i suoi genitori negli anni ’50 e dove vive attualmente, pur avendo voluto avere come seconda casa del cuore un’abitazione nel nostro centro storico con splendida vista sul mare e dove torna, più o meno annualmente, per agosto e per la Festa della Madonna. Dopo averlo contattato e rispettando alla lettera le sue decisioni, pubblichiamo per-

ciò volentieri la sua lettera che a mo’di intervista parla della sua città natale vista con gli occhi di chi il mondo l’ha praticamente girato tutto, tranne giusto qualche paese meno importante; una lacuna, però, che giura di voler colmare comunque. «Ho studiato marketing e amministrazione aziendale presso la New South Wales University di Sydney distinguendomi in particolare, per le mie qualità, in progetti di business e nelle pubbliche relazioni. Il mio lavoro mi ha dato l’opportunità di

viaggiare molto; ho fatto sedici volte il giro del mondo, ed in particolare sono stato più volte in Italia, che conosco bene da turista, ma anche per lavoro come è avvenuto, per esempio, con Bologna dove grandi aziende, come L’Orèal o Testanera Schwarzkopf, organizzavano meeting di cosmesi, bellezza e moda. Girare l’Italia significa affinare continuamente il proprio personale gusto del bello ed imparare ad apprezzare l’arte in tutte le sue forme possibili». UN GIUDIZIO CRITICO SU

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GIOVINAZZO Chi il mondo lo conosce bene possiede sicuramente il giusto occhio clinico che permette di individuare “i malanni” di una città e di fatti prosegue Dominik: «Sono molto affezionato al mio paese di origine, tuttavia noto con dispiacere che negli ultimi trent’anni Giovinazzo ha perso molte opportunità di sviluppo economico specie relativamente al turismo; e questo soprattutto a causa della mancanza di infrastrutture a servizio di questo settore. Secondo le mie valutazioni la perdita economica annuale per Giovinazzo ed hinterland, a causa delle suddette carenze, si aggira intorno ai 30÷40 milioni di euro. E non è una cifra esagerata, credetemi. La situazione in cui verte Giovinazzo è purtroppo comune anche ad altri paesi limitrofi quali, oltre Bari, Bitonto, Molfetta, Trani, Ruvo, Canosa e Gravina di Puglia . Ho avuto modo di riscontrare una comune situazione di stasi economica , in quanto ho spesso visitato i comuni vicini a Giovinazzo per apprezzare la bellezza incredibile di questi posti e l’unicità dei loro musei, dove sono custoditi pezzi preziosi, come ad esempio i “vasi di terra cotta rossa” risalenti al periodo della Magna Grecia e di cui sono personalmente un estimatore. E che dire poi dello splendore delle cattedrali romaniche che ci invidiano in tutto il mondo? E l’elenco sarebbe davvero troppo lungo per cui mi fermo ma non senza però ricordare l’eccellenza dell’arte culinaria e la prelibatezza delle materie prime autoctone per la preparazione dei cibi che rendono la cucina della regione Puglia, ed in particolare dei paesi del Nord barese, davvero unica nel mondo». PROPOSTE CONCRETE

«Fatte queste premesse, i paesi limitrofi a Giovinazzo dovrebbero, a mio avviso, cooperare per aggiudicarsi la fetta del business legata al “turismo internazionale” aumentando in maniera decisiva le infrastrutture ricettive. Suggerisco, quindi, la realizzazione di alberghi di 4 o 5 stelle, dei veri e propri “resort”, in cui si può immaginare di realizzare delle scuole di alta cucina dove chef locali tengono lezioni di cucina tradizionale a gente proveniente da tutto il mondo che voglia imparare ad apprezzare la cucina mediterranea, famosa anche oltre oceano, mentre nel tempo libero della loro permanenza in Puglia possono girare per apprezzare le bellezze architettoniche, storiche e culturali dei luoghi! Questa è solo una delle tante idee che mi permetto di suggerire ai giovinazzesi, e non solo, in quanto la ho già vista realizzata e funzionare con successo in vari posti del Mondo in cui sono stato. Anche le infrastrutture esistenti ed efficienti non sono ben sfruttate; un esempio per tutti è rappresentato dall’aeroporto di Bari Palese. A mio parere è uno migliori aeroporti d’Europa e ormai da tempo ci sono, con frequenza sia settimanale che giornaliera, voli provenienti da e verso tutti i Paesi europei. Ho potuto tuttavia constatare personalmente,chiedendo in più occasioni a dei passeggeri stranieri incontrati in aeroporto, che Bari rimane solo un breve scalo per l’imbarco verso altre mete come Grecia e Croazia. Posti a cui i nostri luoghi noi non hanno niente da invidiare! Ho anche avuto notizia dell’ampliamento dell’aeroporto, in un futuro abbastanza prossimo, per permettere l’atterraggio di voli internazionali provenienti da tutto il mondo. Bisognerebbe quindi sfruttare bene questa opportunità rappresentata dai turisti per cercare di attrarli in loco e non farli essere solo

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di passaggio, creando dei motivi di attrazione turistica, promuovendo il nostro territorio con un marketing più mirato e soprattutto creando idonee infrastrutture turistico ricettive. Basterebbe anche che solo una parte di questi passeggeri in transito soggiornassero tra Bari ed i paesi a del Nord barese, come Giovinazzo, per risollevare l’economia di questi luoghi, perché sono veramente tante le persone che ci passano vicino! Le amministrazioni locali dovrebbero avvantaggiare la realizzazione di strutture ricettive, incentivando le catene alberghiere a realizzare in loco i loro resort, promuovendo bed&brakfast… e facendosi in prima persona garanti per questi investimenti sul territorio. Per muoversi in questa direzione, inoltre, anche la formazione dei giovani dovrebbe essere indirizzata al turismo con la creazione di un maggior numero di scuole alberghiere professionali, corsi professionalizzanti post diploma o corsi di laurea in enogastronomia e soprattutto andrebbe decisamente incentivato lo studio della lingua inglese. Ancora una volta, sono personalmente testimone del fatto che il personale di alberghi, ristoranti ed esercizi commerciali di vario genere non riesce a comunicare con clienti stranieri! Concludendo mi piacerebbe che Giovinazzo, facendo tesoro dei miei consigli, possa evolversi dal punto di vista economico puntando molto sul settore del turismo internazionale e prendendo spunto dall’esperienza di città di altre realtà, come Thailandia, Vietnam, Indonesia …che solo fino ad una decina di anni fa erano classificati come paesi del terzo mondo mentre oggi eccellono grazie al turismo! Ringraziando della pubblicazione, un saluto al giornale e a Giovinazzo». ALESSANDRA TOMARCHIO

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consiglio

comunale

«SCIAGURATO FU QUELL’ATTO... »

Il 05 Marzo si è tenuto il consiglio comunale straordinario e monotematico, fermamente voluto dal cons. Iannone ed avente per oggetto la più triste piaga che affligge la nostra città: la discarica. COMINCIAMO… (male) Cons. Camporeale: «Presidente voglio fare presente che stasera, ancora una volta, il numero legale è stato raggiunto grazie alla presenza compatta dell’opposizione». Presidente: «Ma questo non è il consiglio della maggioranza è il consiglio comunale del consiglio comunale». Cons. Camporeale: «Ho capito, però mi sembra strano che per una tematica così importane la maggioranza non sia presente in numero rilevante». Qualcuno ironizza Cons. Camporeale: «Enzo (rivolgendosi al cons. Fusaro), è inutile che ti fai il segno della croce all’inizio va bene? Cominciamo…. E’ assurdo …. Cominciamo con le solite cose ridicole ……» Presidente: «E che dobbiamo fare lo dobbiamo mandare nel deserto?» (ma chi?) «Mi dica……» Cons. Camporeale: «No, no, è solo una constatazione». Mentre il presidente espone l’ordine del giorno il cons. Camporeale irrompe

nuovamente chiedendo come mai Ruggero Iannone, un uomo solo, abbia potuto privato consilio, quasi fosse un novello Augusto, compiere l’impresa di convocare un consiglio straordinario, visto che, stando all’art. 21 del regolamento, tale richiesta dovrebbe essere ratificata da quattro consiglieri. Ma il presidente, sempre più infastidito, chiarisce che una richiesta formulata come previsto dall’art. 21 è vincolante, cioè impone la convocazione, mentre in questo caso il consiglio straordinario è stato accettato di buon grado in ragione della gravità del tema. UN DRAMMA LUNGO TRENT’ANNI Così ha definito la vicenda discarica il cons. Iannone al momento del suo intervento, ed incalzando con maggiore enfasi ha aggiunto: «Sciagurato fu quell’atto che 30 anni fa un consiglio comunale compì», passando poi ad illustrare nel dettaglio la situazione alquanto preoccupante. Con una delibera del 2009 si accettò un ampliamento della discarica e quindi la creazione di un quinto e di un sesto lotto, ma alla sola condizione che il quinto lotto avesse mera funzione di ausilio, in quanto connes20

so alla realizzazione di un impianto di biostabilizzazione, avente funzione di riduzione del quantitativo di rifiuti, da realizzarsi al massimo entro un anno dalla delibera. In sostanza si sanciva che il quinto lotto non venisse mai impiegato come ulteriore bacino di raccolta dei rifiuti. L’impianto previsto per il 2010, come è noto, non è mai stato realizzato, ma c’è di più, quattro anni dopo la delibera in un’altra riunione si ritenne opportuno chiedere il parere dell’ARPA (ente per le questioni ambientali), il quale si espresse negativamente sulla possibilità di un impianto che producesse Rbm (Rifiuto Biostabilizzato Maturo) come quello che era stato progettato, dal momento che tale tipo di prodotto in Puglia non ha possibilità di impiego. Per il cons. Iannone «questa è la dimostrazione del pressapochismo delle strutture amministrative che ci sovrastano» rimarcando anche che «Se l’impianto fosse stato realizzato nel 2010 come previsto, cosa sarebbe successo? Il comune avrebbe sostenuto costi enormi senza alcuna utilità». Ad ogni modo ora la situazione sarebbe comunque molto critica, poiché il sesto lotto è ormai pieno e potrà essere utilizzato al massimo entro Giugno, «del resto, come diceva


Andreotti, a malignare si fa peccato, ma quasi sempre si azzecca», incomberebbe infatti lo spettro di un possibile ulteriore ampliamento della discarica con l’impiego del quinto lotto, una cosa assolutamente inammissibile, eppure il rischio è concreto, essendo Giovinazzo l’unica discarica della provincia, ma ha fermamente sostenuto

Iannone, bisogna opporsi ed ha ricordato quali sono le conseguenze drammatiche per la salute dei cittadini che vivono in prossimità delle discariche, vale a dire incremento di malattie tumorali ed altre gravi patologie come le leucemie. Prima di concludere però il Cons. Iannone non manca di ribadire l’ur-

TERMINETOR Dopo la filippica di Iannone il cons. Camporeale torna all’attacco: «ritornando al preambolo, prima di entrare in merito alla discussione, Iannone deve convenire con me che la forma di convocazione di questo consiglio è errata perché ….» Il cons. Fusaro sembra assumere un atteggiamento di scherno Cons. Camporeale: «Senti cons. Fusaro, questi atteggiamenti ridicoli che hai danno lo spessore basso della tua personalità». Cons. Fusaro: «è una tua opinione». Cons. Camporeale: «Va bene, lasciamo questo preambolo al mio giudizio personale e comunque, se vogliamo rispettare le regole la convocazione non andava fatta così, poi, siccome non siete abituati a rispettare le regole, è un altro discorso». Prosegue auspicando un attento monitoraggio dell’operato della DANECO e soprattutto una delibera alla fine di questo “anomalo” consiglio. Presidente (credendo di dargli una notizia gradita ed ignaro del seguito): «Noi abbiamo già approntato una delibera» Cons Camporeale: «E dove sta?» Presidente: «L’annuncerà il cons. Iannone». Cons. Camporeale: «Ma se c’è una delibera doveva essere posta all’attenzione dei consiglieri». Presidente: «E infatti…..» (Che stiamo a fà?) Cons. Camporeale: «Ma … prima che si viene in consiglio comunale … scus’ segretario….» Segretario: «E’ un ordine del giorno». Cons. Camp. «Presidè, è un ordine del giorno, lo sta confermando il segretario». Presidente: «Abbassa la voce. Stiamo parlando. Un ordine del giorno per essere approvato deve essere approvato con una delibera non è che si approva con un foglio di carta con scritto sopra “Ordine

genza di una sollecitazione delle autorità competenti per avviare finalmente la raccolta differenziata, così da evitare il pagamento dell’esosa ecotassa, ed ha presentato un piccolo raffronto tra il costo dei rifiuti sostenuto da un singolo cittadino a Giovinazzo con quello dei comuni limitrofi:

del giorno”!!» Chiuso il dibattito “tecnico” inizia quello vero e, a parte alcune richieste di chiarimento e precisazioni tecniche, anche gli altri consiglieri in sostanza ritengono fondamentale l’avvio di una campagna di sensibilizzazione dei cittadini verso la raccolta differenziata che dovrà partire assolutamente al più presto. Pari accordo c’è anche verso la questione del quinto lotto. L’INTERVENTO DEL SINDACO Il sindaco ha voluto rimarcare come la regione Puglia, invece di facilitare l’avvio della gara d’appalto per la gestione della differenziata, abbia posto assurdi paletti e, cosa più assurda di tutte, abbia inserito Giovinazzo in un’area del tutto estranea alla natura e alle esigenze del nostro paese, cioè quella che raggruppa paesi come Modugno, Bitetto e Bitritto, realtà con le quali si rivela pressoché impossibile dialogare. «tuttavia la mia amministrazione vuole andarsene senza che la piramide di rifiuti si sia alzata di un solo cm», ha ribadito come già in altre occasioni e con il realismo di sempre «Tra il dire e il fare c’è di mezzo un mare di rifiuti», cioè senza promesse che non si possono mantenere, ma semplicemente prospettando ciò che si può e si deve fare, vale a dire in sintesi: - IMPIANTO DI BIOSTABILIZZAZIONE la sua realizzazione deve essere portata avanti e bisogna comprendere in che modo poiché è ormai evidente come quello progettato sia obsoleto ed inutile. - METTERE LA PAROLA FINE SUL CASO QUINTO LOTTO il quale legandosi allo stabilimento non potrà sicuramente avere altro impiego e sarà necessario anche 21

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preoccuparsi di risolvere i problemi legati al crollo di parte di esso mettendolo in sicurezza. - RACCOLTA DIFFERENZIATA E in merito a questo punto il sindaco ha avuto parole critiche verso la cittadinanza che non ha ancora compreso l’importanza della differenziata e continua a buttare ogni tipologia di rifiuto nell’indifferenziata. «Ora partiremo con una campagna di sensibilizzazione e speriamo che i cittadini capiscano che meno differenziata vuol dire più tasse, e credo che la stangata di TARES ricevuta in qualche modo sia servita da scossa, in caso contrario dovremo avviare le sanzioni». Infine, affinché si collabori nel migliore dei modi ha invitato l’opposizione a fornire un membro che sia presente ad ogni incontro con le istituzioni così che, non solo non vi sia nulla di segreto, ma soprattutto si possa essere sinergici in una questione che non riguarda i partiti, ma la cittadinanza. A RUOTA LIBERA Giovanni Camporeale, è lui il vero protagonista di questo consiglio comunale e di fatti, appena concluso l’intervento del sindaco, si rimpossessa della scena e non la molla, travolgendo tutto il consiglio comunale in un flusso di parole nel quale certamente ha sollevato interrogativi di rilievo, tipo quello riguardante un controllo dell’impermeabilità delle strutture del sesto lotto e un accertamento del reale stato della falda, onde evitare la situazione verificatasi a Bitonto attualmente oggetto di indagini giudiziarie. Tuttavia, sia per la quantità che per l’impetuosità con cui sono stati esposti, tutti i punti portati

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all’attenzione hanno alla fine sortito il solo effetto di stonare i consiglieri e di fatti, in molti si allontanano dall’aula, anche la povera “compagna di banco” Lia Dagostino sembrava ad un tratto quasi venir meno, insomma una prova di resistenza per tutti i presenti, pari solo alla visione della temibile corazzata Potemkin! E alla fine, dopo lo stico sacrficio, ecco finalmente levarsi un’altra voce che tuonando non esista a palesare la sua costernazione. Cons Iannone: Sono sconcertato da questo consiglio comunale perché ho fatto un consiglio comunale…. Cons. Camporeale: Fatto? Cons. Iannone: Ho proposto, scusa, non sono bravo in Italiano come te e qualche papera (o lapsus freudiano?) la posso dire. Comunque siamo qui per trovare un accordo unanime del grosso problema discarica. CHE PUZZA! La cons. Dagostino dopo aver difeso la pertinenza delle osservazioni, seppur non concise, del cons. Camporeale, solleva l’importante questione del cattivo odore che investe Giovinazzo, in particolare come tutti ben sappiamo, in alcune serate estive. La causa sarebbe legata alla mole di rifiuti provenienti dal comune di Bari che si riversa nella nostra discarica, senza alcuna biostabilizzazione, ma semplicemente dopo un’essicazione e questo fa conseguire, al momento del contatto con l’umidità, una ripresa del volume dei rifiuti ed un terribile cattivo odore. La richiesta della Dagostino sarebbe quella di far sentire la nostra voce nella sede competente, imponendo la biostabilizzazione per i rifiuti pro-


dotti a Bari. TERMINATOR 2 lo scontro finale Pres: «Prima che qualcuno mistifichi la realtà, come fanno quei quattro buontemponi di Radio Capital, e siccome io sono una cattedrale di trasparenza mo’ vi dovete sorbire il verbale del 01 Luglio». Nella lettura si rivolge al Cons. Camporeale facendogli notare come non sia stata la DANECO a stabilire gli aumenti di cui aveva parlato nel lungo intervento. Il consigliere prova a replicare ma si prende un: «Sei come quelli di Radio Capital ( è evidente l’antipatia del presidente verso costoro) leggiti il verbale». Cons. Camporeale: «Ce l’ho qua» Pres.: «No, là stanno le cose tue che stanno pure nel verbale da un’altra parte» (?) La discussione si accende Cons. Camporeale: «Mi spieghi a che titolo sei andato senza delega d sindaco?» Parte il sospetto Cons. camporeale: «l’hai detto tu su Facebook che la Daneco è sponsor dell’Afp di cui sei stato presidente, diciamolo» (l’allusione è chiara) Pres.: «Ma statt citte …. quella sera la DANECO è stata penalizzata» Cons. Camporeale in maniera ironica : «Che peccato!» Pres. «Devi imparare l’italiano» Cons. Camporeale: «Presidente le devo dire allora che quando lei è qui non deve parlare in dialetto molfettese, ma deve usare quello giovinazzese, dove si è mai visto un presidente del consiglio del comune di giovinazzo che parla in molfettese…. Vergonati! E’ un’offe-

sa» Il consigliere Bonvino si alza in piede e urla: «State facendo ridere. E poi, perché voi avete tenuto le royalties al minimo, quando potevate ottenere il massimo?» Cons. Camp. «Non so». Cons. Bonvino: «Tu stavi rispondi». Ed il cons. Fusaro cantilenando «Boh, Boh, Boh» E’ il caos più totale, qualcuno dal pubblico interviene, ma si prende un secco: «Vattin Carn?vel?» da parte del consigliere Bonvino. La seduta viene sospesa sotto lo sguardo indignato del cons. Iannone e ci sembrava strano che non finisse così. Calmati gli animi, si dà lettura di quanto deliberato ed in sostanza, si è ratificato quanto annunciato dal sindaco e soprattutto cioè la destinazione del 5° lotto a struttura di ausilio dell’impianto ribadendo «la ferma volontà dell’intero consiglio comunale di impedire ogni ampliamento della discarica o peggio la realizzazione di altre nel territorio comunale. Al di là del ringraziamento per aver trattato tale tematica, davvero fondamentale per la cittadinanza, con l’augurio che si proceda nella direzione individuata, ci sentiamo in dovere di conferire due premi speciali: quello per il miglior attore protagonista che va a Giovanni Camporeale, ed il premio per la regia di questo triste film che va a Ruggero Iannone. Ci sarebbe anche un tapiro ma lo rimandiamo alla prossima. PASQUINO LANOTTE

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storia DI

DIEGO

nostra DE

CEGLIA

ARTISTI NAPOLETANI NELLA GIOVINAZZO DEL XVII SEC.

L’ALTARE E LA STATUA DEL L’IMMACOLATA NELLA CHIESA DI S. FELICE Nel 1754 tale Leonardo Rodogni, piccolo commerciante di vino, grano ed olio, originario della città di Corato ma residente da parecchi anni in Giovinazzo aveva istituito un Collegio di sacerdoti che nel 1757 intitolò all’Immacolata Concezione, stabilendone la sede nella parrocchia di S. Felice come si evince da un atto del notaio Francesco Paolo De Musso del 26 giugno di quell’anno nel quale si legge anche che «ducati 900 […] esso mag.co Leonardo fondatore si obbliga di spenderli in altare di marmo che farà venire da Napoli con una statua di legno rappresentante Maria SS.ma da collocarsi in una cappella della chiesa di San Felice per commodo dei cappellani ed altri» (ASBa, piazza di Giovinazzo, sk. 23 not. F. P. De Musso, vol. 428, f. 41, atto del 26/06/1754; Ibidem, sk. 27 not. V. N. Garofalo, vol. 461, f. 267, atto del 28/05/1757). Il 9 giugno del 1757 infatti il Rodogni commissionò la costruzione dell’altare marmoreo a tale Aniello Greco della Città di Napoli che si era impegnato a realizzarlo nell’arco di un anno «giusta il disegno fatto dal magnifico Gennaro Borsella della città di Foggia al presente in Giovenazzo e da dette parti sottoscritto con alcune piccole variazioni». Non dovè essere casuale il fatto che Leonardo Rodogni avesse fatto disegnare l’altare da un foggiano. Come è possibile evincere da diversi atti notarili, più di un membro della sua famiglia era domiciliato tra il Gargano ed il Tavoliere delle Puglie, zona nella quale l’architetto Borsella, era già conosciuto per aver realizzato il palazzo della Dogana a Foggia (cfr. Atlante del Barocco, p. 595). L’atto notarile di committenza dell’altare dell’Immacolata fu stipulato per mano del notaio Vito Nicola Garofalo e riporta una analitica descrizione del manufatto che doveva essere realizzato in marmo policromo con incassi (ndr nell’atto = com-

GIOVINAZZO, CHIESA DI S. D OMENICO , S T A T U A LIGNEA DELL ’I MMACO LATA

messi). «In primis il grado di detto altare deve essere di doppiezza oncie due e mezza e di larghezza palmo uno e mezzo ed al di sotto grado deve essere connesso con breccia di Sicilia e con il tassello di bianco a torno. La pradella deve essere doppia oncie due come anche il sottogrado deve essere commesso come sopra, larga detta predella palmi tre e mezzo dal piombo che cala d’avanti la mensa. Il paliotto deve essere di marmo bianco doppio mezzo palmo e tutto intagliato e commesso come apparisce dal disegno e dall’altare di S. Giuseppe posto dentro la chiesa del convento di S. Domenico di questa suddetta città, di verde antico e persichino di colore vivo che non sia di Calabria. Il modiglione che attacca al paliotto deve essere un palmo doppo e di cacciata un palmo e quarto commesso di giallo di siena che non sia Cingarosco ed intagliato come dal

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RICOSTRUZIONE VIRTUALE DELL’ALTARE DELL’IMMACOLATA PER LA

CHIESA DI S. FELICE DI

GIOVINAZZO SECONDO IL PROGETTO DI

GENNARO BORSELLA

disegno. Il piedistallo attaccato al modiglione deve essere commesso di fiore di persico con il tassello di negro attorno. La cartella larga palmo uno ed oncie tre, il cantone deve essere doppio palmo uno e di cacciata oncie nove intagliata e commessa di giallo antico col tassello a torno. La base e cimosa di marmo bianco e scorniciata. Il primo gradino scorniciato ad uso di petto di palumbo e commesso di verde antico. Il secondo gradino di giallo di Siena e nel di mezzo la custodia come dal disegno con tre teste di serafino di marmo statuario. Vi devono essere due teste di cherubini di marmo statuario bianco. Tutti gli marmi bianchi della cona devono essere di doppiezza mezzo palmo e commessi di verde antico e giallo di Siena, ed intagliati come si vede dal suddetto disegno ed altare. La cornice del quadro di marmo bianco doppia mezzo palmo. Il nicchio di pardiglio capace di una statuetta di palmi sei. Gli due puttini palmi tre lunghi di marmo bianco statuario di rilievo con situarsi come nell’altare di S. Giuseppe. La corona lunga

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palmi quatto, alta palmi due e di cacciata uno e mezzo e le palle e croce di marmo commesso di rosso antico. Tutti gli marmi a specchio. Due credenzuole cogli gattoni di marmo intagliati a specchio. Due imprese in mezzo agli piedestalli e non a i modiglioni che stanno nel presente disegno del suddetto magnifico d. Lionardo Rodogni. La mensa larga palmi due e mezzo e lunga nove, scornisciata come dal disegno. Le cimose di sotto la mensa e di sopra le teste de modiglioni non deve essere scorniciata, come apparisce dal disegno, mentre in tal caso la predella verrebbe corta nella sua lunghezza e non corrisponderebbe alla lunghezza della mensa negli angoli del vangelo ed epistola, che poi il piede andrebbe incavata. Nel mezzo del paliotto una croce del stesso marmo commesso il fondo rosso antico». Il costo concordato per fattura e posizionamento dell’altare fu di 390 ducati (ASBa, piazza di Giovinazzo, sk. 27 not. V. N. Garofalo, vol. 461, f. 312-316). Non ci è dato sapere che fine fece quell’altare nel 1911 al momento della demolizione della chiesa di S. Felice. Anche se di esso non è rimasto neppure il disegno citato nell’atto, dai rimandi che nello stesso atto si fanno all’altare di S. Giuseppe esistente nella chiesa di S. Domenico, torna facile immaginare come fosse, completo anche della statua dell’Immacolata che il Rodogni si era impegnato a far realizzare, e che per fortuna ancor oggi è custodita proprio nella chiesa di S. Domenico dove il Collegio si trasferì quando la chiesa di S. Felice divenne inagibile. L’opera alta m. 1,55, rappresenta la Vergine su una piccola nuvola, intorno alla quale si stagliano due teste di angioletti. Lo sguardo di tutti i personaggi del gruppo ligneo è rivolto verso l’alto a stabilire quasi un rapporto ideale con l’Altissimo. Il gruppo è perfettamente equilibrato, i personaggi infatti sono mesi in relazione tra loro dalla mano sinistra della Vergine che sembra protesa leggermente verso il basso. La Madonna calpesta la serpe simbolo del peccato, elemento questo che la fa identificare come Immacolata Concezione; la dolcezza della torsione del busto, il plastico movimento del mantello e la delicatezza dello sguardo estasiato esaltano le qualità divine della Vergine. Sempre un atto notarile ci consente di datare la statua al 1757 e di conoscerne il nome dell’autore: il mastro scultore «magnifico Gennaro de Caro della Città di Napoli abitante in quella di Bari» che prima di comparire dinanzi al notaio per la stipula dell’atto che avrebbe definito i particolari tecnici ed economici della contrattazione, aveva già predisposto un modello in creta dell’opera.

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Le parti infatti il 22 giugno 1757 portatesi sempre dinanzi allo stesso notaio asserirono che «dovendo esso magnifico don Lionardo Rodogni far lavorare e fare una statua di legno dell’Immacolata Concezione di Maria Santissima, che dovrà collocarsi in questa chiesa parrocchiale di S. Felice nella cappella erigenda d’esso magnifico Rodogni, ed essendosi offerto il detto magnifico Gennaro de Caro mastro scultore fare detta statua di legno di teglia finissima staggionata di palmi sei di altezza, una colla basa, cioè: palmi cinque meno un quarto la detta statua e palmo uno ed un quarto tra la basa, nuvole e zoccoletto, giusta il modello di creta da detto mastro Gennaro esibitosi e mostratoci ed in presenza nostra suggellato coll’impresa e suggello di esso magnifico d. Lionardo Rodogni, sono dette parti venute a convenzione in virtù della quale detto mastro Gennaro così promette e s’obbliga fare e lavorare detta statua di Maria Santissima Immacolata coll’infrascritti patti e convenzioni: Primo: che gli atteggiamenti di essa statua debbiano essere giusta la forma et modello di detta statuetta di creta; Secondo: che il volto della detta statua dell’Immacolata Concezione debba essere colorito di cerzia veneziana a lama fina e cinepro, col manto reale di colore azzurro stellato di oro fino di zecchino, la veste di color argentino, di perle intrecciate con fiorelli d’oro di zecchino colorito; Terzo: la cornicetta al zoccolo indorata di oro fino di zecchino, cioè il dente ed il bastone di attorno di sopra ed il rimanente di lapislazaro, il dente di sotto ossia cornicetta di sotto anche con oro fino di zecchino come di sopra; Quarto: che il gruppo delle nuvole, le due teste de’ puttini debbano essere colorite al naturale e con gli occhi di cristallo, il serpe(nte) anche naturale e con occhi di cristallo, la mezzaluna di legno inargentata d’argento brunito. E finalmente che detta statua debba trasportarsi qui in Giovinazzo fino dentro la suddetta chiesa parrocchiale di S. Felice a spese e rischio del magnifico Gennaro de Caro, per tutto il mese di gennaio dell’anno entrante 1758». Purtroppo l’ultimo

intervento di restauro effettuato alcuni anni addietro ha svilito l’opera soprattutto per quanto attiene alle caratteristiche cromatiche e stilistiche del manto azzurro e della veste della Vergine. Mutati i colori dei panneggi, gli stessi sono stati infatti privati di tutti i decori in oro che aveva voluto il committente, presenti prima del restauro ed erroneamente attribuiti ad un intervento precedente. Non è meno interessante la parte dell’atto che tratta degli accordi economici che furono stabiliti tra le parti poiché in essa si fa riferimento ai più noti artisti del momento sul territorio cittadino: lo scultore Antonio Altieri ed il pittore Saverio de Musso che con altri avrebbero dovuto valutare l’opera e la maestria del suo artista. «E questo per lo convenuto prezzo di docati 42 di moneta d’argento, de’ quali detto magnifico Gennaro de Caro docati 10 anticipatamente gli riceve […] de contanti per verbum sonans in pronta e numerata moneta d’argento dal predetto magnifico d. Lionardo Rodogni presente e solvente, videntino, e gli rimanenti docati 32 esso magnifico Rodogni promette e s’obbliga darli e pagarli al detto mastro Gennaro subbito che sarà quella terminata e trasportata sino dentro la suddetta chiesa di S. Felice, [...] con altro patto espresso ancora tra esse parti overo che riuscendo detta statua, come deve succedere, a tutta perfezione nell’azzioni, colorito ed in ogn’altro a piacimento del detto magnifico d. Lionardo Rodogni, di mastro Antonio Altieri, del magnifico Saverio de Musso e di altri professori, detto magnifico Rodogni, promette fare una regalia di docati 4 argento al detto magnifico mastro Gennaro». Leonardo Rodogni dové restare soddisfatto dell’opera realizzata in sei mesi, infatti allegata al rogito notarile vi è la seguente quietanza rilasciata dall’artista: «Dichiaro io sotto scritto Gennaro de Caro scultore, avere ricevuto dal sig. d. Lonardo Rodogni docati 46 argenti, prezzo della statua de Concezione come da istrumendo. Ciovenazzi 2 decembre 1757. – Gennaro de Caro».

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IL FINE SETTIMANA A MILANO La gestione del tempo libero a Milano si concentra per lo più nel fine settimana. Infatti i tempi di lavoro della metropoli occupano tutta la giornata lavorativa anche fino a tarda sera, per cui il fine settimana diventa la valvola di sfogo in cui concentrare sì il riposo e lo svago ma anche tutto quanto non si riesce a fare durante la settimana: spesa, lavatrice, pulizie, guardaroba, sistemazione di carte amministrative, letture, senza contare eventuali hobby o incontri o visite ad amici, ecc. Pertanto il sabato e la domenica finiscono per infittirsi di cose da fare, a discapito del tempo dedicato al puro riposo. Al massimo ci si ritaglia qualche ora la sera per un aperitivo, come illustravamo nell’ultimo articolo. Per conciliare il divertimento con i costi, è una buona occasione quella di utilizzare le offerte dei groupon, molto di moda in questo periodo, che consentono di frequentare a prezzi di favore ristoranti e centri benessere. Soprattutto i ristoranti offrono menù convenienti che permettono ai clienti di mangiare bene a prezzi modici (e a Milano è già una fortuna) e ai ristoratori di farsi conoscere e apprezzare.Ma il fine settimana è anche occasione propizia per chi fa vita impegnata nel sociale. Infatti ci sono due modi di vivere il sabato e

la domenica a Milano. Quello di chi, terminato il lavoro, non ha impegni di altro genere, magari è fuori sede e non ha famiglia a carico e quindi si dedica, a parte qualche adempimento minimo di gestione della casa, ad approfittare di tutti i divertimenti che la città mette a disposizione riempiendo di discoteca le nottate e di sonno le giornate festive. E quello di chi ha fatto una scelta più “sociale” o solidale e frequenta gruppi, associazioni, patronati, ecc., e quindi colloca in questi giorni riunioni, incontri, organizzazione, eventi. Tanti, poi, in questi momenti si dedicano alle amicizie che non possono coltivare durante la settimana, causa i serrati ritmi di lavoro di cui si diceva prima. Chi vive con equilibrio la propria vita approfitta di queste giornate per socializzare, conoscere gente, magari dedicare le ore di svago ad una sana attività manuale come preparare (per chi ha il dono del sapersi industriare in cucina) pranzetti gustosi per gli amici, così ci si distrae e si dimenticano per un po’ le attività intellettuali. Un modo questo per mantenere i contatti con i vecchi amici, per conoscerne di nuovi, per frequentare una comitiva, sempre molto fluida perché la gente cambia lavoro, cambia sede, scende a casa il fine settimana, conosce nuove persone, coltiva nuovi hob-

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by. Quando le occasioni di nuove conoscenze sono tante è difficile mantenere i rapporti con un unico gruppo e dedicare a tutti un sabato, amici vecchi e nuovi, fa sì che alla fine si esauriscano tutti i fine settimana dell’anno. Alla fine tanti incontri, tante occasioni per uscire, ma poca intimità con tutti. Il fine settimana è anche occasione per un divertimento alternativo come ad esempio andare il palestra o in piscina o fare una sauna, o per saldi e acquisti o magari, in maniera più insolita, ritagliare qualche ora per andare nelle librerie e leggere direttamente in loco sulle apposite poltrone che vengono messe a disposizione dei clienti le ultime uscite letterarie o qualche vecchio libro che per curiosità capita sotto mano. E alla fine, visto che si è comunque in centro, si può andare al cinema a vedere gli ultimi film. Non manca chi «stacca la spina» e, lasciando la città, si reca al mare o ai monti, a seconda della stagione, in località belle e facilmente raggiungibili dove ritemprare corpo e mente. AGOSTINO PICICCO

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illis

temporibus

MAI PIÙ A MARE A MOLFETTA! Scene di vita strapaesana

- Iè na tav’l iosce u mèr - disse Filippo, tuffandosi dalla scogliera, a braccia aperte e col capo curvo per fendere la superficie dell’acqua. Era un enorme scoglio che si ergeva spigoloso, acuminato, scurito dal sole e fessurato dalla salsedine. Spuntava dalle radici della battigia; attorno, subito l’acqua diventava profonda e fittamente azzurra. Era la seconda cala di Molfetta. Lungo il litorale adriatico, Trani, Giovinazzo, Molfetta, si trovano queste grandi voragini di origine carsica. I bagnanti dividono il lido in «cale». In realtà, sono delle larghe gravine cui si arriva con l’auto, ieri col traino. Era quello un pomeriggio estivo, un giorno come tanti. Stagnava nella calura della controra, un’afa ed un silenzio, immobile, greve. Il mare di un fitto azzurro si distendeva come fosse porcellana, senza nemmeno una ruga, un lieve incresparsi. Ed era, mai come in quei momenti, maliardo e fascinoso. Quel pomeriggio estivo, eravamo andati in quattro compagni alla spiaggia di Molfetta: io, Matteo, Giacomo e Antonio. Era il nostro abituale appuntamento con la prima cala, nelle giornate di solleone per scapriolare in acqua, ebbri di frescura, felici ed ubriachi di mare, come satiri. Oh! giorni lontani della nostra libera adolescenza. Si era soliti partire arrivare in bicicletta. Bicicletta per modo di dire, perché era tanto scalcagnata e rattoppata che la si poteva lasciare per più giorni, abbandonata. Della Graziella era rimasto solo il nome. Nessuno avrebbe messo gli occhi addosso. Il sellino era una tavolozza di legno: mancava la leva del freno tanto che si frenava, strisciando i piedi lungo l’asfalto, la pedivella rotta, qualche raggio mancante o contorto: insomma, era quanto bastava per arrivare al mare. Da Giovinazzo a Molfetta sono appena 4

Km prendendo la Statale: il manto stradale bitumato, largo. Bastavano quattro robuste pedalate da via Molfetta per arrivare diritto diritto. Il nostro era un seducente appuntamento non solo con la frescura del mare, ma con i bagnanti della cala. Eppure il mare a Giovinazzo c’era ed era pure più bello. Ma non volevamo andare alla Sciala. Altri compagni della nostra età, legati alla gonna delle madri, sotto il vigile sguardo dei genitori, ci apparivano « Fifoni e lumaconi » perché incapaci di associarsi a noi con la bici e poi per nuotare là dove il mare era profondo, anche trenta, quaranta metri; poi resistere, fare il morto, dominare se stessi, vincere la paura. Per noi, quell’allontanarsi dalla riva era una sfida, un atto di coraggio che ci aiutava a imitare i personaggi del cinema, uomini che sfidano il destino, sanno scalare una montagna e lottare contro gli elementi della natura. - Uagneun senza cervidd - gridava un vecchietto che vendeva serti di cozze nere di una sciala. Era scurito dal sole, con una panama che gli scendeva sul naso bitorzoluto. Se ne stava come una cariatide, marcato su un lastrone a guardare il mare, sturando una pipa fuligginosa, sbavando. Quel pomeriggio, arrivati, ci spogliammo di camiciola e pantaloni, ammonticchiati sotto un ombrellone e, di corsa in acqua, desiderosi di goderci tutta la frescura. - Oh - disse Giacomo – acchiamndèt kedda 32

camera d’arie, da chedda avvnn? L’ama pghiè? Ci avvicinammo e, con precauzione, ce ne impossessammo. Doveva essere di qualcuno che l’aveva smarrita o forse veniva trasportata dalla corrente, chissà da dove. Nella direzione ddi levante, guardando verso Giovinazzo, si vedevano volteggiare stuoli di gabbiani: decollavano e saettavano in picchiata in cerca di cibo. - Sentet nu picch - disse Antonio, - facèm na bella gar d resistenz a natè. C s stangh apprem perd, tant tenèm u salvagent! Quell’aggeggio, in verità, menomava le nostre capacità natatorie; non era mai accaduto di portarci appresso qualcosa di simile perché il mare poteva essere pericoloso e mortale per gli altri, non per noi che ci ritenevamo delle vere creature marine. Dopo una lunga e faticosa nuotata, Giacomo si fermò e, stanco, si arrampicò al nostro natante in segno di resa. Ma ci fermammo anche noi con il corpo immerso nelle onde e la testa fuori, più ammaccati forse del nostro compagno, col fiato grosso. - Quann iè bell do - commentò Matteo, ve vet quann iè affunn! Per nu mer verd! La camera d’aria galleggiava con le nostre mani aggrappate. Nuotammo ancora. Da quel punto si vedevano i pescherecci che, in fila indiana, si allontanavano all’orizzonte per pescare verso le coste slave. La spiaggia con i bagnanti era scomparsa alla nostra vista. Nessuno di noi, però pensò al minimo


sospetto di smarrimento, perché quella distanza 1’avevamo percorsa, altre volte. Il mare palpitava come il cuore di un atleta in gara. Stranamente, i gabbiani erano scomparsi, gracidando. Sopra di noi, quasi a toccarla con mano, inturgidita, scura, passò una nuvola nera, come una montagna galoppante nel cielo. Sembrava che da un momento all’altro precipitasse sopra e ci schiacciasse. Al suo passaggio, quella zona d’acqua divenne paurosamente scura. Ci sentimmo piccoli e smarriti, attorcigliati con le braccia attorno alla camera d’aria. Dove era andato a finire il nostro coraggio? La paura per quell’improvviso buio e poi lo smarrimento di una direzione precisa per la via di ritorno, acuirono in noi un tale sgomento da far dire ad Antonio. - Iè m la stoggh a fè gudd. Rternem a l robb. - Scemaninn - rispose Giacomo, - mo vèn a kiove e neu stèm da du iaur inz a mèr. Facemmo marcia indietro ed arguimmo che, nuotando in quella direzione, saremmo arrivati dritti dritti alla riva. La camera d’aria dondolava, stranamente però sgusciava sulla superfice che si era increspata, formando tanti mulinelli.. Il mare si era illividito, si muoveva a mantice, con onde lunghe e profonde ed avvallamenti che brontolavano, paurosamente. Sembrava che la mano di un malefico mostro marino spingesse a largo quella gomma. - Cuss iè mèr gruss - sentenziò Matteo, con visibile angoscia. - E ce vu desc - gli rispondemmo. - Vu desc ca rschièm d passè la nott do e d allontanang da l robb? - Madonna Sant, ciat stè a desc! Scèm nanz. Natèm e me raccomnd: na sim perdenn u salvagend. Tutta la nostra fatica era sprecata: un metro avanti e tre indietro e noi sempre più smarriti in quel mare traditore, assurdo. Raccontavano tutti che il mare, ogni anno, vuole le sue vittime. Ora potevamo essere noi «le vittime ». - Oh! Crist Sant!Aiut’c. na g si allaèn mere inz a mèr!

Il mare rugliava, si intùmidiva. Alcuni cavalloni parevano montagne galleggianti, superbe, furenti contro di noi, così indifesi e soli. Forse l’unica speranza poteva venire dall’aiuto o dall’allarme di qualcuno che avrebbe dovuto notare i nostri indumenti, non prelevati, a tarda ora, da tempo, le nostre camiciole, mentre lui era in acqua. Buttati sotto quell’ombrellone. Ma forse il proprietario di quell’ombrello poteva aver pensato che noi li avevamo già dimenticati. Matteo, improvvisamente, incominciò a piangere come un bambino: un pianto isterico. Batteva i denti e gridava: - Crist me aiutm. Stoggh do. Aiutm teu..! Il freddo aveva indurito la nostra pelle che cominciava a diventare coriacea, rattrappita. Le nostre mani avide erano attorcigliate alla camera d’aria, come l’edera abbarbicata al muro. Quando eravamo in cima a quelle grosse onde, vedevamo il luccichio del faro del porto di Molfetta. Ora, nessuno di noi spiaccicava una sola parola. Il sole, da qualche minuto, era stato ingoiato dal mare ed ora l’acqua assumeva un aspetto spettrale, fatato. Tra poco, sarebbe calata la notte e noi saremmo assorbiti in quell’enorme macchia grande che riempiva di smarrimento. In coro, gridammo in preda alla paura: Aiutoooo.... Uno stato di scoramento ci invase. Eravamo lì ad attendere la morte. Chi sarebbe scomparso, per prima? Io forse? Giacomo? Ad un tratto, sentimmo un urlo e poi si, là, verso il porto, vedemmo un bagliore, la luce di un faro che scopriva l’acqua, sfogliava fette di superfice. Quel fascio esplorava la zona palmo a palmo. - Aiutooo... Era una motobarca della polizia portuale e scandagliava la zona in cerca di naufraghi. - Namm salvet namm salvet . Grazie cudd Signore ca stè in cil - gridò Giacomo. Sen33

timmo il rombo di un motore e poi una voce umana, la prima. - Vi abbiamo avvistati, state calmi. Ci avviciniamo lentamente - disse qualcuno. La motobarca si arrestò, a due passi da noi. Un marinaio lanciò un salvagente. Uno alla volta, fummo tratti in salvo. Il comandante ci dette da bere del liquore forte, ci mise addosso una mantellina militare. Eravamo raggomitolati, in un cantuccio. - Che avete la creta al posto del cervello? disse, con tono minaccioso il comandante. - Questa volta vi è andata bene. Ma non vi azzardate più! Il mare è traditore, non scherza. Ci hanno avvisato in tempo, questa volta! La motobarca si diresse verso il porto e, dopo una buona mezz ‘ora, eravamo già davanti alla capitaneria di Molfetta. Era tardi, credo le dieci di sera. Quando mettemmo piede a terra, davvero quella panchina ci appariva il suolo scoperto da Colombo, quando baciò la prima terra avvistata. L’ufficiale ci disse che una voce per telefono aveva detto concitatamente. - In mare sono quattro ragazzi. Aiutateli. Sono in pericolo. Sapemmo che era stato il vecchio guardiano della sciala, quel buon nonno che rimaneva fino a tardi a guardia delle cozze nere. Le famiglie erano preoccupate ed avevano già telefonato ad un parente di Giacomo che viveva a Molfetta. Questi aveva risposto che non sapeva nulla di noi. Tornammo a Giovinazzo, quasi a mezzanotte. I genitori, a quell’ora, facevano capannello tutti insieme davanti alla casa di Antonio. I loro sguardi erano eloquenti, pieni di domande, di smarrimento. La mamma venne nella mia stanzetta, in punta di piedi e mi rimboccò il lenzuolino. Da quel giorno, a mare a Molfetta non siamo più andati. Meglio , ma molto meglio il mare della Sciala. SERGIO PISANI

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dipingi la pace DI DON PAOLO TURTURRO*

FUGGIRE AD EMMAUS «Basta, sono stanco di illusioni. E’ tempo di smettere di fantasticare. Usciamo dal reale illusorio! Usciamo da questo cenacolo della paura» – imperò Cleopa. E l’amico, preso dalla delusione, si convinse totalmente. Il cenacolo non aveva porte blindate, così nella sera dell’attesa fuggirono dal fallimento del risorto, quei due ribelli della speranza. Non ci sono campane che suonano la fuga dalla libertà. I sentieri della notte non sono campi di battaglia, sono solo di smarrimento. La tristezza e l’amarezza sono i veleni dell’anima. I passi tristi dei due viandanti appesantivano il buio della morte; non sarebbe mai risorto. Dentro certi cenacoli d’oggi cantano solo liturgie e canti show. I due soli, nella tristezza, camminavano sul rilievo del silenzio. «Andiamo ad Emmaus» - si dissero l’un l’altro. «Abbiamo ancora sete di speranza del nostro popolo. Troppi burloni hanno deluso Israele. Andiamo ad Emmaus, nella terra della vittoria, dove Giuda vinse i nemici e il Signore combatté a fianco d’Israele. Conosco lì una trattoria. Si mangia bene. Il locandiere è mio amico. E’accogliente. Andiamo oltre quest’illusione. Lì possiamo riposarci qualche giorno. Andiamo - disse, in fretta, Cleopa. Il progetto di quel profeta ci ha preso totalmente da farci dimenticare l’esistente. E’ stato tutto un fallimento. Tutto è finito nella vergogna della croce. Israele non è una croce. Apri gli occhi, amico. E’ stato tutto, una buffonata. Neanche un sogno. Una comunità di quattro pescatori non poteva smantellare un apparato militare romano. I sempliciotti non vincono mai le furbizie e le malizie dei sadducei e dei farisei. Apri gli occhi alla terra, amico, anche se è buio fitto attorno a noi. Sui sentieri della terra non abita la speranza. Io, del resto, lo dicevo spesso che c’era qualcosa che non andava. Quel furbo di Giuda portaborse, era troppo malizioso per stare con un innocente. Quanto denaro finito male. E Lui, il Cristo, per niente preoccupato. Quanto male attorno a Lui! E Lui sempre indulgente, finché gliela hanno fatto pagare. Troppa gente stupita ci seguiva. Troppi ignoranti e sciocchi riempivano le folle d’entusiasmo». - «Abbiamo assistito – commentava l’altro discepolo, a meraviglie. La vista al cieco nato. Gli zoppi camminare. I muti parlare e cantare. I paralitici alzarsi e lodare il Signore d’Israele. Il figlio della vedova di Nain, risorgere. Non è svanito lo splendore e lo stupore della risurrezione di Lazzaro. I nostri occhi sono ancora pieni di sorprese».

- «A che servono i miracoli, se poi affondano tutti nella delusione? Siamo approdati sulla croce del fallimento», amareggiava ancora Cleopa. - «A che pro le sue beatitudini, se poi è finito dissanguato. Fallito. Sputato. Non creduto. A che cosa è servito, scegliere un capo, se proprio lui dinanzi ad una donna si è vergognato di essere suo discepolo? Lo dicevo io che era troppo ignorante, troppo cafone per resistere all’intemperie del sinedrio. Ma Lui sempre a dargli fiducia. Tante nostre scelte nella vita sono sbagliate. Andiamo, amico, in fretta. Qui mi conoscono tutti. Facevo parte anch’io del sinedrio. Potrebbero anche in questa notte riconoscermi. Hanno ucciso il maestro, ora cercano anche noi per stroncare definitivamente la setta del nazareno. Vieni, andiamo di qua. Conosco una scorciatoia per raggirare il tempio e scendere sulla via della fuga, sulla via del fiume che scende ad Emmaus». «Prima di uscire dal cenacolo, ho sentito Maddalena…». - «Oh! No, non mi parlare delle donne, delle loro chiacchiere, delle loro illusioni mentali. Le visioni mentali sono le più micidiali. Rendono speranza, un’illusione». «Maddalena mi assicurava che nella notte sono andati al sepolcro e nell’affanno dell’oscurità hanno trovata divelta la pietra della tomba e il corpo di Cristo non c’era. Gridava disperata: ‘ Hanno rapito il cadavere di Gesù!’». - «Che cosa farne di un cadavere?» – ironizzava Cleopa. «Andiamo, un cadavere rapito non dimostra la risurrezione. Andiamo, sono davvero inattendibili. Andiamo, scendiamo a valle. Sul monte del golgota c’è solo la morte. Scendiamo dalla loro speranza. E’ un monte di crani e non di risurrezione. Lassù abitano solo i condannati. Scendiamo nella valle della sicurezza umana. Fuggiamo da Dio. Laggiù non ci pesca più. Lassù sul cranio delle malizie ci smarriscono mente e cuori. Scendiamo nella nostra valle sicura d’occhi di terra e di lacrime. Penso che nel cenacolo della

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paura non sia rimasto nessuno». «Forse quel grembiule, il grembiule del servizio, non abbiamo capito e per questo abbiamo dentro tanto vuoto e paura, commentava l’altro distrattamente». - «Non ricordarmi Giovanni, quello smidollato di passioni, facile all’amore e incapace di tenerci uniti. La comunità che speravamo non è questa. Senti, amico, affretta il passo. Sento qualcuno dietro di noi e già vedo un’ombra al chiarore di questa nostra luna. Ha un mantello cupo e corre come un forsennato. Sarà un mandato dal sinedrio. Un violento per quattro denari. Forse è un ladro della strada. Ho paura che ci raggiunga. Corri, non ti fermare a guardare indietro. Corri, nascondiamoci dietro quelle frasche». « Facciamolo passare avanti, diceva l’altro semplicemente». - «Cambiare strada è sempre pericoloso. Lì c’è un bivio. Tiriamo a nasconderci, ora che il vento è più impetuoso. Ora che la luna è oscurata dalle nubi. Nascondiamoci la dentro, in quella baracca di pietre cadute. E’ già qui. Non ce la facciamo. E’ già qui. E’ dietro di noi. E’ brutale! E’ ostile! Siamo davvero rovinati». - «Che cosa vuoi?» – gridò di rabbia Cleopa. «Siamo in due, non ti permettere sai!». «Perché correte, - disse placidamente l’ospite inatteso. Non abbiate paura. Vi chiedo di poter fare assieme la strada. Da solo è sempre pericoloso. Avete paura di qualcuno che vi insegua. Tremate davvero. Che cosa avete fatto per tanto terrore. Vi cerca qualcuno? Non abbiate paura di me, sono solo un viandante che cerca amore e comprensione. Certo, di notte, vedere un viandante tutto solo è un rischio. Capisco il vostro terrore. Voi, però, non siete impauriti per me. C’è qualcosa di più triste dentro di voi. Il vostro viso manifesta uno sconforto mortale. Che cosa vi è successo? Perché siete così tristi?» «Solo tu, viandante della notte, non sai?». - «Che cosa? – disse l’ospite inatteso. Quello che è successo a Gerusalemme. Hanno ucciso il


Nazareno, che tutti dicevano il Messia. Inchiodato e basta. Morto sulla vergogna della croce. Noi speravamo sulla sua innocenza. Noi speravamo che fosse lui a liberarci dalla schiavitù dei romani. Non voglio più scommettere sul cavallo bianco. Speravamo nei suoi occhi, sulla sua parola, sull’incanto delle sue meraviglie, sul fascino che sigillava sulle folle. E’ stato tutto un fallimento. Una delusione completa. Abbiamo di lui solo amarezza. Solo tu non sai? E’ morto in croce il Messia. Basta, non parliamone più. La notte è una paura. Ricordare il fallimento ci opprime di più. E’ stato un’avventura, o meglio una sventura come tante altre. Ci siano adattati al dolore. Puoi unirti a noi. Non sei tu la paura. Emmaus è vicino ormai». - «Sentite, riprese il viandante, forse bisogna capire». - «No, disse Cleopa. Basta, non parliamone. E’ tutto finito. Andiamo avanti. Parliamo di altro. I canti delle palme di Elim sono cessati. Le sorgenti sono prosciugate. Il processo è avvenuto. Condannato alla vergogna. Mai un ebreo, così svergognato! E’ morto, squartato di sputi e d’incredulità. Come un delinquente… Non farmelo ricordare!». - «Tanti profeti, riprese l’altro, sono morti annunciando Lui. Non ricordate Isaia che annunciava ai suoi tempi che il Cristo sarebbe stato condotto al macello, come un agnello innocente! Non ricordate Mosè che, dopo essere stato chiamato a liberare Israele dalla schiavitù d’Egitto, fu ripudiato dal suo popolo che adorò un vitello d’oro? Non ricordate Geremia? Non ricordate Giona? Non ricordate Giuseppe, venduto come uno schiavo dai suoi stessi fratelli? Fu luogotenente del faraone e salvò, non solo la sua famiglia, ma Israele con il suo dolore? Non ricordate Elia che, per amore della purezza del tempio di Dio, si ribellò alla regina che inquinò la nostra fede con dei pagani e fu cacciato nel deserto a morire di solleone? Non ricordate le meraviglie che Dio stesso operò nei martiri e nei profeti? Avete perso la memoria dei martiri? Avete perso la memoria dei giusti che hanno offerto la loro vita per il Giusto? Avete perso la memoria dei profeti che hanno cantato con il loro sangue il pane che sarebbe sceso dal cielo e che voi stessi avete spezzato e mangiato? Non ricordate la manna nel deserto e Lui ad affermare che il suo cuore era il pane vero disceso dal cielo? Non ricordate Mosè che alzò nel deserto un serpente e Lui ad affermare che avrebbe tutti attirati a sé? Sulla croce di salvezza e di guarigione? Stolti di cuore. Spaccati di cuore. Nel vostro cuore rotto non è rimasto nessun ricordo. Stolti, rotti di cuore! Il vostro cuore, altro non è che un orcio rotto, frantumato, dove nessuna grazia può custodirsi, può rimanere. Saldate il vostro cuore. Solo lo Spirito del risorto può saldare le ferite del

vostro animo. Quante volte lo spirito del Signore è sceso dentro il cuore rotto d’Israele. La grazia di Dio è scivolata a terra del dubbio, dell’indifferenza e della rabbia verso Dio che salva e guarisce sempre le piaghe del suo popolo. Duri di cervice. E’ una disgrazia avere dei discepoli ottusi come voi! E’ una disgrazia non capire che dare la vita per i propri amici è il miracolo più forte, più potente che poteva darvi. E’ una disgrazia mangiare il pane di vita eterna e non sentire nulla. E’ una disgrazia bere il calice della sua salvezza e sentirsi perduti. E’ una disgrazia risorgere dinanzi a voi e non vedere niente. Su, alzate gli occhi! La notte è finita. Il male non può vincere! La sua morte è penetrata, non da morto, fino nelle midolla dell’al di là. Ha penetrato di vita i morti. Nell’abisso degli inferi solo chi muore per amore, sconfigge le tenebre. Su, alzate gli occhi a colui che vi ha attirati tutti a sé. Su, alzate il cuore! Dentro avete bevuto la salvezza. Non è più nella vergogna. Non è più nel patibolo della morte. Su, alzate gli occhi!». - «Amico, riprese Cleopa, hanno ammazzato Gesù e tu ce lo presenti vivo? L’hanno appeso come un malandrino e tu ce lo presenti profeta? L’hanno inchiodato alla vergogna e tu ce lo presenti fulgido di vita eterna? Ci arde il cuore in questa tua speranza. Non è purtroppo così! Amico, non abbiamo molti soldi. Fermati, stanotte, con noi. Continua a farci sperare. Resta con noi, è sera ormai. E’ tardi! Non ci lasciare ancora nel dubbio. Non ci lasciare, vieni. Entriamo in questa trattoria del cammino. Siediti con noi. Parlaci ancora del Cristo che sai e che conosci molto più di noi». - «Mi fermo ben volentieri. La strada della salvezza non è il nulla. Sto ancora un po’ con voi. Ho fame anch’io, dopo tanta crocifissione! Ho fame anch’io, dopo tanto dolore. Ho fame anch’io, dopo tanto morire! Su, ordinate un po’ di pane, un po’ di vino». - «Questo pane! Queste mani! Questo vino! Questo dire! Questo suo spezzare. Questo suo bere. Questi occhi che amano! Questi occhi che salvano! Questi occhi, li conosciamo! Queste mani che spezzano l’amore, lo sanno. Questa tenerezza che profuma, di fragranza divina, il pane… ma sei… sei tu… Sei tu, Signore! Resta con noi, Signore, si fa sera! Ci brucia il cuore. Le membra tremano. Sei morto allora per noi. Senza una tunica d’onore. Senza un affetto vicino. Schifato persino dai soldati. Spoglio. Non creduto. Un Dio non creduto. Un Dio non creduto è forte. Spoglio d’essere persino Dio. Allora sei tu… Sei morto liberamente, volutamente. Per nostro amore. E’ impossibile. Ci scoppia il cuore. E’ impossibile tanto amore. E’ proprio vero. E’ tutto vero. Tanta nostra crudeltà d’infedeltà. Sotto i nostri occhi indifferenti tu morivi. Tu morivi d’amore e noi a non credere, e noi a fuggire dall’amore. Sei tu… sei risorto… Qui… in questo nostro pane… Ancora in questo sangue della tua salvezza. Che stupore! Il tuo amore è silenzio, scoperto nel buio del nostro andare incerto. La

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tua croce è la risurrezione. Che stolti! Che cuore rotto! Che animo spaccato! Non è rimasto niente dentro. Come può un otre rotto conservare il vino? Come possono le nostre mani avide, spezzare il pane della salvezza? Andiamo! Non c’è più? No, è qui accanto a noi. Ora lo sappiamo! Ora lo vediamo! Ora lo sentiamo! Andiamo al cenacolo. Andiamo a dirlo agli altri. Andiamo a Gerusalemme. Andiamo a salvare la croce. Andiamo a custodirla nelle nostre vene. Salviamo la croce. Salviamo la croce. Non il legno. Il suo spirito. Il sigillo del dolore. Il sigillo del patire di Dio per nostro amore. No, non siamo stanchi della notte. Torniamo alla verginità della luce. Accendiamo le nostre fiaccole. L’orcio delle nostre torci è zeppo del suo sangue. Ora non si spegne più. Non andiamo altrove a comprare l’olio della salvezza, l’olio della verginità di tornare all’origine del Padre, della sua creazione d’amore. Non siamo stanchi di annunciare l’amore che non si spegne. Abbiamo sentito, in questa mensa, il grido di mezzanotte: ‘ Alzatevi, uscite, uscite dal talamo del vostro egoismo, dal talamo materno per entrare nel talamo nuziale, coniugale del Risorto. Uscite dal ventre della paura. E’ certo: il Risorto è morto per amore. Alleluia, alleluia, alleluia, Cristo è il trionfo della Vita sulla morte. Cleopa e l’altro discepolo, entrati nel cenacolo, non si stupirono nel constatare che il risorto era già passato anche lì. Caro amico che leggi, non ti sorprendere, se un giorno, nei tuoi occhi, lo scopri davvero anche tu. Non ti sorprendere se fuggi anche tu dalla chiesa e ti trovi dinanzi qualcuno che assomigli al risorto. Non ti meravigliare se sulle strade della tua disperazione incontri uno sfortunato che ti riempia di coraggio. Non ti meravigliare se lontano, sulle nuove strade di Emmaus, incontri qualcuno che è innamorato della verità. Il cenacolo delle nostre chiese è lento. Un morto è sempre lento. Le omelie sul risorto sono lente. La luce è rock. E’ sempre rock. Cerco questa luce. La luce della strada di ogni risorto. Sulla strada delle difficoltà c’è sempre chi ti aiuta. Sostenere è rock. La cultura della vita è rock. Cristo è rock. Cristo, nella sua moltiplicazione dei pani, è un superrock. Cristo sulla croce è rock. La Pasqua è rock. Le messe ufficiali degli eserciti sono lente. Il perdono è rock. L’arroganza è lenta. L’eucaristia è rock. Il risorto è rock. Il cuore è rock. Gli occhi, senza gli occhiali neri, sono rock. La rabbia è lenta. Fuggi dall’ipocrisia. E’ la fogna del male. Fuggi dall’ignoranza. E’ la fonte della morte. Smarrito sulle strade della vita, entra in un convento, il gregoriano ti gaserà di speranza. E tu sarai finalmente rock di Dio. Ballare su un prato verde è rock. Pigiare l’uva con i piedi nudi è rock. Mangiare al Mc Dollenl’s è lento. Mangiare carne è lento. Mangiare il sole è rock. Sognare il diavolo è lento. Svegliarsi al mattino è rock. Cantare nella tormenta del dolore è veramente rock. E’ il preludio della tua Pasqua, della Pasqua del Risorto». *PRETE ANTIMAFIA

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candidamente

DI BRUNO LANDO

Sarà che la Kienge ha chiesto la prova del Dna per sapere con definitiva certezza se Balotelli è suo figlio, sarà la storia di quella ragazza alla quale l’ospedale aveva dato certezza del suo stato interessante. Sarà che suo marito era sterile, sarà che lei confessa un tradimento… sarà che si lasciano, sarà che poi l’ospedale, scusandosi, ha comunicato che i dati erano relativi ad un’altra donna… sarà che il matrimonio ormai è andato a putt… Sarà che i dati scientifici ed ospedalieri ormai parlano chiaro. «Sara, ricordati che aspetti un bambino» - canta Venditti. Il problema è che quel bambino non sarà figlio di papà. Uno su quattro nasce da una relazione extra-coniugale. Guardiamo con

la lente in saca nostra. Quanti siamo a Giovinazzo? Bene su 20.000 abitanti, mettiamoci l’anima in pace. Ben 5000, il 19 marzo hanno fatto il regalo e gli auguri al padre sbagliato. Immagino che in questo momento voi quattro lettori di questo articolo (tra i quali il correttore delle bozze e lei, caro Direttore ) vi stiate sottoponendo alla prova dello specchio. Papà è basso, io pure. Ma lui ha ancora i capelli ed io sono calvo, occhi verdi io e castani lui, però a entrambi piacciono le cime di rape. Mi hanno sempre detto che assomiglio a mamma (tragico pensiero) peggio quando sin da piccolo ti hanno detto «Ma teu da do si asseut?». Come per

dirti che non assomigli a nessuno dei due…niente di tragico, magari è il Dna dei nonni..niente gesti estremi, al massimo hai regalato la cravatta alla persona sbagliata. Alla luce di tutto questo chiedere ancora a qualcuno «A cì si figgh?» sembrerebbe una presa per i fondelli. Intanto il cinghiale ha partorito. Viene in mente quel film dell’Esorcista dove il diavolo ormai sconfitto sfonda porte e finestre ed anche se incatenato solleva il letto, aggredisce il parroco, tuoni e fulmini nella cameretta della bimba preannunciano la fine. «Vade retro Satana, muori bestia» e mentre sei lì che pensi che il film sia finito bene, che il lieto fine ti farà dormire sogni sereni, un filo di fumo bianco esce dalla bocca della bimba. Sembra un rutto ma è l’anima del diavolo che trasmigra per entrare nel corpo di un passante. Dall’esercito di Silvio ai lupetti di Renzi pare un film di Dario Argento. Intanto progressi sul versante droghe leggere. L’hascish è consentita, in alcune forme e modalità terapeutiche, ma qui a Giovinazzo sembra che l’interpretazione della Sentenza sia stata presa alla lettera. Se stai male devi solo scegliere se andare al Pronto Soccorso o alla Villa Comunale dove c’è lo spacciatore. Intanto candidato al Premio Nobel per la pace c’è Vladimir Putin, come dire che per il Premio Pulitzer è in corsa anche La Gazzetta del Mezzogiorno quando si occupa dell’Ilva di Taranto e delle responsabilità del Governatore Vendola.

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i

racconti

del pescatore DI ONOFRIO ALTOMARE

L’ULIVO, QUESTO SCONOSCIUTO! Questo mese la «fenomenologia dell’ulivo». A modo mio. Con la prosa del pescatore della terza media presa a serale. Spero di non annoiarvi. Sin da piccolino l’ulivo era un frutto che da sotto casa mia si espandeva in una boscaglia fittizia in tutta la conca barese, una fra le macchie più estese al mondo di ulivi. Il suo profumo mi ha sempre affascinato con il suo paesaggio fra grosse pareti di massi enormi di tempi passati. Molte chiese antiche in ruderi hanno fatto crescere alberi maestosi e sacri. In giovinazzese l’oliva la chiamiamo haweij la cui origine è sconosciuta. Molte gare in passato premiavano gli atleti dell’antica Magna Grecia, eroi sotto il torchio delle olive di Minerva. Anche il vecchio nome del signore Messia è consacrato dall’unzione dell’olio di ulivo. Nella genesi, Noè invio una colomba dopo il diluvio rientrando con un ramoscello di olivo. In passato dei giganti si ungevano di olio e le persone al sole li vedevano splendere come gli Dei-Jongiju, unto in detto barese. Il primo re di Israele venne unto con olio consacrato agli eletti, versato in testa per essere baciato con l’invocazione a Geova. E proprio in ebraico il re significa unto. Nella passione Gesù per parlare con suo padre si recò sotto l’orto degli olivi. Da allora i ramoscelli di olivo assunsero il significato della pace. E proprio i benedettini assunsero il loro nome più antico dagli Olivetani, nome dal monte Oliveto di Siena. Nel Cristianesimo, l’olio veniva fatto ungere i battezzanti e gli infermi. Durante la peste da noi si cu-

un prodotto sconosciuto che se studiato, migliorerebbe o salverebbe addirittura milioni di vite su questo pianeta. Alcuni anni addietro il santuario del’Incoronata a Foggia, preferiva avere l’olio alla lampada sacra dal prevosto dello Spirito Santo della mia città. Come tradizione da noi si raccolgono le olive dopo la festa dei Santi Medici di Bitonto, l’olio più saporito d’Italia. Penso possa bastare. Adesso fatevi una bruscetta, conditela con i pomodorini, due cucchiai di olio, un pizzico di sale e un pizzico di origano. Costa 10 volte meno di un cheeseburger del McDonald’s. ne guadagnerete 10 volte di più in salute! ONOFRIO ALTOMARE ravano le piaghe con la terra delle chiese imbevute all’olio e si gridava al miracolo. L’oliva più diffusa in provincia adesso è la Fracelestino-Coratina. Già 2500 anni fa, Ippocrate, il padre della medicina, raccomandava l’olio di oliva come medicina per essere mangiato e bevuto crudo per metodi curativi alla salute. L’olio è la medicina che più viene sperimentata per la lotta contro i tumori di inquinamento di petrolio. E proprio questo inquinamento che sta mettendo in ginocchio l’intero pianeta, sta facendo ammalare anche gli alberi stessi, molti stanno seccando. Poi la legna delle olive in bitontino l’iune è la legna migliore da ardere nelle cucine e le loro fronde, dicevano gli antichi, facevano bene ai bronchi. La cura delle olive è

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L’ANGOLO DI FIDO LA GRANDEZZA DI UNA NAZIONE E IL SUO PROGRESSO MORALE SI POSSONO GIUDICARE DAL MODO IN CUI TRATTA GLI ANIMALI

JULIUS E LA PET THERAPY Storia di uomini e bastardi. Julius è un meticcio lupetto di una anno circa. La sua storia ha dell’incredibile. Abbandonato quando aveva all’incirca 2 mesi, Julius fu ritrovato insieme con il fratello, in un campo di sterpaglie poco prima di Natale. I due piccoli furono subito affidati alle amorevoli cure dell’associazione «Fattoria Sociale onlus», nata da poco. Dopo qualche giorno il fratellino di Julius, Leon, è riuscito a trovare casa ed una famiglia che lo ama e gli vuole bene. Per Julius invece non è arrivata nessuna richiesta, forse per il suo musino nero, ma allo stesso tempo dolce, forse per il suo carattere un po’ schivo. Eppure si abbandona a coccole ed effusioni di ogni genere. Julius è cresciuto con i volontari della Fattoria, sempre circondato da attenzioni affetto e amore. Abbiamo tentato ogni sorta di adozione per lui, era presente ad ogni nostro banchetto, perché Julius è stato il primo cane da noi salvato e in un certo senso rappresenta la mascotte. Per far capire a tutti l’importanza del nostro piccolo amico e per dimostrare quanto Julius possa essere il compagno perfetto di ogni bambino, abbiamo deciso di iscriverlo ad un corso di pet therapy ed inserirlo in un progetto, che insieme con una equipe di medici specializzati provare a contrastare il fenomeno dell’autismo e della dislessia. Julius infatti sarà «l’oggetto» dell’attenzione di alcuni bambini con alcuni disturbi psico-motori, proverà a rimettere in gioco le loro capacità fisiche e morali. Questa idea nasce dalla voglia di sponsorizzare l’importanza della pet therapy ed i vantaggi che tale

POTETE contattarci al N. 080.394.16.65 animalisti.giovinazzo@hotmail.it. 43

terapia porta. Obiettivo del corso infatti è quello di far diventare Julius un punto di riferimento per questi bambini che purtroppo nella loro vita hanno sofferto tanto e si sono ritrovati spesso soli ad affrontare un ostacolo apparentemente insormontabile come l’autismo. Ci auguriamo che tale scelta possa dare il giusto apporto alle famiglie e ai bambini, sperando finalmente di richiamare l’attenzione dei tanti su quella che troppo spesso viene definita una terapia secondaria.

CRISTINA BALDASSARRE

ANIMALISTI ITALIANI SEZ. GIOVINAZZO M ARZO 2014


da

RISPOLVERARE

I PIONIERI DEL CALCIO GIOVINAZZESE LA VECCHIA COLUMBIA DEL PRESIDENTE VINCENZO VACCA

(SUOCERO DEL SINDACO DEPALMA) TANTI I RAGAZZI CHE SENZA PIZZA E BIRRA DAVANO L’ANIMA IN CAMPO E RAGALAVANO EMOZIONI A NOI SPETTATORI CHE FACEVAMO LA CODA PERSINO SUI TERRAZZI DEI

GIOVINAZZO. SI RICONOSCONO IL COMPIANTO VIGILE SALVATORE GRAVINA - LOBASSO - IL BIONDO BINETTI - MESSERE - AZZOLLINI - MASTROFILIPPO - E TANTI ALTRI GIOCATORI DEGLI ANNI 60. CHI SI RICONOSCE PUÒ CHIEDERMI LA FOTO O PUÒ PALAZZI ADIACENTI PER ASSISTERE ALLE PARTITE DEL

RIVOLGERSI DIRETTAMENTE IN REDAZIONE

GLI AFICIONADOS

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RICORDI PER TE ALTRI TEMPI AL VECCHIO CAMPO SPORTIVO

fotografie


sport

Benvenuto dôjô kun Una nuova disciplina si affaccia sul panorama sportivo giovinazzese Dôjô kun tradotto letteralmente significa regole del luogo in cui si pratica la «via». Dôjô kun è sinonimo di ricerca del perfezionamento attraverso lo studio del karate. Anche a Giovinazzo da un po’ di mesi si può solcare la «via» per migliorare il carattere grazie alla Scuola Marziale Shinjukan Dojo del Maestro Agostino Debari, cintura nera IV dan di karatedo Gojuryu. Alla già vasta offerta formativa sportiva salutiamo dunque con piacere l’ingresso dello Shinjukan Dojo, disciplina che ha come punto d’arrivo non solo il risultato agonistico - sportivo ma la continua ricerca del perfetto equilibrio psicofisico che si raggiunge attraverso la meditazione, concentrazione, apprendimento, amicizia e rispetto. Vi chiederete: a Giovinazzo dove è il tempio in cui si entra e si esce dal dôjô inchinandosi in segno di rispetto verso l’arte del ringraziamento? In via del Ciuccio. Non lasciatevi ingannare dal nome della strada perché in via del Ciuccio c’è la palestra del Maestro Agostino Debari anche se chiamarla palestra ci sembra un modo improprio per definire lo spazio per l’allenamento e l’apprendimento del Dôjô kun. Qui la palestra deve essere intesa come il luogo nel quale si può raggiungere, seguendo la «Via», la perfetta unità tra zen (mente) e ken. Benvenuto dôjô kun del panorama sportivo giovinazzese. Tuffiamoci nel più restrittivo mondo agonistico e iniziamo a dare i numeri. La presidente Clelia Maione e il Maestro Agostino Debari hanno partecipato alle gare regionali del 23 febbraio scorso al Palasport di Trani, organizzate dalla federazione Karate WTKA «Sport Nazionale» dove i primi 4 atleti classificati di ogni categoria maschile e femminile di kata indi-

viduale, kata a squadra, kumitè individuale e kumitè a squadra passavano alle fasi nazionali che si terranno a Mantova. Il Maestro giovinazzese Agostino Debari ha il merito di aver portato in gara ben 52 atleti di varie età e varie cinture, i quali hanno portato a casa ben 18 medaglie d’oro, 7 medaglie d’argento, 13 medaglie di bronzo e 1 bellissima coppa per la società classificata al 1° posto per il più alto numero di partecipanti in gara e per i piazzamenti conquistati nelle diverse categorie. Nel kata a squadra si sono classificati 1° posto medaglia oro: Molinini Claudia - Debari Filippo - Di Donna Arsenio categ. 21- 40 anni /cint. M/N Giuliano Gabriele - Cristiano Andrea D’Abramo Ares categ. 12- 14 anni /cint. M/N Piscitelli Marlene - Fanizzi Giorgio Molinini Ruggiero categ. 15- 17 anni/ cint. BLU Nel kata individuale si sono classificati 1° posto medaglia oro: Martorana Giuseppina - Sciorscia Porzia - Molinini Claudia - Giuliano Gaetano Giuliano Gabriele - Giuliano Davide Molinini Ruggiero Nel kata individuale si sono classificati 2° posto medaglia argento: Caccavo Antonio - Mastropasqua Pietro - Piscitelli Marlene - Dell’Olio Giacomo Nel kata individuale si sono classificati 3° posto medaglia bronzo:

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Vero Valeria - Lionetti Maurizio - Lobasso Claudio - Debari Filippo - Di Donna Arsenio - Scaravilli Erica - Fanizzi Giorgio - Caputo Sara - Tarantino Ottavia Nel kata individuale si sono classificati 3° posto medaglia bronzo: Vero Valeria - Lionetti Maurizio - Lobasso Claudio - Debari Filippo - Di Donna Arsenio - Scaravilli Erica - Fanizzi Giorgio - Caputo Sara - Tarantino Ottavia Nel kumitè individuale si sono classificati 1° posto medaglia oro: Debari Filippo - D’Abramo Ares - Piscitelli Marlene - Scaravilli Erica - Dell’Olio Giacomo - Lanzellotti Jacopo - Cotugno Carlo Nel kumitè individuale si sono classificati 2° posto medaglia argento: Di Donna Arsenio - Caccavo Antonio Papapicco Davide Nel kumitè individuale si sono classificati 3° posto medaglia bronzo: Giuliano Gabriele - Debari Andrea - Giotti Samuel - Vero Pierluca SERGIO PISANI

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riflesioni a margine DI SERGIO PISANI

ASPETTANDO GODOT! Dopo accesi dibattiti, discussioni e riflessioni da strizzacervelli, anche noi proviamo a mettere un po’di formaggio sui maccheroni ma non prima di aver fatto il riassuntino della storiella che sui Pattini a Rotelle ha fatto il giro del Belpaese. Giovinazzo ha ospitato dal 27 febbraio la Final Eight di Coppa Italia di hockey su pista. A scendere in campo c’erano le migliori otto formazioni al termine del girone d’andata del campionato di A1. Stranezze dello sport. Non c’era il Giovinazzo, paese organizzatore della Final Eight di Coppa Italia perchè crollato in quel di Lodi. Galeotto fu il gol e chi lo scrisse. Sapete chi? L’ex figliol prodigo Illuzzi, autore di una prestazione maiuscola. «C’eravamo tanto amati, Domenico…». Appunto, c’eravamo e adesso non ci amiamo più. Su questo episodio la Donna Cannone ha scritto una parodia che noi de La Piazza abbiamo pubblicato con la tipica polemica frizzante di una birra Peroni. Fin qui, il sugo della storia. Adesso le considerazioni. Samuel Beckett a Giovinazzo ci avrebbe scritto il suo Aspettando Godot. Già perché la prima trovata scandalosa del capolavoro beckettiano è questa: il protagonista è assente. Già l’Afp Giovinazzo (ha disputato sei finali di Coppa Italia senza mai vincerne una) non c’è. Seguono un po’ di cosucce che fanno parte del teatro dell’assurdo che qualche addetto ai lavori ci ha raccontato dopo aver interrogato Godot. Cerchiamo di fare gli estensori con la penna dell’uomo qualunque. Pierre De Coubertin diceva che «L’importante non è vincere ma partecipare». Bene, anzi male! L’Afp Giovinazzo non ha nè vinto né partecipato con spirito vincente. Già perchè si può anche non partecipare ma ci si può prendere la scena con spirito vincente. Invece, il tempo corre sul filo

dei ricordi quando Giovinazzo ospitò un All Star Game nel 2005. Allora con animosità onorevole la nostra città mostrò tutta la sua dignitosissima pars construens. Ricordo che c’erano le telecamere di Rai Sat a trasmettere l’evento e qualche forzanovista si sentì come un Eagles Supporter nella curva della Lazio mostrando una croce celtica insieme all’arredo di striscioni e palloncini colorati. Questa volta c’erano sempre le telecamere di Mamma Rai che per due giorni hanno trasmesso l’evento in diretta e ci siamo un po’ grattati il capo al cospetto di un pala-hockey svuotato di gente, inaridito anche nei colori e negli striscioni di Benvenuti nella città dell’Olio e dell’Hockey. Dov’era la nostra bella gioventù? Possibile che gli organizzatori non siano entrati nelle scuole per promuovere l’evento portando sui banchi di scuola anche l’Almanacco dell’Hockey? Eppure Giovinazzo s’era messa il frac già qualche mese prima pagando alla Lega-hockey 14mila euro per assicurarsi l’evento. Poteva essere uno spot per la nostra città. Invece ci siamo accontentati di guardare con il naso all’insù i campioni del Valdagno sollevare la Coppa al cospetto di 200 spettatori giunti da Matera, Molfetta, Forte dei Marmi, Viareggio e Valdagno. E Giovinazzo? Non pervenuta. Eppure la febbre del sabato sera raccoglie più di 1000 giovinazzesi nel palahockey. Siamo morti tutti dentro il 4 gennaio per quell’«alza e schiaccia» del lodigiano Illuzzi? Vero che non siamo giapponesi ma forse meno prosaicamente possiamo scrivere di aver incarnato negli anni quel motto decoubertiano più di al-

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tri templi dell’hockey, anche quando ci eravamo abituati a vedere fino ad un decennio fa pattini e stecca (da noi defunti) su Raisat con il muso appiccicato alla tivù. Ci siamo tutti imborghesiti? Dimentichiamo che dieci anni fa mangiavamo il solito panino indurito con una misera fettina di prosciutto? Siamo tutti passati a mangiare piatti ben più raffinati e succulenti tipici dei primi della classe e si sa, a forza di cibi luculliani uno finisce col dimenticarsi delle origini proletarie? Tant’è. Alla dirigenza attuale il merito di aver alzato il cavallo (la sua creatura) agonizzante con una bottiglia di Vecchia Romagna (ricordate la pubblicità?) e di essersi gustata l’amaro. Perché fino adesso l’Afp Giovinazzo si è gustata solamente il suo amaro per tenere in piedi questa creatura. L’amaro di tante cassandre dallo sdegnato immoralismo che remano contro. L’amaro di una gioventù che non s’innamora più dei pattini e della stecca ma dei Messi del pallone. Ci siamo anche noi imbottiti di argentini. Non abbiamo più portieri fatti in casa. Caricato ha rassegnato le dimissioni, la Coppa Italia è andata nel dimenticatoio. Ma non l’hockey! «Diventare grandi insieme di può» - continua a ripetere Favuzzi, il Ds che di sorsate amare ne ha bevute fin troppe. Noi ci chiediamo: Come e quando diventeremo grandi? Tempus fugit. Ci sembra di aspettare Godot!

SERGIO PISANI

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La piazza di giovinazzo aprile 2014